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N.05 GENNAIO 2019

IN QUESTO NUMERO // NICOLE ROMEO E L’ORGOGLIO DELLA MAGLIA AZZURRA // KATHRIN RESS SVELA IL CASO NAPOLI // SERIE A1: TRA STORIA E FUTURO // IL BASKET NELLA CAPITALE // GIULIA CIAVARELLA: IN MOLISE PER SOGNARE // LUCCHESI RACCONTA TANYA POLLARD // NOVITÀ PINK NUMBERS


GENNAIO 2019

N.05

in questo numero 1 EDITORIALE Napule è

3 inside a1

Fallimento Dike

9 Focus

Tra storia e futuro

14 numbers 17 cover story

Innamorati di... Romeo

23 inside A2

Il meglio sta per arrivare

29 Primo piano

In Molise per sognare

35 altri mondi

Core de Roma

41 storie

Pollard detta Tanya

44 FLASH NEWS di manuel beck 46 MARA RISPONDE

Quanto giochi?

47 PALLA E PSICHE

Hai visto l’arbitro?

48 (SA)TIRO SULLA SIRENA

Adotta un coach

50 IL BASKET VISTO DA UN MARZIANO

Gallina vecchia fa buon brodo

47 LA FOTO DEL MESE

DIRETTO DA Silvia Gottardi REDAZIONE Silvia Gottardi,

Alice Pedrazzi, Giuseppe Errico, Giulia Arturi, Marco Taminelli, Bibi Velluzzi, Manuel Beck, Giovanni Lucchesi, Linda Ronzoni, Alice Buffoni, Clara Capucci.

PROGETTO GRAFICO: Linda Ronzoni/ Meccano Floreal

IMPAGINAZIONE Grazia Cupolillo/ Meccano Floreal

FOTO DI: Marco Brioschi,

Francesco Cimmino, Maurizio Silla, Debora Fabio, Ciamillo/Castoria, Carlo Ferrario, Belen Sivori, Giuseppe Pipitone, Laura Moltisanti.


editoriale

NAPULE È di silvia gottardi

Napule è nu sole amaro Napule è addore ‘e mare Napule è ‘na carta sporca e nisciuno se ne ‘mporta e ognuno aspetta ‘a ciorta... Così cantava il grande Pino Daniele, probabilmente senza sapere niente di pallacanestro femminile, men che meno del futuro della Dike. Però in qualche modo comunque ci ha preso. È molto amaro il destino della società che, dopo una campagna acquisti strabiliante, puntava senza mezzi termini a obiettivi importanti in questo campionato. Il ritiro ha lasciato tutti senza parole... È una carta molto sporca quella giocata dal club ma, a differenza di quello che cantava Pino, a noi tutti importa, e pure molto. No, gentili Signori di Napoli, qui non si tratta di aspettare ’a ciorta (la fortuna), si tratta di saper pianificare, saper fare un budget e sapersi confrontare con la realtà, anche quella legata alla logistica dei palazzetti. La fortuna non c’entra proprio un bel niente! E non basta neppure giustificarsi dicendo che è già successo a Faenza, a Chieti e La Spezia: ora ci sono delle giocatrici a spasso e il campionato è brutalmente mutilato. Senza parlare della figuraccia che ci facciamo ancora una volta con tifosi e appassionati! Facciamo tanta fatica ogni giorno per provare a ridare dignità a questo sport e riportare il pubblico nei palazzetti, che poi fa davvero arrabbiare quando c’è gente che non è capace di lavorare e spreca quanto di buono viene invece realizzato da molti altri. Ripenso con amarezza alle Società storiche che non ce l’hanno fatta e che tanto mi mancano (Priolo, Como, Parma, Faenza), ma anche a tutte quelle che ogni giorno fanno mille sacrifici e ottengono il massimo da budget limitati, senza voler per forza fare il passo più lungo della gamba. Quando si lavora bene sia in palestra che dietro alle quinte, con tenacia e dedizione, senza strafare, poi i risultati arrivano. I migliori esempi? Sicuramente lo scudetto di Lucca nel 2017, le Lupe di San Martino con le loro tante squadre nelle varie categorie e il fantastico campionato che sta facendo Broni. La fortuna c’entra poco!


MACCHI E RESS: DUE GIOCATRICI ETERNE DEL NOSTRO MOVIMENTO, DUE COLONNE IMPONENTI ANCHE NEL VENTO DELLA TEMPESTA. UNA SITUAZIONE CHE SEGNERÀ LE LORO FANTASTICHE CARRIERE.


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FALLIMENTO DIKE NAPOLI: DAL MERCATO FARAONICO AL FALLIMENTO,

UNA BRUTTA PAGINA PER IL NOSTRO MOVIMENTO. NE ESCONO BENE SOLO GIOCATRICI E STAFF, ESEMPIO DI PROFESSIONALITÀ E DEDIZIONE. CE NE PARLA KATHRIN RESS

di giuseppe errico

p

ensavamo come amanti e sentimentalisti del movimento

del basket rosa di parlare solamente ed esclusivamente delle gesta delle giocatrici in campo, dei risultati delle squadre, di nuove stelle emergenti e non più di crisi societarie e squadre che nel bel mezzo della stagione facciano saltare il banco e decidano di abbandonare il campionato. Men che meno se questa squadra fosse stata la dominatrice incontrastata del mercato estivo e si fosse cucita addosso i gradi di pretendente al titolo. La Dike Basket Napoli è passata dalla corsa al titolo, alla corsa per portare le carte in federazione e chiudere i battenti, il passo non è breve, ma non è neanche un fulmine a ciel sereno, ma una situazione che si stava trascinando da anni e che non poteva che avere una sola ed unica conclusione, ossia, quella che in questi giorni finali di gennaio ha mandato in subbuglio il basket femminile e lasciato senza squadra e senza soldi giocatrici e staff tecnico.

Estate con il botto Macchi, Ress, Tagliamento, Harrison e

le due Williams: era partita così la nuova stagione della Dike. Mercato faraonico con le prime difficoltà ad onorare gli stipendi già in avvio di stagione, forse anche a causa di un mercato in entrata che si era allungato oltre ogni possibilità. Primi tre mesi di stipendi in ritardo ma arrivano, poi il nulla fino alla deflagrazione atomica, con le promesse di stipendi in arrivo nella prima settimana di febbraio e con le stoiche giocatrici che accettano quest’ultima farsa, ma la situazione precipita e si chiude. Questo è l’oggi! Ma c’è un passato non troppo lontano che parla di stipendi in ritardo, promesse disattese, impegni economici non rispettati, azioni giudiziarie in corso, e lodi Fiba e Fip. Uno di questi quello della giocatrice statunitense Kelsey Bone passato in giudicato, quindi mercato in entrata ed in uscita chiuso poco dopo la roboante campagna acquisti. Ma anche un film già visto quindici anni fa a Maddaloni dove lo stesso presidente facendosi come sempre scudo di prestanome aveva causato il più grande crack che la storia della pallacanestro femmi-


inside A1

nile abbia mai conosciuto. I segnali c’erano tutti, da anni, e si è comunque dato credito, troppo, a chi con una forma di narcisismo ha pensato bene di giocare con la passione e le emozioni di una città come Napoli che merita ben altro.

Giocatrici e staff eroi Nonostante tutte le difficoltà ester-

ne la squadra al momento del game over era al quarto posto in classifica grazie solo ed esclusivamente alla professionalità e alla dedizione delle ragazze (togliendo qualche americana che giustamente a suo modo di

vedere si rifiutava di giocare) e dello staff tecnico che sono gli unici che escono da questa vicenda a testa altissima. “Purtroppo avevo già vissuto sei anni fa una situazione simile – ci dice Kathrin Ress – a Faenza con Chiara Pastore. Vivi momenti di isteria nel senso che non sai cosa fare, passi dal pianto all’ira attraverso la risata sconcertata. Un frullatore di emozioni che alla fine ti lascia un vuoto dentro. Diversamente da Faenza forse queste emozioni sono affiorate in più occasioni da quando siamo arrivate qui a settembre dato che dei problemi se n’era sentito parlare ed erano già venuti a


EROICHE LA NAVE AFFONDAVA E LORO NON SOLO NON SCAPPAVANO MA PORTAVANO LA DIKE AL QUARTO POSTO IN CLASSIFICA E ALLA COPPA ITALIA.

galla prima di gennaio. Dopo l’ultima comunicazione da parte della società in cui ci dicevano che le cose si sarebbero finalmente sistemate dal sei febbraio in poi, ci siamo guardate in faccia tra noi giocatrici convenendo che sarebbe stata l’ultimissima possibilità che da professioniste ci sentivamo di dare al club, spinte soprattutto dal clima che si era creato fra noi ragazze. A Napoli si sta bene e si sono creati legami di amicizia che vanno oltre ad ogni situazione”. Queste parole finali di Ress ci dimostrano ancora una volta, e sempre che ve ne fosse bisogno, il grande lavoro svolto dalle

ragazze in campo. “Credo di parlare a nome di tutte continua Ress – quando dico che il campo è la nostra seconda casa, le scarpe il nostro accessorio preferito e la palla il nostro gioiello più prezioso. Siamo tutte professioniste, quindi, non possiamo far altro che rispettare lo sport e noi stesse dando sempre il massimo quando mettiamo piede sul parquet. Bisognava tirar fuori il meglio da questa situazione e lo abbiamo fatto sfruttando i minuti in più che ognuna di noi aveva a disposizione”. Anche fuori dal campo nei momenti successivi alla notizia le ragazze si sono com-

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inside A1 portate in maniera impeccabile a discapito di certe situazioni che le hanno viste trattate più come burattini che come persone. Dall’ufficialità della notizia, al congelamento della stessa, al “vediamo se salviamo la situazione” e loro nel limbo ad aspettare il da farsi. “Ci sentivamo impotenti – dichiara Kat – dato che si parlava in altri posti del nostro futuro senza interpellarci. Essendo noi le dirette interessate sarebbe stato giusto poter portare la nostra opinione dato che si trattava delle nostre vite. Siamo ancora troppo in minoranza ai piani alti, non solo come quote rosa, ma proprio come giocatrici attive che vivono nel quotidiano un movimento che è in difficoltà ma che ha tanto potenziale e vuole essere rispettato”. Difficilmente una situazione del genere non lascia segni anche in una giocatrice esperta come Ress: “Io sono mamma e giornalmente provo a ricordare a mio figlio che da ogni caduta bisogna rialzarsi ma soprattutto che qualsiasi cosa lui faccia lo deve fare al massimo del suo potenziale per

due americane sono tornate a casa. “Per me nell’immediato – conclude Kat – c’è di certo la famiglia che non sta passando un bel momento. Poi ci sarà la pallacanestro. La palla lo sa che ha ancora alcuni conti in sospeso con me”.

Formula Saltata La rinuncia della Dike fa saltare il conto

anche della formula play off che come era stata strutturata adesso non è più attuabile. La palla passa alla Federazione che deve ratificare la nuova formula, ma nell’immediato c’è la questione coppa Italia alla quale le partenopee si erano qualificate. Da regolamento, visto che la rinuncia è avvenuta durante la stagione regolare, tutte le squadre che hanno battuto Napoli perdono i due punti conquistati. Al termine del girone di andata cinque squadre si vedranno togliere due punti (Venezia, Schio, Geas, Lucca e Ragusa) con una classifica finale del girone di andata che cambia di poco o nulla e che vede l’ingresso nelle otto partecipanti

Il campo è la nostra seconda casa, le scarpe il nostro accessorio preferito e la palla il nostro gioiello più prezioso. (K. Ress) non avere rimorsi o recriminazioni. Questo è quello che abbiamo fatto noi giocatrici. Resta l’amaro in bocca al pensiero di come sarebbe potuta finire. Però vorrei lanciare un messaggio a tutte le società! Per gran parte delle partite una squadra formata praticamente da sole italiane era quarta in classifica. Forse un pensiero bisogna farselo, serve davvero spendere tanti soldi per prendere così tanti stranieri? Pensate che senza non si possa puntare in alto? Credo che siamo riuscite a mettere in campo la pallacanestro italiana lanciando un bel messaggio”. Le responsabilità prima o poi andrebbero anche accertate “Non mi piace dare colpe e credo che non sia questo il luogo ed il tempo per puntare il dito – dice Kat – posso solo dire che non è un singolo ad aver sbagliato, le idee c’erano e non metto in dubbio neanche la volontà, mi viene solo da pensare che forse le risorse vadano raccolte prima e i conti fatti bene a priori”.

Tutti liberi È la conseguenza del fallimento: tutti svin-

colati e alla ricerca di una squadra che possa salvare una stagione e dare ossigeno economico a queste ragazze. Macchi sembra molto vicina alla Reyer, Tagliamento che in un primo momento era stata accostata a Campobasso ha ricevuto un paio di offerte estere provenienti da Spagna e Polonia. Capitan Pastore è stata ingaggiata da San Marino di Lupari per sostituire l’infortunata Dotto, Gonzalez ha firmato per S. Giovanni Valdarno in A2. Harrison ha firmato a Praga e le altre

alla Coppa Italia del Geas con questi accoppiamenti: Venezia – San Martino, Ragusa – Vigarano, Broni - Sesto, Schio- Lucca. Il tutto dovrà essere comunque confermato e ratificato a breve dalla Federazione.

