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MICOTTI VACCARI curatori ALVAR AALTO


ALVAR AALTO - PAVIA 1966-68 a cura di architetti Luca Micotti e Andrea Vaccari

sponsor Banca IPIBI Financial Advisory Gruppo Veneto Banca sponsor tecnici Glifo Associati s.c. - Pavia Milano Pasotti s.n.c. - Pavia Milano Plano e MTP arredamenti - Pavia Ristorante Erbaluce - Pavia Tenuta Montelio - Codevilla PV Vetreria Nuova Vitrum s.n.c. - San Genesio PV patrocini Ambasciata di Finlandia a Roma Consulta regionale Lombarda degli Ordini degli Architetti P. P. C. Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano Ministero per i Beni e le Attività Culturali Provincia di Pavia Università degli Studi di Pavia promotori Ordine degli Architetti P. P. C. della Provincia di Pavia con la partecipazione del Comune di Pavia, Assessorato al Turismo e Cultura, Promozione della città, Marketing territoriale, Rapporti con Università hanno contribuito alla realizzazione della mostra Alvar Aalto Foundation e Alvar Aalto Museum - Helsinki Associazione Pavia Città Internazionale dei Saperi - Pavia Consiglio Nazionale degli Architetti P. P. C. - Roma Fondazione Comunitaria della Provincia di Pavia - Pavia Fondazione Frate Sole - Pavia


Alvar Aalto - PAVIA 1966/1968 Allestimento mostra allo Spazio Broletto - Pavia Setting-up exhibition at Spazio Broletto - Pavia


“Nel 1966 il maestro del Movimento Moderno fu incaricato di progettare il quartiere residenziale Patrizia alla periferia ovest di Pavia, un grande insediamento immerso nel verde e ricco di servizi destinato a 11.000 nuovi abitanti. Il progetto fu elaborato dall’architetto finlandese con profonda sensibilità per il paesaggio pavese e con altrettanta moderna attenzione per la qualità dell’abitare. Per vicissitudini della storia l’opera non fu realizzata e i suoi documenti finirono nell’archivio del costruttore Ausano Febbroni, committente di Aalto. Con Alvar Aalto (1898-1976) lavorò al progetto l’architetto torinese Leonardo Mosso. Dei disegni colpisce tutt’ora la freschezza, l’intuizione profonda del luogo, la qualità dell’abitare, la sensibilità psicologica, l’articolazione concettuale, la modernissima dotazione di servizi, la cura per l’aggregazione sociale attraverso identificabili unità di vicinato. Anche a Pavia Alvar Aalto reinterpretò in senso organico le regole del Movimento Moderno. Conosciuta la città, Aalto reinterpretò con profonda originalità le regole del castro romano pavese, giocò con la pianura, con le dolci curve di livello della valle del Ticino, con le sottili pieghe del suolo, con i piccoli corsi d’acqua, la rete dei percorsi pedonali, il verde naturale, agricolo e urbano, il vicino complesso storico monumentale dalla basilica di San Lanfranco. Un progetto allora sperimentale ed estremamente avanzato, sensibile al luogo e al buon abitare e pieno di quella qualità architettonica e umana di cui oggi, tanto quanto allora, si sente il bisogno.” tratto da DOMUS WEB del 30 Settembre 2013


Testo introduttivo alla mostra Alvar Aalto, Pavia 1966-1968

Tra il 1966 e 1968 Alvar Aalto e Leonardo Mosso elaborarono un progetto per il grande quartiere residenziale “Patrizia”, che sarebbe dovuto sorgere alla periferia est di Pavia. Mettere in mostra il progetto è un’esperienza entusiasmante, che ha posto non pochi problemi: - gli oggetti in mostra sono copie (eliocopie, stampe fotografiche, riproduzioni) nulla di pugno dell’autore capace di trasmettere direttamente il calore della carta e della mano; - il progetto, in quanto irrealizzato, può avere il sapore di un sogno a occhi aperti, come se non si trattasse di un oggetto reale e pieno di senso; - la memoria delle polemiche e delle incomprensioni che determinarono la mancata costruzione può sviare dalla sostanza dell’architettura. Possiamo attingere a due grandi, quasi contemporanei di Aalto: Walter Benjamin ci ha insegnato a pensare al di là degli originali e delle copie; Claude Lévi-Strauss a guardare di un’opera d’arte non quello che rappresenta ma il movimento trasformativo che produce. Tutto suggerisce di porsi davanti al progetto di Aalto liberi da pre-comprensioni pronti a lasciarsi trasformare, a lasciare che lo sguardo del maestro finlandese rinnovi il nostro. Pensando ad Aalto, occorre liberarsi dall’idea rassicurante dell’architetto che d’improvviso crea, e sostituire a quell’idea il ritratto di un uomo complesso e sensibile che nel tempo elabora: “Uomo vero – scrisse Giovanni Klaus Koenig – che se ne infischiava altamente sia del cerimoniale prefissato in suo onore, sia di recitare la parte del grande architetto.”

