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LA CRISI ECONOMICA È CRISI MORALE ED ETICA di Pietro Bergamaschini  (01 maggio 2013)

Pensare che uno Stato oggi sia giuridicamente e istituzionalmente un sistema chiuso, cioè governato da leggi e da un'organizzazione che sia riferita solo allo Stato in questione, appare come un pensiero infantile e superficiale. Il fabbisogno di uno Stato e dei suoi cittadini deve necessariamente tenere in considerazione ciò che il nuovo modello di sviluppo economico e sociale mondiale, la globalizzazione, ha cambiato nella governabilità e negli aspetti socio giuridici ed economici dei singoli stati.

Globalizzazione, parola abusata, fraintesa, mal usata, e che oggi è spesso considerata come affermazione negativa sia per l’insieme, sia per i singoli. Ma cosa vuol dire globalizzazione? E possiamo contrastarla? E poi è positiva o negativa?  Beh intanto è iniziata ben lontano da quello che l’Occidente ed i suoi abitanti credono. È iniziata quando il primo uomo che cacciava animali ha incontrato il primo pescatore e si sono scambiati equamente i frutti del loro lavoro. Poi più avanti pescatori e cacciatori hanno scambiato merci con chi produceva grano, e così via. Equamente scambiato, questa è la chiave di interpretazione del significato reale e corretto. Certo appare semplicistico arrivare a questa definizione, appare sminuente, sembra si stia sottovalutando un processo di cui tanti ne hanno scritto e parlato, dalla prima espressione di “villaggio globale” alle ultime ben più articolate e strutturate definizioni, nel bene e nel male e dalle indagini sui benefici e sui possibili danni all’individuo. Ma comunque c’è ed è inevitabile. Evitabile invece sarebbe la crisi, profonda e reale, cui sta andando incontro non solo il nostro Paese, ma l’Occidente, crisi mondiale economica, politica, sociale.

Da tempo il potere delle Multinazionali e dei potenti


Signori dell’Energia sta impoverendo sempre di più i cittadini, il vero Stato nello Stato. Ma chi se ne accorge che lo Stato sono i cittadini che lo compongono? Pochi, anzi direi nessuno. Si fa attenzione al PIL, allo spread, al pareggio del bilancio dello Stato, per arrivare ad avere stati sempre più ricchi abitati da gente sempre più povera. Il benessere comune, del singolo, viene sacrificato per essere alla pari di un'utopia economica più che di un'economia per l’individuo, e il libero mercato, cavallo di battaglia dell’Occidente, ha fatto più danni della peste nell’anno Mille. Essere giunti a un libero mercato è una grande conquista, e lo dimostra la crisi delle ideologie marxiste e la fine dell’Impero “oltre il muro”, ma un libero mercato dovrebbe essere controllato, adeguato al fabbisogno, monitorato e incentivato, o sostituito da uno Stato che interviene dove il privato non ha interesse ad investire. Un libero mercato che non travolge e calpesta il piccolo imprenditore, che non distrugge l’economia dei singoli, a favore dei soliti grandi e potenti, ma che lascia il giusto spazio a chi veramente sorregge l’economia nazionale. Quindi inevitabilmente la forma giuridica e statale dell'organizzazione umana, la politica e i suoi rappresentanti, deve superare i confini degli Stati e non solo per la sicurezza interna o esterna, ma anche per la copertura del fabbisogno, per il benessere politico economico, e per la tutela dell'ambiente, la tutela di chi abita lo Stato: i cittadini. Nella realtà le trasformazioni economiche non hanno cause economiche, ma derivano da posizioni politiche, da cambiamenti tecnici, da mutamenti di ottiche. E da scelte dei potenti. La comunità particolare è sempre stata la misura di riferimento dell’ordinamento statale, ma oggi perde d'importanza, e occorre una nuova forma del politico, della sua filosofia, più aperta verso l’esterno, verso il Mondo e più attenta verso l’interno, il benessere dei singoli. Oggi le minacce che assalgono i cittadini hanno raggiunto dimensioni globali e l’umanità è sottoposta a una collettività di violenze che sembrano locali, ma hanno dimensioni ben più ampie come la guerra, che assume dimensioni di guerra nucleare, come la criminalità, che diviene sovranazionale come il traffico di droga, e la violenza transnazionale e trasversale come il terrorismo, e da anni, i disastri ambientali e tutto a discapito del singolo che mai ottiene giustizia e che mai potrà contrastare i “cartelli” internazionali del Potere, sia lecito sia illecito. Le organizzazioni sovranazionali, nate per sorvegliare e vigilare sulle violazioni degli Stati raramente hanno avuto l’efficacia che ci si aspettava, ed in particolar modo sulle violazioni dei diritti umani, del danno ambientale, delle guerre di potere. Cosa ci manca rispetto a quando era tutto più difficile, complicato, come le distanze, i rapporti interpersonali, gli scambi economici, le informazioni immediate? Forse manca un po’ di rispetto, manca l’etica comportamentale? E non solo dei singoli, ma della politica che amministra, forma e informa. Vogliamo chiamare l’anima coscienza, sì forse è più corretto, ma il risultato non cambia. Oggi la crisi mondiale, la crisi economica, sociale, è crisi etica, morale, crisi di coscienza, crisi dell’Uomo stesso. Uomo un poco troppo “Faber” e decisamente troppo poco “Sapiens”. Crisi di valori, crisi morale, crisi etica, mancanza del rispetto dell’altro, e soprattutto del rispetto di se stesso. Crisi dell’Uomo e quindi di ciò che ha creato. 


SOCIAL NETWORK : CONOSCERE PER SCEGLIERE di Pietro Bergamaschini  (01 giugno 2013)

I social network consentono di mettere le persone in relazione ed in contatto tra loro, ed inoltre permettono di far nascere nuove conoscenze: si può comunicare, condividere le proprie esperienze, essere informati di ciò che ad altri accade che vivono ovunque nel mondo. A seconda del tipo di social network, le relazioni e lo scambio di informazioni all’interno delle “comunità” avvengono in modo leggermente differente.

In alcuni si può mettere in evidenza il proprio curriculum, in altri le proprie capacità artistiche, e nella maggior parte, le proprie attività quotidiane, la propria vita, oppure si possono esprimere commenti di fatti accaduti, considerazioni su come qualcun altro ha dato una notizia, o ha interpretato un fatto. In poche parole ci permettono di relazionarci senza necessariamente impegnarci personalmente a coltivare le nostre pubbliche relazioni con incontri e telefonate. E se abilmente usato lo strumento tecnologico, ci da la “Fama”, ci fa notare tra la massa, ci fa “emergere”. Necessità sempre più manifesta negli individui oggigiorno, nella vita sempre più frenetica e “immediata”. I social network (Facebook, MySpace, Twitter, Hi5, Flickr, Orkut, Friendster, Windows Live, Tagged, Fotolog, LinkedIn, Last.fm, aSmallWorld, Xiaonei, tanto per citarne alcuni) sono dei luoghi in cui, tramite internet, ci si ritrova, portando con sé quel “noi” che con la velocità delle nostre giornate sembra sparire, sono grandi ed efficaci strumenti di comunicazione, se usati nel modo corretto, e sicuri, facendo attenzione ad alcune accortezze, se vogliamo essere “protetti” da aggressioni, furti di identità, truffe, e se vogliamo stare tranquilli di non trovarci in situazioni assai sgradevoli. Andiamo a vedere come sono nati. I social network nascono nei Campus universitari, tra colleghi che non si volevano “perdere di vista”, una volta usciti dalla scuola ed entrati nel mondo del lavoro. Facebook, per citare uno dei più famosi, agli inizi era l’Annuario dell’università, che se una volta era cartaceo, con foto e indirizzi degli alunni, diveniva virtuale, e cosa di grande interesse, aggiornabile nel tempo. Oggi la tecnologia permette una maggiore diffusione, e di conseguenza un uso differente dei social network, infatti avendoli nei cellulari, si può interagire in tempo reale con tutti i nostri amici. Si configurano quindi come delle piazze virtuali che espandono la nostra possibilità di comunicare, anche in ambito politico e sociale,


