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fotoreportage urbano | a cura di | polifemo | www.polifemo.org ≈ Polifemo è un’associazione di fotografi professionisti con base a Milano, che si propone di diffondere la cultura dell’immagine e della comunicazione visiva.

non chiamateci bambole Sono Ragazze normalissime. che a danza e tivù preferiscono la Mischia e una palla ovale. | fotografie e testo | alessia gatta

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Il rugby è come un uragano, ti attrae e ti strappa via dal quotidiano. È una grande famiglia. Non ci si abbandona mai. Né dentro né fuori dal campo. Saresti capace di rinunciare alla tua famiglia? Io no. Debora D’Avola, 20 anni capitano senior

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artiamo da un presupposto: non amo lo sport, o quantomeno, non l’ho mai amato prima d’ora. Sarà perché mi hanno cresciuta con il calcio anche a colazione (mio padre giocava nel Novara) o forse, più semplicemente, perché sono troppo pigra per pensare di abbandonare l’auto per giungere alla meta. E allora perché dedicare un servizio al rugby? “E perché no?”. Questa domanda mi fa ancora sorridere: è la stessa che mi ha spinto a scendere a in campo, all’Adriano Chiolo di Monza. Ma se vi immaginate di incontrare nelle mie foto uomini grandi, grossi e duri, rimarrete delusi.

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Perché quello scotch alle dita? “Vorrai mica che mi rompano le unghie?!?”. Eleonora Suardi, 17 anni seconda linea


Durante una partita stavo per sferrare un pugno a una ragazza dell’altra squadra perché dopo il fischio dell’arbitro continuava a tenermi al collo. Sam venne da me e mi tirò uno schiaffo. “Non ci provare mai più: questo non è il modo giusto per regolare i conti. Vai e fai meta. Vedrai quanto le rode!”. Dopo 10 minuti ho fatto meta, e senza una scarpa. Piangevo dalla felicità e dall’orgoglio. È stata una gratificazione immensa. E ho guadagnato il rispetto. Debora D’Avola, 20 anni capitano senior

Fammi la faccia da cattiva... “Ma io non sono cattiva! Arghhh!” Gemma Singer, mediano, 15 anni

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Le regole del rugby sono due: avanzare e sostenere. Ti servono anche fuori dal campo. Avanzare: metti sempre sotto pressione l’avversario, lo stesso spirito con cui devi affrontare le situazioni negative, senza scoraggiarti. Sostenere: il compagno quando attacca o difende, come faresti con un amico. Eleonora Suardi, 17 anni seconda linea

Alla domanda perché il Rugby , mi verrebbe da dire: ma perché no?! Mi chiedo continuamente quale sia il pregiudizio sociale per cui le donne debbano giocare a pallavolo o fare danza. Non perché si pratica uno sport diverso si è ibridi. Come ogni cosa gli uomini l’affrontano in un modo e le donne in un altro. Debora D’Avola, 20 anni capitano senior 18

Le protagoniste di questo servizio nella vita vestono di “rosa”. Sono le giocatrici della squadra di Rugby di Monza, le Ringhio, che ho frequentate per due mesi. La prima volta che le ho incontrate, nevicava e il campo era fanghiglia. Eppure loro ci sguazzavano. Il primo pensiero è andato a me, anzi alle mie mani congelate che sorreggevano l’ombrello, il secondo a loro: perché delle ragazze tra i 13 e i 20 anni scelgono di “farsi spaccare le ossa” in campo, invece che guardare Maria De Filippi in tivù? In Italia le tesserate alla Federazione italiana Rugby sono 4mila, 60 le squadre femminili nelle categorie juniores e seniores. Ho provato a raccontare queste teenager e il loro universo fatto di “smalto e mischie”. Un ringraziamento particolare va alla squadra che mi ha fatto capire non solo i valori dello sport, ma anche quelli che entrano in gioco nella quotidianità. Per questo un grosso “cccp” (“con il c*** che perdiamo!”) a tutte e in particolare a Debora D’Avola, il “mio” capitano senior.

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| fotoreportage urbano


Siamo ragazze normalissime. Magari con qualche livido di troppo.

Alessia Gatta Classe 1980, originaria della provincia di Varese, oggi vive a Novara. La passione per la fotografia l’accompagna fin da bambina quando, usando la macchina del nonno, si ostinava a immortalare “dettagli” che la madre puntualmente cestinava. Diplomatasi alla Scuola di teatro “Arsenale” di Milano, dopo aver frequentato i corsi di fotografia della Riccardo Bauer ha iniziato a lavorare nel settore esponendo a Milano, Monza e Novara. Il fotoreportage che qui presentiamo fa parte di un lavoro più ampio sulle donne nello sport, nato durante il corso di fotogiornalismo sociale organizzato da Polifemo. Per vedere alcuni dei suoi lavori, si può cliccare flickr.com/gattaccia.

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non chiamateci bambole  

Terre di Mezzo | fotoreportage urbano | a cura di Polifemo | "non chiamateci bambole" fotografie di Alessia Gatta

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