Aalto e l’Italia

Da giovane intellettuale nordeuropeo nel ‘24 Aalto scende in Italia a compimento della propria formazione; nel ‘26, innamorato dell’architettura rinascimentale toscana, disegna la chiesa di Muurame in Finlandia; studia le Annunciazioni del Beato Angelico, in particolare la relazione tra spazio interno e spazio esterno; elabora il saggio Dalla soglia al cuore della casa. Nel ‘54 scrive: “Nel mio spirito c’è sempre un viaggio in Italia, forse un viaggio compiuto nel passato e che continua a venirmi alla memoria […] ‘condicio sine qua non’ per il mio lavoro di architetto.” Il lavoro di Pavia si colloca quasi al termine della sua parabola professionale. Si tratta di uno degli ultimi progetti residenziali e certamente del più esteso. Contiene l’esperienza accumulata in una vita: i tratti e le ragioni delle residenze di Sunila e Kauttua (Finlandia), del MIT (Mass., Stati Uniti), della Casa dello studente e degli appartamenti Harjuviita a Espoo (Finlandia), delle case a Rovaniemi, Berlino e Brema (Finlandia e Germania). Ci piace pensare che il cerchio aperto tanti anni prima in Italia si chiuda a Pavia.


Aalto e Pavia

Il Grand Tour spingeva i nordeuropei di qua delle Alpi alla ricerca della luce del meridione, delle radici dell’occidente e del paesaggio italiano. In queste nostalgie possiamo trovare alcuni elementi ispiratori del progetto pavese: la reinterpretazione del castro pavese le cui vie e piazze si trasformano negli spazi urbani tra le onde dei fabbricati, la cura per l’orientamento degli edifici, la relazione con il monastero di San Lanfranco, e ancora il paesaggio della pianura a terrazze digradanti coltivato come un giardino, “sistema acqua-verde” – è scritto nella relazione tecnica – che “ha nelle rive del Ticino la sua meravigliosa sorgente genetica.” Il progetto di Aalto ci costringe a rinnovare la percezione che abbiamo del paesaggio pavese e della sua abitabilità (comprese le trasformazioni urbane degli ultimi quarant’anni). Lo dobbiamo, è chiaro, alla sensibilità dell’autore. Ma per darci una ragione complessa di tale forza occorre qualche traccia in più.

L’architettura di Aalto

Alvar Aalto aderisce al Movimento moderno quando questo ha già raggiunto una certa sua maturità. Fiducioso delle ragioni del razionalismo ne diventa attore eterodosso. Ne contamina, dilatandoli, i rigidi programmi formali e concettuali: vi include in modo pratico e fecondo una grande sensibilità per la natura, per la forma dei luoghi e per i caratteri regionali e una spiccata consapevolezza delle complesse irriducibili esigenze dell’individuo. La sua architettura imbocca una strada originale compresa tra l’organicismo di Frank Lloyd Wright e l’espressionismo nordeuropeo di Hugo Häring e Hans Scharoun. Adopera serenamente linee e superfici curve, piante aperte, geometrie asimmetriche, soluzioni sorprendenti e imprevedibili, frammentarie, stratificate, intuitive, per nulla codificate, per nulla decorative, sempre esattamente coinvolte nei luoghi. L’architettura di Aalto è libera da imposizioni e auto-imposizioni, è rivolta ad aprire possibilità per l’uomo e a costruire un abitare pieno di qualità. Dopo le sofferenze del secondo conflitto mondiale l’Europa rileva un bisogno di architettura e urbanistica dalle doti coincidenti con l’esperienza del maestro finlandese. Convergenza di tecnica, estetica, senso etico della dignità, empatia: architettura umanistica resistente al progressivo successo di quell’International Style tuttora solidamente presente nelle vesti del rigoglioso formalismo globale alla moda.

