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Marianna Bussola OGNI STAGIONE Giorgio Cecchinato CONTIENE IL SOGNO DELL’ALTRA


MARIANNA BUSSOLA GIORGIO CECCHINATO

ogni stagione contiene il sogno dell’altra 5 - 26 novembre 2016

progetto mostra e testi Giulia Marinoni Marabelli allestimento Formaprima photoSHOWall progetto grafico photoSHOWall

Formaprima - Pavia, corso Garibaldi 57 | www.formaprima.org | formaprima@gmail.com | 3386571007


OGNI STAGIONE CONTIENE IL SOGNO DELL’ALTRA

la stessa aria, non arrivino a sfiorarsi. Quello che certamente riguarda entrambi è l’accidentale vocazione a rappresentare un mondo interiore, riproducendo territori mentali al confine con un immaginario che, a tratti, sconfina nel sogno.

Paesaggio e corpo, profezia e rivelazione Marianna Bussola e Giorgio Cecchinato espongono insieme quadri e sculture. Non è la prima volta che lo fanno. Si sono trovati per caso, anni fa, nella stessa collettiva. Hanno proseguito portando avanti la loro ricerca in parallelo - in autonomia, ognuno con la propria modalità - e oggi stanno lavorando insieme, a distanza, a un progetto comune sui mesi dell’anno, che realizzano proprio per questa mostra, un’occasione per mettere a diretto confronto i loro modi di esprimersi nell’arte. Marianna è mia cugina: conosco da sempre i suoi quadri. Colore a profusione, figurazione decorativa con esiti a tratti astratteggianti, paesaggi onirici e visionari. Giorgio è arrivato dopo e non poteva essere più diverso: colore quasi assente, ridotto a variazioni di grigi e, per contrasto, utilizzo di oro e argento; figure scarne e introverse, indagate nei dettagli anatomici, spazio inesistente. Colpisce l’evidente diversità estetica tra i due artisti. Una diversità che, tuttavia, non significa distanza. I paesaggi di Marianna e le figure di Giorgio convivono in modo armonico e si parlano, nello spazio espositivo e nella loro casa, senza creare dissonanze. Ogni tanto mi chiedo se ciò avviene perché Marianna e Giorgio trascorrono le loro vite insieme. Se, pur nella evidente diversità di visione e di scelte stilistiche, i loro percorsi artistici, respirando

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Dipingo paesaggi, privi però dei connotati di un paesaggio reale: sono territori interiori, visioni dell’inconscio. Immagini di un mondo dove la figura non è mai centrale e dominante, ma solo un elemento tra tanti. Dove la prospettiva non esiste. Frammenti di racconti di cui non conosco la trama. (MB) Paesaggio e corpo sembrerebbero identificare universi posti agli antipodi. Marianna Bussola dipinge spazi piatti e privi di profondità prospettica, memoria della pittura medievale e dell’arte giapponese, che l’accompagnano da sempre. Giorgio Cecchinato, al contrario, si concentra sul corpo, lo esplora internamente, ne mostra struttura e cavità. Le due dimensioni in Marianna, le tre dimensioni in Giorgio. Il racconto dettagliato di forme, luoghi, storie, profezie nell’una, una struttura di senso più complessa nell’altro, che lavora sulla profondità, sulla sovrapposizione di strati, sulla trasparenza. Una pittura che si costruisce con colori e materia (Marianna usa gli acrilici) e che reca traccia delle mani che ci lavorano sopra e dentro. Le sculture aperte e vulnerabili di Giorgio e, sul versante pittorico, la scelta del digitale, che rende l’immagine evanescente, distante, incorporea, quasi asettica. Il verbo, la profezia, la rivelazione sono presenti in entrambi. Si manifestano attraverso le parole,