trasformandoci in agenti attivi di campagne a favore di ciò in cui crediamo. Ma le differenze tra i vari social network offerti dalla rete sono molte, e non sempre l’uso che ne viene fatto è quello corretto. Le relazioni tra i social network e i mass media tradizionali sono cambiate, se all’inizio sono stati snobbati, oggi la situazione è diversa; non solo è proliferato il numero dei blog, ma è anche aumentato il numero di quotidiani, riviste ed esperti del settore che hanno uno spazio nel web, un proprio account, e tale presenza è divenuta quasi una necessità. Secondo il Censis (Centro studi investimenti sociali) nel 43° rapporto annuale, sono 19,8 milioni gli italiani che hanno almeno uno dei tanti social network esistenti. Tra gli studiosi del fenomeno si parla già difatti di un passo da Web 2.0 ormai in fase di conclusione, a Web 3, il web delle comunicazioni in tempo reale, cioè al web che diffonde informazioni su Internet nel momento stesso in cui avvengono. Ma con la maggior diffusione delle interazioni aumentano anche i pericoli se, come accade, le persone condividono il proprio indirizzo di casa, indicano il nome della propria scuola o del posto di lavoro, se si scambiano foto e video anche di amici e gli indirizzi di posta elettronica, o addirittura il numero di cellulare. Tanto che le Istituzioni stanno da tempo cercando, con pubblicità ed opuscoli, di far capire le insidie della rete se vengono trascurate alcune accortezze, semplici regole, come mantenere anonime alcune informazioni personali. La superficialità di metterci in rete è data dal fatto che molto spesso i social network danno l’impressione di offrirci uno spazio personale o di introdurci in una piccola società. Ma tutto ciò è apparente, è un falso senso di familiarità, e molto spesso spinge gli utenti a esporre troppo la propria vita privata, e a rivelare quindi informazioni strettamente personali, producendo conseguenze collaterali, non al momento intuibili, e che a distanza di anni possono danneggiarci. Infatti quando si inseriscono dati personali in un social network se ne perde il controllo, i dati possono essere utilizzati, rielaborati, diffusi anche a distanza di anni. Una volta caricata una fotografia, un video, è possibile per chiunque copiarla sul proprio computer e poi, a propria volta, diffonderla. A ciò si aggiunga che informazioni personali troppo precise, rese visibili nel profilo dell’utente, possono essere utilizzate da eventuali malintenzionati per localizzare potenziali vittime inconsapevoli. Un altro pericolo diffuso all’interno delle reti di relazioni online sono i falsi profili, cioè persone che si spacciano per altre. Oltre ovviamente agli usi commerciali delle aziende, che studiando i profili ed hanno così un gran quantitativo di materiale per conoscere le necessità delle persone e per meglio avviare campagne di marketing. Situazione in Italia Ma vediamo ora alcune caratteristiche che in particolar modo agli italiani, sfuggono, almeno rispetto a molti altri cittadini-utenti di altri Paesi del mondo. Facebook, che è proprio una sorta di diario e di bacheca della propria vita, per mantenere contatti con amici, colleghi, compagni di scuola, a differenza di Twitter, che è più un miniblog di informazione e di scambio di opinioni. Il primo è come la piazza, dove tutti si incontrano, conoscendosi, il secondo è più il caffè, il ritrovo letterario tra persone che magari anche non si conoscono, dove alcuni parlano ed altri ascoltano e rispondono, o ascoltano solamente. LinkedIn ad esempio è la bacheca dove porre il proprio curriculum a disposizione del mondo del lavoro, o Youtube, spazio per mettere filmati, “i corti” di emergenti autori, o la canzone preferita.  José Luis Orihuela, professore alla facoltà di comunicazione dell'Università di Navarra, nel libro “Il mondo di Twitter” spiega le differenze tra i due maggiori social network: “Facebook è uno strumento intelligente per persone semplici e Twitter è uno strumento semplice per le persone intelligenti.” E questo in Italia è proprio il punto della questione, è preferito Facebook perché sembra facile e immediato, ma ne viene travisata la Mission, e diventa si la piazza, ma spesso per chattare, e molto di frequente per litigare. Twitter invece, è poco usato, semplicemente perché la maggior parte non capisce come funziona, e anche in questo caso lo usa malamente, chatta, litiga. E altro dato importante se Facebook è in crescita, all’estero ci sono cali impressionanti, in America perde milioni di utenti, in Inghilterra poco più di mezzo milione;  mentre Twitter è in aumento, anche se molti hanno un account, ma non lo usano o non sanno usarlo. Youtube è il secondo social network in Italia, e si impone come media pubblicitario in cui gli utenti sono esposti a comunicazioni di altri utenti su prodotti, ma anche a messaggi pubblicitari. E per le statistiche oltre che mettere propri lavori in linea si cercano pubblicità del passato, parodie di film o pubblicità internazionali. È scontata una maggior attenzione all’importanza dei social media, ma si percepisce sempre ed ancora un utilizzo strumentale con uno scarso uso di iniziativa personale, meglio inserire un link (collegamento) a qualcosa già esistente, piuttosto che provare a produrre qualcosa di proprio, mere raccolte di rifiuti, senza cura del


contenuto, né del dialogo, visione estremamente limitante dell’uso che se ne potrebbe fare. Interessanti invece alcuni gruppi che si occupano di casi di giustizia-ingiustizia o di malattie rare. Attivi in prima persona, sia i malati sia i familiari, e in questo caso l’uso è centrato in pieno con le caratteristiche dei social network, anche se come al solito all’interno si infiltrano soggetti che vogliono solo “disturbare” o danneggiare. In conclusione diciamo che le opportunità offerte sono molte, ma sfruttate male. Se la vita frenetica di oggi ci consente di usare tali strumenti “immediati”, e se noi nell’affanno in cui siamo coinvolti, non ci soffermiamo per comprendere e apprendere ciò che utilizziamo come opera ed a cosa serve, allora ci ritroviamo solo ad urlare le nostre vite, più o meno banali che possano essere, al mondo, invece di utilizzare tali tecnologie per crescere, cambiando si il modo di comunicare, ma per crescere, scambiando idee, informazioni, emozioni. Crescere ed imparare, civilmente e con rispetto.


