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Polizia di Stato 1. L. 1 aprile 1981, n. 121. Nuovo ordinamento dell’Amministrazione della pubblica sicurezza (G.U. 10 aprile 1981, n. 100). CAPO I AMMINISTRAZIONE DELLA PUBBLICA SICUREZZA E COORDINAMENTO DELLE FORZE DI POLIZIA Art. 1. Attribuzioni del Ministro dell’interno. Il Ministro dell’interno è responsabile della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica ed è autorità nazionale di pubblica sicurezza. Ha l’alta direzione dei servizi di ordine e sicurezza pubblica e coordina in materia i compiti e le attività delle forze di polizia. Il Ministro dell’interno adotta i provvedimenti per la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica. Restano ferme le competenze del Consiglio dei Ministri previste dalle leggi vigenti. ––––––––––– Secondo quanto disposto dall’art. 10 (Funzioni di coordinamento e direzione del Ministro dell’interno) della L. 31 marzo 2000, n. 78: « 1. Il Ministro dell’interno, quale autorità nazionale di pubblica sicurezza, esercita le funzioni di coordinamento e di direzione di cui all’art. 1 della legge 1° aprile 1981, n. 121, mediante il dipartimento della pubblica sicurezza, secondo quanto previsto dall’art. 6, primo comma, della medesima legge». Art. 2. Tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica. Il Ministro dell’interno espleta i propri compiti in materia di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica avvalendosi dell’Amministrazione della pubblica sicurezza. Art. 3. Amministrazione della pubblica sicurezza. L’Amministrazione della pubblica sicurezza è civile ed ha un ordinamento speciale. Le sue funzioni sono esercitate: a) dal personale addetto agli uffici del dipendente della pubblica sicurezza ed agli altri uffici, istituti e reparti in cui la stessa si articola (1); b) dalle autorità provinciali, dal personale da esse dipendente nonché dalle autorità locali di pubblica sicurezza;

c) dagli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza sotto la direzione delle autorità centrali e provinciali di pubblica sicurezza. ––––––––––– (1) Lettera a) così sostituita dallla data di entrata in vigore del D.P.R. 22 marzo 2001, n. 208 (G.U. 5 giugno 2001, n. 129) in attuazione dell’art. 6 della legge 31 marzo 2000, n. 78. Art. 4. Dipartimento della pubblica sicurezza. Nell’ambito dell’Amministrazione della pubblica sicurezza è istituito il dipartimento della pubblica sicurezza che provvede, secondo le direttive e gli ordini del Ministro dell’interno: 1) all’attuazione della politica dell’ordine e della sicurezza pubblica; 2) al coordinamento tecnico-operativo delle forze di polizia; 3) alla direzione e amministrazione della Polizia di Stato; 4) alla direzione e gestione dei supporti tecnici, anche per le esigenze generali del Ministero dell’interno. ––––––––––– Per l’articolazione dell’Amministrazione della pubblica sicurezza sul territorio, vedi art. 2 D.P.R. 22 marzo 2001, n. 208, riportato in questa voce. Art. 5. Organizzazione del dipartimento della pubblica sicurezza. Il dipartimento della pubblica sicurezza si articola nei seguenti uffici e direzioni centrali. a) ufficio per il coordinamento e la pianificazione, di cui all’art. 6; b) ufficio centrale ispettivo; c) direzione centrale della polizia criminale; d) direzione centrale per gli affari generali; e) direzione centrale della polizia di prevenzione; f) direzione centrale per la polizia stradale, ferroviaria, di frontiera e postale (6); g) direzione centrale del personale; h) direzione centrale per gli istituti di istruzione; i) direzione centrale dei servizi tecnico-logistici e della gestione patrimoniale (1); l) direzione centrale per i servizi di ragioneria (1); l bis) direzione centrale di sanità cui è preposto il dirigente generale medico del ruolo professionale dei sanitari della Polizia di Stato (2) (7). Al dipartimento è preposto il capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza, nominato con decreto del Presidente della Repubblica, previa

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deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’interno. Al capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza è attribuita una speciale indennità pensionabile, la cui misura è stabilita dal Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro del tesoro. Con le medesime modalità si provvede per il comandante generale dell’Arma dei carabinieri, per il comandante della guardia di finanza, per il direttore generale degli istituti di prevenzione e di pena e per il direttore generale per l’economia montana e per le foreste (3). Al dipartimento sono assegnati due vice direttori generali, di cui uno per l’espletamento delle funzioni vicarie e l’altro per l’attività di coordinamento e di pianificazione. Il vice direttore generale della pubblica sicurezza con funzioni vicarie è prescelto tra i prefetti provenienti dai ruoli della Polizia di Stato (5). L’ufficio centrale ispettivo, su richiesta del Ministro o del direttore generale, ha il compito di verificare l’esecuzione degli ordini e delle direttive del Ministro e del direttore generale; riferire sull’attività svolta dagli uffici ed organi periferici dell’Amministrazione della pubblica sicurezza; verificare l’efficienza dei servizi e la corretta gestione patrimoniale e contabile. La determinazione del numero e delle competenze dei servizi e delle divisioni in cui si articolano l’ufficio per il coordinamento e la pianificazione, l’ufficio centrale ispettivo e le direzioni centrali, nonché la determinazione delle piante organiche e dei mezzi a disposizione sono effettuate con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro del tesoro (4). Alla direzione degli uffici e delle direzioni centrali sono preposti dirigenti generali. Alla direzione centrale per i servizi di ragioneria può essere preposto un dirigente generale di ragioneria dell’Amministrazione civile dell’interno (1). ––––––––––– (1) Con l’art. 5 della legge n. 569/1982 è stata sostituita la lettera i), aggiunta la lettera l) ed è stato altresì aggiunto l’ultimo comma al presente articolo. (2) Lettera aggiunta dall’art. 3 bis, D.L. 4 ottobre 1990, n. 276. (3) Periodo aggiunto dall’art. 11 bis, D.L. 21 settembre 1987, n. 387. (4) Il terz’ultimo comma del presente articolo è stato così sostituito dall’art. 45 della legge n. 688/1986. (5) Il quinto comma è stato così sostituito dall’art. 68 D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. (6) L’art. 35 L. 30 luglio 2002, n. 189, ha istituito la «Direzione centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere», definendone anche i compiti. Il medesimo art. 35 ha inoltre modificato la denominazione della Direzione centrale di cui all’art. 4, co. 2 lett. h), D.P.R. 7 settembre 2001, n. 398 in «Di-

rezione centrale per la polizia stradale, ferroviaria, delle comunicazioni e per i Reparti speciali della Polizia di Stato». (7) L’art. 4, D.L. 31 marzo 2005, n. 45, conv., con modif., dalla L. 31 maggio 2005, n. 89, ha istituito, nell’ambito del Dipartimento della P.S., la Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, a cui è preposto un prefetto. Vedi l’art. 4 D.P.R. 7 settembre 2001, n. 398 («Regolamento recante l’organizzazione degli uffici centrali di livello dirigenziale generale del Ministero dell’Interno») per le Direzioni centrali e uffici di pari livello in cui è articolato il Dipartimento. Si riporta il comma 2 dell’art. 11 D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477 recante «Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 334, in materia di riordino dei ruoli del personale direttivo e dirigente della Polizia di Stato»: «I criteri per l’impiego nell’area interforze del Dipartimento della Pubblica Sicurezza di funzionari e ufficiali delle Forze di Polizia ad ordinamento civile e militare, per quanto riguarda l’attribuzione degli incarichi in relazione alle diverse anzianità nella qualifica e nel grado, sono stabiliti con decreto del Ministro dell’interno, sulla proposta del Capo della Polizia - Direttore generale della pubblica sicurezza, formulata sentiti i comandanti generali dell’Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza, il capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e il dirigente generale capo del Corpo forestale dello Stato». Vedi nota sub art. 4. Art. 6. Coordinamento e direzione unitaria delle forze di polizia. Il dipartimento della pubblica sicurezza, ai fini dell’attuazione delle direttive impartite dal Ministro dell’interno nell’esercizio delle attribuzioni di coordinamento e di direzione unitaria in materia di ordine e di sicurezza pubblica, espleta compiti di: a) classificazione, analisi e valutazione delle informazioni e dei dati che devono essere forniti anche dalle forze di polizia in materia di tutela dell’ordine, della sicurezza pubblica e di prevenzione e repressione della criminalità e loro diramazione agli organi operativi delle suddette forze di polizia; b) ricerca scientifica e tecnologica, documentazione, studio e statistica; c) elaborazione della pianificazione generale dei servizi d’ordine e sicurezza pubblica; d) pianificazione generale e coordinamento delle pianificazioni operative dei servizi logistici e amministrativi di carattere comune alle forze di polizia; e) pianificazione generale e coordinamento delle pianificazioni operative della dislocazione delle forze di polizia e dei relativi servizi tecnici; f) pianificazione generale e coordinamento delle pianificazioni finanziarie relative alle singole forze di polizia;

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g) mantenimento e sviluppo delle relazioni comunitarie e internazionali. Per l’espletamento delle funzioni predette è assegnato, secondo criteri di competenza tecnico-professionale, personale appartenente ai ruoli della Polizia di Stato e ai ruoli dell’Amministrazione civile dell’interno, secondo contingenti fissati con decreto del Ministro dell’interno, nonché personale delle altre forze di polizia e delle altre amministrazioni dello Stato, secondo contingenti determinati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro del tesoro e con i Ministri interessati. Per l’espletamento di particolari compiti scientifici e tecnici possono essere conferiti incarichi anche ad estranei alla pubblica amministrazione. Gli incarichi sono conferiti a tempo determinato con decreto del Ministro dell’interno, sentito il Consiglio di amministrazione e non possono superare l’anno finanziario; possono essere rinnovati per non più di due volte. Complessivamente non possono affidarsi allo stesso incaricato studi interessanti una o più amministrazioni o servizi per un periodo superiore a tre esercizi finanziari, quale che sia la materia oggetto dell’incarico. È comunque escluso il cumulo degli incarichi nello stesso esercizio, anche se da assolversi per conto di amministrazioni diverse. Per l’osservanza dei predetti limiti l’incaricando è tenuto a dichiarare per iscritto, sotto sua personale responsabilità che nei suoi confronti non ricorre alcuna delle ipotesi di esclusione stabilite dal precedente comma. Il conferimento dell’incarico è, altresì, subordinato ad apposito nulla osta dell’amministrazione di appartenenza, ove trattasi di pubblico dipendente. Il compenso è stabilito, in relazione all’importanza ed alla durata dell’incarico, con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro del tesoro. ––––––––––– L’art. 21, co. 1, L. 26 marzo 2001, n. 128 ha disposto che «Ai fini di cui all’articolo 6 della legge 1° aprile 1981, n. 121, le Forze di Polizia conferiscono senza ritardo al Centro elaborazione dati del Dipartimento della pubblica sicurezza, istituito dall’articolo 8 della medesima legge, le notizie e le informazioni acquisite nel corso delle attività di prevenzione e repressione dei reati e di quelle amministrative». Art. 7. Natura e entità dei dati e delle informazioni raccolte. Le informazioni e i dati di cui all’art. 6, lett. a), devono riferirsi a notizie risultanti da documenti che comunque siano conservati dalla pubblica amministrazione o da enti pubblici, o risultanti da sentenze o provvedimenti dell’autorità giudiziaria o da atti concernenti l’istituzione penale acquisibili ai sensi dell’art. 165 ter del codice di procedura penale o da indagini di polizia. In ogni caso è vietato raccogliere informazioni e dati sui cittadini per il solo fatto della loro razza,

fede religiosa od opinione pubblica, o della loro adesione ai principi di movimenti sindacali, cooperativi, assistenziali, culturali, nonché per la legittima attività che svolgano come appartenenti ad organizzazioni legalmente operanti nei settori sopraindicati. Possono essere acquisite informazioni relative ad operazioni o posizioni bancarie nei limiti richiesti da indagini di polizia giudiziaria e su espresso mandato dell’autorità giudiziaria, senza che possa essere opposto il segreto da parte degli organi responsabili delle aziende di credito o degli istituti di credito di diritto pubblico. Possono essere altresì acquisiti le informazioni e i dati di cui all’art. 6 in possesso delle polizie degli Stati appartenenti alla Comunità economica europea e di quelli di confine, nonché di ogni altro Stato con il quale siano raggiunge specifiche intese in tal senso. Possono essere inoltre comunicati alle polizie indicate al precedente comma le informazioni e i dati di cui all’art. 6, che non siano coperti da segreto istruttorio. Art. 8. Istituzione del Centro elaborazione dati. È istituito presso il Ministero dell’interno, nell’ambito dell’ufficio di cui alla lett. c) del primo comma dell’articolo 5, il Centro elaborazione dati, per la raccolta delle informazioni e dei dati di cui all’articolo 6, lett. a), e all’articolo 7 (1). Il Centro provvede alla raccolta, elaborazione, classificazione e conservazione negli archivi magnetici delle informazioni e dei dati nonché alla loro comunicazione ai soggetti autorizzati, indicati nell’articolo 9, secondo i criteri e le norme tecniche fissati ai sensi del comma seguente. Con decreto del Ministro dell’interno è costituita una commissione tecnica, presieduta dal funzionario preposto all’ufficio di cui alla lett. c) del primo comma dell’articolo 5, per la fissazione dei criteri e delle norme tecniche per l’espletamento da parte del Centro delle operazioni di cui al comma precedente e per il controllo tecnico sull’osservanza di tali criteri e norme da parte del personale operante presso il Centro stesso. I criteri e le norme tecniche predetti divengono esecutivi con l’approvazione del Ministro dell’interno (1). ––––––––––– (1) Comma così modificato dall’art. 4, D.L. 31 marzo 2005, n. 45, conv., con modif., dalla L. 31 maggio 2005, n. 89. Il co. 4 è stato abrogato dall’art. 43 L. 31 dicembre 1996, n. 675. Tale abrogazione è stata poi ribadita dall’art. 196, D.Lgs 20 giugno 2003, n. 196. Vedi anche nota sub art. 6. Art. 9. Accesso ai dati ed informazioni e loro uso. L’accesso ai dati e alle informazioni conservati negli archivi automatizzati del Centro di cui all’articolo precedente e la loro utilizzazione sono

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consentiti agli ufficiali di polizia giudiziaria appartenenti alle forze di polizia, agli ufficiali di pubblica sicurezza e ai funzionari dei servizi di sicurezza, nonché agli agenti di polizia giudiziaria delle forze di polizia debitamente autorizzati ai sensi del secondo comma del successivo art. 11 (1). L’accesso ai dati e alle informazioni di cui al comma precedente è consentito all’autorità giudiziaria ai fini degli accertamenti necessari per i procedimenti in corso e nei limiti stabiliti dal codice di procedura penale. È comunque vietata ogni utilizzazione delle informazioni e dei dati predetti per finalità diverse da quelle previste dall’art. 6, lett. a). È altresì vietata ogni circolazione delle informazioni all’interno della pubblica amministrazione fuori dei casi indicati nel primo comma del presente articolo. ––––––––––– Il co. 4 è stato abrogato dall’art. 43 L. 31 dicembre 1996, n. 675. Tale abrogazione è stata poi ribadita dall’art. 196, D.Lgs 20 giugno 2003, n. 196. (1) Comma così modif. dall’art. 26 L. 10 ottobre 1986, n. 668. Art. 10. Controlli (1). 1. Il controllo sul Centro elaborazione dati è esercitato dal Garante per la protezione dei dati personali, nei modi previsti dalla legge e dai regolamenti. 2. I dati e le informazioni conservati negli archivi del Centro possono essere utilizzati in procedimenti giudiziari o amministrativi soltanto attraverso l’acquisizione delle fonti originarie indicate nel primo comma dell’articolo 7, fermo restando quanto stabilito dall’articolo 240 del codice di procedura penale. Quando nel corso di un procedimento giurisdizionale o amministrativo viene rilevata l’erroneità o l’incompletezza dei dati e delle informazioni, o l’illegittimità del loro trattamento, l’autorità precedente ne dà notizia al Garante per la protezione dei dati personali. 3. La persona alla quale si riferiscono i dati può chiedere all’ufficio di cui alla lettera c) del primo comma dell’articolo 5 la conferma dell’esistenza di dati personali che lo riguardano, la loro comunicazione in forma intellegibile e, se i dati risultano trattati in violazione di vigenti disposizioni di legge o di regolamento, la loro cancellazione o trasformazione in forma anonima (2). 4. Esperiti i necessari accertamenti, l’ufficio comunica al richiedente, non oltre trenta giorni dalla richiesta, le determinazioni adottate. L’ufficio può omettere di provvedere sulla richiesta se ciò può pregiudicare azioni od operazioni a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica o di prevenzione e repressione della criminalità, dandone informazione al Garante per la protezione dei dati personali. 5. Chiunque viene a conoscenza dell’esistenza di dati personali che lo riguardano, trattati anche in forma non automatizzata in violazione di disposizioni

di legge o di regolamento, può chiedere al tribunale del luogo ove risiede il titolare del trattamento di compiere gli accertamenti necessari e di ordinare la rettifica, l’integrazione, la cancellazione o la trasformazione in forma anonima dei dati medesimi. ––––––––––– (1) Articolo così sostituito dall’art. 175, D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali), in vigore dal 1° gennaio 2004 per effetto di quanto disposto dall’art. 186 del decreto legislativo citato. (2) Comma così modificato dall’art. 4, D.L. 31 marzo 2005, n. 45, conv., con modif., dalla L. 31 maggio 2005, n. 89. Art. 11. Procedure. Mediante regolamento, da emanarsi entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro di grazia e giustizia, sono stabilite le procedure per la raccolta dei dati e delle informazioni di cui all’art. 6, lett. a), e all’art. 7, per l’accesso e la comunicazione dei dati stessi ai soggetti previsti dall’art. 9, nonché per la correzione o cancellazione dei dati erronei e la integrazione di quelli incompleti. Un particolare regime di autorizzazioni da parte dei capi dei rispettivi uffici e servizi, quando non siano questi stessi a fare diretta richiesta dei dati e delle informazioni, deve essere previsto dal regolamento per i soggetti indicati nel primo comma dell’art. 9. Art. 12. Sanzioni. Il pubblico ufficiale che comunica o fa uso di dati ed informazioni in violazione delle disposizioni della presente legge, o al di fuori dei fini previsti dalla stessa, è punito, salvo che il fatto costituisca più grave reato, con la reclusione da uno a tre anni. Se il fatto è commesso per colpa, la pena è della reclusione fino a sei mesi. ––––––––––– Vedi anche art. 21, L. 26 marzo 2001, n. 128, recante “Interventi legislativi in materia di tutela della sicurezza dei cittadini”. Art. 13. Prefetto. Il prefetto è autorità provinciale di pubblica sicurezza. Il prefetto ha la responsabilità generale dell’ordine e della sicurezza pubblica della provincia e sovraintende all’attuazione delle direttive emanate in materia. Assicura unità di indirizzo e coordinamento dei compiti e delle attività degli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza nella provincia, promuovendo le misure occorrenti (1). A tali fini il prefetto deve essere tempestivamente informato dal questore e dai comandanti provinciali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di finanza su quanto comunque abbia attinenza con l’ordine e la sicurezza pubblica nella provincia.

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Il prefetto dispone della forza pubblica e delle altre forze eventualmente poste a sua disposizione in base alle leggi vigenti e ne coordina le attività. Il prefetto trasmette al Ministro dell’interno relazioni sull’attività delle forze di polizia in riferimento ai compiti di cui al presente articolo. Il prefetto tiene informato il commissario del Governo nella regione sui provvedimenti che adotta nell’esercizio dei poteri ad esso attribuiti dalla presente legge. ––––––––––– (1) Il secondo comma è stato modificato dall’art. 12 L. 12 luglio 1991, n. 203. Vedi anche l’art. 18, L. 26 marzo 2001, n. 128 in tema di personale militare delle Forze Armate posto a disposizione dei prefetti per l’impiego nella sorveglianza e nel controllo di obiettivi fissi. Art. 14. Questore. Il questore è autorità provinciale di pubblica sicurezza. Il questore ha la direzione, la responsabilità e il coordinamento, a livello tecnico operativo, dei servizi di ordine e di sicurezza pubblica e dell’impiego a tal fine della forza pubblica e delle altre forze eventualmente poste a sua disposizione. A tale scopo il questore deve essere tempestivamente informato dai comandanti locali dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza su quanto comunque abbia attinenza con l’ordine e la sicurezza pubblica. Art. 15. Autorità locali di pubblica sicurezza. Sono autorità locali di pubblica sicurezza il questore nel capoluogo di provincia e i funzionari preposti ai commissariati di polizia aventi competenza negli altri comuni. Ove non siano istituiti commissariati di polizia, le attribuzioni di autorità locale di pubblica sicurezza sono esercitate dal sindaco quale ufficiale di Governo. Quando eccezionali esigenze di servizio lo richiedono, il prefetto, o il questore su autorizzazione del prefetto, può inviare funzionari della Polizia di Stato, nei comuni di cui al comma precedente, per assumere temporaneamente la direzione dei servizi di pubblica sicurezza. Resta in tale caso sospesa la competenza dell’autorità locale di pubblica sicurezza. Le autorità provinciali di pubblica sicurezza, ai fini dell’ordine e della sicurezza pubblica e della prevenzione e difesa dalla violenza eversiva, sollecitano la collaborazione delle amministrazioni locali e mantengono i rapporti con i sindaci dei comuni. Art. 16. Forze di polizia. Ai fini della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, oltre alla Polizia di Stato sono forze di polizia, fermi restando i rispettivi ordinamenti e dipendenze: a) l’Arma dei carabinieri, quale forza armata in servizio permanente di pubblica sicurezza; b) il Corpo della guardia di finanza per il con-

corso al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica. Fatte salve le rispettive attribuzioni e le normative dei vigenti ordinamenti, sono altresì forze di polizia e possono essere chiamati a concorrente nell’espletamento di servizi di ordine e sicurezza pubblica il Corpo degli agenti di custodia e il Corpo forestale dello Stato. Le forze di polizia possono essere utilizzate anche per il servizio di pubblico soccorso. Art. 17. Funzioni e servizi di polizia giudiziaria. Le funzioni di polizia giudiziaria sono svolte alla dipendenza e sotto la direzione dell’autorità giudiziaria, in conformità a quanto stabilito dal codice di procedura penale. A tal fine, il dipartimento della pubblica sicurezza provvede, nei contingenti necessari, determinati dal Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro di grazia e giustizia, all’istituzione e all’organizzazione dei servizi di polizia giudiziaria anche in base alle direttive impartite dal Ministro dell’interno nell’esercizio delle sue attribuzioni di coordinamento. Art. 18. Comitato nazionale dell’ordine e della sicurezza pubblica. Presso il Ministero dell’interno è istituito il Comitato nazionale dell’ordine e della sicurezza pubblica quale organo ausiliario di consulenza del Ministro dell’interno per l’esercizio delle sue attribuzioni di alta direzione e di coordinamento in materia di ordine e sicurezza pubblica. Il Comitato è presieduto dal Ministro dell’interno ed è composto da un Sottosegretario di Stato per l’interno, designato dal Ministro, con funzioni di vice presidente, dal capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza, dal comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, dal comandante generale del Corpo della guardia di finanza. Del Comitato fa parte anche il direttore generale dell’Amministrazione penitenziaria (1). Il Ministro dell’interno può chiamare a partecipare alle riunioni del Comitato dirigenti generali del Ministero dell’interno, l’ispettore generale del Corpo delle capitanerie di porto, nonché altri rappresentanti dell’amministrazione dello Stato e delle forze armate; può invitare alle stesse riunioni componenti dell’ordine giudiziario, di intesa con il procuratore competente. Un funzionario con qualifica dirigenziale espleta le funzioni di segretario del Comitato. ––––––––––– (1) Il secondo comma è stato modificato dall’art. 12 L. 12 luglio 1991, n. 203. Art. 19. Attribuzioni del Comitato nazionale. Il Comitato esamina ogni questione di carattere generale relativa alla tutela dell’ordine ed organizzazione delle forze di polizia ad esso sottoposta dal Ministro dell’interno. Il Comitato deve esprimersi:

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a) sugli schemi dei provvedimenti di carattere generale concernenti le forze di polizia; b) sui piani per l’attribuzione delle competenze funzionali e territoriali alle forze di polizia; c) sulla pianificazione finanziaria relativa alle forze di polizia; d) sulla pianificazione dei servizi logistici e amministrativi di carattere comune alle forze di polizia; e) sulla pianificazione della dislocazione e del coordinamento delle forze di polizia e dei loro servizi tecnici; f) sulle linee generali per l’istruzione, l’addestramento, la formazione e la specializzazione del personale delle forze di polizia. Art. 20. Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica (1). Presso la prefettura è istituito il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, quale organo ausiliario di consulenza del prefetto per l’esercizio delle sue attribuzioni di autorità provinciale di pubblica sicurezza (2). Il comitato è presieduto dal prefetto ed e’ composto dal questore, dal sindaco del comune capoluogo e dal presidente della provincia, dai comandanti provinciali dell’Arma dei Carabinieri e del Corpo della Guardia di Finanza, e del Corpo forestale dello Stato, nonché dai sindaci degli altri comuni interessati, quando devono trattarsi questioni riferibili ai rispettivi ambiti territoriali (3). Ai fini della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, nonché della prevenzione dei reati, il prefetto può chiamare a partecipare alle sedute del Comitato le autorità locali di pubblica sicurezza e i responsabili delle amministrazioni dello Stato interessate ai problemi da trattare, con particolare riguardo ai responsabili dei competenti uffici dell’Amministrazione penitenziaria, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, del Corpo forestale dello Stato, del Corpo delle capitanerie di porto, e, d’intesa con il presidente della provincia o con il sindaco, i responsabili degli altri uffici delle Amministrazioni locali interessate o della polizia municipale (4). Il prefetto può invitare alle stesse riunioni componenti dell’ordine giudiziario d’intesa con il procuratore della Repubblica competente. Alla convocazione e alla formazione dell’ordine del giorno del comitato provvede il prefetto. La convocazione è in ogni caso disposta quando lo richiede il sindaco del comune capoluogo di provincia per la trattazione di questioni attinenti alla sicurezza della comunità locale o per la prevenzione di tensioni o conflitti sociali che possono comportare turbamenti dell’ordine o della sicurezza pubblica in ambito comunale. Per la trattazione delle medesime questioni, su richiesta del sindaco, è altresì integrato, ove occorra, l’ordine del giorno del comitato. ––––––––––– (1) Articolo così modificato dall’art. 1 D.Lgs. 279/99.

(2) Le Prefetture hanno ora assunto la denominazione di Uffici Territoriali di Governo, in relazione all’art. 11 D.Lgs. 17 maggio 2000, n. 287. (3) Comma da ultimo così modificato dall’art. 5, L. 6 febbraio 2004, n. 36. (4) Il comma 3 è stato prima sostituito dall’art. 16, L. 26 marzo 2001, n. 128 e poi così modificato dall’art. 4, D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 472. Art. 21. Collegamenti e sale operative comuni tra le forze di polizia. Il Ministro dell’interno, nell’esercizio delle sue attribuzioni di coordinamento, impartisce direttive ed emana provvedimenti per stabilire collegamenti tra le sale operative delle forze di polizia e istituisce, in casi di particolare necessità, con proprio decreto, di concerto con i Ministri interessati, sale operative comuni. Art. 22. Scuola di perfezionamento per le forze di polizia. È istituita, presso il dipartimento della pubblica sicurezza, la scuola di perfezionamento per le forze di polizia. I corsi svolti dalla scuola sono indirizzati all’alta formazione e all’aggiornamento dei funzionari e degli ufficiali delle forze di polizia per un’adeguata e qualificata preparazione nelle materie attinenti ai compiti istituzionali. La frequenza e il superamento con esito favorevole dei corsi costituisce titolo per l’avanzamento di carriera. Con regolamento da emanarsi con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno, si provvede a stabilire i criteri e le modalità di ammissione alla scuola, di nomina dei docenti e di svolgimento dei corsi, nonché a determinare le strutture e l’ordinamento della scuola (1). ––––––––––– (1) Vedi D.P.R. 11 giugno 1986, n. 423. Approvazione del Regolamento della Scuola di perfezionamento per le forze di polizia. CAPO II ORDINAMENTO DELL’AMMINISTRAZIONE DELLA PUBBLICA SICUREZZA Art. 23. Personale dell’Amministrazione della pubblica sicurezza. Il Corpo delle guardie di pubblica sicurezza e il Corpo di polizia femminile sono disciolti. Gli appartenenti ai ruoli del personale civile della carriera direttiva della pubblica sicurezza e gli appartenenti ai ruoli dei corpi di cui al primo comma entrano a fare parte dei ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, secondo le modalità e in base alle norme di inquadramento indicate dalla presente legge e dai decreti da emanare ai sensi dell’art. 36.

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I ruoli del personale di cui al precedente comma che esplica funzioni di polizia, quelli del personale che svolge attività tecnica o scientifica attinente ai servizi di polizia, nonché quelli del personale che esplica attività di carattere professionale attinente ai servizi di polizia di cui all’art. 36, assumono la denominazione di ruoli della Polizia di Stato. Il trattamento economico va differenziato in modo da tener conto prioritariamente delle specifiche attività istituzionali assolte dal personale che esplica funzioni di polizia rispetto a quello appartenente agli altri ruoli che fanno parte della Polizia di Stato. Al personale appartenente ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, per quanto non previsto dalla presente legge, si applicano, in quanto compatibili, le norme relative agli impiegati civili dello Stato. Il personale appartenente ai ruoli degli operai permanenti delle scuole di polizia ed al ruolo degli operai dei magazzini del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza entra a far parte dei ruoli dell’Amministrazione civile dell’interno secondo le disposizioni di cui all’art. 40. Art. 24. Compiti istituzionali della Polizia di Stato. La Polizia di Stato esercita le proprie funzioni al servizio delle istituzioni democratiche e dei cittadini sollecitandone la collaborazione. Essa tutela l’esercizio delle libertà e dei diritti dei cittadini; vigila sull’osservanza delle leggi, dei regolamenti e dei provvedimenti della pubblica autorità; tutela l’ordine e la sicurezza pubblica; provvede alla prevenzione e alla repressione dei reati; presta soccorso in caso di calamità ed infortuni. Art. 25. Personale della Polizia di Stato. La Polizia di Stato espleta i servizi di istituto con personale maschile e femminile con parità di attribuzioni, di funzioni, di trattamento economico e di progressione di carriera. I requisiti psico-fisici e attitudinali, di cui debbono essere in possesso gli appartenenti ai ruoli della Polizia di Stato, che esplicano funzioni di polizia, sono stabiliti con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno. Art. 26. Trasferimento di compiti e di attribuzioni. I compiti e le attribuzioni svolti dalla direzione generale della pubblica sicurezza del Ministero dell’interno, dagli uffici da essa dipendenti e dai disciolti corpi di cui all’art. 23 sono esercitati dall’Amministrazione della pubblica sicurezza e dagli uffici da essa dipendenti, secondo le disposizioni della presente legge. Art. 27. Bandiere e decorazioni. Le bandiere appartenenti e le decorazioni concesse al Corpo delle guardie di pubblica sicurezza e al Corpo della polizia femminile sono attribuite alla Polizia di Stato.

Art. 28. Dotazioni. Le attrezzature, i mezzi, gli strumenti, gli equipaggiamenti, i beni immobili ed ogni altra dotazione appartenenti ai corpi di cui all’art. 23 sono attribuiti all’Amministrazione della pubblica sicurezza. Art. 29. Accordi e convenzioni con le forze armate. Gli accordi per l’uso delle attrezzature militari, gli impegni di assistenza e le convenzioni con enti e con le forze armate, vigenti per il personale civile di pubblica sicurezza e per il Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, si applicano all’Amministrazione della pubblica sicurezza, salvo che sia diversamente disposto dal Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro competente. Art. 30. Armamento e divise. I criteri per la determinazione dell’armamento in dotazione all’Amministrazione della pubblica sicurezza e al personale dei ruoli della suddetta Amministrazione che svolge funzioni di polizia sono stabiliti, anche in difformità alle vigenti norme in materia di armi, con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’interno, di concerto con i Ministri della difesa e delle finanze, sentito il Comitato nazionale dell’ordine e della sicurezza pubblica. Il Ministro dell’interno con proprio decreto determina le caratteristiche delle divise degli appartenenti alla Polizia di Stato nonché i criteri generali concernenti l’obbligo e le modalità d’uso. [Art. 31. Ordinamento dell’Amministrazione della pubblica sicurezza. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 11 D.P.R. 22 marzo 2001, n. 208. Per la nuova articolazione dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, vedi gli artt. 2 e segg. D.P.R. n. 208/2001 cit. Art. 32. Questure e uffici dipendenti. La questura è ufficio provinciale, che assolve compiti di direzione e organizzazione dei servizi operativi, nonché le funzioni attribuite dalle leggi e dai regolamenti vigenti. I commissariati e i posti di polizia sono istituiti in relazione ad appositi indici determinati dall’ufficio di cui all’art. 5 lett. a), tenendo presenti i fattori incidenti sull’ordine e la sicurezza pubblica e debbono essere diretti a realizzare un ampio decentramento di funzioni e l’impiego di personale nei comuni e nei quartieri, particolarmente ai fini della prevenzione. Il dipartimento della pubblica sicurezza può autorizzare i questori a delegare funzioni di polizia amministrativa, con esclusione di quelle attinenti alle misure di prevenzione, ai dirigenti dei commissariati. ––––––––––– Per l’ordinamento delle questure, vedi art. 3 D.P.R. 22 marzo 2001, n. 208.

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Art. 33. Reparti mobili. I reparti mobili sono istituiti per la tutela dell’ordine pubblico e per esigenze di pubblico soccorso. I predetti reparti o unità organiche degli stessi possono essere chiamati a concorrere ad altre operazioni di pubblica sicurezza e ai servizi di istituto svolti dagli organi territoriali di polizia, previa autorizzazione del capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza. Ai reparti mobili in servizio di ordine pubblico è assegnato, di norma, personale maschile. L’obbligo di permanenza in caserma è stabilito con apposite norme contenute nel regolamento di servizio di cui all’art. 111. I reparti mobili debbono disporre di attrezzature atte a prestare soccorso in caso di calamità, il personale che vi presta servizio dovrà essere preparato allo speciale impiego. [Art. 34. Uffici di polizia stradale, ferroviaria, postale e di frontiera. Gli uffici di polizia stradale, ferroviaria, postale e di frontiera provvedono, ai livelli di propria competenza territoriale, alla direzione e al coordinamento operativo dei rispettivi uffici in cui si articolano. Gli appartenenti ai predetti uffici concorrono alle operazioni di polizia svolte dagli organi territoriali e dai reparti mobili secondo le norme stabilite con il regolamento di servizio di cui all’art. 111, primo comma. Ai fini dell’attuazione del coordinamento di cui al capo primo, i dirigenti degli uffici suddetti devono riferire al questore relativamente alle questioni concernenti l’ordine e la sicurezza pubblica.] (1) ––––––––––– (1) Articolo abrogato dall’art. 11 D.P.R. 22 marzo 2001, n. 208. Vedi, ora, l’art. 4 D.P.R. 208/2001 cit. Art. 35. Soppressione dell’Ufficio antidroga. Fermi restando i compiti del Ministro dell’interno in materia di coordinamento e di pianificazione delle forze di polizia di cui all’art. 6 della presente legge, è abrogato l’art. 7 della L. 22 dicembre 1975, n. 685. I compiti e le attribuzioni già conferite all’ufficio di cui all’art. 7 della legge citata nel comma precedente sono attribuiti al dipartimento della pubblica sicurezza, presso il quale è istituito un apposito servizio della Direzione centrale della polizia criminale, in cui confluiscono il personale, le strutture e le dotazioni dell’ufficio stesso. CAPO III ORDINAMENTO DEL PERSONALE Art. 36. Ordinamento del personale. Il Governo della Repubblica è delegato ad emanare, entro dodici mesi dall’entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti aventi valore di legge ordinaria per

provvedere alla determinazione dell’ordinamento del personale dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, da armonizzarsi, con gli opportuni adattamenti, alle previsioni di cui agli artt. 2, 3 e 4 della L. 11 luglio 1980, n. 312, con l’osservanza dei seguenti principi e criteri direttivi: I) istituzione di ruoli per il personale che esplica funzioni di polizia, di ruoli per il personale che svolge attività tecnico-scientifica o tecnica anche di carattere esecutivo, attinenti ai servizi di polizia, nonché di ruoli per il personale che esplica mansioni di carattere professionale attinenti ai servizi di polizia per il cui esercizio occorre l’iscrizione in albi professionali. All’espletamento delle funzioni di carattere istituzionale si provvede con personale appartenente ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza. All’espletamento delle funzioni di carattere amministrativo, contabile e patrimoniale, nonché delle mansioni esecutive non di carattere tecnico ed operaie si provvede con personale appartenenti ai ruoli dell’Amministrazione civile dell’interno; II) suddivisione del personale, che esplica funzioni di polizia, nel ruolo degli agenti, ruolo degli assistenti, ruolo dei sovrintendenti, ruolo degli ispettori, ruolo dei commissari e ruolo dei dirigenti, con l’osservanza delle seguenti disposizioni: 1) al personale appartenente al ruolo degli agenti sono attribuite mansioni esecutive con il margine di iniziativa e di discrezionalità inerente alla qualifica di agente di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria; in relazione all’anzianità e ai meriti di servizio devono essere previste almeno due qualifiche, ferme restando le mansioni suddette; 2) al personale appartenente al ruolo degli assistenti sono attribuite mansioni esecutive con il margine di iniziativa e di discrezionalità inerente alla qualifica di agente di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria, nonché eventuali incarichi specialistici, di coordinamento e di comando di uno o più agenti di servizio operativo; sono previste almeno tre qualifiche e a quella più elevata viene attribuita la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria; 3) al personale appartenente al ruolo dei sovrintendenti sono attribuite funzioni nello stesso ambito, ma di più alto livello rispetto a quelle di cui al numero precedente, con il margine di iniziativa e di discrezionalità inerente alla qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria, nonché funzioni di comando di posti di polizia o di piccole unità operative cui impartisce ordini dei quali controlla l’esecuzione e di cui risponde; devono essere previste almeno quattro qualifiche e determinate le corrispondenti funzioni; 4) al personale appartenente al ruolo degli ispettori sono attribuite specifiche funzioni di sicurezza pubblica e di polizia giudiziaria, con particolare riguardo all’attività investigativa; sono altresì attribuite funzioni di direzione, di indirizzo e coordinamento di unità operative e la responsabilità per le di-

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rettive o istruzioni impartite nelle predette attività e per i risultati conseguiti. In caso di temporanea assenza o di impedimento, possono sostituire il titolare nella direzione di uffici o di reparti. Devono essere previste quattro qualifiche e determinate le corrispondenti funzioni; 5) al personale appartenente al ruolo dei commissari sono attribuite funzioni di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria, di direzione di uffici, di comando di reparti, implicanti un responsabile apporto professionale e la valutazione di opportunità nell’ambito delle direttive ricevute; devono essere previste almeno quattro qualifiche e determinate le corrispondenti funzioni; 6) al personale appartenente al ruolo dei dirigenti sono attribuite, ove occorra, oltre alle funzioni già previste dal D.P.R. 30 giugno 1972, n. 748, le funzioni che si renderà eventualmente necessario prevedere nel contesto del nuovo ordinamento dell’Amministrazione della pubblica sicurezza; III) suddivisione del personale che svolge attività tecnico-scientifica o tecnica anche di carattere esecutivo, attinente ai servizi di polizia, in ruoli da determinare in relazione alle funzioni attribuite ed ai contenuti di professionalità richiesti; determinazione delle qualifiche e delle corrispondenti funzioni; IV) suddivisione del personale che esplica mansioni di carattere professionale, per il cui esercizio è richiesta l’iscrizione in appositi albi, in ruoli da determinare in relazione alle funzioni attribuite ed ai contenuti di professionalità richiesti; determinazione delle qualifiche e delle corrispondenti funzioni; V) previsione che, fino a quando le esigenze di servizio non saranno soddisfatte dal personale che espleta attività amministrative, contabili e patrimoniali e dal personale appartenente ai ruoli da istituire secondo quanto previsto dai precedenti punti III) e IV), il personale civile della pubblica sicurezza, del Corpo di polizia femminile e del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza che, all’entrata in vigore della presente legge, espleta le suddette attività, continuerà, salvo esigenze di servizio e fermo restando l’inquadramento cui avrà diritto, a svolgere le attività nelle quali è impiegato; eguale disciplina è riservata al personale adibito a svolgere attività assistenziali o ad esse connesse; VI) previsione che il personale di cui al precedente punto V) acceda a domanda e previa prova pratica nelle varie qualifiche funzionali dei ruoli stessi – fino a quella corrispondente alla qualifica apicale del ruolo direttivo – in relazione alle mansioni esercitate all’atto del passaggio in tali ruoli, fino alla copertura di non oltre il cinquanta per cento rispettivamente dei posti previsti per l’esercizio di dette mansioni amministrative, contabili e patrimoniali e delle dotazioni organiche dei ruoli di cui ai precedenti punti III) e IV); VII) previsione che dopo l’applicazione del precedente punto VI) possa accedere, a domanda e previa

prova pratica, nel limite del 50 per cento dei posti disponibili per ogni qualifica, nelle varie qualifiche dei ruoli di cui ai precedenti punti III) e IV) anche personale proveniente da altre amministrazioni dello Stato, che svolga attività tecniche proprie delle qualifiche stesse; previsione che al suddetto personale venga attribuito il trattamento economico più favorevole, convertendo in scatti d’anzianità la parte del precedente trattamento eventualmente eccedente quello previsto nei nuovi ruoli; VIII) previsione, nella determinazione delle funzioni per il personale di cui ai punti II), III) e IV) di compiti di formazione e istruzione; IX) previsione che prima di procedere all’inquadramento di cui al punto X): 1) venga riconosciuto ad ogni effetto giuridico e amministrativo il servizio prestato in posizione di ausiliario dai funzionari con questa qualifica, nominati dopo il 25 aprile 1945 e transitati successivamente in ruolo; 2) agli ufficiali del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza si applichino, con la stessa decorrenza, i benefici di progressione della carriera derivati ai funzionari di pubblica sicurezza dalla L. 11 luglio 1980, n. 312; 3) agli ufficiali fino al grado di tenente colonnello prima di procedere alle operazioni di cui al punto X), n. 19), si estendono, ai fini esclusivamente giuridici, i criteri di progressione in carriera fino alla qualifica di vice questore aggiunto previsti per i funzionari di pubblica sicurezza anche prima dell’entrata in vigore della L. 11 luglio 1980, n. 312. Restano fermi i criteri per la valutazione dell’anzianità fissati al punto X), n. 19), e quelli per il passaggio alla dirigenza di cui al punto XIII); 4) la dotazione organica dei primi dirigenti della polizia femminile sia elevata da quattro a venti unità e all’attribuzione dei posti portati in aumento si provveda secondo i criteri e le modalità di cui alla L. 30 settembre 1978, n. 583; X) determinazione, per ciascuno dei ruoli istituiti e, ove occorra, per singole qualifiche, delle dotazioni organiche, in modo da assicurare la funzionalità dell’ordinamento e l’efficienza delle strutture dell’amministrazione e da evitare che il personale venga distolto dai compiti specificamente previsti per ogni ruolo, In particolare: 1) previsione che il personale avente attualmente il grado di guardia e guardia scelta venga inquadrato nelle qualifiche del ruolo degli agenti secondo l’anzianità di servizio; 2) previsione che il personale avente attualmente la qualifica di appuntato venga inquadrato nel ruolo degli assistenti secondo i seguenti criteri: 2a) inquadramento della prima qualifica degli appuntati che abbiano fino a quindici anni di anzianità di servizio rispettando l’ordine di ruolo; 2b) inquadramento nella qualifica intermedia degli

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appuntati che abbiano fino a ventiquattro anni di anzianità di servizio rispettando l’ordine di ruolo; 2c) inquadramento nella qualifica finale degli appuntati che abbiano superato i ventiquattro anni di anzianità di servizio o i dieci anni di anzianità di grado rispettando l’ordine di ruolo; 3) previsione che il personale avente, alla data di entrata in vigore della presente legge, il grado di appuntato, e che sia risultato idoneo nei concorsi per il conferimento del grado di vicebrigadiere di pubblica sicurezza, venga inquadrato nella seconda qualifica del ruolo dei sovrintendenti, in soprannumero riassorbibile con la cessazione dal servizio del personale posto in questa posizione, rispettando l’ordine cronologico dei singoli concorsi e nell’ambito di ciascun concorso la graduatoria di merito per gli appuntati; 4) previsione che il personale avente, alla data di entrata in vigore della presente legge, il grado di vice-brigadiere venga inquadrato, anche in soprannumero, nella seconda qualifica del ruolo dei sovrintendenti e quello appartenente al ruolo dei brigadieri nella terza qualifica del ruolo dei sovrintendenti; 5) previsione che i marescialli siano inquadrati nelle quattro qualifiche del ruolo degli ispettori in ragione delle sottelencate aliquote: 5a) la metà dei posti disponibili nella qualifica finale; 5b) i tre quinti dei posti disponibili nelle qualifiche intermedie; 5c) i due quinti dei posti disponibili nella qualifica iniziale; 6) previsione che l’inquadramento di cui al numero precedente abbia luogo nel seguente modo: 6a) nella qualifica finale, secondo l’ordine di graduatoria, i marescialli carica speciale, che abbiano superato un concorso per titoli di servizio, i marescialli di I classe scelti e di I classe, che abbiano superato un concorso interno per titoli di servizio e colloquio, fino alla copertura dell’aliquota prevista nel numero 5a); 6b) nella terza qualifica, i marescialli carica speciale che non abbiano superato il concorso o che non vi abbiano partecipato, nonché, fino alla copertura dell’aliquota prevista dal numero 5b), i marescialli di I classe scelti e di I classe, che, idonei al suddetto concorso interno per titoli e colloquio, non abbiano trovato collocazione nella qualifica finale per mancanza di posti disponibili; 6c) nella seconda o nella prima qualifica, fino alla copertura delle aliquote previste dai numeri 5b) e 5c), i marescialli di I classe scelti e di I classe che idonei al suddetto concorso interno per titoli e colloquio, non abbiano trovato collocazione nella terza o nella seconda qualifica per mancanza di posti disponibili; 6d) previsione che il personale di cui ai numeri 6b) e 6c) sia inquadrato nella seconda e poi nella terza e quindi nella quarta qualifica del ruolo degli ispetto-

ri, secondo l’ordine della graduatoria e ove non abbia successivamente demeritato in ragione dei posti che si rendano nel tempo disponibili in quelle qualifiche e nei limiti delle aliquote di cui al numero 5); 7) previsione che, ultimato l’inquadramento di cui ai precedenti punti e verificata la disponibilità di posti nella terza, nella seconda o nella prima qualifica del ruolo degli ispettori, sia bandito un concorso interno per titoli di servizio e colloquio, riservato ai marescialli di II e III classe; 7a) previsione che il personale che abbia superato il concorso di cui al precedente n. 7), sia inquadrato nella terza, nella seconda o nella prima qualifica del ruolo degli ispettori, fino alla copertura delle aliquote previste dai numeri 5b) e 5c); 7b) previsione che il personale idoneo al concorso di cui al precedente n. 7), che non abbia trovato collocazione nella prima qualifica per mancanza di posti disponibili, sia inquadrato, secondo l’ordine di merito, nella qualifica finale del ruolo dei sovrintendenti; 7c) previsione per il personale, di cui ai precedenti numeri 7a) e 7b), sia inquadrato, secondo l’ordine di graduatoria e ove non abbia successivamente demeritato, nella prima e poi nella seconda, nella terza e quindi nella quarta qualifica del ruolo degli ispettori in ragione dei posti che si rendano nel tempo disponibili in quelle qualifiche e nei limiti delle aliquote di cui al n. 5); 8) previsione che i marescialli inquadrati nel ruolo degli ispettori frequentino presso una scuola di polizia un corso di aggiornamento di almeno due mesi; 9) previsione che le assistenti di polizia che abbiano maturato il tredicesimo anno di servizio siano inquadrate nella quarta qualifica del ruolo degli ispettori; previsione che le assistenti fino a 13 anni di servizio siano inquadrate nella terza qualifica del ruolo degli ispettori, con precedenza nel ruolo su coloro che vi accedano successivamente per concorso; 10) previsione che i marescialli di prima classe scelti e di prima classe, che non abbiano superato il concorso per l’accesso al ruolo degli ispettori o che non vi abbiano partecipato, siano inquadrati nella qualifica terminale del ruolo dei sovrintendenti ovvero, a domanda, nell’apposito ruolo ad esaurimento di cui al numero 14); 11) previsione che i marescialli di II e III classe, che non abbiano superato il concorso per l’accesso al ruolo degli ispettori o che non vi abbiano partecipato, siano inquadrati nella III qualifica del ruolo dei sovrintendenti ovvero, a domanda, nell’apposito ruolo ad esaurimento di cui al numero 14); 12) previsione che i marescialli di prima classe scelti e di prima classe, che non abbiano partecipato o non abbiano superato il concorso di cui al numero 6a), siano promossi alla seconda qualifica del ruolo degli ispettori dal giorno precedente a quello della cessazione dal servizio per limite di età, infermità o decesso, con il trattamento economico più favorevole;

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13) previsione che i marescialli di seconda e terza classe, che non abbiano partecipato o non abbiano superato il concorso di cui al numero 7), siano promossi alla qualifica iniziale del ruolo degli ispettori, dal giorno precedente a quello della cessazione dal servizio per limite di età, infermità o decesso, col trattamento economico più favorevole; 14) previsione che i sottufficali, che ne facciano richiesta anche successivamente all’espletamento degli esami per l’accesso alle qualifiche di ispettori, siano inquadrati in appositi ruoli ad esaurimento; 15) previsione che i sottufficiali e gli appuntati del ruolo separato e limitato di cui alle legge 11 luglio 1956, n. 699, 22 dicembre 1960, n. 1600, 14 febbraio 1970, n. 57, 10 ottobre 1974, n. 496, e quelli in soprannumero di cui alla L. 27 febbraio 1963, n. 225, o comunque richiamati in servizio, siano inseriti in un ruolo ad esaurimento, previsione che detto personale possa progredire in carriera secondo le modalità di avanzamento previste per i pari grado del ruolo ordinario e nei limiti delle percentuali stabilite al numero 32); 16) previsione che per il personale di cui al numero 15), all’atto della cessazione dal servizio per qualsiasi causa, si provveda, ai soli fini del trattamento di quiescenza, alla ricostruzione della carriera dalla data di entrata in servizio secondo le norme vigenti per il personale appartenente al ruolo ordinario; 17) previsione che i sottufficiali e gli appuntati che abbiano assunto servizio nel Corpo delle guardie di pubblica sicurezza in qualità di guardie aggiunte e ausiliarie, qualora nel momento del collocamento in congedo per limite di età o per infermità, o all’atto del decesso, non siano stati inquadrati nel ruolo di ispettore, conseguano aumenti periodici pari al 2,50 per cento dello stipendio per ogni triennio o frazione comunque superiore a sei mesi di servizio prestato in qualità di aggiunti o di ausiliari; 18) previsione che i funzionari di pubblica sicurezza sino alla qualifica di vice questore aggiunto e gli ufficiali del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza sino al grado di tenente colonnello del ruolo ordinario siano inquadrati, ferme restando le posizioni occupate nei rispettivi ruoli, nel ruolo direttivo dell’Amministrazione della pubblica sicurezza; 19) previsione che l’inquadramento del personale di cui al numero precedente nell’ambito di ciascuna qualifica, abbia luogo tenendo conto dell’anzianità di servizio e di grado o qualifica, delle promozioni a scelta o per merito comparativo o per meriti eccezionali, dei riconoscimenti ottenuti, delle qualifiche annuali riportate, dei titoli, degli incarichi svolti. L’anzianità di servizio va determinata per i funzionari dalla decorrenza della nomina alla qualifica iniziale e per gli ufficiali dalla data della nomina al grado di sottotenente per gli ufficiali ammessi nel Cor-

po dopo aver partecipato a concorsi di arruolamento riservati ai laureati; 20) previsione che per ispettrici, ispettrici superiori e ispettrici capo aggiunte della polizia femminile, si applichi, relativamente all’inquadramento quanto previsto dai numeri 18 e 19); 21) previsione che i dirigenti superiori, i primi dirigenti, compresi quelli della polizia femminile, i maggiori generali ed i colonnelli siano inquadrati nel ruolo dei dirigenti dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, ferme restando le posizioni occupate nei rispettivi ruoli; 22) previsione che l’inquadramento nelle varie qualifiche, del personale di cui al numero precedente abbia luogo tenendo conto dell’anzianità di servizio e di grado o qualifica, delle promozioni a scelta o per merito comparativo o per meriti eccezionali, dei riconoscimenti ottenuti, delle qualifiche annuali riportate, dei titoli e degli incarichi svolti. Agli adempimenti di cui sopra provvede l’organo collegiale competente di cui all’art. 38. Ai dirigenti generali di pubblica sicurezza e ai tenenti generali si applicano le disposizioni di cui all’art. 42; 23) previsione che i vice questori, collocati nel ruolo ad esaurimento entro la data dell’1 luglio 1980, siano inquadrati nel ruolo dei dirigenti, nella qualifica di primo dirigente in soprannumero da assorbire in sede di revisione delle dotazioni organiche previste dal precedente punto X); 24) previsione che i tenenti colonnelli siano inquadrati, ove ne facciano richiesta, in un ruolo ad esaurimento; 25) previsione che i tenenti colonnelli, appartenenti al ruolo unico separato e limitato o comunque richiamati in servizio, siano inseriti in un ruolo ad esaurimento; previsione che detto personale possa progredire in carriera fino al grado di maggiore generale secondo le modalità di avanzamento stabilite per pari grado del ruolo ordinario e nei limiti delle percentuali stabilite al numero 32); 26) previsione che per il personale di cui al numero 25), all’atto della cessazione dal servizio per qualsiasi causa, si provveda, ai soli fini del trattamento di quiescenza, alla ricostruzione della carriera dalla data di entrata in servizio secondo le norme vigenti per il personale appartenente al ruolo ordinario; 27) previsione che i tenenti generali, i maggiori generali e i colonnelli siano inquadrati, a richiesta, a un ruolo ad esaurimento: previsione che i suddetti ufficiali, qualora richiamati o nella posizione di stato «a disposizione» o «in aspettativa per riduzione dei quadri», siano direttamente inquadrati nel ruolo ad esaurimento predetto; previsione che gli ufficiali del ruoli dei medici siano inquadrati in un ruolo ad esaurimento salvo che all’atto dell’istituzione dei ruoli professionali di cui al punto IV); 28) previsione che le assistenti della polizia femminile con tre anni complessivi di servizio in pos-

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sesso di uno dei diplomi di laurea di cui alla L. 1 dicembre 1966, n. 1082, accedano a domanda alla qualifica iniziale del ruolo dei commissari, nel limite di un sesto dei posti disponibili, mediante il concorso interno per ruoli di servizio e colloquio da espletarsi entro dodici mesi dall’approvazione del provvedimento delegato previsto dal presente articolo, le vincitrici del predetto concorso dovranno frequentare un apposito corso di aggiornamento professionale; 29) previsione che le appartenenti al ruolo delle assistenti della polizia femminile, che ne facciano richiesta, siano inquadrate in un ruolo ad esaurimento osservando l’attuale stato giuridico e l’attuale progressione di carriera, nonché i benefici derivanti dalla normativa vigente alla data di entrata in vigore della presente legge; 30) previsione che alle assistenti della polizia femminile, in servizio all’atto dell’entrata in vigore della presente legge, continui ad applicarsi, per un periodo di dieci anni, la normativa vigente per l’accesso alla carriera direttiva prevista per gli impiegati civili dello Stato; 31) previsione che i sottufficiali e le guardie del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, ove in possesso di uno dei diplomi di laurea richiesti per l’accesso al ruolo dei commissari, e con almeno cinque anni complessivi di servizio, accedano, a domanda, alla qualifica iniziale della carriera di commissario, nei limiti di un quarto nei posti disponibili mediante concorso interno per titoli di servizio e colloquio da espletarsi entro dodici mesi dall’approvazione del provvedimento delegato previsto dal presente articolo. I vincitori del concorso dovranno frequentare un corso di aggiornamento professionale; 32) previsione che al personale inquadrato nei ruoli ad esaurimento appartenente al disciolto Corpo delle guardie di pubblica sicurezza continui ad applicarsi per quanto attiene alla progressione di carriera, la normativa vigente dal momento dell’entrata in vigore della presente legge. Al personale predetto sono estesi i benefici che saranno attribuiti ai corrispondenti gradi delle altre forze di polizia. La progressione in carriera è deliberata dal Consiglio di amministrazione di cui al testo unico approvato con D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, modificato dall’art. 7 della L. 28 ottobre 1970, n. 775. L’avanzamento dei sottufficiali dovrà avvenire in relazione alle cessazioni dal servizio che si determineranno in ciascun ruolo e nei singoli gradi al 31 dicembre di ogni anno. L’aliquota dei tenenti colonnelli da ammettere a valutazione sarà determinata in ragione di 1/6 all’anno dei tenenti colonnelli iscritti nel ruolo e le promozioni da conferire in ragione del 10 per cento degli ufficiali valutati.

All’avanzamento al grado di maggiore generale si procederà ammettendo a valutazione 1/5 all’anno dei colonnelli iscritti nel ruolo e promuovendone uno all’anno. I maggiori generali iscritti nel ruolo ad esaurimento, compresi quelli del ruolo sanitario degli ufficiali medici di polizia al compimento del terzo anno di servizio nel grado, vengono valutati e se dichiarati idonei vengono promossi al grado di tenente generale con decorrenza dal giorno precedente a quello della cessazione dal servizio per limiti di età o per fisica inabilità o per decesso; XI) previsione che il personale dei ruoli ad esaurimento assuma le funzioni e gli obblighi derivanti al personale della Polizia di Stato dalla presente legge, nonché la denominazione delle corrispondenti qualifiche previste nel nuovo ordinamento civile del personale, salva la possibilità di mantenere, a richiesta, la precedente denominazione; XII) previsione che il personale civile di pubblica sicurezza con la qualifica di vice questore del ruolo ad esaurimento e di ispettrice capo del ruolo ad esaurimento di cui all’art. 155, ultimo comma, della L. 11 luglio 1980, n. 312, assolva le funzioni della qualifica apicale del ruolo dei commissari; XIII) previsione che l’accesso al ruolo dei dirigenti, relativamente al personale che esplica funzioni di polizia, avvenga mediante il superamento di un corso di formazione al quale sono ammessi, in numero non inferiore a una volta e mezzo i posti disponibili, coloro che abbiano superato un concorso interno per titoli e per esami, cui hanno diritto di partecipare gli appartenenti alla qualifica terminale del ruolo direttivo o coloro che abbiano almeno nove anni e sei mesi di servizio effettivo nel ruolo che siano in possesso delle qualità necessarie per l’espletamento delle funzioni dirigenziali; determinazione dei criteri per l’ammissione al concorso, tenendo conto dei titoli acquisiti e dell’anzianità di servizio e di qualifica, nonché delle modalità del corso di formazione dirigenziale. Nella prima applicazione della presente legge e fino a diciotto mesi dall’emanazione del provvedimento delegato previsto dal presente articolo, i posti accantonati al 31 dicembre 1980 e quelli che comunque si rendono disponibili nella qualifiche di primo dirigente sono attribuiti mediante scrutinio per merito comparativo secondo i criteri e le modalità di cui alla L. 30 settembre 1978, n. 583; i promossi dovranno frequentare un corso di aggiornamento professionale; XIV) previsione che il personale direttivo di cui ai punti III) e IV) acceda ai ruoli dei dirigenti, ove siano previsti, secondo le modalità di cui al punto XIII); XV) previsione che la promozione alla qualifica di dirigente superiore venga conferita, nei limiti dei posti disponibili al 31 dicembre di ogni anno, ai primi dirigenti che abbiano maturato una anzianità di alme-

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no tre anni nella qualifica, computando anche il periodo trascorso nel ruolo ad esaurimento, secondo criteri di comparazione dei meriti da stabilirsi con particolare riguardo agli incarichi e ai servizi svolti e alla qualità delle mansioni affidate per specifica competenza professionale o come assunzione di particolari responsabilità anche in rapporto alla sede di servizio; previsione che dopo un triennio dall’entrata in vigore della presente legge, i primi dirigenti valutati e non promossi alla qualifica superiore che abbiano compiuto trenta anni di servizio effettivamente prestato, di cui dieci nella qualifica, siano collocati a riposo d’ufficio con la qualifica di dirigente superiore; XVI) determinazione dei criteri per la promozione per merito straordinario anche in soprannumero assorbibile con le vacanze ordinarie degli appartenenti alla Polizia di Stato; XVII) previsione che l’accesso al ruolo di assistente avvenga per anzianità e che l’accesso all’ultimo livello di tale ruolo avvenga dopo aver frequentato con esito positivo un corso di aggiornamento; XVIII) previsione che l’accesso al ruolo di sovrintendente avvenga mediante concorso interno, per esame teorico-pratico, al quale sono ammessi gli appartenenti ai ruoli di agente e di assistente che abbiano almeno quattro anni di servizio complessivo e superino successivamente un corso di formazione tecnico-professionale. Per il personale in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge si applica, per quanto attiene all’anzianità di servizio utile per poter partecipare al concorso a sovrintendente, la normativa attualmente prevista per il concorso a vice brigadiere; XIX) determinazione delle modalità di preposizione ai vari uffici ed incarichi e dei criteri di promozione nell’ambito dei vari ruoli in modo da favorire, tenuto conto dell’anzianità di servizio, gli elementi più meritevoli per capacità professionali e per incarichi assolti; XX) determinazione delle modalità, in relazione a particolari infermità o al grado di idoneità all’assolvimento dei servizi di polizia, per il passaggio del personale, per esigenze di servizio o a domanda, ad equivalenti qualifiche di altri ruoli dell’amministrazione della pubblica sicurezza o di altre amministrazioni dello Stato, salvaguardando i diritti e le posizioni del personale appartenente a questi ultimi ruoli; XXI) disciplina dello stato giuridico del personale, ed in particolare del comando presso altre amministrazioni, l’aspettativa, il collocamento a disposizione, le incompatibilità, i rapporti informativi e i congedi, secondo criteri che tengano conto delle specifiche esigenze dei servizi di polizia e della necessità che la suddetta disciplina non preveda trattamenti di stato inferiori rispetto a quelli degli altri dipendenti civili dello Stato; XXII) attribuzione, ove occorra e limitatamente alle funzioni esercitate, delle qualità di agente e uf-

ficiale di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza al personale che svolge attività tecnico-scientifica e che esplica mansioni di carattere professionale in relazione al ruolo di appartenenza; XXIII) incentivazione della mobilità del personale, escludendo nel contempo ogni tipo di mobilità esterna all’amministrazione, salvo quella derivante dal comando dal collocamento fuori ruolo; XXIV) previsione che, salvo l’ipotesi di cui al precedente punto XV) e ferma restando per il personale in servizio all’entrata in vigore della presente legge la normativa vigente in materia di collocamento a riposo d’ufficio per raggiunti limiti di età, la cessazione del rapporto d’impiego, determinabile in modo differenziato per gli appartenenti ai vari ruoli, avvenga non oltre il compimento del sessantesimo anno di età; XXV) previsione che, al fine di coprire eventuali carenze di organico, sia possibile il richiamo in servizio degli agenti, degli assistenti e dei sovrintendenti, per un periodo non superiore a due anni, sempre che non siano stati collocati a riposo oltre il cinquantottesimo anno di età; XXVI) previsione che per la gestione delle questioni attinenti allo stato ed all’avanzamento del personale della Polizia di Stato siano istituiti uno o più organi collegiali, nei quali sia rappresentato il personale medesimo. I benefici di cui all’art. 7 della L. 10 ottobre 1974, n. 496, sono estesi gli ufficiali del ruolo separato e limitato ex combattenti o partigiani in servizio al 1° gennaio 1971. Art. 37. Qualifiche del ruolo degli ispettori e relativa dotazione organica. Il ruolo degli ispettori è articolato in quattro qualifiche, che assumono le denominazioni di: vice ispettore, ispettore, ispettore principale e ispettore capo. La dotazione organica complessiva del ruolo degli ispettori è costituita da 7.000 unità, così distribuite per ogni singola qualifica: vice ispettore: unità 2.500; ispettore: unità 2.000; ispettore principale: unità 1.500; ispettore capo: unità 1.000. La consistenza organica del ruolo degli agenti, degli assistenti e dei sovrintendenti sarà, rispetto alla dotazione dei disciolti Corpi delle guardie di pubblica sicurezza e della polizia femminile, proporzionalmente ridotta di 7.000 unità. Art. 38. Inquadramento del personale. All’inquadramento del personale previsto dal precedente art. 36 si provveda con decreto del Ministro dell’interno, sentita una commissione presieduta da un Sottosegretario di Stato, delegato dal Ministro e composta dal capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza, o per sua delega da un vice direttore generale, da quattro dirigenti, in rappresen-

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tanza dell’amministrazione, e da quattro rappresentanti del personale, designati dai sindacati di polizia più rappresentativi sul piano nazionale. Art. 39. Attribuzione delle qualifiche. Agli appartenenti al ruolo degli agenti della Polizia di Stato è attribuita la qualità di agente di pubblica sicurezza e di agente di polizia giudiziaria. Agli appartenenti al ruolo dei sovrintendenti, al ruolo degli ispettori e alla qualifica più elevata del ruolo degli assistenti è attribuita la qualità di agente di pubblica sicurezza e quella di ufficiale di polizia giudiziaria. Agli appartenenti ai ruoli dirigenziali e direttivi del personale che esplica funzioni di polizia è attribuita la qualità di ufficiale di pubblica sicurezza. Salvo che ai primi dirigenti che assolvono alla funzione di vice questore vicario, agli appartenenti ai ruoli direttivi e ai primi dirigenti del personale che svolge funzioni di polizia è attribuita la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria. Art. 40. Ruoli dell’Amministrazione civile dell’interno. In relazione alla particolarità dei compiti attribuiti dalle vigenti disposizioni e dalla presente legge all’Amministrazione civile dell’interno, anche per l’attività di supporto degli uffici centrali e periferici del Ministero dipendenti dalle autorità di pubblica sicurezza, il Governo della Repubblica è delegato a provvedere, entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge stessa, con decreto avente valore di legge ordinaria, alla determinazione dell’ordinamento del personale ed all’organizzazione degli uffici dell’Amministrazione civile dell’interno, osservando i seguenti principi e criteri direttivi. Ferma restando nei confronti del predetto personale l’applicazione dei principi generali dell’ordinamento del pubblico impiego statale, devono essere dettate norme, nei limiti dei presupposti indicati nel comma precedente e sentite le organizzazioni sindacali più rappresentative sul piano nazionale per la ristrutturazione e la dotazione organica delle carriere ausiliarie, esecutive, di concetto e direttive che, fatte salve le posizioni giuridiche acquisite dal personale in servizio, dovranno essere sostituite ciascuna da una o più qualifiche funzionali adeguando il numero dei posti dirigenziali della carriera di ragioneria alle esigenze di funzionamento degli uffici. Con l’osservanza delle disposizioni di cui al comma precedente sono riordinati i ruoli del personale operaio, ivi compresi il ruolo degli operai permanenti delle scuole di polizia e il ruolo degli operai dei magazzini del disciolto Corpo delle guardie di pubblica sicurezza. Sono altresì definite le qualifiche di mestiere, i relativi organici e le norme di inquadramento del personale con mansioni operaie da utilizzare in modo continuativo presso le comunità della Polizia di Stato.

Sono dettate speciali norme che escludano ogni tipo di mobilità esterna all’Amministrazione, salvo quella derivante dal comando o dal collocamento fuori ruolo. Sono dettate, sentite le organizzazioni sindacali, norme che, nel rispetto delle libertà sindacali, consentano di evitare turbative alla continuità dei servizi essenziali per la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, ai quali siano preposti o addetti i dipendenti dell’Amministrazione civile dell’interno. Le norme delegate stabiliscono il quadro dei servizi essenziali la cui interruzione pregiudichi la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica. Art. 41. Rappresentanze del personale nel consiglio di amministrazione. I rappresentanti del personale di cui alla lett. d) del primo comma dell’art. 146 del testo unico approvato con D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, modificato dall’art. 7 della L. 28 ottobre 1970, n. 775, sono eletti direttamente dal personale della Polizia di Stato. Art. 42. Nomina a dirigente generale di pubblica sicurezza di livello B e nomina e inquadramento a prefetto (1). 1. Nell’ambito della dotazione organica di cui alla tabella B allegata al decreto legislativo 19 maggio 2000, n. 139, alla copertura fino al massimo di 17 posti di prefetto, si provvede mediante nomina e inquadramento riservati ai dirigenti della Polizia di Stato che espletano funzioni di polizia. 2. I dirigenti generali di pubblica sicurezza di livello B sono nominati tra i dirigenti generali di pubblica sicurezza. 3. Salvo quanto previsto dal comma 4, i dirigenti generali di Pubblica Sicurezza di livello B sono inquadrati nella qualifica di prefetto a norma del comma 1 nel termine non inferiore a tre anni dal conseguimento della qualifica, conservando a tutti gli effetti l’anzianità maturata anche nella qualifica di dirigente di Pubblica Sicurezza. (2) 3-bis. Ai dirigenti generali di livello B collocati a riposo d'ufficio per il raggiungimento del limite di età prima dell'inquadramento di cui al comma 3, sono corrisposti, se più favorevoli, il trattamento di quiescenza, normale e privilegiato, e l'indennità di buonuscita spettanti ai prefetti con analoga anzianità di servizio e destinatari delle indennità di posizione di base di direttore centrale o equiparato. (3) 4. L’inquadramento fra i prefetti di cui al comma 3 può essere disposto anche in soprannumero, fino al 30 giugno 2004, nel limite massimo di tre unità; da riassorbirsi con le successive vacanze che si determineranno nell’aliquota di prefetti di cui al comma 1. Fino al riassorbimento del soprannumero non si possono effettuare nomine dei dirigenti generali di pubblica sicurezza di livello B. 5. Per la preposizione dei prefetti e dei dirigenti di pubblica sicurezza di livello B e dei dirigenti gene-

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rali di cui all’articolo 11, alla direzione degli uffici del dipartimento della pubblica sicurezza si osservano criteri di professionalità, che tengono conto anche delle esperienze maturate. 6. In relazione a quanto previsto al comma 3 e ai provvedimenti da adottarsi a norma dell’articolo 20 del decreto legislativo 19 maggio 2000, n. 139, la qualifica di prefetto di cui all’articolo 2, comma 1, del decreto n. 139 del 2000, deve intendersi di rango non inferiore a livello dirigenziale B. ––––––––––– (1) Articolo modificato dall’art. 12 D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334 (quest’ultimo come successivamente modificato dall’art. 4 D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477, che ha sostituito i commi 3 e 4 dell’art. 42 L. 121/81). (2) Comma così modificato dall’art. 1, co. 259, L. 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006). (3) Comma inserito dall’art. 1, co. 259, L. n. 266/2005 cit. Art. 43. (1) Trattamento economico. Il trattamento economico del personale della Polizia di Stato, esclusi i dirigenti, è stabilito sulla base di accordi di cui all’art. 95, con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, ferma restando la necessità di approvazione per legge delle spese incidenti sul bilancio dello Stato. Gli accordi sono triennali. Il trattamento economico del personale che espleta funzioni di polizia è costituito dallo stipendio del livello retributivo e da una indennità pensionabile, determinata in base alle funzioni attribuite, ai contenuti di professionalità richiesti, nonché alle responsabilità e al rischio connessi al servizio. Alle trattative per la determinazione del trattamento economico di cui al comma precedente partecipano i sindacati di polizia nei modi e nelle forme previsti dall’art. 95. Vanno previsti, oltre all’iniziale, più classi di stipendio, in maniera che la progressione economica sia sganciata dalla progressione di carriera. L’indennità di cui al terzo comma assorbe l’assegno personale di funzione previsto dall’art. 143 della L. 11 luglio 1980, n. 312. Ai fini degli inquadramenti di cui all’art. 36, le qualifiche dei ruoli del personale che espleta funzioni di polizia sono distribuite nei livelli retributivi di cui alla L. 11 luglio 1980, n. 312, o in quelli corrispondenti all’atto dell’entrata in vigore della presente legge, come segue: a) IV livello: agente, agente seconda qualifica, assistente di prima, assistente di seconda; b) V livello: assistente di terza, sovrintendente di prima, sovrintendente di seconda, sovrintendente di terza; c) VI livello: sovrintendente di quarta, ispettore di prima, ispettore di seconda; d) VI livello bis: ispettore di terza; a detta quali-

fica del ruolo degli ispettori è attribuito il livello di stipendio di cui al VI livello, aumentato del 50 per cento dell’incremento previsto per il VII livello; e) VII livello: ispettore di quarta; prime due qualifiche del ruolo direttivo; f) VIII livello: terza qualifica del ruolo direttivo; g) VIII livello bis: qualifica apicale del ruolo direttivo; a detta qualifica del ruolo direttivo è attribuito il livello di stipendio previsto dal secondo comma dell’art. 137 della L. 11 luglio 1980, n. 312. Nella qualifica apicale del ruolo direttivo sono inquadrati gli appartenenti alla terza qualifica con 4 anni di anzianità di qualifica. Ai marescialli maggiori carica speciale dell’Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza è attribuito il trattamento economico previsto per il personale di cui al VI livello bis. Al personale civile di pubblica sicurezza, che per effetto della promozione ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 155 della L. 11 luglio 1980, n. 312, riveste la qualifica di vice questore del ruolo ad esaurimento è attribuito il trattamento economico fissato dall’art. 133, secondo comma, della citata legge n. 312. Nella prima applicazione della presente legge è concesso al personale della Polizia di Stato un assegno ad personam pensionabile, come anticipazione del riconoscimento delle anzianità di servizio maturate nelle carriere di provenienza, da effettuarsi con gradualità entro tre fasi. La misura di tale assegno deve essere determinata in relazione all’anzianità di servizio maturata al 1° gennaio 1978. Al personale della Polizia di Stato cui, per effetto del passaggio dal ruolo di provenienza nei ruoli di cui all’art. 36, spetta uno stipendio inferiore a quello che sarebbe spettato nel ruolo o nel grado o qualifica di provenienza, viene attribuito nel livello retributivo del nuovo ruolo, anche mediante attribuzione di scatti convenzionali, lo stipendio di classe o scatto di importo pari a quello percepito nel livello di provenienza. Per le esigenze funzionali dei servizi di polizia, in relazione alla disponibilità effettiva degli organici, viene fissato annualmente, con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro del tesoro, il numero complessivo massimo di prestazioni orarie aggiuntive da retribuire come lavoro straordinario. Le indennità per la presenza e per i servizi fuori sede, nonché il compenso per il lavoro straordinario vanno determinati in misura proprozionale alla retribuzione mensile. La durata degli anni di permanenza di una classe di stipendio può essere ridotta per meriti eccezionali acquisiti durante il servizio, secondo modalità prestabilite e a favore di limitate aliquote di personale. Il trattamento economico previsto per il personale della Polizia di Stato è esteso all’Arma dei carabinieri e ai corpi previsti ai commi primo e secondo dell’art. 16.

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L’equiparazione degli appartenenti alla Polizia di Stato con quelli delle altre forze di polizia di cui ai commi primo e secondo dell’art. 16 avviene sulla base della tabella allegata alla presente legge (2). Le indennità speciali vanno determinate per chi svolge particolari attività, limitatamente al tempo del loro effettivo esercizio, con divieto di generalizzazione delle indennità stesse per effetto del possesso di qualificazioni o specializzazioni. Il trattamento economico del personale appartenente alle qualifiche dirigenziali dei ruoli indicati nella presente legge e categorie equiparate è regolato dalla legge 10 dicembre 1973, n. 804, e successive modifiche ed integrazioni, e dalle norme della presente legge. Ai commissari del Governo delle province di Trento e di Bolzano, nonché ai prefetti e ai direttori centrali del Ministero spetta l’indennità di cui al terzo comma del presente articolo salvo per il periodo in cui si trovano nella posizione di fuori ruolo, a disposizione o comandati. L’indennità è pensionabile nella misura del cinquanta per cento ove sia percepita per un periodo complessivo inferiore a cinque anni. Per il personale indicato al comma precedente, in servizio alla data del 25 aprile 1981, l’indennità è pensionabile solo nella misura del 50 per cento ove la stessa sia stata percepita o le suddette funzioni siano state esercitate per un periodo complessivo inferiore a cinque anni. Ai funzionari del ruolo dei Commissari che abbiano prestato servizio senza demerito per 15 anni, è attribuito il trattamento economico spettante al primo dirigente. Ai funzionari del ruolo dei Commissari e ai primi dirigenti che abbiano prestato servizio senza demerito per 25 anni, è attribuito il trattamento economico spettante al dirigente superiore. Al personale appartenente ai ruoli dell’Amministrazione civile dell’interno in servizio presso il dipartimento della pubblica sicurezza o negli uffici dipendenti dalle autorità nazionali e provinciali di pubblica sicurezza, nonché al personale di altre amministrazioni dello Stato che presta servizio nell’ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle forze di polizia, spetta una indennità mensile speciale non pensionabile di importo complessivo pari al cinquanta per cento di quella di cui al terzo comma. L’indennità speciale non compete al personale che beneficia dell’indennità di cui al terzo comma del presente articolo. Al personale di cui al comma precedente spetta il compenso per il lavoro straordinario secondo le modalità e le misure previste per le corrispondenti qualifiche degli appartenenti alla Polizia di Stato. Fino a quando non sarà determinato il trattamento economico mediante gli accordi di cui all’art. 95, l’indennità pensionabile prevista dal comma terzo è costituita dalla indennità mensile d’istituto di cui al-

la legge 23 dicembre 1970, n. 1054, e successive modificazioni, ed è corrisposta con le modalità prescritte dalla legge stessa. ––––––––––– (1) Articolo nel testo risultante dalle modifiche apportate dalla L. 24 novembre 1981, n. 675, dalla L. 10 ottobre 1986, n. 668 e dal D.L. 8 gennaio 1992, n. 9. (2) La Corte costituzionale, con sentenza 3-12 giugno 1991, n. 277 (Gazz. Uffic. 19 giugno 1991, n. 24 - Serie Speciale), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 43, diciassettesimo comma, della L. 1° aprile 1981, n. 121, della tabella C alegata a detta legge, come sostituita dall’art. 9 della L. 12 agosto 1982, n. 569, nonché della nota in calce alla tabella, nella parte in cui non includono le qualifiche degli ispettori di polizia, così omettendo la individuazione della corrispondenza con le funzioni connesse ai gradi dei sottufficiali dell’arma dei carabinieri. Art. 43 bis. 1. A decorrere dal 1 settembre 1995, al personale delle Forze di polizia di cui alla tabella di equiparazione allegata al presente articolo è attribuito lo stipendio del livello retributivo e l’indennità mensile pensionabile risultanti dalla medesima tabella, nonché gli scatti stipendiali ivi previsti in luogo di ogni altro scatto aggiuntivo, comunque denominato, previsto in caso di promozione o nomina al grado o qualifica superiore, nell’ambito dello stesso livello retributivo, nonché, ove spettanti, di quelli stabiliti dall’art. 1 del D.L. 6 maggio 1994, n. 271, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 luglio 1994, n. 433. 2. Il livello retributivo VII bis attribuito al personale di cui al comma 2, corrisponde al VII livello retributivo aumentato del 50 per cento dell’incremento previsto per l’VIII livello. 3. Le caratteristiche dei distintivi e le insegne di grado degli appartenenti alle forze di polizia di cui alla tabella allegata al presente articolo e del personale di grado equivalente delle Forze armate, sono stabiliti con decreto del Ministro competente, previa intesa con gli altri Ministri interessati. Fino all’emanazione del predetto decreto continuano ad applicarsi le disposizioni in vigore per ciascuna Forza di polizia o Forza armata. ––––––––––– Articolo inserito dall’art. 24 del D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. Art. 43 ter 1. Fermo restando quanto previsto all’articolo 43, commi ventiduesimo e ventitreesimo a decorrere dal 1° aprile 2001, ai funzionari del ruolo dei Commissari ed equiparati della Polizia di Stato che abbiano prestato servizio senza demerito per 13 anni è attribuito lo stipendio spettante al primo dirigente. Ai medesimi funzionari e ai primi dirgenti che abbiano prestato servizio senza demerito per 23 anni è attribuito lo stipendio spettante al dirigente supe-

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riore. Il predetto trattamento è riassorbito al momento dell’acquisizione di quello previsto dai medesimi commi ventiduesimo e ventitreesimo del predetto articolo 43 e non costituisce presupposto per la determinazione della progressione economica. 2. A decorrere dal 1° aprile 2001 ai funzionari del ruolo dei Commissari ed equiparati della Polizia di Stato e ai primi dirigenti, destinatari del trattamento di cui ai commi ventiduesimo e ventitreesimo dell’articolo 43 lo stipendio è determinato, se più favorevole sulla base dell’articolo 4, comma 3, del decreto-legge 27 settembre 1982, n. 681, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 1982, n. 869, prescindendo dalla promozione alla qualifica di primo dirigente e di dirigente superiore. 3. Ai sensi dell’articolo 43, comma sedicesimo, i trattamenti di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo sono attribuiti, con le stesse modalità e condizioni anche ai funzionari e ufficiali delle altre Forze di polizia previste dall’articolo 16. ––––––––––– Articolo inserito dal D.L. 3 maggio 2001, n. 157 conv., con modif. dalla L. 3 luglio 2001, n. 250. Art. 44. Obblighi di leva. Ferme restando le norme di cui alla L. 8 luglio 1980, n. 343, il servizio prestato per non meno di due anni nella Polizia di Stato, ivi compreso il periodo di frequenza dei corsi, da parte del personale assunto ai sensi del successivo art. 47 è considerato ad ogni effetto come adempimento degli obblighi di leva (1). ––––––––––– (1) L’art. 4 L. 24 novembre 1981, n. 675, così dispone: «Il riferimento di cui all’art. 44 e all’art. 47, è esteso agli artt. 52 e 55». CAPO IV AMMISSIONE, ISTRUZIONE E FORMAZIONE DEL PERSONALE Art. 45. Limiti di età. Per l’ammissione ai concorsi pubblici per l’assunzione del personale che esplica funzioni di polizia non si applicano: a) le disposizioni di legge relative all’aumento dei limiti di età per l’ammissione ai pubblici impieghi; b) le norme previste dagli artt. 26 quater e 26 quinquies del D.L. 30 dicembre 1979, n. 633, convertito, con modificazioni, nella L. 29 febbraio 1980, n. 33. Per l’ammissione ai concorsi per l’assunzione degli ispettori e dei commissari degli appartenenti ai ruoli dell’Amministrazione civile dell’Interno, i limiti di età previsti dall’art. 52, primo comma, e dall’art. 55, primo comma, sono elevati a 40 anni (1). ––––––––––– (1) Comma aggiunto dall’art. 3, D.L. 6 maggio 1994, n. 271.

Art. 46. Idoneità psico-fisica e attitudinale. Gli accertamenti per l’idoneità psico-fisica e attitudinale dei candidati ai concorsi per il personale che esplica funzioni di polizia sono svolti dai medici e da un centro psico-tenico specializzato nella selezione del personale, appartenenti all’Amministrazione della pubblica sicurezza. Al di fuori dei casi di cui al comma precedente, per particolari esigenze l’Amministrazione della pubblica sicurezza può avvalersi di consulenze di organismi civili e militari e di professionisti estranei all’amministrazione. Fino a quando non sarà attuato il punto IV dell’art. 36, per gli accertamenti di cui al primo comma, l’Amministrazione della pubblica sicurezza può avvalersi anche di medici o di strutture specializzate di altri corpi di polizia o delle forze armate (1). ––––––––––– (1) Comma aggiunto dall’art. 1, L. 24 novembre 1981, n. 675. Art. 47. Nomina ad allievo agente di polizia. L’assunzione degli agenti di polizia avviene con le modalità stabilite dall’ordinamento del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia (1). [Non sono ammessi al concorso coloro che sono stati espulsi dalle forze armate, dai corpi militarmente organizzati o destituiti da pubblici uffici, che hanno riportato condanna a pena detentiva per delitto non colposo o sono stati sottoposti a misura di prevenzione.] (2) [I concorsi sono di preferenza banditi per l’assegnazione al servizio in determinate regioni. Ottenuta la nomina ad agente di polizia, i vincitori dei concorsi sono destinati a prestare servizio nella regione eventualmente predeterminata per il tempo indicato nel bando di concorso; possono essere, comunque, impiegati in altre sedi per motivate esigenze di servizio di carattere provvisorio.] (2) [I vincitori dei concorsi sono nominati allievi agenti di polizia.] (2) [Relativamente al concorso si applica quanto stabilito dall’art. 59.] (2) [Fino al venticinque per cento dei posti disponibili nei concorsi di cui al presente articolo può essere riservato ai sottufficiali, graduati e militari di truppa volontari provenienti dalle armi o servizi dell’esercito, della marina e dell’aeronautica, in congedo o in servizio, che abbiano espletato almeno ventiquattro mesi di ferma o rafferma senza demerito, sempre che siano in possesso dei requisiti richiesti e conseguano il punteggio minimo prescritto.] (2) [I posti riservati di cui al precedente comma che non vengono coperti sono attribuiti agli altri aspiranti all’arruolamento ai sensi delle vigenti disposizioni.] (2) [Il servizio prestato in ferma volontaria o in rafferma nella forza armata di provenienza è utile, per la metà e per non oltre tre anni, ai fini dell’avanzamento nella Polizia di Stato.] (2)

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Il personale assunto ai sensi della legge 8 luglio 1980, n. 343, all’atto del collocamento in congedo, qualora ne faccia richiesta e non abbia riportato sanzioni disciplinari più gravi della pena pecuniaria, può essere trattenuto per un altro anno con la qualifica di agente ausiliario trattenuto. (3) Al termine del secondo anno di servizio, l’anzidetto personale, qualora ne faccia richiesta e non abbia riportato sanzioni disciplinari più gravi della pena pecuniaria, può essere ammesso nel ruolo degli agenti di polizia, previa frequenza di un corso della durata di sei mesi, durante il quale è sottoposto a selezione attitudinale per l’eventuale assegnazione ai servizi che richiedono particolare qualificazione. Durante la frequenza del predetto corso il personale conserva la qualifica di agente di polizia giudiziaria e di agente di pubblica sicurezza. Le modalità di svolgimento del corso sono stabilite con il regolamento di cui all’articolo 6-bis, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 6-ter del medesimo decreto n. 335 del 1982 (3). In ogni caso il servizio già prestato dalla data dell’iniziale reclutamento è valido a tutti gli effetti sia giuridici che economici qualora gli agenti di polizia ausiliari siano immessi in ruolo. Sono soppressi il secondo e terzo comma dell’art. 3 della L. 8 luglio 1980, n. 343. [Le specializzazioni conseguite dai volontari di cui al presente articolo nella forza armata di provenienza sono riconosciute valide, purché previste nell’ordinamento della Polizia di Stato.] (2) ––––––––––– (1) Comma così sostituito dall’art. 15, co. 1, lett. a), D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. (2) Comma abrogato dall’art. 15, co. 1, lett. b), D.Lgs. 53/2001 cit. (3) Comma da ultimo così modificato dall’art. 15, co. 1,, D.Lgs. 53/2001 cit. Art. 48 Corsi per la nomina ad agente di polizia. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 15, co. 2, D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. Si veda ora l’art. 6-bis del D.P.R. 24 aprile 1982, n. 335, inserito dall’art. 1 del D.Lgs 53/2001. Art. 49. Dimissioni dai corsi per la nomina ad agente di polizia. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 15, co. 2, D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. Si veda ora l’art. 6-ter del D.P.R. 24 aprile 1982, n. 335, inserito dall’art. 1 del D.Lgs 53/2001. Art. 50. Addestramento e corsi di specializzazione per agenti di polizia. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 15, co. 2, D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. Si veda ora l’art. 6-quater del

D.P.R. 24 aprile 1982, n. 335, inserito dall’art. 1 del D.Lgs 53/2001. Art. 51. Nomina a sovrintendente di polizia. Il concorso interno e il corso di formazione tecnicoprofessionale si svolgono secondo le modalità di cui al terzo comma dell’art. 59 e al penultimo comma dell’art. 60. Art. 52. Nomina ad allievo ispettore di polizia. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 15, co. 3, D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. Si veda il Capo IV del D.P.R. 335/1982. Il 4° e 5° comma erano stati abrogati dall’art. 27, D.P.R. 24 aprile 1982, n. 335, nel testo sostituito dall’art. 42, L. 10 ottobre 1986, n. 668. Art. 53. Corsi per la nomina ad ispettore di polizia. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 15, co. 3, D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. Si veda l’art. 27-ter del D.P.R. 335/1982 inserito dall’art. 3 del D.Lgs 53/2001. Art. 54. Dimissioni dal corso per la nomina ad ispettore di polizia. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 15, co. 3, D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. Si veda l’art. 27-quater del D.P.R. 335/1982 inserito dall’art. 3 del D.Lgs 53/2001. Art. 55. Nomina a commissario di polizia. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 69 D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Si veda l’art. 3 del citato D.Lgs. Art. 56. Corsi per la nomina a commissario di polizia. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 69 D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Si veda l’art. 4 del citato D.Lgs. Art. 57. Dimissioni del corso per la nomina a commissario di polizia. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 69 D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Si veda l’art. 4 del citato D.Lgs. Art. 58. Istituto superiore di polizia. Il Governo della Repubblica è delegato a provvedere, entro dodici mesi dall’entrata in vigore della presente legge, con decreto avente valore di legge ordinaria, alla istituzione di una scuola nazionale con sede a Roma per la formazione e specializzazione dei quadri direttivi dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, che assume la denominazione di Istituto superiore di polizia, secondo i seguenti principi e criteri direttivi: a) previsione che l’ammissione al concorso di accesso all’istituto sia consentita ai giovani in possesso di diploma di scuola secondaria superiore o titolo equivalente che non abbiano superato il ventu-

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nesimo anno di età e siano in possesso degli altri requisiti previsti dall’art. 55. b) determinazione delle modalità del concorso di accesso, della composizione e nomina della commissione esaminatrice, dei criteri per l’accertamento della idoneità fisica e psichica, per la valutazione delle qualità attitudinali e del livello culturale dei candidati; c) previsione che al concorso di accesso possano partecipare gli ispettori, i sovrintendenti, gli assistenti e gli agenti in possesso dei requisiti prescritti, che non abbiano superato il trentesimo anno di età; d) previsione che il corso si svolga secondo programmi universitari integrati da materie professionali, secondo piani di studi e programmi di ciascuna materia stabiliti con decreto del Ministro della pubblica istruzione, di concerto con il Ministro dell’interno; e) previsione che al termine del primo biennio gli allievi conseguano la nomina ad aspirante commissario di polizia in prova, dopo apposito giudizio di idoneità del direttore dell’istituto, sentito il collegio dei docenti; f) previsione che al termine del quarto anno di corso l’allievo, che abbia superato tutti gli esami previsti nel piano degli studi, sia ammesso a sostenere l’esame finale dinanzi ad una commissione composta da docenti delle materie universitarie e professionali dell’istituto e presieduta dal preside della facoltà di giurisprudenza dell’università di Roma o da un docente universitario da lui delegato; che la commissione sia nominata annualmente con decreto del Ministro della pubblica istruzione, di concerto con il Ministro dell’interno; g) previsione che, conseguito il diploma, gli aspiranti vengano nominati commissari in prova ed ammessi alla frequenza del corso di cui al primo comma dell’art. 56 presso un’apposita sezione dell’istituto; h) determinazione delle strutture e dell’ordinamento dell’istituto, prevedendo la creazione di tre sezioni, di cui una per le esigenze di cui all’art. 56 ed una per i corsi di specializzazione; i) determinazione di modalità per garantire l’osservanza dell’obbligo, che deve essere assunto verso l’Amministrazione all’atto della nomina ad allievo commissario in prova, di permanere in servizio per cinque anni dal conseguimento del diploma, nonché per l’allontanamento e le dimissioni dai corsi degli allievi aspiranti; l) previsione di norme che consentano a coloro che hanno ottenuto il diploma, di conseguire, mediante il superamento di esami integrativi, il diploma di laurea (1). ––––––––––– (1) In tema di riorganizzazione dell’Istituto superiore di polizia, si veda l’art. 67 del D.Lgs., 5 ottobre 2000, n. 334. Art. 59. Trattamento economico degli allievi e modalità dei concorsi. Il trattamento economico

degli allievi dei corsi di cui agli articoli precedenti è determinato, in misura proporzionale alle retribuzioni delle qualifiche iniziali cui danno accesso i rispettivi corsi, con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro del tesoro. Agli allievi provenienti dagli altri ruoli della Polizia di Stato verrà assegnato il trattamento economico più favorevole. Le modalità dei concorsi, della composizione e nomina delle commissioni esaminatrici ed i criteri per l’accertamento dell’idoneità fisica e psichica, per la valutazione delle qualità attitudinali e del livello culturale dei candidati, per la documentazione richiesta a questi ultimi, per la determinazione di eventuali requisiti per l’ammissione al concorso, sono stabiliti con apposito regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno (1). ––––––––––– (1) V. anche art. 4 bis L. 17 febbraio 1985, n. 19. Art. 60. Istruzione e formazione professionale. Gli istituti di istruzione per la formazione del personale della Polizia di Stato sono i seguenti: 1) scuole per agenti di polizia; 2) istituti per sovrintendenti di polizia; 3) istituto di perfezionamento per ispettori di polizia; 4) istituto superiore di polizia; 5) centri e scuole di specializzazione, addestramento e aggiornamento. Nei programmi è dedicata particolare cura all’insegnamento della Costituzione e dei diritti e doveri del cittadino, all’insegnamento delle materie giuridiche e professionali e alle esercitazioni pratiche per la lotta alla criminalità e la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica. La formulazione dei programmi, i metodi di insegnamento e di studio, il rapporto numerico fra docenti e allievi, la previsione e la conduzione delle prove pratiche rispondono al fine di conseguire la più alta preparazione professionale del personale e di promuovere il senso di responsabilità e capacità di iniziativa. Salvo quanto disposto per l’Istituto superiore di polizia, presso gli istituti di istruzione di cui al primo comma, possono essere chiamati a svolgere attività di insegnamento docenti universitari o di istituti specializzati, docenti non di ruolo delle scuole secondarie di primo e secondo grado, purché abilitati per le materie corrispondenti a quelle d’insegnamento nelle scuole stesse, inseriti in appositi elenchi formati presso ogni istituto o scuola o centro di polizia sulla base dei nominativi risultanti dalle graduatorie provinciali del provveditorato agli studi ove ha sede l’istituto di polizia interessato, nonché magistrati, funzionari appartenenti ai ruoli della Polizia di Stato o di altre amministrazioni dello Stato, ufficiali delle Forze armate ed esperti in singole discipline, i quali abbiano comunicato la propria di-

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sponibilità al direttore dell’istituto o scuola o centro di polizia (1). Per l’insegnamento delle materie specialisticoprofessionali ed operative, gli incarichi sono conferiti al personale appartenente ai ruoli dei dirigenti, dei commissari e degli ispettori della Polizia di Stato; per l’addestramento fisico e tecnico-operativo i relativi incarichi sono conferiti al personale di polizia di qualsiasi ruolo in possesso della qualifica di istruttore o della necessaria professionalità, nonché ad esperti. Per motivi di contingente necessità gli incarichi di insegnamento possono essere conferiti anche ad altri appartenenti alla Polizia di Stato, in servizio presso gli istituti interessati, aventi qualifica non inferiore a quella di sovrintendente o equiparata. Gli incarichi hanno la durata del corso e sono rinnovabili. La scelta degli insegnanti spetta al Ministro dell’interno, su proposta del Capo della PoliziaDirettore generale della pubblica sicurezza, sentito il direttore dell’istituto o scuola o centro di polizia, qualora siano nominati supplenti annuali del provveditore agli studi, possono essere autorizzati dal capo istituto a mantenere l’incarico presso l’istituto di istruzione della Polizia di Stato, purché l’orario di insegnamento non superi complessivamente le diciotto ore settimanali e risulti compatibile con l’attività di insegnamento che il docente deve svolgere presso la scuola di istruzione secondaria. Il servizio prestato dai docenti non di ruolo della scuola di istruzione secondaria presso l’istituto o scuola o centro di polizia è considerato come servizio non di ruolo prestato presso le scuole statali (1). Coloro che sono chiamati a svolgere attività di insegnamento possono essere collocati, ad eccezione del personale appartenente ai ruoli della Polizia di Stato, nella posizione di fuori ruolo dall’Amministrazione di appartenenza e, in tal caso, svolgeranno attività di insegnamento a tempo pieno. Gli insegnanti di cultura generale già in servizio nelle scuole di polizia alla data di entrata in vigore della L. 11 giugno 1974, n. 253, confermati nell’insegnamento e per lo stesso abilitati ai sensi degli artt. 1 e 3 della L. 27 ottobre 1975, n. 608, rimangono, a domanda, nell’attuale posizione e vengono utilizzati fino al collocamento a riposo (1). Fuori dei casi previsti dal quinto comma, per l’insegnamento tecnico-operativo svolto presso gli istituti o scuole o centri dell’Amministrazione della pubblica sicurezza viene corrisposto un compenso orario stabilito con le modalità indicate nell’art. 13 del D.P.R. 21 aprile 1972, n. 472, concernente la Scuola superiore della pubblica amministrazione (1). Le materie d’insegnamento, i piani di studio, lo svolgimento dei corsi, le modalità degli esami, il collegio dei docenti e gli appositi organismi di collaborazione tra docenti e allievi sono previsti dai regolamenti degli istituti o scuole o centri di cui al primo comma, da emanarsi con decreto del Ministro dell’interno.

