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Numero 85 Gennaio 2012

ECO BRIGNA della

Bimestrale di informazione religiosa, cultura e attualità • Lettera del Vescovo • A.C.R.: prendi il passo • Un Natale migliore • Saranno famosi Nuova serie - Parrocchia Maria SS. Annunziata • Andrea Tavolacci • Spigolature dall’Archivio di San Nicola • Il dialetto siciliano Piazza F. Spallitta - 90030 Mezzojuso (PA) - Italia Spedizione in a.p. art. 2 comma 20/c legge 662/96 - Filiale di Palermo • Viaggio della memoria: Auschwitz-Birkenau • Muoio e mi levo la maglia


Camminare insieme

editoriale

di

don Enzo Cosentino

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ono lieto di porgervi il mio augurio di un sereno 2012. Anno dopo anno, mese dopo mese, da 15 anni la nostra rivista accompagna la vita della Comunità parrocchiale. Da 15 anni Eco della Brigna è accanto alla gente in costante ascolto e dialogo con tutti, con una particolare “vocazione” per le nostre tradizioni locali, sforzandosi di mantenere i contatti con coloro che per varie necessità e scelte hanno lasciato la nostra Comunità. L’augurio per il nuovo anno viene accompagnato con il grazie a tutti coloro che ci sostengono e rendono possibile con il loro contributo la pubblicazione della rivista. In questo nuovo anno, più che guardare indietro, alle tante cose negative che il Signore ha permesso, invito tutti a guardare avanti, con fiducia, con speranza. Molti sono gli appuntamenti che ci attendono e ci impegneranno in questo nuovo anno, sia religiosi che civili: il 50° di sacerdozio del nostro Vescovo S.E. Mons. Sotìr Ferrara, che festeggeremo solennemente il 9 febbraio p.v. in Cattedrale; l’impegno come Comunità parrocchiale a studiare e mettere in pratica i documenti del II Sinodo interepar-

chiale di Grottaferrata; le consultazioni elettorali di maggio per le elezioni amministrative in cui ciascuno di noi come cristiano è chiamato dalla sua stessa fede ad impegnarsi nel campo sociale e politico e a dare la propria testimonianza; il 75° della creazione della nostra Eparchia (26/10/1937): momento decisivo per riflettere sul ruolo dell’Eparchia di Piana degli Albanesi nel campo ecumenico e nel contesto della Chiesa in Italia. Con la Lettera apostolica Porta fidei dell’11 ottobre 2011, il Santo Padre Benedetto XVI ha indetto, per questo nuovo tempo, un Anno della fede. Seguendo le riflessioni del Santo Padre tale anno è un’occasione propizia per ciascuno per comprendere più profondamente che il fondamento della fede cristiana è «l’incontro con un avvenimento, con una Persona che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva». L’inizio dell’Anno della fede coincide con il ricordo riconoscente di due grandi eventi che hanno segnato il volto della Chiesa nei nostri giorni: il cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II e il ventesimo anniversario della promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica. L’Anno della fede vuol con-

tribuire ad una rinnovata conversione al Signore Gesù e alla riscoperta della fede, affinché tutti i membri della Chiesa siano testimoni credibili e gioiosi del Signore risorto nel mondo di oggi, capaci di indicare alle tante persone in ricerca la “porta della fede”. Questa “porta” spalanca lo sguardo dell’uomo su Gesù Cristo, presente in mezzo a noi «tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20). Durante l’Anno della fede, in collaborazione con il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, sono auspicate varie iniziative ecumeniche volte ad invocare e favorire il ristabilimento dell’unità fra tutti i cristiani che è uno dei principali intenti del Concilio Ecumenico Vaticano II. In Parrocchia mi impegnerò per una maggiore diffusione e un approfondimento del Catechismo della Chiesa Cattolica. In questo nuovo anno, ciascuno si impegni come credente ad essere testimone del Risorto, perché i lontani attraverso la nostra testimonianza, possano lodare il Padre che è nei cieli. Camminare insieme! Questo deve essere il nostro motto per spronarci nel cammino, affinché tutti possiamo raggiungere la meta prefissata. Auguri.

50° di Chirotonia sacerdotale di S.E. Mons. Sotìr Ferrara

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abato 19 novembre 2011, il Vescovo mons. Sotir Ferrara cele-

bra la Divina Liturgia pontificale nella Cattedrale di San Demetrio

Megalomartire nel 50° della sua Chirotonia sacerdotale. Concelebrano tutti i parroci ed i sacerdoti dell’Eparchia. Numerosi i fedeli presenti, provenienti dai vari paesi dell’Eparchia. Nell’omelia il Vescovo ha ringraziato il Signore per il dono della vocazione e per i numerosi doni elargiti in questo tempo passato; ha inoltre ricordato i suoi Confratelli ordinati con lui, che sono passati a miglior vita e che celebrano il loro genetliaco dinanzi al Signore in Paradiso. La Parrocchia Maria SS. Annunziata, unitamente alla Redazione di Eco della Brigna, formula i migliori auguri a S. E. Mons. Sotìr Ferrara di un prospero e sereno apostolato a servizio della Chiesa di Dio.


LETTERA DEL VESCOVO

Al Clero ed ai Fedeli dell’Eparchia “Colui cha ha piegato i cieli e ha preso dimora nella Vergine si avanza nella carne per essere partorito nella grotta di Betlemme, come sta scritto, per mostrarsi come Bambino, lui che dà vita ai bambini nel grembo: andiamogli tutti incontro gioiosi, con rettitudine di cuore” (orthros della proeortia). La festività del Natale di Nostro Signore Gesù Cristo si avvicina ed il nostro cuore freme di letizia: andiamogli incontro senza banalizzare i contenuti dell’avvenimento perché Dio diventa uomo per innalzare l’uomo verso Dio. Tale innalzamento postula l’accettazione dell’uomo che consiste nel mettere in atto la volontà del Datore di ogni bene: è assistere i bisognosi, aprire le

porte ai poveri, accogliere gli immigrati ed i perseguitati, confortare gli ammalati, è rendersi bambini come Colui che viene Bambino, Pedhìon Neon nel presepe o nell’icona natalizia sollecitando i sentimenti del nostro cuore, Lui che ha creato il mondo ed è stato cantato dai Profeti. I primi tre giorni del mese di dicembre la nostra Chiesa eparchiale commemora, tra gli altri, i Profeti Naum, Abacuc, Sofonìa mentre il 17 esalta Daniele con i tre santi fanciulli nella fornace: tutti costoro, illuminati dal raggio del Santo Spirito, hanno preconizzato l’avvento di Cristo tra gli uomini. In loro compagnia glorifichiamo l’Emmanuele.

Al Convegno interverranno: P. Gaetano Zito (storico), Preside dello Studio Teologico “S. Paolo” di Catania; P. Ivan Attard o. p. (teologo), prof. invitato della Facoltà Teologica Ortodossa di Durazzo (Albania).

Facciamoci coinvolgere dallo Spirito seguendo la stella che ci conduce alla greppia di Betlemme per adorare con i Magi ed i Pastori il Sovrano dell’universo, portiamo a Lui i doni delle nostre opere di misericordia, certi di riaverle tramutate in beni celesti. Questo è l’augurio che rivolgo ai confratelli nel sacerdozio ed a voi tutti fedeli carissimi per il Natale 2011. Sono lieto di parteciparvi che il prossimo 26 dicembre presso la parrocchia “Maria SS. Annunziata” di Mezzojuso alle ore 18,00 verrà ammesso agli ordini Andrea Tavolacci della medesima parrocchia. † Sotìr, vescovo

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Puntare in alto è lo stile con cui quest’anno i ragazzi di A.C. si mettono alla sequela del Maestro, è il coraggio di alzarsi alla sua chiamata e di mettersi in cammino per raggiungere la vetta.

Prendi il passo

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uando si inizia un viaggio ci sono molte cose di cui occuparsi. Innanzitutto bisogna preparare lo zaino, dove mettere le cose essenziali per affrontare il viaggio. La bussola serve per orientarsi e per gli acierrini lo è l’A.C.R. la bussola che punta in direzione Gesù. Gli scarponi servono per restare saldi al terreno e la corda per legarsi agli altri; la salita infatti si affronta meglio se in cordata, provando a tenere tutti lo stesso passo e imparando a stare al passo degli altri e nello stesso tempo aiutare chi è in dif-

ficoltà. E infine l’acqua per ristorarsi e riposare per poi proseguire con più grinta. Ma non bisogna dimenticare anche gli atteggiamenti giusti come la disponibilità, la condivisione e l’accoglienza. La meta da raggiungere è fondamentale, ma altrettanto importante è tutto ciò che di inaspettato accade nel cammino, che arricchisce e fortifica, trasformando così la salita in una scelta di vita. Tutto questo riassume lo slogan del’A.C.R. Punta in alto! che quest’anno accompagna il cammino dei

ragazzi. Puntare in alto è lo stile con cui quest’anno i ragazzi di A.C. si mettono alla sequela del Maestro, è il coraggio di alzarsi alla sua chiamata e di mettersi in cammino per raggiungere la vetta. Ed è quello che hanno intrapreso i ragazzi dell’A.C.R. diocesana che, dopo aver iniziato l’anno associativo nelle proprie parrocchie, hanno iniziato un cammino insieme e si sono incontrati con tutti gli acierrini della diocesi di Trapani. È la festa del Ciao che si è svolta sotto il cielo azzurro di Trapani il 6 novembre 2011, all’insegna della scoperta della bellezza di appartenere al gruppo A.C.R., condividendo e riscoprendo con i coetanei la scelta di puntare in alto insieme. È stata una piacevole giornata trascorsa con tanti acierrini di diverse parrocchie, dove ognuna ha potuto presentarsi alle altre, con tanti momenti di gioco, condivisione, preghiera e tanta allegria. PRENDI IL PASSO è stato il titolo della festa, un invito ad iniziare il cammino, consapevoli che non si è soli ma c’è il gruppo A.C.R.; un cammino dove lo stupore, la fatica, la gioia acquistano un altro sapore se condivise e lo zaino non pesa poi così tanto se accanto c’è un amico pronto ad aiutarci. Gaudenzia Muscarello Resp. Diocesana A.C.R.


