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Polizia penitenziaria e personale civile dell’amministrazione penitenziaria 1. L. 9 ottobre 1970, n. 740. Ordinamento delle categorie di personale sanitario addetto agli istituti di prevenzione e pena non appartenenti ai ruoli organici dell’Amministrazione penitenziaria (G.U. 24 ottobre 1970, n. 270). TITOLO I PERSONALE SANITARIO INCARICATO CAPO I MEDICI INCARICATI Sezione I Norme generali Art. 1. Qualifica. I medici chirurghi, non appartenenti al personale civile di ruolo dell’Amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena, i quali prestano la loro opera presso gli istituti o servizi dell’amministrazione stessa, sono qualificati medici incaricati. Essi hanno le attribuzioni previste dai regolamenti per gli istituti di prevenzione e di pena. Art. 2. Rapporto di incarico. Le prestazioni professionali rese in conseguenza del conferimento dell’incarico sono disciplinate dalle norme della presente legge. Ai medici incaricati non sono applicabili le norme relative alla incompatibilità e al cumulo di impieghi né alcuna altra norma concernente gli impiegati civili dello Stato. A tutti i medici che svolgono, a qualsiasi titolo, attività nell’ambito degli istituti penitenziari non sono applicabili altresì le incompatibilità e le limitazioni previste dai contratti e dalle convenzioni con il Servizio sanitario nazionale. ––––––––––– Ultimo comma aggiunto dall’art. 6 D.L. 14 giugno 1993, n. 187. Art. 3. Numero dei medici incaricati. Il numero dei medici incaricati è quello risultante dalla tabella A allegata alla presente legge. La ripartizione dei posti di medico incaricato pres-

so i singoli istituti o servizi di prevenzione e di pena è effettuata con decreto del Ministro per la grazia e giustizia, salvo quanto previsto dal successivo articolo 51 per i servizi di guardia. Sezione II Ammissione all’incarico Art. 4. Sistemi di ammissione. L’ammissione all’incarico ha luogo mediante pubblico concorso per titoli, bandito di volta in volta per ricoprire i posti vacanti in ogni singolo istituto o servizio. I posti disponibili presso sedi particolarmente disagiate, che non sia stato possibile ricoprire mediante concorso, sono conferiti direttamente dal Ministero di grazia e giustizia, sentito il procuratore generale presso la corte d’appello competente per territorio. Art. 5. Requisiti per l’ammissione all’incarico. Per l’ammissione all’incarico è necessario il possesso dei seguenti requisiti: a) diploma di laurea in medicina e chirurgia e relativa abilitazione professionale; b) cittadinanza italiana; sono equiparati ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica; c) età non superiore ad anni 45, salve le elevazioni dei limiti di età previste dalle vigenti disposizioni. Per i medici chirurghi, i quali in qualità di medico incaricato, di medico incaricato provvisorio, o di medico di guardia, abbiano già prestato senza demerito la loro opera presso un istituto o servizio dell’Amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena per almeno un anno, detto limite massimo di età è elevato del periodo di tempo corrispondente al servizio prestato; d) idoneità fisica all’incarico; e) godimento del diritto di elettorato attivo politico; f) non essere stato destituito o dispensato dall’impiego presso una pubblica amministrazione o esonerato o dichiarato decaduto dalle funzioni di medico incaricato dell’Amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena; g) iscrizione all’ordine dei medici. I predetti requisiti debbono essere posseduti alla data di scadenza del termine stabilito nel bando di concorso per la presentazione della domanda di ammissione. Per i medici ammessi all’incarico mediante scel-

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ta diretta, i requisiti di cui al presente articolo devono essere posseduti alla data del decreto di conferimento dell’incarico. I documenti attestanti il possesso dei requisiti previsti dalle precedenti lettere b), d), e), debbono essere di data non anteriore di tre mesi a quella del decreto predetto. Art. 6. Bando di concorso. Il concorso è indetto con decreto del Ministro per la grazia e giustizia, da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica. Il decreto deve indicare: a) l’istituto o servizio cui si riferisce il concorso e il numero dei posti da ricoprire; b) i documenti da esibire; c) i termini per la presentazione della domanda di ammissione e dei documenti previsti dai successivi articoli 11 e 12; d) i titoli valutabili ai sensi del successivo articolo 10. Art. 7. Domanda di ammissione al concorso. La domanda di ammissione al concorso deve pervenire al procuratore generale della corte d’appello competente per territorio, entro il termine stabilito dal bando di concorso. Nella domanda gli aspiranti debbono dichiarare: a) le proprie generalità, la data e il luogo di nascita; b) il possesso del diploma di laurea in medicina e chirurgia e della relativa abilitazione professionale: c) il possesso della cittadinanza italiana o la qualità di italiani non appartenenti alla Repubblica; d) il comune nelle cui liste elettorali sono iscritti, ovvero i motivi della non iscrizione o della cancellazione dalle liste medesime; e) le eventuali condanne penali riportate, per le quali non sia intervenuta riabilitazione; f) la loro posizione nei riguardi degli obblighi militari; g) i servizi prestati alle dipendenze di pubbliche amministrazioni e le cause di cessazione da tali servizi; h) i servizi prestati in qualità di medici aggregati o di medici incaricati dell’Amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena e le cause della eventuale cessazione dall’incarico; i) l’ordine dei medici cui sono iscritti. L’amministrazione provvede d’ufficio ad accertare le cause di risoluzione dei precedenti rapporti di servizio o di cessazione dall’incarico. Alla domanda gli aspiranti debbono allegare tutti i titoli di cui sono in possesso e che possono formare oggetto di valutazione ai sensi del successivo articolo 10. Art. 8. Esclusione dal concorso. L’esclusione dal concorso è disposta soltanto per difetto dei requisiti

prescritti e con decreto motivato dal procuratore generale della corte d’appello competente per territorio. Art. 9. Commissione giudicatrice. La commissione giudicatrice del concorso è nominata con decreto del procuratore generale della corte d’appello competente e per territorio. È presieduta da un magistrato ordinario con qualifica non inferiore a magistrato di appello, designato dallo stesso procuratore generale ed è composta: 1) da un medico-chirurgo docente universitario o primario ospedaliero designato dal competente ordine dei medici; 2) da un medico-chirurgo docente universitario o primario ospedaliero designato dal Ministro per la sanità; 3) da un impiegato del ruolo tecnico-sanitario della carriera direttiva dell’Amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena; 4) da un impiegato del ruolo medico della carriera direttiva dell’Amministrazione della sanità, designato dal Ministro per la sanità; 5) da un medico incaricato dell’Amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena, addetto ad un istituto situato nella circoscrizione della corte d’appello competente per territorio. Le funzioni di segretario sono disimpegnate da un impiegato della carriera direttiva del ruolo amministrativo dell’Amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena, in servizio nel distretto della stessa corte d’appello ovvero in un istituto o servizio situato nell’ambito della circoscrizione territoriale del distretto stesso. Art. 10. Valutazione dei titoli. Per la valutazione dei titoli sono stabiliti quattro diversi coefficienti: il primo in base ai titoli accademici e professionali; il secondo in base alla attività comunque prestata nell’interesse dell’Amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena, in qualità di medico chirurgo; il terzo in base al servizio prestato in qualità di medico chirurgo presso altre pubbliche amministrazioni; il quarto in base alle pubblicazioni scientifiche. Per il primo coefficiente sono disponibili sette punti. La commissione, ai fini della valutazione dei titoli accademici e professionali, tiene conto: del voto riportato nel conseguimento del diploma di laurea, dei corsi di perfezionamento seguiti da esami, delle specializzazioni, delle libere docenze in discipline aventi tutte attinenza o comunque riferimento all attività sanitaria che l’aspirante è tenuto a svolgere presso l’istituto cui si riferisce il concorso. Per il secondo coefficiente sono disponibili dieci punti e per il terzo otto punti. La commissione, ai fini della valutazione dei relativi titoli, tiene conto

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della durata della continuità e della qualità del servizio prestato. Per il quarto coefficiente sono disponibili cinque punti. La commissione, ai fini della valutazione delle pubblicazioni, tiene particolare conto di quelle aventi attinenza alla attività professionale del medico penitenziario. Art. 11. Preferenze. Nella formazione della graduatoria di merito, a parità di punteggio complessivo, sono preferiti: a) i coniugati, con riguardo al numero dei figli; b) i più anziani di età. Art. 12. Graduatoria del concorso e presentazione dei documenti. Espletati l’esame dei titoli e la loro valutazione, la commissione, ove del caso, invita gli aspiranti classificati a parità di merito ad esibire, a pena di decadenza, nel termine stabilito dal bando di concorso, i documenti attestanti il possesso dei titoli di preferenza di cui al precedente articolo 11. La commissione forma la graduatoria di merito con l’indicazione del punteggio conseguito da ciascun candidato. Il Ministro, riconosciuta la regolarità del procedimento, approva, con decreto, la graduatoria e dichiara i vincitori del concorso, sotto condizione dell’accertamento del possesso dei requisiti per l’ammissione all’incarico previsti dal precedente articolo 5. A tal fine i concorrenti, utilmente collocati in graduatoria, sono invitati dall’amministrazione a presentare, a pena di decadenza, nel termine e con le modalità stabilite nel bando di concorso, i documenti necessari per dimostrare il possesso dei requisiti indicati nel precedente articolo 5. Art. 13. Conferimento dell’incarico. L’incarico è conferito con decreto del Ministro per la grazia e giustizia. Il medico al quale è stato conferito l’incarico decade qualora, senza giustificato motivo, non prenda possesso dell’incarico stesso entro il termine prefissatogli. Qualora gli idonei non accettino o non prendano possesso dell’incarico il Ministro per la grazia e giustizia provvede a norma dell’articolo 4, comma secondo. L’incarico decorre, a tutti gli effetti, dalla data di presa di possesso. Sezione III Doveri-Diritti Art. 14. Doveri. Il medico incaricato è tenuto a svolgere servizio adeguato alle esigenze dell’istituto presso cui è addetto assicurando in ogni caso la sua presenza giornaliera in istituto per diciotto ore setti-

manali, e ad osservare le vigenti disposizioni in materia sanitaria e le regole deontologiche professionali (1). Egli è tenuto, altresì, alla osservanza dei regolamenti, per gli istituti di prevenzione e di pena e del regolamento interno dell’istituto cui è addetto, e deve tener conto, compatibilmente con le esigenze sanitarie, delle disposizioni impartite dal direttore dell’istituto o servizio. Il medico incaricato addetto agli istituti diretti da medici di ruolo è tenuto ad osservare anche le direttive tecniche impartite dal direttore. Il medico incaricato addetto agli istituti presso i quali il servizio sanitario è diretto da un medico dirigente è tenuto ad osservare le direttive tecniche da questi impartite e, qualora se ne discosti, deve fornire motivata spiegazione al medico provinciale, il quale ne valuta la fondatezza. Fermo restando quanto disposto dal secondo comma dell’articolo 2, al medico incaricato non possono essere affidati, nell’ambito dello stesso istituto, i servizi di cui agli articoli 51 e 52, salvo il disposto del terzo comma dell’articolo 52 (2). Il Ministero della sanità, di concerto con il Ministero di grazia e giustizia, organizza corsi di aggiornamento e di specializzazione in medicina carceraria. Il personale sanitario che senza giustificato motivo non partecipa a detti corsi decade dall’incarico. ––––––––––– (1) Comma così modificato dall’art. 6 D.L. 14 giugno 1993, n. 187. (2) Comma aggiunto dall’art. 2 L. 15 gennaio 1991, n. 26. Art. 15. Residenza. Il medico incaricato deve risiedere nella sede ove è situato l’istituto o servizio cui è addetto. Tuttavia può essere autorizzato dal Ministero, per particolari motivi, sentito il direttore dell’istituto o servizio stessi, a risiedere altrove, quando ciò sia conciliabile col pieno e regolare adempimento di ogni altro suo dovere. Art. 16. Diritto all’esercizio dell’incarico; trattamento economico. Il medico incaricato ha diritto all’esercizio delle funzioni previste dal provvedimento di incarico e non può essere destinato a mansioni di diversa natura. Non può essere privato dell’incarico per motivi diversi da quelli indicati nella presente legge. Ha diritto al trattamento economico e previdenziale di cui ai successivi articoli 38 e seguenti. Art. 17. Riposo settimanale e festivo. Il medico incaricato ha diritto a non prestare la propria opera per un giorno la settimana; può essere autorizzato dal direttore dell’istituto o servizio, compatibilmente con le esigenze del servizio, a non prestare la propria opera negli altri giorni riconosciuti festivi diversi dalla domenica.

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Durante le assenze di cui al precedente comma, il medico incaricato conserva il normale trattamento economico. Nei giorni in cui non presta servizio, il medico incaricato è tenuto a rendersi reperibile o, comunque, ad assicurare a mezzo di un sostituto l’eventuale pronto soccorso. Art. 18. Assenze retribuite. Il medico incaricato ha diritto a non prestare la propria opera per trenta giorni continuativi l’anno, da determinarsi in relazione alle esigenze del servizio sanitario dell’istituto; per particolari esigenze, può essergli concesso di frazionare in più periodi la predetta assenza. Egli, in caso di infermità, può essere autorizzato a non prestare la propria opera per la durata massima di mesi 2. L’assenza è autorizzata dal procuratore generale presso la corte d’appello competente per territorio, su motivato rapporto del direttore dell’istituto o servizio; la sussistenza dell’infermità che impedisce il regolare disimpegno dell’incarico viene accertata, se del caso, in base al giudizio di un medico scelto dal detto procuratore generale. Durante le assenze di cui ai precedenti commi il medico incaricato conserva il normale trattamento economico. Art. 19. Assenze non retribuite. Il medico incaricato può essere autorizzato a non prestare la propria opera, con perdita del trattamento economico, nei casi e per la durata appresso indicati: a) per infermità che comporti un’assenza di durata superiore a quella prevista dal precedente articolo 18: durata massima mesi 10; b) per richiamo alle armi: per la durata del richiamo stesso; c) per motivi privati o di studio: durata massima mesi 12; d) per matrimonio: giorni 15. Le assenze di cui alle lettere a) e c), del precedente comma sono autorizzate con decreto del Ministro per la grazia e giustizia su documentata istanza dell’interessato e in base a rapporto del direttore dell’istituto o servizio: nella ipotesi di cui alla lettera a) la sussistenza dell’infermità che impedisca il regolare disimpegno dell’incarico viene accertata, se del caso, in base a giudizio di un medico scelto dall’amministrazione centrale. L’assenza prevista alla lettera d) è autorizzata dal direttore dell’istituto o servizio. I periodi di assenza di cui alle lettere a) e c) del precedente primo comma non sono computabili ai fini dell’aumento periodico della retribuzione, nonché della indennità di soppressione di posto, di cui al successivo articolo 40. La durata complessiva delle assenze per motivi privati o di studio non può superare in ogni caso dodici mesi in un quinquennio.

Sezione IV Disciplina Art. 20. Sanzioni. Il medico incaricato del servizio ordinario è soggetto alle seguenti sanzioni disciplinari: a) il richiamo; b) la sospensione dall’incarico; c) l’esonero dall’incarico. Art. 21. Richiamo. Il richiamo consiste in una dichiarazione di biasimo ed è inflitto per lievi mancanze. Art. 22. Sospensione dall’incarico. La sospensione dall’incarico consiste nella privazione dell’incarico stesso, con perdita del trattamento economico, per un periodo non inferiore ad un mese e non superiore a sei mesi. È inflitta per mancanze che comportino la irrogazione del richiamo ovvero l’esonero dall’incarico. La sospensione dall’incarico determina un ritardo di due anni nell’aumento periodico del compenso mensile a decorrere dalla data in cui verrebbe a maturarsi il primo aumento successivo all’applicazione della sanzione. Art. 23. Esonero dall’incarico. L’esonero dall’incarico è inflitto: a) per atti, compiuti anche fuori del disimpegno dell’incarico che importino responsabilità con gravi sanzioni irrogata dall’ordine professionale; b) per dolosa violazione dei doveri inerenti al rapporto di incarico da cui derivi grave pregiudizio al funzionamento del servizio affidato al medico incaricato; c) per richiesta o accettazione di compensi e benefici in relazione alla attività svolta dal medico incaricato nel disimpegno delle sue attribuzioni; d) per persistente insufficiente rendimento. Art. 24. Procedimento per l’irrogazione del richiamo: ricorso. Il richiamo è inflitto dal procuratore generale della corte d’appello competente per territorio, previa formale contestazione dell’addebito all’interessato, al quale è assegnato il termine di giorni 15 per presentare eventuali giustificazioni. Il provvedimento che infligge la sanzione deve essere motivato e comunicato all’interessato per iscritto. Avverso al suddetto provvedimento è ammesso ricorso, entro 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento stesso, al Ministro per la grazia e giustizia, il quale decide in via definitiva con decreto motivato. Art. 25. Procedimento per l’irrogazione della sospensione e dell’esonero dall’incarico. Il procuratore generale della corte d’appello competente per territorio, a richiesta del Ministero di grazia e giustizia, o del Ministero della sanità, o di propria inizia-

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tiva, qualora venga a conoscenza di un fatto commesso da un medico incaricato addetto a un istituto situato nell’ambito della circoscrizione e che possa comportare la irrogazione della sospensione o dell’esonero dall’incarico, dopo aver compiuto gli opportuni accertamenti, provvede o alla archiviazione degli atti o a contestare per iscritto all’interessato il fatto stesso. L’incolpato ha il termine di giorni quindici per presentare le eventuali giustificazioni. Il procuratore generale della corte d’appello, scaduto tale termine, qualora ritenga che non debba essere irrogata alcuna sanzione, ordina l’archiviazione degli atti, dandone comunicazione all’interessato e al Ministero. Nel caso in cui non ricorra la ipotesi di cui al precedente comma, il detto procuratore generale espleta la eventuale istruttoria, che deve essere compiuta entro trenta giorni; a conclusione dell’istruttoria, qualora non ritenga di dover irrogare la sanzione del richiamo, rimette gli atti al capo del personale civile dell’Amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena, per l’ulteriore inoltro alla commissione di cui al successivo articolo 48. Il presidente della commissione fissa la data per la trattazione orale del procedimento, dandone comunicazione, almeno trenta giorni prima, all’interessato, il quale ha facoltà di prendere cognizione degli atti del procedimento, di far pervenire in tempo utile le eventuali memorie difensive e di intervenire alla trattazione per svolgere oralmente la propria difesa. La commissione, conclusa la trattazione orale, con deliberazione motivata, propone il proscioglimento dell’incolpato ovvero la sanzione da irrogare. Il Ministro provvede con decreto motivato a dichiarare il proscioglimento o a infliggere la sanzione proposta dalla commissione, salvo che non ritenga di disporre in modo più favorevole all’incolpato. Il decreto del Ministro è comunicato all’interessato. Il procedimento disciplinare si estingue quando siano decorsi novanta giorni dall’ultimo atto, senza che sia stato compiuto alcun ulteriore atto. Il medico incaricato prosciolto ha diritto al rimborso delle spese di viaggio sostenute per comparire innanzi alla commissione e alle relative indennità di missione. Art. 26. Riapertura del procedimento e suoi effetti. Il procedimento disciplinare può essere riaperto qualora il medico incaricato punito adduca nuove prove, tali da far ritenere che sia applicabile nei suoi confronti una sanzione meno grave o possa essere dichiarato il proscioglimento dall’addebito. La riapertura è disposta dal direttore generale, su relazione del capo del personale civile dell’Amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena, il quale provvede direttamente con le modalità previste dal precedente articolo 25. Il medico incaricato, esonerato a seguito di procedi-

mento disciplinare, il quale venga successivamente prosciolto da ogni addebito in sede di revisione del giudizio disciplinare, ovvero venga punito con una sanzione meno grave, ha diritto a essere reintegrato nel precedente incarico, esclusa qualsiasi corresponsione di assegni per il periodo in cui non ha prestato la sua opera. Art. 27. Sospensione cautelare. Il medico incaricato è immediatamente sospeso in via cautelare dall’incarico, ove sia stato emesso nei suoi confronti mandato o ordine di cattura. Il medico incaricato può essere sospeso in via cautelare dall’incarico qualora sia sottoposto: a) a procedimento penale e la natura del reato asserittogli sia particolarmente grave; b) a procedimento disciplinare da parte dell’Amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena per infrazioni di particolare gravità. La sospensione può essere disposta anche prima dell’inizio del procedimento disciplinare, nel caso in cui la natura dei fatti addebitati risulti tale da rendere pregiudizievole l’ulteriore disimpegno dell’incarico; tale sospensione è revocata qualora il procedimento disciplinare non venga iniziato entro 20 giorni dalla data del provvedimento di sospensione stessa. La sospensione di cui al precedente comma è disposta con decreto del Ministro per la grazia e giustizia. Durante il periodo della sospensione cautelare, al medico incaricato non compete alcun assegno. Art. 28. Computo della sospensione cautelare. Il periodo di sospensione cautelare deve essere computato nella sanzione, qualora, a seguito del procedimento disciplinare, al medico incaricato venga irrogata la sospensione dall’incarico. Se la sospensione dall’incarico è irrogata per durata inferiore alla sospensione cautelare sofferta o se è irrogata una sanzione minore o se il procedimento si conclude con il proscioglimento del medico incaricato, questi ha diritto a percepire tutti gli assegni non corrispostigli, per il tempo eccedente la durata della sanzione inflittagli. Art. 29. Revoca della sospensione cautelare. Quando la sospensione cautelare sia stata disposta in conseguenza di procedimento penale e questo si concluda con sentenza di proscioglimento o di assoluzione passata in giudicato perché il fatto non sussiste o perché il medico incaricato non lo ha commesso, la sospensione è revocata e il medico ha diritto a tutti gli assegni non percepiti. Se il procedimento penale si conclude con sentenza di proscioglimento o di assoluzione passata in giudicato per motivi diversi da quelli contemplati nel comma precedente, la sospensione può essere mantenuta qualora, nei termini previsti dal successivo comma, venga iniziato a carico del medico incaricato procedimento disciplinare.

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Tale procedimento deve avere inizio, con la contestazione degli addebiti, entro 180 giorni dalla data in cui e divenuta irrevocabile la sentenza di proscioglimento o di assoluzione ovvero entro 30 giorni dalla data in cui il medico incaricato abbia notificato all’amministrazione la sentenza stessa. La sospensione cessa se la contestazione degli addebiti non ha luogo entro i termini di cui al precedente comma e il procedimento disciplinare, per i fatti che formano oggetto del procedimento penale, non può più essere iniziato. In tale caso il medico incaricato ha diritto agli assegni non percepiti. Qualora il procedimento disciplinare sia stato sospeso a seguito di denuncia alla autorità giudiziaria, la scadenza dei termini predetti estingue altresì il procedimento disciplinare che non può più essere rinnovato. Art. 30. Comunicazione dei provvedimenti in materia disciplinare. I provvedimenti relativi alla irrogazione della sanzione di cui al precedente articolo 23 ovvero alla sospensione cautelare dall’incarico sono comunicati dall’organo che ha emanato il provvedimento al competente ordine dei medici. I provvedimenti disciplinari adottati dal consiglio dell’ordine dei medici a carico dei medici incaricati debbono essere comunicati al Ministero di grazia e giustizia. Sezione V Sospensione e cessazione del rapporto d’incarico Art. 31. Sospensione di diritto dall’incarico. Il medico incaricato è sospeso di diritto dall’incarico, con perdita del trattamento economico, nel caso in cui a suo carico venga disposta la sospensione dall’esercizio della professione e per la durata di essa. La sospensione è disposta con decreto ministeriale. Art. 32. Esonero di diritto dall’incarico. Il medico incaricato incorre nell’esonero dall’incarico, escluso il procedimento disciplinare, per condanna, passata in giudicato, a pena detentiva per delitti non colposi, esclusi quelli in materia tributaria, e per la quale non sia stata concessa la sospensione condizionale. L’esonero è disposto con decreto ministeriale. Il medico incaricato, esonerato ai sensi del precedente comma, il quale venga successivamente assolto nel giudizio penale di revisione ai sensi dell’articolo 566, comma secondo, del codice di procedura penale, ha diritto a riassumere l’incarico, esclusa qualsiasi corresponsione di assegni per il periodo in cui non ha prestato la sua opera. Art. 33. Dimissioni. Il medico può in qualunque tempo dimettersi dall’incarico; le dimissioni debbono essere presentate per iscritto, ed avranno effetto dal 600 giorno successivo alla data di presentazione.

La cessazione dall’incarico per dimissioni è disposta con decreto ministeriale. Art. 34. Decadenza dall’incarico. Il medico incaricato incorre nella decadenza dall’incarico: a) per radiazione dall’albo professionale; b) per perdita della cittadinanza italiana; c) per perdita del diritto elettorale attivo politico a seguito di condanna penale; d) qualora, senza giustificato motivo, non assuma o riassuma l’incarico entro il termine prefissatogli ovvero si assenti arbitrariamente per un periodo superiore a dieci giorni consecutivi; e) qualora sia accertato che l’incarico fu conseguito mediante la produzione di documenti falsi o viziati da invalidità non sanabile. La cessazione dall’incarico per decadenza è disposta con decreto ministeriale, nelle ipotesi di cui alle precedenti lettere d) ed e), previo parere della commissione di cui al successivo art. 48. Art. 35. Dispensa. Il medico è dispensato dall’incarico qualora risulti inabile per motivi di salute. Al medico proposto per la dispensa è assegnato un termine per presentare, ove lo creda, le proprie osservazioni; egli può chiedere di essere sentito personalmente dalla commissione di cui al successivo articolo 48. La dispensa è disposta con decreto ministeriale, sentita la predetta commissione. Art. 36. Cessazione dall’incarico per limiti di età. Il medico incaricato cessa dall’incarico dal primo giorno del mese successivo a quello in cui compie 65 anni di età. Art. 37. Cessazione dall’incarico per soppressione di posto. Il medico incaricato cessa dall’incarico in caso di soppressione dell’istituto o servizio cui è addetto ovvero di soppressione di posti presso l’istituto o servizio stessi. In tale ultima ipotesi la cessazione riguarda i medici aventi minore anzianità di incarico. Al medico cessato dall’incarico ai sensi del precedente comma spetta l’indennità prevista dal successivo articolo 40. Sezione VI Trattamento economico e previdenziale Art. 38. Compenso mensile. 1. A decorrere dal 1° gennaio 1991, al medico incaricato spetta un compenso mensile lordo di L. 930.000 (pari a euro 480,30). Tale compenso si riferisce alla posizione iniziale di ciascun medico ed è suscettibile di aumenti periodici costanti, in numero illimitato, in ragione del 2,50 per cento della misura iniziale per ogni biennio di permanenza nell’incarico senza demerito. 2. Ai medici incaricati del servizio ordinario, i quali disimpegnano l’incarico negli istituti penitenziari situati nelle sedi indicate nella tabella B allega-

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ta alla presente legge, spetta un compenso mensile lordo di L. 1.060.000 (pari a euro 547,44). 3. Ai medici incaricati, i quali siano in modo permanente preposti alla direzione dei servizi sanitari negli istituti penitenziari di cui alla tabella C allegata alla presente legge, spetta un compenso aggiuntivo mensile lordo di L. 84.000 (pari a euro 42,38). 4. Per i medici incaricati che fruiscono del compenso indicato nel comma 2 gli aumenti periodici costanti operano soltanto sul compenso mensile lordo di L. 930.000 (pari a euro 480,30). 5. Il compenso mensile lordo, di cui ai commi 1 e 2, può essere rideterminato, entro il mese di gennaio di ogni triennio, con decreto del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con il Ministro del tesoro, tenute presenti le indicazioni della Federazione nazionale degli ordini dei medici ed in relazione all’incremento del costo della vita, secondo le variazioni degli indici ISTAT, sopravvenuto nell’ultimo triennio. 6. Le tabelle B e C allegate alla presente legge possono essere modificate, in relazione al mutamento delle condizioni di fatto che giustificano l’inclusione della sede nelle tabelle stesse, con decreto del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con il Ministro del tesoro. 7. Al medico incaricato, il quale svolge prestazioni sanitarie e medico-legali nei confronti del personale del Corpo di polizia penitenziaria, è attribuito un compenso mensile lordo stabilito dalla tabella F allegata alla presente legge (1). ––––––––––– (1) Articolo prima modificato dall’art. 1 L. 5 maggio 1976, n. 246, e poi così sostituito dall’art. 1 L. 15 gennaio 1991, n. 26. Art. 39. Indennità. Ai medici incaricati sono attribuiti, nei limiti previsti dalle sottoindicate disposizioni: 1) la indennità integrativa speciale, di cui all’articolo 1 della legge 27 maggio 1959, numero 324, e successive modificazioni; 2) l’assegno personale di sede, di cui all’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 17 agosto 1955, n. 767, e successive modificazioni ed integrazioni; 3) l’aggiunta di famiglia, di cui al decreto legislativo lungotenenziale 21 novembre 1945, n. 722, e successive modificazioni e integrazioni; 4) la gratificazione a titolo di 13ª mensilità, di cui al decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 25 ottobre 1946, n. 263, e successive modificazioni e integrazioni; 5) l’indennità di profilassi antitubercolare, di cui alla legge 9 aprile 1953, n. 310. Ai medici incaricati compete il trattamento di missione di cui al n. 1 della tabella F allegata alla legge 15 aprile 1961, n. 291.

Art. 39 bis. Indennità di servizio penitenziario. 1. A decorrere dal 1° gennaio 1991, ai medici, ai farmacisti ed ai veterinari incaricati, oltre alle indennità previste dall’articolo 39, spetta una indennità di servizio penitenziario nella misura mensile lorda di L.150.000 (pari a euro 77,47). Ai dirigenti sanitari tale indennità spetta nella misura mensile lorda di L. 200.000 (pari a euro 103,29). 2. L’indennità di cui al comma 1 è aumentata del 2,50 per cento al compimento di ciascun biennio di permanenza nell’incarico ed è pensionabile limitatamente al 50 per cento. 3. La quota pensionabile è corrisposta anche con la tredicesima mensilità (1). ––––––––––– (1) Aggiunto dall’art. 3 L. 15 gennaio 1991, n. 26. Art. 40. Indennizzo per soppressione di posto. Ai medici incaricati, i quali cessino dall’incarico per soppressione di posto, ai sensi del precedente articolo 37, è liquidato un indennizzo pari all’ammontare del compenso mensile, previsto dal precedente articolo 38, percepito all’atto della cessazione dall’incarico, per ogni anno di effettivo incarico espletato, valutando per intero la frazione di anno superiore a sei mesi. Art. 41. Trattamento previdenziale. I medici incaricati sono iscritti alla Cassa per le pensioni ai sanitari. I medici incaricati addetti agli istituti ove sono ricoverati detenuti o internati affetti da tubercolosi sono assicurati contro la detta infermità, ai sensi della legge 1luglio 1955, numero 552. I medici incaricati sono iscritti, altresì, all’Opera nazionale per i personali civili e militari dello Stato e per i loro superstiti, incorporata nell’Ente nazionale di previdenza ed assistenza per i dipendenti statali (ENPAS), previsto dall’articolo 2 del testo unico approvato con regio decreto 26 febbraio 1928, n. 619, e successive modificazioni ed integrazioni, ai fini dell’applicazione della legge 19 gennaio 1942, numero 22, e successive disposizioni modificative ed integrative. Art. 42. Assicurazione contro gli infortuni. I medici sono assicurati, contro gli infortuni che possono verificarsi nel disimpegno, presso l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL); a tal fine l’Amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena stipula apposita convenzione con il predetto istituto. CAPO II FARMACISTI E VETERINARI INCARICATI Art. 43. Qualifica Rapporto di incarico professionale. I farmacisti e i veterinari, i quali prestano

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la loro opera presso istituti o servizi dell’Amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena, sono qualificati farmacisti e veterinari incaricati. Essi hanno le attribuzioni previste dai regolamenti per gli istituti di prevenzione e di pena. Le prestazioni professionali rese in conseguenza del conferimento dell’incarico sono disciplinate dalle norme della presente legge. Ai farmacisti e ai veterinari incaricati non sono applicabili le norme relative alla incompatibilità ed al cumulo di impieghi, né alcuna altra norma concernente gli impieghi civili dello Stato. Il numero dei farmacisti e dei veterinari incaricati è quello risultante dalla tabella D allegata alla presente legge. Art. 44. Ammissione all’incarico. L’ammissione all’incarico ha luogo mediante scelta diretta effettuata dal Ministero di grazia e giustizia, sentito il procuratore generale della corte di appello competente per territorio. I requisiti per ottenere il conferimento dell’incarico sono quelli indicati nelle lettere b), c), d), e), f) del precedente articolo 5; i farmacisti e i veterinari incaricati devono essere forniti, inoltre, rispettivamente, del diploma di laurea in farmacia o in veterinaria e della relativa abilitazione professionale, nonché essere iscritti al rispettivo ordine professionale. I documenti attestanti il possesso dei requisiti di cui alle lettere b), d), e), f) del precedente articolo 5, debbono essere in data non anteriore di tre mesi a quella del decreto di conferimento dell’incarico. Per quanto concerne le modalità del conferimento dell’incarico si applicano le disposizioni di cui al precedente articolo 13. Art. 45. Doveri Diritti Disciplina. I farmacisti e i veterinari incaricati sono tenuti alla osservanza delle vigenti disposizioni in materia sanitaria e delle regole deontologiche professionali. Essi sono tenuti, altresì, all’osservanza dei regolamenti per gli istituti di prevenzione e di pena, e del regolamento interno dell’istituto cui sono addetti, delle disposizioni impartite dal direttore dell’istituto o servizio, di concerto con il direttore dei servizi sanitari, concernenti l’organizzazione dei servizi nonché delle relative modalità di svolgimento non riflettenti questioni di specifico carattere tecnico. Art. 46. Sospensione e cessazione del rapporto di incarico. Ai farmacisti e veterinari incaricati si applicano, per quanto riguarda la sospensione e la cessazione dal rapporto di incarico, le disposizioni di cui ai precedenti articoli da 31 a 37. Ai farmacisti e veterinari incaricati sono applicabili le disposizioni di cui ai precedenti articoli da 15 a 30. Art. 47. Trattamento economico previdenziale e assicurativo. Ai farmacisti e veterinari incaricati si

applicano, per quanto concerne il trattamento economico, le disposizioni di cui ai precedenti articoli 38, 39 e 40. I veterinari incaricati sono iscritti alla Cassa per le pensioni ai sanitari, i farmacisti incaricati sono iscritti all’Istituto nazionale di previdenza sociale ai fini dell’assicurazione obbligatoria. Ai farmacisti e veterinari è applicabile il trattamento previdenziale previsto dal secondo comma del precedente art. 41 e il trattamento assicurativo previsto dal precedente art. 42. ––––––––––– Vedi l’art. 4 L. 5 maggio 1976, n. 246. CAPO III DISPOSIZIONI COMUNI Art. 48. Commissione centrale per il personale sanitario incaricato. Presso il Ministero di grazia e giustizia è costituita la commissione centrale per il personale sanitario incaricato dell’Amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena, avente le attribuzioni previste dalla presente legge. La commissione è nominata all’inizio di ogni biennio con decreto del Ministro per la grazia e giustizia; essa è composta da tre esperti nominati dal Ministro per la grazia e giustizia dei quali uno con la funzione di presidente, da un esperto nominato dal Ministro per la sanità e da un esperto nominato dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici. Le funzioni di segretario sono esercitate da un impiegato del ruolo amministrativo della carriera direttiva dell’Amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena avente qualifica non inferiore a direttore. Per la validità delle riunioni è necessaria la presenza della maggioranza dei componenti. Per ciascuno dei componenti della commissione, all’infuori del presidente, e per il segretario è nominato un supplente avente qualifica corrispondente a quella del titolare. In caso di assenza o impedimento del presidente, ne fa le veci il componente avente qualifica più elevata e, a parità di qualifica, il più anziano, il quale è, a sua volta sostituito dal componente supplente. Qualora, durante il biennio, il presidente o taluno dei componenti della commissione o il segretario venga a cessare dall’incarico, si provvede alla sostituzione per il tempo che rimane del biennio, con le modalità previste dal presente articolo. Art. 49. Ricusazione del giudice disciplinare. Allorquando la commissione centrale di cui al precedente articolo è chiamata a trattare questioni in materia disciplinare, il presidente e i componenti possono essere ricusati qualora essi: a) abbiano interesse personale o l’incolpato sia

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loro debitore o creditore ovvero della moglie e dei figli; b) abbiano dato consiglio o manifestato il loro parere sull’oggetto del procedimento fuori dell’esercizio delle loro funzioni; c) vi sia un’inimicizia grave tra loro o alcuno dei loro prossimi congiunti e l’incolpato; d) alcuno dei loro prossimi congiunti o della moglie sia offeso dall’infrazione disciplinare o ne sia l’autore; e) siano parenti o affini di primo o secondo grado dell’impiegato che ha espletato l’istruttoria. La ricusazione è proposta con dichiarazione notificata dall’incolpato, comunicata al presidente della commissione prima dell’adunanza o inserita nel verbale della seduta in cui l’incolpato sia personalmente comparso. Sulla istanza di ricusazione decide, in via definitiva, il presidente, sentito il ricusato. Se sia stato ricusato il presidente, questi trasmette la dichiarazione con le proprie controdeduzioni al Ministro, il quale decide in merito. Il provvedimento che respinge l’istanza di ricusazione può essere impugnato soltanto insieme al provvedimento che infligge la sanzione. Il presidente e il componente della commissione ricusabili ai sensi del primo comma del presente articolo hanno l’obbligo di astenersi, anche quando non sia stata proposta l’istanza di ricusazione. I vizi della composizione della commissione, qualora essa sia chiamata a trattate questioni in materia disciplinare, possono essere denunciati con il ricorso contro il provvedimento definitivo che infligge la sanzione disciplinare, anche se colui al quale tale sanzione è inflitta non li abbia rilevati in precedenza. Art. 50. Sostituzione provvisoria del medico, del farmacista o del veterinario incaricati. Nelle ipotesi di assenza o impedimento del medico, del farmacista o del veterinario incaricati previste nei precedenti articoli 19, 22, 23, 27, 31, 32, 33, 34, 35, 36 e 46 il direttore dell’istituto, qualora risulti impossibile assicurare il funzionamento dei relativi servizi, provvede immediatamente alla sostituzione del sanitario assente o impedito con altro sanitario iscritto al rispettivo ordine professionale, dandone comunicazione al Ministero. Al sanitario incaricato di sostituire, in via provvisoria, il titolare, ai sensi del precedente comma spetta un compenso giornaliero di importo pari ad un trentesimo della misura iniziale del compenso mensile di cui al precedente articolo 38 e delle indennità di cui al precedente articolo 39 previste per il sanitario incaricato che si trovi in analoga situazione di sede e di famiglia; il detto sanitario non ha diritto ad alcun trattamento previdenziale o assicurativo. Nelle ipotesi di assenze previste dai precedenti articoli 17 e 18, il direttore dell’istituto cui è addetto un solo medico incaricato può, ove se ne presenti la

necessità, avvalersi dell’opera di altro medico, da retribuire con il compenso minimo previsto dalla tariffa nazionale approvata dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici. TITOLO II SERVIZI SANITARI SPECIALI Art. 51. Servizio di guardia medica. Per le esigenze del servizio di guardia medica sono assegnati a ciascuno degli istituti di prevenzione e di pena indicati nella tabella E allegata alla presente legge tre medici chirurghi abilitati all’esercizio della professione i quali assicurino nelle ventiquattro ore un servizio continuativo. I medici addetti al servizio di guardia devono prestare la loro opera in osservanza delle disposizioni impartite dal dirigente sanitario, delle norme di cui alla presente legge nonché delle disposizioni impartite dall’autorità amministrativa dirigente l’istituto, concernenti l’organizzazione del servizio e le relative modalità di svolgimento, sempre che siano compatibili con le esigenze di carattere sanitario. Ai medici addetti al servizio di guardia non possono essere affidati nell’ambito dello stesso istituto, i servizi di cui all’articolo 52 (1). Per ciascun turno di guardia espletato, al medico spetta un compenso giornaliero, con esclusione di ogni altra indennità o gratificazione e di ogni trattamento previdenziale o assicurativo, da determinarsi entro il mese di gennaio di ogni biennio, con decreto del Ministro per la grazia e giustizia, di concerto con i Ministri per la sanità e per il tesoro, tenute presenti le indicazioni della Federazione nazionale degli ordini dei medici. La tabella E, in relazione alle mutate esigenze del servizio, può essere modificata con decreto del Ministro per la grazia e giustizia di concerto con il Ministro per il tesoro. ––––––––––– (1) Comma aggiunto dall’art. 4 L. 15 gennaio 1991, n. 26. Art. 52. Servizi specialistici. Per l’erogazione delle prestazioni specialistiche, il direttore dell’istituto si avvale dell’opera di medici-chirurghi specialisti e di gruppi specialistici anche multi-professionali i quali debbono poter effettuare tali prestazioni nelle condizioni ambientali da loro stessi ritenute necessarie per l’idoneo espletamento dell’incarico. Al medico specialista spetta, per le sue prestazioni, il compenso minimo previsto dalla tariffa nazionale approvata dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici ai sensi della legge 21 febbraio 1963, n. 243. In caso di temporanea impossibilità di garantire la presenza nell’istituto di uno specialista in una deter-

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minata branca, l’Amministrazione penitenziaria può autorizzare, in via transitoria, il medico incaricato, che sia in possesso della relativa specializzazione, a svolgere le prestazioni specialistiche alle stesse condizioni stabilite per gli specialisti esterni (1). I servizi specialistici possono essere assicurati anche mediante convenzioni annuali. In tal caso la misura dei compensi è stabilita sulla base delle tabelle in vigore per gli enti mutualistici. ––––––––––– (1) Comma così sostituito dall’art. 5 L. 15 gennaio 1991, n. 26. TITOLO III SERVIZIO INFERMIERISTICO Art. 53. Servizio di guardia infermieristica. Per le esigenze del servizio di guardia infermieristica negli istituti di prevenzione e di pena, indicati nella tabella E allegata alla presente legge, il direttore dell’istituto si avvale dell’opera di almeno tre infermieri muniti del certificato di abilitazione, in modo da garantire nelle ventiquattro ore un servizio continuativo. L’infermiere addetto al servizio di guardia deve prestare la propria opera secondo il turno predisposto dal direttore dell’istituto e non può essere utilizzato per due turni di guardia consecutivi. Egli è tenuto alla osservanza delle vigenti disposizioni in materia sanitaria, a disimpegnare le mansioni previste dalle vigenti disposizioni relative al servizio infermieristico negli istituti di prevenzione e di pena, ad osservare le prescrizioni impartite dall’autorità amministrativa dirigente l’istituto concernenti la organizzazione del servizio infermieristico stesso, nonché le relative modalità di svolgimento non riflettenti questioni di carattere tecnico. Per le questioni di carattere tecnico è tenuto a osservare le prescrizioni impartite dal personale medico. Agli infermieri di cui al presente articolo spetta un compenso orario, con esclusione di ogni altra indennità o gratificazione, e di ogni trattamento previdenziale o assicurativo, da determinarsi entro il mese di gennaio di ogni biennio, con decreto del Ministro per la grazia e giustizia, di concerto con i Ministri per la sanità e per il tesoro, tenute presenti le indicazioni delle organizzazioni sindacali. TITOLO IV DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE Art. 54. Abrogazione di norme. Sono abrogate, per la parte concernente i medici, farmacisti e veterinari incaricati, le disposizioni contenute nel regio decreto-legge 30 ottobre 1924, n. 1758, nel regio

decreto 4 aprile 1935, n. 497 (1) e nella legge 17 febbraio 1958, n. 111. ––––––––––– (1) Recante modifiche alle piante organiche del personale amministrativo, alienistico, di educazione e sorveglianza, tecnico industriale ed agricolo e del personale aggregato degli Istituti di prevenzione e di pena. Art. 55. Inquadramento giuridico. I medici, i farmacisti e i veterinari nominati a seguito di concorso o mediante scelta ai sensi dell’articolo 3 del regio decreto-legge 30 ottobre 1924, n. 1758, i quali alla data di entrata in vigore della presente legge prestano la loro opera presso gli istituti di prevenzione e di pena, sono inquadrati, con decreto del Ministro per la grazia e giustizia, rispettivamente, nella categoria dei medici, dei farmacisti e dei veterinari incaricati. L’inquadramento previsto dal primo comma del presente articolo decorre dalla data di entrata in vigore della presente legge. Art. 56. Inquadramento economico. Ai medici, ai farmacisti e ai veterinari aggregati inquadrati nelle corrispondenti categorie del personale incaricati ai sensi del primo comma del precedente articolo 55, spetta il compenso mensile previsto dal precedente articolo 38, incrementato di tanti aumenti periodici quanti sono quelli maturati alla data di entrata in vigore della presente legge. Art. 57. Sospensione dell’applicazione dell’articolo 36. Fino alla data d’espletamento dei concorsi banditi in esecuzione della presente legge, e comunque per un periodo non eccedente il biennio dalla data di entrata in vigore della legge stessa, è soppressa l’applicazione della norma di cui al precedente articolo 36. I concorsi sono banditi non oltre sei mesi, dalla data di entrata in vigore della presente legge. Art. 58. Copertura del maggiore onere finanziario. All’onere annuo di lire 165.340.000 relativo all’anno 1970 si provvede per lire 156.100.000 mediante riduzione dello stanziamento del capitolo 3523 dello stato di previsione della spesa del Ministro del tesoro e per lire 9.240.000 mediante riduzione dello stanziamento del capitolo 1171 articolo 1 dello stato di previsione della spesa del Ministero di grazia e giustizia, per lo stesso anno. Il Ministro per il tesoro è autorizzato ad apportate, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 59. La presente legge ha efficacia fino alla entrata in vigore dell’ordinamento relativo al servizio sanitario degli istituti di prevenzione e di pena nell’ambito della legge sulla riforma sanitaria (1). ––––––––––– (1) Così sostituito dall’art. 1 L. 7 giugno 1975, n. 199, l’art. 6 della citata legge ha, inoltre, così disposto:

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«Art. 6. La disposizione di cui all’art. 1 ha effetto con decorrenza dal 1° gennaio 1972; le altre disposizioni hanno effetto alla data di entrata in vigore della presente legge». TABELLA A (1) Dotazione organica dei medici incaricati (art. 3 della legge) Numero dei medici incaricati........................... 350 ––––––––––– (1) Tabella così sostituita dall’art. 6 e dalla tabella A L. 15 gennaio 1991, n. 26. TABELLA B (1) Trattamento economico (art. 38 della legge) Compenso mensile lordo L. 1.060.000 (pari a euro 547,44). Asinara, C.R. Favignana, C.R. Gorgona, C.R. Pianosa, C.R. ––––––––––– (1) Tabella così sostituita dall’art. 6 e dalla tabella B L. 15 gennaio 1991, n. 26 TABELLA C (1) Compenso mensile lordo ai medici incaricati della direzione dei servizi sanitari negli Istituti qui sotto indicati (Centri diagnostici terapeutici) (art. 38 della legge) Compenso mensile lordo L. 84.000 (pari a euro 43,38) Bari, C.C. Palermo, C.C. Cagliari, C.C. Parma, C.C.-C.R. Fossombrone, C.R. Perugia, C.C. Genova, C.C. Pisa, C.C. Messina, C.C. Roma-Regina Coeli, C.C. Milano, C.C. Sassari, C.C. Milano-Opera, CR. Torino, C C Napoli, C.C. ––––––––––– (1) Tabella così sostituita dall’art. 6 e dalla tabella C L. 15 gennaio 1991, n. 26. TABELLA D Dotazione organica dei farmacisti e veterinari incaricati (art. 43 della legge) Numero dei farmacisti e dei veterinari incaricati 5

TABELLA E Istituti presso i quali è istituito il servizio di guardia medica e di guardia infermieristica (artt. 51 e 53 della legge) Bari, C.G. Milano, C.G. Napoli, C.G. Palermo, C.G.

Perugia, C.G. Roma, C.G. Trento, C.G.

TABELLA F (1) Compenso mensile lordo per i medici incaricati delle prestazioni sanitarie e medico-legali nei confronti del personale del corpo della polizia penitenziaria (art. 38 della legge) ________________________________________ Istituti penitenziari Compenso con organico di personale militare mensile lordo ________________________________________ a) Fino a 150 unità ............................. L. 150.000 (pari a euro 77,47) b) Da 151 a 300 unità ........................ L. 200.000 (pari a euro 103,29) c) Superiore a 300 unità ..................... L. 300.000 (pari a euro 154,94) ––––––––––– (1) Tabella aggiunta dall’art. 7 L. 15 gennaio 1991, n. 26.

2. D.P.R. 5 giugno 1976, n. 487. Regolamento sull’ingresso in carriera del personale di concetto dei ruoli degli educatori per adulti e degli assistenti sociali per adulti dell’Amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena (G.U. 20 luglio 1976, n. 189). Art. 1. Alle carriere di concetto degli educatori per adulti e degli assistenti sociali per adulti si accede anche mediante concorso per esame, a cui possono essere ammessi cittadini italiani o equiparati che siano in possesso dei seguenti requisiti: a) età non inferiore ad anni diciotto e non superiore ad anni trentadue, salvo quanto è stabilito dalle vigenti disposizioni sulla elevazione del limite massimo di età; b) buona condotta; c) idoneità fisica all’impiego. L’amministrazione ha facoltà di sottoporre a visita medica di controllo i vincitori del concorso; d) diploma di istituto di istruzione secondaria di secondo grado. Per l’ammissione al concorso per assistente socia-

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le è inoltre richiesto il possesso di un certificato di qualificazione professionale rilasciato da una scuola di servizio sociale. Non possono accedere all’impiego coloro che siano esclusi dall’elettorato attivo politico e coloro che siano stati destituiti o dispensati dall’impiego presso una pubblica amministrazione.

ministrazione predetta con la qualifica non inferiore a direttore di sezione, membri; le funzioni di segretario sono esercitate da un impiegato della carriera direttiva dell’Amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena con qualifica non inferiore a consigliere alla seconda classe di stipendio (parametro 257).

Art. 2. I concorsi consistono in una prova di attitudine professionale ed in prove culturali.

Art. 6. I vincitori del concorso per educatori sono tenuti a frequentare, durante il periodo di prova, un corso di formazione della durata di tre mesi, organizzato dalla Direzione generale degli istituti di prevenzione e di pena.

Art. 3. La prova di attitudine professionale si effettua, con le garanzie previste dall’art. 7 del decreto del Presidente della Repubblica 3 maggio 1957, n. 686, mediante la compilazione da parte dei candidati di un questionario inteso ad accertare il possesso dei requisiti di personalità necessari per l’esercizio delle funzioni di educatore o di assistente sociale nel settore penitenziario. L’esito favorevole della prova di attitudine professionale è condizione di ammissibilità alle prove culturali. Art. 4. Le prove culturali si articolano in due prove scritte ed in un colloquio. Le prove scritte del concorso per educatore per adulti hanno per oggetto: 1) nozioni di pedagogia con riferimento agli interventi nei confronti dei sottoposti alle misure privative o limitative della libertà; 2) ordinamento penitenziario ed organizzazione degli istituti e servizi dell’amministrazione penitenziaria. Le prove scritte del concorso per assistenti sociali per adulti hanno per oggetto: 1) teoria e pratica del servizio sociale con riferimento agli interventi nei confronti dei sottoposti alle misure privative o limitative della libertà; 2) ordinamento penitenziario ed organizzazione degli istituti e servizi dell’amministrazione penitenziaria. Il colloquio verte, per entrambi i concorsi, sulle materie oggetto delle prove scritte e sulle seguenti altre materie: 1) nozioni di diritto costituzionale ed amministrativo; 2) nozioni di psicologia e sociologia del disadattamento. Art. 5. La commissione esaminatrice è composta: da un impiegato dell’Amministrazione degli istituti di prevenzione e di pena con qualifica non inferiore a dirigente superiore, presidente; da un professore docente di materie giuridiche in un istituto di istruzione secondaria di secondo grado, membro; da un professore di filosofia, pedagogia e psicologia in un istituto di istruzione secondaria di secondo grado, membro; da due impiegati della carriera direttiva dell’am-

3. L. 15 dicembre 1990, n. 395. Ordinamento del Corpo di polizia penitenziaria. (G.U. 27 dicembre 1990, n. 300). Art. 1. Istituzione del Corpo di polizia penitenziaria. 1. È istituito il corpo di polizia penitenziaria. 2. Il Corpo di polizia penitenziaria è posto alle dipendenze del Ministero di grazia e giustizia, Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, è un Corpo civile, ha ordinamento, organizzazione e disciplina rispondenti ai propri compiti istituzionali. 3. Ferme restando le proprie attribuzioni, il Corpo fa parte delle forze di polizia. 4. Per tutto quanto non espressamente disciplinato nella presente legge, si applicano, in quanto compatibili, le norme relative agli impiegati civili dello Stato. Art. 2. Scioglimento del Corpo degli agenti di custodia e soppressione del ruolo delle vigilatrici penitenziarie. 1. Il Corpo degli agenti di custodia è disciolto ed il ruolo delle vigilatrici penitenziarie è soppresso. 2. Il personale del disciolto Corpo degli agenti di custodia e quello del soppresso ruolo delle vigilatrici penitenziarie entrano a far parte del Corpo di polizia penitenziaria, secondo le modalità e in base alle norme di inquadramento indicate nella presente legge. Art. 3. Organizzazione del Corpo di polizia penitenziaria. 1. Il Corpo di polizia penitenziaria dispone di: a) centri di reclutamento; b) scuole ed istituti di istruzione; c) magazzini per il vestiario, per l’equipaggiamento e per il casermaggio. 2. Per l’espletamento dei compiti di istituto il Corpo di polizia penitenziaria dispone di un servizio navale e di un servizio di trasporto terrestre, organizzati secondo le modalità di cui al regolamento di servizio.

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3. Il Corpo di polizia penitenziaria può svolgere attività sportiva e può inoltre costituire una propria banda musicale. Art. 4. Organici. 1. Gli organici del Corpo di polizia penitenziaria sono stabiliti dalla tabella A allegata alla presente legge. Alla copertura degli organici si provvede, per gli anni 1990, 1991 e 1992, secondo il piano di assunzioni del personale risultante dalla tabella B allegata alla presente legge. Per il completamento del contingente stabilito dalla predetta tabella A, si provvede secondo il piano di assunzioni straordinarie per gli anni 1993, 1994 e 1995 risultante dalla tabella C allegata alla presente legge. 2. A decorrere dal centottantesimo giorno dalla data di entrata in vigore della presente legge, è assunto, da parte del Corpo di polizia penitenziaria, il servizio di piantonamento dei detenuti ed internati ricoverati in luoghi esterni di cura di cui al comma 2 dell’articolo 5, secondo le modalità e i criteri stabiliti con decreto del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con i Ministri dell’interno e della difesa. 3. In concomitanza con il completamento del contingente di personale stabilito nella tabella A allegata alla presente legge, anche il servizio di traduzione dei detenuti ed internati di cui al comma 2 dell’articolo 5 è assunto dal Corpo di polizia penitenziaria, secondo le modalità e con le gradualità stabilite con decreto del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con i Ministri dell’interno e della difesa (1). ––––––––– (1) Il comma secondo dell’art. 2, L. 12 dicembre 1992, n. 492 ha disposto che per l’assunzione, da parte del Corpo di polizia penitenziaria, del servizio di traduzione dei detenuti e degli internati si applica l’articolo 4, comma 3, della legge 15 dicembre 1990, n. 395. Vedi, anche l’art. 1, D.L. 28 maggio 1993, n. 163. Art. 5 . Compiti istituzionali. 1. Il Corpo di polizia penitenziaria espleta tutti i compiti conferitigli dalla presente legge, dalla legge 26 luglio 1975, n. 354, dal regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 29 aprile 1976, n. 431, e loro successive modificazioni, nonché dalle altre leggi e regolamenti. 2. Il Corpo di polizia penitenziaria attende ad assicurare l’esecuzione dei provvedimenti restrittivi della libertà personale; garantisce l’ordine all’interno degli istituti di prevenzione e di pena e ne tutela la sicurezza; partecipa, anche nell’ambito di gruppi di lavoro, alle attività di osservazione e di trattamento rieducativo dei detenuti e degli internati; espleta il servizio di traduzione dei detenuti ed internati ed il servizio di piantonamento dei detenuti ed internati ricoverati in luoghi esterni di cura, secondo le modalità ed i tempi di cui all’articolo 4. 3. Fatto salvo l’impiego ai sensi dell’articolo 16,

secondo e terzo comma, della legge 1° aprile 1981, n. 121, gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria non possono comunque essere impiegati in compiti che non siano direttamente connessi ai servizi di istituto. 4. Fino a quando le esigenze di servizio non saranno soddisfatte dal personale di corrispondente profilo professionale preposto ad attività amministrative, contabili e patrimoniali, e comunque non oltre due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il personale appartenente al Corpo degli agenti di custodia e al ruolo delle vigilatrici penitenziarie che, alla data di entrata in vigore della presente legge, espleta le suddette attività, continua, salve eventuali esigenze di servizio e fermo restando l’inquadramento cui ha diritto, a svolgere le attività nelle quali è impiegato. 5. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi, che prevedano che il personale di cui al comma 4 acceda, a domanda e previa prova pratica, nelle corrispondenti qualifiche funzionali, amministrative, contabili e patrimoniali, in relazione alle mansioni esercitate alla data di entrata in vigore della presente legge, fino alla copertura di non oltre il 30 per cento delle relative dotazioni organiche. Art. 6. Personale del Corpo di polizia penitenziaria. 1. Il personale maschile e quello femminile del Corpo di polizia penitenziaria espletano i servizi di istituto con parità di attribuzioni, di funzioni, di trattamento economico e di progressione di carriera. 2. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria da adibite a servizi di istituto all’interno delle sezioni deve essere dello stesso sesso dei detenuti o internati ivi ristretti. 3. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria è suddiviso nei seguenti ruoli, secondo l’ordine gerarchico: a) ruolo degli ispettori; b) ruolo dei sovrintendenti; c) ruolo degli agenti e degli assistenti. Art. 7. Bandiere e beni del Corpo. Armamento. Uniformi. 1. Le bandiere e le decorazioni del Corpo degli agenti di custodia sono attribuite al Corpo di polizia penitenziaria. Con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con i Ministri dell’interno, della difesa e delle finanze, sono stabilite le caratteristiche della bandiera del Corpo di polizia penitenziaria. 2. Le attrezzature, i mezzi, gli strumenti, gli equipaggiamenti ed ogni altra dotazione del Corpo degli agenti di custodia sono attribuiti al Corpo di polizia penitenziaria. 3. I criteri per la determinazione dell’armamento in dotazione al Corpo di polizia penitenziaria sono

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stabiliti, anche in difformità dalle vigenti norme in materia di armi, con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con i Ministri dell’interno, della difesa e delle finanze, sentito il Comitato nazionale dell’ordine e della sicurezza pubblica. 4. Il Ministro di grazia e giustizia con proprio decreto determina le caratteristiche delle divise uniformi degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria nonché i criteri concernenti l’obbligo e le modalità d’uso (1). ––––––––– (1) Con D.M. 24 gennaio 2002, sono state determinate le caratteristiche delle divise uniformi degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria e dei criteri concernenti l’obbligo e le modalità d’uso.

ordine che egli ritenga palesemente illegittimo, deve farlo rilevare al superiore che lo ha impartito, dichiarandone le ragioni; se l’ordine è rinnovato per iscritto, è tenuto a darvi esecuzione e di esso risponde a tutti gli effetti il superiore che lo ha impartito. Qualora ricorrano situazioni di pericolo e di urgenza, l’ordine ritenuto palesemente illegittimo deve essere eseguito su rinnovata richiesta anche verbale del superiore, che al termine del servizio ha l’obbligo di confermarlo per iscritto. 4. L’appartenente al Corpo, al quale viene impartito un ordine la cui esecuzione costituisce manifestamente reato, non lo esegue ed informa immediatamente i superiori. 5. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2, 3 e 4 si applicano, in quanto compatibili, ai rapporti di dipendenza funzionale.

Art. 8. Esonero dal servizio militare di leva e dai richiami alle armi per istruzione o mobilitazione generale o parziale. 1. Gli appartenenti al personale effettivo del Corpo di polizia penitenziaria sono dispensati dalla chiamata alle armi per servizio di leva e dai richiami alle armi per istruzione o mobilitazione generale o parziale. In caso di mobilitazione generale o parziale, rimangono a disposizione dell’Amministrazione penitenziaria. 2. Il servizio prestato per non meno di dodici mesi nel Corpo di polizia penitenziaria, ivi compreso il periodo di frequenza dei corsi, è considerato ad ogni effetto come adempimento degli obblighi militari di leva. Il servizio prestato dagli agenti ausiliari nel Corpo di polizia penitenziaria è, a tutti gli effetti, servizio di leva e la sua durata è uguale alla ferma di leva per l’Esercito.

Art. 11. Orario di servizio. 1. L’orario di servizio per il personale del Corpo di polizia penitenziaria è stabilito ai sensi dell’articolo 19, comma 14, ed il numero complessivo delle ore settimanali è ripartito in turni giornalieri secondo le esigenze di servizio. 2. Gli appartenenti al Corpo, quando le esigenze lo richiedono, sono tenuti a prestare servizio anche in eccedenza all’orario, con diritto a compenso per lavoro straordinario nelle misure orarie stabilite per il personale della Polizia di Stato. 3. Con la stessa procedura prevista dal comma 3 dell’articolo 5 del decreto-legge 28 agosto 1987, n. 356, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 1987, n. 436, con la quale sono stabiliti i limiti massimi individuali e di spesa per prestazioni di lavoro straordinario e le eventuali variazioni, unitamente ai contingenti del personale, possono essere apportate variazioni ai detti limiti massimi esclusivamente per casi di eccezionali, indilazionabili e non previste esigenze di servizio. 4. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria ha diritto ad un giorno di riposo settimanale. 5. Il personale che, per particolari esigenze di servizio, non possa usufruire del giorno di riposo settimanale, ha diritto a goderne, entro le due settimane successive, secondo i criteri stabiliti dall’Amministrazione. La medesima disciplina si applica al personale che, per particolari esigenze di servizio, presta servizio in un giorno festivo non domenicale.

Art. 9. Doveri di subordinazione. 1. Gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria hanno doveri di subordinazione gerarchica nei confronti: a) del Ministro di grazia e giustizia; b) dei Sottosegretari di Stato per la grazia e la giustizia quando esercitano, per delega del Ministro, attribuzioni in materia penitenziaria; c) del direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria; d) del direttore dell’ufficio del personale del Corpo di polizia penitenziaria; e) del provveditore regionale; f) del direttore dell’istituto; g) dei superiori gerarchici. Art. 10. Ordine gerarchico e rapporti funzionali. 1. L’appartenente al Corpo di polizia penitenziaria è tenuto ad eseguire gli ordini impartiti dal superiore gerarchico. 2. Gli ordini devono essere attinenti al servizio o alla disciplina, non eccedenti i compiti di istituto e non lesivi della dignità personale di coloro cui sono diretti. 3. L’appartenente al Corpo, al quale sia rivolto un

Art. 12. Mensa di servizio e asili nido. 1. È istituita la mensa di servizio per il personale dell’Amministrazione penitenziaria. Sono altresì istituiti asili nido per i figli dei dipendenti dell’Amministrazione penitenziaria. Art. 13. Trattamento economico. 1. Al personale del Corpo di polizia penitenziaria compete il trattamento economico previsto per gli appartenenti alla Polizia di Stato nelle corrispondenti qualifiche di cui alla tabella D allegata alla presente legge.

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2. Le delegazioni previste dall’articolo 95 della legge 1° aprile 1981, n. 121, sono integrate dal Ministro di grazia e giustizia o dal Sottosegretario da lui delegato, dal direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria e dai rappresentanti sindacali di cui al comma 14 dell’articolo 19. Art. 14. Ordinamento del personale. 1. Il Governo, sentite le organizzazioni sindacali di cui all’articolo 19, comma 14, è delegato ad adottate, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per provvedere alla determinazione dell’ordinamento del personale del Corpo di polizia penitenziaria, da armonizzare, con gli opportuni adattamenti, alle previsioni di cui agli articoli 2, 3 e 4 della legge 11 luglio 1980, n. 312, con l’osservanza dei seguenti principi e criteri direttivi: a) previsione delle seguenti qualifiche nell’ambito di ciascun ruolo: 1) ruolo degli agenti e degli assistenti: agente; agente scelto; assistente; assistente capo; 2) ruolo dei sovrintendenti: vice sovrintendente; sovrintendente; sovrintendente capo; 3) ruolo degli ispettori: vice ispettore; ispettore; ispettore capo; b) determinazione per ciascun ruolo, nelle relative qualifiche, delle specifiche attribuzioni con l’osservanza delle seguenti disposizioni: 1) al personale appartenente al ruolo degli agenti e degli assistenti sono attribuite mansioni esecutive in ordine ai compiti istituzionali con il margine di iniziativa e di discrezionalità inerente alle qualifiche possedute; detto personale vigila sulle attività lavorative e ricreative organizzate negli istituti per i detenuti e gli internati; indica elementi di osservazione sul senso di responsabilità e correttezza nel comportamento personale e nelle relazioni interpersonali interne, utili alla formulazione di programmi individuali di trattamento; gli appartenenti al ruolo degli agenti e degli assistenti sono agenti di pubblica sicurezza ed agenti di polizia giudiziaria; agli agenti scelti e agli assistenti possono essere conferiti compiti di coordinamento operativo di più agenti in servizio di istituto, nonché eventuali incarichi specialistici; 2) al personale appartenente al ruolo dei sovrintendenti sono attribuite funzioni rientranti nello stesso ambito di quelle previste nel numero 1), ma implicanti un maggiore livello di responsabilità, nonché funzioni di coordinamento di unità operative a cui detto personale impartisce disposizioni delle quali controlla l’esecuzione e di cui risponde; gli appartenenti al ruolo dei sovrintendenti sono agenti di pubblica sicurezza e ufficiali di polizia giudiziaria; 3) al personale appartenente al ruolo degli ispettori sono attribuite mansioni di concetto che richiedono adeguata preparazione professionale e conoscenza dei metodi e della organizzazione del trattamento penitenziario, nonché specifiche funzioni nell’ambi-

to del servizio di sicurezza e nell’organizzazione dei servizi di istituto secondo le direttive e gli ordini impartiti dal direttore dell’istituto; sono altresì attribuite funzioni di direzione, di indirizzo e di coordinamento di unità operative e la responsabilità per le direttive e le istruzioni impartite nelle predette attività e per i risultati conseguiti; gli appartenenti al ruolo degli ispettori partecipano alle riunioni di gruppo di cui agli articoli 28 e 29 del regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 29 aprile 1976, n. 431; gli appartenenti al ruolo degli ispettori sono agenti di pubblica sicurezza e ufficiali di polizia giudiziaria; l’ispettore destinato a capo del personale del Corpo in servizio negli istituti e servizi penitenziari e nelle scuole è gerarchicamente e funzionalmente dipendente dal direttore dell’istituto, del servizio o della scuola, con il quale collabora nell’organizzazione dei servizi dell’istituto; c) determinazione, per ciascuno dei ruoli istituiti e, ove occorra, per singole qualifiche, delle dotazioni organiche, in modo da assicurare la funzionalità dell’ordinamento e l’efficienza delle strutture dell’Amministrazione e da evitare che il personale venga distolto dai compiti specificamente previsti per ogni ruolo; in particolare: 1) previsione che il personale avente attualmente il grado di guardia e guardia scelta venga inquadrato nelle qualifiche di agente e di agente scelto secondo l’anzianità di servizio; 2) previsione che il personale avente attualmente il grado di appuntato venga inquadrato nella qualifica di assistente; 3) previsione che il personale avente, alla data di entrata in vigore della presente legge, il grado di appuntato scelto e che abbia conseguito la qualifica ufficiale di polizia giudiziaria o che sia risultato idoneo nei concorsi per il conferimento del grado di vicebrigadiere venga inquadrato nella qualifica di sovrintendente, in soprannumero riassorbibile con la cessazione dal servizio del personale posto in questa posizione, rispettando l’ordine cronologico dei singoli concorsi e, nell’ambito di ciascun concorso, la graduatoria di merito per gli appuntati scelti; 4) previsione che gli appuntati scelti che non siano inquadrati nella qualifica di sovrintendente ai sensi del numero 3), siano inquadrati nella qualifica di assistente capo; 5) previsione che il personale avente, alla data di entrata in vigore della presente legge, il grado di vicebrigadiere venga inquadrato, anche in soprannumero, nella qualifica di sovrintendente, quello avente il grado di brigadiere nella qualifica di sovrintendente e quello avente il grado di brigadiere con cinque anni di anzianità nel grado della qualifica di sovrintendente capo; 6) previsione che i marescialli siano inquadrati nelle tre qualifiche del ruolo degli ispettori in ragione delle sottoelencate aliquote:

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aa) per i quattro quinti dei posti disponibili nella qualifica di ispettore capo previsti dalla tabella A allegata alla presente legge; bb) per i tre quinti dei posti disponibili nella qualifica di ispettore; cc) per i due quinti dei posti disponibili nella qualifica di vice ispettore; 7) previsione che l’inquadramento di cui al numero 6) abbia luogo nel seguente modo: aa) nella qualifica di ispettore capo, secondo l’ordine di graduatoria, i marescialli maggiori, fino alla copertura dell’aliquota prevista alla lettera aa) del numero 6); bb) nelle qualifiche di ispettore e di vice ispettore, i marescialli capo e ordinari fino alla copertura delle aliquote previste alle lettere bb) e cc) del numero 6), secondo l’ordine di anzianità nel ruolo di provenienza (1); cc) il personale risultato idoneo nel concorso di cui alla precedente lettera bb), che non abbia trovato collocazione nella prima qualifica per mancanza di posti disponibili, sarà inquadrato, secondo l’ordine di merito, nella qualifica finale del ruolo dei sovrintendenti; dd) il personale di cui alle precedenti lettere bb) e cc) sarà inquadrato, secondo l’ordine di graduatoria e ove non abbia successivamente demeritato, nella prima, poi nella seconda, e quindi nella terza qualifica del ruolo degli ispettori in ragione dei posti che si rendano nel tempo disponibili in tali qualifiche e nei limiti delle aliquote di cui al numero 6); 8) previsione che i marescialli inquadrati nel ruolo degli ispettori e le vigilatrici penitenziarie capo frequentino presso una scuola dell’Amministrazione un corso di aggiornamento di almeno due mesi; 9) previsione che le vigilatrici penitenziarie capo che abbiano maturato il tredicesimo anno di servizio siano inquadrate nella terza qualifica del ruolo degli ispettori; previsione che le vigilatrici penitenziarie capo che abbiano espletato fino a tredici anni di servizio siano inquadrate nella seconda qualifica del ruolo degli ispettori, con precedenza nel ruolo su coloro che vi accedano successivamente per concorso; 10) previsione che i marescialli capo e ordinari che non abbiano partecipato al concorso di cui al numero 7), lettera bb), ovvero non lo abbiano superato, siano promossi alla qualifica iniziale del ruolo degli ispettori dal giorno precedente a quello di cessazione dal servizio per limiti di età, infermità o decesso, con il trattamento economico più favorevole; d) determinazione dei criteri per la promozione per merito straordinario anche in soprannumero assorbibile con le vacanze ordinarie dei ruoli del Corpo di polizia penitenziaria; e) previsione che l’accesso al ruolo dei sovrintendenti avvenga mediante concorso interno per esame teorico-pratico, al quale sono ammessi gli appartenenti al ruolo degli agenti e degli assistenti che

abbiano almeno quattro anni di servizio complessivo e superino successivamente un corso di formazione tecnicoprofessionale; per il personale in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge si applica, per quanto attiene all’anzianità di servizio utile per poter partecipare al concorso a sovrintendente, la normativa attualmente prevista per il concorso a vicebrigadiere; f) determinazione delle modalità di preposizione ai vari uffici ed incarichi e dei criteri di promozione nell’ambito dei vari ruoli in modo da favorire, tenuto conto dell’anzianità di servizio, gli elementi più meritevoli per capacità professionale e per incarichi assolti; g) determinazione delle modalità, in relazione a particolari infermità o al grado di idoneità all’assolvimento dei servizi di polizia, per il passaggio del personale, per esigenze di servizio o a domanda, ad equivalenti qualifiche di altri ruoli dell’Amministrazione penitenziaria o di altre amministrazioni dello Stato, salvaguardando i diritti e le posizioni del personale appartenente a questi ultimi ruoli; h) disciplina dello stato giuridico del personale, ed in particolare del comando presso altre amministrazioni, dell’aspettativa, del collocamento a disposizione, delle incompatibilità, dei rapporti informativi e dei congedi, secondo criteri che tengano conto delle specifiche esigenze dei servizi di sicurezza e della necessità di non prevedere trattamenti di stato inferiori rispetto a quelli degli altri dipendenti civili dello Stato; i) previsione che, ferma restando per il personale in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge la normativa vigente in materia di collocamento a riposo d’ufficio per raggiunti limiti di età, la cessazione del rapporto d’impiego, determinabile in modo differenziato per gli appartenenti ai vari ruoli, avvenga non oltre il compimento del sessantesimo anno di età; l) previsione che, al fine di coprire eventuali carenze di organico, sia possibile, su domanda dell’interessato, il richiamo in servizio degli agenti, degli assistenti e dei sovrintendenti, per un periodo non superiore a due anni, sempre che non siano stati collocati a riposo oltre il cinquantottesimo anno di età (2); m) previsione che per la gestione delle questioni attinenti allo stato ed all’avanzamento del personale del Corpo di polizia penitenziaria siano istituiti uno o più organi collegiali, nei quali sia rappresentato il personale medesimo; n) determinazione delle modalità di assunzione e di accesso ai vari ruoli, con l’osservanza dei seguenti criteri: 1) previsione che per l’accesso ai ruoli del Corpo di polizia penitenziaria siano richiesti i medesimi requisiti psicofisici previsti per l’accesso ai ruoli del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia, di cui all’articolo 1 del regolamento ap-

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provato con decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1983, n. 904; 2) previsione del concorso pubblico per esami; per l’ammissione ai concorsi per agente e assistente e per sovrintendente è richiesto il possesso del diploma di istruzione secondaria di primo grado; per l’ammissione al concorso per ispettore è richiesto il possesso del diploma di istruzione secondaria di secondo grado; riserva di un quinto dei posti disponibili in organico nei ruoli dei sovrintendenti e degli ispettori ai vincitori del concorso; riserva di posti come previsto dall’articolo 14 della legge 11 luglio 1980, n. 312; 3) previsione del concorso riservato; 4) previsione dei corsi di formazione; 5) previsione di accesso ai ruoli superiori per anzianità e merito e per merito comparativo; o) fatto salvo quanto previsto alla lettera c), determinazione dell’inquadramento del personale del disciolto Corpo degli agenti di custodia e del personale del soppresso ruolo delle vigilatrici penitenziarie nei ruoli e nelle corrispondenti qualifiche del Corpo di polizia penitenziaria di cui alla tabella B allegata alla presente legge, tenuto conto delle disponibilità dei posti in organico, del grado rivestito e dell’anzianità di grado posseduta e sentita una commissione presieduta da un Sottosegretario di Stato, delegato dal Ministro di grazia e giustizia, e composta dal direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria, dal direttore dell’ufficio del personale del Corpo, da quattro dirigenti amministrativi e da sei rappresentanti del Corpo designati dalle organizzazioni sindacali di cui all’articolo 19. 2. Al personale appartenente ai ruoli degli agenti e degli assistenti, dei sovrintendenti e degli ispettori, proveniente dal disciolto Corpo degli agenti di custodia, continua ad applicarsi l’articolo 6 della legge 3 novembre 1963, n. 1543 (3). ––––––––– (1) Lettera così sostituita dall’art. 17, L. 16 ottobre 1991, n. 321. (2) Lettera così sostituita dall’art. 17, L. 16 ottobre 1991, n. 321. (3) Vedi, anche, l’art. 15, L. 16 ottobre 1991, n. 321. Art. 15. Contingenti da impiegare nel settore minorile. 1. Con decreto del Ministro di grazia e giustizia sono determinati, per ogni biennio, i contingenti del personale di polizia penitenziaria da impiegare nel settore minorile. Tali contingenti debbono essere scelti sulla base di criteri attitudinali indicati nel medesimo decreto.

2. Le scuole di formazione e di aggiornamento organizzano e svolgono nelle proprie sedi, presso gli istituti e servizi penitenziari o presso enti pubblici, istituti specializzati e centri italiani e stranieri: a) corsi di formazione finalizzati all’inserimento del personale immediatamente dopo l’assunzione, b) corsi e seminari di aggiornamento e qualificazione che forniscano maggiori elementi di conoscenza generale e professionale. 3. La direzione di ogni singola scuola è affidata a funzionari dell’Amministrazione penitenziaria con qualifica non inferiore a primo dirigente. 4. Sulla base di direttive, impartite dal Ministro di grazia e giustizia, la programmazione e il coordinamento delle attività di formazione e di aggiornamento delle scuole sono affidati ad una commissione paritetica, istituita con decreto dello stesso Ministro, composta da rappresentanti dell’Amministrazione penitenziaria e da rappresentanti delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative del personale. La commissione paritetica è presieduta dal direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. 5. Alla commissione paritetica competono altresì: a) la formulazione dei programmi e dei metodi di insegnamento e di studio, la fissazione del rapporto numerico tra docenti e allievi, la scelta e la disciplina delle modalità di svolgimento delle prove pratiche; b) la scelta dei docenti; possono essere chiamati a far parte del corpo dei docenti professori universitari o di istituti specializzati, professori di scuola media superiore o inferiore, magistrati, impiegati dell’Amministrazione penitenziaria e di altre amministrazioni dello Stato, ufficiali delle forze armate. È lasciata facoltà al direttore di ogni scuola, istituto o centro di utilizzare, quando sia ritenuto opportuno ai fini formativi generali o tecnico-professionali, sentita la commissione di cui al comma 4, altri docenti idonei per le loro specifiche competenze o funzioni. 6. I programmi di insegnamento devono comprendere materie formative generali e materie tecnicoprofessionali, nonché addestramento pratico alla difesa personale ed all’uso delle armi per gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria. I programmi di formazione ed aggiornamento devono tenere conto della peculiarità del servizio presso gli istituti minorili. 7. Gli allievi non possono essere impiegati in operazioni di servizio se non per finalità didattiche o per tirocinio pratico, e comunque per un periodo non superiore ad un terzo della durata del corso.

Art. 16. Istruzione e formazione professionale. 1. Al fine di garantire la formazione e l’aggiornamento del personale appartenente ai ruoli, qualifiche e profili professionali dell’Amministrazione penitenziaria sono istituite le scuole di formazione e di aggiornamento.

Art. 17. Istituto superiore di studi penitenziari. 1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per l’istituzione di una scuola nazionale con sede in Roma per la formazione e la specializzazione dei quadri direttivi del-

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l’Amministrazione penitenziaria, che assume la denominazione di Istituto superiore di studi penitenziari, secondo i seguenti principi e criteri direttivi: a) previsione che l’Istituto superiore di studi penitenziari sia sede di indagine sulle problematiche penitenziarie; b) previsione che l’Istituto abbia il compito di valorizzare le esperienze di settore e di elaborare secondo programmi a livello universitario, integrati da materie professionali, la ricerca e l’approfondimento della cultura giuridica penitenziaria; c) previsione che l’Istituto sviluppi le metodologie e i modelli di organizzazione del trattamento dei detenuti e degli internati; d) previsione che l’Istituto provveda alla formazione ed all’aggiornamento dei quadri direttivi dell’Amministrazione penitenziaria; e) determinazione delle strutture e dell’ordinamento dell’Istituto, prevedendo la creazione di tre sezioni, di cui una per i corsi di specializzazione ed una per i corsi di formazione dei quadri direttivi dell’Amministrazione penitenziaria; f) previsione che i corsi si svolgano secondo programmi universitari integrati da materie professionali, secondo piani di studio e programmi di ciascuna materia stabiliti con decreto del Ministro della pubblica istruzione di concerto con il Ministro di grazia e giustizia; g) previsione di un concorso riservato per l’accesso al corso di formazione di cui alla lettera h) per la nomina a direttore penitenziario, nel limite di un terzo dei posti disponibili del relativo ruolo, al quale possa partecipare il personale penitenziario di concetto, compreso quello appartenente al ruolo degli ispettori della polizia penitenziaria, che non abbia superato i quaranta anni di età e sia in possesso del diploma di scuola secondaria superiore; h) previsione che il corso di formazione per i vincitori del concorso riservato al personale di concetto dell’Amministrazione penitenziaria, di cui alla lettera g), abbia durata biennale; che gli allievi che abbiano superato gli esami previsti dal piano di studio siano ammessi a sostenere l’esame finale dinanzi ad una commissione composta da docenti delle materie universitarie e professionali e presieduta dal preside della facoltà di giurisprudenza dell’università di Roma o da un docente universitario da lui delegato; che la commissione sia nominata annualmente con decreto del Ministro della pubblica istruzione, di concerto con il Ministro di grazia e giustizia; i) previsione di un corso di formazione avente durata semestrale per i vincitori del concorso pubblico per la nomina a direttore penitenziario. Art. 18. Disposizioni relative all’obbligo di residenza e casi di permanenza in caserma o di reperibilità. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria deve risiedere nel comune in cui ha sede l’ufficio o il reparto cui è destinato.

2. Il capo dell’ufficio o il direttore dell’istituto, per rilevanti ragioni, può autorizzare il dipendente che ne faccia richiesta a risiedere altrove, quando ciò sia conciliabile col pieno e regolare adempimento di ogni altro suo dovere. 3. Dell’eventuale diniego è data comunicazione scritta all’interessato. Il provvedimento deve essere motivato. 4. Il personale del Corpo ha facoltà di pernottare in caserma, compatibilmente con la disponibilità di locali. 5. Per esigenze relative all’ordine ed alla sicurezza, il direttore dell’istituto può disporre, con provvedimento motivato, sentito il comandante del reparto, che tutto il personale del reparto o parte di esso permanga in caserma o assicuri la reperibilità per l’intera durata dell’esigenza. 6. Il comandante del reparto ha l’obbligo di alloggiare nell’alloggio di servizio, del quale usufruisce a titolo gratuito. 7. Il comandante del reparto che non usufruisce dell’alloggio di servizio deve assicurare la reperibilità. Art. 19. Norme di comportamento politico, rappresentanze e diritti sindacali. 1. Gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria hanno l’esercizio dei diritti politici, civili e sindacali. 2. Nell’esercizio delle loro funzioni gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria non possono assumere comportamenti che ne compromettano l’assoluta imparzialità. 3. Nell’esercizio dei diritti di cui al comma 1 gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria sono tenuti ad evitare qualsiasi riferimento ad argomenti di servizio di carattere riservato. 4. Gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria non possono svolgere attività politica all’interno delle carceri. 5. Il personale degli istituti di prevenzione e di pena può tenere riunioni sindacali anche in uniforme, fuori dell’orario di servizio: a) in locali dell’Amministrazione, che ne stabilisce le modalità d’uso; b) in locali aperti al pubblico. 6. Possono tenersi riunioni durante l’orario di servizio nei limiti individuali di dieci ore annue, per le quali è corrisposta la normale retribuzione. 7. Delle riunioni di cui al comma 6 deve essere dato preavviso di almeno tre giorni al direttore dell’istituto. 8. Le riunioni debbono avete una durata non superiore alle due ore e la partecipazione del personale deve essere concordata con il direttore in maniera da assicurare la sicurezza dell’istituto. 9. La partecipazione del personale alle riunioni è in ogni caso subordinata alla assenza di eccezionali, indilazionabili e non previste esigenze di servizio.

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10. Le riunioni sono indette singolarmente o congiuntamente dalle organizzazioni sindacali. 11. Previo avviso, alle riunioni possono partecipare dirigenti esterni delle organizzazioni sindacali. 12. Per quanto attiene ai permessi ed alle aspettative sindacali, si applicano le norme previste per gli impiegati civili dello Stato, nonché quelle derivanti dagli accordi di cui al comma 14. 13. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria non può esercitare il diritto di sciopero né azioni sostitutive di esso che, effettuate durante il servizio, possano pregiudicare il servizio di sicurezza degli istituti penitenziari. 14. Sono disciplinate con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sulla base di accordi stipulati tra una delegazione composta dal Ministro per la funzione pubblica, che la presiede, dal Ministro di grazia e giustizia e dal Ministro del tesoro o dai Sottosegretari di Stato rispettivamente delegati, e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali nazionali maggiormente rappresentative del personale, le seguenti materie: a) il trattamento economico; b) l’orario di lavoro, i permessi, le ferie, i congedi e le aspettative; c) i trattamenti economici di missione, di trasferimento e di lavoro straordinario; d) i criteri per la disciplina dei carichi di lavoro, i turni di servizio e le altre misure volte a migliorare l’efficienza e la sicurezza degli istituti; e) i criteri di massima per la formazione e l’aggiornamento professionale; f) i criteri per l’attuazione della mobilità del personale; g) l’identificazione dei ruoli in rapporto alle qualifiche; h) i criteri istitutivi degli organi di vigilanza e controllo sulla gestione delle mense e degli spacci e dell’Ente di assistenza per il personale dell’Amministrazione penitenziaria di cui all’articolo 41. 15. Nell’ambito e nei limiti fissati dalla disciplina emanata a seguito degli accordi di cui al comma 14, sono adottati accordi decentrati stipulati tra una delegazione presieduta dal Ministro di grazia e giustizia o da un Sottosegretario delegato e composta dal direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria, o da un suo delegato, e da rappresentanti dei titolari degli uffici, degli istituti e dei servizi interessati e una delegazione composta dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali rappresentative del personale. Tali accordi decentrati riguardano in particolare le modalità ed i criteri applicativi degli accordi di cui al comma 14. Art. 20. Norme penali. 1. Si applicano anche con riferimento al personale del Corpo di polizia penitenziaria le norme penali di cui gli articoli 71, 72, 73, 74, 75, 76, 77, 78 e 79 della legge 1° aprile 1981, n. 121, e successive modificazioni.

Art. 21. Norme disciplinari. 1. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per la determinazione delle infrazioni e delle sanzioni disciplinari per il Corpo di polizia penitenziaria, per la regolamentazione del relativo procedimento e per la disciplina transitoria dei procedimenti in corso, con l’osservanza dei principi e dei criteri previsti per gli appartenenti alla Polizia di Stato. Art. 22. Pendenza di procedimenti disciplinari. 1. Fino alla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui all’articolo 21, si applicano le norme disciplinari previste per il personale del Corpo degli agenti di custodia. Art. 23. Condono disciplinare. 1. Le sanzioni disciplinari di stato inflitte agli appartenenti al disciolto Corpo degli agenti di custodia e al soppresso ruolo delle vigilatrici penitenziarie per fatti connessi con iniziative per la costituzione di rappresentanze sindacali o per la tutela degli interessi del personale sono condonate con provvedimenti del Ministro di grazia e giustizia. 2. Sono escluse dal condono le sanzioni connesse con procedimenti penali. Art. 24. Giurisdizione. 1. Gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria sono soggetti alla giurisdizione penale dell’autorità giudiziaria ordinaria. 2. I procedimenti penali in corso alla data di entrata in vigore della presente legge a carico del personale del disciolto Corpo degli agenti di custodia dinanzi agli organi giurisdizionali militari proseguono dinanzi all’autorità giudiziaria ordinaria competente per territorio e per materia. Art. 25. Ruolo ad esaurimento degli ufficiali del Corpo degli agenti di custodia. 1. Dalla data di pubblicazione della presente legge nella Gazzetta Ufficiale gli ufficiali del Corpo degli agenti di custodia, compresi quelli del ruolo istituito ai sensi dell’articolo 4 ter del decreto-legge 28 agosto 1987, n. 356, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 1987, n. 436, sono inquadrati in un ruolo ad esaurimento e nei loro confronti continuano ad applicarsi le norme in precedenza vigenti. 2. Gli ufficiali inquadrati nel ruolo ad esaurimento conseguono l’avanzamento al grado superiore a ruolo aperto. Le promozioni al grado superiore sono conferite nel rispetto dei periodi minimi di permanenza nei singoli gradi e degli altri requisiti previsti dall’articolo 26 del decreto legislativo luogotenenziale 21 agosto 1945, n. 508, come sostituito dall’articolo 3 della legge 4 agosto 1971, n. 607. 3. Gli ufficiali già ritenuti idonei all’avanzamento, ma non promossi per mancanza di posti in organico, conseguono la promozione al grado superiore, ai soli fini giuridici, con decorrenza dalla data della relativa valutazione.

