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Roma, 1° maggio 1968 Mensile di informazione, politica e cultura dell’Associazione Luciana Fittaioli - Anno III, n. 7 - luglio 2011

Il Partito di Gramsci SANDRO RIDOLFI Il Partito Comunista cinese celebra il suo 90° anniversario. La Cina e il popolo cinese festeggiano il 90° anniversario del loro Partito Comunista. Nel sentimento del popolo cinese il Partito Comunista è parte integrante dell’identità storica, sociale e culturale della nazione. Nell’articolo a fianco cerchiamo di comprendere, con l’aiuto dell’analisi di un eminente studioso della Cina, la peculiarità della compenetrazione, per così dire ancestrale, che esiste tra lo Stato e il popolo e pervade lo stesso nucleo familiare cinese. In questo articolo cerchiamo di spargere alcuni semi per la comprensione della analoga compenetrazione che caratterizza il rapporto tra il Partito Comunista, lo Stato e il popolo cinese. Facciamo un salto indietro nella storia della nostra scienza politica. Partiamo da Macchiavelli al quale si deve il primo trattato di scienza politica moderna: Il Principe. Per la fondazione dello Stato moderno Macchiavelli costruisce la figura mitica del Principe, attribuendo allo stesso il ruolo di espressione della volontà collettiva, guida e tutore degli interessi diffusi e comuni del popolo, in breve di coscienza popolare. A fianco dello Stato, organizzazione amministrativa della vita sociale, Macchiavelli colloca il Principe, collettore dei sentimenti, dei desideri e dei bisogni popolari, col compito di elevarli dal particolare per renderli universali e dunque comuni e condivisi, in certo senso il cuore e la mente dello Stato. Per Macchiavelli il Principe è ancora un mito, che lui stesso cerca vanamente di tradurre nella realtà di un personaggio fisico. E’ con Gramsci che il Principe, o come lui lo chiama il novello Principe, assume fattezze reali, diventa attuale e concreto. Il Principe per Gramsci è il Partito, il soggetto collettivo per sua natura astratto dal particolare, che raccoglie, rielabora e universalizza il sentimento popolare. Il Partito è l’intellettuale collettivo, è il cuore e la mente che guida la costruzione e l’azione dello Stato che a sua volta unisce, sostiene e protegge il suo popolo. Se il popolo è quello delle masse dei lavo-

ratori, allora il Partito, il Principe intellettuale collettivo, è il Partito Comunista, soggetto pensante in grado di creare, organizzare ed evolvere la cultura popolare, dando consapevolezza e coscienza alle masse della loro identità di classe e, attraverso questa, il progetto del futuro. Tornando ora alla Cina, il Partito Comunista cinese nasce nel 1921 all’esito della vittoria della rivoluzione bolscevica e della nascita del primo Stato di democrazia popolare della storia. Il Partito Comunista cinese assorbe la dottrina marxista e ne fa propria l’evoluzione leninista, finendo tuttavia per appiattirsi, dopo la vittoria sul Kuomintang e la fondazione della Repubblica Popolare, sulla versione pragmatica dell’Unione Sovietica della quale, per un certo periodo, imita, senza fortuna, alcuni processi economici e sociali. Nel 1966 Mao lancia la Grande Rivoluzione Culturale che “strappa” la vicenda della costruzione del comunismo in Cina da quella, oramai perdente, dell’Unione Sovietica krusceviana. Il Partito Comunista cinese torna ad essere ciò per cui era nato, l’intellettuale collettivo organico alle masse popolari. Il Partito esce dai palazzi, ripudia l’astrattezza delle importazioni acritiche di esperienze altrui, corregge la presunzione del governo dall’alto e, tornando tra le masse che rappresenta ed esprime, recupera e ricuce la storia e la cultura popolare cinese. Marx si innesta così su Confucio. Un’unica storia, un’unica cultura, un unico sentimento verso la costruzione della società armoniosa, cioè della società comunista. Mao ha realizzato l’insegnamento di Gramsci, ha dato vita al “Principe”, voce corale del popolo cinese. La Cina non è l’utopia (il “nessun luogo”) perché esiste davvero in uno spazio fisico e temporale ben definito. La Cina non è l’Eldorado (il “paese d’oro”) perché è fatta e cresce col ferro e il carbone. La Cina non è il modello unico e perfetto da replicare, perché ogni realtà è diversa e deve quindi riconoscere e valorizzare le proprie diversità. La Cina è un esempio vivo di un percorso concreto per la realizzazione del mondo nuovo e il Partito Comunista cinese gramsciano ne è la sua anima e guida.

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Il mondo sta cambiando (Tratto da una conferenza di Martin Jacques, giornalista dell’Indipendent) Il mondo sta cambiando a una velocità notevole. Le proiezioni della Goldman Sachs indicano che nel 2025 l’economia cinese sarà quasi della dimensione di quella americana. Dopo la crisi finanziaria occidentale le proiezioni post crisi sono per il 2020. Siamo solo a un decennio di distanza. Durante l’era moderna, non è mai successo che la più grande economia mondiale fosse quella di un Paese in via di sviluppo piuttosto che quella di un Paese già sviluppato. Inoltre, per la prima volta nell’era moderna, il Paese dominante del mondo non sarà un Paese occidentale, e con radici culturali molto, ma molto diverse. C’è una convinzione in Occidente che mentre i Paesi si modernizzano, contemporaneamente si occidentalizzano. Si tratta di un’illusione. La Cina non è come l’Occidente e non diventerà come l’Occidente. Rimarrà, nei suoi aspetti più fondamentali, molto diversa. Il problema che abbiamo oggi in Occidente è quello dell’approccio convenzionale che vede tutto attraverso una mentalità occidentale, attraverso idee occidentali. Non possiamo farlo. Tre elementi di base per comprendere quello che è la Cina. Il primo è che la Cina non è un vero e proprio Stato-Nazione. Ciò che dà alla Cina il suo senso, quello che dà ai cinesi il senso stesso di essere cinesi, non scaturisce dagli ultimi cent’anni, né tantomeno dal periodo dello Stato-Nazione, com’è accaduto in Occidente, ma dal periodo dello Stato-Civiltà. La Cina, a

differenza degli Stati occidentali e della maggior parte degli Stati del mondo, è plasmata dal proprio senso di civiltà, dalla propria esistenza come Stato-Civiltà, piuttosto che come Stato-Nazione. C’è un’altra cosa da aggiungere: sappiamo che la Cina è grande ed immensa, sia demograficamente che geograficamente, con una popolazione di 1,3 miliardi di persone; quello di cui spesso non siamo consapevoli è che la Cina è estremamente diversa, e molto pluralistica, e per certi aspetti molto decentralizzata. Non è possibile controllare uno Stato di una tale portata semplicemente da Pechino, anche se noi occidentali spesso la pensiamo così. In secondo luogo i cinesi hanno una concezione di razza molto ma molto diversa dalla maggior parte degli altri Paesi. Degli 1,3 miliardi di cinesi, il 90% di loro crede di appartenere alla stessa razza, gli Han. Questo fatto è completamente diverso dalla maggior parte dei Paesi più popolati del mondo. India, Stati Uniti, Indonesia, Brasile: tutti questi paesi sono multirazziali, i cinesi non si sentono tali. La risposta è nuovamente da ricercare nello Stato-Civiltà. Una Storia di almeno duemila anni ha portato al processo con cui, nel tempo, questa concezione degli Han è emersa, naturalmente, nutrita da un crescente e potente senso di identità culturale. L’identità degli Han è stata il cemento che ha tenuto insieme questo Paese. In terzo luogo la relazione tra lo Stato e la Società cinese è molto diversa da quella occidentale. Lo Stato cinese gode di maggiore legittimità ed autorità

tra i Cinesi di quello che succede in un qualunque Paese dell’Occidente. Ci sono due motivi. In primo luogo, lo Stato in Cina ha un significato molto speciale come rappresentante, come corpo e guardia della Civiltà Cinese, dello Stato-Civiltà. Questo è il livello a cui arriva in Cina, un ruolo quasi spirituale. La seconda ragione: mentre in Europa il potere dello Stato viene continuamente sfidato – ad esempio, dalla chiesa, da settori dell’aristocrazia, dalla borghesia, e così via – per mille anni il potere dello Stato cinese non è mai stato messo alla prova, non ha mai avuto seri rivali. Il risultato è che i Cinesi hanno una visione diversa dello Stato. Dove noi tendiamo a vederlo come un intruso, uno straniero, certamente un organo i cui poteri vanno limitati, i cinesi vedono lo Stato come una persona stretta, come un membro della famiglia, anzi, come il capo-famiglia, il patriarca della famiglia. Questa è la visione cinese dello Stato, molto ma molto diversa dalla nostra. Abbiamo tre blocchi-base per cercare di capire quanto è diversa la Cina: lo Stato-Civiltà, la nozione di razza, e la natura dello Stato, con la sua relazione con la Società cinese. Eppure, ancora insistiamo nel voler capire la Cina semplicemente basandoci sull’esperienza occidentale, guardando con occhi da occidentale, utilizzando concezioni occidentali. L’atteggiamento verso la Cina è quello di una mentalità da “piccolo occidentale”. E’ arrogante nel senso che pensiamo di essere migliori, e quindi abbiamo la “misura universale”. Si afferma che il mondo oc-

cidentale è il più cosmopolita di tutte le culture. Non lo è. In molti modi, è il più parrocchiale, perché per 200 anni l’Occidente è stato così dominante in tutto il mondo che non è stato realmente necessario capire le altre culture, perché, in fin dei conti, se necessario, poteva ottenere tutto con la forza. Mentre il resto del mondo, che è stato in una posizione molto più debole, rispetto all’Occidente, è stato costretto a capire l’Occidente, a causa della presenza dell’Occidente in queste società. Di conseguenza sono più cosmopoliti rispetto all’Occidente. Abbiamo visto come il G20 sta rapidamente scalzando il G7 o il G8. Ci sono due conseguenze: primo, l’Occidente politico sta rapidamente perdendo la sua influenza sul mondo. La seconda conseguenza è che il mondo, inevitabilmente, ci diventa sempre meno familiare, perché sarà basato su culture ed esperienze che non ci sono familiari, o di cui non siamo pratici. Gli europei sono largamente ignoranti, sono ignari del modo in cui sta cambiando il mondo. L’Europa è sempre meno in contatto con il mondo, ed è una specie di perdita del senso del futuro. L’Europa una volta guidava il futuro; questo non è più vero. Se volete sentire il futuro, se volete assaporare il futuro, provate la Cina. Civiltà e culture che sono state ignorate, senza una voce, che non abbiamo ascoltato, che non erano conosciute, avranno un destino diverso nel rappresentare il mondo. Come Umanisti, dobbiamo dare il benvenuto, sicuramente, a questa trasformazione. Diamo il benvenuto al futuro!

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FOLIGNO LUGLIO 2011

Leggi e diritti

Cassette di sicurezza

Codice del turismo

Limitazione dei valori e clausole vessatorie

Il danno da vacanza rovinata

ROBERTO FRANCESCHI

SALVATORE ZAITI

Sono oramai alla trattazione di contratti e servizi bancari da considerare marginali. La migliore conoscenza del contratto del servizio di cassette di sicurezza ritengo possa essere un'utile informativa per l'utenza. Il contratto è disciplinato dal codice civile dagli articoli 1839 e seguenti; riassumo la prestazione contrattuale che dovrà essere fornita. La banca risponde per l'idoneità e la custodia per l'integrità della cassetta, salvo caso fortuito. Non effettuerò una disamina giuridica, tuttavia alcuni aspetti, dovranno poi essere oggetto di chiarimenti. Non tutti gli sportelli bancari forniscono il servizio di cassette di sicurezza e la motivazione è semplice. La banca si deve dotare di locali specifici (assai costosi) “caveau”, con particolari accorgimenti (pareti in cemento armato, isolamento termico ed elettrico, sistemi di antiallagamento, porte blindate con meccanismi che impediscono l'apertura anche al personale dotato di chiavi, sistemi sofisticati di allarme, sorveglianza con telecamere). Tuttavia anche se il fenomeno di intrusione in un caveau è da considerare assai limitato (è qualche decennio che la cronaca nera non ne registra), si sono verificati furti in caveau. Aprire un contratto di cassette di sicurezza è veramente semplice: ci si rivolge alla propria banca, si sceglie la cassetta che viene offerta in varie dimensioni, viene consegnata la chiave firmato il contratto e tutto è a posto. Il co-

Il 21 giugno scorso è entrato in vigore il Codice del turismo approvato con Decreto Legislativo 23 maggio 2011, n. 79. Molteplici sono le novità apportate tenuto conto della rilevanza economica, sociale e culturale che ha assunto il turismo nel corso degli ultimi anni. Tra queste, particolare attenzione va posta alla introduzione nel nostro ordinamento giuridico del danno da vacanza rovinata. L’art. 47 così si esprime al riguardo: “Nel caso in cui l’inadempimento o inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico non sia di scarsa importanza…il turista può chiedere, oltre e indipendentemente dalla risoluzione del contratto, un risarcimento del danno correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso e all’irripetibilità dell’occasione perduta”. Finora nessuna legge aveva previsto espressamente la risarcibilità di tale tipo di danno, tanto che la questione, approdata spesso nelle aule di tribunale, ha avuto un’evoluzione giurisprudenziale solo negli ultimi anni, grazie anche all’intervento della Corte di giustizia europea che, con sentenza 12/03/ 2002 C168/00, ha ritenuto che lo stesso trovi fondamento giuridico direttamente dalla normativa comunitaria accogliendo, così, il principio secondo il qua-

sto è modesto e varia a seconda delle dimensioni (circa da 30 euro a 150 euro anno). La chiave è una copia unica, in caso di smarrimento la cassetta per l'apertura dovrà essere forzata da personale qualificato e nominato dalla banca, con costi non indifferenti a carico del cliente. Nelle successive aperture delle cassette dovrà essere redatto un verbale che documenta l'apertura e la chiusura e la regolarità delle operazioni espletate. Ritorno ora ad alcuni aspetti sopra indicati. La responsabilità della banca è espressamente limitata dal caso fortuito, principio generale del nostro diritto. Ma il servizio viene offerto da operatore qualificato e la dottrina, ma anche il buon senso, non può considerare il furto (che è di fatto l'effettivo presupposto del servizio richiesto) come caso fortuito; pertanto la banca risponde del furto e del relativo risarcimento. Altro aspetto rilevante sono le clausole inserite contrattualmente sulla limitazione d'importo per un eventuale risarcimento e conseguente limitazione degli oggetti da immettere limitandone il valore. Anche per questo secondo aspetto la giuri-

sprudenza è da tempo univoca: le clausole limitative d'importo nel risarcimento sono da considerare vessatorie pertanto nulle. La responsabilità della banca in tema di risarcimento pertanto si estende al caso del furto e non può essere limitata nell'importo da clausole contrattuali ritenute come già citato vessatorie. La giurisprudenza che è consolidata per quanto sopra espresso, tuttavia è altrettanto consolidata nel ritenere che non sia sufficiente la mera dichiarazione testimoniale del cliente che attesti il valore immesso nella cassetta, ma che il valore dovrà essere provato (fatture, elenco dettagliato degli oggetti, elementi fotografici ecc). In altre parole l'onere della prova del valore degli oggetti immessi dovrà essere documentato dal cliente, senza che sussista una presunzione assoluta sul massimale da risarcire. Il contratto, anche alla luce delle valide tutele giuridiche e per l'efficiente servizio offerto dalle banche, che hanno limitato statisticamente gli episodi fraudolenti, ritengo possa essere validamente sfruttato per meglio garantire in nostri beni mobili con modesti costi.

Il nuovo federalismo fiscale municipale Cosa prevede il Decreto Legislativo n. 23/2011 e cosa cambia per i cittadini ELISA BEDORI

Il D.Lgs. 14 Marzo 2011 n. 23 recante “Disposizioni in materia di federalismo Fiscale Municipale” cancella, di fatto, 11,3 miliardi di trasferimenti statali ai comuni, ma permette ai sindaci di rifarsi attribuendo loro il potere di tornare ad usare la leva fiscale, su vari fronti. Innanzi tutto, l’art. 3 del Decreto introduce la cedolare secca sugli affitti eventualmente riscossa in alternativa all’Irpef relativamente agli immobili locati ad uso abitativo. Infatti, a decorrere da quest’anno, il proprietario, o il titolare del diritto rea-

le di godimento, di immobili e relative pertinenze locati ad uso abitativo ha la possibilità di optare per il regime di tassazione sostitutiva del reddito da locazione ad un’aliquota del 21% (19% per i contratti a canone concordato relativi ad abitazioni ubicate nei Comuni ad alta tensione abitativa). La cedolare secca può essere applicata anche ai contratti di locazione per i quali non sussiste l’obbligo di registrazione. Pertanto, la tassa non varierà più in base al reddito, ma la percentuale sarà uguale per tutti i proprietari. L’art. 2, comma 4, del Decreto inserisce a favore dei Comuni, a decorrere dall’anno 2011, una

compartecipazione al gettito dell’Iva, la cui percentuale dovrà essere fissata in modo da determinare un ammontare di risorse equivalente alla compartecipazione del 2% del getti-

to Irpef. L’addizionale comunale all’imposta sul reddito delle persone fisiche potrà essere aumentata in maniera selettiva negli enti che fino ad oggi applicavano un’aliquota infe-

le il consumatore dei servizi turistici ha diritto al risarcimento pure di tale voce di danno derivante dall’inadempimento o dalla cattiva esecuzione delle prestazioni fornite in virtù del contratto turistico. Non va poi dimenticato che in altri Paesi era già da tempo ammessa la risarcibilità. Negli Stati Uniti si riconosce al viaggiatore il risarcimento del danno per l’”emotional distress” derivante da disagi e afflizioni causati dall’inadempimento dell’operatore turistico; nel

Regno Unito ugualmente la giurisprudenza assicura il ristoro del pregiudizio non patrimoniale; in Germania la risarcibilità è assicurata normativamente per effetto della disciplina sul contratto di viaggio che attribuisce al turista il diritto di ottenere un adeguato risarcimento “per il tempo di vacanza inutilmente speso”. In Italia i primi interventi in materia risalgono al D. Lgs. 111/1995, poi confluito nel Codice del consumo con il D. Lgs. 206/2005. Già questi provvedimenti disciplinavano i pacchetti turistici

riore allo 0,4%. Non solo, chi non l’aveva introdotta finora potrà farlo, ma il tributo non potrà superare per i primi 2 anni lo 0,4% né crescere in misura superiore dello 0,2% annuo. Il provvedimento in esame prevede, inoltre, l’imposta di scopo: una tassa (una tantum o continuativa) che un Comune può imporre per un suo determinato bisogno specifico (es. costruire una metropolitana, rifare un parco, fare un piano casa locale). Tale imposta potrà essere applicata per la realizzazione di opere pubbliche ulteriori rispetto a quelle individuate in precedenza e potrà finanziare non più solo il 30%, ma l’intero importo del progetto. È in arrivo anche l’imposta di soggiorno. I Comuni capoluogo di provincia, tutte le città d’arte e turistiche possono istituire, con deliberazione del consiglio, un’imposta di soggiorno a carico di coloro che allog-

aventi a oggetto i viaggi, le vacanze ed i circuiti tutto compreso venduti ed offerti ad un prezzo forfetario, di durata superiore alle ventiquattro ore e riconoscevano il diritto al risarcimento del danno in caso di mancato o inesatto adempimento delle obbligazioni assunte dall’organizzatore e dal venditore, secondo le rispettive responsabilità. Venivano dunque riconosciuti sia i danni di natura patrimoniale che non quali, ad esempio, quelli determinati da nervosismo, ansia, frustrazione sopportati a causa della inesatta esecuzione della prestazione promessa. Ora, il Codice del turismo aggiunge ulteriori e importanti elementi. Innanzitutto individua i parametri connessi all’inesatto adempimento delle obbligazioni da parte del tour operator intendendo per tali le difformità degli standard qualitativi del servizio promessi o pubblicizzati. Inoltre, riconoscendo espressamente la categoria del danno da vacanza rovinata, amplia il novero dei danni non patrimoniali anche a quelli derivanti dal tempo di vacanza inutilmente trascorso ed alla irripetibilità dell’occasione perduta (si pensi al classico viaggio di nozze). Un Codice del turismo, quindi, sicuramente all’altezza delle mutate esigenze sociali ed economiche e, di certo, un valido strumento di tutela in un settore di così vitale importanza per il nostro Paese.

giano nelle strutture ricettive situate sul proprio territorio, da applicare, secondo criteri di gradualità in proporzione al prezzo, sino a 5 euro per notte di soggiorno. Il relativo gettito è destinato a finanziare interventi in materia di turismo. Infine, a decorrere da 2014 arriveranno due nuove imposte. L’imposta municipale propria sostituirà, per la componente immobiliare, l’Irpef con le relative addizionali dovute in relazione ai redditi fondiari relativi ai beni non locati e l’Ici. L’imposta municipale secondaria prenderà il posto delle seguenti forme di prelievo: la tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (Tosap), il canone di occupazione di spazi ed aree pubbliche (Cosap), l’imposta comunale sulla pubblicità ed i diritti sulle pubbliche affissioni ed il canone per l’autorizzazione all’installazione dei mezzi pubblicitari.


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Politica ed Etica

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“Masaniello” il desiderio di una politica sobria e l’efficacia del vaccino LUIGI NAPOLITANO

L’elezione alla carica di Sindaco a Napoli di un candidato che, alla vigilia delle elezioni, era con-siderato un outsider è un chiaro segnale delle capacità valutative dell’elettorato. Con il voto ha, infatti, inferto un grave smacco ai vecchi potentati di destra e di sinistra e individuato nei relativi schieramenti i maggiori responsabili di una situazione di degrado, inaccettabile per una grande città che, di fatto, costituisce la capitale del sud del Paese, oggi ancora posizionato tra i più industrializzati del pianeta. E’ il caso che il neo-sindaco, differenziandosi dai suoi predecessori, in futuro eviti di promettere soluzioni rapide e miracolose a problemi che trovano le loro radici in anni di errori politici e non solo;

smetta, per il mancato realizzarsi delle promesse, di evocare complotti e di accusare forze oscurantiste nemiche. Questo film, già visto, da anni è in pro-gramma sulla scena nazionale e non ha bisogno di repliche. Sia cauto nei proclami e lavori tanto e solo nell’interesse della città. E’ questa l’unica ricetta per far fronte ai problemi che dice di voler risolvere e che può, forse, fargli mantenere il consenso appena avuto. Napoli non ha bisogno di moderni Masaniello ma deve ritornare allo splendore che le è naturalmente proprio ed alla vivacità culturale, sociale e politica che ne hanno caratterizzato il profilo da sempre. Altrettanto significativo, per valore, è stato il risultato dell’elezione del Sindaco di Milano che, a mio parere, rappresenta una scelta di rottura non solo con un sistema ma anche con un modo di intendere la politica. Negli

ultimi venti anni siamo stati abituati a presenze ciarliere, ingombranti, che discettano di tutto invadendo continuamente, con quel talvolta perfido strumento che è la televisione, il nostro quotidiano. Che questa novità si diffonda presto e che i politici mostrino per il futuro il loro volto solo per renderci partecipi delle loro scelte e dei risultati conseguiti. Conferma di questa tendenza è stato ancora il risultato dei referendum che, come è noto, costituiscono elementi di democrazia diretta. Complementari, ma anche critici rispetto alla democrazia rappresentativa, impersonata dai partiti e dai gruppi dirigenti che li guidano. Il voto non è stato espresso per la paura indotta dalla tragedia di Fukushima, ma per libera scelta dei cittadini, consapevoli nel merito dei singoli quesiti, liberi da condizionamenti o dalla costrizione di sce-

gliere il male minore, votando non per, ma contro qualcosa o qualcuno. E’ per questa ragione che, nel corso della nostra storia repubblicana, i referendum hanno avuto sempre la capacità di modificare bruscamente il corso degli eventi. Appare, infatti, indiscutibile il desiderio civico di partecipazione, il definitivo abbandono della politica personalizzata ed il ritorno ad una normalità per la quale nulla potrà più essere deciso nelle inaccessibili stanze dei notabili di partito. Quando, come nel caso di specie, vengono toccati argomenti di grande impatto sociale non c’è furbizia politica, quale l’arrogante separazione fra le date delle elezioni amministrative e dei referendum o atteggiamento dei giornali e delle televi-

Dal referendum, una chance per il futuro del Paese MAURA DONATI

L’Italia è andata a votare e ha fatto la sua scelta. Imprevedibile, fiera e determinata ha azzerato ogni perplessità su tematiche di fondamentale interesse per il paese. Ha scelto di cambiare il corso della storia. Non si è lasciata condizionare dalle paure, come molti hanno voluto far credere, ma ha agito secondo coscienza in questo momento storico di grandi difficoltà economiche, sociali, politiche in cui la fragilità della vita viene trasmessa e diffusa con rapidità sugli schermi televisivi e sui siti internet che spopolano tra le giovani generazioni “libere”. Tutto ormai passa sotto i nostri occhi, non può sfuggirci nulla. Se sappiamo cercare e approfondire, se abbiamo in noi un pizzico di curiosità latente e propositiva, se sappiamo analizzare il mondo con la mente ma anche con il cuore, tendiamo naturalmente a conoscere e a voler partecipare. Comprendiamo il grande valore delle nostre piccole azioni e ci mettiamo in gioco per il nostro presente e il futuro che lasciamo ai nostri figli. Sarebbero bastati 25.209.345 elettori per cambiare il corso della storia ma abbiamo voluto gridare più forte e ci siamo presentati in oltre 27 milioni. Al primo quesito sull’acqua ha votato il 54,81% degli aventi diritto al voto, al secondo sempre sull’ac-

qua il 54,82%, al terzo sul nucleare il 55,79% e al quarto incentrato sul legittimo impedimento il 54,78%. Un vero plebiscito di SI: contro la privatizzazione dell'acqua hanno detto Sì il 95,35% dei votanti e il 95,80% al secondo quesito; contro l'installazioni di centrali nucleari si sono espressi a favore il 94,05% degli elettori; infine, per l'abrogazione del legittimo impedimento

sana e costruttiva informazione sulle tematiche da sottoporre agli elettori. Hanno vinto l’Italia e gli italiani che hanno saputo risollevarsi e dare un segnale preciso a chi governa oggi ma anche a chi governerà in futuro il paese. In un momento storico come quello che stiamo vivendo in cui spesso i diritti che si danno per scontati vengono invece calpestati a vantaggio di scopi

hanno detto Sì il 94,62% dei votanti. Grazie a questa grande adesione popolare hanno trionfato valori come la partecipazione, la responsabilità, il rispetto e l’altruismo. Ha vinto la democrazia che è prima di tutto partecipazione responsabile di cittadini che riflettono e decidono del proprio destino e di quello dei propri figli. Ha vinto l’altruismo di quegli oltre 2 milioni di italiani che con un anno di anticipo hanno firmato per la realizzazione del referendum avviando questo lungo, faticoso e inimmaginabile cammino. Ha vinto anche chi si è impegnato in una

utilitaristici e di pochi che ne traggono benefici, e si sottovaluta l’importanza della partecipazione democratica dei cittadini, il risultato del referendum del 12 e 13 giugno fa ben sperare e dimostra che c’è sempre o c’è ancora un’Italia che si batte con convinzione e coraggio per la difesa dei principi sanciti dalla Costituzione. Un’Italia che vede il proprio futuro senza centrali nucleari perché crede e vuole impegnarsi in nuove, più avanzate e sicure fonti energetiche, che non vuole affidare alla gestione dei privati e quindi alla speculazione del mercato un be-

ne primario come l’acqua, infine, che vuole e crede in una legge uguale per tutti. A differenza di quanto è stato detto da alcuni, durante quel week-end in cui si sono svolte le elezioni, gli italiani chiamati al voto non sono andati al mare o al lago dimenticando di esercitare il proprio diritto-dovere di cittadini responsabili. Al contrario, infatti, hanno partecipato numerosi esprimendo con convinzione il proprio pensiero. Ora, la palla passa al governo di oggi ma anche a quello di domani perché i progetti e le politiche legate a tematiche di fondamentale importanza come quelle che ci hanno visti protagonisti nei giorni scorsi, non possono essere liquidati in brevi periodi di discussioni e legiferazioni in Parlamento. Devono abbracciare tempi più lunghi e scendere nella vita reale così da permettere al tessuto sociale ed economico del paese di assorbirne il senso e il valore profondo che hanno in sé. Se fino a ora ha padroneggiato un istinto, comunque ragionato, dei cittadini accorsi a difendere i propri diritti, da adesso in avanti deve primeggiare la ragione, la consapevolezza dei fatti e la capacità di mettere in pratica e applicare con responsabilità ciò che si è difeso con le unghie. Spetta al governo creare le condizioni perché ciò accada. Dopodiché, tutti, senza distinzione, dovranno rimboccarsi le maniche e cominciare a ridisegnare il nuovo orizzonte del paese.

sioni, quale l’oscuramento dell’evento, che possano piegare la volontà popolare. Lo schiaffo inferto all’esecutivo dall’elettorato con la bocciatura di tutte e quattro le leggi al vaglia referendario, per di più con percentuali indiscutibili, dovrebbe finalmente sgombrare il campo da un equivoco, diffuso nella maggioranza, che vorrebbe qualsiasi attività governativa come sostenuta incondizionatamente dal voto popolare. Valgano per tutte le dichiarazioni rese a commento della sentenza della Consulta proprio sul legittimo impedimento.

