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CRIMINI E CRIMINALI

Pasquale Salemme Segretario Nazionale del Sappe salemme@sappe.it

Le follie sottovalutate di Sergio Cosimini

I

l 26 dicembre del 1989, intorno alle ore 12,00, davanti al cancello d’ingresso di una villa nei dintorni di Fiesole a Firenze, viene rinvenuto il corpo senza vita di un uomo. L’uomo, al momento del ritrovamento, indossava una tuta da jogging e presentava un foro da pistola alla testa. All’arrivo delle forze dell’ordine, accanto al cadavere viene trovato anche un cane, di razza coker, che vegliava su di lui e un foglio di giornale in cui è riportato, in bella evidenza, il numero 666: nell’Apocalisse di S. Giovanni (paragrafo 13, verso 18) si legge: «Chi ha intendimento conti il numero della bestia, poiché è numero d’uomo: e il suo numero è 666».

Nelle foto: sopra Marco Cordone figlio della vittima in alto una formazione della Fortis Juventus dove la vittima Antonio Cordone, giocava da portiere

La bestia sarebbe satana, o l’anticristo e l’oscurità del verso ha reso possibili le interpretazioni più fantasiose. Oltre al numero, il giornale riporta anche una frase, scritta a mano e in stampatello, di colore blu, e di difficile comprensione: “Vorrei Sandro Federico questore da Napoli a Firenze da tanto e per molto tempo. Niente tradimenti, grazie Dio”, il tutto firmato con una sigla che indicava l’anticristo. Sandro Federico è un funzionario di polizia, che per circa 10 anni è stato a capo della squadra mobile di Firenze e che dal 16 novembre è stato trasferito a capo della squadra mobile di Napoli. Grazie alla medaglietta, riportata sul collare del cane, si riesce a identificare la vittima in Antonio Cordone, un pensionato di 65 anni di Firenze. L’uomo, la mattina è uscito, come solitamente faceva, per andare a correre con il suo cane. Antonio Cordone è un noto personaggio dello sport dilettantistico fiorentino del podismo e del calcio: aveva vestito per molti anni la maglia di portiere dell’A.S. Fortis Juventus 1909 di Borgo San Lorenzo. Il messaggio trovato accanto al corpo di Cordone spinge gli inquirenti a cercare il colpevole fra i malati di mente che per qualche motivo avevano conosciuto il vice questore Sandro Federico. L’autopsia, inoltre, accertò che il 24 • Polizia Penitenziaria n.250 • maggio 2017

foro presente nella parte parietale destra del capo era la conseguenza di un colpo di pistola calibro 38. Peraltro, lo stesso giorno in cui il cadavere venne ritrovato, una telefonata, giunta al 113 di Firenze, rivendica l’assassinio facendo riferimento, in modo confusionale, al trasferimento nella città partenopea del funzionario di polizia. Inoltre, l’assassino, nei due giorni successivi, fa ritrovare all’interno di una cassetta postale, in un palazzo di via Gustavo Modena a Firenze, una busta contente un messaggio e un bossolo identico a quello rinvenuto nella testa della vittima(1). Gli inquirenti incentrano così le indagini tra coloro che soffrono di crisi mistiche. Così, per l’assassino, è indiziato un giovane fiorentino, Raimondo Satta, conosciuto negli ambienti cittadini perché affetto da crisi di delirio. Ma il vero colpevole è ancora libero e la paura inizia nuovamente a farsi largo nella città del Giglio, dove la psicosi del “mostro” (Il mostro di Firenze – Polizia Penitenziara n. 212 del dicembre 2013) non si è ancora assopita. Il primo giugno del 1990, vicino a piazza della Lizza a Siena, una gazzella dei Carabinieri insegue e ferma un uomo a bordo di un motorino “SI” della Piaggio, che poco prima aveva imboccato una strada contromano. Sono circa le 13,30, è una giornata caldissima e vi è un grande via vai di gente in giro. L’uomo a bordo del motorino, vistosi oramai bloccato dai Carabinieri, estrae una pistola P38 e spara tre colpi verso i militari: Mario Forziero e Nicola Campanile, sono ancora dentro l'auto. Forziero non ha il tempo di reagire, resta al suo posto piegato sul volante, ferito a morte. Anche Campanile viene colpito ma riesce a scendere, spara due colpi a vuoto e crolla a terra. Da una finestra posta sopra alla volante bloccata con le portiere spalancate, un carabiniere fuori servizio spara tre volte con la pistola d'ordinanza. Ma l’uomo scende dal motorino, schiva i proiettili e scappa. La scena è seguita a distanza anche da due vigili urbani che iniziano a rincorrere il giovane e danno l'allarme via radio. Il fuggitivo corre, cambia strada più volte e i vigili stremati cadono a terra. In fondo a via dei Fruschelli, a cinquecento metri da dove i due Carabinieri sono stati colpiti, il fuggitivo trova un gruppo di turisti che sale su un pullman. Cerca di mescolarsi nel mucchio, ma una pattuglia della polizia lo vede e lo blocca. L’assassino è stanco e soprattutto stravolto e forse non è neanche lucido. I poliziotti infilano di forza l’uomo nella macchina e lo portano in Questura, evitando per poco un tentativo di linciaggio. Poco dopo, l’assassino è identificato in Sergio Cosimini, 27 anni, fiorentino, pregiudicato e tossicodipendente(2).

2017 05 250  
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