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L’UOMO DEL GHIACCIO

di Giuseppe Zironi

© Giuseppe Zironi


TRATTAMENTO Italia nord orientale, 5000 anni fa. Notte, un cane abbaia monotono e soffia vento dal nord, che sibila tra le capanne di legno, inclina la sommità dei larici, solleva colonne di nevischio e le disperde. Il cane abbaia e scava per forzare l’ingresso di una capanna. Nella capanna il tepore di un fuoco, l’odore di pelli conciate e di erbe aromatiche che si consumano in un piccolo braciere. All’interno di un semicerchio costituito da donne silenziose, una ragazza completamente nuda - ARIA - sta partorendo assistita da una donna anziana. - Spingi più forte! - ordina la vecchia. La ragazza dice che non riesce, il dolore e la fatica le spezzano la voce. - Devi! Spingi più forte ho detto! La ragazza piange, ma serra i denti e obbedisce. - Brava, bambina, brava! La testa è passata, un fremito percorre le donne in semicerchio, la vecchia spinge sul ventre e facilita l’espulsione del bambino. Prontamente lo afferra e lo porge alla madre, mentre un’altra donna copre entrambi con una pelliccia. Una folata improvvisa annuncia l’ingresso di un uomo massiccio e barbuto, coperto di pelli e ghiaccio. Si chiama PIETRACHETAGLIA ed è il re del villaggio. La vecchia gli grida di andarsene, ma lui la ignora e avanza cupo tra le donne ammutolite sino al giaciglio della madre. - E’ un maschio - sussurra lei con un filo di voce. Pietrachetaglia esita, poi si sporge per afferrare il bambino. Le sue mani si stringono con delicatezza intorno al piccolo corpo sollevandolo per tutta la lunghezza del cordone ombelicale. La commozione gli incrina lo sguardo. - Figlio mio... Il piccolo si chiama OTZI, non piange, i lumi rossastri si riflettono nei suoi occhi scuri. © Giuseppe Zironi


OTZI, un giorno della sua quarta estate, i tatuaggi regali che gli decorano il corpo lo distinguono dai suoi compagni di gioco. Si nasconde tra i pali delle capanne ma viene scoperto e braccato come nella caccia. Corre ridendo, a piedi nudi, selvatico e veloce. Si getta nella boscaglia e d’improvviso si ferma, accorgendosi di essere solo. I suoi compagni hanno raggiunto altri uomini e donne che si stringono attorno a Pietrachetaglia e ai suoi cacciatori di ritorno da una battuta: hanno ucciso un grosso cervo e lo appendono a testa in giù, proprio al centro del villaggio. Otzi si avvicina per guardare. Il cervo ha la lingua pendente, il collo imbrattato di sangue rappreso che già attira le mosche. Otzi sguscia tra i corpi sino a sfiorare il muso umido dell’animale e il suo sguardo si smarrisce nella buia profondità dei suoi occhi senza vita. Una SCINTILLA, un improvviso BATTITO di palpebre, lo scatto di forti muscoli posteriori. Il cervo è vivo e corre tra gli alberi, l’aria è frizzante, brucia le narici! Otzi è dentro di lui e l’emozione della corsa gli toglie il respiro. Improvvisa una radura, un istante di esitazione e un SIBILO tra i rami. La FRECCIA gli perfora una scapola, l’asta si spezza e la cuspide scompare nella carne. A capofitto nella boscaglia ignorando il dolore, molte grida alle sue spalle. Una FITTA dolorosa nell’istante in cui cade - seconda freccia al centro del collo! - gli arti come spezzati, la terra in bocca. Un ultimo colpo, sferratogli alla nuca con un oggetto luccicante, lo spinge nel buio infinito della morte. Otzi sobbalza, un LAMPO accecante lo riporta al presente. Intorno al cadavere del cervo la folla si è improvvisamente zittita all’arrivo di altri cacciatori. L’uomo che li comanda ha il volto completamente tatuato e l’espressione feroce, si avvicina al cervo e ne estrae dal fianco una punta di freccia che mostra a Pietrachetaglia. Dalla folla si leva un mormorio. Il TATUATO vanta diritti su di una preda che ha colpito ma non abbattuto, ignorando una consuetudine che può essere infranta solo con la forza. Da entrambe le parti ci si prepara a combattere. Viso a viso i due uomini cercano l’uno nello sguardo dell’altro i segni della resa. Solo pochi istanti, ma carichi di una incredibile tensione. © Giuseppe Zironi


Infine, il Tatuato arretra, ma prima di andarsene sputa con disprezzo sulla carcassa. Nella capanna semibuia, Pietrachetaglia accarezza sua moglie Aria e Otzi li osserva dal giaciglio che divide con una giovanissima ragazza. Aria stringe al seno un bambino di poche settimane, Otzi ha un fratellino, ne udiamo il PIANTO. Senza averne ricevuto l’ordine, la ragazza si avvicina alla coppia, prende il neonato e si accuccia tra le coperte sussurandogli parole di conforto. Il piccolo si azzittisce. Otzi sbircia i suoi genitori di nuovo abbracciati e la ragazza gli copre gli occhi con il palmo della mano. Un vecchio cane fugge tra le capanne inseguito da bambini armati di sassi e bastoni. Il povero animale cade in un fossato pieno di spazzatura, scivola nella melma e non riesce a risalire. - Non può scappare, la caccia è finita! - grida Otzi. Ma i suoi compagni sono troppo eccitati per ascoltarlo e finiscono il cane con una pioggia di pietre. Otzi racconta al padre la sua piccola avventura. - Non desideravi catturare la preda, come tutti gli altri? - dice Pietrachetaglia - Lo desideravo, ma con giustizia. Eravamo in tanti contro uno. - Ma non sei riuscito a convincere i tuoi compagni. - Non mi hanno voluto ascoltare. Il padre osserva il bambino per alcuni istanti. - Sei dispiaciuto per la sorte del cane o perchè non ti hanno obbedito? Otzi tace, forse suo padre ha colto nel segno. In una grande capanna circolare, l’uomo tatuato contesta VIOLENTEMENTE l’autorità di Pietrachetaglia, troppo vecchio e più coinvolto dalla giovane moglie che dai doveri del comando. Le parole del Tatuato sono intrise di odio, rancore e disprezzo. La maggioranza sostiene ancora il vecchio capo, ma i guerrieri più giovani si scherano con il Tatuato. La comunità è ormai divisa. Notte fonda, Pietrachetaglia non riesce a prendere sonno, le parole del Tatuato lo tormentano.

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Si avvicina ad Otzi e lo sveglia. Da un involto di pelliccia estrae una splendida ascia di rame. Otzi osserva i preziosi intagli raffiguranti animali in corsa e motivi ornamentali dal significato misterioso. - Ti piace? La puoi toccare - dice Pietrachetaglia. Otzi annuisce. - Sarà tua, ma dovrai lottare per averla. E dovrai essere coraggioso e giusto. Promettimelo. - Te lo prometto. Il Re sorride, malinconico, accarezza il figlio e ripone l’arma nella sua custodia. Otzi è svegliato dal tocco febbrile della ragazza, nella capanna sono tutti in allarme. Suo padre fa segno di non aprire bocca e Aria stringe il neonato con gli occhi colmi di paura. Fuori la notte è silenziosa e rischiarata dalla luna, ma il Re ha impugnato la scure di rame, allarmato da un’improvvisa sensazione di pericolo. Improvvisamente un uomo irrompe nella capanna, Pietrachetaglia lo colpisce al centro della schiena. Le GRIDA delle donne. L’aggressore non si rialza. Irrompe un altro uomo, è un amico: i guerrieri del Tatuato hanno ucciso molte persone cogliendole nel sonno! Le capanne bruciano! Una freccia gli trafigge il collo. Pietrachetaglia ne scavalca il corpo e si getta nella mischia, abbatte un avversario e poi un altro ancora. Il villaggio è sconvolto dai combattimenti. - Scappate! Ora! - grida alla moglie. Le donne lacerano la copertura della capanna e scivolano nella penombra, ma un guerriero taglia loro la strada. Aria cade stringendo il neonato. - Scappa! - implora alla ragazza che tiene Otzi per un braccio. Il guerriero la colpisce ferendola gravemente. - Scappa! - grida ancora. La ragazza trascina Otzi tra gli alberi implorandolo di non guardare. Il Tatuato esce dalla mischia imbracciando una pesante mazza di legno, raggiunge la madre ferita e con un ghigno di trionfo la uccide, poi solleva di nuovo la mazza e sferra un colpo terribile al neonato. Da sopra la spalla della ragazza, Otzi ha visto ogni cosa. La ragazza stringe Otzi e corre, con i polmoni in fiamme e l’animo stretto dal terrore. © Giuseppe Zironi


Corre per un tempo infinito, cadendo e rialzandosi, lacerandosi la pelle e sfinendosi sin quando il dolore scompare. Fugge per molte ore e oltrepassa la foresta sino ad un gelido altopiano. Si accuccia al riparo di un masso, ma ancora il vento ghiacciato li sferza come una frusta. - Hai freddo? - chiede al piccolo. - Sì - sussurra Otzi. Lei lo avvolge nella sua pelliccia esponendo le spalle nude. Trema, non sente le gambe e nemmeno le braccia. Non può resistere stando ferma, eppure vorrebbe dormire almeno pochi istanti, prima di riprendere la fuga. - Hai freddo, ora? - chiede. Otzi si è addormentato, ora tocca a lei. Il suo ultimo pensiero va ai milioni di stelle che brillano nel cielo limpidissimo. Un uomo avanza sulla spianata di ghiaccio, si chiama LAGOSCURO ed è in avanscoperta per il suo clan di cacciatori. Lagoscuro si ferma davanti al corpo di una ragazza che nasconde un bambino. La ragazza ha la carnagione bianchissima, sembra che dorma ma è morta. Il bambino è sotto di lei e lo guarda con occhi terrorizzati. Lagoscuro afferra le pellicce della ragazza, ne lascia una al bambino e continua per la sua strada. Il resto del gruppo appare poco dopo, sono meno di venti, di entrambi i sessi, con i figli e un paio di cani che si avvicinano per annusare. Otzi li guarda passare da dietro il corpo ormai freddo della ragazza. Quando si decide a seguirli ha le dita sbiancate dal gelo e la distanza gli appare incolmabile. Affonda nella neve e grida, ma la sua voce si perde inascoltata tra le montagne ghiacciate. Sente una lacrima scorrergli sul viso e subito l’asciuga con un gesto di stizza. Ma eccone un’altra, cui segue un singhiozzo trattenuto. Otzi ha solo quattro anni. Un’ombra improvvisa lo fa sussultare, Lagoscuro è tornato sui suoi passi. L’uomo l’afferra come un sacco e raggiunge i suoi compagni già lontani. Adagia Otzi su di una slitta trainata da un donna anziana che protesta. Otzi si stringe nella pelliccia che ha ancora l’odore della sua balia. Pochi istanti dopo è di nuovo addormentato.

