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supplemento al numero 8 - Anno II - agosto 2010 di Piazza del Grano - www.piazzadelgrano.org

settembre

Santiago del Cile, 11 settembre 1973, bombardamento del palazzo presidenziale de La Moneda

Lavoratori del Cile: vi parla il presidente della Repubblica. Le notizie che abbiamo fino a questo momento ci rivelano l’esistenza di una insurrezione della Marina nella Provincia di Valparaiso... Abbiate la sicurezza che il Presidente resterà nel Palazzo de La Moneda difendendo il Governo dei Lavoratori... Sicuramente questa sarà l’ultima opportunità in cui posso rivolgermi a voi. La Forza Aerea ha bombardato le antenne di Radio Magallanes… Di fronte a questi fatti non mi resta che dire ai lavoratori: Non rinuncerò! Trovandomi in questa tappa della storia, pagherò con la vita la lealtà al popolo. E vi dico con certezza che il seme affidato alla coscienza degna di migliaia di Cileni, non potrà essere estirpato completamente. Hanno la forza, potranno sottometterci, ma i processi sociali non si fermano né con il crimine né con la forza. La storia è nostra e la fanno i popoli. Lavoratori della mia Patria: voglio

ringraziarvi per la lealtà che avete sempre avuto, per la fiducia che avete sempre riservato ad un uomo che fu solo interprete di un grande desiderio di giustizia, che giurò di rispettare la Costituzione e la Legge, e cosi fece. In questo momento conclusivo, l’ultimo in cui posso rivolgermi a voi, voglio che traiate insegnamento dalla lezione: il capitale straniero, l’imperialismo, uniti alla reazione… con aiuto straniero, di riconquistare il potere per continuare a difendere i loro profitti e i loro privilegi. Mi rivolgo a voi, soprattutto alla modesta donna della nostra terra, alla contadina che credette in noi, alla madre che seppe della nostra preoccupazione per i bambini… Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che cantarono e si abbandonarono all’allegria e allo spirito di lotta. Mi rivolgo all’uomo del Cile, all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo ha fatto la sua comparsa già da qualche tempo; negli attentati terroristi, facendo saltare i ponti, tagliando le

linee ferroviarie, distruggendo gli oleodotti e i gasdotti, nel silenzio di coloro che avevano l’obbligo di procedere… Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi. Il popolo non deve farsi annientare, né crivellare, ma non può nemmeno umiliarsi. Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore. Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e sono certo che il mio sacrificio non sarà invano, sono certo che, almeno, sarà una lezione morale che castigherà la fellonia, la codardia e il tradimento. Salvador Allende I


Pablo Neruda, il poeta comunista che ha cantato la speranza della libertà

Pablo Neruda con Salvador Allende Pablo Neruda viene considerato una delle più importanti figure della letteratura latino americana contemporanea. Il suo vero nome era Neftalí Reyes Basoalto, usava l'appellativo d'arte Pablo Neruda (dallo scrittore e poeta ceco Jan Neruda) che in seguito gli fu riconosciuto anche a livello legale. Nel 1971 È stato insignito del Premio Nobel per la letteratura. L'abbraccio delle idee comuniste nacque durante la sua permanenza in Spagna dove visse il colpo di stato fascista di Franco. Divenne amico del poeta Federico Lorca, barbaramente assassinato dai fascisti, combattè per la Repubblica e, dopo la vittoria del fascismo, si occupò

della evacuazione dalla Spagna di migliaia di oppositori. Tornato in Cile nel 1945 venne eletto senatore in seno al partito comunista. Nel 1948 nel corso di una seduta del Senato accusò il governo democristiano della violenta repressione di uno sciopero dei minatori del rame, pronunciando il discorso, chiamato in seguito "Yo acuso", in cui lesse all'assemblea l'elenco dei minatori tenuti prigionieri. La reazione dell’allora presidente Vileda fu l'emanazione di un ordine d'arresto contro Neruda, che fu costretto di nuovo all’esilio, mentre il partito comunista cileno veniva messo fuori legge e suoi iscritti dichiarati decaduti dal parlamento. Riuscì a fuggire grazie all’aiuto di Miguel Ángel Asturias, allora diplomatico del Guatemala, e di Pablo Picasso che gli consentì di raggiungere Parigi. Nel 1952, Neruda visse per un periodo in Italia nell’isola di Capri e poi di Ischia (la vicenda è stata narrata nel film di Troisi “Il postino”). Neruda tornò in Cile nell’agosto del 1952, dopo la caduta del presidente Vileda e il ripristino della legalità e lì riprese nel suo impegno politico, prendendo posizione contro gli Stati Uniti durante la crisi dei missili di Cuba e per la guerra del Vietnam. Nel 1970, Neruda fu indicato

come uno dei candidati alla carica di presidente della repubblica cilena, ma si ritirò dalla competizione elettorale appoggiando Allende e aiutandolo a divenire il primo presidente socialista democraticamente eletto in Cile. Per circa due anni e mezzo riprese allora la carriera diplomatica presso la sede di Parigi, che dovette però lasciare per motivi di salute. Il 21 ottobre 1971, ottenne, terzo scrittore dell'America Latina dopo Gabriela Mistral nel 1945 e Miguel Ángel Asturias nel 1967, il Premio Nobel per la letteratura. Al suo primo ritorno in patria, l'anno successivo, venne trionfalmente accolto in una grande manifestazione presso lo stadio di Santiago. Prima di morire assistette al disfacimento del primo governo democratico cileno e al colpo di stato del generale Augusto Pinochet dell'11 settembre, nonché alla morte del presidente Allende, suo amico personale. Insediatasi la dittatura, i militari cominciarono a vessarlo con perquisizioni ordinate dal generale golpista; durante una di queste, Neruda avrebbe detto ai militari «Guardatevi in giro, c'è una sola forma di pericolo per voi qui: la poesia». Mentre attendeva di poter espatriare in Messico, il poeta morì il 23 settembre 1973, assassinato nella clinica santa Maria a Santiago.