Un pizzico di colpa e ripartiamo – In una vicenda come

questa che fa del male a tutti gli appassionati di questo mondo e che toglie a Napoli e a Ponticelli una valvola di sfogo settimanale dove non è soltanto il gioco del basket il punto principale, ma un intreccio di relazioni e sentimenti, un luogo sicuro per i ragazzi del mini basket, un mondo totalizzante quello che è stato strappato alla città. In tutto questo sarebbe auspicabile che tutti si prendessero una piccola o grande parte di responsabilità. Chi ha portato avanti questa scellerata gestione fatta di sotterfugi e di cose poco chiare, chi doveva controllare la situazione e magari ha chiuso un occhio sul passato, magari in buona fede, per cercare di far rinascere a Napoli qualcosa di bello. Chi ha continuato a mandare le giocatrici in quel posto, anche qui in buona fede, sperando che la situazione potesse cambiare, cosa che non è mai successa. E chi come noi scrive e parla di basket rosa che abbiamo dato credito e risalto con la speranza che non potesse accadere l’irreparabile. Voltiamo le spalle a questa vicenda, guardiamo avanti ed evitiamo in futuro di dare nuova “verginità” a gente che fa del nostro movimento uno specchio per la propria megalomania.


COURTNEY WILLIAMS LA STATUNITENSE È LA STATA LA PRIMA AD INCROCIARE LE BRACCIA, A SUO MODO UNA DECISIONE GIUSTA. MA IL CUORE DELLE ITALIANE È DIFFERENTE.

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22 ANNI LA DIFFERENZA D’ETÀ TRA RAFFAELLA MASCIADRI E CATERINA GILLI (QUI IN FOTOGRAFIA), GIULIA NATALI E SILVIA NATIVI, LE TERRIBILI RAGAZZE DEL 2002 DI VIGARANO, CAMPIONESSE D’EUROPA U16 LA SCORSA ESTATE.


focus

TRA STORIA E FUTURO È IN ATTO UN PASSAGGIO DI TESTIMONE SIMBOLICO TRA CHI HA FATTO

LA STORIA DELLA PALLACANESTRO FEMMINILE DEGLI ULTIMI DUE DECENNI E CHI HA IN MANO LA MATITA PER SCRIVERE QUELLA DEI PROSSIMI DUE. C’È INTANTO UN PRESENTE TUTTO DA GODERCI

di alice pedrazzi

T

ra storia e futuro, esperienze e (belle) speranze c’è, oggi,

nel nostro campionato un preziosissimo mix di saggezza (cestistica) ed entusiasmo, un condensato di “vecchio e nuovo” che ci fa vivere un presente ricco di significati, nel quale si cela (nemmeno più di tanto) quel senso di continuità tanto prezioso per un movimento che, proprio nella convivenza e nel confronto sul campo fra atlete appartenenti a generazioni diverse, trova le basi per un futuro ricco di giuste aspettative, ma costruito senza dimenticare quanto gli esempi delle grandi giocatrici che ancora calcano i parquet possano significare per le giovani che studiano da protagoniste. Ad unire storia, presente e futuro c’è un unico, grande ed insostituibile, minimo (anche se forse, per la sua importanza, sarebbe il caso di dire massimo) comun denominatore: il talento.

solo giocatrici di classe e talento, ma campionesse vere nello sport che si è scelto come compagno di un lungo pezzo di vita. Dietro alle carriere di queste giocatrici c’è, senza dubbio, quel “qualcosa in più” che ha fatto - e fa - di loro, non soltanto un grande patrimonio del nostro basket, ma soprattutto un esempio virtuoso di doti tecniche e fisiche abbinate a determinazione, spirito di sacrificio, voglia e capacità di superarsi ogni giorno, tutti i giorni, ogni anno, tutti gli anni, senza mai sentirsi arrivate, senza mai pensare di non aver più nulla da imparare. C’è, dietro e dentro le loro carriere, tutta la storia del basket femminile degli ultimi venti anni e c’è, nella loro capacità di incidere ancora sul campo, la messa a terra, o meglio sul parquet, di un concetto tanto semplice da dirsi, quanto difficile da tradursi in azioni: la mentalità vincente.

Chicca Macchi, Raffaella Masciadri e Angela Gianolla sono, da

Ilaria Panzera, Giulia Natali e Valeria Trucco sono, dall’altro,

un lato, il simbolo più luminoso di che cosa significhi essere non solo delle atlete di altissimo livello, non

la faccia di un futuro che bussa forte per farsi già presente, che si presenta sul campo con quel sorriso spa-


focus

valdo e quell’entusiasmo contagioso in dote solo a chi sa di aver tanto da imparare, ma anche da esprimere. Sei giocatrici, per un quintetto più un cambio che abbiamo scelto come immagine di un passaggio di testimone simbolico tra chi ha fatto la storia della pallacanestro femminile degli ultimi due decenni e chi ha in mano la matita per scrivere quella dei prossimi due.

Con una grande consapevolezza: questa stagione (al netto

delle recenti e – ahinoi - tristi vicende che hanno coinvolto la società di Napoli) ci sta regalando la possibilità di vedere storia e futuro giocare insieme, tendersi la mano, sfiorarsi.

23 scudetti, 16 volte la Coppa Italia e 21 la Supercoppa: le braccia

di Chicca Macchi, Raffaella Masciadri e Angela Gianolla hanno alzato nel cielo della pallacanestro femminile, complessivamente, 60 trofei negli ultimi vent’anni. Numeri da far venire i brividi. Cifre da campioni veri. Cifre che ci dimostrano che il talento ce lo regala il destino, ma la capacità di vincere la si costruisce col sacrificio e la dedizione. La più vincente di questo terzetto d’oro è Masciadri (classe 1980), che si è cucita sul petto lo scudetto tricolore per 14 volte, mentre ha sollevato la Coppa Italia 9 volte e la Supercoppa 13, la segue Chicca Macchi (classe 1979), con 7 scudetti, 6 Coppe Italia e 5 Supercoppe e poi Angela Gianolla (come Masciadri,


ECCO ”LA” TRUCCO VALERIA TRUCCO, PIVOT CLASSE 1999, STA DISPUTANDO UN’OTTIMA ANNATA CON TORINO: PER LEI 9,8 PT DI MEDIA. QUI SFIDA LA RAGUSA DI UN’ALTRA GRANDE VETERANA: ANGELA GIANOLLA (1980).

classe 1980), con 2 scudetti, 1 Coppa Italia e 3 Supercoppa. Ma la bellezza, di queste vincenti “quasi” quarantenni sta nell’inesauribilità del loro talento e nella capacità di rigenerarsi ogni stagione, ritagliandosi un ruolo sempre nuovo, forse, ma sempre rispondente alle esigenze della propria squadra. Perché (anche questo) deve saper fare chi vuole avere in mano la penna per fare la storia di uno sport a lungo.

Gianolla, che a Ragusa detta ritmi e letture per le proprie com-

pagne per più di 16 minuti di media a partita, segnando 3 punti per gara, è l’esempio di come l’esperienza possa essere fondamentale (anche per il trasferimento di

competenze alle compagne più giovani) nella gestione dei momenti particolari delle partite e quando occorre selezionare scelte e tiri (in tal senso particolarmente significativa la sua più che buona percentuale nel tiro da 3, 42%). Una carriera giocata a passo sicuro, quella di Gianolla, forse senza clamori, ma nemmeno tremori, esempio di equilibrio in campo e passione vera, messa al servizio di un lavoro quotidiano che è stata (ed è ancora oggi) la chiave di tanta longevità cestistica.

Raffaella Masciadri interpreta alla perfezione il ruolo della ca-

pitana chiamata a giocare i cosiddetti minuti di qualità, non un concetto vuoto, ma un preciso ruolo che unisce

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focus la componente tecnica a quella più motivazionale: è lei, senza dubbio, la depositaria delle tante storie e soprattutto della mentalità vincente che ha permesso a Schio di essere la squadra più vincente del basket femminile nostrano negli ultimi 10 anni. In campo, “Mascia”, in questa stagione, segna più di 5 punti di media in quasi 16 minuti di utilizzo e le buone percentuali al tiro (56% da 2 e 43% da 3) dimostrano che una delle prerogative di chi sa essere “grande anche da grande” è saper fare la scelta giusta.

Laura “Chicca” Macchi, il talento offensivo più brillante, ha

continuato senza soluzione di continuità a dare del “tu” al canestro, spiegando con l’esempio alle tante giovani che la vedono come riferimento, cosa significa saper far canestro (doppia cifra di media - 10,3 punti - per lei, anche in questa stagione fino a che Napoli è scesa in campo). Nel corso della sua lunga carriera, il suo guizzo offensivo non ha mai smesso di illuminare i parquet che ha calcato e la voglia di ricominciare in un’altra piazza, dopo i tanti anni e tanti scudetti a Schio, mostrata quest’anno, unitamente alle sue statistiche, sono la fotografia più nitida del suo essere “signora del nostro basket” (per fortuna la sua lontananza dal parquet è stata brevissima: ufficiale la notizia del suo ingaggio alla Reyer). Statistiche dell’anno in corso e numeri di trofei vinti, ci mostrano la bella faccia di queste atlete che, dopo aver passato più di vent’anni sui campi di tutta Ita-

Ilaria Panzera, nata a Milano l’8 luglio 2002, sembra essere

una predestinata: non c’è solo talento nelle giocate che valgono a questa esterna di 178 cm e tanta voglia di fare bene 4,6 punti di media nei 15 minuti di fiducia (piena e meritata) che coach Cinzia Zanotti le concede al Geas, ma anche lo sguardo giusto, quello che non conosce paure né timori reverenziali. Così in molti hanno per lei hanno scomodato il paragone con l’altro grande talento uscito nel recente passato da Sesto San Giovanni, Cecilia Zandalasini. Ma Ilaria, che mostra in campo e fuori una maturità non comune per una sedicenne, senza farsi mettere pressione da confronti lusinghieri e stimolanti, fa con determinazione e a passo deciso il suo percorso, solido non soltanto nelle cifre che produce: a novembre, infatti, si è anche guadagnata la considerazione e la convocazione del cittì Marco Crespi nel gruppo delle 17 azzurre che hanno lavorato per le Qualificazioni agli Europei di quest’anno. Non male per chi ancora non ha compiuto 17 anni, ma sul campo sembra non ricordarselo.

Giulia Natali, stessa annata buona di Panzera (anzi ottima, se

consideriamo che del 2002 sono anche Gilli e Nativi) a Vigarano sta dimostrando di partita in partita di essere una guardia versatile e dal grande istinto realizzativo: segna 5,6 punti in 17 minuti di media, con un high stagionale di 15 punti contro Broni, segnati alla nona giornata, grazie ad una prestazione senza

Questa stagione ci sta regalando la possibilità di vedere storia e futuro giocare insieme, tendersi la mano, sfiorarsi. lia e mezza Europa, hanno ancora la perseveranza e la capacità di incidere, dimostrando che il momento per diventare storia, ancorché recente, del nostro basket può attendere. Perché Chicca Macchi, Raffaella Masciadri e Angela Gianolla vogliono e sanno essere ancora il presente. Questo ci dicono i numeri, e non solo. Dall’altra parte c’è chi, pur consapevole di rappresentare il futuro, pur cosciente che il meglio deve ancora venire (e verrà…), ha voglia e mezzi per alzare la mano e rispondere già presente, con tono deciso e sicuro, all’appello di questo campionato: Ilaria Panzera, classe 2002, Valeria Trucco, classe 1999, e Giulia Natali, classe 2002 (ma possiamo con piacere inserire in questo elenco di belle speranze anche Caterina Gilli e Silvia Nativi, che con Natali condividono anno di nascita, squadra ed amicizia) sono le giovani su cui scommettere decisi. In campo, però, tutte stanno facendo di tutto per dimostrare che più che scommesse, vogliono e sanno essere certezze.

errore e senza macchia al tiro (6/6 da 2). Niente male e soprattutto niente paura, nemmeno per lei. Si vede che quando distribuivano il timore, le cestiste azzurre del 2002 erano tutte voltate dall’altra parte. Del resto hanno vinto l’oro europeo nell’ultima estate.

Di qualche anno più grande (classe 1999) è Valeria Trucco, ala/

pivot di 193 cm che, disputando una stagione di quantità e qualità a Torino, pare più che mai decisa a far sì che anziché essere riconosciuta come “la figlia di Sandra Palombarini” (ex grande cestista degli anni 70-80), sia presto Sandra ad essere indicata come “la mamma di Valeria”. Nel suo campionato si contano 6 gare in doppia cifra e 4 in cui ha firmato una “doppia-doppia”, l’ultima in ordine cronologico è stata quella siglata nella gara contro Battipaglia, in cui la lunga torinese ha segnato 18 punti e strappato 12 rimbalzi. Che dire: tra storia e futuro, abbiamo un presente tutto da goderci.


NESSUNA PAURA LA 2002 ILARIA PANZERA, ANCHE LEI CAMPIONESSA D’EUROPA U16, SFIDA AL TIRO LA LEGGENDA LAURA MACCHI (1979) SENZA ALCUN TIMORE REVERENZIALE.