Marianna Bussola, Dove una volta c’era stato il mare 5


Giorgio Cecchinato, Anfibio 6


nelle opere di Marianna Bussola, che non disgiunge mai le sue immagini da testi e titoli. Le poesie non sono semplici giustapposizioni, ma parti necessarie dell’opera, che non hanno la presunzione di spiegarla, ma vorrebbero dilatarne il senso. Allusioni all’idea di rivelazione si rendono evidenti attraverso le figure che se ne fanno portatrici in Giorgio Cecchinato, più incline a rappresentare gli attori che non le azioni. Fatti e cose narrate in Marianna, attori e affermazioni in Giorgio. Non considero il quadro completo fino a quando non gli ho dato un titolo: che non è mai didascalico, ma nasce per analogia e non intende offrire spiegazioni. Del resto non potrebbe perché, una volta terminata l’opera, mi trovo in uno stato di totale ignoranza di fronte a essa: i suoi molteplici significati mi si sveleranno a poco a poco, nel corso dei mesi o degli anni… (MB)

divinità che sovrintende alla realtà con sguardo benevolo, o trasversalmente, in una visione in sezione - il mondo del sottosuolo con terra e radici - o con sguardo più ravvicinato, per “frame” successivi, con prospettive diverse sul mondo - serie di scatti su un paesaggio e un tempo immoto. C’è vita in questo mondo, ma l’immobilità e il silenzio spesso regnano sovrane. Organismi microcellulari brulicano, si dividono e si moltiplicano senza suono. Su questo pianeta vivono montagne e piante, e strane creaturine, diverse tra loro ma non differenziate. Non ci sono protagonisti e antagonisti, nessuna soggettività rivendicata. Le creature vivono e basta, in modo naturale, senza rapporti di superiorità o sudditanza. Non voglio essere signora delle mie immagini, voglio perdermici dentro… (MB)

Entrambi afferiscono a un sistema interpretativo, ordinatore, che nel caso di Marianna Bussola è una mitologia personale, somma o interpretazione di sollecitazioni diverse, totalmente inventata e slegata dai suoi referenti. In Giorgio Cecchinato, invece, le fonti sono dichiarate e passano, di volta in volta, dalla religione cattolica alla mitologia greca. È un universo coerente quello immaginato da Marianna, con le sue leggi, i suoi rituali, i suoi attori: personaggi maschili o femminili, umani o animali, figure antropomorfe, architetture metafisiche, rituali magici, ancestrali.

Marianna Bussola costruisce un mondo mitico, fatto a sua misura, proiezione di un’arcadia molto personale: rifugio e luogo di pace, dove andare a vivere con una parte di sé.

La mia pittura non è spontanea, non è gestuale, non avviene di getto. È meditata e attentamente progettata, quasi come un mosaico, a partire da un bozzetto su carta che contiene già in sé il seme del quadro. (MB)

Religione e mito, figura umana contenitore di processi

L’artista descrive il suo mondo fornendone un’immagine a tratti distante, guardandola dall’alto, con una prospettiva a volo d’uccello,

L’elemento del conforto nei miei quadri è fondamentale… Se si guarda bene nelle mie opere c’è quasi sempre un posto dove mi posso nascondere, un giardino d’inverno dietro a una casa, un angolo dove rinchiudersi… È un mondo visto dall’alto, dove cercare rifugio e rintanarsi in una scatola piccola, come fanno i gatti. (MB)

Cominciare un quadro avendo in mente un messaggio preciso non è nella mia natura; solo durante il lavoro posso vedere la direzione in cui muovermi. Corteggiare il caso, seguire sentieri incrociati inaspettatamente, ma seguirli fino 7


