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AdORECCHIO Mediateca Queriniana Newsletter – n.43, settembre 2013


Mediateca Queriniana Newsletter – n.43, settembre 2013 a cura di Luigi Radassao Mediateca Queriniana – P.za Martiri di Belfiore, 6 25121 Brescia 030.297828 mediateca@comune.brescia.it

Crediti: La copertina di AdORECCHIO è di William Henry Johnson I disegni delle rubriche AdORECCHIO e AdOCCHIO sono di Al Hirschfeld Il logo della Mediateca è di Claudia Remi e Francesca Bianchetti Il logo di BresciaPLAY è di Maddalena Rodella


AdORECCHIO: SEGNALAZIONI DISCOGRAFICHE

di LUIGI RADASSAO E MIMMO CORTESE

CLASSICA TITOLO:

MESSA DI GLORIA

ARTISTA:

PUCCINI ; PAPPANO

Editore:

Emi

Inventario:

BC900009013

Collocazione: BC9 MC.PUC.GIA.2

Malgrado la fama sia giunta a Giacomo Puccini dal teatro musicale, la carriera del musicista di Torre del Lago, come quella dei tanti Puccini suoi predecessori, inizia come autore di musica sacra: il «Credo», per soli, coro ed orchestra, gli aprì le porte del successo nel 1878. La «Messa di Gloria» (ma Puccini l’aveva intitolata semplicemente «Messa a 4 voci») è una composizione in 5 movimenti per grande ensemble orchestrale, voci soliste maschili e coro, rappresentata per la prima volta a Lucca nel 1880. È anche la più ambiziosa delle composizioni giovanili e, come nel «Requiem» verdiano, sfoggia molte condotte tipiche del melodramma, come nell’esordio del Credo, un gesto melodico diretto ed incisivo; malgrado ciò, gli sviluppi rimangono invece quasi sempre non-operistici, specie nell’uso del contrappunto. Dal podio Antonio Pappano dirige la London Symphony: un’accoppiata vincente, come si è visto all’ultimo Festival pianistico Internazionale. Ascoltando il cd sembra di rivederlo in azione al teatro Grande: senza bacchetta, braccia e mani in movimento senza sosta, il gesto trascinante ed al tempo stesso rigoroso, caloroso ed accurato abbraccio agli orchestrali; non sta mai fermo, neppure con gambe e piedi, e soffia e canta e suda che pare Bruce Springsteen ad Hyde Park. Un operista nato: quello che ci voleva per questo Puccini giovanile. L.R.


CANZONI DA MORIRE

TITOLO:

ALL ALONG THE WATCHTOWER

ARTISTA:

JIMI HENDRIX

Album:

ELECTRIC LADYLAND

Inventario:

BC900003666

Collocazione: BC9 MLS.HEN.JIM.3

Ci sono delle canzoni con cui vorrei morire. No, non roba da funerale. Quello non sarebbe affar mio. Intendo proprio canzoni con cui trapassare. A molti sarà capitato di dire "bello da morire” questo pezzo oppure "mi ha fatto morire" quell'interpretazione. Non credo affatto si tratti di slang o di intercalare. No, quando facciamo un'affermazione del genere (qualcosa di simile funziona allo stesso modo con "impazzire") pensiamo, intimamente, che quella sarebbe la condizione ideale per salutare. All along the watchtower di Dylan, versione Hendrix, è una di quelle. Dopo l’esposizione di tre accordi si sente un suono; sembrano piatti battuti velocemente. Ricorda i tacchi del flamenco. Hendrix fa da controcanto a questi piatti con la terzina di uno degli accordi. Nella cassa armonica della mia anima ho sempre fuso tutti questi suoni in uno solo: sono nacchere d'argento. Gli accordi della chitarra, chiari ma sempre sullo sfondo, sovrastati dalla sezione ritmica e - quando Jimi canta, da alcune variazioni di un unico riff della sua Stratocaster - hanno una particolarità: arrivano sempre un po’ dopo la battuta cantata. Più che un sincopato è un respiro, trattenuto un secondo più del necessario. È l'aria di cui abbiamo bisogno, che ci sta sfuggendo. È la stessa aria di quei due sospiri - Ah! Ah! che in chiusura del primo solo di slide segnano il passaggio all'altrettanto immortale solo di wah-wah. È come il lungo trillo finale che, infinito, ci guarda passare e ci accompagna, dalla torre di guardia. Ho tenuto la mano a mio papà mentre se ne andava. È passato, piano piano, dalla veglia al sonno, quello definitivo. Mia mamma ha tolto il disturbo a 1200 km da me. Mi hanno detto nel sonno, anche lei. Mio papà, quella mattina, ha cercato di svegliarla. Il caffè era bello fumante. M.C.


