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Fondazione di culto e religione Piccolo Rifugio – onlus casella postale n. 39 30027 S. Donà di Piave (VE) Tel. 0421/330344 www.piccolorifugio.it ufficiostampa@piccolorifugio.it conto corrente postale 14406375 intestato alla Fondazione Piccolo Rifugio partita iva: 02461760270 La testata fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250. Poste italiane spa spedizione in a. p. D. L. 353/03 (conv. L. 46/04) art. 1 comma 2, DCB San Donà di Piave Aut. Tribunale di Treviso n° 731 del 23-11-1988 Iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione n. 1565 già iscritta al Registro Nazionale della Stampa n. 3193 Vol. 32 Foglio 737 del 09-05-’91 Redazione: Viale della Vittoria, 19 31029 Vittorio Veneto Dir. Responsabile: Elena Suardi In redazione: Carlo Barosco Tommaso Bisagno Teresa D'Oria Francesco Facci don Antonio Guidolin Bruno Perissinotto Stampa: Tipolitografia Mario Paludetti San Vendemiano (Tv) Una copia 0,10 euro Garanzia di riservatezza per gli abbonati Comunicazione ai sensi della legge 675/96 sulla tutela dei dati personali. La Fondazione di Culto e Religione Piccolo Rifugio, editore della rivista “L’Amore Vince”, garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo a: Fondazione di Culto e Religione Piccolo Rifugio, Via Dante Alighieri, 7 - 30027 San Donà di Piave (Venezia). Le informazioni custodite nel nostro archivio elettronico verranno utilizzate al solo scopo di inviare agli abbonati la nostra rivista e/o informazioni od opuscoli inerenti la nostra opera.

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ATTUALITA’

La sfida per l’Istituto: diffondere il buon profumo di Dio Messaggio per la 16° Giornata mondiale della Vita Consacrata

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iovedì 2 febbraio, festa della presentazione di Gesù al tempio, è stato diffuso il Messaggio della Commissione Episcopale per il Clero e la vita consacrata per la 16° Giornata mondiale della vita consacrata. L’Istituto secolare Volontarie della Carità, fondato da Mamma Lucia, è doverosamente attento a tale Messaggio, per meditare sulle analisi presentate, e raccogliere stimoli e proposte per il comportamento dei propri membri. Il tema di quest’anno era ”L’educazione alla vita santa di Gesù”, che in certo modo continuava ed approfondiva quello del 2011, “Testimoni della vita buona del Vangelo”. Infatti, se l’anno scorso si è insistito sulla vita consacrata quale antidoto all’individualismo, quest’anno si pone l’accento su altri aspetti della vita consacrata che mostrino “la coerenza di questo modo di vivere la vocazione, e nello

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stesso tempo manifestino la i suoi figli. Bisogna perciò che fecondità di un assiduo cam- i consacrati siano esempio di accoglienza, fraternità di vita, mino fraterno”. rispetto e accompagnamenÈ stato fondamentale, nel to, perdono reciproco. precedente Messaggio, il forte invito a non rinunciare 3 – Lo zelo divino alla responsabilità educativa, puntando soprattutto sulla “In un mondo monotono vita fraterna e comunitaria, e e apatico, dominato dagli sulla sua capacità formativa. istinti e dalle passioni”, i conOra si continua, evidenziando sacrati devono dimostrare entusiasmo, fuoco d’amore, quattro linee fondamentali. essere “sentinelle che sanno intercettare gli orizzonti della 1-Il primato di Dio storia”. Contro la secolarizzazione, la vera sfida del nostro tempo, 4 – Stile di vita che porta alla emarginazione e insignificanza della presen- “I consacrati devono vivere za di Dio, occorre che i con- con essenzialità, gratuità, spisacrati sappiano diffondere ritualità, superando le derive “il buon profumo divino” in della omologazione e del conmodo da far tornare la nostal- sumismo”. I consigli evangelici gia della comunione con Dio. di povertà, castità, obbedienza ci liberano dall’individuali2-La fraternità smo e ci rendono disponibili al servizio di tutti, specie dei Il sogno di Dio, Padre provvi- più poveri. dente e misericordioso di tutti gli uomini, è l’unità fra tutti I consacrati possono conti-

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ATTUALITA’ nuare ad essere segno profetico ed escatologico per la loro “presenza carismatica” e la loro dedizione. Devono saper coniugare attività pratica, lavoro umile e duro con preghiera, meditazione, vita spirituale profonda. La nostra Mamma Lucia è stata un esempio luminoso di questa capacità di unire fatiche fisiche fino al limite del sopportabile e spiritualità intensa. Era “Di giorno Marta e di notte Maria”, come recita il titolo di uno degli incontri del ciclo “Ti presento Lucia Schiavinato” tenuto da don Antonio Guidolin (vedi pagina 10-11). Perciò si confida che il suo

processo di beatificazione abbia presto successo. Lucia passava di notte molte ore davanti all’Eucaristia e di giorno era sempre in movimento ed al servizio di tutti. Attiva e contemplativa. Ma anche quando lavorava era sempre unita spiritualmente al suo Signore, facendosi guidare dalle sue parole, che meditava continuamente nel cuore. Si può istituire un parallelo con Don Giovanni Bosco. Durante il processo della sua beatificazione, un giudice osservò: “ma quando Don Bosco pregava?“

Consacrazione di Erlon, voti definitivi di Marinêz

(visto che era sempre indaffarato). Intervenne Papa Pio XI, che era presente: “Bisogna piuttosto dire: quando Don Bosco non pregava?“ ( perché la sua vita era evidentemente tutta una preghiera). Anche di Lucia possiamo dire così. Non pregava solo la notte: la sua vita era una continua offerta al Padre, che sentiva sempre presente accanto a sé.

Exercícios espirituais das Voluntárias da Caridade e Associados no Mar Grande

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ue importanti passaggi - e un’unica comune gioia! - hanno segnato gli esercizi spirituali di Volontarie della Carità ed Associati svoltisi a gennaio 2012 a Mar Grande sull’isola di Itaparica vicino a Salvador da Bahia. Erlon, un giovane che sostiene il lavoro del Volontario Gabriel all’Abrigo São Gabriel e studia da infermiere, ha fatto la consacrazione, in vista di un possibile futuro ramo maschile dell’Istituto. Mentre Marinêz, operatrice sanitaria, originaria di un paesino dell’interno dello stato di Bahia, ha fatto i voti definitivi per essere Volontaria della Carità.

Bruno Perissinotto

PREGHIERA PER LA BEATIFICAZIONE DELLA SERVA DI DIO LUCIA SCHIAVINATO

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uas importantes passagens marcaram os exercícios espirituais das Voluntárias da Caridade e Associados que se realizaram em Janeiro de 2012 no Mar Grande, concretamente na ilha de Itaparica próximo de Salvador da Bahia. Erlon, um jovem que apóia o trabalho de Gabriel no Abrigo e estuda enfermagem, fez a consagração, em vista de um possível futuro com o ramo masculino dentro do Instituto. Enquanto Marinêz, operadora sanitária, originária de uma aldeiazinha do interior do estado da Bahia, fez os votos definitivos como Voluntária da Caridade. Ao invés, em Dezembro a voluntária Italiana Annina fez 50 anos de consagração.

O Dio, tu che sei carità, il Tuo amore vince sempre Ti preghiamo per la Tua serva Lucia Schiavinato, la cui vita fu tutta carità Tu che l’hai profondamente assimilata al Cristo Eucaristia e l’hai resa segno tangibile della tua tenerezza verso i poveri, i sofferenti, gli emarginati donaci la grazia che per sua intercessione Ti chiediamo... e di poterla venerare nella gloria dei Santi. Per Cristo Nostro Signore. Amen Per informazioni, attestazioni di grazie ed offerte rivolgersi a: Postulatore della causa di canonizzazione di Lucia Schiavinato Istituto secolare Volontarie della Carità presso Piccolo Rifugio, via Pettorini 100 A, 03013 Ferentino (Fr), tel 0775 244051 ufficiostampa@piccolorifugio.it

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La cerimonia per Erlon e Marinêz

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Ida D’Este, politica e Volontaria

Annina, 50 anni da Volontaria... perché Lucia ha creduto in me

Saggio di Luisa Bellina sulla prima direttrice dell’Amore Vince

Grazie alla fede e alla volontà ha superato i limiti della sua disabilità, da Jesolo a Massaranduba

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l MoVi (Movimento di Volontariato Italiano), unendo i festeggiamenti per i 150 anni dell’Italia a quelli per l’Anno europeo del volontariato, ha realizzato il volume “Per l’Italia - 150 anni di cittadinanze attive” che contiene i profili di 25 italiani che dal 1861 ad oggi si sono impegnate nella politica, nella cultura, nella scuola, nelle opere di solidarietà, lavorando per un’Italia migliore.

