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Gennaio 2011

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INDIALOGO

Supple m e n t o d i I n d i a l o g o . i t , a u t o r i z z . N . 2 d e l 16.6.2010 del Tribunale di Pinerolo

Manifestazione studentesca 14/12/2010

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Buone News A cura di Gabriella Bruzzone

Top ten delle buone notizie del 2010

I giornali per la maggior parte sono infarciti di brutte notizie, se non di tragedie. Ma è l’albero che cade... Noi vogliamo presentarvi anche la foresta che cresce. Ecco in breve le dieci buone notizie che più hanno influito su economia, politica e società in questo 2010 appena concluso. 1. Lo scorso novembre un’azienda di Ferrara, sede distaccata di una multinazionale brianzola, è stata premiata per aver trascorso 500 giorni senza infortuni. Una buona notizia che contrasta nettamente con i sempre più frequenti bollettini di morti sul lavoro. 2. È entrato in funzione il primo treno privato d’Italia, marcato Arenaways. L’ideatore, Giuseppe Arena, ha potuto realizzare il sogno di una vita, fornendo la tratta TorinoMilano di una seconda linea ferroviaria che indubbiamente creerà una forte concorrenza a Trenitalia, grazie soprattutto ai numerosi servizi offerti durante il viaggio. 3. L’esercito italiano ha distribuito in ottobre bulbi di zafferano in Afghanistan. Il progetto Nato, di cui pochi erano a conoscenza, intende sostituire le coltivazioni di oppio con quelle di zafferano. In questo modo, oltre a fornire sostentamento alle popolazioni colpite dalla guerra, si mira ad eliminare i guadagni che i talebani hanno sul traffico di oppio. 4. È stata messa a punto in Sudafrica, dopo

anni di studio, una bustina per potabilizzare l’acqua. Si utilizza come un normale filtro sui colli delle bottiglie e verrà commercializzata a breve. Metodo che potrebbe ridurre sensibilmente il numero di morti, in particolare bambini, a causa di colera e diarrea. 5. Ad Adro, comune della provincia di Brescia, un anonimo benefattore ha saldato i debito che alcune famiglie avevano contratto con la mensa della scuola. 6. Entro il 2016 sarà pronto uno spray a base di cellule fotovoltaiche. Il progetto è nato dalla collaborazione tra l’Università degli Studi di Leicester, in Inghilterra, e la Ensol, un’azienda norvegese. Il vantaggio di questo spray risiede nella molteplicità di utilizzo: potrà infatti essere usato su superfici diverse, fino a ricoprire un intero edificio. 7. Il rinoceronte nero africano non è più in via d’estinzione. Grazie alle nuove riserve e ai nuovi habitat, in un sola decade è quasi triplicato il numero di esemplari in Africa. 8. Ha ufficialmente preso avvio a novembre il Rewilding Europe, un progetto che entro il 2020 punta a risistemare un milione di ettari su tutto il territorio europeo, per far rinascere nelle persone il desiderio di vivere la naturalità del proprio continente. 9. In Italia come in America, cresce lo spirito solidale di cittadini: molti hanno partecipato a collette alimentari o hanno deciso di condividere con le persone più disagiate i pasti e i regali di Natale. 10. Cresce la fiducia nell’economia: dopo la crisi, comincia lentamente la ripresa. Previste anche nuove assunzioni nel 2011, un dato che fa sperare migliaia di giovani.

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| Editoriale | Ogni volta che gli studenti entrano in agitazione e manifestano, scattano subito i paragoni col ‘68, il ‘77, la Pantera degli anni ‘80, l’Onda... e così via. E l’adulto benpensante ha gioco facile a dimostrare che ogni tanto - ogni dieci anni - bisogna lasciare sfogare i giovani, e che anche stavolta è tutto strumentale, non c’entra nulla la riforma Gelmini, si protesta per protestare, e per molti occupare le facoltà e i licei è un diversivo per saltare qualche interrogazione e per prendersela col governo di turno. Ma se andiamo indietro nel tempo vediamo che l’effervescenza giovanile c’è sempre stata. I giovani hanno sempre lottato per crearsi uno spazio vitale e per farsi ascoltare. Scriveva già Cornelio Tacito negli “Annali” nel primo secolo a.C.: «I gruppi elitari della società sono agnostici o scettici, i leaders politici sono ipocriti. I giovani sono in conflitto aperto con le autorità del passato. Essi vogliono sperimentare le religioni e le tecniche di meditazione orientali. La maggior parte dell’umanità è influenzata dalla decadenza». Sembra una descrizione della realtà di oggi, dove si parla di società “senza desideri collettivi” (Rapporto Censis). Il dramma è l’assoluta assenza, sia nel centrodestra, sia nell’opposizione, di progetti di Governo indirizzati alla soluzione di questi problemi, a cominciare dalla disoccupazione giovanile. Antonio Denanni PINEROLO INDIALOGO Direttore Responsabile Antonio Denanni Hanno collaborato a questo numero: Fiammetta Bertotto, Michele Barbero, Silvio Ferrero, Emanuele Sacchetto, Beatrice Gouthier, Valentina Voglino, Gabriella Bruzzone, Francesca Noardo, Maurizio Allasia, Andrea Obiso, Mario Rivoiro, Massimiliano Granero, Nadia Fenoglio, Giulia Antonucci Con la partecipazione di Elvio Fassone

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Buone News

top ten del 2010

Eventi

vacanze e voglia di neve

Primo piano

non solo contro la riforma

Visibili&Invisibili

diritti umani e verità delle cose

Nuvole sopra i 20

che ciascun giorno ci rinnovi

Politica in Città

ultimi lavori del 2011

Pinerolo come la vorrei

innanzitutto politiche per il lavoro

Delibere comunali

dicembre 2011

Tendenze

mondi virtuali e reali

Giovani@scuola

non è il sessantotto

Giovani&Lavoro

migranti per lavoro o per studiare

Sociale &Volontariato

l’associazione “il raggio”

Personaggi

mattia puleo, aiuto regista

Teatro

uomini e topi

Arte&Architettura

nuove fioriture

Musica

le officine lumiere

Sport

volvera rugby

photo Giacomo Denanni

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PineroloIndialogo, supplemento di Indialogo.it Autorizzazione del Tribunale di Pinerolo n. 2 del 16/06/2010 redazione Tel. 0121397226 - Fax 1782285085 E-mail: redazione@pineroloindialogo.it

http://www.pineroloindialogo.it http://www.facebook.com/indialogo.apinerolo http://www.issuu.com/pineroloindialogo

Lettere al giornale

risponde elvio fassone


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EVENTI

Gennaio: vacanze sulla neve

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A cura di Giulia Antonucci

nelle m o ntagne del pine r o lese

Vacanze e voglia di neve Tanta curiosità, tradizioni ed originalità nelle valli

Vacanze: la neve cambia look. La parole d’ordine a dicembre è “vacanza”! L’autunno è stato difficile e faticoso, e la necessità di una sosta di riposo si fa sentire. E i pinerolesi, non a caso, desiderano in particolare trovare sotto l’albero proprio un bel viaggio. Ma anche per chi resta a casa e ha deciso di trascorrere qualche giorno in montagna le nostre valli offrono delle opportunità un po’ fuori dal comune. Dall’8 dicembre, con le nevicate abbondanti in anticipo rispetto al solito, sono tutte aperte le piste in tutti i comprensori sciistici, per la grande gioia dei villeggianti e dei residenti. Pragelato, Sestriere, Prali, Bardo-

necchia, Cesana, Sauze d’Oulx... per fare alcuni nomi, hanno messo in cantiere tante attività per accogliere i turisti, da quelle primarie di svago sulla neve a quelle culturali, culinarie e artistiche. In Val Troncea per chi ama camminare nella neve con le racchette e immergersi nella natura sono state organizzate delle ciaspolate. È stato attrezzato un “Sentiero delle cia-

spole” con escursione giornaliera nel parco (prenotazione obbligatoria fino al 4 gennaio) e pranzo in rifugio. Naturalmente a Pragelato sci e neve vogliono dire soprattutto la pista di fondo olimpica immersa nella “natura incontaminata... nella bellezza del Parco Naturale della Val Troncea” come recita il sito del comune. “La pista si snoda lungo il fondovalle, offrendo la possibilità di vivere a fondo la montagna. Gli appassionati di sci di fondo possono scegliere tra sette percorsi che, con diversi chilometraggi, si inoltrano in paesaggi di toccante bellezza, alcuni dei quali all’interno del Parco”. Per lo sci da discesa ovviamente la parte da leone la fa Sestriere con le sue piste inserite insieme a quelle di altri sei comuni nel comprensorio della Via Lattea (72 impianti di risalita e 211 piste, per una lunghezza complessiva di 400 km) che permettono agli appassionati di sci di praticare fino allo sfinimento il loro sport preferito. Al punto di partecipare a gare impegnative o amatoriali. Per i principianti o per chi vuole perfezionarsi, in tutte le località ci sono corsi di sci, di pattinaggio, di hockey su ghiaccio, snowboard, curling, ecc. Per chi ha più ardimento vi sono le proposte per gite sci-alpinistiche, con le racchette da neve e arrampicate su ghiaccio da parte delle guide alpine (Bardonecchia). Montagna non vuol dire solo immergersi nella neve con gli sci ai piedi, ma anche riposo, relax (con i centri di massaggio, sauna e svago), cultura, musica, poesia, letteratura... Tutti i luoghi di villeggiatura hanno dei pacchetti differenziati di attività per soddi-