UN NATALE MIGLIORE!

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’atmosfera che riescono a creare i bambini con le loro voci, i loro errori, le loro paure, la loro spensieratezza e spontaneità, nelle sere che precedono il Natale con il classico spettacolo natalizio, è un dono di allegria per grandi e piccini, sempre gradito a tutti. E lo è ancora di più quando questa atmosfera si ripropone dopo due anni: l’ultimo spettacolo natalizio risale infatti al 2008. Sono i ragazzi dell’A.C.R. che que-

st’anno, il 23 dicembre sera nel salone del Collegio di Maria, ci hanno riproposto una gradevole serata natalizia, ricca di gioia e di tante emozioni. Sono stati molto bravi, semplici e soprattutto hanno lanciato un messaggio di solidarietà, fraternità, amore e tolleranza. Un messaggio che aiuti a vivere il Natale all’insegna dell’accoglienza, del servizio e del dono. Che ci aiuti a riflettere su ciò che si può fare e che non si fa, sulle differenze tra chi

ha e chi non ha, sulle richieste incontentabili e le necessità negate. Lo spettacolo è trascorso velocemente in compagnia dei giovanissimi di A.C. venuti ad aiutare i bambini nella realizzazione della serata, di don Enzo e dei tanti parenti ed amici mezzojusari accorsi. Gaudenzia Muscarello Resp. Parrocchiale A.C.R.

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Saranno Famosi: Campo invernale del reparto “Marabito” a Ventimiglia di Sicilia Le tre giornate al campo sono state scandite da vari momenti molto forti ed avvincenti, che hanno avvicinato i ragazzi ancor di più alla fede e allo scoutismo.

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ercoledì 28 dicembre 2011 il neoreparto “Marabito” di Mezzojuso, formato da 22 esploratori e guide, ha dato inizio al secondo campo invernale svoltosi a Ventimiglia di Sicilia, il cui tema è stato “Saranno famosi”. Il tema scelto ha dato la possibilità ai nostri ragazzi di poter esternare all’intero gruppo i propri sogni da realizzare, i piccoli sogni infranti e di condividere le loro aspettative future. Le tre giornate

al campo sono state scandite da vari momenti molto forti ed avvincenti che hanno avvicinato i ragazzi ancor di più alla fede e allo scoutismo. Il primo giorno è stata loro affidata una breve riflessione da realizzare durante il cammino verso la sede, che è servita per dare la giusta grinta per poter iniziare il campo nel migliore dei modi. Arrivati in sede sono state svolte varie attività, giochi e bans che hanno riempito la prima giornata. La sera, come è tradizione del reparto, ci si è ritrovati

intorno al “fuoco” ed i ragazzi hanno dato vita ad un vero e proprio show, imitando vari personaggi dello spettacolo. Il giorno seguente i piccoli esploratori si sono destati con grande entusiasmo poiché la giornata prevedeva “l’uscita di reparto”, durante la quale hanno svolto l’inchiesta in paese. Essendo degli esploratori, il loro principale obiettivo è conoscere la cultura, le tradizioni, le abitudini del luogo in cui ci si trova, per fare in modo che questo tipo di attività possa far conoscere loro i territori limitrofi e le diverse realtà che li circondano. Nel pomeriggio hanno camminato più di sei chilometri a piedi per raggiungere il belvedere di Ventimiglia, dove i “vecchi esploratori” hanno insegnato ai nuovi le tecniche scout. Questo è stato sicuramente il momento più importante del campo, perché gli esploratori hanno imparato a montare la tenda, la cucina e i tavoli, che dovranno utilizzare durante il campo estivo. I ragazzi si sono dilettati con cordino e pistoni di castagno, cimentandosi nelle difficili legature e nel capire il montaggio del treppiedi. Ciò che ha suscitato uno straordinario interesse è stato l’utilizzo di pochi materiali per realizzare un’intera cucina. La visita di don Enzo la sera non è mai mancata e l’ultima serata ci sono venuti a trovare dei nostri cari amici di Mezzojuso ed Andrea Tavolacci che ha fatto una catechesi, interrogando i ragazzi sul significato che ha per loro la preghiera. L’ultimo giorno di campo si è concluso con la sistemazione del locale, “lasciando il posto più pulito di come lo abbiamo trovato” (Baden Powell). Il campo ha creato un’atmosfera di pace, di complicità tra i nuovi e i vecchi esploratori, facendo loro vivere dei momenti indimenticabili. Sicuramente di fondamentale importanza è stata la loro maturazione individuale che aiuta sempre più l’intero gruppo ad essere solidale e compatto. Nello scoutismo il campo infatti è finalizzato a responsabilizzare i ragazzi, rappresenta un momento fondamentale per la crescita individuale e di gruppo. Chiara Miano Capo del Reparto “Marabito” di Mezzojuso

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Andrea Tavolacci ammesso agli Ordini Sacri 25 anni, di Mezzojuso, ha frequentato i corsi di filosofia e di teologia presso la pontificia Facoltà Teologica San Giovanni Evangelista di Palermo.

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l 26 dicembre 2011, nella madrice Maria SS. Annunziata, il giovane Andrea Tavolacci è stato ammesso agli Ordini Sacri. Il rito è stato presieduto dal vescovo S.E. Mons. Sotìr Ferrara, la S. Messa è stata celebrata dal parroco. Andrea, 25 anni, è di Mezzojuso ed è stato battezzato in questa Parrocchia; ha frequentato i corsi di filosofia e di teologia presso la pontificia Facoltà Teologica San Giovanni Evangelista di Palermo. Attualmente sta completando gli studi presso l’Istituto Teologico “San Tommaso D’Aquino” di Messina, aggregato alla facoltà di Teologia dell’Università Pontificia Salesiana. L’Ammissione agli Ordini Sacri è una celebrazione con la quale colui che aspira al Diaconato o al Presbiterato manifesta pubblicamente la sua volontà di offrirsi al Signore ed alla Chiesa per esercitare l’Ordine Sacro. La Chiesa, da parte sua, riceve questa offerta, lo sceglie e lo chiama perché si prepari a ricevere l’Ordine Sacro e sia in tal modo regolarmente ammesso tra i candidati al Diaconato e al Presbiterato. L’Ammissione impegna il candidato ad approfondire la propria vocazione allo stato ecclesiastico e a prepararsi gradualmente ai futuri impegni diaconali o presbiterali. Andrea ha manifestato

Un momento della Celebrazione (Foto Danilo Figlia)

questo proposito pubblicamente ed il Vescovo pubblicamente ha accolto il suo proposito. La nostra Comunità parrocchiale è coinvolta in prima persona in questo cammino vocazionale ed è in certo modo anche garante della futura Ordinazione, di conseguenza ha il diritto di conoscerlo e seguirlo consapevolmente sin dalla prima ammissione agli Ordini Sacri e poi nel periodo di effettiva preparazione agli Ordini Sacri. Andrea in questo cammino vocazionale ha mostrato segni di vera vocazione, buoni costumi e il proposito di dedicare la propria vita al servizio della Chiesa e per il bene delle anime.

In forza di questa ammissione, Andrea è tenuto ad avere cura speciale della sua vocazione ed a svilupparla. Con l’Ammissione agli Ordini Andrea acquista il diritto di avere i necessari sussidi spirituali, per poter coltivare la sua vocazione ed uniformarsi alla volontà di Dio. La nostra Comunità è certa che altri giovani sull’esempio di Andrea intraprenderanno il cammino vocazionale per continuare l’opera santificatrice di Cristo. Ad Andrea auguro di procedere nel suo cammino vocazionale guidato dalla Vergine Santissima Odigitria. Don Enzo

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Spigolature dall’Archivio della Parrocchia

di S. Nicola

a cura di Nino e Nicola Perniciaro

PAPAS LORENZO PERNICIARO* CRONOLOGIA DEGLI ARCIPRETI*

XX Papas Andrea Reres - Economo spirituale - agosto 1837- maggio 1839.

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Papas Andrea Reres, fu mastro Giuseppe e fu Maria Anna Schirò, nato a Mezzojuso fu battezzato in questa madrice San Nicolò a dì 5 gennaio 1769 e gli furono posti i nomi: Andrea Giovanni Francesco Paolo1. Il primo battesimo amministrato dal Reres in questa madrice nella qualità di cappellano fu a 26 ottobre 1794. Fu ordinato sacerdote da monsignor Giorgio Stassi, primo vescovo albanese di Sicilia, a 29 agosto 17942. Compì i suoi studi nel nostro seminario italogreco di Palermo. Morto a 13 agosto 1837 l’arciprete Nicolò Dragotta, il Reres venne nominato economo spirituale di questa arcipretura, come rilevasi da un documento trascritto dal signor Carmelo Figlia Spata nel volume dei documenti manoscritti a pag. 39 e dal Registro dei battesimi del 17 gennaio 1838. Nel settembre 1793, essendo chierico, fa ricorso a S. M. il Re per aver l’alimento da questi monaci basiliani accampando tale diritto perché discendente ed omonimo del nobile Andrea Reres, fondatore del monastero di S. Maria di tutte le Grazie3. In quel tempo governava questo monastero l’abate maestro don Macario Orso (1791-1795) della città di Palermo. Il memoriale fu rimesso da S. E.4 a Mgr. Di Monarchia, il quale fece citare personalmente il reverendissimo padre abate don Macario, avanti cui si discusse la pretesa ed indi fece la consulta5. Non ho potuto sapere però cosa fu deciso in merito dal Giudice della Regia Monarchia. Morì in Mezzojuso a 3 agosto 1842 all’età di anni 76 circa6.

