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Ragionamenti sulla foto della Tavola Osca fornita dal British Museum e sulla descrizione fatta dal Cremonese nel "Bullettino dell'Instituto di corrispondenza archeologica per l'anno 1848".

Premessa Riportiamo la pagina del Bollettino in cui il Cremonese riporta il ritrovamento della Tavola Osca, attualmente conservata al British Museum, da parte di un contadino e la descrizione che egli fa della Tavola con catena ed arpione e le deduzioni che egli fa una volta effettuata una ricognizione dei luoghi. Qui si vuol dimostrare che l'arpione non poteva essere impiombato alla pietra, con cavitĂ descritta nella relazione, ma altre ipotesi son da farsi.

Pietro Mastronardi


Ragionamenti sulla foto della Tavola Osca fornita dal British Museum e sulla descrizione fatta dal Cremonese nel "Bullettino dell'Instituto di corrispondenza archeologica per l'anno 1848".

Il Cremonese deduce dall'osservazione delle pietre ruinate e colà trovate, che l'arpione con anelli maniglia e Tavola fosse ancorato con piombatura ad una grossa pietra lavorata che presentava incavo adatto all'ancoraggio. Prima osservazione: il Nostro non trova il piombo servito per l'ancoraggio al muro e ciò da solo basterebbe ad inficiare l'affermazione. Supponiamo che effettivamente l'arpione fosse ancorato per impiombatura alla pietra, i ragionamenti che seguono renderanno altamente improbabile tale ipotesi. Non trovandosi il piombo ipotizziamo che l'arpione si sia sfilato dal piombo che lo teneva fissato alla pietra e dalla sua forma rastremata questo potrebbe essere stato possibile. Quindi se l'arpione è senza il piombo di ancoraggio, quest'ultimo dovrebbe essere rimasto incastrato nella pietra, ma non c'è! Ma non è stato nemmeno trovato nel terreno. E' strano che non sia stato trovato perché il Nostro dice che furono trovate tre denari d'argento e quindici monete di rame di epoca consolare e quindi significa che nella ricerca avrebbero dovuto trovare anche il piombo servito per il fissaggio. Possiamo allora ipotizzare che per effetto della corrosione il ferro dell'arpione si sia sfilato dal piombo, trascinato dal peso della catena e della Tavola in lega di rame. Ma se notiamo la morfologia della corrosione del ferro Figura 1 Dettaglio dell'arpione con catena, tratta parzialmente incastrato in un muro o pietra dovremmo dalla foto ufficiale del British Museum escludere tale ipotesi, difatti con gli esempi che seguono si avrà la dimostrazione che ciò non può essere accaduto. Nell'osservazione quotidiana ovviamente abbiamo esempi lampanti di corrosione del ferro, ma ci preme sottolineare che la corrosione di un oggetto in ferro ha caratteristiche particolari tra quello estero e quello infisso. Si può osservare che la parte esposta agli agenti atmosferici è meno corrosa rispetto alla parte non a vista ed infissa nel terreno oppure in un muro o incastrata in una pietra. Tre foto evidenziano l'affermazione di una diversa velocità di corrosione tra le due zone, il fenomeno ha una spiegazione scientifica che si tralascia per non appesantire l'argomento. Il fenomeno per chi vuole approfondire cercando in internet si chiama Corrosione interstiziale o Crevice Corrosion nella letteratura scientifica. Nella prima foto si vedono i monconi di una cancellata in ferro, tolta recentemente dal muro di cinta del porto di Napoli, effettuando un taglio esterno ai ferri e lasciando i monconi inglobati nel piombo di fissaggio. Si evidenzia che la morfologia della la corrosione del ferro è quella avutasi in circa ottant'anni di esposizione ad ambiente marino portuale ma senza mareggiate, non possibili in un porto come quello di Napoli. Il montante tagliato presentava nella parte a vista una modesta corrosione tipica dei ferri verniciati più o meno frequentemente. E' pur vero che l'ipotetico arpione non si trovava in zona marina, che accelera i fenomeni di corrosione, ma gli ottant'anni di esposizione

Pietro Mastronardi


Ragionamenti sulla foto della Tavola Osca fornita dal British Museum e sulla descrizione fatta dal Cremonese nel "Bullettino dell'Instituto di corrispondenza archeologica per l'anno 1848".