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numbers Minneapolis, Minnesota

Green Bay, Wisconsin

San Antonio, Texas

Periodo considerato: dal 2011 al 2019.

Legenda

2018-19 Broni

(in corso)

Legenda

Green Bay

# Le Mura Lucca

Belfius Namur #1

*Sul totale dei punti.

percentuali al tiro* *Media ultime 7 stagioni.

Le Mura Lucca #2

Belfius Namur #2

Broni #1

Le Mura Lucca #1

Broni #2


NICOLE ROMEO È NATA AD ADELAIDE IL 29 AGOSTO 1989, HA GIOCATO A GIRONA (SPAGNA) IL CAMPIONATO 2017/18. HA CHIUSO LA STAGIONE DI EUROCUP CON 9.3 PUNTI E 3.7 ASSIST DI MEDIA.


cover story

Innamorati di... Romeo NICOLE, NONNI CALABRESI, È SBUCATA DAL NULLA PER APPRODARE IN NAZIONALE E ORA IN SICILIA. “MA AVEVO COMINCIATO LE PRATICHE PER IL PASSAPORTO ITALIANO A 16 ANNI. CHE ORGOGLIO LA MAGLIA AZZURRA. RAGUSA VUOLE LO SCUDETTO, E IO PURE. IL MIO MOTTO È LIBERARE LA MENTE E SCOPRIRE”

di GIULIA ARTURI

C

alabria-Australia. Ventiquattr’ore di volo e un paio di scali,

se si è fortunati. Nel 2019, quando tutto sembra a portata di mano, quel continente rimane un miraggio ai confini del mondo. Figuriamoci lo stesso viaggio 70 anni fa, e in nave. La Calabria è la regione che ha più contribuito all’emigrazione italiana in Australia, iniziata nella seconda metà dell’800. In migliaia hanno fatto un fagotto delle loro speranze e intrapreso il viaggio di sola andata. Tra loro c’erano i nonni di Nicole Romeo, 29 anni, nuovo acquisto di Ragusa per la corsa allo scudetto. “I miei nonni sono emigrati dalla Calabria alla fine della guerra per una nuova vita in Australia, così è cominciata la mia storia”. Coincidenze: anche la mia. Solo che i genitori di mio padre si fermarono più vicino, a Milano. Con un po’ di fantasia penso che io potrei essere lei, lei potrebbe essere me. Piccolo il mondo con i suoi destini incrociati e le sorprendenti sliding doors. Storie di migranti da una regione povera. L’Australia, terra promessa per tanti calabresi, primeggia nello sport. Deci-

ma nel medagliere alle ultime Olimpiadi, ad un soffio dall’Italia, ma di gran lunga l’ultima della top ten per quanto riguarda il numero di abitanti: 25 milioni, meno della metà del nostro Paese.

C’è qualcosa di speciale nell’aria, laggiù: se vi capita di pas-

seggiare all’ora di pranzo al Royal Botanic Gardens di Sydney per godervi lo spettacolo dell’Harbour Bridge e dell’Opera House, vi supereranno sfrecciando decine e decine di indomiti runners. Un popolo devoto all’attività fisica e all’aria aperta. Anche il basket femminile italiano ha beneficiato della magia australiana: hanno giocato in serie A Penny Taylor, Laura Summerton-Hodges, Jenny Screen. Nicole Romeo, playmaker, 1.68, si aggiunge a questa lista di eccellenze. Il pubblico italiano l’ha conosciuta in occasione delle ultime due partite di qualificazione a Eurobasket 2019. Comparsa dal nulla, ha dato un contributo decisivo alla causa azzurra, come se ci fosse sempre stata. Finalmente il viaggio di ritorno.


cover story

Come ti stai ambientando alla vita di Ragusa? “Quando uno straniero pensa all’Italia vengono subito in mente Venezia, Roma, Firenze, Milano, ma vivere in un piccolo centro come Ragusa permette di sperimentare un sentimento autentico. Il cibo, il vino, la spiaggia, i ristoranti tipici, la cultura locale: cerco sempre di scoprire tutto questo nel mio tempo libero”.

agente e coach Crespi e inoltre giocare in Turchia mi ha dato l’esposizione necessaria per farmi conoscere. Bisognava anche tenere in considerazione tutte le questioni regolamentari e burocratiche. Il requisito è avere il passaporto da dieci anni, e proprio nel 2018 ho raggiunto questa sorta di anzianità diventando eleggibile per la Nazionale”.

Com’è nato il tuo desiderio di venire da queste parti? “Da quando sono una giocatrice ho sempre mirato all’Europa, e a 16 anni ho avviato tutte le pratiche per il passaporto italiano. La Nazionale era un sogno, vivendo in Australia volevo giocare per loro, ma quando l’opportunità di entrare nel nucleo delle azzurre si è materializzata, è stato fantastico, non potevo rinunciare. È stata una combinazione tra il mio

Ci racconti cosa hai provato quando per la prima volta sei scesa in campo con le azzurre? “Può sembrare un cliché, ma ricevere la maglia azzurra è stato un sogno che si è realizzato e un orgoglio. È stata un’esperienza travolgente: non potevo aspettarmi accoglienza migliore da parte delle ragazze. Coach Crespi è riuscito a creare una chimica speciale nel gruppo, ed io ero felice di poterne far parte”.


NEL CAMPIONATO AUSTRALIANO HA INDOSSATO LA MAGLIA DELLE MELBOURNE BOOMERS, TOWNSVILLE FIRE E CANBERRA CAPITALS.

Ora che vi siete qualificate per Eurobasket 2019, quali sono le ambizioni della Nazionale? E le tue personali? “L’obiettivo è la qualificazione per le Olimpiadi del 2020 a Tokyo. Per quanto mi riguarda spero innanzitutto di essere selezionata tra le 12, ci metterò tutto l’impegno necessario. Allo stesso tempo sono concentrata a fare una buona seconda metà di campionato con Ragusa”. Quando hai capito che la pallacanestro poteva avere un ruolo nella tua vita così importante? “Ho iniziato a giocare da piccola, a cinque anni. Quando ho ricevuto una borsa di studio completa, per giocare all’Università di Washington, ho realizzato che potevo fare della pallacanestro la mia vita. Da quel momento il basket è diventato la mia carriera”.

Hai giocato tanti anni in Australia: Townsville, Canberra, Melbourne. Com’è il campionato? “La lega australiana è piuttosto competitiva, è più ristretta della maggior parte dei campionati europei ovviamente, ci sono solo otto squadre, ma è di alto livello. Le distanze sono davvero lunghe, si vola dappertutto. Poi non dimentichiamo che la Nazionale australiana è tra le più forti al mondo: penso sia lo specchio della qualità delle giocatrici che il Paese produce”. Com’è stato il tuo primo approdo in Europa, nel 2014? È stato faticoso ambientarsi? “La mia prima stagione in Europa fu in Germania. Per carattere mi adatto bene a nuove realtà. Ovviamente c’è la barriera linguistica e uno stile diverso di gioco a cui ci si deve abituare. In realtà per me la cosa più dif-

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cover story ficile è la differenza di fuso orario e la conseguente difficoltà a comunicare con amici e famiglia a casa. Ma quando è necessario, si fa funzionare tutto”. La tua carriera è proseguita poi in Spagna. “Sono rimasta in Spagna a lungo, ogni anno ho avuto l’occasione di fare un passo in avanti, fino ad arrivare a Girona, con cui ho giocato l’Eurocup. Fu un anno di successo, siamo arrivate tra le prime otto. Mi piaceva davvero molto vivere lì, ero vicinissima a Barcellona, 30 minuti di treno”. La Turchia invece? “La Turchia è stata ‘un’esperienza’. Il campionato è estremamente competitivo, ma molte squadre hanno problemi economici dovuti alla crisi. Numerose giocatrici sono costrette a spostarsi: è una situazione spiacevole, ma bisogna pensare alla propria carriera”.

fa fare un salto di qualità: la gestione della squadra, pensare sempre due passi avanti. La familiarità con gli schemi è più immediata. Penso di essere cresciuta molto da questo punto di vista”. Come gestisci la pressione? “Lavoro tante ore in palestra, ripeto i gesti tecnici, i movimenti. Così facendo, quando arriva il momento so di essere nella condizione migliore per fare bene. Qualche volta il risultato non è quello sperato, ma è nel momento di difficoltà che la forza mentale deve aiutare a imparare dall’errore per crescere”. Se volessi suggerire qualche meta o esperienza a un turista italiano desideroso di scoprire il vero spirito australiano, cosa gli consiglieresti? “Io sono nata ad Adelaide, ma ora faccio base a Melbourne. L’Australia ha davvero tanto da offrire. Per

La Nazionale è stata un’esperienza travolgente: ricevere la maglia azzurra è stato un sogno e un orgoglio. E allora eccoti qua a Ragusa, alla tua prima volta italiana. Com’è stato l’impatto con la nuova realtà? “Venivo da un mese in cui non giocavo, per i vari problemi della squadra in Turchia. Riprendere non è stato immediatamente semplice, ma allenamento dopo allenamento mi sono trovata sempre più a mio agio con la squadra; ho cercato di inserirmi nel modo più efficace. La prima cosa però è stata ritrovare il ritmo, riacquistare i tempi della partita. Sapevo che Ragusa è una squadra con ambizioni di vincere il campionato e ho fatto mia l’ambizione del club”. Sei un playmaker con tanti punti nelle mani. Come riesci a bilanciare le tue iniziative personali con la gestione della squadra? “Il tiro è qualcosa che mi è sempre venuta naturale, e su cui allo stesso tempo ho lavorato molto da sola in palestra, al di fuori degli orari di allenamento. Ma cerco sempre di soddisfare le esigenze della squadra: che siano punti o soluzioni per le compagne”. Qual è stato il momento più difficile della tua carriera? “Essere una giocatrice professionista ti mette sempre davanti a delle sfide. Bisogna essere preparati ad affrontare alti e bassi. Nel corso degli anni mi sono dovuta adattare e inserire in tutte le nuove realtà in cui mi sono trovata. Sono migliorata nell’attitudine che deve avere un playmaker: l’intelligenza cestistica. Più partite giochi, più l’esperienza su alcuni dettagli

scoprire cibo, vino, cultura suggerirei senza dubbio di andare a Melbourne. Se quello che state cercando è il sole, un tempo meraviglioso, le spiagge, il Queensland, regione sulla costa est, deve essere la vostra meta, non sbaglierete”. Com’è Nicole Romeo fuori dal campo? “Cerco di stare all’aria aperta il più possibile, di uscire da casa, di esplorare. Mi piace scoprire i luoghi speciali vicino a dove sto vivendo. Sono una persona alla quale basta andare fuori, guardarsi intorno e fare nuove esperienze. Liberare la mente e scoprire”. Oltre alla pallacanestro, quando sei a casa, hai un lavoro? “Quando non sono in Europa a giocare, mi occupo di una piccola attività a Melbourne. Propongo in diverse scuole, accademie e camp della mia città un programma che abbraccia e comprende tutti gli aspetti che riguardano il basket. È pensato per un miglioramento individuale divertendosi allo stesso tempo. Il cuore dell’attività è promuovere uno stile di vita sano e attivo, in un contesto di inclusione e sviluppo sociale”. Cosa ti hanno insegnato questi anni da atleta professionista? “Ad essere una persona versatile ed equilibrata, dedita a quello che mi appassiona. Mi hanno insegnato ad essere comprensiva, rispettosa e, cosa ancora più importante, fedele ai miei valori”.


CON LA MAGLIA AZZURRA NUMERO 3, HA GIOCATO LE ULTIME DUE PARTITE DI QUALIFICAZIONE A EUROBASKET 2019. NELLA DECISIVA GARA CONTRO LA CROAZIA HA CONTRIBUITO CON 10 PUNTI, 4 RIMBALZI E 2 RECUPERI.

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DERBY TOFFALI VS GAMBARINI NELL’ACCESISSIMO DERBY LOMBARDO TRA SANGA MILANO E CARUGATE.