5 sfare le esigenze differenti dei turisti. Anche in questo campo la parte da leone la fa Sestriere con la “Cultura ad alta quota” presso Casa Olimpia, dove scrittori, poeti, musicisti presentano le loro opere A Pragelato, tra gli altri, si è assistito alla conferenza del metereologo Luca Mercalli, su “Bilancio climatico 2010 e prospettive per il 2011” e alla presentazione del libro del guardaparco Bruno Usseglio “Notizie storiche sull’Alta Val Chisone”. Di concerti ed esibizioni musicali ce ne sono state ad iosa. A Sauze d’Oulx al teatro d’Ou (29/12) si è esibita la band Mega Sihombing. Vi sono state anche suonate d’organo. A Claviere musica dal vivo coi Silver Tongues presso la scuola di Sci ed esibizioni di sci e free style. Altri eventi ci saranno. Da lunedì 18 a sabato 23 gennaio le discipline paralimpiche invernali torneranno ad essere protagoniste sulle piste di Sestriere, in occasione delle gare della Coppa del Mondo di Sci Alpino per Disabili. Dal 20 al 27 marzo 2011 si festeggerà l’evento “SnowPress White Week!“ per festeggiare i 25 anni di snowboard a Bardonecchia, proprio sulle piste e lo snowpark che hanno ospitato i giochi olimpici di Torino 2006.

Ha debuttato anche “Sestriere by night”, il servizio bus navetta serale gratuito che collega le principali stazioni turistiche del comprensorio della Via Lattea. Due linee, una verso la Val Susa e l’altra verso la Val Chisone, fino alle cinque del mattino, per consentire un ritorno sicuro anche per i nottambuli delle discoteche. Naturalmente il top del soggiorno in montagna lo si raggiunge la notte di Capodanno con le fiaccolate dei maestri di sci sulla neve a mezzanotte. Anche qui la più nota è quella di Sestriere, che ha dato il via a questa tradizione nel 1932. All’evento di quest’anno hanno partecipato 250 maestri degli sci club Sestriere, mantenendo ancora una volta il primato nazionale.


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6 primo piano

A cura di A.D. Fotografie Giulia Ughetto

la p r o testa gi o vanile nel pine r o lese

Non solo contro la riforma

Mancano le prospettive: “Ci hanno rubato il futuro” Anche i giovani di Pinerolo hanno partecipato alle manifestazioni studentesche di protesta che si sono svolte a livello nazionale. I partecipanti sono stati soprattutto ragazzi delle scuole medie superiori aggregati attorno al gruppo della propria scuola e ai rappresentanti d’istituto. L’istituto trainante della protesta pinerolese è stato il Liceo Porporato, i cui studenti hanno occupato i locali dormendovi anche di notte per circa 10 giorni e organizzato la marcia cittadina di protesta del 14 dicembre. La protesta era legata alle vicende nazionali della legge Gelmini di riforma dell’università e del voto di fiducia al governo Berlusconi, ma esprimeva un disagio più profondo e diffuso, la mancanza di prospettiva futura. Infatti molti degli striscioni portati in piazza riportavano lo slogan “la crisi io non la pago”. La crisi economica che è esplosa in questi ultimi anni con l’insolvenza dei mutui è la

crisi di una società opulenta degli adulti che si è costruita a debito ipotecando i destini delle future generazioni, che si troveranno a far fronte a questa massa enorme di debiti che toccherà inevitabilmente i loro destini, anzi già il loro presente con gli alti tassi di disoccupazione. La protesta giovanile pinerolese e italiana, ma anche europea (vedasi la protesta degli studenti greci ed inglesi) ha alla base questo peccato originale di fondo che ha portato soprattutto in questi ultimi vent’anni a politiche economiche del consumo del “tutto e subito”, anche a debito, senza pensare alle future generazioni, quindi ai giovani di oggi. Questi nodi di fondo sono venuti al pettine con la crisi economica, dove ancora una volta a pagare sono stati i giovani con un alto tasso di disoccupazione giovanile e che li porterà domani a doversi pagare una quota integrativa per la pensione.


7 Una protesta quindi sacrosanta che a livello pinerolese ha coinvolto quasi esclusivamente i giovani delle superiori in quanto quelli universitari mancano di punti di aggregazione se non quelli dello svago del bar e del gruppo degli amici di fine settimana. Occorre una politica giovanile, che incominci già con il sostegno alla famiglia con figli, che continui con la scuola, anche quella che prepara alla professione manuale, senza considerarla una scuola di serie B, e la scuola e l’università vengano concepite come luoghi di preparazione al futuro, dove stare il meno possibile e non luoghi di parcheggio giovanile (In Inghilterra ci si laurea a 21 anni, con possibilità di spendere presto le competenze acquisite. In Italia se va bene a 23 anni). Quindi una politica scolastica che immetta prima nel mondo del lavoro e una politica giovanile che valorizzi le competenze e la creatività dei giovani. Negli stessi giorni in cui i giovani italiani protestavano per le strade, in America la rivista Time indicava come persona dell’anno il ventiseienne Mark Zuckerberg che quando aveva 20 anni, insieme ad altri amici, ha inventato Facebook, che oggi ha un valore di mercato di 40 miliardi di dollari. Circa 35 anni prima un altro ventenne, Bill Gates nel suo garage inventava con altri amici la Microsoft. È solo la storia di due uomini a caso, di due ex giovani, che probabilmente hanno

usufruito di politiche che hanno valorizzato la loro creatività ed ingegno, che li ha portati ad essere tra gli uomini più ricchi ed importanti nel mondo. Un’ultima cosa da dire è che i giovani non cercano solo lavoro, ma anche grandi sogni da realizzare. Oggi non manca solo il lavoro, mancano anche grandi mete da realizzare. Mancano grandi idealità e progettualità. L’identità liquida, figlia della società liquida (degli adulti!) ha messo in crisi la progettualità di sé e le legittime attese che ne conseguono, che sono la concausa del malessere e della protesta giovanile.


diritti umani

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Visibili & Invisibili Di Massimiliano Granero

I M I G R A N T I d ’ a f r ica

Tra Diritti umani e affari

I TT I Gli interessi dei molti spesso, troppo IR D spesso, si scontrano con gli interessi di pochi. Quei pochi che diventano degli invisibili, degli intoccabili, perché nessuno intende curarsi di loro, ma tutti guardano e passano. Un caso eclatante è quello dei migranti d’Africa. Milioni di persone in fuga dalla fame, dalla guerra e alla ricerca di un futuro meno fragile. Di essi più di due milioni sono rifugiati, perseguitati dai governi dittatoriali, scampati alla morte in paesi in cui la guerra non è un incubo lontano, ma la quotidianità. E proprio l’Europa che nel 1951 ha creato, unita, una Convenzione per proteggere anch’essi, nel 2010 decide di abbandonarli. Ciò a favore di accordi commerciali con la Libia. La Grande Jamahiriy-

ya (Repubblica) Araba di Libia, Popolare e Socialista, in realtà una dittatura militare retta da Gheddafi. Un paese di transito e di destinazione per le persone in fuga. In fuga da persecuzioni razziali, etniche, religiose, sociali o politiche. Eppure uno stato che dal giugno 2010 decide di far sospendere nel suo territorio ogni attività dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). Diventando così un partner ideale per l’Europa, e per l’Italia in prima linea, nel controllo dell’immigrazione. Un controllo che non tiene conto di diritti umani, di situazioni drammatiche né tantomeno di una legislazione che risale a più di cinquant’anni orsono. Un motivo in più per vergognarsi di questa Italia.