Nell’attuale quadro politico generale, più che il ricorso ad elezioni politiche, alle quali i maggiori schieramenti sembrano impreparati, appare necessaria un’attività di governo che sappia farsi carico di fondamentali riforme, utili a ridare slancio all’economia del paese che, seppur in ampia compagnia, versa in un preoccupante stato di asfissia. E chi sa che, nel frattempo, lentamente, molto lentamente, non faccia finalmente effetto quel famoso vaccino di cui, tanti anni fa, parlava Montanelli a proposito della discesa in campo!

L’informazione, strumento di dominio di classe (Nota “gramsciana” a cura dell’Editore) Scriveva Gramsci che il capitalismo non basa il suo potere di dominio solo sul ricorso alla forza economica e militare, ma affianca a questi strumenti anche quello della manipolazione del consenso. Controllando i mezzi di comunicazione il capitalismo mira a inculcare nelle menti delle classi subalterne la propria visione del mondo, cioè la propria ideologia. Il primo obiettivo da perseguire per l’emancipazione delle classi subalterne è dunque quello di liberarsi dall’egemonia culturale delle classi dominanti, per produrre un proprio pensiero antagonista in grado di proporre un modello diverso. Per fare ciò è necessario conoscere la verità di tutto ciò che è possibile conoscere, per poi poter giudicare fondatamente. L’informazione controllata dalle classi dominanti non fornisce informazioni, ma inculca conclusioni pre-confezionate da credere e non ragionare. Un recente articolo pubblicato (purtroppo) da un giornale che sembrava essersi proposto come innovativo e fuori dal coro, ci offre l’occasione per una analisi esemplare. Non importa citare il nome del giornale, né quello del giornalista, poiché non si vuole qui tanto denunziare il fatto (…quotidiano…), quanto analizzare criticamente il metodo subdolo di diffusione della falsa informazione. L’articolo riguarda la Cina e precisamente l’evento della gigantesca consultazione elettorale destinata a rinnovare tutte le amministrazioni di quello Stato. Si ripete, non si vuole qui esprime alcun giudizio di merito politico sulla Cina, il punto è solo constatare come è possibile per le classi dominanti alterare le informazioni in modo da impedire la possibilità di un giudizio libero. L’articolo si apre con la notizia che per la prima volta sarebbero ammessi alle elezioni candidati non scelti dal partito comunista; per poter partecipare, precisa l’articolo, occorre raccogliere solamente 10 firme. Fin qui un’informazione “tecnica” corretta. Subito, però, segue una seconda “informazione” tutt’altro che “tecnica”: “i candidati – scrive il giornalista - denunciano ostracismi e difficoltà legali. Un lavoratore ha spiegato alla stampa straniera di essere stato sottoposto a “giochetti sporchi”, come ad esempio l’intimazione di trovare in 6 ore 10 firme, pena l’annullamento della candidatura”. Traduzione della falsa notizia: le elezioni ci sono, sono aperte a tutti, ma sono “truccate”, quindi non c’è democrazia. Qualè la fonte? In un paese che è oltre due volte l’Europa per popolazione ed estensione, il giornalista ha saputo (da chi non si sa) che un lavoratore (non meglio identificato) avendo avuto persino la possibilità di parlare con la stampa straniera (anch’essa non meglio identificata) sarebbe stato vittima di un sopruso perché in 6 ore avrebbe avuto serie difficoltà a raccogliere 10 firme. Analizzata così la notizia è una macroscopica “imbecillità”. Poiché però che la controparte sia un imbecille deve essere una piacevole sorpresa e mai un presupposto, si pone il legittimo dubbio: perché un giornalista pubblica su di un quotidiano qualificato italiano una simile imbecillità? La risposta è precisamente nella finalità della “manipolazione del consenso”. I mezzi di informazione delle classi dominanti, diffondendo sapientemente un mix di dati veri e di informazioni false (o comunque insignificanti), mirano a non fornire elementi utili per la formazione di un libero giudizio, ma inducono ad accettare conclusioni già preconfezionata. Il popolo, cioè, le classi subalterne debbono credere, non ragionare: lo dice la televisione!


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dalle Città

“I Fanciulli Divini” “Young Jazz Festival” una realtà che cresce ALESSANDRO CIAMARRA

Il 28 Maggio del 2011 l'associazione culturale 'Il Teodelapio' ha presentato il suo saggio di fine corso di teatro nella sede dell'Istituto d'Arte 'Leoncillo Leonardi' di Spoleto sito in Piazza XX Settembre. Ecco l'articolo tratto dal Programma di Sala dell'evento: Al confine tra il territorio del Mito e il tempo della Storia s’erge un faro a illuminare il cammino dell’Uomo occidentale moderno. Quel faro è l’Atene del V secolo a.C. culla della Politica, del Diritto, della Filosofia, della Scienza, dell’Arte e anche del Teatro. (Oggi non potremmo leggere o vedere rappresentati testi di Shakespeare di Molière, di Goldoni, di Pirandello, se circa duemila e cinquecento anni fa Eschilo, Sofocle ed Euripide non avessero composto le loro tragedie.) Quest’anno noi partecipanti alla scuola di recitazione ‘Teodelapio’ e noi studenti dell’Istituto Statale d’Arte (Leoncillo Leonardi) abbiamo voluto affrontare l’impervio ma stimolante confronto con i tre grandi Tragici Greci: abbiamo letto e studiato le ‘Coefore’ di Eschilo, e le due ‘Elettra’ rispettivamente di Sofocle e di Euripide che trattano lo

stesso argomento; abbiamo scelto i brani più significativi di ognuna delle tre tragedie e ne abbiamo fatto correre le trame parallelamente per tentare di mettere in evidenza le differenze, talvolta evidenti talaltra più nascoste, tra i personaggi di Elettra e di Oreste descritti dai tre tragici. E’ nato in questo modo uno spettacolo che probabilmente farà inorridire i grecisti e per contro farà sbadigliare chi ritiene tragico dover assistere a una tragedia greca (in questo caso sono addirittura tre!). Ma per noi e per il musicista e musicologo Andrea Rellini che ha composto le suggestive musiche, è stato un lavoro appassionante oltre che istruttivo. Il nostro auspicio è che questo saggio, a prescindere dal giudizio sul suo valore artistico, possa far nascere in qualche spettatore, specialmente tra i giovani, l’interesse ad approfondire la conoscenza della più alta espressione di poesia drammaturgica di tutti i tempi, vale a dire la ‘Tragedia Greca’. Rivolgiamo un sentito ringraziamento alla Preside del Liceo, Professoressa Galassi, che ha gentilmente consentito la rappresentazione nel bel cortile dell’Istituto d’Arte. L'articolo è tratto dal Programma di Sala di Claudio Trionfi, regista dello spettacolo.

LORENZO BATTISTI

Si è appena concluso il Festival Young Jazz 2011, ideato e organizzato da giovani folignati e ormai evento unico nel panorama jazzistico internazionale. Fondatore e anima dell’associazione Young Jazz è il Presidente Mario Gammarota, folignate doc, al quale chiediamo di tracciarne un bilancio. Abbiamo concluso la settima edizione registrando uno straordinario successo di pubblico e ricevendo molti riconoscimenti dalla critica riguardo le scelte artistiche adottate. Young Jazz Festival è cresciuto a livello nazionale grazie alla collaborazione con la rivista “Musica Jazz” che ha promosso il Festival con l’uscita nelle edicole di un free press di approfondimento (MJ Daily – Speciale YJ Festival), e a livello locale con il Progetto “La Via del Jazz” che ha comportato la chiusura al traffico di Via Gramsci, dove insistono le locations storiche del Festival come Palazzo Trinci, l’Auditorium San Domenico, la Taverna del Rione Ammanniti ed il Wine-bar Lu Cuccugnau. Grande risposta dei folignati che hanno preso d’assalto la via ed importante è stato il sostegno del Comune di Foligno e la sensibilità di alcuni commercianti. Senza dimenticare poi le tematiche sociali? È vero. Il jazz ha sempre svolto un ruolo fondamentale nel contesto socio-culturale, e ispirati dalle parole di Miles Davis “Non suonare quello che c’è. Suona quello che non c’è.” abbiamo inserito all’interno del Festival la sezione “Jazz

Community” proprio per portare la musica a chi generalmente non viene direttamente coinvolto. Il primo appuntamento ha visto esibirsi all’Auditorium San Domenico ragazzi disabili (Liberorchestra), poi il concerto alla Casa Serena Ex Onpi rivolto agli anziani (Gold Jazz) e infine una street band per bambini italiani e stranieri al Parco dei Canapè (Spring Jazz). Altre sezioni importanti del Festival sono Young Jazz Museum, con dei concerti all’interno dei musei e il Ri-

Festival ha visto la partecipazione di musicisti del calibro di Bollani, Zavalloni, Petrella, Jaumet, JimBlak, BojanZ., Marshall, Sex Mob e molti altri, che hanno prodotto l’incontro di diversi linguaggi musicali non appartenenti esclusivamente alla sfera del jazz, il tutto per continuare nello spirito con cui è nato YJ: “il jazz di nuova generazione, il jazz delle nuove generazioni”, e

storo Alla Via del Jazz con la degustazione delle eccellenze enogastronomiche locali. Questi due progetti fanno parte di una “Trilogia” che si chiude con il Progetto di incoming “JazzTour”: la proposta di pacchetti turistici attraverso i quali cerchiamo di coadiuvare le Istituzioni per una promozione ed una “vendita” del territorio e di tutto ciò che può offrire. Ci sono stati anche artisti di fama internazionale? Il 2011 è stato anche l’anno della “contaminazione”. Il programma artistico del

cioè il jazz suonato dai giovani e non, il jazz dinamico, vivace, contemporaneo.” Come siete arrivati ad ottenere il patrocinio di Umbria Jazz? Devo dire che sin dall’inizio della nostra esperienza Carlo Pagnotta, direttore artistico di UJ, ha seguito con interesse e spirito critico le nostre attività e nel 2009 è arrivato l’inatteso riconoscimento che pur gratificandoci, carica tutti noi di grandi responsabilità. Oggi siamo una realtà in continua crescita, ma con Giovanni Guidi, sin dagli

inizi direttore artistico del Festival, iniziammo questa avventura come fosse un gioco, volevamo soltanto proporre ai giovani folignati qualcosa che li coinvolgesse direttamente, poiché la città era troppo concentrata su eventi sporadici che non riuscivano a captare le aspettative e le esigenze delle giovani generazioni. Cosa avete in cantiere per il futuro? Il futuro comincia adesso! Certamente le idee non mancano, alcune sono rimaste nel cassetto per la mancanza di risorse appropriate. Tuttavia, l’attenzione delle Istituzioni e dei privati è sempre crescente nei nostri confronti, pertanto speriamo di sviluppare una maggiore creatività e di realizzare prodotti culturali sempre più innovativi. La nostra caratteristica, che ci accompagnerà anche nei prossimi anni, è la “vivacità” che è presente in tutti i progetti artistici che proponiamo per cercare di spingere la musica sempre un po’ “oltre”. Tale spirito dinamico, anima anche la ricerca continua delle collaborazioni, seguendo uno “sviluppo orizzontale”, e cioè cercando partner che agiscono e conoscono la realtà locale, al fine di garantire una promozione a 360° del territorio e attirare visitatori e turisti.” Salutiamo Mario con un ringraziamento speciale a tutti i ragazzi di Young Jazz per le splendide serate, con la speranza che l’esperienza continui, perché Foligno è una città pulsante, con giovani che hanno voglia di viverla.

“Domenica Insieme” “Clown terapia” all’Ospedale di Foligno I Giovani di Parrano A seguito del Vostro invi- R. Ho conosciuto questa fi- gior parte dei malati come gono la loro “opera” presso

DIEGO VALERINI Anche quest'anno, come ormai è tradizione si svolgerà la festa chiamata "DOMENICA IN.... SIEME" III giornata della gioventù che si terrà domenica 10 Luglio presso il piazzale antisante la Parrocchia di Santo Stefano a Parrano, è organizzata dal Gruppo Giovani che con pazienza, volontà e sacrificio ha collaborato affinché riuscisse nei migliori dei modi. Il Programma è il Se-

guente: Ore 10:30 Santa Messa Presso la Parrocchia di Parrano; Ore 12:30 Pranzo Aperto a Tutti è offerto dal Gruppo Giovani. Nel Pomeriggio intrattenimento con la musica di Rino e Patrizia arricchita anche dalla partecipazione della prestigiosa scuola di danza A.I.C.S JIGORO KANO di Nocera Umbra a seguire Giochi Vari Per tutti i Bambini. La Festa è Aperta a Tutti i Giovani del Territorio e i meno Giovani! Vi Aspettiamo Numerosi! Venite non vi Pentirete!

to “Questa pagina scrivetela Voi” eccoci qui pronti con carta e calamaio, approfittando di questo spazio da Voi concesso per effettuare un’intervista ad una nostra collega, che mette tanto amore in quel che fa. Ci presentiamo, noi dell’Ospedale San Giovanni Battista di Foligno, prestiamo il nostro lavora come Operatori Socio Sanitari, che insieme alla figura degli infermieri contribuiamo all’assistenza del paziente nel senso più ampio e complesso. In un reparto, dello stesso Presidio Ospedaliero, dove si curano e si assistono malati cronici renali, c’è una cara collega, Paola Letenzi, che si occupa di loro, in maniera simpatica, spigliata e con tono sopra le righe, che ci sembra interessante spiegarVi. D. Com’è nata questa tua iniziativa di voler portare l’emblematica figura di Pacth Adams tra i malati adulti?

gura di “dottore pagliaccio”, grazie al dott. P. Ronconi, che era il mio insegnante ai tempi del corso di formazione O.S.S. In una sua affascinante lezione, ci ha fatto “gustare” la proiezione per l’appunto Pacht Adams e poi ci ha fatto subito relazionare quello che in noi aveva suscitato quella visione, così, nel suo contesto, molto particolare. E’ stato come un fulmine a ciel sereno, ho subito scritto in poco tempo un bel po’ di pagine di getto, che dopo essere state dal dottore-professore (Corso O.S.S.) valutate, sono state anche lette a tutte le classi frequentanti il corso stesso! Mi piace ricordare soprattutto questa Sua frase “i mali che affliggono la mag-

la sofferenza, la noia e la paura, non possono essere curati con una pillola”. D. Sappiamo che quest’inverno hai frequentato un c o r s o specifico per provare a far ciò, raccontaci. R. Sì, è proprio vero è stat a un’esperienza molto positiva. In primis proprio per noi operatori, frequentare il corso di Clown Terapia. Il tutto è stato organizzato egregiamente dall’Associazione Oasi Onlus, precisamente da Stefano Di Salvo, Paola Crescentini e tutti i loro carissimi collaboratori. Abbiamo anche un bel attestato di partecipazione al seguito, ma non è niente in confronto a quello che di bello ci hanno insegnato. Loro svol-

il “mio” reparto Pediatrico dell’Ospedale San Giovanni Battista. E’ un bel gruppo di gente, ma ce ne vorrebbero sempre di più. Io per ora svolgo la mia “opera” presso il mio reparto Emodialisi. Ci sono solo adulti, ma credetemi hanno bisogno come i bambini, di una parola scherzosa, di un gesto simpatico, di un momento spensierato… mentre sono a far quella lunga sedutasalvavita. D. Che cosa vorresti dire ai lettori che ci seguono? R. Sembra scontato, ma a volte basta poco per poter umanizzare un ambiente che per chi è, in quel momento, paziente non è né un familiare né gradito anzi incute timore, ansia indifferenza (ricordiamoci che tutti potremmo essere potenziali pazienti ). Si parla tanto di umanizzare, si studia, si fanno corsi sull’umanizzazione dell’assistenza e della cura, ben venga, iniziamo pure che i frutti si vedranno sicuramente.


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dalle Città

“Ritmi dell’Anima a Sassovivo” “INFAMI - venti storie di 25 giugno – 08 luglio 2011 ordinaria antimafia” Antonella Fasano attraverso il ciclo “Ritmi dell’Anima” dà vita a opere che sono espressione di percorsi interiori e sperimentazioni di tecniche e di materiali di recupero. A questa personale esigenza creativa si è aggiunta come per gioco quella espositiva iniziata a Terni con il “CavourArt” 2010, seguita poco dopo da quella che si è tenuta a Foligno presso i locali dell’ex ArredoCasa in via Umberto I; attualmente è in fase di realizzazione una nuova esposizione nata da un’idea scaturita dai più recenti lavori che sono un inno alla natura. La mostra avrà luogo presso la Loggia del Paradiso nell’Abbazia di Sassovivo; in questo scrigno di memorie artistiche e spirituali saranno esposte le opere polimateriche realizzate con materiali di recupero su tavola e su tela. L’evento “Ritmi dell’Anima a Sassovivo” è

Incontro con l’autore Alfonso Russi

previsto dal 25 giugno all’8 luglio prossimi, tutti i giorni con orario: la mattina 10,30 – 12,00; il pomeriggio 15,30 – 19,00. Questa nuova esperienza espositiva è stata accolta benevolmente dalla Comunità dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas; la Comunità religiosa, non nuova ad iniziative del genere negli anni passati, ospitando “Ritmi dell’Anima a Sassovivo” si appresta a creare un angolo dedicato all’arte moderna nella già

magnifica cornice artistica, storica e religiosa dell’Abbazia di Sassovivo, lasciando intuire possibili ulteriori sviluppi. In programma per quest’anno sembra ci sia anche un altro appuntamento che coincide a Foligno nel periodo della Quintana a settembre; ma Antonella, un po’ per scaramanzia, ci ha fatto capire che non c’è ancora nulla di definito e che ora pensa solo a concentrarsi su questo evento.

Spoleto FestivalArt Edizione 2011 ALESSANDRO CIAMARRA

Il 20 Giugno è stato presentato, presso la Sala delle Conferenze dell’Hotel Nuovo Clitunno, il programma dell’edizione 2011 del premio Spoleto FestivalArt. Il Festival nasce dall’idea di realizzare un confronto tra i vari soggetti del mondo non solo dell'arte contemporanea, che certo ne è il focus, ma della cultura a 360°, dalla fotografia alla pittura, dallo spettacolo alla letteratura. La manifestazione ha varie anime, unite in una sola parola chiave che è, appunto, il conf r o n t o . Un'esposizione internazionale d'arte contemporanea con artisti che porteranno delle mostre personali, una mostra mercato, un momento d’importante confronto tra le Scuole d'Arte Europee e le avanguardie artistiche che, così, potranno approdare a Spoleto. Un'occasione di contatto tra nuovi operatori economici dell'arte (galleristi, imprese che organizzano aste e grandi eventi) e le fondazioni, nuovi soggetti che ricoprono una duplice veste, sia come gestori di fondi per finanziare progetti culturali che come interpeti e ga-

ranti di una sempre rinnovata missione culturale. Partner principale del Festival è l'Accademia delle Belle Arti di Roma, per coinvolgere poi animatori dell'arte contemporanea, artisti internazionali e quotati che potranno incontrare i giovani emergenti, con l'obiettivo di recuperare anche una memoria storica del-

l'arte moderna e contemporanea attraverso i grandi personaggi che ne hanno fatto la storia e che con piacere arrivano a Spoleto, o vi ritornano, riconoscendo la grande caratura artistica della città. Non a caso il manifesto del Festival, realizzato dal pittore Sandro Bini comprende il “Teodolapio” di Alexander Calder, per dare un segnale forte anche a quelle generazioni che non hanno vissuto quegli anni d'oro del fe-

stival dei Due Mondi a Spoleto, da cui partirono alcune delle più grandi avanguardie artistiche del XX secolo. Sulla scia di quanto fece il Maestro Giancarlo Menotti dagli anni '60, e con lo stesso entusiasmo, lo Spoleto Festival Art si propone di far tornare a Spoleto i grandi personaggi, artisti, critici e giornalisti, uomini di cultura che rappresentano gli scenari dell'arte di oggi e di domani. Nell’edizione 2011 verranno ricordate in particolare le figure del prof. Giovanni Carandente, che nel 1962 seppe proiettare a Spoleto la scultura in Italia, organizzandone una storica prima mostra all’aperto e, soprattutto, del maestro Menotti del quale il 7 luglio verrà ricordato il centenario della nascita. Per l’edizione 2011 sono state presentate 1.300 proposte provenienti da paesi europei, ma anche dalla Corea, Cina, America e Australia. In particolare saranno premiati 70 artisti selezionati su 400 ammessi. Maggiori informazioni per lo svolgimento delle innumerevoli manifestazioni nelle quali si articola il Festival e per il premio possono essere reperiti nel sito www. spoletofestivalart.com

“ Questo è il fronte. Qui sei in trincea. Una sottile ma invisibile linea traccia e separa il legale dal mafioso. Il tuo è un viaggio nel tempo delle coscienze…” Questo è lavorare nella Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Catanzaro e non è facile! A dircelo è Alfonso Russi, geologo, docente e responsabile scientifico di un laboratorio di ricerca nel settore delle scienze naturali ed ambientali, ma è anche un trecinquenove secondo il Nuovo Codice di Procedura Penale, ovvero un consulente tecnico del Pubblico Ministero. Consigliato e convinto da alcuni amici, ha raccolto le emozioni di questa forte esperienza nel libro “Infami - Venti storie di ordinaria antima-

fia” edito da Falco Editore. Il libro racconta di un “avamposto di frontiera dello Stato” in Calabria e

di vicende di decine di magistrati, giornalisti, testimoni di giustizia e agenti che lì, coraggiosamente e in silenzio, vivo-

no sulla propria pelle la guerra alle ‘ndrine. Sono venti racconti, uno per ogni giorno, ogni giorno vissuto con un sentimento diverso. E così, leggendo, vi troviamo il giorno dell’amicizia, del sacrificio, dello sconforto, della fiducia, del dovere… Alfonso Russi è di origine pugliese ma vive da dieci anni a Foligno e sarebbe un'interessante opportunità incontrarlo e farlo conoscere alla sua città adottiva. La redazione del nostro giornale ha quindi pensato di aggiungere un ulteriore giorno al libro Infami “il giorno… dell’incontro” dove a provare un’emozione sarà chi verrà a conoscere l’autore e il libro il 9 luglio 2011 alle ore 18,00 presso la sede di Piazza del Grano. Grano

Primi sei mesi del 2011 Mai così poca pioggia in Valle Umbra LUISITO SDEI

In attesa dei dati ufficiali, le stazioni meteorologiche amatoriali del Folignate registrano, nel primo semestre dell’anno, deficit pluviometrici da record. La siccità è presente in quasi tutta l’Europa centrosettentrionale, ma dalle nostre parti sembra aver colpito in modo particolare. Stando ai dati apparsi su siti www.lineameteo.it e www.folignometeo.org, nel settore folignate della Valle Umbra sono caduti finora fra 210 e 240 mm. di pioggia. Stando ai dati ufficiali della stazione regionale di Maceratola, riportati sul sito del Comune, relativi al periodo 1993-2010, avrebbero dovuto caderne circa 340; ma se prendiamo il dato storico complessivo registrato dal 1878 in varie stazioni della città (quindi non perfettamente rigoroso), la media sale a 400 mm. Il deficit si colloca quindi fra il 30 ed il 50%, tenendo conto del fatto che in Giugno le precipitazioni, a carattere temporalesco, sono state molto “a macchia di leopardo”. Sempre se teniamo conto dei dati storici dal 1878, quello del 2011 è il primo semestre più secco degli ultimi centotrenta anni, risultando superato solo da quello del 1887, quando piovvero soltanto 205 mm. d’acqua. Per fortuna, le falde acquifere sono state ben impinguate

dalle eccezionali piogge del 2009-2010, ed il nostro approvvigionamento idropotabile non corre rischi, per ora, almeno in termini di quantità. Tuttavia, un dato così estremo non potrà restare, nel medio-lungo termine, senza conseguenze. In primo luogo, per gli effetti sul sistema ecologico e sull’agricoltura che esso comporterà: il primo pensiero va al rischio di cascola delle olive, nel caso in cui la siccità si prolunghi. Ma, soprattutto, fa riflettere sui rischi di una persistenza dell’andamento sfavorevole e, allo stesso tempo, del riequilibrio. L’anno meno piovoso della storia nel Folignate è stato il 2001, quando dal cielo scesero soltanto 539 mm di pioggia. Se teniamo conto che i mesi di luglio ed agosto sono generalmente asciutti, possiamo attenderci, fra settembre e dicembre 2011, almeno 300 mm. di pioggia, più probabil-

mente fra i 3 ed i 500 mm., se l’anno si volesse chiudere in media. In ogni caso, questi dati mostrano e confermano una preoccupante tendenza alla riduzione delle precipitazioni sul nostro settore, da anni fra i più vulnerabili del Centro Italia rispetto ai cambiamenti climatici in atto. Il primo decennio del nuovo secolo ha visto una riduzione delle precipitazioni, rispetto al decennio precedente (anni ’90 del ‘900) di circa il 9%. Un ultimo dettaglio: abbiamo avuto poca pioggia non solo in Valle Umbra, ma anche sull’Appennino, e questo è veramente insolito. La stazione amatoriale di Colfiorito ha registrato soltanto 309 mm di pioggia. Per questa località, non esistono dati storici di raffronto; ma rispetto al dato atteso sul settore, dell’ordine dei 1100-1200 mm, siamo sicuramente molto, molto al di sotto.


