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Anno 3, Aprile 2012

INDIALOGO

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Supple m e n t o d i I n d i a l o g o . i t , a u t o r i z z . N . 2 d e l 16.6.2010 del Tribunale di Pinerolo

Pensieri in Piazza 2012 “Direfarecosolidale�


Buone News A cura di Gabriella Bruzzone

piacevoli sorprese

Il cioccolato per mantenersi in forma

Che il cioccolato sia un efficacie e potente antidepressivo è ormai risaputo: chi di noi infatti non ha testato almeno una volta le sue proprietà traendone immediati benefici? O che sia anche considerato un buon afrodisiaco ce ne dava già conferma Giacomo Casanova. Ma che questa golosità aiuti anche a rimanere magri beh, questa è una squisita ed inaspettata novità! Lo studio condotto da Beatrice Golomb dell’Università della Columbia a San Diego certifica infatti che chi assume regolarmente cioccolato ha più possibilità di mantenere un indice di massa corporea più basso rispetto a chi invece non lo assume mai. Vale a dire che chi lo consuma più volte la settimana, chiaramente in quantità moderate, risulta più magro di chi non lo mangia per paura di ingrassare. Responsabile di tale beneficio sarebbe la composizione delle calorie che aiuterebbe l’organismo ad accumulare una minor quantità di grassi. Il cioccolato risulta perciò essere un cibo “neutrale” in quanto ad

assimilazione calorica poiché non porta né ad ingrassare né a dimagrire, ma mantiene un giusto equilibrio. Per adesso non vi sono certezze, è ancora tutto in via ipotetica ma i ricercatori sembrano piuttosto fiduciosi di poter aggiungere un’altra qualità benefica alle tante già elencate di questo delizioso alimento. Tra queste ne cito qualcuna che sicuramente potrà interessarvi: - 28 grammi di cioccolato amaro al giorno riducono i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress; - il cioccolato fondente può ritardare l’indurimento delle arterie in coloro che fumano, limitando il rischio di malattie cardiache anche gravi; - il cioccolato fondente aumenta del 20% le concentrazioni di antiossidanti nel sangue.

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| Pinerolo, città degli Acaja? | Fino a qualche tempo fa c’era la moda tra i Comuni di appiccicare alla città una specie di slogan, riportato poi nel sito internet e nei cartelli stradali, chiaramente allo scopo di promuovere turisticamente la città. Anche Pinerolo, non da meno, ha coniugato il suo motto:”Pinerolo, città della cavalleria”. Memore dei fasti della Belle Epoque, su spinta anche di un appassionato come il generale Di Staso, a molti è sembrato che questo fosse lo slogan giusto per rilanciare l’immagine della città. Se però ci si ferma un po’ a riflettere sulla storia di questi decenni, sui risultati ottenuti e sulle prospettive possibili forse non è proprio così. È impensabile credere di rilanciare l’economia o l’identità di una città intorno a uno sport o a una passione, per quanto nobile, che riguarda qualche decina di persone e mobilita le masse solo una o due volte all’anno. Oggi non è come nella seconda metà dell’Ottocento o nella prima metà del Novecento quando intorno al cavallo e alla cavalleria erano coinvolte centinaia di persone. Occorre un’idea più forte! E se pensassimo ad un altro motto: “Pinerolo, città della cavalleria e degli Acaja”? Dietro c’è tutto un patrimonio, il centro storico, che questa dinastia ci ha lasciato. Un patrimonio per troppo tempo abbandonato e mai curato, per rincorrere il nuovo. Chi ha frequentato per anni città storiche come Urbino (16 mila abitanti) e poi vede Pinerolo, che pure ha dei luoghi di pregio, rimane desolato. La differenza tra queste due città non sta nel patrimonio architettonico, che pure c’è, ma nel provincialismo e nella mancanza di una cultura aperta. Mi è capitato di parlare di questo ipotetico motto con qualche commerciante del centro storico: gli si sono illuminati gli occhi! Antonio Denanni PINEROLO INDIALOGO Direttore Responsabile Antonio Denanni Hanno collaborato a questo numero: Silvio Ferrero, Emanuele Sacchetto, Valentina Voglino, Gabriella Bruzzone, Maurizio Allasia, Andrea Obiso, Mario Rivoiro, Andrea Bruno, Cristiano Roasio, Nadia Fenoglio, Giulia Pussetto, Francesca Costarelli, Michele F.Barale, Chiara Perrone, Marianna Bertolino Con la partecipazione di Elvio Fassone photo Giacomo Denanni, Nino Di Pomponio

Pinerolo Indialogo, supplemento di Indialogo.it Autorizzazione del Tribunale di Pinerolo n. 2 del 16/06/2010 redazione Tel. 0121397226 - Fax 1782285085 E-mail: redazione@pineroloindialogo.it

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Buone News

il cioccolato per mantenersi in forma

4 Primo Piano

incontro con renato storero

6 Eventi

pensieri in piazza 2012 / direfarecosolidale

8 Lettere al giornale

“ vieni via anche con me”

9 Lettera a...

lettera a thomas pynchon

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Politica in città

intervista all’assessore a. pisaniello

12 Serate di Laurea

alessandro botta e michele f. barale

13 Visibili & Invisibili

le notizie di amnesty e di libera

14 Appunti di storia locale

quando pinerolo era capitale

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Delibere comunali

marzo 2012

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Giovani&Lavoro

studio grafico simona mensa (sgsm)

17 Arte &Architettura

pinerolo e la storia urbanistica - 3

18

Teatro

morcido morcidorjs e famosa mimosa

19

Musica emergente

dirty artichokes

20 Sport

ju jitsu

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Musica giovane

rise of Void

23 Cose di casa e dell’altro mondo

notizie ed eventi

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primo piano

Vivere il territorio di Piero Andrea Martina

Incontro con Renato Storero “Un nomade del Cineforum” E qui Renato mi passa Uscendo da un ascenuno dopo l’altro, trasore d’altri tempi, diresti endoli dalla scatola dal da film, mi ritrovo davanti sapore di lanterna maalla porta aperta di casa gica, i dépliant di tutte Storero, con Renato che le edizioni del Cinefomi attende per farmi acrum. «Guarda il formacomodare. Imbiancatura, to come cambia, prima specchi, mobilio quasi un A4 ciclostilato» anni belle époque, lo studio ‘60 «poi sempre più pieno di libri. pagine: all’inizio non Ho salito tre piani per inscrivevamo recensioni. tervistarlo sul Cineforum Poi questo bel formadi Pinerolo, da lui fondato oblungo» anni ‘70, to e diretto, da lui portato contestazione grafica? alla veneranda età di 50 «con una grafica semanni, «che compirà l’anpre migliore» intervenno prossimo, però!». Mi to del figlio Luca «inrendo subito conto che Renato Storero fine come li facciamo intervistarlo è impossibile. adesso». Con la finezza che gli è propria Renato evita accuratamente le mie banaricuce una storia della cultura attraverso li domande per rispondere ad un dettato una storia dei formati dei “libretti”. «Leggi immaginario. Mi dice quello che vuole. questa frase, che avevamo messo in epiCollaboratore per una vita (gli ottantagrafe del 1984. Guarda questo aforisma» sette anni meglio portati che io conosca) dell’Eco del Chisone, è come se mi voles- – gli aforismi di Renato, le sue citazioni, se impedire il diritto al grassetto che spet- hanno scandito e scandiscono le proieta all’intervistatore. Rinuncio allo scambio zioni dei film, per noi tesserati un punto di battute, e riferisco in terza persona la fermo. «Ma i pellegrinaggi» lo riporto fachiaccherata, che mi limito a ordinare per ticosamente sull’argomento «sono stati anche delle sedi. Prima il Cinema Teatro argomenti. Roma, poi l’Italia, il Cinema Nuovo, il Ritz, Pellegrini e stranieri. «Istituzione culturale il Primavera, il Sociale, infine nuovamenpiù vecchia di Pinerolo, attiva dal 1963; te, e a tutt’oggi, il Ritz». Cinema che non uno dei cineforum più vecchi d’Italia ad ci sono nemmeno più, vivi i nomi del ricoressere tutt’ora attivi» i dati anagrafici do. I cinema passano, il cineforum rimabruti. Istituzione sicuramente; culturale: ne. Rimarrà? se ce ne sono ancora, questa lo è; che ha accompagnato, chiosato, trainato la Nascita e crescita. «Siamo partiti senza vita dell’ultimo mezzo secolo della nostra sede, senza niente alle spalle. Abbiamo cittadina di provincia. «Ma la vita del Ci- iniziato le proiezioni così» altre volte mi ha neforum di Pinerolo è fatta soprattutto di detto, “come ispirati da un qualche brano peregrinazioni. Viaggi tra film, pellegri- musicale”. Mi cita l’amato Bolero, l’ultimo naggi laici verso l’irraggiungibile meta di movimento della Patetica. «Ma non era inportare un cinema alto/altro al pubblico». tellettualismo. La sede l’abbiamo trovata