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Il clan è accampato sulle rive di un lago, sui fuochi pesci appena pescati. Otzi ha fame ma quando si avvicina lo prendono a calci. L’anziana sta masticando la sua parte, faticosamente per via dei denti mancanti. Otzi la guarda a lungo e la vecchia si lascia intenerire, gli tira una testa. - Mangia lentamente, non te ne darò dell’altro. Otzi la divora e la vecchia viene meno alla sua promessa. - Questa è l’ultima! - dice tirandogli un altro boccone. Otzi mangia ancora e di nuovo si addormenta. La sveglia è all’alba, si cammina ancora seguendo le tracce di un branco. Cala la notte e ci si scalda intorno al fuoco. La vecchia intona una melodia accompagnandosi con un tamburo di pelle. Otzi l’ascolta, ipnotizzato e stordito dalla fatica. A quella giornata ne seguono molte altre, numerose volte la luna si fa piena in cielo e i boschi si risvegliano dopo ogni lunghissimo inverno. Otzi è cresciuto all’interno del clan senza diventarne un membro come gli altri. Non ha rango, veste di stracci, mangia e beve come un animale, dorme quasi sempre all’aperto. Conosce la legge del bastone, che spesso si abbatte su di lui per motivi che non sempre comprende. E’ irascibile e violento, ma a volte si sorprende a fissare il cielo notturno con assorta malinconia. I ragazzi del clan lo deridono, quando dichiara di essere il figlio di un re ed impugna un corno di cervo al posto dello scettro. Ai piedi delle grandi montagne due fiumi diventano uno, prima di impaludarsi nella grande pianura. Ogni inizio estate è il luogo dove scambiare mercanzie con gente di terre lontane. Asce in pietra, coltelli, pellame. Al centro di una piccola arena due uomini combattono malamente. Uno di loro è troppo magro e l’altro è quasi azzoppato, il pubblico li deride e nessuno scommette. L’imbonitore è un uomo coperto di piume e pelli multicolori che agita le braccia e grida per attirare i curiosi. Non conosciamo il suo nome, per tutti è lo STREGONE. - Scommettete su chi sarà il campione! Il vincitore sarà l’uomo più ricco della valle! Otzi guarda i combattenti. - Posso batterli, voglio provare! Lagoscuro lo tira per un braccio. © Giuseppe Zironi


- Lo Stregone è un imbroglione. Se vince incassa, ma è pronto a inventarsi una scusa se perde. Ma Otzi vuole combattere, si sente forte e desidera la vittoria. La visita al mercato continua e mentre Lagoscuro è impegnato in un baratto, Otzi torna all’arena e sfida il campione. Ha sedici anni e non sembra pericoloso, si muove goffamente e indossa miseri stracci. l campione lo deride e subito lo inchioda con un piede sulla schiena, il pubblico ride e lo Stregone alza le braccia per indicare la fine del combattimento. Otzi ha la bocca piena di fango ed è furioso. Sguscia di lato e il campione si sbilancia, gli afferra una gamba e quello cade. Otzi raccoglie una pietra - la folla grida! - e l’abbatte molte volte sul viso dell’uomo. Senza più forza, alza le braccia in segno di vittoria. Lagoscuro si ferma sul bordo dell’arena e vede Otzi rosso di sangue nemico, come un piccolo lupo sul cadavere di un cervo. - Non c’è nessun premio per te, hai ucciso il mio campione! Lo Stregone pretende un risarcimento. - Un uomo in cambio di un altro, prendo il ragazzo - grida a Lagoscuro La transazione si chiude in pochi istanti e senza formalità. Lagoscuro si allontana evitando li sguardo di Otzi e la folla di curiosi si disperde. Lo Stregone indica ad Otzi i suoi bagagli. - Raccoglili, lasciamo il mercato. Otzi esita e lo Stregone lo colpisce con il suo bastone. Otzi cade a terra con il labbro spaccato. - Raccoglili! Otzi non ha scelta, raccoglie i pesanti bagagli e si avvia nella direzione presa dallo Stregone. Un altro mercato, un nuovo combattimento per Otzi. Il suo avversario è un uomo segnato da molte cicatrici che lo carica a testa bassa. Otzi ne stringe il collo tra le gambe sin quasi a spezzarlo. L’uomo si arrende e Otzi è acclamato dalla folla, ma lo Stregone non lo premia e lo picchia con il bastone. - Non sai nulla di come si combatte, sei la mia vergogna! Otzi è furioso ma non reagisce. I combattimenti lo eccitano e le percosse lo stimolano a perfezionare la sua tecnica. Nel tempo che © Giuseppe Zironi


segue affronta e sconfigge decine di avversari, la sua fama si diffonde nelle vallate vicine e i suoi incontri diventano l’attrazione principale di ogni mercato. Otzi è ormai un campione acclamato e lo Stregone accumula ricchezze scommettendo sulle sue vittorie, ma anche predicendo la sorte ai re dei villaggi che ne riconoscono le doti divinatorie. Otzi si crede imbattibile e ancora ama fantasticare sulle sue origini regali. - Guarda i miei tatuaggi, sono quelli di un Re! - dice mostrando allo Stregone le braccia decorate. - Anche i regni hanno una fine, non te lo dimenticare - risponde lo Stregone. Otzi mostra le sue armi con fierezza. - Il mio durerà per sempre! Un mercato affollato di visitatori, in un importante villaggio di pianura.. - Non sottovalutarlo, è un combattente pericoloso. Lo Stregone dà questo consiglio ad Otzi, che sta per battersi con un avversario dalla corporatura minuta ma determinato nello sguardo. Otzi annuisce distrattamente ed incita la folla gridando di essere il Re, l’unico e il più forte. Otzi il Re! Otzi il Re! Otzi il Re! Il combattimento ha inizio, Otzi sfida l’avversario abbassando la guardia. - Colpisci per primo, forza! L’uomo non reagisce e Otzi si rivolge alla folla. - Non osa attaccare il Re! E’ un vigliacco! Un colpo improvviso lo getta a terra con il volto sanguinante. Otzi si rialza e sferra un attacco che va a vuoto, l’avversario lo colpisce con la mazza spezzandogli un femore. Otzi, il Re, cade nella polvere. La convalescenza sarà lunga e faticosa, la frattura non guarirà mai perfettamente e la sua capacità offensiva sarà per sempre compromessa. Ancora un mercato, ma piccolo e dimesso, gente cupa e miseria. Otzi affronta un adolescente con gli occhi colmi di paura. In palio una pelliccia tarmata e un coltello di legno, una miseria in confronto © Giuseppe Zironi


alle ricchezze di un tempo. Otzi vince facilmente, i radi spettatori commentano senza entusiasmo e subito si disperdono, poco interessati ad un combattimento tra un uomo zoppo e un ragazzino senza muscoli. Lo Stregone e Otzi sono ancora insieme, modesti combattimenti senza rischio, piccole truffe, divinazioni in cambio di pessimo cibo. Al termine di un lungo inverno e allo stremo delle forze, giungono ad un villaggio sul bordo di un lago dove regnano tensione e paura. Una guerra infinita con alcune tribù confinanti ha distrutto l’economia locale e alcuni giovani guerrieri s’impongono sulla popolazione con violenza e arroganza. Il Re di quel luogo è un uomo misterioso, che nasconde i suoi lineamenti dietro una cupa maschera rituale. Ha un figlio di nome CORVOGRIGIO, un ragazzo dal carattere debole, amico di un guerriero chiamato URO. Otzi e Stregone si sono accampati al margine dell’abitato e subiscono sia il freddo che le prepotenze dei guerrieri. Lo Stregone è molto debole e si muove di rado, Otzi è il suo sguardo e il suo udito. - Mi sono avvicinato ad una capanna e gli uomini di guardia mi hanno aggredito. - Li hai riconosciuti? chiede lo Stregone. - Uno soltanto, Uro, l’amico del principe. Mi ha chiamato vecchia capra - dice Otzi. - Hai reagito? - Non vale nulla, può dire quello che vuole. Lo Stregone sorride e annuisce. Anche Otzi sorride. - Mi ha chiamato anche cane rognoso. Ridono entrambi, avvolti in coperte sudice e bagnate. Otzi illustra le sue scoperte. - Nella capanna è rinchiusa una ragazza. E’ la figlia di un capo nemico, il Re la vuole per suo figlio Corvogrigio, la loro stirpe regnerà su queste valli. Circolano altre voci, ma è pericoloso il solo ascoltarle. - Parla - dice lo Stregone. - Corvogrigio. La sua amicizia con Uro preoccupa il Re, teme che la preferisca ai dolci fianchi della ragazza. E non è tutto. Un giovane guerriero chiamato ORSOBRUNO è riuscito ad avvicinare la Principessa imprigionata. Uro e i suoi lo hanno picchiato sino a © Giuseppe Zironi


lasciarlo a terra. Lo hanno ridotto male e non credo che si farà ancora avanti. Lo Stregone riflette. Il Re ha paura, l’unione di suo figlio con la principessa nemica è la sua ultima occasione per vincere la guerra. Il Re desidera essere rassicurato sul destino della sua stirpe e chiunque lo faccia sarà oggetto della sua gratitudine. - Le forze mi abbandonano, Otzi, questo è il mio ultimo villaggio. Chiederò udienza al Re e gli strapperò dei piccoli benefici. Ma ti voglio al mio fianco, perché sia chiaro che anche tu ne devi godere. Il Re indossa una grande maschera con le sembianze fantastiche di un cervo maschio. Ai suoi piedi lo Stregone brucia erbe speciali in un braciere da cerimonia e l’atmosfera è satura di fumi. Siamo nel pieno del rituale divinatorio, il cui esito è atteso dal Re con grande impazienza. Otzi si è limitato ad assistere e ora attende in silenzio la fine della messa in scena. Le volute di fumo e vapore avvolgono lo Stregone, che preda della trance descrive le sue visioni con voce alterata. - La tua progenie sarà forte e numerosa e sotto di essa i regni vicini diventeranno uno. Lo Stregone simula sfinimento, ma tutto ciò al Re non basta, la forte tensione emotiva lo costringe a chiedere di più. - Voglio i tuoi occhi mentre lo dici - comanda. Lentamente, il Re si alza dal suo scranno e si avvicina allo Stregone, seguito dallo sguardo allarmato di Otzi. Con lentezza ancora maggiore solleva la maschera, ma i suoi lineamenti rimangono oscurati da un fascio d’ombra. Otzi si accorge che impugna un oggetto allungato la cui superficie levigata riflette la luce dei bracieri. Un’ascia di rame. - Guardami, se nei tuoi occhi troverò malafede allora morirai - sibila il Re. - I tuoi discendenti saranno numerosi come le stelle nel cielo ripete lo Stregone a testa alta. Il Re abbassa il braccio armato e alla luce rossastra di una lampada ne vediamo finalmente il volto, interamente ricoperto da un esteso tatuaggio. Otzi non riesce a trattenere un gemito, quando in un lampo rivelatore riconosce l’uomo che ha assassinato sua madre.