Registro dei battesimi,1769, pag. 300. Registro dei battesimi, 1794, pag. 288. 3 Archivio del Monastero. Registro di amministrazione, 1792 – 1803, pag. 123. 4 Il Ministro di S.M. il Re? 5 Archivio del Monastero. Registro di amministrazione, 1792 – 1803, pag. 123. 6 Registro dei defunti, Archivio comunale, atto n. 55, foglio n.28. 1 2

XXI Papas dottor Lorenzo Cavadi Arciprete - maggio 1839 - 21 giugno 1886 Il reverendissimo papas Lorenzo Cavadi, fu maestro Antonino e fu Anna Elmi, nacque in Mezzojuso e fu battezzato in questa maggiore chiesa di San Nicolò a 4 ottobre 1804 e gli furono


posti i nomi Lorenzo e Cristoforo. Compì i suoi studi nel nostro seminario greco di Palermo ed è da supporsi si sia laureato in sacra teologia. Sposò in Mezzojuso la signorina Bonadonna Anna. Il primo battesimo amministrato in questa chiesa madre di San Nicolò fu a 24 gennaio 18331. Morto a 13 agosto 1837 l’arciprete Nicolò Dragotta, dopo una vacanza di anni due circa, egli venne eletto arciprete di questa maggiore chiesa greca di San Nicolò, siccome si rileva dai registri dei battesimi del 16 maggio 1839 a pag. 352. Nel registro dei matrimoni su riferito l’arciprete Cavadi di proprio pugno ci lasciò trascritte le notizie riguardanti opere da lui compiute durante la sua arcipretura. Le trascrivo così come si leggono nel registro dei matrimoni, 1830-1887. - 1. (pag. 256): Mezzojuso li 15 ottobre 1846. La madrice greca sotto titolo di San Nicolò nell’anno 1846 minacciava una totale rovina, mancavano mezzi come ristorarsi per la povertà della stessa; onde il sindaco Giovanni Barbaccia greco ordinò con suo officio, che si chiudesse, finché fosse restaurata; l’arciprete s’attaccò col sindaco per non serrarsi la chiesa, ma nulla ottenne, e fu costretto a levare il Sacramento; si chiese ai latini la chiesiola di San Francesco per dimorarvi, e quest’ultimi si negarono3, e si portò il Sacramento nella chiesa del Crocifisso prima della festa, ove si fece dall’arciprete Lorenzo dr. Cavadi un forte ed energico colloquio, che animò i fedeli greci, sia gentiluomini, che borgesi, e contadini, e tenuta un’adunanza per una volontaria contribuzione, si raccolsero in casa dell’arciprete onze 30 (£ 382,50); si fece la pietra del gesso, che in un giorno di giovedì, giorno di lavoro, i fedeli greci con ottantacinque vetture trasportavano venti canne di pietra di gesso, in un altro giorno la pietra forte collo stesso zelo, i travi, ed i bordoni necessari per il coverticcio, che si costruì nello spazio di tre mesi chiamato avendo maestri stranieri, perché i maestri muratori in quell’epoca, essendo latini, non vollero intervenire per vile e vendetta, perché credevano di diroccarsi la chiesa, tranne però mastro Ignazio Caravello e mastro Giuseppe Di Trapani essendo stato quest’ultimo il

direttore della fabbrica, e dell’opera. Ingente fu la fatica, e la spesa, ma zelo e fervore mostravano i fedeli, e contribuzione. Ma i principali ad animare l’opera furono per prima Nicolò Re, Paolino Lopes, Antonino Guarnaccia, Pietro Bisulca, e Giuseppe Masi. Superiore si trovava don Girolamo Cuccia e cassiere don Francesco Paolo Cuccia4, che mostrarono impegno, ed apprestarono fatica. In quest’opera così grandiosa non accadde nessuna disgrazia, e si viddero miracoli evidentissimi operati dal santo patrono San Nicolò chiamato in aiuto nelle disgrazie, che erano in procinto di succedere. - 2. (pag. 257-258): Indi nel 1851 i fedeli con atto solenne si obbligarono ad una contribuzione volontaria, colla quale l’arciprete animato, esso solo stipulò atto obbligatorio col succhiatore don Francesco Grasso da Palermo, ed incominciò ad abbellirsi la detta matrice greca, ed ad indorarsi. Diverse vicende accaddero per l’ingente spesa, ma i sacerdoti comunieri vedendo pericolo l’arciprete di poter perdere tutti i di lui beni come pure pel bene di continuarsi l’opera, per più anni cessero, e versarono in vantaggio de l’abbellimento tutte le rendite alla Comunia appartenenti, e servivano la

chiesa per amor di Dio; ed una tale cessione si fece con atto stipolato in notar Franco. Atto in vero assai religioso, e generoso, ed ammirevole nei posteri. - 3. (pag. 258): In ottobre 1872, e per meglio dire in novembre di detto anno si terminò il mattonato di marmo a contribuzione dei fedeli. Nel 1873 si chiese dal Governo un altare di marmo, ci venne concesso, ed in ottobre si piantò in detto anno con una spesa di circa ad onze 80 (£ 1020,00), per trasporto, mangia ed altro, tutto a spese dei fedeli che contribuivano. - 4. (pag. 258): Nel 1875 si fabbricò una camera sopra la sagrestia della matrice per uso del predicatore quaresimalista; la fabbrica si cominciò in aprile di detto anno, e si compì in ottobre 1875. - 5. (pag. 258): A due giugno 1878 un empio scellerato della matrice di San Nicolò rubò la sacra Pisside, e la corona di argento della Madonna di tutte le Grazie, che si trovava nella Matrice5. - 6. (pag. 258): A 23 giugno 1878 siccome dopo tante questioni fatte per la festa del Corpo del Signore, ed accomodateci innanti il delegato di pubblica sicurezza, e toccando a noi greci l’infra ottava, dovea farsi la processione, con tutto l’impegno ed entusiasmo

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dell’archivio parrocchiale. Morì a 21 giugno 1886 all’età di anni 82 e fu sepolto nel cimitero di questo comune di Mezzojuso. Col testamento pubblico del 22 marzo 1886 in notaio Pietro Franco da Godrano legò a questa madrice un annuo canone di £ 13,60 oggi £ 15,00 sul fondo sito in Mezzojuso nella contrada Lacca con l’obbligo della celebrazione di tre SS. Messe cantate di requie, oggi ridotte ad una sola per indulto del 22 IX 1919 della Sacra Congregazione Orientale. Registro dei battesimi, 1833, pag. 268. Confronta pure registro dei matrimoni 1839-1887 nel frontespizio. 3 Benché questo rifiuto venga confermato dagli stessi latini di Mezzojuso contemporanei all’arciprete Lorenzo Cavadi, per amore della verità debbo dichiarare che dalla viva tradizione ho potuto sapere che la chiesa di S. Francesco in seguito, dopo alcuni anni, cioè venne difatti concessa ai greci. Mio zio Giuseppe Masi fu Salvatore ivi battezzato ai 15 luglio 1855, siccome mi è stato riferito dalla famiglia del defunto detto mio zio (Confronta registro dei battesimi 1855 pag. 213). Nei registri parrocchiali purtroppo non risulta questo avvenimento; si deve quindi supporre che i latini in un primo tempo e cioè nel 1846, forse perché temevamo che non la avrebbero più riavuta, non vollero cedere la detta chiesa; nel 1855 o qualche anno prima però, poiché i lavori di restauro nella nostra madrice durarono per più di dieci anni, si persuasero e la cedettero. Non è improbabile che alla cessione abbia concorso il volere dell’arcivescovo della diocesi di Palermo del tempo. A 28 V 1852 fungeva da madrice la chiesa del SS. Crocifisso. 4 I due Cuccia erano superiore e cassiere della Compagnia del SS. Sacramento, che allora esisteva nella madre chiesa di San Nicolò e assieme all’arciprete pro tempore amministrava i beni di essa madrice. 5 Nel 1881 con denaro raccolto dal signor Epifanio Cuccia ed un contributo di £ 100,00 del Regio Governo se ne fece una assai bella, che costò circa £ 600,00, di argento dorato di forma esagonale e nei lati a rilievo vi sono raffigurati i SS. Padri greci e la Vergine. 6 Per quale missione i due ufficiali vennero in questa colonia? Erano conosciuti dall’arciprete Lorenzo Cavadi? 1 2

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nella processione uscimmo tutti i Santi in una colla sacra bara; si fecero venire tre bande musicali per onorare la festa che furono onorati i Santi, ed il corpo del Signore con accompagnamento di quattrocento torcie a cera; si ritirò la processione ad ore tre la notte uscendo ad ore 23 italiane, e riuscì con tutta quella pompa da non potersi immaginare, intervenendo tutta la popolazione intiera senza distinzione di persone. Per meglio poi onorare la processione si fecero venire sei cantori seminaristi greci del seminario greco di Palermo accompagnati dal ministro Giovanni Alessi da Palazzo Adriano. - 7. (pag. 259): Nella state, epoca del raccolto, 1882 dietro lo abbellimento della matrice, si rimase senza coro ed i sacerdoti con la massima indecenza stavano nelle sedie. A questa indecenza si animarono alcuni comunieri che son dessi: papas Giorgio Milazzo, papas Giovanni Cavadi, papas

Onofrio Buccola, papas Domenico Schirò, e papas Cristoforo Bisulca; uscirono in commissione ne l’aje raccolsero sufficiente frumento, si vendette, si presero dal monastero il coro inservibile, si riformò e divenne il bellissimo coro che si osserva. - 8. (pag. 259): Il giorno 22 aprile 1886 arrivò da Lecco l’armonio a spese dei fedeli comprato di lire 450,00 col trasporto. - 9. (pag. 260): In maggio 1849 albergarono in mia casa il capitano don Antonio Depeux, ed il tenente don Costantino Depeux padre e figlio appartenenti alla 7 compagnia del 3° Reggimento svizzero6. L’arciprete Lorenzo Cavadi era di statura piuttosto bassa, di discreta coltura; predicava nella madrice e nella chiesa del SS. Crocifisso; fu di spirito assai forte e battagliero contro questi fanatici latini nella difesa dei diritti di questa madre chiesa greca, siccome si può vedere nelle voluminose pratiche


IL DIALETTO SICILIANO

Ortografia e Grammatica

di Santi Mario Gebbia

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PARTE PRIMA A partire da questo numero presentiamo a puntate il lavoro del Prof. Santi Mario Gebbia sul dialetto siciliano. L’intero manuale potrà essere raccolto al termine delle pubblicazioni dei fascicoli da staccare dalle pagine centrali.

