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Fuori dall’acquario Percorso di formazione per i programmi all’estero


Intercultura Riconosciuta con DPR 578 del 23.7.1983 Iscritta all’Albo del Volontariato della Regione Lazio Partner di AFS Intercultural Programs Relazioni istituzionali, Scuola e Sponsorizzazioni Via Venezia, 25 00184 Roma Tel 06 48882401 Fax 06 48882444 Centro di formazione interculturale e Direzione dei programmi Via Gracco del Secco, 100 53034 Colle di Val d’Elsa (SI) Tel 0577 900001 Fax 0577 920948 Comunicazione e Sviluppo Corso Magenta, 56 20123 Milano www.intercultura.it segreteria@intercultura.it


Buon lavoro! Da qualche anno la Fondazione Intercultura propone alla nostra Associazione, alla scuola ed alle persone interessate all’argomento momenti di riflessione sull’intercultura, le situazioni multiculturali che viviamo nel nostro Paese, l’educazione ad una cittadinanza plurima, la dinamica degli scambi culturali e delle esperienze educative internazionali: penso al convegno su “Identità italiana tra Europa e società multiculturale” del 2008 ed a quello su “Ricomporre Babele: educare al cosmopolitismo” del 2011 ed ai due “Forum” sulle competenze interculturali del 2009 e sulla formazione interculturale delle famiglie del 2011. Negli stessi anni la Fondazione ha pubblicato ben sei volumi di studi ed approfondimenti sugli stessi temi, in collaborazione con ricercatori di numerose università italiane. Tutta questa produzione arricchisce le conoscenze dei soci di Intercultura e confluisce nelle attività di formazione che essi organizzano, soprattutto in quelle per chi si avvicina al nostro progetto educativo. Ecco perché era ormai necessario riscrivere il percorso di formazione per i programmi all’estero. Il manuale che proponiamo in questa veste grafica rinnovata raggruppa in modo diverso dal passato gli argomenti da affrontare con i giovani che stanno per partire; separa la parte teorica ad uso dei conduttori dei corsi dagli esercizi pratici; stimola tutta l’Associazione a ripensare il proprio lavoro educativo ed a riflettere sulle ragioni che ci hanno indotto a chiamarci “Intercultura” − perché “insegnare” qualcosa agli altri è il miglior modo per far chiarezza in sé stessi. Al di là dell’uso proprio per cui è stato pensato e scritto, questo manuale offre infatti spunti facili ed interessanti per discussioni tra volontari, per interventi presso le scuole, per eventi pubblici nella propria comunità. Grazie a chi l’ha scritto e buon lavoro a chi lo utilizzerà! Roberto Ruffino Segretario generale Intercultura


Prefazione 7

Note sull’organizzazione e sulla conduzione delle attività

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1. Identità

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La consapevolezza di sé e la rappresentazione dell’altro

17 I valori

22 Cultura e identità italiana 80 L’io pesce 82 Chi sono io? 84 Frammenti della mia identità 86 L’astronave 89 La valigia del destino 93 Indovina chi viene a cena? 96 Cultionary 98 Genoveffa 100 La lista dei valori 102 L’identità italiana 104 Foto d’Italia


2. Adattamento: crisi e aspettative

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Crisi, affaticamento culturale e superamento dal punto di vista personale Conflitto e adattamento

Aspettative e chiedere aiuto

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52

3. Comunicazione 108 Fallo e non far storie 110 Entra nella conversazione 113 Le curve di stress 118 Sheepville

60 Gli aspetti della comunicazione

66 L’ascolto e focus sui nuovi mezzi di comunicazione

134 Stesse parole

122 Usciamo stasera?

135 Il mondo… in gesti

126 La botte e il freezer

138 Buone maniere

128 La mia famiglia ideale

140 Parlare non è comunicare

130 Entrare nel cerchio

142 Origami

131 La tanto desiderata pausa

146 Le sensazioni e/o i sapori

132 Scambio di famiglie

148 Indovina chi 149 Le palle immaginarie 151 Il telefono senza fili 153 Facebook 154 Case study - facebook 155 Case study - Klaus in Italia

158 The Marshmallow Challenge 160 The Exercise 162 Abracadabra

156

163 Leone e porcellino 164 L’Isola

Appendice


La Commissione di volontari che ha lavorato alla realizzazione di questo manuale: Andrea Claudia Aramu, Centro locale di Cagliari Roberta Bastita, Centro locale di Alessandria Cristiana Nicoletti, Centro locale di Padova Alberto Pagani, Centro locale di Bologna Anna Pozzi Sant’Elia, Centro locale di Como Clelia Scalisi, Centro locale di Palermo Beatrice Tisato, Centro locale di Milano 1 Fabio Villa, Centro locale di Monza Coordinati dal Responsabile del volontariato Andrea Franzoi e da Marlene Sagripanti Si ringraziano inoltre: Roberto Ruffino per gli utilissimi consigli, Silvia Camera, Roberto Ferrero, Alessia Bleve, Luca Parenti e tutte le persone e i volontari che hanno in qualche modo sostenuto questo progetto, in particolare i Centri locali pilota che lo hanno sperimentato per primi.


