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DOMANI

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Centocinquantesimo anniversario dalla morte di Stefano Franscini in occasione della mostra storica

<Stefano Franscini 1796 - 1857. Le vie della modernitĂ >

Lugano, Museo di Villa Ciani, maggio - ottobre 2007

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Premio Società ticinese degli amici dell’educazione del popolo e di utilità pubblica Demopedeutica La giuria del premio della Società Demopedeutica, istituito in occasione del 150o anniversario della scomparsa del grande educatore Stefano Franscini (1796 - 1857), ha ritenuto all’unanimità di asseganre il premio del valore di Fr. 1’000. al lavoro intitolato <Franscini ieri, oggi, domani> presentato dall’associazione di appassionati di fotografia FotoClubLugano. Si tratta di un percorso per imagini della mostra storica fransciniana di Villa Ciani. Un volumetto di raffinata concezione grafica che raccoglie 50 fotografie artistiche di otto fotografi.

Motivazione della giuria

composta da: on. Giovanna Masoni-Brenni, capodicastero Attività culturali della città di Lugano; Lauro Degiorgi, presidente della società Demopedutica; Antonio Gili, direttore dell’Archivio storico della città di Lugano; Carlo Agliati, archivista cantonale e curatore della mostra fransciniana di Villa Ciani.

Attraverso l’obiettivo della macchina fotografica - che qui cessa di essere specchio fedele dellla realtà Franscini diventa un’astrazione di luci e colori, con richiami di natura squisitamente emotiva all’azione lungimirante di un pioniere dell’utile comune.

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INTRODUZIONE

Il modo più semplice per dare un’oggettiva dignità a quell’effigie appesa alla parete di ogni aula scolastica, persino più ingombrante del crocifisso che le stava a lato, sarebbe stato quello di porre finalmente all’insegnante la domanda di manzoniana memoria: “Stefano Franscini, chi era costui?”. Nessuno osava farlo, oppure il quesito non passava nemmeno per la mente tanto la fisionomia del personaggio era divenuta familiare. E così quel ritratto del Franscini, fatto per mano del Vela, l’abbiamo sempre sentito legato al nostro destino scolastico senza mai saper bene di chi si trattasse poiché non ci fu sapiente educatore che ci facesse scoprire una sintesi, giusta e illuminante, del valore e delle qualità di quell’uomo. All’apertura dell’esposizione “Le vie della modernità”, tenutasi a Lugano nel Museo Civico delle Belle Arti in Villa Ciani, ilFotoClubLugano ha proposto ai propri soci di tracciare per immagini un profilo del Franscini, non necessariamente storico poiché di astratta costruzione espressionistica. Ripercorrere fotograficamente la vita di Stefano Franscini vorrebbe dire tuffarsi in Milano – dove egli soggiornò per quasi dieci anni, si sposò e, per tutta l’esistenza, coltivò contatti personali ed epistolari – per poi seguire le tappe della sua attività ticinese che non è solo legata all’istruzione. C’è poi la lunga militanza politica che lo condusse infine a Berna, in cui dimorò a lungo, ma il pensiero dovrebbe soffermarsi anche a Zurigo che, nel 1855, proprio sotto la sua responsabilità aprì le porte al Politecnico federale. Protagonista la fotografia, questo discorso simbolico è narrato alle pagine seguenti; il suo interesse non sta solo nell’equilibrio della composizione e nel bello, ma nel capire se il Franscini abbia fatto esplodere ancora una volta tensioni che, in fondo, sono la linfa della vita.