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5 5 in un cinema della Diocesi, gratuito». Aggiunge qualche frase sulla possibile censura, sui dissidi che ci sarebbero stati in seguito. «Abbiamo sempre voluto la piena libertà di azione. Quando ci hanno sconsigliato la proiezione di Viridiana di Bunuel, ce ne siamo andati. Senza mai scordare, però, la disponibilità ad ospitarci gratuitamente quei primi anni». Non è incoerenza, è rispetto delle reciproche parti quali oggi quasi non comprendiamo più. «Tre volte in cinquant’anni abbiamo ceduto alla pubblicità; mai avuto patrocini, mai appoggi esterni, se non l’iscrizione alla Federazione Italiana Cineforum, che ci garantisce l’esenzione dalla SIAE». L’orgoglio è tangibile. «Gl’iscritti a quella prima edizione, dove tutto sembrava imbastito, erano più di duecento. Cinquanta persone in piedi tutte le proiezioni». Altri tempi? «Al Primavera siamo arrivati a 30 film in programma, qualche proiezione pomeridiana, settecento tessere». Momenti. «Abbiamo dato di tutto: abbiamo scoperto il neorealismo tralasciato dalle grande sale, ma poi tutte le stagioni del cinema italiano, e gli americani, il grande cinema francese, quello russo di Tarkovski, la stagione fiorente degli Ungheresi. Di questi, le pellicole erano in lingua ori-

ginale, sottotitolate in francese. Ho preso un microfono e, in mezzo alla sala, traducevo simultaneamente in italiano». «Poi ci hanno anche censurato. Avevamo in macchina l’Ultimo tango a Parigi, il giorno della sentenza della Cassazione che condannava la pellicola al rogo. Medioevo. Abbiamo deciso di rispettare la sentenza e non proiettare il film, sostituendolo con un dibattito. Il pubblico ha rumoreggiato. Non averlo dato è l’unico rimpianto di questi 49 anni». Poi mi racconta tanto altro, mi cita autori, musicisti, anni di piombo e anni d’oro, del cinema e della cittadinanza. Ora le tessere sono in lieve flessione, le presenze diminuiscono. «Tanti cineforum, tanta meno voglia di fermarsi a discutere dopo il film». Renato ne trae spunto per riflessioni politiche, sociali, culturali. E forse è proprio questo il bello che ha passato al Cineforum di Pinerolo, e ai suoi iscritti: saper vedere nel cinema, con gli occhi della macchina da presa, ma anche attraverso le persone che al cinema ci vanno, o non ci vanno, l’avventura e il percorso di una civiltà culturale quale la nostra. Immancabile, l’ultimo aforisma, di Paul Valéry: «Tout commence par une interruption...» Merci de cette continuelle interruption, ciné-forum!


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EVENTI

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Pensieri in Piazza - XIII ed.

Direfarecosolidale

“Crisi, transizione, territorio: id “Che l’attuale modo di produrre e consumare sia insostenibile rappresenta ormai un comune sentire, che lo si debba cambiare è nella consapevolezza di molti, che si pratichino modelli alternativi è una scelta di pochi.” Così si apre la conferenza stampa di presentazione della nuova edizione della manifestazione pinerolese Pensieri in Piazza che si è tenuta presso il Museo del Gusto di Frossasco, struttura d’eccellenza e d’avanguardia nella semplicità di presentare, studiare, elevare ad arte le pratiche enogastronomiche “più vecchie del mondo”. Non è un caso che si sia scelta tale location per presentare l’ottava edizione della manifestazione fortemente legata al territorio. Pensieri in Piazza 2012, infatti, ha come tema proprio la transizione e il territorio. Transizione che, come ha giustamente sottolineato il dottor Perone, Assessore alla Cultura della Provincia di Torino, durante la conferenza stampa, non vuol necessariamente dire un passaggio obbligato o che effettivamente si realizzerà. Bisogna

affrontare e superare la crisi con un cambiamento vero affinchè si arrivi al di là e quindi si realizzi il passaggio. Tutti siamo partecipi di questo processo. Ecco perchè l’inizitiva quest’anno si propone proprio di analizzare la fase di crisi e di cambiamento che stiamo attraversando. L’idea è quella di presentare, scoprire, analizzare le possibilità alternative che già esistono di “stare nella crisi” e, quindi, (forse) superarla. Alcune delle tematiche centrali infatti saranno proprio i progetti di nuova economia locale, i rapporti sperimentali tra produttori e consumatori, l’agricoltura sociale, l’economica civile, i nuovi modelli organizzativi e produttivi. Per affrontare al meglio un tema così attuale, ma anche delicato e sfaccettato, il comitato organizzatore si avvale di importanti collaborazioni. I compagni di viaggio, tra gli altri, sono il Gas Stranamore di Pinerolo, la Coldiretti, La Coop. San Domenico, la Mutua Pinerolese, l’Arci, Legambiente, il Piano Locale Giovani e molti altri enti e associazioni del territorio. Inoltre la mani-


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7 di Francesca Costarelli

dee e pratiche” festazione si avvale dell’aiuto tecnico dell’Agenzia per la cultura e la promozione dei territori InMoTiS, nata grazie a giovani talenti e al contributo indispensabile del Comune di Pinerolo e della Provincia di Torino che ne hanno finanziato lo start up. Il programma si snoda attraverso più incontri che partono il 2 aprile e terminano con la camminata pensante del 9 settembre. Il momento centrale sono le tre giornate di maggio, 18, 19 e 20, in cui si condensano incontri e conferenze, ma non solo. Quest’anno infatti le relazioni si inseriscono nell’iniziativa generale DireFareEcoSolidale perchè la concretezza delle esperienze non poteva certo mancare. Ai temi di riflessione e dibattito si legano così le molteplici realtà che già esistono sul territorio. La manifestazione quindi si arricchisce di workshop, laboratori, esposizioni, stand, mercatino agricolo. Tre giorni che animeranno il centro storico, in particolare Piazza del Duomo e le principali viuzze adiacenti con stand, vendita di prodotti agricoli a km0 e bio, presentazione di nuove pratiche, energie alternative, economie solidali e beni comuni, innovazioni sostenibili e tecnologiche, una mostra fotografica sui Mille anni di mercato a Pinerolo e una di pittura su “Il paesaggio agricolo”, menù bio nei locali della Pinerolo vecchia e come sempre conferenze e incontri con le menti più eccellenti della nostra società. Per il programma dettagliato si rimanda al sito www.pensierinpiazza.it C’è ancora modo di prendere parte come espositori all’iniziativa DireFareEcoSolidale mandando la scheda di partecipazione entro il 15 aprile 2012. Presentazione di Pensieri in Piazza al Museo del Gusto

PENSIERI IN PIAZZA 2012

Direfarecosolidale Crisi, transizione, territorio: idee e pratiche Programma Lunedì 2 Aprile – ore 21:00, Aula Magna CUEA - Pinerolo Il ruolo dell’economia civile , Stefano Zamagni – Univ. Bologna e Roberto Burlando – Univ. Torino Mercoledì 18 Aprile – ore 21:00, Aula Magna CUEA – Pinerolo Crisi e transizione , Maurizio Landini – sindacalista e Elvira Corona - giornalista Mercoledì 9 Maggio - ore 21:00, Aula Magna CUEA - Pinerolo Crisi e forme di mutuo soccorso , Bruno Manghi – sociologo, Giulio Marcon – Univ. Urbino , Diego Robotti – studioso del mutualismo Venerdì 18 Maggio - ore 10:00, Liceo “Porporato” – Pinerolo I beni comuni - incontro con gli studenti delle scuole superiori di Pinerolo, Ugo Mattei – Univ. Torino – Univ. California Venerdì 18 maggio - ore 17, Piazza San Donato – Pinerolo, I giovani in Europa nella transizione, Interventi di giovani spagnoli, greci, francesi e italiani. Venerdì 18 maggio – ore 21:00, Piazza San Donato – Pinerolo Ipermodernità e smarrimento del desiderio Massimo Recalcati – psicoanalista Sabato 19 maggio – ore 15:00, Piazza San Donato – Pinerolo Economia della conoscenza e capitalismo cognitivo Carlo Vercellone - Univ. Sorbona/Parigi Sabato 19 maggio - ore 21:00, Piazza San Donato – Pinerolo Decrescita e conversione ecologica, Aldo Bonomi – direttore Aaster , Guido Viale – sociologo, Roberta Carlini – saggista Sabato 19 maggio – ore 23:00, Stranamore – Pinerolo, Serata dj di musica slow Domenica 20 maggio -ore 17, Piazza San Donato – Pinerolo L’agricoltura sociale, Francesco Paolo di Jacovo – Univ. Pisa e Piero Sardo- Presidente Fondazione Slowfood per la Biodiversità Domenica 20 maggio – ore 21, Piazza San Donato – Pinerolo Concerto finale di musica occitana/africana *Durante i tre giorni di maggio,parallelamente alle relazioni che avranno luogo in piazza San Donato, nelle vie adiacenti si terrà l’esposizione delle iniziative locali e nei tre gazebo si terranno i laboratori ed i workshop (vedi allegati). Nella giornata di domenica 20 maggio avrà luogo il mercato agricolo a km0 e biologico dei produttori locali. Domenica 1 luglio – Ore 09:00 Partenza della biciclettata dal parco di Villa Prever (Pinerolo). Si visiteranno i parchi di Miradolo, Osasco, Macello, Buriasco e Torrione (Pinerolo). Domenica 9 settembre – ore 09:00 Camminata pensante nei comuni di Prarostino ed Angrogna.