POTERE COME CONTRO INFORMAZIONE di Pietro Bergamaschini  (01 ottobre 2013)

Parlando di informazione occorre considerare alcuni elementi che determinano le caratteristiche dell’informazione stessa: la notizia, la sua fonte, ed i suoi destinatari. In tempi passati, i detentori del potere, hanno sempre avuto un linguaggio diverso da quello del popolo. La lingua dei potenti era colta, ed il popolo non capiva. E quando gli si illustrava un argomento che non avevano, ovviamente, compreso, si usava sbalordire, intimorire, sgomentare più che informare e chiarire. Con il passare del tempo il popolo ha cominciato a “capire”, per cui i potenti hanno cambiato modo di adoperare il linguaggio, impiegando tecniche di comunicazione in un modo tale da far comprendere al popolo ciò che al potere interessava. Non molto diverso da come era usata la lingua dei potenti, lingua intenzionalmente diversa, misteriosa, per lasciare dubbi ed incertezze, per rendere il popolo “gregge”, e ignorante, ma così la tattica diventa più raffinata, ingannevole. Oggi l’espressione “Quarto Potere” è usata come termine sociologico, e riferito ai media, e si riferisce al Potere occulto, quello dietro alle notizie. Espressione tratta dal titolo del film di Orson Welles (1941), nel quale vi è riferimento manifesto della vita e delle imprese di un ricco editore, imprenditore e uomo politico americano, William Randolph Hearst, che insieme a Joseph Pulitzer, inventarono il giornalismo scandalistico (Yellow Journalism), in cui le notizie avevano poca importanza, e lo scopo, più che guadagnare dalla vendita del giornale, era trarre profitto dalla pubblicità. Fu la prima volta in cui si affrontava l’uso che si può fare dell’informazione.

Due scimmie incantenate Opera di Pieter Brueghel il Vecchio Noam Chomsky e Edward S. Herman (1988), definirono ben precisamente tali tecniche di informazione e per quali scopi venivano usate, presentando i mass media come una “fabbrica di consenso”, cioè un modello di propaganda, in cui la notizia poco importa, sono i risultati che contano, e non solo a livello di utilità di guadagni dalla pubblicità, ma anche e soprattutto come strumento di linguaggio per conseguire dal popolo ciò che il Potere si è predeterminato assicurarsi. Era uscito anche Quinto Potere, di Sidney Lumet (1976), nel quale si mostra l’insensibilità e la amoralità dei produttori televisivi pur di aumentare l’audience. Recentemente si parla di Sesto Potere riferito ad Internet. In realtà si deve considerare solo quel “Quarto Potere”, quello occulto, quello dietro ai tre poteri dello Stato: Legislativo (Parlamento), Esecutivo (Governo) e Giudiziario (Magistratura), quello che muove “i fili” della politica e dell’economia. Anche in sociologia e linguistica ciò che è “dietro” la notizia è il “Quarto Potere”, quello ignoto, quello che altera e condiziona le notizie, per speculare, per ottenere vantaggi. Si


aggiornano i modi e le tecniche di comunicare, ma le cose non sono poi tanto cambiate, l’informazione e la sua fonte sono date da Potenti che fanno sapere ciò che a loro interessa, e che servono per “distrarre” il popolo, per far credere loro qualcosa di diverso dalla realtà. In realtà aumentare i destinatari non serve a confermare l’autenticità della fonte, anche se alcuni lo credono, anzi, forse si ottiene il contrario, considerando quanto fanno gola così tanti utenti a chi produce la fonte dell’informazione gli scopi occulti sono speculativi e manipolativi. Ed Internet che sia veramente libero come dicono non lo è poi tanto. Inoltre se uno scrive un qualcosa online o pubblica una foto, pur con una fonte citata autorevole e questa notizia si propaga nella rete, diventa complicato eliminarla, vera o falsa che sia. Si suppone quindi che abbia ragione Noam Chomsky nell’affermare che con Internet il consenso alla informazione si sia solo specializzato?  Secondo Chomsky non sono i social media a fare le rivoluzioni, in quanto la tecnologia è neutra, e dipende solo da come la si usa. Ovviamente i social media hanno un grosso impatto sulle persone e di conseguenza sulla cultura, sulla società e sul modo in cui si comunica. Anche se il rapporto “fisico” tra i soggetti rimane unico e imperdibile. E poi non è il numero smisurato di informazioni che circolano in Rete a fare la differenza, Internet è uno strumento valido, ma solo se sappiamo usarlo e sappiamo cosa cercare, e poi potersi collegare ad Internet non ci fa né più colti né più liberi.  Chomsky aggiunge affermando che la maggioranza è ignorante e intrigante, e che deve in qualche modo essere distratta, ma che comunque meglio tenerla al di fuori dai “giochi dei Potenti”. La si lasci fare cose prive di importanza, la si lasci urlare per una squadra di calcio o divertirsi con una soap opera. Occorre creare un sistema per cui ciascun individuo rimanga incollato al tubo catodico. Ed oggi urlino pure sui social network e sui blog, è solo cambiato il modo di lasciare fare cose poco importanti, inutili, anzi sono aumentati i modi per “distrarre”. Rimanga pure “gregge”.  In fondo se a qualcuno fa comodo che gli “stupidi” credano a qualsiasi cosa, e rimangano “stupidi” non c’è alcuno che se ne preoccupa, tra gli “stupidi”. Potremmo concludere con una citazione: “Un idiota è un idiota; due idioti sono due idioti. Diecimila idioti sono un partito politico.” ( Franz Kafka)


SLA: ancora indignazione? di Pietro Bergamaschini  (01 novembre 2013)

