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COLLEGAMENTO Rivista ufficiale di Utifar - Unione Tecnica Italiana Farmacisti - Società Scientifica

N. 2 m a r z o

Poste Italiane S.p.A. - contiene I.P. - In caso di mancato recapito inviare al CMP di Pescara per la restituzione al mittente previo pagamento della relativa tassa

2019

FONTI AUTOREVOLI

L'IMPORTANZA DELLA LETTERATURA SCIENTIFICA

VITILIGINE

I MODI PER COMBATTERLA

MALATTIA DI PARKINSON

CURA DEI DISTURBI DERMATOLOGICI

VIOLENZA SUI MINORI QUI NON SI TOCCA


seconda edizione


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L'EDITORIALE

di Eugenio Leopardi, Presidente Utifar

REGIONALISMO SCONNESSO In ambito sanitario, le differenze esistenti tra le regioni del nord Italia e quelle del sud sono, già oggi, molto evidenti. Inoltre, alcune normative che a breve potrebbero essere approvate rischiano di aggravare la situazione, favorendo ancor più la disomogeneità dell’offerta sanitaria. La crescente richiesta di autonomia delle Regioni, porta con sé la conseguenza che esse non sempre siano in grado di garantire ai cittadini la tutela del bene più prezioso: la salute. Non si tratta solo di una questione di risorse differenti tra le varie regioni. La regionalizzazione eccessiva determina scelte autonome estremamente differenziate e, da questo punto di vista, i Lea rischiano di essere uno strumento valido, ma insufficiente per garantire pari possibilità di cura in tutto il territorio nazionale. Ci vorrebbe maggiore integrazione nella sanità del nostro Paese. Invece, la parola che oggi si sente ripetere, quasi come un mantra, è “autonomia”, ovvero l’esatto contrario dell’integrazione. La tendenza è questa, purtroppo, e si manifesta a molti livelli. Di certo, la si vede a livello di volontà politica, di nuove leggi e di percorsi che vanno nella direzione di una sempre più spinta autonomia fiscale e sanitaria. Bisognerebbe invece comprendere che su materie quali la scuola e la sanità, scelte di maggiore autonomia non vanno a favore del cittadino, ma a suo discapito. Rispetto a questa situazione, mi preme focalizzare l’attenzione su alcuni aspetti. In primo luogo, vanno considerate le conseguenze. Un servizio sanitario non armonico sul territorio nazionale, causa già oggi una serie di problematiche che non possono lasciare indifferente il mondo della farmacia. Il turismo sanitario, per esempio, è un fenomeno non degno di una nazione moderna. Parlando invece di prevenzione, ci troviamo in una situazione nella quale alcuni cittadini sono invitati ad accedere a screening gratuiti molto ben condotti, e cittadini di regioni vicine che non trovano, nei propri centri di riferimento, attrezzature altrettanto avanzate o che sono scoraggiati a fare monitoraggio e prevenzione a causa delle lunghissime liste d’attesa. È chiaro che la sanità non possa essere uguale dappertutto. I centri di eccellenza esistono e hanno senso di esistere, per carità. Del resto, lo sviluppo tecnologico e la robotica tendono inesorabilmente ad ampliare questo fenomeno. Ma la questione non è la coesistenza di centri di eccellenza e di realtà ospedaliere più defilate. Il problema sta nella mancanza di un’adeguata integrazione delle differenti realtà, un’integrazione volta ad assicurare la migliore sanità e il miglior servizio a tutti i cittadini. Da questo punto di vista noi farmacisti, insieme ai medici e alle altre professioni sanitarie, possiamo svolgere un ruolo molto importante. Noi siamo le sentinelle sul territorio, ovvero coloro che, nelle varie regioni, vivono in prima persona le peculiarità dei differenti modelli di sanità regionali. Insieme, possiamo quindi monitorare l’andamento della sanità, segnalare ai colleghi e al legislatore gli eventuali correttivi che servono, le cose che non funzionano e quelle che, al contrario, potrebbero essere prese ad esempio anche in altre regioni. Noi professionisti sanitari, pur operando nelle differenti regioni, siamo in rete a livello nazionale attraverso le nostre associazioni di categoria e i nostri Ordini professionali. Forti di questo, possiamo diventare il legante di una sanità sempre più territorializzata per riportarla ad una uniformità maggiore. In un recente editoriale, che ho letto sull’ultimo numero del Bollettino dell’Ordine dei medici chirurgi e odontoiatri della provincia di Napoli, Silvestro Scotti, Segretario Generale della FIMMG, ha evidenziato la propria preoccupazione per un regionalismo sempre più spinto che scaturirebbe dall’imminente rettifica delle preintese siglate tra alcune regioni del nord e lo scorso governo nella direzione di una totale autonomia fiscale. Mi sento di condividere tale preoccupazione di Scotti per “un modello di federalismo sempre più egoista e concorrenziale”. Una preoccupazione che non nasce dalla volontà di difendere un modello di sanità incentrato sulla cooperazione e sull’universalismo, ma prima ancora dal rendersi conto che chi ne risente è la popolazione, sempre più abbandonata e sempre meno protetta dal sistema sanitario. I medici, i farmacisti e gli altri operatori sanitari, dal loro terreno privilegiato del quotidiano contatto diretto con i pazienti, queste cose le vedono. È giunta l’ora di denunciarle con forza, affinché la politica e il legislatore si accorgano dei danni che questa tendenza autonomista può arrecare alla popolazione quando declinata in termini sanitari e di gestione delle risorse a disposizione della sanità pubblica. Nuovo COLLEGAMENTO

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Innovazione per la salute


SOMMARIO

n. 2 marzo 2019

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FONTI AUTOREVOLI

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TUTTI I MODI PER COMBATTERLA

di Alessandro Fornaro

VITILIGINE

di Giovanni Leone e Andrea Paro Vidolin

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MALATTIA DI PARKINSON PREVENZIONE E TRATTAMENTO DEI DISTURBI DERMATOLOGICI

di Valeria Maria Angrisani

Direttore responsabile Eugenio Leopardi Responsabile editoriale Alessandro Fornaro Comitato di redazione Alfredo Balenzano - Floriano Bellavia - Emilia Bernocchi Alessandro Maria Caccia - Pasquale D'Avella - Giancarlo Esperti Eugenio Leopardi - Giuseppe Monti - Luigi Pizzini Giulio Cesare Porretta - Roberto Tobia Progetto grafico e impaginazione Emanuela Esquilli Proprietà editoriale Utifar Associazione senza fini di lucro PIAZZA DUCA D'AOSTA 14 - 20124 MILANO Pubblicità Emanuela Esquilli tel. 338 2847513 email: manuela.esquilli@gmail.com - utifar@utifar.it Direzione e Redazione PIAZZA DUCA D'AOSTA 14 - 20124 MILANO tel. 02 70608367 - 70607263 fax 02 70600297 La collaborazione alla rivista è aperta a tutti i farmacisti. Manoscritti, dattiloscritti, fotografie o altro materiale iconografico, anche se non pubblicato, non si restituiscono

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OMBRA DI DONNA

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LA REGOLA DEL QUI NON SI TOCCA

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Stampa Arti Grafiche Boccia s.p.a Via Tiberio Claudio Felice, 7 84131 Salerno Nuovo Collegamento Rivista ufficiale di UTIFAR Anno XIX n. 2 marzo 2019 Registrazione del tribunale di Milano n. 12 del 11/01/2000 ROC n. 6782 (registro operatori Comunicazione) Tiratura del presente numero 19485 copie - Certificate e autorizzate

VIOLENZA SUI MINORI di Laura Strazzi

NUTRACEUTICA E ULCERA PEPTICA

di Matteo Micucci

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INTEGRATORI PROTEICI

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NON BASTA DIRE FERRO

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E-COMMERCE E FARMACIA

di Paolo Levantino

di Erika Lupi

a cura della Redazione di Nuovo Collegamento

www.utifar.it - utifar@utifar.it Immagini Adobestock

di Erika Lupi

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CHECK-LIST

COME FARE ANDARE MEGLIO LE COSE di Francesco Garruba

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ZAFFERANO

REVISIONE DELLE PROPRIETÀ BIOLOGICHE di Paolo Levantino

52 58 60

ACIDO BASE

di Marta Franchini

DALLE AZIENDE CONSULENZE UTIFAR

ERRATA CORRIGE: L'AUTRICE DELL'ARTICOLO "SPEZIE COME NUTRACEUTICI" PUBBLICATO SUL NUMERO 1 DI NUOVO COLLEGAMENTO È ERIKA LUPI E NON PAOLO LEVANTINO, COME ERRONEAMENTE SCRITTO


PROFESSIONE FARMACIA

FONTI AUTOREVOLI

di Alessandro Fornaro, giornalista e farmacista

I CANALI DI COMUNICAZIONE WEB STANNO DIVENTANDO SEMPRE PIÙ IMPORTANTI PER LE FARMACIE. ALLA NECESSITÀ DI DIFFERENZIARSI E DI FARE CONOSCERE LE PROPRIE 6

Nuovo COLLEGAMENTO

SPECIALIZZAZIONI E I PROPRI SERVIZI, SI AFFIANCA IL BISOGNO DA PARTE DEL PUBBLICO DI RICEVERE INFORMAZIONI RIGUARDANTI LA SALUTE CHE SIANO CREDIBILI, AFFIDABILI E UTILI


PROFESSIONE FARMACIA

La letteratura scientifica deve rappresentare la guida del farmacista nella sua professione e la fonte per una comunicazione social autorevole e credibile

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n rete, la fake news e le informazioni tendenziose spopolano e, se il farmacista riuscisse a ricavarsi uno spazio di comunicazione adeguato, potrebbe davvero rappresentare un riferimento per molti utenti in cerca di fonti affidabili dalle quali attingere conoscenza e informazioni. Ma quali possono essere le fonti dalle quali il farmacista può attingere per la preparazione dei contenuti che poi andrà a condividere in rete con il proprio pubblico? Può bastare selezionare le notizie più credibili dai media generalisti e trasferirle nei propri social? Di certo, condividere link interessanti e articoli presi da fonti autorevoli è utile. Ma questo non basta. Anche perchè c’è molta confusione, oggi, su chi possa essere considerato una fonte autorevole. Di certo, non lo sono quella miriade di blog sulla salute che scopiazzano articoli l’uno dall’altro e rispetto ai quali non si comprende davvero chi sia stato il primo a scrivere il pezzo. Meglio quando si condividono notizie prese da testare giornalistiche conosciute. Ma anche in questo caso, mi chiedo se condividere una notizia pubblicata da un quotidiano, per quanto conosciuto, che parli di salute o di medicina possa essere per il farmacista e per la farmacia un atteggiamento corretto. Credo, invece, che la vera fonte che il farmacista, persona di scienza, debba avere come riferimento sia la letteratura scientifica. Il farmacista che intende comunicare con efficacia nel web deve avvalersi di questa fonte e deve diventare colui che seleziona, verifica, valuta la produzione del mondo accademico e istituzionale per poi tradurla in un linguaggio che vada a soddisfare il bisogno di informazioni del proprio pubblico di riferimento.

Dietro ad ogni notizia seria sulla salute, sul benessere o sulla medicina, deve esserci una nuova evidenza scientifica o una dichiarazione di un ente o una persona autorevole. Solo verificando la fonte alla sua origine si potrà essere certi di non incorrere in false interpretazioni. Ecco allora che una visita a PubMed andrebbe fatta con una certa frequenza, almeno prima di pubblicare sui social notizie o commenti. Attenzione però: non tutto quello che è pubblicazione scientifica è automaticamente credibile, corretto, attendibile. C’è un detto tra i ricercatori che suona più o meno così: “Abbi fiducia, perchè, prima o poi, ogni lavoro, anche il peggiore, verrà pubblicato”. Accanto alle riviste più autorevoli, come Jama, BMJ, Nature e molte altre, vi sono riviste via via meno importanti, fino ad arrivare al nuovo fenomeno dei cosiddetti “predatory journals”, ovvero riviste open source che si spacciano per scientifiche ma che sono prive dei minimi criteri di review interni e hanno l’unico scopo di ottenere da parte di chi è in cerca di pubblicare il proprio lavoro qualche migliaia di euro per accontentare le sue richieste. E’ un gioco nel quale, in apparenza, tutti guadagnano: la rivista si arricchisce, gli autori pubblicano, le citazioni aumentano, e via dicendo. Chi ci perde è, come sempre, il cittadino, al quale vengono spacciate per scientifiche argomentazioni che non lo sono affatto. E allora chi deve vigilare? Ma soprattutto, chi deve filtrare le notizie che meritano di essere trasmesse al pubblico e quelle prive di ogni fondamento scientifico? Di certo, il farmacista social può ritagliarsi un importante ruolo in questo ambito, a favore della propria credibilità di comunicatore e nell’interesse dei cittadini. Nuovo COLLEGAMENTO

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LETTERATURA SCIENTIFICA

VITILIGINE

TUTTI I MODI PER COMBATTERLA

a cura di Giovanni Leone e Andrea Paro Vidolin, Fototerapia Dermatologica Roma Centro per la Diagnosi e Cura della Vitiligine

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a vitiligine è un disordine acquisito della pigmentazione caratterizzato da macule acromiche ben circoscritte, di colore uniforme, bianco latteo. La chiazza di vitiligine è delimitata da contorni spesso irregolari, ma ben evidenti, a volte con un rinforzo marginale iperpigmentato; la superficie è normale (né atrofia, 10

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né ipercheratosi) se si eccettuano le alterazioni pigmentarie che possono interessare anche i peli. I due sessi sono ugualmente colpiti con un’incidenza pari a 0,5-2% della popolazione mondiale. La vitiligine può iniziare a qualsiasi età, ma nel 50% dei casi insorge tra i 10 e i 30 anni.


LETTERATURA SCIENTIFICA

PER UN INQUADRAMENTO DI BASE DEL PAZIENTE CON VITILIGINE CONVIENE CHIEDERE UNO SCREENING ANTICORPALE VOLTO AD ESCLUDERE LA PRESENZA DI ALTRE PATOLOGIE AUTOIMMUNI

E’ una malattia imprevedibile; può restare silente per anni o avere progressioni repentine. L’intervento di traumi psico-affettivi o fisici è talvolta addotto dai malati. Il sole e i raggi ultravioletti non rivestono alcun ruolo scatenante; essi invece la rivelano accentuando il contrasto tra cute colpita che non si pigmenta, e quella indenne che si pigmenta. In base alla modalità di distribuzione e all’estensione delle lesioni vengono classicamente distinte due forme: la generalizzata e la localizzata. La prima è la forma più frequente e colpisce più distretti cutanei simmetricamente e bilateralmente. La vitiligine localizzata colpisce una singola regione corporea. Le macule acromiche possono seguire una distribuzione focale, se la sede di comparsa è casuale, o segmentaria, quando si dispongono nelle aree tipiche di uno o più dermatomeri. La forma segmentarla presenta alcune caratteristiche distintive rispetto alle altre forme cliniche: età di comparsa più precoce, estensione rapida delle lesioni all’intero dermatomero interessato seguita da fase di quiescenza della patologia, scarsa risposta alla terapia. La diagnosi è facile e l’intensità della diminuzione della pigmentazione si valuta attraverso il confronto con la cute sana circostante. A volte però è difficile riconoscere lesioni appena ipopigmentate in soggetti di carnagione chiara, e quindi in questi casi è utile l’esame alla luce di Wood. L’esame alla luce di Wood deve essere praticato su ogni soggetto che si presenta con una alterazione della pigmentazione; infatti nel caso di lesioni ipopigmentate, la luce di Wood accentua il contrasto tra cute lesionale e la cute normale. Per un inquadramento di base del paziente con vitiligine conviene chiedere uno screening anticorpale volto ad escludere la pre-

senza di altre patologie autoimmuni. Può essere richiesto un videat oculistico qualora il paziente riferisca disturbi visivi, vista la possibile associazione con patologie oculari quali iridocicliti, nell’ambito di sindromi ereditarie più complesse. Anche i disturbi dell’udito vanno valutati con attenzione, potendo rappresentare la spia di una patologia ereditaria come la sindrome di Waardenburg che associa vitiligine, piebaldismo (una ciocca di capelli bianchi) e sordità. LA SCELTA TERAPEUTICA Il trattamento deve essere innanzitutto programmato in base all’estensione e alla stabilità della patologia: possono essere utilizzate sostanze topiche e soprattutto in base alla teoria secondo la quale nella vitiligine vi sarebbe un danno ai melanociti indotto da radicali liberi e specie reattive dell’ossigeno (reactive oxygen species: ROS), quindi uno “stress ossidativo”, possono essere utili trattamenti con integrazione di antiossidanti per via orale per stabilizzare il quadro clinico. FOTOTERAPIA La terapia di scelta rimane comunque la Fototerapia UVB a banda stretta (detta anche TL01 dal nome commerciale dei tubi fluorescenti impiegati). L’efficacia della fototerapia si basa sulla possibilità di stimolare la comparsa di una ripigmentazione nelle aree affette da vitiligine, promuovendo la ripopolazione di dette aree da parte dei melanociti provenienti dalla cute sana perilesionale e dal “reservoir” costituito dai follicoli piliferi. Lo stimolo è rappresentato dalla radiazione ultravioletta, associata o meno alla somministrazione sistemica o topica di prodotti fotosensibilizzanti.

