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supplemento al numero 7 - Anno III - luglio 2011 di Piazza del Grano - www.piazzadelgrano.org

La più Grande Democrazia del Mondo Il Partito Comunista Cinese compie 90 anni e la Cina si appresta al rinnovo di tutte le cariche amministrative e politiche che si concluderà alla fine del 2012 con la sostituzione di ben 7 componenti sui 9 attuali dell’Ufficio Politico del PCC, l’elezione del nuovo segretario generale e presidente della Repubblica e del nuovo primo ministro e

presidente del Consiglio di Stato. Alla scadenza dei dieci anni dalla nomina (5 anni, con una sola possibilità di rinnovo) escono di scena tutti leader della così detta quarta generazione (Mao Zedong la prima, Deng Xiaping la seconda, Jiang Zemin la terza e Hu Jintao la quarta). 60 anni di età circa per la nomina alle più alte cariche dello Stato,

70 anni l’età massima e poi il “pensionamento”. Nessun paese del mondo ha mai rispettato una regola di rotazione delle cariche pubbliche simile. Si dice che il sistema cinese in verità non è democratico perché a decidere è sempre e solo il Partito Comunista che opera con un criterio centralistico assai simile a quello della chiesa cattoli-

ca. E’ davvero singolare l’assimilazione dell’antidemocratico sistema di governo cinese a quello della chiesa di Roma dove, pure, un minatore è diventato papa. In ogni caso certamente non si può parlare di una ristretta oligarchia. Il Partito Comunista Cinese conta, infatti, 80 milioni di iscritti, circa tre volte il numero dei cittadini italiani

aventi diritto al voto e più o meno lo stesso numero degli elettori effettivi degli USA, dove vota circa il 30% degli aventi diritto. In Cina i figli non succedono ai padri (Bush), nè le mogli ai mariti (Kircher in Argentina e ben presto Clinton in USA), nè si ereditano cariche di senatore da padre in figlio a fratello (Kennedy), non ci sono ridicole e ana-

cronistiche figure di “regnanti” e soprattutto non si resta al governo per 20 anni com’è consuetudine italiana pre e post bellica. Le candidature forse le decide (o quanto meno le “gradisce”) il Partito Comunista, ma di certo non le determina la criminalità organizzata e comunque non si vendono al leader/padrone di turno.

Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo In realtà, nel mondo, libertà e democrazia non possono esistere in astratto, ma solo in concreto. In una società in cui vi è lotta di classe, se le classi sfruttatrici hanno la libertà di sfruttare i lavoratori, i lavoratori non hanno la libertà di non subire lo sfruttamento. Se vi è democrazia per la borghesia, non vi è democrazia per il proletariato e per i lavoratori. In alcuni paesi capitalisti è tollerata l’esistenza legale di partiti comunisti, ma soltanto nella misura in cui questi non ledono gli interessi fondamentali della borghesia; quando si va oltre questo limite, la loro esistenza non è più tollerata. Coloro che rivendicano libertà e democrazia in astratto, considerano la democrazia come un fine e non come un mezzo. A volte sembra che la democrazia sia un fine, ma in realtà non è che un

mezzo. Il marxismo ci indica che la democrazia fa parte della sovrastruttura e che essa appartiene alla categoria della politica. Questo significa che in fin dei conti essa serve la base economica. Lo stesso è per la libertà. Sia la democrazia che la libertà sono relative e non assolute: esse sono apparse e si sono sviluppate in condizioni storiche definite. All’interno del popolo la democrazia è in rapporto al centralismo, la libertà è in rapporto alla disciplina. Si tratta, in entrambi i casi, di aspetti contraddittori di un insieme unitario; tra di essi esiste contraddizione e, nello stesso tempo, unità; noi non dobbiamo accentuare unilateralmente uno di questi aspetti negando l’altro. All’interno del popolo non può mancare la libertà come non può mancare la disciplina; non può mancare la democrazia come non può

mancare il centralismo. Questa unità di libertà e disciplina, di democrazia e centralismo costituisce il nostro centralismo democratico. Con un regime di questo tipo il popolo gode di un’ampia democrazia e di un’ampia libertà, ma nello stesso tempo deve autolimitarsi con una disciplina socialista. Queste ragioni, le larghe masse popolari le comprendono molto bene. Prendere posizione a favore di una libertà che abbia una direzione e di una democrazia sotto una direzione centralizzata, non significa in alcun modo che i problemi ideologici e i problemi della distinzione tra la ragione e il torto in seno al popolo possono essere risolti con misure coercitive. Tutti i tentativi di risolvere le questioni ideologiche e le questioni della ragione e del torto con ordini amministrativi o con misure costrittive sono

non soltanto inefficaci, ma anche nocivi. Non possiamo abolire la religione per mezzo di ordini amministrativi, né obbligare la gente a non crederci. Non possiamo obbligare la gente a rinunciare all’idealismo, così come non possiamo obbligarla ad abbracciare il marxismo. Tutte le questioni di carattere ideologico e tutte le controversie in seno al popolo possono essere risolte solo con metodi democratici, con i metodi della discussione, della critica, della persuasione e dell’educazione; non possono essere risolte con metodi coercitivi e repressivi ... Molti ritengono che l’impiego di metodi democratici per risolvere le contraddizioni in seno al popolo costituisca qualcosa di nuovo. In realtà non è così. I marxisti hanno sempre sostenuto che la causa del proletariato deve poggiare sulle masse po-

polari e che i comunisti devono impiegare i metodi democratici della persuasione e dell’educazione quando hanno a che fare con i lavoratori e che non devono per nessuna ragione fare ricorso all’autoritarismo o alla costrizione. Il Partito comunista cinese osserva scrupolosamente questo principio marxista-leninista ... La realizzazione della linea “che cento fiori fioriscano, che cento scuole di pensiero gareggino”, non indebolirà ma rafforzerà il ruolo dirigente del marxismo in campo ideologico. Quale deve essere la nostra linea nei confronti delle idee non marxiste? Per quanto riguarda i controrivoluzionari dichiarati e i sabotatori della causa del socialismo è semplice: togliamo loro la libertà di parola. La questione è diversa quando invece ci troviamo di fronte a idee errate nel popolo. Sarebbe giusto

bandire queste idee e non dar loro la possibilità di esprimersi? No di certo. Applicare metodi semplicistici per risolvere le questioni ideologiche in seno al popolo, le questioni legate alla vita intellettuale dell’uomo, non è soltanto inefficace, ma estremamente controproducente. Si può vietare che le idee sbagliate siano espresse, ma le idee rimarranno sempre. Quanto poi alle idee giuste, se le si coltiva in serra, non le si espone mai al vento e alla pioggia e non si immunizzano nei confronti delle malattie, esse non riusciranno a trionfare nello scontro con le idee sbagliate. Quindi soltanto con il metodo della discussione, della critica e del ragionamento possiamo realmente far progredire le idee giuste, togliere di mezzo quelle sbagliate e risolvere effettivamente i problemi. Mao Zedong