Presidente dei Lavoratori

La scuola del terrorismo, dal sud America, all’Iraq e all’Afghanistan

Pinochet, il boia comprato da Nixon per uccidere la democrazia in Cile

II

Falliti i ripetuti tentativi di corrompere l’opposizione politica democristiana e liberale, bensì strenua avversaria del governo social-comunista ma troppo legata al rispetto dei principi della costituzione repubblicana per tradirli, liquidati i vertici storici dell’esercito anch’essi certamente ostili al nuovo governo social-comunista ma ancora rispettosi del principio di lealtà delle forze armate alle istituzioni legittime, gli USA trovarono nel generale Augusto Pinochet il boia che avrebbe assecondato i loro desideri, rovesciando con la forza delle armi il governo legittimo e sopprimendo i diritti costituzionali. A Pinochet, trovatosi al comando dell’esercito in seguito all’allontanamento del generale Pratt, amico e consigliere fidato del Presidente Allende (anch’egli poi ucciso in un attentato terroristico a Buenos Aires dove era riparato dopo il colpo di stato), venne affidato il compito di guidare una giunta militare temporanea che avrebbe dovuto governare il paese per il tempo necessario alla eliminazione fisica dei partiti socialista

e comunista e, quindi, restituire il potere a un governo civile. Pinochet, invece, grazie alla fedeltà dimostrata al padrone nord americano e alla ferocia con cui eliminò fisicamente, con torture e “sparizioni”, decine di migliaia di sostenitori del governo popolare, ebbe in premio dagli USA tutto il potere, che conservò per ben 17 anni. Per tutti questi anni in Cile venne soppressa ogni forma di libertà politica, sindacale e di opinione, mentre le grandi società nord americane tornarono in possesso di tutte le ricchezze del paese la cui economia, anche a causa dell’embargo commerciale e politico opposto da diversi paesi occidentali non anglosassoni, divenne una dipendenza organica di quella USA. Nel 1988, crescendo l’imbarazzo internazionale per l’amicizia degli USA con la dittatura cilena, Pinochet fu costretto a indire un referendum, cercando per tale via di legittimare il suo potere assoluto sotto la parvenza di un consenso popolare. L’esito fu diverso, nonostante l’assenza dei partiti socialista e comunista rimasti al bando, il referendum non passò e alle prime elezioni democratiche del 1990 al potere tornarono i “vecchi” governanti democristiani. Pinochet tuttavia si assicurò per ancora otto anni la carica di comandante dell’esercito e poi quella di senatore a vita per godere dell’immunità par-

lamentare. I tempi stavano però cambiando in tutto il mondo e nel 1998 sembrò profilarsi una “resa dei conti” per il criminale cileno. Era stata appena firmata la “Convenzione internazionale contro la tortura” e il giudice spagnolo Baltasar Garzon, che indagava sulla “operazione condor”, il patto tra le dittature sud americane e gli USA per la repressione terroristica delle opposizioni democratiche nel continente sudamericano, spiccò un mandato di cattura internazionale contro il dittatore cileno che allora si trovava in Inghilterra. Pinochet fu posto agli arresti domiciliari e vi restò per circa cinque anni mentre il parlamento inglese dibatteva sulla richiesta della sua estradizione in Spagna. La richiesta non venne accolta per il debito di riconoscenza che l’Inghilterra aveva con Pinochet per l’appoggio logistico offerto in occasione della guerra delle Falkland. Tornato libero in Cile Pinochet fu di nuovo inquisito dalla magistratura del proprio paese in forza di un rapporto di indagine che aveva accertato circa 35.000 casi di tortura nei primi anni della dittatura. Neppure la magistratura cilena riuscì però a processare il dittatore protetto dall’immunità parlamentare che il Parlamento non consentì mai a revocare. Pinochet è morto all’età di 91 anni nella sua casa a Santiago del Cile senza avere mai risposto dei suoi crimini e scontato un solo giorno di carcere. Non ha avuto il funerale di Stato, ma gli sono stati resi comunque gli onori militari.

A Fort Benning, in Georgia, è aperta dal 1946 la "Scuola delle Americhe" (SOA) che ha "laureato" un grande numero di terroristi, torturatori e dittatori. Da sessantacinque anni la SOA addestra terroristi le cui vittime superano di molto quelle dell'attacco a New York, delle bombe alle ambasciate e delle altre atrocità attribuite, a ragione o a torto, ad al-Qaeda. Tra i suoi "laureati" vi sono molti dei torturatori, omicidi di massa, dittatori e terroristi di stato più famosi del continente sudamericano, come dimostrano centinaia di pagine di documentazione compilate dal gruppo di pressione Soa Watch. Alla Scuola delle Americhe ha studiato il 40% dei ministri che hanno preso parte ai regimi genocidi di Lucas Garcia, Rios Montt e Mejia Victores. Nel 1993 la commissione Onu per la verità sul Salvador ha dato un nome agli ufficiali dell'esercito che hanno commesso le peggiori atrocità della guerra civile. Due terzi di loro erano stati addestrati alla Scuola delle Americhe. Tra loro vi erano gli uomini che hanno ucciso l'arcivescovo Oscar Romero e 19 dei 26 soldati che uccisero i padri gesuiti nel 1989. In Cile, la polizia segreta di Augusto Pinochet e i suoi tre principali campi di concentramento erano diretti da uomini addestrati alla Scuola delle Americhe. I dittatori argentini Roberto Viola e Leopoldo Galtieri, i panamensi Manuel Noriega e Omar Torrijos, il peruviano Juan Velasco Alvarado e l'equadoregno Guillermo Rodriguez, si sono tutti avvalsi dell'addestramento ricevuto in

questa scuola. Altrettanto hanno fatto i capi dello squadrone della morte "Grupo Colina" nel Perù di Fujimori,. Nel 1999 il rapporto del Dipartimento di stato americano sui diritti umani cita due uomini, addestrati in questa scuola, come gli assassini del commissario di pace Alex Lopera. L'Fbi definisce il terrorismo come "atti violenti... miranti a intimidire o a coartare la popolazione civile, a influenzare la politica di un governo, o a interferire nella condotta di un governo", una definizione che descrive precisamente le

“Importante non è vincere, ma partecipare” e quindi... impianti sportivi miliardari, ingaggi di campioni milionari, uso sfrenato di sostanze chimiche, corruzione. Lo sport unisce i popoli, stimola la solidarietà e combatte il razzismo e quindi Zidan arabo, Balotelli negro, ecc. ecc. Ma la cosa più vergognosa di uno sport, divenuto impresa economica e spettacolo da circo, è l’ansia di vittoria che supera ogni sentimento etico. Nel 1976 la squadra italiana di tennis disponeva, per la prima volta, di fuori classe in grado di competere con i mostri sacri USA, Australiani, Svedesi e

quindi di aspirare concretamente alla vittoria del massimo trofeo mondiale: la Coppa Davis. Nel suo girone la squadra italiana riuscì a battere tutti i più forti avversari e a qualificarsi per la finale con il vincitore dell’altro girone. Nell’altro girone la storia era però stata assai diversa: in finale era infatti giunta la modestissima squadra cilena in virtù del fatto che molte delle assai più forti squadre avversarie si erano rifiutate di incontrare la squadra del paese del dittatore Pinochet salito al potere tre anni prima con un colpo di stato sanguinosissimo.

