Page 1


Elias Finotti

I Perfetti


PREMESSA “I PERFETTI” è un breve racconto ambientato in uno scenario post apocalittico tipico del genere cyber punk. La narrazione principale viene alternata da frammenti di diario in prima persona che raccontano eventi precedenti alle avventure del protagonista. Il progetto nasce da una mia passione personale e dal bisogno dei docenti che mi hanno seguito, di creare uno spazio, una “valvola di sfogo”, per creare, crescere, evolvere le proprie capacità e passioni, dalla scrittura al disegno, dall’impaginazione alla regia. Il racconto che segue riporta diverse influenze che mi caratterizzano da sempre, la piaga letale di George A.Romero, i personaggi crudi di Frank Miller, l’eroicità Marvel. “I PERFETTI” è destinato a una possibile espansione futura. Questo è solo l’inizio. Buona lettura.

Ogni riferimento a cose, persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale.


I DIARI FILE 1 << La notte s’apre sull’orlo dell’abisso. Le porte dell’inferno sono chiuse: a tuo rischio le tenti. Al tuo richiamo si desterà qualcosa per risponderti. Questo regalo lascio all’umanità: ecco le chiavi. Cerca le serrature; sii soddisfatto. ma ascolta ciò che dice Abdul Alhazred: per primo io le ho trovate: e sono matto. >> _PREFAZIONE DEL NECRONOMICON


NOTE DI MICHAEL DUGLASS, TANA DEI PERFETTI,

21 luglio 2016

Ora stanno esagerando, non posso lavorare in questo stato, ho paura di perdere la ragione. E’ già il quarto che scompare in due settimane.Paul dice di stare tranquilli, che presto troveremo tutti la salvezza nella nostra fede, ma per lui è facile mentre grida ordini come un fottuto nazista dietro trenta centimetri di vetro antiproiettile. Io sono sotto, cinque chilometri sotto la superfice di quello che la mia gente chiama “centro”, dove la luce non filtra ed è perennemente notte, la visiera di questa dannata tuta antiradiazioni continua ad appannarsi e il calore mi da i cerchi alla testa. Dobbiamo continuare ad estrarre l’essenza, i poteri della pietra, sono enormi ma vanno nutriti con essa e con il nostro sacrificio. Devo avere fede. Ho sempre pensato che questo fosse un posto sicuro, che la pietra avrebbe vegliato su di noi proteggendoci dal mondo fermo e le sue follie di conquista, guerra e degrado sociale, mantenendo pure le nostre vite come Dio vuole...Dio...lo abbiamo veramente trovato? Quella cosa è veramente Dio?...santo cielo, mi ucciderebbero se solo venissero a sapere che mi pongo questi quesiti. Ho rubato una calibro nove dall’armeria, non possono obbligarmi, non voglio. Cerco la pace, la perfezione, ma non a questo costo, non così. La perfezione non risiede in quelle...cose. Devo fuggire, lo giuro su Martin Luter King...non avrete il mio culo nero! (il resto è illeggibile....)