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Un affare privato Riceviamo all’indirizzo mail del giornale una lettera da don Sergio Andreoli, nostro “affezionato” (senza ironia, ma con rispetto) lettore e frequentatore del sito internet. Ci fa indubbiamente piacere che don Andreoli legga con tanta partecipazione il nostro giornale e, ancora di più, ci fa piacere che… almeno… un nostro lettore trovi il tempo, l’interesse e la curiosità di dialogare con il giornale, rispondendo alle “provocazioni” (intellettuali) che continuiamo, seppure con una certa delusione, a lanciare a tutti i lettori, anche (ci auguriamo che sia piaciuta l’ultima nostra “trovata” pubblicitaria) “pubblicando” una pagina in bianco, tutta da scrivere. Pubblichiamo quindi senz’altro la lettera di don Andreoli, augurandoci che sia un ennesimo invito ad altri lettori a fare altrettanto. Pubblichiamo però anche la nostra risposta, indubbiamente rigorosa, ma chiara e trasparente. “Lettera al Direttore. Direttore Ridolfi, mi perdoni se Le pongo due domande delicate. Come mai il Suo atteggiamento polemico nei riguardi della Religione, emerge netto nei Supplementi? La cosa mi interessa particolarmente, come sacerdote, ma anche perché, per anni, ho avuto la bella opportunità di insegnare, a Foligno, Scienze Umane. Ancora: L’aria nuova che si respirava, grazie al Concilio Ecumenico Vaticano II, ha perso, a Suo avviso, la sua profetica purezza? La ringrazio fin d’ora per le risposte che vorrà darmi dalle co-

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Cultura/e

lonne di Piazza del Grano. don Sergio Andreoli, Direttore dell’Archivio Storico Diocesano di Foligno” Risposta dell’editore. Ha scritto Lenin: “La religione deve essere dichiarata affare privato … Ma per quanto ci riguarda, la battaglia ideologica non è un affare privato, è questione di tutto il Partito, dell’intero proletariato … Il nostro programma è interamente basato su una concezione del mondo scientifica, e, in particolare, materialista. Dunque, una spiegazione del nostro programma include necessariamente un’analisi delle reali radici storiche ed economiche della nebbia che la religione diffonde. Ma in nessuna circostanza dobbiamo cadere nell’errore di porre la questione religiosa in forme astratte e idealiste, come dibattito intellettuale slegato dalla lotta di classe, come fatto di frequente dai radicali tra la borghesia … L’unità delle classi oppresse in questa lotta rivoluzionaria per la creazione del paradiso in terra è molto più importante per noi dell’unità del pensiero del proletariato riguardo al paradiso nei cieli.” La linea editoriale di questo giornale è improntata al pensiero scientifico del marxismo-leninismo e delle sue evoluzioni gramsciana e maoista. Il giornale è perciò “geneticamente” aperto a qualsiasi contributo che, alimentando e arricchendo il patrimonio diffuso di conoscenze

Taglia 38 Bulimia, amore e rabbia di Stefania Longo

possa aiutare l’elevazione della cultura popolare, fondamento sul quale (ri)costruire l’intellettuale collettivo organico alla classe lavoratrice, antagonista a quello delle classi dominanti. Anche la materia delle religioni può dunque trovare spazio in questo giornale, ma solo e rigorosamente in quanto fenomeno politico, culturale e, non ultimo, economico, storicamente al servizio del sistema di dominio dei forti sui deboli. Sotto il profilo puramente ideologico e astratto la materia delle religioni deve restare un affare esclusivamente privato, al quale non deve essere consentito, in alcun modo o forma, di uscire dalla ristretta sfera del personale, per debordare nel pubblico della vita collettiva. Questo giornale perciò non tratterà argomenti religiosi, ivi incluso (e questa è la risposta alla seconda domanda di don Andreoli, la prima ha già trovato risposta nella citazione di Lenin), lo spirito ideale, l’ “aria nuova”, che ha caratterizzato il Concilio Ecumenico Vaticano II, che è questione “privata” dei credenti cristiani di chiesa cattolica.

Quando la taglia conta più della vita può accadere che l’appuntamento quotidiano diventi quello con la tazza del water. E’ successo anche a Stefania Longo: per riuscire a entrare nella leggendaria ‘taglia 38’ – quella, per intenderci, di Kate Moss – ha vomitato, giorno dopo giorno, pasto dopo pasto, cibo e anima per oltre quindici anni. “Finchè, un bel giorno, capisci che non è lo stomaco che devi pulire, ma il cuore. Finchè capisci che l’angoscia non esce con il vomito, ma solo con la parola…”. Rompere il silenzio non è stato facile. Stefania Longo - 39 anni di Oderzo, laureata in storia contemporanea e attualmente impiegata in un’azienda metalmeccanica - l’ha fatto per la prima volta nell’aprile del 2009, quando le parole hanno cominciato a scorrere nel fiume di un blog: “Vomito dunque sono”. Il successo di quel blog, frequentatissimo, l’ha convinta che poteva fare di più. Nasce così il primo capitolo di Taglia 38 - bulimia, amore, rabbia” (Edizioni Memori, pagg. 158, euro 14): diario minimo di una malattia dell’anima - la bulimia, appunto - dove convivono delirio e onnipotenza. Dove tutti i santi giorni, dopo l’atroce rito dell’abbuffata, Stefania Longo ha divorato e vomitato solo e soltanto stessa. Per l’autrice

www.memori.it

di Taglia 38, il countdown delle calorie è cominciato relativamente tardi, a 23 anni. Ma essere una taglia 38 prescinde dall’età: “entrare” in una 38 schiude orizzonti di senso sconosciuti a una ragazza “tira-

ta su a cosce di pollo e patate”. E non si può sgarrare, non si può far “come quelle poveracce che sono grasse”. L’imperativo categorico? Essere così magra tanto da non compromettere mai le cuciture del tuo denim bianco, rigorosamente sotto la taglia 40. Perché “quel denim che non perdona, per il quale devi avere un fondoschiena da mozzafiato, dice chiaramente:’io sono’”. Oggi, Stefania Longo è quasi certa di essere finalmente uscita da quella dimensione anfibia tenacemente sospesa tra il digiu-

no e l’abbuffata. Quasi. Riuscire a fissare negli occhi i propri demoni, se non proprio sconfiggerli, è comunque una vittoria. “Le modelle di Vogue – confessa - continuano ad essere la mia ossessione: magrissime e bellissime… Lo so è assurdo ma, ancora oggi, non riesco a fare ameno di guardarle e dire: Perché io non sono così? La società ci butta addosso un peso troppo grande: a Treviso, una quarantenne per invecchiare felice deve piacere al compagno di scuola del figlio. Dobbiamo essere sempre in forma e fighe fino a 50 anni”. La scrittura, brillante e matura, non tradisce la natura di esordiente dell’autrice: Stefania Longo va giù sicura nel redigere una sorta di memoriale dove il processo dell’annotazione quotidiana diventa pretesto per allestire un’ ironica e graffiante ‘etologia’ di se stessa:”Essere magre a quarant’anni non è facile. Ci si porta dietro l’illusione di conservare un pezzo d’ adolescenza in un corpo leggere e versatile, quando invece hai raccontato tante troiate da essere disillusa, cinica e più adulta di Hillay Clinton. Ma non importa invecchiare dentro. L’importante e la giovinezza fuori. E qui nella Marca è ancora peggio: sembriamo tutti perfetti e,invece, dentro moriamo”.

Pensavo fosse amore ... invece era un calesse IOLANDA TARZIA

“Ma perché l’amore è così fragile nei primi mesi di vita? Perché è così allergico, così esposto alle intemperie, così soggetto all’impietosa regola della selezione naturale? [...] Se nella vita ordinaria (quella senza traumi né gioie, a cui in fondo tendiamo: la vita – ottobre, dove ci si copre poco) la morte è una comparsa, nell’amore giovane si presenta, piuttosto, come un’imposta abusiva, un’Irpef della felicità. Come i pesciolini che nuotano sotto la coda degli squali, con la differenza che la morte – Irpef non si attacca all’amore per vivere a scrocco, ma per schiantarsi insieme a lui contro il primo scoglio” (Diego De Silva – Mia suocera beve; Ed. Einaudi) Forse perché quello dei primi mesi di vita non è “Amore”? Si può, infatti, “Amare” una persona che non si conosce? Incontri qualcuno che ti rimette in moto i battiti del cuore,

che ti trasmette emozioni, che ti sconvolge la tua quotidianità, le tue sicurezze, il tuo modo di essere e di porti. Che ti fa scoprire una parte di te che non pensavi neppure esistesse. Quel qualcuno comincia ad avere un posto in prima fila nei tuoi pensieri, nelle tute giornate, nei tuoi programmi. Anche quando non te ne accorgi, quel qualcuno sta lì nella tua vita. Ti sei innamorato – o almeno è questa l’espressione che si usa per definire il tuo stato di subbuglio emotivo. Ma di cosa ti sei innamorato? Di un’immagine, di momenti condivisi, di atteggiamenti, delle emozioni che l’altro trasmette, spesso di mere proiezioni. Già, perché l’altro non sai ancora chi sia. E’, dunque, un sentimento tanto intenso, quanto irrazionale e superficiale, quello che è definito “innamoramento”. Un sentimento che, proprio perché nasce e si fonda su sensazioni e apparenze, è destinato a schiantarsi contro il primo scoglio. Si potrà schiantare contro la prima incomprensione; o, sopravviven-

do, si schianterà di fronte alla conoscenza dell’altro, se la realtà che si scopre è diversa dall'immagine di cui ci si è innamorati o se, semplicemente, il tempo svelerà che quella realtà non emoziona più. O ancora, pur dimostrando di possedere una tempra più forte di quello che apparentemente palesava, morirà di morte naturale quando si accorgerà che il “noi”, quell’entità nuova che l’innamoramento aveva generato, anziché crescere e fortificarsi in un unicum ritorna pian piano a sdoppiarsi e regredisce nuovamente a un “io” e un “tu”, perché il “noi” era solo un’espressione vuota. O, vigliaccamente, si lascerà morire perché un “noi” è più impegnativo di un “io e un “tu” e fa paura. E’ in quel momento “… che la vecchia insaziabile ti propone il condono: “Molla tutto, - dice, e ti risparmierai un sacco di sofferenze”. E spesso, lì dove si annidava il sentimento dell’innamoramento, trova posto un senso di delusione. Ci si scopre, così, non più innamorati e delusi. Ma delusi da chi? Da co-

sa? Da noi stessi? Dalle nostre aspettative? Dalle nostre proiezioni? Dalla nostra incapacità di investire e costruire? Già, perché innamorarsi è una puntata alla roulette. Anche se si conosce il gioco, anche se si è fortunati, non si potrà mai essere sicuri anticipatamente che il numero su cui si è fatto la puntata sia quello vincente. Ma può succedere che, assistiti dalla fortuna e grazie all’abilità nel gioco, la puntata sia vincente. Ci si potrà allora accontentare di consumare la vincita godendone finché dura, fintanto che non arriverà l’esattore dell’“abominevole imposta”, e nel frattempo, magari, scommettere già su un altro numero. Perché l’importante è giocare! Oppure, se si ha la capacità di comprendere quanto si è stati fortunati e non si vuole sciupare la fortuna che è capitata - perché non è dato sapere se e quando di nuovo capiterà di puntare su un numero vincente e, soprattutto, se la vincita avrà lo stesso valore – decidere di investire al meglio quella vincita senza rischiare di dissiparla.

Perché nel frattempo ci si è accorti che la conoscenza dell’altro, anche le sue diversità, continuano a emozionare; che ogni giorno che passa il sentimento che si nutre nei confronti di chi si sta conoscendo è più forte di quello che si provava ieri verso una proiezione. Allora nascerà il desiderio di scoprire cosa sarà domani insieme all’altro. E se ci sono delle difficoltà che mettono a rischio l’investimento, si farà di tutto per superarle affinché i frutti che quell’investimento sta producendo non vadano persi infrangendosi contro lo scoglio della incapacità e della paura ma, anzi, possano aumentare nel tempo. Certo il tutto fun-

zionerà solo se l’“io” e il “tu” sono innamorati; se entrambi scoprono che l’altro è una vincita preziosa da non dissipare; se entrambi vorranno investire in un “noi”, anche se fa paura; se entrambi saranno capaci di proteggere il “noi” e farlo diventare la dimensione nella quale condividere anche domani quello che da soli ieri non avevano. Perché entrambi hanno sentito che quella è la dimensione in cui possono essere felici ed hanno capito che solo attraverso la forza del “noi” potranno riuscire, probabilmente, a non pagare l’Irpef su quella felicità o, almeno, a posticiparne il pagamento. E’ forse questo l’“Amore”?


FOLIGNO LUGLIO 2011

Semplice al tatto

Turandot

Giacomo Puccini - 1924 Luciano Berio - 2001

MARIA SARA MIRTI

“Lo sguardo tocca perché si approssima. Viene vicino al lago, vicino alle pietre, agli alberi, ai lembi di nebbia. Viene contro le onde minuscole dell’acqua, sposa il loro fremito. L’approssimarsi è ciò che arriva direttamente fino al bordo, è ciò che si approssima fino a toccare. Ma il toccare si ritrae: è il tatto stesso. Non penetra, non sposta niente della superficie di cui si fa tangente. […] ritrae i suoi bordi come fa la mimosa, la pianta mimetica che si ritrae quando la si tocca.” (Jean-Luc Nancy, Il peso di un pensiero, l’approssimarsi, trad. it. a cura di D. Calabrò, Mimes Edizioni, Milano-Udine 2009) Se la povertà è quasi una debolezza fisica, assimilabile a una brutta cicatrice sulla pelle del mondo esposto ai climi peggiori e ai lavori più usuranti, essa è anche una sindrome diffusa, un sentimento acuto e bruciante, un’erosione frutto del contatto troppo violento tra uomini, e tra gli uomini e le proprie risorse. Avvicinarsi nel modo sbagliato a un mondo diverso dal nostro, “toccarlo”, potrebbe voler dire operare su di esso trasformazioni deturpanti. Il tatto è l’unico senso dato a tale sindrome epidermica,

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Cultura/e

E’ notte a Pechino, il principe sconosciuto ha risolto gli enigmi della bella ma gelida principessa Turandot; ora spetta a lei scoprire il nome del principe, ha tutta la notte di tempo

il più capace di riconoscere l’essenza delle cose, quello che meno apprezza le sovrastrutture umane, quello che avvicina tra loro tutte le specie di esseri viventi e non viventi, il primo a percepire il cambiamento violento che prelude alla povertà. Il materiale di un vestito, di una casa, la sostanza di cui sono costituiti animali, terra e persone si percepisce al tatto. Esso può mutare le proprie sensazioni all’improvviso senza provare lo stesso sgomento degli altri sensi quando vengono turbati. L’attitudine inglobante del tatto non ha uguali. Guardare qualcosa di spiacevole, per esempio, vuol dire ratificarne, fondarne, l’esistenza, rendersene in parte colpevoli, farsi in parte luogo immateriale in cui una data realtà continuerà ad esistere al di fuo-

ri del tempo. Lo sguardo quindi ci rende colpevoli, il gusto ci costringe a scegliere, l’udito ci rivela la profondità delle nostre voci, l’olfatto spesso ci fa perdere la strada e la ragione. Il tatto invece ammalia senza ferire, traccia segni chiari, descrive limiti, argini sottili e normalmente invisibili, tra uno stato d’animo e l’altro. C’è un’eccezione però: una acquaforte di Rembrandt del 1638, Adamo ed Eva (citato da Federico Ferrari e Jean-Luc Nancy in La pelle delle immagini, Bollati Boringhieri, Torino 2003, pp. 42 ss.), in cui le mani che si stringono intorno al frutto proibito finiscono per toccarsi, creando così, quasi per contagio, il luogo del peccato, non segnalando confini ma prolungando la pelle del frutto con la propria. Forte di quella prima esperienza, sembra voler

dire il quadro, ora la superficie della nostra pelle, anche la più provata, la più abrasa, lascia scivolare via tutte le onde d’urto dei suoni, delle voci, tutte le scene di discriminazione, tutto l’a-maro della prevaricazione e della violenza fine a se stessa, per mutare la propria funzione, per farsi, da ferita che era, soglia privilegiata di conoscenza, superamento dell’umano limite. Quello che resta al tatto è l’esigenza di una contiguità sociale, di un’autoaffermazione, sia pure violenta. Il frutto proibito, sempre parafrasando Nancy, “è il luogo del toccare”, del sentire e del verificare, ma non del mangiare, un luogo in cui la fame resta dignitosamente insoddisfatta, e resisterle diventa l’unico senso del venire al mondo

Nessun dorma! Nessun dorma! Tu pure, o Principessa, nella tua fredda stanza guardi le stelle che tremano d'amore e di speranza... Ma il mio mistero è chiuso in me, il nome mio nessun saprà! No, no, sulla tua bocca lo dirò, quando la luce splenderà! Ed il mio bacio scioglierà il silenzio che ti fa mia. Dilegua, o notte! Tramontate, stelle! Tramontate, stelle! All'alba vincerò!

Il muro, che da tanta parte... Da qualche giorno avevo iniziato a riflettere su quell’argomento, discutendone e dibattendone con un immaginario interlocutore in verità così diverso dall’immaginario dall’avere sempre contorni precisi e ben delineati, quasi una vera presenza fisica, anche se frequentemente mutevole nello stesso corso del ragionamento ad ogni sua occasionale interruzione e ripresa. Ci ragionavo da tempo e quella sera, sul balcone di una camera d’albergo di quella terra lontanissima, decisi di fissare sulla carta i miei pensieri per ricercarne un ordine ed una coerenza logica. Prima di iniziare a scrivere, però, mi guardai attorno ancora una volta, quasi per dare un contesto concreto ed attuale a quelle mie riflessioni. In quel momento mi resi conto della presenza di un muro che, alto e cieco di fronte al mio sguardo, mi sovrastava fisicamente e, a quel punto, anche mentalmente. Il balcone, piccolo e stretto, sul quale si trovavano due piccole sdraie di plastica e tela che si fronteggiavano divise da un ancor più piccolo tavolino, era chiuso sui due lati corti da pareti in muratura piena, una molto più lunga dello sbalzo del balcone. Seduto sulla sdraia di destra mi trovavo a fronteggiare il muro più lungo che, impedendomi la veduta verso occidente, mi sopra-

stava di diversi piani, così creando un senso d’oppressione che comprometteva la veduta dell’oceano ancora illuminato dal sole al lento tramonto. Mentre riflettevo sulla presenza opprimente di quel muro cieco e alto, ho girato un poco la testa alle mie spalle, notando che da quella parte, invece, il muro finiva al limite esatto dello sbalzo

rando la banalità di quel senso di oppressione che poco prima aveva bloccato il mio impulso di scrittore. Abbandonandomi a una debolezza filosofica, che sovente dilaga nelle ore del tramonto, considerai che molto spesso i muri che ci troviamo di fronte nella vita sono solo il frutto di un errore di prospettiva, di un angolazione sbagliata del-

del balcone. L’albergo, disposto lungo il fronte dell’oceano, aveva una struttura “a gradini” ed il mio era il primo balcone del gradino arretrato. Nessun ostacolo alla veduta, nessun muro incombente, dunque, dal lato opposto alle mie spalle. Sarebbe bastato cambiare sdraia, dare le spalle al muro più avanzato e così guadagnare la veduta incontrastata dell’oceano sino alla curvatura visibilissima dell’orizzonte marino. Mi venne da sorridere apertamente benché fossi da solo, conside-

lo sguardo o dell’approccio. A volte basterebbe ruotare la testa, cambiare sedia o angolo di veduta e allora tanti muri, veri o immaginari, perderebbero in attimo la loro imponenza e lo sguardo si aprirebbe verso diversi orizzonti e soluzioni già pronte, a portata di vista e mano, solo a volerle e saperle vedere. Prima però di darmi definitivamente dello stupido per il clamoroso errore nella scelta della sdraia, mi soffermai ancora un attimo a riflettere più a fondo sulla situazione. Il muro più

grande ed opprimente era in effetti disposto verso ovest, verso cioè la direzione in cui stava tramontando il sole e così impediva proprio la veduta di uno spettacolo naturale tra i più emozionanti, quello del lentissimo tramonto sino alla totale, quasi improvvisa, scomparsa in mare del sole che, a quelle latitudini e nell’orizzonte curvilineo di un oceano infinito, assume l’immagine di una palla di fuoco rosso incendiato che quasi si spegne, con un’ultima fiammata violenta e brusca, precipitando nel mare. Accreditandomi a quel punto di un istinto primigenio, giustificai in quel modo la scelta inconscia della sdraia di destra condizionata dal non casuale orientamento verso il tramonto del sole. Intanto, però, il sole non c’era più, la luce con l’ultima fiammata, oscurata tuttavia alla mia vista da quel muro alto e lungo, d’improvviso era venuta meno, ed era perciò impossibile scrivere. Decisi quindi di rinviare a domani, o a un generico domani, il progetto di scrittura appena concepito. Nella penombra debolmente rischiarata dalle luci dell’albergo che si andavano via via accendendo, c’era però ancora la possibilità di “incendiare” e fumare una sigaretta, restando pur sempre seduto sulla stessa sdraia “dell’istinto”. ab

L’immagine dell’ “IO” Arriva un giorno in cui ti guardi allo specchio e ti vedi. E’ solo in quel momento che ti accorgi che era da tanto che ti specchiavi ma non ti vedevi. Nel frattempo sono passati giorni, forse mesi o anni, e ti ritrovi cambiato. Quello che ti sta davanti non è certamente quello che hai visto l’ultima volta. I segni del tempo passato e delle esperienze vissute mentre non ti vedevi li ritrovi tutti insieme lì davanti allo specchio. Ti chiedi dove e quando quell’immagine riflessa abbia cominciato a subire quei cambiamenti che ora sono così palesi. Ti chiedi se quei cambiamenti sono visibili agli altri o se li percepisci solo tu.Ti chiedi se quei cambiamenti ti hanno migliorato, peggiorato o, semplicemente, reso diverso. L’immagine che vedi non sa darti una risposta immediata. Sono i dettagli e le sfumature che cogli esaminando a lungo e attentamente quell’immagine che rivelano, prima in modo sbiadito e poi sempre più nitido, i cambiamenti verificatisi. Riconosci così i segni delle

lacrime che ti hanno solcato il viso, delle delusioni che ti hanno incupito, dei pensieri che ti hanno consumato, delle notti insonni che ti hanno stancato. Ed insieme scorgi i segni dei sorrisi che ti hanno regalato e di quelli che hai regalato, dei momenti spensierati, degli sguardi che ti sono rimasti addosso, delle mani che ti hanno sfiorato, del calore che ti ha riscaldato. Sei tu e la vita che hai vissuto che è riflessa in quello specchio. Non sai se quella è l’immagine che avresti voluto vedere oggi. Forse altre scelte, altre esperienze, adesso rivelerebbero una immagine diversa. Migliore? Peggiore? Chi lo sa. Ma le scelte e le esperienze sono quelle che abbiamo fatto perché non eravamo quello che oggi vediamo riflesso. E forse se oggi riusciamo a vederci di nuovo è proprio perché abbiamo fatto quelle scelte e quelle esperienze. Diversamente, forse, avremmo potuto rischiare di non vederci più per molto altro tempo ancora. o.m.


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Lavoro

LUGLIO 2011

COLLEGATO LAVORO IL LAVORO “SOMMERSO” NICOLA CELANO

L’art. 4 del c.d. Collegato Lavoro modifica la disciplina sanzionatoria per l’occupazione di lavoratori c.d. in nero. La norma punisce l’impiego, di lavoratori subordinati, in assenza della preventiva comunicazione al Centro per l’Impiego. Preme sottolineare, dapprima, che, secondo il c.d. Collegato Lavoro, il “lavoratore in nero” è il soggetto per il quale non si è provveduto ad effettuare la preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro al Centro per l’Impiego. In altre parole, in mancanza di tale adempimento, si ha una presunzione relativa circa l’irregolarità del rapporto di lavoro instaurato. I lavoratori in nero di cui tratta la norma, inoltre, sono individuati dal Legislatore nei soli lavorato-

ri subordinati, tornando così all’ambito sanzionatorio (più limitato) antecedente il 2006. Il personale ispettivo, quindi, dovrà, prima di tutto, qualificare il rapporto di lavoro, si dovrà stabilire, cioè, se esiste un rapporto di lavoro subordinato, prima ancora di procedere all’applicazione della sanzione. Il Legislatore ha previsto, poi, l’inapplicabilità della sanzione in riferimento ai lavoratori subordinati che svolgono mansioni domestiche. Anche se l’individuazione non è cristallina, è condivisibile l’opinione di chi individua i rapporti in questione con quelli degli “addetti con continuità al funzionamento della vita familiare” (addetti alle pulizie, colf, badanti, etc., etc.), come definiti normalmente dai contratti collettivi di settore. Altra importante novità, del c.d. Collegato Lavoro, è la “sanzione leggera” che va ad applicarsi ai rapporti di la-

voro, dapprima, in nero e regolarizzati, poi, prima dell’accesso ispettivo. Anziché applicarsi la sanzione amministrativa ordinaria prevista per il lavoro in nero, si applica una sanzione meno gravosa. Si passa, cioè, da una sanzione che va da 1.500 a 12.000  più 150  per ogni giorno di lavoro irregolare ad una sanzione che va da 1.000 a 8.000  più 80  per ciascuna giornata di lavoro irregolare, per ogni lavoratore. Fermo restando che perché il datore di lavoro possa beneficiare di questo particolare regime sanzionatoria, lo stesso deve aver regolarizzato la posizione del prestatore di lavoro. Inoltre, il potere di adottare il provvedimento non è più di esclusiva competenza del personale ispettivo del Ministero del Lavoro, ma risulta esteso anche agli organi di vigilanza che effettuano accertamenti in materia di lavoro, fisco e previden-

za. Quindi potranno procedere ad irrogare questo tipo di sanzioni la DPL, l’INPS, l’INAIL, l’ENPALS, l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza. Il c.d. Collegato Lavoro, poi, ha apportato un’importante modifica circa le tempistiche delle comunicazioni obbligatorie di assunzione al settore del

turismo. In questo settore, cioè, viene definitivamente previsto che il datore di lavoro che non sia in possesso di uno o più dati anagrafici inerenti al lavoratore da assumere, pur dovendo effettuare, comunque, una comunicazione preventiva in cui risulti in modo inequivocabile la tipologia contrattuale e

l’identificazione del prestatore di lavoro, può avvalersi della possibilità di perfezionare la comunicazione integrando i dati completi entro il terzo giorno successivo a quello di instaurazione del rapporto di lavoro.