JAZZ

TITOLO:

FIRE MUSIC

ARTISTA:

ARCHIE SHEPP

Editore:

Impulse

Inventario:

BC900006677

Collocazione: BC9 MJ.SHE.ARC.6

Suono terso, timbro caldo e muscolare, tecnica strumentale irreprensibile: Ted Curson era uno degli ultimi esponenti di quella generazione di trombettisti affascinati dall’hard-bop di Clifford Brown, ma, al tempo stesso, conquistati dalla nuova libertà del free jazz. Scomparso nel novembre del 2012 a settantasette anni, Curson, che era di Philadelphia come John Coltrane, aveva trovato il suo primo ingaggio importante a New York, nel quintetto del pianista Cecil Taylor, tra i prinicpali esponenti della cosiddetta New-Thing, del quale animava la front-line insieme al sassofonista Bill Barron. Terminato l’impegno con Taylor è stato Charles Mingus a volerlo accanto a sé: nella band del vulcanico contrabbassista, rivoluzionario roots-oriented, affiancava Eric Dolphy, incidendo sia in studio che dal vivo e lasciando la sua impronta indelebile sulla versione da undici minuti di «Better git it in your soul» del Mingus at Antibes, nel 1960. Nel 1965 incide poi con Archie Shepp, al tempo, insieme a Max Roach (ed allo stesso Mingus), il più socialmente e politicamente impegnato tra i musicisti di jazz: Fire music, in cui Curson è il principale solista insieme al leader, è una bruciante meditazione ad alta voce, suddivisa in cinque parti: Hambone, un blues che alterna sezioni in 7/4 e 5/4; Los Olvidados (dal film di Luis Bunuel), che nasce da un’esperienza didattica contro la delinquenza giovanile; Malcom, Malcom sempre Malcom, ritratto di Malcom X; Prelude to a kiss, un omaggio ad Ellington e Girl from Ipanema, trasfigurazione brasiliana. Mai assurto al ruolo di star, nel 1968 Ted Curson contribuì anche alla colonna sonora del film Teorema di Pier Paolo Pasolini, malgrado il suo contributo non sia mai stato accreditato nei titoli di coda, lasciando tutta la responsabiltità al solo Ennio Morricone. L.R.


AdOCCHIO: SEGNALAZIONI CINEMATOGRAFICHE

di STEFANO RIZZO E ALBERTO VELLA

FILM in MEDIATECA TITOLO:

LA RAGAZZA CON LA VALIGIA

REGIA:

VALERIO ZURLINI

Editore:

Mondadori

Inventario:

BC9000006913

Collocazione: BC9 DVF.1248

Il cinema di Zurlini è da sempre in penombra. Eppure non parliamo di un regista minore, ma di un autore con uno stile unico e una raffinatezza di messa in scena straordinaria, che ha lavorato con i più grandi interpreti della sua epoca, da Gassman, Mastroianni e Trintignant a Claudia Cardinale, Alain Delon e Renato Salvatori. Visto all’epoca, in senso svalutativo, come una sorta di Gozzano del cinema, oggi lo si avvicina a Visconti da un lato e Bertolucci dall’altro. La ragazza con la valigia è un postmelodramma del 1961. Claudia Cardinale-Aida è una bellissima e sfortunata cantante sedotta e truffata dagli uomini. La ragazza si lega al giovanissimo Lorenzo, appartenente ad una famiglia ricca e lontana dal suo mondo. Il loro amore senza futuro, casto e tenero, prende vita in una scenografia malinconica e crepuscolare, tra Parma e la riviera romagnola. Zurlini si dedica da un lato ad un approfondimento minimale delle sfumature psicologiche dei personaggi, non facendo mancare al film tocchi di realismo; dall’altro dà sfogo al cotè patetico con una vera e propria orchestrazione dei sentimenti, come nella scena del ballo notturno in piazza. Ma è proprio nella figura di Aida che il film diventa unico e non più ascrivibile al genere che pur omaggia: la ragazza che è sempre in movimento, perché sempre inconciliabile, sempre sconfitta, ma sempre nomade, sempre scissa tra ingenuità assoluta e cosciente disperazione. S.R.


