Issuu on Google+

Alimenti 1.

L. 30 aprile 1962, n. 283. Modifica degli artt. 242, 243, 247, 250 e 262 del T.U. delle leggi sanitarie approvato con R.D. 27 luglio 1934, n. 1265: Disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande (G.U. 4 giugno 1962, n. 139) (1). ––––––––––– (1) Si vedano il D.P.R. 3 agosto 1968, n. 1255 e il D.P.R. 26 marzo 1980, n. 327 e il D.Lgs. 30/12/99, n. 507 (artt. 7 e 8). Art. 1. Sono soggette a vigilanza per la tutela della pubblica salute la produzione ed il commercio delle sostanze destinate alla alimentazione. A tal fine l’autorità sanitaria può procedere, in qualunque momento ed a mezzo dei competenti organi ed uffici, ed ispezione e prelievo di campioni negli stabilimenti ed esercizi pubblici, dove si producano, si conservino in deposito, si smercino o si consumino le predette sostanze, nonché sugli scali e sui mezzi di trasporto. Essa può, altresì, procedere al sequestro delle merci e, ove dagli accertamenti eseguiti risulti necessario per la tutela della pubblica salute, alla loro distribuzione. Gli esami e le analisi dei campioni sono compiuti dai laboratori provinciali di igiene e profilassi o da altri laboratori, all’uopo autorizzati (1). Quando dall’analisi risulti che i prodotti non corrispondono ai requisiti fissati dalla legge, il capo del laboratorio trasmetterà denuncia al medico o al veterinario provinciale, unendovi il verbale di prelevamento ed il certificato di analisi. Contemporaneamente a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento comunicherà all’esercente presso cui è stato fatto il prelievo e all’autorità che ha disposto il prelievo stesso il risultato dell’analisi. Analoga comunicazione sarà fatta al produttore, nel caso che il prelievo riguardi campioni in confezioni originali (2). Entro 15 giorni dalla data del ricevimento della comunicazione, gli interessati potranno presentare al medico o al veterinario provinciale istanza di revisione, in bollo, unendo la ricevuta di versamento, effettuato presso la Tesoreria provinciale, della somma che sarà indicata nel regolamento per ogni singola voce.

Le analisi di revisione saranno eseguite presso l’Istituto superiore di sanità, entro il termine massimo di mesi due. In caso di mancata presentazione nei termini della istanza di revisione, o nel caso che l’analisi di revisione confermi quella di prima istanza, il medico o il veterinario provinciale trasmetteranno, entro quindici giorni, le denunce all’Autorità giudiziaria (3). Il medico o veterinario provinciale, qualora si tratti di frode tossica o comunque dannosa alla salute, trasmetterà immediatamente le denunce all’Autorità giudiziaria (4). ––––––––––– (1) La Corte costituzionale, con sentenza 26 settembre-10 ottobre 1990, n. 434, ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 1, comma secondo, della presente legge, nella parte in cui non prevede che, per i casi di analisi su campioni prelevati da sostanze alimentari deteriorabili, il laboratorio provinciale di igiene e profilassi, od altro laboratorio all’uopo autorizzato, dia avviso dell’inizio delle operazioni alle persone interessate, affinché queste possano presenziare, eventualmente con l’assistenza di un consulente tecnico, alla esecuzione delle operazioni stesse. (2) Con sentenza 10-17 novembre 1971, n. 179 la Corte cost. ha dichiarato l’illegittimità del comma terzo dell’art. 1, limitatamente alla parte in cui esclude l’obbligo della comunicazione dell’esito dell’analisi a quei soggetti che in base agli atti di polizia giudiziaria già compiuti risultino indiziati di reato. (3) Con sentenza n. 149 del 27 novembre-3 dicembre 1969 la Corte ha dichiarato l’illegittimità del presente articolo 1 nella parte in cui per la revisione delle analisi esclude l’applicazione degli artt, 390, 304 bis, ter e quater del codice di procedura penale. (4) Comma così sostituito dall’art. 1, L. 26 febbraio 1963, n. 441. Art. 2. L’esercizio di stabilimenti, laboratori di produzione, preparazione e confezionamento, nonché di depositi all’ingrosso di sostanze alimentari, è subordinato ad autorizzazione sanitaria. Il rilascio di tale autorizzazione è condizionato dall’accertamento dei requisiti igienico-sanitari, sia di impianto, che funzionali, previsti dalle leggi e dai regolamenti. I titolari degli stabilimenti e laboratori, nonché dei depositi all’ingrosso, di cui al primo comma, già esi-

© Laurus Robuffo


stente alla data di entrata in vigore della presente legge, debbono, nel termine di tre mesi dalla detta data, richiedere la prescritta autorizzazione sanitaria, anche nel caso che fossero in possesso di autorizzazioni rilasciate da altri dicasteri in base a leggi speciali. I contravventori sono puniti con [l’ammenda da lire 300.000 a lire 1.500.000] (1) (2). ––––––––––– (1) Comma così sostituito dall’art. 2, L. 26 febbraio 1963, n. 441. (2) Reati depenalizzati ex art. 1 D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507. L’ammontare della sanzione amministrativa, determinato in relazione all’art. 2 D.Lgs. n. 507/99 cit. e convertito in euro, va da a 258 a a 754. Art. 3. Le ispezioni ed i prelievi di campioni di cui all’art. 1, sono effettuati da personale sanitario o tecnico appositamente incaricato, dipendente dall’autorità sanitaria provinciale o comunale. Le persone indicate nel comma precedente, nei limiti del servizio a cui sono destinate e secondo le attribuzioni ad esse conferite, sono ufficiali o agenti di polizia giudiziaria e possono, in ogni caso, richiedere, ove occorra, l’assistenza della forza pubblica. Art. 4. Chiunque produce, prepara, detiene, vende o pone in vendita sostanze destinate all’alimentazione, materiali e oggetti destinati a venire a contatto con sostanze alimentari è tenuto a fornire gratuitamente alle persone di cui all’art. 3, i campioni di tali sostanze, materiali e oggetti, da prelevarsi nei limiti e secondo le modalità stabilite nel regolamento (1). I contravventori sono puniti con [l’ammenda da lire 30.000 a lire 300.000] (2) (3), salvo l’esecuzione coattiva del prelievo. ––––––––––– (1) Comma così modificato dall’art. 7 del Dlgs. 26 maggio 1997, n. 155. (2) Pena così aumentata ex art. 113 L. n. 689/1981. (3) Reati depenalizzati ex art. 1 D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507. L’ammontare della sanzione amministrativa, determinato in relazione all’art. 2 D.Lgs. n. 507/99 cit. e convertito in euro, è comunque non inferiore a a 258. Art. 5. È vietato impiegare nella preparazione di alimenti o bevande, vendere, detenere per vendere o somministrare come mercede ai propri dipendenti, o comunque distribuire per il consumo sostanze alimentari: a) private anche in parte dei propri elementi nutritivi o mescolate a sostanze di qualità inferiore o comunque trattate in modo da variarne la composizione naturale, salvo quanto disposto da leggi e regolamenti speciali;

