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La

Ed ebbene si, anche quest’estate ci prendiamo le ferie dopo quest’ultima edizione. Speriamo che abbiate gradito i nostri articoli, e l’appuntamento è al prossimo anno. Buona lettura!!

QUINTO NUMERO

LA-MELA.ORG GIUGNO 2009 ANNO III

IL GIORNALINO DEL LICEO E. MEDI DI SENIGALLIA


lavori in corso

di

Alessandro Terenzi

A meno che non siate assenti da due mesi è praticamente impossibile che non abbiate notato i lavori che si svolgono attorno alla nostra scuola, a quanto pare infatti le tubature e i piazzali della nostra scuola erano ridotti così male da non poter resistere oltre. Ora la domanda sorge spontanea: non si poteva aspettare la fine della scuola per fare lavori come quelli effettuati nelle settimane scorse all’interno della scuola? I disagi provocati infatti sono stati diversi, da quelli più trascurabili, come il rumore durante le lezioni, passando per le difficoltà provocate dall’unica uscita posta sul retro fino al pericolo che comporta l’impossibilità di uscire in sicurezza dall’edificio. Ma andiamo per ordine, è vero che il rumore forse è un fatto trascurabile, ma per chi sta facendo un compito in classe, non è certo un aiuto, senza contare che durante i lavori era quasi impossibile aprire le finestre senza sentire il rumore delle ruspe. Altro punto che, ad alcuni sarà passato inosservato, ma non a tutti, è l’uscita posta sul retro. Essa infatti può sembrare non un problema per chi viene con mezzi propri, ma per chi viene da fuori, si tratta di uno spiacevole inconveniente che comporta tempi più brevi per prendere i mezzi pubblici. Già perché aziende come Bucci se ne infischiano altamente di tutto ciò. Anche senza intoppi trovare un autobus alla giusta ora è un impresa, figuriamoci così, ma quella dei trasporti pubblici è un altra storia su cui non è il caso qui cui dilungarsi. Ultimo punto, anche se il più importante in ordine è la sicurezza: i lavori infatti hanno obbligato a chiudere con una rete arancione alcune delle uscite di emergenza, cosa che di certo in caso di reale emergenza comporterebbe dei seri rischi alla sicurezza. Magari era il caso che a lavori iniziati anziché una semplice circolare si fosse fatta una prova di evacuazione reale, per valutare meglio le effettive problematiche che i lavori comporterebbero in caso di allarme. Visti i recenti casi di cronaca ciò sembrerebbe il minimo sindacabile. Cominciare all’esterno con il rifacimento dei cancelli e dei recinti prima di passare ai piazzali interni avrebbe sicuramente provocato meno disagio all’intera scuola dai professori agli studenti, e non avrebbe comportato rischi per la sicurezza, perché nei mesi estivi escluse le giornate in cui si tengono gli esami, il numero delle persone nella scuola passa da 1000 a 10, ed evacuare anche con una sola uscita 10 persone è certamente più fattibile di quanto non sia con mille. È certamente giusto ristrutturare la nostra scuola, ma se fosse stato fatto cercando di venire un po’ più in contro alla esigenze degli studenti, se si fosse almeno cercato un compromesso tra le esigenze educative e quelle commerciali e tecniche della scuola e delle aziende appaltatrici, di certo avremmo solo ottenuto vantaggi per tutti, dallo studente in autobus, fino al professore in bici. •

