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Anno 4,Dicembre 2013

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INDIALOGO

Supple m e n t o d i I n d i a l o g o . i t , a u t o r i z z . N . 2 d e l 16.6.2010 del Tribunale di Pinerolo

Docenti universitari del Pinerolese/11 Intervista a Sergio SanIntervista a Luca Barbero, tiano nuovo segretario del PD

Pinerolo, è l’ora della solidarietà delle famiglie storiche della città


Buone News A cura di Gabriella Bruzzone

A New York non solo grattacieli

“The Spur”: da ferrovia a parco New York: traffico, grattacieli, asfalto. Questa l’immagine che ci è sempre stata data della Grande Mela: una metropoli trafficata, caotica, con palazzi di cinquanta e più piani, praticabile a stento con i mezzi pubblici, figuriamoci con la propria automobile. Se la si guarda dall’alto, sembra lastricata d’asfalto: uno sconfinato grumo grigio con qualche sporadico polmone verde disseminato qua e là. Sì, perché comunque a New York gli spazi verdi non mancano: dal più celebre Central Park al più contenuto Flushing Meadows Park, dal Washington Square Park al Giardino Botanico. Facendo una stima approssimativa, considerando i parchi pubblici e i giardini privati, le zone verdi presenti in città sarebbero circa 1900. Certo, con l’urbanizzazione selvaggia il rischio che queste aree vengano inglobate e trasformate in grattacieli o centri commerciali non è da escludere, ma sembra che i newyorchesi tengano particolarmente ai loro parchi. Anzi, cercano di aggiungerne sempre di nuovi bonificando e valorizzando zone dismesse. Come nel caso della High Line, vecchia rete ferroviaria sopraelevata,

in disuso ormai dal 1980. Realizzata nei primi anni Trenta, per circa cinquant’anni è stata utilizzata per il trasporto e lo smistamento merci. Nel 1999 alcuni residenti della zona proposero di convertire l’area in parco urbano, opponendosi così alla demolizione. Il progetto della promenade verde è stato approvato nel 2002, i lavori sono iniziati nel 2006 e nel 2009 è stata presentata la prima porzione completata. Due anni dopo se n’è aggiunta una seconda, mentre per il terzo segmento bisognerà aspettare fino al 2015, quando la vecchia strada ferrata prenderà le sembianze di un vero e proprio bosco, annodato tra un grattacielo l’altro. L’impatto sul quartiere è stato molto positivo: gli abitanti della zona sono soddisfatti, il numero di crimini si è drasticamente abbassato e l’influenza sui sindaci di altre città è stata dirompente. Chicago, Philadelphia, Saint Louis hanno in cantiere progetti simili di riqualifica, molto più convenienti della demolizione. Il nome del terzo segmento della High Line sarà “The Spur” che in italiano significa sperone, ma anche stimolo. E chissà che non lo sia per qualcuno dei nostri architetti paesaggisti...

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wwwwAw Informazione e cultura locale per un dialogo tra generazioni

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giovani del territorio! È quasi Natale e come da tradizione tutti diventano più buoni, i regali si sprecano, i “pensierini” pure... le associazioni di volontariato si prodigano per porre in atto iniziative di raccolta fondi a favore dei bisognosi vicini e lontani. Anche noi di Pinerolo Indialogo ci appoggiamo ad una onlus, l’Associazione Culturale Onda d’Urto, per sostenere le nostre attività e vorremmo come le altre associazioni lanciare un messaggio di richiesta di aiuto, nel nostro caso a favore dei giovani del territorio, dei giovani disoccupati in perenne ricerca di lavoro. Oltre ai lontani, è ora di occuparsi dei vicini! L’appello viene fatto a chi ha disponibilità economiche e finanziarie, alle imprese e anche alle famiglie storiche della città affinchè investano, anche attraverso piccoli progetti, sui giovani del pinerolese se non vogliono che se ne vadano. Noi di Pinerolo Indialogo siamo disposti a collaborare e a dare il nostro contributo a livello di progettualità. Un primo dialogo si è aperto con l’Acea e con alcune persone a livello individuale. A tutti chiediamo di non guardare al tornaconto personale o aziendale immediato, ma al bene collettivo che con il proprio intervento - singolo o in gruppo - si riesce a realizzare. Siamo convinti che bisogna guardare lontano e l’energia giovanile è il capitale primario del territorio su cui investire. A breve per favorire questa progettualità a favore dei giovani l’Associazione Culturale Onda d’Urto aprirà un centro d’incontro in via Vigone 22. Antonio Denanni PINEROLO INDIALOGO Direttore Responsabile Antonio Denanni Hanno collaborato: Emanuele Sacchetto, Valentina Voglino, Alessia Moroni, Elisa Campra, Gabriella Bruzzone, Maurizio Allasia, Andrea Obiso, Rebecca Donella, Andrea Bruno, Chiara Gallo, Cristiano Roasio, Nadia Fenoglio, Giulia Pussetto, Francesca Costarelli, Michele F.Barale, Chiara Perrone, Marianna Bertolino, Federico Gennaro, Demis Pascal Con la partecipazione di Elvio Fassone photo Giacomo Denanni, Francesca De Marco

Pinerolo Indialogo, supplemento di Indialogo.it Autorizzazione del Tribunale di Pinerolo, n. 2 del 16/06/2010 redazione Tel. 0121397226 - Fax 1782285085 E-mail: redazione@pineroloindialogo.it

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Buone News

“the spur”, da ferrovia a parco

Primo Piano

docenti univeritari pinerolesi/11 intervista a sergio santiano

6 Politica giovane young

intervista al nuovo segretario del pd barbero

8 Lettere al giornale

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liberati dalla pubblicità

Arte & Architettura

ri-abitare le alpi

10 Giovani & Lavoro

le espressioni artistiche di strada

11 Serate di Laurea

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Chiara costa: l’affido in benin

Politica & Territorio

insieme in comune

Giovani @ Scuola

il pinerolese dei galli e dei romani

14 Tecnologie & Innovazioni

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il fegato in 3d? è possibile!

Visibili & Invisibili

i giovani di libera e di amnesty pinerolo

Vita internazionale

vivere a londra tra due culture

Personaggi

studentessa modello, ma “non se la tira”

18 Lettera a...

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la giornata tipo del pensiero umano

Per Mostre & Musei

lorenzo lotto al castello di miradolo

Musica emergente

The rosenkranz

22 Sociale & Volontariato

ali d’argento, un video per ricordare

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Amici di Pinerolo Indialogo

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primo piano

Città & Università/11 a cura di Marianna Bertolino

Intervista a Sergio Santiano

“Il Teatro Sociale è un bel giocattolo..., ma non si può lasciarlo in mano a persone che non si sa dove si erano cacciate nel corso dell’evoluzione” Ci parli di sè e della sue competenze in ambito universitario. Sergio Santiano di professione fa, da sempre, il flâneur; come attività collaterali insegna presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino, scrive saggi, commedie e romanzi; questi ultimi, secondo l’opinione più diffusa, con effetti disastrosi, e ne avrà la dimostrazione se ce ne fosse bisogno - chi leggerà E se a Venezia...; si hanno fondati sospetti che la vendita supererà solo di poco il milione di copie. Vive tra Torino e Venezia (dove ha insegnato per sei anni presso il Dipartimento di Storia e Critica delle Arti, Musica e Spettacolo, della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Ca’ Foscari). Posso ancora dire che ho avuto un’involuzione: da “architetto-demiurgo” al limitato ambito della “Rappresentazione”: Teatro e Musei. Per i musei ho istituito e diretto, presso la Facoltà di Architettura di Torino, il primo - o uno dei primi Corso di Perfezionamento in Museografia. Il teatro e la scenografia, un campo che affascina molto i giovani, anche del Pinerolese: un consiglio ai giovani che vogliono percorrere questa strada? Sia per la recitazione, sia per la tecnica di palcoscenico, occorre partire dalla “gavetta”; ciò non vuol dire che si debba iniziare ex abrupto recitando “Il pranzo è servito”, oppure fare il “trovarobe”: le buone scuole aiutano a far bene la gavetta. Il sottoscritto e l’arch. Càntele da tempo hanno proposto all’Amministrazione Comunale l’istituzione, d’intesa col Teatro Stabile di Torino, di un master in recitazione e di uno in tecnica di palcoscenico. Ma la distanza che

separa Pinerolo da Torino è lunga 40 chilometri più alcuni secoli: per questo motivo mai è stato dato seguito alla proposta. Questa cosa è stata fatta ad Asti dal mio amico Francesco Fassone. Rende sia in termini di Cultura, sia di “cassa”. Lei ha seguito i lavori di restauro di Palazzo Vittone: è soddisfatto di quanto è stato fatto finora o è stato raggiunto solo un risultato di “facciata”? Cosa c’è ancora da fare? Ho celebrato il ventennale dell’”affare Vittone”: nel 1994 elaborai, assieme al compianto prof. Mario F. Roggero, il progetto di ristrutturazione e rifruizione in funzione museografica dell’exOspizio dei Catecumeni; conosco il monumento pietra per pietra; ne ho scritto e progettato.. Sotto l’Amministrazione Covato mi è stato conferito l’incarico di elaborare il progetto esecutivo del primo dei tre lotti in cui il progetto era stato suddiviso. Non si può dire che l’esecuzione del primo lotto sia solo una questione “di facciata” perché opere importanti sono state realizzate. Ora però occorre procedere con il secondo lotto altrimenti, tanto per dirne una, il prezioso paramento murario faccia a vista andrà perso per sempre. Un giudizio sui musei del pinerolese. Abbiamo dei musei di buona qualità che potrebbero contribuire ad una “espansione” della Cultura nel paesaggio, se solo costituissero delle “connessioni”: le nozioni sono importanti, ma se non si è capaci di fare delle connessioni restano lettera morta. Il discorso sarebbe lungo, ma, sintetizzando, la museografia contemporanea considera il processo espositivo - in museo e in mostra - come la presentazione della sintesi di una ricerca. Purtroppo ho constatato che si parla spesso di “polo museale” e di “museo