SOMMARIO PARTE PRIMA Premessa Troncamenti e contrazioni Segni e suoni alfabetici PARTE SECONDA Nomi Aggettivi qualificativi Determinanti e sostitutivi PARTE TERZA Aggettivi e pronomi possessivi Verbi PARTE QUARTA Coniugazione del verbo aviri Coniugazione del verbo essiri Coniugazione dei verbi in ari PARTE QUINTA Coniugazione dei verbi in iri Gli avverbi sì, nun, accussì La congiunzione “e” La preposizione “a” Parole con doppia consonante iniziale il digrama gl I saluti Prospetto delle difficoltà ortografiche

PREMESSA

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hiunque abbia scritto (o abbia cercato di scrivere) in dialetto siciliano è stato, molto probabilmente, assalito, almeno una volta, da dubbi e incertezze concernenti l’ortografia di determinati vocaboli. I dubbi e le incertezze, al riguardo, sono più che giustificati, non esistendo regole codificate né potendosene derivare dall’uso che del dialetto hanno fatto, nel tempo, poeti e scrittori. I quali, anche quando hanno adottato fra i dialetti siciliani il più comprensibile e diffuso, non è certo che abbiano sufficientemente riflettuto sui criteri ortografici da seguire. A creare maggiore confusione, in questo campo, si sono aggiunte schiere di stampatori che, nell’intento di fare chiarezza, hanno maggiormente complicato le cose, distribuendo, per esempio, a profusione, ma in maniera arbitraria e irrazionale, apostrofi e doppie consonanti anche laddove non andrebbero.

Nelle pagine che seguono si mira, in particolare, al superamento di ogni ostacolo di carattere ortografico nell’uso del dialetto. È chiaro che non si può parlare di norme ortografiche, se non si accenna alle grammaticali. Vengono, pertanto, messi in evidenza frequenti fenomeni di aferesi, di apocope, di contrazione; si evidenziano i casi, e sono tanti, in cui si usa correttamente l’apostrofo; si esemplifica l’uso delle doppie consonanti sia in principio che nel corpo della parola; si sottopongono all’attenzione del lettore pochi ma essenziali casi di dubbia pronuncia e relativa grafia; ma si accenna anche alle parti del discorso e alle loro principali funzioni, al singolare e al plurale dei nomi e degli aggettivi, ai gradi dell’aggettivo qualificativo, all’uso dei pronomi, alla coniugazione dei verbi. Il tutto in una serie di brevi e semplici osservazioni, utili (si spera) a quanti desiderano fare del dialetto un corretto mezzo di espressione e di comunicazione scritta. Si fa intanto notare che le osservazioni ortograficogrammaticali che di volta in volta verranno poste in luce, non sono proprie di questo o di quel dialetto siciliano. Si riferiscono invece ad una lingua, per così dire, letteraria, che è, o può essere, di tutti i parlanti in egual misura. Se qualche lettore, pertanto, spera di dover trovare in queste pagine osservazioni sul proprio dialetto, quello che parla abitualmente, e che crede, probabilmente, che sia il dialetto di tutti, si sbaglia. Un dialetto non è mai unico per i parlanti di un’intera regione, ed esso è tale solo perché non ubbidisce a regole fisse e perché ognuno lo può parlare, pronunciare, storpiare, perfino reinventare, come meglio crede. Il giorno in cui verranno codificate delle norme precise alle quali si dovrà rispondere adoperandolo, esso cesserà di essere tale e diverrà una lingua. Ma se le differenze linguistiche tra zona e zona della Sicilia sono abbastanza notevoli, non è, per questo, assolutamente necessario che chi scrive in siciliano debba attenersi scrupolosamente alle particolarità locali. Può adeguarvisi, sia chiaro, ma è bene che faccia uso, se può, delle forme più frequenti e diffuse, coincidenti, in linea di massima, con quelle appresso esemplificate. Perché se non si può (e non si dovrebbe) uniformare interamente il dialetto, si tenga presente che non è neanche bene, specie quando si scrive, frammentarlo in decine di forme o gerghi familiari, rionali, comunali, corporativi, a volte anche incomprensibili a tanta gente, o far uso di un’ortografia irrazionale e tutt’altro che corretta. Ma che importanza può avere oggi il dialetto? Può essere ancora adoperato? Le risposte a coloro che decidono di farne uso. Qui, tuttavia, non si vuole, nella maniera più assoluta, invogliare nessuno a sostituire l’italiano con il siciliano o ad adoperarlo parallelamente alla lingua nazionale. Sarebbe come costringere qualcuno a barattare un oggetto prezioso con uno di bassa lega. L’italiano, lo sanno tutti, è una lingua bellissima in assoluto; il siciliano un dialetto che sarebbe poco definire sommario. Risulta anche rozzo e monotono, soprattutto per la prevalenza delle u sugli altri suoni vocalici. All’inizio del 1200 parecchi poeti italiani, alla disperata ricerca di una lingua idonea ad esprimere pienamente pensieri e sentimenti, scrissero in provenzale; altri, quelli


che facevano capo alla Scuola Poetica Siciliana, in siciliano. E furono questi i primi che riuscissero a creare in una lingua volgare di ambito italiano opere di indiscusso valore letterario. Ma quando i poeti italiani di tutte le latitudini scoprirono il toscano, se ne impossessarono e non lo mollarono più. Abbandonarono il provenzale perché non vi riscontravano un fondo comune con le realtà linguistiche italiane; abbandonarono il siciliano, perché, nonostante avesse favorito la nascita di autentiche opere letterarie in volgare, non convinceva come lingua in sé. D’altro canto, se il siciliano avesse avuto le caratteristiche di lingua per tutti, e, in particolar modo, quelle di una bella lingua, perché mai poeti e copisti toscani avrebbero dovuto tradurre le opere dei poeti siciliani, tramandandocele così come ci sono pervenute, piuttosto che nella lingua originale? È, tuttavia, il dialetto siciliano un buon mezzo di espressione poetica, e, tenuto conto che è in grado di adattare alle proprie esigenze qualsiasi vocabolo mutuato dall’italiano e da altre lingue sorelle, può essere adoperato benissimo, se finalizzato a determinati obiettivi, anche per la comunicazione in prosa. Ma è doveroso che, chi vuol farne uso, lo faccia nella maniera più corretta possibile. A dimostrazione di quanto affermato, ossia delle buone possibilità espressive del siciliano, si trascrive in dialetto parte di questa premessa.

TRONCAMENTI E CONTRAZIONI L’uso dell’aferesi e dell’apocope (soppressione di lettera o di sillaba, rispettivamente, in principio o in fine di parola) è assai frequente nel dialetto siciliano. Sia l’aferesi che l’apocope vengono evidenziate dall’apostrofo: la prima ponendolo al principio, la seconda alla fine della parola. I vocaboli ’u, ’stu, ’na sono aferesi di lu, chistu, una, mentre cu’, po’, su’ sono apocopi di cui, poi, sunnu. È altresì praticato nel dialetto siciliano (più nel parlato che nello scritto), il fenomeno delle contrazioni, quello che consente di contrarre due vocali o due parole in una. L’evidenziazione di una contrazione si effettua, come in altre lingue, mediante l’accento circonflesso1.

La preposizione a, per esempio, e gli articoli ’u, ’i nelle espressioni a ’u, a ’i, ossia a lu, a li,

Cu’ ha scrittu, o ha circatu di scriviri, ’n dialettu sicilianu, ha statu, almenu qualchi vota, ’n dubbiu ni lu mettiri ’n carta una parola. Li dubbii e li ’ncirtizzi, scrivennu ’n sicilianu, affaccianu, e comu; picchì nun ci sunnu reguli stabbiliti nè si ni ponnu arricavari di la lingua di li pueti e li scrittura. Li quali, puru quannu hannu usatu, ’ntra li dialetti siciliani, lu chiù cumprinsibbili e lu chiù cumuni, nun hannu, tanti voti, riflittutu supra li criteri ortografichi chi s’avirrianu a teniri prisenti. A fari chiù cunfusioni si ci hannu misu puru li stampatura, ca, cu la ’ntinzioni di fari chiarizza, hannu cumplicatu dicchiù li cosi, mittennu a piaciri e ’n manera arbitraria apostrufi e duppii cunsunanti puru unni nun ci vannu. Ni li pochi paggini chi vennu appressu si cerca di supirari ogni ostasculu di tipu ortograficu ni l’usu di lu dialettu. È chiaru ca nun si po parlari di reguli ortografichi si nun si parla di li grammaticali. Vennu, pi chistu, misi ’n chiaru li fenomini di afèrisi, di apòcupi, di cuntrazioni; si parla di li casi, e sunnu tanti, unni si usa currettamenti l’apostrufu, si fannu esempii di comu usari li duppii cunsunanti, a lu principiu e ni lu menzu di la parola; si fannu avvidiri a li littura pochi paroli la cui prununzia e lu modo di scrivìrili sunnu chiuttostu dubbii; ma si parla puru di li parti di lu discursu e di li sô principali funzioni, di lu singulari e di lu plurali di li nomi e di l’aggettivi, di li gradi di l’aggettivu qualificativu, di l’usu di li pronomi, di la coniugazioni di li verbi. Tutti ’sti cosi pi menzu di pochi e simplici osservazioni, utili (si spera) a tutti chiddi chi addisidiranu fari di lu dialettu un veru menzu di cumunicazioni scritta.

si contraggono frequentemente in ô, ê. vitti ô ziu parravi ê parenti significano vitti a lu ziu parravi a li parenti Fenomeni di aferesi, di apocope, di contrazione si incontreranno nelle pagine successive.

