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lissimo paesaggio e l’abilità con cui Pinsent ha saputo sfruttare il luogo ne fanno uno dei più interessanti giardini realizzati in seguito allo sviluppo del revival formale che caratterizza l’inizio del Novecento. Quando Cecil Pinsent viene introdotto nella colonia anglosassone e incontra i Berenson, l’arte dei giardini era in mano agli architetti e il giardino era concepito come uno spazio architettonico all’aperto, una serie di “stanze” all’aria aperta. I lavori, iniziati nel 111, si concludono pochi anni dopo con la realizzazione di una straordinaria reinvenzione di un giardino barocco, abilmente strutturato dal punto di vista spaziale e basato sulle grandi suggestioni formali. Quello dei Tatti è uno dei primi giardini realizzati all’italiana, in puro stile revival, con l’intenzione di ristabilire quell’armonia formale che i giardini del passato avevano saputo raggiungere, lasciando da parte deliberatamente gli eccessi del giardino vittoriano della fine dell’Ottocento. Pinsent dichiara la sua ammirazione per l’arte dei giardini italiani e sostiene che si può imparare a progettare un giardino guardando e prendendo a modello i giardini del passato: villa i Tatti è il manifesto di questo pensiero, condiviso da molti intellettuali della colta e sofisticata colonia inglese che risie-

deva, all’inizio del secolo, nelle ville in collina attorno a Firenze. A villa i Tatti Pinsent realizza una delle sue opere migliori, certo anche grazie al contributo dei suoi committenti, elaborando un progetto armonico e ricco di soluzioni che trasferiscono il gusto tardo edoardiano nel contesto toscano e alla luce delle conoscenze storiche dell’epoca. Viene infatti ripreso il modello mediceo del giardino a terrazze, con collegamenti composti da scale e articolato in una serie di “stanze” verdi che hanno per tetto il cielo. Lasciato alle spalle il bel giardino formale che si trova davanti alla casa si attraversa la limonaia per entrare nel grande parterre, che si offre al visitatore in tutta la sua magnificenza, tanto da poter ingannare sulla datazione dell’opera. Quattro piani terrazzati, leggermente digradanti, scendono armoniosamente verso valle e si concludono nell’ultimo settore, dove il camminamento centrale, decorato con bei motivi in ciottoli ripresi dalla tradizione seicentesca, si trasforma in prato. Le siepi di bosso disegnano preziosi motivi geometrici e una serie di cuspidi dona un ritmo serrato allo spazio racchiuso e delimitato da alte siepi sempreverdi. Non sembra esserci colore in questo giardino, che deliberatamente esalta tutto il valore

ville e giardini da ponte a mensola a settignano

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Ville e Giardini nei dintorni di Firenze  

Da Fiesole ad Artimino

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