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Il magico mondo IKEA

di

Mattia Pierpaoli

Un diffuso sentimento di benessere interiore. Il desiderio di assuefazione paragonabile ad un primo morso di un dolce al cioccolato. Tutto ciò coronato da una musichetta rilassante di sottofondo, da colori caldi e da una sensazione di libertà. E’ ovvio che sto descrivendo i primi passi in un negozio IKEA. Appena varcata la soglia vieni assalito da una sensazione di benessere: in quel lembo di terra svedese sai che potrai trovare centinaia di cianfrusaglie inulti ma che di sicuro comprerai, visti i prezzi in decimali e le colorazioni più vivaci che starebbero bene anche in un cimitero. Per quanto gli uomini pensino di essere esenti da questa folle frenesia da shopping, male che vada, si ritroveranno anche loro con almeno un carrello carico di batterie, cassette portautensili, scaffali e divani smontati. Stranamente, però, questa grande multinazionale non è vittima di boicottaggi, o ricoperta da una coltre di malvagità, come è per Mc Donald’s o Nike o Nestlè. Infatti uno dei suoi primi passi fu quello di garantire una politica di supporto ad encomiabili organizzazioni sovranazionali quali Unicef, WWF, Save the Children, ed altre sulla tutela dei lavoratori. La fama di avere prezzi competitivi deriva, oltre dal montaggio fai-da-te, anche da una sopraffina ricerca del design nell’ utilizzo e nella produzione. Infatti creare nuove forme per vecchi oggetti costituisce anche un modo per ottimizzare la catena produttiva, e di conseguenza favorire la riduzione dei prezzi di produzione. Anche la psicologia ha un ruolo preponderante nel marketing dal logo giallo-blu. Il negozio-modello è strutturato in due parti: la prima è la mostra espositiva, in cui sono simulati diversi comparti abitativi riempiti di mobili ed accessori IKEA, per ricostruire un’atmosfera intimafamiliare. La seconda è costituita dal magazzino dove, come in un self service, ti metti nel carrello tutti i pezzi smontati che diventeranno poi tavolini, salotti, cucine. I prezzi, ancora più competitivi, del bar-ristorante (ad esempio, solo quattro euro per un menù completo) servono per invitare il cliente a rimanere nel negozio; il limitato guadagno del servizio di ristorazione verrà compensato dai profitti sugli acquisti del cliente stesso. Anche in questo periodo di recessione, l’IKEA continua a fare affari, perfino aprendo nuovi punti vendita; di fronte alle allettanti offerte che spaccano il centesimo e all’idea di cambiare mobili -e vita- , una società infelice può facilmente trovare sfogo in uno shopping convulso, capace di renderla realizzata grazie a beni materiali. E’ vero che la felicità è ben altro, però sfido chiunque a non sentirsi soddisfatti dopo esser riusciti nell’ardua impresa di montare un mobiletto. • www.LA-MELA.org


Beviamoci

Il

su

divieto introdotto nel 2007 di vendere alcolici dopo le due del mattino rischia di essere spazzato via dal nuovo emendamento avanzato dal Leghista Gianluca Pini. Teoricamente attenendoci alla nuova formulazione dell’articolo 6,i locali non potrebbero somministrare alcolici dalle 24 alle 7 , ma in essa è contenuta una deroga che esclude da questo divieto tutte le attività che svolgono intrattenimento oltre le due. Sancisce infatti che si deve interrompere la vendita di bevande alcoliche dopo le due, ovvero almeno mezz’ora prima dell’orario di chiusura! In questo modo la limitazione dalle 24 fino alle 7 della mattina colpirà esclusivamente i gestori di baracchini e chiostri in strada, ma la cosa incredibile è che leggendo il secondo comma di questo articolo, si scopre che questa limitazione non tocca discoteche e pub. Questi ultimi non solo non dovranno rispettare il limite della mezzanotte, ma sarà anche revocato il famoso limite delle 2. La voce di protesta che si è messa più in risalto è quella del sottosegretario Giovanardi, il quale aspramente dichiara che in questo modo si sono voluti proteggere solo gli interessi di qualcuno, danneggiandone altri. Nella nostra Italia siamo ancora di fronte all’ennesimo colpo di mano dalla lobbye del settore, in questo caso quello dei gestori dei locali notturni, e ancora una volta questo colpo di mano ha trovato forti appoggi in ambito pubblico e politico. Inutile nascondere che molto spesso il divieto del articolo 6 del decreto legge 117 non veniva rispettato e anche se rispettato, i giovani trovavano ugualmente il modo di aggirare il limite delle 2, portandosi da casa bevande alcoliche e quant’altro. Sebbene sia discutibile l’effettiva efficacia della legge, non è comunque corretto lasciare completamente liberi i gestori dei pub e delle discoteche di fornire a loro piacimento e fino all’ora che vogliano alcoolici. Come al solito gli interessi economici dei “potenti” sono prevalsi su qualunque tipo di moralismo, allora a noi giovani che siamo i diretti interessati all’applicazione di questo decreto cosa resta da fare? Beviamoci su. Sia chiaro…sto parlando di acqua! • Erika Stroppa