TEMPO DI FERIE - CERTIFICATI DI MALATTIA ON LINE

LORETTA OTTAVIANI

E’ tempo di ferie Ci siamo, anche quest'anno la tanto attesa estate è arrivata e con lei anche il consueto periodo di ferie. Crisi o non crisi, ad agosto "l'Italia chiude per ferie" e chi più, chi meno, si prende un periodo di meritato riposo, soprattutto perché il diritto alle ferie risponde alla finalità di assicurare ai lavoratori subordinati un periodo durante il quale reintegrare le proprie energie psicofisiche. Premesso che le ferie costituiscono un diritto irrinunciabile del lavoratore secondo l’art.36 della Costituzione, rammentiamo le regole principali per usufruire del meritato riposo. 1) Il periodo minimo di ferie annuali è di quattro settimane, salvo disposizioni più favorevoli previste dai C.C.N.L. 2) al lavoratore deve essere garantito un periodo di almeno due settimane, da fruirsi in modo possibilmente continuativo nel corso dell'anno di maturazione, tenendo conto delle esigenze dell'impresa e degli interessi del prestatore di lavoro; 3) il periodo minimo di quattro settimane non può essere sostituito dalla relativa indennità per ferie non godute, salvo il caso di risoluzione del rapporto di lavoro o di con-

tratto a termine di durata inferiore all’anno (divieto di monetizzazione delle ferie); 4) qualora residuassero dei giorni di ferie maturati, il restante periodo deve essere accordato e fruito entro 18 mesi dal compimento dell'anno di maturazione a meno che il lavoratore non consenta di rinviare ulteriormente tale scadenza. Questa possibilità, esercitata anche attraverso la contrattazione collettiva, è accordata dalla legge proprio per agevolare l'effettivo godimento delle ferie da parte del lavoratore; 5) la malattia insorta durante il periodo di ferie comporta la sospensione delle ferie, se correttamente denunciata all'Inps e al datore di lavoro e salvo che il datore di lavoro provi il contrario; 6) il datore di lavoro che non rispetti il diritto del prestatore di lavoro ad un periodo annuale di ferie retribuite non inferiore a quattro settimane, a decorrere dal 24 novembre 2010, è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria da € 100,00 a 600,00

Certificati di malattia on line; oneri e vantaggi per il lavoratore Con Decreto Ministeriale del 26 febbraio 2010, si sono definite le modalità tecniche per la predisposizione e l'invio telematico dei dati delle certificazioni di malattia. Dopo diversi mesi di sperimentazione, il primo febbraio 2011 ha preso definitivamente avvio la procedura di trasmissione elettronica all’Inps dei certificati di malattia dei dipendenti pubblici e privati, da parte dei medici curanti. Anche se sulla carta tale modalità è ora l’unica prevista, a causa delle molte criticità insite nella nuova procedura, non tutti i medici si sono ancora attivati e c’è ancora chi utilizza la certificazione cartacea. Le principali criticità del sistema vanno dai problemi di funzionamento della procedura di invio dei certificati, al collegamento internet al portale Inps che spesso non permette di entrare nel sistema, al mancato riconoscimento delle credenziali per l'autenticazione. C’è poi da dire che i medici lamentano che è quasi impossibile poter parlare con il numero verde dell'assistenza, poiché le attese possono diventare interminabili. Ma è nelle visite a domicilio che i medici trovano i mag-

giori disagi: si sono dovuti dotare di un computer portatile, di una chiavetta di connessione e compilare il certificato direttamente a casa del paziente (a cui è obbligatorio fornire una ricevuta di invio) perché può capitare che i medici visitino persone che non hanno un computer, specialmente gli anziani, o che abitino in zone non ancora coperte da adsl. Ma se per i medici la procedura telematica dei certificati di malattia non è così

al momento della visita, la tessera sanitaria e comunicare l’indirizzo di reperibilità da inserire nel certificato qualora sia diverso da quello di residenza; 2) una volta che il medico ha compilato il certificato virtuale e lo ha trasmesso, il sistema genera un attestato di malattia contraddistinto da un numero (protocollo). Il lavoratore deve esigere sia la copia cartacea dell’attestato di malattia privo di diagnosi (copia per il datore di lavoro)

snella, sembra che per il cittadino-lavoratore la procedura abbia notevoli vantaggi almeno in termini risparmio di tempo e denaro perché non dovrà più recarsi all’Inps per la consegna del certificato o inviarlo tramite raccomandata. Riassumiamo in pochi punti gli adempimenti e gli obblighi del cittadino in caso abbia una malattia da certificare: 1) il lavoratore deve esibire al proprio medico,

sia la copia cartacea del certificato di malattia contenente i dati della diagnosi (per l’assistito); 3) nel caso in cui il medico sia impossibilitato a stampare la certificazione, il medico deve comunicare al lavoratore il numero del certificato attribuito dal sistema. Questo numero consente al lavoratore di ricercare, visualizzare e stampare il proprio attestato direttamente dal sito dell’inps; 4) per

accedere al sito dell’Inps e consultare il certificato di malattia, però, il lavoratore deve preventivamente richiedere l’assegnazione di un codice PIN, che gli permetterà l’autenticazione all’accesso ai Servizi on line-Cittadino del sito Inps. 5) sia per il lavoratore privato che per il lavoratore pubblico, la procedura telematica assolve all’obbligo di invio del certificato di malattia all’Inps; 6) per il lavoratore pubblico, l’invio telematico effettuato dal medico soddisfa anche l’obbligo del lavoratore di recapitare l’attestazione di malattia o di trasmetterla tramite raccomandata A/R alla propria amministrazione entro 2 giorni lavorativi successivi dall’inizio della malattia; 7) per il lavoratore del settore privato, con la procedura telematica nulla cambia per quanto attiene al l’obbligo di l’invio dell’attestazione di malattia al datore di lavoro, poiché il lavoratore è tenuto sempre ad inoltrarla entro i 2 giorni successivi, a meno che il datore di lavoro decida di attivarsi, per reperire gli attestati, al portale dell’Inps (si precisa che per le aziende private tali procedure sono solo opzionali).


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Lavoro

LUGLIO 2011

No, alla procedura di reindustrializzazione della fase “B” proposta dall’assessore Rossi Riaperti i bandi per la procedura di vendita degli stabilimenti rimasti invenduti Il Comitato dei Lavoratori Merloni dello stabilimento di Colle di Nocera Umbra riafferma la totale contrarietà alle dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi dall’Assessore Regionale allo Sviluppo Economico Gianluca Rossi che nuovamente propone di “chiudere il bando e avviare la fase di reindustrializazione” e cioè di passare alla fase B dell’Accordo di Programma trasferendo il complesso industriale a “Invitalia” che dovrà occuparsi solo di vendere gli immobili e le attrezzature, senza più preoccuparsi del riassorbimento dei dipendenti in cassa integrazione. Con la riapertura dei bandi, disposta dal Ministro dello Sviluppo Economico Romani a fine Maggio scorso, è stata infatti prorogata di un ulteriore anno l’amministrazione straordinaria del gruppo Antonio Merloni, con la conseguente proroga anche

della cassa integrazione straordinaria per i 2200 lavoratori degli stabilimenti umbri e marchigiani,necessaria per consentire l’esame delle proposte di acquisto (alcune già presentate) da potenziali acquirenti in grado di rilanciare l’intero gruppo industriale e riassorbire il maggior numero possibile di lavoratori. Secondo indiscrezioni da fonti vicino ai Commissari, sino a quando non saranno esaminate tutte le offerte pervenute alla procedura (si parla di nuove offerte arrivate nel frattempo), che interessano l’intero perimetro aziendale, non si può dare corso all’Accordo di programma e quindi nessuna delle regioni interessate può leggittimamente avviare percorsi alternativi che prevedano il frazionamento del sistema industriale. Riguardo alla richiesta di riapertura del tavolo Istituzionale della Regione

Umbria sulla vertenza Merloni, ricordiamo che lo stesso era stato costituito a Maggio 2010, con cadenza mensile, ma è stato convocato sole tre volte fino a Luglio dello stesso anno, perché né le Istituzioni locali, né sindacati ne hanno fatto più richiesta. Il Comitato dei Lavoratori ha denunciato questa disattenzione al tavolo dei dieci Sindaci dei territori coinvolti tenutosi lo scorso 07 Giugno a Gualdo Tadino, ricordando che a Novembre 2010 il Comitato aveva presentato al Consiglio Regionale dell’Umbria una richiesta di convocazione di un Consiglio Regionale straordinario sulla vertenza Merloni. Vista la posizione della Regione Umbria, che ha da sempre sostenuto e lavorato per il passaggio alla fase B, è necessario che i sindacati, che ancora non si sono dichiarati apertamente (la CGIL si è già schie-

Uniti contro il “Padrone” Fiat

La FIOM, lo scorso mese ha festeggiato il suo 110 anniversario. Sono trascorsi tanti anni da quel lontano 16 Giugno 1901, quando a Livorno fu fondato il primo sindacato italiano con il nome di Federazione Italiana Operai Metallurgici. Numerose sono le battaglie che in questa lunga carriera ha visto come protagonista la FIOM. Oggi si trova nuovamente dopo anni di silenzio-assenzo alle ombre della CGIL ad assumere un ruolo fondamentale per la radicale svolta a sinistra, tornando ad essere il sindacato di lotta per il movimento operaio. Finalmente il suo attuale segretario Maurizio Landini in carica dal 1° Giugno 2010, e la dirigenza tutta, compreso l’ex capo FIOM ed autore del libro “Il Regime dei Padroni” Giorgio Cremaschi, hanno capito da che parte bisogna stare se si vuol fare sindacato! La decisione di non firmare gli accordi di Pomigliano e quelli di Mirafiori anche contro la volontà della CGIL, che sin dall’inizio non si è schierata in maniera decisa al fianco della FIOM, ma è rima-

sponsabilità, cercano di salvarsi le coscienze, dopo avere negato a noi lavoratori il diritto di partecipare escludendoli in modo ignobile dalle riunioni del tavolo regionale. Giunti a questo punto, non servono le inutili manifestazioni fuori dai cancelli dello stabilimento o le solite scampagnate promosse da sindacati e partiti politici, ma occorre riaprire al più presto il tavolo istituzionale. Il Comitato dei Lavoratori, ribadendo che la soluzione meno dolorosa in termini rioccupazionali sia quella della

cessione in continuità che comprenda l’intero perimetro umbro-marchigiano, per questo chiede che la prima convocazione del tavolo avvenga a porte aperte presso lo stesso stabilimento di Nocera Umbra, per sentire cosa ne pensano i lavoratori, principali soggetti coinvolti ed interessati, riguardo al passaggio alla fase “B” dell’Accordo di Programma e della cessione del complesso industriale a Invitalia, perchè a nessun sindacato è consentito di parlare a nome di tutti i lavoratori.

Landini a Lettera43.it in occasione dei festeggiamenti per i 110 anni, presso la camera del lavoro di Milano. d) Qual è stato per la Fiom il momento più difficile di quest'anno? r) Sicuramente quando è stato siglato l'accordo separato di Pomigliano. In quel momento la Fiom era sola, tutti ci dicevano che facevamo un grosso errore a non firmare. d) Avete iniziato a pensare che avessero ragione? r) No, mai. È stato un momento molto complicato, ma subito dopo abbiamo avuto una conferma che la nostra scelta era quella giusta, cioè quella dei lavoratori di Pomigliano. Penso che è proprio grazie alla loro dignità che si è aperta una fase nuova di questo Paese. d) Soprattutto per voi? r) Sì, il fatto che a Pomigliano i nostri lavoratori non abbiano accettato il ricatto, che i 3 operai licenziati a Melfi abbiano ribadito che volevano lavorare, sono eventi che hanno dato visibilità alla contrarietà della Fiom. Da soli senza il consenso delle persone non saremmo andati da nessuna parte d) Piero Fassino, che davanti ai cancelli di Mirafiori promuoveva l'accordo, si sarà ricreduto? r) Non credo, forse continua a pensare le stesse cose. A ricredersi sono state però tante persone normali. Dal 16 ottobre in poi c'è stato un consenso senza precedenti alle nostre battaglie, perchè il lavoro è un bene comune. d) Processo a Torino: se il giudice vi darà ragio-

ne e imporrà alla Fiat di applicare il contratto collettivo nazionale di lavoro, l'azienda potrebbe decidere di chiudere. Vi sentireste responsabili per quei lavoratori? r) No, sono convinto di aver fatto la cosa giusta perché è l'unico modo per difendere le persone che rappresento. Se vinciamo, il problema non è nostro ma di chi dice che se ne va via perché non vuole applicare le leggi e i contratti. d) Della Fiat quindi? r) Troverei singolare che in questo Paese un'azienda possa dire che non fa più impresa perché è costretta a rispettare la legge. Vorrebbe dire che le aziende che invece lo fanno sono dei coglioni. Sarebbe un problema del governo, delle istituzioni e delle forze politiche… d) Democrazia sindacale diretta? r) Solo così si possono gestire situazioni difficili quando i sindacati hanno idee diverse, anche perché altrimenti in assenza di queste regole, sono le imprese che decidono al nostro posto… Per leggere la lunga intervista rilasciata al quotidiano online indipendente, visitare il sito internet www.lettera43.it

sta sino all’ultimo in una posizione ambigua per paura di perdere la rappresentatività all’interno delle aziende, ha riaffermato l’importanza del contratto nazionale del lavoro come principale strumento di difesa degli operai. «Se in questo Paese si arrivasse a fare provvedimenti di legge che recu-

che oggi sta succedendo in Italia. Quello che la FIAT sta provando a fare è di una gravità assoluta, un vero attacco alla democrazia, ma la FIOM sta affrontando questa battaglia da sola, gli altri sindacati compreso la CGIL, sembrano oramai assoggettati al “regime del padrone”. Se il prossimo 16 Luglio, nella

sindacato e rendesse nulli i contratti siglati a Pomigliano e Mirafiori, si giungerà ad una decisione storica alla pari della clamorosa sentenza della Thyssen. Come affermato dallo stesso Landini «il problema non sarà il nostro, ma di chi dice di voler andar via perchè non vuole applicare le Leggi e i contratti». Proprio per questo motivo sento il bisogno di invitare tutti i lavoratori ad unirsi nella difficile battaglia che sta affrontando la FIOM, perchè l’esito di questa difficile vertenza deciderà il destino di milioni di operai, che attualmente beneficiano delle tutele del contratto nazionale di lavoro,

perino l'idea di mettere in discussione il contratto nazionale di lavoro, sarebbe un attacco alla democrazia senza precedenti», così Maurizio Landini definisce quello

causa intentata dalla FIOM contro la FIAT per l’annullamento degli accordi separati al di fuori del contratto nazionale di lavoro, il tribunale confermasse la tesi del

compreso me stesso, che faccio parte di una piccola azienda e non della grande industria. Di seguito riportiamo alcuni stralci dell’intervista rilasciata da Maurizio

Storica decisione della FIOM di intentare una causa contro la FIAT per gli accordi separati siglati a Pomigliano e Mirafiori. La sentenza prevista per il 16 Luglio ANDREA TOFI

rata con la Regione), chiariscano la loro posizione davanti ai lavoratori, perché non vorremmo che questa vertenza e la drammatica situazione che stanno vivendo da anni oltre mille operai, sia oggetto di scambio per raggiungere l’ennesimo accordo politico-sindacale “salva poltrone”, senza un reale interesse per la sorte dei lavoratori. Non accettiamo inoltre che, prima i sindacati (perché non coinvolti in alcune decisioni prese dalla Regione Umbria) e ora le Istituzioni si sottraggano alle loro re-


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Beni Comuni

INVESTIMENTI IN R&D (RICERCA E SVILUPPO) LITALIA NEL MONDO

LANTIPOLITICA VINCENZO LAZZARONI

All’indomani delle elezioni amministrative e in coerenza col mio ultimo scritto, mi verrebbe voglia di dire: come volevasi dimostrare. La maggioranza presente in parlamento, grazie ad un manipolo di venduti, si è dissolta nel paese. E non c’è alcun dubbio che a far vincere i candidati del centro sinistra sono stati anche i voti del cosiddetto terzo polo (Casini – Fini- Rutelli), prova ne siano le dichiarazioni di Tabacci ad Anno Zero e il suo probabile ingresso nella giunta di Milano. Ma anche quando il centro sinistra vince le elezioni, c’è qualcuno che rompe i c..oni (rima baciata in stile con il personaggio). Scusate ma mi è uscita di getto e mentre la scrivevo mi veniva da ridere; per non piangere di fronte alle dichiarazioni post-elettorali del sig. Grillo. Mi domando: ma possibile che in Italia ci deve essere sempre qualcuno a cui non gli va bene niente e deve contestare tutto e tutti? Forse perché alla fine, sotto sotto, gli va bene che tutto resti com’è altrimenti non ci sarebbe più spazio per le sue esibizioni. Perché qualche buona e giusta idea deve necessariamente trasformarsi in antipolitica? Sarò ingenuo, ma francamente non capisco gli obiettivi che si prefigge, dato che uno che ce l’ha con tutti, nessuno escluso, se si prefigge di governare un paese da solo è matto. Tutti a casa? Bene, tutti a casa e al go-

verno solo Grillo! Cosa pensa di fare? In fin dei conti cos’è l’antipolitica se non il tentativo di sostituire una politica con un'altra? Non credo che le buone idee, (perché qualche buona idea nel movimento dei grillini c’è sicuramente), per farsi strada debbano necessariamente distruggere e insultare. Tuttavia penso che spetti alla politica trovare le capacità di riformarsi ed evitare che intuizioni, anche fondate, si trasformino in antipolitica. Come dimostrato, demonizzare chi ci

ostacola, o peggio sottovalutarne le potenzialità, è un errore politico che in qualche caso è già stato commesso. Allora che fare se non aprirsi al confronto, non tanto con il capopopolo, ma con quanti hanno trovato nel suo dire qualcosa che li rappresenta e intendono, col voto estremo, protestare il loro non essere ascoltati. Il quasi 10% dei voti a Bologna è un segnale da non sottovalutare. Mi auguro che le forze progressiste e di sinistra riescano, almeno una volta, ad evitare di farsi ancora del male. Chiudo questo scritto con una considerazione sulla RAI. Mi domando a cosa

serve il servizio pubblico televisivo, specie se pubblico non è. Già perché se il pubblico è lottizzato o peggio occupato dalle forze di governo non è libero. Ora si parla tanto di privatizzazioni, ad esempio vogliono privatizzare l’acqua , ma si vogliono tenere la televisione. Io non so che farmene di questa televisione pubblica, mentre l’acqua è un bene essenziale come l’energia elettrica, o la telefonia che io non avrei mai privatizzato. Preferisco mille volte che sia privatizzata la RAI e che mi si liberi del balzello del canone. Del resto non ci nascondiamo dietro un dito, la nostra televisione pubblica non è mai stata libera! Vorrei ricordare che un certo Dario Fo, poi premio nobel per la letteratura, fu cacciato da Conzonissima negli anni “60, cioè quasi 50 anni fa. E quello fu solo l’inizio di una lunga serie. Francamente non se ne può più di c.d.a. lottizzati, di direttori e di giornalisti servi del padrone in un servizio pubblico che pago anche io. L’onorevole Castelli ha detto che non vuole pagare con i suoi soldi i monologhi di Travaglio, beh io non solo quelli di Travaglio ma anche quelli di Sgarbi , di Ferrara, di Vespa e via dicendo. Basta! Credo sia giunto il momento di mandare un segnale. Smettiamo di pagare il canone, che peraltro non può essere né reato, né evasione fiscale, visto che è un abbonamento si paga se ci si abbona e io non mi voglio abbonare. Sarà che sto cadendo anch’io nell’antipolitica?

IL BANCO DI PROVA DELLEUROPA HELEN DE SANTIS

L’integrazione è tra le priorità e sfide della nostra società. L'Unione Europea dopo l’11 settembre ha adottato scelte relativamente più restrittive, erigendo quella “fortezza Europa” guidata da una duplice azione strategica. Garantire la sicurezza interna confini, contrastando la lotta all’immigrazione clandestina, favorendo dall’altra la migrazione economica, quella legale, per ridurre la contrazione demografica europea. Ma la recente sovraesposizione al fenomeno dell’Italia fa riflettere sulla mancanza di armonizzazione legislativa, e non solo, a livello comunitario. Se l'immigrazione è de facto componente sociale, l'integrazione e la coesione degli stranieri risulta altrettanto essenziale, se non di vitale importanza per garantire uno stato di convivenza accettabile. L'errore, Italia

capolista, nel quale i paesi continuano a cadere è però di concetto. L'integrazione non è assimilazione. Né imposizione dall'alto. Né strenuo tentativo a creare tutti i presupposti necessari all'accoglienza. E sopratutto non deve es-

sere concepita come un risultato , ma come processo, al quale dovrebbero contribuire indistintamente sia i cittadini stranieri sia gli autoctoni. Un processo congiunto. A lungo termine. Va bandita ogni forma di pressione all’assimilazione, quest’ultima intesa come tentativo di adeguare gli stranieri ai valori, alla cultura e all’identità del paese ospitante. L'integrazione infatti non do-

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vrebbe prescindere da un processo di tipo osmotico, che quindi nell'uno e nell'altro versante, garantisca il rispetto dei diritti e delle responsabilità, per una coesistenza di reciproco rispetto. Ad esempio, la mancata padronanza linguistica del paese ospitante non può in alcun modo legittimare il non rispetto di regole o leggi, alle quali tutti sono chiamati indistintamente. La tipica tendenza dei migranti in terra straniera alla ghettizzazione e alla marginalizzazione non è un alibi ammissibile alla mancata ottemperanza delle norme di convivenza sociale. Per questo, un paese con forte impatto migratorio, sia esso l’Italia o la Spagna o la Francia, non può permettersi di mantenere tale deficit integrativo e deve adoperarsi affinché si creino le premesse per un processo bi-direzionale. E la padronanza linguistica e le giovani generazioni giovani sono tra le chiavi di volta all’integrazione.

MARIA BALEANI 22-27 maggio: simposio internazionale sulla chimica dell’intercalazione in repubblica ceca. In qualità di dottoranda dell’Università di Perugia ho avuto l’opportunità di partecipare ad un congresso internazionale nell’ambito della ricerca scientifica universitaria, incentrato sulla progettazione di materiali inorganici innovativi con diverse applicazioni, tra cui catalisi e sistemi di veicolazione di farmaci. Tale opportunità che mi ha consentito di affacciarmi al mondo della ricerca in maniera più ampia e concreta. Professionale, come dovrebbe essere. In particolare ho avuto modo di riflettere sulla posizione ha che in questo momento l’Italia rispetto al resto del mondo. Il primo momento di confronto è giunto osservando la nazionalità dei partecipanti e il numero di afferenti ai gruppi di ricerca; gran parte dei congressisti infatti si dividevano tra giapponesi, cinesi e sopratutto coreani. Scarsissima la rappresentanza italiana (solo 6 partecipanti). La maggior par-

te dei contributi scientifici apportati al congresso apparteneva ovviamente ancora una volta a cinesi e coreani. Prendendo quindi spunto da questa osservazione ho deciso di scoprire quanto questo congresso potesse in effetti essere uno spaccato della situazione reale, così da avere in effetti un’ idea più realistica della posizione dell’ Italia nel mondo della ricerca. Approfondendo perciò la tematica degli investimenti nel settore e grazie alla consultazione di alcune riviste, e in particolare all’R&D journal, ho scoperto che la rappresentanza delle varie nazionalità al congresso corrispondeva perfettamente alla situazione odierna degli investimenti; quest’anno infatti la Corea ha investito in ricerca e sviluppo 42,9 miliardi di dollari, il che la colloca al quinto posto assoluto nel mondo. Contrariamente l’Italia – che detiene sia una popolazione sia un Pil superiore

– risulta aver investito 18,7 miliardi di dollari (molto meno della metà). Inoltre confrontando il numero di ricercatori ogni 1000 lavoratori nel 2007 si osserva che la Corea ne ha 3,21 contro l’ 1,18 italiano. Conferme che vengono ulteriormente aggravate se si considera che, per quanto riguarda la percentuale del PIL investito in ricerca e sviluppo l’ Italia si trova solo al ventesimo posto nel mondo, tra l’ Estonia e il Brasile. Dato che lo sviluppo, il progresso e la ricchezza di un paese trovano le loro fondamenta nella cultura e nella ricerca, è chiaro che in questo momento il futuro dell’Italia non risulta essere una priorità per chi decide delle nostre sorti.

I LUOGHI DELLUNITÀ DITALIA DANILO SANTI Il 13-14-15 Maggio 2011 il Centro Culturale "Città Nuova" ha organizzato una gita nei luoghi dell'unità d'Italia, dalla Parma di Verdi e dei capolavori del Correggio e del Parmigianino alla Reggio Emilia dove è nata la bandiera italiana (i reggiani sono stati i primi ad accogliere in massa le idee rivoluzionarie di libertà ed uguaglianza portate da Napoleone) e dove, esattamente a Gattatico, hanno avuto luogo le vicende che porteranno i fratelli Cervi, con il padre Alcide, a scontrarsi con la bufera liberticida del fascismo. Il primo giorno, siamo andati a visitare la casa natale di Giuseppe Verdi a Roncole (Parma), ora divenuta museo, e ammirato l'umiltà di una casa ostello di una famiglia che provvedeva al ristoro dei viandanti e dei postini. Poi siamo andati a Busseto dove Verdi fece i suoi studi e dove incontrò un amico mecenate, un ricco possidente locale, Antonio Barezzi, che finanziò i suoi studi dopo averlo sentito suonare in chiesa. Qui abbiamo anche visitato il Teatro Verdi, edificato all'interno del vecchio castello della cittadina, che non vide, però, mai la presenza del suo famoso onorato personaggio, a causa di vecchi dissapori con i suoi

concittadini. Il secondo giorno, in mattinata siamo stati a visitare la città di Parma, capitale del Ducato Farnese di Parma Piacenza e Guastalla ed ammirato le bellezze artistiche del Correggio e del Parmigianino e poi la Rocca dei Sanvitale a Fontanellato data in dono alla città ed è ora diventata un museo. Il terzo giorno è stato per me il più

emozionante in quanto abbiamo visitato i luoghi dove è nato il concetto di Repubblica Italiana e di unità nazionale, sull'onda degli avvenimenti che portarono l'esercito francese di Napoleone Buonaparte ad invadere l'Italia ed a diffondere così i proclami della Rivoluzione Francese: Libertà, Uguaglianza, Fraternità. La prima città italiana che abbracciò tale fermento rivoluzionario fu Reggio Emilia, seguita poi da Modena, Bologna e Ferrara. La Repubblica Cispadana fu la prima a issare il vessillo italiano, che allora aveva bande orizzontali poi divenute verticali a somiglianza della bandiera francese. L'ultimo pomeriggio abbiamo visitato la casa museo a Gattatico

della famiglia Cervi; essi rappresentarono, un esempio di libertà e di spirito illuministico che portò alla tenace opposizione del nazi-fascismo della repubblica di Salò. Furono i primi ad affittare un podere da cui trarre completamente i frutti del proprio duro lavoro, introducendo tecniche innovative e con notevoli sforzi comprare a rate un trattore, cosa inimmaginabile per quei tempi. Ma cosa fondamentale, non dimenticando mai che l'educazione alla cultura è l'unico motore certo dell'uomo, senza la quale l'uomo stesso rimane alla mercé delle forze oscurantiste della servitù e dell'autoritarismo. Dal loro martirio nacquero le vere e proprie bande partigiane e l'opposizione al fascismo divenne sempre più forte fino alla liberazione. L'insegnamento che ci hanno dato i sette fratelli Cervi, il padre Alcide e la madre Genoveffa, e tutta la famiglia, sono un monito per questi tempi attuali dove il sentimento di amore per il prossimo, per la libertà e la democrazia contro le forze oscurantiste non è così forte e diffuso e ci fanno capire che mentre è sempre possibile tornare indietro, progredire non è sempre così facile e spesso costa fatica, costanza e determinazione, costanza e determinazione che è difficile riscontrare al giorno d'oggi


FOLIGNO

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Salute

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Morte clinica e morte cerebrale un po’ di chiarezza ALVARO CHIANELLA

Spesso si parla di stato di coma, di morte clinica e di morte cerebrale come se questi fossero concetti sostanzialmente sovrapponibili. Si finisce così per determinare confusione e, da parte di molti, una sorta di pregiudizio nei confronti dei criteri che regolano la donazione degli organi. Per morte clinica si intende l’assenza di alcuni segni vitali (battito cardiaco, attività respiratoria) ed è, con “parecchia” fortuna, una condizione reversibile. Per morte cerebrale si intende invece la morte effettiva dell’organo cervello ed è, se diagnosticata in modo adeguato, un condizione irreversibile. La confusione tra questi due concetti nasce dal fatto che talvolta si continua ad usare come criterio di morte l’arresto cardiaco, che è reversibile ( tanto è vero che si può vivere con un cuore trapian-

tato) anziché la cessazione delle funzioni vitali dell’encefalo che, invece, non è reversibile. Per stato di coma si intende alterazione grave dello stato di coscienza. Si parla di coma reversibile quando l’alterazione della coscienza è dovuta a danni cerebrali che possono guarire. Parliamo invece di coma irreversibile quando le lesioni cerebrali che l’hanno determinato sono così gravi da non poter essere recuperate. Nello stato di coma cosiddetto irreversibile, pur essendo venuta meno la coscienza in maniera grave, le altre funzioni del cervello rimangono e pazienti in tali condizioni possono sopravvivere, a volte, anche per molti anni. In definitiva il “coma irreversibile” è un giudizio clinico e, come tale, non infallibile. Accade, sia pur molto raramente, che un coma ritenuto irreversibile diventi reversibile e che il paziente si “svegli”. E’ su questi pochi casi che si scatenano di solito i

mezzi d’informazione e le “retroguardie culturali”. Quando si arriva a parlare di “morte cerebrale” (che è e rimane l’unica condizione nella quale è previsto l’espianto d’organo) vuol dire che sono cessate tutte le funzioni cliniche dell’intero cervello. Non si ha quindi soltanto la perdita della coscienza, come nello stato di coma, ma anche la perdita delle funzioni vitali della respirazione e della circolazione sanguigna e di tutte le attività integrative cerebrali. In questo caso sia il tronco che la corteccia cerebrale sono “morti” e, anche se un piccola parte dell’attività cerebrale può essere presente(i riflessi spinali), tutta la struttura che governa il funzionamento dell’organismo è distrutta. Nella morte cerebrale, dato che la parte di cervello ( il tronco) che dovrebbe regolare la respirazione e la circolazione sanguigna è ormai in necrosi, dette funzioni vengono mantenute artifi-

cialmente, mediante macchine e farmaci, al fine di mantenere ossigenati gli organi eventualmente da “prelevare”. Nonostante questo supporto medico la massa cerebrale nel giro di alcune ore inizia a decomporsi e questo processo procede inevitabilmente coinvolgendo inesorabilmente tutto l’organismo rendendo via via sempre meno efficace l’opera di sostegno alle funzioni vitali.. Questo significa che, se

non effettuato precocemente, l’espianto degli organi diviene inutile in quanto fatto su organi degradati e quindi non utilizzabili. Il fatto che nella morte cerebrale ci sia ancora qualcosa di vivo può destare, e desta ancora, perplessità. Ma, se ci si pensa, qualcosa di simile avviene nella morte “cardiaca”, quando ossa, unghie, peli continuano a crescere per qualche tempo nel cadavere. Ciò che met-

te davvero a disagio è che la morte cerebrale non da segni evidenti all’esterno, e in più il mantenimento artificiale del circolo e della respirazione creano l’illusione della vita. Questo insieme causa lo strazio, e volte l’incredulità, dei familiari cui viene comunicata la diagnosi e che tuttora, in assenza di esplicito pronunciamento in vita del paziente, sono chiamati a dare l’assenso al prelevamento degli organi.