SEGNI E SUONI ALFABETICI Le lettere alfabetiche del dialetto siciliano sono le stesse della lingua italiana. Anche i suoni, tranne pochissime particolarità, sono identici. Qui si mettono in evidenza quei segni e suoni alfabetici che, per le loro caratteristiche, meritano particolare attenzione.

eo Le e e le o del dialetto siciliano sono sempre aperte, mentre quelle della lingua italiana possono essere aperte o chiuse.

bg La pronuncia delle consonanti b g è sempre doppia. I vocaboli esclusivamente siciliani, come abbentu (pace, riposo), abbuccari (cadere), aggiuccari (appollaiare), aggigghiari (germinare) hanno le consonati in questione sempre dop-

e


pie. Ma i vocaboli che hanno un corrispettivo italiano si scrivono con una o due delle consonanti sopra menzionate, a seconda che ne abbiano una o due nella lingua nazionale. Ma non è errato scriverli tutti con due b o con due g. Il vocabolario di A. Traina, compilato alla metà dell’Ottocento, non riporta un solo vocabolo con una b o con una g.

(L’iniziale j del verbo jiri può essere omessa. Si hanno, pertanto, le forme jiri e iri). La semiconsonante j può assumere, a volte, i suoni eufonici di gh e di gn:

c La c ha suono gutturale (catu, coffa, cuttuni), suono palatale (aranciu, pici, accia) e suono palatalizzante (ciuri, ciumi). Il suono palatalizzante di ci in ciuri e in ciumi è simile a quello di sci ma molto debole.

haiu a jiri può pronunciarsi e scriversi haiu a ghiri;

d La d ha suono dentale come la corrispondente italiana; ma la doppia d può avere suono dentale e suono palatale; un suono, questo, prettamente siciliano, ma non esclusivo, appartenendo anche ai dialetti sardo e calabrese. Hanno suono dentale, per esempio, le d di

jiri a jucari può pronunciarsi e scriversi jiri a ghiucari;

addumari, adduvari, addubbari suono palatale quelle di iddu, chiddu, gaddu. Solo con la pratica è possibile imparare a distinguere le parole con doppia d dentale da quelle con doppia d palatale. Sono pochissime le parole che si scrivono con la d iniziale doppia, e tutte hanno suono palatale. Sono gli avverbi dda, ddocu e gli aggettivi dimostrativi ’ddu, ’dda, ’ddi ottenuti per aferesi da chiddu, chidda, chiddi. Tutte le altre inizianti pure per d, comprese quelle che hanno suono rafforzato come dammusu, duppiu, duca, Diu, si scrivono con una d, la quale ha suono dentale.

La d iniziale di parecchie parole viene, nel dialetto parlato, storpiata in r per cui parole come dunni, denti, dumani, dari, duci, di, vengono erroneamente storpiate in runni, renti, rumani, rari, ruci, ri. j La semiconsonante j ha il suono di i. jornu, jurnata, jardinu, jri, Japicu, jocu, jucari

e

iornu, iurnata, iardinu, iri, Iapicu, iocu, iucari

si pronunciano

jiri a jurnata può pronunciarsi e scriversi jiri a ghiurnata; dillu a Japicu può pronunciarsi e scriversi dillu a Ghiapicu;

un jornu può pronunciarsi e scriversi un gnornu; ’nta un jardinu può pronunciarsi e scriversi ’nta un gnardinu ng Il gruppo di lettere ng ha il suono nasale che tutti i siciliani conoscono e che è identico a quello delle corrispondenti lettere della lingua tedesca. Hanno suono nasale, per esempio, le lettere ng delle parole longu, angulu, spingula. r Il suono della r è sempre doppio in principio di parola. Roma, rosa, rabbia in dialetto si pronunciano Rroma, rrosa, rrabbia, ma si possono scrivere con una r. In sicilia si hanno modi diversi di pronuncia delle parole che includono una r dinanzi ad altra consonante come porta, mortu, surdu, sordu. La maggior parte dei catanesi le pronuncerebbe potta, mottu, suddu, soddu; i palermitani poitta, muoittu, suiddu, soiddu. Ma sia gli uni che gli altri le scrivono regolarmente porta, mortu, surdu, sordu. tr Il gruppo tr si pronuncia diversamente dall’italiano. Il suono di queste due lettere costituisce, si può dire, la principale peculiarità della parlata sicula. È un suono simile a quello delle stesse lettere della lingua inglese; ma i non siciliani non possono apprenderlo che dalla viva voce dei parlanti. Riguardo agli accenti si fa osservare che in dialetto si adoperano solo il grave (`) e il circonflesso (ˆ). L’accento acuto (´) che in italiano si pone sulle vocali e ed o aventi suono chiuso, in dialetto non si adopera, poiché dette vocali hanno in siciliano sempre suono aperto. 1


di Dario Ferrara

Viaggio della Memoria:

Auschwitz-Birkenau 14 maggio 2011 Q

uesto articolo nasce dalla mia passione per lo studio attento e sistematico di un periodo storico alquanto tetro e violento, che fonda le sue basi sulla II guerra mondiale, sull’olocausto, sulle milioni di vittime del nazismo e della guerra, ed è dedicato proprio a loro. Affinchè la loro memoria non perisca mai, restando sempre vivida nella mente e nei ricordi di chi sa, nelle nostre menti, di chi conosce. Nel ricordo dei superstiti, delle vittime e di chi ha vissuto di persona…

Alla fine varcai quel cancello. Già a vederlo in lontananza provavo un’angoscia per nulla indifferente. Arbeit Macht Frei, il lavoro rende liberi, la famigerata scritta che sovrasta il cancello d’ingresso per un luogo tanto abominevole come Auschwitz rimarrà per sempre una tragica prova. Una tra le tante tragiche testimonianze di come il lavoro non rende affatto liberi, o per lo meno non così è stato per più di un milione di vittime. Un dato senz’ombra di dubbio agghiacciante

che assieme a tanti altri fattori hanno fatto da cornice al mio viaggio in Polonia. Volevo comprendere, toccare con mano, visitare quel luogo di morte. Auschwitz, il campo di concentramento per antonomasia, riesce ad emanare ancora oggi, a distanza di circa 70 anni, le grida di dolore e sofferenza di un quasi infinito numero di vittime. Provai la stranissima sensazione di sentire delle grida, le stesse grida che tanto tempo fa appartennero a chi stava per essere defraudato di

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quell’ultima molecola d’aria all’interno delle camere a gas, aria preziosissima e d’inestimabile valore che veniva prepotentemente offuscata dalle esalazioni mortali dei cristalli di acido prussico. Il gas entrava nei polmoni, paralizzandoli progressivamente fino a causare la morte per soffocamento: Zyclon B. Ogni giorno una macabra routine: morti che si aggiungevano ad altri morti. La locomotiva che trainava i vagoni bestiame entrava lentamente a Birkenau. Lentamente fino a fermarsi. Dopo interminabili giorni di viaggio in condizioni igienico-sanitarie spaventose, il convoglio dei deportati giungeva finalmente a destinazione. I più deboli morivano durante quel viaggio di non ritorno, mentre i superstiti si preparavano ad affrontare un futuro formato da un’infinità di incognite. I riflettori puntati sulla judenrampe evidenziavano attimi di terrore generale che violentava gli animi dei prigionieri appena arrivati, una equipe medica delle SS si apprestava ad effettuare la selezione di rito con l’aiuto di

alcuni prigionieri già detenuti presso Auschwitz, selezione che distingueva due specifiche categorie di prigionieri: coloro che erano abili al lavoro e coloro che invece non erano ritenuti tali. Uomini da una parte, donne e bambini dall’altra. Generalmente, coloro che superavano la selezione erano una minima parte, circa il 25%, a cui veniva immediatamente imposto di sostenere ritmi di lavoro mortali, al fine di mandare avanti il gravoso impegno propugnato dall’industria bellica tedesca, diretta dal ministro della guerra Albert Speer. Il 75% restante veniva invitato con tanto di beffarda cortesia ad entrare in una stanza. Una semplice doccia calda e ricostituente, veniva detto loro. Ognuno doveva lasciare le sue cose in dei posti numerati, ognuno doveva ricordarsi di quel numero poiché avrebbe ripreso le sue cose a doccia finita. Ognuno non ne sarebbe uscito vivo per nessuna ragione, per nessun miracolo. Entrare ed uscire dalle camere a gas, dai forni crematori, visitare l’intero sistema concentra-

zionario di Auschwitz-Birkenau assieme a due compagni di viaggio ebrei, sfuggiti per puro miracolo alla grande retata di Roma del 16 ottobre 1943, è stata un’esperienza che custodirò sempre dolorosa dentro di me. Il tempo si ferma per lasciare spazio ad un placido riaffiorare di verità storiche apprese attraverso svariate ricerche su internet, letture di libri a tema, visione di film riguardanti l’argomento, vissute quasi di persona il 14 maggio scorso. Persecuzioni, fucilazioni, violenze, deportazioni, schiavitù, morte. Un’esperienza difficile da descrivere, interamente da vivere. Accarezzare con mano le pareti di legno dei vagoni bestiame che giacciono sui binari di Birkenau, lasciarvi una piccola pietra secondo l’antica usanza ebraica, toccare con mano le recinzioni spinate un tempo attraversate da 6.000 volt di corrente elettrica e contro cui molti esasperati vi si gettavano contro nel terribile tentativo di finirla, vedere immense montagne di effetti personali appartenuti ad ebrei internati ad