della Neve a Campocroce di Mogliano: D’Este mette di tasca propria due terzi della spesa per l’acquisto, devolvendovi le sue indennità parlamentari. Bellina ricorda che nel 1955 Sono soldi di Ida a pagare, in D’Este si attiva per dare vita parte, anche la Villa di Cappela strutture di riabilitazione letta di Noale. per ex prostitute, e che nello stesso anno va ad abitare al Il 13 gennaio 1958 Ida D’Este Piccolo Rifugio di Roma. “La e l’amica Ernesta Sonego sono sua presenza – leggiamo nel consacrate Volontarie della saggio - rivoluziona la vita al Carità. Ida diventa presidenPiccolo Rifugio: gioiosa, ener- te dell’Opera Madonna della gica, quando la sera rientra Neve. Tra questi italiani è stata scel- trafelata, tutti l’attendono per ta anche Ida D’Este (nella foto le sue risate, i suoi canti”. Bellina ricorda anche l’espepiccola): veneziana, partigiarienza dal 1958 al 1963 alla na, deputata, impegnata nella guida di Amor Vincit:“Sotto la promozione e difesa dei diritti direzione della D’Este, il giordelle donne. Ma anche Volonnale diventa organo di battataria della Carità, amica e collaglia contro i pregiudizi della boratrice di Lucia Schiavinato, gente per bene, della mentalie prima direttrice dell’Amore tà comune”. Vince. Il volume contenente il saggio Le 26 pagine del capitolo su su Ida D’Este è a disposizione Ida D’Este sono curate dalla presso il Piccolo Rifugio di Vitstorica Luisa Bellina, che ha torio Veneto. raccolto la testimonianza di Il saggio racconta poi l’apertuLuigina Tonon, oggi respon- ra della prima Villa Madonna

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sabile del Piccolo Rifugio di Roma, e consultato presso il Piccolo Rifugio di San Donà le annate dell’Amore Vince.

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8 dicembre 2011 Annina Trinco, una Volontaria “inferma” (così chiamavamo un tempo le Volontarie disabili) ha ricordato i suoi 50 anni di consacrazione nell’Istituto delle Volontarie della Carità. Una ricorrenza che Annina ha voluto vivere nel silenzio, quasi a gustare meglio il suo “grazie” a Dio e a mamma Lucia, la persona che l’ha aiutata ad arrivare a tanto. In Italia pochi conoscono Annina: originaria della provincia di Udine, è in Brasile da circa 50 anni. Ma a Salvador, e in qualche altro villaggio nell’interno dello stato brasiliano del Maranhão, Annina è per tutti la “doutora”, nonostante da anni non lavori più al laboratorio di analisi del posto medico dei gesuiti a Massaranduba.

Annina impegnata nel ricamo

La Volontaria comincia col dire che nella sua vita m. Lucia è stata un grande dono, un dono del Signore. L’incontro quasi casuale con Lucia ha segnato profondamente la sua esistenza. C’è un capolavoro dentro di Arrivata all’ospedale di Jesolo, ancora bambina, nel tentativo te di veder migliorare il suo staE’ bene ricordare la sua storia to di salute, Annina sembrava per capire meglio, ed è Anni- essere destinata a vivere quel na stessa ad aiutarci a farlo. poco che le restava da vivere (i 1

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medici erano convinti che non avrebbe superato la fase dello sviluppo...) in quest’ospedale, vicino al mare. Ma qui conosce m. Lucia, che - Annina racconta - riesce a vedere, al di là delle sue malformazioni fisiche, la possibilità di “trarre fuori” un capolavoro, secondo i disegni di Dio. Superando la riluttanza delle suore dell’ospedale, che non avrebbero voluto lasciarla an-

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ISTITUTO dare, m. Lucia porta Annina al Piccolo Rifugio di Vittorio Veneto. Aveva 15 anni, non era mai andata a scuola, ed era in carrozzina. Al Rifugio, insieme ad altre “inferme”, condividendo le giornate con le Volontarie, vicina in particolar modo a Marilena, Annina comincia a vivere la sua seconda vita. Mamma Lucia la segue passo passo e, come lei sapeva fare, la conduce alla scoperta del

Fu, quello della consacrazione, un giorno meraviglioso. Annina desiderava tantissimo avere le scarpe bianche ed un vestito nuovo. Marilena riuscì ad accontentarla: vestito azzurro e scarpe bianche. Con anche – ricorda Annina – il velo bianco. Da Vittorio Veneto passa per un breve pe- In cucina riodo al Piccolo Rifugio di Verona, allora in via Coni Zugna e poi a Villa Mirandola a Pescantina (Vr). Vengo anch’io in Brasile. Senza carrozzina

Annina al Piccolo Rifugio

valore della sua esistenza e della speciale chiamata alla consacrazione. Anche questo un fatto straordinario per quei tempi. aprile 2012

Intanto per le Volontarie comincia l’esperienza in Brasile. Per m.Lucia i viaggi dall’Italia al Brasile diventano sempre più frequenti. Ne ritorna sempre entusiasta e con l’ansia di portare Volontarie in quella terra che sembra avere più urgenze di aiuto. Anche Annina si entusiasma ai racconti di m. Lucia... che non lascia cadere questa nuova possibilità per questa creatura così insignifi-

ISTITUTO Di quel tempo Annina ricorda la sua preoccupazione nel cercare di soddisfare tutti per... gusti e quantità. “Doutora” Ma la storia di Annina non finisce qui. Sarà stata anche la lungimiranza di m. Lucia, la sua capacità di trarre dalle situazioni più difficili un bene, certo è che Annina, andando ad abitare a Massaranduba, vicino al posto medico, si entusiasma per il laboratorio di analisi e comincia a studiare. cante agli occhi degli uomini. Unica condizione che Lucia pone ad Annina: imparare ad usare le protesi, perché in carrozzina sarebbe stato molto difficile muoversi. Annina impara. Così a giugno del 1965 parte con Maria Rosa e Frida per il Brasile. Destinazione Boa Viagem, Salvador: nella casa in cui vivono le pre-Volontarie e, in alcuni periodi, sono accolti missionari italiani che giungendo dall’interno del Brasile passavano per Salvador. Compito di Annina: la cucina. Per questo motivo m. Lucia aveva fatto preparare un tavolino e un fornello adatti alla sua altezza, appena 1 metro e 4 centimetri...

Le difficoltà non mancarono e si possono immaginare: trasporto, studio, frequenza del centro di ricerca, tirocinio in laboratorio... ma niente fu invano. Per anni Annina è stata una analista “ricercata” e molto stimata tanto da meritarsi il titolo di “doutora”. Ora che il laboratorio di analisi non c’è più, pur continuando ad essere disponibile per piccole attività e consigli a riguardo della salute, Annina ha cambiato genere di laboratorio: ne ha uno di ricamo. Lavora e insegna ad altri, perché

imparino a “far qualcosa per vivere meglio”. Con la sua vita, sempre molto attiva, dice a tutti che non ci sono limiti, se ci sono volontà di perseguire un sogno e grande Fede. La sua consacrazione tra le Volontarie della Carità l’ha aiutata a mettere a frutto i doni ricevuti, e ringrazia il Signore per averle fatto incontrare Mamma Lucia, che ha creduto in lei e le ha tracciato il cammino, incoraggiandola e sostenendola sempre. Teresa D’Oria

Annina con Volontarie ed Associati a Mar Grande 1

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LUCIA SCHIAVINATO

LUCIA SCHIAVINATO

Lucia senza Gesù non esiste!

Istituto secolaredella Volontarie Istituto secolare Volontarie Carità della Carità Fondazione Fondazione Piccolo RifugioPiccolo Rifugio

Gli incontri di “Ti presento Lucia Schiavinato” a San Donà ci mostrano una donna follemente innamorata del suo Dio

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ella vita spirituale cristiana i santi sono i fratelli maggiori che ci portano per mano, sono gli amici che ci accompagnano nel cammino. Non ci manca mai il loro amore”. Queste parole di don Divo Barsotti, uno degli autori spirituali più significativi del Novecento, dicono il senso degli incontri sulla figura di Lucia Schiavinato che si stanno tenendo al Piccolo Rifugio di San Donà. Viviamo un tempo in cui – come ricordava Paolo VI – “l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni” (Evangelii nuntiandi 41). Andare a scuola da Lucia, e lasciarci guidare per mano da lei attraverso le tappe e le decisioni della sua vita, è un dono di luce per leggere e comprendere anche la nostra vita. Ciò che emerge come un faro nell’esistenza di Lucia è un amore folle per il suo Dio. Anche il solo passare accanto a Lucia ci fa provare il brivido di quella Presenza che l’ha