Gambe stanche, gambe gonfie La ristorazione collettiva MARIELLA TRAMPETTI

LEONARDO MERCURI

Stiamo per entrare nella stagione più bella dell’anno…l’estate. Sole, mare, caldo… Caldo appunto, e per alcune persone, soprattutto donne cominciano i problemi di circolazione agli arti inferiori, gambe stanche, pesanti, gonfie. L’insufficienza venosa che sicuramente è dovuta ad una predisposizione ereditaria è però aggravata dal caldo estivo che favorisce la dilatazione dei vasi già compromessi, che così si ingrossano, diventano dolenti e perdono in parte la loro funzione di supporto alla circolazione sanguigna, e i sintomi diventano ancora più evidenti verso le ore serali della giornata. Se non si interviene per tempo in questo quadro, l’insufficienza venosa porta con il passare del tempo all’affioramento, prima di una antiestetica rete di capillari, poi alla formazione di vere e proprie varici e in questa fase più avanzata resta solo l’intervento chirurgico come strumento risolutivo del problema. E’ bene quindi prestare più attenzione alla salute delle proprie gambe, soprattutto nelle stagioni calde dell’anno, adottando anche uno stile di vita sano e delle accortezze specifiche. Con piccoli accorgimenti quotidiani possiamo infatti dare un grande contributo al nostro problema: non rimanere a lungo in piedi fermi; cercare di camminare tutti i giorni almeno mezza ora; non permanere in ambienti molto caldi; utilizzare scarpe adeguate; quando è possibile massaggiare con getti di acqua fresca le gambe, soprattutto in

Iniziando con un po’ di storia dobbiamo sapere che la Ristorazione collettiva si è sviluppata intorno alla meta del XX° secolo, questo settore in Italia ha avuto come antenato un piatto cucinato da alcuni religiosi agli operai della Pirelli e della Breda già nel 1930.Attualmente nel nostro paese abbiamo centinaia di migliaia di strutture di ristorazione ed alberghi con annesso ristorante. I problemi igienico-sanitari oltre che riguardare le strutture sopracitate si riversano anche nei servizi deputati a soddisfare le esigenze alimentari delle persone che per svariati motivi fanno vita di comunità, ed analoghi sono dunque i sistemi impiegati nelle due fasi della preparazione e della distribuzione, essi sono: sistema tradizionale, ssitema a legame caldo, sistema a legame refrigerato, sistema a legame surgelato, sistema misto, ticket restaurant. È da dire che in Italia il sistema ancora più diffuso di ristorazione è il sistema tradizionale, dove i pasti vengono preparati giornalmente nella cucina dell’azienda o dell’albergo o della comunità in cui ci si trova. Gli spetti igienico sanitari della ristorazione collettiva, soprattutto visti gli ultimi fatti di cronaca, sono intimamente legati alla qualità delle derrate alimentari, e queste a loro volta sono legate a molteplici fattori, tra cui primeggiano: i problemi di organizzazione del lavoro, sufficienza qualitativa e numerica del personale e delle attrezzature, orari di lavoro, osservanza delle corrette modalità di preparazione e di trasporto degli

estate, partendo sempre dalle caviglie e salire verso l’alto della gamba; massaggiare con creme specifiche facendo movimento dal basso verso l’alto. I prodotti che si usano per alleviare i sintomi dell’insufficienza venosa, sono molteplici, sia naturali a base di flavonoidi, antiossidanti che fortificano il sistema venoso, o estratti di ippocastano o vite rossa, o a base di exerutina sostanza ottenuta da fiori e fo-

glie di Sophora Japonica, che sintetici, sia da assumere per via orale, che per uso topico e se utilizzati con costanza e secondo le indicazioni del farmacista danno risultati certi sin dai primi sintomi. Per sintomatologie più importanti, ove risultassero inefficaci terapie orali o topiche, è sempre opportuno rivolgersi al proprio medico che saprà indirizzare verso percorsi di risoluzione del problema.

“MEDICINA IN PILLOLE” A CURA DI PARIDE TRAMPETTI

Il nostro amico pomodoro Il pomodoro può essere considerato “verdura nazionale”, dato il largo uso che se ne fa nella cucina italiana (insalata, pasta, pizza, ecc).Sono note da tempo l'importanza di tale alimento nella prevenzione di tumori, malattie cardiovascolari, degenerazioni cognitive. Gli studi dimostrano l'effetto spiccato del pomodoro come agente antiinfiammatorio e anti-trobotico. Questo spiega l'effetto antitumorale, come protezione per le malattie cardiovascolari e deficit cognitivi. Il buono dei pomodori spiegano gli esperti, è che piacciono a tantissimi: chi non li ama nell'insalata, li può apprezzare nel sugo della pasta, sono economici e anche negli USA sono l'ortaggio più consumato dopo la patata. Le linee guida statunitensi del 2010 hanno promosso i pomodori, inserendoli nella categoria dei vegetali arancio-rossi per i quali si suggerisce un consumo quotidiano e abbondante. Anche studi italiani dimostrano l'importanza dei pomodori nella riduzione della pressione arteriosa, nel prevenire ictus e infarti. Abbondiamo quindi nel mangiare pomodori, anche perche la dose raccomandata sarebbe di almeno un Kilogrammo al giorno.

alimenti. Inosservanza in queste operazioni comportano lo svilupparsi di contaminazioni biologiche degli alimenti, cosi come un’inadeguata disinfezione o una cattiva pulizia degli utensili, oppure ancora un erronea utilizzazione dei gradi di cottura degli alimenti rappresentano altrettanti fattori favorenti una contaminazione chi mica. Ci sono fortunatamente delle misure che servono a prevenire lo svilupparsi di contaminazioni alimentari, la misura primaria è il sistema HCCP che è una serie di sistemi di autocontrollo igienici che ogni operatore del settore deve mettere in atto al fine di valutare e stimare pericoli e rischi, ma soprattutto per stabilire delle misure di controllo per prevenire l’insorgenza delle contaminazioni alimentari, tutelando quindi la salute dei consumatori. In parole povere le misure atte a evitare lo svilupparsi di contaminazioni sono: a) il controllo del funzionamento: è un controllo qualitativo in cui i caratteri organolettici delle materie prime alimentari che la mensa acquista devono obbligatoriamente rispondere a determinate caratteristiche che nelle gestioni in appalto possono essere descritte in specifiche voci dei relativi capitolati, ed è per questo motivo che in questa fase è opportuna la presenza di un Dietista che svolga compiti di controllo e dia suggerimenti tali da garantire, sia il rispetto del capitolato, che la piena copertura delle necessità caloriche individuali. b) Le condizioni delle strutture: in cui rientrano la disposizione delle zone di lavoro, la netta separazione tra l’ingresso delle derrate e l’uscita dei rifiuti, i locali di lavaggio dei recipienti, il si-

tema per l’eliminazione dei vapori dal reparto cottura, la presenza di un adeguato numero di lavabi. c) La qualità igienica delgli alimenti: alcuni passaggi sono sintomatici dello stato igienico delle derrate ( come ad esempio le condizioni dei veicoli che le trasportano), ma queste devono essere soprattutto controllate all’arrivo, in cui tutte le confezioni o gli alimenti alterati vanno scartati. d) L’igiene del personale: va curata soprattutto con un accurata educazione dello stesso, con l’imposizione dell’osservanza di alcune regole fondamentali tra cui: proibizione di fumare sul lavoro, obbligo di cuffie maschere e guanti quando necessario, proibire trucco ed accessori come anelli bracciali ed orecchini sul posto di lavoro. e) Analisi batteriologiche degli alimenti: da effettuare a campione e basandosi sui criteri fissati dalla legislazione. I servizi di ristorazione scolastica ed aziendale dovrebbero contemplare la presenza della figura professionale del Dietista con compiti di coordinamento organizzativo, elaborazione dei menù e contatti con gli operatori di cucina e le varie parti in causa (docenti, alunni, e genitori da una parte, dirigenti e maestranze dall’altra). L’elaborazione dei menù dovrebbe poi tener conto delle esigenze nutrizionali dei soggetti cosi come delle abitudini alimentari e della vita della popolazione interessata. Solo rispettando queste regole possiamo essere sicuri dei cibi che mangiamo ogni giorno nelle nostre mense, e soprattutto di quello che i nostri figli mangiano a scuola, ricordandoci sempre che noi siamo e soprattutto saremo ciò che mangiamo.


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FOLIGNO

Pensieri e Parole

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“IL CANE COME COTERAPEUTA” LA “PET THERAPY” NELLA RIABILITAZIONE PSICHICA E FISICA ARIANNA BOASSO

Nel 1960 uno psichiatra statunitense Boris Levinston, si accorse dei notevoli benefici che il suo cane procurava a un suo paziente affetto da autismo, tanto che coniò il termine “Pet Therapy” per indicare gli innumerevoli usi degli animali da compagnia in campo medico, psicologico e non solo. Le Attività Assistite con Animali (AAA) sono interventi volti a un miglioramento complessivo della qualità della vita, specialmente delle categorie più “deboli”, come portatori di handicap, bambini e

anziani mentre le Terapie Assistite con Animali (TAA) sono co-terapie, interventi mirati, costruiti appositamente sul paziente che integrano e affiancano le terapie tradizionali, sotto il controllo di soggetti specializzati. La “Pet Therapy” ha l’obiettivo di migliorare la qualità della vita, facilitare le normali attività quotidiane, favorire il benessere psicofisico e accelerare il recupero post ospedaliero, indirizzati a persone con handicap motori e/o psichici, a soggetti che hanno difficoltà relazionali, ai malati terminali o semplicemente ai bambini e agli anziani. L’interazione con

gli animali, frequentemente cani, cavalli, gatti ma anche asini, conigli, e addirittura pappagalli favorisce miglioramenti non solo emotivi, ma anche fisici, come l’abbassamento della pressione arteriosa, stimolazione mentale, comunicazione e soprattutto il gioco tra uomo e animale; il rapporto che si instaura con l’animale, se conduce a un buon risultato, facilmente si ripercuoterà anche nelle relazioni con gli uomini in quanto aumenta la sicurezza in se stessi. I cani, più facili da addestrare a prestazioni specifiche, vengono affiancati ai non vedenti o a persone che in seguito

a particolari patologie si trovano in stato confusionale, come spesso capita di vedere per le vie della città, ai non udenti o audiolesi dove il cane (hearing dog) viene addestrato ad avvertire il campanello di casa, la sveglia, il telefono, il bollitore dell’acqua, l’allarme antincendio o le sirene d’emergenza, a volte permettendo al soggetto audioleso di allontanarsi in tempo dal pericolo. Negli ultimi tempi si sono addestrati cani per disabili motori che chiudono le porte, raccolgono gli oggetti da terra, spengono le luci, e tutti gli altri gesti della vita quotidiana. La “Pet Therapy ha ottenuto un

J ACK H IRSCHMAN L ULTIMO DINOSAURO SYLVIA PALLARACCI

La rivista Poet News lo ha definito “il più importante poeta vivente d’America”. Lui è un personaggio mitico della sinistra americana; soprattutto poeta, ma anche scrittore, pittore, traduttore, attivista politico profondamente impegnato a favore dei poveri e degli emarginati, ha pubblicato, tra poesia, saggi e traduzioni, più di 100 libri. La sua è poesia della gente. Non espressione individuale, esibizione di una voce interiore, ma poesia che nel raccontare la sofferenza e la resistenza di molti descrive l’essenza della vita attuale degli USA. Jack Hirschman è nato nel 1933 nel Bronx, a New York. Espulso per la sua attiva opposizione alla guerra del Vietnam dall’Università di Los Angeles dove insegnava(tra i suoi allievi anche Jim Morrison e Max Schwartz ),è diventato membro del CLP (Communist Labor Party) e poi delle sue successive trasformazioni. Ha frequentato i poeti della Beat Generation, collaborando con i beat tra cui Ginsberg, Kerouac e Ferlinghetti. Se ne discosterà in seguito definendo il movimento una rivoluzione borghese, basata sulle droghe e la cultura orientali, distante dal suo modo di intendere l’impegno politico, orientato invece verso dimensioni più radicali ed estremiste. Le poesie di Hirschman sono dedicate alla lotta politica, alla vita nella strada, alla fame, ai diseredati, ai disoccupati, ai giovani, ai neri, agli indiani, ai “dimenticati”. Ad una poesia di immaginazione oppone la sua poe-

sia della realtà: “Mi considero un poeta e un comunista, un operaio della cultura, un agit-prop, per la trasformazione della società a tutti i livelli”. Proprio ai dimenticati Hirschman fa riferimento per la costruzione di un nuovo soggetto rivoluzionario, una nuova classe, la classe dei non-operai. I

veri proletari. E parla di una condizione in cui il bisogno di cibo, di casa, di sanità, di istruzione diventano oggettivamente un imperativo mondiale per ogni uomo, donna e bambino. In questo senso Hirschman si considera un agit-prop. Un dinosauro del futuro, un’anomalia in un mondo in cui il prodotto e la produzione artistica si sposano al business-arrangement che crea indifferenza e apatia nella cultura in mano al

importante riconoscimento legislativo nel 2003 e ancora sono auspicabili altri interventi per uniformare la disciplina e le metodologie operative che mancano a volte di organicità. Chi ha

avuto esperienze con questi amici eccezionali sa di quanto amore sono in grado di dare, danno un contributo fondamentale a risollevare le giornate più buie e a migliorare la nostra vita.

T RAINSPOTTING

capitalismo. L’irruzione nel nuovo millennio è vista come il colpo di coda di una civiltà occidentale in agonia, senza controllo e in preda ad una frenesia autodistruttiva e Hirschman grida il suo sdegno e la sua rabbia per le persistenti ingiustizie del mondo, continuando però ad avere fiducia negli uomini e nella poesia. I testi più apertamente politici si affiancano a bellissime poesie d’amore (per le donne della sua vita, per la madre, per gli amici), conservando una singolare unità. Oltre l'ideologia, egli ci offre la semplice verità che ognuno già conosce: dobbiamo smetterla di odiarci l'un l'altro, di ucciderci, violentarci e cominciare ad amarci. La sua Voce attraversa olocausti ed estasi, l’acciaio degli operai, come un sottile filo rosso che libera tutti i prigionieri , incespicando nelle piccole cose umane, in un volto, in una candela, per cadere tra le braccia quotidiane della gente comune. Per scoprire che “lo spazio è tuo semplicemente perché sei umano/ per vivere pienamente il tuo cuore/ nel modo in cui è destinato a battere”

LA FELICITA’ C’è una felicità, una gioia nell’anima che è stata sepolta viva in ciascuno di noi e dimenticata. ... Sono i superstiti sopravvissuti a ciò che accadde quando la felicità fu sepolta viva, quando essa non guardò più dagli occhi di oggi, e non si manifesta neanche quando uno di noi muore – semplicemente ci allontaniamo da tutto, soli con quello che resta di noi, continuando ad essere esseri umani senza essere umani, senza quella felicità.

SAMANTHA PASSERI

“La società si inventa una logica assurda e complicata, per liquidare quelli che si comportano in un modo diverso dagli altri. Ma se, supponiamo, e io so benissimo come stanno le cose, so che morirò giovane, sono nel pieno possesso delle mie facoltà eccetera eccetera, e decido di usare lo stesso, l'eroina? Non me lo lasciano fare. Non mi lasciano perchè lo vedono come un segno del loro fallimento, il fatto che tu scelga semplicemente di rifiutare quello che loro hanno da offrirti. Scegli noi. Scegli la vita. Scegli il mutuo da pagare, la lavatrice, la macchina; scegli di startene seduto su un divano a guardare i giochini alla televisione, a distruggerti il cervello e l'anima, a riempirti la pancia di porcherie che ti avvelenano. Scegli di marcire in un ospizio, cacandoti e pisciandoti sotto, cazzo, per la gioia di quegli stronzi egoisti e fottuti che hai messo al mondo. Scegli la vita. Beh, io invece scelgo di non sceglierla, la vita. E se quei coglioni non sanno come prenderla, una cosa del genere, beh, cazzo, il problema è loro non mio. Come dice Harry Lauder, io voglio andare dritto per la mia strada, fino in fondo...” (pag. 198/199 Trainspotting, Irvin Welsh, Guanda). Un estratto lungo. Lunghissimo. Quasi mezza pagina presa da un'intera citazione, a sua volta estratta da un libro che vorrei invitarvi a leggere almeno una volta nella vita. Ai più allenati, dopo pochi secondi di lettura, saranno già venuti in mente i primi istanti del film di Danny Boyle ispirato proprio al romanzo che stiamo per conoscere. Un film con una colonna sonora da paura. Insomma parliamo di Lou Reed, Iggy Pop, Brian Eno, David Bowie, Joy Division. Una

passerella niente male. Ma torniamo alla fonte di tutto. Questo dannatissimo libro. 360 pagine circa. Non una roba semplice. Trainspotting esce nel 1993 e sarà il primo romanzo, uno dei più fortunati, di Welsh, autore scozzese tra i migliori narratori contemporanei. Il titolo scelto è già l'emblema di un grande inizio: il termine infatti significa osservare i treni in arrivo e in partenza dalla stazione. Siamo alla fine degli anni 80 in Scozia, e tutte le vicende narrate ruotano intorno a un gruppo di tossicodipendenti: Renton, Begbie, Spud, Sick Boy, Tommy, Davo... Con un linguaggio straordinariamente duro, scorretto a tratti saremmo tentati di usare l'etichetta “trash”, Irvin Welsh ci accompagna nei sobborghi di Edimburgo e ci fa evadere ogni tanto a Londra. Ci fa ascoltare i conflitti che attanagliano la società scozzese, il nazionalismo becero, il chiacchiericcio nei pub sudici aperti fin dal mattino presto e i cori da stadio intonati a più riprese nelle più disparate situazioni. La sensibilità femminile verrà urtata oltremodo in questo libro. Staremo a contatto con il maschilismo peggiore e più bigotto possibile, ma avremo la soddisfazione, anche, di leggere di vendette in rosa che a volte noi donne non riusciamo neanche a

sfiorare con il pensiero. O forse sì. Se non ci credete andate dritti a chiederlo alla giuria del Booker Prize, il premio assegnato ogni anno dal 1968, al miglior romanzo in lingua inglese scritto da un cittadino del Commonwealth o dell'Irlanda. Due giudici si dichiararono offesi interiormente nella loro dignità femminile alla selezione del romanzo di Welsh come candidato alla vittoria finale. Sta di fatto che leggere Trainspotting è come salire sulle montagne russe. La prospettiva con cui si guarda alla vita, agli obblighi imposti dalla società, ci risucchia nelle nostre seggiole, ci fa chiudere gli occhi e guardare molto più in se stessi, liberi finalmente di sviluppare un pensiero nostro, non condizionato. Qualcuno, come sempre, spererà che il viaggio finisca presto, altri non vorranno mai terminarlo. Alcuni si potranno persino sentire male. La droga viene in un certo senso esorcizzata, liberata dal tabù di innominabile e anche dal fascino del maledettismo. Viene presentata per quel che è. Nella sua durezza. Nella sua attrazione. Pensateci bene prima di mettervi alla lettura. Se mentalmente non siete disposti ad aprirvi, mai come in questo libro, vi sentirete fuori posto. Fate giungere il vostro tempo. Scegliete la vita.


FOLIGNO LUGLIO 2011

g o l B a Chin

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l’apparente calma piatta di questo attesissimo e finalmente (anche se immeritatamente) giunto “post berlusconismo”. Nel prossimo, o anche nei prossimi numerosi numeri vorremmo pubblicare contributi italiani (o almeno folignati). Grazie e buona lettura.

Li Yinhe Omosessualità Se una civiltà materialista parla in termini di povertà e ricchezza, categorie quali armonia sociale e diritti umani sono invece un indice di progresso ideologico. Approvando il matrimonio omosessuale, l’immagine della Cina di paese arretrato ne beneficerebbe. E per farlo non sarebbe più efficace una piccola legge rispetto ai film propagandistici di Zhang Yimou che decantano questo paese e per cui si spendono milioni? Perché ancora non riusciamo a realizzare una cosa che costa così poco e ha esiti così alti? Proposta di legge in favore del matrimonio omosessuale rivolta alla Conferenza Politica Consultiva del Popolo cinese. In base alla legge vi-

gente, gli omosessuali non infrangono la legge cinese, un omosessuale condivide i diritti di un qualunque cittadino della Repubblica Popolare cinese. Tra gli omosessuali c’è chi vuole sposarsi: tale richiesta non è in conflitto con i diritti che hanno in quanto cittadini. In molti paesi occidentali si sono registrati casi di atroce persecuzione degli omosessuali, sconfinati spesso nella pena di morte. Rispetto all’occidente, l’ambiente e la tradizione culturale cinese si sono dimostrati superiori: nella millenaria storia cinese, non ci sono state persecuzioni; l’opinione pubblica è sempre stata piuttosto moderata e nessuno è mai stato condannato a morte per condotta omosessuale. Le cronache ufficiali e non

ufficiali dei quattromila anni di storia cinese riportano numerosi personaggi e storie d’amore omosessuale. Le ricerche storiche di Pan Guangdan mostrano come all’epoca degli Han anteriori quasi ogni imperatore avesse un compagno omosessuale. L’atteggiamento della società cinese verso gli omosessuali si spiega con ragioni storiche e culturali: non essendoci un credo religioso, sono usanze e consuetudini a permettere di valutare fatti e persone. Finché un omosessuale non danneggia gli altri, la società non serba opinioni troppo spietate su di lui. La cultura cinese sottolinea il valore della procreazione; dal momento che un rapporto omosessuale non può procreare, è facile che la società lo igno-

ri, senza però arrivare a considerarlo un crimine. Se riuscissimo ad usare questo retaggio storico e culturale, non solo miglioreremmo l’immagine della Cina sul piano dei diritti umani, potremmo fornire un modello per gestire appropriatamente i rapporti tra la cultura tradizionale e la sottocultura. Potremmo essere precursori in un tema così importante, senza fare come bambini dell’asilo che si accodano sempre alle decisioni di nazioni avanzate. Foucault ha equiparato la cultura sessuale cinese con le antiche civiltà greca, egizia e giapponese, sottolineando i punti forti di cui l’Occidente è carente: perché ci sottraiamo a questa responsabilità quando dovremmo utilizzarla al meglio?

