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Mensile. Numero 74, Estate 2009

Italia €5 - U.K. £6,50 - France €8 - Germany €9,30 Spain €8 - Greece €7,70 - Finland €8,50 - Malta €5,36 Japan ¥2.250 - Austria €8,90 - Portugal €6,30

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Sean e Simon da Stile Bertone per l’ intervista a Jason Castriota , che troverete su PIG 75 di Settembre. Nella foto il garage/museo. Foto di Simon.

PIG magazine 74, Estate 2009 Direttore Editoriale: Daniel Beckerman Direttore Responsabile e Creativo: Simon Beckerman Senior Editor: Sean Beolchini Managing Editor: Valentina Barzaghi (valentinab@pigmag.com) Production Manager & Pr: Stefania Mapelli (stefania@pigmag.com) Fashion: Sean Beolchini (moda@pigmag.com) Ilaria Norsa (moda@pigmag.com) Music: Giacomo De Poli (musica@pigmag.com) Cinema: Valentina Barzaghi (cinema@pigmag.com) Art & Media: Giovanni Cervi (verbavolant@pigmag.com) Design: Maria Cristina Bastante (design@pigmag.com) Books: Marco Velardi (libri@pigmag.com) Videogames: Janusz Daga (jan@pigmag.com) Redazione Grafica: Stefania Di Bello (teffy@pigmag.com) Info: mail@pigmag.com Contributors Gaetano Scippa (musica), Marco Lombardo (musica), Piotr Niepsuj, Fabiana Fierotti (moda), Karin Piovan, Chieko Sukiya (foto), Tokuro Aoyagi (foto), Bella Howard (foto), Anna Trevelyan (styling), Alex Lloyd (phtgrphr assistant), Suki, Josh Bitelli, Grace Small (models), Maciek Pozoga (foto), Charlotte Moreau (styling), Loan Calmone (phtgrphr assistant), Sidney Geubelle (model),

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Ambrogio Ferrario (musica), Roberta Ridolfi (foto), Marina Pierri (musica), Andrew Laumann (foto), Guido Gazzilli (foto), Nacho Alegre (foto), Coke Bartina (foto), Patricia Ruiz Del Portal (foto).

20092 Cinisello Balsamo (MI). Tel. 02.66.03.04.00 - Fax 02.66. 03.02.69 - sies@siesnet.it Abbonamenti: B-Arts S.r.l. Tel. +39 02.86.99.69.71 email: abbonamenti@pigmag.com

Special Thanks Caterina Panarello, Caterina Napolitani, Piera Mammini, Bianca Beckerman, Jessica Greco, Silver Lining Opticians, Oscar Hazell e Arthur.

I versamenti devono essere eseguiti sul CC Postale numero 38804795 intestato a B-Arts S.r.l Spedizione in abbonamento postale 45% art. 2 comma 20/B Legge 662/96 Milano. Contenuto pubblicitario non superiore al 45%. Per informazioni su distribuzione e abbonamenti internazionali: international@pigmag.com Pig all’estero: Grecia, Finlandia, Singapore, Spagna, Inghilterra, Brasile, Hong Kong, Giappone, Turchia, Germania. Pig è presente anche nei DIESEL Store di: Berlino, Londra, Parigi, Tokyo, Milano, Roma e Treviso.

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Sommario

Interviste:

74: Grizzly Bear

82: Claudio Simonetti

64: Keizo Shimizu

94: Sidney Foto di copertina di Maciek Pozoga

68: Charles Anastase

Interviste:

Moda:

Biennale 2009:

78: Scott Matthew

110: Suki, Josh & Grace

52: Venezia

Servizio di Bella Howard

Foto di Marco Velardi

Regulars 12: Bands Around 16: Fart 18: Shop: Bastien De Almeida 20: Libro: Hiroshi Eguchi 22: Design 24: Pig files 44: Moda: Paris, Texas 50: Flickr Buddy of the Month 122: Musica 126: Cinema 132: Libri 134: Whaleless 136: Webster 138: Videogames 10 PIG MAGAZINE


MINI e

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Bands Around

Foto di Meschina

Ah Wildness Tunnel - Milano Nome? Ah Wildness Età? 2 anni Da dove venite? Un po’ da Parma, un po’ da Reggio e un po’ da Milano. Descrivete la vostra musica in tre parole: Just - Kicks - Ass Cos’avete nelle tasche? Aspirina C, benda da pirata e un cerotto. Chi è l’artista/band più sorprendente di oggi? Madlib Di chi siete la reincarnazione? Oggi dei Roxi Music. Ieri lo eravamo di Gordon Lightfoot e domani saremo quella di Theo Parrish. Ci dici il nome di un artista o una canzone italiana? Paolo Conte. Avete un rituale scaramantico prima di salire sul palco? No... Diteci un aneddoto curioso che vi è successo in tour. Una volta abbiamo suonato davanti a una folla di giovani vestiti come Teletubbies (nrd: protagonisti di una trasmissione creata dalla BBC per bambini in età prescolare) Ci campate con la musica? NO!

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Bands Around

Foto di Meschina

Au Revoir Simone Circolo Arci La casa 139 - Milano Nome? Au Revoir Simone: Heather, Erika, Annie. Da dove venite? New York City (Brooklyn). Descrivete la vostra musica in tre parole: Ventosa, spumeggiante, gelato al sapore d’estate. Cos'avete nelle tasche? Heather: non ho le tasche. Annie: un pass backstage di una data in Francia. Erica: la mail di un fotografo che ci ha fatto le foto prima. Chi è l'artista/band più sorprendente di oggi? Hall and Oates e Robyn. Di chi siete la reincarnazione? Heather: una principessa indiana, Erika: una begonia, Annie: una formica buona Ci dici il nome di un artista o una canzone italiana? Puccini, Nessun dorma. Avete un rituale scaramantico prima di salire sul palco? Sì! Usiamo un profumo speciale che si chiama “bad ass“!! Diteci un aneddoto curioso che vi è successo in tour. Nonostante siamo rimaste ben 24 ore in aeroporto a Milano, abbiamo comunque rischiato di perdere il nostro volo. Ci campate con la musica? Yes! Siamo fortunate e riconoscenti, comunque è il cibo che ci tiene in vita.

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Prodotto e distribuito da: Acon Spa Viale del Lavoro, 42 37036 San Martino B.A. (Vr) T. +39 0458878111 - info@acon.it


Fart uno spazio dedicato al sacro fuoco dell’arte

Di Giovanni Cervi (verbavolant@pigmag.com)

Nicolò Cardi Foto di Piotr Niepsuj.

Mi sono sempre chiesto cosa muova le persone che stanno nel mondo dell’arte. Gli artisti è facile, si sa, è il sacro fuoco che li divora. Ma tutti quelli che ci stanno intorno? Galleristi, curatori, critici, agitatori… cosa li spinge? Da questo mese Fart sarà dedicato a loro e alla loro passione. A cominciare da Nicolò Cardi, gallerista, che ha aperto da pochi mesi il “Cardi Black Box” .

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La scatola nera usualmente è uno strumento che registra, la tua scatola cos’è invece? Nell’immaginario collettivo la scatola nera di un aereo registra il mondo dall’alto. L’arte, invece, lo processa in modo che sia possibile vederlo da altri punti di vista. Sempre nell’immaginario collettivo una galleria è un cubo bianco, che corrisponde alla stanza vuota, intatta, bianca, il luogo fisico che poi si riempie d’arte. Cardi Black Box invece ha scelto di identificarsi non con lo spazio che la definisce, ma con il suo contenuto. Nero è il colore che si ottiene attraverso strati di pittura sovrapposti, ma è anche forme, pensieri, immagini, idee, esperienze. Se il bianco è il colore dell’inizio, della neutralità, il nero è invece il colore del percorso. Noi pensiamo all’arte come a uno spazio complesso e profondo: il colore nero, racchiuso nel nome di questo progetto, riflette questa profondità. Non solo, ma richiama anche l’ombra metaforica che le opere lasciano sulle pareti. La scatola nera, allora, diventa metafora dell’arte che marca permanentemente lo spazio della galleria e diventa parte della sua memoria. Ecco, direi che la mia scatola nera è tutto questo. E altro ancora: per esempio, diversamente da quella degli aeroplani non raccoglie immagini oggettive, ma “contiene” la realtà attraverso la sua memoria individuale e collettiva. Aprire in questo periodo di crisi: è un salto nel buio? No, non è un salto nel buio. Il mio intento è certamente anche fare utili e ci riuscirò perché parto dal presupposto che l’arte è un bisogno. Da sempre. Di certo, l’apertura di Cardi Black Box in questo momento particolarmente difficile rappresenta anche un segnale positivo. E’ proprio adesso che bisogna fare e far sapere che ci sono persone disposte a fare da volano. Inoltre io mi prefiggo un altro obiettivo, che è quello di allargare il mercato presentando l’arte in un modo più accessibile rispetto a quello tradizionale. Cardi Black Box è uno spazio diverso dalle solite nicchie elitarie: è meno ovattato, meno “irraggiungibile”. Per questo puntiamo moltissimo sull’accessibilità, sul coinvolgimento: cerchiamo persone curiose, a cominciare dai giovani. E lo facciamo con un progetto culturale a tutto tondo: per fare un esempio, in galleria sono distribuiti gratuitamente i Notebox, libricini con informazioni sull’artista e sulla mostra in corso, su cui è possibile anche prendere appunti. Inoltre le opere sono accompagnate da didascalie a parete che offrono delle chiavi di lettura delle opere esposte. Spesso il ruolo di gallerista è visto come quello di semplice mercante, anche per colpa di molte persone che si improvvi-

sano galleristi. In realtà ci puoi spiegare come funziona il tuo ruolo, e come funziona una galleria? Inizio a rispondere da questa seconda parte della domanda. Oggi le gallerie sono protagoniste a tutti gli effetti della vita culturale e con un’amplissima gamma di proposte, esposizioni, percorsi, prestiti, sono un indispensabile punto di riferimento per l’arte e per il territorio nel quale operano. Accanto alle funzioni tradizionali, di mediazione tra il mondo degli artisti e quello dei collezionisti – e del mercato in generale – la galleria contemporanea ha acquisito una responsabilità considerevole nei confronti del pubblico collezionista e di quello generico, ma anche verso gli stessi artisti. È a partire da questa consapevolezza, da questa idea che ho del ruolo della galleria nel nostro tempo – e qui vengo alla prima parte della domanda – che nasce Cardi Black Box. È un progetto che ho fortemente voluto per dare una nuova direzione e slancio al mio percorso di gallerista. Cardi Black Box è una struttura indipendente, focalizzata sul contemporaneo, con una vocazione quasi museale per l’impegno di ricerca, il sostegno agli artisti nella produzione di nuovi lavori, il programma di collaborazione con le istituzioni culturali a livello internazionale. In particolare, poiché ritengo che il gallerista “tuttofare” appartenga a un’epoca passata, ho disegnato la galleria sulla netta separazione dei ruoli. A Nicolò la cura e la gestione della parte amministrativa e commerciale, mentre a Sarah Cosulich Canarutto, primo direttore artistico stabile di una galleria, farà le sue scelte in modo del tutto indipendente, costruendo una programmazione culturale capace di guardare alla storia dell’arte più che alle mode o agli andamenti delle aste. Come assembli il tuo team di lavoro? Punto tutto sui giovani. Il mio team è composto solo da persone sotto i 35 anni con tanta voglia di fare, tutti italiani. Dopo il secondo errore sei fuori dal team. Ogni settore dell’attività è stato affidato a uno specialista, un esperto, come avviene nelle aziende di qualsiasi altro ambito. Ciascuno ha un ruolo determinato e spetta a me orchestrare le varie funzioni, dando forma a uno spazio di creatività non più feudo di botta e risposta mercantile. La comunicazione è in mano a un ufficio stampa esterno, come fanno i musei e le fondazioni, e altrettanto la grafica. Ma, lo ripeto, il vero punto di forza consiste nell’aver affidato la programmazione artistica a una specialista, con alle spalle solide esperienze internazionali nel mondo dell’arte, sempre attraverso incarichi istituzionali, mai commerciali. Ho totale fiducia in Sarah Cosulich Canarutto e lei in cambio ha

la totale autonomia di lavoro e indipendenza nelle scelte artistiche. C'è una nuova tendenza di esposizioni che vengono dal basso – negozi, atelier e anche case che si aprono per una sera e ospitano mostre - quasi sempre di ottima qualità, dando spazio a giovani talenti. Cosa pensi di quest’arte che cerca nuove vie al di fuori dei circuiti usuali? Penso davvero che siano le idee e i singoli progetti a fare la differenza. Anche perché poi i progetti di qualità riescono a trovare persone pronte a finanziarli. Faccio anche a PIG un esempio su cui già mi sono espresso: le gallerie d’arte, i teatri, le tavole rotonde, fanno tutti un eccellente lavoro. Tuttavia ci sono spazi pubblici al di fuori dei circuiti tradizionali, vedi i centri sociali, nei quali si fa arte, teatro, poesia, musica. Ecco, in proposito io propongo: perché non mettere in piedi una cordata di giovani imprenditori interessati a sostenere le forme artistiche che nascono in questi spazi? Io penso che sia davvero tempo di togliere questa patina di snobismo da tutte le espressioni contemporanee. Ho la sensazione che in Italia l’arte contemporanea sia diventata una moda oltre che a rivolgersi ad un gruppo limitato di persone. Perciò dico che è arrivata l’ora di aprire e dare accessibilità a chiunque, dalla città underground all’imprenditoria top. Sono morti e sepolti i tempi dell'artista bohemien? Com’è l'art system oggi? Credo che tutto intorno a noi oggi mostri il segno di una necessità di un cambiamento radicale rispetto al mondo cui siamo stati sinora abituati. Cambiamento che non è ancora avvenuto, ma che è pronto per essere cavalcato, scoperto, inventato. Noi ci proviamo, a partire da un’idea: costruire un modo nuovo di vivere nel mondo dell’arte contemporanea. Gli artisti non sono tutti uguali. Loro rimangono come sono, ognuno ha il suo modo di essere e di comportarsi. Il ruolo di gallerie e istituzioni è quello di conoscere e lavorare con gli artisti affinché siano le opere d’arte con i loro messaggi a divenire accessibili. La galleria fa da mediatore tra la persona dell’artista e il visitatore in modo che l’arte mantenga sempre un rapporto diretto con il pubblico. Di arte c’è sempre bisogno, è una necessità per tante, tantissime persone, anche per quelle che non ne sono consapevoli. L’arte contemporanea deve diventare raggiungibile. Cos’è per te il successo? Il successo è una scatola nera che registra il reale e lo divulga a tutti. Mai tenere i sogni nel cassetto, bisogna combattere, crederci e cercare sempre di realizzarli. www.cardiblackbox.com

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Shop

Intervista di Fabiana Fierotti.

Bastien De Almeida La boutique BDA è un vero e proprio paradiso per gli estimatori del vintage. Sébastien, il proprietario, è un appassionato di cultura americana, dive hollywoodiane e party anni’80. Il negozio propone, oltre che pezzi unici di famosi designer del calibro di Yves Saint Laurent, anche abiti dai prezzi abbordabili e Libri e DVD molto particolari. Se siete a Parigi o state programmando una vacanza estiva, vi consiglio di fare un salto…

Ciao Sébastien, quanti anni hai? Da dove vieni? Ho 28 anni e sono nato nel sud della Francia, a Perpignan. Come stai? Quali sono i tuoi programmi per i prossimi giorni? Sto più che bene. Aspetto il mese di giugno per andare negli USA a comprare dei vestiti per il negozio. Ecco, parlaci un po’ del tuo fantastico negozio vintage. Quando è stato aperto? “Bastien De Almeida” è stato inaugurato il 29 Aprile, due giorni dopo il mio compleanno. Vendo abiti vintage dagli anni ’50 agli anni ’80. Cerco di mischiare stili diversi che abbiano qualcosa di unico e interessante: il glamour degli anni ’50, lo swing degli anni ’60, il bohemienne degli anni ’70 e la pazzia degli anni ’80… Quali brand si posso trovare all’interno del negozio? Non cerco di trovare dei brand in particolare, non voglio che il mio sia l’ennesimo negozio dove puoi trovare solo brand famosi e cose estremamente costose; preferisco sele-

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zionare pezzi che mi attirano per il taglio, la stoffa… gli abiti che vendo non sono affatto costosi, i prezzi si aggirano tutti intorno ai 90 euro. Ovviamente ci sono anche pezzi unici e brand importanti come Yves Saint Laurent o Thierry Mugler, ma voglio mantenere una politica di accessibilità per ogni tipo di clientela. Come mai vai proprio negli USA a cercare i tuoi vestiti? Prima di tutto, perché così propongo qualcosa di diverso rispetto agli altri, lo stile americano è tutta un’altra cosa rispetto a quello europeo. In più il mio è un amore che viene dalle grandi icone americane come Mae West, Joan Crawford e Marlene Dietrich… mi piace il vintage perché mi manca il periodo in cui le persone facevano di tutto per vestirsi nei modi più esclusivi e non avevano paura di apparire diversi. Mi manca anche la qualità delle feste negli anni ’80 o ’90, come quelle dello Studio 54, del Palace di Parigi. Vendi anche libri e DVD… Lavoro con Sylvain Maury, un collezionista di

video e libri che viaggia in tutto il mondo per trovare pezzi rarissimi: libri e DVD sul Cabaret, il Music Hall, la cultura musicale underground, le commedie musicali, la moda e stravaganti creature… C’è qualcosa del tuo passato che ti piacerebbe raccontarci? Cosa facevi prima di aprire il tuo negozio? Mi ero laureato alla scuola di moda come stylist e textile designer; dopo ho passato un breve periodo all’atelier di Christian Lacroix e infine ho aperto il mio negozio non molto lontano da dove vivo, nel 17° arrondissement di Parigi. Credi che Parigi sia perfetta per le tue esigenze o preferiresti vivere altrove? Parigi è una città meravigliosa. Una città alla quale torno con gioia dopo ogni viaggio. Mi piace la diversità di culture, la bellezza architettonica, la storia, la quantità di cose da fare a ogni ora del giorno e della notte. 46, rue La Condamine 75017 Paris www.bastiendealmeida.com


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Books

Intervista e foto di Marco Velardi

Hiroshi Eguchi In perlustrazione tra le librerie più interessanti di Tokyo, non potevamo evitare di imbatterci in “Utrecht” e il suo fondatore, Hiroshi Eguchi, uno dei più rinomati e rispettati editori, distributori, autori e buyer di libri del Giappone. Hiroshi ha un carattere introverso, parla poco, ma da ogni sua parola traspare una grande cultura per la carta stampata. Un gusto e conoscenza a cui aziende come MUJI fanno ricorso, per curare la selezione delle librerie nei propri negozi, e che noi siamo andati a scoprire per voi.

Da quanto esiste Utrecht e quali sono state le motivazioni iniziali? Utrecht esiste dal 2002 ed è nato per soddisfare la mia curiosità per tutto ciò che è legato al mondo dei libri e dell'editoria. Lo scopo è sempre stato quello di divulgare, vendendo, pubblicando e distribuendo sia libri che riviste. Inizialmente gestivo tutto

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dalla mia casa/studio, mentre da poco più di un anno è nato NOW IDeA by Utrecht, una libreria con piccolo bar e spazio espositivo, per avere la possibilità di sviluppare mostre e progetti con tutti gli artisti e editori con cui collaboro da anni. Un luogo dove i libri possano creare legami con il loro pubblico. Utrecht è anche editore, qual è l’ultimo

libro che hai pubblicato? Ci interessa pubblicare principalmente il lavoro di giovani artisti emergenti. L'ultimo libro che abbiamo pubblicato è di Misato Ban e si intitola 100 Things in My Room. Da qui a selezionare gli artisti con cui lavori, qual è il tuo criterio di scelta? Non c'è un criterio preciso, dipende sempre dal primo contatto che si ha con l'artista, se nasce un intesa. Poter aver accesso al suo lavoro e visionarlo insieme è un passo importante. Ci piace concentraci su libri che hanno un unico concetto molto ben definito. Ti occupi di altro oltre a Utrecht? Ci sono molti altri progetti. Collaboro con molte riviste, parlando di libri e facendo recensioni. Mi occupo anche di selezione di libri e riviste per MUJI, nel loro negozio di Ginza. Inoltre, al momento sto organizzando la prima fiera di libri d'arte a Tokyo, si chiamerà ZINE'S MATE e la stiamo producendo con l'aiuto di Paperback Magazine da Londra. Per ora le date dovrebbero essere dal 9 al 12 Luglio. Se ti chiedo di darmi una definizione di editoria indipendente? Non è semplicissimo darne una definizione, anche se penso che la distinzione principale tra indipendente e non, stia nel fatto che una persona o un gruppo di persone riesca o no a pubblicare ciò che sia di proprio interesse e divulgarlo. Di base tutti possiamo diventare editori se abbiamo qualcosa da dire o mostrare. Del futuro dell'editoria cosa ne pensi? Forse in futuro, la gente rivaluterà l'editoria così come la conosciamo oggi e pubblicare un libro tornerà di moda, come tutte le cose che diventano fuori moda prima o poi ritornano. Un libro che consiglieresti? Sicuramente consiglierei l'ultimo di Mark Borthwick, Not in Fashion. Mark è una fonte inesauribile di ispirazione, uno di quei fotografi che ha rotto gli schemi della fotografia di moda negli anni '90, mescolando musica, collage, illustrazione, cibo e molto altro. www.zinesmate.org - www.utrecht.jp


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Fresh design

Intervista di Mariacristina Bastante (kikka@pigmag.com)

Marcus Beck e Simon Macro si conoscono da quando avevano due anni. Insieme hanno giocato con i Lego, insieme, nel 2005, hanno aperto il loro studio di design. Freshwest è nato così, da una passione comune e dalle stesse idee su che cos’è e che cosa fa il design oggi. Il resto, come si dice, sono chiacchiere. Loro, invece, progettano tanto e bene. Dal tavolo piscina alla sedia che si accascia. Fino ad una lampada che è piaciuta tanto, ma proprio tanto a Marcel Wanders e Casper Vissers. Ed è finita nella collezione di Moooi. Ecco Simon e Marcus, in un’intervista a due voci.

Ciao ragazzi! Raccontateci come siete, in quattro parole. Giocosi, pensierosi, calmi, mutevoli. Quanti anni avete? 34, tutti e due. Che cos’è il design per voi? Giocare, in modo costruttivo. E Freshwest, che cos’è? E’ una piattaforma per esprimersi e realizzare le nostre idee. Anche quelle poco… commerciabili! 22 PIG MAGAZINE

Pensate che il design debba essere utile? Dipende da che cosa intendi per utile! Alcuni dei nostri lavori sono molti più vicini all’arte che al design, in questi la funzionalità è poca, o addirittura non c’è. Se dicessimo che non sono utili staremmo forse dicendo che l’arte è inutile…? Quando vi siete incontrati Ci conosciamo da quando eravamo piccoli. Avremmo avuto due anni forse… E poi? Abbiamo studiato arte e poi siamo arrivati

in maniera indipendente l’uno dall’altro alla conclusione che il design poteva essere la piattaforma per esprimere le idee che ci interessava esprimere. Quali sono i vostri designer e artisti preferiti? Artisti come James Turrell, Bill Viola, Tom Friedman, Bridget Riley e Magritte ci piacciono molto. E poi ci piace il lavoro di designer come Frout e Maarten Baas. Quest’anno a Milano, la mostra di Baas era essenzialmente una mostra di arte contem-


poranea. Ed era interessante vedere che un lavoro come quello fosse mostrato nella più grande fiera del design mondiale. Quali sono le vostre fonti di ispirazione? Qualunque cosa che abbia a che fare con la scienza e specialmente con la fisica e l’ingegneria… parlare con le persone che sono specializzate in una particolare materia o processo meccanico. Cerchiamo di non guardare al design per trovare ispirazione: è limitante e poi è frustrante quando vedi già realizzata un’idea

che hai avuto o su cui hai appena iniziato a lavorare… Mi sembra che vi piacciano le forme estremamente semplici. Vi sentite dei minimalisti? Il nostro lavoro è sulle idee. Quando cerchiamo di esprimerle attraverso qualcosa di tangibile e tridimensionale la parte più faticosa è elimare gli elementi che non sono necessari. Credo che potrebbe essere una forma di Minimalismo, ma non in termini di estetica.