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JÜRG BERCHTOLD

passato • presente • futuro

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MORENO MENCARINI

In ogni tempo, la conoscenza è un bene che non conosce logorio o senescenza. L’acume e il senno di un uomo si perpetuano così negli anni . Un uomo, Stefano Franscini, ha visto in questo concetto, una radiazione che gli ha permesso di illuminare le generazioni future . Non esisterebbero bit, byte o microprocessori di sorta se alcune coraggiose ed ardite persone venute prima di noi non avessero studiato e lottato per amore del progresso, del rinnovamento della coscienza e dell’innovazione. Con l’ostinazione e la sensibilità, un uomo, nostro compaesano, ha fatto del sapere un bene comune per la gente comune, donandoci un patrimonio inestimabile. Attraverso l’incedere del tempo questo flusso di conoscenze ha dato vita a nuove correnti di pensiero, portando allo sradicamento del potere clericale e assumendo un ruolo chiave nell’emancipazione della donna. Non più oscurate dall’uomo le donne, riscoprono e scoprono se stesse, percependo il sapere e mostrando la propria sinuosa sensibilità in una perfetta fusione. Stefania Ferregutti

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VITO NOTO

........................................La Via........................................... ........................................Il Pensiero.................................... ........................................La Trasmissione............................. ........................................La Diffusione................................. ........................................Il Credo......................................... ........................................L’Io............................................... ........................................L’Universo.....................................

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GIUSEPPE PIFFARETTI

INDUSTRIA «Il Cantone ha telai ma solo per il proprio consumo e non a sufficienza» «Niuna manifattura in grande» «Per altro è da confessare che non di rado l’industria, l’operosità e la frugalità del Ticinese si mostran meglio lontan dal paese che a casa» TRAFFICO «Soprattutto è da desiderarsi che si migliori sempre più la condizione del traffico di transito» EDUCAZIONE «Ora lo stato in cui si trova l’industria in Europa, e quello a cui la s’incammina di gran passo, richiede imperiosamente che le scuole primarie ed anche le maggiori siano coordinate ad uno scopo di più generale utilità, perché non è più il tempo di credere che solo gli ecclesiastici debbano saper qualche cosa e perché importa al paese che non solo si abbondi di avvocati e notari,…» Da: Stefano Franscini, «La Svizzera Italiana»

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PAOLA REZZONICO

un velo sull’anima verso la maschera nera un raggio una fiamma lì solitaria un velo sull’anima il ricordo del tuo viso

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JÜRG RUCHTI

«É l’unico dei sette che ricordiamo oggi. Le sue idee e le sue iniziative erano molto importanti per la giovane democrazia e fertilizzano ancora oggi l’educazione dei giovani e le ricerche nei laboratori del futuro.»

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Il Consiglio Federale Svizzero nel 1850

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FRANCO SEMINI

Inizio ottocento Inizio novecento (i quaderni di mio padre) 1982 – Trinidad 2005 – Museo Klee di Berna 2006 – Sony Center di Berlino (Business Woman)

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DRAGO STEVANOVIC Osservando… Per chi, come me e la mia famiglia, ha passato i primi dieci anni di vita in Svizzera a Faido, dove troneggia in Piazza Grande una bella statua a lui dedicata, non può non conoscerlo. Il nome di Stefano Franscini riecheggia tutt’ora nelle case e nelle menti del Ticino e dei suoi abitanti; non solo per la notevole caratura politica del personaggio, ricordando che è stato nel 1848 uno dei primi sette consiglieri federali della storia della Svizzera contemporanea, ma anche e soprattutto per il seme che ha contribuito a piantare nella società ticinese. In un contesto di forte povertà, disuguaglianze ed emigrazione dal Ticino, Franscini si distinse sicuramente per coraggio, lungimiranza ed operosità diventando, in particolar modo con il senno di poi, grande motivo di orgoglio per il Cantone e per i suoi abitanti. Si deve a lui la denuncia di uno stato arcaico dell’istruzione nel territorio cantonale, e si adoperò quindi per la trasformazione del sistema scolastico, per modernizzarlo, e offrire a tutti l’opportunità di scolarizzarsi, in quanto con un forte anticipo alle teorie contemporanee seppe dare il giusto peso all’istruzione, vista come chiave di progresso, e non come peso sul bilancio. Come detto, Franscini piantò un seme che è quello del progresso e dell’uguaglianza, intesa in senso lato, che mirava a dare pari diritti d’istruzione agli abitanti del Canton Ticino. Questo seme, a 150 anni di distanza, è diventato una pianta che però necessita di essere costantemente curata ed innaffiata in un contesto di benessere maggiore ma incerto come è quello di globalizzazione in cui viviamo. Oggi il Ticino è uno dei Cantoni più multiculturali della Svizzera e per questo, ma non solo, uno dei più fragili e mai come ora c’è bisogno di figure che abbiano lo stesso spessore di Franscini, in politica ma soprattutto nella vita di tutti i giorni. È nella quotidianità, infatti, che questa multiculturalità mette a prova la società, che nel suo intero ha bisogno di osservarsi, di confrontarsi, di conoscersi insomma. È di nuovo un problema di conoscenza, ora come allora è importante riconoscere la precarietà di un sistema basato sull’arcaicità, sulla non conoscenza, e sulla staticità. Cambiano solo i referenti: 150 anni fa si trattava del sistema scolastico ticinese, ora del sistema sociale ticinese, che ha bisogno di un “tocco di Franscini” per il progresso sociale del paese, grande ricchezza di una società multiculturale come la nostra. La pianta va curata. Grazie Stefano Franscini. Drazen Stevanovic