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4. La promozione al grado superiore a quello apicale di cui all’articolo 1 della legge 4 agosto 1971, n. 607, è conferita con riferimento alla progressione dei gradi e delle corrispondenti qualifiche di cui alla tabella annessa alla legge 1° aprile 1981, n. 121, e successive modificazioni e integrazioni, computando, ai fini dell’anzianità, anche con ricostruzione della carriera, periodi triennali decorrenti dalla data dell’ultima promozione nel Corpo degli agenti di custodia. 5. Agli ufficiali del ruolo ad esaurimento si applicano altresì le norme sullo stato giuridico di cui al titolo IV della legge 10 aprile 1954, n. 113, e successive modificazioni. Ad essi sono estesi i benefici che saranno attribuiti ai corrispondenti gradi delle altre forze di polizia. Gli ufficiali del ruolo ad esaurimento conservano la sede di servizio e nei loro confronti si applicano le disposizioni di cui al primo comma dell’articolo 6 della legge 3 novembre 1963, n. 1543. 6. Gli ufficiali del ruolo ad esaurimento assumono le funzioni e gli obblighi dei funzionari direttivi o dei dirigenti dell’Amministrazione penitenziaria e possono essere preposti, a domanda, alla direzione dei servizi tecnico-logistici, del servizio di traduzione dei detenuti ed internati e del servizio di piantonamento dei detenuti ed internati ricoverati in luoghi di cura, secondo le modalità stabilite dal regolamento di servizio di cui all’articolo 29, nonché dei servizi di amministrazione. Possono altresì essere preposti, a domanda, alla direzione degli istituti e servizi dell’Amministrazione penitenziaria, sempre che siano in possesso dei requisiti previsti dalle leggi vigenti per il corrispondente profilo professionale. 7. Agli ufficiali del ruolo ad esaurimento, che cessino a domanda dal servizio entro cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, è concesso, sia ai fini del compimento dell’anzianità necessaria per conseguire il diritto a pensione ed il trattamento economico previsto dai commi ventiduesimo e ventitreesimo dell’articolo 43 della legge 1° aprile 1981, n. 121, e successive modificazioni, sia ai fini della liquidazione della pensione e dell’indennità di buonuscita, un aumento di servizio di sette anni. Il periodo eventualmente eccedente è valutato per l’attribuzione delle successive classi di stipendio. 8. Il Governo è delegato ad adottare, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per disciplinare il passaggio ad altri ruoli degli ufficiali del disciolto Corpo degli agenti di custodia, con l’osservanza dei seguenti principi e criteri direttivi: a) consentire agli ufficiali che ne facciano domanda il passaggio, conservando le posizioni giuridiche ed economiche conseguite, in altre forze armate dello Stato o in altre forze di polizia, da individuarsi secondo modalità e criteri determinati con

decreto del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con i Ministri interessati, salvaguardando in ogni caso i diritti e le posizioni del personale delle amministrazioni riceventi; b) consentire agli ufficiali che ne facciano domanda il passaggio, conservando le posizioni giuridiche ed economiche conseguite, ai ruoli del personale dell’Amministrazione penitenziaria o di altre pubbliche amministrazioni, mantenendo la qualifica funzionale o dirigenziale rivestita nell’amministrazione di provenienza e salvaguardando i diritti e le posizioni del personale appartenente ai ruoli delle amministrazioni riceventi; c) stabilire, nei casi di cui alle lettere a) e b), la corrispondenza fra il grado rivestito e la qualifica da assumere, tenuto conto della anzianità già maturata nel grado militare. Art. 26. Ricostruzione della carriera di talune categorie del personale. 1. Gli appuntati del Corpo degli agenti di custodia arruolatisi dopo avere rivestito il grado di sottufficiale nelle forze armate o in quelle partigiane, possono, a domanda da presentarsi entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, ottenere la reintegrazione nella posizione di sottufficiale per il grado rivestito prima dell’arruolamento, con diritto alla ricostruzione delle carriere ai sensi dell’articolo 2, della legge 2 aprile 1968, n. 408. 2. Ai fini della ricostruzione della carriera i vicebrigadieri, i brigadieri e i marescialli ordinari possono conseguire l’avanzamento ai due gradi immediatamente superiori a quello rivestito; i marescialli capo possono conseguire l’avanzamento al solo grado immediatamente superiore; le promozioni sono conferite ad anzianità con l’osservanza delle norme in vigore per l’avanzamento del personale del Corpo degli agenti di custodia, in quanto applicabili. 3. Gli appartenenti al Corpo degli agenti di custodia nei cui confronti si fa luogo alla ricostruzione della carriera ai sensi del comma 2, vengono iscritti in un ruolo separato e limitato, distinto per gradi, che è istituito ai sensi e per gli effetti della presente legge. 4. Nel ruolo anzidetto possono essere iscritti, a domanda, i militari di cui al comma 1 già transitati nella carriera di sottufficiale. 5. L’iscrizione nel ruolo separato e limitato ha luogo, per ciascun grado, sulla base dell’anzianità di grado determinata dalla ricostruzione della carriera e secondo i criteri fissati dal secondo, terzo e quarto comma dell’articolo 10 della legge 2 aprile 1968, n. 408. 6. Sulle domande degli interessati decide il Ministro di grazia e giustizia, previo parere di una commissione appositamente costituita circa il possesso dei requisiti indicati nell’articolo 1 della legge 2 dicembre 1975, n. 614. 7. In corrispondenza del numero degli appuntati,

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che dopo la ricostruzione della carriera sono iscritti nel ruolo separato e limitato, vengono lasciati disponibili altrettanti posti nel ruolo degli appuntati e delle guardie stabilito dalla legge 22 dicembre 1981, n. 773, da ultimo modificato dalla legge 18 marzo 1989, n. 108. 8. Pari numero di posti è lasciato libero nei relativi organici nel caso di iscrizione nel ruolo separato e limitato del personale di cui al comma 1, già transitato nella carriera di sottufficiale. 9. Il personale di cui al comma 1, già cessato dal servizio per qualsiasi causa o deceduto prima della data di entrata in vigore della presente legge, può essere reintegrato, a domanda, da presentarsi entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, nella posizione di sottufficiale ai fini del trattamento economico di quiescenza diretto o di reversibilità, previo giudizio della commissione di cui al comma 6. Per i deceduti la domanda può essere avanzata dal coniuge e dagli aventi diritto. 10. Il personale indicato nei commi 1 e 2 nei cui confronti si fa luogo alla ricostruzione della carriera, previa reintegrazione nella posizione di sottufficiale, non può svolgere le funzioni di capo del personale di polizia penitenziaria negli istituti di prevenzione e di pena previste dall’articolo 170 del regolamento per il Corpo degli agenti di custodia approvato con regio decreto 30 dicembre 1937, n. 2584, e successive modificazioni. 11. Gli effetti economici derivanti dalla applicazione del presente articolo hanno decorrenza dalla data di iscrizione nel ruolo separato e limitato secondo le disposizioni contenute nei precedenti commi. Art. 27. Facoltà di transito del personale del soppresso ruolo delle vigilatrici penitenziarie nei ruoli amministrativi dell’Amministrazione penitenziaria. 1. Le vigilatrici penitenziarie in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge che non intendano fare parte del Corpo di polizia penitenziaria sono inquadrate, a domanda, da presentare entro trenta giorni dalla stessa data, nei ruoli amministrativi dell’Amministrazione penitenziaria nella corrispondente qualifica funzionale, anche in soprannumero, salvaguardando il maturato economico e l’anzianità di servizio già posseduta. Con decreto del Ministro di grazia e giustizia, il personale che risulti in soprannumero nei ruoli amministrativi dell’Amministrazione penitenziaria può essere utilizzato nell’Amministrazione giudiziaria. 2. Gli inquadramenti di cui al comma 1 sono subordinati alla previa copertura dei posti lasciati vacanti e dovranno essere completati entro i due anni successivi alla presentazione delle relative domande. Art. 28. Emanazione dei decreti legislativi. 1. I decreti legislativi previsti dalla presente legge sono emanati con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri,

su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro di grazia e giustizia e con il Ministro del tesoro, sentito il parere delle competenti Commissioni permanenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Tale parere è espresso con le procedure di cui al comma 4 dell’articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400. Art. 29. Regolamento di servizio. 1 Il regolamento di servizio del Corpo di polizia penitenziaria è emanato entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con i Ministri dell’interno, del tesoro, della difesa, della pubblica istruzione e per la funzione pubblica, sentiti i rappresentanti sindacali di cui al comma 14 dell’articolo 19. 2. Nel periodo intercorrente fra la data di entrata in vigore della presente legge e quella di entrata in vigore del regolamento di servizio, si applicano, per quanto non previsto dalla presente legge e se compatibili con essa: a) le disposizioni del regolamento per il Corpo degli agenti di custodia approvato con regio decreto 30 dicembre 1937, n. 2584, e successive modificazioni, quelle del decreto legislativo luogotenenziale 21 agosto 1945, n. 508, e successive modificazioni, fatta eccezione per la disposizione di cui al numero 9) dell’articolo 4, nonché quelle della legge 18 febbraio 1963, n. 173, e successive modificazioni; b) le disposizioni relative al soppresso ruolo delle vigilatrici penitenziarie. 3. Nelle disposizioni di cui al comma 2, i gradi e le qualifiche relativi al personale di cui al predetto comma 2 si intendono sostituiti con le corrispondenti qualifiche di cui alla tabella A allegata alla presente legge. Art. 30. Istituzione del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. 1. Nell’ambito del Ministero di grazia e giustizia è istituito il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, il quale provvede, secondo le direttive e gli ordini del Ministro di grazia e giustizia: a) all’attuazione della politica dell’ordine e della sicurezza degli istituti e servizi penitenziari e del trattamento dei detenuti e degli internati, nonché dei condannati ed internati ammessi a fruire delle misure alternative alla detenzione; b) al coordinamento tecnico-operativo e alla direzione e amministrazione del personale penitenziario, nonché al coordinamento tecnico-operativo del predetto personale e dei collaboratori esterni dell’Amministrazione; c) alla direzione e gestione dei supporti tecnici per le esigenze generali del Dipartimento medesimo. 2. Al Dipartimento è preposto il direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria, scelto tra i ma-

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gistrati di Cassazione con funzioni direttive superiori o tra i dirigenti generali di pari qualifica, nominato, con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro di grazia e giustizia. 3. Al Dipartimento è assegnato un vice direttore generale, nominato dal Ministro di grazia e giustizia, su proposta del direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria, tra i magistrati di Cassazione o tra i dirigenti generali, per l’espletamento delle funzioni vicarie. 4. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per l’organizzazione del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, secondo i seguenti principi e criteri direttivi. a) verifica delle attribuzioni che, per specifiche ragioni, devono essere affidate agli organi centrali e decentramento delle altre, secondo le modalità previste dall’articolo 32, nonché attraverso l’organizzazione in settori operativi, determinati con decreto del Ministro di grazia e giustizia, degli istituti di prevenzione e di pena, soprattutto per quanto riguarda la dotazione dei mezzi materiali e strumentali e la gestione del personale e dei servizi; disciplina dei rapporti con gli enti locali, le regioni e il Servizio sanitario nazionale; disciplina relativa ai settori della documentazione e dello studio; disciplina della formazione e dell’aggiornamento del personale penitenziario; b) determinazione, con decreto del Ministro di grazia e giustizia, degli uffici centrali del Dipartimento secondo modelli che assicurino ad ogni organismo omogeneità di attribuzioni, con particolare riferimento all’istituzione di un ufficio unico per il personale, e con il riconoscimento di autonomia organizzativa e funzionale adeguata alle aree specifiche di intervento; c) analisi delle funzioni dirigenziali (attive, ispettive, di consulenza e di studio) e previsione della loro attribuzione, in un quadro complessivo di pari dignità, a dirigenti amministrativi e a magistrati, con la previsione, per i primi, della qualifica di dirigente generale; conseguente individuazione degli incarichi e previsione dei ruoli afferenti alle nuove professionalità poste in evidenza dall’analisi delle funzioni; d) previsione dell’attribuzione a magistrati degli incarichi per i quali appaia opportuno utilizzare la loro particolare formazione ed esperienza, tenuto conto della natura intrinseca di ciascuna attività ovvero della diretta connessione della stessa con l’esercizio della giurisdizione e con l’ordine giudiziario; e) disciplina degli incarichi ministeriali e delle condizioni per il conferimento, anche mediante determinazione della loro durata e dei limiti di permanenza al Dipartimento.

5. Fino all’emanazione dei decreti legislativi di cui al comma 4, alla direzione degli uffici del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria possono essere nominati magistrati con qualifica non inferiore a magistrato di tribunale o funzionari dirigenti o appartenenti all’ex carriera direttiva dell’Amministrazione penitenziaria. Le funzioni dei primi dirigenti dell’Amministrazione penitenziaria previste dalle vigenti disposizioni sono, a tal fine, integrate con la funzione di direttore di ufficio del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. La valutazione per le nomine deve tener conto della qualità del servizio prestato in precedenti esperienze penitenziarie per almeno tre anni, nonché della preparazione professionale acquisita. 6. È soppressa la Direzione generale per gli istituti di prevenzione e di pena. Art. 31. Organizzazione dei servizi del Corpo di polizia penitenziaria. 1. I centri, i servizi e le infrastrutture di cui all’articolo 3 sono organizzati secondo le modalità stabilite con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro di grazia e giustizia, sentiti i rappresentanti sindacali di cui al comma 14 dell’articolo 19. 2. Con decreto del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con il Ministro dell’interno, è costituita una commissione tecnica per la fissazione dei criteri e delle norme tecniche per l’espletamento del controllo sulla creazione delle banche dati e sulla osservanza da parte del personale operante, di tali criteri e norme. Art. 32. Istituzione dei provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria. 1. Sono istituiti, nelle sedi di cui alla tabella E allegata alla presente legge, i provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria. 2. I provveditorati regionali sono organi decentrati dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. Essi operano nel settore degli istituti e servizi per adulti, sulla base di programmi, indirizzi e direttive disposti dal Dipartimento stesso, in materia di personale, organizzazione dei servizi e degli istituti, detenuti ed internati, e nei rapporti con gli enti locali, le regioni ed il Servizio sanitario nazionale, nell’ambito delle rispettive circoscrizioni regionali. 3. Ogni altra funzione amministrativa concernente il personale e gli istituti ed i servizi penitenziari, demandata dalle leggi vigenti al procuratore generale della Repubblica e al procuratore della Repubblica, è trasferita ai provveditorati regionali di cui al comma 1. Art. 33. Personale dei provvedimenti regionali. 1. A ciascun provveditorato regionale è preposto un dirigente superiore amministrativo degli istituti di prevenzione e di pena con funzioni di provveditore regionale, dipendente gerarchicamente dal direttore dell’Amministrazione penitenziaria.

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Art. 34. Revisione degli organici del personale della Amministrazione penitenziaria. 1. Gli organici dei dirigenti superiori e dei primi dirigenti del ruolo amministrativo degli istituti di prevenzione e di pena sono aumentati ciascuno di 8 unità; gli organici dei dirigenti superiori e dei primi dirigenti di servizio sociale degli istituti di prevenzione e di pena sono aumentati, rispettivamente, di 4 e di 2 unità. 2. La dotazione organica dei direttori degli istituti di prevenzione e di pena, prevista dal decreto-legge 14 aprile 1978, n. 111, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 giugno 1978, n. 271, da ultimo modificata dal decreto-legge 28 agosto 1987, n. 356, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 1987, n. 436, è incrementata di 18 unità. 3. La dotazione organica dei direttori di servizio sociale, prevista dalla tabella allegata alla legge 16 giugno 1962, n. 1085, sostituita dalla tabella B allegata alla legge 26 luglio 1975, n. 354, e modificata dal decreto legge 28 agosto 1987, n. 356, convertito, con modificazioni dalla legge 27 ottobre 1987, n. 436, è incrementata di 3 unità. 4. Le dotazioni organiche degli educatori per adulti e degli assistenti sociali per adulti degli istituti di prevenzione e di pena, previste dal decreto-legge 14 aprile 1978, n. 111, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 giugno 1978, n. 271, da ultimo modificate dal decreto-legge 28 agosto 1987, n. 356, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 1987, n. 436, sono incrementate ciascuna di 23 unità. 5. Le dotazioni organiche del personale di ragioneria, del personale tecnico e dei coadiutori degli istituti di prevenzione e di pena previste dal decretolegge 14 aprile 1978, n. 111, convertito, con modificazioni, dalla legge 10 giugno 1978, n. 271, e successive modificazioni, sono incrementate, rispettivamente, di 40, di 16 e di 70 unità. 6. La dotazione organica degli operai degli istituti di prevenzione e di pena, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 marzo 1971, n. 275, da ultimo modificata dalla legge 18 marzo 1989, n. 108, è incrementata di 28 unità. Art. 35. Edilizia penitenziaria. Personale e relative attribuzioni. 1. Per far fronte alle esigenze di edilizia penitenziaria, il quadro C del ruolo dei dirigenti tecnici degli istituti di prevenzione e di pena di cui alla tabella IV annessa al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1972, n. 748, e successive modificazioni, è sostituito dal quadro C riportato nella tabella F allegata alla presente legge. Alle dotazioni organiche, alle qualifiche funzionali ed ai profili professionali del personale del Ministero di grazia e giustizia Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria di cui alla tabella A allegata al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 14 settembre 1988 sono aggiunte le dotazioni organiche, le qualifiche fun-

zionali ed i profili professionali di cui alla tabella G allegata alla presente legge. 2. Il personale di cui al comma 1 svolge, presso il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e presso i provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria, le seguenti funzioni: a) effettuazione di studi e ricerche in materia di edilizia penitenziaria, anche con eventuale collaborazione di esperti esterni alla pubblica amministrazione; b) effettuazione di studi e di progetti tipo e di normativa costruttiva sotto lo specifico profilo della tecnica penitenziaria ai fini della progettazione delle opere di edilizia penitenziaria, da approvarsi con decreto del Ministro di grazia e giustizia; c) effettuazione, in casi di urgenza, di progetti e perizie per la ristrutturazione degli immobili dell’Amministrazione penitenziaria. 3. Il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, attraverso i propri uffici, anche ai fini della eventuale prospettazione di indicazioni e proposte al Ministero dei lavori pubblici, esercita altresì la facoltà, in ogni tempo, di accedere ai cantieri, di esaminare la documentazione relativa ai progetti e ai lavori e di estrarne copia, di prelevare campioni e disporne le relative analisi, di richiedere informazioni e chiarimenti anche ai provveditorati alle opere pubbliche e alle imprese appaltatrici o concessionarie. 4. Nella prima attuazione della presente legge, alla copertura delle dotazioni organiche di cui alla tabella G allegata alla presente legge si provvede mediante concorsi interni riservati al personale, civile e militare, dell’Amministrazione penitenziaria che, alla data di entrata in vigore della presente legge, svolge le mansioni ascrivibili al profilo professionale previsto dal relativo bando di concorso. Art. 36. Copertura provvisoria dei posti. 1. Sino alla integra e copertura dei posti per l’espletamento delle funzioni di cui all’articolo 35, il Ministero di grazia e giustizia, in deroga alle disposizioni vigenti, è autorizzato ad avvalersi di personale particolarmente qualificato, mediante contratto di diritto privato, di durata non superiore ad un anno, rinnovabile non più di due volte, corrispondendo ad esso la retribuzione che sarà stabilita con decreto del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con il Ministro del tesoro, e che non può superare la retribuzione lorda spettante al personale tecnico di pari grado dell’Amministrazione statale. 2. Il personale di cui al comma 1 presta la propria opera professionale esclusivamente alle dipendenze del Ministero di grazia e giustizia. Art. 37. Competenza del funzionario delegato. 1. A parziale modifica del primo comma dell’articolo 3 della legge 21 dicembre 1977, n. 967, e dell’articolo 1, comma 3, del decreto-legge 3 gennaio 1987, n. 1, convertito dalla legge 6 marzo 1987, n.

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64, il limite di spesa previsto per il funzionario delegato è elevato a lire 200 milioni (pari a euro 103.291). Art. 38. Controllo successivo della Corte dei conti sugli atti dell’Amministrazione penitenziaria. 1. La Corte dei conti esercita il controllo successivo sugli atti degli istituti, uffici e servizi centrali e periferici dell’Amministrazione penitenziaria. Art. 39. Assunzione di primi dirigenti. 1. Relativamente agli aumenti degli organici dei dirigenti di cui al comma 1 dell’articolo 34, la nomina a primo dirigente nel ruolo amministrativo ed in quello di servizio sociale del Ministero di grazia e giustizia Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria è attribuita, nella misura del 50 per cento, mediante scrutinio per merito comparativo, al personale del ruolo amministrativo e al personale del ruolo di servizio sociale della ex carriera direttiva che, alla data di entrata in vigore della presente legge, abbia maturato almeno 9 anni di effettivo servizio e rivesta la qualifica del IX livello funzionale. [Art. 40. Trattamento giuridico ed economico del personale dirigente e direttivo dell’Amministrazione penitenziaria. 1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, al personale dirigente e direttivo dell’Amministrazione penitenziaria è attribuito lo stesso trattamento giuridico spettante al personale dirigente e direttivo delle corrispondenti qualifiche della Polizia di Stato in base alla legge 1° aprile 1981, n. 121, ai relativi decreti legislativi ed alle altre norme in materia. Al medesimo personale spetta, altresì, il corrispondente trattamento economico della Polizia di Stato se non inferiore a quello attualmente goduto. 2. Con decreto del Presidente della Repubblica, da emanarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con i Ministri del tesoro, dell’interno e per la funzione pubblica, si provvederà ai fini dell’attuazione del comma 1, a stabilire la comparazione tra le qualifiche del personale dirigente e direttivo della Polizia di Stato e le qualifiche del personale dirigente e direttivo dell’Amministrazione penitenziaria.] ––––––––– Articolo abrogato dall’art. 41, comma 5 della L. 27 dicembre 1997, n. 449 recante «misure per la stabilizzazione della finanza pubblica». Art. 41. Ente di assistenza per il personale dell’Amministrazione penitenziaria. 1. Nei confronti del personale dell’Amministrazione penitenziaria, gli interventi di protezione sociale di cui al numero 3) dell’articolo 24 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, sono assicurati attraverso l’ente di assistenza di cui all’articolo 1

della legge 12 ottobre 1956, n. 1214, la cui denominazione è modificata in «Ente di assistenza per il personale dell’Amministrazione penitenziaria». 2. Al predetto ente viene conferita la personalità giuridica di diritto pubblico. Esso ha per scopo di provvedere: a) all’assistenza degli orfani del personale dell’Amministrazione penitenziaria; b) al conferimento di contributi scolastici e alla concessione di borse di studio ai figli del personale anzidetto; c) alla concessione di sussidi agli appartenenti al personale dell’Amministrazione penitenziaria, alle loro vedove, ai loro orfani ed eccezionalmente ad altri loro parenti superstiti, in caso di malattia, di indigenza o di altro particolare stato di necessità; d) alle sale convegno, agli spacci, agli stabilimenti balneari o montani, alle colonie estive, ai centri di riposo o sportivi e ad ogni altra iniziativa intesa a favorire l’elevazione spirituale e culturale, la sanità morale e fisica, nonché il benessere dei dipendenti e delle loro famiglie; e) alla concessione di premi al personale che si sia distinto in servizi di eccezionale importanza. 3. All’ente suddetto, con le modalità di cui all’articolo 2, secondo comma, della legge 12 ottobre 1956, n. 1214, sono devoluti gli aggi sulla vendita dei generi di monopolio e di valori bollati effettuata presso gli istituti penitenziari. 4. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con il Ministro del tesoro, sarà emanato il nuovo statuto dell’ente, che, stabilirà anche le disposizioni riguardanti il patrimonio, i mezzi finanziari e l’amministrazione dell’ente medesimo ed i relativi controlli. 5. Le gestioni, comunque esistenti presso le strutture periferiche, relative alle mense in comune non obbligatorie, alle sale convegno, agli spacci, ai soggiorni marini e montani, agli stabilimenti balneari ed alle rappresentative sportive e le gestioni esistenti presso l’amministrazione centrale alimentare con gli utili delle suddette attività, nonché degli aggi derivanti dalla vendita dei tabacchi e dei valori bollati, vengono estinte e le relative giacenze sono versate all’entrata del bilancio dello Stato e riassegnate all’Ente di assistenza per il personale dell’Amministrazione penitenziaria con le modalità di cui all’articolo 2, secondo comma, della legge 12 ottobre 1956, n. 1214. 6. Alle gestioni di cui al comma 5, operanti fino alla data di entrata in vigore della presente legge, si estendono gli effetti di cui al comma 2 dell’articolo 3 della legge 18 maggio 1989, n. 203. Art. 42. Abrogazione di norme. 1. Dalla data di pubblicazione della presente legge nella Gaz-

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zetta Ufficiale è abrogato l’articolo 49 del regolamento del Corpo degli agenti di custodia approvato con regio decreto 30 dicembre 1937, n. 2584, ed è altresì abrogata ogni altra norma che limiti o condizioni il diritto di contrarre matrimonio per il personale del disciolto Corpo degli agenti di custodia o che impedisca l’accesso al Corpo ai coniugati. 2. Dalla data di entrata in vigore della presente legge sono abrogati gli articoli 130 e 183 del regolamento del Corpo degli agenti di custodia approvato con regio decreto 30 dicembre 1937, n. 2584, e sono abrogate le norme di cui al regio decreto 28 giugno 1923, n. 1890, al regolamento approvato con regio decreto 30 luglio 1940, n. 2041,e dal decreto del Presidente della Repubblica 28 giugno 1955, n. 1538, che siano incompatibili con le disposizioni di cui alla presente legge. Sono, altresì, abrogate tutte le norme incompatibili con le disposizioni di cui alla presente legge. Art. 43. Disposizioni transitorie. 1. Nel primo anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, per lo svolgimento dei corsi per l’assunzione del personale del Corpo di polizia penitenziaria il Ministero di grazia e giustizia è autorizzato ad avvalersi, previ accordi con il Ministero della difesa, anche delle strutture e dei mezzi di altre forze armate dello Stato (1). 2. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, tutti gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria, che si trovino impiegati in compiti diversi da quelli di cui all’articolo 5, devono essere destinati a servizi di istituto o a compiti ad essi direttamente connessi. 3. Gli stanziamenti di bilancio previsti per l’esercizio finanziario in corso per il disciolto Corpo degli agenti di custodia sono destinati alle corrispondenti spese del Corpo di polizia penitenziaria. ––––––––– (1) Vedi, anche, l’art. 1, D.L. 29 gennaio 1992, n. 36. Art. 44. Copertura finanziaria. 1. All’onere derivante dall’applicazione della presente legge, valutato in lire 46.860 milioni per l’anno 1991, in lire 91.420 milioni per l’anno 1992 e in lire 91.420 milioni per l’anno 1993, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1991-1993, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno 1991 all’uopo utilizzando: a) quanto a lire 41.185 milioni per l’anno 1991, a lire 52.990 milioni per l’anno 1992 e a lire 91.420 milioni per l’anno 1993, l’accantonamento «Ordinamento del Corpo di polizia penitenziaria»; b) quanto a lire 5.675 milioni per l’anno 1991 e a lire 38.430 milioni per l’anno 1992, l’accanto-

namento «Affidamento al Corpo degli agenti di custodia dei servizi di traduzione e di piantonamento dei detenuti ed internati ». 2. Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. TABELLA A (1) (articoli 4, 14 e 29) Inquadramento della polizia penitenziaria . Equiparazione delle qualifiche con i gradi del corpo degli agenti di custodia e con le qualifiche del ruolo delle vigilatrici penitenziarie (Organici nel triennio 1993-1995) (Omissis) ––––––––– (1) Vedi, anche, l’art. 17, L. 16 ottobre 1991, n. 321, nonché l’art. 17, D.L. 8 giugno 1992, n. 306.

TABELLA B (1) (articoli 4 e 14) PARTE I Inquadramento della polizia penitenziaria Equiparazione delle qualifiche con i gradi del corpo degli agenti di custodia e con le qualifiche del ruolo delle vigilatrici penitenziarie (Organici nel triennio 1990-1992) (Omissis) ––––––––– (1) Vedi, anche, l’art. 17, L. 16 ottobre 1991, n. 321, nonché l’art. 17, D.L. 8 giugno 1992, n. 306.

segue TABELLA B PARTE II Tabella di equiparazione tra gli organici del personale di custodia Piano di assunzioni nel triennio 1990-1992 (Omissis)

TABELLA C (articolo 4) Piano di assunzioni 1993-1995

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(Omissis)


TABELLA D (articolo 13) Equiparazione tra le qualifiche del corpo di polizia penitenziaria e le corrispondenti qualifiche della polizia di Stato CORPO DI POLIZIA PENITENZIARIA

POLIZIA DI STATO

Ispettore superiore ............ Ispettore capo.................... Ispettore ............................ Vice ispettore .................... Sovrintendente capo ......... Sovrintendente .................. Vice sovrintendente .......... Assistente capo ................. Assistente.......................... Agente scelto .................... Agente...............................

Isp. sup. s.u.p.s. (1) Ispettore capo Ispettore Vice ispettore Sovrintendente capo Sovrintendente Vice sovrintendente Assistente capo Assistente Agente scelto Agente

––––––––– (1) Così modificata a seguito dell’entrata in vigore del D.lgs. 12 maggio 1995, nn. 197 e 200 di attestazione della legge 6 marzo 1992, n. 216. TABELLA E (1) (articolo 32) È stata ulteriormente sostituita dall’art. 1 del D.lgs. 146/2000 - si veda ora la tabella A di detto D.lgs. ––––––––– (1) Tabella così sostituita dalla tab. B allegata alla L. 16 ottobre 1991, n. 321. TABELLA F (1) (articolo 35) TABELLA G (articolo 35) Profili professionali aggiuntivi del personale del Ministero di grazia e giustizia Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, relative qualifiche funzionali e dotazioni organiche (Omissis) ––––––––– (1) Sostituisce il quadro C della tabella IV allegata al D.P.R. 30 giugno 1972, n. 748.

4. D.M. 9 luglio 1991. Gradualità, modalità e criteri per l’assunzione, da parte del Corpo di polizia penitenziaria, del servizio di piantonamento dei detenuti e degli internati ricoverati in luoghi esterni di cura (G.U. 28 settembre 1994, n. 227) Art. 1. 1. Il servizio di piantonamento di detenuti ed internati ricoverati in luoghi esterni di cura è assunto dal Corpo di polizia penitenziaria a decorrere dal 9 luglio 1991, secondo la gradualità, le modalità e i criteri di cui agli articoli seguenti. Art. 2. 1. Il servizio di piantonamento è assunto dal Corpo di polizia penitenziaria a decorrere dal 9 luglio 1991 negli istituti penitenziari ubicati nelle città di Torino, Novara, Aosta, Milano, Brescia, Trento, Bolzano, Venezia, Verona, Udine, Trieste, Genova, La Spezia, Bologna, Modena, Firenze, Livorno, Perugia, Terni, Ancona, Pesaro, Roma, Latina, L’Aquila, Pescara, Campobasso, Isernia, Napoli, Salerno, Bari, Taranto, Potenza, Matera, Reggio Calabria, Cosenza, Palermo, Catania, Cagliari e Sassari, e a decorrere dal 9 gennaio 1992, in tutti i rimanenti istituti penitenziari. Art. 3. 1. La traduzione dei detenuti e degli internati da ricoverare in luoghi esterni di cura e da ricondurre negli istituti penitenziari al termine del ricovero è affidata al Corpo di polizia penitenziaria relativamente agli istituti penitenziari e secondo le decorrenze di cui all’art. 2 (1). 2. La traduzione dei detenuti e degli internati da sottoporre a cure o accertamenti diagnostici ambulatoriali in luoghi esterni di cura e da ricondurre negli istituti penitenziari al termine delle stesse è affidata al Corpo di polizia penitenziaria a decorrere dal 9 luglio 1992 (1). ––––––––– (1) L’art. 1, D.M. 9 gennaio 1992 ha prorogato il termine del 9 gennaio 1992 di cui alla parte finale dell’art. 2 e al primo comma dell’art. 3 al 9 luglio 1992 ed ha confermato al 9 luglio 1992 il termine di cui al secondo comma dell’art. 3 del presente decreto. Art. 4. 1. Per particolari esigenze di sicurezza derivanti dal ricovero di detenuti e internati di particolare pericolosità, la vigilanza esterna del luogo di ricovero è effettuata dalle competenti forze di polizia. 2. La motivata richiesta di vigilanza è avanzata dalla direzione dell’istituto penitenziario alla competente Prefettura. Art. 5. 1. Fino all’entrata in vigore del regolamento di servizio di cui all’art. 29 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, l’assistenza alle detenute ed alle internate durante la traduzione delle stesse nelle circostanze di cui all’art. 3 è effettuata dal personale fem-

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minile del Corpo di polizia penitenziaria ai sensi dell’art. 1, primo comma, n. 4), del decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 1980, n. 750, e dell’art. 42 della legge 26 luglio 1975, n. 354. Art. 6. 1. Il Dipartimento della pubblica sicurezza e il Comando generale dell’Arma dei carabinieri su richiesta del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, forniranno il necessario ausilio tecnico-operativo per l’espletamento dei servizi di cui agli articoli 1 e 3. 2. In caso di esigenze operative attinenti alla sicurezza o alla necessità di soccorso segnalate dai provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria, dalle direzioni degli istituti penitenziari o dal personale del Corpo di polizia penitenziaria impegnato nei servizi di traduzione e di piantonamento, le questure, i commissariati o i posti di polizia dell’Amministrazione della pubblica sicurezza ovvero i comandi dell’Arma dei carabinieri interessati effettueranno tempestivamente gli opportuni interventi di sostegno. Art. 7. 1. Il Dipartimento della pubblica sicurezza e il Comando generale dell’Arma dei carabinieri trasferiranno al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria entro il 10 giugno 1991 tutti gli atti e documenti di loro competenza, compresi quelli relativi a convenzioni, accordi e intese in vigore, nonché i registri, i prospetti e gli stampati utili alla organizzazione e alla continuità immediata del servizio fino alla realizzazione della completa autonomia in materia del Corpo di polizia penitenziaria. Art. 8. 1. Per l’espletamento del servizio di cui agli articoli 1 e 3, comma 1, oltre agli automezzi dell’Amministrazione penitenziaria e a quelli in dotazione al Corpo di polizia penitenziaria, sono impiegati gli automezzi di cui all’art. 2 della legge 12 aprile 1984, n. 67, e successive modificazioni, messi a disposizione, mediante accordi tra il Comando generale dell’Arma dei carabinieri e il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, nel numero e nel tipo adeguati alle obiettive esigenze. 2. Gli automezzi di cui ai predetti accordi verranno immatricolati quali automezzi del Corpo di polizia penitenziaria e identificati dalla targa automobilistica «POLIZIA PENITENZIARIA». Art. 9. 1. Il coordinamento tecnico e operativo dei servizi di cui agli artt. 1 e 3 è affidato ai Provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria che potranno avvalersi della specifica collaborazione degli ufficiali del disciolto Corpo degli agenti di custodia. Art. 10. 1. I detenuti e gli internati ricoverati a qualsiasi titolo in luoghi esterni di cura sono soggetti alle norme del vigente ordinamento penitenziario, in quanto applicabili. Art. 11. 1. Il presente decreto sarà inviato alla Corte dei conti per la registrazione e sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

5. D.L. 29 gennaio 1992, n. 36, conv. in L. 29 febbraio 1992, n. 213. Provvedimenti urgenti per il Corpo di polizia penitenziaria e istituzione dell’Ufficio centrale per la giustizia minorile (G.U. 6 marzo 1992, n. 55). Art. 1. Assunzioni del personale del Corpo di polizia penitenziaria 1. Fino a quando non sarà avvenuta la totale copertura degli organici del Corpo di polizia penitenziaria, le assunzioni del personale del medesimo Corpo per l’accesso alla qualifica di agente danno luogo anche in eccedenza rispetto all’organico previsto per il ruolo degli agenti e degli assistenti di cui alle tabelle B, parte II, e C allegate alla legge 15 dicembre 1990, n. 395, e comunque non oltre il limite delle vacanze numeriche esistenti nel ruolo dei sovrintendenti e degli ispettori di cui alle predette tabelle. 2. Le eccedenze nel ruolo degli agenti e degli assistenti derivanti dall’applicazione del comma 1 sono riassorbite mediante le ordinarie procedure di avanzamento o per effetto delle assunzioni. 3. Fino alla determinazione delle modalità di assunzione mediante decreto legislativo ai sensi dell’articolo 4 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, per l’applicazione del disposto di cui al comma 1 continuano ad osservarsi le procedure di assunzione previste dal regolamento per il Corpo degli agenti di custodia, approvato con regio decreto 30 dicembre 1937, n. 2584, e dalla legge 18 febbraio 1963, n. 173. 4. La disposizione di cui al comma 1 dell’articolo 43 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, si applica sino al 31 dicembre 1993. Art. 2. Giustizia minorile. 1. Per l’esercizio delle funzioni in materia di minori del Ministero di grazia e giustizia e fino alla riforma dell’ordinamento dello stesso Ministero, l’Ufficio per la giustizia minorile è istituito in Ufficio centrale e svolge la propria attività in diretto collegamento con il Ministro di grazia e giustizia. Con decreto del Ministro di grazia e giustizia di concerto con i Ministri per la funzione pubblica del tesoro, sono determinate l’organizzazione e l’articolazione dell’Ufficio centrale per la giustizia minorile, salva la consistenza attuale degli organici del Ministero di grazia e giustizia. Art. 3. Entrata in vigore. 1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

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6. D.M. 31 gennaio 1992. Criteri e modalità di valutazione per la formazione delle graduatorie degli aspiranti ai trasferimenti di sede (Boll. Uff. 31 gennaio 1992, n. 2). Le graduatorie degli aspiranti ai trasferimenti tra i dipendenti dell’Amministrazione penitenziaria, compresi quelli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria, sono formate tenendo conto dei criteri e mobilità di valutazione appresso indicati: PARTE PRIMA

niuge e convivente, punti 3,00; genitori, fratelli e suoceri che non possono essere assistiti da altri familiari, punti 4,00. 5) Condizioni di salute: a) nei casi in cui le condizioni ambientali nella sede di servizio siano fattore di serio aggravamento delle infermità che riguardino il dipendente, i figli, il coniuge, o il convivente e i genitori, punti 3,00; b) nei casi in cui, in presenza di gravi alterazioni delle condizioni di salute, la sede di provenienza non offra adeguate possibilità di cura, punti 5,00. 6) Esigenze di studio: nei casi in cui la sede di servizio non offra la possibilità al dipendente, al coniuge o al convivente e ai figli conviventi di frequentare corsi diretti al conseguimento di un titolo di studio superiore a quello posseduto o all’accrescimento della propria specifica professionalità, punti 3,00.

CRITERI DI VALUTAZIONE 1) Anzianità di servizio. Per ogni anno di servizio prestato: a) nell’Amministrazione penitenziaria: per i primi dieci anni, punti 0,50; per gli ulteriori anni, punti 1,00; b) nelle altre Pubbliche Amministrazioni, punti 0,25. 2) Servizio prestato in sedi particolarmente disagiate. Per ogni anno di servizio prestato, punti 1,00. Si considerano sedi particolarmente disagiate: Asinara, Capraia, Favignana, Gorgona, Is. Arena Arbus, Isili, Mamone, Pianosa e Porto Azzurro. 3) L’anzianità nella sede di provenienza costituisce, a parità di punteggio, titolo di preferenza fra i dipendenti della stessa sede che aspirano al trasferimento ad un medesimo istituto, ufficio o servizio. 4) Condizioni di famiglia: a) per il ricongiungimento al coniuge o al convivente con prole riconosciuta, punti 2,50; b) per il ricongiungimento con i figli minori, compresi i figli legittimati o quelli naturali e legalmente riconosciuti e ai destinatari della legge 4 maggio 1983, n. 184: punti 2,50; b1) per ogni figlio in più oltre il primo: punti 1,00; c) per il ricongiungimento con i figli minori riconosciuti nel caso di celibi, nubili, vedovi, separati o divorziati e affidatari dei figli minori: punti 4,00; c1) per ogni figlio in più oltre il primo: punti 1,00; d) come per la lettera c) se i genitori non sono affidatari, punti 2,00; d1) per ogni figlio in più oltre il primo: punti 0,50; e) per il ricongiungimento ai familiari con gravi handicaps psicofisici o tossicodipendenti: figli, co-

PARTE SECONDA PROCEDURA 1) L’anzianità di servizio è computata tenendo conto anche del tempo trascorso in posizione non di ruolo oppure in congedo od in aspettativa obbligatoria per maternità o per richiamo alle armi o per motivi di salute relativi ad infermità riconosciute dipendenti da causa di servizio, nonché del tempo trascorso in aspettativa, cumulo e permessi sindacali. È equiparata ad anno la frazione di tempo superiore a mesi sei. 2) Nella valutazione del parametro di cui al n. 5, se il dipendente è portatore di handicaps il punteggio assegnato è aumentato del 50%. Per i dipendenti con tre anni di permanenza nelle sedi di Pianosa, Gorgona e Asinara è fatta riserva del 50% dei posti vacanti, alla data di scadenza del triennio, nelle sedi da loro richieste: tra tali dipendenti la graduatoria è formata secondo i criteri generali. Per i successivi trasferimenti il servizio prestato continuerà a valere come sede particolarmente disagiata. L’aliquota di punteggio attribuita per le sedi particolarmente disagiate, ricoperte precedentemente all’attuale, viene ridotta al 25% qualora abbia già dato adito all’attribuzione di un punteggio in occasione di precedente trasferimento a domanda. 3) Le condizioni di cui ai parametri da 4) a 6) devono essere provate e i documenti relativi trasmessi entro giorni venti dal termine di scadenza della presentazione della domanda, anche separatamente da essa. Le condizioni di cui ai parametri 4), lettera e) e 5) devono risultare da certificazioni rilasciate dai competenti presidi sanitari pubblici. Il grado di parentela di cui ai punti 4), 5) e 6) de-

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ve essere dimostrato con certificazione o con autocertificazione secondo le disposizioni di legge. 4) I posti vacanti vengono pubblicati almeno una volta l’anno sul Bollettino Ufficiale del Ministero di Grazia e Giustizia. Nei casi di urgenza attraverso interpelli inviati a tutte le sedi di servizio. Chi aspira ad uno di essi deve presentare domanda in carta libera nel termine di trenta giorni dalla data di arrivo del Bollettino Ufficiale nell’Ufficio, Istituto o Servizio di appartenenza. Il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria provvede a preannunciare, a mezzo di apposita circolare, da inviare anche alle organizzazioni sindacali presenti nella Commissione paritetica dei trasferimenti, la data di pubblicazione nel Bollettino Ufficiale. 5) È facoltà dei dipendenti di indicare, in domande separate, più posti. In tal caso le ulteriori domande possono essere corredate da fotocopie autenticate dei documenti originali allegati alla prima. L’autentica può essere richiesta anche al Dirigente l’Ufficio, Istituto o Servizio di appartenenza. 6) Non possono essere prese in considerazione le domande di trasferimento da parte di dipendenti in servizio in una sede da loro richiesta prima che abbiano ivi completato un periodo di due anni a partire dalla data di presa di possesso nella sede stessa, salvo che non sussistano le condizioni previste al n. 5). 7) È possibile ottenere scambi di sede tra dipendenti di identico profilo professionale o di identica qualifica che abbiano richiesto il trasferimento. L’esame delle domande relative è demandato alla Commissione di cui al comma quarto dell’art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica n. 266/1987. In caso di più richieste verrà effettuata comparazione in base ai criteri adottati per gli altri trasferimenti a domanda. 8) La sussistenza delle condizioni previste deve essere riferita al momento della pubblicazione del Bollettino Ufficiale o dell’interpello e deve risultare da elementi, circostanze e fatti obiettivi. 9) Sulla base della valutazione dei parametri di cui alla prima parte, la Commissione paritetica forma la graduatoria degli aspiranti. Detta graduatoria va portata a conoscenza del personale e delle Organizzazioni sindacali con apposita circolare mediante affissione obbligatoria all’albo, sollecitamente all’assegnazione dei posti secondo l’ordine di precedenza. Nel caso di parità di punteggio tra due o più aspiranti sarà osservata la precedenza di cui al comma sesto dell’art. 4 del predetto decreto del Presidente della Repubblica. 10) In mancanza di domande o nel caso che quelle prodotte non siano sufficienti a consentire il ripiano del personale negli uffici sottodimensionati, si procederà di ufficio, gradualmente, per eccezionali ed inderogabili esigenze di servizio, ai necessari trasferi-

menti del personale esuberante che, comunque, dovrà essere destinato ad uffici della stessa provincia o di province limitrofe o della stessa regione tenendo conto delle opzioni individuali. 11) Completata la graduatoria, i posti che risultassero vacanti saranno messi a concorso dall’Amministrazione, giusta le modalità di cui agli articoli 5, 6 e 7 del decreto del Presidente della Repubblica n. 266/1987. Nelle more della definizione dei concorsi suddetti, si provvederà in caso di effettiva urgenza mediante invio in missione di dipendenti che conserveranno la sede di servizio di cui sono titolari.

7. D.P.R. 19 febbraio 1992. Comparazione tra le qualifiche del personale dirigente e direttivo della polizia di Stato e le corrispondenti qualifiche dell’Amministrazione penitenziaria. Art. 1. Con effetto dalla data di entrata in vigore della legge 15 dicembre 1990, n. 395, la comparazione tra il personale della Polizia di Stato e quello dell’Amministrazione penitenziaria dei corrispondenti livelli dirigenziali e delle qualifiche funzionali per i profili professionali sottoindicati, ai fini dell’attuazione del comma 1 dell’art. 40 della suddetta legge, è così stabilita: Personale della Polizia di Stato: Dirigente Generale; Dirigente Superiore; Primo Dirigente; IX Vice Questore Aggiunto; VIII Commissario Capo; VII Commissario, Vice Commissario; Personale dell’Amministrazione Penitenziaria: Dirigente Generale; Dirigente Superiore; Primo Dirigente; IX n. 169A Direttore Coordinatore di Istituto penitenziario; n. 241A Direttore Coordinatore di Servizio Sociale; n. 226A Direttore Medico Coordinatore; VIII n. 169; Direttore di Istituto Penitenziario; n. 241 Direttore di Servizio Sociale; n. 226 Direttore Medico; VII n. 170; Collaboratore di Istituto Penitenziario; n. 227 Medico. Art. 2. Le Direzioni Provinciali del Tesoro corrisponderanno, con decorrenza dall’11 gennaio 1991, al personale dirigente e a quello delle qualifiche funzionali indicate nell’articolo precedente, il trattamento previsto per il personale dirigente e direttivo della Polizia di Stato, se non inferiore a quello goduto.

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8. D.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 443. Ordinamento del personale del Corpo di polizia penitenziaria, a norma dell’art. 14, comma 1, della legge 15 dicembre 1990, n. 395 (G.U. 20 novembre 1992, n. 274). TITOLO I ISTITUZIONE DEI RUOLI DEL PERSONALE DEL CORPO DI POLIZIA PENITENZIARIA CAPO I Art. 1. Istituzione dei ruoli e dotazioni organiche. 1. Sono istituiti i seguenti ruoli del personale del Corpo di polizia penitenziaria: a) ruolo degli agenti e degli assistenti; b) ruolo dei sovrintendenti; c) ruolo degli ispettori. 2. Salvo quanto specificato nel presente decreto, il personale appartenente ai predetti ruoli, nello svolgimento dei compiti istituzionali sanciti dalla legge 15 dicembre 1990, n. 395, svolge anche le attività accessorie necessarie al pieno assolvimento dei compiti di istituto, quali indicati dall’art. 5 della legge e dalla normativa vigente. 3. La dotazione organica dei ruoli del personale del Corpo di polizia penitenziaria è fissata nella tabella A allegata al presente decreto. Art. 2. Gerarchia. 1. La gerarchia fra gli appartenenti ai ruoli del personale del Corpo di polizia penitenziaria è determinata come segue: ispettori, sovrintendenti, assistenti ed agenti. 2. Nell’ambito dello stesso ruolo la gerarchia è determinata dalla qualifica e, nella stessa qualifica, dall’anzianità. 3. L’anzianità è determinata dalla data del decreto di nomina o di promozione; a parità di tale data, da quella del decreto di promozione o di nomina alla qualifica precedente e, a parità delle predette condizioni, dall’età, salvi, in ogni caso, i diritti risultanti dalle classificazioni ottenute negli esami di concorso, negli scrutini per merito comparativo e nelle graduatorie di merito. CAPO II Art. 3. Ruolo degli agenti e degli assistenti. 1. Il ruolo degli agenti e degli assistenti è articolato in quattro qualifiche, che assumono le seguenti denominazioni: a) agente;

b) agente scelto; c) assistente; d) assistente capo. Art. 4. Funzioni del personale appartenente al ruolo degli agenti e degli assistenti. 1. Al personale appartenente al ruolo degli agenti e degli assistenti è attribuita la qualità di agente di pubblica sicurezza e di agente di polizia giudiziaria. 2. Omissis (1). 3. Il personale delle qualifiche di assistente e di assistente capo, previo apposito corso di specializzazione, può svolgere, in relazione alla professionalità posseduta, compiti di addestramento del personale del Corpo di polizia penitenziaria. 4. Al personale della qualifica di assistente capo che abbia superato il corso di cui al comma 2 sono attribuite le mansioni indicate nel comma 3, con il margine di iniziativa e di discrezionalità inerente alla qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria. ––––––––– (1) Soppresso dall’art. 1 del D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200. CAPO III Art. 5. Nomina ad allievo agente di polizia. 1. L’assunzione degli agenti nel Corpo di polizia penitenziaria avviene mediante pubblico concorso, al quale possono partecipare i cittadini italiani in possesso dei seguenti requisiti: a) godimento dei diritti civili e politici; b) età non inferiore agli anni diciotto e non superiore agli anni ventotto; c) idoneità fisica, psichica ed attitudinale al servizio di polizia penitenziaria; d) diploma di istruzione secondaria di primo grado. 2. Non sono ammessi al concorso coloro che sono stati espulsi dalle forze armate, dai corpi militarmente organizzati o destituiti da pubblici uffici, che hanno riportato condanna a pena detentiva per delitto non colposo o sono stati sottoposti a misura di prevenzione. 3. I concorsi sono di preferenza banditi per l’assegnazione al servizio in determinate regioni. Ottenuta la nomina ad agente del Corpo di polizia penitenziaria, i vincitori dei concorsi sono destinati a prestare servizio nella regione eventualmente predeterminata per il tempo indicato nel bando di concorso; possono essere, comunque, impiegati in altre sedi per motivate esigenze di servizio di carattere provvisorio. 4. I vincitori dei concorsi sono nominati allievi agenti di polizia penitenziaria. 4 bis. Possono essere inoltre nominati allievi agenti, nell’ambito delle vacanze disponibili, ed ammessi a frequentare il primo corso di formazione utile, il co-

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niuge ed i figli superstiti, nonché i fratelli, qualora unici superstiti, degli appartenenti alle Forze di polizia deceduti o resi permanentemente invalidi al servizio, con invalidità non inferiore all’ottanta per cento della capacità lavorativa, in conseguenza delle azioni criminose di cui all’articolo 82, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, ed alle leggi ivi richiamate, i quali ne facciano richiesta, purché siano in possesso dei requisiti di cui al comma 1 e non si trovino nelle condizioni di cui al comma 2 (1). 5. Le modalità dei concorsi, la composizione e la nomina delle commissioni esaminatrici ed i criteri per l’accertamento della idoneità fisica e psichica, per la valutazione delle qualità attitudinali e del livello culturale dei candidati, per la documentazione richiesta a questi ultimi e per la determinazione di eventuali requisiti per l’ammissione al concorso, sono stabiliti al successivo titolo IV. 6. Il servizio prestato in ferma volontaria o in rafferma della forza armata di provenienza è utile, per la metà e per non oltre tre anni, ai fini dell’avanzamento nel Corpo di polizia penitenziaria. 7. In deroga a quanto previsto dal comma 5 dell’art. 6 della legge 24 dicembre 1986, n. 958, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al comma 4 dell’art. 1 della legge 7 giugno 1975, n. 198. Il servizio prestato nel Corpo di polizia penitenziaria dal personale assunto ai sensi della legge 7 giugno 1975, n. 198, è sostitutivo a tutti gli effetti del servizio militare di leva. Nei confronti del citato personale non si applica il disposto di cui al comma 1 dell’art. 2 della legge 7 giugno 1975, n. 198. Il predetto personale all’atto del collocamento in congedo, qualora ne faccia richiesta ed abbia prestato lodevole servizio, può essere trattenuto per un altro anno con la qualifica di agente ausiliario. Al termine del secondo anno di servizio, l’anzidetto personale, qualora ne faccia richiesta ed abbia prestato lodevole servizio, può essere immesso nel ruolo degli agenti del Corpo di polizia penitenziaria, previa frequenza del corso di cui al comma 2 dell’art. 6, durante il quale è sottoposto a selezione attitudinale per l’eventuale assegnazione a servizi che richiedono particolare qualificazione. 8. In ogni caso, il servizio già prestato dalla data dell’iniziale reclutamento è valido a tutti gli effetti, sia giuridici sia economici, qualora gli agenti ausiliari siano ammessi in ruolo. ––––––––– (1) Comma inserito dall’art. 1 bis - inserito dall’art. 1 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 76 - D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200. Art. 6. Corsi per la nomina ad agente di polizia penitenziaria. 1. Gli allievi agenti del Corpo di polizia penitenziaria frequentano presso le scuole un corso della durata di dodici mesi, diviso in due semestri. 2. Al termine del primo ciclo del corso gli allievi, che abbiano ottenuto giudizio globale di idoneità

sulla base dei risultati conseguiti nelle materie di insegnamento e nelle prove pratiche e siano stati riconosciuti idonei al servizio di polizia penitenziaria, sono nominati agenti in prova e vengono ammessi a frequentare il secondo semestre, durante il quale sono sottoposti a selezione attitudinale per la eventuale assegnazione a servizi che richiedano particolare qualificazione. 3. Gli agenti in prova che abbiano superato gli esami teorico-pratici di fine corso ed ottenuto conferma dell’idoneità al servizio di polizia penitenziaria sono nominati agenti di polizia penitenziaria. Essi prestano giuramento e sono immessi nel ruolo secondo la graduatoria finale. 4. Gli agenti in prova che non abbiano superato gli esami di fine corso, sempre che abbiano ottenuto giudizio di idoneità al servizio, sono ammessi a ripetere non più di una volta il secondo semestre. Al termine di questo ultimo sono ammessi nuovamente agli esami finali secondo le modalità determinate dalla commissione paritetica prevista dal comma 4 dell’art. 16 della legge 15 dicembre 1990, n. 395. Se l’esito è negativo sono dimessi dal corso. 5. Gli allievi e gli agenti in prova per tutta la durata del corso non possono essere impiegati in servizi di istituto, salvo i servizi funzionali all’attività di formazione. Art. 7. Dimissioni dai corsi per la nomina ad agente di polizia penitenziaria. 1. Sono dimessi dal corso: a) gli allievi che non superino il primo ciclo; b) gli allievi e gli agenti in prova che non siano riconosciuti idonei al servizio nel Corpo di polizia penitenziaria; c) gli allievi e gli agenti in prova che dichiarino di rinunciare al corso; d) gli allievi e gli allievi agenti in prova che siano stati per qualsiasi motivo, salvo che l’assenza sia determinata dall’adempimento di un dovere, assenti dal corso per più di sessanta giorni, anche non consecutivi, o di novanta giorni se l’assenza è stata determinata da infermità contratta durante il corso; in quest’ultimo caso l’allievo o l’agente in prova è ammesso a partecipare al primo corso successivo alla sua riacquistata idoneità fisico-psichica (1); e) gli agenti in prova di cui al comma 4 dell’art. 6. 2. Gli allievi e gli agenti in prova di sesso femminile, la cui assenza oltre sessanta giorni sia stata determinata da maternità, sono ammessi a partecipare al primo corso successivo ai periodi di assenza dal lavoro previsti dalle disposizioni sulla tutela delle lavoratrici madri. 3. Sono espulsi dal corso gli allievi e gli agenti in prova responsabili di mancanze punibili con sanzioni disciplinari più gravi della deplorazione. 4. I provvedimenti di dimissione e di espulsione dal corso sono adottati con decreto del direttore ge-

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nerale dell’Amministrazione penitenziaria, su proposta del direttore della scuola. 5. La dimissione dal corso comporta la cessazione di ogni rapporto con l’Amministrazione. ––––––––– (1) Lettera così sostituita dall’art. 1 bis - inserito dall’art. 1 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 76 - D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200. Art. 8. Addestramento e corsi di specializzazione per agenti di polizia penitenziaria. 1. Gli agenti di polizia penitenziaria compiono un periodo pratico della durata di sei mesi presso gli istituti penitenziari o servizi operativi, cui vengono assegnati tenuto conto dei risultati della selezione attitudinale effettuata durante il secondo semestre del corso di cui all’art. 6. 2. Al termine, gli agenti che, sulla base della predetta selezione e di un rapporto sulle qualità professionali redatto dal direttore dell’istituto o servizio presso cui è stato effettuato l’addestramento, debbono essere destinati alle specialità o ai servizi che richiedono particolare qualificazione, frequentano corsi di specializzazione della durata di tre mesi. 3. Gli agenti, durante il periodo in cui frequentano i corsi di specializzazione, non possono essere impiegati in attività diverse da quelle del servizio cui debbono essere destinati, se non per eccezionali esigenze di servizio e su disposizione del direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. Ove ciò comporti l’interruzione del corso per un periodo complessivo superiore ai trenta giorni, esso è prorogato per un periodo pari alla durata della interruzione. Art. 9. Promozione ad agente scelto. 1. La promozione ad agente scelto si consegue, a ruolo aperto, mediante scrutinio per merito assoluto al quale sono ammessi gli agenti che alla data dello scrutinio abbiano compiuto cinque anni di effettivo servizio, ivi compreso il periodo di frequenza del corso di cui all’art. 8. 2. Per il personale assunto ai sensi della legge 7 giugno 1975, n. 198, ai fini del comma 1, il servizio prestato dalla data dell’iniziale reclutamento è computato per intero. Art. 10. Nomina ad assistente. (1) 1. La qualifica di assistente si consegue a ruolo aperto mediante scrutinio per merito assoluto, dopo cinque anni di effettivo servizio nella qualifica di agente scelto. ––––––––– (1) Modificato dal D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200. Art. 11. Promozione ad Assistente capo (1). 1. La promozione alla qualifica di assistente capo si consegue a ruolo aperto mediante scrutinio per merito assoluto, al quale è ammesso il personale che, alla data dello scrutinio, abbia compiuto cinque anni di servizio nella qualifica di assistente. ––––––––– (1) Modificato dal D. Lgs. 12 maggio 1995, n. 200.

Art. 11 bis. Attribuzione di un ulteriore scatto aggiuntivo agli assistenti capo. Agli assistenti capo che abbiano maturato otto anni di effettivo servizio nella qualifica è attribuito uno scatto aggiuntivo qualora nel biennio precedente non abbiano riportato sanzioni disciplinari più gravi della deplorazione e nel triennio precedente non abbiano riportato un giudizio complessivo inferiore a «buono». 2. Per il personale sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’articolo 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni, ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione più grave della deplorazione, l’attribuzione dello scatto aggiuntivo avviene, anche con effetto retroattivo, dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 1 del presente articolo. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 3 gennaio 1957, n. 3. 3. In caso di accesso ai ruoli superiori, lo scatto aggiuntivo di cui al presente articolo è attribuito come assegno ad personam riassorbibile e non cumulabile con lo scatto gerarchico previsto nello stesso livello retributivo. (1) (2) ––––––––– (1) Articolo aggiunto dall’art. 2 D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200 a seguito delle modifiche a tale norma apportate dall’art. 2 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 76. (2) Articolo abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lg. 30 maggio 2003, n. 193. Art. 12. Corso di aggiornamento (1). ––––––––– (1) Soppresso dal D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200. Art. 13. Dimissione dal corso (1). ––––––––– (1) Soppresso dal D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200. CAPO IV Art. 14. Ruolo dei sovrintendenti. 1. Il ruolo dei sovrintendenti è articolato in tre qualifiche, che assumono le seguenti denominazioni: a) vice sovrintendente; b) sovrintendente; c) sovrintendente capo. Art. 15. Funzioni del personale appartenente al ruolo dei sovrintendenti. 1. Agli appartenenti al ruolo dei sovrintendenti sono attribuite le qualifiche di agente di pubblica sicurezza e di ufficiale di polizia giudiziaria. 2. Al predetto personale sono attribuite funzioni rientranti nello stesso ambito di quelle previste dall’art. 4, ma implicanti un maggior livello di responsabilità, nonché funzioni di coordinamento di unità

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operative a cui detto personale impartisce disposizioni delle quali controlla l’esecuzione e di cui risponde. 3. Il personale delle qualifiche di vice sovrintendente e di sovrintendente svolge mansioni esecutive, richiedenti una adeguata preparazione professionale e con il margine di iniziativa e di discrezionalità inerente alle qualifiche di agente di pubblica sicurezza e di ufficiale di polizia giudiziaria; al suddetto personale può essere, altresì, affidato il comando di più agenti in servizio operativo o di piccole unità operative; collabora con i propri superiori gerarchici e può sostituirli in caso di temporanea assenza o impedimento, o per esigenze di servizio. 4. Al personale della qualifica di sovrintendente capo sono attribuite mansioni richiedenti una particolare preparazione professionale e il comando di unità operative presso istituti penitenziari o presso sezioni di istituti penitenziari (1). 5. Il personale del ruolo dei sovrintendenti, previo apposito corso di specializzazione svolge, in relazione alla professionalità posseduta, anche compiti di addestramento del personale del Corpo di polizia penitenziaria. ––––––––– (1) Modificato dal D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200. Art. 16. Nomina a vice sovrintendente (1). 1. La nomina alla qualifica iniziale del ruolo dei sovrintendenti si consegue: a) nel limite del 40 per cento dei posti disponibili al 31 dicembre di ciascun anno, mediante concorso interno per esame scritto, consistente in risposte a questionario articolato su domande tendenti ad accertare il grado di preparazione culturale e professionale, e successivo corso di formazione professionale della durata non inferiore a tre mesi, riservato al personale appartenente al ruolo degli agenti ed assistenti che abbia compiuto almeno quattro anni di effettivo servizio e che non abbia riportato nell’ultimo biennio un giudizio complessivo inferiore a «buono» e sanzione disciplinare più grave della deplorazione. b) nel limite del restante 60 per cento dei posti disponibili al 31 dicembre di ciascun anno, mediante concorso interno per titoli e superamento di un successivo corso di formazione tecnico-professionale, di durata non inferiore a tre mesi, riservato agli assistenti capo che ricoprono, alla predetta data, una posizione in ruolo non inferiore a quella compresa entro il doppio dei posti riservati per tale concorso e che non abbiano riportato nell’ultimo biennio un giudizio complessivo inferiore a buono e sanzione disciplinare più grave della deplorazione. 2. Fermo restando quanto stabilito dall’articolo 16 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, le modalità di svolgimento dei concorsi di cui al comma 1 del presente articolo, la determinazione della prova d’esame e i titoli da ammettere a valutazione ove previsti, la

composizione delle commissioni esaminatrici, nonche’ i programmi e le modalità di svolgimento dei corsi e degli esami di fine corso sono fissati con decreto del Ministro della giustizia. 3. La nomina a vice sovrintendente è conferita con decreto del Ministro della giustizia secondo l’ordine della graduatoria risultante dagli esami di fine corso, con decorrenza giuridica dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello nel quale si sono verificate le vacanze e con decorrenza economica dal giorno successivo alla data di conclusione del corso medesimo. I vice sovrintendenti nominati in attuazione del comma 1, lettera a), seguono nel ruolo quelli nominati in attuazione del comma 1, lettera b). 4. I posti disponibili per i concorrenti di cui al comma 1, lettera a) rimasti scoperti sono portati in aumento all’aliquota disponibile per il personale di cui al comma 1, lettera b). ––––––––– (1) Articolo così sostituito dall’art. 3, co. 1, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200 per effetto delle modifiche a tale norma apportate dall’art. 3 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 76. Art. 17. Modalità del concorso e del corso di formazione (1). ––––––––– (1) Soppresso dal D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200. Art. 18. Dimissioni dal corso (1). 1. È dimesso dai corsi di cui all’art, 16 il personale che: a) dichiara di rinunciare al corso; b) non supera gli esami di fine corso; c) è stato per qualsiasi motivo, salvo che l’assenza sia determinata dall’adempimento di un dovere, assente dal corso per più di venti giorni, anche se non continuativi. Nell’ipotesi di assenza dovuta ad infermità contratta durante il corso ovvero ad infermità dipendente da causa di servizio, il personale è ammesso a partecipare di diritto al primo corso successivo al riconoscimento della sua idoneità psicofisica e sempre che nel periodo precedente a detto corso non abbia riportato sanzioni disciplinari più gravi della deplorazione (2). 2. Il personale di sesso femminile, la cui assenza oltre i limiti di cui al comma 1 è stata determinata da maternità, è ammesso a partecipare al primo corso successivo ai periodi di assenza dal lavoro previsti dalle disposizioni sulla tutela delle lavoratrici madri. 3. È espulso dal corso il personale responsabile di infrazioni punibili con sanzioni disciplinari più gravi della deplorazione. 4. I provvedimenti di dimissione e di espulsione dal corso sono adottati con decreto del direttore generale del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, su proposta del direttore della scuola. 5. Il personale ammesso a ripetere il corso per infermità contratta durante il corso ovvero per infermità dipendente da causa di servizio viene promos-

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so con la stessa decorrenza, ai soli effetti giuridici attribuita agli idonei del corso dal quale è stato dimesso e nella stessa graduatoria si colloca, nel posto che gli sarebbe spettato qualora avesse portato a compimento il predetto corso (2). ––––––––– (1) Articolo sostituito dall’art. 3, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200. (2) La lett. c) del primo comma ed il quinto comma sono stati così sostituiti per effetto delle modifiche apportate al citato art. 3 D.Lgs. 200/95 dall’art. 4, D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 76. Art. 19. Decorrenza della promozione (1). ––––––––– (1) Soppresso dal D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200. Art. 19 bis. Emolumento pensionabile. 1. Ai vice sovrintendenti che abbiano compiuto tre anni e sei mesi di effettivo servizio nella qualifica e che nel biennio precedente non abbiano riportato una sanzione più grave della deplorazione e non abbiano riportato un giudizio complessivo inferiore a «buono», è attribuito un emolumento pensionabile di lire 370.000 annue lorde, valido anche per la tredicesima mensilità e per l’indennità di buonuscita, riassorbibile con lo scatto gerarchico attribuito nello stesso livello retributivo ovvero all’atto dell’accesso al livello retributivo superiore. 2. Per il personale sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’articolo 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione più grave della deplorazione, l’attribuzione dello scatto aggiuntivo avviene, anche con effetto retroattivo, dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 1 del presente articolo. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 3 gennaio 1957, n. 3. (1) (2) ––––––––– (1) Articolo inserito dalla lett. e bis) del primo comma dell’art. 3 D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200, introdotta dall’art. 5, D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 76. (2) Articolo abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193. Art. 20. Promozione a sovrintendente (1). 1. La promozione alla qualifica di sovrintendente si consegue, a ruolo aperto, mediante scrutinio per merito assoluto al quale sono ammessi i vice sovrintendenti che alla data dello scrutinio stesso abbiano compiuto sette anni di effettivo servizio nella qualifica. ––––––––– (1) Modificato dal D. Lgs. 12 maggio 1995, n. 200.

Art. 21. Promozione a sovrintendente capo. 1. La promozione alla qualifica di sovrintendente capo si consegue a ruolo aperto mediante scrutinio per merito comparativo, al quale sono ammessi i sovrintendenti che abbiano compiuto sette anni di effettivo servizio nella qualifica. ––––––––– (1) Modificato dal D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200. Art. 21 bis. Attribuzione di uno scatto aggiuntivo ai sovrintendenti capo. 1. Ai sovrintendenti capo che abbiano maturato otto anni di effettivo servizio nella qualifica, è attribuito uno scatto aggiuntivo qualora nel biennio precedente non abbiano riportato sanzioni disciplinari più gravi della deplorazione e nel triennio precedente non abbiano riportato un giudizio complessivo inferiore a «buono». 2. Per il personale sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’articolo 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni ovvero sottoposto a procedimento disciplinare, per l’applicazione di una sanzione più grave della deplorazione, l’attribuzione dello scatto aggiuntivo avviene, anche con effetto retroattivo, dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 1 del presente articolo. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 3 gennaio 1957, n. 3. 3. In caso di accesso ai ruoli superiori, lo scatto aggiuntivo di cui al presente articolo è attribuito come assegno ad personam riassorbibile e non cumulabile con lo scatto gerarchico previsto per lo stesso livello retributivo. (1) (2) ––––––––– (1) Articolo inserito dall’art. 3, co. 1, lett. h), inserita dall’art. 6 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 76 D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200. (2) Articolo abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193. CAPO V Art. 22. Ruolo degli ispettori (1). 1. Il ruolo degli ispettori del Corpo di polizia penitenziaria è articolato in quattro qualifiche, che assumono le seguenti denominazioni: a) vice ispettore; b) ispettore; c) ispettore capo; d) ispettore superiore. ––––––––– (1) Modificato dal D. Lgs. 12 maggio 1995, n. 200. Art. 23. Funzioni del personale del ruolo degli ispettori. 1. Al personale del ruolo degli ispettori so no attribuite le qualifiche di agente di pubblica sicurezza e di ufficiale di polizia giudiziaria.

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2. Al predetto personale sono attribuite mansioni di concetto che richiedono adeguata preparazione professionale e conoscenza dei metodi e della organizzazione del trattamento penitenziario, nonché specifiche funzioni nell’ambito del servizio di sicurezza e nell’organizzazione dei servizi di istituto secondo le direttive e gli ordini impartiti dal direttore dell’istituto; sono altresì attribuite funzioni di direzione, di indirizzo e di coordinamento di unità operative e la responsabilità per le direttive e le istruzioni impartite nelle predette attività e per i risultati conseguiti; gli appartenenti al ruolo degli ispettori partecipano alle riunioni di gruppo di cui agli artt. 28 e 29 del regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 29 aprile 1976, n. 431; l’ispettore destinato a capo del personale del Corpo in servizio negli istituti e servizi penitenziari e nelle scuole è gerarchicamente e funzionalmente dipendente dal direttore dell’istituto, del servizio o della scuola, con il quale collabora nell’organizzazione dei servizi. Oltre ai predetti compiti, in caso di assenza o impedimento del direttore, qualora nell’organico dell’istituto non vi siano funzionari del profilo di direttore coordinatore di istituto penitenziario, di direttore di istituto penitenziario o di collaboratore di istituto penitenziario o non sia stato provveduto alla supplenza o reggenza dal provveditore regionale o dal dipartimento - Ufficio centrale del personale, gli ispettori superiori garantiscono l’ordine e la sicurezza dell’istituto, nonché il servizio di traduzione e di piantonamento dei detenuti ed internati per i ricoveri in luogo esterno di cura. Provvedono, inoltre, alla dimissione dei detenuti ed internati, nell’osservanza delle norme in materia, a seguito di ordine scritto delle competenti autorità giudiziarie ovvero per fine pena. 3. Nell’espletamento dei compiti di istituto gli appartenenti al ruolo degli ispettori sono diretti collaboratori dei direttori e dei dirigenti penitenziari. 4. Il personale del ruolo degli ispettori svolge, in relazione alla professionalità posseduta, compiti di formazione o di istruzione del personale del Corpo di polizia penitenziaria. ––––––––– Modificato dal D. Lgs. 12 maggio 1995, n. 200 Art. 24. Nomina nel ruolo di ispettore di polizia penitenziaria (1). 1. L’assunzione degli ispettori di polizia penitenziaria avviene mediante: a) concorso pubblico; b) concorso interno per titoli di servizio ed esami; 2. I concorsi di cui al comma i si svolgono con le modalità di cui alle lettere a) e b) dell’art. 28. 3. Al concorso di cui al comma 1, lettera a), del presente articolo possono partecipare i cittadini italiani in possesso dei seguenti requisiti: godimento dei diritti civili e politici; età compresa tra gli anni diciotto ed il limite mas-

simo stabilito dal regolamento adottato ai sensi dell’articolo 3, comma 6, della legge 15 maggio 1997, n. 127; idoneità fisica, psichica ed attitudinale al servizio di polizia penitenziaria; diploma d’istruzione secondaria superiore che consente l’iscrizione ai corsi per il conseguimento del diploma universitario (2). 4. A parità di merito l’appartenenza alla polizia penitenziaria costituisce titolo di preferenza, fermi restando gli altri titoli preferenziali previsti dalle norme vigenti. 5. Non sono ammessi al concorso coloro che sono stati espulsi dalle forze armate, dai corpi militarmente organizzati o destituiti da pubblici uffici, che hanno riportato condanne a pena detentiva per delitto non colposo o sono stati sottoposti a misure di prevenzione. 6. I vincitori di concorso, di cui al comma 1 lettere a) e b), sono nominati allievi vice ispettori. ––––––––– (1) Articolo sostituito dall’art. 4, D.Lgs. 12 maggio 1995 n. 200. (2) Comma così sostituito per effetto delle modifiche apportate all’art. 4 D.Lgs. 200/95 cit. dall’art. 7 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 76. Art. 25. Corsi per la nomina a vice ispettore di polizia penitenziaria. 1. Ottenuta la nomina, gli allievi vice ispettori di polizia penitenziaria frequentano, presso l’apposito istituto, un corso della durata di diciotto mesi, preordinato alla loro formazione tecnico professionale di agenti di pubblica sicurezza e ufficiali di polizia giudiziaria, alla conoscenza dei metodi e della organizzazione del trattamento penitenziario e dei servizi di sicurezza; durante il corso essi sono sottoposti a selezione attitudinale anche per l’accertamento della idoneità a servizi che richiedono particolare qualificazione. 2. Gli allievi vice ispettori, che abbiano ottenuto giudizio di idoneità al servizio di polizia penitenziaria quali ispettori e superato gli esami scritti e orali e le prove pratiche di fine corso, sono nominati vice ispettori in prova; essi prestano giuramento e sono immessi nel ruolo secondo la graduatoria finale. 3. Gli allievi vice ispettori durante i primi dodici mesi di corso non possono essere impiegati in servizio di istituto; nel periodo successivo possono esserlo esclusivamente a fine di addestramento per il servizio di ispettore e per un periodo complessivamente non superiore a due mesi. 4. I vice ispettori in prova sono assegnati, sulla base dei risultati della selezione attitudinale, al servizio di istituto, per compiere un periodo di prova della durata di sei mesi. Art. 26. Trattamento economico degli allievi e modalità dei concorsi. 1. Il trattamento economico degli allievi dei corsi di cui al presente titolo è de-

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terminato, in misura proporzionale alle retribuzioni delle qualifiche iniziali cui danno accesso i rispettivi corsi, con decreto del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con il Ministro del tesoro. 2. L’allievo ammesso a frequentare i corsi di cui al comma 1, appartenente ai ruoli del Corpo di polizia penitenziaria o degli altri Corpi di polizia, durante il periodo di frequenza del corso è posto in aspettativa con il trattamento economico più favorevole. 3. Le modalità dei concorsi, la composizione e la nomina delle commissioni esaminatrici ed i criteri per l’accertamento della idoneità fisica e psichica, per la valutazione delle qualità attitudinali e del livello culturale dei candidati, per la documentazione richiesta a questi ultimi, per la determinazione di eventuali requisiti per l’ammissione al concorso, sono stabiliti al successivo titolo IV. Art. 27. Dimissione dal corso per la nomina a vice ispettore di polizia penitenziaria. 1. Sono dimessi dal corso gli allievi ispettori che: a) non superano gli esami del corso o non sono dichiarati idonei al servizio di polizia penitenziaria; b) dichiarano di rinunciare al corso; c) sono stati per qualsiasi motivo, salvo che l’assenza sia determinata dall’adempimento di un dovere, assenti dal corso per più di novanta giorni, anche se non consecutivi, e di centoventi giorni se l’assenza è stata determinata da infermità contratta durante il corso o da infermità dipendente da causa di servizio qualora si tratti di personale proveniente da altri ruoli del Corpo di polizia penitenziaria, nel qual caso l’allievo è ammesso a partecipare al primo corso successivo al riconoscimento della sua idoneità (1). 2. Gli allievi ispettori di sesso femminile, la cui assenza oltre novanta giorni è stata determinata da maternità, sono ammessi a partecipare al primo corso successivo ai periodi di assenza dal lavoro previsti dalle disposizioni sulla tutela delle lavoratrici madri. 3. Sono espulsi dal corso gli allievi responsabili di infrazioni punibili con sanzioni disciplinari più gravi della deplorazione. 4. I provvedimenti di dimissione e di espulsione dal corso sono adottati con decreto del direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria, su proposta del direttore della scuola. 5. La dimissione dal corso comporta la cessazione di ogni rapporto con l’Amministrazione penitenziaria, salvo che non si tratti di personale proveniente dai ruoli del Corpo di polizia penitenziaria. ––––––––– (1) Lettera così sostituita dall’art. 4, co. 1, lett. c bis) D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200, inserita dall’art. 8 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 76. Art. 28. Nomina a vice ispettore (1). 1. La nomina a vice ispettore si consegue: a) nel limite del 50 per cento dei posti disponibili mediante concorso pubblico, comprendente una

prova scritta ed un colloquio secondo le modalità stabilite dall’articolo 16 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, e con l’osservanza delle disposizioni dell’articolo 26 della legge 1° febbraio 1989, n. 53 e dell’articolo 5 del decreto-legge 4 ottobre 1990, n. 276, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 1990, n. 359, con riserva di un sesto dei posti agli appartenenti ai ruoli del Corpo di polizia penitenziaria con almeno tre anni di anzianità di effettivo servizio alla data del bando che indice il concorso, in possesso dei prescritti requisiti ad eccezione del limite d’età. Se i posti riservati non vengono coperti la differenza va ad aumentare i posti spettanti all’altra categoria (2); b) nel limite del 50 per cento dei posti disponibili, mediante concorso interno per titoli di servizio ed esame, consistente in una prova scritta ed un colloquio, riservato al personale del Corpo di polizia penitenziaria che espleta funzioni di polizia in possesso alla data del bando che indice il concorso, di anzianità di servizio non inferiore a sette anni, del diploma di istruzione secondaria superiore che consente l’iscrizione ai corsi per il conseguimento del diploma universitario (2). 2. I vincitori del concorso di cui al comma 1, lettera b), devono frequentare un corso di formazione della durata di sei mesi. 3. Le modalità dei concorsi di cui al comma 1, la composizione delle commissioni esaminatrici, le materie oggetto dell’esame, le categorie di titoli da ammettere a valutazione, il punteggio massimo da attribuire a ciascuna categoria di titoli, le modalità di attuazione ed i programmi del corso sono stabiliti con decreto del Ministro di grazia e giustizia. 4. Il corso semestrale di cui al comma 2 può essere ripetuto una sola volta. Gli allievi che abbiano superato gli esami finali del corso conseguono l’idoneità per la nomina a vice ispettore. Gli allievi che non abbiano superato i predetti esami sono restituiti al servizio d’istituto e sono ammessi alla frequenza del corso successivo. 5. Sono dimessi dal corso gli allievi che per qualsiasi motivo superino i sessanta giorni di assenza. 6. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui all’art. 18. 7. Il personale appartenente ai ruoli della polizia penitenziaria che partecipa ai corsi di cui al comma 2, conserva la qualifica rivestita all’atto dell’ammissione. ––––––––– (1) Articolo sostituito dall’art. 4 D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200. (2) Lettera così sostituita per effetto delle modifiche apportate al citato art. 4 D.Lgs. 200/95 dall’art. 9 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 76. Art. 28 bis. Emolumento pensionabile. 1. Ai vice ispettori che abbiano compiuto un anno di effettivo servizio nella qualifica e che nel medesimo anno

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non abbiano riportato una sanzione più grave della deplorazione o non abbiano riportato un giudizio complessivo inferiore a «buono»,è attribuito un emolumento pensionabile di lire 500.000 annue lorde, valido anche per la tredicesima mensilità e per l’indennità di buonuscita, riassorbibile all’atto dell’accesso al livello retributivo superiore. 2. Per il personale sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’articolo 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione piu’ grave della deplorazione, l’attribuzione dello scatto aggiuntivo avviene, anche con effetto retroattivo, dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 1 del presente articolo. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 3 gennaio 1957, n. 3. (1) (2) ––––––––– (1) Articolo inserito dall’art. 4, co. 1, lett. d bis) D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200 per effetto delle modifiche a tale norma apportate dall’art. 10 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 76. (2) Articolo abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193. Art. 29. Promozione ad ispettore (1). 1. La promozione alla qualifica di ispettore si consegue a ruolo aperto mediante scrutinio per merito assoluto, al quale è ammesso il personale con la qualifica di vice ispettore che abbia compiuto almeno due anni di effettivo servizio, nella qualifica oltre il periodo di frequenza del corso di cui all’art. 28. ––––––––– (1) Modificato dal D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200. Art. 29 bis. Emolumento pensionabile. 1. Agli ispettori che abbiano compiuto tre anni e sei mesi di effettivo servizio nella qualifica e che nell’ultimo biennio non abbiano riportato una sanzione piu’ grave della deplorazione e non abbiano riportato un giudizio complessivo inferiore a «buono» è attribuito un emolumento pensionabile di lire 500.000 annue lorde, valido anche per la tredicesima mensilità e per l’indennità di buonuscita, riassorbibile all’atto dell’accesso al livello retributivo superiore. 2. Per il personale sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’articolo 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione più grave della deplorazione, l’attribuzione dello scatto aggiuntivo avviene, anche con effetto retroattivo, dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 1 del presente articolo. Si applicano le disposizioni contenute negli

articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 3 gennaio 1957, n. 3. (1) (2) ––––––––– (1) Articolo inserito dall’art. 4, co. 1, lett. e bis) D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200 per effetto delle modifiche a tale norma apportate dall’art. 11 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 76. (2) Articolo abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193. Art. 30. Promozione ad ispettore capo (1). 1. La promozione alla qualifica di ispettore capo si consegue, a ruolo aperto, mediante scrutinio per merito assoluto, al quale è ammesso il personale con la qualifica di ispettore, che abbia compiuto sette anni di effettivo servizio nella qualifica stessa. ––––––––– (1) Articolo così sostituito dall’art. 4, co. 1, lett. f) D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200 per effetto della sostituzione della predetta lett. f) operata dall’art. 12 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 76. Art. 30.1. Clausola di salvaguardia economica per gli ispettori capo. 1. Agli ispettori capo che abbiano maturato dieci anni di permanenza nella qualifica, esclusi i periodi di ritardo nella progressione in carriera derivanti dall’applicazione di una delle cause di esclusione dagli scrutini previste dall’ordinamento vigente, che abbiano riportato, nel triennio precedente, un giudizio complessivo non inferiore a «buono» e che non abbiano riportato, nel biennio precedente, una sanzione disciplinare più grave della deplorazione, è attribuito, con decorrenza dal giorno successivo alla maturazione del requisito temporale, il trattamento economico previsto per il personale della qualifica di ispettore superiore. Tale trattamento economico è riassorbito all’atto dell’accesso al livello retributivo superiore. 2. Per il personale sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’articolo 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione piu’ grave della deplorazione, l’attribuzione dello scatto aggiuntivo avviene, anche con effetto retroattivo, dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 1 del presente articolo. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 3 gennaio 1957, n. 3. (1) (2) ––––––––– (1) Articolo inserito dall’art. 4, co. 1, lett. f) D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200 per effetto delle modifiche a tale norma apportate dall’art. 13 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 76. (2) Articolo abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193.

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Art. 30 bis. Promozione alla qualifica di ispettore superiore (1). 1. L’accesso alla qualifica di ispettore superiore si consegue: a) nel limite del 50 per cento dei posti disponibili al 31 dicembre di ogni anno, mediante scrutinio per merito comparativo, al quale è ammesso il personale avente una anzianità di otto anni di effettivo servizio nella qualifica di ispettore capo; b) per il restante 50 per cento dei posti, mediante concorso annuale per titoli di servizio ed esame, riservato al personale che alla data del 31 dicembre di ciascun anno, riveste la qualifica di ispettore capo e sia in possesso del diploma d’istruzione secondaria superiore che consente l’iscrizione ai corsi per il conseguimento del diploma universitario (2). 2. La promozione decorre, a tutti gli effetti, dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello nel quale si sono verificate le vacanze. Il personale di cui al comma 1, lettera a), precede nel ruolo quello di cui alla lettera b). I posti non coperti mediante concorso sono portati in aumento all’aliquota prevista dalla lettera a). 3. Le modalità di svolgimento del concorso di cui al comma 1, lettera b), compresa la determinazione delle prove di esami e la composizione della commissione esaminatrice, sono fissate con decreto del Ministro di grazia e giustizia. ––––––––– (1) Inserito dall’art. 5 D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200. (2) Lettera così sostituita per effetto delle modifiche apportate al citato art. 5, D.Lgs. 200/95 dall’art. 14, D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 76. Art. 30 ter. Attribuzione di uno scatto aggiuntivo agli ispettori superiori. 1. Agli ispettori superiori che abbiano maturato sette anni di effettivo servizio nella qualifica è attribuito uno scatto aggiuntivo, qualora nel biennio precedente non abbiano riportato sanzioni disciplinari più gravi della deplorazione e nel triennio precedente abbiano riportato un giudizio complessivo non inferiore a «buono». 2. Per il personale sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’articolo 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione più grave della deplorazione, l’attribuzione dello scatto aggiuntivo avviene, anche con effetto retroattivo, dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 1 del presente articolo. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 3 gennaio 1957, n. 3. (1) (2) ––––––––– (1) Articolo inserito dall’art. 5, co. 1, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200 per effetto delle modifiche a tale norma apportate dall’art. 15 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 76.

(2) Articolo abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193. Art. 30 quater. Ispettore superiore «sostituto commissario» (1). 1. Gli ispettori superiori che abbiano maturato otto anni di effettivo servizio nella qualifica dalla data di attribuzione dello scatto aggiuntivo sono ammessi, a domanda, ad una selezione per titoli a conclusione della quale conseguono un ulteriore scatto aggiuntivo e, ferma restando la qualifica rivestita, assumono la denominazione di «sostituto commissario». (2) 2. È escluso dalla selezione di cui al comma 1 il personale che nel triennio precedente abbia riportato un giudizio complessivo inferiore a «ottimo» o che nel biennio precedente abbia riportato una sanzione disciplinare più grave della censura. 3. Per il personale sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’articolo 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione più grave della deplorazione, la selezione per l’attribuzione dello scatto aggiuntivo e per l’assunzione della denominazione di «sostituto commissario» di cui al comma 1, avviene, anche con effetto retroattivo, dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 2 del presente articolo. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 3 gennaio 1957, n. 3. 4. L’attribuzione dello scatto aggiuntivo e l’assunzione della denominazione di «sostituto commissario» decorrono, anche con effetto retroattivo rispetto alla data di conclusione della selezione, dal 1° gennaio di ogni anno. (3) 5. Le modalità di svolgimento della selezione di cui al comma 1, il numero degli ispettori superiori «sostituti commissario» da individuare annualmente, la composizione della commissione esaminatrice, i titoli valutabili, nonché i punteggi da attribuire a ciascuno di essi e la specificità delle mansioni da attribuire ai predetti ispettori superiori «sostituti commissario» sono stabiliti con decreto del Ministro della giustizia. ––––––––– (1) Articolo inserito dall’art. 5, co. 1, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200 per effetto delle modifiche a tale norma apportate dall’art. 15 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 76. (2) Per la sostituzione del comma 1, a decorrere dal 1° gennaio 2005, vedi l’art. 11, co. 6, D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193. (3) Comma abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2003, dall’art. 15, D.Lgs. 193/2003 cit. Art. 30 quinquies. Riassorbimento degli scatti aggiuntivi. 1. Gli scatti aggiuntivi di cui agli ar-

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ticoli 30 ter e 30 quater sono riassorbiti all’atto dell’accesso al livello retributivo superiore. (1) (2) ––––––––– (1) Articolo inserito dall’art. 5, co. 1, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200 per effetto delle modifiche a tale norma apportate dall’art. 15 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 76. (2) Articolo abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2003, dall’art. 15, D.Lgs. 30 maggio 2003, n, 193. Art. 31. Concorso per titoli di servizio ed esame colloquio. 1. Il concorso per titoli di servizio ed esame colloquio, di cui al comma 1, lettera b), dell’art. 30, è indetto annualmente con decreto del Ministro di grazia e giustizia, da pubblicarsi nel bollettino ufficiale del Ministero di grazia e giustizia. 2. Il bando deve contenere l’indicazione del numero dei posti, il termine di presentazione delle domande e le modalità di partecipazione. 3. Le modalità del concorso, l’individuazione delle categorie dei titoli di servizio da ammettere a valutazione, il punteggio massimo da attribuire a ciascuna categoria, le materie oggetto dell’esame colloquio e la composizione della commissione esaminatrice sono stabiliti con le procedure di cui al titolo IV. 4. Il personale che consegua la promozione alla qualifica di ispettore capo deve frequentare il corso di aggiornamento, presso una scuola dell’Amministrazione di cui all’art. 16 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, della durata di almeno trenta giorni, con modalità stabilite con decreto del direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. TITOLO II NORME PARTICOLARI DI STATO CAPO I Art. 32. Diritti e doveri. 1. I diritti e i doveri del personale del Corpo di polizia penitenziaria sono previsti e disciplinati dalla legge 15 dicembre 1990, n. 395, dal testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, e successive modificazioni, nonché dalle norme del presente decreto. Art. 33. Obbligo di residenza. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria deve risiedere nel comune ove ha sede l’ufficio cui è destinato. 2. Il capo dell’ufficio, per rilevanti ragioni, può autorizzare il dipendente che ne faccia richiesta a risiedere altrove, quando ciò sia conciliabile col pieno e regolare adempimento d’ogni altro suo dovere. 3. Dell’eventuale diniego è data comunicazione scritta all’interessato. Il provvedimento deve essere motivato.

Art. 34. Congedi. 1. I congedi del personale del Corpo di polizia penitenziaria sono disciplinati dagli artt. 36 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, e successive modificazioni. 2. Fino a quando non sarà determinata la disciplina sui congedi mediante gli accordi di cui al comma 14 dell’art. 19 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, il congedo ordinario per il personale con oltre 25 anni di servizio ha la durata di 45 giorni; il congedo ordinario per il personale con oltre 15 anni di servizio ha la durata di 35 giorni. Il diritto al congedo ordinario matura dalla data di nomina in prova. 3. Per il personale assunto ai sensi della legge 7 giugno 1975, n. 198, si applicano, nel primo anno di servizio, le disposizioni previste per i militari di leva. 4. La fruizione dei congedi degli allievi, che frequentano i corsi per la nomina ad agente in prova e vice ispettore in prova, è disciplinata dai regolamenti dei rispettivi istituti di istruzione. Art. 35. Incompatibilità. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria non può esercitare il commercio, l’industria né alcuna professione o mestiere o assumere impieghi pubblici o privati o accettare cariche in società costituite a fine di lucro, salvo i casi previsti da disposizioni speciali. 2. Il divieto di cui al comma 1 non si applica nei casi di società cooperative edilizie, ricreative, culturali e sportive, di servizio socio-sanitario, tra consumatori non costituenti comunque attività commerciali. Art. 36. Diffida. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria, che contravvenga al divieto previsto dall’art. 35 viene diffidato dal Ministro di grazia e giustizia, o dal direttore generale da lui delegato, a cessare dalla situazione di incompatibilità. 2. Decorsi quindici giorni dalla diffida, senza che la incompatibilità sia cessata, il personale stesso decade dall’impiego. 3. Il relativo provvedimento è adottato con decreto del Ministro di grazia e giustizia, sentito il consiglio di amministrazione. 4. La circostanza che il dipendente abbia ottemperato alla diffida di cui al comma 1 non preclude l’eventuale azione disciplinare. Art. 37. Aspettativa. 1. Il periodo di ricovero in luoghi di cura a seguito di ferite o lesioni riportate per causa di servizio non è computato ai fini del compimento del periodo massimo di aspettativa. Art. 38. Trasferimenti. 1. I trasferimenti di sede a domanda del personale del Corpo di polizia penitenziaria sono disposti sulla base di criteri stabiliti a seguito degli accordi di cui al comma 14 lettera f), dell’art. 19 della legge 15 dicembre 1990, n. 395.

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Art. 39. Comando presso altra amministrazione. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria può essere comandato a prestare servizio presso altri enti, ai sensi dell’art. 33 della legge 23 agosto 1988, n. 440, e del Capo III, titolo I, del decreto del Presidente della Repubblica 28 luglio 1989, n. 271. 2. Fermo restando quanto previsto dall’art. 5, comma 3, della legge 15 dicembre 1990, n. 395, il comando di cui al comma 1 è disposto, per tempo determinato e in via eccezionale, per riconosciute e particolari esigenze di servizio o quando sia richiesta una speciale competenza. 3. Al comando si provvede con decreto dei Ministri competenti, sentiti l’interessato ed il consiglio di amministrazione. 4. Salvo i casi previsti dal presente articolo, è vietata l’assegnazione, anche temporanea, di personale a reparti ed uffici diversi da quelli dell’Amministrazione penitenziaria. 5. Al personale comandato si applica, per quanto compatibile, la disposizione di cui all’art. 34 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1970, n. 1077, e successive modificazioni. Art. 40. Cause di cessazione dal servizio. 1. Le cause di cessazione dal servizio del personale del Corpo di polizia penitenziaria sono quelle previste dal testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, e successive modificazioni, nonché dal testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092. 2. I limiti di età per il collocamento a riposo sono quelli previsti dalla tabella B allegata al presente decreto. Art. 41. Richiamo in servizio. 1. Per speciali esigenze di servizio del Corpo di polizia penitenziaria e nei limiti delle vacanze di ciascun ruolo, il Ministro di grazia e giustizia può, sentiti gli interessati, richiamare coloro che abbiano prestato servizio nel ruolo degli agenti degli assistenti e dei sovrintendenti che non siano stati collocati a riposo oltre il cinquantottesimo anno di età. 2. Il richiamo in servizio è disposto con decreto del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con il Ministro del tesoro. 3. Il richiamo ha la durata di un anno e può essere prorogato di un anno qualora perdurino le esigenze di servizio e continui a sussistere la vacanza in organico. 4. Il Ministro di grazia e giustizia può disporre, con decreto motivato, il ricollocamento a riposo del personale richiamato anche prima della scadenza annuale. 5. Il personale di cui al presente articolo cessa, comunque, dalla posizione di richiamo al compimento del sessantesimo anno di età.