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Il meglio sta per arrivare DOPO I “TITOLI D’INVERNO” PER ALPO E CAMPOBASSO SIAMO ENTRATI NELLA

SECONDA METÀ DI STAGIONE REGOLARE. UN CAMPIONATO CHE HA GIÀ OFFERTO MOLTO, MA DEVE ANCORA VIVERE LE SUE PAGINE PIÙ INTENSE: DALLA COPPA ITALIA ALLA LOTTA PER I PLAYOFF E LA SALVEZZA. I BILANCI DI GENNAIO

di manuel beck

L’

A2 ha superato il traguardo intermedio di fine andata, lau-

reando campioni d’inverno Alpo e Campobasso. C’era anche lo sprint per la Coppa Italia, che oltre alle capoliste ha premiato Crema, Costa e Moncalieri al Nord, Palermo, La Spezia a Faenza al Sud. Tagliate fuori in volata Castelnuovo e la finalista delle ultime due edizioni, Bologna. L’appuntamento per il primo trofeo della stagione è a Campobasso in marzo. Intanto si combatte per i playoff e per la salvezza, con una formula adatta a tenere tutto aperto fino in fondo. Al Nord hanno fatto il vuoto le prime 5, tra cui è entrata di prepotenza Udine; ha frenato la coppia Vicenza-B.C. Bolzano, così come la prima inseguitrice Marghera, favorendo la rimonta di Milano, che torna a credere nell’8° posto. Albino è uscita dalla zona-retrocessione diretta, dove si fa più critica, ma non disperata, la situazione di Varese. Anche al Sud sembrano irraggiungibili le 5 di testa, con Umbertide e Selargius ben messe per occupare altri due posti-playoff; duellano Valdarno e Civitanova

per l’ottavo. Gran bagarre nella zona “che scotta”, dove a parte Forlì nessuna sta mollando un centimetro. Un gennaio ricco anche di mosse di mercato, di cambi d’allenatore, di situazioni irrequiete. E c’è da misurare, nelle prossime settimane, l’impatto del ritiro di Napoli dall’A1, sia in termini di formula (terza promozione assicurata e una retrocessione in meno?), sia di arrivi di giocatrici ex-partenopee: al momento in cui scriviamo, è stata appena annunciata Gonzalez a S. Giovanni Valdarno. Le classifiche individuali a fine gennaio (escludendo le neo-arrivate che hanno giocato poche gare): tra le marcatrici capeggia Rosset di S.G. Valdarno con 19,9 di media davanti a Giudice (18,1) e D’Alie (17,9); svetta ancora Toffolo di Marghera fra le rimbalziste (14,6) sulle inseguitrici Vandenberg (12,3) e Cvitkovic (10,4); resiste al comando delle “assist-girls” Porcu di Campobasso (5,8) tallonata da Arioli (5,6) e Perini (5,0). Nelle percentuali al tiro spicca Preskienyte di Palermo, che sfiora il 70% da 2.


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Girone Nord // continua il dominio di Alpo, Crema e Costa. Ascesa di Udine con 7 vittorie di fila. Milano riapre la corsa ai playoff. Albino esce dalla zona-retrocessione diretta

Ecodent Alpo (15 vinte-2 perse): gennaio impeccabile, grazie anche a un calendario senza scontri diretti. Un poker costruito sulla difesa (3 volte sotto i 50 subiti) per riprendere la vetta solitaria. L’unico scarto abbondante è stato il +20 su Vicenza, ma non ha mai dovuto inseguire. Granitica e, come sempre, bilanciata nelle marcatrici. Parking Graf Crema (14-3): ha aperto il 2019 con uno stop a Udine dopo overtime, contro la squadra più lanciata; per il resto un altro grande mese con la perla dell’impresa in rimonta a Costa (dal -14 dell’intervallo) che le vale il 2° posto. Come per Alpo, collettivo equilibratissimo ma ancor più profondo. B&P Autoricambi Costa (14-3): emerge da un mese durissimo: trasferte vinte con le due piemontesi e sconfitta in volata nella super-classica con Crema. Ma ha sudato anche con S. Martino, perché tende a fiammate e pause. Dietro il trio Vente-Rulli-Baldelli, per i palloni “pesanti”, come a Moncalieri, non si tira indietro capitan Longoni. Akronos Moncalieri (12-5): ha strappato il biglietto per la Coppa vincendo lo sprint piemontese con Castelnuovo: decisivo il +31 in casa del B.C. Bolzano, la perla di un mese che ha visto crescere il peso realizzativo di Cordola e Grigoleit. In negativo le partenze a handicap: ha rimontato con Carugate, non con Milano e Costa. Autosped Castelnuovo (12-5): Coppa Italia svanita, nonostante lo scontro diretto a favore con Moncalieri: sanguinosa la sconfitta a Marghera, che obbligava le alessandrine a battere Costa nell’ultima d’andata. Ma dopo un inizio promettente è arrivato un crollo alla distanza. Si è rifatta sulle due bolzanine. Delser Udine (12-5): ascensore verso l’alto. Il poker di gennaio allunga a 7 la striscia di vittorie. L’impresa-top è stata con Crema, all’overtime. Difesa al granito, con il picco dei 37 punti concessi a Vicenza. In attacco non scintilla ma Ljubenovic e Vicenzotti sono garanzie; le giovani fanno il loro. VelcoFin Vicenza (9-8): dopo un dicembre in ascesa, un gennaio in flessione, nonostante abbia ora uno degli organici più profondi con i rientri di Santarelli e F. Destro. L’attacco sterile è stata la costante; non ha risolto il problema nell’ultima con Marghera, ma ha ritrovato la vittoria con una rimonta coronata da una tripla di Monaco. Itas Alperia B.C. Bolzano (8-9): ha aperto bene il 2019 con un colpo a Vicenza (tripla di Cela sulla sirena), poi è incappata in un calendario “atroce”, con Moncalieri, Castelnuovo e Alpo in fila: batosta con le torinesi, se l’è giocata con le altre due, pur perdendo. Manca ancora Villarini, ma l’asse portante Fall-Bungaite regge solido.

Giants Marghera (7-10): un mese di finali in volata: dopo l’impresa con Castelnuovo, un’impresa, è andata male con Albino e Vicenza. Così la classifica sorride meno; ma la zona-playoff rimane due soli punti sopra. Sempre impressionante Toffolo a rimbalzo: 3 volte 16 e una 14, cui ha aggiunto 27 punti (su 52 della squadra) contro Castelnuovo. Il Ponte Sanga Milano (7-10): ha pescato il jolly durante la sosta sostituendo Kostova con la veterana spagnola Royo Torres, una che produce in tutte le zone del campo, e soprattutto trascina. Ha anche rilasciato Gombac: organico più corto ma con più identità. Così ha sbancato Moncalieri e ha riacceso speranze di playoff domando Ponzano e la sentita rivale Carugate. Carosello Carugate (6-11): dimissioni di coach Piccinelli durante la sosta: col sostituto Cesari buoni riscontri iniziali con le vittorie in rimonta su Varese e Pall. Bolzano, poi le sconfitte di misura con Moncalieri e Milano, che la lasciano nel limbo tra salvezza diretta e playout. Per Maffenini quasi 20 di media in gennaio. Fanola S. Martino (6-11): il suo lo fa sempre. A parte il crollo nell’ultimo quarto con la Pall. Bolzano, occasioni ben sfruttate con Ponzano e Varese; resistenza onorevole a Costa. Buona alternanza di leader realizzative; Amabiglia e Profaiser le più costanti in gennaio, Pasa il nome emergente. Fassi Albino (5-12): dopo le sofferenze dell’autunno, è tornato il sereno. Si è sbloccato il tesseramento di Brcaninovic, innesto “superlusso” che si è presentato con 29 punti e 12 rimbalzi nella vittoria su Marghera. Ma già prima le bergamasche si erano risollevate negli scontri diretti con Pall. Bolzano e Varese. In forma Bonvecchio. Polyglass Ponzano (4-13): gennaio a secco. Sono 6 le sconfitte di fila e l’avvicendamento in panchina (Campagnolo per Sottana) non si è tradotto in risultati, anche se con Milano c’è mancato poco. Brotto e compagne si giocheranno tutto negli scontri diretti in arrivo. Acc. Valbruna Pall. Bolzano (3-14): la vittoria a S. Martino, con 42 di valutazione per Mossong, ha ridato ossigeno anche se spremere punti in classifica resta faticoso. Con Zanetti ormai ben inserita e la crescita di Egwho ha un bel nucleo di giocatrici affidabili. SCS Varese (2-15): competitiva contro tutte, ma la casella delle vittorie è rimasta bloccata: la maggior delusione contro Albino, da +9 a -8 nell’ultimo quarto. Le giovani (Premazzi, Sorrentino e le Mistò su tutte) fanno il loro, ma restano irrisolti due problemi: i momenti di blackout e l’apporto delle giocatrici più esperte.


BOMBER FEDERICA IANNUCCI VIAGGIA A 17,5 PUNTI A PARTITA, ALBINO HA VINTO 3 DELLE 4 PARTITE DEL 2019.

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focus A2 inside

ARIANNA ZAMPIERI ALPO, VINCITRICE DEGLI SCORSI PLAYOFF NORD, È TRA LE FAVORITE PER LA PROMOZIONE. ARIANNA ZAMPIERI, REDUCE DAGLI EUROPEI 3X3 È ALLA GUIDA DI UN GRUPPO BEN AFFIATATO ENTRY CHE FA A NEW MENO DELLA SARA INNOCENTI, PLAY STRANIERA. CHE SI È TRASFERITO A STAGIONE IN CORSO DA VALDARNO ALLA NICO BASKET, IMPEGNATA A INSEGUIRE LA SALVEZZA DIRETTA.


Girone sud // Campobasso, primo stop ma resta salda in testa. Palermo: poche ma ottime. Fuori dalla Coppa, Bologna si prende rivincite. Gran gennaio per Selargius

La Molisana Campobasso (16 vinte-1 persa): ha aperto il 2019 con la prima sconfitta, in volata a Umbertide, poi ha ripreso il ritmo con 3 vittorie in carrozza su avversarie della metà bassa di classifica. Marangoni e Bove le più in evidenza sul piano realizzativo. Smorto è salita in A1 a Broni. Andros Palermo (14-3): calendario agevole in gennaio ma impressiona per come sta “rullando” tutti pur con l’organico ridotto all’osso: contro Nico e Savona, oltre alle solite infortunate, sono mancate prima Verona, poi Vandenberg, per una rotazione da 5 elementi. Contro l’Athena Roma era sul 74-16 dopo 3 quarti... CariSpezia (13-4): si è presa la Coppa Italia, e non era fra le più accreditate a inizio stagione; anche una bella vittoria su Umbertide. Chiusura del mese sottotono con la netta sconfitta interna contro Bologna. Solida Templari a 17 di media in gennaio. Matteiplast Bologna (13-4): tagliata fuori dalla Coppa, per scontro diretto a sfavore con Faenza, si è presa le sue rivincite, con un “4 su 4” a gennaio, con il picco del dominio in casa di Spezia. La coppia D’Alie-Tassinari ha una regolarità da martelli, la profondità è tanta (contro Valdarno a segno in 10). Faenza Project (13-4): al ritorno dalla sosta è caduta dopo overtime a Selargius, ma ha salvato il posto in Coppa con una vittoria d’autorità su Valdarno. Con il ritorno di Franceschelli dall’infortunio ha una profondità che potrà solo tornare utile alla distanza. La Bottega del Tartufo Umbertide (11-6): l’impresa su Campobasso, con un 9-4 negli ultimi 5 minuti, è la perla di una stagione più che onorevole. Ha dovuto cedere a Spezia ma contro Elite Roma e Cagliari ha confermato la sua regolarità. Prosperi sugli scudi nei due big match. S. Salvatore Selargius (10-7): gennaio senza macchia, 4 vittorie che l’hanno rimessa saldamente in zona-playoff. Si è esaltata contro Faenza, al supplementare, con Arioli a quota 26 punti più 11 falli subiti. Grossi numeri anche per Brunetti e Cicic. RR Retail S.G. Valdarno (9-8): ha preso Gombac, che è andata già due volte in doppia cifra; non è bastato per impensierire Faenza e Bologna ma ha fatto i punti da non mancare contro Nico (di un punto) ed Elite Roma, con Rosset a firmarne 27 e 25. Al momento occupa l’ultima piazza-playoff: e l’innesto di Gonzalez promette bene… FeBa Civitanova (8-9): ha tagliato l’inglese Gaskin e si è lasciata alle spalle le scorie dell’incidente stradale

di fine novembre. Con la coppia Orsili (classe 2001)De Pasquale sugli scudi, ma anche Perini e Ortolani, ha incamerato 3 vittorie su 4 (unico stop in volata a Savona) tornando in corsa per i playoff. Cus Cagliari (6-11): il calendario di gennaio era infernale (Civitanova, Bologna, Faenza, Umbertide) e non ha regalato gioie, pagando sempre dazio nella prima parte di gara, anche se spesso ha rimontato. Playoff al momento fuori portata per Striulli e compagne, in vantaggio però sulle rivali per la salvezza diretta. Gruppo Stanchi Athena Roma (5-12): dopo la gioia nel derby, vinto all’overtime sull’Elite (20 punti di Grimaldi), ha incassato tre sconfitte pesanti contro avversarie di fascia-playoff, complici assenze. Ha però ritrovato Borsetti dopo un lungo infortunio. Integris Elite Roma (5-12): la sconfitta nella stracittadina, nonostante il supplementare acciuffato con un canestro della 2000 Introna, ha dato il via a un gennaio sofferto (del resto il calendario era inclemente, con Civitanova, Umbertide e Valdarno) che ha portato all’arrivo in panchina di Pasquinelli al posto di Prosperi. Dietro Masic e Grattarola, cresce la produzione di Chrysanthidou, in attesa del ritorno di Moretti. Orza Rent Nico (5-12): una vittoria preziosa su Savona tiene le pistoiesi a soli 2 punti dalla zona-salvezza diretta, che avrebbe raggiunto se non avesse perso di 1 in Valdarno. L’organico attuale, con le varie Bona, Innocenti, Lazzaro, Tomasovic ma non solo, sembra avere qualcosa in più delle rivali dirette. Mikah Caffè Savona (4-13): bel colpo su Civitanova, con canestro decisivo di Guilavogui, reagendo bene al k.o. con la Nico. Ha inserito in regia Azzellini al posto di Alesiani. Sta tirando col 48% da 3 Zolfanelli, top in A2. Azzurra Orvieto (3-14): dall’ultima di andata ha innestato la croata Zovko, subito produttiva, ma il calendario era in salita; rimpianti per la rimonta subita contro Selargius. A oggi sarebbe retrocessa ma ha 13 giornate di tempo per raccogliere i frutti della maturazione delle giovani. Medoc Forlì (1-16): allo stato attuale servirebbe un miracolo per recuperare i 6 punti di distanza dalla zona-playout: sia per limiti propri, sia perché le rivali si sono rinforzate. Zavalloni sempre top scorer nelle 4 partite di gennaio, tutte perse contro avversarie di fascia alta.