b) in cattivo stato di conservazione; c) con cariche microbiche superiori ai limiti che saranno stabiliti dal regolamento di esecuzione o da ordinanze ministeriali; d) insudiciate, invase da parassiti, in stato di alterazione o comunque nocive, ovvero sottoposte a lavorazioni o trattamenti diretti a mascherare un preesistente stato di alterazione; e) Omissis (1); f) Omissis (2); g) con aggiunta di additivi chimici di qualsiasi natura non autorizzati con decreto del Ministro per la sanità o, nel caso che siano stati autorizzati, senza l’osservanza delle norme prescritte per il loro impiego. I decreti di autorizzazione sono soggetti a revisioni annuali; h) che contengano residui di prodotti, usati in agricoltura per la protezione delle piante e a difesa delle sostanze alimentari immagazzinate, tossici per l’uomo. Il Ministro per la sanità, con propria ordinanza, stabilisce per ciascun prodotto, autorizzato all’impiego per tali scopi, i limiti di tolleranza e l’intervallo minimo che deve intercorrere tra l’ultimo trattamento e la raccolta e, per le sostanze alimentari immagazzinate tra l’ultimo trattamento e l’immissione al consumo (3) (4). ––––––––––– (1) Soppressa dall’art. 3, L. 26 febbraio 1963, n. 441. (2) Soppressa dall’art. 57, L. 19 febbraio 1992, n. 142. (3) Vedi, anche, l’art. 9, L. 24 novembre 1981, n. 689, riportata alla voce Depenalizzazione. (4) I reati previsti dal presente articolo sono stati esclusi dalla depenalizzazione ex art. 1 D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507. Per le pene accessorie vedi anche art. 12 bis della presente legge. Art. 6. (1) La produzione, il commercio, la vendita delle sostanze di cui alla lettera h) dell’articolo precedente – fitofarmaci e presidi delle derrate alimentari immagazzinate – sono soggetti ad autorizzazione del Ministero della sanità, a controllo e a registrazione come presidi sanitari. [Sono parimenti soggetti ad autorizzazione del Ministero della sanità, anche se disciplinati da leggi speciali: a) la produzione, il commercio, la detenzione e la pubblicità degli additivi chimici destinati alla preparazione di Sostanze alimentari; b) la produzione ed il commercio di surrogati o succedanei di sostanze alimentari.] (2). Tale disposizione non si applica ai surrogati o succedanei disciplinati da leggi speciali, salvo il controllo del Ministero della sanità per quanto attiene alla composizione, all’igienicità e al valore alimentare di essi. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, i contravventori alle disposizioni del presente articolo e

© Laurus Robuffo


dell’articolo 5 sono puniti con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da lire seicentomila (euro 309) a lire sessantamilioni (euro 30.987). Per la violazione delle disposizioni di cui alle lettere d) e h) dell’articolo 5 si applica la pena dell’arresto da tre mesi ad un anno o dell’ammenda da lire cinque milioni (euro 2.582) a lire novanta milioni (euro 46.481) (3). In caso di condanna per frode tossica o comunque dannosa alla salute non si applicano le disposizioni degli articoli 163 e 175 del Codice penale. Nei casi previsti dal precedente comma, la condanna importa la pubblicazione della sentenza in uno o più giornali, a diffusione nazionale, designati dal giudice, nei modi stabiliti nel terzo comma dell’art. 36 del Codice penale (4). ––––––––––– (1) Articolo così sostituito dall’art. 4, L. 26 febbraio 1963, n. 441. (2) Comma abrogato dal D.P.R. 19 novembre 1997, n. 514. (3) Comma sostituito dall’art. 6 D. Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507. (4) I reati previsti dal presente articolo sono stati esclusi dalla depenalizzazione ex art. 1 D. Lgs. 30 dicembre 1999 n. 507. Per le pene accessorie vedi anche art. 12 bis della presente legge. Art. 7. Il Ministro per la sanità con proprio decreto, sentito il Consiglio superiore di sanità, può consentire la produzione ed il commercio di sostanze alimentari e bevande che abbiano subito aggiunte o sottrazioni o speciali trattamenti ivi compreso l’impiego di raggi ultravioletti, radiazioni ionizzanti, antibiotici, ormoni, prescrivendo, del pari, anche le indicazioni che debbono essere riportate sul prodotto finito. Art. 8. (1) I prodotti alimentari e le bevande confezionate debbono riportare sulla confezione o su etichette appostevi, l’indicazione a caratteri leggibili ed indelebili, della denominazione del prodotto, nonché la indicazione del nome o della ragione sociale o del marchio depositato, e la indicazione della sede dell’impresa produttrice e dello stabilimento di produzione, con la elencazione degli ingredienti in ordine decrescente di quantità presente, riferita a peso o volume, secondo le norme che saranno stabilite nel regolamento di cui all’art. 23, ed infine il quantitativo netto in peso o volume. Il regolamento determinerà altresì l’elenco dei prodotti alimentari o delle bevande confezionati per i quali, oltre alle indicazioni di cui al comma precedente, dovrà essere riportata anche la data di confezionamento secondo le modalità da stabilirsi nel regolamento stesso. I prodotti alimentari o le bevande venduti sfusi debbono essere posti in vendita con l’indicazione

degli ingredienti, elencati in ordine decrescente di quantità presente riferita a peso o volume, secondo le norme che saranno stabilite nel regolamento di cui all’art. 23. I contravventori sono puniti con l’ammenda da lire 100.000 a lire 1.000.000 (2) (3). ––––––––––– (1) Articolo così sostituito dall’art. 5, L. 26 febbraio 1963, n. 441. (2) Vedi, anche, l’art. 38, L. 24 novembre 1981, n. 689, riportata alla voce Depenalizzazione. (3) Reati depenalizzati ex art. 1 D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507. L’ammontare della sanzione amministrativa, determinato in relazione all’art. 2 D.Lgs. n. 507/99 cit. e convertito in euro, va da a 258 a a 516. Art. 9. Le sostanze, il cui impiego non è Consentito nella lavorazione di alimenti e bevande, non possono essere detenute nei locali stessi di lavorazione o comunque in locali che siano in diretta comunicazione con questi. I contravventori sono puniti con l’ammenda da lire 300.000 a lire 15.000.000 (1) (2) (3). ––––––––––– (1) Comma così sostituito dall’art. 6 L. 26 febbraio 1963, n. 141. (2) Pena così aumentata ex art. 113 L. 24 novembre 1981, n. 689. (3) Reati depenalizzati ex art. 1 D. Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507. L’ammontare della sanzione amministrativa, determinato in relazione all’art. 2 D.Lgs. 507/99 e convertito in euro, va da a 258 a a 7.746. Art. 10. (1) Il Ministro per la sanità, entro sei mesi dalla pubblicazione della presente legge, sentito il Consiglio superiore di sanità, approva con proprio decreto l’elenco delle materie coloranti che possono essere impiegate nella colorazione della carta o degli imballaggi destinati ad involgere le sostanze alimentari, nonché degli oggetti d’uso personale e domestico, i requisiti di purezza, i metodi di dosaggio negli alimenti, i casi di impiego e le modalità d’uso. Il Ministro per la sanità provvederà nello stesso modo ai successivi periodici necessari aggiornamenti. Chiunque produce, vende o comunque mette in commercio sostanze alimentari o carta od imballaggi destinati specificatamente ad involgere le sostanze stesse, nonché oggetti d’uso personale e domestico, colorati con colori non autorizzati è punito con [l’ammenda da lire 600.000 a lire 15.000.000] (2) (3). ––––––––––– (1) Articolo così modificato dall’art. 7, L. 20 febbraio 1963, n. 441, e dall’art. 5-7, L. 19 febbraio 1992, n. 142. (2) Cfr. nota (2) sub art. 9.

