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AdORECCHIO Mediateca Queriniana Newsletter – n.41, giugno 2013


Mediateca Queriniana Newsletter – n.41, giugno 2013 a cura di Luigi Radassao Mediateca Queriniana – P.za Martiri di Belfiore, 6 25121 Brescia 030.297828 mediateca@comune.brescia.it

Crediti: La copertina di AdORECCHIO è di William Henry Johnson I disegni delle rubriche AdORECCHIO e AdOCCHIO sono di Al Hirschfeld Il logo della Mediateca è di Claudia Remi e Francesca Bianchetti Il logo di BresciaPLAY è di Maddalena Rodella


AdORECCHIO: SEGNALAZIONI DISCOGRAFICHE

di LUIGI RADASSAO E MIMMO CORTESE

CLASSICA TITOLO:

CONCERTOS

ARTISTA:

DUTILLEUX; T. MORK; R. CAPUCON

Editore:

Virgin classics

Inventario:

BC900010422

Collocazione: BC9 MC.DUT.HEN.1

A Parigi il 13 maggio 2013 è scomparso Henri Dutilleux. Aveva 97 anni ed era uno dei maggiori compositori francesci. La sua musica affonda le radici in quella tradizione modernista d’oltralpe che va da Debussy a Messiaen a Boulez, ma lui era anche noto per il suo amore per il jazz, Sarah Vaughan in particolare, e per gli chanconnier francesi. Era inoltre un libero battitore della musica, poco incline ad assecondare le mode compositive del momento: famoso per le sue sinfonie, i concerti ed i lavori orchestrali in genere, dalle sue partiture scaturisce uno strano mix di timbri e colori - che catturano l’orecchio - e di austero rigore formale. Secondo il direttore d’orchestra EsaPekka Salonen, suo grande interprete, «ogni sua nota è soppesata come fosse oro: è semplicemente perfetta, bellissima. E nella sua musica trovo sempre un tocco di tristezza che ha qualcosa di meraviglioso». Il concerto per violoncello e quello per violino, Tout un monde lointain e L'arbre des songes, sono stati scritti Mtislav Rostropovich e Isaac Stern. Anche in queste due composizioni si esaltano il virtuosismo coloristico in relazione alla struttura: nel cello-concerto, che prende spunto da Baudelaire, il bellissimo suono di Rostropovich sulla corda di La, come i procedimenti di retrogradazione, un gioco di specchi nel quarto movimento, intitolato «Miroirs», per l’appunto. L.R.


JAZZ TITOLO:

THAT / NOT

ARTISTA:

TYSHAWN SOREY

Editore:

Firehouse

Inventario:

BC900017291

Collocazione: BC9 MJ.SOR.TYS.1

La batteria è il fondamento stesso del jazz. Per lo meno del 90% di esso. È lo strumento che con questa musica è nato, ma anche quello che nella sua ancor breve esistenza ha avuto le trasformazioni maggiori. In particolare, da poco più di una decina d’anni la ritmica del jazz è sensibilmente mutata e ciò è dovuto in gran parte proprio alla batteria. Una serie di strumentisti hanno sviluppato approcci sempre più personali e forgiato una propria identità cercando di connettere il groove più “tradizionale” ad altre tradizioni ed esperienze musicali: free jazz, ritmi afrocubani, percussioni classiche, metriche mediorientali. Riferendosi alla più giovane scena americana, tra coloro che hanno contribuito ad ampliare maggiormente la dimensione espressiva dello strumento – batteristi come Marcus Gilmore, Kendrick Scott, Justin Falkner, Dan Weiss – un posto a parte merita Tyshawn Sorey. Non solo è tra i più dotati tecnicamente, ma è anche capace d’incredibili trasformazioni: in grado di trascinare il gruppo di Steve Coleman con un drumming preciso e potente, e poi di pennellare sussurri sonori quasi aleatori, tessendo trame sottili in libera improvvisazione. Di suonare complicate polimetrie su un up-tempo e sostenere ritmiche jungle da drum&bass. Non a caso tra le sue principali influenze Sorey cita Kenny Washington, sideman deciso e puntuale, e Morton Feldman, compositore e pittore di suoni, Vernell Fournier ed Anton Webern. In questo quartetto a proprio nome mette in mostra soprattutto il suo lato onirico e minimalista, attraverso composizioni ed improvvisazioni in compagnia di Ben Gerstein (trombone), Cory Smythe (pianoforte) e Thomas Morgan (contrabbasso). L.R.


