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CRIMINI E CRIMINALI gesto era motivato dal desiderio di mettere fine al suo matrimonio, in quanto si sentiva oppresso dalla famiglia. Probabilmente il fattore scatenante della follia omicida fu anche l’ossessione dell’uomo per una infatuazione non corrisposta. Lissa si era innamorato di una sua collega di lavoro, nonostante la donna non avesse mai mostrato alcun interesse per lui: la donna ammise, nel corso di una deposizione, di essere stata oggetto di una corte serrata da parte del collega, ma sostenne anche di aver sempre respinto le sue avances. Così, nel quadro diabolico dell’uomo, la famiglia era diventata un peso, un ostacolo da eliminare per arrivare alla donna “amata”. «Con mia moglie non andava, non ero contento, avevo pensato di divorziare, ma poi quel giorno mi è

venuto questo raptus. Non avevo il coraggio di chiederglielo e ho pensato di liberarmene così».(3) Malgrado la presenza di una piena confessione, le indagini proseguirono per diverso tempo, coinvolgendo il RIS per i riscontri scientifici. Furono esaminati il cellulare e il personal computer di Carlo Lissi. I corpi dei figli furono sottoposti ad autopsia per verificare se fossero stati sedati. Agli inquirenti, che chiesero se avesse pensato al divorzio, Carlo Lissi rispose che non voleva rischiare di perdere l’affetto dei figli e giustificò il fatto di averli uccisi dichiarando: «non volevo che soffrissero senza il padre e la madre perché li amavo troppo». Nel corso del processo, i giudici del

Tribunale di Pavia contestarono a Carlo Lissi la premeditazione, basandosi su alcune dichiarazioni rese dall’imputato durante gli interrogatori, e considerato il tentativo di costruirsi un alibi. La difesa di Carlo Lissi, rappresentato dall’avvocato Corrado Limentani, contestò l’accusa e sostenne «un vizio parziale di mente» dell’imputato, sostenendo la mancanza di premeditazione e che l’uomo fu colto da un «raptus»: a sostegno di tale tesi depositò una perizia psichiatrica, redatta dal dottor Marco Garbarini. La difesa, inoltre, chiese e ottenne il rito abbreviato, puntando a una riduzione della pena. Il perito nominato dal Tribunale, lo psichiatra Giacomo Mongodi, descrisse Carlo Lissi come un narcisista, manipolatore, convinto di poter ingannare tutti sulle sue vere intenzioni, smantellando l’ipotesi della parziale infermità mentale. Secondo lo psichiatra, il Lissi aveva avuto una reazione «abnorme, assurda e quasi patologica». Più assurdo, anche per l’esperto, comprendere il gesto di Lissi di uccidere i suoi figli. «Li ho ammazzati perché non volevo che soffrissero, mi avrebbero odiato». Per questo Lissi, dopo avere colpito sua moglie, con cui aveva appena avuto un rapporto sessuale, è salito al piano di sopra, dove i figli dormivano e ha infierito su di loro. «Ho usato la punta del coltello, non si sono accorti di nulla».(4) Il gesto di un pazzo, di un uomo insano di mente? No, secondo lo psichiatra Mongodi. Il 18 gennaio del 2016, il GUP di Pavia ha condannato Carlo Lissi all’ergastolo con isolamento diurno. Per effetto del rito abbreviato la pena è stata commutata nell’ergastolo senza isolamento diurno. Sono state riconosciute, come aggravanti dell’omicidio, la premeditazione, l’efferatezza e la minorata difesa. Il giudice ha inoltre disposto il pagamento di una provvisionale di 100mila euro a favore della madre della vittima, Giuseppina Redaelli, e di

50mila euro al fratello Fulvio Omes. Prima della lettura della sentenza, Carlo Lissi ha reso una dichiarazione spontanea dicendo di essere pentito. «L’elemento scatenante pare possa essere stato il rifiuto di quella collega che gli piaceva. Poniamo che lei l’avesse rifiutato dicendogli che era un uomo sposato e con dei figli: ecco, in un soggetto incapace di reggere alla frustrazione, la famiglia potrebbe essere diventata soltanto un ostacolo da rimuovere. Secondo questa logica aberrante, quando figli e moglie non ci fossero più stati sarebbe potuto tornare da lei finalmente libero e dirle che si sarebbero messi insieme. Badi bene, neppure gli importa che l’altra non lo voglia: ma la riduzione della donna a oggetto è un altro filo conduttore. Seguendo questa

ipotesi, troverebbe una spiegazione anche il rapporto sessuale con la moglie prima dell’omicidio: faccio con te quello che non riesco a fare con l’altra».(5) Alla prossima... (1) Libero 16 giugno 2014; (2) SMS alla moglie uccisa: «Guardi l’Italia? » Da il Corriera della Sera del 21 giugno 2016; (3) La Provincia Pavese del 20 gennaio 2016; (4) Lissi, il killer senza pietà che pensava di farla franca. La Provincia Pavese del 20 gennaio 2016; (5) La Stampa Premium del 17 novembre 2014, intervista a Vittorino Andreoli. F

Polizia Penitenziaria n.245 • dicembre 2016 • 25

Nelle foto: a sinistra l’arma del delitto sopra personale del RIS dei Carabinieri sulla scena del crimine

2016 12 245  
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