attività della Soa. Le prove che collegano questa scuola alle atrocità che ancora avvengono in America Latina sono più schiaccianti delle prove che collegano i campi di addestramento di al-Qaeda all'attacco di New York. Nel 1996 il governo Usa è stato costretto a rendere pubblici sette dei manuali di addestramento della scuola. Tra gli altri consigli per i terroristi, essi raccomandavano il ricatto, la tortura, l'esecuzione e l'arresto dei parenti dei testimoni. I manuali sugli interrogatori a lungo usati dalla SOA furono resi pubblici dall’Archivio della Sicurezza Nazionale e pubblicati sul sito web dopo

che furono declassificati secondo il Freedom Information Act. Quei manuali descrivevano tecniche coercitive esattamente corrispondenti a quelle utilizzate con i detenuti ad Abu Ghraib. Le tecniche di tortura di Abu Ghraib sono state testate dai diplomati alla SOA. Come ha scritto il dottor Miles Schuman, un medico del Centro canadese per le Vittime delle Torture: “Il cappuccio nero che copre i volti dei prigionieri nudi ad Abu Ghraib era noto nelle camera delle torture guatemalteche e salvadoregne come la “capuchi”. Il letto metallico sul quale i detenuti, denudati e incappucciati, venivano legati in una posizione da crocifissione era la “cama” usata con i prigionieri cileni sotto il regime di Pinochet. Gli elettrodi venivano attaccati alle braccia, alle gambe e ai genitali, così come sono stati attaccati ai detenuti iracheni, poi messi su un box e minacciati con scosse elettriche se cadevano. Gli uomini iracheni venivano legati, nudi, a gattoni sul pavimento e tenuti a guinzaglio da una giovane recluta americana sorridente nello stesso modo già utilizzato degli aguzzini del dittatore americano John Claude (Baby Doc) Duvalier”. Grazie anche alla campagna condotta da Soa Watch, molti membri del Congresso americano hanno cercato di far chiudere la scuola. Sono stati sconfitti per dieci voti. Affermava Mark Twain “non esiste nessuna, differente, classe criminale americana, tranne che il Congresso”.

<<Non vedo alcuna ragione per cui ad un paese dovrebbe essere permesso di diventare marxista soltanto perché il suo popolo è irresponsabile. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni pos1976, Coppa Davis all’Italia sano essere lasciati a decidere da soli>> (Henry Kissinger) Una vergogna da non dimenticare

Per comprendere l’importanza storica della breve esperienza del governo popolare in Cile negli anni ’70, e con essa la violenza della ingerenza del governo degli USA nel così detto “giardino di casa” (l’intero continente centro-sud americano), occorre ricordare che in Cile, diversamente dagli altri Stati del centro e sud America, non c’erano mai state dittature militari. Pur afflitto dalla diffusa povertà e diseguaglianza tipica del terzo mondo ed economicamente dominato dalle multinazionali americane che possedevano tutte le risorse naturali del paese e ne controllavano il sistema finanziario col ricatto di un elevatissimo debito estero, il Cile aveva vissuto una condizione di formale democrazia elettorale, con l’esercito in posizione neutrale ed estranea alla vita politica. In Cile, governato sino a prima dell’elezione di Allende da una coalizione democristiana-liberale, esisteva il partito socialista marxista, di cui Allende era stato fondatore 1933, de-

putato, senatore e persino ministro della sanità in un governo di coalizione già nel 1943. Esisteva anche un partito comunista legato all’Unione Sovietica, di volta in volta nel tempo legittimato o represso, al quale aderiva la cosi detta “intellighenzia” cilena, tra cui Pablo Neruda, senatore e per alcuni anni anche ambasciatore. Il Cile godeva, in sostanza, di un’autonomia democratica tollerata dagli USA, almeno sino al 1970 quando, scaduto il secondo mandato del Presidente della Repubblica, il democristiano Eduardo Frei, le elezioni del 1970 furono vinte dalla coalizione di Unità Popolare formata dai socialisti e dai comunisti, che portò alla massima carica dello Stato il primo Presidente marxista del sud America. A trenta anni dal colpo di stato che ha istaurato la lunghissima dittatura militare di Augusto Pinochet, l’apertura degli archivi della Cia ha rivelato l’enorme ingerenza del governo USA (presidente Richard Nixon e consigliere plenipoten-

ziario Herny Kissinger) che investì decine di milioni di dollari per sostenere formazioni terroristiche con il compito di destabilizzare il governo popolare e infine di corrompere l’esercito inducendolo a un colpo di stato in verità (stando almeno alle memorie dello stesso dittatore Pinochet) lungamente resistito. Eletto alla carca di Presidente della Repubblica e capo del governo (il Cile era una repubblica di tipo presidenziale analoga agli USA) Allende avviò una politica di radicale cambiamento del sistema economico e sociale cileno: nazionalizzò le più importanti industrie minerarie ed energetiche espropriando le multinazionali nord americane, annullò (rifiutò di pagare) l’enorme debito estero e soprattutto avviò la riforma agraria smantellando il sistema latifondista, investì nel sociale e nell’istruzione popolare, ma anche, sul piano della politica estera, ruppe l’assedio politico-economico imposto dalla organizzazione degli Stati centro e

sud americani a Cuba, stabilendo forti legami di amicizia e di interscambio con l’isola caraibica. La riforma politica intrapresa da Allende produsse nell’immediato notevoli miglioramenti al sistema economico e sociale cileno, ma già dal secondo anno di governo iniziarono le “contromisure” reazionarie, come detto, finanziate e pilotate dagli USA che, oltre alla perdita di un pezzo del loro “giardino di casa”, temevano un effetto “domino” socialista e anti nord americano nell’intero subcontinente sud americano, costantemente attraversato da colpi di Stato militari e dove crescevano in diversi Stati movimenti guerriglieri. Negli anni 1972 e 1973 il Cile fu interessato di un notevole numero di attentati terroristici che colpirono le infrastrutture energetiche e dei trasporti, finendo col “mettere in ginocchio” un Paese morfologicamente caratterizzato da grandi problemi di collegamenti lungo la dorsale andina. Il colpo di stato che portò alla uccisione del Presiden-