Siete stati al Salone del Mobile quest’anno? Si. Avevamo due pezzi esposti alla mostra di moooi in zona Tortona. Avete dedicato due progetti a Francesco Borromini, che è un architetto italiano del periodo Barocco. Come mai? Borromini ha progettato un famoso corridoio all’ingresso di Palazzo Spada che appare quattro volte più lungo di quanto effettivamente è. Noi abbiamo prodotto un tavolo e una console usando le dimensioni prese da fotografie di tavoli esistenti. Il risultato è un’illusione prospettica simile. Quali sono i vostri prossimi progetti? Abbiamo avuto un anno eccezionalmente impegnativo lavorando per vari clienti, così adesso stiamo cercando di prenderci del tempo per concentrarci sulla produzione di alcuni nuovi lavori che non siano vincolati da un committente. E tra quelli che avete già realizzato, qual è l’oggetto che amate in modo particolare? The Brave New World Lamp ha per noi un significato speciale. Ci siamo divertiti moltissimo a farla. E’ stato come tornare bambini, a giocare con il Lego. Ed è stata così complicata da fare che non sognavamo nemmeno che sarebbe potuta entrare in produzione. E avere Casper Vissers e Marcel Wanders che la scelgono per la nuova collezione di moooi è stato fantastico… Immaginate di non essere designer. Cosa sareste diventati? Surfisti! www.freshwest.co.uk

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PIG files

Di Giovanni Cervi

Chiocciola House Vivere al confine tra una scultura e una conchiglia, è questa la scelta di una coppia di Mexico City, con due bambini. Abitano in questa casa che sembra uscita da un’avventura di Flash Gordon o da un sogno infantile di Dalì. La colpa è anche degli architetti di Senosiain Arquitectos, specializzati in bioarchitettura, che l’hanno pure costruita con tecniche innovative e antisismiche.www.arquitecturaorganica.com

Silos Si chiamano NL Architects, sono giovani e impegnati. Un progetto ibrido, che sconfina nel mondo del design, dell’arte e del ridisegna mento dei confini dell’urbanistica. Questo è il progetto del recupero di un silos, ma molte altre sono le intuizioni di questo gruppo olandese, a partire dal sito. Mi vien da pensare che è questa la direzione giusta… www.nlarchitects.nl

Body Map Non tutti sanno che di AIDS, se diagnosticato per tempo, non si muore più, basta fare i test ogni tanto (cosa comunque doverosa). Comunque non va abbassata la guardia. In Finlandia è uscita questa campagna per promuovere l’uso dei preservativi, senza dimenticare che il corpo umano va esplorato; pratica spesso davvero interessante. www.aidstukikeskus.fi

Si piega ma non si spezza. “Piegato” è una mensola polimorfa, multiuso, technicolor. Semplicissima da vedere ma, come tutte le cose che sembrano “facili”, ha una perfezione che presuppone una grande tecnica e creatività. Si può usare anche come libreria o per appoggiarci tazze o bonsai. Matthias Ries, il “piegatore”, l’ha realizzata per MRDO products. Doveroso inchino a tanta semplicità e raffinatezza. www.matthiasries.com

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La tana degli Orsi Paul Coudamy è un architetto francese dallo stile selvatico. Usa molto il legno e cerca di giocare con evidenti riferimenti alla natura e all’esplorazione del lato animale che è in tutti noi. Questa è la tana che ha creato per la Beartech, azienda web parigina: la riproduzione di una grotta, fatta con listelli di legno e cartone che ha recuperato nelle discariche. Claustrofobica e inquietante; ma perfetta per il letargo! www.paulcoudamy.com

Growing Chair Michel Bussien ha un approccio al design quasi panteistico, con la natura al centro della sua ricerca. A ciò è arrivato dopo un percorso di studio e ricerca di nuove tecnologie. In pratica il suo design sembra più una ricerca spirituale che industriale. Da qui la sua Growing Chair, ibrido tra un piccolo giardino Zen e l’arredamento da giardino deluxe. Ai posteri capire se si tratti di un uso della natura rispettoso e se sia una forzatura. www.bussien.net

Tavolo per Uno Mangiare da soli può essere un problema. Qualcuno si fa prendere dallo sconforto, altri dalla pigrizia. La soluzione arriva dal tavolo digitale di Sang Hoon Lee, di Seul. Un tavolo con il posto per una Tv o un laptop, un piano trasparente (che diventa anche opaco mentre si mangia) sotto al quale ci sono piastre per scaldare le vivande e un frigorifero. Tutto a portata di mano. Dedicato a chi mangia davanti alla Tv. sanghoon-design.com

Sotto le spire della Gorgone Sembrano imponenti lampadari vittoriani, nella realtà non servono a fare luce. Si tratta della riproduzione in silicone e fibre ottiche di grandi meduse, realizzate assemblandole molecola per molecola, pezzo per pezzo, tentacolo per tentacolo. Atmosfere oniriche e abissali, degne di Jules Verne e di 20.000 leghe sotto i mari, eleganza marina e tecnologia quasi spirituale sono le caratteristiche di questi monili realizzati per gli interni. Io però non ci passerei sotto, non si sa mai. www.timothyhorn.net

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Four blogs for respectable men Ryan, Jeff, Jake e Nick sanno bene cosa voglia dire 'modern classic'. I loro blog sono diventati punti di riferimento nell’ambito del menswear di oggi. Hanno cercato di spiegarci perché un giorno le strade si siano riempite di giovani gentiluomini, perché le magliette siano magicamente diventate camicie, le high tops coloratissime, casual shoes e i cappellini da baseball... (bum!) spariti. Abbiamo parlato anche del futuro dei fashion media, delle donne, delle vacanze e li abbiamo messi in contatto per scambiarsi domande da veri intenditori. Una vera (gentle)men's talk. Interviste di Piotr Niepsuj. Special thanks Fabiana Fierotti e Jessica Greco.

Ryan Willms

con Gitman Bros e delle sacche viaggio con

Avevo già scritto un blog da solo per qualche

Tannis Hegan. Mi sto preparando per il party

anno, ma mi sono riunito con un paio di amici

di lancio della collezione, sto controllando che

per h(y)r collective. Volevamo fare qualcosa di

fili tutto liscio con le vendite online e mi sto

grande e di più interessante che un semplice

assicurando che i prodotti raggiungano i nostri

blog, così blog rivista lavorano insieme e sono

Ciao Ryan, dove sei in questo momento?

rivenditori internazionali.

cresciuti un bel po’ nell’ultimo anno.

Cosa stai facendo?

Potresti presentarti ai nostri lettori?

Come mai all’improvviso è esploso il “Gen-

E’ tutto molto incasinato in questo momento.

Mi chiamo Ryan Willms, ho 24 anni e ho inau-

tlemen trend”?

È appena uscito il dodicesimo numero della

gurato h(y)r collective poco più di un anno fa.

Credo che il “Gentlemen trend” sia parzial-

h(y)r collective - la nostra rivista online e que-

Abito a Vancouver, Canada e ho una passione

mente il risultato dell’interesse che più e più

sto weekend lanceremo la nostra prima col-

per l‘abbigliamento, i prodotti e le belle cose

giovani hanno sviluppato per la moda e per lo

lezione di prodotti realizzati in collaborazione

con un certo stile.

stile, non essendo interessati alla moda esclu-

con altri brand. Abbiamo creato delle camicie

Come mai hai deciso di aprire il tuo blog?

sivamente da passerella, ma concentrati più su

hyrcollective.com/daily-blog

2 3

4 5

1

6

8

7

1.Acne 2.Engenieered Garments 3.Yuketen Ranger 4.RRL 5.Either Gitman x h(y)r Collective 6.Ray-Ban 7.Mark McNairy 8.J.Crew 30 PIG MAGAZINE


un’estetica naturale.

qualcosa di cui stiamo discutendo qua nel

qualcosa di un po’ più complicato. Ero davvero

Essere un gentleman significa…?

nostro ufficio: un vero gentleman dovrebbe

ispirato da quello che molte persone stavano

Avere rispetto per chi ti sta attorno.

sempre indossare pantaloni lunghi e sempre

facendo online.

Perchè alle ragazze piacciono i gentlemen?

con i calzini ( anche durante le calde giorna-

Come mai all’improvviso è esploso il “Gen-

(o magari non piacciono…?)

te estive) o è permesso anche l’abbinamen-

tlemen trend”?

Ad alcune piacciono, ad altre no. Ma non puoi

to pantaloncini-niente calzini?

Credo che la mia generazione (verso la trenti-

nascondere se ti stai vestendo come un gen-

A dire il vero, il senza-calze é raccomandato

na) si sia allontanata dalla cultura street e skate

tleman, nemmeno per un po’.

da h(y)r collective. Se hai un gran bel paio di

avvicinandosi ad uno stile più elegante.

Qual è il futuro del (fashion) media?

scarpe rivestite in pelle come quelle che fanno

Essere un gentleman significa…?

I blog sono incredibili per la quantità di

Yuketen, Quoddy o Common Projects, allora

Essere onesto con te stesso. Prendersi cura di

informazioni e per la velocità con cui puoi

non servono i calzini. È bello sentire la pelle

sé, ma sempre assicurandosi che qualcuno si

trovare qualsiasi cosa. La gente può curare

sul piede, si sta meglio d’estate e spesso le

prenda cura anche delle persone che ti circon-

una selezione di immagini e testo veramente

scarpe sono disegnate in modo da essere

dano .

personale. La stampa ha un ruolo nel futuro,

indossate senza calzini. Un tempo anch’io ero

Perchè alle ragazze piacciono i gentlemen?

ma dev’essere ragionata più a fondo che nel

contro i pantaloncini corti, ma quest’anno sto

(o magari non piacciono…?)

passato. Può darsi che le immagini meritino di

lasciando le gambe scoperte. I pantaloncini

Esistono due tipi di donne: quelle a cui piac-

essere stampate, può darsi che il contenuto

sono comodi e se hanno un buon taglio, sopra

ciono i cattivi ragazzi e quelle a cui piacciono i

sia così vasto e denso che abbia semplice-

il ginocchio, e un bel materiale, sono conforte-

bravi ragazzi. Un gentleman dovrebbe essere

mente bisogno di essere letto su carta… Ci

voli e stanno benissimo.

entrambi.

sono buoni motivi per stampare, ma bisogna

Quali sono i tuoi piani per le vacanze

Qual è il futuro dei (fashion) media?

comprenderli per avere successo nel mercato

quest’anno?

I blog sono un’estensione dei reality in tele-

in questo periodo.

Sinceramente non ho piani.

visione. La gente sarà sempre piú interessata

Twitter prenderá parte a tutto ciò?

Partirò prossimamente per Parigi e New York.

a una persona con la quale può relazionarsi

Twitter ha già un ruolo in tutto questo. Può es-

Ho tanti meeting e interviste da fare, ma non

che ad una corporazione. Le compagnie che

sere un mezzo molto utile, come i blog, come

desidererei fare nessun’altra cosa.

si occupano di media e si rendono conto di

la stampa, come Facebook...

E quale sarà il pezzo dell’estate?

questo fenomeno sono quelle che hanno mag-

(Domanda da Jake) Ryan, sono stato un fan

A Tribe Called Quest é sempre fondamentale

gior successo. MTV é sinonimo dei suoi VJ, le

di h(y)r collective dall’inizio e sono felice per

per l’estate, ma quello che aspetto con più an-

sue stelle dei reality e i suoi artisti musicali. I

te di vedere come siano andate le cose. Di

sia è Only Built for Cuban Links 2 di Raekwon

telegiornali hanno inviati e giornalisti, Nike ha

quale aspetto, sviluppato nel sito o adesso

and the Wu.

Michael Jordan e Lebron James. A dire il vero

nei prodotti, sei più emozionato e vai mag-

In conclusione, mi piacerebbe che tu sce-

é abbastanza semplice. Alla gente piace la

giormente fiero?

gliessi il tuo outfit per l’estate.

gente. Ora e per sempre…

Sono davvero felice di sentire il supporto dei

Questa è una richiesta difficile, quindi sarò

Twitter prenderá parte a tutto ciò?

nostri lettori e notare le opinioni sul sito e nel-

costretto a barare scegliendo due diverse op-

Ho sentito delle storie fantastiche di gente che

le email. Vedere che si è formata una piccola

zioni per ogni pezzo d’abbigliamento.

si é messa in contatto grazie a twitter, ma non

community che include designers, rivenditori e

(outfit nella pagina accanto)

fa per me. Il networking sociale é figo, ma non

consumatori, é abbastanza speciale. Essere in

é di sicuro il mio punto forte.

grado di fornire informazioni ai lettori, che al-

(Domanda da Ryan) Se adesso potessi curare

trimenti non sarebbero disponibili, é diverten-

la regia di un qualsiasi artista nel mondo, chi

te; lo è anche mostrare questi brand che sono

sarebbe?

generalmente poco visibili. E’ fantastico. (Domanda da Nick) Cosa influenza maggiormente la tua percezione sulla vita di ogni giorno?

Jake Davis jakedavis.typepad.com/jakedavis

Vivo: Kanye West; concept: Kind of blue. Del passato: Miles Davis; concept: New York nights. (Domanda da a Nick) Se potessi fare un filmdocumentario su qualsiasi cosa su cosa lo

La mia vita quotidiana é influenzata soprattutto dalla previsione del futuro e dal tentativo di

Ciao Jake, come va? Dove sei in questo mo-

faresti?

arrivarci. Amo i vestiti, quindi il mio lavoro ora

mento? Cosa stai facendo?

L’evoluzione della cultura street dagli anni ‘90

consiste nel circondarmi di quello e non potrei

Attualmente sto rifinendo la post-produzione

fino ad oggi, con speciale attenzione su Supre-

essere più felice di così.

di due video musicali che ho recentemente

me e New York City.

(Domanda da Jeff) La tendenza grazie alla

diretto in collaborazione con il maestro dell’

(Domanda da Jeff) Il movimento del workwe-

quale il movimento del Workwear Ameri-

Hip-hop inglese, Maaster Shortie, e un classico

ar americano che sta facendo così tanta ten-

cano sta andando così bene nel menswear

rock via buzz band U.S. Royalty. Sono entrambi

denza al momento, sopravviverá o passerá

al momento sopravviverà o passerà rapida-

dei proggeti molto fighi.

rapidamente?

mente?

Potresti presentarti ai nostri lettori?

Questo è un tema molto discusso online, ma

É abbastanza difficile da prevedere. Credo che

Sono un produttore cinematografico che viene

tendo a non parlarne in prima persona con

questo ritorno al workwear classico o al look

da NYC e ama lo stile. Lavoro prevalentemente

la gente. Credo che le persone vogliano, più

casual preppy abbia senso a lungo andare.

su spot pubblicitari e video musicali, ma presto

di ogni altra cosa, dei capi classici che du-

Ci si concentra sulla qualità e sui prodotti che

inizierò a fare strada anche nei features.

rino nel tempo. Il workwear è senza dubbio

vorresti indossare ora e tra 5, 10 o anche 20

Perche hai deciso di aprire il tuo blog?

un’estensione di questo per via della qualità e

anni.  

Ho inaugurato il blog nel 2006 come mezzo

la semplicità. Quindi se qualcuno ha comprato

Questo è il nostro numero estivo, quindi

per i miei amici, familiari e fan per essere

un paio di Red Wings o un cappotto Filson

parliamo un po’ di quello… Prima di tutto,

aggiornati sul mio lavoro. Poi si è evoluto in

quest’anno, lo potrà tenere per tutta la vita. Se

31


Jeff Carvalho

poi passeranno di moda l’anno prossimo è un

ta, poi vedo qualcuno in strada che lo fa e sta

altro discorso.

benissimo. Personalmente, porto le calze solo

(Domanda da Jeff) Qual è il motivo per cui,

quando vado in palestra o quando fuori nevica,

mentre la tecnologia si sta sviluppando, le

e talvolta nemmeno in quei casi. Per quanto

tendenze della moda guardano indietro ai

riguarda i pantaloncini, li indosso solo se sono

classici (o sono i classici che vengono rein-

vicino all’acqua. Ma ogni persona dovrebbe

ventati?)

fare come più gli piace.

Credo che, molti dei vestiti che sono stati

Quali sono i tuoi piani per le vacanze

disegnati per delle performance, abbiano

quest’anno?

tratto beneficio dalla tecnologia… I tessuti e le

Vacanze?!? Che ridere…

tecniche hanno influenzato molto il design. La

E quale sarà il pezzo dell’estate?

mia estetica personale è basata un po’ più sui

Il pezzo dell’estate quest’anno é Every Summer

tessuti naturali. Molti designer stanno cercando

di U.S. Royalty e non lo dico solo perché ho

di replicare vecchi modelli, a volte fare questo

diretto il video… Lo dico perché é fantastico.

però, è molto piu difficile che creare qualcosa

Il tuo outift per l'estate?

di nuovo.

Adoro la combinazione del chambray blu con

Questo è il nostro numero estivo, quindi

il denim bianco. Il mio amico Angelo Urrutia ha

parliamo un po’ di quello… Prima di tutto,

disegnato un paio di jeans fantastici con Daiki

qualcosa di cui stiamo discutendo qua nel

Suzuki per Engineered Garments. 45rpm fa i

nostro ufficio: un vero gentleman dovrebbe

jeans selvedge migliori. Un altro amico, Jordan

sempre indossare pantaloni lunghi e sempre

Silver di Silver Loning Opticians mi ha fornito

con i calzini (anche durante le calde giornate

un paio di occhiali Paula Belle straordinari,

estive) o è permesso anche I’abbinamento

che non mi sono ancora tolto di dosso. I miei

pantaloncini-niente calzini?

amici di Supreme hanno aggiunto il loro tocco

braio 2008 come ramo di Highsnoiety.com e

Non credo molto nelle regole o nell’etichetta

di pazzia con le scarpe Canvas da vecchio si-

nuova presenza per l’aggregazione della moda

quando si parla di moda o stile. Ogni volta che

gnore, che sono fantastiche. E per finire il look,

street maschile progressivamente meglio co-

penso che una cosa non debba essere indossa-

aggiungerei una borsa classica di Ralph Lauren.

nosciuta come menswear.

selectism.com Ciao Jeff, dove sei in questo momento? Cosa stai facendo? In questo momento mi trovo a Boston, a respirare l’inizio dell’estate e a prepararmi per il solito casino del tradeshow della stagione estiva. Ieri notte il jam-band Phish ha suonato a Fenway Park. Per tutti coloro in Europa che non fossero al corrente di che tipo di scena si tratta, assomiglia molto ad un enorme rave per hippy. Questa è una delle cose straordinarie del mondo, avere l’occasione di fare esperienza di varie culture nelle loro condizioni naturali, come in questo caso, senza dover lasciare il tuo quartiere. Potresti presentarti ai nostri lettori? Il mio nome é Jeff. Sono uno dei managing editors di Selectism.com e di Highsnobiety. com. Selectism.com é stato lanciato nel feb-

Come mai hai deciso di aprire il tuo blog? Non posso prendere il merito di aver lanciato Selectism. Davis Fischer, che ha inaugurato Highsnobiety più o meno cinque anni fa, mi ha contattato quando lo show radiofonico che conducevo ha iniziato a perdere ascolti. Ave-

2

1

vamo delle opinioni in comune riguardo a cosa fosse un mutamento progressivo nella moda street e abbiamo deciso che c’era spazio per provare a lanciare qualcosa sul tema. Partendo dal look, in termini di trend nel menswear, pareva che fossimo sulla giusta strada. Come mai, all’improvviso è esploso il “Gentlemen trend”? Dal mio punto di vista, la transizione al “gentleman look" ha a che fare con una serie di

3

persone che hanno semplicemente cambiato il loro look nella direzione di mode che sono piú in linea con il gusto odierno, che comprende ancora t-shirt,cappellini e sneakers; semplicemente si approcciano a questi capi in un nuovo modo. Quello che stiamo vedendo è l’apprezzamento dei tagli semplici e classici. 4

Potrebbe anche essere una questione economica: i consumatori sono disposti a comprare di meno e a spendere di più per la qualità e per le mode di nicchia. Adattare il tuo guardaroba ai classici, conferisce una certa longevità a ciò che compri. Essere un gentleman significa…? 

5

Capire e rispettare il mondo che ti circonda mantenendo la propria eleganza e individualità. Vuole anche dire che puoi usare l’armadio

1.45rpm 2.Paola Belle 3.Engineered Garments 4.Ralph Lauren 5.Supreme

32 PIG MAGAZINE

dei ragazzi cresciuti.


Perchè alle ragazze piacciono i gentlemen?

1.Tumi 2.Freemans 3.GAP 4.Maison Martin Margiela 5.Michael Young 6.Comme Des Garcon x Tretorn

(o magari non piacciono…?) Posso solo supporre che la maggior parte delle donne apprezzino un uomo che sa come comportarsi in qualsiasi ambiente. Un gentlemen lo sa fare. Qual è il futuro del (fashion) media?  Credo che risieda in un punto a mezza strada tra la carta stampata e internet. Personalmente, amo tenere tra le mani una pubblicazione quando vedo delle belle immagini, anche se non riesco a leggere il testo. Tuttavia, è online

1

che le riviste stampate devono cercare di far passare Ie loro questioni. Non è un segreto che i dollari destinati alla pubblicità stiano

2

diminuendo nella stampa e stanno passando

3

a internet. Twitter fará parte di tutto ciò? Lo ha già fatto. Si tratta di un punto di vista interessante e di un’interazione che va al di là dei semplici commenti nei blog e le e-mail. Possiamo guardare il processo attraverso il quale certi prodotti vanno organicamente in direzione degli utenti di twitter. Per la crona-

4

ca, potete seguirci sul nostro twitter usando I seguenti usernames: selectism, highsnobiety e

5

jeffcarvalho. (Da Ryan) Come ti relazioni con i prodotti a proposto dei quali scrivi ogni giorno? Credi che si tratti di qualcosa che ti piace personalmente o qualcosa in cui credi che siano interessati I tuoi lettori?

6

Selectism é diverso da molti blog di menswear, incorporiamo un sacco di prodotti e contenuti ogni giorno. Pubblichiamo una varietà di prodotti che crediamo interesseranno ai nostri let-

quando vuole.

tori. Visto che abbiamo anche qualche scrittore

contenuto rimanente proviene dalla tradizio-

che scrive quotidianamente sul blog, i lettori

nale caccia alle tendenze e la tecnica troll di

possono avere più di un punto di vista. Anche

leggere centinaia di blog al giorno.

se questo non permette al lettore di relazionar-

(Da Nick) Quali sono le cose (materiali e non)

Il nostro ramo europeo ora è ufficialmente

si con tutto, speriamo almeno di aprire loro gli

senza le quail non riusciresti a vivere?

situato a Berlino, quindi passerò molto tempo

occhi a qualcosa di nuovo e che vada possibil-

La mia macchinetta per fare l’espresso Magic

lì. Sarà il mio primo soggiorno a lungo termine

mente al di fuori della loro zona di sicurezza.

Plus, le mie biciclette, il mio orologio e un gran

Questo comprende anche me, anche se a volte

materasso. Un buon sonno può fare o rovinare

mi trovo a dover scrivere di cose che vanno al

la mia giornata. Dovrebbero esserci anche i

di là dei miei gusti.

viaggi, per la mia ossessione per festival e affi-

(Da Jake) Jeff, Selectism è sulla mia lista

liati. E ovviamente stare in buona compagnia.

quotidiana. Potresti spiegare come opera il

Ma la macchinetta Saec…quella é una roba

sito e come funziona il processo dell’editing

veramente seria per me.

quando si tratta di un contenuto così ricco?

Questo è il nostro numero estivo, quindi

solo perchè penso a Scarlett Johansson ogni

Abbiamo un editor europeo a Londra (Jason

parliamo un po’ di quello… Prima di tutto,

volta che ascolto la loro musica). Spero anche

Dyke), che copre l’EST mattutino mentre io

qualcosa di cui stiamo discutendo qua nel

di sentire un buon numero di pezzi del nuovo

preparo il resto della giornata. Prendiamo an-

nostro ufficio: un vero gentleman dovrebbe

disco dei Voodeux quest’estate nelle discote-

che in prestito altri editor dai siti Titel Media

sempre indossare pantaloni lunghi e sempre

che. Cercate i loro ultimi pezzi sul mix Fabric46

(nostro media group) per presentare più con-

con i calzini ( anche durante le calde giornate

di Claude vonStroke.

tenuto su design e mobili, che mischiamo con

estive) o è permesso anche I’abbinamento

il menswear. Il processo di editing é completa-

pantaloncini-niente calzini?

gliessi il tuo outfit-tipo per l’estate.

mente nelle mani di Jason e me. Per Selectism,

Bhe, negli Stati Uniti, il venerdì è sempre stato

Direi sneakers classiche, occhiali da sole con la

i contatti con le agenzie di PR e i brand sono il

il giorno casual in ufficio, in cui sono permessi i

cuore di quello che facciamo. Oltre i tre quarti

pantaloncini corti senza calzini. Nel mio ufficio

del nostro contenuto viene da questi canali. Il

uno può mettersi i pantaloncini senza calze

Quali sono i tuoi piani per le vacanze quest’anno?

in una città europea. Berlino è anche stata uno dei nuclei della scena techno, che adoro, quindi spero di essere ispirato dalla musica e dalla gente. Sono veramente emozionato. Stoccolma, vedrò anche te quest’estate. E quale sarà il pezzo dell’estate?   Fences dall’ultimo album dei Phoenix (e non

In conclusione, mi piacerebbe che tu sce-

montatura in metallo, braccialetti che evidenzino un bell'orologio da polso. E tanto verde foresta (che è diverso dal verde militare).

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Nick Maggio atimetoget.com Ciao Nick, dove sei in questo momento ? A Los Angeles, nel mio ufficio. Potresti presentarti ai nostri lettori?  Nick Maggio. Aspirante scrittore, blogger e in generale un bravo ragazzo… di solito. Come mai hai deciso di aprire il tuo blog?  Totalmente per un atto di egoismo. Volevo avere un posto dove potessi mettere tutto ciò che mi ispira e mi incoraggia a fare cose migliori nella vita, in un luogo accessibile.  Come mai, all’improvviso è esploso il “Gentlemen trend”?  Il “Gentlemen trend” esiste fin da quando l’uomo delle caverne ha iniziato a indossare il pelo col doppio petto. Beh, capite cosa sto cercando di dirvi: é classico. I giovani stanno capendo il valore dell’aspetto senza tempo, del vero stile. C’é una grossa spinta per gli uomini verso lo stile street e lontano dal look “metrosexual” (che vergogna usare questo termine) in modo che siano veramente fieri di essere maschi. Cosa c’é di più virile che essere un “gentleman”? Essere un gentleman significa…? Essere rispettoso di te stesso e anche degli altri. Perchè alle ragazze piacciono i gentlemen? (o magari non piacciono…?) Perché un vero “gentleman” sa come trattare una signorina. Conosce anche l’importanza del cliché secondo il quale “dietro ogni uomo di successo, c’é una donna”.  Qual è il futuro del (fashion) media? Molte pubblicazioni si stanno accorgendo dei blog e del loro potere. É una cosa sorprendente che i blog possano dare all’”uomo comune” la propria vera voce, anche se si tratta del loro amore per il vintage e lo stile. Chissà quale sarà il futuro di tutto questo.  Twitter prenderá parte a tutto ciò?  Non sono mai nemmeno andato su Twitter. (Domanda di Ryan) Il tuo blog  è una buona fonte per le cose fighe di L.A. che ti piacciono. Se dovessi trasferirti da qualche altra parte, dove andresti? Londra. Tra le città dove sono stato é la mia seconda preferita. Abbastanza figa da farti sentire a casa.  (Domanda di Jake) Da dove arriva la tua ispirazione? Cosa ti spinge a inserire post di continuo? Sinceramente, sono troppo contento quando qualcuno mi dice che é riuscito a prendere qualche momento libero dal lavoro per veder qualcosa che gli piace su A Time to 34 PIG MAGAZINE

è permesso anche l’abbinamento pantaloncini-niente calzini? Io sono di Los Angeles, quindi direi di andare avanti senza calze con entrambi, pantaloni e pantaloncini. É una questione di stile personale. Se sei veramente stiloso non importa quello che indossi o come. Quali sono i tuoi piani per le vacanze quest’anno?  Mi state mandando in vacanza? Come siete carini.   E quale sarà il pezzo dell’estate?  A parte Snoop Dogg? Voglio dire, seriamente, come fa l’estate a essere completa senza Snoop? Credo di dover dire che l’estate sia per i classici. Un tempo per rilassarsi e riflettere. E qualsiasi altra cosa che esca dal boom box vicino al mio BBQ suona bene.