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LETTERATURA SCIENTIFICA

L’ULTIMA FRONTIERA È RAPPRESENTATA DAL TRAPIANTO AUTOLOGO DI MELANOCITI E CELLULE BASALI. SI TRATTA DI UNA TECNICA UTILE PER FORME DI VITILIGINE STABILE DA ALMENO 1 ANNO CHE NON ABBIANO RISPOSTO ALLE TERAPIE CONVENZIONALI E PER LA VITILIGINE SEGMENTARIA

LASER A ECCIMERI E LUCE A ECCIMERI Recentemente sono stati pubblicati degli studi sull’efficacia del laser o luce ad eccimeri a 308 nm nella vitiligine. Queste nuove apparecchiature permettono di irradiare selettivamente e con notevole potenza le singole chiazze di Vitiligine risparmiando la cute sana circostante, con il risultato di indurre precocemente il fenomeno della ripigmentazione e consentire trattamenti più rapidi. TRAPIANTO AUTOLOGO DI MELANOCITI E CELLULE BASALI L’ultima frontiera è rappresentata dal trapianto autologo di melanociti e cellule basali. Si tratta di una tecnica utile per forme di vitiligine stabile da almeno 1 anno che non abbiano risposto alle terapie convenzionali e per la vitiligine segmentaria, una particolare variante clinica della vitiligine che ha delle peculiarità che la differenziano dalle altre forme, sia per quanto riguarda il quadro clinico (disposizione segmentaria, metamerica), l’evoluzione (scarsa evolutività), e la risposta alle terapie (risposta incompleta alla fototerapia e ad altri trattamenti). La tecnica viene tuttora impiegata in molti centri Europei dove si cura la vitiligine con ottimi risultati. L’ultima novità è un nuovissimo Kit che permette in soli 20 minuti di generare, da un piccolo prelievo di cute, una sospensione cellulare contenente tutte le cellule cutanee necessarie ad avviare i processi di ripigmentazione. Il kit ci permette di “tripsinizzare” velocemente

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il prelievo di cute al fine di ottenere un’elevata concentrazione di cellule vitali trasferibili immediatamente sull’area da trattare. Inoltre, dal momento che non si tratta di colture o di propagazioni cellulari, queste peculiarità permettono l’uso del medical device nel pieno rispetto delle normative comunitarie e nazionali ovviando dunque ai vari adempimenti di legge che disciplinano, invece, le tecniche di coltura cellulare. Il Kit rappresenta una la più nuova soluzione terapeutica per effettuare il trapianto autologo di melanociti, in un’unica sessione, della vitiligine stabile e segmentale. Il suo impiego offre la possibilità di eseguire tutto il procedimento nel proprio ambulatorio senza doversi appoggiare ad un laboratorio di coltura/manipolazione cellulare; inoltre permette di ottenere una procedura perfettamente standardizzata e riproducibile sia nell’esecuzione che nei risultati in quanto i tempi, la temperatura e le quantità di sostanze che servono per conseguire le cellule sono già predefinite, titolate e certificate a garanzia della buona riuscita dell’intervento e del grado di soddisfazione dei pazienti.

Per maggiori informazioni potete visitare il sito www.fototerapia.it o scrivere ai Dottori Leone e Paro Vidolin all'indirizzo email: info@fototerapia.it


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DERMATOLOGIA

MALATTIA DI PARKINSON

2A PARTE

PREVENZIONE E TRATTAMENTO DEI DISTURBI DERMATOLOGICI

di Valeria Maria Angrisani, dottoressa in farmacia

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a Malattia di Parkinson (MP) è la più comune fra quelle che riguardano i disturbi del movimento; secondo recenti stime ufficiose dell’ associazione nazionale pazienti “Parkinson Italia”, quasi cinquecentomila italiani sono affetti da tale patologia, e l’OMS a livello mondiale prevede un raddoppio dei malati entro il 2030. 14

Nuovo COLLEGAMENTO

Emerge dunque la necessità di un supporto integrato al malato: il farmacista potrà dunque coadiuvare il medico curante nella prevenzione e gestione dei piccoli disturbi secondari che inficiano la qualità di vita del paziente. Nel numero scorso di Nuovo Collegamento, abbiamo pubblicato un articolo introduttivo sulla


DERMATOLOGIA

Malattia di Parkinson (MP), focalizzandoci non solo sulle cause e i sintomi principali, ma anche sugli approcci farmacologici. In questo articolo, entreremo nel dettaglio delle sue conseguenze a livello cutaneo. La MP ha infatti un carattere multisistemico: in aggiunta agli aspetti motori e cognitivo-comportamentali, si riscontrano vari problemi funzionali del Sistema Nervoso Autonomo. La pelle ed i suoi annessi sono colpiti già nelle fasi iniziali di malattia, con segni patologici che perdurano per tutta la vita: il farmacista può riconoscere e gestire tali affezioni dermatologiche coordinandosi efficacemente col curante per approntare la migliore terapia possibile. (v. Tab. 1). Nella MP è possibile riscontrare: • flogosi periorale secondaria a scialorrea • alterazioni della sudorazione diurna, notturna e distrettuale • dermatite seborroica • micosi cutanee • effetti collaterali iatrogeni Le neoplasie cutanee, pur rare, sono più frequenti nei malati di MP rispetto alla popolazione.

Il deficit sensoriale nella MP deriva dalla denervazione cutanea: i pazienti con MP hanno una ridotta percezione ambientale del freddo e del caldo (anche quando sono posti a contatto con oggetti caldi o freddi); analogamente dicasi per il dolore meccanico e la sensibilità tattile. Tutto ciò deve esser tenuto ben presente dal farmacista per poter consigliare al meglio il paziente che si rivolge in farmacia per i problemi correlati alla sua pelle.

Uno studio comparativo su modello descrittivo(1) ha analizzato 70 pazienti con Parkinson e 22 soggetti di controllo: nel gruppo dei malati, il 51% presentava iperidrosi e il 18,6% seborrea. Come accennato, la MP non interessa solo il sistema nervoso centrale ma anche il sistema nervoso autonomo: lungo le strutture autonomiche si osservano infatti i “corpi di Lewy” cioè aggregati di una proteina specifica (denominata alfa sinucleina), il cui accumulo è correlato all’ eziopatogenesi, progressione e diffusione della malattia. Non solo le ghiandole sudoripare eccrine sono alterate, ma anche l'innervazione dei vasi sanguigni della pelle è diminuita.

ALTERAZIONI DELLA SUDORAZIONE Altro segno importante di disfunzione autonomica correlata al MP sono le alterazioni della sudorazione: alcune persone sperimentano ridotta sudorazione (ipoidrosi) con conseguente pelle molto secca, altre una sudorazione molto aumentata (iperidrosi), anche notturna. Per contrastare i segni di secchezza cutanea secondaria all’ ipoidrosi, si potranno consigliare creme ad alto potere idratante, ipoallergeniche e non comedogene, mentre per l’ igiene quoti-diana sono utili agenti detergenti non saponi a ph 3,5. L'iperidrosi può essere causata da concentrazioni troppo elevate o troppo basse di dopamina cerebrale.

FLOGOSI PERIORALE La scialorrea è molto frequente nel paziente con MP e può irritare se particolarmente copiosa- la pelle intorno alla bocca e la parte superiore del torace. Per ovviare a questo disturbo possono essere impiegate localmente creme protettive, indicate per il viso e tollerabili per le mucose della cavità orale. I prodotti a base di olio o vaselina non sarebbero raccomandati perché esisterebbe il potenziale per la polmonite lipoidea secondaria all'aspirazione dei lipidi soprattutto aggraverebbero l’ untuosità della pelle (già aumentata dalla MP stessa) e l’ insorgenza di comedoni.

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DERMATOLOGIA SPESSO NELLE PERSONE CON MP SI RISCONTRA LA PRODUZIONE DI SUDORE SIA RIDOTTA ALLE ESTREMITÀ DEL CORPOE QUESTO PUÒ PORTARE A UNA SOVRAPPRODUZIONE NEL RESTO DEL CORPO PER COMPENSARE

L'iperidrosi che si osserva quando il paziente va incontro agli effetti di fine dose può essere trattata con un aumento della dose di agonista della dopamina o della levodopa. Sono stati usati anche beta-bloccanti (ad esempio propanololo) e iniezioni con tossina botulinica (effettuate in regime di day hospital presso i Centri Parkinson ospedalieri). L’ iperidrosi, specialmente di notte, può essere notevolmente fastidiosa. Spesso nelle persone con MP si riscontra la produzione di sudore sia ridotta alle estremità del corpo, come mani e piedi, e questo può portare a una sovrapproduzione nel resto del corpo per compensare. Il farmacista potrà consigliare, per alleviare il fastidio delle sudorazioni notturne, l’ impiego di biancheria intima ad alta traspirabilità o in cotone leggero, nonché suggerire curare l’assunzione di acqua anche nelle ore dedicate al riposo. Utili anche l’ impiego di traverse da letto per assorbire il sudore in eccesso. Anche nel caso di alterazioni della sudorazione saranno utili per l’ igiene quotidiana detergenti a ph fisiologico ad azione lenitiva e ripartiva del film idrolipidico cutaneo. DERMATITE SEBORROICA Nella popolazione sana, le cause della dermatite seborroica sono principalmente riconducibili a tre fattori eziologici: qualità del sebo prodotto, presenza di particolari dermatomiceti e fattori individuali. Studi più recenti(3) sembrano suggerire che sia la qualità del sebo, piuttosto che la quantità, sia uno dei tre fattori coinvolti nella patogenesi della malattia; altro fattore eziologico è la presenza in un fungo del genere Malassezia, che dovrebbe esser coinvolto nella produzione di sostanze immunogene a livello locale. I soggetti affetti da dermatite seborroica presentano un profilo lipidico alterato tendente a sbilanciare 16

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la flora commensale innocua verso un fenotipo di Malassezia più patogeno (M. restricta), con esagerata risposta immunitaria agli stimoli esogeni ed endogeni. Anche per il malato di MP sono valide le linee guida per il trattamento della dermatite seborroica, che prevedono l’ applicazione a livello topico di farmaci per la riduzione della flogosi (corticosteroidi topici), per la riduzione della carica fungina (antimicotici e solfuro di selenio) ed agenti terapeutici per la rimozione del sebo e della forfora (principi attivi seboregolatori). MICOSI CUTANEE Il rischio di infezione della pelle fungina perineale e perirettale aumenta quando il morbo di Parkinson è associato ad incontinenza. Comunemente, le infezioni fungine dell'area perigenitale si presentano come un'eruzione cutanea umida, rossa e pruriginosa con lesioni classiche satelliti mentre l'infezione fungina si diffonde attraverso la pelle. Anche in questo caso può essere necessaria una terapia topica antifungina per controllare l’infezione, associata eventualmente ad antibiotici topici. Inoltre, i materiali di essiccazione con argento topico possono agire per allontanare l'umidità e ridurre la conta microbica della pelle. EFFETTI SECONDARI IATROGENI Rush cutanei e prurito sono effetti collaterali riportanti nelle schede tecniche della maggior parte dei farmaci antiparkinson; le formulazioni transdermiche di rotigodina determinano dermatite da contatto, bruciore locale ed eritema localizzato causato dal contatto con il cerotto: sarà utile suggerire di applicare lo stesso ruotando giornalmente i siti di applicazione e sottolineare l’ importanza di una corretta igiene cutanea.


DERMATOLOGIA SI DOVREBBE ISPEZIONARE ATTENTAMENTE LA PELLE DI TUTTO IL CORPO PERCHÉ L'ESPOSIZIONE AL SOLE POTREBBE NON ESSERE UN FATTORE CRITICO NELLA PATOGENESI DEL CANCRO DELLA PELLE

NEOPLASIE revisione di PanCUTANEE e collaboratori sostengono che i cambiamenti cutanei associati al morbo di ParStudi(in a lungo termine hanno nel kinson particolare il rischio dievidenziato melanoma maligno e altri tumori cutanei non melanoma), debbano comportare sorveglianza dermatologica intensivanon . Siessere dovrebbe ispezionare attentamente un fattore critico nella patogenesiladel gruppo diuna malati di MP una maggiore incidenza pelle di tuttocutanei il corporispetto (compresi i piedi, cuoio capelluto cancro ed areadella genitale l'esposizione sole pelle.perché Si osserva anche unaalaumendi tumori ai controlli. E’ noto potrebbe non essere un fattore critico nella patogenesi del cancro della pelle. Si osserva anche una tata incidenza, rispetto alla popolazione, sia di che la levodopa viene trasformata non solo in aumentata incidenza, rispetto alla popolazione, sia ditumori tumori a cellule basali ( basaliomi) che di a cellule basali (basaliomi) che di cellule dopamina ma anche per l’ azione degli UV in cellule squamose ( carcinoma spinocellulare). Il rischio di sviluppare neoplasie cutanee di tipo mesquamose (carcinoma spinocellulare). Il rischio melanina, il pigmento che dà colore alla pelle e lanoma sembra essere però correlato anche ad una predisposizione genetica, come si osserva in di sviluppare neoplasie cutanee di tipo melanol’ abbronzatura. Questo1544 pigmento tabche 1: permette in uno studio che ha coinvolto malati MP e 974 controlli, l’ insorgenza della neoplasia sembra essere però correlato anche diretad una è coinvolto ancheenella delunicamente melanoma. dopo ma anticipa la diagnosi non genesi si verifica questa. Non si può dunque correlarla predisposizione genetica, come si osserva in tab I risultati una revisione di Pan e collaboratori tamente alladiterapia dopaminergica (4). sostengono che i cambiamenti cutanei associati al morbo di Parkinson (in particolare il rischio di melanoma maligno e altri tumori cutanei non melanoma), debbano comportare una sorveglianza dermatologica intensiva. Si dovrebbe ispezionare attentamente la pelle di tutto il corpo (compresi i piedi, cuoio capelluto ed area genitale) perché l'esposizione al sole potrebbe

Come fare per…

Pelle eccessivamente secca

Tab. 1

PELLE ECCESSIVAMENTE SECCA

Pelle irritata ( scialorrea)

PELLE IRRITATA (SCIALORREA)

Pelle untuosa ( igiene)

PELLE UNTUOSA (IGIENE)

Fotoesposizione

FOTOESPOSIZIONE

Tab 1

1: in uno studio che ha coinvolto 1544 malati MP e 974 controlli, l’insorgenza della neoplasia anticipa la diagnosi e non si verifica unicamente dopo questa. Non si può dunque correlarla direttamente alla terapia dopaminergica(4). Il farmacista può invitare il paziente a controllare egli stesso la propria pelle, per poter evidenziare modificazioni della cute di potenziale significato

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acneica

Tab. 2 Diagnosi dell'età del melanoma nei pazienti con malattia di Parkinson (PD) rispetto ai controlli. Viene mostrato un grafico a dispersione dell'età alla prima diagnosi di melanoma sia per i controlli che per i pazienti con PD. (P = .004). (5)

Tab. 2 Nuovo COLLEGAMENTO

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DERMATOLOGIA

patologico. I malati con MP dovrebbero esser perciò particolarmente cauti nell’ esposizione ai raggi solari, utilizzando esclusivamente prodotti con Fattore di Protezione Solare 50+ o superiori e indicati per pelli miste o tendenza acneica. Sebbene la MP sia efficacemente gestita da parte degli specialisti neurologi per gli aspetti motori e psico cognitivi, il farmacista può senza dubbio essere un valido riferimento per il benessere e per la prevenzione delle patologie dermatologiche anche per il malato di MP. Non sempre i più comuni disturbi dermatologici specialmente se lievi vengono riferiti tempestivamente al curante: ciò comporta un loro trattamento tardivo e non sempre ottimale con conseguente e peggioramento della qualità di vita, oltre che dei costi sanitari correlati alla malattia. BIBLIOGRAFIA 1) Skin and Wound Issues in Patients with Parkinson‚ Disease: An Overview of Common Disorders Janice M. Beitz, Parkinson‚ Disease autonomic dysfunction melanoma hyperhidrosis sialorrhea Issue: Volume 59 - Issue 6 - June 2013 Index: Ostomy Wound Manage. 2013;59(6):26‚36. 2) www.parkinsonvic.org.au 3) MSD manuals Mercedes E. Gonzalez, MD, Clinical Assistant Professor of Dermatology, University of Miami Miller School of Medicine; Clinical Assistant Professor of Dermatology, Florida International Uni-versity Herbert Wertheim College of Medicine; Medical Director, Pediatric Dermatology of Miami (4) La dermatite seborroica/ Mariuccia Bucci Responsabile del Dipartimento di NutriDermatologia e Nutri-Lipidomica ISPLAD (International - Italian Society of Plastic - Regenerative and Oncologic Dermatolo-gy.Ruolo chiave della biotina 2013 Volume 13 Number 3 Trends in Medicine 5) Mayo Clin Proc. 2017 Jul;92(7):1070-1079. doi: 10.1016/j.mayocp.2017.03.014. Parkinson Disease and Melanoma: Confirming and Reexamining an Association. Dalvin LA1, Damento GM2, Yawn BP3, Abbott BA4, Hodge DO5, Pulido JS6


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CORNER OF EVIDENCE La letteratura offre spunti di grande utilitĂ per l'aggiornamento del farmacista e le evidenze ricavate dalla ricerca possono essere trasferite al pubblico con la mediazione del farmacista

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LETTERATURA SCIENTIFICA

OMBRA DI DONNA

di Erika Lupi, farmacista

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o stress è associato all’insorgenza e alla gravità di numerosi disturbi psichiatrici, tra i quali la depressione. Questi disturbi si verificano più frequentemente nelle donne rispetto agli uomini. Come mai? Gli studi scientifici ci dicono che pazienti con questi disturbi rispondono in maniera alterata allo stress non solo da un punto di vista neuroendocrino, ma anche per quanto attiene alle risposte corticolimbiche, agli stimoli valutati negativamente e all’ipereccitazione. Sono le differenze all’interno di questi circuiti a dare una spiegazione al prevalere della malattia psichiatriche nella donna piuttosto che nell’uomo.

L’esposizione ad uno stress dà inizio ad un complesso insieme di risposte neuronali, endocrine e comportamentali che preparano un organismo a far fronte a questa perturbazione dell’omeostasi. Sebbene l’inizio di queste risposte allo stress sia tipicamente adattativo, la loro attivazione persistente o inappropriata è legata alla fisiopatologia di diversi disturbi medici e psichiatrici. Nonostante il fatto che la maggior parte delle persone sperimenterà un gran numero di eventi stressanti durante la loro vita, solo una piccola percentuale continua a sviluppare le risposte di stress disregolato che caratterizzano queste malattie. Pertanto, una delle principali sfide della medicina moderna è determinare quali fattori conferiscono vulnerabilità o capacità di recupero allo stress. Molti di questi fattori sono già stati identificati.