te Allende e alla instaurazione della dittatura militare di Pinochet fu preceduto da almeno un paio di tentativi, compreso un assedio con mezzi blindati del palazzo presidenziale, che tuttavia nell’immediato abortirono a causa della resistenza dell’esercito e della stessa opposizione democristiana e liberale alla violazione delle regole costituzionali. Nel settembre del 1973, tuttavia, gli USA ruppero gli indugi e costrinsero (gli archivi Cia documentano: comprarono) lo stato maggiore dell’esercito a intervenire nella vita politica del paese. La mattina dell’11 settembre l’aviazione bombardò il palazzo presidenziale e le trasmittenti radio isolando il governo dal resto del Paese; poi l’assalto dell’esercito al palazzo dove Allende era coraggiosamente rimasto, rifiutando di mettersi in salvo e lì venne ucciso dai militari golpisti. Seguirono 17 anni di feroce dittatura militare, imprigionamenti, uccisioni e torture di decine di migliaia di so-

stenitori del governo di Unità Popolare, in prevalenza giovani e lavoratori, anche con attentati terroristici mortali ai fuoriusciti, tra quali lo stesso generale Ugo Pratt, predecessore di Pinochet, che aveva rifiutato di obbedire agli ordini USA. Molti governi occidentali non riconobbero mai la dittatura cilena, ma il forte appoggio degli USA e poi dell’Inghilterra della Thatcher, grata dell’appoggio logistico offertole dal Cile nella guerra delle Malvine/Falkland contro l’Argentina, consentì a Pinochet di governare per 17 anni e poi, perso il referendum per la legittimazione elettore della sua carica di Presidente della Repubblica, di godere comunque dell’immunità parlamentare (senatore e vita) e diplomatica sostanzialmente sino alla morte avvenuta all’età di 91 anni. Il Cile è oggi tornato alla democrazia parlamentare ma non sono ancora state risarcite le ferite della lunga dittatura e processati i colpevoli della efferata repressione.

Toccava ora all’Italia la scelta; non ci furono dubbi (o almeno dubbi reali a parte le solite ipocrisie di facciata) e la squadra italiana andò in Cile ad affrontare il debolissimo avversario che sconfisse, come si dice, “senza partita”. Gli incontri vennero giocati nello Estadio Nacional de Chile dove, solo tre anni prima, erano stati concentrati, torturati e ammazzati migliaia di giovani lavoratori e studenti cileni. Una vittoria facile contro un avversario schifato da tutti i paesi civili del mondo libero; una vergogna da non dimenticare. Eppure tre anni prima, nel torneo del 1973, per la prima volta era giunta in finale la squadra indiana. L’avversario quella volta era il Sud Africa, immeritatamente giunto anche lui in finale come il Cile in virtù del rifiuto di molti avversari di gareggiare con la quadra dello stato razzista dell’apartheid. La squadra indiana rifiutò il confronto e lasciò la Coppa Davis, la sola forse della sua storia tennistica, nelle mani dei sudafricani. Nella foto gli “eroi” del tennis italiano Barazzutti, Pietrangeli e Panatta.

III


Pablo Neruda, il poeta comunista che ha cantato la speranza della libertà

Pablo Neruda con Salvador Allende Pablo Neruda viene considerato una delle più importanti figure della letteratura latino americana contemporanea. Il suo vero nome era Neftalí Reyes Basoalto, usava l'appellativo d'arte Pablo Neruda (dallo scrittore e poeta ceco Jan Neruda) che in seguito gli fu riconosciuto anche a livello legale. Nel 1971 È stato insignito del Premio Nobel per la letteratura. L'abbraccio delle idee comuniste nacque durante la sua permanenza in Spagna dove visse il colpo di stato fascista di Franco. Divenne amico del poeta Federico Lorca, barbaramente assassinato dai fascisti, combattè per la Repubblica e, dopo la vittoria del fascismo, si occupò

della evacuazione dalla Spagna di migliaia di oppositori. Tornato in Cile nel 1945 venne eletto senatore in seno al partito comunista. Nel 1948 nel corso di una seduta del Senato accusò il governo democristiano della violenta repressione di uno sciopero dei minatori del rame, pronunciando il discorso, chiamato in seguito "Yo acuso", in cui lesse all'assemblea l'elenco dei minatori tenuti prigionieri. La reazione dell’allora presidente Vileda fu l'emanazione di un ordine d'arresto contro Neruda, che fu costretto di nuovo all’esilio, mentre il partito comunista cileno veniva messo fuori legge e suoi iscritti dichiarati decaduti dal parlamento. Riuscì a fuggire grazie all’aiuto di Miguel Ángel Asturias, allora diplomatico del Guatemala, e di Pablo Picasso che gli consentì di raggiungere Parigi. Nel 1952, Neruda visse per un periodo in Italia nell’isola di Capri e poi di Ischia (la vicenda è stata narrata nel film di Troisi “Il postino”). Neruda tornò in Cile nell’agosto del 1952, dopo la caduta del presidente Vileda e il ripristino della legalità e lì riprese nel suo impegno politico, prendendo posizione contro gli Stati Uniti durante la crisi dei missili di Cuba e per la guerra del Vietnam. Nel 1970, Neruda fu indicato

come uno dei candidati alla carica di presidente della repubblica cilena, ma si ritirò dalla competizione elettorale appoggiando Allende e aiutandolo a divenire il primo presidente socialista democraticamente eletto in Cile. Per circa due anni e mezzo riprese allora la carriera diplomatica presso la sede di Parigi, che dovette però lasciare per motivi di salute. Il 21 ottobre 1971, ottenne, terzo scrittore dell'America Latina dopo Gabriela Mistral nel 1945 e Miguel Ángel Asturias nel 1967, il Premio Nobel per la letteratura. Al suo primo ritorno in patria, l'anno successivo, venne trionfalmente accolto in una grande manifestazione presso lo stadio di Santiago. Prima di morire assistette al disfacimento del primo governo democratico cileno e al colpo di stato del generale Augusto Pinochet dell'11 settembre, nonché alla morte del presidente Allende, suo amico personale. Insediatasi la dittatura, i militari cominciarono a vessarlo con perquisizioni ordinate dal generale golpista; durante una di queste, Neruda avrebbe detto ai militari «Guardatevi in giro, c'è una sola forma di pericolo per voi qui: la poesia». Mentre attendeva di poter espatriare in Messico, il poeta morì il 23 settembre 1973, assassinato nella clinica santa Maria a Santiago.