Prefazione

Q

uando la Commissione di volontari che si è occupata di aggiornare l’edizione del Manuale orientation per la formazione dei partecipanti ai programmi di Intercultura si è riunita per la prima volta a Colle Val d’Elsa, nel febbraio del 2010, non pensava che ci sarebbero voluti sei incontri e due anni di lavoro per raggiungere l’obiettivo. Alla prova dei fatti, ci sarebbe voluto molto tempo ancora per cercare di realizzare il progetto iniziale che la Commissione aveva prospettato. Gli argomenti, gli approfondimenti, le ricerche sembrano non bastare mai, nonostante i contenuti siano stai vagliati da un grande numero di volontari (dai Centri locali pilota al seminario dei Responsabili sviluppo e formazione del gennaio 2011). La storia di questo manuale è cominciata appunto in una fredda serata di febbraio: undici volontari di diversa provenienza ed età, ma tutti di una certa esperienza hanno iniziato a chiedersi da dove si dovesse cominciare. La prima, naturale, risposta è stata quella di preservare quanto più materiale possibile del vecchio manuale: non tanto per un comprensibile spirito di conservazione dell’esistente, ma per una lucida analisi sulla validità dei contenuti e delle attività proposte. Quasi dieci anni di “orientation” non si cancellano. La seconda risposta è andata però oltre e ha riconosciuto che in dieci anni di cose ne sono cambiate, non solo in Intercultura, ma in Italia e nel mondo. Ecco quindi l’esigenza di aggiornare i contenuti, di integrarli con quanto l’Associazione e la nuova Fondazione Intercultura hanno sviluppato in questi anni in ricerche ed esperienze e di rendere più attuali i rimandi al mondo esterno (ad esempio facebook non esisteva nel 2003). La terza ha rilevato la necessità di collegare quanto viene fatto nelle attività e sul campo ad una base teorica: è utile conoscere perché vengono proposte nel manuale determinate attività. Quindi: prima la teoria, poi la pratica. Ovviamente il punto di vista dello studente e il suo rapporto con l’esperienza proposta da Intercultura è stato posto al centro della riflessione, individuando quali possano essere le domande e i dubbi che accompagnano i borsisti di Intercultura che partecipano agli incontri organizzati dai volontari dell’Associazione. Il gruppo è partito dall’analisi del progetto educativo di Intercultura e dalla funzione che lo scambio assume in questa prospettiva: preparare un ragazzo alla sua esperienza all’estero significa aiutarlo a comprendere meglio sé stesso e offrirgli strumenti di dialogo. Per capire gli altri. La specificità del progetto di Intercultura sta proprio nel considerare l’esperienza nella sua complessità e nel suo sviluppo in un percorso che inizia dalla presentazione del progetto di 7


Intercultura ai ragazzi, alle famiglie, alle scuole, che prosegue con la fase di selezione, poi con quella di preparazione e che non finisce con il rientro dall’esperienza. È proprio l’idea del percorso che ha animato il lavoro del gruppo e che ha ispirato i contenuti e lo sviluppo del manuale: quello che Intercultura propone è un percorso di crescita e di confronto: nel preparare i ragazzi questa idea deve essere sempre chiara. Il percorso è rappresentato da una metafora di un pesce che guizza fuori dall’acquario nel quale è vissuto. È sembrato divertente e utile allo scopo usare la metafora del pesce che, stanco della sua solita boccia di vetro, decide di prendere il largo ed esplorare acque diverse. Così dal fiume passerà al mare aperto e di nuovo al fiume che lo riporterà verso casa a raccontare la sua avventura. Il pesce dunque, indica la strada e accompagna idealmente (e graficamente) tutto il percorso del manuale. Decidere di partire per uno scambio educativo interculturale è un po’ come uscire dalla propria boccia per tuffarsi e nuotare in fiumi e mari sconosciuti, ricchi di nuove opportunità di incontro e conoscenza. Talvolta però, capita che le persone siano inconsapevoli di quello che hanno intorno da quando sono nati. Questo pesce ha anche ispirato il titolo del manuale (Fuori dall’acquario) e il soggetto delle magliette utilizzate da volontari e partecipanti alle attività nazionali dell’Associazione. Nel titolo, come è evidente, non compare più il termine orientation. Infatti è stato deciso di non usarlo in questo contesto: un formatore esterno a Intercultura, avendo analizzato il progetto, ha notato come la traduzione del termine inglese “orientation” non sia corretto in italiano rispetto al tipo di percorso che proponiamo. Non si tratta di orientamento, ma di formazione e preparazione all’esperienza. La Commissione ha accolto questo suggerimento e ha scelto di indicarlo con l’espressione “Percorso di formazione per i programmi all’estero”, ritenendo di poter rendere più comprensibile agli studenti, alle famiglie, alle scuole e anche agli stessi volontari le finalità del percorso. Chiamiamo le cose con il proprio nome. Il gruppo ha fissato già nei primi incontri gli argomenti fondamentali del percorso, che ha diviso in tre macroaree: 1. Identità; 2. Adattamento: crisi e aspettative; 3. Comunicazione. La prima parte è sotto molti aspetti nuova e si ispira ai contenuti e alle successive elaborazioni degli stessi da parte di alcuni volontari dell’Associazione del Convegno organizzato dalla Fondazione Intercultura a Siena nel 2008 “Identità italiana tra Europa e società multiculturale”. L’area dedicata a crisi e adattamento si ispira al vecchio manuale, ma è stata aggiornata e sviluppata. L’area della comunicazione è stata soprattutto aggiornata rispetto alle innovazioni degli ultimi anni con la diffusione di internet e dei social networks. 8