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LETTERATURA SCIENTIFICA

LE DONNE HANNO CIRCA IL DOPPIO DELLE PROBABILITÀ DI SOFFRIRE DI DISTURBI D’ANSIA, COME IL DISTURBO DI PANICO E I DISTURBI CORRELATI AL TRAUMA

Ad esempio, lo stress precoce in età infantile può aumentare la vulnerabilità a sviluppare certi disturbi psichiatrici in età adulta. Un altro fattore associato alla vulnerabilità allo stress è il sesso biologico. Sebbene storicamente le differenze sessuali nei disturbi medici e psichiatrici siano state largamente ignorate, ricerche più recenti si sono concentrate sulle basi neurobiologiche delle differenze di sesso nella vulnerabilità e resilienza allo stress e ai relativi disturbi. L’interesse per il sesso come fattore di vulnerabilità alla malattia deriva, in parte, da dati epidemiologici che rivelano differenze di sesso nella prevalenza di molti disturbi che sono esacerbati dallo stress. Ad esempio, gli uomini hanno maggiori probabilità di soffrire di disturbi correlati ad abuso di sostanze, come l’abuso di alcol e droghe. Al contrario, le donne hanno circa il doppio delle probabilità di soffrire di disturbi d’ansia, come il disturbo di panico e i disturbi correlati al trauma, come il disturbo da stress post-traumatico (PTSD). Le donne hanno anche tassi più elevati di depressione maggiore rispetto agli uomini. I disturbi medici che sono spesso associati a depressione e ansia, come l’emicrania, l’insonnia e la sindrome dell’intestino irritabile, sono riportati più frequentemente nelle donne, suggerendo forse qualche patologia di fondo comune. Ad esempio, anche se un numero minore di donne sperimenta droghe, quando le donne sono esposte a droghe che creano dipendenza sviluppano abuso di sostanze più velocemente degli uomini. Inoltre, un recente studio sulla depressione ha rilevato che quando nella diagnosi sono stati inclusi ulteriori sintomi correlati al disturbo, come attacchi di rabbia / aggressività, abuso di sostanze e assunzione di rischi, le disparità di sesso nella prevalenza della malattia sono state eliminate. Anche tenendo conto di questi avvertimenti, le differenze di sesso nella prevalenza e nella presentazione dei disturbi legati allo stress suggeriscono differenze di sesso nella loro biologia di base. 22

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I disordini correlati al trauma e la depressione maggiore sono disturbi psichiatrici legati allo stress e sono più frequenti nelle donne, inoltre condividono tre altre caratteristiche: la disregolazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), una maggiore reattività agli stimoli emotivi con valenza negativa e ipereccitazione. Uno dei tratti distintivi della risposta allo stress è l’attivazione dell’asse HPA. L’attivazione di questa risposta neuroendocrina allo stress risulta nel rilascio di glucocorticoidi. Questi ormoni preparano l’organismo a trattare gli stimoli minacciosi aumentando l’energia attraverso il metabolismo del glucosio, la lipolisi e la proteolisi, mentre sopprimono la crescita, la riproduzione e il sistema immunitario. Ci sono diverse regioni del cervello e ghiandole endocrine che lavorano di concerto per modulare l’attività dell’asse HPA in risposta allo stress. L’inizio di questa risposta dopo l’esposizione a stress si verifica quando i neuroni ipofisiotrofici nel nucleo paraventricolare dell’ipotalamo (PVN) rilasciano il fattore di rilascio della corticotropina (CRF) e la vasopressina. Questi neuropeptidi stimolano la ghiandola pituitaria a secernere l’ormone adrenocorticotropo (ACTH) nel flusso sanguigno. A sua volta, l’ACTH agisce sulla corteccia delle ghiandole surrenali per indurre la produzione di glucocorticoidi. Nell’uomo il glucocorticoide primario è il cortisolo, mentre nei ratti e nei topi è il corticosterone. I livelli di cortisolo che sono troppo bassi o troppo alti caratterizzano alcuni disturbi psichiatrici. Ad esempio, nel PTSD esiste una complessa disregolazione del cortisolo che si manifesta tipicamente come cortisolo a bassa veglia e sera, ma risposte più alte di cortisolo a stimoli correlati al trauma. Molti pazienti con depressione, al contrario, hanno alti livelli di cortisolo. Si pensa che queste alterazioni nei livelli di cortisolo preceda lo sviluppo sia del DPTS che della depressione e, quando i sintomi di questi disturbi rimettono, i livelli di cortisolo si normalizzano. Pertanto, la disregolazione della risposta


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LETTERATURA SCIENTIFICA

neuroendocrina allo stress è probabilmente un fattore di rischio per lo sviluppo di questi disturbi psichiatrici legati allo stress. Le donne depresse hanno in genere livelli di cortisolo più elevati rispetto agli uomini depressi. Eventi stressanti non solo danno inizio a risposte ormonali, ma innescano anche emozioni negative, come paura e ansia. Tipicamente queste emozioni attivano risposte adattative cognitive e comportamentali volte a far fronte allo stress. Tuttavia, l’iperattivazione o la disregolazione di queste emozioni negative aumentano la suscettibilità ai disturbi psichiatrici legati allo stress. Si dice spesso che le donne sono più emotive degli uomini. Sebbene questa affermazione venga utilizzata a volte a sproposito, vi sono prove scientifiche che le donne provano emozioni, in particolare quelle con valenza negativa (ad esempio paura, rabbia, tristezza), con maggiore intensità rispetto agli uomini. Le differenze tra uomo e donna nella reattività emotiva possono derivare dalle differenze sessuali nei circuiti neurali alla base dell’espressione emotiva. Le regioni del cervello che rispondono agli stimoli emotivi con valenza negativa includono, tra le altre aree, i circuiti corticolimbici. Diversi studi di neuroimaging funzionale hanno identificato differenze di sesso nella grandezza delle risposte corticolimbiche agli stimoli emotivi. Ad esempio, stimoli avversi e condizionamento della paura hanno aumentato l’attività nell’amigdala e in alcune regioni corticali più nelle donne rispetto agli uomini. Una recente meta-analisi ha rivelato analogamente che, rispetto agli uomini, le emozioni negative nelle donne provocano una maggiore attivazione in regioni tra cui l’amigdala di sinistra, il cingolato anteriore e la corteccia prefrontale mediale. Le parole con una valutazione negativa, ad esempio, attivavano la corteccia peririnale sinistra e l’ippocampo nelle donne, ma il giro supra marginale destro negli uomini. Negli esperimenti in laboratorio su topi si sono evidenziate differenze morfologiche tra femmine e maschi. Ad esempio sembra che le differenze sessuali nella densità della colonna vertebrale dendritica dell’ippocampo siano alla base delle differenze sessuali nella modulazione dell’apprendimento, mentre le differenze sessuali nell’a24

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migdala mediana stabiliscono comportamenti sociali specifici del sesso, ma nessuno studio ha stabilito causalmente queste relazioni. Questi studi evidenziano il fatto che le donne non sono sempre più influenzate negativamente dallo stress, ma piuttosto che lo stress colpisce maschi e femmine in modo diverso. Le differenze sessuali dal livello molecolare a quello dei sistemi che si verificano all’interno di questi circuiti possono aumentare la vulnerabilità a questi disturbi e esacerbare la loro presentazione nelle donne. È possibile che i sintomi di disturbi psichiatrici legati allo stress in alcune donne siano attribuibili solo a differenze di sesso all’interno di un circuito. Ad esempio, le differenze di sesso nell’attivazione dell’amigdala agli stimoli valutati negativamente possono aumentare le risposte emotive allo stress e guidare i sintomi depressivi nelle donne. Questo scenario è possibile perché l’ipotalamo, l’ippocampo, l’amigdala, la corteccia prefrontale e il locus coeruleus sono interconnessi e possono influenzarsi a vicenda. I dati epidemiologici supportano inoltre un ruolo degli ormoni ovarici nella depressione. L’aumento della depressione nelle donne rispetto agli uomini emerge dopo la pubertà (quando la circolazione dell’ormone ovarico aumenta) e rimane alta fino alla menopausa (quando i livelli di ormoni ovarici diminuiscono), il che suggerisce che gli effetti attivatori degli ormoni ovarici possano essere critici. Tuttavia, non è semplicemente che alti livelli di ormoni ovarici sono un fattore di rischio per la depressione perché in alcune donne i sintomi depressivi sono precipitati da un calo di estrogeni, come può verificarsi durante la fase luteale del ciclo mestruale, il periodo postpartum o la menopausa. È stato quindi proposto che improvvisi cambiamenti nell’estrogeno possano scatenare la depressione. Uomini e donne siete avvisati! BIBLIOGRAFIA/SITOGRAFIA

“Sex Differences in Stress-Related Psychiatric Disorders: Neurobiological Perspectives” Debra A. Bangasser, Ph.D.1 and Rita J. Valentino, Ph.D.2 1Department of Psychology and Neuroscience Program, Temple University, Philadelphia, PA 2Department of Anesthesiology and Critical Care Medici


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PSICOLOGIA

VIOLENZA SUI MINORI LA REGOLA DEL QUI NON SI TOCCA

Vi raccontiamo di "Kiko e la mano", un piccolo prezioso libro che insegna a proteggersi

di Laura Strazzi, Psicoterapeuta Analista Transazionale

L

’abuso sessuale sui minori è uno dei crimini più odiati e suscita una forte rabbia nella grande maggioranza delle persone, la vittima è infatti un bambino o un ragazzo che non è ancora in grado di proteggersi in modo completo fisicamente o psicologicamente. Ad ora, nonostante i sentimenti che suscita, rimane un crimine che serpeggia e si diffonde nasco26

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stamente vicino a noi. I dati europei dicono che un bambino su cinque è vittima di varie forme di abuso o di violenza sessuale, questo significa che anche nei nostri immediati dintorni viene commesso. E’ quindi importante che anche i farmacisti siano attenti, cogliendo alcuni segni. È chiaro che poi devono essere gli adulti più vicini ad insegnare loro a tutelarsi.


PSICOLOGIA

Per abuso sessuale si intende il coinvolgimento di un minore, da parte di un partner preminente, in attività sessuali anche non caratterizzate da violenza esplicita. Si configura sempre e comunque come un attacco confusivo e destabilizzante alla personalità del minore e al suo percorso evolutivo. L’esito di questo atto deriverà dal bilancio tra caratteristiche dell’abuso (precocità, frequenza, durata, gravità degli atti, relazione con l’abusante) e fattori di protezione (risorse individuali della vittima e del suo ambiente familiare, intervento psico-sociale, sanitario, giudiziario). Il danno è tanto maggiore quanto più il fenomeno resta nascosto o non riconosciuto, non viene attivata protezione, l’esperienza non viene verbalizzata ed elaborata, la relazione di dipendenza con l’abusante è mantenuta. Le conseguenze psicopatologiche di questo evento traumatico possono essere varie ma coinvolgono tutti gli ambiti di vita della persona e uno degli effetti è l’aumento della probabilità di strutturare un disturbo di personalità. I possibili indicatori di abuso ai quale prestare attenzione sono: • improvvisa comparsa di paure dovuta alla presenza di estranei o di persone specifiche, paura di stare da soli; • cambiamento nel rendimento scolastico, calo dell’attenzione, diminuzione dell’interesse, sfiducia nella figura dell’adulto; • cambiamenti di abitudini, perdita di appetito, perdita dell’autonomia, disturbi del sonno, aumento dell’irritabilità; • manifestazioni di conoscenze sessuali che non corrispondono all’effettiva età del minore, atteggiamenti da adulti, curiosità sessuali eccessive, giochi sessuali continui; • manifestazione di depressione autocolpevolizzazione. Il libro per bambini KIKO E LA MANO è un semplice, ma preziosissimo strumento che costituisce un valido aiuto che offerto direttamente ai

KIKO E LA MANO

bambini va a contribuire alla costruzione della loro capacità di proteggersi, uno degli elementi fondamentali della nostra personalità. In Analisi Transazionale viene chiamata “Stato dell’ Io Genitore Affettivo Positivo” quella parte della personalità che riguarda la capacità di fornire a noi stessi e agli altri sostegno e supporto e viene chiamata “Adulto” la parte che valuta e prende le decisioni nel qui ed ora, ricercando la strategia migliore e utilizzando tutte le risorse dell’individuo. Questi elementi permettono alle persone di essere in grado di dire di no, di evitare il pericolo che hanno individuato partendo da se stesse e da quello che sentono, in autonomia, quindi nelle diverse situazioni incontrate nella vita. La Regola del Quinonsitocca consolida questi stati della personalità e si rivolge anche al Bambino Naturale, la nostra parte spontanea e libera. E’ stata studiata dall’equipe specialistica del Consiglio d’Europa per aiutare i genitori e quanti si occupano di infanzia ad avviare un dialogo con i bambini sul rapporto con il proprio corpo, in particolare sulle parti intime e su come vanno Nuovo COLLEGAMENTO

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PSICOLOGIA

LA PRIMA COSA DA FARE È INSEGNARE AD OGNI BAMBINO È CHE È PROPRIO LUI IL PADRONE DEL PROPRIO CORPO E CHE NESSUNO PUÒ TOCCARLO SENZA IL SUO PERMESSO trattate. Il progetto va a rompere il silenzio, spinge a parlare di sessualità con gli adulti, con gli insegnanti, con i genitori, in modi diversi, comunque parlarne. L’ascolto, le domande, la condivisione delle parole che raccontano del corpo e della sessualità aiutano a migliorare il clima rispetto ai vissuti e questo va a costruire una buona base, un buon terreno per accogliere e dare spazio alle diverse esperienze che sono accadute e che accadranno, in modo che possano essere espresse, ed eventualmente essere risolte ed elaborate. CHE COSA È LA REGOLA DEL QUINONSITOCCA La Regola è semplice: dice che un bambino non deve lasciarsi toccare le parti del corpo che sono generalmente coperte dalla biancheria intima. E non deve toccare gli altri in quelle parti. La Regola aiuta a spiegare al bambino che il suo corpo gli appartiene, che ci sono segreti buoni e segreti cattivi, e modi di toccare buoni e modi di toccare cattivi. COME INSEGNARE LA REGOLA DEL QUINONSITOCCA Il tuo corpo ti appartiene La prima cosa da fare è insegnare ad ogni bambino è che è proprio lui il padrone del proprio corpo e che nessuno può toccarlo senza il suo permesso. E’un’informazione che può apparire scontata, ma ribadire questo concetto ai bambini va a rafforzare la loro identità e i loro confini, chiarisce che sono loro i migliori esperti di se stessi. Questo va ad influire sull’autostima, sulla capacità di ascoltarsi e di decidere (ovviamente per i bambini l’autonomia è ancora relativa ad alcune aree della vita, su altre sono i genitori e gli adulti significativi il punto di riferimento costante). Costruire un dialogo aperto e diretto fin dalla più tenera età sulla sessualità e sulle “parti

intime”, utilizzando per esempio i nomi corretti per i genitali e le altre zone del corpo, aiuterà i bambini a comprendere quello che è ok, quello che non è ok, quello che si deve o non si deve fare, in un clima accogliente e sereno. I bambini hanno i loro diritti, per esempio il diritto di rifiutare un bacio o di essere toccati, anche da una persona che amano, quando in un dato momento questo a loro non va. E’ di fondamentale importanza insegnare ai bambini a dire “No”, immediatamente e con fermezza, a contatti fisici che sentono inappropriati e spiacevoli, a fuggire ed allontanarsi da situazioni a rischio e a parlare dell’accaduto con un adulto fidato. È importante far comprendere ai bambini che devono insistere e continuare a comunicare quanto successo fintanto che il problema sarà preso sul serio. Nel libro, la mano chiede sempre il permesso a Kiko prima di toccare. Kiko dà il permesso. Quando la mano vuole toccare lì sotto, Kiko dice “No!”. I genitori e quanti si occupano dell’infanzia potranno utilizzare questa sequenza per spiegare ai bambini che possono dire “No” in qualsiasi momento. MODO DI TOCCARE BUONO-MODO DI TOCCARE CATTIVO I bambini non riconoscono sempre se un palpeggiamento è appropriato o meno. E’ importante spiegare chiaramente ai bambini che non va bene permettere a qualcuno di guardare o toccare le loro parti intime, o di accettare di guardare o di toccare le parti intime di qualcun altro. La Regola del Quinonsitocca li aiuta a riconoscere un limite evidente e facile da ricordare: la biancheria intima. Aiuta inoltre gli adulti ad avviare un dialogo con i bambini al riguardo, quindi a fare esempi, invitare i bambini a raccontare quanto accade, quando i bambini non sono sicuri che il comportamento di una perso-

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Scuola di Galenica Utifar: Crescere nella professione

La scuola ha l’obiettivo di diffondere la cultura galenica in modo critico e di fornire al farmacista le conoscenze più innovative in materia di preparazioni. Le lezioni si svolgeranno sia in aula, sia in un laboratorio attrezzato con macchinari e utensili di ultima generazione. I partecipanti saranno seguiti dalla guida esperta dei docenti Adalberto Fabbriconi, Piero Lussignoli, Mario Marcucci e Pietro Siciliano che proporranno diverse formulazioni supportate da una ricca documentazione e da estratti di testi e riviste internazionali.