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“Riorganizzarsi per vivere con le risorse rinnovabili del pianeta e del territorio”

diffuso” senza conoscerne il vero significato. Parliamo di Teatro Sociale: è tornato agli splendori del passato, per lo meno per quanto riguarda la qualità degli spettacoli, o c’è ancora qualcosa che non funziona, specie nel costo di gestione e nel pieno utilizzo? Il sindaco Covato ha nominato il sottoscritto e l’arch. Càntele rispettivamente consulenti direttore artistico e direttore tecnico (a titolo gratuito): la legge che disciplina le consulenze vuole che possano essere affidate solo “ [...] ad esperti di particolare e comprovata specializzazione [...] ferma restando la necessità di accertare la maturata esperienza nel settore [...]”, e noi rispondiamo ampiamente a questi requisiti. Il Teatro è un bel giocattolo, ma estremamente complesso e difficile da gestire; non lo si può, interpretando la Legge, lasciarlo in mano a persone che non si sa dove si erano cacciate nel corso dell’evoluzione della specie, o di cui si possa solo certificare che hanno il pollice opponibile. Nel corso degli anni in cui abbiamo operato, abbiamo portato in palcoscenico, sempre con l’attivo conforto - solo alcune poche volte con lo sconforto - dell’assessore alla cultura, grandi attori e grandi opere: un gran bel curriculum per il Sociale. Il sindaco Buttiero ha dichiarato su “L’Eco del Chisone” la nostra conferma quali consulenti. Sino ad oggi, però, non abbiamo ricevuto il relativo decreto. Confidiamo che venga posto riparo a questa dimenticanza perché un teatro senza direzione è un’anomalia che viene rilevata con stupore da tutte le compagnie (con danno di immagine); il che, non solo “fa cadere la faccia per terra” all’Amministrazione, ma contribuisce ad usare questo “giocattolo” nel modo meno acconcio il che significa non dare uno status di gestione ordinato, competente e coerente in ogni sua parte; il che potrebbe anche consentire di risparmiare quattrini. Per quanto riguarda il costo di gestione, devo dire che è fra i più bassi se confrontato con i teatri a gestione pubblica che operano in Italia. E qui devo render merito all’assessore alla

cultura. Non dimentichiamo che il Teatro è un servizio pubblico, e come tale va considerato nei suoi bilanci. Pretendere che “guadagni”(e forse potrebbe farlo il Sociale se si attuassero le proposte da noi fatte in questi ultimi anni) sarebbe come pretendere che “guadagni” la scuola pubblica. Il guadagno consiste nella formazione di persone colte, attive e fortemente interessate alla crescita del Paese: allora, se facessimo i conti, ci accorgeremmo che nell’indotto si riscontrerebbe un vero guadagno anche in termini monetari. Lei come docente al Politecnico ha seguito diverse tesi incentrate sull’architettura locale, una del 2007 sul Türck. Dopo l’ultimo incendio e la probabile demolizione, come si immagina o come vorrebbe quest’area? Le tesi di laurea sul Türk di cui sono stato relatore - alcune, molto puntuali, sono state quelle degli arch. Raso e Ricchiardi -, prevedevano un misto di residenziale e “culturale”: la civica biblioteca, luoghi per rappresentazioni - mostre e teatro -; ora la situazione è mutata sia per la ridottissima richiesta del residenziale, sia per l’acquisizione della caserma Bochard di San Vitale. E allora, che fare? Mah! Una giusta quantità di residenziale e un Pinerolese “Central Park” attrezzato: un laghetto, e ampi spazi per i bambini per correre, giocare al pallone, andare in bicicletta. Tutte cose che non si possono più fare nei cortili ed in città. E darei pure spazio ad un Napoleonico “Salon des refusés“ per giovani (e meno giovani) artisti e teatranti che non troverebbero, suppongo, spazio nella Bochard. Parliamo più in generale di Pinerolo: qual è la cosa che più la indigna e quella invece che apprezza di più? I miei “cahiers de doléances” sarebbero troppi e prenderebbero troppo spazio; esprimo solo due delle cose che mi causano rammarico: la soppressione della linea ferroviaria per Torre Pellice; anche qui si dimentica sia il “servizio pubblico”, sia il pazzesco incremento del trasporto su gomma. Segue da pag. 14

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Politica giovane young di Emanuele Sacchetto

Il nuovo segretario del PD di Pinerolo Luca Barbero

“Non è vero che i partiti vogliano eterodirigere la Giunta... ma un bilancio comune di metà mandato è necessario” “Desidero una città aperta, capace di interpretare le istanze politico-economiche” Luca Barbero, 44 anni, è il nuovo giovane Segretario del Circolo del PD di Pinerolo. Gli abbiamo rivolto qualche domanda sulla sua elezione e sul suo partito. La sua elezione a Segretario è avvenuta all’unanimità: quale il significato di questo voto coeso? Beh, certamente il fattore fondamentale è stato l’essere io l’unico candidato. Certo non c’erano visioni unanimi sulla futura strada che il PD dovesse prendere nel circolo di Pinerolo, ma non c’era

nessuno disponibile a rivestire questa carica. Non nascondo poi che un altro fattore determinante può essere stata la mia pregressa esperienza alla guida di altri circoli di partito dal 1998 al 2007. Visto l’ormai imminente congresso nazionale, quali sono le correnti nel circolo di Pinerolo a sostegno dei vari candidati per la Segreteria nazionale? Premettendo che io personalmente, vista la mia nuova carica, ho deciso di non sostenere nessun

candidato pubblicamente, nel circolo se la giocano abbastanza equamente Renzi (41 voti) e Civati (40 voti). Tuttavia un dato molto positivo di questa campagna elettorale pre-congressuale è il rinnovato entusiasmo, anche tra i giovani, che ha creato il dibattito politico. Infatti si è creato un bel gruppo giovani a sostegno di Renzi, che ha portato avanti un dibattito molto acceso e interessato. Inoltre, questa esperienza dovrebbe far riflettere non solo il PD, ma tutta la politica italiana, sulla necessità di aprire almeno un po’ le prospettive verso una partecipazione degli iscritti almeno nelle scelte strettamente politiche interne ai partiti. La speranza e la nostra sfida sarà quella di non fare spegnere questo entusiasmo dopo il Congresso. Il suo impegno politico si può dire sia quasi dinastico: qual è stato il ruolo dei suoi genitori nelle sue scelte politiche? Certamente il ruolo giocato dai miei genitori nella mia formazione politica è stato fondamentale. Sono cresciuto frequentando sedi di partito e non avendo problemi ad affrontare tematiche politiche. Certo qualcuno potrebbe dire che io abbia avuto talvolta facilitazioni dovute al mio nome, e direi una bugia se negassi ciò. Tuttavia, come ha potuto dimostrare il mio buon risultato elettorale, ciò che paga di più non è tanto il nome, bensì la passione, l’impegno e il tanto tempo che si dedica ad un progetto. Ecco perché posso quindi affermare con sincerità che le forme di nepotismo sono un pericolo per la democrazia (basta pensare alla proposta avanzata in questi giorni della staffetta tra Silvio Berlusconi e la figlia Marina). Come si immagina la città di Pinerolo il nuovo segretario del PD?

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7 Mi immagino e desidero una città più aperta, capace di interpretare le istanze culturali ed economiche in modo meno rigido. E a questo fine noi, partito politico, dobbiamo cercare di sollecitare azioni e correggerne altre, pur consapevoli tuttavia che la sfera del potere delle decisioni ce l’hanno Sindaco e Giunta. Veniamo allora al Sindaco Buttiero e alla sua Giunta, di cui peraltro ogni tanto si vocifera di una sua presa di distanza. E’ una Giunta che ascolta la sua maggioranza o è troppo autoreferenziale? Oppure è ancora vero, come un tempo, che i partiti politici vorrebbero etero-dirigerlo? Non critico il Sindaco e il suo operato, in quanto so bene quanto sia complicato amministrare in questi tempi di assoluta incertezza economica e soprattutto normativa. Infatti, molto spesso le Giunte brancolano nel buio, non sapendo quali nuove tasse potranno cambiare nome e modalità a distanza di poche settimane. In questo clima di assoluta incertezza, potrebbe sembrare (e purtroppo un po’ è così) che non si programmi nulla, che non si abbiano idee di lungo termine. Purtroppo però, bisogna fare i conti con la supremazia del Bilancio, che è molto spesso del tutto inconciliabile con la programmazione. Che i partiti vogliano etero-dirigere la Giunta non è vero. O meglio, il programma elettorale stesso è l’unica forma di decisione coesa, che veramente influenza le azioni del futuro Sindaco. Ecco perché sarebbe buona cosa procedere seriamente a un bilancio di metà mandato, per fare il punto su ciò che si è fatto e cosa sia invece ancora da fare, evitando così almeno in parte l’eccessiva autoreferenzialità che può colpire la Giunta. A questo proposito, si dovrebbe procedere anche ad un consapevole e ponderato “rimpasto degli Assessori”, non soltanto spostandoli da un assessorato a un altro, ma facendo emergere le vere competenze di ciascuno. Quali idee concrete negli anni a venire per un territorio in decadenza come il nostro? Io continuerei a puntare molto sul progetto della “Smart City”, per capire come modificare l’approccio di pianificazione territoriale e urbanistica. Questo laboratorio di idee, con gente che studia nuove possibilità di cambiamento, porterà, io credo, buoni frutti per dare un volto nuovo e più appetibile al nostro territorio. Politicamente poi, insieme al mio partito, vorrei ragionare sul tema molto delicato delle politiche dell’immigrazione, a partire dalla legge Bossi-Fini. Inoltre, a livello politico locale, mi piacerebbe ri-

