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CRIMINI E CRIMINALI

Pasquale Salemme Segretario Nazionale del Sappe salemme@sappe.it

Carlo Lissi: una reazione abnorme, assurda e quasi patologica

I

l 14 giugno del 2014, allo stadio Arena da Amazônia di Manaus, l’Italia vince, all’esordio mondiale in Brasile, 2-1 contro l’Inghilterra. Trova tre punti preziosissimi e Cesare Prandelli, il suo allenatore, le conferme che cercava. Mario Balotelli segna e zittisce le critiche del popolo azzurro. Milioni di Italiani, nonostante la partita sia iniziata alle ore 24,00 in Italia (ore 18,00 in Brasile), hanno guardato in TV l’esordio della Nazionale.

Nella foto: Carlo Lissi

Carlo Lissi è uno dei 12,7 milioni di Italiani che hanno visto la partita. Carlo, dopo aver visto la partita con degli amici nel pub Zimé in via Borgognani a Motta Visconti, un comune della città metropolitana di Milano, fa rientro a casa poco prima delle ore 2,00. L’uomo apre la porta di casa e, una volta entrato, trova nel soggiorno il corpo esanime della moglie riverso a terra, in un bagno di sangue. La donna, a prima vista, sembra che sia stata accoltellata; corre al piano di sopra, dove ci sono i suoi due figli, anche loro sono stati uccisi. Alle 2,10 circa, l’uomo telefona al 112. Poco dopo, arrivano i Carabinieri del nucleo radiomobile di

Abbiategrasso e, a seguire, gli operatori sanitari del 118, che accertano il decesso della donna, Cristina Omes, di 38 anni, e dei figli Giulia, di 5 anni, e Gabriele, di 20 mesi. Carlo Lissi, nell’immediatezza, racconta ai militari dell’Arma che, una volta rientrato a casa dal pub, si è spogliato nel garage che accede alla cantina per non svegliare la famiglia, che ha raggiunto il piano dell'ingresso in mutande e ha visto la moglie in un lago di sangue. A questo punto, stando alla sua ricostruzione, si è avvicinato alla donna, l'ha toccata e si è reso conto che era morta. Ha aperto la porta di casa gridando aiuto, quindi è salito a cercare i figli. Ha acceso la luce delle due stanze, dove dormivano i piccoli, e li ha trovati morti, con le camere completamente messe a soqquadro. Si è rivestito e ha chiamato i soccorsi. Gli inquirenti, nonostante i diversi furti perpetrati negli appartamenti nei mesi precedenti nella zona, fanno fatica ad ipotizzare una rapina degenerata nel sangue, in quanto, anche se la casa è stata messa a soqquadro, non ci sono segni di effrazioni sulle porte e sulle finestre; inoltre, anche l’ipotesi che la stessa donna abbia ammazzato i suoi due figli sembra da escludersi, considerato che sulla scena del crimine non è stata rinvenuta alcuna arma. La donna, peraltro, conduceva una vita tranquilla, lavorava presso una compagnia di assicurazioni ed era abbastanza conosciuta nella comunità soprattutto per l’attività di volontariato che svolgeva. Il marito, nelle ore immediatamente successive alla scoperta del crimine, viene ascoltato dai Carabinieri. La ricostruzione dell’uomo, però, da subito non convince gli investigatori, tanto che il delitto in meno di 24 ore viene risolto.

24 • Polizia Penitenziaria n.245 • dicembre 2016

Il 16 giugno, Carlo Lissi, dopo un lungo interrogatorio, confessa l’omicidio plurimo e viene arrestato con l’accusa di triplice omicidio e condotto nel carcere pavese di Torre del Gallo. «È stato un delitto orribile, efferato. Qualsiasi cosa io possa dire non è abbastanza», spiegherà, nel corso di una conferenza stampa, il Procuratore di Pavia Calogero Cioppa, che coordinava le indagini, subito dopo la confessione.(1) Quella sera, secondo la ricostruzione degli investigatori, verso le 23,00, l’uomo, prima di uccidere la moglie, ebbe con lei un momento d’intimità sul divano, nel salotto, dove la coppia stava guardando insieme la televisione. I figli dormivano entrambi, Giulia nella sua cameretta e Gabriele nel letto dei genitori. L’uomo ad un certo punto si alza e va in cucina, prede un coltello, ritorna nel salotto e colpisce con dei fendenti la donna, colpendola alla gola e all’addome. La donna cerca di reagire e soprattutto di sottrarsi alla furia omicida dell’uomo; grida, ma ormai è condannata, si accascia a terra e muore. L’uomo, dopo essersi accertato della morte della donna, sale al piano di sopra della villetta e si reca dapprima nella cameretta della piccola Giulia, tagliandole la gola; dopodichè prosegue nella camera matrimoniale ammazzando, allo stesso modo, il piccolo Gabriele. Dopo la mattanza, Carlo Lissi si reca in cantina, si lava, si veste ed esce di casa per recarsi a vedere la partita. Mentre seguiva la partita, Carlo Lissi, probabilmente allo scopo di crearsi un alibi, mandò un messaggio Whatsapp al cellulare della moglie chiedendole se stava seguendo anche lei la partita (2). Durante gli interrogatori, Carlo Lissi spiegò al pubblico ministero che il suo


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