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Lo Stregone sa di avere fatto la cosa giusta, il Re desiderava rassicurazione e lui è stato capace di fornirgliela. In cambio ha ottenuto una nuova e migliore sistemazione, legna, cibo e grasso da bruciare. - Tutto questo è molto buono, Otzi, ma io sto morendo. Otzi non gli presta attenzione, è sconvolto dalla scoperta che il Re è l’assassino dei suoi genitori, la belva a causa del quale ha condotto una vita miserabile e ed è stato privato di tutto. Otzi desidera vendicarsi, legna è grasso sono una miseria al confronto di un regno! La risposta del vecchio amico/padrone lo delude e lo infiamma: - Il tuo è soltanto un sogno, Otzi, non sprecare così il tempo che ti resta. Ma Otzi non si rassegna e ogni giorno lo dedica a perfezionare l’azione che lo farà nuovamente Re. Studia i movimenti delle guardie e predispone numerose vie di fuga, attendendo il momento migliore per riprendersi le armi del padre e con quelle togliere la vita al tiranno. Il villaggio è in fermento per l’imminente unione tra Corvogrigio e la Principessa prigioniera, il momento è propizio all’azione ma Otzi si trattiene. Il vecchio Stregone ha i giorni contati e Otzi non vuole esporlo alle conseguenze di un suo fallimento. Una notte il vecchio gli rivolge le sue ultime parole: - Questo luogo alimenta la fiera è in te. Quando sarò morto te ne andrai con le mie cose. - Vivrai ancora a lungo ed io non me ne andrò - dice Otzi. Lo Stregone gli stringe il braccio con la sua mano ormai sfinita. - Quel uomo non è l’assassino di tuo padre, Otzi, e tu non sei un re! Promettimi che te ne andrai! Ma l’animo di Otzi è preda di un rancore antico e profondo, ciò che desidera più di ogni altra cosa è dare finalmente senso all’incessante girovagare, ai mille combattimenti, alle notti trascorse in preda a ricordi vaghi e terribili. Poche ore dopo il vecchio Stregone muore e Otzi è libero di realizzare il suo unico desiderio: essere Re. Una guardia cade con la gola squarciata, Otzi ne trascina il corpo nell’oscura selva di pali che sostengono le capanne. Dalla superficie del lago giunge uno sciabordio, seguito dal richiamo di un uccello d’acqua. Nessun pericolo, Otzi si avvicina alla capanna reale. © Giuseppe Zironi


Una forte sensazione d’allarme lo costringe a fermarsi. Un movimento impercettibile, il calore infinitesimo emanato da due corpi vicinissimi, il battito leggero dei loro cuori. Otzi si appresta a sferrare un colpo mortale ma il suo braccio si ferma a mezz’aria. - Ti prego, non ci uccidere! Alla luce lunare vediamo gli occhi spalancati della Principessa e il luccicare di un coltello che Orsobruno impugna con mano tremante. Il ragazzo mostra ancora i segni della pesante punizione inflittagli da Uro. - Uccidendo la guardia ci hai dato l’occasione per fuggire - dice Orsobruno. La Principessa si rivolge a Otzi implorandolo. - Aiutaci, non so chi sei ma ho visto come ti trattano. Lo sguardo di Otzi è carico di commiserazione. - Non c’è nulla che possa fare per voi, tra poco morirete entrambi. La Principessa lo guarda con occhi imploranti e disperati. - Puoi venire con noi. Otzi sorride, sarcastico, ma l’innocente intensità della richiesta lo scuote ed è costretto a nascondere l’emozione arretrando nell’ombra. - Non vi muovete, può darsi che tra pochi istanti non abbiate più alcun motivo per fuggire. Si allontana e i due ragazzi lo osservano andarsene stretti l’uno all’altra. Otzi sguscia nella capanna reale senza incontrare ostacoli. Gli tremano le mani quando afferra la scure appartenuta a suo padre, dall’ultima volta sono trascorsi più di trent’ anni. Il metallo lucido riflette i raggi lunari. Otzi la impugna con fermezza e si dirige verso la camera del Re. Il Re è preda di un sonno agitato, le sue paure lo accompagnano attraverso la notte. Otzi ne distingue la sagoma tra le coltri di un giaciglio imponente. Avanza lentamente con passo leggerissimo, il pugno stretto sull’ascia affilata. Ma l’incontro con i due ragazzi gli ha fatto perdere lucidità e il suo braccio non è fermo come desidera. Il Re tossisce e si rigira, Otzi resta immobile a pochi passi di distanza. Un GRIDO dall’esterno. PASSI concitati, una figura irrompe nella stanza impugnando una lanterna. - Padre! © Giuseppe Zironi


Corvogrigio è sconvolto, il Re si solleva e lo guarda senza capire. - La Principessa è fuggita! Otzi corre tra le capanne mentre il villaggio è in allarme, alcuni guerrieri gli passano accanto senza vederlo. Giunge nel punto dove ha lasciato i due ragazzi ma quelli sono scomparsi. Non gli resta che fuggire tra i boschi accontentandosi dell’ascia. Si odono richiami, grida confuse, scalpiccii e, improvvisamente, un GRIDO femminile. Otzi sente un colpo al cuore. Torna sui suoi passi e da un punto nascosto vede Orsobruno a terra con la testa sanguinante e Uro che lo colpisce con una lunga mazza di legno. - Adesso muori! La Principessa si getta su Uro, ma lui l’atterra con un pugno. E’ furioso, getta la mazza e solleva la principessa tirandola per i lunghi capelli. - Ti prego! - geme lei. - La tua razza di bastardi... Scappa, vattene! Nella mente di Otzi risuonano le parole dello Stregone, ma il suo corpo non gli obbedisce e resta immobile, incapace di fuggire. In quello stesso luogo sua madre morì sotto i colpi del Tatuato. Otzi ne ricorda il pianto e l’espressione atterrita. Ricorda il sangue che le schizzava dalla testa e il ghigno sul volto decorato dell’assassino. Ha rinunciato all’uccisione del tiranno, ma non può resistere alle grida della Principessa. Obbedendo ad un impulso incontrollabile, Otzi emerge dall’ombra con l’ascia di rame stretta nel pugno. Uro si volta e immediatamente lo riconosce. Che ci fai qui, cane rognoso? Torna nella tua tana! L’arma di Otzi sfonda il cranio di Uro che muore all’ istante. Otzi solleva Orsobruno e si rivolge alla Principessa terrorizzata. - Seguimi! - sibila. Il volto della Principessa s’illumina di una flebile speranza. Lo stretto passaggio tra le capanne è illuminato dalle torce impugnate da alcuni guerrieri disposti a semicerchio. Corvogrigio avanza in quella direzione, la mente sconvolta da un oscuro presentimento. Gli uomini si scostano per farlo passare e vede il corpo di Uro in una pozza di sangue. Corvogrigio s’inginocchia accanto al cadavere e lo abbraccia. © Giuseppe Zironi


- Amico mio. Il Re Tatuato osserva la scena. Suo figlio piange pubblicamente l’amico come una giovane donna farebbe con il marito, e la principessa che doveva prendere in sposa è fuggita. Sul suo volto compare un’espressione furiosa e selvaggia. Si sente umiliato, gli assassini di Uro pagheranno il loro gesto con interminabili sofferenze. Albeggia, Otzi ha dovuto trasportare Orsobruno rallentando la fuga. La Principessa lo ha seguito senza parlare, ma non ha mai smesso di chiedersi chi fosse quel uomo misterioso e così abile nell’uso delle armi. - Che hai da guardarmi? - chiede Otzi. - Niente, scusami. - Ti faccio paura? - No. - Invece dovresti averne, potrei stancarmi di voi e lasciare che vi uccidano. - Non credo che lo farai. Potevi fuggire da solo, ma hai scelto di aiutarci. - Potrei esserne pentito. Un lamento, Orsobruno si sta riprendendo. La principessa tenta di aiutarlo ma Otzi la ferma. - Deve farcela da solo. Orsobruno si assesta sulle gambe e annuisce. Oltrepassano un torrente ghiacciato e s’inerpicano tra gli alberi. Le montagne sono ancora buie e silenziose, ma gli uomini che li inseguono sono giovani e addestrati, si muovono come ombre e già ne hanno individuato le tracce. Otzi fa segno ai due ragazzi di precederli e in un istante scompare nel bosco. Corvogrigio alla testa dei suoi uomini, tutti armati di mazze e coltelli di selce. Tra questi spicca un ARCIERE dipinto con i colori di guerra e armato di un lungo arco. Gli uomini si scambiano dei segnali silenziosi e sono disposti a ventaglio per battere la foresta. Uno di loro smarrisce il contatto con il suo compagno e si prepara a lanciare l’allarme. Ma l’altro ricompare tra la selva di tronchi e gli si

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avvicina come per affiancarlo nella caccia. E’ Otzi, il suo coltello trancia la gola del guerriero che cade senza un grido. Otzi è nascosto nel sottobosco, un guerriero gli passa accanto e lui si prepara ad aggredirlo, ma una freccia lo sfiora e si conficca in un tronco vicinissimo. Otzi si abbassa per evitare il colpo del guerriero cui ha teso l’agguato, tende il braccio armato di coltello e lo ferisce mortalmente. Con una mossa veloce afferra la freccia conficcata nel legno e si dilegua, mentre l’Arciere scocca un secondo dardo che si perde nel folto. L’Arciere avanza con l’arma puntata, su di una pietra scorge alcune macchie di sangue. Anche la sua seconda freccia è scomparsa. La Principessa e Orsobruno sostano al riparo di uno sperone roccioso. Non si vede nessuno e non si sentono rumori, tranne il soffiare del vento. - Lo hanno ucciso - dice Orsobruno. Lei fissa la semioscurità e scorge un uomo che risale il pendio. - E’ lui! - No, guarda! Dietro all’uomo ne appaiono altri, sono i guerrieri di Corvogrigio. Ricominciano a correre e giungono ad una forra coperta di vegetazione, un baratro improvviso li costringe ad arretrare e un’ombra taglia loro la strada. - State bassi e seguitemi! Un espressione di sollievo sul volto dei due ragazzi, Otzi è vivo, li ha preceduti e li sta guidando verso un fragile passaggio tra le due sponde della forra. - Aiutatemi - ordina Otzi appoggiandosi ad un masso in bilico. Spingono in tre, il masso s’inclina e infine scivola di sotto trascinando nella caduta centinaia di pietre taglienti che si abbattono sugli inseguitori. Una grotta sul fianco della montagna, abbastanza profonda da potervisi nascondere. E’ di nuovo scesa la notte, troppo buia per continuare la fuga. Alla luce di un piccolo fuoco, Otzi costruisce un arco e nuove frecce. - Al mio villaggio sarai accolto con onore - dice la Principessa.