Yuan Yue Brodo caldo per l'anima Scrivo per vivere e da scrittore mi piacerebbe proprio sapere che genere di testi bisogna scrivere per guadagnare più soldi. Dopo un po' di ricerche ho scoperto che la scrittura più redditizia quella che diffonde i "valori universali". Conosco una tipa che scrive oroscopi. Ogni settimana pubblica su varie riviste e settimanali. Come astrologa esperta riesce a guadagnare almeno 3100 euro (ndt). Per scrivere le sue letture astrali sul futuro impiega circa mezz'ora. La rendita è straordinariamente alta. Non discuto sugli oroscopi, se sono o no pseudo-scienza; se ci sono persone che li leggono io non ci posso fare niente. Quello che mi incuriosisce è perché questi oroscopi interessano tanta gente. Secondo un editore, scrivendo di "valori universali", i principi comuni professati nel mondo potrebbero essere coperti da diritto d'autore. Ah! Ho capito, la scienza non rientra nei valori universali, i segni zo-

diacali si. C'è anche un altro tipo di letteratura molto popolare, cioè quella del “Brodo caldo per l'anima”. Una volta ho scommesso con un collega che anche io sarei stato capace di scrivere questa roba. Così, armato di buona volontà, un paio di sputi sulle mani mi sono messo a scrivere. Non avrei mai pensato che sarebbe stato così semplice. Basta un po' di spiritualità condita con un pizzico di emozioni banali. Si sviluppa il tutto in direzione dell'immensità e il brodo caldo è fatto! Si può dire che il valore pratico è nullo. Allora perché così tante persone sono disposte a leggere questa roba? Sei pentole di Brodo caldo ruspante: Pentola 1: "Amore" è la cosa più economica del mondo. Le cose a basso prezzo non sono necessariamente scadenti, sono solo inutili. Pentola 2: Si dice che “insegnare ad un uomo a pescare è meglio che dargli un pesce”. Se dai una rete da pesca ad un uomo affamato, questo catturerà tutti i pesci nel lago e alla fine tu non avrai più

pesci da mangiare. Pentola 3: Quando commetterai un errore, i conoscenti rimarranno silenziosi, gli amici intimi ti difenderanno e quelli che conosci da quando sei nato ameranno il tuo errore perché è una parte di te. I tuoi nemici lo ameranno allo stesso modo, perché sarà la dimostrazione che la loro scelta era corretta. Pentola 4: Non criticare te stesso quando guardi chi salta la corda e supera gli ostacoli a piè pari. In realtà spreca tempo ed energia per saltare sempre sullo stesso punto. Pentola 5: Non diventi amico di tutti quelli che incontri nella tua vita, giusto? Allora perché speri che tutti gli sconosciuti di internet diventino tuoi amici? Pentola 6: In passato nelle case non c'erano gli specchi e ti guardavi il pene dall'alto in basso. Sembrava molto piccolo rispetto al corpo. Poi sono arrivati gli specchi e ti sei accorto che il tuo pene era come quello degli altri. Si può concludere che il complesso di inferiorità deriva dalla povertà

Feng Tang Poveri senza paura A quel tempo, la Scuola Media Numero Quattro di Chaoyang era l’unica scuola del quartiere. Dal punto di vista antropologico era incredibile, era popolata da una grande varietà di specie. Ne sono usciti talenti, telecronisti che hanno dato un contributo rilevante allo sviluppo della lingua cinese e che non hanno mai toccato droghe, quadri di partito della CCTV 5 e via dicendo. Quando ero alle scuole medie, anche loro erano adolescenti: erano sportivi, campioni di scrittura delle gare scolastiche di quartiere, speaker amatoriali della radio e sottosegretari della Lega giovanile della scuola. Un terzo dei miei compagni di scuola erano figli di persone che lavoravano al Ministero degli Affari Esteri, un altro terzo al Ministero dell’Industria Manifatturiera. Tutti vivevano nelle zone di Sanlitun. I figli di chi lavorava al Ministero degli Esteri portavano a scuola

cose che in Cina non si erano mai viste: gomme per l’inchiostro, biciclette a sedici marce e calcolatrici Casio. Quando gli chiedevo cosa facessero i loro parenti all’estero, la risposta tipica era: “Mio padre è l’Attaché in un paese nordeuropeo, scia e legge i giornali locali”. Questi ragazzi vivevano tutto l’anno da soli come fossero esseri lasciati sulla Terra dagli alieni. Quando ancora esisteva il Ministero dell’Industria Manifatturiera, quella che guadagnava più valuta straniera grazie all'esportazione, i loro figli si riconoscevano dai vestiti. Indossavano scarpe originali della Nike e della Puma. Un paio di Nike costava almeno cento yuan e io con soli otto yuan e mezzo mi assicuravo il pranzo alla mensa della scuola per un mese. Portavano anche giacche impermeabili, caldi maglioni di cachemire e cataloghi di biancheria intima occidentale con immagini di modelle mezze nude. Ricordo che nei giorni di pioggia non erano ba-

gnati fradici e durante l’inverno non erano coperti da strati su strati di maglioni. Io facevo parte del rimanente terzo: non ero figlio di persone del Ministero degli Esteri né di chi lavorava nell’industria manifatturiera. All'epoca ero confuso, non capivo la differenza tra una radio costosa e una economica. Mi bastava che ne uscisse un suono. Quello che mi è rimasto impresso da bambino si è radicato dentro di me. Oggi ancora non distinguo chiaramente la differenza tra un impianto Edifier e delle casse B&W e continuo a non comprendere che c’è differenza tra le persone. La mia generazione possiede una ricchezza spirituale enorme che gli altri non hanno. Quando eravamo piccoli noi abbiamo sofferto la povertà senza averla veramente sentita e quando siamo cresciuti non abbiamo provato odio verso la società. Siamo sempre stati per una vita semplice e dura. “Siamo stati poveri e non abbiamo paura”.

Li Yinhe La parola femminismo In Cina il femminismo è sempre stato demonizzato. Tempo fa, nel corso di un convegno letterario all’estero, ogni scrittrice della delegazione cinese chiarì subito di non essere femminista. Perché tale affermazione? I motivi sono vari: alcune intendevano i propri romanzi come normale letteratura, senza bisogno dell’etichetta letteratura femminista; altre forse volevano sottolineare di essere buone mogli e madri, donne normali, né combattenti né lesbiche. Altre intendevano precisare di non odiare affatto gli uomini. Insomma, qualunque sia la connotazione data al termine ‘femminismo’, la logica sottintesa è una: il femminismo non è una cosa positiva. Nella lingua tradizionale cinese il carattere quan diritto è sempre stato sensibile: che si tratti di diritti umani, diritti delle donne o diritti civili, la parola viene associata facilmente all’idea di disordini. Quindi coloro che appoggiano il femminismo preferiscono non sottolineare l’aspetto dei diritti e ne parlano in termini di ‘ideologia della

donna’, per renderlo meno aggressivo e conferirgli colore e prudenza. Il conflitto tra femminismo e società tradizionale cinese è duplice: si tratta contemporaneamente di un conflitto fittizio e autentico. Il primo indica un’idea immaginaria di femminismo, che odia gli uomini e li vede come il nemico; un’idea per cui le femministe sono tutte donne orrende, non sposate, imbruttite da una vita di solitudine. In realtà il femminismo comprende diverse correnti, ma nonostante i differenti punti di vista, c’è un tratto comune: l’affermazione della parità tra uomo e donna. In questa accezione, l’ideologia corrente cinese è il femminismo, perché la parità tra uomo e donna è una delle politiche basilari della Cina; in quest’accezione, non solo la maggior parte delle donne cinesi è femminista, lo sono anche la maggior parte degli uomini. Non ce ne dobbiamo vergognare. Col Partito Comunista, la parità tra uomo e donna è sempre stata l’ideologia guida: è una realtà innegabile. La Costituzione afferma che i cittadini hanno il diritto di lavorare; le donne

sono cittadini, in pieno possesso del diritto di scegliere se lavorare o stare a casa. Chi vuole privare le donne di questo diritto, viola la Costituzione e va contro le basi della politica nazionale di parità tra uomo e donna. Questo errore elementare dimostra quanto sia ancora presente l’idea di maschio dominante, che il femminismo è ancora in conflitto reale con lo sciovinismo maschile della vita reale della nostra società. La Cina deve risolvere il problema della rettificazione del nome femminismo, opporsi allo sciovinismo maschile presente tanto nella nostra vita politica, economica e sociale quanto all’interno del nostro sistema di valori; opporsi alla discriminazione di genere che coinvolge le donne, aumentare il numero di donne all’interno della Conferenza del Popolo e nella forza lavoro. Bisogna altresì aumentare il reddito medio delle donne, migliorare lo status della donna all’interno della vita famigliare, realizzare un femminismo che sostenga l’uguaglianza tra uomo e donna, creare un’ideale società femminista di parità.

Wang Dahao Sviluppo economico e giustizia sociale

Questo giovane segretario è arrivato pieno di entusiasmo, pronto a mettercela tutta e immergersi nella causa, ma ad aspettarlo ha trovato 567 petizioni. In quarantotto giorni si è impegnato nell’analisi di 544 petizioni, ma dopo quarantotto giorni non ha potuto fare altro che riconoscere di avere ancora ventitré lettere ancora sigillate. Sono trascorsi solo pochi mesi da quando Wang Yiwen ha assunto il suo incarico e in così poco tempo non ha ancora conseguito alcun risultato economico degno di nota; ma solo per avere corretto con vigore molte ingiustizie accumulate in questi anni si è guadagnato il sostegno della popolazione in un tempo davvero breve. Se in alcune case viene interrotta l’erogazione dell’acqua la prima cosa che pensa la gente è telefonare al segretario Wang; si è arrivati al punto che anche in presenza di litigi tra marito e moglie viene richiesto il giudizio del giusto segretario Wang. L’attuale dirigenza è diventata un esempio di tutela della giustizia sociale in grado di conquistare il cuore della gente. Durante tutto il 2010, gli apparati di

ispezione dello Xinjiang hanno messo sotto inchiesta 586 persone per reati di corruzione, prevaricazione e per altri crimini sul lavoro. Tra questi ci sono trentacinque inquisiti tra funzionari pubblici di livello. Le persone non sono come maiali, non basta che mangino e bevano a sazietà per non avanzare altre richieste ed essere calpestati. Inoltre per le persone la giustizia viene prima di tutto. “Non bisogna preoccuparsi della povertà ma dell’ineguaglianza”. L’idea che lo sviluppo economico possa essere la soluzione di tutti i problemi non è una stupidaggine, semplicemente è una prospettiva che serve a coprire problemi di ingiustizia sociale. Il principale problema dello Xinjiang non è lo sviluppo economico, bensì come garantire la giustizia sociale. Vi prego, non venite a dirmi che nello Xinjiang sono stati avviati nuovi programmi di investimento. Per quanto mi riguarda voglio solo sapere: nello Xinjiang sono stati trovati altri funzionari corrotti? C’è ancora chi in mezzo al freddo deve discutere un salario per tornare a casa durante le feste di capodanno?

Le scuole vanno in vacanza e anche la pagina usualmente dedicata ai temi della scuola si prende una vacanza, tornerà in autunno, speriamo “caldo”. Non vanno in vacanza invece le ragioni della critica, sia essa economica, politica o culturale. Vogliamo in questo numero lanciare una nuova “provocazione”, soprattutto ai più giovani di “casa nostra”, pubblicando alcuni estratti da blog cinesi che trattano i temi più vari, con approcci, umori e profondità sicuramente diversi, ma tutti, comunque, sintomatici di un’ansia di partecipazione critica e costruttiva che vorremmo vedere riemergere dal-

Leggendo i reportage mediatici nello Xinjiang è possibile notare come siano pieni di belle notizie, del tipo: «Quest’anno gli investimenti hanno superato i cento milioni di yuan», «Entro la fine dell’anno altre quattro ferrovie saranno costruite». Questo tipo di notizie sono così tante che non ne posso più. Se l’economia dello Xinjiang continu a crescere, naturalmente ne sono felice; ma il problema non è una sola questione economica. Poco tempo fa ventitré lavoratori dalle campagne sono stati costretti a piantare una tenda davanti all’ingresso della società per potere discutere della paga che si erano guadagnati con il loro sudore. Se queste persone avessero avuto in mano una copia di un giornale mentre aspettano in una tenda esposta ai venti, pensate che si sarebbero sentirsi più al caldo guardando queste notizie sulla grande crescita economica dello Xinjiang? Il 24 settembre del 2010 è stato il primo giorno di lavoro per Wang Yiwen, il nuovo segretario del partito locale.


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FOLIGNO

Corrispondenze, Sport e cucina

XV MEMORIAL “MANUEL BARONI” è proprio Il podio del XV Memorial Manuel Baroni qui, nelle intenzioni deDopo un anno di stop, è gli organiztornato in calendario il Me- zatori, che morial Manuel Baroni, sarebbe dogiunto ormai alla quindice- vuta avvenisima edizione, appunta- re la seleziomento ormai classico per il ne decisiva panorama ciclistico nazio- per gli svinale. La corsa era riservata luppi conalla categoria juniores ed è clusivi della gara. Purtrop- corsa che non ritiene suffistata organizzata dal Gs po la corsa è stata disturba- cienti le condizioni di sicuCannara Ciclo Club Manuel ta fin dall'inizio da una rezza per i corridori. Dopo Baroni in collaborazione pioggia fastidiosa che ha le necessarie verifiche, la con il Comune di Cannara costretto gli organizzatori corsa viene fatta ripartire e il Bovara Junior Team di a un cambio di program- anche se vengono eliminaBovara di Trevi. La corsa è ma. Prime battute di gara ti gli ultimi due giri con la in ricordo di Manuel Baro- senza particolari sussulti, salita di Collemancio e al ni, un giovane di Cannara con qualche timido e isola- loro posto vengono inseritragicamente scomparso in to tentativo di fuga, imme- ti altri due giri in pianura. un incidente stradale. La fa- diatamente e facilmente Prima ripartono gli otto miglia decise di intitolare rintuzzato dal gruppo. Si che erano precedentemenalla memoria del figlio una segnalano, purtroppo, fin te in fuga e poco dopo il corsa ciclistica. Si tratta di dalle prime battute alcune gruppo. Nel corso del peuna gara di assoluto presti- cadute che coinvolgono di- nultimo giro i battistrada gio alla quale, nel corso de- versi ciclisti dovute al- viaggiano indisturbati, guagli anni, hanno dato lustro l'asfalto reso particolar- dagnando secondi, mentre le partecipazioni di squa- mente viscido dalla piog- la pioggia continua a imdre nazionali come la Rus- gia. Poco oltre la metà cor- perversare sulla gara. Nel sia (che nel 2004 piazzò tre sa si forma un drappello di corso dell’ultimo giro il corridori ai primi tre posti), otto battistrada: Marco gruppo rinviene e si va avGiannotti dell’Aquila Gan- vicinando al drappello di la Bielorussia e il Sudafrica, e le vittorie di atleti come zaroli, Davide Santirocco testa. A pochi chilometri l'umbro Marinangeli (al della Rinascita, Simone Bo- dall’arrivo il gruppo aggansuccesso nel 1998) Agnoli nifazi e Matteo Pascazi, en- cia i battistrada. Iniziano le (vittorioso in due occasioni trambi della Messere Porte scaramucce e gli allunghi. nel 2002 e 2003), Pirazzi Alice Ceramica Ciclimonta- In testa si portano due cor(primo classificato nel nini, Matteo Di Marco e An- ridori, ma alla fine tutto 2005), atleti che oggi calca- drea Diomede tutt'e due viene deciso allo sprint dono i palcoscenici dei pro- della Caffè Mokambo-Ac- ve Bellapadrona dell' A.S.D. fessionisti nel Giro d'Italia qua & Sapone, Michele Tas- Bovara Junior Team si pore nel Tour de France con te- sinari e Lorenzo Maldera ta al comando ai 200 metri am di livello mondiale co- entrambi della Faentina. Gli finali e mantiene la prima me Liquigas e Colnago. 105 otto fuggitivi riescono a ra- posizione fino al traguardo i chilometri da percorrere cimolare un vantaggio che relegando Francesco Manper i 178 corridori al via. Il sfiora il minuto e sembra datori della Messere Porte percorso si è snodato lun- essere un azione di un cer- Alice Ceramica Ciclimontago un anello pianeggiante to spessore, se non decisi- nini e Lorenzo Marinozzi attorno a Cannara da per- va. Ma la pioggia diventa in- della Rapagnanese alle correre per cinque volte. cessante, le condizioni di piazze d'onore. Ecco l'ordiDopo le prime cinque tor- gare sempre più difficili e ne d'arrivo della gara: 1° Minate i ciclisti dovevano poco dopo nel gruppo si chele Luca Bellapadrona completare altri due giri verifica una caduta che co- (Bovara Junior Team) che con l'aggiunta del temibile stringe al ritiro diversi cor- percorre 91 km in 2h alla strappo di Collemancio e ridori, alcuni dei quali ven- media di 45,500 km/h; 2° tornare al circuito dopo gono portati in ospedale. Francesco Mandatori (Mesuna discesa mozzafiato di La gara viene neutralizzata sere Porte Alice Ceramica quattro chilometri circa. Ed per ordine del direttore di Ciclimontanini); 3° Lorenzo Marinozzi (Rapagnanese); 4° Lorenzo Di Girolamo (Gulp Pool Val Vibrata); 5° Alessandro Sulpizii (Caffè Mokambo-Acqua & Sapone); 6° Matteo Tamenghi (Fn Mengoni Campocavallo); 7° Luca Masciotti (Bovara Junior Team); 8° Gabriele Bonetti (Faentina); 9° Riccardo Luzi (Bovara Junior Team); 10° Lorenzo Brignoccolo (Fn Mengoni Lo sprint vincente di Michele Luca Bellapadrona Campocavallo).

PAOLO AZZARELLI

Redazione: Via del Grano 11 06034 Foligno - tel. 0742510520 redazionepiazzadelgrano@alice.it Autorizzazione: tribunale di Perugia n. 29/2009 Editore: Sandro Ridolfi Direttore Editoriale: Sandro Ridolfi Direttore Responsabile: Maura Donati Direttore Sito Internet: Andrea Tofi Stampa: Del Gallo Editori Srl loc. S. Chiodo - Spoleto Chiuso: 25 giugno 2011 Tiratura: 3.500 copie Periodico dell’Associazione “Luciana Fittaioli”

LUGLIO 2011

O ROSCOPO DEL M ESE DI L UGLIO Ariete Di tutto e di più ci sarà per voi questo mese! In amore sarete travolgenti: i nati a marzo saranno alla ricerca di nuove dimensioni nel modo di vivere i sentimenti; i nati di aprile saranno invece più diretti e immediati e, seppur con qualche momento di incertezza, a volte fulminei nelle conquiste. Nel lavoro i risultati potranno essere eccellenti: sarete ammirati e gratificati, e premiato sarà il vostro spirito di iniziativa. L’energia sarà alle stelle: incanalatela nello sport. Toro Con Venere e Giove a favore sarà per voi un ottimo mese. In amore la vostra bellezza aumenterà, e filerà tutto benissimo sia per le coppie che per i singles; i più favoriti i nati di aprile, che saranno capaci di trasformare piccoli e grandi desideri in realtà. Bene il lavoro dove sarete capaci di tenere le posizioni acquisite; la prima decade avrà un’occasione da non perdere. Ottima forma per la maggior parte di voi… in vacanza unite al piacere un po’ di moto! Gemelli Sarete davvero in ottima forma questo mese! In amore i nati in maggio avranno un forte desiderio di novità e saranno i primi ad essere proiettati verso i cambiamenti; tutti gli altri andranno incontro al futuro con grande forza o comunque senza intoppi. Nel lavoro sarete più sicuri e dinamici; avrete spirito attivo e positivo, e alcuni daranno un netto miglioramento all’immagine professionale. Grazie a Marte sarete pieni di energia: fate sport per scaricare lo stress. Cancro Questo è il mese di nascita per la maggior parte di voi: buon compleanno! I primi mesi dell’anno sono stati piuttosto tesi ma ora grazie anche a Venere nel segno sarete dolci, seduttivi, morbidi… com’è nella vostra natura. Periodo rosa anche sul fronte professionale per quasi tutti, grazie anche al sestile di Giove che regala un pizzico di fortuna in più. La situazione migliora anche sul versante della salute: avrete pelle e sguardo luminosi e tornerà il buonumore.

Leone E’ arrivata l’estate, la vostra stagione, e voi sarete in forma a dir poco smagliante. In amore avrete modo di far emergere la vostra carica passionale e il vostro entusiasmo; solo in nati in luglio avranno qualche incertezza e si sentiranno meno pimpanti del solito. Nel lavoro, sempre la prima decade potrà trovare qualche difficoltà mentre tutti gli altri avranno lo slancio della buona volontà. Con Marte a favore, liberate le energie: è consigliato molto movimento! Vergine Un mese con qualche contraddizione e un po’ di agitazione. Nei rapporti affettivi c’è stabilità, anche se potrebbe esserci un po’ di nervosismo; meno che per i nati in agosto che godranno dei favori di Giove e saranno così al riparo da ogni negatività. Nel lavoro ci sarà nuova creatività e forse l’occasione di una svolta; soprattutto i nati di prima decade saranno positivi e pronti ad aiutare gli altri. E’ consigliabile mangiare molta frutta e verdura e bere molta acqua. Bilancia Il vostro cielo dice che in amore siete finalmente disposti a rischiare! Sarete grintosi e passionali, aperti al dialogo e dotati di una certa autorevolezza; un po’ meno brillanti i nati a settembre: dovrete cercare di non farvi prendere dalla malinconia. Nel lavoro, i nati di prima decade non dovranno avere fretta di risolvere i problemi; tutti gli altri saranno pieni di forza di volontà e determinati a conquistare gli obiettivi. Per quanto riguarda la salute: muovetevi molto! Scorpione Sarà un mese in cui, grazie ai benefici influssi di Venere, sarete affascinanti e seduttivi, e dotati di una inusuale dolcezza; voi nati d’ottobre, invece, dovrete evitare eccessi di possessività e di insicurezza, causati da Giove opposto. Anche nel lavoro se in generale le prospettive a lungo termine sono più che buone, è sempre la prima decade che dovrà alzare la guardia ed evitare iniziative azzardate. La forma fisica sarà buona e la vostra immagine molto brillante.

Sagittario Anche se è un passaggio abbastanza passeggero, l’opposizione di Marte per molti di voi in amore si tradurrà in un comportamento insofferente e più litigarello del solito: con il partner quindi cercate di controllare il nervosismo, soprattutto i nati in novembre. Nel lavoro dovete organizzarvi molto bene, per evitare un tour de force prima delle vacanze. E anche se i pensieri saranno sempre positivi sarà bene però che non esageriate con le imprese sportive! Capricorno Con l’arrivo di Giove in trigono ci sono nell’aria grandi promesse in amore, soprattutto per i nati in dicembre; per tutti gli altri, nonostante qualche malinconia, ci sarà comunque un sentimento costante e profondo e gli amori saldi non molleranno. Inizia un buon periodo nel lavoro, avrete quindi nuove entrate di denaro, con una netta ripresa per la prima decade. Ci sarà un leggero abbassamento del tono della forma ma la vostra mente tenace vi aiuterà a resistere. Aquario E’ già da un po’ di tempo che avete voglia di cambiamento in amore. Mentre i nati in gennaio avranno bisogno di una verifica del rapporto, gli altri tenderanno a cementare il legame o, se single, a iniziare un dialogo interessante; sarete comunque più audaci e provocanti del solito. Nel lavoro i nati a gennaio avvertiranno un po’ di stanchezza e qualche rallentamento, molto meglio tutti gli altri. Favorita ogni attività sportiva: avrete una prontezza di riflessi invidiabile! Pesci Ci sarà qualche nuvola nel vostro cielo amoroso. Voi nati in febbraio siete i più favoriti, sospinti da Giove verso un’estate di felicità; voi nati in marzo invece sarete più nervosi, anche se Venere in trigono vi renderà luminosi e attraenti. Anche nel lavoro voi di prima decade siete i più avvantaggiati e favoriti: se avete un’idea passate all’azione; per gli altri sarà un mese un po’ più faticoso: organizzatevi al meglio. Sì all’attività fisica ma con misura… relax!

RICETTE DEL MESE INVOLTINI DI MELANZANE CON RICOTTA - INSALATA DI FRUTTA E GAMBERI

ANTONIETTA STADERINI Involtini di melanzane con ricotta alla maggiorana e salsa di pomodoro Ingredienti per 6 persone: Due melanzane tonde di media grandezza, gr 300 ricotta di pecora, un mazzetto di maggiorana, gr 500 pomodori maturi, sale q.b., olio di oliva q.b. Procedimento: pulire e lavare le melanzane, tagliarle a rondelle dello spessore di circa 3 mm, metterle in uno scolapasta, versare su di esse una manciata di sale grosso e appoggiare un

peso in modo che perdano liquidi. Passarle velocemente in acqua fredda e cuocerle da entrambe i lati su di una piastra calda. In un contenitore lavorare la ricotta con un pizzico di sale, qualche goccia di olio e la maggiorana, tritata finemente. Pulire e lavare i pomodori, passarli poi al passaverdure, salare. Al centro di ogni rondella di melanzana

mettere un cucchiaino colmo di ricotta e poi arrotolare. Disporre gli involtini su di un piatto da portata e cospargerli di salsa di pomodoro, aggiungere poche gocce di olio, decorare con foglioline di maggiorana.

Insalata di frutta e gamberi in salsa citronette Ingredienti per 6 persone: gr 600 code di gambero, una pianta di insalata lattuga, 2 kiwi, mezzo melone, una mela verde, un limone, olio di oliva q.b., sale q.b, un mazzetto di meta. Procedimento: pulire i gamberi, lavarli e cuocerli in acqua salata bollente per pochi minuti, quindi scolarli. Preparare con il succo del limone, un pizzico di sale e olio (un bicchiere, circa) la salsa citronette, lavorando bene con una frusta gli ingredienti. Pulire, lavare l’insalata e tagliar-

la a striscioline, pulire la frutta e tagliarla a spicchi di media grandezza (se si preferisce, a cubetti, sempre di media grandezza). Unire tutti gli ingredienti in un piatto da portata, condire con la salsa, decorare con spicchi di frutta e foglie di menta.


FOLIGNO

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Spettacoli ed Eventi

LUGLIO 2011

A “Canti e Discanti - Umbria World Fest” … il mondo ti aspetta! Dal 7 al 23 luglio 2011 Foligno aprirà le sue diverse e suggestive location alle tradizioni e alle culture del mondo attraverso la musica, la fotografia, il cinema, il teatro. A fare da colonna sonora le note dei piemontesi Mau Mau, dei calabresi Parto delle Nuvole Pesanti, degli estoni Ro:Toro, della macedone Kocani Orkestar e la “napoletanità” di Beppe Barra. In mostra, attraverso quattro esposizioni, fotoreporter mondiali pluripremiati come Riccardo Venturi (World Press Photo 2011), Pietro Masturzo (World Press Photo 2010), Giancarlo Ceraudo, Rick Loomis (Premio Pulitzer), Ashley Gilbertson (Medaglia d’oro “Robert Capa”). Importante la collaborazione con l'Ambasciata dell'Estonia in Italia che insieme a Tallin Capitale Europea della Cultura 2011 concentrerà le sue attività in Italia proprio in occasione dell’Umbria World Fest Da sempre Foligno viene considerata e “posizionata”, per una sorta di condizioni geografiche favorevoli, al centro del mondo. E da dieci anni c’è in città un Festival che dal punto di vista culturale cerca di porre lo sguardo oltre confine per portare in questo suggestivo angolo di Umbria i linguaggi artistici delle tradizioni e delle culture dell’Italia e del mondo. Il festival, insomma, si presenta come un eterno viaggiatore perché ogni traguardo seppur importante è solo l'inizio di un nuovo cammino, un percorso che da questa X edizione inizia a chiamarsi “Umbria World Fest”. Dieci anni di emozioni, di sperimentazione e di curiosità non sono solo il bagaglio della manifestazione, ma quello di un’intera comunità, che insieme a “Canti e Discanti” si è

emozionata ed è cresciuta anno dopo anno. Estonia, Cuba, Haiti, Iraq, New York, Libia, Argentina, Macedonia, Basilicata, Napoli, Langhe Piemontesi, Calabria, sono alcuni dei Paesi e luoghi che si potranno “ascoltare” e “vedere” quest’anno. Il mondo è di tutti e per tutti e quindi “Canti e Discanti - Umbria World Fest” aspetta dal 7 al 23 luglio 2011 chi vorrà essere presente ancora una volta per partecipare ad un affascinante crocevia fatto di suoni, immagini, foto e spettacoli teatrali. Musica, fotografia, cinema e teatro sono infatti i mezzi a disposizione per affrontare questo nuovo lungo viaggio del festival, che prosegue un suo caratteristico ed originale processo di multiculturalità attraverso la diffusione, valorizzazione e contaminazione delle diver-

Fotografia Ancora una volta anche la grande FOTOGRAFIA sarà al centro delle iniziative della manifestazione folignate. I più importanti fotoreporter di livello mondiale saranno in esposizione attraverso quattro mostre presso palazzo Candiotti (“Palazzo della Fotografia”), con inaugurazione prevista per sabato 9 luglio alle ore 21.30. Una grande collettiva fotografica che sarà aperta dal 9 al 23 luglio ad ingresso libero tutti i giorni dalle ore 18.30 alle 24.00 (sabato e domenica anche dalle ore 11.30 alle 13.00). “Look&Loop – Gli scatti della crisi dal Magazine Loop” è il titolo dell’esposizione a cura di Stefano Simoncini (Photo Editor Loop Magazine) e Riccardo Venturi (vincitore World Press Photo 2011). La crisi molteplice e perma-

nente del mondo attuale, passando da New York all’Iran, dalla Birmania al-

l’Egitto, sarà testimoniata dagli scatti di 22 importanti fotoreporter. Dal Premio Pulitzer Rick Loomis a Pietro Masturzo, il giovane napoletano vincitore del World Press Photo 2010, da Ashley Gilbertson, vincitore della Medaglia d’Oro “Robert Capa”, fino allo stesso Riccardo Venturi. Previste anche delle “conversazioni fotografiche” per sabato 16 luglio e sabato 23 luglio alle ore 21.30.

se forme di espressione artistica. Musicisti, fotografi, artisti e gruppi di livello nazionale e internazionale, ognuno con la sua propria arte, cercheranno di spiegare, attraverso i loro spettacoli ed esposizioni (tutti ad ingresso libero) e dal proprio personale punto di osservazione e di provenienza, il mondo con le sue culture e continue evoluzioni. Luoghi d'eccezione in cui tutto questo avverrà sono i principali tesori artistici della città di Foligno, dalla splendida cornice di largo Carducci in piazza della Repubblica (per il festival diventerà “Piazza della Musica”) al cortile di Palazzo Trinci (“Palazzo della Musica e delle Fiabe”), da Palazzo Candiotti (“Palazzo della Fotografia”) a piazza del Grano (“Piazza del Cinema”).