I


La Lunga Marcia del Partito Comunista Cinese dagli abissi della povertà e della servitù, alla democrazia, al benessere, alla conquista dello spazio

II

L’imperialismo americano è una “tigre di carta”

La Cina sarà sempre a fianco di Cuba

Adesso l’imperialismo americano è molto forte, ma la sua non è una vera forza. Politicamente è molto debole perché è staccato dalle grandi masse popolari, non piace a nessuno, nemmeno al popolo americano. In apparenza è molto forte, ma in realtà non c’è da averne paura, è una tigre di carta. L’apparenza è quella di una tigre, ma è di carta, non resiste alle raffiche di vento e agli scrosci di pioggia. Tutta la storia, la storia di alcuni millenni della società umana divisa in classi conferma questo assunto: i forti devono cedere il posto ai deboli. Questo vale anche per il continente americano. Potremo avere la pace solo dopo che l’imperialismo sarà stato annientato. Verrà il giorno in cui le tigri di carta saranno distrutte. Ma esse non si distruggeranno da sé, saranno necessarie raffiche di vento e scrosci di pioggia. Quando definiamo l’imperialismo americano una tigre di carta parliamo in termini strategici. Da un punto di vista complessivo dobbiamo disprezzarlo, ma in ogni situazione specifica dobbiamo prenderlo sul serio. È dotato di artigli e di

Al compagno Fidel Castro Nella gioiosa occasione di questo glorioso giorno, decimo anniversario della rivolta armata del popolo cubano, siamo onorati, in nome del popolo cinese, del Partito comunista cinese e del governo cinese, di porgere cordiali auguri all’eroico popolo cubano, al Partito unificato della rivoluzione socialista cubana e al Governo rivoluzionario cubano. Dieci anni fa il compagno Fidel Castro guidò il popolo cubano a sollevarsi in rivolta armata e a sferrare l’audace attacco alla caserma della Moncada, indicando al popolo cubano una giusta via rivoluzionaria. Il popolo cubano condusse poi una difficile lotta, fino ad abbattere il dominio dittatoriale di Batista, lacchè dell’imperialismo USA, ad aprire risoluto la via del socialismo e a fondare il primo Stato socialista sul continente americano. Il popolo cubano condusse in seguito ininterrottamente lotte risolute e accanite con l’imperialismo USA e i suoi lacchè e respinse uno dopo l’altro gli interventi armati dell’imperialismo USA. Per suo mezzo non solo furono protetti i frutti della rivoluzione cubana e la sovranità e dignità del suo Stato, ma si dette anche un potente contributo alla

zanne. Per venirne a capo bisogna strappargliele una alla volta. Mettiamo che abbia dieci zanne: la prima volta gliene strappiamo una, gliene restano nove; la seconda volta un’altra e gliene restano otto. Quando gli abbiamo strappato tutte le zanne, gli restano gli artigli. Se procediamo gradualmente e coscienziosamente, alla fine ci riusciremo. Sul piano strategico bisogna assolutamente disprezzare l’imperialismo. Sul piano tattico bisogna prenderlo sul serio. Combattendo contro di esso bisogna prendere sul serio ogni battaglia, ogni aspetto specifico. Adesso gli Stati Uniti sono molto forti, ma se li consideriamo in un ambito più vasto nell’insieme della situazione e in una prospettiva di lungo periodo, essi sono impopolari, la loro politica non piace perché opprimono e sfruttano i popoli. Per questo la tigre è destinata a morire. Quindi non è terribile, la si può disprezzare. Quindi bisogna ancora lottare contro di loro, combatterli energicamente, contendere loro una posizione dopo l’altra. Ciò richiede tempo.

Tutti gli articoli della pagina sono tratti dalle Opere di Mao Zedong, scritti personalmente dal Presidente, o comunque scritti sotto sua indicazione e approvazione

causa della pace mondiale. La vittoria della rivoluzione popolare cubana è un grande avvenimento storico della presente epoca e ha dato uno splendido esempio per le lotte rivoluzionarie dei popoli dei vari paesi latinoamericani. Siamo profondamente convinti che non esista al mondo una forza che possa bloccare la corrente storica delle lotte rivoluzionarie dei popoli dei diversi paesi latinoamericani. I popoli dei diversi paesi latinoamericani riporteranno certamente la vittoria finale nella lotta per la loro liberazione. Gli imperialisti USA non si rassegneranno mai alla loro sconfitta e non cesseranno mai i loro interventi e le aggressioni contro Cuba. Il popolo cinese è stato, è e sarà sempre il più fedele e stretto compagno di lotta del popolo cubano. L’amicizia combattiva dei popoli cinese e cubano, cresciuta nella lotta contro il nemico comune, supererà tutte le prove, anche le più difficili. Possa la causa della rivoluzione e della costruzione socialista del popolo cubano conquistare sempre maggiori vittorie! L’amicizia combattiva dei popoli cinese e cubano possa fiorire in eterno! Il Presidente del Comitato centrale del Partito comunista cinese, Mao Tse-tung.