Luca Pulino e Marco Biviano Piazza Montecitorio

Abbiamo appreso della scomparsa di Raffaele Pennacchio, affetto da S.L.A., e siamo dispiaciuti. Raffaele, medico in pensione per la malattia, sposato, con due figli, è morto per i problemi legati allo stress del sitin in cui era impegnato davanti al Ministero dell’Economia, aspettando i “comodi” del Governo, che non aveva tempo di ricevere la delegazione. Raffaele chiedeva quello che tanti malati e familiari chiedono: sostegno, maggiori fondi per l’assistenza domiciliare, un aggiornato tariffario con l’elenco degli ausili e delle protesi per disabili. Sosteneva e credeva decisamente nel rispetto della “dignità del malato” e nella possibilità di assistere i malati nelle loro abitazioni (e tanto contano gli effetti psicologici di una vita in famiglia). Non percepiva l’assegno per la S.L.A. dal 2010, credeva in “Stamina”, aveva ottenuto l’autorizzazione dal Tribunale, per accedere al metodo Stamina presso gli Spedali Civili di Brescia. Non era la prima volta che partecipava a sit-in, pur conoscendone i rischi. È deceduto dopo una faticosa giornata di protesta, dopo molte altre faticose giornate per lottare contro una patologia che non perdona. Ci dispiace, siamo addolorati. Addolorati per la perdita di una persona, di un essere umano, di un padre e marito, di un uomo impegnato nel rispetto dei diritti di altri esseri umani, ci dispiace. Ci dispiace, ma siamo anche indignati, ed un po’ disgustati. Ma quanti sono i malati di S.L.A. che muoiono e che la loro morte passa “inosservata” e non se ne sente o legge nulla come in questo caso? Siamo indignati per l’ipocrita e vergognoso interesse, che adesso Governo, stampa e televisione, hanno per i malati. Di quanti Jan Palach ha bisogno questo Paese per capire? Le voci dei malati e dei familiari vanno ascoltate prima, non dopo perché “fa audience”, perché “fa aumentare i consensi”. Queste persone danno fastidio allo Stato, pesano sul bilancio, sono inutili alla Società Produttiva Occidentale. Sono come gli anziani, come i senzatetto, sono ai confini della società, scarti di un mondo che si basa sulle apparenze, privo di valori etici e morali. Ogni Governo promette la riduzione dei costi della spesa pubblica, ma sinceramente non si vede mai nulla di buono, anzi, sempre il contrario. E quando vengono stanziati dei fondi, è talmente labirintica la burocrazia, e tante le cariche degli “addetti ai lavori”, che poco o niente arriva a destinazione. Come i nove milioni e ottantamila euro stanziati a favore dei malati di S.L.A. della Regione Lazio. Mai distribuiti. Anzi scusateci, distribuiti, ma ad Associazioni e Fondazioni, non ai pazienti e neanche ai familiari. Cosa ne abbiano fatto non si capisce molto, visti i risultati. Questo è uno Stato che spende troppo, con un Governo che non è capace di ridurre la spesa pubblica, con un Parlamento composto da deputati e senatori che fanno solo promesse. Molte sono le Associazioni impegnate coi malati e coi familiari a sensibilizzare le Istituzioni. Ma abbiamo anche saputo che molte Associazioni e Fondazioni per prime strumentalizzano la malattia e la sofferenza per scopi “personali”, e ben poco, anzi niente, arriva ai malati. Noi abbiamo seguito alcuni casi di S.L.A., e tra questi quello della signora Maria Di Marcantonio. Abbiamo cercato di rimediare alle carenze ed alle mancanze delle Istituzioni e delle Associazioni, che portarono la figlia in televisione, per far si che qualcosa accadesse, per farle ottenere “giustizia”, per farle riavere “dignità” . Ma abbiamo potuto fare poco. Il tempo dei malati di S.L.A. è breve in alcuni casi, e i tempi delle Istituzioni sempre troppo lunghi. E la signora Maria è deceduta. Ne abbiamo dato notizia, non per strumentalizzare la Sua morte, ma per far sapere che una persona, anche se privata di dignità da uno Stato indifferente, ci ha lasciato. Le siamo


stati vicino in vita, e durante i momenti precedenti e immediatamente seguenti la Sua scomparsa. Ma non abbiamo mai strumentalizzato nulla. Come invece qualcuno fa su Facebook che entra nel gruppo dei malati S.L.A. per solidarietà, e poi invece “usa” la compassione per loschi e spregevoli scopi. Ci è stato riferito di una serie di falsi profili creati appositamente per “attrarre” un malato S.L.A., forse per fini solo economici (ho una relazione “virtuale”, la faccio diventare reale, lo sposo, sfrutto la situazione economica del momento, eredito). Altri casi di “uso” li abbiamo sentiti per uno “studio” delle reazioni dei malati se intraprendevano una relazione sentimentale, anche se virtuale, con una donna, anche in questo caso con falsi profili, per avere materiale per un convegno sulle condizioni emotive dei malati a lunga degenza (e tutto ciò fatto da una psicologa).  Ne sentiamo tante, veramente tante. E essere indignati direi che è sminuente. Come il caso di Michele di 39 anni, affetto da circa 6 anni dalla S.L.A., tracheostomizzato e si nutre con la PEG, (quarto stadio S.L.A.), è assistito da Gabriele, da solo 24 su 24. Gli hanno “concesso” assistenza domiciliare con una infermiera 15 minuti a settimana per rilievo parametri vitali (pressione, saturazione), e fisioterapia di circa 45 minuti dal lunedì al venerdì, e la mattina una signora mandata dal comune che da una mano a Gabriele per l'igiene di Michele, ma che il Comune fa pagare all’assistito attraverso un "SAD". Fino a settembre 2013 ha percepito un aiuto economico per un anno, ma da ottobre nulla più in quanto sono terminati i fondi.  O come i due fratelli Biviano, affetti da distrofia muscolare, che da luglio sono accampati davanti Montecitorio, chiedono il diritto di essere curati con le staminali. Ricevuti dal Presidente della Camera, e poi ignorati. Ogni tanto passando qualche deputato o senatore, si fermano a salutarli. Il Presidente, se passa, li ignora e tira dritto. E sembra, per quanto riferitoci, che se qualche giornalista provava a chiedere qualcosa loro, vengono avvicinati e gli viene consigliato di non intervistarli, ne riprenderli. E che fine ha fatto l’intervista fatta dalla RAI, e mai andata in onda, con Tiziana Massaro, Marco Biviano e Sandro Biviano presso Piazza Montecitorio? La si trova su Facebook ripresa da uno smartphone. La deputata del Pd in Commissione Affari sociali della Camera, Ileana Argentin ha affermato sul gruppo SLA di Facebook , che la cosa peggiore è quella di strumentalizzare un evento come quello accaduto e che ciò è conseguenza dell’antipolitica attuale. Molti l’hanno criticata su Facebook, dicendo che si parla di S.L.A. solo perché era troppo “non nascondibile” cosa era accaduto per non parlarne, e che è lei stessa che strumentalizza questa morte con le sue dichiarazioni, ma già il giorno dopo tutte le proteste apparse su Facebook, sono scomparse, non se ne vedeva più neanche una. Cancellate, e non certo da chi le ha scritte.  Ma quante persone affette da S.L.A. o da patologie degenerative muoiono? Tante, ogni giorno. E quante di queste passano inosservate? Praticamente tutte, a meno che non siano personaggi famosi, o se la loro morte non desta “interesse”, come in questo caso, non sia drammatica e troppo evidente per nascondere tutto, e forse non molto adatta per fare audience, sono gli anonimi malati che ogni giorno muoiono e di cui le Istituzioni non se ne sono occupati, anzi, da morti: un pensiero in meno.  Tutto questo ci addolora e ci fa sembrare che di coscienze “pulite” ce ne siano ben poche, e che tante morti, non solo questa, siano “morti di Stato” e ci domandiamo chissà quante altre ce ne saranno. E visto che di Coscienze abbiamo parlato, chi tra voi, che governate, pensi di averne una: “La coscienza è molto più che la spina, è il pugnale nella carne”. Emil Mihai Cioran


MANIFESTARE PER NON MORIRE IN SILENZIO di Pietro Bergamaschini  (01 dicembre 2013)

Nella Foto Sandro Biviano Civico 117a, Montecitorio, Presidio a Oltranza dall'8 Luglio 2013 Civico 117a v. testo all'interno

Colloquio con Sandro Biviano . Ho incontrato Sandro, in quanto il fratello Marco non si sentiva bene.

