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IxD 4 CAR Interaction Design for Car

IXD 4 CAR


PoliTO Design Stories — 4 IxD 4 CAR Interaction Design for Car Interfacce digitali per l'autoveicolo. 2012–2015 — Torino responsabile scientifico Paolo Tamborrini

coordinamento Andrea Di Salvo

team Stefano Danna Andrea Fighera Gionata Fronduti Luca Proglio Alberto Turina

progetto parte della ricerca Innovative and ergonomic HMI concepts for electromobility 2012-2014 In collaborazione con CRF - Centro Ricerche FIAT responsabile scientifico Claudio Germak

team Paolo Tamborrini Fabrizio Valpreda Andrea Di Salvo Andrea Gaiardo

Si ringraziano per questo numero: ·· Basilio Bona, Gabriele Ermacora ·· Marco Armentano, Luca Giuliano, Sergio Vernagallo ·· Nicola Attardi, Sara Origlia, Marco Radicchi ·· Sabrina Sciama


contesto

relazioni

interazione

sviluppo

uomo - macchina sistema di mobilità comportamenti gestione della complessità

usabilità aspetti emozionali nuove tecnologie connessioni digitali

empowering sicurezza sostenibilità data visualization


DESIGN SISTEMICO

www.systemicdesign.org


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Nel frattempo. O meglio, multi-tasking, più affascinante. Accanto all'ego titanico del designer vi è sempre una figura solitaria, solitamente cinica, disillusa, dalle risposte taglienti che ha come unico compito quello di spegnere i facili entusiasmi e lo sfidarti a disegnare qualcosa di decente. Assomiglia all'ingegnere che boccia con «non funzionerà mai» o in alternativa «esiste già da anni» qualunque tipo di progetto. L'unico momento in cui mi libero di lui, sono seduto sulla poltrona del dentista, e la sua razionalità scientifica quasi mi manca. Con la schiena inarcata e le mani che non so mai dove mettere (in tasca? Incrociate sul petto? Male che vada...), riesco perfino ad immaginare quei futuri tecnologici pieni di ottimismo, in cui l'assistente alla poltrona mi chiede: «gentile signore cosa gradisce fare mentre le innestiamo questa vite di titanio? Vedere un film coi suoi occhiali smart? Mandare una mail?» poi si rivolge al chirurgo: «e lei dottore, durante l'operazione, sul monitor preferisce la sua playlist di youtube o gli aggiornamenti twitter?». Per la cronaca la mia risposta, senza esitazione, sarebbe «dormire profondamente, grazie». Quella del chirurgo spero di non sentirla mai.


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Dopo aver immaginato anche pillole che insegnano l'inglese e skate volanti, posso finalmente scendere da quel lettino di spade e risalire sulla mia vettura. Basta un'occhiata. In questi anni la domanda che ha aleggiato nei centri stile delle case automobilistiche deve essere stata molto simile a quella dell'assistente. Cos'altro vorrebbe fare il nostro cliente all'interno della nostra nuova vettura mentre guida? Il record di funzioni inserite pare si aggiri intorno alle 700. «Ti ho sentito, guarda che non se lo sono mica inventati loro, è stato il mercato a chiederlo, si chiama trend! Tu cosa avresti fatto?». Trend, come multitasking, una specie di religione. Risentire quella voce e quella domanda beffarda mi fa capire che l'effetto dell'anestesia sta svanendo e che è ora di mettersi al lavoro. Discutere con il solitario non è facile, bisogna mettere sul tavolo argomenti e dati solidi, altrimenti si sgonfia tutto in fretta, le buone intuizioni, i futuri creativi hi tech, la mia guancia. Il mio primo passo, secondo lui, sarà disegnare, invece la strategia migliore è costruire rinforzi. E per farlo bisogna osservare, curiosare, esplorare. Decido di partire da un semplice esperimento, taccuino in mano e un mese nei panni del passeggero. Osservo amici,


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parenti o sconosciuti su un servizio di car-pooling mentre guidano. Provo a salire sui mezzi pubblici all'ora di punta o arranco su una bicicletta per andare al lavoro. La collezione di appunti contiene soprattutto pagine di consigli, più o meno decisi, nei confronti dei nostri vicini di vettura. Le riporto con qualche censura verbale e gestuale: «Quello **** va troppo piano perché: sicuramente sta telefonando; sta pacioccando con la radio; sta scrivendo un messaggio; sta litigando con qualcuno (dentro o fuori dall'abitacolo); si sta guardando allo specchio». Oppure: «ehi ma dove guardi? Ma fai attenzione? Ma non ti sei accorto di? Ma sei ubriaco?». ... Definire scientifico questo insieme di frasi non reggerebbe l'urto del mio doppio, tuttavia l'impressione è ben disegnata. La gran parte delle risposte che le case automobilistiche hanno dato al «cos'altro vuoi fare?» contiene già le lamentele degli altri; nonostante alcune buone soluzioni esistano già da anni, ad esempio, sotto forma di auricolari o di comandi al volante. Ma quindi il problema dove sta? «Il problema non esiste, la gente non impara ad usare i comandi. In ogni caso basta fare attenzione». Sarà, ma a me il “basta fare” ha sempre dato un fastidio