in fondo, aprirsi soprattutto alla possibilità di sbagliare: questo è il solo divertimento che può darmi oggi la pittura. Vedo la nascita dell’opera più come il risultato della sedimentazione di tali momenti che non come atto di volontà. (GC) Giorgio Cecchinato ci dice che l’artista deve rincorrere la propria intuizione senza controllare davvero il risultato, ma dandosi solo alcune regole all’interno delle quali agire: “la gabbia è un terreno su cui costruire” dice Stravinski, e l’artista lo cita. La gabbia di Cecchinato, il suo rigore, si determina grazie a pochi limiti. Il primo riguarda la scelta del corpo come terreno unico su cui costruire il senso della propria opera. Il secondo implica l’adozione di mito e religione come sovrastrutture interpretative di cui operare una rilettura. Il terzo ha a che vedere con la rinuncia a una dimensione narrativa dell’immagine: il corpo non significa più se stesso, ma diventa una mappa di segni. La figura è il mio paesaggio. Come tale viene da me concepita e trattata. All’interno della figura avviene la narrazione ed è lì che trovano posto i significanti dei quali è depositaria. Un vero e proprio territorio che devo di volta in volta esplorare e del quale devo delineare i confini. (GC) Cecchinato vuole parlare dell’uomo e delle sue pulsioni rinunciando all’espressività di volti e corpi. L’artista utilizza quindi i contenuti della Bibbia e della mitologia come espedienti di senso in grado di evocare - non descrivere - le inclinazioni e le dinamiche dell’animo umano. Religione e mito sono accomunate da un approccio non scientifico: raccontano, forniscono degli exempla mettendo in luce gli aspetti istintivi, irrazionali dell’uomo. L’artista compie un’operazione concettuale e confina le sue fonti nel titolo dell’opera. Non vi è nulla di rappresentato, se non corpi muti, introversi, non comunicativi. I sette vizi capitali, l’Eden, la Sibilla - soggetti dei suoi quadri - servono solo a disseminare indizi nell’opera e diventano il pretesto per tracciare dei paesaggi 8

umani. I bisogni, le pulsioni, i desideri, le necessità, le debolezze, i rovelli dell’umanità sono suggeriti senza essere mai veramente raccontati. Il corpo diventa quindi territorio e linguaggio. Parla dei processi anziché esprimere dei contenuti. Nelle sculture i corpi sono cavi, se ne distingue l’anatomia fatta di ossa, nervi, tendini. Nella pittura digitale lo sfondo, inesistente perché negato a priori dall’artista, è assorbito all’interno della figura, che è trasparente e lascia percepire il suo volume interno, la serie dei piani di cui è costituita. È un modello, quello tridimensionale, che rispecchia una scelta di linguaggio. Nessuno spazio viene concesso alla linearità della descrizione e alla narratività: così come l’immagine viene costruita su più livelli e agisce nel senso della profondità (la pittura digitale permette di strutturare la figura su piani sovrapposti, lavorando separatamente sulle diverse parti) così il senso ultimo rimane avvolto nell’ambiguità e nel mistero e sconosciuto al suo stesso autore. La Sibilla, figura del mito greco e latino, dipinta e modellata dall’artista in una serie di opere, diventa portatrice di una doppia valenza metaforica. Investita del dono della veggenza, la Sibilla, posseduta dal nume, rivelava profezie in forma oscura e ambivalente. Giorgio Cecchinato la rappresenta con la bocca ostruita da una pesante catena, o serrata da una sorta di gabbia metallica, come a dire che le parole e i significati faticano a uscire e forse rimarranno incompresi, ma esistono e sono forti. C’è spesso un ossimoro nelle mie figure… Per esempio nella figura della Sibilla, con la catena posta a bavaglio sulla bocca, c’è la voce, la profezia e anche l’idea di trattenere la profezia, l’impossibilità di parlare, la parola che deve uscire… (GC) E riferendosi al mestiere dell’artista, la scelta di rappresentare questa figura del mito suggerisce e


Marianna Bussola, Luogo di conforto per l’anima nera

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rivela lo scetticismo del suo autore nel considerare la pittura come espressione o comunicazione, ponte tra chi crea e chi riceve. Trovo molte difficoltà nello spiegare i motivi che stanno alla base della mia opera. Le immagini che contiene non trovano un codice che mi permetta di tradurle in idee, in concetti. D’altronde, se questo si rivelasse possibile, il mio lavoro perderebbe il suo valore di profezia per avvicinarsi al regno delle invenzioni. La profezia ci fa conoscere qualcosa che già esisteva e che occorreva rivelare, ma non decifrare. Il compito della comprensione non spetta quindi all’artista ma a colui che osserva, o meglio a chi è disposto a riflettere, a specchiarsi nell’opera. (GC) Questa frase è stata scritta da Giorgio per il profilo biografico di Marianna, ma sembra cucita su misura sulla sua stessa opera. Le acque si sono mischiate, le distanze si sono accorciate.

