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supplemento al numero 2 - Anno II - febbraio 2010 di Piazza del Grano

Giù all’Ovest Il lato oscuro dell’impero Dal rischio omologazione alla costruzione dell’Europa unita Sin dall’immediato dopoguerra ci hanno costantemente ripetuto che gli Stati Uniti erano il nostro futuro; che dovevamo guardare a loro, che ci precedevano di qualche decennio, per sapere cosa sarebbe accaduto, prima o poi, anche a casa nostra. Scienza, tecnologia, consuetudini, cultura e politica ci sarebbero arrivati dagli Stati Uniti e noi, alleati “minori”, non avremmo potuto che omologarci. Per fortuna i profeti di sventura non hanno avuto ragione, o almeno non l’hanno avuta del tutto. L’Europa occidentale, benché succube del potente alleato d’oltre oceano, ha mantenuto una sua identità sino ad immaginare, trainata dalle più evolute socialdemocrazie nordiche, il progetto di una identità propria, sociale e solidale. Destreggiandosi come poteva (a volte dignitosamente a volte subdolamente) nello scontro tra i due grandi della terra USA ed URSS, l’Europa ha costruito un progetto unitario diverso, se non

persino antagonista sia a quello americano che a quello sovietico (o meglio a quello “russo” dopo la fine della rivoluzione d’ottobre). Una unità “plurale” è stata quella prefigurata dai fondatori dell’Europa Unita. Una unità tra tanti diversi che mantenevano le proprie peculiarità culturali, storiche e linguistiche. Una unità nella quale gli Stati tradizionali si sarebbero dissolti per dare vita ad un nuovo soggetto fatto di popoli e non di nazioni. E’ stato detto: una unità di Comuni. La dissoluzione dell’Impero russo ha posto improvvisamente fine alla divisione in due del mondo e l’Impero USA è sembrato invincibile. Travolta sotto le macerie del “muro di Berlino” l’Europa ha abbandonato il progetto politico dell’unione dei popoli ed è rapidamente scivolata verso una unione esclusivamente monetaria, finanziaria e commerciale, incapace di comprendere ed intercettare le nuove grandi realtà emergenti al di fuori del perimetro del

controllo dell’Impero americano. A questo punto i profeti di sventura hanno avuto ragione e l’America è piombata nelle nostre case esportandoci la sua devastante crisi economica, culturale e morale. L’Europa incapace di produrre una propria politica estera autonoma si è accodata alle guerre del petrolio, nascoste dietro le finte guerre al terrorismo, imposte dal potente alleato americano, vedendo in prima fila proprio quei paesi e quei partiti che più degli altri avevano combattuto l’ingerenza, quanto meno culturale e morale, degli USA. Anche in Europa l’etica della politica, anche quella più ipocrita, ha ceduto alla potenza dell’immagine e del successo personale, lo Stato sociale sta franando lasciando campo aperto al nuovo far west della legge del più forte, al mito del “privato”. In questo inserto non pretendiamo di descrivere i tanti aspetti del gigante americano, cercheremo solamente di trattarne alcuni

Bombardamento USA della città di Falluja in Iraq (estate 2005) - Il materiale lanciato dagli elicotteri è “fosforo bianco”, arma di distruzione di massa che disintegra i corpi umani ma conserva i “beni”.

scegliendoli tra quelli che maggiormente dovrebbero metterci in guardia dalla profezia dell’omologazione. Certamente l’America è molto di più di quello che descriveremo e molto migliore, avendo ben presente la distinzione che c’è tra governanti e governati, essendo pienamente convinti che non è vero che i popoli me-

ritano sempre i governi che si sono dati o che gli sono stati imposti (anche se questo lo affermiamo - onestamente - magari proprio guardando a “casa nostra”). I dati, i fatti, i riferimenti in genere contenuti negli articoli dell’inserto risentono sicuramente dell’impostazione ideologica dichiarata dall’editore, ma trovano

tutti riscontro preciso, puntuale e pienamente verificabile anche con semplici ricognizioni in internet. Diverse o contrarie testimonianze, informazioni e precisazioni saranno sicuramente recepite da questo periodico che offrirà il giusto spazio al confronto, purché corretto e soprattutto documentato.