© Laurus Robuffo


(3) Reati depenalizzati ex art. 1 D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507. L’ammontare della sanzione amministrativa, determinato in relazione all’art. 2 D.Lgs. n. 507/99 cit. e convertito in euro, va da a 309 a a 7.746.

(3) Per quanto concerne i materiali ed oggetti destinati a venire a contatto con le sostanze alimentari, le disposizioni del presente articolo sono state sostituite da quelle del D.P.R. 23 agosto 1982, n. 777.

Art. 11. È vietato produrre, detenere per il commercio, porre in commercio od usare utensili da cucina o da tavola, recipienti o scatole per conservare sostanze alimentari, nonché qualsiasi altro oggetto destinato a venire a Contatto diretto con sostanze alimentari, che siano: a) di piombo, zinco o di leghe contenenti più del 10 per cento di piombo ad eccezione dei tubi per l’acqua potabile; b) stagnati internamente con stagno contenente piombo al di sopra dell’1 per cento; c) rivestiti internamente con strati vetrificati, verniciati o smaltati, che, messi a contatto per 24 ore con una soluzione all’1 per cento di acido acetico, cedano piombo alla temperatura ordinaria; d) saldati con lega di stagno-piombo, con contenuto di piombo superiore al 10 per cento; sono, tuttavia, tollerate, per la saldatura esterna dei recipienti, leghe contenenti piombo in misura superiore al 10 per cento, purché le aggraffature da saldare siano realizzate in modo da garantire la impenetrabilità da parte della lega saldante; e) costituiti da materiale nella cui composizione si trovi più di tre centigrammi di arsenico per 100 grammi di materiale; f) di materie plastiche o di qualsiasi altro prodotto che possano cedere sapori od odori che modifichino sfavorevolmente le proprietà organolettiche e rendano nocive le sostanze alimentari. Per le sostanze che possono essere cedute dall’imballaggio al prodotto alimentare, il Ministro per la sanità, sentito il Consiglio superiore di sanità, stabilisce con proprio decreto entro sei mesi dalla pubblicazione della presente legge le eventuali condizioni, limitazioni o tolleranze di impiego ai fini indicati. Le predette disposizioni si applicano altresì ai recipienti, utensili ed apparecchi che possano venire a contatto diretto con le sostanze alimentari durante la loro lavorazione o preparazione, nonché ai recipienti destinati a contenere qualsiasi sostanza d’uso personale, domestico o igienico, che possa essere assorbita dalla cute o dalle mucose. I contravventori sono puniti con [l’ammenda da lire 300.000 a lire 900.000] (1) (2) (3). ––––––––––– (1) Comma così sostituito dall’art. 8, L. 26 febbraio 1963, n. 441. Pena così aumentata ex art. 113 L. 24 novembre 1981, n. 689. (2) Reati depenalizzati ex art. 1 D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507. L’ammontare della sanzione amministrativa, determinato in relazione all’art. 2 D.Lgs. n. 507/99 cit. e convertito in euro, va da 258 a 4.648.

Art. 12. È vietata l’introduzione nel territorio della Repubblica di qualsiasi sostanza destinata all’alimentazione non rispondente ai requisiti prescritti dalla presente legge. I contravventori sono puniti con le pene previste dall’art. 6 se le sostanze sono destinate al commercio. Negli altri casi si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da lire un milione (euro 516) a lire sei milioni (euro 3.098) (1). ––––––––––– (1) Comma così sostituito dall’art. 6 D. Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507. I reati previsti dal presente articolo sono stati esclusi dalla depenalizzazione ex art. 1 D. Lgs. 507/99. Per le pene accessorie vedi anche art. 12 bis della presente legge. Art. 12 bis. Nel pronunciare condanna per taluno dei reati previsti dagli articoli 5, 6, e 12, il giudice, se il fatto è di particolare gravità e da esso è derivato pericolo per la salute, può disporre la chiusura definitiva dello stabilimento o dell’esercizio e la revoca della licenza, dell’autorizzazione o dell’analogo provvedimento amministrativo che consente l’esercizio dell’attività. Le medesime pene accessorie possono essere applicate se il fatto è commesso da persona già condannata, con sentenza irrevocabile, per reato commesso con violazione delle norme in materia di produzione, commercio e igiene degli alimenti e delle bevande. Le pene accessorie previste dal presente articolo si applicano anche quando i fatti previsti dagli articoli 5, 6 e 12 costituiscono un più grave reato ai sensi di altre disposizioni di legge. ––––––––––– Articolo inserito dall’art. 6 D. Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507. Art. 13. È vietato offrire in vendita o propagandare a mezzo della stampa od in qualsiasi altro modo, sostanze alimentari, adottando denominazioni, o nomi impropri, frasi pubblicitarie, marchi o attestati di qualità o genuinità da chiunque rilasciati, nonché disegni illustrativi tali da sorprendere la buona fede o da indurre in errore gli acquirenti circa la natura, sostanza, qualità o le proprietà nutritive delle sostanze alimentari stesse o vantando particolari azioni medicamentose. I contravventori sono puniti con [l’ammenda da lire 600.000 a lire 15.000.000] (1). Alla stessa pena sono soggetti coloro che verbalmente, per iscritto, a mezzo della stampa ed in qualsiasi modo, offrono in vendita sostanze di qualsiasi