dell'inferriata sono poca cosa rispetto ai secoli di esposizione alle intemperie e successivamente o nel terreno argilloso dell'arpione impiombato ed il resto. La seconda foto rappresenta due tubazioni moderne in ferro zincato dell'acquedotto uscenti dalla strada. La parte esposta alle intemperie è ben conservata. La corrosione è avvenuta e continua all'interfaccia atmosfera parte nascosta. L'espansione della ruggine ha spaccato il legante cementizio. Se togliessimo il primo strato di cemento scopriremo che la corrosione è più profonda ed in alcuni punti si intuisce guardando la foto. La terza immagine mostra l'effetto deleterio di un maldestro tentativo di protezione di un palo della luce, in una località marina, effettuato con una copertura in gomma. Le protezioni per essere efficaci debbono evitare l'ingresso di acqua sulla superficie della parte nascosta da proteggere. In genere i tentativi di migliorare la protezione fatti con le conoscenze comuni sono destinati a fallire e peggiorare la situazione. Richiedono altre conoscenze. I pali della luce vengono abbattuti dal vento perché la sezione resistente all'incastro, a filo di pavimento, è ridotta in modo non Fig.3 Tubazioni zincate per acqua visibile per fenomeni di corrosione. potabile, esposte agli agenti atmosferici. Corrosione prevalente all'interfaccia ambiente esterno-legante cementizio.

Quindi nei tre esempi su descritti e dalle foto si deduce che vi è una riduzione di spessore, per effetto della maggiore corrosione, nelle parti di un oggetto in ferro (tubo, palo, chiodi,barre) infisse in un muro o nel terreno. Quindi se abbiamo ipotizzato che l'arpione si sia corroso prima stando inserito nel piombo per un certo tempo e successivamente,per riduzione della sua sezione, se ne sia caduto, avremmo dovuto osservare una riduzione drastica di spessore nella zona che separa la parte che era impiombata e quella esposta all'aria. Inoltre se il fenomeno di corrosione fosse durato sufficientemente a lungo avremmo dovuto trovare l'arpione troncato di netto lasciando il moncone nel piombo. Il cosiddetto "arpione" della foto fornita dal British Museum non mostra né rotture, né una brusca variazione di sezione.

Da notare che la tipologia di fenomeno corrosivo non sarebbe cambiata se l'arpione fosse stato fissato con malta aerea o "calcina" così detta dalle nostre parti, ovvero quella fatta da calce viva e sabbia Figura 4 Dettaglio dell'arpione di fiume. La malta fatta aggiungendo alla calce anche le pozzolane con catena, tratta dalla foto che notoriamente sono di Pozzuoli da cui il nome e quindi improbabili ufficiale del British Museum per il posto di ritrovamento, nemmeno avrebbero protetto il ferro.

Pietro Mastronardi


Ragionamenti sulla foto della Tavola Osca fornita dal British Museum e sulla descrizione fatta dal Cremonese nel "Bullettino dell'Instituto di corrispondenza archeologica per l'anno 1848".

Conclusioni Per fenomeni di corrosione, avutosi per i lunghi tempi di esposizione agli agenti atmosferici e successivamente nel terreno per giacitura secondaria, il cosiddetto arpione avrebbe dovuto mostrare una brusca variazione di sezione tra la parte esterna e quella inserita nel piombo, con corrosione maggiore nella parte non a vista e quella immediatamente esterna. Anche nell'ipotesi di sfilamento dell'assieme piombo-arpione dal muro il fenomeno corrosivo avrebbe mantenuto la stessa morfologia. Altra ipotesi possibile è quella di una rottura per riduzione di sezione con il moncone corroso nel piombo e il resto dell'arpione libero. Ma questa variazione di sezione o rottura non è visibile nella foto della Tavola Osca esposta al B.M. (Figura 1). Evidenziamo che il piombo per l'impiombatura non c'è né nel foro della pietra, né è ancorato all'arpione, né è stato trovato sul posto, dove invece sono state trovate tre monete in argento e quindici in lega di rame, il che fa presupporre una ricerca accurata nel terreno.

Quindi l'arpione non poteva essere stato impiombato o fissato con malta alla pietra come é descritto dal Cremonese nella comunicazione ufficiale. Notiamo che comunque la descrizione che il Cremonese fa della Tavola e della catena con arpione corrispondono a quella esposta al B.M. trovata ufficialmente a Marzo del 1848, venduta a Castellani il 1867, che a sua volta la vendette al B.M. il 1873, ovvero venticinque anni dopo il ritrovamento.

Uno stato di conservazione così buono ed in particolare della Tavola in bronzo, come si evince dalla foto ufficiale potrebbe essere giustificato solo da un ritrovamento in una tomba non danneggiata nel corso dei secoli. Inoltre la presenza delle monete romane e la loro datazione consentono di dire con qualche confidenza che i Romani concessero ai Sanniti di continuare a venerare i propri Dei e mantenere i riti.

Nota Le foto dell'articolo sono mie, ovviamente escludendo quella iniziale che è proprietà del British Museum.Sono utilizzabili citando la fonte.

Pietro Mastronardi

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Ragionamenti su impiombatura e descrizione cremonese sul ritrovamento della tavola osca rev b  

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