Un aspetto importante da considerare è quello dell’organizzazione del manuale, così decisa per cercare di rendere ancora più evidente l’idea del percorso e dell’importanza della trattazione di tutti gli argomenti proposti. Il manuale infatti, oltre alla divisione tematica, prevede una divisione in moduli e suggerisce un percorso di formazione ideale di quattro incontri da tre ore e mezza ciascuno (3 moduli da un’ora e mezza per il tema dell’identità, 3 per il tema della crisi e 2 per il tema della comunicazione). Starà poi ai singoli Centri locali decidere come suddividere gli incontri, anche se non è assolutamente consigliabile concentrarli tutti in un periodo molto ravvicinato. La parte teorica (che nel progetto originario doveva costituire un volume a parte) è organizzata quindi in moduli. Alla fine di ogni modulo c’è una scheda che guida i volontari nell’organizzazione e nella conduzione degli incontri. Nella seconda parte del volume tutte le attività e gli esercizi riconducibili agli argomenti trattati nella teoria sono organizzati in schede di facile consultazione. Tre colori diversi − giallo, blu e rosso − identificano le tre aree tematiche. Gli incontri previsti dopo il rientro dall’esperienza non sono inclusi nel manuale. Il progetto del Narritorno (per i programmi annuali) è in fase di sviluppo grazie alla collaborazione con l’agenzia di formazione Pratika di Arezzo. Non vengono qui proposte né le tracce degli incontri di preparazione dei genitori dei ragazzi in partenza né quelle di eventuali incontri di informazione medica per gli studenti che partono (profilassi di base, educazione alla sessualità) o le tracce delle attività proposte prima della partenza (a Roma di solito per intendersi). Nell’Area volontari del sito di Intercultura sarà predisposta una sezione dedicata proprio a questi temi. Il manuale non ha ovviamente presunzione di essere completo e perfetto in ogni sua parte. È un punto di partenza sul quale costruire nei prossimi anni un percorso ancora più completo, è una proposta di cambiamento e di approfondimento. Fuori dall’acquario dunque: buona lettura e buon lavoro!

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1 Identità 1.1 La consapevolezza di sé e la rappresentazione dell’altro 1.2 I valori 1.3 Cultura e identità italiana


1.1 La consapevolezza di sé e la rappresentazione dell’altro Obiettivi La consapevolezza di sé La rappresentazione di sé La rappresentazione dell’altro: stereotipi e pregiudizi