© Laurus Robuffo


natura atte ad adulterare e contraffare alimenti e bevande (2) (3). ––––––––––– (1) Comma così sostituito dall’art. 10, L. 26 febbraio 1963, n. 441. Pena così aumentata ex art. 113 L. 689/1981. (2) Vedi, anche l’art. 9, L. 24 novembre 1981, n. 689. (3) Reati depenalizzati ex art. 1 D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507. L’ammontare della sanzione amministrativa, determinato in relazione all’art. 2 D.Lgs. n. 507/99 cit. e convertito in euro, va da a 309 a a 7.746. Art. 14. Il personale addetto alla presentazione, produzione, manipolazione e vendite di sostanze alimentari deve essere munito di apposito libretto di idoneità sanitaria rilasciato dall’ufficiale sanitario. Esso è tenuto a sottoporsi a periodiche visite mediche di controllo e ad eventuali speciali misure profilattiche nei modi e termini stabiliti ad esclusione della vaccinazione antitifica-paratifica (1). È vietato assumere o mantenere in servizio per la produzione, preparazione, manipolazione e vendita di sostanze alimentari personale non munito di libretto di idoneità sanitaria. I contravventori alla disposizione di cui al primo comma del presente articolo sono puniti con la sanzione amministrativa da lire 50.000 (euro 25) a lire 200.000 (euro 103) (1), ed i contravventori alle disposizioni di cui al secondo comma con la sanzione amministrativa da lire 50.000 (euro 25) a lire 200.000 (euro 103) (2). Quest’ultima sanzione amministrativa si applica altresì a carico di chi, pur a conoscenza di essere affetto da manifestazioni di malattia infettiva diffusiva, continui ad attendere alla preparazione, produzione, manipolazione o vendita di sostanze alimentari. ––––––––––– (1) Comma da ultimo così modificato dall’art. 10, legge 14 ottobre 1999, n. 362. Si veda in proposito, l’art. 37 del D.P.R. 26 marzo 1980, n. 327. (2) Sanzione così fissata dalla L. n. 689/1981, art. 38. Art. 15. Il medico ed il veterinario provinciale, secondo la competenza dei rispettivi uffici, indipendentemente dal procedimento penale, possono ordinare la chiusura temporanea fino a sei mesi e nei casi di recidiva o di maggiore gravità anche la chiusura definitiva dello stabilimento o dell’esercizio. Del provvedimento devono dare pubblicità a mezzo di avviso da apporre all’esterno dello stabilimento o dell’esercizio stesso per l’intero periodo di chiusura, con l’indicazione del motivo del provvedimento (1).

Contro il provvedimento del medico o del veterinario provinciale è ammesso il ricorso al Ministro per la sanità nel termine di quindici giorni (2). ––––––––––– (1) Comma così sostituito dall’art. 11, L. 26 febbraio 1963, n. 441. (2) Vedi anche l’art. 14, L. 26 febbraio 1963, n. 441. Art. 16. L’autorità sanitaria, quando accerti la nocività di sostanze di qualsiasi natura destinate all’alimentazione, ne ordina il sequestro e la distruzione, a meno che non ritenga di consentirne l’utilizzazione per scopi diversi dall’alimentazione umana. ––––––––––– Vedi anche gli artt. 7 e 8 D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507. Art. 17. I contravventori alle disposizioni contenute nel regolamento generale di esecuzione della presente legge e ai vari regolamenti speciali sono puniti con [l’ammenda fino a lire 1.500.000] (1) (2). ––––––––––– (1) Pena così aumentata ex art. 113, L. 689/1981. (2) Reati depenalizzati ex art. 1 D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507. L’ammontare della sanzione amministrativa, determinato in relazione all’art. 2 D.Lgs. n. 507/99 cit. e convertito in euro, va fino a a 774. Art. 18. Le disposizioni di cui agli arti. 5, 9, 10, 11, 12 e 17 si applicano quando i fatti ivi contemplati non costituiscono reato più grave ai sensi di altre disposizioni. Art. 19. Le sanzioni previste dalla presente legge non si applicano al commerciante che vende, pone in vendita o comunque distribuisce per il consumo prodotti in confezioni originali, qualora la non corrispondenza alle prescrizioni della legge stessa riguardi i requisiti intrinseci o la composizione dei prodotti o le condizioni interne dei recipienti e sempre che il commerciante non sia a conoscenza della violazione o la confezione originale non presenti segni di alterazione. Art. 20. Sono abrogati gli arti. 242, 243, 247, 250 e 262 del testo unico delle leggi sanitarie approvato con regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, nonché qualsiasi altra disposizione incompatibile con la presente legge. Art. 21. La determinazione dei metodi ufficiali di analisi delle sostanze alimentari spetta al Mini-stero della sanità: a tale scopo è costituita, presso il Ministero della sanità una Commissione permanente, di cui fanno parte: a) un rappresentante del Ministero della sanità che la presiede; b) un rappresentante del Ministero dell’agricoltura e delle foreste; c) un rappresentante del Ministero dell’industria e del commercio;

© Laurus Robuffo


d) un rappresentante del Ministero delle finanze; e) tre rappresentanti dell’Istituto Superiore di sanità; f) un direttore di sezione chimica di laboratorio provinciale d’igiene e profilassi; g) un direttore di sezione medico-micrografica di laboratorio provinciale d’igiene e profilassi; h) un rappresentante del laboratorio chimico centrale delle dogane; i) un direttore di istituto di chimica agraria. Gli elenchi dei metodi ufficiali di analisi dovranno essere revisionati almeno ogni due anni. La Commissione ha la facoltà di avvalersi dell’opera di esperti particolarmente competenti nelle singole materie in esame. Art. 22. Il Ministro per la sanità, entro sei mesi dalla pubblicazione della presente legge, sentito il Consiglio superiore di sanità, pubblicherà, con suo decreto, l’elenco degli additivi chimici consentiti nella preparazione e per la conservazione delle sostanze alimentari, nel quale dovranno essere specificate, oltre le loro caratteristiche chimico-fisiche, i requisiti di purezza, i metodi di dosaggio negli alimenti, i casi di impiego e le dosi massime d’uso degli stessi (1). Entro un anno il Ministro per la sanità pubblicherà l’elenco dei metodi ufficiali d’analisi delle sostanze alimentari. Il Ministro per la sanità è autorizzato a provvedere con successivi decreti ai periodici necessari aggiornamenti. ––––––––––––– (1) Comma così modificato dall’art. 12 della legge 26 febbraio 1963, n. 441. Art. 23. La presente legge entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Omissis (1). È concesso il termine massimo di diciotto mesi dalla data della predetta pubblicazione per lo smaltimento dei prodotti alimentari disciplinati dall’art. 8 della legge non confezionati con le norme prescritte. Entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge il Governo emanerà il regolamento per la sua esecuzione. ––––––––––– (1) Comma soppresso dall’art. 28, L. 26 febbraio 1963, n. 441.