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CONCLUSIONE È possibile che, nel subconscio dei ticinesi, la sua celeberrima effigie si confonda per sempre con la realtà intellettuale del Franscini. Muovendosi attorno ad essa era difficile estrarre, da questo nucleo, alcuni neutroni-pensieri che avrebbero, a loro volta, generato nuova energia. Molte immagini-racconto si rivelano pertanto tentativi ben riusciti d’interpretazione formale, rimanendo comunque un gioco fotografico che non spalanca tutte le finestre sulle faccende legate al Franscini. Non esiste un modo facile per tradurre in fotografia l’universalità del mondo interiore del Franscini e l’inventario delle sue attività svolte in un contesto sociale e culturale che non è più il nostro: appare più che logica la soluzione adottata d’utilizzare un vocabolario comune e frasi constituite da parole semplici. Si giunge perciò – ed è un compromesso – a interpretare in vari modi il ritratto fatto dal Vela che da troppo tempo, come già scritto, sembra essere la base biografica fondamentale del Franscini (la grande mostra di Villa Ciani, e la pregevole pubblicazione inerente alla sua opera, aprono finalmente un vastissimo percorso di conoscenza). Ovvio anche che, partendo dalla cellula fondamentale con la quale egli ha creato nell’ottocento la moderna istruzione ticinese, si giunga a descrivere la successiva evoluzione dell’insegnamento nel mondo con tutte le tensioni che s’intrecciano attorno ad esso. Si raffigurano persino gli spazi interstellari, mentre sarebbe invece stato quasi impossibile rappresentare in fotografia la statistica, l’economia e la politica, che costituiscono altre pagine illuminanti del frastagliato operato pubblico di Stefano Franscini.

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Sottilissimo momento interiore è il grande punto interrogativo con il quale si conclude la rassegna di fotografie: - cosa ci separa dal mondo del Franscini, - quale energia emana ancora, - come si è trasformato e si modificherà nuovamente

e, infine, qual è il suo sottile e impalpabile fascino?

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Progetto: Vito Noto Giuseppe Piffaretti Paola Rezzonico Conclusione: Franco Semininco Semini Direzione artistica: Vito Noto Grafica: Paola Rezzonico e-mail: legnoealtro@bluemail.ch more-menca59@hotmail.com vitonoto@vitonotodesign.com piff.cadro@freesurf.ch parezzonico@gmail.com ruchti@gmx.net semini.franco@smile.ch drago.s@bluewin.ch

Autori: JÜRG BERCHTOLD MORENO MENCARINI VITO NOTO GIUSEPPE PIFFARETTI PAOLA REZZONICO JÜRG RUCHTI FRANCO SEMINI DRAGO STEVANOVIC

info@fotoclublugano.com www.fotoclublugano.com ©FotoClubLugano 2OO7

Centocinquantesimo anniversario dalla morte di Stefano Franscini In occasione della mostra storica “Stefano Franscini 1796 -1857. Le vie della modernità” Lugano, Museo di Villa Ciani, maggio - ottobre 2007 71


Franscini: Ieri, oggi, domani