La consapevolezza di sé e la sua rappresentazione “Chi sono io?” Riflettere su sé stessi e su come ci si rappresenta è indispensabile per capire cosa accade quando incontriamo l’altro. Per questo è sembrato utile partire dalla riflessione sui processi sottostanti alla rappresentazione di noi stessi. Lo studio del Sé è un tema fondamentale della psicologia: nel corso degli anni gli studiosi hanno sviluppato numerosi e diversi modelli teorici; in queste poche pagine si è privilegiata una prospettiva teorica crossculturale che può offrire utili spunti a chi affronterà un’esperienza interculturale. Nonostante la grande varietà degli orientamenti ci sono due tesi di fondo condivise: una è che la rappresentazione di sé si costruisce con l’esperienza, ma così com’è per tutte le esperienze, è influenzata dal modo in cui si organizzano le informazioni e la conoscenza; l’altra è che la rappresentazione di sé è l’elemento che guida e organizza l’esperienza e i comportamenti. In altre parole “il sé è il luogo organizzato delle varie (talvolta contrastanti) modalità di essere persona e funziona come schema di riferimento nel dare forma a ciò che i soggetti percepiscono e pensano, a ciò per cui sono motivati e a come sentono emotivamente gli eventi” (Anolli, 2004). Il sé è la sintesi della storia di ciascuno in un dato momento: non è qualcosa di statico e immodificabile, ma piuttosto un processo dove convivono la continuità dell’identità e la possibilità di cambiamento e/o di arricchimento delle proprie rappresentazioni. La rappresentazione di sé è influenzata dalla cultura di appartenenza: quando descriviamo noi stessi spontaneamente ci concentriamo sugli aspetti, le opinioni e le capacità che ci distinguono dagli altri e che ci rendono unici. Questa non è una modalità universale ma caratterizza la cultura occidentale alla quale apparteniamo. Come ci ricorda infatti l’antropologo Clifford Geertz, il concetto di sé come un universo finito ed unico, come una totalità distinta contrapposta ad altre totalità distinte nell’ambiente fisico e sociale (io sono altro rispetto alle persone e alle cose che mi circondano), sarebbe considerato strano e inaccettabile in altre parti del mondo! Uno dei principali studi cross-culturali sulla rappresentazione di sé è quello di Hazel Rose

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Markus e Shinobu Kitayama a cui si deve la teoria del sé indipendente e sé interdipendente. Le due ricercatrici, partendo dal considerare il sé come una rete di conoscenze e informazioni che si organizzano intorno a specifici ambiti comportamentali, hanno ipotizzato che le persone attribuiscono ad alcune di queste un’importanza maggiore, considerandole centrali nella loro vita. Sono tali strutture, definite schemi di sé, che possono variare molto in base alla cultura di riferimento alla quale il soggetto appartiene. Le ricerche dimostrano che gli individui che appartengono a culture con una prevalenza del sé indipendente nel descriversi sottolineano le caratteristiche della loro persona che li rendono unici e che li contraddistinguono dagli altri, privilegiando aspetti interiori, astratti e relativi ai propri sentimenti, desideri e aspirazioni. Grande enfasi viene data a tutti quegli attributi originali che mettono in risalto l’autonomia e la capacità di esprimere e sviluppare il proprio potenziale. Forse vi sarete riconosciuti in questa definizione del sé, e non a caso, visto che il sé indipendente secondo Markus e Kitayama prevale nella società occidentale, così come gran parte della nostra conoscenza (filosofia, psicologia e scienze sociali in genere) è organizzata intorno ai concetti di unicità e di differenzazione. Nelle società orientali, africane e in parte sudamericane, invece, prevale la concezione del sé interdipendente: il soggetto non si sente separato dagli altri ma si rappresenta in base alla somiglianza e alla relazione con gli altri. Il sé è un essere legato agli altri, fluido e flessibile, impegnato nel contesto in cui vive. Le persone che appartengono a queste culture si descrivono come una parte di un insieme più grande di relazioni interpersonali e sociali. Così, se nei paesi di cultura occidentale la maturità di un soggetto è valutata in base al grado di autonomia e indipendenza dimostrati, in Giappone segno di maturità, tolleranza e flessibilità è la capacità di scegliere la cooperazione alla propria autonomia (quello che ai nostri occhi può sembrare sacrificare la propria individualità). I giapponesi, presentandosi agli estranei, prima del proprio nome indicano la struttura sociale di cui fanno parte, ad esempio l’azienda. Gli indiani percepiscono il sé come una forma aperta che viene modellata dal contesto sociale. È molto interessante notare che i significati delle parole che indicano il sé nelle diverse lingue ci dicono molto sull’orientamento (indipendente, interdipendente) di quelle culture. In cinese, la parola uomo, ren vuol dire “le interazioni dell’individuo con i suoi compagni”; in giapponese, sé, jibun, significa “sé – parte e sta ad indicare che il sé non è sconnesso dalla realtà sociale e fisica” (Anolli, 2004). In sintesi il fulcro del sé indipendente è la sua interiorità, mentre il centro del sé interdipendente sta nella relazione tra l’individuo e gli altri. La diversa rappresentazione di sé influenza tutti gli aspetti dell’esperienza quotidiana, regola il comportamento e le azioni, è un fattore determinante nelle piccole e nelle grandi scelte, ha un’influenza importante non solo sul piano cognitivo/comportamentale ma anche su quello relazionale e affettivo. 13


Percorso di formazione per i programmi all’estero Identità Adattamento: crisi e aspettative Comunicazione

manuale intercultura  

edizione 2012 a colori

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