CIASCUN CORSO PREVEDE UN MINIMO DI 15 E UN MASSIMO DI 25 PARTECIPANTI 22,4 CREDITI ECM. COSTO PER EVENTO: SOCI UTIFAR € 270,00 - NON SOCI € 370,00 I CORSI POSSONO ESSERE FREQUENTATI ANCHE SINGOLARMENTE

AGGIORNAMENTI SULLE PREPARAZIONI GALENICHE

23-24 febbraio LE NBP, LE CPSULE E LE SOLUZIONI E SOSPENSIONI AD USO ORALE 23-24 marzo LE FORME FARMACEUTICHE AD USO ESTERNO: CREME, GELI, UNGUENTI, PASTE, LOZIONI, MINOXIDIL E IL MONDO DELLA TRICOLOGIA 18-19 maggio LA CANNABIS TERAPEUTICA: LEGISLAZIONE, FITOBOTANICA E LE PREPARAZIONI GALENICHE 15-16 giugno L'AFFASCINANTE MONDO DELLA FITOTERAPIA E LE OPPORTUNITA' D'APPLICAZIONE NEL LABORATORIO DELLA NOSTRA FARMACIA 28-29 settembre I FARMACI ORFANI, LE PREPARAZIONI GALENICHE PEDIATRICHE, LA GALENICA IN GERIATRIA E IL MONDO DELLA DIABETOLOGIA 19-20 ottobre LE PREPARAZIONI GALENICHE VETERINARIE: LA LEGISLAZIONE, LA TEORIA E LA REALIZZAZIONE DI QUESTE PARTICOLARI FORME FARMACEUTICHE 16-17 novembre LE 20 E PIU' FORMULE CHE TI SERVIRANNO PER FAR DECOLLARE IL TUO LABORATORIO GALENICO

Sede dei corsi: il sabato presso Università Sapienza, Piazzale A. Moro 5 - Roma la domenica presso Lentini Lab, Viale I. Montanelli 133 - Roma SEGUITE GLI AGGIORNAMENTI SUL SITO WWW.UTIFAR.IT

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PSICOLOGIA

LA SEGRETEZZA È LA TATTICA PRINCIPALE UTILIZZATA DAGLI AUTORI DI ABUSI SESSUALI. PER QUESTO È IMPORTANTE INSEGNARE LA DIFFERENZA TRA I SEGRETI BUONI E I SEGRETI CATTIVI E CREARE UN CLIMA DI FIDUCIA

na sia accettabile, invitateli a chiedere aiuto a un adulto fidato. Nel libro, Kiko rifiuta di essere toccato sotto la biancheria intima. I genitori possono spiegare che certi adulti (le persone che si occupano di loro, i genitori, o i medici) possono avere bisogno di toccare i bambini, ma dovranno incoraggiare i bambini a dire “No” se una situazione li mette a disagio. I SEGRETI BUONI E I SEGRETI CATTIVI La segretezza è la tattica principale utilizzata dagli autori di abusi sessuali. Per questo è importante insegnare la differenza tra i segreti buoni e i segreti cattivi e creare un clima di fiducia. Spiegare ai bambini che ogni segreto che li rende ansiosi, li mette a disagio, incute paura o li rende tristi non è un buon segreto e non deve essere mantenuto; deve essere raccontato a un adulto fidato (genitore, insegnante, poliziotto, medico). Anche in questo caso fare degli esempi di segreti buoni che riguardano la loro quotidianità (non dire alla mamma che abbiamo mangiato le caramelle, non dire al papà che gli abbiamo preparato un regalo per il compleanno) Nel libro, la mano incoraggia Kiko a raccontare se qualcuno cerca di toccarlo in modo inappropriato. Questa sequenza può essere utilizzata per discutere la differenza tra un segreto buono (per esempio, una festa a sorpresa) e un segreto cattivo (qualcosa che rende triste e ansioso il bambino). I genitori devono incoraggiare i figli a rivelare loro i segreti cattivi. LA RESPONSABILITÀ DELLA PREVENZIONE E DELLA PROTEZIONE SPETTA A NOI ADULTI I bambini vittime di abuso provano vergogna, senso di colpa e paura. Gli adulti possono creare un buon clima intorno alla sessualità e accertandosi che i bambini sappiano a chi rivolgersi se sono preoccupati, ansiosi o tristi. I bambini possono avere la sensazione che ci sia qualco-

sa di sbagliato in loro. Spetta agli adulti essere attenti e comprendere i loro sentimenti e i loro comportamenti; valutare quali ragioni ci sono quando un bambino rifiuta un contatto con un altro adulto o un altro bambino; rispettare i loro desideri anche quando non siamo d’accordo, dimostrare loro che accettiamo quello che provano sia che ci piaccia o no, accogliere le emozioni piacevoli ed anche quelle faticose. I bambini dovrebbero sempre avere la sensazione di poter parlare liberamente con i loro genitori di quello che sentono e pensano, anche riguardo alla sessualità. La mano nel libro è l’amico di Kiko. Gli adulti devono aiutare i bambini nella loro vita quotidiana. Prevenire la violenza sessuale è prima di tutto una responsabilità che spetta all’adulto ed è importante evitare che siano i bambini a sopportarne il peso. Siamo chiamati, come adulti, a metterci in gioco partendo dalla consapevolezza che ogni famiglia fa regolarmente educazione sessuale. Questo significa semplicemente che in ogni nucleo familiare si fanno scelte che riguardano la sessualità, scelte che possono essere state pensate e discusse o scelte che sono implicite. Si sceglie come chiamare i genitali dei bambini. Si sceglie se mostrare i genitali ai figli. Si sceglie come occuparsi dei genitali dei figli e degli altri bambini. Si sceglie come reagire a quanto visto in tv. Si sceglie se manifestare o meno il proprio affetto di fronte ai bambini. Ognuna di queste scelte è legittima, non si tratta di individuare quali siano le scelte giuste e quelle sbagliate, c’è la scelta personale da compiere e il primo passaggio è quello di diventare consapevoli delle proprie idee e della propria posizione, quindi del messaggi che inviamo e che arrivano ai bambini. Per saperne di più: www.quinonsitocca.it Nuovo COLLEGAMENTO

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NUTRACEUTICA

NUTRACEUTICA E ULCERA PEPTICA

di Matteo Micucci, PHD in pharmaceutical sciences, scientist in medicinal chemistry and food chemistry

L

’ulcera peptica è una lesione del tratto digestivo localizzata nello stomaco o nel duodeno, caratterizzata da una mucosa denudata, con il danno che si estende nella sottomucosa o nella muscolaris propria. La prevalenza, nella popolazione generale, di questa patologia è del 5-10%, anche se recenti studi epidemiologici hanno evidenziato una riduzione dell’incidenza, dell’ospedalizzazione e della mortalità per ulcera peptica. Tale evoluzione è, almeno in parte, dovuta al miglioramento delle condizioni di igiene e all’introduzione di nuove terapie. Generalmente, il danno alla mucosa, nei pazienti affetti da malattia peptica, è il risultato delle alterazione dell’acidità gastrica, associate a stress e a fattori alimentari. I fattori di rischio per l’ulcera peptica includono l’infezione da H. pylori, il consumo di alcol, il fumo, l’assunzione di FANS, e la sindrome di Zollinger-Ellison. Tuttavia, solo una percentuale di pazienti con Helicobacter pylori o sottoposti a terapie a base di FANS, sviluppa ulcera peptica, a delineare 32

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l’importanza della soggettività biologica. Di fatti, sono stati associati alcuni polimorfismi funzionali su geni che codificano per citochine ad un aumento del rischio di ulcera peptica. Ad esempio, il polimorfismo dell’interleuchina 1 beta (IL-1 beta) influenza la produzione mucosale di IL-1β, incrementando il rischio di esordio di ulcera duodenale associata ad H. pylori. 1 D’altro canto, il rischio di complicazioni per ulcera peptica aumenta di 4 volte in coloro che assumono FANS e di 2 volte nei soggetti sottoposti a terapia con aspirina. L’ulcera peptica che si verifica in assenza di H. pylori, di terapia con FANS, è classificata come idiopatica ed è prodotta dallo squilibrio tra fattori aggressivi e fattori difensivi per la mucosa. Circa la metà della popolazione mondiale è affetta da H. pylori, che rimane una delle cause più comuni di ulcera peptica. I comuni trattamenti antiulcera includono inibitori di pompa protonica, come l’omeprazolo, il lansoprazolo, l’esomeprazolo, il pantoprazolo, antagonisti ai recettori istaminergici H2,come la


NUTRACEUTICA

cimetidina, la famotidina, la nizatidina, la ranitidina, idrossido di alluminio e di magnesio, agenti citoprotettivi come il misoprostolo ed il sucralfato, oltre agli antibiotici contro H. pylori quali, ad esempio, claritromicina, metronidazolo, amoxicillina, levofloxacina. Oggi, anche in virtù della comparsa di ceppi resistenti, è necessario identificare agenti di trattamento della malattia peptica in grado di agire su una moltitudine di bersagli molecolari ed al contempo di esercitare un’azione antmicrobica contro H. pylori. In tale cornice, si inserisce la ricerca scientifica nel campo della Nutraceutica. Tra i fitocomplessi con potenziali effetti positivi per l’ulcera gastrica, si ricordano: CISTUS LAURIFOLIUS L. L’estratto di Cistus laurifolius L. esercita una forte attività diretta contro H. pylori. In tal senso, i composti più attivi sono la 3’-demetossisudachitina Cistus laurifolius L. e la sudachitina.3,4 Tali riL’estratto di Cistus laurifolius L. esercita una forte attività diretta contro H. pylori. In tal senso, i composti sultati statie confermati dallo studio più attivi sono lasono 3’-demetossisudachitina la sudachitina. Tali risultati sono stati confermati dallo studio di Ustun di Ustun e colleghi che hanno dimostrato che un estratto in cloroformio di Cistus laurifolius L. svolge una eforte colleghi hanno un estratto azione anti-H. pylori. che Inoltre, Nakagawa e colleghi dimostrato hanno dimostrato che il nuovo che flavonoide isolato da questa pianta – il (2S)-40 ,7-diidrossi-8-metilflavano – è il composto più efficace contro H. pylori. in di Cistus laurifolius L.dell’ulcera svolge una Anchecloroformio il frutto di Ficus glomerata Roxb. è stato oggetto di studio per i suoi effetti nei confronti gastrica. forte azione anti-H. pylori.2 Inoltre, Nakagawa e colleghi5 hanno dimostrato che il nuovo flavonoide isolato da questa pianta – il (2S)-40 ,7-diidrossi-8-metilflavano – è il composto più efficace contro H. pylori. Anche il frutto di Ficus Cistus laurifolius L. glomerata Roxb. è stato oggetto di studio per i L’estratto di Cistus laurifolius L. esercita una forte attività diretta contro H. pylori. In tal senso, i composti più attivi sono la 3’-demetossisudachitina e la sudachitina. Tali risultati sono stati confermati dallo studio suoi effetti nei confronti dell’ulcera gastrica.6 di Ustun e colleghi che hanno dimostrato che un estratto in cloroformio di Cistus laurifolius L. svolge una

pendente dell’ulcera gastrica indotta da etanolo, legatura del piloro, freddo persistente. Tale fitocomplesso si è mostrato capace di ridurre lo stress ossidativo della mucosa gastrica e di inibire la pompa H-K-ATPasica.6 Risultati promettenti anche con l’estratto di Abelmoschus esculentus (L.) Moench che ha mostrato un effetto inibitorio nei confronti dell’ulcera gastrica indotta da etanolo.7 ABELMOSCHUS ESCULENTUS (L.) MOENCH Anche vari estratti delle parti aeree e delle radici di Sonchus oleraceus L. hanno mostrato un’attività antiulcerogenica verso l’ulcera ga8 In particolare, l’effetto stricahcneindotta oM ).L( sutnelucse da suhcsometanolo. lebA antiulcerogenico più potente si è osservato con l’estratto etanolico delle radici di questa pianta.

àtivitta’nu otartsom onnah .L suecarelo suhcnoS id icidar elled e eerea itrap elled ittartse irav ehcnA ùip ocinegorecluitna otteffe’l ,eralocitrap nI 8.olonate ad attodni acirtsag areclu’l osrev acinegorecluitna .atnaip atseuq id icidar elled ocilonate ottartse’l noc otavresso è is etnetop

hcneoM ).L( sutnelucse suhcsomlebA

SONCHUS OLERACEUS L. Un’altra risorsa di sostanze .L suecarelo suhcnoS ad azione gastroprotettiva è rappresentata dalle specie botaniche che si trovano nel aree semiarisuecarelo sAd uhcnoesempio S de delle.LAnde. la tola-tola (nome volgare della specie Parastrephia quadrangularis (Meyen) Cabrera) è stata studiata per i suoi effetti gastroprotettivi.

àtivitta’nu otartsom onnah .L suecarelo suhcnoS id icidar elled e eerea itrap elled ittartse irav ehcnA ùip ocinegorecluitna otteffe’l ,eralocitrap nI 8.olonate ad attodni acirtsag areclu’l osrev acinegorecluitna .atnaip atseuq id icidar elled ocilonate ottartse’l noc otavresso è is etnetop

is ehc ehcinatob eiceps ellad atatneserppar è avittetorportsag enoiza da eznatsos id asrosir artla’nU aihpertsaraP eiceps alled eraglov emon( alot-alot al oipmese dA .ednA elled ediraimes eera len onavort .ivittetorportsag itteffe ious i rep ataiduts atats è )arerbaC )neyeM( siralugnardauq

3,4

2

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6

is ehc ehcinatob eiceps ellad atatneserppar è avittetorportsag enoiza da eznatsos id asrosir artla’nU aihpertsaraP eiceps alled eraglov emon( alot-alot al oipmese dA .ednA elled ediraimes eera len onavort .ivittetorportsag itteffe ious i rep ataiduts atats è )arerbaC )neyeM( siralugnardauq

3,4

Ficus glomerata Roxb.

forte azione anti-H. pylori.2 Inoltre, Nakagawa e colleghi5 hanno dimostrato che il nuovo flavonoide isolato da questa pianta – il (2S)-40 ,7-diidrossi-8-metilflavano – è il composto più efficace contro H. pylori. Per l’appunto, gastroprotettiva di unoggetto estrattodietanolico di i frutti di Ficusneiglomerata è stata Anche il frutto di l’attività Ficus glomerata Roxb. è stato studio per suoi effetti confronti Roxb. dell’ulcera 6 dimostrata in numerosi modelli sperimentali di ulcera gastrica.6 gastrica. La somministrazione per via orale di questo estratto ha prodotto un decremento dose-dipendente dell’ulcera gastrica indotta da etanolo, legatura del piloro, freddo persistente. Tale fitocomplesso si è mostrato capace di ridurre lo stress ossidativo della mucosa gastrica e di inibire la pompa H-K-ATPasica.6 Risultati promettenti anche con l’estratto di Abelmoschus esculentus (L.) Moench che ha mostrato un effetto inibitorio nei confronti dell’ulcera gastrica indotta da etanolo.7

FICUS GLOMERATA ROXB. Per l’appunto, l’attività gastroprotettiva di un estratto etanolico di frutti di Ficus glomerata Roxb. è stata dimostrata in numerosi modelli sperimentali di ulcera gastrica.6 Ficus glomerata Roxb. La somministrazione per via orale di questo Per l’appunto, l’attività gastroprotettiva di un estratto etanolico di frutti di Ficus glomerata Roxb. è stata dimostrata in numerosi modelli sperimentali di ulcera gastrica. estratto ha prodotto un decremento dose-diLa somministrazione per via orale di questo estratto ha prodotto un decremento dose-dipendente 6

dell’ulcera gastrica indotta da etanolo, legatura del piloro, freddo persistente. Tale fitocomplesso si è mostrato capace di ridurre lo stress ossidativo della mucosa gastrica e di inibire la pompa H-K-ATPasica.6 Risultati promettenti anche con l’estratto di Abelmoschus esculentus (L.) Moench che ha mostrato un effetto inibitorio nei confronti dell’ulcera gastrica indotta da etanolo.7

PARASTREPHIA QUADRANGULARIS (MEYEN) CABRERA Dalle parti aeree di questa pianta è stato possibile isolare, tra gli altri, il 5,7- diidrossi-3,8,3',4'-tetrametossiflavone, alcune cumarine comuni, alcuni trimetoni e Parastrephia quadrangularis (Meyen) Cabrera terpeni clerodanici.9

Dalle parti aeree di questa pianta è stato possibile isolare, tra gli altri, il 5,7- diidrossi-3,8,3ʹ,4ʹtetrametossiflavone, alcune cumarine comuni, alcuni trimetoni e terpeni clerodanici.9

In un modello sperimentale di ulcera indotta da etanolo/HCl, è stato possibile osservare che il fitocomplesso riduce la gravità dell’ulcera gastrica. Tali azioni sono imputabili, per lo meno

In un modello sperimentale di ulcera indotta da etanolo/HCl, è stato possibile osservare che il fitocomplesso riduce la gravità dell’ulcera gastrica. Tali azioni sono imputabili, per lo meno in misura parcellare, alla presenza di clerodani e trimetoni, tant’è vero che il composto più attivo in tal senso è il 7-pcumaroilossitremetone.9

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NUTRACEUTICA Parastrephia quadrangularis (Meyen) Cabrera Dalle parti aeree di questa pianta è stato possibile isolare, tra gli altri, il 5,7- diidrossi-3,8,3ʹ,4ʹtetrametossiflavone, alcune cumarine comuni, alcuni trimetoni e terpeni clerodanici.9 2. DaCosta DiBonaventura, M.; Yuan, Y.; Wagner, J.S.; L’Italien, G.J.; Lescrauwaet, B.; Langley, P. The burden of viral hepatitis C in Europe: A propensity analysis of patient outcomes. Eur. J. Gastroenterol. Hepatol. 2012, 24, 869–877 3. Bovicelli, P.; D’Angelo, V.; Collalto, D.; Verzina, A.; D’Antona, N.; Lambusta, D. Efficient synthesis of polyoxygenated flavones from naturally occurring flavanones. J. Pharm. Pharmacol. 2007, 59, 1697–1701 4. Li, H.Q.; Xu, C.; Li, H.S.; Xiao, Z.P.; Shi, L.; Zhu, H.L. Metronidazole-flavonoid derivatives as anti-Helicobacter pylori agents with potent inhibitory activity against HPE-induced interleukin-8 production by AGS cells. ChemMedChem 2007, 2, 1361–1369 5. Afdhal, N.; Reddy, K.R.; Nelson, D.R.; Lawitz, E.; Gordon, S.C.; Schiff, E.; Nahass, In modello parcellare, sperimentale dialla ulcerapresenza indotta da etanolo/HCl, è statoepossibile osservare che il R.; Ghalib, R.; Gitlin, N.; Herring, R.; et al. inunmisura di clerodani Ledipasvir and sofosbuvir for previously treated HCV genotype 1 fitocomplesso gravitàche dell’ulcera gastrica. Talipiù azioni sono imputabili, per lo meno in misura trimetoni, riduce tant’èla vero il composto attivo infection. N. Engl. J. Med. 2014, 370, 1483–1493 parcellare, alla presenza di clerodani e trimetoni, tant’è vero che tal senso è ilVijayakumar, 7-p9 il composto 6. più Rao,attivo C.V.;inVerma, A.R.; M.; Rastogi, S. Gastroproin tal senso è il 7-p-cumaroilossitremetone. 9 cumaroilossitremetone. tective effect of standardized extract of Ficus glomerata fruit on A conclusione di questo articolo, desidero experimental gastric ulcers in rats. J. Ethnopharmacol. 2008, indievidenza l’importanza della ricerca Amettere conclusione questo articolo, desidero mettere in evidenza l’importanza115, della323–326 ricerca scientifica, sia in scientifica, sia in nutraceutico farma7. Ortaç D, Cemek M, Karaca T, Büyükokuroğlu ME, Özdemir ZÖ, ambito nutraceutico cheambito farmaceutico, e l’importanzache di esplorare nuovi territori, anche al fine di Kocamannel AT, Göneş S., In vivo anti-ulcerogenic effect of okra ceutico, specie e l’importanza di esplorare nuovi identificare botaniche sempre più potenti per la loro territopotenziale applicazione campo della (Abelmoschus esculentus) on ethanol-induced acute gastric gastroenterologia. ri, anche al fine di identificare specie botaniche mucosal lesions, Pharm Biol. 2018; 56(1): 165-175 sempre più potenti per la loro potenziale appli8. Alothman EA, Awaad AS, Safhi AA, Almoqren SS, El-Meligy Bibliografia RM, Zain YM, Alasmary FA, Alqasoumi SI., Evaluation of anti-ulcer cazione nel campo della gastroenterologia. and ulcerative colitis of Sonchus oleraceus L., Saudi Pharm J., 1. Datta De, D.; Roychoudhury, S. To be or not to be: The host genetic factor and beyond in 2018, 26(7):956-959 Bibliografia Helicobacter pylori mediated gastro-duodenal diseases. World J. Gastroenterol. 21, 2883– 9. Ardiles A, 2015, Barrientos R, Simirgiotis MJ, Bórquez J, Sepúlveda 1. Datta De, D.; Roychoudhury, S. To be or not to be: The host 2895 B, Areche C., Gastroprotective Activity of Parastrephia quadrangenetic factor and beyond in Helicobacter pylori mediated gularis (Meyen), Cabrera from the Atacama Desert, Molecules. gastro-duodenal diseases. World J. Gastroenterol. 2015, 21, 2018 Sep 15;23(9). pii: E2361 2883–2895