società

Lettere al giornale di Elvio Fassone

i giovani e il lavoro

”Vieni via anche con me” Il problema dei giovani e del lavoro ha assunto dimensioni drammatiche. Ce lo ripetiamo ogni giorno, scriviamo libri e teniamo convegni, ma nessuna medicina lo lenisce. Quando parliamo di lotta agli sprechi, non riflettiamo che questo è appunto lo spreco di un’intera generazione, che in parte emigra, in parte si rassegna, in parte devia, e comunque non viene utilizzata per quel che può apportare alla nostra comunità appassita: vitalità, inventiva, energia creativa, entusiasmo. Ricchezza umana buttata. Non c’è dubbio che lo sforzo maggiore deve essere nostro, che dobbiamo capire che nessun sacrificio è

troppo alto per porvi rimedio, nessuna spesa pubblica è esagerata anche se ci porta fuori bilancio, nessun patrimonio può recintarsi di filo spinato se gli si chiede di smagrire un po’ per restituire dignità a una generazione. Ma forse occorre incominciare ad afferrare il problema anche da un’altra parte. Tutte le lettere che appaiono sui giornali, scritte da giovani che descrivono la loro personale odissea in cerca di un lavoro, provengono da laureati in scienze della comunicazione, in storia dell’arte, giornalismo, psicologia, archeologia, lettere, filosofia o facoltà affini. Tutti ragazzi seri, con dei curricula brillanti, probabilmente dotati anche di buona volontà. Ma su un’altra pagina del giornale si legge che mancano ingegneri, operatori informatici, programmatori, esperti in servizi all’impresa; e anche fresatori, disegnatori ed esperti in manutenzione macchine. Per non parlare dell’artigianato, dove mestieri di antica tradizione (e di buona remunerazione) vanno scomparendo, e persino quelli di fruizione quotidiana faticano a trovare la

semplice manodopera di sostituzione. Quei giovani infelici si inventano accompagnatrici di bambini alla palestra o distributori di stampa libera e volantini alle stazioni, mentre l’informatico e persino il panettiere nordafricano si procurano un buon reddito. Allora forse è tempo di affrontare anche qualche verità sgradevole: l’orientamento della formazione, il cambio di mentalità sulla scala di prestigio sociale che rivestono i vari lavori. Sono in questione paradigmi sociali duri a morire, l’ansia del figlio laureato come strumento di ascesa sociale; il retaggio pseudo-umanistico che ci vuole colti solo se si è letterati e declamatori; il timore ombroso degli adolescenti, che “le ragazze non ci filano nemmeno se siamo solo operai o dipendenti”; la convinzione polverosa che fare un capolavoro con le mani è sempre meno pregiato che scrivere su un registro. E via sproloquiando. Non basta, c’è un altro macigno mentale da rimuovere: “Se a me piace la letteratura, perché mi debbo laureare in informatica?”. Vero, se si trattasse soltanto di acquisire questa o quella cultura specialistica. Meno vero se poi quella cultura la devi vendere su un mercato che non sa che farsene. Oppure diciamola diversamente: il diritto al lavoro, sancito dalla Costituzione, è l’unico diritto che non ha un soggetto specifico obbligato a rispettarlo. Un conto sono i diritti del lavoratore, una volta che domanda e offerta si sono incontrate; altro conto è la richiesta di un reddito rivolta a chi non ha interesse ad avvalersi di quel che sai fare. Allora, forza, cambiamo registro, tutti insieme. Noi “grandi”, dicendo, e praticando anche a livelli di stipendio, che chi si fa i calli alle mani merita una paga almeno altrettanto dignitosa di chi sposta ricchezze sul computer. E i ragazzi piantandola con le scienze della comunicazione, e rivendicando l’orgoglio di saper aggiustare un motore o potare le ortensie. Vorrei vedere folle di giovani con magliette dai colori sgargianti, e su scritto “ho un’idea per la testa” (la parrucchiera specializzata), “tornio subito” (l’operaio qualificato), “ho capito un tubo” (l’idraulico competente), “la donna e un mobile” (la restauratrice), “voglio essere nella tua memoria” (l’informatico), “per fare un albero ci vuole un cuore” (il giardiniere). In una parola “vieni via anche con me”. Per non vederli più infilare la pubblicità nelle buche.

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dal tempo

Lettera a... di Cristiano Roasio

Caro Thomas Pynchon...

“Per me rimani un nonno hippie” Sono parcheggi semideserti, non prediligono le ore di punta in cui fioriscono cedolini di pagamento su cruscotti aridi per il caldo denso e appiccicaticcio. E’ in angoli remoti di paesi come il nostro che possiamo individuare furgoncini hippie, inghirlandati con acchiappasogni intrecciati agli specchietti retrovisori; dalle fiancate troneggiano divinità del rock decedute in diorami del mito e i colori sgargianti, esplosi alla nostra vista, sembrano argilla seccata al sole. In ognuno di essi immagino di trovarti, caro Thomas, zannuto e dinoccolato, pupille allargate sul mondo stupefacente che in esse non può essere contenuto, mani macchiate, da anziano, a stringere quel volante come se dovesse sfuggire da un momento all’altro. Le voci della letteratura appaiono sempre più uniformi in un contesto, quello della modernità, che amalgama e appiattisce, fornendo comunque una scelta talmente vasta, da illudere la qualità: è per questo che consiglio i tuoi romanzi a chiunque mi si pari davanti. Mi sono sempre chiesto come l’apparente onniscienza delle tue pagine si possa conciliare con il drammatico umorismo che le contraddistingue, l’unico modo per affrontare il disordine che circonda tanto la conoscenza quanto la quotidianità. Voglio credere che sia possibile filosofare con Paperino, affrontare la metafisica insieme ad Elvis e scardinare la consuetudine accompagnati da Tarzan, perché certe volte soltanto ridicolizzandolo il Mondo appare meno cupo. In altre occasioni sembra che la normalità e la banalità nascondano l’inquietante verità dietro una risata che liberatoria non è. Ma tanto tu non ci sei.

Chi ti legge non può che invidiarti: come si diventa invisibili riuscendo a popolare i propri sogni di così tanti personaggi impazziti, in fuga dalle pagine stesse? Essere uno scrittore fantasma, uno dei casi irrisolti della letteratura contemporanea, deve essere un bell’impegno. Le tue tracce si sono perse sul lungomare di Venice Beach, calpestate dalle orme dei surfer e cancellate dalla risacca dell’oceano Pacifico. Ottima trovata quella di mandare un attore ad impersonarti in occasione del National Book Award del 1974. Esiste addirittura un documentario in cui ti pedinano! Vogliono sapere chi sei, cosa fai e come sei fatto. Questi pazzi ti pensano in Messico. Io ti esorto a continuare così, non dare la Soddisfazione della Realtà a nessuno, è fin troppo comodo avere qualcuno con cui dialogare sul senso ultimo del suo scrivere. Per i tuoi fan sei un punto interrogativo (geniale quel cameo nei Simpsons), per me rimani un nonno hippie. Un signore attempato intento a ricordarti la Guerra, ma col cervello così sovraccarico e “fumato” da raccontarti che i missili cadono dove le coppie ci danno dentro, da immaginare il colonialismo come un buffo party dalla piega un po’ malsana. Vestito di colori sgargianti ti piace narrare la paranoia per poterla sfuggire, anche quando addirittura il sistema postale rinnova questa paura costante. Cannibalizzando leggende metropolitane, sei diventato tu stesso diceria (post)urbana. Questa lettera utilizza un sistema postale ortodosso e non Tristero. (Lettura obbligatoria dell’Incanto del lotto 49 per chi desidera capire come ogni domanda non faccia altro che crearne un’altra, all’infinito).

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Politica

In Città A cura di Emanuele Sacchetto

intervista all’assessore ai ll. pubblici A. pisaniello

“Per il rifacimento delle strade e dei marciapiedi 600.000 euro” Come prima cosa, Assessore, vorremmo che ci racconti un po’ come è trascorso il primo anno della sua nuova esperienza. Questa è senz’altro una esperienza molto importante per me, e anche molto impegnativa, dovendo conciliare lavoro, famiglia e politica. Nonostante io sia alla mia prima volta, sono felice di iniziare a vedere dei risultati, nonostante i tempi ahimè molto dilatati della burocrazia pubblica, problema con il quale mi sono dovuto scontrare maggiormente, venendo io dal settore privato. Tuttavia questi tempi lunghi sono necessari in nome di trasparenza e democrazia. Veniamo ora a tematiche concrete: cosa ci dice della situazione dramma-

tica di alcune strade e in merito alla sicurezza, invece, qual è il punto di vista del suo assessorato in merito al V-RED? Per quanto riguarda le strade abbiamo appena concluso la procedura di appalto per il rifacimento del manto stradale nell’anno che viene, per una somma di circa 600.000 euro tra strade e marciapiedi. Tuttavia abbiamo già iniziato a riempire almeno in parte alcune voragini causate dall’ultima neve e dal freddo. In merito al V-RED invece è inutile nascondere l’evidente utilità dello strumento per supplire la mancanza di fondi statali e regionali dovuti alle ultime manovre. Il mio personale parere è comunque che sia meglio multare chi passa col rosso che mettere parcheggi blu in tutta la città. Proprio in merito alle nuove “zone blu”

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“ r i f l e s s i o n i ” p o l i t i c h e y o u ng

di sosta, che ormai occupano la quasi totalità del centro cittadino: non vi sembra di esagerare? Inoltre il parcheggio sotterraneo previsto in programma elettorale si farà? Le zone blu sono state una necessità, per la quale anche parte dei commercianti del centro storico si sono schierati a favore, poiché tale soluzione favorisce un ricambio maggiore della clientela. Inoltre nessun’altra città possiede una piazza ampia come la nostra Vittorio Veneto libera da zone blu. Il parcheggio sotterraneo invece si farà, nella zona sotto Piazza Cavour. Sono previsti una parte di parcheggi in vendita (per residenti e non) e una parte maggioritaria invece a pagamento con ricambio. Per questo è stato presentato uno studio di fattibilità, ma mancano i soldi. Stiamo infatti valutando quale decreto Monti sia meglio sfruttare per ottenere i finanziamenti necessari. Passiamo ora alle energie rinnovabili. Esistono dei progetti di investimento e di risparmio per le strutture pubbliche? Premesso che di questo tema si occupa con molta maggiore conoscenza tecnica il Sindaco, il Comune comunque ha dei progetti in particolare per le scuole. A breve dovremo provvedere al rifacimento dei tetti di due istituti e ci sarebbe piaciuto inserire il fotovoltaico. Tuttavia qui c’è un problema a livello di Ministero dell’Ambiente, che prevede che questo tipo di investimenti vengano fatti rientrare nel patto di stabilità, ponendo così un blocco per ogni altro intervento del Comune. Per poter realizzare queste idee è necessario trovare un modo per eludere l’obbligo del patto di stabilità.