La Guardia Nazionale e l’Esercito del Popolo

Da New Orleans allo Sichuan Modi diversi di affrontare le emergenze: l’utilizzo dell’esercito e delle armi per ripristinare la sicurezza da parte del Governatore statunitense; la pala, il piccone ed ogni altro mezzo utile per prestare soccorso da parte del primo ministro cinese Nell’agosto 2005 uno dei più grandi uragani della storia si è abbattuto sulle coste meridionali dell’est degli Stati Uniti penetrando nelle regioni interne fino a colpire e devastare la città di New Orleans. In verità quando Katrina ha raggiunto New Orleans aveva già perso la maggior parte della sua forza e quindi si è trattato di un urgano di medie dimensioni. Tuttavia, il pessimo stato di manutenzione del sistema di protezione fluviale che circonda la città ha ceduto, sommergendo d’acqua e fango l’intera New Orleans. L’arrivo dell’uragano era stato annunciato per tempo al momento della sua massima potenza e quando era oramai prevedibile la rotta. Molti abitanti di New Orleans avevano quindi asciato la città per rifugiarsi altrove in attesa del passaggio di Katrina. Molti, ma non tutti, anzi forse assai pochi. Non si era trattato, infatti, di una evacuazione programmata ed ordinata, bensì del

New Orleans - Militari schierati con le armi verso i civili

solo allontanamento spontaneo da parte di quegli abitanti che avevano mezzi e destinazioni ove andare. La maggior parte degli abitanti di New Orleans sono dunque rimasti non per incoscienza o disinformazione ma solamente perché non sapevano come e dove andare; decine di migliaia si sono rifugiati in un impianto sportivo, il Superdome, dove sono rimasti

imprigionati per diversi giorni. I morti nella sola città di New Orleans sono stati circa 1.600. L’uragano ha colpito New Orleans il 29 agosto, ma ci sono voluti almeno 5 giorni prima che in città arrivassero i primi aiuti. In verità non si è neppure trattato, come primo arrivo, di veri e propri aiuti ai sopravvissuti, ma di militari della Guardia Nazionale ac-

corsi nella città per domare rivolte e saccheggi dei disperati in cerca di acqua pulita e di cibo. I giornali e le televisioni americane di quei giorni hanno dato un risalto esagerato alla situazione della sicurezza pubblica al punto che il governatore dello Stato ha annunciato l’arrivo di truppe speciali ritirate dal fronte dell’Iraq o dell’Afganistan con l’ordine di sparare: “Hanno M16 e sono pronti e carichi. Queste truppe sanno come sparare e uccidere e mi aspetto che lo facciano”. Tre giorni sono trascorsi dall’evento prima che il presidente degli Stati Uniti, Bush, si decidesse a interrompere le proprie vacanze e a sorvolare a bassa quota l’area devastata a bordo del suo Air Force One per rendersi conto del disastro. Katrina ha messo a nudo, per chi ancora non voleva rendersene conto, non solo l’esistenza di interi Stati in condizioni di estrema povertà a livello del terzo mondo all’intero dei ricchissimi Stai Uniti, ma soprat-

Sichuan - I soccorsi dellesercito del Popolo dopo il terremoto

tutto la disumanità del sistema di potere americano capace di dissipare somme incredibili nelle guerre di conquista ed occupazione nelle più disparate regioni del mondo ed incapace, o meglio del tutto disinteressato a proteggere i propri cittadini più poveri da eventi climatici, bensì anche gravi, ma assolutamente prevedibili e monitorabili. Il 12 maggio 2008 uno dei più violenti terremoti della storia cinese ha colpito una regione molto estesa e intensamente abitata dell’interno della Cina, lo Sichuan. Le vittime hanno raggiunto la enorme cifra di circa 9.000 morti e decine di migliaia di feriti. Poche ore dopo la scossa l’Esercito del Popolo, il più numeroso del mondo, era in marcia verso la zona del sisma con deci-

ne di migliaia di sodati “armati fino ai denti” ma di pale e picconi e di ogni mezzo necessario al soccorso della popolazione. E’ stato detto che si è trattata della più grande operazione di soccorso civile della storia. Alla testa delle truppe di c’era anche il primo ministro Wen Jibao, anche lui intento a scavare, aiutare e soccorrere. Certamente si è trattato di un messaggio politico, ma quanto diverso da quello di un presidente che sorvola a 3.000 metri di altitudine l’area allagata o di quello (più basso) che in doppio petto blu e sorriso da spiaggia consegna un ventina di chiavi di mini appartamenti spendendo solo per la cerimonia l’equivalente del costo di almeno 4 o 5 di quelle modeste abitazioni.