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INTEGRATORI

INTEGRATORI PROTEICI

di Paolo Levantino farmacista clinico e consulente nutrizionale, presidente Agifar Palermo, webmaster di viverebene.info

L

e proteine sono elementi strutturali e funzionali essenziali per il buon funzionamento dell’intero organismo. Sono il secondo composto più abbondante nel corpo dopo l’acqua, gran parte è presente nel muscolo (43% circa) con proporzioni significative nella pelle (15%) e nel sangue (16%). Svolgono numerose funzioni: • Concorrono alla sintesi degli ormoni. • Partecipano allo sviluppo e al mantenimento di

organi e muscoli, assicurando il mantenimento della massa magra a discapito di quella grassa. • Sostengono il sistema immunitario, in quanto creano gli anticorpi e regolano i fattori contro agenti esterni e infezioni. • Mantengono il pH interno e l'equilibrio osmotico. • Svolgono azioni di trasporto. È quindi importante assicurare all’organismo il giusto apporto proteico giornaliero. Nuovo COLLEGAMENTO

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Ăˆ un integratore alimentare di vitamine e minerali utile per apportare una quota integrativa di tali nutrienti all’alimentazione quotidiana. Tutti noi abbiamo la necessitĂ di questi micronutrienti nelle giuste proporzioni per il buon funzionamento dell'organismo.

integra vitamine e minerali mantiene un buon funzionamento dell’organismo


INTEGRATORI

Secondo i LARN, tale apporto deve essere pari a 0,95 gr per kg di peso corporeo (reale se normopeso, ideale se in sovrappeso o sottopeso). Nel caso di uno sportivo anche amatoriale i numeri cambiano e si può andare da 1-1.3 grammi per chilo corporeo in un atleta di discipline di lunga durata (per esempio il ciclismo) a 1.5 o anche 2 grammi per chilo di peso corporeo in atleti coinvolti in sport basati sul sollevamento di grandi quantità di sovraccarichi pesanti (per esempio bodybuilding, sollevamento pesi, lancio del peso). Abitudini alimentari corrette sono certamente sufficienti a coprire per intero i fabbisogni nutrizionali degli sportivi. Tuttavia, se il fabbisogno proteico è maggiore dell’apporto che garantiamo attraverso il solo cibo si può colmare la differenza utilizzando gli integratori proteici. Tra questi si annoverano le proteine del siero del latte, della soia e della caseina. Quella di maggior rilievo è la proteina del siero del latte (Whey protein) che mostra una qualità superiore rispetto alle proteine della soia e della caseina: • È una proteina a digestione rapida, a differenza della caseina. • È una proteina completa che ha un maggior contenuto di amminoacidi essenziali e di leucina, rispetto alla casina e alla soia. • Ha una maggiore disponibilità a livello dei tessuti periferici. FUNZIONI DELLA WHEY PROTEIN: Numerosi studi hanno dimostrato che il consumo di proteine, dopo esercizi di resistenza, aumenta la sintesi proteica in modo dose-dipendente. L’esercizio di resistenza da solo stimola la sintesi proteica, ma aumenta anche la degradazione proteica, causando una perdita netta di proteine muscolari, in assenza di un aumento della disponibilità degli amminoacidi. Con l’integrazione proteica, a seguito di un esercizio di resistenza, vi è un effetto sinergico, con un aumento della sintesi proteica maggiore rispetto a quello che si ottiene singolarmente. Non si assiste, inoltre, all'aumento della degradazione proteica, e ciò porterà nel tempo ad ipertrofia muscolare. La WP ha, anche, un ruolo fondamentale nell’attenuare la perdita di massa muscolare durante

l’invecchiamento, strategia della massima importanza nella popolazione anziana, per migliorare le prestazioni fisiche, ridurre il rischio di cadute e migliorare la qualità di vita. È stato dimostrato che una maggiore assunzione proteica negli anziani è protettiva contro la perdita di peso, di massa magra ed è positivamente associata con la massa muscolare. Infine, la proteina del siero del latte ha un effetto saziante, come dimostra uno studio recente pubblicata dall'American Journal of Clinical Nutrition. Tale studio ha evidenziato che, quando l'apporto delle proteine introdotte con la dieta aumentava, passando dal 15 al 30 per cento delle calorie totali, si verificava una spontanea riduzione delle calorie assunte e, di conseguenza, una significativa perdita di peso. Possiamo concludere che l'integrazione di proteine del siero può essere “efficace” nello sportivo, come riportato dal Journal of International Society of Sport Nutrition. Infatti grazie al suo contenuto amminoacidico, in particolare leucina, è in grado di supportare la sintesi proteica a riposo e dopo esercizio fisico di resistenza, migliorando la composizione corporea e la forza. Può migliorare inoltre i guadagni di massa magra in individui giovani e anziani, e può essere utile come coadiuvante nella perdita di peso durante la restrizione calorica. Quanto assumerne? Per capire quante proteine del siero del latte dobbiamo introdurre nella nostra dieta, possiamo utilizzare un semplice schema: 1. Calcolare il proprio fabbisogno proteico. 2. Calcolare la quantità proteica assunta con l’alimentazione. 3. Calcolare la quantità di proteine che si deve assumere attraverso gli integratori, che è data dal fabbisogno proteico meno la quantità proteica assunta con il cibo. È importantissimo non eccedere nel dosaggio. È inoltre sconsigliabile l’uso prolungato di questi integratori: in genere, è opportuno non superare le 4-6 settimane di trattamento, facendo una pausa di 3-4 settimane, prima di iniziare un nuovo ciclo. L’assunzione è controindicata in caso di patologia renale, epatica, gravidanza e al di sotto dei 14 anni. Nuovo COLLEGAMENTO

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LETTERATURA SCIENTIFICA

NON BASTA DIRE

FERRO di Erika Lupi, farmacista

SPESSO SI PARLA DI INTEGRAZIONE DI QUESTO IMPORTANTE OLIGOELEMENTO. MA LE VARIABILITÀ IN CAMPO SONO MOLTE E, PER UN CONSIGLIO ADEGUATO IN FARMACIA, OCCORRE CONOSCERE A FONDO LE SUE FUNZIONI E LE CARATTERISTICHE DELLE MIGLIORI FORMULAZIONI PER L’INTEGRAZIONE 40

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LETTERATURA SCIENTIFICA

N

egli ultimi anni sono stati compiuti grandi progressi nella comprensione del metabolismo del ferro, compresa l'identificazione di nuove proteine essenziali nel metabolismo del ferro umano e nuovi ruoli nel ferro sia nei normali processi cellulari sia in patologie come il cancro. Inoltre, il ferro è profondamente legato alla morte cellulare (apoptosi). Si pensa che il ferro contribuisca alla produzione di radicali liberi, ed il complesso ferro-radicali liberi è stato riconosciuto più volte come importante promotore e mediatore di una varietà di organizzazioni e strutture patologiche. Recentemente è stata definita una modalità completamente nuova di morte cellulare dipendente dal ferro, chiamata ferroptosi. L'assorbimento del ferro dipende essenzialmente da tre fattori principali: • il contenuto di ferro nella dieta; •la liberazione del ferro contenuto nel cibo dai processi digestivi e la sua disponibilità ad essere prelevata dalla mucosa dell'intestino tenue; • condizioni intestinali a livello intraluminale che influenzano notevolmente la disponibilità finale di ferro. Ci sono due forme di ferro: ferro-eme e ferro non-eme (quest'ultimo è anche chiamato ferro inorganico), perché la loro biodisponibilità è molto diversa e influenza notevolmente l’assorbimento di ferro nella dieta. Il ferro eme si trova solo negli alimenti di origine animale, in particolare nella carne, poiché è presente nelle emoproteine muscolari (i prodotti lattiero-caseari, al contrario, sono completamente privi di essi), e anche nelle emoproteine di pesce e uova, ed è assorbito meglio del ferro non eme dagli alimenti. Il suo assorbimento, che si aggira intorno al 25% (p / p), è indipendente dalla composizione della dieta perché viene assorbito intatto come complesso di porfirina senza interferenze con gli altri componenti della dieta. L'assorbimento del ferro non-eme, al contrario, dipende dalla composizione della dieta e dalla presenza di potenziatori e inibitori di

assorbimento, nonché dallo stato di ossidazione del metallo. Il ferro non eme si trova nei cereali e nelle verdure e il suo assorbimento è generalmente basso; viene assorbito solo dal 2% al 20% del ferro disponibile da fonti vegetali. L'assorbimento del ferro da parte dell'organismo avviene principalmente nel duodeno e nella sezione prossimale del digiuno, e transita attraverso l'enterocita per rilasciare il ferro libero nella circolazione sanguigna. Pertanto, il ferro ferroso, essendo molto più solubile del ferro ferrico (con lo stesso valore di pH), può essere più facilmente assorbito, fornendo una maggiore opportunità di chelazione e una maggiore esposizione della mucosa alle forme solubilizzate prima che si verifichi la precipitazione. Le forme chelate di ferro ferrico che rimangono in soluzione possono probabilmente essere prelevate dalle cellule della mucosa; in ogni caso, il ferro reso libero viene trasferito al plasma in una forma che può essere collegata alla transferrina. Il ferro ferrico viene assorbito solo dopo la sua riduzione al ferro ferroso; questo processo di riduzione può avvenire nello stomaco. Le indicazioni fornite per l'assunzione di ferro alimentare si basano sulle perdite e sulle quantità necessarie per la crescita e per costruire riserve, ma tenendo conto della biodisponibilità di questo nutriente nella dieta stessa. La carenza di ferro è responsabile dell'anemia. Clinicamente, l'anemia da carenza di ferro si verifica con astenia, pallore, tachipnea e tachicardia. L'anemia deve essere identificata sulla base dei valori di emoglobina: i valori tra 13 e 16 g / dL negli uomini e tra 12 e 16 g / dL, nelle donne, sono considerati un'espressione di normalità. Durante la gravidanza e / o le mestruazioni, i valori sono inferiori a causa di emo-diluizione o perdite di sangue. Quando la necessità di ferro nel corpo non è soddisfatta, è consigliabile ricorrere a integratori per trattare o prevenire il deficit di ferro o semplicemente per compensare la sua carenza.

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LETTERATURA SCIENTIFICA

Nutrizione inadeguata e carenze di micronutrienti sono condizioni prevalenti che influenzano negativamente la salute. Sebbene i miglioramenti nella qualità della dieta siano essenziali per affrontare questi problemi, gli integratori alimentari o la fortificazione alimentare potrebbero aiutare le persone a rischio di carenza a raggiungere i valori corretti. È interessante notare che gli integratori di ferro possono anche causare effetti collaterali o squilibri nei livelli di altri nutrienti essenziali, in particolare metalli come rame e zinco. Queste controindicazioni possono indurre l'individuo a non tollerare il supplemento di ferro, o addirittura rifiutarlo. Per questo motivo, ci sono diverse formulazioni di ferro per prevenire o curare l'anemia Formulazioni organiche come ferro gluconato, ferro pirofosfato, ferro bis-glicinato, ecc. Hanno componenti che riducono gli effetti collaterali e migliorano la solubilità. Tuttavia, è stato riscontrato che queste formulazioni orali non hanno sempre avuto un effetto immediato sull'individuo e pertanto non sono state utilizzate per gestire casi di grave anemia. In passato, per compensare la carenza di ferro, un metodo popolare prevedeva l'uso di una mela "contaminata" con il ferro. Il metodo consisteva nell'inserire chiodi di ferro in una mela per una notte, al fine di trasferire una piccola parte del ferro alla mela, perché gli acidi organici naturalmente contenuti nelle mele (alfa-idrossiacidi, come l'acido malico, l'acido tartarico, acido citrico ecc.) facevano arrugginire i chiodi e il ferro così ceduto veniva assorbito dalla polpa del frutto sotto forma di complessi organici ferrosi (tra i quali il complesso di ferro citrato (II)). Il giorno seguente, la mela veniva ingerita dal paziente. Oggi l’obiettivo è la formulazione di integratori con maggiore biodisponibilità che potrebbero consentire dosi più basse di ferro e meno effetti 42

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collaterali, migliorando l'efficacia e la tollerabilità del trattamento. Ad esempio, l'acido ascorbico (AA), con le sue proprietà riducenti e chelanti, è il potenziatore più efficiente dell'assorbimento di ferro non eme quando è garantita la sua stabilità nel veicolo alimentare. L'efficacia di AA nel promuovere l'assorbimento da composti meno solubili, come fumarato ferroso e ferro elementare, richiede ulteriori indagini. L'instabilità di AA durante la trasformazione, la conservazione e la cottura dei prodotti alimentari e la possibilità di modifiche sensoriali indesiderate limitano il numero di veicoli alimentari adatti per l'AA. I veicoli adatti includono alimenti miscelati a secco, come alimenti per bambini complementari precotti a base di cereali, latte in polvere e altri prodotti conservati e preparati in modo da massimizzare la ritenzione di questa vitamina. Si raccomanda anche il consumo di fonti naturali di vitamina C (frutta e verdura) con alimenti secchi aromatizzati con ferro. L'incapsulamento può mitigare alcune delle perdite di AA durante l'elaborazione e la conservazione, ma questi interventi comportano dei costi di produzione aggiuntivi. E’ stato condotto uno studio comparativo tra diverse formulazioni, in condizioni che in laboratorio mimavano la digestione gastrica e gastrointestinale. Una preparazione di solfato ferroso incapsulato o di lattato e vitamina C, ha dimostrato fattori di bio-accessibilità fino al 100% quando digerito individualmente, e del 60% in presenza di una matrice alimentare. Il contenuto percentuale più elevato di ione ferroso, nelle frazioni solubili dopo digestione gastrointestinale, è stato evidenziato nel preparato contenente lattato ferroso microincapsulato. Le incapsulazioni limitano l'interazione del ferro con la matrice alimentare e la proteggono dall'ossidazione, rendendola così più accessibile per l'assorbimento intestinale.


LETTERATURA SCIENTIFICA

Ad oggi, i programmi basati sulla fortificazione di ferro e AA delle formule per bambini e del latte di mucca forniscono la prova più significativa dell'efficacia della fortificazione con AA. L'effetto di amplificazione dell'assorbimento del ferro di AA è più potente di quello di altri acidi organici grazie alla sua capacità di ridurre il ferro ferrico in ferro. Altri acidi organici possono essere efficaci solo in rapporto tra acido e ferro superiore a 100 molare. Ciò si tradurrebbe nella presenza / aggiunta minima di acido citrico da 1 g in un pasto contenente ferro da 3 mg. La quantità suggerita di qualsiasi acido organico necessario per produrre un beneficio nutrizionale porterà a cambiamenti organolettici indesiderati nella maggior parte degli alimenti, limitando così la sua applicazione a un piccolo numero di veicoli alimentari (ad esempio condimenti, bevande). Tuttavia, i cibi fermentati che contengono già alti livelli di acido organico possono essere buoni veicoli per fortificanti del ferro. Per la fortificazione del ferro con successo, i fattori più importanti da considerare sono: • la scelta del composto di ferro (preferibilmente contenente ioni ferrosi; • l'impatto sul gusto, l'aspetto e la durata di conservazione del prodotto alimentare finale; l'interazione con la matrice di alimenti; l'assorbimento. L’aggiunta di ferro può causare inoltre un retrogusto metallico, un cambiamento di gusto inaccettabile, scambi indesiderati di coloranti e degradazione di vitamine (in particolare vitamine C e A) e minerali (in particolare, iodio dall'ossidazione di ioduro / iodato per liberare lo iodio, che fuoriesce come gas). La fortificazione migliore combina un livello significativo di ferro biodisponibile con modifiche sensoriali minime o assenti al veicolo alimentare. La biodisponibilità del ferro dipende anche dal tipo di cibo. Come già detto, l'assorbimento del ferro può essere

aumentato dall'assunzione simultanea di vitamina C e proteine animali. Al contrario, componenti dietetici, come l'acido fitico, i composti fenolici e il calcio, hanno effetti inibitori sull'assorbimento del ferro. Una soluzione relativamente nuova, recentemente implementata nell'industria alimentare, è l'incapsulamento composto attivo. Questo metodo consente di evitare modifiche indesiderate del colore e può anche impedire l'interazione del ferro con la matrice alimentare, che può avere risultati negativi come l'ossidazione dei grassi durante lo stoccaggio, la precipitazione dei composti attivi e la complessazione. SITOGRAFIA/BIBLIOGRAFIA “Comparison Study of Iron Bioaccessibility from Dietary Supplements and Microencapsulated Preparations” Malgorzata Anita Bryszewska Institute of General Food Chemistry, Lodz University of Technology, 90-924 Lodz, Poland; malgorzata.bryszewska@p.lodz.pl; Tel.: +48-426313425 “Iron (II) Citrate Complex as a Food Supplement: Synthesis, Characterization and Complex Stability”. Naviglio D1, Salvatore MM2, Limatola M3, Langella C4, Faralli S5, Ciaravolo M6, Andolfi A7, Salvatore F8, Gallo M “International Journal for Vitamin and Nutrition Research” (2004), 74, pp. 403-419. https://doi.org/10.1024/03009831.74.6.403. © 2013 Hogrefe AG. “Enhancers of Iron Absorption: Ascorbic Acid and other Organic Acids Teucher Related information” Nutrition Division, Institute of Food Research, Norwich NR4 7UA, UK , Olivares Related information Institute of Nutrition and Food Technology, University of Chile, Santiago, Chile , Cori Related information DSM Nutritional Products, Micronutrient Intervention Programs Task Force Kaiseraugst, Switzerland/Santiago, Chile “Iron Absorption from Three Commercially Available Supplements in Gastrointestinal Cell Lines” Francesca Uberti 1,*, Vera Morsanuto 1, Sabrina Ghirlanda 2 and Claudio Molinari 1 1 Laboratory of Physiology, Department of Translational Medicine, University of Eastern Piedmont.

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INTERVISTA

E-COMMERCE E FARMACIA

a cura della Redazione Utifar

I

l commercio elettronico è in piena espansione a livello globale. Ma come si sta muovendo la farmacia italiana in questo settore? E quali le prospettive di sviluppo nel prossimo futuro? Ne abbiamo parlato con Riccardo Salvo di Migliorshop. Com'è stato il trend dell'e-commerce nel 2018? L’e-commerce è stato negli ultimi anni l’unico settore in Italia a registrare una crescita a due cifre. Il numero di persone che accede ad Internet nel mondo ha superato nel 2018 i 4 miliardi, con un aumento del 10% rispetto all’anno precedente.