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Otzi esamina una piccola cuspide di pietra valutandone la simmetria. - Forse domani moriremo - risponde. Orsobruno cerca lo sguardo di Otzi. - Da solo saresti già lontano, perché non te ne sei andato? chiede. - Chi sei? - aggiunge la Principessa.. Otzi la guarda con malinconia. - Sono un re - risponde. La Principessa capisce che non otterrà nessun altra risposta e si stringe ad Orsobruno su di un giaciglio improvvisato. Otzi rimane sveglio, lo sguardo perso tra i riflessi delle braci. Un movimento attira la sua attenzione. Alza gli occhi, Orsobruno e la Principessa sono come suo padre e sua madre, teneramente abbracciati vicino al fuoco. Otzi si gira di scatto come intuendo la presenza della sua giovane balia, ma nella grotta sono soli. E’ l’effetto di un desiderio ancora bruciante, di una passione incompresa nutrita per molti anni con la violenza e con il sangue, ma generata dal desiderio d’amore. Aria è morta, il calore del suo seno è ormai estinto; suo padre, Pietrachetaglia, non lo ha accompagnato nelle prime cacce e non potrà farlo mai più. Il Regno di Otzi è scomparso da moltissimo tempo e lui non sarà mai Re, questa dolorosa consapevolezza gli invade a mente. - Sono come morto, non mi resta nulla - sussurra nel buio della grotta.

Sull’orizzonte, ad est, una sottile striscia di nubi si tinge di rosso per l’alba vicina. A valle i guerrieri di Corvogrigio si muovono in silenzio, le loro sagome si stagliano contro il cielo che schiarisce. Giungono all’imbocco della caverna e si accorgono dei resti del focolare ancora tiepido. Otzi e i suoi compagni marciano a fatica tra la neve alta e instabile, ad ogni passo staccano frammenti di crosta ghiacciata che scivolano a valle trascinando altra neve nella caduta. Orsobruno indica un punto lontano e avvolto dalle nubi. © Giuseppe Zironi


- Laggiù, il passo! Proseguono sino ad un punto percorribile da una sola persona alla volta. Il primo è Otzi, che saggia la tenuta degli appigli, subito seguito dalla Principessa. Infine avanza Orsobruno, che riesce nell’impresa nonostante le sue precarie condizioni. Il passo è più vicino e con esso la salvezza. Ma il ponte di neve si spezza e la Principessa cade a valle tra frammenti di ghiaccio e pietra. Il suo GRIDO riecheggia tra le montagne. Otzi e Orsobruno ne osservano il corpo inerte duecento metri più in basso. - Si muove ancora, è viva! Ma il sollievo dura pochi istanti, i guerrieri di Corvogrigio e ora anche l’anziano Re Tatuato avanzano in direzione della Principessa. Otzi ripercorre lo stretto passaggio, Orsobruno tenta di seguirlo, ma il cedimento ha ridotto le dimensioni del passaggio e non ci riesce. - Non andare da solo, aiutami! - grida, ma Otzi è già scomparso. Corvogrigio sorride con cattiveria, ha ordinato ai suoi uomini di fermarsi e avanza trionfalmente tra la neve verso la Principessa inerme e contusa. Orsobruno osserva la scena dall’alto, il ghiaccio cede sotto i suoi piedi e lui si ferisce per non cadere. E’ furioso e disperato, tutto è ormai perduto. Corvogrigio raggiunge la Principessa e la colpisce con il dorso della mano. Lei gli sputa in faccia e con furia lo ferisce al volto. Corvogrigio sente su di sé lo sguardo dei guerrieri e la colpisce ancora. - Non mi avrai mai! - grida lei correndo sino al bordo di un precipizio. Corvogrigio fa un passo indietro e allarga le braccia. - Avanti, fallo - la incita. - No! - grida Orsobruno dall’alto. La Principessa socchiude gli occhi pronta a lanciarsi, ma attraverso le lacrime intravede un uomo che avanza nella neve. Le grida allarmate dei guerrieri costringono Corvogrigio a voltarsi e un artiglio ghiacciato gli stringe il cuore. Otzi sta avanzando verso di lui con la scure di rame in pugno. - Scappa! - grida Otzi alla Principessa. © Giuseppe Zironi


La ragazza abbandona l’orlo del precipizio e corre per raggiungere Orsobruno. Corvogrigio tenta la fuga, Otzi gli taglia la strada. - Uomini! - grida Corvogrigio ai suoi, troppo lontani per intervenire. Ma l’Arciere incocca una freccia e da quasi cento metri cerca la giusta angolazione. Vento, distanza, potenza dell’arma. Scaglia una prima freccia che però manca il bersaglio. Otzi disarma Corvogrigio con un colpo di scure al braccio. L’Arciere azzarda un secondo tiro, la freccia con la cuspide di pietra compie una regolare traiettoria ellittica e colpisce Otzi alla spalla destra. L’enorme forza dell’impatto lo scaraventa a terra obbligandolo a lasciare la scure che finisce nella neve. - Muori! - grida Corvogrigio. Ma Otzi si rialza, afferra la scure e spezza la freccia nel punto in cui scompare nella carne. Sotto i suoi piedi il bianco della neve si macchia di rosso. - Faccia nella neve, porco! - sibila a Corvogrigio. Corvogrigio è costretto ad obbedire e Otzi si rivolge al Re Tatuato che ha assistito impotente. - Lasciaci andare e avrà salva la vita! - grida con tutto il fiato. Il Re guarda l’Arciere che però scuote il capo, Otzi è troppo vicino a Corvogrigio per tentare un nuovo tiro. Ira, frustrazione, vergogna. Ad un cenno del Re i guerrieri arretrano di alcuni passi, è il segnale che Otzi ha vinto la battaglia. La Principessa ha raggiunto Orsobruno ed insieme hanno quasi valicato il passo. Molto più indietro, Otzi avanza penosamente trascinando Corvogrigio e i due ragazzi si fermano per guardali, indecisi se aspettare o proseguire. - Non vi fermate! Via! Via! - grida Otzi con voce spezzata. Alle sue spalle, si vedono i guerrieri avanzare tenendosi a distanza. Otzi obbliga il prigioniero a fermarsi. Corvogrigio è impietrito dalla paura e affida la sua salvezza all’emorragia che sta privando Otzi di tutte le forze. - In ginocchio - ordina Otzi con un filo di voce. © Giuseppe Zironi


- Non mi uccidere! - supplica Corvogrigio. Otzi gli cinge il collo con il braccio armato di coltello e lo costringe a terra, poi giacciono entrambi in mezzo alla neve e uno sull’altro. - Mi terrai al caldo, come una coperta - sussurra Otzi all’orecchio di Corvogrigio, poi sogghigna ad un pensiero improvviso. - O come una femmina. Intorno, le montagne sono immobili e silenziose, tinte di rosso per il tramonto imminente. L’aria è gelida e limpida, il panorama infinito. La notte scende lentamente sui due uomini soli e intirizziti, il cui respiro ghiaccia le barbe trasformandole in fragili sculture di cristallo. Un antico ricordo d’infanzia si fa strada nella mente di Otzi, il calore della balia sul suo piccolo corpo di bambino. Lo stesso cielo infinito e la medesima, enorme, stanchezza. Il desiderio di dormire almeno un poco, giusto un istante, per poi restare sveglio tutta la nottata. Otzi respira l’aria freddissima e il suo sguardo si perde tra le innumerevoli stelle del cielo. - Quante sono? - chiede. Corvogrigio non comprende la domanda. - Le stelle, quante sono? - Non lo so (interdetto). - Le voglio contare, ho tutta la notte per farlo. Otzi comincia lentamente a contare. - Una, due, tre... Corvogrigio spalanca gli occhi, sorpreso di essere ancora vivo al sorgere del sole. Una fragile crosta ghiacciata lo ricopre completamente e si spezzerebbe se lui non restasse assolutamente immobile. Abbassando lo sguardo scorge la lama di selce ancora appoggiata al suo collo scoperto. La giornata si preannuncia luminosa, ma è come attraverso un velo di nebbia che Corvogrigio si accorge di un uomo armato d’arco che avanza cauto nella loro direzione. La paura gli stringe il ventre, se l’Arciere avanza di un solo passo Otzi affonderà il coltello nella sua gola. Ma l’Arciere abbassa l’arma, mentre alle sue spalle appaiono altri guerrieri e, infine, suo padre, il Re Tatuato. Camminano lentamente, con la guardia abbassata, quasi incuriositi, increduli. Il Re osserva suo figlio che © Giuseppe Zironi


giace a terra, coperto di ghiaccio, il volto sconvolto dal terrore. Il braccio di Otzi gli cinge ancora il collo, ma è senza vita, lo sguardo del misterioso guerriero è fisso in direzione del cielo azzurro. Alcuni guerrieri sorreggono Corvogrigio sino al cospetto del Re. - Padre... Il Re ha lo sguardo carico di tristezza e non gli interessano le scuse del figlio. Si sente invecchiato e stanco, un uomo venuto dal nulla lo ha sconfitto e ha umiliato il suo unico erede, il suo sogno egemonico è ormai svanito. Si avvicina al corpo senza vita, la mente affollata di domande che non otterranno mai risposta certa. - Chi sei, straniero? Hai trovato quello che cercavi? Otzi non può rispondere, ma forse può farlo il suo corpo e il Re gli fruga tra i vestiti in cerca di indizi. Le sue armi, i piccoli utensili per la sopravvivenza. Otzi indossa diversi capi uno sull’altro che il Re scosta febbrilmente, infine gli scopre le braccia e ne vede i numerosi tatuaggi. La sua mano scorre lentamente su alcuni disegni dal significato inequivocabile. Non è possibile, sussurra, non dopo tanto tempo. Il Tatuato ripensa alla notte di sangue di molti anni prima, al giovanissimo erede cui diede inutilmente la caccia e al timore ossessivo che un giorno sarebbe ricomparso per vendicarsi. Quell’ uomo venuto dal nulla è il vero Re e sua è stata la vittoria. - Sei tornato, infine, facendomi subire ciò che io ho fatto a te. Hai ripreso ciò che era tuo - sussurra. Un guerriero raccoglie le armi di Otzi strappandole dal suo corpo irrigidito. Ma per il Tatuato non valgono più nulla, sono il simbolo della sconfitta. - No, lasciale! - ordina. Il guerriero obbedisce e il Re si risolleva con fatica. Vecchie ossa, segnate da molte battaglie e da troppe sconfitte. Il Re volge le spalle al cadavere, seguito dai suoi uomini. Per ultimo, anche Corvogrigio si allontana con passo malfermo e l’animo a pezzi. Otzi resta finalmente solo, con le sue armi, sotto il cielo azzurrissimo. Epilogo