Il progetto oggi

Oggi, davanti alla devastante crisi ambientale globale, allo spreco di suolo, alla perdita di luoghi e paesaggi, alla dolorosa realtà di tante periferie, la irriducibile cifra umanistica dell’architettura di Aalto, il suo essere trasformazione e non invenzione, sensibilità topografica, processo di astrazione che non è distanziamento ma conoscenza, soccorre con segni pienamente attuali chi la osserva. Si tratta di percorrere la stessa astrazione compiuta da Aalto di fronte all’esperienza dell’impenetrabile foresta finnica, quella percorsa dal giovanissimo Alvar a fianco del padre agrimensore. Luogo fisico e mitico, capace di trasmettere quiete e terrore, insomma irriducibile alla sola comprensione razionale. “Ed è per questo - scrive Peter Reed - che, per quanto si possa viverli pienamente, gli edifici di Aalto non potranno mai essere penetrati fino in fondo.” Arch. Luca Micotti atelier@lucamicotti.it


Testo di inquadramento storico Alvar Aalto. Progetto di complesso residenziale a Pavia Il progetto del complesso residenziale denominato “Patrizia” redatto nel 1966-68 da Alvar Aalto, con Elissa Aalto e Leonardo Mosso, situato nella periferia ovest di Pavia in località San Lanfranco, non è mai stato realizzato: prevedeva la realizzazione di 1.120.715 metri cubi – infrastrutture escluse – distribuiti in un’area di 970.000 metri quadri e l’insediamento di 12.500 abitanti: una densità edilizia decisamente bassa se confrontata con quella prevista dal Piano Regolatore all’epoca vigente. Stupisce, nel progetto aaltiano, la qualità e l’unitarietà delle soluzioni proposte per i singoli nodi progettuali; la possibilità di realizzare il complesso per parti; la dotazione di servizi pensati quali elementi di mediazione e di aggregazione tra le parti stesse che compongono il quartiere a determinare un complesso sovrapporsi di sistemi; la particolare attenzione dedicata all’«inserimento ambientale» del progetto in uno dei luoghi di maggior pregio del corso pavese del fiume Ticino, e al complesso storico monumentale costituito dalla basilica di San Lanfranco, vero e proprio elemento nodale e di mediazione del progetto con la matrice storica del luogo, del costruito con lo spazio aperto a verde pubblico. L’estrema sensibilità dimostrata nel definire una reale continuità tra il nuovo e l’esistente è perseguita determinando una minuziosa continuità dei percorsi di progetto – percorsi principali, strade secondarie, sentieri – con quelli esistenti e storici, oltre che della giacitura e dell’orientamento di alcuni nuovi edifici pubblici rispetto a quelli dell’edilizia residenziale esistente. È possibile verificare questa corrispondenza sovrapponendo il progetto aaltiano a una planimetria dell’epoca. È inoltre sufficiente scorrere l’indice della relazione illustrativa allegata al progetto per accorgersi della qualità del metodo progettuale fondato sulla flessibilità, su una corretta idea generatrice, sull’attenzione – con estremo anticipo se si considera l’epoca – al citato «inserimento ambientale», sulla possibilità di sviluppo per parti, sul preciso studio del «sistema acqua-verde», sull’innovativa soluzione della rete viaria, sulla quantità e qualità delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, sull’interpretazione attenta della normativa relativa allo sviluppo del quartiere, ai problemi legati all’intervento di differenti esecutori, all’interpretazione tecnico-progettuale e alle caratteristiche esecutive. I temi della soglia, della stratificazione dell’ingresso in un’abitazione, del rapporto tra esterno e interno e viceversa, sono presenti costantemente nell’opera di Aalto e naturalmente anche nel progetto per Pavia. Ogni alloggio è dotato di una loggia protetta a prolungamento dello spazio interno verso l’esterno che permette una vista differente da ogni alloggio; i percorsi pedonali che si ramificano nel territorio raggiungono ogni edificio nella zona d’ingresso e lo oltrepassano; gli elementi relativi alla distribuzione orizzontale sono spesso conformati quali spazi complessi e collettivi, non semplici corridoi di distribuzione… Per la prima volta, nell’ambito del corpus dei progetti di Aalto, il maestro adotta il volume in linea a pianta ondulata replicato ed esteso a una vasta area: trasforma la griglia ortogonale di matrice romana tipica di Pavia e in genere di numerose urbanizzazioni periferiche, in un «reticolo ondulato» che compone sapientemente i volumi sinusoidali, l’edificio a torre e le case a schiera o unifamiliari in forma di ventaglio. Possiamo immaginare un ideale completamento del progetto, per alcune parti solo accennato, sia del quartiere che dei singoli edifici riferendoci ad analoghe realizzazioni di Alvar Aalto e lasciandoci indirizzare dalla