Get. È quello che mi spinge a scrivere. (Domanda da Jeff) Che ruolo sta giocando l’economia nello stile attuale e nel movimento del menswear? Credo che i classici in questo caso stiano ritornando ancor più del solito. Lo standard sta tornando ai capi base semplici, puliti e meno costosi: jeans a cinque tasche, t-shirt bianche, i chinos semplici…ecc. Fortunatamente, costa molto meno produrre un prodotto semplice e questo ci aiuta tutti. Questo è il nostro numero estivo, quindi parliamo un po’ di quello… Prima di tutto, qualcosa di cui stiamo discutendo qua nel nostro ufficio: un vero gentleman dovrebbe sempre indossare pantaloni lunghi e sempre con i calzini (anche durante le calde giornate estive) o

1

2 3 4

5

6

7

1.Steven Alan 2.Golden Gate Hat Co 3.Vintage Heuer Autavia 4.Acne 5.Sperry 6.Moscot 7.Vintage anni ‘80


Feature on Designer: Mark Fast Intervista di Ilaria Norsa. Come va? Mi sto godendo la pioggia di Londra, ascoltando “He’s alive” di Dolly Parton. Londra non è la tua città natale… Vivo qui da molti anni, mi ci sono trasferito dal Canada. Dove hai studiato? Ho conseguito le mie due lauree, un BA e un MA in knitwear design alla Central St Martin’s. Mi sono laureato nel 2008 e ho subito creato il mio marchio. Perché hai scelto la maglieria? Non esisteva nient’altro che riuscissi a fare con le mie mani, sentivo semplicemente che era la cosa giusta. Descrivi i tuoi capi in tre parole: Senza tempo, misteriosi, organici. Ho sentito dire che cuci tutto a mano con una macchina da cucire domestica: che importanza riveste la maestria artigianale nel tuo lavoro? Mi prendo cura di ogni singolo punto e gli dedico un certo ragionamento. É come dipingere, uso il corpo umano come un pittore usa una tela. Qualche volta non so nemmeno quello che potrebbe succedere. È molto stimolante perché, grazie a questo modo di pensare espressionista e astratto, emozioni e tecnica si uniscono e creano novità, scoperte e innovazioni inaspettate. Quale é stata la prima grande soddisfazione che ti ha dato il tuo lavoro? Vedere la maglieria che ho creato insieme a Bora Aksu indosso alla mia artista femminile preferita: Tori Amos. Com’è nata la collaborazione con lui? Bora é un amico davvero eccezionale: quando stavo ancora studiando per il mio BA ho lavorato per lui e ho imparato moltissimo. Hai lavorato anche con Alber Elbaz, no?! Ho creato un progetto di maglieria per Alber. I miei lavori

36 PIG MAGAZINE

non sono andati in passerella, ma ho tratto molta ispirazione da questa esperienza. Altre collaborazioni? Con Stuart Verves per il prêta-porter donna ai/09 di Loewe: é stata una collaborazione molto stimolante. Dall’ITS7 alla London Fashion Week… In effetti le cose stanno andando molto bene… sono molto fortunato! Il supporto da parte del British Fashion Council é fantastico, si prendono davvero cura di te. Avere una data per il mio show nel calendario ufficiale della moda londinese é stato fantastico. A dire il vero certe volte non mi rendo conto che tutto questo sta effettivamente succedendo. Non ce l’avrei fatta anche senza ITS: la visibilità che ho ottenuto dall’i-D styling award é stata uno strumento importante per far notare il mio lavoro alle persone giuste. Ho conosciuto lì la mia stylist, Erika Kurihara. Lavoriamo davvero bene insieme e ci divertiamo. Travolto dal successo? Molte cose sono cambiate, ma cerco di mantenere il mio processo creativo uguale a sempre. Sono circondato da un ottimo team ora, che si prende cura degli aspetti economici e delle pubbliche relazioni del mio marchio, in modo che io possa continuare a concentrarmi sul mio lavoro creativo. Lavori fino a tardi tutte le sere? Stacanovista? Precisino? In genere rimango nello studio fino alle dieci di sera. Credo che la mia vita intera sia dedicata al lavoro artigianale, che tutto ruoti intorno alla creazione della mia maglieria, ma cerco anche di camminare nel parco e di incontrarmi con gli amici una volta ogni tanto. Menomale! Quali sono le cifre stilistiche che

rendono unico il tuo lavoro secondo te? Direi l’austerità e severità dei punti intorno al corpo. Dicci qualcosa a proposito della collezione ai/09. Un’esplosione improvvisa di vento e fulmini. Nel tuo lavoro colgo un umorismo un po’ macabro… Sì, credo che quello che dici sia vero. Cosa stai cercando di esprimere? Mi guardo attorno e vedo delle cose che vorrei esprimere, che sono invisibili a occhio nudo; la maggior parte di esse ha un’aria un po’ oscura, ma sono intriganti proprio per via del loro mistero. Più che abbracciare l’oscurità voglio trasformarla in qualcosa d’inaspettato: un simbolo di speranza. Questa predilezione per il gotico trova conferma anche nella tua ammirazione per Tim Burton… Amo il suo lavoro perché é un artista visivo che esprime il lato oscuro e insolito delle cose con un gran senso dell’umorismo. Qual è tra i suoi lavori il tuo preferito? Adoro un corto di animazioni che ha fatto molto tempo fa e si chiama “Vincent”. É molto speciale. I tuoi abiti sembrano anche fare riferimento alla corsetteria femminile: crei delle sorte di armature per il corpo… Si tratta della sensazione di essere tenuti insieme, essere nascosti e rivelati in modi differenti, io lo trovo sexy. Cos’altro trovi sexy? Quando guardi dentro degli occhi bellissimi e al di là dell’occhio senti quel balzo nel tuo cuore. Progetti per il futuro? Sto sperando di trovare dei nuovi registi con cui poter lavorare, i cui sogni cinematografici si confacciano al mio lavoro.

www.markfast.net


Berlin Berlin BREAD & BUTTER

Berlin Airport Berlin-tempelhof

01.– 03. July 2009

bread & butter IS comInG Home! www.breadandbutter.com


A diagonal trip Hixsept è stato uno dei primi brand che ha attirato la mia attenzione, durante il mio primo periodo qui da PIG. Abbiamo parlato di questi ragazzi francesi nel n° 63 di giugno 2008 e devo dire che continuano a fare un ottimo lavoro. La loro forza sta nella profondità e incisività dell’immagine. La collezione “A Diagonal Trip” è un viaggio attraverso il mondo reale. È ispirata a tutto ciò che di bizzarro possiamo trovare in natura, vagando per le strade. Ogni pezzo è prodotto in limited edition. Credo che sentiremo ancora parlare di loro… www.hixsept.com F.F.

American Apparel library tee. American Apparel ha avuto un’idea a dir poco geniale. Ha pensato bene di andare a scavare negli archivi della Biblioteca di Los Angeles e ha trovato delle immagini di repertorio dagli anni ’60 agli anni ’80, che documentano il meglio della youth culture americana. Ovviamente quale miglior supporto di una bella t shirt! Quella che vedete qui accanto, ritrae una donna fotografata da Gary Leonard davanti al Vex Nightclub, un locale storico degli anni ’80 nel distretto di Crenshaw, a Los Angeles. L’mmagine accanto, invece, è anonima e cattura una fuga dalla polizia sulla Sunset Strip, nel 1966. Oh dio che voglia di esser nata negli anni ’40 per poter vivere tutto questo… www.americanapparel.net F.F.

38 PIG MAGAZINE


Love for nature Pia Stanchina è una nuova designer di cui sentirete sicuramente parlare in futuro. Guardate l’immagine, non vi comunica una pace infinita? I tessuti sembrano impalpabili, i colori cerulei fluttuano nell’aria. Ogni capo della sua collezione è creato con un estremo rispetto nei confronti della natura: materiali naturali, organici o usati; stampe digitali per il risparmio di acqua, energia e colori. Ogni etichetta è biodegradabile, al primo lavaggio si dissolve nell’acqua; questo per incoraggiare chi indossa i suoi vestiti a dimenticare il loro contesto originale e integrarli nel proprio guardaroba e stile di vita. Attualmente i capi della nuova summer capsule collection, insieme a una serie di t shirt unisex, sono disponibili sullo shop on line www.notjustalabel.com - www.piastanchina.com F.F.

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Di Ilaria Norsa

Il piccolo Esteban Cortazar, 23enne direttore creativo di Ungaro, dopo solo tre stagioni rinuncia al prestigioso incarico, sembra in seguito allo shock dovuto all'insistente chiacchiericcio che vuole Lindsay Lohan pronta a prendere in mano le sorti di Ungaro in qualità di fashion consultant. Davvero troppo per il giovane anglocolombiano che con l'aut aut "o me o lei" ha lasciato vuota la poltrona, portandosi via il team creativo al completo. Da Ungaro bocche cucite. E meno male. Che ce toccà sentì. Halston, griffe tanto amata da Bianca Jagger all’epoca del mitico Studio 54, rimasta orfana di Marco Zanini qualche mese fa punta ora tutto sul 31enne Marios Schwab, nuovo direttore creativo da luglio. Noi tifiamo per lui. Continuano i guai finanziari per Dolce&Gabbana, che dopo Roberto Cavalli e Valentino sono finiti nell'occhio del ciclone... I conti sembrano non tornare, e non parlo di bruscolini ma di decine e decine di milioni, nonché maneggi sospetti in Lussemburgo. Da qualche tempo ormai la finanza gli sta addosso, ma loro continuano a sostenere di aver sempre pagato le tasse. Mah. Kate Moss si sta dilettando con un nuovo hobby: quello della scrittura. La nostra "beniamina" sta lavorando infatti al suo primo libro con l'ex cantante e ora scrittrice Louise Wener; apparentemente la trama del romanzo ruoterà intorno alla vita di una giovanissima modella improvvisamente esposta alle luci della ribalta. (Che originalità). Recentemente Kate avrebbe anche firmato un contratto milionario con Virgin Books per scrivere la sua prima autobiografia. E la cosa, diciamocelo, ci ingolosisce. Eppure - e mi rendo conto che la cosa possa scioccarvi, ma ve ne farete una ragione in qualche modo (life goes on, stay strong!) - non è Kate, bensì ancora Gisele, la modella più pagata del mondo secondo Forbes. L'autorevole rivista americana ha infatti pubblicato la classifica delle più pagate nel 2008 e Gisele, con 25 milioni, ha dato il lungo a tutte le altre: al secondo posto Hedi Klum, con 16 milioni, e al terzo Kate, con soli 8,5 milioni. Che miseria.

Come se tutto ciò non bastasse la magione londinese della povera Kate è stata letteralmente invasa da uno stormo di uccelli impazziti (un deja vu...? Hitchock!) scappati dalla casa di un vicino allevatore. I volatili hanno poco regalmente scagazzato tutta la casa della modella, distruggendone l'arredamento. Un simpatico ex assistente di Karl Lagerfeld, tale Amaud-che coraggioMaillard, ha appena pubblicato in tedesco dal francese il velenosissimo "Merci Karl", libro in cui l'evidentemente risentito tirapiedi spara a zero sulle manie, poco democratiche, del vanitoso, tirannico, egocentrico e dispotico Karl. Maillard parla di un "Karl buono" e di un "Karl cattivo", una specie di Dr Jekyll e Mr Hyde del XXI secolo che prima di sputtanare ha anche pensato bene di querelare, vincendo la causa di licenziamento. Questo Carletto dev'essere proprio un tremendo: nel libro se ne elencano vizi, manie narcisistiche, peccati e peccatucci (pare che usi la crema idratante più costosa del mondo anche tra le dita dei piedi!) Ovviamente Maillard afferma di rispettare e stimare molto Lagerfeld. Pensate se gli fosse stato sulle balle! Non so chi diavolo esegua questo genere di ricerche (beati loro che hanno tempo da buttare!), ma pare che la collezione di borsette di Lady Victoria Beckham sia stata stimata per un valore di circa 3 milioni di dollari. In effetti se si calcolano anche solo le 100 Birkin di Hermes possedute da Posh - che partono da un prezzo base di 6.000 dollari per raggiungere i 60.000 nella versione in coccodrillo - il calcolo non è difficile. Colpo di scena nella causa milionaria Woody Allen vs American Apparel: il marchio californiano, che nel 2008 aveva utilizzato incautamente e senza permesso un'immagine di Woody per i suoi giganteschi billboard pubblicitari ha deciso di patteggiare pagando al regista a 5 miloni di dollari (contro i 10 chiesti da lui). Ahi Ahi, chi rompe paga. Debutterà a settembre la nuova collaborazione tra Topshop e Christopher Kane: la collezione sarà composta da 39 pezzi e includerà proposte di abbigliamento, accessori e calzature. Evviva Topshop e il suo online store: preparatevi a fare razzie.

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Like Lipstick Traces Like Lipstick Traces racconta la vita quotidiana di 13 graffiti writer, attraverso delle Polaroid. Gli ideatori del progetto, avevano pensato inizialmente di spedire una macchina Polaroid a circa 100 writer di nazionalità diverse, con il compito di documentare attraverso le immagini la propria esperienza di ogni giorno, dandogli completa libertà di espressione. E’ proprio la libertà a rendere questo libro così speciale. E’ un modo per celebrare e difendere il mondo dei graffiti, continuamente attaccato da sempre nuovi e duri provvedimenti e corrotto dai media e dal business. Hanno partecipato artisti del calibro di Aroe (Gran Bretagna), C.B.S. (Germania), Dumbo (Italia), Honet (Francia), Kegr (Danimarca), O’Clock (Francia), Os Cururus (Brasile) , Rate (USA), Remio (Norvegia), Rocky (Spagna), Scan (California), Smash (Svizzera), The E.R.S. (Belgio). Se volete averne una copia, potete trovarlo da Colette, a Parigi, oppure visitate il sito www.tracederougealevres.com F.F.

Finsk Queste scarpe sono semplicemente divine. Tutto merito di Julia Lundsten, designer finlandese based in London, che ha lanciato il marchio Finsk nel 2004. Le influenze del design sono evidenti: Julia ha sempre vissuto a contatto con questo mondo, grazie alla madre, designer di interni, e il padre, architetto. Nel 2003, si è laureata al Royal College of Art di Londra e ha vinto il prestigioso premio Manolo Blahnik Award, seguito, nel 2007 dal Young Designer of the Year Award in Finlandia. La collezione pe09 “Corolla” è costruita sul contrasto tra design moderno e geometrie anni ‘20/’30. I tacchi in legno riflettono perfettamente uno spirito Art Déco e un’ispirazione alla natura. A tutti gli effetti delle sculture. Potete trovarle sullo shop on line www.asos.com o su www.finsk.com F.F.

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Casely-Hayford SS 2009: Last Call! Volevo offrirvi un'ultima e quindi ancor più preziosa occasione per posare il vostro regale sguardo sulle creazioni estive della mia ultima scoperta in fatto di abbigliamento maschile, il gradevole duo composto da Joe e Charlie Casely-Hayford, rispettivamente padre e figlio e, modestamente, nostro People del mese di maggio... La collezione estiva sarà infatti disponibile ancora per poco e, se questa vi sembra bella, vi devo confessare che quella invernale è ancora meglio... ma per quella dovete aspettare. Vi terrò sulle spine ancora per poco, prometto. Non resisto. www.casely-hayford.com I.N.

Anuschka Hoevener Anuschka Hoevener è una designer emergente che vive e lavora a Berlino dal 2004. I suoi disegni sono molto strutturati per creare un effetto scultoreo, dalle linee semplici impreziosite con elementi che donano un tocco unico. Dopo aver imparato delle tecniche di ricamo molto particolari a Stoccolma, Anuschka le ha applicate alla collezione pe09, che è tutta concentrata sulla corda. I colori accesi degli abiti, vengono infatti contrastati dal beige della corda, che diventa elemento decorativo e strutturante. www.anuschkahoevener.de F.F.

We likey! Le supergalattiche scarpe firmate Gareth Pugh, da abbinare agli altrettanto futuristici leggings coordinati e ai guantini, naturalmente bicolori. Per un look sobrio, low profile, tipo "ho messo la prima cosa che ho trovato nell'armadio". Un po' Lady Gaga. E poi costano poco... Se siete masochisti fatevi un giro su www. brownsfashion.com, sito del celeberrimo store inglese, dove potete aggiudicarveli per sole 655 sterline. Ma dai, la sterlina è debole, suvvia! E poi sono così moderne che potete anche tenerle in salotto. Sono una scultura. www.garethpugh.net I.N.

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Foto di Irina Gavrich

Anna Aichinger SS09 Anna Aichinger è nata a Vienna dove ha studiato fashion design all’Accademia di Belle Arti, con maestri d’eccezione come Jean Charles de Castelbajac, Viktor & Rolf e dulcis in fundo il nostro amato Raf Simons. Dal 2006 ha inaugurato il suo brand, dopo aver vinto una quantità di premi che ad elencarli non basterebbe una pagina... Le sue collezioni sono molto definite, caratterizzate da minimalismo formale e sofisticatezza. La cosa che le rende uniche, nonchè convenienti, è la continuità tematica tra l’una e l’altra, in modo da assicurare una varietà di abbinamenti e combinazioni. www.annaaichinger.com F.F.

Vans supercorsa.

Trés Jolie

Dolce&Gabbana

Un’ottima soluzione per indossare le Vans anche d’estate. Questo nuovo modello traforato è stupendo, potrebbe diventare il nuovo classico. Potete trovarle in nero, marrone, verde e bianco… ma se volete un consiglio, buttatevi sul marrone che è veramente il top! www.vans.com F.F.

The Life Imaged Per tutti gli alcolisti anonimi, per tutti i party animals, per tutti coloro che non ce la fanno più a spendere l’intero stipendio per i cocktail, per tutti quelli che è lunedì ma esco lo stesso e mi ubriaco come una scimmia, ecco una soluzione fighissima per imbucarsi nei locali muniti della quantità di alcool necessaria per far festa tutta la notte e non doversi indebitare a vita. Non che io sia un’ubriacona… ovviamente a me interessa l’estetica… capito? Per chi mi avete presa! Potete trovare queste simpatiche fiaschette, insieme a dei graziosi portacenere tascabili, sul sito www.thelifeimagedonline.com F.F.

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Hai il senso del ritmo? Il gioco più contagioso e pazzo di quest’anno ti porterà nel paradiso del ritmo! Usa il pennino del tuo DS per toccare, colpire e scivolare a tempo attraversando 50 minigiochi musicali e giochi di ritmo. Dal perfettamente anormale all’assolutamente folle! Agli ordini di un pennuto in divisa diventerai ballerina di fila per una pop-star o dovrai esibirti nella danza della lucertola innamorata. Tutto nel nome del ritmo! Sarai abbastanza folle? Riuscirai a tenere il tempo? Tocca, colpisci, scivola. Trova il tuo senso del ritmo! Rhythm Paradise ti conquisterà.

www.nintendo.it


Paris, Texas

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1.Philip Lim 2.Dolce & Gabbana 3.Lee 4.Giambattista Valli 5-6.Bottega Veneta 7.Azzedine Alaia 44 PIG MAGAZINE


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8.Chloe 9.Lanvin 10.Devi Kroell 11.Levis 12.Norma Kamali 13.Tomas Maier 14.ACNE 15.Lanvin 16.Bottega Veneta 17-18.Marni 45


I AM 1 PIG Magazine for NIKE.

Interviste di PIG. Foto di Samantha Casolari.

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Quest’estate Nike rilancia le rivoluzionarie AIR MAX 1, le prime scarpe di Nike ad avere l’aria visibile. Per l’occasione sono stati scelti in diverse città, dei rappresentanti d’eccezione della street culture. Qui a Milano, il testimone è passato nella mano di Alioscia, frontman dei Casino Royale e presenza costante nello scenario musicale della città. Per Nike Alioscia ha reclutato i suoi “amici” e compagni di scorribande per mostrare il loro ambiente di lavoro e dare voce alle loro idee. PIG ha incontrato lui e alcuni degli altri artisti che hanno collaborato al progetto I AM 1 per conoscerli da vicino scoprendo quali strade hanno percorso per arrivare dove sono oggi e i loro progetti futuri, in una metaforica idea di viaggio. Tutte le video interviste per I AM 1 saranno visibili sul sito di Nike www.nikesportswear.com

Luca Barcellona aka Bean One Come ti chiami? Luca Barcellona Quanti anni hai? 31 Dove sei cresciuto? A Sesto San Giovanni, una città attaccata a Milano che una volta chiamavano la “Stalingrado d'Italia”, per l'enorme numero di fabbriche storiche. Ora al posto delle fabbriche ci sono dei centri commerciali. E io non ci abito più. Chi era il tuo eroe quando eri piccolo? E adesso chi ammiri? Come molti mocciosi della mia età ero costantemente davanti ai cartoni giapponesi trasmessi su oscure tv locali. Avessi potuto votare a 6 anni, avrei scelto Naoto Date, che vestiva i panni dell'Uomo Tigre. Con quell'impermeabile e quella macchina, ragazzi.. Ora, senza fare uno sterile namedropping, ammiro molto chi fa delle scelte coraggiose, quelle persone che portano avanti le proprie idee senza seguire la corrente. A che età hai deciso/capito che saresti diventato chi sei oggi? Quando terminai, con il minimo dei voti, la scuola di grafica, la mattina in cui andai a ritirare il mio diploma. La segreteria mi diede un foglio con scritto di presentarmi dal preside,  che mi disse che mi avrebbe dato quel pezzo di

carta solo se avessi cancellato tutte le tag che avevo fatto. Il giorno dopo tornai a casa con il diploma superiore in una mano e un secchio di biancone nell'altra. È chiaro che a questo punto qualche domanda sul tuo futuro te la fai. Che cosa ti rendo unico? Credo sia un fatto di cromosomi. Qualche X e Y scritte con l'Arnold Bocklin. Che cos'è per te il significato di un "viaggio"? Un viaggio è andare a caccia del nuovo, è una serie di imprevisti sorprendenti e talvolta anche spiacevoli. Non è svago, non è riposo, non è vacanza. Viaggiare come si deve richiede energie, per assorbire quello che vedi e senti; da un vero viaggio torni cambiato e arricchito. Dove sei diretto?/Dove stai andando? Sto imparando delle cose. Sto cercando di guardare chi c'è stato prima di me, e vorrei riuscire a dire la mia, in qualche modo. Credo che molti della mia generazione si sentano impotenti rispetto a quello che gli accade intorno. Cerco una via per uscire da questa frustrazione, un modo per partecipare attivamente. È triste stare sempre solo a guardare. Qual è la soddisfazione che hai raggiunto a

questo punto nella tua vita? Decidere come gestire il mio tempo, vivere facendo quello che mi piace e avere accanto delle persone che stimo molto, dalle quali continuo ad imparare. Cosa vuoi fare da grande? Per ora so molto bene cosa non voglio fare. Dove sarai tra 10 anni? Spero di continuare a cogliere le occasioni, e di saperle riconoscere. Sarò dove le occasioni mi hanno portato. Chi e il tuo compagno di viaggio? Da qualche tempo condivido il mio nuovo studio con Dj Painè e Marco Klefisch. Fra di noi c'è un grosso scambio, sulla musica e sull'arte, su tutto. E senza Greta probabilmente non farei questo lavoro. Che cos'è per te la AIR MAX 1? Mi ricorda i piedi della gente in Piazza Vetra a Milano, i piedi che camminano fra i binari delle Ferrovie Nord, i piedi ai baracchini alle sei di mattina, mangiando un panino con le mani sporche di vernice. Dove ti trovavi nel 1987 (l'anno in cui e nata l'AIR MAX 1) e che cosa stavi facendo? Facevo le elementari, ascoltavo la mia cassetta degli Europe e avevo i vestiti del mercato. I AM... a LETTER ADDICT.

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Alioscia Come ti chiami? Alioscia, Dimitri, Luigi, Giovanni... Ma diciamo che tutti sti nomi di battesimo me li sono persi per strada ed è rimasto il primo cioè Alioscia e anche un nick name che salta fuori quando suono che è BB DAI. Quanti anni hai? Sono nato alla fine degli anni sessanta. Il primo Settembre ne compio quarantuno. Dove sei cresciuto? Da bambino nella periferia di Milano, esattamente ad Ospitaletto di Cormano. Poi dai quattordici anni in poi ho cominciato a girare e a randagiare a Milano. Chi era il tuo eroe quando eri piccolo? E adesso chi ammiri? Da bambino potrei dirti Mohamed Alì e calcisticamente Eraldo Pecci mezzala destra del Toro dello scudetto 75/76. Da ragazzino ero confuso e attratto da personalità diverse. Per sensibilità, educazione ed introspezione mi affascinava David Sylvian. Ma poi mi sono ripreso e hanno prevalso i Clash con l’impeto di Joe Strummer e lo stile di Paul Simenon. Chi ammiro oggi? Ci penso un attimo e poi te lo dico. Ecco, la madre di mia figlia per il lavoro che sta facendo. A che età hai deciso/capito che saresti diventato chi sei oggi? A vent’anni ho praticamente mollato l’università, facevo architettura e ho pensato di godermi le opportunità inaspettate che la musica mi stava regalando. Oggi sono quello di vent’anni fa con molta più esperienza ed un pelo in più di equilibrio. Che cosa ti rende unico? Tutti si è unici, forse suona banale ma semplicemente vero. Ognuno esprime la propria unicità in base al carattere e alla personalità. Tutti riflettono il proprio percorso, gli incontri, le scoperte. La

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voglia di scegliere credo sia un segno del mio carattere. Scegliere per distinguersi, non per apparire, per raccontare qualcosa di te. Sono segnali con cui avvicini gli altri, oppure con cui ti allontani. Un cappello, una giacca, un risvolto ai pantaloni, un taglio di capelli, un tattoo. Dietro queste sfumature ho sempre letto una storia, una diversità manifesta, spesso un’appartenenza. Certo ora è tutto molto diverso. E’ moda... Dai, tutti unici, tutti speciali, nel bene e nel male, tutti comunque dei veri casi umani. Qual è la soddisfazione che hai raggiunto a questo punto nella tua vita? Sono riuscito a vivere stando vicino alla musica, all’inizio non ci speravo nemmeno. Incontro gente che mi dice che le nostre canzoni sono state importanti durante un certo periodo della loro vita. Questa è una gran soddisfazione per un artista, per me è il mio vero successo. Lo dico perché anche io sono grato a molti che hanno fatto musica. Ho lavorato progettando e ho visto i frutti del mio lavoro. Questo è un privilegio e una soddisfazione. Cosa vuoi fare da grande? Da piccolo volevo fare lo stilista. Mentre ero in terza media frequentavo l’istituto Marangoni alla sera. Ho anche pensato: “non è che sono gay?”. Poi alle superiori l’architetto per ridisegnare sta Milano del cazzo e il professore nella mia stessa scuola, l’ISA di Monza, per far vedere che studenti mediocri potevano diventare meglio dei professori ignoranti. Ma da grande, da grande farò il cuoco... Mentre nella prossima vita il calciatore del Torino o il monaco Shaolin. Magari rinasco femmina e poi ci penso... Dove sarai tra

10 anni? Con la mia compagna, la mia famiglia allargata i miei amici, nel mio ristorante, in un posto figo. Con quattro camere da affittare, una sala per una trentina di coperti e gran bel sound system, che suona forte. Mi sa tanto che il posto purtroppo non potrà essere Milano... Chi è il tuo compagnio di viaggio? Certo giro molto con le persone con cui suono, mi trovo molto bene anche con mia figlia Nena, ha nove anni ed è un’ottima compagna di viaggio. Non sopporto viaggiare con chi ha il “braccino corto” con i soldi. Che cos’è per te la AIR MAX 1? Nei primi anni novanta ho avuto una serie di AIR MAX poi ho visto le Silver e mi sono arreso. Come con le AIR JORDAN, erano diventate troppo lunari... Quando mi hanno chiesto di fare le foto per I AM 1 ho scoperto di averne un paio che mi ero comprato un paio di anni fa. Mi piacciono le trainers disegnate dalla seconda metà degli ottanta sino alla meta dei novanta. Stanno bene sia con i denim che con un paio di chinos. Mi piace che le ripropongano, rivisitate, con materiali nuovi.. Dove ti trovavi nel 1987 (l’anno in cui e nata l’AIR MAX 1) e che cosa stavi facendo? A Milano in zona Baggio a Villa Amantea in una sala prove a preparare il primo concerto di Casino Royale. Nel cortile c’erano due cani neri, Iago e Dago, incazzati, inferociti, ringhiosi, che tentavano di azzannarti, che ansia. Forse erano posseduti. I AM... Alioscia di Milano, quello dei Casino Royale. Pessimista e fiducioso, perché comunque: “la ricerca è continua...” Credimi, vai su youtube scrivi Alioscia e ricerca...