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sequestrata per tutta la vita. Mai si potrà ridurre Lucia alla stregua di una benefattrice dell’umanità o di una operatrice sociale. Lucia senza Gesù non esiste. Nulla sarebbe nato in lei, se la passione per Dio non l’avesse afferrata per sempre. Eppure non si potrà mai accusare Lucia di spiritualismo. L’aver creduto all’Amore l’ha condotta in mezzo ad ogni povertà umana, l’ha occupata in servizi che non le erano così congeniali, come l’impegno in politica, ma che l’esigenza del momento richiedeva. “Devo santificarmi dove il Signore vuole”, scriveva nelle sue note spirituali. A questo dovere Lucia non è mai mancata, sempre tesa come una vela al soffio dello Spirito, pronta a salpare dove il Signore la chiamava. A distanza di anni, la sua guida continua ad essere viva, e forse ancor più attuale di un tempo. In particolare pensando alla passione eucaristica che si sta spegnendo in tanti cristiani e in tante comunità. Lucia

aveva avvertito questo pericolo all’indomani del Concilio, quando denunciava il pericolo che la dottrina per cui Cristo si trova nei fratelli rischia di far prevalere, nella persuasione delle stesse persone consacrate, l’idea che basti andare ai fratelli per trovare Dio. Partendo da Dio Lucia è stata autentica Maria di Betania, in ascolto del suo Signore, e altrettanto è stata una Marta impegnata totalmente nel servizio ai sofferenti, ma non tesa e agitata per le troppe cose da fare, come quella del Vangelo. Più conosciamo Lucia, più accade quello che don Divo Barsotti diceva dei santi: “se li conosceremo non potremo più dimenticarli”. Don Antonio Guidolin

L'intensità L'intensità di una di una vitavita presento Lucia Schiavinato Ti presentoTiLucia Schiavinato

da novembre 2011 2012 a giugno 2012 Rifugio al Piccolodi San Rifugio da novembre 2011 a giugno al Piccolo Donàdi San Donà Relatore: Relatore: GIOVEDI' 17 NOVEMBRE ORE 20.3014 APRILE ORESABATO SABATO 9.15 14 APRILE ORE 9.15 GIOVEDI' 17 NOVEMBRE ORE 20.30 SABATO APRILE 9.15Vaticano II Ile Concilio 9 GIUGNO ORE ANTONIO 9.15 Vaticano e la partenza per Ti presento14 Lucia Schiavinato IlORE Concilio la partenza per II SABATO Ti presento Lucia Schiavinato DON GUIDOLIN DON ANTONIO GUIDOLIN il Brasile. Perché Lucia e le Volontarie ilII Brasile. Perché Lucia per e le Volontarie parroco di Selvana, direttore dell'ufficio IlSABATO Concilio Vaticano e la partenza il “Abbiamo creduto all’amore” (1Gv 4,16): la parroco di Selvana, direttore dell'ufficio avevano “tutto il mondo nel cuore” 9.15 “tutto il mondo nel cuore” SABATO 10 DICEMBRE ORE 9.1510 DICEMBRE OREavevano della Pastorale della Pastorale della Salute della della Salute della Una ragazza in bicicletta Brasile. Perché Lucia e le Volontarie avevano stella polare di Lucia Una ragazza in bicicletta diocesidella di Treviso, diocesi di Treviso, studioso vita studioso della vita SABATO i poveri del Basso Piave SABATO 19 MAGGIO ORE 9.15 19 MAGGIO OREe9.15 tra i poveri del Basso tra Piave eSchiavinato delle opere di Lucia Schiavinato delle opere di Lucia “tutto il mondo nelI grandi cuore” grandi amici di Lucia Schiavinato: amici di LuciaI Schiavinato: Relatore: mons. Saretta, il vescovo Longhin, SABATO 9.15 Saretta, il vescovo Longhin, SABATO 14 GENNAIO ORE 9.1514 GENNAIO ORE mons. Glipresso incontri Gli incontri si svolgono il si svolgono presso il Carlo Carretto, Ida D'Este... donodel di Natale: primo Ida D'Este... Carlodel Carretto, Un dono di Natale: la Un nascita primo la nascita SABATO 19 MAGGIO ORE 9.15 Piccolo Rifugio SALONE Piccolo Rifugio SALONE 9 GIUGNO ORE 9.15 SABATO 9 GIUGNO ORESABATO 9.15 ISABATO grandi11amici di Lucia Schiavinato: mons. DELL'EX CENTRO DIURNO “Abbiamo creduto (1Gv 4,16): 9.15 creduto all'amore” (1Gv 4,16): all'amore” SABATO 11 FEBBRAIO ORE 9.15 FEBBRAIO ORE“Abbiamo GliDELL'EX incontri siCENTRO svolgonoDIURNO presso il la stella polare di Lucia Lucia: di giorno Marta, dila notte Saretta, il vescovo Longhin, Carlo Carretto, stellaMaria polare di Lucia Lucia: di giorno Marta, di notte Maria AL PICCOLO RIFUGIO

DON ANTONIO GUIDOLIN

AL PICCOLO RIFUGIO SALONE DELL’EX CENTRO DIURNO via Dante Alighieri 9 (vicino all'Atvo) via DantesuAlighieri 9 (vicino all'Atvo) Ida D’Este... Gli incontri prevedono, dopo l'approfondimento Lucia, Gli incontri prevedono, dopo l'approfondimento su Lucia, SABATO 10 MARZO ORESABATO 9.15 10 MARZO ORE 9.15 ALiSan PICCOLO Donà di RIFUGIO Piave San Donà di Piave dialogo e condivisione tra partecipanti. e condivisione tra i partecipanti. santificarmi dove ildialogo Signore “Desidero santificarmi“Desidero dove il Signore con la S. Messa alle 11.15 Conclusione con la S. Messa alleConclusione 11.15 vuole” ...perfino in politica! vuole” ...perfino in politica!

Informazioni: 338 8645996 ufficiostampa@piccolorifugio.it Informazioni: 338 8645996 ufficiostampa@piccolorifugio.it www.piccolorifugio.it www.piccolorifugio.it

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LUCIA SCHIAVINATO

CINQUE PER MILLE

Giornata della Memoria anche per il Piccolo Rifugio

Ci fai un autografo? La tua firma su un foglio può diventare un aiuto al tuo Piccolo Rifugio... se il foglio è quello del cinque per mille

Lucia ospitò in casa sua a San Donà tre donne ebree nel 1943, aiutandole a salvarsi dal genocidio

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gni 27 gennaio l’Italia celebra la Giornata della Memoria per ricordare la Shoah e le persecuzioni degli ebrei, ma anche per omaggiare chi allo sterminio ha provato ad opporsi, e chi a rischio della propria vita ha protetto gli ebrei. Anche la serva di Dio Lucia Schiavinato, la fondatrice del Piccolo Rifugio, fece la sua piccola parte. Lei che aveva “tutto il mondo nel cuore” si impegnò anche per salvare chi sessant’anni fa era spietatamente perseguitato. Lo racconta Savio Teker nella sua biografia di Lucia “L’intensità di una vita” che potete scaricare gratuitamente da www.piccolorifugio.it, sezione Pubblicazioni. Dal 1943, la casa di Lucia Schiavinato in via Dante a San Donà, tuttora parte del Piccolo Rifugio, ospitò tre donne ebree. Una era di Trieste, e suo marito fu sterminato alla Risiera di San Sabba, campo di sterminio nazista in Italia.

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uanto vale un autografo? C’è l’autografo scarabocchiato in fretta su un foglietto volante e l’autografo tracciato con cura, e accompagnato da un sorriso, da una parola. C’è l’autografo conservato sotto chiave perché può valere soldi e c’è l’autografo che conservi e riguardi perché l’ha fatto una persona che vale. C’è chi rifiuta sdegnosamente autografi, chi firma solo se implorato. E chi invece regala questo piccolo gesto di attenzione: la persona che riceve l’autografo non dimenticherà questo incontro E tu che autografo fai? Con un autografo, scrivendo la tua firma, puoi dare un segno di amicizia, puoi mostrare chi ti sta a cuore, puoi dire che condividi un progetto, dei valori.

fosse una famiglia, il tuo cinque per mille. L’aiuto di amici e sostenitori è sempre stato prezioso per il Piccolo Rifugio ed ha consentito in questi anni di realizzare interventi altrimenti impossibili : e quindi un grande grazie! per quel che puoi fare... anche solo con il tuo autografo.

dell’Irpef” ricevuta assieme al Cud, firmare (fare l’autografo!) nello spazio dedicato a “Sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale” e poi inserire il codice della Fondazione Piccolo Rifugio. E’ questo: 00717020234. Anche chi non deve fare la dichiarazione dei redditi, ad esemCinque per mille al Piccolo pio perché ha solo reddito Rifugio: ecco come fare da lavoro dipendente o della pensione, può scegliere di Come sai, infatti, il cinque per aiutare gratuitamente il suo mille non è una tassa in più, e Piccolo Rifugio. Bisogna semnon c’è niente da pagare. In- plicemente compilare il movece hai la possibilità di sce- dulo per la scelta della destigliere a chi donare una parte nazione del cinque per mille, di quello che lo Stato ti chie- proprio come indicato sopra, de o ti ha chiesto. e poi consegnarlo ad un ufficio postale. Come fare? Basta avvertire il commercialista o il sindacato Se servono altre informazioni Se vuoi, puoi fare un autogra- che aiutano nella dichiarazio- o chiarimenti siamo a dispofo al Piccolo Rifugio. ne dei redditi. sizione: ufficiostampa@picPuoi scegliere di destinare al Oppure, per chi fa da solo, nel- colorifugio.it , 347 3677957, o Piccolo Rifugio, cioè a chi vive la “Scheda per la scelta della chiedi al tuo Piccolo Rifugio. in questa comunità come se destinazione del 5 per mille

