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DIRITTO E DIRITTI

La remissione del debito e la riabilitazione

L

a remissione del debito è uno strumento utilizzato dal diritto penitenziario che comporta, alla realizzazione dei presupposti richiesti dalla legge, la rinuncia da parte dello Stato alla riscossione dei crediti che lo stesso ha anticipato ai condannati, per le spese processuali e di mantenimento nel carcere. In armonia con quanto stabilito dall’art. 27 Cost, costituisce un istituto con chiare finalità premiali e di reinserimento sociale. La disciplina era contenuta nell’art. 56 Ord. Pen., che venne abrogato a seguito dell’entrata in vigore del Testo Unico in materia di spese di giustizia (D.P.R. 30 maggio 2002, n.115). Attualmente, pertanto, la disciplina è raccolta negli artt. 6 del Decreto citato e 106 del Regolamento d’esecuzione. La concessione del beneficio è soggetta alla congiunta presenza di due requisiti: 1) che l’interessato versi in disagiate condizioni economiche; 2) che abbia tenuto una regolare condotta. E’ opportuno rendere evidente come tale ultimo requisito, se agevole può essere la verifica nei confronti dei detenuti e internati (poiché si rimanda alla definizione di buona condotta offerta dal comma 8 dell’art. 30-ter Ord. Pen), più complesso può risultare nei confronti di quei soggetti che non abbiano sofferto della detenzione o internamento, e ciò potrebbe condurre ad un irragionevole ampiezza del potere discrezionale conferito al giudice. Si può procedere con la domanda di remissione soltanto fino a che non sia conclusa la procedura per il recupero delle spese, pertanto, non sono stabiliti termini di ammissibilità o decadenza. Con la presentazione della richiesta, si

Giovanni Passaro Vice Segretario Regionale Lazio passaro@sappe.it

sospende la procedura d’esecuzione; tale sospensione avviene di diritto, nel momento in cui la cancelleria dell’ufficio di sorveglianza dà notizia dell’apertura del procedimento alla cancelleria del giudice dell’esecuzione. La riabilitazione è l’istituto riconosciuto dall’ordinamento giuridico, all’applicazione del quale si riconnette l’estinzione delle pene accessorie ed ogni altro effetto penale della condanna. Disciplinato dall’art. 178 c.p., mostra un evidente finalità di recupero sociale del condannato, poiché consente la reintegrazione integrale nei diritti pubblici. L’effetto principale della riabilitazione, perciò, consiste nella cancellazione delle incapacità giuridiche. Le condizioni necessarie per usufruire del beneficio, sono definite dall’art. 179 c.p. (come modificato dalla Legge 12 giugno 2004, n.145): in primo luogo devono essere trascorsi almeno 3 anni dal giorno in cui la pena principale è stata eseguita o si è estinta in altro modo; nel caso di pena sospesa condizionalmente il termine decorre dallo stesso momento da cui decorre la sospensione condizionale; in secondo luogo: il richiedente non deve essere stato sottoposto a misura di sicurezza, salvo che il provvedimento sia stato revocato, e deve aver adempiuto le obbligazioni civili derivanti dal reato, salvo che dimostri di trovarsi nell’impossibilità di adempierle. Il beneficio in esame può essere concesso solo su istanza dell’interessato e in relazione alle sentenze dallo stesso indicate. Questo può essere revocato di diritto se il riabilitato, nei termini fissati dall’art. 180 c.p., commette un nuovo reato. F

Polizia Penitenziaria n.245 • dicembre 2016 • 17

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