Il ciclo dei mesi tra natura e figura Marzo. Quello che vedo dall’alto in un vento di tenebre Fondo verde piovoso della notte. La mano traccia un quadrato sulla coperta taglia liste sottili recinta il territorio. Ogni stagione contiene il sogno dell’altra. Marianna Bussola comincia a lavorare al ciclo dei mesi nel 2007. L’idea della ciclicità del tempo - l’avvicendarsi delle stagioni, dei momenti della giornata, dei mesi - nasce nell’artista insieme alla nostalgia per una natura scomparsa dagli orizzonti della sua vita vissuta. I ritmi naturali dettati dalla natura, lenti e progressivi, fanno scivolare l’anima in uno stato di pace e tranquillità. 10

L’idea di lavorare a una serie sui mesi mi è venuta osservando le opere di Katsukawa Shunsho, che aveva dipinto su seta i mestieri delle cortigiane nei dodici mesi dell’anno. Mi è piaciuto il formato verticale, l’equilibrio cromatico, il sapore di quegli squarci di vita. Sono donne che ascoltano il canto degli uccelli, che si raccontano delle storie mentre altri in casa dormono: è un mondo che mi dà conforto. E l’elemento del conforto nei miei quadri è fondamentale. (MB) Nella natura sognata, interiorizzata, ricreata dell’artista c’è la possibilità di inserire un nascondiglio per l’anima stanca, che trova riposo dalla vita vissuta attraverso la dimensione della casa. La natura è casa, è tana, è nascondiglio, è protezione. I testi poetici composti dall’artista si adagiano sul tempo immoto della ciclicità del calendario e rispecchiano il tempo fermo e silenzioso dell’anima. Agosto. In ascolto di stelle e serpenti È foglia, è occhio estivo nel mistero bianco del pomeriggio. Nel flusso delle ore accadono cose rosse come la neve bianche come il sangue. Sul lavoro di Marianna Bussola si innesta l’intervento di Giorgio Cecchinato, che lavora a una sua serie dei mesi realizzati proprio per l’occasione della bipersonale di Pavia. Giorgio lavora sullo stesso modulo di Marianna, ma realizza sia quadri che sculture. L’approccio è diverso… La serie dei miei mesi nasce mentre si costruisce, non ho idee già definite all’inizio. Sdipanando il gomitolo mi rendo conto di fare sempre lo stesso mese, dodici variazioni su gennaio: c’è sempre un momento in cui viene incubato qualcosa che poi


dovrà nascere. Preferisco il “nascente” al “compiuto”. (GC) L’unità mese per Marianna è un pretesto per esplorare la percezione di una dimensione temporale interiore che prescinde dal vissuto, e in quanto tale slegata da qualsiasi ambizione di rappresentatività della realtà. Nessun tempo reale. Nessun mese reale. Essendo paesaggi interiori e non reali si capisce perché non ci sono rimandi iconografici puntuali. Sarebbe troppo didascalico… (MB)

mese in cui sono nato e che da sempre avverto come condizione e ambiente favorevole. È il mese della gestazione, delle possibilità, in cui la “nostalgia del futuro” si impone con una forma reale. (GC) Ogni stagione contiene il sogno dell’altra e vivendole si ritorna all’inizio, in una perfetta circolarità tra passato, presente e futuro. Giulia Marinoni Marabelli

Per Giorgio, invece, il mese è ancora una volta una griglia concettuale - un limite - che diventa occasione per riflettere sulla fascinazione che esercita nel suo lavoro la fase progettuale delle cose, gli inizi. Potrei dire che tutta la serie si sia tradotta nella sfaccettatura, nella frammentazione di gennaio,