Le altre due erano di Napoli, vita”, le si vedeva camminare madre e moglie di un soldato nel giardino retrostante la fatto prigioniero in Africa. casa di Lucia e vicino alla capMa nessuno sapeva che erano pella dell’adorazione, che era ebree. Nessuno tranne Lucia stata inaugurata poco prima, Schiavinato. a Pasqua del 1941. Anzi, come racconta Teker, Le tre donne accolte e proLucia aveva fatto intendere tette da Lucia Schiavinato si alle ospiti del Piccolo Rifugio che quelle donne “poverine, non sono tanto normali... non hanno la testa a posto e parlarci assieme non serve proprio a nulla”. Una delicatezza La Casa di Lucia, ancora parte del Piccolo Rifugio di Lucia per di San Donà evitare ulteriormente sospetti e rischi per salvarono. le tre accolte. Anni dopo, il figlio e marito Per la maggior parte del delle due napoletane accolte, tempo trascorso a San Donà, incontrò Lucia e, scrive Teker, quelle donne rimasero nasco- “la prima cosa che riuscì a fare ste nello scantinato della casa fu quella di buttarsi ai piedi di di Lucia. Ma qualche volta, Lucia”. leggiamo in “L’intensità di una 1

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ALBANIA

BRASILE

I fiori di Reps

Ritorno a Itaberaba

Aumentano battesimi e matrimoni, e riprende l’adorazione eucaristica

I ricordi e le tracce – come l’adorazione eucaristica ogni giovedì – dell’impegno delle Volontarie: le prime ad arrivarvi furono Bianca, Felicita e Luisa, accompagnate da Lucia

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Reps è ricominciata l’adorazione eucaristica. Un giovedì pomeriggio alla settimana un gruppo di abitanti - donne e bambini anzitutto - del paese tra i monti del nord dell’Albania si ritrova in preghiera davanti al Santissimo. E poco conta che nei mesi scorsi la cappella fosse freddissima, perché l’inverno è rigido e il riscaldamento è assente. Si supera anche il disagio di panche precarie, mangiate dai tarli, e in cui non hai dove appoggiare la schiena, una difficoltà in più soprattutto per le donne anziane che partecipano. “Facevamo l’adorazione eucaristica anche tempo fa - racconta la Volontaria della Carità triestina Frida Gregorin che da tempo vive a Reps - con un gruppo di persone che poi si è disperso... Ora però ricominciamo”. Perché ci sono altre persone, evidentemente, che si sono avvicinate alla fede, ed in particolare all’adorazione, la forma di preghiera tanto amata da Lucia Schiavinato. Ma non è l’unico segno di speranza e di soddisfazione di cui ci racconta Frida, che aprile 2012

anno dopo anno assiste (e contribuisce) al piccolo grande rifiorire della fede. “Abbiamo in calendario battesimi, cresime ed anche quattro matrimoni. Si tratta di coppie che stavano insieme da tempo, e ora finalmente Il battesimo di Mikael le donne sono sorrideva al sacerdote,l’italiano riuscite a convincere gli uomi- padre Giacomo Gianolio”. ni a celebrare il matrimonio in Se per la fede sembra cominchiesa... bisogna sempre tirar- ciare una primavera, per l’ecoli con il guinzaglio! Inoltre ci nomia c’è ancora un desolante sarà una coppia giovane, con gelo. “Se in Italia va male, qui la un bambino, che dopo Pasqua situazione è tragica. Anche noi in una sola celebrazione vivrà abbiamo poche risorse, nepbattesimo, prima comunione pure sufficienti per cose seme matrimonio. In una delle co- plici. Servirebbero ad esempio munità è anche sorta una vo- delle candele per i battesimi. cazione claustrale: una ragazza Quelle che abbiamo usato ha deciso di consacrarsi a Dio. di recente erano così piccoQualche settimana fa, inoltre, le che quasi non si vedevano c’è stato il battesimo di Mikael, neppure. Non sono nemmeno uno dei bambini il cui nome di cera, e si consumano in un avevo scelto io, su richiesta dei istante”. genitori (Avevamo raccontato la vicenda nell’Amore Vince di novembre 2011). È stato veramente splendido. Il piccolo

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on ero mai stata ad Itaberaba, nonostante sia vissuta in Brasile qualche tempo e vi sia tornata tante volte. Itaberaba, nello stato di Bahia, è stato il primo luogo dove sono arrivate le Volontarie, o meglio, il primo gruppo di Volontarie arrivato con mamma Lucia. E si potrebbe aggiungere: il primo gruppo di laiche arrivato in Brasile. Le Volontarie a Itaberaba, senza paura Quella prima volta m. Lucia si fermò ad Itaberaba per ben sei mesi, per accompagnare personalmente le Volontarie nel loro inserimento nella nuova realtà. Nuova in tutti i sensi: per l’Istituto che si apriva ad un altro campo di apostolato, dopo i Rifugi e le Ville Madonna della neve, e per ciascuna delle persone che arrivarono lì. Per prima m. Lucia, che forse vedeva realizzato un sogno- una chiamata – della sua giovinezza. Ma anche per Bianca

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R., che cambiava ancora una volta il suo campo di lavoro. Come pure per Felicita e per Luisa, giovanissime. Tutte, per un motivo o per l’altro, piene di entusiasmo e pronte ad affrontare un mondo totalmente sconosciuto. Lucia non aveva conosciuto prima questa realtà. Ciò che lei conosceva era quanto le aveva raccontato, negli anni del Concilio Vaticano II, a Roma, dom Epaminondas, il vescovo della diocesi di Ruy Barbosa. Cioè quella a cui appartiene Itaberaba, un piccolo paese-parrocchia con tutte le caratteristiche di un paese dell’interno: necessità della scuola, di un posto medico, di catechisti.... Lucia non si era fermata di fronte alle difficoltà intrinseche del luogo, né si era impressionata per i possibili piccoli o grandi ostacoli per una vita in un Paese sconosciuto: lingua, clima, cultura... Come il suo solito, percepita una necessità lei rispondeva con prontezza. Ricordava che, in aiuto dei missionari c’era quel verso del salmo che dice

“...calpesteranno il leoncello e il drago...” . E poi: “l’Amore è veloce”. Le Volontarie si buttarono a capofitto nel lavoro: censimento, organizzazione dei gruppi di catechesi, visita alle comunità rurali, organizzazione del lavoro pastorale. Oltre che presenza nella scuola parrocchiale, nel posto medico... Impegno sociale e religioso, dunque. Tutto questo è conosciuto da ogni membro dell’Istituto: è all’origine dell’apertura missionaria e della “implantatio” dell’Istituto in un altro Paese. É parte importante della nostra storia. Ma altro è sentire raccontare e altro è vedere di persona. Il paese della pietra lucente Così, approfittando di una fine settimana libera dopo gli esercizi spirituali, abbiamo deciso di visitare Itaberaba, potendo godere anche dell’ospitalità di una famiglia amica presente a S. Estevão, a metà strada tra Salvador e Itaberaba. Con noi italiane (Teresa, Silvia

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BRASILE la casa, quella che fu la cappella dell’adorazione. A questo punto, il tempo passa veloce ricordando persone, aneddoti, attività, avventure... Le Volontarie non sono passate invano Credo che ritornare al punto di partenza non sia solo un fatto nostalgico, o, con una espressione tipicamente brasiliana, un “matar saudade”. Ritornare lì, vedere che abbiamo lasciato un segno – l’Adorazione alla sera del giovedì che continua ancora oggi, l’attenzione alle situazioni delle povertà del luogo, l’amore per la Chiesa -, incontrare persone che hanno accolto e “ereditato” qualcosa del nostro carisma... è anche rendersi conto che non si è passati invano: pur avendo lasciato Itaberaba da oltre quarant’anni, la semente Diomar, incontrata ad Itaberaba è cresciuta e dà i suoi frutti. gente del posto. In casa par- e, per caso, incontriamo Dio- Per questo non possiamo non rocchiale c’è chi ricorda anco- mar, la donna tuttofare che cantare il nostro Grazie al Sira Bianca e Felicita: quando viveva nella casa parrocchiale. gnore che fa sempre “bene insegnavano nella scuola par- Lei non ha dimenticato nulla tutte le cose”, e per il dono che rocchiale, andavano al posto di quei tempi. Arrivati davanti mamma Lucia è stata per la medico, giravano in jeep per il alla casa delle Volontarie, con Chiesa. paese e con il megafono invi- nostra sorpresa, incontriamo Teresa D’Oria tavano la gente a partecipare Norma, una signora che abitava in una comunità rurale alla catechesi... Poi ci avviamo verso quella seguita dalle Volontarie e che che era la casa delle Volontarie oggi occupa una parte di quel-

La Volontaria Luisa davanti alla “pietra lucente”

e Luisa) c’era anche Izaltina, la prima Volontaria brasiliana, nativa di Itaberaba. Sembrava rivivere passo passo quegli anni e mentre ricordava, raccontava. Tornare al suo paese, in questa occasione, non era per una semplice visita ai familiari come le altre volte. La strada che passa per Itaberaba, una volta di terra rossa, oggi è una grossa arteria che congiunge il sud del Brasile con il nordest ed è chiamata la “strada del progresso”. Difatti il traffico è abbastanza intenso. Qualche chilometro prima di entrare a Itaberaba si stagliano nella chapada (altopiano) tre montagne scure. Sono di granito, ed è proprio questa pietra che dà il nome alla cittadina: nella lingua indigena Itaberaba significa infatti “pietra lucente”. É un vero spettacolo! aprile 2012

Quando batte il sole la pietra brilla. Itaberaba è all’inizio della Chapada Diamantina, il terreno è collinoso, ma scarso di acqua. Per questo oggi uno dei lavori più seguiti dalla pastorale della terra nelle comunità rurali è la costruzione di cisterne di raccolta dell’acqua piovana o, dove possibile, la ricerca di acqua sotterranea.

