Page 1

TACCUINO DI ESPLORAZIONE PLASTICA

PATRICK POLIDANO


IMMAGINI


Le mie ricerche hanno come principale sorgente la natura presa dalla terra e i suoi elementi costitutivi che sono l’acqua, la lava, l’aria e il cosmo di cui fanno parte. Sulla Terra percorro dei posti che esprimono la desolazione come le paludi, gli scogli o terre tipiche landesi. Quegli spazi privi di esistenza umana portano con sè la traccia del tempo e sono per me d’ordine originale. La fotografia come strumento mi serve a creare una sorta d’inventario rivelando la singolarità dei luoghi incontrati. Catturo degli instanti furtivi di luci propizie a trasformare l’aspetto dei posti fotografati. Per questo motivo integro ogni tanto la mia ombra allo spazio afferrato affinchè l’immagine scivoli in maniera naturale verso un’universo dove il senso non è più quello di prima. Quando fotografo la superficie dell’acqua, mi interesso al riflesso ottenuto ma anche al contenuto dell’acqua : metto da parte la materia visibile nel suo spessore e organizzo il mio lavoro in maniera tale da evacuare ogni ricerca di effetti prima ancora di scattare. E’ piuttosto la specificità del luogo che attira la mia attenzione, la sua particolarità, la sua forza. Queste tracce prendono poi la forma d’immagini o di volumi che generalmente si incorporano in un dispositivo capace di immergere lo spettatore nell’opera e l’universo che lo caratterizza. Esperimento pure con il video un’approccio dinamico dell’ambiente naturale visitato, implicando uno spostamento istantaneo in uno spazio percorso ed osservato dettagliatamente. Il mio lavoro ha per consequenza un’osservazione costante e precisa di quelle zone umide, più conosciute come paludi. Con questi percorsi acquatici, ho scoperto che era possibile estrarre da quella massa liquida certi dettagli rivelando sensi nascosti subacquei. La mia azione dopo aver scattato la fotografia consiste, dal formato, dallo spessore e dalla materia di rivelare questo senso, al di fuori di ogni schema, procurando un’emozione e un sentimento di coinvolgimento. Oggetto : Immagini.


INSTALLAZIONI


Le mie preoccupazioni plastiche, legate all’architettura con un fine costruttivo, sottolineano un rapporto tra l’individuo, l’opera e lo spazio : l’individuo non è più considerato come un semplice spettatore ma come un’attore in presa diretta con quello che vede. Grazie ai modi tradizionali della percezione faccio intervenire l’osservatore nel mio lavoro : mi piace l’idea che debba interrogarsi su quello che vede e che debba spostarsi per capirlo. Ho un interesse particolare ai fenomeni percettivi e ai comportamenti umani che ne conseguono. Mi trovo nell’intervallo ridotto delle abitudini dello sguardo su dei quali ci gioco a fine di perturbare un giudizio immediato. Dalla mia pratica basata su un registro di codici semplificati utilizzati quotidianamente per ciascuno di noi, sbaraglio lo spettatore lavorando sulla nozione del dubbio : é dal dubbio che si interroga sulla realtà fisica di ciò che vede giàcchè quello che lui percepisce non è detto che sia ciò che io gli mostro. Solamente la nostra curiosità e il nostro comportamento di fronte all’opera possono darci alcuni indici. L’interpretazione finale ritorna a chi vive l’esperienza e in nessun caso, non mi è permesso di dire che esiste una sola via possibile. Chi guarda è per me l’elemento indispensabile alla messa in funzione di un procedimento complicato di cui la chiave non è nell’apparenza delle cose. Alcune volte agisco come un’architetto realizzando dei piani, però utilizzo anche dei codici presi dalla pittura e dalla scultura. Si tratta di una ricerca dove l’aspetto visivo delle superficie premia la forma. Anche se il volume intrattiene un rapporto al corpo diverso da quello della superficie, la materia è per me una sorgente di emozioni : qualunque sia la sua forma che gli applico, essa mi guida, mi trasporta ad un sentimento. Preciso questo fatto perchè riduco la forma alla sua più semplice espressione. Questo è un supporto esperimentale al quale applico regolarmente delle modifiche di testura destinate a condurre l’individuo verso certe sensazioni, anche se affermo che l’esterno visivo è solo un riflesso di ciò che già esiste all’interno. Senza posa l’uno rinvia a l’altro ed è importante capire che il mio lavoro è un’interazione dinamica tra la pittura, la scultura e l’architettura. Oggetto : Installazioni.


VIDEO


Questo tentativo costituisce per me un passo obbligatorio, una sorta di scivolamento reale destinato a rompere con l’attitudine contemplativa della natura. L’azione non ha nessuna ambizione narrativa giàcchè non è niente scritto prima e l’idea emerge spesso nel luogo esplorato. Penso che lo spazio prefiguri l’azione che avviene dunque evito di sceneggiare l’approccio per sviluppare l’energia contenuta nel posto scelto. Mi accontento di catturare un limite costituito dalla geografia del luogo invaso (paludi, scogli), la tecnica utilizzata (macchina fotografica numerica) e me medesimo. Quella sorta di materia cosmica costituisce tante tracce nuove, necessarie a l’evoluzione dei miei impegni di cui il movimento è assente. Nondimeno, certi video sono anche dei proggetti di installazioni poichè mi interesso ad altri modi di proiezioni permettendo di modificare la testura dell’immagine. Quell’esperienza mi spinge a riflettere sullo spostamento spaziale e sulla gestualità in relazione con la cattura d’immagini nel proprio luogo. Qualunque siano le stagioni, provo i limiti degli scatti tra la staticità mantenuta in apnea e quella che consiste nello spostarsi secondo certe traiettorie con velocità variabile. Il paesaggio percorso in quel modo è un pretesto per creare una nuova materia visiva modificando la percezione del luogo in maniera radicale. Quelle tracce che suggeriscono dei fenomeni come l’assenza di peso, la velocità o il vuoto rivelano certe proprietà contenute nella natura e nello spazio. La luce, come quella dei lampi o della luna sono altri elementi che partecipano attivamente a rendere un luogo cosi insignificante in una cosa nuova e diversa. Queste ricerche si inspirano dal caos dove l’universo nacque e di cui l’immobilità apparente è solo un’inganno. Oggetto : Video.


â?„ Ringraziamenti particolari per le traduzioni a Katya VILA e Gianluca MARRESE Patrick POLIDANO 2012

Taccuino di esplorazione plastica  

Parcours artistique depuis 1992

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you