Capitolo 1: Azione


Aprì gli occhi, fu quasi come nascere una seconda volta. Una pioggia scrosciante gli inzuppava i capelli rovesciandogli pesanti gocce sugli occhi. Affonda le dita nel fango, un senso di nausea lo pervade, in testa immagini frammentarie che non riesce a ricomporre. Si alza sulle gambe che lo reggono a malapena e si guarda attorno. Non era il luogo in cui era nato, non era niente di quello che aveva visto in tv, era un niente abbondantemente gonfio di vuoto contornato dal nulla. Ai suoi occhi si mostravano i resti di quella che forse un tempo era stata una metropoli, ora ridotta a cumuli di macerie e spettri architettonici. Un cartello dove s’intravedeva una scritta “welcome” penzolava e sbatteva dal lampione a cui era appeso, il resto era illeggibile ma a bomboletta qualcuno aveva scritto: “rifa siempre”. Oramai camminava nella città fantasma, un capogiro lo fa barcollare ed è costretto ad accasciarsi sul relitto carbonizzato di quella che gli sembra una ford. ...qualcosa si muove... Ma lui non se ne accorge. Dove sono le persone? Cos’è questo posto? Perchè non ricorda il suo nome? Troppi quesiti che lo assalgono e lo inchiodano di nuovo a terra, in ginocchio sotto la pioggia che non ha mai rallentato. Denny, ricorda di chiamarsi Denny, si specchia nella pozzanghera sotto di lui e si vede, completamente diverso da come si ricordava, ricorda di essere stato un uomo forte, d’onore, un sold... ...qualcosa si muove ancora... E stavolta lo sente. Un barattolo di pepsi rotola dalle macerie accatastate dietro la ford. Tin Tin Tin.... <C’è qualcuno?> riesce a dire con la voce mezza rauca, e il cielo gli risponde con tuono che fa vibrare l’aria, di quelli che ti svegliano la notte, un tuono da film dell’orrore. Ma l’ha visto, c’è qualcuno, non è solo. <Grazie a Dio non sono solo, santo cielo, meno male, cos’è successo? Credevo di impazzire...> ciarlava Denny istericamente mentre s’avvicinava alla sagoma nella pioggia. <Mi sono perso ho bisogno d’aiuto...>era oramai a pochi metri dalla sagoma ma la fitta pioggia gli impediva di scrutarne il volto. <Mi chiamo Denny, Denny Lee...piacere di...>


HA UN’ACCETTA! Denny schiva il fendente scartando sulla destra, il fendente precipita a vuoto sul terreno fangoso.La sagoma alza la testa al cielo e ruggisce, il suo lamento appartiene al peggior girone infernale. La pioggia smette. Ha gli occhi che gli schizzano dalle orbite, le pupille come uno fatto d’eroina, la sua pelle è logora, consumata, una camicia a brandelli gli copre a malapena l’addome lasciando intravedere il torace gonfio di ferite pulsanti, più bestia che uomo. <Sei impazzito?> grida furibondo. Ma l’uomo-bestia (con una calma degna del miglior serial-killer) si china, raccoglie l’acceta e ruggisce di nuovo, fracassandogli i timpani. Denny si guarda attorno, cercando un’ arma, un nascondiglio, ma l’uomo-bestia alza la sua arma di morte mentre gli piomba addos... A TERRA!!! Una nuova pioggia; di piombo, cade su di lui. Denny si rifugia nel relitto della ford e guarda il suo assalitore che viene fatto a pezzi. Qualche schizzo gli raggiunge il viso mentre cerca ancora di comprendere cos’è successo. L’uomo-bestia, quel che ne resta, stramazza al suolo. ...silenzio... Una maschera antigas spunta dal finestrino della ford: <VIA PRESTO!>. La nuova figura lo afferra e lo riporta fuori-...seguimi, presto...- di nuovo a Denny non è concesso di comprendere, la figura lo afferra per un braccio e lo trascina in una corsa tra le macerie; è sul punto di fare una domanda ma si guarda un attimo alle spalle e...una mandria di persone in tumulto li rincorre, balzando come tigri, correndo come bufali, gridando come demoni. <Ben...BEN...AMMAZZA QUESTI STRONZI!> grida la figura sfilandosi la maschera antigas e mostrando gli aggraziati lineamenti femminili, era bellissima. Una scia di fuoco divide il cielo sopra i due, plana in caduta sugli inseguitori. ...BUM...