6. Nei confronti del personale richiamato continuano ad applicarsi le norme relative allo stato giuridico vigente per i ruoli di appartenenza. Art. 42. Riammissione in servizio. 1. La riammissione in servizio del personale del Corpo di polizia penitenziaria è disciplinata dall’art. 132 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. 2. Non può essere riammesso il personale dispensato dal servizio per infermità. CAPO II Art. 43. Norme relative agli scrutini. 1. Non è ammesso a scrutinio il personale di cui al presente decreto che nei tre anni precedenti lo scrutinio stesso abbia riportato sanzioni disciplinari più gravi della deplorazione. 2. Gli scrutini per merito assoluto, previsti dal presente decreto, sono disciplinati dall’art. 39 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1970, n. 1077. 3. Lo scrutinio per merito comparativo consiste nel giudizio sulla professionalità complessiva dell’impiegato emesso sulla base dei titoli risultanti dal fascicolo personale e dello stato matricolare, con particolare riferimento ai rapporti informativi e relativi giudizi complessivi. 4. Negli scrutini per merito comparativo si dovrà tener conto, altresì, degli incarichi e servizi svolti e della qualità delle funzioni, con particolare riferimento alla competenza professionale dimostrata ed al grado di responsabilità assunte, anche in relazione alla sede di servizio. 5. Salvo quanto diversamente previsto dal presente decreto, per gli scrutini si applicano le disposizioni previste dagli artt. 15 e 40 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1970, n. 1077. Art. 44. Rapporti informativi. 1. Per il personale del Corpo di polizia penitenziaria deve essere redatto, entro il mese di gennaio di ciascun anno, un rapporto informativo che si conclude con il giudizio complessivo «ottimo», «distinto», «buono», «mediocre» o «insufficiente». 2. Il giudizio complessivo deve essere motivato. 3. Al personale nei confronti del quale, nell’anno cui si riferisce il rapporto informativo, sia stata inflitta una sanzione disciplinare più grave della deplorazione, non può essere attribuito un giudizio complessivo superiore a «buono». 4. Con decreto del Ministro di grazia e giustizia saranno stabilite le modalità in base alle quali deve essere redatto il rapporto informativo, volto a delineare la personalità dell’appartenente al Corpo, tenendo conto dei seguenti parametri di giudizio, da preve-

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dere in tutto o in parte in relazione alle diverse funzioni attribuite al personale di ciascun ruolo ed alle relative responsabilità: a) competenza professionale; b) capacità di risoluzione; c) capacità organizzativa; d) qualità dell’attività svolta; e) altri elementi di giudizio. 5. Per ciascuno degli indicati parametri, dovranno essere previsti più elementi di giudizio, per ognuno dei quali sarà attribuito dall’organo competente alla compilazione del rapporto informativo, di cui agli artt. 45, 46, 47, 48 e 49, un punteggio variabile da un minimo di 1 ad un massimo di 3. 6. Il consiglio di amministrazione ogni triennio determina, mediante coefficienti numerici, i criteri di valutazione dei titoli, in relazione alle esigenze delle singole carriere. 7. Sulle questioni attinenti allo stato giuridico, alla progressione di carriera, alle assegnazioni, ai trasferimenti ed al rapporto di impiego deve essere fatto riferimento esclusivamente ai contenuti dei rapporti informativi. Art. 45. Giudizio complessivo (1). 1. L’organo competente ad esprimere il giudizio complessivo di cui agli artt. 46, 47, 48 e 49, può, con adeguata motivazione, variare in più o in meno, nei limiti indicati al comma 5 dell’art. 44, i punteggi relativi ai singoli elementi di giudizio. 2. Ha altresì facoltà di attribuire complessivamente due punti al personale che abbia riportato il punteggio massimo previsto per ciascun elemento. 3. L’appartenente al Corpo di polizia penitenziaria, prima di apporre la firma sul modulo con il quale gli è comunicato il giudizio complessivo, prende visione del rapporto informativo. 4. Entro trenta giorni dalla comunicazione può ricorrere alle commissioni per il personale del Corpo di polizia penitenziaria, di cui all’art. 50, con facoltà di inoltrare il ricorso in piego chiuso. ––––––––– (1) Modificato dal D.L. 13 settembre 1996, n. 479. Art. 46. Organi competenti alla compilazione del rapporto informativo per il personale in servizio presso il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. 1. Il rapporto informativo, per il personale in servizio presso il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, è compilato: a) per il personale dei ruoli degli ispettori e dei sovrintendenti o qualifiche equiparate, dal direttore della divisione da cui dipende. Il giudizio complessivo è espresso dal direttore della direzione o ufficio centrale presso il quale presta servizio; b) per il personale dei ruoli degli assistenti o degli agenti o qualifiche equiparate, dal funzionario dal quale direttamente dipendono. Il giudizio com-

plessivo è espresso dal direttore della divisione presso la quale il personale interessato presta servizio. Art. 46 bis. (1) Organi competenti alla compilazione del rapporto informativo per il personale del ruolo direttivo ordinario in servizio presso le articolazioni centrali del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. 1. Il rapporto informativo per il personale del ruolo direttivo ordinario in servizio presso il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, è compilato: a) per il personale con qualifica di commissario penitenziario e vice commissario penitenziario, dal dirigente dal quale dipendono. Il giudizio complessivo è espresso dal direttore dell’ufficio dal quale dipendono; b) per il personale con qualifica di commissario coordinatore penitenziario e commissario capo penitenziario, dal direttore dell’ufficio presso il quale prestano servizio. Il giudizio complessivo è espresso dal direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. ––––––––– (1) Inserito dal comma 2 dell’art. 16 D.Lgs. 21 maggio 2000, n. 146. Art. 47. Organi competenti alla compilazione del rapporto informativo per il personale in servizio presso i provveditorati regionali, i servizi e le scuole. 1. Il rapporto informativo, per il personale del Corpo di polizia penitenziaria in servizio presso i provveditorati regionali, i servizi e le scuole dell’Amministrazione penitenziaria, è compilato: a) per il personale dei ruoli degli ispettori e dei sovrintendenti, dal primo dirigente dal quale dipendono. Il giudizio complessivo è espresso dal provveditore regionale o dal direttore della scuola o del servizio; b) per il personale del ruolo degli assistenti e degli agenti, dal funzionario o dall’ispettore responsabile del reparto dal quale direttamente dipende. Il giudizio complessivo è espresso dal primo dirigente o, in assenza del primo dirigente, dal direttore della divisione dal quale il personale dipende. Art. 47 bis. (1) Organi competenti alla compilazione del rapporto informativo per il personale del ruolo direttivo ordinario in servizio presso i provveditorati regionali dell’amministrazione penitenziaria. 1. Il rapporto informativo, per il personale del ruolo direttivo ordinario in servizio presso i provveditorati dell’Amministrazione penitenziaria, è compilato: a) per il personale con qualifica di commissario penitenziario e vice commissario penitenziario, dal dirigente dal quale dipendono. Il giudizio complessivo è espresso dal provveditore regionale; b) per il personale con qualifica di commissario coordinatore penitenziario e commissario capo peni-

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tenziario dal provveditore regionale Il giudizio complessivo è espresso dal direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. 2. Il rapporto informativo per il personale in servizio presso le scuole dell’Amministrazione penitenziaria è compilato: a) per il personale con qualifica di commissario penitenziario e vice commissario penitenziario, dal dirigente da cui dipendono. Il giudizio complessivo è espresso dal direttore dell’ufficio centrale del personale; b) per il personale con qualifica di commissario coordinatore penitenziario e commissario capo penitenziario, dal direttore dell’ufficio centrale del personale. Il giudizio complessivo è espresso dal Direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. ––––––––– (1) Inserito dal comma 3 dell’art. 16 D.Lgs. 21 maggio 2000, n. 146. Art. 48.Organi competenti alla compilazione del rapporto informativo per il personale in servizio presso gli istituti penitenziari. 1. Il rapporto informativo, per il personale del Corpo di polizia penitenziaria, in servizio presso gli istituti penitenziari è compilato: a) per il personale dei ruoli degli ispettori e dei sovrintendenti, dal direttore dell’istituto. Il giudizio complessivo è espresso dal provveditore regionale; b) per il personale dei ruoli degli assistenti e degli agenti, dal funzionario o dall’ispettore o dal sovrintendente dal quale direttamente dipende; il giudizio complessivo è espresso dal direttore dell’istituto. Art. 48 bis. (1) Organi competenti alla compilazione del rapporto informativo per il personale direttivo ordinario in servizio presso gli istituti penitenziari. 1. Il rapporto informativo per il personale del ruolo direttivo ordinario in servizio presso gli istituti penitenziari è compilato: a) per il personale con qualifica di commissario penitenziario e vice commissario penitenziario, dal direttore dell’istituto. Il giudizio complessivo è espresso dal provveditore regionale; b) per il personale con qualifica di commissario coordinatore penitenziario e commissario capo penitenziario, dal provveditore regionale. Il giudizio complessivo è espresso dal direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. ––––––––– (1) Inserito dal comma 2 dell’art. 16 D.Lgs. 21 maggio 2000, n. 146. Art. 49. Rapporto informativo per il personale di comando o fuori ruolo. 1. Per il personale del Corpo di polizia penitenziaria nella posizione di comando o fuori ruolo, si applica l’art. 53 del testo unico approvato con D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, per quanto compatibile.

Art. 50. Commissioni per il personale del Corpo di polizia penitenziaria. 1. Sulle questioni concernenti lo stato giuridico e la progressione di carriera del personale di cui al presente decreto esprimono parere specifiche commissioni, rispettivamente per il personale del ruolo degli ispettori, per quello del ruolo dei sovrintendenti e per quello del ruolo degli assistenti e degli agenti, presiedute dal vice direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria, o da un dirigente generale da lui delegato, in servizio presso il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, e composte da quattro membri scelti fra i dirigenti in servizio presso lo stesso Dipartimento. 2. Delle predette commissioni fanno parte quattro rappresentanti sindacali del personale di cui al comma 14 dell’art. 19 della legge 15 dicembre 1990, n. 395. 3. Le funzioni di segretario delle commissioni sono svolte da funzionari dell’Amministrazione penitenziaria inquadrati nella nona qualifica funzionale. 4. La nomina dei componenti e dei segretari delle commissioni viene conferita con provvedimento del direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. 5. Le commissioni per il personale del Corpo di polizia penitenziaria deliberano sui ricorsi di cui al comma 4 dell’art. 45. Art. 51. Promozione per merito straordinario degli appartenenti al ruolo degli agenti e degli assistenti. 1. La promozione alla qualifica superiore può essere conferita anche per merito straordinario agli agenti, agli agenti scelti, agli assistenti, che nell’esercizio delle loro funzioni abbiano compiuto operazioni di servizio di particolare rilevanza, dando prova di eccezionale capacità e dimostrando di possedere qualità tali da dare sicuro affidamento di assolvere lodevolmente le funzioni della qualifica superiore, ovvero abbiano corso grave pericolo di vita per tutelare la sicurezza e l’incolumità pubblica, ovvero abbiano conseguito eccezionali riconoscimenti in attività attinenti ai loro compiti. Art. 52. Promozione per merito straordinario degli assistenti capo e degli appartenenti al ruolo dei sovrintendenti. 1. La promozione alla qualifica superiore può essere conferita anche per merito straordinario agli assistenti capo, ai vice sovrintendenti e ai sovrintendenti i quali, nell’esercizio delle loro funzioni, abbiano compiuto operazioni di servizio di particolare importanza, dando prova di eccezionale capacità, o abbiano corso grave pericolo di vita per tutelare la sicurezza e l’incolumità pubblica, dimostrando di possedere le qualità necessarie per bene adempiere le funzioni della qualifica superiore ovvero abbiano conseguito eccezionali riconoscimenti in attività attinenti ai loro compiti.

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2. Al personale con qualifica di sovrintendente capo, che si trovi nelle condizioni previste dal comma 1, sono attribuiti tre scatti di stipendio pari ciascuno al 2,50 per cento dello stipendio, da aggiungersi alla retribuzione individuale di anzianità. Art. 53. Promozione per merito straordinario degli appartenenti al ruolo degli ispettori. 1. La promozione alla qualifica superiore può essere conferita anche per merito straordinario ai vice ispettori e agli ispettori i quali, nell’esercizio delle loro funzioni, abbiano compiuto operazioni di servizio di particolare importanza, dando prova di eccezionale capacità, o abbiano corso grave pericolo di vita per tutelare la sicurezza e l’incolumità pubblica, dimostrando di possedere le qualità necessarie per bene adempiere le funzioni della qualifica superiore. 2. Al personale con qualifica di ispettore capo, che si trovi nelle condizioni previste dal comma 1, sono attribuiti tre scatti di stipendio pari ciascuno al 2,50 per cento dello stipendio, da aggiungersi alla retribuzione individuale di anzianità. Art. 54. Decorrenza delle promozioni per merito straordinario. 1. Le promozioni di cui al presente decreto decorrono dalla data del verificarsi del fatto e vengono conferite anche in soprannumero, riassorbibile con le vacanze ordinarie. 2. Le promozioni per merito straordinario possono essere conferite, con la decorrenza prevista dal comma 1, anche a coloro i quali siano deceduti nel corso dei fatti che hanno dato luogo alla proposta di promozione, o in seguito ad essi. 3. La proposta di promozione per merito straordinario è formulata, non oltre sei mesi dal verificarsi dei fatti, dal provveditore della regione in cui sono avvenuti, su rapporto del dirigente dell’istituto o del servizio. 4. Sulla proposta decide il Ministro di grazia e giustizia, previo parere delle commissioni di cui all’art. 51, secondo le rispettive competenze, salvo che per la proposta relativa all’assistente capo, sulla quale il parere viene espresso dalla commissione dei sovrintendenti. 5. Un’ulteriore promozione per merito straordinario non può essere conferita se non siano trascorsi almeno tre anni dalla precedente. In tal caso, qualora si verifichino le condizioni previste dai precedenti articoli, al personale interessato sono attribuiti tre scatti di stipendio pari ciascuno al 2,50 per cento dello stipendio, da aggiungersi alla retribuzione individuale di anzianità. CAPO III Art. 55. Richiamo in caso di mobilitazione. 1. Il personale appartenente ai ruoli della polizia penitenziaria, in caso di mobilitazione, rimane a disposizio-

ne dell’Amministrazione penitenziaria ed è indisponibile al richiamo alle armi nelle forze armate dello Stato. 2. Il personale appartenente al Corpo di polizia penitenziaria cessato dal servizio a domanda prima del compimento del limite di età previsto per il collocamento a riposo viene iscritto in apposito ruolo. 3. Il predetto personale rimane a disposizione del Corpo di polizia penitenziaria e si applicano nei suoi confronti per il richiamo in servizio le norme di cui all’art. 41. 4. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 si applicano al personale di cui alla legge 7 giugno 1975, n. 198, cessato dal servizio al termine del periodo di leva o al termine del primo anno di trattenimento in servizio. 5. Il personale destituito dal servizio viene posto a disposizione dei distretti militari competenti. Art. 56. Accertamenti medico-legali. 1. Nei confronti del personale del Corpo di polizia penitenziaria si applicano le norme concernenti gli accertamenti medico legali e le relative procedure previste per gli appartenenti al disciolto Corpo degli agenti di custodia. 2. Per la concessione dell’equo indennizzo al personale di cui al presente articolo, si applica l’art. 3 della legge 23 dicembre 1970, n. 1094. 3. Al personale del Corpo di polizia penitenziaria, ai soli fini dell’acquisizione del diritto al trattamento di pensione normale, si applica l’art. 52 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092. 4. Al personale del Corpo di polizia penitenziaria continuano ad applicarsi, ai soli fini dell’acquisizione del diritto al trattamento di pensione privilegiata, le norme previste per il personale delle forze armate e delle forze di polizia ad ordinamento militare. Art. 57. Tessera di riconoscimento. 1. Agli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria viene rilasciata dal direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria, o per sua delega dal direttore dell’ufficio centrale del personale, una speciale tessera di riconoscimento, le cui modalità e caratteristiche saranno stabilite dal regolamento di servizio. 2. Gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria in divisa o muniti della tessera di riconoscimento hanno diritto al libero percorso sulle linee tranviarie, metropolitane o automobilistiche urbane. Art. 58. Concessione per il trasporto sulle ferrovie dello Stato. 1. Agli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria si applica la concessione per il trasporto delle persone e dei bagagli sulle ferrovie dello Stato già previste per il personale della polizia di Stato.

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TITOLO III ORDINAMENTO DEL PERSONALE NEI RUOLI DEL CORPO DI POLIZIA PENITENZIARIA CAPO I Art. 59. Disposizioni generali. 1. Gli appartenenti ai ruoli dei sottufficiali, degli appuntati, delle guardie scelte e delle guardie del disciolto Corpo degli agenti di custodia ed al soppresso ruolo delle vigilatrici penitenziarie sono inquadrati nei ruoli del personale del Corpo di polizia penitenziaria secondo i criteri di cui al presente decreto. 2. Gli inquadramenti sono disposti con le modalità di cui all’art. 14, comma 1, lettera o), della legge 15 dicembre 1990, n. 395. 3. Ove non diversamente stabilito, gli inquadramenti hanno effetto giuridico ed economico dalla data di entrata in vigore della legge 15 dicembre 1990, n. 395. Art. 60. Riserva di posti nel ruolo degli ispettori a favore dei marescialli. 1. Il personale che alla data di entrata in vigore del presente decreto riveste uno dei gradi di maresciallo è inquadrato nel ruolo degli ispettori del Corpo di polizia penitenziaria, con le modalità di cui al presente decreto e nei seguenti limiti: a) quattro quinti dei posti disponibili nella qualifica di ispettore capo previsti dalla tabella A allegata alla legge 15 dicembre 1990, n. 395; b) tre quinti dei posti disponibili nella qualifica di ispettore; c) due quinti dei posti disponibili nella qualifica di vice ispettore. Art. 61. Inquadramento dei marescialli maggiori scelti e dei marescialli maggiori. 1. I marescialli maggiori scelti e i marescialli maggiori sono inquadrati, secondo l’ordine di ruolo, nella qualifica di ispettore capo, fino alla copertura dell’aliquota di posti fissata al comma 1, lettera a), dell’art. 60. 2. I marescialli maggiori scelti precedono nel ruolo i marescialli maggiori. 3. I marescialli maggiori, che non hanno trovato collocazione nella qualifica di ispettore capo, sono inquadrati in quella di ispettore fino alla copertura dell’aliquota di posti di cui al comma 1, lettera b) dell’art. 60 e, qualora non vi siano posti di ispettore, fino alla copertura dell’aliquota di posti di cui al comma 1, lettera c), dell’art. 60. 4. Il personale così inquadrato nelle qualifiche di ispettore e vice ispettore, che non abbia demeritato a giudizio della commissione di cui all’art. 50, consegue l’inquadramento nelle qualifiche superiori, progredendo fino a quella di ispettore capo, in relazione alle vacanze che si verificheranno

nel tempo nelle aliquote fissate dall’art. 60, comma 1, lettere a) e b). 5. Gli inquadramenti di cui al comma 4 sono disposti secondo l’ordine di ruolo e decorrono dalla data in cui si verificano le vacanze. Art. 62. Inquadramento delle vigilatrici penitenziarie capo nel ruolo degli ispettori. 1. Le appartenenti al ruolo delle vigilatrici penitenziarie capo che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, hanno maturato tredici anni di servizio sono inquadrate, secondo l’ordine di ruolo, nella qualifica di ispettore capo del ruolo degli ispettori del Corpo di polizia penitenziaria. 2. Sono inquadrate secondo l’ordine di ruolo, nella qualifica di ispettore, le appartenenti al ruolo delle vigilatrici penitenziarie capo che alla predetta data hanno maturato un’anzianità di servizio inferiore a tredici anni. 3. Detto personale precede nelle rispettive qualifiche coloro che vi accedono a seguito dell’espletamento dei concorsi di cui all’art. 24. Art. 63. Disponibilità di posti. 1. I posti disponibili nelle qualifiche di ispettore e vice ispettore sono attribuiti, nei limiti delle aliquote di cui all’art. 60. Art. 64. Inquadramento dei marescialli capi e ordinari. 1. I marescialli capi e ordinari che non hanno trovato collocazione nella qualifica di vice ispettore per mancanza di posti disponibili, sono inquadrati, anche in soprannumero, nella qualifica di sovrintendente capo. Il personale inquadrato nella qualifica di ispettore, di vice ispettore o di sovrintendente capo, che non abbia demeritato, a giudizio della commissione di cui all’art. 50, consegue l’inquadramento nelle qualifiche superiori o nel ruolo degli ispettori, progredendo in tale ruolo fino alla qualifica di ispettore capo, in relazione alle vacanze che si verificheranno nel tempo, nelle aliquote di posti fissate dall’art. 60, comma 1, lettere a), b) e c). Art. 65. Modalità dell’inquadramento. 1. Gli inquadramenti di cui all’art. 64 sono disposti secondo l’ordine di ruolo e decorrono dalla data in cui si verificano le vacanze. 2. I marescialli capi sono inquadrati secondo l’ordine di ruolo e con l’anzianità maturata dall’avanzamento al grado di maresciallo ordinario. Art. 66. Corso di aggiornamento. 1. I marescialli, dopo l’inquadramento nel ruolo degli ispettori a norma degli articoli precedenti, devono frequentare presso una scuola di formazione e aggiornamento, di cui all’art. 16 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, un corso di aggiornamento della durata di due mesi, secondo turni fissati con decreto del direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. 2. Le modalità di attuazione e i programmi del cor-

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so sono stabiliti con decreto del Ministro di grazia e giustizia. Art. 67. Promozione al ruolo degli ispettori dei marescialli collocati a riposo. 1. I marescialli capi e ordinari che non siano stati inquadrati nel ruolo degli ispettori conseguono, dal giorno precedente a quello della cessazione dal servizio per limiti di età, infermità o decesso, la promozione alla qualifica di vice ispettore, con il relativo trattamento economico, se più favorevole. Art. 68. Inquadramento nel ruolo dei sovrintendenti. 1. Il personale che, alla data di entrata in vigore della legge 15 dicembre 1990, n. 395, rivestiva il grado di brigadiere con almeno cinque anni di anzianità nel grado, è inquadrato secondo l’ordine di ruolo, anche in soprannumero, nella qualifica di sovrintendente capo del ruolo dei sovrintendenti del Corpo di polizia penitenziaria. 2. Il personale che rivestiva il grado di brigadiere con anzianità nel grado inferiore a cinque anni è inquadrato, secondo l’ordine di ruolo, nella qualifica di sovrintendente conservando l’anzianità nel grado che è utile ai fini della promozione alla qualifica superiore secondo i termini e le modalità di cui al comma 1. Detto personale precede nel ruolo il personale inquadrato ai sensi del comma 3. 3. Il personale che, alla data di entrata in vigore della legge 15 dicembre 1990, n. 395, rivestiva il grado di vicebrigadiere, è inquadrato, secondo l’ordine di ruolo, anche in soprannumero, nella qualifica di sovrintendente. 4. Detto personale precede nel ruolo il personale inquadrato ai sensi del comma 5. 5. Il personale che, alla data di entrata in vigore della legge 15 dicembre 1990, n. 395, rivestiva il grado di appuntato scelto e che abbia conseguito la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria o che sia risultato idoneo nei concorsi per il conferimento del grado di vicebrigadiere, è inquadrato, in soprannumero riassorbibile con la cessazione dal servizio del personale posto in tale posizione, nella qualifica di sovrintendente, secondo l’ordine cronologico dei singoli concorsi e, nell’ambito di ciascun concorso, secondo le graduatorie di merito. 6. Il personale proveniente dal soppresso ruolo delle vigilatrici penitenziarie, che, alla data di entrata in vigore della legge 15 dicembre 1990, n. 395, rivestiva la qualifica di vigilatrice penitenziaria superiore è inquadrato, secondo l’ordine di ruolo, con le seguenti modalità: a) nella qualifica di vice sovrintendente, le vigilatrici penitenziarie superiori con una anzianità nella qualifica inferiore a due anni; b) nella qualifica di sovrintendente, le vigilatrici penitenziarie superiori con una anzianità nella qualifica maggiore di due anni; c) nella qualifica di sovrintendente capo le vigilatrici penitenziarie superiori con una anzianità nella qualifica maggiore di cinque anni.

7. Il personale di cui al comma 6, lettere a) e b), conserva l’anzianità della qualifica che è utile ai fini della promozione alla qualifica superiore. Art. 69. Inquadramento nelle qualifiche degli assistenti. 1. Il personale che, alla data di entrata in vigore della legge 15 dicembre 1990, n. 395, rivestiva il grado di appuntato, è inquadrato nelle qualifiche degli assistenti del Corpo di polizia penitenziaria, secondo l’ordine di ruolo, con le seguenti modalità: a) nella qualifica di assistente capo, gli appuntati scelti secondo l’ordine di ruolo e conservando l’anzianità di grado; b) nella qualifica di assistente, gli appuntati. 2. Il personale proveniente dal soppresso ruolo delle vigilatrici penitenziarie che, alla data di entrata in vigore della legge 15 dicembre 1990, n. 395, aveva una anzianità di servizio maggiore di 15 anni è inquadrato nella qualifica di assistente capo secondo l’ordine di ruolo e conservando l’anzianità nella qualifica. Lo stesso personale con anzianità maggiore di dieci anni di servizio è inquadrato nella qualifica di assistente. 3. Il personale inquadrato nella qualifica di assistente conserva l’anzianità maturata nel grado di appuntato, o nella qualifica di vigilatrice penitenziaria, che è utile ai fini della promozione alla qualifica di assistente capo. Art. 70. Inquadramento nelle qualifiche degli agenti. 1. Il personale che, alla data di entrata in vigore della legge 15 dicembre 1990, n. 395, rivestiva la qualifica di guardia scelta, è inquadrato nella qualifica di agente scelto del ruolo degli agenti ed assistenti del Corpo di polizia penitenziaria, secondo l’anzianità nella qualifica o, a parità di anzianità, secondo l’ordine di ruolo. 2. Il personale proveniente dal soppresso ruolo delle vigilatrici penitenziarie che, alla data di entrata in vigore della legge 15 dicembre 1990, n. 395, aveva una anzianità di servizio maggiore di cinque anni è inquadrato nella qualifica di agente scelto, secondo l’anzianità nella qualifica o, a parità di anzianità, secondo l’ordine di ruolo. 3. Il personale di cui ai commi 1 e 2 conserva l’anzianità maturata nella qualifica di guardia scelta o nella qualifica di vigilatrice penitenziaria, che è utile ai fini della promozione alla qualifica di assistente del ruolo degli agenti ed assistenti del Corpo di polizia penitenziaria. 4. Il personale che rivestiva, alla data di entrata in vigore della legge 15 dicembre 1990, n. 395, il grado di guardia o la qualifica di vigilatrice penitenziaria, è inquadrato nella qualifica di agente, conservando l’anzianità di grado o della qualifica, che è utile ai fini della promozione alla qualifica di agente scelto. Art. 71. Limiti di età. 1. Il personale in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto è

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collocato a riposo d’ufficio al compimento del sessantesimo anno di età. 2. Il personale in servizio alla data di entrata in vigore della legge 15 dicembre 1990, n. 395, inquadrato nel ruolo speciale per mansioni d’ufficio conserva i limiti di età per il collocamento a riposo d’ufficio, previsti dal precedente ordinamento. Art. 72. Effetti dei concorsi e degli avanzamenti in corso. 1. Sono fatti salvi le procedure concorsuali e gli effetti dei concorsi in corso di espletamento o già espletati, alla data di entrata in vigore del presente decreto. I vincitori dei concorsi suddetti frequenteranno corsi di formazione e conseguiranno la nomina in ruolo secondo gli ordinamenti in forza dei quali sono stati banditi i concorsi stessi. 2. Sono fatti salvi le procedure e gli effetti relativi ai concorsi interni e agli scrutini di avanzamento dei sottufficiali, appuntati e guardie del disciolto Corpo degli agenti di custodia e del personale del soppresso ruolo delle vigilatrici penitenziarie, in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto; e nei confronti del predetto personale l’inquadramento avrà effetto dalla data del decreto di promozione o di nomina. 3. I sottufficiali partecipanti ai concorsi per esami o compresi nelle aliquote di scrutinio per l’avanzamento ai gradi di maresciallo maggiore, capo od ordinario, sono ammessi ai concorsi per l’inquadramento nel ruolo degli ispettori, prescindendo dal possesso del grado che avrebbe dato titolo alla partecipazione ai concorsi stessi. 4. Il suddetto personale, ove consegua l’avanzamento ai sensi del comma 2, è inquadrato secondo le modalità di cui agli artt. 65, 66 e 69 qualora superi i concorsi di cui agli artt. 67 e 68. 5. Il personale del disciolto Corpo degli agenti di custodia, che ha conseguito l’avanzamento al grado di vicebrigadiere, è ammesso allo scrutinio per merito assoluto, per la promozione alla qualifica di sovrintendente, conservando l’anzianità nel grado utile ai fini della promozione a tale qualifica. Art. 73. Trattamento pensionistico nella fase di transizione. 1. Al personale cessato dal servizio dopo la data di entrata in vigore della legge 15 dicembre 1990, n. 395, e prima della data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, si applicano, qualora più favorevoli ed ai soli fini pensionistici, l’inquadramento ed il relativo trattamento economico spettanti al personale in servizio avente la stessa qualifica. 2. Al personale che alla data di entrata in vigore della legge 15 dicembre 1990, n. 395, rivestiva il grado di maresciallo maggiore si applicano, ai soli fini pensionistici, l’inquadramento alla qualifica di ispettore capo ed il relativo trattamento economico. 3. Al personale proveniente dai ruoli del disciolto Corpo degli agenti di custodia continua ad applicar-

si l’art. 6 della legge 3 novembre 1963, n. 1543. 4. Il predetto art. 6 della legge 3 novembre 1963, n. 1543, si applica anche al personale proveniente dal soppresso ruolo delle vigilatrici penitenziarie. 5. Nei confronti del personale di cui al comma 4 si applica il comma 2 dell’art. 3 della legge 20 marzo 1984, n. 34, equiparando, agli effetti dell’aumento del quinto di servizio, l’indennità penitenziaria alla indennità pensionabile. 6. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria proveniente dal disciolto Corpo degli agenti di custodia, in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, ai fini del collocamento a riposo, può optare, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, per i limiti di età previsti dalle precedenti disposizioni. Art. 74. Norme relative alla guida di autoveicoli. 1. Le disposizioni dell’art. 138 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, si applicano anche al Corpo di polizia penitenziaria autorizzato a guidare veicoli dell’Amministrazione penitenziaria. 2. Le disposizioni dell’art. 32, commi primo e secondo, della legge 22 maggio 1975, n. 152, si applicano al personale del Corpo di polizia penitenziaria che sia sottoposto a procedimenti per fatti connessi alla conduzione di mezzi dell’Amministrazione penitenziaria nell’espletamento del servizio. Art. 75. Utilizzazione del personale invalido. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria, giudicato assolutamente inidoneo per motivi di salute, anche dipendenti da causa di servizio, all’assolvimento dei compiti d’istituto può, a domanda, essere trasferito nelle corrispondenti qualifiche di altri ruoli dell’Amministrazione penitenziaria o di altre amministrazioni dello Stato, sempreché l’infermità accertata ne consenta l’ulteriore impiego. 2. La domanda deve essere presentata al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria entro trenta giorni dalla notifica all’interessato del giudizio di inidoneità assoluta. 3. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria, che abbia riportato un’invalidità non dipendente da causa di servizio, la quale non comporti l’inidoneità assoluta ai compiti d’istituto, può essere, a domanda, trasferito nelle corrispondenti qualifiche di altri ruoli dell’Amministrazione penitenziaria, o di altre amministrazioni dello Stato, ovvero, per esigenze di servizio, d’ufficio nelle corrispondenti qualifiche di altri ruoli dell’Amministrazione penitenziaria, sempreché l’infermità accertata ne consenta l’ulteriore impiego. 4. La domanda deve essere presentata al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, entro sessanta giorni dalla notifica all’interessato del giudizio di inidoneità. 5. Salvo quanto disposto dal decreto del Presidente della Repubblica 25 ottobre 1981, n. 738, il per-

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sonale del Corpo di polizia penitenziaria, che abbia riportato un’invalidità, dipendente da causa di servizio, che non comporti l’inidoneità assoluta ai compiti d’istituto, può, a domanda, essere trasferito nelle corrispondenti qualifiche di altri ruoli dell’Amministrazione penitenziaria, sempreché l’infermità accertata ne consenta l’ulteriore impiego. 6. La domanda deve essere presentata al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria entro sessanta giorni dalla notifica all’interessato del giudizio di inidoneità. 7. Il suddetto personale può essere altresì utilizzato per l’espletamento delle attività assistenziali e previdenziali in favore del personale anche per le esigenze dell’Ente di assistenza per il personale dell’Amministrazione penitenziaria. 8. Il giudizio di inidoneità di cui al presente articolo compete alle commissioni mediche previste dagli artt. 165 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092. 9. Le dette commissioni devono, altresì, fornire indicazioni sull’ulteriore utilizzazione del personale, tenendo conto dell’infermità accertata. Art. 76. Modalità di trasferimento. 1. Il trasferimento, a domanda, del personale di cui ai commi 1, 3 e 5 dell’art. 75 nelle corrispondenti qualifiche di altri ruoli dell’Amministrazione penitenziaria, tenuto conto delle esigenze di servizio, è disposto con decreto del Ministro di grazia e giustizia, sentite le commissioni di cui all’art. 50 in relazione alla qualifica rivestita dall’interessato nonché la commissione consultiva di cui all’art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 25 ottobre 1981, n. 738. 2. Il trasferimento d’ufficio del personale di cui al comma 3 dell’art. 75 nelle corrispondenti qualifiche di altro ruolo dell’Amministrazione penitenziaria è disposto con decreto del Ministro di grazia e giustizia, sentite le commissioni di cui all’art. 50 in relazione alla qualifica rivestita dall’interessato, nonché la commissione consultiva di cui all’art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 25 ottobre 1981, n. 738. 3. Nel caso in cui l’interessato non assuma servizio senza giustificato motivo, dopo il trasferimento nell’altro ruolo, decade dall’impiego ai sensi dell’art. 127, primo comma, lettera c, testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. 4. La commissione consultiva di cui all’art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 25 ottobre 1981, n. 738, esprime il proprio parere sulla idoneità del personale di cui ai commi 1, 3 e 5 dell’art. 75 ad essere impiegato in altri ruoli dell’Amministrazione penitenziaria. 5. La commissione, ai fini della formulazione del suddetto parere, può avvalersi del centro di reclutamento previsto dall’art. 3 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, ed eventualmente della consu-

lenza di organismi civili e militari e di professionisti estranei all’amministrazione e tiene conto delle indicazioni fornite dalle commissioni mediche citate dal comma 8 dell’ari. 75 e dell’esito della prova teorica e pratica di cui al comma 2. 6. Il personale interessato ha diritto di farsi assistere, a proprie spese, da un medico di fiducia. 7. Il direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria, in relazione alla natura della prova cui va sottoposto il personale interessato, può chiamare a partecipare alle riunioni della commissione due funzionari appartenenti all’Amministrazione penitenziaria. 8. Il trasferimento del personale di cui ai commi 1, 3 e 5 dell’art. 75 nelle corrispondenti qualifiche dei ruoli di altre amministrazioni dello Stato è disposto con decreto del Ministro interessato, di concerto con il Ministro di grazia e giustizia, sentito il Consiglio di amministrazione dell’Amministrazione ricevente. 9. Quest’ultima può sottoporre il personale interessato a visita medica ed a prova teorica o pratica, secondo modalità da fissarsi con decreto del Ministro competente. 10. L’Amministrazione alla quale è stata inoltrata la istanza da parte del personale di cui all’art. 75 si dovrà pronunciare entro il termine di 150 giorni dalla data di ricevimento dell’istanza stessa. 11. Qualora nel termine sopraindicato l’Amministrazione non si sia pronunciata, l’istanza si intende accolta. 12. Nel periodo intercorrente, il personale è collocato in aspettativa con il trattamento economico goduto all’atto del giudizio di non idoneità. Art. 77. Dispensa dal servizio. 1. Qualora il personale di cui all’art. 75 sia ritenuto non idoneo all’assolvimento dei compiti propri degli altri ruoli dell’Amministrazione penitenziaria o di altre amministrazioni dello Stato, ovvero per esigenze di servizio non possa essere trasferito in altri ruoli dell’Amministrazione penitenziaria o di altre amministrazioni dello Stato, è dispensato dal servizio ai sensi degli artt. 129 e 130 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. Art. 78. Inquadramento del personale trasferito. 1. Il trasferimento in altri ruoli dell’Amministrazione penitenziaria, o di altre amministrazioni dello Stato del personale di cui all’art. 75 non comporta modifiche delle dotazioni dei ruoli di provenienza o di quelli di destinazione. 2. Il personale trasferito è inquadrato in soprannumero, riassorbibile con la cessazione dal servizio per qualsiasi causa del personale stesso, nella qualifica corrispondente a quella rivestita al momento del trasferimento, conservando la anzianità nella qualifica ricoperta, l’anzianità complessivamente maturata e la posizione economica acquisita.

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3. In corrispondenza dei posti occupati in soprannumero dal personale trasferito ai sensi del presente decreto, sono resi indisponibili nella qualifica iniziale del ruolo di provenienza i posti lasciati liberi da detto personale fino al riassorbimento del soprannumero. Art. 79. Rigetto delle istanze di trasferimento. 1. Il rigetto della domanda del personale di cui ai commi 3 e 5 dell’art. 75 ad essere trasferito alle corrispondenti qualifiche di altri ruoli dell’Amministrazione Penitenziaria o di altre amministrazioni dello Stato è disposto con decreto motivato del Ministro di grazia e giustizia o del Ministro interessato. Art. 80. Divieto di riammissione in servizio. 1. Il personale di cui ai commi 1, 3 e 5 dell’art. 75, trasferito ad altri ruoli dell’Amministrazione penitenziaria o ad altre amministrazioni dello Stato non può essere riammesso nel ruolo di provenienza. TITOLO IV ACCESSO AI RUOLI DEL PERSONALE DEL CORPO DI POLIZIA PENITENZIARIA CAPO I Art. 81. Assunzione di personale del Corpo di palizia penitenziaria. 1. L’accesso ai ruoli del personale del Corpo di polizia penitenziaria avviene mediante pubblico concorso per esami. 2. I concorsi per l’accesso ai ruoli del personale del Corpo di polizia penitenziaria sono banditi su base nazionale. 3. Per particolari esigenze e limitatamente all’accesso alle qualifiche iniziali dei ruoli degli agenti ed assistenti e degli ispettori, possono essere banditi concorsi per una o più regioni. 4. I concorsi di cui al presente articolo sono indetti con decreto del Ministro di grazia e giustizia, in relazione ai posti disponibili ai singoli ruoli. 5. I bandi di concorso sono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Art. 82. Bandi di concorso. 1. Il decreto ministeriale che indice il concorso per la immissione nei ruoli del Corpo di polizia penitenziaria deve indicare: a) il numero dei posti messi a concorso ed, eventualmente, la distribuzione degli stessi nelle diverse regioni; b) i requisiti richiesti per la partecipazione al concorso; c) i documenti prescritti; d) i termini per la presentazione delle domande di ammissione al concorso e dei documenti di cui alla precedente lettera c);

e) il programma ed il diario delle prove di esame; f) ogni altra prescrizione o notizia ritenuta utile. 2. La sede o le sedi nelle quali debbono aver luogo le prove scritte sono stabilite con lo stesso decreto che indice il concorso o con successiva comunicazione da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale nel giorno indicato nel bando di concorso; tale pubblicazione ha valore di notifica a tutti gli effetti. Art. 83. Domande di partecipazione al concorso. 1. Le domande di partecipazione al concorso devono essere presentate al provveditorato regionale della regione in cui il candidato ha la propria residenza, entro il termine previsto per ciascun concorso dagli artt. 99, 102 e 105. 2. Il termine suddetto decorre dalla data della pubblicazione del bando di concorso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. 3. Le domande si considerano prodotte in tempo utile anche se spedite al provveditorato regionale, a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, entro lo stesso termine di cui al comma 1. 4. A tal fine farà fede il timbro a data dell’ufficio postale accettante. 5. Gli aspiranti devono dichiarare nella domanda: a) il cognome ed il nome; b) la data e il luogo di nascita; c) il possesso della cittadinanza italiana; d) il comune ove sono iscritti nelle liste elettorali ovvero il motivo della non iscrizione o della cancellazione dalle liste medesime; e) l’immunità da condanne penali o eventualmente le condanne penali riportate ed i procedimenti penali pendenti a loro carico; f) il titolo di studio, con l’indicazione dell’Istituto che lo ha rilasciato, e della data in cui è stato conseguito; g) la lingua straniera nella quale intendono eventualmente sostenere la prova facoltativa; h) i servizi eventualmente prestati come dipendenti presso le pubbliche amministrazioni e le cause di risoluzione di precedenti rapporti di pubblico impiego. 6. L’Amministrazione procede d’ufficio ad accertare il requisito dell’idoneità fisica, psichica ed attitudinale al servizio nel Corpo di polizia penitenziaria, nonché le cause di risoluzione di precedenti rapporti di pubblico impiego. 7. Le domande devono inoltre, contenere la precisa indicazione del recapito al quale vanno fatte le comunicazioni relative al concorso e l’impegno a far conoscere le successive eventuali variazioni del recapito stesso. 8. I candidati che intendono concorrere ai posti di cui all’art. 85 devono farne richiesta nella domanda di ammissione al concorso, precisando gli estremi del titolo in base al quale concorrono a tali posti, ed indicando, altresì, la lingua italiana o tedesca nella quale intendono sostenere le previste prove di esame.

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9. La firma in calce alla domanda deve essere autenticata da un notaio o dal segretario comunale del luogo di residenza dell’aspirante o da un cancelliere o dal funzionario che riceve la domanda stessa, nel caso in cui venga presentata direttamente. 10. Per i dipendenti dello Stato è sufficiente, in luogo della prescritta autenticazione, il visto del capo dell’ufficio o del direttore dello stabilimento presso il quale prestano servizio; per i militari alle armi è sufficiente il visto del comandante della compagnia o unità equiparata. 11. L’Amministrazione penitenziaria non assume alcuna responsabilità per il caso di dispersione di comunicazioni, dipendente da inesatte od incomplete indicazioni di recapito da parte dell’aspirante o da mancata oppure tardiva comunicazione del cambiamento di recapito indicato nella domanda, né per eventuali disguidi postali o telegrafici non imputabili a colpa dell’Amministrazione. Art. 84. Possesso dei requisiti ed esclusione dal concorso. 1. I requisiti previsti dagli artt. 5 e 24 debbono essere posseduti alla data di scadenza del termine utile per la presentazione delle domande di partecipazione al concorso. 2. Qualora dalle dichiarazioni fatte dal candidato nella domanda di partecipazione al concorso risulti il difetto di uno o di più dei requisiti prescritti, è disposta l’esclusione dal concorso con decreto motivato del Ministro. Art. 85. Riserve di posti e preferenze. 1. Nei concorsi per l’accesso ai ruoli del personale del Corpo di polizia penitenziaria si applicano le disposizioni previste da leggi speciali concernenti le riserve di posti a favore di talune categorie di cittadini, subordinatamente comunque all’accertamento dei requisiti richiesti per i singoli concorsi. 2. Si applica altresì la normativa dettata dallo Statuto speciale per il Trentino Alto-Adige e dalle relative norme di attuazione per l’accesso ai ruoli locali del personale civile delle Amministrazioni dello Stato istituiti nella provincia di Bolzano. 3. Altre riserve di posti sono stabilite dai successivi articoli del presente decreto che disciplinano i singoli concorsi. 4. I posti riservati che non vengono ricoperti per mancanza di vincitori o idonei saranno conferiti agli altri candidati idonei. 5. A parità di merito si applicano le preferenze indicate nell’art. 5 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, nonché nelle altre disposizioni di legge in materia. Art. 86. Visite mediche. Accertamenti delle qualità attitudinali. Presentazione alle prove scritte. 1. I candidati, ai quali non sia stata comunicata l’esclusione dal concorso disposta ai sensi dell’art. 84,

sono invitati a sottoporsi nel luogo, giorno ed ora che saranno loro preventivamente comunicati, alla visita medica e all’accertamento delle qualità attitudinali, secondo le disposizioni contenute nel successivo Capo II. 2. I candidati giudicati idonei in sede di visite mediche e di accertamenti delle qualità attitudinali sono tenuti a presentarsi, muniti di un idoneo documento di riconoscimento, per sostenere le prove scritte, nella sede o nelle sedi e nei giorni ed ore indicati nel bando di concorso o nella successiva comunicazione. Art. 87. Commissioni esaminatrici e comitati di vigilanza. La Commissione esaminatrice del concorso per l’accesso al ruolo degli ispettori del Corpo di polizia penitenziaria è composta da un presidente scelto tra i funzionari con qualifica non inferiore a dirigente superiore in servizio presso il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e da altri quattro membri, uno dei quali professore d’istituto d’istruzione secondaria di 2° grado in una o più delle materie sulle quali vertono le prove di esame e tre funzionari con qualifica non inferiore alla VIII. 2. Svolge le funzioni di segretario un funzionario dell’Amministrazione penitenziaria con qualifica non inferiore alla VIII in servizio presso il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. 3. La Commissione esaminatrice dei concorsi per l’accesso al ruolo degli agenti ed assistenti del Corpo di polizia penitenziaria è composta da un presidente scelto tra i funzionari con qualifica non inferiore a dirigente superiore e da altri quattro funzionari con qualifica non inferiore alla VIII. 4. Svolge le funzioni di segretario un funzionario dell’Amministrazione penitenziaria con qualifica non inferiore alla VIII in servizio presso il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. 5. Le Commissioni esaminatrici possono essere integrate, qualora i candidati che abbiano sostenuto le prove scritte superino le 1000 unità, di un numero di componenti tale che permetta, unico restando il presidente, la suddivisione in sottocommissioni e di un segretario aggiunto. 6. Le Commissioni esaminatrici dei concorsi sono nominate con decreto del Ministro di grazia e giustizia. 7. Alle Commissioni stesse sono aggregati membri aggiunti per gli esami di lingue straniere. 8. Per supplire ad eventuali temporanee assenze, o impedimento di uno dei componenti o del segretario della Commissione o delle sottocommissioni, può essere prevista la nomina di uno o più componenti supplenti o di uno o più segretari supplenti, da effettuarsi con lo stesso decreto di costituzione della Commissione esaminatrice e delle sottocommissioni o con successivo provvedimento. 9. Alla nomina dei comitati di vigilanza, nei casi previsti dal setto e settimo comma dell’art. 3 del de-

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creto del Presidente della Repubblica 3 maggio 1957, n. 686, si provvede con ordinanza del direttore dell’ufficio centrale del personale del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. 10. Qualora vengano banditi concorsi a base regionale che riguardino più regioni, possono essere costituite una o più Commissioni esaminatrici. Art. 88. Cessazione dall’incarico di componente di Commissione esaminatrice. 1. Il presidente e i membri, il cui rapporto d’impiego venga a cessare durante l’espletamento dei lavori della Commissione, cessano dall’incarico, salvo conferma dell’Amministrazione. 2. Non possono essere confermati i componenti della Commissione il cui rapporto d’impiego sia cessato per motivi disciplinari o per dispensa dal servizio ai sensi dell’art. 129 del testo unico approvato con deeteto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. Art. 89. Adempimenti della Commissione. 1. La Commissione esaminatrice, salvo quanto stabilito dall’art. 92 per le prove scritte del concorso per l’assunzione degli allievi agenti, prepara tre temi per ciascuna prova scritta, se gli esami hanno luogo in un unica sede, ed un tema solo quando gli esami hanno luogo in più sedi. 2. I temi, appena formulati, sono chiusi in pieghi suggellati e firmati esternamente sui lembi di chiusura dai membri della Commissione e dal segretario. Tali pieghi sono conservati dal presidente della Commissione e dai presidenti dei comitati di vigilanza se le prove si svolgono in più sedi. 3. All’ora stabilita per ciascuna prova, che deve essere la stessa per tutte le sedi, il presidente della Commissione esaminatrice o del comitato di vigilanza, dopo che sia stata accertata l’identità personale dei concorrenti e sia stato constatato che i Concorrenti stessi siano stati collocati nell’aula degli esami in modo da non comunicare tra loro, fa constatare l’integrità della chiusura dei tre pieghi o del piego contenente i temi, e nel primo caso fa sorteggiare da uno dei candidati il tema da svolgere. Art. 90. Adempimenti dei concorrenti durante lo svolgimento deile prove scritte. 1. Durante le prove scritte non è permesso ai concorrenti di comunicare tra loro verbalmente o per iscritto, ovvero di mettersi in relazione con altri, salvo che con gli incaricati della vigilanza o con i membri della Commissione esaminatrice. 2. Gli elaborati debbono essere scritti, a pena di nullità, esclusivamente su carta portante il timbro d’ufficio e la firma di un membro della Commissione esaminatrice o del comitato di vigilanza. 3. È vietato ai concorrenti di portare seco carta da scrivere, appunti, libri od opuscoli di qualsiasi genere. 4. È loro consentito soltanto, durante lo svolgimento delle prove scritte, consultare i codici, le leg-

gi ed i decreti, il tutto senza note o richiami dottrinali o giurisprudenziali, nonché i dizionari linguistici, che siano stati preventivamente presentati dai concorrenti all’atto dell’ingresso nell’aula degli esami e verificati dalla Commissione esaminatrice o dal comitato di vigilanza. 5. Il concorrente che contravviene alle disposizioni dei due commi precedenti è escluso dal concorso. 6. La Commissione esaminatrice o il comitato di vigilanza curano l’osservanza delle predette disposizioni ed adottano i provvedimenti conseguenti. 7. A tal fine, almeno due dei rispettivi membri devono trovarsi nella sala degli esami. Art. 91. Adempimenti dei concorrenti e della Commissione al termine delle prove scritte. 1. Al candidato sono consegnate in ciascuno dei giorni di esame due buste non trasparenti di eguale colore: una grande ed una piccola contenente un cartoncino bianco. 2. Il candidato, dopo aver svolto la prova scritta, senza apporvi, con pena di nullità, sottoscrizione, né altro contrassegno, mette il foglio o i fogli nella busta grande. Scrive il proprio nome e cognome, la data ed il luogo di nascita sul cartoncino, e lo chiude nella busta piccola. Pone, quindi, anche la busta piccola nella grande che richiude e consegna al presidente della Commissione o del comitato di vigilanza o a chi ne fa le veci. Il presidente della Commissione o del comitato di vigilanza o chi ne fa le veci appone trasversalmente sulla busta, in modo che vi resti compreso il lembo della chiusura della restante parte della busta stessa, la propria firma e l’indicazione della data di consegna. 3. Al termine di ogni giorno tutte le buste vengono raccolte in pieghi che sono suggellati e firmati dal presidente, da almeno un membro della Commissione esaminatrice o del comitato di vigilanza e dal segretario. 4. I pieghi sono aperti dalla Commissione esaminatrice quando essa deve procedere all’esame dei lavori relativi a ciascuna prova di esame. 5. Il riconoscimento deve essere fatto a conclusione dell’esame e del giudizio di tutti gli elaborati dei concorrenti. 6. Quando le prove scritte hanno luogo in più sedi, i presidenti dei comitati di vigilanza cureranno la conservazione giornaliera e la successiva consegna degli elaborati alla Commissione esaminatrice. 7. Qualora siano previste due o più prove scritte, al termine di ogni giorno di esame viene assegnato alla busta contenente l’elaborato di ciascun concorrente lo stesso numero, da apporsi sulla linguetta staccabile, in modo da poter riunire, esclusivamente attraverso la numerazione, le buste appartenenti allo stesso candidato. Entro le ventiquattro ore successive alla conclusione dell’ultima prova di esame si procede alla riunione delle buste aventi lo stesso numero in una unica busta, dopo aver staccata la relativa linguetta

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numerata. Tale operazione viene effettuata dalla Commissione esaminatrice o dal comitato di vigilanza di almeno due componenti della Commissione stessa del luogo, nel giorno e nell’ora di cui è data comunicazione orale ai candidati presenti in aula all’ultima prova di esame con l’avvertimento che alcuni di essi, in numero superiore alle dieci unità, potranno assistere alle anzidette operazioni. Art. 92. Prova scritta del concorso per l’assunzione degli allievi agenti. 1. Alla prova scritta del concorso per l’assunzione degli allievi agenti del Corpo di polizia penitenziaria consistente in una serie di domande a risposta sintetica o scelta multipla si applicano, in quanto compatibili, le stesse disposizioni stabilite nel presente titolo per lo svolgimento delle prove scritte. 2. Qualora la prova di esame consista in una serie di domande a risposta a scelta multipla, i candidati possono essere ammessi a sostenere la prova per contingenti predeterminati in più sedi o in tempi diversi. 3. La Commissione esaminatrice individua le domande a risposta multipla, da sottoporre ai candidati, da una serie di domande preventivamente predisposte. 4. Ai fini delle predisposizioni delle domande a risposta a scelta multipla, tra le quali la Commissione esaminatrice può scegliere la serie da sottoporre ai candidati, l’Amministrazione è autorizzata ad avvalersi della consulenza di enti pubblici e privati specializzati nel settore. 5. La valutazione degli elaborati può essere effettuata anche a mezzo di strumentazioni automatiche ed utilizzando procedimenti di lettura ottica. Art. 93. Processo verbale delle operazioni di esame. 1. Di tutte le operazioni di esame e delle deliberazioni prese dalla Commissione esaminatrice, anche nel giudicare i singoli lavori, si redige giorno per giorno un processo verbale sottoscritto da tutti i commissari e dal segretario. 2. I comitati di vigilanza debbono pure redigere giornalmente il verbale delle operazioni da essi compiute, sottoscritto da tutti i membri e dal segretario e trasmesso alla Commissione esaminatrice. Art. 94. Svolgimento delle prove orali. 1. Le sedute dedicate alle prove orali sono pubbliche. 2. Al termine di ogni seduta la Commissione esaminatrice forma l’elenco dei candidati ascoltati con l’indicazione del voto da ciascuno riportato. 3. L’elenco sottoscritto dal segretario e dal presidente della Commissione sarà affisso nel medesimo giorno in apposito albo del Ministero di grazia e giustizia. Art. 95. Esclusione dal concorso per mancata presentazione. 1. Il candidato che non si presenti nel luogo, nel giorno e nell’ora stabiliti per l’accer-

tamento dell’idoneità fisica e psichica, per la valutazione delle qualità attitudinali e per le prove viene escluso dal concorso con decreto motivato del Ministro. Art. 96. Graduatoria del concorso. 1. Espletate le prove del concorso, la Commissione forma la graduatoria di merito con l’indicazione del punteggio conseguito da ciascun candidato. 2. Successivamente i candidati che abbiano superato le prove orali sono invitati a far pervenire al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria ufficio centrale del personale, entro il termine di venti giorni, decorrenti dal giorno in cui hanno ricevuto l’avviso in tal senso, i documenti necessari per dimostrare il possesso di eventuali titoli di preferenza. 3. Con decreto del Ministro di grazia e giustizia, riconosciuta la regolarità del procedimento, viene approvata la graduatoria di merito e sono dichiarati i vincitori e gli idonei del concorso, sotto condizione dell’accertamento dei requisiti per la ammissione all’impiego. 4. I documenti di cui al comma 2 che saranno presentati o perverranno dopo il termine ivi stabilito non saranno valutati anche se siano stati spediti per posta o con qualsiasi altro mezzo entro il termine medesimo. 5. Tali documenti devono essere conformi alle prescrizioni della legge sul bollo. Art. 97. Presentazione dei documenti. 1. I concorrenti dichiarati vincitori ed, eventualmente, secondo l’ordine di graduatoria, altri candidati idonei sono invitati a far pervenire, a pena di decadenza, al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria ufficio centrale del personale nel termine di venti giorni, decorrenti dal giorno successivo a quello in cui hanno ricevuto l’invito in tal senso, i seguenti documenti, che debbono essere, altresì, conformi alle prescrizioni della legge sul bollo: a) il diploma del titolo di studio o copia autenticata dello stesso, ovvero il certificato sostitutivo rilasciato dalla competente autorità scolastica; b) il certificato generale del casellario giudiziale; c) il certificato di cittadinanza italiana; d) il certificato di godimento dei diritti civili e politici; e) l’estratto dell’atto di nascita; f) gli altri documenti necessari per dimostrare il possesso dei requisiti prescritti. 2. I documenti indicati alle lettere b), c) e d) del comma 1 devono essere di data non anteriore a tre mesi dalla data di presentazione. 3. I certificati di cui alle lettere c) e d) del comma 1 devono attestare, altresì, che gli interessati godevano del possesso dei requisiti della cittadinanza italiana e dei diritti politici anche alla data di scadenza del termine utile per la presentazione delle domande di partecipazione al concorso.

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4. Il personale statale di ruolo deve presentare, nel termine di cui al comma 1, una copia integrale dello stato matricolare ed è esonerato dalla presentazione dei documenti indicati al comma 1, lettere b), c), d) ed e). 5. Ai candidati di sesso maschile viene, altresì, richiesto il documento relativo alla posizione nei confronti degli obblighi di leva, ai sensi e per gli effetti di cui alla legge 15 dicembre 1990, n. 395. 6. Non è ammesso il riferimento a documenti prodotti in altri concorsi, anche se indetti dal Ministero di grazia e giustizia. Art. 98. Nomina. 1. I vincitori del concorso ed, eventualmente, gli altri candidati idonei conseguono la nomina, che viene disposta con decreto del Ministro di grazia e giustizia applicando le riserve dei posti e le preferenze previste dalla legge. Art. 99. Pubblicazione del decreto di approvazione della graduatoria. 1. La graduatoria dei vincitori e quella degli idonei sono pubblicate nel Bollettino ufficiale del personale del Ministero di grazia e giustizia. 2. Di tale pubblicazione viene data notizia mediante avviso inserito nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. 3. Dalla data della pubblicazione del suddetto avviso decorre il termine per eventuali impugnative. Art. 100. Requisiti per l’ammissione al concorso per l’accesso al ruolo degli agenti ed assistenti del Corpo di polizia penitenziaria e riserve di posti. 1. Ai concorsi per l’accesso al ruolo degli agenti ed assistenti del Corpo di polizia penitenziaria possono partecipare coloro che siano in possesso dei requisiti generali di cui all’art. 5 del presente decreto. 2. Le domande di partecipazione ai concorsi devono essere presentate entro il termine di trenta giorni, che decorre dalla data di pubblicazione del bando nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. 3. I posti disponibili nei concorsi per l’accesso al ruolo degli agenti ed assistenti del Corpo di polizia penitenziaria possono, non oltre il limite del cinquanta per cento, essere riservati ai sottufficiali, graduati e militari di truppa volontari provenienti dall’Esercito, dalla Marina e dall’Aeronautica, in congedo o in servizio, che abbiano espletato almeno ventiquattro mesi di ferma o rafferma senza demerito, sempre che siano in possesso dei requisiti richiesti e conseguano il punteggio minimo prescritto. 4. I posti riservati di cui al comma 3 che non vengono ricoperti sono attribuiti ad altri concorrenti ai sensi delle vigenti disposizioni. Art. 101. Prove d’esame. 1. La prova di esame consiste in una serie di domande a risposta sintetica o a scelta multipla, vertenti su argomenti di cultura

generale e sulle materie previste dai vigenti programmi della scuola media dell’obbligo. 2. La prova d’esame non si intende superata se il candidato non ha riportato almeno la votazione di sei decimi. Art. 102. Nomina. 1. I vincitori del concorso sono nominati allievi agenti del Corpo di polizia penitenziaria e sono avviati agli istituti di istruzione per la frequenza del corso di formazione di cui all’art. 6. 2. Coloro che non si presentano senza giustificato motivo, presso l’istituto di assegnazione entro il termine loro indicato sono dichiarati decaduti dalla nomina. Art. 103. Requisiti per l’ammissione al concorso per l’accesso al ruolo degli ispettori; riserve di posti e relative prove di esame. 1. Ai concorsi per l’accesso al ruolo degli ispettori del Corpo di polizia penitenziaria possono partecipare coloro che siano in possesso dei requisiti generali di cui all’art. 24. 2. Le domande di partecipazione ai concorsi debbono essere presentate entro il termine di trenta giorni, che decorre dalla data di pubblicazione del bando nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana. 3. Gli appartenenti al ruolo degli agenti ed assistenti e dei sovrintendenti del Corpo di polizia penitenziaria che abbiano superato il trentesimo anno di età e non abbiano raggiunto il quarantesimo anno possono partecipare al concorso per non più di due volte purché siano in possesso degli altri requisiti. 4. Possono altresì partecipare al concorso, per non più di due volte, i sovrintendenti del Corpo di polizia penitenziaria, anche se non in possesso del titolo di studio e sempre che non abbiano superato il quarantesimo anno di età, che abbiano compiuto cinque anni di servizio, e non abbiano riportato nell’ultimo biennio, la deplorazione o una sanzione disciplinare più grave. 5. Ai candidati di cui al comma 4 è riservato un terzo dei posti messi a concorso. 6. Per l’ammissione al concorso i candidati di cui al comma 4 debbono sostenere una prova scritta consistente nello svolgimento di un tema di carattere pratico concernente i servizi di istituto ed i metodi del trattamento penitenziario, nonché una prova orale vertente su nozioni di diritto penale, limitatamente alla parte generale del codice penale, e di diritto processuale penale, limitatamente alle norme concernenti l’attività della polizia giudiziaria. 7. All’accertamento dell’idoneità di cui al comma 6 provvede apposita commissione, composta da un presidente scelto tra i funzionari con la qualifica di dirigente superiore, e da altri quattro membri scelti tra i funzionari con qualifica non inferiore alla VIII, in servizio presso il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria.

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8. Svolge le funzioni di segretario un funzionario dell’Amministrazione penitenziaria con qualifica funzionale non inferiore alla VII, in servizio presso il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. 9. Alla predetta commissione si applicano le disposizioni contenute nell’art. 88. 10. Sono ammessi alla prova orale i candidati che abbiano riportato una votazione non inferiore a sei decimi nella prova scritta. 11. La prova orale non si intende superata qualora il candidato non ottenga almeno la votazione di sei decimi. Art. 104. Prova di esame per l’assunzione di allievi ispettori. 1. Gli esami consistono in due prove scritte ed un colloquio e si effettuano in base al seguente programma: Prove scritte: a) elementi di diritto penale; b) elementi sull’ordinamento penitenziario. 2. Il colloquio verte, oltre che sulle materie oggetto delle prove scritte, anche su nozioni di diritto processuale penale, di diritto civile, nelle parti concernenti le persone, la famiglia, i diritti reali, le obbligazioni e la tutela dei diritti e di diritto costituzionale. 3. Al colloquio sono ammessi i candidati che abbiano riportato una media di almeno sette decimi nelle prove scritte e una votazione non inferiore a sei decimi in ciascuna di esse. 4. Il colloquio non si intende superato se il candidato non avrà riportato almeno la votazione di sei decimi. 5. I candidati possono, a domanda, integrare il colloquio con una prova facoltativa in una delle lingue straniere che sono indicate nei singoli bandi di concorso. 6. Ai candidati che superano la prova facoltativa è attribuito un punteggio fino ad un massimo di 0,50, che va aggiunto a quello ottenuto nel colloquio. 7. L’ammissione al colloquio con l’indicazione del voto riportato in ciascuna delle prove scritte è portata a conoscenza del candidato almeno venti giorni prima di quello in cui dovrà sostenere il colloquio stesso. 8. La votazione complessiva è data dalla somma della media dei voti riportati nelle prove scritte e del voto ottenuto nel colloquio. Art. 105. Nomina. 1. I vincitori del concorso sono nominati allievi vice ispettori nel ruolo degli ispettori del Corpo di polizia penitenziaria e sono inviati a frequentare il corso di cui all’art. 25. 2. Coloro che non si presentano, senza giustificato motivo, nella sede e nel termine loro assegnati per la frequenza del corso di cui al comma 1 sono dichiarati decaduti dalla nomina. CAPO II Art. 106. Commissioni per gli accertamenti psicofisici ed attitudinali. 1. I candidati ai concorsi

per allievo agente e allievo ispettore del Corpo di polizia penitenziaria, prima degli esami scritti previsti dai rispettivi bandi sono sottoposti a visita psicofisica ed a prove attitudinali. 2. Coloro che risultino idonei al servizio nel Corpo sono chiamati a sostenere le prove scritte. 3. Gli accertamenti psico-fisici sono effettuati da una commissione composta da un primo dirigente medico, che la presiede, e da quattro medici incaricati del servizio sanitario dell’Amministrazione penitenziaria ovvero individuabili secondo le modalità di cui al comma 2 dell’art. 121. 4. Superata la visita psico-fisica, i candidati sono sottoposti alle prove attitudinali da una commissione composta da un funzionario dirigente dell’Amministrazione penitenziaria che la presiede, da due funzionari di qualifica non inferiore alla VIII in possesso del titolo di selettore e da due psicologi o medici specializzati in psicologia, individuati ai sensi del secondo comma dell’art. 120 del decreto del Presidente della Repubblica 29 aprile 1976, n. 431 e successive modificazioni. 5. Qualora il numero dei candidati superi il numero delle mille unità, le commissioni di cui al presente articolo possono essere integrate di un numero di componenti tali da permettere, unico restando il presidente, la suddivisione in sottocommissioni. 6. Le funzioni di segretario delle predette commissioni sono svolte da un funzionario dell’Amministrazione penitenziaria con qualifica non inferiore alla VIII. Art. 107. Accertamento dei requisiti psico-fisici. 1. Ai fini dell’accertamento dei requisiti psico-fisici il candidato è sottoposto ad esame clinico generale ed a prove strumentali e di laboratorio. 2. Per gli accertamenti psico-fisici di natura specialistica e le prove strumentali e di laboratorio il Ministero di grazia e giustizia è autorizzato ad avvalersi di personale qualificato, mediante contratto di diritto privato corrispondendo ad esso la retribuzione che sarà stabilita con decreto del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con il Ministro del tesoro, e che non può superare la retribuzione spettante al personale di pari grado dell’Amministrazione statale. 3. Avverso il giudizio di non idoneità, il candidato può proporre ricorso, nel termine di trenta giorni dalla data della notifica. 4. Il nuovo accertamento è effettuato da una commissione medica di seconda istanza presieduta da un dirigente medico superiore e da due dirigenti medici. 5. Il giudizio di idoneità o di non idoneità espresso dalla commissione medica di seconda istanza è definito e comporta, in caso di non idoneità, l’esclusione dal concorso che viene disposta con decreto motivato dal Ministro di grazia e giustizia.

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Art. 108. Accertamento dei requisiti attitudinali. 1. Ai fini dell’accertamento del possesso dei requisiti attitudinali, al candidato è proposta, dalla commissione dei selettori, una serie di domande a risposta sintetica o a scelta multipla, collettive ed individuali, integrata da un colloquio. 2. Le domande a risposta sintetica o a scelta multipla sono predisposte avuto riguardo alle funzioni ed ai compiti propri dei ruoli e delle qualifiche cui il candidato stesso aspira e sono approvati, di volta in volta, con decreto del Ministro di grazia e giustizia, su proposta del direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. 3. Avverso al giudizio di non idoneità, il candidato può proporre il ricorso, nel termine di trenta giorni dalla data della notifica. 4. Il nuovo accertamento è effettuato da una commissione medica di seconda istanza presieduta da un dirigente medico superiore e da due primi dirigenti. 5. Il giudizio di idoneità o di non idoneità, riportato in sede di accertamento delle qualità attitudinali dalla commissione di seconda istanza, è definito e comporta, in caso di non idoneità, l’esclusione dal concorso che viene disposta con decreto motivato del Ministro di grazia e giustizia. 6. Le domande a risposta sintetica o a scelta multipla di cui al comma 2 sono aggiornate sulla base di contatti e relazioni con istituti specializzati pubblici universitari, per seguire i progressi della psicologia applicata, in campo nazionale ed internazionale. CAPO III Art. 109. Concorso interno per l’accesso al ruolo dei sovrintendenti. Requisiti per l’ammissione. 1. Il concorso per l’accesso al corso di formazione tecnico-professionale per la nomina alla qualifica di vice sovrintendente del ruolo di sovrintendenti del Corpo di polizia penitenziaria, è indetto con decreto del Ministro di grazia e giustizia da pubblicare nel Bollettino ufficiale del personale. 2. Sono esclusi dall’ammissione coloro che nel biennio precedente la data del decreto abbiano riportato un giudizio complessivo inferiore a «buono» o che nel triennio precedente abbiano riportato sanzioni disciplinari più gravi della deplorazione. 3. L’esclusione dal concorso, per difetto dei requisiti di cui all’art. 16 è disposta con decreto del Ministro di grazia e giustizia. Art. 110. Domanda di partecipazione al concorso. 1. Le domande di partecipazione al concorso, redatte su carta libera, dirette al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria ufficio centrale del personale, devono essere presentate agli uffici di appartenenza entro il termine di trenta giorni a decorrere dalla data di pubblicazione del decreto che indice il concorso.

Art. 111. Prove di esame. 1. L’esame consiste in una prova scritta ed un colloquio. 2. La prova scritta concerne la trattazione di un argomento attinente ai servizi penitenziari. 3. La prova scritta si intende superata se il candidato ha riportato una votazione di almeno sei decimi. 4.Il colloquio verte sui seguenti argomenti: a) elementi di diritto penale e di procedura penale; b) legislazione in materia penitenziaria; c) ordinamento dell’Amministrazione penitenziaria. 5. Il colloquio si intende superato se il candidato ha riportato una votazione di almeno sei decimi. Art. 112. Svolgimento delle prove e Commissione esaminatrice. 1 Per lo svolgimento delle prove si applicano, per quanto compatibili con le disposizioni contenute nel presente titolo, le norme di cui agli artt. 87, 88, 89, 90, 91, 93 e 94. 2. La Commissione esaminatrice del concorso è composta come previsto ai commi 5 e 6 dell’art. 87. 3. I candidati ai quali non sia stata data comunicazione dell’esclusione dal concorso sono tenuti a presentarsi per sostenere la prova scritta nel giorno, ora e sede fissati dal decreto che indice il concorso. 4. Ai candidati che hanno superato la prova scritta sarà data la comunicazione del giorno, ora e sede per sostenere il colloquio almeno venti giorni prima. Art. 113. Graduatoria del concorso. 1. Ultimate le prove di esame, la Commissione esaminatrice forma, sulla base dei punteggi attribuiti a ciascun candidato, la graduatoria di merito. A parità di voto ha la precedenza il concorrente con qualifica più elevata ed a parità di qualifica il più anziano in ruolo. 2. Con decreto del Ministro di grazia e giustizia, riconosciuta la regolarità del procedimento, viene approvata la graduatoria di merito. 3. Coloro che hanno superato gli esami sono ammessi a frequentare il corso di formazione tecnicoprofessionale di cui all’art. 17 del presente decreto. 4. Lo svolgimento del corso, i piani di studio e le modalità dell’esame sono stabiliti con le procedure di cui al comma 6 dell’art. 16 della legge 15 dicembre 1990, n. 395. 5. La mancata presentazione, senza giustificato motivo, nella sede e nel termine assegnati per la frequenza del corso di cui al comma 4 comporta l’esclusione dal corso. CAPO IV Art. 114. Concorso per la promozione ad ispettore capo. 1. Il concorso per titoli di servizio ed esame-colloquio per la nomina ad ispettore capo del ruolo degli ispettori del Corpo di polizia penitenziaria è indetto con decreto del Ministro di grazia e giu-

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stizia, da pubblicarsi nel Bollettino ufficiale del personale. 2. Non sono ammessi al concorso coloro che nel biennio precedente alla data del bando abbiano riportato un giudizio complessivo inferiore a «buono» o che nel triennio precedente abbiano riportato sanzioni disciplinari più gravi della deplorazione. 3. L’esclusione dal concorso per difetto dei requisiti è disposta con decreto motivato del Ministro di grazia e giustizia. Art. 115. Domande di partecipazione al concorso. 1. Le domande di partecipazione al concorso, redatte su carta libera, dirette al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria ufficio centrale del personale, devono essere presentate agli uffici o reparti di appartenenza entro il termine di giorni trenta a decorrere dalla data di pubblicazione del decreto che indice il concorso. Art. 116. Categoria di titoli valutabili. 1. Le categorie di titoli di servizio ammessi a valutazione ed il punteggio massimo attribuito a ciascuna categoria sono stabiliti come segue. a) rapporti informativi e giudizi complessivi del quinquennio anteriore, punti 26; b) qualità delle funzioni svolte, con particolare riferimento alla specifica competenza professionale dimostrata ed al grado di responsabilità assunta anche in relazione alla sede di servizio, punti 11; c) incarichi e servizi speciali conferiti con specifico provvedimento dell’Amministrazione, che comportino un rilevante aggravio di lavoro e presuppongano una particolare competenza professionale, punti 6; d) titoli attinenti alla formazione ed al perfezionamento professionale del candidato, con particolare riguardo al profitto tratto dai corsi professionali, punti 5; e) speciali riconoscimenti, punti 2. 2. Le somme dei punti assegnati per ciascuna categoria di titoli sono divise per il numero dei votanti ed i relativi quozienti, calcolati al cinquantesimo, sono sommati tra loro. Il totale così ottenuto è quindi diviso per cinque ed il quoziente, calcolato al cinquantesimo, costituisce il punteggio di merito attribuito dalla commissione. Art. 117. Colloquio. 1. Il candidato è ammesso al colloquio quando il punteggio di cui all’art. 116, rapportato in decimi, non risulti inferiore a tre decimi. 2. Ai candidati ammessi al colloquio è data comunicazione almeno venti giorni prima del giorno, dell’ora e del luogo in cui dovranno sostenere la prova d’esame. 3. Per lo svolgimento della prova si applicano le norme di cui all’art. 94. 4. Il colloquio verte su nozioni di diritto penale e di diritto processuale penale, sui metodi e sulla or-

ganizzazione del trattamento penitenziario e sull’ordinamento dell’Amministrazione penitenziaria. 5. Il colloquio si intende superato se il candidato consegue una votazione non inferiore a sei decimi. Art. 118. Composizione della Commissione. 1. La Commissione esaminatrice è composta come previsto ai commi 3 e 4 dell’art. 87. Art. 119. Punteggio finale. Il punteggio finale utile ai fini della graduatoria è dato dalla somma del punteggio attribuito per i titoli e di quello conseguito nel colloquio. 2. Sulla base del punteggio finale la Commissione forma la graduatoria di merito con l’indicazione dei candidati che hanno superato il concorso. 3. Con decreto ministeriale, riconosciuta la regolarità dei procedimenti, è approvata la graduatoria di merito e l’elenco dei vincitori e degli idonei. Art. 120. Norma transitoria. 1. Fino alla istituzione ed al conseguente funzionamento di nuovi centri di reclutamento, gli accertamenti psicofisici ed attitudinali per i candidati ai concorsi per l’accesso ai ruoli degli agenti e assistenti e degli ispettori, del Corpo di polizia penitenziaria, possono essere effettuati dalle attuali strutture operanti e, in relazione al numero dei candidati, anche dopo il superamento della prova d’esame, per gli aspiranti agenti e delle prove scritte per gli aspiranti ispettori. 2. Per l’accertamento dell’idoneità psico-fisica e attitudinale dei candidati, l’Amministrazione penitenziaria può avvalersi anche di medici o di strutture specializzate di altri Corpi di polizia o delle forze armate, oltreché di personale qualificato, secondo la disciplina di cui all’art. 80 della legge 26 luglio 1975, n. 354. Art. 121. Norme di carattere generale. 1. L’Amministrazione, in relazione al numero dei candidati ai concorsi di cui al presente decreto, può far precedere le prove di esame all’accertamento dei requisiti psicofisici e attitudinali. TITOLO V REQUISITI PSICO-FISICI E ATTITUDINALI CAPO I Art. 122. Requisiti psico-fisici per l’ammissione ai concorsi. 1. I requisiti psico-fisici di cui devono essere in possesso i candidati ai concorsi per la nomina ad allievo agente e ad allievo vice ispettore, sono i seguenti: a) sana e robusta costituzione fisica; b) altezza individuata ai sensi del provvedimento di cui all’art. 2 della legge 13 dicembre 1986, n. 874. Il rapporto altezza peso, il tono e l’efficienza

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della massa muscolare, la distribuzione del pannicolo adiposo ed il trofismo devono rispecchiare una armonia atta a configurare la robusta costituzione e la necessaria agilità indispensabile per l’espletamento dei servizi di polizia; c) senso cromatico e luminoso normale, campo visivo normale, visione notturna sufficiente, visione binoculare e stereoscopica sufficiente. Non sono ammesse correzioni chirurgiche delle ametropie; d) per l’ammissione al concorso per la nomina ad allievo agente, visus naturale non inferiore a 12/10 complessivi quale somma del visus dei due occhi, con non meno di 5/10 nell’occhio che vede di meno. Per l’ammissione ai concorsi per la nomina ad allievo vice ispettore, visus non inferiore a 10/10 in ciascun occhio, anche con correzione, purché non superiore alle tre diottrie complessive ed in particolare per la miopia, l’ipermetropia, l’astigmatismo semplice (miopico od ipermetrico), tre diottrie in ciascun occhio, per l’astigmatismo composto e misto tre diottrie quale somma dei singoli vizi; e) funzione uditiva con soglia audiometrica media sulle frequenze 500 1000 2000 4000 Hz, all’esame audiometrico in cabina silente, non inferiore a 30 decibel all’orecchio che sente di meno e a 15 decibel all’altro (perdita percentuale totale biauricolare entro il 20%); f) l’apparato dentario deve essere tale da assicurare la funzione masticatoria e, comunque, devono essere presenti: i dodici denti frontali superiori ed inferiori; è ammessa la presenza di non più di sei elementi sostituiti con protesi fissa; almeno due coppie contrapposte per ogni emiarcata tra i venti denti posteriori; gli elementi delle coppie possono essere sostituiti da protesi efficienti; il totale dei denti mancanti o sostituiti da protesi non può essere superiore a sedici elementi. Art. 123. Cause di non idoneità. 1. Costituiscono cause di non idoneità per l’ammissione ai concorsi di cui all’art. 122 le seguenti imperfezioni e infermità: a) la tbc polmonare ed extrapolmonare, la sifilide, la lebbra, ogni altra grave malattia infettiva ad andamento cronico anche in fase aclinica, sierologica, di devianza immunologica o di trasmissibilità; b) l’alcolismo, le tossicomanie, le intossicazioni croniche di origine esogena; c) le infermità e gli esiti di lesione della cute e delle mucose visibili: malattie cutanee croniche; cicatrici infossate ed aderenti, alteranti l’estetica o la funzione; tramiti fistolosi, che, per sede ed estensione, producano disturbi funzionali; tumori cutanei. I tatuaggi sono motivo di non idoneità quando, per la loro sede o natura, siano deturpanti o per il loro contenuto siano indice di personalità abnorme; d) le infermità ed imperfezioni degli organi del capo: malattie croniche ed imperfezioni del globo

oculare, delle palpebre, dell’apparato lacrimale, disturbi della motilità dei muscoli oculari estrinseci; stenosi e poliposi nasale; sinusopatie croniche; malformazioni e malattie della bocca; gravi malocclusioni dentarie con alterazione della funzione masticatoria e/o dell’armonia del volto; disfonie e balbuzie; otite media purulenta cronica anche se non complicata e monolaterale perforazione timpanica; sordità unilaterale; ipoacusie monolaterali permanenti con una soglia audiometrica media sulle frequenze 500 1000 2000 4000 Hz superiore a 30 decibel dall’orecchio che sente di meno, oppure superiore a 45 decibel come somma dei due lati (perdita percentuale totale biauricolare superiore al 20%); deficit uditivi da trauma acustico con audiogramma con soglia uditiva a 4000 Hz, superiore a 50 decibel (trauma acustico lieve secondo Klochoff); tonsilliti croniche; e) le infermità del collo: ipertrofia tiroidea; f) le infermità del torace: deformazioni rachitiche e post-traumatiche; g) le infermità dei bronchi e dei polmoni: bronchiti croniche; asma bronchiale; cisti o tumori polmonari; segni radiologici di malattie tubercolari dell’apparato pleuropolmonare in atto o pregresse, qualora gli esiti siano di sostanziale rilevanza; gravi albergopatie anche in fase aclinica o di devianza ematochimica; h) le infermità ed imperfezioni dell’apparato cardiocircolatorio: malattie dell’ endocardio, del miocardio, del pericardio; gravi disturbi funzionali cardiaci, ipertensione arteriosa; arteriopatie; varici e flebopatie e loro esiti; emorroidi voluminose; i) le infermità ed imperfezioni dell’addome: anomalie della posizione dei visceri; malattie degli organi addominali, che determinano apprezzabili ripercussioni sullo stato generale; ernie; l) le infermità ed imperfezioni dell’apparato osteo-articolare e muscolare: tutte le alterazioni dello scheletro consecutive a fatti congeniti; rachitismo, malattie o traumi, deturpanti od ostacolanti la funzionalità organica o alternanti l’euritmia corporea; malattie ossee o articolari in atto; limitazione della funzionalità articolare; malattie delle aponeurosi, dei muscoli e dei tendini, tali da ostacolarne la funzione; m) le imperfezioni ed infermità dell’apparato neuropsichico: malattie del sistema nervoso centrale o periferico e loro esiti di rilevanza funzionale; infermità psichiche invalidanti, psicosi e psico-nevrosi anche pregresse; personalità psicopatiche e abnormi; epilessia; n) le infermità e le imperfezioni dell’apparato urogenitale: malattie renali in atto o croniche; imperfezioni e malformazioni dei genitali esterni di rilevanza funzionale; malattie croniche dei testicoli, arresto di sviluppo, assenza o ritenzione bilaterale; idrocele; varicocele voluminoso; malattie infiamma-

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torie in atto dell’apparato ginecologico, incontinenza urinaria; o) le infermità del sangue, degli organi emopoietici e del sistema reticolo-istiocitario di apprezzabile entità, comprese quelle congenite; p) le sindromi dipendenti da alterata funzione delle ghiandole endocrine; q) le neoplasie di qualunque sede o natura; r) le malattie da miceti, le malattie da protozoi e le altre parassitosi che siano causa di importanti lesioni organiche o di notevoli disturbi funzionali. Art. 124. Requisiti attitudinali. Disposizioni generali. 1. I candidati ai concorsi di cui all’art. 123 sono sottoposti ad esame attitudinale diretto ad accertare il possesso, ai fini del servizio penitenziario, di una personalità sufficientemente matura con stabilità del tono dell’umore, delle capacità di controllare le proprie istanze istintuali, di uno spiccato senso di responsabilità, avuto riguardo alle capacità di critica e di autocritica ed al livello di autostima. Art. 125. Requisiti attitudinali per i candidati ai concorsi per la nomina ad allievo agente. 1. I requisiti attitudinali per i candidati ai concorsi per la nomina ad allievo agente sono i seguenti: a) un livello evolutivo che consenta una valida integrazione della personalità con riferimento alla maturazione, alla esperienza di vita, ai tratti salienti del carattere ed al senso di responsabilità; b) un controllo emotivo contraddistinto dalla capacità di contenere i propri atti impulsivi e che implichi l’orientamento dell’umore, la coordinazione motoria e la sintonia delle reazioni; c) una capacità intellettiva che consenta di far fronte alle situazioni nuove con soluzioni appropriate, sintomatica di una intelligenza dinamico-pratica, di capacità di percezione e di esecuzione e delle qualità attentive; d) una adattabilità che scaturisce dal grado di socievolezza, dalla predisposizione al gruppo, ai compiti ed all’ambiente di lavoro. Art. 126. Requisiti attitudinali per i candidati ai concorsi per la nomina ad allievo vice ispettore. 1. I requisiti attitudinali per i candidati ai concorsi ad allievo vice ispettore sono i seguenti: a) un livello evolutivo scaturente dalla maturazione globale, dalla esperienza di vita, dalla consapevolezza di sè, dal senso di responsabilità e dagli aspetti salienti del carattere; b) una stabilità emotiva caratterizzata dalla sicorezza di sè, dalla stabilità del tono umorale, dal controllo emotivo e dall’obiettività operativa; c) una efficienza intellettuale intesa come capacità di rendimento ai compiti anche dinamico-pratici che richiedono prevalentemente l’attività mentale e l’implicazione dei processi del pensiero, riferita al livello intellettivo globale, alla capacità di osserva-

zione e di giudizio ed ai poteri di memorizzazione ed elaborazione del pensiero; d) una integrazione sociale che consenta di percepire ed attuare i rapporti sociali attraverso comportamenti correlati, definita dall’adattabilità, dalla capacità di relazione, dalla sensibilità e dalla partecipazione attiva. Art. 127. Accertamento dell’idoneità psico-fisica e attitudinale per i candidati ai concorsi. 1. L’accertamento dell’idoneità psico-fisica ed attitudinale dei candidati ai concorsi di cui all’art. 122 avviene secondo le norme contenute nel titolo IV. Art. 128. Cause di non idoneità al servizio per gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria. 1. Ferme restando le disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 25 ottobre 1981, n. 738, e all’art. 77, gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria che abbiano riportato lesioni o infermità stabilizzate che comportino menomazioni dell’integrità psico-fisica ascrivibili singolarmente o per cumulo alle prime cinque categorie della tabella A annessa al decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1981, n. 834, sono considerati inidonei al servizio nel ruolo di appartenenza. 2. Qualora le lesioni o le inferinità siano ascrivibili alle categorie 6ª, 7ª e 8ª della tabella A o alla tabella B, annesse al citato decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1981, n. 834, il personale indicato al comma 1 può essere giudicato non idoneo al servizio nei ruoli di appartenenza a seguito di una valutazione globale che tenga conto, oltre che della natura delle lesioni o delle infermità, anche dell’età, della qualifica rivestita e delle funzioni o dei compiti alla stessa inerenti. ––––––––––– Il testo delle tabelle A e B annesse al D.P.R. n. 834/1981 (Definitivo riordinamento delle pensioni di guerra, in attuazione della delega prevista dall’art. 1 della legge 23 settembre 1981, n. 533) è il seguente: TABELLA A LESIONI ED INFERMITÀ CHE DANNO DIRITTO A PENSIONE VITALIZIA O AD ASSEGNO TEMPORANEO PRIMA CATEGORIA: 1) La perdita dei quattro arti fino al limite della perdita totale delle due mani e dei due piedi insieme. 2) La perdita di tre arti fino al limite della perdita di due mani e di un piede insieme.

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3) La perdita di ambo gli arti superiori fino al limite della perdita totale delle due mani. 4) La perdita di due arti, superiore ed inferiore (disarticolazione o amputazione del braccio e della coscia). 5) La perdita totale di una mano e dei due piedi. 6) La perdita totale di una mano e di un piede. 7) La disarticolazione di un’anca: l’anchilosi completa della stessa, se unita a grave alterazione funzionale del ginocchio corrispondente. 8) La disarticolazione di un braccio o l’amputazione di esso all’altezza del collo chirurgico dell’omero. 9) L’amputazione di coscia o gamba a qualunque altezza, con moncone residuo improtesizzabile in modo assoluto e permanente. 10) La perdita di una coscia a qualunque altezza con moncone protesizzabile, ma con grave artrosi dell’anca o del ginocchio dell’arto superstite. 11) La perdita di ambo gli arti inferiori sino al limite della perdita totale dei piedi. 12) La perdita totale di tutte le dita delle mani ovvero la perdita totale dei due pollici e di altre sette o sei dita. 13) La perdita totale di un pollice o di altre otto dita delle mani, ovvero la perdita totale di cinque dita di una mano e delle prime tre dell’altra. 14) La perdita totale di sei dita delle mani compreso i pollici e gli indici o la perdita totale di otto dita delle mani compreso o non uno dei pollici. 15) Le distruzioni di ossa della faccia, specie dei mascellari e tutti gli altri esiti di lesioni gravi della faccia e della bocca tali da determinare grande ostacolo alla masticazione e alla deglutizione si da costringere a speciale alimentazione. 16) L’anchilosi temporo-mandibolare completa e permanente. 17) L’immobilità completa permanente del capo in flessione o in estensione, oppure la rigidità totale e permanente del rachide con notevole incurvamento. 18) Le alterazioni polmonari ed extra-polmonari di natura tubercolare e tutte le altre infermità organiche e funzionali permanenti e gravi al punto da determinare un’assoluta incapacità al lavoro proficuo. 19) Fibrosi polmonare diffusa con enfisema bolloso o stato bronchiectasico e cuore polmonare grave. 20) Cardiopatie organiche in stato di permanente scompenso o con grave e permanente insufficienza coronarica ecg. accertata. 21) Gli aneurismi dei grossi vasi arteriosi del collo e del tronco, quando, per sede, volume o grado di evoluzione determinano assoluta incapacità lavorativa. 22) Tumori maligni a rapida evoluzione. 23) La fistola gastrica, intestinale, epatica, pancreatica, splenica, rettovescicale ribelle ad ogni cura e l’ano preternaturale. 24) Incontinenza delle feci grave e permanente da lesione organica.

25) Il diabete mellito ed il diabete inipido entrambi di notevole gravità. 26) Esiti di nefroctomia con grave compromissione permanente del rene superstite (iperazotemia, ipertensione e complicazioni cardiache) o tali da necessitare trattamento emodialitico protratto nel tempo. 27) Castrazione e perdita pressoché totale del pene. 28) Tutte le alterazioni delle facoltà mentali (sindrome schizofrenica, demenza paralitica, demenze traumatiche, demenza epilettica, distimie gravi, ecc.) che rendano l’individuo incapace a qualsiasi attività. 29) Le lesioni del sistema nervoso centrale (encefalo e midollo spinale) con conseguenze gravi e permanenti di grado tale da apportare profondi e irreparabili perturbamenti alle funzioni più necessarie alla vita organica e sociale o da determinare incapacità a lavoro proficuo. 30) Sordità bilaterale organica assoluta e permanente accertata con esame audiometrico. 31) Sordità bilaterale organica assoluta e permanente quando si accompagni alla perdita o a disturbi gravi e permanenti della favella o a disturbi della sfera psichica e dell’equilibrio staticodinamico. 32) Esiti di laringectomia totale. 33) Le alterazioni organiche ed irreparabili di ambo gli occhi che abbiano prodotto cecità bilaterale assoluta e permanente. 34) Le alterazioni organiche ed irreparabili di ambo gli occhi tali da ridurre l’acutezza visiva binoculare da 1/100 a meno di 1/50. 35) Le alterazioni organiche ed irreparabili di un occhio, che ne abbiano prodotto cecità assoluta e permanente con l’acutezza visiva dell’altro ridotta tra 1/50 e 3/50 della normale (vedansi avvertenze alle tabelle A e B-c). SECONDA CATEGORIA: 1) Le distruzioni di ossa della faccia, specie dei mascellari e tutti gli altri esiti di lesione grave della faccia stessa e della bocca tali da menomare notevolmente la masticazione, la deglutizione o la favella oppure da apportare evidenti deformità nonostante la protesi. 2) L’anchilosi temporo-mandibolare incompleta, ma grave e permanente con notevole riduzione della funzione masticatoria. 3) L’artrite cronica che, per la molteplicità e l’importanza delle articolazioni colpite, abbia menomato gravemente la funzione di due o più arti. 4) La perdita di un braccio o avambraccio sopra il terzo inferiore. 5) La perdita totale delle cinque dita di una mano e di due delle ultime quattro dita dell’altra. 6) La perdita di una coscia a qualunque altezza.

