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“Bisogna pensare in termini locali, e agire in termini globali” cosa desolante è che, con tutto questo, non siamo diventati più intelligenti rispetto alla gente dell’Antichità o del Medioevo, neanche un po’. Oggi il mondo chiede più ricette per risolvere i problemi o più valori? A livello consapevole, più ricette. La richiesta di valori mi sembra prevalentemente inconscia - non parlo del fatto che vorremmo che i politici non rubassero, quello dovrebbe essere il minimo, ma del bisogno di una rifondazione integrale del sistema dei valori. E’ inconscia, ma c’è. Vedi l’entusiasmo a priori per papa Francesco, che catalizza questo bisogno di valori che si esprime in modo per lo più acritico e inconsapevole. Veniamo ora al Pinerolese. Lei, torinese di nascita, come trova questa nostra città? Che cosa le piace e che cosa la indigna? Io ho allevato un figlio a Pinerolo e trovo che la dimensione della piccola città è bellissima per i bambini e i ragazzi. Mio figlio adesso vive a Londra e non ho l’impressione che aver trascorso i primi vent’anni a Pinerolo lo abbia reso meno adatto ad affrontare la sfida, anzi: gli ha dato sicurezza e padronanza del mondo. Ho anche apprezzato molto la presenza così vicina del mondo valdese - una minoranza agguerrita alza il livello medio della convivenza civile e del dibattito intellettuale, e costringe anche gli altri ad adeguarsi se non vogliono soccombere. Nel Pinerolese abitano più di 40 docenti universitari. Che contributo potrebbero dare per questo territorio in decadenza? La decadenza è solo economica, non è umana nè civile. I professori universitari sono come tutti gli altri, possono agire nel loro campo: nel loro caso, farsi vedere, intervenire ai dibattiti, è particolarmente importante, perchè sono o dovrebbero essere più allenati a farlo. Però è bene che siamo consapevoli che il nostro mondo e il nostro pensiero sono interamente

dominati dall’economia, ed è solo all’economia che pensiamo quando parliamo di crescita o di decadenza. Ecco qualcosa che ai nostri antenati sarebbe sembrato molto bizzarro! Qual è una risorsa potenziale di Pinerolo che a suo parere non è sfruttata abbastanza e potrebbe esserlo? La tradizione dolciaria di Pinerolo è sbalorditiva. E non si chiama solo Galup: a Pinerolo ci sono almeno tre pasticcerie migliori di qualunque pasticceria di Roma o di Milano. Fino a qualche tempo fa si è parlato di Pinerolo come “città della cavalleria”, oggi qualcuno parla anche di “città degli Acaja”. Quale preferisce? Quale sarebbe secondo lei quello più appropriato? Non so quanti sappiano, in Italia e nel mondo, chi erano gli Acaia! Fra i due, meglio la cavalleria. Ma se si tratta di uno slogan da lanciare nel mondo, accettando che come tutti gli slogan appiattisca una realtà ben altrimenti complessa, confesso che sarei incerto fra “città della Maschera di Ferro” - giacchè la leggenda è conosciuta ovunque - e “città dei dolci” - vedi sopra! Concludiamo con i giovani, fascia di età a cui appartengono quasi tutti i redattori di questo giornale. Devono progettare il loro futuro guardando al territorio o è ormai indispensabile ragionare in termini globali? E’ indispensabile; il che non significa che uno debba sradicarsi. Appartenere a un luogo, a una famiglia, a degli amici, a una scuola, a dei ricordi, è importante. E’ quello che ti permette di muoverti con successo, poi, in termini globali. Una volta si diceva: bisogna pensare in termini globali, e agire in termini locali. Di recente ho sentito Oscar Farinetti, il creatore di Eataly, dire proprio il contrario: bisogna pensare in termini locali, e agire in termini globali. E aveva ragione!

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Pineroloindialogo febbraio2014  

N.2 Magazine d'informazione e di cultura locale per il dialogo tra generazioni.

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