allacciare i rapporti con alleati storici come l’IDV e SEL. Vista la sua esperienza politica fin da giovane, quali proposte ha per i giovani di Pinerolo? Nonostante alcuni tentativi di coinvolgimento dei giovani operati dall’amministrazione ormai circa 20 anni fa, bisogna prendere atto che oggi Pinerolo manca di una vera “politica per i giovani”. Certo si è creato il Consiglio Comunale dei Ragazzi, ma questo non coinvolge che una minima parte dei giovani. Bisogna cercare di riattivare le varie e molteplici esperienze dei giovani che un tempo facevano del nostro territorio un’entità viva. Penso a una Consulta o altro modo per dare loro spazio per attività indipendenti che, tuttavia, hanno un ritorno anche sul territorio. I giovani che si interessano alla vita del proprio territorio, infatti, non faranno che amarlo e migliorarlo. Una domanda un po’ maliziosa: lei è architetto, come altri in Comune. E’ vero che negli anni si è affermata la diceria che per fare carriera nella professione bisogna fare una tornata in Consiglio comunale? Al momento in verità io sono l’unico Architetto in Consiglio Comunale. E mi sento di dire che liberi professionisti che facciano politica per ottenere visibilità o un proprio tornaconto non ce ne sono oggi. Un tempo magari sì, ci furono persone che ebbero un notevole slancio lavorativo passando dalla porta del Consiglio Comunale. Oggi però a Pinerolo direi che grandi potenze e lobby imprenditorialcorporative non ce ne sono.


PINEROLO

Lettere al giornale di Elvio Fassone

Ipotizzare per la pubblicità spazi definiti

Liberati dalla pubblicità Fa una certa impressione, per chi rientra in Italia dopo aver trascorso anche solo pochi giorni in un Paese vicino, ritrovarsi immerso nel silenzioso frastuono della pubblicità stradale, che in quelli è quasi del tutto assente. Lo scorrere nostrano di cartelloni ai lati delle strade, quel brulichio cittadino di insegne, di manifesti, di pannelli per richiamare un’attenzione ormai anestetizzata, tutto questo riflette anch’esso il nostro carattere nevrotico e tracimante, la nostra indifferenza verso l’armonia di un paesaggio per quanto modesto, verso il nitore di un quartiere, verso la stessa intimità di noi con noi stessi. E’ uno spreco di bellezza e di compostezza, per giunta inutile, posto che l’aumento del traffico e la crescente velocità media dei veicoli, nonché la normale fretta e concitazione dei camminatori, rendono altamente improbabile che il messaggio pubblicitario ci raggiunga e sia percepito. Il raffronto produce allora una domanda ed uno stimolo: dal momento che sentiamo spesso invocare un’identità per il nostro declinante territorio, perché non offrire - ai residenti, ma anche agli esterni - l’immagine di una città libera dall’assedio pubblicitario? una città che, pur consapevole di vivere in questo tempo e all’interno di un certo stile, rivendichi la propria adesione ad una cultura della sobrietà, ad una tutela del proprio passato urbanistico, ad un rifiuto dell’intrusione suggestiva, ad una ricerca di quella bellezza mite che è fatta anche dell’assenza di eccitazioni consumistiche? Perché, se

vogliamo far parlare le mura, non le rendiamo, se mai, sede di citazioni di pensieri elevati, di poesie, di appelli che ci rendano un po’ più saggi e un po’ meno ossessionati dall’ansia di possedere cose? E’ prevedibile la replica: la pubblicità dà lavoro a chi la allestisce, e frutta qualche provento a chi la consente negli spazi pubblici. D’accordo. Si può allora ipotizzare una formula simile a quella già praticata in altre città straniere: individuare pochi spazi definiti (muri o strutture di qualsivoglia tipo) e concentrare su di essi ogni messaggio, liberando le strade dai tabelloni, i muri dalle affissioni, le vie dal carnevale di insegne petulanti, che potranno permanere davanti al pubblico esercizio, ma non protendersi con arroganza sul profilo delle vie. Quei pochi spazi “dedicati” renderanno più pregiata, e quindi più cara, la pubblicità di chi insisterà ad avvalersene; e potranno favorire lo scambio tra il loro uso e, ad esempio, la manutenzione del verde pubblico e la gestione di aree pubbliche in pro’ della città. Sono convinto che un’operazione del genere richiamerebbe una favorevole attenzione sulla città, assai più di altri cliché ormai logori ed inespressivi. L’iniziativa, oltre tutto, dovrebbe essere a costo zero, o quanto meno essere compensata dalla scomparsa della bruttura e dall’incremento della cura: in altre parole, dal miglioramento della qualità della vita. Oltre che - diciamolo sottovoce, ma diciamolo - dal contributo a quel cambiamento di mentalità che è ritenuto ormai indispensabile per uscire dal groviglio di contraddizioni e di iniquità generate dal pensiero unico dominante.

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Arte&Architettura di Michele Francesco Barale

Architettura montana

“Ri-Abitare le Alpi”

Durante la Biennale di Venezia del 2008 lo studio torinese Cliostraat proponeva un modello flessibile di ripopolamento delle vallate alpine come risposta non univoca al sempre maggior accentramento urbano. Uno slogan forse provocatorio, “Ri-Abitare le Alpi”, che col passare degli anni è divenuto un’associazione che ha approfondito la sua ricerca delineando un progetto di recupero delle borgate alpine. Alberto Sasso, presidente dell’associazione, sottolinea come si tratti in realtà di un processo di rigenerazione del tessuto storico esistente, dotato di grandi potenzialità, spesso abbandonato tanto dai residenti quanto dalle amministrazioni che non sanno come restituirgli valore. L’obiettivo è individuare borgate idonee a costituire nuclei residenziali di prima casa: il processo di analisi investe ad ampio raggio tutte le criticità di collocazione in modo da garantire condizioni abitative ottimali. Tra le borgate giudicate abitabili, si considerano poi le caratteristiche che le differenziano da un utilizzo da seconda casa: un facile accesso stradale e la dotazione delle principali reti infrastrutturali. Infine, requisito non di secondaria importanza, un’amministrazione comunale sensibile allo sviluppo del proprio territorio tanto da impegnarsi a collaborare con l’associazione

nelle varie fasi del processo. Diversamente da istituti di ricerca in ambito montano, l’associazione intende avviare politiche che consentano una rigenerazione nel breve periodo: quale tratto distintivo vi è un forte rapporto con chi già risiede, con pratiche partecipative spesso condotte in dialetto. Senza tuttavia ambire ad una “musealizzazione” della borgata, ma ponendosi come modello abitativo coerente con le risorse e le esigenze contemporanee: alta efficienza energetica, ottima sostenibilità economica dell’intervento, utilizzo di tecnologie a basso impatto ambientale, garantiti da anni di esperienza progettuale nel settore. Avvalendosi anche del contributo di agronomi col compito di valutare scenari di recupero dei sistemi di coltivazione a bassa quota. La necessità di fare rete tra progetti di questo tipo (attualmente in corso di sviluppo nel Comune di Condove, già realizzati ad Ostana) sta sempre più richiedendo la presenza di professionisti fortemente territorializzati, che grazie alla conoscenza delle singole realtà comunali e paesaggistiche possano porsi come interlocutori per interventi mirati: una proposta di rigenerazione anche sociale, umana, di futuro sostenibile e possibile. (L’articolo completo alla pagina web: www.pineroloindialogo.it)

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società

Giovani &Lavoro

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a cura di Bianca Chiappino

La Legge regionale n.17 del 15.7.2003

Le espressioni artistiche in strada Un’arte e anche un lavoro che sta acquisendo in Italia un ruolo nuovo Ridotta fino a qualche anno fa al ruolo di marginalità rispetto ad altre espressioni artistiche, l’arte in strada sta acquisendo anche in Italia un ruolo nuovo e sempre più importante. La Regione Piemonte è stata la prima in Italia a varare una legge in merito (L.R. n.17 del 15.7.2003, Valorizzazione delle espressioni artistiche in strada): ne pubblichiamo alcuni stralci Art. 1. (Principi) - 1. La Regione Piemonte dichiara il proprio territorio ospitale verso le espressioni artistiche in strada. Art. 2. (Definizioni) - 1. Sono considerate espressioni artistiche in strada tutte le attivita’ proprie delle arti, svolte liberamente da artisti di strada in spazi aperti al pubblico. Art. 3. (Finalita’) - 1. La Regione Piemonte promuove l’ospitalita’ sul proprio territorio delle espressioni artistiche di carattere musicale, teatrale, figurativo ed espressivo nel senso piu’ ampio e libero, esibite in spazi aperti al pubblico. 2. La Regione riconosce alle attivita’ di cui al comma 1 un ruolo di valorizzazione culturale e turistica, di incontro creativo tra le persone, di ricerca e sperimentazione di linguaggi, di scambio di proposte con vari profili culturali, di confronto di esperienze innovative, di affermazione di nuovi talenti, di rappresentazione di attivita’ frutto di geniale ispirazione, di servizio culturale per un pubblico di ogni classe sociale, eta’ e provenienza geografica, secondo quanto previsto dalla Costituzione, che all’articolo 33 tutela la liberta’ dell’arte. Art. 4. (Modalita’) - 1. Le attivita’ di espressione artistica in strada vengono svolte dagli artisti, limitatamente al luogo e alla durata dell’esibizione, nel rispetto: a) delle norme relative all’inquinamento acustico e ambientale; b) della normale circolazione stradale e pedonale; c) del mantenimento del pubblico accesso agli esercizi commerciali limitrofi e delle proprieta’ private; d) del mantenimento della pulizia e decoro del suolo, delle infrastrutture ed arredi presenti. 2. Le attivita’ di cui al comma 1 ad eccezione di quelle realizzate all’interno di una specifica