Capitolo 2: Rifa Siempre


<Ehi, sveglia...Ehi tizio...Sveglia...>. Denny si risveglia, di nuovo. Il fragore delle pale dell’elicottero che affettano l’aria lo riportano lentamente alla lucidità. <Non sei dei nostri, conosco tutti i miei fratelli, nessun altro è sopravvissuto, da dove vieni?>. Denny contempla una morsa gelida allo stomaco mentre si alza seduto, e fissa i due occhi azzurri che con tanta curiosità lo studiano. <Io sono Michelle...Tu?> Lui sgrana gli occhi e...<Voglio una sigaretta>. <Una che?> risponde lei, poi continua:<Tu parli il “vecchioverbo”, pochi dei fratelli parlano il “vecchioverbo”, io e Ben non lo mastichiamo male, comunque, da dove vieni?Come ti chiami?Ti sto assillando?Bè scusa non capita spesso di trovare qualcuno nuovo...> Denny gli tappa la bocca e lei frena la sua parlantina. <Mi chiamo Denny, vivo a New York e sono un soldato...Hai una sigaretta?> Lei storce il naso, inclina la testa e:<Non conosco un posto che si chiami così...> poi gli brillano gli occhi e aggiunge:<Un soldato?! Anch’io sono un soldato, tutti i fratelli sono soldati, dimmi qualcosa che non sò>. Denny è sull’orlo di una crisi di nervi, non solo è confuso e non ricorda nulla, in più questa ragazzina lo assilla con mille domande alle quali non sà rispondere. <Il resto non me lo ricordo. Mi sono risvegliato qui, non sò come nè perchè, quindi non chiedermelo...> cerca di concludere. <Come sei scortese a parlarmi così dopo che ti abbiamo salvato dalla piaga...>. <La piaga?> fa eco lui,<Intendi quei pazzi scatenati?>. Lei si toglie il sorriso da ebete dalla faccia e:<Nessuno ricorda realmente come sia cominciata, noi veniamo al mondo come soldati per difenderci l’ un l’ altro, siamo tutti fratelli, alcuni raccontano che arrivò dal mare e si disperse a macchia d’olio trasformando le persone in...nessuno sà di preciso cosa siano, fatto sta che sono più forti, più resistenti, più veloci e mangiano qualsiasi cosa...> <Si amico mio, qualsiasi cosa!!> grida una voce dalla cabina di pilotaggio, <Siamo quasi arrivati, preparatevi all’atterraggio, gli racconterai dopo le storie per bambini...>e si mette a ridere. <Non sono storie per bambini!!> ringhia Michelle, e i quesiti di Denny rimangono ancora inrisolti e la confusione che lo avvolge diviene totale. Un soldato, si, lo era stato davvero, marina militare esercito degli stati uniti


d’america. Gli pare di ricordare di avere avuto una famiglia forse, ma niente figli, mai voluti. Un mutuo, un cane, venti sigarette al giorno e un principio d’ulcera, fottuto jack daniel’s...Il vicino schizzato che ti guarda storto, la fila alle poste, la fermata dell’autobus, l’oceano, la pesca, l’esercito, un sacco d’ideali in cui non credeva e per i quali rischiava il culo. Pagavano bene, i soldi, i gratta e vinci, la ruota della fortuna, i quiz a premi, gli stronzi che si pagano il suv in dieci anni, il mondo, l’inquinamento, la droga, la tv, i cellulari... Ma dov’era ora? L’elicottero oltrepassa una catena montuosa affiancata da un corso d’acqua, alla foce di esso, protetto da muri di cinta e un reticolo in filo spinato, un piccolo forte costruito alla buona. L’elicottero atterra. <Questa è “Rifa Siempre”, qui viviamo, resistiamo, preparando il nostro ritorno a una vita normale. Basiamo la nostra vita sui principi tramandati dai fratelli che sono venuti prima di noi...io e Ben, il tizio dell’elicottero, siamo cercatori, ogni due settimane lasciamo le nostre case e perlustriamo la zona per studiare la piaga, capire come fermarla e per raccogliere cose utili: batterie, carburante, indumenti...>spiega Michelle mentre Denny si guarda attorno. Gli ricordava una di quelle favelas che aveva visto in tv, spazzatura ovunque, le abitazioni, poco più che baracche, l’una ammassata sull’altra. <Vieni, ti porto da Rufus...> E la segue, attraversando cunicoli stretti e maleodoranti, popolati da persone troppo stanche per combattere, troppo rinchiuse, troppo nascoste. Giungono ad una capanna più grande, l’entrata socchiusa da un telo rosso porpora; Michelle lo scosta e entrano. <Rufus, ho trovato qualcuno...ti sembrerà impossibile ma...> <Quante volte t’ho detto figliola di non urlare qui dentro...> e un uomo anziano con una lunga barba corvina, ispida come un grumo di rovi, si alza dal giaciglio su cui stava seduto. <Ho sentito di cercatori trovare piante, credo d’aver udito raccontare da un pazzo, di cercatori che trovavano un cane sotto l’ala d’un aereo...> il vecchio sposta lo sguardo su Denny, <Ma non ho mai sentito di cercatori...che trovano una persona..>. <C’è sempre una prima volta...>annuncia entusiasta lei,<L’ho trovato nella Piana dei chiodi, parla il “vecchioverbo” e sembra che non ricordi da dove viene e come ha fatto ad arrivare qui...>. <Piacere di conoscerti. Sono Rufus, guido i fratelli e proteggo ciò che ricordia-