Andrea Schilirò Come ti chiami? Andrea Schilirò Quanti anni hai? 33 Dove sei cresciuto? Nella capitale fino a 25 anni e gli ultimi 8 anni nella grande pera (Milano) Chi era il tuo eroe quando eri piccolo? E adesso chi ammiri? Bud Spencer e Terence Hill tutta la vita!!! A che età hai deciso/capito che saresti diventato chi sei oggi? ..e chi sono oggi!?!? ..un ragazzino de 33 anni che va ancora in giro in bici e manco c’ha la patente!!! Che cosa ti rendo unico? Boh?! Che cos'é per te il significato di un "viaggio"? La passione per natura, freddo, ghiaccio, neve, montagna e nord. Dove sei diretto?/ Dove stai andando? Sto andando a nuotare. Qual è la soddisfazione che hai raggiunto a questo punto nella tua vita? Non ho mai toccato una sigaretta in vita mia, mai toccato droga e non ho mai bevuto, mi stanno sul cazzo i tossici e sono orgoglioso di questa mia scelta di vita!! Cosa vuoi fare da grande? Fino ad un po’ di anni fa volevo fare il ferroviere… adesso mi piace fare le foto, viaggiare nei paesi del nord ed andare in bicicletta!! Dove sarai tra 10 anni? A fare foto in qualche paese del nord in bici!! Chi e il tuo compagno di viaggio? Un moleskine dove mi racconto Che cos'è per te la AIR MAX 1? Una scarpa comoda. Dove ti trovavi nel 1987 (l'anno in cui e nata l'AIR MAX 1) e che cosa stavi facendo? Facevo campeggio con i boy scouts. I AM... a Strhate Edge!!!

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Flickr buddy of the month: Chelsee Ivan http://www.flickr.com/photos/bonesareinside A cura di Sean Michael Beolchini.

Come ormai avrete capito, ogni mese ci piace girovagare su flickr e dopo ore perse dietro foto di belle figliole, paesaggi mozzafiato e tanti maghi del photoshop si trovano anche delle piccole gemme di fotografia amatoriale, che non dovreste lasciarvi sfuggire!!!

Da dove vieni? Sono nata e cresciuta in una piccola città nel sud di Alberta chiamata Taber. Dove vivi? Al momento vivo a Calgary, sempre ad Alberta. Che lavoro fai? Sono una studententessa universitaria della facoltà di Arte e Design di Alberta, ma in questo momento (durante i mesi estivi) sto lavorando in un negozio che vende frutta biologica. Ci campi con la fotografia? Non ancora, ma spero di camparci quando finirò l’università. Come descrivesti le foto che pubblichi su Flickr? L’ho gestito come una sorta di portfolio, quindi ci ho messo solo le fotografie che ritengo più belle, ho inserito istantanee e fotografie di amici in vari luoghi. Perché hai deciso di far parte di una fotoblog community? Quando ho iniziato a dedicarmi seriamente alla fotografia ho deciso che sarebbe stato un ottimo modo per condividere i miei lavori e capire cosa le altre persone potessero pensare di questi. Fai parte di qualche altra fotoblog/community di questo tipo? Condivido le mie foto in Livejournal e utilizzo anche un’altra piccola photo blog community chiamata Oh Photos (http://lovedphotographs.blogspot.com), ma principalmente Flickr. Qual è la miglior cosa che hai ottenuto attraverso il tuo spazio su Flickr? Ho incontrato un po’ di amici, venduto un po’ di stampe e sono stata invitata da giornali, siti e fanzines. Qual è il tuo fotografo preferito? Non ho un vero fotografo preferito, ma i fotografi di cui mi guardo e riguardo le fotografie sono Alec Soth, Corey Arnold e Boris Mikhailov. Che tipo di macchine fotografiche usi? Principalmente la mia digital slr, poi uso spesso la 35mm Pentax, una Holga e una Polaroid SX70. Usi Flickr a scopi sessuali? O per broccolare? No. Usi Flickr a scopi di lucro? Ho venduto un po’ di stampe.

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Biennale 2009 Ci sono eventi che non si possono perdere, eventi come la 53. Esposizione Internazionale d'Arte (aperta fino al 22 Novembre a Venezia) - per molti solamente conosciuta come la Biennale - che portano insieme mondi di ogni sorta, età e background. Mondi che quest'anno sono stati celebrati dalla grande mostra Making Worlds di Daniel Birnbaum, il curatore prescelto per questa edizione. Tra zattere galleggianti, pirati, barconi di oligarchi russi e inaugurazioni di ogni sorta, accompagnati da fiumane di gente, chi per bere, chi per vedere le opere e chi per dire di esserci stato, quasi fosse una gara a punti, ci siamo destreggiati nell'impegnativo calendario della vernice della Biennale, per trovare spunti e visioni su quello che è uno degli eventi più importanti nel mondo dell'arte contemporanea. www.labiennale.org

Testi e foto di Marco Velardi.

Nome? Hannah Hunt Età? 23 Da dove vieni? San Francisco, USA Cosa fai nella vita? Attrice Perché ti trovi a Venezia? Rappresento il padiglione Internet e ho preso parte ad una performance di Svedesi Qual è il progetto più interessante che hai visto finora o quello che devi assolutamente vedere? Mi è piaciuto moltissimo il lavoro di Sylvia Bachli al padiglione Svizzero, e quello di Keren Cytter all’Arsenale

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Nome? Axel John Wieder Età? 38 Da dove vieni? Stuttgart/Berlino, Germania Cosa fai nella vita? Direttore, Kunstlerhaus Stuttgart Perché ti trovi a Venezia? Per seguire cosa produce il mondo dell’arte. La Biennale è sempre uno degli appuntamenti più importanti. Qual è il progetto più interessante che hai visto finora o quello che devi assolutamente vedere? La mostra principale di Daniel Birnbaum, Making Worlds, è una delle migliori che ho visto e l’allestimento è perfettamente bilanciato. Vorrei vedere le opere di Falke Pisano

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Nome? Michael Elmgreen Età? 48 Da dove vieni? Copenhagen, Denmark Cosa fai nella vita? Artista Perché ti trovi a Venezia? Perchè insieme a Ingar Dragse ho lavorato al Padiglione Danese e a quello dei Paesi Nordici. Qual è il progetto più interessante che hai visto finora o quello che devi assolutamente vedere? Ci sono stati molti contributi di altissima qualità durante questa edizione delle Biennale, e per questo diventa anche difficile compararli e darne un giudizio perchè non sarebbe giusto. In effetti l'unica cosa che non ci piace della Biennale è la cerimonia di premiazione

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Nome? Veronica Crockford-Pound Età? 22 Da dove vieni? Wellington, Nuova Zelanda Cosa fai nella vita? Assistente Galleria d'Arte / Modella Perché ti trovi a Venezia? Biennale e vacanza Qual è il progetto più interessante che hai visto finora o quello che devi assolutamente vedere? Fiona Tan al padiglione Olandese mi è piaciuta molto e vorrei ripassarci prima di partire

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Nome? Enrica Cavarzan Età? 31 Da dove vieni? Castelfranco Veneto, Italia Cosa fai nella vita? Grafica Perché ti trovi a Venezia? Sono appassionata d’arte Qual è il progetto più interessante che hai visto fin ora o quello che devi assolutamente vedere? Finora ho visto i lavori di Lygia Pape che mi sono piaciuti molto. Inoltre, sto cercando un artista di cui mi ricordo solo il nome

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Nome? Angelo Flaccavento Età? 36 Da dove vieni? Ragusa, Italia Cosa fai nella vita? Giornalista Freelance Perché ti trovi a Venezia? Visito la Biennale Qual è il progetto più interessante che hai visto finora o quello che devi assolutamente vedere? Il Padiglione Danese e dei Paesi Nordici, e vorrei assolutamente vedere la mostra di Yoko Ono presso la Fondazione Bevilacqua La Masa

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Nome? Nicola Pecoraro Età? 30 Da dove vieni? Roma, Italia Cosa fai nella vita? Artista Perché ti trovi a Venezia? Per vedere cose, cazzeggiare, mangiare e bere Qual è il progetto più interessante che hai visto finora o quello che devi assolutamente vedere? La Vittoria sul Futuro nel padiglione Russo, le piante giganti nel padiglione Italia, qualche altro incidente navale e il film di Mark Ewans

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Nome? Kathy Grayson Età? 28 Da dove vieni? New York City, USA Cosa fai nella vita? Direttore, Deitch Projects / Arts Editor, i-D Magazine Perché ti trovi a Venezia? Per riposarmi e presentare la mostra New York Minute che ho curato, e aprirà a Settembre al Macro Future, Roma Qual è il progetto più interessante che hai visto finora o quello che devi assolutamente vedere? Sono appena arrivata a Venezia quindi non saprei, ma Jeffrey [Deitch] mi ha raccomandato di vedere il lavoro di Paul Chan all’Arsenale

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Nome? Alix Browne Età? 39 Da dove vieni? Los Angeles/New York, USA Cosa fai nella vita? Deputy Design Editor, T Magazine Perché ti trovi a Venezia? Idee e arte Qual è il progetto più interessante che hai visto finora o quello che devi assolutamente vedere? I lavori migliori che ho visto sono quelli di John Gerrard e Fiona Tan

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Nome? Cyril Duval Età? 31 Da dove vieni? Paris, France Cosa fai nella vita? Artista Perché ti trovi a Venezia? Per divertirmi e fare un giro Qual è il progetto più interessante che hai visto finora o quello che devi assolutamente vedere? Il padiglione Israeliano

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Nome? Christopher Bollen Età? 33 Da dove vieni? New York City, USA Cosa fai nella vita? Editor in Chief, Interview Magazine Perché ti trovi a Venezia? Per seguire Miranda July che scatta per il numero di Settembre di Interview, e poi per la Biennale, è la mia sesta edizione di fila e non me la perderei mai. Qual è il progetto più interessante che hai visto finora o quello che devi assolutamente vedere? Certamente il lavoro di Miranda July. Mi sono piaciuti molto anche Wade Guyton e Kelley Walker con il loro pezzo ai Giardini

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Nome? Sandra Hamburg Età? 35 Da dove vieni? New York City, USA Cosa fai nella vita? Artista / Fotografa Perché ti trovi a Venezia? Sono qui a seguire la vernice della Biennale per Vogue America e per vedere più arte possibile. Qual è il progetto più interessante che hai visto finora o quello che devi assolutamente vedere? Finora la mostra di Michael Elmgreen & Ingar Dragse al Padiglione Danese e a quello dei Paesi Nordici. Ho trovato stupendo il nuovo spazio di Punta Della Dogana

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Needles Intervista a Keizo Shimizu di Ilaria Norsa. Foto di Chieko Sukiya, ritratto di Tokuro Aoyagi.

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“Nepenthes” è il nome di una famiglia di piante carnivore tropicali dalla forma bizzarra e dal fascino peculiare; Con questa parola gli antichi greci erano anche soliti designare una delle loro droghe predilette, sostanza allucinogena in grado di alleviare il dolore e condurre dolcemente all’oblio. E forse proprio per questo fascino misterioso e per la sua connotazione quasi magica, ventun anni fa - nel lontano 1988 - un allora trentenne Keizo Shimizu, sceglieva di appropriarsi di questo evocativo vocabolo per battezzare la sua neonata creatura imprenditoriale, un progetto complesso e sfaccettato che avrebbe cambiato la faccia della moda giapponese. Keizo allora era “solo” un distributore, ma col suo intuito riuscì presto ad affermarsi sul mercato nipponico introducendovi una serie di marchi interessantissimi. Da allora Nepenthes si è sviluppato incessantemente e così anche il lavoro di concept design portato avanti da Mr. Shimizu; La “famiglia” si è andata allargando, accogliendo prima Engineered Garments - il maggiore, “l’americano” - e poi, un paio d’anni fa, Needles, ultimo genito e creatura prediletta di Keizo, plasmata sulla sua personalissima esperienza e sui suoi gusti. Proprio l’interesse per questo neonato marchio mi ha portato a lui: un uomo riservato, poco incline a fare dichiarazioni e rilasciare interviste. Per noi ha fatto un’eccezione.

Ciao Keizo, come stai? Sto molto bene, grazie. Cosa stai facendo? Sto scaricando le foto del mio viaggio di pesca sul DVD del mio ufficio. Presentati: Ho 50 anni, sono originario di Yamanashiken e adesso abito a Tokyo. Di cosa ti occupi? Il mio lavoro ha a che fare con i vestiti. Raccontami la tua storia: Per trent’anni sono stato un buyer e uno stilista concettuale. Durante gli ultimi vent’anni ho anche fatto parte dell’amministrazione della mia società, anche se in pratica ho fatto la stessa cosa anche gli anni precedenti. Descrivi te stesso: Non sono bravo a esprimermi a parole. Sei il fondatore di NEPENTHES: parlami di questo straordinario progetto. Ho fondato la società nell’ottobre del 1988 e subito dopo ho aperto un negozio su tre piani, di trenta metri quadrati ciascuno, all’angolo di una strada in una zona residenziale proprio nel centro della città a Aoyama, Harajyuku e Shibuya. Il primo piano era dedicato alla vendita all’ingrosso, il secondo al negozio NEPENTHES, mentre il terzo era adibito a guardaroba ed era anche uno spazio per il design. L’anno successivo, nell’89, Daiki andò negli Stati Uniti, aprì un negozio a Boston e iniziò a comprare i prodotti direttamente dagli USA. Avere un ramo negli Stati Uniti a quei tempi portava a uno stile unico, che ci dava l’opportunità

di conoscere molte persone che lavoravano nello stesso campo. E poi? Nel ’98 abbiamo diviso l’ufficio dal negozio, che é stato spostato nella zona di Shibuya. Abbiamo anche allargato il negozio fino a Sapporo, dove ne abbiamo aperto un altro nel 2003. Inoltre il negozio “SOUTH2WEST8” di Sapporo è stato rinnovato sei anni dopo essere stato fondato. Quest’anno, a settembre, apriremo un negozio NEPENTHES a Osaka. Nel frattempo il nostro ufficio americano si è spostato da Boston a New York, poi a San Francisco e poi di nuovo a New York, dov’è collocato ora e dove funziona come base per gli acquisti e per la nuova marca ENGINEERED GARMENTS, che è stata fondata nel 2004. Man mano che il nostro staff cresce l’azienda diventa più forte. Chi sono le persone dietro al progetto? Una gamma molto ampia di persone uniche e molto originali. Descrivi NEPENTHES in tre parole: Flessibile. Solido. Innovativo. Il vostro motto recita: “NEPENTHES è un stile di vita. NEPENTHES è un’espressione. NEPENTHES è una filosofia”… Ovviamente la merce viene prima di tutto perché alla fine vendiamo vestiti, ma noi non la disponiamo in ordine come un negozio qualunque. Noi vendiamo anche la filosofia dei nostri stili di vita, traendola dalla nostra originalissima organizzazione. I nostri negozi e i nostri prodotti non sono

che un modo di esprimere NEPENTHES alla società. Per oltre vent’anni con questo nome avete sviluppato e introdotto sul mercato giapponese una varietà di brand unici provenienti da tutto il mondo. Puoi dirci qualcosa in più riguardo a questa “missione”? Forse è una sensazione o forse il mio intuito che mi conduce nei posti e il più delle volte vi trovo negozi locali interessanti. Dopo aver trovato il negozio perfetto, cerco il loro numero di telefono e scopro con che fabbrica lavorano, capisco qual è il loro appeal e quali i loro punti di forza, poi presentiamo le nostre disposizioni e facciamo un ordine speciale per i prodotti che vogliamo. Questa è sempre stata la nostra maniera di sviluppare i prodotti. Vogliamo trasmettere quello che abbiamo visto e provato osservando i frutti di processi e tecniche locali di produzione. Questo rappresenta a mio parere la nostra bellezza e il nostro messaggio. Come descriveresti lo sviluppo della moda giapponese negli ultimi due decenni? Nell’ambito di tutti i tipi di moda molte persone si sono realizzate in questo business in Giappone; e proprio l’energia derivata da questo successo ci ha condotto durante questi vent’anni alla costruzione di un gran bel mix, rendendo questo paese uno tra i leader nella moda. Dove sta andando ora la moda giapponese? Dopo aver imitato i vestiti d’oltremare, i brand giapponesi e i prodotti importati

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dall’estero un po’ alla volta si sono mischiati e questo paese ha sviluppato il suo originalissimo stile. Ora che le fondamenta sono solide, non credo che ci sarà un cambiamento drastico in alcuna direzione. Cosa pensi invece degli sviluppi della moda internazionale? In questo momento sento che la tendenza verificatasi in Giappone sta avendo luogo allo stesso tempo in tutto il mondo. Il futuro cosa ci riserva? Non lo so. Che cosa è l’avanguardia secondo te? Muoversi sempre un passo davanti agli altri. Delle tendenze cosa pensi? Le tengo sempre a mente. Secondo te quali sono state quelle che hanno maggiormente segnato gli ultimi due decenni in Giappone e a livello internazionale? Quali brand? Se ti riferisci a un livello internazionale, per me sicuramente Ralph Lauren. E a proposito di brand, parlami di ENGINEERED GARMENTS: come ti venne l’idea? Avevo la sensazione che non ci fossero tanti pantaloni made in U.S.A., quindi decidemmo di crearli noi. Di cosa si tratta? In pratica di una linea di pantaloni made in U.S.A. Quando è stato fondato? Circa 10 anni fa. Come descriveresti l’estetica del marchio? Possiede aspetti universali e nuovi. Credo che sia un marchio fantastico, possibile solo a New York. Descrivilo in tre parole: U.S.A. Design. Personalità. Dopo ENGINEREED GARMENTS è nato NEEDLES, giovane e fantastico brand in cui io mi sono imbattuta recentemente. Parlamene un po’. Si tratta del brand egoistico e molto privato che ho iniziato io stesso; un paio di anni fa la linea completa ha iniziato a conformarsi all’idea di stagione. A quel tempo facevo solo quello che mi sentivo di fare in quel preciso momento. Il tema e il significato della collezione non possono essere resi da una sola parola, perché hanno a che fare con un’era, con dei luoghi, dei film e della musica: sono sensazioni che prendono vita sotto forma di vestiti. Ha sede sempre a Tokyo? Sì, Tokyo. Come descriveresti l’estetica di NEEDLES? Qualcosa di simile all’attrazione dentro alla durezza. Descrivi il brand in tre parole: Viola. Semplice. Giocoso.

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Disegni tu? Sì, il designer sono io. NEEDLES rappresenta il cuore e lo spirito di NEPENTHES e si può dire che esso provenga proprio dalla mia esperienza. Da dove viene l’ispirazione? Da ovunque Dimmi qualcosa a proposito della collezione per la primavera/estate 2009? Sono andato per un road trip a El Paso, in Texas: è li che ho raccolto le mie immagini di riferimento, con i vestiti Western come stile principale a cui guardare. E poi ho costruito la collezione con molti altri fattori. L’influenza western infatti è piuttosto evidente, ma è altrettanto evidente che non ti sei fermato a quello… E la collezione invernale a cosa è ispirata? Alla mia passione per New York, un amore di vecchia data. Il Greenwich village quando era il nucleo della musica, della letteratura e della cultura in generale, con un mix delle mie influenze hippy ed elementi del rock meridionale che amo da sempre. Quali altri progetti sono nati nella famiglia NEPENTHES? I brand di cui ho parlato includono anche altri marchi al loro interno, come NEEDLES SPORTSWEAR, N, 955, ROUGH&TUMBLE, NEPENTHES NY, NEPENTHES LONDON... una grande varietà! Oltre a NEPENTHES poi abbiamo uno showroom che si chiama “SSP”, dedicato alla vendita di vari nostri brand, alla promozione, ai servizi fotografici, al sito web, alle immagini e alla direzione artistica dei design. Il mercato di NEPENTHES include tutto, dallo stile “high street” all’eleganza del menswear più classico: come selezioni i marchi che distribuite? Quanto conta la ricerca nel tuo lavoro? Se si tratta di prodotti stranieri la maggior parte delle volte sono io a far ricerca recandomi sul posto. Questo succede, diciamo, il 70% delle volte. Il criterio col quale giudichiamo i marchi é sempre il seguente: “E’ nello stile NEPENTHES?”. I prodotti di marchi come “EL CONDOR LEATHER” e del brand d’abbigliamento da caccia “DAN’S, per esempio danno un nuovo punto di vista tradizionale al nostro spettro di offerte. Dall’Europa abbiamo selezionato invece vari marchi di maglieria, giacche e anche scarpe: brand come “TRICKER’S”. Una line-up più comune vede invece al centro il nostro brand. Visto che hai sempre gli occhi aperti, puoi suggerirci alcuni nomi nuovi di zecca nell’industria? Non posso citare i nomi, sarebbe contropro-

ducente, ma la mia risposta é sì, ce ne sono. Il tuo primo negozio ha aperto al pubblico nel 1988 nel quartiere non-convenzionale di Aoyama, a Tokyo.. Il numero di negozi si è moltiplicato per venti in vent’anni! Dicci qualcosa a proposito del concept e dell’architettura dei negozi NEPENTHES… ho visto le foto di alcuni di essi e sono stupendi, pieni di farfalle e trofei di caccia! Il concetto artistico di ogni negozio varia a seconda del paesaggio, ma il concept di NEPENTHES é sempre lo stesso: molto artistico, non sotto controllo, vivace e che faccia sentire chi lo visita come se stesse entrando in uno spazio completamente nuovo. Ogni negozio rappresenta NEPENTHES, uno stadio meraviglioso in cui vogliamo mostrare al 100% quello che abbiamo. La decorazione degli interni é sempre realizzata con un team che si chiama GOOD FACTORY: l’unico partner che mette insieme la nostra creatività in un ambiente ideale. Oggi quali sono le 5 cose che più ami di Tokyo? Il parco Yoyogi al mattino; il pomeriggio a Shibuya; l’ufficio di NEPENTHES; Shinjyuku; Izakaya di notte. Qual é la tua scoperta più recente in città? Vast sky. Me ne ha parlato il mio amico Wata. Possiamo trovare Needles in Europa? Non é ancora disponibile in Europa. Peccato… però hai un importante showroom a New York: dicci qualcosa su questo mercato. Quello showroom è dedicato principalmente a ENGINEERED GARMENTS. Stiamo pensando di allargarci ad altri marchi dato che stiamo aumentando le conoscenze nell’ambito del business. Come vedi la moda degli Stati Uniti di questi tempi? Non é il massimo se devo essere sincero. New York però ti piace tantissimo mi dicevi… Amo ogni parte della città di New York. Di chi apprezzi il lavoro nel mondo della moda? John Galliano C’è qualcuno la fuori con cui vorresti davvero lavorare? No comment. Ah. Progetti per il futuro? Sto pensando di creare negozi che valorizzino le caratteristiche locali. A settembre poi riapriremo un nostro negozio ad Osaka: è davvero divertente stare a vedere come la città ci accoglierà. www.nepenthes.co.jp


“A quel tempo facevo solo quello che mi sentivo di fare in quel preciso momento. Il tema e il significato della collezione non possono essere resi da una sola parola, perchĂŠ hanno a che fare con un’era, con dei luoghi, dei film e della musica: sono sensazioni che prendono vita sotto forma di vestitiâ€?. 67


Charles Anastase Intervista di Ilaria Norsa. Foto di Roberta Ridolfi.

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Gli piacciono i topolini e non riesce a fare a meno di pensare che indossino buffi vestitini, minuscoli occhialetti e che nascondano sempre una tazza di thé dentro un albero... Questo, oltre a farvi sorridere, dovrebbe dirvi molto del suo mondo incantato, fatto di case col giardino e colazioni cucinate e consumate in famiglia, tra amici, parenti veri e acquisiti, cani, gatti, muse e inseparabili assistenti. Un universo estetico un po’ naive ed etereo, in cui la sensualità è latente ma ingombrante, l’innocenza incontra l’esperienza e gli estremi si rincorrono incessantemente e nervosamente. Un mondo - fatto di scarpe da bambola con zeppe da zoccola, cardigan minuscoli e maxi gonnelloni, crinoline e giacche di pelle - in cui prospera una visione “incantevolmente disincantata”, nostalgica ma pungente, a tratti quasi cinica e sottilmente inquietante. Un mondo in cui ci si ubriaca fino a perdere i sensi, i vestiti sono scarabocchiati e gli anfibi hanno le punte. Ma i topini hanno gli occhiali.

Buongiorno Charles, come stai? Tutto bene grazie! Che fai? Sono nel mio studio di Shoreditch e sto preparando la colazione. Cos'hai in programma per oggi? Credo che lavorerò a un ritratto del mio amico Frank Carter dei Gallows... Ah, è quello tutto tatuato coi capelli rossi, vero?! Sì sì lui, e poi devo scegliere alcuni tessuti per la mia prossima collezione. Raccontami la tua storia Charles... Vengo da Parigi, dove ho trascorso gran parte della mia vita, però sono nato a Londra nel 1978 e ho anche vissuto per qualche anno in Belgio, dove ho studiato moda. Com'è andata? Male. Ho studiato moda presso La Cambre a Bruxelles per un anno, ma non mi è piaciuto. A quel punto ho preferito tornare a Parigi e diventare un assistente. Quindi ho passato due

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anni lavorando come assistente per diversi

e dopo due o tre anni mi sono semplicemente

Dopo pranzo, decidiamo insieme a Valentine

stylist, fotografi e costumisti: ho appreso molte

trovato a chiedermi: ''è tutto qui?''. Credo che

un progetto preciso da sviluppare, scegliendo

delle mie capacità nell'atelier di un'opera a

gli ultimi anni di questo decennio siano uno dei

un'idea da concretizzare: di solito riguarda una

Bruxelles.

momenti più noiosi di tutti i tempi e che tutta

giacca o un cappotto; a quel punto Andreas

Non lo sapevo! Quale è stato il tuo pri-

l'energia e il divertimento che mi aspettavo da

può iniziare a lavorare sul tessuto per poi fare

mo approccio alla moda, il momento che ti

Londra si siano semplicemente esauriti, oppure

una prima prova sul manichino. In pratica lavo-

fece capire che volevi diventare uno stilista?

se così non fosse e fosse realmente tutto qui...

riamo su questi prototipi tutto il giorno, spe-

La prima volta che vidi Vivienne Westwood in

è semplicemente molto cheap.

rando di aver creato e tagliato i tessuti entro la

onda sulla tv francese, nei primi anni '90.

A costo di sembrare snob, ti dirò che sono

fine della giornata

E come sei arrivato a creare il tuo brand

d'accordo con te per quanto riguarda Lon-

Il procedimento è più o meno lo stesso ogni

personale?

dra...

giorno… una specie di routine.