Fermezza dei principi elasticità della tattica “Una politica basata sui principi è la sola politica corretta”: questo è un noto precetto di Lenin. Se il marxismo ha potuto sconfiggere correnti ideologiche opportuniste di tutte le sfumature e diventare predominante nel movimento operaio internazionale, è precisamente perché Marx ed Engels hanno perseverato in una politica basata sui principi. Se il leninismo ha potuto continuare a sconfiggere tutte le varie correnti ideologiche revisioniste e opportuniste, guidare la Rivoluzione d’Ottobre alla vittoria e diventare predominante nel movimento operaio internazionale nella nuova era, è precisamente perché Lenin e poi Stalin hanno portato avanti la causa di Marx ed Engels, hanno perseverato in una politica basata sui principi. Che cosa significa una politica basata sui principi? Significa che ogni politica che noi avanziamo e decidiamo deve essere basata sulla posizione di classe del proletariato, sugli interessi fondamentali del proletariato, sulla teoria del marxismoleninismo. Il partito del proletariato non deve limitare la sua attenzione agli interessi immediati, oscillare al vento e abbandonare gli interessi fondamentali. Esso non deve semplicemente sottomettersi al corso immediato degli eventi, approvando o difendendo una cosa oggi e un’altra do-

mani e mercanteggiando principi come se fossero merci. In altre parole, il partito del proletariato deve mantenere la propria indipendenza politica, distinguersi, ideologicamente e politicamente, da tutte le altre classi e dai loro partiti rispettivi. Mentre si attiene alla politica basata sui principi, il partito del proletariato deve anche agire con una certa elasticità. Nella lotta rivoluzionaria è sbagliato negare la necessità di agire secondo le circostanze o respingere vie indirette di avanzata. La differenza tra i marxisti-leninisti da una parte e gli opportunisti e i revisionisti dall’altra è questa: i marxisti-leninisti sono per l’elasticità nel realizzare una politica basata sui principi, mentre gli opportunisti e i revisionisti praticano un’elasticità che è in realtà l’abbandono dei principi politici. L’elasticità basata sui principi non è opportunismo. Il compromesso è una questione importante nell’esercizio dell’elasticità. I marxisti-leninisti l’affrontano nel modo seguente: essi non respingono mai alcun necessario compromesso che serva gli interessi della rivoluzione, vale a dire compromesso basato sui principi, ma essi non tollereranno mai un compromesso che equivalga a un tradimento, vale a dire un compromesso senza principi.

Sulle divergenze tra il compagno Togliatti e noi Sebbene a nostro parere l’attuale linea del Partito comunista italiano sulla questione della rivoluzione socialista sia sbagliata, noi non abbiamo mai cercato d’interferire perché, naturalmente, si tratta di una cosa sulla quale solo i compagni italiani devono decidere. Ma ora, poiché il compagno Togliatti proclama che questa teoria delle “riforme di struttura” è una “linea comune all’intero movimento comunista internazionale” e dichiara unilateralmente che la transizione pacifica è “diventata un principio di strategia mondiale del movimento operaio e del movimento comunista” e poiché tale questione coinvolge non solo la fondamentale teoria marxista-leninista della rivoluzione proletaria e della dittatura proletaria, ma anche il problema fondamentale dell’emancipazione del proletariato e del popolo in tutti i paesi capitalisti, come membri del movimento comunista internazionale e come marxisti-leninisti non possiamo non esprimere le nostre opinioni al riguardo. Il problema fondamentale in ogni rivoluzione è quello del potere dello Stato. Nel Manifesto del partito comunista, Marx ed Engels dichiararono: “Il primo passo nella rivoluzione della classe operaia è di elevare il proletariato alla posizione di classe dominante”. Questa idea si ritrova in tutte le opere di Lenin.

In Stato e rivoluzione Lenin pose l’accento sulla necessità di spezzare e infrangere la macchina dello Stato borghese e di instaurare la dittatura del proletariato. Ma il compagno Togliatti e alcuni altri compagni del Partito comunista italiano sostengono che l’analisi di Lenin in Stato e rivoluzione “non è più sufficiente” e che il contenuto della dittatura proletaria è ora differente. Secondo la loro teoria delle “riforme di struttura”, non c’è bisogno nell’Italia di oggi di una rivoluzione proletaria, non c’è bisogno d’infrangere la macchina dello Stato borghese e non c’è bisogno di instaurare la dittatura del proletariato; essi possono arrivare al socialismo “gradualmente” e “pacificamente”, semplicemente mediante una “successione di riforme”, mediante la nazionalizzazione delle grandi imprese, mediante la pianificazione economica e mediante l’estensione della democrazia nell’intelaiatura della Costituzione della Repubblica italiana. In realtà essi affermano che lo Stato è uno strumento al di sopra delle classi e credono che lo Stato borghese, anch’esso, possa condurre una politica socialista, essi affermano che la democrazia borghese è una democrazia al di sopra delle classi e credono che il proletariato possa elevarsi a “classe dirigente” dello Stato facendo affidamento su tale democrazia.

Sebbene la Costituzione della Repubblica italiana incorpori alcune delle conquiste ottenute dalla classe lavoratrice italiana e dal popolo italiano mediante le loro eroiche lotte di molti anni, essa è tuttavia una costituzione borghese che ha al suo centro la protezione della proprietà capitalista. Come la democrazia praticata in tutti gli altri paesi capitalisti, la democrazia praticata in Italia è una democrazia borghese, cioè una dittatura borghese. La nazionalizzazione praticata in Italia non è un capitalismo di Stato nel sistema socialista, ma un capitalismo di Stato che serve gli interessi della classe capitalista monopolista. I marxisti-leninisti favoriscono la lotta per le riforme, ma si oppongono risolutamente al riformismo. I fatti hanno provato che quando le rivendicazioni politiche ed economiche della classe operaia e del popolo lavoratore abbiano ecceduto i limiti permessi dai capitalisti monopolisti, il governo italiano, che rappresenta gli interessi del capitale monopolista, è ricorso alla repressione. Si può così vedere che la teoria delle “riforme di struttura”, sostenuta da Togliatti e da alcuni altri dirigenti del Partito comunista italiano, procede non dal materialismo storico e dallo studio scientifico della realtà obiettiva, ma dall’idealismo e dall’illusione.