[Il collegio dei docenti esprime al direttore il parere sul giudizio di idoneità di cui agli artt. 48, comma secondo, 53, comma secondo, e 56, comma terzo.] (2) ––––––––––– (1) Gli attuali commi terzo, quarto, quinto e sesto così sostituiscono gli originari commi terzo, quarto e quinto per effetto dell’art. 6, D.L. 4 ottobre 1990, n. 276, conv. nella legge 30 novembre 1990, n. 359. (2) Comma abrogato dall’art. 15, co. 2, D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. Art. 61. Accesso ai ruoli diversi da quelli del personale che esplica funzioni di polizia. L’accesso alla qualifica iniziale dei ruoli per il personale che svolge attività tecnico-scientifica o tecnica anche di carattere esecutivo attinente ai servizi di polizia e ai ruoli per il personale che esplica mansioni di carattere professionale attinenti ai servizi di polizia, per il cui esercizio occorre l’iscrizione in albi professionali, avviene mediante pubblico concorso per titoli ed esami, al quale sono ammessi a partecipare i cittadini italiani che abbiano i requisiti generali per la partecipazione ai pubblici concorsi e siano in possesso dei titoli di studio richiesti e delle necessarie abilitazioni professionali. Si applica quanto disposto dall’art. 59. La nomina in ruolo dei vincitori dei concorsi è subordinata alla frequenza con esito favorevole di un corso formativo ed applicativo inteso a conferire la preparazione necessaria per l’assolvimento dei compiti da svolgere, con particolare riferimento a quelli attinenti alle funzioni di polizia. CAPO V DIRITTI E DOVERI Art. 62. Promessa solenne e giuramento. I cittadini che entrano a far parte dell’Amministrazione della pubblica sicurezza debbono prestare promessa solenne e giuramento di cui all’art. 11 del T.U. delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, approvato con D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3. Il rifiuto comporta la decadenza dall’impiego. Art. 63. Orario di servizio. L’orario di servizio per il personale della pubblica sicurezza è fissato in quaranta ore settimanali, ripartite in turni giornalieri secondo le esigenze di servizio. Per un periodo di tre anni dall’entrata in vigore della presente legge i turni di lavoro giornaliero sono formati sulla base di quarantadue ore settimanali. La differenza tra l’orario fissato al primo comma e quello indicato nel comma successivo è retribuita come prestazione di lavoro straordinaria. Quando le esigenze lo richiedano, gli ufficiali, gli agenti di pubblica sicurezza e il personale che svolge la propria attività nell’ambito dell’Amministra-

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zione della pubblica sicurezza sono tenuti a prestare servizio anche in eccedenza all’orario normale, con diritto a compenso per il lavoro straordinario senza le limitazioni previste dal D.P.R. 22 luglio 1977, n. 422, per il personale con qualifica inferiore a quella dirigenziale, dall’art. 20 del D.P.R. 30 giugno 1972, n. 748, e dalla L. 22 luglio 1978, n. 385, per il personale con qualifica dirigenziale. La normativa di cui al presente articolo si applica anche ai dirigenti generali e qualifiche equiparate fino all’emanazione di una nuova legge concernente la disciplina delle funzioni dirigenziali. Il personale di cui al primo comma e quello dell’Amministrazione civile dell’interno che presta servizio nell’Amministrazione della pubblica sicurezza hanno diritto ad un giorno di riposo settimanale. Ove per particolari esigenze di servizio il giorno di riposo non possa essere usufruito nell’arco della settimana, è recuperabile entro le quattro settimane successive. Il personale di cui al precedente comma che presta servizio in un giorno festivo non domenicale, ha diritto di godere di un giorno di riposo stabilito dall’Amministrazione entro le quattro settimane successive. Art. 64. Obbligo di permanenza e reperibilità. Per esigenze di ordine e di sicurezza pubblica o di pubblico soccorso può essere fatto obbligo agli appartenenti ai ruoli della Polizia di Stato di permanere in caserma od in ufficio, ovvero di mantenere la reperibilità, secondo le modalità stabilite dal regolamento di servizio di cui all’art. 111. Il personale che esplica funzioni di polizia ha l’obbligo di alloggiare presso gli istituti od i reparti durante i corsi ed il periodo di addestramento, salvo diversa normativa stabilita nel regolamento di cui al comma precedente. Per il mantenimento delle mense non obbligatorie di servizio verrà concesso un contributo nella misura stabilita per le mense di eguale natura delle forze armate dello Stato. Art. 65. Doveri di subordinazione. Gli appartenenti ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza hanno doveri di subordinazione gerarchica nei confronti: a) del Ministro dell’interno; b) dei Sottosegretari di Stato per l’interno, quando esercitano, per delega del Ministro, attribuzioni in materia di pubblica sicurezza; c) del capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza. Restano salvi i doveri di subordinazione funzionali degli appartenenti all’Amministrazione della pubblica sicurezza verso il prefetto e, nei casi previsti dalla legge, verso le altre autorità dello Stato. Art. 66. Ordine gerarchico e rapporti funzionali. L’appartenente ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza è tenuto ad eseguire gli or-

dini impartiti dal superiore gerarchico od operativo. Gli ordini devono essere attinenti al servizio o alla disciplina, non eccedenti i compiti di istituto e non lesivi della dignità personale di coloro cui sono diretti. L’appartenente ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, al quale sia rivolto un ordine che egli ritenga palesemente illegittimo, deve farlo rilevare al superiore che lo ha impartito, dichiarandone le ragioni; se l’ordine è rinnovato per iscritto, è tenuto a darvi esecuzione e di essa risponde a tutti gli effetti il superiore che lo ha impartito. Quando l’appartenente ai ruoli della Polizia di Stato si trova in servizio di ordine pubblico ovvero quando esiste uno stato di pericolo e di urgenza, l’ordine ritenuto palesemente illegittimo deve essere eseguito su rinnovata richiesta anche verbale del superiore, che al termine del servizio ha l’obbligo di confermarlo per iscritto. L’appartenente ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, al quale viene impartito un ordine la cui esecuzione costituisce manifestamente reato, non lo esegue ed informa immediatamente i superiori. Il disposto di cui ai commi precedenti si applica, in quanto compatibile, ai rapporti di dipendenza funzionale derivanti dal nuovo ordinamento della pubblica sicurezza. Gli appartenenti ai ruoli della Polizia di Stato, dell’Amministrazione civile dell’interno nonché delle altre forze di polizia e delle altre amministrazioni dello Stato sono tenuti all’osservanza delle disposizioni loro impartite in ragione della funzione da essi esercitata nell’ambito dell’organizzazione centrale e periferica dell’Amministrazione della pubblica sicurezza. Fermo restando il disposto degli artt. 13 e 14, al personale del ruolo dei commissari e del ruolo dei dirigenti della Polizia di Stato sono trasferite le attribuzioni proprie dei funzionari della pubblica sicurezza. L’inosservanza di quanto disposto nel presente articolo comporta responsabilità disciplinari, salva l’eventuale responsabilità penale. Art. 67. Impiego degli appartenenti alla Polizia di Stato. Gli appartenenti alla Polizia di Stato non possono essere impiegati in compiti che non siano attinenti al servizio di istituto. Art. 68. Doveri fuori servizio per gli appartenenti all’Amministrazione della pubblica sicurezza. Gli appartenenti ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza sono comunque tenuti, anche fuori dal servizio, ad osservare i doveri inerenti alla loro funzione. Art. 69. Assistenza religiosa. Al personale della Polizia di Stato che risieda presso alloggi collettivi di servizio o scuole, è assicurata l’assistenza religiosa, nel rispetto dei principi costituzionali. Per assicurare l’assistenza religiosa è escluso il ricorso ai cappellani militari.

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CAPO VI NORME DISCIPLINARI E PENALI Art. 70. Disciplina e procedimento disciplinare. Il Governo della Repubblica è delegato a provvedere, entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, con decreto avente valore di legge ordinaria (1), alla determinazione delle sanzioni disciplinari per il personale dell’Amministrazione della pubblica sicurezza e alla regolamentazione del relativo procedimento, con l’osservanza dei seguenti principi e criteri direttivi: 1) previsione delle seguenti sanzioni disciplinari in ordine crescente di gravità: richiamo orale, richiamo scritto, pena pecuniaria, deplorazione, sospensione dal servizio, destituzione; 2) indicazione per ciascuna sanzione delle trasgressioni per le quali è inflitta, e graduazione delle sanzioni rispetto alla gravità delle trasgressioni, tenuto conto delle particolari esigenze di servizio; 3) previsione della pena pecuniaria in misura non superiore a cinque trentesimi della retribuzione mensile e della possibilità di sostituirla, per gli allievi degli istituti di istruzione, con la consegna in istituto per un periodo non superiore a cinque giorni; 4) previsione che la deplorazione, cumulabile anche con la pena pecuniaria, comporti il ritardo di un anno nell’aumento periodico dello stipendio o nell’attribuzione della classe di stipendio superiore; 5) previsione che la sospensione dal servizio non sia di durata superiore a sei mesi, vada dedotta dal computo dell’anzianità, comporti la privazione della retribuzione mensile, salva la concessione di un assegno alimentare pari alla metà di questa, nonché un ritardo fino a tre anni nelle promozioni o nell’aumento periodico dello stipendio o nell’attribuzione di una classe superiore di stipendio; 6) previsione che la destituzione venga inflitta per mancanze la cui gravità, desunta dalla specie o dalla reiterazione dei comportamenti in contrasto con i doveri e le esigenze del servizio di polizia, renda incompatibile la permanenza del responsabile nell’Amministrazione della pubblica sicurezza; previsione della destituzione di diritto a seguito di condanna definitiva per gravi delitti non colposi, di interdizione anche temporanea dai pubblici uffici o di applicazione di una misura di sicurezza o di prevenzione; 7) regolamentazione del procedimento per l’irrogazione delle sanzioni disciplinari secondo i seguenti criteri: determinazione degli organi competenti ad infliggere la sanzione; obbligo di motivazione della stessa facoltà dell’interessato di ricorrere avverso la sanzione inflitta; determinazione degli organi per il riesame delle sanzioni e lo svolgimento degli accertamenti necessari; previsione che detti organi abbiano carattere collegiale per le sanzioni più gravi della pena pecuniaria; presenza in tali organi di una rap-

presentanza del personale designata dai sindacati di polizia più rappresentativi; garanzia del contraddittorio; facoltà dell’inquisito, per le sanzioni più gravi della deplorazione, di farsi assistere da un difensore appartenente all’Amministrazione della pubblica sicurezza; previsione che gli accertamenti per le trasgressioni comportanti le sanzioni disciplinari della sospensione dal servizio e della destituzione vengano svolti da superiori gerarchici appartenenti a servizio diverso da quello dell’inquisito; 8) previsione che, in caso di procedimento disciplinare connesso con procedimento penale, il primo rimanga sospeso fino all’esito del secondo; previsione dei casi di sospensione cautelare dalle funzioni in pendenza di procedimento penale; 9) previsione dei casi e delle modalità di riapertura dei procedimenti disciplinari; 10) previsione di norme transitorie per il trasferimento ai nuovi organi disciplinari dei procedimenti pendenti all’entrata in vigore delle norme delegate. ––––––––––– (1) D.P.R. 25 ottobre 1981, n. 737. Art. 71. Giurisdizione. Gli appartenenti all’Amministrazione della pubblica sicurezza sono soggetti alla giurisdizione penale dell’autorità giudiziaria ordinaria, secondo le norme vigenti e quelle contenute nei successivi articoli. Art. 72. Abbandono del posto di servizio. L’appartenente alla Polizia di Stato che, nel corso di operazioni di polizia o durante l’impiego di reparti organici, abbandona il posto o il servizio, o viola l’ordine o le disposizioni generali o particolari impartite, è punito con la reclusione fino a tre anni. La reclusione è da uno a quattro anni se il fatto è commesso: 1) durante il servizio di ordine pubblico o di pubblico soccorso; 2) nella guardia a rimesse di aeromobili o a depositi di armi, munizioni o materie infiammabili od esplosive; 3) a bordo di una nave o di un aeromobile; 4) col fine di interrompere la continuità e la regolarità del servizio; 5) da tre o più appartenenti alla Polizia di Stato in concorso tra loro; 6) da un comandate di reparto o dal dirigente di un ufficio o servizio. Se dal fatto deriva l’interruzione del servizio o grave danno la pena è della reclusione da due a cinque anni. Art. 73. Rivolta. Fuori dell’ipotesi prevista dall’art. 284 del codice penale, sono puniti con la reclusione da tre a dieci anni gli appartenenti alla Polizia di Stato che, riuniti in numero di cinque o più: 1) prendono arbitrariamente le armi e rifiutano di obbedire all’ordine di deporle, intimato da un superiore;

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2) rifiutano di obbedire all’ordine di un superiore di recedere da gravi atti di violenza. La pena per chi ha promosso, organizzato o diretto la rivolta è della reclusione non inferiore a cinque anni. Art. 74. Associazione al fine di commettere il delitto di rivolta. Quando cinque o più appartenenti alla Polizia di Stato si associano allo scopo di commettere il delitto di rivolta, se il delitto non è commesso la pena è della reclusione da uno a quattro anni. Non sono punibili coloro che impediscono l’esecuzione del delitto. Art. 75. Movimento non autorizzato di reparto. Il comandante di un reparto organico di polizia che, senza speciale incarico o autorizzazione ovvero senza necessità, contravvenendo alle norme sull’impiego dei reparti, ordina il movimento del reparto è punito con la reclusione fino ad un anno, sempre che il fatto non costituisca reato più grave. Art. 76. Manifestazioni collettive con mezzi od armi della polizia. Gli appartenenti all’Amministrazione della pubblica sicurezza che compiono manifestazioni collettive pubbliche mediante l’uso di mezzi della polizia sono puniti con la reclusione sino a sei mesi o con la multa da lire cinquantamila (euro 25) a lire un milione (euro 516). La pena è aumentata fino a nove mesi e la multa fino ad un milione e mezzo di lire (euro 774) per coloro che hanno promosso, organizzato o diretto la manifestazione. Gli appartenenti all’Amministrazione della pubblica sicurezza che partecipano alla manifestazione con il possesso di armi sono puniti con la reclusione da sei mesi a due anni. Art. 77. Alterazione di armi o munizioni, porto di armi non in dotazione. L’appartenente alla Polizia di Stato che altera in qualsiasi modo le caratteristiche delle armi proprie o del munizionamento in dotazione o che porta in servizio armi diverse da quelle in dotazione è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a lire due milioni (euro 1.032). Alle stesse pene è sottoposto il superiore gerarchico che consente i fatti di cui al comma precedente. Art. 78. Arbitraria utilizzazione di prestazioni lavorative. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il pubblico ufficiale che utilizza arbitrariamente le prestazioni lavorative di personale dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, in contrasto con i compiti di istituto, al fine di realizzare un profitto proprio o di altri, è punito con la reclusione fino a due anni. Art. 79. Esecuzione delle pene detentive e delle misure restrittive della libertà personale. A richiesta del condannato, la pena detentiva inflitta per qualsiasi reato agli appartenenti alle forze di polizia

di cui all’art. 16 è scontata negli stabilimenti penali militari. La disposizione del comma precedente si applica anche nei casi in cui i soggetti ivi contemplati sono posti in stato di custodia o carcerazione preventiva. In questi casi la richiesta può essere proposta agli ufficiali o agenti della polizia giudiziaria o della forza pubblica nel processo verbale di cui all’art. 266 del codice di procedura penale (1). ––––––––––– (1) Comma aggiunto dall’art. 8 L. 12 agosto 1982, n. 569. Art. 80. Giudizio direttissimo. Per i delitti di cui all’artt. 72, 73, 74, 75, 76 e 77 della presente legge si procede, in ogni caso, col giudizio direttissimo, salvo che siano necessarie speciali indagini. Per i reati connessi si procede previa separazione dei giudizi. CAPO VII NORME DI COMPORTAMENTO POLITICO, RAPPRESENTANZE E DIRITTI SINDACALI Art. 81. Norme di comportamento politico. Gli appartenenti alle forze di polizia debbono in ogni circostanza mantenersi al di fuori delle competizioni politiche e non possono assumere comportamenti che compromettano l’assoluta imparzialità delle loro funzioni. Agli appartenenti alle forze di polizia è fatto divieto di partecipare in uniforme, anche se fuori servizio, a riunioni e manifestazioni di partiti, associazioni e organizzazioni politiche o sindacali, salvo quanto disposto dall’articolo seguente. E fatto altresì divieto di svolgere propaganda a favore o contro partiti, associazioni, organizzazioni politiche o candidati ad elezioni. Gli appartenenti alle forze di polizia candidati ad elezioni politiche o amministrative sono posti in aspettativa speciale con assegni dal momento dell’accettazione della candidatura per la durata della campagna elettorale e possono svolgere attività politica e di propaganda, al di fuori dell’ambito dei rispettivi uffici e in abito civile. Essi, comunque, non possono prestare servizio nell’ambito della circoscrizione nella quale si sono presentati come candidati alle elezioni, per un periodo di tre anni dalla data delle elezioni stesse. Art. 82. Diritti sindacali. Gli appartenenti allo Polizia di Stato hanno diritto di associarsi in sindacati. Essi non possono iscriversi a sindacati diversi da quelli del personale di polizia né assumere la rappresentanza di altri lavoratori. Gli appartenenti alla Polizia di Stato, fuori dell’orario di servizio, possono tenere riunioni anche in divisa:

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a) in locali di pertinenza dell’amministrazione, messi a disposizione dalla stessa, che fissa le modalità d’uso; b) in luoghi aperti al pubblico. Possono tenersi riunioni durante l’orario di servizio nei limiti di dieci ore annue. I dirigenti della Polizia di Stato hanno facoltà di fissare speciali modalità di tempo e di luogo per il loro svolgimento. Art. 83. Sindacati della Polizia di Stato. I sindacati del personale della Polizia di Stato sono formati, diretti e rappresentati da appartenenti alla Polizia di Stato, in attività di servizio o comunque assoggettabili ad obblighi di servizio, e ne tutelano gli interessi, senza interferire nella direzione dei servizi o nei compiti operativi. Essi non possono aderire, affiliarsi o avere relazioni di carattere organizzativo con altre associazioni sindacali. Art. 84. Divieto di esercizio del diritto di sciopero. Gli appartenenti alla Polizia di Stato non esercitano il diritto di sciopero né azioni sostitutive di esso che, effettuate durante il servizio, possano pregiudicare le esigenze di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica o le attività di polizia giudiziaria (1). ––––––––––– (1) Vedi D.P.R. 31 marzo 1983, n. 364 Approvazione del regolamento per lo svolgimento delle elezioni dei componenti del Consiglio nazionale di polizia. Art. 85. Consiglio nazionale di polizia. È istituito il Consiglio nazionale di polizia quale organismo consultivo del Ministro dell’interno nelle seguenti materie, concernenti l’Amministrazione della pubblica sicurezza: a) iniziative legislative del Ministro dell’interno, regolamenti e provvedimenti amministrativi di carattere generale nelle parti relative allo stato giuridico, previdenziale e assistenziale del personale; b) ordinamento e programmi degli istituti di istruzione e formazione professionale e modalità per lo svolgimento dei concorsi; c) ogni altra questione che il Ministro intende sottoporre al Consiglio nazionale. I pareri di cui al presente articolo debbono essere espressi entro il termine di trenta giorni dalla richiesta, decorso il quale il Ministro ha facoltà di provvedere. In casi di grave ed urgente necessità il Ministro può stabilire un termine più breve entro il quale il parere deve essere reso, ovvero provvede dandone comunicazione al Consiglio nazionale. Il regolamento del Consiglio nazionale è approvato dal Ministro, su proposta del Consiglio stesso, entro tre mesi dalla presentazione di questa. Per la validità delle sedute è necessaria la presenza di almeno due terzi dei componenti in prima convocazione e della metà in seconda convocazione.

Art. 86. Composizione del Consiglio nazionale di polizia. Il Consiglio nazionale di polizia è presieduto dal Ministro dell’interno o da un Sottosegretario da lui delegato. Esso è composto da sessanta membri, dei quali: a) trenta designati dal Ministro dell’interno, di cui almeno venti scelti tra il personale delle varie componenti dell’amministrazione della pubblica sicurezza, con opportuni criteri di rappresentatività, e i rimanenti scelti tra il personale dell’Amministrazione civile dell’interno, di altre amministrazioni dello Stato, tra gli appartenenti alle associazioni del personale della pubblica sicurezza in pensione e tra estranei all’amministrazione statale esperti nelle materie di competenza del Consiglio nazionale; b) trenta eletti secondo le norme dell’articolo seguente. Il Consiglio nazionale dura in carica tre anni. I suoi membri non sono immediatamente riconfermabili dopo due mandati consecutivi. Art. 87. Elezione dei delegati e dei componenti del Consiglio nazionale di polizia. Al fine di procedere alle elezioni di cui all’articolo precedente, gli appartenenti alla Polizia di Stato sono suddivisi nelle seguenti fasce elettorali: a) in cui sono compresi gli agenti; b) in cui sono compresi gli assistenti, i sovrintendenti e gli ispettori; c) in cui sono compresi i commissari e i dirigenti. L’elezione dei componenti il Consiglio nazionale ha luogo mediante presentazione di liste nazionali che possono comprendere più candidati per ciascuna fascia determinati dal Ministro dell’interno proporzionalmente alla consistenza degli organici. Ogni lista deve essere sottoscritta da non meno di 500 e non più di 1.000 elettori, appartenenti a qualsiasi fascia. Ogni elettore non può sottoscrivere più di una lista. Ogni elettore riceve una scheda di votazione relativa alla propria fascia e può in essa esprimere un voto di lista e voti di preferenza: due se i candidati da eleggere sono fino a 7, quattro se i candidati da eleggere sono fino a 18. La cifra elettorale di ciascuna lista è costituita dalla somma dei voti validi espressi per la lista da elettori di ogni fascia. L’attribuzione dei seggi alle liste è fatta in base al metodo del quoziente naturale e dei più alti resti. I seggi attribuiti ad ogni lista sono ripartiti tra le varie fasce della lista con il seguente procedimento: a) il totale dei voti validi ottenuti da ciascuna lista nella prima fascia si divide per il quoziente che si ottiene dividendo i voti validi ottenuti da tutte le liste nella fascia ed il numero massimo dei candidati previsto al secondo comma per la stessa fascia; b) le operazioni di cui alla lettera precedente sono eseguite anche per le successive fasce;

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c) ai quozienti così ottenuti si applica il metodo d’Hondt. Ai fini della proclamazione dei candidati viene tenuta presente la graduatoria determinata, per ciascuna lista e per ogni fascia, in base ai voti di preferenza espressi per ciascun candidato. A parità di voti di preferenza si considera eletto il candidato che precede nell’ordine di iscrizione nella lista. La data per le elezioni dei componenti il Consiglio nazionale è stabilita con decreto del Ministro dell’interno non oltre il quarantacinquesimo giorno antecedente quello di scadenza del triennio di durata in carica del precedente Consiglio. L’elezione deve aver luogo non oltre il quindicesimo giorno successivo alla scadenza del triennio di cui al comma precedente. Le modalità ed i termini per lo svolgimento dell’elezione non previsti dal presente articolo sono stabiliti con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’interno, da emanare entro un mese dall’entrata in vigore dei decreti delegati di cui all’art. 56. Per la prima elezione del Consiglio, da tenersi entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge, le fasce elettorali di cui al primo comma sono costituite rispettivamente: 1) da guardie e appuntati; 2) da vicebrigadieri, brigadieri, marescialli e assistenti di polizia femminile; 3) da commissari, ufficiali, ispettrici e dirigenti. Si procede a nuove elezioni del Consiglio entro sei mesi dall’entrata in vigore dei decreti di cui all’art. 109. Art. 88. Aspettativa per motivi sindacali. Gli appartenenti alla Polizia di Stato, che ricoprono cariche direttive in seno alle proprie organizzazioni sindacali a carattere nazionale maggiormente rappresentative, sono, a domanda da presentare tramite la competente organizzazione, collocati in aspettativa per motivi sindacali. Il numero globale dei dipendenti collocabili in aspettativa è fissato in rapporto di una unità ogni 2.000 dipendenti in organico. Alla ripartizione tra le varie organizzazioni sindacali, in relazione alla rappresentatività delle medesime ed alla ripartizione territoriale, provvede, entro il primo trimestre di ogni triennio, il Ministro dell’interno, sentite le organizzazioni interessate. I trasferimenti ad altre sedi di appartenenti alla Polizia di Stato che ricoprono cariche sindacali possono essere effettuati sentita l’organizzazione sindacale di appartenenza. I trasferimenti in ufficio con sede in un comune diverso di appartenenti alla Polizia di Stato che sono componenti della segreteria nazionale, delle segreterie regionali e provinciali dei sindacati di polizia a carattere nazionale maggiormente rappresentativi

possono essere effettuati previo nulla osta dell’organizzazione sindacale di appartenenza (1). ––––––––––– Comma aggiunto dall’art. 5 D.L. 21 settembre 1987, n. 387. Art. 89. Trattamento economico del personale in aspettativa per motivi sindacali. Al personale collocato in aspettativa ai sensi dell’articolo precedente sono corrisposti, a carico dell’amministrazione, tutti gli assegni spettanti ai sensi delle vigenti disposizioni, nella qualifica e classe di appartenenza, escluse soltanto le indennità che retribuiscono il lavoro straordinario o servizi e funzioni di natura speciale in relazione alle prestazioni effettivamente rese. Dagli assegni predetti sono detratti, in base ad apposita dichiarazione rilasciata dall’interessato, quelli eventualmente percepiti a carico delle organizzazioni sindacali a titolo di retribuzione, escluse le indennità per rimborso spese. I periodi di aspettativa per motivi sindacali sono utili a tutti gli effetti, salvo che ai fini del compimento del periodo di prova e del diritto al congedo ordinario. L’aspettativa ha termine con la cessazione, per qualsiasi causa, del mandato sindacale. Art. 90. Assenze dall’ufficio autorizzate per motivi sindacali. Gli appartenenti alla Polizia di Stato di cui all’art. 88, che siano componenti degli organi collegiali statutari delle organizzazioni sindacali e che non siano collocati in aspettativa per motivi sindacali, sono, a richiesta della rispettiva organizzazione, autorizzati, salvo che vi ostino eccezionali ed inderogabili esigenze di servizio, ad assentarsi dall’ufficio per il tempo necessario per presenziare alle riunioni dell’organo collegiale o per l’espletamento della normale attività sindacale. In ciascuna provincia e per ciascuna organizzazione sindacale, l’autorizzazione è concessa per tre dipendenti e per una durata media non superiore a tre giorni al mese. A tale fine non si computano le assenze dal servizio per la partecipazione a congressi e convegni nazionali ovvero per la partecipazione a trattative sindacali su convocazione dell’amministrazione. Ove ricorrano particolari esigenze delle organizzazioni, l’amministrazione può eccezionalmente autorizzare assenze oltre i limiti predetti. Art. 91. Trattamento economico dei rappresentanti che si assentano dal servizio per motivi sindacali. Al personale di cui all’articolo precedente competono, oltre al trattamento ordinario, i compensi e le indennità per servizi e funzioni di carattere speciale in relazione alle prestazioni effettivamente rese. I periodi di assenza autorizzata sono cumulabili con il congedo ordinario e straordinario e sono utili a tutti gli altri effetti, giuridici ed economici.

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Art. 92. Disponibilità di spazi murali e di locali per attività sindacali. Negli uffici centrali e periferici della Polizia di Stato è concesso alle varie organizzazioni sindacali l’uso gratuito di appositi spazi per l’affissione di giornali murali, notiziari, circolari, manifesti e altri scritti o stampati conformi alle disposizioni generali sulla stampa e concernenti notizie esclusivamente sindacali, in locali distinti da quelli in cui è generalmente ammesso il pubblico. A ciascuna delle organizzazioni sindacali a carattere nazionale maggiormente rappresentative è altresì concesso, nella sede centrale ed in quelle periferiche ed in ogni provincia, l’uso gratuito di un locale da adibire ad ufficio sindacale, tenuto conto delle disponibilità obiettive e secondo le modalità determinate dall’amministrazione, sentite le organizzazioni sindacali (1). ––––––––––– (1) Comma così modificato dall’art. 5, D.L. 21 settembre 1987, n. 387, conv. nella L. 20 novembre 1997, n. 472. Art. 93. Delega per la riscossione di contributi sindacali. Gli appartenenti alla Polizia di Stato hanno facoltà di rilasciare delega, esente da tassa di bollo e dalla registrazione, a favore della propria organizzazione sindacale, per la riscossione di una quota mensile dello stipendio, paga o retribuzione, per il pagamento dei contributi sindacali nella misura stabilita dai competenti organi statutari. Resta fermo il disposto di cui all’art. 70 del T.U. approvato con D.P.R. 5 gennaio 1950, n. 180. La delega ha validità dal primo giorno del mese successivo a quello del rilascio al 31 dicembre di ogni anno e si intende tacitamente rinnovata ove non venga revocata dall’interessato entro la data del 31 ottobre. La revoca della delega va inoltrata, in forma scritta, all’amministrazione e all’organizzazione sindacale interessata. Le trattenute operate dall’amministrazione sulle retribuzioni, in base alle deleghe presentate dalle organizzazioni sindacali, sono versate alle stesse organizzazioni secondo modalità da concordare. Art. 94. Utilizzazione del personale invalido per cause di servizio. Fermo restando il disposto di cui al punto XXI dell’art. 36, il Governo della Repubblica è delegato ad emanare, entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, un decreto avente valore di legge ordinaria per provvedere ad una organica disciplina sull’utilizzazione, nell’ambito della stessa amministrazione, degli appartenenti alle forze di polizia che abbiano subito una invalidità, la quale non comporti l’inidoneità assoluta ai servizi di istituto, per effetto di ferite, lesioni o altre infermità riportate in conseguenza di eventi connessi all’espletamento di compiti di istituto, con l’osservanza dei seguenti criteri:

1) il predetto personale deve essere adibito a mansioni di istituto compatibili con la ridotta capacità lavorativa, tenuto conto delle indicazioni del collegio medico che ha accertato l’invalidità; il personale suddetto può essere altresì utilizzato per l’espletamento delle attività assistenziali e previdenziali in favore del personale anche per le esigenze del Fondo di assistenza per il personale della pubblica sicurezza; 2) al personale predetto continuano ad applicarsi le norme di stato previste per le carriere di appartenenza; 3) allo stesso personale è assicurato il trattamento economico delle carriere di appartenenza, nonché la corresponsione di una indennità una tantum proporzionata al grado di invalidità e comunque non comulabile con altre specifiche provvidenze; 4) vanno previste specifiche modalità per il trasferimento del personale suddetto in relazione alle esigenze di assistenza e di cura. Art. 95. Accordi sindacali. Gli accordi sindacali previsti dalla presente legge vengono stipulati da una delegazione composta dal Ministro per la funzione pubblica, che la presiede, dal Ministro dell’interno e dal Ministro del tesoro, o dai Sottosegretari, rispettivamente delegati, e da una delegazione composta da rappresentanti dei sindacati di polizia maggiormente rappresentativi su scala nazionale. Fermo restando il disposto dell’art. 43, formano altresì oggetto degli accordi sindacali l’orario di lavoro di cui all’art. 63, le ferie, i permessi, i congedi, le aspettative, i trattamenti economici di lavoro straordinario, di missione e di trasferimento, i criteri di massima per la formazione e l’aggiornamento professionale. Se gli accordi di cui al primo comma, per la parte relativa ai trattamenti economici accessori, non vengono raggiunti entro novanta giorni dall’inizio delle trattative, il Ministro dell’interno riferisce alla Camera dei deputati ed al Senato della Repubblica nelle forme e nei modi stabiliti dai rispettivi Regolamenti. CAPO VIII NORME TRANSITORIE E FINALI Art. 96. Disciplina provvisoria del personale. Fino all’entrata in vigore del nuovo ordinamento del personale dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, lo stato giuridico, l’avanzamento, il trattamento economico e di quiescenza sono disciplinati, per il personale facente parte dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, dalle disposizioni vigenti, salvo quanto appresso stabilito: a) il ruolo organico dei funzionari civili dell’Amministrazione della pubblica sicurezza assume la denominazione di ruolo organico dei funzionari della Polizia di Stato. Il ruolo delle ispettrici di polizia ed il ruolo delle assistenti di polizia assumono la

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denominazione, rispettivamente, di ruolo organico delle ispettrici e ruolo organico delle assistenti della Polizia di Stato. I ruoli organici degli ufficiali, dei sottufficiali, degli appuntati, delle guardie scelte e delle guardie del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza ed il ruolo degli operai permanenti delle scuole di polizia assumono la denominazione, rispettivamente, di ruolo organico degli operai dei magazzini e di ruolo organico degli operai permanenti delle scuole dell’Amministrazione della pubblica sicurezza; b) il ruolo organico degli ufficiali medici di polizia del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza assume la denominazione di ruolo organico dei sanitari della Polizia di Stato; c) gli appartenenti ai ruoli organici dei funzionari, delle ispettrici, degli ufficiali, delle assistenti, dei sottufficiali, degli appuntati, delle guardie scelte e delle guardie della Polizia di Stato sono ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria secondo la normativa attualmente vigente in materia per gli appartenenti al Corpo delle guardie di pubblica sicurezza e per gli appartenenti all’Amministrazione della pubblica sicurezza; d) i medici del ruolo organico dei sanitari della Polizia di Stato sono ufficiali di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria e mantengono le funzioni loro attribuite dalle vigenti leggi; e) le appartenenti al ruolo organico delle ispettrici esercitano le funzioni e i compiti propri degli appartenenti al ruolo organico dei funzionari civili dell’Amministrazione della pubblica sicurezza; f) gli appartenenti al ruolo organico dei funzionari e delle ispettrici, oltre le attribuzioni ed i compiti conferiti dalle norme vigenti ai funzionari di pubblica sicurezza, possono esercitare, in relazione alla qualifica rivestita, anche le attribuzioni ed i compiti propri degli appartenenti ai ruoli organici degli ufficiali del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza; g) gli appartenenti ai ruoli organici degli ufficiali oltre le attribuzioni ed i compiti conferiti dalle norme vigenti agli ufficiali del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, possono esercitare, in relazione al grado rivestito anche le attribuzioni ed i compiti propri degli appartenenti al ruolo organico dei funzionari dell’Amministrazione della pubblica sicurezza; h) ai fini dell’applicazione delle disposizioni di cui alle lettere f) e g) del presente articolo, con decreto del Ministro dell’interno sono stabilite secondo i criteri di cui alla successiva lettera m) le funzioni corrispondenti alle qualifiche ed ai gradi degli appartenenti ai ruoli organici dei funzionari, degli ufficiali e delle ispettrici. Le funzioni e le responsabilità dei superiori gerarchici per quanto riguarda la disciplina, l’impiego e l’addestramento del personale appartenente alle questure ed ai dipendenti uffici

sono devolute ai funzionari di polizia preposti alla direzione degli uffici stessi. Analoghe funzioni e responsabilità competono ai funzionari di polizia preposti alla direzione dei commissariati di pubblica sicurezza presso i compartimenti delle ferrovie dello Stato e delle poste e telecomunicazioni, alla direzione delle zone di frontiera terrestre e degli uffici di pubblica sicurezza di frontiera marittima ed aerea; i) agli appartenenti ai ruoli organici degli ufficiali, delle ispettrici, delle assistenti, dei sottufficiali, degli appuntati, delle guardie scelte e delle guardie compete il trattamento economico per il lavoro straordinario nelle misure attualmente previste per i funzionari civili dell’Amministrazione della pubblica sicurezza; l) ai funzionari dell’Amministrazione della pubblica sicurezza ed alle ispettrici della polizia femminile compete il trattamento economico previsto per gli ufficiali del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, salvo il trattamento economico più favorevoli precedentemente acquisito. Per gli appartenenti alle qualifiche dirigenziali l’eventuale differenza più favorevole di trattamento economico è concessa a titolo di assegno personale riassorbibile con i futuri miglioramenti; m) per quanto concerne la corrispondenza tra le qualifiche dei funzionari ed i gradi degli ufficiali, si fa riferimento all’art. 143 della L. 11 luglio 1980, n. 312; n) le disposizioni di cui all’art. 7 della L. 10 ottobre 1974, n. 496, si estendono agli appartenenti al Corpo delle guardie di pubblica sicurezza arruolati ai sensi del decreto legislativo luogotenenziale 21 agosto 1945, n. 601. Agli ufficiali provenienti dai sottufficiali, ex combattenti o partigiani, in servizio al 1 gennaio 1971, che non abbiano fruito della ricostruzione di carriera prevista dagli artt. 7 e 8 della L. 10 ottobre 1974, n. 496, non si applicano le disposizioni contenute negli artt. 5, ultimo comma, e 9 della stessa legge; o) il personale che al 31 dicembre 1972 rivestiva la qualifica di commissario capo di pubblica sicurezza o di ispettrice superiore di polizia femminile, e che all’entrata in vigore della L. 11 luglio 1980, n. 312, non ricopriva la qualifica di vice questore aggiunto o di ispettrice capo aggiunto è inquadrato nel ruolo di cui all’art. 155, ultimo comma, della stessa L. 11 luglio 1980, n. 312; p) i dirigenti generali di pubblica sicurezza nonché, qualora entro i sessanta giorni successivi all’entrata in vigore della presente legge non abbiano presentato domanda per il passaggio nei ruoli ad esaurimento di cui al punto X), numero 27, dell’art. 36, i tenenti generali del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza sono inquadrati nella qualifica di dirigenti generali-prefetti, conservando l’anzianità di grado o qualifica, entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge stessa, tenuto conto della necessità di

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predisporre le strutture dirigenziali unitarie per l’attuazione della legge e per l’organizzazione dell’Amministrazione della pubblica sicurezza. L’inquadramento è disposto con decreto del Ministro dell’interno, sentiti gli interessati, entro il limite dei diciassette posti di cui al primo comma dell’art. 42, detratti da tale contingente i posti da accantonare in applicazione dell’ultimo comma dello stesso articolo; q) per la copertura dei posti eventualmente disponibili nel contingente di cui al primo comma dell’art. 42, dopo gli accantonamenti e gli inquadramenti di cui alla lettera precedente e proporzionalmente alle vacanze che si verranno a determinare, si provvede con la nomina di altrettanti dirigenti generali-prefetti, livello C, scelti tra i dirigenti di pubblica sicurezza ed i maggiori generali del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza che non abbiano optato per il passaggio del ruolo ad esaurimento entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge. Nella prima applicazione della presente legge un posto è riservato ai maggiori generali del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza; r) nella prima applicazione della presente legge, il vice capo della polizia che esercita le funzioni vicarie ed il tenente generale ispettore del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza in carica al momento dell’entrata in vigore della legge stessa e che abbiano almeno quattro anni di anzianità nella qualifica o nel grado sono inquadrati nella qualifica di prefetti di prima classe; s) nelle commissioni di avanzamento di cui all’art. 8 della legge 13 dicembre 1965, n. 1366, il tenente generale ispettore del disciolto Corpo delle guardie di pubblica sicurezza è sostituito dal direttore centrale del personale presso il Dipartimento della pubblica sicurezza (1). ––––––––––– (1) Lettera aggiunta dall’art. 3, L. 24 novembre 1981, n. 675. Art. 97. Tabelle organiche dei dirigenti. Nel quadro A della tabella III dell’allegato II al D.P.R. 30 giugno 1972, n. 748, le parole: «Capo della polizia e dirigenti», «Capo della polizia e prefetto» e «Capo della polizia» sono sostituite, rispettivamente, dalle seguenti: «Capo della polizia-Direttore generale della pubblica sicurezza e dirigenti», «Capo della polizia-Direttore generale della pubblica sicurezza e prefetto», «Capo della polizia-Direttore generale della pubblica sicurezza». I posti di tenenti generale del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza di cui alla tabella prevista dall’art. 3 della L. 10 dicembre 1973, n. 804, sono soppressi. Dieci posti di dirigente generale della pubblica sicurezza di cui al quadro C della tabella III dell’allegato II al D.P.R. 30 giugno 1972, n. 748, sono portati in aumento, insieme a quelli di cui al preceden-

te comma, nella qualifica di dirigente generale, livello funzionale C, dell’Amministrazione civile dell’interno, di cui al quadro A della tabella III medesima. I dirigenti generali di pubblica sicurezza e i tenenti generali del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, sono inquadrati nel ruolo dei dirigenti generali dell’Amministrazione civile dell’interno secondo le modalità previste dall’articolo precedente. Art. 98. Banda musicale. Il Governo è delegato ad emanare, entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, un decreto avente valore di legge ordinaria per adeguare l’ordinamento della banda musicale del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza al nuovo ordinamento della Polizia di Stato, apportando le necessarie modificazioni per qualificare adeguatamente le capacità, i titoli professionali del personale nonché il valore artistico del complesso (1). ––––––––––– (1) D.P.R. 30 aprile 1987, n. 240, Nuovo ordinamento della banda musicale della Polizia di Stato. Art. 99. Rapporti informativi e schede valutative. Disciplina transitoria. Fino all’entrata in vigore del nuovo ordinamento del personale dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, per quanto occorrente, sono dettate, con decreto del Ministro dell’interno, sentiti i sindacati di polizia più rappresentativi sul piano nazionale, le norme sulla compilazione dei rapporti informativi, delle schede valutative, dei giudizi complessivi e dei giudizi di revisione, previsti dagli attuali ordinamenti. Art. 100. Amministrazione e contabilità. Sino all’emanazione delle norme di amministrazione e di contabilità dell’Amministrazione della pubblica sicurezza restano operanti le norme di contabilità previste per il Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, nonché quelle sulla contabilità generale dello Stato ed ogni altra norma di contabilità applicate nei confronti del Corpo stesso. Gli stanziamenti di bilancio previsti per l’esercizio finanziario in corso per il Corpo delle guardie di pubblica sicurezza e dell’Amministrazione della pubblica sicurezza sono destinati alle corrispondenti spese dell’Amministrazione della pubblica sicurezza. Le spese relative alla pulizia delle caserme in uso al Ministero dell’interno e destinate all’accasermamento del personale della Polizia di Stato e dell’Arma dei carabinieri, già a carico dei conviventi, sono poste a carico dello stato di previsione della spese del Ministero dell’interno. Art. 101. Matrimonio per gli appartenenti all’Amministrazione della pubblica sicurezza. Le norme che disciplinano per il personale dell’Amministrazione della pubblica sicurezza la facoltà di contrarre matrimonio sono abrogate.

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Art. 102. Concorso pubblico straordinario per ispettore. Per la copertura di un quinto dei posti disponibili nella qualifica iniziale del ruolo degli ispettori e ove non determinati per non più di 500 posti, il Ministro dell’interno è autorizzato a bandire, entro 30 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, un pubblico concorso stabilendo il numero dei posti messi a concorso in ciascuna regione e nell’ambito di esse per ciascuna provincia. Al concorso possono partecipare i cittadini italiani in possesso dei requisiti di cui all’art. 52. Il termine di presentazione delle domande di partecipazione al concorso è fissato in 30 giorni dalla data della pubblicazione del bando sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e la prova d’esame dovrà avere inizio entro i successivi 60 giorni. Il concorso consiste in un esame colloquio vertente sulle seguenti materie: diritto penale e diritto processuale penale; nozioni di diritto costituzionale e di diritto amministrativo; legislazione speciale amministrativa in materia di pubblica sicurezza. In deroga a quanto previsto dall’art. 59, il Ministro dell’interno stabilisce, con proprio decreto, per il concorso di cui al primo comma, la composizione della commissione esaminatrice e, in relazione al numero dei concorrenti, anche la costituzione di più commissioni distaccate in capoluoghi di regione, nonché i criteri per l’accertamento della idoneità fisico-psichica e per la valutazione delle qualità attitudinali. I vincitori del concorso sono nominati allievi ispettori e inviati a frequentare, per la durata di sei mesi, un corso preordinato alla loro formazione tecnico-professionale di agenti di pubblica sicurezza e ufficiali di polizia giudiziaria, con particolare riguardo all’attività investigativa, secondo il programma da stabilire con decreto del Ministro dell’interno. Gli allievi completeranno la loro formazione professionale frequentando un apposito corso di tre mesi presso la Scuola superiore di polizia secondo il programma da stabilire con decreto del Ministro dell’interno. Il candidato deve indicare nella domanda di partecipazione al concorso una o più regioni in ordine di preferenza cui chiede di essere assegnato a prestare servizio. Le assegnazioni a ciascuna provincia avverranno secondo l’ordine di graduatoria tenendo conto delle preferenze circa la sede regionale di servizio espresse dal candidato secondo le modalità fissate nel precedente comma. I vincitori del concorso di cui al presente articolo possono essere trasferiti dalla Regione cui sono assegnati, o comunque essere comandati a prestare servizio fuori della stessa solo dopo quattro anni dall’ingresso in carriera.

Per quanto non diversamente previsto dai commi precedenti, si applicano le disposizioni dettate dalla presente legge per il personale del ruolo degli ispettori. Art. 103. Personale amministrativo. Per esigenze di carattere amministrativo dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, nelle more della revisione degli organici di cui all’art. 40, gli organici dell’Amministrazione civile dell’interno sono aumentati di 1.200 posti per gli impiegati della carriera esecutiva del ruolo degli uffici copia, di 1.100 posti del ruolo di archivio, di 650 posti della carriera di concetto amministrativa e di 50 posti della carriera direttiva amministrativa per un totale di tremila unità. Per la copertura dei posti suddetti si provvederà con i seguenti criteri: per la copertura dei posti della carriera di concetto amministrativa e direttiva amministrativa saranno utilizzate integralmente le graduatorie degli idonei nei concorsi pubblici espletati nel 1979, nel 1980 o in corso di espletamento all’entrata in vigore della presente legge per l’accesso alle anzidette carriere; per la copertura dei posti della carriera esecutiva del ruolo degli uffici copia e del ruolo di archivio saranno utilizzate fino al 50 per cento dei posti disponibili le graduatorie degli idonei nei concorsi pubblici espletati nel 1979 e nel 1980 o in corso di espletamento all’entrata in vigore della presente legge per l’accesso alle anzidette carriere. Per la copertura dei rimanenti posti e di quelli eventualmente non coperti dagli idonei il Ministro dell’interno è autorizzato a bandire pubblici concorsi da espletarsi secondo i termini di cui all’art. 102 ed a fissarne le prove d’esame e le modalità ad esse relative, anche in deroga alle vigenti disposizioni. Per la copertura fino al 30 cento dei posti derivanti dall’ampliamento dei ruoli di cui all’art. 40, il Ministro dell’interno è autorizzato a bandire pubblici concorsi da espletarsi secondo i termini di cui all’art. 102 ed a fissarne le prove d’esame e le modalità ad esse relative anche in deroga alle vigenti disposizioni. La consistenza organica del ruolo degli agenti, degli assistenti e dei sovrintendenti è proporzionalmente ridotta di 2.500 unità a compensazione della spesa di cui ai precedenti commi. Art. 104. Norme transitorie in materia di giurisdizione. I procedimenti pendenti a carico del personale del disciolto Corpo delle guardie di pubblica sicurezza davanti ai tribunali militari sono trasferiti all’autorità giudiziaria competente per territorio e per materia. I procedimenti pendenti presso il tribunale supremo militare sono trasferiti alla corte d’appello o alla corte di assise di appello competenti per territorio. Art. 105. Condono disciplinare. Le sanzioni disciplinari e di stato inflitte ai funzionari civili della

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pubblica sicurezza, agli appartenenti al Corpo delle guardie di pubblica sicurezza e al Corpo di polizia femminile per fatti connessi con iniziative per la costituzione di rappresentanze sindacali o per la tutela degli interessi del personale sono condonate con provvedimenti del Ministro dell’interno. Sono escluse dal condono le sanzioni connesse a procedimenti penali. Art. 106. Organico dei ruoli direttivi e dirigenziali. Sino a che non saranno stabilite le nuove dotazioni organiche dei ruoli direttivi e dirigenziali, l’organico, fermo quanto stabilito dall’art. 97, è costituito dalla somma degli attuali organici previsti per i funzionari dell’Amministrazione della pubblica sicurezza; degli ufficiali del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza e delle ispettrici del Corpo della polizia femminile. Art. 107. Passaggio ad altre amministrazioni civili a ad altri corpi militari dello Stato. Il Governo della Repubblica è delegato ad emanare, entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti aventi valore di legge ordinaria (1) per l’eventuale passaggio degli attuali appartenenti all’Amministrazione della pubblica sicurezza ad altre amministrazioni dello Stato e degli attuali appartenenti al Corpo delle guardie di pubblica sicurezza ad altri corpi militari dello Stato, con l’osservanza dei seguenti criteri: 1) consentire agli appartenenti all’Amministrazione della pubblica sicurezza, provenienti dal soppresso ruolo dei funzionari di pubblica sicurezza e dal Corpo di polizia femminile conservando le posizioni giuridiche ed economiche conseguite, il passaggio all’Amministrazione civile dell’interno e ad altre amministrazioni dello Stato, salvaguardando i diritti e le posizioni del personale appartenente ai ruoli dell’amministrazione ricevente; 2) consentire agli appartenenti all’Amministrazione della pubblica sicurezza provenienti dal disciolto Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, ivi compresi gli ufficiali nelle posizioni di ausiliari e riserva, rimanendo questi nelle stesse posizioni, il passaggio, conservando le posizioni giuridiche ed economiche conseguite, in altre forze di polizia, da individuarsi secondo modalità e criteri determinati di concerto fra i Ministri interessati, salvaguardando in ogni caso i diritti e le posizioni del personale delle amministrazioni riceventi. Agli ufficiali nelle posizioni di ausiliaria e di riserva il passaggio è consentito nella stessa posizione anche alle armi e corpi di provenienza; 3) possibilità, per gli aventi diritto, di esercitare le facoltà di cui sopra non oltre tre mesi dall’attuazione dei decreti delegati di cui agli artt. 36 e 40 della presente legge. ––––––––––– (1) D.P.R. 24 luglio 1981, n. 551.

Art. 108. Cessazione anticipata dal servizio. Il Governo della Repubblica è delegato a provvedere, entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge, con decreto avente valore di legge ordinaria (1), per l’eventuale anticipata cessazione dal servizio di alcune categorie di funzionari dell’attuale Amministrazione della pubblica sicurezza e di appartenenti al Corpo delle guardie di pubblica sicurezza con l’osservanza dei seguenti criteri: a) consentire ai generali e colonnelli del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, che abbiano compiuto il cinquantottesimo anno di età, ed ai primi dirigenti, dirigenti superiori e generali dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, che abbiano raggiunto il sessantesimo anno di età, di richiedere l’anticipata cessazione dal servizio; b) consentire ai tenenti colonnelli del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza e ai vice questori aggiunti dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, che abbiano compiuto il cinquantacinquesimo anno di età, di richiedere l’anticipata cessazione dal servizio; c) consentire alle ispettrici e alle assistenti della polizia femminile, che abbiano compiuto il quarantatreesimo anno di età, di richiedere l’anticipata cessazione dal servizio; d) consentire agli appuntati, ai vicebrigadieri, brigadieri e marescialli del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, che abbiano rispettivamente compiuto il cinquantaquattresimo, il cinquantaseiesimo ed il cinquantottesimo anno di età, di richiedere l’anticipata cessazione dal servizio. La cessazione anticipata dal servizio comporta la promozione al grado o alla qualifica superiore con decorrenza dal giorno precedente alla cessazione dal servizio nonché l’applicazione dei benefici di cui all’art. 6, primo comma, della L. 3 novembre 1963, n. 1543. Nel caso in cui non esista grado o qualifica superiore vengono attribuiti tre scatti di anzianità con pari decorrenza. L’attribuzione dei benefici di cui ai commi precedenti non è cumulabile con altri benefici salvo l’eventuale trattamento privilegiato di quiescenza. ––––––––––– (1) D.P.R. 24 luglio 1981, n. 552. Art. 109. Emanazione dei decreti delegati. Le norme delegate sono emanate con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell’interno e con il Ministro del tesoro, previo parere delle competenti Commissioni permanenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Dal parere delle Commissioni si prescinde qualora esso non sia espresso entro sessanta giorni dalla richiesta. Acquisito il parere o trascorsi sessanta giorni, lo schema di decreto delegato è sottoposto

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all’esame preliminare del Consiglio dei ministri ed inviato alle Camere per il parere delle competenti Commissioni permanenti, che deve essere espresso entro trenta giorni dalla richiesta del Governo. Acquisito tale parere o trascorsi i trenta giorni, le norme sono deliberate dal Consiglio dei ministri in via definitiva. Art. 110. Mutamento di denominazioni. Le denominazioni Corpo delle guardie di pubblica sicurezza e Corpo della polizia femminile, previste dalle leggi vigenti, sono sostituite dalla denominazione Polizia di Stato. Art. 111. Regolamento di servizio dell’amministrazione della pubblica sicurezza e applicazione delle norme del disciolto Corpo delle guardie di pubblica sicurezza. Il regolamento di servizio dell’amministrazione della pubblica sicurezza è emanato con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno, sentiti i sindacati di polizia più rappresentativi sul piano nazionale. Nel periodo intercorrente tra l’entrata in vigore della presente legge e quella del regolamento di cui al primo comma si applicano, per quanto non previsto dalla presente legge e se compatibili con essa, le disposizioni del regolamento approvato con R.D. 30 novembre 1930, n. 1629, e successive modificazioni. In dette disposizioni la denominazione Corpo delle guardie di pubblica sicurezza si intende sostituita da Amministrazione della pubblica sicurezza. Art. 112. Trattamento pensionistico nella fase di transizione. Al personale che cessa dal servizio dopo l’entrata in vigore della presente legge e prima dell’attuazione dell’ordinamento previsto dall’art. 36 si applica, qualora più favorevole ed ai soli fini pensionistici, l’inquadramento ed il relativo trattamento economico spettante al personale in servizio avente stessa qualifica. Al personale del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza che all’atto dell’entrata in vigore della presente legge si trovi nella posizione di ausiliaria, di riserva e di congedo assoluto spetta lo stesso trattamento normale ed eventuale, dei parigrado dell’Arma dei carabinieri in analoga posizione. Art. 113. Relazione del Ministro dell’interno. Il Ministro dell’interno presenta annualmente al Parlamento una relazione sull’attività delle forze di polizia e sullo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica nel territorio nazionale. ––––––––––– Ai sensi dell’art. 17, co. 5, L. 26 marzo 2001, n. 128, la relazione prevista dal presente art. 113 comprende anche tutti i dati relativi alle iniziative di cui all’art. 17, L. 128/2001 cit., suddivisi su base provinciale.

Art. 114. Divieto di iscrizione ai partiti politici. Fino a che non intervenga una disciplina più generale della materia di cui al terzo comma dell’art. 98 della Costituzione, e comunque non oltre un anno dall’entrata in vigore della presente legge, gli appartenenti alle forze di polizia di cui all’art. 16 della presente legge non possono iscriversi ai partiti politici. Art. 115. Copertura dell’onere finanziario. All’onere derivante dall’applicazione della presente legge, valutato in ragione di anno in lire 205 miliardi, si provvede nell’anno finanziario 1981 mediante corrispondente riduzione del capitolo 6856 dello stato di previsione della spesa del Ministero del tesoro per il medesimo anno finanziario, all’uopo utilizzando, quanto a lire 200 miliardi, lo specifico accantonamento e quanto a lire 5 miliardi una quota dell’accantonamento: «Revisione del trattamento economico dei pubblici dipendenti». Il Ministro del Tesoro è autorizzato ad apporre con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.

2. D.P.R. 25 ottobre 1981, n. 737. Sanzioni disciplinari per il personale dell’Amministrazione di pubblica sicurezza e regolamentazione dei relativi procedimenti (G.U. 14 dicembre 1981, n. 342). ––––––––––– In proposito si veda anche la legge 27 marzo 2001, n. 97 «Norme sul rapporto tra procedimento penale e procedimento disciplinare ed effetti del giudicato penale nei confronti dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche (G.U. 5 aprile 2001, n. 80)». TITOLO I DISCIPLINA CAPO I PRINCIPI FONDAMENTALI Art. 1. Sanzioni disciplinari. L’appartenente ai ruoli della Amministrazione della pubblica sicurezza che viola i doveri specifici e generici del servizio e della disciplina indicati dalla legge, dai regolamenti o conseguenti alla emanazione di un ordine, qualora i fatti non costituiscano reato, commette infrazione disciplinare ed è soggetto alle seguenti sanzioni: 1) richiamo orale; 2) richiamo scritto; 3) pena pecuniaria;

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4) deplorazione; 5) sospensione dal servizio; 6) destituzione. Le predette sanzioni devono essere graduate, nella misura, in relazione alla gravità delle infrazioni ed alle conseguenze che le stesse hanno prodotto per l’Amministrazione o per il servizio. Il provvedimento che infligge la sanzione deve essere motivato. Art. 2. Richiamo orale. Il richiamo orale consiste in un ammonimento con cui vengono punite lievi mancanze non abituali o omissioni di lieve entità causate da negligenza o da scarsa cura della persona o dell’aspetto esteriore. Può essere inflitto da qualsiasi superiore senza obbligo di rapporto. Art. 3. Richiamo scritto. Il richiamo scritto è una dichiarazione di biasimo con la quale vengono punite: 1) la reiterazione in lievi mancanze; 2) la negligenza in servizio; 3) la mancanza di correttezza nel comportamento; 4) il disordine nella divisa o l’uso promiscuo di capi di vestiario della divisa con altri non pertinenti alla stessa; 5) il pernottamento senza autorizzazione fuori della caserma o dell’alloggio collettivo di servizio; 6) il contegno comunque scorretto verso superiori, pari qualifica, dipendenti, pubblico. È inflitto, per iscritto, dal capo dell’ufficio o dal comandante del reparto dal quale il trasgressore gerarchicamente dipende. Ai capi degli uffici o ai comandanti di reparto è inflitto dal capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza. Art. 4. Pena pecuniaria. La pena pecuniaria consiste nella riduzione in misura non superiore a cinque trentesimi di una mensilità dello stipendio e degli altri assegni a carattere fisso e continuativo. Con tale sanzione vengono punite le seguenti infrazioni: 1) la recidiva in una mancanza punibile con il richiamo scritto; 2) l’esercizio occasionale di commercio o di mestiere incompatibile; 3) il mantenimento, al di fuori di esigenze di servizio, di relazioni con persone che notoriamente non godono in pubblico estimazione o la frequenza di locali o compagnie non confacenti al proprio stato; 4) il contrarre debiti senza onorarli, ovvero contrarne con dipendenti o con persone pregiudicate o sospette di reato; 5) l’allontanamento dalla sede di servizio da uno a cinque giorni senza autorizzazione; 6) l’abituale negligenza nell’apprendimento delle norme e delle nozioni che concorrono alla formazione professionale;

7) l’inosservanza dell’obbligo di mantenere la permanenza o la reperibilità; 8) la manifesta negligenza nel prendere visione dell’ordine di servizio 9) l’omessa o ritardata presentazione in servizio sino ad un massimo di quarantotto ore; 10) la grave negligenza in servizio; 11) il ritardo o la negligenza nell’esecuzione di un ordine; 12) l’irregolarità nell’ordine di trattazione degli affari; 13) l’inosservanza del dovere di informare immediatamente i superiori della ricezione di un ordine la cui esecuzione costituisce manifestamente reato; 14) l’inosservanza delle norme di comportamento politico fissate per gli appartenenti ai ruoli della Amministrazione della pubblica sicurezza; 15) l’inosservanza delle norme che regolano i diritti sindacali degli appartenenti ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza; 16) l’emanazione di un ordine non attinente al servizio o alla disciplina o eccedente i compiti d’istituto o lesivo della dignità personale; 17) l’omissione o l’imprecisione nell’emanazione di ordini o di disposizioni di servizio; 18) qualsiasi altro comportamento, anche fuori dal servizio, non espressamente preveduto nelle precedenti ipotesi, comunque non conforme al decoro delle funzioni degli appartenenti ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza. Agli allievi degli istituti di istruzione, in luogo della pena pecuniaria, può essere applicata, ove le circostanze lo consiglino, la consegna in istituto per un periodo non superiore a cinque giorni. Il consegnato non può uscire dall’istituto se non per disimpegnare il proprio servizio, dal quale non è esonerato. La pena pecuniaria è inflitta agli appartenenti alle qualifiche dirigenziali o direttive dal capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza. Al personale dei restanti ruoli dell’amministrazione della pubblica sicurezza in servizio presso il dipartimento della pubblica sicurezza: dal direttore del servizio; al personale dei restanti ruoli in servizio presso le questure e uffici dipendenti: dal questore; al personale in servizio ai commissariati di pubblica sicurezza presso i compartimenti delle ferrovie dello Stato e delle poste e telecomunicazioni, alle zone di frontiera terrestre, agli uffici di pubblica sicurezza di frontiera marittima e area, agli uffici compartimentali di polizia stradale ed agli istituti di istruzione: dai rispettivi dirigenti; al personale in servizio presso i reparti mobili: dal comandante del reparto; al personale in servizio presso ogni altro ufficio non compreso tra quelli indicati: dal funzionario preposto all’ufficio. Art. 5. Deplorazione. La deplorazione è una dichiarazione scritta di formale riprovazione, con la quale vengono punite:

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1) le abituali o gravi negligenze nell’adempimento dei propri doveri; 2) le persistenti trasgressioni già punite con sanzioni di minore gravità; 3) le gravi mancanze attinenti alla disciplina o alle norme di contegno; 4) le mancanze gravemente lesive della dignità delle funzioni; 5) gli atti diretti ad impedire o limitare l’esercizio dei diritti politici o sindacali o del mandato di difensore o di componente di un organo collegiale previsto dalle norme sulla Polizia di Stato; 6) la negligenza nel governo o nella cura delle condizioni di vita e di benessere del personale o nel controllo sul comportamento disciplinare dei dipendenti. 7) la negligenza o l’imprudenza o la inosservanza delle disposizioni sull’impiego del personale e dei mezzi o nell’uso, nella custodia o nella conservazione di armi, esplosivi, mezzi, materiali, infrastrutture, carteggio e documenti. Essa comporta il ritardo di un anno nell’aumento periodico dello stipendio o nell’attribuzione della classe di stipendio superiore, a decorrere dal giorno in cui verrebbe a maturare il primo beneficio successivo alla data nella quale la mancanza è stata rilevata. La deplorazione può essere inflitta anche in aggiunta alla pena pecuniaria in relazione alla gravità della mancanza e alla personalità del responsabile. La deplorazione è inflitta dagli stessi organi di cui all’art. 4. Art. 6. Sospensione dal servizio. La sospensione dal servizio consiste nell’allontanamento dal servizio per un periodo da uno a sei mesi, con la privazione della retribuzione mensile, salva la concessione di un assegno alimentare di importo pari alla metà dello stipendio e degli altri eventuali emolumenti valutabili a tal fine a norma delle disposizioni vigenti, oltre agli assegni per carichi di famiglia. Comporta la deduzione dal computo della anzianità di un periodo pari a quello trascorso dal punito in sospensione dal servizio nonché il ritardo di due anni nella promozione o nell’aumento periodico dello stipendio o nell’attribuzione di una classe superiore di stipendio con la decorrenza di cui al precedente art. 5. Tale ritardo è elevato a tre anni se la sospensione dalla qualifica è superiore a quattro mesi. Può essere inflitta nei seguenti casi: 1) mancanze previste dal precedente art. 4, qualora rivestano carattere di particolare gravità ovvero siano reiterate o abituali; 2) condanna, con sentenza passata in giudicato, per delitto non colposo che non comporti gli effetti di cui al successivo art. 8; 3) denigrazione dell’Amministrazione o dei superiori; 4) comportamento che produce turbamento nella regolarità o nella continuità del servizio di istituto;

5) tolleranza di abusi commessi da dipendenti; 6) atti contrari ai doveri derivanti dalla subordinazione; 7) assidua frequenza, senza necessità di servizio ed in maniera da suscitare pubblico scandalo, di persone dedite ad attività immorale o contro il buon costume ovvero di pregiudicati; 8) uso non terapeutico di sostanze stupefacenti o psicotrope risultante da referto medico legale; 9) allontanamento, senza autorizzazione, dalla sede di servizio per un periodo superiore a cinque giorni; 10) omessa o ritardata presentazione in servizio per un periodo superiore a quarantotto ore e inferiore ai cinque giorni o, comunque, nei casi in cui l’omissione o la ritardata presentazione in servizio di cui all’art. 4, n. 10, provochi gravi disservizi ovvero sia reiterata o abituale. La sospensione dal servizio è inflitta con decreto del capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza, previo giudizio del consiglio centrale di disciplina, qualora trattisi di personale appartenente alle qualifiche dirigenziali e direttive e, previo giudizio del consiglio provinciale di disciplina, per il restante personale. Art. 7. Destituzione. La destituzione consiste nella cancellazione dai ruoli dell’appartenente ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza la cui condotta abbia reso incompatibile la sua ulteriore permanenza in servizio. La destituzione è inflitta: 1) per atti che rivelino mancanza del senso dell’onore o del senso morale; 2) per atti che siano in grave contrasto con i doveri assunti con il giuramento; 3) per grave abuso di autorità o di fiducia; 4) per dolosa violazione dei doveri che abbia arrecato grave pregiudizio allo Stato, all’Amministrazione della pubblica sicurezza, ad enti pubblici o a privati; 5) per gravi atti di insubordinazione commessi pubblicamente o per istigazione all’insubordinazione; 6) per reiterazione delle infrazioni per le quali è prevista la sospensione dal servizio o per persistente riprovevole condotta dopo che siano stati adottati altri provvedimenti disciplinari; 7) per omessa riassunzione del servizio, senza giustificato motivo, dopo cinque giorni di assenza arbitraria. La destituzione è inflitta con le stesse modalità previste per la sospensione dal servizio. Art. 8. Destituzione di diritto. L’appartenente ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza incorre nella destituzione di diritto: a) per condanna passata in giudicato per i delitti contro la personalità dello Stato; per i delitti di pe-

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culato, malversazione, concussione, corruzione; per i delitti contro la fede pubblica, escluso quello di cui all’art. 457 del codice penale; per i delitti contro la moralità pubblica ed il buon costume previsti dagli artt. 519, 520, 521 e 537 del codice penale e per i delitti previsti dagli artt. 3 e 4 della legge 20 febbraio 1958, n. 75; per i delitti di rapina, estorsione, millantato credito, furto, truffa, appropriazione indebita, sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione, circonvenzione di persone incapaci, usura, ricettazione; per ogni tipo di delitto a fine di eversione; per i delitti previsti dalla legge sul nuovo ordinamento dell’Amministrazione della pubblica sicurezza e per qualsiasi altro delitto non colposo per il quale sia stata irrogata una pena non inferiore ad un anno di reclusione; b) per condanna, passata in giudicato, che importi l’interdizione perpetua dai pubblici uffici; c) per applicazione di una misura di sicurezza personale di cui all’art. 215 del codice penale ovvero di una misura di prevenzione prevista dall’art. 3 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423. Nei casi contemplati dal precedente art. 7 e dal pre sente articolo il trattamento di quiescenza e previdenza è regolato dalle disposizioni vigenti in materia. La destituzione di diritto è disposta con decreto del Ministro dell’interno per il personale appartenente alle qualifiche dirigenziali e direttive; con decreto del capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza per il restante personale. ––––––––––– (1) La Corte costituzionale, con sentenza 14 ottobre 1988, n. 971 ha dichiarato, in applicazione dell’art. 27 legge 11 marzo 1953, n. 87, la illegittimità dell’art. 8, lett. a) nella parte in cui non prevede, in luogo del provvedimento di destituzione di diritto, l’apertura e lo svolgimento del procedimento disciplinare. (2) Secondo l’art. 9, comma 1 legge 7 febbraio 1990, n. 19 «il pubblico dipendente non può essere destituito di diritto a seguito di condanna penale. È abrogata ogni contraria disposizione di legge». (3) La legge 26 aprile 1990, n. 86 ha interamente riformato la materia dei delitti dei pubblici ufficiali contro la P.A.: – eliminando le figure del peculato per distrazione, dell’interesse privato in atti di ufficio e della malversazione a danno dei privati; – modificando radicalmente le norme sul peculato, abuso d’ufficio, omissione di atti d’ufficio e rivelazione delle notizie segrete d’ufficio; – creando le nuove figure di reato di malversazione a danno dello Stato, corruzione in atti giudiziari; – definendo meglio ed ampliando anche le norme in tema di corruzione e concussione (sanzioni più gravi); – ridefinendo le nozioni di pubblico ufficiale ed incaricato di pubblico servizio.

CAPO II PROVVEDIMENTI CAUTELARI Art. 9. Sospensione cautelare in pendenza di procedimento penale. L’appartenente ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, colto da ordine o mandato di cattura o che si trovi, comunque, in stato di carcerazione preventiva, deve essere sospeso dal servizio con provvedimento del capo dell’ufficio dal quale gerarchicamente dipende, che deve, altresì, riferire immediatamente alla direzione centrale del personale presso il dipartimento della pubblica sicurezza. Fuori dei casi previsti nel comma precedente l’appartenente ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza sottoposto a procedimento penale, quando la natura del reato sia particolarmente grave, può essere sospeso dal servizio con provvedimento del Ministro su rapporto motivato del capo dell’ufficio dal quale dipende. In caso di concessione di libertà provvisoria ovvero di revoca dell’ordine o mandato di cattura o dell’ordine di arresto ovvero di scarcerazione per decorrenza dei termini, ove le circostanze lo consiglino, la sospensione cautelare può essere revocata con effetto dal giorno successivo a quello in cui il dipendente ha riacquistato la libertà e con riserva di riesame del caso quando sul procedimento penale si è formato il giudicato. I relativi provvedimenti sono adottati dal Ministro su proposta motivata degli organi indicati nel precedente art. 4 per i rispettivi dipendenti. Se il procedimento penale è definito con sentenza la quale dichiari che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso, la sospensione è revocata a tutti gli effetti. Quando da un procedimento penale, comunque definito, emergono fatti e circostanze che rendano l’appartenente ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza passibile di sanzioni disciplinari, questi deve essere sottoposto a procedimento disciplinare entro il termine di giorni 120 dalla data di pubblicazione della sentenza, oppure entro 40 giorni dalla data di notificazione della sentenza stessa all’Amministrazione. Se il procedimento penale si conclude con sentenza di proscioglimento o di assoluzione per motivi diversi da quelli contemplati nel comma quinto del presente articolo, la sospensione cautelare può essere mantenuta qualora venga iniziato o ripreso il procedimento disciplinare. Art. 10. Rinvio. La sospensione cautelare per motivi disciplinari, gli effetti sulla progressione in carriera, l’esclusione e l’ammissione agli esami e agli scrutini a seguito della sospensione per motivi disciplinari o penali, il computo della sospensione dal servizio a seguito di condanna penale e la revoca di diritto della sospensione, nonché la riabilitazione, la

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reintegrazione del dipendente prosciolto in sede di revisione del procedimento disciplinare, la reintegrazione del dipendente assolto in sede di giudizio penale di revisione, la premorienza del dipendente alla sentenza di assoluzione in sede di revisione sono regolati dalle norme contenute nel testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, e dalle norme sulla disciplina delle funzioni dirigenziali delle amministrazioni dello Stato di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1972, n. 748. Art. 11. Procedimento disciplinare connesso con procedimento penale. Quando l’appartenente ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza viene sottoposto, per gli stessi fatti, a procedimento disciplinare ed a procedimento penale, il primo deve essere sospeso fino alla definizione del procedimento penale con sentenza passata in giudicato. TITOLO II PROCEDIMENTO DISCIPLINARE CAPO I PRINCIPI GENERALI Art. 12. Procedura da osservare nel rilevare le infrazioni. Ogni superiore è competente a rilevare le infrazioni. Il superiore che rileva l’infrazione deve: far constatare, dopo essersi qualificato, la mancanza al responsabile; procedere alla sua identificazione; astenersi, di massima, dal richiamarlo in presenza di altre persone, tranne che le circostanze non impongano l’immediata repressione; in tal caso deve riferirsi unicamente al particolare fatto del momento; dare le eventuali disposizioni atte ad eliminare o ad attenuare le conseguenze della infrazione; inoltrare rapporto sui fatti all’organo competente ad infliggere la sanzione. Il rapporto deve indicare chiaramente e concisamente tutti gli elementi utili a configurare l’infrazione e non deve contenere alcuna proposta relativa alla specie e all’entità della sanzione. Art. 13. Modalità per l’irrogazione delle sanzioni. L’organo competente ad infliggere la sanzione deve: tener conto di tutte le circostanze attenuanti, dei precedenti disciplinari e di servizio del trasgressore, del carattere, dell’età, della qualifica e dell’anzianità di servizio; sanzionare con maggior rigore le mancanze commesse in servizio o che abbiano prodotto più gravi conseguenze per il servizio, quelle commesse in pre-

senza o in concorso con inferiori o indicanti scarso senso morale e quelle recidive o abituali. Ogni sanzione deve essere inflitta previa contestazione degli addebiti e dopo che siano state sentite o vagliate le giustificazioni dell’interessato, nei modi previsti dall’art. 14. Nello svolgimento del procedimento deve essere garantito il contraddittorio. Per infliggere la deplorazione deve essere sentito il parere della commissione consultiva di cui all’art. 15. La sospensione dal servizio e la destituzione vengono inflitte a seguito del giudizio del consiglio centrale o provinciale di disciplina di cui all’art. 16. Art. 14. Contestazione degli addebiti e giustificazioni dell’interessato. Per infliggere una sanzione più grave del richiamo orale, la contestazione degli addebiti dev’essere fatta per iscritto. Essa deve indicare succintamente e con chiarezza i fatti e la specifica trasgressione di cui l’incolpato è chiamato a rispondere; copia del foglio contenente le contestazioni deve essere consegnata al trasgressore e altra copia, firmata dallo stesso, deve rimanere agli atti del procedimento. L’eventuale rifiuto a sottoscrivere deve risultare da attestazione scritta del capo dell’ufficio o del comandante del reparto incaricato della consegna. Con lo stesso atto formale l’incolpato dev’essere avvertito che, entro il termine di dieci giorni dalla notifica, egli potrà presentare giustificazioni, documenti o chiedere l’audizione di testimoni o indicare le circostanze sulle quali richiedere ulteriori indagini o testimonianze. Tale termine può, a richiesta motivata dell’interessato, essere opportunamente prorogato di altri dieci giorni per un sola volta. È in facoltà dell’incolpato di rinunciare al termine, purché lo dichiari espressamente per iscritto. Nei procedimenti disciplinari a carico dei dirigenti generali si applicano le disposizioni di cui all’art. 123 del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, e successive modificazioni e integrazioni. Art. 15. Commissione consultiva. La commissione consultiva è composta da tre appartenenti ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza di cui uno di qualifica superiore e uno di qualifica pari a quella del trasgressore, designati dall’organo competente a infliggere la sanzione, ed uno di qualifica superiore a quella del trasgressore, indicato dai sindacati di polizia più rappresentativi della provincia. All’inizio di ogni anno verrà predisposto, a cura dell’organo competente ad infliggere la sanzione, l’elenco degli appartenenti ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza chiamati a far parte delle commissioni consultive.

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Nel caso che si proceda a carico di appartenenti alle qualifiche dirigenziali e direttive ovvero di personale in servizio presso il dipartimento della pubblica sicurezza, il terzo componente della commissione consultiva verrà designato dai sindacati di polizia più rappresentativi sul piano nazionale. Qualora nella stessa sede di servizio del trasgressore non esista, in tutto o in parte, il personale avente qualifica corrispondente a quella stabilita per la costituzione della commissione, l’organo competente richiederà alla direzione centrale del personale presso il dipartimento della pubblica sicurezza la designazione del personale necessario. Non possono far parte della commissione il superiore che ha rilevato la mancanza e il dipendente eventualmente offeso o danneggiato. I componenti la commissione sono vincolati al segreto d’ufficio. Nel caso che più dipendenti di pari qualifica abbiano concorso a commettere la medesima mancanza, la commissione è unica. Art. 16. Consiglio superiore, consiglio centrale e consiglio provinciale di disciplina. Con decreto del Ministro dell’interno è costituito annualmente il consiglio superiore di disciplina composto: dal Ministro o, per sua delega, dal Sottosegretario di Stato, che lo convoca e lo presiede; dal capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza; dal vice direttore generale della pubblica sicurezza con funzioni vicarie; da due funzionari della Polizia di Stato con qualifica dirigenziale, designati dai sindacati di polizia più rappresentativi sul piano nazionale. Le funzioni di segretario sono svolte da un funzionario della Polizia di Stato, con qualifica dirigenziale. Le deliberazioni del consiglio sono adottate a maggioranza assoluta dei componenti. Con decreto del capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza è costituito il consiglio centrale di disciplina composto: a) dal direttore centrale del personale presso il dipartimento della pubblica sicurezza, o per sua delega, dal direttore di un servizio della direzione centrale, che lo convoca e lo presiede; b) da due funzionari della Polizia di Stato con la qualifica di dirigente superiore; c) da due funzionari della Polizia di Stato con qualifica dirigenziale non inferiore a quella dell’incolpato designati di volta in volta dai sindacati di polizia più rappresentativi sul piano nazionale. Le funzioni di segretario sono svolte da un funzionario della Polizia di Stato con qualifica direttiva. I membri di cui alla lettera b) durano in carica un anno. Con le stesse modalità si procede alla nomina di un pari numero di supplenti per i membri di cui alla lettera b).

Con decreto del questore è costituito, in ogni provincia, il consiglio di disciplina composta: a) dal vice questore con funzioni vicario che lo convoca e lo presiede; b) da due funzionari del ruolo direttivo della Polizia di Stato; c) da due appartenenti ai ruoli della Polizia di Stato di qualifica superiore a quella dell’incolpato, designati di volta in volta dai sindacati di polizia più rappresentativi sul piano provinciale. Un funzionario del ruolo direttivo della Polizia di Stato funge da segretario. I membri di cui alla lettera b) durano in carica un anno. Con le stesse modalità si procede alla nomina di un pari numero di supplenti per i membri di cui alla lettera b). Il consiglio provinciale di disciplina è competente a giudicare gli appartenenti ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza fino alla qualifica di ispettore capo, che prestano servizio nell’ambito della provincia. Il presidente o i membri dei consigli di disciplina possono essere ricusati o debbono astenersi ove si trovino nelle condizioni di cui all’art. 149 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. Il relativo procedimento è regolato dal suddetto articolo. Qualora il ricusato sia il presidente del consiglio provinciale, il Ministro provvede alla nomina del sostituto. I componenti dei consigli di cui al presente articolo sono vincolati al segreto d’ufficio. CAPO II PROCEDIMENTI Art. 17. Procedimenti per l’irrogazione del richiamo scritto e della pena pecuniaria. Il procedimento per irrogato il richiamo scritto o la pena pecuniaria deve svolgersi attraverso le seguenti fasi: contestazione scritta degli addebiti al trasgressore; acquisizione delle giustificazioni scritte dell’interessato; valutazione delle giustificazioni addotte e degli altri elementi raccolti; decisione; notifica della decisione al trasgressore; comunicazione della sanzione inflitta agli uffici interessati. Art. 18. Procedimento per l’irrogazione della deplorazione. Il procedimento per irrogare la deplorazione deve svolgersi attraverso le seguenti fasi: contestazione scritta degli addebiti al trasgressore; acquisizione delle giustificazioni scritte dell’interessato;

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convocazione del trasgressore, degli eventuali testimoni e della commissione consultiva di cui all’art. 15, da parte dell’organo competente ad irrogare la sanzione; svolgimento della riunione. Il predetto organo, assistito da un segretario, da lettura degli addebiti contestati e delle giustificazioni presentate dal trasgressore, tendendo inoltre noti i suoi precedenti disciplinari e di servizio, nonché l’età e l’anzianità di servizio; acquisisce le dichiarazioni degli eventuali testimoni; chiede, d’iniziativa o richiesta dei membri della commissione, eventuali ulteriori chiarimenti al trasgressore sui fatti addebitatigli; congedato il trasgressore, raccoglie il parere dei singoli membri della commissione. Della seduta è redatto apposito verbale, sottoscritto dal funzionario procedente e dal segretario. La decisione deve essere notificata al trasgressore entro il termine di cinque giorni dalla data della seduta. Della sanzione inflitta deve essere data comunicazione scritta agli uffici interessati. Art. 19. Istruttoria per l’irrogazione della sospensione dal servizio o della destituzione. L’istruttoria per irrogare la sospensione dal servizio o la destituzione deve svolgersi attraverso le seguenti fasi: il capo dell’ufficio o il comandante del reparto che abbia notizia di un’infrazione commessa da un dipendente, per la quale sia prevista una sanzione più grave della deplorazione, se il trasgressore appartiene a qualifica dirigenziale o direttiva o, comunque, è in servizio presso il dipartimento della pubblica sicurezza, ne dà comunicazione all’autorità centrale competente a infliggere la sanzione; se invece appartiene al restante personale informa il questore della provincia in cui lo stesso presta servizio. Le predette autorità, ove ritengano che l’infrazione comporti l’irrogazione della sospensione dal servizio o della destituzione, dispongono che venga svolta inchiesta disciplinare affidandone lo svolgimento ad un funzionario istruttore che appartenga a servizio diverso da quello dell’inquisito, e che rivesta qualifica dirigenziale o direttiva superiore a quella dell’incolpato. Per il funzionario istruttore valgono le norme sulla astensione e sulla ricusazione dei componenti i consigli di disciplina. Egli provvede, entro dieci giorni, a contestare gli addebiti al trasgressore invitandolo a presentare le giustificazioni nei termini e con le modalità di cui all’art. 14 e svolge, successivamente, tutti gli altri accertamenti ritenuti da lui necessari o richiesti dall’inquisito.

L’inchiesta dev’essere conclusa entro il termine di quarantacinque giorni, prorogabile una sola volta di quindici giorni a richiesta motivata dell’istruttore. Questi riunisce tutti gli atti in un fascicolo, numerandoli progressivamente in ordine cronologico e apponendo su ciascun foglio la propria firma, e redige apposita relazione, alla quale allega tutto il carteggio raccolto, trasmettendola all’autorità che ha disposto l’inchiesta. Detta autorità, esaminati gli atti, se ritiene che gli addebiti non sussistono, ne dispone l’archiviazione con provvedimento motivato, ovvero li trasmette con le opportune osservazioni, all’organo competente a infliggere una sanzione minore. Qualora gli addebiti sussistano, trasmette il carteggio dell’inchiesta, con le opportune osservazioni, al consiglio di disciplina competente in base al disposto degli artt. 6 e 7. Art. 20. Procedimento dinanzi al consiglio centrale o provinciale di disciplina. Il consiglio centrale o provinciale di disciplina è convocato dall’organo indicato nell’art. 16 entro dieci giorni dalla ricezione del carteggio. Nella prima riunione il presidente ed i membri del consiglio esaminano gli atti e ciascuno di essi redige dichiarazione per far constatare tale adempimento; indi il presidete nomina relatore uno dei membri e fissa il giorno e l’ora della riunione per la trattazione orale e per la deliberazione del consiglio che dovrà aver luogo entro quindici giorni dalla data della prima riunione del consiglio stesso. Il segretario, appena termina la prima riunione, notifica per iscritto all’inquisito che dovrà presentarsi al consiglio di disciplina nel giorno e nell’ora fissati, avvertendolo che ha facoltà di prendere visione degli atti dell’inchiesta o di chiederne copia entro dieci giorni e di farsi assistere da un difensore appartenente all’Amministrazione della pubblica sicurezza, comunicandone il nominativo entro tre giorni; lo avverte inoltre che se non si presenterà, né darà notizia di essere legittimamente impedito, si procederà in sua assenza. Il difensore, se lo richiede, ha facoltà di prendere visione degli atti prima della data della riunione e di chiederne copia; lo stesso non può intervenire alle sedute degli organi collegiali senza l’assenso dell’interessato. Nel giorno fissato, aperta la seduta, il presidente, dopo aver fatto introdurre l’inquisito e l’eventuale difensore: a) legge l’ordine di convocazione; b) rende noti i precedenti disciplinari e di servizio dell’inquisito; c) legge le dichiarazioni scritte dell’avvenuto esame, da parte propria e degli altri membri, degli atti dell’inchiesta formale;

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d) fa leggere dal segretario la contestazione degli addebiti, le giustificazioni e la relazione del funzionario istruttore; e) chiede se i membri del consiglio o l’inquisito desiderino che sia letto qualche altro atto dell’inchiesta e, se lo ritiene necessario, ne autorizza la lettura. Il presidente, o i membri del consiglio previa autorizzazione del presidente, possono chiedere al giudicando chiarimenti sui fatti a lui addebitati. Questi può presentare una memoria preparata in precedenza e firmata, contenente la sua difesa, e può produrre eventuali nuovi elementi; la memoria e i documenti sono letti da uno dei componenti il consiglio ed allegati agli atti. Il presidente dà la parola al difensore, se presente, le cui conclusioni devono essere riportate nel verbale della seduta, ed infine chiede all’inquisito se ha altro da aggiungere. Udite le ulteriori ragioni a difesa ed esaminati gli eventuali nuovi documenti, il presidente dichiara chiusa la trattazione orale e fa ritirare l’inquisito ed il difensore. Il consiglio, se ritiene di non poter esprimere il proprio giudizio senza un supplemento di istruttoria, sospende il procedimento e restituisce gli atti all’organo proponente indicando i punti sui quali giudica necessario ulteriori accertamenti. Non verificandosi l’ipotesi di cui al precedente comma, il consiglio delibera a maggioranza di voti, con le seguenti modalità: a) il presidente sottopone separatamente a decisione le questioni pregiudiziali, quelle incidentali la cui decisione sia stata differita, quelle di fatto e di diritto riguardanti le infrazioni contestate e, quindi, se occorre, quelle sull’applicazione delle sanzioni. Tutti i componenti del consiglio danno il loro voto su ciascuna questione; b) qualora nella votazione si manifestino più di due opinioni, i componenti il consiglio che hanno votato per la sanzione più grave si uniscono a quelli che hanno votato per la sanzione immediatamente inferiore fino a che venga a sussistere la maggioranza. In ogni altro caso, quando su una questione vi è parità di voti, prevale l’opinione più favorevole al giudicando. Art. 21. Deliberazione del consiglio di disciplina. Il consiglio di disciplina, se ritiene che nessun addebito possa muoversi all’inquisito, lo dichiara nella deliberazione. Se ritiene che gli addebiti siano in tutto o in parte fondati, propone la sanzione da applicare. La deliberazione motivata viene redatta dal relatore o da altro componente il consiglio ed è firmata dal presidente, dall’estensore e dal segretario. Copia della deliberazione con gli atti del procedimento e la copia del verbale della trattazione orale, viene trasmessa entro dieci giorni alla direzione centrale del personale del dipartimento della pubblica sicurezza.

Il capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza provvede con decreto motivato a dichiarare l’inquisito prosciolto da ogni addebito o ad infliggergli la sanzione in conformità della deliberazione del consiglio, salvo che egli non ritenga di disporre in modo più favorevole all’inquisito. Il decreto deve essere comunicato all’interessato entro dieci giorni dalla sua data, nei modi previsti dall’art. 104 del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. CAPO III PRESENTAZIONE DEI RICORSI AMMINISTRATIVI Art. 22. Generalità. I ricorsi amministrativi, previsti dal presente decreto, devono essere presentati all’organo che ha inflitto la sanzione, il quale li trasmette con le proprie osservazioni a quello competente per la decisione. Si applicano, altresì, per quanto non previsto e se compatibili con le norme contenute nel presente capo, le disposizioni di cui agli articoli da 1 a 6 del decreto del Presidente della Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199. Art. 23. Riesame delle sanzioni del richiamo scritto e della pena pecuniaria. Avverso le sanzioni del richiamo scritto e della pena pecuniaria si ricorre all’organo gerarchicamente superiore a quello che ha irrogato la sanzione. Nel ricorso debbono essere indicati i motivi di impugnazione del provvedimento. Art. 24. Riesame della sanzione della deplorazione. Avverso la sanzione della deplorazione è ammesso rivolgere istanza di riesame al capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza. L’esito del riesame è fatto risultare dal decreto del capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza, adottato in conformità della deliberazione del consiglio centrale di disciplina di cui al precedente art. 16. Si applicano, in quanto compatibili, le norme di cui ai precedenti artt. 20 e 21. Art. 25. Riesame delle sanzioni della sospensione dal servizio e della destituzione. Avverso le sanzioni della sospensione dal servizio e della destituzione è ammesso rivolgere istanza di riesame al Ministro dell’interno. L’esito del riesame è fatto risultare da decreto ministeriale, adottato in conformità della deliberazione del consiglio superiore di disciplina o del consiglio centrale di disciplina, a seconda che il provvedimento oggetto di riesame sia stato emanato previo

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giudizio del consiglio centrale di disciplina o del consiglio provinciale di disciplina. Si applicano, in quanto compatibili, le norme di cui ai precedenti artt. 20 e 21 (1). ––––––––––– (1) L’art. 11 del D.Lgs 31 marzo 1998, n. 80 ha abrogato la possibilità del ricorso al Ministro del’Interno ed il Consiglio Centrale di Disciplina non interviene più in sede di riesame dei provvedimenti sanzionatori emessi previa delibera dei competenti Consigli di Disciplina. TITOLO III PROCEDURA PER LA RIAPERTURA DEL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE Art. 26. Riapertura del procedimento disciplinare. Il procedimento disciplinare può essere riaperto se l’appartenente ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza cui fu inflitta la sanzione disciplinare, ovvero il coniuge superstite o i figli, adducano nuove prove tali da far ritenere che possa essere dichiarato il proscioglimento dagli addebiti ovvero irrogata una sanzione di minore gravità. La riapertura del procedimento è disposta dal capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza su relazione della direzione centrale del personale ed il nuovo procedimento si svolge nelle forme previste dal titolo Il. Il capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza, qualora non ritenga di disporre la riapertura del procedimento, provvede con decreto motivato, sentito il consiglio centrale di disciplina. Art. 27. Effetti della riapertura del procedimento. In caso di riapertura del procedimento, ove le circostanze lo consigliano, il capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza può disporre la sospensione degli effetti della sanzione già inflitta. All’appartenente ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza già punito, nei confronti del quale, sia stata disposta la riapertura del procedimento disciplinare, non può essere inflitta una sanzione più grave di quella già applicata. Qualora egli venga prosciolto o sia ritenuto passibile di sanzione meno grave, devono essergli corrisposti, in tutto o in parte, gli assegni non percepiti, escluse le indennità per servizi e funzioni di natura speciale o per prestazioni di lavoro straordinario, salva la deduzione dell’eventuale assegno alimentare già percepito. La disposizione del comma precedente si applica anche nel caso in cui la riapertura del procedimento sia stata richiesta dal coniuge superstite o dai figli.

TITOLO IV NORME TRANSITORIE Art. 28. I procedimenti disciplinari relativi ad infrazioni commesse dopo l’entrata in vigore della presente legge sul nuovo ordinamento dell’Amministrazione della pubblica sicurezza e non ancora esauriti alla data di entrata in vigore del presente decreto, dovranno essere trasferiti ai nuovi organi disciplinari con le seguenti modalità. Al dipendente dei ruoli dei funzionari, delle ispettrici e delle assistenti della Polizia di Stato, nei confronti del quale sia iniziato procedimento disciplinare per l’irrogazione della censura, si applicano le norme e la procedura previste per il richiamo scritto. Qualora l’incolpato sia sottoposto a procedimento per l’irrogazione della riduzione dello stipendio, valgono le disposizioni stabilite per la comminatoria della sanzione disciplinare della pena pecuniaria. Nell’ipotesi di sospensione dalla qualifica o di destituzione, saranno seguite le procedure per l’irrogazione della sospensione dal servizio o della destituzione. All’appartenente ai ruoli degli ufficiali, dei sanitari e dei sottufficiali della Polizia di Stato, nei cui confronti sia iniziato procedimento disciplinare per l’irrogazione del rimprovero, ed all’appartenente ai ruoli degli appuntati, delle guardie scelte e delle guardie della Polizia di Stato, nei confronti sia iniziato procedimento disciplinare per l’irrogazione della consegna, si applicano le norme e la procedura previste per il richiamo scritto. Qualora l’appartenente ai ruoli di cui al precedente comma sia sottoposto a procedimento disciplinare per l’irrogazione della consegna di rigore, valgono le disposizioni stabilite per la comminatoria della sanzione disciplinare della pena pecuniaria. Art. 29. I procedimenti disciplinari pendenti all’entrata in vigore del presente decreto proseguiranno davanti ai nuovi organi, nella fase successiva a quella svolta, ove ciò non ne pregiudichi la regolarità. Art. 30. Fino all’entrata in vigore del nuovo ordinamento del personale dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, continuano ad applicarsi, nei confronti degli appartenenti al disciolto Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, le sanzioni di stato previste dai rispettivi stati giuridici. Art. 31. Per quanto non previsto dal presente decreto in materia di disciplina e di procedura, si applicano, in quanto compatibili, le corrispondenti norme contenute nel testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserto nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

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3. D.P.R. 24 aprile 1982, n. 335. Ordinamento del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia (G.U. 10 giugno 1982, n. 158). TITOLO I ISTITUZIONE DEI RUOLI DEL PERSONALE DELLA POLIZIA DI STATO CHE ESPLETA FUNZIONI DI POLIZIA CAPO I Art. 1. Istituzione dei ruoli (1). 1. Nell’ambito dell’Amministrazione della pubblica sicurezza sono istituiti i seguenti ruoli del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia: a) ruolo degli agenti e assistenti (2); b) ruolo dei sovrintendenti; c) ruolo degli ispettori; d) ruolo direttivo speciale; e) ruolo dei commissari; f) ruolo dei dirigenti. Salvo quanto specificato nei successivi articoli, il personale appartenente ai predetti ruoli, nello svolgimento dei compiti istituzionali sanciti dalla legge 1° aprile 1981, n. 121, svolge anche le attività accessorie necessarie al pieno assolvimento dei compiti di istituto. ––––––––––– (1) Articolo così sostituito dall’art. 68 D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. (2) Il ruolo degli assistenti è stato soppresso ed unificato con quello degli agenti dalla legge 12 agosto 1982, n. 569, confermata dal D.Leg.vo 12 maggio 1995, n. 197. Art. 2. Dotazioni organiche. La dotazione organica dei ruoli del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia è fissata nella tabella A allegata al presente decreto legislativo. In corrispondenza dei posti occupati dal personale inquadrato nei ruoli ad esaurimento di cui agli articoli 19 e seguenti del decreto legislativo relativo all’inquadramento del personale che espleta funzioni di polizia, sono resi indisponibili altrettanti posti nel ruolo ordinano degli agenti e nella qualifica iniziale del ruolo dei commissari, istituiti con il presente decreto legislativo. Art. 3. Gerarchia. 1. La gerarchia fra gli appartenenti ai ruoli del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia è determinata come segue: dirigenti, commissari e appartenente al ruolo direttivo speciale, ispettori, sovrintendenti, assistenti e agenti. 2. Salvo quanto previsto dal comma 3, nell’ambito dello stesso ruolo la gerarchia è determinata dalla

qualifica e, nella stessa qualifica, dall’anzianità. 3. Per gli appartenenti al ruolo dei commissari e al ruolo direttivo speciale la gerarchia è determinata dalla qualifica in relazione alla tabella 6 di equiparazione allegata al decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 334 e, nella stessa qualifica, dall’anzianità. Negli uffici che comportano l’esercizio delle attribuzioni di autorità di pubblica sicurezza, l’appartenente al ruolo dei commissari preposto all’ufficio è sempre sovraordinato al personale del ruolo direttivo speciale di pari qualifica (2). 4. L’anzianità è determinata dalla data del decreto di nomina o di promozione; a parità di tale data, da quella del decreto di promozione o di nomina alla qualifica precedente e, a parità delle predette condizioni, dall’età, salvi, in ogni caso, i diritti risultanti dalle classificazioni ottenute negli esami di concorso, negli scrutini per merito comparativo e nelle graduatorie di merito. ––––––––––– (1) Articolo così sostituito dall’art. 68, D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. (2) Comma così modificato per effetto delle modifiche apportate all’art. 68 D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334, dall’art. 8 co. 1 lett. x) D.Lgs. 3 maggio 2001, n. 201. CAPO II Art. 4. Ruolo degli agenti ed assistenti (1). Il ruolo degli agenti ed assistenti è articolato in quattro qualifiche che assumono le seguenti denominazioni: agente; agente scelto; assistente; assistente capo. ––––––––––– (1) Così sostituito dall’art. 1 D.Leg.vo 12 maggio 1995, n. 197. Art. 5. Funzioni del personale appartenente al ruolo degli agenti ed assistenti (1). Al personale appartenente al ruolo degli agenti e assistenti della Polizia di Stato sono attribuite le qualifiche di agente di pubblica sicurezza e di agente di polizia giudiziaria. Detto personale svolge mansioni esecutive con il margine di iniziativa e di discrezionalità inerente alle qualifiche possedute. Può, altresì, in relazione ad una eventuale specifica preparazione professionale posseduta, espletare compiti di addestramento del personale della Polizia di Stato. Al personale delle qualifiche di assistente e assistente capo possono essere, altresì, conferiti incarichi di coordinamento o comando di uno o più agenti in servizio operativo. ––––––––––– (1) Così sostituito dall’art. 1 D.Leg.vo 12 maggio 1995, n. 197.

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Art. 6. Nomina ad agente (1). 1. L’assunzione degli agenti di polizia avviene mediante pubblico concorso, al quale possono partecipare i cittadini italiani in possesso dei seguenti requisiti: a) godimenti dei diritti politici; b) età stabilita dal regolamento adottato ai sensi dell’art. 3, comma 6, della legge 15 maggio 1997, n. 127; c) idoneità fisica, psichica e attitudinale al servizio di polizia, secondo i requisiti stabiliti con regolamento del Ministro dell’interno, da emanare ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400; d) titolo di studio della scuola dell’obbligo; e) qualità morali e di condotta previste dalle disposizioni di cui all’art. 26 della legge 1° febbraio 1989, n. 53. 2. Al concorso non sono ammessi coloro che sono stati espulsi dalle forze armate, dai corpi militarmente organizzati o destituiti da pubblici uffici, che hanno riportato condanna a pena detentiva per reati non colposi o sono stati sottoposti a misura di prevenzione. 3. Sono fatte salve le disposizioni di legge o di regolamento relative all’immissione nel ruolo degli agenti della Polizia di Stato del personale assunto ai sensi della legge 8 luglio 1980, n. 343, dell’art. 3, comma 65, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e dell’art. 6, comma 4, della legge 31 marzo 2000, n. 78. Le specializzazioni conseguite nella forza armata di provenienza sono riconosciute valide, purché previste nell’ordinamento della Polizia di Stato. I posti che non vengono coperti con i reclutamenti previsti dal presente comma sono attribuiti agli altri aspiranti al reclutamento di cui ai commi precedenti. 4. I vincitori delle procedure di reclutamento ammessi al corso di formazione sono nominati allievi agenti di polizia. 5. Possono essere inoltre nominati allievi agenti, nell’ambito delle vacanze disponibili, ed ammessi a frequentare il primo corso di formazione utile, il coniuge ed i figli superstiti, nonché i fratelli, qualora unici superstiti, degli appartenenti alle Forze di Polizia deceduti o resi permanentemente invalidi al servizio, con invalidità non inferiore all’ottanta per cento della capacità lavorativa, a causa di azioni criminose di cui all’art. 82, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, ovvero per effetto di ferite o lesioni riportate nell’espletamento di servizi di polizia o di soccorso pubblico i quali ne facciano richiesta, purché siano in possesso dei requisiti di cui al comma 1, e non si trovino nelle condizioni di cui al comma 2. (2) 6. Le disposizioni di cui al comma 5 si applicano, altresì, al coniuge e ad i figli superstiti, nonché ai fratelli, qualora unici superstiti, degli appartenenti alle Forze di Polizia deceduti o resi permanente-

mente invalidi al servizio, con invalidità non inferiore all’ottanta per cento della capacità lavorativa, per effetto di ferite o lesioni riportate nell’espletamento di missioni internazionali di pace. 7. Con regolamento del Ministro dell’interno, da emanare, ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabilite le modalità di svolgimento del concorso, e delle altre procedure di reclutamento, la composizione della commissione esaminatrice e le modalità di formazione della graduatoria finale. ––––––––––– (1) L’originario art. 6 è stato così sostituito dagli artt. 6, 6-bis, 6 ter e 6 quater, dall’art. 1 D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197 come modificato dall’art. 1, co. 1, lett. a), D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. (2) Comma così modificato dall’art. 37, L. 16 gennaio 2003, n. 3. Art. 6 bis. Corsi di formazione per allievi agenti. 1. Gli allievi agenti di polizia frequentano un corso della durata di dodici mesi, di cui nove mesi di formazione presso le scuole per agenti, e tre mesi di applicazione pratica presso reparti o uffici della Polizia di Stato. 2. Durante il corso di cui al comma 1, i frequentatori non possono essere impiegati in servizi operativi di istituto, salvo quelli previsti dal relativo piano di studi e salvo che sussistano eccezionali esigenze di ordine pubblico. Gli allievi agenti durante il periodo di formazione sono sottoposti a selezione attitudinale per l’assegnazione a servizi che richiedano particolare qualificazione. Al termine dello stesso il direttore della scuola, sentito il comitato direttivo, esprime il giudizio di idoneità al servizio di polizia nei confronti degli allievi che abbiano superato l’esame teorico-pratico. Gli allievi riconosciuti idonei sono nominati agenti in prova e avviati all’espletamento del periodo di applicazione partica. 3. L’applicazione pratica è svolta con le modalità previste dal regolamento di cui al comma 6. Al termine della stessa gli agenti in prova conseguono la nomina ad agente di polizia, sulla base di una relazione del funzionario responsabile del reparto o del funzionario dirigente dell’ufficio presso cui sono applicati. Essi prestano giuramento e sono immessi nel ruolo secondo la graduatoria finale del periodo di formazione di cui al comma 2. 4. Gli agenti in prova, sono ammessi a ripetere, per una sola volta, il periodo di applicazione pratica, su motivata proposta del funzionario dirigente dell’ufficio o reparto cui sono applicati. 5. Gli agenti in prova durante il periodo di applicazione pratica, hanno la qualifica di agente di pubblica sicurezza e di agente di polizia giudiziaria. 6. Con regolamento del Ministero dell’interno, da emanare ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabiliti le modalità di svolgimento dei periodi di formazione e di applica-

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zione pratica, nonché i criteri per la formulazione dei giudizi di idoneità. ––––––––––– Vedi nota sub art. 6. Art. 6 ter. Dimissioni dai corsi. 1. Sono dimessi dal corso: a) gli allievi che non superino l’esame teoricopratico al termine del periodo di formazione; b) gli allievi che non siano riconosciuti idonei al servizio di polizia; c) gli allievi e gli agenti in prova che dichiarino di rinunciare al corso; d) gli allievi e gli agenti in prova che siano stati per qualsiasi motivo assenti dal corso per più di sessanta giorni, anche non consecutivi, ovvero novanta giorni se l’assenza è stata determinata da infermità contratta durante il corso; in quest’ultimo caso gli allievi e gli agenti in prova, dopo la riacquistata idoneità fisico-psichica, sono ammessi, rispettivamente, a partecipare al primo corso successivo e a ripetere, per una sola volta, il periodo di applicazione pratica; gli agenti in prova e gli allievi di sesso femminile, la cui assenza oltre trenta giorni sia stata determinata da maternità, sono ammessi a ripetere il periodo di applicazione pratica e a partecipare al primo corso successivo ai periodi di assenza dal lavoro previsti dalle disposizioni sulla tutela delle lavoratrici madri (1); e) gli agenti in prova che non superano il periodo di applicazione pratica di cui all’art. 6-bis, comma 4; 2. Gli allievi e gli agenti in prova inquadrati nei gruppi sportivi della “Polizia di Stato - Fiamme Oro” e riconosciuti atleti di interesse nazionale od olimpico dalle rispettive federazioni o dal CONI, potranno eventualmente essere autorizzati ad assentarsi, in deroga ai termini di cui al comma 1, lettera d), su specifica e motivata richiesta da parte dei succitati organi sportivi. 3. Sono espulsi dal corso gli allievi e gli agenti in prova responsabili di mancanze punibili con sanzioni disciplinari più gravi della deplorazione. 4. I provvedimenti di dimissione e di espulsione dal corso sono adottati con decreto del capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza, su proposta del direttore della scuola. 5. La dimissione del corso comporta la cessazione di ogni rapporto con l’amministrazione. ––––––––––– Vedi nota sub art. 6. (1) Lettera così modificata a seguito di avviso di rettifica pubblicato in G.U. 3 agosto 2001, n. 179. Art. 6 quater. Addestramento e corsi di specializzazione e di aggiornamento per agenti. 1. Conseguita la nomina in ruolo, gli agenti di polizia, sulla base della selezione di cui all’art. 6-bis e di uno specifico rapporto sulle qualità professionali,

redatto dal funzionario responsabile del reparto o dal funzionario dirigente dell’ufficio presso cui hanno compiuto il periodo di applicazione pratica, possono essere destinati alle specialità o ai servizi che richiedono particolare qualificazione. A tal fine, essi frequentano corsi di specializzazione, la cui durata è stabilita con decreto del capo della poliziadirettore generale della pubblica sicurezza. 2. Durante il periodo di frequenza dei corsi di specializzazione gli agenti non possono essere impiegati in attività diverse da quelle del servizio cui debbono essere destinati, se non per eccezionali esigenze di servizio e su disposizione del capo della polizia – Direttore generale della pubblica sicurezza. Ove ciò comporti l’interruzione del corso per un periodo complessivo superiore ad un quarto della sua durata, esso è prorogato per un periodo pari alla durata della interruzione. 3. Entro il biennio dalla conclusione del corso previsto all’art. 6-bis gli agenti di polizia svolgono presso gli uffici o reparti in cui prestano servizio periodi di addestramento di durata complessiva non inferiore a tre mesi. ––––––––––– Vedi nota sub art. 6. Art. 7. Promozione ad agente scelto. La promozione ad agente scelto si consegue, a ruolo aperto, mediante scrutinio per merito assoluto al quale sono ammessi gli agenti che alla data dello scrutinio abbiano compiuto cinque anni di effettivo servizio, ivi compreso il periodo di frequenza del corso di cui all’art. 6 bis. (1) Per il personale assunto ai sensi della legge 8 luglio 1980, n. 343, ai fini del precedente comma, il servizio prestato dalla data dell’iniziale reclutamento è computato per intero. ––––––––––– (1) Comma così modificato dall’art. 15 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. Art. 8. (1) ––––––––––– (1) Abrogato dall’art. 1 D.Leg.vo 12 maggio 1995, n. 197. Art. 9. (1) ––––––––––– (1) Articolo già modificato prima dall’art. 3 D.L. 21 settembre 1987, n. 387 e poi dall’art. 19 legge 1 febbraio 1989, n. 53 ed ora abrogato dall’art. 1 D.Leg.vo 12 maggio 1995, n. 197. Art. 10. Promozione ad assistente. (1) La promozione alla qualifica di assistente si consegue a ruolo aperto, mediante scrutinio per merito assoluto, dopo cinque anni di effettivo servizio nella qualifica di agente scelto. ––––––––––– (1) Modificato dalla legge n. 569 del 12 agosto 1982 e, successivamente, dalla legge n. 53 del 1°

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febbraio 1989, e ancora dall’art. 1 D.Leg.vo 12 maggio 1995, n. 197.