In giro con il megafono per invitare alla catechesi Arriviamo nella piazza principale di Itaberaba dove è la chiesa parrocchiale, tutta ristrutturata, bella ordinata: fa capire quanta e quale partecipazione c’è da parte della popolazione. Cominciamo a incontrare la

Norma incontra le Volontarie

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BRASILE

BRASILE

Un colibrì che dà speranza

loro formazione di qualità – nell’ultimo anno impareranno a leggere – più alimentazione completa ed equilibrata. Doposcuola: perché le famiglie spesso non sono in grado di accompagnare e motivare i ragazzi negli studi: per mancanza di basi, per sfiducia nel futuro, per mancanza di tempo. Una grande sfida è anche offrire modelli di riferimento diversi da quelli che i nostri trovano in famiglia e per la strada. Giovani: in futuro Beija-flor organizzerà momenti di incontro e formazione umana e professionale che li aiutino a trovare la propria strada e gli strumenti per costruirsi il proprio futuro.

Tre Volontarie impegnate nel nuovo progetto ‘Beija-flor’: da marzo aperto il nuovo asilo (e non solo) della parrocchia di Massaranduba

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bambini e i ragazzi di Massaranduba, quartiere tra i più poveri di Salvador de Bahia, hanno una nuova scuola ed una nuova casa. Oltre ad un nuovo progetto educativo che vuole aiutarli a costruirsi un futuro.

La parrocchia di Nossa Senhora da Piedade infatti ha aperto il centro “Beija-flor”, cioè colibrì, per accogliere bambini e ragazzi dai 2 ai 18 anni. Le Volontarie della Carità, arrivate a Massaranduba già con Lucia Schiavinato, sono direttamente coinvolte nell’opera: Francisca è la responsabile operativa ed ha scelto il personale che lavorerà

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nella struttura, Iracema si occupa della segreteria, Luisa fa parte del consiglio di gestione.

maternità la cui realizzazione fu voluta e sostenuta anche da Lucia.

L’impegno per Beija-flor sostituisce quello in “Frutos de mães”, la cui gestione – di fatto non più in mano alla conosciuta”tia Mira” - non dava più garanzie di offrire un adeguato servizio ai bambini della zona. Anche la parrocchia, con decisione del parroco, il fiorentino don Luca Niccheri e degli altri consiglieri, ha deciso per gli stessi motivi di abbandonare Frutos.

Nella foto a pagina seguente, un momento dei lavori per adeguare lo spazio ai bimbi in arrivo.

In attesa di una sede definitiva,il Colibrì è ospitato nel centro pastorale di Massaranduba, la ex

Asilo: aperto dal 7 marzo 2012, accoglie fino a 95 bambini, da 2 a 5 anni, a tempo pieno. Per

Don Luca ha raccolto in una relazione gli obbiettivi ed il senso del Beija-flor. La trovate in www. piccolorifugio.it alla pagina “Le missioni”. Eccone una sintesi. Progetto

Alcuni obiettivi pedagogici Smontare i messaggi negativi che si ricevono dall’ambiente e sostituirli con messaggi di fiducia e di speranza. Per i bambini e ragazzi di Massaranduba e zone limitrofe è difficile vedere come un valore la propria afrodiscendenza, è difficile vivere con orgoglio il proprio quartiere (considerato un ricettacolo di delinquenti) è difficile credere nel proprio successo quando la società continuamente ti ripete in varie forme che non vali niente e non varrai mai niente. “Dobbiamo mostrare – scrive don Luca - che tutto questo 1

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non è vero e che anche loro possono aspirare a diventare protagonisti della propria vita e della vita del loro paese”. Si tratta, in fondo, di “annunciar loro una buona notizia”. Pilastri I pilastri su cui costruire il progetto e la sua credibilità sono: Qualità del lavoro - Gestione partecipativa e comunitaria - Totale trasparenza - Coinvolgimento della comunità – Comunicazione Costi Previste spese di circa 45 mila euro per adattare i locali e comprare le attrezzature. Stimati 130 mila euro all’anno per stipendi, alimentazione e materiali di consumo. “Da subito – scrive don Luca - inizieremo a lavorare per mobilitare la comunità in sostegno del progetto, sapendo che il ri-

sultato, pur non determinante in valore assoluto, diventa importantissimo come segno di coinvolgimento e adesione”. Tra uno o due anni dovrebbero arrivare anche i primi finanziamenti pubblici. La nostra goccia d’acqua Perché Beija-flor, ossia baciafiore, in italiano colibrì? Perché in Brasile si racconta che quando ci fu un incendio nella foresta tutti gli animali scapparono, mentre il colibrì continuamente andava verso il fiume, prendeva una goccia d’acqua, la gettava sulle fiamme e tornava verso il fiume. Il leone chiese al colibrì: “Pensi di spegnere da solo tutte queste fiamme?” Rispose il colibrì: ”So di non poterlo fare da solo: sto solo facendo la mia parte!”. Come la faranno le Volontarie e tutti i dipendenti e volontari di Beijaflor.

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TRIESTE

TRIESTE

50 anni di Domus Lucis

Ce lo ha dimostrato nuovamente Giorgio Sismondi, figlio di Luisa Sanguinetti, nipote di Giorgio e Gina. Vive a Firenze, e a dicembre 2011 ha compiuto 60 anni. Ha organizzato una festa, ed agli amici invitati ha chiesto un regalo speciale: una donazione alla Domus Lucis. Perché ancora la sente come una... casa di famiglia. Gli amici hanno risposto generosamente alla proposta di solidarietà. A loro, come pure a tutta la famiglia Sismondi Sanguinetti un grande grazie dalla Domus Lucis. Sismondi ha promesso di tornare a visitare la Domus e ad incontrare le ospiti a Pasqua 2012. Due anni fa venne con i figli, per mostrare loro il frutto della scelta del loro bisnonno di donare quella prestigiosa villa. Un po’ come nonno Giorgio (da cui lui prende il nome) e mamma Luisa avevano portato lui a Trieste quando era piccolo. A settembre 2010 anche la signora Mirella Toti, cugina di Giorgio, e nipote di Giorgio e Gina, aveva mostrato il suo perdurante attaccamento alla Domus - la casa in cui aveva trascorso buona parte della sua gioventù! - donando alcuni mobili alla nostra casa.

Primi eventi di un anno speciale: la visita del nostro arcivescovo e il dono del nipote di Giorgio e Gina Sanguinetti

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uest’anno del cinquantesimo – fu fondata nel 1962! - per la Domus Lucis è iniziato con una visita speciale. E’ tornato da noi mons.Giampaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste. Già lo avevamo accolto il 17 novembre dell’anno scorso, quando aveva celebrato l’eucaristia nel 35° anniversario della morte di Lucia Schiavinato. In quell’occasione ospiti e amici della Domus

dell’Epifania”, propose subito mons. Crepaldi. Detto, fatto. La proposta è stata concretizzata, e la promessa mantenuta. Venerdì 6 gennaio il vescovo, accompagnato dal suo segretario don Mario De Stefano, è stato ospite a pranzo della Domus. A tavola in 41: oltre alle 14 ospiti e agli operatori c’erano amici, volontari, i sacerdoti padre Renato Caprioli (assieme ad un confratello

Davide e Lorenzo. Proprio Davide ha consegnato, al termine del pranzo, il piccolo dono della Domus all’arcivescovo: dentro una cornice realizzata dal centro diurno, la foto che ritrae mons. Crepaldi assieme alle ospiti, scattata il 17 novembre. Ma il 2012 ha dato già anche un’occasione per guardare con gratitudine al nostro passato. Perché è ancora saldo il legame con la famiglia di

Mons Crepaldi mostra il dono ricevuto dalla Domus

gli avevano raccontato che i suoi predecessori vescovi non poche volte capitavano alla tavola della nostra casa. “Vengo a pranzo da voi il giorno

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clarettiano), don Luigi Tonon e padre Silvio Alaimo, e pure la famiglia del coordinatore Cristian Migheli al gran completo, con i piccoli Giovanni,

Giorgio e Gina Sanguinetti, l’imprenditore e sua moglie che donarono la villa in Scala dei Lauri che ancora oggi è la Domus Lucis.