Auschwitz, osservare in silenzio i resti di cenere di tanta povera gente entrata in un forno ed uscita attraverso un camino sono tutte azioni che lasciano come un marchio impresso a fuoco sulla pelle, indelebile, che davvero non andrà più via. Renzo e Guido, miei compagni di viaggio, oggi settantenni, conoscono il luogo dove hanno perso il loro caro zio Alberto, che con grande coraggio tentò di varcare le linee nemiche per combattere le SS a fianco alle truppe del Maresciallo Badoglio. Fu tradito da una spia per 5.000 lire, arrestato da un gruppo di SS all’inizio della via Ostiense e detenuto presso il carcere di Regina Coeli, trasferito al campo di concentramento di Fossoli ed infine deportato ad Auschwitz dove fu gasato il giorno stesso del suo arrivo, il 5 aprile del 1944. Quell’orrendo 25%! Michele è la nostra guida che conosce Auschwitz come casa sua, la cui consulenza è stata di un’enorme preziosità. E’ stata anche la complicità di una grande compagnia come la loro, a dare quel valore in più al mio viaggio. Ci sono però delle domande che ruotano attorno a questa immane tragedia che tutti conosciamo come “shoah”, una domanda che emerge tra tutte: perché? A quali motivazioni è riconducibile il tentativo d’annientamento della razza ebraica? Hitler, come moltissimi altri antisemiti tedeschi, era palesemente convinto che la razza ariana fosse una e sola, sacra, da preservare a qualsiasi costo. Doveva esistere una razza germanica mondiale composta essenzialmente da ariani tedeschi, che rappresentavano la perfezione razziale autentica per eccellenza e questa avrebbe dovuto dominare sull’Europa e sul mondo intero. Bisognava quindi possedere nuove terre e nuovi orizzonti, incrementare il proprio lebensraum: spazio vitale, per liberarsi dal pericolo di scomparire dal mondo o di servire gli altri come una nazione schiava. La Germania uscì sconfitta dalla prima guerra mondiale, a cui seguì una gravissima crisi economica che mise in ginocchio l’intera popolazione, e la cui causa fu attribuita d’impatto dall’emergente Fuhrer agli ebrei presenti in territorio tedesco. Ebrei

ricchi ed influenti, detentori di un ruolo di primo piano all’interno del sistema economico germanico. Ebrei visti come una razza subumana e quindi impura, non ariana, visti come l’incarnazione autentica del male, quel popolo rifiutato da Dio e che aveva ucciso Suo Figlio. Quando poi Hitler ottenne il potere, nel 1933, fu l’inizio di un calvario durato interminabili anni, iniziato con le leggi razziali promulgate nel 1935 a Norimberga e terminato col terribile scenario a cui dovettero assistere le truppe sovietiche che liberarono Auschwitz il 27 gennaio del 1945.

...il gas entrava nei polmoni, paralizzandoli progressivamente fino a causare la morte per soffocamento.

Montagne di cadaveri, gente morta di fame e deperita, irriconoscibile, incapace di reagire. Pochi i fortunati, vivi fuori ma morti dentro. Il prossimo 27 gennaio 2012, come ogni 27 gennaio giorno della memoria, si ricorda il 67° anniversario della liberazione del campo di Auschwitz e le milioni di vittime dell’olocausto. È doveroso ricordare sempre queste vittime e la storia che hanno vissuto, al fine di non correre nuovamente il rischio di ripetere gli stessi errori. Il resto della storia lo conosciamo benissimo ed approfondire la questione vorrebbe dire impiegare fiumi d’inchiostro e un interminabile numero di fogli di carta. Voglio concludere così, con una citazione di Gandhi che definisco esemplare: “L’uomo che prega sarà in pace con se stesso e con il mondo intero, l’uomo che si occupa degli affari del mondo senza un cuore disposto alla preghiera sarà miserabile e renderà miserabile anche il mondo”.

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Una lettura teatrale del Risorgimento:

Muoio e mi levo la maglia Storia di Francesco Bentivegna Foto di Danilo Figlia

L’associazione Voltalacarta per la regia di Salvina Chetta ha portato in scena al Castello Comunale di Mezzojuso, uno spettacolo sulla vita del patriota risorgimentale.

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l 17 dicembre 2011, presso il Castello comunale di Mezzojuso, ha avuto luogo lo spettacolo, realizzato dall’associazione “Voltalacarta” con il contributo dell’assessorato regionale dei Beni culturali, Muoio e mi levo la maglia. Storia di Francesco Bentivegna, per la regia di Salvina Chetta dal testo originale di Nicola Grato e Santo Lombino. Sono saliti sul palco sedici attori, che hanno iniziato la preparazione dello spettacolo in settembre, studiando con l’aiuto di Salvina su se stessi e sui propri corpi, secondo un metodo laboratoriale e di bottega che ci è caro. Sono state un leitmotiv delle prove le parole di Jerzey Grotowski

spesso ripetute durante i primissimi incontri: “Noi non lavoriamo come gli artisti o gli scienziati, ma piuttosto come il calzolaio che cerca nella scarpa il punto giusto dove poter conficcare il chiodo”. Riteniamo inoltre questo metodo profondamente efficace ove si voglia, da parte dell’attore, mettere in scena non la menzogna ma la nudità del corpo attoriale. Ci siamo resi conto, nel corso del lavoro, di quanto gli obiettivi fossero comuni con gli attori, e questi obiettivi possono sintetizzarsi in una definizione che necessita di spiegazioni, meglio di giustificazioni: avevamo in mente di realizzare uno spettacolo popolare, tuttavia non bisogna equivo-

care sul termine “popolare”. Nelle nostre zone è in voga da molti anni un teatro che si definisce popolare, ma che invero potrebbe più precisamente definirsi dialettale, e in alcuni casi anche volgare (battute oscene, espliciti riferimenti alla sfera sessuale vista come imperituro tabù); quello che noi intendiamo col termine “popolare” ha a che fare inevitabilmente e necessariamente con il territorio e con il concetto di bottega o putìa, se preferite: è mettere in scena situazioni che ci riguardano, secondo un modo o metodo laboratoriale, attraverso il quale l’attore possa esprimersi al meglio, ricercando su se stesso, sulle proprie possibilità espressive.


Disgusto, sconfitta, ma anche grande forza di operare in un mondo reso bestiale dalla tirannide: è la storia di un patriota corleonese del diciannovesimo secolo

Questo lavoro di ricerca presuppone fatica e senso di abnegazione, e su questi due aspetti vorremmo scommettere, quali presupposti fondamentali per un teatro di autenticità, un teatro spoglio di orpelli che vada dritto al cuore del problema: teatro è, come sosteneva Peter Brook, un corpo vivo davanti a un altro corpo vivo, uomo davanti a uomo. Scenografie e trucchi mastodontici non fanno parte del nostro bagaglio culturale, non li disprezziamo, ma non ci interessano. La figura di Francesco Bentivegna, martire del Risorgimento nazionale, ci ha permesso di riflettere sul mancato Risorgimento, meglio, sul Risorgimento degli intellettuali che ha tenuto distanti le masse popolari. Da questa riflessione siamo passati all’altro Risorgimento, la Resistenza, che per noi rappresenta ancora il

baluardo sul quale poggiano la nostra Costituzione e la nostra democrazia: i condannati a morte della Resistenza parlano con le voci dei condannati a morte dei moti del ‘48 a Palermo, e gli eroi siciliani del 1848 illuminano i propri volti con la luce di quelle struggenti parole dei partigiani raccolte nel celeberrimo volume einaudiano del 1952. La linea melodica che abbiamo seguito è quella del musicista lettone Arvo Part, passando attraverso i bravissimi percussionisti giapponesi Kodò e le armonie allucinate di Steve Reich. Disgusto, sconfitta, ma anche grande forza di operare in un mondo reso bestiale dalla tirannide: è la storia di un patriota corleonese del diciannovesimo secolo, Bentivegna appunto; storia di un uomo che ascolta, come abbiamo immaginato, gli atti relativi alla sua condanna in un processo farsa inscenato da personaggi bestiali: testimoni fantocci, giudici ghignanti. È la disumanità del potere, di ogni potere. Quella disumanità resa magistralmente da Bosch nei suoi quadri, colmi di controfigure, nani e burattini, mezzi uomini ridotti a macchine, animali

della fantasia che non immagina, ma che rende verità di una società rinascimentale e di ogni tempo e luogo avida di denaro e in lotta per conquistare e detenere il potere. Il tentativo di Francesco Bentivegna di fare insorgere l’Isola naufragò contro l’inerzia delle masse popolari; parole di speranza di un cambiamento, desunte da Consolo (Il sorriso dell’ignoto marinaio), sono poste in finale dello spettacolo, tuttavia contrastate dalle fotografie di italiani morti ammazzati, da Sacco e Vanzetti a Pasolini, da Placido Rizzotto a Giovanni Falcone. Lo spettacolo non è quindi solo una ricostruzione storico cronologica degli eventi riguardanti il Bentivegna, esso è stato pensato come parziale riflessione sugli ultimi 150 anni di storia nazionale. Muoio e mi levo la maglia è stato un tentativo, se ben riuscito o meno sta al pubblico deciderlo, ma che in noi ha dato la consapevolezza di poter scommettere su un gruppo di persone che condivide, e che speriamo vorrà ancora condividere, ideali di vita prima ancora che di teatro. Salvina Chetta e Nicola Grato