Giorgio Cecchinato, Sibilla 11


Giorgio Cecchinato, Invidia

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Marianna Bussola, Lontano dal mio sguardo crudele 13


Marianna Bussola, Notte. Parole dei dormienti, memoria del gelo 14


Giorgio Cecchinato, Sirena 15


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Marianna Bussola, Io lucertola mi incorono regina

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Giorgio Cecchinato, Avarizia

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Marianna Bussola, Disperso tra le pieghe del sonno

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Giorgio Cecchinato, Eden

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Giorgio Cecchinato, Denaro (dett.)

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Marianna Bussola, Un confine governato dalle stelle 23


MARIANNA BUSSOLA Esposizioni personali

2015 Doppia personale “Mystic room”, Spazio Corso Como 9, Milano. 2015 Doppia personale “Landscapes & Creatures”, Carmilla Key Gallery, Milano. 2011 Ristorante Zen Sushi, Milano. 2007 Doppia personale “Marianna Bussola - Maurizio Zorat”, Galleria Cardazzo Contemporaneo (Naviglio Modern Art), Milano. 2005 Galleria Naviglio Modern Art, Milano. 2002 “Animali dagli occhi umani che vorrebbero entrare nelle nostre case”, Spazio Santabarbara, Milano. 2001 “Parole di conforto in una lingua sconosciuta”, Spazio Santabarbara, Milano. 1994 BOSCHI SACRI, Bloom, Mezzago.

Principali esposizioni collettive

2014 “Silent Spring”, Carmilla Key Gallery, Milano. 2014 “Duetto amoroso”, Galleria Giorgio Cardazzo, Milano. 2011 “Temporaneo”, Galleria Cardazzo Contemporaneo (Naviglio Modern Art), Milano. 2009 Galleria Cardazzo Contemporaneo (Naviglio Modern Art), Milano. 2009 “Artisti in cielo e in terra”, Libreria Bocca, Milano. 2006 “Allarmi 2 il cambio della guardia”, Caserma De Cristoforis, Como. 2005 “Liberi tutti”, Galleria Naviglio Modern Art, Milano. 2003 Galleria Naviglio Modern Art, Milano. 1999 “La via della seta”, Centro arte Giappone, Milano. 1998 “Fuori dai sensi”, Spazioarte, Sesto San Giovanni (MI). 1997 “Prima le donne e le bambine”, Spazioarte, Sesto San Giovanni (MI). Nel 2014 ha realizzato un murale per la nuova Casa Pediatrica Fatebenefratelli a Milano. Nel 2010 ha partecipato ad Art Verona con la Galleria Cardazzo Contemporaneo (Naviglio Modern Art) di Milano. Nel 2007 ha realizzato la copertina per il libro “Il guardiano dei sogni” di H.P. Lovecraft – Bompiani. Nel 2004 e 2005 ha partecipato al Miart con la Galleria Naviglio Modern Art di Milano.

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Sono nata a Milano, dove vivo e lavoro. Non ricordo un tempo senza matite e colori: ho iniziato a maneggiarli quando ero ancora piccolissima, per creare un mondo. E ancora piccolissima ho avuto accesso a quadri, disegni, illustrazioni, ma non ho fatto studi d’arte accademici. Dipingo paesaggi, privi però dei connotati di un paesaggio reale: sono territori interiori, visioni dell’inconscio. Immagini di un mondo dove la figura non è mai centrale e dominante, ma solo un elemento tra tanti. Dove la prospettiva non esiste. Frammenti di racconti di cui non conosco la trama. La mia pittura non è spontanea, non è gestuale. È meditata e attentamente progettata, quasi come un mosaico, a partire da un bozzetto su carta che contiene già in sé il seme del quadro. Cerco un equilibrio tra astrazione e figurazione: instabile e difficile. E anche tra grafica e pittura, altro confine molto sottile. Molto importanti per me sono anche i titoli. Mai didascalici, nati sempre per analogia, non intendono offrire spiegazioni, ma dilatare i significati dell’immagine.