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La Principessa e Orsobruno scendono lungo un prato appena chiazzato di neve, le cime innevate si stagliano alle loro spalle. Sono entrambi stremati, ma felici di essere vivi. Improvvisamente davanti a loro appare un piccolo gruppo di bambini che subito scappano a valle. La Principessa corre sino ad uno sperone roccioso dal quale si domina un’ampia radura. Vediamo fili di fumo, alcuni uomini che accorrono richiamati dai bambini, le capanne di un villaggio. - La nostra casa - esclama la Principessa ridendo e Orsobruno la stringe a sé. Dal villaggio giungono molte grida, qualcuno l’ha riconosciuta, la Principessa è tornata! La ragazza risponde con un grido selvaggio, ma, prima di abbandonarsi all’euforia, il suo pensiero va all’uomo che li ha salvati e del quale non saprà mai nulla. Un rapido sguardo alle montagne, immense e silenziose, Orsobruno le sfiora i capelli con una carezza e la costringe a voltarsi per poterla baciare.

FINE

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THE ICEMAN North-West Italy, 5000 years ago It’s night, a dog is barking monotonously and a North wind is blowing and whistling between the wooden huts; it bends the top of the larches, lifting up columns of sleet and scattering them. The dog is barking and digging to break into a hut. Inside the hut the warmth of a fire, the smell of tanned hides and of aromatic herbs consuming in a small brazier. Within a small semicircle made up by silent women, a completely naked young girl (ARIA) is delivering, with the help of an old woman. - Push harder! - orders the old woman The girl says she can not manage, the pain and fatigue are breaking her voice - You have to! Push harder I said! The girl cries, but clenches her teeth and obeys. - Good, girl, good! The head has passed, a quiver runs through the women in a semicircle, the old woman presses on her womb and eases the expulsion of the newborn. She readily seizes it and gives it to its mother, while another woman covers them both with a fur. A sudden gust announces the entrance of a stout and bearded man, covered in furs and ice. He is called PIETRACHETAGLIA ( Cuttingstone ) and he is the king of the village. The old woman shouts at him to leave, but he ignores her and moves gloomily forward among the dumbed women as far as the mother’s couch. - It’s a boy - she whispers in a very weak voice. Pietrachetaglia hesitates, then he bends forward to hold the baby. His hands delicately get hold of the little body, lifting him for the whole length of his umbilical cord. Commotion breaks his look - My son … The little boy is called OTZI, he doesn’t cry, the reddish lamps reflect into his dark eyes.

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OTZI on a day of his fourth summer, the royal tattooes decorating his body distinguish him from his playmates. He hides among the poles of the huts, but he is found out and chased like in a hunt. He runs laughing, barefoot, wild and happy. He throws himself into the woods and he stops suddenly, when he realises he is not alone. His playmates have reached some other men and women who are surrounding Pietrachetaglia and his hunters, back from hunting: they have killed a big deer and are hanging it head down, right at the centre of the village. Otzi gets near to look. The deer’s tongue is dangling ; its neck is dirty with clotted blood that is already drawing flies. Otzi slips between the bodies of villagers until he can lightly touch the wet snout of the animal, and his look gets lost into the dark depth of his lifeless eyes. A SPARK, a sudden BEATING of eyelids, the spring of strong rear muscles. The deer is alive and runs through the trees, the air is bracing, it burns the nostrils! Otzi is after it, and the emotion of running cuts his breath short. A sudden clearing, a moment of hesitation and a HISS among the branches. The ARROW pierces through his shoulder blade, the staff breaks and the point disappears into his flesh. Head first into the wood, ignoring the pain, lots of screams behind his shoulders. A painful STAB on the moment he falls - a second arrow through the centre of his neck!- his limbs are like broken ones, earth is in his mouth. A last shot, landed on the back of his neck with a glittering object, pushes him into the infinite darkness of death. Otzi startles, a blinding FLASH brings him back to the present. All around the corpse of the deer the crowd has been struck suddenly dumb by the arrival of some other hunters. The man who leads them has a completely tattooed face and ferocious looks; he gets near the deer and draws out of its side an arrow head, that he shows to Pietrachetaglia. A murmur rises from the crowd: The TATTOOED claims his right on a prey he has struck but not killed, ignoring a custom that can only be broken by mere strength. On both sides are they ready to fight. Face to face, the two men look into each other’s eyes for signs of surrender. Just a few moments, but full of incredible tension.

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Eventually the Tattoed draws back, but before leaving he spits on the corpse with contempt. In the half-dark hut Pietrachetaglia fondles his wife Aria and Otzi watches them from the couch he shares with a very young girl. Aria hugs to her lap a child who is jus a few weeks old: Otzi has a little brother, we can see his CRY. Without being told, the girl gets near the couple, takes the baby and curls up in the blankets whispering words of comfort. The baby is silent. Otzi glances at his parents still hugging, and the girl covers his eyes with the palm of her hand. An old dog runs through the huts, chased by children armed with stones and sticks. The poor animal falls into a ditch full of garbage, slips over the mud and struggles to climb up. - He can’t get away, the chase is over! - cries Otzi. But his mates are too excited to listen to him, and kill with a shower of stones. Otzi tells his father about his little adventure. - Didn’t you want to catch your prey, like all the others? - says Pietrachetaglia - I did, but with fairness. It was so many of us against one. - But you couldn’t manage to convince your mates. - They didn’t want to listen to me The father looks at his son for a few seconds - Are you sorry for the dog’s lot, or because they didn’t obey you? Otzi is silent, but his father may have made a point. In a big round hut, the tattooed man VIOLENTLY questions the authority of Pietrachetaglia, who is too old and more deeply involved with his young wife than with the duties of command. The Tattoed man’s words are full of hate, grudge and contempt. The majority still support the old chief, but the younger warriors side along the Tattoed man. The community is torn by now. Dead of night, Pietrachetaglia can’t manage to get to sleep, the Tattooed man’s words torment him. He gets near Otzi and wakes him. He draws a beautiful copper axe from a bundle of fur. Otzi gazes at the precious cuttings showing © Giuseppe Zironi


running animals and motifs of a mysterious meaning. - Do you like it? You can touch it - says Pietrachetaglia. Otzi nods. - It will be yours, but you’ll have to fight to have it. And you’ll have to be brave and just. Promise me. - I promise - The King smiles, melancholically, he fondles his son and puts the weapon back into its case. Otzi is woken by the girl’s feverish touch, everybody is alarmed in the hut. His father makes a sign to them not to open their mouths and Aria holds the baby, her eyes full of fear. Outside the night is silent and moonlit, but the King has grasped the copper axe, roused by a sudden feeling of danger. Suddenly a man breaks into the hut, Pietrachetaglia hits the centre of his back. The SCREAMS of the women. The attacker does not rise again. Another man bursts into the hut, he is a friend. The fighters of the Tattooed man have killed lots of people, surprising them in their sleep! The huts are burning! An arrow pierces his neck. Pietrachetaglia jumps over his body and throws himself into the fight, knocks down an opponent and then another one. The village is overturned by the fights. - Run away! Now! - he shouts to his wife. The women tear the hut’s covering and slip out into the gloom, but a warrior cuts their way. Aria falls, holding the newborn boy. - Run away! - she begs the girl who is taking Otzi by the arm. The warrior hits her, wounding her deeply. - Run away! - she shouts again. The girl drags Otzi into the wood, begging him not to look. The Tattooed man gets out of the fight grasping a heavy wooden mace, he reaches the wounded mother and kills her with a scornful grin, then he lifts the mace again and lands a mighty stroke on the baby. From over the girl’s shoulder, Otzi has seen everything. The girl clasps Otzi and runs, her lungs burning and her soul shrinking in terror. She runs for a neverending stretch of time, falling and rising again, tearing her skin and exhausting herself until the pain wears out. She escapes for long hours and crosses past the wood as far as a © Giuseppe Zironi


chilled plateau. She crouches, sheltered by a boulder, but the icy wind scourges them like a whip. - You cold? She asks the little boy. - Yes - whispers Otzi. She wraps him into her fur, uncovering her bare shoulders. She trembles, she can feel neither her legs nor her arms. She can’t resist crouching still any longer, yet she would like to sleep at least for a few seconds, before running away again. - You cold now? - she asks. Otzi has fallen asleep, it’s her turn now. Her last thought is for the millions of stars that twinkle in the clear sky. A man moves forward on the icy plain, his name is LAGOSCURO (Darklake) and he is scouting for his clan of hunters. Lagoscuro stops in front of the body of a girl who is hiding a little boy. The girl’s complexion is utterly white, she seems to be sleeping but she is dead. The boy is under her and looks at him with frightened eyes. Lagoscuro clutches the girl’s furs, leaves one to the boy and goes on his way. The rest of the group turns up after a while, there’s fewer than twenty of them, of both sexes, with their children and a couple of dogs who draw near to sniff. Otzi sees them pass from behind the corpse of the girl, almost cold by now. When he decides to follow them his fingers are whitened by the frost and the distance seems too big to be closed. He sinks into the snow and shouts, but his voice goes lost and unheard among the icy mountains. He can feel a tear running along his face and he immediately dries it with a gestureof anger. But there comes another one, followed by a restrained sob. Otzi is only four years old. A sudden shadow makes him start. Lagoscuro has come back. The man grasps him like a bundle and reaches his companions, who are already far away. He lays Otzi on a sled drawn by an old woman, who complains. Otzi curls up in the fur which still smells like his wet nurse. After a while he falls asleep again. The clan camps on the banks of a lake, fresh fish is on the fires. Otzi is hungry but when he draws near they kick him away. The old © Giuseppe Zironi


woman is chewing her part, with difficulty as some of her teeth are missing. Otzi gazes her long and the old woman lets herself go, she throws a head at him. - Eat slowly, I won’t give you any more. Otzi devours it and the old woman goes back on her words. - This is going to be the last one! - she says, throwing another morsel at him. Otzi eats again and falls asleep. Wake up is at dawn, they keep walking, following the tracks of a herd. The night falls and they warm up around the fire. The old woman intones a melody, accompanying herself with a leather drum. Otzi listens to her, mesmerised and stunned by fatigue. So many other days follow, so many times does the moon get full in the sky and do the woods wake up after each long winter. Otzi has grown up inside the clan without ever becoming one of them. He doesn’t have a rank, he’s clothed in rags, he eats and drinks like an animal, almost always sleeps in the open air. He knows the law of the stick, that often falls on him for reasons he does not always understand. He is hot-tempered and violent, but he sometimes finds himself staring at the sky at night, with thoughtful melancholy. The boys of the clan laugh at him, when he says he is son to a king, and grasps a deer’s horn instead of a sceptre. At the foot of the great mountains two rivers become one, before slowing down on the great plain. Whenever the summer begins, there’s the place where you can exchange goods with people from distant countries. Stone axes, knives, furs. At the centre of a small arena two men are awkwardly fighting. One of them is too thin, the other one is almost lame, the onlookers laugh at them and nobody bets. The barker is a man covered in feathers and coloured furs who shakes his arms and shouts to draw the curious ones. We do not know his name, but he is known as the STREGONE ( Sorcerer ). - You bet on who is going to be the winner! The winner will be the richest man in the valley! Otzi looks at the contestants © Giuseppe Zironi