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focus GIULIA CIAVARELLA GUARDIA/ALA ROMANA DI 183CM, CLASSE 1997, AL PRIMO ANNO IN MAGLIA MAGNOLIA VIAGGIA A OLTRE 14 PUNTI DI MEDIA A PARTITA.


primo piano

IN MOLISE PER SOGNARE GIULIA CIAVARELLA HA COMINCIATO A GIOCARE A BASKET SOLO A 12 ANNI, MA ORA È CAMPIONESSA DEL MONDO DI 3X3 E INSEGUE A1 E LAUREA A CAMPOBASSO

Di Bibi Velluzzi

H

a tutto: forza, entusiasmo, testa, carattere. Romana

dell’Eur, un papà in polizia, una sorella, Alessandra, dedicata al pattinaggio, un fratello, Lorenzo, a cui piace il volley, Giulia Ciavarella al basket ha pensato tardi. A 12 anni. Ma ha recuperato molto in fretta perché lo scorso luglio Giulia, che ora di anni ne ha 21, è diventata campionessa del mondo di tre contro tre e ora è la stella della Magnolia La Molisana Campobasso che domina il girone Sud della A2 guidata dal tecnico Mimmo Sabatelli in panchina e dalla straordinaria forza iperattiva di Rossella Ferro dietro le quinte. Mimmo e Rossella sono una coppia nella vita, lei ha trasferito l’energia che mette nella storica azienda che produce pasta anche nel basket. “Una donna con la D maiuscola”, racconta Giulia che a Campobasso sta esplodendo come giocatrice di basket normale, inteso come cinque contro cinque. “Per me è più forte nel cinque contro cinque, ha una mano incredibile, quando è in giornata segna da qualunque posizione”, racconta Sabatelli che ogni giorno allena Giulia insistendo su tecnica e fondamentali.

CHE LOTTA Tre contro tre o cinque contro cinque. Questo

il dilemma. Giulia riesce in entrambi. Anche se rimane scolpito quel trionfo estivo in cui con le compagne Marcella Filippi, Giulia Rulli e Rae D’Alie, sotto l’ottima guida di Angela Adamoli, ha messo in riga una dietro l’altra Stati Uniti, Cina e Russia, ovvero le super potenze mondiali. “Abbiamo fatto un miracolo. Nessuno si aspettava che vincessimo il Mondiale e invece mi sono ritrovata un paio di mesi con l’indimenticabile gioia del collare del Coni addosso. Giocare il tre contro tre mi piace tantissimo, sicuramente più del cinque contro cinque. Sono una da campetto, questo sì. Ma questo è un gioco difficile in cui contano tantissimo i dettagli. Una partita dura dieci minuti che da fuori sembrano pochi ma in campo sono un’infinità. C’è un continuo stimolo a fare canestro e a me piace tantissimo fare canestro. È la mia passione il tre contro tre, mi piace da pazzi. Spero di continuare a giocare nella Nazionale e di poter partecipare dal 18 giugno al Mondiale di Amsterdam per il quale siamo già qualificate.


primo piano

Si dovrebbe giocare all’aperto, ma non è detto, in Romania abbiamo giocato addirittura in un circo”.

GRUPPO Tra Giulia e le sue compagne del Mondiale si è

creata una chimica perfetta: “Abbiamo un paio di chat, siamo diventate amiche davvero e anche con la nostra allenatrice Angela Adamoli c’è un gran bel rapporto. Ci sentiamo sempre e spero lo faremo per sempre. Filippi (ala ora in forza al Famila Schio) è la psicologa del gruppo e non smetterò mai di ringraziarla. Marcel-

la mi ha insegnato ad aprirmi, a buttare fuori. Rae D’Alie (il playmaker di Bologna sempre in A2) è l’energia, una forza della natura, un motorino instancabile. Rulli (lunga di Costa Masnaga) è la più matura, la mamma di tutte, la più pacata. E io? Sono un pulcino bagnato”. Giulia non ha tatuato nulla sul corpo, neppure quello storico trionfo: “Ci pensa per tutte Marcella che è decisamente tatuata”.

STORIA Giulia Ciavarella, nata a Roma, zona Eur Ponte


19 DICEMBRE 2018 CIAVARELLA, D’ALIE E RULLI (E FILIPPI ASSENTE PERCHÉ IMPEGNATA IN EUROLEGA) INSIGNITE DEL COLLARE D’ORO AL MERITO SPORTIVO.

Laurentina il 9 marzo del 1997, si è approcciata tardi alla pallacanestro nella sua Roma: “In casa mia nessuno ci ha giocato e ci gioca. Io avevo cominciato col calcio. Sono tifosa romanista, ammiratrice di Francesco Totti. Con papà (che è vice questore a Roma) sono andata spesso allo stadio a vedere la Roma. Poi un giorno un allenatore mi ha proposto di provare col basket e sono andata avanti. Ho girato tutte le squadre, San Raffaele, Athena, Pomezia, Stelle Marine di Ostia, Viterbo. Lì ho avuto un allenatore importante come

Scaramuccia che mi ha insegnato tanto. Devo tantissimo a lui. Una persona incredibile. È stata la parte fondamentale, quella che mi ha fatto amare tanto il basket. Tra tutte le squadre in cui sono stata quella di Viterbo è stata un’esperienza importante. Poi sicuramente trovo un riferimento in Laura Gelfusa che vedo giocare a quasi 40 anni con la stessa passione di sempre. Un esempio per il nostro movimento”. E i suoi genitori che dicono? “Mi hanno seguita a distanza. Non sapevano nulla di basket. Mio padre mi ha trasmesso dei valori

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primo piano e mi ha dato sempre un consiglio fondamentale: ricordare il fair play, rispettare l’avversario prima di tutto. Quel che ancora continuo a fare”.

Pur sapendo che dobbiamo sacrificarci e giocare tutte qualche minuto in più”.

CAMPOBASSO Ora la vita, tutta la vita, di Giulia è a Cam-

estate qualche offerta in A1 proprio perché credeva nel progetto di Rossella Ferro e della Magnolia. “Ho detto no perché volevo che il basket andasse avanti insieme all’Università. Cerco di prendere il meglio”. Anche nella vita dove Giulia adesso ha trovato l’amore. “Ho una compagna che gioca pure lei. Dopo aver chiuso una storia di quattro anni, ora posso dire di star proprio bene. Anche nella vita di coppia sono serissima e molto pretenziosa”. Come nello sport in cui Ciavarella sta vivendo la sua stagione straordinaria. In un ambiente unico come quello di Campobasso.

pobasso, non proprio a due passi da Roma: “I collegamenti non sono semplici, ma io ci sto benissimo e abbiamo creato una bellissima squadra”. Nel girone d’andata La Molisana ha perso una sola partita con Umbertide e ha rischiato grosso (vittoria di un punto al supplementare) a Selargius, ma ha sempre imposto la sua legge. “Io ho firmato un triennale, che è poi il progetto universitario che sto portando avanti. Ho preso la maturità linguistica. Sono uscita con 82 e ho studiato inglese, francese e spagnolo. Poi ho deciso di intraprendere gli studi in fisioterapia e mi piace tantissimo. Studio per quello all’Università a Campobasso dove penso di stare meglio che a Roma. Poi ogni tanto prendo la mia macchinina, la mia Peugeot 108 e torno a casa. Fare bene all’università mi ha aiutata a crescere come giocatrice. È proprio per questo che in questa stagione sto rendendo al meglio. La serenità negli studi mi fa giocare al meglio e mi fa aumentare la passione. Poi abbiamo un bel gruppo, è una squadra forte

RINUNCE La prima rinuncia Giulia l’ha fatta scartando in

TERZO TEMPO Un club che, spesso, dopo le partite interne,

chiude la serata con il terzo tempo, quello divenuto celebre grazie al rugby. “Organizziamo tutto in un locale del centro e portiamo le avversarie che possono trattenersi a chiudere la serata con noi tra cibo, musica e allegria, come deve essere (Palermo e Orvieto hanno partecipato al party post partita). Ognuno di noi porta qualcosa da mangiare, tanti si ingegnano, noi met-

Sono una da campetto, il 3 vs 3 è la mia passione… Ma questo è un gioco difficile in cui contano tantissimo i dettagli. (e ben allenata da Sabatelli, malato di basket che vive in palestra ed è cresciuto con Andrea Capobianco al quale è legatissimo ndr) . Sofia Marangoni, playmaker che ha giocato lo scorso anno a Torino, ed Emilia Bove, la lunga che arriva sempre dalla A1, da Vigarano hanno grande esperienza, ma soprattutto tante motivazioni. C’è il play Rachele Porcu che sta facendo molto, una straniera lituana, Laura Zelnyte (ex Nazionale nel suo paese) che sotto canestro si fa rispettare eccome e poi la capitana Roberta Di Gregorio”. Questo il nucleo base della squadra che domina il girone sud della A2. E Poi c’è Ciavarella che segna tanto...”Sono destra, tiro tanto (viaggia a una media di 14,5 a partita, ne ha timbrati anche 33 in una sola gara), adoro fare canestro”. Ma prima, anche per lei, c’è la squadra che domina la A2 e organizzerà le Final eight di coppa Italia del campionato. “Un grande evento con le otto migliori formazioni dei due gironi dell’andata che vogliamo onorare al meglio. Abbiamo perso Giovanna Smorto (ex Venezia andata a Broni quando la squadra lombarda ha perso la play Giulia Moroni per l’infortunio al ginocchio) e quindi siamo un po’ penalizzate nelle rotazioni, ma vogliamo andare avanti, vogliamo continuare così. Non era programmata la promozione in A1, non era questo l’obiettivo di partenza, ma adesso vogliamo giocarcela.

tiamo il beverage...”, racconta l’instancabile Rossella Ferro. E naturalmente la pasta perché a Campobasso La Molisana detta legge. Le ragazze hanno accolto positivamente l’iniziativa e a fine partita si ritrovano e si scambiano abbracci e pareri con quelle che fino a un’ora prima erano le avversarie da battere, con qualcosa di buonissimo da mangiare, una canzone da cantare tutti insieme in stile karaoke e una buona birra. “Vi avevo detto che Rossella è una donna super. Uno dei segreti della nostra riuscita. Un gruppo che è primo in classifica perché dietro c’è una grande organizzazione di base. Le confesserò una cosa: a me non piace cucinare. Non sono proprio una cuoca. In casa viviamo in tre, io e altre due compagne. Ma la società ha creato una convenzione con un ristorante in città e noi a pranzo e cena siamo sempre lì. Dobbiamo pensare a far bene soprattutto in campo, quello è il nostro compito. Perché la società è già impostata come un ottimo club di A1. Ora siamo noi che dobbiamo arrivarci”. La battaglia è lunga, finirà poco prima dell’estate con playoff durissimi. Una maratona per arrivare in paradiso. Dove Giulia vuole approdare, prima di rigiocarsi in Olanda il Mondiale di tre contro tre, la sua vera passione. Con la maglia azzurra addosso. E le sue amiche del cuore, Marcella, Rae e Giulia.


CAMPOBASSO CIAVARELLA HA FIRMATO UN TRIENNALE PER PORTARE AVANTI IL SUO PROGETTO UNIVERSITARIO: È ISCRITTA A FISIOTERAPIA E SOGNA DI APRIRE UNO STUDIO TUTTO SUO.