mo del mondo prima...>. <Tanto piacere...mi chiamo Denny...Denny Lee...>. Rufus raggiunge uno scaffale in fondo alla baracca, raccoglie un piccolo volume logoro e lo apre. Mostra a Denny una mappa disegnata a mano di quello che Rufus afferma essere il mondo da loro conosciuto, indicando il punto dove si trovano ora. Gli spiega che ignorano cosa esista oltre il confine, l’elicottero non riesce a compiere andata e ritorno oltre quella distanza ed è l’unico che possiedono, perderlo sarebbe una tragedia; e che un viaggio a piedi o con mezzi terreni sarebbe una missione suicida. Ma è su queste parole che a Denny piomba il cielo addosso:<La nostra gente si è instaurata qui oramai da trecento anni...> Com’era possibile?Quant’ era stato via?Ma soprattutto dove?! E’ un sogno, non c’è altra spiegazione, un incubo. Non può essere reale... <Voglio una sigaretta>dice poco prima di svenire.


Capitolo 3: Punto e a capo


Sono passati quattro giorni dal suo risveglio in un mondo che non gli appartiene. Passando le giornate a contare le ore e parlando con i pochi fratelli che parlano il vecchioverbo, conoscendo più a fondo Michelle, imparando a rispettare Rufus e aiutando Ben nella manutenzione dell’elicottero. Se questo è il suo nuovo presente, tanto vale combatterlo. Dormire la notte è difficile, i cecchini sulle sei torrette che delimitano il perimetro di Rifa Siempre respingono gli attacchi continui della piaga...Michelle dice che ci farà l’abitudine. La piaga. Cosa diavolo è successo a quella gente? Rufus avanza l’ipotesi di una mutazione o un virus, c’è chi parla di indemoniati e di una punizione mandata dal cielo per purificare il vecchio mondo...il vecchio mondo...casa di Denny. Il motore da qualche colpetto a vuoto, prende il ritmo, le pale roteano, i colpi divengono un rombo lineare, il silenzio di Rifa Siempre viene profanato. <Vieni con noi...> fa Michelle mentre carica le munizioni sull’elicottero e Ben la interrompe:<C’è da divertirsi sai.Scenari apocalittici, incendi eterni, gente che ti vuole ammazzare...> e scoppia a ridere di nuovo:<Magari ci scappa anche qualche sigaretta...>. Denny sorride e acconsente con un cenno della testa. <Cosè una sigaretta?> replica Michelle. L’elicottero s’ alza in volo. <Destinazione: Piana dei chiodi, dove ti abbiamo trovato, uomo del vecchio mondo...>.dice Ben. L’elicottero impiega quattro ore di solitario monologo di Michelle prima d’arrivare a destinazione, Denny contempla l’arma che gli è stata assegnata, un vecchio revolver a sei colpi con l’incisione d’un leone sull’impugnatura piena di graffi. Pensa che si sparerebbe volentieri un colpo in mezzo agli occhi. I due si calano dall’elicottero con una fune. Lei spiega che Ben non scende mai a terra, gli copre le spalle dall’alto. <E adesso?> chiede Denny dopo aver toccato terra. <E adesso cerchiamo...Raccogli tutto quello che ti sembra utile, tieni