- I can beat them, I want to try! Lagoscuro draws him by the arm. - The Sorcerer is a cheat. If he wins he cashes in the money, but he is ready to make up an excuse if he loses. But Otzi wants to fight, he feels strong and wishes for victory. Their visit at the market goes on and while Lagoscuro is bartering something, Otzi goes back to the arena and challenges the champion. He is sixteen years old and does not look dangerous, he moves goofily and wears miserable rags. The champion laughs at him and nails him straight with his foot on his back, the public laughs and the Sorcerer raises his arms to mark the end of the fight. Otzi’s mouth is full of mud and he is furious. He slips away by the side and the champion loses his balance, he takes one of his legs and the other one falls. Otzi picks up a stone - the crowd shouts! and he lands it in the man’s face again and again. He raises his arms as a sign of victory, exhausted. Lagoscuro stops on the border of the arena and sees Otzi red with the opponent’s blood, like a small wolf over the corpse of a deer. - There’s no prize for you, you have killed my champion! The asks for compensation. - One man for another, I’ll get the boy - he shouts to Lagoscuro. The deal is made in a few seconds and without any formalities . Lagonero walks away, avoiding Otzi’s look and the curious crowd scatters. The Sorcerer points at his own luggage. - Pick it up, we are leaving the market. Otzi hesitates and the Sorcerer hits him with his stick. Otzi falls to the ground with a broken lip. - Pick it up! Otzi has no choice, he collects the heavy luggage and he begins to follow the Sorcerer‘s way. Another market, a new fight for Otzi. His opponent is a man lined with innumerable scars that charges him head first. Otzi clasps his neck between his legs until he almost breaks it. The man gives in and Otzi is acclaimed by the

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crowd, but the Sorcerer does not reward him and hits him with his stick. - You know nothing about fighting, shame on me! Otzi is furious but he doesn’t react. The fights excite him and the beatings push him to perfect his technique. In the time following he faces and beats tens of challengers, his fame spreads over the nearby valleys and his matches become the main attraction of every market. Otzi is a hallowed champion by now and the Sorcerer heaps riches betting on his victories, but also predicting their lot to the kings of the villages who acknowledge his prophetic gifts. Otzi believes himself to be unbeatable and still likes to daydream on his royal origins. - Look at my tattoes, they’re a king’s! – he says, showing his decorated arms to the Sorcerer. - Even kingdoms have an end, don’t forget! Otzi shows his weapons fiercely. - Mine will last forever! A market crowded with visitors, in an important village on the plain. - Don’t underevaluate him, he is a dangerous fighter. The Sorcerer gives Otzi this advice; he is about to face an opponent of a petite size, but with a determined look. Otzi nods absent-mindedly and incites the crowd, shouting he is the King; the only one and the strongest. Otzi the King! Otzi the King! Otzi the King! The fight begins. Otzi challenges his opponent, lowering his guard. - Strike first, come on! The man does not react and Otzi turns to the crowd. - He doesn’t dare attacking the King! He’s a coward! A sudden blow throws him to the ground with a bloody face. Otzi rises and vainly attacks, his opponent strikes with his mace and breaks his thigh bone. Otzi, the King, bites the dust. His recovery will be long and painful, thefracture will never be healed well and his fighting skill will be compromised for good. One more market, but small and miserable, gloomy people and misery. Otzi faces an adolescent with frightened eyes. There are a motheaten fur and a wooden knife at stake, nothing compared with the © Giuseppe Zironi


past riches. Otzi wins easily, the few viewers comment without any enthusiasm and scatter right away, little interested in a fight between a lame man and a young boy. The Sorcerer and Otzi are still together, modest fights without a risk, small cheats, prophecies in exchange for bad food. At the end of a long winter and almost exhausted, they get to a village on the edge of a lake where tension and fear rule. An endless war with some bordering tribes has destroyed the local economy and some young warriors are imposing on the population with violence and arrogance. The king of the place is a mysterious man, who hides his features behind a ritual mask. His son is called CORVOGRIGIO ( Greyhawk), a weak-willed boy whose friend is a warrior called URO: Otzi and the Sorcerer are camped at the border of the village and suffer from both the cold and the arrogance of the warriors. The Sorcerer is very weak and hardly moves, Otzi is his look and hearing. - I got near a hut and the watchmen attacked me. - Did you recognize them? - Only one of them, Uro, the friend to the prince. He’s called me the old hag - says Otzi - Did you react? - He’s worth nothing, he can say what he wants. The Sorcerer smiles and nods. Otzi smiles too. - He’s also called me a mangy dog. They both laugh, wrapped up in dirty and wet blankets. Otzi tells about his discoveries. A girl is locked up in the hut. She is the daughter to an enemy chief, the King wants her for his son Corvogrigio, their offspring will rule over these valleys. Some other rumors are spreading, but it is dangerous even just to listen to them. - Speak - says the Sorcerer. - Corvogrigio. His friendship to Uro worries the King, who fears he prefers it to the girl’s sweet loins. And it is not all A young warrior called ORSOBRUNO ( Brownbear ) managed to get near the princess imprisoned. Uro and his mates © Giuseppe Zironi


beat him till they left him lying on the ground. They left him in a bad state and I don’t think he will ever try again. The Sorcerer reflects. The King is scared, his son’s match with the enemy princess is his last chance to win the war. The King wants to be reassured about the fate of his offspring, and whoever does that will be the object of his gratitude. - My strength is leaving me, Otzi. This is my last village. I will ask the King for a hearing and I will snatch some small benefits. But I want you to be at my side, so that it will be clear that you will have to enjoy them too. The King is wearing a big mask bearing the fanciful looks of a male deer. At his feet the Sorcerer burns some special herbs in a ceremonial brazier and the air is filled with fumes. We are at the peak of the divining rite, whose result is awaited by the King with great impatience. Otzi has only been a witness, and he’s now waiting for the end of the staging, silently. The wreaths of smoke and steam wrap the Sorcerer, who describes his visions in a trance-like state, with an altered voice. - Your offspring will be strong and abundant, and the nearby kingdoms will become one under it. The Sorcerer simulates exhaustion, but all this is not enough for the King, the strong emotional tension pushes him to ask for more. - I want your eyes while you are saying so - he orders. Slowly, the King rises from his seat and gets near the Sorcerer, followed by Otzi’s alarmed look. With even greater slowness he lifts up his mask, but his features are hidden by a cone of shade. Otzi realises that he is holding an object whose polished surface reflects the light of the braziers. A copper axe. - Look at me, if I find any bad faith in your eyes, then you will die hisses the King - Your offspring will be as many as the stars in the sky - repeats the Sorcerer holding his head high. The King lowers his armed arm and by the light of the reddish lamp we can see his face at last; it is covered all over by an extended tattoo. Otzi cannot hold back a moan, when in a revealing flash he recognises the man who murdered his mother.

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The Sorcerer knows he did the right thing, the King needed reassurance and he was able to give it to him. In exchange, he has got new and better accommodation, wood, food, and fat to be burnt. - This is all very good, Otzi, but I’m dying. Otzi doesn’t mind him, he is upset by the disclosure that the King is the murderer of his parents, the beast that caused him to lead a miserable life, deprived of everything. Otzi wishes he could take his revenge, wood and fat are a misery if compared with a kingdom! The answer of the old friend/master disappoints and rouses him: Yours is only a dream, Otzi, don’t waste what time you have left, like this. But Otzi cannot resign and he devotes each single day to perfecting the action that will make him a King again. He studies the movements of the guards and prepares several ways out, waiting for the best moment to recover his father’s weapons and take the tyrant’s life with them. The village is in a ferment because of the imminent match between Corvogrigio and the prisoner Princess, it is a suitable moment for action, but Otzi keeps to himself. The old Sorcerer‘s days are running short and Otzi does not want to expose him to the consequences of his failure. One night the old man addresses him with his last words: - This place feeds the beast inside you. When I’m dead you will leave with my things. - You still have long to live, and I won’t leave – says Otzi. The Sorcerer grasps his arm with an almost exhausted hand. - That man isn’t your father’s murderer, Otzi, and you ‘re no King! Promise me you will leave! But Otzi’s soul is a prey to ancient and deep grudge, what he wishes more than anything else is to at last give a meaning to the unceasing wanderings, to the thousands of fights, to the nights spent at the mercy of his vague and terrible memories. A few hours later the old Sorcerer dies and Otzi is free to fulfil his only wish: to be a King. A guard falls, his throat ripped, Otzi drags his corpse into the dark forest of poles that support the huts. From the surface of the lake © Giuseppe Zironi