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“L’IxD ha un obiettivo chiaro: non farti sbuffare”


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viscerale, suona come il “se vuoi, il tempo lo trovi”. Eppure qualcosa che non va c'è, non saranno di certo le nuove funzioni, anzi, ma ci sarà pure un modo per attivarle e “pacioccarci”, in auto, mentre si guida, sentendosi appagato, divertito, sicuro. Adesso funziona come lo schermo di un bancomat. «Tanto fra un po' sarà tutto automatico...». Avanti, facendo finta di niente, a volte è l'unica. Scientificamente, questa volta sì, devo percorrere la strada che mi porti a una serie di risposte, in gergo progetti, chiamata Interaction Design (abbreviato IxD). Per fortuna l'IxD è una parola troppo lunga per poter dire in uno spot: «uno splendido oggetto di Interaction Design», ed è un metodo che ha un obiettivo chiaro: non farti sbuffare. Anzi, cerca di rendere tutto semplice, comodo, naturale. Quando si occupa di forme, grafica, colori, lo fa per cominciare un dialogo. Difficilmente si focalizza sul modo per farti fare altro; quando accade probabilmente stanno cercando di convincerti a comprare qualcosa con l'inganno. l'IxD non è l'iPhone in sé ma è il modo che rende semplice, intrigante, giocoso, divertente, veloce il rapporto con un oggetto o un servizio. Ci sono un'infinità di modi per cercare una vecchia foto: aprire scatoloni e faldoni e passare in rassegna ogni singolo album, sedersi alla scrivania con la


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schiena rigorosamente curva e chiedere al computer di farlo piuttosto che avventurarsi in una serie infinita di picchiettii sul mouse, chiedere alla mamma. Ogni soluzione innesca dialoghi diversi. La mamma è la soluzione decisamente più rassicurante, se la foto c'è lei lo sa. L'esplorazione degli scatoloni potrebbe rivelarsi lunga e spesso poco efficace, ma riattivare tutta la successione dei ricordi è impagabile. Chiedere ad un pc? Veloce ed in teoria preciso, ma gelido come il click del mouse. Ora, accompagnare la mamma in macchina non è sempre rassicurante, ma il suono del dialogo, dei possibili dialoghi, va memorizzato. Progettare qualcosa per un'automobile è molto complesso e quel disegno non solo sarà utilizzato da chi siederà al posto di guida ma avrà una diretta conseguenza su tutti i vicini di vettura. Accontentare tutti? «Basta inserire tutte le funzioni e trovare un ordine...». Imporre un modo? «Beh, Apple o Microsoft lo fanno di continuo...». Potremmo andare avanti all'infinito. È qui che entrano in scena i rinforzi. Le persone osservate, gli articoli letti, le ricerche sottolineate, i report, le linee guida, i libri bianchi non sono più una pila traballante di carta ma sono personaggi reali con cui discutere. Saranno quei personaggi, a volte


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nervosetti alla guida, che faranno fronte comune e sapranno ammutolire il solitario. Sul tavolo in ufficio ne abbiamo quattro, anche se con uno ci parliamo poco: Genni, l'attaccabrighe. Per lui l'automobile è gravitàmagnetismo, attrae. Attrae l'asfalto appiattendosi verso il basso, attrae l'aria dal finestrino sempre aperto, attrae gli sguardi incuriositi dal volume inumano del suo ritmo preferito. Fa una vita difficile e preferiamo non stuzzicarlo. Sappiamo però che la macchina è il suo unico mezzo di trasporto e le informazioni che gli interessano riguardano le prestazioni del motore e la musica, al massimo la percentuale di donne single nei locali intorno all'automobile. Gli altri sono decisamente più amichevoli. Julie, la studentessa precisa su ogni aspetto della sua vita, ripete sempre: «a me serve solo per spostarmi». Preferirebbe fare il passeggero e chiacchierare, ma alla guida è concentratissima ed anzi vorrebbe validi consigli, magari per risparmiare. Abbiamo poi Fabio l'iperconnesso, un chiaro caso di “always-on-h24”. Ha cominciato a lavorare appena finito il liceo proprio per potersi comprare ogni tipo possibile di oggetto digitale. È in grado di sfoggiare tutti i dialetti tecnologici. Se esiste un rilevatore di acido ialuronico, Fabio l'ha già provato, recensito e scartato. L'unica in grado di metterci in riga è Veronica; è una mamma ed ha il giusto piglio. Ha i minuti contati e tutto deve funzionare a meraviglia. Dopo aver costruito e sistemato le difese è finalmente