POP&ROCK, WORLD MUSIC

TITOLO:

NURSERY CRIME

ARTISTA:

GENESIS

Editore:

Atlantic

Inventario:

BC900000899

Collocazione: BC9 MLS.GEN.6

Erano i primi mesi del 1972, chi scrive era allora un quattordicenne rapito da Hendrix, Clapton e compagni, ma curioso di ogni nuova proposta. Da qualche parte avevo letto di uno strano nuovo gruppo: i Genesis. Raccolti i denari sufficienti, comprai il loro più recente LP, Nursery Crime. Che disco! Non una sola nota simile a quelle avevo mai ascoltato prima. Non era rock, ma ne aveva la stessa trascinante energia; non era folk, ma ne possedeva la medesima lirica poesia. Dopo poche settimane da questa straordinaria scoperta che, con mio grande vanto, avevo fatto conoscere agli amici, increduli scoprimmo che la band sarebbe passata, in aprile, per il loro tour italiano, proprio a Brescia, al SuperTivoli di Montichiari. Di quel concerto ricordo la grande emozione per avere assistito ad un evento straordinario, Peter Gabriel incredibilmente a pochi passi da me, il basso eccezionale di Rutherford che danzava, saltava e inanellava groove inconcepibili, un chitarrista con la testa bassa che suonava su una seggiola da cucina, lo sbalordimento nel constatare assieme agli amici - che brani così elaborati, «li hanno fatti uguali al disco!». Il leader degli Osanna (che fecero da "spalla" al tour successivo dei Genesis, nell'agosto dello stesso anno) Lino Vairetti, ricorda: «Avevo visto i Genesis a Napoli quattro mesi prima, ed entrando nel teatro mi accadde qualcosa che non mi è mai più successo, cioè che la musica mi prese in maniera talmente intensa che fui costretto a uscire dalla sala: non reggevo tanta emotività». Mi sembra il ritratto più autentico dell'emozione suscitata da una delle band che hanno fatto la storia del rock, non solo del progressive, di cui pure sono stati capostipiti. La mia scelta: Nursery Crime e Foxtrot su tutti. M.C.


AdOCCHIO: SEGNALAZIONI CINEMATOGRAFICHE

di STEFANO RIZZO E ALBERTO VELLA

FILM in MEDIATECA TITOLO:

L’UOMO CHE UCCISE LIBERTY VALANCE

REGIA:

JOHN FORD

Editore:

MONDADORI

Inventario:

BC900009796

Collocazione: BC9 DFL.UOM.FOR

Non tutto è oro nella sua filmografia ma i capolavori di John Ford a partire da L'ultima gioia del '28, attraverso Ombre rosse del 1939, Furore ('40), Sfida infernale (‘46) e Sentieri selvaggi ('56) formano uno dei pilastri del mito del cinema americano. The man who shot Liberty Valance (‘62) è il capolavoro della vecchiaia e il suo incipit con James Stewart che giunge in treno nella piccola Shinbone per il funerale di John Wayne è già dentro al crepuscolo del mito. Ma il mito vive ancora se c'è chi sa narrarlo. Ed è proprio il senatore Stewart che narrerà la vera storia di chi sparò al bandito Liberty Valance, che teneva in scacco la cittadina. Il giornalista, ascoltata la storia, non vorrà pubblicare la verità: «Quando la leggenda diventa verità, stampiamo la leggenda». Un film a budget ridotto, in bianco e nero e interamente girato in studio, diretto da un Ford forse meno pirotecnico del solito ma capace di coordinare sequenze da scuola di cinema, come la scena a tre con Wayne, Stewart e Lee Marvin (tra i suoi scagnozzi si intravede anche un Lee Van Cleef pre-Leone) e di suggerire l'enormità dei sentimenti inespressi. Accompagnato da fidati collaboratori sia tra gli attori (oltre ai già citati Woody Strode e Vera Miles e i sempre perfetti caratteristi) che tra i tecnici (William Clothier alla fotografia), il vecchio "Jack" costruisce con sicurezza un commovente canto alla malinconia virile incarnata da Duke come nessun altro ha mai più potuto raccontare. S.R.


FILM in MEDIATECA

TITOLO:

CHE?