ZA N A IN D TA IT C

“CORROTTI”: la campagna contro la corruzione di Libera

Puntiamo gli occhi alla verità delle cose

Il segreto è far finta di niente. Fingere che tutto vada per il meglio, che ogni cosa funzioni. Fregarsene dei problemi e vivere la vita così com’è, senza crearsi altro stress. O forse no. Forse non dovrebbero andarci bene tutte le ridicole (a volte si ride per non piangere) “vajassate” della politica nostrana. È così che la democrazia si ammala. E se abbiamo degli occhi per osservare il mondo, puntiamoli dritti alla verità delle cose. E se abbiamo una bocca per esprimere tutto quel che ci rappresenta, urliamo la nostra indignazione. Non significa fare una rivoluzione, ma cambiare, insieme, ciò che non va. Questo si propone di fare Libera, con la sua campagna contro la corruzione, CORROTTI. Una raccolta di firme, un regalo di Natale da spedire al Presidente (della Re-

pubblica, ovviamente) e un regalo per tutti noi Italiani, che corre lungo tutto il mese di Dicembre e di Gennaio perché anche l’Italia, questo benedetto assurdo bel paese, adotti delle norme per la lotta alla corruzione. Perché non sia una utopia, perché ci si adegui al resto d’Europa, ratificandone i trattati in materia. E perché i corrotti restituiscano ciò che hanno rubato. Non vogliamo permettere che i beni confiscati alle mafie, case, terreni, aziende, tornino nelle loro tasche al posto dell’uso sociale a cui si dovrebbero destinare. Vogliamo che la Cosa Pubblica non torni ad essere “Cosa Nostra”, e che ciò avvenga secondo la legge italiana. E se abbiamo delle mani per toccare la terra e il cielo, facciamola questa firma.


società

Nuvole sopra i 20 A cura di Fiammetta Bertotto

c o ns u ntivi e p r o p o siti di cap o dann o

“Che ciascun giorno ci si possa rinnovare” L’inizio di un nuovo anno è da sempre un momento di grandi pensieri, di ritorni al passato e di fantasie sul futuro. Nel crescere, queste riflessioni si fanno man mano più profonde e s’intrecciano a responsabilità e cambiamenti progressivamente maggiori: la differenza tra il giovane e il meno giovane, insomma, si assottiglia e diventa difficile trovare problemi ed interessi non ancora condivisi. Tant’è che, nelle tavolate dei diversi cenoni festivi invernali e nelle varie statistiche di fine anno, si discutono temi e sogni italiani tanto comuni quanto intergenerazionali, come il trovare un buon lavoro, il colpaccio di una grossa vincita alle numerose lotterie, la voglia di successo nel mondo dello spettacolo, del cinema, della politica… E improvvisamente ci si accorge che quell’intontimento che Marx una volta attribuiva alla religione, è oggi diffuso in dosi consistenti dal digitale terrestre, dalla televisione di Stato, da quella privata concorrente e dalle parabole satellitari. Tutti coinvolti entusiasticamente per raggiungere la pace dei sensi, il portafoglio gonfio e la devozione ai grandi comunicatori ed ai tempi moderni, in un tripudio scenografico in cui “apparire” ed “ottenere” sono le vie maestre da seguire. Immancabilmente, quindi, ogni trentun dicembre e primo gennaio diventano l’oggetto di un ottimismo sfrenato ed i fautori di grandi speranze: in questa beata ricorrenza si fanno propositi, ci si pente degli spropositi passati, s’indossano facce nuove e vestiti con milioni di pailettes. Detto altrimenti, non si considera il capodanno come l’obbligata quanto semplice messa a punto di un numerino da apporre alle date (dopotutto, non dicono forse che la cronologia sia l’ossatura della storia?), ma piuttosto quello stesso numerino finisce per assumere su di sé l’importante ruolo di scadenza fissa per oscuri pessimismi e paure, nonché

quello più lusinghiero d’inizio d’una novella storia da crearsi, possibilmente, spesso, un po’ o molto dissimile da quella appena vissuta. E così, trasformando la vita e lo spirito umano in un’azienda col suo giusto bilancio ed il preventivo per la nuova gestione, contemporaneamente la data diviene un ingombro che impedisce di vedere e considerare come la storia continui a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza

bruschi arresti, da sempre. L’augurio migliore che si possa fare è allora, fatta questa lunga premessa, scordarsi l’ansia da prestazione di questo sconosciuto gennaio e far sì invece che, durante tutto l’anno, ciascun mattino si facciano i conti con se stessi, che ciascun giorno ci si possa rinnovare; che ogni ora sia sorprendente, pur riallacciandosi a quelle trascorse da non dimenticare, e che buoni propositi ed esagerati spropositi siano realizzati in qualsiasi momento possibile, privati dall’affanno dei giorni di baldoria a rime obbligate collettive.

Passeggere. Credete che sarà felice quest’anno nuovo? 
 Venditore. Oh illustrissimo sì, certo. 
 Passeggere. Come quest’anno passato?
 Venditore. Più più assai. Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere, Giacomo Leopardi

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politica

In Città A cura di Emanuele Sacchetto

L ’ agenda dei lav o r i 2 0 1 1

Le ultime opere prima del voto Mentre all’interno del partito che è alla guida dell’amministrazione della città brigano per il prossimo candidato a sindaco, gli attuali amministratori hanno messo in campo le ultime forze. Gli otto punti programmatici di fine mandato esposti nel Consiglio Comunale di ottobre rimangono l’orientamento di fondo, ma in concreto si punta a realizzare alcune attività edilizie in sospeso da tempo. Al primo posto vi è la realizzazione della caserma dei carabinieri, il cui progetto però ancora fatica a partire per via della trafila burocratica da superare. Vi è poi la Scuola di cavalleria, che con l’ultimo investimento da quattro milioni verrà completata nelle strutture, ma rimane da definire tutto il progetto della gestione e dell’utenza. Prenderà il via anche il piano di ristrutturazione di Palazzo Vittone, che con la messa in opera delle strutture in base alle norme di sicurezza, lo metteranno in regola per ospitare i musei civici cittadini. Sempre in ambito culturale dovrebbero iniziare a breve i lavori di restauro conservativo della cappella di S. Lucia, con rifacimento del tetto, degli infissi e di parte delle superfici decorate fino ad un importo di c.a 100 mila euro. Per la gioia delle società sportive verrà

rifatta anche la pista di atletica e delle altre specialità di settore del campo F. Martin, con sostituzione di tappetino, cordoli e piste di gara fino ad un importo di c. 250 mila euro. Più nell’ottica dei desiderata la sistemazione dell’area dell’ex merlettificio Türck, dove si intrecciano problemi di accordo tra i diversi proprietari, rilascio di parere della Soprintendenza ai beni culturali, pressione dei gruppi ambientalisti cittadini e più in generale una visione urbanistica di tutta l’area. Nel 2011 dovrebbero incominciare anche i lavori per sostituire il vecchio ponte militare che da via Castelfidardo porta al quartiere Tabona.

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EL EZ IO NI 11 CO Pinerolo come la vorrei /2 MU NA di Paolo Reita LI 20 11

Innanzitutto politiche per il lavoro “Che tristezza alcune vie del centro storico prive di vita commerciale” Nella prospettiva delle elezioni comunali del 2011 abbiamo messo in campo questa rubrica per riportare le aspettative dei cittadini dai futuri amministratori della nostra città. Questa volta interviene Paolo Reita, Presidente dell’Associazione Commercianti di Pinerolo

L’economia delle botteghe commerciali, quelle sotto casa per intenderci, è legata oggi sempre più strettamente a chi porta sulle spalle il peso maggiore della crisi e, nel pinerolese, la situazione non è certo rosea: tra i nostri clienti ci sono, ovviamente oltre alla persone che hanno un lavoro, coloro che si trovano in mobilità o in cassa integrazione. Che il commercio risenta della crisi è sotto gli occhi di tutti. Nel centro città, dove gli affitti degli immobili sono più elevati, lentamente ed inesorabilmente il franchising delle grandi catene sostituisce il negozio a gestione famigliare. Il tanto bistrattato commerciante, che però partecipa attivamente alle iniziative della città, ce la farà a resistere oppure sarà spazzato via da un futuro centro cittadino creato a immagine delle gallerie dei tanto voluti centri commerciali? E che dire poi della tristezza e dell’abbandono di alcune vie del centro storico prive di qualsiasi vita commerciale ? Non sfugge, inoltre, la diversa tipologia degli odierni contratti di lavoro: quello della grande distribuzione che prevede un certo numero di ore lavorative distribuite nell’arco della settimana, di sette giorni, dal lunedì alla domenica; quello del commercio tradizionale che intende il lavoro a tempo indeterminato e prevede normalmente una giornata di riposo infrasettimanale, oltre alla domenica. Se è vero che la chiave per uscire da questo periodo critico sono i consumi, il lavoro ne è il fulcro. Ed il lavoro è quanto mi piacerebbe trovare in cima a tutti i programmi elettorali. Mi pongo alcune domande su questo tema prio-

ritario. Mi chiedo, ad esempio, se la nuova amministrazione sarà capace di identificare e favorire, nel medio e lungo termine, l’insediamento di una nuova zona industriale e artigianale, tenendo presente che la nostra cultura storica è quella manifatturiera. Mi chiedo, poi, se essa sarà capace di sostenere l’apertura dei negozi nel centro storico e nei nuovi quartieri che oggi ne sono privi, approntando un’adeguata e mirata fiscalizzazione. Mi chiedo, anche, se sarà capace di imparare dagli errori de-

gli altri paesi europei che, prima del nostro, hanno favorito la crescita smisurata dei centri commerciali nelle periferie accorgendosi poi della completa sparizione del commercio nei quartieri non centrali, a danno di quella parte più debole della società formata da anziani, vecchi e disabili. Ricorderei, inoltre, i molti posti di lavoro sbandierati a seguito dell’insediamento di questi grossi centri, poi dimezzati a regime, in assoluto silenzio. Mi chiedo, ancora, se essa sarà capace di incoraggiare opportunamente e guidare i giovani al commercio seguendoli, soprattutto, nei primi anni di attività. I giovani sono concreti: chiedono opportunità alle amministrazioni pubbliche, non assistenza. Sarà, per questa nuova amministrazione che noi cittadini pinerolesi sceglieremo, una sfida sicuramente faticosa ed impegnativa, ma che, se intrapresa, potrà portarci lontano. Questa è la nostra speranza.