Di Giancarlo Ceraudo sono invece gli scatti che fanno parte di “Soy Cuba”, mostra a cura di Marco Pinna (Staff Editor National Geographic Italia) in cui è rappresentata tutta l’essenza dell’anima di Cuba, con istantanee di un passato che scappa veloce, ma anche, inevitabilmente, del cambiamento in atto. Ancora Riccardo Venturi è il protagonista di “Shadows”, esposizione di immagini dei martiri della rivolta libica a cura di Stefano Simoncini con design dell’installazione di Alice Casciaro. In collaborazione con l’Ambasciata dell’Estonia in Italia e Tallin Capitale Europea della Cultura 2011 ci sarà infine “Estonian Magnificent Wild Nature”, dove la natura estone e il grande Nord si svelano, in tutta la loro imponenza e solennità, nei paesaggi fotografati da Remo Saavisar.

Per info: www.cantiediscanti.net Ufficio Stampa “Canti e Discanti” Danilo Nardoni - 349.1441173 - d.nardoni@alice.it

Musica

Da sempre la grande protagonista del festival, arriveranno ad ingresso libero in piazza della Repubblica (“Piazza della Musica”) con inizio alle 21.30 alcuni degli artisti e dei gruppi più affermati in Italia e nel mondo. Sarà l'occasione per celebrare il ventennale dei Mau Mau attraverso quelle sonorità “meticcie” che li hanno resi una delle band italiane più apprezzate (13 luglio), farsi trascinare dall'Onda Calabra del Parto delle Nuvole Pesanti (22 luglio), ballare in piazza grazie a quella scatenata fanfara balcanica che risponde al

nome di Kocani Orkestar (7 luglio), ascoltare in anteprima italiana il “suono del Nord” d e g l i estoni Ro:Toro (14 luglio) ed infine farsi ammaliare dalle facce e dalle voci di Peppe Barra (20 luglio), uno dei più interessanti artisti che Napoli ha regalato negli ultimi anni alla scena internazionale

(spettacolo questa volta a palazzo Trinci e a pagamento, organizzato in collaborazione con gli Amici della Musica di Foligno).

Cinema

Il festival, che si avvale quest'anno della collaborazione del Cinema Zenith di Perugia, presenterà le novità cine-

matografiche dell'anno come “Passione” di John Turturro (10 luglio) e “Basiclicata Coast to Coast” di Rocco Papaleo (11 luglio), un classico come “Buena Vista Social Club” di Wim Wenders (18 luglio), uno sguardo al cinema estone con “Sugisball (Autumn Ball)” di

Veiko Õunpuu, Premio Orizzonti al festival del cinema di Venezia (17 luglio), ed alla musica con il “Concerto” di Radu Mihaileanu (21 luglio). Grazie a queste proiezioni, con inizio alle 21.30, Piazza del Grano, la più “popolare” della città e da sempre crocevia di diverse culture, diventerà, dopo il grande successo dello scorso anno, ancora la “Piazza del Cinema”, la grande arena cinematografica all’aperto di Foligno

Teatro La novità di quest’anno per “Canti e Discanti Umbria World Fest” è la sezione TEATRO che verrà inaugurata con lo spettacolo Tarot's Suite a cura di Lemuri Teatro (in collaborazione con Zoe Teatro). Sarà una sperimentazione per gruppi da 30 persone, che “vagando” per le splendide sale affrescate di Palazzo Candiotti assisteranno ad uno spettacolo (a pagamento) in cui il simbolo e l’archetipo che è dentro ai tarocchi vivrà grazie ai corpi e alle parole,

ai respiri e al potere evocativo dell'attore. Appuntamento per l’8 e il 15 luglio con inizio alle 21.30. Presso Pal a z z o T r i n c i (“Palazzo della Musica e delle Fiabe”) la sezione KIDS, infine, prevede con due spettacoli come “Fagiolino” (12 luglio, ore 21) e

“Amor Amore di Patria” (19 luglio, ore 21) l’abbinamento fiaba e concerto, preceduti da laboratori per bambini.


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FOLIGNO LUGLIO 2011

SUNSET BOULEVARD (viale del tramonto)

Per 20 anni l’uomo più POTENTE d’Italia, padrone indiscusso di quasi tutti i mezzi di comunicazione privati e pubblici, in grado di manipolare l’informazione e così condizionare il consenso popolare; Per 20 anni l’uomo più RICCO d’Italia in grado di comprare qualsasi cosa: beni e persone; Per 20 anni l’uomo più ARROGANTE d’Italia che ha offeso e usato violenza alle Istituzioni della Repubblica, disprezzando i ruoli e la divisione dei poteri; Per 20 anni l’uomo più SFACCIATO d’Italia che ha invaso le Istituizioni della Repubblica con la sua corte di suobrette, cantanti e venditori di fotocopiatrici (senza offesa per le rispettive categorie); Per 20 anni l’uomo più BUGIARDO d’Italia piazzista di

Nota: la responsabilità di questa pagina fa esclusivamente capo all’editore

specchietti per le allodole e spergiuro. Per 20 anni l’uomo più VOLGARE d’Italia che è stato capace di umiliare la dignità della nazione e dell’intero popolo italiano di fronte a tutto il mondo; Un solo merito, rispetto ai suoi analoghi longevi predecessori pre e post bellici, non avere trascinato l’Italia in una guerra e non avere organizzato stragi di Stato, avendo pensato solo ai fatti propri. 20 anni fa il crollo del muro di Berlino travolse proprio coloro che lo avevano provocato e che ancora oggi faticano a togliersi di dosso i calcinacci; la speranza è che l’imminente crollo del muro del berlusconismo non travolga e seppelisca di nuovo coloro che avrebbero dovuto abbatterlo (e non lo hanno fatto, perché sta crollando da solo)

la “piccola” corte del “piccolo” re


supplemento al numero 7 - Anno III - luglio 2011 di Piazza del Grano - www.piazzadelgrano.org

La più Grande Democrazia del Mondo Il Partito Comunista Cinese compie 90 anni e la Cina si appresta al rinnovo di tutte le cariche amministrative e politiche che si concluderà alla fine del 2012 con la sostituzione di ben 7 componenti sui 9 attuali dell’Ufficio Politico del PCC, l’elezione del nuovo segretario generale e presidente della Repubblica e del nuovo primo ministro e

presidente del Consiglio di Stato. Alla scadenza dei dieci anni dalla nomina (5 anni, con una sola possibilità di rinnovo) escono di scena tutti leader della così detta quarta generazione (Mao Zedong la prima, Deng Xiaping la seconda, Jiang Zemin la terza e Hu Jintao la quarta). 60 anni di età circa per la nomina alle più alte cariche dello Stato,

70 anni l’età massima e poi il “pensionamento”. Nessun paese del mondo ha mai rispettato una regola di rotazione delle cariche pubbliche simile. Si dice che il sistema cinese in verità non è democratico perché a decidere è sempre e solo il Partito Comunista che opera con un criterio centralistico assai simile a quello della chiesa cattoli-

ca. E’ davvero singolare l’assimilazione dell’antidemocratico sistema di governo cinese a quello della chiesa di Roma dove, pure, un minatore è diventato papa. In ogni caso certamente non si può parlare di una ristretta oligarchia. Il Partito Comunista Cinese conta, infatti, 80 milioni di iscritti, circa tre volte il numero dei cittadini italiani

aventi diritto al voto e più o meno lo stesso numero degli elettori effettivi degli USA, dove vota circa il 30% degli aventi diritto. In Cina i figli non succedono ai padri (Bush), nè le mogli ai mariti (Kircher in Argentina e ben presto Clinton in USA), nè si ereditano cariche di senatore da padre in figlio a fratello (Kennedy), non ci sono ridicole e ana-

cronistiche figure di “regnanti” e soprattutto non si resta al governo per 20 anni com’è consuetudine italiana pre e post bellica. Le candidature forse le decide (o quanto meno le “gradisce”) il Partito Comunista, ma di certo non le determina la criminalità organizzata e comunque non si vendono al leader/padrone di turno.

Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo In realtà, nel mondo, libertà e democrazia non possono esistere in astratto, ma solo in concreto. In una società in cui vi è lotta di classe, se le classi sfruttatrici hanno la libertà di sfruttare i lavoratori, i lavoratori non hanno la libertà di non subire lo sfruttamento. Se vi è democrazia per la borghesia, non vi è democrazia per il proletariato e per i lavoratori. In alcuni paesi capitalisti è tollerata l’esistenza legale di partiti comunisti, ma soltanto nella misura in cui questi non ledono gli interessi fondamentali della borghesia; quando si va oltre questo limite, la loro esistenza non è più tollerata. Coloro che rivendicano libertà e democrazia in astratto, considerano la democrazia come un fine e non come un mezzo. A volte sembra che la democrazia sia un fine, ma in realtà non è che un

mezzo. Il marxismo ci indica che la democrazia fa parte della sovrastruttura e che essa appartiene alla categoria della politica. Questo significa che in fin dei conti essa serve la base economica. Lo stesso è per la libertà. Sia la democrazia che la libertà sono relative e non assolute: esse sono apparse e si sono sviluppate in condizioni storiche definite. All’interno del popolo la democrazia è in rapporto al centralismo, la libertà è in rapporto alla disciplina. Si tratta, in entrambi i casi, di aspetti contraddittori di un insieme unitario; tra di essi esiste contraddizione e, nello stesso tempo, unità; noi non dobbiamo accentuare unilateralmente uno di questi aspetti negando l’altro. All’interno del popolo non può mancare la libertà come non può mancare la disciplina; non può mancare la democrazia come non può

mancare il centralismo. Questa unità di libertà e disciplina, di democrazia e centralismo costituisce il nostro centralismo democratico. Con un regime di questo tipo il popolo gode di un’ampia democrazia e di un’ampia libertà, ma nello stesso tempo deve autolimitarsi con una disciplina socialista. Queste ragioni, le larghe masse popolari le comprendono molto bene. Prendere posizione a favore di una libertà che abbia una direzione e di una democrazia sotto una direzione centralizzata, non significa in alcun modo che i problemi ideologici e i problemi della distinzione tra la ragione e il torto in seno al popolo possono essere risolti con misure coercitive. Tutti i tentativi di risolvere le questioni ideologiche e le questioni della ragione e del torto con ordini amministrativi o con misure costrittive sono

non soltanto inefficaci, ma anche nocivi. Non possiamo abolire la religione per mezzo di ordini amministrativi, né obbligare la gente a non crederci. Non possiamo obbligare la gente a rinunciare all’idealismo, così come non possiamo obbligarla ad abbracciare il marxismo. Tutte le questioni di carattere ideologico e tutte le controversie in seno al popolo possono essere risolte solo con metodi democratici, con i metodi della discussione, della critica, della persuasione e dell’educazione; non possono essere risolte con metodi coercitivi e repressivi ... Molti ritengono che l’impiego di metodi democratici per risolvere le contraddizioni in seno al popolo costituisca qualcosa di nuovo. In realtà non è così. I marxisti hanno sempre sostenuto che la causa del proletariato deve poggiare sulle masse po-

polari e che i comunisti devono impiegare i metodi democratici della persuasione e dell’educazione quando hanno a che fare con i lavoratori e che non devono per nessuna ragione fare ricorso all’autoritarismo o alla costrizione. Il Partito comunista cinese osserva scrupolosamente questo principio marxista-leninista ... La realizzazione della linea “che cento fiori fioriscano, che cento scuole di pensiero gareggino”, non indebolirà ma rafforzerà il ruolo dirigente del marxismo in campo ideologico. Quale deve essere la nostra linea nei confronti delle idee non marxiste? Per quanto riguarda i controrivoluzionari dichiarati e i sabotatori della causa del socialismo è semplice: togliamo loro la libertà di parola. La questione è diversa quando invece ci troviamo di fronte a idee errate nel popolo. Sarebbe giusto

bandire queste idee e non dar loro la possibilità di esprimersi? No di certo. Applicare metodi semplicistici per risolvere le questioni ideologiche in seno al popolo, le questioni legate alla vita intellettuale dell’uomo, non è soltanto inefficace, ma estremamente controproducente. Si può vietare che le idee sbagliate siano espresse, ma le idee rimarranno sempre. Quanto poi alle idee giuste, se le si coltiva in serra, non le si espone mai al vento e alla pioggia e non si immunizzano nei confronti delle malattie, esse non riusciranno a trionfare nello scontro con le idee sbagliate. Quindi soltanto con il metodo della discussione, della critica e del ragionamento possiamo realmente far progredire le idee giuste, togliere di mezzo quelle sbagliate e risolvere effettivamente i problemi. Mao Zedong

I


La Lunga Marcia del Partito Comunista Cinese dagli abissi della povertà e della servitù, alla democrazia, al benessere, alla conquista dello spazio

II

L’imperialismo americano è una “tigre di carta”

La Cina sarà sempre a fianco di Cuba

Adesso l’imperialismo americano è molto forte, ma la sua non è una vera forza. Politicamente è molto debole perché è staccato dalle grandi masse popolari, non piace a nessuno, nemmeno al popolo americano. In apparenza è molto forte, ma in realtà non c’è da averne paura, è una tigre di carta. L’apparenza è quella di una tigre, ma è di carta, non resiste alle raffiche di vento e agli scrosci di pioggia. Tutta la storia, la storia di alcuni millenni della società umana divisa in classi conferma questo assunto: i forti devono cedere il posto ai deboli. Questo vale anche per il continente americano. Potremo avere la pace solo dopo che l’imperialismo sarà stato annientato. Verrà il giorno in cui le tigri di carta saranno distrutte. Ma esse non si distruggeranno da sé, saranno necessarie raffiche di vento e scrosci di pioggia. Quando definiamo l’imperialismo americano una tigre di carta parliamo in termini strategici. Da un punto di vista complessivo dobbiamo disprezzarlo, ma in ogni situazione specifica dobbiamo prenderlo sul serio. È dotato di artigli e di

Al compagno Fidel Castro Nella gioiosa occasione di questo glorioso giorno, decimo anniversario della rivolta armata del popolo cubano, siamo onorati, in nome del popolo cinese, del Partito comunista cinese e del governo cinese, di porgere cordiali auguri all’eroico popolo cubano, al Partito unificato della rivoluzione socialista cubana e al Governo rivoluzionario cubano. Dieci anni fa il compagno Fidel Castro guidò il popolo cubano a sollevarsi in rivolta armata e a sferrare l’audace attacco alla caserma della Moncada, indicando al popolo cubano una giusta via rivoluzionaria. Il popolo cubano condusse poi una difficile lotta, fino ad abbattere il dominio dittatoriale di Batista, lacchè dell’imperialismo USA, ad aprire risoluto la via del socialismo e a fondare il primo Stato socialista sul continente americano. Il popolo cubano condusse in seguito ininterrottamente lotte risolute e accanite con l’imperialismo USA e i suoi lacchè e respinse uno dopo l’altro gli interventi armati dell’imperialismo USA. Per suo mezzo non solo furono protetti i frutti della rivoluzione cubana e la sovranità e dignità del suo Stato, ma si dette anche un potente contributo alla

zanne. Per venirne a capo bisogna strappargliele una alla volta. Mettiamo che abbia dieci zanne: la prima volta gliene strappiamo una, gliene restano nove; la seconda volta un’altra e gliene restano otto. Quando gli abbiamo strappato tutte le zanne, gli restano gli artigli. Se procediamo gradualmente e coscienziosamente, alla fine ci riusciremo. Sul piano strategico bisogna assolutamente disprezzare l’imperialismo. Sul piano tattico bisogna prenderlo sul serio. Combattendo contro di esso bisogna prendere sul serio ogni battaglia, ogni aspetto specifico. Adesso gli Stati Uniti sono molto forti, ma se li consideriamo in un ambito più vasto nell’insieme della situazione e in una prospettiva di lungo periodo, essi sono impopolari, la loro politica non piace perché opprimono e sfruttano i popoli. Per questo la tigre è destinata a morire. Quindi non è terribile, la si può disprezzare. Quindi bisogna ancora lottare contro di loro, combatterli energicamente, contendere loro una posizione dopo l’altra. Ciò richiede tempo.

Tutti gli articoli della pagina sono tratti dalle Opere di Mao Zedong, scritti personalmente dal Presidente, o comunque scritti sotto sua indicazione e approvazione

causa della pace mondiale. La vittoria della rivoluzione popolare cubana è un grande avvenimento storico della presente epoca e ha dato uno splendido esempio per le lotte rivoluzionarie dei popoli dei vari paesi latinoamericani. Siamo profondamente convinti che non esista al mondo una forza che possa bloccare la corrente storica delle lotte rivoluzionarie dei popoli dei diversi paesi latinoamericani. I popoli dei diversi paesi latinoamericani riporteranno certamente la vittoria finale nella lotta per la loro liberazione. Gli imperialisti USA non si rassegneranno mai alla loro sconfitta e non cesseranno mai i loro interventi e le aggressioni contro Cuba. Il popolo cinese è stato, è e sarà sempre il più fedele e stretto compagno di lotta del popolo cubano. L’amicizia combattiva dei popoli cinese e cubano, cresciuta nella lotta contro il nemico comune, supererà tutte le prove, anche le più difficili. Possa la causa della rivoluzione e della costruzione socialista del popolo cubano conquistare sempre maggiori vittorie! L’amicizia combattiva dei popoli cinese e cubano possa fiorire in eterno! Il Presidente del Comitato centrale del Partito comunista cinese, Mao Tse-tung.

Fermezza dei principi elasticità della tattica “Una politica basata sui principi è la sola politica corretta”: questo è un noto precetto di Lenin. Se il marxismo ha potuto sconfiggere correnti ideologiche opportuniste di tutte le sfumature e diventare predominante nel movimento operaio internazionale, è precisamente perché Marx ed Engels hanno perseverato in una politica basata sui principi. Se il leninismo ha potuto continuare a sconfiggere tutte le varie correnti ideologiche revisioniste e opportuniste, guidare la Rivoluzione d’Ottobre alla vittoria e diventare predominante nel movimento operaio internazionale nella nuova era, è precisamente perché Lenin e poi Stalin hanno portato avanti la causa di Marx ed Engels, hanno perseverato in una politica basata sui principi. Che cosa significa una politica basata sui principi? Significa che ogni politica che noi avanziamo e decidiamo deve essere basata sulla posizione di classe del proletariato, sugli interessi fondamentali del proletariato, sulla teoria del marxismoleninismo. Il partito del proletariato non deve limitare la sua attenzione agli interessi immediati, oscillare al vento e abbandonare gli interessi fondamentali. Esso non deve semplicemente sottomettersi al corso immediato degli eventi, approvando o difendendo una cosa oggi e un’altra do-

mani e mercanteggiando principi come se fossero merci. In altre parole, il partito del proletariato deve mantenere la propria indipendenza politica, distinguersi, ideologicamente e politicamente, da tutte le altre classi e dai loro partiti rispettivi. Mentre si attiene alla politica basata sui principi, il partito del proletariato deve anche agire con una certa elasticità. Nella lotta rivoluzionaria è sbagliato negare la necessità di agire secondo le circostanze o respingere vie indirette di avanzata. La differenza tra i marxisti-leninisti da una parte e gli opportunisti e i revisionisti dall’altra è questa: i marxisti-leninisti sono per l’elasticità nel realizzare una politica basata sui principi, mentre gli opportunisti e i revisionisti praticano un’elasticità che è in realtà l’abbandono dei principi politici. L’elasticità basata sui principi non è opportunismo. Il compromesso è una questione importante nell’esercizio dell’elasticità. I marxisti-leninisti l’affrontano nel modo seguente: essi non respingono mai alcun necessario compromesso che serva gli interessi della rivoluzione, vale a dire compromesso basato sui principi, ma essi non tollereranno mai un compromesso che equivalga a un tradimento, vale a dire un compromesso senza principi.

Sulle divergenze tra il compagno Togliatti e noi Sebbene a nostro parere l’attuale linea del Partito comunista italiano sulla questione della rivoluzione socialista sia sbagliata, noi non abbiamo mai cercato d’interferire perché, naturalmente, si tratta di una cosa sulla quale solo i compagni italiani devono decidere. Ma ora, poiché il compagno Togliatti proclama che questa teoria delle “riforme di struttura” è una “linea comune all’intero movimento comunista internazionale” e dichiara unilateralmente che la transizione pacifica è “diventata un principio di strategia mondiale del movimento operaio e del movimento comunista” e poiché tale questione coinvolge non solo la fondamentale teoria marxista-leninista della rivoluzione proletaria e della dittatura proletaria, ma anche il problema fondamentale dell’emancipazione del proletariato e del popolo in tutti i paesi capitalisti, come membri del movimento comunista internazionale e come marxisti-leninisti non possiamo non esprimere le nostre opinioni al riguardo. Il problema fondamentale in ogni rivoluzione è quello del potere dello Stato. Nel Manifesto del partito comunista, Marx ed Engels dichiararono: “Il primo passo nella rivoluzione della classe operaia è di elevare il proletariato alla posizione di classe dominante”. Questa idea si ritrova in tutte le opere di Lenin.

In Stato e rivoluzione Lenin pose l’accento sulla necessità di spezzare e infrangere la macchina dello Stato borghese e di instaurare la dittatura del proletariato. Ma il compagno Togliatti e alcuni altri compagni del Partito comunista italiano sostengono che l’analisi di Lenin in Stato e rivoluzione “non è più sufficiente” e che il contenuto della dittatura proletaria è ora differente. Secondo la loro teoria delle “riforme di struttura”, non c’è bisogno nell’Italia di oggi di una rivoluzione proletaria, non c’è bisogno d’infrangere la macchina dello Stato borghese e non c’è bisogno di instaurare la dittatura del proletariato; essi possono arrivare al socialismo “gradualmente” e “pacificamente”, semplicemente mediante una “successione di riforme”, mediante la nazionalizzazione delle grandi imprese, mediante la pianificazione economica e mediante l’estensione della democrazia nell’intelaiatura della Costituzione della Repubblica italiana. In realtà essi affermano che lo Stato è uno strumento al di sopra delle classi e credono che lo Stato borghese, anch’esso, possa condurre una politica socialista, essi affermano che la democrazia borghese è una democrazia al di sopra delle classi e credono che il proletariato possa elevarsi a “classe dirigente” dello Stato facendo affidamento su tale democrazia.

Sebbene la Costituzione della Repubblica italiana incorpori alcune delle conquiste ottenute dalla classe lavoratrice italiana e dal popolo italiano mediante le loro eroiche lotte di molti anni, essa è tuttavia una costituzione borghese che ha al suo centro la protezione della proprietà capitalista. Come la democrazia praticata in tutti gli altri paesi capitalisti, la democrazia praticata in Italia è una democrazia borghese, cioè una dittatura borghese. La nazionalizzazione praticata in Italia non è un capitalismo di Stato nel sistema socialista, ma un capitalismo di Stato che serve gli interessi della classe capitalista monopolista. I marxisti-leninisti favoriscono la lotta per le riforme, ma si oppongono risolutamente al riformismo. I fatti hanno provato che quando le rivendicazioni politiche ed economiche della classe operaia e del popolo lavoratore abbiano ecceduto i limiti permessi dai capitalisti monopolisti, il governo italiano, che rappresenta gli interessi del capitale monopolista, è ricorso alla repressione. Si può così vedere che la teoria delle “riforme di struttura”, sostenuta da Togliatti e da alcuni altri dirigenti del Partito comunista italiano, procede non dal materialismo storico e dallo studio scientifico della realtà obiettiva, ma dall’idealismo e dall’illusione.

Direttiva alle Guardie Rosse lotta politica ed emancipazione La lotta deve essere condotta in modo più civile. Esercitiamo la dittatura del proletariato, dobbiamo distinguerci con un contegno dignitoso e con uno stile di lavoro corretto. Il livello delle scritte murali nelle vie di Pechino non è elevato; dappertutto si dice “Abbasso, picchiate le loro teste di cane fino a ridurle in poltiglia”. Dove esistono così tante teste di cane? Sono tutte teste di uomini. Se procedete in questo modo, le masse avranno molta difficoltà a capirvi. Se fotografate qualcuno nella “posizione da aereo a reazione” e mettete la foto su un giornale che esponete sulla via principale, i giornalisti stranieri se la portano a casa. Dobbiamo elevare il livello della lotta, attualmente il livello è troppo basso. Nemmeno ad agosto era così brutale! Combattere finché cadono; combattere finché sono screditati. Li si deve combattere sul terreno politico finché sono screditati. La nuova generazione deve poter ricevere una buona formazione, altrimenti agirà altrettanto male quando più tardi avrà il potere nelle mani. Usare le attuali maniere è troppo semplice. Pensano che in questo modo li combattono finché sono screditati. Anche mettere in mostra proble-

mi personali degli avversari è stato chiamato “combattere finché sono screditati”. Secondo la mia opinione non è giusto. Si tratta di combatterli principalmente sul piano politico finché sono screditati. Compagni Guardie rosse della Scuola media dell’università Chinghua, ho ricevuto sia i manifesti a grandi caratteri che mi avete mandato il 28 luglio che la lettera in cui mi chiedete una risposta. I due manifesti a grandi caratteri che avete scritto il 24 giugno e il 4 luglio esprimono la vostra rabbia e denunciano tutti i proprietari terrieri, i borghesi, gli imperialisti, i revisionisti e i loro lacchè che sfruttano e opprimono gli operai, i contadini, gli intellettuali rivoluzionari e i gruppi e i partiti rivoluzionari. Voi dite che è giusto ribellarsi contro i reazionari e io vi sostengo con entusiasmo. Io sostengo con entusiasmo anche il manifesto a grandi caratteri del Gruppo di combattimento Bandiera rossa della Scuola media dell’università di Pechino in cui si dice che è giusto ribellarsi contro i reazionari; sostengo anche l’ottimo discorso rivoluzionario tenuto dal compagno Peng Hsiaomeng rappresentante del Gruppo di combattimento Bandiera rossa alla grande riu-

nione del 25 luglio cui hanno partecipato tutti gli insegnanti, gli studenti, il personale amministrativo e i lavoratori dell’università di Pechino. Qui voglio dirvi che io stesso, come tutti i miei compagni d’arme rivoluzionari, abbiamo assunto lo stesso atteggiamento. Io darò il mio entusiastico sostegno a tutti coloro che, ovunque si trovino, a Pechino o in qualsiasi altra parte della Cina, assumeranno un atteggiamento simile al vostro nel movimento della Rivoluzione culturale. Un’altra cosa: mentre vi sosteniamo, vi chiediamo nel contempo di tenere presente la necessità di unirvi con tutti coloro con i quali è possibile farlo. Per quanto riguarda coloro che hanno commesso gravi errori, dopo avere denunciato questi errori, voi dovreste offrir loro una via d’uscita, dando loro un lavoro da svolgere in modo che possano correggere i propri errori e diventare uomini nuovi. Marx ha detto che il proletariato non deve emancipare solo se stesso ma tutto il genere umano. Se non riuscirà a emancipare tutto il genere umano, allora il proletariato non sarà in grado di emancipare neppure se stesso. Prego i compagni di tener presente anche questa verità.