there comes a swash, followed by the call of a seabird. No danger. Otzi draws near the royal hut. A strong feeling of alarm forces him to stop. An imperceptible movement, the minimal heat given off by two close bodies, the swift beating of their hearts. Otzi is about to land a mortal stroke but his arm stops halfway. - Please, don’t kill us! Under the moonlight, we can see the wide open eyes of the Princess and the glittering of a knife that Orsobruno grasps with a trembling hand. The young man still shows the signs of the heavy punishment that Uro gave him. - When you killed the guard you gave us the opportunity to escape - says Orsobruno. The Princess turns to Otzi begging him - Help us, I don’t know who you are, but I’ve seen the way they treat you. Otzi’s look is full of commiseration. - There’s nothing I can do for you, you’re both going to die in a short while. The Princess looks at him with begging and desperate eyes. - You can come with us. Otzi smiles, sarcastically, but the innocent intensity of her request shakes him and he is forced to hide his emotion drawing back into the dark. - Don’t move, you may not have any more reason to escape in a short while. He leaves and the two young people watch him go, hugging each other. Otzi slips into the royal hut without meeting with any obstacles. His hands tremble when he grasps the axe that used to belong to his father; more than thirty years have gone by since then. The polished metal reflects the moon rays. Otzi firmly grasps it and heads to the King’s room. The King is a prey to a restless sleep, his fears accompany him all along the night. Otzi can see his shape under the blankets of an imposing couch. He slowly moves forward with the lightest step, his fist closed around the sharp axe. But the meeting with the two young people has made him lose his clearness of mind and his arm © Giuseppe Zironi


is not as firm as he may wish. The King coughs and turns over, Otzi stands still, just a few steps away. A CRY from the outside. STEPS, a figure breaks into the room, holding a lantern. - Father! Corvogrigio is upset, the King rises and looks at him without understanding. - The Princess has escaped! Otzi runs through the huts while the village is alerted, some warriors pass close to him without seeing him. He gets to the point where he left the two young people, but they have disappeared. He can’t but run through the woods with the axe. Calls, confused cries and shuffling can be heard, and suddenly a woman’s CRY. Otzi feels a pang in the heart. He goes back on his steps and from a hidden spot he can see Orsobruno lying on the ground with a bloody head and Uro striking him with a long wooden stick. - You’re going to die now! The Princess throws herself on Uro, but he knocks her down with a fist. He is furious, he throws his mace away and lifts up the Princess pulling her by her long hair. - Please! - she moans - Your bastard race… Get away, leave! In Otzi’s mind the Sorcerer‘s words echo, but his body does not obey him and he stands still, incapable to move. On that very spot his mother died under the Tattooed man’s blows. Otzi remembers her cry and her frightened look. He remembers the blood that spattered from her head and the grin on the decorated face of the murderer. He has given up killing the tyrant, but he can’t stand the screams of the Princess. Responding to an uncontrollable impulse, Otzi jumps out of the shadow with the copper axe in his fist. Uro turns and he immediately recognizes him. – What are you doing here, you dirty dog? Go back to your den! Otzi’s arm smashes Uro’s skull and he dies on the spot. Otzi lifts up Orsobruno and turns to the frightened Princess. - Follow me! - he The Princess’s face lightens up with faint hope. © Giuseppe Zironi


The narrow passage between the huts is lit by the lamps that some warriors, arranged in a semi-circle, are holding. Corvogrigio moves forward that way, his mind upset by an obscure premonition. The men draw back to let him pass and he can see Uro’s body in a pool of blood. Corvogrigio kneels down beside the corpse and holds it in his arms. - My friend. The Tattooed King watches the scene. His son is crying his friend openly like a young woman woul, for her husband, and the princess he should have taken as a wife has escaped. A furious and wild looks appears on his face. He feels humiliated, Uro’s murderers will pay for their deed with endless sufferings. It’s dawn, Otzi has had to carry Orsobruno, slowing down their flight. The Princess has followed him without speaking, but she has never ceased to wonder who that mysterious man is, so skilled with weapons. - Why are you staring at me? – asks Otzi - For no reason, sorry. - Do I scare you? - No. - You should be scared though, I may grow tired with you and let them kill you. - I don’t think you will do it. You could have left on your own, but you chose to help us. - I may regret that… A groan, Orsobruno is coming to. The Princess tries to help him but Otzi stops her. - He must make it by himself. Orsonero settles on his own legs and nods. They cross an iced stream and climb among the trees. The mountains are still dark and silent, but the men who are following them are young and well trained, they can move like shadows and they have already found their traces. Otzi makes a sign to the two young people to go ahead of him and disappears into the wood in an instant.

© Giuseppe Zironi


Corvogrigio leads his men, all armed with maces and knives. Among them an ARCHER stands out, painted in war colours and armed with a long bow. The men exchange some silent signs and are arranged in the shape of a fan a to scout the forest. One of them loses contact with his partner and prepares to raise the alarm. But the other one turns up in the jungle of trunks and gets near, just as if he wanted to help him in the hunt. It’s Otzi, his knife cuts the warrior’s throat open, and he falls without a cry. Otzi is hiding in the undergrowth, a warrior runs close to him and he prepares to attack him, but an arrow goes past him and sticks into a nearby trunk. Otzi bends to avoid the shot from the warrior he has made an ambush for, stretches his arm armed with a knife and wounds him mortally. He grasps the arrow stuck in the wood with a quick move and disappears, while the Archer shoots a second arrow that goes lost into the thick wood. The Archer moves forward with a pointed weapon, he can see some drops of blood on a stone. Even his second arrow has disappeared. The Princess and Orsobruno rest, sheltered by a protrusion of the rock . Nobody can be seen and no noise can be heard, but for the wind blowing. - They have killed him – says Orsobruno. She gazes into the half-darkness and can see a man walking up the hillside. - It’s him! - No, look! Behind the man some other men turn up, they are Corvogrigio’s warriors. They start to run again and they get to a chasm covered with vegetation, a sudden abyss forces them to draw back and a shadow cuts in their way. - Stay low and follow me! A look of relief on the young people’s face, Otzi is alive, he is ahead of them and is guiding them through a frail path between the two sides of the chasm. - Help me - orders Otzi, leaning against a boulder. © Giuseppe Zironi


It’s the three of them who push, the boulder tilts and at last slips down, drawing thousands of sharpened stones with it, that fall onto the followers. A cave on the side of the mountain, deep enough to hide in. The night has fallen again, and it’s too dark to keep on escaping. By the light of a small fire Otzi builds a bow and new arrows. - You will be welcome with honour at my village - says the Princess Otzi examines a small stone arrowhead, estimating its symmetry - We may die tomorrow – he answers. Orsobruno tries to meet Otzi’s look. - You would be far by now, on your own, why didn’t you leave? – he asks. - Who are you? - adds the Princess. Otzi looks at her melancholy. - I’m a King – he answers. The Princess understands she won’t get any other answer and hugs Orsobruno on an improvised couch. Otzi stays awake, his look lost in the reflections of the embers. A movement draws his attention. He lifts up his eyes, Orsonero and the Princess are like his father and mother, tenderly hugging beside the fire. Otzi suddenly turns as if he felt the presence of his young wet nurse, but they are alone in the cave . It’s the effect of a desire still burning, of a misunderstood passion fed for years with violence and blood, but born from his wish for love. Aria is dead, the warmth of her womb is quenched by now; his father, Pietrachetaglia, wasn’t with him in his first hunts and he will never be able to do it. Otzi’s kingdom has been lost for such a long time and he will never be a King, this painful awareness fills up his mind. - I’m like a dead man, I have nothing left – he whispers in the dark

© Giuseppe Zironi


On the horizon, in the East, a thin strip of clouds turns red because of the coming dawn. Down under Corvogrigio’s warriors move silently, their figures sketched against the sky that is clearing up. They reach the opening of the cave and they can see the remainings of the fire, still warm. Otzi and his mates can hardly step into the tall and uneasy snow, at each step do they detach fragments of iced crust that slip below, drawing some more snow while falling. Orsobruno points at a distant spot, wrapped up in the clouds. - Over there, the pass! They carry on as far as an endroit through which only one person at a time can pass. The first one is Otzi, who tests the solidity of the grips, immediately followed by the Princess. Last, comes Orsobruno, who succeeds despite his poor conditions. The pass is nearer and safety is, with it. But the snow bridge breaks and the Princess falls down below among fragments of ice and stones. Her CRY echoes among the mountains. Otzi and Orsobruno watch her motionless body two hundred metres down. - She’s still moving, she’s alive! But relief only lasts few seconds, Corvogrigio’s warriors and now also the old Tattooed King head towards the Princess. Otzi goes through the narrow passage again, Orsobruno tries to follow him but the yielding has reduced the dimension of the passage and he cannot manage. - Don’t go alone, help me! - he shouts, but Otzi has already disappeared. Corvogrigio smiles, he has ordered his men to stop and triumphantly towards the helpless and bruised Princess. Orsobruno watches the scene from above , the ice gives way under his feet and he gets wounded, not to fall. He is furious and desperate, everything is lost by now. Corvogrigio reaches the Princess and hits her with the back of his hand. She spits at his face and furiously wounds his face. Corvogrigio feels the looks of his warriors on himself and hits her again.

© Giuseppe Zironi


- You will never have me! - she shouts running to the edge of a precipice. Corvogrigio moves a step backwards and widens his arms - Come on, do it – he incites her - No! - shouts Orsobruno from above. The Princess half closes her eyes, ready to throw herself down, but through her tears she glimpses a man who steps on in the snow. The alarmed shouts of the warrior force Corvogrigio to turn, and an icy grip gets hold of his heart. Otzi is coming towards him with the copper axe in his fist. - Get away! - shouts Otzi to the Princess. The girl leaves the edge of the precipice and runs to reach Orsobruno. Corvogrigio tries to escape, but Otzi cuts his way. - Men! - shouts Corvogrigio to his mates, too far away to be able to support him. But the Archer reeves an arrow and looks for the right angle from about one hundred metres. Wind, distance, power of the weapon. He shoots a first arrow which misses its target. Otzi disarms Corvogrigio with a stroke of his axe to his arm. The Archer tries a second shot, the arrow with a stone arrowhead draws a regular elliptic trajectory and strikes Otzi’s right shoulder. The enormous strength of the impact knocks him to the ground, forcing him to throw the axe which ends up into the snow. -You die! - shouts Corvogrigio. But Otzi rises to his feet again, grasps the axe and breaks the arrow where it sinks into his flesh. Under his feet the white snow reddens. - Face down into the snow, pig! – he to Corvogrigio. Corvogrigio is forced to obey and Otzi turns to the Tattooed King who has witnessed to it all, powerless. - Let us go and his life will be saved! - He shouts with all his breath. The King looks at the Archer, who shakes his head, Otzi is too close to Corvogrigio to try a new shot. Anger, frustration, shame. At the King’s nod the warriors draw back, it is the sign that Otzi has won the fight. © Giuseppe Zironi