2. D.P.R. 23 agosto 1982, n. 777. Attuazione della direttiva (CEE) n. 76/893 relativa ai materiali e agli oggetti destinati a venire a

contatto con i prodotti alimentari (G.U. 28 ottobre 1982, n. 298). ––––––––––– Le violazioni originariamente previste come reato dal presente decreto sono state trasformate in illeciti amministrativi dall’art. 1, D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507 ; nell’art. 93 di tale decreto sono indicate le autorità competenti ad applicare le sanzioni amministrative per le violazioni depenalizzate. L’art. 15, D.Lgs. 30 gennaio 2001, n. 94, ha stabilito che le disposizioni di cui al presente decreto si applicano ai materiali utilizzati per contenere i prodotti alimentari sottoposti a radiazioni ionizzanti, anche dopo l’effettuazione del trattamento stesso. Art. 1. Le disposizioni del presente decreto sostituiscono quelle contenute all’art. 11, L. 30 aprile 1962, n. 283, modificato dall’art. 8, L. 26 febbraio 1963, n. 441, limitatamente alla parte riguardante i materiali ed oggetti destinati a venire a contatto con le sostanze alimentari. Le norme del presente decreto non si applicano: a) agli impianti fissi che servono per la distribuzione dell’acqua; b) agli oggetti di antiquariato o ad altri oggetti artistici manifestamente non destinati ad uso alimentare; c) ai materiali e agli oggetti posti a contatto con gli alimenti da consumare personalmente dall’utilizzatore. Per i materiali di ricopertura o di rivestimento che fanno parte degli alimenti e possono essere consumati con i medesimi, continuano ad applicarsi le disposizioni contenute nei decreti ministeriali emanati ai sensi degli articoli 5, lettera g), e 22 della legge 30 aprile 1962, n. 283. Art. 2. È vietato produrre, detenere per vendere, porre in commercio od usare materiali ed oggetti che, allo stato di prodotti finiti, sono destinati a venire a contatto con le sostanze alimentari o con l’acqua destinata al consumo umano, che, per composizione o cessione di componenti: a) rendano nocive le sostanze alimentari o pericolose alla salute pubblica; b) possano modificare sfavorevolmente le proprietà organolettiche degli alimenti. Le disposizioni di cui al primo comma si applicano anche ai materiali ed oggetti che possano venire a contatto con le sostanze alimentari o con l’acqua durante la lavorazione o preparazione delle stesse. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, i contravventori alle disposizioni di cui alla lettera a) del primo comma sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.329 a euro 61.974 (2); i contravventori alle disposizioni di cui alla lettera b) del primo comma sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 7.746 a euro 46.481 (1) (2). ––––––––––––– (1) Comma così sostituito dall’art. 1, D.Lgs. 25 gennaio 1992, n. 108.

© Laurus Robuffo


(2) Le violazioni originariamente previste come reato dal presente decreto sono state trasformate in illeciti amministrativi dall’art. 1, D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507. L’importo della sanzione amministrativa è stato così determinato dall’art. 2, comma 1, lett. b), D.Lgs. n. 507/99 cit. Art. 2-bis (1). 1. È vietato produrre, detenere per vendere, porre in commercio o usare materiali e oggetti che allo stato di prodotti finiti siano destinati a venire a contatto con le sostanze alimentari o con l’acqua destinata al consumo umano, che siano: a) di piombo, o di leghe contenenti più del 10 per cento di piombo (2); b) stagnati internamente con stagno contenente piombo al di sopra dell’1 per cento; c) rivestiti internamente con strati vetrificati, verniciati o smaltati che, messi a contatto per 24 ore con una soluzione all’1 per cento di acido acetico, cedano piombo alla temperatura ordinaria; d) costituiti da materiale nella cui composizione si trovi più di tre centigrammi di arsenico per 100 grammi di materiale. 2. Le prescrizioni di composizione e di cessione di cui al comma 1 si applicano fino a quando i materiali non vengano diversamente disciplinati con i decreti ministeriali di cui al primo comma dell’articolo 3. 3. I contravventori alle disposizioni di cui al comma 1 sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.329 a euro 61.974 (3). ––––––––––––– (1) Articolo aggiunto dall’art. 2, D.Lgs. 25 gennaio 1992, n. 108. (2) Lettera così modificata dall’art. 7, D.Lgs. 26 maggio 1997, n. 155. (3) Le violazioni originariamente previste come reato dal presente decreto sono state trasformate in illeciti amministrativi dall’art. 1, D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507. L’importo della sanzione amministrativa è stato così determinato dall’art. 2, comma 1, lett. c), D.Lgs. n. 507/99 cit. Art. 3. 1. Con decreti del Ministro della sanità, sentito il Consiglio superiore di sanità, sono indicati per i materiali e gli oggetti, destinati a venire a contatto con le sostanze alimentari, di cui all’allegato I, da soli o in combinazione tra loro, i componenti consentiti nella loro produzione, e, ove occorrano, i requisiti di purezza e le prove di cessione alle quali i materiali e gli oggetti debbono essere sottoposti per determinare l’idoneità all’uso cui sono destinati nonché le limitazioni, le tolleranze e le condizioni di impiego sia per i limiti di contaminazione degli alimenti che per eventuali pericoli risultanti dal contatto orale. 2. Per i materiali e gli oggetti di materia plastica, di gomma, di cellulosa rigenerata, di carta, di cartone, di vetro, di acciaio inossidabile, di banda sta-

gnata, di ceramica e di banda cromata valgono le disposizioni contenute nei decreti ministeriali 21 marzo 1973, 3 agosto 1974, 13 settembre 1975, 18 giugno 1979, 2 dicembre 1980, 25 giugno 1981, 18 febbraio 1984, 4 aprile 1985 e 1° giugno 1988, n. 243. 3. Il Ministro della sanità, sentito il Consiglio superiore di sanità, procede all’aggiornamento e alle modifiche da apportare ai decreti di cui ai commi 1 e 2. 4. Chiunque impieghi nella produzione materiali o oggetti destinati, da soli, o in combinazione tra loro, a venire a contatto con le sostanze alimentari, in difformità da quando stabilito nei decreti di cui ai commi 1 e 2, è punito per ciò solo con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 7.746 a euro 46.481 (1) (2). ––––––––––––– (1) Articolo così sostituito dall’art. 3, D.Lgs. 25 gennaio 1992, n. 108 (2) Le violazioni originariamente previste come reato dal presente decreto sono state trasformate in illeciti amministrativi dall’art. 1, D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507. L’importo della sanzione amministrativa è stato così determinato dall’art. 2, comma 1, lett. b), D.Lgs. n. 507/99 cit. Art. 4. 1. I materiali e gli oggetti non ancora venuti a contatto con i prodotti alimentari, devono riportare, all’atto della loro immissione in commercio, le seguenti indicazioni: a) la dicitura “per alimenti” ovvero “può venire a contatto con gli alimenti” oppure una menzione specifica circa il loro uso, quale “macchina per caffè”, “bottiglia per vino”, “cucchiaio per minestra” oppure il simbolo di cui all’allegato 2; b) le condizioni particolari che devono essere osservate al momento del loro impiego, qualora tali indicazioni si rendano necessarie; c) il nome o la ragione sociale e l’indirizzo o la sede sociale, oppure il marchio depositato, del fabbricante o del trasformatore o di un venditore stabilito nella Comunità (2). 2. Le indicazioni previste al comma 1 devono essere riportate in modo ben visibile, chiaramente leggibile ed indelebile: a) al momento della vendita al consumatore finale: sui materiali e sugli oggetti o sugli imballaggi oppure sulle etichette appostevi oppure sui cartellini, chiaramente visibili ai clienti, posti nelle immediate vicinanze dei materiali e degli oggetti; le indicazioni di cui alla lettera c) del comma 1 possono essere apposte sui cartellini solo nel caso in cui, per motivi tecnici di fabbricazione o di commercializzazione, tali indicazioni non possano essere apposte sui materiali e gli oggetti o mediante applicazione di etichetta; b) nelle fasi di commercializzazione diversa dalla vendita al consumatore finale: sui documenti di