Direttiva alle Guardie Rosse lotta politica ed emancipazione La lotta deve essere condotta in modo più civile. Esercitiamo la dittatura del proletariato, dobbiamo distinguerci con un contegno dignitoso e con uno stile di lavoro corretto. Il livello delle scritte murali nelle vie di Pechino non è elevato; dappertutto si dice “Abbasso, picchiate le loro teste di cane fino a ridurle in poltiglia”. Dove esistono così tante teste di cane? Sono tutte teste di uomini. Se procedete in questo modo, le masse avranno molta difficoltà a capirvi. Se fotografate qualcuno nella “posizione da aereo a reazione” e mettete la foto su un giornale che esponete sulla via principale, i giornalisti stranieri se la portano a casa. Dobbiamo elevare il livello della lotta, attualmente il livello è troppo basso. Nemmeno ad agosto era così brutale! Combattere finché cadono; combattere finché sono screditati. Li si deve combattere sul terreno politico finché sono screditati. La nuova generazione deve poter ricevere una buona formazione, altrimenti agirà altrettanto male quando più tardi avrà il potere nelle mani. Usare le attuali maniere è troppo semplice. Pensano che in questo modo li combattono finché sono screditati. Anche mettere in mostra proble-

mi personali degli avversari è stato chiamato “combattere finché sono screditati”. Secondo la mia opinione non è giusto. Si tratta di combatterli principalmente sul piano politico finché sono screditati. Compagni Guardie rosse della Scuola media dell’università Chinghua, ho ricevuto sia i manifesti a grandi caratteri che mi avete mandato il 28 luglio che la lettera in cui mi chiedete una risposta. I due manifesti a grandi caratteri che avete scritto il 24 giugno e il 4 luglio esprimono la vostra rabbia e denunciano tutti i proprietari terrieri, i borghesi, gli imperialisti, i revisionisti e i loro lacchè che sfruttano e opprimono gli operai, i contadini, gli intellettuali rivoluzionari e i gruppi e i partiti rivoluzionari. Voi dite che è giusto ribellarsi contro i reazionari e io vi sostengo con entusiasmo. Io sostengo con entusiasmo anche il manifesto a grandi caratteri del Gruppo di combattimento Bandiera rossa della Scuola media dell’università di Pechino in cui si dice che è giusto ribellarsi contro i reazionari; sostengo anche l’ottimo discorso rivoluzionario tenuto dal compagno Peng Hsiaomeng rappresentante del Gruppo di combattimento Bandiera rossa alla grande riu-

nione del 25 luglio cui hanno partecipato tutti gli insegnanti, gli studenti, il personale amministrativo e i lavoratori dell’università di Pechino. Qui voglio dirvi che io stesso, come tutti i miei compagni d’arme rivoluzionari, abbiamo assunto lo stesso atteggiamento. Io darò il mio entusiastico sostegno a tutti coloro che, ovunque si trovino, a Pechino o in qualsiasi altra parte della Cina, assumeranno un atteggiamento simile al vostro nel movimento della Rivoluzione culturale. Un’altra cosa: mentre vi sosteniamo, vi chiediamo nel contempo di tenere presente la necessità di unirvi con tutti coloro con i quali è possibile farlo. Per quanto riguarda coloro che hanno commesso gravi errori, dopo avere denunciato questi errori, voi dovreste offrir loro una via d’uscita, dando loro un lavoro da svolgere in modo che possano correggere i propri errori e diventare uomini nuovi. Marx ha detto che il proletariato non deve emancipare solo se stesso ma tutto il genere umano. Se non riuscirà a emancipare tutto il genere umano, allora il proletariato non sarà in grado di emancipare neppure se stesso. Prego i compagni di tener presente anche questa verità.

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La Lunga Marcia del Partito Comunista Cinese dagli abissi della povertà e della servitù, alla democrazia, al benessere, alla conquista dello spazio

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L’imperialismo americano è una “tigre di carta”

La Cina sarà sempre a fianco di Cuba

Adesso l’imperialismo americano è molto forte, ma la sua non è una vera forza. Politicamente è molto debole perché è staccato dalle grandi masse popolari, non piace a nessuno, nemmeno al popolo americano. In apparenza è molto forte, ma in realtà non c’è da averne paura, è una tigre di carta. L’apparenza è quella di una tigre, ma è di carta, non resiste alle raffiche di vento e agli scrosci di pioggia. Tutta la storia, la storia di alcuni millenni della società umana divisa in classi conferma questo assunto: i forti devono cedere il posto ai deboli. Questo vale anche per il continente americano. Potremo avere la pace solo dopo che l’imperialismo sarà stato annientato. Verrà il giorno in cui le tigri di carta saranno distrutte. Ma esse non si distruggeranno da sé, saranno necessarie raffiche di vento e scrosci di pioggia. Quando definiamo l’imperialismo americano una tigre di carta parliamo in termini strategici. Da un punto di vista complessivo dobbiamo disprezzarlo, ma in ogni situazione specifica dobbiamo prenderlo sul serio. È dotato di artigli e di

Al compagno Fidel Castro Nella gioiosa occasione di questo glorioso giorno, decimo anniversario della rivolta armata del popolo cubano, siamo onorati, in nome del popolo cinese, del Partito comunista cinese e del governo cinese, di porgere cordiali auguri all’eroico popolo cubano, al Partito unificato della rivoluzione socialista cubana e al Governo rivoluzionario cubano. Dieci anni fa il compagno Fidel Castro guidò il popolo cubano a sollevarsi in rivolta armata e a sferrare l’audace attacco alla caserma della Moncada, indicando al popolo cubano una giusta via rivoluzionaria. Il popolo cubano condusse poi una difficile lotta, fino ad abbattere il dominio dittatoriale di Batista, lacchè dell’imperialismo USA, ad aprire risoluto la via del socialismo e a fondare il primo Stato socialista sul continente americano. Il popolo cubano condusse in seguito ininterrottamente lotte risolute e accanite con l’imperialismo USA e i suoi lacchè e respinse uno dopo l’altro gli interventi armati dell’imperialismo USA. Per suo mezzo non solo furono protetti i frutti della rivoluzione cubana e la sovranità e dignità del suo Stato, ma si dette anche un potente contributo alla