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Don Peppino Diana

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Marzo 1994, ore 7:30. Don Giuseppe Diana, parroco di Casal di Principe, si accinge a celebrare la Santa Messa nella chiesa di San Nicola di Bari. Ma qualcuno lo raggiunge quando è ancora in sagrestia. Vengono sparati quattro colpi calibro 7.65: due di questi lo raggiungono alla testa, uno al volto e l’ultimo alla mano. Il prete muore sul colpo, all’età di trentasei anni. Si sospetta sin da subito che i mandanti dei killer siano i Casalesi, il clan camorristico più potente all’epoca: perché nessuno spara in faccia ad un prete nel giorno del suo onomastico, se non per dare a tutti un messaggio. Un messaggio di terrore, un messaggio che risulti chiaro per tutti. Don “Peppino” Diana nasce a Casal di Principe, paese alla periferia di Napoli caratterizzato da intensa attività camorristica. Nel 1968 entra in seminario, dove frequenta le scuole medie e, successivamente, il liceo classico. Dopo essersi licenziato in teologia biblica e laureato in filosofia alla Federico II entra a far parte dell’AGESCI di Aversa diventando, nel 1978, Capo Scout. Sin da subito dimostra vivo interesse alle problematiche sociali che affliggono la sua terra, e nel 1991 distribuisce la lettera “Per amore del mio popolo non tacerò”, nel quale incita la popolazione campana alla lotta contro la camorra. Don Diana si impegna attivamente nella lotta contro il crimine organizzato e ne studia le dinamiche, mirando ad eliminarlo in maniera capillare. Nel giro di poco tempo riesce a coinvolgere la gente in un opera volta a combattere una camorra che silenziosamente spadroneggia e impone le sue regole. Ma la sua azione inizia ad impaurire i clan camorristici, che ne ordinano l’uccisione. La vita di Don Giuseppe Diana (medaglia d’oro al valor civile) rappresenta un simbolo della lotta alla mafia, ed ha acceso una scintilla di speranza nei cuori di tutti coloro che lottano per la difesa dei diritti alla libertà e alla giustizia. La sua opera è tutt’oggi tenuta viva dall’associazione “LIBERA-Nomi e numeri contro le mafie”, che ha organizzato il 19 Marzo la giornata della Memoria e dell’Impegno proprio nel paese natale di Don Giuseppe. Ed oggi, come in quel tragico giorno di 15 anni fa, nelle vie del paese sventolano, appese alle finestre delle case, lenzuola bianche. • Federico Chiappa www.LA-MELA.org


MA ALLORA ESISTONO!! I supereroi? Certo che esistono! Negli ultimi anni infatti è emersa in America (e dove sennò) una vera e propria classe di supereroi casalinghi, la maggior parte dei quali sono registrati sul World Superhero Registry, un sito online dove tutti possono consultare l’elenco completo. I più intrepidi si sono addirittura riuniti in sindacati locali per aiutarsi a vicenda scambiandosi consigli sul vestito da adottare e su come acchiappare un criminale in fuga. Molti di questi nuovi paladini della giustizia rifiutano di esporsi pubblicamente, ma alcuni, come Master Legend, non hanno timore di raccontare la propria storia. Il suo rapporto con la giustizia è amichevole, infatti si considera subordinato alle forze di polizia e non ha la pretesa di considerare la città come sua zona di caccia, in cambio le forze dell’ordine gli lasciano svolgere le sue missioni in pace, anche perché a volte ha effettivamente aiutato ad acciuffare dei criminali. In ogni caso, le azioni di Master Legend sono volte ad aiutare le persone più povere, come testimonia la sua ultima sortita natalizia in cui, insieme al prode compagno Ace, ha pagina