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7) L’amputazione medio-tarsica o la sotto-astrogalica dei due piedi. 8) Anchilosi completa dell’anca o quella in flessione del ginocchio. 9) Le affezioni polmonari ed extra-polmonari di natura tubercolare che per la loro gravità non siano tali da ascrivere alla prima categoria. 10) Le lesioni gravi e permanenti dell’apparato respiratorio e di altri apparati organici determinate dall’azione di gas nocivi. 11) Bronchite cronica diffusa con bronchiectasie ed enfisema di notevole grado. 12) Tutte le altre lesioni od affezioni organiche della laringe, della trachea che arrechino grave e permanente dissesto alla funzione respiratoria. 13) Cardiopatie con sintomi di scompenso di entità tali da non essere ascrivibili alla prima categoria. 14) Gli aneurismi dei grossi vasi arteriosi del tronco e del collo, quando per la loro gravità non debbano ascriversi alla prima categoria. 15) Le affezioni gastro-enteriche e delle ghiandole annesse con grave e permanente deperimento organico. 16) Stenosi esofagee di alto grado, con deperimento organico. 17) La perdita della lingua. 18) Le lesioni o affezioni gravi e permanenti dell’apparato urinario salvo, che per la loro entità, non siano ascrivibili alla categoria superiore. 19) Le affezioni gravi e permanenti degli organi emopoietici. 20) Ipoacusia bilaterale superiore al 90% con voce di conversazione gridata ad concham senza affezioni purulente dell’orecchio medio. 21) Le alterazioni organiche ed irreparabili di ambo gli occhi tali da ridurre l’acutezza visiva binoculare tra 1/50 e 3/50 della normale. 22) Castrazione o perdita pressoché totale del pene. 23) Le paralisi permanenti sia di origine centrale che periferica interessanti i muscoli o gruppi muscolari che presiedono a funzioni essenziali della vita e che, per i caratteri e la durata, si giudichino inguaribili. TERZA CATEGORIA: 1) La perdita totale di una mano o delle sue cinque dita, ovvero la perdita totale di cinque dita tra le mani compresi i due pollici. 2) La perdita totale del pollice e dell’indice delle due mani. 3) La perdita totale di ambo gli indici e di altre cinque dita fa le mani che non siano i pollici. 4) La perdita totale di un pollice insieme con quella di un indice e di altre quattro dita fa le mani con integrità dell’altro pollice. 5) La perdita di una gamba sopra il terzo inferiore. 6) L’amputazione torso-metatarsica dei due piedi.

7) L’anchilosi totale di una spalla in posizione viziata e non parallela all’asse del corpo. 8) Labirintiti e labizintosi con stato vertiginoso grave e permanente. 9) La perdita o i disturbi gravi della favella. 10) L’epilessia con manifestazioni frequenti. 11) Le alterazioni organiche e irreparabili di un occhio, che abbiano prodotto cecità assoluta e permanente, con l’acutezza visiva dell’altro ridotto tra 4/50 e 1/10 della normale. QUARTA CATEGORIA: 1) L’anchilosi totale di una spalla in posizione parallela all’asse del corpo. 2) La perdita totale delle ultime quattro dita di una mano o delle prime tre dita di essa. 3) La perdita totale di tre dita tra le due mani compresi ambo i pollici. 4) La perdita totale di un pollice e dei due indici. 5) La perdita totale di uno dei pollici e di altre quattro dita fra le due mani esclusi gli indici e l’altro pollice. 6) La perdita totale di un indice e di altre sei o cinque dita fra le due mani che non siano i pollici. 7) La perdita di una gamba al terzo inferiore. 8) La lussazione irriducibile di una delle grandi articolazioni, ovvero gli esiti permanenti delle fratture di ossa principali (pseudo-artrosi, calli molto deformi, ecc.) che ledano notevolmente la funzione di un arto. 9) Le malattie di cuore senza sintomi di scompenso evidenti, ma con stato di latente insufficienza del miocardio. 10) Calcolosi renale bilaterale con accessi dolorosi frequenti e con persistente compromissione della funzione emuntoria. 11) L’epilessia ammenoché per la frequenza e la gravità delle sue manifestazioni non sia da ascriversi a categorie superiori. 12) Psico-nevrosi gravi fobie persistenti) . 13) Le paralisi periferiche che comportino disturbi notevoli della zona innervata. 14) Pansinositi purulente croniche bilaterali con nevralgia del trigemino. 15) Otite media purulenta cronica bilaterale con voce di conversazione percepita ad concham. 16) Otite media purulenta cronica bilaterale con complicazioni (carie degli ossicini, esclusa quella limitata al manico del martello, colesteatomi, granulazioni). 17) Labirintiti e labirintosi con stato vertiginoso di media gravità. 18) Le alterazioni organiche e irreparabili di ambo gli occhi tali da ridurre l’acutezza visiva binocolare tra 4/50 e 1/10 della normale. 19) Le alterazioni organiche e irreparabili di un occhio che ne abbiano prodotto cecità assoluta e

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permanente, con l’acutezza visiva dell’altro ridotta tra 2/10 e 3/10 della normale. 20) Le alterazioni irreparabili della visione periferico sotto forma di emianopsia bilaterale. 21) Le alterazioni organiche ed irreparabili di un occhio che ne abbiano prodotto cecità assoluta e permanente, con alterazioni pure irreversibili della visione periferico dell’altro, sotto forma di restringimento concentrico del campo visivo di tale grado da lasciarne libera soltanto la zona centrale o le zone più prossime al centro, oppure sotto forma di lacune di tale ampiezza da occupare una metà del campo, visivo stesso o settori equivalenti. QUINTA CATEGORIA: 1) L’anchilosi totale di un gomito in estensione completa o quasi. 2) La perdita totale del pollice e dell’indice di una mano. 3) La perdita totale di ambo i pollici. 4) La perdita totale di uno dei due pollici e di altre tre dita tra le mani che non siano gli indici e l’altro pollice. 5) La perdita totale di uno degli indici e di oltre quattro dita fra le mani che non siano il pollice e l’altro indice. 6) La perdita totale di due falangi di otto o sette dita fra le mani che non siano quelle dei pollici. 7) La perdita della falange ungueale di dieci o nove dita delle mani, ovvero la perdita della falange ungueale di otto dita compresa quella dei pollici. 8) La perdita di un piede ovvero l’amputazione unilaterale medio-tarsica o la sotto-astragalica. 9) La perdita totale delle dita dei piedi o di nove od otto dita compresi gli alluci. 10) La tubercolosi polmonare allo stato di esiti estesi, ma clinicamente stabilizzati, sempre previo accertamento statigrafico, quando essi per la loro entità non determinino grave dissesto alla funzione respiratoria. 11) Gli esiti di affezione tubercolare extra-polmonare, quando per la loro entità e localizzazione non comportino assegnazione a categoria superiore o inferiore. 12) Le malattie organiche di cuore senza segno di scompenso. 13) L’arteriosclerosi diffusa e manifesta. 14) Gli aneurismi arteriosi o arterovenosi degli arti che ne ostacolano notevolmente la funzione. 15) Le nefriti o le nefrosi croniche. 16) Diabete mellito o inipido di media gravità. 17) L’ernia viscerale molto voluminosa o che, a prescindere dal suo volume, sia accompagnata da gravi e permanenti complicazioni. 18) Otite media purulenta cronica bilaterale senza complicazioni con voce di conversazione percepita a 50 cm accertata con esame audiometrico.

Otite media purulenta cronica unilaterale con complicazioni (carie degli ossicini, escluso quella limitata al manico del martello, colesteatoma, granulazioni). 19) La diminuzione bilaterale permanente dell’udito non accompagnata da affezioni purulente dell’orecchio medio, quando l’audizione della voce di conversazione sia ridotta ad concham. 20) Le alterazioni organiche ed irreparabili di ambo gli occhi tali da ridurre l’acutezza visiva binoculare tra 2/10 e 3/10 della normale. 21) Le alterazioni organiche ed irreparabili di un occhio, che ne abbiano prodotto cecità assoluta e permanente, con l’acutezza visiva dell’altro ridotta tra 4/10 e 7/10 della normale. 22) La perdita anatomica di un bulbo oculare, non protesizzabile, essendo l’altro integro. 23) Le alterazioni organiche ed irreparabili della visione periferica di entrambi gli occhi, sotto forma di restringimento concentrico del campo visivo di tale grado da lasciarne libera soltanto la zona centrale, o le zone più prossime al centro, oppure sotto forma di lacune di tale ampiezza da occupare una metà del campo visivo stesso o settori equivalenti. SESTA CATEGORIA: 1) Le cicatrici estese e profonde del cranio con perdita di sostanza delle ossa in tutto il loro spessore, senza disturbi funzionali del cervello. 2) L’anchilosi totale di un gomito in flessione completa o quasi. 3) La perdita totale di un pollice insieme con quella del corrispondente metacarpo ovvero insieme con la perdita totale di una delle ultime tre dita, della stesso mano. 4) La perdita totale di uno degli indici e di altre tre dita fra le mani, che non siano i pollici e l’altro indice. 5) La perdita totale di cinque dita fra le mani che siano le ultime tre dell’una e due delle ultime una dell’altra. 6) La perdita totale di uno dei pollici insieme con quella di altre due dita fra le mani esclusi gli indici e l’altro pollice. 7) La perdita totale delle tre ultime dita di una mano. 8) La perdita delle due ultime falangi delle ultime quattro dita di una mano, ovvero la perdita delle due ultime falangi di sei o cinque dita fra le mani, che non siano quelle dei pollici. 9) La perdita della falange ungueale di sette o sei dita fra le mani, compresa quella dei due pollici, oppure la perdita della falange ungueale di otto dita fra le mani compresa quella di uno dei due pollici. 10) L’amputazione tarso-metatarsica di un solo piede. 11) La perdita totale di sette o sei dita dei piedi compresi i due alluci.

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12) La perdita totale di nove od otto dita dei piedi compieso un alluce. 13) La perdita totale dei due alluci e dei corrispondenti metatarsi. 14) Ulcera gastrica o duodenale, radiologicamente accertata, o gli esiti di gastroenterostomia con neostoma ben funzionante. 15) Morbo di Basedow che per la sua entità non sia da ascriversi a categoria superiore. 16) Nefrectomia con integrità del rene superstite. 17) Psico-nevrosi di media entità. 18) Le nevriti ed i loro esiti permanenti. 19) Sinusiti purulente croniche o vegetanti con nevralgia. 20) La diminuzione bilaterale permanente dell’udito, non accompagnata da affezioni purulente dell’orecchio medio, quando l’audizione della voce di conversazione sia ridotta alla distanza di 50 cm. 21) Le alterazioni organiche ed irreparabili di un occhio che ne abbiano prodotto una riduzione dell’acutezza visiva al di sotto di 1/5 0, con l’acutezza visiva dell’altro normale, o ridotta fino a 7/10 della normale. SETTIMA CATEGORIA: 1) Le cicatrici della faccia che costituiscono notevole deformità. Le cicatrici di qualsiasi altra parte del corpo estese e dolorose o aderenti o retratte che siano facili ad ulcerarsi o comportino apprezzabili disturbi funzionali, ammenoché per la loro gravità non siano da equipararsi ad infermità di cui alle categorie precedenti. 2) L’anchilosi completa dell’articolazione radiocarpica. 3) La perdita totale di quattro dita fra le mani, che non siano i pollici né gli indici. 4) La perdita totale dei due indici. 5) La perdita totale di un pollice. 6) La perdita totale di uno degli indici e di due altre dita fra le mani che non siano i pollici e l’altro indice. 7) La perdita delle due falangi dell’indice e di quelle di altre tre dita tra le mani che non siano quelle dei pollici. 8) La perdita della falange ungueale di tutte le dita di una mano, oppure la perdita della falange ungueale di sette o sei dita tra le mani compresa quella di un pollice. 9) La perdita della falange ungueale di cinque, quattro o tre dita delle mani compresa quella dei due pollici. 10) La perdita della falange ungueale di otto o sette dita fra le mani che non sia quella dei pollici. 11) La perdita totale da cinque a tre dita dei piedi, compresi gli alluci. 12) La perdita totale di sette o sei dita tra i piedi, compreso un alluce, oppure di tutte o delle prime quattro dita di un piede.

13) La perdita totale di otto o sette dita tra i piedi, che non siano gli alluci. 14) La perdita delle due falangi o di quella ungueale dei due alluci insieme con la perdita della falange ungueale di altre dita comprese fra otto e cinque. 15) L’anchilosi completa dei piedi (tibio-tarsica) senza deviazione e senza notevole disturbo della deambulazione. 16) L’anchilosi in estensione del ginocchio. 17) Bronchite cronica diffusa con modico enfisema. 18) Esiti di pleurite basale bilaterale, oppure esiti estesi di pleurite monolaterale di sospetta natura tbc. 19) Nevrosi cardiaca grave e persistente. 20) Le varici molto voluminose con molteplici grossi nodi ed i loro esiti, nonché i reliquati delle flebiti dimostratisi ribelli alle cure. 21) Le emorroidi voluminose e ulcerate con prolasso rettale: le fistole anali secernenti. 22) Laparocele voluminoso. 23) Gastroduodenite cronica. 24) Esiti di resezione gastrica. 25) Colecistite cronica con disfunzione epatica persistente. 26) Calcolosi renale senza compromissione della funzione emuntoria. 27) Isteronevrosi di media gravità. 28) Perdita totale dei due padiglioni auricolari. 29) La diminuzione bilaterale permanente dell’udito non accompagnata da affezioni purulente dell’orecchio medio, quando l’audizione della voce di conversazione sia ridotta ad un metro, accertata con esame audiometrico. 30) Esito di intervento di radicale (antroatticotomia) con voce di conversazione percepita a non meno di un metro. 31) Le alterazioni organiche ed irreparabili di un occhio, essendo l’altro integro, che ne riducano l’acutezza visiva fra 1/50 e 3/50 della normale. 32) Le alterazioni organiche ed irreparabili della visione periferica di un occhio (avendo l’altro occhio visione centrale o periferica normale), sotto forma di respingimento concentrico del campo visivo di tale grado da lasciarne libera soltanto la zona centrale, o le zone più prossime al centro, oppure sotto forma di lacune di tale ampiezza da occupare una metà del campo visivo stesso, o settori equivalenti. OTTAVA CATEGORIA: 1) Gli esiti delle lesioni boccali che producano disturbi della masticazione, della deglutizione o della parola, congiuntamente o separatamente che per la loro entità non siano da ascrivere a categorie superiori. 2) La perdita della maggior parte dei denti oppure la perdita di tutti i denti dell’arcata inferiore. La paradentosi diffusa, ribelle alle cure associata a parziale perdita dentaria.

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3) La perdita della falange ungueale dei due pollici. 4) La perdita totale di tre dita fra le mani che non siano i pollici né gli indici. 5) La perdita totale di uno degli indici e di un dito della stessa mano escluso il pollice. 6) La perdita di due falangi dell’indice insieme a quella delle ultime falangi di altre due dita della stessa mano escluso il pollice. 7) La perdita della falange ungueale delle prime tre dita di una mano. 8) La perdita totale di cinque o quattro dita fra i piedi compreso un alluce o delle ultime quattro dita di un solo piede. 9) La perdita totale di sei o cinque dita fra i piedi che non siano gli alluci. 10) La perdita di un alluce o della falange ungueale di esso, insieme con la perdita della falange di altre dita dei piedi comprese fra otto e sei. 11) La perdita di un alluce e del corrispondente metatarso. 12) L’anchilosi tibio-tarsica di un solo piede senza deviazione di esso e senza notevole disturbo della deambulazione. 13) L’accorciamento non minore di un centimetro di un arto inferiore, a meno che non apporti disturbi tali nella statica o nella deambulazione da essere compreso nelle categorie precedenti. 14) Bronchite cronica. 15) Gli esiti di pleurite basale o apicale monolaterali di sospetta natura tubercolare. 16) Gli esiti di empiema non tubercolare. 17) Disturbi funzionali cardiaci persistenti (nevrosi tachicardica, extra-sistolia). 18) Gastrite cronica. 19) Colite catarrale cronica o colite spastica postamebica. 20) Varici degli arti inferiori nodose e diffuse. 21) Emorroidi voluminose procidenti. 22) Colecistite cronica o esiti di colecistectomia con persistente disepatismo. 23) Cistite cronica. 24) Sindromi nevrosiche lievi, ma persistenti. 25) Ritenzione parenchimale o endocavitaria di proiettile o di schegge senza fatti reattivi apprezzabili. 26) Ernie viscerali non contenibili. 27) Emicastrazione. 28) Perdita totale di un padiglione auricolare. 29) Sordità unilaterale assoluta e permanente o ipoacusia unilaterale con perdita uditiva superiore al 90% (voce gridata ad concham) accertata con esame audiometrico. 30) La diminuzione bilaterale persistente dell’udito, non accompagnata da affezione purulenta dell’orecchio medio, quando l’audizione della voce di conversazione sia ridotta a due metri, accertata con esame audiometrico. 31) Otite media purulenta cronica semplice. 32) Stenosi bilaterale del naso di notevole grado.

33) Le alterazioni organiche ed irreparabili di un occhio, essendo l’altro integro, che ne riducano l’acutezza visiva tra 4/50 e 3/10 della normale. 34) Dacriocistite purulenta cronica. 35) Congiuntiviti manifestamente croniche. 36) Le cicatrici delle palpebre congiuntivali, provocanti disturbi oculari di rilievo (ectropion, entropion, simblefaron, lagoftalmo). TABELLA B LESIONI ED INFERMITÀ CHE DANNO DIRITTO AD INDENNITÀ PER UNA VOLTA TANTO 1) La perdita totale di due delle ultime dita di una mano o tra le mani. 2) La perdita totale di uno degli indici accompagnata o non dalla perdita di una delle ultime tre dita dell’altra mano. 3) La perdita delle ultime due falangi di uno degli indici e di quelle di altre due dita fra le mani, che non siano quelle dei pollici e dell’altro indice. 4) La perdita delle ultime due falangi dei due indici. 5) La perdita della falange ungueale di un pollice, accompagnata o non dalla perdita della falange ungueale di un altro dito delle mani. 6) La perdita della falange ungueale di sei o cinque dita fra le mani, che non siano i pollici oppure della stessa falange di quattro dita fra le mani compreso uno degli indici. 7) La perdita totale di tre o due dita di uno o dei due piedi compreso un alluce (con integrità del corrispondente metatarso) ovvero la perdita totale di quattro dita tra i piedi che non siano gli alluci. 8) La perdita totale dei due alluci accompagnata o non da quella della falange ungueale di due dita o di uno solo dello stesso o dall’altro piede. 9) La perdita di uno degli alluci o della falange ungueale dei due alluci, insieme con la perdita completa della falange ungueale di altre quattro o tre dita fra i due piedi. 10) La perdita totale della falange ungueale di otto o sette dita tra i due piedi, che non siano gli alluci. 11) Esiti lievi di pleurite non di natura tubercolare. 12) Disturbi funzionali cardiaci di lieve entità. 13) La distonia spastica diffusa del colon. 14) Ernie viscerali contenibili. 15) Stenosi nasale unilaterale di notevole grado. 16) Riduzione dell’udito unilaterale con voce di conversazione da ad concham a metri uno. 17) Le alterazioni organiche ed irreparabili di ambo gli occhi che riducano l’acutezza visiva binoculare trv 4/10 e 7/10 della normale. 18) L’epifora.

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CRITERI PER L’APPLICAZIONE DELLE TABELLE A E B a) Il criterio dell’equivalenza previsto dal quarto comma dell’art. 11 del presente testo unico, applicabile per le tabelle A e B, non va esteso alle infermità elencate nella tabella E, avendo detta elencazione «carattere tassativo» salvo nei casi previsti dalla lettera B n. 2 e dalla lettera F n. 8. Ovviamente in tali lettere (B n. 2 e F n. 8) vanno compresi i tumori maligni a rapida evoluzione e le malattie renali gravi in trattamento emodialitico protratto a seconda che esista o meno la necessità della degenza continua o quasi continua a letto. Le parole «grave» e «notevole», usate per caratterizzare il grado di talune infermità, debbono intendersi in relazione al grado di invalidità corrispondente alla categoria cui l’infermità è ascritta. Con l’espressione «assoluta, totale, completa», applicata alla perdita di organi o funzioni, si intende denotare la perdita intera senza tenere calcolo di quei residui di organi o funzioni che non presentino alcuna utilità agli effetti della capacità a proficuo lavoro. b) Le mutilazioni sono classificate nella tabella A nella presunzione che siano sufficienti la funzionalità ed il trofismo delle parti residue dell’arto offeso, di tutto l’arco controlaterale, e, per gli arti inferiori, anche della colonna vertebrale. Si intende che la classificazione sarà più elevata proporzionalmente alla entità della deficienza funzionale derivante da cicatrici, postumi di fratture, lesioni nervose delle parti sopradette. Per perdita totale di un dito qualsiasi delle mani e dei piedi si deve intendere la perdita di tutte le falangi che lo compongono. c) L’acutezza visiva dovrà essere sempre determinata a distanza, ossia allo stato di riposo dell’accomodazione, correggendo gli eventuali vizi di refrazione preesistenti e tenendo conto, per quanto riguarda la riduzione dell’acutezza visiva dopo la correzione, dell’aggravamento che possa ragionevolmente attribuirsi alla lesione riportata. La necessità di procedere, in tutti i casi di lesione oculare, alla determinazione dell’acutezza visiva, rende opportuni alcuni chiarimenti, che riusciranno indispensabili a quei periti che non si siano dedicati in modo speciale all’oftalmologia. Le frazioni del visus (acutezza visiva) indicate nei vari numeri delle categorie delle infermità, si riferiscono ai risultati che si ottengono usando le tavole ottometriche decimali internazionali. Con le tavole di questo tipo, determinandosi, come è norma, l’acutezza visiva (V) alla distanza costante di 5 metri tra l’ottotipo e l’individuo in esame, si hanno le seguenti gradazioni: V = 10/10 V = 9/10 V = 8/10 V = 7/10

V = 6/10 V = 5/10 V = 4/10 V = 3/10 V = 2/10 V = 1/10 (5/50) Se il soggetto in esame distingue a 4 metri, a 3 metri, a 2 metri, a un metro, le lettere o i segni che un occhio normale vede a 50 metri (visus inferiore a 5/50) la sua acutezza visiva sarà ridotta a 4/50, 3/50, 2/50, 1/50. Con lo stesso ottotipo si potrà saggiare il rilievo di frazione 1/100 avvicinando l’occhio a 50 cm da esso. Al di sotto di 1/100, frazione che esprime un visus col quale è possibile soltanto distinguere a 50 cm le lettere o i segni che un occhio normale vede a 50 metri, l’acutezza visiva non si può determinare se non con il conteggio delle dita a piccola distanza dall’occhio (V = dita a 50, 40, 30, 20, 10 cm); ad un grado inferiore il visus è ridotto alla pura e semplice percezione dei movimenti della mano. Per cecità assoluta si deve intendere l’abolizione totale del senso della forma (visus); conseguentemente si considerano come casi di cecità assoluta, in pratica, anche quelli in cui, abolito il senso suddetto, sussista la sola percezione dei movimenti della mano, oppure rimanga in tutto o in parte la sola sensibilità luminosa. Nell’afachia bilaterale e nell’afachia unilaterale, quando l’altro occhio è cieco, deve essere considerato il visus corretto, mentre nella afachia unilaterale, con l’altro occhio normale, la correzione è tollerata e, pertanto, deve essere considerato il visus non corretto. d) Nelle vertigini labirintiche il giudizio sarà pronunciato dopo eseguiti i necessari accertamenti di fenomeni, spontanei e da stimolazione, atti a stabilire la realtà, il grado di gravità e di permanenza dei disturbi dell’equilibrio statico e dinamico. e) Le affezioni polmonari ed extrapolmonari di natura tubercolare sono specificatamente considerate nelle categorie 1ª, 2ª, 5ª, 7ª e 8ª della tabella A, in relazione alla loro entità, estensione, stato evolutivo ed alle condizioni locali e generali del soggetto. In base ai criteri valutativi predetti, esse potranno essere classificate anche nelle rimanenti categorie (3ª, 4ª e 6ª) per equivalenza. f) Quando il militare ed il civile, già affetto da perdita anatomica o funzionale di uno degli organi pari, per causa estranea alla guerra, perda in tutto o in parte l’organo superiore per cause della guerra, la pensione o l’assegno si liquida in base alla categoria corrispondente all’invalidità complessiva risultante dalle lesioni dei due organi. Lo stesso trattamento compete all’invalido che, dopo aver liquidato la pensione di guerra per perdita anatomica o funzionale di uno degli organi, venga a perdere, per causa estranea alla guerra, in tutto o in parte, l’organo superstite. Il trattamento di cui sopra, nel caso di perdita di arti, compete anche quando, dopo la perdita totale di un

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arto, si verifichi la perdita totale o parziale di uno o di tutti gli arti superstiti. Col termine «organo » deve intendersi una pluralità di elementi anatomici anche se strutturalmente diversi, tali da configurare un complesso unitario, e ciò perché tali elementi concorrono all’espletamento di una determinata funzione (ad esempio: l’apparato visivo ed uditivo di un lato; un arto). Col termine « organi pari» va inteso un insieme di due dei suddetti complessi unitari, abbinabili non soltanto sulla base di criteri di ordine topografico, ma soprattutto dal punto di vista anatomo-funzionale e fisio-patologico (ad esempio: l’apparato visivo ed uditivo di un lato rispetto al controlaterale). Con la dizione «perdita parziale » dell’organo superstite («venga a perdere ... in parte l’organo superstite») si deve intendere una compromissione permanente, anatomica o funzionale dell’organo medesimo. Va altresì considerato alla stregua di «organi pari» quell’apparato che venga ad assumere funzione vicariante in caso di perdita assoluta e permanente di altra funzione organica (esempio: la funzione uditiva, tattile, ecc., in caso di cecità assoluta e permanente). g) Quando nella tabella A non sia già specificatamente prevista – per i monconi degli arti superiori o inferiori – una migliore classificazione in caso di impossibilità di applicazione della protesi, si deve attribuire una categoria immediatamente superiore a quella spettante nel caso di possibile protesizzazione. Se il moncone dell’arto amputato risulti ulcerato in modo irreversibile e permanente deve considerarsi improtesizzabile ai fini dell’applicazione della classifica più favorevole sopra prevista. h) Per le broncopatie croniche, l’assegnazione a categoria superiore alla settima prevista dalla tabella A, deve essere fatta in base all’entità dell’enfisema e alla riduzione della capacità respiratoria (media marcata grave), determinata con esame spirometrico o gas analisi». Art. 129. Accertamento dell’idoneità psico-fisica per gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria. 1. Nel corso del rapporto d’impiego, l’idoneità o la non idoneità psico-fisica al servizio nel ruolo di appartenenza è accertata ai sensi dell’art. 56.

2. Il giudizio di cui al comma 1, oltre che ai fini dell’applicazione delle disposizioni contenute nel decreto del Presidente della Repubblica 25 ottobre 1981, n. 738, e nell’art. 75, può essere chiesto dall’Amministrazione in occasione di istanze presentate dal personale per congedo straordinario, aspettativa per motivi di salute, riconoscimento di dipendenza da causa di servizio di infermità, concessioni di equo indennizzo, a fini della dispensa dal servizio per motivi di salute, oppure in relazione a specifiche circostanze-rilevate d’ufficio. Art. 130. Disposizione transitoria. 1. Per il personale del Corpo di polizia penitenziaria, in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto e già riconosciuto affetto da esiti di lesioni o da infermità stabilizzate che comportino menomazioni dell’integrità fisica ascrivibili alla 4ª o 5ª categoria della tabella A annessa al decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1981, n. 834, non si applica l’art. 129, se non a richiesta dell’interessato o in occasione di ulteriori accertamenti medico-legali disposti per l’aggravamento delle infermità preesistenti o per l’insorgenza di nuove infermità. ––––––––––– Così corretto con avviso di rettifica in G.U. febbraio 1993, n. 43. TITOLO VI DISPOSIZIONI FINALI CAPO I Art. 131. Disposizioni generali. 1. Per quanto non previsto dal presente decreto, al personale del Corpo di polizia penitenziaria si applicano, in quanto compatibili, le norme relative agli impiegati civili dello Stato. Art. 132. Clausola finanziaria. 1. All’onere derivante dall’applicazione del presente decreto si provvede, ai sensi dell’art. 44 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, con i fondi stanziati sui capitoli 19981999-2000 dello stato di previsione del Ministero di grazia e giustizia per l’anno finanziario 1992 e sui corrispondenti capitoli per gli anni successivi.

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Tabella F TABELLA A (1) (Allegata all’art. 1, comma 3, del D.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 443, e successive modificazioni) CORPO DI POLIZIA PENITENZIARIA ___________________________________________________________________________ Dotazione organica ___________________________________________________________________________ Ruolo Qualifiche Uomini Donne Totale ___________________________________________________________________________ Ispettori superiori 590 50 640 Ispettori capo Ispettori Ispettori 3.428 290 3.718 Vice ispettori Sovrintendenti capo Sovrintendenti Sovrintendenti 4.140 360 4.500 Vice sovrintendenti Assistenti capo Assistenti Agenti e ausiliari Agenti scelti 32.068 3.480 35.548 Agenti ed agenti ausiliari TOTALE 40.226 4.180 44.406 ___________________________________________________________________________ (1) Tabella così sostituita, da ultimo, dalla Tabella F allegata al D.Lgs. 21 maggio 2000, n. 146 ai sensi di quanto disposto dall’art. 20 del D.Lgs. cit.

Tabella B (prevista dall’art. 40) LIMITI DI ETÀ PER IL COLLOCAMENTO A RIPOSO DEL PERSONALE DEL CORPO DI POLIZIA PENITENZIARIA Ruolo degli agenti e degli assistenti ............................................................... al compimento degli anni 60 Ruolo dei sovrintendenti................................................................................. al compimento degli anni 60 Ruolo degli ispettori........................................................................................ al compimento degli anni 60

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9. D.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 444. Attribuzioni degli organi centrali dell’Amministrazione penitenziaria e decentramento di attribuzioni ai provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria ed agli istituti e servizi penitenziari, a norma dell’art. 30, comma 4, lettere a) e b), della legge 15 dicembre 1990, n. 395 (G.U. 20 novembre 1992, n. 274). Art. 1. Attribuzioni e organizzazione degli organi centrali del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. 1. Sono attribuite agli organi centrali del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria tutte le competenze di carattere generale e quelle di rilevanza nazionale ed internazionale. 2. Il Dipartimento è costituito da una segreteria alle dirette dipendenze del Direttore Generale e da uffici centrali organizzati secondo criteri di omogeneità, di competenza organizzativa e funzionale adeguata alle aree specifiche di intervento. 3. Le aree di intervento sono relative al personale, alla formazione e aggiornamento del personale, all’ispettorato, ai detenuti e trattamento, ai beni e servizi, agli studi, ricerche, legislazione e automazione. 4. Le competenze e l’organizzazione degli organi centrali sono determinate con decreto del Ministro di grazia e giustizia. 5. Sono attribuite ai provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria le competenze relative ad affari di rilevanza circoscrizionale secondo quanto indicato nel presente decreto. Art. 2. Decentramento di attribuzioni ai provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria. 1. I provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria, previsti dall’art. 32 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, fermo restando quanto disposto dall’articolo 32, comma 3, della stessa legge, esercitano le attribuzioni di cui al comma 2 e di cui agli artt. 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11 e 12 del presente decreto legislativo, nell’ambito della rispettiva circoscrizione, secondo i programmi, gli indirizzi e le direttive disposti dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, anche al fine di assicurare l’uniformità dell’azione penitenziaria sul territorio nazionale. 2. I provveditorati regionali esercitano altresì, in quanto compatibili con le disposizioni del presente decreto, le attribuzioni precedentemente demandate all’ispettore distrettuale degli istituti di prevenzione e di pena per adulti, ivi comprese quelle ispettive, dalla legge 26 luglio 1975, n. 354, dal relativo regolamento di esecuzione, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 29 aprile 1976, n. 431, e dalle altre norme vigenti.

Art. 3. Disposizioni finanziarie. 1. Il provveditore regionale, entro il termine fissato per ciascun anno dal Dipartimento, trasmette allo stesso un piano di ripartizione, per l’esercizio finanziario successivo, delle spese concernenti: a) l’esercizio dei poteri attribuiti dal presente decreto per il funzionamento del provveditorato; b) il funzionamento degli istituti e servizi penitenziari compresi nella circoscrizione. 2. All’inizio dell’esercizio finanziario, il Direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria, con proprio decreto, ripartisce tra i provveditori almeno il 50% dei fondi stanziati in bilancio. 3. Con lo stesso decreto sono autorizzate le spese indicate nella lettera a) del comma 1. 4. La rimanente parte dei detti fondi stanziati in bilancio, eccettuata quella necessaria per le spese alle quali provvede direttamente il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, è ripartita nel corso dell’esercizio finanziario con successivi decreti fra i provveditorati, anche in relazione a particolari esigenze, che non possono essere soddisfatte con i fondi in precedenza assegnati. 5. I fondi di cui ai commi 2, 3 e 4 sono ripartiti, a cura del provveditore, ordinatore primario di spesa, ai sensi della legge 17 agosto 1960, n. 908, tra gli istituti e servizi della circoscrizione a mezzo di aperture di credito. Tale ripartizione costituisce autorizzazione per la esecuzione dei programmi finanziati con i suddetti fondi. 6. Presso ogni provveditorato, per le spese in economia necessarie al suo funzionamento, è istituito un servizio economato cui è preposto un funzionario delegato. 7. I direttori degli istituti e servizi dipendenti devono trasmettere ogni sei mesi al provveditore l’elenco delle spese sostenute nel semestre, per il controllo sulla regolare attuazione dei programmi. Art. 4. Struttura dei provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria. 1. I provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria, previsti dall’art. 32 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, sono articolati nelle seguenti aree: a) area segreteria ed affari generali; b) area personale; c) area formazione e aggiornamento del personale; d) area detenuti, internati e misure alternative alla detenzione; e) area traduzioni e piantonamenti; f) area amministrativo-contabile. 2. Con decreto del Ministro di grazia e giustizia più aree possono essere accorpate, per esigenze organizzative, in base alla entità territoriale delle circoscrizioni, del numero degli istituti e servizi, del personale e della complessità di gestione delle attribuzioni di cui al presente decreto.

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Art. 5. Personale dei provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria. 1. A ciascun provveditorato regionale è assegnato un primo dirigente dell’Amministrazione penitenziaria con funzioni vicarie, il quale coadiuva il provveditore regionale nel coordinamento dei settori operativi del provveditorato regionale e lo sostituisce in caso di assenza, impedimento o temporanea vacanza del posto. 2. Presso ciascun provveditorato regionale è nominato un funzionario delegato ed un funzionario per il riscontro contabile. 3. A ciascuna delle aree del provveditorato regionale è preposto un funzionario dell’Amministrazione penitenziaria, appartenente almeno alla VIII qualifica funzionale, con professionalità adeguata allo svolgimento delle attività relative all’area. 4. Ad ogni provveditorato sono altresì assegnati uno o più funzionari di cui all’art. 35 della legge 15 dicembre 1990, n. 395. 5. Con decreto del Ministro di grazia e giustizia è stabilito il contingente di personale dei vari profili professionali dell’Amministrazione penitenziaria da destinare a ciascun provveditorato regionale, in relazione alle sue esigenze funzionali. Art. 6. Attribuzioni dei provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria in materia di rapporti con gli enti locali, le regioni ed il servizio sanitario nazionale. 1. Sono affidate ai provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria le seguenti attribuzioni in materia di rapporti con gli enti locali, con le regioni e con il servizio sanitario nazionale: a) pianificazione ed attuazione di programmi di intervento in materia di sanità, di formazione professionale, di avviamento al lavoro, di attività scolastiche, culturali, ricreative e sportive per i detenuti e gli internati, nonché in materia di formazione professionale e di avviamento al lavoro dei soggetti sottoposti a misure privative e limitative della libertà; b) stipula di convenzioni e di protocolli d’intesa per le materie indicate nella lettera a), con particolare riferimento ai tossicodipendenti ed agli alcooldipendenti sottoposti a misure privative e limitative della libertà, eccettuati gli atti di rilevanza nazionale; e) pianificazione ed attuazione di programmi di intervento, d’intesa con gli organi periferici del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, per concrete iniziative in materia di lavoro per i sottoposti a misure privative e limitative della libertà. Art. 7. Attribuzioni dei provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria relativamente all’area segreteria e affari generali. 1. Sono attribuite all’area segreteria ed affari generali dei provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria le seguenti materie: a) uso di mezzi di servizio dell’Amministrazione

penitenziaria e del mezzo proprio in ambito circoscrizionale; b) rapporti con le organizzazioni sindacali per la contrattazione decentrata nelle materie previste dalle disposizioni vigenti; c) coordinamento delle attività in materia di informatica ed automazione; d) vigilanza sugli archivi degli istituti e servizi penitenziari. Art. 8. Attribuzioni dei provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria relativamente all’area personale. 1. Sono attribuite all’area personale dei provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria le seguenti materie: a) individuazione delle esigenze quantitative e qualitative del personale occorrente per il funzionamento degli istituti e servizi; b) rapporto informativo e giudizio complessivo per i direttori degli istituti e servizi penitenziari e per gli impiegati in servizio presso il provveditorato, nei casi previsti dalle vigenti disposizioni; c) coordinamento di piani per la sicurezza degli istituti e servizi penitenziari del personale; d) procedimenti disciplinari; e) missioni temporanee nell’ambito della circoscrizione; f) programma delle missioni; g) incarichi di reggenza e altri incarichi a tempo determinato; h) congedi ordinari ai direttori degli istituti e servizi, congedi straordinari superiori a 30 giorni, aspettative al personale degli istituti e servizi penitenziari; i) proposte di concessione di onorificenze e relativa istruttoria; l) proposte e pareri per missioni all’estero; m) commissione circoscrizionale costituita con decreto del Direttore generale del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, per l’accertamento dell’idoneità e la valutazione dei titoli preferenziali ai fini dell’iscrizione dei professionisti esperti, di cui al quarto comma dell’art. 80 della legge 26 luglio 1975, n. 354, nell’elenco previsto dall’art. 120 del decreto del Presidente della Repubblica 29 aprile 1976, n. 431, e successive modificazioni; n) tenuta degli elenchi degli esperti e coordinamento degli incarichi degli stessi nell’ambito degli istituti e servizi; o) istruttoria relativa alla nomina del personale aggregato e incaricato; p) coordinamento e verifica delle attività amministrative riguardanti il personale sanitario, il conferimento di incarichi per prestazioni sanitarie specialistiche e paramediche, ed il servizio integrativo di assistenza sanitaria e paramedica; q) costituzione, con decreto del provveditore, del consiglio regionale di disciplina del personale del Corpo di polizia penitenziaria;

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r) istruttoria relativa alla assegnazione degli alloggi demaniali; s) sicurezza del personale. Art. 9. Attribuzioni dei provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria relativamenie all’area formazione ed aggiornamento del personale. 1. Sono attribuite all’area formazione ed aggiornamento del personale dei provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria le seguenti materie: a) organizzazione di attività di formazione e di aggiornamento in ambito regionale, secondo i programmi, gli indirizzi e le direttive del Dipartimento ed in collegamento con i competenti organi di esso. Art. 10. Attribuzioni dei provveditorati regionali dell’Amministrazione relativamente all’area detenuti, internati e misure alternative alla detenzione. 1. Sono attribuite all’area detenuti, internati e misure alternative alla detenzione dei provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria le seguenti materie: a) attività di impulso e di verifica dell’attuazione dei programmi, indirizzi e direttive del Dipartimento, da parte degli istituti e servizi; b) attività di progettazione e programmazione, nonché di raccordo delle iniziative ed esperienze nel campo del trattamento intramurale e delle misure alternative alla detenzione, anche con l’apporto di un gruppo consultivo interprofessionale; c) proposte e pareri per la costituzione, trasformazione e soppressione degli istituti penitenziari e delle sezioni e delle sedi di servizio dei centri di servizio sociale; d) istruttoria relativa alla nomina degli assistenti volontari, di cui all’art. 78 della legge 26 luglio 1875, n. 354; e) coordinamento delle attività scolastiche, culturali, ricreative e sportive organizzate dalle direzioni degli istituti penitenziari per i detenuti e gli internati; f) coordinamento delle attività e delle risorse per i detenuti e gli internati in materia di lavoro e di addestramento professionale; g) coordinamento dei piani per la sicurezza degli istituti e servizi penitenziari. Art. 11. Attribuzioni dei provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria relativamente all’area traduzioni e piantonamenti. 1. Sono attribuite all’area traduzioni e piantonamenti dei provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria le seguenti materie: a) coordinamento del servizio di traduzione dei detenuti ed internati, nonché del servizio di piantonamento dei medesimi quando sono ricoverati in luoghi esterni di cura. Art. 12. Attribuzioni dei provveditorati regionali relativamente all’area amministrativo-con-

tabile. 1. Sono attribuite all’area amministrativocontabile dei provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria le seguenti materie: a) coordinamento della programmazione finanziaria e del bilancio degli istituti e servizi penitenziari; b) controllo sull’esecuzione delle direttive in materia di acquisto di prodotti farmaceutici e comunicazione al Dipartimento delle risultanze emerse; c) istruttoria relativa alla assegnazione dell’armamento individuale e di reparto e coordinamento e verifica della gestione, distribuzione e manutenzione di esso e delle apparecchiature di sicurezza; d) contratti per il mantenimento dei detenuti ed internati e gestione dei relativi depositi cauzionali; e) pareti e proposte per l’acquisizione e locazione di immobili; f) coordinamento e controllo della manutenzione ordinaria e straordinaria dei fabbricati; g) rapporti con gli organi periferici del Ministero dei lavori pubblici; h) verifica e controllo sull’attività amministrativo-contabile svolta negli istituti e servizi della circoscrizione. Art. 13. Organizzazione in settori operativi degli istituti di prevenzione e di pena per adulti e dei centri di servizio sociale per adulti. 1. Con decreto del Ministro di grazia e giustizia gli istituti di prevenzione e di pena per adulti sono organizzati in settori operativi, prevedendosi un’area di segreteria, un’area educativa, un’area sanitaria, un’area dell’ordine e della sicurezza ed un’area amministrativo-contabile, a ciascuna delle quali è preposto un funzionario responsabile, appartenente almeno alla VII qualifica funzionale ed avente l’autonomia tecnico-professionale prevista dal profilo di appartenenza ed adeguata allo svolgimento delle attività relative all’area. 2. Con decreto del Ministro di grazia e giustizia i centri di servizio sociale per adulti sono organizzati in settori operativi, prevedendosi un’area di segreteria, un’area di servizio sociale ed un area amministrativo-contabile, a ciascuna delle quali è preposto un funzionario responsabile, appartenente almeno alla VII qualifica funzionale ed avente l’autonomia tecnico-professionale prevista dal profilo di appartenenza e adeguata allo svolgimento delle attività relative all’area. Art. 14. Clausola finanziaria. 1. All’onere derivante dall’applicazione del presente decreto si provvede, ai sensi dell’art. 44 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, con i fondi stanziati sui capitoli 1995, 1996, 1997, 2004, 2005 e 2084 dello stato di previsione del Ministero di grazia e giustizia per l’anno finanziario 1992 e corrispondenti capitoli per gli anni successivi.

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10. D.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 445. Analisi ed attribuzioni delle funzioni dirigenziali nel Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, individuazione dei relativi incarichi, previsione degli incarichi per i magistrati, previsione dei ruoli organici e disciplina degli incarichi ministeriali, a norma dell’art. 30, comma 4, lettere c), d) ed e), della legge 15 dicembre 1990, n. 395 (G.U. 20 novembre 1992, n. 274). Art. 1. Preposizione alla funzione di Direttore di ufficio centrale o di ufficio equiparato. 1. Alla funzione di direttore di ufficio centrale del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria o di ufficio equiparato sono preposti, con decreto del Ministro di grazia e giustizia, su proposta del Direttore Generale dell’Amministrazione penitenziaria, dirigenti generali dell’Amministrazione penitenziaria e magistrati collocati fuori del ruolo organico della magistratura. 2. Gli incarichi dirigenziali di cui al comma 1 sono conferiti ai dirigenti ed ai magistrati in base alla particolare esperienza ed alla particolare preparazione acquisite nel corso dell’esercizio delle loro precedenti funzioni. Art. 2. Attribuzioni di incarichi a magistrati. 1. Per la particolare natura dell’attività svolta e per le specifiche esigenze di raccordo con la funzione giurisdizionale e con l’ordine giudiziario, agli uffici centrali ai quali sono affidate attribuzioni relative ai detenuti, agli internati ed al trattamento, alle attività di legislazione, studio e ricerche, ed a banche dati concernenti i detenuti, gli internati ed i sottoposti a misure privative o limitative della libertà, sono preposti, in qualità di direttori e di addetti, magistrati collocati fuori del ruolo organico della magistratura, nominati dal Ministro di grazia e giustizia, su proposta del Direttore Generale dell’Amministrazione penitenziaria, nei limiti delle dotazioni del personale di magistratura addetto al Ministero di grazia e giustizia. 2. I magistrati addetti sono preposti agli incarichi di vice direttore di ufficio e di direttore di divisione. Art. 3. Piante organiche dei dirigenti. 1. Le piante organiche dei dirigenti dell’Amministrazione penitenziaria sono determinate come dalle tabelle A e B allegate al presente decreto, che sostituiscono i quadri B, C, D ed E contenuti nella Tabella IV annessa all’allegato II del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1972, n. 748, e successive modificazioni, comprese quelle apportate dall’art. 83 della legge 26 luglio 1975, n. 354,

dagli artt. 34 e 35 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, e dall’art. 26 del decreto legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356. Art. 4. Nomina a Dirigente Generale dell’Amministrazione penitenziaria. 1. La nomina a Dirigente Generale dell’Amministrazione penitenziaria è conferita ai sensi dell’art. 25 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1972, n. 748. I Dirigenti Generali sono scelti tra i dirigenti dell’Amministrazione penitenziaria. Art. 5. Permanenza negli incarichi presso il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. 1. La permanenza negli incarichi presso il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria per dirigenti superiori, primi dirigenti e magistrati addetti agli uffici non può avere durata superiore a cinque anni. 2. Per esigenze di servizio, l’incarico può essere rinnovato per una sola volta, su proposta del Direttore Generale dell’Amministrazione penitenziaria. 3. In sede di prima applicazione i termini di cui ai commi 1 e 2 decorrono dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Art. 6. Clausola finanziaria. 1. All’onere derivante dall’applicazione del presente decreto si provvede, ai sensi dell’art. 44 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, con i fondi stanziati sui capitoli 1995, 1996 e 1997 dello stato di previsione del Ministero di grazia e giustizia per l’anno finanziario 1992 e corrispondenti capitoli per gli anni successivi.

11. D.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 446. Istituzione dell’istituto superiore di studi penitenziari, a norma dell’art. 17, comma 1, della legge 15 dicembre 1990, n. 395 (G.U. 20 novembre 1992, n. 274). Art. 1. Istituzione dell’Istituto superiore di studi penitenziari. 1. È istituita una scuola nazionale per la formazione, l’aggiornamento e la specializzazione del personale appartenente ai quadri direttivi dell’Amministrazione penitenziaria. 2. La scuola assume la denominazione di Istituto superiore di studi penitenziari ed ha sede in Roma. 3. L’Istituto superiore di studi penitenziari dipende dal Ministero di grazia e giustizia, Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. Art. 2. Attività. 1. L’Istituto superiore di studi penitenziari, oltre allo svolgimento dei corsi biennali di formazione per la nomina a direttore penitenziario, previsti dall’art. 17, comma 1, lettera h), della

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legge 15 dicembre 1990, n. 395, attende allo svolgimento dei corsi di: a) formazione iniziale del personale direttivo dell’Amministrazione penitenziaria; b) aggiornamento e di specializzazione del personale direttivo dell’Amministrazione penitenziaria; c) aggiornamento dei dirigenti dell’Amministrazione penitenziaria d’intesa con la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione. 2. L’Istituto superiore di studi penitenziari svolge, altresì, attività di indagine sulle problematiche penitenziarie e predispone iniziative finalizzate alla valorizzazione delle esperienze nel settore e all’approfondimento della cultura giuridica penitenziaria del personale appartenente ai quadri direttivi dell’Amministrazione penitenziaria; sviluppa inoltre, nell’ambito dei compiti istituzionali, metodologie e modelli di organizzazione del trattamento dei detenuti e degli internati quali modelli operativi da proporre al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. Art. 3. Direttore. 1. Il direttore dell’Istituto superiore di studi penitenziari è nominato, con decreto del Ministro di grazia e giustizia, su proposta del Direttore Generale dell’Amministrazione Penitenziaria, tra i dirigenti generali della Amministrazione penitenziaria tenuto conto della qualità del servizio prestato, della preparazione professionale acquisita e del rendimento dimostrato nei servizi in precedenza prestati, nonché dell’attitudine a svolgere le funzioni inerenti alle specifiche competenze dell’Istituto cui esso viene preposto. 2. Il direttore è preposto alla organizzazione dei servizi e delle attività dell’istituto e si avvale della collaborazione di un servizio affari generali e organizzazione del personale dell’istituto, di un servizio amministrativo-contabile e di un servizio didattico per l’organizzazione dei corsi. Art. 4. Struttura dell’Istituto. 1. L’Istituto superiore di studi penitenziari è articolato nelle seguenti divisioni: a) Divisione I, competente per il corso biennale di formazione per la nomina a direttore penitenziario e per le iniziative di formazione e aggiornamento dei dirigenti dell’Amministrazione penitenziaria; b) Divisione II, competente per i corsi di specializzazione del personale direttivo dell’Amministrazione penitenziaria; c) Divisione III, competente per i corsi di formazione del personale direttivo dell’Amministrazione penitenziaria. Art. 5. Organi collegiali. 1. Gli organi collegiali dell’Istituto superiore di studi penitenziari sono il Consiglio di direzione, il Collegio dei docenti, il Consiglio d’istituto. Art. 6. Consiglio di direzione. 1. Il Consiglio di direzione è organo di decisione delle linee operative

generali dell’Istituto e provvede alla formulazione dei programmi e dei metodi di insegnamento e alla scelta dei docenti, nonché alla approvazione dei programmi relativi alle attività di cui al comma 2 dell’art. 2. Formula proposte al Ministro di grazia e giustizia per i decreti relativi ai piani di studio e programmi previsti dall’art. 17, comma 1, lettera f), della legge 15 dicembre 1990, n. 395. 2. Il Consiglio di direzione è composto dal Direttore Generale dell’Amministrazione penitenziaria, che lo presiede, dal Vice direttore generale, dai Direttori degli uffici centrali del Dipartimento, dal Direttore dell’Istituto superiore di studi penitenziari, da due professori ordinari di materie giuridiche nell’ambito penale e criminologico nominati dal Ministro di grazia e giustizia e da sei rappresentanti del personale dell’Amministrazione indicati dai sindacati maggiormente rappresentativi del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria tra il personale del Dipartimento appartenente ai quadri direttivi dell’Amministrazione penitenziaria, oppure tra laureati esperti in materie giuridiche o socio-criminologiche. 3. Il Consiglio di direzione delibera validamente con la presenza della metà dei suoi componenti. 4. I componenti non di diritto durano in carica un triennio e possono essere riconfermati nell’incarico. Art. 7. Collegio dei docenti. 1. Il Collegio dei docenti è un organo consultivo del direttore dell’Istituto di studi penitenziari. 2. Del Collegio, che è presieduto dal direttore dell’Istituto, fanno parte tutti i docenti delle materie di insegnamento, nonché i responsabili del servizio didattico e delle tre divisioni dell’istituto. 3. Le funzioni di segretario sono svolte da un funzionario dell’Amministrazione penitenziaria, di qualifica non inferiore all’ottavo livello, in servizio presso l’Istituto. 4. Il collegio dei docenti: a) dà pareri sullo svolgimento dei corsi, sull’attuazione del piano di studi e sul contenuto dei programmi dei corsi; b) formula proposte in ordine ai testi da adottare sull’aggiornamento dell’attività didattica e all’acquisizione alla biblioteca dell’Istituto di libri, riviste ed ogni altra pubblicazione ritenuta pertinente alle materie in oggetto di insegnamento; c) designa i propri rappresentanti in seno al consiglio di istituto; d) sottopone al direttore le questioni eventualmente sollevate dai docenti; e) esprime parere su ogni altra questione che il direttore ritenga di sottoporre al collegio stesso. Art. 8. Consiglio di Istituto. 1. Il consiglio d’istituto è organo di collaborazione tra docenti e frequentatori dei corsi, è presieduto dal direttore dell’Istituto ed è composto:

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a) dai responsabili dei servizi e delle divisioni dell’Istituto; b) da tre docenti dell’Istituto designati dal collegio dei docenti; c) dai tre funzionari più anziani partecipanti ai corsi di formazione e aggiornamento. 2. Il consiglio d’istituto propone al direttore dell’Istituto le iniziative di sperimentazione sulla formazione didattica, sul funzionamento della biblioteca, sull’uso delle attrezzature didattiche, sul funzionamento dei servizi generali dell’Istituto, nonché su ogni altra questione che il direttore ritenga di sottoporre al consiglio stesso. Art. 9. Albo dei docenti. 1. È istituito l’albo dei docenti dell’Istituto superiore di studi penitenziari. 2. I docenti sono nominati, con decreto del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con i Ministri competenti, su proposta del Direttore generale Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, tra esperti nelle singole discipline e cultori delle singole materie, docenti universitari e di istituti specializzati, magistrati, funzionari della Pubblica Amministrazione, ufficiali delle Forze Armate, docenti e collaboratori della Scuola superiore della Pubblica Amministrazione. 3. I compensi per gli incarichi di insegnamento, di durata anche triennale e rinnovabili, sono stabiliti con decreto del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con il Ministro del tesoro. Art. 10. Corso di formazione per vincitori di concorsi pubblici per la nomina a direttore penitenziario. 1. I vincitori di concorsi pubblici per la nomina a direttore penitenziario frequentano presso l’Istituto un corso di formazione iniziale della durata di mesi sei. 2. L’organizzazione del corso è determinata dal Consiglio di direzione sulla base dei piani di studio previsti dall’art. 17, comma 1, lettera h), della legge 15 dicembre 1990, n. 395. Art. 11. Modalità del concorso riservato. 1. L’ammissione al corso biennale di cui alla lettera h) comma 1 dell’art. 17 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, per la nomina a direttore penitenziario nel limite di un terzo dei posti disponibili del relativo ruolo, avviene attraverso un concorso per esami, consistente in una prova scritta di diritto penitenziario ed in un colloquio sulla stessa materia e su elementi di diritto amministrativo, riservato al personale di concetto dell’Amministrazione penitenziaria di cui alla lettera g) del comma 1 del medesimo art. 17. 2. La commissione esaminatrice, nominata con decreto del Ministro di grazia e giustizia, è presieduta dal direttore dell’ufficio centrale del personale ed è composta da un dirigente superiore dell’Amministrazione penitenziaria, da due docenti universitari dell’area giuridica penale o amministrativa, da un funzionario dell’Amministrazione penitenziaria con qualifica non inferiore a primo dirigente, da indivi-

duarsi tra quelli addetti agli uffici centrali del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, da un funzionario con qualifica non inferiore a primo dirigente, in servizio presso un provveditorato regionale dell’Amministrazione o presso un istituto penitenziario o altro ufficio o servizio periferico dell’Amministrazione penitenziaria. Art. 12. Nomina ad allievo direttore di istituto penitenziario in prova. 1. La graduatoria del concorso è approvata con decreto del Ministro di grazia e giustizia. 2. I vincitori sono nominati allievi direttori di istituto penitenziario in prova ed ammessi a frequentare il corso biennale presso l’Istituto superiore di studi penitenziari. 3. Gli stessi sono posti in aspettativa per la durata del corso e mantengono il trattamento economico già in godimento. Art. 13. Ordinamento degli studi. 1. Il corso biennale si svolge secondo programmi universitari integrati da materie professionali e piani di studio approvati dal Consiglio di direzione dell’istituto e stabiliti con decreto del Ministro dell’Università e della ricerca scientifica e tecnologica, di concerto con il Ministro di grazia e giustizia, da emanarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Art. 14. Esame finale. 1. Gli allievi che abbiano superato gli esami previsti dal piano di studi sono ammessi a sostenere l’esame finale. 2. Le modalità degli esami previsti dal piano di studi e dell’esame finale sono stabilite dal regolamento dell’istituto. 3. La commissione esaminatrice è nominata con decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, di concerto con il Ministro di grazia e giustizia, ed è presieduta da uno dei presidi delle facoltà di giurisprudenza delle Università statali di Roma o da un docente da loro delegato. 4. Della commissione esaminatrice devono altresì far parte docenti di materie professionali universitarie previste dal piano di studi. 5. Gli allievi che abbiano superato l’esame finale conseguono la qualifica di direttore di istituto penitenziario. Art. 15. Riconoscimento universitario. 1. A coloro che abbiano superato il corso biennale sono riconosciuti gli esami sostenuti nelle materie universitarie, previste nel piano di studi di cui all’art. 12, ai fini del conseguimento del diploma di laurea in giurisprudenza, scienze politiche, economia e commercio, sociologia, psicologia ed equipollenti. 2. Gli interessati possono conseguire il diploma di laurea dopo aver superato gli esami integrativi indispensabili al completamento degli studi, conformemente ai piani di studio delle singole università.

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Art. 16. Dimissioni dal corso. 1. Sono dimessi dal corso gli allievi che: a) dichiarano di rinunciare al corso; b) non abbiano superato, al termine del primo anno, almeno metà degli esami delle materie universitarie e tutte quelle professionali previste dal piano di studi; c) non abbiano superato l’esame finale; d) non siano dichiarati idonei per il numero e la gravità delle sanzioni riportate. 2. È consentita la ripetizione di una sessione per una sola volta nel biennio agli allievi che siano stati assenti dalle attività didattiche della stessa sessione per più di trenta giorni, anche se non consecutivi, o per più di 45 per infermità comunque contratta. 3. I provvedimenti di cui ai commi 1 e 2 sono adottati dal Direttore Generale dell’Amministrazione penitenziaria, su proposta del Consiglio di direzione. Art. 17. Regolamento interno. 1. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sarà emanato il regolamento interno dell’Istituto superiore di studi penitenziari, che regola l’attività dell’istituto e dei suoi organi e le modalità di svolgimento dei corsi non regolate dal presente decreto. 2. Il regolamento è emanato, su proposta del Consiglio di direzione, con decreto del Direttore Generale dell’Amministrazione penitenziaria. Art. 18. Clausola finanziaria. 1. All’onere derivante dall’applicazione del presente decreto si provvede, ai sensi dell’art. 44 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, con i fondi stanziati sui capitoli 2086 e 2101 dello stato di previsione del Ministero di grazia e giustizia per l’anno finanziario 1992 e corrispondenti capitoli per gli anni successivi.

12. D.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 449. Determinazione delle sanzioni disciplinari per il personale del Corpo di polizia penitenziaria e per la regolamentazione dei relativi procedimenti, a norma dell’art. 21, comma 1, della legge 15 dicembre 1990, n. 395 (G.U. 20 novembre 1992, n. 274). TITOLO I DISCIPLINA CAPO I PRINCIPI FONDAMENTALI Art. 1. Sanzioni disciplinari. 1. L’appartenente al Corpo di polizia penitenziaria che viola i doveri

specifici e generici del servizio e della disciplina indicati dalla legge, dai regolamenti o conseguenti alla emanazione di un ordine, commette infrazione disciplinare ed è soggetto alle seguenti sanzioni: a) censura; b) pena pecuniaria; c) deplorazione; d) sospensione dal servizio; e) destituzione. 2. Le predette sanzioni devono essere graduate, nella misura, in relazione alla gravità delle infrazioni ed alle conseguenze che le stesse hanno prodotto per l’Amministrazione o per il servizio. 3. Il provvedimento che infligge la sanzione deve essere motivato. Art. 2. Censura. 1. La censura è una dichiarazione di biasimo con la quale vengono punite: a) le lievi trasgressioni; b) la negligenza in servizio; c) la mancanza di correttezza nel comportamento; d) il disordine della divisa o l’uso promiscuo di capi di vestiario della divisa con altri non pertinenti alla stessa; e) il contegno comunque scorretto verso superiori, pari qualifica, dipendenti, pubblico. 2. È inflitta, per iscritto, dal direttore dell’ufficio dal quale il trasgressore gerarchicamente dipende. Art. 3. Pena pecuniaria. 1. La pena pecuniaria consiste nella riduzione in misura non superiore a cinque trentesimi di una mensilità dello stipendio e degli altri assegni a carattere fisso e continuativo. 2. Con tale sanzione vengono punite le seguenti infrazioni: a) la recidiva in una mancanza punibile con la censura; b) l’esercizio occasionale di commercio o di mestiere incompatibile; c) l’inosservanza dell’obbligo di mantenere la permanenza o la reperibilità; d) la manifesta negligenza nel prendere visione dell’ordine di servizio; e) l’omessa o ritardata presentazione in servizio sino ad un massimo di quarantotto ore; f) la grave negligenza in servizio; g) il ritardo o la negligenza nell’esecuzione di un ordine; h) l’irregolarità nell’ordine di trattazione degli affari; i) l’inosservanza del dovere di informare immediatamente i superiori della ricezione di un ordine la cui esecuzione costituisce manifestamente reato; l) l’inosservanza delle norme che vietano lo svolgimento di attività politica nei casi previsti dalla legge; m) l’inosservanza delle norme che regolano i diritti sindacali degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria;

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n) l’emanazione di un ordine non attinente al servizio o alla disciplina o eccedente i compiti di istituto o lesivo della dignità professionale; o) l’omissione o l’imprecisione nell’emanazione di ordini o di disposizioni di servizio; p) l’inosservanza del divieto di influire, direttamente o indirettamente, sulla scelta del difensore da parte del detenuto o dell’internato; q) il contegno sconveniente con i detenuti o gli internati ed il servirsi di essi per scrivere lettere, domande o rapporti; r) le parzialità manifeste, i modi inurbani, gli abusi di autorità coi dipendenti o coi detenuti o gli internati, i motteggi e le ingiurie rivolti a questi ultimi; s) la tolleranza delle indebite introduzioni e dei traffici di generi nello stabilimento; t) la trascuratezza nel sorvegliare i detenuti o gli internati, particolarmente se incaricati di servizi speciali, in modo da rendere possibili abusi da parte dei medesimi; u) la infedeltà in servizio, manifestata col rivelare ad estranei o a detenuti o internati fatti relativi al servizio stesso o riguardanti i processi in corso, o coll’occultare le mancanze dei detenuti o internati o coll’asportare dall’ufficio documenti o copie di qualsiasi natura; v) il procurare ai detenuti o agli internati viveri, bevande, ed altri oggetti; z) il ritardo ingiustificato nel consegnare ai superiori oggetti sequestrati ai detenuti o internati; aa) il comprare o vendere, il dare o ricevere in prestito dai detenuti o internati qualsiasi somma od oggetto, al di fuori dei casi rientranti nei compiti d’istituto; bb) il turpiloquio abituale e le bestemmie, specialmente alla presenza dei detenuti o internati; cc) l’ingerenza negli affari relativi ai processi dei detenuti, il far commissioni di qualsivoglia natura per conto dei detenuti o internati; dd) il maltrattare i detenuti o internati; ee) il servirsi senza permesso per uso particolare di oggetti di pertinenza dell’Amministrazione o destinati a servizi o a vantaggio della medesima; ff) l’inesattezza o l’ingiustificato ritardo nel riferire sulle infrazioni dei dipendenti e dei detenuti o internati. 3. La pena pecuniaria è inflitta dal Provveditore regionale, previo giudizio del Consiglio regionale di disciplina. 3 bis. Agli appartenenti ai ruoli direttivi la pena pecuniaria è inflitta dal direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria, previo giudizio del Consiglio centrale di disciplina (1). ––––––––––– (1) Comma inserito dal comma 1 lett. a) dell’art. 19 D.Lgs. 21 maggio 2000, n. 146 Art. 4. Deplorazione. 1. La deplorazione è una dichiarazione scritta di formale riprovazione, con la quale vengono punite le seguenti infrazioni:

a) la recidiva entro sei mesi delle infrazioni già punite con la pena pecuniaria; b) il dare prove manifeste di negligenza nel comando o nel mantenere la disciplina; c) il frequentare luoghi, persone o compagnie sconvenienti con evidente offesa alla dignità delle funzioni; d) il contrarre debiti con i dipendenti; e) l’alterco con i colleghi o con altri operatori penitenziari in presenza dei detenuti; f) il fare eseguire ai detenuti lavori senza autorizzazione; g) l’introdursi nelle sezioni ove sono ristretti detenuti di sesso diverso, senza autorizzazione; h) gli atti diretti ad impedire o limitare, l’esercizio dei diritti politici o sindacali o del mandato di difensore o di componente di un organo collegiale previsto dalle norme del Corpo di polizia penitenziaria; i) la negligenza nel governo o nella cura delle condizioni di vita o di benessere del personale o nel controllo sul comportamento disciplinate dei dipendenti; l) la negligenza o l’imprudenza o la inosservanza delle disposizioni sull’impiego del personale e dei mezzi o nell’uso, nella custodia o nella conservazione di armi, mezzi, materiali, infrastrutture, carteggio e documenti; m) l’addormentarsi in servizio; n) le indebite osservazioni in servizio, il censurare l’operato dei superiori, il seminare malcontento fra i colleghi; o) la tolleranza di abusi commessi dai dipendenti. 2. Essa comporta il ritardo di un anno nell’aumento periodico dello stipendio o nella attribuzione della classe di stipendio superiore, a decorrere dal giorno in cui verrebbe a maturare il primo beneficio successivo alla data nella quale la mancanza è stata rilevata. 3. La deplorazione può essere inflitta anche in aggiunta alla pena pecuniaria, in relazione alla gravità della mancanza. 4. La deplorazione è inflitta dal Provveditore regionale, previo giudizio del consiglio regionale di disciplina. 4 bis.Agli appartenenti ai ruoli direttivi la deplorazione è inflitta dal direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria, previo giudizio del Consiglio centrale di disciplina (1). ––––––––––– (1) Comma inserito dal comma 1 lett. b) dell’art. 19 D.Lgs. 21 maggio 2000, n. 146 Art. 5. Sospensione dal servizio. 1. La sospensione dal servizio consiste nell’allontanamento dal servizio per un periodo da uno a sei mesi, con la privazione della retribuzione mensile, salva la concessione di un assegno alimentare di importo pari alla metà dello stipendio o degli altri eventuali emolumenti valutabili a tal fine a norma delle disposizioni vigenti, oltre gli assegni per carichi di famiglia.

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2. Comporta la deduzione dal computo dell’anzianità di un periodo pari a quello trascorso dal punito in sospensione dal servizio, nonché il ritardo di due anni nella promozione o nell’aumento periodico dello stipendio o nella attribuzione di una classe superiore di stipendio con la decorrenza di cui all’art. 4. Tale ritardo è elevato a tre anni se la sospensione dalla qualifica è superiore a quattro mesi. 3. Può essere inflitta nei seguenti casi: a) recidiva entro sei mesi delle infrazioni già punite con la deplorazione; b) occultamento delle infrazioni alla disciplina commesse dal personale dipendente; c) violazione degli ordini dei superiori, quando non abbia rilevanza penale; d) condanna, con sentenza passata in giudicato, per delitto non colposo, salvo quanto previsto dall’art. 6; e) assidua frequenza, senza necessità di servizio, di persone dedite ad attività illecite o di pregiudicati; f) uso non terapeutico, provato, di sostanze stupefacenti o psicotrope; g) denigrazione dell’Amministrazione o dei superiori; h) comportamento che produce turbamento nella regolarità o nella continuità del servizio di istituto; i) omessa o ritardata presentazione in servizio per un periodo superiore a quarantotto ore e inferiore ai cinque giorni o, comunque, nei casi in cui l’omissione o la ritardata presentazione in servizio di cui all’art. 3, comma 2, lettera e), provochi gravi disservizi ovvero sia reiterata o abituale; l) invio di lettere anonime contenenti accuse temerarie contro superiori o colleghi; m) introduzione nello stabilimento, per destinarli ai detenuti o internati, di denari, armi o strumenti atti ad offendere od a facilitare l’evasione, il non sequestrarli scoprendoli, o l’omettere di denunciarne il trafugamento; n) associazione diretta e indiretta ad interessi degli appaltatori o committenti dello stabilimento; o) accettare dai detenuti o internati o dai loro familiari o conviventi mance o regali sotto qualsiasi pretesto o forma, o l’entrare in rapporti di interesse con essi; p) favorire in qualsiasi modo la corrispondenza dei detenuti o internati, sia dentro sia fuori dello stabilimento. 4. La sospensione dal servizio è inflitta con decreto del Direttore generale del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, previo giudizio del consiglio centrale di disciplina. 5. Nel caso in cui la sospensione è motivata ai sensi della lettera f) del comma 3, il decreto prevede, altresì, le iniziative di recupero socio-terapeutico, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e del decreto del Presidente della Repubblica 23 agosto 1988, n. 395.

Art. 6. Destituzione. 1. La destituzione consiste nella cancellazione dai ruoli dell’appartenente al Corpo di polizia penitenziaria la cui condotta abbia reso incompatibile la sua ulteriore permanenza in servizio. 2. La destituzione è inflitta: a) per atti che rivelino mancanza del senso dell’onore o del senso morale; b) per atti che siano in grave contrasto con i doveri assunti con il giuramento; c) per grave abuso di autorità o di fiducia; d) per dolosa violazione dei doveri, che abbia arrecato grave pregiudizio allo Stato, all’Amministrazione penitenziaria, ad enti pubblici o a privati; e) per gravi atti di insubordinazione commessi pubblicamente o per istigazione all’insubordinazione; f) per reiterazione delle infrazioni per le quali è prevista la sospensione dal servizio o per persistente riprovevole condotta dopo che siano stati adottati altri provvedimenti disciplinari; g) per omessa riassunzione del servizio, senza giustificato motivo, dopo cinque giorni di assenza arbitraria. 3. Fermo restando quanto previsto dall’art. 15 della legge 19 marzo 1990, n. 55, come modificato dall’art. 1 della legge 18 gennaio 1992, n. 16, l’appartenente al Corpo di polizia penitenziaria può altresì essere destituito all’esito del procedimento disciplinare di cui al comma 4, nei seguenti casi: a) condanna passata in giudicato per i delitti contro la personalità dello Stato; per i delitti contro la pubblica Amministrazione; per i delitti contro l’Amministrazione della giustizia; per i delitti contro la fede pubblica, escluso quello di cui all’art. 457 del codice penale; per i delitti contro la moralità pubblica ed il buoncostume previsti dagli artt. 519, 520, 521 e 537 del codice penale e per i delitti previsti dagli artt. 3 e 4 della legge 20 febbraio 1958, n. 75; per i delitti di rapina, estorsione, millantato credito, furto, truffa, appropriazione indebita, sequestro di persona a scopo di estorsione, circonvenzione di persone incapaci, usura, ricettazione; per qualsiasi delitto avente finalità di terrorismo o di eversione dell’ordinamento Costituzionale; per i delitti previsti dalla legge 15 dicembre 1990, n. 395, sul nuovo ordinamento del Corpo di polizia penitenziaria; per qualsiasi altro delitto non colposo per il quale sia stata irrogata una pena non inferiore ad un anno di reclusione; b) condanna, passata in giudicato, che importi l’interdizione perpetua dai pubblici uffici; c) applicazione di una misura di sicurezza personale di cui all’art. 215 del codice penale, ovvero di una misura di prevenzione a norma dell’art. 3 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, dell’art. 19 della legge 22 maggio 1975, n. 152, e dell’art. 14 della legge 19 marzo 1990, n. 55.

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4. La destituzione per le cause di cui al comma 3 è inflitta all’esito del procedimento disciplinare, che deve essere proseguito o promosso entro centottanta giorni dalla data in cui l’Amministrazione ha avuto notizia della sentenza irrevocabile di condanna ovvero del provvedimento con cui è stata applicata in via definitiva la misura di sicurezza o di prevenzione e concluso nei successivi novanta giorni. Quando vi sia stata sospensione cautelare dal servizio a causa del procedimento penale, la stessa conserva la sua efficacia, se non revocata, per un periodo di tempo non superiore a cinque anni. Decorso tale termine, la sospensione è revocata di diritto. 5. Nei casi contemplati dal presente articolo, il trattamento di quiescenza e previdenza è regolato dalle disposizioni vigenti in materia. 6. La destituzione è disposta con decreto del Direttore generale del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, previo giudizio del consiglio centrale di disciplina. CAPO II PROVVEDIMENTI CAUTELARI Art. 7. Sospensione cautelare in pendenza di procedimento penale. 1. L’appartenente al Corpo di polizia penitenziaria, in stato di arresto o di fermo o che si trovi, comunque, in stato di custodia cautelare, deve essere sospeso dal servizio con provvedimento del Direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. 2. Fuori dei casi previsti nel comma 1, l’appartenente ai ruoli del Corpo di polizia penitenziaria sottoposto a procedimento penale, quando la natura del reato sia particolarmente grave, può essere sospeso dal servizio con provvedimento del Ministro, su proposta del Direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. 3. In caso di mancata convalida dell’arresto o del fermo, e nei casi di cui al Capo V Titolo I libro IV del codice di procedura penale, ove le circostanze lo consiglino, la sospensione cautelare può essere revocata con effetto dal giorno successivo a quello in cui il dipendente ha riacquistato la libertà e con riserva di riesame del caso quando sul provvedimento penale si è formato il giudicato. 4. I relativi provvedimenti sono adottati dal Ministro, su proposta del Direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. 5. Se il procedimento penale è definito con sentenza la quale dichiari che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso, la sospensione è revocata a tutti gli effetti. 6. Quando da un procedimento penale comunque definito emergono fatti e circostanze che rendano l’appartenente al Corpo di polizia penitenziaria passibile di sanzioni disciplinari, questi deve essere sot-

toposto a procedimento disciplinare entro il termine di 120 giorni dalla data di pubblicazione della sentenza, oppure entro 40 giorni dalla data di notificazione della sentenza stessa all’Amministrazione. 7. Se il procedimento penale si conclude con sentenza di proscioglimento o di assoluzione per motivi diversi da quelli contemplati nel comma 5, la sospensione cautelare può essere mantenuta qualora venga iniziato o ripreso il procedimento disciplinare. ––––––––––– Il capo V titolo I libro V del codice di procedura penale riguarda la estinzione delle misure cautelari personali. Art. 8. Rinvio. 1. La sospensione cautelare per motivi disciplinari, gli effetti sulla progressione di Carriera, l’esclusione e la ammissione agli esami e agli scrutini a seguito della sospensione per motivi disciplinati o penali, il computo della sospensione dal servizio a seguito di condanna penale e la revoca di diritto della sospensione, nonché la riabilitazione, la reintegrazione del dipendente prosciolto in sede di revisione del procedimento disciplinare, la reintegrazione del dipendente assolto in sede di giudizio penale di revisione, la premorienza del dipendente alla sentenza di assoluzione in sede di revisione sono regolati dalle norme contenute nel testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. Art. 9. Procedimento disciplinare connesso con procedimento penale. 1. Quando l’appartenente al Corpo di polizia penitenziaria viene sottoposto, per gli stessi fatti, a procedimento disciplinare ed a procedimento penale, il primo deve essere sospeso fino alla definizione del procedimento penale con sentenza passata in giudicato. TITOLO II PROCEDIMENTO DISCIPLINARE CAPO I PRINCIPI GENERALI Art. 10. Procedura da osservare nel rilevare le infrazioni. 1. Ogni superiore è competente a rilevare le infrazioni. 2. Il superiore che rileva l’infrazione deve: a) contestare, dopo essersi qualificato, la mancanza al responsabile; b) procedere alla sua identificazione; c) astenersi, di massima, dal richiamarlo in presenza di altre persone, tranne che le circostanze non

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impongano l’immediata repressione; in tal caso deve riferirsi unicamente al particolare fatto del momento; d) dare le eventuali disposizioni atte ad eliminare o ad attenuare le conseguenze delle infrazioni; e) inoltrare rapporto sui fatti all’organo competente ad infliggere la sanzione. 3. Il rapporto deve indicare chiaramente e concisamente tutti gli elementi obbiettivi e utili a configurare l’infrazione e non deve contenere alcuna proposta relativa alla specie e all’entità della sanzione. Art. 11. Modalità per l’irrogazione delle sanzioni. 1. L’organo competente ad infliggere la sanzione deve: a) tener conto di tutte le circostanze attenuanti, dei precedenti disciplinari e di servizio del trasgressore, del carattere, dell’età, della qualifica e dell’anzianità di servizio; b) sanzionare con maggior rigore le mancanze commesse in servizio o che abbiano prodotto più gravi conseguenze per il servizio, quelle commesse in presenza o in concorso con inferiori o indicanti scarso senso morale e quelle recidive o abituali. 2. Ogni sanzione deve essere inflitta previa contestazione degli addebiti e dopo che siano state sentite e vagliate le giustificazioni dell’interessato, nei modi previsti dall’art. 12. 3. Nello svolgimento del procedimento deve essere garantito il contraddittorio. 4. La sospensione dal servizio e la destituzione vengono inflitte a seguito del giudizio del consiglio centrale di disciplina di cui all’art. 13. Art. 12. Contestazione degli addebiti e giustificazioni dell’interessato. 1. Per infliggere una sanzione, la contestazione degli addebiti dev’essere fatta per iscritto. Essa deve indicare succintamente e con chiarezza i fatti e la specifica trasgressione di cui l’incolpato è chiamato a rispondere; copia del foglio contenente le contestazioni deve essere consegnata al trasgressore e altra copia, firmata dallo stesso, deve rimanere agli atti del procedimento. 2. L’eventuale rifiuto a sottoscrivere deve risultare da attestazione scritta del capo dell’ufficio o del capo del reparto incaricato della consegna. 3. Con lo stesso atto formale l’incolpato deve essere avvertito che, entro il termine di dieci giorni dalla notifica, egli potrà presentare giustificazioni e documenti o chiedere l’audizione di testimoni o indicare le circostanze sulle quali richiedere ulteriori indagini o testimonianze. Tale termine può, a richiesta motivata dell’interessato, essere opportunamente prorogato di altri dieci giorni per una sola volta. 4. È in facoltà dell’incolpato di rinunciare al termine, purché lo dichiari espressamente per iscritto.

Art. 13. Consiglio centrale e consiglio regionale di disciplina. 1. Con decreto del Direttore generale del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria è costituito il consiglio centrale di disciplina, composto: a) dal direttore di un ufficio centrale del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria diverso dall’ufficio centrale del personale, che lo convoca o lo presiede; b) da due funzionari dell’Amministrazione penitenziaria con la qualifica di dirigente superiore, che non prestino servizio presso l’ufficio centrale del personale. 2. Le funzioni di segretario sono svolte da un funzionario dell’Amministrazione penitenziaria inquadrato nella IX qualifica funzionale. 3. Con le stesse modalità si procede alla nomina di un pari numero di supplenti per i membri di cui alle lettere a) e b) del comma 1. 4. Con decreto del provveditore regionale è costituito, in ogni regione, il consiglio regionale di disciplina, composto da: a) un funzionario dell’Amministrazione penitenziaria di qualifica non inferiore a primo dirigente, che lo convoca e lo presiede, con esclusione del direttore dell’istituto ove presta servizio l’incolpato; b) due funzionari dell’Amministrazione penitenziaria inquadrati nella IX qualifica funzionale che non prestino servizio presso lo stesso istituto dell’incolpato; c) due appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria con la qualifica di ispettore capo che non prestino servizio presso lo stesso istituto dell’incolpato. 5. Un dipendente dell’Amministrazione penitenziaria, fornito dei requisiti necessari, previsti dal relativo profilo professionale, funge da segretario. 6. Con le stesse modalità procede alla nomina di un pari numero di supplenti per i membri di cui alle lettere a), b) e c) del comma 4. 7. Il consiglio regionale di disciplina è competente a giudicare gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria che prestano servizio nell’ambito della regione. 8. Il presidente o i membri dei consigli di disciplina possono essere ricusati e debbono astenersi ove si trovino nelle condizioni di cui all’art. 149 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. Il relativo procedimento è regolato dal suddetto articolo. 9. Qualora il ricusato sia il presidente del consiglio regionale di disciplina, il Direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria provvede alla nomina del sostituto. 10. I componenti dei consigli di cui al presente articolo sono vincolati al segreto d’ufficio. 11. I componenti del consiglio centrale e dei consigli regionali di disciplina durano in carica due anni non rinnovabili.

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CAPO II PROCEDIMENTI Art. 14. Procedimento per l’irrogazione della censura. 1. Il procedimento per irrogare la censura deve svolgersi attraverso le seguenti fasi: a) contestazione scritta degli addebiti al trasgressore; b) acquisizione delle giustificazioni scritte dall’interessato; c) valutazioni delle giustificazioni addotte e degli elementi raccolti; d) decisione; e) notifica della decisione al trasgressore; f) comunicazione della sanzione inflitta agli uffici interessati. Art. 15. Istruttoria per l’irrogazione della pena pecuniaria, della deplorazione, della sospensione dal servizio e della sostituzione. 1. L’istruttoria per irrogare la pena pecuniaria, la deplorazione, la sospensione dal servizio o la destituzione deve svolgersi attraverso le seguenti fasi: a) il direttore dell’istituto, il capo dell’ufficio o del servizio che abbia notizia di un’infrazione commessa da un dipendente, per la quale sia prevista una sanzione più grave della censura, informa il provveditore regionale competente per la sede in cui lo stesso presta servizio, qualora l’infrazione comporti la sanzione della pena pecuniaria o della deplorazione; informa l’autorità centrale competente, qualora l’infrazione comporti la sanzione della sospensione dal servizio o della destituzione. 2. Le predette autorità, ove ritengano che l’infrazione comporti l’irrogazione di una delle predette sanzioni, dispongono che venga svolta inchiesta disciplinare affidandone lo svolgimento ad un funzionario istruttore che appartenga ad istituto, ufficio o servizio diverso da quello dell’inquisito e che sia di livello dirigenziale o inquadrato nella IX qualifica funzionale. 3. Per il funzionario istruttore valgono le norme sulla astensione e sulla ricusazione dei componenti i consigli di disciplina. 4. Egli provvede, entro dieci giorni, a contestare gli addebiti al trasgressore, invitandolo a presentare le giustificazioni nei termini e con le modalità di cui all’art. 14, e svolge, successivamente, tutti gli altri accertamenti ritenuti da lui necessari o richiesti dall’inquisito. 5. L’inchiesta deve essere conclusa entro il termine di quarantacinque giorni, prorogabili una sola volta di quindici giorni a richiesta motivata dell’istruttore. 6. Questi riunisce tutti gli atti in un fascicolo, numerandoli progressivamente in ordine cronologico e apponendo su ciascun foglio la propria firma, e redige apposita relazione, alla quale allega tutto il car-

teggio raccolto, trasmettendola all’autorità che ha disposto l’inchiesta. 7. Detta autorità, esaminati gli atti, se ritiene che gli addebiti non sussistono, ne dispone l’archiviazione con provvedimento motivato, ovvero li trasmette, con le opportune osservazioni, all’organo competente ad infliggere una sanzione minore. 8. Qualora gli addebiti sussistano, trasmette il carteggio dell’inchiesta, con le opportune osservazioni, al consiglio di disciplina competente in base al disposto degli artt. 3, 4, 5 e 6. Art. 16. Procedimenti dinanzi al consiglio centrale o regionale di disciplina. 1. Il consiglio centrale o regionale di disciplina è convocato dall’organo competente indicato nell’art. 13 entro dieci giorni dalla ricezione del carteggio. Nella prima riunione il presidente ed i membri del consiglio esaminano gli atti e ciascuno di essi redige dichiarazioni per far constatare tale adempimento; indi, il presidente nomina relatore uno dei membri e fissa il giorno e l’ora della riunione per la trattazione orale e per la deliberazione del consiglio, che dovrà aver luogo entro quindici giorni dalla data della prima riunione del consiglio stesso. 2. Il segretario, appena terminata la prima riunione, notifica per iscritto all’inquisito che dovrà presentarsi al consiglio di disciplina nel giorno e nell’ora fissati, avvertendolo che ha facoltà di prendere visione degli atti dell’inchiesta o di chiederne copia entro dieci giorni e di farsi assistere da un difensore appartenente all’Amministrazione penitenziaria, o da un legale, o da un rappresentante sindacale, comunicandone il nominativo entro tre giorni; lo avverte inoltre che, se non si presenterà, né darà notizia di essere legittimamente impedito, si procederà in sua assenza. 3. Il difensore, se lo richiede, ha la facoltà di prendere visione degli atti prima della data della riunione e di chiederne copia; lo stesso non può intervenire alle sedute degli organi collegiali senza l’assenso dell’interessato. 4. Nel giorno fissato, aperta la seduta, il presidente, dopo aver fatto introdurre l’inquisito e l’eventuale difensore: a) legge l’ordine di convocazione; b) rende noti i precedenti disciplinari e di servizio dell’inquisito; c) legge le dichiarazioni scritte dell’avvenuto esame da parte propria e degli altri membri, degli atti dell’inchiesta formale; d) fa leggere dal segretario la contestazione degli addebiti, le giustificazioni e la relazione del funzionario istruttore; e) chiede se i membri del consiglio o l’inquisito desiderino che sia letto qualche altro atto dell’inchiesta e, se lo ritiene necessario, ne autorizza la lettura. 5. Il presidente, o i membri del consiglio previa

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autorizzazione del presidente, possono chiedere al giudicando chiarimenti sui fatti a lui addebitati. Questi può presentare una memoria preparata in precedenza e firmata, contenente la sua difesa, può produrre eventuali nuovi elementi; la memoria e i documenti sono letti da uno dei componenti il consiglio ed allegati agli atti. Il presidente dà la parola al difensore, se presente, le cui conclusioni devono essere riportate nel verbale della seduta, ed infine chiede all’inquisito se ha altro da aggiungere. Udite le ulteriori ragioni a difesa ed esaminati gli eventuali nuovi documenti, il presidente dichiara chiusa la trattazione orale e fa ritirare l’inquisito ed il difensore. 6. Il consiglio, se ritiene di non poter esprimere il proprio giudizio senza un supplemento di istruttoria, sospende il procedimento e restituisce gli atti all’organo proponente indicando i punti sui quali giudica necessari ulteriori accertamenti. 7. Non verificandosi l’ipotesi di cui al comma 6 il consiglio delibera a maggioranza di voti, con le seguenti modalità: a) il presidente sottopone separatamente a decisione le questioni pregiudiziali, quelle incidentali la cui decisione sia stata differita, quelle di fatto e di diritto riguardanti le infrazioni contestate e, quindi, i componenti del consiglio danno il loro voto su ciascuna questione; b) qualora nella votazione si manifestino più di due opinioni, i componenti il consiglio che hanno votato per la sanzione più grave si uniscono a quelli che hanno votato per la sanzione immediatamente inferiore fino a che venga a sussistere la maggioranza. In ogni altro caso, quando su una questione vi è parità di voti, prevale l’opinione più favorevole al giudicando. Art. 17. Deliberazione del consiglio di disciplina. 1. Il consiglio di disciplina, se ritiene che nessun addebito possa muoversi all’inquisito, lo dichiara nella deliberazione. Se ritiene che gli addebiti siano in tutto o in parte fondati, propone la sanzione da applicare. La deliberazione motivata viene redatta dal relatore o da altro componente il consiglio ed è firmata dal presidente, dall’estensore e dal segretario. 2. Copia della deliberazione con gli atti del procedimento e la copia del verbale della trattazione orale vengono trasmesse entro dieci giorni all’ufficio centrale del personale del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. 3. L’organo competente ad infliggere la sanzione provvede con decreto motivato a dichiarare l’inquisito prosciolto da ogni addebito o ad infliggergli la sanzione in conformità della deliberazione del consiglio, salvo che egli non ritenga di disporre in modo più favorevole all’inquisito, qualora si tratti delle sanzioni della sospensione dal servizio o della destituzione.

4. Il decreto che deve essere comunicato all’interessato entro dieci giorni dalla sua data, nei modi previsti dall’art. 104 del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. CAPO III PRESENTAZIONE DEI RICORSI AMMINISTRATIVI Art. 18. Generalità. 1. I ricorsi amministrativi previsti dal presente decreto devono essere presentati al’organo che ha inflitto la sanzione, il quale li trasmette con le proprie osservazioni a quello competente per la decisione. 2. Si applicano, altresì, per quanto non previsto e se compatibili con le norme contenute nel presente Capo, le disposizioni di cui agli artt. da 1 a 6 del decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199. Art. 19. Riesame della sanzione della censura. 1. Avverso la sanzione della censura si ricorre all’organo gerarchicamente superiore a quello che ha irrogato la sanzione. Nel ricorso debbono essere indicati i motivi del provvedimento. Art. 20. Riesame delle sanzioni della pena pecuniaria e della deplorazione. 1. Avverso le sanzioni della pena pecuniaria e della deplorazione è ammesso rivolgere istanza di riesame al Direttore generale del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. 2. L’esito del riesame è fatto risultare da decreto del Direttore generale del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, adottato in conformità della deliberazione del consiglio centrale di disciplina di cui all’art. 13. 3. Si applicano, in quanto compatibili, le norme di cui agli artt. 16 e 17. Art. 21. Riesame delle sanzioni della sospensione dal servizio e della destituzione. 1. Avverso le sanzioni della sospensione dal servizio e della destituzione è ammesso rivolgere istanza di riesame al Ministro di Grazia e Giustizia. 2. L’esito del riesame è fatto risultare da decreto Ministeriale. TITOLO III PROCEDURA PER LA RIAPERTURA DEL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE Art. 22. Riapertura del procedimento disciplinare. 1. Il procedimento disciplinare può essere ria-

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perto se l’appartenente al Corpo di polizia penitenziaria cui fu inflitta la sanzione disciplinare, ovvero il coniuge superstite o i figli, adducano nuove prove tali da far ritenere che possa essere dichiarato il proscioglimento dagli addebiti ovvero irrogata una sanzione di minore gravità. 2. La riapertura del procedimento è disposta dal Direttore generale del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, su relazione del direttore dell’ufficio centrale del personale, ed il nuovo procedimento si svolge nelle forme previste dal Titolo II. 3. Il Direttore generale del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, qualora non ritenga di disporre la riapertura del procedimento, provvede con decreto motivato, sentito il consiglio centrale di disciplina. Art. 23. Effetti della riapertura del procedimento. 1. In caso di riapertura del procedimento, ove le circostanze lo consigliano, il Direttore generale del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria può disporre la sospensione degli effetti della sanzione già inflitta. 2. All’appartenente al Corpo di polizia penitenziaria già punito, nei confronti del quale sia stata disposta la riapertura del procedimento disciplinare, non può essere inflitta una sanzione più grave di quella già applicata. 3. Qualora egli venga prosciolto o sia ritenuto passibile di sanzione meno grave, devono essergli corrisposti, in tutto o in parte, gli assegni non percepiti, escluse le indennità per servizi e funzioni di natura speciale o per prestazioni di lavoro straordinario, salva la deduzione dell’eventuale assegno alimentare già percepito. 4. La disposizione del comma 3 si applica anche nel caso in cui la riapertura del procedimento sia stata richiesta dal coniuge superstite o dai figli. TITOLO IV NORME TRANSITORIE Art. 24. Procedimenti disciplinari pendenti. 1. I procedimenti disciplinari non ancora esauriti alla data di entrata in vigore del presente decreto, dovranno essere trasferiti ai nuovi organi disciplinari con le seguenti modalità. 2. Qualora l’incolpato sia sottoposto a procedimento per la comminatoria di una sanzione disciplinare di stato, si applicano le norme e la procedura previste per la sospensione dal servizio o per la destituzione. 3. Nell’ipotesi di riduzione dello stipendio valgono le disposizioni per la comminatoria della sanzione disciplinare della pena pecuniaria. 4. Al personale nei cui confronti sia iniziato procedimento disciplinare per l’irrogazione dell’ammoni-

mento o della consegna, si applicano le norme e la procedura predette per la censura. 5. Per quanto non previsto dal presente decreto in materia di disciplina e di procedura, si applicano, in quanto compatibili, le corrispondenti norme contenute nel testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3.