zanne. Per venirne a capo bisogna strappargliele una alla volta. Mettiamo che abbia dieci zanne: la prima volta gliene strappiamo una, gliene restano nove; la seconda volta un’altra e gliene restano otto. Quando gli abbiamo strappato tutte le zanne, gli restano gli artigli. Se procediamo gradualmente e coscienziosamente, alla fine ci riusciremo. Sul piano strategico bisogna assolutamente disprezzare l’imperialismo. Sul piano tattico bisogna prenderlo sul serio. Combattendo contro di esso bisogna prendere sul serio ogni battaglia, ogni aspetto specifico. Adesso gli Stati Uniti sono molto forti, ma se li consideriamo in un ambito più vasto nell’insieme della situazione e in una prospettiva di lungo periodo, essi sono impopolari, la loro politica non piace perché opprimono e sfruttano i popoli. Per questo la tigre è destinata a morire. Quindi non è terribile, la si può disprezzare. Quindi bisogna ancora lottare contro di loro, combatterli energicamente, contendere loro una posizione dopo l’altra. Ciò richiede tempo.

Tutti gli articoli della pagina sono tratti dalle Opere di Mao Zedong, scritti personalmente dal Presidente, o comunque scritti sotto sua indicazione e approvazione

causa della pace mondiale. La vittoria della rivoluzione popolare cubana è un grande avvenimento storico della presente epoca e ha dato uno splendido esempio per le lotte rivoluzionarie dei popoli dei vari paesi latinoamericani. Siamo profondamente convinti che non esista al mondo una forza che possa bloccare la corrente storica delle lotte rivoluzionarie dei popoli dei diversi paesi latinoamericani. I popoli dei diversi paesi latinoamericani riporteranno certamente la vittoria finale nella lotta per la loro liberazione. Gli imperialisti USA non si rassegneranno mai alla loro sconfitta e non cesseranno mai i loro interventi e le aggressioni contro Cuba. Il popolo cinese è stato, è e sarà sempre il più fedele e stretto compagno di lotta del popolo cubano. L’amicizia combattiva dei popoli cinese e cubano, cresciuta nella lotta contro il nemico comune, supererà tutte le prove, anche le più difficili. Possa la causa della rivoluzione e della costruzione socialista del popolo cubano conquistare sempre maggiori vittorie! L’amicizia combattiva dei popoli cinese e cubano possa fiorire in eterno! Il Presidente del Comitato centrale del Partito comunista cinese, Mao Tse-tung.

Fermezza dei principi elasticità della tattica “Una politica basata sui principi è la sola politica corretta”: questo è un noto precetto di Lenin. Se il marxismo ha potuto sconfiggere correnti ideologiche opportuniste di tutte le sfumature e diventare predominante nel movimento operaio internazionale, è precisamente perché Marx ed Engels hanno perseverato in una politica basata sui principi. Se il leninismo ha potuto continuare a sconfiggere tutte le varie correnti ideologiche revisioniste e opportuniste, guidare la Rivoluzione d’Ottobre alla vittoria e diventare predominante nel movimento operaio internazionale nella nuova era, è precisamente perché Lenin e poi Stalin hanno portato avanti la causa di Marx ed Engels, hanno perseverato in una politica basata sui principi. Che cosa significa una politica basata sui principi? Significa che ogni politica che noi avanziamo e decidiamo deve essere basata sulla posizione di classe del proletariato, sugli interessi fondamentali del proletariato, sulla teoria del marxismoleninismo. Il partito del proletariato non deve limitare la sua attenzione agli interessi immediati, oscillare al vento e abbandonare gli interessi fondamentali. Esso non deve semplicemente sottomettersi al corso immediato degli eventi, approvando o difendendo una cosa oggi e un’altra do-

mani e mercanteggiando principi come se fossero merci. In altre parole, il partito del proletariato deve mantenere la propria indipendenza politica, distinguersi, ideologicamente e politicamente, da tutte le altre classi e dai loro partiti rispettivi. Mentre si attiene alla politica basata sui principi, il partito del proletariato deve anche agire con una certa elasticità. Nella lotta rivoluzionaria è sbagliato negare la necessità di agire secondo le circostanze o respingere vie indirette di avanzata. La differenza tra i marxisti-leninisti da una parte e gli opportunisti e i revisionisti dall’altra è questa: i marxisti-leninisti sono per l’elasticità nel realizzare una politica basata sui principi, mentre gli opportunisti e i revisionisti praticano un’elasticità che è in realtà l’abbandono dei principi politici. L’elasticità basata sui principi non è opportunismo. Il compromesso è una questione importante nell’esercizio dell’elasticità. I marxisti-leninisti l’affrontano nel modo seguente: essi non respingono mai alcun necessario compromesso che serva gli interessi della rivoluzione, vale a dire compromesso basato sui principi, ma essi non tollereranno mai un compromesso che equivalga a un tradimento, vale a dire un compromesso senza principi.

Sulle divergenze tra il compagno Togliatti e noi Sebbene a nostro parere l’attuale linea del Partito comunista italiano sulla questione della rivoluzione socialista sia sbagliata, noi non abbiamo mai cercato d’interferire perché, naturalmente, si tratta di una cosa sulla quale solo i compagni italiani devono decidere. Ma ora, poiché il compagno Togliatti proclama che questa teoria delle “riforme di struttura” è una “linea comune all’intero movimento comunista internazionale” e dichiara unilateralmente che la transizione pacifica è “diventata un principio di strategia mondiale del movimento operaio e del movimento comunista” e poiché tale questione coinvolge non solo la fondamentale teoria marxista-leninista della rivoluzione proletaria e della dittatura proletaria, ma anche il problema fondamentale dell’emancipazione del proletariato e del popolo in tutti i paesi capitalisti, come membri del movimento comunista internazionale e come marxisti-leninisti non possiamo non esprimere le nostre opinioni al riguardo. Il problema fondamentale in ogni rivoluzione è quello del potere dello Stato. Nel Manifesto del partito comunista, Marx ed Engels dichiararono: “Il primo passo nella rivoluzione della classe operaia è di elevare il proletariato alla posizione di classe dominante”. Questa idea si ritrova in tutte le opere di Lenin.