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distribuito beni di ogni tipo ai senzatetto della città. Per il futuro ha in mente una campagna di sensibilizzazione su una malattia che si sta diffondendo proprio tra quest’ultimi. Come tutti i bravi supereroi dei fumetti, anche Master Legend ha molti sacrifici da sopportare: la famiglia, non a caso la sua ex-moglie lo ha lasciato perché “non credeva in ciò che facevo” asserisce l’uomo mascherato; il lavoro, e infatti Master Legend non ne ha uno fisso e tira avanti la giornata facendo lavoretti nel fine set-

timana e non impegnativi, altrimenti chi soccorre le povere vittime del crimine? Ma c’è anche il problema di avere un aiutante su cui contare e con cui confidarsi, perché Ace di recente se ne è andato causa problemi economici e familiari... Ad ogni modo, il nostro bravo garante della sicurezza dice di non essere scoraggiato, e si dice convinto di proseguire la sua opera per portare il bene nelle strade della sua città. Sempre che trovi un nuovo covo, dato che è stato sfrattato da quello precedente!! • Bontempi Federico


Miel Pops:

attenzione alla colazione! Nel lancio sul mercato delle gustose palline e dei croccanti anellini al miele, con un spot dove protagonista era una piccola e tenera apina che, nei momenti più insoliti, offriva un pacco di cereali ad uno pseudo Indiana Jons o ad un’astronauta, mentre spingendo un pesante barattolo di miele diceva: ” E’ fatto con irresistibile miele dorato?”, naturalmente i due bizzarri viaggiatori rinunciavano al sogno della loro vita per la semplice tentazione di gustare i cereali a forma di ciambellina. Ora invece la Kellogg’s presenta ufficialmente al pubblico dei possibili cosumatori un nuovo modo di fare colazione, rimpiazzando la vecchia apina con una “sex symbol”, sempre in versione ape, che per l’appunto presenta i nuovi cereali, con il nome di Miel Pops, i quali hanno già riscontrato successo e molti favori tra i bambini. Il copy è un viaggio animato nel mondo “fantastico” dell’alveare delle api di Miel Pops: al suo esterno un’ape presentatrice in veste di un ricco texano annuncia un’esclusiva anteprima e subito dopo, entrando

nell’alveare, un gruppo di api ballerine con le loro coreografie e una musica accattivante mettono in mostra i passaggi della creazione dei nuovi cereali. Il “segreto” sta nel chicco di mais che, una volta soffiato, si trasforma in soffici palline, vola tra le cascate di miele e ritorna nelle mani delle danzatrici che possono così gustare il nuovo cereale, e il tutto è scandito dal frenetico ritmo della pop bees. “Come non alzarsi , al ritmo della coinvolgente musica e non raggiungere il tavolo per gustarsi una deliziosa tazza di latte e Miel Pops? Ricalcare i passi del balletto è semplice, le parole sono facili… Ecco come dare un tocco nuovo alla colazione: con la fantasia che, come lo spot dimostra, regala

MIEL POPS … gusto miele, colazione POP!” Questa è la giustificazione che dà la Kellogg’s per la sua nuova creazione. Sia la musica sia il trattamento del video sono coinvolgenti e costituiscono uno stacco marcato, dal punto di vista grafico, con il passato. Il brand ha virato lo stile della propria comunicazione, utilizzando l’animazione digitale, con lo scopo di andare incontro ai ragazzini di oggi che masticano “pane e digitale”. Ma ciò che mi fa riflettere è prorpio il messaggio pubblicitario nel suo insieme che, con elementi poco ortodossi e ambivalenti, si propone di condizionare la mente plasmabile e scarsamente critica del bambino. • Mattia Morsucci

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Un’estate al mare.. che incubo!