I


Il Muro dell

Condizioni drammatiche per i clandestini

La rivoluzione promessa da Obama è fallita, le lobby detengono il potere

Il far-west del lavoro La fine del “sogno” americano Negli USA i lavoratori clandestini sono considerati criminali, ma nessuna sanzione è prevista per i datori di lavoro

II

Si calcola che negli Stati Uniti vi siano circa 12 milioni di lavoratori clandestini, il dato è però assolutamente approssimativo sia per la difficoltà di censirli che per l’enorme tourn over. La legge americana, infatti, punisce i clandestini con cinque mesi di carcere, quindi a fine pena, procede alla deportazione oltre i confini. Nessuna sanzione è invece prevista per i datori di lavoro anche quando sono a conoscenza della irregolarità dei loro dipendenti. Una indagine sul lavoro clandestino, pubblicata sul New York Times nel maggio 2008, ha denunciato condizioni di lavoro drammatiche subite dai clandestini sotto la minaccia della denuncia e della deportazione. Si parla di 14 ore di lavoro al giorno, anche con turni completi notturni, paghe di poche centinaia di euro e nessuna assistenza. E’ noto che in diversi casi sono proprio le ditte statunitensi, specialmente quelle che necessitano di lavoratori stagionali come alcune aziende agricole, ad organizzare il trasporto di questi lavoratori, o comunque ad assumerli anche se a conoscenza del fatto che i documenti di questi non sono in regola, spesso approfittando della

cosa per pagarli meno di quanto dovuto chiudendo poi anche un occhio sull’applicazione delle norme di sicurezza. D’altro canto molte di queste aziende dipendono da questo tipo di manodopera, in mancanza della quale potrebbero diventare economicamente meno convenienti. E’ stato avanzato il sospetto che siano proprio i datori di lavoro a denunciare periodicamente la presenza dei clandestini, magari in occasione di riduzioni anche stagionali del fabbisogno, in modo di liberarsi a costo zero dei lavoratori in eccesso, salvo poi a riassumere al bisogno nuovi disperati entrati o rientrati clandestinamente. Il Washington Post nel mese di maggio 2009 ha dato la notizia di un “giro di vite” da parte dell’amministrazione Obama che sta ampliando un programma avviato dalla precedente amministrazione Bush per identificare gli immigrati clandestini detenuti nelle carceri locali, al fine di allontanarli dagli Stati Uniti. Il segretario per la Sicurezza Interna Janet Napolitano è stata “molto chiara” nell’affermare che la priorità dell’amministrazione è quella di allontanare dal Paese i clandestini.

48 milioni di poveri senza assistenza sanitaria, tassi di analfabetismo tra i più elevati del mondo, mortalità infantile a livello della Malesia, sono questi i dati più rilevanti di una società che si definisce esempio di “democrazia” Il disastro negli Stati Uniti non è arrivato con l'uragano Katrina. Il disastro era già là. Dalle acque stagnanti di New Orleans sono emerse, oltre ai cadaveri, anche le reliquie di una società già costretta in ginocchio ben prima di venire colpita dalla furia della natura. Tassi di analfabetismo tra i più elevati; criminalità in aumento; omicidi in crescita del 7%; un sistema scolastico in cui nel 2004 10mila bambini su 60mila (il 96 per cento afroamericani) sono stati sospesi da scuola. I cittadini delle periferie più avvilite hanno avuto a che fare per anni con povertà e disoccupazione cronica, e per anni sono stati ignorati da tutti i livelli di governo. Nel rapporto delle Nazioni Unite del 2005 sulla povertà nel mondo vengono individuate ampie regioni degli Stati Uniti povere quanto un Paese del Terzo Mondo. Il rapporto dipinge il cupo scenario di un pianeta dove i Paesi più poveri sono assai più poveri di 15 anni fa, a dispetto dei roboanti proclami elencati dalla Nazioni Unite nei cosiddetti “obiettivi del millennio”: dimezzare la povertà; ridurre di due terzi la mortalità infantile; fermare il contagio dell'Aids. Mentre alcune nazio-