REGIA:

ROMAN POLANSKI

Editore:

Surf video

Inventario:

BC900022419

Collocazione: BC9 DFL.CHE.POL

Credo che ci sia qualcosa di affascinante nei film non riusciti dei grandi registi. In questo What?, il film meno considerato nella filmografia di Polanski, c'è effettivamente una caduta di mordente, ma è importante per alcune rare caratteristiche. In primo luogo, invece di nascere da una sceneggiatura che poi viene realizzata nel luogo più adatto, è stato scritto, al contrario, partendo dal luogo in cui è stato girato, che è un luogo straordinario, una villa sulla costiera amalfitana di proprietà di Carlo Ponti, uno dei più celebri produttori italiani. In secondo luogo si sente palpabile l'influenza che questa casa ha esercitato sulla natura e l'atmosfera del film, solo superficialmente allegro e scherzoso. Nella vera e propria fauna di fannulloni che popola questa casa senza uno scopo, nella dissipazione totale, soprattutto del senso, capitanata da Marcello Mastroianni, perso come gli altri in un labirinto fisico e mentale, io ci vedo una sofferenza fortissima, che sa di morte. L'esplorazione di questa casa stupenda e terribile nella sua ricchezza di angoli e di stanze dà i brividi, se intesa correttamente, ed è questo l'elemento che lo rende un film di Polanski, autore di tre film intorno ad un appartamento che opprime e condiziona (Rosemary's baby in primis). Anche qui come nel film citato e in Repulsion c'è una donna intrappolata, una bellissima Sidney Rome, vera e propria incarnazione della Little Annie Fanny creata dal grandissimo Will Elder per Playboy negli anni sessanta. Il gioco ironico sul suo desiderabile corpo, soprattutto nella scena risolutoria con il misterioso padrone di casa, salva il film da un circolo vizioso narrativo che solamente la fuga della ragazza può interrompere, improvvisamente. S.R.


INIZIATIVE

Sotto la pelle del suono: il corpo (d)e(l)la musica Cinque incontri sul rapporto tra corpo e musica Dopo il primo ciclo d’incontri organizzato l’anno scorso nell’ambito del progetto BresciaPLAY, che ha approfondito il rapporto tra musica e web, questo secondo ciclo vuole indagare alcune dinamiche socio-culturali e musicali che mettono in relazione il corpo e la musica. Parafrasando il titolo di un noto libro di Derrick de Kerckhove, il suono, pelle della musica, rivela, a chi lo sa ascoltare, il corpo della cultura musicale. Ma che cosa significa ascoltare al giorno d’oggi? E che cosa può indicare il termine corpo: la risposta corporale dell’ascoltatore? Il corpo del musicista? Le sensazioni audio-tattili dell’improvvisatore? Il corpo della tecnologia sonora? Il corpus delle musiche di un autore, oppure di un genere?

GIOVEDÌ 30 MAGGIO, ore 21 Il corpo nelle musiche del Novecento: dai balli terapeutici di Stravinsky agli sballi di fine millennio (Luca Marconi) Il problema della relazione tra la mente e il corpo è stato affrontato da diversi generi musicali del Novecento, spesso intrecciandosi con la riflessione sui rapporti tra le musiche colte e quelle popolari. Nell’ambito di questo intreccio di problematiche, attraverso alcuni esempi sonori e qualche documento audiovisivo, verrà presentato un percorso che trarrà spunto da due casi di musicoterapia implicati in due capolavori di Stravinsky (il Sacre du Printemps e l’Histoire du soldat), prenderà in considerazione alcuni episodi nella storia del jazz, della canzone e delle musiche d’avanguardia, per giungere ai fenomeni di riscoperta della trance musicale in Italia nell’ultima fase del secolo scorso. Luca Marconi insegna Storia della popular music presso il conservatorio di Pescara. E' autore del volume «Musica Espressione Emozione» (Clueb, 2001) e di altri saggi, che spesso si occupano del funzionamento comunicativo del rock, della canzone e di altri generi di popular music.


MERCOLEDÌ 5 GIUGNO, ore 21 Registrare con il corpo (Nicola Scaldaferri) Un ricercatore che studia sul campo dei fenomeni musicali e rituali non è solo un osservatore neutrale ed esterno, ma una presenza attiva, che spesso interagisce con quanto accade. Egli può anche giungere, grazie a particolari dispositivi tecnologici, a ricoprire un ruolo, anche dal punto di vista fisico, nei procedimenti di registrazione; è il caso, ad esempio delle registrazioni effettuate con l'utilizzo di microfoni collocati all'altezza delle orecchie in grado di registrare secondo la prospettiva di ascolto di chi li indossa. Nella relazione verranno presentati documenti sonori e audiovisivi relativi a ricerche, compiute in Italia e in Africa, in cui è il corpo stesso del ricercatore, in quanto entità fisica, a svolgere un ruolo nei processi di registrazione. Nicola Scaldaferri è diplomato in composizione al conservatorio di Parma e laureato in Musicologia all’università di Bologna. E’ ricercatore di Etnomusicologia all’università di Milano. Ha pubblicato: Nel paese dei cupa cupa. Suoni e immagini della tradizione lucana»; «Musica nel laboratorio elettroacustico» «Pratiche musicali, poteri e segreti: Alhaji Abubakari Lunna tra il Dagbon e il Massachusetts»; «Perché scrivere la musica non scritta?», in Enciclopedia Einaudi della musica; «Montage und Syncronisation: Ein neues musicalisches Denken in der Musik von Luciano Berio und Bruno Maderna», in Elena Ungeheuer (Hg.), Elektroakustische Musik. Handbuch der Musik im 20. Jahrundert, Band 5.