In Stato e rivoluzione Lenin pose l’accento sulla necessità di spezzare e infrangere la macchina dello Stato borghese e di instaurare la dittatura del proletariato. Ma il compagno Togliatti e alcuni altri compagni del Partito comunista italiano sostengono che l’analisi di Lenin in Stato e rivoluzione “non è più sufficiente” e che il contenuto della dittatura proletaria è ora differente. Secondo la loro teoria delle “riforme di struttura”, non c’è bisogno nell’Italia di oggi di una rivoluzione proletaria, non c’è bisogno d’infrangere la macchina dello Stato borghese e non c’è bisogno di instaurare la dittatura del proletariato; essi possono arrivare al socialismo “gradualmente” e “pacificamente”, semplicemente mediante una “successione di riforme”, mediante la nazionalizzazione delle grandi imprese, mediante la pianificazione economica e mediante l’estensione della democrazia nell’intelaiatura della Costituzione della Repubblica italiana. In realtà essi affermano che lo Stato è uno strumento al di sopra delle classi e credono che lo Stato borghese, anch’esso, possa condurre una politica socialista, essi affermano che la democrazia borghese è una democrazia al di sopra delle classi e credono che il proletariato possa elevarsi a “classe dirigente” dello Stato facendo affidamento su tale democrazia.

Sebbene la Costituzione della Repubblica italiana incorpori alcune delle conquiste ottenute dalla classe lavoratrice italiana e dal popolo italiano mediante le loro eroiche lotte di molti anni, essa è tuttavia una costituzione borghese che ha al suo centro la protezione della proprietà capitalista. Come la democrazia praticata in tutti gli altri paesi capitalisti, la democrazia praticata in Italia è una democrazia borghese, cioè una dittatura borghese. La nazionalizzazione praticata in Italia non è un capitalismo di Stato nel sistema socialista, ma un capitalismo di Stato che serve gli interessi della classe capitalista monopolista. I marxisti-leninisti favoriscono la lotta per le riforme, ma si oppongono risolutamente al riformismo. I fatti hanno provato che quando le rivendicazioni politiche ed economiche della classe operaia e del popolo lavoratore abbiano ecceduto i limiti permessi dai capitalisti monopolisti, il governo italiano, che rappresenta gli interessi del capitale monopolista, è ricorso alla repressione. Si può così vedere che la teoria delle “riforme di struttura”, sostenuta da Togliatti e da alcuni altri dirigenti del Partito comunista italiano, procede non dal materialismo storico e dallo studio scientifico della realtà obiettiva, ma dall’idealismo e dall’illusione.

Direttiva alle Guardie Rosse lotta politica ed emancipazione La lotta deve essere condotta in modo più civile. Esercitiamo la dittatura del proletariato, dobbiamo distinguerci con un contegno dignitoso e con uno stile di lavoro corretto. Il livello delle scritte murali nelle vie di Pechino non è elevato; dappertutto si dice “Abbasso, picchiate le loro teste di cane fino a ridurle in poltiglia”. Dove esistono così tante teste di cane? Sono tutte teste di uomini. Se procedete in questo modo, le masse avranno molta difficoltà a capirvi. Se fotografate qualcuno nella “posizione da aereo a reazione” e mettete la foto su un giornale che esponete sulla via principale, i giornalisti stranieri se la portano a casa. Dobbiamo elevare il livello della lotta, attualmente il livello è troppo basso. Nemmeno ad agosto era così brutale! Combattere finché cadono; combattere finché sono screditati. Li si deve combattere sul terreno politico finché sono screditati. La nuova generazione deve poter ricevere una buona formazione, altrimenti agirà altrettanto male quando più tardi avrà il potere nelle mani. Usare le attuali maniere è troppo semplice. Pensano che in questo modo li combattono finché sono screditati. Anche mettere in mostra proble-

mi personali degli avversari è stato chiamato “combattere finché sono screditati”. Secondo la mia opinione non è giusto. Si tratta di combatterli principalmente sul piano politico finché sono screditati. Compagni Guardie rosse della Scuola media dell’università Chinghua, ho ricevuto sia i manifesti a grandi caratteri che mi avete mandato il 28 luglio che la lettera in cui mi chiedete una risposta. I due manifesti a grandi caratteri che avete scritto il 24 giugno e il 4 luglio esprimono la vostra rabbia e denunciano tutti i proprietari terrieri, i borghesi, gli imperialisti, i revisionisti e i loro lacchè che sfruttano e opprimono gli operai, i contadini, gli intellettuali rivoluzionari e i gruppi e i partiti rivoluzionari. Voi dite che è giusto ribellarsi contro i reazionari e io vi sostengo con entusiasmo. Io sostengo con entusiasmo anche il manifesto a grandi caratteri del Gruppo di combattimento Bandiera rossa della Scuola media dell’università di Pechino in cui si dice che è giusto ribellarsi contro i reazionari; sostengo anche l’ottimo discorso rivoluzionario tenuto dal compagno Peng Hsiaomeng rappresentante del Gruppo di combattimento Bandiera rossa alla grande riu-

nione del 25 luglio cui hanno partecipato tutti gli insegnanti, gli studenti, il personale amministrativo e i lavoratori dell’università di Pechino. Qui voglio dirvi che io stesso, come tutti i miei compagni d’arme rivoluzionari, abbiamo assunto lo stesso atteggiamento. Io darò il mio entusiastico sostegno a tutti coloro che, ovunque si trovino, a Pechino o in qualsiasi altra parte della Cina, assumeranno un atteggiamento simile al vostro nel movimento della Rivoluzione culturale. Un’altra cosa: mentre vi sosteniamo, vi chiediamo nel contempo di tenere presente la necessità di unirvi con tutti coloro con i quali è possibile farlo. Per quanto riguarda coloro che hanno commesso gravi errori, dopo avere denunciato questi errori, voi dovreste offrir loro una via d’uscita, dando loro un lavoro da svolgere in modo che possano correggere i propri errori e diventare uomini nuovi. Marx ha detto che il proletariato non deve emancipare solo se stesso ma tutto il genere umano. Se non riuscirà a emancipare tutto il genere umano, allora il proletariato non sarà in grado di emancipare neppure se stesso. Prego i compagni di tener presente anche questa verità.