13. D.L. 28 maggio 1993, n. 163, convertito in legge 26 luglio 1993, n. 254. Disposizioni urgenti per l’aumento dell’organico del Corpo di polizia penitenziaria e per la copertura di posti vacanti (G.U. 28 luglio 1993, n. 175). Art. 1. 1. L’organico del Corpo di polizia penitenziaria di cui alla legge 15 dicembre 1990, n. 395, così come modificato dal comma 1 dell’articolo 17 del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, è aumentato, nel ruolo degli agenti e degli assistenti, di mille unità. La tabella A allegata al decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, è sostituita dalla tabella A allegata al presente decreto. Art. 2. 1. Alla copertura dei posti comunque disponibili per il personale maschile, nella qualifica iniziale del ruolo degli agenti e degli assistenti del Corpo di polizia penitenziaria, si provvede mediante l’assunzione, secondo il piano di cui alla tabella A allegata al presente decreto, di coloro che avevano già presentato domanda di assunzione nel Corpo di polizia penitenziaria o di reclutamento nel Corpo, poi disciolto, degli agenti di custodia alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, da selezionarsi in base alle procedure previste anteriormente alla data di entrata in vigore della legge 15 dicembre 1990, n. 395. 2. Qualora l’assunzione di personale ai sensi del comma 1 non sia sufficiente a coprire tutti i posti disponibili, si provvede all’assunzione degli ex agenti di sesso maschile della Polizia di Stato e degli ex appartenenti all’Arma dei carabinieri, cessati dal servizio per dimissioni, che ne facciano domanda entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, nonché all’assunzione dei candidati di sesso maschile risultati idonei nei concorsi per la corrispondente qualifica della Polizia di Stato, espletati dal Ministero dell’Interno nei tre anni precedenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, compatibilmente con le esigenze della Polizia di Stato. Gli interessati devono essere in possesso dei requisiti previsti per l’assunzione nel Corpo di polizia penitenziaria.

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Art. 3. 1. Per il personale assunto ai sensi dell’articolo 2, il corso previsto dal comma 1 dell’articolo 6 del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, ha la durata complessiva di sei mesi, e può essere articolato in due cicli trimestrali. Il primo ciclo è frequentato immediatamente dopo l’assunzione e il secondo ciclo deve essere completato entro diciotto mesi dall’assunzione. Il corso può essere svolto presso le scuole dell’Amministrazione penitenziaria o presso strutture delle Forze armate e delle altre Forze di polizia, compatibilmente con le rispettive esigenze funzionali, a cura del personale dell’Amministrazione penitenziaria. Art. 4. 1. Le procedure di cui all’articolo 2 possono essere utilizzate fino a quando non sarà raggiunta la copertura della dotazione organica prevista per l’anno 1993 per il ruolo degli agenti e degli assistenti del Corpo di polizia penitenziaria, relativamente agli uomini. 1 bis. I concorsi per la copertura dei posti vacanti nelle dotazioni organiche degli agenti e degli assistenti del Corpo di polizia penitenziaria, per gli anni 1994 e 1995, sono banditi, rispettivamente, entro il 30 settembre 1993 ed entro il 30 settembre 1994. 2. Il comma 2 dell’articolo 17 del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, è abrogato. Art. 4 bis. 1. Ai fini della qualificazione e dell’aggiornamento professionale del personale dell’Amministrazione penitenziaria, compreso quello appartenente al Corpo di polizia penitenziaria, è assegnata per il 1993 al Ministero di Grazia e giustizia la somma di lire 3.000 milioni per la realizzazione di progetti di formazione nel corso dell’attività lavorativa. 2. All’onere derivante dall’attuazione del comma 1, pari a lire 3.000 milioni per il 1993, si fa fronte mediante corrispondente riduzione del capitolo

1998 dello stato di previsione del Ministero di Grazia e giustizia per il 1993. 3. Il Ministro del Tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 5. 1. All’onere derivante dall’attuazione del presente decreto, valutato in lire 22.870 milioni per l’anno 1993 ed in lire 39.330 milioni a decorrere dall’anno 1994, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1993-1995, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del Tesoro per l’anno 1993, all’uopo utilizzando parzialmente l’accantonamento relativo al Ministero di Grazia e giustizia. 2. Il Ministro dei Tesoro è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. (Si omette la tabella) 14. D.P.C.M. 4 giugno 1993. Modificazioni alle dotazioni organiche delle qualifiche funzionali e dei profili professionali del personale del Ministero di Grazia e giustizia Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. Le dotazioni organiche delle qualifiche funzionali e dei profili professionali del personale del Ministero di Grazia e giustizia Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, sono determinate secondo l’allegata tabella A, che sostituisce quella allegata al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 14 settembre 1988, registrato alla Corte dei conti il 21 aprile 1989, registro n. 5 Presidenza, foglio n. 41, citato in premessa e che costituisce parte integrante del presente decreto.

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Tabella A

DOTAZIONI ORGANICHE DELLE QUALIFICHE FUNZIONALI E DEI PROFILI PROFESSIONALI Ministero di Grazia e Giustizia Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Nona qualifica funzionale: dotazione organica cumulativa n. 337. _________________________________________________________________________________ Profili professionali Dotazione Codice denominazione organica ___________________________________________________________________________________ lA - Direttore amministrativo ............................................................................................................. 1 13A - Direttore amministrativo contabile ............................................................................................. 12 28A - Direttore statistico ....................................................................................................................... 1 169A - Direttore coordinatore istituto penitenziario ...............................................................................238 224A - Ingegnere direttore coordinatore ................................................................................................. 1 226A - Direttore medico coordinatore .................................................................................................... 10 230A - Psicologo direttore ...................................................................................................................... 1 241A - Direttore coordinatore servizio sociale ....................................................................................... 53 247A - Direttore coordinatore area pedagogica ...................................................................................... 12 248A - Direttore agrario .......................................................................................................................... 1 265A - Direttore di biblioteca ................................................................................................................. 1 296 - Analista esperto di procedure...................................................................................................... 3 297 - Analista esperto di sistemi .......................................................................................................... 3 Totale ....................................................................337

Profili professionali Dotazione Codice denominazione organica ___________________________________________________________________________________ Ottava qualifica funzionale: dotazione organica cumulativa n. 1.249. 1 13 28 169 224 226 230 241 247 248 265 271 272 300

-

Funzionario amministrativo ........................................................................................................ 2 Funzionario amministrativo contabile ........................................................................................340 Funzionario statistico .................................................................................................................. 1 Direttore di istituto penitenziario ................................................................................................324 Ingegnere direttore ...................................................................................................................... 4 Medico direttore .......................................................................................................................... 25 Psicologo coordinatore Direttore di servizio sociale ........................................................................................................245 Direttore area pedagogica ...........................................................................................................280 Funzionario agrario ..................................................................................................................... 2 Bibliotecario ................................................................................................................................ 2 Analista di sistema ...................................................................................................................... 9 Analista di procedure .................................................................................................................. 12 Capo sala macchine esperto ........................................................................................................ 1 Totale...................................................................... 1.249

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Settima qualifica funzionale: dotazione organica cumulativa n. 2.032 2 14 29 33 170 203 212 225 227 231 242 246 249 266 273 274 275 299

-

Collaboratore amministrativo...................................................................................................... 2 Collaboratore amministrativo contabile...................................................................................... 213 Collaboratore statistico................................................................................................................ 2 Traduttore interprete.................................................................................................................... 2 Collaboratore di istituto penitenziario......................................................................................... 159 Capo tecnico................................................................................................................................ 24 Architetto..................................................................................................................................... 4 Ingegnere ..................................................................................................................................... 20 Medico......................................................................................................................................... 15 Psicologo ..................................................................................................................................... 50 Assistente sociale coordinatore ................................................................................................... 726 Educatore coordinatore ............................................................................................................... 769 Collaboratore agrario .................................................................................................................. 5 Collaboratore di biblioteca.......................................................................................................... 2 Analista........................................................................................................................................ 12 Programmatore di sistema........................................................................................................... 14 Capo sala macchine..................................................................................................................... 1 Programmatore esperto ............................................................................................................... 12 Totale .................................................................................. 2.032

Sesta qualifica funzionale: dotazione organica cumulativa n. 1.566. 3 15 30 34 48 60

-

Assistente amministrativo ...........................................................................................................550 Ragioniere ...................................................................................................................................460 Assistente statistico ..................................................................................................................... 2 Assistente linguistico .................................................................................................................. 2 Assistente tecnico per le lavorazioni metalliche......................................................................... 2 Assistente tecnico per l’elettronica ............................................................................................. 2

Profili professionali Dotazione Codice denominazione organica ___________________________________________________________________________________ 64 73 103 106 134 137 190 200 245 250 276 277 279 280

-

Assistente tecnico per le lavorazioni di materiali non metallici................................................. 1 Assistente tecnico edile ............................................................................................................... 40 Direttore di macchina.................................................................................................................. 6 Comandante................................................................................................................................. 6 Capo sala ..................................................................................................................................... 56 Tecnico capo di radiologia e/o radioterapia ................................................................................ 20 Assistente tecnico per l’elettronica industriale ........................................................................... 2 Assistente tecnico agrotecnico .................................................................................................... 6 Educatore.....................................................................................................................................188 Assistente tecnico agrario ........................................................................................................... 4 Programmatore ............................................................................................................................ 18 Procedurista di organizzazione ................................................................................................... 8 Capo unità operativa ................................................................................................................... 3 Consollista ...................................................................................................................................190 Totale ............................................................... 1.566 © Laurus Robuffo


Quinta qualifica funzionale: dotazione organica cumulativa n. 1.750. 4 6 27 39 43 51 55 59 62 66 68 70 72 96 105 118 120 122 126 133 135 207 209 251 283

-

Operatore amministrativo..............................................................................................................440 Stenodattilografo ......................................................................................................................... 10 Capo addetto ai servizi di vigilanza e custodia........................................................................... 2 Aggiustatore meccanico specializzato ........................................................................................ 9 Operatore specializzato per la lavorazione di profilati e laminati metallici............................... 17 Elettricista specializzato.............................................................................................................. 92 Elettromeccanico specializzato ................................................................................................... 50 Apparecchiatore elettronico specializzato................................................................................... 50 Operatore specializzato per la lavorazione di materiali non metallici ....................................... 39 Muratore specializzato ................................................................................................................ 96 Pittore specializzato .................................................................................................................... 36 Falegname specializzato.............................................................................................................. 32 Idraulico specializzato................................................................................................................. 96 Conduttore specializzato di motori navali .................................................................................. 5 Comandante................................................................................................................................. 5 Tipografo compositore specializzato .......................................................................................... 13 Tipografo impressore specializzato............................................................................................. 13 Fotocompositore specializzato .................................................................................................... 20 Litografo specializzato ................................................................................................................ 20 Infermiere professionale................................................................................................................497 Tecnico di radiologia medica ...................................................................................................... 72 Disegnatore specializzato............................................................................................................ 6 Telescriventista centralinista operatore radio specializzato ........................................................ 95 Tecnico agrario specializzato ...................................................................................................... 13 Addetto a personal computer ...................................................................................................... 22 Totale ............................................................... 1.750

Profili professionali Dotazione Codice denominazione organica ___________________________________________________________________________________ Quarta qualifica funzionale: dotazione organica cumulativa n. 1.103. 5 7 9 42 50 61 65 67 69 71 112 123 208 252

-

Coadiutore .....................................................................................................................................480 Dattilografo ................................................................................................................................. 80 Conducente di automezzi speciali............................................................................................... 110 Operatore per le lavorazioni di profilati e laminati metallici ..................................................... 30 Elettricista.................................................................................................................................... 85 Operatore per le lavorazioni di materiali non metallici .............................................................. 28 Muratore ...................................................................................................................................... 82 Pittore .......................................................................................................................................... 48 Falegname ................................................................................................................................... 22 Idraulico ...................................................................................................................................... 84 Capo barca per il traffico nello Stato .......................................................................................... 6 Legatore....................................................................................................................................... 16 Telefonista telescriventista operatore radio................................................................................. 25 Tecnico agrario............................................................................................................................ 7 Totale ............................................................... 1.103

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Terza qualifica funzionale: dotazione organica cumulativa n. 221. 24 131

- Addetto ai servizi ausiliari e di anticamera.................................................................................121 - Ausiliario socio-sanitario ............................................................................................................100 Totale ....................................................................221

Seconda qualifica funzionale: dotazione organica cumulativa n. 373. 25

- Addetto alle attrezzature e pulizie...............................................................................................373 Totale ....................................................................373

AVVERTENZA: Il presente decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sostituisce integralmente il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 14 settembre 1988, registrato alla Corte dei conti il 21 aprile 1988, registro n. 5, Presidenza, foglio n. 41, pubblicato nel supplemento ordinario n. 10 alla Gazzetta Ufficiale serie generale n. 33 dell’8 febbraio 1991. CAPO III

15. D.M. 7 giugno 1993. Determinazione delle caratteristiche delle divise uniformi degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria e dei criteri concernenti l’obbligo e le modalità d’uso. ––––––––––– Il presente decreto – ad eccezione degli artt. 49, 50 e 51 e delle relative Tabelle A, B, e C – è stato abrogato dall’art. 13 D.M. 24 gennaio 2002 (recante “Disposizioni concernenti l’uso, la durata e la foggia del vestiario e dell’equipaggiamento in dotazione al Corpo di Polizia Penitenziaria”). Artt. 1-45. Omissis.

INSEGNE Art. 49. Insegne delle qualifiche del ruolo degli agenti e degli assistenti. 1. Le insegne delle qualifiche del ruolo degli agenti e degli assistenti sono quelle indicate nella tabella A allegata. Art. 50. Insegne delle qualifiche del ruolo dei sovrintendenti 1. Le insegne delle qualifiche del ruolo dei sovrintendenti sono quelle indicate nella tabella B allegata. Art. 51. Insegne delle qualifiche del ruolo degli ispettori. 1. Le insegne delle qualifiche del ruolo degli ispettori sono quelle indicate nella tabella C allegata. Artt. 52-71. Omissis. ––––––––––– Vedi nota sub epigrafe. Si omettono le tabelle.

PARTE SECONDA ALAMARI, FREGI, INSEGNE, DISTINTIVI E ACCESSORI DELLE UNIFORMI

16.

TITOLO I

D.M. 20 aprile 1994. Individuazione delle Forze armate dello Stato e delle Forze di polizia presso cui possono transitare, a domanda, gli ufficiali del disciolto Corpo degli agenti di custodia (G.U. 29 dicembre 1994, n. 303).

DESCRIZIONE E GENERALITÀ Artt. 46-48. Omissis. ––––––––––– Vedi nota sub epigrafe.

Art. 1. 1. Il transito degli ufficiali del disciolto Corpo degli agenti di custodia di cui all’art. 25 della legge 15 dicembre 1990, n. 395 è consentito nei ruoli, nel li© Laurus Robuffo


mite dei gradi o delle qualifiche e dei posti disponibili, sotto indicati: a) ruolo assistenti tecnici del Corpo del genio aeronautico e dell’amministrazione del Corpo di commissariato aeronautico nei gradi di sottotenente, tenente, capitano, maggiore e tenente colonnello, per un numero complessivo di cinque posti in detti gradi; b) ruolo speciale del Corpo delle capitanerie di porto nei gradi di guardiamarina, sottotenente di vascello, tenente di vascello, capitano di corvetta e capitano di fregata, per un numero complessivo di cinque posti in detti gradi; c) ruoli del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia nelle qualifiche di vice commissario, commissario, commissario capo e vice questore aggiunto, per un numero complessivo di cinque posti in dette qualifiche; d) ruolo speciale dell’Arma dei carabinieri di cui al D.Lgs. 24 marzo 1993, n. 117, nei gradi di sottotenente, tenente, capitano maggiore e tenente colonnello, per un numero complessivo di cinque posti in detti gradi; e) ruolo normale della Guardia di finanza, nei gradi di sottotenente, tenente, capitano, maggiore e tenente colonnello, per un numero complessivo di cinque posti in detti gradi; f) ruolo degli ufficiali del Corpo forestale dello Stato, nelle qualifiche funzionali VII, VIII e IX per un numero complessivo di cinque posti in dette qualifiche. Art. 2. 1. L’inquadramento degli ufficiali del disciolto Corpo degli agenti di custodia ha luogo nei gradi e nelle qualifiche ed entro il numero dei posti di cui all’art. 1 con il grado da essi rivestito alla data dell’inquadramento stesso. 2. L’anzianità assoluta degli ufficiali inquadrati ha decorrenza dalla data del relativo provvedimento di inquadramento. Art. 3. 1. Ai fini dell’avanzamento al personale inquadrato la promozione ai gradi dirigenziali viene conferita in eccedenza ai contingenti massimi di cui all’art. 3 della legge 10 dicembre 1973, n. 804, e successive modificazioni, in quanto applicabile. Art. 4. 1. L’inquadramento è subordinato al possesso dei requisiti fisici, psichici e attitudinali necessari per prestare servizio nella Forza armata e nella Forza di polizia ricevente. 2. Il personale inquadrato dovrà frequentare un corso formativo di aggiornamento. Art. 5. 1. Le domande di transito presso le Forze armate e presso le Forze di polizia dovranno essere inviate al Ministero di Grazia e giustizia – Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria – Ufficio centrale del personale, che provvederà alla relativa istruttoria e al successivo inoltro alle competenti amministrazioni. 2. Nella domanda di transito potranno essere indicate, in ordine preferenziale, anche più amministrazioni tra quelle di cui all’art. 1.

3. Nella domanda di transito gli interessati dovranno dichiarare la propria disponibilità ad accettare qualsiasi sede di servizio disposta dall’amministrazione ricevente.

17 D.M. 20 dicembre 1994. Criteri con cui procedere alla selezione degli aspiranti allievi agenti da incorporare in qualità di volontari ausiliari (G.U. 5 gennaio 1995, n. 4). Art. 1. 1. Per la selezione degli aspiranti allievi agenti di polizia penitenziaria da incorporare in qualità di volontari ausiliari si applicano, in quanto compatibili, le stesse disposizioni previste, dal decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, per i candidati ai concorsi per allievo agente di polizia penitenziaria. 2. Le commissioni preposte per le selezioni culturali, attitudinali e psico-fisiche, sono quelle indicate dagli articoli 87 e 106 del decreto legislativo 443/1992. 3. Per gli stessi aspiranti si applicano i criteri di selezione previsti dagli articoli 101, 107 e 108 del succitato decreto legislativo 443/1992.

18. D.M. 25 febbraio 1995. Addestramento del personale del Corpo di polizia penitenziaria per l’espletamento del servizio di traduzione di detenuti, mediante affiancamento a personale dell’Arma dei Carabinieri (G.U. 7 giugno 1995, n. 131). Art. 1. 1. A decorrere dal 1 marzo 1995, novanta unità del Corpo di polizia penitenziaria che hanno frequentato presso istituti di istruzione dell’Arma dei carabinieri il corso teorico inerente al servizio di traduzione dei detenuti saranno affiancate a personale dell’Arma dei carabinieri per l’impiego in detto servizio. 2. L’affiancamento di cui al comma 1 ha luogo nelle città di Milano e di Palermo e nelle regioni Lombardia e Sicilia e potrà essere anche esteso ad altre regioni mediante l’impiego di ulteriori unità del Corpo di polizia penitenziaria, previa effettuazione di appositi corsi teorici, in analogia a quello già praticato. Art. 2. 1. La responsabilità della organizzazione, della direzione e dello svolgimento dell’affiancamento di cui all’art. 1 del presente decreto è demandata all’Arma dei carabinieri. 2. Durante tale periodo il personale del Corpo di polizia penitenziaria dipende funzionalmente dal re-

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sponsabile del servizio di traduzione nel cui ambito l’addestramento stesso è effettuato. 3. L’affiancamento è effettuato soltanto alla presenza costante del personale dell’Arma dei carabinieri incaricato della traduzione. Art. 3. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria effettua il servizio di affiancamento in uniforme, con le armi del Corpo di polizia penitenziaria in dotazione individuale e di reparto, unitamente al personale dell’Arma dei carabinieri operante, in posizione di dipendenza funzionale dai responsabili dell’Arma dei carabinieri. 2. I comandi locali dell’Arma dei carabinieri e le direzioni degli istituti penitenziari interessati sono autorizzati ad assumere accordi di carattere generale e di dettaglio, anche di volta in volta, circa i tempi, l’entità dei contingenti e le modalità specifiche di svolgimento del servizio. 3. Il coordinamento è demandato alla competenza dei comandanti di regione dell’Arma dei carabinieri e dei provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria interessati. Art. 4. 1. Le spese relative alla realizzazione dell’affiancamento di cui agli articoli precedenti vengono imputate ai capitoli di bilancio, per quanto di rispettiva competenza.

19. D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 195. Attuazione dell’art. 2 della legge 6 marzo 1992, n. 216, in materia di procedure per disciplinare i contenuti del rapporto di impiego del personale delle Forze di polizia e delle Forze armate (G.U. 27 maggio 1995, n. 122). ––––––––––– Riportato alla voce Arma dei Carabinieri.

20. D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 200. Attuazione dell’art. 3 della legge 6 marzo 1992, n. 216, in materia di riordino delle carriere del personale non direttivo del Corpo di polizia penitenziaria (G.U. 27 maggio 1995, n. 122). CAPO I RIORDINAMENTO DEI RUOLI DEL PERSONALE NON DIRETTIVO DEL CORPO DI POLIZIA PENITENZIARIA Artt. 1-5. Omissis. –––––––––– Contengono modifiche ed integrazioni al D.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 443 .

Art. 6. 1. La tabella A prevista dall’art. 1, comma 3, del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, come modificata ed integrata dalla legge 26 luglio 1993, n. 254, è sostituita dalla tabella A allegata al presente decreto. CAPO II NORME TRANSITORIE E FINALI Art. 7. Inquadramento nel ruolo dei sovrintendenti. 1. I vice sovrintendenti ed i sovrintendenti già inquadrati a norma dell’art. 68, comma 5, del D.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 443, sono inquadrati nella qualifica di sovrintendenti capo, nel nuovo ruolo dei sovrintendenti del Corpo di polizia penitenziaria, secondo l’ordine di ruolo, mantenendo l’anzianità di servizio maturata nel ruolo, collocandosi in testa al personale inquadrato ai sensi del successivo comma 2. 2. Gli assistenti capo in possesso della qualifica di ufficiali di polizia giudiziaria, in servizio al 1° settembre 1995, che abbiano oltre ventinove anni di effettivo servizio, sono inquadrati nella qualifica di sovrintendente capo del nuovo ruolo dei sovrintendenti del Corpo di polizia penitenziaria, secondo l’ordine di ruolo. 3. Gli assistenti capo in possesso della qualifica di ufficiali di polizia giudiziaria, in servizio al 1° settembre 1995, che abbiano oltre ventidue anni di effettivo servizio, sono inquadrati nella qualifica di sovrintendente del nuovo ruolo dei sovrintendenti del Corpo di polizia penitenziaria, secondo l’ordine di ruolo. 4. Gli assistenti capo in possesso della qualifica di ufficiali di polizia giudiziaria, in servizio al 1° settembre 1995, non compresi fra quelli di cui ai commi 1 e 2, sono inquadrati nella qualifica di vice sovrintendente del nuovo ruolo dei sovrintendenti del Corpo di polizia penitenziaria, secondo l’ordine di ruolo. 5. Gli assistenti capo in servizio alla data d’entrata in vigore del presente decreto, saranno inquadrati, secondo quanto previsto dai commi 2, 3 e 4, previo superamento di un corso straordinario di aggiornamento della durata di un mese, da effettuarsi con le modalità da stabilirsi con decreto del Ministro di Grazia e giustizia. Al termine del predetto corso, il personale idoneo consegue la qualifica di ufficiali di polizia giudiziaria con decorrenza 1° settembre 1995. Gli assistenti capo che non partecipano o non superano il corso permangono nel ruolo di appartenenza. 6. Gli inquadramenti di cui al presente articolo sono effettuati, salvo espressa rinuncia da presentarsi da parte degli interessati appartenenti al ruolo degli agenti ed assistenti entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, an-

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che in sovrannumero riassorbibile con le vacanze ordinarie. In corrispondenza del personale eventualmente inquadrato in soprannumero sono resi indisponibili altrettanti posti nel ruolo degli agenti ed assistenti. 7. Il personale inquadrato ai sensi del presente articolo conserva, anche ai fini della progressione alla qualifica superiore, l’anzianità eccedente quella minima prevista per l’inquadramento. Lo stesso personale, per l’ammissione agli scrutini di cui agli articoli 20 e 21 del D.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 443, beneficia, per una sola volta, di una riduzione del periodo di permanenza nella qualifica pari al tempo per il quale ha rivestito la qualifica di ufficiali di polizia giudiziaria. ––––––––––– (1) Comma modificato dal D.L. 13 settembre 1996, n. 479 Art. 8. Inquadramento nel ruolo degli ispettori. 1 Il personale del Corpo di polizia penitenziaria appartenente al ruolo degli ispettori e sovrintendenti di cui al D.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 443, in servizio al 1° settembre 1995 è inquadrato in ordine di qualifica e di ruolo, anche in sovrannumero riassorbibile con le normali vacanze, nelle sottoelencate qualifiche del ruolo degli ispettori, conservando, se più favorevole, il trattamento economico in godimento: a) nella qualifica di ispettore superiore, gli ispettori capo nonché gli appartenenti al ruolo degli ispettori che sono in possesso di un’anzianità di servizio nel ruolo degli ispettori e nel grado di maresciallo capo del disciolto Corpo degli agenti di custodia non inferiore ad otto anni; b) nella qualifica di ispettore capo il personale che riveste la qualifica di ispettore; c) nella qualifica di ispettore il personale che riveste la qualifica di vice ispettore, nonché quello che riveste la qualifica di sovrintendente capo, conservando se più favorevole, il trattamento economico in godimento; d) nella qualifica di vice ispettore il personale che riveste la qualifica di sovrintendente e di vice sovrintendente, ad eccezione di quello inquadrato nella qualifica di sovrintendente capo del nuovo ruolo dei sovrintendenti del Corpo di polizia penitenziaria, a norma dell’art. 7, comma 1, del presente decreto. 2. Il personale di cui al comma 1, lettera b), conserva, ai fini della progressione nella qualifica di ispettore superiore, i quattro quinti dell’anzianità di servizio computata ai sensi dell’art. 30, comma 1, lettera a) del D.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 443. Il personale che riveste la qualifica di vice ispettore, inquadrato ai sensi della lettera c) del comma 1, matura l’anzianità per la promozione alla qualifica di ispettore capo, al compimento del quinto anno di effettivo servizio nella qualifica di inquadramento, conservando l’anzianità maturata nel ruolo degli ispettori prima della data di entrata in vigore del pre-

sente decreto, computata secondo quanto previsto dall’art. 29, comma 2, del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443. 3. Fermo restando quanto previsto dal comma 2, per il personale di cui al comma 1, lettere b) e c), il periodo di anzianità residuo per l’ammissione degli scrutini di promozione, rispettivamente ad ispettore superiore ed ispettore capo, è ridotto di un quinto. 4. Per il personale di cui al comma 1, lettere d) e c), proveniente dal ruolo dei sovrintendenti, ai fini dell’ammissione allo scrutinio di promozione alla qualifica di ispettore e ispettore capo conserva l’anzianità posseduta nel ruolo dei sovrintendenti per un massimo di due anni; ai fini dell’ammissione allo scrutinio di promozione alla qualifica di ispettore capo, la permanenza minima nella qualifica di ispettore è ridotta di due anni. ––––––––––– (1) Comma modificato dal D.L. 13 settembre 1996, n. 479. Art. 9. Concorso ad ispettore superiore. 1. Per un periodo di quattro anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, la promozione della qualifica di ispettore superiore si consegue, anche in sovrannumero: a) secondo le modalità previste dall’art. 30 bis del D.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 443, aggiunto dall’art. 5 del presente decreto; b) per contingente di cento posti l’anno, previa selezione, alla quale è ammesso il personale che riveste la qualifica di ispettore capo che ne faccia domanda. Con decreto del Ministro di Grazia e giustizia sono fissati criteri di selezione, tenuto conto dei precedenti di servizio e dei titoli eventualmente conseguiti, nonché la composizione della commissione che procederà alla selezione. 2. Alla selezione di cui al comma 1 può partecipare il personale ivi indicato che, nei tre anni precedenti, non abbia riportato sanzioni disciplinari pari o più gravi alla deplorazione e abbia riportato un giudizio non inferiore a «buono». Art. 10. Concorsi, esami e scrutini in atto. 1. Sono fatte salve le procedure e gli effetti relativi ai concorsi interni ed esterni ed agli scrutini di promozione del personale appartenente ai ruoli degli ispettori, dei sovrintendenti e degli assistenti ed agenti in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto. 2. Il personale suddetto, ove consegua nomine o promozioni ai sensi del comma 1, è inquadrato secondo le modalità di cui agli articoli 7, 8 e 9 del presente decreto. Art. 11. Decorrenza giuridica ed economica. 1. Le disposizioni di cui al presente capo hanno effetto giuridico ed economico dal 1° settembre 1995 relativamente al personale in servizio alla stessa data.

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Art. 12. Equiparazione con il personale non direttivo delle altre forze di polizia. 1. L’equiparazione tra le qualifiche dei ruoli non direttivi degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria con i gradi e le qualifiche delle altre forze di polizia è quella prevista dalla tabella C allegata al presente decreto. CAPO III TRATTAMENTO ECONOMICO Art. 13. Trattamento economico. 1. Con la medesima decorrenza di cui all’art. 11, al personale dei ruoli della polizia penitenziaria è attribuito il trattamento economico complessivo risultante alla tabella C allegata al presente decreto nonché gli scatti stipendiali ivi previsti. Allo stesso personale non vanno attribuiti ulteriori scatti aggiuntivi, comunque determinati, previsti in caso di promozione o nomina

al grado o qualifica superiore, nell’ambito dello stesso livello retributivo, nonché quelli stabiliti dall’art. 1 del decreto-legge 6 maggio 1994, n. 271, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 luglio 1994, n. 433. 2. Fino alla determinazione del trattamento economico del personale delle forze di polizia, al personale inquadrato o promosso nella qualifica di ispettore superiore o qualifica equiparata l’indennità mensile pensionabile è fissata nella misura lorda di lire 748.800. 3. Il livello retributivo VII bis attribuito al personale di cui al comma 2 corrisponde al VII livello retributivo aumentato del 50 per cento dell’incremento previsto per l’VIII livello. Art. 14. Clausola finanziaria. 1. All’onere derivante dall’applicazione del presente decreto si provvede ai sensi dell’art. 1 della legge 29 aprile 1995, n. 130.

TABELLA A (prevista dall’art. 6, comma 1) CORPO DI POLIZIA PENITENZIARIA DOTAZIONI ORGANICHE

Ispettori Ispettori Capo Ispettori Vice Ispettori Sovrintendenti Capo Sovrintendenti Vice Sovrintendenti

} }

Assistenti Capo Assistenti Agenti Agenti ausiliari

} Totali

Uomini

Donne

Totale

680

60

740

3.524

306

3.830

4.140

360

4.500

30.6888

3.282

33.950

39.012

4.008

43.020

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TABELLA C (prevista dagli artt. 12 e 13) (così sostituita dalla Tabella A allegata al D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 76) TRATTAMENTO ECONOMICO RISULTANTE DEL PERSONALE NON DIRETTIVO DEL CORPO DI POLIZIA PENITENZIARIA Come risultante dall’applicazione dell’articolo 43 bis della legge 1° aprile 1981, n. 121 Livello

Scatti gerarchichi (1)

Scatti aggiuntivi (1)

Ruolo degli ispettori: Isp. sup. «sostituto commissario» Ispettore superiore Ispettore superiore Ispettore capo Ispettore Vice Ispettore

VII bis VII bis VII bis VII VI bis VI

0 0 0 0 1 2

2 (*) 1 (**)

Ruolo dei Sovrintendenti: Sovrintendente capo Sovrintendente capo Sovrintendente Vice Sovrintendente

VI bis VI bis VI VI

0 0 1 0

1 (***)

Ruolo degli agenti e degli assitenti: Assistente capo Assistente capo Assistente Agente scelto Agente

V V V V V

3 3 2 1 0

1 (****)

(*) Art. 30 quater del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443. (**) Art. 30 ter del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443. (***) Art. 21 bis del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443. (****) Art. 11 bis del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443. (1) Lo scatto gerarchico o aggiuntivo è pari ai 2,50% del-

lo stipendio in godimento (importo iniziale del livello e la retribuzione individuale di anzianità comprensiva, quest’ultima, degli scatti gerarchici attribuiti, eventualmente, nel precedente livello retributivo). Nei casi di passaggio dal V livello retributivo ai livelli retributivi VI e VI-bis, nella RIA confluisce un solo scatto gerarchico aggiuntivo, qualora risulti attribuito. Gli scatti aggiuntivi ove previsti non costituiscono presupposto per la determinazione degli scatti gerarchichi.

21.

ciascun tipo di procedimento, in quanto non sia già direttamente disposto per legge o per regolamento, il termine entro cui esso deve concludersi. Tale termine decorre dall’inizio di ufficio del procedimento o dal ricevimento della domanda se il procedimento è ad iniziativa di parte. 3. Qualora le pubbliche amministrazioni non provvedano ai sensi del comma 2, il termine è di trenta giorni. 4. Le determinazioni adottate ai sensi del comma 2 sono rese pubbliche secondo quanto previsto dai singoli ordinamenti». «Art. 4. 1. Ove non sia già direttamente stabilito per legge o per regolamento, le pubbliche amministrazioni sono tenute a determinare per ciascun tipo di procedimento relativo ad atti di loro competenza l’unità organizzativa responsabile dell’istruttoria e di ogni altro adempimento procedimentale nonché dell’adozione del provvedimento finale. 2. Le disposizioni adottate ai sensi del comma 1

D.M. 20 novembre 1995, n. 540. Regolamento di attuazione degli articoli 2 e 4 della legge 7 agosto 1990, n. 241, recante nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi, relativamente ai procedimenti di competenza degli organi dell’Amministrazione di grazia e giustizia. –––––––––– Il testo degli articoli 2 e 4 della legge n. 241/1990 è il seguente: «Art. 2. 1. Ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad una istanza, ovvero debba essere iniziato d’ufficio, la pubblica amministrazione ha il dovere di concluderlo mediante l’adozione di un provvedimento espresso. 2. Le pubbliche amministrazioni determinano per

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sono rese pubbliche secondo quanto previsto dei singoli ordinamenti». Art. 1. Ambito di applicazione. 1. Il presente regolamento si applica ai procedimenti amministrativi di competenza di organi dell’Amministrazione di grazia e giustizia sia che conseguano obbligatoriamente a iniziativa di parte sia che debbano essere promossi d’ufficio. 2. I procedimenti di competenza dell’Amministrazione di grazia e giustizia devono concludersi con un provvedimento espresso nel termine stabilito per ciascun procedimento nelle tabelle allegate, che costituiscono parte integrante del presente regolamento e che contengono, altresì, l’indicazione dell’organo o dell’ufficio competente. In caso di mancata inclusione del procedimento nelle tabelle allegate, lo stesso si concluderà nel termine previsto da altra fonte legislativa o regolamentare o, in mancanza, nel termine di trenta giorni di cui all’art. 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241. Art. 2. Decorrenza del termine iniziale per i procedimenti d’ufficio. 1 Per i procedimenti d’ufficio il termine decorre dalla data in cui l’Amministrazione di grazia e giustizia abbia notizia del fatto da cui sorge l’obbligo di provvedere. 2. Qualora l’atto propulsivo promani da organo o ufficio di altra amministrazione, il termine iniziale decorre dalla data di ricevimento, da parte dell’Amministrazione di grazia e giustizia, della richiesta o della proposta. Art. 3. Decorrenza del termine iniziale per i procedimenti a iniziativa di parte. 1. Per i procedimenti a iniziativa di parte il termine iniziale decorre dalla data di ricevimento della domanda o istanza. 2. La domanda o istanza deve essere redatta nelle forme e nei modi stabiliti dall’Amministrazione, ove determinati e portati a idonea conoscenza degli amministrati, e deve essere correlata dalla prevista documentazione, dalla quale risulti la sussistenza dei requisiti e delle condizioni richiesti da legge o da regolamento per l’adozione del provvedimento. 3. All’atto della presentazione della domanda è rilasciata all’interessato una ricevuta contenente, ove possibile, le indicazioni di cui all’art. 8 della legge 7 agosto 1990, n. 241. Le dette indicazioni sono comunque fornite all’atto della comunicazione dell’avvio del procedimento di cui all’art. 7 della citata legge n. 241 e all’art. 4 del presente regolamento. Per le domande o istanze inviate a mezzo del servizio postale, mediante raccomandata con avviso di ricevimento, la ricevuta è costituita dall’avviso stesso. 4. Ove la domanda dell’interessato sia ritenuta irregolare o incompleta, il responsabile del procedimento ne dà comunicazione all’istante entro sessanta giorni, indicando le cause della irregolarità o della incompletezza. In questi casi il termine iniziale

decorre dal ricevimento della domanda regolarizzata o completata. 5. Restano salvi la facoltà di autocertificazione e il dovere di procedere agli accertamenti d’ufficio previsti rispettivamente dagli articoli 2 e 10 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, nonché il disposto di cui all’art. 18 della legge 7 agosto 1990, n. 241. –––––––––– Si riporta il testo degli articoli 7, 8 e 18 della legge 241/1990: «Art. 7. 1. Ove non sussistano ragioni di impedimento derivanti da particolari esigenze di celerità del procedimento, l’avvio del procedimento stesso è comunicato con le modalità previste dall’art. 8, ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti ed a quelli che per legge debbono intervenirvi. Ove parimenti non sussistano le ragioni di impedimento predette, qualora da un provvedimento possa derivare un pregiudizio a soggetti individuati o facilmente individuabili, diversi dai suoi diretti destinatari, l’Amministrazione è tenuta a fornire loro, con le stesse modalità, notizia dell’inizio del procedimento. 2. Nelle ipotesi di cui al comma 1 resta salva la facoltà dell’Amministrazione di adottare, anche prima dell’effettuazione delle comunicazioni di cui al medesimo comma 1, provvedimenti cautelari». «Art. 8. 1. L’Amministrazione provvede a dare notizia dell’avvio del procedimento mediante comunicazione personale. 2. Nella comunicazione debbono essere indicati: a) l’Amministrazione competente; b) l’oggetto del procedimento promosso; c) l’ufficio e la persona responsabile del procedimento; d) l’ufficio in cui si può prendere visione degli atti. 3. Qualora per il numero dei destinatari la comunicazione personale non sia possibile o risulti particolarmente gravosa, l’amministrazione provvede a rendere noti gli elementi di cui al comma 2 mediante forme di pubblicità idonee di volta in volta stabilite dall’Amministrazione medesima. 4. L’omissione di taluna delle comunicazioni prescritte può essere fatta valere solo dal soggetto nel cui interesse la comunicazione è prevista». «Art. 18. 1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge le Amministrazioni interessate adottano le misure organizzative idonee a garantire l’applicazione delle disposizioni in materia di autocertificazione e di presentazione di atti e documento da parte di cittadini a pubbliche amministrazioni di essi alla legge 4 gennaio 1968, n, 15, e successive modificazioni e integrazioni. Delle misure adottate le amministrazioni danno comunicazione alla Commissione di cui all’art. 27. 2. Qualora l’interessato dichiari che fatti, stati e qualità sono attestati in documenti già in possesso

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della stessa amministrazione procedente o di altra pubblica amministrazione, il responsabile del procedimento provvede d’ufficio all’acquisizione dei documenti stessi o di copia di essi. 3. Parimenti sono accertati d’ufficio dal responsabile del procedimento i fatti, gli stati e le qualità che la stessa amministrazione procedente o altra pubblica amministrazione è tenuta a certificare». Art. 4. Comunicazione dell’inizio del procedimento. 1. Salvo che non sussistano ragioni di impedimento derivanti da particolari esigenze di celerità, il responsabile del procedimento dà comunicazione dell’inizio del procedimento stesso ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti, ai soggetti la cui partecipazione al procedimento sia prevista da legge o regolamento nonché ai soggetti, individuati o facilmente individuabili, ai quali possa derivare un pregiudizio dal provvedimento. 2. I soggetti di cui al comma 1 sono resi edotti dell’avvio del procedimento mediante comunicazione personale, contenente, ove già non rese note ai sensi dell’art. 3, comma 3, le indicazioni di cui all’ari. 8 della legge 7 agosto 1990, n. 241. Qualora, per il numero degli aventi titolo, la comunicazione personale risulti, per tutti o per taluni di essi, impossibile o particolarmente gravosa, nonché nei casi in cui vi siano particolari esigenze di celerità, il responsabile del procedimento procede ai sensi dell’art. 8, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 241, mediante forme di pubblicità da attuarsi con l’affissione e la pubblicazione di apposito atto, indicante le ragioni che giustificano la deroga, rispettivamente nell’albo dell’Amministrazione e nel Bollettino ufficiale del Ministero. 3. L’omissione, il ritardo o l’incompletezza della comunicazione può essere fatta valere, anche nel corso del procedimento, solo dai soggetti che abbiano titolo alla comunicazione medesima, mediante segnalazione scritta all’unità organizzativa competente. Il responsabile del procedimento è tenuto a fornire, nel termine di dieci giorni, gli opportuni chiarimenti o ad adottare le misure necessarie, anche ai fini dei termini posti per l’intervento del privato nel procedimento. 4. Resta fermo quanto stabilito dal precedente art. 3 in ordine alla decorrenza del termine iniziale del procedimento. Art. 5. Partecipazione al procedimento. 1. Ai sensi dell’art. 10, lettera a), della legge 7 agosto 1990, n. 241, presso le sedi degli organi o uffici dell’Amministrazione sono rese note, mediante affissione in appositi albi o con altre idonee forme di pubblicità, le modalità per prendere visione degli atti del procedimento. 2. Ai sensi dell’art. 10 lettera b), della medesima legge n. 241 del 1990, coloro che hanno titolo a prendere parte del procedimento possono presentare

memorie e documenti entro un termine pari a due terzi di quello fissato per la durata del procedimento, sempre che il procedimento stesso non sia già concluso. La presentazione di memorie e documenti presentati oltre il detto termine non può comunque determinare lo spostamento del termine finale. –––––––––– Si riporta il testo dell’art. 10 della legge n. 241/1990; «Art. 10 1. I soggetti di cui all’art. 7 e quelli intervenuti ai sensi dell’art. 9 hanno diritto; a) di prendere visione degli atti del procedimento, salvo quanto previsto dall’art. 24 b) di presentare memorie scritte e documenti, che l’Amministrazione ha l’obbligo di valutare ove siano pertinenti all’oggetto del procedimento». Art. 6. Termine finale del procedimento. 1. I termini per la conclusione dei procedimenti si riferiscono alla data di adozione del provvedimento ovvero, nel caso di provvedimenti recettizi, alla data in cui il destinatario ne riceve comunicazione. 2. Ove nel corso del procedimento talune fasi, al di fuori delle ipotesi previste dagli articoli 16 e 17 della legge 7 agosto 1990, n. 241, siano di competenza di amministrazioni diverse dall’Amministrazione di grazia e giustizia, il terminale finale del procedimento deve intendersi comprensivo dei periodi di tempo necessari per l’espletamento delle fasi stesse. A tal fine le amministrazioni interessate verificano d’intesa, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del presente regolamento, la congruità, per eccesso o per difetto, dei tempi previsti nelle tabelle allegate nell’ambito del termine finale, per il compimento delle fasi medesime. Ove dalla verifica risulti la non congruità del termine finale, il Ministro di Grazia e giustizia provvede, nelle forme prescritte, alla variazione del termine, a meno che lo stesso non sia fissato dalla legge. 3. I termini di cui ai commi 1 e 2 costituiscono termini massimi e la loro scadenza non esonera l’Amministrazione dall’obbligo di provvedere con ogni sollecitudine, fatta salva ogni altra conseguenza dell’inosservanza del termine. 4. Nei casi in cui il controllo sugli atti dell’Amministrazione procedente abbia carattere preventivo, il periodo di tempo relativo alla fase di integrazione dell’efficacia del provvedimento non è computato ai fini del termine di conclusione del procedimento. In calce al provvedimento soggetto a controllo il responsabile del procedimento indica l’organo competente al controllo medesimo e i termini, ove previsti, entro cui lo stesso deve essere esercitato. 5. Ove non sia diversamente disposto, per i procedimenti di modifica di provvedimenti già emanati si applicano gli stessi termini finali indicati per il procedimento principale.

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6. Quando la legge prevede che la domanda dell’interessato si intende respinta o accolta dopo l’inutile decorso di un determinato tempo dalla presentazione della domanda stessa, il termine previsto dalla legge o dal regolamento per la formazione del silenzio-rifiuto o del silenzio-assenso costituisce altresì il termine entro il quale l’Amministrazione deve adottare la propria determinazione. Quando la legge stabilisca nuovi casi o nuovi termini di silenzio-assenso o di silenzio-rifiuto, i termini contenuti nelle tabelle allegate si intendono integrati o modificati in conformità. 7. Ai procedimenti amministrativi di cui all’art. 1, comma 1, non espressamente indicati negli allegati al presente regolamento si applica il termine di trenta giorni di cui all’art. 2, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 241, in cui non è computato il tempo necessario per l’espletamento dei controlli preventivi di cui al comma 4. –––––––––– Si riporta il testo degli articoli 16 e 17 della citata legge n. 241/1990; «Art. 16. 1. Ove debba essere obbligatoriamente sentito un organo consultivo, questo deve emettere il proprio parere entro il termine prefissato da disposizioni di legge o di regolamento o, in mancanza, non oltre novanta giorni dal ricevimento della richiesta. 2. In caso di decorrenza del termine senza che sia stato comunicato il parere o senza che l’organo adito abbia rappresentato esigenze istruttorie, è in facoltà dell’amministrazione richiedente di procedere indipendentemente all’acquisizione del parere. 3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano in caso di pareri che debbano essere rilasciati da amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale e della salute dei cittadini. 4. Nel caso in cui l’organo adito abbia rappresentato esigenze istruttorie ovvero l’impossibilità, dovuta a natura dell’affare, di rispettare il termine generale di cui al comma 1, quest’ultimo ricomincia a decorrere, per una sola volta, dal momento della ricezione, da parte dell’organo stesso, delle notizie o dei documenti richiesti, ovvero dalla sua prima scadenza. 5. Qualora il parere sia favorevole, senza osservazioni, il dispositivo è comunicato telegraficamente o con mezzi telematici. 6. Gli organi consultivi dello Stato predispongono procedure di particolare urgenza per l’adozione dei pareri loro richiesti». «Art. 17 1. Ove per disposizione espressa di legge o di regolamento sia previsto che per l’adozione di un provvedimento debbano essere preventivamente acquisite le valutazioni tecniche di organo od enti appositi e tali organi ed enti non provvedano o non rappresentino esigenze istruttorie di com-

petenza dell’amministrazione procedente nei termini prefissati dalla disposizione stessa o in mancanza, entro novanta giorni dal ricevimerito della richiesta, il responsabile del procedimento deve chiedere le suddette valutazioni tecniche ad altri organi dell’amministrazione pubblica o ad enti pubblici che siano dotati di qualificazione e capacità tecnica equipollenti, ovvero ad istituti universitari. 2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica in caso di valutazioni che debbono essere prodotte da amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale e della salute dei cittadini. 3. Nel caso in cui l’ente od organo adito abbia rappresentato esigenze istruttorie all’amministrazione procedente, si applica quanto previsto dal comma 4 dell’art. 16». Art. 7. Acquisizione obbligatoria di pareri e di valutazioni tecniche di organi od enti appositi. 1. Ove debba essere obbligatoriamente sentito un organo consultivo e il parere non intervenga entro il termine stabilito da legge o regolamento entro i termini previsti in via suppletiva dall’art. 16, commi 1 e 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241, l’Amministrazione richiedente può procedere indipendentemente dall’acquisizione del parere. Il responsabile del procedimento, ove ritenga di non avvalersi di tale facoltà, partecipa agli interessati la determinazione di attendere il parere per un ulteriore periodo di tempo, che non viene computato ai fini del termine finale del procedimento ma che non può comunque essere superiore ad altri centottanta giorni. 2. Ove per disposizioni di legge o regolamento l’adozione di un provvedimento debba essere preceduta dall’acquisizione di valutazioni tecniche di organi od enti appositi e questi non provvedano e non rappresentino esigenze istruttorie ai sensi e nei termini di cui all’art. 17, commi 1 e 3, della legge 7 agosto 1990, n. 241, il responsabile del procedimento chiede le suddette valutazioni tecniche agli organismi di cui al primo comma dello stesso art. 17 e partecipa agli interessati l’intervenuta richiesta. In tali casi, per il periodo di un anno dall’entrata in vigore del presente regolamento, il tempo occorrente per l’acquisizione delle valutazioni tecniche non viene computato ai fini del termine finale del procedimento. Entro il medesimo termine annuale, il Ministro di Grazia e giustizia individua, in via generale, d’intesa con gli organi, amministrazioni ed enti interessati, gli altri soggetti pubblici, che siano dotati di qualificazione e capacità tecnica equipollenti rispetto agli organi ordinari, ai quali sia possibile richiedere in via sostitutiva le valutazioni tecniche, stabilendo i termini entro i quali le stesse devono essere rese; provvede altresì, ove occorra, ad apportare le conseguenti modifiche ai termini finali stabiliti nelle tabelle allegate al presente regolamento. Fintanto che il Ministro

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non avrà provveduto in via generale, nei modi suindicati, il responsabile del procedimento provvederà di volta in volta a individuare gli organi o i soggetti ai quali richiedere in via costitutiva le valutazioni tecniche. Art. 8. Parere facoltativo del Consiglio di Stato. 1. Quando il Ministro, fuori dei casi di parere obbligatorio, ritenga di dover promuovere la richiesta di un parere in via facoltativa al Consiglio di Stato, il responsabile del procedimento partecipa la determinazione ministeriale agli interessati indicandone concisamente le ragioni. In tal caso, il periodo di tempo occorrente per l’acquisizione del parere, dalla richiesta alla sua ricezione, non è computato nel termine finale del procedimento, ove il parere medesimo sia reso nei termini di cui all’art. 16, commi 1 e 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241. 2. L’acquisizione in via facoltativa di pareri e di valutazioni tecniche di organi, amministrazioni o enti, al di fuori del caso di cui al primo comma, ha luogo con l’osservanza del termine finale del procedimento. Art. 9. Unità organizzativa. 1. Salvo diversa determinazione, le unità organizzative responsabili della istruttoria e di ogni altro adempimento procedimentale, nonché dell’adozione del provvedimento finale sono gli organi e gli uffici competenti, come indicati nelle tabelle allegate al presente regolamento. Art. 10. Responsabile del procedimento. 1. Salvo che non sia diversamente disposto, il responsabile del procedimento è il dirigente preposto all’unità organizzativa competente. 2. Il responsabile dell’unità organizzativa può affidare ad altro dipendente addetto all’unità la responsabilità dell’istruttoria e di ogni altro adempimento inerente al singolo procedimento. Il procedimento di assegnazione deve essere fatto per iscritto, con l’espressa indicazione che avviene ai fini dell’art. 5, primo comma, della legge n. 241 del 1990 e recare la data e la sottoscrizione del dirigente dell’ufficio. La responsabilità del designato decorre dalla data di ricezione del provvedimento. 3. Il responsabile del procedimento esercita le attribuzioni contemplate dall’art. 6 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e dal presente regolamento e svolge tutti gli altri compiti indicati nelle disposizioni organizzative e di servizio nonché quelli attinenti all’applicazione delle disposizioni della legge 4 agosto 1968, n. 15. –––––––––– Si riporta il testo degli articoli 5 e 6 della citata L. 241/1990: «Art. 5. 1. Il dirigente di ciascuna Unità organizzativa provvede ad assegnare a sé o ad altro dipendente addetto alla sanità la responsabilità della

istruttoria e di ogni altro adempimento inerente il singolo procedimento nonché, eventualmente, dell’adozione del provvedimento finale. 2. Fino a quando non sia effettuata l’assegnazione di cui al comma 1, è considerato responsabile del singolo procedimento il funzionario preposto alla Unità organizzativa determinata a norma del comma 1 dell’art. 4. 3. L’unità organizzativa competente e il nominativo del responsabile del procedimento sono comunicati ai soggetti di cui all’art. 7 e, a richiesta, a chiunque vi abbia interesse». «Art. 16. 1. Il responsabile del procedimento: a) valuta, ai fini istruttori, le condizioni di ammissibilità, i requisiti di legittimazione ed i presupposti che siano rilevanti per l’emanazione del provvedimento; b) accerta d’ufficio i fatti, disponendo il compimento degli atti all’uopo necessari, e adotta ogni misura per l’adeguato e sollecito svolgimento dell’istruttoria. In particolare, può chiedere il rilascio di dichiarazioni e la rettifica di dichiarazioni o istanze erronee o incomplete e può esperire accertamenti tecnici ed ispezioni ed ordinare esibizioni documentali; c) propone l’indicazione o, avendone la competenza, indice le conferenze di servizi di cui all’art. 14; d) cura le comunicazioni, le pubblicazioni e le notificazioni previste dalle leggi e dai regolamenti; e) adotta, ove ne abbia competenza, il provvedimento finale, ovvero trasmette gli atti all’organo competente per l’adozione». La legge n. 15/1968 reca norme sulla documentazione amministrativa e sulla legalizzazione e autenticazione di firme. Art. 11. Integrazioni e modificazioni del presente regolamento. 1. I termini e i responsabili dei procedimenti amministrativi individuati successivamente alla data di entrata in vigore del presente regolamento saranno disciplinati con apposito regolamento integrativo. 2. Entro due anni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, e successivamente ogni tre anni, l’Amministrazione di grazia e giustizia verifica lo stato di attuazione dello stesso apportandovi, nelle prescritte forme, le modificazioni ritenute necessarie. Art. 12. Pubblicità aggiuntiva. 1. Il presente regolamento, oltre che nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, è pubblicato nel Bollettino ufficiale del Ministero di Grazia e giustizia. Le stesse forme e modalità sono utilizzate per le successive modifiche e integrazioni. 2. Gli uffici tengono a disposizione di chiunque vi abbia interesse appositi elenchi recanti l’indicazione delle unità organizzative responsabili dell’istruttoria e del procedimento nonché del provvedimento finale,

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in relazione a ciascun tipo di procedimento amministrativo.

ALLEGATI

Art. 13. Norma transitoria. 1. Le disposizioni del presente regolamento si applicano ai procedimenti amministrativi, indicati nelle tabelle allegate, iniziati dopo l’entrata in vigore del presente regolamento. 2. Ai procedimenti amministrativi iniziati con la comunicazione di cui all’art. 8 della legge 7 agosto 1990, n. 241, prima della data di entrata in vigore del presente regolamento, si applicano i termini di durata stabiliti nelle tabelle allegate, detratto il periodo di tempo già trascorso tra la comunicazione stessa e la data suddetta. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Direzione generale organizzazione giudiziaria e affari generali (Omissis) Direzione generale degli affari civili e libere professioni (Omissis). Direzione generale degli affari penali delle grazie e del casellario (Omissis). Ispettorato generale (Omissis). (1) Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. (2) Ufficio centrale per la giustizia minorile. (3) Ufficio centrale degli archivi notarili: Divisione I Affari generali e del personale. Divisione Il Patrimonio e contabilità. Direzione antimafia (Omissis). Uffici giudiziari (Omissis).

(1) DIPARTIMENTO DELL’AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA ––––––––– NOTE: (a) Compreso il tempo occorrente ad organi esterni all’Amministrazione della Giustizia indicato in parentesi. (b) Compreso il termine di gg. 180 previsto dall’art. 10, comma 5, del D.P.R. 9 maggio 1994, n. 487. PROCEDIMENTI AMMINISTRATIVI DI COMPETENZA DELL’UFFICIO CENTRALE DEL PERSONALE _____________________________________________________________________________________________ TERMINE PROCEDIMENTO FONTE NORMATIVA FINALE NOTE GIORNI _____________________________________________________________________________________________

1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8.

Dispensa dal servizio Decadenza dall’impiego Risoluzione del rapporto d’impiego Esonero del periodo di prova Part-time, lavoro a tempo parziale Trasferimento per motivi di servizio Trasferimenti a domanda Decreto di cessazione per passaggio ad altra Amministrazione 9. Riammissione in servizio 10. Trasferimenti di sede del personale con qualifica dirigenziale 11. Dimissioni dall’impiego 12. Decreti di collocamento fuori ruolo 13. Decreto passaggio ex art, 200 passaggio) di ruolo nella stessa Amministrazione 14. Comando presso altre Amministrazioni

(D.P.R. 10-1-1957, n. 3, artt. 71, 129 e 130) (D.P.R. 10-1-1957, n. 3, art. 127, lett. c) (D.P.R. 10-1-1957, n. 3, art. 10, comma 3) (D.P.R. 10-1-1957, n. 3, att. 10, comma 5) (D.P.C.M. 17-3-1989, n. 117, art. 7) (D.P.R. 10-1-1957, n. 3, art. 32) (D.P.R. 8-5-1987, n. 266, art. 4) (D.P.R. 10-1-1957, n. 3, art. 65)

360 280 175 50 45 35 270 160 (90)

» » » » » » (a)

(Art. 132 del D.P.R. 10-1-1957, n. 3, art. 42 D.Lgs. 30-10-1992, n. 443) (D.P.R. 30-6-1972, n. 748, art. 15)

160

»

195

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(D.P.R. 10-1-1957, n. 3, art. 124) (D.P.R. 10-1-1957, n. 3, art. 58) D.P.R. 10-1-1957, n. 3, art. 200)

75 160 210

» » »

(D.P.R. 10-1-1957, n. 3, art. 56)

210

»

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PROCEDIMENTO 15. Cambio o aggiunta di nome e cognome a seguito di sentenza dell’Aut. Giudiziaria 16. Variazione stato matricolare 17. Espletamento scrutinio di promozione 18. Rinnovazione scrutinio

FONTE NORMATIVA (R.D.L. 9-7-1939, n. 1238, art. 153)

(D.P.R. 10-1-1957, n. 3, art. 55) (D.P.R. 3-5-1957, n. 686, da artt. 62 a 69) (D.P.R. 3-5-1957, n. 686, artt. 62, 63, 64, 65, 66, 67, 68 e 69) 19. Scrutini per merito comparativo relativi al (Legge 15-12-1990, n. 395, art. 40; Legge 1-4personale direttivo e dirigente della Am- 1981, n. 121 e relativi decreti di attuazione; D.P.R. 24-4-1982, n. 335, artt. 35, 36, 37 e 43; ministrazione Penitenziaria D.L. 19-12-1984, n. 858, convertito con modificazioni, dalla legge 17-2-1985, n. 19, art. 1 bis; D.P.R. 28-12-1970, n. 1077; Legge 10-101986, n. 668, art. 51) (D.P.R. 10-1-1957, n. 3, artt. 60 e 61) 20. Autorizzazione a svolgere incarichi

TERMINE FINALE NOTE GIORNI 60

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35 270 270

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360

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60

»

(D.P.R. 1092/73, art. 4, e D.P.R. 10-1-1957, n. 60 3, art. 131) 160 22. Mutamento di mansioni per inidoneità (D.P.R. 8-5-1987, n. 266, art. 29) fisica 120 (D.P.R. 10-1-1957, n. 3, art. 10, comma 3) 23. Nomina in ruolo 120 (D.P.R. 10-1-1957, n. 3, art. 10, comma 4) 24. Nomina in ruolo (Legge 2-4-1968, n. 482) 25. Assunzioni obbligatorie 360 35 26. Rilascio stati di servizio e/o stati matri- (D.P.R. 10-1-1957, n. 3) colari 35 27. Rilascio copie decreti, ordini di servizio, (D.P.R. 10-1-1957, n. 3) atti giuridici ed economici 28. Procedure concorsuali (predisposizione (D.P.R. 10-1-1957, n. 3; D.P.R. 3-5-1957, n. 780 fino a 50.000 bando concorso, meccanizzazione dati, 686, artt. 3, 4, 5, 7 e 8; D.P.R. 28-12-1970, n. esame istanze e preparazione decreti 1077, art. 4; D.P.C.M. 10-6-1986, art. 9 e leg- candidati esclusione candidati, nomina Commissio- ge 15-12-1990, n. 395, D.Lgs. 30-10-1992, n. 900 oltre i ne esaminatrice, espletamento procedure 443; D.P.R. 9-5-1994, n. 487) 50.000 concorsuali e graduatoria di merito) candidati 120 29. Assegnazione e nomina vincitori di con- (D.P.R. 10-1-1957, n. 3, art. 9 e Legge 15-121990, n. 395; D.Lgs. 30-10-1992, n. 443) corso 40 (D.P.R. 10-1-1957, n. 3, art. 9, comma 3) 30. Decreto decadenza della nomina 548 (D.P.C.M. 5-8-1988 e successive modificazio31. Attuazione procedure mobilità esterna ni ed integrazioni) 35 (Legge 18-3-1968, n. 249, art. 47) 32. Permessi sindacali 40 (Legge 18-3-1968, n. 249, art. 45) 33. Aspettativa per motivi sindacali (D.P.R. 10-1-1957, n. 3, art. 42) 220 34. Rapporti informativi 36 (D.P.R. relativo al contratto da applicare e relati35. Applicazione rinnovi contrattuali ve circolati esplicative della Ragioneria Generale dello Stato I.G.O.P.) (Giudicati amministrativi) 36. Rivalutazioni monetarie competenze ac- (Legge 11-7-1980, n. 312, art 4, comma 9; 100 cessorie (compenso lav. straord.) 137 37. Inquadramento in altro profilo professio- D.P.R. 17-1-1990, n. 44, art. 5, comma 14) nale della stessa qualifica funzionale 38. Conservazione anzianità e trattamento eco- (D.P.R. 10-1-1957, art. 200) 90 (40) nomico in sede di trasferimento di un impiegato nei ruoli di questa Amministrazione 21. Cessazione dal servizio per limiti di età

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» » » » » » » (b)

» » » » » » » » » (a)


TERMINE FINALE NOTE GIORNI 39. Interessi e rivalutazione monetaria (Circ. Presidenza Consiglio Ministri 24-8- 120 (90) (a) 1988 n. UCI/40757/27720/02 e 26-11-1986 n. UCI/5314/27720/02) 40. Conservazione trattamento economico più (D.P.R. 28-12-1970, n. 1079, art 12; D.P.R. 17- 60 (30) (a) 5-1987, n. 266, art, 48, comma 1) favorevole nei passaggi di carriera » 41. Attribuzione indennità di seconda lingua (legge 23-10-1961, n. 1165; D.P.R. 26-755 1976, n. 752 [Trento e Bolzano]; D.P.R. 8-5(Bilinguismo) 1987, n. 266, art. 53; D.P.C.M. 30-5-1988, n. 287 [Aosta]) 42. Rivalutazioni monetarie competenze ac- (Giudicati amministrativi) 100 » cessorie (comp. lav. straord.) » (legge 7-9-1979, n. 29; D.P.R. 29-12-1973, n. 43. Ricongiunzione periodi assicurativi 365 1092) 240 (D.P.R. 29-12-1973, n. 1092) 44. Riscatto studi universitari » 45. Computo, riunione, ricongiunzione, riscat- (D.P.R. 29-12-1973, n. 1092) 365 » to servizi pregressi resi allo Stato con iscrizione all’Inps o altri fondi (D.P.R. 29-12-1973, n. 1092; legge 29-446. Liquidazione indennità di buonuscita 180 » 1976, n. 177) 180 » (D.P.R. 29-12-1973, n. 1092, legge 29-447. Riliquidazione indennità di buonuscita 1976, n. 177) 365 » 48. Liquidazione una-tantum con costituzione (D.P.R. 29-12-1973, n. 1092; legge 29-41976; n. 177; legge 2-4-1958, n. 322) posizione assicurativa 450 49. Liquidazione trattamento di quiescenza di- (D.P.R. 29-12-1973, n. 1092; legge 29-4» 1976, n. 177) retto o di reversibilità 450 » 50. Liquidazione trattamento di pensione pri- (D.P.R. 29-12-1973, n. 1092; legge 29-4-1976, n. 177) vilegiata diretto o di reversibilità 51. Riliquidazione trattamento di pensione or- (D.P.R. 29-12-1973, n. 1092; legge 29-4-1976, 365 » n. 177) dinaria e privilegiata 180 52. Interessi e rivalutazione monetaria su prov- (Circ. Presidenza Consiglio Ministri 24-8» 1988 n. Uci/40757/27720/02) vedimenti pensionistici PROCEDIMENTO

53. Liquidazioni per risoluzione rapporto d’impiego per il personale che non ha superato il periodo di prova 54. Aspettativa per infermità per il personale di cui all’art. 40 della legge 15-12-1990, n. 395 e per quello del Corpo di Polizia penitenziaria 55. Congedo straordinario per il personale di cui all’art. 40 della legge 15-12-1990, n. 395 e per quello del Corpo di Polizia penitenziaria 56. Assenze per malattia per il personale del «Comparto Ministero» di cui al D.P.C.M. 3-3-1995 57. Aspettativa per motivi di famiglia 58. Aspettativa per mandato amministrativo 59. Aspettativa per il ricongiungimento del coniuge all’estero 60. Aspettativa per obblighi militari di leva

FONTE NORMATIVA

(Legge 7-9-1979, n. 29; D.P.R. 29-12-1973, n. 1092, Legge 2-4-1958, n. 322)

270 (80)

(a)

(D.P.R. 10-1-1957, n. 3, art. 68)

110 (80)

(a)

(D.P.R. 10-1-1957, n. 3, art. 37)

150 (120)

(a)

(Art. 21 del C.C.N.L.)

210 (180)

(a)

60 190 210

» » »

120

»

(D.P.R. 10-1-1957, n. 3, art. 69) (Legge 27-12-1985, n. 816) (Legge 1-2-1985, n. 26 e legge 25-6-1985, n. 333) (Legge 24-12-1986, n. 958) © Laurus Robuffo


PROCEDIMENTO

FONTE NORMATIVA

61. Diritti allo studio

(D.P.R. 23-8-1988, n. 395; D.P.R. 28-111985, n.782) 62. Concessione una-tantum per infermità (D.P.R. 25-10-1981, n. 738) 63. Gettoni di presenza (Legge 4-11-1950, n. 888) 64. Rimborso spese di cura (D.P.C.M. 5-7-1965) 65. Riconoscimento infermità per causa di (D.P.R. 20-4-1994, n. 349) servizio personale «Comparto Ministero» 66. Concessione equo indennizzo per infer- (D.P.R. 10-1-1957, n. 3, D.P.R. 3-5-1957, n. mità dipendente da causa di servizio 686) 67. Riliquidazione equo indennizzo (D.P.R. 3-5-1957, n. 686; D.P.R. 20-4-1994, n. 349) 68. Riconoscimento infermità per causa di (D.P.R. 10-1-1957, n. 3, D.P.R. 3-5-1957, n. servizio personale con qualifica dirigenziale e 686) direttiva di cui all’art. 40 della L. 15-12-1990, n. 395 69. Nomina cappellani (Legge 4-3-1982, n. 68) 70. Selezione esperti (Legge 26-7-1975, n. 354, art. 80; D.P.R. 29-4-1976, n. 431, art. 120) 71. Rimborso spese custodi case mandamentali 72. D.M. nomina medici incaricati (compresa procedura concorsuale) 73. D.M. Cessazione medici incaricati per dimessioni 74. D.M. Cessazione dei medici incaricati per limiti di età 75. Decadenza dall’incarico medici incaricati 76. Dispensa dal servizio medici incaricati 77. Scrutinio per l’attribuzione della qualifica di agente scelto 78. Revisione giudizio di fine anno 79. Attribuzione qualifica per Ufficiali di polizia giudiziaria 80. Scrutinio per la promozione ad Ispettore Capo 81. Scrutinio per la promozione ad Ispettore

TERMINE FINALE NOTE GIORNI 110

»

180 180 120 180

» » » »

230

»

90

»

180

»

60 80

» »

(Legge 2-4-1968, n. 469)

90

»

(Legge 9-10-1970, n. 740)

320

»

(Legge 9-10-1970, n. 740)

75 (90)

(a)

(Legge 9-10-1970, n. 740)

60 (90)

(a)

(Legge 9-10-1970, n. 740) (Legge 9-10-1970, n. 740) (Legge 1-2-1989, n. 53)

280 400 (90) 180

» (a) »

(D.L. 30-10-1992, n. 443) (Legge 1-2-1989, n. 53)

60

»

90

»

D.L. 30-10-

180

»

D.L. 30-10-

180

»

D.L. 30-10-

180

»

D.L. 30-10-

180

»

180

»

180

»

40

»

(Legge 15-12-1990, n. 395 e 1992, n. 443) (Legge 15-12-1990, n. 395 e 1992, n. 443) 82. Scrutinio per la promozione a Sovrinten- (Legge 15-12-1990, n. 395 e dente 1992, n. 443) 83. Scrutinio per la promozione a Sovrinten- (Legge 15-12-1990, n. 395 n. dente Capo 1992, n. 443) 84. Scrutinio per conferimento del grado ad (Legge 1-2-1989, n. 53) Assistente 85. Scrutinio per conferimento del grado ad (Legge 1-2-1989, n. 53) Assistente Capo 86. Autorizzazione cure termali (D.P.C,M. 3-7-1965)

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TERMINE FINALE NOTE GIORNI 90 » 87. Congedo straordinario per gravidanza e (Art. 41 D.P.R. 10-1-1957, n. 3; Legge 30puerperio ed astensione obbligatoria e fa- 12-1971, n. 1204) coltativa, per il personale del Corpo di Polizia penitenziaria e dell’art. 4 della legge 15-12-1990, n. 395 170 » 88. Richiesta riconoscimento causa di servizio (R.D. 15-4-1928) 89. Riforme parziali (D.P.R. 25-10-1981, n. 738) 190 » 920 (360) (a) 90. Equo indennizzo (Legge 23-12-1970, n. 1094) PROCEDIMENTO

FONTE NORMATIVA

80 (Legge 18-2-1963, artt. 28 e 85) (D.P.R. 5-5-1975, n. 146 e successive modi- 280 (180) ficazioni) 985 93. Contrattazione stipendiale Provvedimenti (Legge 20-11-1987, n. 472; Legge 7-8-1990, di inquadramento n. 232; Legge 6-3-1992, n. 216) 94. Proposte onorificienze ordine al merito (D.P.R. 13-5-1952, n. 458 e successive mo- 125 (115) Repubblica Italiana dificazioni) 95. Valutazione servizio a seguito di equo in- (Legge 15-7-1950, n. 539) 165 dennizzo 96. Riscatto-Computo-Ricongiunzione dei (D.P.R. 29-12-1973, n. 1092, Legge 29-4- 290 (90) servizi ai fini di quiescenza 1976, n. 177; Legge 7-2-1979, n. 29) 97. Liquidazione indennità di buonuscita (D.P.R. 29-12-1973, n. 1092; Legge 29-4- 285 (90) 1976, n. 177; Legge 20-3-1980, n. 75) 98. Pensione privilegiata (D.P.R. 29-12-1973, n. 1092; Legge 29-4320 1976, n. 177; D.P.R. 19-4-1986, n. 138) 99. Liquidazione trattamento di quiescenza (D.P.R. 29-12-1973, n. 1092; Legge 29-4530 1976, n. 177; D.P.R. 19-4-1986, n. 138) 100. Costituzione posizione assicurativa. Li- (Legge 2-4-1958, n. 322; D.P.R. 29-12- 360 (90) quidazione «Una Tantum» 1973, n. 1092) 101. Ricorso straordinario al Presidente della (D.P.R. 24-11-1970, n. 1199) 365 (265) Repubblica 102. Ricorso al T.A.R. (Legge 6-12-1971, n. 1034) 740 (700) 40 103. Costituzione di parte civile in procedi- (Art. 76, c.p.p.) mento penale 104. Procedimento espropriativo presso terzi (Art. 540 e segg. c.p.c.) 200 (185) 105. Ricorso gerarchico (D.P.R. 24-11-1971, n. 1199) 60 270 106. Note di demerito (Art. 18 legge 12-7-1980, n. 312) 420 107. Riabilitazioni (Art. 87, D.P.R. 10-1-1957, n. 3) 80 108. Condoni (Per intervento di leggi straord.) 109. D.M. cessazione cappellani incaricati (Legge 4-3-1982, n. 68) 100 110. D.M. cessazione per dimissioni e per li- (Legge 4-3-1982, n. 68) 100 miti d’età dei cappellani incaricati 111. D.M. esonero dall’incarico dei cappella- (Legge 4-3-1982, n. 68) 360 ni incaricati 112. Stato e avanzamento degli Ufficiali del (D.L.L. 21-8-1945, n. 508; legge 4-8-1971, 60 (30) disciolto Corpo degli AA.CC. n. 607 e legge 15-12-1990, n. 395) 91. Riforma assoluta per infermità 92. Indennità di rischio

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» (a) » (a) » (a) (a) » » (a) (a) (a) » (a) » » » » » » » (a)


PROCEDIMENTO

FONTE NORMATIVA

TERMINE FINALE NOTE GIORNI

FASI ENDOPROCEDIMENTALI RELATIVE A PROCEDIMENTI AMMINISTRATIVI DI ALTRE AMMINISTRAZIONI 113. Riscatto ai fini di buonuscita

(D.P.R. 29-12-1973, n. 1092)

4

»

PROCEDIMENTI AMMINISTRATIVI DI COMPETENZA DELL3UFFICIO CENTRALE DETENUTI (Legge 26-7-1975, n. 354, art. 42; D.P.R. 29-4-1976, n. 431, art. 80)

180

»

(Legge 26-7-1975, n. 354, art. 78 e successive modificazioni; D.P.R. 29-4-1976, n. 431, art. 107)

117

»

(Legge 26-7-1975, n. 354, art. 26; D.P.R. 29-4-1976, n. 431, artt. 55 e 103; Legge 2211-1988, n. 516, art. 9; Legge 22-11-1988, n. 517, art. 6; Legge 8-3-1989, n. 101, art. 10; Legge 11-8-1984, n. 449, art. 8; D.P.R. 9-10-1990, n. 309; Legge 26-7-1975, n. 354, art. 17; art. 63 Reg. Esecuz.)

88

»

117. Esame progetti vari, provenienti da or- (Legge 26-7-1975, n. 354 e successive moganismi o associazioni Culturali, sportive dificazioni) ecc. (Arci, Uisp, ecc.)

95

»

118. Restituzione a coloro che ne facciano (Sentenza Corte Costituzionale n. 49 del 3richiesta della ritenuta dei tre decimi sulla 18/2/1992) mercede corrisposta a seguito della abolizione della stessa da parte della Corte Costituzionale con sentenza n. 49 del 3-18/2/1992

170

»

115 (60)

(a)

114. Trasferimenti a domanda di detenuti 115. Nomina e rinnovo assistenti volontari

116. Problematiche relative ai rapporti con altri culti religiosi, comunità terapeutiche, associazioni, ecc., relativamente alle attività di competenza

PROCEDIMENTI AMMINISTRATIVI DELLA CASSA DELLE AMMENDE 119. Restituzione depositi cauzionali, fondi (Artt. 108 e segg. del D.P.R. 29-4-1976, n. abbandonati, spese di giustizia dovute dai 431 e artt. 33 e segg. del D.P.R. 18-5-1989, depositanti, rimborsi vari n. 248)

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PROCEDIMENTO

FONTE NORMATIVA

TERMINE FINALE NOTE GIORNI

PROCEDIMENTI AMMINISTRATIVI DI COMPETENZA DELL’UFFICIO CENTRALE DEI BENI E DEI SERVIZI 120. Indennità e rimborso per trasferimenti (Legge 836 del 18-12-1973; Legge 417 del 26-7-1978; D.P.R. 513 del 16-1-1978; D.Lgs. d’autorità 3-2-1993, n. 29 e successive modificazioni)

32

»

121. Concessione sussidi

(D.P.R. 30-6-1972, n. 748 Attribuzioni D.G.; D.M. 20-7-1989 disciplina sussidi di personale D.A.P.)

68

»

122. Vertenze e contenzioso

(Esecuzione delle decisioni di condanna pronunciate dalla Corte dei Conti nei giudizi di responsabilità (R.D. 5-9-1909, n. 776) a carico dei funzionari e degli agenti contabili della Amministrazione Penitenziaria)

279 (90)

(a)

123. Vertenze e contenzioso, spese per liti, ar- (Pagamento delle spese di giudizio, 30-10bitraggi risarcimenti ed accessori. Capitolo 1933, n. 1611; Legge 3-4-1979, n. 103) 1291.

250 (90)

(a)

124. Contratti ambito edilizia penitenziaria

(R.D. 18-11-1923, n. 2440 e R.D. 23-5-1924, n. 827 e successive modificazioni)

450

»

125. Acquisizione nuovi sistemi informatici

(R.D. 18-11-1923, n. 2440 e R.D. 23-5-1924, n. 827 e successive modificazioni; D.Lgs. 122-1993, n. 39)

560

»

126. Licitazione privata per acquisto gasolio, (R.D. 18-11-1923, n. 2440 e R.D. 23-5-1924, affidamento servizio pulizie e servizio mense n. 827 e successive modificazioni; D.Lgs. 247-1992, n. 358; D.Lgs. 17-3-1995, n. 157)

240

»

127. Appalto concorso

400

»

480

»

(R.D. 18-11-1923, n. 2440 e R.D. 23-5-1924, n. 827 e successive modificazioni; D.Lgs. 247-1992, n. 358; D.Lgs. 17-3-1995, n. 157)

128. Stipula di contratti di locazione di diritto (Legge 27-7-1978, n. 392) privato

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(2) UFFICIO CENTRALE PER LA GIUSTIZIA MINORILE DIVISIONE IV PERSONALE GIUSTIZIA MINORILE NOTE; (a) Compreso il tempo occorrente ad organi esterni all’Amministrazione della Giustizia indicato a lato. (b) Compreso il termine di gg. 180 di cui al D.P.R. 9 maggio 1995, n. 487.

N.

PROCEDIMENTO

1. Assunzione obbligatoria 2. Procedura concorsuale 700 gg. fino a 50.000 candidati 900 gg. oltre i 50.000, ivi compreso il termine di 180 gg. di cui al D.P.R. 9-5-94, n. 487, a decorrere dal bando di concorso 3. Decreto di nomina in prova a seguito di concorso 4. Esonero periodo di prova 5. Liquidazione compenso (gettone di presenza) ai membri delle commissioni esaminatrici di concorsi per l’assunzione del personale 6. Decreto di nomina in ruolo 7. Decreto di decadenza dalla nomina 8. Decreti di trattamento economico e/o applicazione benefici economici 9. Decreto di trasferimento a domanda 10. Decreto di passaggio di ruolo 11. Decreto comandi presso altre Amministrazioni 12. Concessione congedo straordinario – matrimonio cure termali – esami – gravi motivi – infermità 13. Decreto di riduzione degli assegni per periodo di congedo straordinario eccedente i primi 30 gg. nel corso dell’anno 14. Aspettativa per infermità 15. Aspettativa per motivi di famiglia 16. Aspettativa per obblighi militari di leva 17. Aspettativa per infermità dipendente da causa di servizio 18. Aspettativa per cure termali 19. Aspettativa per raggiungimento coniuge all’estero 20. Aspettativa per motivi sindacali 21. Aspettativa per mandato amministrativo 22. Cumulo permessi sindacali

FONTE NORMATIVA

TEMPO

Art. 9 D.P.R. 3/1957, L. 482/68, D.P.R. 1318/67, L. 466/80, D.P.R. 1219/84, D.P.R. 586/87, Art. 40, D.P.R. 1077/70 D.P.R. 3/1957, D.Lgs. 3-2-93, n. 29 D.P.R. 9-5-94, n. 487

150 gg.

Art. 9 D.P.R. 3/1957

120 gg.

Art. 10 D.P.R. 3/1957

32 gg. 30 gg.

Art. 10 D.P.R. 3/1957 Art. 8 e. 3, D.P.R. 3/1957 L. 312, D.P.R. 310/81, D.P.R. 344/83, D.P.R. 266/87, D.P.R. 44/90 Art. 32 D.P.R. 31/1957, Art. 4 D.P.R. 266/87 Art. 200 D.P.R. 3/1957 Art. 56 D.P.R. 3/1957, D.P.R. 1077/70

120 gg. 40 gg. 60 gg.

Artt. 37 e. 2 e 40 D.P.R. 3/1957 L. 638/1983 e successive modifiche Artt. 37 e. 2 e 40 D.P.R. 3/1957 Artt. 37 e. 1 e 40 D.P.R. 3/1957 Artt. 37 e 40 D.P.R. 3/1957 Art. 40 D.P.R. 3/1957

45 gg. 45 gg. 45 gg. 45 gg. 45 gg. 45 gg.

Artt. 66 e 68 D.P.R. 3/1957 Art. 69 D.P.R. 3/1957 Artt. 66 e 67 D.P.R. 3/1957 Art. 68 D.P.R. 3/1957

60 gg. 30 gg. 45 gg. 45 gg.

L. 638/83 L. 26/80 e L. 333/85

40 gg. 180 gg.

Art. 45 L. 249/68 L. 816/86 Art. 8 L. 715/78

45 gg. 160 gg. 80 gg.

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700 gg.

180 gg. 90 gg. 140 gg.


N.

PROCEDIMENTO

FONTE NORMATIVA

23 24 25 26 27

Astensione lavoratrici madri Interdizione dal lavoro Sussidi. Fase iniziale (*) Borse di studio. Fase iniziale (*) Cause di servizio

28

Equo indennizzo

29 30

Pensione privilegiata. Fase iniziale (*) Richiesta cambio o aggiunta di nome e cognome a seguito di sentenza dell’autorità giudiziaria Richiesta variazioni stato matricolare 32 Rilascio copie dello stato matricolare e di atti del fascicolo personale Albo dipendenti civili dello Stato Trasformazione del rapporto di lavoro (part-time) Decreto di dispensa dal servizio per infermità Decreto di decadenza dall’impiego Decreto di cancellazione dal ruolo per passaggio ad altro ruolo o Amministrazione Decreto accettazione dimissioni volontarie dall’impiego Decreto collocamento a riposo per limiti di età Decreto collocamento a riposo a domanda per compimento 40 anni di servizio utile 41 Ricongiunzione ex legge 29/1979. Fase iniziale (*) Computo servizi ai fini di pensione con o senza riscatto. Fase iniziale (*) Decreto di riammissione in servizio Ricorso straordinario al Capo dello Stato. Istanza interessato Ricorso gerarchico. Istanza interessato 46 Ricorso giurisdizionale. Istanza interessato Appello al Consiglio di Stato. Estensione del giudicato amministrativo

31 33 34 35 36 37 38 39 40

42 43 44 45 46 47 48 49 50 51

Liquidazione spese per liti Statistica per relazione annuale al Parlamento e alla Corte dei Conti Nomina e conferma dei componenti privati dei Tribunali per i Minorenni e delle Sezioni per i minorenni delle Corti d’Appello

TEMPO

Art. 7, 1° comma L. 1204/71 Art. 5 L. 1204/71

45 gg. (a) 35 gg. (a)

Art. 68 D.P.R. 3/1957, Artt. 35-41 D.P.R. 686/57, Art. 165 D.P.R. 1092/73, Art. bis L. 472/87 D.P.R. 20/4/94 n. 349 Art. 68 D.P.R. 3/1957, Artt. 35-41 D.P.R. 686/57, Art. 166 D.P.R. 1092/73, Art. bis L. 472/87 D.P.R. 20-4-94, n. 349

570 gg. (a) 450 gg. (a) 150 gg.

Art. 55 D.P.R. 3/1957

32 gg.

Art. 55 D.P.R. 3/1957 D.P.R. 686/57

32 gg.

Art. 158 D.P.R. 3/1957 Art. 7 D.P.C.M. 117/89

35 gg. 35 gg.

Artt. 71,129 e 130 D.P.R. 3/1957 Art. 127 lett. C) D.P.R. 3/1957 Artt. 65,199 e 200 D.P.R. 3/1957

120 gg. 360 gg. (a) 240 gg. 110 gg. (a)

Artt. 124,125,126 D.P.R. 3/1957

40 gg. (a)

Art. 131 D.P.R. 3/1957, D.P.R. 1092/73 Art. 131 D.P.R. 3/1957, D.P.R. 1092/73

35 gg. (a) 35 gg. (a)

Art. 132 D.P.R. 3/1957 Artt. 8-17 D.P.R. 1199/71

190 gg. 160 gg.

D.P.R. 1199/71 D.P.R. 1199/71 Legge 1034/71 Art. 22 D.P.R. 13/1986. Circ. Funz. Pubb. 45252/7383 del 31-3-1990 Avv. Stato Art. 22 G.U. approvato con R.D. 1611/33 e succ. mod.

80 gg. 70 gg. 80 gg. 140 gg. 30 gg. 32 gg.

(*) L’ufficio svolge soltanto la fase iniziale del procedimento in quanto trattasi di materie di competenza del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

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DIVISIONE V BENI E SERVIZI

N.

PROCEDIMENTO

FONTE NORMATIVA

TEMPO

1. Contratti di fornitura

R.D. 18-11-1924 Regolamento di esecuzione 23-5-1924, n. 827 e successive modifiche ed integrazioni

270 gg.

2. Contratti di edilizia

R.D. 18-11-1924 Regolamento di esecuzione 23-5-1924, n. 827 e successive modifiche ed integrazioni

360 gg.

3. Contratti di locazione

R.D. 18-11-1924 Regolamento di esecuzione 23-5-1924, n. 827 e successive modifiche ed integrazioni

300 gg.

N.

PROCEDIMENTO

UNITÀ ORGANIZZATIVA

1. Contratti di forniture Autorizz. gara Autorizz. stipula Esame documentazione Richiesta integr. doc. Approvazione contratto Controllo e trasmissione Gestione ev. rilievi Restituz. contratti Archiviaz. e registraz. 2. Contratti di edilizia Autorizz. gara Autorizz. stipula Esame documentazione Richiesta integr. doc. Approvazione contratto Controllo e trasmissione Gestione ev. rilievi Restituz. contratti Com. cons. lavori Decreti e ordinativi Decreto ruolo 3. Contratti di locazione Reperim. locali demaniali Acquisiz. documentazione Rich. e imp. fondi Inform. Min. Finanze Aut. stipula Ricez. contratto Decreto ruolo Invio documento rag. Invio ruolo D.P.T. Gestione canoni 4 Contenzioso contratti Relazione avvocatura Attuazione sentenza

Div. V-Serv. II » » » » » » » » » » » » » » » » » »

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TEMPO (GIORNI) NOTE

30 30 30 30 30 30 30 30 30

» » » » » o

» » » » » o

o o o o

o o O O

30 30 30 30 30 30 30 30 30 30 30

» » » » » » » » » »

» » » » » » » » » »

30 30 30 30 30 60 30 30 30 30

» »

» »

30 30


(3) UFFICIO CENTRALE DEGLI ARCHIVI NOTARILI DIVISIONE I AFFARI GENERALI E DEL PERSONALE NOTE: (a) Compreso il tempo occorrente ad organi esterni all’Amministrazione della Giustizia indicato in parentesi. (b) Compreso il termine di gg. 180 di cui al D.P.R. 9 maggio 1994, n. 487.

N.

PROCEDIMENTO

FONTE NORMATIVA

TERMINE

1. Procedura concorsuale area qualifiche funzionali

D.P.R. 3/1957; D.P.R. 686/1957; D.Lgs. 3 febbraio 1993, n. 29; D.P.R. 9 maggio 1994, n. 487

2. Procedura concorsuale area dirigenziale

D.P.R. 21 aprile 1994, n. 439

360 gg.

3. Decreto di nomina a seguito di concorso

Art. 9 D.P.R. 3/1957; ari. 7 L. 444/1985

90 gg.

4. Comando presso altre Amministrazioni e collocamento fuori ruolo

Artt. 56 e 58 D.P.R. 3/1957; artt. 34 e 35 D.P.R. 1077/1970

260 (40) gg. (a)

5. Decadenza dalla nomina

Art. 9 D.P.R. 3/1957

6. Decreto di cancellazione dai ruoli

Art. 200, comma 3, D.P.R. 3/1957

7. Riammissione in servizio

Art. 132 D.P.R. 3/1957

190 gg.

8. Passaggio di ruolo

Art. 200 D.P.R. 3/1957

345 gg.

9. Attribuzione di funzioni dirigenziali

Art. 19 D.Lgs. 29/1993

120 gg.

10. Trasferimento a domanda

Art. 32 D.P.R. 3/1957; art. 4 D.P.R. 266/1987

210 gg.

11. Decadenza dall’impiego

Artt. 63 e 127 D.P.R. 3/1957

180 gg.

12. Cessazione per assunzione di altro impiego

Art. 65 D.P.R. 3/1957

120 gg.

13. Congedo straordinario per gravi motivi e aspettativa per infermità

Art. 37 D.P.R. 3/1957 e successive modificazio- 240 (180) gg. ni; Art. 68 D.P.R. 3/1957 (a)

14. Congedo straordinario per esami

Art. 37, comma 2, D.P.R. 3/1957

60 gg.

15. Congedo straordinario per matrimonio

Art. 37, comma 2, D.P.R. 3/1957

60 gg.

16. Cessazione aspettativa per obblighi di leva

Art. 67 D.P.R. 3/1957

60 gg.

17. Interdizione anticipata dal lavoro, congedo straordinario per gravidanza e puerperio

Artt. 4 e 5 L. 1204/1971

60 gg.

18. Astensione facoltativa post-partum

Art. 7, comma 1, L. 1204/1971

60 gg.

19. Astensione facoltativa post-partum

Art. 7, comma 2, L. 1204/1971

240 (180) gg. (a)

20. Aspettativa per il raggiungimento del coniuge all’estero

L. 11 febbraio 1980, n. 26 e L. 25 giugno 1985, n. 333

70 gg.

21. Aspettativa: proroga per motivi di particolare gravità

Art. 70 D.P.R. 3/1957

110 gg.