Nei primi anni 2000 ho preso parte ad alcuni

Io sono sempre stato una persona dalla visio-

Che musica ascolti?

concorsi di moda e grazie a questi ho vinto dei

ne modesta riguardo alla mia città d'origine,

Al momento?

soldi che mi sono stati d'aiuto per creare il mio

Parigi, perché pensavo che non fossimo un

Sì!

marchio: ''Charles Anastase 1979''. Inizialmen-

granchè, ma ora rimpiango completamente di

Francoise Hardy Comment te dire adieu.

te cominciai creando dieci T-shirt con materiali

averla lasciata. Ma naturalmente ci sono i pro e

Wow... Cos'é sexy secondo te?

a caso, le dipinsi e customizzai a modo mio,

i contro: ora vivo in una vera casa con giardino

Sexy? Mmm….Direi Louise Gray. Lei é abastan-

e poi ci ricamai sopra con del cristallo. Usavo

qui a Londra, e la vita di famiglia, con cani e

za sexy.

come motivi i ritratti della mia famiglia e dei

gatti, è molto più bella per molti versi. E poi

Cosa non lo é?

miei parenti ed ero ispirato dai vasi greci.

ho anche i miei migliori amici qua, persone che

Non sexy? Sicuramente i ragazzi giovani e

Mi ricordo che al tempo Bless, gli As Four, e

adoro completamente e di cui non posso fare a

bellocci. Arbercrombie mi fa addormentare

Jeremy Scott indossavano queste T-shirts e la

meno, e ho anche conosciuto un sacco di altri

istantaneamente.

cosa era piuttosto divertente! Le T-shirt erano

individui interessanti, come Alexa Chung, Beth

E la persona più sexy del mondo?

pezzi unici, costavano una fortuna, ma avevo

Ditto, Frank Carter, Jethro Cave e molti altri.

Senza dubbio Robert De Niro.

già dei collezionisti. Per la collezione successi-

Quindi non so... proprio ora sto cominciando

Chi ti piace tra i giovani della moda?

va applicai lo stesso procedimento ai cuscini e

a disegnare di nuovo, e credo che la mia ul-

Credo che Henry Holland sia un individuo fan-

alla porcellana.

tima sfilata mi abbia ispirato molto in questo

tastico. Possiede l’energia e il talento. E Gareth

Realizzai anche un'intera collezione astratta

senso...

(Pugh) é uno dei miei preferiti.

di trucchi e capelli per mia madre e per il mio

Infatti ho visto che Jethro e Frank hanno sfi-

E tra i nomi più affermati di chi ammiri il

amore, che venne esposta al Purple Institute di

lato per te a Londra... e Beth Ditto dev'esse-

lavoro?

Parigi. Più tardi ricevetti il premio ANDAM da

re davvero favolosa! A parte loro quali sono i

Quelli più "vecchi" sono più difficili... E perso-

Nathalie Dfour e con i miei amici misi in piedi

tuoi 5 must di Londra?

nalmente non mi piaciono poi così tanto. Ma

la mia prima sfilata a Parigi nel 2004. Mi sono

Scott's in Mount Street; St John a Spitafield;

apprezzo veramente Jean Toitou di APC e pro-

ri-trasferito a Londra nel 2005, dove attualmen-

il George and Dragon; Ralph Lauren in Bond

vo un’ammirazione totale per Agnes B.

te vivo e lavoro.

Street e Harrod's.

Sì in parte sono d'accordo, ma non mi aspet-

Oggi quante persone lavorano con te?

E la Top 5 di Parigi?

tavo questa risposta! Non c'è nessuno tra le

Sette

Il Louvre; il bookshop del Jeu De Paume; il

grandi maison e gli stilisti più noti che desti

Sei un artista riconosciuto sia per il tuo talen-

Cafe de Flore; La brasserie Lipp e Avenue

in te un po' di ammirazione? O invidia!?

to come stilista, sia per il tuo lavoro di illu-

Montaigne in generale

Devo ammettere che Prada ha qualcosa di affa-

stratore, passione che hai sempre coltivato

Descriviti in tre parole:

scinante, non Miuccia Prada in sé, ma piuttosto

nel corso della tua vita...

Felice, difficile, violento.

qualcosa dell'energia particolare che esiste

Mi sono sempre dedicato all'illustrazione,

Descrivi una tua tipica giornata di lavoro:

dietro questa struttura molto forte e bella.

realizzando ritratti di amici e familiari che ne-

Trascorro molto tempo a cucinare e a fare la

Ho notato che questo marchio ha un impatto

gli ultimi anni sono stati pubblicati su riviste

spesa, di verdure soprattutto: quest'attività oc-

molto forte sulla cultura oggigiorno e stanno

come Dazed & Confused e Purple. Questi

cupa gran parte della mia giornata. Mi sveglio

lavorando alla creazione della bellezza in un

disegni sono stati raccolti in un libro pubblicato

alle 7 con i miei assistenti, mia sorella e il mio

modo davvero forte.

da APC e hanno fatto il giro del mondo in una

cane. Facciamo del nostro meglio per essere in

C’é qualcuno là fuori con cui vorresti davvero

serie di mostre. In realtà non ho mai studiato

studio per le 9:00, e lì troviamo Valentine (sua

lavorare?

belle arti e mi fa sempre strano quando la gen-

musa e migliore amica N.d.R.). Mentre sono

Al momento mi piacerebbe lavorare con Pete

te chiama i miei disegni "illustrazioni" perché

tutti estremamente occupati a controllare le

Doherty

non illustrano proprio niente; tuttavia so che è

e-mail sui loro computer, io inizio a gironzolare

Sarebbe fantastico, dovresti provarci! Qual é

facile confondersi, visto che i miei lavori sono

in cerca di idee. Il rumore dell'aspirapolvere e

il tuo capo d’abbigliamento preferito?

stati pubblicati per lo più nelle riviste di moda,

quello della lavatrice di solito aiuta. Dopodiché

Qualsiasi cosa dalla mia collezione di vestiti

e in effetti è proprio lì che volevo che la gente

passo a fare degli schizzi e quando ho finito

Ralph Lauren. Credo di avere qualcosa come

li vedesse. Direi che disegno da quando ero

chiedo alla mia assistente personale, Asia, di

6000 cose di Ralph Lauren. E ho appena com-

bambino, e non so veramente perché.

iniziare a realizzare il vestito che ho disegnato

prato un loro bellissimo paio di jeans stampati

E oggi che ruolo ha questa passione nella

con del tessuto su un manichino. Poi arriva il

con il tema della classica catena di Hermes...

tua vita?

momento in cui cucino il pranzo insieme ad

sono assolutamente favolosi.

E' da molto tempo che non disegno. Londra

Andreas, che é il responsabile della collezione:

Mi fa piacere che tu ne sia un fan, anch'io

mi ha obbligato a rimettermi in gioco. Quando

è un'occasione per tirare fuori idee e concept

amo follemente Ralph Lauren e i loro ne-

sono arrivato sono rimasto decisamente molto

piuttosto generici che lui dovrà poi sviluppare

gozi per me sono come paesi dei balocchi.

deluso: avevo tante aspettative, forse troppe,

nel corso del pomeriggio.

Da quando hanno aperto anche a Milano

70 PIG MAGAZINE


Autumn Winter 09

Spring Summer 09

Autumn Winter 09

Spring Summer 09

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trascorro delle ore vaneggiando nel piano

icona per le mie collezioni e credo che questo

ne di vergogna. Forse é per questo che nella

dedicato all'arredamento e appena posso

mi renda un uomo molto fortunato (Valentine

mia vita mi diverto così tanto

ci porto qualcuno per fare due chiacchiere

è la ragazza fotografata con lui in apertura del

Cosa ti fa arrabbiare?

passando da un salottino all'altro... Tornando

servizio e poi nella foto di gruppo col capello

La scortesia

alla moda, secondo te qual é il trend miglio-

da pirata, N.d.R.)

Cosa ti rende felice?

re di tutti I tempi?

Valentine è davvero bellissima. Che cosa sa-

Il successo della mia sorellina.

Il trend migliore? Non amo il concetto di trend.

resti se non fossi diventato un designer?

Dimmi qualcosa che conosci a proposito

Uh, lo sapevo... trend forse è una parola an-

Sono sempre stato un artista. Il design é solo

dell’Italia

tipatica, in effetti un concetto odioso.

un hobby. Io sono un outsider!

Il miglior cibo al mondo e anche la mia città

Appena qualcosa diventa trendy deve essere

Cos’é la prima cosa che fai al mattino quan-

preferita al mondo: Roma

sradicato.

do ti alzi?

Se sapessi cucinare ti darei una ricetta ita-

E il peggiore faux-pas della storia della

Preparo la colazione per la mia famiglia.

liana per uno dei tuoi pranzi. Invece non so

moda?

Ok, ho capito che ti piace cucinare per le

fare nemmeno due uova sode, quindi niente.

Qualsiasi cosa vista indossare da Sienna Miller

persone che ami... che cos'altro ti piace fare

Confessami tu un tuo segreto.

é un faux-pas della moda.

nel tempo libero?

Ho un’ammirazione totale per i topi. Penso

Ahhahhah Ti amo! E' una cheapettona qua-

Bere fino a quando non svengo

sempre che possano avere una tazza di té

lunque, detesto tutto il mito che le hanno

Anche a me! Adesso per un po' me lo hanno

nascosta all’interno di un albero, che possano

creato intorno, non si merita assolutamente

vietato...motivi di salute. Non riesco a farme-

indossare minuscoli vestitini e che indossino

tutta questa attenzione!

ne una ragione. Quando é stata l’ultima volta

degli occhialetti piccolissimi.

Dimmi qualcosa che avresti voluto aver dise-

che ti sei ubriacato fradicio?

Che bello! Anch'io! L'estate scorsa nella casa

gnato tu:

Ieri notte a Parigi.

in campagna di mia sorella ho fatto amicizia

Il tailleur di Chanel ovviamente.

Ti invidio. Invidio anche i postumi (fanno par-

con un bellissimo e simpatico topolino che

Naturalmente. Che domande. Chi sono i tuoi

te del divertimento). Non potresti mai vivere

mi faceva visita tutte le notti... non ti dico

"eroi"?

senza…

le conversazioni, potrei scriverci un libro,

Ammiro molto Yoko Ono e Louise Bourgeois.

I miei assistenti, che adoro

era delizioso... Grazie Charles, mi lasci col

E le tue icone di stile?

Dicci qualcosa di cui ti vergogni veramente

sorriso!

Cambiano ogni giorno, ma ho la mia migliore

tanto

Grazie a te!

amica Valentine Fillol Cordier come musa e

Non vivo con alcun rimorso o alcuna sensazio-

www.charlesanastase.com

72 PIG MAGAZINE


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Grizzly Bear Intervista di Marina Pierri. Foto di Andrew Laumann.

I Grizzly Bear, a tre anni dal bellissimo “Yellow House”, escono in questi giorni con il loro nuovo album “Veckatimest”. Siamo innamorati da sempre del loro sound assurdo, che fonde influenze dei girl group degli anni Sessanta, jazz, blues, pop e post rock, ma oggi la band sembra aver fatto l’impossibile, confezionando un disco levigato ed elegante dall’inizio alla fine, senza alti e bassi o cadute di tono. Eppure, al SXSW 2009, non abbiamo parlato di musica con Ed Droste e Daniel Rossen. Piuttosto, abbiamo cercato di capire il rapporto speciale che i Grizzly Bear sembrano avere con la comunicazione online e dunque con chi li legge e li segue. Tra Twitter, Facebook e leak, questo è il ritratto di un gruppo eccezionale che, oltre a suonare egregiamente, è riuscito ad assomigliare ai suoi ascoltatori. Un gruppo che si racconta con trasparenza, cerca di capire il mondo attorno a sé e funzionare al meglio in un mercato che di anno in anno costruisce e poi inghiotte, crea e distrugge. Ecco la nostra intervista. 74 PIG MAGAZINE


ED: Ti dispiace se si siede con noi anche Daniel (Rossen, NdR)? No, affatto. ED: Quindi sei italiana? Si! ED: Vivi a Roma? No, a Milano. ED: Ah, Milano! È la capitale della moda, dell’editoria… e anche ci vengono a suonare davvero tutti! Ti piace? Ti trovi bene? Si, la adoro. ED: Ma in questo periodo dell’anno, fa così caldo in Italia? Oh no, è solo marzo. Fa ancora freschetto, direi. ED: Dio, qui ad Austin si muore. Ma senti che concerti ci saranno in Italia di qui a breve? Oh, mille… non so, io aspetto molto Andrew Bird, Fan Death, Blank Dogs. ED: Oh, anche tu! Mi parlano tutti di questo Blank Dogs. Ma chi è? Che fa? La gente, credo, lo chiama “shitgaze”. ED: Già (ride, NdR), qualsiasi cosa significhi! Si, davvero. ED: Hai sentito il nostro nuovo album, Veckatimest? Si, si, è meraviglioso! ED: Ma… immagino che tu abbia sentito la copia che è finita su Internet, che ha quella qualità orribile… Uh, mi dispiace, proprio quella… ED: Scaricate molta musica, lì, in Italia? Un po’, si, suppongo. ED: Leggete tanta stampa estera? Inglese, americana eccetera? Si, i blog, le webzine, Pitchfork… la solita roba. ED: Ma c’è una scena molto vitale lì da voi? Non so se è molto vitale, ma certamente c’è una piccola scena. ED: Oh, e c’è qualche band italiana che suona qui al SXSW? Si, ci sono gli A Classic Education! Loro sono favolosi. ED: Oh, wow, devo assolutamente andare a vederli allora, sono curiosissimo. È anche vero che probabilmente in Italia non c’è moltissimo pubblico per la musica indie. O sbaglio? Mi pareva di averlo letto da qualche parte. C’è pubblico, ma certamente non quanto ce n’è a NYC, ecco. C’è una nicchia di gente che ascolta e va ai concerti. Più o meno, sempre la stessa. ED: Com’è Firenze? Beh, dipende da quale punto di vista la guardi… ED: Musicalmente. Non mi pare che sia vivacissima, ma anche lì c’è un gruppo che si occupa di promuovere le nuove band. ED: Noi siamo stati a suonare a Milano e a Bologna, era il tour di Yellow House. Io vi ho visto a Bologna, al Covo. Era pieno, mi ricordo.

ED: Si, eravamo contenti. Per quel che mi ricordo. Ma è stato tantissimo tempo fa! Mi manca un po’ andare in tour. È passato un po’ di tempo tra Yellow House e Veckatimest e cominciavo a sentire la mancanza di questa vitaccia. Voglio dire: negli Stati Uniti ci capita di andare in giro qua e là. Possiamo fare date se vogliamo e sappiamo che qualcuno verrà. In Europa, d’altro canto, andiamo per promuovere i dischi. Costa troppo andarci per la gioia d’andarci. Tipo… in Italia secondo me non ci fila nessuno. No, non è vero! Io credo che, oggi, ci saremmo in molti ad un concerto dei Grizzly Bear. Perché questa mancanza di autostima? ED: Ma non verrebbero migliaia di persone. No, non un migliaio. O forse si… sicuramente un po’ ecco! ED: Ovviamente scherzo. Avete suonato molto in Europa, comunque. Qual è la città che ricordi con più affetto? ED: Ah, è un clichè… ovviamente Parigi. Abbiamo suonato alla Fondation Cartier. È stato lo show più bello che ricordi. Comunque, ecco, a Parigi abbiamo suonato proprio molto, almeno sette volte. Al Point Ephemere, alla Maroquinerie… le venue lì sono da svenire. E il SXSW ti piace? È la vostra prima volta qui? ED: No, è la nostra seconda. C’eravamo anche quattro anni fa, ma non eravamo nessuno. Ma sai cosa, al SXSW è così. La seconda volta che ci vieni hai la misura di chi sei diventato nell’intervallo tra le due edizioni. Poi, io cerco di trarre il massimo dal soggiorno: cerco di vedere più band che posso. Non sono uno di quei musicisti che si accascia nella sua suite al Driskill e si scola champagne fino a mezzanotte. Sono in giro. Tutto il giorno. Ti ho visto ieri al concerto di L***** ****S (Ed Droste mi ha chiesto di non citare esplicitamente il nome dell’artista, NdR). Ti è piaciut*? ED: Promettimi che non lo scriverai, ma… no, per niente. Io credo che si sforzi troppo di assomigliare a (artista svedese finit* in copertina su PIG qualche mese fa). ED: No, beh (artista svedese finit* in copertina su PIG qualche mese fa) è infinitamente meglio. Non c’è paragone. Non c’è affatto la stessa classe. Non aveva voce, accidenti, era come ascoltare carta vetrata che striscia sul legno. Una voce non deve essere solo “sottile” o “argentina” per essere delicata. È come l’eleganza: è un dono. O hai la melodia, o non ce l’hai. E quell’accento, mio dio. Insopportabile. Da ver* contadinott*. Tu però adori il pop, mi pare di capire. ED: Si io adoro il pop. Qualche nome? ED: Roisin Murphy, Annie, mamma mia, Annie! E qui, invece, al SXSW cos’hai visto di interessante?

ED: Oh, Micachu & The Shapes! Favolosa. Poi ho visto i Department of Eagles, ma sono di parte (è la band di Daniel Rossen dei Grizzly, NdR). Best band ever! Stamattina ho intervistato uno dei fenomeni dell’edizione di quest’anno, Wavves. Conosci? ED: Sentito nominare e sentito descritto. Non credo faccia per me. Comunque, lui non ce la faceva davvero più a fare interviste. E alla fine abbiamo parlato davvero di altre cose. Fumetti, televisione, religione. Voi siete stati intervistati parecchio questi giorni? DR (che finora era stato zitto, NdR): Si, con il nuovo disco che sta per uscire, si, mille interviste. ED: Del resto, se vieni intervistato poco quando sta per uscire un nuovo album, c’è qualcosa che non va. No? Vi piace discutere della vostra musica, oppure vi annoia mortalmente? Ho notato che ci sono musicisti che adorano farlo e altri che non lo sopportano. ED: No facci pure tutte le domande che vuoi! No, intendevo, davvero, come pura curiosità. ED: Dunque direi che non mi dispiace parlare della nostra musica. Ma nelle settimane di promozione, quelle molto fitte, finisco per trovarmi in una specie di film che si ripete sempre uguale a se stesso. I giornalisti mi fanno sempre le stesse domande. E io gli do sempre le stesse risposte. Ogni tanto mi sento come un disco rotto. Avanti e avanti a dire cose quasi a memoria. Quello si, non è del tutto piacevole. Poi, Ed, tu non sei… riservato. ED: Ti riferisci al mio Twitter? Si! Quando Veckatimest è finito in rete, hai fatto una specie di “public statement” proprio su Twitter. ED: Si, non è mai stato così utile! Assolutamente. Mi sembra che tu non abbia preso la faccenda molto bene, per più di una ragione. ED: Si, l’ho presa male perché la qualità del disco è veramente orrenda. Insomma, è vero che un leak in rete distrugge l’attesa di un disco, ma è anche vero che in certi casi essere molto scaricati conviene agli artisti. La storia la sai anche tu: l’importante è che ti ascoltano perché i dischi non li compra più nessuno e bla bla bla. Non sono bigotto al punto di dire “oh, accidenti, perderemo un sacco di soldi”. È chiaro che i dischi costano e pochi se li possono permettere, specie di questi tempi. Quello che mi secca davvero della faccenda è che la qualità degli mp3 è orrenda. Voglio dire, se metti un disco in rete, curati che si senta bene, no? Chiaro. ED: Ecco, quello che mi scoccia è che Veckatimest, così com’è finito in rete, mi sembra prodotto malissimo. Le canzoni suonano molto

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peggio. Abbiamo messo una cura davvero enorme nella produzione. Ci teniamo ai suoni. E da lì escono tutti sballati. In ultima analisi, quel leak confonde. La gente penserà che faccia schifo. Mah, io ho già letto pareri molto entusiasti a dire il vero… e non mi è parso così terribile. ED: L’hai scaricato anche tu, eh? Eh… si! ED: Tornando a Twitter, a volte mi chiedo se sia una buona cosa o una totale buffonata. Che ne pensi, tu, Daniel? DR: Io non ho un Twitter e non voglio averlo, ma credo che in linea di massima sia molto divertente per essere in contatto con i tuoi amici. Insomma è in qualche maniera interessante sapere in tempo reale se il tuo migliore amico sta mangiando vietnamita o sta bevendo un caffé ed ascoltando un disco in quel momento,

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è una specie di nuova frontiera dell’intimità. D’altro canto, i twitter delle celebrità come Ed (ride, NdR) mi fanno un po’ rabbrividire. Che senso ha seguire un thread infinito di botta e risposta tra Alan McGee e Brian Eno? Mi pare un po’ perverso e voyeuristico. ED: Tipo l’altro giorno, Trent Reznor ha messo su una falsa voce sul suo disco, mi pare e la cosa si è allargata di colpo, tipo macchia d’olio, istantaneamente. E che dire di Martha Stewart (Martha Stewart!) che litiga con P.Diddy per tipo venticinque tweet di seguito? Sai cosa, Twitter, in questi casi, per me è esattamente come guardare una conversazione telefonica! È vero, non ci avevo mai pensato. ED: Io cerco di non farlo troppo sapere che ci sono 7000 persone che leggono le mie fesserie, mi fa sempre una certa impressione. Penso che si annoino, no? Robin Pecknold (dei Fleet

Foxes, NdR), lo fa continuamente. Ma lui è molto più dipendente di me da Twitter. Io parlo di cose più triviali, tipo del fatto che ho mangiato dei tacos favolosi. O di quanto il SXSW sia duro per me! Ho letto. L’hai scritto oggi, mi pare. ED: Comunque non so fino a quando resisterò, con Twitter. Credo che tirerò avanti fino al momento in cui scriverò qualcosa di veramente, veramente stupido e mi vergognerò da morire. E tu usi Twitter? Ho un profilo su Twitter, si. Ma lo uso in maniera intermittente. Sono più un tipo da Facebook. ED: Interessante! È tipo un test stupidissimo. “Quale social network sei?”. Ognuno si identifica con il mezzo che gli è più affine, del resto, mi pare normale. E voi avete un profilo su Facebook? DR: Per un periodo sono stato molto appassionato di facebook per via dei giochi online. Hai presente Scrabulous (che è una specie di Scarabeo, NdR)? Non facevo altro dalla mattina alla sera. ED: Io al momento sono assolutamente un Twitter-guy. E quello è vero vinile? (guarda la mia agenda di vinile, NdR) Si, vero vinile, l’ho comprata tempo fa ad Olympia. ED: Olympia, Washington? Si. ED: Mio dio, com’è? Non ci sono mai stato. Pioveva continuamente! ED: Oh, io non sopporto la pioggia. Vorrei davvero che ci fosse un mercato migliore per l’indie rock nel sud del mondo. Giriamo solo per questi posti nordici e tristi, dove non c’è mai sole. Quanto vorrei fare un tour in Sicilia e Grecia! Sarei la persona più felice del mondo. Sempre sulla spiaggia. E suoneremmo in sacco di posti di pescatori che si grattano la pancia e si dicono tra di loro “ma che diavolo è questa roba, da dove vengono questi spostati?” Ah, un uomo può sognare. Cos’ha la gente del nord? Perché loro sono appassionati di musica e gli altri no? Ci devono essere delle ragioni recondite che non conosciamo. Non credo proprio che per esempio nel sud d’Italia non ci sia gente che non vuole andare ai concerti. Potremmo almeno provarci una volta, o no? Non riesco a spiegarmelo bene neppure io. ED: Eppure sai, succede anche in America. Più giù vai e meno audience c’è. Dico, Daniel? Abbiamo suonato così tanto in Florida, per dirne una? Non mi pare. Se togli Atlanta e Austin non ti resta niente. Che ne è del Mississipi, dell’Alabama, della Louisiana? DR: Io credo che, forse, ci siano generi differenti per diverse parti del mondo. Magari al sud non è l’indie rock che va. Magari è la musica popolare. O il reggae. O il dub. Per esempio, nel sud degli USA credo che il folk e il country siano molto gettonati.


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Scott Matthew Intervista di Marco Lombardo. Foto di Piotr Niepsuj.