III


La Grande Rivoluzione Culturale I tre anni che hanno segnato la storia della Cina e disegneranno il futuro del mondo

IV

La Grande Rivoluzione Culturale cinese è stato un evento di straordinaria importanza, tra i più rilevanti del secolo scorso e forse non minore, per i contenuti innovativi e per le conseguenze per la storia futura, della Grande Rivoluzione Borghese francese della fine del settecento. La Rivoluzione Culturale cinese non solo ha avuto a suo tempo echi fortissimi praticamente in ogni parte del mondo, ma ha segnato una svolta nella storia quadrimillenaria della Cina, delle cui conseguenze stiamo vivendo pienamente, ancora oggi, gli effetti. Sulla Rivoluzione Culturale cinese si è detto di tutto e forse anche di troppo, perché in realtà assai poche e frammentarie sono le informazioni storiche scientifiche su quella pluriennale vicenda che ha attraversato un intero continente, e ciò non solo per la fondamentale ignoranza (intesa come incapacità di comprensione della diversità) tipica del nostro modo di giudicare occidentale, ma anche perché la stessa Cina ne ha fatto modesto oggetto di studio, analisi e critica, avendolo “assorbito” nella sua peculiare idea di continuità della propria identità di civiltà. Non pretendiamo quindi di fornire in queste poche righe un’analisi completa di quell’evento; possiamo però fissare alcuni punti la cui comprensione (o almeno la curiosità della loro comprensione) appare di fondamentale importanza per interpretare il presente della Cina e, occorre oggi aggiungere, il futuro dell’intero mondo. Iniziamo dal nome “rivoluzione”, nel nostro vocabolario definito: “violento rivolgimento dell’ordine politico-sociale costituito, tendente a mutare radicalmente governi, istituzioni, rapporti economico-sociali”. Quella Culturale cinese è stata una vera rivoluzione perché ha radicalmente cambiato, sotto l’apparenza di una perfetta continuità, un ordine politico, sociale ed economico già stabilito. E’ stata quindi inevitabilmente caratterizzata da momenti di spontaneismo e anche di violenza morale e fisica. Tuttavia, va subito chiarito, non è stata affatto caotica e confusa. Lo stimolo rivoluzionario nacque dal basso e solo dopo venne recepito e sostenuto dall’alto, ma sarà proprio questo “sostegno” dall’alto che guiderà il movimento spontaneo lungo un percorso ben definito e verso un obiettivo concreto e compiuto. A vigilare sulla rivoluzione, sostanzialmente dalle origini sino alla sua conclusione, sarà infatti il grande Esercito del Popolo che, ancora formato dai quadri che

sotto la guida di Mao avevano percorso la “lunga marcia”, riuscendo prima cacciare gli invasori giapponesi e poi a sconfiggere i nazionalisti del Kuomintang, era rimasto fedele al Presidente e ai principi fondamentali del marxismo leninismo. Va precisato che l’Esercito del Popolo cinese rappresenta l’organizzazione forse culturalmente e moralmente ancora oggi più “politicizzata”. Allora interpretava pienamente il pensiero politico di Mao, tanto che fu proprio l’Esercito, sotto la guida di Lin Biao, allora ritenuto il successore naturale di Mao, a stampare e diffondere il famoso “Libretto Rosso” con le citazioni del Presidente, libretto che solo successivamente divenne il testo politico e ideologico guida delle Guardie Rosse. Fu dunque una rivoluzione comunista fortemente ideologizzata che paradossalmente si rivolse contro lo stesso Partito Comunista, per cambiarlo e riportarlo sulla via dei principi fondanti del marxismo leninismo. “Andare contro corrente”, questo era stato da sempre l’insegnamento di Mao, che significava non appiattirsi o sottomettersi alla volontà della maggioranza, ma saperla contestare e contrastare senza mai, tuttavia, mettere in discussione il ruolo e il valore etico e politico del Partito Comunista la cui unità doveva restare, come aveva detto Lenin, il bene più grande per i comunisti. Le origini della Rivoluzione Culturale possono essere fatte risalire alle conseguenze del fallimento del progetto del “Grande Balzo in avanti” ideato da Mao sostanzialmente all’indomani della fondazione della Repubblica Popolare. Imitando, sfortunatamente, l’esperienza sovietica, Mao aveva immaginato un rapido sviluppo economico del continente cinese puntando sulla costruzione dell’industria pesante, peraltro delocalizzandola in zone interne del paese per valutazioni di strategia difensiva militare. L’impreparazione, anche tecnica e tecnologica, del sistema economico produttivo cinese, che allora era a livelli di assoluto terzo mondo, tradusse l’esperimento in un clamoroso insuccesso, bruciando una notevole quantità delle già modeste risorse nazionali. Al fallimento del “balzo” industriale si accompagnarono alcune calamità naturali che furono le reali cause di una gravissima crisi anche alimentare. Il fallimento del progetto condusse la maggioranza del Partito Comunista a esautorare di fatto Mao, rimuovendolo da tutte le cariche operative e relegandolo

nel solo ruolo politico di presidente del Partito. Ci fu allora una fortissima sterzata del sistema di governo dell’economia che, se per un verso indubbiamente contrastò le conseguenze negative del fallimento del progetto di industrializzazione, per altro verso introdusse una serie di principi selettivi che contrastavano violentemente con i precetti egualitari dell’ideologia comunista che erano stati alla base della costruzione della Repubblica Popolare. La scuola, o più genericamente, l’insegnamento fu tra i settori più colpiti dalle nuove logiche dell’efficienza e della selezione discriminatoria e fu proprio da quel settore giovanile che ebbe inizio la contestazione alla nuova linea aziendalista e dirigista del Partito Comunista. La cronaca, ma oggi oramai la possiamo chiamare la “storia”, racconta che un gruppo di alcune decine di ragazzi di una città del sud della Cina, protestando per le ineguaglianze della selezione scolastica, si recò alla stazione ferroviaria