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La banda larga è ferma alle porte di Pinerolo. A quando le diramazioni? Per questo problema ci sono poche soluzioni, in quanto questo era da realizzare con le sovvenzioni per le Olimpiadi invernali del 2006. Adesso è ferma perché non ci sono i soldi. Passiamo all’emergenza neve e ghiaccio particolarmente dura di quest’anno: come ha reagito e funzionato la macchina comunale? L’appalto per la pulizia delle strade da neve e ghiaccio bisogna dire che non è mai molto appetito dalle ditte. Ogni anno infatti ve ne partecipa soltanto una, che dunque fa uno sconto pressoché formale, non avendo concorrenza. Quest’anno i costi sono stati di circa 200.000 € e abbiamo sparso per le strade 6 TIR di sabbia. Certo il funzionamento può sempre migliorare, ma per quest’anno ce la siamo cavata. Come ultima domanda, l’arredo urbano: vedremo il verde cittadino un po’ più curato che in passato? In particolare il Parco Olimpico potrà essere finalmente detto tale? Per il Parco Olimpico provvederemo a breve al ricambio di tutti i lampioncini bassi, ormai distrutti, con dei normali lampioni alti, che dovrebbero credo, essere meno vittime di atti vandalici. La gestione di questo Parco vede un problema di base: non c’è ancora una convenzione tra Città di Pinerolo e Provincia. In particolare a quest’ultima appartiene anche quel microscopico edificio a metà parco, che sarebbe dovuto essere un chiosco. Dunque finché non avremo la convenzione, non potremo far nulla.


società

Serate di Laurea A cura di Maria Anna Bertolino

Alessandro Botta e Michele F. Barale

Ingegneria e Architettura La Serata di laurea di Marzo ha visto come relatori due laureati del Politecnico di Torino. Alessandro Botta ha presentato la sua tesi di Laurea Specialistica in Ingegneria Meccanica dal titolo “Progetto e sviluppo di un sistema per la generazione di energia da moto ondoso”. Il giovane ingegnere ci ha condotto dalla progettazione di un prototipo per la conversione della corrente marina e delle onde in energia elettrica sino alla sua sperimentazione ad Edimburgo. Si tratta di un dispositivo d’energia da fonte quasi inesauribile e quindi collocabile nelle realizzazioni per energie rinnovabili. Alcuni di questi dispositivi, già testati per esempio nel Mare del Nord, hanno un alto impatto ambientale dovuto alle notevoli dimensioni, ed inoltre mal si addicono alle Alessandro Botta caratteristiche del Mar Mediterraneo, caratterizzato da onde basse e lunghe. Il sito scelto, di cui si sono analizzati i movimenti delle correnti e delle onde, è stato Alghero: per questo il prototipo studiato ha dimensioni ridotte ed elementi tecnici legati a alcune caratteristiche ambientali ben precise. Esso sfrutterebbe il moto ondoso su una superficie galleggiante usando il principio della conservazione del movimento angolare: dopo le prove condotte nel canale di idraulica del Politecnico di Torino e nella vasca di generazione d’onde di Edimburgo si è visto che il dispositivo, il quale potrebbe essere alimentato da pannelli fotovoltaici, sarebbe in grado di produrre 1 KW d’energia. Michele Francesco Barale, invece, con la sua tesi

di Laurea Triennale dal titolo “Pinerolo palinsesto urbano fortificato. Suggestioni per un Museo Diffuso”, discussa presso la II facoltà di Architettura del Politecnico, ha ideato un progetto museale per il centro storico di Pinerolo. Il suo studio, per il quale si è avvalso di fonti bibliografiche relative alla storia della città, è stato volto alla realizzazione di un sistema di valorizzazione del patrimonio architettonico ricucendo il tessuto urbano a partire da quelle che erano le mura di fortificazione che a lungo hanno caratterizzato la città fino alla loro distruzione. Il lavoro ha voluto inoltre valorizzare quei luoghi di culto che hanno caratterizzato il cosiddetto Borgo e Piano, ossia la parte bassa della città antica e la parte collinare, quali il Duomo, la chiesa di San Domenico, il convento di San Francesco (oramai inesistente) e Michele F. Barale la chiesa di San Maurizio. Per attuare tale studio si sono pensati degli strumenti sia materiali sia multimediali. Tra questi: un proiettore per mostrare la porta d’Italia (in corrispondenza del retro del Teatro Sociale) e cannocchiali che documentano le varie fasi di restauro di facciate storiche; attraverso delle foto storiche mentre sul piano multimediale, grazie agli strumenti GPS e Augmentation Reality si sono studiati dei percorsi museali, gastronomici e ludici per supporti quali tablet, smartphone ed Iphone. La serata è stata allietata da un trio di musica classica composto da Nicolò Neri (violoncello), Filippo Neri ed Ester Bano (violini).

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i diritti uman

Visibili & Invisibili

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A cura di Alessandro Coassolo

gruppo giovani amnesty international

A scuola di Diritti Umani

Dopo un notevole successo durato ben quattro anni, giunge al termine presso il Liceo “Norberto Rosa” di Susa e Bussoleno il progetto “Human rights friendly school”, il primo progetto di educazione ai Diritti Umani sostenuto dall’Unione Europea promosso da Amnesty International. È il 2008 quando l’Italia viene inclusa dal Segretariato Internazionale di Londra tra i 14 paesi di tutto il mondo (tra cui UK, Ghana, Polonia, Irlanda, Senegal…) che avrebbero dato vita a questo nuovo progetto che ora si sposta in altre due scuole italiane, a Bologna e a Napoli. Che cosa significa andare a “scuola di Diritti Umani?” Significa promuovere all’interno del proprio istituto tra studenti, insegnanti, personale ATA e amministrativo e genitori dei progetti a lungo termine di sensibilizzazione e formazione sulle tematiche connesse ai Diritti Umani, significa scrivere collettivamente e firmare una patto di corresponsabilità per stabilire norme di buona convivenza reciproca e significa partecipare agli incontri, agli spettacoli e alle at-

tività proposte da Amnesty International che segue l’istituto passo passo, anche dopo lo scadere dei quattro anni con percorsi di formazione del personale docente e di tutte le parti coinvolte. L’obiettivo? Diffondere e promuovere a scuola (dove i ragazzi passano la maggior parte del loro tempo) la cultura e l’importanza dei Diritti Umani, del rispetto reciproco e del valore della diversità, senza limitarsi all’Europa e all’America settentrionale ma passando per l’Africa e l’Asia, laddove la scuola rappresenta per i più l’unica vera alternativa alle condizioni di emarginazione e grave povertà.

A cura di Chiara Perrone

Ormai è il Nord il terreno di conquista delle mafie Quest’anno, il 17 marzo, si è celebrata la XVII giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di mafia. A Genova sono giunte circa 100.000 persone per dire basta alle organizzazioni mafiose e per sfilare in un lungo corteo che è partito alle 10.30 da Piazza della Vittoria ed è giunto fino al porto vecchio dove si è tenuta la lettura dei nomi delle circa 909 vittime di mafia dal 1903 ad oggi e tutto il pubblico ha prestato grande attenzione alle parole dei famigliari delle vittime e di don Luigi Ciotti. La domanda sorge spontanea, perchè celebrare questa giornata proprio a Genova? Ormai ce lo raccontano i processi, lo dicono gli studi e lo ripetono le cronache: è il nord ormai la vera terra di conquiste delle mafie , la vera posta in gioco se si vuole rovesciare la strategia dei clan. Lo ha ribadito anche don Ciotti nel suo discorso, dove ha affermato che non si può far finta che le organizzazioni mafiose non siano forti, ma che i giovani sono la speranza per questo Paese. Tutte le organizzazioni di

stampo mafioso si stanno allargando e , a differenza di alcuni anni fa, non lasciano dietro di loro una scia di sangue, pertanto è sempre più complesso riuscire a debellarle. Le iniziative per il 21 marzo, giornata ufficiale per il ricordo delle vittime di mafia, non sono mancate anche nella nostra cittadina. Infatti al liceo “G.F. Porporato” la classe IV-B ginnasio in collaborazione con il presidio “A. Montinaro” della Val Pellice, ha affisso per tutta la scuola i nomi delle circa 909 vittime riconosciute e la stessa sera si è tenuta la lettura di tali nomi alle 18.30 e circa alle 21.00 è partita una fiaccolata per le vie del centro storico. Dobbiamo ricordare che “nel momento in cui nessuno si occupa più di mafia , questa si fortifica”. La partecipazione a una giornata come quella di Genova la consiglio a chiunque voglia vivere un’esperienza indimenticabile e altamente formativa.