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arà perché la primavera è una mezza stagione e le mezze stagioni -si dicenon esistono più, quello che è certo è che quando arriva il 21 marzo pensiamo già all’estate. È scientifico: appena vediamo un timido raggio di sole siamo già pronti a tirare fuori occhiali scuri e t-shirt. Non importa se solo il giorno prima andavamo in giro indossando maglioni di lana e lupetti a collo alto e se il termometro segna ancora 15 gradi scarsi: per noi sole=caldo in ogni caso. Basta guardare le vetrine dei negozi: ormai si mettono in mostra solo canottiere e sandali e se sciaguratamente ci salta in mente di chiedere un capo a maniche lunghe o, peggio, felpato, tutte le commesse si voltano verso di te e ti fissano come se fossi venuta da chissà quale lontanissimo pianeta. Allora ci si adatta alla nuova mentalità, si fa il cambio di stagione e si comincia a pensare all’agognata estate: solleone, gelati, abbronzatura, spiaggia…insomma: gli ingredienti ideali per un perfetto INCUBO. Per le appartenenti al genere femminile infatti, questa è la stagione più odiata o comunque più temuta delle quattro: agli occhi di una donna abbronzatura impeccabile=lampade, gelato=bomba ipercalorica e spiaggia=bikini, da cui deriva che se non vuoi sembrare un orso polare col costume che ha sbagliato parallelo devi rinunciare ai piaceri culinari e regalare il tuo portafogli a un’estetista. In fondo, come dice il proverbio, “se bella si vuole apparire, un poco si deve soffrire”, no? Peccato però che la maggior parte della gente, non facendo caso all’avverbio poco, lo interpreti come un inno all’autoflagellazione. Così cominciamo a martoriarci già a partire da marzo, quando diventiamo consapevoli del fatto che tutti i buoni propositi post-cenone dell’anno vecchio in fatto di cibo non sono stati mantenuti e che abbiamo messo su una pancetta piuttosto evidente. Il problema è che dalla scoperta ai provvedimenti per evitare il peggio la strada sia lunga e accidentata: se a gennaio ci abbuffiamo con la speranza che quei chiletti in più spariscano magicamente col tempo, arrivate a marzo siamo afflitte da veri e propri sensi di colpa, ma non decidiamo ancora per una dieta perché ci sembra una soluzione troppo drastica. A maggio entriamo nel panico: la prova bikini è ormai imminente e noi, essendoci crogiolate per mesi all’idea che bastasse in futuro fare un po’ di palestra per rimediare al problema, ci ritroviamo con gli stessi difetti di inizio anno. A quel punto che fare? Alcune ricorrono a rimedi fai da te, ritagliando dalle riviste diete che promettono risultati rapidi e sicuri, nonostante in fondo sappiano già che mangiare solo pizza o bere solo tè per settimane sono metodi dalla dubbia efficienza. Altre fanno un full-immersion nelle palestre, dove credono che dopo due ore di fatica si possano già esibire dei muscoli scolpiti e un fisico da urlo. Altre ancora si ripromettono di non andare al mare o di andarci vestite stile beduino, con tanto di turbante, ma alla fine tutte, a causa di un invito irrifiutabile o del richiamo marino, sono comunque costrette a recarsi in spiaggia. pagina