Il Presidente Boldrini ha fatto credere ai Biviano che li avrebbe ricevuti insieme al Movimento Vite Sospese, ma non è stato così. In Aula un deputato chiede se si era occupata della vicenda Biviano che da giorni erano accampati, la Boldrini rispose che li aveva ricevuti e che i medici della Camera si stavano occupando dei Biviano e degli altri malati di piazza Montecitorio, ed alcuni erano negli ambulatori della Camera. Nulla di vero in tutto ciò. E Sandro conferma che non è mai stato ricevuto dalla Boldrini, e che nessun medico della Camera si è mai avvicinato a loro, solamente una volta ha avuto un contatto con la Boldrini che stava salutando un gruppo di scolari su Piazza Montecitorio e mentre li salutava ha urtato la carrozzella di Sandro Biviano.  Queste dichiarazioni della Boldrini si trovavano su Facebook, ma non sono riuscito a trovarne traccia. Tra i Resoconti della Camera, se è una dichiarazione fatta in Aula ovviamente dovrebbe risultare. Ho trovato lo stenografico del 24 luglio, e ci sono menzionati i Biviano, ma non la risposta della Boldrini. Comunque i Biviano e gli altri manifestanti sono sempre stati ignorati. I Biviano ed altri sono accampati con una tenda davanti Montecitorio, dall’otto Luglio 2013.  Le vicende a seguire sono avvenute il 24 luglio. Il giorno che dovevano avere l’incontro gli è stato detto che il Presidente era occupato, e che forse li avrebbe ricevuti prima alle 14.00 poi alle 17.00 o nel tardo pomeriggio,

visti

gli

impegni

del

Calendario

Parlamentare. Considerando il giorno molto caldo, hanno provato a far capire che per loro malati di cui alcuni gravi e molti bambini malati anche loro, rimanere tutto il giorno sotto il sole non era molto adatto al loro stato di salute. E nella giornata hanno dovuto anche chiamare le ambulanze per soccorrere quelli più gravi, più volte. Ad un certo punto hanno provato ad entrare di forza alla Camera, (ho il filmato fatto con un cellulare) per accelerare i tempi e per evitare altri malesseri. Ma ovviamente venivano bloccati e la Boldrini non li ha mai ricevuti. Nei primi giorni del sit-in passavano deputati e senatori, vicino la tenda, ma ora evitano di passare vicino, pare suggerito dalla Presidenza. I due alberghi su piazza Montecitorio hanno offerto ai manifestanti di poter usufruire dei bagni, viste le condizioni di salute ed igieniche precarie, ma l’unica volta che Sandro Biviano ha provato ad andare in albergo, è stato allontanato di forza, e attaccato con forte violenza verbale da parte di uno dei poliziotti graduati, che era seduto in una macchina della polizia, e che gli si è scagliato contro prendendolo a male parole. Da allora (tentativo di entrare del 24 luglio) sono state messe le transenne che impediscono l’accesso ai manifestanti del sit-in, che di solito comunque non sono mai più di 3 o 4. Fino a poco tempo fa era proibito l’accesso alla piazza a chiunque fosse su una sedia a rotelle, ora sembra che se fanno parte di gruppi di turisti sono consentiti gli accessi. (mi chiedevo se anche la Argentin non la facevano passare). Tempo fa il sindaco di Lipari, suo Paese natale, gli propose che se avesse smesso con le proteste e se ne fosse andato via, avrebbero pagato le cure con le staminali. Ma Sandro e Marco hanno rifiutato. Spesso vengono portati via in ambulanza perché si sentono male, poi tornano. Qualche giorno fa Sandro Biviano mi ha raccontato che la loro proposta era di sedersi al tavolo tecnico però assistiti da loro medici amici e dal prof. Vannoni per poter meglio discutere le problematiche.


Disposti ad avere un confronto ovviamente con medici ed esperti di parte del tavolo tecnico. Ma appena sono entrati al Senato, e visto Vannoni, hanno fatto marcia indietro. Dichiarazioni su strumentalizzazione da parte di Vannoni, e altro. Sandro mi diceva di rappresentare i circa 28.000 malati che con varie patologie potrebbero avere risultati con le staminali. E più passa il tempo e più

si

comportano in

questo

modo e più gli

cresce

dentro

la

rabbia, non abbandonerà mai il Civico 117°A, anche perchè comunque morirà, tanto vale morire facendo qualcosa di buono per gli altri (la sorella è già attaccata ad un respiratore e non vivrà a lungo). I manifestanti hanno preso come riferimento il nome di Civico 117a. Sandro ha più volte detto che se viene concessa lui cede il suo posto nella lista ai bambini. Sotto allegati due articoli trovati sui Fratelli Biviano BlogSICILIA ATTESO ANCORA INCONTRO CON LA BOLDRINI Stamina, tensione a Montecitorio Malore per i disabili in protesta Hanno trascorso la notte davanti Montecitorio i 9 disabili che da ieri mattina stanno protestando per ottenere le cure con cellule staminali mesenchimali del metodo Vannoni. A farsi portavoci della loro accorata e disperata richiesta di aiuto sono Marco e Sandro Biviano, due dei quattro fratelli di Lipari tutti affetti da distrofia muscolare. Attorno a loro si è stretta una grande catena di solidarietà. Oltre 150 persone si sono recate in piazza per sostenere il diritto alle cure di migliaia di persone per le quali non esiste alcuna possibilità terapeutica. Diversi i parlamentari che ieri si sono avvicinati ai manifestanti garantendo il proprio impegno per sollecitare un incontro tra i malati e la presidente della Camera dei Deputati entro oggi. Ai disabili è stato comunicato che la Boldrini li avrebbe ricevuti stamattina alle 9.30, appuntamento poi rinviato alle 11,30 ed infine alle 16. La tensione è esplosa quando Sandro e Marco Biviano hanno avuto un malore ed è stato necessario chiamare gli operatori del 118. I fratelli Biviano, insieme ad altri tre malati, sono stati fatti entrare a Montecitorio dove stanno ricevendo le cure del caso. I familiari dei disabili hanno anche tentato di fare irruzione nel palazzo del Governo. Insieme a loro anche Pietro Crisafulli, vicepresidente del Movimento Vite Sospese che racconta: “A me e ad un altro membro del Movimento è stato chiesto il documento di identità dalle forze dell’ordine presenti. Noi lo abbiamo fornito ma non ce l’hanno più restituito. Forse vogliono arrestarci. Ci hanno chiesto di far smettere la protesta, ma questo non dipende da noi. I malati sono stati chiari, non smetteranno di manifestare fino a quando non avranno l’accesso alle cure”. Nonostante siano stremati, i disabili non intendono mollare. Lo devono a loro stessi e alle loro famiglie. Lo ricorda incessantemente Sandro Biviano: “Io da qui non me ne vado senza aver raggiunto il risultato di poter curare me stesso e i miei fratelli. Sono disposto a morire qui, davanti al palazzo che rappresenta uno Stato che condanna a morte migliaia di persone”. "PORTERO' LE VOSTRE ISTANZE AL GOVERNO" Stamina, Boldrini incontra i leader della protesta a Roma Continua a oltranza a Roma la protesta dei disabili che chiedono di sottoporsi a cura con staminali mesenchimali del metodo Vannoni. I manifestanti, riuniti da ieri in presidio davanti Montecitorio non mollano e chiedono l’approvazione urgente di un decreto legge che estenda le cure a quanti sono stati esclusi dalla sperimentazione prossima a partire. Poco prima delle 14, i rappresentanti del Movimento Vite Sospese, tra i maggiori comitati Pro Stamina, sono stati ricevuti dal Presidente della Camera. “Le abbiamo spiegato i motivi della protesta e che ci sono molte lacune nel decreto che autorizza la sperimentazione del Metodo Stamina, e abbiamo chiesto delle modifiche urgenti”, spiega l’avvocato Romina Lanza. Laura Boldrini ha chiesto ai leader della protesta di mettere nero su bianco, consegnandole una relazione sulle criticità individuate e su come andrebbe migliorata la legge di sperimentazione del metodo Stamina.