ni stanno progredendo verso tali obiettivi in molti tra gli Stati più poveri le condizioni di vita si sono aggravate e questo, contro ogni pronostico, è successo anche negli Usa. Il documento è un pungente atto d'accusa della politica, nazionale ed estera, degli Stati Uniti contro la povertà, accusati di perseguire una strategia militare ipertrofica e una strategia per lo sviluppo umano inconsistente. L'indicatore più significativo è dato dal tasso di mortalità infantile. Fino al 2000 gli Usa hanno assistito ad una sua progressiva diminuzione, ma da allora il trend si è invertito, ed il tasso è aumentato anziché diminuire, raggiungendo il livello di quello di Paesi come la Malesia. Inoltre, pesanti disuguaglianze gravano sui nuovi nati della società americana. I bambini di colore hanno infatti il doppio di probabilità dei bianchi di morire prima del compimento del primo anno di vita. Sebbene per la sanità gli Usa spendano pro-capite il doppio di altri Paesi sviluppati, la spesa sanitaria è enormemente sbilanciata a favore dei bianchi. Altri dati contenuti nelle accuse dell'Onu che evidenziano forti disuguaglianze sociali sono: la probabilità doppia di

una madre di colore di far nascere un figlio sottopeso, rispetto ad una madre bianca; la mancanza di servizi sociali e assistenza medica per una persona ogni sei; infine, l'aumento del 20 per cento della povertà infantile. Negli Stati Uniti sono 43,6 milioni le persone senza assistenza sanitaria, pari al 15,2% della popolazione. Di questi circa 8,5 milioni sono bambini e adolescenti. Gli Stati Uniti sono il paese occidentale con il più alto numero di poveri, ed essendo anche la prima potenza mondiale, questo dato, nella sua crudezza, apre la porta ad una riflessione sul rapporto tra economia di mercato e stato sociale, che negli USA, notoriamente, vede la prima prevalere sul secondo. I tassi di povertà riflettono anche un elemento di discriminazione etnica (sono più alti per la popolazione afro-americana e per quella di origine ispanica e asiatica) e colpiscono ben il 17,6% della popolazione con meno di 18 anni. A questi dati va aggiunto un altro elemento importante che è il numero di persone che si trova appena sopra la linea di povertà. Sono 12,5 milioni le persone che superano di poco la linea di povertà e sono definite come “near poor”, cioè quasi po-

veri. Sono persone che vivono in famiglie generalmente monoreddito, per le quali un evento critico (un divorzio, una malattia, un infortunio) può determinare un rapido peggioramento delle condizioni di vita. Se sommiamo le persone economicamente povere con quelle vulnerabili arriviamo ad una stima di 48,4 milioni di persone che versano in precarie condizioni economiche. Nonostante le grandi promesse elettorali e il grande clamore internazionale l’amministrazione Obama ha visto bocciato il piano di estensione dell’assistenza sanitaria ad una parte della popolazione più povera. Benché non si trattasse di un vero e proprio sistema sanitario nazionale come lo conosciamo in Europa, ma di una modesta assistenza sanitaria pubblica di pura emergenza e marginalità le lobby farmaceutiche non hanno impedito l’approvazione ribaltando i risultati delle prime votazioni del Congresso. Se ciò non bastasse proprio negli ultimi giorni del mese di gennaio 2010 lo stesso Congresso ha deliberato un forte taglio alla spesa pubblica che certamente colpirà i servizi sociali visto che, al contrario, l’impegno militare all’estero è persino stato incrementato dal “premio nobel per la pace… a futura memoria”.