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In costume. Poco importa se ci andate da sole in una zona pressoché deserta e tentate di nascondervi dietro occhiali da sole giganteschi e parasole: sicuramente qualcuno che conoscete vi scoverà e farà apprezzamenti, assolutamente falsi, sul vostro costume. Il suo vero scopo è infatti unicamente quello di osservare il vostro fisico e di criticarlo a tempo debito (o almeno questo è ciò che ciascuna donna pensa, persa tra le paranoie). Dopo questo evento nefasto accade però qualcosa che mai nessuno si aspetterebbe: la ragazza non ha più paura del giudizio degli altri e va regolarmente al mare. Cosa è accaduto? Semplice: il confronto con il resto del mondo è ormai avvenuto, quindi si viene colti da un sentimento a metà tra la rassegnazione e il menefreghismo, per cui tutte le precedenti preoccupazioni vengono svuotate del loro significato. Allora mi chiedo: perché tormentarci per mesi e mesi all’idea di doverci mostrare in costume agli altri, se poi alla fine sappiamo già che l’evento non sarà così terribile? La verità è che le donne sono vanitose e sognatrici e amano sempre ciò che non hanno: non vogliamo essere criticate ed essere, invece, invidiate; contemporaneamente, però, critichiamo e siamo invidiose. Secondo voi perché i modelli femminili sono sempre così fisicamente perfetti? Perché noi ragazze non ne accetteremmo uno diverso: attacchiamo ad esempio la Barbie e il suo corpo scolpito, ma in fondo sappiamo che nessuna bambina giocherebbe mai con una bambola brutta e grassa. Perciò smettiamola di fare le vittime, visto che siamo noi le carnefici di noi stesse. Godiamoci la spiaggia, i gelati, le feste sul bagnasciuga con gli amici: l’estate è fantastica, anche con un bikini che ci stringe un po’! • Martina Manieri

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Harley Davidson:

la storia e il mito

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icuramente William Harley e Arthur Davidson, quando costruirono la loro prima “bicicletta a motore“, non potevano immaginare che la loro creatura avesse potuto simboleggiare libertà ed indipendenza e diventare, oggi, un marchio che suscita passioni così forti. Eppure, oggi, in un mondo dominato dalla sfrenata ricerca tecnologica, la linea, il design, la “musica” del motore Harley assumono un valore ineguagliabile, capace di suscitare, amore, rispetto. La leggendaria due ruote americana è diventata dunque, da prodigio della meccanica, a scultura animata. Essa è un og-

getto di culto, le cui lavorazioni estetiche la fanno sconfinare nell’arte, invece di preservarle come semplice mezzo di trasporto. La Harley è senza tempo: i motociclisti razionali, che cercano l’innovazione, preferiscono le varie motociclette giapponesi, qualitativamente perfette ed esenti da ogni noia meccanica, oltre ad essere infinitamente prestazionali. Non importa se l’Harley sfrutta soluzioni tecniche riprese direttamente dalle moto Guzzi di 50 anni fa, essa è la regina della strada. L’harley Davidson è la motocicletta più amata del mondo, simbolo

di viaggi da sogno, di nastri asfaltati che si srotolano infiniti, di un borbottio che diventa un ruggito alle alte velocità e si presenta sposata all’estro più spinto. I “Bikers” costituiscono un’umanità diversa, un’umanità a parte nel mondo omogeneizzato che ci circonda, gente strana, difficile, ma mai banale. Ora che hai letto questo articolo, non viene voglia anche a te di farti tutta la Route 66 su una Harley, o di trottare tranquillamente sul lungomare californiano? • Giovanni d’Avanzo

Federico Chiappa | Giovanni d’Avanzo | Giulia Zampa | Mattia Morsucci | Mattia Pierpaoli Corrado Antonucci | Martina Manieri | Erika Stroppa | Alessandro Terenzi | Federico Bontempi