MERCOLEDÌ 26 GIUGNO, ore 21 Frank Zappa. Basso corporeo come sfida linguistica (Giordano Montecchi) "Io parlo sporco" diceva Frank Zappa. Ma la sua musica parlava ancora più sporco. Nella sua urticante o esaltante molteplicità il linguaggio di Zappa ha sperimentato e ha fatto interagire da autentico virtuoso universi linguistici antitetici, dall'iper-colto al popular più trash, quasi come una sorta di moderno Rabelais. L’incontro offre l’occasione di riascoltare alcuni dei momenti più significativi della sterminata produzione musicale di questo artista straordinario imprigionato in una ricezione dai troppi stereotipi e la cui lezione non è stata ancora compresa a fondo. Giordano Montecchi insegna Storia della musica al Conservatorio di Parma. Come studioso è interessato soprattutto alla musica d'oggi nelle sue molteplici diramazioni, dal pop alla sperimentazione, dal jazz alle musiche di tradizione orale. Fra le sue numerose pubblicazioni si segnala «Una storia della musica» (Rizzoli). Critico musicale, collabora con quotidiani e con riviste specializzate.

Gli incontri avranno luogo nella sala conferenze dell’Emeroteca Queriniana (ingresso scalone dell’Anagrafe, cortile del Broletto, Brescia), con inizio alle ore 21.00. È gradita una conferma di partecipazione all’indirizzo di posta elettronica: mediateca@comune.brescia.it


Progetto Locale Autori Yndipendenti Partecipa a BRESCIAPLAY: suoni in un gruppo, in una big-band, un consort di viole, una dj-session? In trio, in quartetto, in orchestra, da solo? FATTI ASCOLTARE! Porta in Mediateca le tue registrazioni sonore, autoprodotte o fatte in casa: verranno inserite nel Catalogo della Musica Bresciana e promosse attraverso social network, webradio e concerti Informazioni: http://www.comune.brescia.it/Eventi/Servizi+al+Cittadino/vivere+tempo+libero+e+cul tura/corsi+ed+iniziative+culturali/BiblioTekCare+in+mediateca.htm

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BresciaPLAY punta alla creazione di un fondo musicale che raccoglie, cataloga, valorizza e diffonde al pubblico le produzioni musicali, registrate su cd e/o dvd, dei musicisti locali attraverso la creazione di un archivio di pubblicazioni indipendenti, demo, registrazioni autoprodotte e/o fatte in proprio, incisioni edite ed inedite, home recording, live… - degli artisti bresciani. Nell’ottica di un’attività bibliotecaria che promuove, sostiene e valorizza la produzione “locale”, si vuole dare visibilità a queste che sono forme d’espressione di cantautori in erba, prime realizzazioni di compositori in apprendistato, oppure vagiti di nascenti rock-band. Ma anche espressioni già compiute di musicisti ed interpreti che “non trovano mercato”. Una raccolta senza distinzioni di generi e stili, per dare voce ad un “far da sé” in musica che non di rado riserva sorprese inattese. L’azione persegue il duplice obiettivo di far conoscere e promuovere un servizio del Sistema Bibliotecario Urbano – la Mediateca Queriniana, settore multimediale della civica Biblioteca Queriniana - e di coinvolgere direttamente i cittadini nella gestione dell’offerta culturale della biblioteca, stimolandoli verso manifestazioni d’espressioni creative diverse. La Mediateca Queriniana si occupa dell’archiviazione dei documenti raccolti e della loro catalogazione: si promuove, in questo modo, la visibilità delle opere degli autori che porteranno le proprie registrazioni sonore e dei musicisti che vengono inseriti a catalogo, dal momento che le schede catalografiche dei documenti sono ricercabili e visibili attraverso il catalogo online (pubblicato sul Web) del Sistema Bibliotecario Urbano di Brescia, ed attraverso i cataloghi ed i meta-cataloghi provinciali, regionali, nazionali ed internazionali. BresciaPLAY prevede, infine, la promozione del suddetto archivio/catalogo, sia attraverso la web-radio della Piastra Pendolina, spazio giovani del Comune, sia attraverso la proposta di esibizioni dal vivo degli artisti coinvolti.

AdORECCHIO n.41, giugno 2013  

Il numero di giugno 2013 della newsletter della Mediateca Queriniana di Brescia. Music & Movies reviews: Juin issue