The Princess has reached Orsobruno and they have almost crossed the pass, together. Far behind, Otzi moves forward with difficulty dragging Corvogrigio, and the two young people stop to look at them, unsettled on whether to wait or to go on. - Don’t stop! Go! Go! - shouts Otzi in a broken voice. Behind his shoulders they can see the warriors following at a distance. Otzi forces the prisoner to stop. Corvogrigio is petrified with fear and entrusting his safety to the bleeding that is depriving Otzi of all his strength. - Kneel down! – orders Otzi - Don’t kill me! – begs Corvogrigio. Otzi girds his neck with his arm holding the knife and forces him to the ground, then they both lie in the snow over each other. - You will keep me warm, like a blanket - whispers Otzi into Corvogrigio’s ear, then he grins at a sudden thought. - Or like a woman. All around, the mountains are motionless and silent, reddened by the coming sunset. The air is chilly and clear, the landscape endless. The night falls slowly on the two silent and frozen men, whose breath freezes the beards turning them into fragile crystal sculptures. An old childhood memory makes its way into Otzi’s mind, the warmth of the wet nurse on his little childish body. The same infinite sky and the same, huge weariness. The wish to sleep at least a little bit, just a second, to be able to wake then for the whole night. Otzi breathes in the chilling air and his look gets lost among the countless stars in heaven. - How many are there? – he asks. Corvogrigio does not understand the question. - The stars. How many of them are there? - I don’t know (puzzled) - I want to count them, I’ve got the whole night to do it. Otzi begins to count, slowly - One, two, three… Corvogrigio opens his eyes wide, surprised he is still alive at the break of day. © Giuseppe Zironi


A fragile icy crust covers him all over and would break if he weren’t completely motionless. Lowering his eyes he can see the blade still touching his bare neck. The day announces to be full of light, but it is just as through a veil of mist that Corvogrigio makes out the figure of a man, armed with a bow, who comes cautiously towards them. Fear squeezes his womb, if the Archer moves just one step forward Otzi will sink his knife into his throat. But the Archer lowers his weapon, while behind his back some other warriors appear and, last , his father, the Tattoed King. They walk slowly, their guard lowered, almost curious, . The King watches his son lying on the ground, covered with ice, his face upset with terror. Otzi’s arm is still girding his neck, but he is lifeless, the look of the mysterious warrior stares at the blue sky. Some warriors hold Corvogrigio in front of the King. - Father… The King’s look is full of sadness and he doesn’t care about his son’s apologies. He feels old and tired, a man coming from nowhere has defeated and humiliated his only heir, his dream of power is vanished by now. He draws near the lifeless corpse, his mind crowded with questions that will never get a certain answer. - Who are you, stranger? Have you found what you were looking for? Otzi cannot answer, but his body may be able to, and the King searches his clothes for clues. His arms, the small things for survival. Otzi wears several items that the King feverishly moves away, then he uncovers his arms and sees the tattooes. His hand slowly goes over some drawings whose meaning cannot be mistaken. It can’t be, he whispers, not after such a long time. The Tattooed man thinks again about that bloody night of so many years ago, about the child heir he vainly chased, and the haunting fear that he would come back to take his revenge. That man coming from nowhere is the real King and it was his victory. - You have come back, at last, making me have what I did to you. You have taken what was yours - he whispers.

© Giuseppe Zironi


A warrior picks up Otzi’s weapons, snatching them from his hardened corpse. But for the Tattoed man they are worth nothing, they are the sign of his defeat. - No, leave them! - he orders. The warrior obeys and the King rises. Old bones, with so many battles and so many defeats. The King turns his back on the corpse, followed by his men. Eventually, also Corvogrigio moves away with unsteady steps and a broken soul. Otzi is left alone at last, with his weapons, beneath the blue sky. Epilogue The Princess and Orsobruno run down along a meadow just spotted with snow, the snowy cliffs behind them. They are both exhausted, but happy to be alive. Suddenly, a small group of children turn up, who immediately run down to the valley. The Princess runs to a rocky noose from which a wide valley can be overseen. We can see wreaths of smoke, some men who run to the children’s call, the huts of a village. - Our home - exclaims the Princess laughing and Orsobruno hugs her. Lots of shouts come from the village, someone has recognised her, the Princess has come back! The girl answers with a wild cry but, before letting herself go euphorically, her thought goes to the man who saved them and about whom they will never know anything. A quick look at the mountains, immense and silent, Orsobruno touches her hair lightly, makes her turn to him to be able to kiss her. The End

© Giuseppe Zironi


NOTA D’INTENTI 5000 anni fa un uomo si av venturò s ulle gelide alture dei ghiacciai della Val Senales , dove morì. Nel 1991 v enne s coperto per c aso s ul ghiac c iaio del Similaun, ins ieme ai suoi abiti e al suo equipaggiamento, mummific ato, c ongelato. Un ev ento sensaz ionale per l'archeologia e un'istantanea eccez ionale, c he c ols e una persona dell'età del rame in viaggio in alta quota. Dopo indagini pluriennali condotte da gruppi di ricerc a altamente specializz ati, la mummia venuta dal ghiac ciaio e gli oggetti rinvenuti con es sa sono ora al Museo Arc heologico dell'Alto Adige (BZ) a disposizione del pubblic o. L’uomo è stato chiamato OTZI e L’Uomo del Ghiaccio è la ric ostruzione fantas ios a della sua vita. Non moti anni fa visitai le s ale del Mus eo Archeologico dedic ate ad Otzi e ne ricavai una forte impres s ione. Il c orpo giace su di un ripiano all’interno di una s ala ermetic a ed è visibile attraverso un oblò da una sola persona alla v olta e per non più di una manc iata di minuti. Inerme e indifeso, Otzi subisc e gli sguardi dei turisti c ome un qualsiasi reperto inanimato, ma alc uni particolari ne testimoniano la natura umana e su quelli posi la mia attenzione: la dentatura in disc rete c ondizioni, i tatuaggi bluastri, la mano s inis tra c hius a a pugno in una stretta che si prolunga da 5.000 anni. Pens ai ai sentimenti che lo avevano s pinto a s fidare la morte s u di un ghiacciaio sperduto e li immaginai brucianti. Davanti a quella vetrina, un attimo prima di c edere il pos to a chi seguiva, s tabilii c he quelli s arebbero s tati l’oggetto del mio racconto. Le tesi uffic ali non mi interessavano, che Otz i fosse un pastore o un ladro in fuga mi parve di secondaria importanza. Un gregge o un’importante refurtiv a poss ono susc iare invidia e cupidigia, sentimenti molto diffus i in ogni tempo, che non mi andava di rac contare s c omodando l’età del rame. © Giuseppe Zironi


La punta di freccia conficc ata nella s palla di Otz i ne testimonia l’assass inio, ma non s piega perché l’omic ida non si sia impadronito della preziosa ascia, del pugnale e dei vestiti appartenuti alla vittima. Nell’identificaz ione del v alore attribuito a quegli oggetti - ne ero c erto s tava la soluzione di tutto il mistero e la loro mancata s ottraz ione era la prova c he Otzi fos se usc ito vinc itore dallo sc ontro. Quest’ultima cons tatazione, decisi, avrebbe sostenuto l‘intero film. Ne L’Uomo del Ghiaccio, Otzi subisc e lo sterminio della s ua famiglia quando ha appena quattro anni. Da quel momento, tra violenz a e sopraffazione, il ricordo della tragedia sublima nel rimpianto di un Regno vagamente ric ordato, del quale desidera es sere di nuov o Re. Otz i div enta un combattente, il favore del pubblic o gli offre un surrogato dell’affetto perduto, mentre il s angue dei nemici uccis i ne placa l’incons cia sete di v endetta. Ma l’inev itabile declino lo priva di entrambi, s ino allo s c ontro con l’uomo c olpevole di tutte le sue disgraz ie, l’ass as sino dei suoi genitori. Costui ha eserc itato la v iolenza anc he sulle persone care, edificando un fragile regno intriso d’odio e terrore, simboleggiato dall’as cia appartenuta al padre di Otz i. Il rancore s pinge Otz i a tentare l’as sassinio dell’usurpatore, ma l’inc ontro con i due ragazzi innamorati gli res tituisc e l’esatta - e doloros a - percezione di c iò che ha perduto: non i lugubri privilegi del comando, ma l’amore di una famiglia unita, per la cui salv ezza s i batterà s ino alla morte. La ric erca dell’amore e la determinazione a sac rific ars i per esso è dunque il tema del film, cos i forte e attuale da giustificare il ricorso ad un’ambientazione antic a e ad un impianto narrativo avventuros o. Il pic colo c adavere asetticamente esposto nel Museo di Bolzano è un reperto di eccez ionale valore scientifico, ma c iò c he realmente tocca il cuore del grande pubblic o e pone di Oz i al centro di un racconto universale, è la sc operta in lui di sentimenti familiari, gli stes si c he da tempo immemorabile governano il corso delle nos tre vite. © Giuseppe Zironi


GIUSEPPE ZIRONI giuseppe.zironi@tele2.it Tel 338 9549355

La mia attività inizia nel 1989 con la frequentazione dei corsi di disegno e sceneggiatura che la Disney Italia affida a Giovan Battista Carpi, uno dei maestri del fumetto umoristico europeo. Da allora e per quasi dodici anni ho scritto e disegnato storie per le riviste Topolino, Minnie, Cip & Ciop, Giovani Marmotte e MM (Mickey Mouse Mistery Magazine), molte delle quali ripubblicate in Francia, Germania, Spagna, Olanda, Brasile, Stati Uniti, ecc. Nel 1999 sono stato premiato come “Miglior nuovo autore” dalla giuria internazionale di Lucca Comics, la più importante manifestazione del settore. L’elenco completo dei miei lavori Disney è reperibile in Rete: http://coa.inducks.org/simp.php?pagel=l&creat=zironi Per l’editore Paquet (Ginevra) ho realizzato albi a fumetti in Svizzera, Belgio e Francia negli anni 2001/3: - Les Passagers de la Dernière Vague (Vanloffelt, Zironi) - L’ours de la Spadaccia (Zironi, Chiavini). Nel 2004 comincia la mia attività di sceneggiatore televisivo: © Giuseppe Zironi


- La Freccia Nera (Canale5), mini serie liberamente tratta dall’omonimo romanzo di Stevenson. Soggetto di serie, i sei soggetti di puntata e due sceneggiature; - Terapia d’urgenza (Raidue), dal format spagnolo Hospital Cenral, due sceneggiature in collaborazione con Nicola Lusuardi. Nel 2008 ho scritto e diretto il cortometraggio La Fuga di Rosania, premiato al San Francisco Short Film Festival nella categoria Best Actress: http://www.sanfrancisco.filmsfest.com/ e al Festival du Cinéma de Bruxelles come Meilleur Film de Fiction: http://www.bruxelles.festivalinfo.org/

© Giuseppe Zironi

L'uomo del ghiaccio  

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