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Lo scorso anno 1,79 miliardi di persone nel mondo hanno effettuato almeno un acquisto online. In Italia la diffusione dell’online ha raggiunto, sempre nel 2018, l’89,9% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni, con 43 milioni di italiani che dichiarano di poter accedere a internet da location fisse o da mobile. Il mercato e-commerce in Italia ha generato fatturati superiori ai 35 miliardi crescendo complessivamente dell’11% rispetto all’anno precedente. In particolare si registra la crescita maggiore nei settori alimentari (+43%) e salute e bellezza (+47%). (Fonte Rapporto e-commerce in Italia 2018 – Casaleggio Associati)


INTERVISTA

L’avvento di Amazon e di altri giganti e-commerce hanno influito positivamente o negativamente nella crescita? Senz’altro colossi come Amazon, E-Price ed altri hanno aiutato l’e-commerce a crescere più rapidamente perché hanno insegnato alle aziende un tipo di servizio che fino a qualche tempo fa era impensabile si potesse offrire a distanza. Al contempo hanno “educato” le persone ad acquistare con più sicurezza online eliminando gran parte della diffidenza che era radicata in molti di noi. Se da una parte questo ha avvantaggiato le aziende che vendono nel mercato e-commerce è chiaro che al tempo stesso ha danneggiato le aziende offline come le farmacie tradizionali. Infine è importante sottolineare che nei confronti dei colossi mondiali dell’e-commerce il legislatore ha voluto mettere le farmacie e parafarmacie in una importante situazione di vantaggio competitivo: sono le uniche infatti che possono vendere in rete farmaci senza obbligo di ricetta. Oltre ad essere le uniche a poter vendere online i farmaci da banco OTC-SOP, quali sono gli altri i punti di forza della farmacia in questo settore ?" La farmacia ha la possibilità di poter attingere ad uno spettro molto ampio di prodotti sia attraverso l’approvvigionamento diretto che tramite i distributori/grossisti a cui può rivolgersi per ottenere in brevissimo tempo anche milioni di referenze che spaziano dagli integratori, ai cosmetici, ai prodotti veterinari, agli alimentari, ai farmaci e molto altro ancora. Agli occhi di un consumatore che si appresta a fare acquisti la farmacia rimane anche online sinonimo di garanzia e affidabilità Prospettiva per il 2019? Le previsioni ci indicano che la crescita dell’ecommerce continuerà in doppia cifra anche per il 2019. Dalla nascita dell’e-commerce ad oggi, l’evoluzione è stata rapida e, grazie alle nuove tecnologie e alla diffusione dell’intelligenza artificiale, la crescita che registreremo nel prossimo decennio sarà sempre più rapida e significativa.

Cosa offre la vostra azienda per aiutare la farmacia in questo settore? Migliorshop, specializzata dal 2006 nel settore e-commerce farmacia, è in grado di offrire una ampia gamma di servizi e di strumenti per portare una farmacia tradizionale verso una farmacia web oriented di successo. Migliorshop dispone infatti di una rete di consulenti esperti in grado di accompagnare la farmacia in tutte le fasi cruciali: la creazione del brand, lo startup, il monitoraggio dei risultati, la definizione degli obiettivi e la strategie necessarie per raggiungerli. Migliorshop offre due banche dati: la banca dati di Farmadati con oltre 2 milioni di referenze e la banca dati di Farmabank – in esclusiva solo per i clienti Migliorshop – l’unica in Italia creata appositamente per internet con oltre 30.000 schede prodotto con immagini e descrizioni estese. La nostra azienda dispone anche di un gestionale proprietario in cloud attraverso il quale è possibile gestire in toto l’attività e-commerce interfacciandosi con qualsiasi gestionale di farmacie per l’allineamento del magazzino e di una vetrina e-commerce al passo con le più recenti tecnologie per garantire un flusso di acquisto semplice, veloce e fruibile da qualsiasi dispositivo. Infine disponiamo di accordi con farmacisti iscritti all’albo e specialisti nel settore a cui la farmacia può rivolgersi per delegare parte del lavoro che una attività e-commerce comporta o per attivare collaborazioni o consulenze specifiche. Ricordiamo cosa dovrebbe fare una farmacia per aprire un’e-commerce. Per prima cosa individuare un partner esperto che possa guidarli nel passaggio da una farmacia tradizionale ad una web-oriented. I dati raccolti negli ultimi anni dimostrano che oltre tre farmacie su quattro che si affidano ad agenzie non specializzate o a piattaforme e-commerce standard (come OpenCart, Magento, Prestashop, ecc.) non raggiungono i risultati sperati. Da un punto di vista invece burocratico sono necessari pochi passaggi piuttosto semplici, sul nostro sito www. migliorshop.it è possibile reperire una lista di tutti i passi necessari. Migliorshop sarà presente al prossimo Cosmofarma dal 12 al 14 aprile, al Padiglione 30, stand C7-D8, i farmacisti interessati ad approfondire l'argomento saranno i benvenuti.

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RIFLESSIONI

CHECK-LIST

COME FARE ANDARE MEGLIO LE COSE

di Francesco Garruba, farmacista

V

orrei condividere con voi alcuni spunti di riflessione generosamente offerti dalla mia ultima lettura: "Check-list, come fare andare meglio le cose". Lʼautore è un medico chirurgo di origine indiana alla sua terza esperienza come scrittore. Check-list rappresenta una lista, un elenco di controlli da svolgere prima di entrare in sala operatoria finalizzati a ridurre i tempi e i margini di errore mediante una metodica fatta di ordine e disciplina. Attraverso interviste e collaborazioni, perfino con la Boeing, l'autore arriva a uniformare un protocollo oggi in uso in vari ospedali di tutto il mondo. Una "rivoluzione sistemica" che potrebbe essere utilmente esportata anche in farmacia, dove il mansionario è spesso svolto in modo casuale, disordinato e perciò passibile di errori. Pensiamo solo ai miglioramenti che si avrebbero se venissero annotate le cose che facciamo anziché 46

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perdere tempo nel doverne verificare la congruità. E pensiamo anche quanto potrebbe essere motivante per noi fissare sulla carta (e nella mente) un obiettivo che si vuole raggiungere. Se riusciamo a intenderla con positività, questa check list potrebbe tramutarsi in un risparmio di tempo e in un aumento del profitto. So per certo che ad alcuni di voi non racconto niente di nuovo, ma lʼapplicazione pedissequa di questo metodo potrebbe anche evitarci brutte sorprese. Pensiamo, per esempio, se ogni 3 mesi dedicassimo un'ora del nostro tempo a simulare un'ispezione... Annotare questa pratica potrebbe renderci più sicuri nel momento in cui questa dovesse avvenire realmente. Stabilire una data fissa ogni mese in cui verificare la presenza degli obbligatori fa sentire tutti noi farmacisti pienamente rispettosi delle regole. Non voglio dire che queste cose non le facciamo, ma invitarvi a pensare in che momen-


RIFLESSIONI

to della giornata eseguiamo questi controlli. Quante volte li rimandiamo al giorno successivo e a quello dopo ancora. Al contrario una lista organizzata ci ricorda costantemente il nostro compito e che è meglio per noi svolgerlo nel tempo fissato. In farmacia esiste uno spazio "virtuale" comunemente chiamato “tra un cliente e lʼaltro” in cui spesso si è costretti a fare tutto. E se provassimo a razionalizzare questo spazio?! Proviamo ad assegnare a noi stessi un compito da svolgere in un tempo preciso, senza interruzioni: ideare le promozioni per il prossimo mese, per esempio. Un'attività organizzata con metodo avrà sicuramente un miglior esito e ci dispone maggiormente all'accoglienza del cliente, il quale non deve avvertire una sensazione di "disturbo" quando si rivolge al farmacista. Uno strumento utile per far sentire il cliente al centro dellʼattenzione è ricavarci un tempo da dedicare a lui.

Potrebbe essere anche questa la funzione di una check list? Proviamo a trarne spunto e applicarla per il raggiungimento di alcuni obiettivi. A volte si ha lʼesigenza di misurare con i numeri lʼandamento di una ditta o di un prodotto; che il risultato debba essere raggiunto in una precisa finestra temporale e che quindi lo si debba monitorare in itinere. Applichiamo allora una check list con controlli a step in modo da avere un riscontro puntuale dei nostri target. Stiamo parlando di scrivere, di controllare, non del semplice “vedere come vanno le cose”. Organizzare il proprio lavoro aiuta a dare ordine anche alla propria esistenza. Non sto indicando questo o quel criterio, piuttosto mi preme segnalare l'importanza di un ordine sistemico nello svolgimento della nostra professione. Io ora sono passato alla stesura della mia lista, e voi?

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SPEZIE

ZAFFERANO:

UNA REVISIONE AGGIORNATA DELLE PROPRIETÀ BIOLOGICHE 48

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SPEZIE

di Paolo Levantino farmacista clinico e consulente nutrizionale, presidente Agifar Palermo, webmaster di viverebene.info

L

o zafferano si ricava dagli stimmi del fiore di una piccola pianta erbacea, il Crocus sativus. Il nome venne introdotto dagli arabi che lo chiamavano za’fran che vuol dire “giallo”, in onore del tipico colore della spezia. Da un punto di vista nutrizionale1, in 100 grammi di zafferano ritroviamo 75,2% di carboidrati, 9% di proteine, 15,8% di grassi. I principi attivi dello zafferano sono: • la crocina, responsabile della colorazione giallo-arancio; • la picrocrocina che conferisce il tipico sapore amaro; • il safranale, che dà fragranza alla spezia. Lo zafferano è una miniera di carotenoidi, cioè di antiossidanti in grado di contrastare i radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento e coinvolti nello sviluppo di molte malattie. Tale spezia è, anche, ricca di minerali, rappresentati per la maggior parte da calcio, fosforo, sodio, potassio e ferro, e di vitamine, in particolare A, C, e diverse del gruppo B (b1, b2, b3, b6). Tramite una ricerca bibliografica, che include studi randomizzati in doppio cieco, e metaanalisi, andiamo a scoprire insieme le proprietà biologiche dello zafferano. Migliora la digestione2. Stimolando i succhi gastrici e la secrezione di bile, risulta utile in caso di gastrite o difficoltà digestive, oltre a contrastare il gonfiore addominale, grazie alle sue proprietà carminative. Ha proprietà antiossidanti e cardioprotettive3, grazie ai carotenoidi che da un lato riducono

la perossidazione lipidica, dall’altro aumentano le attività antiossidanti, inducendo la sintesi del glutatione. Inoltre, la crocina protegge le piastrine dall’apoptosi, indotta da stress ossidativo, e inibisce l’aggregazione piastrinica. Estratti di zafferano, attraverso meccanismi antiossidanti e anti-apoptotici, svolgono così un effetto protettivo contro la cardiotossicità in condizioni ischemiche. Per di più, lo zafferano riduce il rischio cardiovascolare, tramite un effetto ipotensivo (blocco dei canali del calcio), e attenuando l’aterosclerosi attraverso l’inibizione dell’ossidazione delle LDL, e l’inibizione della CETP (proteina di trasferimento dell’estere del colesterolo) che porta a un innalzamento delle HDL. Uno studio clinico4 mostra riduzioni significative nei livelli di colesterolo, in pazienti con sindrome metabolica, dopo la somministrazione di crocina per 6 settimane. Svolge azione antiinfiammatoria5, riducendo la produzione di citochine pro-infiammatorie come il TNF-α e IL-8, e inibendo i fattori di trascrizione come NF-KB. In uno studio randomizzato in doppio cieco6, i ricercatori hanno scoperto che l'uso dello zafferano (30 mg/die) risulta utile nel trattamento dei disturbi emotivi legati alla sindrome premestruale ed è efficace nell'alleviare i sintomi. È antidepressivo e ansiolitico. Studi sulle sostanze bioattive dello zafferano indicano che la crocina e il safranale riducono da un lato la ricaptazione di dopamina, norepinefrina e serotonina, dall’altro l’attività della MAO-A e MAONuovo COLLEGAMENTO

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RECENSIONI

MANUALE DI NORMATIVA DEI MEDICINALI E DEI PRODOTTI PER LA SALUTE” di Francesca Baratta, Davide Valle e Paola Brusa, Edizioni Libreria Cortina di Torino

Il testo, derivante dal lavoro svolto in passato per il “Manuale di Legislazione Farmaceutica”, arrivato alla V edizione, è stato completamente revisionato e riorganizzato. Il Manuale riporta la normativa in essere a fine marzo 2018 e tratta, in maniera esaustiva ma pratica, tutti i principali argomenti rientranti nel campo della normativa dei medicinali e, più in generale, di quella dei prodotti per la salute. Nel testo, ad esempio, sono presenti: una trattazione dettagliata della gestione dei medicinali stupefacenti in farmacia sia in quanto ai formalismi necessari per la prescrizione, che in quanto alla dispensazione; indicazioni specifiche in merito alla spedizione di tutte le ricette mediche previste dalla normativa vigente sia in quanto all’ambito umano che in quanto all’ambito veterinario; un’analisi della normativa inerente all’introduzione di servizi presso le Farmacia di Comunità; una trattazione della legislazione inerente al laboratorio galenico ed una analisi della normativa relativa ad alimenti, compreso il settore degli integratori alimentari, e cosmetici. Vogliamo sottolineare che i diritti d’autore vengono versati alla onlus Aid Progress Pharmacist Agreement, in breve A.P.P.A.® onlus (www.progettoappa.it), che si occupa, nell’ambito della Cooperazione Sanitaria Internazionale, dell’apertura di laboratori galenici in strutture sanitarie in Paesi in via di Sviluppo dell’Africa e dell’America Latina.

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SPEZIE

B, enzimi responsabili della degradazione dei neurotrasmettitori. Tutto ciò porta a un aumento, nello spazio sinaptico, dei livelli di tali sostanze, che stimolano il buon umore7. Alcuni studi pilota mostrano che lo zafferano ha un effetto positivo: sul trattamento dell’ansia e della depressione8-9 e sul trattamento della depressione post-parto da lieve a moderata10. Potrebbe proteggere dalla malattia di Alzheimer. Una ricerca11, pubblicata sul Journal of the Neurological Science da un gruppo italiano, mostra che l’estratto di zafferano sembra favorire la degradazione della proteina beta-amiloide12-13 (ritenuta oggi fra le principali cause della malattia) in cellule di pazienti, studiate in laboratorio, tramite un aumento dell’attività dell’enzima catepsina B. Il prossimo step sarà allargare lo studio a livello cellulare, per poi testare l’azione dello zafferano su persone, che presentano la forma non ereditaria di Alzheimer. L’obbiettivo è quello di verificare in vivo il potenziale di questa droga nel contrastare l’accumulo di beta-amiloide. Protegge dalla degenerazione maculare legate all’età. Alcuni studi14-15-16 sullo zafferano forniscono importanti indizi sulle sue azioni neuro protettive nella degenerazione maculare senile. Tali studi, sia in vitro che in vivo, mostrano che la somministrazione di crocetina ha effetti protettivi contro il danno alla retina, inibendo la degenerazione del fotorecettore e la disfunzione retinica. Effetti antivirali in vitro. Una ricerca, molto recente17, suggerisce che gli estratti di zafferano potrebbero essere degli agenti utili nella terapia contro le infezioni virali. In particolare, la crocina e la picrocrocina, in vitro, sono in grado di sopprimere la penetrazione del virus dell’herpes simplex nelle cellule bersaglio, e di bloccarne la replicazione dopo l’ingresso nelle cellule. Ulteriori studi vanno comunque condotti per stabilire tale funzione dello zafferano. Sicurezza d’uso.18 I dati presenti in letteratura, mostrano che la dose di 1,5 gr/die è considerata sicura, 5g/kg come tossica e 20gr/kg come dose letale. POTETE CONSULTARE LA BIBLIOGRAFIA SUL SITO WWW.UTIFAR.IT ALLA FINE DELL'ARTICOLO PUBBLICATO ALL'INTERNO DI NUOVO COLLEGAMETNO ONLINE


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FITOTERAPIA

SEI ACIDO O ALCALINO?

L’IMPORTANZA DI MANTENERE IL GIUSTO EQUILIBRIO ACIDO-BASE

di Marta Franchini, Divisione scientifica Phyto Garda

I

niziate alcuni secoli fa, le valutazioni sull’equilibrio acido-base hanno avuto un’evoluzione lenta e difficile, tuttora in continuo divenire. Queste ricerche sono importanti nel campo della nutrizione e oggi riguardano trasversalmente un po' tutte le specialità mediche. Sebbene le prime segnalazioni di presenze di acidi e basi nei liquidi corpori risalgano al XVII-XVIII secolo, solo recentemente la nozione 52

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è diventata un tema d’interesse negli ambienti scientifici ed è stata oggetto di varie pubblicazioni, anche su riviste prestigiose. Cerchiamo di capire quindi cos’è l’equilibrio acido-base e come un suo disequilibrio possa condizionare lo stato di salute di un individuo. L’equilibrio acido-base, detto anche omeostasi del pH, è una funzione essenziale dell’organismo.


FITOTERAPIA

La natura acida o basica (alcalina) di una soluzione viene espressa con il pH, la misura della sua concentrazione di ioni H+. Il pH è un valore logaritmico di concentrazione che va da 0 a 14, dove il pH 7 è neutro. Si definisce “acida” una soluzione acquosa con valori di pH compresi fra 0 e 6,9 e “alcalina” una soluzione il cui pH sia compreso fra 7,1 e 14. Il corpo umano possiede valori fissi di pH, diversi a seconda del distretto corporeo: il sangue, ad esempio, ha un pH compreso fra 7,35 e 7,45, valori simili al pH delle cellule; viceversa, la pelle o l’ambiente vaginale hanno un pH acido. Mediamente, il valore normale di pH dell’organismo è leggermente alcalino e, per mantenere questo valore, la concentrazione degli ioni H+ deve essere finemente controllata. L’organismo mette in atto dei sistemi di riequilibrio praticamente perfetti, ma spesso non sufficienti perchè la produzione di acidi nel corpo supera la capacità dei meccanismi omeostatici di compensazione. La situazione non è semplice da gestire: questo equilibrio acido-base, praticamente perfetto al momento della nascita, tende a virare nel corso della vita verso un pH basso (“acidosi”) più o meno importante. Che cosa comporta questo disequilibrio? Le strutture tridimensionali di enzimi e canali di membrana, particolarmente sensibili al pH, possono essere alterate a seguito di un aumento di ioni H+ (cioè in condizione di acidosi), inficiando così la loro funzione. Un pH anomalo ha ripercussioni anche sul sistema nervoso: se il pH diminuisce, i neuroni sono meno eccitabili e si ha uno stato di depressione del sistema nervoso centrale con possibile confusione e disorientamento. Stando alla letteratura scientifica, l’acidosi metabolica sembrerebbe essere correlata anche ad altri disturbi: stanchezza, emicrania, dispepsia, iperacidità gastrica, stitichezza, seborrea, eczemi, perdita di capelli, disfunzioni tiroidee, irregolarità mestruali, dolori articolari ed osteoporosi. E’ quindi fondamentale cercare di preservare l’equilibrio acido-base.