CAPO III

Art. 11. (1) ––––––––––– (1) Articolo di fatto soppresso dal D.L. 21 settembre 1987 n. 387 ed espressamente dall’art. 1 D.Leg.vo 12 maggio 1995, n. 197.

Artt. 16-24. ( ) ––––––––––– (1) Abrogati dall’art. 2 D.Leg. 12 maggio 1995, n. 197.

Art. 12. Promozione ad assistente capo. La promozione alla qualifica di assistente capo si consegue a ruolo aperto, mediante scrutinio per merito assoluto al quale è ammesso il personale che abbia compiuto cinque anni di effettivo servizio nella qualifica di assistente (1). ––––––––––– (1) Così sostituito dall’art. 1, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. [Art. 12 bis. Attribuzione di uno scatto aggiuntivo agli assistenti capo. 1. Agli assistenti capo che abbiano maturato otto anni di effettivo servizio nella qualifica è attribuito uno scatto aggiuntivo, fermo restando quanto previsto dal comma 2. 2. Lo scatto aggiuntivo non è attribuito al personale che nel triennio precedente abbia riportato un giudizio inferiore a buono o che nel biennio precedente abbia riportato una sanzione più grave della deplorazione. 3. Per il personale sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’art. 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55, e successive modificazioni ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione più grave della deplorazione, l’attribuzione dello scatto aggiuntivo avviene, anche con effetto retroattivo, dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 2. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 3 gennaio 1957, n. 3] (1) (2). ––––––––––– (1) Articolo inserito dal co. 8 bis dell’art. 1, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197, introdotto dall’art. 1, co. 1, lett. b) D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. (2) Articolo abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lgs 30 maggio 2003, n. 193. Art. 13. (1) ––––––––––– (1) Abrogato dall’art. 1 D.Leg.vo 12 maggio 1995, n. 197. Art. 14. (1) ––––––––––– (1) Articolo soppresso, di fatto, dal D.L. 21 settembre 1987 n. 387 ed espressamente dall’art. 1 D.Leg.vo 12 maggio 1995, n. 197. Art. 15. (1) ––––––––––– (1) Abrogato dall’art. 3, D.L. 21 settembre 1987, n. 387.

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Art. 24 bis. Ruolo dei sovrintendenti (1). Il ruolo dei sovrintendenti è articolato in tre qualifiche che assumono le seguenti denominazioni: vice-sovrintendente; sovrintendente; sovrintendente capo. ––––––––––– (1) Articolo introdotto dall’art. 2 D.Leg.vo 12 maggio 1995, n. 197. Art. 24 ter. Funzioni del personale appartenente al ruolo dei sovrintendenti (1). Agli appartenenti al ruolo dei sovrintendenti sono attribuite le qualifiche di agente di pubblica sicurezza e di ufficiale di polizia giudiziaria. Il personale del ruolo dei sovrintendenti svolge mansioni esecutive richiedenti una adeguata preparazione professionale, con il margine di iniziativa e di discrezionalità inerente alle qualifiche di agente di pubblica sicurezza e di ufficiale di polizia giudiziaria; al suddetto personale può essere, altresì, affidato il comando di uno o più agenti in servizio operativo o di piccole unità operative, cui impartisce ordini dei quali controlla l’esecuzione e di cui risponde; collabora con i propri superiori gerarchici e può sostituirli in caso di temporanea assenza o impedimento. Al personale della qualifica di sovrintendente capo, oltre a quanto già specificato, possono essere attribuiti incarichi specialistici, richiedenti particolari conoscenze ed attitudini, e può essere, altresì, affidato il comando di posti di polizia o di unità equivalenti. Il personale del ruolo dei sovrintendenti svolge, in relazione alla professionalità posseduta, anche compiti di addestramento del personale della Polizia di Stato. ––––––––––– (1) Articolo introdotto dall’art. 2 D.Leg.vo 12 maggio 1995, n. 197. Art. 24 quater. Immissione nel ruolo dei sovrintendenti. 1. L’accesso alla qualifica iniziale del ruolo dei sovrintendenti alla Polizia di Stato avviene: a) nel limite del sessanta per cento dei posti disponibili al 31 dicembre di ogni anno, mediante concorso interno per titoli e superamento di un successivo corso di formazione professionale, della durata non inferiore a tre mesi, riservato agli assistenti capo che ricoprono, alla predetta data, una posizione in ruolo non inferiore a quella compresa entro il doppio dei posti riservati per tale concorso;

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b) nel limite del restante quaranta per cento dei posti disponibili al 31 dicembre di ogni anno, mediante concorso interno per titoli ed esame scritto, consistente in risposte ad un questionario, articolato su domande tendenti ad accertare prevalentemente il grado di preparazione professionale, e successivo corso di formazione professionale, della durata non inferiore a tre mesi, riservato al personale del ruolo degli agenti e assistenti che abbia compiuto quattro anni di effettivo servizio. 2. Ai concorsi di cui al comma 1 è ammesso il personale, in possesso dei requisiti ivi previsti, che alla data di scadenza dei termini per la presentazione delle domande: a) abbia riportato, nell’ultimo biennio, un giudizio complessivo non inferiore a buono; b) non abbia riportato, nell’ultimo biennio, sanzioni disciplinari più gravi della deplorazione. 3. Per l’ammissione al corso di formazione professionale di cui al comma 1, lettera a), a parità di punteggio, prevalgono, nell’ordine, l’anzianità di qualifica, l’anzianità di servizio e la maggiore età. Per la formazione della graduatoria del concorso di cui al comma 1, lettera b), a parità di punteggio, prevalgono, nell’ordine, la qualifica, l’anzianità di qualifica, l’anzianità di servizio e la maggiore età. 4. Gli assistenti capo ammessi al corso di formazione del concorso di cui al comma 1, lettera a), e vincitori anche di quello di cui alla lettera b) del medesimo comma, indetti lo stesso anno, sono esclusi dalla graduatoria di questo ultimo concorso. 5. I posti rimasti scoperti nel concorso di cui al comma 1, lettera b), sono devoluti, fino alla data di inizio del relativo corso di formazione professionale, ai partecipanti del concorso di cui al comma 1, lettera a), risultati idonei in relazione ai punteggi conseguiti. Quelli non coperti per l’ammissione al corso di formazione professionale di cui all’art. 1, lett. a), sono devoluti, fino alla data di inizio del relativo corso di formazione, agli idonei al concorso di cui alla successiva lettera b). 6. Con regolamento del Ministro dell’interno, da emanare, ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabilite le modalità di svolgimento del concorso, le categorie dei titoli da ammettere a valutazione e i punteggi da attribuire a ciascuna di esse, la composizione della commissione d’esami, nonché le modalità di svolgimento dei corsi di cui al comma 1 e i criteri per la formazione delle graduatorie di fine corso. 7. I frequentatori che al termine dei corsi di cui al comma 1, lettere a) e b) abbiano superato l’esame finale, conseguono la nomina a vice sovrintendente nell’ordine determinato dalla rispettiva graduatoria finale del corso, con decorrenza giuridica dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello nel quale si sono verificate le vacanze con decorrenza economica dal giorno successivo alla data di conclusione

del corso medesimo. I vincitori del concorso di cui al comma 1, lettera a), precedono in ruolo i vincitori del concorso di cui alla successiva lettera b). ––––––––––– (1) L’articolo, introdotto dall’art. 2 D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197, è stato così sostituito per effetto delle modifiche apportate al D.Lgs. 197/1995 cit. dall’art. 2, D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. Art. 24 quinquies. Dimissioni dal corso (1). 1. È dimesso dal corso di cui all’art. 24-quater, il personale che: a) dichiara di rinunciare al corso; b) non supera gli esami di fine corso; c) è stato per qualsiasi motivo assente dal corso per più di venti giorni, anche se non continuativi. Nell’ipotesi di assenza dovuta ad infermità contratta durante il corso ovvero ad infermità dipendente da causa di servizio, il personale è ammesso a partecipare di diritto al corrispondente primo corso successivo al riconoscimento della sua idoneità psico-fisica e sempre che nel periodo precedente a detto corso non sia intervenuta una delle cause di esclusione previste per la partecipazione al concorso (2). 2. Il personale di sesso femminile, la cui assenza oltre i limiti di cui al comma 1 è stata determinata da maternità, è ammesso a partecipare al corrispondente primo corso successivo ai periodi di assenza dal lavoro previsti dalle disposizioni sulla tutela delle lavoratrici madri (2). 3. È espulso dal corso il personale responsabile di infrazioni punite con sanzioni disciplinari più gravi della deplorazione. 4. I provvedimenti di dimissione e di espulsione dal corso sono adottati con decreto del capo della Polizia - Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, su proposta del Direttore dell’Istituto. 5. Il personale ammesso a ripetere il corso per infermità contratta a causa delle esercitazioni pratiche o per malattia contratta per motivi di servizio, viene promosso con la stessa decorrenza, ai soli effetti giuridici, attribuita agli idonei del corso dal quale è stato dimesso, collocandosi nella stessa graduatoria nel posto che gli sarebbe spettato qualora avesse portato a compimento il predetto corso. 6. Il personale che non supera il corso permane nella qualifica rivestita senza detrazioni d’anzianità ed è restituito al servizio d’istituto (2). ––––––––––– (1) Articolo aggiunto dall’art. 2 D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. (2) Comma così modificato dall’art. 2 D.Lgs. 197/1995 cit. come modificato all’art. 2 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. [Art. 24 quinquies-1. Emolumento pensionabile. 1. Ai vice sovrintendenti che abbiano compiuto tre anni e sei mesi di effettivo servizio nella

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qualifica e che, nei due anni precedenti, abbiano riportato un giudizio non inferiore a “buono” e non abbiano riportato una sanzione più grave della deplorazione, è attribuito un emolumento pensionabile di lire 370.000 (pari a euro 191,08) annue lorde, valido anche per la tredicesima mensilità e per l’indennità di buonuscita, riassorbibile con lo scatto gerarchico attribuito nello stesso livello retributivo ovvero all’atto dell’accesso al livello retributivo superiore. 2. Per il personale sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’articolo 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55, e successive modificazioni ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione più grave della deplorazione, l’attribuzione dell’emolumento pensionabile avviene, anche con effetto retroattivo, dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 1. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3] (1) (2). ––––––––––– (1) Articolo aggiunto dall’art. 2 D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197, come modificato all’art. 2 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. (2) Articolo abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193. Art. 24 sexies. Promozione a sovrintendente ( ). La promozione alla qualifica di sovrintendente si consegue a ruolo aperto mediante scrutinio per merito assoluto al quale sono ammessi i vice sovrintendenti che abbiano compiuto sette anni di effettivo servizio nella qualifica. ––––––––––– (1) Articolo introdotto dall’art. 2 D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197 e poi modificato per effetto delle modifiche a tale norma apportate dall’art. 2, D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. 1

Art. 24 septies. Promozione a sovrintendente capo (1). La promozione alla qualifica di sovrintendente capo si consegue a ruolo aperto mediante scrutinio per merito comparativo al quale sono ammessi i sovrintendenti che abbiano compiuto sette anni di effettivo servizio nella qualifica. ––––––––––– (1) Articolo introdotto dall’art. 2 D.Leg;vo 12 maggio 1995, n. 197. 24 octies. Attribuzione di uno scatto aggiuntivo ai sovrintendenti capo. 1. Ai sovrintendenti capo che abbiano maturato otto anni di effettivo servizio nella qualifica è attribuito uno scatto aggiuntivo, fermo restando quanto previsto dal comma 2. 2. Lo scatto aggiuntivo non è attribuito al personale che nel triennio precedente abbia riportato un giudizio inferiore a “buono” o che nel biennio prece-

dente abbia riportato una sanzione disciplinare più grave della deplorazione. 3. Per il personale sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’articolo 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione disciplinare più grave della deplorazione, l’attribuzione dello scatto aggiuntivo avviene, anche con effetto retroattivo, dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 2. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. 4. Lo scatto aggiuntivo di cui al presente articolo è attribuito come assegno ad personam riassorbibile e non cumulabile con lo scatto gerarchico previsto per lo stesso livello retributivo, in caso di accesso ai ruoli superiori. ––––––––––– Articolo aggiunto per effetto delle modifiche apportate all’art. 2, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197, dall’art. 2 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. CAPO IV Art. 25. Ruolo degli ispettori (1). Il ruolo degli ispettori della Polizia di Stato è articolato in quattro qualifiche, che assumono le seguenti denominazioni: vice ispettore; ispettore; ispettore capo; ispettore superiore-sostituto ufficiale di pubblica sicurezza. ––––––––––– (1) Articolo così sostituito dall’art. 3, D.Leg.vo 12 maggio 1995, n. 197. Art. 26. Funzioni degli ispettori (1). Al personale del ruolo degli ispettori sono attribuite le qualifiche di agente di pubblica sicurezza e di ufficiale di polizia giudiziaria. Nell’espletamento dei compiti d’istituto gli appartenenti al ruolo degli ispettori sono diretti collaboratori dei superiori gerarchici. In relazione alla professionalità e alle attitudini possedute, gli appartenenti al ruolo degli ispettori svolgono compiti di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica e di polizia giudiziaria, con particolare riguardo all’attività investigativa. Agli stessi può essere affidata la direzione di Distaccamenti o di Uffici o unità operative equivalenti, con le connesse responsabilità per le direttive e le istruzioni impartite e per i risultati conseguiti, nonché compiti di addestramento o istruzione del personale della Polizia di Stato.

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Tenuto conto dei rapporti di gerarchia, agli stessi possono essere attribuiti compiti di indirizzo e coordinamento di più unità operative nell’ambito delle direttive superiori con piena responsabilità per l’attività svolta, ovvero di direzione di sottosezioni o di unità equivalenti. In caso di assenza o di impedimento, il personale del ruolo degli ispettori può sostituire il superiore gerarchico. Gli ispettori superiori-sostituti ufficiali di pubblica sicurezza, oltre quanto già specificato, inno diretti collaboratori dei commissari e dei dirigenti della Polizia di Stato, coordinando anche l’attività del personale del ruolo degli ispettori, e sostituiscono i superiori gerarchici – ove non rivestano la qualità di autorità di pubblica sicurezza – in caso di assenza o di impedimento di questi, assumendo anche la qualità di ufficiale di pubblica sicurezza. ––––––––––– (1) Articolo così sostituito dall’art. 3, D.Leg.vo 12 maggio 1995, n. 197. Art. 27. Nomina a vice ispettore (1). 1. La nomina alla qualifica di vice ispettore si consegue: a) nel limite del cinquanta per cento dei posti disponibili, mediante pubblico concorso, comprendente una prova scritta ed un colloquio secondo le modalità stabilite dagli artt. 27 bis e 27 ter, e con l’osservanza delle disposizioni di cui all’art. 26 della legge 1° febbraio 1989, n. 53 e dell’art. 5 del decreto-legge 4 ottobre 1990, n. 276, convertito con modificazioni dalla legge 30 novembre 1990, n. 359. Un sesto dei posti è riservato agli appartenenti al ruolo dei sovrintendenti in possesso del prescritto titolo di studio; (2) b) nel limite del cinquanta per cento dei posti disponibili, mediante concorso interno per titoli di servizio ed esame, consistente in una prova scritta ed un colloquio, riservato al personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia in possesso, alla data del bando che indice il concorso, di un’anzianità di servizio non inferiore a sette anni, del titolo di studio di cui all’art. 27 bis, comma 1, lettera d), e che, nell’ultimo biennio non abbia riportato la deplorazione o sanzione disciplinare più grave ed abbia riportato un giudizio complessivo non inferiore a “buono”. Il trenta per cento dei posti è riservato agli appartenenti al ruolo dei sovrintendenti anche se privi del titolo di studio. (2) 2. I vincitori del concorso di cui al comma 1, lettera b), devono frequentare un corso di formazione della durata non inferiore a sei mesi. 3. Il corso semestrale di cui al comma 2 può essere ripetuto una sola volta. Conseguono l’idoneità per la nomina a vice ispettore gli allievi che abbiano superato gli esami finali del corso. Gli allievi che non abbiano superato i predetti esami sono restituiti al servizio d’istituto e sono ammessi alla frequenza del corso successivo.

4. Sono dimessi dal corso gli allievi che per qualsiasi motivo superino i 60 giorni di assenza. 5. Si applicano in quanto compatibili, le disposizioni di cui all’art. 24 quinquies. 6. Il personale già appartenente ai ruoli della Polizia di Stato ammesso ai corsi di cui al comma 1, conserva la qualifica rivestita all’atto dell’ammissione. 7. Con regolamento del Ministro dell’interno, da emanare, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabilite le modalità di svolgimento dei concorsi di cui al comma 1, la composizione delle commissioni esaminatrici, le materie oggetto dell’esame, le categorie di titoli da ammettere a valutazione, il punteggio massimo da attribuire a ciascuna categoria di titoli e i criteri per la formazione della graduatoria finale. (3) ––––––––––– (1) Articolo sostituito dall’art. 3, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. (2) Comma così modificato a seguito delle modifiche apportate all’art. 3, D.Lgs. 197/1995 cit., dall’art. 3 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. (3) Comma così sostituito per effetto delle modifiche apportate all’art. 3, D.Lgs. 197/1995 cit. dall’art. 3 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. Art. 27 bis. Nomina a vice ispettore di polizia. 1. L’assunzione dei vice ispettori di polizia di cui all’articolo 27, comma 1, lettera a), avviene mediante pubblico concorso al quale possono partecipare i cittadini italiani in possesso dei seguenti requisiti: a) godimento dei diritti politici; b) età stabilita dal regolamento adottato ai sensi dell’articolo 3, comma 6, della legge 15 maggio 1997, n. 127; c) idoneità fisica, psichica e attitudinale al servizio di polizia, secondo i requisiti stabiliti con regolamento del Ministro dell’interno, da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400; d) diploma di istruzione secondaria superiore che consente l’iscrizione ai corsi per il conseguimento del diploma universitario; e) qualità morali e di condotta previste dalle disposizioni di cui all’articolo 26 della legge 1° febbraio 1989, n. 53. 2. Al concorso sono altresì ammessi a partecipare, con riserva di un sesto dei posti disponibili, gli appartenenti ai ruoli della Polizia di Stato con almeno tre anni di anzianità di effettivo servizio alla data del bando che indice il concorso, in possesso dei prescritti requisiti ad eccezione del limite di età. Se i posti riservati non vengono coperti la differenza va ad aumentare i posti spettanti all’altra categoria. 3. A parità di merito l’appartenenza alla Polizia di Stato costituisce titolo di preferenza, fermi restando gli altri titoli preferenziali previsti dall’ordinamento vigente.

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4. Al concorso non sono ammessi coloro che sono stati espulsi dalle Forze Armate, dai Corpi militarmente organizzati o destituiti da pubblici uffici, che hanno riportato condanna a pena detentiva per delitto non colposo o sono stati sottoposti a misura di prevenzione. 5. I vincitori dei concorsi sono nominati allievi vice ispettori. ––––––––––– Articolo aggiunto dall’art. 3, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197 a seguito delle modifiche a tale norma apportate dall’art. 3, D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. Art. 27 ter. Corsi per la nomina a vice ispettore di polizia. 1. Ottenuta la nomina, gli allievi vice ispettori di polizia frequentano, presso l’apposito istituto, un corso della durata di diciotto mesi, preordinato alla loro formazione tecnico-professionale di agenti di pubblica sicurezza e ufficiali di polizia giudiziaria, con particolare riguardo all’attività investigativa. 2. Durante il corso essi sono sottoposti a selezione attitudinale per l’assegnazione a servizi che richiedono particolare qualificazione. 3. Gli allievi vice ispettori, che abbiano ottenuto il giudizio di idoneità al servizio di polizia quali vice ispettori e abbiano superato gli esami scritti e orali e le prove pratiche di fine corso, sono nominati vice ispettori in prova. Il giudizio di idoneità è espresso dal direttore della scuola, sentito il comitato direttivo. 4. Essi prestano giuramento e sono immessi nel ruolo secondo la graduatoria finale. 5. Gli allievi vice ispettori durante i primi dodici mesi di corso non possono essere impiegati in servizio di polizia; nel periodo successivo possono esserlo esclusivamente a fine di addestramento per il servizio di vice ispettore e per un periodo complessivamente non superiore a due mesi. 6. I vice ispettori in prova sono assegnati ai servizi di istituto, per compiere un periodo di prova della durata di sei mesi. 7. Con regolamento del Ministro dell’interno, da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabilite le modalità di svolgimento del corso. ––––––––––– Vedi nota sub art. 27 bis. Sulla disciplina delle modalità di svolgimento dei corsi, vedi D.M. Interno 4 dicembre 2003, n. 370 (in G.U. 12 gennaio 2004, n. 8). Art. 27 quater. Dimissioni dal corso per la nomina a vice ispettore di polizia. 1. Sono dimessi dal corso di cui all’articolo 27, comma 1, lettera a), gli allievi vice ispettori che: a) non superano gli esami del corso o non sono dichiarati idonei al servizio di polizia; b) dichiarano di rinunciare al corso;

c) sono stati per qualsiasi motivo assenti dal corso per più di novanta giorni anche non consecutivi ovvero di centoventi giorni se l’assenza è stata determinata da infermità contratta durante il corso o da infermità dipendente da causa di servizio qualora si tratti di personale proveniente da altri ruoli della Polizia di Stato, nel qual caso l’allievo è ammesso a partecipare al primo corso successivo al riconoscimento della sua idoneità. 2. Gli allievi vice ispettori di sesso femminile, la cui assenza oltre novanta giorni è stata determinata da maternità, sono ammessi a partecipare al primo corso successivo ai periodi di assenza dal lavoro previsti dalle disposizioni sulla tutela delle lavoratrici madri. 3. Sono espulsi dal corso gli allievi responsabili di infrazioni punibili con sanzioni disciplinari più gravi della deplorazione. 4. I provvedimenti di dimissione e di esplusione dal corso sono adottati con decreto del capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza, su proposta del direttore dell’istituto. 5. La dimissione dal corso comporta la cessazione di ogni rapporto con l’amministrazione salvo che non si tratti di personale proveniente dai ruoli della Polizia di Stato. ––––––––––– Vedi nota sub art. 27 bis. [Art. 27 quinquies. Emolumento pensionabile. 1. Ai vice ispettori che abbiano compiuto un anno di effettivo servizio nella qualifica e che, nell’anno precedente, abbiano riportato un giudizio non inferiore a «buono» e non abbiano riportato una sanzione più grave della deplorazione, è attribuito un emolumento pensionabile di lire 500.000 (pari a euro 258,22) annue lorde, valido anche per la tredicesima mensilità e per l’indennità di buonuscita, riassorbibile all’atto dell’accesso al livello retributivo superiore. 2. Per il personale sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’articolo 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione più grave della deplorazione, l’attribuzione dell’emolumento pensionabile avviene, anche con effetto retroattivo, dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 1. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3] (1) (2). ––––––––––– (1) Vedi nota sub art. 27 bis. (2) Articolo abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193. Art. 28. Promozione a ispettore (1). La promo-

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zione alla qualifica di ispettore si consegue a ruolo aperto, mediante scrutinio per merito assoluto, al quale è ammesso il personale con qualifica di vice ispettore che abbia compiuto almeno due anni di effettivo servizio nella qualifica stessa, oltre al periodo di frequenza del corso di cui all’articolo 27 ter. ––––––––––– (1) Articolo così sostituito dall’art. 3 D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197 e poi modificato dall’art. 15, co. 3, D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. [28 bis. Emolumento pensionabile. 1. Agli ispettori che abbiano compiuto tre anni e sei mesi di effettivo servizio nella qualifica e che, nei due anni precedenti, abbiano riportato un giudizio non inferiore a «buono» e non abbiano riportato una sanzione più grave della deplorazione, è attribuito un emolumento pensionabile di lire 500.000 (pari a euro 258,22) annue lorde, valido anche per la tredicesima mensilità e per l’indennità di buonuscita, riassorbibile all’atto dell’accesso al livello retributivo superiore. 2. Per il personale sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’articolo 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione più grave della deplorazione, l’attribuzione dell’emolumento pensionabile avviene, anche con effetto retroattivo, dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 1. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3]. (1) (2) ––––––––––– (1) Vedi nota sub art. 27 bis. (2) Articolo abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193. Art. 29. (1). ––––––––––– (1) Abrogato dall’art. 3 D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. Art. 30. (1). ––––––––––– (1) Di fatto abrogato dalla legge n. 53 del 1° febbraio 1989, e poi espressamente abrogato dall’art. 3 D.Leg.vo 12 maggio 1995, n. 197. Art. 31. Promozione a ispettore capo (1). La promozione alla qualifica di ispettore capo si consegue a ruolo aperto mediante scrutinio per merito assoluto, al quale è ammesso il personale con la qualifica di ispettore, che abbia compiuto almeno sette anni di effettivo servizio nella qualifica stessa. ––––––––––– (1) Così sostituito dall’art. 3, co. 8 del D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197 e poi modificato dall’art. 3, comma 1, lett. d), D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53.

[Art. 31.1. Clausola di salvaguardia economica per gli ispettori capo. 1. Agli ispettori capo che abbiano maturato dieci anni di permanenza nella qualifica, esclusi i periodi di ritardo nella progressione in carriera derivanti dall’applicazione di una delle cause di esclusione dagli scrutini previste dall’ordinamento vigente, che abbiano riportato, nel triennio precedente, un giudizio non inferiore a «buono» e che non abbiano riportato, nel biennio precedente, una sanzione disciplinare più grave della deplorazione, è attribuito, con decorrenza dal giorno successivo alla maturazione del requisito temporale, il trattamento economico previsto per il personale della qualifica di ispettore superiore-sostituto ufficiale di pubblica sicurezza. 2. Per il personale sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’articolo 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni, ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione più grave della deplorazione, il trattamento economico è attribuito, anche con effetto retroattivo, dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 1. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. 3. Il trattamento di cui al comma 1 è riassorbito all’atto dell’accesso al livello retributivo superiore] (1) (2). ––––––––––– (1) Articolo sostituito dall’art. 3, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197 come modificato dall’art. 3, D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. (2) Articolo abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193. Art. 31 bis. Promozione alla qualifica di ispettore superiore-sostituto ufficiale di pubblica sicurezza (1). L’accesso alla qualifica di ispettore superioresostituto ufficiale di pubblica sicurezza, si consegue: a) nel limite del cinquanta per cento dei posti disponibili, al 31 dicembre di ogni anno, mediante scrutinio per merito comparativo al quale è ammesso il personale avente una anzianità di 8 anni di effettivo servizio nella qualifica di ispettore capo; b) per il restante 50 per cento dei posti mediante concorso annuale per titoli di servizio ed esami, riservato al personale che alla data del 31 dicembre di ciascun anno, riveste la qualifica di ispettore capo ed è in possesso del titolo di studio previsto dall’art. 52 della legge 1 aprile 1981, n. 121. La promozione decorre, a tutti gli effetti, dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello nel quale si sono verificate le vacanze. Il personale di cui al comma 1, lettera a), precede nel ruolo quello di cui alla lettera b) dello stesso comma. I posti non coperti mediante concorso sono portati in aumento dell’aliquota prevista dalla lettera a).

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Le modalità di svolgimento del concorso di cui al comma 1, lettera b), compresa la determinazione delle prove di esame e la composizione della commissione esaminatrice, sono fissate con decreto del Ministro dell’interno. ––––––––––– (1) Introdotto dall’art. 3, co. 8 del D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. [Art. 31 ter. Attribuzione di uno scatto aggiuntivo agli ispettori superiori-sostituti ufficiali di pubblica sicurezza. 1. Agli ispettori superiori-sostituti ufficiali di pubblica sicurezza che abbiano maturato sette anni di effettivo servizio nella qualifica è attribuito uno scatto aggiuntivo, fermo restando quanto previsto dal comma 2. 2. Lo scatto aggiuntivo non è attribuito al personale che nel triennio precedente abbia riportato un giudizio inferiore a «buono» o che nel biennio precedente abbia riportato una sanzione disciplinare più grave della deplorazione. 3. Per il personale sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’articolo 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni, ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione più grave della deplorazione, l’attribuzione dello scatto aggiuntivo avviene, anche con effetto retroattivo, dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 2. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3] (1) (2). ––––––––––– (1) Articolo aggiunto dall’art. 3, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197 e poi così modificato dall’art. 3, D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. (2) Articolo abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193. Art. 31 quater. (1) Ispettore superiore-sostituto ufficiale di pubblica sicurezza “sostituto-commissario”. 1. Fermo restando quanto previsto dal comma 2, gli ispettori superiori-sostituti ufficiali di pubblica sicurezza che al 1° gennaio di ogni anno abbiano maturato otto anni di effettivo servizio nella qualifica dalla data di attribuzione dello scatto aggiuntivo di cui all’articolo 31-ter, possono partecipare ad una specifica selezione per titoli, a conclusione della quale conseguono un ulteriore scatto aggiuntivo, assumendo, fermo restando la qualifica rivestita, anche la denominazione di “sostituto commissario”. (2) 2. È escluso dalla selezione di cui al comma 1, il personale che nel triennio precedente abbia riportato un giudizio inferiore a «ottimo» o che nel biennio precedente abbia riportato una sanzione disciplinare più grave del richiamo scritto.

3. Per il personale che abbia presentato istanza, sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’articolo 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione più grave della deplorazione, la selezione di cui al comma 1, anche con effetti retroattivi, è effettuata dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 2. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. [4. L’attribuzione dell’ulteriore scatto aggiuntivo decorre, anche con effetto retroattivo rispetto alla data di conclusione della selezione, dal 1° gennaio di ogni anno]. (3) 5. Le modalità di svolgimento della selezione di cui al comma 1, l’individuazione dei titoli valutabili, la composizione della commissione esaminatrice, nonché i punteggi da attribuire a ciascuno di essi e le modalità di formazione della graduatoria finale sono determinati con decreto del Ministro dell’interno. 6. Agli ispettori superiori-sostituti ufficiali di pubblica sicurezza “sostituti-commissari”, possono essere attribuite, nell’ambito delle funzioni di cui all’articolo 26, comma 5, le funzioni di vice dirigente di uffici o unità organiche in cui, oltre al funzionario preposto, non vi siano altri funzionari del ruolo dei commissari o del ruolo direttivo speciale. Con decreto del capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza sono individuati gli uffici nell’ambito dei quali possono essere affidate le funzioni predette, nonché ulteriori funzioni di particolare rilevanza tra quelle di cui al medesimo articolo 26, comma 5. (4) ––––––––––– (1) Vedi sub art. 31 ter. (2) Per la sostituzione del comma 1, a decorrere dal 1° gennaio 2005, vedi l’art. 8, co. 7, lett. a), D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193. (3) Comma abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lgs n. 193/2003 cit. (4) L’art. 1, co. 261, L. 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006), a seguito della sospensione di quanto previsto dall’art. 24, D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334, sino a quando non saranno approvate le norme per il riordinamento dei ruoli del personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile e degli ufficiali di grado corrispondente delle Forze di polizia ad ordinamento militare e delle Forze armate, ha disposto che alle esigenze di carattere funzionale si provveda, fra l’altro, mediante l’affidamento, agli ispettori superiori-sostituti ufficiali di pubblica sicurezza "sostituti commissari", delle funzioni di cui all'articolo 31-quater, co. 6, D.P.R. 24 aprile 1982, n. 335. Art. 31 quinquies. Riassorbimento degli scatti aggiuntivi. 1. Gli scatti aggiuntivi di cui agli arti-

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coli 31-ter e 31-quater sono riassorbiti all’atto dell’accesso al livello retributivo superiore. (1)(2) ––––––––––– (1) Vedi sub art. 31 ter. (2) Articolo abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193. CAPO V ( ) ––––––––––– (1) La materia riguardante il ruolo dei commissari è ora disciplinata dal Titolo I, Capo I del D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. 1

Artt. 32 - 37. Abrogati. CAPO VI (1) ––––––––––– (1) L’intitolazione originaria «Capo VII» è stata così sostituita per effetto delle modifiche apportate dal D.Lgs. 197/95. La materia riguardante il ruolo dei commissari è, ora, disciplinata dal Titolo I, Capo I del D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Artt. 38 - 43. Abrogati. Art. 44. Collocamento a riposo d’ufficio dei primi dirigenti. I primi dirigenti allorché abbiano compiuto trenta anni di effettivo servizio nel ruoli dei commissari e dei dirigenti della Polizia di Stato e dieci nella qualifica rivestita, incluso il periodo trascorso nella posizione di vice questore dei ruoli ad esaurimento, possono chiedere di essere collocati a riposo. La relativa domanda deve essere prodotta entro e non oltre 60 giorni dalla data in cui l’interessato abbia maturato entrambi i requisiti suddetti; se tali requisiti siano già maturati alla data di entrata in vigore della presente norma, il termine di presentazione decorre da questa ultima data. Il predetto personale viene collocato a riposo con la qualifica di dirigente superiore ed il connesso trattamento economico (1). ––––––––––– (1) La Corte costituzionale, con sentenza 11 dicembre 1989, n. 531 ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 44, già modif. con D.L. 19 dicembre 1984, n. 858. In tema di limiti d’età per il collocamento a riposo d’ufficio si veda ora l’art. 13 del D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334 e la tabella 2 allegata, che sostituisce la precedente tabella B. Art. 45. (1) ––––––––––– (1) Articolo abrogato dall’art. 69 D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Art. 46. Collocamento a riposo d’ufficio. Ai dirigenti generali e dirigenti superiori della Polizia di Stato continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all’art. 249 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3.

TITOLO II NORME PARTICOLARI DI STATO CAPO I Art. 47. Diritti e doveri. I diritti e i doveri del personale della Polizia di Stato sono previsti e disciplinati dal capo V della L. 1° aprile 1981, n. 121, dal testo unico approvato con D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, e successive modificazioni, in quanto compatibili nonché dalle norme del presente decreto legislativo. Art. 48. Obbligo di residenza. Il personale di cui al presente decreto legislativo deve risiedere nel luogo ove ha sede l’ufficio o reparto cui è destinato. Il capo dell’ufficio o reparto, per rilevanti ragioni, autorizza il dipendente che ne faccia richiesta a risiedere altrove, quando ciò sia conciliabile col pieno e regolare adempimento di altro suo dovere. Dell’eventuale diniego è data comunicazione scritta all’interessato. Il provvedimento deve essere motivato. Art. 49. Congedi. I congedi per il personale di cui al presente decreto legislativo sono disciplinati dagli articoli 36 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, e successive modificazioni. Il congedo ordinario per il personale con oltre 25 anni di servizio ha la durata di 45 giorni. Il diritto al congedo ordinario matura dalla data di nomina in prova. Per il personale assunto ai sensi della legge 8 luglio 1980, n. 343 si applicano, nel primo anno di servizio, le disposizioni previste per i militari di leva. I congedi degli allievi, che frequentano i corsi per la nomina ad agente in prova, vice ispettore in prova e vice commissario in prova, sono disciplinati dai regolamenti dei rispettivi istituti di istruzione. ––––––––––– Ai sensi dell’art. 8 D.P.R. 27 marzo 1984, n. 69, il congedo ordinario per il personale con oltre 15 anni di servizio è elevato a 35 giorni. Art. 50. Incompatibilità. Il personale di cui al presente decreto legislativo non può esercitare il commercio, l’industria né alcuna professione o mestiere o assumere impieghi pubblici o privati o accettare cariche in società costituite a fine di lucro, salvo i casi previsti da disposizioni speciali. Il divieto di cui al comma precedente non si applica nei casi di società cooperative tra impiegati dello Stato. Il personale può essere prescelto come perito o arbitro, previa autorizzazione del Ministro o del capo dell’ufficio da lui delegato. Art. 51. Diffida. Il personale di cui al presente decreto legislativo che contravvenga al divieto previ-

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sto dall’art. 50, viene diffidato dal Ministro dell’interno, o dal capo dell’ufficio da lui delegato, a cessare dalla situazione di incompatibilità. Decorsi quindici giorni dalla diffida, senza che la incompatibilità sia cessata, il personale stesso decade dall’impiego. Il relativo provvedimento è adottato con decreto del Ministro dell’interno, sentito il consiglio di amministrazione. La circostanza che il dipendente abbia obbedito alla diffida di cui al primo comma del presente articolo non preclude l’eventuale azione disciplinare. Art. 52. Aspettativa. Salvo quanto previsto dal successivo art. 53, e ferme restando le disposizioni degli articoli 81, secondo comma, 88 e 89 della legge 1° aprile 1981, n. 121, per il personale di cui al presente decreto legislativo l’aspettativa è disciplinata dalla normativa vigente per gli impiegati civili dello Stato. Il periodo di ricovero in luoghi di cura a seguito di ferite o lesioni riportate per causa di servizio non è computato ai fini del compimento del periodo massimo di aspettativa (1). ––––––––––– (1) Comma aggiunto dall’art. 32, L. 10 dicembre 1986, n. 668. Art. 53. Mandato amministrativo o politico. Il personale di cui al presente decreto legislativo, candidato alle elezioni politiche ed amministrative, non può prestare servizio per tre anni nell’ambito della circoscrizione nella quale si è presentato come candidato. Il personale non può prestare servizio nella circoscrizione ove è stato eletto per tutta la durata del mandato amministrativo o politico, e, comunque, per un periodo non inferiore a tre anni, e deve essere trasferito nella sede più vicina, compatibilmente con la qualifica rivestita. Il personale eletto a cariche amministrative viene collocato in aspettativa, a domanda, per tutta la durata del mandato amministrativo, con il trattamento economico previsto dall’art. 3 della legge 12 dicembre 1966, n. 1078 (1). Detto personale, ove non si avvalga della facoltà prevista dal comma precedente, è autorizzato ad assentarsi dal servizio dal Capo dell’ufficio o reparto nel quale presta servizio, per il tempo necessario all’espletamento del mandato amministrativo, con diritto oltre che al trattamento economico ordinario anche agli assegni, alle indennità per servizi e funzioni di carattere speciale, ai compensi per speciali prestazioni ed al compenso per lavoro straordinario, in relazione all’orario di servizio prestato ed ai servizi di istituto effettivamente svolti. I periodi di aspettativa e di assenza sono considerati a tutti i fini come servizio effettivamente prestato. ––––––––––– (1) Ora previsto dall’art. 2 legge 27 dicembre

1985, n. 816 che, all’art. 28, ha abrogato la legge 12 dicembre 1966, n. 1078. Art. 54. Revisione delle piante organiche degli uffici e reparti periferici. Le piante organiche degli uffici o reparti periferici dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, determinati ai sensi dell’art. 31 della legge 1° aprile 1981, n. 121 possono essere modificate con decreto del Ministro dell’interno, in relazione ai mutamenti di carattere non temporaneo che intervengano nelle situazioni locali. Art. 55. Trasferimenti. I trasferimenti di sede del personale di cui al presente decreto legislativo, fatto salvo quanto previsto dall’ultimo comma dell’art. 88 della legge 1° aprile 1981, n. 121, possono essere disposti a domanda dell’interessato, ove questi abbia prestato servizio nella stessa sede ininterrottamente per quattro anni. A tal fine l’Amministrazione rende noto semestralmente, per ogni sede, il numero delle domande presentate dal personale distinte per ruoli e qualifiche, e pubblica annualmente l’elenco delle sedi disagiate, individuate con decreto del Ministro, sentito il Consiglio nazionale di polizia. Il personale che presta servizio nelle sedi disagiate può chiedere il trasferimento dopo due anni di permanenza in sede. Nel disporre il trasferimento d’ufficio l’Amministrazione deve tener conto delle esigenze di servizio e anche delle situazioni di famiglia e del servizio già prestato in sedi disagiate. Il trasferimento ad altra sede può essere disposto anche in soprannumero all’organico dell’ufficio o reparto quando la permanenza del dipendente nella sede nuoccia al prestigio dell’Amministrazione o si sia determinata una situazione oggettiva di rilevante pericolo per il dipendente stesso, o per gravissime ed eccezionali situazioni personali. La destinazione del personale appartenente ai ruoli della Polizia di Stato è disposta dal capo della Polizia direttore generale della pubblica sicurezza. Art. 56. Comando presso altra amministrazione. Il personale di cui al presente decreto legislativo può essere comandato a prestare servizio presso le altre amministrazioni, o enti che svolgono attività di polizia. Il comando è disposto, per tempo determinato e in via eccezionale, per riconosciute e particolari esigenze di servizio o quando sia richiesto una speciale competenza. Al comando si provvede, con decreto dei Ministri competenti, sentiti l’interessato ed il consiglio di amministrazione. Per i dirigenti generali si provvede con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito il Consiglio dei Ministri, su proposta dei Ministri competenti. Salvo i casi previsti ai precedenti commi è vietata l’assegnazione, anche temporanea, di personale a re-

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parti od uffici non dipendenti dalle autorità nazionali e provinciali di pubblica sicurezza. Al personale comandato si applica, altresì, per quanto compatibile, la disposizione, di cui all’art. 34 del D.P.R. 28 dicembre 1970, n. 1077, e successive modificazioni. Art. 57. Collocamento fuori ruolo. Il collocamento fuori ruolo del personale di cui al presente decreto legislativo continua ad essere disciplinato dalla normativa vigente in materia, in quanto compatibile. Art. 58. Cause di cessazione dal servizio. Le cause di cessazione dal servizio del personale di cui al presente decreto legislativo sono quelle previste dal testo unico approvato con D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, e successive modificazioni, nonché dal testo unico approvato con D.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092. I limiti di età per il collocamento a riposo sono quelli previsti dalla tabella E allegata al presente decreto. Art. 59. Richiamo in servizio. Per speciali esigenze di servizio della Polizia di Stato e nei limiti delle vacanze dei ruoli del personale che espleta funzioni di polizia, il Ministro dell’interno può, sentiti gli interessati, richiamare coloro che abbiano prestato servizio nei ruoli degli agenti ed assistenti e dei sovrintendenti. Il richiamo in servizio è disposto con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro del tesoro. Il richiamo ha la durata di un anno e può essere prorogato qualora perdurino le esigenze di servizio e continui a sussistere la vacanza in organico. Il Ministro dell’interno può disporre, con decreto motivato, il ricollocamento a riposo del personale richiamato anche prima della scadenza annuale. Il personale di cui al presente articolo cessa comunque dalla posizione di richiamo al compimento del 62° anno di età. Nei confronti del personale richiamato possono essere disposte promozioni per merito straordinario e continuano ad applicarsi le norme relative allo stato giuridico vigente per i ruoli di appartenenza. Il personale del ruolo dei sovrintendenti cui spetta la promozione alla qualifica di vice ispettore o di ispettore ai sensi dell’art. 15 del D.P.R. 24 aprile 1982, n. 336, può essere richiamato in servizio rispettivamente con la qualifica di sovrintendente principale o di sovrintendente Capo. In tal caso le disposizioni di cui all’art. 15 del citato D.P.R. 24 aprile 1982, n. 336, si applicano dal giorno precedente a quello della cessazione del richiamo (1). ––––––––––– (1) Così sostituito dall’art. 2, D.L. 19 dicembre 1984, n. 858. Art. 60. Riammissione in servizio. La riammissione in servizio del personale, di cui al presente decreto è disciplinata dall’art. 132 del testo unico ap-

provato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. Non può essere riammesso il personale dispensato dal servizio per infermità (1). ––––––––––– (1) La Corte costituzionale, con sentenza 9 luglio 1999, n. 284, ha dichiarato l’illegittimità del 2° comma. CAPO II Art. 61. Norme relative agli scrutini. Non è ammesso a scrutinio il personale di cui al presente decreto legislativo che nei tre anni precedenti lo scrutinio stesso abbia riportato sanzioni disciplinari più gravi della deplorazione. Gli scrutini per merito assoluto, previsti dal presente decreto legislativo, sono disciplinati dall’art. 39 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1970, n. 1077. Lo scrutinio per merito comparativo consiste nel giudizio della completa personalità dell’impiegato emesso sulla base dei titoli risultanti dal fascicolo personale e dello stato matricolare, con particolare riferimento ai rapporti informativi e relativi giudizi complessivi. Negli scrutini per merito comparativo si dovrà tener conto, altresì, degli incarichi e servizi svolti e della qualità delle funzioni, con particolare riferimento alla competenza professionale dimostrata ed al grado di responsabilità assunte, anche in relazione alle sedi di servizio. Salvo quanto diversamente previsto dal presente decreto legislativo, per gli scrutini si applicano le disposizioni previste dagli articoli 15 e 40 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1970, n. 1077. Art. 62. Rapporti informativi. Per il personale di cui al presente decreto legislativo con qualifica inferiore a dirigente superiore, deve essere redatto, entro il mese di gennaio di ciascun anno, un rapporto informativo che si conclude con il giudizio complessivo di «ottimo», «distinto», «buono», «mediocre» o «insufficiente». Il giudizio complessivo deve essere motivato. Al personale nei confronti del quale, nell’anno in cui si riferisce il rapporto informativo, sia stata inflitta una sanzione disciplinare più grave della deplorazione, non può essere attribuito un giudizio complessivo superiore a «buono». Con decreto del Ministro dell’interno saranno stabilite le modalità in base alle quali deve essere redatto il rapporto informativo, volto a delineare la personalità dell’impiegato, tenendo conto dei seguenti parametri di giudizio, da prevedere in tutto o in parte in relazione alle diverse funzioni attribuite al personale di ciascun ruolo ed alle relative responsabilità.

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1) competenza professionale; 2) capacità di risoluzione; 3) capacità organizzativa; 4) qualità dell’attività svolta; 5) altri elementi di giudizio. Per ciascuno degli indicati parametri, dovranno essere previsti più elementi di giudizio, per ognuno dei quali sarà attribuito dall’organo competente alla compilazione del rapporto informativo, di cui ai successivi articoli 64, 65 e 66, un punteggio variabile da un minimo di 1 ad un massimo di 3. Il consiglio di amministrazione ogni triennio determina mediante coefficienti numerici i criteri di valutazione dei titoli, in relazione alle esigenze delle singole carriere. Art. 63. Giudizio complessivo. L’organo competente ad esprimere il giudizio complessivo di cui ai successivi articoli, può, con adeguata motivazione, variare in più o in meno, nei limiti indicati all’ultimo comma del precedente articolo, i punteggi relativi ai singoli elementi di giudizio. Ha altresì facoltà di attribuire complessivamente due punti al personale che abbia riportato un punteggio massimo previsto per ciacun elemento. L’appartenente alla Polizia di Stato prima di apporre la firma sul modulo con il quale gli è comunicato il giudizio complessivo, prende visione del rapporto informativo. Entro trenta giorni dalla comunicazione, puo ricorrere al consiglio di amministrazione, con facoltà di inoltrare il ricorso in piego chiuso. Art. 64. Organi competenti alla compilazione del rapporto informativo per il personale in servizio presso il Dipartimento della pubblica sicurezza. Il rapporto informativo, per il personale in servizio presso il Dipartimento della pubblica sicurezza, è compilato: a) per il primo dirigente, dal direttore della direzione centrale o ufficio dove presta servizio; il rapporto informativo viene vistato dal capo della polizia che, per il tramite della Direzione centrale del personale, lo trasmette con le proprie osservazioni al consiglio di amministrazione per il giudizio complessivo; b) per il vice questore aggiunto e per il commissario capo o qualifiche equiparate, dal direttore della divisione da cui dipendono; il rapporto informativo viene vistato dal direttore della direzione o ufficio centrale presso il quale prestano servizio che, per il tramite della direzione centrale del personale, lo trasmette con le proprie osservazioni al consiglio di amministrazione per il giudizio complessivo; c) per il commissario ed il vice commissario o qualifiche equiparate, dal direttore della divisione presso la quale prestano servizio. Il giudizio complessivo e espresso dal direttore della polizia; d) per il personale dei ruoli degli ispettori e dei sovrintendenti o qualifiche equiparate, dal direttore

della divisione da cui dipende. Il giudizio complessivo è espresso dal direttore della direzione o ufficio centrale presso il quale presta servizio; e) per il personale dei ruoli degli assistenti e degli agenti o qualifiche equiparate, dal funzionario dal quale direttamente dipende. Il giudizio complessivo è espresso dal direttore della divisione presso la quale il personale interessato presta servizio. Per il personale in servizio presso l’ufficio per il coordinamento e la pianificazione di cui all’art. 5, lettera a) della legge 1° aprile 1981, n. 121, competente alla compilazione del rapporto informativo è il direttore dell’ufficio predetto. Per il personale dei ruoli direttivi in servizio presso uffici a composizione interforze diretti da ufficiali o funzionari delle altre Forze di polizia indicate nell’articolo 16 della legge 1° aprile 1981, n. 121, competenti alla compilazione sono i dirigenti della Polizia di Stato, individuati con il regolamento di semplificazione previsto dall’articolo 1 della legge 8 marzo 1999, n. 50, previa acquisizione degli elementi di valutazione da parte del competente capo dell’ufficio (1). Le disposizioni di cui al terzo comma, con le modalità ivi previste, si applicano anche al personale non direttivo della Polizia di Stato. In mancanza di dirigenti della Polizia di Stato, organi competenti alla compilazione dei rapporti informativi sono gli appartenenti ai ruoli sottordinati individuati con il regolamento di cui al comma precedente (1). Fino all’emanazione del suddetto regolamento di semplificazione, le modalità per l’attuazione delle disposizioni di cui ai commi terzo e quarto sono individuate con decreto del capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza (1). Le disposizioni di cui al terzo, quarto e quinto comma si applicano a decorrere dall’anno 2002, in relazione all’attività svolta nell’anno 2001 (2). ––––––––––– (1) Commi aggiunti dall’art. 68, D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. (2) Comma aggiunto dall’art. 68, D.Lgs. n. 334/2000 cit., per effetto delle modifiche a tale articolo effettuate dall’art. 10 co. 1 lett. n), D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477. Art. 65. Organi competenti alla compilazione del rapporto informativo per il personale in servizio presso le questure e gli uffici dipendenti. Il rapporto informativo, per il personale di cui al presente decreto legislativo in servizio presso le questure e gli uffici da esse dipendenti, ai sensi dell’art. 31, numeri 2, 4 e 5 della legge 1° aprile 1981, n. 121, è compilato: a) per il primo dirigente, dal questore; il rapporto informativo viene vistato dal capo della Polizia clic, per il tramite della direzione centrale del personale, lo trasmette con le proprie osservazioni al consiglio di amministrazione per il giudizio complessivo;

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b) per il vice questore aggiunto e per il commissario capo, dal primo dirigente dal quale direttamente dipendono o dal vice questore vicario nell’ipotesi che il personale stesso non dipenda da un primo dirigente. Il rapporto informativo viene vistato dal questore che, per il tramite della direzione centrale del personale, lo trasmette con le proprie osservazioni al consiglio di amministrazione per il giudizio complessivo; c) per il commissario, il vice commissario ed il personale dei ruoli degli ispettori e dei sovrintendenti, dal primo dirigente dal quale dipendono o dal vice questore vicario nell’ipotesi che il personale stesso non dipenda da un primo dirigente. Il giudizio complessivo è espresso dal questore; d) per il personale dei ruoli degli assistenti e degli agenti, dal funzionario o dall’ispettore o dal sovrintendente dal quale direttamente dipende. Il giudizio complessivo è espresso dal primo dirigente o dal vice questore vicario, nell’ipotesi che il personale stesso non dipenda da un primo dirigente. Alla compilazione del rapporto informativo per il personale in servizio presso le sezioni di polizia giudiziaria costituite nelle Procure della Repubblica presso i Tribunali per i minorenni, i Tribunali ordinari [e le Preture] sono competenti gli organi previsti dal precedente comma, fermo restando quanto stabilito dall’articolo 10, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 28 luglio 1989, n. 271 (1) (2). ––––––––––– (1) Comma aggiunto dall’art. 12, L. 7 agosto 1990, n. 232. (2) A seguito della soppressione dell’ufficio del pretore, le sezioni di P.G. presso tale Ufficio sono state unificate con quelle presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale. Art. 66. Organi competenti alla compilazione del rapporto informativo per il personale in servizio presso uffici e reparti periferici dipendenti dal Dipartimento della pubblica sicurezza. 1. Gli organi competenti per la compilazione del rapporto informativo per il personale del presente decreto, in servizio presso gli uffici di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a), n. 4, 5, 6 e 7, e lettere b) e c), del decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 2001, n. 208, sono individuati con il regolamento di semplificazione previsto dall’articolo 1 della legge 8 marzo 1990, n. 50. Fino all’emanazione del suddetto regolamento di semplificazione, gli organi competenti sono individuati con decreto del capo della Polizia - Direttore generale della Pubblica Sicurezza. ––––––––––– L’articolo, (in precedenza già sostituito dall’art. 11, L. 7 agosto 1990, n. 232) è stato così sostituito dal comma 4-bis dell’art. 68, D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334, comma inserito dall’art. 9 D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477.

Art. 67. Rapporto informativo per il personale in posizione di comando o fuori ruolo. Per il personale di cui al presente decreto nella posizione di comando o fuori ruolo, si applica l’art. 53 del testo unico 10 gennaio 1957, n. 3, per quanto compatibile. Art. 68. Consiglio di amministrazione. Sulle questioni attinenti allo stato giuridico del personale direttivo e dirigente di cui al presente decreto legislativo si esprime il consiglio di amministrazione di cui alla lettera d) dell’art. 146 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, modificato dalla legge 28 ottobre 1970, n. 775 e dalla legge 2 agosto 1975, n. 387. I rappresentanti elettivi del personale sono fissati io numero di quattro. Con decreto del Ministro dell’interno saranno dettate norme per l’elezione dei rappresentanti del personale, in modo da assicurare la presenza di almeno un funzionario appartenente al ruolo dei dirigenti o a quello dei commissari. Art. 69. Commissioni per il personale non direttivo della Polizia di Stato. Sulle questioni concernenti lo stato giuridico e la progressione di carriera del personale non direttivo di cui al presente decreto si esprimono specifiche commissioni, rispettivamente per il personale del ruolo degli ispettori, per quello del ruolo dei sovrintendenti e per quello dei ruoli degli assistenti e degli agenti, presieduta da un vice capo della Polizia o da un dirigente generale in servizio presso il dipartimento della pubblica sicurezza e composte da quattro membri scelti fra i dirigenti io servizio presso lo stesso dipartimento. Delle predette commissioni fanno parte quattro rappresentanti del personale eletti ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 68. In caso di parità di voti prevale il voto del Presidente. Le funzioni di segretario delle commissioni sono svolte da funzionari della carriera direttiva. La nomina dei componenti e dei segretari delle commissioni viene conferita con provvedimento del capo della Polizia direttore generale della pubblica sicurezza. All’inizio di ogni anno le commissioni propongono al Consiglio di amministrazione di cui all’art. 68, per l’approvazione, i criteri di massima che verrano seguiti negli scrutini per merito comparativo e per merito assoluto. Art. 70. Preposizione all’Istituto superiore di polizia ed alla Scuola di perfezionamento per le forze di polizia. I dirigenti generali dell’Amministrazione civile dell’interno, provenienti dal ruolo dei dirigenti della Polizia di Stato che espletano funzioni di polizia, possono essere preposti all’Istituto superiore di polizia ed alla Scuola di perfezionamento per le forze di polizia.

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CAPO III Art. 71. Promozione per merito straordinario degli appartenenti al ruolo degli agenti e degli assistenti. La promozione alla qualifica superiore può essere conferita anche per merito straordinario agli agenti, agli agenti scelti, agli assistenti, agli assistenti principali (1) che nell’esercizio delle loro funzioni abbiano compiuto operazioni di servizio di particolare rilevanza, dando prova di eccezionale capacità e dimostrando di possedere qualità tali da dare sicuro affidamento di assolvere lodevolmente le funzioni della qualifica superiore, ovvero abbiano corso grave pericolo di vita per tutelare la sicurezza e l’incolumità pubblica ovvero abbiano conseguito eccezionali riconoscimenti in attività attinenti ai loro compiti, dando notevole prestigio all’Amministrazione della pubblica sicurezza. ––––––––––– (1) Qualifica soppressa dall’art. 3 D.L. 21 settembre 1987, n. 387. Art. 72. Promozione per merito straordinario degli assistenti capo e degli appartenenti al ruolo dei sovrintendenti. La promozione alla qualifica superiore può essere conferita anche per merito straordinario agli assistenti capo, ai vice sovrintendenti, ai sovrintendenti e ai sovrintendenti principali (1), i quali, nell’esercizio delle loro funzioni, abbiano compiuto operazioni di servizio di particolare importanza, dando prova di eccezionale capacità, o abbiano corso grave pericolo di vita per tutelare la sicurezza e l’incolumità pubblica, dimostrando di possedere le qualità necessarie per bene adempiere, le funzioni della qualifica superiore ovvero abbiano conseguito eccezionali riconoscimenti o attività attinenti ai loro compiti, dando particolare prestigio all’Amministrazione della pubblica sicurezza. Al personale con qualifica di sovrintendente capo, che si trovi nelle condizioni previste dal precedente comma, possono essere attribuiti, o la classe superiore di stipendio o, se più favorevoli, tre scatti di anzianità. ––––––––––– (1) Qualifica soppressa dall’art. 2 D.Leg.vo 12 maggio 1995, n. 197. V. anche l’art. 24 bis del presente D.P.R. Art. 73. Promozione per merito straordinario degli appartenenti al ruolo degli ispettori. La promozione alla qualifica superiore può essere conferita anche per merito straordinario ai vice ispettori, agli ispettori ed agli ispettori principali (1) i quali, nell’esercizio delle loro funzioni, abbiano compiuto operazioni di servizio di particolare importanza, dando prova di eccezionale capacità, o abbiano corso grave pericolo di vita per tutelare la sicurezza e l’incolumità pubblica, dimostrando di possedere le qualità necessarie per bene adempiere le funzioni della qualifica superiore.

Al personale con qualifica di ispettore capo, che si trovi nelle condizioni previste dal precedente comma, possono essere attribuiti, o la classe superiore di stipendio o, se più favorevoli, tre scatti di anzianità. ––––––––––– (1) Qualifica soppressa dall’art. 3 D.Leg.vo 12 maggio 1995, n. 197. V. anche l’art. 25 del presente D.P.R. Art. 74. Promozione per merito straordinario degli appartenenti al ruolo dei commissari e dei dirigenti. La promozione alla qualifica superiore può essere conferita anche per merito straordinario ai vice commissari, ai commissari, ai commissari capo, ai vice questori aggiunti ed ai primi dirigenti che nell’esercizio delle loro funzioni, al fine di tutelare l’ordine e 15 sicurezza pubblica abbiano corso grave ed effettivo pericolo di vita ovvero, nel portare a compimento operazioni di servizio di eccezionale rilevanza, abbiano messo in luce eccezionali capacità professionali dimostrando di poter adempiere alle funzioni della qualifica superiore. Art. 75. Decorrenza delle promozioni per merito straordinario. Le promozioni di cui agli articoli precedenti decorrono dalla data del verificarsi del fatto e vengono conferite anche in soprannumero, riassorbibile con le vacanze ordinarie. Le promozioni per merito straordinario possono essere conferite anche a coloro i quali siano deceduti nel corso o in seguito ai fatti che hanno dato luogo alla proposta di promozione con la decorrenza prevista dal comma precedente. La proposta di promozione per merito straordinario è formulata, non oltre sei mesi dal verificarsi dei fatti, dal questore della provincia in cui sono avvenuti, su rapporto del dirigente dell’ufficio o del reparto. Sulla proposta decide il Ministro, previo parere degli organi di cui agli articoli 68 e 69 e della commissione per la progressione in carriera, secondo le rispettive competenze, salvo che la proposta relativa all’assistente capo, sulla quale il parere viene espresso dalla Commissione per i sovrintendenti (1). Un’ulteriore promozione per merito straordinario non può essere conferita se non siano trascorsi almeno tre anni dalla precedente. In tal caso, qualora si verifichino le condizioni previste dai precedenti articoli, al personale interessato possono essere attribuiti, o la classe superiore di stipendio, o se più favorevoli, tre scatti di anzianità. ––––––––––– (1) Comma così modificato dall’art. 68, D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. CAPO IV Art. 76. Richiamo in caso di mobilitazione. Il personale appartenente ai ruoli della Polizia di Stato

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in caso di mobilitazione rimane a disposizione dell’Amministrazione della pubblica sicurezza ed è indisponibile al richiamo alle armi nelle Forze armate dello Stato. Il personale appartenente ai ruoli della Polizia di Stato cessato dal servizio a domanda prima del compimento del limite di età previsto per il collocamento a riposo viene iscritto in apposito ruolo. Il predetto personale rimane a disposizione della Polizia di Stato e si applicano nei suoi confronti per il richiamo in servizio le norme di cui all’art. 59. Le disposizioni di cui ai commi precedenti si applicano al personale, di cui alla legge 8 luglio 1980, n. 343, cessato dal servizio al termine del periodo di leva o al termine del primo anno di trattenimento in servizio. Il personale destituito dal servizio ai sensi dell’art. 8 del D.P.R. 25 ottobre 1981, n. 737, viene posto a disposizione dei distretti militari competenti. Art. 77. Accertamenti medico-legali. Nei confronti del personale appartenente ai ruoli istituiti dall’art. 1 del presente decreto legislativo si applicano le norme concernenti gli accertamenti medico-legali e le relative procedure previste per gli appartenenti al disciolto Corpo delle guardie di pubblica sicurezza (1). Per la concessione dell’equo indennizzo al personale di cui al presente articolo, si applica l’art. 3 della legge 23 dicembre 1970, n. 1094 (2). ––––––––––– (1) Comma così modificato dall’art. 61, L. 10 ottobre 1986, n. 668. (2) Comma aggiunto dall’art. 61, L. 10 ottobre 1986, n. 668. Art. 78. Orario di servizio. Ai sensi del secondo comma dell’art. 63 della legge 1° aprile 1981, n. 121, per il periodo di tre anni dalla data di entrata in vigore della legge stessa, l’orario di servizio del personale della pubblica sicurezza è di quarantadue ore settimanali, di cui due retribuite in misura pari a quella prevista per le prestazioni di lavoro straordinario. Art. 79. Tessera di riconoscimento. Agli appartenenti ai ruoli di cui all’art. 1 viene rilasciata dal capo della Polizia direttore generale della pubblica sicurezza una speciale tessera di riconoscimento, le cui modalità e caratteristiche saranno stabilite dal Regolamento di servizio. La stessa tessera viene rilasciata ai dirigenti preposti agli uffici e direzioni centrali di cui al primo comma dell’art. 5 della legge 1° aprile 1081, n. 121, nonché ai vice capo della Polizia. Art. 80. Norme particolari. I direttori dell’ufficio di cui alla lettera a) dell’art. 5 della legge 1° aprile 1981, n. 121 e dell’ufficio centrale ispettivo, nonché quelli delle Direzioni Centrali del Dipartimento della pubblica sicurezza, operano alle dirette dipen-

denze del capo della Polizia direttore generale della pubblica sicurezza - il quale può delegare i vice capo della Polizia a sovrintendere ad uno o più settori del dipartimento. Il direttore dell’ufficio di cui alla lettera a) dell’art. 5 della legge 1° aprile 1081, n. 121, opera con la sovraintendenza del vice capo della Polizia preposto all’attività di coordinamento e pianificazione. Art. 81. Disposizioni finali. Per quanto non previsto dal presente decreto legislativo, al personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia, si applicano, in quanto compatibili, le norme relative agli impiegati civili dello Stato. TITOLO III CLAUSOLA FINANZIARIA Art. 82. Clausola finanziaria. All’onere derivante dall’applicazione del presente decreto si provvede, ai sensi dell’art. 115 della legge 1° aprile 1981, n. 121 con i fondi stanziati sul cap. 2510 dello stato di previsione del Ministero dell’interno per l’anno finanziario 1982 e corrispondenti capitoli per gli anni successivi. Si omette la Tabella A.

4. D.P.R. 24 aprile 1982, n. 337. Ordinamento del personale della Polizia di Stato che espleta attività tecnico-scientitica o tecnica (G.U. 10 giugno 1982, n. 158). TITOLO I ISTITUZIONE DEI RUOLI DEL PERSONALE DELLA POLIZIA DI STATO CHE ESPLETA ATTIVITÀ TECNICO-SCIENTIFICA O TECNICA CAPO I Art. 1. Istituzione dei ruoli. Per le esigenze operative di polizia e, in generale, di supporto del Ministero dell’interno nonché, fatte salve le predette esigenze, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in relazione all’ultimo comma dell’art. 1 della L. 1 aprile 1981, n. 121 nell’ambito dell’Am-ministrazione della pubblica sicurezza sono istituiti i seguenti ruoli del personale della Polizia di Stato che svolge attività tecnico-scientifica o tecnica, attinente ai settori di polizia scientifica, di telematica, di motorizzazione, di equipaggiamento, di accasermamento, di arruolamento e psicologia e del servizio sanitario (1): 1) ruolo degli operatori e collaboratori tecnici;

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2) ruolo dei revisori tecnici; 3) ruolo dei periti tecnici; 4) ruolo dei direttori tecnici; 5) ruolo dei dirigenti tecnici; Le relative dotazioni organiche sono fissate nell’allegata tabella A. I profili professionali degli appartenenti ai ruoli degli operatori e collaboratori, dei revisori, dei periti e dei direttori tecnici sono individuati con decreto del Ministro dell’interno (2). [I profili professionali degli appartenenti ai ruoli degli operatori e collaboratori, dei revisori, dei periti e dei direttori tecnici sono individuati da una commissione istituita con decreto del presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro del tesoro e il Ministro per la funzione pubblica, e composta da un Sottosegretario di Stato all’interno, che la presiede, o per sua delega da un dirigente generale in servizio presso il Dipartimento della pubblica sicurezza, da quattro dirigenti in servizio presso il Dipartimento e da quattro rappresentanti del personale dei ruoli della Polizia di Stato designati dalle organizzazioni sindacali di polizia più rappresentative sul piano nazionale] (3). [Della commissione fanno parte, altresì, un funzionario dell’ufficio del Ministro per la funzione pubblica e un funzionario del Ministero del tesoro. La commissione può essere integrata da dirigenti tecnici di altre amministrazioni dello Stato] (4). [Le decisioni della commissione sono valide se adottate con la presenza di almeno la metà dei suoi componenti e a maggioranza dei presenti] (4). ––––––––––– (1) Comma così modificato dapprima dall’art. 5 D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197 e poi dall’art. 68, D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. (2) Comma aggiunto dall’art. 68, D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. (3) Comma dapprima modificato dall’art. 5 D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197 e poi soppresso dall’art. 68, D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. (4) Comma soppresso dall’art. 68, D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Art. 2. Norme applicabili. Al personale appartenente ai ruoli di cui al precedente articolo si applicano, per quanto compatibili, le disposizioni dell’ordinamento del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia, di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, nonché al decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 339, limitatamente al trasferimento in altre amministrazioni dello Stato, salvo quanto diversamente stabilito dal presente decreto legislativo. L’equiparazione del personale dei ruoli suddetti con quello che espleta funzioni di polizia è fissata nell’allegata tabella B. ––––––––––– Il primo comma è stato così sostituito dall’art. 5

D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197 per effetto delle modifiche a tale norma apportate dall’art. 4 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. CAPO II Art. 3. Ruolo degli operatori e collaboratori tecnici. Il ruolo degli operatori e collaboratori tecnici è articolato in quattro qualifiche che assumano le seguenti denominazioni: operatore tecnico; operatore tecnico scelto; collaboratore tecnico; collaboratore tecnico capo. ––––––––––– Articolo sostituito dall’art. 5, comma 4, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. Art. 4. Mansioni del personale appartenente al ruolo degli operatori e collaboratori tecnici. 1. Il personale appartenente al ruolo degli operatori e collaboratori tecnici svolge mansioni esecutive di natura tecnica e tecnica-manuale, con capacità di utilizzazione di mezzi e strumenti e di dati nell’ambito di procedure predeterminate. 2. Le prestazioni lavorative sono caratterizzate da margini valutativi nella esecuzione, anche con eventuale esposizione a rischi specifici. 3. Al personale delle qualifiche di collaboratore tecnico e collaboratore tecnico capo possano essere attribuite responsabilità di guida e di controllo tecnico-pratica di personale sottordinato. 4. Gli appartenenti alle qualifiche di collaboratore tecnico e collaboratore tecnico capo passano altresì svolgere, in relazione alla professionalità posseduta, compiti di addestramento del personale. ––––––––––– Articolo sostituito dall’art. 5, comma 5, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. Art. 5. Nomina ad operatore tecnico (1). 1. L’accesso alla qualifica iniziale del ruolo degli operatori e collaboratori tecnici avviene mediante pubblico concorso per esami al quale sono ammessi a partecipare i cittadini italiani che abbiano i requisiti generali per la partecipazione ai pubblici concorsi indetti per l’accesso alle carriere civili delle amministrazioni dello Stato e siano in possesso del titolo di studio della scuola dell’obbligo. 2. L’idoneità fisica, psichica e attitudinale al servizio dei candidati è accertata secondo quanto stabilito con regolamento del Ministro dell’interno, da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400. 3. I vincitori del concorso sono nominati allievi operatori tecnici e sono destinati a frequentare un corso di formazione a carattere teorico-pratico della durata di quattro mesi, finalizzato all’inserimento dei candidati in ciascuno dei settori tecnici di cui all’ar-

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ticolo 1, secondo le esigenze dell’amministrazione. 4. Possono essere inoltre nominati allievi operatori tecnici, nell’ambito delle vacanze disponibili, ed ammessi a frequentare il primo corso di formazione utile il coniuge ed i figli superstiti, nonché i fratelli, qualora unici superstiti, degli appartenenti alle Forze di Polizia deceduti o resi permanentemente invalidi al servizio, con invalidità non inferiore all’ottanta per cento della capacità lavorativa, a causa di azioni criminose di cui all’articolo 82, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, ovvero per effetto di ferite o lesioni riportate nell’espletamento di servizi di polizia o di soccorso pubblico i quali ne facciano richiesta, purché siano in possesso dei requisiti di cui ai commi 1 e 2. (2) 5. Le disposizioni di cui al comma 4 si applicano, altresì, al coniuge ed ai figli superstiti, nonché ai fratelli, qualora unici superstiti, degli appartenenti alle Forze di polizia deceduti o resi permanentemente invalidi al servizio, con invalidità non inferiore all’ottanta per cento della capacità lavorativa, per effetto di ferite o lesioni riportate nell’espletamento di missioni internazionali di pace. 6. Gli allievi operatori tecnici che abbiano superato gli esami di fine corso e abbiano ottenuto il giudizio di idoneità sono nominati operatori tecnici in prova, secondo l’ordine di graduatoria. Superato il periodo di prova, vengono nominati operatori tecnici. 7. Si applicano le disposizioni di cui al primo e secondo comma dell’art. 59 della legge 1° aprile 1981, n. 121. 8. Con regolamento del Ministro dell’interno, da emanare, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabilite le modalità di svolgimento del concorso, e delle altre procedure di reclutamento, la composizione della commissione esaminatrice e le modalità di formazione della graduatoria finale. ––––––––––– (1) Articolo così sostituito dall’art. 5, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197 per effetto delle modifiche a tale ultima norma apportate dall’art. 4 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. (2) Comma così modificato dall’art. 24, L. 16 gennaio 2003, n. 3. Art. 6. Promozione ad operatore tecnico scelto. La promozione ad operatore tecnico scelto si consegue, a ruolo aperto, mediante scrutinio per merito assoluto al quale sono ammessi gli operatori tecnici che alla data dello scrutinio stesso abbiano compiuto cinque anni di effettivo servizio, ivi compreso il periodo di frequenza del corso di formazione di cui al precedente articolo. CAPO III (1) ––––––––––– (1) Intitolazione soppressa dall’art. 5 D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197.

Artt. 7-8. Omissis. ––––––––––– Articoli abrogati dall’art. 5, co. 7, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. Art. 9. Promozione a collaboratore tecnico. 1. La promozione alla qualifica di collaboratore tecnico si consegue, a ruolo aperto, mediante scrutinio per merito assoluto dopo cinque anni di effettivo servizio nella qualifica di operatore tecnico scelto. ––––––––––– Articolo sostituito dall’art. 5, co. 8, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. Art. 10. Omissis. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 5, co. 9, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. Art. 11. Promozione a collaboratore tecnico capo. 1. La promozione alla qualifica di collaboratore tecnico capo si consegue, a ruolo aperto, mediante scrutinio per merito assoluto al quale è ammesso il personale che abbia compiuto cinque anni di effettivo servizio nella qualifica di collaboratore tecnico. ––––––––––– Articolo sostituito dall’art. 5, comma 10, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. [Art. 11-bis. Attribuzione di uno scatto aggiuntivo ai collaboratori tecnici capo. 1. Ai collaboratori tecnici capo che abbiano maturato otto anni di effettivo servizio nella qualifica è attribuito uno scatto aggiuntivo, fermo restando quanto previsto dal comma 2. 2. Lo scatto aggiuntivo non è attribuito al personale che nel triennio precedente abbia riportato un giudizio inferiore a «buono» o che nell’ultimo biennio abbia riportato una sanzione disciplinare più grave della deplorazione. 3. Per il personale sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’articolo 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione più grave della deplorazione, l’attribuzione dello scatto aggiuntivo avviene, anche con effetto retroattivo, dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 2. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3]. (1) (2) ––––––––––– (1) Articolo inserito dall’art. 5, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197 per effetto delle modifiche apportate dall’art. 4 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. (2) Articolo abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193.

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Artt. 12-13. Omissis. ––––––––––– Articoli abrogati dal D.L. 21 settembre 1987, n. 387, conv. in L. 20 novembre 1987, n. 472. CAPO III ––––––––––– Intestazione così modificata dall’art. 6 D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. Artt. 14-20. Omissis. ––––––––––– Articoli abrogati dall’art. 6, co. 3, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. Art. 20 bis. Ruolo dei revisori tecnici. 1. Il ruolo dei revisori tecnici è articolato in tre qualifiche che assumono le seguenti denominazioni: vice revisore tecnico; revisore tecnico; revisore tecnico capo». ––––––––––– Articolo inserito dall’art. 6, co. 4, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. Art. 20 ter. Mansioni del personale appartenente al ruolo dei revisori tecnici. 1. Il personale appartenente al ruolo dei revisori tecnici svolge mansioni esecutive richiedenti conoscenza specialistica nel settore tecnico al quale è adibito, con capacità di utilizzazione di mezzi e strumenti complessi e di interpretazione di disegni, grafici e dati nell’ambito delle direttive di massima ricevute. 2. Lo stesso personale esercita, inoltre, nel settore tecnico di impiego, attività di guida e controllo di unità operative sottordinate, con responsabilità per il risultato conseguito. Collabora con i propri superiori gerarchici e può sostituirli in caso di temporaneo impedimento o assenza. 3. Al personale della qualifica di revisore tecnico capo, altre a quanto già specificato, possono essere attribuiti incarichi specialistici richiedenti particolari conoscenze tecniche ed attitudini. 4. Al suddetto personale possono essere attribuiti compiti di istruzione del personale sottordinato. ––––––––––– Articolo inserito dall’art. 6, co. 4, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. Art. 20 quater. Nomina a vice revisore tecnico. 1. La nomina alla qualifica iniziale del ruolo dei revisori tecnici si consegue: a) nel limite del settanta per cento dei posti disponibili, al 31 dicembre di ogni anno, in ciascun profilo professionale, mediante concorso interno per titoli e superamento di una prova pratica a carattere professionale, anche mediante un questionario a risposta multipla, tendente ad accertare il grado di preparazione tecnico professionale, e successivo

corso di formazione di durata non inferiore a sei mesi. Al concorso sono ammessi gli appartenenti al ruolo degli operatori e collaboratori tecnici provenienti da profili professionali omogenei a quello per cui concorrono, in possesso dell’abilitazione professionale eventualmente prevista dalla legge per l’esercizio dell’attività propria del profilo professionale per il quale si concorre, che abbiano compiuto alla stessa data quattro anni di effettivo servizio e non abbiano riportato nei due anni precedenti sanzioni disciplinari più gravi della deplorazione. Il trenta per cento dei posti è riservato al personale con qualifica di collaboratore tecnico capo; b) nel limite del restante trenta per cento dei posti disponibili, mediante concorso pubblico per esame scritto al quale possono partecipare i cittadini italiani in possesso dei requisiti generali per la partecipazione ai pubblici concorsi e di un diploma di istruzione professionale almeno triennale conseguito in un istituto statale, o, comunque, riconosciuto dallo Stato, ovvero, ove non sia previsto il suddetto diploma, di un diploma o di un attestato di qualifica rilasciato dalle regioni al termine di corsi di durata almeno triennale nell’ambito della formazione professionale, nonché dell’abilitazione professionale eventualmente prevista dalla legge per l’esercizio dell’attività propria del profilo professionale per il quale si concorre. L’idoneità fisica, psichica e attitudinale al servizio dei candidati è accertata secondo quanto stabilito con regolamento del Ministro dell’Interno, da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400. Il dieci per cento dei posti disponibili è riservato, con esclusione del limite di età, al personale di ruolo degli operatori e dei collaboratori tecnici in possesso del prescritto titolo di studio e dell’abilitazione professionale eventualmente prevista dalla legge. La commissione giudicatrice del concorso viene integrata da esperti delle materie attinenti alle mansioni tecniche che il personale dovrà svolgere. I vincitori del concorso sono nominati allievi vice revisori tecnici con il trattamento economico di cui all’art. 59 della legge 1° aprile 1981, n. 121, e destinati a frequentare un corso di formazione tecnico professionale di durata non inferiore a sei mesi. Al termine del corso gli allievi che abbiano superato le prove teorico-pratiche conclusive e ottenuto il giudizio di idoneità sono nominati vice revisori tecnici in prova. 2. Con regolamento del Ministro dell’interno, da emanare, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabiliti le modalità di svolgimento del concorso, comprese le eventuali forme di preselezione, la composizione della commissione esaminatrice e le modalità di svolgimento dei corsi di cui al comma 1, in relazione alle mansioni tecniche previste e quelle di svolgimento degli esami di fine corso.

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3. Con i bandi dei concorsi di cui al comma 1 si procede alla ripartizione dei posti messi a concorso in relazione alle disponibilità esistenti nei contingenti di ciascun profilo professionale e nel solo bando di cui al comma 1, lettera a), si procede altresì alla definizione, anche per categorie omogenee, delle corrispondenze tra i profili professionali del ruolo degli operatori e collaboratori tecnici e quelli relativi ai posti messi a concorso. 4. Al termine dei concorsi di cui al comma 1 sono formate tante graduatorie quanti sono i profili professionali individuati nel relativo bando. I candidati collocatisi utilmente nella graduatoria di ciascun profilo vengono dichiarati vincitori ed inseriti in un’unica graduatoria finale del concorso secondo il punteggio riportato. 5. Coloro che al termine del corso sono riconosciuti idonei conseguono la nomina a vice revisore tecnico nell’ordine della graduatoria finale del corso, formato con le modalità di cui al comma 4. 5 bis. I vincitori del concorso di cui al comma 1, lettera a), conseguono la nomina a vice revisore con decorrenza giuridica dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello nel quale si sono verificate le vacanze e con decorrenza economica dal giorno successivo alla data di conclusione del corso di formazione. ––––––––––– I commi 1, 2 e 5 bis sono stati, rispettivamente, così sostituiti e aggiunti dall’art. 6, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197 per effetto delle modifiche a tale norma apportate dall’art. 5 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. Art. 20 quinquies. Dimissioni dal corso. 1. È dimesso dai corsi di cui all’art. 20 quater, comma 1, il personale che: a) dichiara di rinunciare al corso; b) non supera gli esami di fine corso; c) è stata per qualsiasi motivo assente al corsa per più di sessanta giorni, anche se non continuativi. Nell’ipotesi di assenza determinata da infermità contratta durante il corso ovvero da infermità dipendente da causa di servizio qualora si tratti di personale proveniente da altri ruoli della Polizia di Stato, il personale è ammesso a partecipare di diritto al primo corso successivo al riconoscimento della sua idoneità psico-fisica. I frequentatori provenienti dal ruolo degli operatori e collaboratori tecnici dimessi dal corso per infermità a altra causa indipendente dalla propria volontà, sono ammessi, per una sola volta, a partecipare di diritto al primo corso successiva al cessare della causa impeditiva. 2. Il personale di sesso femminile, la cui assenza oltre i quarantacinque giorni è stata determinata da maternità, è ammesso a partecipare al primo corso successivo ai periodi di assenza dal lavoro previsti dalle disposizioni sulla tutela delle lavoratrici madri. 3. È espulso dal corso il personale responsabile di infrazioni punibili con sanzioni disciplinari più gravi della deplorazione.

4. I provvedimenti di dimissione e di espulsione dal corso sono adottati con decreto del Capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza, su proposta del direttore dell’istituto. 5. Il personale ammesso a ripetere il corso per infermità contratta a causa delle esercitazioni pratiche o per malattia contratta per motivi di servizio, viene promosso con la stessa decorrenza, ai soli effetti giuridici, attribuita agli idonei del corso dal quale è stato dimesso e nella stessa graduatoria si colloca, nel posto che gli sarebbe spettato, qualora avesse portato a compimento il predetto corso. 6. I frequentatori provenienti dagli operatori e collaboratori tecnici che non superano il corso permangono nella qualifica rivestita nel suddetto ruolo senza detrazione di anzianità e sono restituiti al servizio. ––––––––––– Articolo inserito dall’art. 6, co. 4, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. I commi 1 e 6 sono stati, rispettivamente, così modificati e sostituiti dall’art. 6 D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197 per effetto delle modifiche a tale norma apportate dall’art. 5 D.lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. Art. 20 quinquies 1. Emolumento pensionabile. 1. Ai vice revisori che abbiano compiuto tre anni e sei mesi di effettivo servizio nella qualifica e che, nei due anni precedenti, abbiano riportato un giudizio non inferiore a «buono» e non abbiano riportato una sanzione più grave della deplorazione, è attribuito un emolumento pensionabile di L. 370.000 (pari a euro 191,08) annue lorde, valido anche per la tredicesima mensilità e per l’indennità di buonuscita, riassorbibile con lo scatto gerarchico attribuito nello stesso livello retributivo ovvero all’atto dell’accesso al livello retributivo superiore. 2. Per il personale sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’articolo 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione più grave della deplorazione, l’attribuzione dell’emolumento pensionabile avviene, anche con effetto retroattivo, dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 1. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3 (1) (2). ––––––––––– (1) Articolo inserito dall’art. 6 D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197 per effetto delle modifiche a tale norma apportate dall’art. 5 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. (2) Articolo abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193.

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Art. 20 sexies. Promozione alla qualifica di revisore tecnico. 1. La promozione alla qualifica di revisore tecnico si consegue a ruolo aperto mediante scrutinio per merito assoluto al quale sono ammessi i vice revisori tecnici che abbiano compiuto sette anni di effettivo servizio nella qualifica. ––––––––––– Articolo inserito dall’art. 6, co. 4, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197 e poi così modificato per effetto delle modifiche a tale norma apportate dall’art. 5 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. Art. 20 septies. Promozione alla qualifica di revisore tecnico capo. 1. La promozione alla qualifica di revisore tecnico capo si consegue a ruolo aperto mediante scrutinio per merito comparativo al quale sono ammessi i revisori tecnici che abbiano compiuto sette anni di effettivo servizio nella qualifica. ––––––––––– Articolo inserito dall’art. 6, co. 4, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. [Art. 20 octies. Attribuzione di uno scatto aggiuntivo ai revisori tecnici capo. 1. Ai revisori tecnici capo che abbiano maturato otto anni di effettivo servizio nella qualifica è attribuito uno scatto aggiuntivo, fermo restando quanto previsto dal comma 2. 2. Lo scatto aggiuntivo non è attribuito al personale che nel triennio precedente abbia portato un giudizio inferiore a «buono» o che nel biennio precedente abbia riportato una sanzione disciplinare più grave della deplorazione. 3. Per il personale sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’art. 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni, ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione più grave della deplorazione, l’attribuzione dello scatto aggiuntivo avviene, anche con effetto retroattivo, dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 2. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 dal decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. 4. Lo scatto aggiuntivo di cui al presente articolo è attribuito come assegno ad personam riassorbibile e non cumulabile con lo scatto gerarchico previsto nello stesso livello retributivo, in caso di accesso ai ruoli superiori] (1) (2). ––––––––––– (1) Vedi nota sub art. 20 quinquies.1. (2) Articolo abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193. Art. 21. Mobilità nell’ambito della qualifica del personale dei ruoli degli operatori e collaboratori tecnici e dei revisori tecnici. 1. È in facoltà dell’amministrazione disporre, in relazione alle esigenze di servizio, che il personale appartenente ai ruoli

degli operatori e collaboratori tecnici e dei revisori tecnici frequenti anche dopo la nomina, corsi di qualificazione per l’esercizio delle mansioni di altri profili professionali previsti per il ruolo di appartenenza. ––––––––––– Articolo sostituito dall’art. 6, co. 5, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. CAPO IV (1) ––––––––––– Intestazione così sostituita dall’art. 7 D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. Art. 22. Ruolo dei periti tecnici. Il ruolo dei periti tecnici è articolato in quattro qualifiche, che assumono le seguenti denominazioni: vice perito tecnico; perito tecnico; perito tecnico capo; perito tecnico superiore. ––––––––––– Articolo sostituito dall’art. 7, co. 3, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. Art. 23. Mobilità nell’ambito della qualifica del personale appartenente al ruolo dei periti tecnici. È in facoltà dell’Amministrazione, nell’ipotesi di determinazione di un nuovo profilo professionale nell’ambito del ruolo dei periti tecnici, disporre, per esigenze di servizio, che il personale frequenti, anche in relazione al titolo di studio posseduto, corsi di qualificazione per l’esercizio delle nuove mansioni. La stessa facoltà può essere esercitata per disporre il passaggio di personale da un profilo all’altro di detto ruolo, ove le esigenze di servizio abbiano determinato la modifica della ripartizione delle dotazioni organiche delle qualifiche, nei diversi profili professionali. Art. 24. Funzioni del personale appartenente al ruolo dei periti tecnici. 1. Il personale appartenente al ruolo dei periti tecnici svolge funzioni che richiedono preparazione professionale specialistica nel settore tecnico al quale è adibito. 2. L’attività è caratterizzata da particolare apporto di competenza in operazioni su apparati e attrezzature, che presuppongono conoscenze approfondite delle relative tecnologie. 3. In relazione alla professionalità e alle attitudini possedute, gli appartenenti al ruolo dei periti tecnici possono essere preposti alla direzione di unità operative, con le connesse responsabilità per le direttive impartite ed i risultati conseguiti e possono svolgere compiti di addestramento o istruzione del personale. Tenuto conto dei rapporti di gerarchia, allo stesso personale possono essere attribuite le funzioni di indirizzo e coordinamento di più unità operative, nell’ambito delle direttive superiori, con piena responsabilità per l’attività svolta.

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4. In caso di assenza o impedimento, il personale del ruolo dei periti può sostituire il superiore gerarchico. 5. Il personale appartenente alla qualifica di perito tecnico superiore svolge, oltre ai compiti di cui ai commi precedenti funzioni che richiedono una qualificata preparazione professionale nel settore tecnico al quale è adibito, con conoscenze di elevato valore specialistico e collabora con i superiori gerarchici in studi, esperimenti e altre attività richiedenti qualificata preparazione professionale, sostituendoli nella direzione di uffici in caso di assenza o impedimento. ––––––––––– Articolo sostituito dall’art. 7, co. 4, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. Art. 25. Nomina a vice perito tecnico. 1. La nomina alla qualifica di vice perito tecnico si consegue: a) nel limite del cinquanta per cento dei posti disponibili annualmente, mediante pubblico concorso per titoli ed esami; b) per il restante cinquanta per cento, mediante concorso interno per titoli ed esami. ––––––––––– Articolo sostituito dall’art. 7, co. 5, D.Lgs. 2 maggio 1995, n. 197. Art. 25 bis. Concorso pubblico per la nomina a vice perito tecnico. 1. Al concorso pubblico di cui all’art. 25, comma 1, lettera a), possono partecipare i cittadini italiani in possesso dei requisiti generali per la partecipazione ai pubblici concorsi e di specifico titolo di studio d’istruzione secondaria superiore che consente l’iscrizione ai corsi per il conseguimento del diploma universitario, nonché, ove sia previsto dalla legge, del diploma o attestato di abilitazione, tutti attinenti all’esercizio dell’attività inerente al profilo professionale per il quale concorre. L’idoneità fisica, psichica e attitudinale al servizio dei candidati è accertata secondo quanto stabilito con regolamento del Ministro dell’interno, da emanare ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400. 2. Gli appartenenti al ruolo dei revisori tecnici, possono partecipare al concorso, con riserva di un sesto dei posti purché in possesso del titolo di studio e dell’eventuale diploma o attestato di abilitazione professionale di cui al comma 1. 3. A parità di merito, l’appartenenza alla Polizia di Stato costituisce titolo di preferenza, fermi restando gli altri titoli preferenziali previsti dalle leggi vigenti. 4, Il concorso è articolato in una prova scritta ed un colloquio, che vertono sulle materie attinenti ai tipi di specializzazione richiesti dal bando di concorso e tendenti ad accertare il possesso delle capacità professionali per assolvere le funzioni previste dall’art. 24. 5. Gli specifici titoli di studio di istruzione secondaria di secondo grado, nonché i diplomi o attestati

di abilitazione all’esercizio di attività inerenti al profilo professionale che devono possedere i candidati, le materie oggetto delle prove di esame e il numero dei posti da mettere a concorso per ciascun profilo professionale sono stabiliti dal bando di concorso. 6. Al termine delle prove d’esame, sono compilate tante graduatorie quanti sono i profili professionali previsti dal bando di concorso. 7. I candidati collocatisi utilmente nella graduatoria di ciascun profilo sono dichiarati vincitori del concorso e vengono inseriti in un’unica graduatoria finale del concorso secondo il punteggio riportato. 8. I vincitori del concorso sono nominati allievi vice periti tecnici con il trattamento economico di cui all’art. 59 della legge 1° aprile 1981, n. 121 e sono destinati a frequentare un corso della durata di almeno sei mesi, preordinato alla formazione tecnico-professionale per l’assolvimento delle specifiche funzioni inerenti ai profili professionali per i quali è stato indetto il concorso. I frequentatori già appartenenti ai ruoli del personale della Polizia di Stato che presta attività tecnico-scientifica o tecnica conservano la qualifica rivestita all’atto dell’ammissione al corso. 9. Con regolamento del Ministro dell’interno, da emanare, ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabilite le modalità di svolgimento del concorso, comprese le eventuali forme di preselezione, la composizione della commissione esaminatrice e le modalità di svolgimento dei corsi, in relazione alle mansioni tecniche previste e quelle degli esami di fine corso. 10. I frequentatori che abbiano superato gli esami teorico-pratici di fine corso e ottenuto il giudizio di idoneità sono nominati vice periti tecnici in prova secondo l’ordine di graduatoria dell’esame finale. Tale graduatoria è formata con le modalità previste per la graduatoria del concorso. ––––––––––– Articolo inserito dall’art. 7, co. 6, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197 e poi così modificato (commi 1, 2, 9 e 10: sostituiti; comma 8: modificato) per effetto delle modifiche apportate a tale norma dall’art. 6 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. Art. 25 ter. Concorso interno per la nomina a vice perito tecnico. 1. Il concorso interno per titoli di servizio ed esami, di cui all’art. 25, comma 1, lettera b), consiste in una prova scritta teorico-pratica e in un colloquio tendenti ad accertare il grado di preparazione tecnico professionale ed è riservato al personale del ruolo degli operatori e dei collaboratori tecnici in possesso, alla data del bando che indice il concorso, di un’anzianità di servizio non inferiore a sette anni ed a quello del ruolo dei revisori tecnici proveniente da profili professionali omogenei a quello per il quale concorre, in possesso alla data del bando che indice il concorso dell’abilitazione professionale eventualmente prevista dalla legge per l’esercizio dell’attività propria del profilo professio-

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nale per il quale si concorre, di un’anzianità di servizio non inferiore a tre anni, dello specifico titolo di studio di istruzione secondaria di secondo grado e che nell’ultimo biennio non abbia riportato la deplorazione o sanzione disciplinare più grave e non abbia conseguito un giudizio complessivo inferiore a «buono». Il trenta per cento dei posti è riservato agli appartenenti al ruolo dei revisori tecnici. 2. Il bando di concorso deve contenere la ripartizione dei posti messi a concorso in relazione alle disponibilità esistenti nei contingenti di ciascun profilo professionale, nonché la definizione, anche per categorie omogenee, delle corrispondenze fra i profili professionali del ruolo dei revisori tecnici e quelli relativi ai posti messi a concorso. 3. Al termine del concorso sono compilate tante graduatorie quanto sono i profili professionali previsti dal bando di concorso. I candidati collocatisi utilmente nella graduatoria di ciascun profilo sono dichiarati vincitori del concorso e vengono inseriti in un’unica graduatoria finale del concorso secondo il punteggio riportato. 4. I vincitori del concorso devono frequentare un corso di formazione tecnico-professionale di durata non inferiore a sei mesi, conservando la qualifica rivestita all’atto dell’ammissione al corso. 5. Con regolamento del Ministro dell’interno, da emanare, ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabiliti le modalità di svolgimento del concorso, la composizione della commissione esaminatrice e le modalità di svolgimento dei corsi di cui al comma 1, in relazione alle mansioni tecniche previste e quelle di svolgimento degli esami di fine corso, tenendo conto della specificità delle funzioni inerenti ai vari profili professionali per i quali è indetto il concorso. 6. Coloro che abbiano superato gli esami finali del corso sono nominati vice periti tecnici secondo l’ordine di graduatoria dell’esame finale, formata con le modalità previste per la graduatoria del concorso, con decorrenza giuridica dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello nel quale si sono verificate le vacanze e con decorrenza economica dal giorno successivo alla data di conclusione del corso di formazione. ––––––––––– Articolo inserito dall’art. 7, co. 6, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197 e poi così modificato (commi 1, 4, 5 e 6) per effetto delle modifiche apportate dall’art. 6 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. Art. 25 quater. Dimissioni dal corso. 1. È dimesso dai corsi di formazione tecnico-professionale di cui agli artt. 25 bis e 25 ter il personale che: a) dichiara di rinunciare al corso; b) non supera gli esami di fine corso; c) è stato per qualsiasi motivo assente dal corso per più di sessanta giorni. Nell’ipotesi di assenza determinata da infermità contratta durante il corso ovvero da infermità dipendente da causa di servizio il

personale è ammesso a partecipare di diritto al primo corso successivo al riconoscimento della sua idoneità psico-fisica. I frequentatori provenienti dai ruoli del personale della Polizia di Stato che espleta attività tecnico-scientifica, tecnica, dimessi dal corso per infermità o altra causa indipendente dalla propria volontà sono ammessi, per una sola volta, a partecipare di diritto al primo corso successivo al cessare della causa impeditiva. 2. Il personale di sesso femminile, la cui assenza oltre i quarantacinque giorni è stata determinata da maternità, è ammesso a partecipare al primo corso successivo ai periodi di assenza dal lavoro previsti dalle disposizioni sulla tutela delle lavoratrici madri. 3. È espulso dal corso il personale, responsabile di infrazioni punibili con sanzioni disciplinari più gravi della deplorazione. 4. I provvedimenti di dimissione e di espulsione dal corso sono adottati con decreto del Capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza, su proposta del direttore dell’istituto. 5. Il personale ammesso a ripetere il corso per infermità contratta a causa delle esercitazioni pratiche viene promosso con la stessa decorrenza, ai soli effetti giuridici, attribuita agli idonei del corso dal quale è stato dimesso e nella stessa graduatoria si colloca nel posto che gli sarebbe spettato, qualora avesse portato a compimento il predetto corso. 6. I frequentatori provenienti dai ruoli del personale della Polizia di Stato che espleta attività tecnicoscientifica o tecnica che non superano il corso permangono nella qualifica rivestita nei suddetti ruoli senza detrazione dell’anzianità, sono restituiti al servizio e sono ammessi, a domanda, per una sola volta, alla frequenza del corso successivo, purché continuino a possedere i requisiti previsti. ––––––––––– Articolo inserito dall’art. 7, co. 6, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. Il co. 1 è stato poi così modificato per effetto delle modifiche apportate all’art. 7 cit. dall’art. 6 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. [Art. 25 quinquies. Emolumento pensionabile. 1. Ai vice periti tecnici che abbiano compiuto un anno di effettivo servizio nella qualifica e che, nell’anno precedente, abbiano riportato un giudizio non inferiore a «buono» e non abbiano riportato una sanzione più grave della deplorazione, è attribuito un emolumento pensionabile di L. 500.000 (pari a euro 258,22) annue lorde, valido anche per la tredicesima mensilità e per l’indennità di buonuscita, riassorbibile con lo scatto gerarchico attribuito nello stesso livello retributivo ovvero all’atto dell’accesso al livello retributivo superiore. 2. Per il personale sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’art. 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni, ovvero sottoposto a procedimento di-

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sciplinare per l’applicazione di una sanzione più grave della deplorazione, l’attribuzione dell’emolumento pensionabile avviene, anche con effetto retroattivo, dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 1. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3] (1) (2). ––––––––––– (1) Articolo inserito dall’art. 7, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197 per effetto delle modifiche a tale norma apportate dall’art. 6 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. (2) Articolo abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193. Artt. 26-27. Omissis. ––––––––––– Articolo inserito dall’art. 7, co. 7, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. Art. 28. Promozione a perito tecnico. 1. La promozione alla qualifica di perito tecnico capo si consegue a ruolo aperto, mediante scrutinio per merito assoluto, al quale sono ammessi i vice periti tecnici che abbiano compiuto almeno due anni di effettivo servizio, oltre al periodo di frequenza del corso di cui all’art. 25 bis e 25 ter. ––––––––––– Articolo inserito dall’art. 7, co. 8, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. Art. 28 bis. Emolumento pensionabile. 1. Ai periti tenici che abbiano compiuto tre anni e sei mesi di effettivo servizio nella qualifica e che, nei due anni precedenti, abbiano riportato un giudizio non inferiore a «buono» e non abbiano riportato una sanzione più grave della deplorazione, è attribuito un emolumento pensionabile di L. 500.000 (pari a euro 258,22) annue lorde, valido anche per la tredicesima mensilità e per l’indennità di buonuscita, riassorbibile con lo scatto gerarchico attribuito nello stesso livello retributivo ovvero all’atto dell’accesso al livello retributivo superiore. 2. Per il personale sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’art. 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione più grave della deplorazione, l’attribuzione dell’emolumento pensionabile avviene, anche con effetto retroattivo, dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 1. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3 (1)(2). ––––––––––– (1) Vedi nota sub art. 25 quinquies. (2) Articolo abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193.