© Laurus Robuffo


accompagnamento, oppure sulle etichette o sugli imballaggi, oppure sui materiali e sugli oggetti stessi. 3. Le indicazioni previste al comma 1, lett. a), non sono obbligatorie per i materiali e per gli oggetti che, per la loro stessa natura, sono chiaramente destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari. 4. Le indicazioni di cui alle lettere a) e b) del comma 1 sono riservate ai materiali e agli oggetti conformi ai criteri di fabbricazione e di commercializzazione di cui all’articolo 2, primo comma, nonché a quelli indicati nel comma 2 dell’articolo 3. 5. I materiali ed oggetti destinati a venire a contatto con le sostanze alimentari devono essere accompagnati, nelle fasi diverse dalla vendita al consumatore finale, da una dichiarazione che attesti la conformità alle norme loro applicabili rilasciata dal produttore. 6. In mancanza della dichiarazione di cui al comma 5, la dichiarazione di conformità deve essere rilasciata da un laboratorio pubblico di analisi. 7. Le indicazioni di cui alle lettere a) e b) del comma 1 vanno riportate in lingua italiana a meno che l’informazione dell’acquirente non sia altrimenti garantita. 8. Le indicazioni di cui al comma 7 possono essere riportate, oltre che in lingua italiana, anche in altre lingue. 8-bis. Il comma 5 non si applica ai materiali e agli oggetti di materia plastica o di pellicola di cellulosa rigenerata quando sono manifestamente destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari (3). 9. I contravventori alle disposizioni di cui al presente articolo sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 1.549 a euro 7.746 (1). ––––––––––––– (1) Articolo così sostituito dall’art. 4, D.Lgs. 25 gennaio 1992, n. 108. (2) Lettera così sostituita dall’art. 44, L. 22 febbraio 1994, n. 146, riportata alla voce Comunità europee. (3) Comma aggiunto dall’art. 48, L. n. 146/1994 cit. Art. 5. Il Ministro della sanità, sentita la commissione prevista dall’art. 21, L. 30 aprile 1962, n. 283, determina, con propri decreti, i metodi ufficiali di analisi dei materiali ed oggetti di cui al presente decreto nonché particolari metodiche relative al prelievo dei campioni. Art. 5-bis. 1. L’utilizzazione in sede industriale o commerciale dei materiali e degli oggetti destinati a venire a contatto con le sostanze alimentari è subordinata all’accertamento della loro conformità alle norme del presente decreto nonché della idoneità tecnologica allo scopo cui sono destinati.

2. L’impresa deve essere fornita della dichiarazione di conformità di cui all’art. 4, commi 5 e 6, ed essere sempre in grado di consentire ai competenti organi di controllo di identificare il fornitore o il produttore dei materiali o degli oggetti impiegati. 3. I contravventori agli obblighi di cui al comma 2 sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 2.582 a euro 7.746. ––––––––––––– Articolo aggiunto dall’art. 5, D.Lgs. 25 gennaio 1992, n. 108. Art. 5-ter. 1. Con decreto del Ministro della sanità, sentito il Consiglio superiore di sanità, può essere autorizzato nel territorio italiano l’uso di una sostanza non prevista negli elenchi positivi delle sostanze autorizzate dalle Comunità europee, a condizione che sia accertato che, in condizioni di impiego normale e prevedibile, i materiali e gli oggetti fabbricati con la sostanza medesima non cedano ai prodotti alimentari costituenti in quantità tale da rappresentare un pericolo per la salute umana o da comportare una modifica inaccettabile della composizione dei prodotti alimentari o una alterazione dei loro caratteri organolettici. 2. L’autorizzazione ha durata biennale. 3. Ai materiali e agli oggetti fabbricati con la sostanza autorizzata ai sensi del comma 1 si applicano le disposizioni del presente decreto in materia di controlli e di etichettatura. I materiali e gli oggetti così fabbricati non ancora venuti a contatto con i prodotti alimentari devono altresì riportare, all’atto della loro immissione in commercio, le indicazioni specifiche prescritte nell’autorizzazione. 4. Il Ministro della sanità, entro due mesi dalla data di decorrenza, comunica agli altri Stati membri e alla Commissione delle Comunità europee il testo di ogni autorizzazione rilasciata, e può chiedere, prima della scadenza del biennio di validità dell’autorizzazione, alla Commissione delle Comunità europee la iscrizione della sostanza medesima nell’elenco di quelle di cui è consentito l’impiego. ––––––––––––– Articolo aggiunto dall’art. 5, D.Lgs. 25 gennaio 1992, n. 108. Art. 6. Fermo restando il divieto di cui al precedente articolo 2, la produzione di materiali ed oggetti destinati all’esportazione con caratteristiche difformi da quelle stabilite con i decreti ministeriali di cui all’articolo 3 è subordinata all’obbligo della comunicazione preventiva all’autorità sanitaria competente in base agli ordinamenti regionali. I contravventori dell’obbligo previsto dal precedente comma sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 516 a euro 2.582.