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Scott Matthew è australiano ma vive a New York da dodici anni. Ha attirato l’attenzione della stampa e dell’industria discografica grazie a un cameo in “Shortbus”, film indipendente del 2006 di John Cameron Mitchell. Da allora ha pubblicato due dischi e girato il mondo con la sua voce vellutata e la sua insolita barba, che lo ha reso una sorta di sex symbol irresistibile. Lo abbiamo raggiunto via mail e il suo fascino gentile, e un po’ hippie, è riuscito a pervadere anche i cavi in fibra ottica sperduti nella profondità dell’oceano, annullando ogni distanza tecnologica… Mentre lo immaginavamo correre su un cavallo bianco, a piedi nudi, con la luce del mattino riflessa sul suo petto nudo… La prima cosa che colpisce del tuo nuovo album è il titolo, lunghissimo. Qual è il significato? Mi rendo conto di aver scelto un titolo particolarmente drammatico ma sono convinto rappresenti alla perfezione questa nuova raccolta di canzoni. Ha molti significati, sia simbolici che letterali. Ho scritto alcuni di questi brani desiderando persone che non potevo avere, irraggiungibili emozionalmente e geograficamente. Un tipo di desiderio doppiamente intenso perché rivelarsi significherebbe un rifiuto totale e il tracollo personale. Simbolicamente è una metafora dell’essere disconnessi con se stessi, del sentirsi inadeguati sperando però di trovare al più presto il proprio posto nel mondo. Quali sono le principali differenze tra There is an ocean that divides… e il tuo album precedente? Le intenzioni penso siano le stesse. Questa volta però avevo le idee molto più chiare su come avrebbe dovuto suonare il disco e molta più confidenza. L’anno che ha preceduto le registrazioni di questo lavoro è stato fantastico, mi sono esposto molto e viaggiato come mai in precedenza. Tutto ciò ha contribuito a dare una visione molto più profonda di quello che sono… E’ stato importantissimo vedere così tante persone apprezzare la mia musica e il mio mondo… Questo disco è più maestoso negli arrangiamenti, ci sono più archi, più fiati, più cori. Credo abbia un peso specifico maggiore e che sia più energico, anche se alla fine si tratta sempre di ballate… Il processo di scrittura e di registrazione è stato diverso rispetto alle tue esperienze precedenti? Alcune canzoni esistevano già, appartenevano al passato, altre invece sono state scritte on the road. Per comporle ho usato l’ukulele perché per un certo periodo, a causa di un incidente, non ho potuto usare il dito medio della mano sinistra. Il mio approccio alla scrittura quindi è stato diverso rispetto al passato, per via di una necessità fisica. Per quanto riguarda le registrazioni, sono riuscito a coinvolgere una squadra di musicisti straordinari, tra i quali il mio amico Kevin Devine alla chitarra. E’ la prima volta che lavoro con così tanti session man. In precedenza sono sempre stato supportato da gente che conoscevo bene… Ho anche condiviso la scrittura di tre brani dell’album... Tutte queste novità e una maggiore interazione con il mondo esterno hanno dato alle canzoni una prospettiva nuova, fresca, più ampia, anche se ancora tipicamente “Scott Matthew”…

Da cosa o da chi sei stato maggiormente influenzato durante la scrittura di questi nuovi brani? Non faccio nomi, per proteggere il senso di colpa, visto che tutte le canzoni che scrivo sono autobiografiche. Sono influenzato puramente dalla mia vita privata e dalle persone che incontro. E’ l’unica fonte di ispirazione che mi spinge a prendere in mano uno strumento. Le idee devono nascere da un luogo intimo e personale che conosco profondamente. Ho bisogno di confrontarmi con la vita di tutti i giorni per riuscire ad essere onesto e scrivere una canzone decente. Non sono in grado di scrivere brani slegati dalle mie esperienze… E della copertina del disco cosa mi dici? E’ opera di un graphic designer di Berlino, nonché un mio caro amico. Si chiama Mario Lombardo… L’unica cosa di cui ero certo era che non volevo la mia foto sulla cover… Mi avrebbe fatto sentire troppo in imbarazzo… Così Mario ha deciso di lavorare sulla silhouette di alcune foto scattate da Michael Mann, un altro artista berlinese di grande talento. Lo scopo era creare un qualcosa di iconico e visivamente memorabile, pur mantenendo un forte legame con lo spirito dell’album. Mario voleva mostrare dal di dentro le mie intenzioni più profonde. La fragilità della musica. Della bellezza, della natura. Tutte entità destinate alla corruzione. Ha preparato alcune opzioni diverse e l’immagine che è poi finita in copertina è quella che mi ha colpito con la maggiore intensità. In un certo senso è riuscito a rappresentare lo sforzo che faccio nell’esporre pubblicamente, attraverso la musica, la mia vita privata. Da dove trai ispirazione per i testi? Come ti dicevo tutto deriva dalle mie esperienze con la gente. Dalle mie storie personali. Mi affascina la sfida di scrivere parole che abbiano un significato preciso e allo stesso tempo un suono intrigante quando vengono pronunciate. Infatti spesso è proprio il loro suono a determinarne l’utilizzo o meno, influenzando così anche la storia e l’atmosfera di una canzone. Quando canto inseguo dei temi ricorrenti come la luce, l’oscurità, il bene, il male. La linea d’ombra tra ciò che è giusto e ciò che non lo è… A volte parlo un po’ anche di Dio, ma non sono religioso… Ho una sorta di ossessione verso questo immaginario, che si è trasformata quasi in una piaga. Questi temi sono il cuore della mia scrittura. La resurrezione, la chiesa. Un dio che condona e dispensa alienazione. Hai uno scrittore preferito? In realtà non sono un lettore particolarmente avido ma adoro Paul Aster. Il fatto di vivere a

New York poi aumenta il fascino e il coinvolgimento che i suoi libri hanno su di me. Ho letto la “New York Trilogy” mentre ero in tour negli Stati Uniti. Ha una scrittura quasi mistica… Cosa volevi raggiungere in particolare con queste canzoni? Come al solito volevo stabilire delle connessioni. Tra le gente, tra gli eventi… Spero che possano funzionare come una sorta di catalizzatore… Un catalizzatore in grado di dare voce e sollievo alle paure, alle pene amorose, ai sentimenti ammaccati di chi mi ascolta. Vorrei riuscire a trasmettere un senso di speranza che in seguito possa trasformarsi in sicurezza e felicità. La cosa più importante per me è l’onestà. Nei confronti di me stesso e dell’ascoltatore. Sono cresciuto facendomi guarire dalle canzoni di altre persone e spero che anche le mie possano essere altrettanto importanti per qualcuno… Preferisci suonare dal vivo o la dimensione dello studio di registrazione? Entrambe, anche se lo studio è una cosa completamente a se stante. E’ come un mistero che si dispiega a poco a poco, con il passare delle ore… Non si è mai sicuri del risultato finale e del valore di ciò che stai registrando mentre ad un concerto la risposta del pubblico è immediata. Nello studio il gioco si fa estremamente privato, non esiste un’interazione con il mondo esterno. Suonare dal vivo invece si basa sullo scambio di adrenalina, affetto, energia con le persone che hai davanti. A volte il potere che sprigiona un concerto è simile a quello dell’innamoramento… Sei originario dell’Australia, dove vivi in questo momento? Vivo a New York, da dodici anni ormai. Anche se ultimamente sto viaggiando molto e non ci sono quasi mai, il che aiuta a mantenere un certo apprezzamento nei confronti della città. Non è stato esattamente facile vivere qui per tutti questi anni. La maggior parte del tempo sono stato poverissimo, completamente senza soldi. Ho trovato però degli amici straordinari che sono diventati una seconda famiglia. Una famiglia musicale che mi supporta profondamente… Cosa ti manca di più dell’Australia? La mia famiglia. La scelta di vivere così lontano a volte pesa come un macigno sul cuore. Mi manca il modo di fare aperto e spontaneo, assolutamente non complicato, degli Australiani, e ovviamente mi mancano i paesaggi, lo splendore naturale della terra… Mi racconti qualcosa della tua infanzia? Sono cresciuto nel bush australiano. Non portavo quasi mai le scarpe e andavo in una scuola

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dove c’era una sola insegnante per tutte le classi. Ho avuto un’infanzia fantastica, davvero unica. A un certo punto però, inevitabilmente, ho sentito il bisogno di capire alcune parti di me stesso e la curiosità verso la cultura pop mi ha spinto a trasferirmi in città… Raccontami dell’esperienza di Shortbus, il film che di fatto è stato il punto di svolta della tua carriera. Come hai incontrato il regista John Cameron Mitchell? Ci siamo incontrati ad una festa nella fase di pre-produzione del film. John era alla ricerca di un singer/songwriter che recitasse un ruolo presente nella sceneggiatura che aveva scritto. Mi ha chiesto di fargli sentire alcuni brani e il resto è storia… E’ incredibile come tutto sia nato in maniera così spontanea, senza nessun calcolo. Mi ha dato lo script, ho composto di getto una manciata di canzoni e gli sono piaciute. Shortbus è stato davvero il punto di svolta per la mia carriera, dopo quel film sono stato contattato da un’agenzia di management e subito dopo da una casa discografica… Sarò eternamente grato a John per avermi dato questa opportunità… La tua canzone preferita di tutti i tempi? Impossibile rispondere. Ce ne sono così tante, per così tanti motivi diversi… Ascolto un sacco di musica…

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Ascolti anche quella più “dance oriented”? Si, non tanto quando sono a casa ma di sicuro quando esco. Ho alcuni amici nell’ambiente e sono sempre curioso di sentire le loro nuovo tracce… Anche un paio dei miei brani sono stati remixati… Mi affascina molto l’idea di far rivivere una canzone in una veste completamente nuova, dandole dei colori o delle sfumature inedite… Fammi un po’ di nomi di artisti che ti piacciono in questo momento… Kevin Devine, Holly Miranda, Sia. E poi ovviamente Antony… Con che tipo di musica sei cresciuto? C’è qualche artista o band in particolare che ti ha cambiato la vita? Se proprio devo fare un nome dico gli Smiths. Quando li ascolto mi sembra di non aver ancora superato la fase in cui, teenager, mi struggevo dal dolore accompagnato dalla loro musica… Mio padre era un musicista quindi sono cresciuto circondato da valanghe di dischi: Kris Kristofferson, Dylan , John Denver… Tutti songwriter classici… Inevitabilmente quegli ascolti hanno poi influenzato il mio modo di scrivere… Non ho mai sentito l’urgenza di fare musica sperimentale… Da quali stati d’animo trai maggiore ispirazione?

La disperazione e la solitudine in qualche modo accendono la mia creatività. Questo non vuol dire però che siano gli stati d’animo che caratterizzano la mia esistenza! Ho dei momenti di fragilità come tutti gli esseri umani… E’ forse proprio in quei frangenti riesco a liberarmi dalla zavorra della normalità per trasformarmi in un animale creativo… Avevi qualche poster nella tua cameretta? Ero ossessionato dai Kiss. Come per molti altri adolescenti i muri della mia cameretta erano un autentico santuario dedicato a loro. Stranamente non mi è rimasto un ricordo preciso della loro musica, a parte le hit più scontate. Credo fossi più affascinato dal mistero che il loro immaginario riusciva ad evocare… Come descriveresti la tua musica ai tuoi genitori? Con un “E’ COLPA VOSTRA”. Scherzo… I miei adorano quello che faccio, ne sono orgogliosi e intrigati. Cerco di parlarne con loro come farei con qualsiasi altra persona. Sanno che la mia musica non è altro che un’onesta estensione di me stesso. Cosa ti spaventa di più come persona? Un mare di cose che cerco costantemente di imparare a gestire. Negli anni alcune paure sono riuscito ad eliminarle, altre sono ancora lì,


da qualche parte, e ogni tanto vengono fuori… Paura dei giudizi altrui, paura di non poter essere me stesso, di rimanere da solo, di essere abbandonato… Paura di mangiare carne per errore… Come ti immagini tra dieci anni? Con un lifting al viso, nel circuito dei cabaret di New York… Non saprei… Non sono bravo nei piani a lungo termine… Tutta l’energia che ho la sto impiegando per galleggiare nel presente… Vorrei solo riuscire a vivere con la mia musica, realizzando concretamente quel sogno che rincorro sin da quando ero ragazzino… Adesso mi sembra di averlo raggiunto ma vorrei che non si sgretolasse… In quale film ti piacerebbe recitare? Non sono un attore. Posso impersonare solo me stesso come in Shortbus… Il tuo film preferito? The Music Lovers di Ken Russell. E’ un film su Tchaikowsky. Glenda Jackson è straordinaria. Tragica, guidata dalla pazzia e dal desiderio… Un viaggio oscuro e disturbante… Guardi le serie tv? Adoro la televisione! Davvero! In particolare The Golden Girls e Lost… La uso come uno strumento per annullare i pensieri… E’ una zona di conforto dove mi rifugio per sfuggire dalla

realtà… La gente tende sempre a giudicarmi male per questo… Ma non sono assolutamente d’accordo… Non sopporto questo distacco snob verso la televisione. A me porta sempre un sacco di gioia! Qual è la cosa più preziosa che hai? E’ molto personale come domanda, ci sono molte cose che letteralmente riverisco… L’amicizia è forse la cosa più importante di tutte, il privilegio di conoscere persone straordinarie e di condividere tutto con loro... Direi quindi i compagni di vita che ho incontrato in questi anni… Quali sono gli artisti contemporanei con i quali senti di condividere un’estetica comune? Non sono sicuro… So che la gente mi accosta spesso a Rufus Wainwright ed Antony… Hai mai avuto un “italian affair”? Si, non ti dico di più… Sei innamorato in questo momento? Non proprio. Hai qualcuno da propormi? Ti piacciono gli sport? Mi piace la televisione! Se non fossi un musicista cosa ti piacerebbe essere? Un uccello Se potessi rinascere donna chi vorresti essere?

Blossom Deary Se potessi viaggiare indietro nel tempo in quale epoca storica ti piacerebbe vivere? In tutte quelle epoche caratterizzate da capolavori architettonici monumentali. Vorrei provare la sensazione di camminare dentro questi palazzi fantastici, appena costruiti… Cosa fai di solito prima di andare a dormire? Piango sul cuscino… Scherzo! Ringrazio per la vita straordinaria che sto vivendo…Il fatto che mi sia stata data la possibilità di essere tutto ciò che avrei sempre voluto essere… Qual è stata la prima cosa che hai pensato questa mattina appena sveglio? Sono ossessionato da una nuova canzone che ho scritto. E’ di due giorni fa ed è un duetto. Così ho telefonato a Sam (il mio violoncellista) per suonarla e cantarla con me ancora mezzi addormentati… Se avessi l’opportunità di parlare con il te stesso bambino cosa gli diresti? Gli direi di non preoccuparsi… O forse no… Potrebbe cambiare il mio destino e le mie canzoni, e non vorrei mai che questo accadesse… Che nome sceglieresti per la tua nuova band? “Lucy and her furs”, o forse soltanto “Lucy Fur”. Credo potrebbe essere il mio nome da Drag Queen. Mi sono spiegato?

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Claudio Simonetti Intervista di Gaetano Scippa. Foto di Guido Gazzilli.

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E’ il Maestro della musica horror, colui che ha firmato le colonne sonore più terrificanti della nostra epoca. Le sue note di Profondo Rosso affollano tuttora gli incubi peggiori di milioni di persone. Il compositore e autore Claudio Simonetti non solo ha siglato la quasi totalità dei film di Dario Argento con e senza i leggendari Goblin, precursori del prog rock italiano, ma è stato uno dei pionieri dell’italo disco che tanto amiamo ballare di questi tempi. Ah, e vi ricordate del tormentone Gioca Jouer di Claudio Cecchetto? Indovinate chi l’ha scritto… Ne parliamo a quattr’occhi con Simonetti presso lo IED di Roma in occasione della presentazione della prossima edizione della Red Bull Music Academy (Londra 2010), workshop annuale per 60 dj, producer, musicisti e vocalist selezionati da ogni parte del mondo per condividere esperienze professionali e culturali. www.redbull.it/redbullmusicacademy In che modo ti ha condizionato essere figlio d’arte del Maestro, attore e showman Enrico Simonetti? Da un lato è stato un handicap. All’inizio è stata dura perché tutti mi identificavano come “il figlio di Simonetti”, il raccomandato, quello che aveva più privilegi degli altri. Dall’altro lato sono stato molto fortunato ad avere un padre così, come uomo ancor prima che musicista e talento. Mi ha insegnato il mestiere a prescindere dagli studi musicali, portandomi con sé fin da piccolo dietro le quinte degli studi televisivi, teatrali, musicali e cinematografici. Sono nato e vissuto a San Paolo in Brasile fino a dodici anni. Ho studiato pianoforte dagli otto ai dieci, poi mi sono stufato. Tornato in Italia con tutta la famiglia, ho riscoperto la musica grazie al beat e al pop di fine anni ’60. Volevo diventare musicista, ma per farlo seriamente mio padre mi ha fatto studiare pianoforte e composizione al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma. Classica e rock, visto che nel frattempo suonavo la chitarra in vari gruppi, tra cui Il Ritratto di Dorian Gray con cui ho partecipato nel ’71-’72 ai festival di Caracalla e villa Panphili. Facevate progressive rock? Come tutti all’epoca suonavamo cover di Yes, King Crimson, Genesis, Deep Purple, Emerson, Lake & Palmer. Man mano ci siamo costruiti una nostra identità. Poi durante il servizio militare a Roma ho conosciuto il chitarrista Massimo Morante con cui ho avviato il progetto Cherry Five diventato poi Goblin. Ti è rimasto qualcosa di brasiliano? Pur avendo fatto la musica dell’horror non sono una persona tenebrosa. Anzi, sono molto solare e ottimista come il Brasile. Non mi sono mai appassionato al calcio e alla musica brasiliana tipo bossanova o samba, ma alla finale mondiale del 1970 ho tifato Brasile. Forse il lato più solare di te è uscito nella disco music. Nel ’78 cominciava ad arrivare la vera dance, lanciata dalla Febbre del Sabato Sera, Grease ecc… Il rock era in declino, anche perché apparteneva a una corrente politica partita nel ’68 e associata a situazioni difficili, roventi. Forse le nuove generazioni, impaurite da quello che era successo il decennio prima, volevano identificarsi con una nuova epoca più felice. Per me gli anni ’80 sono stati i più belli, anni di grande positività nel lavoro e nel tempo libero. La gente usciva di casa, si divertiva, le discoteche

si riempivano anche per il boom economico, i ragazzi avevano ideali che la musica seguiva pari passo. I problemi c’erano, ma non come oggi. Però negli anni ’80 la musica non era solo “leggera”. Penso al metal per esempio. Certo, in quel periodo ricordo grandi chitarristi come Malmsteen, i Van Halen, altri grandi gruppi. Però stranamente ascoltavo più la musica di Duran Duran e Spandau Ballet, affini a quello che facevo io. Il rock degli anni ’80 per me non era una novità, ma un rifacimento di quello che avevo già vissuto negli anni ’70. Quanto ha pesato l’incontro con Giancarlo Meo? E’ stato fondamentale per la mia carriera dance, anche perché quando ci siamo conosciuti nel ’78 avevo appena lascito i Goblin dopo soli 3-4 anni insieme. Morante se ne era già andato dal gruppo e con gli altri membri non avevo più nulla da dire. Giancarlo, che prima di allora vendeva capi d’abbigliamento, mi disse che voleva buttarsi come produttore in campo discografico e aveva fondato la Banana Records. Stava lavorando a una cover di Suzy Q (dei Creedence Clearwater Revival, ndr) e mi chiese di fare il lato B per un 45 giri. Non avevo mai fatto dance, ma mi intrigava perché in Italia quasi nessuno la faceva, a parte i Fratelli La Bionda (quelli di One for you one for me, ndr), Mauro Malavasi che aveva progetti come Macho, e ovviamente Moroder, trasferito in Germania. Gli portai il provino di Baby I Love You degli Easy Going. Il brano divenne il lato A e fece nascere un album contenente anche il lento Little Fairy e Do It Again. Il disco, registrato nello studio di Gianni Boncompagni, ebbe molto successo con 200mila copie vendute in due mesi, tant’è che l’anno successivo col nuovo album sbarcammo in America nonostante lo scetticismo intorno a noi. Oggi, dal 30 al 50 per cento della dance (intesa come disco music o italo disco, ndr) che trovi in giro è roba italiana. Le copertine degli Easy Going erano piuttosto gay-friendly… Il nome stesso arriva da una discoteca romana frequentata da gay e personaggi famosi. Sulla parete esterna c’era un mosaico che è poi diventato la nostra cover. A me e Paolo Micioni (il dj della discoteca entrato negli Easy Going) piaceva giocare con l’equivoco, ma in realtà nessuno di noi era omosessuale a parte due 83


ballerini. Com’è stato il tuo approccio compositivo in progetti così diversi, dal Ritratto di Dorian Gray ai Goblin fino a quelli dance? E’ puro istinto. Ho avuto la fortuna di adeguarmi alle diverse situazioni. Se mi propongono qualcosa cerco di capire e mi adatto. I dischi di cui abbiamo parlato prima sono stati dei grandi successi, come pure Give me a break di Vivien Vee o Kasso. Ma, a parte le colonne sonore, il mio più grande successo in assoluto è stato quello nato da una richiesta del mio amico Claudio Cecchetto, conduttore di Discoring: voleva una base per un pezzo in cui lui dava comandi che la gente doveva ripetere. Andai a casa e composi una tarantella, Gioca Jouer, che ebbe un seguito clamoroso e divenne la sigla iniziale di Sanremo nel 1981. Un botto pazzesco che si protrae tuttora. Se ci pensi, è un bel salto da Profondo Rosso a Gioca Jouer! Come mai Cecchetto non dice mai chi ha scritto quel pezzo? Sembra quasi se ne sia appropriato in toto. Gliel’ho fatto presente dicendogli: “’mazza però, tu sta cosa qui non la dici a nessuno”. Ma è anche vero che spesso ascolti pezzi famosi e non sai chi li ha scritti, poi vai a vedere e scopri Maurizio Costanzo, Mango e così via. Cecchetto ha sempre evitato di parlare di me perché è un po’ egocentrico, anche se ogni volta che mi vede mi fa i complimenti. Ha rifatto Gioca Jouer in varie versioni, ma “nessuna come l’hai fatta tu”, mi dice. Io gli rispondo: “Hai fatto male, mi dovevi richiamare” (ride, ndr). Come mai una reunion dei Goblin nel 2000, dopo esservi lasciati malissimo nel ’78 in seguito a divergenze professionali e caratteriali? Perché nel ’99 incontrai Dario Argento a Sitges, Barcellona, per un festival sul Cinema Fantastico. Stava finendo di girare Non Ho Sonno e visto che era un ritorno al giallo io gli proposi di riunire i Goblin per la colonna sonora, sperando in qualcosa di duraturo. Richiamai i ragazzi, ma già dopo pochi giorni in studio riaffiorarono i problemi di 22 anni prima. Il nostro rapporto lo paragono sempre a un matrimonio. Quando due persone sposate si separano per incompatibilità non possono tornare più indietro. Noi siamo arrivati al livello che dopo quattro giorni di registrazione, a metà lavoro, ci siamo divisi: due in uno studio e due in un altro. La reunion di una settimana. Come vivi il fatto di sempre associato al cinema horror, pur avendo un’esperienza a 360 gradi? Ne sono molto felice perché essere “il musicista dell’horror” è qualcosa di bello e valido, non limitativo. Molti mi conoscono per il mio aspetto dance, poi ho fatto più di 60 film di vario genere tra cui commedie e serie tv come College. Però è chiaro che i più famosi sono quelli del cinema horror. Mi sento un po’ come Mike Oldfield, legato a Tubular Bells pur avendo fatto altri grandissimi pezzi. Ebbe la fortuna di vendere 15 milioni di copie e quando il regista William Friedkin decise di inserirlo nella

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colonna sonora de L’Esorcista, vendette altri milioni di copie. Avresti mai immaginato che gran parte della tua carriera si sarebbe sviluppata attorno al rapporto tra musica e cinema horror? No, anche se fin da piccolo ho amato tutti i film del terrore, quelli con dracula il vampiro e quelli della Hammer. Mi spaventavano, ma li guardavo per esorcizzare la paura. La prima colonna sonora fondamentale fu quella di Psycho di Bernard Hermann, un genio, il più grande di tutti. I suoni delle coltellate sono storia. Poi rimasi colpito da L’Uccello dalle Piume di Cristallo di Dario Argento. Era la prima volta che un regista italiano si cimentava in qualcosa di diverso. Poi Dario girò Il Gatto a Nove Code e Quattro Mosche di Velluto Grigio, diventò famoso. Per me era un mito assoluto. Quando e come hai conosciuto Dario Argento? Aveva appena fatto una commedia con Celentano e Cerusico, Le Cinque Giornate. Il film andò male, per cui decise di tornare al giallo. E fece il capolavoro, Profondo Rosso. Fortuna vuole che mi trovassi nel posto giusto al momento giusto. Nel ’74, dopo il servizio militare, passai un anno a Londra con Massimo Morante e i Goblin, chiamando Fabio Pignatelli al basso, Carlo Bordini alla batteria e il cantante americano Clive Haynes. Grazie a mio padre facemmo ascoltare i nostri demo al suo discografico, Carlo Bixio della Cinevox. Nello stesso momento in cui decise di farci incidere un album, Dario Argento stava cercando le musiche per Profondo Rosso, la cui colonna sonora era stata iniziata da Giorgio Gaslini. Dario voleva musica orchestrale, ma soprattutto rock. Gli piaceva il rock. Per Quattro Mosche di Velluto Grigio aveva contattato i Deep Purple, ma per problemi di “nazionalità” del film (non potevano figurare troppi stranieri) la collaborazione sfumò. Non so perché, ma alla fine fece fare la musica a Morricone. Tornando a Profondo Rosso, come gruppo rock Dario aveva pensato alla PFM e a Emerson, Lake & Palmer (Emerson lo chiamò in seguito). Bixio gli suggerì di passare in studio a sentirci mentre registravamo per l’album pezzi prog un po’ gotici alla King Crimson e Gentle Giant. Dario ci affidò subito le partiture di Gaslini, con cui nel frattempo aveva litigato. Ci trovammo in breve a dover eseguire il lato B scritto da Gaslini e a fare anche il lato A perché mancavano i temi principali. Noi, spaventati, nella famosa notte buia e tempestosa di Snoopy, ci rinchiudemmo in studio per la colonna sonora di Profondo Rosso. Avevate visto il film prima di comporre? Allora non si lavorava sulle immagini, più che altro si leggeva lo script per trarre ispirazione. Facemmo quattro versioni lunghe, che Dario e il montatore adattarono al film. Stessa cosa per Suspiria, anche se lì il lavoro fu più lungo. Come sono cambiate le tecniche di registrazione dagli anni ’70 a oggi? Sono state rivoluzionate. Di positivo c’era la creatività, bisognava inventarsi tutto. Per il loop di Profondo Rosso, registrato con clavicemba-

lo, chitarra acustica e Moog, essendo impossibile suonarlo fisicamente per 10 minuti (non c’erano le batterie elettroniche e i campionatori), avevamo realizzato un nastro che faceva un giro completo ad anello su due piste missate con l’arpeggio, per poi essere riversato sul 24 piste. Stessa cosa per cassa e rullante degli Easy Going, dato che i pezzi duravano molto. Altro colpo di fortuna fu il luogo di registrazione, lo studio Ortophonic (oggi Forum) sotto la basilica di piazza Euclide, dove poter registrare l’organo da chiesa con un effetto e una profondità di suono senza pari. Quel Moog è stato il tuo primo sintetizzatore? Gli altri sono arrivati a fine anni ’70, poi i midi negli ’80. Ne ho avuti tanti, tutti. Conservo ancora 8 tastiere vintage vere, l’organo Hammond B3, il Mellotron, il PPG, l’Emulator, ognuno con il suo suono. I plug-in di adesso sono fatti molto bene, non hanno quasi più niente da invidiare agli originali. Allora dovevi essere bravo a suonare, dal vivo non c’era computer che potesse sostituirti. Oggi si lavora più facilmente, ma anche in modo più tecnico. Si può fissare al millimetro la musica al fotogramma, mentre prima si lavorava col cronometro. Per essere a synch mettevamo una barra di segnalazione sul nastro del film proiettato, ma dovevamo ripartire decine di volte per trovare il momento esatto, con tempi dilatati e costi più alti. Rimpiango molto quel modo di lavorare tutti assieme, con creatività e passione. Il tuo progetto più recente, Daemonia, è un ritorno al rock sinfonico. Nostalgia? E’ la voglia di suonare quel tipo di musica che non posso più fare con i Goblin, anche se negli anni ’90 ho avviato il Simonetti Horror Project. La gente non smette mai di voler sentire quella musica. Oggi molti ragazzini di 14 anni hanno la suoneria del telefonino di Profondo Rosso senza aver visto il film, solo per il potere immaginifico della musica. In Giappone impazziscono per i Daemonia. Una volta una giapponese, a fine live, è entrata nel nostro camerino e appena ci ha incontrato è svenuta dall’emozione (ride, ndr). La cosa che mi entusiasma è vedere tra il pubblico molti giovani, anche in Italia. Padri e figli insieme, con i miei dischi in mano… Per te però non è una musica particolarmente paurosa. No, perché la facevo già da prima. Non volevo spaventare nessuno, ma evidentemente con le immagini ha funzionato. Quanto conta il connubio orchestra-musica elettronica? Ho studiato classica, composizione e armonia, quindi amo l’orchestra. E’ la cosa più bella e naturale che esista. Tutto il resto, a parte forse il sintetizzatore, è emulazione di strumenti veri. L’organo Hammond è nato per emulare quello da chiesa, poi è diventato blues. Perfino per la musica dance, all’inizio, utilizzavo un’orchestra vera. Andavo in America a fare i cori, a registrare i fiati ecc... Ultimamente ho utilizzato un’or-


chestra mischiata all’elettronica: nel 2005 per Jenifer di Dario Argento, unico europeo per la serie Masters of Horror (13 film dei più grandi registi horror al mondo, tra cui Carpenter, Landis, Romero, Hooper), che ha venduto un milione di dvd in America, e nel 2006 per Pelts, film di Dario sulle pellicce per la stessa serie. L’ultimo è stato La Terza Madre. Guardando indietro hai rimpianti? Mi sarebbe piaciuto andare in America e lavorare col cinema americano, ma sono rimasto legato alle mie radici. Non ho rimpianti grossi, mi sento fortunato e soddisfatto di ciò che ho fatto. Paure? Da bambino ero terrorizzato dalla casa dei fantasmi del luna park. Al cinema vidi Bambi con mia madre, che dovette portarmi via nella scena dell’incendio e della morte della mamma. Crescendo ho superato queste fobie. Oggi non ne ho. Sogni?