22. Assenze del personale: cumulo di permessi sindacali

Art. 8 L. 715/1978

23. Dispensa per motivi di salute

Artt. 71 e 129 D.P.R. 3/1957

24. Dispensa per incapacità o persistente insufficiente rendimento

Art. 129, commi 1 e 2, D.P.R. 3/1957

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690 gg. (b)

40 gg. 215 (180) gg. (a)

90 (60) gg. (a) 360 (120) gg. (a) 210 gg.


N.

PROCEDIMENTO

FONTE NORMATIVA

25. Assunzione obbligatoria 26. Causa di servizio 27. Equo indennizzo 28. Compilazione rapporti informativi e attribuzione giudizi complessivi 29. Decreti trattamento economico 30. Sussidi 31. Aggiunta di famiglia 32. Borse di studio 33. Ricongiunzione 34. Computo servizi ai fini di pensione con o senza riscatto 35. Accertamento e liquidazione quota capitale per servizi ricongiungibili (nel caso di passaggio dagli AA.NN.) 36. Accertamento e liquidazione quota capitale per servizi ricongiungibili (nel caso di passaggio agli AA.NN.) 37. Costituzione posizione assicurativa 38. Collocamento a riposo per limiti di età 39. Collocamento a riposo a domanda per compimento 40 anni servizio utile 40. Accettazione volontarie dimissioni 41. Trattamento di quiescenza: indennità una tantum di reversibilità (d’ufficio) 42. Trattamento di quiescenza: indennità una tantum di reversibilità 43. Pensione diretta

44. Trattamento di quiescenza di reversibilità a domanda 45. Trattamento di quiescenza di reversibilità d’ufficio

L. 2 aprile 1968, n. 482; D.Lgs 3 febbraio 1993, n. 29 D.P.R. 20 aprile 1994, n. 349 D.P.R. 20 aprile 1994, n 349 Art. 53 D.P.R. 3/1957; artt. 36 e 37 D.P.R. 1077/1970 L. 312/1980; D.P.R. 310/1981; D.P.R. 344/1983; D.P.R. 266/1987; D.P.R. 44/1990 Art. 130 R.D. 1326/1914; art. 15, lett. o) D.P.R. 266/1987 Art. 2 D.L. 69/1988 conv. con modif. in legge 153/1988 Art. 130 R.D. 1326/1914; art. 15, lett. o), D.P.R. 266/1987 L. 7 febbraio 1979, n. 29 D.P.R. 1092/1973 L. 523/1954; D.P.R. 1092/1973 L. 523/1954; D.P.R. 1092/1973

TERMINE 120 gg 450 gg. 570 gg 210 gg. 100 (15) gg. (a) 120 (15) gg. (a) 90 gg. 310 (15) gg. (a) 477 (180) gg. (a) 715 (480) gg. (a) 410 (180) gg. (a) 240 (180) gg. (a)

630 (360) gg. (a) L. 322/1958 40 gg. Art. 131 D.P.R. 3/1957; D.P.R 1092/1973; D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 503 50 gg. Artt. 33 e 131 D.P.R. 3/1957; D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 503 45 gg. Art. 124,125,126 e 381 D.P.R. 3/1957; D.P.R. 1092/1973; D.L. 19 settembre 1992 conv con modif. in L. 438/1992; D.Lgs. 503/1992 D.P.R. 1092/1973 100 (15) gg. (a) D.P.R. 1092/1973 100 (15) gg. (a) D.P.R. 1092/1973; L. 177/1976; L. 312/1980; 190 (15) gg D.P.R. 138/1986; D.L. 19 settembre 1992 conv. (a) con modif. in L. 438/1992; D.Lgs. 503/1992; L.24 dicembre 1993, n. 537 D.P.R. 1092/1973; L. 177/1976; L. 312/1980 220 (15) gg. (a) D.P.R. 1092/1973; L. 177/1976; L. 312/1980; 170 (15) gg. D.P.R. 138/1986 (a)

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N.

PROCEDIMENTO

FONTE NORMATIVA

46. Riliquidazione di pensione

D.P.R. 1092/1973; L. 177/1976; L. 312/1980; D.P.R. 310/1981; D.P.R. 344/1983; L. 432/1981; L. 79/1984; L. 72/1985; L. 341/1986; L. 468/1987; L. 37/1990; D.P.R. 266/1987

47. Rilascio duplicato certificato di iscrizione

Art. 29 R.D. 6 maggio 1929, n. 970

TERMINE 160 (15) gg. (a)

40 gg. 120 gg

48. Trattamento di quiescenza: pensione provvi- D.P.R. 1092/1973; D.P.R. 138/1986: soria D.L. 19 settembre 1992 conv. con modif. in legge 438/1992; D.Lgs. 503/1992; L. 24 dicembre 1993, n. 537 49. Riscatto studi universitari

L. 46/1958; D.P.R. 1092/1973; L. 881/1982; de- 405 (180) gg. (a) creto Min. Tesoro 9 maggio 1992

50. Ricongiunzione periodi assicurativi per i libe- L. 5 marzo 1990, n. 45 ri professionisti

435 (90) gg. (a)

51. Pensione privilegiata

535 (180) gg. la

D.P.R. 1092/1973

FASI ENDOPROCEDIMENTALI DI PROCEDIMENTI DI ALTRE AMMINISTRAZIONI Riscatto ai fini dell’indennità di buonuscita Progetto liquidazione indennità di buonuscita

D.P.R. 1032/1973 D.P.R. 1032/1973

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200 gg. 80 gg.


N.

PROCEDIMENTO

FONTE NORMATIVA

TERMINE

1. Contratti di fornitura di beni e servizi

Regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440; regolamento di esecuzione 23 maggio 1924, n. 827 e successive modificazioni ed integrazioni; R.D. 970/1929; D.P.R. 967/1976 e successive modificazioni

270 gg.

2. Contratti per ristrutturazione immobiliare e in materia di edilizia

Regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440; regolamento di esecuzione 23 maggio 1924, n. 827 e successive modificazioni ed integrazioni; R.D. 970/1929; D.P.R. 967/1976 e successive modificazioni

360 gg.

3. Contratti di locazione di immobili

Regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440; regolamento di esecuzione 23 maggio 1924, n. 827 e successive modificazioni ed integrazioni; R.D. 970/1929; L. 27 luglio 1978, n. 392.

300 gg.

4. Rinnovazione tacita dei contratti di locazione di immobili

Regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440; regolamento di esecuzione 23 maggio 1924, n. 827 e successive modificazioni ed integrazioni; R.D. 970/1929; L. 27 luglio 1978, n. 392.

90 gg.

5. Aggiornamento annuale dei canoni di locazione di immobili

Regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440; regolamento di esecuzione 23 maggio 1924, n. 827 e successive modificazioni ed integrazioni; R.D. 970/1929; L. 27 luglio 1978, n. 392.

90 gg.

6. Adeguamento dei canoni di locazione di immobili

Regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440; regolamento di esecuzione 23 maggio 1924, n. 827 e successive modificazioni ed integrazioni; R.D. 970/1929; L. 27 luglio 1978, n. 392.

90 gg.

7. Liquidazione spese per liti e per accertamenti sanitari

Regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440; regolamento di esecuzione 23 maggio 1924, n. 827 e successive modificazioni ed integrazioni; R.D. 970/1929; D.P.R. 967/1976 e successive modificazioni.

90 gg.

8. Pagamento crediti esigibili in materia di edilizia

Regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440; regolamento di esecuzione 23 maggio 1924, n. 827 e successive modificazioni ed integrazioni; R.D. 970/1929; D.P.R. 967/1976 e successive modificazioni.

60 gg.

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22. D.M. 8 febbraio 1996. Norme dirette a disciplinare le modalità per la progressiva cessione del servizio di traduzione dei detenuti e degli internati dall’Arma dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato al Corpo di polizia penitenziaria (1). ––––––––––– (1) Vedi anche i successivi D.M. 28 agosto 1996, 10 dicembre 1996 e 11 aprile 1997. Art. 1. 1. Il servizio di traduzione dei detenuti e degli internati, anche minori, è assunto, a decorrere dal 1° aprile 1996, dal Corpo di polizia penitenziaria, con le gradualità e le modalità di cui agli articoli seguenti. Art. 2. 1. Il servizio di traduzione di cui all’articolo precedente è assunto dal Corpo di polizia penitenziaria, a decorrere dal 1° aprile 1996, negli istituti penitenziari ubicati nelle regioni: Umbria, Sardegna, Marche, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino-Alto Adige. 2. Per le altre regioni si provvederà con successivi decreti interministeriali da emanarsi entro il mese di novembre 1996. Art. 3. 1. In fase di prima attuazione, è esclusa la cessione al Corpo di polizia penitenziaria del servizio di traduzioni a mezzo ferrovia, sull’intero territorio nazionale. 2. Il Corpo di polizia penitenziaria, a decorrere dal 1° aprile 1996, sull’intero territorio nazionale, assumerà il servizio di traduzione e piantonamento dei soggetti sottoposti a ricovero provvisorio ospedaliero. Nel caso di accompagnamento nel luogo di cura, effettuato dalla polizia giudiziaria all’atto del fermo, dell’arresto o dell’esecuzione del provvedimento restrittivo adottato dall’autorità giudiziaria, l’ufficiale di p.g. informa immediatamente il direttore dell’istituto penitenziario per gli adempimenti di competenza e l’esecuzione del piantonamento. 3. Resta esclusa la cessione al Corpo di polizia penitenziaria del servizio di trasporto e traduzione nei confronti dei detenuti «dissociati» e «collaboratori di giustizia», sull’intero territorio nazionale. 4. Resta esclusa la cessione al Corpo di polizia penitenziaria del servizio di traduzione dei detenuti militari e dei soggetti comunque ristretti in istituti di pena militari. Art. 4. 1. Il Comando generale dell’Arma dei Carabinieri, su richiesta del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria fornirà, fino a quando necessario, ausilio tecnico-operativo nel settore delle trasmissioni per l’espletamento dei servizi assunti dal Corpo di polizia penitenziaria.

2. Salvo i provvedimenti dell’autorità di pubblica sicurezza per particolari esigenze di ordine e sicurezza pubblica, anche su segnalazione dei provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria, il responsabile del servizio di traduzione può richiedere, in situazioni di emergenza attinenti alla sicurezza, l’intervento della Polizia di Stato o dell’Arma dei Carabinieri, del presidio competente per territorio. Art. 5. 1. Il Dipartimento della pubblica sicurezza ed il Comando generale dell’Arma dei Carabinieri trasferiranno al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, entro il 10 marzo 1996, convenzioni, accordi ed intese in vigore, nonché registri, prospetti e stampati utili alla organizzazione e alla continuità del servizio. Art. 6. 1. Per l’espletamento del servizio di cui ai precedenti articoli, oltre agli automezzi comunque in dotazione dell’Amministrazione penitenziaria sono impiegati gli automezzi di cui all’art. 2 della legge 12 aprile 1984, n. 67, e successive modificazioni, messi a disposizione sulla base di accordi tra il Comando generale dell’Arma dei Carabinieri e il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, nel numero e nel tipo in dotazione a ciascuna regione Carabinieri, con le gradualità fissate dall’art. 2. 2. Gli automezzi di cui ai predetti accordi verranno immatricolati quali automezzi del Corpo di polizia penitenziaria e identificati dalla targa automobilistica «Polizia penitenziaria». Art. 7. 1. Per l’espletamento del servizio di trasporto dei detenuti, per la parte che non viene assunta dal Corpo di polizia penitenziaria, l’Arma dei Carabinieri continuerà ad avvalersi degli automezzi, dotati di targa automobilistica E.I., e dei relativi equipaggiamenti di proprietà del Ministero di grazia e giustizia. 2. L’Arma dei Carabinieri curerà l’efficienza degli automezzi, esimendo il Ministero di grazia e giustizia da responsabilità per danni a persone ed a cose derivanti dalla circolazione degli automezzi adibiti al trasporto di detenuti, nel pieno rispetto delle norme che concernono la responsabilità del proprietario dei mezzi. 3. L’acquisto degli automezzi e dei relativi equipaggiamenti per l’espletamento del servizio di cui al comma 1, da parte dell’Arma dei Carabinieri, sarà effettuato a cura del Ministero di grazia e giustizia, sentito il parere tecnico-operativo dell’Arma stessa. 4. Le spese per la gestione e la manutenzione, per le riparazioni e per l’acquisto dei carbolubrificanti nonché quelle per l’indennità di missione al personale impiegato nel servizio di traduzione dei detenuti di cui al comma 1, sono a carico del Ministero di grazia e giustizia, con imputazione al capitolo di bilancio 2088. Il relativo importo, sulla base di preventivi redatti dal Comando generale dell’Arma dei

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Carabinieri, sarà versato anticipatamente all’inizio di ogni esercizio finanziario sul capitolo di entrata dello Stato 3458 per la successiva riassegnazione, ai fini dell’impiego, sui capitoli di spesa 4613, 4503 e 4615 del bilancio del Ministero della difesa. Alla chiusura dell’esercizio finanziario saranno effettuati i necessari aggiornamenti e conguagli sulla base di specifico consuntivo degli oneri sostenuti, con le stesse modalità di cui al presente comma. Art. 8. 1. Il coordinamento tecnico e operativo dei servizi effettivamente assunti dall’Amministrazione penitenziaria è affidata ai provveditori regionali della stessa. Art. 9. 1. Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

23. D.M. 28 agosto 1996. Norme dirette a disciplinare le modalità per la progressiva cessione del servizio di traduzione dei detenuti e degli internati dall’Arma dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato al Corpo di polizia penitenziaria (1). ––––––––––– (1) Vedi anche il D.M. 8 febbraio 1996 nonché quelli in data 10 dicembre 1996 e 11 aprile 1997. Art. 1. 1. Il servizio delle traduzioni dei detenuti e degli internati, anche minori, a decorrere dal 9 settembre 1996, è espletato, dal Corpo di polizia penitenziaria, oltreché negli istituti penitenziari ubicati nelle regioni di cui al D.M. 8 febbraio 1996, negli istituti delle regioni Liguria ed Emilia-Romagna. 2. Per le altre regioni si provvederà con successivi decreti interministeriali da emanarsi entro il 31 dicembre 1996. Art. 2. 1. È esclusa, sull’intero territorio nazionale, la cessione al Corpo di polizia penitenziaria del servizio delle traduzioni, dei detenuti e degli internati, a mezzo ferrovia, fino a che non sia diversamente stabilito. 2. Il Corpo di polizia penitenziaria, continua a svolgere, sull’intero territorio nazionale, il servizio di traduzione e piantonamento dei soggetti sottoposti a ricovero provvisorio in idonea struttura del servizio psichiatrico ospedaliero, ai sensi dell’art. 286 del codice di procedura penale, anche quando la misura in questione venga applicata a persone, sottoposte a custodia cautelare, provenienti dalla libertà. 3. Il Corpo di polizia penitenziaria continua, altresì, a svolgere, sull’intero territorio nazionale, il servizio piantonamento, presso luoghi esterni di cura, dei fermati, degli arrestati in flagranza di reato o a seguito dell’esecuzione di provvedimenti restrittivi

adottati dall’autorità giudiziaria e provvede, altresì, al loro eventuale trasferimento in carcere. 4. Nel caso di accompagnamento nel luogo di cura effettuato dalla polizia giudiziaria all’atto del fermo, dell’arresto o dell’esecuzione del provvedimento restrittivo adottato dall’autorità giudiziaria, il dirigente dell’ufficio dal quale dipende l’ufficiale di polizia giudiziaria informa immediatamente il provveditore regionale che indicherà l’istituto penitenziario competente per gli adempimenti necessari e l’esecuzione del piantonamento. 5. Nelle regioni in cui il servizio delle traduzioni è espletato dal Corpo di polizia penitenziaria quest’ultimo provvede anche alla traduzione dei soggetti indicati dal comma 3, dai luoghi di ricovero ad ogni altro luogo indicato dall’autorità giudiziaria. 6. Restano di competenza delle Forze di polizia che hanno operato l’arresto i piantonamenti, e le relative traduzioni, degli arrestati nei procedimenti per direttissima avanti al pretore ai sensi dell’art. 566 del codice di procedura penale. 7. Il Corpo di polizia penitenziaria effettua le traduzioni dei detenuti dagli istituti penitenziari ai luoghi di fruizione degli arresti domiciliari e da questi ultimi agli istituti, quando la misura stessa sia revocata, ovvero agli altri luoghi indicati dall’autorità giudiziaria nelle sole regioni in cui il servizio delle traduzioni è stato assunto dal predetto Corpo. 8. Effettua, altresì, la traduzione dei detenuti dagli istituti di pena al luogo di fruizione della misura alternativa della detenzione domiciliare. 9. Resta esclusa, fino a diversa disposizione, la cessione, sull’intero territorio nazionale, al Corpo di polizia penitenziaria del servizio di trasporto e traduzione dei soggetti «dissociati» e «collaboratori di giustizia», detenuti, internati o che comunque si trovino in condizione di restrizione della libertà personale. 10. Resta esclusa la cessione al Corpo di polizia penitenziaria del servizio di traduzione dei detenuti militari e dei soggetti comunque ristretti in istituti di pena militari. Art. 3. 1. Il comando generale dell’Arma dei Carabinieri, su richiesta del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, fornirà, fino a quando necessario, ausilio tecnico operativo nel settore delle trasmissioni per l’espletamento dei servizi assunti dal Corpo di polizia penitenziaria. 2. Salvo i provvedimenti dell’autorità di pubblica sicurezza, per particolari esigenze di ordine e sicurezza pubblica, anche su segnalazione dei provveditorati regionali dell’amministrazione penitenziaria, i responsabili, a vario livello, del servizio di traduzione possono richiedere, in situazioni di emergenza attinenti la sicurezza, l’intervento della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri, del presidio competente per territorio.

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Art. 4. 1. Per l’espletamento del servizio di cui ai precedenti articoli, oltre agli automezzi già in dotazione dell’amministrazione penitenziaria, sono impiegati gli automezzi di cui all’art. 2 della legge 12 aprile 1984, n. 67, e successive modificazioni, messi a disposizione, sulla base di accordi da intercorrere tra il comando generale dell’Arma dei Carabinieri e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, nel numero e nel tipo in dotazione a ciascuna regione carabinieri. 2. I predetti automezzi verranno immatricolati quali automezzi del Corpo di polizia penitenziaria ed identificati dalla targa automobilistica «Polizia penitenziaria». Art. 5. 1. Per l’espletamento del servizio di traduzione dei detenuti, per la parte che non viene assunta dal Corpo di polizia penitenziaria, l’Arma dei Carabinieri continuerà ad avvalersi degli automezzi, dotati di targa automobilistica E.I., e dei relativi equipaggiamenti di proprietà del Ministero di grazia e giustizia. 2. L’Arma dei Carabinieri curerà l’efficienza degli automezzi esimendo il Ministero di grazia e giustizia da responsabilità per danni a persone ed a cose derivanti dalla circolazione degli automezzi adibiti alla traduzione dei detenuti, nel pieno rispetto delle norme che concernono la responsabilità del proprietario dei mezzi. 3. L’acquisto degli automezzi e dei relativi equipaggiamenti per l’espletamento del servizio di cui al comma 1, da parte dell’Arma dei Carabinieri, sarà effettuato a cura del Ministero di grazia e giustizia, sentito il parere tecnico operativo dell’Arma stessa. 4. Le spese per la gestione e la manutenzione, per la riparazione e per l’acquisto dei carbolubrificanti nonché quelle per l’indennità di missione al personale impiegato nel servizio di traduzione dei detenuti di cui al comma 1, sono a carico del Ministero di grazia e giustizia, con imputazione al capitolo di bilancio 2088. Il relativo importo, sulla base di preventivi redatti dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, sarà versato anticipatamente all’inizio di ogni esercizio finanziario sul capitolo di entrate dello Stato 3458 per la successiva riassegnazione, ai fini dell’impiego, sui capitoli di spesa 4613, 4503 e 4615 del bilancio del Ministero della difesa. Art. 6. 1. Le modalità operative per l’espletamento delle traduzioni dei detenuti e degli internati, in specie di quelle che devono essere effettuate con l’uso del mezzo aereo e navale e debbono, proseguire su strada, sono disciplinate da intese che dovranno intercorrere tra le Forze di polizia interessate ed il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria anche per quanto concerne il concorso di personale e mezzi. 2. Con analoghe intese devono essere disciplinate le modalità di effettuazione delle traduzioni di dete-

nuti estradandi o estradati e di quelle dei «collaboratori» e «dissociati» ristretti in istituti penitenziari ubicati nelle regioni nelle quali il servizio delle traduzioni è espletato dal Corpo di polizia penitenziaria, anche per quanto concerne il concorso di personale e mezzi. Art. 7. 1. Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

24. D.L. 13 settembre 1996, n. 479 conv. nella 15 novembre 1996, n. 579. Provvedimenti urgenti per il personale dell’Amministrazione penitenziaria, per il servizio di traduzione dei detenuti e per l’accelerazione delle modalità di conclusione degli appalti relativi agli edifici giudiziari nelle regioni Sicilia e Calabria. Art. 1. Ampliamento dell’organico del Corpo di polizia penitenziaria e modalità di reclutamento. 1. L’organico del Corpo di polizia penitenziaria stabilito dalla Tabella A allegata al decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 200, è aumentato nel ruolo degli agenti e degli assistenti di millequattrocento unità di personale maschile e duecento unità di personale femminile. 2. Alla copertura dei posti portati in aumento dal comma 1 si provvede, prioritariamente, mediante assunzione del personale delle Forze armate che, alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, presta servizio volontario nel Corpo di polizia penitenziaria secondo le norme del decreto-legge 17 maggio 1993, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 luglio 1993, n. 231, e successive modificazioni. Se residuano vacanze si provvede, nella misura del cinquanta per cento, mediante assunzione su domanda dei volontari delle Forze armate congedati senza demerito, in possesso dei requisiti per l’assunzione nel Corpo e, per la restante parte, mediante assunzione su domanda degli ausiliari in congedo dell’Arma dei carabinieri e delle altre Forze di polizia, che non siano cessati dal servizio per motivi disciplinari o per infermità. 3. Il corso di formazione per il personale reclutato a norma del comma 2 ha la durata di tre mesi. 4. Fermo quanto previsto dal comma 2, fino al 31 dicembre 1997 le assunzioni del personale maschile e femminile del Corpo di polizia penitenziaria per l’accesso alla qualifica di agente hanno luogo anche in eccedenza rispetto alla consistenza numerica del ruolo degli agenti e degli assistenti di cui alla tabella A allegata al decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 200, come modificata dal comma 1, ma non oltre il limite delle vacanze esistenti nel ruolo dei sovrin-

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tendenti e degli ispettori di cui alla predetta tabella. Le conseguenti eccedenze nel ruolo degli agenti e degli assistenti sono riassorbite mediante le ordinarie procedure di avanzamento o per effetto delle assunzioni. 5. Alla copertura dei posti disponibili a norma del comma 4 si provvede mediante l’assunzione dei candidati risultati idonei in precedenti concorsi e, se permangono vacanze, mediante l’assunzione dei volontari delle Forze armate congedati senza demerito, e successivamente mediante assunzione degli ausiliari in congedo dell’Arma dei carabinieri e e e altre Forze di polizia. 6. Ai fini delle assunzioni a norma dei commi 2, 3, 4 e 5, con decreto del Ministro di Grazia e giustizia, di concerto con i Ministri dell’Interno e della Difesa, da emanarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabiliti i termini e le modalità per la presentazione delle domande, è istituita un’apposita commissione presso il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria per gli accertamenti psicofisici e sono fissati i criteri per la formazione di distinte graduatorie. 7. I periodi di tempo previsti dagli artt. 6 e 7 del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, sono ridotti ad un quarto in relazione ai concorsi banditi alla data di entrata in vigore del presente decreto, e sono ridotti alla metà in relazione ai concorsi banditi successivamente e comunque non oltre il 31 dicembre 1997. Sono fatte salve le procedure già avviate per il reclutamento di agenti ausiliari del Corpo di polizia penitenziaria, le procedure concorsuali già in atto, nonché le procedure per le riammissioni in servizio ai sensi dell’art. 42 del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443. 8. Le facoltà riconosciute all’Amministrazione penitenziaria dall’art. 14, comma 1, della legge 16 ottobre 1991, n. 321, sono esercitabili sino al 30 giugno 1997, anche al fine di completare l’organico del personale femminile del Corpo di polizia penitenziaria. Le idonee dei concorsi per vigilatrici penitenziarie espletati nei tre anni precedenti alla data di entrata in vigore della legge 16 dicembre 1990, n. 395, possono essere assunte, sempreché non abbiano superato il quarantesimo anno di età alla data di entrata in vigore del presente decreto e siano in possesso di tutti gli altri requisiti previsti per l’assunzione nel Corpo di polizia penitenziaria. 8 bis. Il personale assunto a norma del presente articolo non può, per almeno cinque anni, essere destinato, a sua richiesta, a sede diversa da quella di prima assegnazione. È fatto salvo quanto previsto dall’art. 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Art. 2. Servizio di traduzione dei detenuti. 1. Le modalità per la graduale cessione del servizio di traduzione dei detenuti e degli internati dall’Arma dei carabinieri e dalla Polizia di Stato al Corpo di polizia penitenziaria sono stabilite con uno o più decreti del Ministro di Grazia e giustizia da emanarsi, di

concerto con i Ministri dell’Interno e della Difesa, entro il 31 dicembre 1996. 2. Per la realizzazione delle opere, finalizzate alla predisposizione negli istituti penitenziari delle strutture e dei servizi necessari al ricovero degli automezzi adibiti alle traduzioni dei detenuti e all’alloggiamento del relativo personale, è autorizzata la spesa di 27.000 milioni per ciascuno degli anni 1996, 1997 e 1998, che sarà iscritta nello stato di previsione della spesa del Ministero dei Lavori pubblici. Il Ministro di Grazia e giustizia, ai fini di assicurare alla competente Direzione generale dell’edilizia statale e servizi speciali presso il Ministero dei Lavori pubblici il supporto tecnico nell’attività di progettazione ed esecuzione delle opere è autorizzato ad avvalersi, fino al 31 dicembre 1997, del personale tecnico assunto ai sensi dell’art. 36 della legge 15 dicembre 1990, n. 395. 3. Nell’art. 7, comma 4, del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 200, le parole: «commi 1 e 2» sono sostituite dalle seguenti: «commi 2 e 3». Nell’art. 8, comma 1, lettera d), del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 200, le parole: «a norma dell’art. 7». Nell’art. 11 del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 200, le parole: «al presente capo» sono sostituite dalle seguenti: «al presente decreto». Nell’art. 45, comma 1, del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, le parole: «al comma 6» sono sostituite dalle seguenti: «al comma 5». Nell’art. 8, comma 4, del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 200, tra le parole: «per un massimo di due anni;» e le parole: «ai fini dell’ammissione allo scrutinio» sono inserite le parole: «per il personale di cui al comma 1, lettera d), del presente articolo». Art. 3. Accelerazione delle procedure in tema di appalti per edifici giudiziari. 1. Le disposizioni contenute nell’art. 1 del decreto-legge 31 agosto 1994, n. 524, convertito dalla legge 21 ottobre 1994, n. 593, si applicano per la durata di mesi ventiquattro dalla data di entrata in vigore del presente decreto, agli interventi negli edifici giudiziari nelle regioni Sicilia e Calabria per la installazione di sistemi informatici e di impianti, anche di sicurezza, nonché per la fornitura di dotazioni strumentali e di servizi. La scelta dei fornitori di beni e servizi predetti può essere effettuata a trattativa privata a cura del Ministero di Grazia e giustizia dopo aver acquisito almeno tre offerte. 2. A far data dal 18 luglio 1996, gli interventi per la realizzazione, la ristrutturazione e l’adattamento di edifici demaniali destinati o da destinare ad uffici giudiziari nelle regioni di cui al comma 1 possono essere affidati dai competenti provveditorati regionali alle opere pubbliche a trattativa privata, anche in deroga all’art. 24 della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni, mediante gara informale per la quale devono essere acquisite almeno tre offerte.

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3. L’appalto può avere per oggetto sia la progettazione esecutiva sia l’esecuzione delle opere. Quest’ultima è disposta ai sensi dell’art. 19, comma 5 bis, della legge 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni ed integrazioni. Artt. 4-5. Omissis.

25. D.M. 10 dicembre 1996. Norme dirette a disciplinare le modalità per la progressiva cessione del servizio di traduzione dei detenuti e degli internati dall’Arma dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato al Corpo di polizia penitenziaria (1). ––––––––––– (1) Vedi anche i D.M. 8 febbraio 1996 e 28 agosto 1996 nonché il D.M. 11 aprile 1997. Art. 1. 1. A decorrere dal 16 dicembre 1996, il servizio delle traduzioni dei detenuti e degli internati, anche minori, concernente, oltre gli istituti penitenziari ubicati nelle regioni di cui al D.M. 8 febbraio 1996 e al D.M. 28 agosto 1996, gli istituti delle regioni Abruzzo, Molise, Campania e Puglia, è espletato dal Corpo di polizia penitenziaria. 2. Per gli istituti compresi nelle altre regioni, si provvederà con successivi decreti interministeriali da emanarsi entro il 31 dicembre 1996. Art. 2. 1. Sull’intero territorio nazionale è escluso il trasferimento al Corpo di polizia penitenziaria del servizio delle traduzioni dei detenuti e degli internati a mezzo ferrovia, fino a che non sia diversamente stabilito. 2. Il Corpo di polizia penitenziaria continua a svolgere, sull’intero territorio nazionale, il servizio di traduzione e piantonamento dei soggetti sottoposti a ricovero provvisorio in idonea struttura del servizio psichiatrico ospedaliero, ai sensi dell’art. 286 del codice di procedura penale anche quando tale misura è applicata a persone sottoposte a custodia cautelare provenienti dalla libertà. 3. Il Corpo di polizia penitenziaria continua a svolgere, sull’intero territorio nazionale, il servizio di piantonamento, presso luoghi esterni di cura, dei fermati, degli arrestati in flagranza di reato o a seguito dell’esecuzione di provvedimenti restrittivi adottati dall’autorità giudiziaria e provvede al loro eventuale trasferimento in carcere. 4. Nel caso di accompagnamento nel luogo di cura effettuato dalla polizia giudiziaria all’atto del fermo, dell’arresto o dell’esecuzione del provvedimento restrittivo adottato dall’autorità giudiziaria, il dirigente dell’ufficio dal quale dipende l’ufficiale di polizia giudiziaria informa immediatamente il prov-

veditore generale, il quale deve indicare l’istituto penitenziario competente per gli adempimenti necessari e l’esecuzione del piantonamento. 5. Nelle regioni in cui il servizio delle traduzioni è espletato dal Corpo di polizia penitenziaria il Corpo provvede anche alla traduzione di soggetti indicati dal comma 3, dai luoghi di ricovero ad ogni altro luogo indicato dall’autorità giudiziaria. 6. Restano di competenza delle forze di polizia che hanno operato l’arresto i piantonamenti, e le relative traduzioni, degli arrestati nei procedimenti per direttissima avanti al pretore ai sensi dell’art. 566 del codice di procedura penale, salvo che il pubblico ministero abbia ordinato che l’arrestato in flagranza sia posto a sua disposizione ai sensi del comma 4 del medesimo art. 566. 7. Il Corpo di polizia penitenziaria effettua le traduzioni dei detenuti dagli istituti penitenziari ai luoghi di fruizione degli arresti domiciliari, e da questi ultimi agli istituti, quando la misura stessa sia revocata, ovvero agli altri luoghi indicati dall’autorità giudiziaria, nelle sole regioni in cui il servizio delle traduzioni è stato assunto dal Corpo. 8. Il Corpo di polizia penitenziaria effettua la traduzione dei detenuti dagli istituti di pena al luogo di fruizione della misura alternativa della detenzione domiciliare. 9. È escluso, fino a diversa disposizione, il trasferimento, sull’intero territorio nazionale, al Corpo di polizia penitenziaria del servizio di trasporto e traduzione dei soggetti «dissociati» e «collaboratori di giustizia» detenuti, internati o che comunque si trovano in condizione di restrizione della libertà personale. 10. È escluso il trasferimento al Corpo di polizia penitenziaria del servizio di traduzione dei detenuti militari e dei soggetti comunque ristretti in istituti di pena militari. Art. 3. 1. Il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, su richiesta del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, fornisce, fino a quando necessario, ausilio tecnico operativo nel settore delle trasmissioni per l’espletamento dei servizi assunti dal Corpo di polizia penitenziaria. 2. Salvo i provvedimenti dell’autorità di pubblica sicurezza, per particolari esigenze di ordine sicurezza pubblica, anche su segnalazione dei provveditorati regionali dell’amministrazione penitenziaria, i responsabili, a vario livello, del servizio di traduzione possono chiedere, in situazioni di emergenza attinenti la sicurezza, l’intervento della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri del presidio competente per territorio. Art. 4. 1. Per l’espletamento del servizio di cui ai precedenti articoli, oltre agli automezzi in ddotazione all’amministrazione penitenziaria, sono impiegati gli automezzi di cui all’art. 2 della legge 12 aprile

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1984, n. 67, e successive modificazioni, messi a disposizione, sulla base di accordi tra il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, nel numero e nel tipo in dotazione a ciascuna regione carabinieri. 2. Gli automezzi di cui al comma 1 sono immatricolati quali automezzi del Corpo di polizia penitenziaria ed identificati dalla targa automobilistica «polizia penitenziaria». Art. 5. 1. Per l’espletamento del servizio di traduzione dei detenuti, e per la parte che non viene assunta dal Corpo di polizia penitenziaria, l’Arma dei Carabinieri continua ad avvalersi degli automezzi dotati di targa automobilistica E.I. e dei relativi equipaggiamenti di proprietà del Ministero di grazia e giustizia. 2. Limitatamente al servizio di cui al comma 1, restano a carico dell’Arma dei Carabinieri la cura per l’efficienza degli automezzi e la responsabilità per danni a persone ed a cose derivanti dalla circolazione degli automezzi adibiti alla traduzione dei detenuti, secondo le norme che concernono la responsabilità del proprietario dei veicoli. 3. L’acquisto degli automezzi e dei relativi equipaggiamenti per l’espletamento del servizio di cui al comma 1, da parte dell’Arma dei Carabinieri, è effettuato dal Ministero di grazia e giustizia, sentito il parere tecnico operativo dell’Arma. 4. Le spese per la gestione e la manutenzione, per la riparazione e per l’acquisto dei carbolubrificanti nonché quelle per l’indennità di missione al personale impiegato nel servizio di traduzione di cui al comma 1, sono a carico del Ministero di grazia e giustizia, con imputazione al capitolo di bilancio 2088. Il relativo importo, sulla base di preventivi redatti dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, è versato anticipatamente all’inizio di ogni esercizio finanziario sul capitolo di entrate dello Stato 3458 per la successiva riassegnazione, ai fini dell’impiego, sui capitoli di spesa 4613, 4503 e 4615 del bilancio del Ministero della difesa. Art. 6. 1. Le modalità operative per l’espletamento delle traduzioni dei detenuti e degli internati, che devono essere effettuate con l’uso del mezzo aereo e navale e debbono proseguire su strada sono disciplinate da intese da realizzarsi tra le forze di polizia interessate ed il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria anche per quanto concerne il concorso di personale e mezzi. 2. Con analoghe intese devono essere disciplinate le modalità di effettuazione delle traduzioni di detenuti estradanti o estradati nonché, fatte salve le prescrizioni previste nell’ambito delle misure o dello speciale programma di protezione adottati ai sensi degli articoli 9 e 10 del decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, con legge 15 marzo 1991, n. 82, di quelle dei «col-

laboratori» e «dissociati» ristretti in istituti penitenziari ubicati nelle regioni nelle quali il servizio delle traduzioni è espletato del Corpo di polizia penitenziaria, anche per quanto concerne il concorso di personale e mezzi.

26. D.M. 11 aprile 1997. Norme dirette a disciplinare le modalità per la progressiva cessione del servizio di traduzione dei detenuti e degli internati dall’Arma dei carabinieri e dalla Polizia di Stato al Corpo di polizia penitenziaria (1). ––––––––––– (1) Vedi anche i D.M. 8 febbraio 1996, 28 agosto 1996 e 10 dicembre 1996. Art. 1. 1. La cessione del servizio di traduzione dei detenuti e degli internati, anche minori, nelle regioni Calabria, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta e Sicilia, dall’Arma dei carabinieri e dalla Polizia di Stato al Corpo di polizia penitenziaria è effettuata gradualmente, entro il 21 aprile 1997 per la regione Sicilia, entro il 7 luglio 1997 per la regione Calabria, entro il 27 ottobre 1997 per le regioni Lazio e Toscana e comunque entro il 31 maggio 1998 per le regioni Piemonte, Valle d’Aosta e Lombardia. 2. Entro il 31 maggio 1998 è ceduto al Corpo di polizia penitenziaria, sull’intero territorio nazionale, il servizio delle traduzioni dei detenuti e degli internati a mezzo ferrovia nonché quelle dei «dissociati» e dei «collaboratori», ristretti negli istituti penitenziari, fatte salve le prescrizioni previste nell’ambito delle misure e dello speciale programma di protezione adottati ai sensi degli artt. 9 e 10 del decretolegge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, con legge 15 marzo 1991, n. 82. Art. 2. 1. È di competenza del Corpo di polizia penitenziaria, sull’intero territorio nazionale, il servizio di piantonamento dei soggetti sottoposti a ricovero provvisorio in idonea struttura del servizio psichiatrico ospedaliero, ai sensi dell’art. 286 del codice di procedura penale anche quando tale misura è applicata a persone sottoposte a custodia cautelate provenienti dalla libertà nonché il servizio di piantonamento, presso luoghi esterni di cura, dei fermati, degli arrestati in flagranza di reato o a seguito dell’esecuzione dei provvedimenti restrittivi adottati, dall’autorità giudiziaria. Nei casi sopra indicati il Corpo di polizia penitenziaria provvede, altresì, all’eventuale trasferimento in carcere dei soggetti piantonati. Nel caso di accompagnamento nel luogo di cura effettuato dalla polizia giudiziaria all’atto del fermo, dell’arresto o dell’esecuzione del provvedimento restrittivo adottato dall’autorità giudiziaria, il dirigente dell’ufficio dal quale dipende l’ufficiale di polizia

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giudiziaria informa immediatamente il provveditore regionale, il quale deve indicare l’istituto penitenziario competente per gli adempimenti necessari e l’esecuzione del piantonamento. 2. Nelle regioni nelle quali il servizio delle traduzioni dei detenuti e degli internati è di competenza del Corpo di polizia penitenziaria, il Corpo provvede anche alla traduzione dei soggetti indicati nel comma 1, dai luoghi di ricovero ad ogni altro luogo indicato dall’autorità giudiziaria. 3. Il Corpo di polizia penitenziaria, nelle sole regioni nelle quali ha assunto il servizio, effettua le traduzioni dei detenuti dagli istituti penitenziari ai luoghi di fruizione degli arresti domiciliari, e da questi ultimi agli istituti, quando la misura stessa sia revocata, ovvero agli altri luoghi indicati dall’autorità giudiziaria. 4. Limitatamente alle regioni nelle quali il servizio delle traduzioni è di competenza del Corpo di polizia penitenziaria, il Corpo effettua la traduzione dei detenuti dagli istituti di pena al luogo di fruizione della misura alternativa della detenzione domiciliare. 5. Esulano dalla competenza del Corpo di polizia penitenziaria e sono effettuate dalle forze di polizia che hanno operato l’arresto, i piantonamenti, e le relative traduzioni degli arrestati nei procedimenti per direttissima avanti il pretore ai sensi dell’art. 566 del codice di procedura penale, salvo che il pubblico ministero abbia ordinato che l’arrestato in flagranza sia posto a sua disposizione ai sensi del comma 4 del medesimo art. 566. 6. È escluso il trasferimento al Corpo di polizia penitenziaria del servizio di traduzione e piantonamento dei detenuti militari e dei soggetti comunque ristretti in istituti di pena militari. 7. Fermo restando il termine del 31 maggio 1998, il servizio di traduzione dei detenuti e degli internati a mezzo ferrovia, nonché delle traduzioni dei soggetti «dissociati» e «collaboratori di giustizia» ristretti negli istituti penitenziari o che comunque si trovino in condizione di restrizione della libertà personale, ove non sottoposti alle misure urgenti disposte dal Capo della polizia o allo speciale programma di protezione adottati ai sensi della legge 15 marzo 1991, n. 82, è ceduto al Corpo di polizia penitenziaria dopo che questo avrà assunto, nelle regioni indicate nell’art. 1, il servizio delle traduzioni da effettuarsi su strada, con il mezzo aereo e con quello navale. Per i collaboratori di giustizia sottoposti alle misure ordinarie di protezione che si trovino in condizione di restrizione della libertà personale al di fuori degli istituti penitenziari, l’autorità giudiziaria competente, ove ritenuto necessario, disporrà la traduzione a mezzo dell’organo di Polizia dalla stessa individuato (1). ––––––––––– (1) Comma sostituito dal D.M. 1° giugno 1998. Art. 3. 1. Il comando generale dell’Arma dei Carabinieri, su richiesta del Dipartimento dell’ammini-

strazione penitenziaria, fornisce, fino a quando necessario, ausilio tecnico operativo nel settore delle trasmissioni per l’espletamento dei servizi assunti dal Corpo di polizia penitenziaria. 2. Salvo i provvedimenti dell’autorità di pubblica sicurezza, per particolari esigenze di ordine e sicurezza pubblica, anche su segnalazione dei provveditorati regionali dell’amministrazione penitenziaria, i responsabili, a vario livello di traduzione possono chiedere, in situazioni di emergenza attinenti la sicurezza, l’intervento della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri del presidio competente per territorio. Art. 4. 1. Per l’espletamento del servizio di traduzione su strada oltre agli automezzi in dotazione all’amministrazione penitenziaria, sono impiegati gli automezzi di cui all’art. 2 della legge 12 aprile 1984, n. 67, e successive modificazioni, messi a disposizione, sulla base di accordi tra il Comando generale dell’Arma dei Carabinieri e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, nel numero e nel tipo in dotazione a ciascuna regione carabinieri. 2. Gli automezzi di cui al comma 1 sono immatricolati quali automezzi del Corpo di polizia penitenziaria ed identificati dalla targa automobilistica «Polizia penitenziaria». Art. 5. 1. Nelle regioni e per il tempo in cui le traduzioni dei detenuti continuano ad essere effettuate dall’Arma dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri continua ad avvalersi degli automezzi dotati di targa automobilistica E.I. e dei relativi equipaggiamenti di proprietà del Ministero di Grazia e giustizia. 2. Limitatamente al servizio di cui al comma 1, restano a carico dell’Arma dei Carabinieri la cura per l’efficienza degli automezzi adibiti alla traduzione dei detenuti, secondo le norme che concernono le responsabilità del proprietario dei veicoli. 3. L’acquisto degli automezzi e dei relativi equipaggiamenti per l’espletamento del servizio di cui al comma 1, da parte dell’Arma dei Carabinieri, è effettuato dal Ministero di Grazia e giustizia, sentito il parere tecnico operativo dell’Arma. 4. Le spese per la gestione e la manutenzione, per la riparazione e per l’acquisto dei carbolubrificanti nonché quelle per l’indennità di missione al personale impiegato nel servizio di traduzione di cui al comma 1, sono a carico del Ministero di Grazia e giustizia, con imputazione al capitolo di bilancio 2088. Il relativo importo, sulla base dei preventivi redatti dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, è versato anticipatamente all’inizio di ogni esercizio finanziario sul capitolo di entrate dello Stato 3458 per la successiva riassegnazione, ai fini dell’impiego, sui capitoli di spesa 4613, 4503 e 5615 del bilancio del Ministero della Difesa. Art. 6. 1. Fino a che il servizio delle traduzioni

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dei detenuti e degli internati non è ceduto dall’Arma dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato al Corpo di polizia penitenziaria in tutte le regioni, le modalità operative per l’espletamento delle traduzioni dei detenuti e degli internati che devono essere effettuate con l’uso del mezzo aereo e navale e debbano proseguire su strada, continuano ad essere disciplinate dalle intese intercorse tra l’Arma dei Carabinieri ed il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria anche per quanto concerne il concorso di personale e mezzi. 2. Analogamente, fino a che il servizio delle traduzioni dei detenuti e degli internati non è ceduto dall’Arma dei Carabinieri e dalla Polizia di Stato al Corpo di polizia penitenziaria in tutte le regioni, continuano ad essere disciplinate da intese intercorse tra il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, l’Arma dei Carabinieri e la Polizia di Stato le modalità di effettuazione delle traduzioni di detenuti estradandi o estradati nonché, fatte salve le prescrizioni previste nell’ambito delle misure o dello speciale programma di protezione adottati ai sensi degli artt. 9 e 10 del decreto legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, con legge 15 marzo 1991, n. 82, delle traduzioni dei «collaboratori» e «dissociati» ristretti in istituti penitenziari ubicati nelle regioni nelle quali il servizio è espletato dal Corpo di polizia penitenziaria, anche per quanto concerne il concorso di personale e mezzi. Art. 7. Le disposizioni relative alle modalità di espletamento del servizio delle traduzioni dei detenuti e degli internati di cui al presente decreto si applicano anche con riguardo alle regioni Umbria, Sardegna, Marche, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna, Liguria, Abruzzo, Molise, Campania e Puglia.

27. D.P.C.M. 30 aprile 1997. Emanazione dello statuto dell’Ente di assistenza per il personale dell’Amministrazione penitenziaria. TITOLO I SCOPI Art. 1. Finalità. 1. L’Ente di assistenza per il personale dell’Amministrazione penitenziaria, al quale l’art. 41, comma 1, della legge 15 dicembre 1990, n. 395, ha conferito la personalità giuridica di diritto pubblico, provvede all’assistenza sociale a favore del personale dell’Amministrazione penitenziaria, a completamento ed integrazione dell’opera che già prestano altri enti ed istituzioni assistenziali. L’Ente integra tali prestazioni con interventi diretti o indi-

retti, attuando tutte le forme di assistenza previste dal comma 2 dell’art. 41 della citata legge, con l’osservanza delle norme di cui agli articoli seguenti. 2. La sede centrale dell’Ente è ubicata in Roma. Art. 2. Forme di assistenza. 1. L’Ente di assistenza per il personale dell’Amministrazione penitenziaria provvede: a) all’assistenza degli orfani del personale dell’Amministrazione penitenziaria; b) al conferimento dei contributi scolastici e alla concessione di borse di studio ai figli del personale anzidetto; c) alla concessione di sussidi agli appartenenti al personale dell’Amministrazione penitenziaria, ai loro coniugi superstiti, ai loro orfani ed eccezionalmente ad altri loro parenti superstiti, in caso di malattia, di indigenza o di altro particolare stato di necessità; d) alla gestione, anche indiretta, di sale convegno, spacci, stabilimenti balneari o montani, centri di riposo o sportivi, e ad ogni altra iniziativa intesa a favorire l’elevazione spirituale e culturale, la sanità morale e fisica, nonché il benessere dei dipendenti e delle loro famiglie; e) alla concessione di premi al personale che si sia distinto in servizi di eccezionale importanza. Art. 3. Criteri di intervento. 1. Gli interventi assistenziali di cui alle lettere a), b), c) ed e), del comma 1 dell’art. 2 si attuano secondo i criteri indicati nei successivi commi del presente articolo. 2. L’assistenza a favore degli orfani di cui alla lettera a) del comma 1 dell’art. 2 viene effettuata mediante: 1) l’erogazione di sussidi e contributi differenziati in relazione alla situazione familiare anche economica, atti al mantenimento sino al raggiungimento della maggiore età, salvo che per quegli orfani che, avendo dimostrato spiccate qualità intellettuali, vengano ritenuti meritevoli di ulteriori contributi; 2) erogazione di contributi scolastici e borse di studio; 3) ammissione a tutte le iniziative poste in essere dall’Ente, idonee a favorire l’istruzione e la formazione civica e professionale. 3. L’assistenza scolastica di cui alla lettera b) del comma 1 dell’art. 2 viene effettuata mediante: 1) il conferimento di contributi scolastici a favore dei figli del personale e degli orfani, iscritti a corsi di studio di ogni ordine e grado, che si trovino in condizioni di particolare bisogno o per eccezionali motivi di salute o di famiglia. Tali contributi sono commisurati all’ordine ed al grado dei corsi di studio ed alla situazione di bisogno e non sono cumulabili con le borse di studio di cui al successivo n. 2); 2) concorsi annuali per la concessione di borse di studio a favore dei figli del personale e degli orfani, a cui possono partecipare coloro che sono iscritti ad

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un corso di studio, di qualunque ordine e grado, presso istituti statali o di enti locali parificati o riconosciuti dallo Stato. 4. I sussidi alle persone di cui alla lettera c) del comma 1 dell’art. 2 possono essere concessi a domanda degli interessati, corredata di apposita documentazione comprovante lo stato di necessità, per: 1) spese impreviste sostenute in occasione di gravi eventi straordinari, anche connessi con fatti di servizio, di malattie, comprese le patologie croniche gravi e quelle riconosciute ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104, di ricoveri in case di cura, di interventi chirurgici; 2) spese sostenute in occasione del decesso di congiunti. 5. I premi di cui alla lettera e) del comma 1 dell’art. 2 possono essere concessi, su proposta del direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria, al personale che si sia distinto in servizi di eccezionale importanza, che abbiano determinato vantaggi per la collettività o da cui sia derivato un accresciuto prestigio per l’Amministrazione penitenziaria. 6. Il consiglio di amministrazione dell’Ente di assistenza per il personale dell’Amministrazione penitenziaria determina, all’inizio di ogni anno, in relazione alla disponibilità finanziaria, gli stanziamenti necessari al finanziamento degli interventi di cui ai commi 1, 2, 3, 4 e 5, nonché le norme per le modalità di concessione. 7. Il consiglio di amministrazione dell’Ente di assistenza per il personale dell’Amministrazione penitenziaria determina, all’inizio di ogni anno, l’ammontare globale delle disponibilità finanziarie da destinare al personale in quiescenza. TITOLO II ORGANI CAPO I ORGANI CENTRALI Art. 4. Individuazione degli organi centrali. 1. Sono organ i centrali dell’Ente di assistenza per il personale dell ‘Amministrazione penitenziaria: a) il presidente; b) il segretario; c) il consiglio di amministrazione; d) il collegio dei revisori dei conti; e) il comitato di indirizzo generale. Art. 5. Presidente. 1. Il direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria, o un suo delegato, assume le funzioni di presidente dell’Ente di assistenza del personale dell’Amministrazione penitenziaria e ne ha la rappresentanza legale. 2. Il presidente dell’Ente:

a) presiede il consiglio di amministrazione di cui all’art. 6; b) provvede alla esecuzione delle deliberazioni del consiglio di amministrazione; c) adotta i provvedimenti di urgenza, anche di competenza del consiglio di amministrazione, salvo ratifica alla prima adunanza del Consiglio stesso; d) stipula i contratti necessari per attuazione delle deliberazioni del consiglio di amministrazione nei limiti degli stanziamenti di bilancio ed in conformità delle norme statutarie e regolamentari adottate dall’Ente; e) cura la riscossione delle entrate, ordina le spese nei limiti degli stanziamenti di bilancio ed in conformità delle norme statutarie e delle deliberazioni consiliari; f) emana le disposizioni necessarie per lo svolgimento delle operazioni amministrative e contabili; g) vigila sull’andamento amministrativo e contabile dell’Ente; h) presenta al consiglio di amministrazione il bilancio preventivo, il conto consuntivo dell’esenzione e la situazione patrimoniale dell’Ente. Art. 6. Consiglio di amministrazione. 1. L’amministrazione dell’Ente di assistenza per il personale dell’Amministrazione penitenziaria è affidata ad un consiglio di amministrazione così composto: a) direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria, o un suo delegato, che lo presiede; b) cinque componenti designati dal direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria, scelti tra i magistrati, i funzionari, gli ufficiali del disciolto Corpo degli agenti di custodia e gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria in servizio presso l’Amministrazione penitenziaria; c) un dirigente del Ministero del Tesoro Ragioneria generale dello Stato, designato dal Ministro del Tesoro. 2. I componenti effettivi del consiglio di amministrazione e quelli supplenti sono nominati con decreto del Ministro di Grazia e giustizia, durano in carica quattro anni e possono essere confermati una sola volta per il quadriennio successivo. 3. Allo scadere del citato termine cessano dalle loro funzioni anche i componenti nominati nel corso del quadriennio. 4. La sostituzione dei componenti del consiglio di amministrazione è prevista nei seguenti casi: a) decesso; b) rinuncia o dimissioni; e) incompatibilità, determinata anche da conflitto di interessi; d) cessazione dei presupposti richiesti per la nomina; e) impossibilità ad adempiere le funzioni; f) su richiesta del Ministro del Tesoro, relativamente al componente di cui al comma 1, lettera c). 5. Nei casi di impedimento o di assenza del Presi-

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dente, le funzioni di presidenza sono assunte dal più elevato in grado tra i componenti di cui al comma 1, lettera b) e, a parità di grado, dal più anziano. 6. Il segretario dell’Ente di assistenza per il personale dell’Amministrazione penitenziaria di cui all’art. 8 assume anche le funzioni di segretario del consiglio di amministrazione e partecipa alle sedute del consiglio stesso, con facoltà di esprimere il proprio parere sulle questioni poste all’ordine del giorno. In tali funzioni, il segretario, in caso di assenza o impedimento temporaneo, è sostituito con provvedimento del presidente dell’Ente. 7. Il consiglio di amministrazione è convocato dal presidente, in via ordinaria, almeno ogni sei mesi e, in via straordinaria, ogni qualvolta se ne presenti la necessità o quando ne è fatta richiesta da almeno un terzo dei consiglieri con l’indicazione degli argomenti da trattare. 8. Per la validità delle adunanze devono essere presenti almeno sei componenti, compreso il presidente; nessuna deliberazione è valida se non ottiene la maggioranza assoluta dei presenti. 9. In caso di parità di voti, prevale il voto del presidente. 10. I processi verbali delle adunanze sono sottoscritti dal Presidente e dal segretario e sono approvati nella seduta successiva a quella cui si riferiscono. Art. 7. Attività del consiglio di amministrazione. 1. Il consiglio di amministrazione: a) delibera annualmente, entro il mese di novembre, il bilancio di previsione e, quando occorre, le relative variazioni, e, entro il mese di maggio dell’anno successivo, il conto consuntivo dell’Ente; b) delibera, in conformità con i criteri di intervento di cui all’art. 3 e stabilendo le modalità ed i presupposti concreti, le erogazioni previste in bilancio in applicazione dell’art. 41 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, e del presente statuto. L’ordinazione delle spese suddette spetta al presidente; c) promuove eventuali modifiche allo statuto, adotta i regolamenti interni dell’Ente, nonché quelli particolari degli istituti, colonie, circoli ed altre opere; d) delibera in merito all’accettazione di oblazioni volontarie, donazioni, sovvenzioni, contributi ed altri proventi eventuali; e) delibera l’acquisto, la vendita, l’affitto e la permuta di immobili e in genere tutti gli affari che interessano l’Ente, compreso l’impiego delle disponibilità finanziarie; f) delibera l’assunzione di prestiti ed i prelevamenti da effettuarsi dal fondo di riserva ordinaria; g) delibera, in conformità della normativa vigente in materia, le modalità per l’assunzione e per il licenziamento di personale; h) delibera l’istituzione di organi, anche collegiali, per il controllo dell’attività svolta dai gestori;

i) ratifica i provvedimenti d’urgenza adottati dal presidente; l) nomina i gestori di cui all’art. 12. 2. Sono aperti all’approvazione del Ministro di Grazia e giustizia il bilancio di previsione e le relative variazioni, nonché il conto consuntivo dell’Ente, deliberati dal consiglio di amministrazione. Art. 8. Segretario. 1. Il segretario dell’Ente è nominato dal consiglio di amministrazione, su proposta del presidente, ed è scelto tra il personale dell’Amministrazione penitenziaria con qualifica non inferiore al settimo livello, in possesso della specifica professionalità in ordine alle attribuzioni di coi al comma 2. 2. Il segretario: a) cura l’istruttoria degli affari che il presidente dovrà sottoporre al consiglio di amministrazione e predispone gli elementi necessari per le deliberazioni; b) partecipa alle sedute del consiglio di amministrazione, con facoltà di esprimere il proprio parere sulle questioni poste all’ordine del giorno; c) redige i verbali delle sedute del consiglio di amministrazione e ne cura la conservazione; d) esegue le direttive impartite dal Presidente; e) cura la tenuta della contabilità dell’Ente, dei libri e delle scrittore contabili, nonché della corrispondenza, conservandone gli atti ed i relativi documenti; f) redige annualmente il bilancio preventivo, le relative variazioni, il conto consuntivo e tutti gli altri documenti contabili e li invia al collegio dei revisori dei conti; g) è consegnatario dei beni mobili ed immobili dell’Ente; h) firma gli atti per l’esercizio delle funzioni di cui al presente articolo. Art. 9. Collegio dei revisori dei conti. 1. Il controllo della gestione dell’Ente è affidato ad un collegio di revisori dei conti, nominato con decreto dal Ministro di Grazia e giustizia e composto da: a) un magistrato della Corte dei conti, che assume le funzioni di presidente; b) un revisore effettivo ed uno supplente, designati dal Ministro del Tesoro tra i dirigenti del Ministero del Tesoro-Ragioneria generale dello Stato; c) tre revisori effettivi e tre supplenti, nominati dal Ministro di Grazia e giustizia, scelti fra i funzionari di ragioneria dell’Amministrazione penitenziaria. 2. Il collegio dei revisori dei conti: a) provvede al riscontro degli atti di gestione; b) accerta la regolare tenuta dei libri e delle scritture contabili; c) esamina il bilancio di previsione e le relative variazioni ed il conto consuntivo, redigendo apposite relazioni;

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d) accerta, ogni qualvolta sia ritenuto necessario, la consistenza di cassa; e) invia al consiglio di amministrazione il verbale di ogni seduta del collegio; f) provvede a redigere annualmente, una relazione sull’andamento della gestione dell’Ente e ad inviarla al consiglio di amministrazione ed al Ministro di Grazia e giustizia. 3. I revisori dei conti esercitano il loro mandato anche individualmente ed assistono alle sedute del consiglio di amministrazione, alle quali devono essere invitati. 4. Essi durano in carica quattro anni è possono essere confermati una sola volta per il quadriennio successivo. 5. Allo scadere del citato termine, cessano dalle loro funzioni anche i revisori nominati nel corso del quadriennio. Art. 10. Comitato di indirizzo generale. 1. Un comitato, costituito dai componenti del consiglio di amministrazione di cui all’art. 6 e da un pari numero di rappresentanti delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative del personale dell’Amministrazione penitenziaria, individua le linee essenziali di indirizzo generale dell’Ente di assistenza e, nell’ambito della programmazione generale, prefigura gli obiettivi, verificando poi risultati conseguiti. 2. Il comitato di cui al comma 1 viene convocato dal presidente dell’Ente di assistenza per il personale dell’Amministrazione penitenziaria due volte l’anno. CAPO II ORGANI PERIFERICI Art. 11. Individuazione degli organi periferici. 1. Sono organi periferici dell’Ente di assistenza del personale dell’Amministrazione penitenziaria: a) il gestore; b) il comitato di vigilanza. Art. 12. Gestore. 1. Il consiglio di amministrazione dell’Ente di assistenza nomina, per ciascuna sede, un gestore, scelto tra il personale in servizio presso la sede stessa. 2. Il gestore: a) è responsabile del normale funzionamento e della corretta conduzione delle attività cui è preposto; b) dirige e sorveglia il personale addetto ai servizi pertinenti alla gestione alla quale è preposto, della cui opera risponde direttamente; c) provvede agli acquisti, in osservanza delle direttive impartite dagli organi centrali dall’Ente; d) ha in consegna il denaro, le merci ed i materiali relativi alla sua gestione, nonché i locali, le attrezzature ed i materiali messi a disposizione dall’Amministrazione;

e) effettua i pagamenti inerenti alla sua gestione; f) riscuote somme per conto dell’Ente; g) formula agli organi centrali dell’Ente, con il concorso del comitato di vigilanza, proposte per migliorare il servizio; h) tiene la contabilità, che chiude mensilmente; compila e sottoscrive i rendiconti da inviare agli organi centrali dell’Ente; i) accerta, con il concorso del comitato di vigilanza, i cali, le perdite ed eventuali avarie delle merci; l) propone agli organi centrali dell’Ente, con il concorso del comitato di vigilanza, il fuori uso di beni mobili in dotazione alla sua gestione e ne esegue lo scarico dai rispettivi registri ad avvenuta autorizzazione da parte dell’Ente; m) provvede alla ordinaria manutenzione delle attrezzature in dotazione; n) esegue le deliberazioni del comitato di vigilanza in materia di destinazione dei fondi da utilizzarsi in sede locale nell’ambito delle direttive generali stabilite dal consiglio di amministrazione. Art. 13. Comitato di vigilanza. 1. Il comitato di vigilanza è così composto: a) direttore dell’istituto o servizio penitenziario, scuola o istituto d’istruzione, per le sedi decentrate, ovvero un funzionario con qualifica non inferiore all’ottavo livello designato dal Direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria, per la sede del Dipartimento, che lo presiede; b) quattro dipendenti dell’Amministrazione penitenziaria designati per sorteggio tra quelli in servizio presso la sede interessata. Essi restano in carica quattro anni e possono essere confermati una sola volta per il quadriennio successivo. 2. Il comitato di vigilanza è convocato dal presidente, in via ordinaria, almeno ogni sei mesi e, in via straordinaria, ogni qualvolta se ne presenti la necessità o quando ne è fatta richiesta da un terzo dei componenti con l’indicazione degli argomenti da trattare. Alle sedute del comitato di vigilanza puù partecipare il gestore. 3 Il comitato di vigilanza: a) vigila sull’attività che il gestore è tenuto a svolgere in attuazione delle disposizioni impartite dagli organi centrali dell’Ente, ai quali si riferisce direttamente sulle eventuali irregolarità riscontrate; b) presenta annualmente una relazione agli organi centrali dell’Ente sull’andamento delle attività poste sotto la sua vigilanza; c) concorre, con il gestore, alla formulazione di proposte agli organi centrali dell’Ente atte a migliorare il servizio; d) concorre, con il gestore, all’accertamento di cali, di perdite e di eventuali avarie delle merci; e) concorre, con il gestore, alla formulazione di proposte agli organi centrali dell’Ente, in merito al

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Art. 14. Compensi. 1. Per la partecipazione alle sedute, al Presidente ed ai componenti degli organi statutari centrali e periferici, sono corrisposti gettoni di presenza, il cui ammontare è stabilito con decreto emanato dal Ministro di Grazia e giustizia, di concerto con il Ministro del Tesoro.

h) dai proventi derivanti dalla gestione delle attività di cui al comma 1, lettera d), dell’art. 2 del presente statuto; i) dalla vendita di beni mobili fuori uso; I) da entrate eventuali e diverse. 3. Le entrate in conto capitale sono costituite da: a) ricavi per vendite di beni immobili ed altri beni fruttiferi; b) rimborsi di titoli di proprietà; c) lasciti ed oblazioni in danaro con l’onere di investimento; d) finanziamenti per acquisizioni patrimoniali.

TITOLO III

Art. 17. Esercizio finanziario. 1. L’esercizio finanziario è annuale e va dal 1° gennaio al 31 dicembre.

fuori uso di beni mobili ed alla eventuale loro sostituzione; f) delibera sulla eventuale destinazione degli utili riservati dal consiglio di amministrazione alle attività locali nell’ambito delle direttive generali stabilite dal consiglio di amministrazione.

AMMINISTRAZIONE Art. 15. Patrimonio. 1. Il patrimonio dell’Ente è costituito da: a) beni mobili ed immobili già di proprietà dell’Ente di assistenza degli orfani degli appartenenti al Corpo degli agenti di custodia; b) beni mobili ed immobili derivanti dall’estinzione delle gestioni fuori bilancio di cui al comma 5 dell’art. 41 della legge 15 dicembre 1990, n. 395; c) titolarità di concessioni pervenute a qualsiasi titolo; d) beni di qualsiasi natura che ad esso pervengano per donazione o ad altro titolo; e) titoli pubblici e privati acquisiti o acquisibili per eventuale investimento di disponibilità finanziarie; f) fondi in deposito o disponibili presso istituti di credito e in cassa. Art. 16. Entrate. 1. Le entrate dell’Ente di assistenza per il personale dell’Amministrazione penitenziaria si distinguono in entrate correnti ed entrate in conto capitale; 2. Le entrate correnti sono costituite: a) dalle rendite patrimoniali b) dagli interessi sui depositi effettuati presso istituti di credito; c) dai proventi che la legislazione vigente ed ogni altra disposizione assegna all’Ente; d) da eventuali contributi, oblazioni, sovvenzioni di Enti o privati cittadini; e) dagli aggi sulla vendita dei generi di monopolio e di valori bollati, effettuata presso gli istituti penitenziari, attribuiti dall’art. 41 della legge 15 dicembre 1990, n. 395; f) da contributi mensili liberamente offerti dal personale dell’Amministrazione penitenziaria; g) dai proventi derivanti dall’applicazione di sanzioni disciplinari al personale del Corpo di polizia penitenziaria, mediante riassegnazione all’Ente con le modalità di cui al comma 2 dell’art. 2 della legge 12 ottobre 1956, n. 1214;

Art. 18. Gestione delle attività. 1. Per lo svolgimento delle attività istituzionali, l’Ente provvede con le modalità previste dal comma 4, dell’art. 19, della legge 16 ottobre 1991, n. 321, nonché con i mezzi ed i locali di cui al comma 3, dell’art. 15 del decreto del Presidente della Repubblica 17 gennaio 1990, n. 44.

28. D.P.R. 15 febbraio 1999, n. 82. Regolamento di servizio del Corpo di polizia penitenziaria. IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Visto l’articolo 87 della Costituzione; Visto l’articolo 29 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, che prevede l’emanazione del regolamento di servizio del Corpo di polizia penitenziaria; Visto l’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400; Sentiti i rappresentanti sindacali di cui al comma 14 dell’articolo 19 della citata legge 15 dicembre 1990, n. 395; Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla sezione consultiva per gli atti normativi nell’adunanza del 23 novembre 1998; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 23 dicembre 1998; Sulla proposta del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con i Ministri dell’interno, del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, della difesa, della pubblica istruzione e per la funzione pubblica;

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Emana il seguente regolamento:


ed assistenti, il personale medesimo presta promessa solenne e ripete il giuramento con le stesse modalità stabilite dagli articoli 1 e 2.

TITOLO I NORME GENERALI Art. 1. Promessa solenne. 1. All’atto dell’assunzione in prova, il personale del Corpo di polizia penitenziaria presta promessa solenne secondo la formula prevista dall’articolo 11, primo comma, del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. 2. La promessa solenne può essere prestata in forma individuale o collettiva, dinanzi al direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria, o ad un suo delegato, o al direttore della scuola o dell’istituto di istruzione. 3. La promessa solenne in forma individuale è prestata alla presenza di due testimoni. 4. La promessa solenne in forma collettiva può essere prestata esclusivamente nelle scuole e negli istituti di istruzione, alla presenza di una rappresentanza del personale già in servizio, davanti al direttore della scuola o dell’istituto di istruzione. Questi pronuncia la formula di cui al comma 1 e gli allievi rispondono: «Prometto». 5. Della promessa solenne, in qualunque forma prestata, è redatto processo verbale. 6. Nel caso di passaggio ad altro ruolo, la promessa solenne non viene prestata nuovamente. Art. 2. Giuramento. 1. All’atto della nomina in ruolo, il personale del Corpo di polizia penitenziaria presta giuramento, dinanzi al direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria, o ad un suo delegato, o al provveditore regionale, o al direttore dell’istituto o servizio penitenziario, o della scuola o dell’istituto di istruzione e alla presenza di due testimoni, secondo la formula prevista dall’articolo 11, secondo comma, del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. 2. Nell’ambito delle scuole e degli istituti di istruzione, il giuramento può essere prestato in forma collettiva, davanti al direttore. Questi pronuncia la formula di cui al comma 1 e gli allievi rispondono all’unisono: «Lo giuro». 3. Il giuramento in forma collettiva è prestato davanti ad una rappresentanza di personale già in servizio. 4. Del giuramento, in qualunque forma prestato, è redatto processo verbale. 5. Nel caso di passaggio ad altro ruolo, il giuramento non viene prestato nuovamente. Art. 3. Ausiliari di leva. 1. Gli agenti ausiliari prestano giuramento in forma collettiva secondo le modalità previste dall’art. 2. 2. Qualora venga immesso nel ruolo degli agenti

Art. 4. Bandiera del Corpo. 1. Le caratteristiche della bandiera del Corpo di polizia penitenziaria, nonchè le modalità di utilizzazione sono disciplinate dal decreto del Presidente della Repubblica 19 ottobre 1993, n. 435. Art. 5. Onori. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria che partecipa a manifestazioni con propri reparti o comunque con formazioni inquadrate rende onori nei casi e con le modalità di cui al regolamento sul servizio territoriale e di presidio di cui al decreto del Ministro della difesa del 19 maggio 1973 e successive modificazioni, intendendosi sostituita, ogni volta, la denominazione: “Corpo degli agenti di custodia” con quella: “Corpo di polizia penitenziaria”. 2. Al direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria, al vice direttore generale e ai direttori degli uffici centrali del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria sono resi gli onori che, ai sensi del regolamento di cui al comma 1, spettano, rispettivamente, al generale di corpo d’armata, al prefetto in sede e al generale di divisione. Art. 6. Tessere di riconoscimento. 1. Le tessere di riconoscimento di cui all’articolo 57 del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, conformi agli allegati A, B, C e D, hanno le dimensioni mm. 100x65 e recano nella parte anteriore: spazi per la fotografia, la qualifica o grado, il cognome e nome, il numero di matricola, il luogo e la data di nascita, le indicazioni concernenti la statura, il colore dei capelli, il colore degli occhi, il gruppo sanguigno, la data del rilascio e l’autorità che rilascia il documento; nonchè la stampigliatura “Corpo di polizia penitenziaria” e l’indicazione, a stampa, del ruolo di appartenenza. Nel verso esse recano le diciture “Ministero di Grazia e Giustizia - Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria” e “Tessera di riconoscimento” con l’indicazione “Validità: dieci anni dalla data di rilascio”. 2. I colori delle tessere sono: – marrone chiaro: per gli appartenenti al ruolo degli ispettori; – blu: per gli appartenenti al ruolo dei sovrintendenti; – verde: per gli appartenenti al ruolo degli agenti ed assistenti; – rosso: per gli appartenenti al ruolo separato e limitato di cui al comma 3 dell’articolo 26 della legge 15 dicembre 1990, n. 395. 3. Agli allievi agenti e agli allievi vice ispettori è rilasciata una tessera di colore azzurro, con le stesse caratteristiche e dimensioni di quelle previste dal comma 1, che, in luogo della qualifica, reca la dicitura “allievo agente” o “allievo vice ispettore”.

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4. Le tecniche ed il materiale di riproduzione delle tessere sono stabiliti con decreto del direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. 5. Fino al rilascio delle tessere di riconoscimento di cui ai commi 1 e 2, conservano validità quelle rilasciate ai sensi del decreto 3 febbraio 1994 del Ministro di grazia e giustizia, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - Serie Generale - n. 54 del 7 marzo 1994. Art. 6-bis. Tessere di riconoscimento del personale dei ruoli direttivi del Corpo di polizia penitenziaria. 1. Le tessere di riconoscimento del personale del ruolo direttivo ordinario e speciale del Corpo di polizia penitenziaria, conformi agli allegati D-bis e D-ter, hanno le dimensioni di mm 100x65 e recano nella parte anteriore: spazi per la fotografia, la qualifica, il cognome e nome, il numero di matricola, il luogo e la data di nascita, le indicazioni concernenti la statura, il colore dei capelli, il colore degli occhi, il gruppo sanguigno, la data del rilascio e l’autorità ce rilascia il documento; nonché la stampigliatura: “Corpo di polizia penitenziaria” e l’indicazione, a stampa, del ruolo di appartenenza. Nel verso esse recano le diciture: “Ministero della giustizia - Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria” e: “Tessera di riconoscimento” con l’indicazione: “Validità: dieci anni alla data del rilascio”. 2. Il colore delle tessere di cui al comma 1 è rosso scuro. 3. Ai vice commissari in prova del ruolo direttivo ordinario è rilasciata una tessera di colore azzurro, con le stesse caratteristiche e dimensioni di quelle previste al comma 1, che, in luogo della qualifica, reca il termine: “allievo vice commissario”. 4. Le tecniche ed il materiale di riproduzione delle tessere sono stabiliti con decreto del Capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. 5. Fino al rilascio delle tessere di riconoscimento di cui ai commi 1 e 2, al personale interessato verrà consegnato un attestato a cura del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, riportante i dati anagrafici e la ritrazione fotografica digitalizzata di ciascun avente diritto. ––––––––––– Articolo inserito dall’art. 1, D.P.R. 10 dicembre 2002, n. 22 unitamente agli allegati di cui al comma 1 (che si omettono). TITOLO II GERARCHIA E SUBORDINAZIONE Art. 7. Subordinazione gerarchica e funzionale. 1. Fermo restando quanto disposto dagli articoli 9 e 10 della legge 15 dicembre 1990, n. 395 e dall’articolo 2 del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443 il personale del Corpo di polizia penitenziaria che

presta servizio presso gli uffici centrali del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, presso i provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria, gli istituti ed i servizi penitenziari, le scuole e gli istituti di istruzione è gerarchicamente subordinato ai dirigenti, rispettivamente, degli uffici centrali, dei provveditorati regionali, degli istituti o servizi penitenziari, delle scuole o istituti di istruzione cui è addetto. 2. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria che presta servizio presso gli uffici centrali e periferici di cui al comma 1 è tenuto inoltre ai doveri di subordinazione nei confronti del personale di qualifica superiore a quella rivestita dal personale stesso, verso il quale si determini un rapporto di dipendenza in ragione della funzione esercitata. 3. La disposizione di cui al comma 2 si applica anche nei confronti del personale di altre amministrazioni dello Stato, compresi gli appartenenti alle altre Forze di polizia ed alle Forze armate, in servizio presso il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. Art. 8. Esecuzione degli ordini ed osservanza delle direttive. 1. L’appartenente al Corpo di polizia penitenziaria è tenuto ad eseguire gli ordini impartiti dal superiore e ad uniformarsi, nell’espletamento dei compiti, alle direttive dallo stesso ricevute, fermo restando quanto disposto dall’articolo 10 della legge 15 dicembre 1990, n. 395. Art. 9. Facoltà di rivolgersi ai superiori. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria può rivolgersi agli organi superiori, nel rispetto della via gerarchica. 2. Il personale ha diritto di consegnare scritti in pieghi sigillati al diretto superiore, che ne rilascia ricevuta e li inoltra immediatamente all’organo superiore cui sono diretti. TITOLO III DOVERI GENERALI E PARTICOLARI Art. 10. Norme generali di condotta. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria ha in servizio un comportamento improntato a professionalità, imparzialità e cortesia e mantiene una condotta irreprensibile, operando con senso di responsabilità ed astenendosi altresì da comportamenti o atteggiamenti che possono recare pregiudizio al corretto adempimento dei compiti istituzionali. 2. Il personale, anche fuori servizio, mantiene una condotta conforme alla dignità delle proprie funzioni. Art. 11. Formazione e aggiornamento professionale. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria è tenuto alla formazione ed all’aggiornamento professionale, anche mediante la frequenza di corsi

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a carattere residenziale, secondo le modalità stabilite dall’Amministrazione penitenziaria, che attua in tale settore ogni iniziativa utile al fine di assicurare livelli di adeguata professionalità e costante aggiornamento. Art. 12. Saluto. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria è tenuto al saluto nei confronti dei superiori gerarchici indicati nell’articolo 9 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, se in divisa o se conosciuti. Detti superiori hanno l’obbligo di rispondere. 2. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria ed i reparti inquadrati sono altresì tenuti a rendere il saluto alle autorità ed ai simboli indicati nell’allegato E al presente regolamento. 3. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria in divisa rende il saluto secondo le modalità previste per le Forze armate. 4. Sono dispensati dal saluto: - il moviere; - il personale a bordo di veicoli e di natanti; - il personale in servizio di scorta di sicurezza; - il personale in servizio di scorta alla bandiera; - il personale in servizio di sentinella armata per la vigilanza perimetrale degli istituti e servizi penitenziari, delle scuole e degli istituti di istruzione, degli uffici centrali dell’Amministrazione penitenziaria e il personale in servizio di traduzione e piantonamento dei detenuti e internati. 5. Il saluto è reso a titolo di cortesia verso il personale di pari qualifica e verso le persone con le quali il personale del Corpo di polizia penitenziaria viene a contatto per ragioni di ufficio. Art. 13. Uso della lingua italiana e rapporti interpersonali. 1. E’ obbligatorio l’uso della lingua italiana, tranne nei luoghi in cui è riconosciuto a norma di legge anche l’uso di altra lingua. 2. I rapporti di subordinazione gerarchica o funzionale sono improntati al massimo rispetto e cortesia. L’uso del “Lei” è reciproco. 3. Nei rapporti interpersonali è obbligatoria l’indicazione della qualifica. Art. 14. Cura della persona. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria ha l’obbligo di porre particolare cura della propria persona e dell’aspetto esteriore, al fine di evitare giudizi negativi incidenti sul prestigio e sul decoro dell’Amministrazione che rappresenta. 2. Il personale ha, altresì, l’obbligo di porre particolare cura affinchè l’acconciatura dei capelli, della barba e dei baffi, nonchè i cosmetici da trucco, eventualmente usati dal personale femminibile, siano compatibili con il decoro della divisa e la dignità della funzione, evitando ogni forma di appariscenza. 3. Il suddetto personale cura in particolare: a) se di sesso femminile, che i capelli siano tenuti in modo tale da lasciare scoperta la fronte, per consentire di portare il copricapo calzato;

b) se di sesso maschile, che la barba, i baffi e i capelli siano di moderata lunghezza e che questi ultimi siano tenuti in modo tale da lasciare scoperta la fronte, per consentire di portare il copricapo calzato. 4. Al personale del Corpo di polizia penitenziaria, quando indossa l’uniforme, è fatto divieto: a) di indossare o portare effetti di vestiario, accessori e materiali di equipaggiamento non previsti espressamente dalle disposizioni in vigore; b) di variare la foggia dell’uniforme o di indossare elementi ornamentali che ne alterino l’assetto formale. 5. Al personale del Corpo di polizia penitenziaria, quando indossa l’abito civile ed è fuori servizio, è fatto divieto di usare capi di vestiario e di equipaggiamento costituenti parte dell’uniforme o delle sue dotazioni. Art. 15. Doveri di comportamento. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria è tenuto al rispetto e alla lealtà di comportamento nei confronti dei superiori, dei colleghi e dei dipendenti. 2. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria, nell’espletamento dei propri compiti istituzionali, si uniforma ai principi in materia di trattamento e di rieducazione stabiliti dall’ordinamento penitenziario e dal relativo regolamento di esecuzione, operando nei confronti dei detenuti e degli internati con imparzialità e nel rispetto della dignità della persona. 3. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria ha l’obbligo di tenere un comportamento corretto nei confronti delle altre persone con le quali viene a contatto per ragioni del proprio ufficio. Art. 16. Obbligo di reperibilità. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria, nei casi in cui è tenuto ad assicurare la reperibilità ai sensi del comma 5 dell’articolo 18 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, ove non dotato di apparato elettronico cercapersone, fornisce alla direzione dell’ufficio da cui dipende ogni indicazione necessaria per poter essere immediatamente reperito. Il personale deve poter raggiungere, quando richiesto, il posto di servizio nel più breve tempo possibile. 2. Il direttore dell’istituto, quando ritenga che l’ordine o la sicurezza non possono essere adeguatamente garantiti mediante l’obbligo di reperibilità di cui al comma 1, ed al di fuori delle ipotesi previste dall’articolo 27, comma 1, può disporre l’obbligo di permanenza in caserma ai sensi del comma 5 dell’articolo 18 della legge 15 dicembre 1990, n. 395. 3. In caso di assenza o di impedimento del comandante del reparto, colui che lo sostituisce ai sensi dell’articolo 32 è tenuto ad assicurare la propria reperibilità con le stesse modalità stabilite dal comma 1. Art. 17. Obbligo di rilevare le infrazioni disciplinari. 1. Ogni superiore segue il comportamento in servizio del personale che da lui dipende gerar-

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chicamente o funzionalmente e ne rileva le eventuali infrazioni disciplinari con l’osservanza delle modalità previste dalle disposizioni legislative e regolamentari vigenti, con particolare riferimento a quelle di cui all’articolo 10 del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 449. Art. 18. Segreto d’ufficio. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria è tenuto all’osservanza del segreto d’ufficio, secondo il disposto dell’articolo 15 del Testo Unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3 e successive modificazioni, in conformità a quanto previsto dall’articolo 32 del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443. 2. Restano ferme le norme sul diritto di accesso ai documenti amministrativi di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241, al decreto del Presidente della Repubblica 27 giugno 1992, n. 352, al decreto 25 gennaio 1996, n. 115 del Ministero di grazia e giustizia, e successive modifiche e integrazioni, ed alle altre disposizioni che regolano la materia. Art. 19. Custodia e conservazione di armi, attrezzature e documenti. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria è tenuto a custodire e conservare con diligenza, nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia, armi, munizioni, esplosivi, mezzi, attrezzature, materiali e documenti affidatigli per ragioni di servizio o di cui venga comunque in possesso. 2. Eventuali danneggiamenti, deterioramenti, sottrazioni o smarrimenti devono essere immediatamente, salvo casi di forza maggiore, segnalati per iscritto ai rispettivi superiori, specificando le circostanze del fatto. 3. Per la custodia dell’armamento di reparto, si applicano le disposizioni di cui agli articoli 4, comma 2, e 7 del decreto del Presidente della Repubblica 12 dicembre 1992, n. 551, recante il regolamento concernente i criteri per la determinazione dell’armamento in dotazione al Corpo di polizia penitenziaria. TITOLO IV SERVIZI CAPO I NORME GENERALI Art. 20. Disposizioni generali sullo svolgimento del servizio. 1. Il dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, i Provveditori regionali e i direttori degli istituti e servizi penitenziari, scuole e istituti di istruzione, nell’ambito delle rispettive competenze, emanano le disposizioni in materia di servizi del Corpo di polizia penitenziaria.

2. Le disposizioni emanate dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e dai Provveditorati regionali sono portate senza ritardo a conoscenza del personale, salva diversa determinazione dell’autorità emanante, a cura del direttore dell’istituto o del servizio penitenziario, della scuola o dell’istituto di istruzione, mediante affissione, con modalità tali da garantirne la riservatezza, che ne cura l’illustrazione al personale, direttamente o a mezzo del comandante del reparto o, nei casi in cui ciò è opportuno, di altro suo delegato. Art. 21. Impiego nei servizi. 1. Fermo restando quanto disposto dal comma 2 dell’articolo 1 del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, il personale del Corpo di polizia penitenziaria deve essere impiegato in servizio in relazione alle funzioni proprie del ruolo e della qualifica, ivi compresi compiti complementari e strumentali alle medesime, di regola secondo criteri di rotazione, salva l’applicazione del criterio della specializzazione professionale, ove previsto. 2. Ai posti di servizio che richiedono particolare esperienza è destinato, su proposta del comandante del reparto, personale con maggiore anzianità di servizio ed attitudine. 3. Lo svolgimento dei compiti che richiedono particolare professionalità è di regola subordinato al possesso di una specifica qualificazione, che può essere conseguita anche attraverso il superamento di un apposito corso, fatti salvi i requisiti stabiliti dalle disposizioni in materia. 4. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria che abbia superato il cinquantesimo anno di età viene esentato, a sua richiesta, dai servizi notturni, di vigilanza e osservazione dei detenuti di cui all’articolo 42, salvo inderogabili e comprovate esigenze di servizio. 5. La disposizione di cui al comma 4 si applica anche al personale femminile con prole di età inferiore a tre anni, nonchè al personale maschile quando la madre sia deceduta o altrimenti assolutamente impossibilitata a prestare assistenza alla predetta prole. Art. 22. Impiego dei rinforzi. 1. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 88 del decreto del Presidente della Repubblica 29 aprile 1976, n. 431 e successive modificazioni, quando, per esigenze di ordine e sicurezza, si renda necessario l’intervento di rinforzi di personale e di mezzi, il Direttore dell’istituto, sentito, ove possibile, il comandante del reparto, ne fa richiesta al Provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria. 2. Il Provveditore regionale, accertata l’esistenza delle esigenze di cui al comma 1, dispone l’invio in missione di personale del Corpo di polizia penitenziaria in servizio nell’ambito della circoscrizione per il tempo strettamente necessario, informandone il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria.