questo..>e gli lancia uno zainetto nero, mentre Ben prende quota e parte per un giro di ricognizione. <Dove sono i morti?> chiede Denny. <Quali morti?..>ribatte lei. <Quelli da cui mi avete salvato. Hai detto che li avete uccisi...dove sono i corpi?> <La piaga mangia i suoi caduti...Il cibo scarseggia anche per loro...Rufus crede che basti aspettare che muoiano di fame, ma non è ancora successo... Una volta mio padre mi disse che ogni essere vivente evolve, e che anche noi siamo l’evoluzione di animali venuti prima di noi...> <Le scimmie?..> piomba Denny. <Cosa sono le scimmie?> Denny la guarda incredulo:<Lascia perdere...Continua..> <Dicevo..> e si china a raccogliere quella che sembra essere una bambola di pezza,<...Forse quelle cose sono la nostra evoluzione e noi ci stiamo ribellando ad essa solo perchè ci spaventa...>, mette la bambola nello zaino,<... Combattere la morte per morire da vivo...o vivere da morto per sconfiggere la morte...>, si rimette in piedi,<...Quando mio padre è divenuto parte della Piaga gli ho ficcato otto colpi nel cuore...Non era lui, non era l’uomo che m’ha insegnato a stare retta con la schiena, a cucinare, badare a me stessa...Era solo...Solo...> una lacrima gli rotola sulla guancia destra,<...Un mostro>. Denny l’abbraccia, e si pente. Si pente di averla creduta una ragazzina, di avergli dato poco peso, di essere stato scortese. GROOOOOOOAAAAAAARRRRRR!!!!!! Il silenzio è rotto, i due ritornano freddi. Lei afferrà la ricetrasmittente <Ben, torna qui, presto...Cristo Ben...>, occhi scintillanti appaiono all’orizzonte,<...Vieni a salvarci il culo!!!>.


I DIARI FILE 2 << Ardo dal desiderio di spiegare,e la mia massima soddisfazione è prendere qualcosa di ragionevolmente intricato e renderlo chiaro passo dopo passo. È il modo più facile per chiarire le cose a me stesso.>> _ISAAC ASIMOV


NOTE DI MICHEAL DUGLASS, TANA DEI PERFETTI,26 LUGLIO 2016

Dannati. Ero riuscito a mandare un s.o.s, quella nave mi avrebbe portato in salvo. Appena il tempo di sparare il razzo di segnalazione e mi sono stati addosso. Sono costretto a nascondermi nella vegetazione, ma non è un posto sicuro, devo trovare una soluzione alla svelta. Quei poveri tizi. Sono spacciati, Dio perdonami per averli attirati in questo inferno, proteggi le loro anime. Li stanno gia aspettando. Non li lasceranno mai andare, nessuno deve sapere dell’esistenza di questo posto. 27 LUGLIO 2016

Sono arrivati, si stanno accampando sulla spiaggia. E’ una nave veloce...Io devo andarmene velocemente. Sto cadendo in troppe tentazioni...Non rubare, l’ha detto Dio. Diamine...Prenderò quella nave, che questo luogo possa sprofondare nell’abisso e scomparire per sempre. Non mi serve l’immortalità, non in questo modo, la pietra non è strumento degli uomini. Devo rischiare, non temo la morte, non sono mai stato così vivo.