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MIA MASIC CROATA, AL QUARTO ANNO IN ITALIA, CONTRIBUISCE ALLA CAUSA ELITE CON 14,1 PUNTI A PARTITA.


altri mondi

CORE DE ROMA

PASSIONE ED ENTUSIASMO NON MANCANO NEL BASKET AL FEMMINILE NELLA CITTÀ ETERNA. DUE LE REALTÀ DI SPICCO NEL PANORAMA CAPITOLINO IN ROSA: INTEGRIS ELITE E GRUPPO STANCHI ATHENA ROMA, SOCIETÀ CHE PROGETTANO IL FUTURO REGALANDO ALLA CAPITALE UN DERBY APPASSIONANTE IN SERIE A2

di marco taminelli

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E ORIGINI. Un’insana passione per il basket e per lo

sport, amicizia e voglia di creare qualcosa di speciale in una città infinita i tratti comuni delle due società sin dalla nascita. A volte tutto comincia quasi per caso come racconta Cinzia Vannucci, una delle fondatrici dell’Athena, insieme a Patrizia Zelli e Veronica Capponi con i loro rispettivi mariti, nell’ordine Mauro Casadio, Angelo Lauri e Carlo Munari: “Avevamo un problema, noi che vivevamo nella zona est di Roma. Le nostre figlie facevano minibasket ad Azzurra, dove mio marito Mauro allenava i maschi. Finito il minibasket le scelte erano due: o andare a giocare a pallavolo o continuare il percorso al COR, al San Raffaele o alle Stelle Marine di Ostia. A parte il COR, che era abbastanza vicino, le altre erano situazioni lontanissime da casa ed il COR tranne la squadra senior allora non aveva un settore giovanile così ben fatto. Così decidemmo di dar vita ad una società, il primo nome fu Roma Nord, che riunisse le ragazze della nostra zona. A parte le nostre figlie fu faticoso

ma entusiasmante perché andammo a parlare con le sorelle, amiche, fidanzate dei ragazzi che facevano pallacanestro nelle tante società maschili che invece prosperavano proprio nel nostro quartiere, nella nostra zona. E fu subito un bel successo. Dopo due anni arrivarono le prime Finali Nazionali a Bormio. E cambiammo nome in Athena. Da lì, grazie anche al fatto che mio marito decise di dedicarsi totalmente al basket femminile, ed all’impegno continuo di noi fondatori, e di chi strada facendo ci ha dato una mano, ha permesso alla società di crescere ancora con tante ragazze che venivano a giocare da noi da zone molto lontane di Roma”. Elite nasce a sua volta dalla passione e dalla voglia di costruire qualcosa di diverso nel Lazio. Idea nata grazie al presidente Alessandro Bui e vice presidente Gianluigi Fiorillo, insieme agli altri soci Fabio Michelozzi e il direttore generale Andrea Isacchini, come racconta il direttore sportivo Laura Ortu: “Al primo anno di attività abbiamo affrontato la serie B co-


altri mondi struendo un roster tra i più forti del Lazio. Abbiamo vinto la coppa regionale e subito il campionato con la conseguente promozione in A2 al primo tentativo. Un traguardo non da poco ma che contraddistingue la mentalità della nostra giovane società”.

CAMPIONATO LUCI ED OMBRE. L’attualità ci riporta ad un

campionato tra luci ed ombre per le due squadre capitoline. Obbiettivi di partenza forse diversi ma scopo comune quello della risalita nell’immediato, come spiega coach Maurizio Pasquinelli, alla guida dell’Elite dallo scorso 18 gennaio: “L’obiettivo principale resta la salvezza, possibilmente senza passare dai play out. Sappiamo che sarà un percorso duro, fin dal giorno del mio arrivo ho cercato di lavorare sullo spirito della squadra, per cercare di ravvivare l’entusiasmo in vista della seconda parte della stagione. Sono contento della risposta e della voglia di reagire delle ragazze come ad esempio nella gara contro Umbertide”. Situazione speculare per quello riguarda la posizione di classifica anche nell’altro sodalizio romano, come racconta la capitana dell’Athena Giulia Bernardini: “Il nostro obiettivo realistico resta la salvezza diretta, non vogliamo fare i playout

parte di stagione come conferma Laura Ortu: “L’anno purtroppo non è partito come sperato alla vigilia. Abbiamo perso subito Emanuela Moretti per la rottura del crociato, sperando di riaverla già con noi a febbraio. Stesso infortunio patito, con ricaduta, per Silvia Ceccarelli che dovrà eseguire un nuovo intervento. Ma non ci fermiamo a piangere sugli infortuni, squadra e società non hanno mai smesso di lottare ed il nostro obbiettivo resta quello di difendere la categoria conquistata. Ci stiamo lavorando con sacrificio e dedizione, il cambio allenatore, con l’arrivo di Pasquinelli, è la prova di ciò che vogliamo per il prosieguo della stagione”. “È un momento delicato anche per noi – gli fa eco ancora la capitana di Athena Bernardini – io stessa mi sono stirata i legamenti del ginocchio e sono ferma da 2 settimane, Grimaldi si è operata al menisco dopo un infortunio in allenamento e Russo ha preso una brutta distorsione alla caviglia contro Campobasso. Avremmo potuto portare a casa qualche punto in più, con un paio di sconfitte maturate nel finale che sono certa ci serviranno per aumentare la nostra esperienza. Il bilancio in ogni caso credo sia comunque positivo: sappiamo di dover migliorare molte cose ma c’è sempre grande

“Mi sembra un sogno vedere il PalaDonati pieno ogni domenica e penso che sia iniziata una nuova fase per la città di Roma, grazie a noi e all’Elite” (Giulia Bernardini, capitano Athena). pur consci delle difficoltà di un obbiettivo così ambizioso. Sappiamo però che il girone di ritorno è appena iniziato e ritengo ci sia tutto il tempo per fare meglio di quello che abbiamo fatto fino ad ora. Non dimentichiamo che per Athena è il primo anno di serie A2, per noi è motivo d’orgoglio poter far parte di questo progetto, che sentiamo nostro al 100% essendo quasi tutte prodotte dal vivaio della società. Ci aspettavamo un campionato molto diverso rispetto alla serie B, soprattutto rispetto alla serie B regionale che Athena ha giocato gli ultimi anni, e così è stato. In serie A2 c’è molta preparazione e le competenze di atlete e staff richiedono un upgrade, atletico, tecnico, tattico e soprattutto di impegno. Come ho già detto varie volte l’approccio al campionato cambia, ogni dettaglio diventa importante e l’attenzione richiede uno sforzo elevato ogni giorno della settimana, prima si comprende questo fattore e prima si riesce a strappare qualche risultato importante”.

INFORTUNI ED INESPERIENZA. Non estranea la sfortuna nella

stagione delle due compagini, fattore che ha condizionato non poco il rendimento offerto nella prima

entusiasmo all’interno del gruppo. Gli innesti ad inizio stagione di Lalla Gelfusa e Elena Russo ci hanno garantito esperienza e solidità, inserendosi a meraviglia nella squadra. Stessa cosa anche per Valentina Vignali che ci ha stupite tutte: si è fatta voler bene da subito dimostrandosi una gran lavoratrice, e penso ci potrà dare una grossa mano in futuro”.

DERBY CHE PASSIONE. Bernardini e l’Athena che hanno

strappato la vittoria in un combattutissimo derby giocato lo scorso 6 gennaio. Grande atmosfera e tante emozioni come racconta ancora Bernardini: “La cosa che mi entusiasma di più è l’adrenalina, in serie B purtroppo le partite così sono poche, arrivi ai play off senza aver sperimentato la sana pressione. In A2 sento che il gap, pur essendoci, sia minore e quando inizi il riscaldamento la concentrazione è già al massimo, in una gara come il derby tutto questo aumenta a dismisura. Mi entusiasma il seguito che ha il campionato, è più avvincente e questo fa sì che il pubblico si appassioni e torni. Mi sembra un sogno vedere il PalaDonati pieno ogni domenica e penso che sia iniziata una nuova fase per la città di Roma, grazie


LAURA GELFUSA ROMANA, PIVOT CLASSE 1979, AL SUO PRIMO ANNO CON L’ATHENA. ESPERIENZA E SOLIDITÀ A DISPOSIZIONE DEL GRUPPO.

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altri mondi DERBY IL 6 GENNAIO È ANDATO IN SCENA L’APPASSIONANTE DERBY TRA LE DUE ROMANE DI A2. L’HA SPUNTATA L’ATHENA 66-60.

a noi e all’Elite. Ci sentiamo davvero come al principio di una grande avventura, come ci dice sempre Edoardo Stanchi, colui che ha permesso tutto questo, siamo solo all’inizio di un grande progetto.” Sconfitte nella gara di andata ma pronte al riscatto le rivali cittadine come conferma coach Pasquinelli dell’Elite: “Purtroppo non c’ero alla sfida di andata ma, a prescindere dal risultato, è splendido vedere tanto interesse e passione attorno al derby romano. Ho vissuto da assistente quelli maschili di A2 lo scorso anno tra Eurobasket e Virtus Roma, esperienza bellissima che non vedo l’ora di rivivere qui con le ragazze. Provando a realizzare ottimi risultati e valorizzando al contempo le tante giovani del nostro vivaio, autentico patrimonio della società”.

GIOVANI E FUTURO. Valutazione ed obbiettivo, quello di

spingere al massimo i risultati del settore giovanile, largamente condiviso anche in casa Athena come analizza Cinzia Vannucci: “Contribuire a creare un vivaio florido è un nostro grande obbiettivo. Cosa che richiede tantissimo lavoro ma che ti regala

spesso altrettante soddisfazioni: le 23 Finali Nazionali raggiunte e l’aver lanciato ad esempio giocatrici come Lavinia Santucci, Greta Brunelli, le sorelle Hernandez, Giulia Ciavarella e Gaia Gorini solo per citarne alcune. Ci sono state stagioni nelle quali abbiamo fatto 3 Finali Nazionali contemporaneamente. Questo trend si è fermato da qualche anno ma non ci spaventa. La fase che stiamo attraversando è molto importante perché a breve la società avrà un nuovo assetto e questo significherà nuove energie, nuove risorse che ci permetteranno di programmare il futuro e di tornare a costruire un settore giovanile ancora più forte di quello che abbiamo”. Alza ancora di più l’asticella l’Elite che ha realizzato il progetto di una Academy interna, come spiega Laura Ortu: “La scelta di Pasquinelli va proprio nell’ottica di coltivare e stimolare il nostro settore giovanile. Nel nostro futuro la strada maestra sarà quella di costruire e rafforzare un Accademia che dia la possibilità a giovani atlete di studiare e giocare a Roma, ed è ciò che abbiamo realizzato con grande soddisfazione”.


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LATAUNYA POLLARD GUARDIA CLASSE 1960, È STATA UNA DELLE PIÙ FORTI GIOCATRICI STRANIERE MAI VISTE IN ITALIA: PER LEI 7.062 PUNTI SEGNATI NEL NOSTRO CAMPIONATO.


storie

POLLARD DETTA TANYA HA BATTUTO MOLTI RECORD, HA SEGNATO 99 PUNTI IN UNA PARTITA:

COME NESSUN’ALTRA. EPPURE NON HA MAI VINTO UN TITOLO DI SQUADRA. UNA SOLISTA CHE SAPEVA QUANDO MICHAEL JORDAN NON SI FIDAVA DEI COMPAGNI. NUMERO PRIMO, ANCOR PIU’ CHE NUMERO 1

Di Giovanni Lucchesi

A

tterrò sull’italico suolo nel 1983. Erano anni di belle

speranze perché dall’81 il campionato italiano aveva aperto le sue frontiere ad una straniera per squadra. Le scelte erano complicate: orari impossibili per parlare al di là dell’oceano, fax lenti e rumorosi, la speranza nelle poste che recapitassero “cassette” di partite e giocatrici che per essere visionate necessitavano però di videoregistratori adatti da acquistare nelle basi americane di Aviano, Vicenza… Qualche informazione dai coach amici, la lettura della bibbia cestistica del tempo, Street&Smith’s, che tra le varie declinazioni aveva l’edizione “College Prep Basketball”. In bianco e nero come le foto che pure aprivano la finestra sulla terra promessa: gli States. LaTaunya Pollard, detta Tanya, si palesò con la maglia di una neopromossa, la Gefidi Trieste. USA Basketball Athlete of the Year, era questo il titolo di 178 centimetri di potenza. Arrivava dall’Indiana, East Chicago per la precisione, 20.000 abitanti o poco più. Dietro la casa dei suoi genitori si narra che Miss Basketball

(alta onorificenza per atleti dell’high school dell’Indiana) abbia cominciato con il “tirare” qualcosa dentro i bidoni della spazzatura e poi dentro vecchi copertoni delle bici e infine in “veri” canestri inchiodati su pali del telefono.

Il feeling tra Pollard ed un canestro ha queste origini; nell’high

school è leader di una formazione che vince due titoli statali che le valgono la borsa di studio universitaria per Long Beach State, sotto la guida di Joan Bonvicini, un mito tra i coach del tempo. In California tutto è basato sulla velocità di esecuzione per attaccare senza sosta. A questo sistema contribuiscono i suoi 23.5 punti di media. È All American sempre, tranne il suo anno di esordio. Ha un high di 48 in partita. Da senior è la miglior giocatrice e vince il Wade Trophy. La Nazionale si accorge di lei: nel 1980 è selezionata per la rappresentativa olimpica per Mosca. Il boicottaggio le ruberà il sogno. Lo riprenderà nell’estate del 1983 per i Mondiali in Brasile. Con lei in squadra ci sono, tra le


storie

MISS BASKETBALL NEL 2001 LATAUNYA È STATA INSERITA NELLA WOMEN’S BASKETBALL HALL OF FAME.

altre, Miller, Woodard, Curry, Lawrence, Donovan e in panchina Pat Summitt: leggende. Eppure quella squadra perde la finale contro l’Unione Sovietica (unita) perché c’è un totem in mezzo all’area, Uliana Semionova e perché con 6 secondi da giocare Elena Chausova infila i due punti decisivi che ruppero l’82 pari.