società

Appunti di storia locale A cura di Nadia Fenoglio

Il regno degli Acaja in Piemonte

Quando Pinerolo era capitale Le vestigia di una storia trascurata fermano lo sguardo di chi, curioso, s’inerpica tra i vicoli del centro storico. Un’eco polverosa ci richiama ad un passato di ideazione politica e prestigio cittadino cui riannodarsi oggi, in una prospettiva di valorizzazione e rilancio del territorio. È la Pinerolo degli Acaia. Nel tardo medioevo alla corte pinerolese dei principi di Acaia, ramo cadetto dei Savoia d’Oltralpe, apparteneva il ruolo di capitale del principato e la città era l’epicentro della vita politica e commerciale. Lo sviluppo urbanistico che Pinerolo sperimenta nel Trecento lascia immutata la contrapposizione geografica e politica dei due nuclei cittadini originari: in alto il borgo, sede dell’autorità – il castello degli Acaia, la Casa del Comune, la chiesa di San Maurizio – e in basso il piano, crocevia dell’attività commerciale, dove si svolge già all’epoca il mercato del sabato presso la chiesa di San Donato. Da Pinerolo il dominatus degli Acaia si estende su Torino e pianura, Val Chisone, Val Noce e Val Susa, aggiungendovi periodiche conquiste a danno delle rivali Chieri, Asti e Ivrea. Accanto alla strategia militare, la fioritura due-trecentesca della città degli Acaia trova slancio nello sviluppo delle associazioni di mestiere, le quali alimentano la produzione artigianale e gli scambi commerciali. In questo quadro, è l’arte della lana ad occupare il primo piano: i bottegai pinerolesi stanno al passo delle concorrenti dell’Italia centrosettentrionale, leader europea nella produzione e commercio del tessile e, soprattutto, della lana. I mercanti di Pinerolo smerciano nelle principali piazze commerciali d’Europa, come le fiere della Champagne, e in Oriente a bordo delle navi genovesi. Il polo produttivo pinerolese si dipana lungo il Rio Moirano, dove si affastellano botteghe di tessitura e follatura, mulini e cartiere. I fiorenti scambi commerciali, inoltre, inducono gli Acaia ad inaugurare a Pinerolo una

zecca per il conio della moneta, sfruttando le miniere di ferro e argento intorno a Perosa. Ma l’eccezionale sviluppo commerciale trova il suo exploit nella diffusione delle casane: si tratta di insediamenti in origine di villaggio, poi dislocati sul territorio, gestiti da società finanziarie familiari dedite ad attività creditizie. Antesignane delle banche, insomma, a riprova di un’economia “aperta” e monetaria che non siamo soliti attribuire ad un Medioevo immaginato barbaro e governato dal baratto. In questo modo si costruisce il successo dei Lombardi, appellativo con cui si indicavano all’epoca quei mercanti che, dal Piemonte e da tutta l’Italia centrosettentrionale, avevano fissato la loro attività in un luogo preciso per rispondere alla crescente domanda di liquidità e si erano fatti prestatori. È ad inizio Quattrocento che la supremazia politica ed economica di Pinerolo inizia a sfumare in favore di Torino: nel 1404 gli Acaia scelgono infatti la città in riva al Po come sede del nascente Studio generale, vale a dire l’Università. Con l’estinguersi degli stessi Acaia e l’annessione dei territori nel 1419 ai Savoia d’Oltralpe, Pinerolo conosce una progressiva, ma costante marginalizzazione. Si gioca un nuovo progetto politico in cui Pinerolo figura come pedina in mano a Torino.

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documenti

Pinerolo A cura di Silvio Ferrero

Mese di marzo 2012

Delibere della Giunta comunale Delibera 62 del 2 marzo 2012 - Programmazione triennale del fabbisogno di personale 2012-2014. Delibera 63 del 7 marzo 2012 - Edilizia residenziale pubblica legge 448/98, art. 31 dal comma 45 al comma 50. Cessione in proprietà di aree concesse in diritto di superficie. CP2 lotto L9. Delibera 64 del 7 marzo 2012 - Manifestazioni “Mostra mercato del libro antico e moderno e del vinile” (29/4 - 27/5 - 24/6 - 28/10 - 25/11). Provvedimenti. Delibera 65 del 7 marzo 2012 - Collaborazione alla realizzazione del progetto “Cantiere Genitorialità” pro-mosso dall’Associazione Nexus”. Delibera 66 del 7 marzo 2012 - Convenzione con la Fondazione Circuito Teatrale del Piemonte per l’organizzazione della stagione teatrale 2011/12 del Teatro Sociale. Approvazione integrazione per la realizzazione di laboratori e conferenze a favore delle scuole. Delibera 67 del 7 marzo 2012 - Assegnazione sovvenzione a favore dell’Accademia di Musica di Pinerolo anno 2012. Delibera 68 del 7 marzo 2012 - Lavori di manutenzione straordinaria strade e marciapiedi comunali anno 2012. Approvazione progetto preliminare. Delibera 69 del 7 marzo 2012 - Servizio di custodia e manutenzione ordinaria del parco di Villa Prever e parco giochi di Via Diaz, manutenzione ordinaria del parco di Villa Turati ed apertura e chiusura dei parchi gioco di Via Raviolo e Via Juvenal. Delibera 70 del 14 marzo 2012 - Ricorso al T.A.R. per il Piemonte “Autotrasporti Escavazioni Prina Silvio s.a.s.”/comune di Pinerolo. Costituzione in giudizio. Delibera 71 del 14 marzo 2012 - “Moviambiente” domeniche ecologiche, a piedi e a cavallo, 25/3/2012 centro città e 15/4/2012 presso la frazione Baudenasca. Delibera 72 del 14 marzo 2012 - Approvazione programma triennale per la trasparenza e l’integrità 2012/2014. Delibera 73 del 14 marzo 2012 - Nomina della delegazione trattante di parte pubblica personale dirigenziale. Delibera 74 del 14 marzo 2012 - Nomina della delegazione trattante di parte pubblica personale non dirigen-ziale. Delibera 75 del 14 marzo 2012 - Lions Club Pinerolo Acaja. Richiesta autorizzazione per piantumazione alberi e posa targa commemorativa Delibera 76 del 14 marzo 2012 - Autorizzazione al sindaco a costituirsi in giudizio ed a rappresentare l’ente nel procedimento contenzioso tributario proposto dal signor Martin Pier Enrico avverso l’avviso di accerta-mento I.C.I. n. 23274 per

l’anno 2005 emesso dal comune di Pinerolo. CIG ZCD03A9A80. Delibera 77 del 14 marzo 2012 - Autorizzazione al sindaco a costituirsi in giudizio ed a rappresentare l’ente nel procedimento contenzioso tributario proposto dal signor Vinci Luca avverso l’avviso di accertamento I.C.I. n. 23265 per l’anno 2005 emesso dal comune di Pinerolo. CIG: Z0503A9B80. Delibera 78 del 14 marzo 2012 - Progetto definitivo dei lavori di rimozione tetto in eternit scuola infanzia “Pollicino”. Rettifica quadro economico. Delibera 79 del 14 marzo 2012 - Fornitura da parte della società Pracatinat S.c.p.A. di servizi residenziali da realizzarsi nell’ambito delle iniziative estive organizzate da questa amministrazione comunale. Delibera 80 del 21 marzo 2012 - Edilizia residenziale pubblica legge 448/98, art. 31 dal comma 45 al comma 50. Cessione in proprietà di aree concesse in diritto di superficie. CP2 lotto 7. Delibera 81 del 21 marzo 2012 - Approvazione modifica atto di impegno unilaterale per asservimento a pubblico uso aree in località Baudenasca. Delibera 82 del 21 marzo 2012 - Concessione utilizzo gratuito del centro sociale di San Lazzaro al Liceo Scientifico “Marie Curie” di Pinerolo. Delibera 83 del 21 marzo 2012 - A.S.D. Polisportiva Atletica Pinerolo - 21^ edizione della corsa podistica “Strapinerolo circuito della maschera di ferro” 21/10/2012. Concessione patrocinio, contributo e collaborazione nell’organizzazione dell’iniziativa. Delibera 84 del 21 marzo 2012 - Approvazione bozza di convenzione tra il comune di Pinerolo ed il CPI di Pinerolo per l’inserimento in tirocinio formativo presso il settore urbanistica - SUAP. Delibera 85 del 21 marzo 2012 - Approvazione bozza di convenzione tra il comune di Pinerolo ed il CISS di Pinerolo per l’inserimento in tirocinio formativo per due lavoratori disoccupati appartenenti alle liste obbligatorie. Delibera 86 del 21 marzo 2012 - Art. 15 c. 2 CCNL 1.4.1999 anno 2011: presa d’atto relazioni dirigenti. Delibera 87 del 21 marzo 2012 - Autorizzazione costituzione in giudizio nel procedimento contenzioso tributario proposto dal Mobilificio Griva avverso avviso di accertamento TARSU 2006 n. 10284. Delibera 88 del 21 marzo 2012 - Autorizzazione costituzione in giudizio nel procedimento contenzioso tributario proposto dalla NUMERO UNO S.R.L. avverso avvisi di accertamento ICI n.ri 24291 - 24293 - 24294 - 24295 per gli anni 2006, 2007, 2008, 2009.

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soc ie t à

Giovani&Lavoro

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A cura di Giulia Pussetto

giovani imprese pinerolesi emergenti

Studio Grafico Simona Mensa (Sgsm) Parlare di giovani e lavoro non significa solo parlare di giovani in perenne ricerca, ma anche di giovani che nel lavoro sono riusciti ad affermarsi, sia come subordinati che come imprenditori. Questo mese parliamo della Sgsm, acronimo di Studio Grafico Simona Mensa, un’azienda che conta un team di 10 persone, tutte giovani. Abbiamo incontrato la titolare e fondatrice Simona Mensa. Innanzitutto che cosa crea la vostra azienda? La SGSM è una realtà esistente a Bricherasio dal 1995 e ci occupiamo di packaging, design, web, shop online, fotografia. Abbiamo puntato su un servizio di qualità, quindi su una buona grafica alla portata del budget del cliente. Un fattore questo a cui tengo molto e per questo la preparazione del personale giovane che collabora con me è indiscutibilmente alta. Come ha fatto a decidere di buttarsi in questo settore imprenditoriale? Dopo aver terminato le scuole magistrali ho subito capito che quello della maestra non sarebbe stato il mio mestiere. Da qui è iniziata la mia gavetta. Ho lavorato per due ottime agenzie torinesi di pubblicità, praticamente gratis, e contemporaneamente studiavo. Sicuramente l’apprendere lavorando è stata una grande scuola benché mi sia costata molta fatica in quanto contemporaneamente frequentavo l’istituto IAD di Torino. La svolta è avvenuta in modo occasionale, a partire da un biglietto da visita lasciato per caso che mi ha permesso di lavorare per il Grande Albergo di Villar Perosa prima e per le pubblicità del famoso TuttoCittà poi. Fino ad arrivare nel 1995 alla mia SGSM. I vostri clienti sono principalmente del Pinerolese o sono esterni al territorio? Sono del pinerolese, ma provengono anche da altre parti e non solo d’Italia. Ad esempio ci siamo occupati della creazione di un libro di fotografie di complementi d’arredo che è stato tradotto anche in coreano. Ecco, si tratta di lavori di nicchia che vanno oltre il territorio, in quanto siamo conosciuti da diverse testate d’arredamento. Dei servizi che offrite qual è quello prevalente?