Artt. 29-30. Omissis. ––––––––––– Articolo inserito dall’art. 7, co. 9, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. Art. 31. Promozione a perito tecnico capo. 1. La promozione alla qualifica di perito tecnico capo si consegue, a ruolo aperto, mediante scrutinio per merito assoluto, al quale è ammesso il personale con la qualifica di perito tecnico che abbia compiuto almeno sette anni di effettivo servizio nella qualifica stessa. ––––––––––– Articolo inserito dall’art. 7, co. 10, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197 e poi così sostituito per effetto delle modifiche a tale norma apportate dall’art. 7 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. [Art. 31.1. Clausola di salvaguardia economica per i periti tecnici capo. 1. Ai periti capo che abbiano maturato almeno dieci anni di permanenza nella qualifica, esclusi i periodi di ritardo nella progressione in carriera derivanti dall’applicazione di una delle cause di esclusione dagli scrutini previste dall’ordinamento vigente, che abbiano riportato, nel triennio precedente, un giudizio non inferiore a “buono” e che non abbiano riportato, nel biennio precedente, una sanzione disciplinare più grave della deplorazione, è attribuito, con decorrenza dal giorno successivo alla maturazione del requisito temporale, il trattamento economico previsto per il personale della qualifica di perito tecnico superiore. 2. Per il personale sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’art. 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni, ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione più grave della deplorazione, il trattamento economico è attribuito, anche con effetto reatroattivo, dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 1. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. 3. Il trattamento di cui al comma 1 è riassorbito all’atto dell’accesso al livello retributivo superiore] (1) (2). ––––––––––– (1) Vedi nota sub art. 31. (2) Articolo abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193. Art. 31 bis. Promozione alla qualifica di perito tecnico superiore. 1. La promozione alla qualifica di perito tecnico superiore si consegue: a) nel limite del 50 per cento dei posti disponibili al 31 dicembre di ogni anno mediante scrutinio per merito comparativo al quale è ammesso il personale avente una anzianità di 8 anni di effettivo servizio nella qualifica di perito tecnico capo;

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b) per il restante 50 per cento dei posti mediante concorso annuale per titoli di servizio ed esami, riservato al personale che alla data del 31 dicembre di ciascun anno, riveste la qualifica di perito tecnico capo e sia in possesso del titolo di studio previsto dall’art. 25 bis. 2. La promozione decorre, a tutti gli effetti, dal 1 gennaio dell’anno successivo a quello nel quale si sono verificate le vacanze. Il personale di cui alla lettera a) precede nel ruolo quello di cui alla lettera b). I posti non coperti mediante concorso sono portati in aumento all’aliquota prevista dalla lettera a). 3. Le modalità di svolgimento del concorso di cui al comma 1, lettera b), compresa la determinazione delle prove di esame e la composizione della commissione esaminatrice, sono fissate con decreto del Ministro dell’interno. ––––––––––– Articolo inserito dall’art. 7, co. 11, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. Art. 31 ter. 1. Nei confronti degli appartenenti ai ruoli della Polizia di Stato vincitori dei concorsi pubblici previsti dal presente decreto si applica, quando compatibile, per il periodo di frequenza dei corrispondenti corsi di formazione, l’art. 28 della legge 10 ottobre 1986, n. 668. ––––––––––– Articolo inserito dall’art. 7, co. 11, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. [Art. 31-quater. Attribuzione di uno scatto aggiuntivo ai periti tecnici superiori. 1. Ai periti tecnici superiori che abbiano maturato sette anni di effettivo servizio nella qualifica è attribuito un ulteriore scatto aggiuntivo, fermo restando quanto previsto dal comma 2. 2. Lo scatto aggiuntivo non è attribuito al personale che nel triennio precedente abbia riportato un giudizio inferiore a «buono» o che nel biennio precedente abbia riportato una sanzione disciplinare più grave della deplorazione. 3. Per il personale sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’art. 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione più grave della deplorazione, l’attribuzione dello scatto aggiuntivo avviene, anche con effetto retroattivo, dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 2. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3] (1) (2). ––––––––––– (1) Articolo inserito dall’art. 7, D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197 per effetto delle modifiche a tale norma apportate dall’art. 6 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53.

(2) Articolo abrogato, a decorrere dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193. Art. 31-quinquies. (1) Perito tecnico superiore “sostituto direttore tecnico”. 1. Fermo restando quanto previsto dal comma 2, i periti tecnici superiori che al 1° gennaio di ogni anno abbiano maturato otto anni di effettivo servizio nella qualifica dalla data di attribuzione dello scatto aggiuntivo di cui all’art. 31-quater, possono partecipare ad una specifica selezione per titoli, a conclusione della quale conseguno un ulteriore scatto aggiuntivo, assumendo, fermo restando la qualifica rivestita, anche la denominazione di “sostituto direttore tecnico” (2). 2. È escluso dalla selezione di cui al comma 1, il personale che nel triennio precedente abbia riportato un giudizio inferiore a “ottimo” o che nel biennio precedente abbia riportato una sanzione disciplinare più grave del richiamo scritto. 3. Per il personale che abbia presentato istanza, sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’art. 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione più grave della deplorazione, la selezione di cui al comma 1, anche con effetti retroattivi, è effettuata dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 2. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. [4. L’attribuzione dell’ulteriore scatto aggiuntivo decorre, anche con effetto retroattivo rispetto alla conclusione della selezione, dal 1° gennaio di ogni anno] (3). 5. Le modalità di svolgimento della selezione di cui al comma 1, l’individuazione dei titoli valutabili, la composizione della commissione esaminatrice, nonché i punteggi da attribuire a ciascuno di essi e le modalità di formazione della graduatoria finale, sono determinati con decreto del Ministro dell’interno. 6. Ai periti tecnici superiori “sostituti direttori tecnici” possono essere affidate, nell’ambito delle funzioni di cui all’art. 24, comma 5, le funzioni di vice dirigente di uffici o unità organiche in cui, oltre al funzionario preposto, non vi siano altri funzionari del ruolo dei direttori tecnici o del ruolo speciale ad esaurimento dei direttori tecnici. Con decreto del capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza sono individuati gli uffici nell’ambito dei quali possono essere affidate le funzioni predette, nonché ulteriori funzioni di particolare rilevanza tra quelle di cui al medesimo art. 24, comma 5. ––––––––––– (1) Vedi nota sub art. 31 quater (2) Per la sostituzione del comma 1, a decorrere dal 1° gennaio 2005, vedi l’art. 8, co. 1, lett. b),

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D.Lgs 30 maggio 2003, n. 193 (3) Comma abrogato dal 1° gennaio 2005, dall’art. 15, D.Lgs n. 193/2003 cit. Art. 31-sexies. Riassorbimento degli scatti aggiuntivi. 1. Gli scatti aggiuntivi di cui agli articoli 31-quater e 31-quinquies sono riassorbiti all’atto dell’accesso al livello retributivo superiore. ––––––––––– Vedi nota sub art. 31 quater. CAPO V (1) ––––––––––– (1) La materia riguardante i ruoli dei direttori tecnici è ora disciplinata dal Titolo II, Capo I del D.Lgs. 5 ottobre 2001, n. 334, in questa stessa voce. Art. 32. Ruoli dei direttori tecnici. Omissis. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 69 D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Si veda, ora, l’art. 29 del citato D.Lgs. Art. 33. Funzioni del personale appartenente ai ruoli dei direttori tecnici. Omissis. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 69 D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Si veda, ora, l’art. 30 del citato D.Lgs. 334/2000. Art. 34. Nomina a direttore tecnico. Omissis. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 69 co. 1-bis D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334 a decorrere dal 15 marzo 2001. Art. 35. Corso per la nomina a direttore tecnico. Omissis. ––––––––––– Vedi nota sub articolo 34. Si veda ora l’art. 32 del D.Lgs. 334/2000. Art. 36. Promozione a direttore tecnico principale. Omissis. ––––––––––– Vedi nota sub articolo 34. Si veda ora l’art. 32 del D.Lgs. 334/2000. Art. 37. Promozione a direttore tecnico capo. Omissis. ––––––––––– Vedi nota sub articolo 34. CAPO VI (1) ––––––––––– (1) La materia riguardante i ruoli dei dirigenti tecnici è ora disciplinata dal Titolo II, Capo I del D.Lgs 5 ottobre 2000, n. 334, in questa stessa voce. Art. 38. Ruoli dei dirigenti tecnici. Omissis. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 69 D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Si veda l’art. 29 del D.Lgs. 334/2000.

Art. 39. Nomina a primo dirigente. Omissis. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 69 D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Art. 40. Commissioni esaminatrici. Omissis. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 69 D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Art. 41. Attribuzione della qualifica di dirigente superiore. Omissis. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 69 D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Si veda l’art. 36 del D.Lgs. 334/2000. TITOLO II DISPOSIZIONI GENERALI Art. 42. Qualifica di ufficiale ed agente di pubblica sicurezza e di ufficiale ed agente di polizia giudiziaria. 1. Il Ministro dell’interno, per esigenze di servizio, può attribuire, con proprio decreto, la qualifica di agente di pubblica sicurezza al personale appartenente ai ruoli degli operatori e collaboratori tecnici, dei revisori tecnici e dei periti tecnici, limitatamente alle funzioni esercitate e la qualifica di ufficiale di pubblica sicurezza al personale appartenente ai ruoli dei direttori tecnici e dei dirigenti tecnici limitatamente alle funzioni esercitate. 2. Agli appartenenti ai ruoli degli operatori e collaboratori tecnici è attribuita la qualifica di agente di polizia giudiziaria limitatamente alle funzioni esercitate. Agli appartenenti ai ruoli dei revisori tecnici, periti tecnici, direttori tecnici e ai primi dirigenti del ruolo dei dirigenti tecnici, è attribuita la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria limitatamente alle funzioni esercitate. ––––––––––– Articolo sostituito dall’art. 8 D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. Art. 43. Impiego di operazioni di polizia e di soccorso. Il personale dei ruoli tecnici può essere impiegato, in relazione alle esigenze di servizio e limitatamente alle proprie mansioni tecniche, in operazioni di polizia ed in operazioni di soccorso in caso di pubbliche calamità ed infortuni. Art. 44. Commissioni per il personale appartenente ai ruoli tecnici. Sulle questioni attinenti allo stato giuridico del personale non direttivo dei ruoli tecnici della Polizia di Stato si esprimono specifiche commissioni rispettivamente per il personale del ruolo dei periti tecnici, per quello del ruolo dei revisori tecnici, per quello dei ruoli dei collaboratori tecnici e per quello degli operatori tecnici, presiedute da un vice capo della Polizia o da un dirigente generale in servizio presso il Dipartimento della pub-

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blica sicurezza e composte da quattro membri scelti tra i dirigenti in servizio presso lo stesso Dipartimento, dei quali almeno uno in servizio presso la direzione centrale dei servizi tecnico-logistici e della gestione patrimoniale e contabile. Delle predette commissioni fanno parte quattro rappresentanti del personale eletti ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 68 del D.P.R. 24 aprile 1982, n. 335. In caso di parità di voti prevale il voto del presidente. Le funzioni di Segretario delle commissioni sono svolte da funzionari della carriera direttiva amministrativa. La nomina dei componenti e dei segretari delle commissioni viene conferita con provvedimento del capo della Polizia direttore generale della pubblica sicurezza. All’inizio di ogni anno le commissioni propongono al consiglio di amministrazione di cui all’art. 68 del D.P.R. 24 aprile 1982, n. 335, per l’approvazione, i criteri di massima che verranno seguiti negli scrutini per merito comparativo e per merito assoluto. Art. 45. Trattamento economico. Fino a quando non interverranno gli accordi sindacali previsti dal primo comma dell’art. 43 della L. 1° aprile 1981, n. 121, il trattamento economico del personale appartenente ai ruoli istituiti con l’art. 1, è quello spettante al personale di pari qualifica che espleta funzioni di polizia, secondo la tabella di equiparazione allegata al presente decreto legislativo. L’indennità mensile pensionabile è di importo parti al 60% di quella corrisposta al personale che espleta funzioni di polizia, secondo le qualifiche. TITOLO III INQUADRAMENTO Art. 46. Inquadramento. Il personale inquadrato ai sensi del D.P.R. 24 aprile 1982, n. 336, nelle qualifiche dei ruoli di dirigenti, dei commissari, degli ispettori, dei sovrintendenti, degli assistenti e degli agenti della Polizia di Stato, che alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo svolge attività tecnico-scientifiche o tecniche in uno dei settori tecnici individuati nell’art. 1, può accedere, rispettivamente, a domanda, e previo superamento di una prova pratica se svolge la suddetta attività da meno di due anni, ai corrispondenti ruoli dei dirigenti, dei direttori, dei periti, dei revisori, dei collaboratori e degli operatori tecnici del settore tecnico nel quale svolge le proprie mansioni, a prescindere dal possesso del titolo di studio richiesto per l’accesso a detti ruoli, nel limite del 75% della dotazione organica complessiva e secondo le modalità previste nei successivi articoli.

Nel caso in cui il numero del personale avente diritto all’inquadramento ai sensi del comma precedente sia superiore al numero dei posti disponibili, l’inquadramento in detti posti avverrà secondo l’anzianità di servizio complessiva ed in soprannumero, riassorbibile con la cessazione dal servizio del personale inquadrato ai sensi del precedente comma. ––––––––––– Articolo sostituito dall’art. 12 L. 10 ottobre 1986, n. 668. Art. 47. Modalità di inquadramento. L’inquadramento nelle singole qualifiche di ciascuno dei ruoli tecnici indicati nel precedente articolo, viene disposto, a partire da quella più elevata, secondo le corrispondenze fra le qualifiche dei ruoli del personale che espleta funzioni di polizia e quelle dei ruoli tecnici fissata nell’allegata tabella, seguendo l’ordine di ruolo e conservando l’anzianità riconosciuta in applicazione del D.P.R. 24 aprile 1982, n. 336. L’inquadramento nelle singole qualifiche dei ruoli tecnici può essere disposto anche in soprannumero con corrispondente accantonamento di altrettanti posti nella qualifica iniziale di ciascun ruolo e, ove occorra, nelle qualifiche intermedie. Art. 48. Inquadramento in un ruolo superiore. Il personale che in base ad atti formali dell’Amministrazione risulta aver svolto per almeno due anni, alla data di entrata in vigore della presente legge, mansioni proprie di un profilo immediatamente superiore a quello nel quale potrebbe essere inquadrato ai sensi dell’art. 46, può chiedere di sostenere la prova pratica per l’accesso alla qualifica iniziale del ruolo suddetto. Il personale che in base ad atti formali dell’Amministrazione risulta aver svolto per almeno due anni, alla data di entrata in vigore della presente legge, mansioni proprie di un profilo superiore a quello in cui potrebbe essere inquadrato ai sensi dell’art. 46, può chiedere di sostenere la prova pratica prevista per l’accesso alla qualifica iniziale del ruolo superiore, purché in possesso del titolo di studio previsto per l’accesso a detto ruolo. L’accertamento sulla corrispondenza delle mansioni è effettuato dalla commissione esaminatrice del concorso, in base agli atti del fascicolo dei candidati. La stessa commissione, qualora il personale di cui ai precedenti commi 1 e 2 non superi la prova pratica che ha chiesto di sostenere, individua, in relazione al livello di preparazione dimostrato, il ruolo tecnico nel quale il personale suddetto può essere inquadrato, purché l’inquadramento non comporti attribuzioni di qualifica funzionale inferiore a quella rivestita nel ruolo di appartenenza. È data facoltà ai candidati, dopo aver preso atto dell’esito della prova stessa e comunque prima che

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abbiano inizio le procedure per l’inquadramento, di rinunziare al passaggio nei ruoli tecnici. ––––––––––– Articolo sostituito dall’art. 60 L. 10 ottobre 1986, n. 668. Art. 49. Accesso ai ruoli tecnici della Polizia di Stato del personale appartenente ad altre amministrazioni dello Stato. Omissis. ––––––––––– Le disposizioni del presente articolo sono state abrogate dall’art. 15, co. 8, D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. Art. 50. Prove pratiche. Le prove pratiche sono preordinate all’accertamento dell’idoneità allo svolgimento delle mansioni proprie di ciascuno dei ruoli tecnici, avuto riguardo al settore di impiego nel quale il personale interessato presta servizio all’atto dell’entrata in vigore del presente decreto legislativo. Le modalità di svolgimento delle prove pratiche per l’inquadramento del personale proveniente dai ruoli della Polizia di Stato che svolgono funzioni di polizia e per il trasferimento di personale proveniente da altre amministrazioni, la composizione e la nomina delle commissioni esaminatrici sono stabilite ai sensi del terzo comma dell’art. 59 della L. 1 aprile 1981, n. 121. Il termine per la presentazione della domanda per l’accesso ai ruoli tecnici previsti dagli artt. 46 e 48, i posti disponibili in ciascuno dei ruoli stessi e l’oggetto delle prove pratiche saranno indicati nel bando di concorso da pubblicarsi nel Bollettino ufficiale del personale. Art. 51. Norma transitoria per il conferimento della qualifica di primo dirigente. I posti disponibili nelle qualifiche di primo dirigente, fino a diciotto mesi dall’entrata in vigore del presente decreto legislativo, sono conferiti mediante scrutinio per merito comparativo, secondo i criteri e le modalità di cui alla L. 30 settembre 1978, n. 583, al personale dei corrispondenti ruoli dei direttori tecnici provenienti dai ruoli di commissari della Polizia di Stato in possesso dei requisiti prescritti dall’art. 39. I promossi devono frequentare un corso di aggiornamento professionale. Le modalità di attuazione e i programmi del corso sono stabiliti con decreto del Ministro dell’interno. Art. 52. Utilizzazione temporanea del personale che espleta funzioni di polizia. Fino a quando le esigenze di servizio di carattere tecnico-scientifico non saranno soddisfatte con il personale appartenente ai ruoli di cui all’art. 1, il personale dei ruoli della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia e che alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo e impiegato nelle suddette attività continuerà, salvo diverse esigenze di servizio, a svolgere i compiti cui è adibito.

Il Ministro dell’interno per cinque anni dall’entrata in vigore del presente decreto legislativo, in relazione a quanto previsto dal primo comma, può disporre, a domanda e nel limite delle vacanze esistenti nelle varie qualifiche dei ruoli di cui all’art. 1, di concerto col Ministro del tesoro, il richiamo in servizio dei dipendenti già inquadrati nei ruoli ad esaurimento del personale che espleta funzioni di polizia e che erano impiegati ai sensi del precedente comma nelle mansioni proprie dei ruoli tecnici stessi. Il richiamo ha durata annuale e, in relazione alle esigenze di servizio, può essere prorogato fino al compimento del sessantaduesimo anno di età. Art. 53. Congedi e aspettative. Fino a quando non interverranno gli accordi di cui al primo e secondo comma dell’art. 95 della L. 1 aprile 1981, n. 121, i congedi e le aspettative per il personale di cui al presente decreto legislativo sono disciplinati dal D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, e successive modifiche. Il diritto al congedo ordinario matura dalla data di nomina in prova. Nei confronti del personale inquadrato ai sensi degli artt. 46 e 48 si applicano le norme del D.P.R. 24 aprile 1982, n. 335, concernenti i congedi e le aspettative. Art. 53 bis. Collocamento a riposo. Omissis. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 69 D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Art. 54. Disposizione transitoria sul trattamento economico. Fino a quando non interverranno gli accordi sindacali previsti dal primo comma dell’art. 43 della L. 1° aprile 1981, n. 121, con specifiche previsioni per il personale della Polizia di Stato che espleta attività tecnico-scientifica o tecnica, il trattamento economico del personale proveniente dal soppresso ruolo dei funzionari civili di pubblica sicurezza e dai disciolti Corpi della polizia femminile e delle guardie di pubblica sicurezza, inquadrato nei ruoli istituiti con l’art. 1, è quello spettante al personale di pari qualifica che espleta funzioni di polizia, secondo la tabella di equiparazione allegata al presente decreto legislativo. ––––––––––– Articolo sostituito dall’art. 50 L. 10 ottobre 1986, n. 668. Art. 55. Disposizione finale. Il Ministro dell’interno, effettuati gli inquadramenti di cui agli artt. 46 e 48, ha la facoltà di bandire, fino a cinque anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, pubblici concorsi per la copertura annuale di almeno un quinto dei posti disponibili nella qualifica iniziale dei ruoli istituiti dall’art. 1, fino a quello dei periti tecnici. Art. 56. Clausola finanziaria. All’onere derivante dall’applicazione del presente decreto si provve-

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de, ai sensi dell’art. 115, della L. 1 aprile 1981, n. 121, con i fondi stanziati sul capitolo 2510 dello stato di previsione del Ministero dell’interno per l’anno finanziario 1982 e corrispondenti capitoli per gli anni successivi. (Tabelle omesse)

5. D.P.R. 24 aprile 1982, n. 338. Ordinamento dei ruoli professionali dei sanitari della Polizia di Stato (1). ––––––––––– (1) La materia è stata riordinata dal Titolo III del D.Lgs 6 ottobre 2000, n. 334. Detto decreto, riportato in questa stessa voce, ha, inoltre, abrogato e modificato varie norme di questo D.P.R. Art. 1. Istituzione dei ruoli professionali dei sanitari della Polizia di Stato. Omissis. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 69, D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Si veda l’art. 43 del D.Lgs. 334/2000. Art. 2. Norme applicabili. Al personale appartenente ai ruoli professionali dei sanitari si applicano le disposizioni dell’ordinamento del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia, di cui al D.P.R. 24 aprile 1982, n. 335, e dell’ordinamento del personale della Polizia di Stato che espleta attività tecnico-scientifica o tecnica, di cui al D.P.R. 24 aprile 1982, n. 337. Art. 3. Attribuzioni. Omissis. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 69, D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Le attribuzioni sono ora stabilite dall’art. 44 del D.Lgs. 334/00, in questa stessa voce. Art. 4. Attribuzioni particolari dei dirigenti. Omissis. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 69, D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Si veda ora l’art. 45 del D.Lgs. 334/2000. Art. 5. Attribuzioni particolari dei direttivi. Il medico capo è preposto agli uffici sanitari presto le questure, nonché ai servizi sanitari presso gli istituti di istruzione e presso gli altri uffici o reparti nei quali si ritenga necessaria la presenza di un medico. Il medico principale è preposto ai servizi sanitari presso i reparti mobili, nonché agli uffici e reparti di cui al precedente comma ai quali non sia preposto un medico capo ed è addetto agli uffici sanitari ai quali sono preposti medici primi dirigenti o medici capo. Il medico espleta le funzioni di cui all’art. 3, secondo le direttive dei funzionari preposti agli uffici sanitari cui è addetto.

Art. 6. Strutture sanitarie del Ministero dell’interno. Ai fini del regolare funzionamento delle strutture sanitarie di cui all’art. 31, n. 9, della legge 1° aprile 1981, n. 121, il Ministro dell’interno può stipulare apposite convenzioni con la regione Lazio. Art. 7. Qualifiche di ufficiale di pubblica sicurezza e di ufficiale di polizia giudiziaria. Il Ministro dell’interno, per esigenze di servizio, può attribuire, con proprio decreto, limitatamente alle funzioni esercitate, la qualifica di ufficiale di pubblica sicurezza al personale appartenente ai ruoli professionali dei sanitari della Polizia di Stato, compreso quello dei ruoli ad esaurimento di cui all’art. 21 e seguenti. Tutti gli appartenenti ai ruoli professionali dei sanitari della polizia di Stato, con esclusione dei dirigenti superiori e generali e qualifiche equiparate del ruolo di cui all’art. 21, e limitatamente alle funzioni esercitate, hanno la qualità di ufficiale di polizia giudiziaria (1). Fermo restando il disposto dell’art. 32, i medici dei ruoli professionali dei sanitari della Polizia di Stato provenienti dal disciolto Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, compresi quelli dei ruoli ad esaurimento di cui all’art. 21 e seguenti, nell’espletamento delle loro funzioni o servizi di polizia, sono ufficiali di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria (2). ––––––––––– (1) Comma così sostituito dall’art. 25, L. 1° febbraio 1989, n. 53. (2) Comma aggiunto dall’art. 3, L. 10 ottobre 1986, n. 668. Si veda anche l’art. 47 del D.Lgs. 334/2000. Art. 8. Incarichi temporanei. I medici della Polizia di Stato possono essere autorizzati ad assumere incarichi temporanei di insegnamento e di ricerca scientifica purché compatibili con i doveri del proprio servizio. I medici della Polizia di Stato possono essere autorizzati a frequentare le scuole di specializzazione presso le Università in settori di interesse per l’Amministrazione della pubblica sicurezza. L’autorizzazione ha validità annuale, e può essere rinnovata anche in relazione al profitto. Art. 9. Nomina a medico della Polizia di Stato. Omissis. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 69, co.1-bis D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334, con decorrenza 15 marzo 2001. Si veda ora l’art. 46 del D.Lgs. 334/2000. Art. 10. Corso di formazione. Omissis. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 69, co. 1-bis, del D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Si veda ora l’art. 47 del D.Lgs. 334/2000.

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Art. 11. Dimissioni dal corso. Omissis. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 69, D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Art. 12. Promozione a medico principale della Polizia di Stato. Omissis. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 69, co. 1-bis, del D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Si veda ora l’art. 47 del D.Lgs. 334/2000. Art. 13. Promozione a medico capo della Polizia di Stato. Omissis. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 69, co. 1-bis, del D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Si veda ora l’art. 47 del D.Lgs. 334/2000. Art. 14. Commissione esaminatrice. Omissis. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 69, D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Si veda l’art. 47 del D.Lgs. 334/2000. Art. 15. Nomina a primo dirigente medico. Omissis. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 69, D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Si veda ora l’art. 49 del D.Lgs. 334/2000. Art. 16. Ammissione al corso di formazione dirigenziale. Omissis. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 69, D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Si veda l’art. 49 del D.Lgs. 334/2000. Art. 17. Attribuzione della qualifica di dirigente superiore medico. Omissis. ––––––––––– Articolo abrogato dall’art. 69, D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Si veda ora l’art. 51 del D.Lgs. 334/2000. Art. 18. Nomina a dirigente generale medico. Il dirigente generale medico è nominato tra idirigenti superiori medici del ruolo professionale di cui all’art. 1 (1). ––––––––––– Comma così modificato dall’art. 68, D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Art. 19. Organi competenti alla compilazione del rapporto informativo per il personale in servizio presso il Dipartimento della pubblica sicurezza. Il rapporto informativo, redatto a norma degli articoli 62 e 63 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, per il personale di cui al presente decreto in servizio presso il Dipartimento della pubblica sicurezza è compilato: a) per il primo dirigente medico, dal direttore della direzione centrale o ufficio centrale, su proposta del direttore del servizio sanitario a livello cen-

trale; il rapporto viene vistato dal capo della Polizia che, per il tramite della direzione centrale del personale, lo trasmette con le proprie osservazioni al consiglio di amministrazione per il giudizio complessivo; b) per il medico capo e il medico principale, dal direttore della divisione da cui dipendono; il rapporto informativo viene vistato dal direttore del servizio sanitario a livello centrale o direzione o ufficio centrale presso il quale prestano servizio che, per il tramite della direzione centrale del personale, lo trasmette con le proprie osservazioni al consiglio di amministrazione per il giudizio complessivo; c) per il medico della Polizia di Stato, dal direttore della divisione presso la quale presta servizio. Il giudizio complessivo è espresso dal capo della Polizia. Art. 20. Organi competenti alla compilazione del rapporto informativo per il personale in servizio presso gli uffici sanitari periferici. Il rapporto informativo del personale di cui al presente decreto legislativo in servizio presso gli uffici e reparti periferici, è compilato: a) per il primo dirigente medico, dal direttore della direzione o ufficio centrale del Dipartimento della pubblica sicurezza dal quale dipende, sentito il dirigente generale medico; il rapporto viene vistato dal capo della polizia che, per il tramite della direzione centrale del personale, lo trasmette con le proprie osservazioni al Consiglio di amministrazione per il giudizio complessivo; b) per il personale del ruolo direttivo, dal primo dirigente medico dal quale direttamente dipende. Nel caso in cui il personale stesso non dipenda da un primo dirigente medico, il rapporto informativo è compilato dal dirigente dell’ufficio o reparto presso il quale presta servizio, previa acquisizione degli elementi di valutazione professionale forniti dal competente dirigente medico, individuato con il regolamento di semplificazione previsto dall’articolo 1 della legge 8 marzo 1999, n. 50. Il rapporto informativo viene vistato dal direttore della direzione o ufficio centrale da cui dipende che, per il tramite della direzione centrale per le risorse umane, lo trasmette con le proprie osservazioni al consiglio di amministrazione per il giudizio complessivo. Fino all’emanazione del suddetto regolamento, le modalità di attuazione di cui alla presente lettera sono individuate con decreto del capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza. Le suddette disposizioni si applicano a decorrere dall’anno 2002, in relazione all’attività svolta nell’anno 2001 (1). ––––––––––– (1) La lett. b) è stata prima modificata dal comma 2 dell’art. 3 bis D.L. 4 ottobre 1990, n. 276 e poi così modificata dall’art. 68, D.Lgs. 5 ottobre 2000, n.

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334 come da ultimo modificato dall’art. 10 co. 1 lett. n) D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477. Art. 21. Ruoli ad esaurimento dei sanitari della Polizia di Stato. Nell’ambito dell’Amministrazione della pubblica sicurezza sono istituiti i seguenti ruoli professionali ad esaurimento dei sanitari della Polizia di Stato: 1) ruolo ad esaurimento dei direttivi medici; 2) ruolo ad esaurimento dei dirigenti medici. Il ruolo ad esaurimento dei direttivi medici si articola nella qualifiche di: a) medico; b) medico principale; c) medico Capo. Il ruolo ad esaurimento dei dirigenti medici si articola nelle qualifiche di: a) primo dirigente medico; b) dirigente superiore medico; c) dirigente generale medico. Art. 22. Stato giuridico del personale dei ruoli ad esaurimento. Il personale inquadrato a norma degli articoli dal 26 al 30 nei ruoli ad esaurimento assume gli obblighi e le funzioni previsti dalle vigenti disposizioni per le qualifiche corrispondenti dei ruoli professionali dei sanitari della Polizia di Stato istituiti con l’art. 1. Il personale di cui al primo comma che ne faccia richiesta entro trenta giorni dalla data di inquadramento può mantenere la denominazione di cui al precedente ordinamento. Nei confronti del predetto personale trovano applicazione, salvo quanto diversamente previsto negli articoli seguenti, le norme sullo stato giuridico del personale appartenente ai ruoli di cui all’art. 1. Il personale che si trova, all’atto dell’inquadramento, nella particolare posizione di stato di «richiamato in servizio temporaneo» viene inquadrato nel ruolo e nella qualifica spettantegli nella medesima posizione di stato e per il periodo di tempo previsto dal provvedimento di collocamento in detta posizione. Per il personale richiamato non si computa nell’anzianità di grado il periodo che intercorre tra la data del collocamento in congedo e quella del richiamo. Art. 23. Progressioni di carriera nel ruolo ad esaurimento. Al personale inquadrato nei ruoli ad esaurimento di cui all’art. 21, continua ad applicarsi, per quanto attiene alla progressione di carriera, la normativa per gli ufficiali medici del disciolto Corpo delle guardie di pubblica sicurezza vigente al momento dell’entrata in vigore della legge 1° aprile 1981, n. 121. Al personale predetto sono estesi i benefici che saranno attribuiti agli appartenenti alle altre forze di polizia, che rivestono i gradi corrispondenti alle qualifiche dei ruoli professionali dei sanitari.

Art. 24. Promozione a dirigente generale medico del ruolo ad esaurimento. I dirigenti superiori medici del ruolo ad esaurimento di cui all’art. 21 sono valutati al compimento del terzo anno di servizio nella qualifica, considerando utile anche il servizio prestato prima dell’inquadramento e, se dichiarati idonei, sono promossi alla qualifica di dirigente generale medico con decorrenza dal giorno precedente a quello della cessazione dal servizio per limiti di età o per fisica inabilità o per decesso. Art. 25. Criteri per l’inquadramento. Ai fini dell’inquadramento degli ufficiali medici del disciolto Corpo delle guardie di pubblica sicurezza nei ruoli ad esaurimento dei medici della Polizia di Stato, con esclusione del personale che si trovi nella posizione di «richiamato in servizio temporaneo», si applicano le disposizioni di cui agli articoli 3 e 5, D.P.R. 24 aprile 1982, n. 226, sull’inquadramento nei ruoli della Polizia di Stato del personale che espleta funzioni di polizia. Art. 26. Inquadramento nel ruolo ad esaurimento dei dirigenti medici. I maggiori generali e i colonnelli medici del disciolto Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, e quelli che alla stessa data si trovino nella posizione di «richiamato in servizio temporaneo» sono inquadrati nelle qualifiche del ruolo ad esaurimento dei dirigenti medici della Polizia di Stato: nella qualifica di dirigente superiore medico, i maggiori generali medici; nella qualifica di primo dirigente medico, i colonnelli medici. L’inquadramento è disposto secondo l’ordine di ruolo, conservando l’anzianità di grado. Art. 27. Inquadramento nel ruolo ad esaurimento dei tenenti colonnelli medici «richiamati in servizio temporaneo». I tenenti colonnelli medici del disciolto Corpo delle guardie di pubblica sicurezza che, alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, si trovino nella posizione di «richiamato in servizio temporaneo» sono inquadrati, secondo l’ordine di ruolo, nella qualifica di medico capo del ruolo ad esaurimento dei direttivi medici, conservando l’anzianità di grado. Art. 28. Inquadramento nel ruolo ad esaurimento dei direttivi medici. Gli ufficiali medici del disciolto Corpo delle guardie di pubblica sicurezza fino al grado di tenente colonnello, in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, sono inquadrati nelle sottoelencate qualifiche del ruolo ad esaurimento dei direttivi medici: nella qualifica di medico principale, il personale che, alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, abbia maturato un’anzianità di servizio effettivo non inferiore a sette anni e sei mesi;

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nella qualifica di medico principale, il personale che alla stessa data abbia maturato un’anzianità di effettivo servizio non inferiore a due anni e sei mesi; nella qualifica di medico, il restante personale. Art. 29. Inquadramento nei ruoli professionali dei medici della Polizia di Stato. Il personale inquadrato nei ruoli ad esaurimento di cui all’art. 21, escluso quello che si trovi nella posizione di «richiamato in servizio temporaneo», può chiedere, entro tre mesi dall’entrata in vigore del presente decreto legislativo, di passare nelle corrispondenti qualifiche dei ruoli istituiti con l’art. 1, o del ruolo dei medici legali istituito con D.P.R. 24 aprile 1982, n. 337, secondo i criteri e le corrispondenze indicati nei precedenti articoli 26 e 28. Art. 30. Ruolo ad esaurimento e art. 155 della legge il luglio 1980, n. 312. Agli ufficiali medici del disciolto Corpo delle guardie di pubblica sicurezza si applicano il primo ed il terzo comma dell’art. 7, D.P.R. 24 aprile 1982, n. 336, concernente l’inquadramento nei ruoli della Polizia di Stato del personale che espleta funzioni di polizia. Art. 31. Norme transitorie per la promozione a primo dirigente medico. Fino a 18 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo i posti eventualmente disponibili nella qualifica di primo dirigente medico sono attribuiti, mediante scrutinio per merito comparativo, secondo i criteri e le modalità di cui alla legge 30 settembre 1978, n. 583. I promossi devono frequentare un corso di aggiornamento professionale. Le modalità di attuazione e i programmi del corso sono stabiliti con decreto del Ministro dell’interno. Art. 32. Trattamento economico. Fino a quando non interverranno gli accordi sindacali previsti dal primo comma dell’art. 43 della legge 1° aprile 1981, n. 121, il trattamento economico del personale appartenente ai ruoli istituiti con l’art. 1 è quello spettante al personale di pari qualifica che espleta funzioni di polizia, secondo la tabella di equiparazione allegata al presente decreto legislativo. L’indennità mensile pensionabile è di importo pari al 60% di quella corrisposta al personale che espleta funzioni di polizia secondo le qualifiche. Art. 33. Congedi, aspettative e limiti di età. Fino a quando non interverranno gli accordi di cui al primo e secondo comma dell’art. 95 della legge 1° aprile 1981, n. 121, i congedi e le aspettative per il personale di cui al presente decreto legislativo sono disciplinati dal D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, e successive modifiche. Il diritto al congedo ordinario matura dalla data di nomina in prova. Nei confronti del personale inquadrato nei ruoli ad esaurimento ai sensi del presente decreto legislativo si applicano le norme del D.P.R. 24 aprile 1982, n.

335, concernenti i congedi e le aspettative, nonché quelle del D.P.R. 24 aprile 1982, n. 336, relative ai limiti di età. Il personale inquadrato nei ruoli istituiti con l’articolo 1 del presente decreto è collocato a riposo al compimento del sessantacinquesimo anno di età (1). ––––––––––– (1) Comma aggiunto dall’art. 4, L. 10 ottobre 1986, n. 668. Art. 34. Disposizione transitoria sul trattamento economico. Fino a quando non interverranno gli accordi sindacali previsti dal primo comma dell’art. 43 della legge 1° aprile 1981, n. 121, il trattamento economico del personale inquadrato nei ruoli istituiti con il presente decreto legislativo è quello spettante al personale di pari qualifica che espleta funzioni di polizia, secondo la tabella di equiparazione allegata al presente decreto legislativo. Art. 35. Clausola finanziaria. All’onere derivante dall’applicazione del presente decreto si provvede, ai sensi dell’art. 115 della legge 1° aprile 1981, n. 121, con i fondi stanziati sul Cap. 2510 dello stato di previsione del Ministero dell’interno per l’anno finanziario 1982 e corrispondenti capitoli per gli anni successivi. (Si omettono le tabelle)

6. D.P.R. 3 maggio 1982, n. 378. Approvazione del regolamento concernente le procedure di raccolta, accesso, comunicazione, correzione, cancellazione ed integrazione dei dati e delle informazioni, registrati negli archivi magnetici del centro elaborazione dati di cui all’art. 8 della legge 1° aprile 1981, n. 121. ––––––––––– Riportata alla voce Arma dei Carabinieri.

7. D.P.R. 28 ottobre 1985, n. 782. Approvazione del regolamento di servizio dell’Amministrazione della pubblica sicurezza. (G.U. 30 dicembre 1995, n. 305). REGOLAMENTO TITOLO I NORME GENERALI Art. 1. Promessa solenne. All’atto dell’assunzione in prova, il personale della Polizia di Stato deve prestare, dinanzi al capo della Polizia o suo dele-

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gato o al direttore dell’istituto di istruzione o al capo dell’ufficio o reparto e alla presenza di due testimoni, promessa solenne secondo la formula prevista dall’art. 11, comma primo, del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. Della promessa solenne deve redigersi processo verbale individuale. Nell’ambito degli istituti di istruzione la promessa solenne può essere prestata in forma collettiva davanti al direttore dell’istituto, il quale pronuncia la formula di cui al primo comma e gli allievi rispondono all’unisono «PROMETTO». La promessa solenne in forma collettiva deve essere prestata davanti ad una rappresentanza di personale già in servizio e successivamente deve redigersi processo verbale individuale. Nel caso di passaggio ad altro ruolo la promessa solenne non deve essere prestata nuovamente. Art. 2. Giuramento. All’atto della nomina in ruolo, il personale della Polizia di Stato deve prestare dinanzi al capo della Polizia o suo delegato o al direttore dell’istituto di istruzione o al capo dell’ufficio o reparto e alla presenza di due testimoni, giuramento secondo la formula prevista dall’art. 11, comma secondo, del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. Del giuramento deve redigersi processo verbale individuale. Nell’ambito degli istituti di istruzione il giuramento può essere prestato in forma collettiva davanti al direttore dell’istituto, il quale pronuncia la formula di cui al primo comma ed il personale risponde all’unisono «LO GIURO». Il giuramento in forma collettiva deve essere prestato davanti ad una rappresentanza di personale già in servizio e successivamente deve redigersi processo verbale individuale. Nel caso di passaggio ad altro ruolo il giuramento non deve essere prestato nuovamente. Art. 3. Ausiliari di leva. Il personale assunto ai sensi della legge 8 luglio 1980, n. 343, presta giuramento in forma collettiva secondo le modalità previste dall’articolo precedente. Qualora venga immesso nel ruolo degli agenti e assistenti, il personale medesimo deve prestare promessa solenne e ripetere il giuramento con le stesse modalità stabilite dagli articoli precedenti. TITOLO II GERARCHIA E SUBORDINAZIONE Art. 4. Subordinazione gerarchica. L’ordine di subordinazione gerarchica del personale di Polizia

di Stato è determinato dall’art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, dell’art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 337, e dall’art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 338. Il personale dei ruoli della Polizia di Stato è tenuto ai doveri di subordinazione gerarchica nei confronti delle autorità di cui all’art. 65, primo comma, della legge 1° aprile 1981, n. 121, nonché nei confronti dei vice capi della Polizia nell’espletamento delle funzioni vicarie e delle funzioni loro delegate. Il personale che presta servizio presso gli uffici e le direzioni centrali del Dipartimento della pubblica sicurezza, di cui all’art. 5 della legge 1° aprile 1981, n. 121, come modificato dall’art. 5 della legge 12 agosto1982, n. 569, ed il personale che presta servizio presso uffici periferici, reparti o istituti della Polizia di Stato è gerarchicamente subordinato ai dirigenti degli uffici e direzioni centrali, degli uffici periferici, reparti e istituti cui è addetto. Il personale dei ruoli della Polizia di Stato e il personale dell’Amministrazione civile dell’interno che presta servizio presso gli uffici o le direzioni centrali del Dipartimento della pubblica sicurezza o presso uffici periferici, reparti e istituti della Polizia di Stato è tenuto reciprocamente ai doveri di subordinazione nei confronti del personale di qualifica superiore o equiparata a quella rivestita dal personale stesso, verso il quale si determini un rapporto di dipendenza in ragione della funzione esercitata. La stessa disposizione si applica nei confronti del personale di altre amministrazioni dello Stato e delle forze di polizia in servizio presso il Dipartimento della pubblica sicurezza. Art. 5. Rapporti tra ruoli della Polizia di Stato. Il personale appartenente ai ruoli della Polizia di Stato che svolge attività tecnico-scientifica o tecnica o di carattere professionale è tenuto ai doveri di subordinazione nei confronti del personale di qualifica superiore o corrispondente appartenente ai ruoli della Polizia di Stato che esplica funzioni di polizia, verso il quale si determini un rapporto di dipendenza in relazione alla funzione esercitata. Il personale della Polizia di Stato che esplica funzioni di polizia è tenuto ai doveri di subordinazione nei confronti del personale della Polizia di Stato che svolge attività tecnico-scientifica o tecnica o di carattere professionale di qualifica superiore o corrispondente verso il quale si determini, in relazione alla funzione esercitata, un rapporto di dipendenza. Art. 6. Superiore operativo. Nei servizi di polizia, il personale della Polizia di Stato che svolge attività tecnico-scientifica o tecnica o di carattere professionale è tenuto ad eseguire gli ordini impartiti dal personale della Polizia di Stato che esplica funzioni di polizia al quale è affidata la direzione del servizio.

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Nei servizi di ordine pubblico restano ferme le disposizioni contenute negli artt. 22 e seguenti del regolamento di esecuzione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 6 maggio 1940, n. 635. Art. 7. Supplenza nella titolarità degli uffici. Salvo che vi sia un dipendente istituzionalmente incaricato nelle funzioni vicarie, in caso di assenza o impedimento per qualsiasi causa del titolare dell’ufficio, reparto o istituto, ne assume la direzione il dipendente dell’ufficio con qualifica più elevata. Il capo della Polizia può disporre che un dirigente di un altro ufficio o istituto o il comandante di un altro reparto assuma temporaneamente, a scavalco, la direzione dell’ufficio, istituto o il comando del reparto. Il questore, per i commissariati e i posti di polizia, può disporre che temporaneamente, a scavalco, la direzione del commissariato o il comando del posto di polizia siano assunti da chi abbia la direzione o il comando di altro ufficio equiparato. In tali circostanze il funzionario temporaneamente preposto all’ufficio può delegare al dipendente dell’ufficio con la qualifica più elevata le attività che non siano esercizio delle funzioni di autorità locale di pubblica sicurezza. Art. 8. Esecuzione degli ordini ed osservanza delle direttive. L’appartenente ai ruoli dell’Amministrazione della pubblica sicurezza è tenuto ad eseguire gli ordini impartiti dal superiore e ad uniformarsi nell’espletamento dei compiti assegnati alle direttive dallo stesso ricevute. Oltre a quanto previsto dalI’art. 66 della legge 1° aprile 1981, n. 121, le eventuali osservazioni sono presentate anche per iscritto al superiore, dopo l’esecuzione dell’ordine. Ove all’esecuzione dell’ordine si frapponessero difficoltà, inconvenienti od ostacoli imprevisti e non fosse possibile ricevere ulteriori direttive, il dipendente deve adoperarsi per superarli anche con proprie iniziative, evitando di arrecare, per quanto possibile, pregiudizi al servizio. Di quanto sopra egli deve informare il superiore immediatamente, riferendo altresì dei risultati e di ogni altra conseguenza del suo intervento. Art. 9. Facoltà di rivolgersi ai superiori. Il personale della Polizia di Stato può rivolgersi agli organi superiori, nel rispetto della via gerarchica. Il personale ha diritto di consegnare scritti in pieghi suggellati al diretto superiore che ne rilascia ricevuta e li inoltra immediatamente all’organo superiore cui sono diretti. Art. 10. Obbligo di rilevare le infrazioni disciplinari del personale. Ogni superiore ha l’obbligo di seguire il comportamento del personale che da lui dipende gerarchicamente o funzionalmente al fine di

rilevarne le infrazioni disciplinari, con l’osservanza delle modalità previste dalla legge e dai regolamenti vigenti. Il superiore che rilevi eventuali infrazioni disciplinari commesse dal personale non direttamente da lui dipendente deve curare che il medesimo venga identificato, che sia fatta constatare la mancanza al responsabile e che si riferisca con immediatezza al dirigente dell’ufficio o reparto dal quale il personale stesso dipende, perché sia avviata, ove del caso, la azione disciplinare. TITOLO III DOVERI GENERALI E PARTICOLARI Art. 11. Uso della lingua italiana e rapporti interpersonali. È obbligatorio l’uso della lingua italiana, tranne nei luoghi in cui è riconosciuto a norma di legge anche l’uso di altra lingua. I rapporti di subordinazione gerarchica o funzionale debbono essere improntati al massimo rispetto e cortesia. L’uso del «Lei» è reciproco. Nei rapporti interpersonali è obbligatoria l’indicazione della qualifica o l’uso del titolo accademico. Quando, nel rivolgersi al superiore di qualifica dirigenziale o direttiva, si fa uso della qualifica, alla stessa va premesso il termine «signore». Art. 12. Doveri del personale. Rientrano tra i doveri del personale della Polizia di Stato: 1) non abusare a proprio vantaggio dell’autorità che deriva dalla funzione esercitata; 2) non denigrare l’Amministrazione e i suoi appartenenti; 3) non contrarre debiti senza onorarli e in nessun caso contrarne con i dipendenti o con persone pregiudicate o sospette di reato; 4) non mantenere, al di fuori di esigenze di servizio, relazioni con persone che notoriamente non godono pubblica estimazione, non frequentare locali o compagnie non confacenti alla dignità della funzione; 5) non frequentare senza necessità di servizio o in maniera da suscitare pubblico scandalo persone dedite ad attività immorali o contro il buon costume ovvero pregiudicate. Art. 13. Norme generali di condotta. Il personale della Polizia di Stato deve avere in servizio un comportamento improntato alla massima correttezza, imparzialità e cortesia e deve mantenere una condotta irreprensibile, operando con senso di responsabilità, nella piena coscienza delle finalità e delle conseguenze delle proprie azioni in modo da riscuotere la stima, la fiducia ed il rispetto della collettività, la cui collaborazione deve ritenersi essenziale per un migliore esercizio dei compiti istituzionali, e deve astenersi da comportamenti o atteggiamenti che arrecano pregiudizio al decoro dell’Amministrazione.

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Il personale anche fuori servizio deve mantenere condotta conforme alla dignità delle proprie funzioni. Art. 14. Doveri di comportamento verso i superiori, i colleghi e i dipendenti. Il personale della Polizia di Stato è tenuto al rispetto e alla massima lealtà di comportamento nei confronti dei superiori, colleghi e dipendenti e deve evitare di diminuirne o menomarne, in qualunque modo, l’autorità ed il prestigio. Art. 15. Cura della persona. Il personale della Polizia di Stato deve avere particolare cura della propria persona e dell’aspetto esteriore al fine di evitare giudizi negativi incidenti sul prestigio e sul decoro dell’Amministrazione che rappresenta. Il personale deve, altresì, porre particolare cura affinché l’acconciatura dei capelli, della barba e dei baffi nonché i cosmetici da trucco, eventualmente usati dal personale femminile, siano compatibili con il decoro della divisa e la dignità della funzione, evitando ogni forma di appariscenza. Il suddetto personale deve, in particolare, curare: se di sesso femminile, che i capelli, se luoghi, siano possibilmente raccolti e in ogni caso che l’acconciatura lasci scoperta la fronte, per consentire di portare il cappello calzato; se di sesso maschile, la barba e i baffi siano tenuti corti e i capelli, di moderata lunghezza, siano acconciati in modo da lasciare scoperta la fronte, per consentire di portare il cappello calzato. È vietato variare la foggia dell’uniforme, nonché l’uso di orecchini, collane ed altri elementi ornamentali che possano alterare l’assetto formale dell’uniforme. Art. 16. Saluto. Il personale della Polizia di Stato è tenuto al saluto nei confronti dei superiori gerachici indicati nell’art. 65, primo comma, della legge 1° aprile 1981, n. 121, nonché degli altri superiori gerarchici o funzionali, se in divisa o se conosciuti. Detti superiori hanno l’obbligo di rispondere. Il saluto è una forma di cortesia tra il parigrado o pari qualifica e verso i cittadini con cui il personale indicato nel precedente comma venga a contatto per ragioni di ufficio. Il personale della Polizia di Stato in divisa rende il saluto secondo le modalità previste per le forze armate. È dispensato dal saluto: il moviere; il personale a bordo di veicoli; il personale in servizio di scorta di sicurezza; il personale in servizio di scorta alla bandiera. Il personale dì cui al primo comma ed i reparti inquadrati sono altresì tenuti a rendere il saluto alle autorità ed ai simboli indicati nell’allegato 1 al presente regolamento. Art. 17. Onori, insegne e distintivi. Il personale della Polizia di Stato che partecipa a manifestazioni

con propri reparti in armi o comunque con formazioni inquadrate rende onori nei casi e con le modalità di cui al regolamento sul servizio territoriale e di presidio di cui al decreto del Ministro della difesa del 19 maggio 1973, e successive modificazioni, intendendosi sostituita ogni volta la dizione: «Corpo delle guardie di pubblica sicurezza» con quella: «Polizia di Stato». Al capo della Polizia Direttore generale della pubblica sicurezza, ai vice capi della Polizia e ai direttori centrali del Dipartimento della pubblica sicurezza sono resi gli onori che, ai sensi del regolamento di cui al precedente comma, spettano, rispettivamente, al generale di Corpo d’Armata, al prefetto in sede e al generale di divisione. Le insegne di comando, le bandiere distintive ed i distintivi per autovetture, imbarcazioni e aeromobili ed i distintivi speciali sono quelli previsti dal regolamento sul servizio territoriale e di presidio. Art. 18. Presentazione in servizio. Il personale della Polizia di Stato ha l’obbligo di presentarsi in servizio all’ora stabilita in perfetto ordine nella persona e con il vestiario, equipaggiamento ed armamento prescritti. A tal fine il dipendente deve accertarsi tempestivamente dell’orario e delle modalità del servizio da svolgere. Art. 19. Esecuzione del servizio. Il personale della Polizia di Stato nell’esecuzione del servizio affidatogli deve attenersi scrupolosamente alle istruzioni impartite fermo restando quanto previsto dai commi terzo e quarto dell’art. 8. Art. 20. Riconoscimento in servizio. Il personale della Polizia di Stato durante il servizio d’istituto è tenuto ad indossare l’uniforme secondo le modalità previste dal decreto ministeriale di cui all’ultimo comma dell’art. 30 della legge 1° aprile 1981, n. 121. Il personale autorizzato a svolgere il servizio d’istituto in abito civile, nel momento in cui debba far conoscere la propria qualità o allorché l’intervento assuma rilevanza esterna, ha l’obbligo di applicare sull’abito in modo visibile una placca di riconoscimento, le cui caratteristiche sono determinate con il suddetto decreto ministeriale, e di esibire la tessera di riconoscimento, ove richiesto. Art. 21. Concorso degli appartenenti agli uffici di polizia stradale, ferroviaria, di frontiera e postale alle operazioni dei reparti territoriali e viceversa. Ove per esigenze di ordine e sicurezza pubblica si renda necessario l’intervento del personale appartenente agli uffici di polizia stradale, ferroviaria, di frontiera e postale, il prefetto, d’intesa con il questore della provincia interessata, ne richiede il concorso al dirigente dell’ufficio di compartimento, di zona o equiparato della specialità, il quale provvede utilizzando eventualmente anche personale appar-

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tenente a più uffici provinciali da lui dipendenti e ne dà notizia al Dipartimento della pubblica sicurezza. Nel caso, invece, in cui si prevede che debbano essere impegnate aliquote di personale in misura tale da comportare pregiudizio all’esecuzione dei normali servizi delle specialità, il concorso dovrà essere richiesto dal prefetto al Dipartimento della pubblica sicurezza. La forza resa disponibile ai sensi dei precedenti commi è messa a disposizione del questore per il tempo necessario a soddisfare le esigenze di servizio. Art. 22. Concorso in casi eccezionali di necessità ed urgenza. In casi eccezionali di necessità ed urgenza il concorso può essere richiesto direttamente ai dirigenti degli uffici delle specialità di cui all’articolo precedente, i quali ne danno immediata comunicazione ai dirigenti degli uffici di Cui al primo comma del suddetto articolo ai fini del coordinamento dei servizi previsti dai piani operativi. Di tali servizi deve essere data tempestiva notizia alla direzione centrale della polizia stradale, ferroviaria, di frontiera e postale. Art. 23. Servizio di vigilanza per la tutela degli immobili e materiali dell’Amministrazione della pubblica sicurezza. Il personale di Polizia di Stato in servizio di vigilanza armata ad alloggi collettivi di servizio immobili e sedi di uffici, reparti, istituti di istruzione o a materiali della Amministrazione della pubblica sicurezza, osserva le norme di cui agli artt. 27, 31 e 42 del regolamento sul servizio territoriale e di presidio approvato con decreto del Ministro della difesa del 19 maggio 1973, e successive modificazioni, salvo diverse istruzioni emanate ai sensi dell’art. 35. Art. 24. Divieto di svolgere compiti non attinenti al servizio. Il personale della Polizia di Stato non può fornire prestazioni lavorative che non siano attinenti al servizio di istituto. Salvo quanto previsto dagli ordinamenti dei rispettivi ruoli, le situazioni di incompatibilità e il cumulo di impieghi del personale di cui al precedente comma sono disciplinati dagli articoli 60 e seguenti del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. Art. 25. Uso, custodia e conservazione di armi, attrezzature e documenti. Il personale della Polizia di Stato nella custodia e conservazione di armi, esplosivi, mezzi, attrezzature materiali e documenti affidatigli per ragioni di servizio o di cui venga comunque in possesso è tenuto ad osservare la massima diligenza nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia. Eventuali danneggiamenti, deterioramenti, sottrazioni o smarrimenti devono essere immediatamente, salvo casi di forza maggiore, segnalati per iscritto ai rispettivi superiori, specificando le circostanze del fatto.

Art. 26. Conoscenza del servizio ed aggiornamento professionale. Il personale della Polizia di Stato è tenuto a conoscere le istruzioni che regolano il tipo di servizio cui è addetto ed a prendere diligente visione delle disposizioni particolari contenute nell’ordine e nel foglio di servizio. È tenuto, altresì, all’aggiornamento della propria preparazione professionale e culturale, con le modalità stabilite dall’Amministrazione. Art. 27. Servizio a carattere continuativo. Nei servizi a carattere continuativo, con cambio sul posto, il personale che ha ultimato il proprio turno: a) non deve allontanarsi fino a quando la continuità dei servizi non sia assicurata dalla presenza del personale che deve sostituirlo; b) deve consegnare al personale che lo sostituisce il foglio di servizio di cui all’art. 43 con le eventuali prescritte annotazioni; c) deve riferire senza indugio, con apposita relazione, all’ufficio, comando o istituto di appartenenza, gli eventuali fatti verificatisi durante lo svolgimento del proprio turno di servizio, che per la loro natura devono essere immediatamente segnalati. Art. 28. Obblighi del personale al termine del servizio. Il personale su ogni fatto di particolare rilievo avvenuto durante l’espletamento del servizio deve riferire con apposita segnalazione al responsabile dell’ufficio, reparto o istituto, per gli adempimenti di legge, fatto salvo l’obbligo del dipendente di redigere gli ulteriori atti prescritti dalle disposizioni vigenti. Art. 29. Controlli sui servizi. Il dirigente dell’ufficio, del reparto o dell’istituto o il dipendente designato deve controllare con assiduità ed incisività, il buon andamento del servizio ed il corretto comportamento del personale a ciò preposto. Dei controlli effettuati e degli eventuali rilievi ai fini dei successivi adempimenti se ne riferisce con relazione al superiore gerarchico o al Dipartimento della pubblica sicurezza. In ogni circostanza, il personale di cui al primo comma è tenuto a far rimuovere con immediatezza qualsiasi ostacolo si frapponga alla regolare esecuzione del servizio. Art. 30. Obbligo di permanenza. Quando ne ricorre la necessità o non sia possibile provvedere altrimenti a causa del verificarsi di situazioni impreviste ed urgenti, al personale della Polizia di Stato può essere fatto obbligo, al termine del turno di lavoro, di permanere in servizio fino al cessare delle esigenze. La protrazione dell’orario di servizio viene disposta dal dirigente dell’ufficio, reparto o istituto previa autorizzazione dell’autorità nazionale o delle autorità provinciali di pubblica sicurezza. Art. 31. Alloggi in caserma dei reparti mobili. Nei reparti mobili è fatto obbligo ad una aliquota di

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personale, che consenta in caso di necessità, l’intervento di reparti organici, di alloggiare nei locali del reparto durante le ore notturne. Qualora nei reparti mobili la consistenza numerica del personale accasermato non consenta l’intervento di reparti organici, può essere fatto obbligo ad una aliquota del personale sufficiente ad integrare gli accasermati di alloggiare a rotazione, secondo turni prestabiliti, nei locali del reparto stesso durante le ore notturne. Art. 32. Obbligo di reperibilità. Quando si prevede la possibilità di verificarsi di situazioni che richiedono la presenza di personale nel posto di lavoro, al personale della Polizia di Stato può essere fatto obbligo al termine del servizio di mantenere la reperibilità ai sensi dell’art. 64 della legge 1° aprile 1981, n. 121. Il personale interessato deve fornire il proprio recapito, per poter essere immediatamente rintracciato. Le modalità, al fine di assicurare l’immediato rintraccio del personale, possono altresì essere diversamente concordate con il dirigente dell’ufficio. Il personale deve poter raggiungere, quando richiesto, il posto di servizio nel più breve tempo possibile e, comunque, entro un’ora dalla chiamata. La reperibilità viene disposta dal dirigente dell’ufficio, reparto o istituto. I turni di reperibilità sono organizzati tenendo conto, per quanto possibile, delle esigenze del personale e non possono essere superiori a 5 per ciascun dipendente durante il mese. Con decreto del Ministro dell’interno sono altresì indicati i dirigenti degli uffici, reparti o istituti che hanno l’obbligo della reperibilità in ragione della carica ricoperta. In caso di assenza o di impedimento del titolare tale obbligo ricade su chi ne esercita le funzioni secondo quanto stabilito nell’art. 7. Art. 33. Sede di servizio. Il personale della Polizia di Stato ha l’obbligo di risiedere nel comune ove ha sede l’ufficio, reparto o istituto presso il quale presta servizio, a norma dell’art. 48 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335. Il capo dell’ufficio, reparto o istituto, per rilevanti ragioni autorizza il dipendente che ne faccia richiesta a risiedere altrove, quando ciò sia conciliabile col pieno e regolare adempimento di ogni altro suo dovere. Il personale indicato nell’art. 31 libero dal servizio, qualora intende allontanarsi dalla provincia ove si trova la sede di servizio, ha l’obbligo di comunicare il proprio recapito all’ufficio, reparto o istituto. Art. 34. Segreto d’ufficio e riservatezza. Il personale della Polizia di Stato è tenuto alla più rigorosa osservanza del segreto d’ufficio e non può fornire a chi non ne abbia diritto, anche se si tratti di atti non segreti, notizie relative ai servizi di istituto o a provvedimenti o operazioni di qualsiasi natura, da

cui possa derivare danno alla amministrazione o a terzi. La divulgazione di notizie di interesse generale che non debbano rimanere segrete, concernenti l’attività dell’ufficio, servizi di istituto, provvedimenti od operazioni di qualsiasi natura, è attuata dai dirigenti degli uffici in osservanza di specifiche direttive del capo della Polizia adottando le opportune cautele per proteggere le persone dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità. TITOLO IV ORDINAMENTO DEI SERVIZI TESSERE DI RICONOSCIMENTO Art. 35. Istruzioni generali per la programmazione, predisposizione ed esecuzione dei servizi. Il Dipartimento della pubblica sicurezza emana istruzioni per la programmazione, predisposizione ed esecuzione dei servizi per i vari settori di attività in cui si articola l’Amministrazione della pubblica sicurezza. Dette istruzioni sono raccolte in unico testo da aggiornare periodicamente. Esse devono essere tempestivamente illustrate al personale interessato nell’ambito degli uffici, reparti o istituti da parte dei dirigenti dei predetti uffici, avendo cura di stimolare l’interesse e l’iniziativa del personale medesimo anche per acquisire utili elementi propositivi, ai fini dell’eventuale adeguamento delle istruzioni alle esigenze operative. Il personale della Polizia di Stato che abbia superato il cinquantacinquesimo anno di età viene esentato, previo suo consenso, dai servizi notturni di vigilanza esterna effettuati a piedi, salvo inderogabili esigenze di servizio. Art. 36. Impiego nei servizi. Il personale della Polizia di Stato, salvo casi di necessità, deve essere impiegato in servizio in relazione alla sua specializzazione professionale, alle funzioni del ruolo di appartenenza ed alla qualifica posseduta. Resta fermo quanto previsto dal secondo comma dell’art. i del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335. Quando lo richiede la natura dei servizi devono essere forniti i mezzi in dotazione atti ad assicurare l’incolumità e la sicurezza del personale operante in funzione dello scopo da raggiungere. Art. 37. Ordinanza di servizio in materia di ordine e sicurezza pubblica. Per i servizi di ordine e sicurezza pubblica il Questore emana apposita ordinanza di servizio stabilendo le modalità di svolgimento dei servizi stessi, la forza da impiegare, l’equipaggiamento necessario, i responsabili del servizio e le finalità da conseguire. L’ordinanza va comunicata al Prefetto e indirizza-

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ta per l’esecuzione ai dirigenti degli uffici, ai funzionari impiegati nonché alle altre forze di polizia ed altri enti eventualmente interessati. L’ordinanza emanata dal Questore di Roma va inoltre inviata per conoscenza al Dipartimento della pubblica sicurezza e agli ispettorati della Polizia di Stato esistenti nella capitale. L’ordinanza di servizio numerata progressivamente va conservata agli atti per un periodo di cinque anni. Art. 38. Impiego dei rinforzi. Ove, per esigenze di ordine e sicurezza pubblica, si renda necessario l’intervento di rinforzi di personale e di mezzi, il prefetto, sentito il questore, ne fa richiesta al Dipartimento della pubblica sicurezza. Nelle predette circostanze il prefetto può altresì chiedere l’invio di personale appartenente alla polizia stradale, ferroviaria, di frontiera e postale, secondo le modalità di cui agli artt. 21 e 22. Art. 39. Piani operativi ed ordini di servizio. I piani operativi predisposti ai fini dello svolgimento dei compiti istituzionali dai dirigenti degli uffici di polizia stradale, ferroviaria, di frontiera e postale, devono essere inviati preventivamente per conoscenza ai prefetti ed ai questori territorialmente competenti, i quali ultimi possono formulare osservazioni in relazione alle esigenze di coordinamento tecnico-operativo. Nella predisposizione di eventuali piani operativi di carattere eccezionale o generale da parte delle autorità provinciali di pubblica sicurezza, per attività di prevenzione e repressione di reati, che possono coinvolgere forze appartenenti alle specialità, devono essere sentiti i dirigenti degli uffici stessi e ne deve essere data comunicazione alla direzione centrale per la polizia stradale, ferroviaria, di frontiera e postale, all’ufficio per il coordinamento e la pianificazione e al servizio ordine pubblico del Dipartimento della pubblica sicurezza. Art. 40. Servizi di rappresentanza. I servizi di rappresentanza presso le sedi degli organi costituzionali o di altri uffici pubblici e nelle cerimonie civili e religiose pubbliche o, quando prescritte, private sono disposti o autorizzati dai Prefetti. Alla Polizia di Stato, fermo restando quanto stabilite dall’art. 17, compete l’espletamento dei servizi di cui trattasi presso le sedi delle prefetture, delle questure e dei comandi ed uffici dell’Amministrazione della pubblica sicurezza ed, in generale, dell’Amministrazione dell’interno, nonché di quelli disposti nelle manifestazioni e cerimonie pubbliche che si svolgono nell’ambito dell’Amministrazione dell’interno. Il questore, nelle sedi ove non vi siano specifici reparti appositamente costituiti, sia appiedati che a cavallo, provvede all’individuazione, presso tutti gli

uffici, reparti o istituti della Polizia di Stato della provincia, d’intesa con i rispettivi dirigenti, di un’aliquota di personale da impiegare nei servizi di rappresentanza. I servizi di cui ai commi precedenti, che non hanno carattere permanente, sono disposti con le modalità previste dal regolamento sul servizio territoriale e di presidio di cui al decreto ministeriale 19 maggio 1973, e successive modificazioni. Il personale di cui al presente articolo svolge i normali compiti di istituto, salvo quando è impiegato nei servizi di rappresentanza. Art. 41. Servizi a richiesta di enti non statali e di privati. Possono essere effettuati, compatibilmente con le esigenze dei servizi di istituto, dal personale della Polizia di Stato che esplica funzioni di polizia i seguenti servizi, a richiesta di enti non statali e di privati: a) i servizi di controllo passaporti compiuti a richiesta sui piroscafi durante la navigazione del personale di Polizia di Stato. b) i servizi di scorta, di guardia, di sicurezza e di assistenza a richiesta e per conto di enti non statali o di privati, per i quali non sussista in modo prevalente il pubblico interesse, ivi compresi quelli aventi carattere continuativo compiuti anche in forza di apposite convenzioni. Per i servizi di cui al precedente comma gli interessati devono farne richiesta per iscritto ed hanno l’obbligo di osservare la normativa vigente relativa alle indennità, spese e quant’altro dovuto allo Stato per l’esecuzione del servizio. Restano ferme, per quanto riguarda i servizi resi dalla banda musicale della Polizia di Stato, le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 25 ottobre 1981, n. 742, e per quanto riguarda quelli resi dalla polizia stradale le disposizioni relative alle scorte contenute nel disposto dell’art. 18 del regolamento per l’esecuzione del testo unico delle norme sulla disciplina della circolazione stradale, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1959, n. 420. Art. 42. Ordine di servizio. L’ordine di servizio costituisce il documento che registra la situazione organica dell’ufficio, reparto o istituto e ne programma le normali attività di servizio. Viene redatto giornalmente sulla base delle istruzioni ministeriali di cui all’art. 35 ed esposto all’albo dell’ufficio, del reparto o dell’istituto entro le ore 13,00 e comunque, almeno 12 ore prima dell’orario di svolgimento delle attività previste. Eventuali successive variazioni vanno comunicate tempestivamente al personale interessato a cura dell’ufficio, reparto o istituto da cui dipende. L’ordine di servizio contiene: cognome e nome, qualifica del personale, tipo del servizio con l’indicazione dell’orario di inizio e termine, tipo di ve-

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stiario ed eventuale equipaggiamento ed armamento necessari. Può contenere, inoltre, indicazioni e comunicazioni varie ed eventuali a carattere individuale o generale. Tutto il personale ha l’obbligo di prendere quotidianamente visione dell’ordine di servizio. Art. 43. Foglio di servizio. Il foglio di servizio costituisce il documento che in esecuzione dell’ordine di servizio: a) richiama le istruzioni di cui all’art. 35 concernenti il particolare tipo di servizio da svolgere; 6) stabilisce eventuali specifiche modalità di svolgimento del servizio stesso. Il foglio di servizio, numerato progressivamente, redatto in duplice copia, deve essere sottoscritto dal dirigente dell’ufficio, reparto o istituto e deve essere compilato chiaramente in modo da non ingenerare perplessità negli operatori. Salvo che il dirigente dell’ufficio, reparto o istituto ritenga di disporre diversamente, il foglio deve essere personalmente custodito dal responsabile del servizio, che, fermo restando l’obbligo dell’immediata segnalazione, vi annota i fatti eventualmente avvenuti durante il servizio medesimo ed ha l’obbligo, al termine del servizio, di restituirlo all’ufficio, comando o istituto che lo ha emesso, salvo quanto disposto dall’art. 27. Per i reparti inquadrati o di formazione, il foglio di servizio può essere collettivo e viene custodito dal comandante del reparto o dal più alto in grado con le stesse modalità di cui sopra. Se il reparto è a disposizione di un funzionario responsabile del servizio, questi, in relazione alle esigenze operative, può disporre le variazioni ritenute necessarie. Il foglio va conservato agli atti per un periodo di cinque anni. Art. 44. Trasferimenti. I trasferimenti del personale, nell’ambito degli uffici della questura, compresi i commissariati e i posti di polizia distaccati della provincia, vengono effettuati dal questore, per esigenze di servizio, ai sensi degli artt. 7, lettera n), e 8, lettera h), decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1972, n. 748. I trasferimenti del personale, tra le ripartizioni degli uffici periferici di polizia stradale, ferroviaria, di frontiera e postale nonché degli altri uffici, reparti o istituti previsti dall’ordinamento periferico dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, vengono effettuati, in ambito provinciale, dai relativi dirigenti, per esigenze di servizio, ai sensi degli artt. 8, lettera h), e 9, lettera h), del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1972, n. 748. Restano ferme le disposizioni dell’art. 88, ultimo comma, della legge 1° aprile 1981, n. 121.

Art. 45. Addestramento del personale. Salvo quanto previsto dal penultimo comma dell’art. 35, i dirigenti degli uffici, reparti o istituti sono tenuti ad effettuare turni per l’addestramento del personale, secondo i criteri e le modalità fissati dal Dipartimento della pubblica sicurezza. Sullo svolgimento di tali turni e sui risultati conseguiti i dirigenti degli uffici, reparti o istituti riferiscono trimestralmente al suddetto Dipartirnento. Art. 46. Tessere di riconoscimento per il personale della Polizia di Stato che esplica funzioni di polizia. Le tessere di riconoscimento di cui all’art. 79 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, conformi agli allegati A-B-C-D, hanno le dimensioni di mm 100 x 65 e recano nella parte anteriore: spazi per la fotografia, la qualifica, il cognome e nome, il luogo e la data di nascita, le indicazioni concernenti statura, colore dei capelli, colore degli occhi, gruppo sanguigno, nonché la data del rilascio e autorità che rilascia il documento; nonché la stampigliatura «POLIZIA DI STATO» e l’indicazione, a stampa, del ruolo di appartenenza. Nel verso esse recano le diciture «Ministero dell’Interno Dipartimento P.S.» e «Tessera di riconoscimento» con l’indicazione «Validità dieci anni dalla data del rilascio». I colori della tessera sono così determinati: rosso: per gli appartenenti ai ruoli dei dirigenti e dei commissari. Dello stesso colore è la tessera rilasciata al capo della Polizia, ai dirigenti preposti agli uffici e direzioni centrali di cui al primo comma dell’art. 5 della L. 1° aprile 1981, n. 121, come modificato dall’art. 5 della L. 12 agosto 1982, n. 569; marrone chiaro: per gli appartenenti al ruolo degli ispettori; blu: per gli appartenenti al ruolo dei sovrintendenti; verde: per gli appartenenti al ruolo degli agenti ed assistenti. Agli allievi agenti, allievi ispettori e allievi commissari è rilasciata una tessera di colore azzurro, con le stesse caratteristiche e dimensioni di quelle previste dal primo comma, che, in luogo della qualifica reca la dicitura «allievo agente» o «allievo ispettore» o «allievo commissario della Polizia di Stato». Le tecniche ed il materiale di riproduzione delle tessere sono stabiliti con decreto del capo della Polizia. ––––––––––– Articolo sostituito dall’art. 1 D.P.R. 14 febbraio 1987, n. 169. Art. 47. Tessere di riconoscimento per il personale della Polizia di Stato che esplica attività tecnico scientifica o tecnica e per i sanitari della Polizia di Stato. Al personale dei ruoli tecnici ed a quello dei ruoli professionali dei sanitari della Polizia di Stato sono rilasciate, tessere di riconoscimento conformi agli allievi E-F, con le medesime di-

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mensioni e caratteristiche di cui all’articolo precedente, aventi i seguenti colori: grigio: per gli appartenenti ai ruoli tecnici; giallo: per i sanitari. Qualora al personale di cui al comma precedente siano conferite le qualifiche di ufficiale o agente di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria, ai sensi dell’art. 42 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 337, e dall’art. 7 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 338, nel documento deve essere apposta dopo l’indicazione della qualifica la seguente dicitura: «nei limiti delle funzioni attribuite dalla legge». Art. 48. Disposizioni comuni. La tessera deve essere rinnovata nell’ipotesi di cambiamento di qualifica o di ruolo e deve essere portata sempre di seguito, in uniforme ed in abito civile. Ha validità decennale salvo limitazioni di validità in relazione a previste scadenze del rapporto d’impiego o di servizio. Deve essere restituita all’atto della cessazione del servizio per qualsiasi causa. La tessera di riconoscimento deve essere ritirata in caso di sospensione dal servizio o aspettativa per motivi di salute determinata da infermità neuro-psichiche. Le tessere di riconoscimento vengono rilasciate dal capo della Polizia o da funzionari a ciò espressamente delegati. Il documento per il capo della Polizia viene rilasciato dal Ministro. TITOLO V ALLOGGI DI SERVIZIO Art. 49. Alloggi di servizio collettivi. Il personale della Polizia di Stato che esplica funzioni di polizia, durante i corsi e durante il periodo di addestramento, ha l’obbligo di alloggiare presso gli istituii o reparti ove si svolgono i corsi o l’addestramento. Per motivate esigenze il personale in prova e gli appartenenti ai ruoli della Polizia di Stato possono essere esonerati dall’obbligo di alloggiare in istituto. Al personale della Polizia di Stato in servizio collettivo fuori sede è fatto obbligo di alloggiare in locali messi a disposizione dell’Amministrazione. Ogni dipendente della Polizia di Stato, sussistendone le disponibilità, può richiedere di fruire degli alloggi di servizio collettivo. In tale caso, l’autorizzazione è data dal responsabile dell’ufficio o reparto o istituto ove e ubicato l’alloggio. Gli allievi agenti, gli agenti in prova, gli allievi vice ispettori, gli allievi del corso quadriennale di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 341, hanno l’obbligo di alloggiare presso gli istituti ove si svolgono i corsi.

Art. 50. Doveri del personale che fruisce di alloggi di servizio collettivi. Il personale della Polizia di Stato che fruisce di alloggi di servizio collettivi deve rispettare scrupolosamente le disposizioni sull’utilizzazione degli alloggi emanate dal responsabile dell’ufficio, reparto o istituto ove gli stessi sono ubicati. È fatto divieto agli occupanti di modificare in tutto od in parte le strutture interne ed esterne degli alloggi, nonché la dislocazione degli arredi. Art. 51. Alloggi di servizio individuali. Presso ogni ufficio, reparto o Istituto della Polizia di Stato, ove sussista la disponibilità, viene dato in concessione onerosa al titolare, con provvedimento del capo della Polizia, un alloggio di servizio individuale per le esigenze del medesimo e della sua famiglia. L’alloggio deve essere rilasciato dall’occupante non oltre il sessantesimo giorno dalla cessazione dell’incarico che ha dato titolo alla concessione. Art. 52. Alloggi individuali. Fermi restando quanto previsto dall’articolo precedente, gli alloggi individuali dei quali l’Amministrazione della pubblica sicurezza dispone a qualsiasi titolo anche al di fuori degli uffici, reparti o istituti o nelle loro pertinenze, possono essere dati in concessione onerosa al personale della Polizia di Stato che ne faccia richiesta. L’assegnazione compete alla commissione di cui all’art. 53 secondo le modalità e criteri, stabiliti da apposito decreto del Ministro dell’interno, che devono tener conto, in particolare, delle funzioni svolte dall’interessato e delle situazioni personali e familiari. È in ogni caso vietato al personale che occupa l’alloggio di modificare, senza autorizzazione ministeriale, in tutto o in parte, la struttura interna o esterna degli alloggi medesimi. Gli alloggi individuali devono essere rilasciati entro un mese dal trasferimento ad altra sede o dalla cessazione dal servizio per qualsiasi causa dell’interessato. Il termine di cui al precedente comma è prorogato di un anno per i familiari delle «vittime del dovere» di cui alla legge 13 agosto 1980, n. 466, e successive modificazioni, purché conviventi con il dipendente al momento del decesso di quest’ultimo. Art. 53. Commissione per la concessione degli alloggi individuali. Per la concessione degli alloggi individuali al personale della Polizia di Stato è istituita, in ogni provincia, una commissione presieduta dal questore e composta da quattro appartenenti ai ruoli del personale della Polizia di Stato, di cui due designati dal questore e due designati dai sindacati più rappresentativi a livello provinciale, da scegliersi tra il personale in servizio negli uffici, reparti o istituti nella provincia.

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TITOLO VI MENSE OBBLIGATORIE DI SERVIZIO Art. 54. Mense obbligatorie. Presso l’Istituto superiore di polizia e gli istituti di istruzione della Polizia di Stato di cui all’art. 60 della legge 1° aprile 1981, n. 121, sono istituite mense obbligatorie di servizio, previa autorizzazione del dipartimento della pubblica sicurezza. Le spese per il funzionamento di tali mense sono a totale carico dell’Amministrazione. La convivenza gratuita alle mense di cui al primo comma cessa all’atto della nomina in prova alle varie qualifiche e, per le guardie ausiliare di leva, al termine del quarto mese di servizio. Art. 55. Convenzioni o appalti. Per sopperire all’impossibilità di funzionamento di una mensa obbligatoria di servizio deve provvedersi in ordine di preferenza: alla stipula di convenzioni con altre amministrazioni o enti pubblici dello Stato che gestiscono nella sede mense per il proprio personale; all’appalto del servizio; alla stipula di convenzioni con esercizi privati. L’onere relativo è a totale carico dell’Amministrazione della pubblica sicurezza. Art. 56. Viveri e generi di conforto. Per la composizione della razione viveri, nonché delle integrazioni vitto e dei generi di conforto, si fa riferimento alle relative tabelle annesse agli stati di previsione del Ministero della difesa. TITOLO VII RIPOSO SETTIMANALE, CONGEDI CAPO I RIPOSO SETTIMANALE Art. 57. Riposo settimanale. Il personale della Polizia di Stato ha diritto al riposo settimanale secondo le modalità previste dall’art. 63 della legge 1° aprile 1981, n. 121, e non può rinunciarvi. Art. 58. Programmazione del riposo settimanale. Il responsabile di ogni ufficio, reparto o istituto della Polizia di Stato deve programmare settimanalmente i turni di fruizione del riposo in modo da contemperare le esigenze del servizio con quelle del personale. Salvo particolari necessità operative, deve essere garantito che il godimento avvenga nell’arco della settimana, fermo restando che il numero dei riposi giornalieri nell’ambito dei reparti, uffici ed istituti suddetti deve essere normalmente pari alla percentuale di un settimo della forza presente.

CAPO II CONGEDI Art. 59. Congedo ordinario. Il responsabile di ogni ufficio, reparto o istituto della Polizia di Stato, sulla base delle domande degli interessati, deve programmare i turni di fruizione delle ferie in modo da contemperare le esigenze del servizio con quelle del personale, avendo cura che il numero dei congedi ordinati non superi, di massima, 1/4 della forza effettiva di ciascun ruolo. Tale limite non si applica negli istituti di istruzione e alla banda musicale. Sono competenti alla concessione dei congedi ordinari: i capi degli uffici, reparti o istituti, per il personale, anche del ruolo dei dirigenti, in servizio presso gli uffici periferici dell’Amministrazione; il capo del servizio o ufficio equiparato, per il personale direttivo in servizio presso il Dipartimento della pubblica sicurezza; il direttore della divisione, per il restante personale in servizio presso il Dipartimento della pubblica sicurezza: il capo della Polizia direttore generale della pubblica sicurezza, per i capi degli uffici o reparti centrali o periferici di livello dirigenziale. Il personale in congedo è tenuto a comunicare preventivamente e tempestivamente all’Amministrazione il proprio recapito. Il congedo ordinario deve essere fruito irrinunciabilmente nel corso dello stesso anno solare in non più di due soluzioni, salvo eventuali motivate esigenze di servizio, nel qual caso l’impiegato ha diritto al cumulo dei congedi entro il primo semestre dell’anno successivo (1). ––––––––––– V. anche l’art. 13 D.P.R. 5 giugno 1990, n. 147 per quanto concerne, in particolare, la possibilità di fruizione del congedo ordinario nel secondo semestre dell’anno successivo. Art. 60. Congedo straordinario. Il congedo straordinario per il personale della Polizia di Stato è disciplinato dall’art. 37 del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, secondo il rinvio contenuto negli ordinamenti dei singoli ruoli. Ferme restando, per quanto riguarda il congedo straordinario per infermità, la competenza e le modalità previste dalla legge 18 dicembre 1970, n. 1137, la competenza per la concessione del congedo straordinario per gravi motivi, per matrimonio e per esami spetta alla direzione centrale del personale del Dipartimento della pubblica sicurezza.

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Art. 65. Assistenza sanitaria. Per particolari esigenze può farsi ricorso all’opera di medici estranei all’Amministrazione, mediante la stipula di apposite convenzioni.

TITOLO VIII ACCERTAMENTI ED ASSISTENZA SANITARIA Art. 61. Malattie. Il personale della Polizia di Stato che per ragioni di salute non ritenga che essere in condizione di prestare servizio deve darne tempestiva notizia telefonica al capo dell’ufficio, reparto o istituto da cui dipende, trasmettendo, nel più breve tempo possibile il certificato medico da cui risolti la diagnosi e la prognosi L’Amministrazione ha facoltà di effettuare, tramite i propri sanitari, visite di controllo. Per gli agenti ausiliari di leva i certificati medici attestanti la malattia debbono comunque essere rilasciati dai sanitari della Polizia di Stato e continua ad applicarsi la normativa vigente per i militari in servizio di leva. Per i dipendenti che fruiscono di alloggi collettivi di servizio, l’Amministrazione, in relazione alle esigenze di assistenza o di profilassi della collettività, può, a mezzo dei propri sanitari, disporre il ricovero dell’interessato in luoghi di cura. Il periodo di congedo straordinario o di aspettativa per motivi di salute può essere finito anche fuori sede, previa comunicazione del recapito all’ufficio. Art. 62. Accertamenti sanitari. Al termine di malattie con prognosi superiori a 30 giorni il dipendente viene visitato dal sanitario della Polizia di Stato per il giudizio di idoneità al servizio. Ove il sanitario lo ritenga necessario, in relazione al tipo ed alla durata della malattia, tale giudizio può essere demandato alla commissione medica ospedaliera. Gli accertamenti relativi vengono effettuati in conformità delle disposizioni della legge 11 marzo 1962, n. 416, e successive modifiche, e del regolamento approvato con regio decreto 15 aprile 1028, n. 1024. Il ricovero in un ospedale militare può essere disposto dal sanitario della Polizia di Stato, qualora sia necessario per gli accertamenti medico-legali o a richiesta dell’interessato, in conformità alle norme sul servizio sanitario nazionale.

TITOLO IX RICOMPENSE (1) ––––––––––– L’intero titolo IX è stato così sostituito con gli artt. da 66 a 75 septies, dall’art. 1 D.P.R. 7 giugno 1999, n. 247. CAPO I TIPOLOGIE DI RICOMPENSE E REQUISITI PER IL CONFERIMENTO Art. 66. Ricompense e riconoscimenti. Agli appartenenti ai ruoli del personale della Polizia di Stato possono essere concesse le seguenti ricompense: a) onorificenze; b) ricompense al valor militare; c) ricompense al valor civile; d) ricompense al merito civile; e) ricompense per meriti straordinari e speciali; f) ricompense per lodevole comportamento; g) riconoscimento per anzianità di servizio; h) riconoscimenti al merito di servizio. ––––––––––– V. nota (1) sub Titolo IX. Art. 67. Ricompense al valor militare, civile, al merito civile e onorificenze. Le ricompense al valore militare, al valor civile ed al merito civile vengono proposte ed attribuite al personale della Polizia di Stato secondo la normativa vigente in materia. Allo stesso personale possono essere attribuite ricompense ed onorificenze, anche da parte di Stati esteri e Organismi nazionali ed internazionali secondo la normativa vigente in materia. ––––––––––– V. nota (1) sub Titolo IX.

Art. 63. Misure profilattiche. Il dipendente della Polizia di Stato ha l’obbligo di sottoporsi alla misure profilattiche generali o specifiche e agli accertamenti sanitari che l’Amministrazione stessa ritenga di disporre in relazione al possibile insorgere di fenomeni di tipo infettivo o epidemico.

Art. 68. Distintivi d’onore e di specialità. 1. Al personale della Polizia di Stato possono essere attribuiti distintivi d’onore e di specialità. 2. Con decreto del Ministro dell’Interno si provvede all’individuazione dei suddetti distintivi e a fissare i criteri per l’attribuzione degli stessi. ––––––––––– V. nota (1) sub Titolo IX.

Art. 64. Accertamenti psicofisici e attitudinali. Fermo restando quanto previsto dall’art. 9 del decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1983, n. 904, per l’impiego in particolari settori di attività il dipendente può essere sottoposto ad accertamenti psicofisici ed attitudinali.

Art. 69. Criteri per il conferimento dei riconoscimenti. 1. Con decreto del Ministro dell’interno sono stabiliti i criteri per il conferimento dei riconoscimenti per anzianità di servizio e per merito di servizio, nonché le caratteristiche dei segni distintivi di tali riconoscimenti.

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2. Con il medesimo decreto di cui al comma 1 sono stabiliti i criteri per l’attribuzione di riconoscimenti al personale della Polizia di Stato all’atto del collocamento a riposo. ––––––––––– V. nota (1) sub Titolo IX. Art. 70. Ricompense per meriti straordinari e speciali e per lodevole comportamento. 1. Le ricompense per meriti straordinari e speciali: a) promozione per merito straordinario; b) encomio solenne. 2. Le ricompense per lodevole comportamento sono: a) encomio; b) lode; c) premio in denaro; d) compiacimento. ––––––––––– V. nota (1) sub Titolo IX. Art. 71. Annotazioni matricolari. 1. Il conferimento delle ricompense, delle onorificenze, dei riconoscimenti e dei distintivi d’onore e di specialità è annotato sullo stato matricolare, con esclusione della nota di compiacimento e del provvedimento con cui è attribuito il premio in denaro, che sono comunque inseriti nel fascicolo personale e valutati ai fini della compilazione del rapporto informativo. 2. Al personale della Polizia di Stato è rilasciato un attestato del conferimento delle ricompense, delle onorificenze, dei riconoscimenti e dei distintivi d’onore e di specialità attribuiti ai sensi del presente regolamento. 3. La vigente normativa regola le modalità e l’uso dei corrispondenti nastri e medaglie. ––––––––––– V. nota (1) sub Titolo IX. Art. 72. Dispositivi comuni in materia di ricompense per meriti straordinari e speciali e per lodevole comportamento. 1. Le ricompense di cui all’articolo 70 sono conferite in relazione ad uno specifico evento, per comportamenti caratterizzati da eccezionalità e specialità, avuto riguardo alla qualifica rivestita e alle funzioni esercitate dal personale interessato e tenuto conto del risultato conseguito, nonché delle particolari condizioni di tempo e di luogo che hanno eventualmente connotato l’attività svolta. 2. Le ricompense di cui all’articolo 70 non sono cumulabili tra loro. ––––––––––– V. nota (1) sub Titolo IX. Art. 73. Ricompense per meriti straordinari e speciali. 1.La promozione alla qualifica superiore per merito straordinario è conferita ai sensi degli artt. 71 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335.

2. Fatto salvo quanto previsto dall’art. 75, l’encomio solenne è conferito esclusivamente in relazione ad eventi connessi a servizi o ad attività di ordine e sicurezza pubblica, polizia giudiziaria e soccorso pubblico al personale che, offrendo un contributo determinante all’esito di operazioni di particolare importanza o rischio, abbia dimostrato di possedere spiccate qualità professionali e non comune determinazione operativa (1). ––––––––––– V. nota (1) sub Titolo IX. (1) Comma così modificato dall’art. 1, D.P.R. 4 giugno 2003, n. 163. Art. 74. Requisiti per il conferimeno delle ricompense per lodevole comportamento. 1. Le ricompense per lodevole comportamento sono conferite in relazione ad eventi connessi all’espletamento di segnalate attività d istituto. 2. L’encomio è conferito al personale che, fornendo un rilevante contributo all’esito di un importante servizio o attività istituzionale, abbia dimostrato di possedere spiccate qualità professionali. 3. La lode è conferita al personale che, distintosi per applicazione, impegno e capacità tecnico-professionali, abbia conseguito apprezzabili risultati nell’espletamento dei compiti d’istituto. 4. Il premio in denaro è conferito, nei limiti dei fondi annualmente stanziati, al personale che, distintosi per capacità ed impegno, abbia contribuito al conseguimento di risultati meritevoli di segnalazione. 5. Il compiacimento è formulato al personale distintosi per il lodevole espletamento del servizio. ––––––––––– V. nota (1) sub Titolo IX. Art. 75. Gruppi sportivi «Polizia di Stato-Fiamme Oro». 1. Al personale appartenente ai gruppi sportivi «Polizia di Stato-Fiamme Oro» di cui all’art. 77 le ricompense indicate nell’art.70 possono essere conferite anche in relazione a risultati di particolare rilievo, conseguiti in occasione della partecipazione a manifestazioni sportive. ––––––––––– V. nota (1) sub Titolo IX. CAPO II PROCEDURE PER IL CONFERIMENTO DELLE RICOMPBNSE PER MERITI STRAORDINARI E SPECIALI E PER LODEVOLE COMPORTAMENTO Art. 75-bis. Proposte per le ricompense per meriti straordinari e speciali e per lodevole comportamento. 1. Le proposte per il conferimento della promozione per merito straordinario e dell’encomio solenne sono formulate dal Questore della provincia in cui sono avvenuti i fatti, su rapporto del dirigente dell’ufficio o reparto e, per il personale in servizio

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presso il Dipartimento della pubblica Sicurezza, del Direttore del Servizio o Ufficio di livello equiparato. 2. Le proposte per il conferimento dell’encomio e della lode sono formulate dal Questore della provincia in cui presta servizio il personale interessato, su rapporto del dirigente dell’ufficio o reparto e, per il personale in servizio presso il Dipartimento della pubblica Sicurezza, del Direttore del servizio o ufficio di livello equiparato. 3. Le proposte per il conferimento del premio in denaro sono formulate dal dirigente dell’Ufficio, di livello non inferiore a quello direttivo, da cui il personale direttamente dipende e, per il personale in servizio presso il Dipartimento della pubblica Sicurezza, dal Direttore della divisione o ufficio di livello equiparato. 4. Le proposte di cui ai 2° e 3° co., qualora riguardino personale in servizio presso province diverse, sono formulate dal Questore della provincia in cui sono avvenuti i fatti. 5. Le proposte per il conferimento delle ricompense per meriti straordinari e speciali, dell’encomio e della lode a personale appartenente ai gruppi sportivi «Polizia di Stato-Fiamme Oro» di cui all’art. 77, ove riguardo i risultati di cui all’art. 75 sono formulate dal Questore della provincia in cui ha sede il gruppo sportivo di cui fa parte il dipendente interessato. 6. Alla proposta, recante la descrizione dell’evento e corredata da tutti i documenti necessari per un’esatta valutazione del merito, è allegata, per ciascun dipendente interessato, una scheda nominativa le cui caratteristiche, in relazione a ciascuna tipologia di ricompensa, sono determinate con provvedimento del Capo della Polizia - Direttore Generale della Pubblica Sicurezza. 7. La proposta deve essere formulata tempestivamente e, comunque, non oltre tre mesi dalla conclusione dell’operazione, servizio o attività cui la stessa si riferisce, fatto salvo quanto previsto dall’art.75, 3° co., del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335. 8. Il termine di sei mesi previsto dall’art .75, 3° co. del Decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335 si applica anche nel caso in cui l’evento riguardi una pluralità di dipendenti e, per almeno uno di questi, sia formulata la proposta di conferimento della promozione per merito straordinario. 9. La proposta non può essere oggetto di integrazioni, salvo che sopravvengano o siano conosciuti successivamente fatti nuovi suscettibili di incidere sulla definizione del procedimento. ––––––––––– V. nota (1) sub Titolo IX. Art. 75-ter. Procedure per il conferimento delle ricompense per meriti straordinari e speciali. 1. La proposta per la promozione per merito straordinario è sottoposta al preventivo esame della commissione centrale di cui all’art. 75-sexies e successi-

vamente inoltrata agli organi di cui agli artt. 68 e 69 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335. 2. La proposta di conferimento dell’encomio solenne è inoltrata alla commissione centrale di cui all’articolo 75-sexies che, ove ravvisi i presupposti per il conferimento della promozione per merito straordinario, trasmette gli atti, con parere motivato, agli organi di cui agli artt. 68 e 69 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335. 3. Qualora, dall’esame degli atti, la commissione centrale per le ricompense ravvisi i presupposti di una delle ricompense per lodevole comportamento, ne delibera il conferimento. 4. Le ricompense deliberate dalla commissione centrale per le ricompense sono conferite, ai sensi dell’art. 71, 2° co., con attestato rilasciato dal Capo della polizia - Direttore generale della pubblica sicurezza. ––––––––––– V. nota (1) sub Titolo IX. Art. 75-quater. Procedure per il conferimento delI’encomio e della lode. 1. Le proposte di conferimento dell’encomio e della lode sono inoltrate alla commissione periferica per le ricompense di cui all’art.75-septies, competente per territorio. 2. La commissione periferica per le ricompense, qualora ravvisi i presupposti per il conferimento di una ricompensa per meriti straordinari e speciali, trasmette gli atti, con parere motivato, alla commissione centrale per le ricompense; qualora non ritenga sussistenti i presupposti per il conferimento dell’encomio e della lode, ne dà comunicazione al Questore competente che, entro trenta giorni, ha facoltà di attribuire al dipendente il premio in denaro. 3. Qualora i fatti segnalati per l’encomio presentino i requisiti previsti per la lode, la commissione periferica per le ricompense ne delibera il conferimento. 4. Le ricompense deliberate dalla commissione periferica per le ricompese sono conferite, ai sensi dell’art. 71, 2° co., con attestato rilasciato dal Dirigente dell’ufficio ispettivo di cui all’articolo 75 septies. ––––––––––– V. nota (1) sub Titolo IX. Art. 75-quinquies. Procedura per il conferimento del premio in denaro e del compiacimento. 1. La proposta per il conferimento del premio in denaro è inoltrata al Questore della provincia ove il personale presta servizio che, accertata la sussistenza dei requisiti ne delibera il conferimento, fatta salva la competenza esclusiva della commissione centrale per le ricompense di cui all’art. 75-sexies in ordine all’esame delle proposte concernenti gli appartenenti alle altre Forze di Polizia di cui all’art. 16 della legge 1° aprile 1981, n. 121 nonché tutti coloro che rivestono la qualifica di Agente o Ufficiale di pubblica sicurezza.

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2. I fondi annualmente stanziati per l’erogazione del premio in denaro, sono ripartiti, con provvedimento del Capo deüa polizia - Direttore Generale della Pubblica sicurezza, tra la commissione centrale per le ricompense e le questure, tenuto conto delle dotazioni organiche e degli indici di criminalità di ciascuna provincia. 3. Il provvedimento di cui al 2° co. determina l’entità minima e massima del premio in denaro. 4. Il compiacimento è formulato, in forma scritta, dal responsabile, a livello centrale o periferico, di ciascun ufficio, reparto, settore o unità organica dotata di autonomia funzionale. 5. Il premio in denaro ed il compiacimento a personale appartenente ai gruppi sportivi «Polizia di Stato-Fiamme Oro» di cui all’art. 77, ove riguardino i risultati di cui all’art. 75, sono conferiti dal Questore della provincia in cui ha sede il gruppo sportivo di cui fa parte il dipendente interessato. ––––––––––– V. nota (1) sub Titolo IX. Art. 75-sexies Commissione centrale per le ricompense. 1. Con provvedimento del Capo della polizia - Direttore Generale della Pubblica sicurezza è istituita, presso la Direzione Centrale del Personale, la Commissione centrale per le ricompense, presieduta dal Vice Direttore Generale della pubblica Sicurezza con funzioni vicarie e composta da: a) il Direttore Centrale della Polizia Criminale; b) il Direttore Centrale degli Affari Generali; c) il Direttore Centrale della Polizia di Prevenzione; d) il Direttore Centrale per la Polizia Stradale, Ferroviaria, di Frontiera e Postale; e) il Direttore Centrale del Personale; f) il Direttore Centrale per gli Istituti di Istruzione; g) sei rappresentanti del personale designati dalle organizzazioni sindacali rappresentative sul piano nazionale, tenuto conto del grado di rappresentatività delle stesse risultante dalle deleghe complessivamente espresse per la riscossione del contributo sindacale; nel limite dei sei posti disponibili, è garantita a ciascuna organizzazione sindacale rappresentativa la designazione di almeno un componente. 2. In caso di parità di voti prevale il voto del Presidente. 3. Le funzioni di segretario della commissione sono espletate da un Funzionario appartenente al ruolo dei Commissari della Polizia di Stato, in servizio presso il Dipartimento della pubblica Sicurezza. 4. La Commissione è competente, altresì, ad esprimere il parere. sulle proposte di intitolazione delle caserme e degli uffici della Polizia di Stato. ––––––––––– V. nota (1) sub Titolo IX. Art. 75-septies. Commissioni periferiche per le ricompense. Con provvedimento del Capo della

Polizia - Direttore Generale della Pubblica sicurezza, è istituita, annualmene, nell’ambito delle ordinarie dotazioni di bilancio, presso ciascuno degli Uffici ispettivi di cui si avvale l’Ufficio centrale ispettivo indicato dall’art. 5, 1° co., lettera b), della legge 1° aprile 1981, n. 121 una Commissione periferica per le ricompense, presieduta dal dirigente dell’Ufficio ispettivo e composta: a) dal Questore della provincia del capoluogo ove ha sede l’Ufficio ispettivo; b) da cinque componenti prescelti dall’Amministrazione fra: 1) i Questori di una delle altre province in cui si estende la competenza dell’ufficio ispettivo; 2) i Dirigenti di ufficio periferico a livello regionale o interprovinciale per le esigenze di Polizia stradale, ferroviaria, di frontiera e postale, avente competenza, anche in parte, nell’ambito territoriale dell’ufficio ispettivo; 3) i Dirigenti di reparti mobili, aventi sede nell’ambito territoriale dell’Ufficio ispettivo; 4) i Dirigenti degli istituti di istruzione, aventi sede nell’ambito territoriale dell’ufficio ispettivo; c) da sei rappresentanti del personale designati dalle organizzazioni sindacali rappresentative sul piano nazionale, tenuto conto del grado di rappresentatività delle stesse risultante dalle deleghe complessivamente espresse per la riscossione del contributo sindacale; nel limite dei sei posti disponibili, è garantita a ciascuna organizzazione sindacale rappresentativa la designazione di almeno un componente. 2. La composizione della Commissione periferica istituita presso l’Ufficio ispettivo con sede a Roma è integrata da un Funzionario dei ruoli della Polizia di Stato, avente qualifica non inferiore a Dirigente superiore, in servizio presso il Dipartimento della pubblica Sicurezza. 3. La designazione dei componenti della Commissione prescelti dall’Amministrazione è effettuata secondo criteri di rotazione, che tengano conto dell’entità del personale rispettivamente dipendente in servizio presso gli uffici aventi sede nell’ambito territoriale dell’Ufficio ispettivo. 4. In caso di partità di voti prevale il voto del Presidente. 5. Le funzioni di segretario della commissione sono espletate da un Funzionario appartenente al ruolo dei Commissari della Polizia di Stato in servizio nel capoluogo ove ha sede l’Ufficio ispettivo. ––––––––––– V. nota (1) sub Titolo IX. TITOLO X ASSISTENZA RELIGIOSA E BENESSERE Art. 76. Assistenza religiosa. Al personale della Polizia di Stato è assicurata l’assistenza religiosa secondo le norme di legge.