la Vergogna

Il muro di TiJuana provoca almeno due morti al giorno, dal 1994 ad oggi infatti secondo l’American Civil Liberties Union le vittime circa 5600. Per Obama “non è una priorità della amministrazione USA” La barriera di separazione tra Stati Uniti e Messico, detta anche Muro messicano o Muro di Tijuana, è una barriera di sicurezza costruita dagli Stati Uniti lungo la frontiera con il Messico. Il suo nome ufficiale in Messico è quella di Muro della vergogna. Il suo obbiettivo è quello di impedire agli immigranti illegali, in particolar modo messicani e centroamericani, di oltrepassare il confine statunitense. La sua costruzione ha avuto inizio nel 1994, secondo l'ottica di un triplice progetto antimmigrazione: il progetto "Gatekeeper", conosciuto anche come "Operacion Guardian" in California, il progetto "Hold-the-Line" in Texas e il progetto "Safeguard" in Arizona. Secondo alcuni esperti queste operazioni sarebbero solo una manovra per convincere i cittadini statunitensi della sicurezza e impenetrabilità dei confini, mentre l'economia continuerebbe a beneficiare del continuo flusso di forza lavoro a basso costo in arrivo da oltre frontiera. La barriera è fatta di lamiera metallica sagomata, alta dai due ai quattro metri, e si snoda per chilometri lungo la frontiera tra Tijuana e San Diego. Il muro è dotato d’illuminazione ad altissima intensità, di una rete di sensori elettronici e di strumentazione per la visione notturna, connessi via radio alla polizia di frontiera statunitense, oltre ad un sistema di vigilanza permanente, effettuato con veicoli ed elicotteri armati. Il confine tra Sta-

ti Uniti e Messico, lungo 3,140 km, attraversa territori di diversa conformazione, aree urbane e deserti. La barriera è situata nelle sezioni urbane del confine, le aree che, in passato, hanno visto il maggior numero di attraversamenti clandestini. Il risultato immediato della costruzione della barriera è stato un numero sempre crescente di persone che hanno cercato di varcare illegalmente il confine, attraverso il Deserto di Sonora, o val-

icando il Monte Baboquivari, in Arizona. Questi migranti hanno dovuto percorrere circa 80 km di territorio inospitale prima di raggiungere la prima strada, nella riserva indiana Tohono O'odham. L’American Civil Liberties Union calcola che dal 1994 a oggi siano morti 5.600 clandestini e accusa il governo degli Usa di una sostanziale ipocrisia: la barriera e i controlli in sostanza servirebbero soprattutto da alibi, perché poi l’economia della

California e di altri Stati del Sud continua a dipendere dal lavoro sottopagato dei migranti che riescono ugualmente a passare. Le autorità americane dichiarano di avere respinto, nel solo 2005, più di 1 milione e 200 mila persone (più di 520 mila nel 2009). Il presidente del Messico Felipe Calderon, in occasione di un incontro con il Presidente Obama, avvenuto nell’agosto 2009, ha chiesto “il rispetto” da parte degli Stati Uniti “dei diritti

Il “welfare” all’americana Sussidi di 200 euro a termine per i disoccupati; “carte di credito” per i poveri da 400 euro con i quali fare la spesa per mangiare Contro la disoccupazione, attualmente al 10,2 per cento, gli Stati Uniti impiegano un ”cuscino temporaneo” costituito da sussidi governativi pari in media a 300 dollari al mese (poco più di 200 euro!) per la durata di 79 settimane, un’ancora di salvezza per chi, rimasto senza lavoro, deve mettere insieme il pranzo con la cena mentre cerca un altro impiego. Secondo quanto scrive il New York Times nella attuale situazione di gravissima recessione il sistema è saltato. Molti disoccupati infatti restano tali più del numero delle settimane in cui ricevono i sussidi, e secondo le stime del National Employment Law Project (NELP) entro il 2009 il

numero dei lavoratori disoccupati senza alcun reddito avrebbe raggiunto la cifra di un milione e mezzo. Attualmente i sussidi per la disoccupazione vengono erogati a 9 milioni di persone. A causa dell’attuale emergenza la durata dei sussidi è già stata prolungata dal Congresso, ma di fronte alla prospettiva di milioni di persone indifese contro povertà appare inevitabile un prolungamento del periodo di erogazione del sussidio, specialmente in Stati dove i senza lavoro stanno raggiungendo percentuali drammatiche, come in Michigan, dove sono il 15,2 per cento. Il termometro più concreto di come l’economia in crisi stia

mettendo sul lastrico le famiglie americane è l’amaro successo dello Snap. Per la gente e i giornali si chiamano sempre “food stamps”, buoni federali per l’acquisto di cibo, ma il governo Bush un anno fa decise di chiamare il piano di assistenza federale per bisognosi Supplemental Nutrition Assistance Program. Stamps o Snaps che siano, queste tesserine caricate elettronicamente sono la versione del nuovo millennio delle tessere sanitarie di guerra introdotte da Franklin Delano Roosevelt dal 1939 al 1943, poi riesumate da Lyndon Johnson con la sua Great Society negli Anni 60. In disgrazia nell’America reaganiana, quando chi li utilizzava pas-