zione amministra

Pinerolo A cura di Silvio Ferrero

M ese di dicemb r e 2 0 1 0

Delibere della Giunta comunale Delibera 471 del 1.12.2010 Approvazione convenzione e progetto “Rafforzamento del sistema di formazione professionale a Bissau 2”. Delibera 472 del 1.12.2010 Approvazione bozza di convenzione tra il comune di Pinerolo ed il CPI di Pinerolo per l’inserimento in tirocinio formativo presso il settore urbanistica. Delibera 473 del 1.12.2010 Chiusura agenzia sociale per la locazione. Delibera 474 del 1.12.2010 Spostamento stazione radio base in viale 17 febbraio 1848 – condizioni. Delibera 475 del 9.12.2010 Saldi invernali 2011 – Provvedimenti. Delibera 476 del 9.12.2010 A.S.D. Licheri Bike – organizzazione gara ciclistica “11° prova coppa CSAIN Piemonte Cliclocross” domenica 12.12.2010 Concessione patrocinio, parco olimpico e coppe per formazione montepremi. Delibera 477 del 9.12.2010 Associazione Pallavolo Pinerolo – adeguamento tariffe utilizzo palazzetto dello sport e campo di calcetto a partire dal 1.1.2011 per le società e dal 1.9.2011 per le scuole. Delibera 478 del 9.12.2010 Prelievo dal fondo di riserva n. 14. Delibera 479 del 9.12.2010 Variazione ai capitoli dei servizi per conto terzi Delibera 480 del 9.12.2010 Integrazione al vigente regolamento di organizzazione degli uffici e dei servizi: approvazione regolamento del sistema di performance management. Delibera 481 del 9.12.2010 Patrocinio all’Associazione Bridge di Pinerolo. Delibera 482 del 9.12.2010 Adesione ai progetti “Giovani costruttori di pace”; “Dudal Jam. Scuola di pace”; “Staffetta di scrittura creativa”. Delibera 483 del 9.12.2010 Approvazione schema di protocollo d’intesa per la cooperazione alla progettazione di un percorso turistico teso alla valorizzazione elle eccellenze territoriali dell’Asse Torino – Pinerolo nel campo del design, del gusto.

Delibera 484 del 15.12.2010 Deliberazione 95/2010: linee di indirizzo per la costituzione di un fondo per il finanziamento del trattamento accessorio dei dipendenti – anno 2010: modificazione e approvazione attività art 15c.5 CCNL 1.4.1999. Delibera 485 del 15.12.2010 Revoca deliberazione n.297/2010 e nuova assegnazione fasce di classificazione posizioni dirigenziali. Delibera 486 del 15.12.2010 Autorizzazione richiesta polizza fideiussoria per pagamento acquisto area in viale 17 Febbraio 1848. Delibera 487 del 15.12.2010 A.S.D. Pallavolo Pinerolo – Assegnazione contributo interventi di manutenzione straordinaria presso palazzetto dello sport. Delibera 488 del 15.12.2010 USA Piscinese – Riva – Attività svolta alla scuola primaria “Collodi” sita in frazione diva di Pinerolo. Concessione contributo. Delibera 489 del 15.12.2010 A.S.D. Hockey club Pinerolo – Palaghiaccio olimpico organizzazione festa di Natale 19 dicembre 2010 e festa della Befana il 6 gennaio 2011. Delibera 490 del 15.12.2010 A.S.D. Sporting Club Pineroo – Stadio olimpico del Ghiaccio organizzazione Galà del ghiaccio “effetto notte” 26 dicembre 2010. Concessione patrocinio. Delibera 491 del 15.12.2010 A.S.D. Centro Taekwondo Piossasco – Dimostrazione e organizzazione corsi di taekwondo. Concessione patrocinio. Delibera 492 del 15.12.2010 Assistenza scolastica – Piano provinciale per il diritto allo studio. Anno scolastico 2009/2010 riparto fondi. Delibera 493 del 15.12.2010 Progetti di Animazione – anno scolastico 2010 – 2011. Delibera 494 del 15.12.2010 Presa d’atto della sostituzione dei Consiglieri Comunali di Maggioranza nella Commissione Mensa. Delibera 495 del 15.12.2010 Individuazione delle aree delle posizioni organizzative ai sensi dell’art. 8CCNL 31.3.1999 Anno 2011. Delibera 496 del 15.12.2010 Concerto natalizio a cura del Coordinamento Cori Pine-

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appuntamenti

Pinerolo A cura di Silvio Ferrero

M ese di gennai o 2 0 1 1

Eventi e manifestazioni 2 gennaio Sem Terra Mostra Mercato 10 , 17, 24 e 31 gennaio Festa Teatrando - Nonsoloteatro INFO www.nonsoloteatro.com 16 gennaio Sem Terra Mostra Mercato 9 e 27 gennaio STAGIONE TEATRALE 2009/2010 presso Teatro Sociale. Organizza il Comune 26-29-30 gennaio Giorno della memoria: commemorazioni. Organizza il Comune rolesi – Patrocinio e contributo. Prelievo dal fondo di riserva n. 15 Delibera 497 del 15.12.2010 Programma casa: 10000 alloggi entro il 2012, secondo biennio di intervento – approvazione studio di fattibilità denominato “Campus Parco Olimpico”. Delibera 498 del 15.12.2010 Autorizzazione alla sottoscrizione del C.D.I.L. integrativo del C.D.I.L. integrativo 2009 del personale dipendente, esclusa la qualifica dirigenziale. Delibera 499 del 22.12.2010 Concessione patrocinio al CSE Pinerolo GIR per la cavalcata della Scremita e festa di S. Antonio. Delibera 500 del 22.12.2010 Autorizzazione alla sottoscrizione della preintesa contrattuale per il personale dirigenziale siglata il 15.12.2010. Delibera 501 del 22.12.2010 Autorizzazione alla sottoscrizione della preintesa contrattuale per il personale dirigenziale siglata il 15.12.2010. Delibera 502 del 22.12.2010 Autorizzazione alla sottoscrizione della preintesa contrattuale per il personale dirigenziale siglata il 16.12.2010. Delibera 503 del 22.12.2010 Prelievo dal fondo di riserva n. 16 Delibera 504 del 22.12.2010 Concessione della gestione del servizio di accertamento e riscossione dell’imposta comunale sulla pubblicità, dei diritti sulle pubbliche affissioni e del servizio di accertamento e riscossio-

ne della tassa di occupazione spazi ed aree pubbliche – proroga per il periodo 1.1.2011 – 31.12.2011. Delibera 505 del 22.12.2010 Dematerializzazione, a partire dal prossimo 1.1.2011, delle determinazioni dirigenziali con passaggio al nuovo flusso informatico che consentirà la gestione completa dell’atto in formato digitale. Approvazione. Delibera 506 del 22.12.2010 Abbonamenti annuali TPL anno 2011 a favore di ultrasettantenni residenti e studenti residenti in condizioni economiche disagiate. Individuazione numero integrazioni a carico dell’amministrazione comunale. Delibera 507 del 22.12.2010 Concessione patrocinio all’Associazione Nazionale Sordomuti per l’utilizzo gratuito del centro sociale di San Lazzaro. Delibera 508 del 22.12.2010 Approvazione inserimento in tirocinio formativo c/o Segreteria Generale. Delibera 509 del 22.12.2010 Concessione e utilizzo del Teatro Sociale a tariffa agevolata al Teatro Dionisio per i giorni 2 e 3 gennaio per allestimento spettacolo “La signorina Julie” del 7 gennaio 2010. Delibera 510 del 22.12.2010 Stipula convenzione con i C.A.F. per gestione adempimenti bonus energia elettrica e gas – 1.1.2011 – 31.12.2011.