Quali sono le cause di disequilibrio? La prima causa è l’alimentazione: cibi sempre più raffinati e dal potere acidificante molto spesso costituiscono una scelta comune. Un’alimentazione tendenzialmente povera di potassio, magnesio e fibre e ricca di grassi saturi e zuccheri semplici purtroppo è quasi la prassi. Assistiamo ad aumento dei cloruri nella dieta, a discapito dei bicarbonati alcalini e anche il rapporto fra potassio e sodio assunto con la dieta si è completamente capovolto, a favore del sodio. Oltre all’alimentazione, altri fattori come lo sport, l’invecchiamento, la perdita di bicarbonati a causa di vomito, dissenteria, l’utilizzo di diuretici, lo stress, la mancanza di sonno, fumo e alcolici sono condizioni che portano ad un disequilibrio acido-base a favore di una condizione di acidosi. Infine, una possibile causa di accumulo di ioni H+ può essere un eccesso di anidride carbonica prodotta durante la respirazione a seguito, ad esempio, di un esercizio fisico. Proprio la CO2 prodotta dalla respirazione, infatti, si combina con acqua per formare acido carbonico, altra fonte di H+. Per tutti questi motivi, è più facile incorrere tendenzialmente in uno stato di acidosi piuttosto che di alcalosi. I meccanismi di compensazione omeostatici L’organismo ancora una volta si rivela una macchina perfetta e mette in funzione meccanismi di compensazione assolutamente geniali, anche se molto spesso non sufficienti. I sistemi tampone sono sempre presenti ed impediscono grandi variazioni di pH. Un esempio di sistema tampone, oltre ai più noti tampone fosfato e bicarbonato, è l’emoglobina, che tampona gli ioni H+ che derivano proprio dalla respirazione. Altri sistemi sono la ventilazione polmonare e la regolazione renale. Polmoni e reni sono quindi organi fondamentali per la regolazione fine dell’equilibrio acido-base. Nuovo COLLEGAMENTO

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NEVE

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CORTINA D'AMPEZZO (BL) Grand Hotel Miramonti Majestic

3-10 MARZO 2019

CORSO ECM 15 CREDITI: Il concetto di Rating nel mondo farmacia: suggerimenti e strumenti operativi a sostegno della farmacia di domani Docente: Prof. Giorgio L. Colombo

Costi del corso ECM: € 100,00 per i soci Utifar € 200,00 per i non soci Il corso si terrà nei giorni 4 - 5 - 6 marzo 2019

La formazione ECM in luoghi magici

UTIFAR

ESTATE019 2

SARDEGNA Forte Village Resort

23 - 29 GIUGNO 2019

PUGLIA Vivosa Apulia Resort

24 - 31 AGOSTO 2019 PER INFORMAZIONI: UTIFAR TEL. 02 70608367 - e-mail utifar@utifar.it AMORS - SERGIO MAGLIOCCHI TEL. 393 4888499


FITOTERAPIA

PH BASICO

Acqua basica

PH ACIDO

L’importanza della dieta e dell’integrazione alimentare Dal momento che l’organismo non riesce a compensare da solo la produzione di acidi, dobbiamo aiutarlo agendo sui fattori modificabili. Scegliere un’alimentazione con cibi poco raffinati e alcalinizzanti è una scelta vincente. Il potenziale acido di un alimento viene determinato sulle sue ceneri ed è espresso con il valore PRAL (potential renal acid load – potenziale di carico acido renale). Un alimento apparentemente acido, come il limone, può diventare così un cibo alcalinizzante: sebbene ricco di acido citrico e caratterizzato quindi da un pH acido, il residuo risulta alcalino dopo la metabolizzazione fisiologica. Secondo la scala PRAL, alimenti con elevato potere alcalino sono spinaci, sedano, melanzane, mele, albicocche, banane, broccoli e carciofi. Cibi da limitare sono invece uova, latticini, carni, noci, riso e farinacei. La dieta alcalina prevederebbe il consumo di circa il 70% di alimenti alcalinizzanti e un 30% di cibi con carico acido. Dalla letteratura scientifica ci arrivano varie conferme di come un’alimentazione ricca di cibi alcalinizzanti sia efficace nel prevenire, ad esempio, la debolezza muscolare, i dolori lombari, l’insulino-resistenza, l’osteoporosi, alcune malattie cardiovascolari e renali. Un articolo pubblicato nel 2018 da un gruppo dell’Università di Tehran (Iran) ha proprio investigato il ruolo di una corretta alimentazione ricca di cibi alcalinizzanti nella malattia cronica renale. Gli autori evidenziano come la correzione dell'acidosi metabolica rallenti il declino del tasso di filtrazione glomerulare ed una dieta ricca di frutta e verdura sembri avere un effetto positivo sulla funzione renale, ipotizzando quindi una possibile alternativa alla terapia con bicarbonato. Anche l’integrazione alimentare negli ultimi anni si è interessata all’equilibrio acido-base, fornendo varie formulazioni con agenti alcalinizzanti quali citrati e carbonati di potassio e magnesio per correggerne possibili disequilibri. Scegliere questo tipo di integratori, molto spesso targhettizzati come ricostituenti ma non solo, è utile per ribilanciare l’equilibrio acido-base oltre a rappresentare un’ottima fonte di Magnesio e Potassio, due minerali di cui spesso siamo carenti e che sono fondamentali per la nostra salute.

10.0 9.0

limoni, lime, cocomero, spinaci, asparagi, broccoli, aglio, olio di oliva, papaya

melone, fichi, kiwi,goji, fagiolini, bieta, zucchine, sedano, patate dolci, lattuga, mandorla, tè verde

7.0

miele non lavorato, arance, banane, ananas, pesche, ciliege, avocado, carote pomodori, funghi, cavolo, amaranto, miglio, quinoa acqua

6.0

latte di soia, pesce, riso, fagioli, uova

5.0

caffè, pane bianco e farinacei, arachidi, carne di manzo, succhi di frutta industriali

8.0

4.0 3.0

vino, aceto, cioccolato, aspartame, carne di maiale, formaggi, birra, pasta, pizza, tè nero, dolciumi conservati bevande gassate, bibite energetiche

Acidità e sport Se c’è un ambito in cui la ricerca scientifica si è particolarmente concentrata per studiare l’equilibrio acido-base, questo è lo sport. Durante l’attività sportiva si possono generare lattato e ioni acidi, responsabili di uno stato di acidosi tissutale nel breve periodo. Questo riguarda soprattutto l’esercizio ad alta intensità e ciò provoca minor forza contrattile muscolare e affaticamento. Inoltre, la stessa alimentazione iperproteica tipica degli sportivi è responsabile di un abbassamento del pH. Proprio in questo caso, la supplementazione con citrati e bicarbonati ha dimostrato di aumentare le prestazioni neutralizzando l’acidosi lattica e riducendo i tempi di recupero. Uno studio recente pubblicato di PLoSOne ha dimostrato come l’acqua aggiunta di Sali alcalini migliori l’acidosi metabolica indotta dall’esercizio ed aumenti la prestazione in 16 atleti. Un altro studio pubblicato di recente su Journal of Sports Science ha valutato 14 ciclisti a livello agonistico, esaminando gli effetti di due differenti dosaggi di bicarbonato sulle loro prestazioni e sull’equilibrio acido-base. Lo studio ha confermato che l’agente alcalinizzante migliora la prestazione e velocizza il recupero rispetto al gruppo controllo. L’equilibrio acidobase è quindi fondamentale per la salute e le prestazioni sportive e una corretta alimentazione e un’integrazione con sali alcalini è una prima scelta da perseguire.

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BOTANICA E LETTERATURA

il melo

un viaggio a puntate tra scienza e letteratura nel mondo degli alberi da frutto mediterrnei - tratto dal capitolo "il melo" del libro T UTT IFRUTT I di Giuseppe Barbera, edito da Aboca -

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ino agli inizi del secolo scorso, la coltura specializzata degli alberi da frutto era prerogativa meridionale; gli oliveti, gli agrumeti, i mandorleti coglievano appieno le opportunità offerte dalle condizioni ecologiche e, dopo la fine del latifondo, da condizioni sociali favorevoli alla coltivazione di specie esigenti. Al Nord, invece, gli alberi da frutto erano presenti nelle coltivazioni promiscue, nei pomari e nelle fruttiere dei parchi e giardini rinascimentali, nelle corti delle ville patrizie, nei broli delle cascine padane, negli orti dei conventi e degli ospizi, in quelli «di guerra», nei poderi dei mezzadri, nelle siepi e nei filari delle piantate. In pochi decenni la frutticoltura conquista ampi mercati, porta ricchezza dove era povertà, ma cambia totalmente il suo volto fino a suscitare apprensioni per l’artificiosità del modello colturale prevalente: quello dell’industria alimentata dal petrolio, non più dal sole. Si pensi al melo, l’albero più coltivato al mondo e che produce i frutti più apprezzati. Un solo dato basta a far comprendere la radicalità del cambiamento: fino agli anni sessanta, in un ettaro di terra si piantavano da 100 a 500 alberi alti anche 8 metri, mentre oggi si arriva a 12.000 meli e non più alti di 2 metri, sostenuti da pali di cemento e fili di ferro, da molta chimica e protetti con teli plastici dai colpi della grandine. Le origini del melo sono, almeno nei miti, assai incerte. Nelle terre dellaBibbia era sconosciuto e se nelle versioni della Sacra Scrittura viene identificato con l’albero del giardino dell’Eden lo si deve al ricorso, nella traduzione dell’ebraico tappuah, del greco melon che indica, piuttosto, un generico e non specifico frutto rotondo. Il suo radicarsi nella coltura e nella cultura è nel compiersi lento di un cammino e di un reciproco rapporto di conoscenza che vede esemplarmente interagire le potenzialità della natura con le opportunità della storia umana. Nell’ampia regione che comprende il Caucaso, l’Asia minore e centrale, l’India himalaiana, il Pakistan e la Cina occidentale, si rinvengono ancora oggi 25 diverse specie selvatiche. Crescono in foreste attraversate dall’antica via della seta, il percorso di traffici e di scambi che univa dal Mar Nero alla Cina, l’Europa con l’Asia e dove per secoli, almeno dal Neolitico, viaggiavano carovane a cavallo o cammello. I passi successivi dell’alleanza tra l’uomo e il melo hanno visto dapprima la selezione degli alberi che portavano i frutti migliori e la loro semina ai margini fertili della strada che da Oriente

portava a Occidente e, quindi, la loro coltivazione nelle terre mediorientali della Mezzaluna fertile dove era nata l’agricoltura. Migliaia di anni dopo, nel Nordamerica degli inizi dell’Ottocento, John Chapman, detto Johnny Semedimela, segnerà la storia dei rapporti tra l’uomo e la natura del Nuovo Mondo e la storia universale del melo, assecondando la conquista del West con la creazione di piccoli vivai di meli nati dai semi raccolti dai rifiuti delle fabbriche che utilizzavano i frutti per la produzione di sidro. Frutti «talmente aspri da legare i denti a uno scoiattolo e far strillare una ghiandaia» scrisse Henry D. Thoreau, trasformabili in una bevanda alcolica che rendeva più sopportabili le traversie della conquista, che hanno ulteriormente incrementato la variabilità genetica della specie (gli alberi dei coloni europei rincontravano i loro parenti ancestrali passati attraverso lo stretto di Bering quando ancora Asia e America erano unite) formando il patrimonio genetico delle varietà oggi più diffuse. Appartengono al passato i melai freschi e ventilati dove i frutti si conservavano ordinatamente disposti su graticci, «covate», come scrive Cesare Pavese delle mele di Gisella, che «sembrava fatta di frutta… in una stanza dove ce n’era un pavimento, tutte rosse e arrugginite che parevano lei» o le mele Annurca, le mele degli affreschi pompeiani, che raccolte verdi in autunno ancora oggi in Campania sono adagiate ai piedi degli alberi su strati di canapa (un tempo, adesso trucioli di legno) e girate e rigirate fino all’arrossamento della buccia. Una varietà, quella campana, difesa da un marchio che promuove il legame «territorio prodotto» che persegue, cioè, una delle strategie valide per affrontare le difficilissime sfide del mercato globale e che mira a quel tipo di consumatore che, piuttosto che una impersonale mela top quality, invoca con Rainer Maria Rilke «frutta/con dentro ancora una volta, tutta la campagna, sconfinata». Diceva Bacone che se anche avesse saputo che il mondo sarebbe finito l’indomani, avrebbe pur sempre piantato un albero di melo; la ricerca deve, infatti, andare avanti. Ci si domanda però se sia lecito farlo a ogni costo, seguendo tutte le strade che essa consente o se non sia il caso di fermarsi e seguirne di meno ardite. Saffo consiglierebbe di arrestarsi: «La dolce mela rosseggia / in alto sul ramo / alta sul ramo più alto. / Se ne scordarono i coglitori; / no, non se ne scordarono / ma non la poterono raggiungere». (In M. Valgimigli, Saffo, Archiloco e altri lirici greci, Mondadori, Milano 1968, p. 33).

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NOVITÀ DALLE AZIENDE

“FARMAMORE”: L’ESCLUSIVO NETWORK DI PHYTO GARDA Si chiude con successo il primo anno di vita del Progetto “FarmAmore”, il nuovo network targato Phyto Garda, nato da un’idea del Dott. Alessandro Moglia, Fondatore e Amministratore di Phyto Garda, e dell’ing. Enrico Olivieri, Business Developer. Questo nuovo network conta dopo soli pochi mesi ben 43 affiliati, distribuiti in 11 regioni d’Italia e, visto l’entusiasmo dei Farmacisti affiliati per gli eventi dedicati “FarmAmore Days”, si prospetta anche per il 2019 una crescita importante. Le opportunità per le Farmacie che si affiliano sono molteplici: dalla formazione agli eventi, dal web & social ai materiali per il supporto alle vendite, oltre che a condizioni particolarmente vantaggiose sull’intera gamma di prodotti Phyto Garda. Un network giovane in cui le Farmacie mantengono la propria identità ed autonomia gestionale, con un rapporto non di dipendenza ma interdipendenza, e dove le parole chiave restano semplicità, passione, innovazione e tradizione! https://www.phytogarda.com/farmamore/

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DIOSCREA GIUBILEO composto La menopausa comporta nella donna la diminuzione della produzione fisiologica di ormoni chiave come estrogeni e progesterone. I principi attivi della piante medicinali contenuti nel composto DIOSCOREA GIUBILEO, (dioscorea, trifoglio rosso e salvia) sono utili in particolar modo quando con l’avanzare dell’eta’ si manifestano oltre che alle vampate di calore e disturbi del sonno, anche secchezza cutanea , secchezza vaginale e calo della libido. Il composto mira a ristabilire in modo fisiologico il rapporto estro-progestinico. E’ a base di sole piante medicinali ed e’ privo di glutine, di lattosio e adatto a vegani. MELA ANNURCA GIUBILEO composto Stili di vita corretti e sana alimentazione sono fondamentali per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Al contrario, eccesso di peso, stress, livelli di pressione, di colesterolo e trigliceridi fuori dalla norma possono essere causa di malattia cardiaca. I principi attivi contenuti nella pianta medicinale mela annurca, potenziano l’azione di quelli contenuti nel melograno e aglio presenti nel composto MELA ANNURCA GIUBILEO, nel mantenere i livelli del colesterolo nel sangue nella norma. Il composto non contiene statine, neanche di origine naturale. E’ a base di sole piante medicinali ed è privo di glutine, di lattosio e adatto ai vegani. Per saperne di più sulle attività delle piante medicinali, Visita il sito: www.giubileobotanicals.com


VICKS

IL BALSAMO PER ALLEVIARE I SINTOMI DEL RAFFREDDORE

CHI NON CONOSCE VICKS VAPORUB? Il balsamo leader della categoria(1), da decenni utilizzato da grandi e piccoli, ha un background di studi scientifici che dimostrano i suoi effetti nella gestione di raffreddore, tosse e mal di gola ed è supportato da un intenso programma di Ricerca&Sviluppo con rilevanti evidenze scientifiche che ne evidenziano l’efficacia e la sicurezza: • Basta solo un minuto per migliorare la congesione nasale (1) • Riduzione significativa della frequenza della tosse già dopo trenta minuti (2) • Miglioramento significativo del sonno nei bambini e, in conseguenza, anche dei genitori (3) PER ADULTI E BAMBINI Attraverso i risultati di questi studi, Procter & Gamble ha ideato un progetto su larga scala per ridefinire il ruolo dei balsami nel trattamento delle affezioni delle alte vie aeree e per sfatare alcuni falsi miti su questi prodotti la cui efficacia terapeutica è talvolta sottovalutata. Vicks Vaporub viene applicato per via topica e funziona attraverso l’inalazione dei vapori degli olii essenziali nel tratto respiratorio, con un triplo effetto contro i sintomi del raffreddore, al contrario dei farmaci orali, che richiedono un assorbimento sistemico e, grazie appunto all’uso topico, non sono state riscontrate interazioni tra Vicks Vaporub e medicinali sistemici con assunzione orale. L’unico utilizzo combinato sconsigliabile è quello con prodotti a base di derivati terpenici (4).