DIARIO DEL CAPITANO STEVE MC’CLOUD, 28 LUGLIO 2016

Abbiamo marciato tutto il giorno per raggiungere le montagne. Il caldo è terribile. Ho un brutto presentimento, quindi abbiamo portato l’artiglieria, non sono giunto fin qui per crepare per mano di qualche rapitore colombiano o un terrorista. Abbiamo lasciato la nave in custodia a quindici uomini e ne porto sessanta con me, sono stanchi, poco motivati, alcuni sono troppo giovani per apprezzare questa piccola avventura esplorativa. Ci accampiamo qui, domani busseremo alle porte di quelle abitazioni in cima.


29 luglio2016

Sono ostili, fottutamente ostili. Hanno decimato i miei uomini... schizzano dall’ombra, hanno mazze, bastoni, coltelli, asce, niente armi da fuoco ma non gli servono, no...Ho visto uno di quei tizi staccare un braccio a un mio uomo senza battere ciglio, come spezzare un ramoscello...E’ stato un bagno di sangue, un massacro...Ci hanno attaccato, ci gridano che non dovremmo essere qui, che non avremo mai la pietra, che Dio sa che noi moriremo qui, che è destino...Folli satanisti, si, saranno una setta di fanatici fatti d’anfetamine di guerra e quant’ altro. Non posso morire qui, soprattutto non posso morire senza conoscerne il motivo. Ci siamo barricati ora. Resisteremo fino all’ultimo. 30 luglio 2016

Indietreggiamo. Hanno assaggiato la mia M4. Mi sa che ci sto uscendo pazzo con tutto questo corri e ammazza...Ci hanno chiesto un accordo. Smettere di combattere e in cambio ci mostreranno la pietra, quella che sembra essere il loro segreto, ma dicono testualmente, nella lettera che mi hanno recapitato al galoppo di una freccia, che poi non potremo più abbandonare l’isola, ma in cambio avremo forza e longevità...A me sembrano un sacco di fandonie da fanatico religioso...Dobbiamo ritornare alla nave e levare le ancore, non ce lo lasceranno fare tanto facilmente. Meglio dividerci in due gruppi da sei...Denny è il mio miglior soldato, affiderò a lui l’altro gruppo. Domani ci proveremo, riposate le ossa, pensate a una bella ragazza, fate qualche preghiera. Se uscirò da qui ci ritornerò con un esercito per farli a pezzi, avrò la mia vendetta!


Capitolo 4: la forza degli ultimi


Non c’era modo d’uscirne, in nessun altro modo se non da vivi. Usando quel revolver come un’estensione del proprio braccio, percependo a pieno ogni vibrazione del tamburo che s’allinea con la canna per poi innescare il proiettile. Sangue. Camminare nel sangue, spargere sangue per fermare il sangue, vendicare il sangue con il sangue, questo è quello che ci insegnano fin da quando veniamo al mondo e questo è quello che faranno anche i nostri “eroi”. Non c’è morale, ne capo ne coda, vuoi la pace? Bè, viene subito dopo della guerra. Fare la cosa giusta...Il giusto è soggettivo...Questa vita è un omicidio, una pugnalata per respiro. La piaga avanza. Ma essa, per quanto mostruosa sia, sotto il proprio volto mutato, dilaniato, sfregiato, porta un volto con impronta umana; questa era gente normale, barboni, operai, avvocati, negozianti, segretarie...Era la gente. Un primo colpo apre il cranio di uno dei tanti che corrono in branco. A Michelle non importa, non pensa alla gente, per lei è normale ammazzarli, l’hanno cresciuta per questo. A Denny mette angoscia, ma la scelta è comunque o lui o loro e onestamente non è una scelta difficile. Apre il fuoco anche lui. <Presto! In quell’edificio!!> ordina Michelle, e Denny esegue. Entrano. Forse un tempo quel posto era stata una scuola, comunque un luogo pubblico. Nell’atrio d’entrata le sedie erano accatastate davanti alle finestre per barricarle, la porta da dove erano entrati era stata praticamente scardinata, il tempo e la polvere hanno coperto il sangue che è stato versato, ma è ancora visibile. E’ tutto freddo e logoro, un classico. Una porta in lontananza che cigola e sbatte, il vento che urla attraverso i vetri rotti alle finestre. Salgono al secondo piano. Non si guardano le spalle, non si voltano mai, nemmeno quando un groviglio di mani fameliche spunta da una finestra e quasi afferrano Michelle per i capelli, mai, bisogna correre, correre come si faceva da ragazzini e non si conosceva nè nemico nè padrone capace di fermarti. Correre. Lui spara qualche colpo nella mandria che li assale, non spreca un solo secondo a pensare se siano andati a segno, Michelle lo afferra per un braccio, carica verso la rampa della scala d’emergenza e oltrepassa la soglia. Ma la scala non c’è. Precipitano di due piani tra rifiuti e melma brulicante d’insetti. Perdono i