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Art. 77. Attività sportiva. L’Amministrazione della pubblica sicurezza cura e promuove i’ esercizio della pratica sportiva del personale in servizio, al fine di consentire la preparazione e il ritemperamento psico-fisico necessario per lo svolgimento delle attività istituzionali, predisponendo le necessarie infrastrutture e attraverso la costituzione di gruppi sportivi, che assumono la denominazione «Polizia di Stato-Fiamme Oro» partecipa alle attività agonistiche locali, nazionali ed internazionali. Ai suindicati fini, l’Amministrazione della pubblica sicurezza stipula appositi accordi o convenzioni con il Comitato olimpico nazionale italiano. Fino alla stipula di nuovo accordo o convenzione vige quello stipulato il 12 agosto 1954. L’Amministrazione, salvo particolari esigenze di servizio, consente, inoltre, che propri atleti partecipino alle preparazioni individuali o collettive organizzate dalle federazioni sportive nazionali o dalle Forze armate, in vista della partecipazione a gare nazionali o internazionali ufficiali. Gli appartenenti alla Polizia di Stato che hanno svolto attività agonistica possono essere utilizzati per l’addestramento del personale. Ai fini di coordinamento dell’attività dei gruppi sportivi, è istituito nell’ambito della direzione centrale per gli affari generali del Dipartimento della puhhlica sicurezza un apposito ufficio al quale è preposto un primo dirigente della Polizia di Stato. Art. 78. Diritto allo studio. L’amministrazione della pubblica sicurezza favorisce l’aspirazione del personale che intende consentire un titolo di studio di scuola media superiore o universitario o partecipare a corsi di specializzazione post-universitari o ad altri corsi istituiti presso le scuole pubbliche o parificate nella stessa sede di servizio. A tal fine, oltre ai normali periodi di congedo straordinario per esami, è concesso un periodo annuale complessivo di 150 ore da dedicare alla frequenza dei corsi stessi. Tale periodo viene detratto dall’orario normale di servizio, secondo le esigenze prospettate dall’interessato almeno due giorni prima al proprio capo ufficio, e la richiesta deve essere accolta ove non ostino impellenti ed inderogabili esigenze di servizio. L’interessato dovrà dimostrare, attraverso idonea documentazione, di avere frequentato il corso di studi per il quale ha richiesto il beneficio, che è suscettibile di revoca in caso di abuso, con decurtazione del periodo già fruito dal congedo ordinario dell’anno in corso o dell’anno successivo. Art. 79. Attività relativa. L’amministrazione della pubblica sicurezza cura la funzionalità dei centri balneari, montani, sportivi, circoli ricreativi, spacci, favorisce le attività turistiche e culturali per il personale di cui all’art. 1 e relativi fami-

liari e, d’intesa con le organizzazioni sindacali del personale della Polizia di Stato più rappresentative a livello nazionale, stabilisce le disposizioni di massima necessarie per la gestione delle predette strutture. ALLEGATO 1 Altare della Patria a Roma e caduti in tutte le guerre, bandiera nazionale, gonfaloni dei comuni decorati al valor militare e persone decorate con medaglie d’oro al valor militare. Presidente della Repubblica Sommo pontefice Capi di Stati esteri Presidente del Senato della Repubblica Presidente della Camera dei deputati Presidente del Consiglio dei Ministri Presidente della Corte costituzionale Ministri Sottosegretari di Stato Alti commissari Commissari del Governo Presidente della giunta e del consiglio regionale in sede Prefetto in sede, vice capi della Polizia Capo di gabinetto del Ministro dell’interno Direttori generali del Ministero dell’interno Primo presidente della Corte di cassazione, Presidente del Consiglio di Stato, Procuratore generale della Corte di cassazione, Presidente della Corte dei conti Presidenti di sezione della Corte di cassazione, presidenti di sezione del Consiglio di Stato, presidenti di sezione e procuratore generale della Corte dei conti Comandanti generali e vice comandanti generali delle altre Forze di Polizia Capo di stato maggiore delle Forze armate Direttori centrali del dipartimento della pubblica sicurezza.

8. D.P.R. 11 giugno 1986, n. 423. Approvazione del regolamento della Scuola di perfezionamento per le forze di polizia (G.U. 1 agosto 1986, n. 177). TITOLO I ISTITUZIONE E FINALITÀ Art. 1. Scuola di perfezionamento per le forze di polizia. La Scuola di perfezionamento per le forze di polizia provvede all’espletamento dei corsi di al-

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ta formazione e aggiornamento previsti dall’art. 22 della legge 1° aprile 1981, n. 121. La Scuola, che ha sede in Roma, è istituita presso il Dipartimento della pubblica sicurezza e dipende dall’ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle forze di polizia. Alla gestione contabile e patrimoniale della Scuola provvede la direzione centrale per gli istituti di istruzione del Dipartimento della pubblica sicurezza secondo quanto previsto dal successivo art. 15, terzo comma. Art. 2. Attività della Scuola di perfezionamento per le forze di polizia. La Scuola di perfezionamento per le forze di polizia attende allo svoglimento dei seguenti corsi: corsi di alta formazione diretti a perfezionare la preparazione scientifico-professionale dei funzionari e degli ufficiali delle forze di polizia e ad affinarne le capacità decisionali attraverso l’acquisizione di metodologie e tecniche comuni nei settori dell’organizzazione, dello sviluppo e del coordinamento delle attivita istituzionali; corsi di aggiornamento, per l’acquisizione di nuove normative e tecniche direzionali, organizzative ed operative. I corsi hanno, altresì, lo scopo di integrare anche mediante lo sviluppo di temi monografici di particolare rilevanza, le conoscenze reciproche delle singole forze di polizia. La Scuola mantiene, rafforza ed estende la reciproca conoscenza delle forze di polizia ai fini del loro migliore coordinamento. La Scuola attende allo svolgimento delle connesse attività di studio, documentazione ricerca e sperimentazione. Per le esigenze delle forze di polizia, la Scuola può organizzare incontri e convegni di studio, avvalendosi della collaboraziooe di università, istituti culturali ed enti specializzati, sia italiani che stranieri. Art. 3. Piano di studi e programma dei corsi. Il piano degli studi e i programmi dei corsi di alta formazione e di aggiornamento da tenersi presso la Scuola sono stabiliti con decreto del Ministro dell’interno, sentito il Comitato nazionale dell’ordine e della sicorezza pubblica, ai sensi dell’art. 19, secondo comma, lettera f), della legge 1° aprile 1981, n. 121. Il capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza stabilisce annualmente con proprio decreto, sentiti i comandamenti generali dell’Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza, il calendario-programma dei corsi di alta formazione e di aggiornamento da tenersi presso la Scuola. Art. 4. Ammissione ai corsi di alta formazione. Ai corsi di alta formazione sono ammessi per una sola volta nella carriera, salvo quanto disposto nel successivo art. 29, comma settimo: a) funzionari dei ruolo della Polizia di Stato che

espletano funzioni di polizia con qualifica non inferiore a vice questore aggiunto; b) ufficiali dell’Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza con grado non inferiore a tenente colonnello; c) ufficiali superiori del Corpo degli agenti di costodia; d) ufficiali del Corpo forestale dello Stato con qualifica non inferiore all’ottava. Ciascuna amministrazione, tenuto conto di quanto previsto dal precedente comma, sceglie per corso le fasce nell’ambito di una o più qualifiche o di uno o più gradi entro cui individuare i frequentatori. Le singole amministrazioni valutano i requisiti e i titoli dei funzionari e degli ufficiali sulla base dei criteri sottoindicati: possesso di elevati requisiti morali, intellettuali, colturali professionali e di carattere che si compendiano nell’aver riportato, negli ultimi tre anni, nei documenti caratteristici personali, il giudizio o la qualifica di ottimo, eccellente o qualifica equiparata; compimento, ove prescritti per l’avanzamento della qualifica o al grado superiore, dei periodi di direzione di comando di uffici o reparti in base ai rispettivi ordinamento e regolamenti; assenza negli ultimi due anni di sanzioni disciplinari; non sottoposizione a procedimento penale o disciplinare; comportamento professionale, durante la carriera, con particolare riguardo alla qualità delle funzioni esercitate nella direzione o comando di uffici o reparti o relative ad attribuzioni specifiche nonché al servizio prestato anche in altri incarichi; doti di cultura con particolare riguardo ai risultati di esami e corsi; a parità di merito prevale l’anzianità di ruolo. L’amministrazione effettua con motivato giudizio fatte salve le imprescindibili esigenze di servizio. I funzionari e gli ufficiali non ammessi ad un corso per imprescindibili esigenze di servizio possono essere ammessi ad uno dei corsi successivi sempreché siano ancora in possesso dei prescritti requisiti e titoli. Art. 5. Ammissione ai corsi di aggiornamento. Ai corsi di aggiornamento sono ammessi, anche per più volte nella carriera, i funzionari e gli ufficiali delle forze di polizia. Per l’ammissione ai corsi di aggiornamento si osservano le disposizioni stabilite dal precedente art. 4 commi secondo e seguenti. Art. 6. Ammissione di uditori ai corsi. Il Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro degli affari esteri, può ammettere alla frequenza dei corsi di alta formazione e di aggiornamento funzionari direttivi ed ufficiali superiori di forze di polizia straniere, in qualità di uditori.

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Il Ministro dell’interno può, in qualsiasi momento, di propria iniziativa o su proposta del capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza, revocare l’ammissione di cui al precedente comma. Il direttore della Scuola ha facoltà, per motivi di riservatezza, di limitare la partecipazione degli uditori ad alcune attività didattiche ed alla consultazione di documenti o pubblicazioni disponibili per i frequentatori nazionali. In ogni caso, il numero degli uditori non può superare il decimo del numero dei funzionari ed ufficiali delle forze di polizia nazionali ammessi a ciascun corso. Art. 7. Attività didattiche. Le attività didattiche espletate con metodo inierdisciplinare, favorendo l’attiva partecipazione dei frequentatori dei corsi, comprendono lezioni, esercitazioni, seminari di studio, conferenze, dibattiti guidati dai docenti nonché visite e viaggi di istruzione, anche all’estero. Art. 8. Corpo docente. I docenti della Scuola, distinti in titolari ed aggiunti, costituiscono il corpo docente. Gli incarichi possono essere attribuiti a docenti universitari, magistrati e docenti di istituti specializzati, funzionari della pubblica amministrazione e ufficiali delle forze armate e delle forze di polizia nonché ad esperti di singole discipline sia italiani che stranieri. I docenti titolari sono responsabili della materia loro assegnata e curano il coordinamento della relativa attività didattica avvalendosi della collaborazione dei docenti aggiunti. I docenti aggiunti possono essere anche incaricati dal docente titolare di tenere lezioni, di seguire le esercitazioni e di provvedere alla verifica del profitto dei frequentatori. Gli incarichi di insegnamento, che sono rinnovanili, sono conferiti annualmente con decreto del Ministro dell’interno su proposta del capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza di concerto con i Ministri competenti, sentito il consiglio direttivo della Scuola di cui al successivo art. 20. Le misure dei compensi e dei rimborsi spese per gli incarichi concernenti le attività didattiche e per la partecipazione a commissioni d’esame, sono stabilite con decreto del Ministro dell’interno di concerto con il Ministro del tesoro; esse, comunque, non possono cssere superiori a quelle previste per i docenti della Scuola superiore della pobblica amministrazione. Art. 9. Svolgimento dei corsi. I corsi di alta formazione hanno la durata di un anno accademico, comunque non inferiore a nove mesi. I corsi di aggiornamento non possono avere durata inferiore ai trenta giorni. I frequentatori dei corsi sono considerati in servizio a tutti gli effetti. In relazione al numero, ove occorra, sono ripartiti in più sezioni didattiche.

I frequentatori e gli uditori effettuano studi e ricerche su ogni materia che forma oggetto di insegnamenio o su specifiche tematiche riferendo oralmente o con relazione scritta. Sulle relazioni orali o scritte viene espresso un giudizio di «Ottimo», «buono», «sufficiente» ovvero «insufficiente» accompagnato da una sintetica valutazione finale di cui al successivo art. 12. Le relazioni scritte sono conservate agli atti della Scuola. Art. 10. Esame finale dei corsi di alta formazione. Al termine dei corsi di alta formazione, i frequentatori e gli uditori sostengono un esame finale su almeno tre materie estratte a sorte dai medesimi al momento dell’esame. L’esame è sostenuto dinanzi a una commissione eventualmente articolata in sottocommissioni, nominata con decreto del Ministro dell’interno, su proposta del capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza, sentito il consiglio direttivo della Scuola. La commissione è presieduta dal direttore dalla Scuola ed è composta dai docenti delle materie oggetto d’insegnamento, da un rappresentante di ciascuna delle forze di polizia i cui funzionari e ufficiali abbiano partecipato al corso, di grado non inferiore a quello dei frequentatori, designato per la Polizia di Stato dal capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza, per l’Arma dei carabinieri e per il Corpo della guardia di finanza dai rispettivi comandanti generali, per il Corpo degli agenti di custodia dal direttore generale degli Istituti di prevenzione e pena del Ministero di grazia e giustizia e per il Corpo forestale dello Stato dal direttore generale per l’economia montana e per le foreste del Ministero dell’agricoltura e delle foreste. Della commissione fa parte, altresì, un rappresentante dell’ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle forze di polizia designato dal capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza. Le funzioni di segretario sono svolte da un funzionario o ufficiale in servizio presso la Scuola. La commissione formula per ciascun frequentatore ed uditore un giudizio con gli stessi criteri di cui al precedente art. 9, penultimo comma. L’esame si intede superato se il frequentatore o uditore abbia ottenuto un giudizio non inferiore a sufficiente. I frequentatori e gli uditori, che, per comprovati motivi di servizio, di salute o di famiglia, non abbiano potuto sostenere gli esami finali nella sessione ordinaria sono ammessi ad una sessione straordinaria. Art. 11. Colloquio finale dei corsi di aggiornamento. Al termine dei corti di aggiornamento i frequentatori e gli uditori sostengono dinanzi ad una commissione un colloquio finale sulle materie e sulle tematiche oggetto del corso.

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Per la composizione e l’articolazione della commissione, per la formulazione del giudizio nei confronti di ciascun frequentatore o uditore, per il superamento del colloquio e per l’ammissione alla sessione straordinana, si applicano gli stessi criteri e modalità previsti per i corsi di alta formazione. Art. 12. Valutazione finale complessiva dei corsi di alta formazione e aggiornamento. Al termine dei corsi di alta formazione e aggiornamento, la commissione formula per ciascun frequentatore o uditore una valutazione di idoneità, tenuto conto dei giudizi già espressi durante lo svolgimento dei corsi e in sede di esame o colloquio finale. La valutazione. complessiva è formulata classificando i frequentatori o gli uditori a seconda che abbiano seguito il corso con «segnalato profitto», «con sufficiente profitto» ovvero con «insufficiente profitto». Non superano i corsi coloro che sono stati classificati «con insufficiente profitto». TITOLO II ORGANI DELLA SCUOLA Art. 13. Direttore. Il direttore della Scuola, scelto tra i prefetti o tra i generali di divisione dell’arma dei carabinieri o del Corpo della guardia di finanza, è nominato con decreto del Presidente del consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’interno. L’incarico ha la durata di un triennio e non è rinnovabile ed è conferito a turno al personale indicato nel precedente comma. Il direttore della Scuola: sovrintendente a tutte le attività della Scuola; e responsabile dell’alta formazione e dell’aggiornamento dei frequentatori; assicura il coordinamento dei servizi e degli uffici della Scuola; emana le direttive per il buon andamento organizzativo, amministrativo didattico e disciplinare della Scuola; redige al termine di ciascun anno accademico, una relazione sull’andamento e sui risultati delle attività didattiche, organizzative ed amministrative formulando se necessario, osservazioni e proposte; assolve le altre funzioni previste nel presente regolamento e nei decreti ministeriali emanati in attuazione del medesimo.

l’Amministrazione civile dell’interno in servizio presso il Dipartimento della pubblica sicurezza. Il servizio è articolato in: ufficio affari generale e del personale che cura gli affari generali, il personale, le pubbliche relazioni e il servizio sanitario; ufficio affari amministrativi che cura la gestione amministrativa e contabile e provvede ai servizi patrimoniale comprensivi del magazzino di servizio e dell’economato, ai servizi per la manutenzione e pulizia dei locali e delle infrastrutture. Il direttore del servizio affari generali, del personale e logistici assolve le funzioni di vice direttore della Scuola ed è responsabile della gestione amministrativa e contabile della stessa. Art. 16. Servizio studi, ricerche e corsi. Il servizio studi, ricerche e corsi è retto da un dirigente superiore o ufficiale di grado equiparato delle forze di polizia. Il servizio studi ricerche e corsi è articolato in: ufficio studi sperimentazioni, ricerca e documentazione, che cura la programmazione e l’organizzazione dei corsi; l’elaborazione e l’aggiornamento dei programmi delle singole materie; la sperimentazione di nuovi moduli didattici; la biblioteca ed i laboratori tecnico-scientifici; la ricerca nei settori d’interesse delI’alta formazione e dell’aggiornamento e predispone la docomentuzione e le pubblicazioni necessarie per ciascuna delle materie di insegnamento. L’ufficio provvede altresì, all’organizzazione di incontri e convegni di studi per le esigenze interforze; ufficio corsi che cura lo svolgimento dei corsi di alta formazione ed aggiornamento, seguendo lo sviluppo delle attività didattiche, l’aderenza ai programmi ministeriali, controllando la disciplina ed il profitto dei frequentatori e degli uditori. Cura, altresì, i rapporti con i docenti Al termine di ciascun corso, il direttore del servizio studi, ricerche e corsi trasmette al direttore della Scuola una relazione sull’andamento e sui risultati delle attività didattiche nonché sul rendimento dei frequentatori e degli uditori.

Art. 14. Ordinamento. Alle dipendenze del direttore sono costituiti un servizio affari generali, del personale e logistici ed un servizio studi, ricerche e corsi.

Art. 17. Nomina. I direttori dei servizi provenienti dall’Amministrazione civile dell’interno o dalla Polizia di Stato sono nominati con decreto del Ministro dell’interno, su proposta del capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza; i direttori provenienti dalle altre forze di polizia sono nominati con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con i Ministri competenti.

Art. 15. Servizio affari generali, del personale e logistici. Il servizio affari generali, del personale e logistici è retto da un dirigente superiore, o ufficiale di grado equiparato, delle forze di polizia o del-

Art. 18. Dotazioni organiche. Gli Organici dei singoli servizi sono fissati con decreto del Ministro dell’interno, nei limiti delle dotazioni organiche ordinarie.

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Art. 19. Organi collegiali. Gli organi collegiali della Scuola sono: a) il consiglio direttivo: b) il collegio dei docenti; c) il consiglio d’istituto. Art. 20. Consiglio direttivo. Il consiglio direttivo è presieduto dal vice capo della polizia che sovrintende all’attività di coordinamento e di pianificazione delle forze di polizia è composto da: a) vice comandante generale dell’Arma dei carabinieri; b) comandante in seconda del Corpo della guardia di finanza c) direttore generale degli istituti di prevenzione e pena del Ministero di grazia e giustizia; d) direttore generale dell’economia montana e delle foreste del Ministero dell’agricoltura e delle foreste; e) direttore dell’ufficio per il coordinamento e pianificazione delle forze di polizia; f) direttore degli istituti d’istruzione del Dipartimento della pubblica sicurezza; g) direttore della Scuola; h) due professori ordinati di materie giuridiche, storiche ed economiche, designati dal Ministro dell’interno di concerto con il Ministro della pubblica istruzione. Le funzioni di segretario sono svolte dal direttore del servizio affari generali, del personale e logistici. Il consiglio direttivo avanza e formula pareri sui seguenti argomenti: andamento generale della Scuola; svolgimento dei corsi: piani di studio e programmi in base alle proposte del collegio dei docenti; articolazione e composizione delle commissioni per le prove finali; metodi didattici: determinazione del contingente numerico dei docenti titolari ed aggiunti e scelta dei medesimi; incontri e convegni di studio: ogni altra questione in campo didattico, ordinamentale, organizzativo e logistico che il direttore della Scuola ritenga di sottoporre al consiglio. Il consiglio direttivo è convocato dal presidente all’inizio o al termine dell’anno accademico, ogni qualvolta questi lo ritenga necessario e tutte le volte che ne facciano richiesta almeno tre membri. Per la validità delle sedute del consiglio è richiesta la presenza di due terzi dei componenti. Le proposte e i pareti del consiglio sono espressi a maggioranza assoluta dei presenti e, in caso di parità di voti, prevale quello del presidente. Art. 21. Collegio dei docenti. Il collegio dei decenti è un organo consultivo del direttore della Scuola.

Del collegio, che è presieduto dal direttore della Scuola, fanno parte tutti i docenti delle materie di insegnamento nonché il direttore del servizio studi, ricerche e corsi. Le funzioni di segretario sono svolte da un funzionario della carriera direttiva in servizio presso la Scuola. Il collegio dei docenti: dà pareri sullo svolgimento dei corsi, sull’attuazione del piano di studi e sul contenuto dei programmi dei corsi; formula proposte in ordine ai testi da adottare, all’aggiornamento dell’attività didattica e all’acquisizione alla biblioteca della Scuola di libri, riviste ed ogni altra pubblicazione ritenuta pertinente alle materie oggetto di insegnamento; designa i propri rappresentanti in seno al consiglio di istituto; sottopone al direttore le questioni eventualmente sollevate dai docenti; esprime parere su ogni altra questione che il direttore ritenga di sottoporre al collegio stesso. Il collegio è convocato dal direttore della Scuola all’inizio ed alla fine di ogni anno accademico ed almeno una volta a trimestre ed ogni volta che lo ritenga necessario o su richiesta di almeno un terzo dei componenti. Il collegio dei docenti delibera a maggioranza assoluta dei presenti e, in caso di parità di voti, prevale quello del presidente. Per la validità delle sedute del collegio è richiesta la presenza dei due terzi dei componenti. Art. 22. Consiglio d’istituto. Il consiglio d’istituto è organo di collaborazione tra docenti, frequentatori o uditori dei corsi. Il consiglio è presieduto dal direttore della Scuola ed è composto: dai direttori dei servizi della Scuola; da tre docenti della Scuola designati dal collegio dei docenti; dal funzionario e dall’ufficiale frequentatore più anziano di ogni forza di polizia partecipante ai corsi di alta formazione e dall’uditore più anziano. Il consiglio d’istituto formula al direttore della Scuola la proposta in ordine alle iniziative di sperimentazione sulla formazione didattica, sul funzionamento della biblioteca, sull’uso delle attrezzature didattiche nonché sul funzionamento dei servizi generali della Scuola e su ogni altra questione che il direttore ritenga di sottoporre al consiglio stesso. Il consiglio si riunisce, di massima, una volta al mese su convocazione del direttore della Scuola. Per la validità delle sedute è richiesta la presenza di due terzi dei componenti. Le deliberazioni sono prese a maggioranza assoluta dei presenti; a parità di voti, prevale quello del direttore.

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TITOLO III DIRITTI E DOVERI DEI DOCENTI, DEI FREQUENTATORI E DEGLI UDITORI Art. 23. Attività didattica dei docenti. I docenti nell’espletamento dell’incarico loro conferito, si attengono agli indirizzi didattici, al calendario-programma dei corsi ed agli orari stabiliti. Sono tenuti a prestare la loro collaborazione con diligenza e puntualità, riferendo al direttore del servizio studi, ricerche e corsi sull’andamento delle lezioni, esercitazioni, seminari di studio, conferenze, dibattiti, visite e viaggi di istruzione nei quali sono impegnati nonché sul profitto dei frequentatori e su ogni novità che ritengono degna di menzione. I docenti hanno diritto ai compensi o rimborsi spese secondo quanto stabilito dal precedente art. 5. Art. 24. Partecipazione dei docenti alle commissioni di esami ed agli organi collegiali della Scuola. I docenti sono tenuti, salvo giustificato impedimento, a partecipare alle riunioni delle commissioni di esami di cui ai precedenti articoli 10 e 11 nonché a quelle del collegio dei docenti e del consiglio d’istituto. I docenti devono dare tempestivo preavviso alla direzione della Scuola dell’occasionale loro impossibilità alla suddetta partecipazione, designando i rispettivi sostituti. Art. 25. Disciplina durante le attività didattiche. I docenti, con la collaborazione, ove occorra, di un funzionario od ufficiale della Scuola designato dal direttore del servizio studi per l’assistenza allo svolgimento delle attività didattiche, contribuiscono alla disciplina delle stesse ed annotano, sull’apposito registro di corso, gli argomenti trattati di volta in volta. I docenti non possono accordare ai frequentatori permessi orari o giornalieri per assentarsi dalle attività didattiche. Art. 26. Doveri dei frequentatori e degli uditori. I frequentatori e gli uditori dei corsi sono tenuti ad osservare tutte le disposizioni impartite per il buon andamento dell’attività didattica, di studio e di ricerca, nonché degli altri servizi generali messi a loro disposizione. Essi sono tenuti all’osservanza delle disposizioni concernenti la sicurezza e l’integrità dei locali degli arredi, dei beni e delle infrastrutture della Scuola. Hanno l’obbligo di partecipare a tutte le attività didattiche alle quali sono ammessi osservando l’orario stabilito. Art. 27. Permessi e congedi. I frequentatori possono chiedere al direttore della Scuola, per iscritto, permessi per gli stessi motivi per cui è consentito secondo i rispettivi stati giuridici, di fruire del congedo straordinario o di licenze speciali.

Il servizio studi, ricerche e corsi, mensilmente, dà notizia dei permessi accordati alle amministrazioni di appartenenza dei richiedenti. I frequentatori e gli uditori che per qualunque ragione si allontanano dalla Scuola per oltre dodici ore consecutive sono tenuti a comunicare alla direzione del servizio studi, ricerche e corsi la loro reperibilità. Ai fini della concessione dei permessi di cui al primo comma, agli uditori si applicano le disposizioni previsto per i frequentatori del corsi appartenenti alla Polizia di Stato. I frequentatori e gli uditori hanno diritto a godere del congedo ordinario durante i periodi per i quali è programmata la sospensione dell’attività didattica. Art. 28. Orario delle lezioni. L’orario delle lezioni, delle esercitazioni e delle altre attività didattiche è fissato dal direttore della Scuola. Tale orario, durante il periodo di frequenza dei corsi costituisce, ad ogni effetto, per i partecipanti ai corsi stessi, l’orario giornaliero di servizio. Art. 29. Disciplina e dimissione dai corsi. Ferme restando le disposizioni concernenti la disciplina, applicabili ai frequentatori in quanto appartenenti alle singole forze di polizia, il direttore della Scuola comunica al capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza ed alle competenti amministrazioni quanto possa avere rilevanza ai fini dell’irrogazione di sanzioni disciplinari. Sono espulsi dai corsi i frequentatori appartenenti alla Polizia di Stato che abbiano riportato una sanzione disciplinare più grave della deplorazione, i frequentatori appartenenti all’Arma dei carabinieri, al Corpo della guardia di finanza ed al Corpo degli agenti di custodia ai quali sia stata irrogata una sanzione disciplinare più grave della consegna di rigore nonché i frequentatori appartenenti al corpo forestale dello Stato cui sia stata inflitta una sanzione disciplinare più grave della riduzione di stipendio. Sono espulsi dai corsi gli uditori che si siano resi responsabili di comportamenti gravemente lesivi del prestigio dello Stato italiano, delle forze di polizia e della Scuola o che non osservino le norme del presente regolamento o le disposizioni impartite dal direttore della Scuola. L’espulsione dai corsi è disposta con decreto del Ministro dell’interno su motivata proposta del capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza. I frequentatori e gli uditori espulsi dal corso per i motivi di cui ai commi precedenti non possono esservi riammessi. Con decreto del Ministro dell’interno, sono dimessi dai corsi i frequentatori e gli uditori rimasti assenti per qualsiasi ragione per un periodo di tempo, anche non continuativo, pari ad un terzo delle giornate di attività didattica previste per il corso.

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Le assenze dovute a gravi motivi di servizio non vengono computate nel calcolo anzidetto, se non nei limiti di eccedenza dei trenta giorni complessivi; Qualora l’assenza sia stata determinata da gravi motivi di servizio, di salute ovvero, per il personale femminile, per i motivi di cui alla legge 30 dicembre 1971 n. 1204, i frequentatori e gli uditori possono essere ammessi ad un corso successivo sempre che siano ancora in possesso dei requisiti di cui ai precedenti artt. 4 e 5. Art. 30. Trattamento economico. Ai frequentatori dei corsi compete il trattamento economico ordinario ed eventuale nonché gli altri assegni ed indennità previsti dalle vigenti disposizioni per il personale in servizio, eccettuate quelle connesse ai servizi e funzioni di carattere speciale. L’onere derivante dalla corresponsione della indennità di missione, in Italia ed all’estero nei riguardi dei frequentatori è a carico delle singole amministrazioni di appartenenza. L’onere derivante dalla corresponsione della indennità di missione in Italia ed all’estero al personale del quadro permanente della Scuola e dei docenti è a carico del Ministero dell’interno. TITOLO IV DISPOSIZIONI FINALI E VARIE Art. 31. Dotazioni della Scuola e spese per il funzionamento. Nelle spese per il funzionamento della Scuola sono comprese quelle relative ai compensi ai docenti per le attività didattiche e per la partecipazione alle commissioni di esame ed agli organi collegiali, nonché quelle concernenti ogni altra attività didattica; l’ordinaria manutenzione dei locali, arredi, infrastrutture, la pubblicazione di dispense; l’acquisto di testi di studio per i frequentatori dei corsi e l’incremento del patrimonio della biblioteca; i materiali di rapido consumo, le pulizie, i materiali di cancelleria e sussidi didattici diversi; la fornitura di vitto e alloggio al personale ammesso al convitto; le attività di rappresentanze; la manutenzione delle attrezzature dei laboratori e del centro stampa e riproduzione. Alle altre spese eventualmente occorrenti si provvede ordinariamente con i fondi stanziati nei diversi capitoli amministrati dal Dipartimento della pubblica sicurezza. Le dotazioni iniziali di locali, arredi infrastrutture, laboratori, mezzi e strumenti, compresi il centro stampa e riproduzione, la biblioteca, i sussidi audiovisivi e quanto altro occorre per il regolare inizio dell’attività della Scuola e dell’annesso convitto sono a carico del bilancio del Ministero dell’interno e le relative spese gravano sui fondi stanziati per il Dipartimento della pubblica sicurezza.

Art. 32. Testi di studio e sussidi diattici. La Scuola fornisce ai frequentatori e agli uditori i testi di studio e mette a disposizioni le attrezzature utili e necessarie per l’insegnamento. Art. 33. Biblioteca. Nella Scuola è costituita, nell’ambito dell’omonima sezione, una biblioteca con pubblicazioni, anche periodiche, italiane e straniere, relative ai temi ed alle materie di diretto interesse per i frequentatori del corso ed il personale del quadro permanente, con particolare riguardo alle materie oggetto d’insegnamento o ai metodi didattici. La cura della biblioteca è affidata ad un funzionario o ad un ufficiale della Scuola in qualità di direttore della sezione biblioteca. Il direttore della sezione biblioteca, in ottemperanza alle apposite disposizioni emanate dal direttore della Scuola, provvede alla custodia delle opere e dei volumi, alla formazione ed all’aggiornamento del catalogo, del registri e degli schedari, alle attività concernenti l’acquisizione di opere e l’abbonamento a pubblicazioni periodiche ed alla loro classificazione e collocazione; alla consultazione ed al prestito ai docenti, ai partecipanti ai corsi ed al personale in servizio nella Scuola; alla manutenzione e gestione delle pertinenti attrezzature. Art. 34. Convitto. Nella Scuola è costituito un convitto presso il quale si provvede a fornire vitto e alloggio al personale che al medesimo viene ammesso secondo quanto previsto dal successivo art. 36. Il vitto e l’alloggio sono forniti gratuitamente ai frequentatori dei corsi di alta formazione e di aggiornamento. Nella concessione dell’indennità di missione si tiene conto della fornitura gratuita di vitto e alloggio secondo le vigenti norme in materia. Art. 35. Titolo e distintivo. Ai frequentatori e agli uditori che hanno superato con esito positivo il corso di alta formazione presso la Scuola è conferito il titolo di Scuola di perfezionamento per le forze di polizia (t. SFP). Il titolo dà diritto a fregiarsi di un distintivo metallico corrispondente al modello che sarà approvato con un apposito decreto del Ministro dell’interno d’intesa con i Ministri interessati. Ai frequentatori e agli uditori del corsi di alta formazione e di aggiornamento, che abbiano superato i corsi viene rilasciato un diploma dal Ministro dell’interno. Art. 36. Varie. All’amministrazione e al funzionamento del convitto di cui al precedente art. 34 provvede il servizio affari generali, del personale e logistici secondo le disposizioni vigenti in materia. Al convitto sono ammessi i frequentatori dei corsi di alta formazione di aggiornamento. I frequentatori residenti a Roma possono chiedere di essere esonerati dal convitto. L’autorizzazione è

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concessa dal direttore della Scuola, tenuto conto delle esigenze didattiche e funzionali dell’istituto. Analoga autorizzazione può essere concessa ai frequentatori in occasione delle festività anche infrasettimanali dell’attività didattica. Compatibilmente con la ricettività delle strutture, i funzionari e gli ufficiali e il personale in servizio presso la Scuola possono essere autorizzati, su esplicita richiesta, dal direttore della Scuola ad usufruire del vitto, a pagamento, secondo quanto previsto dalla normativa vigente in materia. L’agente incaricato della riscossione di detti proventi versa giornalmente la somma inoltrata all’apposito capitolo dell’entrata ed è tenuto alla resa del conto giudiziale, ai sensi dell’art. 74 del regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440, e successive modificazioni. Presso la Scuola è istituito un centro stampa e riproduzione che provvede a soddisfare le esigenze di predisposizione della documentazione e delle pubblicazioni necessarie per ciascuna delle materie di insegnamento e per le attività didattiche e culturali dell’istituto. Il centro di cui al precedente comma dipende dal servizio studi, ricerche e corsi. Presso di esso viene stampata la rivista trimestrale della Scuola, diretta dal direttore della Scuola e in cui sono riportati saggi, articoli, note, legislazione, giurisprudenza e quanto altro possa contribuire ad elevare la preparazione professionale dei frequentatori. Presso il centro stampa sono altresì riprodotti quei lavori originali dei frequentatori che a giudizio unanime del direttore della Scuola e del collegio dei docenti meritino la pubblicazione. Salvo quanto previsto dall’art. 8 del presente regolamento, alla Scuola di perfezionamento per le forze di polizia non si applicano le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 21 aprile 1972, n. 472, e successive modificazioni, e del regolamento di esecuzione approvato con decreto del Presidente della Repubblica 21 aprile 1972, n. 472, e successive modificazioni, e del regolamento di esecuzione approvato con decreto del Presidente della Repubblica 20 giugno 1977, n. 701.

9. D.P.R. 3 luglio 1991, n. 259. Regolamento recante i requisiti attitudinali di cui devono essere in possesso gli appartenenti ai ruoli tecnico-scientifici o tecnici e ai ruoli professionali dei sanitari della Polizia di Stato e i candidati ai concorsi per l’accesso ai ruoli tecnico-scientifici o tecnici e ai ruoli professionali dei sanitari della Polizia di Stato.

Art. 1. Requisiti attitudinali. Disposizione generale. 1. I candidati ai concorsi per l’accesso ai ruoli del personale tecnico-scientifico o tecnico e ai ruoli professionali dei sanitari della Polizia di Stato sono sottoposti ad esame diretto ad accertarne l’idoneità attitudinale per l’espletamento del servizio nei ruoli del personale della Polizia di Stato che espleta attività tecnico-scientifica o tecnica o sanitaria. Art. 2. Requisiti attitudinali dei candidati ai concorsi per la nomina ad operatore tecnico e vice revisore dei ruoli tecnico-scientifici o tecnici della Polizia di Stato. 1. I requisiti attitudinali dei candidati ai concorsi per la nomina ad operatore tecnico e revisori dei ruoli tecnico-scientifici o tecnici della Polizia di Stato sono i seguenti: a) livello evolutivo che consenta il processo di integrazione dei tratti salienti della personalità, tenuto conto della maturazione globale, dell’esperienza di vita, della stima di sé e del senso di responsabilità; b) controllo emotivo inteso come capacità di contenere i propri atti dominando o inibendo manifestazioni emotivo-impulsive; c) efficienza intellettuale che consenta di far fronte alle situazioni nuove con soluzioni appropriate e denoti capacità di osservazione e adeguati poteri mnemonici ed attentivi; d) adattabilità intesa come capacità di stabilire rapporti soddisfacenti con l’ambiente di lavoro, tenuto conto della socievolezza e della predisposizione al gruppo. Art. 3. Requisiti attitudinali dei candidati ai concorsi per la nomina a vice perito tecnico dei ruoli tecnico-scientifici o tecnici della Polizia di Stato. 1. I requisiti attitudinali dei candidati ai concorsi per la nomina a vice perito tecnico dei ruoli tecnico-scientifici o tecnici della Polizia di Stato sono i seguenti: a) livello evolutivo inteso come stadio dello sviluppo raggiunto in relazione all’età, alle esperienze di vita e ai tratti salienti del carattere; b) maturità emotiva contraddistinta da adeguato controllo delle spinte impulsive e da obiettività operativa; c) capacità intellettiva riferita al rendimento in compiti prevalentemente dinamico-pratici che richiedono adeguate capacità di osservazione, attenzione, memorizzazione e validi poteri di critica, di giudizio e decisionali; d) socializzazione intesa come capacità di integrazione nel gruppo e predisposizione favorevole ai rapporti interpersonali. Art. 4. Requisiti attitudinali dei candidati ai concorsi per la nomina a direttore tecnico dei ruoli tecnico-scientifici o tecnici e a medico del ruolo dei sanitari della Polizia di Stato. 1. I requisiti attitudinali dei candidati ai concorsi per di-

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rettore tecnico dei ruoli tecnico-scientifici o tecnici della Polizia di Stato e a medico del ruolo dei sanitari della Polizia di Stato, sono i seguenti: a) maturazione globale intesa come personalità armonicamente evoluta, caratterizzata da spiccato senso di responsabilità, adeguata esperienza di vita, capacità di integrazione all’ambiente; b) stabilità emotiva intesa come sintonia nelle reazioni comportamentali, contraddistinta da stabilità del tono dell’umore, fiducia in sé stesso ed efficace controllo emotivo-motorio; c) facoltà intellettive intese come doti di intelligenza che consentano una valida elaborazione dei processi mentali, avuto riguardo alla capacità di ideazione e di valutazione, alle capacità decisionali, di sintesi, e di giudizio, nonché alla maturità di pensiero; d) comportamento sociale inteso come integrazione socio-ambientale con riguardo alla predisposizione ai rapporti interpersonali, all’ambiente di lavoro, nonché alla capacità di affermazione nel gruppo per dignità, iniziativa e stima. Art. 5. Commissione per gli accertamenti attitudinali. 1. Superata la visita psico-fisica, secondo le procedure previste dal decreto del Presidente della Repubblica 21 luglio 1989, n. 299, e dal decreto del Ministro dell’interno in data 1° dicembre 1986, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 27 del 2 febbraio 1990, e dal decreto del Presidente della Repubblica 6 agosto 1985, n. 452, i candidati sono sottoposti alle prove attitudinali da una commissione composta da un funzionario del ruolo dei dirigenti selettori del centro psico-tecnico, che la presiede, e da quattro direttori tecnici selettori appartenenti ai ruoli tecnici della Polizia di Stato. Art. 6. Accertamento dei requisiti attitudinali. 1. Ai fini dell’accertamento del possesso dei requisiti attitudinali di cui al presente regolamento, al candidato sono proposti, dalla commissione dei selettori, una serie di testi, collettivi ed individuali, integrati da un colloquio. 2. I testi son predisposti con riguardo alle funzioni ed ai compiti propri dei ruoli e delle qualifiche cui il candidato stesso aspira e sono approvati con decreto del Ministro dell’interno, su proposta del Capo della Polizia-Direttore generale della pubblica sicurezza. 3. Il giudizio di inidoneità, riportato in sede d’accertamento delle qualità attitudinali, comporta l’esclusione dal concorso che viene disposta con decreto motivato del Ministro. 4. I testi di cui al comma 1 sono aggiornati sulla base di una specifica collaborazione con istituti specializzati pubblici universitari, per seguire i progressi della psicologia applicata, in campo nazionale ed internazionale. Art. 7. 1. Per quanto non previsto dal presente regolamento si applicano le disposizioni di cui al de-

creto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1983, n. 903. Art. 8. Norma transitoria. 1. Fino alla istituzione ed al conseguente funzionamento delle nuove strutture del centro psicotecnico, gli accertamenti delle qualità attitudinali dei candidati ai concorsi per l’accesso ai ruoli tecnico-scientifici o tecnici ed ai ruoli professionali dei sanitari della Polizia di Stato, possono essere effettuati dall’attuale struttura operante presso il centro psicotecnico e, in relazione al numero dei candidati, anche dopo il superamento delle prove scritte di concorso.

10. D.P.R. 5 ottobre 1991, n. 359. Regolamento che stabilisce i criteri per la determinazione dell’armamento in dotazione all’Amministrazione della Pubblica sicurezza e al personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia (G.U. 11 novembre 1991, n. 264). CAPO I DISPOSIZIONI GENERALI Art. 1. Generalità. 1. L’armamento in dotazione all’Amministrazione della pubblica sicurezza ed al personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia è adeguato e proporzionato alle esigenze della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, della prevenzione e della repressione dei reati e degli altri compiti istituzionali. Art. 2. Tipi di armamento. 1. L’armamento in dotazione all’Amministrazione della pubblica sicurezza ed al personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia è individuale o di reparto. 2. L’armamento di reparto si distingue in ordinario o speciale. Art. 3. Armamento individuale. Definizione. 1. L’armamento individuale è costituito dalle armi assegnate nominativamente al personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia, appartenente agli specifici ruoli il cui ordinamento è disciplinato dal decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, ed a quello appartenente ai ruoli ad esaurimento del disciolto Corpo delle guardie di pubblica sicurezza di cui all’art. 19 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 336, nonché al personale, appartenente ai ruoli dei sanitari della Polizia di Stato ed a quelli del personale della Polizia di Stato che espleta attività tecnico-scientifica e tecnica, al quale siano attribuite, in virtù dei rispettivi ordinamenti, le qualità di ufficiale o agente di pubblica

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sicurezza, ovvero di ufficiale o agente di polizia giudiziaria. 2. L’armamento individuale consta di una pistola, corrispondente alle caratteristiche di cui all’art. 10 specificamente individuata per tipo e modello con decreto del Capo della Polizia. Essa è assegnata al personale di cui al comma 1 in dotazione personale per tutta la durata del rapporto di servizio.

nenza all’atto della cessazione o sospensione del rapporto di impiego, nonché in ogni altro caso in cui l’Amministrazione lo disponga con provvedimento motivato. 3. L’armamento di reparto deve essere immediatamente riconsegnato all’armeria dell’ufficio, reparto o istituto di appartenenza al termine del servizio o a cessate esigenze del servizio.

Art. 4. Armamento di reparto. Definizione. 1. Costituiscono armamento di reparto le armi in carico agli uffici o reparti e i titoli d’istruzione. Tali armi sono distribuite al personale di cui all’art. 3, comandato in operazioni di servizio, secondo le esigenze o ai fini dell’addestramento e delle esercitazioni.

Art. 7. Gestione e custodia dell’armamento. 1. L’armamento, ad esclusione di quello assegnato in dotazione individuale, è gestito dall’ufficio consegnatario di livello provinciale che ne cura la custodia in un armeria di reparto o in una o più armerie suddidiarie, in relazione alle esigenze operative. 2. Analogamente devono provvedere gli istituti di istruzione ed i reparti mobili. 3. Le armerie devono essere sistemate in locali possibilmente interni all’edificio, ubicati in modo da consentire il controllo degli accessi, con porte e vani luce blindati o dotati di inferriate e grate; devono altresì disporre di idonee serrature e di congegni d’allarme. 4. Presso gli altri uffici o comandi della Polizia di Stato il quantitativo di armi di reparto strettamente indispensabili all’espletamento dei compiti giornalieri deve essere custodito in strutture metalliche tecnicamente idonee e ambienti adeguati.

Art. 5. Assegnazione e consegna delle armi. 1. Il Dipartimento della pubblica sicurezza Direzione centrale dei servizi tecnico-logistici e della gestione patrimoniale assegna agli istituti di istruzione e, direttamente o tramite i centri territoriali di supporto, agli uffici e reparti della Polizia di Stato: a) l’armamento individuale occorrente, per la successiva assegnazione al personale di cui all’art. 3; b) l’armamento di reparto occorrente in considerazione delle caratteristiche dei servizi, del personale da impiegare e degli obiettivi da conseguire, sentite, ove occorra, le Direzioni centrali competenti. 2. Con l’ordine di servizio di cui all’art. 42 del regolamento di servizio dell’amministrazione della pubblica sicurezza, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28 ottobre 1985, n. 782, il dirigente dell’ufficio, il comandante del reparto o il direttore dell’istituto di istruzione determina l’armamento di reparto che deve essere consegnato al personale comandato in operazioni di servizio oppure ai fini delle esercitazioni e dell’addestramento e provvede per la consegna. 3. La consegna dell’armamento al personale della Polizia di Stato diverso da quello indicato dall’art. 3 può essere disposta solo per motivi di addestramento o per motivi di assoluta necessità, allorché detto personale è impiegato in operazioni di polizia o soccorso pubblico. In quest’ultimo caso, si osservano le disposizioni dell’art. 9, comma 2. Art. 6. Doveri dell’assegnatario. 1. L’assegnatario deve: a) custodire diligentemente l’arma e curarne responsabilmente ed in modo costante la manutenzione; b) applicare sempre e ovunque le misure di sicurezza previste per il maneggio dell’arma; c) mantenere l’addestramento ricevuto, curando attivamente l’esercizio delle tecniche apprese e partecipando alle esercitazioni di tiro a tale scopo organizzate dall’Amministrazione. 2. L’armamento individuale deve essere immediatamente versato all’ufficio o al reparto di apparte-

Art. 8. Armamento ordinario di reparto. 1. L’armamento ordinario di reparto è costituito dalle armi per l’uso delle quali è impartito l’addestramento obbligatorio di base a tutti gli appartenenti alla Polizia di Stato che espletano funzioni di polizia. 2. Esse sono lo sfollagente, gli artifici, nonché il fucile ad anima liscia, il fucile o carabina ad anima rigata, la pistola mitragliatrice, il fucile mitragliatore ed i dispositivi di lancio corrispondenti alle caratteristiche di cui agli artt. da 11 a 18, specificamente individuate per tipo e modello con decreto del Capo della Polizia. Art. 9. Armamento speciale di reparto. 1. L’armamento speciale di reparto è costituito dalle armi individuali o collettive il cui uso, al di fuori dell’addestramento, è consentito al personale che abbia conseguito un’attestazione specifica di abilità. 2. In situazioni di grave necessità ed urgenza il questore, ovvero il funzionario presente con qualifica più elevata, può disporre l’impiego delle predette armi anche da parte di personale non munito dell’apposita abilitazione che dia adeguata garanzia nell’uso delle medesime. 3. L’armamento speciale di reparto è costituito dalle armi di coi all’art. 8 di tipo o modello diverso da quello in dotazione ordinaria di reparto, ovvero munite degli accessori di cui all’art. 27, e dalle armi portatili, dalle armi collettive, dalle bombe, dal munizionamento autopropulso, dai dispositivi di lancio e dagli esplosivi corrispondenti alle caratteristiche di cui agli artt. da 19 a 26.

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4. Con decreto del Capo della Polizia sono specificamente individuati tipo e modello delle armi in dotazione speciale di reparto e delle altre dotazioni di cui agli artt. da 26 a 31. CAPO II CARATTERISTICHE DELL’ARMAMENTO IN DOTAZIONE INDIVIDUALE Art. 10. Pistola semiautomatica. 1. La pistola semiautomatica in dotazione individuale deve avere le seguenti caratteristiche: calibro: 9 mm NATO; chiusura: stabile; ripetizione: semiautomatica; alimentazione: serbatoio mobile; capacità caricature: non inferiore a 8 cartucce; azione: singola ovvero singola e doppia; sicura o sicure: ordinaria, prima monta del cane automatica mediante blocco del percussore; tacca di mira: fissa; lunghezza canna: da 100 a 140 mm; peso in ordine di impiego: non superiore a 1,3 kg. CAPO III CARATTERISTICHE DELL’ARMAMENTO DI REPARTO Art. 11. Sfollagente. 1. Lo sfollagente in dotazione ordinaria di reparto deve essere in gomma o materiale sintetico, cilindrico, internamente cavo, con impugnatura scanalata, anello in lamierino con doppia campanella, moschettone e cinturino di cuoio fissato all’attacco o alla base dell’impugnatura, diametro di cm 3 e lunghezza compresa tra cm 40 e cm 60. Art. 12. Artifici. 1. Gli artifici illuminanti e da segnalazione sono costituiti da un involucro contenente una miscela in grado di emettere luci o segnali bianchi o colorati e Sono impiegabili con apposito dispositivo di lancio o con arma lunga. 2. Gli artifici sfollagente si distinguono in artifici per lancio a mano e artifici per lancio con idoneo dispositivo o con arma lunga. Entrambi sono costituiti da un involucro contenente una miscela di CS o agenti similari, ad effetto neutralizzante reversibile. Art. 13. Fucile ad anima liscia. 1. Il fucile ad anima liscia in dotazione di reparto deve avere le seguenti caratteristiche: calibro: non inferiore a 12; caricamento: singolo o multiplo; ripetizione: manuale o semiautomatica; alimentazione: serbatoio mobile o fisso; capacità: non inferiore a 4 cartucce; sicura o sicure: ordinaria e/o d’impugnatura; mire: fisse o registrabili in direzione ed elevazione;

lunghezza canna: non inferiore a 35 cm; peso in ordine di impiego: non superiore a 4 kg. Art. 14. Fucile o carabina ad anima rigata. 1. Il fucile o carabina ad anima rigata in dotazione di reparto deve avere le seguenti caratteristiche: calibro: 5,56 mm NATO o 7,62 mm NATO; chiusura: stabile o metastabile o a massa; ripetizione: semiautomatica e. automatica; alimentazione: serbatoio mobile; capacità caricatore: non inferiore a 5 cartucce; sicura o sicure: ordinaria o d’impugnatura; mire: registrabili, ottiche o notturne; lunghezza canna: non inferiore a 30 cm; peso in ordine di impiego: non superiore a 5 kg; eventuali accessori esclusi. Art. 15. Pistola mitragliatrice. 1. La pistola mitragliatrice in dotazione di reparto deve avere le seguenti caratteristiche: calibro: 9 mm NATO; chiusura: stabile o a massa; ripetizione: semiautomatica o automatica; alimentazione: serbatoio mobile; capacità: da 10 a 40 cartucce; sicura o sicure: ordinaria o d’impugnatura; mire: fisse, registrabili, ottiche o notturne; lunghezza canna: da 100 a 250 mm; peso in ordine di impiego: non superiore a 4 Kg, eventuali accessori esclusi. Art. 16. Fucile mitragliatore. 1. Il fucile mitragliatore in dotazione di reparto deve avere le seguenti caratteristiche: calibro: 5,56 mm NATO o 7,62 mm NATO; chiusura: stabile o metastabile; ripetizione: semiautomatica ed automatica; alimentazione: serbatoio mobile o a nastro; capacità: minimo 20 cartucce; sicura o sicure: ordinaria o d’impugnatura; mire: registrabili, ottiche o notturne; lunghezza canna: non inferiore a 45 cm; peso in ordine di impiego: non superiore a 12 kg. Art. 17. Arma da addestramento. 1. L’arma corta da addestramento in dotazione ordinaria di reparto deve avere le seguenti caratteristiche: calibro: dal 22 al 45; chiusura: stabile o a massa; ripetizione: ordinaria o semiautomatica, con azione singola o doppia; capacità serbatoio o tamburo: non inferiore a 5 cartucce; sicura o sicure: ordinaria, percussore lanciato, prima monta o cane rimbalzante; mire: fisse o registrabili in direzione ed elevazione; lunghezza canna: non superiore a 6” o 152,4 mm; peso in ordine di impiego: non superiore a 1,4 kg. Art. 18. Accessori di lancio. 1. I fucili ad anima liscia ed i fucili o carabine ad anima rigata in dota-

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zione ordinaria di reparto possono essere dotati di apposito dispositivo accessorio per il lancio di bombe o artifici.

del tipo a percussione o a tempo, lanciabili a mano, con appositi dispositivi o con arma lunga, atte all’impiego contro bersagli animati o bersagli dotati di modesta blindatura.

CAPO IV CARATTERISTICHE DELL’ARMAMENTO IN DOTAZIONE SPECIALE DI REPARTO

Art. 25. Dispositivi di lancio. 1. L’amministrazione può dotarsi, oltre che degli accessori di lancio di cui all’art. 18, anche di idonei dispositivi per il lancio di bombe, artifici, proiettili neutralizzanti, munizionamento autopropulso, come dotazione speciale di reparto.

Art. 19. Pistola semiautomatica. 1. La pistola semiautomatica in dotazione speciale di reparto deve avere le seguenti caratteristiche: calibro: 9 mm; chiusura: stabile o metastabile o a massa; ripetizione: semiautomatica; alimentazione: serbatoio mobile. Art. 20. Pistola a tamburo. 1. La pistola a tamburo in dotazione speciale di reparto deve avere le seguenti caratteristiche: calibro: 38 o 357 o 9 NATO; capacità tamburo: non inferiore a 5 cartucce; azione: singola e doppia; sicura: cane rimbalzante; mire: fisse o registrabili; lunghezza canna: compresa tra 2” e 6” (da 5 i 15 cm); peso in ordine di impiego: non superiore a 1,4 kg, eventuali accessori esclusi. Art. 21. Arma collettiva automatica. 1. L’arma collettiva automatica in dotazione speciale di reparto deve avere le seguenti caratteristiche: calibro: 5,56 mm NATO, 7,62 mm NATO o 12,7”; chiusura: stabile o metastabile; ripetizione: semiautomatica ed automatica; alimentazione: serbatoio mobile o a nastro; capacità: non inferiore a 20 cartucce; sicura o sicure: ordinaria o d’impugnatura; mire: registrabili o ottiche; lunghezza canna: non inferiore a 45 cm; lunghezza totale: non superiore a 165 cm; peso in ordine di impiego: non superiore a 60 kg, compreso l’affusto. Art. 22. Arma collettiva a tiro curvo. 1. L’arma collettiva a tiro curvo in dotazione speciale di reparto deve essere idonea allo svolgimento di azione di accompagnamento, di arresto o nebbiogena; deve avere un calibro non superiore a mm 81 nominali e peso in ordine di impiego non superiore a kg 60. Art. 23. Munizionamento autopropulso. 1. Il munizionamento autopropulso in dotazione speciale di reparto deve essere idoneo allo svolgimento di azioni nebbiogene o contro opere resistenti; deve avere un calibro non superiore a mm 90 e peso in ordine di impiego non superiore a kg 20. Art. 24. Bombe a mano o da fucile. 1. Le bombe in dotazione speciale di reparto possono essere

Art. 26. Esplosivi. 1. Gli esplosivi in dotazione speciale di reparto possono essere da scoppio, da mina o innescanti. CAPO V DOTAZIONI VARIE Art. 27. Accessori. 1. La pistola mitragliatrice, i fucili ad anima liscia ed i fucili o carabine ad anima rigata in dotazione di reparto possono essere dotati di congegni di puntamento ottico, luminoso o elettronico. 2. Le armi da fuoco portatili in dotazione di reparto possono essere dotate di moderatori di suono. 3. Le armi dotate degli accessori di cui ai commi 1 e 2 sono usate osservando la disciplina dell’armamento speciale di reparto. Art. 28. Installazioni mobili. 1. Le armi di cui agli artt. 14, 16, 21, 22 e 23 possono essere installate, con le necessarie dotazioni di servizio, su automezzi ordinari o blindati, su mezzi cingolati, aeromobili e imbarcazioni della Polizia di Stato. Art. 29. Armi ad aria o gas compressi. 1. Ai fini addestrativi l’Amministrazione può dotarsi di armi corte e lunghe ad aria compressa o gas compresso in calibro 4,5 mm. Art. 30. Armi bianche. 1. L’Amministrazione della pubblica sicurezza può dotarsi di armi bianche per impieghi operativi o di rappresentanza. 2. Il personale dirigente e direttivo porta la sciabola con la divisa di rappresentanza; la sciabola è altresì armamento ordinario di reparto per il personale impiegato nei servizi di onore e di rappresentanza, nonché per i reparti di servizio a cavallo. 3. Il coltello-pugnale è armamento ordinario di reparto per il personale in servizio di sicurezza aereo, subacqueo o di montagna. Art. 31. Armi ad esclusivo uso sportivo. 1. L’Amministrazione della pubblica sicurezza può dotarsi di armi corte e lunghe ad esclusivo uso sportivo. Art. 32. L’Amministrazione della pubblica sicurezza può dotarsi di armi per proiettili narcotizzanti, come dotazione speciale di reparto.

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CAPO VI NORME TRANSITORIE E FINALI Art. 33. Previsione di sostituzione pistole M. 34 e M. 35. 1. Le pistole M. 34 e M. 35 restano in distribuzione e servizio fino alla completa sostituzione con le armi in calibro 9 mm. Art. 34. Previsione sostituzione moschetti M. 91 e MAB. 1. I moschetti M. 91 calibro 6,5, ed i moschetti automatici MAB, calibro 9, restano in distribuzione e in servizio fino alla completa sostituzione con le armi in calibro 5,56 mm NATO, 7,62 mm NATO, 9 mm NATO e 120 superiore. Art. 35. Previsione sostituzione mitragliatrici M. 35, M. 37 e M. 38. 1. Le mitragliatrici M. 35, M. 37 e M. 38 in calibro 8 mm Breda restano in distribuzione e servizio fino alla completa sostituzione con le armi in calibro 5,56 mm NATO, 7,62 mm NATO e 12.7 NATO. Art. 36. Radiazione dal servizio. 1. Oltre a quanto disposto per la dichiarazione di fuori uso delle armi e delle munizioni inefficienti, le armi e le munizioni di tipo, modello o altre caratteristiche tecniche obsolete o comunque non più utilizzabili per i servizi di polizia sono radiate dal servizio con decreto del Capo della Polizia, su proposta della direzione centrale dei servizi tecnico-logistici e della gestione patrimoniale, sentite le direzioni centrali competenti per gli affari relativi allo specifico settore d’impiego operativo. 2. Il Capo della Polizia può altresì disporre l’alienazione delle armi e delle munizioni radiate o dichiarate fuori uso secondo le disposizioni in materia, ovvero la cessione delle stesse armi alle Forze armate anche per la rottamazione. Art. 37. Sperimentazione di armi diverse e aggiornamento tecnologico. 1. L’Amministrazione della pubblica sicurezza può essere autorizzata, con decreto del Ministro dell’interno, a sperimentare, per le esigenze dei propri compiti istituzionali, armi dalle caratteristiche diverse da quelle previste nel presente regolamento. 2. Nel decreto di cui al comma 1 sono indicate le armi da sperimentare, le modalità ed i termini della sperimentazione. 3. In caso di grave necessità e urgenza, con decreto del Ministro dell’interno, il personale della Polizia di Stato all’uopo addestrato può essere autorizzato ad impiegare per i propri compiti istituzionali armi diverse da quelle in dotazione, che siano state adeguatamente sperimentate, purché rispondenti alle caratteristiche d’impiego in servizio di polizia stabilite nel presente regolamento e comunque non eccedenti le potenzialità offensive delle armi in dotazione alle Forze di polizia.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

11. D.M. 19 febbraio 1992. Determinazione delle caratteristiche delle divise degli appartenenti alla Polizia di Stato, nonché i criteri generali circa l’obbligo e le modalità d’uso. TITOLO I TIPI E MODALITÀ D’USO DELLE DIVISE Art. 1. La divisa. 1. La divisa degli appartenenti alla Polizia di Stato è costituita da un insieme organico di vestiario, di equipaggiamento e di accessori aventi specifica denominazione e realizzati in modo da soddisfare le esigenze di funzionalità e di identificazione. 2. La divisa è: – ordinaria con le caratteristiche per gli specifici servizi; – da cerimonia; – storica; secondo le modalità d’uso previste dal presente decreto. 3. La divisa è in dotazione esclusiva al personale in attività di servizio. Art. 2. Acquisto, fornitura e rinnovo della divisa nonché di effetti di vestiario per l’espletamento di particolari servizi. 1. Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, provvede, imputando le spese ai propri capitoli di bilancio, all’acquisto, alla fornitura ed al rinnovo delle divise degli appartenenti ai ruoli della Polizia di Stato ed agli Allievi degli Istituti di Istruzione, nonché degli effetti di vestiario per l’espletamento di particolari servizi. 2. Gli appartenenti alla Polizia di Stato sono provvisti di libretto sul quale, a cura dei competenti organi, vengono annotate le assegnazioni degli effetti di vestiario, di equipaggiamento e degli accessori nonché i rinnovi per scadenza dei periodi previsti dalle istruzioni emanate in materia, o per qualsiasi altro titolo. 3. Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza provvede alla sostituzione degli effetti di cui al comma precedente, non più utilizzabili per sopravvenute modificazioni somatiche ed al rinnovo degli stessi deteriorati per causa di servizio. 4. Quando il deterioramento avviene prima della scadenza dei periodi minima di durata, per colpa

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dell’interessato, l’Amministrazione provvede al rinnovo anticipato con addebito. 5. All’atto della cessazione del servizio, gli appartenenti alla Polizia di Stato sono tenuti a versare all’Amministrazione la divisa, gli effetti di vestiario, di equipaggiamento e gli accessori, se caratterizzanti la divisa, che sono stati loro assegnati. Art. 3. Uso della divisa prescrizioni, facoltà, esenzioni. 1. Il personale appartenente alla Polizia di Stato, durante il servizio di istituto, è tenuto ad indossare la divisa secondo le modalità previste dal presente decreto. 2. I funzionari della Polizia di Stato, ai quali sono attribuite le funzioni di Autorità di Pubblica Sicurezza, non sono tenuti all’obbligo di cui al comma precedente. 3. Non indossa la divisa il funzionario preposto al servizio di ordine pubblico di cui all’art. 23 del R.D. 6 maggio 1940, n. 635. 4. Può essere autorizzato, a svolgere servizio d’istituto non in divisa: a) il personale adibito a servizi di carattere investigativo e di altra specie che non possono essere espletati in divisa; b) il personale adibito ai servizi logistici, tecnici, scientifici e professionali, per incarichi che non possono essere espletati in divisa. Art. 4. Modalità d’uso della divisa. 1. Il personale appartenente ai ruoli della Polizia di Stato indossa la divisa ordinaria descritta nelle tabelle 1, 2, 3, 4, 5, 6, 8 e 9. 2. Per ciascuna attività, compresa quella degli Istituti di Istruzione, viene indossata la divisa di specie prevista dalle corrispondenti tabelle. 3. La divisa da cerimonia di cui alle tabelle 39, 39 bis, 40, 40 bis, 41, 41/a, 41/b, 41/e, viene indossata nelle circostanze in cui è previsto l’uso dell’abito e dell’uniforme da cerimonia. 4. Al personale della Banda Musicale della Polizia di Stato e del Reparto a Cavallo è, altresì, assegnata la divisa storica di cui alle tabelle 10 e 17. Tale divisa viene indossata nelle manifestazioni celebrative della festa nazionale della Repubblica, della festa della Polizia e nelle altre manifestazioni celebrative – a carattere militare o civile – alle quali partecipino altri Reparti o Bande in uniforme storica. Viene indossata, altresì, in ogni altra circostanza a seguito di specifica disposizione del Direttore Centrale per gli Affari Generali. 5. Il cambio stagionale della divisa è disposto, per tutti gli Uffici, Reparti ed Enti della Provincia, dal Questore in concomitanza delle istruzioni in materia emanate per il proprio personale dai Comandi Militari competenti per territorio. Art. 5. Autorizzazioni. 1. I dirigenti degli Uffici, dei Reparti e degli Enti della Polizia di Stato, sono

facoltati a concedere le autorizzazioni di cui all’art. 3, comma 4. 2. I Direttori Centrali competenti – su direttive del Capo della Polizia – concedono le predette autorizzazioni al personale in servizio presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Art. 6. Cura della divisa. 1. L’appartenente alla Polizia di Stato deve indossare la divisa con proprietà, dignità e decoro. 2. È fatto divieto di: a) indossare e portare sulla divisa capi di vestiario, accessori, materiale di equipaggiamento ed oggetti non forniti dall’Amministrazione; b) applicare sulla divisa distintivi, insegne, decorazioni, nastrini, fregi ed altri emblemi non riconosciuti e non autorizzati dall’Amministrazione. Qualora autorizzati devono essere conformi ed applicati nell’ordine e secondo le prescrizioni stabilite dalla normativa vigente per la Polizia di Stato e qualora non prevista, quella per le Forze Armate; c) alterare in tutto o in parte la foggia prevista per ciascuna divisa; d) derogare alle modalità d’uso delle divise previste dal presente decreto. 3. Quando non si indossa la divisa non si possono portare effetti o altri oggetti costituenti parte della stessa. Art. 7. Vigilanza e sanzioni. 1. I superiori sono tenuti, a norma del D.P.R. 28 ottobre 1985, n. 782, a fare osservare le disposizioni contenute nel presente decreto. 2. Le violazioni alle predette disposizioni sono sanzionate a norma del D.P.R. 25 ottobre 1981, n. 737 e successive modificazioni. Art. 8. Risarcimenti. 1. L’Amministrazione risarcisce, secondo la normativa in materia, il danno al vestiario ed agli oggetti personali del dipendente, determinato da dimostrati e diretti motivi di servizio. TITOLO II CARATTERISTICHE DELLE DIVISE DEGLI APPARTENENTI ALLA POLIZIA DI STATO Art. 9. Divisa di prescrizione. 1. Le caratteristiche delle divise nonché le caratteristiche degli oggetti particolari di vestiario e di equipaggiamento, sono descritte nelle tabelle allegate al presente decreto del quale costituiscono parte integrante. Art. 10. Integrazioni di effetti di vestiario e di equipaggiamento. 1. Per particolari esigenze di carattere climatico-ambientale, il Capo della Polizia, Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, può autorizzare l’assegnazione e l’uso di capi di vestiario e

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di equipaggiamento al personale appartenente a Reparti, Uffici ed Enti, diversi da quelli per i quali ne sono stati prescritti l’assegnazione e l’uso ordinario. TITOLO III NORME FINALI Art. 11. Preavviso e periodo di transizione. 1. Le innovazioni dei capi di vestiario previste dal presente decreto dovranno essere precedute da un periodo di preavviso e seguite da un periodo di transizione tali da consentire l’esaurimento, con la più rigorosa gradualità, dei capi sostituiti. Art. 12. Rinvio. 1. Per quanto non previsto dal presente decreto e da altre disposizioni concernenti la Polizia di Stato, si rinvia alla normativa vigente per le Forze Armate, per quanto inerente i servizi di parata e di onore. Art. 13. Abrogazione. 1. Il decreto ministeriale del 31 ottobre 1985 n. 559/A/I/753-M-4142, il decreto ministeriale del 17 aprile 1987 n. 559/LEG/208.018.l/S.32, il decreto ministeriale del 26 maggio 1989 n. 559/A/ I/MASS.UNIF.109/971 ed il decreto ministeriale del 20 giugno 1991 sono abrogati.

12. L. 6 marzo 1992, n. 216. Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 7 gennaio 1992, n. 5, recante autorizzazione di spesa per la perequazione del trattamento economico dei sottufficiali dell’Arma dei Carabinieri in relazione alla sentenza della Corte costituzionale n. 277 del 3-12 giugno 1991 e all’esecuzione di giudicati, nonché perequazione dei trattamenti economici relativi al personale delle corrispondenti categorie delle altre Forze di polizia. Delega al Governo per disciplinare i contenuti del rapporto di impiego delle Forze di polizia e del personale delle Forze armate nonché per il riordino delle relative carriere, attribuzioni e trattamenti economici. ––––––––––– Riportata alla voce Arma dei Carabinieri.

13. D.P.R. 7 agosto 1992, n. 417. Regolamento di amministrazione e di contabilità dell’Amministrazione della pubblica sicurezza.

CAPO I ORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI AMMINISTRATIVO-CONTABILI Art. 1. Disposizioni generali. 1. I prefetti, i commissari del Governo nelle provincie di Trento e Bolzano ed il presidente della giunta regionale della Valle d’Aosta, funzionari delegati titolari di contabilità speciale, curano il coordinamento e l’unità di indirizzo amministrativo-contabile delle attività dei vari uffici di amministrazione della pubblica sicurezza. 2. I questori sovrintendono all’attività amministrativo-contabile degli uffici e reparti della Polizia di Stato di ciascuna provincia, nell’ambito delle attribuzioni devolute da leggi e regolamenti e delle direttive del Dipartimento della pubblica sicurezza. Art. 2. Attribuzioni in materia di amministrazione e contabilità. 1. Ferme restando l’organizzazione e le dotazioni di personale e mezzi stabilite con i decreti previsti dalla legge 1° aprile 1981, n. 121, per i singoli uffici e reparti della Polizia di Stato, le attribuzioni in materia di amministrazione e contabilità sono le seguenti: a) trattamento economico del personale: predisposizione degli atti relativi alle attribuzioni di stipendi ed altri assegni fissi, di trattamenti pensionistici e di fine rapporto, nonché ai riscatti ed alle ricongiunzioni di servizi, alla posizione assicurativa I.N.P.S. ed alla liquidazione delle spese per cure; adempimenti preliminari per la liquidazione di competenze accessorie e di eventuali altri emolumenti dovuti anche al personale dell’Amministrazione civile dell’interno in servizio presso l’ufficio od il reparto; b) gestione patrimoniale: mobilio, arredi, vestiario, equipaggiamento, casermaggio, armamento ed altri materiali e mezzi; manutenzione e pulizia dei locali; tenuta delle scritture contabili relative anche ai beni immobili; c) servizio di cassa: riscossioni e pagamenti; d) servizi vari: mense di servizio, spese concernenti il benessere del personale; spese d’ufficio; spese varie. 2. Per tutto il personale degli uffici e reparti della provincia, fatta eccezione del personale amministrato dal reparto autonomo del Ministero dell’interno, gli adempimenti preliminari e la predisposizione degli atti di cui alla lettera a) del comma i vengono espletati presso l’ufficio amministrativo-contabile della questura. 3. Per gli organismi istituiti nella capitale ai sensi dell’art. 31, primo comma, n. 3), della legge 1° aprile 1981, n. 121, per la banda musicale di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1987, n. 240, e per il reparto autonomo del Ministero dell’interno, le attribuzioni indicate nel comma 1 sono curate dal predetto reparto autonomo. 4. Per gli organismi di cui al comma 3 istituiti presso le altre sedi, le attribuzioni indicate nel com-

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ma 1 sono curate dalla questura competente per territorio. 5. Per l’istituto superiore di polizia e per gli altri istituti di istruzione del personale della Polizia di Stato, nonché per la scuola di perfezionamento per le forze di polizia, sono fatti salvi i particolari ordinamenti relativi alla loro organizzazione amministrativo-contabile. Per quanto non previsto dagli ordinamenti medesimi, si applicano le norme del presente regolamento. CAPO II AMMINISTRAZIONE DEL PERSONALE Art. 3. Stipendi ed altri oneri. 1. Il Ministero dell’interno somministra, in tempo utile, ai prefetti, ai commissari del Governo nelle provincie di Trento e Bolzano ed al presidente della giunta regionale della Valle d’Aosta, quali funzionari delegati titolari di contabilità speciale, i fondi occorrenti per la corresponsione a tutto il personale della Polizia di Stato degli emolumenti di cui al comma 1, lettera a), dell’articolo 2, nonché per il pagamento di ogni altra competenza accessoria concernente il personale medesimo. 2. Per il personale di cui al comma 1, si applica il disposto dell’art. 56, primo comma, n. 8), della legge sull’amministrazione del patrimonio e sulla contabilità generale dello Stato. 3. Il Ministero dell’interno somministra, altresì, in tempo utile, ai predetti funzionari delegati i fondi occorrenti per il pagamento di competenze accessorie ed eventuali altri emolumenti dovuti dall’Amministrazione della pubblica sicurezza ad appartenenti ad altre forze e corpi di polizia, alle forze armate, al personale dell’Amministrazione civile dell’interno e delle altre Amministrazioni pubbliche ed a privati. 4. Per le spese indicate dai commi 1 e 3, le aperture di credito per ciascun capitolo di spesa sono disposte senza limiti di importo. Art. 4. Somministrazione dei fondi. 1. Per i pagamenti previsti dall’articolo 3, i prefetti, i commissari del Governo nelle provincie di Trento e Bolzano ed il presidente della giunta regionale della Valle d’Aosta dispongono l’emissione di appositi ordinativi in favore degli istituti e della scuola di cui al comma 5 dell’art. 2, per il personale ivi in servizio, delle questure, per il personale in servizio presso le stesse questure e gli altri uffici e reparti della Polizia di Stato della provincia, del reparto autonomo del Ministero dell’interno, per il personale amministrato dal reparto medesimo, dei comandi ed uffici interessati, per gli appartenenti ad altre forze e corpi di polizia, alle forze armate ed alle Amministrazioni pubbliche, nonché in favore degli aventi diritto, per i privati.

Art. 5. Termini. 1. Le richieste di fondi per le necessità connesse al pagamento degli stipendi e degli altri assegni fissi debbono pervenire alle prefetture, ai commissariati del Governo nelle provincie di Trento e Bolzano ed alla presidenza della giunta regionale della Valle d’Aosta in tempo utile ed essere redatte sulla base dell’effettivo fabbisogno ed in relazione all’esatta posizione amministrativa di ciascun dipendente. 2. Le relative somministrazioni debbono essere disposte in tempo utile affinché i pagamenti agli eventi diritto vengano effettuati nei termini stabiliti dalle vigenti disposizioni. 3. Restano ferme le norme di cui alla legge 14 aprile 1977, n. 112. Art. 6. Pagamenti. 1. La questura provvede, con l’osservanza delle vigenti disposizioni in materia, agli adempimenti necessari per la commutazione delle somme corrispondenti agli emolumenti di cui all’articolo 5 in assegni circolati non trasferibili intestati ai singoli interessati, qualora questi ultimi non ne chiedano l’accreditamento sul proprio conto corrente bancario. 2. Provvede, altresì, alla distribuzione, in tempo utile, degli assegni agli uffici e reparti della Polizia di Stato della provincia, per i successivi adempimenti. 3. Per il personale amministrato dal reparto autonomo del Ministero dell’interno, gli adempimenti indicati nel comma 1 sono curati dal reparto medesimo. Art. 7. Decentramento in materia di trattamento economico. 1. Le disposizioni di cui agli articoli 1, 2, primo comma, lettere a), c), d) ed e), 3, 4 e 6 della legge 18 dicembre 1970, n. 1137, e successive modificazioni, si applicano a tutto il personale della Polizia di Stato. Sono fatte salve le competenze amministrative e contabili degli uffici di cui al comma 2 dell’art. 2. 2. Ferma restando la competenza all’adozione dei provvedimenti relativi alle indennità una volta tanto di cui all’art. 2, primo comma, lettera d), della legge 18 dicembre 1970, n. 1137, e successive modificazioni, nonché di quelli previsti dal citato art. 2, comma 1, lettera e), al pagamento delle conseguenti spese provvede il Ministero dell’interno, mediante aperture di credito in favore dei prefetti, dei commissari del Governo nelle provincie di Trento e Bolzano e del presidente della giunta regionale della Valle d’Aosta. Art. 8. Utilizzazione del sistema elettronico per il pagamento delle competenze. 1. La corresponsione delle competenze mensili fisse e variabili al personale della Polizia di Stato viene effettuata sulla base di documenti di spesa predisposti con sistemi elettronici e la cui compilazione è affidata al centro elettronico del Dipartimento della pubblica sicu-

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rezza, il quale assume la responsabilità della rispondenza dei predetti documenti con i dati ricevuti ai sensi dell’ari. 9, nonché della esattezza delle elaborazioni e dei relativi conteggi.

anticipate, per il successivo versamento all’apposito capitolo di entrata del bilancio dello Stato.

Art. 9. Comunicazione dei dati al centro elettronico. 1. Gli uffici interessati debbono comunicare, in tempo utile, al centro elettronico di cui all’articolo 8, per ciascun nominativo, tutti i dati necessari per la compilazione dei documenti di spesa, nonché ogni variazione che intervenga successivamente. 2. Le comunicazioni di cui al comma i possono essere effettuate anche per mezzo di messaggi trasmessi con terminale collegato con il centro elettronico. In tale caso, i dati debbono essere riportati su appositi modelli da far pervenire alla stazione di teletrattamento in tempo utile per le operazioni di trasmissione.

CAPO III BENI E SERVIZI

Art. 10. Invio dei documenti di spesa. 1. I documenti di spesa presupposti a cura del centro elettronico sono trasmessi agli uffici interessati in tempo utile per gli opportuni riscontri e per le operazioni di pagamento. Art. 11. Fondo scorta. 1. Per provvedere alle spese minute ed alla corresponsione nei casi previsti dalle disposizioni legislative o regolamentari vigenti in materia, di acconti ed anticipi al personale, nonché alle spese da farsi, previa autorizzazione dei competenti uffici del Dipartimento della pubblica sicurezza, in occorrenze straordinarie per le quali sia indispensabile il pagamento immediato, è assegnato alle questure un fondo scorta, destinato a fronteggiare le esigenze degli uffici e reparti della Polizia di Stato di ciascuna provincia. I criteri per l’impiego di detto fondo sono stabiliti con le modalità di cui all’art. 2 della legge 15 giugno 1959, n. 451. 2. Il fondo stesso è consentito dalle erogazioni effettuate dalle prefetture, dai commissari del Governo nelle provincie di Trento e Bolzano e dalla presidenza della giunta regionale della Valle d’Aosta sull’apposito capitolo di bilancio e viene, di volta in volta, reintegrato con le somministrazioni disposte sui competenti capitoli di spesa. 3. Il riparto di detto fondo è disposto dal questore, secondo le direttive del Dipartimento della pubblica sicurezza, tra il proprio ufficio e gli altri uffici e reparti della provincia. 4. Analogo fondo è assegnato al reparto autonomo del Ministero dell’interno, nonché agli istituti ed alla scuola di cui al comma 5 dell’art. 2. 5. L’impiego del fondo scorta è disposta dai titolari degli uffici, reparti ed istituti interessati. 6. La gestione del fondo scorta viene chiusa, alla fine di ciascun esercizio, con la restituzione alle prefetture, ai commissariati del Governo nelle provincie di Trento e Bolzano ed alla presidenza della giunta regionale della Valle d’ Aosta delle somme

Art. 12. Contratti. 1. L’Amministrazione della pubblica sicurezza provvede con contratti a tutte le forniture, trasporti, acquisti, alienazioni, affitti e lavori, nonché all’approvvigionamento di quant’altro occorra per il funzionamento dei propri servizi. 2. La stipulazione dei contratti è proceduta da asta pubblica, licitazione privata, appalto-commesse o trattativa privata, secondo le norme della legge sull’amministrazione del patrimonio e sulla contabilità generale dello Stato e del relativo regolamento. Art. 13. Contratti di locazione di immobili. 1. Per la stipulazione dei contratti di locazione di immobili di privati o di enti pubblici ad uso della Polizia di Stato e dell’ Arma dei carabinieri, il nulla osta alla spesa da parte del Ministero delle finanze Direzione generale del demanio è richiesto ove l’importo contrattuale superi le lire 300 milioni (pari a euro 154.937,06). 2. Per il pagamento dei fitti di detti immobili, possono essere autorizzate aperture di credito a favore dei funzionari delegati di cui all’art. 1. Art. 14. Servizi in economia. L’ Amministrazione della pubblica sicurezza provvede, in economia, ai lavori, alle provviste ed ai servizi di cui all’apposito regolamento del Ministero dell’interno, predisposto ai sensi dell’art. 8 della legge sull’amministrazione del patrimonio e sulla contabilità generale dello Stato. Art. 15. Albo dei fornitori. 1. Al fine di facilitare lo scrutinio delle domande di ammissione alle gare indette dal Dipartimento della pubblica sicurezza, è istituito un albo dei fornitori di beni e servizi occorrenti per il funzionamento dei servizi dell’ Amministrazione della pubblica sicurezza. Art. 16. Tenuta dell’albo. 1. Con decreto ministeriale, sono stabilite le norme per la tenuta dell’albo di cui all’articolo 15. Art. 17. Capitolati d’oneri. 1. Per i contratti di cui al comma i dell’art. 12, l’Amministrazione della pubblica sicurezza si avvale di capitolati generali d’oneri, anche di altre Amministrazioni, approvati previo parere del Consiglio di Stato. 2. Per le materie non previste dai capitolati generali o quando la specificità della fornitura o del servizio lo richieda, l’Amministrazione puè predispotre capitolati speciali d’oneri, da sottoporre al preventivo parere del comitato di cui all’art. 22.

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3. I capitolati generali d’oneri possono non essere allegati ai contratti, purché in essi se ne faccia esplicita menzione. 4. I particolari tecnici per ogni provvista o lavoro, ove non indicati nei capitolati d’oneri, debbono essere specificati nel contratto; possono omettersi, in tutto o in parte, quando il contratto prevede l’accettazione della provvista o lavoro in base a descrizione tecnica o a campione approvati dall’ Amministrazione. Art. 18. Clausola compromissoria. 1. Per la soluzione delle eventuali controversie non potute comporre in via amministrativa, nei capitoli d’oneri o, in mancanza, nei contratti può essere prevista, a norma dell’art. 808 del codice di procedura civile, la clausola compromissoria, che deve, comunque, essere formulata nel modo prescritto dall’Amministrazione della pubblica sicurezza. Art. 19. Stipulazione dei contratti. I contratti possono essere stipulati presso il Dipartimento della pubblica sicurezza o, su determinazione dello stesso Dipartimento, presso le prefetture, i commissariati del Governo nelle provincie di Trento e Bolzano e la presidenza della giunta regionale della Valle d’ Aosta. Art. 20. Controllo preventivo della Corte dei conti. 1. I decreti di approvazione dei contratti sono sottoposti alla registrazione preventiva della Corte dei conti quando superano i limiti di valore previsti dalle vigenti disposizioni. 2. Nei casi di urgenza, espressamente motivati, i decreti di approvazione dei contratti sono sottoposti alla registrazione preventiva della Corte dei conti quando superano l’importo di lire 20 milioni (pari a euro 10.329,13); per gli stessi motivi, i decreti con i quali si autorizzano altre spese, se l’autorizzazione non è contemporanea all’emissione dell’ordine di pagamento, sono sottoposti alla registrazione preventiva quando superano l’importo di lite 10 milioni (pari a euro 5.164,56). Art. 21. Tacito rinnovo dei contratti. 1. I contratti aventi per oggetto somministrazioni di beni o esecuzione continuata di servizi possono prevedere la facolta’ di tacito rinnovo, di anno in anno, per un periodo massimo complessivo non superiore a nove anni. 2. In tale caso, il limite di cui all’articolo 20 va riferito al valore di ciascuna annualità. Art. 22. Comitato tecnico-consultivo. 1. Il decreto del Presidente della Repubblica 18 ottobre 1969, n. 1279, concernente l’istituzione della commissione consultiva per le forniture occorrenti per i servizi e le forze di polizia, è abrogato. 2. È istituito, presso il Dipartimento della pubblica sicurezza, un comitato tecnico-consultivo, avente il compito di esprimere parere, anche di massima, dal lato tecnico-economico, su tutte le forniture occor-

renti per i servizi cui l’Amministrazione della pubblica sicurezza deve provvedere, nonché sulle alienazioni dei materiali. 3. Per le forniture previste dal primo e secondo comma dell’art. 14 della legge 28 settembre 1942, n. 1140, si applica il disposto del terzo comma dell’articolo medesimo, modificato dall’art. 10 della legge 4 gennaio 1943, n. 20. 4. Lo stesso comitato può essere sentito su qualsiasi argomento o questione riguardante i servizi tecnico-logistici e le gestioni patrimoniale e finanziaria su cui il capo della Polizia reputi opportuno interpellarlo. Art. 23. Composizione del comitato tecnicoconsultivo. 1. Il comitato tecnico-consultivo di cui all’art. 22 è presieduto dal direttore centrale dei servizi tecnico-logistici e della gestione patrimoniale ed è composto da: a) il direttore del servizio anticrimine della direzione centrale della polizia criminale; b) il direttore del servizio affari generali della direzione centrale per gli affari generali; c) il direttore del servizio antiterrorismo e operazioni speciali della direzione centrale per la polizia di prevenzione; d) il direttore del servizio scuole della direzione centrale per gli istituti di istruzione; e) i direttori dei servizi accasermamento, forze di polizia, equipaggiamento e casermaggio, impianti tecnici e telecomunicazioni e motorizzazione della direzione centrale dei servizi tecnico-logistici e della gestione patrimoniale; f) il direttore dell’ufficio programmazione e bilancio della direzione centrale per i servizi di ragioneria; g) un funzionario del Ministero del tesoro Ragioneria generale dello Stato Ispettorato generale di finanza, con qualifica di dirigente superiore. 2. Per ciascuno dei suddetti componenti, è nominato un supplente con qualifica dirigenziale. 3. Il presidente ha facoltà di consentire l’intervento alle sedute dei direttori delle divisioni interessate o di altri funzionari, per illustrazioni e chiarimenti o per quant’altro occorra per l’esame e la valutazione delle materie iscritte all’ordine del giorno. 4. In caso di assenza o impedimento del presidente, ne fa le veci il componente più anziano tra quelli di cui alle lettere a), b), c), d), e) e f) del comma 1. Detto componente è, a sua volta, sostituito dal proprio supplente. 5. Il comitato è integrato da almeno due esperti scelti dal presidente tra i funzionari compresi nell’elenco previsto dal comma 8, in relazione alle materie iscritte all’ordine del giorno di ciascuna riunione. 6. Un funzionario dell’Amministrazione civile dell’interno in servizio presso il Dipartimento della pubblica sicurezza esercita le funzioni di segretario.

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7. Il presidente, i componenti ed il segretario del comitato sono nominati con decreto del Ministro dell’interno. 8. Con lo stesso decreto, si provvede alla formazione di un elenco di esperti, nel quale sono iscritti, su designazione dei rispettivi Ministeri, dipendenti in attività di servizio di Amministrazioni statali diverse da quelle indicate nel comma 1, con qualifica non inferiore a direttore di sezione o equiparata, che abbiano particolare competenza tecnica nelle materie oggetto dell’attività consultiva del comitato.

3. Sono fatte salve le disposizioni inerenti ai collaudi Contenute nei capitolati generali d’oneri, anche di altre Amministrazioni, cui si fa riferimento nei contratti, negli eventuali capitolati speciali d’oneri e nel regolamento per i lavori, le provviste ed i servizi da eseguirsi in economia da parte degli uffici centrali e periferici del Ministero dell’interno. 4. Per determinate forniture, può essere provveduto al relativo collaudo, mediante commissione speciale, da nominarsi con decreto ministeriale.

Art. 24. Pareri del Consiglio di Stato. 1. I progetti di contratti di cui all’art. 12 debbono essere comunicati al Consiglio di Stato, per averne il parere, quando l’importo previsto superi le lire 750 milioni (pari a euro 387.342,67), per i contratti da stipularsi a trattativa privata, o le lire 1.500 milioni (pari a euro 774.685,34), per i contratti da stipularsi a seguito di pubblico incanto, licitazione privata o appaltoconcorso. 2. Detti limiti, per i contratti di cui al comma 1 dell’art. 21, vanno riferiti al valore di ciascuna annualità. 3. Il parere deve essere reso non oltre il termine di 60 giorni dal ricevimento della richiesta. Nei casi dichiarati urgenti nella richiesta stessa l’Amministrazione può prescindere dall’acquisizione del parere ove questo non sia adottato entro 30 giorni dal ricevimento della richiesta medesima. Si applicano in ogni caso le disposizioni dell’art. 16, comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241.

CAPO IV SERVIZIO DI CASSA

Art. 25. Deroghe in ordine a pareri del Consiglio di Stato. 1. Per l’acquisto di autoveicoli, motoveicoli, aeromobili, natanti, mezzi di trasporto in genere e loro parti di ricambio, prodotti dall’industria nazionale, nonché per l’acquisto di carburanti e lubrificanti, destinati alla Polizia di Stato e forniti dall’industria nazionale, si applica il disposto dell’art. 5 bis della legge sull’amministrazione del patrimonio e sulla contabilità generale dello Stato. Art. 26. Collaudi. 1. Tutti i lavori e tutte le forniture eseguiti ad appalto o in economia sono soggetti, salvo speciali disposizioni in contrario, a collaudo, parziale o finale. 2. Per ognuno dei centri di raccolta di materiali e mezzi, telecomunicazioni e motorizzazione di cui all’art. 31 della legge 1° aprile 1981, n. 121, è istituita una commissione di collaudo, composta da un funzionario dei ruoli della Polizia di Stato, con qualifica non inferiore a vice questore aggiunto o equiparata, che la presiede, da un esperto scelto tra i funzionari dell’Amministrazione dello Stato e dal consegnatario del centro interessato. Il presidente, i componenti ed il segretario della commissione sono nominati con decreto del Ministro dell’interno. Le funzioni di segretario sono esercitate dallo stesso consegnatario.

Art. 27. Custodia dei fondi. 1. La custodia dei fondi, dei titoli e dei valori va effettuata in una o due casseforti, a più congegni di chiusura, le cui chiavi sono affidate, separatamente, agli agenti indicati nel presente capo. 2. Detti agenti sono solidalmente responsabili della custodia. 3. Nelle casseforti possono essere custoditi denaro contante, avvisi di emissione di ordinativi di pagamento, marche da bollo, vaglia cambiari e postali, assegni circolari ed ogni altro titolo che sia considerato come denaro dell’Amministrazione, nonché i fondi, i titoli, i valori e gli oggetti preziosi comunque affidati all’ufficio o reparto per l’amministrazione o per la custodia. 4. Nelle casseforti non possono essere custoditi denaro, oggetti e valori in genere di proprietà privata, tranne quelli del dipendente personale defunto. Art. 28. Casse delle questure e del reparto autonomo del Ministero dell’interno. 1. Le questure ed il reparto autonomo del Ministero dell’interno sono dotati di due casseforti, di cui una corrente, per il movimento dei fondi destinati a soddisfare le esigenze giornaliere, e l’altra di riserva, per la custodia dei fondi eccedenti tali esigenze. 2. La somma massima che a fine giornata può rimanere depositata nella cassa corrente, in relazione alle esigenze, è determinata dal funzionario responsabile del competente ufficio di amministrazione e contabilità; tale somma non può, comunque, superare il limite di lire 2.400.000 (pari a euro 1.239,50). 3. Il passaggio dei fondi dalla cassa di riserva a quella corrente, per i pagamenti da effettuare nella giornata, ed il versamento da questa ultima cassa a quella di riserva sono disposti dallo stesso funzionario. 4. Le chiavi, con i relativi duplicati, di ciascuna delle due casseforti sono tenute: una dal predetto funzionario e l’altra dal cassiere. Art. 29. Casse degli uffici e reparti. 1. Gli uffici e reparti della Polizia di Stato ai cui titolari sono affidate le attribuzioni di funzionario delegato non titolare di contabilità speciale sono dotati di due casseforti, di cui una per la custodia dei fondi accredi-

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tati direttamente dal Ministero e l’altra per la custodia di fondi di diversa provenienza. 2. Le chiavi, con i relativi duplicati, di ciascuna delle due casseforti sono tenute: una dal titolare dell’ufficio o reparto interessato e l’altra dal cassiere. 3. Gli altri uffici e reparti della Polizia di Stato presso i quali occorre provvedere alla custodia di fondi sono dotati di una sola cassaforte, le cui chiavi, con i relativi duplicati, sono tenute: una dal titolare dell’ufficio o reparto interessato e l’altra dal cassiere. 4. Il titolare dell’ufficio o reparto interessato può affidare, sotto la propria responsabilità, la chiave di cui è in possesso, con il relativo duplicato, al funzionario responsabile dell’ufficio di amministrazione e contabilità.

zano ed il presidente della giunta regionale della Valle d’Aosta, a mezzo di un proprio incaricato, dispongono, almeno trimestralmente, verifiche di cassa presso gli uffici e reparti della Polizia di Stato e presso gli istituti e la scuola di cui al comma 5 dell’art. 2.

Art. 30. Nomina e responsabilità del cassiere. 1. Le funzioni di cassiere sono conferite, previa comunicazione al Dipartimento della pubblica sicurezza, con provvedimento formale del titolare dell’ufficio o reparto cui è affidata la gestione dei fondi, ad un appartenente ai ruoli dell’Amministrazione civile dell’interno con qualifica funzionale non inferiore al sesto livello. Detto dipendente deve avere un’anzianità di servizio non inferiore a tre anni. 2. Ferma restando la responsabilità di cui al comma 2 dell’art. 27, il cassiere risponde anche della regolarità delle riscossioni e dei pagamenti.

Art. 34. Assenza o cessazione dalle funzioni del cassiere. Nel caso di assenza o altro legittimo impedimento del cassiere o di cessazione dalle proprie funzioni, si procede, con l’intervento del responsabile del competente ufficio di amministrazione e contabilità o in mancanza, del titolare dell’ufficio o reparto interessato, alla ricognizione del denaro, dei titoli, dei valori e di quant’altro custodito nelle casse, nonché alla consegna degli stessi e delle chiavi, con i relativi duplicati, al cassiere subentrante. 2. Tali operazioni debbono risultare da una dichiarazione da apporti sui registri di cassa, previa chiusura delle scritture contabili. La dichiarazione medesima deve essere sottoscritta da tutti gli intervenuti. In caso di cessazione dalle funzioni, deve essere redatto apposito verbale di passaggio di consegne.

Art. 31. Registri di cassa. 1. Tutte le operazioni di entrata e di uscita debbono essere registrate, giornalmente, in un apposito giornale di cassa. Detto giornale di cassa deve essere conforme al modello prescritto dal Dipartimento della pubblica sicurezza e tenuto senza alterazioni o cancellature; le eventuali correzioni debbono essere eseguite mediante successive registrazioni di rettifica, facendo opportuni richiami alle partite corrette. 2. Presso gli uffici e reparti di cui al comma 1 dell’art. 29, sono tenuti due analoghi registri, in corrispondenza delle gestioni dei fondi ad essi affidate. 3. Le operazioni che interessano la cassa di riserva, oltreché sul giornale di cassa di cui al comma 1, debbono essere annotate anche su un apposito registro dei valori depositati nella stessa cassa di riserva. 4. Le registrazioni concernenti le operazioni contabili sopraindicate e la tenuta delle relative scritture possono essere effettuate mediante l’impiego di sistemi di elaborazione elettronica dei dati. In tale caso, al termine di ogni giornata in cui sono stati eseguiti movimenti nei registri previsti dal presente articolo, debbono essere stampate le pagine del registro interessato al movimento, con l’indicazione del numero progressivo e delle operazioni di entrata e di uscita. Art. 32. Verifiche di cassa. 1. I prefetti, i commissari del Governo nelle provincie di Trento e Bol-

Art. 33. Verbali di verifica. 1. Le verifiche di cassa debbono risultare da apposito verbale, da redigersi in triplice esemplare, di cui uno per l’ufficio, reparto o istituto ispezionato, uno per il questore o per il direttore dell’istituto ed uno per l’organo che ha disposto la verifica. 2. I verbali delle verifiche di cassa effettuate presso il reparto autonomo del Ministero dell’interno sono redatti in duplice esemplare, di cui uno per lo stesso reparto ed uno per il prefetto.

Art. 35. Disposizioni particolari per il passaggio di consegne. 1. Il cassiere che, per malattia, o per altra causa impeditiva, non possa presenziare alle operazioni di cui all’art. 34, deve: a) darne tempestiva comunicazione al titolare dell’ufficio o reparto da cui dipende; b) inviare al titolare medesimo le chiavi di cassa, a mezzo di altro dipendente munito di delega a rappresentarlo ed a sottoscrivere, per suo conto, gli atti relativi al passaggio di consegne. 2. Qualora il cassiere sia nella impossibilità di ottemperare agli adempimenti di cui al comma 1, il titolare dell’ufficio o reparto designa un proprio dipendente non corresponsabile del servizio di cassa, affinché provveda a ritirare le chiavi ed a rappresentare il cassiere nelle operazioni anzidette. 3. Il mancato intervento del cassiere e la presenza del suo rappresentante, sia fiduciario che di ufficio, nelle operazioni di passaggio delle consegne debbono risultare, a seconda dei casi, dalla dichiarazione o dal verbale di cui al comma 2 dell’art. 34. 4. In caso di morte del cassiere, si applica la procedura di cui ai commi 2 e 3.

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mentari sono a carico dei conviventi, fermo restando quanto disposto dal comma 2 dell’art. 38.

CAPO V SERVIZIO DI MENSA Art. 36. Disciplina del servizio. 1. Il servizio di mensa è disciplinato dalle norme contenute nella legge 18 maggio 1989, n. 203, riguardante nuove disposizioni per i servizi di mensa delle forze di polizia di cui all’art. 16 della legge 1° aprile 1981, n. 121, da quelle contenute nel regolamento di servizio dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28 ottobre 1985, n. 782, da quelle di cui al presente regolamento, nonché dalle istruzioni emanate dal Dipartimento della pubblica sicurezza. Art. 37. Modalità di espletamento del servizio. 1. Le mense di servizio sono, di regola, gestite direttamente dall’Amministrazione, che si avvale del personale appartenente ai ruoli dell’Amministrazione civile dell’interno, secondo le modalità stabilite con apposite istruzioni emanate dal Dipartimento della pubblica sicurezza. 2. Nel caso in cui l’Amministrazione si trovi nell’impossibilità di gestire direttamente tali mense, il relativo servizio può essere affidato in appalto. Art. 38. Fondo vitto. 1. Per il funzionamento delle mense obbligatorie di servizio, è costituito un fondo vitto, che viene somministrato dalle prefetture, dai commissariati del Governo nelle provincie di Trento e Bolzano e dalla presidenza della giunta regionale della Valle d’Aosta, a carico degli accreditamenti disposti sull’apposito capitolo di bilancio. 2. Per le mense non obbligatorie di servizio, il fondo vitto è costituito dai versamenti effettuati, ogni mese, dai conviventi a mensa e calcolati sulla base delle presenze presunte per il mese successivo, nonché, ove spettanti, dai contributi previsti dall’art. 64 della legge 1° aprile 1981, n. 121, ed erogati sull’apposito capitolo di bilancio. 3. Qualora il dipendente ammesso per la prima volta alla mensa di cui al comma 2 non disponga della somma necessaria per la costituzione del fondo vitto, si provvede d’ufficio, mediante anticipazione dal fondo scorta. La somma anticipata viene recuperata con ritenuta sullo stipendio del mese successivo. 4. Il fondo vitto è amministrato dall’ufficio, reparto o istituto presso cui la mensa è istituita. Art. 39. Utilizzazione del fondo vitto. 1. Il fondo vitto in nessun caso e per nessun motivo può essere destinato a spese diverse da quelle per l’acquisto dei generi alimentari. Art. 40. Spese per le mense non obbligatorie di servizio. 1. Le spese di impianto e di funzionamento delle mense non obbligatorie di servizio sono a carico dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, mentre quelle relative all’acquisto di generi ali-

Art. 41. Convenzioni. 1. Qualora, per il ridotto numero dei conviventi o per altri motivi, l’Amministrazione non ritenga di autorizzare l’istituzione di una mensa non obbligatoria di servizio o decida la soppressione di una già esistente, il relativo servizio può essere assicurato mediante convenzioni stipulate con altre Amministrazioni dello Stato o enti pubblici o esercizi privati dai prefetti, dai commissari del Governo nelle provincie di Trento e Bolzano e dal presidente della giunta regionale della Valle d’Aosta. Art. 42. Beneficiari. 1. Ha diritto a fruire del servizio di mensa previsto dall’art. 40 il personale degli uffici, reparti ed istituti dell’Amministrazione della pubblica sicurezza in servizio nella stessa sede in cui sono istituite le mense o sono ubicati gli esercizi privati convenzionati. 2. Ha diritto, altresì, a fruire delle mense il personale dell’Amministrazione della pubblica sicurezza in transito per ragioni di servizio. 3. È in facoltà del Dipartimento della pubblica sicurezza di impartire istruzioni per l’ammissione alle mense anche di personale delle altre Amministrazioni dello Stato, stabilendone le modalità. Art. 43. Oneri a carico dei conviventi. 1. Nel caso in cui la mensa non obbligatoria di servizio sia gestita direttamente dall’Amministrazione, la composizione della razione viveri e la quota vitto giornaliera a carico di ciascun convivente sono stabilite, nei limiti e secondo i criteri fissati dal Dipartimento della pubblica sicurezza, dalla commissione prevista dall’art. 44. 2. Qualora, invece, la gestione della mensa venga affidata in appalto comprensivo anche dell’approvvigionamento dei generi alimentari, la commissione determina soltanto la composizione della razione viveri. 3. In quest’ultimo caso, la quota vitto giornaliera a carico dei conviventi viene fissata dal Dipartimento della pubblica sicurezza. Detta quota, al netto del contributo previsto dall’art. 64 della legge 1° aprile 1981, n. 121, ove spettante, va corrisposta dai conviventi medesimi all’ufficio, reparto o istituto competente, che provvede ai sensi dell’art. 47. 4. Ove nella stessa provincia esistano mense a gestione diretta e mense in appalto, la composizione della razione viveri è unica. Art. 44. Commissione per il vitto. 1. Per l’espletamento dei compiti di cui all’art. 43, è istituita, presso ogni questura, una commissione, nominata dal questore e composta da: a) il vice questore vicario-presidente; b) cinque appartenenti ai ruoli del personale della Polizia di Stato, di cui due designati dai sindacati

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più rappresentativi a livello provinciale, da scegliersi tra il personale in servizio negli uffici, reparti o istituti della provincia-membri; c) un appartenente ai ruoli professionali dei sanitari della Polizia di Stato-membro. 2. Le funzioni di segretario sono esercitate da un appartenente ai ruoli della Polizia di Stato con qualifica non inferiore a sovrintendente.

conseguenti alla soppressione delle gestioni fuori bilancio.

