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CRIMINOLOGIA persone nei cui confronti vengono svolte le indagini”, art.352 “Perquisizioni”, art.353 “Acquisizione di plichi o di corrispondenza”, art.354 “Accertamenti urgenti sui luoghi , sulle cose e sulle persone. Sequestro.” In particolare, fra i precitati articoli, si segnala il contenuto del già citato art.354 cod. proc. pen. che risponde, sostanzialmente alla traduzione giuridica, di quello che in criminologia viene definita la scena del crimine e il prelievo di campioni organici da sottoporre a successiva analisi medico-legale-...”). In pratica dall'esame del contenuto delle precitate norme processuali penali si evince che la criminalistica risponde ai quesiti posti dalle cosiddette cinque W, e cioè Who ? (“Chi” ha commesso il delitto), When? ( “Quando” il reato è stato commesso), Were? (“Dove” il delitto si è verificato ), What (“Che cosa” è materialmente successo e cioè le modalità di commissione del delitto) e Why? (“Perché” il reato è stato commesso). Invero negli ultimi anni, sulla suggestione di studi americani, si è cercato di identificare, per il campo microcriminologico, anche la peculiare figura di un criminologo specializzato nell'ausilio tecnico degli investigatori delle forze di polizia (questi ultimi costituenti i criminalisti propriamente detti) al fine della individuazione dell'autore di un reato, attraverso la costruzione di un suo profilo criminologico (cosiddetto “criminal profiling” ) desunto dalle tracce concrete lasciate sulla scena del delitto. Le indagine investigative che abbiamo visto vengono spesso riprese dai mass media e amplificate in una serie di valutazioni extra giudiziarie in numerosi programmi televisivi di intrattenimento, venendosi così a costituire un complesso di informazioni più o meno veritiere che vengono a costituire la cosiddetta criminologia mediatica, più correttamente definibile criminalistica mediatica. Così si ritorna, in un certo senso, alla scena teatrale, diventandola

di fatto lo studio televisivo in cui una serie di soggetti più o meno qualificati esprime giudizi di valore circa l'attendibilità delle prove di accusa o l'eventuale innocenza dell'indagato. Questi programmi influenzano l'opinione pubblica in maniera sensibile, innestando un vero e proprio pubblico processo mediatico, parallelo a quello giudiziario (con il rischio di continue interferenze su questo ultimo), dividendo i suoi fruitori in colpevolisti ed innocentisti. La “passione” di siffatti due gruppi è tale da indurli, spesso, a praticare un vero e proprio “turismo macabro”, organizzando viaggi collettivi sul luogo in cui si è verificato l'efferato omicidio, come se questo fosse un “santuario” da visitare con atteggiamento quasi devozionale. A tal proposito viene da chiedersi se siffatta curiosità morbosa risponda ad una pura esigenza di sentirsi in qualche modo protagonisti del tragico

l'esecuzioni delle pene capitali, si svolgevano nelle grandi piazze davanti ad un tumultuoso pubblico, tanto che Cesare Beccaria nel suo libro “Dei delitti e delle pene” del 1764, edizione Rizzoli Milano, 1950, pag. 26 scriveva . “Pubblici sieno i giudizi e le prove del reato, perché l'opinione che è forse il solo cemento della società imponga un freno alla forza ed alle passioni; perché il popolo dica, noi non siamo schiavi, e siamo difesi; sentimento che ispira coraggio, e che equivale ad un tributo per un sovrano che intende i suoi veri interessi.”. C'è però da dire che la “pressione” della pubblica opinione, ampliata a dismisura dalla comunicazione dei mass media, può costituire talora un indice sensibile di una “giustizia popolare prevalente” che talora può essere pericolosa per la “serenità” delle sentenze che devono essere

evento, possedendo una smania esibizionistica di poter affermare “io c'ero e l'ho visto con i miei occhi ”, ovvero, in taluni ipotesi, anche una vera e propria patologia mentale di rivivere nel proprio io la scena criminale, immedesimandosi , a secondo dei casi, nel ruolo del carnefice o in quello della vittima . Si può obiettare che l'amplificazione delle notizie riguardanti i processi penali non è nient'altro che l'applicazione del principio della pubblicità dell'udienza penale (ex art. 471 cod. proc. pen.) e che in passato molte manifestazioni, quali

emanate dai giudici . Ciò è più tangibile nel caso dell'attività dei pubblici ministeri che , talora , inseguono l'onda lunga della emozione partecipata popolare, “forzando”, alle volte inconsapevolmente (almeno così spero!), i loro provvedimenti nel senso voluto dalla pubblica opinione (si pensi al caso delle indagini di “mani pulite” avvenute a Milano nel 1992 che portarono ad una raffica di arresti di imprenditori e politici, riconosciuti per quasi il 50%, molti anni dopo, dalla Suprema Corte di Cassazione assolutamente innocenti). F

Polizia Penitenziaria n.245 • dicembre 2016 • 15


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