© Laurus Robuffo


Art. 7. Per l’adeguamento ai nuovi oneri di etichettatura previsti nei decreti del Ministro della sanità 2 dicembre 1980 e 25 giugno 1981, cui devono uniformarsi tutti i materiali e gli oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti, sono concessi sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Art. 8. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

3. D.L. 18 giugno 1986, n. 282, conv. in L. 7 agosto 1986, n. 462 (in Gazz. Uff., 11 agosto 1986, n. 185). Misure urgenti in materia di prevenzione e repressione delle sofisticazioni alimentari (1) (2). ––––––––––––– (1) Allo scopo di agevolarne la lettura, nel presente provvedimento la nomenclatura dei Ministri e dei Ministeri è stata aggiornata sulla base degli accorpamenti e delle soppressioni intervenute negli ultimi anni. (2) A decorrere dalla data di nomina del primo governo costituito a seguito delle prime elezioni politiche successive all’entrata in vigore del d.lgs. 30 luglio 1999, n. 300, le prefetture sono trasformate in uffici territoriali del governo; il prefetto preposto a tale ufficio nel capoluogo della regione assume anche le funzioni di commissario del governo (art. 11, D.Lgs. 300/1999, cit.). PREAMBOLO (Omissis). Art. 1. (Omissis) (1). ––––––––––––– (1) Aggiunge l’articolo 446 e modifica l’art. 448, c.p. Art. 2. 1. Gli alcoli metilico, propilico ed isopropilico sono soggetti alla disciplina fiscale prescritta per i benzoli, toluoli, xiloli e per gli idrocarburi paraffinici, olefinici e naftenici, così come previsto dal decreto-legge 8 ottobre 1976, n. 691, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 1976, n. 786, nonché dal decreto-legge 30 settembre 1982, n. 688, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 novembre 1982, n. 873. 2. Con decreto del Ministro delle finanze sono stabilite le norme per il controllo della produzione, del deposito, della circolazione e dell’impiego dei prodotti di cui al comma 1. 2 bis. Sono escluse dalla normativa di cui all’articolo 5 del decreto del Ministro delle finanze 1º ago-

sto 1986, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 180 del 5 agosto 1986, le aziende che utilizzano l’alcool metilico per i soli processi di saldatura (1). 2 ter. Con decreto del Ministro delle finanze, previo parere del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, sono stabiliti le categorie di aziende che beneficiano dell’esenzione di cui al comma 2-bis e i quantitativi, comunque non superiori a 60 litri annui, acquistabili dalle stesse per le normali attività produttive (1). 3. (Omissis) (2). 4. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, i trasgressori sono puniti con la pena da 1 a 5 anni di reclusione. Le stesse pene si applicano al responsabile del trasporto dei prodotti indicati nel comma 3 senza il documento di accompagnamento prescritto, o con documento falso, alterato o contenente false indicazioni. ––––––––––––– (1) Comma aggiunto dall’art. 1, L. 29 novembre 1995, n. 516. (2) Comma abrogato dall’art. 49, L. 22 febbraio 1994, n. 146. Art. 3. (Omissis) (1). ––––––––––––– (1) Le disposizioni contenute nel presente articolo hanno perduto il loro vigore legislativo. Art. 4. 1. Indipendentemente dal procedimento penale, nel caso in cui le analisi di prima istanza accertino la pericolosità per la salute pubblica di alimenti o bevande, il sindaco adotta i provvedimenti cautelari necessari per la tutela della salute pubblica. A tal fine il sindaco adotta le misure occorrenti per impedire la prosecuzione della produzione o del commercio degli alimenti o bevande risultati pericolosi e può anche ordinare la chiusura temporanea dello stabilimento o dell’esercizio commerciale che li hanno prodotti o posti in commercio. Qualora si tratti di stabilimenti con produzioni diversificate o di esercizi commerciali con reparti autonomi, il provvedimento cautelare della chiusura temporanea può essere limitato alle linee di produzione o ai reparti di vendita di alimenti e bevande. 2. L’ordinanza cautelare è adottata entro 24 ore dalla ricezione del referto dal responsabile del laboratorio che ha effettuato le analisi, con effetto fino all’esito delle analisi di revisione dei campioni prelevati e comunque per un periodo non superiore a sei mesi. Ove l’interessato non chieda la revisione delle analisi, questa può essere richiesta dal sindaco. La richiesta di analisi può essere rivolta dal sindaco direttamente al responsabile di un laboratorio abilitato per legge ad effettuare analisi di revisione. 3. Se le analisi di revisione escludono la pericolosità degli alimenti o bevande, l’ordinanza cautelare deve essere revocata entro cinque giorni dal ricevimento del referto analitico.

© Laurus Robuffo


4. Qualora in base alle analisi di revisione risulti la esistenza di un pericolo per la salute pubblica, tale da giustificare la cessazione dell’attività produttiva o commerciale della ditta in questione, il sindaco ordina nel termine di giorni dieci la chiusura definitiva dello stabilimento o dell’esercizio o dei reparti di produzione o di vendita degli stessi. 5. Ove il sindaco non provveda, i provvedimenti previsti dai precedenti commi sono adottati, in via sostitutiva, dal prefetto. A tal fine gli organi che hanno rilevato l’infrazione ne danno comunicazione anche al prefetto e i laboratori trasmettono allo stesso l’esito delle analisi di prima istanza e di revisione. 6. Dei provvedimenti adottati il sindaco dà notizia al pubblico, nonché all’autorità di Governo e alla regione per ogni ulteriore misura a tutela della salute pubblica. 7. Resta fermo il potere delle autorità, che hanno rilasciato le licenze o le autorizzazioni, di sospendere o revocare le medesime nei casi previsti dalla legislazione vigente. 8. Anche nel caso contemplato dal comma 7, ove il sindaco non provveda, il prefetto esercita il suo potere sostitutivo. Art. 5. [1. Quando, a seguito del procedimento previsto dall’articolo 1 della legge 30 aprile 1962, n. 283, l’autorità che esercita la vigilanza sanitaria trasmette la denuncia per fatti nei quali siano ravvisabili estremi di reato dai quali derivi pericolo per la salute pubblica, l’autorità giudiziaria procede con rito direttissimo a norma dell’articolo 502 e seguenti del codice di procedura penale] (1). ––––––––––––– (1) Disposizione da ritenersi abrogata in virtù dell’art. 233, D.Lgs. 28 luglio 1989, n. 271. Art. 6. 1. I Ministri della sanità e delle politiche agricole e forestali, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, definiscono un programma sistematico di interventi miranti alla più efficace lotta contro le frodi e le sofisticazioni degli alimenti e delle bevande. 2. Essi si avvalgono di un comitato di coordinamento al fine di: a) realizzare una costante collaborazione tra le varie amministrazioni incaricate della prevenzione e della repressione delle frodi e delle sofisticazioni alimentari; b) proporre provvedimenti di carattere amministrativo al fine di combattere le frodi e le sofisticazioni alimentari in base ad uniformi indirizzi; c) proporre eventuali modifiche delle vigenti disposizioni in materia di vigilanza. 3. Il programma indicato al comma 1 viene aggiornato annualmente con le stesse modalità ivi indicate, tenendo conto dei dati raccolti dal Servizio informativo sanitario di cui all’articolo 8.