manifestazione, rassegna o festival si svolgono: a) senza alcuna forma di pubblicita’; b) senza alcuna attivita’ di esercizio di commercio ambulante; c) senza alcuna richiesta di pagamento di biglietti essendo l’eventuale offerta, da parte del pubblico, libera; d) tenendo, nello svolgimento della propria espressione artistica, comportamenti di prudenza e di perizia. Art. 5. (Competenze dei Comuni) - 1. I Comuni indicano i luoghi dove non si possono svolgere le attivita’ di cui alla presente legge ed approvano un regolamento contenente le indicazioni degli orari e dei limiti acustici da rispettare ed eventualmente, in relazione alla peculiarita’ dei luoghi, la descrizione dei singoli spazi, delle caratteristiche delle attrezzature mobili e degli strumenti necessari per lo svolgimento delle attivita’. 2. L’accordo stipulato con i Comuni per l’organizzazione di iniziative con artisti di strada non costituisce titolo prioritario per l’occupazione degli spazi dedicati. Art. 6 (Promozione delle espressioni artistiche in strada) - 1. La Regione assegna contributi annuali ad amministrazioni pubbliche e soggetti privati che, con carattere di continuità, promuovono le espressioni artistiche in strada con la realizzazione di manifestazioni, rassegne e festival e con il sostegno ad attività di valorizzazione, promozione e diffusione delle arti di strada. Il termine per la presentazione delle domande, i criteri di valutazione, le modalità di assegnazione dei contributi sono definiti con apposita deliberazione della Giunta regionale sentita la Commissione consiliare competente. 2. La Regione istituisce inoltre premi annuali, di euro cinquemila cadauno, per artisti singoli o associati che si siano distinti per particolare bravura. I criteri per l’assegnazione dei premi sono definiti con apposita deliberazione della Giunta regionale sentita la Commissione consiliare competente. Art. 7. (Norma finanziaria) – [omissis] Art. 8. (Norma transitoria)- 1. In sede di prima applicazione, la delimitazione dei luoghi e l’approvazione del regolamento comunale di cui all’articolo 5, comma 1, avviene entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. 2. In caso di inerzia da parte del Comune le attivita’ di espressione artistica si intendono esercitabili liberamente su tutto il territorio comunale nel rispetto delle norme di cui alla presente legge.


in città

Serate di Laurea

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A cura di Maria Anna Bertolino

Comunicazione Interculturale Con Chiara Costa: una tesi di ricerca sul campo

L’affido tradizionale in Benin Durante la serata del 29 novembre ha presentato la propria tesi di laurea triennale Chiara Costa, dottoressa in Comunicazione Interculturale e prossima alla laurea magistrale in Antropologia Culturale ed Etnologia. La tesi, dal titolo “Il fenomeno vidomegon a Cotonou. Una pratica di affido tradizionale nel Benin meridionale”, è il risultato di uno studio condotto nello stato africano tra il 2009 e il 2010, quando la studentessa ha partecipato a un programma di servizio civile. Il fenomeno vidomegon, che in lingua fon - una delle numerose lingue parlate all’interno dello stato significa “bambino affidato presso qualcuno”, è stato ricompreso nel più ampio dibattito riguardante la circolazione infantile. Il vidomegon è una pratica che si suole definire “tradizionale”, in quanto nelle comunità locali si usava donare una bambina affinché accompagnasse la neosposa nel villaggio del marito (poiché secondo le regole matrimoniali era in vigore la patrilocalità), che ha assunto nel tempo un’accezione educativa: le famiglie delle zone rurali davano un proprio figlio (più frequentemente maschio) a un nucleo famigliare cittadino, in modo che egli potesse avere maggiori chanches di crescita e di miglioramento sociale. Tuttavia, a seguito dell’indipendenza dal regime coloniale francese e dell’indebitamento internazionale di molti paesi africani, tra i quali anche il Benin, tale pratica ha subito nuovamente un cambiamento facendo sfumare la distinzione, già per altro non così netta, tra child work e child labour e comportando uno sfruttamento di tali

bambini, incrementato anche dall’aumento della disparità tra città e campagna. Chiara ha conosciuto tale realtà grazie al progetto di servizio civile che le ha permesso di lavorare a stretto contatto con ragazze vidomegon, le quali si ritrovano a 13 anni a dover affrontare una realtà di ricollocamento lavorativo e sociale, in quanto espulse dalle famiglie tutrici. Poiché le cause di esclusione sociale di queste ragazze sono molte (mancanza di competenze educative e linguistiche, stigma sociale per chi ha subito abusi sessuali o si è trovata a doversi prostituire per sopravvivere), il progetto ha mirato a fornire quelle conoscenze riguardanti alcuni mestieri e saper-fare, nonché l’apprendimento delle lingue, da quella fon a quella francese. Grazie all’approccio antropologico, con il quale è possibile interrogarsi sulla polisemicità degli sguardi che i filtri culturali veicolano, la studentessa ha potuto riflettere su alcuni interrogativi, primo tra tutti: come mantenere la trasmissione di un valore o di una pratica culturale quale quella vidomegon del passato, che è comunque tuttora viva e si potrebbe definire sana, contrastandone però le devianze? La tematica della circolazione infantile, che è universale se si guarda alle pratiche legali di affido e di adozione, ha toccato il pubblico con un dibattito molto sentito nel quale diverse realtà storiche e attuali sono state messe a confronto. L’appuntamento per la prossima Serata è fissato per fine gennaio 2014, presso la nuova sede di Onda d’Urto in via Vigone 22.


Politica &Territorio

società

a cura di A.D.

Documento congiunto

Insieme in comune

Le associazioni della Val Pellice per le elezioni amministrative del 2014 Le associazioni della Val Pellice in previsione delle consultazioni del 2014 hanno formulato dei brevi documenti, che contengono idee, valori, proposte... da offrire come contributo all’elaborazione dei programmi delle liste che saranno presenti nella consultazione. Di seguito il documento comune che hanno presentato il 25 ottobre (altri su www.bottegadelpossibile.it). Con la carenza di idee che c’è, quando anche a Pinerolo una simile esperienza?

Le associazioni Gruppo Donne, SPI CGIL, Legambiente, Associazione Genitori, Auser, La Bottega del Possibile e Mondo di Donne operanti in Val Pellice ritengono che le elezioni amministrative del 2014 siano una scadenza importante e un’opportunità di rilancio per la società, l’ambiente, l’economia, il welfare e la cultura del nostro territorio. Le associazioni sperano che il dibattito che precederà questa tornata elettorale sia l’occasione per abbandonare logiche obsolete, come quella di negoziare esclusivamente sui nomi e sugli equilibri tra i diversi settori delle classi dirigenti locali. Sembra oggi necessario partire soprattutto dalla elaborazione di programmi adeguati alla complessità dei problemi che sono in campo, in cui sia gli elettori che i candidati possano riconoscersi e che, per gli uni e per gli altri, siano portatori di valori tali da giustificare e motivare l’impegno che, nei prossimi anni, sarà necessario garantire per il futuro del nostro territorio. Le associazioni hanno dunque deciso di formulare dei brevi documenti che contengono idee, valori, proposte che rappresentano il contributo che esse possono dare al dibattito per la formazione dei programmi delle diverse liste che saranno presenti nella consultazione amministrativa del 2014. Non si tratta dunque (desideriamo che questo sia chiaro) nè di presentare delle nuove liste nè di avanzare candidature di propri esponenti; questi sono compiti che non spettano ad associazioni il cui fine istituzionale è operare nella società con posizioni trasversali rispetto ai diversi partiti o raggruppamenti politici. La politica

deve mantenere in questo la sua autonomia ed assumersi pienamente le proprie responsabilità. Nello stesso senso, deve essere chiaro che gli organi istituzionali elettivi conservano integra la loro autonomia decisionale (la democrazia partecipata non è democrazia diretta), ma, nel contempo, è evidente che la partecipazione è possibile solo nel momento in cui si creano occasioni istituzionali per partecipare, come, ad esempio, le commissioni consultive comunali aperte alle associazioni. Le amministrazioni comunali che ci ritroveremo nel 2014 saranno più deboli (anche solo sul piano del numero di consiglieri e assessori) rispetto ad oggi; una sempre più organica e aperta collaborazione con il mondo delle associazioni potrà consentire ai nuovi amministratori di operare con più efficacia e disponendo di conoscenze e competenze indispensabili. Proprio in questa prospettiva, sono soprattutto due i valori che sono condivisi dalle diverse associazioni: - la necessità di affrontare i problemi del territorio alla scala giusta, superando le logiche localistiche o, peggio, campanilistiche; le associazioni richiedono dunque a liste e candidati di impegnarsi ad una sempre maggiore integrazione del territorio, con una disponibilità alla collaborazione e alla progettualità condivisa che non può più essere ulteriormente rimandata. - la necessità di istituire luoghi e occasioni di confronto preventivo sulle scelte istituzionali che riguardano il territorio nei suoi diversi aspetti, in modo da garantire che cittadini e associazioni possano accedere all’informazione, esaminare i progetti, confrontarsi con le competenze in campo, proporre osservazioni concrete ed eventuali modifiche. Le associazioni ritengono che questo metodo possa evitare conflitti e contrapposizioni sterili, favorire la presa di coscienza della complessità dei percorsi decisionali, stimolare la concretezza e il pragmatismo nel confronto con i problemi e, non ultimo, far aumentare la cultura riguardante i diversi aspetti delle problematiche che pone la gestione del territorio.

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società

Giovani@Scuola di Nadia Fenoglio.