GIORGIO CECCHINATO Giorgio Cecchinato nasce a Milano nel 1968. Si diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera nel 1990. Oltre ad alcune esposizioni personali partecipa a numerose collettive in Italia e all’estero, soprattutto nell’ambito di concorsi artistici, ottenendo alcuni riconoscimenti internazionali. La chiave di lettura del suo lavoro è la revisione del mito, oggi, tra presenza e lontananza. La sua opera si sviluppa tra due poli: l’estrema astrazione dell’arte digitale e la concretezza della scultura. Vive e lavora a Milano. Link per visione opere: http://www.saatchionline.com/ profiles/portfolio/id/154896

Esposizioni personali

2015 Doppia personale “Mystic Rooms”, Spazio Corso Como 9, Milano. 2015 Doppia personale “Landscapes & Creatures”, Carmilla Key Gallery, Milano. 2013 Atelier Marc Chagall, Milano.
 2003 Spazio Santabarbara, Atlante degli orti verticali, Milano, catalogo. 2000 Spazio Santabarbara, Via crucis - frammenti, Milano. 2000 Libreria Feltrinelli, Sette strategie da predatori, Milano. 1998 Centro artistico culturale Bludiprussia, Albissola Marina, catalogo. 1998 Spazio All about, Milano.
 1996 Galleria il Torchio di Porta Romana, Milano. 1996 Biblioteca comunale di Milano, Palazzo Sormani, Milano. 1991 Galleria Città di Treviso, Treviso.
 1991 Galleria Charlie Chaplin, Alassio.

Principali esposizioni collettive

2015 Progetto d’Io, Galleria della Permanente, Milano. 2013 Selezionato Premio EWNS Art Project “ICAE 2013”, Parigi. 2012 Selezionato premio Fiorenza Sorbelli, Mondrian Suite Contemporary Art Space, Roma. 2012 Vincitore del premio Marc Chagall per la migliore opera figurativa all’interno del concorso “Il Segno”, Palazzo Zenobio, Venezia e Galleria Zamenhoff, Milano. 2012 Finalista al Tian Qi Art Contest, Milano. 2011 Selezionato al concorso Donkey Art Prize, Londra. 2011 Selezionato al concorso Dioniso oggi, Teatro Astra, Torino. 2010 Blissland Sound and Vision, Art of Tarots, Berlino, catalogo. 2010 Galleria Wannabee, finalista al Wannabee Prize, Milano, catalogo. 2010 Finalista al premio Movimento nelle Segrete di Bocca IV, Milano, catalogo. 2009 Libreria Bocca, Artisti in cielo e in terra, Milano, catalogo. 2002 Spazio Santabarbara, under 35, Milano, catalogo. 1998 Galleria Gabriele Cappelletti, Rassegna giovani, Milano.

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NOTE I quadri di Marianna Bussola sono dipinti su tela con colori acrilici e matite. I quadri di Giorgio Cecchinato sono elaborazioni digitali stampate su tela. Per le sculture Giorgio Cecchinato utilizza: schiuma di polistirolo, carta, creta, plexiglass e filo di ferro. Le foto delle sculture sono di Gianluca Widmer.

in copertina - Marianna Bussola, Mattina. Parole per la via percorsa a mani vuote. pagina 2 - Giorgio Cecchinato, Denaro (dett.) pagina 31 - Marianna Bussola, Sotto un tetto di cerchi nell’acqua pagina 32 - Giorgio Cecchinato, Sibilla (dett.) pagine 16 e 17, da sinistra a destra: Marianna Bussola, Gennaio. Notti fosforescenti di merci Giorgio Cecchinato, Gennaio uno Marianna Bussola, Marzo. Quel che vedo dall’alto in un vento di tenebre Marianna Bussola, Aprile. Emblemi del potere visibile e del potere segreto Giorgio Cecchinato, Gennaio due Giorgio Cecchinato, Gennaio tre

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