Il documento verrà consegnato nei prossimi giorni e poi ci sarà un ulteriore incontro. Intanto rimangono ancora davanti Montecitorio i manifestanti. Tra loro anche Sandro e Marco Biviano, due dei quattro fratelli di Lipari affetti da distrofia muscolare che puntualizzano: “Le promesse non ci bastano. Siamo disposti ad andare via da qui morti. Tra poco porteranno le nostre bare”. I comitati Pro Stamina chiedono che oltre agli Spedali Civili di Brescia si autorizzino altre strutture sanitarie all’infusione di staminali, anche perché a Brescia la lista di attesa si è allungata a dismisura mentre i malati muoiono. Obiezioni vengono poi mosse dai sostenitori di Vannoni in merito alla rosa di esperti scelti per il Comitato scientifico che presiederà alla sperimentazione e nel quale sarebbero stati inseriti “nemici giurati di Stamina”. Viene dunque chiesto “di integrare la Commissione di esperti con figure superpartes di chiara valenza internazionale, per una effettiva e obiettiva valutazione” unitamente alla costituzione dell’Osservatorio delle famiglie dei disabili affinché abbiano voce in capitolo durante le fasi della sperimentazione.


Una mala politica che ammala …..... di Pietro Bergamaschini (01 marzo 2014)

Argomento difficile da affrontare il rapporto tra la SLA e la Politica. Non basterebbe un trattato per essere esaustivi ed esaurienti, ed aggiungere episodi di vita vissuta, aneddoti, verità amare e falsità da “leggenda metropolitana”, non sarebbe superfluo. “Ho trascorso la notte a considerare se oggi, finalmente, qualcheduno degli specialisti, che da oramai un anno abbondante mi visitano e mi sottopongono ad analisi, senza mai dare una diagnosi, se insomma, oggi, qualcuno dirà qualcosa di più chiaro, di definitivo. Sono stanco ed ho anche un po’ di paura. Mi sembra assurdo che oggi sia ancora così difficile emettere una diagnosi, con tutta la tecnologia e la ricerca scientifica di cui dispone la medicina. Eppure aspetto da un anno, fino ad ora solo approssimazioni, ipotesi, diagnosi errate.  Entro dal neurologo, come già da qualche tempo, non cammino bene fatico a muovermi e non sono coordinato, mi accompagna mia figlia. Il medico ci fa accomodare, sorride, è cordiale. Comincia con dei discorsi ampi, complessi e decisamente vaghi. Ho ancora più paura. È ovvio mi sta preparando a qualcosa che fa male e provoca dolore solo il sapere che esiste. La sentenza: ho la S.L.A. (Sclerosi Laterale Amiotrofica). Spiega a cosa vado incontro, come procederà la patologia, e soprattutto che non ha cura. Io già non lo sento più, la paura si trasforma in terrore, e non so neanche come, mi ritrovo a casa. Sono sconvolto, terrorizzato. Ne avevo sentito parlare, ma un conto è che qualcuno stia male, con un male raro e tremendo, ma un altro è sentirsi già morto con una scadenza precisa. E con quali sofferenze.

Non voglio pensare, ma sarà l’unica cosa che mi accorgerò di poter fare tra poco tempo. Pensare, rimuginare, riflettere. Ogni giorno ripercorrere tutta la mia vita, i miei ricordi, le mie gioie ed i miei dolori, ma con un corpo immobile ed un cervello che vola alto, più di prima. Lucido come mai non è stato. Mia figlia, i miei familiari si attivano per darmi un aiuto. Si rivolgono alla A.S.L. ai Servizi Sociali, a chiunque possa


aiutare una famiglia colpita da un fulmine, no termine errato, sminuente, colpita da un cataclisma, da una catastrofe che travolge e distrugge, senza pietà. Le Istituzioni: assenti. La mia famiglia: disperata.  Io sono ancora frastornato, la paura si trasforma in speranza, in illusione che qualcosa cambi, che forse si sono sbagliati, ed insieme a me, i miei familiari. Ma non è così. Cammino sempre peggio, barcollo, cado. Faccio fatica a fare le cose più banali, quelle azioni che fino a poco tempo fa erano talmente ovvie, scontate, semplici, e che ora solamente mi accorgo quanto sia complessa la macchina umana. È passato poco meno di un anno. Sono solo. Mi sento veramente solo. Le Istituzioni: assenti. La mia famiglia: disperata.  Io sto peggio, respiro male. Ancora una decina di mesi e sarò tracheostomizzato. Non faccio in tempo a saperlo e già sono passati questi dieci mesi, ed ovviamente sono a letto, immobile, non mi muovo più da parecchio. Una eternità mi sembra. Più esattamente, non muovo più neanche un muscolo. Solo leggermente la testa e gli occhi. Non deglutisco più. Devo decidere tracheostomizzazione e P.E.G (nutrizione enterale). Altrimenti è finita.  Ma la speranza non mi lascia, solo quella, per il resto sono solo. Sempre più solo. Le Istituzioni: assenti. La mia famiglia: disperata.  Sono attaccato solo a dei tubi, tutto entra ed esce da dei tubi di plastica. Sono disperato e provo vergogna. Si vergogna perché tutto intorno a me mi toglie la dignità di una vita già difficile e dolorosa. Mi assistono degli idioti, incuranti e indifferenti di come mi sento e di come soffro ogni giorno, e pensare che sono tra i fortunati, perché qualcuno non ha nulla se non se lo paga da solo. Questo aiuto dato da infermieri e operatori socio sanitari è quasi ridicolo, un aiuto ai miei cari. Ma 24 ore sono tante. E l’aiuto grottesco. Sono sempre più sconsolato e solo. Le Istituzioni: assenti. I familiari: disperati, oramai al collasso.  Io non so perché, ma sento solo speranza e voglia di vivere da una parte, e voglia di farla finita all'istante dall’altra. Non so, forse dipende che faccio oramai fatica a muovere anche la testa, e gli occhi sono quasi fermi. Non ci vedo bene, è sono ormai quasi tre anni che non parlo. Soffro nel sentire la vita che mi sfugge via, e soffro per lo strazio dei miei cari. Soffro, tanto ed in silenzio. Perché non parlo forse, da tanto tempo ormai, ma tanto anche parlassi, oltre alla mia famiglia, e di questo ne sono fortunato perché altri sono stati abbandonati da soli in centri specializzati, ma tanto, dicevo, anche potessi parlare, urlare, chi mi ascolterebbe. Chi potrebbe capire che “vita-non vita” passo da quel giorno in cui ho cominciato a star male, quattro anni orsono. Questa maledetta patologia ti paralizza completamente, ma ti lascia lucido, cosciente, consapevole di ogni cosa. Sei immobile, ma i pensieri corrono veloci e fanno male, sono lucidamente dolorosi. Comprendo tutto, e percepisco il deperimento, la fine che arriva ogni giorno che passa. Mi sento solo e lo sono oramai arrivato a questo punto.”  Le Istituzioni: assenti. I familiari: disperati, oramai al collasso.  Questo racconto è inventato.  Sono un cantastorie, uno che si inventa i racconti, ma provate a chiedere in giro, forse vi rispondono che non è proprio falso, finto, immaginato. Qualcosa (o tutto) è vero. Una storia vera, tante storie. Manca solamente la “rabbia” che provano verso le Istituzioni, sia i malati, sia i familiari, ma è stata tralasciata di proposito, per far meglio risaltare il dolore. E come dice il Dalai Lama, anche la rabbia è un sentimento e regalare un sentimento a chi provoca dolore non ne vale la pena. Questo fa la S.L.A. e questo le Istituzioni: entrambi ti distruggono, ti annientano, ti tolgono anche la dignità di quella che sembra una vita, anzi, scusate, è una vita, molto più di tante altre.  È vita molto poco materiale, ma solo e solamente mentale, spirituale. Forse l’unica forma di “vita vera” che