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Creiamo e regaliamo arte Il centro diurno della Domus Lucis e quello di via Weiss assieme per “Una stella tra di noi”: abbiamo realizzato un servizio da tè per regalarlo l’8 marzo ad una donna triestina d’eccellenza...

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n gruppo di donne triestine ha celebrato la propria Festa della Donna bevendo il tè secondo il rito senegalese in tazze di ceramica giapponese. Sono le donne del centro diurno della Domus Lucis e quelle che frequentano il centro diurno di via Weiss a Trieste, gestito dal Comune in regime di appalto con la cooperativa Duemilauno Agenzia Sociale. Quel tè della mattina di giovedì 8 marzo è stato il culmine del progetto “Una stella tra di noi”, realizzato assieme dai due centri diurni, con il coordinamento di Claudia Pascale per la Domus e di Stefania Emma Sbaiz per la struttura comunale. Le persone con disabilità hanno seguito un corso di ceramica in undici lezioni, specializzandosi nell’arte giapponese del raku. Hanno realizzato teiera e ciotole da tè: tutte diverse e uniche. Le hanno utilizzate per il tè dell’8

marzo, bevuto alla maniera senegalese: due mediatrici culturali di Interethnos hanno insegnato come fare. Per quel giorno e quella festa, la Domus Lucis aveva anche realizzato delle tende con la tecnica del batik. Quello speciale servizio da tè, alla fine, lo hanno regalato alla donna ospite per la Festa della Donna: l’astrofisica Margherita Hack. È stata un’occasione per trasformare la conclusione del laboratorio in un evento, ma anche un modo per promuovere l’integrazione sociale e portare l’attività dei centri diurni fuori dagli ambiti consueti. Oltre che un’opportunità per mostrare che dalle mani delle persone disabili nasce arte. Per la Domus Lucis, inoltre, “Una stella tra di noi” è stata occasione di confermare e rendere ancora più salda la collaborazione in rete con gli altri centri e con le istituzioni pubbliche.

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CI HANNO LASCIATO

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TRIESTE La generosità di Irma De Biasi

VERONA Luciana, preziosa volontaria

È ritornata al Signore Irma De Biasi, Volontaria della Carità , 87 anni. Originaria di Vittorio Veneto, era vissuta a lungo al Piccolo Rifugio di Vittorio Veneto, mettendosi al servizio degli ospiti anche con il suo talento di sarta. Da molti anni viveva presso la Domus Lucis a Trieste. La sua morte e’ avvenuta martedì 27 dicembre 2011, a seguito dell’ictus che la aveva colpita il giorno di Natale, mentre si preparava alla giornata da trascorrere con i parenti. Ecco come la Volontaria della Carità Adelaide ricorda Irma De Biasi. “Entrata all’Istituto Volontarie della Carità, Irma ha La Volontaria Irma con Laura, un’amica prestato il suo servizio con fattiva generosità , nei Rifugi della Domus di Vittorio Veneto e Trieste (qui ha trascorso la maggior parte della sua vita), dove era richiesta la sua presenza. Peraltro sempre improntata a cordialità e alle volte anche alla fermezza di vedute. Mentre aiutava il fratello più anziano, fu colpita da ictus: ha dato prova di fortezza d’animo e pazienza affrontandone in silenzio le conseguenze. Certamente attingeva l’aiuto a Gesù Eucarestia alla cui Presenza sostava in Adorazione ogni giorno”.

Il Piccolo Rifugio di Verona dà il suo addio e dice il suo grazie a Luciana Manfrin, preziosa volontaria della nostra casa. Viveva in via Vivaldi, a pochi metri dal Piccolo Rifugio, ed aveva cominciato a frequentare la nostra casa da circa 3 anni. Una presenza discreta ma costante, che negli ultimi tempi s’era fatta ancora più intensa, e sempre al servizio delle persone disabili, in particolare con Carla e Daniela. Un tumore se l’è portata via, pochissimi giorni dopo la diagnosi. Nel pomeriggio di mercoledì 22 febbraio, nella chiesa di Santa Maria Regina, il funerale di Luciana.

VITTORIO VENETO Elios, trent’anni con noi È tornato al Signore Elios Bet. Il volontario e amico del Piccolo Rifugio di Vittorio Veneto è mancato nelle prime ore di lunedì 20 febbraio, nel sonno. Era stato ricoverato in ospedale il giorno prima. Fino ad allora aveva goduto di buona salute: con i suoi 90 anni era ancora autonomo, ed anzi, ancora volontario attivo: come lo era da tantissimo tempo, come lo è stato per circa trent’anni! Nel suo impegno di volontario si è occupato... di tutto e di tutti. Lo ricordano a dare una mano nelle piccole e grandi riparazioni, ma pure a cucinare grigliate in giardino per gli ospiti, la domenica. Lo ricordano andare in giro con l’indimenticabile ospite Dario (con cui condivideva la professione di orologiaio!), ma pure amico di Saverio e Luigi, o di Francesco e Giacomo che hanno continuato a incontrarlo fino a... ieri. Non a caso, proprio al Piccolo Rifugio, con gli ospiti, gli amici e l’associazione Lucia Schiavinato, Elios aveva voluto festeggiare i suoi 90 anni lo scorso 22 ottobre: lo vedete nella foto.

PONTE DELLA PRIULA La tenerezza di Miranda E’ improvvisamente mancata lunedì 13 febbraio, a seguito di uno shock settico che la aveva colpita sabato 11, Miranda Vendrame, 38 anni, un’ospite del Piccolo Rifugio di Ponte della Priula. Originaria di San Vendemiano, Miranda lascia le tre sorelle Alida, Ada e Linda. Miranda viveva al Piccolo Rifugio da quando la nostra casa aveva aperto, ed anzi fu lei a tagliare il nastro il giorno dell’inaugurazione, sabato 25 ottobre 2008. Non sapeva parlare, Miranda, ma certamente sapeva comunicare, ed anche trasmettere tenerezza: quella che le aveva guadagnato l’affetto delle altre nove persone con disabilità che, come lei, vivevano al Piccolo Rifugio, ma pure di educatori, operatori, amici. In tanti hanno partecipato al rosario ed al funerale nella chiesa di Ponte della Priula, hanno portato messaggi di condoglianze, hanno trascorso con gli altri 9 ospiti del Piccolo Rifugio i difficili giorni del lutto. Un grande grazie a tutti. Del resto, Miranda non passava certo inosservata. Come hanno scritto alcuni lettori su www.piccolorifugio.it, di lei ricorderemo “la dolcezza, l’allegria, gli scherzi”, oppure “quella risata dal suono così puro che ancora la sento risuonare dentro il cuore”.

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CI HANNO LASCIATO

CI HANNO LASCIATO

FERENTINO Angelo è corso incontro a Gesù È improvvisamente mancato, nella notte tra giovedì 1 e venerdì 2 marzo, Angelantonio Balla, per tutti Angelo, 56 anni, ospite del Piccolo Rifugio di Ferentino. Sabato 3, nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, la parrocchia del Piccolo Rifugio, s’è svolto il funerale. “Una piccola rappresentanza del Rifugio - racconta Teresa D’Oria - ha poi accompagnato Angelo a Colleferro (Roma), il suo paese natale”. Nel momento del dolore in tanti hanno mostrato affetto al Piccolo Rifugio ed ai suoi ospiti: a tutti vogliamo dire il nostro grazie. Al nostro vescovo mons. Ambrogio Spreafico, che è venuto a portare una parola di incoraggiamento; a don Fabio Fanisio, parroco di Santa Maria degli Angeli, che al funerale ha avuto parole affettuose per il Piccolo Rifugio; ai tantissimi che ci son stati vicini nel lutto: parrocchiani ed amici, parenti dei ragazzi, Unitalsi, Siloe ed altri ancora.

“Avremmo voluto farti una carezza...” Caro Angelo, sono passati sei giorni dalla tua morte improvvisa e ci ritroviamo tutti a parlare di te, a ricordare i momenti vissuti insieme (per la verità troppo pochi. due anni in cui hai frequentato il Piccolo Rifugio da diurno e cinque anni da residenziale), a rivedere i filmati in cui eri presente, a sognarti. Quanto ci hai fatto ridere! Soprattutto durante le feste di Carnevale, in cui impersonavi con convinzione i personaggi che ti assegnavamo (da Patty di “Il mondo di Patty” al ballerino classico) o quando Stefano ti faceva imitare gli animali. E quanto ci hanno fatto sorridere le tue manie : a orario preciso prendere le medicine, mangiare lo yogurt, andare al bagno, vedere la televisione, mettere a posto la stanza dell’occupazionale, andare a riposare. E quando ti ammalavi? Anche se per i medici eri guarito, per te non poteva essere così perché la mamma ti aveva detto che, per una tosse, dovevano passare tre settimane, per una febbre una settimana stando sotto le coperte senza prendere neanche un po’ di freddo. Abbiamo cercato di correggere queste tue manie e di farti superare le tue ansie e paure, anche se facevano parte del tuo essere, e perciò sono sempre rimaste dentro di te. Siamo certi però che un po’ di serenità e tranquillità te la abbiamo trasmessa, e ci faceva molto piacere quando a tutte le persone che incontravi dicevi che da noi stavi molto bene e che non saresti mai più ritornato a casa. Ti abbiamo voluto bene, e ci manchi tanto! Avremmo voluto darti di più, esserti vicino nel momento in cui ci hai lasciato per sempre, pregare per te e con te, farti una carezza. Ma il Signore aveva in serbo per te una morte senza dolore, senza che te ne accorgessi e senza dare fastidio a nessuno. A noi, però, piace pensare che invece te ne sei accorto e che, accompagnato dagli angeli in Paradiso, eri contento. Il tuo viso da morto era sorridente e sereno. Grazie, Angelo, per quello che sei stato e ci hai regalato e scusaci se a volte pensando al tuo bene, siamo stati troppo severi con te!