Continuare a far musica in eterno. Certo, se mi chiamasse Spielberg… Come vedi il cinema horror di oggi? Ci sono molte produzioni, su 10 film 8 sono dell’horror o thriller, quindi rimane il primo genere al mondo. Alcune sono davvero buone, come Captivity, Hostel, Saw, Turistas e perfino certi remake (Non Aprite Quella Porta e Dawn of the Dead) che in genere non amo. Altri invece pessimi, tipo Il Presagio e The Fog. Ora temo per il rifacimento di Suspiria, perché qualche giorno fa con i Goblin abbiamo ceduto i diritti a una società italiana collegata alla Fox che ci ha chiesto la musica. La protagonista dovrebbe essere Natalie Portman, mentre la moglie del produttore è Jessica Harper (protagonista nell’originale). E la musica? A volte spettacolare, altre copiata. Hans Zimmer ha copiato senza vergogna quella di Suspiria nei titoli di coda di The Ring e, recentemente, in Angeli e Demoni.

Che consiglio daresti a un giovane che vuol fare colonne sonore oggi? Dovrebbe legarsi a un regista. Purtroppo è una professione che non c’è più, come non ci sono più i B movie italiani che oggi insegnano nelle cineteche. Lamberto Bava, Michele Soavi, Ruggero Deodato, Enzo Castellari, lo stesso Dario Argento faticano oggi a trovare i finanziamenti. Il mercato cinematografico è in crisi, anche a causa della televisione. Come Internet ha distrutto l’industria discografica. Un buon inizio potrebbe essere proprio la Red Bull Music Academy dove, a dispetto delle tecnologie che tendono a isolare le persone, ci si può relazionare e collaborare fianco a fianco con artisti da tutto il mondo. Progetti futuri? Fare la musica per il primo film di un regista francese, quello dello spot Citroen dove la macchina diventa robot. Il film si chiamerà The Dark Side e sarà, manco a dirlo, ricco di streghe ed effetti speciali.

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Primavera Sound

Il Primavera Sound Festival è stato uno dei migliori festival della stagione, sicuramente quello con la line-up più interessante: un mix di artisti nuovi e di nomi leggendari. Siamo stati conquistati dalle performance di My Bloody Valentine, Spiritualized e Neil Young. Così come da Aphex Twin, Phoenix e The Tallest Man On Earth. A visual diary scattato tra il 28th-30th Maggio 2009 al Primavera Sound Festival di Barcellona.

Foto di Nacho Alegre, Coke Bartina & Patricia Ruiz Del Portal.

Questa è una coppia che abbiamo incontrato dopo lo show dei Phoenix. Ci ha colpito parecchio, sembrano felicissimi!

...la gente ubriaca spesso è ancora più felice. E talvolta si cimenta nella leggendaria fig.7

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Alice Glass?

I festival sono molto intensi, specie superata una “certa” età: Depo dorme nel letto di Nacho. A Depo nel corso del festival hanno offerto droghe di tutti i tipi, “anche alcune che non ho mai sentito nominare” (dice). Ovviamente non ne ha approfittato.

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Questo è Ben Rayner, un fotografo inglese che ha scattato per noi la cover story con Robyn & Kleerup. Qui lo vedete un po’ ubriaco e intento a fare smorfie di fronte all’obiettivo.

Patri è la fidanzata di Nacho. A Nacho piace molto fotografarla, come potete bene vedere da queste pagine. Lei, Nacho e Coke sono gli autori di questo servizio.

Tra le performances della prima notte c’è stata anche quella di Aphex Twin. Abbiamo visto parte del suo live insieme a James Ford (Simian Mobile Disco) che si è regalato una settimana di vacanza nella capitale catalana approfittando della data al Primavera.

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Yo La Tengo. Un’istituzione dell’indie rock americano. Sono in giro da ben 25 anni e hanno fatto oltre 15 album. Durante il loro live, noi eravamo in cima a un monte e sembrava ci fosse un mare di persone.

Good girls don’t wear black

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Annika è una modella finlandese. In passato è comparsa in vari servizi su PIG. Ogni volta che veniamo a Barcellona la incontriamo a diversi party. Annika è molto carina. Senza gli occhiali ancora di più.

Non ricordo bene a che punto e giorno del Primavera fossimo, anche perchè da bravo inglese, Ben ha bevuto ininterrottamente per tutti i 3 giorni del festival.

Ecstatic Peace

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Random boy on Pitchfork stage. Poco prima su questo palco, Wavves (un giovane musicista americano) ha messo fine al suo tour europeo e al suo rapporto con il baterista della band. Dopo una buona mezz’ora di parole senza senso e di tentativi invani di suonare, il suo fedele batterista gli ha versato in testa una birra lasciandolo solo sul palco, mentre la gente lanciava lattine ed insulti. Wavves si è poi scusato ufficialmente sul suo sito, dichiarando che l’idea di mischiare Xanax, Valium e Ecstasy non è stata una scelta saggia.

Patri e Ana si vogliono bene. Ana è la fidanzata di Coke, l’assistente di Nacho. Nacho è il fotografo di questo servizio, qui immortalato da Patri. Nacho è un fotografo di moda e scatta per le migliori riviste al mondo. Nacho è un bell’uomo e sa essere molto elegante quando vuole.

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Claire con uno dei suoi vestiti preferiti: the vegetable dress. Claire è una nostra amica francese e lavora per WAD.

In alcuni casi la fig. 7 può non riuscire. Le conseguenze possono essere pessime per i collant. L’importante però è non intristirsi.

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Patri alla fine dell’ultimo giorno del festival. La notte si è conclusa con un live set degli Zombie Zombie, al crepuscolo del mattino.

Spiritualized. Probabilmente il miglior show del festival. Abbiamo chiuso gli occhi per un momento e abbiamo immaginato di volare tra le nuvole e planare in una terra oscura illuminata da esplosioni e raggi laser.

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Sidney Photographer: MACIEK POZOGA Stylist: CHARLOTTE MOREAU Photography Assistant: LOAN CALMONE Models: SIDNEY GEUBELLE at FASHION Special Thanks: ARTHUR

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Catsuit by MISS SIXTY

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Pantaloncini INSIGHT

Sophie: Costume da bagno by MISS SIXTY,Bolero in seta by MANISH ARORA

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Denim cut-offs WRANGLER, scarpe by SEBAGO

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Sophie: Costume da bagno by MISS SIXTY,Bolero in seta by MANISH ARORA

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Occhiali RAY-BAN

Sophie: Costume da bagno by MISS SIXTY,Bolero in seta by MANISH ARORA

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Jeans APRIL 77, scarpe by VANS

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Camicia WRANGLER

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Camicia Carhartt

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Camicia in jeans by Wrangler, jeans by April 77

Sophie: Costume da bagno by MISS SIXTY,Bolero in seta by MANISH ARORA

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Sophie: Costume da bagno by MISS SIXTY,Bolero in seta by MANISH ARORA

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Soprabito by SESSUN, jeans APRIL 77

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Grace: felpa con cappuccio VANS, scarpe Dr. martenS Josh: giacca NIKE, pantaloni by adidas, maglia a quadri Carhartt, maglia in jeans by Stussy Suki: giacca NIKE, vestito Noki

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Suki, Josh & Grace Photographer: BELLA HOWARD Stylist: ANNA TREVELYAN Phtgrphr assistant: ALEX LLOYD Styling assistants: RUI SARASHINA and GINA TERRY Hair: ZOE ARGIROS Make Up: THOMAS DE KLUYVER Using Mac Cosmetics Models: Josh B @ D1, SUKI @ Img and GRACE @ Storm Special thanks to: OSCAR HAZELL

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Suki: maglia by Nom*d, gonna McQ, scarpe Dr. martenS, Grace: giacca Lee, vestito by McQ, stivali Dr. martenS

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Suki: vestito Noki, giacca by NIKE, stivali Dr. martens, mutande by Topshop

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Suki: giacca NIKE, vestito Noki, scarpe Dr. martens, intimo by Topshop Grace: vestito in jeans by Lee, cardigan Fred Perry mutande by Topshop, felpa con cappuccio models own

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Grace: tuta by Wrangler, stivali DR. MarteNs, Josh: jeans by Lee, Suki: jeans Lee, maglia in jeans by Nobody, stivali DR. MarteNs

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Grace e Suki: intimo by Topshop

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Josh: intimo models own

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Josh: piumino Energie, maglione e polo by Stussy, jeans Lee, scarpe NIKE

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Josh: giacca Penfield, cardigan Lee, polo shirt by Alexander McQueen x Puma, maglioncino McQ, Jeans by Vans, scarpe NIKE

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Grace: vestito by McQ, giacca Lee, stivali DR. MARTENS

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Piglist:

Come potete notare nella pagina a fianco, il suo nuovo album “Everything Is New” è il nostro album dell'estate. A chi potevamo chiedere la Piglist per questo numero se non a Jack Peñate?

Jack Peñate Notorious B.I.G - Party and Bullshit Talking Heads - Burning Down The House Can - Vitamin C Kate Bush - Suspended In Gaffa Animal Collective - My Girls Nick Drake - Poor Boy Pinchers - Bandelero Dirty Projector - Rise Above Fugazi - Waiting Room Todd Rundgren - Hello Its Me

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Musica Album del mese Di Depolique e Marco Lombardo.

Jack Peñate Everything Is New (XL) Non avrei scommesso un penny su Jack Peñate. Mi era parso un acerbo e anonimo cantastorie, anello debole dell'ondata dei talentini (insieme a Lily Allen, Jamie T e Kate Nash) from outer (my)space stagione 06/07. Chi l'avrebbe detto che sarebbe stato lui a firmare uno dei dischi dell'estate 2009? Eppure... E' l'incontro con Paul Epworth a cambiare le cose. I due si trovano a meraviglia e l'ex Phones lo volta come un guanto.Vogliono fare un disco a tinte tropicali, con i ritmi dell'Africa, i colori dei Caraibi e un'anima soul. E lo fanno. Senza dimenticare la malinconia tipica di certe canzoni britanniche. Se nessuno si scandalizza Everything Is New è un piccolo Graceland, versione 2009, fatti ovviamente i dovuti paragoni. E' il disco da portare in vacanza, merito anche di quel sapore balearico che lo attraversa (qui in versione Robert Smith in vacanza a Ibizia) che va per la maggiore. Nove brani, all killer/no filler, (Tonight's Today è già nella top ten di fine anno). Schiaccio play al tramonto e non lo tolgo più. Depolique

Mungolian Jetset - We Gave It All Away, Now We Are Taking It Back (Smalltown Supersound/VME) Ricordate il trenino cigolante che conduceva nel castello dei fantasmi da piccoli? Il brivido mistico, e inconsapevolmente erotico, una volta immersi nel buio profondo di quella giostra ancestrale? Il senso di vertigine alla prima discesa nel vuoto e l’esplosione di adrenalina alla vista di un fantasma dilaniato da urla tombali? Bene, questo mastodontico esordio dei Mungolian Jetset (trio norvegese dalla formazione aperta – tra i numerosi collaboratori si conta anche Lindstrøm) ne è la perfetta trasposizione sonora, aggiornata ad una versione per soli adulti. Un estatico ed esoterico tourbillon musicale che si dipana in un doppio album con le sembianze di un Frankestein psichedelico. Un viaggio cosmico nello spazio dell’anima e le sue croste lisergiche a base di techno, ambient, disco, prog e soft rock, jazz, pop, dub. Arenati sulla spiaggia di un’esotica colonia lunare, nell’universo inesplorato. Insieme a quel trenino del passato, ormai arrugginito. M. L. 123


Musica Album del mese

Di Depolique, Marco Lombardo, Gaetano Scippa e Ambrogio Ferrario.

Edward Sharpe & The Magnetic Zeros - Up From Below (Rough Trade) Alla testa di una band/comune di nuovi hippie, Edward (Alex Erbert) il “messia” gira l’America con i suoi undici discepoli a bordo di uno school bus. Un esplosione di suoni e visioni cara all’età d’oro del folk e della psichedelia. Tra i dischi dell’anno.

La Roux - s/t (Polydor) Tralasciando ogni riflessione su influenze e originalità, c’è un “qualcosa” in Elly, nuova stellina dell’electro pop Made In England, che solitamente latita. Saranno le sfumature del falsetto, la nostalgia che marchia i testi, oppure la bontà dei brani... Il suo è un esordio speciale.

Little Boots - Hands (Warner) Ha già partecipato a Pop Idol, suonato in un jazz trio e in una band indie dance (Dead Disco). Victoria suona il piano da maestra e ha studiato fino in fondo e a 25 anni è una stella della blogosfera. Ora vuole scalare le charts e diventare una popstar, come la sua eroina Kylie. E lo farà.

Yacht - See Mystery Lights (DFA) Spesso, si sa, la differenza la fa la produzione. Di fronte agli Yacht viene da chiedersi quanto sia farina del loro sacco e quanto specialità della casa (DFA). Resta il fatto che sono loro a firmare il disco: indie disco della migliore tra Hot Chip e LCD, roba altamente bloggabile e ovviamente super cool.

DatA - Skywriter (Ekler’O’Shock/ Naive) Disco d’esordio per il francese David Guillon, ennesimo epigone della scuola d’oltralpe. Il canovaccio è ampiamente consolidato, le novità pochissime. Non mancano i guizzi comunque, soprattutto quando s’inoltra in territori più pop, alla Cassius/Calvin Harris. M.L.

Moby - Wait For Me (Mute) Richard Melville Hall riscopre in questo disco la sua vena più intimista crogiolandosi in un soul urbano, cinematografico e autoreferenziale. Le sorti del disco vengono però risollevate da alcuni accenni glam-rock, new wave e shoegaze che aprono interessanti spiragli futuri. M.L.

Miike Snow - Miike Snow (Downtown Records) Tre produttori macina-hit (hanno scritto per Britney Spears e Madonna) s’incontrano e danno vita a un progetto indie dance che sa di perfezione chirurgica. Due svedesi e un americano alla conquista del mondo, a colpi di perle pop irresistibili. Animal su tutte. M.L.

Mondkopf - Galaxy Of Nowhere (Asphalt Duchess) Mondkopf è un ragazzo parigino di ventitre anni dalla straordinaria propensione melodica, autore di un piccolo capolavoro strumentale tra hip-hop alla Timbaland, grandeur classica, Aphex Twin e l’electro berlinese. Vangelis ventenne oggi suonerebbe così. M.L..

Mos Def - The Ecstatic (Downtown) In “The Ecstatic”, quinto disco di Mos Def, si respira aria di terre lontane: dalla opening “Supermagic” che campiona l’etno-psichedelia di Selda, fino al bollywood funk di “Wahid”. Producono i fratelli Oh No e Madlib assieme al francese della Ed Banger Mr Flash, quello che è sicuramente il miglior disco del rapper di Brooklyn dai tempi dei Black Star! A.F

Jon Hopkins - Insides (Domino) Coproduttore con Eno dell’ultimo Coldplay, Hopkins a ventotto anni è uno dei “nuovi” compositori più promettenti. Jon immagina e assembla paesaggi a milioni di colori che sanno essere classici e postmoderni, per cullare e scuotere al tempo stesso l’ascoltatore.

ZE 30 - ZE Records 1979-2009 (Strut Records) Seminale raccolta dedicata all’etichetta di culto newyorchese che seppe raccogliere lo spirito festaiolo e l’attitudine avantgarde della scena musicale –tra disco e no wave- esplosa alla fine dei settanta nella grande mela. Un pezzo di storia ancora attuale. M.L.

The Emperor Machine - Space Beyond The Egg (Dc Recordings) Terzo disco per il gruppo capitanato da Andy Meecham, sciamano contemporaneo che armeggia con sintetizzatori d’epoca e batterie elettroniche. Evocando, nei suoi rituali sabbatici, scenari multiformi che sanno di kraut –rock e oscura disco music. M.L.

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Nisennenmondai - Destination Tokyo (Smalltown Supersound) Sayaka, Yuri e Masako, tre fanciulle di Tokyo, volano oltre i confini nipponici e trovano casa in Norvegia. La loro formula a base di free jazz, post punk imbizzarrito e kraut rock, seppure ostica, ha già fatto proseliti tra i cervelloni di indie, rock ed elettronica.

Blackbelt Andersen Blackbelt Andersen (Full Pupp) Daniel “Blackbelt” Andersen è norvegese, incide per l’etichetta di Prins Thomas e si destreggia con naturalezza tra disco music a rallentatore, riflessi moroderiani e techno “made in Detroit”. Una formula collaudata certo, ma che gli riesce benissimo. M.L.

Franz Ferdinand - Blood (Domino) Ma io dico: più che perdere tempo a stampare le scialbe e già note versioni del signor Carey, i.e. la dub side del già poverino Tonight, roba da Prima Republica, non era meglio concentrare le forze sui copiosi e ottimi remix, re-work e re-edit in circolazione? Eh?! Dove vogliamo andare? Avanti o indietro?

Israel M - Nareah (Aagoo) Israel Martinez è un artista elettronico ambient di scuola murcof-iana. Registrazioni sul campo, suoni campionati e sintetizzati (tra cui note di Luciano Berio in Riaiah) descrivono isolazionismi urbani psicoacustici, stratificati e ipnotici. Deserti di metallo in cui affondare. G.S.

Siriusmo - The Uninvited Guest (Monkeytown) A inaugurare la neo label dei Modeselektor c’è Siriusmo, un “non musicista” che si diverte a ribaltare gli stereotipi electroclash e tech house inscenando un teatro dell’assurdo tra Mr Oizo, Boys Noize e cavalcate cosmiche con tastiera Casio a tracolla. Esilarante. G.S. .

Ebony Bones! - Bone Of My Bones (Sunday Best) Afro è la malattia del 2009 ed Ebony Bones ne è portatrice sana. Il suo pop recitato e caleidoscopico è contaminato da crunk e punk-funk, come l’irresistibile singolo The Muzik. Musica energizzante con una buona dose di ironia e coscienza politica. Ed è pandemia. G.S.

Niobe - Black Bird’s Echo (Tomlab) Nel seguito di White Hats, Niobe ci disseta con le sue grazie vocali e con una capacità di scrittura sempre più articolata ma allo stesso tempo assimilabile. L’approccio free-jazz e i suoni tra avanguardia elettronica e grammofono sono un piacere per le orecchie. G.S.

Bibio - Ambivalence Avenue (Warp)                               Lanciato dai Boards of Canada, Stephen Wilkinson oscilla con perizia tra un novello Paul Simon e Flying Lotus. Il nesso non così limpido tra sonorità folk acustiche e ritmi wonky funky futuribili è una passione smodata per il vintage e le atmosfere anni ’70. Disco dell’estate? G.S.

Mirko Loko - Seventynine (Cadenza) Seventynine è una inaspettata escursione melodica dentro e fuori la pista da ballo, che lambisce la sfera più intima del producer. Non mancano certo poliritmi old school, con la 808 pronta a fare il suo dovere, ma funzionano anche gli intermezzi più riflessivi e cinematici. G.S.

Motor - Metal Machine (Shitkatapult) I Motor armano la loro macchina da guerra e si preparano a una nuova battaglia di techno-metallo ad affondo EBM. Come suggerisce il titolo, non c’è spazio per l’armistizio: bassi punitivi, distorsori, synth acidi, loop a 8 bit e un Death Rave da ibuprofene. Si salvi chi può. G.S.

Clark - Totem’s Flare (Warp) Chris Clark chiude la trilogia legando le melodie di Body Riddle alla techno vetrata di Turning Dragon, pur privilegiando ritmi serrati e uptempo. Soccombiamo sotto un martello gabber, distorsioni e beat simil Squarepusher finché la chitarra di Absence ci dà pacifica sepoltura. G.S.

Tony Allen - Secret Agent (World Circuit) Da molti considerato uno dei batteristi più influenti al mondo, il compagno di avventure di Fela Kuti ritorna con un album solista di stampo Afrobeat, dopo la parentesi pop con i The Good The Bad and The Queen di Damon Albarn. Ed è estasi del groove, di classe sopraffina. M.L

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Film

Di Valentina Barzaghi

Visto che le uscite estive sono deprimenti e dopo ore passate a fissare i titoli inerme non sono riuscita a cavarci un ragno dal buco, ho deciso di farla finita... non vi consiglio nulla che potrete vedere in sala nei prossimi mesi. Ma visto che non so come potrebbero reagire qui se facessi sciopero generale, mi sono fatta venire un'idea migliore: perché non consigliarvi qualche film che mi è piaciuto, ma che non avrete mai l'opportunità di vedere se non andandovelo a cercare? Ripassando un po' tra i miei trascorsi cinematografici degli ultimi mesi ho optato per “In Search of a Midnight Kiss” e “Man On Wire”.

In Search For A Midnight Kiss Di Alex Holdridge. Per parlarvi di In Search For A Midnight Kiss, non posso evitare di spaccarvi le palle con il mumblecore, genere che sta prendendo sempre più piede nella cinematografia indipendente americana - da dove nasce - e che è supportato da una serie di validi registi esordienti che lavorano rigorosamente low budget. Di questo tipo di film se ne sono visti negli ultimi anni, ma In Search For A Midnight Kiss è un’altra cosa. Amo questo film, amo Alex Holdridge, amo Scoot McNairy. Tutti sono alla ricerca di un bacio di mezzanotte, soprattutto l’ultimo giorno dell’anno. Wilson (Scoot Mc Nairy) è un giovane sulla soglia dei trent’anni che si è appena trasferito a Los Angels, lavora in un negozio di noleggio dvd e non ha particolari piani per la sua vita, se non superare una relazione amorosa in cui credeva andata male. Aiutato dal suo coinquilino Jacob (Brian McGuire) e dalla sua ragazza, mette un annuncio su un sito di incontri, a cui poco dopo risponde Vivian (Sara Simmonds), una irrequieta e nevrotica bionda dal presente misterioso. La pellicola si svolge nel corso di una giornata, dall’incontro dei due sconosciuti, alla reciproca conoscenza. Un film intimo, tenero, onesto, reale, divertente, triste, identificativo, emozionale, emotivo, semplice, complesso, controverso... potrei andare avanti a lungo a trovare aggettivi, che si pone come capolista delle pellicole di questo genere. Prodotto con un budget irrisorio (25000 dollari circa), ma con un’estetica in bianco e nero degna di un film d’autore, per non parlare dei fantastici dialoghi messi in bocca ai protagonisti (su tutti quelli di Vivian e Jacob) e della colonna sonora ricercata, In Search For a Midnight Kiss è il film che dovete assolutamente acquistare (o comunque avere in qualche modo) se siete appassionati di genere, se pensate che da una relazione fallita non ci si possa più ripigliare, se siete convinti che non vi innamorerete più, se volete innamorarvi di nuovo. Una moderna cenerentola nella Città degli Angeli, una pellicola sull’impossibilità di amare fino in fondo qualcuno, sulla solitudine a cui comunque si è costretti e su un bacio cercato per pensare per un istante che in fondo non sia proprio così...

Man On Wire Di James Marsh. I premi assegnati ai documentari non vengono presi molto in considerazione. Figuriamoci quando la bolgia che li circonda non è quella di un festival qualsiasi, ma gli ambitissimi Premi Oscar. Così nessuno si accorge che tra sopravvalutati e meno film in lista ci sono anche questi gioiellini che subito dopo vengono facilmente dimenticati dal mercato. Man On Wire è il vincitore dell'Oscar 2009 come Miglior Documentario, ma da noi non verrà mai distribuito e pressoché nessuno ne ha sentito parlare. Il film racconta l'esperienza del francese Philippe Petit che nel 1974 organizzò in modo del tutto illegale una traversata su filo tirato tra le due Torri Gemelle. Petit fece un gesto assolutamente folle, sconsiderato, ai limiti del suicidio, documentato in ogni sua parte. A metà tra favola, sogno e thriller, Man On Wire è un film che non si può categorizzare così facilmente, che raccontato in poche righe verrebbe solo banalizzato. Guardarlo ti lascia senza fiato. Il suo mix filosofico esistenzialista, diventa quasi mistico nelle sue componenti visionarie: l'arte si unisce alla bellezza. E guardato ora che le Torri non sono più lì, stagliate verso il cielo, la bellezza assume quasi un connotato di caducità e morte. A esaltare questa idea i silenzi religiosi dei protagonisti, storici e meno, del fatto. Dare e togliere, presenza e assenza, vita e morte: "There is no why", continua a ripetere Petit. Forse la risposta che dovremmo rassegnare a darci ogni volta che la vita ci presenta il conto o quando la sfidiamo per sentirci vivi. Uno dei pochi documentari esistenti che ha avuto il 100% di consenso della critica, uno dei pochi film sull' illogicità della vita che raggiunge il suo scopo. Crea stupore.