FILM in MEDIATECA

TITOLO:

LA PRIMA NOTTE DI QUIETE

REGIA:

VALERIO ZURLINI

Editore:

Medusa

Inventario:

BC900022623

Collocazione: BC9 DFL.PRI.ZUR

Penultimo film di Zurlini, sopravvissuto a tanti progetti abortiti, è già un film testamento. Probabilmente il suo capolavoro, per nulla riconosciuto all’uscita, nel 1972, ma oggi ancor più deflagrante, a causa della sua profeticità. Daniele Dominici, il protagonista, nelle parole dello steso regista, è «un uomo che ha un rapporto ormai di morte con gli altri e che incontra la giovinezza. Una giovinezza che nasconde in realtà la morte: è un romanzo popolare vecchio come il mondo... Il titolo viene da un verso di Goethe: “La morte, la prima notte di quiete”». Alain Delon, in una delle sue interpretazioni più memorabili, lo impersona con bellezza tormentata, indimenticabile freddezza e dolcezza sconfitta. La vicenda è immersa in una Rimini invernale, cupa, esausta e violenta, raggelante deserto, cimitero di cabine nelle spiagge vuote e ricordi di bambino. Come in Antonioni anche in Zurlini il rapporto psicologia-paesaggio, interno-esterno è fecondo ed emozionante. Il luogo mortalmente disabitato e disanimato corrisponde ad un sentimento inaridito e nevrotico, perso in una mai soddisfatta attesa di cambiamento. Una stupenda definizione del cinema di Zurlini la diede proprio uno dei critici che volle stroncare la sua opera (Fernaldo Di Giammatteo), che scrisse: «Zurlini potrebbe essere il moderno Gozzano dei borghesi tormentati dalla malattia dell’incomunicabilità. Uno sconfitto che pensa di salvarsi piangendo lacrime squisite». In seguito, Sergio Toffetti, che curò una sua retrospettiva a Locarno vent’anni fa, lo corresse così: «è quasi tutto giusto, basta cambiarne algebricamente il segno da negativo in positivo. Quale migliore salvezza, infatti, che quella che nasce da “lacrime squisite”?». S.R.


INIZIATIVE

Progetto Locale Autori Yndipendenti Partecipa a BRESCIAPLAY: suoni in un gruppo, in una big-band, un consort di viole, una dj-session? In trio, in quartetto, in orchestra, da solo? FATTI ASCOLTARE! Porta in Mediateca le tue registrazioni sonore, autoprodotte o fatte in casa: verranno inserite nel Catalogo della Musica Bresciana e promosse attraverso social network, webradio e concerti Informazioni: http://www.comune.brescia.it/Eventi/Servizi+al+Cittadino/vivere+tempo+libero+e+cul tura/corsi+ed+iniziative+culturali/BiblioTekCare+in+mediateca.htm

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Progetto Locale Autori Yndipendenti

BresciaPLAY punta alla creazione di un fondo musicale che raccoglie, cataloga, valorizza e diffonde al pubblico le produzioni musicali, registrate su cd e/o dvd, dei musicisti locali attraverso la creazione di un archivio di pubblicazioni indipendenti, demo, registrazioni autoprodotte e/o fatte in proprio, incisioni edite ed inedite, home recording, live… - degli artisti bresciani. Nell’ottica di un’attività bibliotecaria che promuove, sostiene e valorizza la produzione “locale”, si vuole dare visibilità a quelle che sono forme d’espressione di cantautori in erba, prime realizzazioni di compositori in apprendistato, oppure vagiti di nascenti rock-band. Ma anche espressioni già compiute di musicisti ed interpreti che “non trovano mercato”. Una raccolta senza distinzioni di generi e stili, per dare voce ad un “far da sé” in musica che non di rado riserva sorprese inattese. L’azione persegue il duplice obiettivo di far conoscere e promuovere un servizio del Sistema Bibliotecario Urbano – la Mediateca Queriniana, settore multimediale della civica Biblioteca Queriniana - e di coinvolgere direttamente i cittadini nella gestione dell’offerta culturale della biblioteca, stimolandoli verso manifestazioni d’espressioni creative diverse. La Mediateca Queriniana si occupa dell’archiviazione dei documenti raccolti e della loro catalogazione: si promuove, in questo modo, la visibilità delle opere degli autori che portano le proprie registrazioni sonore e dei musicisti che vengono inseriti a catalogo, dal momento che le schede catalografiche dei documenti sono ricercabili e visibili attraverso il catalogo online (l’Opac, consultabile ancheo sul Web) del Sistema Bibliotecario Urbano di Brescia, ed attraverso i cataloghi ed i meta-cataloghi provinciali, regionali, nazionali ed internazionali. BresciaPLAY promuove il catalogo, sia attraverso trasmissioni in web-radio, sia attraverso la proposta di esibizioni dal vivo degli artisti coinvolti.


AdORECCHIO n.43, settembre 2013