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società

Tendenze A cura di Massimiliano Malvicini

cultura giovanile e nuove tecnologie

Tra mondi virtuali e reali

Nel contesto socio-culturale degli ultimi due decenni, la tecnologia non ha solo rappresentato al meglio le potenzialità della specie umana, nel bene e nel male, ma ha modificato profondamente la relazione che esiste tra ciò che è reale e ciò che non lo è, quest’ultimo identificato sempre di più con il termine “virtuale”. Con il passare degli anni, il mondo proprio dei byte e di Internet si è eretto come una dimensione parallela alla vita materiale di tutti i giorni: un luogo in cui rifugiarsi, diver-

tirsi e, addirittura, rifarsi una vita. Per molti, l’identità virtuale è qualcosa da sfruttare al meglio sui social network, dove non c’è bisogno di creare elaborati avatar e vivere situazioni di realtà simulata. La vita ed il mondo ci mostrano spesso la loro faccia più dura. Risulta spesso difficile capire e accettare la realtà che ci circonda. Viene perciò naturale rifugiarsi nell’ideale/ virtuale. Il virtuale induce a preferire una “seconda vita” rispetto all’attuale, con tutte le ansie e le preoccupazioni che essa si porta dietro. Ed è questa la sua dimensione più pericolosa. I pericoli sono gli stessi cui si va incontro frequentando altre realtà. Molto simile all’isolamento da realtà virtuale è quello derivato dal troppo leggere. Anche leggendo troppo si rischia di allontanarsi dalla realtà poiché si perde il punto di contatto con il mondo reale: i rapporti

umani. Che cosa distingue la realtà dalla realtà virtuale? La risposta non è semplice. Il cosiddetto cyberspazio ha affascinato e continua ad affascinare le menti di internauti, filosofi, scrittori e non solo. L’ultimo prodotto figlio di questa ossessione collettiva è il kolossal Avatar, uscito da poco anche nelle sale italiane. In origine, è un termine sanscrito che significa incarnazione, ossia personificazione di una entità in un corpo estraneo. Come ben descritto dal film, la realtà virtuale dà, quindi, la possibilità di vivere una vita diversa come se fosse reale. Parlando di realtà virtuale, non si può non pensare a Second Life, su cui è possibile crearsi un avatar ed una “seconda vita” virtuale. Tutti questi elementi devono far destare attenzione in tutti, specialmente nelle nuove generazioni, eccellentemente inserite nel gioco dei network globali, sul pericolo che può insorgere dall’eccessiva immersione nel mondo virtuale. Usare le possibilità tecnologiche a disposizione è certamente un bene ma, come tutte le grandi fonti di divertimento e di svago, bisogna utilizzarle con parsimonia, e tocca anche a noi moderare il loro uso, soprattutto non mettendo davanti al reale il virtuale.

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società

Giovani@Scuola A cura di Nadia Fenoglio

cortei e occu pa zio ni co ntro la ri forma

Oggi non è il Sessantotto Mobilitazioni studentesche e proteste di piazza non hanno impedito alla maggioranza di Governo di approvare, in data 23 dicembre, la riforma Gelmini. Tuttavia, il concitato mese appena terminato ha visto esplodere in tutta Italia manifestazioni di dissenso, instradate ora in attività costruttive di alternativa, ora in deplorevoli focolai di guerriglia urbana. Pinerolo ha fatto la sua parte: il giorno del giudizio, politicamente parlando, del 14 dicembre ha dato inizio a cortei studenteschi, attività di autogestione più o meno regolamentate nelle scuole superiori, eventi di flash mob in alcuni luoghi della città. Gli studenti tornano in piazza, bloccano le lezioni, occupano le scuole affiggendo rosse bandiere con su scritto “Pinerolo preOccupata”. Sembra un copione in parte già visto o, per meglio dire, già letto sui libri di storia, perché nessuno di noi studenti all’epoca delle bandiere rosse con falce e martello era nato. Viene da chiedersi, dunque, cosa stia accadendo nella scuola. L’approvazione della riforma direbbe per sempre addio al ‘68, per parafrasare una dichiarazione del Ministro Gelmini. Tuttavia non sembra che le istanze propugnate dagli studenti si rivestano né di connotati politici né ideologici paragonabili a quelli sessantottini. I fermenti della scuola del 2010 sembrano il riflesso di un malessere diffuso, composito, che oggi sta prendendo piede nella nostra società sotto molteplici nomi e forme. L’ormai celebre slogan “noi la crisi non la paghiamo” non condensa soltanto la rabbia e il diniego degli studenti, che rigettano una politica di tagli indiscriminati, ma anche quelli dei precari, degli operai, dei disoccupati, degli immigrati, dei cittadini comuni. Di modo che l’incertezza nella scuola di oggi è anche lo smarrimento in una realtà sociale che fatica a sentirsi rappresentata da una politica politicante chiusa nel palazzo, calata dall’alto

sulle rivendicazioni della strada. L’insicurezza di un futuro senza garanzie è il derivato di un’attività parlamentare che spesso non si costituisce come sintesi delle componenti chiamate in causa, interne ed esterne all’aula. E’ all’interno di questo sistema che cresce il disagio sociale degli studenti di oggi e in cui si delinea pericolosamente “la nuova strategia della tensione” come scrive Roberto Saviano nella lettera ai ragazzi del movimento di Roma del 14 dicembre. Dinnanzi ai “codardi incappucciati che credono che sfasciare un bancomat sia affrontare il capitalismo”, da un lato, e il pugno di ferro del potere, dall’altro, interiorizzare il valore della resistenza appare una necessità. Resistere alla ripetitività dei simboli, assumere su di sé la coscienza che è possibile un’altra lotta, quotidiana e instancabile, che si costruisce con la fatica dello studio, con l’impegno della parola, con la sfida della cultura. Resistere alla massificazione del pensiero in qualunque direzione, e difendere la democratica legittimità al dissenso. Resistere alle difficoltà dei mezzi in cui fare la scuola oggi ed evadere, finalmente, da un immaginario inibito dal sogno dei suoi stessi miti. Evadiamo dall’immaginario, e scegliamo l’immaginazione di uno modo e di un mondo, nuovo.

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società

Giovani&Lavoro A cura di Beatrice Gouthier

st o r ie di italiani t r as f e r iti all ’ este r O

Migranti per lavoro o per studiare Come consuetudine, all’inizio di ogni anno nuovo si fanno i bilanci su quello appena trascorso. Il 2010 ha visto l’Italia come un Paese di emigranti: 4030000 italiani risultano essere residenti all’estero, 113000 in più del 2009. Sono i dati del quinto rapporto elaborato e trasmesso da Migrantes. Sarà colpa della crisi, della sfiducia generazionale o semplicemente della voglia e della curiosità di andare a cercare fortuna oltre confine, ma gli italiani si spostano sempre di più e lo fanno maggiormente verso l’estero e meno tra regione e regione. La meta preferita è l’Europa (55,3%), seguita dall’America (39,3%) e, molto più distanziate, Oceania (3,2%), Africa (1,3%) e Asia (0,9%). I motivi che inducono la difficile scelta di lasciare il proprio Paese sono tanti e spesso diversi, ma ciò che spinge principalmente ad emigrare è la necessità di trovare un’occupazione e la volontà di proseguire o effettuare i propri studi in un Paese straniero. E’ una scelta che richiede coraggio e che dev’essere ponderata, perciò è importante osservare e ascoltare chi prima di noi l’ha fatta: i nostri nonni, chi studia o lavora all’estero, ma anche semplicemente gli immigrati che ogni giorno vivono accanto a noi e che attraverso il loro racconto possono darci un’idea di quello che significa vivere all’estero. Nel 1968 una famiglia italiana, diciamo pure pinerolese, si è trasferita in Germania, nella città di Fulda, per cercare lavoro, senza sapere il tedesco e senza avere certezze. Entrambi i genitori sono riusciti a trovare lavoro, hanno imparato la lingua e hanno cresciuto i loro bambini. Nonostante i problemi con la lingua e la nostalgia di casa, si sono trovati bene e si sono integrati: non erano stranieri in terra straniera, ma erano veri e

propri cittadini tedeschi, con gli stessi diritti e doveri. Questa famiglia ora vive di nuovo in Italia, ma ricorda con piacere quegli anni. A distanza di 40 anni Valerio, 25 anni, si è trasferito in Lussemburgo, dove sta facendo un dottorato. Prima di accettare questa proposta però ci ha pensato a lungo, la conoscenza della lingua e del posto in cui si sarebbe dovuto trasferire hanno contato molto nella sua scelta. Queste sono solo due delle numerose storie di italiani che si sono trasferiti all’estero per lavoro o per studiare. Oggi rispetto a 40 anni fa ci sono molte più occasioni e possibilità di informarsi; attraverso le telecomunicazioni è più facile capire cosa capita anche negli altri Paesi e prima di partire ci si può organizzare tranquillamente da casa. Per questo motivo, accanto a coloro che emigrano forzatamente, troviamo anche quelli che lo fanno per interessi personali e per ampliare i propri studi. A tutti quelli che stanno valutando di fare una scelta di questo genere, è importante ricordare di non affidarsi al caso e alla convinzione che all’estero sia tutto più facile e meglio dell’Italia; ogni realtà ha i suoi svantaggi e i vantaggi, bisogna conoscerli prima di decidere di abbandonare quella in cui si vive. Inoltre, come dice Valerio, «studiare all’estero è un’occasione unica per imparare meglio una lingua straniera. Sempre di più la conoscenza delle lingue fa la differenza in un curriculum, a volte persino più del voto di laurea». Soprattutto i giovani è bene che tengano a mente questi consigli, anche perché ci sono i presupposti per ipotizzare che gli spostamenti per lavoro o per motivi di studio diventeranno sempre più consuetudine nel nostro futuro.