Web e grafica vanno di pari passo anche se quella riferita al web è prevalente. Applicata ad entrambi vi è l’elaborazione di testi per la pubblicità, che curiamo con attenzione. Quindi un lavoro qualificato di copy. Risentite dell’attuale crisi? Sì, come tutti. Il problema è la liquidità, cioè il ritardo nel pagamento del servizio prestato. La mole di lavoro fortunatamente è rimasta invariata, anche perché per molte attività darsi una nuova immagine può essere una base per riproporsi sul mercato. Quali prospettive relative al futuro? Garantire una continuità giovane a questa realtà. Il presupposto perché ciò avvenga però è che le nuove figure abbiano l’umiltà di mettersi in gioco senza montarsi la testa. Quali consigli a un giovane che desidera entrare in questo settore? Frequentare un corso di laurea specifico. È importante però che queste scuole insegnino a sviluppare capacità concrete piuttosto che abilità nel sapersi vendere a parole. Suggerisco inoltre di non fermarsi alla laurea triennale ma di continuare con la specialistica. Sono anche fermamente convinta che sfruttare l’estate per lavorare, anche all’estero, sia un’esperienza unica che permette di avere quel qualcosa in più rispetto agli altri. Come ultimo: perseverare con umiltà nel proprio lavoro e non arrendersi di fronte agli ostacoli!

Elenco concorsi Aggiornato a marzo 2012. Consultabile sul sito del Comune di Pinerolo www.comune.pinerolo.to.it/concorsi Azienda sanitaria ospedaliera Ordine Mauriziano Torino 1 incarico di prestazione d’opera Titolo di studio: laurea in farmacia o in chimica e tecnologie farmaceutiche. Scadenza: 06/04/12 Comune di San’Antonino di Susa 1 posto istruttore amm.vo posizione economica C1 Titolo di studio: diploma di scuola media superiore Scadenza: 12/04/12 Azienda sanitaria locale AL 2 posti infermieri Titolo di studio: diploma universitario di infermiere o diplomi equipollenti; iscrizione albo professionale Scadenza: 07/04/12 Azienda sanitaria CN1 2 assistenti tecnici/programmatori categoria C Titolo di studio: diploma di perito informatico Scadenza: 06/04/12


arte

Arte&Architettura A cura di Michele F. Barale

pinerolo e la storia urbanistica della città - 3

Le radici del nuovo assetto militare Entrando nel vivo del regno degli Acaja, dopo la morte del primo principe Filippo sale sul trono pinerolese il figlio Giacomo, che assume il titolo di governo tra il 1334 e il 1367. A lui si deve la plasmazione del profilo perimetrale del Borgo inferiore, quello stesso perimetro che verrà rifortificato sotto Richelieu con i prototipi delle fortificazioni moderne. Si tratta di un segno urbano molto forte, ancora perfettamente leggibile anche oggi percorrendo le vie che delimitano il centro storico medievale: via Trieste, piazza Cavour, via Lequio per poi salire, passando dalla piazza prospiciente la chiesa di Santa Croce, lungo la via Ortensia di Piossasco. La città che si presenta agli occhi del giovane conte Giacomo è ancora divisa nettamente in due parti: il borgo superiore cinto di mura, con il castello dei Bersatore, la piazza principale con la fontana e, all’estremo angolo Est, la chiesa di San Maurizio, contrapposto al borgo inferiore cinto di clausurae, alte siepi e fossati intervallati da porte al termine delle strade. Due sono le porte attraverso le quali vi si può accedere con i carri: la porta Comba, rivolta verso la val Pinariasca e poi la Francia, e la porta Canavaceria a Sud. L’intervento di Giacomo mira all’indipendenza degli Acaja rispetto ai cugini Savoia, ma per fare questo la capitale del regno dev’essere resa sicura e invulnera-

bile: il primo passo è cingere di mura, ancora di tipo medievale (una cortina muraria alta e sottile intervallata da torri), il borgo inferiore. Si sostituiscono così i portoni che serravano le vie rivolte all’esterno con vere e proprie porte e postierle (quest’ultime fruibili solo dal passaggio pedonale) munite di torri di guardia e difesa. Verso la Valle si apre così la porta Nagrisa, all’imbocco dell’attuale via Trento a quel tempo percorsa dal canale merdarello scavato nel 1288 per convogliare fuori dalla città gli scarichi fognari a cielo aperto: il canale passava a fianco della chiesa di San Donato per poi scendere lungo la via Malanetto (attuale via Savoia) e fuoriuscire dalla città vicino alla porta di Malanetto, situata nell’attuale piazza Facta. La nuova cinta muraria viene dotata di altre porte: una nei pressi dell’attuale piazza Marconi, e un’altra all’imbocco della Via Nova aperta da Filippo, detta appunto porta Nova. Salendo lungo questa via, Giacomo fa dotare anche la cinta del borgo superiore di una nuova porta, la porta Dorerii, per permettere il transito dei carri tra i due borghi. Gli interventi difensivi non si limitano tuttavia alla costruzione della nuova cinta muraria: Giacomo fa sostituire tutti i tetti cittadini realizzati in paglia con tetti in materiale ignifugo, come laterizio e pietra. Sotto il suo regno viene realizzato inoltre il forte di Perosa, a difesa del confine con i Delfini di Vienne.

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arte& spettacolo

Teatro A cura di Federico Gennaro

“Edipo re” al teatro gobetti

I Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa

Si apre il sipario al piccolo Teatro Gobetti, storica sede dell’ Accademia Filodrammatica di Torino. In scena i Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa hanno proposto in anteprima nazionale dal 21 febbraio al 4 marzo scorsi, una rivisitazione dell’ “Edipo Re” di Sofocle, traslandolo in una lettura moderna, intima, puntando sulle straordinarie capacità corali dei propri attori e su un allestimento scenico quanto mai onirico, realizzato dalla sorprendente scenografa e costumista Daniela Dal Cin. Proprio la forza di questo gruppo teatra-

le, fondato a Torino nel 1986, consiste nel riuscire a creare qualcosa di esteticamente bello e sorprendente portando in scena una tragedia notissima al pubblico, dove tutto (o quasi) è stato detto e dove il rischio di risultare ridondanti e superflui è davvero alto. Rischio evitato (per lo meno in parte), grazie al ricorso ad una scenografia sicuramente indovinata, a sviluppo verticale, che ha permesso agli elementi del coro un movimento continuo sui diversi livelli, e alla continua sperimentazione, soprattutto vocale, portata avanti dai Marcido. Ma le critiche maggiori che sono state mosse riguardavano proprio l’ impianto vocale, giudicato troppo ingessato e piuttosto monotono e da troppi anni cifra stilistica prevedibile della compagnia.

Marco Isidori, regista e curatore dell’ adattamento drammaturgico nonché interprete di Edipo, ha dichiarato di voler creare «un amalgama sonoro vorticante, che soprattutto andrà ad interessare la parte corale dell’esperimento in atto, servendo in questa maniera la nostra concezione fortemente fonematica del processo di comunicazione teatrale». E la sensazione che pervade lo spettatore è proprio quella di una ricercata tortuosità vocale che accompagna e fa da cassa di risonanza al dramma di Edipo. L’ “Edipo Re” portato in scena dai Marcido Marcidorjs nell’ intento di discostarsi anche solo parzialmente dalla versione sofoclea del dramma e dalle sue “incrostazioni” interpretative risulta profondamente influenzato, come ammesso dallo stesso regista, dall’ “Edipo il tiranno” di Hölderlin, opera nella quale il poeta tedesco rimarcò nuovamente la grandezza dell’ Edipo uomo che fa della ricerca della conoscenza la sua grandezza e contemporaneamente la sua rovina. «Non ci siamo serviti direttamente della sua traduzione, ma la nostra “riscrittura” è stata spiritualmente influenzata dal gigantesco lavoro di sonda che il poeta tedesco ha dedicato all’ originale dettato greco» racconta Isidori. Sintesi “marcidoriana”che appare perfettamente riuscita soprattutto nel personaggio dell’ indovino Tiresia, interpretato dalla ottima Maria Luisa Abate, e forse un po’ meno nell’ Edipo di Marco Isidori, un po’ debole e quasi sovrastato dal coro in un primo tempo, e poi, col dipanarsi della tragedia, sempre più protagonista involontario dei perversi giochi del Fato. In ogni caso, che si apprezzi o meno questa riproposizione dell’ Edipo Re, non si può non ammirare il coraggio dei Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa nel ricercare e proporre, da più di vent’ anni, una continua sperimentazione teatrale, esplorando le infinite possibilità di messa in scena che il teatro sa offrire a chi sa mettersi in gioco.