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3. Qualora non sia possibile soddisfare le predette esigenze di ordine e sicurezza secondo le modalità di cui al comma 2, il provveditore informa immediatamente il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. Art. 23. Presentazione in servizio. Conoscenza ed esecuzione del servizio. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria ha l’obbligo di presentarsi in servizio all’ora stabilita in perfetto ordine nella persona e con l’uniforme, l’equipaggiamento e l’armamento prescritti, accertandosi in tempo utile all’orario e delle modalità del servizio da svolgere. 2. Qualora sia possibile, il personale ha l’obbligo di segnalare immediatamente alla Direzione l’esistenza di legittimo impedimento alla puntuale presentazione. 3. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria è tenuto a conoscere le disposizioni generali e particolari che regolano il servizio al quale è addetto ed ha l’obbligo di attenersi scrupolosamente ad esse. Art. 24. Doveri generali nell’espletamento del servizio. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria è tenuto ad adempiere puntualmente a tutti gli obblighi impostigli dalle norme in vigore nonchè dalle altre disposizioni ad esso impartite. 2. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria deve, in particolare, nell’ambito delle proprie competenze nel rispetto della dignità dei detenuti: 1) vigilare affinchè le persone che entrano nell’istituto non contravvengano alle disposizioni vigenti; 2) custodire costantemente e sorvegliare i detenuti e gli internati, ovunque si trovino, e vigilare affinchè siano in particolare osservate le disposizioni relative ai sottoposti a regimi detentivi particolari, nonchè all’isolamento giudiziario e a quello disciplinare; 3) eseguire i controlli richiesti e fare immediatamente rapporti di ogni fatto che possa comportare pericolo per la disciplina, l’ordine o la sicurezza dell’istituto o che possa pregiudicare le normali condizioni di vita dei detenuti e internati; 4) vigilare affinchè i detenuti e internati osservino tutte le disposizioni che li riguardano e, nel caso in cui essi commettano infrazioni disciplinari, redigere rapporto disciplinare a loro carico, da trasmettere al direttore per via gerarchica; 5) perquisire, in via ordinaria, i detenuti e gli internati nei casi stabiliti dal regolamento interno dell’istituto o, in mancanza di questo, dal direttore dell’istituto con ordine di servizio o, comunque, ogni qualvolta lo disponga il direttore, nonchè di propria iniziativa, ove necessario; 6) vigilare affinché i detenuti e gli internati non arrechino danni ai beni dell’Amministrazione o di terzi o non se ne approprino; 7) non allontanarsi dal posto assegnatogli senza il permesso del preposto al servizio e, ove lo impon-

gano esigenze funzionali, senza essere stato preventivamente sostituito; 8) fornire elementi utili per l’attività di osservazione dei condannati e degli internati, anche intervenendo alle riunioni di gruppo di cui agli articoli 28 e 29 del decreto del Presidente della Repubblica 29 aprile 1976, n. 431; 9) tener conto, nello svolgimento della propria attività, delle indicazioni contenute nei programmi individualizzati di trattamento educativo. Art. 25. Riconoscimento in servizio. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria, durante il servizio di istituto, è tenuto ad indossare l’uniforme secondo le modalità previste dal decreto del Ministro di Grazia e giustizia di cui al comma 4 dell’articolo 7 della legge 15 dicembre 1990, n. 395. 2. Il personale autorizzato a svolgere il servizio d’istituto in abito civile, nel momento in cui debba far conoscere la propria qualità o allorchè l’intervento assuma rilevanza esterna, ha l’obbligo di applicare, sull’abito, in modo visibile, una placca di riconoscimento, le cui caratteristiche sono determinate con decreto del direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria, nonchè di esibire la tessera di riconoscimento, ove richiesto. Art. 26. Obblighi del personale al termine del servizio. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria deve riferire, anche verbalmente, al preposto al servizio per gli adempimenti di legge su ogni fatto di particolare rilievo avvenuto durante l’espletamento del servizio, salve le annotazioni sull’apposito registro, se previsto, e fatto salvo l’obbligo di redigere gli ulteriori atti prescritti dalle disposizioni vigenti. 2. Il personale deve comunque informare immediatamente, fermo restando l’adempimento di cui al comma 1, il preposto al servizio degli eventi in atto che, per la loro natura, richiedano interventi immediati. 3. Nei servizi a carattere continuativo, con cambio sul posto, il personale che ha ultimato il proprio turno non deve allontanarsi fino a quando non sia avvenuta la sua sostituzione. Art. 27. Obbligo di permanenza in servizio. 1. Quando ne ricorre la necessità e non sia possibile provvedere altrimenti a causa del verificarsi di situazioni impreviste ed urgenti, al personale del Corpo di polizia penitenziaria può essere fatto obbligo, al termine del turno di lavoro, di permanere in servizio fino al cessare delle esigenze. 2. La protrazione dell’orario di servizio viene disposta dal direttore dell’istituto o servizio penitenziario, scuola o istituto di istruzione, sentito il comandante del reparto. Di tale protrazione il direttore informa senza ritardo il provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria. 3. In caso di assenza o legittimo impedimento del direttore o di chi lo sostituisce, il comandante del

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reparto può disporre quanto previsto dal comma 1 dandone al più presto notizia al direttore. Art. 28. Controlli sui servizi. 1. Il comandante del reparto ed i preposti ai servizi, nei limiti della rispettiva competenza, devono operare al fine di assicurare e controllare con assiduità il regolare svolgimento del servizio da parte del personale dipendente. 2. Dei controlli effettuati, delle disposizioni provvisoriamente impartite in via d’urgenza e degli eventuali rilievi ai fini dei successivi adempimenti il comandante del reparto riferisce con relazione scritta al direttore dell’istituto o servizio penitenziario o della scuola o dell’istituto di istruzione. 3. Nei servizi a carattere continuativo con cambio sul posto, il personale di cui al comma 1 deve attivarsi affinchè l’avvicendamento avvenga senza ritardo. Art. 29. Ordini per la disciplina dei singoli servizi. 1. Le disposizioni generali e particolari relative alle modalità di esecuzione del servizio da parte del personale del Corpo della polizia penitenziaria per ciascun posto di servizio istituito sono disciplinate con ordini di servizio numerati progressivamente e datati, emanati dal direttore, acquisito il parere del comandante del reparto. 2. Gli ordini di servizio di cui al comma 1 sono raccolti in un volume, che può essere liberamente consultato dal personale del Corpo di polizia penitenziaria. 3. Presso ciascun posto di servizio è conservata copia del relativo ordine di servizio, del quale il preposto deve dare comunicazione al personale interessato, che è comunque tenuto a prenderne conoscenza anche direttamente. Art. 30. Foglio di servizio. 1. Il foglio di servizio è il documento che, in ogni istituto o servizio penitenziario, scuola o istituto di istruzione, stabilisce l’assegnazione del personale a ciascun posto di servizio, con l’indicazione, se necessario, delle specifiche mansioni individuali da svolgere nell’ambito di quelle individuate nell’ordine di servizio di cui all’articolo 29. 2. Il foglio di servizio, predisposto dal comandante del reparto, approvato dal direttore ed esposto poi nell’apposito albo, situato in luogo tale da garantirne la riservatezza, deve contenere il cognome, il nome e la qualifica del personale, il tipo del servizio e il posto in cui deve essere svolto, l’indicazione degli orari di inizio e termine, l’uniforme prevista e l’eventuale armamento e può contenere istruzione di carattere individuale o generale, in applicazione delle disposizioni contenute negli ordini di servizio di cui all’articolo 29. 3. Qualora sia indispensabile procedere a successive variazioni del foglio di servizio, le stesse devono essere tempestivamente comunicate al personale in-

teressato dal comandante del reparto o da un suo delegato. 4. Tutto il personale ha l’obbligo di prendere visione del foglio di servizio. Art. 31. Reparto. Compiti ed autonomia del comandante. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria in servizio in ogni istituto o servizio penitenziario, scuola o istituto di istruzione costituisce un reparto. 2. Il comandante del reparto fornisce ogni collaborazione al direttore dell’istituto al fine di assicurarne il corretto funzionamento, il mantenimento della disciplina ed il raggiungimento dei fini di sicurezza e trattamentali previsti dalla legge e dai regolamenti. 3. Il Comandante del reparto del Corpo di polizia penitenziaria in servizio negli istituti penitenziari, oltre ai compiti specificamente preveduti dalle disposizioni vigenti, deve adempiere a tutti gli ordini che, nell’interesse del servizio, gli vengono impartiti dal direttore, in conformità al disposto dell’articolo 23, comma 2, del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443. 4. Il comandante del reparto assicura il mantenimento dell’ordine e della sicurezza dell’istituto e garantisce la scrupolosa osservanza, da parte del personale dipendente, dei deternuti ed internati, nonchè di tutti coloro che, a qualsiasi titolo, entrano nell’istituto penitenziario, delle norme legislative e regolamentari vigenti, delle direttive del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e del provveditore regionale, e delle disposizioni impartite dal direttore, vigilando affinchè il trattamento dei detenuti e degli internati sia improntato ad assoluta imparzialità, sia conforme ad umanità ed assicuri il rispetto della dignità della persona. 5. In particolare, il comandante del reparto: a) informa il direttore, immediatamente, su ogni fatto dal quale possa derivare pericolo per l’ordine e la sicurezza dell’istituto e, quotidianamente, sull’andamento dei servizi e sulle eventuali infrazioni commesse dal personale del Corpo e dai detenuti ed internati; b) dirige e coordina le unità operative, fermo restando quanto disposto dall’articolo 51; c) indice riunioni periodiche per illustrare al personale del Corpo le disposizioni che regolano il servizio; d) partecipa alle riunioni di gruppo di cui agli articoli 28 e 29 del decreto del Presidente della Repubblica 29 aprile 1976, n. 431, anche utilizzando gli elementi di osservazione raccolti dal personale ai fini di cui ai numeri 8) e 9) del comma 2 dell’articolo 24; e) esercita la sua autonomia affinchè il reparto operi per assicurare il raggiungimento dei fini istituzionali. 6. Il comandante del reparto, inoltre, in conformità delle direttive emanate dal direttore, impartisce le

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opportune disposizioni, verificandone l’osservanza, affinchè: a) l’armamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 12 dicembre 1992, n. 551, sia custodito secondo quanto disposto dall’articolo 19; b) le chiavi dell’istituto siano adeguatamente custodite; c) i detenuti e gli internati, nonchè le loro camere, siano perquisiti in tutti i casi previsti dalle vigenti disposizioni in materia; d) tutti i locali dell’istituto siano quotidianamente, più volte, ispezionati e sia accertato il numero dei detenuti e internati presente al mattino dopo la sveglia, alla sera prima del riposo, ad ogni cambio di turno ed in ogni altra occasione in cui si renda necessario, prendendo nota di tali operazioni in apposito registro; e) i prescritti controlli sulle cose e sulle persone che entrano o escono dall’istituto vengano regolarmente effettuati; f) i colloqui, la corrispondenza telefonica, epistolare e telegrafica dei detenuti e internativi avvengano secondo le disposizioni vigenti in materia. 7. Quando ricorrono le situazioni di cui all’articolo 88 del decreto del Presidente della Repubblica 29 aprile 1976, n. 431 e successive modifiche, il comandante del reparto del Corpo di polizia penitenziaria dell’istituto, in assenza del direttore o di chi ne fa le veci, in caso di urgenza, chiede l’intervento della Polizia di Stato e delle Forze armate in servizio di pubblica sicurezza, riferendone al più presto al direttore. Art. 32. Supplenza temporanea nella funzione di comandante del reparto. 1. In caso di assenza o impedimento del comandante del reparto per qualsiasi causa e qualora non sia stato ancora nominato un supplente o questi sia a sua volta assente o impedito, la funzione di comandante del reparto è assunta dall’appartenente al Corpo di polizia penitenziaria che riveste la qualifica più elevata, salva diversa motivata determinazione del direttore. 2. Il provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria può in ogni caso disporre che la titolarità della funzione di comandante del reparto sia assunta temporaneamente da chi sia titolare di tale funzione in altro istituto o servizio penitenziario o scuola o istituto di istruzione. Art. 33. Unità operative. 1. Nell’ambito del reparto sono organizzate unità operative, che comprendono più posti di servizio, in ragione della natura delle funzioni e dei compiti da svolgere. In relazione al numero dei componenti o alla specifica rilevanza dei compiti svolti, ad esse è preposto personale dei ruoli dei sovrintendenti e degli ispettori, secondo quanto stabilito dall’articolo 14 dalla legge 15 dicembre 1990, n. 395 e degli articoli 15, commi 3 e 4, e 23, comma 2, del decreto legislativo 30 ot-

tobre 1992, n. 443. Il coordinamento di più unità operative può essere affidato ad appartenenti al ruolo degli ispettori o dei sovrintendenti, secondo le rispettive competenze in base alle norme sopraindicate. 2. Le unità operative comprendono uno o più complessi funzionali concernenti, principalmente: a) la predisposizione dei turni di servizio; b) l’ordine e la sicurezza, ivi compresa la vigilanza armata; c) la ricezione e la dimissione dei detenuti e degli internati ed altri adempimenti connessi, nonchè comunicazioni informatiche e successivi aggiornamenti; d) le traduzioni dei detenuti e degli internati ed il piantonamento dei medesimi quando sono ricoverati in luoghi esterni di cura; e) l’armamento, l’equipaggiamento, il vestiario uniforme del personale del Corpo di polizia penitenziaria; f) i mezzi di trasporto del Corpo di polizia penitenziaria. 3. Le unità operative sono definite con provvedimento motivato del direttore dell’istituto o servizio penitenziario, scuola o istituto di istruzione, acquisito il parere del comandante del reparto ovvero su proposta dello stesso. Tale proposta può essere respinta dal direttore con provvedimento motivato. Art. 34. Servizi del personale del Corpo di polizia penitenziaria. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria svolge, principalmente, i seguenti servizi: 1) vigilanza armata degli istituti penitenziari; 2) vigilanza ed osservazione dei detenuti ed internati addetti alle lavorazioni esterne; 3) portineria; 4) vigilanza ed osservazione nelle sezioni degli istituti penitenziari; 5) vigilanza nelle infermerie e nelle altre strutture aventi carattere sanitario; 6) vigilanza ed osservazione sulle attività lavorative e scolastiche dei detenuti o internati all’interno degli istituti penitenziari; 7) matricola dei detenuti ed internati; 8) gestione operativa degli elaboratori periferici dell’Amministrazione penitenziaria; 9) vigilanza sui colloqui dei detenuti e internati; 10) vigilanza sulla corrispondenza epistolare e telegrafica dei detenuti e internati; 11) vigilanza sulla corrispondenza telefonica dei detenuti e internati; 12) controllo dei pacchi dei denenuti e internati; 13) traduzione e piantonamento dei detenuti e internati; 14) vigilanza sui beni dell’Amministrazione; 15) ordine e sicurezza pubblica e pubblico soccorso;

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16) navale; 17) trasporto terrestre. 2. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria svolge anche quei servizi, non espressamente previsti dal comma 1, relativi all’espletamento dei compiti ad esso attribuiti dalla normativa vigente ed, in particolare, dall’articolo 5 della legge 15 dicembre 1990, n. 395. 3. Salvo specifiche diverse disposizioni adottate dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e fermo restando quanto stabilito dagli articoli 21 e 33 per singoli istituti penitenziari o per categorie di detenuti o internati, i servizi sono disciplinati come al Capo che segue. CAPO II DISCIPLINA DEI SERVIZI Art. 35. Vigilanza armata degli istituti penitenziari. 1. La vigilanza armata degli istituti penitenziari, fermo restando quanto stabilito dal quarto comma dell’articolo 41 della legge 26 luglio 1975, n. 354, si esercita sia a mezzo di posti di sentinella fissi, muniti di garitta, sia mediante pattuglie, anche utilizzando i mezzi di trasporto in dotazione all’Amministrazione. In ogni caso deve essere garantito il collegamento al corpo di guardia con idonei sistemi di comunicazione. Art. 36. Corpo di guardia. 1. Presso l’ingresso di ciascun istituto penitenziario deve essere adibito a corpo di guardia del personale incaricato del servizio di vigilanza armata un apposito locale, dotato di sistema di allarme e di mezzi di collegamento che consentano di comunicare con immediatezza con il comandante del reparto o con chi ne svolge temporaneamente le funzioni. All’interno di tale locale deve essere affissa copia dell’ordine di servizio di cui all’articolo 29. 2. La porta dell’istituto, destinata al passaggio del personale di servizio di vigilanza armata, è costantemente sorvegliata. 3. Nel locale del corpo di guardia è consentita esclusivamente la presenza del personale che svolge il servizio di vigilanza armata, e di quello autorizzato dal preposto a tale servizio. 4. Il preposto al servizio, quando, per eccezionali esigenze, disponga l’allontanamento del personale addetto al corpo di guardia, deve, in ogni caso, garantire la presenza di almeno un agente all’interno dello stesso. Art. 37. Preposto al servizio di vigilanza armata. 1. Il preposto al servizio di vigilanza armata, in particolare, deve: 1) distribuire il servizio fra i vari agenti, accertare che essi conoscano l’ordine di servizio di cui all’articolo 29, verificare che le armi siano cariche e

funzionino regolarmente, accompagnate le sentinelle al posto loro fissato, accertare che i sistemi di comunicazione con il corpo di guardia siano efficienti; 2) eseguire frequenti ispezioni, specie di notte, sui luoghi affidati alla sua vigilanza e alle sentinelle; 3) disporre, nei casi di necessità, la sostituzione del personale di sentinella richiedendo altro personale, in caso di insufficienza di quello destinato al servizio di vigilanza armata; 4) richiedere l’intervento di altre Forze di polizia, in caso di necessità ed urgenza, informandone il comandante di reparto, qualora, nelle adiacenze dell’istituto si verifichino fatti che ne pongano in pericolo l’ordine o la sicurezza; 5) schierare il personale del corpo di guardia per rendere gli onori prescritti alle autorità che accedono all’istituto o ne escono. 6) osservare scrupolosamente le disposizioni contenute nell’ordine di servizio di cui all’articolo 29 e chiamare il comandante del reparto, ove occorra. 2. Il preposto al servizio di vigilanza armata è di regola scelto tra gli appartenenti ai ruoli degli ispettori e dei sovrintendenti. Art. 38. Servizio di vigilanza armata. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria addetto al servizio di vigilanza armata, nello svolgimento del servizio, deve osservare le più scrupolose regole di diligenza e, in particolare, deve: 1) esercitare la vigilanza sulla zona affidatagli, sostando nella garitta nei casi e nei limiti previsti dall’ordine di servizio di cui all’articolo 29 e, se previsto, compiendo il percorso assegnatogli; 2) carica l’arma prima di uscire dal corpo di guardia e scaricarla nello stesso locale all’atto del rientro, non deporla mai nell’esercizio della vigilanza, usando sempre particolare cautela nel maneggiarla; 3) qualora si verifichi una circostanza che appaia rilevante agli effetti della sicurezza o dell’ordine dell’istituto, informare il preposto al servizio, e, in caso di urgenza, dare immediatamente l’allarme, adottando ogni iniziativa idonea ad evitare o diminuire il pericolo per la sicurezza dell’istituto o per l’incolumità delle persone, senza venire meno ai suoi speciali doveri e senza lasciarsi avvicinare da alcuno; 4) osservare scrupolosamente le disposizioni contenute nell’ordine di servizio di cui all’articolo 29 e chiamare il preposto al servizio, ove occorra. Art. 39. Preposti ai singoli servizi. 1. Fermo restando quanto previsto dagli articoli 36, comma 4, 37 e 55, i preposti ai singoli servizi devono, in particolare: 1) assistere personalmente al passaggio delle consegne durante il cambio dei turni e verificare l’esatta conoscenza, da parte del personale dipendente, delle norme e delle disposizioni di servizio;

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2) controllare l’esatto adempimento dei compiti assegnati al predetto personale; 3) informare il diretto superiore sull’andamento del servizio e sulle eventuali infrazioni commesse dal personale stesso, nonchè su ogni altro fatto rilevante; 4) assistere alla perquisizione dei detenuti e degli internati, nonchè dei locali e degli spazi da essi utilizzati; 5) presenziare ai movimenti di gruppi di detenuti o internati; 6) fornire collaborazione ai superiori nello svolgimento dei compiti propri di questi utlimi; 7) distribuire ed illustrare il servizio al personale dipendente; 8) eseguire frequenti controlli sullo svolgimento del servizio e disporre, nei casi di necessità, la sostituzione del personale, richiedendone l’altro occorrente; 9) osservare e far osservare al personale dipendente scrupolosamente le disposizioni contenute nell’ordine di servizio di cui all’articolo 29 e chiamare il comandante del reparto, ove occorra. 2. I preposti ai singoli servizi sono di regola scelti tra gli appartenenti ai ruoli degli ispettori e dei sovrintendenti. Art. 40. Servizio di vigilanza ed osservazione dei detenuti o internati addetti alle lavorazioni esterne. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria effettua il servizio di vigilanza sui detenuti ed internati addetti ad attività lavorative organizzate dall’Amministrazione penitenziaria fuori dall’istituto, all’aperto o in appositi locali. 2. Il responsabile della vigilanza deve, in particolare: 1) fare l’appello dei lavoranti e farli perquisire prima di uscire dall’istituto, al momento del rientro e, ove occorra, durante il lavoro; 2) accertare di frequente che tutti i lavoranti siano presenti; 3) distribuire, durante l’andata ed il ritorno e sul luogo del lavoro, il personale addetto alla vigilanza in modo che i lavoranti rimangano sempre sotto controllo; 4) far perlustrare attentamente i luoghi nei quali si svolge il lavoro, anche per evitare che i lavoranti possano nascondersi, allontanarsi o essere avvicinati da persone estranee; 5) osservare scrupolosamente le disposizioni contenute nell’ordine di servizio di cui all’articolo 29 e chiamare il preposto al servizio, ove occorra. 6) rilevare e riferire sull’impegno dei detenuti e degli internati nello svolgimento del lavoro e sulle modalità dei loro rapporti interpersonali, anche ai fini di cui ai numeri 8) e 9) del comma 2 dell’articolo 24. 3. Il personale addetto alla vigilanza, in particolare, deve:

a) perquisire i lavoranti nei casi di cui al comma 2, numero 1); b) solvegliare costantemente i lavoranti per impedirne ogni tentativo di fuga; c) controllare che i lavoranti svolgano regolarmente la loro attività; d) informare il responsabile della vigilanza sugli elementi di cui al n. 6) del comma 2, nonchè di ogni fatto rilevante per l’ordine, la disciplina e la sicurezza; e) impedire che ai lavoranti si avvicinino persone estranee; f) evitare di intrattenersi a parlare con alcuno; g) non abbandonare, in caso di sostituzione, la vigilanza prima dell’arrivo del sostituto; h) osservare scrupolosamente le disposizioni contenute nell’ordine di servizio di cui all’articolo 29 e chiamare il responsabile della vigilanza, ove occorra. Art. 41. Servizio di portineria. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria addetto al servizio di portineria è responsabile degli ingressi dell’istituto e delle relative chiavi o degli altri sistemi di chiusura, nonchè del controllo di chiunque, a qualsiasi titolo, entri od esca dall’istituto. 2. Detto personale, in particolare, ha l’obbligo di: 1) non consentire ad altri l’uso delle chiavi e degli altri sistemi di chiusura loro affidati; 2) non allontanarsi senza il permesso del preposto al servizio e senza essere stato preventivamente sostituito; 3) impedire che entrino o escano dall’istituto persone non autorizzate; 4) identificare tutte le persone che, a qualsiasi titolo, accedono all’istituto o ne escono, accertare la regolarità del titolo che ne legittima l’ingresso o l’uscita e sottoporle ai controlli stabiliti dal regolamento interno dell’istituto o, in mancanza di questo, dal direttore con ordine di servizio, effettuando le relative registrazioni; 5) controllare, senza eccezione alcuna, qualsiasi oggetto che venga introdotto o fatto uscire dall’istituto, effettuando le relative registrazioni ed impedendo l’introduzione nell’istituto di armi di qualsiasi tipo, di strumenti pericolosi e generi od oggetti non consentiti; 6) ispezionare accuratamente ogni veicolo in ingresso o in uscita; 7) impedire a persone non autorizzate di intrattenersi nei locali della portineria; 8) registrare gli orari di entrata e di uscita di tutti coloro che, a qualsiasi titolo, accedono all’istituto o ne escono, fatta eccezione per il personale per il quale esista un sistema di rilevamento automatico di tali orari; 9) osservare scrupolosamente le disposizioni contenute nell’ordine di servizio di cui all’articolo 29 e chiamare il preposto al servizio, ove occorra.

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Art. 42. Servizio di vigilanza ed osservazione nelle sezioni degli istituti penitenziari. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria addetto al servizio di vigilanza nelle sezioni dell’istituto, in particolare, deve: 1) assumere in consegna, previa verifica anche numerica, i detenuti o internati assegnati alla sezione e provvedere attentamente alla loro sorveglianza e custodia; 2) rilevare le modalità di relazione e di socialità dei detenuti della sezione, segnalando le condotte conseguenti ai rapporti personali osservati, anche ai fini di cui ai numeri 8) e 9) del comma 2 dell’articolo 24. 3) assicurarsi della perfetta integrità ed efficienza di tutti i sistemi di sicurezza e di comunicazione della sezione, nonchè degli altri impianti, e custodire le chiavi o gli altri sistemi di chiusura affidatigli; 4) mantenere chiuso l’ingresso della sezione, consentendo l’accesso e l’uscita esclusivamente alle persone autorizzate ed effettuando un costante controllo sulle stesse durante la loro permanenza nella sezione; 5) garantire la chiusura dei cancelli e delle porte delle camere e provvedere alla loro apertura nei soli orari consentiti; 6) riferire tempestivamente al preposto al servizio qualunque fatto rilevante o che possa pregiudicare la disciplina, l’ordine o la sicurezza, la salute o l’incolumità delle persone, e le condizioni igienicosanitarie, nonchè segnalare eventuali danni arrecati a beni dell’Amministrazione e le condotte meritevoli dei detenuti; 7) azionare, qualora sia necessario, i sistemi di allarme di cui la sezione dispone; 8) perquisire i detenuti e gli internati all’atto dell’uscita dalla camera e dalla sezione ed all’atto del rientro in esse e perquisire altresì le camere dei detenuti e gli altri locali della sezione ogni qualvolta sia necessario per motivi di ordine e sicurezza; 9) osservare scrupolosamente le disposizioni contenute nell’ordine di servizio di cui all’articolo 29 e chiamare il preposto al servizio, ove occorra. Art. 43. Servizio di vigilanza nelle infermerie e nelle altre strutture aventi carattere sanitario. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria addetto al servizio di vigilanza nelle infermerie e nelle altre strutture aventi carattere sanitario, in particolare, deve: 1) custodire le chiavi della porta di ingresso, consentendo l’accesso soltanto alle persone autorizzate ed impedendo l’introduzione di genere ed oggetti non prescritti dal sanitario o non necessari al servizio; 2) perquisire accuratamente ogni detenuto o internato che entri od esca dall’infermeria; 3) registrare i nominativi dei detenuti ed internati ammalati, ricoverati in infermeria o che chiedono di essere visitati;

4) riferire tempestivamente al preposto al servizio, anche per iscritto, ogni fatto che possa pregiudicare la sicurezza, la salubrità e l’igiene dei locali, nonchè la salute e l’incolumità delle persone, adottando provvisoriamente in via d’urgenza i provvedimenti volti ad evitare o ridurre danni a persone o cose; 5) osservare scrupolosamente le disposizioni contenute nell’ordine di servizio di cui all’articolo 29 e chiamare il preposto al servizio, ove occorra. Art. 44. Servizio di vigilanza ed osservazione sulle attività lavorative e scolastiche dei detenuti o internati all’interno degli istituti penitenziari. 1. Il personale del corpo di polizia penitenziaria addetto al servizio di vigilanza sulle attività lavorative e scolastiche dei detenuti o internati all’interno dell’istituto penitenziario, in particolare, deve: 1) rilevare e riferire sull’impegno nello svolgimento delle attività e sulle modalità di relazione reciproca dei detenuti e internati ammessi al lavoro e allo studio, anche ai fini di cui ai numeri 8) e 9) del comma 2 dell’articolo 24. 2) controllare, al termine dell’attività lavorativa e scolastica ed ogniqualvolta ne ravvisi la necessità, con l’eventuale ausilio di altro personale, che non manchino gli strumenti e gli utensili in dotazione, curandone il deposito in appositi locali od armadi, dei quali deve custodire le chiavi; 3) riferire tempestivamente al preposto al servizio, anche per iscritto, ogni fatto che possa pregiudicare la sicurezza, la salubrità e l’igiene del lavoro, nonchè la salute e l’incolumità delle persone e le condizioni igienico-sanitarie, adottando provvisoriamente in via d’urgenza i provvedimenti volti ad evitare o a ridurre danni a persone o cose; 4) perquisire accuratamente ogni detenuto o internato all’inizio ed al termine dell’attività lavorativa o scolastica, registrandone i nominativi; 5) osservare scrupolosamente le disposizioni contenute nell’ordine di servizio di cui all’articolo 29 e chiamare il preposto al servizio, ove occorra. Art. 45. Servizio di matricola dei detenuti e internati. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria addetto al servizio di matricola provvedere alle registrazioni dei detenuti ed internati nonché a tutte le altre attività connesse al regolare espletamento del servizio, previste dalla vigente normative, assicurando la perfetta tenuta dei registri, compresi quelli in forma automatizzata. Lo stesso personale cura, per la parte di competenza, la tenuta della cartella personale dei detenuti ed internati. 2. Il personale di cui al comma 1 deve, inoltre, osservare scrupolosamente le disposizioni contenute nell’ordine di servizio di cui all’articolo 29 e chiamare il preposto al servizio, ove occorra. 3. Fermo restando quanto previsto dagli accordi sindacali, il personale di cui al comma 1 non può es-

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sere destinato ad altri compiti d’istituto, se non in casi eccezionali. Art. 46. Gestione operativa degli elaboratori periferici dell’Amministrazione penitenziaria. 1. Il personale del Corpo della polizia penitenziaria che, a seguito di apposito corso di formazione curato dall’Amministrazione penitenziaria, viene addetto agli elaboratori periferici del sistema informativo automatizzato, svolge tutte le attività connesse alla gestione operative dei sistemi di elaborazione e, in particolare, effettua le seguenti operazioni: a) avviamento del sistema; b) controllo operativo continuo del funzionamento del sistema e dei supporti di telecomunicazione; c) salvataggio dei dati e ripristino degli archivi; d) chiusura ordinata del sistema. 2. Il personale di cui al comma 1 deve, inoltre, osservare scrupolosamente le disposizioni contenute nell’ordine di servizio di cui all’articolo 29 e chiamare il preposto al servizio, ove occorra. 3. Il personale di cui al comma 1 non può essere destinato ad altri compiti d’istituto, se non in casi eccezionali. Art. 47. Servizio di vigilanza sui colloqui dei detenuti e internati. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria addetto al servizio di vigilanza sui colloqui dei detenuti e degli internati con i loro familiari o conviventi e con altre persone cura che tali colloqui si svolgano con la scrupolosa osservanza delle vigenti norme in materia. 2. In particolare, il personale di cui al comma 1 deve: 1) identificare le persone ammesse al colloquio, verificando la validità del titolo che lo legittima ed effettuando le prescritte registrazioni; 2) sottoporre dette persone ai prescritti controlli, onde evitare che vengano introdotti nell’istituto strumenti pericolosi o altri generi od oggetti non ammessi; 3) accompagnare le persone ammesse ai colloqui negli appositi locali; 4) perquisire accuratamente ogni detenuto o internato prima e dopo il colloquio; 5) vigilare che, durante il colloquio, venga mantenuto un comportamento corretto tale da non arrecare disturbo, sospendendo dal colloquio le persone che tengono un comportamento scorretto o molesto e riferendo al direttore; 6) impedire che tra i detenuti o internati e le persone ammesse al colloquio avvengano scambi di generi o oggetti di qualsiasi natura, salvo eventuale autorizzazione; 7) vigilare che il colloquio non superi la durata stabilita; 8) accompagnare all’uscita, al termine del colloquio, le persone che lo hanno effettuato, sottoponendole ai prescritti controlli;

9) osservare scrupolosamente le disposizioni contenute nell’ordine di servizio di cui all’articolo 29 e chiamare il preposto al servizio, ove occorra. Art. 48. Servizio di vigilanza sulla corrispondenza epistolare e telegrafica dei detenuti e internati. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria addetto al servizio di vigilanza sulla corrispondenza epistolare e telegrafica dei detenuti e internati verifica che sulla busta della corrispondenza epistolare o sul modulo di quella telegrafica in partenza il mittente abbia indicato il proprio nome e cognome. Qualora risulti omessa tale indicazione, il personale addetto al servizio espleta gli opportuni accertamenti per individuare il mittente ed invitarlo, quindi, ad apporre la prescritta indicazione, riferendo in ogni caso al preposto al servizio. 2. Il personale suddetto provvede altresì ad effettuare, con le modalità stabilite dal direttore dell’istituto e che garantiscano comunque l’assenza di controlli sullo scritto, l’ispezione della corrispondenza in arrivo e di quella in partenza, al fine di rilevare l’eventuale presenza di valori o di altri oggetti o generi non consentiti, riferendo per iscritto al preposto al servizio, anche per quanto concerne l’eventuale sospetto che nella corrispondenza siano contenuti elementi di reato o elementi che possano determinare pericolo per l’ordine e la sicurezza. 3. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria che sia stato designato a provvedere al visto di controllo sulla corrispondenza dei detenuti o internati in base alle norme vigenti in materia riferisce per iscritto all’Autorità che gli ha conferito tale incarico l’esito del controllo effettuato. 4. Il personale addetto al servizio di cui al presente articolo deve osservare scrupolosamente le disposizioni contenute nell’ordine di servizio di cui all’articolo 29 e chiamare il preposto al servizio, ove occorra. Art. 49. Servizio di vigilanza sulla corrispondenza telefonica dei detenuti e internati. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria addetto al servizio di vigilanza sulla corrispondenza telefonica dei detenuti e internati con i loro familiari o conviventi e con altre persone vigila affinchè tale corrispondenza si svolga con la scrupolosa osservanza delle disposizioni vigenti in materia. 2. In particolare, il personale di cui al comma 1 deve: 1) consentire l’effettuazione della corrispondenza telefonica, mediante gli appositi apparecchi telefonici, soltanto ai detenuti ed internati preventivamente autorizzati dall’autorità competente e provvisti dei fondi sufficienti per sostenere la relativa spesa; 2) garantire l’ordinato accesso dei detenuti e internati al servizio telefonico; 3) stabilire il contatto telefonico, verificando che

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il numero e la persona chiamata corrispondano alle indicazioni contenute nell’istanza del detenuto o internato; 4) vigilare affinchè la conversazione telefonica non superi la durata massima consentita dalle disposizioni vigenti; 5) eseguire l’ascolto e la registrazione delle conversazioni telefoniche dei detenuti e internati, nei casi in cui ciò venga disposto dall’autorità competente in base alle norme vigenti in materia; 6) effettuare nell’apposito registro le annotazioni concernenti la corrispondenza telefonica effettuata e la relativa spesa; 7) in caso di telefonata proveniente dall’esterno, comunicare al detenuto o internato interessato il nominativo dichiarato dalla persona che ha chiamato, qualora non ostino particolari motivi di cautela; 8) osservare scrupolosamente le disposizioni contenute nell’ordine di servizio di cui all’articolo 29 e chiamare il preposto al servizio, ove occorra. Art. 50. Servizio di controllo dei pacchi dei detenuti e internati. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria addetto al servizio di controllo dei pacchi provvede, in particolare, a controllare, anche a mezzo di idonea strumentazione, ed a certificare il contenuto dei pacchi destinati ai detenuti ed internati, impedendo, mediante l’adozione delle prescritte cautele, l’introduzione di strumenti pericolosi e di generi od oggetti di cui non è consentita la ricezione e garantendo l’osservanza delle vigenti disposizioni in materia, ed in particolare di quelle concernenti numero, peso e periodicità di ricezione. Detto personale provvede altresì al controllo dei pacchi che i detenuti o internati sono autorizzati ad inviare all’esterno. 2. Il personale di cui al comma 1 deve, inoltre, osservare scrupolosamente le disposizioni contenute nell’ordine di servizio di cui all’articolo 29 e chiamare il preposto al servizio, ove occorra. Art. 51. Servizi di traduzione e piantonamento dei detenuti e internati. 1. I servizi di traduzione e piantonamento dei detenuti ed internati sono espletati dal Corpo di polizia penitenziaria secondo le direttive impartite dal direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria adottate in attuazione delle disposizioni normative. Art. 52. Servizio di vigilanza sui beni dell’Amministrazione penitenziaria. 1. Il personale del Corpo di polizia penitenziaria che esplica, qualora direttamente connessi ai servizi di istituto, compiti di vigilanza armata ad immobili dell’Amministrazione penitenziaria diversa dagli istituti penitenziari o a materiali di proprietà della stessa osserva le norme di cui agli articoli 27, 31 e 42 del regolamento sul servizio territoriale e di presidio approvato con decreto del Ministro della difesa del 19 maggio 1973, e successive modificazioni, salvo diverse direttive emanate ai sensi dell’articolo 20.

Art. 53. Servizi di ordine e sicurezza pubblica e di pubblico soccorso. 1. Qualora per eccezionali esigenze di ordine e sicurezza pubblica o di pubblico soccorso si renda necessario, ai sensi dell’articolo 16 della legge 1° aprile 1981, n. 121, l’impiego di personale del Corpo di polizia penitenziaria, il prefetto della provincia interessata, sentito il questore, ne fa richiesta al provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria territoriale competente, il quale provvede e ne dà notizia al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. 2. Il provveditore, nel caso in cui si prevede che debbano essere impegnate aliquote di personale in misura tale da comportare pregiudizio all’esecuzione dei servizi e dei compiti istituzionali del Corpo di polizia penitenziaria previsti dall’articolo 5 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, trasmette la richiesta al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. 3. La forza resa disponibile ai sensi dei commi 1 e 2 è messa a disposizione del questore per il tempo strettamente necessario a soddisfare le esigenze indicate negli stessi commi. In tale forza non possono essere inclusi gli agenti in prova e gli allievi delle scuole ed istituti di istruzione. 4. In caso di assoluta necessità ed urgenza l’impiego di cui al comma 1 può essere richiesto direttamente ai direttori degli istituti o servizi penitenziari, i quali ne danno immediata comunicazione al provveditore regionale ed al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. CAPO III SERVIZIO NAVALE Art. 54. Princìpi generali. 1. Il servizio navale del Corpo di polizia penitenziaria costituisce supporto operativo-logistico necessario per l’assolvimento dei compiti di istituto del Corpo di polizia penitenziaria. 2. Per l’espletamento delle proprie funzioni, il servizio navale del Corpo di polizia penitenziaria dispone di naviglio recante contrassegni che ne rendono riconoscibile l’appartenenza al Corpo. 3. In relazione alle prestazioni, il naviglio si distingue in: – naviglio d’altura, se atto alla navigazione senza particolari limitazioni; – naviglio costiero, se atto alla navigazione non superiore alle venti miglia dalla costa; – naviglio d’uso locale, se atto alla navigazione non superiore alle sei miglia. 4. Il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, attraverso il Nucleo centrale del servizio navale costituito nel suo ambito e dotato di personale avente una adeguata preparazione, provvede all’emanazione delle direttive occorrenti ed al coordinamento ed al controllo dell’attività di detto servizio,

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determina le caratteristiche, la classificazione, la sede di assegnazione ed i servizi cui il naviglio è adibito e definisce, altresì, la dislocazione delle basi navali sul territorio nazionale, l’entità ed il tipo di naviglio da assegnare a ciascuna di esse, nonchè le infrastrutture e le attrezzature necessarie per i servizi a terra. Art. 55. Preposto alla base navale. 1. A ciascuna base navale è preposto, di regola, un appartenente al ruolo degli ispettori del Corpo di polizia penitenziaria in possesso di abilitazione al comando di naviglio di altura; tale incarico può essere conferito, in relazione all’organico delle unità navali assegnate, anche a personale di detto ruolo destinato a bordo del naviglio. 2. Il preposto alla base navale è alle dirette dipendenze del direttore dell’istituto penitenziario e ne riceve le direttive generali relative al servizio. 3. Il preposto alla base navale può essere coadiuvato da personale di coperta e di macchina appartenente al Corpo di polizia penitenziaria. 4. Il preposto alla base navale, in particolare, è responsabile, nei confronti del direttore dell’istituto penitenziario: a) dell’impiego del naviglio per lo svolgimento dell’attività operativa e logistica ordinaria e di quella che si rendesse necessaria per compiti di soccorso, salvataggio ed assistenza; b) del grado di prontezza operativa di ciascuna unità navale, intendendosi per essa il tempo massimo, dal momento della ricezione dell’ordine, entro il quale deve poter partire avendo recuperato il personale assente e ripristinato eventuali apparecchiature e macchinari smontati; c) delle modalità di esecuzione di appropriati turni di sorveglianza del naviglio all’ormeggio che, per quanto concerne le unità ed i mezzi navali, devono in ogni caso prevedere la presenza a bordo di almeno una persona; d) delle attività connesse all’efficienza del naviglio, provvedendo a tal fine: 1) alla programmazione dei lavori principali da eseguirsi a cura degli stabilimenti o dei cantieri, oltrechè delle manutenzioni, delle verifiche e delle visite periodiche da eseguirsi a cura del personale di bordo; 2) ad individuare le dotazioni di pezzi di rispetto e di attrezzature, da conservarsi sia a bordo che a terra, occorrenti per mantenere l’approntamento operativo del naviglio, e a controllarne periodicamente l’adeguatezza e l’approvvigionamento; 3) a richiedere che siano effettuate le riparazioni, le verifiche, le messe a punto, disponendole direttamente in caso di urgenza con i mezzi assegnati a tale scopo e riferendone al direttore dell’istituto; 4) a mantenere i necessari contatti con gli stabilimenti e i cantieri per la definizione ed esecuzione sia dei lavori programmati sia di eventuali ripara-

zioni o interventi non eseguibili a cura del personale di bordo; 5) a procurare che siano assicurati i rifornimenti di viveri, vestiario, combustibile ed altri materiali di consumo; 6) a verificare la corretta applicazione delle norme per la condotta, la manutenzione e la conservazione dei materiali ed esigendo, qualora queste non siano state specificatamente emanate, che siano comunque adottati i criteri della razionalità, dell’economia, della sicurezza e della previdenza; 7) a promuovere indagini per l’accertamento delle cause all’origine di avarie o inconvenienti di natura anomala, anche, se del caso, con l’intervento di organi tecnici competenti; e) dell’appropriato assetto esterno ed interno del naviglio, in porto ed in navigazione, della regolare tenuta dei documenti di bordo, della disciplina e della cura delle uniformi, anche a mezzo di ispezioni; f) delle sostituzioni temporanee di personale che si rendono necessarie per assicurare l’operatività del naviglio; g) dell’organizzazione ed il funzionamento del magazzino e dell’officina, nonchè della custodia e conservazione dei relativi materiali e delle altre infrastrutture in uso al servizio navale. Art. 56. Personale navigante. 1. La condotta del naviglio è affidata a personale del Corpo di polizia penitenziaria qualificato al servizio navale mediate apposita abilitazione agli incarichi di coperta o di macchina conseguita al termine di corsi svolti presso le scuole sottufficiali della Marina Militare, presso le scuole nautiche della Guardia di finanza o di altre Forze di polizia, o presso altri istituti o scuole di formazione navale. Art. 57. Formazione degli equipaggi e degli armamenti. 1. Gli equipaggi sono formati secondo le tabelle di equipaggiamento stabilite dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, il quale provvede anche, direttamente, a disporre i movimenti del personale e le assegnazioni degli incarichi. 2. Al fine di assicurare l’operatività del naviglio, il direttore l’istituto penitenziario o, in caso di assenza o di impedimento, oppure, su delega, il preposto alla base navale può disporre temporanee sostituzioni di personale assegnato alla base stessa. 3. Gli armamenti sono formati, in funzione delle esigenze, con personale appositamente assegnato dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, o con personale del servizio disponibile nella sede. 4. Tutto il personale navigante concorre ad assicurare, ognuno al proprio livello, i servizi generali e di vigilanza e non deve essere, di norma, impiegato in servizi di istituto diversi. Art. 58. Personale di coperta. Doveri del comandante. 1. Il comandante impersona l’unità o il mezzo navale affidatogli ed ha, su tutto il personale imbarca-

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to, anche di passaggio, l’autorità conferitagli dalla normativa vigente per quanto concerne la sicurezza, il servizio, l’ordine e la disciplina di bordo. 2. Il comandante riferisce al preposto alla base navale cui è assegnata, anche temporaneamente, l’unità sulle missioni compiute o da compiere, sui rifornimenti e sulle riparazioni occorrenti, attenendosi, per la compilazione e l’invio delle relazioni e dei rapporti, a quanto previsto dalle norme in vigore. 3. Il comandante ha i seguenti doveri e attribuzioni: 1) è responsabile dell’efficienza dell’unità nel suo complesso di personale, mezzi ed organizzazione; 2) dispone la sostituzione in via provvisoria del personale mancante o inabilitato con altro personale in possesso di abilitazioni affini e presente a bordo; 3) provvedere a richiedere tempestivamente i rifornimenti, i reintegri delle dotazioni e le riparazioni occorrenti; 4) attua le predisposizioni idonee ad assicurare il grado di prontezza operativa assegnato all’unità ed informa immediatamente il superiore da cui dipende allorchè insorgono fatti che impediscono il mantenimento di tale grado di prontezza; 5) prima di ogni uscita in mare si assicura che: a) le condizioni e le previsioni meteorologiche consentano la navigazione; b) siano state definite sulla carta nautica le rotte da seguire e le zone di operazione, verificando l’esistenza di notizie utili o di impedimenti alla navigazione; c) i materiali mobili siano stati adeguatamente rizzati; 6) consente l’imbarco alle persone soltanto su autorizzazione scritta o, in casi di urgenza, su autorizzazione verbale, che deve comunque essere confermata per iscritto appena possibile; 7) è responsabile del corretto ed efficace impiego operativo dell’unità e dei servizi di bordo in relazione alla missione assegnata; 8) coordina l’attività di polizia giudiziaria a bordo dell’unità; 9) è responsabile della esecuzione degli ordini ricevuti e, quando considerazioni di urgenza lo consiglino, assume di iniziativa le necessarie determinazioni; 10) è responsabile della condotta della navigazione ed adotta ogni precauzione per evitare i pericoli che possono insorgere a causa di secche, di impedimenti subacquei o del traffico; 11) vigila sul consumo del combustibile e dei lubrificanti, realizzando la massima economia e la migliore conservazione dei materiali; in navigazione prescrive la velocità più economica compatibilmente con la missione da compiere; 12) dirige personalmente le operazioni per l’ormeggio, il disormeggio, l’entrata e l’uscita dai porti, per prendere o lasciare la fonda o per l’affiancamen-

to di altri natanti ed ogni volta che si presentano difficili condizioni di navigazione e metereologiche; 13) è responsabile della osservanza a bordo delle leggi, dei regolamenti e delle altre disposizioni in vigore; 14) cura l’istruzione professionale e marinaresca del personale e ne stimola il senso di responsabilità, affinchè esso mantenga un grado di efficienza e di addestramento atto ad assicurarne l’impiego in condizioni di sicurezza; 15) non deve, senza autorizzazione superiore, ordinare nè permettere cambiamenti nelle sistemazioni e nel materiale di dotazione dell’unità navale, salvo casi di assoluta ed urgente necessità; quando ritenga opportuna l’attuazione di qualcuno dei predetti cambiamenti, avanza la relativa proposta, tenendo presente severi principi di economia; 16) vigila sulla corretta applicazione delle norme relative all’amministrazione e alla contabilità; 17) dispone che sia ispezionato qualsiasi oggetto che si sbarchi o si imbarchi, sia per misura di sicurezza sia per accertarsi che non si introducano a bordo o non si sbarchino materiali senza autorizzazione; 18) vigila sulla corretta, completa e tempestiva esecuzione dei lavori e delle riparazioni affidati agli stabilimenti o ai cantieri, concorrendo, per quanto possibile, con i mezzi ed il personale di bordo. A tale scopo, l’equipaggio rimane, di massima, a bordo, salvo superiori disposizioni. I lavori e le riparazioni di cui sopra devono essere limitati a quelli autorizzati; 19) vigila sull’assetto dell’unità e sul suo aspetto esterno ed interno, cioè sulla corretta configurazione e disposizione degli impianti ed apparati di bordo, dei pesi e delle dotazioni mobili, in aderenza alla consuetudine marinara ed alle prescrizioni tecniche; 20) verifica la corretta attuazione dei turni di sorveglianza del naviglio all’ormeggio; 21) cura il mantenimento, in via esclusiva, della corrispondenza ufficiale con i superiori, con l’obbligo di tenere, peraltro, costantemente informato il vice comandante, affinchè questi possa essere in condizione di surrogarlo nel comando in qualunque circostanza; dispone che la predetta corrispondenza, unitamente ad altri registri e documenti di interesse, sia accuratamente ordinata e conservata in apposito locale adibito a segreteria; 22) provvedere a che siano aggiornati e conservati il giornale di chiesuola, il giornale di macchina e gli altri registri e documenti previsti dalle disposizioni vigenti, apponendovi le firme o i visti prescritti con la periodicità stabilita; 23) in caso di gravi avarie, incendi, incaglio, collisione e altro sinistro marittimo, impartisce gli ordini per l’attuazione dei provvedimenti atti alla salvezza dell’unità; successivamente, redige particolareggiato rapporto contenente tutte le indicazioni necessarie

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per accertarne le cause, le responsabilità e riconoscere l’entità del danno nei suoi particolari; 24) l’imminenza della perdita dell’unità, quando siano risultati vani tutti i tentativi per evitarla provvedere dapprima alla salvezza delle vite umane nell’ordine seguente: invalidi, ammalati o feriti, passeggeri, con precedenza alle donne e ai bambini, equipaggio; successivamente e soltanto se la situazione lo consente, procedere al recupero dei documenti e dei materiali più importanti; scende per ultimo da bordo; 25) prima di assumere il comando, se le circostanze lo consentono, assiste ad una uscita in mare, al fine di accertare le qualità evolutive e di manovra dell’unità ed il funzionamento dei materiali e dei servizi in navigazione, prende conoscenza del personale e si accerta delle condizioni dell’unità sotto tutti gli aspetti, riassumendo le eventuali osservazioni nel “Verbale di passaggio di consegne fra comandanti”; 26) viene presentato formalmente all’equipaggio, quale nuovo comandante, dal comandante cedente. Art. 59. Doveri del vice comandante. 1. Il vice comandante coadiuva il comandante. 2. In particolare, il vice comandante è responsabile nei confronti del comandante: a) dell’organizzazione, del funzionamento e della efficienza dei servizi generali e di coperta; b) della tenuta e conservazione del materiale, delle attrezzature marinaresche e dei mezzi di salvataggio, della pulizia del fuori bordo e dei locali interni, dell’ordine e dell’assetto dell’unità; c) della corretta esecuzione delle manutenzioni e dei lavori di coperta affidati all’equipaggio; d) della prontezza operativa della unità nei tempi prescritti; e) della disciplina, del contegno e delle uniformi del personale; f) dell’igiene, del benessere e dell’istruzione dell’equipaggio; g) della conservazione e dell’aggiornamento del materiale nautico e della tenuta degli apparati per le comunicazioni; h) della direzione di tutte le operazioni a carattere marinaresco; in relazione a ciò egli: – dirige i preparativi per gli arrivi e le partenze, curando che l’unità sia pronta a muoversi all’ora prescritta; – al posto di manovra, concorre alla direzione dell’unità, sovrintendendo al maneggio delle ancore e degli ormeggi; – si alterna al comando della guardia in navigazione; – conduce la manovra, se ne è espressamente incaricato; – si assicura del corretto rizzaggio dei materiali mobili in navigazione e della sicurezza del sistema di ormeggio quando in porto o alla fonda;

i) della corretta applicazione delle norme relative all’amministrazione ed alla contabilità e, in particolare, della regolare tenuta del vestiario da parte dell’equipaggio. 3. Il vice comandante inoltre: a) prende conoscenza della corrispondenza ufficiale, attenendosi in proposito alle disposizioni ricevute; b) non si assenta contemporaneamente al comandante quando le condizioni del servizio o la sicurezza dell’unità richiedono la sua presenza; c) sostituisce il comandante in caso di assenza o impedimento temporaneo, salvo diverse disposizioni superiori. Art. 60. Doveri del nostromo. 1. Il nostromo, ove assegnato, coadiuva il vice comandante nell’esercizio delle sue funzioni ed in particolare: a) cura la pulizia e l’assetto esterno ed interno dell’unità; b) cura la buona conservazione del materiale marinaresco e dei mezzi di salvataggio; c) è incaricato dalla manovra delle ancore e degli ormeggi; d) cura che l’argano o verricello a salpare sia sempre pronto a funzionare e verifica lo stato di efficienza, delle manovre fisse, correnti e del timone; e) vigila sulla buona tenuta delle ancore e sulla corretta disposizione dei cavi di ormeggio, adottando paglietti, fasciature, parabordi ed ogni altro provvedimento atto a ridurre gli effetti di attriti, sfregamenti o urti; f) si alterna al comando della guardia e conduce la manovra, se incaricato dal comandante. Art. 61. Doveri del nocchiere radarista. 1. Il nocchiere radarista, ove assegnato, coadiuva il nostromo nell’esercizio delle sue funzioni ed in particolare: a) cura la pulizia e l’assetto esterno ed interno dell’unità; b) cura la buona conservazione del materiale marinaresco e dei mezzi di salvataggio, delle apparecchiature e strumenti per la condotta e il controllo della navigazione e la tenuta e l’aggiornamento del materiale nautico; c) effettua la manovra delle ancore e dei cavi di ormeggio; d) cura che l’argano o verricello a salpare sia sempre pronto a funzionare e verifica lo stato di efficienza delle manovre fisse, correnti e del timone; e) controlla la buona tenuta delle ancore e la corretta disposizione dei cavi di ormeggio adottando paglietti, fasciature, parabordi ed ogni altro provvedimento atto a ridurre gli effetti di attriti, sfregamenti o urti; f) segue la condotta della navigazione, utilizzando le dotazioni nautiche ed impiegando le apparecchiature elettroniche secondo gli ordini del comandante.

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Art. 62. Doveri del padrone. 1. Il padrone ha i doveri e le attribuzioni seguenti: a) risponde della custodia, della buona tenuta, della pulizia e della conservazione del naviglio affidatogli e del relativo materiale di dotazione; b) consente l’imbarco soltanto alle persone munite di autorizzazione; c) dirige la manovra, di cui ha la completa ed esclusiva responsabilità; d) ha la vigilanza sulla disciplina ed è responsabile dell’esecuzione delle consegne ricevute, quando non si trovi a bordo un suo superiore a ciò espressamente comandato. Art. 63. Doveri del conduttore di macchina. 1. Al conduttore di macchina sono affidati l’organizzazione, il funzionamento e l’efficienza dei servizi di macchina dell’unità o del mezzo navale. 2. In particolare, il conduttore di macchina è responsabile, nei confronti del comandante: a) dell’efficienza e della manutenzione: – dell’apparato di propulsione e dei relativi impianti e macchinari ausiliari; – degli elettrogeneratori, dell’impianto elettrico e del sistema di condizionamento; – delle strutture dello scafo; – degli organi e delle strutture relativi alla galleggiabilità, alla stabilità, alla manovra e alla sicurezza; b) del concorso dell’efficienza di impianti, mezzi ed apparecchiature relativi ai servizi generali e di coperta; c) dell’addestramento professionale del personale motorista; d) della custodia dei materiali di dotazione e di quelli di consumo e della relativa contabilità; e) delle operazioni di imbarco e conservazione e dell’uso dei combustibili e lubrificanti; f) dell’approvvigionamento e dell’impiego degli attrezzi e dei pezzi di rispetto; g) della predisposizione delle consegne relative ai provvedimenti di sicurezza, da adottarsi in caso di incendio, allagamento, sinistro marittimo o altro pericolo ed, altresì, dell’addestramento di tutti i membri dell’equipaggio all’impiego dei relativi materiali ed apparecchiature; h) dell’approntamento al moto delle macchine nei tempi prescritti dal grado di prontezza operativa dell’unità; i) della condotta degli apparati dei servizi di macchina, anche dal punto di vista economico, e della buona conservazione degli organi che li compongono; l) della direzione e del controllo dell’apparato di propulsione nelle entrate e nelle uscite dai porti e della corretta e tempestiva rispondenza agli ordini di manovra; m) dell’aggiornamento e della conservazione dei disegni dell’unità e dei documenti relativi ai servizi di propria pertinenza, con particolare riferimento al

giornale di macchina, di cui cura la scrupolosa compilazione giornaliera; n) della esecuzione della manutenzione e dei lavori di macchina affidati all’equipaggio e della sorveglianza sulla corretta, completa e puntuale esecuzione dei lavori e delle riparazioni affidati agli stabilimenti o cantieri. o) della pronta esecuzione dei provvedimenti di sicurezza, in caso di gravi avarie, incendi, incaglio, collisione o altro sinistro marittimo, coadiuvando poi il comandante nella redazione del relativo rapporto. 3. Il conduttore di macchina, inoltre, prima di assumere l’incarico, se le circostanze lo consentono, assiste ad una uscita in mare per accertare le prestazioni e le condizioni di funzionamento delle apparecchiature, impianti e strutture di pertinenza dei servizi di macchina, prende conoscenza del personale e si accerta delle condizioni dell’unità sotto tutti gli aspetti, riassumendo le eventuali osservazioni nel “Verbale di passaggio di consegne fra conduttori di macchina”. Art. 64. Doveri del vice conduttore di macchina. 1. Il vice conduttore di macchina coadiuva il conduttore di macchina nell’espletamento delle sue funzioni ed è responsabile, nei suoi confronti, dei compiti specificamente delegatigli. 2. Egli si alterna alla guardia in macchina in navigazione e conduce o controlla la manovra, se espressamente incaricato. 3. Il vice conduttore di macchina inoltre: a) non si assenta contemporaneamente al conduttore di macchina quando le condizioni del servizio o la sicurezza dell’unità richiedono la sua presenza; b) non può fruire di congedo contemporaneamente al conduttore di macchina; c) sostituisce il conduttore di macchina in caso di assenza o impedimento temporaneo, salvo diverse disposizioni superiori. Art. 65. Doveri del motorista navale. 1. Il motorista navale: a) se assegnato a bordo di naviglio d’altura o costiero: – coadiuva il conduttore di macchina ed il vice conduttore di macchina nell’espletamento delle loro funzioni; – esegue i lavori, le manutenzioni, le operazioni e le verifiche disposte dal responsabile dei servizi di macchina; b) se assegnato a bordo di naviglio d’uso locale, risponde al padrone: – della condotta e del controllo dell’apparato motore, con particolare riferimento alla manovra; – della buona tenuta, della pulizia e della conservazione del materiale di pertinenza.

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CAPO IV SERVIZIO DI TRASPORTO TERRESTRE Art. 66. Principi generali. 1. Il servizio di trasporto terrestre del Corpo di polizia penitenziaria fornisce il supporto operativo necessario per l’assolvimento dei compiti di istituto e di quelli ad essi connessi mediante l’impiego di autoveicoli e motoveicoli. 2. Il numero e il tipo dei mezzi di trasporto terrestre in dotazione al Corpo di polizia penitenziaria sono stabiliti con decreto del Ministro di grazia e giustizia. Art. 67. Assegnazione, gestione amministrativa, fuori uso e alienazione dei mezzi di trasporto terrestre. 1. I mezzi di trasporto terrestre del Corpo di polizia penitenziaria sono assegnati al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, ai provveditorati regionali, nonchè agli istituti penitenziari, uffici e servizi periferici. 2. L’assegnazione è disposta dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. 3. I mezzi di trasporto terrestre del Corpo di polizia penitenziaria sono assunti in carico amministrativo dai provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria, nonchè dagli istituti penitenziari, uffici e servizi periferici a cui sono assegnati. 4. I mezzi di trasporto assegnati al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria sono assunti in carico amministrativo dalla direzione di un istituto o di un servizio penitenziario, con sede in Roma, secondo le disposizioni del direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. 5. La gestione amministrativa dei mezzi di trasporto è demandata all’Ufficio che li ha assunti in carico. 6. Per la dichiarazione di fuori uso e l’alienazione dei mezzi di trasporto terrestre del Corpo di polizia penitenziaria si applicano le disposizioni vigenti in materia. 7. Per ciascun mezzo di trasporto, l’ufficio assegnatario deve istituire un apposito registo sul quale, al termine del servizio effettuato, devono essere riportati: – la data e il numero dell’ordine di uscita; – l’autorità che ha disposto il servizio; – il motivo del servizio svolto; – l’ora di uscita e quella di rientro; – i chilometri percorsi; – il carburante introdotto; – il lubrificante introdotto; – la firma di chi ha effettuato i rifornimenti; – la firma del conducente e dell’eventuale capo macchina. Art. 68. Identificazione dei mezzi di trasporto terrestre. 1. Tutti i mezzi di trasporto terrestre del Corpo di polizia penitenziaria devono essere muniti

di specifica targa costituita da una sigla seguita da un numero corrispondente a quello di immatricolazione. 2. I mezzi di trasporto possono recare sulle fiancate, sulle parti anteriore e posteriore e sui lunotti anteriore e posteriore scritte identificative e l’emblema del Corpo di polizia penitenziaria. 3. La sigla della targa e le scritte di cui ai commi 1 e 2, nonchè il colore dei mezzi di trasporto sono stabiliti con decreto del direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. 4. La installazione degli accessori, compresi la sirena d’allarme e i lampeggiatori, nonchè degli apparati ricetrasmittenti è disposta dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. Art. 69. Immatricolazione e assicurazione dei mezzi di trasporto terrestre. 1. L’immatricolazione dei mezzi di trasporto terrestre del Corpo di polizia penitenziaria è effettuata dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria in apposito registro, secondo le vigenti disposizioni in materia per le Forze armate e per le Forze di polizia, ad eccezione della punzonatura dell’emblema del Corpo. 2. Per ogni mezzo di trasporto terrestre deve essere tenuto il libretto matricolare, secondo il modello predisposto dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. 3. Il libretto matricolare viene emesso in doppio esemplare, di cui il primo viene custodito permanentemente a bordo, mentre il secondo viene tenuto presso il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. 4. L’assicurazione dei mezzi di trasporto del Corpo di polizia penitenziaria è effettuata in osservanza delle vigenti disposizioni in materia. Art. 70. Approvvigionamento di carburanti e lubrificanti. 1. L’approvvigionamento dei carburanti e dei lubrificanti si effettua mediante atti, convenzioni o contratti stipulati con società petrolifere, secondo le disposizioni del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, e la fornitura ha luogo, di norma, mediante buoni a vista. Art. 71. Ordine di uscita. 1. L’ordine di uscita è il documento con il quale viene autorizzato l’impiego di ciascun mezzo di trasporto terrestre ed è emesso, all’inizio di ciascun servizio, dall’autorità che lo ha disposto. 2. L’ordine di uscita, che si compone di matrice e di figlia, deve essere completato in ogni sua parte. La figlia deve essere tenuta a bordo del mezzo di trasporto per la intera durata del servizio. Al termine del servizio, l’ordine di uscita è completato in ogni sua parte e firmato dal conducente e restituito all’autorità che ha disposto il servizio stesso. 3. L’ordine di uscita deve contenere: – il numero progressivo e la data;

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– il tipo e la targa del mezzo di trasporto; – la data e l’orario di effettuazione del servizio; – la qualifica e il nome del conducente; – il motivo del servizio; – l’itinerario; – l’autorità che ha disposto il servizio; – gli spazi per la firma del conducente. Art. 72. Manutenzione e riparazioni. 1. Qualora l’Amministrazione penitenziaria non possa provvedere direttamente, la manutenzione e le riparazioni ordinarie e straordinarie dei mezzi di trasporto terrestre devono essere effettuate presso le officine della casa costruttrice ovvero presso officine autorizzate dalla stessa, secondo le disposizioni impartite in via generale dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. Art. 73. Patenti di guida. 1. Alla guida dei mezzi di trasporto terrestre del Corpo di polizia penitenziaria viene adibito esclusivamente personale del Corpo stesso che sia provvisto di idonea patente di guida del Corpo di polizia penitenziaria, rilasciata dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. 2. La patente di guida del Corpo di polizia penitenziaria è conferita previo superamento, presso un ente dell’Amministrazione penitenziaria, di apposito corso teorico-pratico di abilitazione, differenziato a seconda che il personale sia o meno già in possesso di patente di guida. 3. L’organizzazione, le modalità, le materie di insegnamento, i docenti e le prove d’esame del corso di abilitazione, nonchè i criteri di ammissione a detto corso e la composizione della commissione d’esame sono stabiliti con decreto del direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. Della commissione d’esame fa parte un funzionario del Ministero dei trasporti. 4. Ove necessario, per l’addestramento del personale del Corpo di polizia penitenziaria e per il conseguimento della patente di guida di cui al comma 2 da parte dello stesso, il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria può avvalersi della collaborazione e delle strutture delle Forze armate e delle altre Forze di polizia. In tal caso, le relative spese sono a carico dell’Amministrazione penitenziaria. 5. Le patenti di guida del Corpo di polizia penitenziaria sono conformi ai modelli stabiliti con decreto del direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. Dette patenti hanno validità quinquennale e il rinnovo viene concesso previo accertamento del possesso dei requisiti psico-fisici e tecnici. Art. 74. Responsabilità. 1. Il conducente del mezzo di trasporto del Corpo di polizia penitenziaria è responsabile dei danni arrecati a persone o a beni dell’Amministrazione o di terzi, nei limiti delle norme in vigore.

TITOLO V RICOMPENSE Art. 75. Ricompense e riconoscimenti. 1. Al personale del Corpo di polizia penitenziaria possono essere concesse le seguenti ricompense: a) onorificenze; b) ricompense al valor militare; c) ricompense al valor civile; d) ricompense al merito civile; e) ricompense per meriti straordinari e speciali; f) ricompense per lodevole comportamento; g) riconoscimento per anzianità di servizio; h) riconoscimento al merito di servizio; i) premi in denaro. Art. 76. Onorificenze. Ricompense al valor militare, civile, al merito civile. 1. Le onorificenze e le ricompense al valor militare, al valor civile ed al merito civile vengono proposte ed attribuite al personale del Corpo di polizia penitenziaria, secondo la normativa vigente in materia. 2. Allo stesso personale possono essere attribuite ricompense ed onorificenze anche da parte di Stati esteri e Organismi nazionali ed internazionali, secondo la normativa vigente in materia. Art. 77. Ricompense per meriti straordinari e speciali. 1. Le ricompense per meriti straordinari e speciali sono le promozioni per merito straordinario e l’encomio solenne. 2. La promozione alla qualifica superiore per merito straordinario è conferita ai sensi delle vigenti disposizioni in materia. 3. L’encomio solenne all’appartenente al Corpo di polizia penitenziaria che, in operazione di particolare importanza o rischio, abbia dimostrato di possedere, in relazione alla qualifica ricoperta, spiccate qualità professionali e non comune determinazione operativa, viene conferito dal direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. Art. 78. Ricompense per lodevole comportamento. 1. Le ricompense per lodevole comportamento sono l’encomio e la lode. 2. L’encomio viene conferito dal direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria all’appartenente al Corpo di polizia penitenziaria che, impegnatosi notevolmente in importante servizio istituzionale, abbia messo in luce spiccate qualità professionali, conseguendo rilevanti risultati nei compiti di istituto. 3. La lode viene conferita dal direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria, come riconoscimento di applicazione e di impegno professionali che vanno oltre il doveroso espletamento dei compiti istituzionali, all’appartenente al Corpo di polizia penitenziaria, che, per il suo attaccamento al servizio, per spirito di iniziativa e per capacità professio-

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nali, abbia conseguito apprezzabili risultati nei compiti di istituto. Art. 79. Riconoscimenti per anzianità di servizio e al merito di servizio. 1. I criteri per la concessione dei riconoscimenti per anzianità di servizio ed al merito di servizio del personale del Corpo di polizia penitenziaria, nonchè le caratteristiche dei relativi segni distintivi e le relative modalità d’uso, sono stabiliti con decreto del direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. 2. Con lo stesso decreto di cui al comma 1 sono stabiliti i criteri per l’attribuzione di riconoscimenti al personale all’atto del collocamento a riposo. Art. 80. Premi in denaro. 1. Al personale del Corpo di polizia penitenziaria distintosi per servizi di particolare rilievo, che comunque non rientrano tra quelli che danno luogo alla attribuzione delle ricompense previste dagli articoli 76, 77, e 78, può essere concesso un premio in denaro. 2. Il premio in denaro è concesso dal direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. 3. Il premio in denaro è cumulabile con i riconoscimenti per anzianità di servizio o al merito di servizio di cui all’articolo 79 e non è invece cumulabile con quelli previsti dall’articolo 70 del decreto del Presidente della Repubblica 28 ottobre 1985, n. 782 dall’articolo 41, comma 2, della legge 15 dicembre 1990, n. 395. Art. 81. Distintivi. 1. Al personale del Corpo di polizia penitenziaria possono essere attribuiti distintivi d’onore e di specialità, le cui caratteristiche nonchè i criteri e le modalità di attribuzione e di uso sono stabiliti con decreto del direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. 2. Per le modalità e l’uso di medaglie, nastrini e insegne diversi dai distintivi di cui al comma 1, si applicano le disposizioni vigenti in materia. Art. 82. Proposte per le ricompense. Commissione. Annotazioni matricolari. 1. La proposta per il conferimento dell’encomio solenne, dell’encomio, della lode e del premio in denaro è avanzata dal direttore dell’istituto o servizio penitenziario, scuola o istituto di istruzione, o dal capo dell’ufficio presso cui l’appartenente al Corpo presta servizio. 2. La proposta, corredata di una relazione contenente la descrizione dell’avvenimento e di tutti i documenti per una esatta valutazione del merito, deve essere formulata entro sei mesi dalla conclusione dell’operazione o della attività cui fa riferimento. 3. Sulle proposte decide una apposita commissione, istituita con decreto del direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. 4. Detta commissione è composta: – dal direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria o, per sua delega, dal vice direttore generale, con funzioni di presidente;

– dal direttore dell’Ufficio Centrale del personale; – da due funzionari dell’Amministrazione penitenziaria con qualifica funzionale non inferiore alla nona; – da due appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria con qualifica non inferiore ad ispettore capo. 5. Dalla commissione fanno altresì parte rappresentanti delle organizzazioni sindacali maggiornamente rappresentative sul piano nazionale, nominati nel numero e con le modalità stabilite dalle disposizioni contenute negli accordi sindacali. 6. In caso di parità di voti prevale quello del presidente. 7. Le funzioni di segretario della commissione sono espletate da un funzionario dell’Amministrazione penitenziaria con qualifica funzionale non inferiore alla settima. 8. La commissione, salvo casi di eccezionale urgenza, esamina le proposte in ordine cronologico e, contemporaneamente, quelle, che, per connessione, attengono allo stesso avvenimento con sviluppi in tempi e luoghi diversi. 9. Le ricompense di cui al comma 1, decise dalla commissione, sono conferite dal direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. 10. La commissione è competente, altresì, ad esprimere il parere sulle proposte di intitolazione di caserme e di altre strutture del Corpo di polizia penitenziaria. 11. La concessione delle ricompense, delle onorificenze, dei riconoscimenti e dei distintivi d’onore e di specialità è annotata sullo stato di servizio del personale. 12. Al personale del Corpo di polizia penitenziaria viene rilasciato un attestato della concessione delle ricopense e dei riconoscimenti di cui all’articolo 75. TITOLO VI ATTIVITÀ SPORTIVA Art. 83. Principi generali. 1. Il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria promuove e cura l’attività sportiva del personale del Corpo di polizia penitenziaria sia attraverso la costituzione di gruppi sportivi rappresentativi del Corpo a livello nazionale in diverse discipline sia attraverso l’agevolazione delle iniziative individuali o collettive locali. 2. La struttura organizzativa dell’attività sportiva del Corpo di polizia penitenziaria e le discipline sportive sono stabilite con decreto del direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. La costituzione di gruppi sportivi rappresentativi del Corpo in sede locale e la loro partecipazione a competizioni sportive sono autorizzate dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. 3. Per le finalità dei gruppi sportivi e per l’atti-

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vità locale, il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria può stipulare convenzioni o accordi con il Comitato olimpico nazionale italiano o con singole Federazioni sportive. Art. 84. Personale. 1. Gli atleti dei gruppi sportivi a livello nazionale del Corpo di polizia penitenziaria partecipano alle preparazioni individuali e collettive organizzate sia dai tecnici dei gruppi sia dalle Federazioni sportive nazionali, dalle Forze armate o dalle altre Forze di polizia, ed a gare nazionali o internazionali ufficiali, qualora non ostino straordinarie esigenze di servizio. 2. Gli atleti dei gruppi sportivi di cui al comma 1, al termine dell’attività agonistica, possono essere destinati a compiti di addestramento del personale o di organizzazione delle attività sportive, anche in sede periferica. [3. Il reclutamento degli atleti dei gruppi sportivi rappresentativi del Corpo di polizia penitenziaria ha luogo tra il personale del Corpo di polizia penitenziaria che, per doti tecniche, in relazione alla specifica disciplina sportiva, sia stato ritenuto idoneo dai competenti organi tecnici dei gruppi sportivi, secondo le disposizioni dei rispettivi statuti] (1). 4. La direzione tecnica e la funzione di allenatore possono essere affidate, a seconda delle discipline sportive, a tecnici abilitati. I gruppi sportivi di cui al comma 1 possono avvalersi, inoltre, anche di personale sanitario. ––––––––––– (1) Comma abrogato dall’art. 5 D.P.R. 30 aprile 2002, n. 132 (Regolamento recante modalità per l’assunzione di atleti nei gruppi sportivi del Corpo di Polizia penitenziaria), pubblicato in G.U. 5 luglio 2002, n. 156. Art. 85. Mezzi, attrezzature ed impianti. 1. Per l’attività dei gruppi sportivi del Corpo di polizia penitenziaria a livello locale, nazionale ed internazionale, il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria realizza e rende disponibili mezzi, attrezzature ed impianti adeguati alle esigenze. 2. Gli impianti sportivi dell’Amministrazione penitenziaria possono essere concessi in uso gratuito al Comitato olimpico nazionale italiano, alle singole Federazioni sportive e alle altre Forze di polizia, compatibilmente con le esigenze dei gruppi sportivi del Corpo di polizia penitenziaria.

penitenziaria e a rappresentare il Corpo in occasione di manifestazioni ufficiali pubbliche anche a livello internazionale. 2. La banda musicale può essere autorizzata a svolgere la sua attività, nel perseguimento di scopi di interesse generale, in collegamento con istituti di istruzione, con associazioni culturali e con enti pubblici o privati. 3. La banda musicale è alle dirette dipendenze del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. 4. La struttura, l’organizzazione, la consistenza, la composizione, i criteri di scelta dei componenti, l’utilizzo e la sede della banda musicale sono stabiliti con decreto del direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. Art. 87. Personale. 1. Alla banda musicale è addetto personale del Corpo di polizia penitenziaria scelto sulla base di criteri stabiliti dal decreto di cui al comma 4 dell’articolo 86. 2. Il direttore della banda musicale è nominato con decreto del direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. 3. I componenti della banda musicale si dedicano esclusivamente alla preparazione musicale individuale o collettiva, qualora non ostino straordinarie esigenze di servizio. Art. 88. Uniforme. Strumenti musicali. 1. Ai componenti della banda musicale, durante le manifestazioni ufficiali, può essere fatta indossare una uniforme di tipo storico, in luogo di quella ordinaria. 2. L’uniforme di tipo storico è individuata con decreto del direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. 3. L’acquisto e il rinnovo dell’uniforme di tipo storico e degli strumenti musicali sono a carico dell’Amministrazione penitenziaria. TITOLO VIII MENSA OBBLIGATORIA DI SERVIZIO Art. 89. Mensa obbligatoria di servizio. 1. Le mense obbligatorie di servizio di cui alla legge 18 maggio 1989, n. 203, e successive modificazioni sono sostituite nelle sedi individuate con decreto del direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. 2. Le spese per il funzionamento delle mense obbligatorie di servizio sono a totale carico dell’Amministrazione penitenziaria.

TITOLO VII TITOLO IX

BANDA MUSICALE

DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI Art. 86. Compiti della banca musicale. 1. La banda musicale del Corpo di polizia penitenziaria è un complesso organico destinato a partecipare alle celebrazioni più importanti dell’Amministrazione

Art. 90. Modalità per la preposizione degli Ufficiali del ruolo ad esaurimento del disciolto Corpo degli agenti di custodia a taluni servizi. 1. La pre-

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posizione degli Ufficiali del ruolo ad esaurimento del disciolto Corpo degli agenti di custodia, in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, alla direzione dei servizi tecnico-logistici e dei servizi di traduzione e piantonamento dei detenuti e internati di cui al comma 6 dell’articolo 25 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, sia a livello centrale che a livello periferico, avviene a domanda dell’interessato, con provvedimento da emanarsi tenendo conto, in particolare, della formazione e della preparazione professionale dell’Ufficiale, della esperienza maturata dal medesimo nello stesso o in analoghi servizi, dell’eventuale possesso di specializzazioni, nonchè del grado di rivestito e dell’anzianità posseduta. Art. 91. Applicazione del regolamento di servizio al personale del Corpo di polizia penitenzia operante presso gli istituti e servizi minorili. 1. Il presente decreto si applica, per quanto compatibile con la specificità del settore, al personale del Corpo di polizia penitenziaria operante presso gli istituti e servizi minorili, fino a quando non sarà diversamente provveduto con decreto del Ministro di grazia e giustizia. Allegato A (articolo 6) TESSERA DI RICONOSCIMENTO del personale del ruolo degli ispettori del Corpo di polizia penitenziaria. Omissis. Allegato B (articolo 6) TESSERA DI RICONOSCIMENTO del personale del ruolo dei sovraindententi del Corpo di polizia penitenziaria. Omissis. Allegato C (articolo 6) TESSERA DI RICONOSCIMENTO del personale del ruolo degli agenti e degli assistenti del Corpo di polizia penitenziaria. Omissis. Allegato D (articolo 6) TESSERA DI RICONOSCIMENTO del personale del ruolo separato e limitato di cui al

comma 3 dell’articolo 26 della legge 15 dicembre 1990, n. 395. Omissis. ALLEGATO E (art. 12, comma 2) AUTORITÀ E SIMBOLI A CUI DEVE ESSERE RESO IL SALUTO Altare della Patria in Roma e caduti di tutte le guerre, bandiera nazionale, gonfaloni dei comuni decorati al valor militare e persone decorate con medaglie d’oro al valor militare. Presidente della Repubblica. Sommo Pontefice. Capi di Stati esteri. Presidente del Senato della Repubblica. Presidente della Camera dei deputati. Presidente della Camera dei Ministri. Presidente e giudici della Corte costituzionale. Ministri. Sottosegretari di Stato. Alti commissari. Commissari del Governo. Vice presidente del Consiglio Superiore della magistratura. Presidente della giunta e del consiglio regionale in sede. Prefetto in sede. Capo gabinetto del Ministro di grazia e giustizia. Direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. Direttori generali del Ministero di grazia e giustizia. Vice Direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria. Primo Presidente della Corte di cassazione, Presidente del Consiglio di Stato, Procuratore generale della Corte di cassazione, Presidente della Corte dei conti. Presidenti di sezione della Corte di cassazione, presidenti di sezione del Consiglio di Stato, presidenti di sezione e procuratore generale della Corte dei conti, primi presidenti della Corte di appello e procuratori generali presso le Corti di appello. Procuratore nazionale antimafia. Capo della polizia di Stato - direttore generale della pubblica sicurezza, nonchè i vice direttori generali ed i comandanti generali e i vice comandanti generali delle altre Forze di polizia. Capo di stato maggiore della Difesa. Capi di stato maggiore delle Forze armate. Direttori degli uffici centrali del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. Provveditori regionali dell’Amministrazione penitenziaria.

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29. D.Lgs. 21 maggio 2000, n. 146. Adeguamento delle strutture e degli organici dell'Amministrazione penitenziaria e dell'Ufficio centrale per la giustizia minorile, nonché istituzione dei ruoli direttivi ordinario e speciale del Corpo di polizia penitenziaria, a norma dell’articolo 12 della legge 28 luglio 1999, n. 266. CAPO I ADEGUAMENTO DELLE STRUTTURE E DELLE DOTAZIONI ORGANICHE DEL DIPARTIMENTO DELL’AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA E DELL’UFFICIO CENTRALE PER LA GIUSTIZIA MINORILE Art. 1. Provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria e Centri per la Giustizia minorile. 1. I provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria sono rideterminati in ordine alle sedi ed alle circoscrizioni di competenza come da tabella A, allegata al presente decreto. Tale tabella sostituisce la tabella E allegata alla legge 15 dicembre 1990, n. 395, come sostituita dalla tabella di cui all’allegato B della legge 16 ottobre 1991, n. 321. 2. In ragione dell’estensione del territorio, numero di istituti e servizi ivi ricompresi ed alla complessiva entità delle risorse gestite, i Provveditorati regionali di cui alla tabella B allegata al presente decreto sono costituiti quali uffici di dirigenza generale. 3. Ai Provveditorati regionali possono essere assegnati dirigenti con incarichi di struttura, cui affidare anche funzioni vicarie, in relazione alla rilevanza ed alla estensione della circoscrizione di competenza. 4. Il provveditorato regionale per la Sicilia orientale, con sede a Messina, è soppresso. Con decreto del capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, sentite le organizzazioni sindacali rappresentative sul piano nazionale, si provvede alla distribuzione delle risorse umane e materiali ivi impiegate. 5. I centri per la Giustizia minorile sono rideterminati in ordine alle sedi ed alle circoscrizioni di competenza come da tabella C allegata al presente decreto. Tale tabella sostituisce la tabella A allegata al decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’interno, 2 agosto 1993. 6. Alle variazioni alle tabelle di cui ai commi 1, 2 e 5 si provvede con decreto del Ministro della giustizia, nell’ambito delle dotazioni organiche complessivamente disponibili, per sopravvenute esigenze organizzative e con riguardo alle finalità di cui al decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29.

7. Al fine di coordinare le specifiche disposizioni normative che disciplinano l’attività e la struttura del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria con le previsioni contenute nel decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 e 30 luglio 1999, n. 300, l’espressione: «Direttore generale dell’amministrazione penitenziaria» contenuta nella legge 15 dicembre 1990, n. 395, e nelle disposizioni di legge successive, si intende sostituita con quella: «Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria». Art. 2. Istituti penitenziari, centri per i servizi sociali per adulti - Scuole e servizi dell’Amministrazione penitenziaria e della Giustizia minorile. 1. Con decreto del Ministro di cui all’articolo 17, comma 4-bis, lettera e), della legge 23 agosto 1988, n. 400, nel rispetto delle disposizioni concernenti la variazione delle dotazioni organiche, sono individuati gli istituti penitenziari, i centri per i servizi sociali, le scuole ed i servizi dell’Amministrazione penitenziaria e della giustizia minorile considerati come uffici di livello dirigenziale non generale. 2. Ai fini dell’individuazione delle sedi di livello dirigenziale non generale si tiene conto del numero dei detenuti ed internati, del personale in dotazione e della complessiva entità delle risorse gestite, nonché della realizzazione di progetti sperimentali di particolare rilievo che l’Amministrazione vi organizza. 3. In sede di prima applicazione, gli istituti di cui alla seconda parte del comma 2, individuati quali sedi di livello dirigenziale non generale in ragione del particolare rilievo dei progetti sperimentali che vi si organizzano, verranno definiti prioritariamente rispetto agli altri di cui alla prima parte del medesimo comma. Art. 3. Integrazione degli organici del personale dell’Amministrazione penitenziaria e dell’Ufficio centrale della Giustizia minorile. 1. Le dotazioni organiche del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e dell’Ufficio centrale per la Giustizia minorile sono adeguate e modificate come di seguito indicato. 2. Per la copertura degli uffici di cui all’articolo 1, comma 2, e per l’adeguamento delle articolazioni dipartimentali di corrispondente livello, oltre che per la copertura di due uffici di livello dirigenziale generale presso l’Ufficio centrale per la Giustizia minorile, il numero degli uffici dirigenziali di livello generale è aumentato di sedici unità, all’interno dei quali possono essere individuati uno o più vice capo del Dipartimento. 3. Per la copertura e per la riorganizzazione degli uffici di cui all’articolo 2, comma 1, oltre che per il conseguente adeguamento degli uffici centrali e periferici di corrispondente livello, il numero degli uffici dirigenziali di livello non generale del Diparti-

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mento dell’Amministrazione penitenziaria è aumentato di centosettantanove unità. Per la riorganizzazione e l’adeguamento delle strutture centrali e periferiche dell’ufficio centrale della giustizia minorile il numero degli uffici dirigenziali non generali è aumentato di quattro unita’. 4. Le dotazioni organiche del personale inquadrato nelle sottoelencate aree funzionali sono aumentate come di seguito indicato, con contestuale riduzione di complessive quattrocentocinquantatre unita’ della dotazione organica di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 aprile 1999, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 173 del 26 luglio 1999: per il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria: Area funzionale C: + 1.140 unità; per l’ufficio centrale per la giustizia minorile: Area funzionale B: + 62 unità. 5. Con successivi decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, si provvede alla determinazione delle dotazioni organiche dei singoli profili professionali, contestualmente individuando le quattrocentocinquantatre unità da ridurre a norma del comma 4. 6. Con successivi decreti del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e dell’Ufficio centrale per la Giustizia minorile le dotazioni organiche, così come rideterminate ai sensi dei commi da 1 a 5 verranno ripartite fra gli istituti e servizi ubicati sul territorio nazionale. 7. Le assunzioni derivanti dall’aumento delle dotazioni organiche di cui al comma 4 restano escluse dalla programmazione delle assunzioni e, in ogni caso, non sono conteggiate ai fini del raggiungimento dell’obiettivo di riduzione del personale in servizio, previsto in base all’articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modifiche. Art. 4. Copertura delle sedi di livello dirigenziale Assunzione di dirigenti. 1. Al fine di realizzare il riconoscimento del maggior livello degli uffici di cui agli articoli 1 e 2, in considerazione dell’esigenza di garantire il buon andamento dell’Amministrazione penitenziaria e dell’Ufficio centrale per la Giustizia minorile, il perseguimento delle peculiari finalità ed il rispetto dei principi dettati dall’articolo 27 della Costituzione, avvalendosi, nella fase transitoria, di personale con specifica esperienza professionale maturata nel settore anche per aver di fatto già esercitato mansioni riconosciute di superiore livello, si procede mediante adeguate procedure selettive e con le modalità di seguito indicate. 2. Gli incarichi di direzione degli uffici di livello dirigenziale generale, di cui all’articolo 3, comma 2, sono conferiti ai sensi dell’articolo 19 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modi-

ficazioni. Con riguardo alle prioritarie finalità ed alle esigenze funzionali di cui al comma 1, si tiene conto della professionalità maturata nello specifico settore, fermo restando quanto previsto dal comma 6 del citato articolo 19 del decreto legislativo n. 29/1993 e dall’articolo 18, comma 2, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300. 3. Relativamente agli aumenti degli organici di cui all’articolo 3, tenuto conto della specificità tecnica del ruolo di direttore di istituto penitenziario, dei centri per i servizi sociali e delle altre strutture del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e dell’Ufficio centrale per la Giustizia minorile anche con riguardo ai principi generali dettati dagli articoli 11, comma 4, lettera d), della legge 15 marzo 1997, n. 59, e 45, comma 3, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, in sede di prima applicazione del presente decreto la nomina a dirigente è attribuita, per l’Amministrazione penitenziaria: a) per un posto, mediante concorso per titoli, integrato da un colloquio, riservato al personale del profilo di direttore medico coordinatore, munito di laurea che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, abbia maturato almeno nove anni di effettivo servizio nell’area funzionale C) (1); b) per settantacinque posti, mediante concorso per titoli, integrato da un colloquio, riservato al personale, rispettivamente, per cinquantasette posti del profilo di direttore coordinatore di istituto penitenziario e per diciotto posti di direttore coordinatore di servizio sociale, munito di laurea che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, abbia maturato almeno nove anni di effettivo servizio nell’area funzionale C) (1); c) per quattro posti previsti in aumento, mediante concorso per titoli, integrato da un colloquio, riservato al personale, rispettivamente, per due posti del profilo di direttore coordinatore di area pedagogica e per due posti del profilo di direttore amministrativo contabile, munito di laurea che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, abbia maturato almeno nove anni di effettivo servizio nell’area funzionale C). Le modalità di espletamento dei concorsi indicati alle lettere a), b) e c), la composizione delle commissioni esaminatrici, le materie oggetto del colloquio e le categorie dei titoli da ammettere a valutazione ed i punteggi da attribuire in relazione a ciascuna delle suddette categorie sono stabiliti con decreto del Ministro della giustizia. Nell’ambito dei criteri valutativi sara’ tra l’altro considerato l’aver svolto senza demerito, alla data di entrata in vigore del presente decreto, funzioni di direzione o reggenza degli uffici o servizi riconosciuti di maggior livello, di cui all’articolo 2, comma 1, e comunque l’aver ricoperto sulla base di formale attribuzione, senza demerito e con positivi risultati nel persegui-

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mento degli obiettivi dell’Amministrazione, incarichi di livello dirigenziale; d) per un posto, mediante concorso consistente in due prove scritte ed una prova orale, riservato al personale dell’Amministrazione penitenziaria appartenente ai profili di medico direttore e direttore medico coordinatore, munito di laurea e che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, abbia maturato almeno quattro anni di effettivo servizio nell’area funzionale C) (1); e) per cinquantacinque posti mediante concorso consistente in due prove scritte ed una orale, riservato al personale dell’amministrazione penitenziaria appartenente, rispettivamente, per quarantaquattro posti ai profili di collaboratore d’istituto penitenziario, direttore d’istituto penitenziario e direttore coordinatore d’istituto penitenziario; nonché, per undici posti riservati al personale appartenente ai profili di assistente sociale coordinatore, direttore di servizio sociale, direttore coordinatore di servizio sociale, munito di laurea e che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, abbia maturato almeno cinque anni di effettivo servizio nell’area funzionale C). Le modalità di espletamento dei concorsi indicati alle lettere c) e d), la composizione delle commissioni esaminatrici e le materie oggetto dell’esame, le categorie da ammettere a valutazione ed i punteggi da attribuire in relazione a ciascuna delle suddette categorie, sono stabiliti con decreto del Ministro della giustizia (1); f) per cinque posti, mediante concorso per titoli, integrato da un colloquio, riservato al personale dell’Amministrazione penitenziaria inquadrato nell’area funzionale C che alla data di entrata in vigore del presente decreto abbia comunque maturato nell’Amministrazione della giustizia, per almeno cinque anni, una specifica esperienza nel settore delle relazioni esterne e almeno quindici anni di anzianità nell’area. Le modalità di espletamento del concorso, la composizione delle commissioni esaminatrici e le materie oggetto dell’esame, le categorie da ammettere a valutazione ed i punteggi da attribuire, sono stabiliti con decreto del Ministro della giustizia. Al concorso è ammesso anche il personale dell’ufficio centrale per la Giustizia minorile già in servizio presso l’Amministrazione penitenziaria alla data di entrata in vigore del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, nella legge 7 agosto 1992, n. 356; g) per un posto, mediante concorso, consistente in due prove scritte ed una prova orale, riservato al personale tecnico dell’Amministrazione penitenziaria inquadrato nei profili professionali di ingegnere, ingegnere direttore ed ingegnere direttore coordinatore ed architetto, muniti di laurea, che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, abbiano maturato almeno cinque anni di effettivo servizio nell’area funzionale C);

h) per otto posti, mediante concorso, consistente in due prove scritte ed una prova orale, riservato al personale dell’Amministrazione penitenziaria appartenente ai profili di educatore coordinatore, direttore di area pedagogica e direttore coordinatore di area pedagogica, munito di laurea, che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, abbia maturato almeno cinque anni di effettivo servizio nell’area funzionale C); i) per otto posti, mediante concorso, consistente in due prove scritte ed una prova orale, riservato al personale dell’Amministrazione penitenziaria del settore amministrativo-contabile, profili collaboratore amministrativo-contabile, funzionario amministrativo-contabile e direttore amministrativo-contabile, muniti di laurea che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, abbiano maturato almeno cinque anni di effettivo servizio nell’area funzionale C). Le modalità di espletamento dei concorsi indicati alle lettere g), h), ed i) la composizione delle commissioni esaminatrici e le materie oggetto dell’esame sono stabilite con decreto del Ministro della giustizia; l) per i restanti posti, mediante concorso per esami, ai sensi dell’articolo 28 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni (1). 4. Successivamente, in ordine alle qualifiche di cui ai commi 2 e 3, per la copertura delle vacanze sui posti che si determinano, eventualmente anche in sede di periodica ridefinizione degli uffici e delle dotazioni organiche di cui all’articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, si applica la procedura prevista dall’articolo 28, comma 2, valorizzata in ogni caso prioritariamente, nella fase selettiva, per quanto concerne la lettera a) della medesima disposizione normativa, l’esperienza professionale maturata nello specifico settore. 5. Per l’Ufficio centrale per la Giustizia minorile la nomina a dirigente è attribuita, in sede di prima applicazione del presente decreto, con le modalità di seguito indicate: a) per il quaranta per cento dei posti mediante concorso per titoli, integrato da un colloquio, riservato al personale inquadrato nell’area funzionale C posizione economica C3, munito di laurea che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, abbia maturato almeno nove anni di effettivo servizio nell’area. Le modalità di espletamento del concorso, la composizione delle commissioni esaminatrici, le materie oggetto del colloquio e le categorie dei titoli da ammettere a valutazione ed i punteggi da attribuire in relazione a ciascuna delle suddette categorie, sono stabiliti con decreto del Ministro della giustizia. Nell’ambito dei criteri valutativi sarà soprattutto considerato l’aver svolto senza demerito, alla data di entrata in vigore del presente decreto, funzioni di direzione o reggenza degli uf-

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fici o servizi riconosciuti di maggior livello, di cui all’articolo 2, comma 1, e comunque l’aver ricoperto sulla base di formale attribuzione, senza demerito e con positivi risultati nel perseguimento degli obiettivi dell’Amministrazione, incarichi di livello dirigenziale; b) per il cinquanta per cento dei posti mediante concorso consistente in due prove scritte ed una prova orale, riservato al personale dell’Ufficio centrale per la Giustizia minorile, inquadrato nell’area funzionale C, munito di laurea che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, abbia maturato almeno cinque anni di effettivo servizio nell’area. Le modalità di espletamento del concorso la composizione delle commissioni esaminatrici e le materie oggetto dell’esame, le categorie da ammettere a valutazione ed i punteggi da attribuire in relazione a ciascuna delle suddette categorie, sono stabiliti con decreto del Ministro della giustizia; c) per i restanti posti, mediante concorso per esami, ai sensi dell’articolo 28 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni. 6. Successivamente, in ordine alle qualifiche di cui ai commi 3 e 4, per le vacanze dei posti che si determineranno eventualmente anche in sede di periodica ridefinizione degli uffici e delle dotazioni organiche di cui all’articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, si applica la procedura di cui al comma 4. ––––––––––– (1) Lettera abrogata dall’art. 4, co. 4, L. 17 luglio 2005, n. 154. CAPO II RUOLO DIRETTIVO DELLA POLIZIA PENITENZIARIA Art. 5. Istituzione del ruolo direttivo del Corpo di Polizia penitenziaria. 1. È istituito il ruolo direttivo ordinario del Corpo di polizia penitenziaria, articolato nelle seguenti qualifiche, con ordine gerarchico e con livello analogo a quello del corrispondente ruolo dei commissari della Polizia di Stato: a) vice commissario penitenziario; b) commissario penitenziario; c) commissario capo penitenziario; d) commissario coordinatore penitenziario. 2. La relativa dotazione organica è fissata nella tabella D allegata al presente decreto. 3. L’accesso alle qualifiche di primo dirigente e di dirigente superiore, di cui alla tabella prevista al comma 2, avviene, rispettivamente, con la modalità previste dagli articoli 40 e 43 del decreto del Presidente della Repubblica del 24 aprile 1982, n. 335. Art. 6. Funzioni del personale appartenente al ruolo direttivo ordinario ed alla Dirigenza 1. Al personale appartenente al ruolo direttivo ordinario

del Corpo di polizia penitenziaria sono attribuite le qualifiche di sostituto ufficiale di pubblica sicurezza e di ufficiale di polizia giudiziaria. 2. Il predetto personale, fermo restando quanto previsto dall’articolo 9 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, svolge le proprie funzioni all’interno dell’area sicurezza presso i Provveditorati regionali, gli Istituti penitenziari e le scuole dell’Amministrazione; assume le funzioni di comandante di reparto presso gli istituti, le scuole e i servizi secondo le norme del vigente ordinamento e del regolamento di servizio del Corpo di polizia penitenziaria; in qualità di responsabile dell’area sicurezza presso gli istituti penitenziari sovrintende alle attività di competenza di detta area, coordinando l’azione e gli interventi operativi normativamente attribuiti al personale del Corpo dei restanti ruoli, gerarchicamente subordinati, specialmente in materia di ordine e sicurezza, osservazione e trattamento delle persone detenute ed internate, organizzazione e pianificazione del servizio dei nuclei traduzione e piantonamento; sovrintende altresì all’organizzazione ed all’operatività del contingente del Corpo di Polizia penitenziaria, alla idoneità delle caserme, delle mense e dell’equipaggiamento, svolgendo anche i compiti di responsabile dei poligoni di tiro dell’Amministrazione penitenziaria. 3. Ai vice commissari penitenziari ed ai commissari penitenziari competono le funzioni di responsabile dell’area della sicurezza presso gli istituti di livello non dirigenziale. Possono altresì svolgere funzioni di responsabile vicario di area sicurezza presso le strutture di livello dirigenziale. 4. Ai commissari capo penitenziari competono le funzioni di responsabile dell’area della sicurezza presso le Scuole e gli Istituti penitenziari di livello dirigenziale. 5. Ai commissari coordinatori penitenziari competono le funzioni di responsabile dell’area della sicurezza presso i Provveditorati regionali. 6. Il personale del Corpo appartenente al ruolo direttivo ordinario è inoltre impiegato in compiti di livello funzionale corrispondente alle diverse qualifiche presso articolazioni centrali o periferiche per attività o ambiti di intervento afferenti alle peculiari attribuzioni professionali ed operative del Corpo di polizia penitenziaria. Il predetto personale svolge, altresì, compiti di formazione o di istruzione del personale del Corpo di polizia penitenziaria. 7. Il personale del Corpo appartenente alle qualifiche dirigenziali è impiegato quale responsabile delle aree sicurezza dei provveditorati regionali dell’Amministrazione penitenziaria, sedi di dirigenza generale, ovvero presso gli uffici centrali dell’Amministrazione, nelle mansioni o negli incarichi previsti a tale fine dal decreto di riordino che sarà emanato in esecuzione del decreto legislativo 6 agosto l999, n. 300.