dovrebbe esistere. Pensieri, ricordi, emozioni, sofferenza, angoscia. In silenzio, senza che esca una parola. Una Grande Vita. Che nessuno comprende per mancanza di compassione, di altruismo, di umanità E la Politica cosa dice, cosa fa? Altro che un trattato, libri interi di quanti sono le mancanze della Politica. Se abbiamo iniziato con un racconto inventato e basato su emozioni e spiritualità, la logica conseguenza di tutto ciò potrebbe essere quella di parlare di cosa fa la Politica secondo la morale e l’etica. Potremmo parlare della Politica citando i Sette Vizi Capitali. L’Accidia sicuramente è da mettere per primo. L’indifferente mostruosa trascuratezza e abbondono verso i malati ed i familiari ne è di spiegazione. Banale ricordare Dürer, dove la melancolia (a quei tempi sinonimico di accidia) è splendidamente rappresentata: un mostriciattolo che ostacola il lavoro, e sul fondale un cielo stellato. Lavoro e stelle, due elementi ricorrenti in quei tempi, periodo del tramonto dell’Umanesimo, del Macchiavelli, delle guerre civili e religiose. Chi cade nell’accidia si accontenta di un cielo abbuiato, non vuol più riveder le stelle. E quindi dell’accidia che, come allora, oggi, accompagna i periodi di crisi. Per Tommaso d'Aquino era “rattristarsi del bene divino”; per Sant'Agostino "Sei posseduto da una funesta malattia dell'animo". Kierkegaard affermava che l’Accidia è sorella del Vuoto, e che circola, insidiosa, in cielo, in terra e in ogni luogo: "Siccome gli dèi erano accidiosi e si annoiavano crearono gli uomini. Anche Adamo era accidioso e si annoiava, perciò fu creata Eva. Noi, figli dell’Accidia.” Costantin Noica, filosofo romeno, amico di Mircea Eliade ed Emil Cioran chiama l’accidia la "malattia dello spirito contemporaneo” dove non si è perso Dio, ma l’incanto del mondo che la nostra ragione ha reso disincantato, mondo ridotto a pura materia da utilizzare. E non più capace di riflettere l’anima. L’Accidia è la definizione di ciò che oggi è la Politica. La presenza del distacco. Figlia del Vuoto e dell’Indifferenza. Il Demone della Notte. Malattia lei stessa.  Come può una malattia curare dei malati?  Ma di peccati se ne intravedono ben altri,  Avarizia, desiderio di bene materiale. Superbia, sentirsi in una “democrazia” superiori agli altri, fino al disprezzo degli ordini e delle leggi (quanti esempi ci sarebbero a questo proposito? Troppi. Lasciamo stare). Ira esaminando la Politica fatta da uomini che si vendicano dei torti subiti (a ragione o quasi sempre a torto?). E forse Gola, Invidia e Lussuria, meglio tralasciarle. Cadremmo nel “volgare”. Prima di pensare al rapporto tra malati di SLA e familiari, occorrerebbe guarire la Politica. Farla rinascere, a partire da noi, cittadini, responsabili di ciò che è oggi la Politica. Magari ricordando cosa affermava Friedrich Nietzsche:  “Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante.” Speriamo che si torni ad un Caos primordiale. Caos generatore e rigeneratore di Vita, altrimenti le urla silenziose dei tanti malati e dei loro familiari saranno inutili, indifferenti. Io il caos ce lo ho dentro da sempre, sono “vivo” e mai e poi mai smetterò di averlo.  Fa parte della mia vita, è la mia vita.  Si soffre comprendendo la sofferenza, ma questa è la Compassione che genera quel caos benefico che mi porto dentro. Con grande sofferenza ed al tempo stesso con grande piacere ed amore. Un malato di SLA è “una stella danzante”, la Politica: stelle cadenti, stelle spente, non stelle, grandi buchi neri che ingoiano tutto, materia e tutto ciò con cui vengono in contatto. E voi uomini politici, lo avete ancora del caos dentro di voi?  Perché di caos ne fate tanto, ma non crediamo sia quello che si intende sopra.


Molte volte ho studiato la lapide che mi hanno scolpito: una barca con le vele ammainate, in un porto. In realtà non è questa la mia destinazione ma la mia vita. Perché l’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno; il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura; l’ambizione mi chiamò, e io temetti gli imprevisti. Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita. E adesso so che bisogna alzare le vele e prendere i venti del destino, dovunque spingano la barca. Dare un senso alla vita può condurre a follia ma una vita senza senso è la tortura dell’inquietudine e del vano desiderio è una barca che anela al mare eppure lo teme. Edgar Lee Masters

Video: ArezzoTV Immagine dal sito www.auditagency.com.ua


La medicina è una scienza esatta? di Pietro Bergamaschini (01 maggio 2014)

"Il supremo male che possa capitare è commettere ingiustizia; non vorrei né patirla né commetterla, ma, fra le due, preferirei piuttosto patire che commettere ingiustizia". Platone