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musica

Officine del suono

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A cura di Demis Pascal e Mario Rivoiro

m u s i c a emergente

Dirty Artichokes

Se chiudo gli occhi l’atmosfera festaiola e la musica in sette ottavi mi riportano a serate trascorse in Temple Bar, la via dei pub di Dublino. Ma c’è qualcosa di differente, qualcosa che rende il tutto più “marcio” o per dirla musicalmente più Punk. E allora mi convinco ad aprire gli occhi e trovo davanti a me una delle più giovani e promettenti band folk-rock del torinese, i Dirty Artichokes. La rituale pinta di Guinness da il via alla conversazione con Budo, esplosivo frontman della band. Allora, dimmi qualcosa sulla vostra storia… La band nasce nell’estate del 2009 nella cantina dei cugini Bunino e giocando e strimpellando alla peggio che si poteva è successo che è nata una gran cosa: ben presto si unirono alla band altri componenti. La corposa line-up attuale comprende: Gabriele alla voce, Michela al flauto traverso e ottavino, Davide alla chitarra acustica, Mattia alla batteria, Marco al basso, Martina al violino, Andrei alla chitarra elettrica e Torn al mandolino e banjo. Fin dagli esordi si sono fatti notare sia per la giovane età dei componenti che per l’elettrizzante energia che sono in grado di diffondere dal vivo. Spontanei ed irriverenti i Dirty Artichokes vantano una vivissima scena live e hanno avuto il piacere di dividere il palco con alcune delle più belle realtà folk e folk-rock italiane ed europee quali: RealMckenzies, Yo Yo Mundi e Cruachan. Che dire…una storia in ascesa! Parlami del vostro curioso nome. Abbiamo scelto il nome Artichokes perchè abbiamo

visto che è una parola che si dice in quasi tutto il mondo senza troppi cambiamenti di pronuncia, compreso in Piemontese, per il Dirty è perchè volevamo dare quel tocco di marcio che fa sempre bene mischiandosi col punk. Siete tutti piuttosto giovani, come mai vi siete avvicinati al folk irlandese? A dir la verità il folk e il punk si equilibrano molto bene nei nostri pezzi, quindi non ci definiamo una band traditional folk, ma una banda di buontemponi che mischiano la distorsione con il flauto traverso, il tempo hardcore alla batteria con il violino e mandolino, il vomito coi trifogli. La nostra intenzione era formare una band che facesse divertire, ballare, saltare , bere in allegria e la musica Irish ci ha subito colpiti su questo frangente. Che progetti avete per il futuro? Ora come ora stiamo finendo di mixare il cd che dovrebbe uscire ad Aprile e si chiamerà “My empire of dirt” , poi tra qualche settimana si partirà per il mini tour Europeo che ci vedrà come spalla ai Mahones (Leggende Irish punk dal Canada) e ai Firkin (Irish punk dall’Ungheria). Siamo molto eccitati per questa esperienza incredibile e credo che il futuro dipenda dalla riuscita dei nostri concerti in questa mini tournee. Credo possa essere una gran vetrina per poter poi mettere la testa fuori dall’Italia più spesso. Viste le premesse non possiamo che augurare tutto il meglio a questi ragazzi sperando che all’apice del successo si ricordino ancora di tornare per qualche concerto a Pinerolo. In alto le pinte, Slàinte ragazzi!


sport

Ju Jitsu A cura di Andrea Obiso

arti marziali

Ju Jitsu

Il mondo delle arti marziali è ampio e variegato, mesi fa abbiamo parlato del Judo ma il pinerolese offre la possibilità di scoprire diverse altre discipline. Una di queste è il Ju Jitsu, arte marziale che è possibile apprendere nella palestra “DKJ” grazie ad Andrea Gandolfo, maestro di questa disciplina. Siamo andati nella palestra dove insegna per incontrarlo e porgli qualche domanda. Cominciamo con la prima cosa che occorre sapere, che cosa significa “Ju Jitsu”? La parola Ju Jitsu significa letteralmen-

te “L’arte della cedevolezza”. Questa arte marziale ha origini giapponesi e la sua peculiarità è quella di racchiudere in se proiezioni e lotta a terra del Judo, colpi del Karate e disarticolazioni dell’Aikido. Da quanto tempo praticate il Ju Jitsu in questa palestra? Nel 1982, quando la palestra iniziò la sua avventura, l’intento era unicamente quello di ospitare le arti marziali, insegnarle e praticarle. Oggi abbiamo anche una sezione dedicata al fitness che è stata inaugurata solo qualche anno fa. Questa palestra però è tutt’ora principalmente indirizzata verso le arti marziali, tra cui ovviamente il Ju Jitsu. Quando avete aperto la palestra il maestro non eri tu immagino... Ovviamente no, a quel tempo ero un allievo, il mio maestro era Alessandro Di Ponzio che ora è settimo Dan ed è uno dei maggiori esponenti in Italia per quanto riguarda questa arte marziale. In questa palestra insegnate il Ju Jitsu a ragazzi di tutte le età? Avete anche adulti? Noi preferiamo non consigliare questa disciplina a persone troppo giovani in quanto sono presenti disarticolazioni e soffocamenti non consigliati a ragazzi di un’età inferiore ai 14 anni, tendiamo a indirizzare loro verso il Judo, anche perché questa disciplina introduce bene un futuro nel Ju Jitsu poiché, come già detto, le proiezioni e la lotta a terra sono le stesse.

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21 Nel corso di Ju Jitsu riusciamo comunque ad avere un gruppo di 25 persone di età diverse tra loro. Partecipate a qualche campionato o torneo? I campionati a cui facciamo riferimento sono quelli organizzati dalla “Fijlkam” (Federazione Italiana Judo Karate Lotta Arti Marziali). L’anno scorso siamo stati al campionato italiano ma non è andata molto bene, la nostra palestra si è piazzata circa al settimo posto, quest’anno non parteciperemo a tale campionato anche perché si svolge a Roma e la trasferta è dispendiosa. Recentemente però abbiamo gareggiato al torneo regionale tenutosi a Genova occupando, con i nostri atleti, tutti e tre i posti riservati al podio. Una bella soddisfazione. E’ molto diffuso il Ju Jitsu nel pinerolese? Che io sappia nel pinerolese non ci sono molte palestre che insegnano questa arte marziale, purtroppo credo che si arrivi al massimo di una o due nei pressi di Pinerolo. Dico questo dal momento che molti dei miei allievi sono di Pinerolo, ma molti altri abitano fuori. Oltre che arte marziale e disciplina sportiva il Ju Jitsu è anche utile per la difesa personale. Sì, proprio perché racchiude in sé diverse discipline è molto usato nell’ambito della difesa personale, ma è molto utilizzato anche dalle forze dell’ordine che la imparano durante il loro addestramento.

Quando si può venire nella vostra palestra per provare questa disciplina? Il Ju Jitsu lo pratichiamo il Martedì e il Giovedì dalle 20,30 alle 22,00, ovviamente alla DKJ.


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Nuove frontiere

musica

A cura di Mileto Music School

m u s i c a giovane

Rise of Void

Noi siamo i Rise of Void, un gruppo nato un anno e mezzo fa e composto da me, Amedeo, alla chitarra, Davide alla batteria, Fabrizio al basso e Isidoro alla voce. Io e Davide ci siamo conosciuti il primo anno di superiori siccome eravamo compagni di classe, e abbiamo subito notato una certa affinità caratteriale. Siccome io suonavo la chitarra già da un annetto e lui si era appena comprato una batteria, abbiamo deciso di mettere su qualcosa che assomigliasse ad un gruppo musicale. Così dopo qualche tempo e qualche collaborazione non andata per il verso giusto, abbiamo chiesto agli allora sconosciuti Isidoro e Fabrizio di preparare “Into the Void” e “Paranoid”, due pezzi dei Black Sabbath che continuiamo a suonare tutt’oggi. Dopo averli suonati insieme, mi sono accorto che qualcosa poteva nascere, ed eccoci qui oggi a cercare di fare strada divertendoci e coltivando la nostra più grande passione. I Black Sabbath sono il gruppo a cui, almeno inizialmente, ci siamo maggioramente ispirati: quello stile musicale immediato e accattivante è quello a cui puntiamo ora che scriviamo pezzi nostri. Per un anno però ci siamo limitati a suonare cover: nella scaletta comparivano oltre ai già citati Black Sabbath, i Led Zeppelin, i più recenti Wolfmother, i Rage Against the Machine, i Red Hot Chili Peppers e altri gruppi che fossero inerenti all’Hard Rock classico o più moderno. Posso fieramente affermare che partecipiamo tutti attivamente alla stesura dei testi e alla composizio-

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ne della musica per le nostre canzoni: chi più chi meno, ognuno fa la sua parte. La maggior parte dei riff per le nostre canzoni momentaneamente sono composti da me, ma è curioso come per esempio anche Davide riesca a dare il suo contributo: non sapendo suonare la chitarra, di solito arriva da me cantandomi una melodia che ha in testa e io ho il compito di trasferirla sulla chitarra. Isidoro se la cava molto bene in inglese, quindi i suoi testi e i nostri sono tutti scritti in inglese. La scelta della lingua non è casuale: la maggior parte della musica che ascoltiamo è in lingua inglese, e la consideriamo più orecchiabile di quella italiana. Dopo un paio di mesi di “reclusione” passati a comporre pezzi e a metterli insieme nel miglior modo possibile, ora siamo finalmente pronti per riproporci live: suoneremo il 17 marzo all’Inferno Cafè di Torino, il 24 marzo allo Stranamore di Pinerolo e il 31 marzo prenderemo parte al concorso musicale “I Colori della Musica” in piazza facta, a Pinerolo. Per maggiori informazioni, chiunque volesse può seguirci su facebook alla pagina ‘’Rise of Void’’, dove è anche possibile ascoltare tre nostre cover registrate qualche mese fa. Ovviamente coltiviamo molti progetti per il futuro: dopo questi tre concerti abbiamo in programma di registrare il nostro primo ep, senza però tralasciare i concerti, dove riusciamo ad esprimerci al meglio delle nostre possibilità. Amedeo, chitarrista dei Rise of Void