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La Lunga Marcia del Partito Comunista Cinese dagli abissi della povertà e della servitù, alla democrazia, al benessere, alla conquista dello spazio

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L’imperialismo americano è una “tigre di carta”

La Cina sarà sempre a fianco di Cuba

Adesso l’imperialismo americano è molto forte, ma la sua non è una vera forza. Politicamente è molto debole perché è staccato dalle grandi masse popolari, non piace a nessuno, nemmeno al popolo americano. In apparenza è molto forte, ma in realtà non c’è da averne paura, è una tigre di carta. L’apparenza è quella di una tigre, ma è di carta, non resiste alle raffiche di vento e agli scrosci di pioggia. Tutta la storia, la storia di alcuni millenni della società umana divisa in classi conferma questo assunto: i forti devono cedere il posto ai deboli. Questo vale anche per il continente americano. Potremo avere la pace solo dopo che l’imperialismo sarà stato annientato. Verrà il giorno in cui le tigri di carta saranno distrutte. Ma esse non si distruggeranno da sé, saranno necessarie raffiche di vento e scrosci di pioggia. Quando definiamo l’imperialismo americano una tigre di carta parliamo in termini strategici. Da un punto di vista complessivo dobbiamo disprezzarlo, ma in ogni situazione specifica dobbiamo prenderlo sul serio. È dotato di artigli e di

Al compagno Fidel Castro Nella gioiosa occasione di questo glorioso giorno, decimo anniversario della rivolta armata del popolo cubano, siamo onorati, in nome del popolo cinese, del Partito comunista cinese e del governo cinese, di porgere cordiali auguri all’eroico popolo cubano, al Partito unificato della rivoluzione socialista cubana e al Governo rivoluzionario cubano. Dieci anni fa il compagno Fidel Castro guidò il popolo cubano a sollevarsi in rivolta armata e a sferrare l’audace attacco alla caserma della Moncada, indicando al popolo cubano una giusta via rivoluzionaria. Il popolo cubano condusse poi una difficile lotta, fino ad abbattere il dominio dittatoriale di Batista, lacchè dell’imperialismo USA, ad aprire risoluto la via del socialismo e a fondare il primo Stato socialista sul continente americano. Il popolo cubano condusse in seguito ininterrottamente lotte risolute e accanite con l’imperialismo USA e i suoi lacchè e respinse uno dopo l’altro gli interventi armati dell’imperialismo USA. Per suo mezzo non solo furono protetti i frutti della rivoluzione cubana e la sovranità e dignità del suo Stato, ma si dette anche un potente contributo alla

zanne. Per venirne a capo bisogna strappargliele una alla volta. Mettiamo che abbia dieci zanne: la prima volta gliene strappiamo una, gliene restano nove; la seconda volta un’altra e gliene restano otto. Quando gli abbiamo strappato tutte le zanne, gli restano gli artigli. Se procediamo gradualmente e coscienziosamente, alla fine ci riusciremo. Sul piano strategico bisogna assolutamente disprezzare l’imperialismo. Sul piano tattico bisogna prenderlo sul serio. Combattendo contro di esso bisogna prendere sul serio ogni battaglia, ogni aspetto specifico. Adesso gli Stati Uniti sono molto forti, ma se li consideriamo in un ambito più vasto nell’insieme della situazione e in una prospettiva di lungo periodo, essi sono impopolari, la loro politica non piace perché opprimono e sfruttano i popoli. Per questo la tigre è destinata a morire. Quindi non è terribile, la si può disprezzare. Quindi bisogna ancora lottare contro di loro, combatterli energicamente, contendere loro una posizione dopo l’altra. Ciò richiede tempo.

Tutti gli articoli della pagina sono tratti dalle Opere di Mao Zedong, scritti personalmente dal Presidente, o comunque scritti sotto sua indicazione e approvazione

causa della pace mondiale. La vittoria della rivoluzione popolare cubana è un grande avvenimento storico della presente epoca e ha dato uno splendido esempio per le lotte rivoluzionarie dei popoli dei vari paesi latinoamericani. Siamo profondamente convinti che non esista al mondo una forza che possa bloccare la corrente storica delle lotte rivoluzionarie dei popoli dei diversi paesi latinoamericani. I popoli dei diversi paesi latinoamericani riporteranno certamente la vittoria finale nella lotta per la loro liberazione. Gli imperialisti USA non si rassegneranno mai alla loro sconfitta e non cesseranno mai i loro interventi e le aggressioni contro Cuba. Il popolo cinese è stato, è e sarà sempre il più fedele e stretto compagno di lotta del popolo cubano. L’amicizia combattiva dei popoli cinese e cubano, cresciuta nella lotta contro il nemico comune, supererà tutte le prove, anche le più difficili. Possa la causa della rivoluzione e della costruzione socialista del popolo cubano conquistare sempre maggiori vittorie! L’amicizia combattiva dei popoli cinese e cubano possa fiorire in eterno! Il Presidente del Comitato centrale del Partito comunista cinese, Mao Tse-tung.

Fermezza dei principi elasticità della tattica “Una politica basata sui principi è la sola politica corretta”: questo è un noto precetto di Lenin. Se il marxismo ha potuto sconfiggere correnti ideologiche opportuniste di tutte le sfumature e diventare predominante nel movimento operaio internazionale, è precisamente perché Marx ed Engels hanno perseverato in una politica basata sui principi. Se il leninismo ha potuto continuare a sconfiggere tutte le varie correnti ideologiche revisioniste e opportuniste, guidare la Rivoluzione d’Ottobre alla vittoria e diventare predominante nel movimento operaio internazionale nella nuova era, è precisamente perché Lenin e poi Stalin hanno portato avanti la causa di Marx ed Engels, hanno perseverato in una politica basata sui principi. Che cosa significa una politica basata sui principi? Significa che ogni politica che noi avanziamo e decidiamo deve essere basata sulla posizione di classe del proletariato, sugli interessi fondamentali del proletariato, sulla teoria del marxismoleninismo. Il partito del proletariato non deve limitare la sua attenzione agli interessi immediati, oscillare al vento e abbandonare gli interessi fondamentali. Esso non deve semplicemente sottomettersi al corso immediato degli eventi, approvando o difendendo una cosa oggi e un’altra do-

mani e mercanteggiando principi come se fossero merci. In altre parole, il partito del proletariato deve mantenere la propria indipendenza politica, distinguersi, ideologicamente e politicamente, da tutte le altre classi e dai loro partiti rispettivi. Mentre si attiene alla politica basata sui principi, il partito del proletariato deve anche agire con una certa elasticità. Nella lotta rivoluzionaria è sbagliato negare la necessità di agire secondo le circostanze o respingere vie indirette di avanzata. La differenza tra i marxisti-leninisti da una parte e gli opportunisti e i revisionisti dall’altra è questa: i marxisti-leninisti sono per l’elasticità nel realizzare una politica basata sui principi, mentre gli opportunisti e i revisionisti praticano un’elasticità che è in realtà l’abbandono dei principi politici. L’elasticità basata sui principi non è opportunismo. Il compromesso è una questione importante nell’esercizio dell’elasticità. I marxisti-leninisti l’affrontano nel modo seguente: essi non respingono mai alcun necessario compromesso che serva gli interessi della rivoluzione, vale a dire compromesso basato sui principi, ma essi non tollereranno mai un compromesso che equivalga a un tradimento, vale a dire un compromesso senza principi.

Sulle divergenze tra il compagno Togliatti e noi Sebbene a nostro parere l’attuale linea del Partito comunista italiano sulla questione della rivoluzione socialista sia sbagliata, noi non abbiamo mai cercato d’interferire perché, naturalmente, si tratta di una cosa sulla quale solo i compagni italiani devono decidere. Ma ora, poiché il compagno Togliatti proclama che questa teoria delle “riforme di struttura” è una “linea comune all’intero movimento comunista internazionale” e dichiara unilateralmente che la transizione pacifica è “diventata un principio di strategia mondiale del movimento operaio e del movimento comunista” e poiché tale questione coinvolge non solo la fondamentale teoria marxista-leninista della rivoluzione proletaria e della dittatura proletaria, ma anche il problema fondamentale dell’emancipazione del proletariato e del popolo in tutti i paesi capitalisti, come membri del movimento comunista internazionale e come marxisti-leninisti non possiamo non esprimere le nostre opinioni al riguardo. Il problema fondamentale in ogni rivoluzione è quello del potere dello Stato. Nel Manifesto del partito comunista, Marx ed Engels dichiararono: “Il primo passo nella rivoluzione della classe operaia è di elevare il proletariato alla posizione di classe dominante”. Questa idea si ritrova in tutte le opere di Lenin.

In Stato e rivoluzione Lenin pose l’accento sulla necessità di spezzare e infrangere la macchina dello Stato borghese e di instaurare la dittatura del proletariato. Ma il compagno Togliatti e alcuni altri compagni del Partito comunista italiano sostengono che l’analisi di Lenin in Stato e rivoluzione “non è più sufficiente” e che il contenuto della dittatura proletaria è ora differente. Secondo la loro teoria delle “riforme di struttura”, non c’è bisogno nell’Italia di oggi di una rivoluzione proletaria, non c’è bisogno d’infrangere la macchina dello Stato borghese e non c’è bisogno di instaurare la dittatura del proletariato; essi possono arrivare al socialismo “gradualmente” e “pacificamente”, semplicemente mediante una “successione di riforme”, mediante la nazionalizzazione delle grandi imprese, mediante la pianificazione economica e mediante l’estensione della democrazia nell’intelaiatura della Costituzione della Repubblica italiana. In realtà essi affermano che lo Stato è uno strumento al di sopra delle classi e credono che lo Stato borghese, anch’esso, possa condurre una politica socialista, essi affermano che la democrazia borghese è una democrazia al di sopra delle classi e credono che il proletariato possa elevarsi a “classe dirigente” dello Stato facendo affidamento su tale democrazia.

Sebbene la Costituzione della Repubblica italiana incorpori alcune delle conquiste ottenute dalla classe lavoratrice italiana e dal popolo italiano mediante le loro eroiche lotte di molti anni, essa è tuttavia una costituzione borghese che ha al suo centro la protezione della proprietà capitalista. Come la democrazia praticata in tutti gli altri paesi capitalisti, la democrazia praticata in Italia è una democrazia borghese, cioè una dittatura borghese. La nazionalizzazione praticata in Italia non è un capitalismo di Stato nel sistema socialista, ma un capitalismo di Stato che serve gli interessi della classe capitalista monopolista. I marxisti-leninisti favoriscono la lotta per le riforme, ma si oppongono risolutamente al riformismo. I fatti hanno provato che quando le rivendicazioni politiche ed economiche della classe operaia e del popolo lavoratore abbiano ecceduto i limiti permessi dai capitalisti monopolisti, il governo italiano, che rappresenta gli interessi del capitale monopolista, è ricorso alla repressione. Si può così vedere che la teoria delle “riforme di struttura”, sostenuta da Togliatti e da alcuni altri dirigenti del Partito comunista italiano, procede non dal materialismo storico e dallo studio scientifico della realtà obiettiva, ma dall’idealismo e dall’illusione.

Direttiva alle Guardie Rosse lotta politica ed emancipazione La lotta deve essere condotta in modo più civile. Esercitiamo la dittatura del proletariato, dobbiamo distinguerci con un contegno dignitoso e con uno stile di lavoro corretto. Il livello delle scritte murali nelle vie di Pechino non è elevato; dappertutto si dice “Abbasso, picchiate le loro teste di cane fino a ridurle in poltiglia”. Dove esistono così tante teste di cane? Sono tutte teste di uomini. Se procedete in questo modo, le masse avranno molta difficoltà a capirvi. Se fotografate qualcuno nella “posizione da aereo a reazione” e mettete la foto su un giornale che esponete sulla via principale, i giornalisti stranieri se la portano a casa. Dobbiamo elevare il livello della lotta, attualmente il livello è troppo basso. Nemmeno ad agosto era così brutale! Combattere finché cadono; combattere finché sono screditati. Li si deve combattere sul terreno politico finché sono screditati. La nuova generazione deve poter ricevere una buona formazione, altrimenti agirà altrettanto male quando più tardi avrà il potere nelle mani. Usare le attuali maniere è troppo semplice. Pensano che in questo modo li combattono finché sono screditati. Anche mettere in mostra proble-

mi personali degli avversari è stato chiamato “combattere finché sono screditati”. Secondo la mia opinione non è giusto. Si tratta di combatterli principalmente sul piano politico finché sono screditati. Compagni Guardie rosse della Scuola media dell’università Chinghua, ho ricevuto sia i manifesti a grandi caratteri che mi avete mandato il 28 luglio che la lettera in cui mi chiedete una risposta. I due manifesti a grandi caratteri che avete scritto il 24 giugno e il 4 luglio esprimono la vostra rabbia e denunciano tutti i proprietari terrieri, i borghesi, gli imperialisti, i revisionisti e i loro lacchè che sfruttano e opprimono gli operai, i contadini, gli intellettuali rivoluzionari e i gruppi e i partiti rivoluzionari. Voi dite che è giusto ribellarsi contro i reazionari e io vi sostengo con entusiasmo. Io sostengo con entusiasmo anche il manifesto a grandi caratteri del Gruppo di combattimento Bandiera rossa della Scuola media dell’università di Pechino in cui si dice che è giusto ribellarsi contro i reazionari; sostengo anche l’ottimo discorso rivoluzionario tenuto dal compagno Peng Hsiaomeng rappresentante del Gruppo di combattimento Bandiera rossa alla grande riu-

nione del 25 luglio cui hanno partecipato tutti gli insegnanti, gli studenti, il personale amministrativo e i lavoratori dell’università di Pechino. Qui voglio dirvi che io stesso, come tutti i miei compagni d’arme rivoluzionari, abbiamo assunto lo stesso atteggiamento. Io darò il mio entusiastico sostegno a tutti coloro che, ovunque si trovino, a Pechino o in qualsiasi altra parte della Cina, assumeranno un atteggiamento simile al vostro nel movimento della Rivoluzione culturale. Un’altra cosa: mentre vi sosteniamo, vi chiediamo nel contempo di tenere presente la necessità di unirvi con tutti coloro con i quali è possibile farlo. Per quanto riguarda coloro che hanno commesso gravi errori, dopo avere denunciato questi errori, voi dovreste offrir loro una via d’uscita, dando loro un lavoro da svolgere in modo che possano correggere i propri errori e diventare uomini nuovi. Marx ha detto che il proletariato non deve emancipare solo se stesso ma tutto il genere umano. Se non riuscirà a emancipare tutto il genere umano, allora il proletariato non sarà in grado di emancipare neppure se stesso. Prego i compagni di tener presente anche questa verità.

III


La Grande Rivoluzione Culturale I tre anni che hanno segnato la storia della Cina e disegneranno il futuro del mondo

IV

La Grande Rivoluzione Culturale cinese è stato un evento di straordinaria importanza, tra i più rilevanti del secolo scorso e forse non minore, per i contenuti innovativi e per le conseguenze per la storia futura, della Grande Rivoluzione Borghese francese della fine del settecento. La Rivoluzione Culturale cinese non solo ha avuto a suo tempo echi fortissimi praticamente in ogni parte del mondo, ma ha segnato una svolta nella storia quadrimillenaria della Cina, delle cui conseguenze stiamo vivendo pienamente, ancora oggi, gli effetti. Sulla Rivoluzione Culturale cinese si è detto di tutto e forse anche di troppo, perché in realtà assai poche e frammentarie sono le informazioni storiche scientifiche su quella pluriennale vicenda che ha attraversato un intero continente, e ciò non solo per la fondamentale ignoranza (intesa come incapacità di comprensione della diversità) tipica del nostro modo di giudicare occidentale, ma anche perché la stessa Cina ne ha fatto modesto oggetto di studio, analisi e critica, avendolo “assorbito” nella sua peculiare idea di continuità della propria identità di civiltà. Non pretendiamo quindi di fornire in queste poche righe un’analisi completa di quell’evento; possiamo però fissare alcuni punti la cui comprensione (o almeno la curiosità della loro comprensione) appare di fondamentale importanza per interpretare il presente della Cina e, occorre oggi aggiungere, il futuro dell’intero mondo. Iniziamo dal nome “rivoluzione”, nel nostro vocabolario definito: “violento rivolgimento dell’ordine politico-sociale costituito, tendente a mutare radicalmente governi, istituzioni, rapporti economico-sociali”. Quella Culturale cinese è stata una vera rivoluzione perché ha radicalmente cambiato, sotto l’apparenza di una perfetta continuità, un ordine politico, sociale ed economico già stabilito. E’ stata quindi inevitabilmente caratterizzata da momenti di spontaneismo e anche di violenza morale e fisica. Tuttavia, va subito chiarito, non è stata affatto caotica e confusa. Lo stimolo rivoluzionario nacque dal basso e solo dopo venne recepito e sostenuto dall’alto, ma sarà proprio questo “sostegno” dall’alto che guiderà il movimento spontaneo lungo un percorso ben definito e verso un obiettivo concreto e compiuto. A vigilare sulla rivoluzione, sostanzialmente dalle origini sino alla sua conclusione, sarà infatti il grande Esercito del Popolo che, ancora formato dai quadri che

sotto la guida di Mao avevano percorso la “lunga marcia”, riuscendo prima cacciare gli invasori giapponesi e poi a sconfiggere i nazionalisti del Kuomintang, era rimasto fedele al Presidente e ai principi fondamentali del marxismo leninismo. Va precisato che l’Esercito del Popolo cinese rappresenta l’organizzazione forse culturalmente e moralmente ancora oggi più “politicizzata”. Allora interpretava pienamente il pensiero politico di Mao, tanto che fu proprio l’Esercito, sotto la guida di Lin Biao, allora ritenuto il successore naturale di Mao, a stampare e diffondere il famoso “Libretto Rosso” con le citazioni del Presidente, libretto che solo successivamente divenne il testo politico e ideologico guida delle Guardie Rosse. Fu dunque una rivoluzione comunista fortemente ideologizzata che paradossalmente si rivolse contro lo stesso Partito Comunista, per cambiarlo e riportarlo sulla via dei principi fondanti del marxismo leninismo. “Andare contro corrente”, questo era stato da sempre l’insegnamento di Mao, che significava non appiattirsi o sottomettersi alla volontà della maggioranza, ma saperla contestare e contrastare senza mai, tuttavia, mettere in discussione il ruolo e il valore etico e politico del Partito Comunista la cui unità doveva restare, come aveva detto Lenin, il bene più grande per i comunisti. Le origini della Rivoluzione Culturale possono essere fatte risalire alle conseguenze del fallimento del progetto del “Grande Balzo in avanti” ideato da Mao sostanzialmente all’indomani della fondazione della Repubblica Popolare. Imitando, sfortunatamente, l’esperienza sovietica, Mao aveva immaginato un rapido sviluppo economico del continente cinese puntando sulla costruzione dell’industria pesante, peraltro delocalizzandola in zone interne del paese per valutazioni di strategia difensiva militare. L’impreparazione, anche tecnica e tecnologica, del sistema economico produttivo cinese, che allora era a livelli di assoluto terzo mondo, tradusse l’esperimento in un clamoroso insuccesso, bruciando una notevole quantità delle già modeste risorse nazionali. Al fallimento del “balzo” industriale si accompagnarono alcune calamità naturali che furono le reali cause di una gravissima crisi anche alimentare. Il fallimento del progetto condusse la maggioranza del Partito Comunista a esautorare di fatto Mao, rimuovendolo da tutte le cariche operative e relegandolo

nel solo ruolo politico di presidente del Partito. Ci fu allora una fortissima sterzata del sistema di governo dell’economia che, se per un verso indubbiamente contrastò le conseguenze negative del fallimento del progetto di industrializzazione, per altro verso introdusse una serie di principi selettivi che contrastavano violentemente con i precetti egualitari dell’ideologia comunista che erano stati alla base della costruzione della Repubblica Popolare. La scuola, o più genericamente, l’insegnamento fu tra i settori più colpiti dalle nuove logiche dell’efficienza e della selezione discriminatoria e fu proprio da quel settore giovanile che ebbe inizio la contestazione alla nuova linea aziendalista e dirigista del Partito Comunista. La cronaca, ma oggi oramai la possiamo chiamare la “storia”, racconta che un gruppo di alcune decine di ragazzi di una città del sud della Cina, protestando per le ineguaglianze della selezione scolastica, si recò alla stazione ferroviaria

fallimento del “grande balzo” e, dopo una storica nuotata “contro corrente” nel Fiume Giallo, nella riunione del Plenum del Comitato Centrale del 5 agosto 1966 lanciò la parola d’ordine: “Bombardare il Quartier Generale”. La diffusione della Rivoluzione Culturale nel vastissimo territorio cinese avvenne con modalità e intensità assai diverse, che necesZhou Enlai sariamente rispecchiavano le enormi differenze economiche, culturali e sociali del paese, sicché è ben difficile ricondurla a un unico movimento omogeneo e uniforme. Nella città di Shangai, di gran lunga la più avanza economicamente e caratterizzata da una massiccia presenza operaia, si giunse alla creazione della “Comune di Shangai” fedelmente replicata sull’esperienza della Comune di Parigi del 1871. Nelle zone rurali più remote vennero organizzate carovane di giovani Guardie Rosse che dalle città della costa portavano il nuovo messaggio rivoluzionario nelle comuni e nei soviet

della città per raggiungere Pechino e parlare con il Presidente Mao. Venne loro impedito di salire sul treno. I ragazzi non si diedero per vinti e, rammentando che Mao aveva percorso 10mila chilometri a piedi nella “lunga marcia”, decisero di andare a Pechino a piedi. Giunsero infine a Pechino circa tre mesi più tardi ed erano 11milioni! Nell’immensa Piazza Tienanmen, nel corso del gigantesco raduno di Guardie Rosse del 18 agosto 1966, una ragazza offrì al Presidente Mao il tipico Deng Xiaoping bracciale rosso delle Guardie Rosse, il Presidente lo accettò e lo indossò (la foto che ritrae l’evento è “Storia”), assumendo da quel momento la paternità della Grande Rivoluzione Culturale. In verità Mao aveva già assun- agricoli. In molti casi fu to tale ruolo quando, re- necessario l’intervento sosi conto del malcon- dell’Esercito del Popolo tento che il nuovo corso per proteggere le Guarpolitico economico stava die Rosse, in altri casi fu generando nell’immenso esattamente l’opposto e territorio cinese, aveva l’Esercito ebbe il compito deciso di uscire dal ritiro di frenare gli eccessi politico nel quale lo ave- quando questi assumeva confinato per 7 anni il vano atteggiamenti fon-

damentalisti ed eccessivamente violenti. La rivoluzione culturale durò circa tre anni dal 1966 al 1969. Il cambiamento fu epocale, la Cina aveva rotto con l’esperienza burocratica replicata dall’Unione Sovietica e, in sostanza, con la stessa Unione Sovietica krusceviana; era pronta per iniziare il proprio percorso autoctono per la costruzione dello stato socialista “alla maniera cinese”. Va ancora ricordato che nel mentre il movimento delle Guardie Rosse, sotto l’occhio vigile dell’Esercito del Popolo, faceva compiere alla Cina il vero “grande balzo” ideologico seppellendo definitivamente ogni retaggio di cultura borghese, lo Stato Cina si affacciava alla ribalta della politica mondiale come grande soggetto politico economico in grado di produrre e proporre una propria linea autonoma. A fianco dell’indiscusso leader ideologico Mao Zedong operava, infatti, uno dei più grandi statisti internazionali della storia moderna: il primo ministro Zhou Enlai. E’ sotto la guida di quest’ultimo che la Cina fa il suo primo ingresso nel continente africano raccogliendo un merito indubbiamente politico, ma anche di grandissimo impatto emotivo, che la storia stenta ancora a tributarle, quello di avere salvato la vita del Che, in ritirata dopo il fallimento dell’esperienza rivoluzionaria congolese, negoziandone il salvacondotto attraverso la “amica” Tanzania di Neyrere. Sarà ancora Zhu Enlai a ottenere il riconoscimento della Cina come unico rappresentante del popolo cinese all’ONU nel 1971, togliendo il seggio alla Repubblica di Formosa. Mao e Zhou moriranno a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro; a succedere alla guida del Partito e dello Stato sarà Deng Xiaoping il vice di Zhou Enlai. Iniziò allora una nuova epoca per lo sviluppo economico e la crescita della Cina che

abbraccerà il modello leninista della NEP (Nuova Politica Economica). L’economia si aprirà alle regole del mercato e l’effetto sarà strabiliante. Ma ciò sarà possibile proprio perché la solida base ideologica gettata dalla Grande Rivoluzione Culturale garantirà, con la fermezza dei principi, il confronto con i rischi del compromesso economico. Non sarà un caso che, paradossalmente, proprio il sostenitore dell’economia di mercato, Deng Xiaoping, sarà l’ispiratore della repressione delle contestazioni di Piazza Tenanmen del 1989 che, a torto o a ragione (la vicenda è ancora troppo recente per poterne dare un giudizio storico compiuto ed equilibrato), rischiavano di mettere in pericolo la stabilità del sistema economico e sociale cinese nel suo momento di (apparente) maggiore fragilità politica. La fermezza dei principi aveva posto un limite al compromesso economico, oltre il quale rischiavano di essere messi in discussione i principi fondanti dello stato socialista, egualitario, libero e giusto. L’eredità ideologica della Grande Rivoluzione Culturale tornerà ancora a farsi sentire alta e forte nel momento del passaggio dal “socialismo di mercato” di Jiang Zemin, successore di Deng, alla “società armoniosa” e allo “sviluppo scientifico” di Hu Jintao, attuale quarto “erede” di Mao, quando alla filosofia della crescita economica sfrenata è stato posto il limite, cioè è stata data la destinazione ideologica ed etica, della sua funzionalità al benessere collettivo e alla sua compatibilità con la sostenibilità sociale e ambientale. Novità sono ancora alla porta. Alla fine del prossimo 2012 a salire alla carica di Segretario Generale e Presidente della Repubblica sarà una ex Guardia Rossa, Xi Jiping, bisognerà ascoltare e capire..


Luglio 2011