Presidente dei Lavoratori

La scuola del terrorismo, dal sud America, all’Iraq e all’Afghanistan

Pinochet, il boia comprato da Nixon per uccidere la democrazia in Cile

II

Falliti i ripetuti tentativi di corrompere l’opposizione politica democristiana e liberale, bensì strenua avversaria del governo social-comunista ma troppo legata al rispetto dei principi della costituzione repubblicana per tradirli, liquidati i vertici storici dell’esercito anch’essi certamente ostili al nuovo governo social-comunista ma ancora rispettosi del principio di lealtà delle forze armate alle istituzioni legittime, gli USA trovarono nel generale Augusto Pinochet il boia che avrebbe assecondato i loro desideri, rovesciando con la forza delle armi il governo legittimo e sopprimendo i diritti costituzionali. A Pinochet, trovatosi al comando dell’esercito in seguito all’allontanamento del generale Pratt, amico e consigliere fidato del Presidente Allende (anch’egli poi ucciso in un attentato terroristico a Buenos Aires dove era riparato dopo il colpo di stato), venne affidato il compito di guidare una giunta militare temporanea che avrebbe dovuto governare il paese per il tempo necessario alla eliminazione fisica dei partiti socialista

e comunista e, quindi, restituire il potere a un governo civile. Pinochet, invece, grazie alla fedeltà dimostrata al padrone nord americano e alla ferocia con cui eliminò fisicamente, con torture e “sparizioni”, decine di migliaia di sostenitori del governo popolare, ebbe in premio dagli USA tutto il potere, che conservò per ben 17 anni. Per tutti questi anni in Cile venne soppressa ogni forma di libertà politica, sindacale e di opinione, mentre le grandi società nord americane tornarono in possesso di tutte le ricchezze del paese la cui economia, anche a causa dell’embargo commerciale e politico opposto da diversi paesi occidentali non anglosassoni, divenne una dipendenza organica di quella USA. Nel 1988, crescendo l’imbarazzo internazionale per l’amicizia degli USA con la dittatura cilena, Pinochet fu costretto a indire un referendum, cercando per tale via di legittimare il suo potere assoluto sotto la parvenza di un consenso popolare. L’esito fu diverso, nonostante l’assenza dei partiti socialista e comunista rimasti al bando, il referendum non passò e alle prime elezioni democratiche del 1990 al potere tornarono i “vecchi” governanti democristiani. Pinochet tuttavia si assicurò per ancora otto anni la carica di comandante dell’esercito e poi quella di senatore a vita per godere dell’immunità par-

lamentare. I tempi stavano però cambiando in tutto il mondo e nel 1998 sembrò profilarsi una “resa dei conti” per il criminale cileno. Era stata appena firmata la “Convenzione internazionale contro la tortura” e il giudice spagnolo Baltasar Garzon, che indagava sulla “operazione condor”, il patto tra le dittature sud americane e gli USA per la repressione terroristica delle opposizioni democratiche nel continente sudamericano, spiccò un mandato di cattura internazionale contro il dittatore cileno che allora si trovava in Inghilterra. Pinochet fu posto agli arresti domiciliari e vi restò per circa cinque anni mentre il parlamento inglese dibatteva sulla richiesta della sua estradizione in Spagna. La richiesta non venne accolta per il debito di riconoscenza che l’Inghilterra aveva con Pinochet per l’appoggio logistico offerto in occasione della guerra delle Falkland. Tornato libero in Cile Pinochet fu di nuovo inquisito dalla magistratura del proprio paese in forza di un rapporto di indagine che aveva accertato circa 35.000 casi di tortura nei primi anni della dittatura. Neppure la magistratura cilena riuscì però a processare il dittatore protetto dall’immunità parlamentare che il Parlamento non consentì mai a revocare. Pinochet è morto all’età di 91 anni nella sua casa a Santiago del Cile senza avere mai risposto dei suoi crimini e scontato un solo giorno di carcere. Non ha avuto il funerale di Stato, ma gli sono stati resi comunque gli onori militari.

A Fort Benning, in Georgia, è aperta dal 1946 la "Scuola delle Americhe" (SOA) che ha "laureato" un grande numero di terroristi, torturatori e dittatori. Da sessantacinque anni la SOA addestra terroristi le cui vittime superano di molto quelle dell'attacco a New York, delle bombe alle ambasciate e delle altre atrocità attribuite, a ragione o a torto, ad al-Qaeda. Tra i suoi "laureati" vi sono molti dei torturatori, omicidi di massa, dittatori e terroristi di stato più famosi del continente sudamericano, come dimostrano centinaia di pagine di documentazione compilate dal gruppo di pressione Soa Watch. Alla Scuola delle Americhe ha studiato il 40% dei ministri che hanno preso parte ai regimi genocidi di Lucas Garcia, Rios Montt e Mejia Victores. Nel 1993 la commissione Onu per la verità sul Salvador ha dato un nome agli ufficiali dell'esercito che hanno commesso le peggiori atrocità della guerra civile. Due terzi di loro erano stati addestrati alla Scuola delle Americhe. Tra loro vi erano gli uomini che hanno ucciso l'arcivescovo Oscar Romero e 19 dei 26 soldati che uccisero i padri gesuiti nel 1989. In Cile, la polizia segreta di Augusto Pinochet e i suoi tre principali campi di concentramento erano diretti da uomini addestrati alla Scuola delle Americhe. I dittatori argentini Roberto Viola e Leopoldo Galtieri, i panamensi Manuel Noriega e Omar Torrijos, il peruviano Juan Velasco Alvarado e l'equadoregno Guillermo Rodriguez, si sono tutti avvalsi dell'addestramento ricevuto in

questa scuola. Altrettanto hanno fatto i capi dello squadrone della morte "Grupo Colina" nel Perù di Fujimori,. Nel 1999 il rapporto del Dipartimento di stato americano sui diritti umani cita due uomini, addestrati in questa scuola, come gli assassini del commissario di pace Alex Lopera. L'Fbi definisce il terrorismo come "atti violenti... miranti a intimidire o a coartare la popolazione civile, a influenzare la politica di un governo, o a interferire nella condotta di un governo", una definizione che descrive precisamente le

