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Fragmenta

Filo bramato. Cercato nei capannoni industriali tra materiali di rifiuto, plastici e tecnologici, recuperato e utilizzato da Pina Inferrera per ricoprire di filamenti sintetici lo schermo sul quale proietta il suo video Anna (ispirato ad Anna dei miracoli di Artur Penn) e farne simbolo di misteriosa grafia sottolineata dal canto di un soprano che gorgheggia: "come raggiungerti". Raggiungere la meta attraverso intrecci di parole, tentando di sconfiggere l’incomunicabilità, come in Dafne (citazione di Apollo e Dafne di Bernini), spettacolare installazione di alberi-fontana che da rami-fibre-ottiche grondano umori in un bacino di plexiglas, assorbiti da radici che li rimettono in circolo senza interruzione. Parallelismi tra natura e artificio, come nei Filamenti appesi ordinatamente al soffitto, emblematico esercito di dna artificiale. E ancora nelle luminose Crisalidi o nelle bianche Germinazioni inglobate in un mare di ispirazione botticelliana, anch’esse gomitoli di materiali plastici, opera d’ingegno che si vorrebbe capace di generare e di accogliere la vita. Di nuovo metafora intellettuale legata all’amore per tutto quanto è lineare. Quindi filo -di rame, seta, ferro, luce, lana, vetro- emblema di Fiber Art in ogni sua accezione materica. Perciò anche disegno, tratteggio.


Soprattutto scrittura che in Teogonia intreccia fibre artificiali come ritmi diversi e in Cosmogonia le compone come cinque strofe di una poesia. Ancora scrittura nell’idea che spinge a inseguire il filo di un discorso più volte toccato, che visivamente si realizza in questo primo piccolo libro che in un qualche modo dipana la parola tra luoghi di nascita fortemente condizionanti, le isole. Ritrovare in esse, e in esse ripercorrere, le tracce di trascorse civiltà. Tracce romane. Tracce greche, Omero e i rapporti abilmente tessuti tra dei e mortali. E da esse ripartire. Individuare nell’arte il territorio privilegiato dove osservare se stessi e gli altri. Coniugare gli scritti con Fragmenta, di Pina Inferrera. Gli autoritratti Mutae mutabilis, le installazioni site-specific, la storia dell’arte (grafie neobizantine, la staticità delle figure medievali, le atmosfere legate al Simbolismo dei preraffaelliti, le attinenze con Klimt), la musica, il teatro, la letteratura, il pensiero di Heidgger. Tutto segnato da esperienze contemporanee che affondano in una natura violentata, che pure chiede e dona con perfetto equilibrio. Che indagano l’essere e l’apparire, gli effetti di sdoppiamento dell’immagine e della personalità in autoscatti di grande formato (fino a due metri di altezza), rimaneggiati con interventi grafico-pittorici che della fotografia fanno materia di sovrapposizione, donano spessore e profondità a ogni linea e a ogni tono di colore riportati in stampa digitale su plexiglass; inseriti in light box attraversati da luce artificiale che interagisce con chi guarda indicando più direzioni di lettura creando ombre o squarciando il buio.


Valenze spaziali che tra lo sfondo-vegetazione individuano comportamenti, relazioni, pensieri di un corpo che ne è parte integrante. Di un corpo che nel moto incessante di corsi d’acqua si riflette riflettendo sull’elemento liquido, metafora del continuo divenire di ogni mutazione fisica e spirituale che esalta ed evidenzia in una sorta di diario attento a ogni emozione. Autoscatti dapprima dilatati in light box. Poi inaspettatamente ridotti a 16x9 centimetri, imprigionati come santini in Thecae di plexiglass, insieme alla sospensione in olio di piccoli frammenti di glitter argentato capaci, se si capovolge il contenitore, di generare singolari vortici. Movimenti del tempo di anomale clessidre che si quietano in pausa introspettiva su un altare pure in plexiglas, in uno stato di attesa di chi, ancora, indurrà movimento. Autoscatti che si affiancano a sentimenti religiosi e citano olio santo e argenti di vecchie icone; ma vanno anche assumendo il valore totemico di spiriti vegetali o animali, o di gruppi umani. E scandagliano possibilità di un altrove riappacificante, lontano da degrado psicologico, da disagi sociopolitici, da malesseri e follie quotidiane.

Gavina Ciusa


MUTAE MUTABILIS da

FRAGMENTA

opere di Pina Inferrera work in progress dal 2006, realizzate su plexiglas e su poliestere retroilluminato misure variabili da 16 a 200 cm. Mutae Mutabilis 1 Mutae Mutabilis 2 Mutae Mutabilis 3 Mutae Mutabilis 4 Mutae Mutabilis 5 Mutae Mutabilis 6 Mutae Mutabilis 7 Mutae Mutabilis 8 Mutae Mutabilis 9 Mutae Mutabilis 10 Mutae Mutabilis 11 Mutae Mutabilis 12

Testo di Gavina Ciusa Progetto Studio Maria Cilena realizzato in 50 copie marzo 2008

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Mutae Mutabilis