Un destino, un filo sottile con la vittoria che si è sempre spezzato

per Tanya nel momento decisivo, quando tutto sembrava concorrere per il successo, oltre il riconoscimento individuale. Un po’ il destino del grande solista: tabellino ricco, ma titoli di squadra nessuno o troppo pochi, come se il “basket” volesse sempre ricordarti che è sport dove il passaggio in più è bello e utile come un canestro. Ma torniamo a Trieste. 30.000 dollari erano serviti per convincere Pollard, ma mai prezzo fu meglio investito. Una sorta di delirio collettivo trova la sua apoteosi progressiva in un Chiarbola che diventa gremito all’inverosimile, partita dopo partita, incantato dalle giocate di una sorta di extraterrestre. Valanghe di punti: 984, ovvero 39.5 a partita. Tanya porta di peso la Gefidi in semifinale contro la GBC Mi-

lano (costruita per battere le dominatrici del tempo, la Zolu Vicenza di Pollini & C.). Pollard lotta, segna, duella ferocemente con Still, altra immensa stella del tempo in maglia Gemeaz, ma nulla può. Si “accontenta” del titolo di miglior marcatrice. La stagione successiva (84-85) è la consacrazione per la nativa dell’Indiana: Trieste ribolle di passione perché intanto anche il settore maschile vede l’ingresso di Stefanel alla guida della società. Pollard è come la bora: porta via record e avversari. È introdotto il tiro da 3 punti, una manna per lei, dotata di una gittata incredibile, instoppabile. E spesso è lei che viene invocata dalle tribune durante le partite della nascente Stefanel: “De Sisti, metti la Pollard…” Perché il gioco di quella Stefanel avrebbe avuto bisogno di un’attaccante di razza. In campionato la guardia supera per prima quota 60 punti in una gara e a seguire Jones, fino a Still che ne segna 88! Il campionato è un altro atto del destino di Tania: ad un passo, sempre, dalla vetta. La semifinale è stregata perchè gara 3, decisiva, è appannaggio di Viterbo per un solo punto, un misero punto, ma decisivo più dei 1226 realizzati in campionato, a oltre 40 di media. Per


la cronaca lo scudetto va a Vicenza (“era” Aldo Corno), 32 vittorie su altrettante partite e una coppa dei Campioni sfilata meravigliosamente al Daugawa Riga di Semionova; ma questa è un’altra storia. La delusione e soprattutto la sua vita privata riportano Pollard in patria dove lavora per la sua università, a fianco di Bonvicini. Un apprendistato utile per una stagione, ma il richiamo dell’Italia è forte. Tanto che rientra nelle file del Lanerossi Schio, per soli tre mesi, per salvare le venete dalla retrocessione. Non riuscirà nell’obiettivo di squadra, ma perseguirà il suo obiettivo individuale: 48 punti di media, e 99 segnati in una sola partita, contro Gragnano! Pensare nel 2019 a quel punteggio è quasi inverosimile, perchè a volte in 20 a fatica si arriva a 90.

“Galeotti furono quei 99 punti”, vorrei dire: perché ad An-

cona, dove allora ero assistente di un grande coach e di una grande persona come Gianni Zappi, si decide l’ingaggio di miss 99 punti grazie al sostegno dello

ci che porteranno Ancona ad un campionato sofferto con i playoff acciuffati per un pelo, condizionato dalle lune di Brown, da emergenze continue. La stagione si conclude con in campo per una partita una coppia “incredibile”: Debra Rodman, sorella del più “famoso” Dennis, e Tanya Pollard che pur fresca di maternità ne mette 17. L’appuntamento è per la stagione successiva: 1988/89. È una cavalcata dura: miss Basketball viaggia a 34 di media e Ancona raggiunge i quarti dove deve vedersela con Vicenza reduce dalla sconfitta nella finale di Coppa Campioni. Tre partite intense, dove gli attacchi sfavillano; poi la bella in casa per la Sidis. Il canestro allo scadere di Passaro elimina la grande Primigi (che accusava i primi colpi della crisi) in un palasport che ribolliva di passione. È semifinale contro Milano. Ancona vince fuori casa gara 1, sta vincendo gara 2 ma il destino, beffardo, non è d’accordo con una numero 1 che mai è riuscita ad essere tale con una sua squadra. Il ginocchio scricchiola, la serie si chiude in gara

UN DESTINO, UN FILO SOTTILE CON LA VITTORIA SI È SEMPRE SPEZZATO PER TANYA NEL MOMENTO DECISIVO, QUANDO TUTTO SEMBRAVA CONCORRERE PER IL SUCCESSO, OLTRE IL RICONOSCIMENTO INDIVIDUALE. sponsor Sidis. Gli auspici, però, non sono buoni. L’appuntamento per la firma è fissato a Schio con Pollard e il suo agente italiano, “tal” Federico Buffa, giovane avvocato con il pallino del basket e una conoscenza del mondo a stelle e strisce che lo rendevano garante di qualità e competenza. Gli auspici, dicevo: l’Alfa di coach Zappi si ferma in autostrada. Panico: l’appuntamento rischia di saltare. Ma da bravo assistente corro (per modo di dire visto che ho una rombante Fiat Uno) a recuperare il capo coach e insieme ci si avvia verso il Veneto, in ritardo clamoroso. La diplomazia di Zappi e gli argomenti convincenti dello sponsor permettono la conclusione dell’affare. Ancona prosegue in una campagna acquisti importante: Melon, Passaro. Costalunga e Cindy Brown per far coppia con Pollard. Brown è una giocatrice di primissimo piano, di talento indiscutibile ma con un modo di vivere il basket e la vita lontano dai canoni europei. Il rischio è calcolato perché Pollard ha allenato Brown a Long Beach nell’anno di parziale inattività. Il quintetto marchigiano è da primissimi posti, ma quegli auspici negativi si materializzano in pre season. Tanya accusa qualche fastidio fisico: si decide per un consulto durante il ritiro de L’Aquila. Il responso è traumatico per la società, meraviglioso per la donna: Pollard aspetta un figlio dal suo vulcanico compagno Jeffrey. Nascerà una bella bimba, Chiara, ma anche tali e tanti problemi tecni-

3 dove Tanya non riesce a dare il suo solito contributo. La beffa è in uno scarto risicato: un punto, di nuovo nulla in confronto ai 1152 di quella stagione.

L’epopea di Tanya ha un nuovo sussulto a Bari, nella stagione

90-91: una nuova semifinale, stavolta contro Como, ma a fianco di un’altra grande che segnerà il campionato italiano appena qualche tempo dopo, Razija Mujanovic. E ancora una volta a due passi dal sogno, Tanja si sveglia senza quel trionfo. Ancora una volta malinconica, con quella sua andatura a volte pigra, a volte distratta, ma capace di accendersi in modo imperioso e inarrestabile. Pollard chiuderà la sua carriera in Italia nel 1992 con 7062 punti segnati, un ginocchio assai malconcio e un rimpianto tricolore nel cuore. Ha un marito italiano e tre figli, ora; insegna basket ai bambini in Texas da diversi anni. Ma rimane la campionessa con gli occhi tristi dietro la risata aperta e coinvolgente. Era la piccola “Tomboy” (maschiaccio) che faceva impazzire i ragazzini che la sfidavano nel cortile della scuola in cui la madre era custode, che ha vinto le leggi della gravità con quella sospensione inaspettata e lunghissima, che avrebbe voluto assaggiare la WNBA, ma che sì è sempre fermata un attimo prima della conquista. È nella Hall of Fame, resta un numero primo, ma come tutti i numeri primi porterà sempre con se la solitudine dei migliori e indivisibili.

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flash news di manuel Beck

serie A1 ITALIANE REVERBERI Si riparte così Chi segna in A1 Fassina premiata Dopo il “terremoto-Napoli”, e un gennaio di scontri diretti fra le prime della classe, la graduatoria di A1 conferma Venezia in testa: ha battuto 72-60 (con 27 punti di Steinberga) Ragusa che, da parte sua, ha poi sconfitto Schio in rimonta (80-74 con 23 di Harmon e un 5/5 da 3 per Cinili) e ha poi travolto Broni 82-50 nella sfida con in palio il 3° posto. Si riparte quindi con le “top 8” perfettamente inanellate a 2 punti di distanza l’una dall’altra: nell’ordine Venezia, Schio, Ragusa, Broni, S. Martino, Lucca, Vigarano e Geas. Il trio Battipaglia-Empoli-Torino sembra destinato a lottare fino in fondo per evitare l’ultimo posto (in attesa che venga ufficializzata la correzione alla formula).

La classifica marcatrici di A1 è monopolizzata dalle straniere: fra le prime 20 per media-punti, l’unica italiana è Caterina Dotto, che ha giocato solo 4 partite prima d’infortunarsi. Ma il mese di gennaio, complici alcune assenze straniere, ha visto più exploit realizzativi “nostrani”. Prima del ritiro di Napoli erano 6 le italiane (oltre alla stessa Dotto) in doppia cifra di media: si va dai 12,5 di Milazzo ai 10,3 di Spreafico passando, nell’ordine, per Bocchetti, Tagliamento, Macchi, Keys, con una menzione per i 9,8 della giovane Trucco.

Parla veneto, per quanto riguarda il femminile, l’edizione 2019 del Premio Reverberi, gli annuali “Oscar” del basket italiano. Il 18 febbraio, nella tradizionale sede di Quattro Castella (RE), Martina Fassina, attualmente a Schio dopo tanti anni a S. Martino di Lupari, riceverà il riconoscimento di miglior giocatrice (che si può vincere solo una volta in carriera); la società di S. Martino sarà insignita del premio speciale Fip. Questo l’albo d’oro fra le giocatrici nel decennio in corso: Sottana, Modica, Crippa, Ress, Bagnara, F. Dotto, Zandalasini, Consolini”.

MILAZZO MIGLIOR MARCATRICE ITALIANA


flash news di manuel Beck

COPPA A2 EUROLEGA GIOVANILI CAMPOBASSO, 22-24/3 Schio: 2 “W” ma... Lombardia U14 ok Prima conferenza stampa di presentazione, l’1 febbraio a Campobasso, per la Final Eight di Coppa Italia di A2, che si terrà nel capoluogo molisano dal 22 al 24 marzo. L’ultimo turno d’andata ha prodotto questi accoppiamenti per i quarti di finale: Alpo-Faenza; Costamasnaga-La Spezia; Palermo-Crema; Campobasso-Moncalieri. Metà del “cast” conferma la presenza dello scorso anno, tra cui la detentrice Crema, così come la vincitrice 2017, Costa. Annunciate varie iniziative di contorno, in una piazza entrata di recente nel basket femminile di alto livello ma che sta spiccando per entusiasmo.

Gennaio ha portato le prime due vittorie per Schio nella sua sofferta stagione in EuroLeague: battute Castors Braine e Praga. Ma con 4 punti in 10 giornate (ne mancano solo 4 al termine della prima fase) è molto difficile per Quigley e compagne rientrare fra le prime 4 del girone, che si qualificano ai playoff. E la sconfitta del 24 gennaio contro Villeneuve complica anche la rincorsa al 5°-6° posto, cioè l’accesso all’EuroCup. Nell’altro girone, il Fenerbahce di Zandalasini e Sottana è risalito al 2° posto con 4 vittorie di fila: in quella contro Sopron, record-carriera in Eurolega per “Zanda” con 24 punti.

Classico avvio dei tornei per selezioni regionali con il Trofeo Fabbri di Rimini, disputato a inizio gennaio e riservato alle Under 14. Si è imposta nuovamente la Lombardia di coach Riccardi: 56-40 in finale sul Piemonte che l’aveva battuta nella prima fase. In evidenza il talento bresciano Zanardi (di cui abbiamo parlato nel numero di ottobre di Pink Basket) con 91 punti in 5 gare. Terza l’Emilia-Romagna sul Lazio. Un buon antipasto per il clou stagionale, il Trofeo delle Regioni (per rappresentative Under 15), quest’anno in programma a Salsomaggiore dal 17 al 22 aprile.

GASKIN Ci mancherai

GIOVANILI BasketLab seconda

Il taglio di Christina Gaskin da parte di Civitanova (A2 Sud) ci priva di nuove puntate sull’esperienza italiana della lunga inglese, da lei raccontate con puntualità sul suo blog (christinagaskin.squarespace. com/blog): l’ambientamento nelle Marche, gli alti e bassi sul campo, la scoperta dell’Italia fra lingua, usanze e bellezze da visitare. Purtroppo con un finale amaro, tra l’incidente con il pulmino della squadra e l’addio a inizio 2019. Ora Gaskin si è trasferita in Germania, alle Saarlouis Royals.

Buon 2° posto in un torneo internazionale in Estonia per High School BasketLab, la squadra federale formata da talenti del 2003-04 provenienti da tutta Italia, che vivono e si allenano a Roma. Nella prima tappa 2019 del circuito “’European Girls Basketball League”, le ragazze azzurre hanno vinto le prime 4 partite, perdendo solo l’ultima contro le norvegesi Ulriken Eagles. Sara Ronchi è stata la miglior marcatrice per HSBL con 49 punti in 5 partite.

EUROCUP Venezia corre Ha superato il primo turno di playoff di Eurocup, ed è ben messa dopo l’andata del secondo (al momento in cui scriviamo), una Reyer che ha eliminato con un secco +29 nel doppio confronto le francesi di Landes, per poi prendere un bel margine nel primo episodio della serie contro le altre transalpine di Lattes: 83-64 con una scatenata Carangelo a quota 26 punti. La strada però è ancora lunga: dopo il turno in corso e quello successivo, entrano in scena quattro eliminate dall’Eurolega per formare il tabellone dei quarti di finale.