sensi. Dalla ricetrasmittente agganciata alla cintura di lei, la voce di Ben è esasperata:<Ragazzi!Dove siete?! Oh mio Dio! Michelle!!! Michelle!!!> Ben cercherà di rintracciare i compagni perduti per sei ore, allo scadere delle quali farà ritorno a Rifa Siempre per trovarla distrutta. Non è stata opera della piaga, non sono soli, la città è stata depredata. Piove di nuovo. Denny sogna di un isola nel mezzo dell’oceano, sogna di combattere con gli indigeni e sogna di una pietra che regge tutto l’universo...poi sogna cunicoli, caverne profonde chilometri sotto la terra, sogna di essere catturato. La pioggia lo risveglia, di nuovo.

FINE


I DIARI FILE 3 << Non ho particolari talenti, sono solo appassionatamente curioso. >> _ALBERT EINSTEIN


NOTE DI MICHAEL, NEW YORK, 23 AGOSTO 2016

E’ parecchio che non tocco queste pagine. Sono fuggito, libero!! Bye bye!! Non è stato difficile nascondersi in questo formicaio, qui tutti vanno per la propria strada, il mondo è proprio come me l’hanno raccontato: veloce. Ti puoi comprare una donna, fare una riga, fare baldoria, fare, fare fare fare....Mi viene da ridere mentre li guardo ammazzarsi con le proprie mani. Sto invecchiando a vista d’occhio, ho perso i benefici della pietra. Da piccoli ce lo insegnavano, senza la pietra abbiamo sete...Bè, se devo morire in fretta mi godo la mia morte da libero, esco e mi vado a divertire come si divertono gli uomini, mi diverto da mortale, apprezzerò le piccole cose...Ma...Ho sete.


27 AGOSTO 2016

Ci esco matto, non sono ancora morto, ho sete, mi compro una donna...

28 AGOSTO 2016

Ho sete. Dio perdonami. L’ ho uccisa, adesso la mangio, solo un pò, così passa la sete. Il sangue che gli pulsava attraverso le vene che aveva sul collo, i suoi muscoli così perfetti, la mangio, la mangio, dormirò con il suo corpo stasera...E se avrò sete la mangerò ancora, fino all’osso, fino all’ultimo brandello...E’ la mia malattia, la mia piaga, senza la pietra... Sete, presto lo saprà anche lei, vivrà di nuovo e avrà sete, troppa sete per non bere...E mangierà...Nel frattempo la mangio un altro pò...Cosa sono diventato...Mi casca la pelle dalla faccia...I nervi sono duri...Mangierai anche tu, perdonami...La mangio...Buona...Buonissima...Buona...Buona... (il resto è inleggibile...)


CONTINUA


I Perfetti di Elias Finotti Scritto e illustrato da Elias Finotti Coproduzione di Giulia Ruzza Impaginazione, grafiche e inchiostratura artworks di Andrea Basso

I Perfetti  

LABORATORIO DI SCRITTURA: “I PERFETTI” L’ex alunno dell’Unità Operativa di Porto Viro, Finotti Elias ha realizzato un lavoro originale, car...

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you