Cenni di storia del Pinerolese poco noti

Il Pinerolese dei Galli e deiRomani La leggenda della fenditura “la Gorge” e il passaggio di Annibale a Pragelato Uno spaccato della storia meno nota del Pinerolese ci porta indietro nel tempo, fino all’epoca della fondazione dei diversi centri abitati che ne costellano il territorio e della dominazione romana. Intorno al VI secolo a.C. la pianura che si estende tra il Po e la Dora Riparia subì l’invasione dei Galli guidati da Belloveso che, provenienti da Oltralpe, valicarono il Monginevro in quella che viene ricordata dagli storici come un’eroica impresa. In quel tempo, vivevano nella zona pianeggiante compresa tra i due fiumi la popolazione dei Taurini e, nelle valli alpine, i Cozi – da cui, oggi, il nome di Alpi Cozie. Questi furono, dunque, i primi abitanti noti del territorio che avrà in Pinerolo il suo centro. Con l’invasione gallica, ha termine il periodo di pace e Cozi e Taurini si trovarono a convivere con un numero sempre crescente di famiglie di Galli che occuparono la zona. È di origine gallica, ad esempio, la fondazione di Caburrum, l’odierna Cavour, il cui primo insediamento aveva sede sulla sua rocca. E da un cittadino di Cavour, tale Bubio, venne fondata Bubiana, oggi Bibiana. Rivelano invece una fondazione ad opera dei Liguri i nomi di paesi terminanti in «-asco» e «-asca». Di Pinerolo, a quei tempi, non c’è traccia. Le fonti citano solo un pinariolum, una terra di pini tra il verde della collina e della pianura che forse funzionava come luogo di sosta per i soldati e i mercanti che viaggiavano verso la Gallia attraverso la valle del Clusium flumen, il Chisone. Ma, in un territorio ormai egemonizzato dai Galli, entrano in scena i Romani. È grazie al console Gaio Flaminio che, tra III e II secolo

a.C., Roma conquista la Liguria, l’Istria, la Pianura Padana e, con essa, l’area che oggi costituisce il Pinerolese: questi i territori che successivamente formeranno la provincia della Gallia Cisalpina. Le popolazioni locali, ormai sottomesse, restarono fedeli a Roma durante le Guerre puniche, momento di cruciale importanza per le sorti della penisola. Dell’impresa di Annibale sulle montagne alpine si racconta a Pragelato una leggenda secondo la quale l’aspra fenditura detta “la Gorge”, dove scorre il Chisonetto prima di raggiungere Pattemouche, fu il cammino che Annibale scavò con dell’aceto che erose le rocce qui presenti, pur di avanzare col suo esercito di elefanti. Il Pinerolese è partecipe di un’altra epica impresa, la guerra di Cesare in Gallia. La val Chisone vede infatti sfilare i legionari romani che, nel viaggio verso la Gallia, dovettero assestarsi ad Ocelum, l’attuale Usseaux, bloccati dagli eserciti rivali. Aggirato il nemico, Cesare condusse le truppe verso Petra sesteria, cioè «la sesta pietra», uno dei pilastri posti dai Romani per segnalare la distanza tra le città, che corrisponde all’attuale Sestriere. Della città di Pinerolo ancora nessuna traccia. La prima attestazione che si riferisce alla città di Pinariolum, difatti, è molto più tarda: risale all’Alto Medioevo, e precisamente al 981. Si tratta di un diploma con cui l’imperatore Ottone II conferma al vescovo di Torino le proprietà e i diritti su tale città. E la città che sorge nella terra dei pini sceglierà come simbolo proprio il robusto albero che resiste alle peggiori intemperie: «Dulcis domino, durissimus hosti» recita il motto del gonfalone comunale.

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cosedell’altromondo Giovani,Tecnologia@Innovazioni

a cura di Greta Gontero

Il fegato in 3D? È possibile!

Pare che il brillante futuro della medicina sia anche quello degli organi stampati in 3D, che potranno evitare i pericoli di rigetto e l’attesa di un donatore. Il progetto, chiamato 3D HUMAN LIVER PROJECT, è stato sperimentato a San Diego da un gruppo della società Organovo. Gli scienziati hanno creato un fegato artificiale partendo dall’unione di cellule umane con un gel che sosterrà il futuro tessuto e stampandolo in 3D. Il tessuto del fegato creato è spesso alcuni millesimi di millimetro (500 micron) che corrispondono ad uno strato di circa 20 cellule,

è inoltre capace di produrre colesterolo e alcuni enzimi del fegato. Il fegato è stato scelto in quanto è uno degli organi più riproducibili in 3D, infatti una piccola parte può autorigenerarsi del tutto, quindi stampando una porzione minima del fegato, questo si riproduce da solo. Il fegato artificiale prodotto ha funzionato per 40 giorni senza dare problemi, filtrando tossine e medicine, ma, per ora, il suo uso principale è destinato ai test sui farmaci. Il progetto dovrebbe diventare operativo nel 2014.

Sergio Santiano...

la commedia “EQUUS” di Peter Shaffer . Grazie anche alle mie conoscenze e credibilità nel milieu ho avuto la disponibilità ad ottenere in prestito d’uso opere importanti dai grandi musei Europei in un percorso che va da San Pietroburgo sino al Palazzo Reale di Napoli. Solo con i reperti che mi hanno concesso gli amici del British Museum si potrebbe fare una mostra. Contribuirebbe a rilanciare Pinerolo come la “Città della Cavalleria”; contatti anche con Saumour e i Lippizzaner di Vienna che sarebbero disposti a venire a Pinerolo. Per il momento si sta in pausa per la difficoltà di reperire i fondi: fondi che andrebbero richiesti con maggiore energia. Ora riprenderemo il discorso. E speriamo in bene. Parlare di pinerolese ha ancora senso? Non trova che sia una definizione che non rispecchia la realtà fattuale di un territorio in crisi che non gravita più come in passato su questa città e che invece bisognerebbe ragionare (pensare e progettare) perlomeno usando il binomio pinerolese-torinese? Penso proprio di sì. Per concludere un giudizio sul nostro centro storico e sulle sue potenzialità turistico-culturali. A percorrere il centro storico viene il magone nel vederlo svuotato da ogni tipo di attività. Ho ascoltato le dichiarazioni del sindaco sulla sua rivitalizzazione, e se fossero mantenute verrebbe senz’altro potenziato anche il turismo.

Segue da pag. 5

Un altro rammarico, più piccino, ma non meno importante consiste nel fatto che l’Amministrazione Comunale non risponde alle lettere dei cittadini; in risposta pare che si ricevano solo lettere dall’Ufficio Tributi. Altro rammarico lo provo quando vengo colto dall’impressione (solo una vaga impressione) che qualcuno, all’interno dell’Amministrazione, sia più affezionato a quella che i tedeschi chiamano Shadenfreude: (il piacere di veder fallire progetti non proposti da loro), che non impegnarsi a fondo per consentire la realizzazione di progetti certificati come validi. La cosa che apprezzo di più? Il suono delle campane, le “Potenti e dolci voci del Cielo...” di Goethe. In città e in tutto il territorio si avverte il bisogno di grandi idee (soprattutto servono all’amministrazione) per dare un’identità, una specie di appiglio su cui progettare. Lei ne ha qualcuna da proporre? Le “grandi idee” sono necessarie, ma trovo più efficace affiancarle a tante “piccole idee” di qualità. Non solo ho una “grande-piccola” idea da proporre, ma ho lavorato, con l’Associazione “Koiné” - di cui si è molto parlato nella stampa locale e nazionale - per circa 15 mesi alla realizzazione della mostra “EQUUS, il cavallo nella storia dell’arte” cui sarebbe stata affiancata

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diritti umani

Visibili & Invisibili

gruppo giovani amnesty international

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La maratona per i Diritti Umani Tra il 2 e il 22 dicembre 2013 avrà luogo l’iniziativa annuale di raccolta firme Wright For Rights, promossa da Amnesty International a livello globale. Tramite questa maratona, la sezione Italiana di Amnesty International ha come obiettivo la raccolta di almeno centomila firme per cinque diversi casi selezionati e diffusi dal Segretariato Internazionale: si passa dal tunisino Jabuer Mejri, condannato a sette anni e mezzo di carcere per aver espresso le sue opinioni sulla religione islamica, all’attivista cambogiano Yorm Bopha, imprigionato per il suo impegno pacifico contro gli sgomberi forzati nella comunità di Boeung Kak. Troviamo anche il caso della messicana Miriam Lopez, condotta con la forza in una caserma militare dove è stata ripetutamente violentata, quello di Ihar Tsikchanyuk, attivista LGBTI in

Bielorussia e, infine, la storia di Eskinder Nega, che in Etiopia è stato incarcerato in seguito ai suoi discorsi pubblici contro il governo e a favore della libertà di parola. Qui a Pinerolo, il Liceo Classico Porporato ospiterà la maratona: la preside Maria Teresa Ingicco ha aderito, con una firma simbolica, all’iniziativa. Gli appelli verranno distribuiti dagli attivisti del Gruppo giovani di Pinerolo in tutte le classi dell’istituto, dopo un incontro di formazione con i rappresentanti degli studenti, volto a chiarire la valenza degli appelli e il modo in cui lavora Amnesty International. Per chi volesse a sua volta firmare le petizioni, queste si possono trovare sul sito dell’organizzazione, oppure ai tavolini per la raccolta firme presenti ogni weekend sotto i portici di corso Torino, fino al 25 dicembre.