“Importante non è vincere, ma partecipare” e quindi... impianti sportivi miliardari, ingaggi di campioni milionari, uso sfrenato di sostanze chimiche, corruzione. Lo sport unisce i popoli, stimola la solidarietà e combatte il razzismo e quindi Zidan arabo, Balotelli negro, ecc. ecc. Ma la cosa più vergognosa di uno sport, divenuto impresa economica e spettacolo da circo, è l’ansia di vittoria che supera ogni sentimento etico. Nel 1976 la squadra italiana di tennis disponeva, per la prima volta, di fuori classe in grado di competere con i mostri sacri USA, Australiani, Svedesi e

quindi di aspirare concretamente alla vittoria del massimo trofeo mondiale: la Coppa Davis. Nel suo girone la squadra italiana riuscì a battere tutti i più forti avversari e a qualificarsi per la finale con il vincitore dell’altro girone. Nell’altro girone la storia era però stata assai diversa: in finale era infatti giunta la modestissima squadra cilena in virtù del fatto che molte delle assai più forti squadre avversarie si erano rifiutate di incontrare la squadra del paese del dittatore Pinochet salito al potere tre anni prima con un colpo di stato sanguinosissimo.

attività della Soa. Le prove che collegano questa scuola alle atrocità che ancora avvengono in America Latina sono più schiaccianti delle prove che collegano i campi di addestramento di al-Qaeda all'attacco di New York. Nel 1996 il governo Usa è stato costretto a rendere pubblici sette dei manuali di addestramento della scuola. Tra gli altri consigli per i terroristi, essi raccomandavano il ricatto, la tortura, l'esecuzione e l'arresto dei parenti dei testimoni. I manuali sugli interrogatori a lungo usati dalla SOA furono resi pubblici dall’Archivio della Sicurezza Nazionale e pubblicati sul sito web dopo

che furono declassificati secondo il Freedom Information Act. Quei manuali descrivevano tecniche coercitive esattamente corrispondenti a quelle utilizzate con i detenuti ad Abu Ghraib. Le tecniche di tortura di Abu Ghraib sono state testate dai diplomati alla SOA. Come ha scritto il dottor Miles Schuman, un medico del Centro canadese per le Vittime delle Torture: “Il cappuccio nero che copre i volti dei prigionieri nudi ad Abu Ghraib era noto nelle camera delle torture guatemalteche e salvadoregne come la “capuchi”. Il letto metallico sul quale i detenuti, denudati e incappucciati, venivano legati in una posizione da crocifissione era la “cama” usata con i prigionieri cileni sotto il regime di Pinochet. Gli elettrodi venivano attaccati alle braccia, alle gambe e ai genitali, così come sono stati attaccati ai detenuti iracheni, poi messi su un box e minacciati con scosse elettriche se cadevano. Gli uomini iracheni venivano legati, nudi, a gattoni sul pavimento e tenuti a guinzaglio da una giovane recluta americana sorridente nello stesso modo già utilizzato degli aguzzini del dittatore americano John Claude (Baby Doc) Duvalier”. Grazie anche alla campagna condotta da Soa Watch, molti membri del Congresso americano hanno cercato di far chiudere la scuola. Sono stati sconfitti per dieci voti. Affermava Mark Twain “non esiste nessuna, differente, classe criminale americana, tranne che il Congresso”.

<<Non vedo alcuna ragione per cui ad un paese dovrebbe essere permesso di diventare marxista soltanto perché il suo popolo è irresponsabile. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni pos1976, Coppa Davis all’Italia sano essere lasciati a decidere da soli>> (Henry Kissinger) Una vergogna da non dimenticare

Per comprendere l’importanza storica della breve esperienza del governo popolare in Cile negli anni ’70, e con essa la violenza della ingerenza del governo degli USA nel così detto “giardino di casa” (l’intero continente centro-sud americano), occorre ricordare che in Cile, diversamente dagli altri Stati del centro e sud America, non c’erano mai state dittature militari. Pur afflitto dalla diffusa povertà e diseguaglianza tipica del terzo mondo ed economicamente dominato dalle multinazionali americane che possedevano tutte le risorse naturali del paese e ne controllavano il sistema finanziario col ricatto di un elevatissimo debito estero, il Cile aveva vissuto una condizione di formale democrazia elettorale, con l’esercito in posizione neutrale ed estranea alla vita politica. In Cile, governato sino a prima dell’elezione di Allende da una coalizione democristiana-liberale, esisteva il partito socialista marxista, di cui Allende era stato fondatore 1933, de-

putato, senatore e persino ministro della sanità in un governo di coalizione già nel 1943. Esisteva anche un partito comunista legato all’Unione Sovietica, di volta in volta nel tempo legittimato o represso, al quale aderiva la cosi detta “intellighenzia” cilena, tra cui Pablo Neruda, senatore e per alcuni anni anche ambasciatore. Il Cile godeva, in sostanza, di un’autonomia democratica tollerata dagli USA, almeno sino al 1970 quando, scaduto il secondo mandato del Presidente della Repubblica, il democristiano Eduardo Frei, le elezioni del 1970 furono vinte dalla coalizione di Unità Popolare formata dai socialisti e dai comunisti, che portò alla massima carica dello Stato il primo Presidente marxista del sud America. A trenta anni dal colpo di stato che ha istaurato la lunghissima dittatura militare di Augusto Pinochet, l’apertura degli archivi della Cia ha rivelato l’enorme ingerenza del governo USA (presidente Richard Nixon e consigliere plenipoten-

ziario Herny Kissinger) che investì decine di milioni di dollari per sostenere formazioni terroristiche con il compito di destabilizzare il governo popolare e infine di corrompere l’esercito inducendolo a un colpo di stato in verità (stando almeno alle memorie dello stesso dittatore Pinochet) lungamente resistito. Eletto alla carca di Presidente della Repubblica e capo del governo (il Cile era una repubblica di tipo presidenziale analoga agli USA) Allende avviò una politica di radicale cambiamento del sistema economico e sociale cileno: nazionalizzò le più importanti industrie minerarie ed energetiche espropriando le multinazionali nord americane, annullò (rifiutò di pagare) l’enorme debito estero e soprattutto avviò la riforma agraria smantellando il sistema latifondista, investì nel sociale e nell’istruzione popolare, ma anche, sul piano della politica estera, ruppe l’assedio politico-economico imposto dalla organizzazione degli Stati centro e

sud americani a Cuba, stabilendo forti legami di amicizia e di interscambio con l’isola caraibica. La riforma politica intrapresa da Allende produsse nell’immediato notevoli miglioramenti al sistema economico e sociale cileno, ma già dal secondo anno di governo iniziarono le “contromisure” reazionarie, come detto, finanziate e pilotate dagli USA che, oltre alla perdita di un pezzo del loro “giardino di casa”, temevano un effetto “domino” socialista e anti nord americano nell’intero subcontinente sud americano, costantemente attraversato da colpi di Stato militari e dove crescevano in diversi Stati movimenti guerriglieri. Negli anni 1972 e 1973 il Cile fu interessato di un notevole numero di attentati terroristici che colpirono le infrastrutture energetiche e dei trasporti, finendo col “mettere in ginocchio” un Paese morfologicamente caratterizzato da grandi problemi di collegamenti lungo la dorsale andina. Il colpo di stato che portò alla uccisione del Presiden-