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società

Sociale&Volontariato A cura di Valentina Voglino

L ’ ass o cia z i o ne “ I l Raggi o ”

Un volontariato sociale per il Pinerolese L’anno 2010 ha visto, tra le altre cose, la rinascita dell’”Associazione Il raggio”; già nota in passato per il suo grandissimo operato sul territorio, e ora, risorta per continuare l’attività nel sociale. Già conosciuta perché antenata dell’omonima cooperativa attiva nel campo dei servizi sociali, l’associazione è nata per mano di alcuni componenti della cooperativa sopra citata (ma è aperta a chiunque voglia contribuire al progetto), per dare continuità al loro operato, n e l campo del volontariato. È importante sottolineare che l’associa zione è del tutto svincolata dalla cooperativa. Si condivide il nome ma si lavora su due piani diversi. In sostanza, alcuni educatori, già operanti nel settore sociosanitario e “capitanati” dal Presidente Marco Tealdo, si sono chiesti che cosa potessero fare, a livello di volontariato, per contribuire in qualche modo al miglioramento del loro territorio, attraverso quelli che sono i loro strumenti: sono nati così diversi progetti e moltissime idee sono ancora in cantiere, pronte per essere sviluppate. Sono presenti progetti in campo artistico, sportivo, scolastico e tanto altro ancora; mirati a quelle che sono le fasce considerate più deboli, ma che in realtà tanto deboli non sono. È dunque partito un progetto sportivo denominato “Diamo un calcio all’indifferenza”, destinato alla creazione di una squadra di calcio per disabili intellettivi, affiliata ad una società calcistica già esistente; per partecipare ad un vero e proprio campionato sportivo. Il progetto parla la conosciutissima lingua dello sport, si snoda attraverso vittorie e sconfitte, ma mira molto più in alto, verso l’integrazione e il riconoscimento sociale. Un altro progetto partito è quello destinato alle scuole, in modo più specifico all’IPSIA di Pi-

nerolo. Riconosciuta come una realtà scomoda per chi lavora in ambito scolastico e avente la triste nomea di scuola di bassa categoria, l’IPSIA raccoglie invece un gruppo di ragazzi pieni di idee e di iniziative, a cui forse manca la capacità di relazionarsi con “l’istituzione “scuola e con gli insegnanti. Dal colloquio con questi ragazzi per un precedente progetto, è nata l’idea di entrare dentro la scuola con un concetto ad hoc, mirato al riconoscimento dei ragazzi come parte attiva della scuola e della società. Questo progetto è in fase attiva e al momento si stanno raccogliendo dei questionari che verranno rielaborati, presentati e destinati alla creazione di uno “sportello” gestito dagli studenti, con la collaborazione di due educatori, per la creazione di eventi all’interno della scuola. È in cantiere un progetto che partirà a breve, destinato all’adozione e alla tutela di un luogo simbolo di Pinerolo, tristemente noto per il disagio che rappresenta: la stazione di Pinerolo. Questo è un po’ il progetto simbolo dell’associazione, poiché destinato all’intera cittadinanza e contenitore di molte altre idee: dal banchetto gestito da operatori formati presso il Ser.T., sull’uso di sostanze stupefacenti, alla scuola di italiano itinerante per immigrati; dal monumento per le vittime della strada, allo sportello per il cittadino. Come il detto irlandese secondo cui “se ognuno pulisce davanti casa sua, allora tutta la città sarà pulita”, questo si che è un bel modo per intervenire sul proprio territorio e renderlo più bello! L’associazione aspetta a braccia aperte chiunque volesse entrare a farne parte: non importa essere educatori o operatori nel sociale: l’importante è avere lo spirito giusto! L’associazione ha sede legale a Villafranca Piemonte, in frazione San Luca 27, ed è contattabile tramite Marco Tealdo, al numero 380/1708640.

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pinerolese

Personaggi A cura di Michele Barbero

mattia p u le o

Dal Porporato a CentoVetrine Mattia Puleo, 23 anni, ex-allievo del liceo Porporato che è riuscito ad inserirsi nel difficile mondo del cinema e della televisione. Innanzitutto, di che cosa ti occupi? Le mie attività sono, in questo periodo, essenzialmente due. Il mio lavoro principale è come aiuto-regista nella soap CentoVetrine. Mi occupo cioè di fare da collegamento tra la regia e la produzione, assicurandomi che quest’ultima non faccia mancare l’attrezzatura e gli oggetti di scena previsti. Quando giriamo in studio, e non in esterna, il mio lavoro prevede anche un contatto continuo con gli attori: il regista, che non si trova sul set, bensì in uno studio separato, attraverso un microfono dà a me tutte le sue indicazioni ed io le comunico a chi di dovere. Nel tempo che mi rimane mi dedico alla regia e all’aiuto-regia in cortometraggi indipendenti e web-series. Parlaci di questa tua attività come regista indipendente... come trovi i fondi necessari? Quando si vuole girare un film, la ricerca dei fondi costituisce l’ostacolo maggiore, e richiede moltissimo tempo. Un modo per finanziarsi è il product placement: una sorta di pubblicità occulta, permessa nel cinema ma non nella tv, che consiste nel mostrare un marchio commerciale in una o più scene, ovviamente dietro compenso. Ci sono poi alcune fondazioni che finanziano questo tipo di attività culturale, ma i bandi sono spesso difficili da “scovare”. Bisogna avere qualcuno che si occupi solo di quello, oltre che “conoscenze” e agganci... tutte cose di cui di solito non dispongo! Il problema è che in Italia si investe pochissimo nel cinema. Vi sono poche grandi imprese di produzione, e soprattutto si crea una sorta di “tappo” a livello di distribuzione. L’unica grande casa distributiva, nell’ambito privato, è la Medusa (di Piersilvio Berlusconi), che monopolizza il mercato ed è spesso più interessata ad acquistare produzioni straniere che a incentivare le nostre. In che modo sei arrivato a lavorare in questo campo? C’è un percorso di studi che consiglieresti?

Ciò che serve per entrare in questo ambiente è innanzitutto fare, nel senso più concreto del termine: cominciare a prendere confidenza con la macchina da presa, confrontandosi coi problemi reali della regia. Più in generale, il mio consiglio è quello di essere intraprendenti, buttarsi nella mischia, e prima o poi l’occasione si presenta. A me è capitato che il macchinista di un set in cui facevo da assistente, che lavorava anche a CentoVetrine, mi ha parlato di uno stage come aiuto-regista alla soap. L’ho fatto, ed ora eccomi qua. Ciò non significa che le scuole di cinema siano inutili, anzi. Specialmente all’estero (per esempio a Berkeley, a Londra, anche a Praga) ci sono corsi molto seri e stimolanti. Tutto dipende però da come li si affronta. Non bisogna mai frequentare una scuola con l’idea che essa possa proiettarti direttamente nel mondo del lavoro. Spesso non è così, neanche negli USA. Un aspetto positivo e uno negativo del tuo lavoro? Quello positivo è la varietà di esperienze che esso permette di vivere, spesso incredibili e uniche: dal girare una scena su una diga al percorrere tutta Torino su un’auto d’epoca addobbata nella maniera più improbabile, per portarla sul set. Il lato negativo è che si tratta di un ambiente in cui è difficile rimanere a galla: tocca guardarsi le spalle continuamente, perché c’è sempre qualcuno che cerca di scavalcarti. È un mestiere duro, specie nella congiuntura attuale.