Art. 45. Contributo. 1. Il contributo di cui all’art. 64 della legge 1° aprile 1981, n. 121, ove spettante, va erogato: a) all’ufficio, reparto o istituto competente, per le mense gestite direttamente dall’Amministrazione; b) alla ditta contraente, per le mense affidate in appalto comprensivo dell’approvvigionamento dei generi alimentari; c) all’Amministrazione dello Stato, all’ente pubblico od al titolare dell’esercizio privato, per il servizio mensa previsto dalle apposite convenzioni.

CAPO VI GESTIONI DEI MATERIALI

Art. 46. Consistenza di mense obbligatorie e non obbligatorie di servizio. 1. Allorché nello stesso ufficio, reparto o istituto coesistono una mensa obbligatoria ed una mensa non obbligatoria di servizio, le relative contabilità debbono essere separate. 2. In tale caso, il convivente non avente diritto alla mensa obbligatoria di servizio è tenuto a corrispondere all’ufficio, reparto o istituto competente il controvalore della razione viveri e delle integrazioni vitto e generi di conforto, stabilito dal Ministero della difesa, al netto del contributo previsto dall’art. 64 della legge 1° aprile 1981, n. 121, ove spettante. Art. 47. Mense di servizio affidate in appalto comprensivo dell’approvvigionamento dei generi alimentari. 1. Nel caso di coesistenza di una mensa obbligatoria e di una mensa non obbligatoria di servizio, affidate in appalto comprensivo dell’approvvigionamento dei generi alimentari, la somma riscossa dal competente ufficio, reparto o istituto ai sensi del comma 2 dell’art. 46 è corrisposta, con le modalità previste dal contratto, alla ditta affidataria dell’appalto medesimo, al pari del controvalore della razione viveri e delle integrazioni vitto e generi di conforto, dovuto per gli aventi diritto alla mensa obbligatoria. Art. 48. Rendicontazione. 1. La contabilità della mensa dell’ufficio, reparto o istituto deve dimostrare gli introiti, gli acquisti, i prelevamenti ed i consumi dei generi alimentari per la confezione del vitto giornaliero. 2. La contabilità delle mense obbligatorie di servizio è resa mensilmente alle prefetture, ai commissariati del Governo di Trento e di Bolzano ed alla presidenza della giunta regionale della Valle d’Aosta, competenti per territorio. 4. La contabilità delle mense non obbligatorie di servizio è resa secondo le specifiche disposizioni

Art. 49. Vigilanza. 1. Il titolare di ciascun ufficio, reparto o istituto presso il quale è istituita una mensa di servizio vigila, anche a mezzo di un proprio incaricato, sul funzionamento della mensa medesima.

Art. 50. Attività di gestione. 1. La gestione dei materiali di proprietà dell’Amministrazione della pubblica sicurezza comprende le operazioni, gli atti ed i fatti che comportano modificazioni nella consistenza e nel valore dei materiali medesimi e che riguardano l’approvvigionamento, ricezione, collaudo, custodia, conservazione, distruzione, con eventuale recupero di parti, manutenzione, distribuzione, revisione, riparazione e trasformazione dei materiali, nonché l’alienazione dei beni dichiarati fuori uso. Art. 51. Alienazione. 1 I beni mobili acquistati dall’Amministrazione della pubblica sicurezza divenuti inservibili e non suscettibili di ulteriore impiego o tecnicamente superati sono alienati a cura della stessa Amministrazione oppure ceduti gratuitamente alla Croce rossa italiana, in caso di accertata impossibilità di alienazione, ovvero quando lo scarso valore dei materiali medesimi sconsigli l’espletamento di qualsiasi procedura di vendita. 2. L’accertamento che i beni medesimi sono divenuti inservibili e non suscettibili di ulteriore impiego o che gli stessi sono tecnicamente superati e la determinazione del valore di stima di detti beni sono effettuati da una commissione dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, con la partecipazione di un funzionario dell’ufficio tecnico erariale competente per territorio, mediante apposito verbale da redigersi a seguito di sopralluogo. 3. Quando il valore di stima non superi un milione di lire, l’alienazione può effettuarsi con il sistema della vendita in economia a privati. Art. 52. Organi preposti alla gestione. 1. La gestione dei materiali acquistati dall’Amministrazione della pubblica sicurezza è affidata ai centri di raccolta di materiali e mezzi, telecomunicazioni e motorizzazione di cui all’art. 31 della legge 1° aprile 1981, n. 121, i quali provvedono, ciascuno per il settore di propria competenza, alla ricezione, collaudo, custodia, conservazione, riparazione e distribuzione dei materiali, al recupero per la riparazione, la trasformazione e l’utilizzazione dei materiali non più idonei all’uso, nonché alla distruzione ed alla alienazione di quelli dichiarati fuori uso. 2. I materiali affluiti nei predetti centri vengono dati in consegna ad agenti contabili-consegnatari, nominati con decreto del Capo della Polizia, i quali

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sono responsabili «per debito di custodia» e tenuti alla resa del prescritto conto giudiziale. Non si applicano, nei confronti degli stessi consegnatari, le norme di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 novembre 1979, n. 718. 3. I Centri di cui al comma 1 sono sottoposti al controllo del Ministero del tesoro Ragioneria generale dello Stato, ai sensi dell’art. 3 della legge 28 luglio 1939, n. 1037, nonché al riscontro della Corte dei conti, a norma del testo unico approvato con regio decreto 12 luglio 1934, n. 1214, e successive modificazioni. 4. Presso gli uffici, reparti ed istituti della Polizia di Stato, sono istituiti magazzini di servizio, per la conservazione e la distribuzione dei materiali – ivi compresi quelli forniti dal Provveditorato generale dello Stato – occorrenti per il funzionamento di detti organismi. I rispettivi consegnatari «per debito di vigilanza» rispondono della consistenza e della conservazione dei materiali ad essi affidati e ne dimostrano i movimenti ai consegnatari «per debito di custodia» dai quali ricevono i materiali stessi, con l’osservanza delle istruzioni emanate dal Dipartimento della pubblica sicurezza o dal Provveditorato generale dello Stato, a seconda dei casi. Art. 53. Attribuzioni dei direttori dei centri. 1. I direttori dei centri di raccolta di materiali e mezzi, telecomunicazioni e motorizzazione esercitano le attribuzioni per assicurare la custodia e la conservazione dei materiali. In particolare: a) accertano le responsabilità amministrativocontabili, ai sensi delle vigenti disposizioni; b) dispongono le verifiche dei magazzini e la ricognizione dei materiali ivi esistenti; c) raccolgono le richieste di fabbisogno di materiali provenienti dai vari magazzini di servizio e le inoltrano, con il proprio parere, al Dipartimento della pubblica sicurezza; d) dispongono i movimenti dei materiali e convalidano i relativi documenti; e) coordinano l’attività dei consegnatari; f) vigilano sulla regolarità e tempestività della distribuzione dei materiali; g) accertano la quantità e la destinazione dei materiali consumati e formulano la previsione dei fabbisogni. Art. 54. Assunzioni in carico. 1. I materiali comunque acquistati debbono essere introdotti nei centri di cui al comma 1 dell’art. 52 ed assunti in carico dagli agenti contabili-consegnatari. 2. Per esigenze particolari, detti materiali possono essere assegnati agli uffici, reparti ed istituti della Polizia di Stato direttamente dai luoghi di produzione o di cessione, previo collaudo favorevole ed assunzione in carico. 3. Il Dipartimento della pubblica sicurezza può disporre che i materiali che non possono essere intro-

dotti nei centri, per esigenze particolari e contingenti, siano lasciati in temporanea custodia presso terzi. In tale caso, i materiali sono ugualmente assunti in carico dal competente agente contabileconsegnatario. 4. L’affidamento in temporanea custodia deve risultare da atto sottoscritto dalle parti, inteso a regolare, altresì, i rapporti tra l’Amministrazione ed i terzi per tale custodia, con particolare riguardo alle cautele per la salvaguardia dei diritti di proprietà dell’Amministrazione sui materiali in questione. 5. I responsabili amministrativi della gestione dei materiali presso l’ufficio, il reparto o l’istituto interessato, quando non diversamente disposto dal Dipartimento della pubblica sicurezza, sono tenuti a vigilare affinché sia assicurata la custodia, la buona conservazione, nonché la pronta disponibilità dei materiali in temporanea consegna a terzi. Art. 55. Modalità del servizio. 1. Le modalità per le classificazioni, le nomenclature, le assegnazioni, i movimenti, la distribuzione e l’impiego dei materiali, nonché per le operazioni di gestione degli stessi sono disciplinate da apposite istruzioni del Dipartimento della pubblica sicurezza. Art. 56. Spese per il funzionamento dei centri. 1. Alle spese di impianto, adattamento, manutenzione e funzionamento dei centri di cui al comma 1 dell’art. 52 provvede l’Amministrazione della pubblica sicurezza. Art. 57. Spese per il vestiario e l’equipaggiamento. 1. Per la fornitura degli effetti di corredo, di vestiario e di equipaggiamento al personale della Polizia di Stato continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti anteriormente alla data di entrata in vigore della legge 1° aprile 1981, n. 121. Art. 58. Assegnazione e rinnovo del vestiario. 1. Le serie di capi di vestiario spettanti al personale della Polizia di Stato e le modalità ed i tempi per il rinnovo degli stessi sono disciplinati da apposito decreto ministeriale. Art. 59. Risarcimento danni al vestiario ed agli oggetti personali. 1. Il personale della Polizia di Stato autorizzato ad espletare le proprie mansioni in abiti civili, che subisca un danno ai propri effetti di vestiario od oggetti personali, può chiedere all’Amministrazione, con documentata istanza, il relativo risarcimento, qualora il fatto sia avvenuto per ragioni di servizio. 2. Il risarcimento è limitato al valore del capo od oggetto all’epoca del deterioramento. Art. 60. Armamento. 1. All’acquisto dell’armamento individuale e di reparto, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 1986, n. 135, nonché del relativo munizionamento provvede l’Amministrazione della pubblica sicurezza, con l’osservanza, ove prescritto, delle particolari

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condizioni tecniche approvate dal Ministero della difesa. 2. Ai fini del collaudo di detti materiali, le commissioni previste dall’art. 26 possono avvalersi della consulenza degli organi tecnici del Ministero della difesa, i quali provvedono alla sorveglianza tecnica sulle lavorazioni e sulle prove, secondo le particolari condizioni stabilite dallo stesso Ministero. 3. Le spese per la sorveglianza sulle lavorazioni e sulle prove effettuate da parte del Ministero della difesa sono a carico dell’Amministrazione della pubblica sicurezza. 4. Sono pure a carico dell’Amministrazione della pubblica sicurezza le spese per la riparazione e la manutenzione ordinaria delle armi, individuali e di reparto. CAPO VII ATTIVITÀ ASSISTENZIALI, SPORTIVE E RICREATIVE Art. 61. Assistenza religiosa. 1. Le spese conseguenti all’assistenza religiosa in favore del personale della Polizia di Stato, prevista dall’art. 69 della legge 1° aprile 1981, n. 121, e dall’art. 76 del regolamento di servizio dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28 ottobre 1985, n. 782, sono a carico dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, previa stipula di apposite convenzioni. Art. 62. Attività sportiva. 1. Le spese inerenti all’educazione fisica ed all’attività sportiva finalizzate a scopi addestrativi istituzionali del personale della Polizia di Stato e quelle per l’attività sportiva delle «Fiamme Oro», di cui all’art. 77 del regolamento di servizio dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28 ottobre 1985, n. 782, ivi comprese le spese per l’acquisto, la manutenzione e la riparazione di attrezzi e di materiale ginnico-sportivo, nonché quelle per l’acquisto di premi sono a carico dell’Amministrazione della pubblica sicurezza. Art. 63. Provvidenze al personale ed ai relativi familiari. 1. In favore del personale della Polizia di Stato in servizio, di quello cessato dal servizio e delle loro famiglie possono essere erogati, a carico dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, contributi e borse di studio, secondo i criteri stabiliti, a norma di legge, dal consiglio di amministrazione del Ministero dell’interno, integrato con i rappresentanti del personale della Polizia di Stato. 2. Sono, altresì, a carico dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, nei limiti degli appositi stanziamenti di bilancio, gli oneri per la concessione di sovvenzioni per spese funerarie e trasporto salme alle famiglie del personale della Polizia di Stato riconosciuto «vittima del dovere» o deceduto per

causa di servizio, nonché le spese di viaggio e di soggiorno dei parenti del personale deceduto o in pericolo di vita per eventi connessi all’espletamento del servizio. 3. Restano ferme le norme di cui all’art. 8 della legge 13 agosto 1980, n. 466. Art. 64. Ricorrenze e celebrazioni. 1. Le spese per l’acquisto di corone di fiori e per altre forme di cordoglio e partecipazione, in occasione di ricorrenze e celebrazioni, sono a carico dell’Amministrazione della pubblica sicurezza. Art. 65. Attività ricreative. 1. Alle attività di cui all’art. 79 del regolamento di servizio dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28 ottobre 1985, n. 782, provvede l’Amministrazione stessa secondo le disposizioni vigenti. Per sopperire all’impossibilità di provvedere direttamente alle predette attività, l’Amministrazione può avvalersi delle strutture organizzative e funzionali del Fondo di assistenza per il personale della pubblica sicurezza, istituito con legge 12 novembre 1964, n. 1279, secondo le modalità da concordare con il Fondo stesso. 2. Ai fini di cui al comma 1, l’Amministrazione della pubblica sicurezza può destinare appositi locali idoneamente attrezzati nelle sedi di servizio, scuole, caserme e altre infrastrutture della Polizia di Stato ed assicurare, comunque, i servizi necessari. CAPO VIII SERVIZI A PAGAMENTO Art. 66. Disciplina dei servizi. 1. I servizi a richiesta di enti non statali e di privati sono disciplinati dalle disposizioni contenute nell’art. 41 del regolamento di servizio dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28 ottobre 1985, n. 782, nonché da quelle di cui al presente regolamento e dalle istruzioni emanate dal Dipartimento della pubblica sicurezza. Art. 67. Oneri a carico dei richiedenti. 1. Fermo restando quanto disposto dall’art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1987, n. 240, recante nuove norme sull’ordinamento della banda musicale della Polizia di Stato, e dall’art. 18 del regolamento per l’esecuzione del testo unico delle norme sulla disciplina della circolazione stradale, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1959, n. 420, per i servizi di cui all’art. 66 sono dovuti dai richiedenti gli importi all’uopo determinati dalla legge o in forza delle apposite convenzioni previste dall’art. 41 del regolamento di servizio dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, approvato con decreto del

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Presidente della Repubblica 28 ottobre 1985, n. 782.

CAPO IX DISPOSIZIONI VARIE

Art. 68. Fidejussione. 1. Con la prescritta richiesta del servizio, gli interessati debbono impegnarsi a far pervenire al competente ufficio della Polizia di Stato, non appena a conoscenza del presumibile costo, a garanzia dell’obbligazione, fidejussione bancaria od assicurativa d’importo maggiorato del dieci per cento rispetto a quello preventivato per l’espletamento del servizio medesimo. 2. L’esecuzione del servizio richiesto è subordinata alla ricezione della predetta fidejussione bancaria od assicurativa.

Art. 74. Alloggi di servizio. 1. Le spese per gli alloggi collettivi di servizio, ivi comprese quelle inerenti alle strutture interne ed agli arredi ed oggetti di casermaggio necessari per gli alloggi medesimi e per i relativi servizi e pertinenze strettamente connessi alla funzionalità degli alloggi medesimi, sono a totale carico dell’Amministrazione. 2. Per gli alloggi di servizio individuali, si applicano le disposizioni che disciplinano la materia.

Art. 69. Modalità per gli addebiti. 1. Eseguita la prestazione, l’ufficio della Polizia di Stato, sulla base dell’effettivo impiego del personale e dei mezzi, provvede all’emissione di una nota di addebito delle somme dovute e ne richiede il versamento, con imputazione all’apposito capitolo di entrata del bilancio dello Stato. 2. Qualora, per causa di forza maggiore o per altre particolari circostanze, il servizio già iniziato non possa essere portato a compimento, la somma da addebitare è limitata all’importo delle spese sostenute dall’Amministrazione per la parte del servizio effettivamente reso. Art. 70. Modalità per i versamenti. 1. Il versamento delle somme di cui all’art. 69 deve essere effettuato, a cura dell’interessato, presso la locale sezione di tesoreria provinciale dello Stato, entro dieci giorni dalla data di ricezione della nota di addebito. Entro i successivi venti giorni, la relativa quietanza deve essere consegnata al competente ufficio della Polizia di Stato, che provvede alla restituzione, per lo svincolo, della fidejussione bancaria od assicurativa. Art. 71. Spese per l’esecuzione dei servizi. 1. Le spese di cui all’art. 67 sono imputate ai capitoli dello stato di previsione del Ministero dell’interno, già istituiti per l’espletamento dei normali compiti di istituto. Art. 72. Divieto di altre remunerazioni. 1. Fuori dei casi indicati nell’art. 41 del regolamento di servizio dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28 ottobre 1985, n. 782, nessuna remunerazione è dovuta per ogni altro servizio effettuato dal personale della Polizia di Stato. Art. 73. Elargizioni spontanee. 1. Eventuali elargizioni spontaneamente offerte possono essere accettate soltanto previa espressa autorizzazione del Dipartimento della pubblica sicurezza, per essere devolute al Fondo di assistenza per il personale della pubblica sicurezza.

Art. 75. Quadrupedi. 1. All’acquisto dei quadrupedi occorrenti per le esigenze della Polizia di Stato provvede l’Amministrazione della pubblica sicurezza. 2. Sono pure a carico dell’Amministrazione della pubblica sicurezza le spese per la ferratura e la bardatura dei cavalli, nonché quelle per l’acquisto dei medicinali e per il trasporto, governo, mantenimento ed addestramento dei quadrupedi. 3. L’impiego, il governo, la cura e la gestione dei quadrupedi sono disciplinati da appositi regolamenti, da approvarsi con decreti del Ministro dell’interno, come previsto dall’art. 31, primo comma, n. 91, della legge 1° aprile 1981, n. 121. Art. 76. Spese per il servizio sanitario. 1. Le spese di impianto e di funzionamento delle sale mediche, delle infermerie e dei centri di prevenzione della Polizia di Stato, ivi comprese quelle per l’acquisto di medicinali e materiale di medicazione, nonché quelle per analisi cliniche di laboratorio, esami ed accertamenti diagnostici, e le spese per l’acquisto, riparazione e manutenzione di arredi e di apparecchiature in genere per il servizio sanitario sono a carico dell’Amministrazione della pubblica sicurezza. 2. Sono, altresì, a carico dell’Amministrazione della pubblica sicurezza le spese inerenti a quant’altro previsto dagli artt. 61, 62, 63, 64 e 65 del regolamento di servizio dell’Amministrazione medesima, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28 ottobre 1985, n. 782, e dell’ordinamento del servizio sanitario, ivi compresi i compensi dovuti ai medici estranei all’Amministrazione, nonché le spese sanitarie per il personale ausiliario della Polizia di Stato in servizio di leva, le spese per gli accertamenti di idoneità psicofisica al servizio, le spese relative agli accertamenti disposti dal Dipartimento della pubblica sicurezza per la profilassi delle malattie legate all’ambiente di lavoro ed alle condizioni di impiego del personale e le spese di degenza e di cura per infermità dipendenti da causa di servizio previste dalle vigenti disposizioni. 3. Per il pagamento dei compensi dovuti ai medici estranei all’Amministrazione incaricati, o convenzionati a visita, per particolari esigenze o situazioni ambientali, possono essere autorizzate apertu-

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re di credito a favore dei funzionari delegati di cui all’art. 1. Art. 77. Spese d’ufficio. 1. Alle spese d’ufficio per il Dipartimento della pubblica sicurezza, nonché per gli uffici, reparti ed istituti della Polizia di Stato, escluse quelle di competenza del Provveditorato generale dello Stato, provvede il Dipartimento medesimo. Art. 78. Spese per impianti tecnici e telecomunicazioni. 1. Le spese radiotelegrafoniche per gli uffici e servizi dipendenti dal Ministero dell’interno, ivi comprese quelle per l’acquisto, il noleggio, l’installazione, la gestione e la manutenzione dei relativi impianti, attrezzature, apparati e materiali speciali, sono a carico dell’Amministrazione della pubblica sicurezza. 2. Sono pure a carico dell’Amministrazione della pubblica sicurezza le spese per l’acquisto, il noleggio, l’installazione, la gestione e la manutenzione di attrezzature, apparati e materiali speciali, elettronici, televisivi, di trasmissione ed elaborazione dati, di amplificazione e diffusione sonora, nonché quelle per il funzionamento dei centri operativi, elettronici e di riproduzione del Dipartimento della pubblica sicurezza e degli uffici, reparti ed istituti della Polizia di Stato. Art. 79. Spese per i servizi di ordine pubblico e di sicurezza pubblica. 1. Agli appartenenti alle forze e corpi di polizia ed alle forze armate, impiegati in servizio di ordine pubblico e di sicurezza pubblica, spettano le indennità e le altre competenze previste dalle vigenti disposizioni. 2. Le relative spese sono a carico dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, unitamente a quelle per il trasporto di detto personale e dei materiali e mezzi occorrenti per l’espletamento dei servizi. Art. 80. Spese per ricompense. 1. Le spese inerenti alla corresponsione dei premi per segnalati servizi di polizia di cui all’art. 70 del regolamento di servizio dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 28 ottobre 1985, n. 782, e quelle eventualmente derivanti dalla concessione delle altre ricompense previste dal titolo IX del decreto medesimo sono a carico dell’Amministrazione della pubblica sicurezza. Art. 81. Adempimenti contabili. 1. Per la responsabilità amministrativa e per la responsabilità contabile del personale della Polizia di Stato e di quello dell’Amministrazione civile del Ministero dell’interno impiegato in attività di supporto presso uffici, reparti ed istituti si applicano le disposizioni della legge e del regolamento per l’amministrazione del patrimonio e la contabilità generale dello Stato, ancorché riferite alle forze di polizia dipendenti anche dal Ministro della difesa, compreso l’art. 610 del predetto regolamento approvato con regio decreto 23 maggio

1924, n. 827, nonché del testo unico della legge sulla Corte dei Conti, del testo unico concernente lo statuto degli impiegati civili dello Stato, della disciplina delle funzioni dirigenziali delle Amministrazioni dello Stato e delle relative norme di esecuzione. 2. Tutti coloro che ricevono, direttamente o indirettamente, fondi da parte dei funzionari delegati o che li detengono in qualità di cassieri sono tenuti a produrre la documentazione amministrativa necessaria per la prescritta rendicontazione a discarico delle somme accreditate ai predetti funzionari delegati. 3. Restano ferme le disposizioni di cui all’art. 8 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 340, nonché quelle previste dalle norme di contabilità di Stato in materia di controllo sui rendiconti. Art. 82. Rinvio. 1. Per tutto quanto non previsto dal presente regolamento, si osservano le disposizioni della legge sull’amministrazione del patrimonio e sulla contabilità generale dello Stato e del relativo regolamento, nonché ogni altra norma di contabilità applicabile all’Amministrazione della pubblica sicurezza. Art. 83. Ambito di applicabilità. 1. Le norme contenute nel Capo III Beni e servizi si applicano, altresì, agli uffici centrali e periferici dell’Amministrazione civile dell’interno. 2. A tale fine, i riferimenti all’Amministrazione della pubblica sicurezza o alla Polizia di Stato e quelli al Dipartimento della pubblica sicurezza, contenuti nelle norme richiamate al comma 1, si intendono fatti, rispettivamente, all’Amministrazione civile dell’interno ed alle Direzioni generali di volta in volta interessate. 3. Al medesimo fine, presso la Direzione generale per l’amministrazione generale e per gli affari del personale, è istituito un comitato tecnico-consultivo, presieduto da un direttore centrale della stessa Direzione generale e composto da un rappresentante per ciascuna Direzione generale, ad esclusione di quella della protezione civile e dei servizi antincendi e per il Dipartimento di pubblica sicurezza, di qualifica non inferiore a dirigente superiore, nonché da un funzionario del Ministero del tesoro Ragioneria generale dello Stato Ispettorato generale di finanza, con qualifica di dirigente superiore. 4. Il predetto comitato opera con le modalità e le funzioni di cui agli artt. 22 e 23, in quanto applicabili. 5. I collaudi dei lavori e delle forniture per l’Amministrazione civile dell’interno sono effettuati mediante commissioni speciali, da nominarsi ai sensi dell’art. 26, comma 4, in analogia a quelle ordinarie e speciali operanti per l’Amministrazione della pubblica sicurezza. Art. 84. Entrata in vigore. 1. Le disposizioni dei capi I, III, V, VI, VII, VIII e IX entrano in vigore il primo giorno del mese successivo a quello della da-

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ta di pubblicazione del presente Regolamento nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. 2. Le disposizioni dei capi Il e IV entrano in vigore il primo giorno dell’anno successivo a quello della data di pubblicazione del presente Regolamento. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

14. D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 195. Attuazione dell’art. 2 della legge 6 marzo 1992, n. 216, in materia di procedure per disciplinare i contenuti del rapporto di impiego del personale delle Forze di polizia e delle Forze armate (G.U. 27 maggio 1995, n. 122). ––––––––––– Riportata alla voce Arma dei Carabinieri.

15. D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. Attuazione dell’art. 3 della legge 6 marzo 1992, n. 216, in materia di riordino delle carriere del personale non direttivo della Polizia di Stato. CAPO I RIORDINAMENTO DEI RUOLI DEL PERSONALE CHE ESPLETA FUNZIONI DI POLIZIA Artt. 1-4. Omissis. ––––––––––– Modificano o integrano disposizioni del D.P.R. 24 aprile 1982, n. 335, precedentemente riportato nella versione aggiornata. Il D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334, all’art. 68, ha aggiunto l’art. 3 bis. Artt. 5.9. Omissis. ––––––––––– Modificano o integrano disposizioni del D.P.R. 24 aprile 1982, n. 337, precedentemente riportato nella versione aggiornata. CAPO III RIORDINAMENTO DEI RUOLI DEL PERSONALE DELLA BANDA MUSICALE DELLA POLIZIA DI STATO Art. 10. 1. Le disposizioni del Titolo II Capi I e II, del D.P.R. 30 aprile 1987, n. 240, concernente il nuo-

vo ordinamento della banda musicale della Polizia di Stato, sono modificate a norma dei seguenti commi: 2. Al primo comma dell’art. 7, lettera c) è sostituita dalla seguente: «c) centotre orchestrali». 3. Al primo comma dell’art. 8, la lettera c) è sostituita dalla seguente: «c) ruolo degli orchestrali: centotre posti». 4. L’art. 11 è sostituito dal seguente: «Art. 11 (Ruolo degli orchestrali). 1. Il ruolo degli orchestrali della banda musicale della Polizia di Stato è articolato in tre parti e sei qualifiche, che assumono le seguenti denominazioni: I Parte: I Parte A I Parte B II Parte: II Parte A II Parte B III Parte: III Parte A III Parte B 1 bis. All’articolo 3, il comma 5 è sostituito dal seguente: «5. In caso di manifestazioni culturali, promozionali o a scopo di beneficienza le spese di cui ai commi precedenti possono essere a carico dell’Amministrazione. Nel caso di attività musicali svolte in convenzione con associazioni culturali o altri enti pubblici o privati, nazionali e stranieri che svolgono attività musicale o teatrale, le convezioni stesse possono stabilire modalità di reciproca collaborazione e utilità diverse dal pagamento delle spese di cui ai commi precedenti, quali ad esempio l’uso, anche per le attività di prova, delle strutture o degli strumenti dell’associazione o ente». 1 ter. All’articolo 3, dopo il comma 7, è aggiunto il seguente: «8. Per manifestazioni culturali di particolare rilievo, anche nell’ambito delle convenzioni di cui al comma 5, può essere previsto, in via sperimentale e previa autorizzazione della Direzione centrale per gli affari generali del Dipartimento della pubblica sicurezza, l’impiego di specifici gruppi strumentali della Banda o l’esecuzione di pezzi diretti da maestri di fama internazionale». 1 quater. All’articolo 6, dopo il comma 1, è inserito il seguente: «1 bis. Per esigenze addestrative e per manifestazioni artistiche di particolare rilievo, è consentito, in via sperimentale, l’impiego dei maestri componenti della Banda nell’esecuzione di parti strumentali diverse da quelle indicate nelle predette tabelle». 2. Agli appartenenti al ruolo degli orchestrali sono attribuiti compiti di esecuzione musicale». 5. L’art. 14 è sostituito dal seguente: «Art. 14. Nomina ad orchestrale. 1. La nomina ad orchestrale della banda musicale della Polizia di

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Stato si consegue mediante pubblico concorso, per titoli ed esami, al quale possono partecipare i cittadini italiani in possesso dei requisiti generali per la partecipazione ai pubblici concorsi. 2. Non sono ammessi al concorso coloro che sono stati espulsi dalle Forze armate e dai Corpi militarmente organizzati, o che sono stati destituiti dai pubblici uffici e coloro che hanno riportato una condanna a pena detentiva per delitto non colposo o sono stati sottoposti a misura di sicurezza o di prevenzione. 3. I vincitori del concorso sono nominati orchestrali in prova. 4. Durante il periodo di prova frequentano un corso informativo sui servizi e sull’attività della Polizia di Stato della durata massima di trenta giorni». 6. L’intitolazione dell’art. 17 è sostituita dalla seguente: «(Commissione esaminatrice del concorso ad orchestrale)». 7. L’intitolazione dell’art. 20 è sostituita dalla seguente: «(Concorso per la nomina ad orchestrale)». 8. L’intitolazione dell’art. 22 è sostituita dalla seguente: «(Modalità di svolgimento del concorso per le nomine ad orchestrale)». 9. Dopo l’art. 15, è inserito il seguente: «Art. 15 bis. Progressione. 1. La progressione di carriera del personale del ruolo degli orchestrali avviene per anzianità senza demerito al compimento degli anni di servizio di cui alla tabella G allegata al presente decreto». 9 bis. Dopo l’art. 15-bis del decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1987, n. 240, sono inseriti i seguenti: «Art. 15-ter. Emolumento pensionabile. 1. Agli orchestrali periti tecnici che abbiano compiuto tre anni e sei mesi di effettivo servizio nella qualifica, che nei due anni precedenti abbiano riportato un giudizio non inferiore a “buono” e non abbiano riportato una sanzione più grave della deplorazione, è attribuito un emolumento pensionabile di L. 500.000 annue lorde, valido anche per la tredicesima mensilità e per l’indennità di buonuscita, riassorbibile con lo scatto gerarchico attribuito nello stesso livello retributivo ovvero all’atto dell’accesso al livello retributivo superiore. 2. Per il personale sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’art. 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione più grave della deplorazione, l’attribuzione dell’emolumento pensionabile avviene, anche con effetto retroattivo, dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 1.

Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3». «Art. 15-quater (Attribuzione di uno scatto aggiuntivo agli orchestrali periti tecnici superiori). – 1. Agli orchestrali periti tecnici superiori che abbiano maturato sette anni di effettivo servizio nella qualifica è attribuito uno scatto aggiuntivo, fermo restando quanto previsto dal comma 2. 2. Lo scatto aggiuntivo non è attribuito al personale che nel triennio precedente abbia riportato un giudizio inferiore a “buono” o che nel biennio precedente abbia riportato una sanzione più grave della deplorazione. 3. Per il personale sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’art. 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55, e successive modificazioni ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione più grave della deplorazione, l’attribuzione di uno scatto aggiuntivo, avviene anche con effetto retroattivo, dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 2. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3». «Art. 15-quinquies (Orchestrale perito tecnico superiore di “primo livello”). – 1. Fermo restando quanto previsto dal comma 2, gli orchestrali periti tecnici superiori che dal 1° gennaio di ogni anno abbiano maturato otto anni di effettivo servizio nella qualifica dalla data di attribuzione dello scatto aggiuntivo di cui all’art. 15-ter, possono partecipare ad una specifica selezione per titoli a conclusione della quale conseguono un ulteriore scatto aggiuntivo, assumendo, fermo restando la qualifica rivestita, anche la denominazione di “primo livello”. 2. È escluso dalla selezione di cui al comma 1, il personale che nel triennio precedente abbia riportato un giudizio inferiore a “ottimo” o che nel biennio precedente abbia riportato una sanzione più grave del richiamo scritto. 3. Per il personale che abbia presentato istanza, sospeso cautelarmente dal servizio, rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’art. 15, comma 1, lettere a) e b), della legge 19 marzo 1990, n. 55 e successive modificazioni ovvero sottoposto a procedimento disciplinare per l’applicazione di una sanzione più grave della deplorazione, la selezione di cui al comma 1, anche con effetti retroattivi, è effettuata dopo la definizione dei relativi procedimenti, fermo restando quanto previsto dal comma 2. Si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. 4. L’attribuzione dell’ulteriore scatto aggiuntivo decorre, anche con effetto retroattivo rispetto alla

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conclusione della selezione, dal 1° gennaio di ogni anno. 5. Le modalità di svolgimento della selezione di cui al comma 1, l’individuazione dei titoli valutabili, la composizione della commissione esaminatrice, nonché i punteggi da attribuire a ciascuno di essi e le modalità di formazione della graduatoria finale, sono determinati con decreto del Ministro dell’interno». «Art. 15-sexies. Riassorbimento degli scatti aggiuntivi. 1. Gli scatti aggiuntivi di cui agli articoli 15-quater e 15-quinquies sono riassorbiti all’atto dell’accesso al livello retributivo superiore». 10. All’art. 27, comma 2, la parola «esecutori» è sostituita dalla seguente: «orchestrali». ––––––––––– Articolo così modificato dall’art. 8 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. Art. 11. 1. Le tabelle F e G allegate al D.P.R. 30 aprile 1987, n. 240, sono sostituite dalle tabelle F e G allegate al presente decreto. Tabelle omesse. CAPO IV DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI Art. 12. 1. Gli assistenti capo in possesso della qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria, in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, che abbiano oltre ventinove anni di effettivo servizio, sono inquadrati nella qualifica di sovrintendente capo del nuovo ruolo dei sovrintendenti della Polizia di Stato, secondo l’ordine di ruolo. 2. Gli assistenti capo in possesso della qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria, in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, che abbiano oltre ventidue anni di effettivo servizio, sono inquadrati nella qualifica di sovrintendente del nuovo ruolo dei sovrintendenti della Polizia di Stato, secondo l’ordine di ruolo. 3. Gli assistenti capo in possesso della qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria, in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, non compresi fra quelli di cui ai commi 1 e 2, sono inquadrati nella qualifica di vice sovrintendenti del nuovo ruolo dei sovrintendenti della Polizia di Stato, secondo l’ordine di ruolo. 4. Gli assistenti capo in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto saranno inquadrati, secondo quanto previsto dai commi 1, 2 e 3, previo superamento di un corso straordinario di aggiornamento della durata di un mese, da effettuarsi con le modalità da stabilirsi con decreto del Ministro dell’interno. Al termine del predetto corso, il personale idoneo consegue la qualità di ufficiale di polizia giu-

diziaria e la qualifica di inquadramento con decorrenza dalla data di entrata in vigore del presente decreto, collocandosi in ruolo, per ciascuna qualifica, successivamente al personale inquadrato a norma dei commi 1, 2 e 3. Gli assistenti capo che non partecipano al corso o non lo superano permangono nel ruolo di appartenenza. 5. Gli inquadramenti di cui al presente articolo sono effettuati anche in sovrannumero riassorbibile con le vacanze ordinarie. 6. Il personale inquadrato ai sensi del presente articolo conserva, anche ai fini della progressione alla qualifica superiore, l’anzianità eccedente quella minima prevista per l’inquadramento. Lo stesso personale, per l’ammissione agli scrutini di cui agli artt. 24 sexies e 24 septies beneficia, per una sola volta, di una riduzione del periodo di permanenza nella qualifica pari al tempo per il quale ha rivestito la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria. Art. 13. 1. Il personale del ruolo degli ispettori e dei sovrintendenti di cui al D.P.R. 24 aprile 1982, n. 335, in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto è inquadrato in ordine di qualifica e di ruolo, anche in sovrannumero riassorbibile con le normali vacanze, nelle sottoelencate qualifiche del ruolo degli ispettori, istituito con il presente decreto, conservando, se più favorevole, il trattamento economico in godimento: a) nella qualifica di ispettore superiore-sostituto ufficiale di pubblica sicurezza, gli ispettori capo e gli appartenenti al ruolo degli ispettori provenienti dai sottufficiali del disciolto Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, in possesso di un’anzianità di servizio nel predetto ruolo dei sottufficiali non inferiore a cinque anni; b) nella qualifica di ispettore capo il personale che riveste la qualifica di ispettore principale e di ispettore, nonché il personale appartenente al ruolo degli ispettori proveniente dai sottufficiali del disciolto Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, non compreso nella lettera a); c) nella qualifica di ispettore, il personale che riveste la qualifica di vice ispettore non compreso nelle lettere precedenti; d) nella qualifica di vice ispettore, il personale che riveste la qualifica di sovrintendente e vice sovrintendente. 2. Il personale di cui alla lettera b) che riveste la qualifica di ispettore principale conserva, ai fini della progressione nella qualifica di ispettore superiore, quattro anni della anzianità complessiva maturata nella qualifica di ispettore, nonché quattro quinti di quella maturata nella qualifica di ispettore principale; quello che riveste la qualifica di ispettore mantiene quattro quinti dell’anzianità maturata nella qualifica. Il personale che riveste la qualifica di vice ispettore, inquadrato ai sensi della

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lettera c) del comma 1, matura l’anzianità per la promozione alla qualifica di ispettore capo, al compimento del quinto anno di effettivo servizio nella qualifica di inquadramento, conservando l’anzianità maturata nel ruolo degli ispettori prima dell’entrata in vigore del presente decreto. 3. Fermo restando quanto previsto dal comma 2, per il personale di cui alla lettera b) e c) del comma 1, il periodo di anzianità residuo per l’ammissione agli scrutini di promozione, rispettivamente, ad ispettore superiore ad ispettore capo, è ridotto di un quinto. 4. Il personale di cui alla lettera d) del comma 1, ai fini dell’ammissione allo scrutinio di promozione alla qualifica di ispettore conserva l’anzianità posseduta nel ruolo dei sovrintendenti per un massimo di due anni; ai fini dell’ammissione allo scrutinio di promozione alla qualifica di ispettore capo, la permanenza minima nella qualifica di ispettore è ridotta di due anni. Art. 14. 1. Per un periodo di quattro anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto la promozione alla qualifica di ispettore superiore-sostituto ufficiale di pubblica sicurezza si consegue, anche in soprannumero: a) secondo le modalità previste dall’art. 31 bis lettera a); b) per contingenti di 1000 posti l’anno, previa selezione alla quale è ammesso il personale che riveste la qualifica di ispettore capo che ne faccia domanda. Con decreto del Ministro dell’interno sono fissati i criteri di selezione, tenuto conto dei precedenti di servizio e dei titoli eventualmente conseguiti, nonché la composizione della commissione che procederà alla selezione. 2. Alla selezione di cui al comma 1 può partecipare il personale ivi indicato che, nei tre anni precedenti, non abbia riportato sanzioni disciplinari pari o più gravi della deplorazione ed abbia riportato un giudizio non inferiore a «buono». 3. Le procedure inerenti alla prima delle selezioni di cui alla lettera b) del comma 1 sono avviate immediatamente dopo l’effettuazione dell’inquadramento previsto all’art. 13, comma 1, lettera a) e le sole promozioni relative a detta prima selezione sono conferite con decorrenza dalla data dell’inquadramento suddetto ai soli fini giuridici. I promossi conseguono la qualifica di ispettore superiore andandosi a collocare nel ruolo immediatamente dopo gli ispettori superiori inquadrati nella qualifica ai sensi dell’art. 13, comma 1, lettera a), che, prima dell’inquadramento, li precedevano nel ruolo. Art. 15. 1. Nell’ambito dell’amministrazione della pubblica sicurezza è istituito il ruolo ad esaurimento degli ispettori del personale della polizia di Stato che espleta funzioni di polizia. 2. Il ruolo ad esaurimento degli ispettori comprende l’unica qualifica di ispettore capo.

3. Il personale che riveste la qualifica di sovrintendente capo o di sovrintendente principale alla data di entrata in vigore del presente decreto è inquadrato nella qualifica di ispettore capo del ruolo ad esaurimento degli ispettori secondo l’ordine di qualifica e di ruolo, conservando il trattamento economico attualmente in godimento. 4. Il personale inquadrato nel ruolo ad esaurimento degli ispettori provenienti dalla qualifica di sovrintendente principale conseguirà il trattamento economico corrispondente al VII livello retributivo al compimento del terzo anno di servizio nella qualifica di inquadramento conservando a tal fine l’anzianità maturata nella qualifica di sovrintendente principale prima dell’entrata in vigore del presente decreto. 5. Gli ispettori capo del ruolo ad esaurimento di cui al presente articolo assumono gli obblighi e le funzioni previste dalle vigenti disposizioni per la qualifica di ispettore capo del ruolo degli ispettori della polizia di Stato. Essi sono funzionalmente subordinati agli ispettori capo del ruolo degli ispettori. 6. Gli ispettori capo del ruolo ad esaurimento, in possesso delle prescritte anzianità di servizio nella qualifica, saranno scrutinabili, per non oltre il cinquanta per cento dell’aliquota di posti disponibili, a norma dell’art. 31 bis, comma 1, lettera a), del D.P.R. 24 aprile 1982, n. 335, come modificato dal presente decreto. Lo stesso personale, in possesso del prescritto titolo di studio, potrà inoltre partecipare ai concorsi di cui alla lettera b) del predetto articolo, ai quali saranno ammessi a partecipare gli ispettori capo inquadrati nel ruolo degli ispettori a norma dell’art. 13, comma 1, lettera d). 7. Gli ispettori capo del ruolo ad esaurimento conseguono la nomina alla qualifica di ispettore superiore sostituto ufficiale di pubblica sicurezza il giorno precedente alla cessazione dal servizio per anzianità, per limiti di età, infermità o decesso con il trattamento economico più favorevole e con l’indennità pensionabile della nuova qualifica. ––––––––––– Si riporta il testo dell’art. 14, D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53: «Art. 14 . 1. I ruoli ad esaurimento degli ispettori e dei periti tecnici di cui agli articoli 15 e 19 del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 197 sono soppressi. 2. Il personale dei predetti ruoli e’ inquadrato, dalla data di entrata in vigore del presente decreto, rispettivamente, nella qualifica di ispettore capo del ruolo degli ispettori di cui l’articolo 25 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, ed in quella di perito tecnico capo del ruolo dei periti tecnici di cui all’articolo 22 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 337, collocandosi in ruolo, secondo l’ordine acquisito in quello di provenienza, dopo l’ultimo degli ispettori capo e dei periti tecnici capo

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che al 31 agosto 1995 appartenevano al ruolo degli ispettori e dei periti tecnici. 3. Il personale inquadrato ai sensi del comma 2, conserva l’anzianita’ maturata nel ruolo ad esaurimento ai fini della partecipazione allo scrutinio di cui all’articolo 31-bis, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335 e all’articolo 31-bis, comma 1, lettera a), del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 337. 4. Al personale inquadrato ai sensi del comma 2, continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all’articolo 15, comma 7, del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 197, relativamente alla nomina alle qualifiche di ispettore superiore-sostituto ufficiale di pubblica sicurezza e di perito tecnico superiore il giorno precedente alla cessazione dal servizio». Art. 16. 1. Sono fatti salvi le procedure e gli effetti relativi ai concorsi interni e agli scrutini di promozione del personale appartenente ai ruoli degli ispettori dei sovrintendenti e degli assistenti ed agenti in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto. Il personale suddetto, ove consegua nomine o promozioni ai sensi del comma precedente è inquadrato secondo le modalità di cui agli artt. 12, 13 e 14. Art. 17. 1. Le disposizioni del presente capo si applicano, in quanto compatibili, al personale del ruolo degli operatori e collaboratori tecnici avente la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria, a quello del ruolo dei revisori tecnici e a quello del ruolo dei periti tecnici. 1 bis. 1. Le modalità di promozione alla qualifica di ispettore superiore-sostituto ufficiale di pubblica sicurezza di cui all’art. 14, comma 1, lettera b), si applicano anche, per contingenti di quaranta posti l’anno e per quattro anni dalla data di entrata del presente decreto, al fine della promozione dei periti tecnici capo alla qualifica di perito tecnico superiore, osservando le disposizioni di commi 2 e 3 dello stesso articolo. Gli effetti giuridici ed economici delle promozioni decorrono dalla data in cui hanno avuto decorrenza le corrispondenti promozioni alla qualifica di ispettore superiore-sostituto ufficiale di pubblica sicurezza, disposte in base alle procedure di selezione previste dal citato art. 14, comma 1, lettera b). Le predette selezioni sono espletate con un’unica procedura. 2. Prima di procedere all’inquadramento di cui al comma 1, le promozioni ancora non conferite nel ruolo dei periti tecnici saranno attribuite, ora per allora, nel limite dei posti disponibili in ciascuna qualifica, prescindendo dai contingenti dei vari profili professionali. A tal fine le promozioni alla qualifica di perito tecnico principale non ancora conferite saranno attribuite, ora per allora, nei limiti dei posti disponibili, mediante scrutini per merito comparativo

ai quali è ammesso il personale con la qualifica di perito tecnico che abbia compiuto almeno cinque anni di servizio nella qualifica. ––––––––––– Articolo così modificato dall’art. 9 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. Art. 18. 1. Il personale del ruolo degli operatori e collaboratori tecnici ed il personale del ruolo dei revisori tecnici che, in virtù delle disposizioni del presente capo, è ammesso all’inquadramento del ruolo dei revisori tecnici e nel ruolo dei periti tecnici, frequenta un corso straordinario di aggiornamento della durati di tre mesi da effettuarsi sulle materie tecniche del corrispondente profilo professionale del ruolo di inquadramento, con le modalità da stabilirsi con decreto del Ministro dell’interno. Detto decreto deve contenere la definizione, anche per categorie omogenee, delle corrispondenze fra i profili professionali della qualifica di provenienza e quelli del ruolo di inquadramento. 18-bis. 1. Per il primo concorso interno indetto successivamente al 1° settembre 1995, la nomina alla qualifica iniziale del ruolo dei revisori tecnici si consegue, in ciascun profilo professionale, mediante concorso per titoli e superamento di un successivo corso di formazone tecnico professionale di durata non inferiore a dodici mesi. 2. La nomina a vice revisore tecnico, di cui al comma 1, avviene con decorrenza giuridica dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui è stata maturata l’anzianità minima di effettivo servizio prevista per la partecipazione al concorso, purché alla stessa data risulti l’appartenenza al ruolo degli operatori e dei collaboratori tecnici, sulla base dell’ordine determinato dalla graduatoria finale del corso, e con decorrenza economica dal giorno successivo alla data di conclusione del corso medesimo. 3. Per il personale che proviene dal ruolo degli agenti e assistenti e risulta inquadrato nel ruolo degli operatori e dei collaboratori tecnici in data successiva al compimento di quattro anni di anzianità nel ruolo di provenienza, la nomina, ai soli fini giuridici, decorre dalla data di inquadramento, mentre ai fini economici decorre dal giorno successivo alla data di conclusione del corso. 4. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche ai concorsi interni indetti con riferimento ai posti disponibili fino al 31 dicembre 2001. 5. Salvo quanto previsto dai commi precedenti, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 20-quater del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 337. ––––––––––– Articolo inserito dall’art. 10 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. 18-ter. 1. Per il primo concorso interno indetto successivamente al 1° settembre 1995, la nomina al-

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la qualifica iniziale del ruolo dei periti tecnici si consegue, in ciascun profilo professionale, mediante concorso per titoli di servizio ed esame, consistente in una prova scritta e in un colloquio, e superamento di un successivo corso di formazione tecnico professionale di durata non inferiore a dodici mesi. 2. La nomina a vice perito tecnico, di cui al comma 1, avviene con decorrenza giuridica dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui è stata maturata l’anzianità minima di effettivo servizio prevista per la partecipazione al concorso, purché alla stessa data risulti l’appartenenza al ruolo dei revisori tecnici, sulla base dell’ordine determinato dalla graduatoria dell’esame finale del corso, e con decorrenza economica dal giorno successivo alla data di conclusione del corso medesimo. 3. Per il personale che proviene dal ruolo dei sovrintendenti e risulta inquadrato nel ruolo dei revisori tecnici in data successiva al compimento di tre anni di anzianità nel ruolo di provenienza, la nomina, ai soli fini giuridici, decorre dalla data di inquadramento, mentre ai fini economici decorre dal giorno successivo alla data di conclusione del corso. 4. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche ai concorsi interni indetti con riferimento ai posti disponibili fino al 31 dicembre 2001. 5. Salvo quanto previsto dai commi precedenti, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 25-ter del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 337. ––––––––––– Vedi nota sub art. 18 bis. Art. 19. 1. Nell’ambito dell’amministrazione della pubblica sicurezza è istituito il ruolo ad esaurimento dei periti tecnici del personale della Polizia di Stato che espleta attività tecnico-scientifica o tecnica. 2. Il ruolo ad esaurimento dei periti tecnici comprende l’unica qualifica di perito tecnico capo. 3. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni dell’art. 15. ––––––––––– Vedi nota sub art. 15. Art. 20. 1. Il personale del ruolo degli esecutori della banda musicale della Polizia di Stato, in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto è inquadrato secondo l’ordine di ruolo e di qualifica, anche in soprannumero riassorbibile con le vacanze ordinarie, nelle sottoelencate qualifiche del ruolo degli orchestrali, istituito con il presente decreto conservando, se più favorevole, il trattamento economico in godimento: a) nella qualifica di orchestrale perito tecnico superiore, gli esecutori della prima parte A e B, nonché gli esecutori della seconda parte A e B con una anzianità nella parte non inferiore a otto anni e gli esecutori della terza parte A e B con una anzianità nella parte non inferiore a quindici anni;

b) nella qualifica di orchestrale perito tecnico capo, gli esecutori della seconda parte A e B e gli esecutori della terza parte A e B non compresi nella lettera a); 2. Ai fini della progressione in carriera, le anzianità di servizio nelle qualifiche di ruolo degli esecutori sono valutate secondo le disposizioni previste dall’art. 14 del presente decreto, in quanto compatibili. 20-bis. Disposizioni applicabili al personale della Polizia di Stato. 1. L’articolo 2, comma 10, del decreto legge 21 settembre 1987, n. 387, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 1987, n. 472, è applicabile, con decorrenza 1° settembre 1995, nei confronti del personale della Polizia di Stato che, alla data di entrata in vigore della predetta disposizione, abbia rivestito qualifiche equiparate a quelle per le quali è stato concesso il beneficio ivi previsto. A tal fine, le attribuzioni economiche saranno determinate con i medesimi criteri previsti dallo stesso articolo e non potranno essere cumulate con analogo beneficio concesso per lo stesso titolo, né con l’emolumento di cui all’articolo 2, comma 22-bis, del predetto decreto-legge. ––––––––––– Articolo inserito dall’art. 11 D.Lgs. 28 febbraio 2001, n. 53. Art. 21. 1. In corrispondenza dei posti del personale inquadrato nei ruoli ad esaurimento di cui agli arti. 15 e 18 sono resi indisponibili altrettanti posti rispettivamente nel ruolo degli ispettori e nel ruolo dei periti tecnici. 2. In corrispondenza dei posti del personale eventualmente inquadrato in soprannumero ai sensi degli arti. 12, 13 e 14, sono resi indisponibili altrettanti posti nel ruolo degli agenti e assistenti. Art. 22. 1. Le disposizioni del presente decreto non innovano quelle dell’art. 26 della legge 1 febbraio 1989, n. 53 e quelle dell’art. 5 del D.L. 4 ottobre 1990, n. 276, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 1990, n. 359. Art. 23. 1. Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano a decorrere dal 1 settembre 1995, relativamente al personale comunque in servizio alla stessa data. Art. 24. Omissis. ––––––––––– Introduce l’art. 43 bis della L. 1 aprile 1981, n. 121 precedentemente riportata nella versione aggiornata. Art. 25. 1. All’onere derivante dall’applicazione del presente decreto si provvede ai sensi dell’art. 1 della legge 29 aprile 1995, n. 130. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

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16. L. 3 agosto 1998, n. 269. Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia e del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù (stralcio). Art. 17. Attività di coordinamento. Omissis. 5. Il Ministro dell’interno, in virtù dell’accordo adottato dai Ministri di giustizia europei in data 27 settembre 1996, volto ad estendere la competenza di Europol anche ai reati di sfruttamento sessuale di minori, istituisce, presso la squadra mobile di ogni questura, una unità specializzata di polizia giudiziaria, avente il compito di condurre le indagini sul territorio nella materia regolata dalla presente legge. 6. Il Ministero dell’interno istituisce altresì, presso la sede centrale della questura un nucleo di polizia giudiziaria avente il compito di raccogliere tutte le informazioni relative alle indagini nella materia regolata dalla presente legge e di coordinarle con le sezioni analoghe esistenti negli altri Paesi europei. 7. L’unità specializzata ed il nucleo di polizia giudiziaria sono istituiti nei limiti delle strutture, dei mezzi e delle vigenti dotazioni organiche, nonché degli stanziamenti iscritti nello stato di previsione del Ministero dell’interno.

17. D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334. Riordino dei ruoli del personale direttivo e dirigente della Polizia di Stato, a norma dell’articolo 5, comma 1, della legge 31 marzo 2000, n. 78 (in S.O. alla G.U. 20 novembre 2000 n. 271). TITOLO I RIORDINO DEI RUOLI DEL PERSONALE DIRETTIVO E DIRIGENTE DELLA POLIZIA DI STATO CHE ESPLETA FUNZIONI DI POLIZIA CAPO I CARRIERA DEI FUNZIONARI DI POLIZIA (1) ––––––––––– (1) L’intitolazione del Capo 1 è stato così sostituita dall’art. 1 D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477. Art. 1. Articolazione della carriera dei funzionari di Polizia (1). 01. La carriera dei funzionari di

Polizia si articola nei ruoli dei commissari e dei dirigenti. (2) 1. Il ruolo dei commissari è articolato nelle seguenti qualifiche: commissario, limitatamente alla frequenza del corso di formazione; commissario capo; vice questore aggiunto. 2. Il ruolo dei dirigenti è articolato nelle seguenti qualifiche: primo dirigente; dirigente superiore; dirigente generale di pubblica sicurezza; dirigente generale di pubblica sicurezza di livello B. 3. La dotazione organica del ruolo dei commissari, di cui alla tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, è ridotta di mille unità ai fini della costituzione del ruolo previsto dall’articolo 14, secondo le modalità e la graduazione previste dall’articolo 24. La predetta dotazione e quella del ruolo dei dirigenti sono indicate nella tabella 1, allegata al presente decreto, che sostituisce la citata tabella A. ––––––––––– (1) Rubrica così sostituita dall’art. 1, D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477. (2) Comma aggiunto dall’art. 1 D.Lgs. n. 47712001 cit. Art. 2. Funzioni dei personale dei ruoli dei commissari e dei dirigenti. 1. I funzionari di Polizia di cui all’articolo 1 esercitano, in relazione alla specifica qualificazione professionale, le funzioni inerenti ai compiti istituzionali dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza implicanti autonoma responsabilità decisionale e rilevante professionalità e quelle agli stessi attribuite dalle disposizioni vigenti, secondo i livelli di responsabilità e gli ambiti di competenza correlati alla qualifica ricoperta, nonché, nei casi previsti dalla legge, le funzioni di autorità di Pubblica Sicurezza. (1) 2. I funzionari del ruolo dei commissari rivestono le qualifiche di ufficiale di Pubblica Sicurezza e ufficiale di Polizia giudiziaria. I commissari capo e i vice questori aggiunti svolgono funzioni di direzione di uffici o reparti non riservati al personale del ruolo dei dirigenti o di indirizzo e coordinamento di più unità organiche nell’ufficio cui sono assegnati, individuate con decreto del Ministro dell’interno, con piena responsabilità per le direttive impartite e per i risultati conseguiti; esercitano le funzioni di cui al comma 1 partecipando all’attività degli appartenenti al ruolo dei dirigenti e sostituiscono questi ultimi in caso di assenza o impedimento. (2) 3. Il personale del ruolo dei commissari provvede, altresì, all’addestramento del personale dipendente e svolge, in relazione alla professionalità posseduta,

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compiti di istruzione e formazione del personale della Polizia di Stato. 4. Gli appartenenti al ruolo dei dirigenti, ferme restando le funzioni previste dalla legge 1° aprile 1981, n. 121, e dal decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1972, n. 748 e successive modificazioni, sono ufficiali di pubblica sicurezza. Essi sono autorità di pubblica sicurezza nei casi previsti dalla legge. Ai primi dirigenti che non svolgono funzioni vicarie è attribuita la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria. 5. I primi dirigenti della Polizia di Stato, oltre a svolgere le funzioni indicate nella tabella 1 allegata, che sostituisce la tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, sono preposti agli altri uffici e reparti determinati con decreto del Ministro dell’interno. (2) 6. I dirigenti superiori della Polizia di Stato, oltre a svolgere le funzioni indicate nella tabella A di cui al comma 5, sono preposti agli altri uffici di particolare rilevanza determinati con decreto del Ministro dell’interno. (2) 7. I dirigenti generali di pubblica sicurezza svolgono le funzioni indicate nella tabella A di cui al comma 5. Nell’ambito della relativa dotazione organica, l’individuazione delle questure di sedi di particolare rilevanza è effettuata con decreto del Ministro dell’interno. 8. I dirigenti generali di pubblica sicurezza di livello B svolgono le funzioni indicate nella tabella di cui al comma 5. 9. I dirigenti della Polizia di Stato svolgono anche funzioni ispettive e quando sono preposti agli uffici o reparti o istituti distruzione hanno, altresì, la responsabilità dell’istruzione, della formazione e dell’addestramento del personale dipendente. I dirigenti preposti ad uffici aventi autonomia amministrativa esercitano i poteri di spesa nei limiti delle attribuzioni previste e dei fondi loro assegnati per la realizzazione di ciascun programma. (3) 9-bis. I funzionari di Polizia di cui all’articolo 1 dirigono gli uffici dell’Amministrazione della pubblica sicurezza aventi il compito di fornire gli elementi informativi per il rilascio delle abilitazioni di sicurezza agli appartenenti alla Polizia di Stato. (4) 10. Nulla è innovato per quanto attiene all’equiparazione, nell’ambito degli uffici e delle direzioni centrali del Dipartimento della pubblica sicurezza, tra i funzionari di cui al presente capo e il personale delle altre amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, di corrispondente grado, qualifica o livello dirigenziale, o, quando non vi sia corrispondenza, preposto a uffici di pari livello, anche ai fini della sostituzione dei titolari degli uffici in caso di assenza o impedimento. (5) ––––––––––– (1) Gli originari commi 01 (che era stato aggiunto dall’art. 8 D.Lgs. 3 maggio 2001, n. 201) e 1 so-

no stati così sostituiti dall’art. 2 D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477. (2) Commi così sostituiti dall’art. 2 D. Lgs. n. 477/2001 cit. (3) Periodo aggiunto dall’art. 2 D. Lgs. n. 477/2001 cit. (4) Comma aggiunto dall’art. 2 D.Lgs. n. 477/2001 cit. (5) Comma così sostituito dall’art. 8 D.Lgs. 3 maggio 2001, n. 201. Art. 3 Accesso alla carriera dei funzionari di Polizia. 1. L’accesso alla qualifica iniziale del ruolo dei commissari avviene mediante concorso pubblico per esami, al quale possono partecipare i cittadini italiani che godono dei diritti politici e che sono in possesso dei requisiti previsti dai provvedimenti di cui ai commi 2 e 3. I limiti di età per la partecipazione al concorso sono quelli stabiliti dal regolamento adottato ai sensi dell’articolo 3, comma 6, della legge 15 maggio 1997, n. 127. Le qualità morali e di condotta sono quelle previste dalle disposizioni di cui all’articolo 35, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. 2. Con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro per la funzione pubblica e con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sono indicati la classe di appartenenza dei corsi di studio ad indirizzo giuridico ed economico il cui superamento costituisce condizione per la partecipazione al concorso. Sono fatti salvi i diplomi di laurea in giurisprudenza e in scienze politiche rilasciati secondo l’ordinamento didattico vigente prima del suo adeguamento ai sensi dell’articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127, e delle sue disposizioni attuative. 3. Con regolamento del Ministro dell’interno, da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono previste le eventuali forme di preselezione per la partecipazione al concorso di cui al comma 1, le prove di esame, scritte ed orali, le prime in numero non inferiore a due, le modalità di svolgimento dei concorsi, di composizione delle commissioni esaminatrici e di formazione delle graduatorie. 4. Nel limite del venti per cento dei posti disponibili, determinati con le modalità stabilite dal regolamento di cui al comma 3, l’accesso alla qualifica iniziale del ruolo dei commissari avviene mediante concorso interno per titoli e per esami, consistenti nelle prove previste per il concorso di cui al comma 1, al quale è ammesso a partecipare il personale della Polizia di Stato in possesso del prescritto diploma di laurea e dei requisiti attitudinali richiesti, il quale non abbia riportato, nei tre anni precedenti, la sanzione disciplinare della deplorazione o altra sanzione più grave ed abbia riportato, nello stesso periodo, un giudizio complessivo non inferiore a “buono”.

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Per il personale con qualifica inferiore a quella di vice ispettore o qualifica corrispondente è richiesta un’anzianità di servizio di almeno tre anni alla data del bando che indice il concorso. 5. Ai concorsi non sono ammessi coloro che sono stati espulsi dalle Forze armate, dai Corpi militarmente organizzati o destituiti da pubblici uffici, che hanno riportato condanna a pena detentiva per reati non colposi o sono stati sottoposti a misura di prevenzione. ––––––––––– Articolo prima modificato dall’art. 8 D.Lgs. 3 maggio 2001, n. 201 e poi così sostituito dall’art. 3 D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477. Art. 4. Corso di formazione iniziale per l’immissione nel ruolo dei commissari. 1. I vincitori dei concorsi di cui all’articolo 3 frequentano un corso di formazione iniziale della durata di due anni presso l’Istituto superiore di polizia, finalizzato anche al conseguimento del master universitario di secondo livello, sulla base di programmi e modalità coerenti con le nonne concernenti l’autonomia didattica degli atenei. L’insegnamento è impartito da docenti universitari, magistrati, appartenenti all’Amministrazione dello Stato o esperti estranei ad essa, secondo i princìpi stabiliti dall’articolo 60 della legge 1° aprile 1981, n. 121. (1) 2. Il corso di formazione iniziale è articolato in due cicli annuali comprensivi di un tirocinio operativo presso strutture della Polizia di Stato finalizzato all’espletamento delle funzioni previste dall’articolo 2. Durante la frequenza del corso i commissari rivestono le qualifiche di ufficiale di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria. 3. Il direttore dell’Istituto superiore di polizia, sentito il comitato direttivo, al termine del primo ciclo esprime nei confronti dei frequentatori un giudizio di idoneità per l’ammissione al secondo ciclo, al termine del quale gli stessi, fermo restando quanto previsto dall’articolo 5, sostengono l’esame finale. 4. Salvo quanto previsto dal comma 5, i commissari che hanno superato l’esame finale e che, anche in relazione agli esiti del tirocinio operativo, sono stati dichiarati idonei al servizio di polizia, prestano giuramento e sono confermati nel ruolo dei commissari con la qualifica di commissario capo, secondo l’ordine della graduatoria di fine corso. Il giudizio di idoneità al servizio di polizia è espresso dal direttore dell’Istituto superiore di polizia, sentito il comitato direttivo. 5. Ai fini della determinazione del posto in ruolo e della progressione in carriera, il personale proveniente dal ruolo direttivo speciale, di cui all’articolo 14, conserva l’anzianità maturata nella qualifica di provenienza e, qualora rivestiva la qualifica di vice questore aggiunto del ruolo direttivo speciale, è confermato nella qualifica di vice questore aggiunto. Restano fermi i requisiti di effettivo servizio nelle

qualifiche del ruolo dei commissari previsti dall’articolo 7 per l’accesso alla qualifica di primo dirigente. 6. Le modalità di svolgimento dei corso di formazione iniziale, i criteri generali del tirocinio operativo e delle relative funzioni, i criteri per la formulazione dei giudizi di idoneità, le modalità di svolgimento dell’esame finale, nonché i criteri per la formazione della graduatoria di fine corso sono determinati con regolamento del Ministro dell’interno, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400. (2) 7. I commissari capo sono assegnati ai servizi d’istituto presso gli uffici dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, ad esclusione degli uffici centrali del dipartimento della pubblica sicurezza, permanendo nella sede di prima assegnazione per un periodo non inferiore a due anni, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 55, quarto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335. L’individuazione degli uffici viene effettuata anche in relazione a quanto previsto dall’articolo 10, comma 1. 8. L’assegnazione di cui al comma 7 è effettuata in relazione alla scelta manifestata dagli interessati secondo l’ordine della graduatoria di fine corso, nell’ambito delle sedi indicate dall’Amministrazione. 9. Ai frequentatori del corso di formazione iniziale provenienti dagli altri ruoli della Polizia di Stato si applicano le disposizioni di cui all’articolo 59, secondo comma, della legge 1° aprile 1981, n. 121. ––––––––––– (1) Comma così modificato dall’art. 3 D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477. (2) Comma così modificato dall’art. 8 D.Lgs. 3 maggio 2001, n. 201. Art. 5. Dimissioni dal corso di formazione iniziale. 1. Sono dimessi dal corso di cui all’articolo 4 i commissari che: a) dichiarano di rinunciare al corso; b) non ottengono il giudizio di idoneità previsto al termine del primo ciclo del corso, nonché il giudizio di idoneità al servizio di polizia; c) non superano le prove, ovvero non conseguono, nei tempi stabiliti, tutti gli obiettivi formativi previsti per il primo ed il secondo ciclo del corso; d) non superano l’esame finale del corso; e) sono stati per qualsiasi motivo assenti dall’attività corsuale per più di novanta giorni anche se non consecutivi, ovvero di centottanta nel caso di assenza per infermità contratta durante il corso, per infermità dipendente da causa di servizio qualora si tratti di personale proveniente da altri ruoli della Polizia di Stato, ovvero per maternità se si tratta di personale femminile. 2. I commissari la cui assenza oltre i centottanta giorni è stata determinata da infermità contratta durante il corso, da infermità dipendente da causa di

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servizio, ovvero da maternità se si tratta di personale femminile, sono ammessi a partecipare al primo corso successivo al riconoscimento della loro idoneità psico-fisica, ovvero successivo ai periodi di assenza previsti dalle disposizioni sulla tutela delle lavoratrici madri. (1) 3. Sono espulsi dal corso i commissari responsabili di infrazioni punibili con sanzioni disciplinari più gravi della deplorazione. 4. I provvedimenti di dimissione e di espulsione dal corso sono adottati con decreto del capo della polizia - direttore generale della pubblica sicurezza, su proposta del direttore dell’Istituto superiore di polizia, sentito il direttore centrale del personale. 5. Salvo quanto previsto dall’articolo 28 della legge 10 ottobre 1986, n. 668, i provvedimenti di dimissione e di espulsione dal corso determinano la cessazione di ogni rapporto con l’Amministrazione. I provvedimenti di espulsione costituiscono, inoltre, causa ostativa alla partecipazione ai successivi concorsi per la nomina a commissario. ––––––––––– (1) Comma così modificato dall’art. 10 D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477. Art. 6. Promozione a vice questore aggiunto. 1. La promozione a vice questore aggiunto si consegue, a ruolo aperto, mediante scrutinio per merito comparativo al quale è ammesso il personale con la qualifica di commissario capo che abbia compiuto cinque anni e sei mesi di effettivo servizio nella qualifica. Art. 7. Nomina a primo dirigente. 1. L’accesso alla qualifica di primo dirigente dei ruoli del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia avviene: a) nel limite dell’ottanta per cento dei posti disponibili al 31 dicembre di ogni anno, mediante scrutinio per merito comparativo e superamento del corso di formazione per l’accesso alla qualifica di primo dirigente della durata di tre mesi con esame finale. Allo scrutinio per merito comparativo è ammesso il personale del ruolo dei commissari in possesso della qualifica di vice questore aggiunto, con almeno due anni di effettivo servizio nella qualifica; b) nel limite del restante venti per cento dei posti disponibili al 31 dicembre di ogni anno, mediante concorso per titoli ed esami riservato al personale del ruolo dei commissari, in possesso di una delle lauree indicate all’articolo 3, comma 2, che rivesta la qualifica di vice questore aggiunto ovvero abbia maturato almeno cinque anni di effettivo servizio nella qualifica di commissario capo. 1-bis. I posti non coperti del concorso di cui al comma 1, lettera b), sono portati in aumento a quelli riservati, nello stesso anno, per l’ammissione al corso di formazione per l’accesso alla qualifica di primo dirigente, di cui alla lettera a), del medesimo comma (1);

2. La nomina a primo dirigente decorre a tutti gli effetti dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello nel quale si sono verificate le vacanze ed è conferita secondo l’ordine della graduatoria dell’esame finale del corso per il personale di cui al comma 1, lettera a) e secondo l’ordine della graduatoria di merito del concorso per il personale di cui al comma 1, lettera b). Ai fini della determinazione del posto in ruolo i vincitori del concorso precedono i funzionari che hanno superato il corso di formazione dirigenziale. 3. Il corso di formazione dirigenziale di cui al comma 1, lettera a), che si svolge presso l’Istituto superiore di polizia, ha un indirizzo prevalentemente professionale ed è finalizzato a perfezionare le conoscenze di carattere tecnico, gestionale e giuridico necessarie per l’esercizio delle funzioni dirigenziali. 4. Le modalità di svolgimento [e i programmi] (2) del corso di formazione dirigenziale, le modalità di svolgimento dell’esame finale, nonché i criteri per la formazione della graduatoria di fine corso, sono determinati con il regolamento ministeriale di cui all’articolo 4, comma 6. ––––––––––– (1) Comma inserito dall’art. 8, lett. d) del D.Lgs. 3 maggio 2001, n. 201. (2) Parole soppresse dall’art. 8, lett. c) D.Lgs 3 maggio 2001, n. 201. Art. 8. Concorso per la nomina a primo dirigente. 1. Il concorso per titoli ed esami di cui all’articolo 7, comma 1, lettera b), è indetto annualmente con decreto del capo della polizia - direttore generale della pubblica sicurezza da pubblicarsi nel bollettino ufficiale del personale. 2. L’esame è diretto ad accertare l’attitudine del candidato a fornire soluzioni corrette sotto il profilo della legittimità, dell’efficacia, dell’efficienza e dell’economicità dell’azione amministrativa e consiste in: a) due prove scritte, di cui una di carattere professionale; b) un colloquio volto a verificare, oltre al grado di preparazione professionale del candidato, anche la sua capacità di sviluppo delle risorse umane ed organizzative assegnate agli uffici di livello dirigenziale. 3. L’esame non si intende superato se il candidato abbia riportato una votazione inferiore a trentacinque cinquantesimi nel colloquio e in ciascuna prova scritta. 4. Il personale che per tre volte non sia stato compreso nella graduatoria degli idonei non è ammesso a ripetere la prova concorsuale. 5. Non è ammesso al concorso il personale che, alla data del relativo bando, abbia riportato: a) nei tre anni precedenti, un giudizio complessivo inferiore a «distinto»;

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b) nell’anno precedente, la sanzione disciplinare della pena pecuniaria; c) nei tre anni precedenti, la sanzione disciplinare della deplorazione; d) nei cinque anni precedenti, la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio. 6. Le modalità del concorso, le materie oggetto dell’esame, le categorie dei titoli da ammettere a valutazione, il punteggio da attribuire a ciascuna categoria di titoli sono determinati con regolamento del Ministro dell’interno, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, da emanare entro sei mesi dall’entrata in vigore del presente decreto. 7. La commissione del concorso per titoli ed esami, di cui al comma 1, nominata con decreto del capo della polizia - direttore generale della pubblica sicurezza, è presieduta dal vice direttore generale con funzioni vicarie ed è composta da: a) un direttore di ufficio o direzione centrale del dipartimento della pubblica sicurezza (1); b) un dirigente dei ruoli del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia con qualifica non inferiore a dirigente superiore, che svolga funzioni di questore (1); c) un consigliere di Stato o della Corte dei conti; d) un docente universitario esperto in materia di organizzazione del settore pubblico od aziendale. 8. Le funzioni di segretario sono disimpegnate da un funzionario del ruolo dei commissari in servizio presso il dipartimento della pubblica sicurezza. 9. Con il decreto di nomina sono designati altrettanti componenti supplenti prescelti, ai fini della sostituzione dei componenti interni, tra i dirigenti dei ruoli del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia, con qualifica non inferiore a dirigente superiore. ––––––––––– (1) Per i requisiti di cui devono essere in possesso i componenti della Commissione, vedi l’art. 4 co. 2 D.M. 16 maggio 2002, n. 109. Art. 9. Promozione alla qualifica di dirigente superiore. 1. La promozione alla qualifica di dirigente superiore si consegue, nel limite dei posti disponibili al 31 dicembre di ogni anno, mediante scrutinio per merito comparativo al quale è ammesso il personale con la qualifica di primo dirigente che, alla stessa data, abbia compiuto tre anni di effettivo servizio nella qualifica. 2. Le promozioni hanno effetto dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello nel quale si sono verificate le vacanze. Art. 10. Percorso di carriera. 1. Non può partecipare allo scrutinio per l’ammissione al corso di formazione per l’accesso alla qualifica di primo dirigente ne’ al concorso per titoli ed esami, previsti dall’articolo 7, comma 1, il personale appartenente

al ruolo dei commissari che non ha prestato servizio, per almeno un anno, presso questure o altri uffici a competenza territoriale e, per lo stesso periodo, presso reparti mobili o istituti di istruzione. 2. Per l’ammissione allo scrutinio per la promozione alla qualifica di dirigente superiore, i primi dirigenti devono aver svolto in tale qualifica e durante la permanenza nel ruolo dei commissari, in almeno due sedi diverse, incarichi in aree differenziate d’impiego per un periodo non inferiore ad un anno. 3. Le funzioni di direzione di uffici connesse alla qualifica di dirigente superiore vengono conferite tenendo conto anche dell’esperienza professionale maturata nei ruoli dei commissari e dei dirigenti nell’espletamento di compiti affarenti all’area d’impiego cui si rapporta l’incarico da assegnare. Art. 11. Nomina a dirigente generale di pubblica sicurezza. 1. I dirigenti generali di pubblica sicurezza sono nominati tra i dirigenti superiori. 2. Con decreto del Ministro dell’interno è costituita la commissione consultiva per la nomina a dirigente generale di pubblica sicurezza ed a dirigente generale medico, composta dal capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza, che la presiede, e dai dirigenti generali di pubblica sicurezza di livello B. 3. La commissione consultiva individua, nella misura non inferiore a due volte il numero dei posti disponibili, i funzionari aventi la qualifica di dirigente superiore idonei alla nomina a dirigente generale, sulla base delle esperienze professionali maturate e dell’intero servizio prestato nei ruoli direttivi e dirigenziali della Polizia di Stato, nonché dell’attitudine ad assolvere le più elevate funzioni connesse alla qualifica superiore. 4. Per l’espletamento delle funzioni di cui al comma 3, la direzione centrale del personale trasmette alla commissione tutti gli elementi valutativi e informativi in suo possesso. 5. Il Ministro dell’interno sceglie, in vista della sua proposta al Consiglio dei Ministri, fra i funzionari indicati dalla commissione. 6. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano per le nomine da conferire a partire dal 1° gennaio 2002. Fino a tale data continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti. Art. 12. Modifica all’articolo 42 della legge 1° aprile 1981, n. 121. Omissis. ––––––––– L’art. 12 modifica l’art. 42 della legge 1° aprile 1981, n. 121. Art. 13. Limiti di età per il collocamento a riposo d’ufficio. 1. Il personale appartenente ai ruoli dei commissari e dei dirigenti della Polizia di Stato è collocato a riposo d’ufficio al raggiungimento dei seguenti limiti di età, in relazione alla qualifica rivestita:

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dirigente generale di pubblica sicurezza di livello B e dirigente generale di pubblica sicurezza: 65 anni; dirigente superiore: 63 anni; qualifiche inferiori: 60 anni. 2. Gli appartenenti al ruolo direttivo speciale sono collocati a riposo d’ufficio al compimento del sessantesimo anno di età. 3. La tabella B allegata al decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, è sostituita dalla tabella 2 allegata al presente decreto. CAPO II RUOLO DIRETTIVO SPECIALE Art. 14. Istituzione del ruolo direttivo speciale. 1. Nell’ambito dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, tra i ruoli del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia previsti dall’articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335 e successive modifiche ed integrazioni, è istituito il ruolo direttivo speciale, articolato nelle seguenti qualifiche: vice commissario del ruolo direttivo speciale, limitatamente alla frequenza del corso di formazione; commissario del ruolo direttivo speciale; commissario capo del ruolo direttivo speciale; vice questore aggiunto del ruolo direttivo speciale. 2. La dotazione organica del ruolo di cui al comma 1 è costituita, per mille unità, ai sensi dell’articolo 1, comma 3, e, per trecento unità, con contestuale riduzione della dotazione organica del ruolo degli ispettori, come indicato nella tabella 1 che sostituisce la tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335. Art. 15. Funzioni del personale del ruolo direttivo speciale. 1. Il personale appartenente al ruolo direttivo speciale riveste le qualifiche di Ufficiale di Pubblica Sicurezza e di Ufficiale di Polizia Giudiziaria, svolge funzioni direttive con autonoma elevata responsabilità decisionale e corrispondente apporto professionale in relazione ai compiti istituzionali della Polizia di Stato, con esclusione di quelle che comportano l’esercizio delle attribuizioni di autorità locale di Pubblica Sicurezza (1). 2. I commissari del ruolo direttivo speciale espletano le funzioni di cui al comma 1 in collaborazione con i funzionari preposti alla direzione degli uffici e reparti cui sono addetti. Ai medesimi è, altresì, affidata la direzione di uffici o reparti, con le connesse responsabilità per le direttive e le istruzioni impartite e per i risultati conseguiti. 3. Ai commissari capo e ai vice questori aggiunti del ruolo direttivo speciale, oltre alle funzioni di cui al comma 1, sono attribuite quelle di indirizzo e coordinamento di più unità organiche, nell’ambito dell’ufficio o reparto cui sono addetti. Essi sono, altresì, preposti ad uffici o reparti non riservati al per-

sonale del ruolo dei dirigenti, con piena responsabilità per le direttive impartite e per i risultati conseguiti. Gli stessi sono diretti collaboratori dei dirigenti della Polizia di Stato e li sostituiscono nella direzione di uffici e reparti in caso di assenza o impedimento (1). 4. Gli appartenenti al ruolo direttivo speciale provvedono altresì all’addestramento del personale dipendente e svolgono in relazione alla professionalità posseduta compiti di istruzione e formazione del personale della Polizia di Stato. ––––––––– (1) Comma così sostituito dall’art. 5 D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477. Art. 16. Accesso al ruolo direttivo speciale. 1. Alla qualifica iniziale del ruolo direttivo speciale si accede, nel limite dei posti disponibili nella relativa dotazione organica e, salvo quanto previsto all’articolo 24, mediante concorso interno per titoli di servizio ed esame consistente in due prove scritte e in un colloquio. Il concorso è riservato al personale del ruolo degli ispettori della Polizia di Stato con la qualifica di ispettore superiore - sostituto ufficiale di pubblica sicurezza, in possesso del titolo di studio di scuola media superiore o equivalente. 2. Non è ammesso al concorso il personale che alla data del relativo bando abbia riportato: a) nei tre anni precedenti, un giudizio complessivo inferiore a «distinto»; b) nell’anno precedente, la sanzione disciplinare della pena pecuniaria; c) nei tre anni precedenti, la sanzione disciplinare della deplorazione; d) nei cinque anni precedenti, la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio. 3. Le le prove di esame, scritte ed orali, le modalità di svolgimento del concorso, di composizione della commissione esaminatrice e di formazione della graduatoria sono stabilite con regolamento del Ministro dell’interno, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Con il medesimo regolamento sono individuate le categorie dei titoli da ammettere a valutazione, tra le quali assume particolare rilevanza l’anzianità di effettivo servizio nel ruolo degli ispettori, e i punteggi massimi da attribuire a ciascuna di esse (1). 4. A coloro che partecipano al concorso di cui al comma 1 si applicano le disposizioni di cui all’articolo 24 della legge 1° febbraio 1989, n. 53. 5. Durante il periodo di frequenza del corso il personale interessato è collocato in aspettativa ai sensi dell’articolo 28 della legge 10 ottobre 1986, n. 668. ––––––––– (1) Comma così modificato dall’art. 10 co. 1 lett. b) D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477.

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Art. 17. Corso di formazione per l’immissione nel ruolo direttivo speciale. 1. I vincitori del concorso di cui all’articolo 16 frequentano un corso di formazione della durata di diciotto mesi presso l’Istituto superiore di polizia. Il corso, articolato in due cicli di nove mesi comprensivi di un tirocinio operativo presso strutture della Polizia di Stato, si svolge secondo programmi e modalità coerenti con le norme concernenti l’autonomia didattica degli atenei. L’insegnamento è impartito da docenti universitari, magistrati, appartenenti all’Amministrazione dello Stato o esperti estranei ad essa, secondo i principi stabiliti dall’articolo 60 della legge 1° aprile 1981, n. 121. Durante la frequenza del corso i vice commissari del ruolo direttivo speciale rivestono le qualifiche di ufficiale di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria. 2. Il direttore dell’Istituto superiore di polizia, sentito il comitato direttivo, al termine del primo ciclo esprime nei confronti dei frequentatori un giudizio di idoneità per l’ammissione al secondo ciclo, al termine del quale gli stessi, fermo restando quanto previsto dall’articolo 18, sostengono l’esame finale sulle materie oggetto di studio. 3. I vice commissari del ruolo direttivo speciale che hanno superato l’esame di fine corso sono confermati nel ruolo direttivo speciale con la qualifica di commissario, secondo l’ordine della graduatoria di fine corso. 4. Le modalità di svolgimento [e i programmi] (1) del corso di formazione, i criteri per la formulazione del giudizio di idoneità previsto dal comma 2, nonché le modalità dell’esame finale e di formazione della graduatoria finale sono determinati con regolamento del Ministro dell’interno, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n 400, da emanare entro sei mesi dall’entrata in vigore del presente decreto. 5. Per l’assegnazione ai servizi d’istituto dei commissari del ruolo direttivo speciale si applicano le disposizioni di cui al comma 7 dell’articolo 4. 6. L’assegnazione di cui al comma 5 è effettuata in relazione alla scelta manifestata dagli interessati secondo l’ordine della graduatoria di fine corso, nell’ambito delle sedi indicate nel bando di concorso. 7. Ai frequentatori del corso di formazione si applicano le disposizioni di cui all’articolo 59, secondo comma, della legge 1° aprile 1981, n. 121. 8. L’anzianità pregressa maturata nei ruoli sottostanti a quello del ruolo direttivo speciale non concorre a determinare l’attribuzione del trattamento economico previsto dai commi ventiduesimo e ventitreesimo dell’articolo 43 della legge 1° aprile 1981, n. 121. ––––––––––– (1) Parole soppresse dall’art. 8, lett. e) D.Lgs 3 maggio 2001, n. 201.

Art. 18. Dimissioni dal corso di formazione. 1. Sono dimessi dal corso i vice commissari del ruolo direttivo speciale che: a) dichiarano di rinunciare al corso; b) non ottengono il giudizio di idoneità previsto al termine del primo ciclo del corso; c) non superano le prove, ovvero non conseguono nei tempi stabiliti tutti gli obiettivi formativi del corso; d) non superano l’esame finale del corso; e) sono stati per qualsiasi motivo assenti dall’attività corsuale per più di novanta giorni anche se non consecutivi e di centottanta giorni per infermità contratta durante il corso, ovvero per infermità dipendente da causa di servizio, o, nel caso di personale femminile, per maternità. 2. Si applicano le disposizioni dei commi 2, 3 e 4 dell’articolo 5. 3. I provvedimenti di dimissione e di espulsione dal corso determinano la cessazione dalla posizione di aspettativa di cui all’articolo 28 della legge 10 ottobre 1986, n. 668, e la restituzione al ruolo di provenienza. I provvedimenti di espulsione costituiscono, inoltre, causa ostativa alla partecipazione ai successivi concorsi per la nomina a vice commissario del ruolo direttivo speciale. Art. 19. Promozione a commissario capo del ruolo direttivo speciale. 1. La promozione a commissario capo del ruolo direttivo speciale si consegue, nel limite dei posti disponibili, mediante scrutinio per merito comparativo, al quale è ammesso il personale con la qualifica di commissario del ruolo direttivo speciale che abbia compiuto sei anni di effettivo servizio nella qualifica. Art. 20. Promozione a vice questore aggiunto del ruolo direttivo speciale. 1. La promozione a vice questore aggiunto del ruolo direttivo speciale si consegue, a ruolo aperto, mediante scrutinio per merito comparativo, al quale è ammesso il personale con la qualifica di commissario capo del ruolo direttivo speciale che abbia compiuto cinque anni e sei mesi di effettivo servizio nella qualifica. 2. Ricorrendo i presupposti per il conferimento della promozione per merito straordinario, previsti dall’articolo 74 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, al personale che riveste la qualifica di vice questore aggiunto del ruolo direttivo speciale possono essere attribuiti i benefici economici di cui all’articolo 75, ultimo comma, del medesimo decreto n. 335 del 1982. Art. 21. Conferimento di promozioni connesse alla cessazione dal servizio. 1. Gli ispettori superiori - sostituti ufficiali di pubblica sicurezza conseguono la nomina alla qualifica di commissario del ruolo direttivo speciale il giorno successivo alla cessazione dal servizio per anzianità, per limiti di età, infermità o decesso, se nel quinquennio precedente abbiano prestato servizio senza demerito.

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2. I vice questori aggiunti del ruolo direttivo speciale conseguono la nomina alla qualifica di primo dirigente dei ruoli del personale che espleta funzioni di polizia il giorno successivo alla cessazione dal servizio per limiti di età, infermità o decesso, se nel quinquennio precedente abbiano prestato servizio senza demerito. CAPO III DISPOSIZIONI TRANSITORIE Art. 22. Disposizioni transitorie per l’accesso al ruolo dei commissari. 1. Fino all’emanazione dei regolamenti previsti dagli articoli 3 e 4, ai concorsi straordinari per titoli ed esami per l’accesso al ruolo dei commissari, di cui all’articolo 7 della legge 28 marzo 1997, n. 85, così come modificato dall’articolo 68, comma 11, ed ai relativi corsi di formazione continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto. 1-bis. Durante la frequenza del corso di cui al comma 1, i vincitori del concorso rivestono la qualifica di commissario. Superato l’esame finale del corso gli stessi sono confermati nel ruolo dei commissari con la qualifica di commissario capo (1). ––––––––––– (1) Comma inserito dall’art. 8, lett. f) del D.Lgs 3 maggio 2001, n. 201. Art. 22-bis (1). Inquadramenti del personale del ruolo dei commissari. 1. Il personale del ruolo dei commissari in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto è inquadrato, con decorrenza 15 marzo 2001, anche in soprannumero riassorbibile, nelle sottoelencate qualifiche del medesimo ruolo: a) nella qualifica di vice questore aggiunto, i commissari e i commissari capo con un’anzianità di effettivo servizio nel ruolo dei commissari non inferiore a sette anni e sei mesi, nonchè i vice questori aggiunti; b) nella qualifica di commissario capo, i vice commissari e i commissari con un’anzianità di effettivo servizio nel ruolo dei commissari inferiore a sette anni e sei mesi. 2. Gli inquadramenti di cui al comma 1 sono effettuati secondo l’ordine delle qualifiche di provenienza e, nell’ambito di queste, secondo l’ordine di ruolo. Il personale di cui al comma 1, lettera a), conserva, ai fini della progressione alla qualifica superiore, l’anzianità eccedente quella minima richiesta per l’inquadramento. Il personale di cui al comma 1, lettera b), conserva, ai medesimi fini, l’anzianità maturata nel ruolo. (2) 3. Dall’anzianità richiesta per gli inquadramenti di cui al comma 1 sono detratti i periodi di ritardo nella progressione in carriera derivanti dall’applicazione di una delle cause di esclusione dagli scrutini pre-

viste dall’ordinamento vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto. 4. Il personale di cui al comma 1, promosso per merito straordinario ai sensi dell’articolo 74 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, è comunque inquadrato nella stessa qualifica attribuita al funzionario del ruolo dei commissari che lo seguiva in ruolo prima della data di inquadramento, andandosi a collocare in ruolo immediatamente prima di quest’ultimo. 5. In relazione alle eventuali posizioni soprannumerarie sulla dotazione organica del ruolo dei commissari, di cui all’articolo 1, comma 3, e alla tabella 1, è reso indisponibile un eguale numero di posti nella qualifica iniziale del ruolo direttivo speciale. ––––––––––– (1) Articolo inserito dall’art. 1, del D.Lgs 3 maggio 2001, n. 201. (2) Si riporta il testo del comma 1 dell’art. 11, D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477: «1. La disposizione dell’articolo 22-bis, comma 2, del decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 334, inserito dall’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 maggio 2001, n. 201, è correttamente interpretata ed applicata nel senso che al personale avente la qualifica di vice questore aggiunto anteriormente alla data degli inquadramenti disposti dal medesimo articolo 22-bis è riconosciuta a tutti gli effetti, anche ai fini di quanto previsto dal comma 2, l’anzianità maturata nella medesima qualifica. Analogamente devono interpretarsi ed applicarsi le disposizioni corrispondenti degli articoli 37-bis, comma 2, e 53-bis, comma 2». Art. 22-ter (1). Disposizioni conseguenti agli inquadramenti. 1. Il personale inquadrato nella qualifica di commissario capo consegue la promozione alla qualifica di vice questore aggiunto, a ruolo aperto, mediante scrutinio per merito comparativo, al compimento di sette anni e sei mesi di effettivo servizio nel ruolo dei commissari. 2. Fermo restando quanto previsto dal comma 3, il personale inquadrato nella qualifica di vice questore aggiunto ed i commissari capo promossi vice questori aggiunti ai sensi del comma 1, partecipano allo scrutinio per merito comparativo di ammissione al corso di formazione per l’accesso alla qualifica di primo dirigente al compimento di due anni di anzianità nella qualifica; il personale inquadrato nella qualifica di commissario capo puo’ partecipare al concorso per l’accesso alla qualifica di primo dirigente, di cui all’articolo 7, comma 1, lettera b), al compimento di sette anni di effettivo servizio nel ruolo dei commissari. 3. Fermo restando quanto previsto dal comma 1 dell’articolo 23, agli scrutini e ai concorsi di cui all’articolo 7, comma 1, per il conferimento dei posti che si renderanno disponibili nella qualifica di primo dirigente fino al 31 dicembre 2002 è ammesso esclusivamente il personale che alla data di entrata

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in vigore del presente decreto riveste la qualifica di vice questore aggiunto, ovvero quelle di commissario capo e di commissario, sempre che, alla stessa data, sia in possesso di un’anzianità complessiva nel ruolo non inferiore a nove anni e sei mesi». ––––––––––– (1) Articolo inserito dall’art. 1, del D.Lgs. 3 maggio 2001, n. 201. Art. 23. Disposizioni transitorie in materia di progressione in carriera del personale appartenente al ruolo dei commissari e dei dirigenti. 1. Per le promozioni da conferire con riferimento alle vacanze disponibili fino al 31 dicembre 2000 continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, comprese quelle relative alle dotazioni organiche del ruolo dei commissari e dei dirigenti, salvo quanto previsto dal comma 4. Le medesime disposizioni si applicano anche alle altre promozioni da conferire con decorrenza anteriore al 15 marzo 2001 (1). 2. Il primo concorso per l’accesso alla qualifica di primo dirigente è indetto con riferimento all’aliquota dei posti disponibili al 31 dicembre 2001. 2. Il primo concorso per l’accesso alla qualifica di primo dirigente è indetto con riferimento all’aliquota dei posti disponibili al 31 dicembre 2001. 3. Fino all’emanazione del regolamento ministeriale indicato nell’articolo 7, comma 4, il corso di formazione dirigenziale continua ad essere disciplinato dalle disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto. 4. I posti corrispondenti alla dotazione organica della qualifica di dirigente generale di pubblica sicurezza di livello B, anche qualora non coperti, sono utili ai fini delle promozioni da conferire nelle qualifiche inferiori con decorrenza 1° gennaio 2001, ai sensi dell’articolo 206 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. 5. Le disposizioni concernenti il percorso di carriera di cui all’articolo 10 si applicano con le seguenti modalità: a) quelle di cui al comma 1, al personale appartenente al ruolo dei commissari immesso in ruolo a partire dal 1° gennaio 2001; b) quelle di cui al comma 2, ai primi dirigenti nominati a tale qualifica a partire dal 1° gennaio 2006. 6. Gli appartenenti al ruolo dei commissari, in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, conseguono la nomina alla qualifica di primo dirigente dei ruoli del personale che espleta funzioni di polizia il giorno successivo alla cessazione dal servizio per limiti di età, infermità o decesso, se rivestono la qualifica di vice questore aggiunto e nel quinquennio precedente abbiano prestato servizio senza demerito. ––––––––––– (1) Comma sostituito dall’art. 8, lett. g) del D.Lgs 3 maggio 2001, n. 201.