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I nostri lettori ci scrivono Salve, sono Edoardo Re, e sto scrivendo da parte di mia Madre Franca Bonanno figlia di Cocò Bonanno. Mia madre avrebbe desiderio di ricevere una copia dell’Eco della Brigna. Mamma avrebbe desiderio di sapere se Padre Frank Verecondia è ancoraparroco della chiesa. Colgo l’occasione per inviarvi saluti a voi e famiglia. Edoardo Re e Franca Bonanno Melbourne, Australia

Grazie per la rivista che ci inviate. Io personalmente la leggo con tanta avidità, essendo stata per molti anni a Piana degli Albanesi. Vi prego però di cambiare il nostro nuovo indirizzo che è il seguente: Suore Collegine della S. Famiglia, Str. Garofitei n. 28 Pucioasa - Dambovita - Romania. Porgo a tutti voi a cominciare da Don Enzo i nostri sentiti auguri per questo Santo Natale e per il nuovo anno che si appresta ad iniziare. Sr Gandolfa Sausa

Carissimo Signor Consentino, Oggi vi scrivo questa breve lettera per farvi sapere che mio marito Chetta Francesco è deceduto il giorno di Novembre 29-2011. Se posso, vorrei chiedervi un grande favore, se potreste pubblicare una sua foto. In più il suo nome, data di nascita, e data di morte. Vi sarei molto grata per questa richiesta. Francesco Chetta N 02-22-1947 M 11-29-2011 Però continuate a mandarmi il giornale di Eco Brigna. Che Dio bendica e faccia prosperare la nostra chiesa dal fondo dal mio cuore. Mille grazie.

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Rosa Chetta

In occasione del primo anniversario della morte di Nino Bua, riceviamo e pubblichiamo questa poesia. Me’ cumpari

U vinti ri innaru ri matina, passannu ri la chiazza m’accurgìa ca me‘ cumpari Ninu lu varberi unn’era apertu e a cosa mi stupìa canuscennu bonu a me‘ cumpari, ca pi puntualità un c’era uguali. Mancu a fallu apposta, a ddu mumentu, passau Petru Farini so’ cugnatu; fui lestu a putirici dumannari picchì u semafuru staia pi scattari. “Ma me’ cumpari, comu mai è chiusu?” “Comu, - m’arrispunniu - nun lu sai? Avi un pocu ri iorna ca sta‘ mali, mali ri un putiri travagghiari: avi dulura e a ggritta nun po’ stari”. L’indomani ci fici ‘na scappata, ma nun mi parsi propriu accussì gravi, tantu ca ni misimu a parrari ri tanti cosi, anche pi fallu svagari. ‘U vintitrì innaru, dopu ‘a missa m’arriva una tristissima notizia: “A to’ cumpari Ninu s’u purtaru, ca ‘nveci ri migliorari, peggiorau”. Doppu ottu iorna ri Carvariu, “c’ha fa... forsi po’ superari... ogni tantu movi puru ‘a manu e battuti nn’avi pi ogni cristianu ca u va a truvari, La famiglia Fasulo ha devoluto le offerte ricevute a suffragio del compianto defunto all’Associazione “Solaria” del Dott. Vernengo.

certu un po’ cchiu’ travagghiari, ma puru cu l’acciacchi po’ campari“. Ma nun fu propriu chissu lu destinu, e u dui ri frivaru u dimitteru, picchì un c’era cchiu’ nenti ri fari. Mmenzu a tutti i guai ca passau u Signuri u vosi veru beni. U tri ri frivaru su chiamau, lassannu a tutti, ‘mpaci si nn’iu e ancora un nni putemu rassegnari. L’occhi vannu sempri a lu bastiuni, ma ‘a porta è chiusa e c’è sulu Baruni nzemmula cu quarchi mommu straviatu ca un sapi cchiù unni iri e nzoccu fari. Iri ‘a chiazza pi gghiri a passiari unn’è ppi mia, chi cci pozzu fari. Io, Peppi, Pinu, Robertu e Luminu certu un nni putemu cchiù scurdari li barzelletti ca tu sapii cuntari, e rivivemu tutti i scampagnati e tutti ddi bellissimi manciati ca cu lu sonu eranu accumpagnati. ‘Nte me’ aricchi sentu ancora la to’ vuci e la chitarra sentu puru sunari. E ritornu a ddiri ca nun mi pari veru ca ti nn’isti senza cchiù turnari. Stu omaggiu io ti vogghiu fari, picchì accussì ti voli ricordari Ninu Cosentino, to’ cumpari. Nino Cosentino

RIPOSANO NEL SIGNORE FASULO GIUSEPPE 19/09/1944 - 24/10/2011

LAUREA

PECORINO ANTONIO 06/05/1927 - 14/11/2011

Il 4 Novembre 2011, presso l’Università degli Studi Ca’ Foscari di Venezia, Elisabetta Gnizio ha conseguito la Laurea in Lingue e Culture del Mediterraneo e del Medio Oriente, con la votazione finale di 110/110 e Lode, discutendo la tesi dal titolo “le case del caffè: analisi comparativa di un nuovo spazio sociale tra Istanbul e Venezia in età moderna”. Relatrice è stata la Prof.ssa Vera Costantini. Alla neo laureata i migliori auguri della Redazione.

SCLAFANI SALVATORE 08/12/1925 - 02/12/2011 SUOR BENEDETTA DIVONO 16/02/1926 - 16/12/2011 NUCCIO PASQUA 25/10/1919 - 21/12/2011 TAVOLACCI GIUSEPPE 18/07/1935 - 25/12/2011 GOVERNALE GRAZIA 03/05/1937 - 31/12/2011


OFFERTE RICEVUTE

Matrimoni celebrati nel 2011 MIGLIORISI DANILO E VISOCARO MARIALUISA Mezzojuso, 26 Aprile 2011, Chiesa Maria SS. Annunziata PENNACCHIO TONINO E RIGOGLIOSO FRANCESCA Mezzojuso, 08 Giugno 2011, Chiesa Maria SS. Annunziata D’ORSA CALOGERO E MUSCARELLO GAUDENZIA Mezzojuso, 09 Giugno 2011, Chiesa dell’Immacolata BAGNO FRANCESCO E CUSIMANO TIZIANA Monreale, 16 Giugno 2011, Parrocchia Maria SS. del Rosario COSTANZA FRANCESCO E SPATA PAOLA Mezzojuso, 18 Giugno 2011, Chiesa SS. Crocifisso CIARAVELLO GAETANO E LALA FRANCESCA Mezzojuso, 18 Giugno 2011, Chiesa Maria SS. Annunziata MASI NICOLÒ E TAVOLACCI MARIA FRANCESCA Mezzojuso, 02 Luglio 2011, Chiesa Maria SS. Annunziata ZITO FRANCESCO E VITALE ESTER Cefalà Diana, 06 Luglio 2011, Chiesa S. Francesco di Paola CARAVELLA ANTONIO E DE FILIPPO MARIA ANTONIETTA Sarno, 09 Luglio 2011, Chiesa S. Michele Arcangelo RIBAUDO SALVATORE E LA GATTUTA LIANA Mezzojuso, 21 Luglio 2011, Chiesa Maria SS. Annunziata SPATA TONINO E GUARINO MARIA TIZIANA Villafrati, 30 Luglio 2011, Chiesa SS. Trinità SCLAFANI ANGELO E D’ORSA EMANUELA Mezzojuso, 30 Luglio 2011, Chiesa Maria SS. Annunziata CUCINOTTA GIOVANNI E MUSCARELLO VINCENZA Mezzojuso, 02 Settembre 2011, Chiesa Maria SS. Annunziata COLLEDÀ LEONARDO E GIAMMANCO ANGELA Mezzojuso, 03 Settembre 2011, Chiesa S. Nicolò di Mira ILARDI MAURIZIO E D’ORSA INA Mezzojuso, 10 Settembre 2011, Chiesa SS. Crocifisso MOLINO LUCA E ANSELMO ARIANA Mezzojuso, 03 Ottobre 2011, Chiesa Maria SS. Annunziata

Gebbia Pasqua, Palermo € 30,00 Sgroi Piante e fiori, Mezzojuso € 10,00 Cuttitta Maria, Palermo € 50,00 Nuccio Nunzio, Palermo € 20,00 Cammareri Matteo e Valeria, PA € 50,00 Russotto Maria Stella, Mezzojuso € 20,00 Burriesci Giuseppe, Palermo € 20,00 Lo Daino Giuseppina, Godrano € 40,00 Terranella Giuseppe, Fagnano O. € 20,00 Vittorino Anna € 30,00 Parisi Giulia, Torino € 20,00 D’India Francesco, Mezzojuso € 20,00 Muscarello A. e Margherita € 50,00 Sucato, Finale di Pollina € 10,00 La Gattuta Maria, Palermo € 20,00 Macelleria Barcia, Mezzojuso € 40,00 Muscaglione Salvatore, Ficarazzi € 20,00 Napoli Irene, Mezzojuso € 20,00 Sanfilippo Caterina, Villabate € 25,00 N.N. € 20,00 Figlia Caterina € 10,00 Macelleria Gino Lala e figli € 50,00 Lo Monte Nicolina, Castiglione TO € 52,00 De Lisi Antonietta, Palermo € 50,00 Fisco Sergio, Palermo € 100,00 La Gattuta Giuseppina, Legnano € 50,00 Zito Giuseppe, Porlezza € 25,00 Morales Assunta, Palermo € 10,00 Carlo e Giuseppina Casarico € 50,00 Lopes Vincenza, Palermo € 20,00 Schillizzi Anita, Palermo € 25,00 Barone Giuseppina, Spilamberto MO€ 20,00 D’Orsa Andrea, Palermo € 50,00 Magalini Silvano,Valeggio sul M. € 20,00 Simoncini Vincenzo, Palermo € 25,00 Muscarello Salvatore, Brescello € 20,00 Visocaro Costantino, Castiglione L. € 20,00 Ferri Rosa Rita, Villa S. Giovanni € 15,00 Gebbia Salvatore, Palermo € 30,00 Spata Nicolò, Beinasco € 20,00 Vassallo Serafino, Legnano € 70,00 Fucarino Matteo, Coccaglio BS € 50,00 Perniciaro Caterina, Castellanza VA € 35,00 Bua Nicolò, Portici NA € 50,00 Sucato Michele, Casalgrande € 20,00 Pennacchio Vittorio € 50,00 Perniciaro Gaetano, Bivona € 50,00 Falletta Giovanna Amara € 20,00 Gattuso Notaio Roberto € 50,00 Gambino Gioacchino, Vercelli € 30,00 Scianna Santa, Palermo € 25,00 Figlia Andrea € 20,00