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arte& spettacolo

Teatro A cura di Maurizio Allasia Fotografie M.A.

al sociale un teatro di qualità

I pinerolesi incantati da “Uomini e topi” Buona la prima. Il Teatro Sociale di Pinerolo fa centro con la sua prima produzione in collaborazione con l’Accademia dei Folli e il Politecnico di Torino: “Uomini e topi” è riuscito a rievocare il romanzo di Steinbeck e ad incantare il pubblico pinerolese con un’architettura scenica geniale. La storia di George e Lennie, due spiantati alla ricerca di un lavoro e della terra promessa ai tempi della Grande Depressione, e del loro vagare triste per le campagne californiane risulta di una tragica attualità: “Un’occasione per affrontare temi e paure (il precariato, il disagio sociale, l’emigrazione, la mancanza di prospettive) che, a distanza di quasi cent’anni, si ripropongono alla società”, dichiara la Compagnia. Emerge una malinconia che rende i due personaggi incapaci di trovare una dimensione, una coppia che contrappone le proprie infelicità a quelle della società in crisi: George, allo stesso tempo condottiero e protettore dell’amico minorato che non riesce a domare la propria forza fisica, si spinge a dire che “il pezzo di terra è nella nostra testa, Lennie”, perché non ci sarà nessuna casetta con i conigli da allevare, nessuna felicità. Fino alla conclusione, l’omicidio di Lennie da parte dell’amico, la fine dell’illusione, il realismo tragico di un amore frustrato e impotente. L’Accademia dei Folli nasce nel 1997, da un gruppo di giovani attori diplomati allo Stabile di Torino e alcuni musicisti provenienti dal Conservatorio e dal Centro Jazz di Torino: si forma così un teatro in cui la musica non è “un semplice supporto, ma un elemento complementare”. In “Uomini e Topi” l’ottima regia di Roncaglia (anche voce del quartetto) si fonde con le suggestioni musicali di Dylan, Cohen, Springsteen, Waits, il meglio del folk-rock americano, cre-

ando una colonna sonora viva, interprete del testo e dell’atmosfera crepuscolare della messa in scena. Una “follia” pienamente riuscita, una produzione che arricchisce il Teatro Sociale e la Città e che mostra la strada per far partire da Pinerolo un teatro di qualità, sperimentale e letterario, nuovo ma soprattutto diverso dalle solite abitudini dei palcoscenici nostrani. Pazzia, ma decisamente negativa, è invece quella di uno Stato che rende clandestino e fuorilegge il teatro libero, lo intimidisce e lo ostacola, fino ad imprigionarlo: stiamo parlando della Bielorussia, ultima dittatura d’Europa, e della storia del Belarus Free Theatre, compagnia teatrale ribelle nata nel 2005 dalla resistenza politica e culturale dei suoi fondatori, il drammaturgo Nikolai Khalezin e l’attivista Natalya Koliada, ora scomparsi nel nulla, non si sa se nuovamente incarcerati o costretti alla fuga. Al momento non ci sono più tracce nemmeno degli altri membri della Compagnia, che in passato ottenne l’appoggio di personalità come il Nobel Harold Pinter, Vaclav Havel e Mick Jagger. Racconta Michael Billigton, critico teatrale del Guardian, che nel corso di un festival europeo, uno spettatore chiese alla compagnia: “Perché i vostri attori recitano sempre come se fosse la loro ultima interpretazione?”. La risposta fu: “Perché potrebbe essere così”. Non possiamo, in questo inizio di 2011, accettare che sia pericoloso mettere in scena uno spettacolo, che il teatro sia un reato contro lo Stato, che a un attore o a un regista sia impedito di fare cultura. Non esiste arte senza libertà: fino a quando questo non sarà possibile saremo tutti bielorussi, liberi e teatranti.

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arte

Arte&Architettura A cura di Francesca Noardo

due chiacchiere con l’assessore pivaro

Nuove fioriture nel patrimonio pinerolese Interventi di restauro e di valorizzazione del Patrimonio di beni culturali detenuto dalla Città di Pinerolo in arrivo. È ampio e ambizioso il programma dell’assessorato alla cultura, redatto spesso in cooperazione con quello all’urbanistica e ai lavori pubblici per riportare in auge alcuni notevoli episodi artistico – architettonici nel panorama pinerolese. Come racconta l’assessore alla cultura Paolo Pivaro, alcuni restauri sono già in corso e saranno realizzati o terminati nei prossimi mesi: Palazzo Vittone, la ricollocazione del museo di scienze naturali a Villa Prever; la cappella di S. Lucia e altri interventi in costruzioni importanti sia per la storia di cui sono testimoni sia per il grande valore culturale che detengono, che è dovere e compito di ogni amministrazione e cittadinanza conservare e trasmettere. Particolare attenzione sarà dedicata, oltre che ai restauri materici, alla valorizzazione di ogni singolo edificio, affinché diventi fuoco culturale e porti nuovi stimoli negli utenti e nella cittadinanza. Si realizzeranno allestimenti tematici, secondo criteri di rotazione nell’esposizione dei pezzi, in modo che risultino più comprensibili e siano meglio sfruttabili, abbinati a conferenze ed eventi che facciano delle collezioni punti vitali e dinamici della cultura. Con lo stesso obiettivo saranno elaborati percorsi artistico - culturali negli edifici e all’interno del “museo diffuso” che è lo

stesso centro della città, con i suoi esempi storico – architettonici dal medioevo all’ottocento, fino alle costruzioni fasciste. Ci si continuerà ad appoggiare alle associazioni che tuttora organizzano le visite nelle strutture, secondo la convenzione con il Comune che affida loro la gestione dei beni, ovviamente previa erogazione di un contributo. L’assessore inoltre si auspica la prossima introduzione nell’organico amministrativo di un Direttore che coordini efficacemente tutto l’insieme delle attività. Dopo questa chiacchierata fatta di premesse – promesse, non ci resta che aspettare per riscoprire il patrimonio che caratterizza ed identifica la nostra città. Noi, a partire dai prossimi numeri cercheremo di esaminare ciascuno di questi progetti.

La conservazione dei monumenti è sempre favorita dalla loro utilizzazione in funzioni utili alla società: una tale destinazione è augurabile,* Carta di Venezia, 1964, Art.5 *ma non deve alterare la distribuzione e l’aspetto dell’edificio.[...]

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musica

Calcio giovanile A cura di Mario Rivoiro Blind Luck Records

G r u ppi eme r genti del P ine r o lese

Le Officine Lumiere

Le Officine Lumiere sono un’altra realtà del pinerolese composta da alcuni interessanti ingredienti come la poesia, le parole ricercate, l’elettronica, il rock, la dance ed il reggae. Molto interessante è l’approccio che hanno nel lavorare i brani ed i testi, e l’accostamento che fanno ai fratelli Lumiere. Il loro primo disco, Cali di serotonina, è uscito l’anno scorso e lo si può acquistare anche su www.officinelumiere.it. Chi siete e da che storie arrivate? Le Officine Lumière nascono nel 2006 da un’idea di Ones (Marco Ughetto), con la collaborazione di Nicola Giordano, Marco Allaix e David Giai Checco. Nel tempo poi si sono aggiunti Zorro, (Diego Bourcet) e Pika (Alessio Bourcet), rispettivamente alle percussioni e alle tastiere, e così si è formata la line-up attuale. Quasi tutti arriviamo da lungheesperienze in varie cover band, alcune delle quali ci avevano già accomunati in passato e con le quali abbiamo avuto modo di toccare repertori variegati, dal rock italiano al rhythm n blues, alla dance. Com’è nato il nome del gruppo Ci piaceva l’idea dell’officina come luogo fisico in cui si produce, in cui si lavora alacremente per realizzare qualcosa di concreto a partire da materiali grezzi. Ci sentiamo un po’ membri di un laboratorio permanente in cui prendono corpo delle idee e si trasformano in canzoni. L’accostamento con i fratelli Lumière nasce intanto da un facile riferimento a quello che è stato uno dei primi corti realizzati nella storia, e forse anche uno dei più famosi, che si intitolava proprio “L’Uscita degli Operai dalle Officine Lumière”. Ma è l’accezione pionieristica che si porta dietro il marchio Lumière che ci interessava sottolineare, che vuole rispecchiare il nostro incessante tentativo di realizzare qualcosa che ancora nessuno ha fatto, o che nessuno ha fatto in questo modo. Che cosa raccontano le vostre canzoni, storie reali o meno? Più che delle storie, le nostre canzoni sembrano

delle riflessioni, dei pensieri, frasi che riflettono filosofie spicciole legate alla quotidianità. E’ chiaro che ci sono sempre riferimenti autobiografici, è impossibile che non sia così, ma non c’è una vera e propria struttura narrativa, o personaggi che metonimicamente rappresentino il nostro pensiero. Quali sono i gruppi di riferimento? Ognuno di noi ha esperienze di ascolto estremamente differenziate che poi si riflettono inevitabilmente negli arrangiamenti delle canzoni. Tra gli elementi più evidenti della nostra musica forse emergono il lavoro sui testi e la forte presenza di suoni elettronici. Come si può definire il vostro genere? Fin da quando siamo nati ci siamo posti questa domanda, e soprattutto nel tempo abbiamo mutato più volte la risposta. Credo sia difficile etichettarci. Le nostre melodie sono piuttosto orecchiabili e questo ci avvicina al pop, caratteristica amplificata da un passato musicale molto vicino alla dance di molti di noi. Ma i testi, che fanno uso di parole a volte anche forzatamente ricercate al limite dello sperimentalismo, esulano dalla facilità di ascolto tipica della musica commerciale. E anche i suoni, che a volte si fanno piuttosto duri, e che ultimamente si accompagnano con una certa frequenza a inserti di tempi dispari tipici del progressive non fanno altro che evidenziare un approccio marcatamente rock. Cosa vi aspettate in futuro dalla musica, o meglio come, secondo voi sarà l’evoluzione dal momento che non si vendono più dischi? Siamo probabilmente in un momento di svolta epocale. Internet sta cambiando le nostre vite, non solo la musica. E’ inevitabile che le influenze della rete, sia per le possibilità promozionali, sia per quanto riguarda la distribuzione, saranno fondamentali per ridefinire gli scenari dei prossimi anni. Il futuro è sicuramente nel formato digitale, anche se su questo argomento potremmo aprire infinite discussioni.