A Natale un ricordo per chi ha cercato giustizia Anche quest’anno si avvicina il Natale, ognuno di noi è alle prese con la scelta dei regali e poi con l’arrivo del nuovo anno si iniziano a fare buoni propositi, nuovi progetti e si cerca di dimenticare tutto il negativo che c’è stato. Noi volevamo invitarvi a riflettere e a pensare alle vittime di mafia e ai loro familiari. Può suonare una frase di circostanza e scontata, ma non è così. Infatti quello che dobbiamo chiederci è: “Per quale motivo queste persone non possono festeggiare il natale quest’anno? Qual è stata la loro colpa?”. Non avevano colpe, magari hanno alzato la testa dopo anni di soprusi e hanno avuto il coraggio di denunciare, a volte sono andati contro la loro famiglia in nome della giustizia (si pensi a Lea Garofalo) oppure hanno semplicemente avuto la grande sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato (non

possiamo non ricordare la strage accaduta davanti alla scuola “Morvillo-Falcone). Su questo vi invitiamo a riflettere, sulla morte di persone innocenti, di persone che hanno solo cercato di fare e di avere giustizia. Mentre progettiamo il nostro futuro non perdiamo di vista ciò che è stato, non dimentichiamoci del passato, nella speranza che tener viva la memoria possa servire ad evitare il ripetersi delle stesse stragi. Non vogliamo più piangere delle vittime innocenti, non vogliamo più che queste persone siano uccise una seconda volta (come disse don Luigi Ciotti) perchè cadute nell’oblio. Costruiamo un percorso di legalità, insegniamo ai più piccoli l’importanza della verità e il significato che hanno la morte di uomini e donne coraggiose, che hanno perso la vita nella speranza di poter cambiare la realtà dei fatti e di avere un mondo pulito. Chiara Perrone


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così per il mondo

Vita internazionale di Alessia Moroni

Qui Londra, con Pippo Ajroldi e Daniela Palazzolo

“Papi, cosa serve questo per?” Pippo e Daniela si sono trasferiti a Londra due anni fa e con loro i due gemellini Marco e Benedetta, che allora avevano tre anni. Dopo un anno di “Nursery”, l’equivalente della scuola materna, e uno di “Reception”, dove hanno imparato l’alfabeto e i numeri fino a dieci, ora che hanno 5 anni frequentano la prima elementare, “l’Year 1”. Via Skype i loro genitori ci raccontano l’esperienza che hanno vissuto i bambini. Pur essendo molto piccoli, Marco e Benedetta devono aver comunque sentito il grande cambiamento: è stato difficile affrontarlo? Il primo mese erano abbastanza nervosi, ma dopo hanno capito che era tutto tornato come prima e che eravamo tutti di nuovo insieme, dato che per primo si era trasferito solo Pippo. Tra loro sono unitissimi: i primi giorni Benedetta seguiva Marco. Di certo questo cambiamento li ha uniti ancora di più e stanno crescendo bene insieme. Com’è andata il primo giorno di scuola? Sono tornati e hanno detto che non capivano nulla, ma poi hanno recepito che esistevano più lingue. Sono stati molto timidi all’inizio, poi ad un certo punto, a Natale, ci siamo accorti che parlavano in inglese già meglio di noi e adesso è ancora così. Hanno i loro amichetti e sono sereni. Tra loro si parlano in inglese o in italiano? Fino a sei-sette mesi fa, dalla cameretta li sentivamo parlare in Inglese, ma noi non volevamo assolutamente. Abbiamo insistito tanto, non vogliamo che l’inglese diventi la loro prima lingua. Allora abbiamo cominciato a

spronarli a parlare in italiano e adesso addirittura se giocano con altri bimbi, per discutere tra loro si parlano in Italiano e con gli altri in Inglese. In casa come vi comportate: film, letture, a tavola? Di solito si parla e si guarda la televisione in Italiano. Quando si inizia con l’inglese loro ci correggono sempre, perché lo sanno meglio di noi. Un problema del bilinguismo che stiamo affrontando è quello della lettura e della scrittura, cui si stanno approcciando proprio ora. Un esempio che fa ridere è che l’altro giorno stavamo insegnando a Benedetta la parola “uovo” e lei come prima lettera metteva la “w”. Stiamo dunque cercando, nei weekend, di far scrivere loro le parole anche in italiano: devono imparare a leggere e scrivere anche nella nostra lingua. Capita, a volte, che confondano le due lingue? Sì. Pensa che un giorno Benedetta ha detto: «Papà hai i capelli “shorti”», oppure Marco: «la mela “softida”». Quando parlano in Italiano spesso costruiscono la frase all’inglese, per esempio: «Cosa serve questo per?». Tante volte siamo noi che gliela facciamo prima dire in inglese e poi gliela insegniamo in italiano. Con il senno di poi, pensate di aver fatto la scelta giusta sia per voi che per i bambini? Sì, forse avremmo dovuto farlo prima, certo l’Italia manca, ma rimarremo qui. Noi però vogliamo che loro sappiano che siamo italiani, dobbiamo esserne orgogliosi. Per questo li faremo viaggiare e conoscere il nostro Paese. C’è una frase che è molto semplice:” Ai bambini basta stare con papà e mamma,dovunque siano”.

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Personaggi

incontri

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A cura di A.D.

marta massel

Studente-modello, ma “non se la tira” Marta Massel, di Pomaretto, a metà ottobre ha ricevuto dalle mani del Presidente della Repubblica l’onorificienza di Alfiere del lavoro per meriti scolastici. I giornali locali hanno parlato abbondantemente di lei e vogliamo farlo anche noi, alla luce di conoscenze un po’ più dirette. Se non sbaglio tu sei uscita dal percorso delle superiori con una media di 10 in tutte le materie, compresa Educazione fisica. La classica secchiona si direbbe. È così, ti ritrovi in questa classificazione? A dire il vero, questo appellativo mi ha sempre dato piuttosto fastidio e, per quanto abbia dedicato molto tempo allo studio, non credo di rispondere alle caratteristiche della secchiona, se con questo si intende un individuo che non ha altra ragione di vita al di là del successo scolastico. Per chi ti conosce, tu sei la studentessa-modello che nonostante la bravura non se la “tira”, come a volte succede quando uno è così bravo, ma sei disponibile ad aiutare i compagni meno dotati. Che cos’è per te la solidarietà? Per quanto mi riguarda, la solidarietà è il tentativo di aiutarsi reciprocamente, di rendersi utili al prossimo in un mutuo scambio di idee, abilità, conoscenze, senza dover per questo individuare un elemento “più dotato” rispetto agli altri, dato che chiunque, magari in un frangente diverso, potrebbe trovarsi in difficoltà e avere, quindi, bisogno dell’altrui soccorso e sostegno. Tu sei brava per la “potenza dei cromosomi paterni-materni”, come diceva don Milani, o

perchè lo studio è una passione, un qualcosa che ti dà soddisfazione? Probabilmente sono più portata per lo studio che non per le attività manuali; soprattutto, però, penso che, per quanto quest’attività comporti impegno e fatica, alla fine le soddisfazioni che ne derivano sono molte. Inoltre, ritengo sia importante studiare anche per avere i mezzi necessari per formarci il più possibile un’opinione critica e fondata sulle cose. L’abitare in un piccolo paese, dove tutto sommato non ci sono grossi svaghi e da dove i giovani vorrebbero fuggire quanto prima e quindi la formazione e lo studio sono i presupposti per fare ciò, può essere considerata una motivazione per il tuo forte impegno? No, non direi: al contrario, sono piuttosto contenta di vivere in un paese ancora “a misura d’uomo”, anche perché, pur essendo piccolo, Pomaretto ed i comuni limitrofi offrono comunque svariate possibilità di svago, dallo sport a eventi culturali di buon livello. D’altro canto, questo non significa che io non abbia preso in considerazione l’idea di dovermi spostare, anche perché, a fronte della scelta universitaria effettuata, non viaggiare sarebbe fortemente limitante. Una domanda più frivola: che cosa ti è piaciuto o non piaciuto del Palazzo? Le pareti con i loro affreschi e il soffitto ligneo a cassettoni del Salone dei Corazzieri, dove si è svolta la cerimonia, sono decisamente notevoli.


Lettera a...

dal tempo

di Cristiano Roasio

Lettera a...

La giornata tipo del pensiero umano Tutte le informazioni che arrivano alla nostra attenzione Bisogna essere certamente molto saldi per resistere a tutte le informazioni che arrivano alla nostra attenzione; due gambe ben piantate a terra, come salici che oscillano al vento del pensare: delle volte vengono codificate sequenze di senso compiuto, utili a gestire attività e compiti preprogrammati, ma in molti casi si raggrumano in codici che non vogliono dire molto. Questa lettera cerca di comporre la giornata tipo del pensiero umano. C’è chi si sveglia intorpidito e chi, come me, si sveglia perché il confine tra conscio e inconscio sembra sempre più labile all’approcciarsi della sveglia ed è per questo che suona quando già sono sotto la doccia a rimuginare pensieri iniziati ore prima. Mi sono innamorato di un libro per la copertina. L’amore è sfumato leggendo l’introduzione. Ora ci stiamo conoscendo meglio. Mi hanno detto che dicembre sarà un mese faticoso e sono dibattuto se ritenermi fortunato per le innumerevoli ore faticose che mi attendono o essere grato alla scarsa disponibilità di tempo libero per evitare di pensare al futuro, a me, a noi, a voi, a niente. E’ caldo nonostante il gelo di stamattina. La lana è un tessuto strano, il sudore di lana è sempre un po’ più pungente. Guardo la partita e il telecronista mi dice che l’attaccante, impronunciabile centravanti di una delle squadre più forti al mondo, è stato riportato al calcio dallo zio dopo che il padre ha accoltellato a morte la madre. Possibile che ci sia sempre qualcuno così lento in macchina? Ho condotto una classe di bambini di otto anni circa a scoprire un esercizio commerciale che già conoscevano. E’ stato anche divertente, per mezz’ora almeno. Siamo vicini alle Filippine così recita uno