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BREVIBREVIBREVIBREVIBREVIBREVIBREVIBREVIB NOVEMBRE Martedì 1 Festa di Ognissanti: alle ore 11,00 don Enzo celebra la S. Messa in suffragio delle anime dei fedeli defunti nella cappella del Cimitero. Mercoledì 2 Commemorazione dei defunti: alle ore 11,00 al Cimitero il parroco don Enzo Cosentino celebra la Liturgia Eucaristica in suffragio delle anime dei fedeli defunti, al termine della quale benedice le tombe.

Lunedì 21 Festa della Madonna “ri menzi simenzi”: la parrocchia di S. Nicolò di Mira celebra l’Ingresso al Tempio della SS. Madre di Dio. Dopo il triduo di preparazione, che si è svolto nei giorni precedenti, alle ore 17,00, presso la chiesa di S. Nicola di Mira, papàs Pietro Lascari celebra la S. Messa, seguita dal canto “Artoklasia” dedicato a Maria. Al termine della Liturgia viene distribuita la tradizionale “cuccìa” benedetta.

Mira, papàs Pietro Lascari celebra i Vespri Solenni in onore di S. Nicola. A seguire, benedizione dei tradizionali “panuzza”. Martedì 6 Festa di S. Nicola di Mira: alle ore 11,00 nella chiesa di S. Nicola, papàs Pietro Lascari celebra la S. Messa al termine della quale vengono distribuiti i “panuzza ri San Nicola”. Giovedì 8 Solennità dell’Immacolata: alle 11,30 presso la Matrice Latina don Enzo celebra la S. Messa. La festività dell’Immacolata apre il nuovo anno associativo di Azione Cattolica e anche quest’anno tutti i soci dell’AC hanno rinnovato il loro SI durante la Messa. Come di consueto da qualche anno, nel pomeriggio, viene reso un omaggio floreale alla stele dell’Immacolata in contrada Pignaro. Alle 18,00 Celebrazione Eucaristica nella chiesa Maria SS. Annunziata. Sabato 10 Presso il salone del Castello Comunale alle ore 17,00 si svolge un’assemblea cittadina organizzata dal circolo PD di Mezzojuso sull’emergenza idrica che in questi giorni ha interessato il paese.

Divina Liturgia in memoria dei Caduti in guerra (Foto Danilo Figlia)

Domenica 6 Festa dei Caduti di tutte le guerre: alle ore 11,30 presso la chiesa di S. Nicolò di Mira, papàs Pietro Lascari celebra la Divina Liturgia in suffragio delle anime dei Caduti di tutte le guerre. Alla Celebrazione hanno partecipato le autorità civili e militari e i membri del circolo dei Combattenti e Reduci di Mezzojuso. Al termine della Santa Messa è stata deposta una corona di alloro sulla lapide dedicata ai Caduti in piazza Umberto I.

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Venerdì 18 Alle ore 17,00 nella chiesa di S. Nicolò di Mira inizia il triduo di preparazione alla Festività dell’Ingresso al Tempio della SS. Madre di Dio con la celebrazione della Divina Liturgia.

Domenica 27 A partire da oggi fino al 5 dicembre, ogni giorno alle 11,00, presso la chiesa di S. Nicola di Mira, viene celebrata la S. Messa di preparazione per la festa di S. Nicola. Martedì 29 Nella chiesa Maria SS. Annunziata inizia la novena di preparazione per la festa di Maria SS. Immacolata. Ogni giorno fino al 7 dicembre, alle 16,30 viene celebrata la Santa Messa preceduta dal canto del S. Rosario dell’Immacolata.

DICEMBRE Lunedì 5 Alle 17,00 nella chiesa di S. Nicola di

Martedì 13 Festa di S. Lucia: Dopo il triduo di preparazione dei giorni scorsi, alle 11,00 papàs Pietro Lascari celebra la Divina Liturgia presso la chiesa di S. Nicolò di Mira. Venerdì 16 In entrambe le Parrocchie inizia la novena di preparazione al Natale con la recita del Rosario e la celebrazione della Santa Messa. Sabato 17 Nel salone del Castello Comunale, si svolge lo spettacolo teatrale dal titolo “Muoio e mi levo la maglia” organizzato dall’Associazione Culturale “Voltalacarta” con il patrocinio della Regione Siciliana Assessorato dei BB.CC. e dell’Identità Siciliana. Lo spettacolo, la cui regia è stata curata da Salvina Chetta, ha ripercorso la vita di Francesco Bentivegna, patriota risorgimentale morto per l’unità d’Italia.


IBREVIBREVIBREVIBREVIBREVIBREVIBREVIBREVIBREVI chiesa Maria SS. Annunziata, dopo l’Ufficio delle Letture, i tre piccoli angioletti Arato Elisa, Cosentino Claudio e Lo Monte Giuseppe mostrano ai fedeli il simulacro del Bambino Gesù portandolo verso l’Altare Maggiore. A seguire don Enzo Cosentino celebra la Divina Liturgia del Santo Natale. Mercoledì 28 A partire da pomeriggio la branca E/G “Marabito” di Mezzojuso I inizia il campo invernale a Ventimiglia di Sicilia; tema del campo è stato “Saranno famosi”. Il campo si è concluso il 30 dicembre.

Il reparto “Marabito” di Mezzojuso

Sabato 24 Alle 17,00 i ragazzi dell’associazione “Voltalacarta” di Mezzojuso iniziano il giro del paese allietando la vigilia di

Natale con tradizionali canti natalizi. Notte di Natale: alle ore 23,30 in entrambe le Parrocchie iniziano le celebrazioni della Notte Santa. Nella

Suor Benedetta riposa nel Signore

Sabato 31 Alle 17,30, nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù del Collegio di Maria don Enzo celebra il Te Deum. Anche quest’anno il momento di ringraziamento a Dio è stata occasione di condivisione e di scambio di auguri per il nuovo anno con le Suore Collegine.

BILANCIO “ECO DELLA BRIGNA” ANNO 2011 ENTRATE

Il 16 dicembre 2011, nel Monastero Benedettino di Clausura di Sant’Andrea in Palermo, rendeva serenamente l’anima a Dio Suor Benedetta Divono al secolo Maria. Suor Benedetta era nata a Mezzojuso il 16 febbraio del 1926 da Antonino e Antonina Figlia. Il 3 marzo dello stesso anno è stata battezzata dall’arciprete Nicolò Di Giacomo, essendo padrini Barcia Francesco e Filippa Cusimano. Il 17 maggio del 1935 ha ricevuto la Santa Cresima nella chiesa del SS. Crocifisso. Nel 1949, a 26 anni, suor Benedetta entra nel Monastero Benedettino di Clausura di Sant’Andrea a Palermo per intraprendere il noviziato, successivamente è trasferita nel Monastero Benedettino di Geraci Siculo. Ritorna nuovamente a Palermo dove vi rimane sino alla morte. Eterna sia la tua memoria sorella nostra indimenticabile e degna della beatitudine. Don Enzo

Offerte

€ 7.407,00

TOTALE ENTRATE

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USCITE Passivo anno precedente € 4.054,00 Stampa (giornale)

€ 6.000,00

Spedizione

€ 2.200,00

Tassa Ordine dei Giornalisti € 110,00 TOTALE USCITE PASSIVO 2011

€ 12.364,00 € 4.957,00

La Redazione ringrazia i lettori per le offerte ricevute durante l’anno 2011, ricordando che il giornale si finanzia esclusivamente con esse.

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Natale 2011, Presepe in Parrocchia Foto Danilo Figlia

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In copertina: lo spettacolo “Muoio e mi levo la maglia” (foto di Danilo Figlia)

PERIODICO BIMESTRALE - PARROCCHIA MARIA SS. ANNUNZIATA - MEZZOJUSO

Nuova Serie, Registrato presso il Tribunale di Palermo al n. 33 del 15.10.97 Direttore Responsabile: Vincenzo Cosentino Condirettore: Carlo Parisi Redazione: Francesca Brancato, Doriana Bua, Danilo Figlia, Concetta Lala, Ciro Muscarello, Margherita Reres Indirizzo: Piazza F. Spallitta - Mezzojuso (PA) - Tel e fax 091 8203179 - ecobrigna@libero.it - IBAN: IT60 C076 0104 6000 0000 9228 668 24 Grafica ed impaginazione: Gianni Schillizzi Stampa: Istituto Poligrafico Europeo s.r.l.

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Eco n°85  

Bimestrale di informazione religiosa,cultura e attualità.

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