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SCREENS | cinema

GRIND 08 HOUSE di piero ciccioli

L’

ansiogeno allarmismo sulla fine dell’umanità profetizzata dai Maya è stato montato dai media con così largo anticipo da essersi esaurito proprio ora che il mondo intero è entrato nel 2012. Così, per ravvivare con una dose di cattivo gusto il terrore di cosa potrebbe accaderci nei mesi a venire, andiamo a rispolverare l’apocalisse secondo il cinetrash. Quello della fine del mondo è un soggetto che trova asilo in svariati filoni dell’exploitation, dagli animal revenge agli zombie movie. Tra tutti, però, spicca il sottogenere dei film

APOCALYPSE YESTERDAY parte 1:

da Ayers Rock ai sette colli di

ROMA

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postatomici, che attribuisce un ruolo assolutamente centrale al tema dell’apocalisse del genere umano. Il trend si origina e sviluppa in Australia, a partire dalla costola della “ozsploitation” a sfondo automobilistico criminale, iniziata nel 1974 con Stone. La pellicola ruota attorno alle atrocità perpetrate da una gang di barbari motorizzati, vestiti in maniera a dir poco stravagante, con giubbotti superborchiati, logori cappelli a cilindro e altri accessori weird. Tali spunti concettuali ed estetici vengono rielaborati da George Miller nel 1979, quando il regista mette un imberbe Mel Gibson nei panni del futuristico poliziotto Mad Max, protagonista dell’eponima pellicola. Sebbene si affidi al collaudato canovaccio della “personal revenge” e non presenti esplicitamente risvolti apocalittici, Mad Max trascina i film basati sugli inseguimenti stradali in una dimensione inedita, desolata, violentissima, in cui l’umanità è degenerata in maniera selvaggia. Il tutto è enfatizzato dalle location australiane, capaci di creare uno straniante contrasto tra la natura aspra dell’outback e solitarie strade rettilinee, che fendono il terreno come tagli di bisturi su una pelle candida. Fuori dai tracciati, c’è la pace del nulla sconfinato, mentre sull’asfalto,

tra lamiere accartocciate e corpi smembrati a colpi di fucile a canne mozze, si consuma la sanguinosa vendetta di Max nei confronti della banda criminale che gli ha massacrato la famiglia. L’ambientazione futuristica consente a Miller di estremizzare l’approccio estetico di Stone, introducendo poliziotti fasciati da aggressive tute di pelle nera, psicopatici dall’aspetto bizzarro e macchine assurde, come l’Interceptor del protagonista, che, con la sua turbina da jet montata sul cofano, diventa subito icona. La svolta definitiva si ha nel 1981, con Mad Max 2, che definisce i capisaldi del genere postatomico. I timori che la Guerra Fredda possa sfociare nell’olocausto nucleare contaminano l’immaginario di Miller, il quale proietta Max tra le macerie del dopobomba, in un mondo arido, decadente, dove i sopravvissuti vivono in uno stato di brutale anarchia. Si tratta di un affresco che materializza e, al contempo, esorcizza le inquietudini sociopolitiche degli anni Ottanta, perché il futuro ipotizzato dal regista è, sì, infausto e disperato, ma anche talmente fantasioso da risultare affascinante, nonché seminale. Tant’è vero che ogni elemento del film diviene testo: i predoni dalle vertiginose creste punk, le corazze di fortuna realizzate

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Players 13 (revised)  

Players è intrattenimento per menti sveglie e affamate. Con un'attitudine vagamente geek, gusto per il bello e una sincera volontà di propor...

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Players è intrattenimento per menti sveglie e affamate. Con un'attitudine vagamente geek, gusto per il bello e una sincera volontà di propor...

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