striscione, non mi pare proprio. Se dobbiamo recitare almeno togliamoci il copione dalle mani sudate e facciamolo bene. Telefonate, telefonate. Famiglia di sfuggita, pur essendo separati da una sola rampa di scale. Riposo pomeridiano, il vero unico riposo della giornata quando si decide spontaneamente e non per un calo di visibilità e ritmi biologici, di Dormire. Scoprire che il cantante di una delle tue band preferite tra i 15 e i 17 anni si dichiara colpevole di inquietanti reati di pedofilia e guardare il cd originale chiedendoti quanto delle tue quarantamila lire (o erano già venti euro?) sia andato alle madri conniventi e agli avvocati stokeriani. Cibo, ingozzarsi pasta polpette patate pomodori pomeriggio post prandiale politicamente postmoderno potenza (volontà di) pomeriggio infinito quando lo dedichi a ciò che ti piace, programmare, schedulare compitare, ascoltare sperando che l’attuale gruppo non si riveli composto da serial killer, ma i sensi di colpa scemano nel peertopeer, et voilà nessuno si arricchisce tranne le compagnie informatiche (qualunque intreccio di capitali strutture offshore e piattaforme online esse siano), messaggiare (impressionante come il correttore non abbia ancora introiettato questo termine) pensare a TE e quindi essere nel complesso abbastanza tranquillo perché sei fatta di calma che amo, e di nuovo a capofitto in auto a macinare distanze che sono più mentali che fisiche e sapere che a quanto mi dice il contachilometri avrei già potuto fare metà giro dell’equatore, impressioni confermate di persone maleducate, persone e persone indaffarate, Natale in arrivo ansia da regali, che follia, Pinerolo fuma di condensa, sbrodola auto e desideri, nasconde pensieri che vi ho esposto come sul bancone del macellaio che vi taglia le fettine per il cenone.

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società

Per Mostre e Musei A cura di Chiara Gallo

Per il ciclo “i volti e l’anima”

Lorenzo Lotto al Castello di Miradolo

L’artista del Rinascimento, così tormentato da essere paragonato a Leopardi Continua fino al 2 febbraio con gran successo di pubblico la mostra “I volti e l’anima. Lorenzo Lotto” presso gli spazi espositivi del Castello di Miradolo. È ancora una volta la Fondazione Cosso che si rende protagonista per ospitare un grande pittore del Rinascimento, contemporaneo di maestri quali Tiziano e Michelangelo, colpevoli, forse, di averne per questo adombrato il talento. L’esposizione dei tredici quadri si apre con il primo ritratto “Giovinetto con Petrarchino”, raffigurante per l’appunto un adolescente dell’epoca ritratto in un momento di lettura. Egli osserva con occhio altezzoso un pubblico quasi intimorito da tale giovane superbia e fa cogliere in esso il naturalismo che caratterizzò l’arte di Lotto, un naturalismo perspicace, facilmente intuibile nell’espressione veritiera e dandy del quadro che segue: “Ritratto di giovane”. I personaggi di questo artista, così tormentato da essere paragonato in seguito al poeta Leopardi, cercano sempre di comunicare con lo sguardo e con i gesti delle mani la loro vera essenza, come appare nella tela “Gentiluomo con lettera”. Qui il protagonista rivela tutta la sua semplicità e invita lo spettatore dentro al quadro indicando con la mano chiunque vi stia di fronte, in origine probabilmente colui a cui era indirizzata la lettera che egli stringe nell’altra mano. Al contrario

di Tiziano, Lorenzo Lotto non fu il pittore del potere, egli coglieva il lato più emotivo ed umano dei suoi soggetti. Tuttavia non gli mancavano le commissioni signorili, come testimonia il “Ritratto di Lucina Brembati”, all’interno del quale la nobildonna fa sfoggio di tutta la sua ricchezza e il suo potere. Salendo al primo piano del castello ecco che inizia l’anima dell’artista. Qui si scopre il valore che aveva per il pittore la religione e come egli la legava al mondo degli uomini. “San Felice in cattedra”, parte di un polittico andato perduto, è sicuramente l’opera che meglio riconosce il pensiero di Lotto. Non un vescovo vestito di santi simboli e monili, ma un semplice vecchio, che ormai sente il peso del suo operato e dei suoi anni. Il legame con Leopardi, spesso sottolineato nelle spiegazioni video del critico Vittorio Sgarbi, si manifesta anche con l’acquisto avvenuto da parte del padre del poeta, Montaldo Leopardi, del piccolo dipinto “Trasfigurazione”, in cui è evidente il dissidio interiore e religioso di Lotto. La mostra si caratterizza anche per la presenza di un quadro proveniente da Castel Sant’Angelo: “San Girolamo in meditazione”. L’opera, che chiude l’esposizione, colloca la figura ieratica in uno spazio aperto, la cui vegetazione antropomorfa rappresenta simbolicamente le tentazioni del santo. Un percorso completo, questo, che merita assolutamente di essere visto.

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musica

Officine del suono A cura di Demis Pascal

m u s i c a emergente

The Rosenkranz

Questo mese ci addentriamo in suoni dal sapore nostalgico. Suoni ricercati e che profumano di antico, o se preferite vintage come amano dire gli hipster di mezzo mondo. I suoni dei The Rosenkranz Come suggerisce la loro biografia ufficiale “... Sin dagli inizi, tra una sigaretta e un bicchiere di vino, The Rosenkranz cercano di ricreare con le loro canzoni un improbabile mondo fatto di folk, musica indie, reminiscenze anni 60, rock, che esiste solo nella loro fantasia...” E forse è proprio la loro fantasia che già dagli esordi li ha condotti in tournèe in mezza Europa per giungere nel 2010 ad un disco masterizzato nientemeno che nei leggendari Abbey Road studios e che li ha portati ad un tour di successo negli Stati Uniti. Raze arriviamo quindi al 2013, anno di uscita della loro ultima fatica discografica: Winter is over (if you want it). L’album si apre con la brillante ed allegra We’ll never quit, dove il violino la fa da protagonista fondendosi alla perfezione con la voce decisamente lennoniana. E’ la titletrack a proseguire l’opera. Una scorrevole cavalcata con un incalzante ritmo percussivo che fa da tappeto all’alternarsi del violino e di ruvidi riff di chitarra elettrica che paiono usciti da un’altra epoca, quella il cui il rock ‘n’ roll era “La Musica”. La terza traccia, Something wrong, ci riporta alla calma con un dolce intreccciarsi di violino e pianoforte sempre ben amalgamati con una

voce riverberata al punto giusto e che davvero profuma di Abbey Road. Continuiamo con le ritmiche più rilassate sulle note di Snowed in che colpisce per la sua batteria essenziale ma molto presente che porta dietro di se non solo il violino solista ma un intero tappeto contribuendo così ad amalgamare un ottimo brano. Un delicato glokenspiel e un arpeggio di chitarra ci introducono invece in My life sucks per poi far posto agli ottoni che recitano la parte del basso in un inno all’amore infranto. Sorpassiamo la metà dell’album con la distorta Silly love song dove a farla da padrone sono le ruvide chitarre dal suono squisitamente valvolare che portano avanti uno splendido pezzo rock. Si prosegue con la malinconica ed un po’ tetra She said dal ritmo incalzante sostenuto da potenti chitarre distorte che dolcemente si adagiano su un tappeto di violini quasi a mitigare la loro ruvidità. Con Why, ottava traccia del disco l’atmosfera torna a farsi più serena con allegre chitarre acustiche che abbracciano il pianoforte ed il violino lasciando che l’immaginazione ci porti a qualche vecchio pezzo di Donovan. Ci avviamo verso la fine con la spumeggiante Pankow’s tv show theme che tra suoni rock abbinati a suoni sintetici introduce il cantanto che si alterna con voci fuori campo facendoci immergere con l’immaginazione nei quartieri berlinesi. Si conclude con la dolce Since you’re gone dove tutto viene ridotto all’essenza lasciano che siano solo il piano e la voce a tessere intense arie di suggestione per un finale di album davvero azzeccato e che ci lascia piacevolmente stupiti. In conclusione questi quattro ragazzi, con lo sguardo al futuro ed un grande amore per la musica del passato hanno messo su un ottimo album che sa far emozionare ma anche, e perche no, intrattenere. Lo potete ascoltare gratis in straming su http://therosenkranz.bandcamp.com/ tenendo d’occhio la loro pagina facebook per le date dei prossimi concerti. http://www.facebook.com/ TheRosenkranz

