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Dove và il fitness negli USA? Viaggiando periodicamente negli USA e visitando le palestre, ci eravamo abituati ad un trend ormai ventennale di lento ma chiaro scivolamento verso una versione sempre meno impegnativa dell’attività in palestra. Certo, negli USA la popolarità del bodybuilding e l’impegno medio degli utenti delle palestre rimaneva a livelli molto superiori a quelli italiani … ma una linea di tendenza in quel senso si era delineata. Ora questa linea di tendenza sembra invertirsi insieme effetti dell’economia sul settore palestre e fitness: dal boom che spingeva tutti in palestra, alla crisi che seleziona i più motivati. Ed è la fine (almeno per ora) del ”soft fitness” tanto caro alla stragrande maggioranza delle palestre italiane. Parliamo di quelle palestre che cercano di richiamare i clienti con la chimera dello scarso impegno e la prospettiva di lunghi abbonamenti a costi contenuti magari a rate. Esempio: il cliente si abbona per due anni, frequenta per due mesi, risultati inconsistenti, smette di frequentare la palestra ma continua a pagare per due anni. Una filosofia molto “italiana”che nell’ultimo decennio aveva fatto presa anche negli USA, sotto le pressioni concomitanti del credito facile e dell’opportunità di trasformare in clienti un’ampia schiera di persone fondamentalmente sedentarie e intolleranti allo sforzo fisico. Ora il credito non è più così facile e sempre più persone perdono la casa per insolvenza. La pressione degli interessi da pagare sui debiti fatti negli anni precedenti è allarmante per una fascia maggioritaria della popolazione americana. Inevitabilmente, chi non è altamente motivato verso la forma fisica, vede nella palestra uno dei primi costi da tagliare. Uno dei primi sintomi di questa situazione negli USA lo si nota nell’andamento del flusso quotidiano della clientela: in genere (non parliamo del


Gold’s Gym di Venice) le palestre si riempiono dalle 5:00 del mattino e si svuotano verso le 7.30per riempirsi poi ancora verso le 19.30 di sera: chi è disposto ad allenarsi prima di andare al lavoro o dopocena, in genere tiene duro. Invece evapora la schiera di coloro che vengono in palestra perché non sanno dove altro andare, per esempio i classici pensionati del tardo mattino e gli impiegati durante la pausa pranzo. Questo si riflette anche nelle fortune delle varie catene di palestre: Bally’s, la catena antesignana del poco impegno in cambio di incerti risultati, è un’apparizione sempre più rara nel panorama delle palestre americane. Molte palestre Family Fitness ritornano precipitosamente al marchio e “stile” Gold’s Gym abbandonati qualche anno prima. La stessa catena Gold’s Gym agli inizi del millennio cominciava a sterzare titubante verso un fitness dai contorni sfumati: ora torna al motto degli anni ’80: “Fitness & bodybuilding”. La prospettiva di lavoro è chiara, se si considera che negli USA il body building comincia con 180kg di panca e 50cm di braccio, prima è fitness. Ingloriosa poi la parabola della catena World’s Gym: una volta concorrente diretta di Gold’s Gym nel settore Fitness e Bodybuilding da qualche anno aveva intrapreso una decisa quanto intempestiva sterzata verso il fitness “soft”con mutilazione delle macchine a caricamento manuale per impedire un carico eccesivo e piazzate di palestra al venerdì sera. E’ ora una catena in via di veloce estinzione. In crescita invece la catena LA Fitness, con il suo tipico layout per la maggior parte dedicato ai pesi e suddiviso fra macchine a selettore, macchine a caricamento manuale (di solito le famose Hammer) e pesi liberi. Questo sta diventando il modello di riferimento anche di tante più piccole palestre di quartiere.


Parallelamente il Pilates , tanto in voga qualche anno fa, è praticamente scomparso mentre le lezioni di aerobica e spinning resistono ma si fanno sempre più faticose e aggressive. Riflettano i gestori italiani di palestre: il “soft fitness” o fitness all’italiana, è un settore che ha contribuito a tante fortune personali ma che è ormai saturo e in controtendenza rispetto alla situazione economico-sociale che si profila per il prossimo futuro: gli avventori che protestano se qualcuno li fa sudare e che hanno sostituito il suono chiacchiere ai grugniti di sofferenza sono una schiera che si va sempre più assottigliando. Il boom del bodybuilding e delle palestre negli USA è cominciato negli anni ’70 basandosi su atleti a dir poco motivati, che alternavano uno sport estremamente faticoso ad un normale lavoro di otto ore, spesso altrettanto gravoso. Vi ricordate Ferrigno che si allenava dopo il suo turno in una fabbrica automobilistica nel Michigan? E Sergio Oliva che lavorava in fonderia? Contraendosi per effetto della crisi inevitabilmente lo sport del ferro si sta dirigendo già verso le sue origini, verso il suo zoccolo duro.

20 settembre 2010


Dove va il fitness negli USA?