società

Andare al cinema

Quasi Amici

di Andrea Obiso

Regia: Oliver Nakache, éric Toledano Interpreti: François Cluzet, Omar Sy, Anne Le Ny, Audrey Fleurot, Clotilde Mollet La vera storia di Philippe Pozzo di Borgo, da egli stesso portata sotto forma di libro e poi su celluloide grazie a Oliver Nakache ed Eric Toledano. Nella bella Parigi, quella fatta di ville maestose, strade impeccabili e persone per bene, vive Philippe (François Cluzet), miliardario tetraplegico in cerca di un nuovo assistente fisico. Al colloquio si presentano molti candidati, tutti accompagnati da ottime referenze e grande voglia di lavorare. Fra loro Driss (Omar Sy), giovane delinquente di origine senegalese da poco rimesso in libertà e senza casa, presentatosi unicamente per ottenere una firma sulla richiesta di assunzione per poter continuare a percepire l’assegno di disoccupazione. Il colloquio dura poco, Driss non ha nessuna pretesa di essere assunto e mostra da subito una completa insensibilità e mancanza di pietà verso chiunque lo circondi. La sua incapacità di capire la realtà di Philippe e di provare pena per lui colpiscono il miliardario, il quale decide di assumere il ragazzo. Senza esperienza di nessun tipo, con una completa mancanza di tatto ma anche con una grande voglia di vivere a dispetto delle sventure della vita, Driss riuscirà a conquistare anche il resto delle persone che lavorano per Philippe instaurando con lui un rapporto speciale destinato però a subire diverse complicazioni. Dal libro autobiografico dello stesso Philippe Pozzo di Borgo, “Intouchables” (misteriosamente tradotto “Quasi Amici”) si aggiudica nelle prime settimane il secondo incasso francese di sempre dopo “Giù al Nord”, nota commedia del 2008. Il valore artistico della pellicola di Oliver Nakache ed Eric Toledano risulta però essere ben diverso da quello di “Giù al Nord”, non tanto per il contenuto, argomento da trattare con i guanti se non ci si vuole trovare in guai seri, quanto per la capacità di introdurre subito lo spettatore nell’atmosfera tragicomica che la storia narra con serietà, senza mai tradire lo spirito proprio della commedia. La prima sequenza, che vede Driss e Philippe scom-

mettere su un inseguimento in macchina prima e su un raggiro delle forze dell’ordine poi, crea tensione nei primi minuti virando però subito sul goliardico . La storia continua ad essere raccontata giocando con la comicità e la drammaticità delle situazioni, cercando di portare allo stesso livello l’handicap (fisico) di Philippe e quello (sociale) di Driss, tentando di non scadere mai né in facili drammi strappalacrime né in patetiche gag. L’impresa riesce su tutta la linea anche se qualche appunto, in realtà, è doveroso farlo. In primo luogo alla fase di montaggio, se le sequenze più drammatiche sono impeccabilmente incastonate fra loro, quelle comiche a volte sembrano avere un pezzo mancante e questo rischia di compromettere il ritmo narrativo. Di conseguenza questa piccola critica potrebbe

essere mossa anche al reparto sceneggiatura in quanto le gag, così montate, rischiano seriamente di scadere nella facile ironia, ciononostante la grande bravura di attori e registi trasforma queste potenziali pecche in timidi nei. Piccoli difetti di un film da vedere assolutamente, soprattutto per tutelarsi dalla spiccia commedia italiana di inizio decennio la quale, a differenza del passato, ha molto da imparare da autori d’oltralpe che, se si escludono “The Artist” e “Quasi Amici”, non dispensano capolavori, ma girano film intelligenti in cui si ride, ci si diverte, ma nello stesso tempo si è portati a riflettere oltre l’ilarità.

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società

Appunti di viaggio di Angelica Pons

i n v i a gg i o i n e c u a d o r

Il Parco del Cajas Il Parco del Cajas è uno dei più spettacolari non solo dell’Ecuador ma dell’intero Sudamerica. In un francobollo di terra coabitano 5 ecosistemi diversi: bosco piovoso, bosco nebular, bosco di papel, panamo andino, panamo lacustre. Proprio all’ingresso del parco vi è il sole che sorge tra due colli, un luogo sacro per gli Inca, come un portale per il divino: il sole passa di qui 3 giorni l’anno (tra cui il solstizio d’estate). È una formazione morenica ad “U” originata dalla discesa dei ghiacci, a differenza dalle valli scavati dai fiumi che sono a “V”. Vi sorge una croce, dove dicono apparve la Madonna, a portar pace al Paese dopo un’epoca di guerre sociali e dittature. Dal bosco piovoso si ricavano duemila mm/anno di pioggia, mentre dal nebuloso nascono ossigeno e nuvole come fantasmi. Il panamo produce terra dai depositi organici, ossia dalla marcescenza o dall’autocombustione di vegetali. E’ quel che accade all’endemico “puyo”, con foglie a raggera lanceolate e spesse, che fiorisce dopo 5 anni, prima di morire, ricoprendo di corolline cerulee un tronco a forma di clava, alto un metro. Sui prati fiorellini minuscoli, tulipanini, tarassaci, crocus endemici, senza bulbo, ma solo una radichetta per via del freddo, e quando sono chiusi ospitano un insetto dormiente. Svariati licheni, cespugli di “erba-paglia”, la nostra salvezza per aggrapparci ed arrampicare, ed anche sederci in discesa. La margheritina è la “copita de mantequilla”, ossia vasetto di burro. Valeriana ed erbe odorose, piantine note ma micro, per il freddo, terribile in qualsiasi stagione dell’anno, soprattutto la notte. Per sopravvivere una di esse trasforma l’acqua in gel: così sfatiamo un’altra sicurezza, che gli elementi

esistano in tre stati, solido liquido e gassoso… Eh no, c’è anche il gel, inodore e insapore, non evapora e non solidifica, in cui la suddetta creatura sopravvive al gelo notturno, utilizzando il glucosio della fotosintesi per vivere. Alghe sui tronchi e funghi arancione chiamati in modo pittoresco “popo de angel” ed altri a forma di tavoletta, oltre a quelli più comuni anche da noi, da cucinare in “composta”. Partiamo dall’erba sui colli per salire e scendere prima alla laguna e poi verso il bosco di papel: tronchi di Polylepsis, rosacee, color terra di siena chiaro, che si sfogliano come veline, disposti in orizzontale e diagonale, si intrecciano fitti offrendo sostegno e protezione a muschi giganti ed erbe medicinali endemiche e pittoresche (lingua de vaca): da fuori non si vede nulla, sembra un ammasso informe di cespugli, ma da dentro è un vivo ecosistema colorato e tiepido, con laghetti popolati di ranocchiette gialli e verdi. Quando si riemerge sul panamo l’aria sferza il viso. Le molte lagune confluiscono in una sola, da cui si ricava l’80% di energia elettrica del Paese, e l’acqua per Cuenca. Le lagune comunicano tra loro come un rosario: fiumicello, laguna, fiumicello, laguna; la prima grande, detta per l’appunto “Padre nostro”, è una dolina. Ridiscesa verso il bosco nebular ed il bosco piovoso; in quest’ultimo occhieggiano piccole orchidee e piante rare. La salvia qui è un albero, impollinata dai colibrì. Paperette ed uccelli verso l’area temperata. Al pascolo un lama, con muso di cammello, ed un’alpaca, con muso di pecora ma una riccia parrucca. Con il van di Felipe torniamo a Cuenca e ci scaldiamo… ballando una salsa, la musica tradizionale, come da noi il liscio.

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cosedicasanostra Un Tavolo per l’infanzia

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Sostegno al diritto allo studio

PINEROLO. Il Comune di Pinerolo ha avviato un “Tavolo dell’Infanzia” quale strumento per “promuovere la cultura dell’infanzia, la tutela dei diritti e per raggiungere l’obiettivo di costruire in Città un sistema di offerta di servizi che realizzi un coordinamento di tutti i soggetti pubblici, del privato sociale e privati che offrono servizi ai cittadini più piccoli”. Al tavolo partecipano anche CISS e ASL, istituzioni che hanno tra le proprie funzioni fondamentali la tutela matermo-infantile. “Pinerolo è una città molto sensibile a temi importanti e delicati come l’educazione e l’accudimento dei bambini – dichiara Tiziana Alchera, Vicesindaco della Città di Pinerolo – e quello del Tavolo per l’Infanzia è un mezzo efficace per realizzare politiche per l’infanzia che prevedano un’azione congiunta di tutte le realtà presenti sul territorio. Un’azione improntata alla qualità dei servizi e all’attenzione per i più piccoli.

PINEROLO. Dall’11 aprile al 31 maggio è possibile presentare le domande per la richiesta di contributi per il diritto allo studio. Per farlo bisogna possedere a priori i requisiti economici riportati nel bando, quindi si potrà far richiesta di differenziate forme di agevolazione, tra cui borse di studio statali, assegni di studio e fornitura gratuita dei libri di testo. Le domande vanno presentate al comune di residenza entro il 31 maggio 2012. La richiesta presentata con il modulo (MURC) deve pervenire al Comune attraverso la Segreteria della scuola frequentata dallo studente. Per ritirare il modulo, o per ulteriori informazioni, visitare il sito internet del Comune di Pinerolo www.comune.pinerolo.to.it – sezione istruzione oppure rivolgersi all’Ufficio Istruzione o all’URP. Rivolgersi alla Segreteria della scuola che si frequenta.

Dizionario inglese-piemontese

L’Associazione “Valore Laicità”

CAN-CELL: infisso metallico CAN-SOON: breve componimento musicale CAKE-‘CAUSE: qualche cosa CAR: costoso CARD: cardo CHEAT: piccolo (vezz.: “figliolo”) BEEN-CHEAT: molto piccolo COOL: quello (COOL-LEE: quello lì) COOL-HAT: colletto COW-LEE-MOORE: comune di Cavallermaggiore COWS: calcio, pedata

PINEROLO. L’Associazione Valore laicità “Alberto Barbero” prosegue l’attività di informazione e di raccolta dei testamenti biologici. Lo sportello presso i locali annessi al tempio valdese in via dei Mille,1 a Pinerolo è aperto il primo mercoledì di ciascun mese (4 aprile - 2 maggio - 6 giugno - 4 luglio) dalle ore 17.00 alle ore 19.00. Info sul sito www.valorelaicita.it.


Sono a m i c i d i P i n e r o l o I n D i a l o g o

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Pinerolo Indialogo Aprile 2012  

N.4 Magazine d'informazione e di cultura locale per il dialogo tra generazioni

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