umani e del lavoro degli immigrati” messicani e dei loro familiari negli Stati Uniti. L’Ambasciatore USA in Messico ha replicato che la questione “non è nelle priorità” della “nuova” amministrazione Obama. Il 9 novembre 2009, durante la celebrazione del ventennale dell’abbattimento del “Muro di Berlino”, il Presidente Obama, non potendo intervenire di persona, ha inviato un video messaggio proiettato sui maxischermi

della Porta di Bradeburgo nel quale ha esaltato la caduta del Muro che “ci ricorda come il destino é determinato da quello che fanno i popoli”, e come “nonostante la violenza e la repressione i tedeschi dell'Est hanno vinto perché credevano che il mondo poteva cambiare”. I tedeschi, non i messicani! La cosa peggiore è che a festeggiare con Obama in video e con la Clinton di persona c’erano anche molti ex comunisti di casa nostra.

sava per un pigro che non aveva voglia di lavorare, hanno ripreso vita sotto Clinton e anche sotto il conservatore “compassionevole” George Bush. Ora, con Obama e la disoccupazione al 10,2 per cento associata al record di ex proprietari che hanno perso la casa, i buoni «nutrizionali» sono tornati in auge. Sempre più richiesti, e sempre meno bollati come una vergogna personale, tanto larga è diventata la loro diffusione. Gli aventi diritto sono i nuclei familiari con reddito inferiore al 130 per cento del livello di povertà fissato dal governo: una famiglia di quattro persone in questa condizione ottiene una somma mensile di 500-580 dollari (circa 400 euro). Le cifre variano perché possono essere combinate con altri piani di welfare, come gli aiuti ai minori e ai ricoveri di emergenza. Il numero di chi riceve i food stamps ha fatto un balzo di nove milioni

dal dicembre 2007, mese ufficiale di avvio della recessione, arrivando a 36,5 milioni. Un americano su otto va ora al supermercato con la “carta di credito” firmata dal governo e si calcola che, nelle case, un bambino su quattro benefici del sussidio. Le statistiche del fenomeno, rilevato da un’inchiesta del New York Times su base nazionale, illustrano un ricorso squilibrato su base etnica ai food stamps: li chiede il 12,5 per cento degli americani, che però sono per l’8 per cento bianchi, il 28 per cento neri, il 15 per cento latinos. Non tutti i bisognosi però hanno fatto domanda: si calcola che solo i due terzi degli aventi diritto l’abbia fatta e dunque ci siano almeno altri 15-16 milioni di persone che hanno titolo. Il Missouri ha il record nazionale di aventi diritto: in 21 contee dello Stato un bambino su due mangia grazie ai buoni.

III


Spionaggio, intimidazioni e minacce di licenziamenti vengono usati per impedire la formazione di sindacali aziendali

«Negli USA la condotta antisindacale è legale» Un dirigente può arrivare a guadagnare fino a 500 volte lo stipendio medio di un dipendente comune Legislazioni deboli e impunità diffusa per gli abusi, sistematiche campagne di disinformazione e d'intimidazione: sono questi i principali fattori che hanno permesso alle grandi aziende americane di sviluppare, in particolare nell'ultima decade, pratiche antisindacali sofisticate capaci di minare l'unità e la forza dei lavoratori. Il fatto che i sindacati coprano, attualmente, il 12,4% della forza lavoro negli Usa non è dunque fatto casuale ma è la logica conseguenza di un sistema che, soprattutto nel settore privato, impedisce ai lavoratori di aderire ai sindacati. Il gruppo di ricerca sul mondo del lavoro presso la scuola di relazioni industriali dell'Univesità di Cornell ha denunciato l'intensificazione dell'ostilità da parte delle aziende nei confronti delle organizzazioni sindacali. Lo studio, diffuso dall'Epi (Economic Policy Institu-