“Eri sempre disponibile per noi” Caro Angelo, questa mattina non sei sceso alla solita ora … Avremmo pensato a qualunque altro incidente, ma mai a un tuo addio così prematuro. Sei corso incontro a Gesù nello stesso modo in cui correvi e ti prodigavi per noi ad ogni richiesta, ad ogni ora del giorno. Tutti noi ricordiamo di te, per prima, la tua dedizione e la tua disponibilità verso gli altri, il sorriso con cui hai accolto ogni persona lungo il tuo cammino. Questo è il pensiero che accompagnerà nel tempo il nostro ricordo di te! Dal tuo arrivo nella nostra famiglia sono trascorsi poco più di cinque anni: sembrano pochi, ma intensi sono stati i momenti di condivisione passati insieme a colorare, ascoltare musica, a raccontarci le nostre storie passate, i nostri viaggi, le nostre esperienze vissute in parrocchia. Ernesto ci tiene a darti un lungo “Ciaooooo Angelo”, in attesa di rivederci lassù dove ci hai preceduto! E anche lì ci racconteremo precisamente tutto, tutto quello che abbiamo fatto! Ancora grazie di ogni cosa che hai fatto per noi, un bacio dalla tua famiglia del Piccolo Rifugio.

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Gli operatori del Piccolo Rifugio

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VERONA

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“Nell’adorazione diamo un senso agli impegni della nostra vita”

- e mi dispiace che sia andato via. Ricordo con tanto affetto tutte le passeggiate fatte assieme nel corso degli anni e spero che ne faremo ancora!” “Ricordo sia lui che la moglie nelle mie preghiere”, dice Luigina, mentre Francesca si augura che il volontario possa ancora tornare a trovare quando possibile le sue amiche del Piccolo Rifugio.

La volontaria Sara Magrin... sulle tracce di Lucia Schiavinato

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a nostra fondatrice Lucia Schiavinato era innamorata dell’eucaristia. L’adorazione eucaristica cui dedicò tante ore, e soprattutto tante notti, era la base del suo impegno di carità al Piccolo Rifugio. “Non c’è Piccolo Rifugio senza eucaristia” è una sua frase che riassume tutto. Tra chi, oggi, ha scoperto e coltiva il valore dell’adorazione eucaristica c’è anche Sara Magrin, studentessa universitaria, la più giovane dei volontari del Piccolo Rifugio di Verona. In un articolo pubblicato sul giornalino della parrocchia di Santa Maria Regina, la parrocchia del Piccolo Rifugio e in cui Magrin è catechista ed animatrice, la nostra volontaria racconta quanto per lei è importante l’adorazione eucaristica: “Portiamo davanti a Cristo Eucaristia la nostra vita traboccante di impegni, per poter dare loro un senso, un perché”. “Riflettendo sulla vita di Lucia - scrive poi Sara - capia-

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mo che per amare il nostro prossimo come noi stessi è necessario vivere in costante comunione con Dio, e questo può avvenire solo quando si è perseveranti nella preghiera”. “Credo - continua più avanti l’articolo – che valga davvero la pena di sfruttare il nostro tempo e spronare la nostra forza di volontà per stare in costante comunione con Dio, in particolar modo adorandoLo nell’Eucaristia.

Mamma Lucia diceva, infatti, che il momento in cui ti doni è quello in cui ricevi: quando doniamo la nostra disponibilità, il nostro tempo a Dio, riceviamo Cristo”. Nella cappella del Piccolo Rifugio di Verona ci si incontra per l’adorazione eucaristica ogni ultimo sabato del mese dalle 21 alle 24, mentre ogni lunedì dalle 16 alle 17 ci sono rosario e adorazione.

Signore, salvaci dal disimpegno! Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa riflessionepreghiera di Giorgio Arduini, volontario del Piccolo Rifugio di Verona fin da quando siamo arrivati nella parrocchia di Santa Maria Regina, nel 1990.

La commozione di Guido Mengalli

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ro malato, e non mi avete curato; ero nudo e non mi avete vestito; ero affamato ed assetato, e non mi avete nutrito; ero solo e non mi avete accolto! Ma quando, Signore, ti abbiamo incrociato in quelle condizioni? Ogni volta che avete incontrato un malato, un ignudo, un affamato, un assetato e avete tirato dritto per la vostra strada! Ed ora, scaduto il tempo, “non vi conosco”, dice

“Un grande grazie per il tempo donato a noi del Piccolo Rifugio”

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er nove anni è stato una presenza costante al Piccolo Rifugio di Verona: un volontario tra noi tutti i giovedì per aiutare le ospiti. Ma è stato anche l’organizzatore del gruppo dei Pellegrini, da tempo vicino alla nostra casa, e che più volte all’anno propone delle uscite, ad esempio al Carnevale vero-

“Guido è bravo e simpatico”, dice Tania. “È buono”, aggiunge Daniela F. Mentre Daniela P. aggiunge “un grande grazie per il tempo dedicato a noi”. Che è il grazie di tutto il Piccolo Rifugio!

nese (vedi foto nell’ultima pagina di questo Amore Vince). Ora però Guido Mengalli per motivi famigliari deve sospendere il suo servizio. Quando ce lo ha comunicato era commosso e dispiaciuto. Uguali sentimenti avevano le ospiti del Piccolo Rifugio. “Ho pianto un po’ - dice al riguardo Carla, una delle ospiti 1

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il Maestro. Ogniqualvolta la liturgia ci presenta questo passaggio evangelico, non soltanto tremano le vene e i polsi, ma tutto il mondo sembra franare e travolgere ogni speranza: quello sarà l’ultimo tempo, l’ingresso nell’eternità che, fortunatamente, ancora non ci coinvolge. Per noi il tempo non è ancora scaduto e il “non ti conosco” suona ancora come un invito, non come una condanna. Le porte della beatitudine, per noi, sono ancora spalancate e i malati. I poveri, i diseredati, gli abbandonati, gli emarginati ci interpellano e ci inchiodano a quelle tre parole del Maestro! E allora, Signore, che ci hai

raggiunto con una tua chiamata per lavorare nella tua vigna, non permettere che rimaniamo sordi e insensibili al tuo invito. Donaci di vedere, di capire che è importante accogliere e ascoltare chi è sulla soglia della nostra porta, essere disponibili e generosi. Ti chiediamo l’entusiasmo nel servizio, serietà e perseveranza negli impegni assunti, gioia nel sentirci utili sapendo che è più bello dare che ricevere. Fa’ che comprendiamo il grande dono che ci hai offerto nel chiamarci a collaborare accanto a tanti fratelli nel tuo nome e con il tuo aiuto. Giorgio Arduini

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PONTE P. - VITTORIO V.

VITTORIO VENETO

Una cucina e una cappella

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aperto il cantiere per l’ampliamento della comunità alloggio Fondazione Zaina Bernardi di Ponte della Priula. Da lunedì 27 febbraio le imprese aggiudicatarie sono all’opera: costruiscono una nuova porzione di Piccolo Rifugio attaccata allo stabile già esistente, sul lato nord, verso via Pasubio.

L’impegno è di completarla per fine 2012. All’interno ci sarà una cucina che, in futuro, permetterà alla comunità di essere autosufficiente nella preparazione dei pasti. E soprattutto ci sarà anche una piccola cappella per arricchire la dimensione spirituale della vita del Piccolo Rifugio e coltivare la spiritualità eucaristica,

Gossip, cucina e prêt-à-porter: sabati da donne, sabati tra amiche

con la preghiera nell’adorazione. Al termine dei lavori - che inevitabilmente provocano qualche disagio per la vita quotidiana della nostra comunità e delle 9 persone che vi abitano - il Piccolo Rifugio avrà 20 posti letto.

Ogni operatrice condivide con le ospiti del Rifugio una passione

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n’ora e mezza tra donne, per divertirsi. Protagoniste operatrici e ospiti? Sì, ma anche, semplicemente, un gruppo di amiche. È lo spirito del sabato pomeriggio a Casa Flavia, la comunità femminile del Piccolo Rifugio di Vittorio Veneto. Lo spirito di quando una delle due operatrici in turno coinvolge le “ragazze” nel laboratorio che ha ideato e conduce. Da donna a donne, su temi decisamente femminili. Ecco allora che per “Gusto e fantasia” l’operatrice Roberta insegna alle ospiti della nostra casa a cucinare prelibatezze, mentre con Elisa tutte diventano più “Beautiful”, simulando una seduta dall’estetista. Stimola a prendersi cura di sé anche “Riccioli d’oro”, perché Anna sa trasformarsi in un’ottima parrucchiera. Mentre con il “Prêt-à-porter” di Silvana si provano i vestiti e si organizzano in salone piccole sfilate. Otilia, invece, è appassionata di cinema, e allora con lei le ospiti del Piccolo Rifugio assaporano il “Cineforum”. “Lascia o raddoppia” è il nome scelto invece da Margherita: propone giochi da

Aquino, Alfredo, Dario, Saverio...