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sport

Calcio giovanile A cura di Andrea Obiso Fotografie Gualtiero Porporato.

I l v o lve r a r u gb y

Una società nata dall’amore per il rugby Il “Volvera Rugby” nasce nei primi anni ‘80,. Dopo soli tre anni però la società si scioglie per ricomporsi di nuovo nel luglio del 1993, grazie alla volontà di numerosi giocatori volveresi che giocavano ad Alpignano Negli anni i risultati sono stati buoni, ma ultimamente, per mancanza di giocatori, il Volvera Rugby ha deciso di unire le forze con il Cus Torino. Abbiamo incontrato il Presidente della polisportiva Roberto Artuffo per saperne di più sulla società: Salve Presidente, per cominciare: quali fasce di età ricoprite con la vostra squadra? Quest’anno la nostra società ha squadre che vanno dall’Under 7 all’Under 14, i ragazzi più grandi invece giocano nel Cus Torino. Nel Rugby italiano il primo campionato riconosciuto ufficialmente è quello riservato agli Under 16, ma noi abbiamo comunque un torneo in cui far giocare i nostri ragazzi. Per i giocatori più piccoli vengono organizzati dei tornei che si svolgono in un’unica giorna-

ta; sono chiamati “concentramenti”. Che metodologia utilizzate per farvi conoscere dai ragazzi? Da cinque anni collaboriamo con scuole medie ed elementari di comuni vicini, quest’anno ad esempio siamo presenti nelle scuole di None e Bruino, mentre a Piossasco non hanno potuto accettare il nostro progetto per mancanza di fondi. La forte presenza del calcio nel pinerolese limita in qualche modo l’affluenza di ragazzi e la ricerca di strutture per allenarsi? La maggior parte dei giovani sceglie di giocare a calcio, anche se a scuola ha l’opportunità di conoscere altri sport. Noto però con piacere che i ragazzi che vengono a giocare nella nostra squadra vi restano e se abbandonano il rugby non lo fanno per cambiare sport ma semplicemente perchè hanno scelto di interrompere la pratica sportiva in generale. In ogni caso l’affluenza non è limitata tanto dal calcio, quanto dalla paura di molti geni-

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tori che, erroneamente, individuano il rugby come uno sport molto più pericoloso di altri. Per quanto riguarda le strutture a volte capita di scontrarsi con squadre di calcio, questo perché il rugby ha un campo differente rispetto a quello calcistico (diverse le linee e la struttura dei pali) e poi perché le società di calcio sono tantissime. La Federazione Italiana Rugby si pone in maniera positiva verso le piccole società come la vostra? Molto! Oltre ad obbligare le squadre che partecipano a campionati elevati ad avere un vivaio, organizza incontri tra dirigenti di grandi società con quelle piccole come la nostra per migliorare la qualità del gioco nelle piccole realtà. A livello locale fa un lavoro importante il tecnico federale Roberto Noverese, che tra l’altro ha iniziato proprio nel Volvera Rugby. Riguardo invece al panorama piemontese, il rugby è ben rappresentato? Certamente sì. Vi sono una quindicina di società sparse per il Piemonte e tutte sono attive con più categorie d’età. I problemi economici per gli spostamenti nelle trasferte sono ovviamente forti, ma comunque mai insormontabili se uniamo le forze con i genitori. Per concludere, dove e quando possiamo vedere in azione il Volvera Rugby?

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Purtroppo non abbiamo più la struttura di Volvera anche se speriamo di farvi ritorno presto. Attualmente il nostro campo di allenamento e di partita è a Piossasco, in frazione Garola.

Ci alleniamo tutti i martedì e giovedì dalle 18 alle 19.30 mentre le partite sono generalmente di sabato. Venite a trovarci!


società

Lettere al giornale

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Risponde Elvio Fassone

per risolvere il lavoro precario

Rivedere la disciplina del lavoro L���enorme diffusione del lavoro precario fa sì che un’intera generazione oggi sia privata della possibilità di progettare il proprio futuro. Che cosa si può fare per contrastare questa “perdita di speranza” che colpisce soprattutto i giovani?

La risposta corrente è “si può fare ben poco: la globalizzazione ha le sue leggi, la flessibilità è necessaria, bisogna abbandonare il mito del posto fisso, è necessario darsi da fare”, e altre perle di saggezza, profuse in genere da chi vive tranquillo e gode di buone sicurezze. Come in ogni problema apparentemente insolubile, la soluzione c’è, ma ha dei costi. E fin che non si prende piena coscienza che il lasciar marcire il problema ha dei costi ancora più tragici, si rimane nel campo della rassegnazione, salvo poi constatare che si è passati in quello delle rivolte. Oggi lo spreco del talento dei giovani, la perdita delle energie creative di un’intera generazione, il senso del provvisorio che si trasferisce dal lavoro ai sentimenti, alla sfiducia nei valori, all’apatia sociale, tutto questo ha un costo tale che nessun sacrificio economico è troppo elevato, e nessuna inerzia politica è giustificata. Che cosa si può fare, allora? Bisogna entrare col bisturi nella disciplina del rapporto di lavoro. Per cominciare, si deve rendere non conveniente il contratto a termine. Oggi i 4/5 delle nuove assunzioni sono a tempo determinato anzitutto perché costano meno: i contributi sono più contenuti (l’aliquota è del 24,7% contro il 31,5%), lo stato di necessità di chi chiede un lavoro permette di corrispondere stipendi di fame, le garanzie accessorie (ferie, malattia, maternità e altro) sono pressoché inesistenti. Dunque, occorre per intanto aumentare il peso dei contributi sui lavori a termine e su quelli parasubordinati. Poi bisogna escludere da ogni agevolazione (sgravi, credito, finanziamenti) le imprese che adottano quelle tipologie oltre una certa percentuale, e favorire quelle che non le praticano, o le praticano in misura molto contenuta. Inoltre si deve stabilire che oltre una certa replica (ad esempio dopo due rinnovi a termine) il contratto diventa automaticamente a tempo indeterminato. Ancora meglio se si stabilisce

con legge un modello unico di contratto di lavoro subordinato, che sia a tempo indeterminato, con garanzie progressive, modeste all’ingresso e nel periodo di prova, crescenti col tempo. E stabilire delle eccezioni ragionevoli, nelle quali si può assumere a termine, ma nelle quali la retribuzione non possa essere inferiore ad un livello determinato, pena anche qui la conversione in contratto a tempo indeterminato. Infine occorre affrontare la scelta più coraggiosa. Il secondo motivo per cui l’impresa preferisce il contratto a termine è che con esso non deve affrontare i problemi del licenziamento, in quanto basta non rinnovarlo alla scadenza. Orbene, è giusto andare incontro alle esigenze dell’impresa, quando il licenziamento avviene per motivi economici o di organizzazione (non quando è dovuto a motivi personali), chiedendo però in cambio l’istituzione di un fondo al quale contribuiscono sia lo Stato sia il mondo dell’impresa. Tale fondo accompagnerebbe il lavoratore che ha perso il lavoro sino al reperimento di un’altra occupazione di pari livello, mediante la corresponsione di una retribuzione decorosa e l’offerta obbligatoria di una formazione professionale di buona qualità per potersi mantenere nel mercato del lavoro. La novità rispetto agli attuali ammortizzatori sta nel fatto che l’impresa sarebbe direttamente coinvolta nel peso economico della transizione dal lavoro perso a quello nuovo, e quindi ci sarebbe un interesse a porre termine al più presto alla inoccupazione, molto più efficace di oggi. Sono rimedi che richiedono risorse ingenti: ma è molto più costoso sgretolare il capitale umano di una generazione che altrimenti diventa “invisibile”, frustrata e - ora lo vediamo - ribelle. E poi, diciamo l’altra verità: in questi ultimi anni la ricchezza complessiva si è polarizzata a favore di un ceto sociale a danno dell’altro, quindi è intrinsecamente giusto operare una redistribuzione, attraverso un sistema tributario che raccolga le risorse là dove si sono accumulate. Vi saranno reazioni e contrasti: ma il compito della politica è appunto questo, non quello di predicare rassegnazione, o peggio clientelismo e cinismo.


Pinerolo Indialogo gennaio 2011