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UOMINI CHE ODIANO LE DONNE. in rete Sul web la violenza di genere è dilagante. Chi la fa non ne capisce la gravità. E le sanzioni non esistono

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arolina ha solo 14 anni quando decide di togliersi la vita. È il gennaio del 2013, da pochi giorni è stato messo in rete un video che la riprende, ubriaca a una festa, mentre alcuni suoi sedicenti amici la molestano sessualmente. Il video diventa virale e così anche le offese. “Sei una vacca”, “Non ti vergogni?” sono solo alcuni dei commenti sputati sulla sua bacheca Facebook. Il video riceve 2.600 mi piace. La pressione diventa insostenibile, Carolina apre la finestra di camera sua e si butta. Decide di affidare allo stesso social network il suo ultimo saluto: “Scusatemi, non ce la faccio più a sopportare”, scrive. Carolina Picchio è la prima vittima di cyberbullismo in Italia. La violenza online è un fenomeno dilagante. Dietro l’anonimato virtuale, utenti con profili veri o falsi sfogano i loro peggiori istinti: l’insulto diventa la cifra del linguaggio. «Le donne, soprattutto giovani, sono i bersagli privilegiati delle molestie online – denuncia Maria Giusep­ pina Pacilli, professore associato di piscologia sociale all’università di Perugia – c’è ancora poca

consapevolezza di un fenomeno che è invece sistemico». La violenza di genere sui social si può manifestare in molti modi, a cominciare dalla diffusone di video, veri o manipolati, alle minacce di stupro fino all’invio di immagini sessuali non richieste. Poi c’è il cosiddetto body shaming: un linguaggio di odio che si esprime attraverso la denigrazione della donna per il suo aspetto, considerato non corrispondente ai modelli di bellezza stereotipici. L’ultimo episodio, in ordine di tempo, ha riguardato la presidente dell’Umbria, Catiuscia Marini. Una sua foto, pubblicata su Facebook da un giornalista, ha scatenato una valanga di commenti offensivi sul suo aspetto fisico. «Io sono una donna forte e di carattere, non mi lascio né intimidire né umiliare – è stata la risposta della Marini – ma la rete denigra, massacra, oltraggia, istiga al suicidio giovani donne, ragazzine, adulte. Dobbiamo fermare i violenti del web ed invito a denunciare sempre alla polizia postale e non solo». In molti casi, a colpire è la totale inconsaQuattrocolonne

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30 novembre 2017

di pietro adami @pietroadami1


pevolezza di chi utilizza la violenza sui social network. «Negli aggressori scattano meccanismi come l’invisibilità, la condizione di anonimato che protegge, ma anche non permette di vedere le reazioni della vittima. C’è poi l’anonimità dissociativa, i comportamenti online sono percepiti come meno gravi di quelli offline, l’aggressore non si sente responsabile», spiega ancora la professoressa Pacilli. Una descrizione che sembra corrispondere al profilo di Lorenzo Castagna. Sessantenne, da poco diventato nonno, vive in Andalusia e lavora nel mondo delle gare di moto. Su Facebook non perde occasione per commentare i post di Laura Boldrini. L’epiteto che preferisce utilizzare è prostituta, in tutte le sue declinazioni. Lo stesso che ha utilizzato per Asia Argento dopo la sua testimonianza contro Weinstein. «Scrivo solo quello che si meritano, loro sono potenti e hanno molti mezzi per difendersi, fanno la bella vita», si giustifica. Racconta di avere molti profili, perché ogni tanto Facebook ne chiude uno. «Se mi sento in colpa? Assolutamente no». Chi sicuramente non aveva “molti mezzi per difendersi” è Carolina. Da quando è morta, suo padre Paolo è impegnato a girare le scuole d’Italia per incontrare gli studenti e spiegare loro che di violenza online si può anche morire. «Dal 2013 è stato avviato un percorso di prevenzione, educazione e sensibilizzazione – spiega – da parte dei ragazzi c’è una maggiore attenzione, anche se ancora molti prendono le offese come un gioco. Oggi si sentono più registi che protagonisti, non vogliono perseguitare qualcuno, ma mettersi in mostra». Contrastare la violenza di genere in rete sembra un obiettivo difficile. Se a maggio è stata introdotta una legge sul cyberbullismo per tutelare i minori, mancano ancora gli strumenti giuridici per sanzionare le aggressioni virtuali, soprattutto nei confronti delle donne. La strada da percorrere è ancora molta, secondo la professoressa Pacilli: «La possibilità di denuncia dell’abuso al gestore della piattaforma social è fondamentale. Può però non essere sufficiente. Spesso si tende a difendere questo tipo di comportamento attraverso la libertà di espressione. Ci rassegniamo alla violenza, così come un tempo si faceva per la violenza domestica. Bisogna imparare a promuovere il rispetto dell’umanità altrui e comprendere che, se la ledo, perdo anche la mia». Q

Sondaggio Ipsos Mori su un campione di 911 donne italiane

Quattrocolonne

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30 novembre 2017

Profile for Pietro_Adami

Uomini che odiano le donne. In rete  

Sul web la violenza di genere è dilagante. Chi la fa non ne capisce la gravità. E le sanzioni non esistono

Uomini che odiano le donne. In rete  

Sul web la violenza di genere è dilagante. Chi la fa non ne capisce la gravità. E le sanzioni non esistono

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