te Allende e alla instaurazione della dittatura militare di Pinochet fu preceduto da almeno un paio di tentativi, compreso un assedio con mezzi blindati del palazzo presidenziale, che tuttavia nell’immediato abortirono a causa della resistenza dell’esercito e della stessa opposizione democristiana e liberale alla violazione delle regole costituzionali. Nel settembre del 1973, tuttavia, gli USA ruppero gli indugi e costrinsero (gli archivi Cia documentano: comprarono) lo stato maggiore dell’esercito a intervenire nella vita politica del paese. La mattina dell’11 settembre l’aviazione bombardò il palazzo presidenziale e le trasmittenti radio isolando il governo dal resto del Paese; poi l’assalto dell’esercito al palazzo dove Allende era coraggiosamente rimasto, rifiutando di mettersi in salvo e lì venne ucciso dai militari golpisti. Seguirono 17 anni di feroce dittatura militare, imprigionamenti, uccisioni e torture di decine di migliaia di so-

stenitori del governo di Unità Popolare, in prevalenza giovani e lavoratori, anche con attentati terroristici mortali ai fuoriusciti, tra quali lo stesso generale Ugo Pratt, predecessore di Pinochet, che aveva rifiutato di obbedire agli ordini USA. Molti governi occidentali non riconobbero mai la dittatura cilena, ma il forte appoggio degli USA e poi dell’Inghilterra della Thatcher, grata dell’appoggio logistico offertole dal Cile nella guerra delle Malvine/Falkland contro l’Argentina, consentì a Pinochet di governare per 17 anni e poi, perso il referendum per la legittimazione elettore della sua carica di Presidente della Repubblica, di godere comunque dell’immunità parlamentare (senatore e vita) e diplomatica sostanzialmente sino alla morte avvenuta all’età di 91 anni. Il Cile è oggi tornato alla democrazia parlamentare ma non sono ancora state risarcite le ferite della lunga dittatura e processati i colpevoli della efferata repressione.

Toccava ora all’Italia la scelta; non ci furono dubbi (o almeno dubbi reali a parte le solite ipocrisie di facciata) e la squadra italiana andò in Cile ad affrontare il debolissimo avversario che sconfisse, come si dice, “senza partita”. Gli incontri vennero giocati nello Estadio Nacional de Chile dove, solo tre anni prima, erano stati concentrati, torturati e ammazzati migliaia di giovani lavoratori e studenti cileni. Una vittoria facile contro un avversario schifato da tutti i paesi civili del mondo libero; una vergogna da non dimenticare. Eppure tre anni prima, nel torneo del 1973, per la prima volta era giunta in finale la squadra indiana. L’avversario quella volta era il Sud Africa, immeritatamente giunto anche lui in finale come il Cile in virtù del rifiuto di molti avversari di gareggiare con la quadra dello stato razzista dell’apartheid. La squadra indiana rifiutò il confronto e lasciò la Coppa Davis, la sola forse della sua storia tennistica, nelle mani dei sudafricani. Nella foto gli “eroi” del tennis italiano Barazzutti, Pietrangeli e Panatta.

III


“Qualsiasi governo, se sponsorizza fuorilegge e assassini di innocenti, diventa esso stesso fuorilegge e assassino” (G. W. Bush) Dopo oltre 6 anni di guerra senza motivo Dopo oltre 4 milioni di iracheni sfollati Dopo oltre 1.000.000 iracheni morti Dopo oltre 4.000 soldati americani morti Dopo oltre 3.000 miliardi di dollari spesi per il conflitto

Centro di detenzione e tortura USA di Abu Graib L’11 settembre 2001 due aerei passeggeri fuori rotta colpirono a distanza di pochi minuti i grattacieli del Word Trade Center, le torri gemelle di Manhattan, un terzo aereo – forse – cadde sul perimetro del Pentagono, un quarto aereo – forse – venne abbatto in volo prima dell’arrivo sul bersaglio. In seguito all’incendio provocato dagli aerei – forse – le torri collassarono e crollarono. I quattro velivoli passeggeri – forse – erano stati dirottati da terroristi suicidi islamici addestrati e inviati da Al Qaeda. Nel crollo delle torri gemelle – forse – morirono circa 3.000 persone, ma - forse – anzi sicuramente ne morirono molte di più; il numero non potrà mai essere accertato, c’erano infatti

gli “invisibili”, immigrati clandestini invisibili da vivi e inesistenti da morti perché il solo cercarli o almeno richiederne il corpo avrebbe significato l’arresto e l’espulsione dei familiari e degli amici. A distanza oramai di nove anni da quell’evento restano fortissimi dubbi praticamente su tutto: sorpresa (la Cia sapeva?), organizzazione (erano solo musulmani?), crollo (esplosioni controllate?), altri aerei (caddero davvero?) e, come detto, numero delle vittime (alti, altissimi livelli dirigenziali? Nazionalità religiosa?). Un fatto è però certo, quell’attentato, il primo in tutta la storia a penetrare nel cuore dell’Impero, cambiò radicalmente la strategia politica e militare

degli USA in tutto il mondo, a partire da quella interna agli stessi Stati Uniti. Con la approvazione del Patriot Act venne stabilito il principio secondo il quale la tutela della sicurezza nazionale, se ritenuta in pericolo, superava qualsiasi norma di diritto interno e internazionale. Sul piano internazionale ebbe inizio la strategia della “guerra preventiva” in forza della quale gli USA si riteneva autorizzati ad aggredire, invadere e distruggere qualsiasi paese venisse da loro, e a loro insindacabile giudizio, ritenuto connivente con potenziali terroristi, nonché, o conseguentemente, a catturare, imprigionare, torturare e, all’occorrenza, fare scomparire qualsiasi

essere umano venisse anche solo sospettato di complicità o di prossimità con organizzazioni terroristiche anti americane e questo in qualsiasi parte del mondo, al di sopra del rispetto dei diritti di sovranità di qualsiasi Stato, inclusi quelli occidentali. In questi nove anni dall’attentato alle torri gemelle i 3.000 morti americani di New York hanno germogliato da uno a due milioni di morti non americani negli altri paesi del mondo, una rappresaglia che annichilisce quella nazista. Ancora un aspetto delle conseguenze (e forse delle ragioni) di quell’evento va ricordato. Nel 2003, sulla scia della reazione all’attentato subito e al radicale cambiamento della