fallimento del “grande balzo” e, dopo una storica nuotata “contro corrente” nel Fiume Giallo, nella riunione del Plenum del Comitato Centrale del 5 agosto 1966 lanciò la parola d’ordine: “Bombardare il Quartier Generale”. La diffusione della Rivoluzione Culturale nel vastissimo territorio cinese avvenne con modalità e intensità assai diverse, che necesZhou Enlai sariamente rispecchiavano le enormi differenze economiche, culturali e sociali del paese, sicché è ben difficile ricondurla a un unico movimento omogeneo e uniforme. Nella città di Shangai, di gran lunga la più avanza economicamente e caratterizzata da una massiccia presenza operaia, si giunse alla creazione della “Comune di Shangai” fedelmente replicata sull’esperienza della Comune di Parigi del 1871. Nelle zone rurali più remote vennero organizzate carovane di giovani Guardie Rosse che dalle città della costa portavano il nuovo messaggio rivoluzionario nelle comuni e nei soviet

della città per raggiungere Pechino e parlare con il Presidente Mao. Venne loro impedito di salire sul treno. I ragazzi non si diedero per vinti e, rammentando che Mao aveva percorso 10mila chilometri a piedi nella “lunga marcia”, decisero di andare a Pechino a piedi. Giunsero infine a Pechino circa tre mesi più tardi ed erano 11milioni! Nell’immensa Piazza Tienanmen, nel corso del gigantesco raduno di Guardie Rosse del 18 agosto 1966, una ragazza offrì al Presidente Mao il tipico Deng Xiaoping bracciale rosso delle Guardie Rosse, il Presidente lo accettò e lo indossò (la foto che ritrae l’evento è “Storia”), assumendo da quel momento la paternità della Grande Rivoluzione Culturale. In verità Mao aveva già assun- agricoli. In molti casi fu to tale ruolo quando, re- necessario l’intervento sosi conto del malcon- dell’Esercito del Popolo tento che il nuovo corso per proteggere le Guarpolitico economico stava die Rosse, in altri casi fu generando nell’immenso esattamente l’opposto e territorio cinese, aveva l’Esercito ebbe il compito deciso di uscire dal ritiro di frenare gli eccessi politico nel quale lo ave- quando questi assumeva confinato per 7 anni il vano atteggiamenti fon-

damentalisti ed eccessivamente violenti. La rivoluzione culturale durò circa tre anni dal 1966 al 1969. Il cambiamento fu epocale, la Cina aveva rotto con l’esperienza burocratica replicata dall’Unione Sovietica e, in sostanza, con la stessa Unione Sovietica krusceviana; era pronta per iniziare il proprio percorso autoctono per la costruzione dello stato socialista “alla maniera cinese”. Va ancora ricordato che nel mentre il movimento delle Guardie Rosse, sotto l’occhio vigile dell’Esercito del Popolo, faceva compiere alla Cina il vero “grande balzo” ideologico seppellendo definitivamente ogni retaggio di cultura borghese, lo Stato Cina si affacciava alla ribalta della politica mondiale come grande soggetto politico economico in grado di produrre e proporre una propria linea autonoma. A fianco dell’indiscusso leader ideologico Mao Zedong operava, infatti, uno dei più grandi statisti internazionali della storia moderna: il primo ministro Zhou Enlai. E’ sotto la guida di quest’ultimo che la Cina fa il suo primo ingresso nel continente africano raccogliendo un merito indubbiamente politico, ma anche di grandissimo impatto emotivo, che la storia stenta ancora a tributarle, quello di avere salvato la vita del Che, in ritirata dopo il fallimento dell’esperienza rivoluzionaria congolese, negoziandone il salvacondotto attraverso la “amica” Tanzania di Neyrere. Sarà ancora Zhu Enlai a ottenere il riconoscimento della Cina come unico rappresentante del popolo cinese all’ONU nel 1971, togliendo il seggio alla Repubblica di Formosa. Mao e Zhou moriranno a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro; a succedere alla guida del Partito e dello Stato sarà Deng Xiaoping il vice di Zhou Enlai. Iniziò allora una nuova epoca per lo sviluppo economico e la crescita della Cina che

abbraccerà il modello leninista della NEP (Nuova Politica Economica). L’economia si aprirà alle regole del mercato e l’effetto sarà strabiliante. Ma ciò sarà possibile proprio perché la solida base ideologica gettata dalla Grande Rivoluzione Culturale garantirà, con la fermezza dei principi, il confronto con i rischi del compromesso economico. Non sarà un caso che, paradossalmente, proprio il sostenitore dell’economia di mercato, Deng Xiaoping, sarà l’ispiratore della repressione delle contestazioni di Piazza Tenanmen del 1989 che, a torto o a ragione (la vicenda è ancora troppo recente per poterne dare un giudizio storico compiuto ed equilibrato), rischiavano di mettere in pericolo la stabilità del sistema economico e sociale cinese nel suo momento di (apparente) maggiore fragilità politica. La fermezza dei principi aveva posto un limite al compromesso economico, oltre il quale rischiavano di essere messi in discussione i principi fondanti dello stato socialista, egualitario, libero e giusto. L’eredità ideologica della Grande Rivoluzione Culturale tornerà ancora a farsi sentire alta e forte nel momento del passaggio dal “socialismo di mercato” di Jiang Zemin, successore di Deng, alla “società armoniosa” e allo “sviluppo scientifico” di Hu Jintao, attuale quarto “erede” di Mao, quando alla filosofia della crescita economica sfrenata è stato posto il limite, cioè è stata data la destinazione ideologica ed etica, della sua funzionalità al benessere collettivo e alla sua compatibilità con la sostenibilità sociale e ambientale. Novità sono ancora alla porta. Alla fine del prossimo 2012 a salire alla carica di Segretario Generale e Presidente della Repubblica sarà una ex Guardia Rossa, Xi Jiping, bisognerà ascoltare e capire..


Inserto "La più grande democrazia del mondo" - Luglio 2011  

Mensile d'informazione politica e cultura dell'Associazione comunista "Luciana Fittaioli" con sede a Foligno (PG)

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