Una seconda modalità d’utilizzo del balsamo è l’inalazione. Basta sciogliere due cucchiaini di prodotto in mezzo litro di acqua calda e aspirare il vapore liberato, per un tempo non superiore a 10 minuti. Le inalazioni sono controindicate nei bambini sotto i 6 anni (5). È stato stimato che nel corso della nostra vita trascorriamo fino a tre anni di esistenza con il raffreddore e i suoi sintomi. Trattandosi di un’infezione virale, che solitamente si risolve da sola dopo 3-6 giorni, il medico può prescrivere terapie sintomatiche tra cui gli unguenti balsamici. Sebbene usati storicamente per molte generazioni, solo grazie a recenti studi è stato possibile dimostrare l’efficacia degli olii essenziali, contenuti nei balsami, nel trattamento dei sintomi di raffreddore e tosse. P&G si è affidata ad un comitato di esperti composto da Federfarma (farmacisti), SIMG (medici di base) e SIP (pediatri) con i quali ha condiviso i dati di efficacia e sicurezza di Vicks Vaporub che hanno confermato, una volta di più, il suo valore terapeutico nel trattamento dei sintomi del raffreddore e della tosse, sia per il bambino che per l’adulto. Da questo prezioso scambio è nato “Linee di indirizzo per la gestione e il trattamento dei sintomi delle affezioni delle alte vie aeree”, un vademecum utile per gli operatori sanitari per una corretta gestione delle esigenze dei loro pazienti nella stagione che sta per iniziare. Note

1. basato sui dati di vendita a valore relativi all’anno 2017 IMS data/aggiornamento Maggio 2018 2. Eccles R. et al - Open Journal of Respiratory Diseases. 2015; 5, 10-18. 3. Packman e London - European Journal of Respiratory Disease. 110: 101-9 4. Paul, I. M. et al - Pediatrics, 2010; 126(6), 1092-99 5. Vicks VapoRub RCP Classe C - OTC - Cod. IMS_VCK 09. Depositato in AIFA il 08.11.2018 Vicks Vaporub 50 gr. PP consigliato 9.39 €*. Per l’RCP del farmaco consultare www.rcpvicks.it *Il prezzo fi­nale è a totale discrezione del rivenditore.


DR & Domande e Risposte

CONSULENZE UTIFAR Riservate ai soci e gratuite

Se sei socio di Utifar e hai bisogno di una risposta ad un quesito di carattere legale, fiscale, del lavoro, di una consulenza professionale o indicazioni su come allestire un preparato magistrale, invia il quesito per fax o via e-mail a: SEGRETERIA UTIFAR PIAZZA DUCA D'AOSTA, 14 MILANO TEL. 02 70608367 FAX 02 70600297 E-MAIL: utifar@utifar.it

I CONSULENTI UTIFAR FISCALI: Studio Brunello e Partner LEGALI E LEGISLATIVE: Claudio Duchi, Paolo Leopardi GALENICHE: Adalberto Fabbriconi, Piero Lussignoli, Mario Marcucci, Pietro Siciliano MEDICINE NON CONVENZIONALI: Rocco Carbone, Valentina Petitto ASSICURATIVE: Mutua Tre Esse ENPAF: Paolo Giuliani BANCARIE E FINANZIARIE: Giampiero Bernardelle DEL LAVORO: Damiano Zamboni PROGETTAZIONE SPAZI RETAIL E ADEGUAMENTO NORMATIVE: Luca Melchionna

GESTIONE SEPARATA? Sono amministratore unico e socio di minoranza di una Srl esercente l’attività di farmacia e commercio di prodotti correlati. Sono iscritto alla Cassa dei farmacisti. Se l’assemblea dei soci delibera un compenso a mio favore, si incorre nell’obbligo di iscrizione all’INPS, gestione separata, con versamento dei relativi contributi proporzionali al compenso erogato? Per quanto concerne l'amministratore, L'ENPAF non ritiene, che stante la copertura Enpaf, ci sia l'obbligo di iscrizione alla gestione separata ma molti consulenti fiscali ritengono il contrario. Avv. Paolo Leopardi LABORATORIO O OFFICINA GALENICA? Sono un farmacista collaboratore familiare in azienda familiare con mia madre e avrei desiderio di ampliare il laboratorio galenico della farmacia. Non essendoci posto all'interno, vorrei sapere se il laboratorio può essere ubicato in un locale adiacente la farmacia. In alternativa, vorrei attivare, sempre all’esterno, un'officina galenica dove allestire preparazioni. Questo secondo caso sarebbe fattibile data la mia posizione di collaboratore familiare? Ed inoltre in questo secondo caso, sarebbe possibile accedere a dei fondi europei, visto che ho 29 anni Il laboratorio galenico di una farmacia è autorizzato unitamente all’apertura della farmacia, di talchè deve essere posizionato all’interno della stessa. L’officina galenica necessita di preventiva autorizzazione ministeriale ed ogni singolo prodotto de-ve essere autorizzato all’immissione in commercio. Per quanto concerne la posizione di collaboratore familiare non ritengo vi siano forme di incompatibilità essendo queste rivolte ai soci e/o titolari di farmacia. Tuttavia, andrà valutata la diminuzione di apporto di collaborazione-farmacia che, giocoforza, si avrebbe per l’attività svolta nell’officina. Per quanto concerne i fondi europei ritengo opportuno effettuare una ricerca specifica che, purtroppo non è nelle competenze dello scrivente. Avv. Paolo Leopardi


CONSULENZE UTIFAR

SOCI “LAVORATORI” Sono uno dei soci titolari di una farmacia di nuova istituzione nata dal concorso straordinario. Nel momento della costituzione della società abbiamo optato per una Srl in cui tutti i soci partecipiamo con la quota del 25% al capitale sociale in modo paritario. Ciò è dettato dal fatto che tutti i soci devono essere uguali al momento della costituzione della società stessa, una prerogativa del concorso stesso. Pur avendo tutti la quota del 25%, purtroppo due dei quattro soci, ovvero il 50% della società, non ha capito che occorre collaborare allo sviluppo della farmacia stessa. Premetto anche che tra noi non sono mai stati trascritti patti che disciplinino la presenza o meno di ciascuno di noi all'in-terno dell'attività stessa. La costituzione di una Srl presuppone che vi siano dei casi di esclusione dei soci codificate dal Codice Civile. Di seguito ne può trovare alcune: • il divieto di concorrenza; • l’abuso dei poteri di controllo ex art. 2476 c.c.; • l’abuso dei diritti particolari ex art. 2468 c.c.; • il compimento di gravi irregolarità da parte dei soci amministratori; • la mancata partecipazione alle decisioni sociali; • l’aver impedito il perseguimento dell’oggetto sociale; • l’aver assunto obbligazioni in nome e per conto della società senza averne i poteri; • la violazione dell’obbligo di comunicare l’esistenza di un rapporto fiduciario e di indicare il nome del fiduciante; • l’uso illegittimo delle cose sociali; • l’inadempimento delle prestazioni del socio d’opera; • l’inadempimento delle prestazioni accessorie; • la violazione dell’obbligo di riservatezza; • la violazione dei doveri di correttezza e buona fede; • l’inadempimento di attività extra-sociali; • la partecipazione a più società tra professionisti; • il rifiuto di sottoscrivere patti parasociali; • l’esperimento di azioni giudiziali nei confronti della società. Di certo, la ratio con la quale nasce la norma che ha dato vita al Concorso Straordinario ed alla conseguente apertura della farmacia “cozza” un po’ con le regole delle società di capitali e la sua assenza potrebbe essere stigmatizzata anche sotto questo aspetto. Avv. Paolo Leopardi

TERMINI PER IL CONTROLLO RICETTE La commissione Farmaceutica Aziendale può esaminare ricette (consegnate dalla farmacia) oltre un anno dalla consegna? La Asl , in caso la commissione le esamini, dopo uno o due o tre anni dalla consegna, può addebitarle? Mi sembrava che la convenzione in vigore fosse chiara : dopo un anno decade il diritto di addebito. In caso ciò avvenga, la commissione , fa un abuso, esaminandole? La ASL fa un abuso addebitandole? L'articolo 4, comma 11 della Convenzione Nazionale firmata da Federfama e Regioni nel 1998 prevede all'articolo 4, co 11: “Le ricette che a norma del presente accordo sono da sottoporre all'esame della Commissione di cui all'art. 10, devono essere inviate alla stessa entro un anno dalla data di consegna da parte della farmacia, pena la decadenza della contestazione. La Commissione medesima esamina le ricette entro il termine di un anno dalla data di ricezione trascorso il quale le stesse vengono esaminate da un rappresentante dell'Azienda e da un rappresentante dell'Organizzazione sindacale territoriale interessata. Va da se, che gli anni dal momento della consegna della ricetta da parte del farmacista alla ASL e della verifica della Commissione sono praticamente due. Dopodichè l'esame viene effettuato da una "sottocommissione ristretta" che può annullare o convalidare il pagamento e tutto ciò senza che il farmacista possa intervenire in contraddittorio. L'articolo 10, comma 11 della citata Convenzione prevede poi che i provvedimenti di cui al comma 8 adottati dalla Commissione (o sottocommissione) siano definitivi e debbano essere comunicati all'Azienda entro 30 giorni dalla data in cui sono state esaminate le ricette. L'Azienda procede agli eventuali addebiti entro 30 giorni dal ricevimento della suddetta comunicazione, previo avviso alla farmacia interessata con lettera a.r. Quindi, se vengono rispettati i termini predetti, non possiamo parlare di abusi. Avv. Paolo Leopardi

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Domande e Risposte

SOCIETÀ CON FAMILIARI NON FARMACISTI Vi sottopongo alcune domande riguardo la possibilità, con la nuova normativa, di fare una società anche tra non farmacisti. Volendo il prossimo anno trasformare la mia farmacia rurale, attualmente gestita con mia moglie, non farmacista, da impresa familiare, in una forma societaria in cui poter includere i miei figli, non farmacisti. Se due figli non potessero o volessero partecipare alla società, questa è fattibile solo con il terzo figlio? Se la titolarità passa alla società essa dovrebbe pagare l'ENPAF? Il direttore nominato dalla società, io o altro farmacista, dovrebbe continuare a pagare l'ENPAF? Contemporaneamente la società dovrebbe anche pagare l'Inps poichè il direttore risulta dipendente? Gli attuali locali di proprietà della farmacia sarebbe bene trasferirli alla società o meglio scindere le due cose? Se per vari motivi decidessi di cancellarmi dall'Albo cosa succederebbe, in vista della pensione, di quanto versato per 40 anni? Le richieste sono molte e variegate ed, afferendo una scelta così importante, consiglierei un in-contro specifico con il proprio legale e/o il proprio consulente fiscale. In linea di massima, alla luce delle novità previste dalla L. 124/2017 di modifica della L. 362/1991 le società, anche di capitali, possono essere costituite da non farmacisti purchè nel rispetto del regime delle incompatibilità dettate dall’art. 8, comma 2, lett. a, b e c, ovvero per entrare nel caso di specie “con qualsiasi rapporto di lavoro pubblico o privato”. La costituzione di una società con uno solo dei figli è ovviamente possibile purchè vengano rispettati i diritti ed i crediti degli altri; nel caso di specie la liquidazione dell’imprenditore familiare. Per quanto concerne l’entità di eventuali liquidazioni sarà necessario verificare la situazione patrimoniale per poter dare un cenno di risposta. Da ultimo, l’ENPAF andrà pagata da ogni socio se farmacista mentre dovranno essere rispettati i contributi INPS per i soci non farmacisti e per i dipendenti.

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In caso di cancellazione dall’Albo, l’ENPAF verserà la pensione al momento del raggiungimento dei requisiti richiesti. Per i locali così come già evidenziato per l’indicazione dei valori da liquidare sarà necessario valutare l’attuale situazione patrimoniale dell’esercizio farmaceutico. Avv. Paolo Leopardi FORME DIFFERENTI Relativamente alla vendita senza ricetta medica di preparazioni farmaceutiche, la Tabella specifica che “sono altresì esentati dalla vendita dietro presentazione di ricetta medica i preparati officinali allestiti in farmacia che contengano una quantità per dose e per confezione di principio attivo uguale o inferiore a quella del medicinale industriale esentato in sede di AIC ad eccezione di quelli che sono soggetti alla Legge 14.12.2000, n. 376, e successive modificazioni [N.d.A.: legge anti-doping]”. Con questa nota alla Tabella, il legislatore chiarisce che il farmacista ha facoltà di vendere preparati officinali, per i quali esiste una monografia in F.U. XII ed. o in una farmacopea di un altro stato membro europeo, senza ricetta medica solo nel caso in cui l’AIFA abbia giudicato il profilo di sicurezza di medicinale industriale equivalente adeguato ad essere venduto come Otc o Sop. In particolare, vorrei sapere se, non avendo la comprimitrice, è possibile allestire capsule o compresse spatolate anche se in commercio si trovano compresse o capsule molli dello stesso medicinale. Il prezzo delle Confezioni come lo calcolo? La forma farmaceutica deve essere la stessa della corrispondente monografia di Farmacopea di un paese della UE. Si rammenta inoltre che deve esistere una monografia corrispondente e si deve altresì allestire quantità per dose e per confezione di principio attivo uguale o inferiore alla confezione autorizzata in sede di rilascio di Aic. Compresse spatolate andrebbero bene se si ottiene una durezza finale pari alle compresse classiche. Quanto al prezzo, questo è libero come per tutti gli officinali. Adalberto Fabbriconi, Piero Lussignoli, Mario Marcucci, Pietro Siciliano


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PUBBLICIZZARE IL LABORATORIO Visto che stiamo predisponendo il sito internet della nostra farmacia, vorremmo pubblicizzare il laboratorio. Per non incorrere in sanzioni, vorremmo sapere se è possibile pubblicizzare solo gli officinali multipli. Per quanto riguarda i preparati officinali anche ultimamente la Corte di Giustizia Europea non ha ritenuto che possa applicarsi il divieto di pubblicità, in quanto tali divieti sono previsti dalla normativa europea unicamente per i medicinali preparati industrialmente e che dispongono di AIC. Piuttosto, bisogna far attenzione all’art. 115 D.Lgs. 219/06 che prevede stringenti norme per la pubblicità di preparati. Tuttavia, se la pubblicità riguarda solo le possibilità di effettuare preparazioni, non dovrebbero esserci problemi. Avv. Paolo Leopardi

PERMANGANATO PER USO TOPICO Avrei bisogno di una conferma: per soluzione di permanganato uso topico, la concentrazione da utilizzare è allo 0,1%? Il Medicamenta così riporta: “Il Permanganato di Potassio si utilizza in soluzioni acquose ad uso topico con concentrazioni che variano da 1:1000 a 1:16000”. Nella Farmacopea Ufficiale VIII edizione (Formulario nazionale) sono presenti le compresse di Potassio Permanganato da 500 mg per soluzioni di uso esterno indicando nel modo d'uso : 1 - 2 compresse sciolte in un litro di acqua per uso esterno. Adalberto Fabbriconi, Piero Lussignoli, Mario Marcucci, Pietro Siciliano

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Domande e Risposte

DISTRIBUTORI AUTOMATICI Nei distributori automatici, è possibile mettere in vendita anche farmaci Sop e Otc, oppure è necessario uno speciale distributore che consenta la comunicazione con il farmacista? Se è così, esistono tali distributori? Attualmente le modalità previste e regolate dalla legge – e pertanto consentite – di cessione al pubblico di SOP e OTC sono la dispensazione al “banco” e il commercio elettronico – c.d. “online” – quest’ultimo disciplinato con rigore e dettagli dall’art. 112-quater del D.Lgs. 219/2006, aggiunto dal D.Lgs. 17/2014. Quindi, la distribuzione di OTC e SOP mediante un distributore automatico è illecita. Non saprei se esistono distributori che consentano comunicazioni, ma posso rappresentare che l’unica modalità potrebbe essere quella di considerare il distributore un “corner” ove, ai sensi del 2 co. art. 5 Legge Bersani e quindi alla presenza del farmacista, possono essere dispensati i prodotti. Avv. Paolo Leopardi SCONTO FISSO E' possibile proporre uno sconto fisso su tutto il parafarmaco previa esibizione di una tessera studenti e quindi comparire come partner sul loro sito web? E' possibile anche pubblicizzarlo? Il veto, ancora esistente, di programmi di fidelizzazione si estende a qualunque farmaco (etico, otc, sop) e non al parafarmaco. Relativamente alla pubblicità della farmacia la stessa è possibile purchè nel rispetto di principi dettati dall’art. 23 del nuovo Codice Deontologico. Avv. Paolo Leopardi

riguardo. Da un punto di vista più generale, possiamo ricordare che da tempo sono stati rimossi i divieti previsti nel Codice deontologico con riguardo alla consegna a domicilio del farmaco da parte della farmacia o di soggetti privati che si propongono per effettuare tale servizio. Successivamente la FOFI con una circolare del 2004 ha sostanzialmente confermato la liceità, anche sotto il profilo professionale, della consegna di farmaci a domicilio, purché successiva alla spedizione della ricetta da parte del farmacista e nella farmacia. Resta sempre ineludibile, infatti, il controllo che il farmacista deve assicurare in ordine alla regolarità della prescrizione e/o nel controllo del farmaco consegnato. La ricetta deve quindi pervenire in originale presso la farmacia prima che il farmaco esca, ferma l’irrilevanza del soggetto che provvede a farla pervenire nell’esercizio, ma se il medicinale è soggetto a prescrizione medica non è consentito il recapito di quest’ultima tramite fax o e-mail. Infine, il titolare della farmacia ha naturalmente la piena responsabilità della corretta conservazione dei medicinali, anche con riguardo alla fase di trasporto. Questa comunque è una vicenda che, come noto, si pone in termini sempre più delicati e controversi, specie per come talora viene condotta nella pratica dai protagonisti, e potrà forse risolverla una volta per tutte – se mai accadrà – una sua definizione o ridefinizione, su uno o più fronti, in sede normativa. Avv. Paolo Leopardi

CONSEGNA A DOMICILIO Un nostro collega confinante effettua la consegna domicilio con le seguenti modalità. Anzitutto, l’ordine viene preso tramite messaggio del paziente alla farmacia tramite Whatsapp e il farmacista poi provvede alla consegna dell'ordinativo entro le 24/48 ore. Questo modalità è possibile? Occorre un'auto coibentata con temperatura controllata per la consegna dei medicinali? Il promemoria deve essere consegnato originale alla farmacia come una normale ricetta rossa oppure basta la foto della stessa? Della consegna dei medicinali a domicilio si occupa espressamente soltanto il D.Lgs 153/2009, che non detta tuttavia alcuna regola specifica al

SOCIO LAVORATORE IN ALTRA FARMACIA Un farmacista collaboratore può essere socio di una società di farmacisti e contemporaneamente lavorare come dipendente in un'altra farmacia? La situazione sopraindicata è possibile in snc o srl? L'art. 8 L. 362/1991 così come modificato dalla L. 124/2017 non consente ai soci di società titolari di farmacia di essere collaboratore in altra farmacia (1 co. Lett.b), nè di avere qualsiasi altro rap-porto pubblico o privato (1 co. Lett.c). Ciò vale sia qualora la società sia in forma di società di persone, che quando essa sia una società di capitali. Avv. Paolo Leopardi

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ARMOLIPID PLUS è un integratore alimentare. Gli integratori alimentari non vanno intesi come sostituti di una dieta variata ed equilibrata e di uno stile di vita sano. Leggere le istruzioni sulla confezione. *Dati di vendita IMS a Sell out - Agosto 2018 Classe 10F3 - Segmento integratori alimentari per il colesterolo

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