Art. 24. Disposizioni di prima applicazione per la costituzione del ruolo direttivo speciale. 1. Fermo restando il disposto dell’articolo 7 della legge 28 marzo 1997, n. 85, a partire dal 2001 e fino al raggiungimento della nuova dotazione organica del ruolo dei commissari e alla copertura della dotazione organica del ruolo direttivo speciale, i concorsi per l’accesso al ruolo dei commissari e al ruolo direttivo speciale sono indetti [annualmente] per un numero di posti pari, rispettivamente, al quaranta e al sessanta per cento delle vacanze complessive esistenti al 31 dicembre di ogni anno nei due ruoli, fatto salvo quanto stabilito dal comma 2. 2. Per i concorsi di accesso al ruolo direttivo speciale sono utilizzate, entro l’anno 2003, trecento unità della relativa dotazione organica, in aggiunta a quelle determinate ai sensi del comma 1. 3. I posti non coperti a seguito dei concorsi per l’accesso al ruolo dei commissari e al ruolo direttivo speciale sono utilizzati per i rispettivi concorsi successivi a quello in cui non sono stati coperti tutti i posti (1) (2). ––––––––––– (1) Articolo così modificato dall’art. 8, lett. h) del D.Lgs 3 maggio 2001, n. 201. (2) Il comma 261 dell’art. 1, L. 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006), ha disposto la sospensione dell’applicazione del presente articolo 24 sino a quando non saranno approvate le norme per il riordinamento dei ruoli del personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile e degli ufficiali di grado corrispondente delle Forze di polizia ad ordinamento militare e delle Forze armate. Il medesimo comma 261 cit. ha inoltre disposto che alle esigenze di carattere funzionale si provveda, fra l’altro, mediante l’affidamento, agli ispettori superiori-sostituti ufficiali di pubblica sicurezza "sostituti commissari", delle funzioni di cui all'articolo 31-quater, co. 6, D.P.R. 24 aprile 1982, n. 335. Art. 25. Disposizioni transitorie per l’accesso al ruolo direttivo speciale. 1. In sede di prima attuazione del presente decreto, alla qualifica di vice commissario del ruolo direttivo speciale accedono mediante concorso per titoli ed esame, consistente in una prova scritta e in un colloquio, gli appartenenti al ruolo degli ispettori della Polizia di Stato, con la qualifica di ispettore superiore-sostituto ufficiale di pubblica sicurezza, in possesso dei requisiti previsti dal comma 2. I concorsi sono indetti annualmente, a partire dal 2001 e fino al 2005, per il numero dei posti disponibili ai sensi dell’articolo 24. 2. Ai concorsi può partecipare il suddetto personale in possesso del titolo di studio di scuola media superiore o equivalente, appartenente al ruolo degli ispettori al 31 agosto 1995, che al 1° gennaio di ciascuno degli anni indicati al comma 1 ha maturato almeno dieci anni di effettivo servizio nel ruolo, ovve-

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ro, tre anni nella qualifica di ispettore superiore - sostituto ufficiale di pubblica sicurezza e che, alla data dei relativi bandi, non si trovi, nelle condizioni ostative previste dall’articolo 16, comma 2. Al medesimo personale si applicano le disposizioni di cui all’articolo 24 della legge 1° febbraio 1989, n. 53. (1). 3. I vincitori dei concorsi di cui ai commi precedenti sono nominati vice commissari del ruolo direttivo speciale e frequentano un corso di formazione di nove mesi presso l’Istituto superiore di polizia, comprensivo di un tirocinio operativo della durata di tre mesi presso strutture della Polizia di Stato. Ai medesimi si applicano le disposizioni di cui all’articolo 16, comma 5. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 18, ma i periodi massimi di assenza di cui al comma 1, lettera e), del medesimo articolo, e quelli di cui all’articolo 5, comma 2, sono ridotti della metà (2). 4. I vice commissari che hanno concluso con profitto il corso di formazione sono confermati nel ruolo direttivo speciale con la qualifica di commissario del ruolo direttivo speciale, secondo l’ordine della graduatoria di fine corso. Ai predetti si applicano le disposizioni di cui all’articolo 17, commi 5, 6, 7 e 8. 5. Le modalità di espletamento dei concorsi, la composizione delle commissioni esaminatrici, le materie oggetto dell’esame, le categorie dei titoli da ammettere a valutazione, il punteggio massimo da attribuire a ciascuna categoria di titoli, nonché le modalità di svolgimento del corso di formazione, del tirocinio operativo, di valutazione finale del profitto ed i criteri per la formazione della graduatoria di fine corso, sono stabiliti, rispettivamente, con il regolamento di cui all’articolo 16, comma 3, e con quello di cui all’articolo 17, comma 4. ––––––––––– (1) Comma così sostituito dall’art. 8, lett. i) n. 1) del D.Lgs 201/001. (2) L’ultimo periodo è stato così sostituito dall’art. 8, lett. i) n. 2) del D.Lgs 3 maggio 2001 n. 201. Art. 26. Disposizioni transitorie riguardanti i dirigenti generali di pubblica sicurezza. 1. Nella prima applicazione del presente decreto, ai dirigenti generali di pubblica sicurezza che hanno maturato due anni di anzianità nella qualifica alla data di entrata in vigore del presente decreto, salvo che non vengano nominati dirigenti generali di pubblica sicurezza di livello B, continuano ad applicarsi le precedenti disposizioni ai soli fini dell’inquadramento alla qualifica di prefetto. Conseguentemente, le posizione soprannumerarie sono riassorbite all’atto della cessazione dal servizio, per qualsiasi causa, dei predetti funzionari ed i posti di funzione ricopribili dai prefetti di cui all’articolo 42 della legge 1° aprile 1981, n. 121, sono transitoriamente incrementati, in corrispondenza delle sole posizioni soprannume-

rarie, per l’espletamento di compiti di studio, consulenza, ricerca e ispettivi (1).. 2. Fermo restando quanto disposto al comma 1, ai dirigenti generali di pubblica sicurezza in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, al compimento dei quattro anni di anzianità nella qualifica, è comunque attribuito il trattamento economico del dirigente generale di pubblica sicurezza di livello B, salvo che non siano già nominati a tale ultima qualifica. ––––––––– (1) Comma così modificato (anche mediante l’aggiunta dell’ultimo periodo) dall’art. 4 D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477. Art. 27. Collocamento a riposo del personale in servizio. 1. I limiti di età per il collocamento a riposo d’ufficio di cui all’articolo 13 sono applicati, con criteri di progressività, agli appartenenti al ruolo dei commissari e al ruolo dei dirigenti della Polizia di Stato con qualifica inferiore a dirigente generale, già in servizio alla data di entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 336. A tal fine il predetto personale è collocato a riposo d’ufficio con l’anticipazione massima, rispetto alla data di cessazione dal servizio per raggiungimento del sessantacinquesimo anno di età, di seguito indicata: Anticipazione del collocamento «a riposo» Anno del raggiungimento Dirigenti Altre dei 65 anni di età superiori qualifiche – – – 2001 – – 2002 8 mesi 9 mesi 2003 11 mesi 13 mesi 2004 14 mesi 19 mesi 2005 17 mesi 27 mesi 2006 20 mesi 34 mesi 2007 24 mesi 41 mesi 2008 – 47 mesi 2009 – 53 mesi 2010 – 60 mesi 2. Il collocamento a riposo d’ufficio di cui al comma 1 è disposto, con anticipazione differenziata rispetto alla data di cessazione dal servizio per il raggiungimento del sessantacinquesimo anno di età, secondo lo schema indicato nell’allegata tabella 3. 3. Ai funzionari di cui al comma 1 che raggiungono il sessantacinquesimo anno di età a partire dal 2002, vengono corrisposti, in aggiunta alla pensione determinata come stabilito dall’articolo 13 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, quattro scatti del 2,5 per cento calcolati sullo stipendio goduto all’atto del pensionamento ed è assicurata, per il periodo intercorrente dalla data del collocamento a riposo e fino al raggiungimento del sessantacin-

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quesimo anno di età, la riliquidazione del trattamento di quiescenza sulla base degli aumenti retributivi pensionabili di qualsiasi natura concessi ai pari qualifica in attività di servizio. 4. Nei confronti dei funzionari di cui al comma 3, il cui trattamento sarà liquidato in tutto o in parte con il sistema contributivo di cui alla legge 8 agosto 1995, n. 335, troverà applicazione il coefficiente di trasformazione relativo al sessantacinquesimo anno di età, previsto dalla tabella A allegata alla legge medesima, fermo restando il beneficio di cui all’articolo 3, comma 7, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 165. 5. Agli appartenenti al ruolo dei commissari e al ruolo dei dirigenti della Polizia di Stato con qualifica inferiore a dirigente generale di pubblica sicurezza, già in servizio alla data di entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 336, non ricompresi nella previsione di cui al comma 1 e che saranno collocati a riposo con i nuovi limiti di età di cui all’articolo 13, saranno applicate le disposizioni di cui ai commi 3 e 4. 6. A decorrere dall’anno 2004 i pensionamenti previsti dal presente articolo sono effettuati assicurando l’invarianza della spesa attraverso la disciplina autorizzatoria delle assunzioni del personale, di cui all’articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni. Art. 28. Disciplina del collocamento a riposo per i ruoli ad esaurimento. 1. Il personale in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto appartenente ai ruoli ad esaurimento dei commissari e dei dirigenti conserva i limiti di età per il collocamento a riposo d’ufficio previsti dai precedenti ordinamenti. Art. 28-bis (1). Collocamento in disponibilità a domanda. 1. I destinatari delle disposizioni dell’articolo 27, i quali ne facciano richiesta almeno trenta giorni prima dell’ultimo anno di servizio, sono collocati in disponibilità a norma dell’articolo 64, anche oltre il limite percentuale di cui al comma 1 di quest’ultimo articolo, purchè: a) abbiano raggiunto un’età anagrafica di non meno di un anno e di non piu’ di tre anni inferiore a quella stabilita dallo stesso articolo per il collocamento a riposo; b) abbiano compiuto sessantatrè anni di età se rivestono la qualifica di dirigente superiore ovvero di sessanta negli altri casi. 2. Al termine del periodo massimo della disponibilità, che non puo’ comunque protrarsi oltre il sessantacinquesimo anno di età, i funzionari di cui al comma 1 sono collocati a riposo d’ufficio con il trattamento pensionistico determinato a norma dell’articolo 27, commi 3 e 4. 3. I collocamenti in disponibilità previsti dal presente articolo sono effettuati assicurando l’invarian-

za della spesa attraverso la disciplina autorizzatoria delle assunzioni del personale, di cui all’articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni. ––––––––––– (1) Articolo inserito dall’art. 2, del D.Lgs 3 maggio 2001, n. 201. TITOLO II RIORDINO DEI RUOLI DEI DIRETTORI E DEI DIRIGENTI DEL PERSONALE DELLA POLIZIA DI STATO CHE ESPLETA ATTIVITÀ TECNICO-SCIENTIFICA O TECNICA CAPO I RUOLI DEI DIRETTORI E DEI DIRIGENTI TECNICI Art. 29. Ruoli dei direttori e dei dirigenti tecnici (1). 1. I ruoli dei direttori tecnici si distinguono come segue: ruolo degli ingegneri; ruolo dei fisici; ruolo dei chimici; ruolo dei biologi; ruolo degli psicologi. 2. I ruoli di cui al comma 1 si articolano nelle seguenti qualifiche: direttore tecnico, limitatamente alla frequenza del corso di formazione iniziale; direttore tecnico principale; direttore tecnico capo. 3. I ruoli dei dirigenti tecnici si distinguono come segue: ruolo degli ingegneri; ruolo dei fisici; ruolo dei chimici; ruolo dei biologi; ruolo degli psicologi. 4. I ruoli di cui al comma 3 si articolano nelle seguenti qualifiche: primo dirigente tecnico; dirigente superiore tecnico. 5. La denominazione del ruolo degli psicologi di cui ai commi 1 e 3 sostituisce quelle di ruolo dei selettori del centro psicotecnico e ruolo dei dirigenti selettori del centro psicotecnico. 6. I ruoli dei direttori e dei dirigenti tecnici medico-legali, previsti dalle disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono soppressi e le relative dotazioni organiche sono portate in aumento a quelle dei corrispondenti ruoli professionali dei sanitari della Polizia di Stato. Nei confronti del personale appartenente ai ruoli soppressi è disposto il transito nei ruoli professionali dei sanita-

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ri della Polizia di Stato, secondo le modalità previste dall’articolo 55. 7. Le dotazioni organiche dei ruoli di cui ai commi 1 e 3 sono indicate nella tabella 4 che sostituisce la tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 337. è conseguentemente ridotta la dotazione organica del ruolo degli operatori e dei collaboratori tecnici come indicato nella predetta tabella 4. ––––––––––– (1) L’art.1-bis, comma 3, D.L. 31 marzo 2005, n. 45, conv., con modif., dalla L. 31 maggio 2005, n. 89, ha istituito, nell’ambito dei ruoli dei dirigenti tecnici della Polizia di Stato, la qualifica unica di dirigente generale tecnico, per le funzioni di ispettore generale capo. Lo stesso comma 3 sopra citato, ha specificato che la nomina nella predetta qualifica non da luogo a vacanza organica nella qualifica di dirigente superiore tecnico precedentemente rivestita. Art. 30. Funzioni del personale appartenente ai ruoli dei direttori e dei dirigenti tecnici. 1. Il personale appartenente ai ruoli dei direttori tecnici svolge attività richiedente preparazione professionale di livello universitario, con conseguente apporto di competenza specialistica in studi, ricerche ed elaborazione di piani e programmi tecnologici. 2. L’attività comporta preposizione ad uffici, laboratori scientifici o didattici, non riservati al personale del ruolo dei dirigenti, con facoltà di decisione sull’uso di sistemi e procedimenti tecnologici nell’ambito del settore di competenza, e facoltà di proposte sull’adozione di nuove tecniche scientifiche. 3. Il personale di cui al comma 1 assume la responsabilità derivante dall’attività delle unità organiche sottordinate, dal lavoro direttamente svolto e dall’attività di collaborazione col personale dirigente. 4. Ai direttori tecnici principali e ai direttori tecnici capo, oltre alle suddette funzioni, sono attribuite quelle di indirizzo e coordinamento di più unità organiche, con piena responsabilità per le direttive impartite e per i risultati conseguiti. Essi sono preposti agli uffici o reparti non riservati al personale del ruolo dei dirigenti determinati con decreto del Ministro dell’interno ed esercitano le funzioni di cui al comma 1, partecipando all’attività degli appartenenti al ruolo dei dirigenti tecnici e sostituiscono questi ultimi nella direzione di uffici, laboratori scientifici o didattici, in caso di assenza o di impedimento (1). 5. Il personale appartenente ai ruoli dei direttori tecnici svolge, altresì, compiti di istruzione del personale della Polizia di Stato, in relazione alla professionalità posseduta. 6. Il personale appartenente ai ruoli dei dirigenti tecnici svolge le funzioni indicate a fianco di ciascuna qualifica nella tabella 4 che sostituisce la tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 337, con le attribuzioni

previste dal decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1972, n. 748. Gli uffici periferici cui può essere preposto il suddetto personale sono individuati con decreto del Ministro dell’interno. ––––––––––– (1) Il secondo periodo del co. 4 è stato così sostituito dall’art. 10 co. 1 lett. d) D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477. Art. 31. Accesso ai ruoli dei direttori tecnici. 1. L’accesso alla qualifica iniziale del ruolo dei direttori tecnici avviene mediante concorso pubblico per titoli ed esami, al quale possono partecipare i cittadini italiani che godono dei diritti politici e che sono in possesso dei requisiti previsti dai provvedimenti di cui ai commi 2 e 3. Le qualità morali e di condotta sono quelle previste dalle disposizioni di cui all’articolo 35, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. 2. Con il regolamento di cui all’articolo 3, comma 2, sono indicate le lauree specialistiche per la partecipazione al concorso, individuate secondo le norme concernenti l’autonomia didattica degli atenei, e le abilitazioni professionali ove previste dalla legge. Sono fatti salvi i diplomi di laurea previsti dalle disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto e rilasciati secondo l’ordinamento didattico vigente prima del suo adeguamento ai sensi dell’articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127 e delle relative disposizioni attuative. 3. Con il regolamento di cui all’articolo 3, comma 3, sono previste le eventuali forme di preselezione per la partecipazione al concorso di cui al comma 1, le prove di esame sulle materie attinenti ai profili professionali, scritte ed orali, le prime in numero non inferiore a due, le modalità di svolgimento del concorso, di composizione delle commissioni esaminatrici e di formazione della graduatoria, le categorie dei titoli da ammettere a valutazione ed il punteggio da attribuire a ciascuna di esse. 4. Nel limite del venti per cento dei posti disponibili, determinati con le modalità stabilite dal regolamento di cui al comma 3, l’accesso alla qualifica iniziale dei ruoli dei direttori tecnici avviene mediante concorso interno per titoli e per esami, consistenti nelle prove previste per il concorso di cui al comma 1, al quale è ammesso a partecipare il personale della Polizia di Stato in possesso del prescritto diploma di laurea e degli altri requisiti, anche attitudinali, richiest, il quale non abbia riportato, nei tre anni precedenti, la sanzione disciplinare della deplorazione o altra sanzione più grave ed abbia riportato, nello stesso periodo, un giudizio complessivo non inferiore a «buono». Per il personale con qualifica inferiore a quella di vice perito o qualifica corrispondente è richiesta un’anzianità di servizio di almeno tre anni alla data del bando che indice il concorso. 5. Al concorso non sono ammessi coloro che sono stati espulsi dalle Forze armate, dai Corpi militar-

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mente organizzati o destituiti da pubblici uffici, che hanno riportato condanna a pena detentiva per reati non colposi o sono stati sottoposti a misura di prevenzione. ––––––––––– Articolo prima modificato dall’art. 8 D.Lgs. 3 maggio 2001, n. 201 e poi così sostituito dall’art. 6 D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477. Art. 32. Corso di formazione iniziale per l’immissione nei ruoli dei direttori tecnici. 1. I vincitori del concorso di cui all’articolo 31 sono ammessi a frequentare un corso di formazione iniziale teorico-pratico della durata di dodici mesi presso un istituto di istruzione della Polizia di Stato. L’insegnamento è impartito da docenti universitari, magistrati, appartenenti all’Amministrazione dello Stato o esperti estranei ad essa, secondo i principi stabiliti dall’articolo 60 della legge 1° aprile 1981, n. 121. Durante la frequenza del corso i direttori tecnici rivestono le qualifiche di ufficiale di pubblica sicurezza e di ufficiale di polizia giudiziaria limitatamente all’esercizio delle funzioni previste per il ruolo di appartenenza (1). 2. Le modalità di svolgimento del corso di formazione iniziale, le modalità di attribuzione del giudizio di idoneità, di svolgimento dell’esame finale, nonchè di formazione della graduatoria finale sono determinate con il regolamento di cui all’articolo 4, comma 6 (2). 3. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 5, ma i periodi massimi di assenza di cui al comma 1, lettera e), e al comma 2, sono ridotti della metà (2). 4. Al termine del corso, i direttori tecnici che hanno ottenuto il giudizio di idoneità e superato l’esame finale prestano giuramento e sono confermati nel ruolo con la qualifica di direttore tecnico principale secondo l’ordine della graduatoria di fine corso. Gli stessi sono assegnati ai servizi d’istituto secondo le modalità previste dall’articolo 4, comma 8. 4-bis. Ai fini della determinazione del posto in ruolo e della progressione in carriera, il personale proveniente dal ruolo speciale ad esaurimento dei direttori tecnici, di cui all’articolo 40, conserva l’anzianità maturata nella qualifica di provenienza e, qualora rivestiva la qualifica di direttore tecnico capo del suddetto ruolo speciale ad esaurimento, è confermato nella qualifica di direttore tecnico capo. Restano fermi i requisiti di effettivo servizio nelle qualifiche dei ruoli dei direttori tecnici previsti dall’articolo 34 per l’accesso alla qualifica di primo dirigente tecnico (3). 5. Ai frequentatori del corso di formazione iniziale, provenienti dagli altri ruoli della Polizia di Stato, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 59, secondo comma, della legge 1° aprile 1981, n. 121. ––––––––––– (1) Comma così modificato dall’art. 6 D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477,

(2) Comma così sostituito dall’art. 8, lett. k) del D.Lgs 3 maggio 2001 n. 201. (3) Comma così modificato dall’art. 6 D.Lgs. n. 477/2001 cit. Art. 33. Promozione a direttore tecnico capo. 1. La promozione a direttore tecnico capo si consegue, a ruolo aperto, mediante scrutinio per merito comparativo al quale è ammesso il personale con la qualifica di direttore tecnico principale che abbia compiuto sei anni e sei mesi di servizio effettivo nella qualifica. Art. 34. Nomina alla qualifica di primo dirigente tecnico. 1. L’accesso alla qualifica di primo dirigente tecnico dei ruoli del personale della Polizia di Stato che espleta attività tecnico-scientifica o tecnica avviene: a) nel limite del sessanta per cento dei posti disponibili in ciascun ruolo al 31 dicembre di ogni anno, mediante scrutinio per merito comparativo e superamento di un successivo corso di formazione dirigenziale, della durata di tre mesi, con esame finale. Allo scrutinio per merito comparativo è ammesso il personale del corrispondente ruolo dei direttori tecnici in possesso della qualifica di direttore tecnico capo, con almeno due anni di effettivo servizio nella qualifica; b) nel limite del restante quaranta per cento dei posti disponibili in ciascun ruolo al 31 dicembre di ogni anno, mediante concorso per titoli ed esami riservato al personale del corrispondente ruolo che riveste la qualifica di direttore tecnico capo ovvero abbia maturato almeno cinque anni di effettivo servizio nella qualifica di direttore tecnico principale. Se i posti complessivamente disponibili sono due, uno di questi è comunque riservato al concorso. 1-bis. I posti non coperti del concorso di cui al comma 1, lettera b), sono portati in aumento a quelli riservati, nello stesso anno, per l’ammissione al corso di formazione per l’accesso alla qualifica di primo dirigente tecnico, di cui alla precedente lettera a), del medesimo comma (2). 2. La nomina a primo dirigente tecnico decorre a tutti gli effetti dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello nel quale si sono verificate le vacanze ed è conferita secondo l’ordine di graduatoria dell’esame finale del corso per il personale di cui al comma 1, lettera a), e secondo l’ordine della graduatoria di merito del concorso per il personale di cui al comma 1, lettera b). Ai fini della determinazione del posto in ruolo i vincitori del concorso precedono i funzionari che hanno superato il corso di formazione dirigenziale. 3. Per il corso di formazione dirigenziale di cui al comma 1, lettera a), si applicano le disposizioni di cui all’articolo 7, commi 3 e 4. ––––––––––– (1) Comma così modificato dall’art. 8, lett. l) n. 1, 2, 3 del D.Lgs 3 maggio 2001, n. 201. (2) Comma inserito dall’art. 8, lett. l) n. 4 del D.Lgs 3 maggio 2001, n. 201.

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Art. 35. Concorso per la nomina a primo dirigente tecnico. 1. Il concorso per titoli ed esami di cui all’articolo 34, comma 1, lettera b), è indetto annualmente con decreto del capo della polizia - direttore generale della pubblica sicurezza da pubblicarsi nel bollettino ufficiale del personale. 2. L’esame consiste in: a) due prove scritte, di cui una di carattere professionale; b) un colloquio rivolto ad accertare il grado di preparazione professionale del candidato, con particolare riferimento alle funzioni dirigenziali che sarà chiamato a svolgere. 3. L’esame non si intende superato se il candidato non abbia riportato la votazione di almeno trentacinque cinquantesimi nel colloquio e in ciascuna prova scritta. 4. Le modalità del concorso, le materie oggetto dell’esame, le categorie dei titoli da ammettere a valutazione, il punteggio da attribuire a ciascuna categoria di titoli sono determinati con il regolamento ministeriale di cui all’articolo 8, comma 6. 5. Le cause di esclusione dal concorso sono quelle previste dai commi 4 e 5 dell’articolo 8. 6. La commissione esaminatrice del concorso per titoli ed esami, nominata con decreto del capo della polizia - direttore generale della pubblica sicurezza, è presieduta dal vice direttore generale con funzioni vicarie ed è composta da: a) due dirigenti dei ruoli tecnici con qualifica di dirigente superiore (1); b) un consigliere di Stato o della Corte dei conti; c) un docente universitario esperto nelle materie su cui vertono le prove d’esame. 7. Le funzioni di segretario sono disimpegnate da un funzionario direttivo della Polizia di Stato in servizio presso il Dipartimento della pubblica sicurezza. 8. Con il decreto di nomina sono designati altrettanti componenti supplenti prescelti, ai fini della sostituzione dei componenti interni, tra i dirigenti dei ruoli tecnici con qualifica di dirigente superiore. ––––––––––– (1) Per i requisiti di cui devono essere in possesso i componenti della Commissione, vedi l’art. 4 co. 2 D.M. 16 maggio 2002, n. 109. Art. 36. Promozione alla qualifica di dirigente superiore tecnico. 1. La promozione a dirigente superiore tecnico si consegue, nei limiti dei posti disponibili al 31 dicembre di ogni anno, mediante scrutinio per merito comparativo al quale è ammesso il personale con la qualifica di primo dirigente tecnico che, alla stessa data, abbia compiuto tre anni di effettivo servizio nella qualifica. 2. Nello scrutinio per merito comparativo si tiene conto, in modo particolare, delle eventuali specializzazioni professionali che hanno maggiore attinenza con i compiti di istituto dei tecnici della Polizia di Stato.

3. Le promozioni hanno effetto dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello nel quale si sono verificate le vacanze. Art. 37. Norma di rinvio. 1. Al personale appartenente ai ruoli dei dirigenti e direttori tecnici, si applicano le disposizioni di cui all’art. 2, commi 9, ultimo, periodo e 10, e quelle di cui agli articoli 13, 27 e 28-bis (1). 1-bis. L’articolo 27 si applica anche al personale appartenente ai ruoli dei dirigenti e dei direttori tecnici della Polizia di Stato, già in servizio presso altre Amministrazioni dello Stato alla data di entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 337, e successivamente immessi nei predetti ruoli (2). ––––––––––– (1) Comma così sostituito dall’art. 10 co. 1 lett. e), D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477. (2) Comma inserito dall’art. 8, lett. m) n. 2 del D.Lgs 3 maggio 2001, n. 201. Art. 37-bis (1). Inquadramenti del personale dei ruoli dei direttori tecnici. 1. Il personale dei ruoli dei direttori tecnici in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto è inquadrato, con decorrenza 15 marzo 2001, nelle sottoelencate qualifiche del medesimo ruolo: a) nella qualifica di direttore tecnico capo, i direttori tecnici e i direttori tecnici principali con un’anzianità di effettivo servizio nel ruolo dei direttori tecnici non inferiore a sette anni e sei mesi, nonchè i direttori tecnici capo; b) nella qualifica di direttore tecnico principale, i direttori tecnici con un’anzianità di effettivo servizio nel ruolo dei direttori tecnici inferiore a sette anni e sei mesi. 2. Gli inquadramenti nelle qualifiche di cui al comma 1 sono effettuati secondo l’ordine delle qualifiche di provenienza e, nell’ambito di queste, secondo l’ordine di ruolo. Il personale di cui al comma 1, lettera a), conserva, ai fini della progressione alla qualifica superiore, l’anzianità eccedente quella minima richiesta per l’inquadramento. Il personale di cui al comma 1, lettera b) conserva, ai medesimi fini, l’anzianità maturata nel ruolo. Si applica la disposizione di cui all’articolo 22-bis, comma 4. 3. Dall’anzianità richiesta per gli inquadramenti di cui al comma 1 sono detratti i periodi di ritardo nella progressione in carriera derivanti dall’applicazione di una delle cause di esclusione dagli scrutini previste dall’ordinamento vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto. ––––––––––– (1) Articolo inserito dall’art. 3 del D.Lgs 3 maggio 2001, n. 201. Art. 37-ter (1). Disposizioni conseguenti agli inquadramenti. 1. Il personale inquadrato nella qualifica di direttore tecnico principale consegue la pro-

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mozione alla qualifica di direttore tecnico capo, a ruolo aperto, mediante scrutinio per merito comparativo, al compimento di sette anni e sei mesi di effettivo servizio nel ruolo dei direttori tecnici. 2. Il personale inquadrato nella qualifica di direttore tecnico capo e i direttori tecnici principali promossi direttori tecnici capo ai sensi del comma 1, partecipano allo scrutinio per merito comparativo di ammissione al corso di formazione per l’accesso alla qualifica di primo dirigente tecnico, al compimento di due anni di anzianità nella qualifica. Al medesimo scrutinio partecipa anche il personale che alla data di entrata in vigore del presente decreto riveste la qualifica di direttore tecnico capo, ovvero quelle di direttore tecnico principale e di direttore tecnico, sempre che, alla stessa data, sia in possesso di un’anzianità complessiva nel ruolo non inferiore a nove anni e sei mesi (2). 3. Il personale inquadrato nella qualifica di direttore tecnico principale può partecipare al concorso per l’accesso alla qualifica di primo dirigente, di cui all’articolo 34, comma 1, lettera b), al compimento di sette anni di effettivo servizio nel ruolo dei direttori tecnici. ––––––––––– (1) Articolo inserito dall’art. 3 del D.Lgs 3 maggio 2001, n. 201. (2) L’ultimo periodo è stato aggiunto dall’art. 10 co. 1 lett. f) D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477. CAPO II DISPOSIZIONI TRANSITORIE Art. 38. Disposizioni transitorie in materia di progressione in carriera del personale dei ruoli dei direttori tecnici. 1. Per le promozioni da conferire con riferimento alle vacanze disponibili fino al 31 dicembre 2000 continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, comprese quelle relative alle dotazioni organiche dei ruoli dei direttori tecnici e dei dirigenti tecnici. Le medesime disposizioni si applicano anche alle altre promozioni da conferire con decorrenza anteriore al 15 marzo 2001 (1). 2. Il primo concorso per l’accesso alla qualifica di primo dirigente è indetto con riferimento all’aliquota dei posti disponibili al 31 dicembre 2001. 3. Fino all’emanazione del regolamento ministeriale indicato nell’articolo 7, comma 4, il corso di formazione dirigenziale continua ad essere disciplinato dalle disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto. ––––––––––– (1) Comma così sostituito dall’art. 8, lett. o) del D.Lgs 3 maggio 2001, n. 201. Art. 39. Disposizioni transitorie per l’accesso al ruolo dei direttori tecnici. 1. Fino all’emanazione

dei regolamenti previsti dagli articoli 31 e 32, ai concorsi per l’accesso al ruolo dei direttori tecnici, compresi quelli straordinari per titoli ed esami, di cui all’articolo 7 della legge 28 marzo 1997, n. 85, così come modificato dall’art. 68, comma 11, ed ai relativi corsi di formazione continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto. 1-bis. Durante la frequenza del corso di cui al comma 1, i vincitori del concorso rivestono la qualifica di direttore tecnico. Superato l’esame finale del corso gli stessi sono confermati nel ruolo dei direttori tecnici con la qualifica di direttore tecnico principale (1). 1-ter. Nell’ambito del contingente complessivo di personale della Polizia di Stato da assumere in relazione alle autorizzazioni per l’anno 2001, ai sensi dell’articolo 39, comma 3, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni, la graduatoria di merito degli idonei del primo concorso straordinario per l’accesso alle qualifiche iniziali dei ruoli dei direttori tecnici, indetto ai sensi dell’articolo 7 della legge 28 marzo 1997, n. 85, rimane efficace per la copertura dei posti disponibili in ciascun ruolo, riferiti alle dotazioni organiche indicate nella tabella 4 allegata al presente decreto, fino al raggiungimento del limite del cinquanta per cento delle vacanze complessive alla data di entrata in vigore del medesimo decreto (1). ––––––––––– (1) Comma inserito dall’art. 8, lett. p) del D.Lgs 3 maggio 2001, n. 201. Art. 40. Istituzione del ruolo speciale ad esaurimento dei direttori tecnici. 1. Nell’ambito dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, tra i ruoli del personale della Polizia di Stato che espleta attività tecnico-scientifica o tecnica previsti dall’articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 337, e successive modifiche ed integrazioni, è istituito il ruolo speciale ad esaurimento dei direttori tecnici, riservato al personale del ruolo dei periti tecnici, in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, che abbia superato il concorso di cui all’articolo 41. 2. Il ruolo di cui al comma 1 si articola nelle seguenti qualifiche: vice direttore tecnico del ruolo speciale ad esaurimento, limitatamente alla frequenza del corso di formazione; direttore tecnico del ruolo speciale ad esaurimento; direttore tecnico principale del ruolo speciale ad esaurimento; direttore tecnico capo del ruolo speciale ad esaurimento. 3. La dotazione del ruolo è fissata in centoventi unità, di cui ottanta riservate alle qualifiche di vice direttore tecnico e di direttore tecnico del ruolo speciale ad esaurimento e quaranta a quelle di direttore

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tecnico principale e di direttore tecnico capo del ruolo speciale ad esaurimento. 4. La ripartizione della dotazione di cui al comma 3, tra i settori di attività previsti dall’articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 337, così come modificato dal presente decreto, nonché l’individuazione dei profili professionali e relativi contingenti, sono effettuate con decreto del Ministro dell’interno. 5. Il personale del ruolo speciale ad esaurimento di cui al comma 1, salvo quanto previsto dal comma 6 per quello impiegato nel settore sanitario, espleta le stesse funzioni demandate agli appartenenti ai ruoli dei direttori tecnici, con esclusione dei compiti che presuppongono necessariamente il possesso dei titoli di studio universitari prescritti per l’accesso ai ruoli dei direttori tecnici medesimi e, ove richiesto, le specifiche abilitazioni professionali. 6. II personale del ruolo speciale ad esaurimento dei direttori tecnici impiegato nel settore sanitario, nell’ambito delle relative strutture della Polizia di Stato, svolge compiti di coordinamento e di supporto amministrativo, gestionale e tecnico-organizzativo che non richiedono la qualificazione della professione medica, ed è preposto ad unità organizzative presso uffici sanitari di livello dirigenziale. 7. Salvo quanto previsto dal presente articolo e dagli articoli 41 e 42, al personale del ruolo speciale ad esaurimento dei direttori tecnici si applicano le disposizioni relative al personale dei ruoli dei direttori tecnici. 8. Fino alla cessazione dal servizio del personale immesso nel ruolo di cui al comma 1 e di quello avente titolo a partecipare ai concorsi di cui all’articolo successivo, sono rese indisponibili centosessantasette unità nella dotazione organica del ruolo degli operatori e dei collaboratori tecnici della Polizia di Stato. Art. 41. Accesso al ruolo speciale ad esaurimento dei direttori tecnici. 1. Alla qualifica iniziale del ruolo speciale ad esaurimento dei direttori tecnici accedono, mediante concorso per titoli ed esame, consistente in una prova scritta ed un colloquio, gli appartenenti al ruolo dei periti tecnici in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, in possesso del titolo di studio di scuola media superiore o equivalente, che rivestono la qualifica di perito tecnico superiore. 2. I concorsi sono indetti, a partire dal 2001, nei contingenti fissati per ciascun profilo professionale con il decreto del Ministro dell’interno di cui al comma 4 dell’articolo 40. 3. Non è ammesso al concorso il personale che alla data del relativo bando abbia riportato: a) nei tre anni precedenti, un giudizio complessivo inferiore a «distinto»;

b) nell’anno precedente, la sanzione disciplinare della pena pecuniaria; c) nei tre anni precedenti, la sanzione disciplinare della deplorazione; d) nei cinque anni precedenti, la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio. 4. A coloro che partecipano al concorso di cui al comma l si applicano le disposizioni di cui all’articolo 24 della legge 1° febbraio 1989, n. 53. 5. I vincitori del concorso di cui al comma 1 sono nominati vice direttori tecnici del ruolo speciale ad esaurimento e frequentano un corso di formazione di nove mesi, comprensivo di un tirocinio operativo della durata di tre mesi presso strutture della Polizia di Stato, in uno degli istituti di istruzione di cui all’articolo 60 della legge 1° aprile 1981, n. 121. Durante tale periodo, gli stessi sono collocati in aspettativa ai sensi dell’articolo 28 della legge 10 ottobre 1986, n. 668. 6. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 18, salvo che per i periodi massimi di assenza di cui al comma 1, lettera e), del medesimo articolo e quelli di cui all’articolo 5, comma 2, che sono ridotti della metà (1). 7. I vice direttori tecnici del ruolo speciale ad esaurimento che hanno concluso con profitto il corso di formazione sono confermati nel ruolo con la qualifica di direttore tecnico del ruolo speciale ad esaurimento, secondo l’ordine della graduatoria di fine corso. Ai predetti si applicano le disposizioni di cui all’articolo 17, commi 6, 7 e 8. 8. Le modalità di espletamento dei concorsi, la composizione delle commissioni esaminatrici, le materie oggetto dell’esame, le categorie dei titoli da ammettere a valutazione, il punteggio massimo da attribuire a ciascuna categoria di titoli, nonché le modalità di svolgimento del corso di formazione, del tirocinio operativo, di valutazione finale del profitto ed i criteri per la formazione della graduatoria finale, sono stabiliti, rispettivamente, con il regolamento di cui all’articolo 16, comma 3 e con quello di cui all’articolo 17, comma 4. ––––––––––– (1) Comma così sostituito dall’art. 8, lett. q) del D.Lgs 3 maggio 2001, n. 201. Art. 42. Progressione in carriera del personale appartenente al ruolo speciale ad esaurimento dei direttori tecnici. 1. La promozione a direttore tecnico principale del ruolo speciale ad esaurimento si consegue, nel limite dei posti disponibili al 31 dicembre di ogni anno, mediante scrutinio per merito comparativo, al quale è ammesso il personale con la qualifica di direttore tecnico del ruolo speciale ad esaurimento che abbia compiuto sei anni di effettivo servizio nella qualifica (1). 2. La promozione a direttore tecnico capo del ruolo speciale ad esaurimento si consegue, a ruolo

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aperto, mediante scrutinio per merito comparativo, al quale è ammesso il personale con la qualifica di direttore tecnico principale del ruolo speciale ad esaurimento con almeno cinque anni e sei mesi di effettivo servizio nella qualifica e che abbia frequentato con profitto il corso di cui all’articolo 57, comma 1, lettera a). 2-bis. Per le promozioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano le disposizioni di cui all’articolo 59 (2). 3. Ricorrendo i presupposti per il conferimento della promozione per merito straordinario, previsti dall’articolo 74 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, al personale che riveste la qualifica di direttore tecnico capo del ruolo speciale ad esaurimento possono essere attribuiti i benefici economici di cui all’articolo 75, ultimo comma, del medesimo decreto del Presidente della Repubblica n. 335 del 1982. ––––––––––– (1) Comma così modificato dall’art. 8, lett. r) 1) del D.Lgs 3 maggio 2001, n. 201. (2) Comma inserito dall’art. 8, lett. r) 2) del D.Lgs 3 maggio 2001, n. 201.

Art. 43. Ruoli professionali dei direttivi e dei dirigenti medici. 1. Il ruolo dei direttivi medici si articola nelle seguenti qualifiche: medico, limitatamente alla frequenza del corso di formazione iniziale; medico principale; medico capo. 2. Il ruolo dei dirigenti medici si articola nelle seguenti qualifiche: primo dirigente medico; dirigente superiore medico; dirigente generale medico. 3. Le dotazioni organiche dei ruoli di cui ai commi precedenti sono indicate nella tabella 5 che sostituisce la tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 338. E’ conseguentemente ridotta la dotazione organica dei ruoli degli operatori e dei collaboratori tecnici come indicato nella tabella 4 che sostituisce la tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 337.

della legge 23 dicembre 1978, n. 833, hanno le seguenti attribuzioni: a) provvedono all’accertamento dell’idoneità psicofisica dei candidati ai concorsi per l’accesso ai ruoli della Polizia di Stato ed alla verifica, anche collegiale, della persistenza dei requisiti psicofisici per il personale in servizio; b) provvedono all’assistenza sanitaria e di medicina preventiva del personale della Polizia di Stato; c) in relazione alle esigenze di servizio, e limitatamente alle proprie attribuzioni, possono essere impiegati in operazioni di polizia ed in operazioni di soccorso in caso di pubbliche calamità ed infortuni; d) svolgono attività di medico nel settore del lavoro nell’ambito delle strutture dipendenti dal Ministero dell’interno e, coloro che hanno esercitato per almeno quattro anni tali attribuzioni, espletano altresì le attività di sorveglianza e vigilanza, nonché quella di medico competente, previste dalle disposizioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, nell’ambito delle citate strutture e di quelle di cui all’articolo 23, comma 4, del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626 e successive modifiche ed integrazioni; e) rilasciano certificazioni di idoneità psicofisica anche con le stesse attribuzioni degli ufficiali medici delle Forze armate; f) provvedono all’istruttoria delle pratiche medico legali del personale della Polizia di Stato e partecipano, con voto deliberativo, alle commissioni di cui agli articoli 1 e 5 della legge 11 marzo 1926, n. 416 e successive modificazioni, allorche’ vengono prese in esame pratiche relative a personale appartenente ai ruoli della Polizia di Stato; g) partecipano al collegio medico legale di cui all’articolo 1 della legge 22 dicembre 1980, n. 913; h) svolgono, presso gli istituti di istruzione della Polizia di Stato, attività didattica nel settore di competenza; i) fanno parte delle commissioni mediche locali di cui all’articolo 119, comma 4, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 e all’articolo 319 del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, e di quelle previste dal decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092; j) svolgono le funzioni già previste per i soppressi ruoli dei direttori e dei dirigenti tecnici medico legali; k) non possono esercitare l’attività libero-professionale nei confronti degli appartenenti all’Amministrazione della pubblica sicurezza. 2. Ai fini dell’espletamento delle attività previste dal comma precedente, l’Amministrazione della pubblica sicurezza può stipulare particolari convenzioni con strutture sanitarie pubbliche.

Art. 44. Attribuzioni dei direttivi e dei dirigenti medici. 1. I sanitari della Polizia di Stato, fermo restando quanto disposto dall’articolo 6, lettera z),

Art. 45. Attribuzioni particolari dei direttivi e dei dirigenti medici. 1. I medici principali ed i medici capo svolgono le funzioni di cui all’articolo 5

TITOLO III RIORDINO DEI RUOLI PROFESSIONALI DEI SANITARI DELLA POLIZIA DI STATO CAPO I RUOLI PROFESSIONALI DEI DIRETTIVI E DEI DIRIGENTI MEDICI

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del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 338. Essi partecipano all’attività dei dirigenti medici e sono preposti agli uffici non riservati al personale del ruolo dei dirigenti determinati con decreto del Ministro dell’interno. 2. I dirigenti medici svolgono le funzioni indicate, a fianco di ciascuna qualifica, nella tabella 5 che sostituisce la tabella A allegata al decreto del Presidente della Repiubblica 24 aprile 1982, n. 338, e quelle determinate con decreto del Ministro dell’interno, anche in attuazione dei provvedimenti di riordino della struttura organizzativa delle articolazioni periferiche dell’Amministrazione della pubblica sicurezza. ––––––––––– Articolo così sostituito dall’art. 10 co. 1 lett. g), D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477. Art. 46. Accesso al ruolo dei direttivi medici. 1. L’accesso alla qualifica iniziale del ruolo dei direttivi medici avviene mediante concorso pubblico per titoli ed esami, al quale possono partecipare i cittadini italiani che godono dei diritti politici, in possesso della laurea in medicina e chirurgia, fatta salva l’eventuale diversa denominazione in sede di attuazione del regolamento recante norme concernenti l’autonomia didattica degli atenei adottato con decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica del 3 novembre 1999, n. 509, dell’abilitazione all’esercizio professionale e dell’iscrizione al relativo albo, nonché dei requisiti previsti dal regolamento di cui al comma 2. Le qualità morali e di condotta sono quelle previste dalle disposizioni di cui all’articolo 35, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (1). 2. Con il regolamento di cui all’articolo 3, comma 3, sono previste le eventuali forme di preselezione per la partecipazione al concorso, le prove di esame scritte ed orali, le prime in numero non inferiore a due, le modalità di svolgimento del concorso, di composizione della commissione esaminatrice e di formazione della graduatoria, le categorie dei titoli da ammettere a valutazione ed il punteggio da attribuire a ciascuna di esse (2). 2-bis. Nel limite del venti per cento dei posti disponibili, determinati con le modalità stabilite dal regolamento di cui al comma 2, l’accesso alla qualifica iniziale del ruolo dei direttivi medici avviene mediante concorso interno per titoli e per esami, consistenti nelle prove previste per il concorso di cui al comma 1, al quale è ammesso a partecipare il personale della Polizia di Stato in possesso del prescritto diploma di laurea e degli altri requisiti, anche attitudinali, richiesti, il quale non abbia riportato, nei tre anni precedenti, la sanzione disciplinare della deplorazione o altra sanzione più grave ed abbia riportato, nello stesso periodo, un giudizio complessivo non inferiore a «buono». Per il personale con qualifica inferiore a quella di vice ispettore o corrispondente è

richiesta un’anzianità di servizio di almeno tre anni alla data del bando che indice il concorso (3). 3. Al concorso non sono ammessi coloro che sono stati espulsi dalle Forze armate, dai corpi militarmente organizzati o destituiti da pubblici uffici, che hanno riportato condanna a pena detentiva per reati non colposi o che sono stati sottoposti a misura di prevenzione. ––––––––––– (1) Comma così modificato dall’art. 10 co. 1 lett. h), D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477. (2) Comma così sostituito dall’art. 8, lett. s) del D.Lgs 201/01. (3) Comma aggiunto dall’art. 10 co. 1 lett. h), D.Lgs. n. 477/2001. Art. 47.Corso di formazione iniziale per l’immissione nel ruolo dei direttivi medici. 1. I vincitori del concorso di cui all’articolo 46 sono ammessi a frequentare un corso di formazione iniziale teorico-pratico di un anno, presso l’Istituto superiore di polizia. L’insegnamento è impartito da docenti universitari, magistrati, appartenenti all’Amministrazione dello Stato o esperti estranei ad essa, secondo i principi stabiliti dall’articolo 60 della legge 1° aprile 1981, n. 121. Durante la frequenza del corso i medici della Polizia di Stato rivestono le qualifiche di ufficiale di pubblica sicurezza e di ufficiale di Polizia giudiziaria limitatamente all’esercizio delle funzioni previste per il ruolo di appartenenza. 2. Le modalità di svolgimento del corso di formazione iniziale, le modalità di attribuzione del giudizio di idoneità, di svolgimento dell’esame finale e di formazione della graduatoria finale sono determinate con il regolamento di cui all’articolo 4, comma 6. 3. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 5, ma i periodi massimi di assenza di cui al comma 1, lettera e), e al comma 2, sono ridotti della metà (1). 4. Al termine del corso i medici che hanno ottenuto il giudizio di idoneità e superato l’esame finale prestano giuramento e sono confermati nel ruolo professionale dei direttivi medici, con la qualifica di medico principale, secondo la graduatoria di fine corso. Gli stessi sono assegnati ai servizi d’istituto secondo le modalità previste dall’articolo 4, comma 8. 5. Ai frequentatori del corso di formazione iniziale, provenienti dagli altri ruoli della Polizia di Stato, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 59, secondo comma, della legge 1° aprile 1981, n. 121. ––––––––––– (1) I commi 2 e 3 sono stati così sostituiti dall’art. 8, lett. t) del D.Lgs 201/01. Art. 48. Promozione a medico capo. 1. La promozione a medico capo si consegue, a ruolo aperto, mediante scrutinio per merito comparativo al quale è ammesso il personale con la qualifica di medico principale che abbia compiuto sei anni e sei mesi di effettivo servizio nella qualifica.

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Art. 49. Nomina a primo dirigente medico. 1. L’accesso alla qualifica di primo dirigente medico dei ruoli professionali dei sanitari della Polizia di Stato avviene: a) nel limite del sessanta per cento dei posti disponibili al 31 dicembre di ogni anno, mediante scrutinio per merito comparativo e superamento di un successivo corso di formazione dirigenziale, della durata di tre mesi, con esame finale. Allo scrutinio per merito comparativo è ammesso il personale del ruolo dei direttivi medici in possesso della qualifica di medico capo, con almeno due anni di effettivo servizio nella qualifica; b) nel limite del restante quaranta per cento dei posti disponibili al 31 dicembre di ogni anno, mediante concorso per titoli ed esami riservato al personale che riveste la qualifica di medico capo ovvero abbia maturato almeno cinque anni di effettivo servizio nella qualifica di medico principale. Se i posti complessivamente disponibili sono due, uno di questi è riservato al concorso. 1-bis. I posti non coperti del concorso di cui al comma 1, lettera b), sono portati in aumento a quelli riservati, nello stesso anno, per l’ammissione al corso di formazione per l’accesso alla qualifica di primo dirigente medico, di cui alla lettera a) dello stesso comma (1). 2. La nomina a primo dirigente decorre a tutti gli effetti dal l° gennaio dell’anno successivo a quello nel quale si sono verificate le vacanze ed è conferita secondo l’ordine della graduatoria dell’esame finale del corso per il personale di cui al comma 1, lettera a) e l’ordine della graduatoria di merito del concorso per il personale di cui al comma 1, lettera b). Ai fini della determinazione del posto in ruolo i vincitori del concorso precedono i sanitari che hanno superato il corso di formazione dirigenziale. 3. Per il corso di formazione dirigenziale di cui al comma 1, lettera a), si applicano le disposizioni di cui all’articolo 7, commi 3 e 4. ––––––––––– (1) Comma inserito dall’art. 8, lett. u) del D.Lgs 201/01.

cinque cinquantesimi nel colloquio e in ciascuna prova scritta. 4. Le modalità del concorso, le materie oggetto dell’esame, le categorie dei titoli da ammettere a valutazione, il punteggio da attribuire a ciascuna categoria di titoli sono determinati con il regolamento di cui all’articolo 8, comma 6. 5. Le cause di esclusione dal concorso sono quelle previste dai commi 4 e 5 dell’articolo 8. 6. La commissione esaminatrice del concorso per titoli ed esami di cui all’articolo 49, nominata con decreto del capo della polizia - direttore generale della pubblica sicurezza, è presieduta dal vice direttore generale con funzioni vicarie ed è composta da: a) il direttore centrale di sanità e un dirigente superiore medico; b) un consigliere di Stato o della Corte dei conti; c) un docente universitario esperto nelle materie su cui vertono le prove d’esame. 7. Le funzioni di segretario sono disimpegnate da un funzionario direttivo della Polizia di Stato in servizio presso il Dipartimento della pubblica sicurezza. 8. Con il decreto di nomina sono designati altrettanti componenti supplenti prescelti, ai fini della sostituzione dei componenti interni, tra i dirigenti dei ruoli sanitari con qualifica di dirigente superiore.

Art. 50. Concorso per la nomina a primo dirigente medico. 1. Il concorso per titoli ed esami di cui all’articolo 49 è indetto annualmente con decreto del capo della polizia - direttore generale della pubblica sicurezza da pubblicarsi nel bollettino ufficiale del personale. 2. L’esame consiste in: a) due prove scritte, di cui una di carattere professionale; b) un colloquio rivolto ad accertare il grado di preparazione professionale del candidato, con particolare riferimento alle funzioni dirigenziali che sarà chiamato a svolgere. 3. L’esame non si intende superato se il candidato non abbia riportato la votazione di almeno trenta-

Art. 52. Formazione specialistica. 1. Al comma 3 dell’articolo 35 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, dopo le parole «sanità militare» sono aggiunte le seguenti: «e, d’intesa con il Ministero dell’interno, una riserva di posti complessivamente non superiore al cinque per cento per le esigenze della sanità della Polizia di Stato.».

Art. 51. Promozione alla qualifica di dirigente superiore medico. 1. La promozione a dirigente superiore medico si consegue, nei limiti dei posti disponibili al 31 dicembre di ogni anno, mediante scrutinio per merito comparativo al quale è ammesso il personale con la qualifica di primo dirigente medico che, alla stessa data, abbia compiuto tre anni di effettivo servizio nella qualifica. 2. Nello scrutinio per merito comparativo si tiene conto, in modo particolare, delle eventuali specializzazioni professionali che hanno maggiore attinenza con i compiti di istituto dei medici della Polizia di Stato. 3. Le promozioni hanno effetto dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello nel quale si sono verificate le vacanze.

Art. 53. Norma di rinvio. 1. Al personale appartenente ai ruoli professionali dei sanitari della Polizia di Stato si applicano le disposizioni di cui all’art. 2, commi 9, ultimo periodo, e 10, e quelle di cui agli articoli 13 e 27, 28 e 28-bis. ––––––––––– Comma 1 così sostituito dall’art. 10 co. 1 lett. i), D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477.

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Art. 53-bis (1). Inquadramenti del personale del ruolo dei direttivi medici. 1. Il personale del ruolo dei direttivi medici in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto è inquadrato, con decorrenza 15 marzo 2001, nelle sottoelencate qualifiche del medesimo ruolo: a) nella qualifica di medico capo, i medici e i medici principali con un’anzianità di effettivo servizio nel ruolo dei direttivi medici non inferiore a sette anni e sei mesi, nonchè i medici capo; b) nella qualifica di medico principale, i medici con un’anzianità di effettivo servizio nel ruolo dei direttivi medici inferiore a sette anni e sei mesi. 2. Gli inquadramenti nelle qualifiche di cui al comma 1 sono effettuati secondo l’ordine delle qualifiche di provenienza e, nell’ambito di queste, secondo l’ordine di ruolo. Il personale di cui al comma 1, lettera a), conserva, ai fini della progressione alla qualifica superiore, l’anzianità eccedente quella minima richiesta per l’inquadramento. Il personale di cui al comma 1, lettera b), conserva, ai medesimi fini, l’anzianità maturata nel ruolo. Si applica la disposizione di cui all’articolo 22-bis, comma 4. 3. Dall’anzianità richiesta per gli inquadramenti di cui al comma 1 sono detratti i periodi di ritardo nella progressione in carriera derivanti dall’applicazione di una delle cause di esclusione dagli scrutini previste dall’ordinamento vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto. ––––––––––– (1) Articolo inserito dall’art. 4, del D.Lgs. 201/2001. Art. 53-ter (1). Disposizioni conseguenti agli inquadramenti. 1. Il personale inquadrato nella qualifica di medico principale consegue la promozione alla qualifica di medico capo, a ruolo aperto, mediante scrutinio per merito comparativo, al compimento di sette anni e sei mesi di effettivo servizio nel ruolo dei direttivi medici. 2. Fermo restando quanto previsto dal comma 3, il personale inquadrato nella qualifica di medico capo e i medici principali promossi medici capo ai sensi del comma 1, partecipano allo scrutinio per merito comparativo di ammissione al corso di formazione per l’accesso alla qualifica di primo dirigente medico al compimento di due anni di anzianità nella qualifica; il personale inquadrato nella qualifica di medico principale può partecipare al concorso per l’accesso alla qualifica di primo dirigente medico, di cui all’articolo 49, comma 1, lettera b), al compimento di sette anni di effettivo servizio nel ruolo dei direttivi medici. 3. Fermo restando quanto previsto dal comma 1 dell’articolo 54, agli scrutini e ai concorsi di cui all’articolo 49, comma 1, per il conferimento dei posti che si renderanno disponibili nella qualifica di primo dirigente medico fino al 31 dicembre 2002, è ammesso esclusivamente il personale che alla data

di entrata in vigore del presente decreto riveste la qualifica di medico capo, ovvero quelle di medico principale e di medico, sempre che, alla stessa data, sia in possesso di un’anzianità complessiva nel ruolo non inferiore a nove anni e sei mesi». ––––––––––– (1) Articolo inserito dall’art. 4, del D.Lgs 201/01. CAPO II DISPOSIZIONI TRANSITORIE Art. 54. Disposizioni transitorie in materia di progressione in carriera del personale appartenente ai ruoli professionali dei sanitari. 1. Per le promozioni da conferire con riferimento alle vacanze disponibili fino al 31 dicembre 2000 continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, comprese quelle relative alle dotazioni organiche del ruolo dei direttivi medici e dei dirigenti medici. Le medesime disposizioni si applicano anche alle altre promozioni da conferire con decorrenza anteriore al 15 marzo 2001 (1) 2. Il primo concorso per l’accesso alla qualifica di primo dirigente è indetto con riferimento all’aliquota dei posti disponibili al 31 dicembre 2001. 3. Fino all’emanazione del regolamento ministeriale indicato nell’articolo 7, comma 4, il corso di formazione dirigenziale continua ad essere disciplinato dalle disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto. ––––––––––– (1) Comma così sostituito dall’art. 8, lett. w) del D.Lgs 201/01. Art. 54-bis (1). Disposizioni transitorie per l’accesso al ruolo dei direttivi medici. 1. Fino all’emanazione dei regolamenti previsti dagli articoli 46 e 47, ai concorsi per l’accesso al ruolo dei direttivi medici ed al relativo corso di formazione continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto. 2. Durante la frequenza del corso di cui al comma 1, i vincitori del concorso rivestono la qualifica di medico. Superato l’esame finale del corso gli stessi sono confermati nel ruolo dei direttivi medici con la qualifica di medico principale. ––––––––––– (1) Articolo inserito dall’art. 5, del D.Lgs 3 maggio 2001, n. 201. Art. 55. Transito dei dirigenti e dei direttori tecnici medico legali nei ruoli professionali dei sanitari della Polizia di Stato. 1. Nei confronti del personale del ruolo dei dirigenti tecnici medico legali, in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, è disposto il transito nelle corrispondenti qualifiche del ruolo professionale dei dirigenti me-

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dici della Polizia di Stato, conservando, ai fini della progressione in carriera, l’anzianità maturata. 2. Nei confronti del personale del ruolo dei direttori tecnici medico legali, in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, è disposto il transito nelle corrispondenti qualifiche del ruolo professionale dei direttivi medici della Polizia di Stato, secondo l’ordine di ruolo, conservando, ai fini della progressione in carriera, l’anzianità maturata. 3. Su presentazione di domanda revocabile entro il 30 giugno 2002, da prodursi entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, è riconosciuto al personale di cui ai commi precedenti il diritto di continuare ad esercitare le funzioni corrispondenti al ruolo ed alla qualifica di provenienza (1). ––––––––––– (1) Le parole «entro il 30 giugno 2002» sono state inserite dall’art. 10 co. 1 lett. l), D.Lgs. 28 dicembre 2001. Art. 55-bis (1). 1. Con regolamento del Ministro dell’interno, da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono stabiliti i requisiti di idoneità fisica, psichica e attitudinale al servizio nei ruoli del personale di cui al presente decreto. 2. Fino all’emanazione del regolamento di cui al comma 1, continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto. ––––––––––– (1) Articolo inserito dall’art. 6, del D.Lgs 3 maggio 2001, n. 201. TITOLO IV DISPOSIZIONI COMUNI Art. 56. Riconoscimento dei crediti formativi. 1. Per il perseguimento dei fini istituzionali dell’Amministrazione, il capo della polizia - direttore generale della pubblica sicurezza, può attivare corsi di formazione di livello universitario e corsi di formazione. A coloro che abbiano frequentato i predetti corsi, i crediti formativi acquisiti sono riconosciuti ai fini del conseguimento dei titoli di cui all’articolo 3, comma 1, lettere a) e b), ovvero di quelli di cui al successivo comma 8, del decreto del Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica del 3 novembre 1999, n. 509, ai sensi e per gli effetti delle disposizioni di cui all’articolo 5, comma 7, dello stesso decreto ministeriale. Art. 57. Aggiornamento professionale. 1. Al fine di assicurare periodici percorsi formativi per il personale appartenente ai ruoli dei direttivi e dei dirigenti della Polizia di Stato, il dipartimento della pubblica sicurezza, oltre ai corsi per la formazione

iniziale, per quella specialistica e di aggiornamento professionale, organizza i seguenti corsi collegati alla progressione in carriera: a) corso di aggiornamento per gli appartenenti ai ruoli direttivi; b) corso di aggiornamento per i primi dirigenti. 2. Con regolamento del Ministro dell’interno, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, da emanare entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabiliti la durata, i contenuti, le modalità di svolgimento, nonché i criteri per la individuazione dei frequentatori dei corsi di cui al comma 1 che possono essere anche effettuati, attraverso apposite convenzioni, presso strutture formative pubbliche o private. 3. La frequenza con profitto dei corsi di cui al comma 1, lettere a) e b), costituisce requisito necessario, rispettivamente, per gli scrutini per la promozione alla qualifica di vice questore aggiunto del ruolo direttivo speciale, l’ammissione al corso di formazione per l’accesso alla qualifica di primo dirigente e la promozione a dirigente superiore. 4. Ai medesimi fini e ferma restando la vigente disciplina relativa ai corsi di alta formazione tenuti dalla Scuola di perfezionamento per le forze di polizia, è equiparata la frequenza con profitto di corsi organizzati dalla citata Scuola per il personale direttivo e dirigente che espleta funzioni di polizia. 5. Le disposizioni di cui al comma 3 si applicano alle promozioni da conferire con decorrenza successiva al 31 dicembre 2007 (1). ––––––––––– (1) L’originario termine del 31 dicembre 2005 è stato così prorogato per effetto di quanto disposto dall’art. 3-quinquies D.L. 3 agosto 2004, n. 220 conv., con modif., dalla L. 19 ottobre 2004, n. 257. Art. 58. Conferimento dei posti di funzione di livello dirigenziale. 1. Tutti gli incarichi di funzione sono conferiti ai dirigenti della Polizia di Stato tenendo conto della natura e delle caratteristiche degli obiettivi e dei programmi da realizzare, nonché delle attitudini e delle capacità professionali dei funzionari. 2. Con decreto del Ministro dell’interno possono essere individuate, in rapporto alla medesima qualifica dirigenziale, più posizioni graduate secondo la diversa rilevanza degli incarichi. 3. Gli incarichi di livello dirigenziale generale sono conferiti ai dirigenti generali e ai dirigenti generali di pubblica sicurezza di livello B con decreto del Ministro dell’interno, sentito il Presidente del Consiglio dei Ministri. 4. Gli incarichi di funzione dirigenziale, nell’ambito delle articolazioni centrali e periferiche dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, sono conferiti ai primi dirigenti e ai dirigenti superiori dal

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capo della polizia - direttore generale della pubblica sicurezza. 5. Restano ferme le disposizioni concernenti il collocamento in disponibilità, il comando e il collocamento fuori ruolo.

plicano alle nomine e alle promozioni successive al 31 dicembre 2001. ––––––––––– (1) Il regolamento di cui al comma 1 è stato emanato con D.M. 15 gennaio 2002, n. 5.

Art. 59. Commissione per la progressione in carriera. 1. Con regolamento del Ministro dell’interno da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 3 della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro sei mesi dall’entrata in vigore del presente decreto, è istituita la commissione per la progressione in carriera del personale appartenente ai ruoli dei direttivi e dei dirigenti della Polizia di Stato, presieduta dal capo della polizia - direttore generale della pubblica sicurezza e composta dal vice direttore generale della pubblica sicurezza con funzioni vicarie e dai dirigenti generali di livello B. Il capo della polizia - direttore generale della pubblica sicurezza può delegare le funzioni di presidente al vice direttore generale con funzioni vicarie. ll suddetto regolamento determina le norme di organizzazione e funzionamento della commissione (1). 2. Ai fini della progressione in carriera del personale direttivo e dirigente appartenente ai ruoli professionali dei sanitari e dei ruoli che espletano attività tecnico-scientifica o tecnica, la commissione di cui al comma 1, è integrata dal direttore centrale di sanità e da un dirigente superiore dei ruoli dei dirigenti tecnici. 3. Le funzioni di segretario della commissione sono svolte da un funzionario della Polizia di Stato con qualifica non inferiore a vice questore aggiunto, in servizio presso la direzione centrale del personale del dipartimento della pubblica sicurezza. 4. Ai lavori della commissione partecipa, in qualità di relatore e senza voto, il direttore centrale del personale o, in caso di impedimento, su sua delega, il direttore di un servizio della medesima direzione. 5. Per l’espletamento delle funzioni di cui ai commi precedenti la direzione centrale del personale trasmette alla commissione tutti gli elementi valutativi e informativi in suo possesso. 6. La commissione formula al consiglio di amministrazione la proposta di graduatoria di merito relativa ai funzionari ammessi a valutazione per la promozione alle qualifiche di commissario capo e di vice questore aggiunto del ruolo direttivo speciale, di vice questore aggiunto e di dirigente superiore e qualifiche equiparate e per l’ammissione al corso di formazione per l’accesso alla qualifica di primo dirigente e qualifiche equiparate, sulla base dei criteri di valutazione, determinati dal consiglio di amministrazione secondo le disposizioni di cui agli articoli 61 e 62, ultimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, su proposta della medesima commissione. 7. Il consiglio di amministrazione approva la graduatoria motivando le decisioni adottate in difformità alla proposta formulata dalla commissione. 8. Le disposizioni di cui al presente articolo si ap-

Art. 60. Cause di esclusione dagli scrutini. 1. Non è ammesso a scrutinio il personale appartenente ai ruoli dei direttivi e dei dirigenti che: a) nei tre anni precedenti lo scrutinio abbia riportato un giudizio complessivo inferiore a «distinto»; b) nell’anno precedente lo scrutinio abbia riportato la sanzione disciplinare della pena pecuniaria; c) nei tre anni precedenti lo scrutinio abbia riportato la sanzione disciplinare della deplorazione; d) nei cinque anni precedenti lo scrutinio abbia riportato la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio. 2. Le disposizioni di cui al comma 1, non trovano applicazione con riferimento ai giudizi complessivi espressi ed alle sanzioni disciplinari irrogate fino all’entrata in vigore del presente decreto. Art. 61. Sospensione dalla partecipazione agli scrutini. 1. È sospeso dagli scrutini di promozione il personale dei ruoli dei direttivi e dei dirigenti rinviato a giudizio o ammesso ai riti alternativi per i delitti di cui all’articolo 58, comma 1, lettere a) e b), del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (1). 2. Nei confronti del personale di cui al comma 1, si applicano le disposizioni contenute negli articoli 94 e 95 del decreto del Presidente della Repubblica 3 gennaio 1957, n. 3. 3. Le disposizioni di cui al comma 1, si applicano agli scrutini per le promozioni successive al 31 dicembre 2001. ––––––––––– (1) Comma così modificato dall’art. 10 co. 1 lett. m), D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477. Art. 62. Valutazione annuale dei dirigenti. 1. L’Amministrazione della pubblica sicurezza, sulla base anche dei risultati del controllo di gestione, valuta le prestazioni dei dirigenti superiori e dei primi dirigenti della Polizia di Stato, nonché i comportamenti relativi allo sviluppo delle risorse professionali, umane e organizzative ad essi assegnate. 2. Ai fini di cui al comma 1, i dirigenti superiori e i primi dirigenti presentano, entro il 31 gennaio di ciascun anno, una relazione sull’attività svolta nell’anno precedente. 3. Entro il successivo 30 aprile, un apposito comitato composto da almeno tre dirigenti generali di pubblica sicurezza di livello B, costituito con decreto del capo della polizia - direttore generale della pubblica sicurezza, redige, sulla base della relazione presentata da ciascun dirigente, una scheda di valutazione (1).

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4. Il giudizio valutativo finale è espresso dal capo della polizia - direttore generale della pubblica sicurezza, entro il successivo 30 giugno. 5. La scheda di valutazione comprensiva del giudizio valutativo finale è notificata a ciascun interessato entro trenta giorni dalla formulazione del giudizio valutativo finale. 6. La scheda di valutazione per il personale con qualifica di primo dirigente sostituisce il rapporto informativo di cui all’articolo 62 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, anche ai fini degli scrutini di promozione. 7. I contenuti della relazione di cui al comma 2, le modalità della relativa compilazione e presentazione, i parametri della procedura di valutazione e i criteri per la formulazione del giudizio valutativo finale sono stabiliti con decreto del Ministro dell’interno, sentito il consiglio di amministrazione, su proposta del capo della polizia - direttore generale della pubblica sicurezza. 8. L’esito negativo della valutazione comporta la revoca dell’incarico ricoperto ed è tenuto in considerazione ai fini della progressione in carriera e dell’attribuzione di nuove funzioni. 9. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano a decorrere dall’anno 2004, in relazione all’attività svolta nell’anno 2003 (2). ––––––––––– (1) Comma così modificato dal comma 1 dell’art. 5-bis D.L. 10 settembre 2004, n. 238 conv., con modif., dalla L. 5 novembre 2004, n. 263. Il comma dell’art.5-bis cit. ha inoltre previsto che la disposta modifica si applica alla valutazione annuale dei dirigenti superiori e dei primi dirigenti della Polizia di Stato a decorrere dall’anno 2004, in relazione all’attività svolta nell’anno 2003. (2) Comma così modificato dall’art. 13-octies, D.L. 25 ottobre 2002, n. 236, conv., con modif., dall’art. 1 L. 27 dicembre 2002, n. 284. Art. 63. Promozioni per merito straordinario alle qualifiche dirigenziali. 1. Per il conferimento delle promozioni per merito straordinario alle qualifiche di primo dirigente e di dirigente superiore, la commissione per la progressione in carriera, ai fini della proposta al consiglio di amministrazione, valuta, oltre alla sussistenza delle condizioni previste dall’articolo 74 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, anche la piena idoneità del funzionario a svolgere le funzioni della qualifica superiore, sulla base dei criteri di massima relativi agli scrutini di promozione per merito comparativo alle qualifiche anzidette. Non può conseguire la promozione per merito straordinario alle qualifiche di primo dirigente o dirigente superiore il funzionario che riporti un punteggio inferiore al settanta per cento del coefficiente totale massimo attribuibile al personale scrutinato ai sensi dei sopracitati criteri di massima.

2. Non possono essere attribuite promozioni per merito straordinario alle qualifiche dirigenziali per più di una volta nel corso della carriera; ricorrendo i presupposti di un’ulteriore promozione, al funzionario interessato sono attribuiti i benefici economici di cui all’ultimo comma dell’articolo 75 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335. Art. 64. Collocamento in disponibilità. 1. I dirigenti della Polizia di Stato possono essere collocati in posizione di disponibilità, entro il limite non eccedente il cinque per cento della dotazione organica e per particolari esigenze di servizio, anche per lo svolgimento di incarichi particolari o a tempo determinato. 2. I dirigenti generali di pubblica sicurezza di livello B e gli altri dirigenti generali dei ruoli della Polizia di Stato sono collocati in posizione di disponibilità, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’interno, sentito il capo della polizia - direttore generale della pubblica sicurezza. 3. I dirigenti superiori e i primi dirigenti sono collocati in posizione di disponibilità con decreto del Ministro dell’interno su proposta del capo della polizia - direttore generale della pubblica sicurezza. 4. I dirigenti possono permanere nella posizione di disponibilità per un periodo non superiore al triennio. Con provvedimento motivato può esserne disposta la proroga per un periodo non superiore a un anno. 5. I dirigenti collocati in posizione di disponibilità non occupano posto nella qualifica del ruolo cui appartengono. Nella qualifica iniziale dei rispettivi ruoli direttivi è reso indisponibile un posto per ciascun dirigente collocato in disponibilità. Art. 65. Rideterminazione delle funzioni e delle dotazioni organiche. 1. Per le esigenze conseguenti alla determinazione della struttura organizzativa delle articolazioni centrali e periferiche dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, prevista dall’articolo 6, comma 1, della legge 31 marzo 2000, n. 78, le funzioni del personale dei ruoli direttivi e dirigenziali di cui al presente decreto possono essere modificate con il regolamento previsto dal medesimo articolo 6. 2. Le dotazioni organiche, per esigenze operative e funzionali sopravvenute, potranno essere modificate, senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato e ferma restando la dotazione organica complessiva di ciascun ruolo, con regolamento del Ministro dell’interno di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400. Art. 65-bis (1). Riconoscimento dell’anzianità pregressa. 1. Nei confronti dei funzionari del ruolo dei commissari ed equiparati provenienti da ruo-

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li diversi, nominati vice commissari e qualifica corrispondente a partire dal 1981, ai fini dell’attribuzione dell’incremento della retribuzione individuale di anzianità in godimento, ai sensi dell’articolo 3 della legge 30 novembre 2000, n. 356, il valore di riferimento delle classi e scatti stipendiali del livello di inquadramento e del corrispondente VII livello retributivo è quello in vigore il 31 dicembre 1986, maggiorato dell’importo, ove non attribuito, previsto per tale livello dall’articolo 3, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 1990, n. 147. 2. L’adeguamento economico di cui al comma 1 decorre dal 1° gennaio 1999 ovvero, se successiva, dalla data della nomina e non ha effetto sulle disposizioni di cui alla legge 1° aprile 1981, n. 121, in materia di attribuzione del trattamento economico spettante al primo dirigente e al dirigente superiore e qualifiche corrispondenti. 3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano, altresì, ai funzionari delle corrispondenti qualifiche delle Forze di Polizia ad ordinamento civile. ––––––––––– (1) Articolo inserito dall’art. 7, del D.Lgs 3 maggio 2001, n. 201. Art. 65-ter. Ruolo d’onore dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza. 1 Fermo restando quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 339, il personale dei ruoli dei direttivi e dei dirigenti della Polizia di Stato, giudicato assolutamente inidoneo all’assolvimento dei compiti d’istituto per mutilazioni o invalidità riportati in servizio e per causa di servizio che abbiano dato luogo a pensione privilegiata ordinaria delle prime otto categorie, è iscritto nel ruolo d’onore dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza, previa dispensa dal servizio per inidoneità assoluta nel ruolo di appartenenza, ovvero, nelle ipotesi di cui al comma 3, previo giudizio medico-legale di inidoneità assoluta al servizio. 2. Il personale di cui al comma 1, iscritto nel ruolo d’onore, può essere richiamato in servizio, con il suo consenso, in casi particolari, con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, per essere impiegato in incarichi compatibili con l’infermità riportata e diversi dalla direzione di reparti operativi, sentita la commissione consultiva di cui all’articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 25 ottobre 1981, n. 738. 3. Il personale di cui al comma 1, decorato al valor civile o militare, che non abbia superato i limiti di età previsti per il collocamento a riposo d’ufficio può chiedere di permanere o essere richiamato in servizio per essere impiegato in incarichi compatibili con la condizione fisica, individuati con decreto del Ministro dell’interno, sentita la

commissione consultiva di cui all’articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 25 ottobre 1981, n. 738. Il trattenimento o il richiamo in servizio sono disposti con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. 4. Per la progressione in carriera del personale di cui al presente articolo iscritto nel ruolo d’onore, la disciplina prevista per il conferimento delle promozioni nel ruolo di provenienza si applica con le modalità stabilite con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro per la funzione pubblica e con il Ministro dell’economia e delle finanze, tenuto conto delle particolari condizioni degli interessati. Per le promozioni da conferire nel limite dei posti disponibili, il numero dei posti riservati agli appartenenti al ruolo d’onore è determinato, di volta in volta, in proporzione pari al rapporto tra il numero dei posti disponibili nelle corrispondenti qualifiche dei ruolo di provenienza e il numero dei funzionari valutabili per l’accesso alle stesse. Qualora il rapporto sia inferiore a uno, la frazione di posto è arrotondata per eccesso all’unità. 5. Al personale di cui ai commi 2 e 3 si applica il trattamento più favorevole tra la pensione privilegiata in godimento e il trattamento economico previsto per la qualifica di appartenenza, riconoscendo, ai fini della progressione economica, l’anzianità maturata al momento della cessazione dal servizio, nonché il diritto agli assegni di superinvalidità, di assistenza, di accompagnamento e di cumulo, ove spettanti. All’atto della definitiva cessazione dal servizio, ove il richiamo o la permanenza in servizio ai sensi del presente articolo siano superiori ad un anno e siano stati retribuiti con trattamento economico in attività, sono assicurati la riliquidazione del trattamento di quiescenza e il trattamento di buonuscita sulla base dell’ultimo stipendio spettante in attività di servizio. 6. Il richiamo o la permanenza in servizio dei personale iscritto nel ruolo d’onore rende indisponibili, fino alla cessazione dal servizio del personale medesimo, un numero di posti nella qualifica iniziale del ruolo di provenienza, tale da assicurare l’invarianza degli oneri per il bilancio dello Stato. 7. Fermo restando quanto stabilito dal presente articolo, al personale dei ruoli dei direttivi e dei dirigenti della Polizia di Stato iscritto nel ruolo d’onore si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni previste per gli ufficiali delle forze di polizia ad ordinamento militare iscritti nel ruolo d’onore che prestano servizio ai sensi dell’articolo 116 della legge 10 aprile 1954, n. 113, e dell’articolo 1 della legge 27 febbraio 1989, n. 79. ––––––––––– Articolo aggiunto dall’art. 7 D. Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477.

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TITOLO V DISPOSIZIONI CONCERNENTI IL CAPO DELLA POLIZIA DIRETTORE GENERALE DELLA PUBBLICA SICUREZZA Art. 66. Posizione gerarchica e funzionale del capo della polizia direttore generale della pubblica sicurezza. 1. In attuazione dell’articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 31 marzo 2000, n. 78, al prefetto avente funzioni di capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza è attribuito, ai sensi dell’articolo 20 del decreto legislativo 19 maggio 2000, n. 139, un trattamento tale da assicurare la sovraordinazione gerarchica di cui all’articolo 65 della legge 1° aprile 1981, n. 121 e, nel sistema stabilito dalla medesima legge, la posizione funzionale e le responsabilità connesse alla direzione del dipartimento della pubblica sicurezza per l’attuazione delle direttive del Ministro dell’interno. TITOLO VI DISPOSIZIONI FINALI Art. 67. Riorganizzazione dell’Istituto superiore di polizia. 1. All’adeguamento dell’assetto organizzativo e funzionale dell’istituto Superiore di Polizia, istituito nell’ambito dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza per la formazione, l’aggiornamento professionale e la specializzazione del personale appartenente ai ruoli dei dirigenti e direttivi della Polizia di Stato, si provvede con regolamento da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per la funzione pubblica, disciplinandone il raccordo con le competenti articolazioni dell’Amministrazione della pubblica sicurezza e con le competenti articolazioni dell’Amministrazione della pubblica sicurezza e con gli altri istituti di alta formazione del Ministero dell’interno e delle altre Amministrazioni pubbliche, assicurando livelli di autonomia istituzionale, gestionale, finanziaria e contabile, coerenti con i compiti previsti dal presente decreto. 2. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 69 comma 1, lettera f), dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 1, il decreto del presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 341, è abrogato. ––––––––––– Articolo così sostituito dall’art. 8 D.Lgs 28 dicembre 2001, n. 477. Art. 68. Modifiche alla normativa vigente. Omissis. ––––––––– Il primo comma del presente articolo modifica il co. 5 dell’art. 5 della L. 1° aprile 1981, n. 121.

Il secondo comma del presente articolo modifica l’art. 1 del D.P.R. 24 aprile 1982, n. 335. Il terzo comma del presente articolo modifica l’art. 3 del D.P.R. 24 aprile 1982, n. 335. Il quarto comma del presente articolo modifica l’art. 64 del D.P.R. 24 aprile 1982, n. 335. Il comma 4-bis del presente articolo - inserito dall’art. 9 D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477 - sostituisce l’art. 66 D.P.R. 24 aprile 1982, n. 335. Il quinto comma del presente articolo modifica l’art. 75 del D.P.R. 24 aprile 1982, n. 335. Il sesto comma del presente articolo modifica il primo comma dell’art. 1 del D.P.R. 24 aprile 1982, n. 337. Il settimo comma del presente articolo modifica il terzo, quarto e quinto comma dell’art. 1 del D.P.R. 24 aprile 1982, n. 337. L’ottavo comma del presente articolo modifica l’art. 18 del D.P.R. 24 aprile 1982, n. 338. Il nono comma del presente articolo modifica l’art. 20 del D.P.R. 24 aprile 1982, n. 338. Il decimo comma del presente articolo aggiunge l’art. 3 bis al D.Lgs. 12 maggio 1995, n. 197. L’undicesimo comma del presente articolo modifica il comma 2 dell’art. 7 della L. 28 maggio 1997, n. 85. Art. 69. Abrogazioni. 1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogati: a) gli articoli 55, 56 e 57 della legge 1° aprile 1981, n. 121; b) gli articoli 32, 33, 38, 39, 40, 41, 42, 43 e 45 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335; c) l’articolo 45, commi primo e terzo, del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 336; d) gli articoli 32, 33, 38, 39, 40, 41 e 53-bis del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 337; e) gli articoli 1, 3, 4, 11, 14, 15, 16 e 17 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 338; f) gli articoli 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 17-bis e 21 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 341; g) l’articolo 1-bis del decreto-legge 19 dicembre 1984, n. 858, convertito con modificazioni dalla legge 17 febbraio 1985, n. 19; h) l’articolo 51 della legge 10 ottobre 1986, n. 668. 1-bis. Con decorrenza 15 marzo 2001 sono, altresi’, abrogate le seguenti disposizioni: a) gli articoli 34, 35, 36 e 37 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335; b) gli articoli 34, 35, 36 e 37 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 337;

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c) gli articoli 9, 10, 12 e 13 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 338 (1). ––––––––––– (1) Comma aggiunto dall’art. 8, lett. y), del D.Lgs. 201/01. Art. 70. Rinvio alle disposizioni vigenti. 1. Per quanto non previsto dal presente decreto, al personale dei ruoli dei direttivi e dei dirigenti della Polizia di Stato continuano ad applicarsi i decreti del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, numeri 335, 337 e 338 e successive modificazioni e integrazioni, nonché, in quanto compatibili, le altre disposizioni vigenti. Art. 71. Inquadramenti. 1. Con successivo provvedimento legislativo sono determinate le modalità applicative di inquadramento del personale in servizio negli attuali ruoli direttivi della Polizia di Stato nei nuovi ruoli dei commissari, dei direttori tecnici e dei direttivi medici, previsti dal presente decreto, con decorrenza dal 15 marzo 2001. Art. 72. Determinazione dei posti indisponibili nel ruolo degli operatori e dei collaboratori tecnici. 1. La determinazione dei posti indisponibili nella dotazione organica del ruolo degli operatori e dei collaboratori tecnici ai fini dell’attuazione del-

l’articolo 40, sarà attuata mediante apposito decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, in proporzione all’effettivo incremento della consistenza dei ruoli, in modo tale da assicurare che l’onere netto annuo determinato dall’applicazione del presente decreto non ecceda le risorse finanziarie di cui all’articolo 73. Art. 73. Clausola finanziaria. 1. All’onere derivante dall’attuazione del presente decreto si provvede con le risorse finanziarie previste dall’articolo 8 della legge 31 marzo 2000, n. 78. TABELLA 1 –––––––––– La presente tabella sostituisce la Tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, riportato alla voce Polizia di Stato. TABELLA 1 (richiamata dagli artt 1 e 4) Omissis (1) –––––––––– (1) Sostituisce la Tabella A allegata al D.P.R. 24 aprile 1982, n. 335.

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TABELLA 2 (richiamata dall’art. 13) (1) LIMITI DI ETÀ PER IL COLLOCAMENTO A RIPOSO DEL PERSONALE DELLA POLIZIA DI STATO CHE ESPLETA FUNZIONI DI POLIZIA Ruolo degli agenti e assistenti: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . al compimento degli anni 60 Ruolo dei sovrintendenti: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . al compimento degli anni 60 Ruolo degli ispettori: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . al compimento degli anni 60 Ruolo dei commissari e ruolo direttivo speciale: . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . al compimento degli anni 60 Ruolo dei dirigenti: - primo diriente . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . al compimento degli anni 60 - dirigente superiore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . al compimento degli anni 60 - dirigente generale di pubblica sicurezza e dirigente generale . . . . . . . . . . . al compimento degli anni 60 di pubblica sicurezza di livello B (1) Sostituisce la Tabella B allegata al D.P.R. 24 aprile 1982, n. 335.

TABELLA 3 (richiamata dall’art. 27) DIRIGENTI SUPERIORI Anno di collocamento a riposo per il raggiungimento 65° anno di età (1) 2002 2003 2004 2005 2006 2007

Mese di collocamento a riposo per avvenuto raggiungimento del 65° anno di età

Anticipazione del collocamento a riposo

da gennaio ad aprile da maggio ad agosto da settembre a dicembre da gennaio ad aprile da maggio ad agosto da settembre a dicembre da gennaio ad aprile da maggio ad agosto da settembre a dicembre da gennaio ad aprile da maggio ad agosto da settembre a dicembre da gennaio ad aprile da maggio ad agosto da settembre a dicembre da gennaio ad aprile da maggio ad agosto da settembre a dicembre

6 mesi 7 mesi 8 mesi 9 mesi 10 mesi 11 mesi 12 mesi 13 mesi 14 mesi 15 mesi 16 mesi 17 mesi 18 mesi 19 mesi 20 mesi 21 mesi 23 mesi 24 mesi Continua

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Segue: TABELLA 3 (richiamata dall’art. 27) ALTRE QUALIFICHE Anno di collocamento a riposo per il raggiungimento 65° anno di età (1) 2002 2003

2004

2005

2006

2007

2008

2009

2010

Mese di collocamento a riposo per avvenuto raggiungimento del 65° anno di età

Anticipazione del collocamento a riposo

da gennaio a giugno da luglio a dicembre da gennaio a marzo da aprile a giugno da luglio a settembre da ottobre a dicembre da gennaio a marzo da aprile a giugno da luglio a settembre da ottobre a dicembre da gennaio a febbraio da marzo ad aprile da maggio a giugno da luglio ad agosto da settembre ad ottobre da novembre a dicembre da gennaio a febbraio da marzo ad aprile da maggio a giugno da luglio ad agosto da settembre ad ottobre da novembre a dicembre da gennaio a febbraio da marzo ad aprile da maggio a giugno da luglio ad agosto da settembre ad ottobre da novembre a dicembre da gennaio a febbraio da marzo ad aprile da maggio a giugno da luglio ad agosto da settembre ad ottobre da novembre a dicembre da gennaio a febbraio da marzo ad aprile da maggio a giugno da luglio ad agosto da settembre ad ottobre da novembre a dicembre da gennaio a febbraio da marzo ad aprile da maggio a giugno da luglio ad agosto da settembre ad ottobre

8 mesi 9 mesi 10 mesi 11 mesi 12 mesi 13 mesi 15 mesi 17 mesi 18 mesi 19 mesi 20 mesi 22 mesi 24 mesi 25 mesi 26 mesi 27 mesi 28 mesi 29 mesi 30 mesi 32 mesi 33 mesi 34 mesi 35 mesi 36 mesi 37 mesi 38 mesi 40 mesi 41 mesi 42 mesi 43 mesi 44 mesi 45 mesi 46 mesi 47 mesi 48 mesi 49 mesi 50 mesi 51 mesi 52 mesi 53 mesi 54 mesi 56 mesi 57 mesi 58 mesi 59 mesi

––––––––––– (1) Parole così modificate per effetto delle modifiche apportate dall’art. 27 D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334, dall’art. 10 co. 1 lett. c) D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477.

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TABELLA 4 (richiamata dall’art. 29) (1)

RUOLI TECNICI Ruolo degli operatori e dei collaboratori tecnici Operatore tecnico ............................................................................................. Operatore tecnico scelto................................................................................... Collaboratore tecnico ....................................................................................... Collaboratore tecnico capo ..............................................................................

n.

6.308 (a)

n.

2.400

n.

380

n.

1

Ruolo dei revisori tecnici Vice revisore tecnico........................................................................................ Revisore tecnico ............................................................................................... Revisore tecnico capo ...................................................................................... Ruolo dei periti tecnici Vice perito tecnico ........................................................................................... Perito tecnico.................................................................................................... Perito tecnico capo ........................................................................................... Perito tecnico superiore....................................................................................

(a) La dotazione organica del ruolo degli operatori e dei collaboratori temici è ridotta di 21 unità rispetto alle originarie 6.600 unità. La medesima è ulteriormente ridotta di 271 unità per compensare l’aumento di 195 unità delle dotazioni organiche dei seguenti ruoli, secondo la ripartizione a fianco indicata: 131 unità nel ruolo dei direttori tecnici; 64 unità nel ruolo dei direttivi medici. Della predetta dotazione organica, 167 unità sono rese indispensabili per l’istituzione del ruolo speciale ad esaurimento ei direttori tecnici.

Ruolo dei direttori tecnici Qualifiche Direttore tecnico limitatamente alla frequenza dei corsi di formazione iniziale Direttore tecnico principale Direttore tecnico capo

Ingegneri

Fisici

Chimici

Biologi

Psicologi

196 (a)

161 (b)

30 (c)

16 (d)

40 (e)

(a) Aumento di 55 unità rispetto alla originaria dotazione organica di 141 unità. (b) Aumento di 41 unità rispetto alla originaria dotazione organica di 120 unità. (c) Aumento di 7 unità rispetto alla originaria dotazione organica di 23 unità. (d) Aumento di 7 unità rispetto alla originaria dotazione organica di 9 unità. (e) Aumento di 21 unità rispetto alla originaria dotazione organica di 19 unità, del ruolo dei selettori del centro psicotecnico di cui all’articolo 32, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 337. ––––––––––– (1) Sostituisce la Tabella A allegata al D.P.R. 24 aprile 1982, n. 337 e successive modificazioni.

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Ruolo dei dirigenti tecnici ingegneri Qualifiche

Posti in organico

Dirigente superiore tecnico

13

Primo dirigente tecnico

25

Funzioni Ispettore generale; consigliere ministeriale aggiunto; direttore di servizio e dirigente di ufficio periferico Vice consigliere ministeriale, direttore di divisione e dirigente di ufficio periferico

Ruolo dei dirigenti tecnici fisici Qualifiche

Posti in organico

Dirigente superiore tecnico

12

Primo dirigente tecnico

20

Funzioni Ispettore generale; consigliere ministeriale aggiunto; direttore di servizio e dirigente di ufficio periferico Vice consigliere ministeriale, direttore di divisione e dirigente di ufficio periferico

Ruolo dei dirigenti tecnici chimici Qualifiche Dirigente superiore tecnico Primo dirigente tecnico

Posti in organico 1

Funzioni Ispettore generale; consigliere ministeriale aggiunto; direttore di servizio e dirigente di ufficio periferico Vice consigliere ministeriale, direttore di divisione e dirigente di ufficio periferico

25

Ruolo dei dirigenti tecnici biologi Qualifiche

Posti in organico

Dirigente superiore tecnico

1

Primo dirigente tecnico

1

Funzioni Ispettore generale; consigliere ministeriale aggiunto; direttore di servizio e dirigente di ufficio periferico Vice consigliere ministeriale, direttore di divisione e dirigente di ufficio periferico

Ruolo dei dirigenti tecnici psicologi Qualifiche

Posti in organico

Dirigente superiore tecnico

1

Primo dirigente tecnico

1

Funzioni Ispettore generale; consigliere ministeriale aggiunto; direttore di servizio e dirigente di ufficio periferico Vice consigliere ministeriale, direttore di divisione e dirigente di ufficio periferico

––––––––––– (1) Sostituisce la Tabella A allegata al D.P.R. 24 aprile 1982, n. 337 e successive modificazioni.

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TABELLA 5 (richiamata dall’art. 43) (1)

Ruolo dei direttivi medici Medico, limitatamente alla frequenza del corso di formazione iniziale Medico principale Medico capo

355 (a)

Ruolo dei dirigenti medici (2) Livello di funzione

Qualifiche

Posti di qualifica

C D

Dirigente generale medico Dirigente superiore medico

1 8 (b)

E

Primo dirigente medico

30 (c)

Funzioni Direttore centrale di sanità Ispettore generale, consigliere ministeriale aggiunto, anche per le funzioni di coordinamento degli studi e ricerche in materia sanitaria; direttore di servizio della direzione centrale di sanità e di ufficio di vigilanza a livello centrale. Direttore di divisione della direzione centrale di sanità, dirigente di ufficio sanitario periferico e di ufficio di vigilanza periferico; vice consigliere ministeriale; dirigente con funzioni ispettive; presidente di commisiioni mediche o medico legali.

(a) Aumento di 86 unità rispetto alla originaria dotazione organica di 269 unità, di cui 22 unità relative alla dotazione organica del soppresso ruolo dei direttori tecnici medico legali. (b) Aumento di una unità relativa alla dotazione organica soppressa di dirigente superiore medico legale. (c) Aumento di due unità relative alla dotazione organica soppressa qualifica di primo dirigente medico legale. ––––––––––– (1) Sostituisce la Tabella A allegata al D.P.R. 24 aprile 1982, n. 338 e successive modificazioni. (2) Quadro così sostituito dall’art. 10 co. 1 lett. p), D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477.

TABELLA 6 (richiamata dall’art. 6)

EQUIPARAZIONE TRA LE QUALIFICHE DEL PERSONALE DEL RUOLO DEI COMMISSARI E QUELLE DEL RUOLO DIRETTIVO SPECIALE Qualifiche del personale del ruolo dei commissari

Qualifiche del personale del ruolo direttivo speciale Vice commissario del ruolo direttivo speciale (1)

Commissario (1)

Commissario del ruolo direttivo speciale

Commissario capo

Commissario capo del ruolo direttivo speciale

Vice questore aggiunto

Vice questore aggiunto del ruolo direttivo speciale

(1) Qualifica attribuita durante la frequenza del corso di formazione.

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18. D.P.R. 22 marzo 2001, n. 208. Regolamento per il riordino della struttura organizzativa delle articolazioni centrali e periferiche dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, a norma dell’articolo 6 della legge 31 marzo 2000, n. 78 (in G.U. 5 giugno 2001, n. 128). Art. 1. Oggetto del regolamento. 1. Il presente regolamento disciplina l’ordinamento e la struttura organizzativa delle articolazioni periferiche dell’amministrazione della pubblica sicurezza nelle quali opera il personale della Polizia di Stato e l’ordinamento di quelle centrali limitatamente ai rapporti di dipendenza delle articolazioni periferiche. 2. L’ordinamento centrale dell’amministrazione della pubblica sicurezza è disciplinato dalle disposizioni della legge 1° aprile 1981, n. 121 e successive modificazioni e integrazioni e dalle altre disposizioni di legge in materia, anche relativamente alle attribuzioni del Ministro dell’interno - Autorità nazionale di pubblica sicurezza ed alle attribuzioni e compiti del dipartimento della pubblica sicurezza. 3. Restano, altresì, ferme le disposizioni di legge e di regolamento concernenti l’appartenenza del personale della Polizia di Stato all’amministrazione della pubblica sicurezza e le relative funzioni, ivi comprese quelle inerenti alle qualità di autorità provinciale e locale di pubblica sicurezza e di ufficiale e agente di pubblica sicurezza. Art. 2. Articolazione dell’Amministrazione della pubblica sicurezza. 1. Oltre a quanto previsto dagli articoli 4 e 5 della legge 1° aprile 1981, n. 121 e successive modificazioni e integrazioni e dalle altre disposizioni di legge in materia, nonché dal decreto del Presidente della Repubblica 28 gennaio 1991, n. 39, l’amministrazione della pubblica sicurezza si articola sul territorio nei seguenti uffici: a) uffici con funzioni finali: 1. questure, uffici territoriali provinciali per l’esercizio, nella provincia, delle funzioni del questore e per l’assolvimento, nel medesimo territorio, dei compiti istituzionali della Polizia di Stato; 2. commissariati di pubblica sicurezza, direttamente dipendenti dalle questure, istituiti, ove effettive esigenze lo richiedano, per l’esercizio, da parte di funzionari di pubblica sicurezza, delle funzioni dell’autorità locale di pubblica sicurezza e per l’assolvimento dei compiti istituzionali della Polizia di Stato non devoluti alla competenza di altri uffici; 3. distretti, commissariati e posti di polizia, istituiti alle dipendenze delle questure, o, nel caso dei posti di polizia, anche dei commissariati e dei distretti, per le esigenze di controllo del territorio e per lo svolgimento di altri compiti istituzionali, anche di carattere temporaneo;

4. ispettorati ed uffici speciali di pubblica sicurezza privi di competenza territoriale aventi gli speciali compiti di cui all’articolo 5; 5. uffici periferici, istituiti alle dipendenze del dipartimento della pubblica sicurezza, per le esigenze di polizia stradale, ferroviaria, delle comunicazioni e di polizia di frontiera; 6. reparti mobili, istituiti alle dipendenze del dipartimento della pubblica sicurezza, per i compiti di cui all’articolo 33 della legge 1° aprile 1981, n. 121; 7. reparti, centri o nuclei istituiti, alle dipendenze del dipartimento della pubblica sicurezza o delle questure, per particolari attività operative che richiedono l’impiego di personale specificamente addestrato, l’ausilio di mezzi speciali o di animali; b) uffici, centri e istituti con funzioni strumentali e di supporto: 1. Istituto superiore di polizia; 2. istituti di istruzione, istituiti alle dipendenze del dipartimento della pubblica sicurezza, per le esigenze di istruzione, addestramento, aggiornamento e perfezionamento del personale; 3. strutture sanitarie presso gli uffici centrali e periferici dell’amministrazione, alle dipendenze del dipartimento della pubblica sicurezza o degli uffici o reparti in cui sono istituite, in relazione alle competenze funzionali loro attribuite; 4. gabinetti di polizia scientifica alle dipendenze del dipartimento della pubblica sicurezza o delle questure in cui sono istituiti, in relazione alle competenze funzionali loro attribuite; 5. zone telecomunicazioni, centri elettronici e informatici, centri logistici di raccolta di materiali e mezzi e centri motorizzazione, istituiti alle dipendenze del dipartimento della pubblica sicurezza, e ogni altro ufficio, centro o magazzino posto alle dipendenze dell’ufficio o reparto presso cui sono istituiti, per le esigenze logistiche, strumentali e di supporto della Polizia di Stato e per quelle tecniche del Ministero dell’interno; c) uffici con funzioni ispettive e di controllo delle strutture dell’amministrazione e di decentramento amministrativo: 1. direzioni interregionali per l’esercizio decentrato delle funzioni ispettive e di controllo in tutti gli uffici ed organi periferici dell’amministrazione della pubblica sicurezza aventi sede nell’area territoriale di competenza e per l’esercizio decentrato delle funzioni di carattere organizzativo e amministrativo, anche relative alla logistica, a supporto delle attività istituzionali dei predetti uffici e reparti. 2. Oltre alle attività di direzione unitaria e coordinamento generale assicurate dal dipartimento della pubblica sicurezza, per specifiche attività di polizia investigativa, giudiziaria e di pubblica sicurezza, possono essere stabilite, con provvedimento del Capo della polizia - Direttore generale della pubblica sicurezza, in attuazione delle direttive del Ministro

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dell’interno - Autorità nazionale di pubblica sicurezza, forme di coordinamento anche regionale e interregionale degli uffici o reparti di cui al comma 1. Art. 3. Ordinamento delle questure e degli uffici dipendenti. 1. Le questure sono organi periferici del Ministero dell’interno per l’espletamento, nella.provincia, delle funzioni di cui all’articolo 32 della legge 1o aprile 1981 n. 121, delle altre funzioni previste da disposizioni di legge o di regolamento e per l’assolvimento, nel medesimo territorio, dei compiti istituzionali della Polizia di Stato. 2. Le questure sono ordinate, di massima, in: a) ufficio di gabinetto del questore, anche per l’assolvimento dei compiti di prevenzione generale e di soccorso pubblico e delle funzioni inerenti alla tutela dell’ordine pubblico, nel cui ambito operano l’ufficio provinciale per la gestione automatizzata delle informazioni di polizia e la sala operativa; b) divisione anticrimine, nel cui ambito operano la Squadra Mobile, la DIGOS, l’ufficio criminalità, per il monitoraggio e l’analisi dei fenomeni criminosi e per i compiti inerenti alle misure di prevenzione, il gabinetto provinciale di polizia scientifica; c) divisione polizia amministrativa, sociale e dell’immigrazione, nel cui ambito operano l’ufficio polizia amministrativa e sociale e l’ufficio polizia dell’immigrazione e degli stranieri; d) uffici per le esigenze di amministrazione e gestione del personale, dei mezzi, delle risorse logistiche, per quelle amministrativo-contabili, e per quelle di sanità e sicurezza dei lavoratori. 3. Alle questure sono preposti, con le funzioni di questore, dirigenti superiori di pubblica sicurezza e sono assegnati, per la preposizione all’ufficio di gabinetto e alle divisioni di cui al comma 2 ed ai commissariati di pubblica sicurezza di particolare rilevanza e per l’espletamento delle funzioni vicarie, primi dirigenti della Polizia di Stato. 4. Al dirigente assegnato per l’espletamento delle funzioni vicarie può essere delegata la sovrintendenza a determinati uffici o servizi. 5. Le questure aventi sede nelle città di Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino, Trieste e Venezia hanno un ordinamento differenziato, determinato a norma del comma 7. In quanto sedi di particolare rilevanza, individuate a norma dell’articolo 2, comma 7, del decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 334, alle stesse sono preposti, con le funzioni di questore, dirigenti generali di pubblica sicurezza di livello C. 6. In relazione alle esigenze funzionali ed operative che richiedono un ordinamento differenziato, il Ministro dell’interno determina, con proprio decreto, gli uffici di livello dirigenziale, prevedendo, all’occorrenza, l’assegnazione di dirigenti del ruolo unico per le funzioni amministrativo-contabili. All’ordinamento generale degli uffici, alle disposizio-

ni generali per assicurarne il buon andamento ed all’assegnazione delle risorse provvede, con proprio decreto, il Capo della polizia - Direttore generale della pubblica sicurezza, a norma dell’articolo 9, tenuto conto delle attribuzioni dei dirigenti. 7. Con le modalità di cui al comma 6 si provvede anche per i distretti, uffici dirigenziali di decentramento delle attività delle questure, nei capoluoghi in cui ve ne sia assoluta necessità, per i commissariati di pubblica sicurezza e per gli altri uffici dipendenti dalle questure. Art. 4. Ordinamento degli uffici di polizia stradale, ferroviaria, di frontiera, e di polizia postale e delle comunicazioni. 1. Per le attività di polizia stradale, ferroviaria, di frontiera e di polizia postale e delle comunicazioni sono istituiti, alle dipendenze del dipartimento della pubblica sicurezza, uffici di livello dirigenziale commisurato all’ambito della rispettiva competenza, anche territoriale, ed al rilievo delle connesse responsabilità, per le funzioni di pianificazione, organizzazione e direzione coordinata dei servizi di polizia attinenti alla specialità, svolti dagli uffici in cui gli stessi sono rispettivamente articolati. 2. Fermi restando i doveri di riferimento ad altre autorità ed organi, derivanti dai rapporti di dipendenza anche funzionale o di collaborazione operativa in ragione dei compiti svolti, gli ufficiali di pubblica sicurezza preposti agli uffici di cui al comma 1 riferiscono tempestivamente al questore su quanto comunque abbia attinenza con l’ordine e la sicurezza pubblica. 3. Gli appartenenti agli uffici di cui al comma 1 concorrono, nell’ambito dei compiti inerenti alla specialità, al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica ed alle operazioni di polizia svolte dagli uffici di cui all’articolo 3, secondo le disposizioni impartite dal dipartimento della pubblica sicurezza, anche al fine del coordinamento tecnico-operativo dei servizi da espletarsi oltre l’ambito provinciale e, nell’ambito dei servizi dallo stesso disposti, dal questore. 4. All’articolazione territoriale e funzionale degli uffici di cui al comma 1, alla definizione dei relativi compiti con le connesse dipendenze o relazioni di collaborazione, ed alla relativa dotazione di personale, nonché a quella logistica e di mezzi, quando non fornita dagli enti presso cui sono istituiti o prestano servizio, si provvede con le modalità di cui agli articoli 8 e 9. Art. 5. Ispettorati, uffici speciali di pubblica sicurezza e altri uffici con compiti di sicurezza e di collegamento. 1. Gli ispettorati di pubblica sicurezza privi di competenza territoriale, istituiti alle dipendenze del dipartimento della pubblica sicurezza, provvedono alle speciali esigenze di collegamento o raccordo con le Alte autorità interessate e

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con gli organi dell’amministrazione della pubblica sicurezza, fermi restando i compiti delle questure e fatto salvo guanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 28 gennaio 1991, n. 39, e successive modificazioni e integrazioni, e dalle altre disposizioni di legge o di regolamento che prevedono altri uffici o reparti di polizia ed i relativi compiti. 2. Gli ispettorati di cui al comma 1, provvedono in particolare, ferme restando le dipendenze di carattere funzionale previste da disposizioni di legge o di regolamento, alle speciali esigenze di protezione e di vigilanza di seguito indicate: a) l’Ispettorato di pubblica sicurezza «Vaticano», per le attività di protezione del Sommo Pontefice e di vigilanza dei Sacri palazzi e della Città del Vaticano spettanti alle autorità italiane e per gli altri compiti di sicurezza stabiliti d’intesa con le competenti autorità della Santa Sede; b) l’Ispettorato di pubblica sicurezza «palazzo Chigi», per la protezione del Presidente del Consiglio dei Ministri e per la vigilanza della sede del Governo, per i compiti di sicurezza previsti dall’ordinamento della medesima Presidenza, nonché per gli altri compiti, di sicurezza stabiliti d’intesa con il Segretariato generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri; c) gli Ispettorati di pubblica sicurezza «Camera dei Deputati» e «Senato della Repubblica», per la protezione dei Presidenti e per la vigilanza delle sedi del Parlamento, per i compiti di polizia di cui sono richiesti dai competenti organi della Camera e del Senato, nonché per gli altri compiti di sicurezza stabiliti d’intesa con i Segretari generali delle rispettive Camere. 3. È parimenti istituito per le speciali esigenze di sicurezza del Ministero dell’interno l’Ispettorato di pubblica sicurezza «Viminale», per la protezione del Ministro dell’interno e dei sottosegretari di Stato all’interno, per la vigilanza del compendio Viminale, nonché per gli altri compiti di sicurezza stabiliti dal Capo della Polizia Direttore generale della pubblica sicurezza. 4. Un Ufficio speciale di pubblica sicurezza presso la Regione Siciliana, privo di competenza territoriale e posto anch’esso alle dipendenze del dipartimento della pubblica sicurezza, assicura la protezione e la sicurezza della sede degli uffici centrali della Regione e cura le relazioni dirette con i competenti uffici della medesima Regione attinenti ai servizi d’istituto e ad ogni altra materia di comune interesse, nonché l’esecuzione dei servizi connessi alle predette attività. 5. Agli Ispettorati di cui ai commi 2 e 3 sono preposti funzionari della Polizia di Stato con qualifica di dirigente generale, all’Ufficio speciale di pubblica sicurezza di cui al comma 4, è preposto un dirigente della Polizia di Stato con qualifica fino a dirigente superiore.