te) e dal Fondo Americano per i diritti all'educazione del lavoro, analizza una serie di problemi esplosi in tutta la loro gravità durante la compiacente amministrazione Bush. La ricerca dimostra come i lavoratori del settore privato, negli Usa, siano sottoposti a una serie di pressioni che ne impediscono l'associazione: “I datori di lavoro - si spiega nel rapporto - stanno usando un arsenale di tattiche legali e non legali per interferire con i piani dei dipendenti che vogliono organizzarsi; tutto ciò avviene, ovviamente, in un quadro di totale impunità”. Lo studio, che si basa sui documenti del National Labor Relations Board (NLRB), fa riferimento a rapporti redatti dalle stesse compagnie, a interviste realizzate con i lavoratori e a investigazioni indipendenti su pratiche di intimidazione. I risultati sono allarmanti: il 63% delle aziende ingag-

gia degli addetti specializzati a investigare le predisposizioni sindacali dei singoli dipendenti attraverso colloqui obbligatori e personali. Gli stessi addetti, in molti casi, hanno anche la possibilità di organizzare delle vere e proprie sessioni antisindacali. Il 57% delle aziende, inoltre, minaccia i lavoratori paventando la chiusura delle fabbriche mentre il 47% minaccia i dipendenti con tagli di stipendio e benefit. Il numero dei datori di lavoro che usano più di dieci tattiche di coercizione è, infine, duplicato negli ultimi anni. E' interessante notare come, in generale, le compagnie si affidino a tattiche sempre più aggressive, che prevedono tagli e licenziamenti, piuttosto che promettere premi, incentivi, o anche “regali” per non aderire ai sindacati. Le aziende insomma si trasformano nel vero Grande Fratello dei lavoratori spiando-

Andrea Sacco e Bartolomeo Vanzetti - Due emigrati italiani degli anni venti giustiziati sulla sedia elettrica il 23 Agosto 1927 con laccusa di essere stati autori di una rapina a South Baintree in cui morirono due persone. Dallaccusa vennero scagionati nel 1977 dal governatore del Massachusettes che riconobbe ufficialmente gli errori commessi nel processo e riabilitò completamente la memoria dei nostri compatrioti, la cui unica colpa era stata quella di aver partecipato come protagonisti a degli scioperi per chiedere migliori condizioni lavorative e salari più alti (Sacco fu precedentemente arrestato nel 1916 proprio con laccusa di propaganda politica).

ne i comportamenti e influenzandone le azioni. E’ stato accertato un clima di opposizione antisindacale fatto d'interrogatori e di sorveglianza, di minacce e di abusi con il fine di convincere gli impiegati che aderire a un sindacato è rischioso. Si calcola che negli Stati Uniti ci siano almeno 30.000 azioni illegali da parte delle compagnie ogni anno nei confronti dei propri dipendenti. Ma è da sottolineare che la maggior parte delle azioni

Diritto di associazione sindacale Ancora oggi un “sogno” per milioni di lavoratori americani “Lo sciopero” - dipinto di Robert Koheler pubblicato il 1° maggio 1886

IV

L' “Employee Free Choice Act” è una proposta di legge sulla libertà sindacale negli Stati Uniti elaborata dalle Organizzazioni Sindacali americane, che l'hanno presentata nel 2007 e che oggi, nonostante le promesse elettorali di Obama, ha ben poche possibilità di essere accolta dal Congresso americano nel marasma della crisi economica in corso. L'obiettivo del disegno di legge era quello di "istituire un sistema più semplice per permettere ai lavoratori di costituire orga-

nizzazioni sindacali, di aderirvi e di svolgere attività sindacale; ... per attivare obbligatoriamente provvedimenti contro le condotte anti sindacali che si verificano durante gli sforzi organizzativi; ..... per permettere ai dipendenti di decidere liberamente se vogliono sindacalizzarsi e negoziare salari equi, tutele e condizioni di lavoro, senza il timore di minacce, molestie, punizioni e paura di perdere i loro mezzi di sussistenza". La legislazione americana

attualmente in vigore prevede una procedura molto complessa che passa attraverso le elezioni tra i lavoratori affinché vi sia il riconoscimento della rappresentanza sindacale e quindi del diritto alla contrattazione collettiva che si sviluppa a livello di singolo luogo di lavoro. Il meccanismo funziona così: per attivare il processo, un lavoratore chiede la "blank card" a un'Organizzazione sindacale; questa card (adesione sindacale) deve essere firmata dai suoi colleghi/e; quando almeno il