propria politica interna ed estera, gli USA invasero l’Iraq con il preteso, poi risultato consapevolmente inesistente, della costruzione in quel paese di armi di distruzione di massa; poi è stata la volta dell’Afganistan; l’una e l’altra occupazione sono ancora in corso e sembrano ben lontane dall’essere esaurite. Con l’invasione dell’Iraq e l’enorme rafforzamento della presenza militare nei paesi del golfo arabico gli USA si sono impadroniti del totale controllo delle risorse petrolifere di quell’area e talune famiglie, inclusa quella del Presidente Bush, di ricchezze personali immense per le cointeressenze nelle principali industrie petrolifere americane beneficiarie

delle conquiste militari. Eppure, nonostante tutti questi anni di guerra senza quartiere e senza regole, il presunto terrorismo islamico non sembra affatto indebolito e il suo oramai “mitologico” capo, Bin Laden, in passato usuale frequentatore della famiglia Bush e non solo, risulta introvabile (davvero?). In Italia, per quanto più direttamente ci può riguardare, a parte e oltre il nostro coinvolgimento nella occupazione prima dell’Iraq e poi dell’Afganistan (e non è poco!), gli USA hanno, o intendono raddoppiare la loro base aerea di Verona, nella quale è istallato un vero e proprio arsenale nucleare (altro che uranio arricchito dell’Iran!).

“Consegne Straordinarie” (Extraordinary Rendition) Adottandonellasessione plenariadelfebbraio2007 larelazioneconclusivadellaCommissionesulleattivitàillegalidellaCIAinEuropa,ilParlamento Europeo hacondannato il rapimento e ladetenzione disospettiterroristisul suolo dell'UE,censurando lamancanzadicollaborazione daparte di talunigoverniedelConsiglioeuropeo.Perglieurodeputati,ilterrorismovacombattutonelrispettodeidirittiumaniedellelibertàfondamentali.

IV

Lottare contro la minaccia terrorista nel rispetto dei diritti umani Il Parlamento ricorda anzitutto che, nel novembre 1990, adottando una risoluzione sul caso Gladio, il Parlamento aveva già messo in evidenza «l'esistenza di attività clandestine che coinvolgevano i servizi segreti e organizzazioni militari sottratti a qualsiasi adeguato controllo democratico». Pur ribadendo che il terrorismo rappresenta una delle principali minacce alla sicurezza dell'Unione europea, i deputati sottolineano che esso «deve essere combattuto con iniziative legittime e coordinate da tutti i governi europei, in stretta collaborazione con partner internazionali e segnatamente con gli Stati Uniti, seguendo le linee della strategia definita a livello delle Nazioni Unite». La lotta contro il terrorismo, in particolare, «va condotta sulla base dei nostri valori comuni di democrazia, Stato di diritto, diritti umani e libertà fondamentali e a tutela degli stessi». In proposito, il Parlamento ritiene che dopo gli eventi dell’11 settembre 2001, la cosiddetta “guerra al terrore”, «con i suoi eccessi», abbia prodotto «una grave e pericolosa

erosione dei diritti umani e delle libertà fondamentali». E' pertanto necessario che, nel contemperare l'esigenza di sicurezza con i diritti dei singoli in-

Nel prendere atto della dichiarazione del Presidente Bush e di altre testimonianze che hanno confermato le attività della CIA al di fuori de-

re fine alla prassi delle detenzioni e consegne straordinarie. (…) Consegne straordinarie: i governi sapevano

Campo di concentramento e tortura USA di Guantanamo dividui, «siano sempre pienamente rispettati i diritti umani, garantendo quindi che i sospetti terroristi siano sottoposti a processo e condannati nel rispetto delle regole di diritto».

gli USA, il Parlamento chiede al Consiglio e agli Stati membri di mettere a punto una dichiarazione per sollecitare il governo degli USA «in modo chiaro ed energico» a por-

Il programma di consegne straordinarie, ricorda il Parlamento, è una prassi extragiudiziale che contrasta con le norme internazionali vigenti in materia di diritti umani, e se-

condo la quale un individuo sospetto di coinvolgimento in attività terroristiche viene illegalmente rapito, arrestato e/o posto sotto la custodia di funzionari statunitensi e/o trasportato in un altro paese per essere sottoposto a interrogatori, il che, nella maggior parte dei casi, comporta torture e detenzione in "incommunicado". Tra la fine del 2001 e la fine del 2005, i voli effettuati dalla CIA nello spazio aereo europeo o che hanno fatto scalo in aeroporti europei sono stati almeno 1.245. Ad essi va aggiunto un imprecisato numero di voli militari per lo stesso scopo. I deputati condannano le consegne straordinarie quale «strumento illegale» utilizzato dagli Stati Uniti nella lotta al terrorismo, così come il fatto che, in diverse occasioni, «questa prassi sia stata accettata e tenuta nascosta dai servizi segreti e dalle autorità governative di taluni paesi europei». (…) In proposito, i deputati condannano la consegna straordinaria da parte della CIA del funzionario egiziano Abu Omar, rapito a Milano nel febbraio 2003 e trasportato in aereo verso l'Egitto, «dove da allora viene tenuto in "incommunicado" e torturato». (...) Centri di detenzione segreta Compiacendosi delle indagini

svolte da Human Rights Watch, dal Washington Post e dall'ABC News sull'esistenza di centri di detenzione segreta in Europa, i deputati si dicono profondamente preoccupati per il fatto che, in alcuni casi, questi centri possano essere stati situati presso basi militari statunitensi. Al riguardo, sottolineano che, secondo la Commissione di Venezia, il regime giuridico delle basi militari straniere nel territorio degli Stati membri del Consiglio d'Europa deve consentire agli Stati di esercitare competenze sufficienti per adempiere ai propri obblighi in materia dei diritti umani Il Parlamento esorta poi i paesi europei, quando conducono operazioni militari in paesi terzi, a, garantire che qualunque centro detentivo istituito dalle loro forze militari sia soggetto al controllo politico e giudiziario, vietando la detenzione in incommunicado, e adottare misure positive volte ad impedire a qualunque altra autorità di gestire centri detentivi che non sono soggetti al controllo politico e giudiziario o in cui è consentita la detenzione in “incommunicado”.


Inserto "11 Settembre" - Agosto 2010