6. Per speciali esigenze di collegamento e per l’assolvimento di speciali funzioni o compiti di sicurezza possono essere istituiti: a) ulteriori ispettorati e uffici speciali di pubblica sicurezza privi di competenza territoriale, in relazione alla peculiarità degli organi da tutelare e delle rispettive attribuzioni e prerogative, istituiti e ordinati con decreto del Ministro dell’Interno, previa intesa con l’organo di direzione politica dell’Amministrazione o Istituzione interessata; b) speciali articolazioni degli uffici territoriali o di uffici dipendenti dal dipartimento della pubblica sicurezza, istituiti e ordinati, in relazione ai compiti da espletare, con decreto del Capo della polizia - Direttore generale della pubblica sicurezza, previa intesa con l’organo amministrativo di vertice dell’Amministrazione o Istituzione interessata. Art. 6. Direzioni interregionali della Polizia di Stato. 1. Le direzioni interregionali della Polizia di Stato, istituite nelle città indicate nella tabella in allegato 1 con la competenza territoriale ivi determinata, operano alle dipendenze gerarchiche e funzionali del Capo della polizia Direttore generale della pubblica sicurezza per l’esercizio decentrato delle funzioni ispettive e di controllo in tutti gli uffici ed organi periferici dell’amministrazione della pubblica sicurezza aventi sede nell’area territoriale di competenza e per lo svolgimento decentrato delle funzioni di carattere organizzativo amministrativo, comprese quelle di documentazione e quelle logistiche, a supporto delle attività istituzionali degli uffici e reparti con funzioni finali aventi sede nel medesimo ambito territoriale.Le direzioni interregionali concorrono, inoltre, all’elaborazione delle pianificazioni e programmazioni concernenti il reperimento, l’approvvigionamento e l’assegnazione delle risorse umane, strumentali e logistiche ed alle relative verifiche. 2. Alle direzioni interregionali sono preposti dirigenti generali di pubblica sicurezza di livello B, i quali svolgono le funzioni conferite in esecuzione delle direttive del Capo della polizia - Direttore generale della pubblica sicurezza, raccordando l’attività dei propri uffici, in relazione alle funzioni esercitate, con quelle degli altri uffici e direzioni centrali del dipartimento della pubblica sicurezza. 3. Relativamente alle funzioni ispettive e di controllo, le direzioni interregionali operano anche nell’ambito delle pianificazioni e programmazioni dell’Ufficio cenale ispettivo e raccordano le proprie attività con quelle del predetto Uffcio. Nell’esercizio delle medesime funzioni, i dirigenti preposti sono funzionalmente sovraordinati ai dirigenti degli uffci, reparti e istituti della Polizia di Stato aventi sede nell’area territoriale di competenza. 4. Restano salve le facoltà del Ministro l’interno e del Capo della polizia Direttore generale della pubblica sicurezza di disporre ispezioni avvalendosi dei

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funzionari in servizio all’Ufficio centrale ispettivo o di altri specificamente designati per eccezionali esigenze. Art. 7. Ordinamento delle Direzioni interregionali. 1. L’articolazione organizzativa e funzionale delle direzioni interregionali della Polizia di Stato è stabilita con decreto del Ministro dell’interno, che ne definisce le posizioni dirigenziali, nell’ambito delle dotazioni organiche dei dirigenti della Polizia di Stato e delle assegnazioni di dirigenti del ruolo unico per le funzioni amministrativo contabili, e le rispettive aree di attività. 2. In relazione alla rilevanza di talune circoscrizioni territoriali, tenuto anche conto dei contingenti di personale della Polizia di Stato complessivamente assegnati agli uffici e reparti dislocati nelle sedi di servizio comprese nell’area di competenza territoriale di ciascuna direzione interregionale, con decreto del Ministro dell’interno possono essere istituite sezioni distaccate, cui è preposto un dirigente superiore dei ruoli’ del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia. 3. L’azione amministrativa e i settori di intervento delle direzioni interregionali sono adeguati in relazione alle esigenze con criteri di flessibilità e progressività. A tal fine il Capo della polizia - Direttore generale della pubblica sicurezza stabilisce con propri decreti, di attuazione delle direttive del Ministro dell’interno: a) le attività, le procedure e i settori di intervento, nell’ambito delle attribuzioni di cui all’articolo 6, da trasferire, con la necessaria gradualità, alle direzioni interregionali; b) la dotazione, con caratteri di progressività, di personale e dei mezzi; c) la dotazione, con caratteri di progressività, delle risorse finanziarie, con le relative finalizzazioni di spesa ed i limiti della stessa, nell’ambito delle risorse assegnate annualmente dal Ministro dell’interno al Capo della polizia Direttore generale della pubblica sicurezza per le esigenze del dipartimento della pubblica sicurezza, definendo le relazioni amministrative e funzionali con le competenti direzioni centrali e con le prefetture, nell’ambito delle disposizioni di legge in vigore. 4. L’attività ispettiva nel confronti delle direzioni di cui al presente articolo è assicurata, su delega del Capo della polizia - Direttore generale della pubblica sicurezza, dal vicedirettore generale con funzioni vicarie. Art. 8. Individuazione degli uffici di livello dirigenziale. 1. Per assicurare una compiuta articolazione delle funzioni dirigenziali non generali nell’ambito degli uffici periferici dell’amministrazione della pubblica sicurezza, il Ministro dell’interno individua con propri decreti i posti da conferire ai dirigenti della Polizia di Stato, nonché, ove occorra, ai

dirigenti assegnati alle articolazioni centrali e periferiche dell’amministrazione della pubblica sicurezza per le funzioni amministrativo-contabili, con l’osservanza delle vigenti disposizioni concernenti l’ordinamento del personale interessato. Art. 9. Costituzione e ordinamento degli altri uffici, reparti, istituti e strutture dell’Amministrazione della pubblica sicurezza. 1. Al fine di assicurare economicità, speditezza e massima rispondenza al pubblico interesse dell’azione amministrativa anche attraverso la flessibilità dell’organizzazione degli uffici periferici, alla costituzione ed ordinamento degli uffici, reparti, istituti e strutture della Polizia di Stato di cui all’articolo 2, per quanto non già previsto dal presente regolamento, alla definizione della loro natura e compiti, con le relative dipendenze gerarchiche e funzionali, all’individuazione della sede, nonché alla relativa dotazione organica, di personale e di mezzi provvede il Capo della polizia - Direttore generale della pubblica sicurezza, con propri decreti, in attuazione delle direttive del Ministro dell’interno - Autorità nazionale di pubblica sicurezza, nell’ambito: a) degli organici complessivi della Polizia di Stato, b) delle complessive assegnazioni di’ personale per le esigenze degli uffici centrali e periferici dell’amministrazione pubblica sicurezza, c) dei posti di funzione individuati a norma dell’articolo 8, d) delle dotazioni tecnico - logistiche esistenti, e) delle assegnazioni annuali di risorse finanziarie. 2. I decreti di cui al comma 1 relativi ad uffici territoriali con funzioni finali sono adottati, sentite, salvo casi di particolare urgenza, le autorità provinciali di pubblica sicurezza competenti per territorio tenendo conto delle esigenze funzionali e operative ai fini della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, nell’osservanza delle direttive impartite in materia dal Ministro dell’interno Autorità nazionale della pubblica sicurezza. Allo stesso modo si provvede, su proposta del dirigente della struttura centrale, per le articolazioni periferiche degli uffici del dipartimento a composizione interforze. Art. 10. Disposizioni transitorie e finali. 1. Il Ministro dell’interno e il Capo della polizia - Direttore generale della pubblica sicurezza, in sede di prima applicazione, adottano, ciascuno per quanto di competenza, i provvedimenti di cui al presente regolamento entro novanta giorni dalla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, utilizzando a tal fine le sedi, il personale ed i mezzi attualmente destinati agli uffici, istituti, reparti e altre strutture di cui all’articolo 2. 2. Con i provvedimenti adottati a norma del comma 1 sono soppressi gli ispettorati o altri uffici di

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pubblica sicurezza istituiti presso i Ministeri dei trasporti, delle comunicazioni, del lavoro e della previdenza sociale e possono essere costituiti corrispondenti uffici a norma dell’articolo 5, comma 5, lettera b). Le attribuzioni dell’Ispettorato di pubblica sicurezza a suo tempo istituito presso il Ministero delle poste e delle telecomunicazioni non già trasferite ad altre articolazioni del Servizio polizia postale e delle comunicazioni del dipartimento della pubblica sicurezza si intendono trasferite al medesimo Servizio; conseguentemente, i riferimenti al predetto Ispettorato recati nei decreti interministeriali del 12 agosto 1977 e del 14 agosto 1984 si intendono riferiti alle competenti , articolazioni del Servizio polizia postale e delle comunicazioni del dipartimento della pubblica sicurezza. 3. Con i provvedimenti adottati a norma del comma 1 sono indicate anche la denominazione degli uffici, istituti reparti e altre strutture, salvo che sia defunta a norma del presente regolamento, indicando la corrispondenza tra le denominazioni previgenti soppresse e quelle nuove. 4. In relazione a quanto previsto dagli articoli 1 e 2 del decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 334, e dagli articoli 4, 6 e 7 del presente regolamento, fino all’entrata in vigore di nuove norme regolamentari volte ad aggiornare il regolamento di servizio dell’Amministrazione della pubblica sicurezza. adottato con decreto del Presidente della Repubblica 28 ottobre 1985, n. 782: a) ai dirigenti generali di pubblica sicurezza di livello B sono resi gli onori spettanti agli ufficiali di grado corrispondente delle altre forze di polizia; b) le direttive impartite dal dipartimento della pubblica sicurezza per l’impiego coordinato del personale appartenente agli uffici di cui agli articoli 3 e 4 del presente regolamento possono derogare alle disposizioni degli articoli 21 e 22 del predetto regolamento di servizio, fatte salve le attribuzioni e compiti delle autorità provinciali di pubblica sicurezza. 5. In relazione a quanto previsto dall’articolo 3, comma 5, dall’articolo 5, comma 4, ed alla necessità di assicurare la copertura dei posti per i quali è prevista l’alternanza fra dirigenti generali della Polizia di Stato e ufficiali di grado corrispondente dell’Arma dei Carabinieri e del Corpo della Guardia di Finanza, la dotazione organica dei dirigenti generali di livello C fissata dal decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 334, tabella 1, è modificata con le procedure di cui all’articolo 65, comma 2, del predetto decreto n. 334, ferme restando le posizioni fuori ruolo esistenti. 1 provvedimenti occorrenti nella prima attuazione delle disposizioni del presente regolamento possono essere adottati anche nelle more del perfezionamento del regolamento previsto dall’articolo 65, comma 2, del predetto decreto n. 334, purché sia assicurata, nell’ambito delle vacanze delle qualifiche dirigenziali, l’indisponibilità dei posti occor-

renti per soddisfare le condizioni richieste dal predetto articolo 65, comma 2, del ripetuto decreto n. 334 del 2000. Art. 11. Abrogazioni. 1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, sono abrogati gli articoli 31 e 34 della legge 1° aprile 1981, n. 121. Tabella 1 (prevista dall’art. 6, comma 1) Numero, sede e competenza territoriale delle Direzioni interregionali della Polizia di Stato 1) Torino: Direzione interregionale della Polizia di Stato per le regioni Piemonte, valle d’Aosta e Liguria; 2) Milano (1): Direzione Interregionale della Polizia di Stato per le regioni Lombardia ed Emilia-Romagna; 3) Padova: Direzione Interregionale della Polizia di Stato per le regioni Veneto, Friuli - Venezia Giulia e Trentino - Alto Adige; 4) Firenze: Direzione Interregionale della Polizia di Stato per le regioni Toscana, Umbria e Marche; 5) Roma: Direzione Interregionale della Polizia di Stato per le regioni Lazio, Abruzzo, e Sardegna; 6) Napoli: Direzione Interregionale della Polizia di Stato per le regioni Campania, Molise, Puglia e Basilicata; 7) Catania: Direzione Interregionale della Polizia di Stato per le regioni Sicilia e Calabria. ––––––––––– (1) Tabella così sostituita dall’art. 1, D.P.R. 12 settembre 2002, n. 237.

19. L. 26 marzo 2001 n. 128. Interventi legislativi in materia di tutela della sicurezza dei cittadini (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 91 del 19 aprile 2001). Art. 1-16. Omissis Art. 17. 1. Il Ministro dell’interno impartisce e aggiorna annualmente le direttive per la realizzazione, a livello provinciale e nei maggiori centri urbani, di piani coordinati di controllo del territorio da attuare a cura dei competenti uffici della Polizia di Stato e comandi dell’Arma dei carabinieri e, per i servizi pertinenti alle attività d’istituto, del Corpo della Guardia di finanza, con la partecipazione di contingenti dei corpi o servizi di polizia municipale, previa richiesta al sindaco, o nell’ambito di specifiche intese con la predetta autorità, prevedendo anche l’istituzione di presidi mobili di quartiere nei maggiori centri urbani, nonché il potenziamento e il

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coordinamento, anche mediante idonee tecnologie, dei servizi di soccorso pubblico e pronto intervento per la sicurezza dei cittadini. 2. Qualora vittime di reati siano soggetti portatori di handicap, persone anziane o altrimenti impedite, in seguito alle richieste di intervento da questi inoltrate un appartenente alle forze dell’ordine si reca al domicilio della vittima stessa anche al fine di stendere e ricevere la relativa denuncia. Le modalità di attuazione del servizio sono stabilite con protocolli di intesa tra comuni e prefetture. 3. Ai fini della prevenzione dei delitti di ricettazione, riciclaggio o reimpiego dei beni di provenienza illecita o di quelli concernenti armi o esplosivi, gli ufficiali e gli agenti di pubblica sicurezza esercitano i controlli di cui all’articolo 16 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, relativamente alle attività soggette ad autorizzazione disciplinata dallo stesso testo unico o da altre disposizioni di legge ed individuate dal Ministro dell’interno con regolamento da adottare di concerto con il Ministro della giustizia, con il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, con il Ministro dei trasporti e della navigazione e con il Ministro per gli affari regionali, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400. 4. Relativamente alle attività sottoposte ai controlli di prevenzione di cui al comma 3, il prefetto, per motivate esigenze di ordine e sicurezza pubblica, può richiedere all’organo competente per il rilascio del provvedimento autorizzatorio, che provvede in base alle disposizioni di legge o di regolamento in vigore, la sospensione o la revoca del provvedimento stesso, ovvero la cessazione dell’attività esercitata in assenza di questo. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 9 della legge 25 agosto 1991, n. 287. 5. La relazione di cui all’articolo 113 della legge 1º aprile 1981, n. 121, comprende anche tutti i dati relativi alle iniziative di cui al presente articolo, suddivisi su base provinciale. Il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati definiscono modalità per l’esame di tale relazione. Art. 18. 1. In relazione a specifiche ed eccezionali esigenze, al fine di consentire che il personale delle Forze di polizia venga impiegato nel diretto contrasto della criminalità, il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con i Ministri dell’interno e della difesa, adotta uno o più specifici programmi di utilizzazione, da parte dei prefetti delle province in cui le suddette esigenze si sono manifestate, di contingenti di personale militare delle Forze armate, da impiegare per la sorveglianza e il controllo di obiettivi fissi, quali edifici istituzionali ed altri di interesse pubblico. Tale personale è posto a disposizione dei prefetti dalle autorità militari ai sensi dell’articolo 13 della legge 1 aprile 1981, n. 121.

2. I programmi di cui al comma 1 sono adottati sentito il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, cui è chiamato a partecipare il Capo di stato maggiore della Forza armata interessata. I programmi hanno la durata massima di sei mesi, rinnovabile, e definiscono i contingenti massimi di personale militare delle Forze armate utilizzabili in ciascuna provincia e le direttive di impiego del personale medesimo nel rispetto delle norme vigenti e delle risorse disponibili. I programmi sono trasmessi, prima dell’inizio della loro attuazione, alla Camera dei deputati ed al Senato della Repubblica per l’espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti, che si pronunciano entro trenta giorni dalla data di trasmissione. Nel caso in cui le Commissioni esprimano parere contrario, i programmi sono sospesi o modificati per essere adeguati al parere. Con le stesse modalità si procede in caso di rinnovo dei programmi. Art. 19. 1. Nell’attuazione dei programmi di cui all’articolo 18 i militari delle Forze armate, al fine di prevenire o di impedire comportamenti che possono mettere in pericolo l’incolumità di persone o la sicurezza delle strutture vigilate, possono procedere alla identificazione ed a trattenere sul posto persone e mezzi di trasporto per il tempo strettamente necessario a consentire l’intervento di agenti delle forze dell’ordine. In nessun caso i militari impiegati per i suddetti programmi hanno le funzioni di agenti di polizia giudiziaria. Art. 20. 1. Al personale militare impiegato nell’ambito dei programmi di cui all’articolo 18, e con riferimento al periodo di effettivo impiego nell’ambito di tali programmi, è attribuita una indennità onnicomprensiva determinata con decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, di concerto con i Ministri dell’interno e della difesa. Per tale personale militare la predetta indennità, aggiuntiva al trattamento stipendiale o alla paga giornaliera, non può superare il trattamento economico accessorio previsto per il personale delle Forze di polizia. Art. 21. 1. Ai fini di cui all’articolo 6 della legge 1º aprile 1981, n. 121, le Forze di polizia conferiscono senza ritardo al Centro elaborazione dati del Dipartimento della pubblica sicurezza, istituito dall’articolo 8 della medesima legge, le notizie e le informazioni acquisite nel corso delle attività di prevenzione e repressione dei reati e di quelle amministrative. 2. Con regolamento da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro della giustizia, stabilisce, ad integrazione di quanto già disposto dal regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 3 maggio 1982, n. 378, e successive modificazioni, le modalità tecniche con le quali deve essere assicurata l’immissione unifor-

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me negli archivi del Centro elaborazione dati del contenuto di atti, informative e documenti prodotti dalle Forze di polizia e dei dati essenziali delle altre notizie qualificate di reato. Il regolamento stabilisce altresì le modalità con le quali assicurare che, fermo restando il disposto dell’articolo 326 del codice penale e dell’articolo 12 della legge 1º aprile 1981, n. 121, la consultazione dei dati e delle informazioni conferiti al Centro elaborazione dati del Dipartimento della pubblica sicurezza avvenga con modalità tali da rendere certe, anche mediante l’uso di firme digitali e chiavi biometriche, le identità di coloro che hanno originato l’atto, che hanno provveduto all’inserimento e che comunque vi hanno avuto accesso. 3. Il Centro elaborazione dati del Dipartimento della pubblica sicurezza può attivare connessioni con altri centri di elaborazione dati, pubblici e privati, i quali sono tenuti ad assicurare, al personale autorizzato ed esclusivamente a fini investigativi, l’accesso ai soli dati contrattuali utili per la completa identificazione dei titolari di rapporti con enti e società di gestione di pubblici servizi e per la conoscenza di dati essenziali sulla tipologia di servizio prestato. 4. Ferme le disposizioni di cui al titolo II del citato regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica n. 378 del 1982, nei limiti in cui i dati immessi debbano restare segreti ai sensi degli articoli 114 e 329 del codice di procedura penale, la consultazione del contenuto delle informazioni e dei documenti secretati è riservata ad ufficiali di polizia giudiziaria individuati, con decreto del Ministro dell’interno su proposta del Direttore generale della pubblica sicurezza, tra gli appartenenti alla Polizia di Stato, all’Arma dei carabinieri, al Corpo della Guardia di finanza e al Corpo forestale dello Stato, che siano assegnati ai servizi di polizia giudiziaria di cui all’articolo 56 del codice di procedura penale o che prestino servizio presso la Direzione investigativa antimafia o la Direzione centrale per i servizi antidroga ovvero presso gli uffici centrali della Polizia di Stato e dell’Arma dei carabinieri che svolgono istituzionalmente attività investigativa per il contrasto dell’eversione e del terrorismo. 5. I nominativi degli ufficiali di polizia giudiziaria autorizzati ad accedere ai dati secretati sono tempestivamente comunicati dal Dipartimento della pubblica sicurezza alle procure della Repubblica presso i tribunali territorialmente competenti. 6. Per le violazioni delle disposizioni di cui ai precedenti commi si osservano le disposizioni di cui all’articolo 12 della legge 1º aprile 1981, n. 121. Art. 22. 1. La spesa derivante dall’applicazione della presente legge è fissata nella misura massima di lire 13.000 milioni annue a decorrere dal 2001. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2001-2003, nell’ambito del-

l’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per l’anno 2001, allo scopo utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero. 2. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. è fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

20. D.P.R. 7 settembre 2001, n. 398. Regolamento recante l’organizzazione degli uffici centrali di livello dirigenziale generale del Ministero dell’Interno (G.U. 6 novembre 2001, n. 258). Art. 1. Ambito della disciplina. Il presente regolamento disciplina le funzioni e l’organizzazione degli uffici dirigenziali generali in cui si articola il Ministero dell’interno di seguito denominato Ministero. Art. 2. Uffici centrali. 1. Il Ministero è articolato, a livello centrale, oltre che negli uffici di diretta collaborazione del Ministro, nei seguenti dipartimenti: a) Dipartimento per gli affari interni e territoriali; b) Dipartimento della pubblica sicurezza; c) Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione: d) Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile. d-bis) dipartimento per le politiche del personale dell'amministrazione civile e per le risorse strumentali e finanziarie (1). ––––––––––– (1) Lettera aggiunta dall’art. 1, D.P.R. 8 marzo 2006, n. 154. Art. 3. Dipartimento per gli affari interni e territoriali. 1. Il Dipartimento per gli affari interni e territoriali svolge le funzioni e i compiti spettanti al Ministero di seguito indicati: a) amministrazione generale e supporto dei compiti di rappresentanza generale e di governo sul territorio; b) garanzia della regolare costituzione degli organi elettivi e del loro funzionamento, finanza locale, servizi elettorali, vigilanza sullo stato civile e sull’anagrafe, attività di collaborazione con gli enti locali; [c) gestione delle risorse umane dell’amministrazione civile, nonché di quelle finanziarie e strumentali anche per le esigenze generali del Ministero.] (1)

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2. Il Dipartimento per gli affari interni e territoriali è articolato nelle seguenti direzioni: a) Direzione centrale per l’amministrazione generale e per gli uffici territoriali del Governo; [b) Direzione centrale per la documentazione e la statistica;] (1) c) Direzione centrale per le autonomie; d) Direzione centrale dei servizi elettorali; e) Direzione centrale della finanza locale; f) Direzione centrale per i servizi demografici; [g) Direzione centrale per le risorse umane;] (1) [h) Direzione centrale per le risorse finanziarie e strumentali.] (1) [Dal Dipartimento dipende la Scuola superiore dell’Amministrazione dell’interno quale istituto di formazione, qualificazione e aggiornamento del personale dell’Amministrazione civile dell’interno.] (2) 3. Il Dipartimento per gli affari interni e territoriali è diretto da un Capo dipartimento e ad esso sono assegnati un vice capo dipartimento per l’espletamento delle funzioni vicarie e un altro vice capo dipartimento al quale è anche affidata la responsabilità della Direzione centrale per l’amministrazione generale e per gli uffici territoriali di governo. Il Capo del dipartimento può delegare ai vice capi, di volta in volta o in via generale, specifiche attribuzioni. [4. Nell’ambito del Dipartimento operano l’Ispettorato generale di amministrazione e l’ufficio per i sistemi informativi automatizzati.] (3) [5. L’Ispettorato generale di amministrazione, fermo restando quanto previsto in materia di svolgimento di compiti ispettivi da parte del Dipartimento per la funzione pubblica, svolge funzioni e compiti in materia di controlli, ispezioni e richieste amministrazioni su incarico del Ministro dell’interno, su disposizione del presidente del Consiglio, di altri Ministri o su richiesta dei capi, dipartimento dell’Amministrazione dell’interno. All’Ispettorato generale di amministrazione è preposto un Capo dell’Ispettorato coadiuvato da un numero di ispettori generali non superiore a venticinque, di cui almeno quattro prefetti, di cui uno a disposizione del Capo dell’Ispettorato per le esigenze ispettive dei servizi elettorali, ed uno preposto all’Ispettorato centrale per i servizi archivistici.] (3) [6. L’ufficio per i sistemi informativi automatizzati svolge funzioni e compiti in materia di promozione, impiego delle tecnologie informatiche e coordinamento dei sistemi informativi automatizzati. All’Ufficio è preposto un direttore che è responsabile dei sistemi informativi automatizzati, ai sensi dell’articolo 10 del decreto legislativo 12 febbraio 1993, n. 39.] (3) ––––––––––– (1) Lettera soppressa dall’art. 2, D.P.R. 8 marzo 2006, n. 154. (2) Capoverso soppresso dall’art. 2, D.P.R. n. 154/2006 cit. (3) Comma soppresso dall’art. 2, D.P.R. n. 154/2006 cit.

Art. 4. Dipartimento della pubblica sicurezza. 1. Il Dipartimento della pubblica sicurezza svolge le funzioni e i compiti spettanti al Ministero in materia di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica stabiliti dalla legge 1° aprile 1981, n. 121, e dalle altre norme concernenti le attribuzioni del Ministro dell’interno – Autorità nazionale di pubblica sicurezza del Dipartimento della pubblica sicurezza e delle altre autorità di pubblica sicurezza, anche relativamente alle Forze di polizia ed agli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza. 2. Il Dipartimento della pubblica sicurezza è articolato secondo i criteri di organizzazione e le modalità stabiliti dalla legge n. 121 del 1981, e in armonia con i principi generali dell’ordinamento ministeriale nelle seguenti Direzioni centrali e uffici di pari livello anche a carattere interforze: a) Segreteria del Dipartimento; b) Ufficio per l’amministrazione generale del Dipartimento; c) Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle Forze di polizia; d) Ufficio centrale ispettivo; e) Direzione centrale per gli affari generali della Polizia di Stato; f) Direzione centrale della polizia criminale; g) Direzione centrale della polizia di prevenzione; h) Direzione centrale per la polizia stradale ferroviaria, delle comunicazioni e per i reparti speciali della Polizia di Stato (1); i) Direzione centrale dei servizi antidroga; l) Direzione centrale per gli istituti di istruzione; m) Direzione centrale per gli istituti di istruzione; n) Direzione centrale di sanità; o) Direzione centrale dei servizi tecnico-logistici e della gestione patrimoniale; p) Direzione centrale per i servizi di ragioneria. Dal Dipartimento della pubblica sicurezza dipende la Direzione investigativa antimafia. Dipendono altresì l’Istituto superiore di polizia per la formazione, la qualificazione e l’aggiornamento dei funzionari della Polizia di Stato nonché la Scuola di perfezionamento per le Forze di polizia per l’alta formazione e l’aggiornamento dei funzionari e degli ufficiali delle Forze di polizia. 3. Al Dipartimento della pubblica sicurezza è preposto un prefetto con le funzioni di Capo della Polizia, direttore generale della pubblica sicurezza, e sono assegnati secondo quanto previsto dalla legge n. 121 del 1981 e dal decreto-legge 29 ottobre 1991, n. 345, convertito, con modificazioni, della legge 30 dicembre 1991, n. 410, un vice direttore generale per l’attività di coordinamento e di pianificazione e un vice direttore generale al quale è affidata la responsabilità della Direzione centrale della polizia criminale. Ai prefetti con funzioni di vice direttore generale, ferme restando le attribuzioni agli stessi conferite da disposizioni di legge o di regolamento,

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il Capo della Polizia, direttore generale della pubblica sicurezza, può delegare, di volta in volta o in via generale, specifiche fuzioni. ––––––––––– (1) Lettera così modificata dall’art. 35. L. 30 luglio 2002, n. 189. Art. 5. Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione. 1. Il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione svolge funzioni e compiti spettanti al Ministero nella tutela dei diritti civili, ivi compresi quelli concernenti: a) l’immigrazione; b) l’asilo; c) la cittadinanza; d) le confessioni religiose; 2. Il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione è articolato nelle seguenti direzioni: a) Direzione centrale per le politiche dell’immigrazione e dell’asilo; b) Direzione centrale dei servizi civili per l’immigrazione e l’asilo; c) Direzione centrale per i diritti civili, la cittadinanza e le minoranze; d) Direzione centrale degli affari dei culti; e) Direzione centrale per l’amministrazione del Fondo edifici di culto; f) Direzione centrale per gli affari generali e per la gestione delle risorse finanziarie e strumentali. 3. Il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione è diretto da un Capo dipartimento e ad esso sono assegnati un cive capo dipartimento per l’espletamento delle funzioni vicarie e un altro vice capo dipartimento al quale è anche affidata la responsabilità della Direzione centrale per le politiche dell’immigrazione e dell’asilo. Il Capo del dipartimento può delegare ai vice capi, di volta in volta o in via generale, specifiche attribuzioni. 4. Nell’ambito del Dipartimento operano l’Ufficio per le attività del Commissario per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura e l’ufficio pe le attività del Commissario per il coordinamento delle iniziative di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso, posto alle dirette dipendenze dei rispettivi Commissari. Qualora l’incarico di Commissario sia conferito ad un prefetto, si provvede con l’aliquota di cui all’articolo 3-bis del decreto-legge 29 ottobre 1991, n. 345, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 1991, n. 410. 5. Nell’ambito del Dipartimento opera, altresì, la Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 maggio 1990, n. 136. Art. 6. Dipartimento dei vigili del fuoco del soccorso pubblico e della difesa civile. 1. Il Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile svolge le funzioni e i compiti spettanti al Ministero di seguito indicati:

a) soccorso pubblico; b) prevenzione incendi e altre attività assegnate al Corpo nazionale dei Vigili del fuoco dalle vigenti normative; c) difesa civile; d) politiche ed ordinanze di protezione civile. 2. Il Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile e articolato nelle seguenti direzioni centrali e uffici: a) Direzione centrale per l’emergenza e il soccorso; b) Direzione centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica; c) Direzione centrale per la difesa civile e le politiche di protezione civile; d) Direzione centrale per la formazione; e) Direzione centrale per le risorse umane; f) Direzione centrale per le risorse finanziarie; g) Direzione centrale per gli affari generali; h) Direzione centrale per le risorse logistiche e strumentali; i) Direzione centrale ispettivo. 3. Il Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile è diretto da un Capo dipartimento e ad esso è assegnato un vice capo dipartimento che espleta le funzioni vicarie e al quale compete, oltre alle funzioni previste dalla normativa vigente per la posizione di Ispettore generale capo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, il coordinamento delle Direzioni centrali di cui alle lettere a), b), d), f) ed h) del comma 2. Ad un altro vice capo dipartimento è affidata la responsabilità della Direzione centrale per la difesa civile e le politiche di protezione civile. Il Capo del dipartimento può delegare ai vice capi di volta in volta o in via generale, sue specifiche attribuzioni. 4. Alle Direzioni centrali di cui al comma 2, lettere a), b), d) ed h), sono preposti dirigenti generali del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Art. 6-bis. Dipartimento per le politiche del personale dell'amministrazione civile e per le risorse strumentali e finanziarie. 1. Il Dipartimento per le politiche del personale dell'amministrazione civile e per le risorse strumentali e finanziarie svolge le funzioni e i compiti spettanti al Ministero di seguito indicati: a) politiche del personale dell'amministrazione civile; b) organizzazione delle strutture centrali e periferiche dell'amministrazione civile; c) sviluppo delle attività formative per il personale dell'amministrazione civile; d) attività di documentazione generale e statistica a sostegno dell'attività di amministrazione generale del Ministero e delle Prefetture-Uffici territoriali del Governo.

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2. Il Dipartimento per le politiche del personale dell'amministrazione civile e per le risorse strumentali e finanziarie è articolato nelle seguenti direzioni: a) Direzione centrale per le risorse umane; b) Direzione centrale per la documentazione e la statistica; c) Direzione centrale per le risorse finanziarie e strumentali. 3. Il Dipartimento per le politiche del personale dell'amministrazione civile e per le risorse strumentali e finanziarie è diretto da un Capo Dipartimento e ad esso sono assegnati un vice Capo Dipartimento per l'espletamento delle funzioni vicarie e un altro vice Capo Dipartimento al quale è anche affidata la responsabilità della Direzione centrale per le risorse umane. Il Capo del Dipartimento può delegare ai vice capi, di volta in volta o in via generale, specifiche attribuzioni. 4. Dal Dipartimento per le politiche del personale dell'amministrazione civile e per le risorse strumentali e finanziarie dipende la Scuola superiore dell'Amministrazione dell'interno, quale istituto di formazione, qualificazione e aggiornamento del personale dell'Amministrazione civile dell'interno. Dallo stesso Dipartimento dipende altresì l'Ufficio per i sistemi informativi automatizzati che svolge funzioni e compiti in materia di promozione, impiego delle tecnologie informatiche e coordinamento dei sistemi informativi automatizzati, a cui è preposto un direttore che è responsabile dei sistemi informativi automatizzati, ai sensi dell'articolo 10 del decreto legislativo 12 febbraio 1993, n. 39. 5. Al Dipartimento per le politiche del personale dell'amministrazione civile e per le risorse strumentali e finanziarie fa capo, per le esigenze organizzative, logistiche e del personale, l'Ispettorato generale di amministrazione. L'Ispettorato generale di amministrazione, fermo restando quanto previsto in materia di svolgimento di compiti ispettivi da parte del Dipartimento per la funzione pubblica, svolge funzioni e compiti in materia di controlli, ispezioni e inchieste amministrative su incarico del Ministro dell'interno, su disposizione del Presidente del Consiglio dei Ministri, di altri Ministri o su richiesta dei capi dipartimento dell'Amministrazione dell'interno. All'Ispettorato generale di amministrazione è preposto un prefetto coadiuvato da un numero di ispettori generali non superiore a venticinque, di cui almeno quattro prefetti, ivi compresi un prefetto a disposizione del Capo dell'Ispettorato per le esigenze ispettive dei servizi elettorali e uno preposto all'Ispettorato centrale per i servizi archivistici. ––––––––––– Articolo inserito dall’art. 3, D.P.R. 8 marzo 2006, n. 154. Art. 7. Disposizioni finali. 1. I posti di funzione individuati nei precedenti articoli, sono attribuiti a

prefetti e dirigenti generali e qualifiche equiparate, salvo che non sia diversamente disposto. 2. Alla data di entrata in vigore del presente regolamento è abrogato il decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 340, e i relativi decreti attuativi per quanto riguarda l’organizzazione degli Uffici dirigenziali generali e le relative funzioni. 3. L’attuazione del presente regolamento non comporta in ogni caso nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.

21. D.M. Interno 15 gennaio 2002, n. 5. Norme per l’istituzione, l’organizzazione ed il funzionamento della Commissione per la progressione in carriera del personale appartenente ai ruoli dei direttivi e dei dirigenti della Polizia di Stato. (G.U. 29 gennaio 2002, n. 24). Art. 1. Istituzione della Commissione per la progressione in carriera del personale appartenente ai ruoli dei direttivi e dei dirigenti della Polizia di Stato. È istituita la Commissione per la progressione in carriera del personale appartenente ai ruoli dei direttivi e dei dirigenti della Polizia di Stato, prevista dall’articolo 59 del decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 334, di seguito denominata “Commissione”. Art. 2. Compiti della Commissione 1. Per gli scrutini di promozione del personale della Polizia di Stato, indicato dall’articolo 59, comma 6, del decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 334, la Commissione propone al consiglio di amministrazione i criteri di valutazione e la graduatoria di merito dei funzionari ammessi a valutazione. 2. Ai fini indicati al comma 1, la Commissione si avvale del supporto amministrativo della Direzione centrale per le risorse umane del Dipartimento della pubblica sicurezza, a norma dell’articolo 59, comma 5, del decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 334. Art. 3. Attività della Commissione 1. La Commissione si riunisce sulla base del programma dei lavori, definito ai sensi dell’articolo 5, ed in ogni altra circostanza ritenuta necessaria per lo svolgimento dei propri compiti. La Commissione è convocata dal Presidente o, in sua sostituzione, dal vice direttore generale della pubblica sicurezza con funzioni vicarie. 2. Per la validità delle riunioni è necessaria la presenza di almeno sette dei componenti. 3. Le deliberazioni sono adottate con la maggioranza dei componenti presenti. In caso di parità prevale il voto del Presidente. 4. Delle deliberazioni viene redatto processo verbale sottoscritto dal presidente e dal segretario.

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Art. 4. Formazione dei criteri di valutazione e proposta al consiglio di amministrazione 1. La Commissione predispone ogni triennio, secondo le esigenze dei singoli ruoli del personale della Polizia di Stato, i criteri di valutazione per gli scrutini, a norma dell’articolo 59, comma 6, del decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 334, da sottoporre all’approvazione del consiglio di amministrazione. 2. Nell’individuazione dei criteri, la Commissione tiene conto delle categorie dei titoli ammessi a valutazione, dell’arco temporale di riferimento e dei relativi coefficienti numerici. A tal fine, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 61, commi 3 e 4, del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, recante ordinamento del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia. 3. La Commissione definisce parametri idonei a consentire una valutazione responsabile delle qualità professionali dei funzionari, soprattutto in vista dell’attribuzione della qualifica superiore e a garantire la necessaria obiettività nel giudizio complessivo della personalità del candidato da ammettere allo scrutinio. 4. I criteri di valutazione sono determinati dal consiglio di amministrazione, secondo quanto previsto dall’articolo 59, comma 6, del decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 334, e dall’articolo 62, ultimo comma del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335. Art. 5. Programmazione dei lavori 1. Sulla base dei dati forniti dalla Direzione centrale per le risorse umane, la Commissione definisce il programma dei lavori entro il 31 marzo e il 31 maggio di ogni anno per gli scrutini di promozione da effettuarsi, rispettivamente, entro il 30 giugno e il 31 dicembre dello stesso anno. 2. Nell’ambito della programmazione dei lavori, la Commissione determina modalità e tempi delle fasi procedurali degli adempimenti connessi con le operazioni di scrutinio. 3. Gli adempimenti comprendono anche gli elementi informativi, istruttori ed integrativi predisposti a cura della Direzione centrale per le risorse umane in relazione a quanto previsto dall’articolo 2, comma 2, ivi compresa la formazione degli elenchi nominativi dei funzionari ammessi agli scrutini e di quelli relativi ai funzionari nei cui confronti operino cause di esclusione o di sospensione degli scrutini, previste, rispettivamente, dagli articoli 60 e 61 del decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 334. Art. 6. Schede di scrutinio 1. La Commissione predispone il modello di scheda personale per gli scrutini di promozione per merito comparativo, con l’indicazione dei titoli valutabili e dei relativi punteggi. 2. Ai fini indicati dal comma 1, la Direzione centrale per le risorse umane predispone, per ciascuno dei fun-

zionari ammessi allo scrutinio, l’elenco dei titoli valutabili e lo trasmette alla Commissione insieme con ogni altro elemento valutativo e informativo. 3. Sulla base della documentazione di cui al comma 2, la Commissione attribuisce il punteggio in relazione ai titoli posseduti. Il punteggio complessivo è determinato dalla somma dei punteggi assegnati per ciascuna categoria dei titoli. Art. 7. Valutazione comparativa 1. Compiute le operazioni di cui all’articolo 6, comma 3, la Commissione predispone un quaderno di scrutinio nel quale vengono trascritti i nominativi dei funzionari valutati, i punteggi loro attribuiti per ciascuna categoria di titoli e quelli complessivi. 2. Sulla base dei punteggi complessivi, la Commissione effettua, anche mediante ausilio di strumenti informatici, la comparazione fra gli scrutinati e forma, quindi, la graduatoria di merito da proporre al consiglio di amministrazione. Nell’ambito della graduatoria a parità di punteggio prevale la precedenza in ruolo. 3. La Commissione formula al consiglio di amministrazione la proposta di graduatoria di merito, allegando gli atti sulla cui base la stessa è stata formata. Il consiglio di amministrazione approva la graduatoria, motivando le decisioni adottate in difformità della proposta formulata dalla Commissione. Art. 8. Disposizioni transitorie 1. In sede di prima applicazione del presente regolamento e, comunque, non oltre le promozioni da conferire entro il 2002, i lavori della Commissione per la progressione in carriera prescindono dall’applicazione dei termini di cui all’articolo 5.

22. D.M. Interno 16 maggio 2002, n. 109. Regolamento recante norme per la disciplina dei concorsi per l’accesso alla qualifica di primo dirigente dei ruoli dei dirigenti della Polizia di Stato. (G.U. 11 giugno 2002, n. 135). CAPO I DISPOSIZIONI DI CARATTERE GENERALE Art. 1. Bandi di concorso 1. I concorsi per l’accesso alla qualifica di primo dirigente dei ruoli dei dirigenti della Polizia di Stato sono indetti con decreto del Capo della Polizia - Direttore generale della pubblica sicurezza, da pubblicarsi nel Bollettino ufficiale del personale del Ministero dell’interno, nel quale sono indicati: a) il numero dei posti messi a concorso; b) i requisiti richiesti per la partecipazione al concorso;

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c) i termini e le modalità di presentazione delle domande di partecipazione; d) le categorie di titoli ammessi a valutazione ed i punteggi massimi attribuibili a ciascuna di esse; e) il giorno, l’ora ed il luogo di svolgimento delle prove scritte, ovvero la data del Bollettino ufficiale del personale del Ministero dell’interno nel quale sarà pubblicato il diario delle citate prove; f) le materie oggetto delle prove d’esame e la votazione minima da conseguire nelle stesse; g) la riserva di posti per il personale bilingue ai sensi dell’articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1976, n. 752, e successive modificazioni; h) il riferimento alla legge 10 aprile 1991, n. 125, che garantisce pari opportunità tra uomini e donne nel rapporto di lavoro; i) ogni altra prescrizione o notizia ritenuta utile. Art. 2. Domande di partecipazione 1. La domanda di partecipazione ai concorsi, redatta su carta libera oppure compilata su modello predisposto dall’Amministrazione, diretta al Dipartimento della pubblica sicurezza - Direzione centrale per le risorse umane - Servizio concorsi, deve essere presentata agli uffici o reparti di appartenenza. 2. Nella domanda gli aspiranti devono indicare la lingua straniera oggetto del colloquio da individuarsi tra l’inglese, il francese, il tedesco e lo spagnolo, nonché i titoli di servizio di cui alle lettere A), B) punto c) e C) degli articoli 8, 10 e 12 del presente regolamento, allegando la documentazione di cui l’Amministrazione non sia in possesso. 3. I candidati che chiedono di avvalersi della riserva dei posti di cui all’articolo 1, comma 1 lettera g), devono indicare la lingua, italiana o tedesca, nella quale intendono sostenere le previste prove di esame. Art. 3. Cause di esclusione dai concorsi 1. L’esclusione dal concorso è disposta con decreto del Capo della Polizia - Direttore generale della pubblica sicurezza, nei confronti del personale che per tre volte non sia stato compreso nella graduatoria degli idonei. Non è ammesso al concorso il personale chealla data del relativo bando, abbia riportato: a) nei tre anni precedenti, un giudizio complessivo inferiore a “distinto”; b) nell’anno precedente, la sanzione disciplinare della pena pecuniaria; c) nei tre anni precedenti, la sanzione disciplinare della deplorazione; d) nei cinque anni precedenti, la sanzione disciplinare della sospensione dal servizio. 2. L’esclusione è, altresì, disposta nei confronti del personale che si trova nelle condizioni previste dall’articolo 61 del decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 334, e successive modifiche ed integrazioni. 3. Per il personale di cui al comma 1, lettere b), c) e d), nei cui confronti sia intervenuto l’annullamen-

to del provvedimento disciplinare che ha determinato l’esclusione dal concorso e per il personale di cui al comma 2, trova applicazione la previsione contenuta nell’articolo 94 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3. Art. 4. Commissioni esaminatrici 1. La composizione delle commissioni esaminatrici dei concorsi di cui al presente regolamento è disciplinata dagli articoli 8, comma 7, 35, comma 6 e 50, comma 6, del decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 334, e successive modificazioni. 2. I componenti delle commissioni di cui agli articoli 8, comma 7 lettere a) e b) e 35, comma 6 lettera a), del decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 334, e successive modificazioni, devono essere in possesso del diploma di laurea necessario per l’accesso alla qualifica iniziale del ruolo di appartenenza. 3. Le commissioni esaminatrici per l’espletamento delle prove di lingua straniera e di informatica sono integrate da un esperto nelle lingue indicate nell’articolo 2 nonché, ove non fosse già componente, da un dirigente tecnico della Polizia di Stato esperto in informatica. Art. 5. Prove preselettive 1. Nel caso in cui il numero di candidati sia pari o superiore a cinque volte il numero di posti messi a concorso, si effettua una prova preselettiva per determinare l’ammissione dei candidati alle successive prove scritte. Il test preselettivo è articolato in quesiti a risposta multipla riguardanti l’accertamento della conoscenza delle materie indicate nel bando di concorso, ad esclusione della lingua straniera, nonché del possesso delle capacità di analisi, di sintesi, di logicità del ragionamento e di orientamento alla soluzione dei problemi. Sulla base dei risultati di tale prova è ammesso a sostenere le successive prove scritte un numero di candidati non superiore a cinque volte il numero dei posti messi a concorso nonché, in soprannumero, i candidati che abbiano riportato un punteggio pari all’ultimo degli ammessi entro i limiti della aliquota predetta. Il punteggio conseguito nella prova preselettiva non concorre alla formazione del voto finale di merito. 2. La mancata ammissione alla prova scritta non è computata ai fini di quanto previsto dall’articolo 8, comma 4, del decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 334, e successive modifiche ed integrazioni. 3. La predisposizione dei test preselettivi può essere affidata a qualificati istituti pubblici e privati. Art. 6. Formazione ed approvazione delle graduatorie 1. La votazione complessiva di ciascun candidato è data dalla somma della media dei voti riportati nelle prove scritte con il voto ottenuto nella prova orale ed il punteggio conseguito nella valutazione dei titoli. 2. Il Capo della Polizia - Direttore generale della pubblica sicurezza, con proprio decreto approva la

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graduatoria di merito e dichiara i vincitori del concorso. 3. Nei concorsi per l’accesso alla qualifica di primo dirigente tecnico, con le medesime modalità di cui al comma 2, sono approvate le graduatorie di merito relative ai singoli ruoli e dichiarati i vincitori del concorso. 4. I decreti di approvazione delle graduatorie di merito e di dichiarazione dei vincitori del concorso sono pubblicati nel Bollettino ufficiale del personale del Ministero dell’interno. 5. I vincitori del concorso conseguono la nomina alla qualifica di primo dirigente del ruolo per cui hanno specificamente concorso. CAPO II DISPOSIZIONI PARTICOLARI PER I CONCORSI PER L’ACCESSO ALLA QUALIFICA DI PRIMO DIRIGENTE DEI RUOLI DEL PERSONALE DELLA POLIZIA DI STATO CHE ESPLETA FUNZIONI DI POLIZIA Art. 7. Prove d’esame dei concorsi per l’accesso alla qualifica di primo dirigente 1. Le prove d’esame per l’accesso alla qualifica di primo dirigente del ruolo del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia consistono in due prove scritte ed in una prova orale. 2. Le prove scritte, della durata di otto ore ciascuna, sono volte ad accertare la preparazione del candidato, sia sotto il profilo teorico che quello applicativo-operativo. 3. La prima prova scritta consiste nello svolgimento di un elaborato su tematiche in ambito giuridicoamministrativo, con riflessi su materie attinenti allo svolgimento delle funzioni dirigenziali, con particolare riferimento ad una o più delle seguenti materie: diritto costituzionale ed amministrativo; diritto penale; diritto processuale penale; legislazione di pubblica sicurezza. 4. La seconda prova scritta consiste nella risoluzione di un caso in ambito giuridico-amministrativo o gestionale-organizzativo, al fine di verificare l’attitudine del candidato alla soluzione di problemi inerenti allo svolgimento delle funzioni connesse alla qualifica di primo dirigente. 5. La prova orale mira ad accertare la preparazione e la professionalità del candidato nonché l’attitudine, anche valutando l’esperienza professionale posseduta, all’espletamento delle funzioni dirigenziali. Essa consiste in un colloquio interdisciplinare che verterà, oltre che sulle discipline previste per la prova scritta, anche sulle seguenti materie: elementi di diritto comunitario; elementi di contabilità di Stato;

ordinamento dell’Amministrazione della pubblica sicurezza; lingua straniera a scelta tra l’inglese, il francese, il tedesco e lo spagnolo. 6. L’accertamento della conoscenza della lingua straniera prescelta dal candidato avverrà attraverso la lettura e la traduzione di testi, nonché mediante una conversazione al fine di verificare la conoscenza avanzata degli strumenti linguistici. Il colloquio comprenderà, altresì, l’accertamento della conoscenza di base dell’uso delle apparecchiature e delle applicazioni informatiche più diffuse mediante un’applicazione pratica di utilizzo di personal computer secondo le modalità che saranno indicate nel bando di concorso. 7. Al colloquio sono ammessi i candidati che hanno riportato una votazione non inferiore a trentacinque cinquantesimi in ciascuna delle prove scritte. La commissione, qualora abbia attribuito ad uno dei due elaborati scritti un punteggio inferiore a quello minimo previsto, non procede all’esame dell’altro. 8. L’ammissione alla prova orale, con l’indicazione del voto riportato nelle prove scritte, è portata a conoscenza del candidato almeno trenta giorni prima della data in cui dovrà sostenere la prova. 9. La prova orale è superata se il candidato riporta la votazione di almeno trentacinque cinquantesimi. Art. 8. Titoli valutabili nei concorsi per l’accesso alla qualifica di primo dirigente 1. La valutazione dei titoli è effettuata soltanto nei confronti dei candidati che hanno superato le prove d’esame. La valutazione è limitata ai titoli posseduti alla data di scadenza del termine utile per la presentazione delle domande di ammissione al concorso. 2. Le categorie di titoli da ammettere a valutazione ed il punteggio massimo attribuito a ciascuna di esse, sono stabiliti come segue: A) titoli di cultura diversi da quelli richiesti per l’ammissione al concorso fino a punti 10: a) diploma di laurea, diploma di specializzazione o del dottorato di ricerca attinenti ad una delle classi dei corsi di laurea specialistica previsti per l’accesso al ruolo dei commissari, o titoli equivalenti rilasciati secondo l’ordinamento didattico vigente prima del suo adeguamento ai sensi dell’articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127; b) diploma di laurea, diploma di specializzazione o del dottorato di ricerca diversi da quelli di cui alla lettera a); c) abilitazione all’insegnamento o all’esercizio di professioni; d) attestati di frequenza di corsi di perfezionamento, qualificazione e simili, rilasciati da un’istituzione statale, da un ente pubblico o da un istituto riconosciuto dallo Stato, attinenti all’attività istituzionale della Polizia di Stato; non sono presi in considerazione i corsi che non si sono conclusi con un giudizio di merito attribuito a seguito di esame finale;

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B) titoli professionali, fino a punti 25: a) rapporti informativi e giudizi complessivi del quinquennio anteriore; b) incarichi e servizi speciali conferiti con provvedimento dell’Amministrazione, che comportino un rilevante aggravio di lavoro e presuppongano una particolare competenza professionale; c) titoli attinenti alla formazione professionale del candidato con particolare riguardo ai corsi professionali e di specializzazione superati; d) lavori originali elaborati per il servizio che il candidato ha svolto nell’esercizio delle proprie attribuzioni o per speciali incarichi conferitigli dall’Amministrazione di appartenenza o da quella presso cui presta servizio e che vertono su problemi giuridici, amministrativi o tecnici, ovvero su questioni di particolare rilievo attinenti ai servizi d’istituto; e) speciali riconoscimenti; C) titoli vari, fino a punti 5: sono presi in considerazione quelli che, a giudizio della commissione esaminatrice, costituiscono elementi di merito pur non rientrando nelle altre categorie. 3. Nell’ambito delle categorie di cui al comma 2, la commissione esaminatrice, nella riunione precedente l’inizio della correzione degli elaborati, determina i titoli valutabili ed i criteri di valutazione degli stessi e di attribuzione dei relativi punteggi. 4. La Direzione centrale per le risorse umane del Dipartimento della pubblica sicurezza invia alla commissione esaminatrice l’elenco dei titoli posseduti da ciascun candidato, il relativo fascicolo personale, copia dello stato matricolare e le domande ed i titoli prodotti dagli interessati. 5. La commissione esaminatrice annota i titoli valutabili ed i relativi punteggi su apposite schede individuali sottoscritte dal presidente, da tutti i componenti e dal segretario, che vengono allegate ai verbali del concorso. 6. La somma dei punti assegnati dal presidente e dai componenti della commissione esaminatrice per ciascuna categoria di titoli sono divise per il numero dei votanti ed i relativi quozienti sono sommati tra loro. Il totale così ottenuto costituisce il punteggio di merito attribuito dalla commissione esaminatrice. CAPO III DISPOSIZIONI PARTICOLARI PER I CONCORSI PER L’ACCESSO ALLA QUALIFICA DI PRIMO DIRIGENTE TECNICO DEI RUOLI DEL PERSONALE DELLA POLIZIA DI STATO CHE ESPLETA ATTIVITÀ TECNICO-SCIENTIFICA O TECNICA Art. 9. Prove d’esame dei concorsi per l’accesso alla qualifica di primo dirigente tecnico 1. Le prove d’esame per l’accesso alla qualifica di primo dirigente tecnico dei ruoli del personale della Polizia

di Stato che espleta attività tecnico-scientifica o tecnica consistono in due prove scritte e in una prova orale. 2. Le prove scritte, della durata di otto ore ciascuna, si concretano: a) nella stesura di un elaborato a carattere interdisciplinare, in ambito professionale, con riflessi su tematiche attinenti allo svolgimento delle funzioni connesse alla qualifica di primo dirigente tecnico; b) nella risoluzione di un caso in ambito tecnicoscientifico o gestionale-organizzativo al fine di verificare l’attitudine del candidato alla soluzione di problemi inerenti allo svolgimento delle funzioni connesse alla qualifica di primo dirigente tecnico. 3. Le materie oggetto della prova scritta di cui al comma 1, punto a) sono indicate nel bando di concorso. 4. La prova orale mira ad accertare la preparazione e la professionalità del candidato nonché l’attitudine, anche valutando l’esperienza professionale posseduta, all’espletamento delle funzioni dirigenziali. Essa consiste in un colloquio interdisciplinare che verterà, oltre che sulle discipline previste per la prova scritta, anche su ulteriori materie previste dal bando di concorso. 5. Nell’ambito della prova orale è altresì accertata la conoscenza della lingua straniera, scelta dai candidati tra quelle indicate nell’articolo 2, attraverso la lettura e la traduzione di testi, nonché mediante una conversazione, al fine di verificare la conoscenza avanzata degli strumenti linguistici. Il colloquio comprenderà, altresì, l’accertamento della conoscenza di base dell’uso delle apparecchiature e delle applicazioni informatiche più diffuse mediante un’applicazione pratica di utilizzo di personal computer secondo le modalità che saranno indicate nel bando di concorso. 6. Al colloquio sono ammessi i candidati che hanno riportato una votazione non inferiore a trentacinque cinquantesimi in ciascuna delle prove scritte. La Commissione, qualora abbia attribuito ad uno dei due elaborati scritti un punteggio inferiore a quello minimo previsto, non procede all’esame dell’altro. 7. L’ammissione alla prova orale, con l’indicazione del voto riportato nelle prove scritte, è portata a conoscenza del candidato almeno trenta giorni prima della data in cui dovrà sostenere la prova. 8. La prova orale è superata se il candidato riporta la votazione di almeno trentacinque cinquantesimi. Art. 10. Titoli valutabili nei concorsi per l’accesso alla qualifica di primo dirigente tecnico 1. La valutazione dei titoli è effettuata soltanto nei confronti dei candidati che hanno superato le prove d’esame. La valutazione è limitata ai titoli posseduti alla data di scadenza del termine utile per la presentazione delle domande di ammissione al concorso. 2. Le categorie di titoli da ammettere a valutazione ed il punteggio massimo attribuito a ciascuna di esse, sono stabiliti come segue:

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A) titoli di cultura diversi da quelli richiesti per l’ammissione al concorso fino a punti 10: a) diploma di laurea, diploma di specializzazione o del dottorato di ricerca attinenti ad una delle classi dei corsi di laurea specialistica previste per l’accesso al rispettivo ruolo di appartenenza dei direttori tecnici o titoli equivalenti, rilasciati secondo l’ordinamento didattico vigente prima del suo adeguamento ai sensi dell’articolo 17, comma 95 della legge 15 maggio 1997, n. 127; b) diploma di laurea, diploma di specializzazione o del dottorato di ricerca diversi da quelli di cui alla lettera a); c) abilitazione all’insegnamento o all’esercizio di professioni; d) attestati di frequenza di corsi di perfezionamento, qualificazione e simili, rilasciati da un’istituzione statale, da un ente pubblico o da un istituto riconosciuto dallo Stato, attinenti all’attività istituzionale dei ruoli tecnici della Polizia di Stato; non sono presi in considerazione i corsi che non si sono conclusi con un giudizio di merito attribuito a seguito di esame finale; B) titoli professionali, fino a punti 25: a) rapporti informativi e giudizi complessivi del quinquennio anteriore; b) incarichi e servizi speciali conferiti con provvedimento dell’amministrazione, che comportino un rilevante aggravio di lavoro e presuppongano una particolare competenza professionale; c) titoli attinenti alla formazione professionale del candidato con particolare riguardo ai corsi professionali e di specializzazione superati; d) lavori originali elaborati per il servizio che il candidato ha svolto nell’esercizio delle proprie attribuzioni o per speciali incarichi conferitigli dall’amministrazione di appartenenza o da quella presso cui presta servizio e che vertono su problemi giuridici, amministrativi o tecnici, ovvero su questioni di particolare rilievo attinenti ai servizi tecnici dell’amministrazione; e) speciali riconoscimenti; C) titoli vari: fino a punti 5, sono presi in considerazione quelli che, a giudizio della commissione esaminatrice, costituiscono elementi di merito pur non rientrando nelle altre categorie. 3. Nell’ambito delle categorie di cui al comma 2, la commissione esaminatrice, nella riunione precedente l’inizio della correzione degli elaborati, determina i titoli valutabili ed i criteri di valutazione degli stessi e di attribuzione dei relativi punteggi. 4. La Direzione centrale per le risorse umane presso il Dipartimento della pubblica sicurezza invia alla commissione esaminatrice l’elenco dei titoli posseduti da ciascun candidato, il relativo fascicolo personale, copia dello stato matricolare e le domande ed i titoli prodotti dagli interessati.

5. La commissione esaminatrice annota i titoli valutabili ed i relativi punteggi su apposite schede individuali sottoscritte dal presidente, da tutti i componenti e dal segretario, che vengono allegate ai verbali del concorso. 6. La somma dei punti assegnati dal presidente e dai componenti della commissione esaminatrice per ciascuna categoria di titoli sono divise per il numero dei votanti ed i relativi quozienti sono sommati tra loro. Il totale così ottenuto costituisce il punteggio di merito attribuito dalla commissione esaminatrice. CAPO IV DISPOSIZIONI PARTICOLARI PER I CONCORSI PER L’ACCESSO ALLA QUALIFICA DI PRIMO DIRIGENTE MEDICO DEI RUOLI PROFESSIONALI DEI SANITARI DELLA POLIZIA DI STATO Art. 11. Prove d’esame dei concorsi per l’accesso alla qualifica di primo dirigente medico 1. Le prove di esame per l’accesso alla qualifica di primo dirigente medico dei ruoli professionali dei sanitari della Polizia di Stato consistono in due prove scritte e in una prova orale. 2. Le prove scritte, della durata di otto ore ciascuna, si concretano: a) nella stesura di un elaborato a carattere interdisciplinare, in ambito professionale, con riflessi su tematiche attinenti allo svolgimento delle funzioni connesse alla qualifica di primo dirigente medico; b) nella risoluzione di un caso in ambito professionale o gestionale-organizzativo, al fine di verificare l’attitudine del candidato alla soluzione di problemi inerenti allo svolgimento delle funzioni connesse alla qualifica di primo dirigente medico. 3. Le materie oggetto della prova scritta di cui al comma 1, punto a) sono indicate nel bando di concorso. 4. La prova orale mira ad accertare la preparazione e la professionalità del candidato nonché l’attitudine, anche valutando l’esperienza professionale posseduta all’espletamento delle funzioni dirigenziali. Essa consiste in un colloquio interdisciplinare che verterà, oltre che sulle discipline previste per la prova scritta, anche su ulteriori materie previste dal bando di concorso. 5. Nell’ambito della prova orale è altresì accertata la conoscenza della lingua straniera, scelta dai candidati tra quelle indicate nell’articolo 2, attraverso la lettura e la traduzione di testi, nonché mediante una conversazione, al fine di verificare la conoscenza avanzata degli strumenti linguistici. Il colloquio comprenderà, altresì, l’accertamento della conoscenza di base dell’uso delle apparecchiature e delle applicazioni informatiche più diffuse mediante un’applicazione pratica di utilizzo di personal computer secondo le modalità che saranno indicate nel bando di concorso.

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6. Al colloquio sono ammessi i candidati che hanno riportato una votazione non inferiore a trentacinque cinquantesimi in ciascuna delle prove scritte. La Commissione, qualora abbia attribuito ad uno dei due elaborati scritti un punteggio inferiore a quello minimo previsto, non procede all’esame dell’altro. 7. L’ammissione alla prova orale, con l’indicazione del voto riportato nelle prove scritte, è portata a conoscenza del candidato almeno trenta giorni prima della data in cui dovrà sostenere la prova. 8. La prova orale è superata se il candidato riporta la votazione di almeno trentacinque cinquantesimi. Art. 12. Titoli valutabili nei concorsi per l’accesso alla qualifica di primo dirigente medico 1. La valutazione dei titoli è effettuata soltanto nei confronti dei candidati che hanno superato le prove d’esame. La valutazione è limitata ai titoli posseduti alla data di scadenza del termine utile per la presentazione delle domande di ammissione al concorso. 2. Le categorie di titoli da ammettere a valutazione ed il punteggio massimo attribuito a ciascuna di esse, sono stabiliti come segue: A) titoli di cultura diversi da quelli richiesti per l’ammissione al concorso fino a punti 10: a) dottorato di ricerca relativo alla classe del corso di laurea specialistica in medicina e chirurgia; b) diploma di laurea, diploma di specializzazione o del dottorato di ricerca relativi a classi di corsi di laurea specialistica diverse da quello in medicina e chirurgia o titoli equivalenti, rilasciati secondo l’ordinamento didattico vigente prima del suo adeguamento ai sensi dell’articolo 17, comma 95, della legge 15 maggio 1997, n. 127; c) incarichi di docenza di livello universitario; d) attestati di frequenza di corsi di perfezionamento, qualificazione e simili, rilasciati da un’istituzione statale, da un ente pubblico o da un istituto riconosciuto dallo Stato, attinenti all’attività istituzionale del ruolo dei sanitari della Polizia di Stato; non sono presi in considerazione i corsi che non si sono conclusi con un giudizio di merito attribuito a seguito di esame finale; B) titoli professionali, fino a punti 25: a) rapporti informativi e giudizi complessivi del quinquennio anteriore; b) incarichi e servizi speciali conferiti con provvedimento dell’amministrazione, che comportino un rilevante aggravio di lavoro e presuppongano una particolare competenza professionale; b) titoli attinenti alla formazione professionale del candidato, con particolare riguardo ai corsi professionali e di specializzazione superati nell’ambito del servizio; c) lavori originali elaborati per il servizio che il candidato ha svolto nell’esercizio delle proprie attribuzioni o per speciali incarichi conferitigli dall’amministrazione di appartenenza o da quella pres-

so cui presta servizio e che vertono su problemi professionali, amministrativi o giuridici, ovvero su questioni di particolare rilievo attinenti ai servizi sanitari dell’amministrazione; d) speciali riconoscimenti; C) titoli vari, fino a punti 5, sono presi in considerazione quelli che, a giudizio della commissione esaminatrice, costituiscono elementi di merito pur non rientrando nelle altre categorie. 3. Nell’ambito delle categorie di cui al comma 2, la commissione esaminatrice, nella riunione precedente l’inizio della correzione degli elaborati, determina i titoli valutabili ed i criteri di valutazione degli stessi e di attribuzione dei relativi punteggi. 4. Il direttore centrale per le risorse umane presso il Dipartimento della pubblica sicurezza invia alla commissione esaminatrice l’elenco dei titoli posseduti da ciascun candidato, il relativo fascicolo personale, copia dello stato matricolare e le domande ed i titoli prodotti dagli interessati. 5. La commissione esaminatrice annota i titoli valutati ed i relativi punteggi su apposite schede individuali sottoscritte dal presidente, da tutti i componenti e dal segretario, che vengono allegate ai verbali del concorso. 6. La somma dei punti assegnati dal presidente e dai componenti della commissione esaminatrice per ciascuna categoria di titoli sono divise per il numero dei votanti ed i relativi quozienti sono sommati tra loro. Il totale così ottenuto costituisce il punteggio di merito attribuito dalla commissione esaminatrice. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

23. D.Lgs. 30 maggio 2003, n. 193. Sistema dei parametri stipendiali per il personale non dirigente delle Forze di polizia e delle Forze armate, a norma dell’articolo 7 della L. 29 marzo 2001, n. 86 (in S.O. alla G.U. 28 luglio 2003, n. 173). CAPO I INTRODUZIONE DEL SISTEMA DEI PARAMETRI STIPENDIALI PER IL PERSONALE NON DIRIGENTE DELLE FORZE DI POLIZIA E DELLE FORZE ARMATE Art. 1. Ambito di applicazione. 1. Il presente decreto si applica al personale delle Forze di polizia e delle Forze armate destinatario delle disposizioni di

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cui al decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195, e successive modificazioni, escluso quello destinatario del trattamento stipendiale od economico dirigenziale. Art. 2. Sistema dei parametri stipendiali. 1. A decorrere dal 1° gennaio 2005, al personale di cui all’articolo 1 sono attribuiti i parametri stipendiali indicati nelle tabelle 1 e 2, che costituiscono parte integrante del presente decreto, con contestuale soppressione dei previgenti livelli stipendiali. 2. I parametri correlati all’anzianità nella qualifica o nel grado sono attribuiti dopo otto anni di effettivo servizio nella stessa qualifica o grado. 3. A decorrere dal 1° gennaio 2005 il trattamento stipendiale è determinato dal prodotto tra il valore del punto di parametro e i parametri riportati nelle tabelle 1 e 2. 4. In sede di prima applicazione del presente decreto il valore del punto di parametro è fissato in euro 149,15 annui lordi e l’attribuzione dei parametri di cui al comma 1 avviene in base alle qualifiche o ai gradi rivestiti, nonché alle posizioni di provenienza al 1° gennaio 2005, individuate nelle tabelle 3, 4 e 5, che costituiscono parte integrante del presente decreto. Nelle medesime tabelle sono altresì indicati gli stipendi annui lordi alla stessa data in applicazione del sistema di cui al presente articolo, salvo quanto previsto dall’articolo 6, comma 2. 5. Fermi restando i parametri stabiliti dal presente decreto, la determinazione dei miglioramenti stipendiali derivanti dai rinnovi degli accordi sindacali e dalle procedure di concertazione, a decorrere dal biennio 2004-2005, si effettua aumentando il valore del punto di parametro. Art. 3. Effetti del sistema dei parametri stipendiali. 1. A decorrere dal 1° gennaio 2005 nello stipendio basato sul sistema dei parametri confluiscono i valori stipendiali correlati ai livelli retributivi, l’indennità integrativa speciale, gli scatti gerarchici e aggiuntivi, nonché gli emolumenti pensionabili indicati nelle tabelle 3, 4 e 5. 2. Il conglobamento dell’indennità integrativa speciale nello stipendio di cui al comma 1 non modifica la base di calcolo ai fini della base pensionabile di cui alla legge 29 aprile 1976, n. 177, e successive modificazioni, e dell’applicazione dell’articolo 2, comma 10, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e non ha effetti diretti e indiretti sul trattamento complessivo fruito, in base alle vigenti disposizioni, dal personale in servizio all’estero. 3. Ai fini dell’applicazione del comma 2 si considera l’indennità integrativa speciale in godimento nei livelli retributivi di provenienza negli importi indicati nelle tabelle 6 e 7. 4. Nello stipendio di cui al comma 1 non confluiscono la retribuzione individuale di anzianità maturata al 1° gennaio 2005, l’assegno funzionale e gli

emolumenti diversi da quelli indicati nelle tabelle 3, 4 e 5. 5. Fermo restando quanto previsto dal comma 2, gli stipendi di cui al comma 1 hanno effetto sulla tredicesima mensilità, sul trattamento ordinario di quiescenza, normale e privilegiato, sulla indennità di buonuscita, sull’assegno alimentare previsto dall’articolo 82 del decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, sull’equo indennizzo, sulle ritenute previdenziali e assistenziali e relativi contributi, compresi la ritenuta in conto entrate dell’Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica (INPDAP) e i contributi di riscatto. 6. A decorrere dal 1° gennaio 2005, nel caso di accesso a qualifiche o gradi superiori di ruoli diversi che comporta l’attribuzione di un parametro inferiore a quello in godimento, al personale interessato è attribuito un assegno personale utile ai fini del calcolo dell’indennità di buonuscita e della base pensionabile di cui alla legge 29 aprile 1976, n. 177, e successive modificazioni, da riassorbire all’atto della promozione alla qualifica o al grado superiore, pari alla differenza tra lo stipendio relativo al parametro di provenienza e quello spettante nel nuovo parametro. 7. La corresponsione degli stipendi, nonché delle anticipazioni stipendiali di cui all’articolo 5, derivanti dall’applicazione del presente decreto, avviene, in via provvisoria e salvo conguaglio, ai sensi dell’articolo 172 della legge 11 luglio 1980, n. 312. 8. Le disposizioni del presente decreto, ai fini della determinazione dell’indennità di ausiliaria, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 165, non hanno effetto nei confronti del personale già collocato in ausiliaria al 2 gennaio 2005. Art. 4. Effetti sulla retribuzione individuale di anzianità. 1. La quota parte del valore degli scatti gerarchici e aggiuntivi, eventualmente in godimento al 1° gennaio 2005, calcolata sulla retribuzione individuale di anzianità, confluisce alla stessa data nella medesima retribuzione. 2. A decorrere dal 1° gennaio 2005, la retribuzione individuale di anzianità, compresa anche quella eventualmente rideterminata ai sensi del comma 1, non è soggetta ad alcun ulteriore incremento o rivalutazione. CAPO II DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI Art. 5. Anticipazioni dei nuovi trattamenti stipendiali. 1. Al personale di cui all’articolo 1, in servizio al 1° gennaio 2003, è corrisposta in un’unica soluzione, in aggiunta al trattamento economico in godimento e senza effetti ai fini degli scatti eventualmente attribuiti e da attribuire, l’anticipazione

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stipendiale riportata nelle tabelle A1, A2 e A3, allegate al presente decreto, in relazione alle qualifiche, ai gradi e alle posizioni rivestite alla medesima data. 2. Al personale di cui all’articolo 1, in servizio al 1° gennaio 2004, è corrisposta in un’unica soluzione, in aggiunta al trattamento economico in godimento e senza effetti ai fini degli scatti eventualmente attribuiti o da attribuire, l’anticipazione stipendiale riportata nelle tabelle B1, B2 e B3, allegate al presente decreto, in relazione alle qualifiche, ai gradi e alle posizioni rivestite alla medesima data. 3. Le anticipazioni stipendiali di cui al presente articolo sono utili nei limiti degli importi percepiti ai fini del calcolo della base pensionabile di cui alla legge 29 aprile 1976, n. 177, e successive modificazioni, e dell’indennità di buonuscita a favore del personale comunque cessato dal servizio con diritto a pensione nel biennio 2003 e 2004. 4. Le anticipazioni di cui al presente articolo non producono effetti ai fini della determinazione della paga degli allievi vice ispettori, vice periti tecnici, vice revisori tecnici e qualifiche corrispondenti. Art. 6. Effetti sui trattamenti economici. 1. I benefìci economici derivanti dall’applicazione del presente decreto non hanno effetto sui trattamenti accessori che continuano ad essere corrisposti in relazione al grado o alla qualifica di appartenenza e, comunque, negli importi vigenti alla data di entrata in vigore del medesimo decreto, fatto salvo quanto previsto dai rinnovi degli accordi sindacali e dalle procedure di concertazione. 2. In deroga a quanto previsto dall’articolo 2, comma 3, e fino a quando non interverranno i miglioramenti stipendiali derivanti dai rinnovi degli accordi sindacali e dalle procedure di concertazione, il parametro attribuito al personale con qualifica di agente e gradi corrispondenti, indicato nelle tabelle 1 e 2, non modifica il trattamento stipendiale, comprensivo dell’indennità integrativa speciale, in godimento per il medesimo personale alla data di entrata in vigore del presente decreto e riportato nelle tabelle 3, 4 e 5. Art. 7. Clausola di salvaguardia economica per gli ispettori capo e qualifiche e gradi corrispondenti. 1. A decorrere dal 1° gennaio 2005, agli ispettori capo e qualifiche e gradi corrispondenti delle Forze di polizia e delle Forze armate che maturano dieci anni di anzianità nella qualifica o grado, è attribuito, dal giorno successivo al compimento del suddetto requisito, il trattamento economico previsto per gli ispettori superiori-sostituti ufficiali di pubblica sicurezza e qualifiche e gradi corrispondenti con meno di otto anni di anzianità nella medesima qualifica o grado. 2. Il trattamento di cui al comma 1 è riassorbito all’atto dell’acquisizione della qualifica o del grado superiore.

Art. 8. Disposizioni per il personale della Polizia di Stato. 1. Agli assistenti capo ed ai sovrintendenti capo destinatari della disciplina transitoria di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 53, in servizio al 1° gennaio 2005, che maturano a decorrere dalla medesima data i requisiti temporali ivi previsti per l’attribuzione dello scatto aggiuntivo, è attribuito, in luogo del predetto scatto, il parametro previsto, rispettivamente, per l’assistente capo e per il sovrintendente capo con otto anni di anzianità nella qualifica di cui alla tabella 1, allegata al presente decreto. 2. Il parametro previsto per gli assistenti capo e i sovrintendenti capo con otto anni di anzianità nella qualifica di cui alla tabella 1 allegata al presente decreto, è attribuito con decorrenza 1° gennaio 2005 anche al personale con la medesima qualifica destinatario della disciplina transitoria di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 53, che ha già maturato alla medesima data la prescritta anzianità per l’attribuzione dello scatto aggiuntivo, indipendentemente dai requisiti soggettivi ivi previsti. 3. Per il personale che acquisisce la qualifica di ispettore superiore-sostituto ufficiale di pubblica sicurezza entro il 31 dicembre di ciascun anno, dal 2003 al 2008, il periodo di permanenza nella qualifica utile ai fini dell’attribuzione al parametro previsto per la medesima qualifica con otto anni di anzianità è fissato, per ciascun anno, rispettivamente, in 2, 3, 4, 5, 6, e 7 anni. Il predetto parametro è attribuito con decorrenza 1° gennaio 2005 agli ispettori superiori-sostituti ufficiali di pubblica sicurezza che hanno acquisito tale qualifica dal 2 settembre al 31 dicembre 2002 e non hanno maturato i requisiti per l’attribuzione dello scatto aggiuntivo di cui all’articolo 19, comma 3, del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 53. 4. Agli ispettori superiori-sostituti ufficiali di pubblica sicurezza, destinatari della disciplina transitoria prevista dai commi 4 e 5 dell’articolo 19 del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 53, che assumono a decorrere dal 1° gennaio 2005 la denominazione di "sostituto commissario", di cui all’articolo 31-quater del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, è attribuito, in luogo dell’ulteriore scatto aggiuntivo, il parametro previsto per la posizione apicale del ruolo degli ispettori, riportato nella tabella 1, allegata al presente decreto. 5. Per il personale che acquisisce la qualifica di ispettore superiore-sostituto ufficiale di pubblica sicurezza entro il 31 dicembre di ciascuno anno, dal 2002 al 2007, il requisito di anzianità nella qualifica ai fini dell’ammissione alla selezione per il conseguimento della denominazione di sostituto commissario, di cui all’articolo 31-quater del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, e successive modificazioni, è rispettivamente di 9, 10, 11, 12, 13 e 14 anni. Il predetto requisito è di 9 anni per il personale che acquisisce la qualifica di ispettore su-

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periore-sostituto ufficiale di pubblica sicurezza nel 2001, successivamente alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 53. 6. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2, 3, 4 e 5 si applicano anche al personale che riveste una qualifica corrispondente dei ruoli tecnici e dei ruoli del personale della banda musicale della Polizia di Stato, nei limiti dei rispettivi ordinamenti. 7. A decorrere dal 1° gennaio 2005: a) il comma 1 dell’articolo 31-quater del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: «1. Gli ispettori superiori-sostituti ufficiali di pubblica sicurezza che al 1° gennaio di ogni anno abbiano maturato quindici anni di effettivo servizio nella qualifica, possono partecipare ad una specifica selezione per titoli, a conclusione della quale, ferma restando la qualifica rivestita, assumono la denominazione di “sostituto commissario” con decorrenza dallo stesso 1° gennaio.»; b) il comma 1 dell’articolo 31-quinquies del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 337, è sostituito dal seguente: “1. I periti tecnici superiori che al 1° gennaio di ogni anno abbiano maturato quindici anni di effettivo servizio nella qualifica, possono partecipare ad una specifica selezione per titoli, a conclusione della quale, ferma restando la qualifica rivestita, assumono la denominazione di “sostituto direttore tecnico” “con decorrenza dallo stesso 1° gennaio.”; c) il comma 1 dell’articolo 15-quinquies del decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1987, n. 240, è sostituito dal seguente: «1. Gli orchestrali periti tecnici superiori che al 1° gennaio di ogni anno abbiano maturato quindici anni di effettivo servizio nella qualifica, possono partecipare ad una specifica selezione per titoli a conclusione della quale, ferma restando la qualifica rivestita, assumono la denominazione di “primo livello” con decorrenza dallo stesso 1° gennaio.». Art. 9. Disposizioni per il personale dell’Arma dei carabinieri. 1. Agli appuntati scelti e ai brigadieri capo destinatari della disciplina transitoria di cui all’articolo 30, commi 10 e 11, del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 83, in servizio al 1° gennaio 2005, che maturano a decorrere dalla medesima data i requisiti temporali ivi previsti per l’attribuzione dello scatto aggiuntivo, è attribuito, in luogo del predetto scatto, il parametro previsto, rispettivamente, per l’appuntato scelto e per il brigadiere capo con otto anni di anzianità nel grado di cui alla tabella 1, allegata al presente decreto. 2. Il parametro previsto per gli appuntati scelti e i brigadieri capo con otto anni di anzianità nel grado di cui alla tabella 1 allegata al presente decreto, è attribuito con decorrenza 1° gennaio 2005 anche al personale con il medesimo grado destinatario

della disciplina transitoria di cui all’articolo 30, commi 10 e 11, del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 83, che ha già maturato alla medesima data la prescritta anzianità per l’attribuzione dello scatto aggiuntivo, indipendentemente dai requisiti soggettivi ivi previsti. 3. Per il personale che acquisisce il grado di maresciallo aiutante entro il 31 dicembre di ciascun anno, dal 2003 al 2008, il periodo di permanenza nel grado utile ai fini dell’attribuzione del parametro previsto per il medesimo grado con otto anni di anzianità di grado è fissato, per ciascun anno, rispettivamente, in 2, 3, 4, 5, 6, e 7 anni. Il predetto parametro è attribuito con decorrenza 1° gennaio 2005 ai marescialli aiutanti che hanno acquisito il grado tra il 2 settembre e il 31 dicembre 2002, non destinatari del trattamento economico di cui all’articolo 38-ter del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 198, e successive modificazioni. 4. A decorrere dal 1° gennaio 2005: a) il comma 3 dell’articolo 38-ter del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 198, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: «3. I marescialli aiutanti che abbiano maturato ovvero maturino, nel corso dell’anno, quindici anni di anzianità di grado e che nel triennio precedente abbiano ottenuto, in sede di valutazione caratteristica, la qualifica di “eccellente” o giudizio equivalente e nell’ultimo biennio non abbiano riportato alcuna sanzione disciplinare più grave del “rimprovero” e non si trovino nelle condizioni di cui al comma 2, sono ammessi alla procedura selettiva per titoli per il conferimento della qualifica di luogotenente.»; b) il comma 3 dell’articolo 30 del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 83, è sostituito dal seguente: «3. I marescialli aiutanti, comunque in servizio al 1° gennaio 2005, che al 31 agosto 1995 rivestivano il grado di maresciallo maggiore, la qualifica di “carica speciale” o di “aiutante” del disciolto ruolo sottufficiali i quali alla medesima data del 1° gennaio 2005 non risultano in possesso dei requisiti di cui al comma 3 dell’articolo 38-ter del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 198, e successive modificazioni, conseguono la qualifica di "luogotenente", con decorrenza dal giorno successivo a quello di maturazione dei requisiti di cui allo stesso comma 3 dell’articolo 38-ter, del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 198, e successive modificazioni, ferme restando le condizioni di cui al comma 2 del medesimo articolo.»; c) il comma 4 dell’art. 30 del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 83, è sostituito dal seguente: «4. Per il conferimento della qualifica di luogotenente riferito agli anni 2005, 2006, 2007 e 2008, in deroga ai requisiti di anzianità previsti dal comma 3 dell’articolo 38-ter, del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 198, e successive modificazioni, e

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fermi restando gli altri requisiti e le condizioni di cui al medesimo articolo, ai marescialli aiutanti è richiesta una permanenza minima nel grado di sette anni per il personale con anzianità di grado compresa tra il 1° settembre 1995 ed il 31 dicembre 1995 e di sette anni e sei mesi per il personale con anzianità di grado compresa tra il 1° gennaio 1996 e la data di entrata in vigore del presente decreto.»; d) il comma 6 dell’articolo 30, del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 83, è sostituito dal seguente: «6. Per i marescialli aiutanti con anzianità di grado compresa tra il 15 aprile 2001 ed il 31 dicembre 2007, fermi restando gli altri requisiti e le condizioni previste dall’articolo 38-ter del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 198, e successive modificazioni, per l’ammissione alla procedura selettiva per il conseguimento della qualifica di Luogotenente è richiesto il requisito di anzianità nel grado di maresciallo aiutante di cui alla tabella C3, allegata al presente decreto.»; e) al decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 83, è aggiunta la tabella C allegata al presente decreto. Art. 10. Disposizioni per il personale del Corpo della Guardia di finanza. 1. Agli appuntati scelti e ai brigadieri capo destinatari della disciplina transitoria di cui all’articolo 11 del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 67, in servizio al 1° gennaio 2005, che maturano a decorrere dalla medesima data i requisiti temporali ivi previsti per l’attribuzione dello scatto aggiuntivo, è attribuito, in luogo del predetto scatto, il parametro previsto, rispettivamente, per l’appuntato scelto e per il brigadiere capo con otto anni di anzianità nel grado di cui alla tabella 1, allegata al presente decreto. 2. Il parametro previsto per gli appuntati scelti e i brigadieri capo con otto anni di anzianità nel grado di cui alla tabella 1 allegata al presente decreto, è attribuito con decorrenza 1° gennaio 2005 anche al personale con il medesimo grado destinatario della disciplina transitoria di cui all’articolo 11, del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 67, che ha già maturato alla medesima data la prescritta anzianità per l’attribuzione dello scatto aggiuntivo, indipendentemente dai requisiti soggettivi ivi previsti. 3. Per il personale che acquisisce il grado di maresciallo aiutante entro il 31 dicembre di ciascun anno, dal 2003 al 2008, il periodo di permanenza nel grado utile ai fini dell’attribuzione del parametro previsto per il medesimo grado con otto anni di anzianità di grado è fissato, per ciascun anno, rispettivamente, in 2, 3, 4, 5, 6, e 7 anni. Il predetto parametro è attribuito con decorrenza 1° gennaio 2005 ai marescialli aiutanti che hanno acquisito il grado tra il 2 settembre e il 31 dicembre 2002, non destinatari del trattamento economico di cui all’articolo 58-ter del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 199, e successive modificazioni.

4. A decorrere dal 1° gennaio 2005: a) la lettera a) del comma 1 dell’articolo 58-quater, del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 199, e successive modificazioni, è sostituita dalla seguente: «a) nell’anno per il quale viene effettuata la selezione dei titoli per il conferimento della citata qualifica, abbiano maturato ovvero maturino quindici anni di anzianità nel grado di maresciallo aiutante;»; b) il comma 2 dell’articolo 12 del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 67, è sostituito dal seguente: «2. Ai marescialli aiutanti, comunque in servizio al 1° gennaio 2005, che hanno conseguito il grado di maresciallo maggiore del preesistente ruolo sottufficiali, compresi coloro a cui è stata attribuita la qualifica di "aiutante" e la nomina a "carica speciale", con decorrenza anteriore al 1° settembre 1995, i quali, alla medesima data del 1° gennaio 2005, non risultino in possesso dei requisiti di cui all’articolo 58-quater, comma 1, lettere b) e c), del decreto di inquadramento, la qualifica di luogotenente è conferita con decorrenza dal giorno successivo a quello di maturazione dei requisiti di cui alle lettere b) e c) dell’articolo 58-quater del decreto di inquadramento, ferme restando le condizioni indicate alla lettera d) dello stesso articolo.»; c) il comma 4 dell’articolo 12 del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 67, è sostituito dal seguente: «4. Per le procedure di conferimento della qualifica di luogotenente riferite agli anni 2005, 2006, 2007 e 2008, in deroga ai requisiti di anzianità previsti dal comma 1, lettera a), dell’articolo 58-quater del decreto di inquadramento e fermi restando gli altri requisiti e condizioni di cui al medesimo articolo, ai fini della partecipazione alla selezione per titoli per il conferimento della qualifica di luogotenente, ai marescialli aiutanti è richiesta una permanenza minima nel grado di sette anni per il personale con anzianità di grado compresa tra il 1° settembre 1995 ed il 31 dicembre 1995, e di sette anni e sei mesi per il personale con anzianità di grado compresa tra il 1° gennaio 1996 ed il giorno precedente alla data di entrata in vigore del presente decreto.»; d) il comma 5 dell’articolo 12 del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 67, è sostituito dal seguente: «5. Ai marescialli aiutanti con anzianità di grado compresa tra il 10 aprile 2001 ed il 31 dicembre 2007, in deroga ai requisiti di anzianità previsti dal comma 1, lettera a), dell’articolo 58-quater del decreto di inquadramento e fermi restando gli altri requisiti di cui al medesimo articolo, ai fini della partecipazione alla selezione per titoli per il conferimento della qualifica di luogotenente è richiesta una permanenza minima nel grado come indicata nella tabella B allegata al presente decreto.»;

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e) il periodo in calce alla tabella “F” allegata al decreto legislativo 27 febbraio 1991, n. 79, concernente il «Riordinamento della banda musicale della Guardia di finanza», è sostituito dal seguente: «Il personale appartenente al Ruolo “Esecutori”, fermo restando il possesso dei requisiti di cui all’articolo 58-quater, comma 1, del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 199, e successive modificazioni, consegue la qualifica di luogotenente, a ruolo aperto, previo giudizio di idoneità espresso dalla competente commissione di avanzamento.»; f) la tabella B allegata al decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 67, è sostituita dalla tabella D allegata al presente decreto. Art. 11. Disposizioni per il personale del Corpo di polizia penitenziaria. 1. Agli assistenti capo ed ai sovrintendenti capo destinatari della disciplina transitoria prevista all’articolo 18 del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 76, in servizio al 1° gennaio 2005, che maturano a decorrere dalla medesima data i requisiti temporali ivi previsti per l’attribuzione dello scatto aggiuntivo è attribuito, in luogo del predetto scatto, il parametro previsto rispettivamente per l’assistente capo e per il sovrintendente capo con otto anni di anzianità nella qualifica di cui alla tabella 1, allegata al presente decreto. 2. Il parametro previsto per gli assistenti capo e i sovrintendenti capo con otto anni di anzianità nella qualifica di cui alla tabella 1 allegata al presente decreto, è attribuito con decorrenza 1° gennaio 2005 anche al personale con la medesima qualifica destinatario della disciplina transitoria di cui all’articolo 18, del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 76, che ha già maturato alla medesima data la prescritta anzianità per l’attribuzione dello scatto aggiuntivo, indipendentemente dai requisiti soggettivi ivi previsti. 3. Per il personale che acquisisce la qualifica di ispettore superiore entro il 31 dicembre di ciascun anno, dal 2003 al 2008, il periodo di permanenza nella qualifica utile ai fini dell’attribuzione del parametro previsto per tale qualifica con otto anni di anzianità nella medesima qualifica è fissato, per ciascun anno, rispettivamente, in 2, 3, 4, 5, 6, e 7 anni. Il predetto parametro è attribuito con decorrenza 1° gennaio 2005 agli ispettori superiori che hanno acquisito tale qualifica dal 2 settembre al 31 dicembre 2002 e non hanno maturato i requisiti per l’attribuzione dello scatto aggiuntivo di cui all’articolo 21, comma 3, del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 76. 4. Agli ispettori superiori destinatari della disciplina transitoria prevista dai commi 4 e 5 dell’articolo 21 del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 76, che assumono a decorrere dal 1° gennaio 2005 la denominazione di sostituto commissario, di cui all’articolo 30-quater del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, e successive modificazioni, è attribuito, in luogo dell’ulteriore scatto aggiuntivo, il para-

metro previsto per la posizione apicale del ruolo degli ispettori, riportato nella tabella 1 allegata al presente decreto. 5. Per il personale che acquisisce la qualifica di ispettore superiore entro il 31 dicembre di ciascuno anno, dal 2002 al 2007, il requisito di anzianità nella qualifica ai fini dell’ammissione alla selezione per il conseguimento della denominazione di sostituto commissario di cui all’articolo 30-quater del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, e successive modificazioni, è rispettivamente di 9, 10, 11, 12, 13 e 14 anni. Il predetto requisito è di 9 anni per il personale che acquisisce la qualifica di ispettore superiore nel 2001, successivamente alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 76. 6. A decorrere dal 1° gennaio 2005, il comma 1 dell’articolo 30-quater del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: «1. Gli ispettori superiori che al 1° gennaio di ogni anno abbiano maturato quindici anni di effettivo servizio nella qualifica, sono ammessi, a domanda, ad una selezione per titoli, a conclusione della quale, ferma restando la qualifica rivestita, assumono la denominazione di "sostituto commissario" con decorrenza dallo stesso 1° gennaio.». Art. 12. Disposizioni per il personale del Corpo forestale dello Stato. 1. Agli assistenti capo ed ai sovrintendenti capo e qualifiche equiparate destinatari della disciplina transitoria prevista al comma 1 dell’articolo 30 del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 87, in servizio al 1° gennaio 2005, che maturano a decorrere dalla medesima data i requisiti temporali ivi previsti per l’attribuzione dello scatto aggiuntivo è attribuito, in luogo del predetto scatto, il parametro previsto, rispettivamente, per l’assistente capo e per il sovrintendente capo con otto anni di anzianità nella qualifica di cui alla tabella 1, allegata al presente decreto. 2. Il parametro previsto per gli assistenti capo e i sovrintendenti capo, e qualifiche equiparate, con otto anni di anzianità nella qualifica di cui alla tabella 1 allegata al presente decreto, è attribuito con decorrenza 1° gennaio 2005 anche al personale con la medesima qualifica destinatario della disciplina transitoria di cui all’articolo 30, comma 1, del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 87, che ha già maturato alla medesima data la prescritta anzianità per l’attribuzione dello scatto aggiuntivo, indipendentemente dai requisiti soggettivi ivi previsti. 3. Per il personale che acquisisce la qualifica di ispettore superiore o qualifica equiparata entro il 31 dicembre di ciascun anno, dal 2003 al 2008, il periodo di permanenza nella qualifica, utile ai fini dell’attribuzione del parametro previsto per la medesima qualifica con otto anni di anzianità è fissato, per ciascun anno, rispettivamente, in 2, 3, 4, 5, 6 e 7 an-

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ni. Il predetto parametro è attribuito con decorrenza 1° gennaio 2005 agli ispettori superiori ed ai periti superiori che hanno acquisito tale qualifica dal 2 settembre al 31 dicembre 2002 e non hanno maturato i requisiti per l’attribuzione dello scatto aggiuntivo di cui all’articolo 30, comma 7, del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 87. 4. Agli ispettori superiori ed ai periti superiori destinatari della disciplina transitoria prevista ai commi 8 e 9 dell’articolo 30 del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 87, che assumono a decorrere dal 1° gennaio 2005 la denominazione di "scelto", di cui agli articoli 21-ter e 47-ter del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 201, e successive modificazioni, è attribuito, in luogo dell’ulteriore scatto aggiuntivo, il parametro previsto per la posizione apicale del ruolo degli ispettori, riportato nella tabella 1, allegata al presente decreto. 5. Per il personale che acquisisce la qualifica di ispettore superiore e perito superiore entro il 31 dicembre di ciascun anno, dal 2002 al 2007, il requisito di anzianità nella qualifica ai fini dell’ammissione alla selezione per il conseguimento della denominazione di «scelto” di cui agli articoli 21-ter e 47-ter del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 201, e successive modificazioni, è, rispettivamente, di 9, 10, 11, 12, 13 e 14 anni. Il predetto requisito è di 9 anni per il personale che acquisisce la qualifica di ispettore superiore e perito superiore nel 2001, successivamente alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 87. 6. A decorrere dal 1° gennaio 2005: a) il comma 1 dell’articolo 21-ter del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 201, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: «1. Gli ispettori superiori che al 1° gennaio di ogni anno abbiano maturato quindici anni di effettivo servizio nella qualifica sono ammessi, a domanda, ad una selezione per titoli, a conclusione della quale, ferma restando la qualifica rivestita, assumono la denominazione di "scelto" con decorrenza dallo stesso 1° gennaio.»; b) il comma 1 dell’articolo 47-ter del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 201, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: «1. I periti superiori che al 1° gennaio di ogni anno abbiano maturato quindici anni di effettivo servizio nella qualifica sono ammessi, a domanda, ad una selezione per titoli, a conclusione della quale, ferma restando la qualifica rivestita, assumono la denominazione di “scelto” con decorrenza dallo stesso 1° gennaio.». 7. Al comma 10 dell’articolo 30 del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 87, le parole: “di cui agli articoli 21-bis, 21-ter, 21-quater, 47-bis, 47-ter” sono sostituite dalle seguenti: “relative alle condizioni soggettive di cui ai commi 2 e 3 degli articoli 21-ter e 47-ter e quelle di cui agli articoli 21-bis, 21-quater, 47-bis.”.

Art. 13. Disposizioni per il personale delle Forze armate. 1. Per il personale che acquisisce il grado di primo maresciallo entro il 31 dicembre di ciascun anno, dal 2003 al 2008, il periodo di permanenza nel grado utile, ai fini dell’accesso al parametro previsto per tale grado con otto anni di anzianità di grado è fissato, per ciascun anno, rispettivamente, in 2, 3, 4, 5, 6, e 7 anni. Il predetto parametro è attribuito con decorrenza 1° gennaio 2005 ai primi marescialli che hanno acquisito il grado tra il 2 settembre e il 31 dicembre 2002, non destinatari del trattamento economico di cui all’articolo 6-bis del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 196, e successive modificazioni. 2. Il trattamento di cui all’articolo 34-bis, del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 196, e successive modificazioni, così come integrato dal decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 82, utile ai fini di pensione e di buonuscita, viene mantenuto nella misura in godimento alla data del 31 dicembre 2004 e viene riassorbito all’atto del passaggio al parametro successivo. 3. A decorrere dal 1° gennaio 2005: a) il comma 2 dell’articolo 6-bis, del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 196, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: «2. I primi marescialli, dopo che siano trascorsi quattordici anni di permanenza nel grado di primo maresciallo sono valutati secondo i criteri stabiliti dall’articolo 35 della legge 10 maggio 1983, n. 212. Agli stessi, se idonei, viene attribuita la qualifica di “luogotenente” secondo la graduatoria di merito a decorrere dal giorno successivo al compimento del quindicesimo anno di permanenza nel grado.»; b) il comma 1 dell’articolo 6-ter del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 196, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: «1. Per i primi marescialli con anzianità di grado compresa tra il 15 aprile 2001 ed il 31 dicembre 2007, ai fini dell’inclusione nell’aliquota di valutazione di cui all’articolo 6-bis per il conferimento della qualifica di luogotenente è richiesto il requisito di anzianità nel grado di primo maresciallo di cui alla tabella B4, allegata al presente decreto.»; c) al decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 196, e successive modificazioni, è aggiunta la tabella E allegata al presente decreto; d) le disposizioni di cui al presente decreto si applicano in quanto compatibili al personale del ruolo dei musicisti. Art. 14. Disposizioni particolari sul trattamento economico del personale militare. 1. A decorrere dal 1° gennaio 2005, ai sottotenenti ed ai tenenti e gradi corrispondenti appartenenti al complemento o in ferma prefissata e rafferma è attribuito uno stipendio rispettivamente pari all’80,74 per cento e all’88,55 per cento dello stipendio parametrale dei pari grado in servizio permanente.

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2. Con la medesima decorrenza di cui al comma 1, ai volontari di truppa in ferma breve o prefissata nonché agli allievi ufficiali, agli allievi marescialli ed agli allievi delle carriere iniziali delle forze di polizia ad ordinamento militare e delle forze armate sono attribuite le paghe nette giornaliere nelle misure percentuali vigenti rispetto al valore dello stipendio parametrale del grado iniziale del ruolo dei volontari di truppa in servizio permanente. Art. 15. Abrogazioni. 1. A decorrere dal 1° gennaio 2005 sono abrogati: a) gli articoli 138 e 140 della legge 11 luglio 1980, n. 312, e successive modificazioni; b) gli articoli 12-bis, 24-quinquies.1, 24-octies, 27-quinquies, 28-bis, 31.1, 31-ter, 31-quater, comma 4, e 31-quinquies del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, e successive modificazioni; c) gli articoli 11-bis, 20-quinquies.1, 20-octies, 25-quinquies, 28-bis, 31.1, 31-quater e 31-quinquies, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 337, e successive modificazioni; d) gli articoli 15-ter, 15-quater e 15-quinquies, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1987, n. 240, e successive modificazioni; e) gli articoli 11-bis, 19-bis, 21-bis, 28-bis, 29bis, 30.1, 30-ter, 30-quater, comma 4, e 30-quinquies del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, e successive modificazioni; f) gli articoli 4-bis, 5-bis, 6-bis, commi 1 e 3, 31bis, 31-ter, 31-quater, 31-quinquies e 39-bis del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 196, e successive modificazioni; g) gli articoli 37-bis, 37-ter, 38-ter, commi 1 e 7, 54-bis, 54-ter, 54-quater, 54-quinquies, 54-sexies e 54-septies del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 198, e successive modificazioni; h) gli articoli 58-ter, 73-bis, 73-ter, 73-quater e 73-quinquies del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 199, e successive modificazioni; i) gli articoli 21-bis, 21-ter, comma 4, 21-quater, 47-bis, 47-ter, comma 4, 47-quater e 49, commi da

1-bis a 1-decies, del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 201, e successive modificazioni; l) l’articolo 3, commi 1 e 2, della legge 28 marzo 1997, n. 85, e successive modificazioni; m) l’articolo 32, comma 3-bis, del decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 298; n) gli articoli 1 e 2 della legge 30 novembre 2000, n. 356; o) l’articolo 19, comma 3, e l’articolo 21 del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 53; p) l’articolo 12, comma 3, del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n 67; q) l’articolo 21, comma 3, e l’articolo 23 del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 76; r) l’articolo 30, commi 7, 8 e 9, del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 83; s) l’articolo 30, comma 7, del decreto legislativo 28 febbraio 2001, n. 87. Art. 16. Clausola finanziaria. 1. All’onere derivante dall’attuazione del presente decreto, pari a 189 milioni di euro per l’anno 2003, a 288 milioni di euro per l’anno 2004 ed a 638 milioni di euro a decorrere dall’anno 2005, si provvede: quanto a 139 milioni di euro per l’anno 2003 e 138 milioni di euro a decorrere dal 2004, mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa recata dall’articolo 16, comma 4, terzo periodo, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, e quanto a 50 milioni di euro per l’anno 2003, 150 milioni di euro per l’anno 2004, 500 milioni di euro a decorrere dall’anno 2005, mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa recata dall’articolo 33, comma 2, terzo periodo, della legge 27 dicembre 2002, n. 289. 2. La spesa derivante dal presente decreto è soggetta a monitoraggio ai sensi del decreto-legge 6 settembre 2002, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 ottobre 2002, n. 246. In caso di accertamento di livelli effettivi di spesa superiori a quelli indicati nel comma 1, lo scostamento è recuperato a valere, quale finalizzazione prioritaria, sulle risorse destinate ai rinnovi degli accordi sindacali ed alle procedure di concertazione relative alle categorie di personale interessato. Si omettono le Tabelle.

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58 POLIZIA DI STATO  

L. 1 aprile 1981, n. 121. Nuovo ordinamento dell’Amministrazione della pubblica sicu- rezza (G.U. 10 aprile 1981, n. 100). © Laurus Robuffo...

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