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natteso, un giorno di gennaio 2012 un uomo ha bussato alla porta del Piccolo Rifugio di Vittorio Veneto. “Sono Maurizio Morosini, di Perzacco di Zevio, Verona. Ho vissuto qui da voi da maggio 1970 a maggio 1971. Angelo De Bortoli, un ospite del Rifugio, mi aveva chiesto di venire con lui...”Maurizio si mise a disposizione di Flavia, la responsabile e

delle altre Volontarie della Carità. Condivideva una stanza con Biagio. “Ho conosciuto – ricorda Morosini - Alfredo, Renzo, Vincenzo, Angelo e Nando, Aquino, i fratelli Dante e Nicola, Davide, Dario, Saverio, Fernando, Sandro, Mariolino, Lino... ma anche padre Salvatore, un frate che veniva spesso al Piccolo Rifugio e che per divertimento metteva petardi sotto le

carrozzine. Ho partecipato anche alle vacanze a Pralongo”. A Maurizio sono venuti in mente anche Francesco e Giacomo... ma questo non è stato solo un ricordo. Quarant’anni dopo, ha potuto riabbracciare i due ospiti del Piccolo Rifugio. E Lucia Schiavinato? “L’ho incontrata qualche volta. Il suo è stato un grande esempio di fede”.

Maurizio Morosini (al centro), con Dino, Francesco e Giacomo del Piccolo Rifugio. Sulla destra don Gianluca Peschiera, coparroco di Perzacco aprile 2012

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tavolo e altri giochi a squadre. Infine il femminilissimo “Gossip da Dory”: con Doriana si chiacchiera di amori e tradimenti, di attori e cantanti... naturalmente senza prenderli (o prendersi) troppo sul serio. Ogni sabato un appuntamento diverso. Un cartellone sulla porta della sala da pranzo annuncia il programma delle settimane successive. Sono state le operatrici stesse a scegliere il proprio laboratorio, in base alle proprie passioni e competenze personali prima che lavorative. Tutte hanno accettato di cambiare per un’ora e mezza veste e mansioni, e di progettare e portare avanti nel

tempo il laboratorio. L’attività infatti va già avanti da mesi. Con il sostegno, naturalmente, dell’educatrice Silvia, che coordina e provvede al necessario per gli incontri del sabato. In questo modo le donne che vivono al Piccolo Rifugio, al termine di una settimana di impegno nel lavoro o ai centri diurni, hanno anche uno spazio per attività ricreative e leggere. In cui il valore non sta tanto nel cosa si fa, ma nel come: in gruppo, collaborando, rafforzando le relazioni tra le ospiti e conoscendo anche sotto un’altra prospettiva le operatrici che le seguono e le aiutano a gestire la loro vita quotidiana.

Francesco Piemontese, da oltre 40 anni al Piccolo Rifugio di Vittorio Veneto, è tornato per due giorni ad Apricena (Foggia), il suo paese d’origine... dove tanti ancora si ricordano di lui con affetto

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SAN DONA’

FERENTINO

Parliamone!

“Per noi è come una reliquia”

Sei ospiti nel Gruppo Prosociale: attraverso il confronto e la discussione, guidati dall’educatrice Francesca, miglioriamo i rapporti tra tutti e la vita di comunità

Pietra benedetta da papa Wojtyla nel nostro altare

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a un anno tra gli impegni in agenda per gli ospiti del Piccolo Rifugio di San Donà c’è anche il Gruppo Prosociale. In sei, Daniela, Maria Antonia, Loris, Carla, Antonella e Matilde, svolgono questa attività una volta alla settimana. A guidarli è l’educatrice Francesca Lessi. Ma di cosa si tratta? Cosa si nasconde dietro questo nome tecnico? E’ anzitutto un momento di dialogo e di confronto. Un’occasione per trovarsi e parlare. “Nel Gruppo Prosociale - spiega Lessi - vengono discussi i problemi che possono sorgere nella vita di comunità, che a volte è faticosa. Con l’accordo, per tutti i partecipanti, che quello che viene detto o fatto all’interno del gruppo rimane riservato. Ma affrontiamo anche gli eventuali problemi che riguardano i rapporti tra i partecipanti: se ci sono questioni sospese, ad esempio una frase o un atteggiamento dell’uno che hanno dato fastidio all’al-

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tro, le persone possono confrontarsi e parlarne guardandosi negli occhi. Il punto di partenza è che possiamo agire su noi stessi: ciascuno cioè è invitato a controllare il proprio comportamento. Alla fine di ogni riunione settimanale si prende una decisione, ad esempio, su un comportamento da adottare. La settimana dopo, alla riunione successiva, verifichiamo com’è andata”. Perché proporre questa attività? “E’ uno strumento per facilitare la vita di comunità . Le persone tra di loro si osservano: e quindi se chi partecipa al Gruppo Prosociale reagisce in un certo modo ad un evento o adotta un certo comportamento, questo influenza tutti”. Come spiega Marta Ghirardo, educatrice al Piccolo Rifugio di San Donà, il confronto tra pari, diverso da quello con l’educatore, è per gli ospiti occasione di interiorizzare, cioè capire ed accettare, alcuni dei

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una pietra benedetta dal beato Giovanni Paolo II ad arricchire il nuovo altare del Piccolo Rifugio di Ferentino. Nella cappella interna alla comunità è stato collocato un nuovo altare, realizzato in travertino in par-

meccanismi che si vivono, ed alcuni degli adattamenti che la vita di comunità comporta. E senz’altro proficua è la possibilità di uno scambio e confronto libero tra i partecipanti. Anche senza la mediatore dell’educatore. I sei di San Donà hanno realizzato una sperimentazione di Gruppo Prosociale allargato quando qualche mese fa hanno ospitato a casa propria per una domenica Fulvia, Simona, Serena, Denise e Cristina del Gruppo Appartamento del Piccolo Rifugio di Vittorio Veneto. Ai partecipanti è piaciuto molto, in particolare, confrontarsi sul tema delle regole. Per scoprire ad esempio che ce ne sono anche a Vittorio Veneto, oppure anche a San Donà, e che molto spesso le regole sono le stesse, o quantomeno sono simili.

sua visita a Frosinone, quando il Piccolo Rifugio stava per iniziare ingenti lavori di rinnovamento e ampliamento. “Ora che il papa polacco è beato -dicono dal Piccolo Rifugio-, sentiamo questa pietra quasi come una reliquia, per

Il rinnovato altare è stato benedetto sabato 7 gennaio 2012 da mons.Giovanni Di Stefano, vicario generale della diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino. Alla cerimonia hanno partecipato anche don Luigi Di Stefano, don Angelo

Dalla copertina di un Amore Vince del 2001: papa Wojtyla benedice la prima pietra del nuovo Piccolo Rifugio. Oggi quella pietra è parte dell’altare nella nostra cappella

te liscio e in parte bucciardato, progettato dall’architetto Luigi Spaziani. In questo altare è stata incastonata, e resta ben visibile, la prima pietra del nuovo Piccolo Rifugio di Ferentino che papa Giovanni Paolo II benedisse il 16 settembre 2001 durante la

la speranza e il coraggio che ci diede il gesto di Giovanni Paolo II quando benedisse gli impegnativi lavori che dovevamo avviare. Quel gesto oggi ha acquistato maggiore importanza: sappiamo di avere un grande protettore tra i santi”.

Conti e don Luigi De Castris, tutti sacerdoti che si alternano nel venire a celebrare l’eucaristia per e con il Piccolo Rifugio. In www.piccolorifugio. it o su www.youtube.com/ piccolorifugiofr è archiviato il video dell’evento.

Buona Pasqua di Risurrezione

dalla redazione dell’Amore Vince e da tutta la famiglia del Piccolo Rifugio

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Festa di Carnevale nello scenografico salone della Domus Lucis, a Trieste: un centinaio di persone a cantare e ballare con la musica proposta da Paolo, Neva e Cesare

Piccolo Rifugio di Ponte della Priula: Il 7 gennaio, assieme ai Gruppi Famiglia della parrocchia, abbiamo realizzato nel nostro giardino il classico falò del Panevin... in compagnia della Befana

...Le donne del Piccolo Rifugio pronte per recarsi alla sfilata dei carri di Carnevale in centro a Verona assieme, come di consueto, agli amici del gruppo dei Pellegrini

Anche quest’anno i bambini di Pianzano (con i loro genitori) sono venuti a condividere un pomeriggio in maschera con il Piccolo Rifugio di Vittorio Veneto


Amore Vince marzo 2012  

Periodico della Fondazione Piccolo Rifugio

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