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Art. 7. Nomina alla qualifica iniziale del ruolo direttivo ordinario. 1. L’assunzione nella qualifica iniziale del ruolo direttivo ordinario del Corpo di polizia penitenziaria avviene mediante pubblico concorso consistente in due prove scritte ed una prova orale, al quale possono partecipare i cittadini italiani, d’ambo i sessi, in possesso dei seguenti requisiti: a) godimento dei diritti civili e politici; b) idoneità fisica, psichica e attitudinale al servizio nel Corpo di polizia penitenziaria; c) requisiti morali e di condotta; d) laurea in giurisprudenza o in scienze politiche, ovvero in economia e commercio, purché siano stati sostenuti gli esami di diritto penale e diritto processuale penale; e) età non superiore a quella stabilita dal regolamento adottato ai sensi del comma 6 dell’articolo 3 della legge 15 maggio 1997, n. 127. 2. Il venti per cento dei posti è riservato al personale appartenente al Corpo di polizia penitenziaria. Il citato personale, in possesso dei prescritti requisiti previsti al comma 1 ad eccezione del limite d’età, non deve aver riportato, nel precedente biennio, una sanzione disciplinare pari o più grave della deplorazione. Si applicano, altresì, le disposizioni contenute negli articoli 93 e 205 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. 3. Se i posti riservati non sono coperti, la differenza va ad aumentare i posti spettanti all’altra categoria. 4. Al concorso non sono ammessi coloro che sono stati espulsi dalle Forze armate, dai corpi militarmente organizzati o destituiti da pubblici uffici, che hanno riportato condanna a pena detentiva per reati non colposi o sono stati sottoposti a misura di prevenzione. 5. I candidati, dopo il superamento delle prove scritte, sono sottoposti all’accertamento dell’idoneità fisica e psichica ed a prove idonee a valutarne le qualità attitudinali al servizio nel Corpo di polizia penitenziaria, salvo che per il personale proveniente dal contingente di cui al comma 2. Si applicano le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica del 23 dicembre 1983, n. 904, e successive modificazioni ed integrazioni, nella parte concernente l’individuazione dei requisiti psico-fisici e attitudinali di cui devono essere in possesso i candidati al concorso alla nomina di vice commissario penitenziario. 6. Le modalità di espletamento del concorso, la composizione della commissione esaminatrice, le materie oggetto dell’esame, le modalità di svolgimento del corso di formazione e quelle di svolgimento degli esami di fine corso sono stabilite con decreto del Ministro della giustizia. Art. 8. Prova preliminare. 1. Qualora sia necessario a causa dell’alto numero dei concorrenti, l’ammissione alle prove d’esame ed agli accertamenti psico-fisici è preceduta da una prova preliminare consistente in una serie di domande a

risposta a scelta multipla, vertenti sulle materie oggetto dell’esame. 2. Ai fini della predisposizione delle domande a risposta a scelta multipla, l’Amministrazione è autorizzata ad avvalersi, nell’ambito degli ordinari stanziamenti di bilancio, della consulenza di enti pubblici o di privati specializzati nel settore. Art. 9. Corso per la nomina a vice commissario penitenziario. 1. I vincitori del concorso di cui all’articolo 7 sono nominati vice commissari penitenziari in prova. 2. I vice commissari penitenziari in prova frequentano, presso l’Istituto superiore di Studi penitenziari dell’Amministrazione penitenziaria, un corso di formazione teorico-pratico della durata di dodici mesi. Durante il citato corso non possono essere impiegati in servizi d’istituto. 3. Al termine del corso, il personale dichiarato idoneo al servizio nel Corpo di polizia penitenziaria sostiene un esame finale sulle materie oggetto del corso. 4. I vice commissari penitenziari in prova che hanno superato gli esami finali del corso sono nominati vice commissari penitenziari. Essi prestano giuramento e sono ammessi al ruolo direttivo ordinario del Corpo di polizia penitenziaria secondo l’ordine di graduatoria dell’esame finale. 5. I vice commissari penitenziari in prova che non superano l’esame finale possono partecipare al corso successivo; se l’esito di quest’ultimo è negativo, sono dimessi. Art. 10. Dimissioni dal corso. 1. È dimesso dal corso di cui all’articolo 9 il personale che: a) dichiara di rinunciare al corso; b) non supera gli esami di fine corso; c) non è dichiarato idoneo al servizio d’istituto per il numero e la gravita’ delle sanzioni disciplinari riportate. 2. Il personale che, per giustificato motivo, è stato assente dal corso per più di trenta giorni è ammesso a frequentare un successivo corso. Il personale di sesso femminile, la cui assenza oltre i trenta giorni è stata determinata da maternità, è ammesso a frequentare il corso successivo ai periodi d’assenza dal lavoro previsti dalle disposizioni sulla tutela delle lavoratrici madri. 3. È espulso dal corso il personale resosi responsabile d’infrazioni punibili con sanzioni disciplinari più gravi della deplorazione. 4. I provvedimenti di dimissione e di espulsione dal corso sono adottati con decreto del capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, su proposta del direttore dell’Istituto superiore di Studi penitenziari dell’Amministrazione penitenziaria. Art. 11. Promozione a commissario penitenziario del ruolo direttivo. 1. La promozione alla qualifica di commissario penitenziario del ruolo direttivo ordinario del Corpo di polizia penitenziaria si

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consegue a ruolo aperto, mediante scrutinio per merito comparativo, al quale è ammesso il personale con la qualifica di vice commissario penitenziario che abbia compiuto due anni di effettivo servizio nella qualifica. Art. 12. Promozione a commissario capo penitenziario del ruolo direttivo ordinario. 1. La promozione alla qualifica di commissario capo penitenziario del ruolo direttivo ordinario del Corpo di polizia penitenziaria si consegue mediante scrutinio per merito comparativo, al quale è ammesso il personale con la qualifica di commissario penitenziario che abbia compiuto almeno tre anni e sei mesi di effettivo servizio nella qualifica. Art. 13. Promozione a commissario coordinatore penitenziario del ruolo direttivo ordinario. 1. La promozione alla qualifica di commissario coordinatore penitenziario del ruolo direttivo ordinario del Corpo di polizia penitenziaria si consegue mediante scrutinio per merito comparativo al quale è ammesso il personale con la qualifica di commissario capo penitenziario che abbia compiuto quattro anni di effettivo servizio nella qualifica. Art. 14. Norme relative agli scrutini. 1. Lo scrutinio per merito comparativo consiste nel giudizio sulla completa personalità dell’impiegato emesso sulla base dei titoli risultanti dal fascicolo personale e dallo stato matricolare con particolare riferimento ai rapporti informativi e relativi giudizi complessivi. 2. Negli scrutini per merito comparativo si dovrà tenere conto, altresì, degli incarichi e servizi svolti e della qualità delle funzioni, con particolare riferimento alla competenza professionale dimostrata ed al grado di responsabilità assunte, anche in relazione alla sede di servizio. 3. Per gli scrutini si applicano le disposizioni previste dall’articolo 40 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1970, n. 1077. 4. Non è ammesso a scrutinio il personale del ruolo direttivo ordinario che nei tre anni precedenti lo scrutinio stesso abbia riportato sanzioni disciplinari più gravi della deplorazione. La sospensione dal servizio comporta la deduzione dal computo dell’anzianità di un periodo pari a quello trascorso dal punito in sospensione dal servizio, nonché il ritardo di due anni nella promozione o nell’aumento periodico dello stipendio o nella attribuzione di una classe superiore di stipendio con la decorrenza di cui all’articolo 4, comma 2, del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 449, e successive modificazioni. Tale ritardo è elevato a tre anni se la sospensione dalla qualifica è superiore a quattro mesi. Art. 15. Promozione per merito straordinario degli appartenenti al ruolo direttivo ordinario. 1. La promozione alla qualifica superiore può essere conferita anche per merito straordinario al persona-

le con qualifica di vice commissario penitenziario, commissario penitenziario e commissario capo penitenziario i quali, nell’esercizio delle loro funzioni, abbiano compiuto operazioni di servizio di particolare importanza, dando prova di eccezionali capacità, o abbiano corso grave pericolo di vita per tutelare la sicurezza e l’incolumità pubblica, dimostrando di possedere le qualità necessarie per bene adempiere alle funzioni della qualifica superiore. 2. Al personale con qualifica di commissario coordinatore penitenziario, che si trovi nelle condizioni di cui al comma 1, sono attribuiti tre scatti di stipendio pari ciascuno al 2,50 per cento dello stipendio, da aggiungersi alla retribuzione individuale di anzianità. 3. Le promozioni per merito straordinario di cui ai commi 1 e 2, sono conferite secondo le modalità previste dall’articolo 54 del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, e successive modificazioni. Art. 16. Rapporti informativi. 1. Per il personale appartenente al ruolo direttivo ordinario del Corpo di polizia penitenziaria si applicano le disposizioni di cui agli articoli 44, 45 e 49 del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, e successive modificazioni. 2. Omissis (1). 3. Omissis (2) 4. Omissis (3) –––––––––– (1) Inserisce l’art.46 bis del D.Lgs. 30 ottobre 1992, n.443. (2) Inserisce l’art.47 bis del D.Lgs. 30 ottobre 1992, n.443. (3) Inserisce l’art.48 bis del D.Lgs. 30 ottobre 1992, n.443. Art. 17. Tessera di riconoscimento. 1. Al personale del ruolo direttivo ordinario del Corpo di polizia penitenziaria è rilasciata dal direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria, o, per sua delega, dal direttore dell’ufficio centrale del personale, una speciale tessera di riconoscimento, le cui modalità e caratteristiche sono stabilite con un’integrazione al regolamento di servizio approvato con decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 1999, n. 82. 2. Il personale del ruolo direttivo ordinario del Corpo di polizia penitenziaria, in divisa o munito della tessera di riconoscimento, ha diritto al libero percorso sulle linee tranviarie, metropolitane o automobilistiche urbane. Art. 18. Divise uniformi. 1. Ai sensi dell’articolo 7, comma 4, della legge 15 dicembre 1990, n. 395, le caratteristiche delle divise uniformi degli appartenenti al ruolo direttivo ordinario del Corpo di polizia penitenziaria, nonché i criteri concernenti l’obbligo e le modalità d’uso, sono stabiliti con decreto del Ministro della giustizia.

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Art. 19. Norme disciplinari. 1. Al personale appartenente ai ruoli direttivi del Corpo di polizia penitenziaria si applica, in quanto compatibile, la normativa prevista dal decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 449, come di seguito integrato e modificato: a) inserisce il comma 3 bis dell’art.3 D.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 449; b) inserisce il comma 4 bis dell’art.4 D.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 449; 2. Qualora si debba procedere al sensi dell’articolo 15 del citato decreto legislativo n. 449 del 1992 nei confronti di appartenenti ai ruoli direttivi, l’avvio dell’eventuale istruttoria è disposto dall’autorità centrale competente, che viene previamente informata in ordine alle relative infrazioni commesse. Nei casi in cui venga disposto lo svolgimento di inchieste disciplinari, il funzionario istruttore incaricato è di livello dirigenziale. CAPO III RUOLO DIRETTIVO SPECIALE DEL CORPO DI POLIZIA PENITENZIARIA Art. 20. Istituzione del ruolo direttivo speciale del Corpo di Polizia penitenziaria. 1. È istituito il ruolo direttivo speciale del Corpo di polizia penitenziaria, articolato nelle seguenti qualifiche, corrispondenti per livello ed ordine gerarchico a quelle analoghe del ruolo direttivo ordinario: a) vice commissario penitenziario; b) commissario penitenziario; c) commissario capo penitenziario; d) commissario coordinatore penitenziario. 2. La dotazione organica del ruolo direttivo speciale è fissata nella tabella E allegata al presente decreto. 3. La tabella A, prevista dall’articolo 1, comma 3, del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, e successive modificazioni ed integrazioni, è sostituita dalla tabella F allegata al presente decreto. Art. 21. Funzioni e ordinamento del personale appartenente al ruolo direttivo speciale. 1. Al personale appartenente al ruolo direttivo speciale del Corpo di polizia penitenziaria sono attribuite le qualifiche di sostituto ufficiale di pubblica sicurezza e di ufficiale di polizia giudiziaria. 2. Il predetto personale, al quale, per tutto quanto non specificamente previsto, si applicano le norme di cui al capo II, svolge le medesime funzioni attribuite agli appartenenti al ruolo direttivo ordinario del Corpo di polizia penitenziaria. Art. 22. Modalità di accesso alla qualifica iniziale del ruolo direttivo speciale. 1. La nomina alla qualifica iniziale del ruolo direttivo speciale del Corpo di polizia penitenziaria, si consegue, nel

limite delle vacanze organiche al 31 dicembre di ciascun anno, mediante concorso per titoli ed esame, consistente in due prove scritte ed un colloquio riservato al personale appartenente alla qualifica di ispettore superiore o a quella di ispettore capo, con almeno cinque anni di anzianità nella qualifica di ispettore capo, in possesso del diploma di maturità di scuola media superiore di secondo grado. Il citato personale non deve aver riportato, nel precedente biennio, una sanzione disciplinare pari o più grave della deplorazione. Si applicano, altresì, le disposizioni contenute negli articoli 93 e 205 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. 2. I vincitori del concorso sono nominati vice commissari penitenziari in prova e devono frequentare un corso di formazione presso l’Istituto superiore di Studi penitenziari dell’Amministrazione della durata non inferiore a dodici mesi. La nomina è conferita secondo l’ordine di graduatoria risultante dagli esami di fine corso. 3. Le modalità di espletamento del concorso, la composizione della commissione esaminatrice, le materie oggetto dell’esame, le categorie dei titoli da ammettere a valutazione, il punteggio massimo da attribuire a ciascuna categoria di titoli, le modalità di svolgimento del corso di formazione e quelle di svolgimento degli esami di fine corso sono stabilite con decreto del Ministro della giustizia. Art. 23. Dimissioni dal corso. 1. È dimesso dal corso il personale che dichiara di rinunciare al corso. 2. Il personale che, per giustificato motivo, è stato assente dal corso per più di trenta giorni è ammesso a frequentare un successivo corso. Il personale di sesso femminile, la cui assenza oltre i trenta giorni è stata determinata da maternità, è ammesso a frequentare il corso successivo ai periodi di assenza dal lavoro previsti dalle disposizioni sulla tutela delle lavoratrici madri. 3. È espulso dal corso il personale responsabile di infrazioni punibili con sanzioni disciplinari più gravi della deplorazione. 4. I provvedimenti di dimissione e di espulsione dal corso sono adottati con decreto del capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria su proposta del direttore dell’Istituto superiore di Studi penitenziari. Art. 24. Promozione a commissario penitenziario del ruolo direttivo speciale. 1. La promozione alla qualifica di commissario penitenziario del ruolo direttivo speciale del Corpo di polizia penitenziaria si consegue a ruolo aperto, mediante scrutinio per merito comparativo, al quale è ammesso il personale con la qualifica di vice commissario penitenziario che abbia compiuto due anni di effettivo servizio nella qualifica.

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Art. 25. Promozione a commissario capo penitenziario del ruolo direttivo speciale. 1. La promozione alla qualifica di commissario capo penitenziario del ruolo direttivo speciale del Corpo di polizia penitenziaria si consegue mediante scrutinio per merito comparativo, al quale è ammesso il personale con la qualifica di commissario penitenziario che abbia compiuto almeno sei anni di effettivo servizio nella qualifica. Art. 26. Promozione a commissario coordinatore penitenziario del ruolo direttivo speciale. 1. La promozione alla qualifica di commissario coordinatore penitenziario del ruolo direttivo speciale del Corpo di polizia penitenziaria, si consegue mediante scrutinio per merito comparativo al quale è ammesso il personale con la qualifica di commissario capo penitenziario che abbia compiuto sette anni di effettivo servizio nella qualifica. CAPO IV UFFICIALI DEL RUOLO AD ESAURIMENTO DEL DISCIOLTO CORPO DEGLI AGENTI DI CUSTODIA Art. 27. Ricollocamento del personale del ruolo ad esaurimento. 1. Ad integrazione e parziale modifica del comma 6 dell’articolo 25 della legge 15 dicembre 1990, n. 395, nell’ambito dell’Amministrazione penitenziaria i predetti ufficiali, per la specifica professionalità e per la peculiare esperienza da essi maturata a livello operativo, sono applicati: a) presso uffici e servizi tecnico-logistici, sia a livello centrale che periferico, con funzioni di direzione o di supporto alla direzione; b) nel servizio di traduzione e piantonamento dei detenuti e degli internati, sia a livello centrale che periferico, con compiti di direzione o di supporto alla direzione; c) presso i Provveditorati regionali, di supporto al Provveditore per i settori e per le problematiche di cui alle lettere a) e b), oltre che per gli aspetti organizzativi e di coordinamento relativamente all’impiego dei contingenti di polizia penitenziaria, alla idoneità delle caserme, delle mense e degli equipaggiamenti; d) nelle articolazioni centrali, presso l’Istituto superiore di Studi penitenziari e presso le scuole, di supporto ai responsabili di dette strutture per l’attività didattica, di formazione e di addestramento del personale del Corpo di polizia penitenziaria. In tale ambito sono preposti alla direzione ed alle connesse attività operative dei poligoni di tiro dell’Amministrazione. 2. Tale impiego è di norma disposto a domanda dell’interessato e con provvedimento da emanarsi tenendo conto dei criteri di cui all’articolo 90 del decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio

1999, n. 82. è comunque fatta salva la facoltà dell’Amministrazione penitenziaria, per sopravvenute esigenze e per il perseguimento di propri obiettivi prioritari, di disporre autonomamente l’impiego di ufficiali nei compiti di cui al comma 1. 3. Fermi restando il grado rivestito e l’anzianità posseduta, le funzioni, sia di livello direttivo che dirigenziale, attribuibili agli ufficiali del ruolo ad esaurimento sono quelle corrispondenti alle responsabilità ed agli incarichi ad essi effettivamente conferiti dall’amministrazione. CAPO V DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI Art. 28. Accesso in sede di prima attuazione alle qualifiche di vice commissario penitenziario, commissario penitenziario e commissario capo penitenziario del ruolo direttivo speciale. 1. In sede di prima attuazione del presente decreto, alle qualifiche di vice commissario penitenziario e di commissario penitenziario del ruolo direttivo speciale si accede: a) mediante concorso per titoli ed esame, consistente in una prova scritta ed un colloquio; b) mediante selezione consistente nella valutazione di titoli ed un successivo colloquio. 2. La nomina a vice commissario penitenziario del ruolo direttivo speciale del Corpo di polizia penitenziaria, per sessantacinque posti si consegue mediante il concorso di cui al comma 1, lettera a), al quale è ammesso il personale appartenente al ruolo degli ispettori, con qualifica non inferiore ad ispettore, ed al ruolo separato e limitato del Corpo di polizia penitenziaria in possesso almeno del diploma di maturità di scuola media superiore di secondo grado. Alla copertura di altri trentacinque posti, si provvede avvalendosi della procedura di cui al comma 1, lettera b), riservata al personale appartenente al ruolo degli ispettori, con qualifica non inferiore a ispettore superiore, che abbia maturato un’anzianità nel ruolo di almeno dieci anni e che abbia svolto, senza demerito, per almeno cinque anni le funzioni di comandante di reparto, sempre che dette funzioni siano state svolte presso istituti penitenziari ai quali, nel periodo considerato, sia stato assegnato un contingente medio annuo di polizia penitenziaria non inferiore alle cento unita’. Alla copertura di altri dieci posti si provvede avvalendosi della procedura di cui al comma 1, lettera b), riservata al personale appartenente al ruolo degli ispettori, qualifica di ispettore superiore, in possesso almeno del diploma di scuola media e con almeno trenta anni di effettivo servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto. 3. La nomina a commissario penitenziario del

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ruolo direttivo speciale del Corpo di polizia penitenziaria si consegue, per i restanti quaranta posti, mediante la procedura di cui al comma 1, lettera b), riservata al personale appartenente al ruolo degli ispettori, di qualifica di ispettore superiore, con una anzianità di almeno trenta anni di effettivo servizio e di almeno dieci anni nel ruolo munito di diploma di laurea, ovvero munito di diploma maturità di scuola media superiore di secondo grado e che abbia svolto, senza demerito, per almeno cinque anni le funzioni di comandante di reparto, sempre che dette funzioni siano state svolte presso istituti penitenziari ai quali, nel periodo considerato, sia stato assegnato un contingente medio annuo di polizia penitenziaria non inferiore alle cento unità 4. Il personale risultato vincitore è nominato nelle rispettive qualifiche del ruolo direttivo speciale del Corpo di polizia penitenziaria e dovrà frequentare un corso di formazione tecnico-professionale della durata di un anno presso l’Istituto superiore di Studi penitenziari dell’Amministrazione. 5. Il personale risultato vincitore del concorso di cui al comma 3 partecipa allo scrutinio per la nomina alle qualifiche superiori, nei limiti della meta’ della dotazione organica, tenuto conto del servizio prestato nello svolgimento delle mansioni di cui all’articolo 6 e del titolo di studio e sulla base delle esigenze della Amministrazione. 6. L’anzianità pregressa maturata nei ruoli inferiori a quello dei commissari penitenziari non concorre a determinare l’attribuzione del trattamento economico previsto dai commi 22 e 23 dell’articolo 43 della legge 1o aprile 1981, n. 121. 7. Le modalità di espletamento dei citati concorsi, la composizione delle commissioni esaminatrici le materie oggetto dell’esame, le categorie dei titoli da ammettere a valutazione, il punteggio massimo da attribuire a ciascuna categoria di titoli e le modalità di svolgimento dei corsi di formazione, sono stabilite con decreto del Ministro della giustizia. 8. Ai fini dell’ammissione alle procedure di cui al comma 1, si applicano le disposizioni contenute negli articoli 93 e 205 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. è altresì escluso il personale che nel biennio precedente abbia riportato una sanzione disciplinare pari o più grave della deplorazione. Per il personale nei cui confronti sia pendente procedimento penale o disciplinare, in attesa della relativa definizione, l’ammissione al concorso o alla selezione, nonché l’eventuale nomina, è disposta con riserva. Art. 29. Clausola finanziaria. 1. All’onere derivante dall’applicazione del presente decreto si provvede con le risorse finanziarie previste dall’articolo 12, comma 5, della legge 28 luglio 1999, n. 266.

Tabella A (art. 1, comma 1) (1) PROVVEDITORATI REGIONALI DELL’AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA Ancona: Marche Bari: Puglia Bologna: Emilia-Romagna Cagliari: Sardegna Catanzaro: Calabria Firenze: Toscana Genova: Liguria Milano: Lombardia Napoli: Campania Padova: Veneto - Friuli-Venezia Giulia Trentino-Alto Adige Palermo: Sicilia Perugia: Umbria Pescara: Abruzzo - Molise Potenza: Basilicata Roma: Lazio Torino: Piemonte - Valle d’Aosta ––––––––––– (1) Sostituisce la tabella E allegata alla legge 15 dicembre 1990, n. 395, come sostituita dalla tabella di cui all’allegato B della legge 16 ottobre 1991, n. 321. Tabella B (art. 1, comma 2) PROVVEDITORATI REGIONALI DELL’AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA SEDI DI UFFICI DI DIRIGENZA GENERALE Bari: Puglia Bologna: Emilia-Romagna Cagliari: Sardegna Cantazaro: Calabria Firenze: Toscana Milano: Lombardia Napoli: Campania Padova: Veneto - Friuli-Venezia Giulia - TrentinoAlto Adige Palermo: Sicilia Pescara: Abruzzo - Molise Roma: Lazio Torino: Piemonte - Valle d’Aosta Tabella C (art. 1, comma 5) CENTRI PER LA GIUSTIZIA MINORILE 1. Centro per la giustizia minorile di Venezia competente per il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia e il Trentino-Alto Adige.

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penitenziari 2. Centro per la giustizia minorile di Milano competente per la Lombardia. 3. Centro per la giustizia minorile di Torino competente per il Piemonte, la Val d’Aosta e la Liguria. 4. Centro per la giustizia minorile di Bologna competente per l’Emilia-Romagna e le Marche. 5. Centro per la giustizia minorile di Firenze competente per la Toscana e l’Umbria. 6. Centro per la giustizia minorile di Roma competente per il Lazio e l’Abruzzo. 7. Centro per la giustizia minorile di Cagliari competente per la Sardegna. 8. Centro per la giustizia minorile di Napoli competente per la Campania e la Basilicata. 9. Centro per la giustizia minorile di Bari competente per la Puglia e il Molise. 10. Centro per la giustizia minorile di Catanzaro competente per la Calabria. 11. Centro per la giustizia minorile di Palermo competente per la Sicilia. Tabella D (art. 5, comma 2) DOTAZIONE ORGANICHE DELLE QUALIFICHE DIRIGENZIALI E _ _ _ DEL _ _ _ _RUOLO _ _ _ _ _ _DIRETTIVO _ _ _ _ _ _ _ _ _ORDINARIO ___________ Qualifiche Numero posti ________________________________________ _______________________________________ Dirigenti superiori

4

Primi dirigenti

8

Commissari coordinatori penitenziari

90

Commissari capo penitenziari

113

Vice commissari penitenziari e commissari penitenziari

300

Totale

515 Tabella E (art. 20, comma 2)

DOTAZIONI ORGANICHE DEL RUOLO DIRETTIVO SPECIALE DEL CORPO DI POLIZIA PENITENZIARIA Personale maschile e femminile _______________________________________ _______________________________________ Qualifiche Numero posti ________________________________________ _______________________________________ Vice commissari penitenziari e commissari penitenziari

150

Commissari capo penitenziari

30

Commissari coordinatori

20 Tabella F:

Omissis (sostituisce la Tabella A allegata al D.Lgs. 30 ottobre 1992, n. 443)

30. D.M. 18 settembre 2000. Criteri e modalità per l’attribuzione dei distintivi d’onore e distintivi di specializzazione del Corpo della polizia penitenziaria (G.U. 27 ottobre 2000, n. 252). Art. 1. Distintivi d’onore. I distintivi d’onore del Corpo di polizia penitenziaria sono quelli previsti dalla legge 2 aprile 1957, n. 226, con la quale sono state estese agli appartenenti al Corpo degli agenti di custodia le disposizioni contenute nel regio decreto 28 settembre 1934, n. 1820, relativo all’istituzione dei distintivi d’onore per i militari feriti, mutilati o deceduti per causa di servizio. Le prescrizioni relative alla foggia, al disegno, al materiale di realizzazione, ai criteri di attribuzione nonché all’uso di tali distintivi sono quelle contenute nel decreto del Presidente della Repubblica 17 luglio 1957, n. 763. Art. 2. Distintivi d’appartenenza. Il distintivo di appartenenza costituisce segno di identificazione del personale della polizia penitenziaria che appartiene ad unità organiche istituite con particolari compiti istituzionali e caratterizzate da un notevole grado di autonomia funzionale e strutturale. Tali distintivi sono individuati per le seguenti unità organiche e servizi: traduzioni e piantonamenti; scuole di formazione e aggiornamento; servizio navale; gruppi sportivi. La foggia ed il disegno di ciascun distintivo di appartenenza sono quelli descritti nelle tabelle allegate. Art. 3. Criteri di attribuzione e modalità d’uso dei distintivi di appartenenza. Requisito necessario per l’attribuzione ed il mantenimento sulla divisa del distintivo è l’appartenenza allo specifico settore d’impiego. Le modalità d’uso dei distintivi di appartenenza sono le seguenti: 1) nella versione metallica, provvista sul retro di idonei perni e relativi fermi da applicare sul pendente di cuoio, si agganciano al bottone del taschino sinistro dell’uniforme ordinaria, di servizio e della grande uniforme (per il servizio navale non è previsto il pendente in cuoio, mancando i taschini sulla relativa uniforme); 2) nella versione su base in tessuto e supporto in velcro, si applicano sulla manica sinistra della tuta di servizio. La punta inferiore dello scudetto dista 12 cm dall’attaccatura della manica.

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Art. 4. Distintivi di specializzazione. I distintivi di specializzazione hanno la funzione di indicare l’acquisizione di particolari abilitazioni previste per il personale del Corpo della polizia penitenzaria. Tali distintivi sono individuati per le seguenti specializzazioni previste dall’art. 23 del decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 1995, n. 395: istruttore di tiro; conduttore di unità cinofile; elicotterista; sommozzartore; tiratore scelto. La foggia ed il disegno di ciascun distintivo di specializzazione sono quelli descritti nelle tabelle allegate. Art. 5. Criteri di attribuzione e modalità d’uso dei distintivi di specializzazione. Il distintivo di specializzazione viene attribuito al personale di polizia penitenziaria che ha frequentato e superato, con

esito positivo, gli appositi corsi di formazione tecnico professionali organizzati dall’ufficio centrale della formazione ed aggiornamento del personale. Le modalità d’uso dei distintivi di specializzazione sono le seguenti: 1) nella versione metallica, provvista sul retro di idonei perni e relativi fermi, si applicano al centro del taschino sinistro dell’uniforme ordinaria, al servizio della grande uniforme, comunque, dopo l’eventuale distintivo di appartenenza; 2) nella versione su base in tessuto e supporto in velcro, si applicano al centro del taschino della tuta di servizio. Art. 6. Ai costi derivanti dalla realizzazione di quanto disposto con il presente decreto si farà fronte con i fondi posti a disposizione dell’unità previsionale di base - Amministrazione penitenziaria, sul capitolo di bilancio 1763. Il presente decreto si invia per il prescritto visto all’Ufficio centrale del bilancio.

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TRADUZIONI E PIANTONAMENTI

DISTINTIVI DI APPARTENENZA (1-11)

SCUOLE DI FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO

ROMA PARMA CAIRO MONTENOTTE VERBANIA SULMONA MONASTIR PORTICI

SERVIZIO NAVALE GRUPPI SPORTIVI

ISTRUTTORI DI TIRO DISTINTIVI DI SPECIALIZZAZIONE (I-V)

CONDUTTORE UNITÀ CINOFILE ELICOTTERISTA SOMMOZZATORE TIRATORE SCELTO

(Si omettono le altre tabelle).

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FIAMME AZZURRE ASTREA


31. D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 76. Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 200, in materia di riordino del personale non direttivo del Corpo di polizia penitenziaria (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 74 del 29 marzo 2001). Artt.1-16 ... omissis.... Modificano il D.Igs. 30 ottobre 1992, n,443 “Ordinamento del Corpo di PoIizia penitenziaria” DlSPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI Art. 17. 1. Le disposizioni introdotte dall’articolo 12 del presente decreto, si applicano anche alle promozioni ancora da conferire alla data di entrata in vigore del presente decreto. Per il suddetto personale si applicano, in quanto compatibili, i criteri già previsti dagli articoli 1, 2 e 4 del provvedimento del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del 27 aprile 1996. 2. Sono fatte salve le procedure e gli effetti relativi i concorsi interni ed esterni in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto. Art. 18. 1. Agli assistenti capo, ed ai sovrintendenti capo, in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, lo scatto aggiuntivo di cui agli articoli 11-bis e 21-bis del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, come introdotti rispettivamente dagli articoli 2 e 6 del presente decreto, è attribuito con le seguenti modalità: a) al personale che alla suddetta data abbia già maturato almeno quattro anni di effettivo servizio nella qualifica, con decorrenza dalla data di entrata in vigore del presente decreto,; b) al restante personale, con decorrenza dalla data in cui matura quattro anni di effettivo servizio nella qualifica. 2. Si osservano le disposizioni di cui ai commi 2 e 3 degli articoli 11-bis e 21-bis citati al comma 1 del presente articolo. 3. Per il personale di cui al comma 1 che alla data di entrata in vigore del presente decreto non risulta in possesso dei requisiti previsti dai commi 2 e 3 degli articoli 11-bis e 21-bis del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, come introdotti rispettivamente dagli articoli 2 e 6 del presente decreto, lo scatto aggiuntivo è attribuito con decorrenza dal giorno successivo, a quello di acquisizione dei medesimi requisiti. Art. 19. 1. Ai vice sovrintendenti ed agli ispettori, in servizio alla data di entrata m vigore del presente decreto, l’emolumento pensionabile rispettivamente

previsto dagli articoli 19-bis e 29-bis del decreto legislativo, 30 ottobre 1992, n. 443, come introdotti dagli articoli 5 ed 11 del presente decreto è attribuito con le seguenti modalità: a) al personale che alla, suddetta data abbia già maturato tre anni e sei mesi di effettivo servizio nella qualifica, con decorrenza dalla data di entrata in vigore del presente decreto; b) al restante personale, con decorrenza dalla data in cui matura, tre mesi e sei mesi di effettivo, servizio nella, qualifica. 2. Si osservano le disposizioni di cui agli articoli 19-bis e 29-bis citati al comma 1 del presente articolo. Art. 20. 1. Ai vice ispettori, in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, l’emolumento pensionabile di cui all’articolo 28-bis del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, come introdotto dall’articolo 10 del presente decreto è attribuito con le seguenti modalità: a) al personale che alla suddetta data abbia già maturato un anno di effettivo servizio nella qualifica, con decorrenza dalla data di entrata in vigore del presente decreto; b) al restante personale, con decorrenza dalla data in cui matura un anno di effettivo servizio nella qualifica. 2. Si osservano le disposizioni di cui all’articolo 28-bis citato al comma I del presente articolo. Art. 21. 1. Agli ispettori superiori, inquadrati in tale qualifica ai sensi dell’articolo 8, comma 1, lettera a) del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 200, in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono attribuiti, con la medesima decorrenza, gli scatti aggiuntivi previsti dagli articoli 30-ter e 30-quater del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, introdotti dall’articolo 15 del presente decreto. I medesimi assumono, con la stessa, decorrenza, la denominazione di “sostituto commissario”. 2. Salvo quanto previsto dal comma 1, agli ispettori superiori che hanno conseguito o conseguono tale qualifica con decorrenza anteriore alla data di entrata in vigore del presente decreto, in servizio alla stessa, data, lo scatto aggiuntivo di cui all’articolo, 30-ter del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, introdotto dall’articolo 15 del presente decreto, è attribuito a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto. 3. In deroga a quanto previsto dall’articolo 30-ter del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, introdotto dall’articolo 15 del presente decreto, per il personale che acquisisce la qualifica di ispettore superiore entro il 31 dicembre di ciascun anno, dal 2002 al 2007, il periodo di permanenza nella qualifica utile ai fini dell’attribuzione dello scatto aggiuntivo è fissato, per ciascun anno, rispettivamente, in 1, 2, 3, 4, 5 e 6 anni. (1)

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4. Il personale di cui aI comma 2, consegue l’ulteriore scatto aggiuntivo e assume la denominazione di “sostituto commissario”, di cui all’articolo 30quater del decreto legislativo, 30 ottobre 1992, n. 443, introdotto dall’articolo 15 del presente decreto, a decorrere dalla data in cui matura, I’anzianità di sette anni e sei mesi di effettivo servizio nella qualifica di ispettore superiore ovvero, di sette anni se ha superato la prima selezione prevista dall’articolo 9, comma 1, lettera b) del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 200. 5. Per gli ispettori superiori che alla data di entrata in vigore del presente decreto non risultino in possesso, dei requisiti previsti dai commi 1 e 2 dell’articolo 30-ter del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, come introdotto dall’articolo 15 del presente decreto, gli scatti aggiuntivi e la denominazione di “sostituto commissario” di cui al comma 1 e lo scatto aggiuntivo, di cui il comma 2 del presente articolo sono riconosciuti con decorrenza dal giorno successivo a quello di acquisizione dei medesimi requisiti. Per il medesimo personale il periodo minimo di permanenza nella qualifica, previsto dal comma 4, 6 aumentato di un periodo corrispondente a quello occorrente per maturare i requisiti previsti dal medesimo, comma. 6. Si osservano le disposizioni relative alle condizioni soggettive per l’attribuzione dei predetti benefici di cui agli articoli 30-ter, commi 1 e 2, 30-quater, commi 2 e 3, e 30-quinquies, comma 1, del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, introdotti dall’articolo 15 del presente decreto. 7. (soppresso). ––––––––––– (1) Comma abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193. Art. 22. Fino all’emanzione, del regolamento previsto, dall’articolo 6, comma 4, della legge 31 marzo 2000, n. 78, le modalità per il reclutamento, nell’ambito delle dotazioni organiche previste dalla tabella F allegata al decreto legislativo 21 maggio 2000, n. 146, degli atleti nei gruppi sportivi della Polizia Penitenziaria, limitatamente alle discipline sportive ivi praticate ed agli aspiranti riconosciuti come atleti di interesse nazionale od olimpico, dalle rispettive federazioni o dal CONI, sono stabilite nel relativo bando, con provvedimento del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. I candidati devono essere in Possesso dei requisiti previsti dagli articoli 5, 122, 124 e 125 del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, ed esenti alle imperfezioni e dalle infermità elencate nell’articolo 123 del citato decreto legislativo. Art. 23. 1. A decorrere dal 1° gennaio 2001, l’emolumento previsto dall’articolo 38 del decreto del Presidente della Repubblica 16 marzo 1999, n. 254, ferme restando le condizioni stabilite dal medesimo

articolo, è corrisposto agli ispettori superiori del Corpo di polizia penitenziaria in misura annua lorda pari lorda alla differenza tra il livello di inquadramento ed il livello retributivo superiore. ––––––––––– (1) Articolo abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193. Art. 24. 1. La spesa derivante dal presente decreto è valutata in lire 3.400 milioni per I’anno 2001, in lire 4.730 milioni per l’anno 2002, in lire 6.030 milioni per l’anno 2003, in lire 6.350 milioni per l’anno 2004, in lire 6.230 milioni per ranno 2005 ed in lire 6.530 milioni a decorrere dall’anno 2006. Alla relativa spesa si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 50, comma 9, lettera b), della legge 23 dicembre 2000,n. 398. 2. 11 Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

32. D.M. 6 aprile 2001, n. 236. Regolamento recante norme per l’accesso al ruolo direttivo, ordinario e speciale, del Corpo di polizia penitenziaria TITOLO I NORME PER L’ACCESSO AL RUOLO DIRETTIVO ORDINARIO DEL CORPO DI POLIZIA PENITENZIARIA Art. 1. Nomina a vice commissario penitenziario. 1. Ai sensi dell’articolo 7 del decreto legislativo 146 del 2000, l’assunzione nella qualifica iniziale del ruolo direttivo ordinario del Corpo di polizia penitenziaria avviene mediante concorso pubblico consistente in due prove scritte ed una prova orale. 2. Il venti per cento dei posti è riservato al personale appartenente al Corpo di polizia penitenziaria. Art. 2. Requisiti di partecipazione. 1. Al concorso per la nomina alla qualifica iniziale del ruolo direttivo ordinario del Corpo di polizia penitenziaria sono ammessi a partecipare i cittadini italiani, di ambo i sessi, in possesso dei seguenti requisiti: a) godimento dei diritti civili e politici; b) idoneità fisica, psichica e attitudinale al servizio nel Corpo di polizia penitenziaria; c) requisiti morali e di condotta; d) laurea in giurisprudenza o in scienze politiche, ovvero in economia e commercio, purché siano stati sostenuti gli esami di diritto penale e diritto processuale penale; e) età non superiore agli anni trentadue.

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2. Il personale del Corpo di polizia, penitenziaria, in possesso dei prescritti requisiti previsti al comma 1, ad eccezione del limite d’età, non deve aver riportato, nel precedente biennio, una sanzione disciplinare pari o più grave della deplorazione. Si applicano, altresì, le disposizioni contenute negli articoli 93 e 205 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. 3. Ai sensi dell’articolo 7, comma 3, del decreto legislativo, n. 146 del 2000, se i posti riservati al personale appartenente al Corpo di polizia penitenziaria non vengono coperti, i posti resi disponibili sono assegnati ai candidati idonei, in base alla graduatoria del concorso. 4. Al concorso non sono ammessi coloro che sono stati espulsi dalle forze armate, dai corpi militarmente organizzati o destituiti da pubblici uffici, che hanno riportato. condanna a pena detentiva per reati non colposi o sono stati sottoposti a misura di prevenzione. Art. 3. Bando di concorso. 1.Il concorso è indetto con decreto del capo, del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria; Il bando di concorso deve, indicare: a) il numero dei posti complessivi messi a concorso e dei posti riservati al personale appartenente al Corpo, di polizia penitenziaria; b) i requisiti richiesti per la partecipazione al concorso; c) il termine e le modalità di presentazione delle domande, di partecipazione, nonché l’avviso relativo al diario, ed alle sedi delle prove scritte ed orali; d) le materie oggetto delle prove d’esame e la votazione minima da conseguire nelle stesse; e) ogni altra prescrizione o notizia utile all’espletamento del concorso. Art. 4. Esclusione dal concorso. 1 . Sono esclusi dal concorso i candidati non in possesso dei requisiti previsti dal precedente articolo 2. 2. È escluso dal concorso, altresì, a norma degli articoli 93 e 205 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio, 1957, n. 3, il personale appartenente al Corpo di polizia. penitenziaria sospeso cautelarmente dal servizio ed il personale che nel triennio, precedente ha riportato un giudizio, complessivo inferiore, a “buono”. 3. L’esclusione dal concorso per difetto dei requisiti richiesti è disposta, in qualunque momento, con decreto motivato del capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. Art. 5. Domande di partecipazione. 1. Le domande di partecipazione al concorso, redatte in carta libera, dirette al competente ufficio del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, ed indirizzate al Provveditorato presente nella regione di appartenenza, devono essere compilate su modelli conformi a quello allegato al bando di concorso; per

il personale appartenente al Corpo di polizia penitenziaria, le domande di partecipazione devono essere presentate alle direzioni di appartenenza. Il termine – perentorio – di presentazione della domanda è di trenta giorni, che decorre dalla data della pubblicazione del bando di concorso nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. 2. Le domande devono contenere la precisa indicazione del recapito al quale vanno fatte le comunicazioni relative al concorso e l’impegno a far conoscere le successive eventuali variazioni del recapito stesso. 3. Il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria non assume alcuna responsabilità per il caso di dispersione di comunicazioni, dipendenti da inesatte od incomplete indicazioni di recapito da parte dell’aspirante o da mancata oppure tardiva comunicazione di cambiamento del recapito indicato nella domanda, né per eventuali disguidi postali o telegrafici non imputabili a colpa dell’Amministrazione stessa. Art. 6. Commissione esaminatrice. 1. La commissione esaminatrice per lo svolgimento dèlle prove d’esame è composta da un consigliere di Stato o da un magistrato o avvocato dello Stato di corrispondente qualifica o un dirigente generale o equiparato, con funzioni di presidente e da altri quattro membri, scelti tra i funzionari dell’Amministrazione penitenziaria con qualifica dirigenziale. 2. Svolge le funzioni di segretario un funzionario dell’Amministrazione penitenziaria con qualifica non inferiore all’ottava, ovvero appartenente all’area funzionale C (posizione economica C2). 3. Per supplire ad eventuali, temporanee assenze e impedimenti di uno dei componenti o del segretario della commissione, può essere prevista la nomina di uno o più componenti supplenti e di uno o più segretari supplenti, da effettuarsi con lo stesso decreto di costituzione della commissione esaminatrice o con successivo provvedimento. 4. La commissione è nominata con decreto del capo del Dipartimento della Amministrazione penitenziaria. Art. 7. Prove d’esame. 1. Le prove d’esame del concorso consistono in due prove scritte ed una prova orale. 2. Prove Scritte: a) diritto penitenziario; b) diritto penale e diritto processuale penale, con particolare riferimento alle norme concernenti l’attività di polizia giudiziaria. 3. Sono ammessi alla successiva fase del concorso i candidati che hanno riportato una votazione non inferiore a ventuno/trentesimi per ciascuna delle prove. scritte. 4. La prova orale verte, oltre che sulle materie oggetto delle prove scritte, anche su diritto costituzio-

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nale, diritto amministrativo e ordinamento dell’Amministrazione penitenziaria. 5. La prova orale non si intende superata se il candidato non ha riportato una votazione di almeno ventuno/trentesimi. 6. L’ammissione alla prova orale, con l’indicazione del punteggio riportato nelle prove scritte, è comunicata al candidato almeno venti giorni prima della data fissata per lo svolgimento della prova orale. 7. I candidati possono, a domanda, integrare il colloquio con una prova facoltativa in una lingua straniera; nonché con una prova facoltativa concernente elementi di informatica. 8. Ai candidati che superano le prove facoltative è attribuito un punteggio fino ad un massimo di 1.50 per ciascuna prova, che va aggiunto a quello ottenuto al colloquio. 9. La votazione complessiva è. data dalla somma della media dei voti riportati nelle prove scritte e dei voto ottenuto nella prova orale. Art. 8. Prova preliminare. 1. Qualora il numero dei candidati superi le 1.500 unità, l’ammissione alle prove d’ésame può essere preceduta da una prova preliminare consistente in una serie di domande a scelta multipla, vertenti sulle materie oggetto delle prove di esame. 2. Ai fini della predisposizione delle domande a risposta a scelta multipla, l’Amministrazione può avvalersi della consulenza di enti pubblici o di privati specializzati nel settore. 3. La commissione stabilisce preventivamente il numero delle domande da predisporre, la durata della prova, i criteri di valutazione e di attribuzione dei punteggi. 4. La correzione degli elaborati può essere effettuata anche a mezzo di strumentazioni automatiche ed utilizzando procedimenti di lettura ottica. 5. La prova si intende superata se il candidato riporta una votazione non inferiore a sei decimi. Art. 9. Requisiti psico-fisici. 1. I candidati che superano le prove scritte, ad esclusione del personale proveniente dal contingente di cui all’articolo 1, comma 2, sono sottoposti all’accertamento dei requisiti psico-fisici ed attitudinali. 2. I requisiti psico-fisici richiesti sono quelli previsti dall’articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre i 983, n. 904 e successive modificazioni ed integrazioni, con riferimento ai concorsi pubblici per la nomina a vice commissario della Polizia di Stato. 3. Sono cause di non idoneità al servizio le imperfezioni ed infermità. previste dall’articolo 2 del citato decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1983, n. 904. 4. Ai fini dell’accertamento dei requisiti psico-fisici il candidato è sottoposto ad esame clinico generale ed a prove strumentali e di laboratorio.

5. Per gli accertamenti psico-fisici di natura specialistica e le prove strumentali e di laboratorio l’Amministrazione penitenziaria è autorizzata ad avvalersi di personale qualificato, mediante contratto di diritto privato, corrispondendo ad esso la retribuzione stabilita con decreto del Ministro della Giustizia di concerto con il Ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione economica, e che non può superare la retribuzione spettante al personale di pari grado dell’Amministrazione statale. 6. La commissione per gli accertamenti dei requisiti psico-fisici è composta da un dirigente medico, che la presiede, e da quattro medici incaricati del servizio sanitario dell’Amministrazione penitenziaria ovvero individuabili secondo le modalità di cui al comma 2 dell’articolo 120 del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443. Le funzioni di Segretario sono svolte da un funzionario dell’Amministrazione penitenziaria con qualifica non inferiore alla ottava, ovvero appartenente all’area funzionale C – posizione economica C2. 7. Il giudizio di idoneità e di non idoneità espresso dalla commissione medica è definitivo e comporta, in caso di non idoneità, l’esclusione dal concorso, che viene disposta con decreto motivato del capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. Art. 10. Requisiti attitudinali. 1. I candidati che risultano idonei all’accertamento dei requisiti psicofisici sono sottoposti ad un esame attitudinale diretto ad accertare il possesso, ai fini del servizio penitenziario, di una personalità sufficientemente matura con stabilità del tono dell’umore, delle capacità di controllare le proprie istanze istintuali, di uno spiccato senso di responsabilità, avuto riguardo alle capacità di critica e di autocritica ed al livello di autostima. 2. I requisiti attitudinali richiesti sono quelli previsti dall’articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1983, n. 904 e successive modificazioni ed integrazioni. 3. Ai fitti dell’accertamento del possesso dei requisiti attitudinali al candidato è proposta, dalla commissione prevista dal successivo comma 5, una serie di domande a risposta sintetica o à scelta multipla, collettive ed individuali, integrata da un colloquio. 4. Le domande a risposta sintetica o a scelta multipla sono predisposte avuto riguardo alle funzioni ed ai compiti propri del ruolo e della qualifica cui il candidato stesso aspira e sono approvate con decreto del Ministro della Giustizia, su proposta. del capo deI Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria: Esse sono aggiornate sulla base di contatti e relazioni con istituti specializzati pubblici universitari, per seguire i progressi della psicologia applicata, in campo nazionale ed internazionale. 5. La commissione che procede agli accertamenti attitudinali è composta da un presidente scelto tra i

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funzionari dell’Amministrazione penitenziaria con qualifica dirigenziale, da due funzionari con qualifica non inferiore alla ottava, ovvero appartenenti all’area funzionale C – posizione economica C2, in possesso del titolo di selettore e da due psicologi o medici specializzati in psicologia, individuati ai sensi dell’articolo 132 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 2000, n. 230. Le funzioni di segretario sono svolte da un funzionario dell’Amministrazione penitenziaria con qualifica non inferiore alla ottava, ovvero appartenente all’area funzionale C – posizione economica C2. 6. Il giudizio di idoneità e di non idoneità, riportato in sede di accertamento delle qualità attitudinali è definitivo e comporta, in caso di non idoneità, l’esclusione dal concorso che viene disposta con decreto motivato del capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. Art. 11. Graduatoria. 1. Sulla base del punteggio finale, determinato ai sensi del precedente articolo 7, comma 9, la commissione forma la graduatoria di merito. 2. A parità di merito saranno applicate le preferenze previste dall’articolo 5, commi 4 e 5, del decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487 e successive modificazioni ed integrazioni. 3. Con decreto del capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, riconosciuta la regolarità del procedimento, è approvata la graduatoria di merito e sono dichiarati i vincitori del concorso. Art. 12. Corso per la nomina a vice commissario penitenziario. 1. I vincitori del concorso sono nominati vice commissari penitenziari in prova. 2. Ai sensi dell’ articolo 9, comma 2, del decreto legislativo 146 del 2000, i vice commissari penitenziari in prova frequentano, presso l’istituto Superiore di Studi Penitenziari dell’Amministrazione penitenziaria, un corso di formazione teorico – pratico della durata di dodici mesi. Durante il citato corso non possono essere impiegati in servizi d’istituto. 3. I1 corso di formazione si articolerà in moduli didattici di contenuto teorico e di tecnica operativa secondo le modalità di cui all’allegato A. 4. Al termine del corso, il personale dichiarato idoneo al servizio nel Corpo di polizia penitenziaria sostiene un esame finale sulle materie oggetto del corso, conformemente alle previsioni di cui all’allegato B. 5. I vice commissari penitenziari in prova che hanno superato gli esami finali del corso sono nominati vice. commissari penitenziari. Essi. prestano giuramento e sono ammessi al ruolo direttivo ordinario del Corpo di polizia penitenziaria secondo l’ordine di graduatoria dell’esame di fine corso. 6. I vice commissari penitenziari in prova che non superano l’esame finale possono partecipare al cor-

so successivo; se l’esito di quest’ultimo è negativo, sono dimessi. Art. 13. Dimissioni dal corso. 1. È dimesso dal corso di cui al precedente articolo 12 il personale che: a) dichiara di rinunciare al corso; b) non supera gli esami di fine corso; c) non è dichiarato idoneo al servizio d’istituto per il numero e la gravità delle sanzioni disciplinari riportate 2. I1 personale che, per giustificato motivo, è stato assente dal corso per più di trenta giorni è ammesso a frequentare un corso successivo. Il personale di sesso femminile, la cui assenza oltre i trenta giorni è stata determinata da maternità, è ammesso a frequentare il corso successivo ai periodi d’assenza dal lavoro previsti dalle disposizioni sulla tutela delle lavoratrici madri. 3. È espulso dal corso il personale resosi responsabile d’infrazioni punibili con sanzioni disciplinari più gravi della deplorazione. 4. In caso di assenza dal corso senza giustificato motivo si applicano le disposizioni dell’articolo 127, comma 1, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica io gennaio 1957, n. 3. 5. I provvedimenti di dimissione e di espulsione dal corso sono adottati con decreto del capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, su proposta del direttore dell’Istituto Superiore di Studi Penitenziari dell’Amministrazione penitenziaria. TITOLO II RUOLO DIRETTIVO SPECIALE DEL CORPO DI POLIZIA PENITENZIARIA CAPO I NORME PER L’ACCESSO AL RUOLO DIRETTIVO SPECIALE Art. 14. Nomina alla qualifica di vice commissario penitenziario. 1. La nomina alla qualifica iniziale. del ruolo direttivo speciale del Corpo di polizia penitenziaria, si consegue, nel limite delle vacanze organiche al 31 dicembre di ciascun anno, mediante concorso per titoli ed esame, consistente in due prove scritte ed un colloquio. Art. 15. Possesso dei requisiti ed esclusione dal concorso. 1. Ai sensi dell’articolo 22, comma 1, del decreto legislativo n. 146 del 2000, la partecipazione al concorso per la nomina alla qualifica iniziale del ruolo direttivo speciale del Corpo di polizia penitenziaria è riservata ai personale appartenente al ruolo degli ispettori con qualifica di ispettore superiore o di ispettore capo, con almeno cinque anni di

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anzianità nella predetta qualifica, in possesso del diploma di maturità di scuola media superiore di secondo grado. 2. È escluso dal concorso il personale che, nel precedente biennio, ha riportato una sanzione disciplinare pari o più grave della deplorazione, nonché, a norma degli articoli 93 e 205 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1953, n. 3, il personale sospeso cautelarmente dal servizio ed il personale che nel triennio precedente ha riportato un giudizio complessivo inferiore a “buono”. 3. L’esclusione dal concorso per difetto dei requisiti richiesti è disposta, in qualunque momento, con decreto motivato del capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. Art. 16. Bando di concorso. 1. Il concorso è indetto con decreto del capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. Il bando di concorso deve indicare: a) il numero dei posti complessivi messi a concorso; b) i requisiti richiesti per la partecipazione al concorso; c) il termine e le modalità di presentazione delle domande di partecipazione, nonché l’avviso relativo al diario ed alle sedi delle prove scritte ed orali; d) le categorie dei titoli ammessi a valutazione ed i punteggi massimi attribuibili a ciascuna di esse; e) le materie oggetto delle prove d’esame; f) la votazione minima da conseguire nelle prove scritte e nel colloquio; g) ogni altra prescrizione o notizia ritenuta utile all’espletamento del concorso. Art. 17. Commissione esaminatrice. 1. La commissione esaminatrice per lo svolgimento delle prove d’esame è composta da un consigliere di Stato o da un magistrato o avvocato dello Stato di corrispondente qualifica o un dirigente generale o equiparato, con funzioni di presidente e da altri quattro membri scelti tra i funzionari dell’Amministrazione penitenziaria con qualifica dirigenziale. 2. Svolge le funzioni di segretario un funzionario dell’Amministrazione penitenziaria con qualifica non inferiore all’ottava, ovvero appartenente all’area funzionale C – posizione economica C2. 3. Per supplire ad eventuali, temporanee assenze e impedimenti di uno dei componenti o del segretario della commissione, può essere prevista la nomina di uno o più componenti supplenti o di uno o più segretari supplenti, da effettuarsi con lo stesso decreto di costituzione della commissione esaminatrice o con successivo provvedimento. 4. La commissione è nominata con decreto del capo del Dipartimento della Amministrazione penitenziario.

Art. 18. Prove d’esame. 1. Le prove d’esame del concorso consistono in due prove scritte ed un colloquio: Prove scritte: 1) diritto penitenziario; 2) elementi di diritto penale e di diritto processuale penale, con particolare riferimento alle norme concernenti l’attività di polizia giudiziaria. 2. Il colloquio verte, oltre che sulle materie oggetto delle prove scritte, anche su elementi di diritto costituzionale, di diritto amministrativo e di ordinamento dell’Amministrazione penitenziaria. 3. Al colloquio sono annessi i candidati che abbiano riportato una votazione, non inferiore a ventuno/trentesimi per ciascuna delle prove scritte. 4. Il .colloquio non si intende superato se il candidato non ha riportato una votazione di almeno ventuno/trentesimi 5. L’ammissione al colloquio, con l’indicazione del punteggio riportato nelle prove scritte, è comunicata al candidato almeno venti giorni prima della data fissata per lo svolgimento del colloquio. 6. I candidati possono, a domanda, integrare il colloquio con una prova facoltativa in una lingua straniera; nonché con una prova facoltativa concernente elementi di informatica. 7. Ai candidati che superano le prove facoltative è attribuito un punteggio, fino ad un massimo di 1.50 per ciascuna prova, che va aggiunto a quello ottenuto al colloquio. Art. 19. Titoli. 1. Le categorie dei titoli da ammettere a valutazione ed il punteggio massimo da attribuire a ciascuna categoria di titoli, sono stabiliti come segue: a) giudizi complessivi del triennio anteriore: fino a punti 12; b) qualità delle funzioni svolte, come ‘dedotte dai rapporti informativi, con particolare riferimento alla specifica competenza professionale dimostrata ed al grado di responsabilità assunta anche in relazione alla sede di servizio, fino a punti 6; c) incarichi e servizi speciali conferiti con specifico provvedimento dell’Amministrazione, che comportino un rilevante aggravio di lavoro e presuppongano una particolare competenza professionale: fino a punti 6; d) diploma di laurea: fino a punti 9; e) titoli attinenti alla formazione ed al perfezionamento professionale del candidato, con particolare riguardo al profitto tratto dai corsi professionali: fino a punti 3; f) incarichi e servizi di particolare rilievi svolti nel settore delle relazioni esterne, nonché nel campo dell’informazione, tendenti alla divulgazione di notizie, atti e documenti utili riguardanti l’Amministrazione penitenziaria, sempre che ciò risulti da atti ufficiali: fino a punti 4;

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g) speciali riconoscimenti: fino a punti 2; 2. Nell’ambito delle suddette categorie la commissione esaminatrice determina i titoli valutabili ed i criteri di massima per la valutazione degli stessi e per l’attribuzione dei relativi punteggi. Predetermina, altresì, i punteggi da attribuire ai giudizi complessivi presi in considerazione. Tali operazioni vengono riportate nei vèrbali del concorso. 3. La commissione esaminatrice annota i titoli valutati ed i relativi punteggi su apposite schede individuali, sottoscritte da tutti i componenti che saranno allegate al fascicolo concorsuale di ciascun candidato. 4. Le somme dei punti assegnati per ciascuna categoria di titoli sono divisi per il numero dei votanti ed i relativi quozienti, calcolati al cinquantesimo, sono sommati tra loro. Il totale così ottenuto, calcolato al cinquantesimo, costituisce il punteggio di merito attribuito dalla commissione. 5. La valutazione dei titoli è effettuata dopo le prove scritte e prima che si proceda alla correzione dei relativi elaborati. Art. 20. Graduatoria. 1. La votazione complessiva di ciascun candidato è data dalla somma della media dei voti riportati nelle prove scritte, del voto ottenuto nel colloquio e del punteggio attribuito ai titoli ammessi a valutazione. 2. Sulla base del punteggio finale, la commissione forma la graduatoria di merito. A parità di voto ha la precedenza il concorrente con la qualifica più elevata ed a parità di qualifica il più anziano in ruolo. 3. Con decreto del capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, riconosciuta la regolarità del procedimento, è approvata la graduatoria di merito e sono dichiarati i vincitori del concorso. Art. 21. Corso per la nomina a vice commissario penitenziario. 1. I vincitori del concorso sono nominati, con provvedimento del capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, vice commissari penitenziari in prova. 2. Ai sensi dell’articolo 22, comma 2 del decreto legislativo 146 del 2000, i vice commissari penitenziari in prova frequentano, presso l’Istituto Superiore di Studi Penitenziari dell’Amministrazione penitenziaria, un corso di f6rmazione della durata non inferiore a dodici mesi, articolato secondo le modalità di cui all’allegato C. 3. Al termine del corso, il personale sostiene un esame finale sulle materie oggetto del corso, conformemente alle previsioni di cui all’allegato 13. 4. I vice commissari penitenziari in prova che hanno superato gli esami finali del corso sono nominati vice commissari penitenziari. Essi prestano giuramento e sono ammessi al ruolo direttivo speciale del Corpo di polizia penitenziaria secondo l’ordine di graduatoria dell’esame finale.

Art. 22. Dimissioni dal corso. 1. È dimesso dal corso il personale che dichiara di rinunciare al corso. 2. Il personale che, per giustificato motivo, è stato assente dal corso per più di trenta giorni, ovvero che non ha superato l’esame finale, è. ammesso a frequentare un corso successivo. Il personale di sesso femminile, la cui assenza oltre i trenta giorni è stata determinata da maternità, è ammesso a frequentare il corso successivo ai periodi di assenza dal lavoro previsti dalle disposizioni sulla tutela delle lavoratrici madri. 3. È espulso dal corso il personale responsabile di infrazioni punibili con sanzioni disciplinari più gravi della deplorazione. 4. In caso di assenza dal corso senza giustificato motivo si applicano le disposizioni dell’articolo 127, comma 1, lettera e), del decreto del Presidente della Repubblica l° gennaio 1957, n. 3. 5. I provvedimenti di dimissione e di espulsione dal corso sono adottati con decreto del capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria so proposta del direttore dell’Istituto Superiore di Studi penitenziari dell’Amministrazione penitenziaria. CAPO II NORME TRANSITORIE E FINALI Art. 23. Nomina a vice commissario penitenziario. 1. In prima attuazione, la nomina a vice commissario penitenziario del ruolo direttivo speciale del Corpo di polizia penitenziaria si consegue: a) per n. 65 posti mediante concorso per titoli ed esame, consistente in una prova scritta ed in un successivo colloquio; b) per n. 45 posti mediante selezione consistente nella valutazione di titoli ed in un successivo colloquio. Art. 24. Requisiti per l’ammissione al concorso previsto dall’articolo 23, lett. a). 1. Al concorso è ammesso il personale appartenente al ruolo degli ispettori, con qualifica non inferiore ad ispettore, ed al ruolo separato e limitato del Corpo di polizia penitenziaria, in possesso almeno del diploma di maturità di scuola media superiore di secondo grado. 2. È escluso dal concorso il personale che, nei precedente biennio, ha riportato una sanzione disciplinare pari o più grave della deplorazione, nonché, a norma degli articoli 93 e 205 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1953, n. 3, il personale sospeso cautelarmente dal servizio ed il personale che nel triennio precedente ha riportato un giudizio complessivo inferiore a “buono”. 3. L’esclusione dal concorso per difetto dei requisiti richiesti è disposta, in qualunque momento, con decreto motivato del capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria.

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4. Per il personale nei cui confronti sia pendente procedimento penale o disciplinare, in attesa della relativa definizione, l’ammissione al concorso, nonché l’eventuale nomina, sono disposte con riserva.

della durata di un anno, articolato secondo le modalità di cui all’allegato C. 2. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del precedente articolo 22.

Art. 25. Prove d’esame. 1. Il personale ammesso al concorso a n. 65 posti di vice commissario penitenziario è chiamato a sostenere una prova scritta vertente su elementi di diritto penale e di diritto penitenziario ed un successivo colloquio. 2. Il colloquio verte, oltre che sulle materie oggetto della prova scritta, anche su nozioni di diritto processuale penale, con particolare riferimento alle norme concernenti l’attività di polizia giudiziaria, elementi di diritto amministrativo, di diritto costituzionale e di ordinamento dell’Amministrazione penitenziaria. 3. Al colloquio sono ammessi i candidati che abbiano riportato nella prova scritta una votazione non inferiore a ventuno/trentesimi. 4. Il colloquio non si intende superato se il candidato non ha riportato una votazione di almeno ventuno/trentesimi. 5. L’ammissione al colloquio, con l’indicazione del punteggio riportato nella prova scritta, è comunicata al candidato almeno venti giorni prima della data fissata per lo svolgimento del colloquio. 6. I candidati possono, a domanda, integrare il colloquio con una prova facoltativa in una lingua straniera; nonché con una prova facoltativa concernente elementi di informatica. 7. Ai candidati che superano le prove facoltative è attribuito un punteggio fino ad un massimo di 1.50 per ciascuna prova, che va aggiunto a quello ottenuto al colloquio.

Art. 29. Requisiti per l’ammissione alla selezione prevista dall’articolo 23, lett. b). 1. La selezione prevista dall’articolo 23, lett. b) è riservata: a) per n. 35 posti, al personale del ruolo degli ispettori del Corpo di polizia penitenziaria, con qualifica non inferiore ad ispettore superiore, che abbia maturato un’anzianità nel ruolo di almeno 10 anni e che abbia svolto, senza demerito, per almeno 5 anni le funzioni di comandante di reparto presso istituti penitenziari ai quali, nel periodo considerato, sia stato assegnato un contingente medio annuo di Polizia penitenziaria con inferiore a 100 unità; b) per i restanti n. 10 posti, al personale appartenente al ruolo degli ispettori, con qualifica di ispettore superiore, in possesso almeno del diploma di scuola media e con almeno 30 anni di effettivo servizio alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 21 maggio 2000, n. 146. 2. Ai fini dell’esclusione dalla selezione e dell’eventuale ammissione con riserva si applicano le disposizioni previste dall’articolo 24, commi 2, 3 e 4.

Art. 26. Titoli. 1. I titoli di servizio valutabili sono quelli previsti e disciplinati al precedente articolo 19. Art. 27. Graduatoria. 1 La votazione complessiva di ciascun candidato è data dalla somma del voto riportato nella prova scritta, del voto ottenuto nel colloquio e del punteggio attribuito ai titoli ammessi a valutazione. 2. Sulla base del punteggio finale; la commissione, individuata ai sensi dell’articolo 17, forma la graduatoria di merito. A parità di voto ha la precedenza il concorrente con la qualifica più elevata ed a parità di qualifica il più anziano in ruolo. 3. Con decreto del capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, riconosciuta la regolarità del procedimento, è approvata la graduatoria di merito e sono dichiarati i vincitori del concorso. Art. 28. Corso di formazione. 1. I vincitori del concorso, nominati vice commissari penitenziari, devono frequentare, presso l’Istituto Superiore di Studi Penitenziari dell’Amministrazione penitenziaria, un corso di formazione tecnico professionale

Art. 30. Selezione. 1. La selezione consiste nella valutazione di titoli ed un successivo colloquio. Art. 31. Titoli. 1. Sono ammessi a valutazione i titoli di servizio acquisiti nel quinquennio precedente la data di pubblicazione del bando che indice la selezione, fatta eccezione per i titoli di studio e di abilitazione professionale. 2. Le categorie dei titoli ammessi a valutazione ed i criteri di massima per là valutazione dei titoli, sono stabiliti come segue: A) CATEGORIA I – Rapporti informativi e giudizi complessivi: fino a punti 20. Per il giudizio complessivo di “OTTIMO” con punti: 32 – punti 4,00 31 – punti 3,70 30 – punti 3,50 29 – punti 3,00 28 – punti 2,50 27 – punti 2,00 Per il giudizio complessivo di “DISTINTO” con punti: 26 - punti 1,50 25 - punti1,00 24 - punti 0,50 Non sono valutabili i giudizi complessivi inferiori a “DISTINTO”.

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B) CATEGORIA II – Qualità delle funzioni svolte con particolare riferimento altra specifica competenza professionale dimostrata ed al grado di responsabilità assunta in relazione alla sede di servizio: fino a punti 11. Per i periodi inferiori ad un anno saranno valutabili soltanto le. frazioni superiori a sei mesi. Sottocategoria B1: fino ad un massimo complessivo di punti 3,50. – Funzioni di comandante di reparto svolte in sedi la cui capienza detenuti è superiore alle 800 unità: – punti 0,70 per anno. – Funzioni di comandante di reparto svolte in sedi la cui capienza detenuti è compresa tra60l e 800 unità: – punti 0,60 per anno. – Funzioni di comandante di reparto svolte in sedi la cui capienza detenuti è compresa tra451 e600 unità: – punti 0,50 per anno. – Funzioni di comandante di reparto svolte in sedi la cui capienza detenuti è compresa tra 301 e450 unità: – punti 0,35 per anno. – Funzioni di comandante di reparto svolte in sedi la cui capienza detenuti è compresa tra 201 e 300 unità: – punti 0,20 per anno. – Funzioni di comandante di reparto svolte in sedi la cui capienza detenuti è compresa tra l00 e 200 unità: – punti 0,10 per anno. Sottocategoria B2: fino ad un massimo complessivo di punti 0,50: – Funzioni di comandante di reparto svolte in sedi nelle quali sono istituite sezioni per detenuti sottoposti all’articolo 41 bis dell’Ordinamento penitenziario ovvero per collaboratori di giustizia: – punti 0,10 per anno Sottocategoria B3: fino ad un massim6 complessivo di punti 3,50: – Funzioni di comandante di reparto in sedi alle quali sia stato assegnato un contingente medio annuo di Polizia penitenziaria superiore alle 800 unità: – punti 0,70 per anno – Funzioni di comandante di reparto in sedi alle quali sia stato assegnato un contingente medio annuo di Polizia penitènziaria compreso tra le 601 e 800 unità:

– punti 0,60 per anno – Funzioni di comandante di reparto in sedi alle quali sia, stato assegnato un contingente medio annuo di Polizia penitenziaria compreso tra le 451 e 600 unità: – punti 0,50 per anno – Funzioni di comandante di reparto in sedi alle, quali sia stato assegnato un contingente medio annuo di Polizia penitenziaria compreso tra le 301 e 450 unità: – punti 0,35 per anno – Funzioni di comandante di .reparto in sedi alle quali sia stato assegnato un contingente medio annuo di Polizia penitenziaria compreso tra le 201 e 300 unità: – punti 0,20 per anno – Funzioni di comandante di reparto in sedi alle quali sia stato assegnato un contingente medio annuo di Polizia penitenziaria compreso tra le 100 e 200 unità: – punti 0,10 per anno Sottocategoria B4: fino ad un massimo complessivo di punti 3,50. È valutata l’anzianità nelle funzioni di comandante di reparto superiore a cinque anni. Si attribuiscono 0,40 punti per ogni anno oltre il quinto. C) CATEGORIA III – Incarichi svolti. Con particolare riferimento agli incarichi svolti e servizi speciali conferiti con specifico provvedimento dell’Amministrazione che comportino un rilevante aggravio di lavoro o presuppongano una particolare competenza professionale:fino a punti 6,00. Il punteggio massimo di punti 6,00 sarà ripartito nelle seguenti sottocategorie: Sottocategoria C1: fino ad un massimo complessivo di punti 2,00. Incarichi conferiti con provvedimento formale dell’Amministrazione di appartenenza o di quella presso cui l’impiegato presta servizio che non rientrino nelle normali mansioni di ufficio, ovvero, nel caso rientrino nelle normali mansioni di ufficio, determinino un rilevante aggravio di lavoro o presuppongano l’assunzione di particolari responsabilità, ovvero abbiano natura fiduciaria o carattere di riservatezza. Sottocategoria C2: fino ad un massimo complessivo di punti 2,00. Partecipazione a commissioni di concorso, a comitati e consigli, commissioni di studio, gruppi di lavoro o altri organi collegiali costituiti con formali

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provvedimenti nell’ambito dell’Amministrazione della Giustizia ovvero costituiti al di fuori dell’Amministrazione di appartenenza ma con formale provvedimento di una pubblica Amministrazione. Sottocategoria C3: fino ad un massimo complessivo di punti 2,00. Incarichi di docenza in corsi o seminari di formazione, di aggiornamento ed equiparati che vertano su materie attinenti ai servizi dell’Amministrazione penitenziaria, tenuti da un’Amministrazione statale o ente pubblico territoriale. D) CATEGORIA IV – Formazione e perfezionamento professionale fino a punti 4.00. Sono valutabili i titoli attinenti alla formazione ed al perfezionamento professionale del candidato con particolare riguardo al profitto tratto dai corsi professionali. Per ciascuno di essi viene attribuito il punteggio di seguito indicato in relazione al particolare profitto riportato: – giudizio finale di “Ottimo” punti 1,00 – giudizio finale di “Distinto” punti 0,75 – giudizio finale di “Buono” punti 0,50 – giudizio finale di “Sufficiente”, “Con Profitto”, “Esito Favorevole”, “Idoneità” e “Positivo” punti 0,15 E) CATEGORIA V – Lavori originali elaborati per il servizio: fino a punti 4.50. Sono da Considerare lavori originali elaborati per il servizio quelli che il candidato ha svolto nell’esercizio del le proprie attribuzioni o per speciale incarico conferito dall’Amministrazione d’appartenenza o da quella presso cui presta servizio o che l’Amministrazione abbia utilizzato, sempre che ciò risulti da atti ufficiali, è che vertono su problemi giuridici, amministrativi, economici e tecnici o su questioni di particolare rilievo, attinenti ai servizi dell’Amministrazione. F) CATEGORIA VI – Pubblicazioni scientifiche: fino a punti 7,50. Sono valutabili le pubblicazioni scientifiche edite relative a discipline scientifiche, amministrative, economiche e tecniche attinenti all’ attività ed ai servizi propri dell’Amministrazione di appartenenza e che costituiscano un contributo apprezzabile alla dottrina ovvero alla pratica professionale. Non saranno valutate le eventuali dispense o pubblicazioni Inerenti alle docenze tenute nei corsi di aggiornamento o di perfezionamento, né articoli o note pubblicati su periodici e quotidiani, a meno che si tratti di” riviste di carattere giuridico o scientifico.

Per ciascun lavoro, il punteggio attribuibile varietà da un minimo di 1,50 ad un massimo di 2.50. G) CATEGORIA VII – Incarichi e servizi speciali nel settore delle relazioni esterne: fino a punti 2,50 Sono valutabili gli incarichi e servizi speciali di particolare rilievo nel settore delle relazioni esterne, nonché nel campo dell’informazione, tendenti alla divulgazione di notizie, atti e documenti utili riguardanti l’Amministrazione penitenziaria, sempre che ciò risulti da atti ufficiali: Si attribuiscono 0,50 punti per anno H) CATEGORIA VIII – Titoli di studio e di abilitazione professionale. 1) Diploma di laurea fino a punti 9,00 a) corso di specializzazione post-laurea punti 1,50 b) abilitazione all’esercizio della professione punti 1,50 2) Diploma di maturità di scuola media superiore di secondo grado punti 0,50 a) abilitazione all’esercizio della professione punti 0,30 I) CATEGORIA IX – Speciali riconoscimenti: fino a punti 3,00. Sono valutati i sottoindicati riconoscimenti: 1) Medaglia d’oro al valor militare o civile punti 1,50 2) Medaglia d’argento al valor militare o civile punti 1,00 3) Medaglia di bronzo al valor militare o civile punti 0,75 4) Attestato di pubblica benemerenza punti 0,20 5) Encomio solenne punti 0,70 6) Encomio punti 0,50 7) Lode ministeriale ovvero Lode ex articolo 78D.P.R. 15.2.19?9, n. 82 punti 0,30 3. Nell’ambito delle suddette categorie la commissione esaminatrice determina i titoli valutabili ed i criteri di massima per la valutazione degli stessi e per l’attribuzione dei relativi punteggi; annota i titoli valutati ed il punteggio attribuito su apposite schede individuali, sottoscritte da tutti. i componenti, che saranno allegate al fascicolo concorsuale di ciascun candidato. Art. 32. Colloquio. 1. Il colloquio verte su elementi di diritto penitenziario, di diritto penale e processuale penale, con particolare riferimento alle norme concernenti l’attività di polizia giudiziaria, elementi di diritto amministrativo, di diritto costituzionale e di ordinamento dell’Amministrazione penitenziaria.

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2. Il colloquio non si intende superato se il candidato non ha riportato un votazione di almeno ventuno/trentesimi. 3. I candidati possono, a domanda, integrare il colloquio con una prova facoltativa in una lingua straniera; nonché con una prova facoltativa concernente elementi di informatica. 4. Ai candidati che superano le prove facoltative è attribuito un punteggio fino ad un massimo di 1.50 per ciascuna prova, che va aggiunto a quello ottenuto al colloquio. Art. 33. Graduatoria. I. La votazione complessiva di ciascun candidato è data dalla somma del punteggio attribuito ai titoli ammessi a valutazione e del voto ottenuto nel colloquio. 2. Sulla base del punteggio finale, la commissione, individuata ai sensi dell’articolo 17, forma la graduatoria di merito. A parità di voto ha la precedenza il candidato più anziano in ruolo. 3. Con decreto del capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, riconosciuta la regolarità del procedimento, è approvata la graduatoria di merito e sono dichiarati i vincitori della selezione. Art. 34. Corso di formazione. 1. I vincitori della selezione, ottenuta la nomina, frequentano, presso l’Istituto Superiore di Studi Penitenziari dell’Amministrazione penitenziaria, un corso di formazione tecnico - professionale della durata di un anno, articolato secondo le modalità di cui all’allegato C. 2. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del precedente articolo 22. Art. 35. Nomina alla qualifica di commissario penitenziario. 1. In prima attuazione, alla copertura di n. 40 posti di commissario penitenziario del ruolo direttivo speciale del Corpo di polizia penitenziaria si provvede, ai sensi del precedente articolo 23, lett. b), mediante una selezione alla quale è ammesso personale che riveste la qualifica di ispettore superiore, con una anzianità di almeno 30 anni di effettivo servizio e di almeno 10 anni nel ruolo degli ispettori: a) in possesso di diploma di laurea; b) ovvero in possesso di diploma di maturità di scuola media superiore di secondo grado e che abbia svolto, senza demerito, per almeno 5 anni le funzioni di comandante di reparto presso istituti penitenziari ai quali sia stato assegnato, nel periodo considerato, un contingente medio annuo di Polizia Penitenziaria non inferiore alle 100 unità. 2. Ai fini dell’esclusione dalla selezione e dell’eventuale ammissione con riserva si applicano le disposizioni previste dall’articolo 24, commi 2, 3 e 4. 3. La selezione, consistente nella valutazione di titoli ed un successivo colloquio, si svolge con i criteri previsti dagli articoli 31, 32 e 33. 4. Non sono valutabili i titoli indicati all’art. 3, lett. H, punto 2.

Art. 36. Corso di formazione. 1. I vincitori della selezione, ottenuta la nomina, frequentano un corso di formazione tecnico-professionale della durata di un anno, articolato secondo le modalità di cui all’allegato D. 2. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del precedente articolo 22. Art. 37. Rinvio. 1. Per quanto non previsto dal presente regolamento si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni contenute nel decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487 e successive modifiche ed integrazioni. Il presente regolamento, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta Ufficiale degli atti normativi della Repubblica Italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Roma, 6 aprile 2001 Il Ministro: FASSINO

33. D.M. 24 gennaio 2002. Disposizioni concernenti l’uso, la durata e la foggia del vestiario e dell’equipaggiamento in dotazione al Corpo di polizia penitenziaria (in S.O. alla G.U. 14 febbraio 2002, n. 38). IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA Vista la legge 15 dicembre 1990, n. 395, recante “Ordinamento del Corpo di polizia penitenziaria”, con particolare riferimento all’articolo 7, comma 4, ove è previsto che con decreto del Ministro della giustizia sono determinate le caratteristiche delle uniformi degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria nonché i criteri concernenti l’obbligo e le modalità di uso delle stesse; Atteso che, ai sensi dell’articolo 16 della legge 01 aprile 1981, n. 121, e dell’articolo 1, comma 3, della predetta legge n. 395/1990, il Corpo di polizia penitenziaria, ferme restando le proprie attribuzioni, fa parte delle Forze di polizia; Ritenuto che la materia delle uniformi debba essere disciplinata tenendo conto che il Corpo di polizia penitenziaria è composto da personale maschile e femminile suddiviso nella qualifica dirigenziale e nei ruoli dei direttivi ordinari e speciali, degli ispettori, dei sovrintendenti, degli agenti e degli assistenti, e può svolgere attività sportiva e costituire una propria banda musicale; Visto il decreto ministeriale 07 giugno 1993, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - Serie generale n. 209 del 06 settembre 1993, e successive modificazioni, con il quale sono state determinate le caratteristiche delle uniformi degli appartenenti al Corpo di

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polizia penitenziaria, nonché i criteri concernenti l’obbligo e le modalità d’uso; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 1999, n. 82, pubblicato nel Supplemento ordinario n. 63/L alla Gazzetta Ufficiale - Serie generale - n. 76 del 01 aprile 1999, recante “Regolamento di servizio del Corpo di polizia penitenziaria”; Visto il decreto del Capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, emanato ai sensi dell’articolo 88, comma 2, del decreto Presidente della Repubblica 15 febbraio 1999, n. 82, con il quale è stata individuata l’uniforme di tipo storico della banda musicale del Corpo di polizia penitenziaria; Visto il decreto del Presidente della Repubblica 21 maggio 2000, n. 146, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - Serie generale n. 132 del 08 giugno 2000, concernente - tra l’altro - l’istituzione del ruolo direttivo ordinario e del ruolo direttivo speciale del Corpo di polizia penitenziaria; Considerata l’opportunità di rideterminare le caratteristiche, la foggia, l’uso ed i tempi di durata degli effetti di vestiario in dotazione agli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria; DECRETA: In attuazione dell’articolo 7, comma 4, della legge n. 395/1990, le caratteristiche delle uniformi degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria ed i criteri concernenti l’obbligo e le modalità d’uso sono stabiliti dalle nuove norme contenute nei seguenti articoli e nelle tabelle allegate, che fanno parte integrante del decreto. TITOLO I TIPI E MODALITÀ D’USO DELLE UNIFORMI Art. 1. Uniforme. 1. L’uniforme degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria è costituita da un insieme organico di vestiario, di equipaggiamento e di accessori aventi specifica denominazione e realizzati in modo da soddisfare le esigenze di funzionalità e di identificazione. 2. L’uniforme, disciplinata secondo le modalità d’uso previste dal presente decreto, è: a) ordinaria con le caratteristiche per gli specifici servizi; b) di rappresentanza; c) da cerimonia; d) di tipo storico, individuata secondo le modalità di cui all’articolo 88, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 1999, n. 82; 3. L’uniforme è in dotazione esclusiva al personale in attività di servizio. Art. 2. Acquisto, fornitura e rinnovo dell’uniforme nonché di effetti per l’espletamento di particolari servizi. 1. Il Dipartimento dell’Amministrazione

penitenziaria provvede, imputando le spese ai propri capitoli di bilancio, all’acquisto, alla fornitura ed al rinnovo delle uniformi degli appartenenti ai ruoli del Corpo di polizia penitenziaria, degli allievi dell’Istituto superiore di studi penitenziari e delle Scuole di formazione e di aggiornamento del personale, nonché degli effetti di vestiario per l’espletamento di particolari servizi. La fornitura a carico dell’Amministrazione di alcuni capi di vestiario o di equipaggiamento è esclusa laddove espressamente indicato nelle tabelle allegate al decreto. 2. Gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria sono provvisti di libretto, anche di tipo elettronico o informatico, sul quale - a cura dei competenti organi - vengono annotate le assegnazioni degli effetti di vestiario, di equipaggiamento e degli accessori nonché i rinnovi per scadenza dei periodi previsti dalle istruzioni emanate in materia, o per qualsiasi altro titolo. Il rinnovo degli effetti di vestiario, fermi restando i periodi minimi di durata, è subordinato all’accertamento del deterioramento degli stessi capi e alla loro dichiarazione fuori uso. 3. Il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria provvede alla sostituzione degli effetti di cui al comma 2, non più utilizzabili per sopravvenute modificazioni somatiche ed al rinnovo degli stessi deteriorati per causa di servizio. 4. Quando il deterioramento avviene prima della scadenza dei periodi minimi di durata, per colpa dell’interessato, l’Amministrazione provvede al rinnovo anticipato con addebito della quota corrispondente al minor tempo per il quale l’oggetto è rimasto in uso, salvo che l’inservibilità dipenda da eccezionali cause inerenti il servizio, ovvero da altre cause di forza maggiore. 5. All’atto della cessazione dal servizio, gli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria restituiscono all’Amministrazione l’uniforme, gli effetti di vestiario, di equipaggiamento e gli accessori, se caratterizzanti l’uniforme. Art. 3. Uso dell’uniforme - prescrizioni, facoltà, esenzioni. 1. Il personale appartenente al Corpo di polizia penitenziaria, durante il servizio di istituto, indossa l’uniforme secondo le modalità previste dal decreto. 2. Svolge servizio di istituto in abito borghese solo se autorizzato, ovvero se adibito a servizi che per loro natura non possono essere espletati in uniforme, secondo direttive impartite dall’Amministrazione centrale o periferica. Art. 4. Modalità d’uso dell’uniforme. 1. Il personale appartenente ai ruoli del Corpo di polizia penitenziaria indossa l’uniforme ordinaria descritta nelle tabelle 1 - 2 - 9 - 10 - 12 - 13. 2. Per ciascuna attività è indossata l’uniforme prevista dalle corrispondenti tabelle.

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3. L’uniforme da cerimonia, di cui alle tabelle 29 29 bis - 30 - 30 bis - 31 - 31/A - 31/B - 31/C, è indossata nelle circostanze in cui ne è previsto l’uso. 4. Al personale della banda musicale del Corpo di polizia penitenziaria è, altresì, assegnata l’uniforme di tipo storico di cui alla tabella 11. Tale uniforme è indossata nelle manifestazioni celebrative della festa nazionale della Repubblica, dell’annuale del Corpo di polizia penitenziaria e nelle altre manifestazioni celebrative - a carattere militare o civile - alle quali partecipano altri reparti o bande in uniforme storica. È indossata, inoltre, in ogni altra circostanza su specifica disposizione del Capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. 5. L’uso delle uniformi degli appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria nelle varie circostanze è stabilito sulla base del Regolamento per la disciplina delle uniformi dello Stato Maggiore della Difesa. La data del cambio stagionale delle uniformi è fissata dal Comando militare e disposta dal Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria territorialmente competente. 6. Con decreto del Capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria è autorizzato l’adeguamento tecnico-funzionale dei capi di vestiario equipaggiamento, nonché le loro modalità d’uso, per specifiche esigenze connesse ai compiti istituzionali del Corpo di polizia penitenziaria.

Art. 8. Risarcimento danni al vestiario. 1. Il personale autorizzato ad espletare le proprie mansioni in abiti borghesi, che subisca un danno ai propri effetti di vestiario, può chiedere all’Amministrazione, con documentata istanza, il relativo risarcimento, qualora il fatto sia avvenuto per dimostrati e diretti motivi di servizio.

Art. 5. Autorizzazioni. 1. Le autorizzazioni di cui all’articolo 3, comma 2, sono concesse dai Dirigenti Responsabili degli uffici periferici dell’Amministrazione penitenziaria. 2. L’uso dell’uniforme per il personale del Corpo di polizia penitenziaria in servizio presso le Direzioni generali del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria è disciplinato da specifiche disposizioni diramate dal Capo del dipartimento.

TITOLO III NORME FINALI

Art. 6. Cura dell’uniforme. 1. L’appartenente al Corpo di polizia penitenziaria indossa l’uniforme con proprietà, dignità e decoro. 2. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 14, comma 4 e 5, del decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 1999, n. 82, si applicano sull’uniforme solo distintivi, insegne, decorazioni, nastrini, fregi ed altri emblemi autorizzati dall’Amministrazione. 3. Gli effetti o altri oggetti costituenti parte dell’uniforme non si indossano quando si è in abito borghese. Art. 7. Vigilanza e sanzioni. 1. I superiori sono tenuti, a norma del decreto del Presidente della Repubblica 15 febbraio 1999, n. 82, a fare osservare le disposizioni contenute nel presente decreto. 2. Le violazioni alle predette disposizioni sono sanzionate a norma del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 449.

TITOLO II CARATTERISTICHE DELLE UNIFORMI DEGLI APPARTENENTI ALLA POLIZIA PENITENZIARIA Art. 9. Uniforme ed equipaggiamento di prescrizione. 1. Le caratteristiche delle uniformi, degli oggetti particolari di vestiario, nonché dell’equipaggiamento, sono descritte nelle allegate tabelle costituenti parte integrante del decreto. Art. 10. Integrazioni di effetti di vestiario e di equipaggiamento. 1. Per particolari esigenze di carattere climatico-ambientali, il Capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria autorizza l’assegnazione e l’uso di capi di vestiario e di equipaggiamento al personale appartenente ad Uffici, Istituti e Servizi diversi da quelli per i quali ne sono stati prescritti l’assegnazione e l’uso ordinario.

Art. 11. Preavviso e periodo di transizione. 1. Le innovazioni relative ai capi di vestiario previste dal decreto sono precedute da un periodo di preavviso e seguite da un periodo di transizione tali da consentire l’esaurimento, con la più rigorosa gradualità, dei capi sostituiti. Art. 12. Rinvio. 1. Per quanto non previsto dal decreto e da altre disposizioni concernenti il Corpo di polizia penitenziaria, si rinvia alla normativa vigente per le Forze armate. Art. 13. Abrogazione. 1. Sono abrogati, in particolare, il decreto ministeriale 07 giugno 1993, ad eccezione degli articoli 49, 50 e 51 e delle relative tabelle A), B) e C) e fino all’emanazione del decreto interministeriale di cui all’art. 24, comma 3, del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 197, che rinvia ad un successivo decreto interministeriale l’individuazione delle caratteristiche dei distintivi e delle insegne di grado, ed i decreti ministeriali 22 dicembre 1993, 20 marzo 1995, 08 luglio 1995 e 16 ottobre 1995. ––––––––––– L’art. 24 D.Lgs 12 maggio 1995, n. 197 ha inserito l’art. 43-bis L. 1° aprile 1981, n. 121. Si omettono le tabelle.

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Il Ministro: FASSINO


34.

35.

D.P.R. 18 giugno 2002, n. 164. Recepimento dell’accordo sindacale per le Forze di polizia ad ordinamento civile e dello schema di concertazione per le Forze di polizia ad ordinamento militare relativi al quadriennio normativo 2002-2005 ed al biennio economico 2002-2003.

D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193. Sistema dei parametri stipendiali per il personale non dirigente delle Forze di Polizia e delle Forze armate, a norma dell’articolo 7 della legge 29 marzo 2001, n. 86.

––––––––––– Riportata alla voce Arma dei Carabinieri.

––––––––––– Riportato alla voce Polizia di Stato.

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61 POLIZIAPENITENZ  

Sezione I Norme generali L. 9 ottobre 1970, n. 740. Ordinamento delle categorie di personale sanitario addetto agli istituti di prevenzione...

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