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società

Appunti di viaggio di Angelica Pons

ad angkor

Divinità senza volto

Non abbiamo resistito a dare un’occhiata al recente reality “Pechino express” cercando di riconoscere le strade percorse. Peccato abbia avuto poca visibilità l’affascinante architettura del più vasto complesso religioso esistente al mondo, Angkor Wat, che sorge vicino all’antica capitale cambogiana Siem Raep ed è raffigurato pure sulla loro bandiera. Sorto ai tempi del nostro Medioevo, in un’epoca di splendore kmer, è divenuto noto in Occidente solo grazie agli appunti dell’800 del francese, Henri Mouhot, che lo definisce rivale di quello di Salomone ed opera di un antico Michelangelo. Immerso in una natura selvaggia e verdeggiante che cerca di riappropriarsene, circondato da laghi artificiali, è in continuo lavoro di restauro e riscoperta, anche a cura di missioni straniere. Vi è qui molta dignità e voglia di ricostruire tra queste persone ancora fortemente segnate dalla guerra civile. E’ bello constatare, nei montaggi, l’accoglienza che sperimentammo pure noi da parte delle popolazioni dell’oriente asiatico, dove la generosità supera la povertà e gli ostacoli del linguaggio e della cultura. Ma è poco consolante vedere che anche altri viaggiatori hanno sofferto di dolori di stomaco. Un pomeriggio per sfuggire ad un acquazzone monsonico decidemmo di riposare. Dopo poco avvertii un dolore cupo all’addome, così forte da restare piegata in due. Stetti a lungo seduta in silenzio, nel buio della

stanza senza finestre, con il lieve ronzio del condizionatore. Mio marito dormiva e non volevo spaventarlo, così cercavo faticosamente di respirare e calmarmi. Vidi nella mia mente un’immagine: una sagoma bianca con un cappello alto e sagomato, che proseguiva su quello che sembrava un viso ma non si vedeva, e ancora le anse del disegno delineavano una figura femminile, il busto, le spalle ed il braccio piegato, la mano destra guantata, poggiata con garbo sul corrimano di una scala buia da cui risaliva. Il dolore svanì all’istante, ripresi a respirare lentamente e stetti in osservazione di questa armonia per un tempo indefinito. Fu lì che mi emerse questa domanda. Dopo tante figure di divinità ammirate ad Angkor, e in particolare nel Bayon, in cui ti senti osservato dai 200 Budda da ogni lato ed angolazione, e dopo aver letto del gran numero di esseri superiori, appartenenti alla religione induista, i Devha, le Apsara, i Naga, i Garuda… mi chiedevo il perchè di tanti visi. Al contrario, nella cultura musulmana, peraltro presente in altre aree asiatiche, è vietato dipingere o scolpire il volto di Dio. In quel momento, compresi che la figura nel mio sogno non aveva il viso. La consapevolezza mi scosse. Siamo noi che diamo Loro un viso. Ma Loro non ne hanno bisogno. Forse siamo noi che abbiamo bisogno di sentirci “guardati”? di percepire l’amore divino in modo umano?

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Sociale & Volontariato

Società

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di Elisa Campra

Ali d’Argento

Un video per ricordare e per prevenire L’Associazione ALI D’ARGENTO è stata fondata in memoria di tutte le persone che hanno perso la vita a causa di incidenti stradali. Attraverso spettacoli di beneficenza, concerti e soprattutto interventi in ambito scolastico opera per sensibilizzare la società, specialmente i giovani a una guida più sicura e prudente onde evitare i rischi in cui sono incorsi i loro figli. Con i fondi raccolti hanno realizzato il monumento in piazza don Milani e un video per un discorso di prevenzione degli incidenti, che sarà proiettato lunedì 9 dicembre in via Bignone. Incontriamo la presidente di Ali d’Argento Pina Pennisi e lo scultore Ciro Cirri Quando è nata l’associazione e quali sono gli scopi? L’associazione nasce nel 2009 con l’intento di sensibilizzare i giovani, ma non solo, rispetto al dramma degli incidenti stradali. Si cerca dunque di far comprendere quanto sia importante rispettare il codice della strada e non abusare di sostanze quali alcool e droghe. In occasione della Giornata dedicata alle vittime della strada, 17 novembre, l’Asaps ha diffuso i dati sulla sicurezza stradale. Nel 2012 in Italia ci sono stati ben 3.653 morti (quasi 10 al giorno), un trend tra i peggiori in Europa. C’è ancora molto da fare per ridurre questi morti. Voi di Ali d’Argento che cosa fate? Cerchiamo di coinvolgere le persone con raccolte di fondi o realizzando spettacoli che aiutino a focalizzare l’attenzione su questo importantissimo tema. Nell’associazione siete quasi tutte mamme che hanno perso un figlio in giovane età. Sorge allora la domanda: le vittime della strada sono soprattutto giovani oppure no? Purtroppo la maggior parte delle vittime sono giovani, la cui età va dai 18 ai 30 anni. La causa dei loro incidenti è da attribuire all’abuso di alcool e di droghe, o anche ad una società frenetica come quella di oggi, che spinge chiunque a vivere all’eccesso? Gli incidenti sono certamente causati anche

dall’uso di sostanze stupefacenti o di alcool, ma è importante ricordare che c’è molto lavoro da fare rispetto alle stesse strutture: un grande pericolo è costituito dalle strade dissestate, dalle poche precauzioni che si prendono per ridurre la velocità e dalla mancanza di protezioni adeguate. Avete anche realizzato attraverso l’opera dello scultore Ciro Cirri e del regista Maurizio Fedele un monumento sito in piazza don Milani ed un video. Come è nata l’idea? Il monumento è stato costruito per ricordare le vittime della strada, ma non solo: è infatti un mezzo attraverso cui sensibilizzare e fare in modo che le persone si interroghino su ciò che può accadere, ma è allo stesso tempo una celebrazione di ciò che la vita offre e che non dovrebbe venire cancellato con un incidente d’auto. È un monumento alla vita. Il video è stato realizzato in modo magistrale da Maurizio Fedele. Abbiamo cercato di raccogliere testimonianze non solo dei parenti delle vittime della strada, ma anche il punto di vista di molti giovani, chiedendo quale fosse la loro opinione sull’argomento, intervistando addirittura ragazzi ubriachi durante serate di festa a Torino. Lungo tutta la ripresa, che dura 48 minuti, si snoda inoltre la testimonianza di una ragazza sopravvissuta ad un incidente, Silvia de Maria. La caratteristica fondamentale di questo video è il voler raccogliere la realtà dei fatti, delle testimonianze e delle opinioni, senza l’inserimento di elementi quali musiche o, ad esempio, effetti in bianco e nero per rendere più “sentito” ciò che si vede. È filmata la pura realtà. Quali obiettivi avete a breve termine? Quello di creare un cofanetto del video stesso, con la possibilità di spedirlo ovunque, anche all’estero, per sensibilizzare più persone possibili rispetto al tema che guida la nostra associazione. Il problema fondamentale è però trovare i fondi per farlo; così come per la realizzazione del monumento, per portare lontano il nostro messaggio c’è bisogno di un aiuto.


teatro sociale, Pinerolo

Stagione teatrale 2013/14 Lunedì 16 dicembre 2013 TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA di Natalia Ginzburg, con Chiara Francini, Emanuele Salce, e con Anita Bartolucci. scene di Paola Comenicini, regia di Piero Maccarinelli ErreTiTeatro30 di Roberto Toni - fuori abbonamento Mercoledì 8 gennaio 2014 PENSO CHE UN SOGNO COSÌ... di Giuseppe Fiorello e Vittorio Moroni, con Giuseppe Fiorello, regia di Giampiero Solari - Nuovo Teatro e Ibla Film Domenica 12 gennaio 2014 IL DIAVOLO CUSTODE la nuova commedia scritta e diretta da Vincenzo Salemme. con Vincenzo Salemme e con (in o.a.) Nicola Acunzo, Domenico Aria, Floriana De Martino, Andrea Di Maria, Antonio Guerriero, Raffaella Nocerino, Giovanni Ribò - Chi è di Scena Srl Giovedì 23 e venerdì 24 gennaio 2014 ANTIGONE (recita scolastica ore 10.30) ovvero una strategia del rito, da Sofocle - progetto ed elaborazione drammaturgica di Elena Bucci e Marco Sgrosso, con Elena Bucci, Marco Sgrosso, Daniela Alfonso, Maurizio Cardillo, Nicoletta Fabbri, Filippo Pagotto, Gabriele Paolocà. regia di Elena Bucci con la collaborazione di Marco Sgrosso CTB Teatro Stabile di Brescia Giovedì 6 febbraio 2014 (danza dal vivo) MAPPUGHJE testi di Fabio Chiriatti, con Chiara Michelini, Maria Cristina Valentini. collaborazione alla regia di Martim Pedroso, Chiara Guglielmi. Regia e coreografia di Stefano Mazzotta, Emanuele Sciannamea - C.ie Zerogrammi Domenica 23 febbraio 2014 IL MISTERO DELL’ASSASSINO MISTERIOSO con Lillo e Greg - LSD EDIZIONI SRL - fuori abbonamento

Sabato 1 marzo 2014 VIVIANI VARIETÀ Poesie, parole e musiche di Raffaele Viviani in prova sul piroscafo Duilio in viaggio da Napoli a Buenos Aires nel 1929 con Massimo Ranieri, con Ernesto Lama e con Roberto Bani, Angela De Matteo, Mario Zinno, Ivano Schiavi, Gaia Bassi, Rhuna Barduagni, Antonio Speranza, Simone Spirito, Martina Giordano e con Massimo Rosati chitarra, Flavio Mazzocchi pianoforte, Mario Guarini contrabbasso, fiati Donato Sensini, batteria Mario Zinno. testi a cura di Giuliano Longone Viviani, regia di Maurizio Scaparro Fondazione Teatro della Pergola - Compagnia Gli Ipocriti Giovedì 13 marzo 2014 L’AVARO di Molière - traduzione di Cesare Garboli con Salvatore Caruso, Arturo Cirillo, Michelangelo Dalisi,Rosario Giglio, Vincenzo Nemolato, Monica Piseddu, Antonella Romano, Luciano Saltarelli, Sabrina Scuccimarra, regia di Arturo Cirillo Teatro Stabile di Napoli e delle Marche Domenica 30 e lunedì 31 marzo 2014 recita scolastica ore 10.00 L’IMPRESARIO DELLE SMIRNE di Carlo Goldoni, con Valentina Sperlì, Roberto Valerio, Antonino Iuorio, Nicola Rignanese e con Massimo Grigò e con Federica Bern, Pierluigi Cicchetti, Chiara Degani, Peter Weyel adattamento e regia di Roberto Valerio Asociazione Teatrale Pistoiese - coll. valzer srl Domenica 13 aprile 2014 OPEN DAY - di Walter Fontana, con Angela Finocchiaro e Michele Di Mauro regia di Ruggero Cara - Agidi S.R.L.

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Sono a m i c i d i P i n e r o l o I n D i a l o g o

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Pineroloindialogo dicembre2013  

N.12 Rivista d'informazione e di Cultura locale per il dialogo tra generazioni.

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