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l'ora di disegnare. Noi -sì perché in ufficio per fortuna il gruppo di ricerca comprende anche persone vereabbiamo progettato un sistema in cui si fondono due componenti principali. Il modo in cui vediamo le informazioni e il modo in cui riusciamo a raggiungerle. I concept, in gergo punti di partenza, sono il no-look, David Copperfield, il tapis roulant. Il no-look è un gesto sportivo affascinante. Ha un qualcosa di miracoloso. Un giocatore lancia la palla ad un compagno della stessa squadra senza girarsi per controllare dove sia. Semplicemente, sia chi sta lanciando sia chi riceverà la palla, sa che questo accadrà. Nello stesso modo abbiamo disegnato un sistema per selezionare e modificare le funzioni che si basa su gesti che ben conosciamo. «Va bene, ma il no-look quante volte l'hanno provato in allenamento? E tu invece continui a dire che se uno deve imparare una serie di passaggi quell'oggetto non funziona». Già, ma se qui l'allenamento fosse già stato fatto ogni giorno sui nostri smartphone? Solo che con gli smartphone il no-look non funziona, ma i gesti che usiamo funzionano eccome. Meglio però non dare nulla per scontato. Abbiamo ridotto le funzioni a otto categorie e le abbiamo disposte sulle otto direzioni tracciabili, senza necessità


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di guardare (su-giù-destra-sinistra-in alto a destra ecc.). Per selezionare la funzione corretta il dito striscia (swipe) lungo la direzione e lo schermo vibrerà per rassicurarci. Per anticiparti, posso dirti che questa soluzione è stata sperimentata positivamente anche con i non vedenti. E per modificare la funzione? Abbiamo osservato e verificato che quasi tutti (ovvero oltre il 95%) strisciano il dito o le dita verso l'alto, o verso il basso, per alzare o abbassare una funzione così come strisciano verso destra o verso sinistra per andare avanti o indietro. Tutto questo può funzionare su qualsiasi schermo di uno smartphone. Lo schermo rimane nero, nessuno ha la tentazione di guardarlo, i comandi vengono inviati al computer di bordo, nessun tasto da dover inquadrare-mirare-centrare. «Sì ma dove le vedo le informazioni? Il navigatore, la canzone che sto ascoltando, la temperatura?». Basta non imitare David. David Copperfield era un personaggio molto conosciuto qualche anno fa. Di mestiere faceva l'illusionista. Organizzava grandi spettacoli in cui l'effetto principale era, in teoria, semplice: spostare l'attenzione. Mentre gli sguardi del pubblico venivano abilmente indirizzati su un particolare illuminato, da un'altra parte del palco andava in scena la grande e inaspettata sorpresa. Ecco. Le informazioni in basso


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a destra nell'abitacolo, dove adesso sono incastrati i touch screen, noi le abbiamo spostate sul parabrezza, lì dove accadono le cose importanti, lì dove la luce è già accesa, e le abbiamo trattate in modo qualitativo. Senza tempestare il guidatore di dati inutili mostriamo quello che serve istante per istante col linguaggio per lui più adatto. A Fabio, per esempio, daremo informazioni in modo nerd, a Julie daremo indicazioni senza sembrare claustrofobici a suon di obblighi. «Ma potrò fare nella mia macchina ciò che mi pare!». Genni ogni tanto tende ad allearsi col mio doppio ma Veronica ha un vecchio trucco. «A cosa serve correre più veloce del tapis roulant?» Correre più veloce con forza, rabbia, frustrazione è inutile. Puoi fare quello che vuoi ma il rullo da solo non ti darà soddisfazione. Per questo, limite di velocità e velocità della vettura si integrano in un solo simbolo. Una volta superato il limite, non ci sarà alcuna lancetta ad impennarsi, né strisce di led a schizzare verso l'alto. «Ma questo vuol dire remare contro l'utente». In questo caso qualche dubbio ce lo siamo posti ma a volte il designer deve creare un sponda. Mettere cartelli per avvisare di un pericolo spesso non serve, mettere un parapetto può rovinare il paesaggio, costruire un sentiero che consenta di camminare alla giusta distanza dal precipizio è la soluzione migliore. Cliff of Moher, Irlanda. Scrivere ovunque «vietato sedersi»