30% della forza lavoro presente in azienda (inteso come luogo di lavoro) ha firmato la card, il datore di lavoro può decidere di riconoscere il sindacato in azienda o indire elezioni a scrutinio segreto chiedendo ai lavoratori se vogliono sindacalizzarsi. Nella pratica, il processo di riconoscimento del sindacato avviene solo quando il 50% + 1 dei lavoratori firma l'adesione sindacale. Se il datore di lavoro indi-

antisindacali sia perfettamente legale. Negli ultimi trent'anni, l'ineguaglianza fra i profitti delle aziende e i guadagni dei lavoratori è cresciuta minando il potere di acquisto delle persone. L’economia americana infatti ha puntato tutto sull'aumento della produttività mettendo in secondo piano la capacità dei lavoratori di beneficiare a livello salariale delle migliori performance industriali. Un dato estremamente elo-

quente emerge dall’enorme divario, in fortissimo aumento, tra i salari dei dipendenti comuni ed i dirigenti di alto livello, divario che ha raggiunto negli ultimi anni quota 500 a 1. La stampa ha riportato il paragone emblematico di un dirigente della Walt Disney che percepisce un reddito di 9.000 (novemila) volte superiore alla retribuzione di una sarta messicana che cuce i vestiti delle bambole dei personaggi della stessa Walt Disney

ce le elezioni e la maggioranza dei lavoratori si esprime a favore (50%+1), la legge prevede una procedura che certifica che quel sindacato - in quel luogo di lavoro - è riconosciuto ed è il soggetto titolato ad avviare la contrattazione collettiva. Nella pratica indire le elezioni tra i lavoratori non è un processo semplice, a causa dell'opposizione delle aziende che fanno di tutto per ostacolarle: spesso addirittura il clima è ostile, caratterizzato da intimidazioni, paure e ritorsioni da parte dei datori di lavoro, al punto tale che le OOSS americane sostengono che le elezioni siano uno strumento anti democratico. Infatti la legislazione prevede che le imprese possano licenziare i lavoratori nella fase di sindacalizzazione e possono mettere in campo ogni azione che ritengono opportuna per ostacolare l'iscrizione al sindacato, prima e durante le elezioni. Anche quando le elezioni sanciscono il consenso, le aziende possono contestare i risultati e invalidare i voti e quindi ritardare per anni non solo il riconoscimento sindacale ma soprattutto l'avvio deiconfronti sindacali. Spesso queste controversie finiscono al Tribunale del Lavoro, con feroci battaglie legali che richiedono anche un grande esborso economico da parte dei lavoratori e dei Sindacati che hanno indetto le elezioni. L'ultima versione della proposta dell'Employee

Free Choice Act prevede che: le elezioni non si svolgeranno, se la maggior parte dei lavoratori firma l'adesione sindacale; il diritto a indire elezioni a scrutinio segreto viene riconosciuto ai dipendenti, nel caso in cui l'adesione al sindacato è firmata da una minoranza dei lavoratori e non dalla maggioranza; al datore di lavoro non viene più riconosciuta la possibilità di indire elezioni a scrutinio segreto; abolisce la complessa procedura di certificazione della rappresentanza sindacale e del diritto alla contrattazione collettiva; vengono stabilite sanzioni nel caso in cui il datore di lavoro pratica condotte anti-sindacali quando i lavoratori si stanno sindacalizzando attraverso la firma della card; sono previste procedure di conciliazione e arbitrato per la risoluzione delle controversie (senza dover più ricorrere al tribunale del lavoro). Quand’anche dovesse approdare al Congresso molto probabilmente il testo attuale della bozza di legge non sarà votato nella sua forma attuale a causa dell'opposizione dei Senatori Repubblicani e dei Democratici più conservatori. Infatti, anche se sono solo 40 i senatori repubblicani, i sostenitori del Free Choice Act non hanno ad oggi i 60 voti al Senato necessari affinché la legge venga approvata. Lo Statuto dei Lavoratori, ma persino la “famigerata Legge Biagi” sono solo un “sogno” nei democratici Stati Uniti.

Ins e r t o a c ur a di Sa ndr o R idolf i


Inserto "Giù all'Ovest" - Febbraio 2010