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mara risponde

QUANTO GIOCHI? di mara invernizzi

Da quest’anno il numero delle partite giocabili per le ragazze del settore femminile giovanile è stato stabilito nel numero di non oltre 3 per settimana. Così si trova scritto nelle DOA federali, ossia nelle Direttive Organizzative Annuali. Qual è stato il criterio utilizzato per prendere questa decisione? (Tiziano Orsenigo, Limbiate MB) In ambito femminile è più facile trovare società che dato il numero limitato delle proprie tesserate femmine utilizzano le stesse giocatrici per partecipare a più campionati. Fino allo scorso anno, la regola era che un’atleta non poteva partecipare a più di 2 campionati giovanili oltre a un campionato senior perché sembrava il modo più congruo per limitare l’utilizzo delle stesse atlete in più campionati. Questa regola però non si adattava alla necessità di tante realtà in cui l’atleta si trovava a dover rinunciare alla partecipazione di alcuni campionati giovanili di sua competenza per trovarsi a fare la “panchinara” nei campionati senior della sua stessa società. Si è così deciso di andare incontro a questa esigenza non limitando più la partecipazione dell’atleta a un numero di campionati, quanto a un numero di partite: 3 nell’arco della settimana. Chiaramente la scelta di modificare in questo modo la regola è stata presa di comune accordo con il settore tecnico, consultando quindi allenatori e preparatori fisici che confermassero la sostenibilità della decisione presa. In questo modo le ragazze, che di certo rispetto ai loro pari età maschi hanno una crescita tecnica e fisica anticipata, possono partecipare a campionati con le loro coetanee e laddove viene ritenuto necessario e consono possono iniziare a fare un’esperienza nei campionati senior. È importante tuttavia non oltrepassare un limite di partite settimanali che potrebbero essere controproducenti sia per un discorso fisico sia tecnico, perché è vero che giocare la partita è l’obiettivo di ogni giocatore, ma la qualità nella crescita di un giocatore viene garantita dagli allenamenti che vengono svolti settimanalmente e che curano nel dettaglio lo sviluppo e il miglioramento dei giocatori, giovani o adulti che siano.

LA 2002 BALOSSI (COSTA MASNAGA) IN AZIONE CON LE U18


HAI VISTO L’ARBITRO? Di ALICE BUFFONI - STAFF PSICOSPORT

Gli arbitri migliori sono quelli invisibili. Questo spiega come mai la categoria arbitrale è tanto bistrattata: di buoni arbitri non si parla mai, perché non si vedono. Una partita ben arbitrata non si ricorda, mentre abbiamo ancora negli occhi il fischio assassino contro Zandalasini agli ultimi Europei. E stando così le cose è inutile prendersela con il pubblico sugli spalti: è impossibile concentrare il tifo contro qualcuno di invisibile, più facile invece è inveire contro chi si fa improvvisamente notare con un fischio dubbio. Eppure di arbitri bravi ce ne sono tanti ed è un peccato che il loro buon lavoro non sia quasi mai riconosciuto, anche perché stiamo parlando di super-atleti. Si, il discorso vale anche per gli arbitri Minors! E ora vi spiego perché. Un arbitro deve poter garantire ottime prestazioni atletiche, per lui una partita significa 40 minuti sicuri di corsa e scatti. E questo solo a livello fisico. Per quanto riguarda l’aspetto mentale deve saper mantenere un livello di concentrazione elevato per un tempo che va oltre quello effettivo di gioco: pensiamo per esempio all’infinito numero di norme del regolamento da controllare nel pre e post gara. Deve inoltre essere capace di modulare il proprio focus attentivo, ossia dirigere la propria attenzione là dove conta nel momento giusto: tenere sotto controllo cioè l’azione di gioco nel suo complesso, il giocatore con la palla e quello lontano, ciò che avviene al tavolo, in panchina e non da ultimo tra il pubblico. Nel contempo l’arbitro deve anche prendere delle decisioni in tempi rapidissimi, assumendosi responsabilità importanti. Tutto ciò, inoltre, avviene spesso in un ambiente ostile, privo di alcun sostegno, anzi con la pressione da parte di pubblico e giocatori. Le risorse fisiche e cognitive impiegate sono tante e comportano un dispendio di energia molto elevato soprattutto se paragonato all’impegno medio di un buon giocatore. Sono pochi quelli che rimangono in campo 40 minuti e nessun giocatore concentra su di sé il 100% delle scelte di gioco. Inoltre l’ambiente che circonda il giocatore è sempre supportivo, con i compagni di squadra pronti a sostenere, incoraggiare e correggere in corso di gioco una scelta sbagliata. Se un arbitro non è in giornata, non può sedersi in panchina; il suo percorso di preparazione e avvicinamento alla partita non ammette dunque errori. Un buon arbitro conosce l’importanza delle routine pre-gara e delle routine di reazione all’errore, che tra parentesi sarebbero molto utili anche ai giocatori (keep calm and call a mental trainer)! Quindi la prossima volta che vi lancerete in un coast to coast, provate ad apprezzare quell’ombra grigia che vi corre accanto per proteggervi da un fallo killer: lo fa per passione e amore del gioco, uno scatto a vuoto senza nemmeno la gloria di schiacciare in contropiede. Questa rubrica è tenuta da Psicosport, una realtà che utilizza la Positive Psychology con atleti e allenatori, dai settori giovanili all’alto livello, per rispondere alle criticità che si incontrano sul campo, per migliorare performance individuali e ottimizzare il rendimento di squadra.


(sa)tiro sulla sirena

ADOTTA UN COACH di paolo seletti

A seguito dell’esperimento sociale dello scorso mese che ha messo a nudo una insospettabile incomunicabilità tra giocatrici e staff tecnico, come se Popovich allenasse Elettra Lamborghini, o la Montalcini insegnasse fisica a Nazzareno Italiano, Pink Basket, in collaborazione con l’Associazione Italiana Coach Randagi, sposa la campagna del WWF “Adotta una foca monaca o un coach di basket femminile” e per aiutarvi ad amare queste tenere creature, vi spiega nel dettaglio cosa intendono dire quando si agitano in panchina sbavando come Sgarbi e saltellando sul posto come un barbecue di rane vive.

Nuova Enciclopedia Treccani Allenatore/Giocatrice “Meritatevi di giocare durante la settimana” Preparate una valigetta con mille euro in banconote di piccolo taglio, al venerdì mettetele nel cestino dell’immondizia davanti alla palestra, dopo aver controllato di non essere seguiti. Se non passa qualche altro allenatore esonerato a frugare nei rifiuti, siete in quintetto. “Metteteci il corpo!” A inizio partita schiantatevi sulla loro panchina come un giapponese a Pearl Harbour creando un effetto “tricheco che precipita su scolaresca”. Titolo di Studio Aperto garantito. “Fai tagliafuori!” Prendi l’avversaria e sollevala di forza sbatacchiandola come un polpo sugli scogli fino a che non rimane una poltiglia gelatinosa che Bruno Barbieri serve come entrèe al cucchiaio, con i capperi. Senza collarino cervicale, non è tagliafuori. “Ribaltate il lato” Imprimete alla palla un moto perpetuo da est a ovest e viceversa senza che a nessuno venga in mente di guardare il canestro. Genera l’effetto “pubblico di Wimbledon” sulla difesa, è vagamente ipnotico ma non serve a niente, di solito scadono i 24” e fate la figura di Toninelli a “Chi vuol essere milionario”, ma al coach dà grande senso di controllo e ipertrofia all’ego. “Comunichiamo!” Durante la transizione difensiva trasformare il campo in un matrimonio messicano, urlando improperi tipo porto irlandese, o Parlamento italiano. Genera l’effetto “battaglia del Little Big Horn” e gli avversari gettano armi e borsette e si danno alla fuga, ma come ben sapete il panico nel basket femminile è contagioso, quindi in campo rimane solo l’arbitro a fare il sudoku. “Aggrediamole subito” Attendere il pullmino avversario al parcheggio con passamontagna e coltellino nel bomber. Farsi consegnare la lista R e costringerle a schierare Maria De Filippi in post medio, la Merkel come straniera e le Donatella a disegnare i giochi durante i time-out. “Non guardiamo il punteggio, continuiamo a giocare con fiducia” Siamo sotto di 30, spegniamo il tabellone che anche il Generale Badoglio mi sta chiedendo le dimissioni.


FRANZ PINOTTI IL COACH E FACTOTUM DEL SANGA MILANO (SERIE A2) MENTRE CATECHIZZA UNA SUA GIOCATRICE.

“È tutta la settimana che vi dico che tira da tre” Siamo sotto di 30 ma la colpa è vostra che non seguite il mio geniale piano partita preparato dagli assistenti Mignolo e Prof. “Ho vinto” Levatevi da davanti, la Hall of Fame, il monte Rushmore, il Trono di Spadeeeeee!!! “Avete perso” Questa squadra? Mica la alleno io! Ma no, ma va’, sono il supplente, il capoallenatore aveva il Lupus eritematoso sistemico.

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Gallina vecchia fa buon brodo di linda ronzoni I primi tempi sulla Terra la cosa che più mi incuriosiva erano i modi di dire, i detti, i proverbi, le massime, le sentenze. Ce ne sono a migliaia e le usate, voi del pianeta Terra, senza quasi rendervene conto per infarcire quasi tutti i vostri discorsi. Sentenziare sembra il massimo della goduria per voi. Meglio tardi che mai, l’occasione fa l’uomo ladro, piove sempre sul bagnato, a caval donato non si guarda in bocca, chi dice donna dice danno, tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino... I primi tempi, appena atterrata da Marte, rimanevo sbalordita dalla varietà, dalla fantasia, dall’ironia; correvo a cercare sul dizionario il significato che rimaneva a lungo oscuro anche dopo averlo letto. Perché, inutile dirlo, ormai l’avrete capito voi che seguite questa rubrica, su Marte non ci sono i ladri, non piove, i cavalli sono esseri a cui nessuno guarda in bocca perché non si possono vendere né cedere, il lardo non esiste e nemmeno le galline vecchie perché nessuno su Marte è carnivoro. Ci nutriamo di bacche che crescono nelle crepe di certe rocce, ce ne sono di vari tipi e a dispetto di quello che potreste pensare sono buonissime, con sapidità che variano a seconda del colore. Ma stiamo divagando. Tornando a noi. Gallina vecchia fa buon brodo mi ha sempre fatto un po’ arrabbiare. Sorvolando sulla gallina che mi sta molto simpatica e mi spiace che finisca a bollire a lungo in un pentolone, anche nella sua forma metaforica il detto mi pare che sia spesso usato in modo un po’ insultante o al limite consolatorio. Si è vero che sei una vecchia ma dai, in fondo gallina vecchia fa buon brodo. Su Marte si invecchia, certo, ma grazie all’accelerazione di gravità in superficie e all’inclinazione assiale la vecchiaia si fa sentire molto poco sul corpo. Si rimane leggiadri, veloci, scattanti fino alla fine. E se, per dire, sei una giocatrice di basket te la giochi alla pari con ragazze molto più giovani di te, che tra l’altro non hanno tutta la tua esperienza di anni e anni di gioco e non sanno sfruttare ancora al meglio l’inclinazione assiale quando si va a schiacciare, sì su Marte le donne schiacciano, o la velocità orbitale per prendere in contro tempo l’avversaria. Qui sulla Terra mi è capitato di vedere giocatrici che sono come delle galline vecchie che fanno un buonissimo brodo, come se l’età su di loro non avesse nessun effetto; a quasi quarant’anni continuano a giocare come fossero delle marziane e nessuno capisce quale sortilegio abbiano fatto. Io, in realtà, ho fatto un po’ di ricerche su alcune di queste galline vecchie perché non riuscivo a capacitarmi e sono riuscita ad avere un’informazione super segreta, dall’intelligence di Marte. Pare che Chicca Macchi in realtà sia nata da padre varesino e madre marziana e questo spiegherebbe molte cose. Mi raccomando eh, deve rimanere un segreto. Acqua in bocca. Lo dico per voi, so come siete fatti voi terrestri, non vi tenete nemmeno la pipì. Noi marziani non abbiamo bisogno di giurare perché, inutile dirlo, su Marte oltre a non esistere i genitori, i ladri, i cavalli, le capre e i cavoli, la vecchiaia e le galline non esistono nemmeno i segreti e le bugie. Lo giuro sulla testa di mia madre.


la foto del mese

IL BASKET È BELLISSIMO

“CI ALLENIAMO DUE VOLTE ALLA SETTIMANA. NON PERDIAMO MAI UN ALLENAMENTO E CI DISPIACE SEMPRE TANTO QUANDO FINISCE, PERCHÉ LA PALLACANESTRO È UNO SPORT BELLISSIMO E CI DIVERTIAMO TANTISSIMO.” Questo mese vince il photo contest un disegno, perché ci è piaciuto troppo! Ce lo hanno mandato Giada e Serena, che fanno la quarta elementare e giocano a minibasket a Carugate (Milano). I PREMI PER I VINCITORI SONO OFFERTI DA RUCKER PARK MILANO. WWW.RUCKERPARKMILANO.COM

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