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Lettera a...

dal tempo

di Cristiano Roasio

Lettera ai ladri

“Quanta fatica per nulla” In una notte qualsiasi di fine dicembre, né fredda né nebbiosa, né, non me ne voglia Snoopy, tempestosa, tre ombre si aggirano nel mio giardino, almeno questo è quanto mi viene raccontato qualche minuto dopo, perché troppa era la pigrizia e il disagio nell’uscire dal caldo mio giaciglio di tepore e intorpidimento e zittire il cane, il quale evidentemente stava cercando di annunciare con tonalità dissonanti dal solito latrato degli intrusi. Ebbene i tre loschi figuri vengono allontanati da un belluino urlo del piemontese medio, ferito laddove più brucia, la privacy, l’imprevisto che sconvolge l’abitudine fatta di cancellate, proprietà private, prati rasati e Nostri. Da allora son passate alcune settimane e non posso fare a meno di trarre alcune considerazioni dall’evento: i carabinieri (salvo qualche evidente sgarro alla regola, come in ogni settore e professione), quando ne avete bisogno e al contrario di ogni facile battuta, sono veloci, professionisti e disponibili, ma come avviene per i medici probabilmente vengono ostracizzati in modo sciamanico, quasi che non pensare loro in termini elogiativi ci possa in qualche modo proteggere da un loro effettivo intervento, perlopiù drammatico, nelle nostre vite; la sicurezza è un’illusione di mercato, grazie alla quale l’impostazione generale delle nostre esistenze può continuare: produrre, comprare, buttare o farsi rubare, molto meglio la sicumera cultural-intellettiva... se non che: anch’essa non esiste perché eventi insignificanti, come potrebbe esserlo l’intrusione fallita di tre sfigati nel proprio giardino melmoso, assumono un valore nel nostro inconscio di gran lunga più devastante di qualsivoglia illuministica razionalità

e determinano i nostri comportamenti/ pensieri/paure con maggior effetto di anni di studio e approfondimento filosofico; eventi del genere sono fatti della stessa consuetudine che mettono a dura prova con la loro irruzione apparentemente inconsueta. Nel Pinerolese sotto le festività la recrudescenza dei furti in abitazione non è passata inosservata a nessuno ed io stesso ne ho avuto più di una testimonianza diretta, ma ne vale davvero la pena? Seriamente, qualunque sia il vostro grado di disperazione, ha davvero senso farsi correre dietro da un cane arrabbiato, nascondersi dietro una magnolia, farsi puntare un faro, rotolare nelle rose e incastrarsi tra le piante?! Eppure la grottesca reazione, l’enorme misura di sicurezza che ho pensato di attuare, e cioè chiudere le porte, mi dà da pensare allo stesso modo. Che senso ha? Ci si conquista la propria vita privata o la si strappa, diciamo pure la si ruba, ignorando gli altri, anzi cercando proprio di, figurativamente, eliminarli? Guardare fuori dalle persiane con un misto di apprensione e autocommiserazione e sentirsi insicuri, non già perché le palizzate non sono elettrificate e il ponte levatoio non è stato alzato o ancora perché le sentinelle non sono allertate, ma perché essendo giornalmente grato per quello che ho e per quello che non ho, cosa posso davvero definire mio? Dove sta il confine tra un’azione amorale e forse illegale e una legale amorale allo stesso modo? E nel caso l’azione fosse moralmente giusta ma illegale? Rubare a chi? Per cosa? Ho bisogno di qualche euro in più o di una casa disastrata, cassetti ribaltati e materassi sventrati per uscire dal torpore? Quanto lo pago questo sonno quotidiano? Non è a me che dovete rivolgervi perché non ho ancora capito se sono il ladro o la vittima.

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Pineroloindialogo febbraio2014  

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