particolare sensibilità che il Maestro dimostra relativamente ai temi legati all’architettura della residenza. Il progetto costituisce una vera e propria summa sia delle istanze sociali insite nella ricerca aaltiana che delle tipologie e degli schemi aggregativi proposti nei precedenti progetti: soluzione che rifugge dal riproporre asetticamente un campionario di elementi decontestualizzati; il progetto è al contrario la traduzione esatta di quanto suggerito dalle caratteristiche ambientali e urbane del territorio pavese. Il fiume Ticino, la città di Pavia, la basilica di San Lanfranco, l’asse autostradale sono considerati i fondamentali elementi generatori del progetto. Dalla basilica di San Lanfranco sono percepibili unicamente le testate degli edifici curvilinei al fine di diminuire l’impatto visivo del quartiere dall’area limitrofa alla chiesa stessa. L’altezza degli edifici diminuisce progressivamente avvicinandosi alle rive del fiume e il quartiere è concluso dagli edifici a schiera o unifamiliari – a ventaglio, segnati dai muri bassi di recinzione del giardino che si aprono verso lo spazio aperto – e da una fascia a verde. Il digradare del territorio verso il fiume corrisponde al digradare dell’altezza degli edifici. Gli edifici a giacitura curvilinea sono orientati lungo l’asse nord ovest – sud est, parallelamente all’asse autostradale, e sono sfalsati longitudinalmente così da creare grandi spazi – corti aperte – a forma allungata che “fluiscono” gli uni nei successivi: sono delimitati dagli edifici curvilinei stessi e determinano spazi che si “allargano” e si “restringono” in successione lungo l’asse longitudinale. La soluzione costituisce un nuovo concetto di città nel quale le corti non sono da catalogare nell’accezione storica di spazi chiusi e delimitati ma costituiscono spazi “fluidi” delimitati da volumi curvilinei in pianta e alzato, la cui percezione induce l’occhio umano a muoversi continuamente secondo linee diagonali similmente all’obiettivo di una macchina da presa utilizzando tecniche analoghe al montaggio cinematografico. La memoria è utilizzata continuamente al fine di confrontare quanto si sta osservando e ciò che si è precedentemente visto: immagini simili seppure differenti. La ragione dell’andamento curvilineo degli edifici – interpretata quale similitudine alla traccia ondulata del fiume Ticino, una suggestione romantica o, come nella Baker House, una «evocazione metaforica del corso del fiume» – è senza dubbio motivata da numerose esigenze spaziali e funzionali: la necessità di salvaguardare l’intimità negli alloggi contrapposti, di offrire visuali sempre diagonali verso il paesaggio esterno e differenti in ogni alloggio, di interpretare il territorio contraddistinto dal digradare dei terrazzamenti verso il fiume, di creare le citate “corti” aperte. Aalto afferma che il «sistema acqua-verde coincide con il sistema dei percorsi pedonali che gli si sovrappongono come un tessuto connettivo integrato; ha nelle rive del Ticino la sua meravigliosa sorgente genetica, risalente nel quartiere sia in senso planimetrico che altimetrico e spaziale, ed estendendosi come un lago vitale negli spazi alternati tra le abitazioni». L’affermazione è primariamente da leggere quale interpretazione del territorio che costituisce le rive del fiume: senza dubbio l’andamento sinuoso del fiume stesso ma soprattutto il suo propagarsi come un’onda nella campagna che determina terrazzamenti, differenze di quota, intrecci di percorsi e sentieri... Arch. Vittorio Prina vittorio.prina@polimi.it


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RINGRAZIAMENTI per aver reso disponibile il progetto di Alvar Aalto e Leonardo Mosso i fratelli Gianni e Romano Febbroni per la gentile concessione degli arredi disegnati da Alvar Aalto Rapsel s.p.a. - Settimo Milanese MC SELVINI - Milano



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