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SOLD OUT

OASIS

GIOVEDI’ 16

FANGORIA I GANG OF FOUR I GLASVEGAS I KEVIN SAUNDERSON PRESENTS: INNER CITY LIVE MYSTERY JETS I TELEPATHE I THE WALKMEN ALDO LINARES I ANNI B SWEET I LA BIEN QUERIDA I THE BISHOPS I CHRISTIAN SMITH I THE CORONAS (IRL) JUSTUS KÖHNCKE I NAIVE NEW BEATERS I NO REPLY I OBLIQUE I WE ARE STANDARD

KINGS OF LEON

VENERDI’ 17

CHRISTINA ROSENVINGE I COOPER I THE HORRORS I JAVIER CORCOBADO MAGAZINE I MAXÏMO PARK I NACHO VEGAS I PAUL WELLER I YUKSEK BOYS NOIZE I FIGHT LIKE APES I GLASS CANDY I INFADELS DJ'S I JOE CREPÚSCULO I NUDOZURDO

FRANZ FERDINAND

SABATO 18

2 MANY DJ’S I ELBOW I FOALS I JOSELE SANTIAGO I LILY ALLEN PEACHES I RUSSIAN RED I TELEVISION PERSONALITIES AEROPLANE I BELL X1 I DELOREAN I GUI BORATTO I L.A. I THE MIGHTY STEF I RATOLINES STEVE AOKI I TADEO I THE UNFINISHED SYMPATHY I THE WAVE PICTURES

THE KILLERS

DOMENICA 19

«RINÔÇÉRÔSE» I CALEXICO I CATPEOPLE I FRIENDLY FIRES I GIANT SAND HELL I LATE OF THE PIER I LAURENT GARNIER I PETER DOHERTY THE PSYCHEDELIC FURS I TV ON THE RADIO I WHITE LIES BIRDY NAM NAM I DAVID KITT I FLOW I KLAUS & KINSKI I LYKKE LI I POPOF ...E MOLTRI ALTRI TANIA IERI HO VISTO IL MIGLIOR CONCERTO DELLA MIA VITA

NANO HO CONOSCIUTO IL BASSISTA DEL MIO GRUPPO PREFERITO AL CHIOSCO VEGETARIANO

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DVD

Di Valentina Barzaghi

Appaloosa Di Ed Harris. 1882, New Mexico. Virgil Cole (Ed Harris) e il suo vice Everett Hitch (Viggo Mortensen) si sono fatti la fama di pacificatori in terre in cui la legge non viene rispettata. La meta del loro cammino è Appaloosa, una piccola comunità di minatori in cui spadroneggia uno spietato e potente ranchero, Randall Bragg (Jeremy Irons), che ha permesso alla sua banda di fuorilegge di portare paura e disastri in città. Cole è un uomo algido e scontroso che sa il fatto suo. Hitch è di poche parole: dopo essere stato congedato come soldato addestrato a West Point, l'unica legge che conosce è quella di Cole, rafforzata dal forte sentimento d'amicizia che lo lega all'uomo. I due vengono incaricati di catturare Bragg, consegnandolo alla giustizia, ma l'arrivo in città dell'anticonformista Allison French (Renée Zellweger), smaliziata abindolatrice di uomini, metterà a dura prova sia l'amicizia tra i due che la loro missione. Ispirato all'omonimo best seller di Robert B. Parker, un film che dimostra come si possa rileggere un genere che ha fatto storia attualizzandolo. Harris attinge a piene mani dai classici con rinvii sotterranei a Eastwood, a Costner (il direttore della fotografia di Appaloosa, Dean Semler, è lo stesso di Balla coi Lupi) e a Sergio Leone, di cui adotta il cambio netto e continuo di campi e piani. Come in C'era una volta il West, introduce anche l'elemento femminile, motivo di disturbo per l'uomo, ma riadattato in chiave moderna. Allison French è una donna che non si fa sopraffare dagli eventi, che deve sopravvivere perché capisce di essere sola e per questo si appoggia a quello che al momento è il "maschio dominante". Non si sa nulla di lei se non che ha un dollaro e, così dice, un marito deceduto. Cole se ne innamora e per lei è disposto ad integrarsi in un sistema, a mettere una parola fine al suo lungo pellegrinaggio con l'amico, nonostante la sua etica rimanga quella imposta dalla pistola. Hitch è l'uomo di frontiera, ha un cuore generoso e una morale ferrea e non potrebbe sopportare una vita diversa da quella nomade. Un western ben riuscito, dai connotati più interiori che epici. Ma non solo... Una storia d'amicizia, un legame cameratesco, che si rivela allo spettatore attraverso dialoghi brillanti (anche il tormentone di Cole che quando non ricorda una parola chiede al suo vice cosa deve dire, non annoia) e interpretazioni magistrali di Harris e Mortensen. Punto debole, la scelta della Zellweger come protagonista femminile: al limite dell'odioso.

Joshua Di George Ratliff. New York. Brad e Abby sono una coppia pressoché perfetta: lui rampante manager in carriera, lei diventata madre da poco e per la seconda volta di una stupenda bambina. Oltre che della piccola Cairn sono genitori di un bambino dalle competenze prodigioso di nome Joshua. All'arrivo della sorellina, tutte le attenzione si spostano su di lei, scatenando nel bambino delle reazioni tanto nascoste quanto inaspettatamente cruenti. La pellicola che ha suscitato tanto scalpore due anni fa al Sundance, finalmente arriva in dvd dopo un'uscita cinematografica inosservata e circa un altro anno d'attesa. Non la sorpresa che ci si aspettava dopo tanto casino, ma comunque un buon film, girato quasi completamente all'interno di un asettico e impersonale appartamento che dona al tutto un tocco ancora più claustrofobico e angosciante. Sam Rockwell è sempre Sam Rockwell (che vuol dire che non riesco ad essere obiettiva perché lui mi piace sempre).

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Di Valentina Barzaghi Foto di Giulio Boem (www.boemog.net)

News

Circuito Off compie 10 anni. Tra il 2 e il 5 Settembre l'Isola di San Servolo, Venezia, si trasforma per la decima volta in quel paradiso dedicato al cinema in cui ci piace tanto trascorrere gli ultimi giorni d'Estate, tra un buon film e un incontro interessante davanti a innumerevoli calici di vino su una terrazza panoramica da urlo. Come tutti gli anni il programma è ricco e sicuramente non mancheranno le sorprese. Capisaldi dell'evento sono come sempre il Concorso Internazionale, con una selezione di cortometraggi provenienti da ogni parte del globo; il Mercato del cortometraggio, con un gran numero di stand e buyer di fama internazionale; una retrospettiva, che per questa edizione verrà dedicata al regista francese Jan Kounen, di cui ci piace ricordare il western Blueberry e i documentari Batards e Other Words. Imperdibile e sopra le righe quest'anno al Circuito Off è la Erotic Section (giovedì 3), che vedrà protagoniste delle signore del cinema internazionale come Anna Mouglalis, un'inedita Bianca Li nel ruolo di regista di un cortometraggio con Victoria Abril, ma soprattutto... Zoe Cassavetes, figlia del più famoso John e di Gena Rowlands, autrice, produttrice e regista molto più indipendente rispetto al resto della famiglia (fra i suoi lavori più celebri la commedia Broken English) e non a caso amica della sublime Sofia Coppola. Lo stesso giorno la blogger Erika Lust presenterà il suo libro Porno per Donne, ovvero il cinema erotico da un punto di vista femminile. Questa edizione del festival non smentisce la sua predilezione per "il rosa" nemmeno nella sezione videoclip, dove a fare da ape regina troviamo la celebre Floria Sigismondi, fotografa e regista per Bjork, White Stripes, Bowie, Leonard Cohen, Interpol e molti altri. Qui a San Servolo presenterà tutti i suoi lavori e terrà un workshop proprio sul "videoclip". Che dire... Non vedo l'ora! www.circuitooff.com

Clooney: assassino per Corbijn Dopo il successo di Control, biopic sulla vita di Ian Curtis, Anton Corbijn torna dietro alla macchina da presa per dirigere il "sì, sbavo sempre quando ti vedo" George Clooney (cercherò di nominarlo meno che posso altrimenti sbavo ogni volta che ci penso). La pellicola in questione si chiama A Very Private Gentleman ed è tratta dall'omonimo romanzo di Martin Booth. George (sbavo) vestirà i panni di un assassino che si è nascosto sotto false spoglie in un paesino italiano in attesa di compiere la sua ultima missione prima di ritirasi definitivamente da quella vita. Le riprese del film inizieranno questo autunno: cast e troupe si trasferiranno in Italia, in una location ancora top secret. Devo riuscire a scoprire dove... Mi vedo già... Ci vediamo, colpo di fulmine... sbavo.

Dark Night Of The Soul Fino all'11 Luglio i pochi eletti che si troveranno nei pressi di Los Angeles non dovranno mancare una visita alla Michael Kohn Gallery. Dark Night Of The Soul (come già accennato sullo scorso numero di PIG nella sezione di musica), è l'ambizioso progetto musicale di Danger Mouse e Sparklehorse, corredato di una parte visual realizzata da un "tipo qualunque" chiamato David Lynch. Il regista che ha fatto dei suoi incubi un cult, entrando di diritto nella storia del cinema, proporrà una serie di circa cinquanta scatti appartenenti a quelli pubblicati nell'omonimo libro pubblicato in edizione limitata. www.kohngallery.com/current.html 130 PIG MAGAZINE


2>5 Settembre 2009 San SerVolo, Venezia CirCuitooff.Com

put on your best face

Note: l’editore è a disposizione per i compensi dovuti agli aventi diritto

VeniCe off trade 4th VeniCe international Short film market & 3rd digital expo

tankboys 06/09

10th CirCuito off VeniCe international Short film feStiVal


Libri

Di Marco Velardi

Bart Wells Institute Capita spesso di trovare dei libri per caso, scoperti durante un viaggio, in un luogo inaspettato, com’è successo a me con Bart Wells Institute trovato in un minuscolo ristorante di Shoreditch a Londra. Sarà destino, ma forse i libri migliori non si trovano nelle librerie più importanti, come anche le mostre migliori non si vedono nelle gallerie più blasonate. Ed è proprio ciò che Bart Wells Institute e la sua Gang, composta da Sam Basu, Mick Mee, Luke

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Gottelier, Francis Upritchard e Harry Pie, misero a punto tra il 2001 e il 2003, creando un punto di incontro unico ed inimitabile, per 8 mostre, svariati concerti e gli albori di una nuova scena artistica londinese. Scena che non a caso ha forgiato lo studio grafico Abake e il designer Martino Gamper, co-impresari della mini casa editrice Dente-De-Leone, che ha pubblicato questo volume impeccabile e di sicuro continuerà a sfornare piccole vere gemme di

editoria. Se proprio volete strafare, c’è anche un’edizione limitata in 50 copie acquistabile direttamente dagli editori. www.dentdeleone.co.nz Titolo: Bart Wells Institute Autore: Luke Gottelier e Francis Upritchard Casa editrice: Dente-De-Leone Anno: 2009 - Dimensioni: 26 x 18 cm Prezzo: 15.00 £


Titolo: Hot Coals Only Autore: Peter Sutherland Casa editrice: Seems Anno: 2009 Dimensioni: 20,3 x 13,5 cm Prezzo: 30.00 $

Hot Coals Only Peter Sutherland ritorna nella sezione libri come artista e non da editore, con un volume speciale, in edizione di 200 copie, pubblicato da Seems, piccola casa editrice di San Francisco, in occasione dell’omonima mostra presso Hope Gallery a Los Angeles. Nella tradizione della fotografia di Peter Sutherland, ci troviamo immersi in un mondo fatto di uomini con barbe e capelli lunghi, scritte senza senso, paesaggi sterminati, animali, armi da fuoco e il caos regna supremo nella scelta degli accostamenti. A tenere insieme queste pagine ci sono alcuni racconti di Sutherland da giovane, testi scritti in prima persona che raccontano le sue prime avventure di quando la macchina fotografica non era sempre con lui, e che ci permettono di scoprire la sensibilità e la genuinità che sta dietro al suo lavoro. Forse non sarà mai uno dei libri più famosi di Peter Sutherland, ma sicuramente rimarrà come uno dei più intimi e personali. www.seemsbooks.com

Japanese Goth Tiffany Godoy torna alla ribalta sulla scena editoriale, dopo Style Deficit Disorder, con un nuovo volume dedicato interamente a parlarci della scena Gothic Giapponese. In verità, più che parlarci, Tyffany e Ivan Vartanian, il coautore, ci accompagnano in un viaggio fatto di immagini e illustrazioni tratte dalle sottoculture delle Gothic-Lolita e del Gothic Punk in Giappone. Un percorso di stili e canoni estetici

precisi, ma allo stesso tempo totalmente disparati, passando da trine e merletti vittoriani al dark più macabro, da bambole di porcellana alle passerelle di moda. Nonostante le 200 e più pagine, Japanese Goth si sfoglia molto velocemente, forse anche troppo, e a tratti si ha l’impressione che 100 pagine in più avrebbero donato più respiro alla lettura e lasciato spazio per approfondimenti, ma dopotutto è anche

importante saper trovare il giusto equilibrio e Tiffany Godoy è maestra in questo. www.rizzoliusa.com Titolo: Japanese Goth Autore: Tiffany Godoy e Ivan Vartanian Casa editrice: Universe/Rizzoli Anno: 2009 - Dimensioni: 22,9 x 15,7 cm Prezzo: 27.50 $

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Whaleless

A Cura di Giovanni Cervi. Contatti e info: verbavolant@pigmag.com

Un mondo senza balene. Inquinamento e pratiche di pesca insostenibili stanno mettendo a serio rischio la sopravvivenza dei grandi cetacei. Questo è uno spazio dedicato a chiunque voglia esprimere la propria indignazione, rabbia, vergogna, incredulità, preoccupazione… con ogni mezzo espressivo, dall’illustrazione alla canzone, dall’animazione alla fotografia e oltre. Visitate i siti internet www.whaleless.com e www.myspace.com/whaleless per ulteriori

Opera di Fernanda Veron

informazioni e per visionare la gallery dei lavori giunti fino ad ora. Be creative, save a whale.

A whale came to me and told me a secret Hai mai visto una balena? No. Vorresti? Certo che si! Dov’è il loro tempio?? Che rapporto hai col mare? Chi non riconosce al mare l’anzianità che gli dobbiamo? Secondo te quanto anziani siamo? La maggior parte delle persone nasce già stanca, ma io intendo un altro tipo di anzianità, quella della memoria genetica. Se tu potessi scegliere di trasformarti in un abitante marino, quale sceglieresti? E perché? Sceglierei la medusa. Perché sta nei mari caldi e non mi sembra un animale di questo mondo! Qual è il tuo elemento preferito tra aria, acqua, terra e fuoco? Perché? La terra, perché l’aria, l’acqua e fuoco senza

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terra sarebbero il caos. Pensi che l'arte sia fine a se stessa o che debba avere un messaggio o un riflesso su chi guarda? L’arte è autoreferenziale, un riflesso di luce attraverso l’ombra, non per chi guarda ma su se stessi. Come descriveresti il mondo nel quale viviamo? Far vivere lo stupore è conservare un mondo dal quale può sempre nasce una meraviglia; senza la meraviglia un mondo finisce di rigenerarsi. E come lo immagini tra 20 anni? L’ho immaginato come sarà fra tre anni. Come? Una tempesta di coriandoli neri e fuochi urbani, un ritorno alle tribù, un crollo dei vecchi ideali. Ci dici qualche parola da associare al tuo modo

di fare arte? Il ricordo di ciò che abbiamo imparato e il ricordo di ciò che abbiamo dimenticato. Come hai realizzato questa balena? La fotografai quando entrò dalla finestra per dirmi un segreto. Me lo puoi confidare? Non posso. Posso dirti che lei è la creazione di un sogno collettivo, per questo può volare. A cosa stai lavorando ora? Alla mia personale “Le Sale di Los”. Una serie di autoritratti e un video che tracciano la mia storia, attraverso l’infanzia, il viaggio, il dolore e la partenza. Hai un sogno/incubo ricorrente? Si. La fuga. Un deserto rosso. Acqua. Treni. Una civiltà su ghiacci. www.veronfernanda.com


Webster

Di Raf “I feel Lucky” Mancuso webster@pigmag.com

Raf Mancuso è un detenuto dimenticato in un carcere dismesso; la sua unica libertà è la banda larga.

www.frank-kunert.de Un sistema di suicidi urbanizzati. Questo a volte ci vorrebbe. Accettare la dipartita e giocarci, ricordando che fa parte della vita. Quanto ci vorrebbe. Anche una scala per raggiungere gli alberi. E magari una macchina spaccacielo. Ma la realtà è meno illuminata della fantasia. E allora non si fugge, nemmeno se uno lo vuole fare per l’ultima volta col sorriso sulle labbra.

Re: Cold cold Ground >> Freddo. E tanti giochi. Dalla Finlandia e da mezzo mondo. Dall’infanzia e dal design. Dall’ascensore al muro. Questo mese è una bella dose di caldo. Stagioni pazze mentre scrivo si alternano ogni giorno invece che ogni tre mesi, liberiamoci dalle catene della noiessia e giochiamo spensierati. Sempre. 136 PIG MAGAZINE


tombanwell.blogspot.com

jooyounpaek.com

marcobrambilla.com

www.ferranlajara.com

www.flickr.com/photos/ikkeno

www.marikasurinen.com

web.mac.com/tobystretch

www.saarasalmi.net

www.stefanodembro.com

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Videogames

Di Janusz Daga (jan@pigmag.com)

PIG’s Most Played. If there’s something strange in your neighborhood. Who ya gonna call? Ghostbusters_Xbox360 Bill Murray, Dan Aykroyd, Harold Ramis e Ernie Hudson tornano alla grande in questo omaggio ai migliori film degli anni ’80. Se da piccoli giocavate con lo Slime compratelo, se non vi piacciono questi film ma volete un gioco divertente con una grafica super, compratelo. Centinaia di fantasmi da catturare, cose e persone da friggere con il Proton Pack. Se poi siete dai fan di Bill Murray non potrete che apprezzare le sue mitiche battute sagaci. Loro redivivi…

WarioWare D.I.Y._DSi

Questo non è un gioco normale. Uscito in Giappone come “Made in Ore” questo delirio in pixel ci premette di creare da soli centinaia di minigiochi in stile Wario. Un apposito editor per disegnare infinite situazioni. Tutto custom: musica, suoni e animazioni. Masahiro Sakurai, creatore del pezzo assicura così una longevità infinita e ci da la possibilità di diventare sviluppatori. Il primo passo verso un Social-marketing digitale?

Wii Sport Resort_Wii

Sole, mare, Wii Motion Plus. Cha cha cha! Per un’estate rilassante tra spiagge, mare e palme. Questo piccolo capolavoro su Wii promette una vacanza anche per quelli che – come noi - sono sempre al lavoro. Canoa, Freesbee, Moto d’acqua, basket. Dodici discipline da gustare da

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soli o in compagnia. Per ricreare la giusta atmosfera, cospargere il tappeto di sabbia, bagnare il divano e preparare un mojito: foglie di menta, rum, zucchero, succo di lime e soda.. The summer is magic…

Star Defense _ iPhone

No. Un altro Tower defense no! E invece si. Perché questo gioiellino si è beccatoi il massimo dei PIG-voti e va scaricato subito. Anche se li avete già provati tutti, questo riuscirà a sorprendervi. Totalmente in 3D la gestione delle torrette su piccoli pianeti infestati di mostri e creature orribili. A prima vista sembra un casino ma dopo pochi minuti tutto sarà più chiaro. In assoluto il miglior gioco su iPhone, ore di gioco per 4 miseri dollari.

The Sims 3 _PC_iPhone

Se non vi bastano i soldi per andare in ferie, prendete l’ultima fatica EA e dimenticatevi del mondo esterno. Non una semplice evoluzione, questo è un balzo in avanti rispetto a complessità e interazione sociale. La libertà di gioco è totale. Una città piena di sim da incontrare, gestire, incasinare. La versione per iPhone è già disponibile, 73 missioni per rendere il vostro sim una persona migliore – o peggiore -, tra cui riparare casa e cucinare. In arrivo i nuovi pacchetti di accessori da scaricare. 7,99$ per 64 mb.


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Videogames

Di Janusz Daga (jan@pigmag.com)

Ricordati di santificare Mario. Los Angeles ospita un incredibile E3 tra Ai e proteste religiose. Edizione 2009 della fiera del videogame più importante e attesa del mondo. E3 di Los Angeles apre e chiude dominato dai tre grandi competitor rimasti sul mercato: Nintendo, Sony e Microsoft. Tutti agguerriti, tutti lanciati verso un futuro che mai come ora si delinea pieno di sorprese. A partire dall’incredibile Project Milo di Peter Moulineux per Xbox360 per finire il lancio della bellissima PSP GO. Ne resterà soltanto uno? Noi speriamo di no e vi raccontiamo che succederà prossimamente. Tra nuove speranze e vecchie certezze. SONY: Presenta al mondo la nuova creatura: PSP GO. Più piccola e maneggevole della precedente, lascia finalmente a casa il supporto UMD sostituendolo con una comoda flash interna da 10 GB. Data di lancio prevista, il primo ottobre in boundle con Granturismo Portable – di questo titolo se ne parla da almeno 4 anni-. Kazunori Yamauchi di Polyphony Digital assicura che sarà un capolavoro: ottocento modelli di auto da scegliere e personalizzare, trenta

tracciati e decine di campionati da affrontare. Vista l’attesa infinita del titolo su PS3 ci possiamo anche accontentare, ma per i puristi del motore sarà una ben magra consolazione. Si vocifera comunque, che GT5 sia già bello che pronto ma che il reparto marchétting di Sony stia aspettando il momento giusto per lanciarlo alla grande, forse in boundle con la nuova PS3 Slim. Sale sul palco anche Hideo Kojima per annunciare Metal Gear Solid Peace Walker:

titolo sviluppato in esclusiva per PSP in occasione del lancio. Annunciato MAG. Uno sparatutto in soggettiva che prevede 256 players in tempo reale in gioco. Nessuno aveva mai supportato una cosa del genere. Esattamente come in un esercito vero, i giocatori vengono divisi in squadre, le squadre in plotoni e via via fino alla formazione di una compagnia. Il tutto sono una rigorosa gerarchia militare. Tutta da scoprire anche la nuova creatura di Fumito Ueda: The Last Le prime immagini della Playstation3 Slim. Alcuni dicono che sia tutta una bufala, intanto SONY ne ha chiesto il sequestro da tutti i siti web del mondo. Modello da 120 GB con 2 porte USB e lo slot per il Blu-ray disc. Da notare anche il totale Rebranding della console. Il nome passa da Playstation 3 a PS3 (sarebbe anche ora) e il logo è stato totalmente ridisegnato.

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Guardian. A metà tra Spyro e un cartone di Miyazaki si annuncia come uno di quei giochi da provare e mai finire. Chiudiamo con il doveroso annuncio del capolavoro God of War 3. Titani giganteschi, dei dell’olimpo e mostri all’ennesima potenza. Violentissimo e crudele come solo un dio pagano saprebbe essere. NINTENDO: Impossibile non resistere alla curiosità: ci sarà un nuovo Mario? E un nuovo capitolo di Zelda su Wii? Per la prima domanda la risposta è si. Sono in arrivo due nuovi capitoli per la saga dell’idraulico più famoso del mondo: Mario Galaxy 2 e New Super Mario Bros. Il primo non è altro che un seguito del capolavoro uscito l’anno scorso. Inutile dire che i livelli sono sempre più belli, sempre più incredibili e ricchi di dettaglio. Pianeti ricoperti di vegetazione, stelle rompicapo, api e miele in abbondanza. La novità sarà la presenza di Yoshi che con i suoi superpoteri ci trasformerà in veri cavalli spaziali. Basterebbe questo titolo per convincermi a comprare un Wii. Il secondo titolo annunciato è un classico platform 2D con solita ambientazione “mariesca”. Anche qui, Nintendo gioca di astuzia e pensa alle serate con gli amici. Il gioco infatti, prevede un multiplayer in simultanea fino a quattro giocatori. Già così sarebbe un delirio, ma aggiungiamo che si potrà decidere se collaborare o ostacolarsi. Perdita di amicizie in vista! Alla seconda domanda rispondiamo sni. In arrivo un nuovo capitolo di Zelda su Wii, per ora è solo un poster, un’idea, ma Shigeru Miyamoto giura che ci stanno lavorando e che quando arriverà,

sarà un successo. Altro discoso per un nuovo Zelda su DS. Il seguito di Phantom Hurglass si chiama Spirit Tracks Altro must-have. Al posto della nostra fidata nave, questa volta ci sarà un treno a scarrozzarci per mari e monti. Nuove armi e nuove soluzioni per l’utilizzo del pennino renderanno questo uno dei titoli più longevi dell’anno. Un accenno a Red Steel 2 che si ripresenta con una nuova grafica in cell shading e un’ambientazione nippo/western. Con l’aiuto del nuovo Wii Motion Plus i vecchi problemi del primo titolo sembrano scomparsi e si possono affettare i nemici in santa pace. Chiudiamo con una partita a Wii Sport Resort, con la promessa di un nuovo Metroid e con la speranza di provare al più presto Resident Evil Darkside Chronicles. MICROSOFT: Ok, questi qui hanno i soldi e anche le palle. Valanga di titoli incredibili per Xbox360. Così tanti e così belli che solo a nominarli viene voglia di mandare avanti il calendario fino a Natale. Halo Reach – forse titolo provvisorio - Alan Wake, Left for Dead 2 e un fantomatico Metal Gear sviluppato solo per 360 che avrà come protagonista Raiden – Kojima annuncia un’esperienza di gioco totalmente nuova rispetto alla saga ufficiale-. Aggiungo una personalissima attesa per Mass Effect 2 che si annuncia come un capolavoro assoluto e per l’imperdibile – multipiataforma –Assassins Creed 2 ambientato a Venezia durante il rinascimento. Tra dettagli grafici paurosi e novità in fatto di combattimento fanno capolino le invenzioni di Leonardo da Vinci che ci permet-

teranno tra le altre cose di volare. Chiudiamo la parentesi “giocattoli” per parlare di cose serie. Poi arriva Steven Spielberg e presenta al mondo Project Natal. Impossibile da raccontare a parole. Dovete vederlo. Avete presente Minority report? Ecco. Meglio. Un nuovo sistema che permetterà di controllare qualsiasi cosa, dai giochi ai dati, in tempo reale interagendo con il video senza nessun tipo di controller. Riconoscimento vocale e scansione anatomica automatica. Ogni cosa che faremo, ogni movimento suono o colore verrà registrato e farà reagire il software di conseguenza. Una speciale telecamera permetterà un’interazione totale tra mondo reale e virtuale. Su questa meraviglia ha lavorato Peter Molyneux per alcuni mesi dando alla luce Project Milo: un ragazzino sintetico che abita dentro Xbox. Un’intelligenza artificiale che risponde, domanda e interagisce in tempo reale con l’utente. Il collasso cardiocircolatorio avviene quando durante la dimostrazione la hostess –in carne e ossa- passa a Milo –il bambino virtuale- un foglio di carta, che viene scansito e trasformato in oggetto digitale in un microsecondo. Molyneux spiega che il ragazzo rifletterà nelle risposte il tono di chi gli sta parlando e che leggerà persino le espressioni del volto del suo interlocutore. Mai visto niente di simile, resta solo da verificare la fattibilità dei controlli nella vita di tutti i giorni, con tutte le condizioni di illuminazione. Questo progetto potrebbe rappresentare un balzo quantico nel mondo dell’intrattenimento digitale. Funzionerà?

Paul McCartney e Ringo Starr in carne ed ossa presentano questo capolavoro love&peace. 45 canzoni dei F Four, potendo scegliere tra mitiche ambientazioni: dallo storico club The Cavern di Liverpool allo Shea Stadium di New York. Sembra

La telecamera da applicare a Xbox per immergersi nell’incredibile Project Natal e interagire con Milo.

che suonarle renda davvero tutti più buoni...

Riconosce tutti i movimenti, la voce e le espressioni del giocatore.

Pronta per il lancio il primo ottobre 2009. Grande come un iPhone, la console ha uno schermo da 3.8” (la 3000 aveva uno schermo da 4.3) e pesa la metà della precedente. Lascia finalmente a casa il supporto UMD sostituendolo con una comoda flash interna da 10 GB. Giochi disponibili da subito saranno Granturismo Portable e Little Big Planet. 

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