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è veramente ossessivo. Mettere un fiore secco sulla sedia è un suggerimento lieve. (Saint Michael's Museum - Cornwall). Ora che il progetto è finito avrei quasi voglia di rimettere in ordine l'ufficio, ritrasformare i personaggi in pile ordinate e ringraziare il mio doppio. «Se non ti muovi, quello che hai appena detto fra pochi minuti sarà già vecchio e sorpassato». Ha ragione, e mi secca dannatamente ammetterlo.


Il dispositivo tattile guida i gesti della mano e restituisce le informazioni sul parabrezza (H.U.D.) senza perdere di vista la strada


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Visione complessiva delle informazioni su H.U.D. e H.D.D., il rombo rosso evidenzia una frenata troppo brusca che impedisce il recupero dell'energia.

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Il contachilometri riprende il linguaggio del cartello stradale e comunica in real time limite e velocitĂ della vettura. Se viene oltrepassato il limite, numero e cerchio rosso sfocano per impedire

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a livello percettivo l'appagamento da comportamento scorretto. Il cuore del H.D.D. disegnato sui toni dell'azzurro si erode e suggerisce strategie per risparmiare energia.


Conferenze 27-30 luglio 2015 — Milano, Italia titolo dell'intervento Interaction design for sustainable mobility system convegno ICED 2015 - Design for life, The 20th International Conference on Engineering Design autori Andrea Di Salvo Andrea Gaiardo 15 maggio 2015 — Torino, Italia titolo dell'intervento Far Sapere. Le connessioni generate dalla ricerca e il ruolo dell’esperienza convegno Il futuro della validazione Safety&Comfort nell'illuminazione abitacolo nei settori Aeronautico, Automotive, Trasporti: un ruolo importante per il Cluster torinese

22-24 aprile 2015 — Parigi, Francia titolo dell'intervento The use of digital gestures for a safe driving experience convegno 11th EAD Conference Proceedings: The Value Of Design Research autore Andrea Di Salvo 17 giugno 2014 — Torino, Italia titolo dell'intervento Natural Gestures for a Safe Driving Experience convegno Car Interiors: green and wellness as challenges of the future 25-26 ottobre 2013 — Alghero, Italia titolo dell'intervento Interaction Design and Data Visualization for Future Digital Cars convegno


29-31 maggio 2013 — Novi Vinodolski, Croazia titolo dell'intervento MobIoT: sustainable social mobility in the Internet of Things convegno MOTSP 2013 Management of Technology Step to Sustainable Production autori Andrea Di Salvo Gabriele Ermacora Andrea Gaiardo 07 novembre 2012 — Torino, Italia titolo dell'intervento Sustainable mobility roadmap.

The Politecnico’s approach to the automotive design issues convegno International Conference - The Convergence of Systems Towards Sustainable Mobility autori Claudio Germak Andrea Di Salvo Andrea Gaiardo Beatrice Lerma

IxD 4 CAR sul web

2CO Communicating Complexity autori Andrea Di Salvo Andrea Gaiardo Paolo Tamborrini Fabrizio Valpreda


testi Andrea Di Salvo

art direction Gabriele Fumero

progetto grafico e illustrazioni Ada Peiretti

stampa e confezione Agit Mariogros Viale Risorgimento 11, 10092 Beinasco — TO


PoliTO Design Stories «Guardati il film!» era il consiglio degli amici di fronte al terrore di leggere un libro che superasse le 50 pagine. Immaginate ora di dover leggere report o pubblicazioni in scientifichese di ricerche durate anni. Che consiglio potremmo darvi? Cominciamo a guardare il film. Design Stories vuole essere proprio questo, una collana di piccoli racconti visivi in cui grafica, fotografia e narrazione parlano di ricerca e design. È un modo per comunicare. Se volete leggere anche le nostre pubblicazioni, non c'è alcuna controindicazione, anzi, dopo ogni storia potrete trovare tutto ciò che state cercando.

a cura di Silvia Barbero Federica Bertot Miriam Bicocca Andrea Di Salvo Eleonora Fiore Gabriele Fumero Andrea Gaiardo www.polito.it/designstories

Agnese Pallaro Ada Peiretti Amina Pereno Chiara Remondino Mauro Sorrentino Barbara Stabellini Paolo Tamborrini


POLITECNICO DI TORINO Dipartimento di Architettura e Design www.polito.it/designstories

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