La medicina è una scienza. Esatta? Forse è meglio fermarsi all’affermazione che è una scienza, perché sull’esattezza delle scienze in generale ci sono ampie discussioni e dibattiti. Certo che la medicina ci tocca da vicino, rispetto a scienze che sembrano essere sconosciute ai più, lontane, apparentemente inutili. La medicina è rappresentata dal nostro medico, che ci cura, che ci guarisce, che ci conosce e sa. No questo era il medico una volta, quel medico che entrava nella stanza del paziente e che solo dall’odore sapeva già quali potevano essere le patologie del paziente. Dal colore della pelle, dal colore del bianco degli occhi. Dallo sguardo, da come si muoveva e da come toccava se stesso e gli oggetti o i suoi cari. Fino a sapere, senza visitarlo, se fosse in punto di morte (toccarsi il naso era uno dei segni che facevano capire il distacco del malato tra mente e spazio, l’inconsistenza dell’ambiente che diveniva vago e vacuo, è segno dell’imminente morte, così raccontava un anziano medico a mio nonno tanti anni fa). Oggi il medico è cambiato. Pensa alla carriera, ai soldi, al successo. E la medicina gli va dietro accompagnata dal carrozzone speculatore e truffatore delle case farmaceutiche, e di chi le controlla. Oggi nonostante i grandi passi avanti delle tecniche di diagnostica precoce, la medicina ha perso tanta fiducia nella gente, e così i medici che della medicina ne fanno un mestiere, come un commerciante (senza nulla togliere alla categoria, forse onestamente truffaldina per natura di ciò che è l’anima del commercio), come un imprenditore, come un qualsiasi altro mestiere. E il giuramento? Non voglio nemmeno dire di quale giuramento parlo, mi si accappona la pelle solo a ricordare le meravigliose parole piene di umanità, etica, rispetto, valori. Il giuramento lasciamolo stare, perché se dovessimo tirarlo in ballo un Vannoni, e pietosamente per chi mai leggerà voglio avere il buonsenso e la pietà di citare solo un esempio, un Vannoni, dicevamo cosa ha capito dei suoi studi, e chi lo ha appoggiato e difeso e onorato? Cosa poter dire se la medicina è una scienza in questo caso? Perché scienza esatta non la consideriamo neanche, non mi sembra proprio il caso. Esatta a tutti i costi, esatta per interessi, esatta per speculazioni su chi sta morendo. Beh si in questo senso è esatta, anzi certa. Ladri e truffatori di anime e di sentimenti, di speranze, il resto conta poco, si il denaro sottratto non conta niente, ma le anime, quelle povere anime disperse nella menzogna e nella bugia, contano e non hanno prezzo. E se dovessimo risarcire per giusto valore tutto ciò, chi avrebbe il coraggio di quantificarlo, chi sarebbe capace misurare un dolore, un dispiacere, una vana speranza. Chi su questa terra avrebbe il coraggio di stabilire un risarcimento equo. La vita ha per quanto lunga o breve che sia ha un valore unico. Galimberti su “La Repubblica” affrontando le problematiche etiche e medico scientifiche a proposito di staminali, embrioni, eccetera, ha suggerito di utilizzare il principio dell’”etica del viandante”, analogamente, con gli attuali sviluppi della medicina, sarà impossibile applicare principi generali di etica, mentre questa proposta sembra meglio modulare i reali benefici che quella specificata preferenza condurrà a favore dell’uomo in quel ambito socio-culturale. Ricordiamo a proposito dei cambiamenti culturali anche Luca Luigi Cavalli Sforza, che intende per evoluzione le continue variazioni, dovuti spesso all’emergere e alla successiva diffusione delle innovazioni che hanno segnato le trasformazioni cui va soggetta l’umanità, oggi la cultura di popoli diversi è altamente frazionata, in alcuni casi ci sono variazioni rapide, in altri sembra sia immutata e statica, producendo così una molteplicità di sapere, non certo dovuta a differenze genetiche. Ma comunque l’etica è solida e presente anche con i Vannoni, e chissà quanti altri.


Scienza e tecnologia hanno avuto successo e hanno fallito nello stesso tempo. Nel passato la scienza si è formata autonomamente distinguendo il sapere dall’etica, proteggendo i propri scopi ultimi, cioè “conoscere per conoscere” e questo lo ha fatto a qualunque costo e ignorando ripercussioni morali, politiche, sociali e religiose. Nei secoli recenti la scienza entra nella società, prima nelle scuole ed università, poi nelle industrie, ed infine nello Stato. Oggi la scienza è finanziata e i finanziatori si appropriano dei risultati. Inizialmente la scienza aveva bisogno di tecniche per sperimentare, e sperimentava per verificare. Ma con questa necessità è arrivata a sottomettersi alla manipolazione della tecnica e il potere del conoscere per conoscere viene superato dal potere della tecnica che è al servizio dell’economia e che vuole sviluppare nuove industrie, trasformando così la scienza in una forza motrice socio-economica. Oramai la disinteressata avventura apolitica della ricerca scientifica è preda dei profitti, delle aziende, degli Stati. Quanti scienziati si sono pentiti di scoperte che avrebbero reso benefici e non malefici come il nucleare? La scienza diviene strumento del potere, diviene meno “esatta”, al soldo delle industrie, del potere, e l’etica oramai diviene solo un sogno. Pochi scienziati hanno ammesso di dover distinguere tecnica e scienza (questo verso gli anni ’80) e hanno preso posizione sui concetti: di bontà e moralità della scienza, della ambivalenza della tecnica divisa tra Scienza e Potere, e decisamente della amoralità della Politica. Oggi la scienza è divenuta indifferente all’etica, a meno che questa non sia etica della conoscenza e del rispetto delle regole del gioco scientifico. Husserl, in una conferenza tenuta settant'anni fa sulla crisi delle scienze europee, ha mostrato che c'era una macchia cieca nell'oggettivismo scientifico: era la macchia della coscienza di sé. Ma per fortuna gli scienziati non sono solo scienziati, sono anche esseri umani, cittadini, persone con concezioni religiose e/o metafisiche, e solo così torna una etica che riporta in qualche modo a suo posto la eccessivamente disinibita scienza, unica e sola barriera alla sperimentazione sugli esseri umani. E allora un nuovo attacco all’etica cercando esseri umani “non umani”, cercando compromessi lavorando ai margini della persona umana, cioè sugli embrioni, e sui morti cerebrali, quelli in coma. Le scienze, la ricerca, la medicina diviene cieca, rifiuta etichette, frammenta la conoscenza e rende il medico, lo scienziato ignorante ed indifferente alla problematica epistemologica ed ovviamente all’etica. C'è l'ignoranza della trasformazione dei fini e dei mezzi. C'è l'incoscienza del problema dell'errore e dell'illusione in politica. C’è un conflitto tra l’obbligatorio della conoscenza per la conoscenza, che è quello della scienza, ed gli aspetti etici, e molti di questi in grave conflitto, come la consapevolezza assoluta che è arbitrario decidere che una persona umana esista solo dalla nascita, o nell’ovulo, o quando il cuore del feto cominci a battere. Abbiamo bisogno di sviluppare una scienza nuova, ed in questa evoluzione occorrerà l’auto-conoscenza di prese di coscienza. Compromessi meta-scientifici, punti di vista epistemologici che espongano i presupposti metafisici dell’attività della medicina. Tutto ciò coadiuverebbe alla realizzazione e allo espansione di un pensiero scientifico complesso in cui si possa operare la comunicazione tra conoscenza ed etica. Dopo aver dominato la materia si è cominciato dominare la vita, e la scienza comincia dominare il suo padrone umano e pone nuovi fondamentali problemi antropologici che sono, nello stesso tempo, giganteschi problemi etici. Le procreazione da sperma anonimo, le madri surrogate, le clonazioni umane mettono in discussione la nozione di padre, di madre, di figlio o di figlia. Sono preludi alla rimessa in discussione della nozione di essere umano. Ma il buon utilizzo delle scienze, il divieto dei suoi usi nefasti, dipende dalla coscienza degli scienziati, dei politici e dei cittadini. L'assenza di controllo, politico ed etico, degli sviluppi della tecno-scienza rivela la tragedia maggiore che permette la distinzione tra scienza, etica e politica.

Italiani nel Mondo  

News by Pietro Bergamaschini