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la

2.55:

la

borsa

del

mistero

V

iene considerata come una delle borse più famose e ricercate al mondo, ha un fascino e una raffinatezza senza tempo, un accessorio chic in voga da tanti anni. Ma come e dove nasce quest’icona del lusso e dell’eleganza? La borsa a tracolla 2.55 appare nelle collezioni di Madamoiselle Chanel nel 1930 e viene reinventata nel febbraio 1955 facendo la storia del marchio e divenendo simbolo di classe; il suo nome prende spunto proprio dal mese e dall’anno della sua creazione. Infatti il 5 assume un significato ricco di mistero che appare in altri articoli come ad esempio il suo più celebre profumo, “Chanel n 5”, nato nel 1921, che aprì la strada alla produzione industriale di profumeria: si suppone che Chanel abbia scelto per il profumo questo strano nome dopo avere annusato la quinta boccetta d’essenza di prova che il chimico Beaux aveva preparato per lei. I primi modelli della 2.55 furono in jersey , poi in agnello “plongé” morbidissimo, materiali utilizzati tutt’oggi che provengono dalla regione di Millau, al centro della Francia. Ecco le sue caratteristiche: la tracolla a catena dorata intrecciata o meno con una striscia di pelle , rifiniture accurate, la cerniera con il marchio della maison, la fodera in pelle rosso granata per la maggior parte dei modelli, la tipica chiusura a fermaglio e il classico metelassè, particolare rappresentativo del modello. Si può dire che questa borsa possieda anche una carta d’identità personale, un vero e proprio certificato che permette di distinguere il vero dal falso: il nome Chanel viene infatti scritto a caratteri dorati con il segno R “marchio registrato”, che significa che ne è vietata la riproduzione, una carta di autenticità numerata il cui numero si trova all’interno della borsa. Le declinazioni della 2.55, come l’impiego di altri pellami quali il vitello, lo struzzo o, solo nei modelli più pregiati, il coccodrillo, e tutta la cura nel realizzarla, dalla scelta dei materiali all’esecuzione, ci fanno pensare ad un oggetto non seriale, ma di atelier che custodiremo come un oggetto inimitabile sempre simile a se stesso nel suo stile bon ton ma sempre attualizzato e quindi fenomenale. Adatta ad un look di classe per accompagnare mises sobrie e naturali: piace alle signore come alle ragazze, ma se alle prime dona finezza, alle più giovani l’allegria di custodire un piccolo gioiello. • Giulia Zampa

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ORIZZONTALI>>> 1 Organismo risultanti dalla simbiosi di un fungo ed un’alga 4 La domestica di don Abbondio 10 Esaltazione, trasporto 11 Il Mammucari presentatore e attore 13 E’ così il filo di una Lega 15 Tutt’altro che insalubre 16 Le consonanti del pepe 18 IL sarto senza vocali 19 Uguali in dolo 20 Significativo 22 Acre al centro 24 Articolo spagnolo 25 Mucche 27 Prime due vocali 28 Dalle sue noci si estrae uno eccitante sciroppo 29 Sostanza, preparato 32 Un mito del calcio italiano 33 Da bagno o minerali 34 Famosa e splendida isola che costeggia la Tanzania 36 Economico albergo VERTICALI>>> 1 Un segno zodiacale 2 La fine del cenone 3 Enna 4 Lo è il fumo respirato dagli altri 5 Titolo di dignitario dell’impero bizantino 6 Il don della campana 7 Un simpatico extraterrestre 8 Temperatura dolce 9 Bisogno, necessità 14 Amaro per antonomasia 17 Lavora nei supermercati 21 Fausto che cantava “Mi manchi” 22 Spiegate 23 Può esserlo un cuore 26 Psicosi confusionale 28 Quello di lumache è pieno di corna! 30 Comitato Olimpico Nazionale Italiano 31 In più oppure dopo 35 Uguali nella bomba

Tristezza a palate Quanti logici-matematici servono per avvitare una lampadina? Nessuno: essi non possono farlo, ma possono dimostrare che può essere fatto. Cosa dice un vettore ad un altro? Scusa, hai un momento? Due atomi si incontrano per strada. Il primo: “Come va? Tutto bene?” L’altro, mesto: “Uh.. no.. ho subito una perdita... un mio elettrone...”. “Ma ne sei certo?” . “Eh, si... sono risultato positivo...” Il colmo per un professore di matematica? Avere l’intelletto acuto, l’animo retto, la penna a sfera e il figlio ottuso.

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La Mela - Giugno 2009