4. Per i fini indicati nei precedenti commi i predetti Ministri, nell’ambito delle rispettive competenze, impartiscono le direttive necessarie ai competenti servizi centrali e periferici di vigilanza e di repressione. Per il Servizio sanitario nazionale si applica l’articolo 16, comma 5. 5. Le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano istituiscono comitati di coordinamento per la prevenzione e la repressione delle frodi e delle sofisticazioni nella lavorazione e nel commercio dei prodotti alimentari. 6. I Ministri della sanità e delle politiche agricole e forestali riuniscono i presidenti dei comitati di cui al comma 5 per la determinazione degli indirizzi ed il raccordo tra l’attività a livello regionale ed il programma indicato al comma 1. 7. L’Ispettorato centrale repressione frodi e i nuclei antisofisticazione dell’Arma dei Carabinieri operano, in concorso, con i nuclei di polizia tributaria del Corpo della Guardia di finanza, con il Corpo forestale dello Stato, con la Polizia di Stato e con l’Arma dei Carabinieri. 8. [In situazioni di emergenza, al coordinamento operativo dell’Ispettorato, dei nuclei e dei Corpi anzidetti, del Servizio ispettivo centrale del Ministero della sanità e delle altre amministrazioni interessate e degli organi del Servizio sanitario nazionale sovrintende, in campo nazionale, un organo designato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro delle politiche agricole e forestali e del Ministro della sanità, di intesa con gli altri Ministri interessati] (1). 9. In sede locale, il coordinamento operativo di cui al comma 8 è assunto, in situazioni di emergenza, dal prefetto. ––––––––––––– (1) Comma abrogato, limitatamente all’organizzazione del Servizio ispettivo centrale, dall’art. 10, D.Lgs. 30 giugno 1993, n. 266. Art. 7. 1. È istituita l’anagrafe vitivinicola su base regionale destinata a raccogliere per ciascuna delle imprese che producono, detengono, elaborano e commercializzano uve, mosti, mosti concentrati, vini, vermouth, vini aromatizzati e prodotti derivati di cui al decreto del Presidente della Repubblica 12 febbraio 1965, n. 162, i dati relativi alle rispettive attività. 2. È istituito presso il Ministero delle politiche agricole e forestali, nell’ambito del proprio sistema informativo, un centro di raccolta ed elaborazione informatizzata dei dati dell’anagrafe vitivinicola di cui al comma 1. Tale centro sarà raccordato con il catasto viticolo realizzato dal Ministero delle politiche agricole e forestali in conformità con la normativa comunitaria. 3. Con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali sono disciplinate le caratteristiche e le modalità di funzionamento dell’anagrafe vitivi-

© Laurus Robuffo


nicola di cui al comma 1 e del centro di cui al comma 2. 4. Con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali, da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabilite nuove prescrizioni relativamente alle bollette di accompagnamento previste dall’articolo 35 del D.P.R. 12 febbraio 1965, n. 162, con particolare riguardo ai dati in esse contenuti, alla destinazione, tenuta e conservazione delle loro parti, in modo da garantire che le bollette stesse non restino nella esclusiva disponibilità del venditore, speditore, trasportatore e acquirente delle singole partite di vino. Art. 8. 1. Per una compiuta e articolata conoscenza dell’andamento del fenomeno delle frodi e delle sofisticazioni degli alimenti e delle bevande, è istituito presso il Servizio informativo sanitario (SIS) del Ministero della sanità un centro di raccolta informatizzata dei risultati delle analisi effettuate dai laboratori dell’Ispettorato centrale repressione frodi, dai laboratori del Servizio sanitario nazionale, da quelli degli istituti zooprofilattici sperimentali, dai laboratori chimici merceologici delle camere di commercio e dai laboratori di seconda istanza per la revisione delle analisi. Il centro raccoglie anche le informazioni sulle risultanze delle indagini di settore effettuate dagli organi della Polizia di Stato, dai nuclei antisofisticazione dell’Arma dei Carabinieri, dal Corpo forestale dello Stato, dal Corpo della guardia di finanza e dagli organi dell’Amministrazione finanziaria operanti nei posti di confine e di dogana interna. I dati elaborati dal Servizio informativo sanitario sono immediatamente comunicati alle regioni. 2. Con atto di indirizzo e coordinamento, da emanare ai sensi dell’articolo 5 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono fissate le modalità per la trasmissione periodica dei dati indicati al comma 1 da parte delle regioni e delle unità sanitarie locali. Il trattamento e la gestione dei dati sono fissati ai sensi dell’articolo 27, comma 2, della legge 28 febbraio 1986, n. 41. 3. L’Ispettorato centrale repressioni frodi e gli altri organi competenti hanno titolo a ottenere dal centro i dati di cui al comma 1. 4. Presso il Ministero della sanità è istituito l’elenco pubblico delle ditte commerciali e dei produttori che abbiano riportato condanne con sentenza passata in giudicato per reati di frode e di sofisticazione alimentare. Il Ministro della sanità ne cura annualmente la pubblicazione, con riferimento alle condanne intervenute nell’anno precedente, nella Gazzetta Ufficiale ed in almeno due quotidiani a diffusione nazionale. 5. I dati di cui al comma 1 vengono trasmessi annualmente al Parlamento.

Art. 8 bis. (Omissis) (1). ––––––––––––– (1) Aggiunge l’art. 109-bis al D.P.R. 12 febbraio 1965, n. 162. Art. 8 ter. 1. Per il vino diverso da quelli a DOC e a DOCG è fatto obbligo di indicare sul recipiente, con etichetta, il nome delle uve usate per la vinificazione e la zona di produzione delle uve stesse. 2. Il Ministro delle politiche agricole e forestali stabilisce, con proprio decreto, le norme relative alle indicazioni di cui al comma 1. Art. 9. (Omissis) (1). ––––––––––––– (1) Sostituisce l’art. 74, D.P.R. 12 febbraio 1965, n. 162. Art. 9 bis. 1. La preparazione dei vini che hanno bisogno di stabilizzazione in relazione al loro contenuto in zuccheri fermentescibili è consentita alle ditte o cantine a ciò autorizzate dal Ministero delle politiche agricole e forestali. 2. Per il rilascio dell’autorizzazione di cui al comma 1 le cantine o ditte devono essere fornite di impianti di stabilizzazione con potenzialità adeguata alle loro necessità di lavorazione. 3. Con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali vengono identificati i prodotti la cui preparazione è sottoposta all’autorizzazione di cui al comma 1. 4. L’obbligo dell’autorizzazione decorre dopo 24 mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Art. 9 ter. (Omissis) (1). ––––––––––––– (1) Sostituisce l’art. 76, D.P.R. 12 febbraio 1965, n. 162. Art. 10. 1. Presso il Ministero delle politiche agricole e forestali è istituito un Ispettorato centrale repressione frodi per l’esercizio delle funzioni inerenti alla prevenzione e repressione delle infrazioni nella preparazione e nel commercio dei prodotti agroalimentari e delle sostanze di uso agrario o forestale, al controllo di qualità alle frontiere ed, in genere, al controllo nei settori di competenza del Ministero stesso, ivi compresi i controlli sulla distribuzione commerciale non espressamente affidati dalla legge ad altri organismi. 2. L’Ispettorato centrale si articola perifericamente in uffici a livello interregionale, regionale ed interprovinciale, con laboratori di analisi. 3. Con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, nei limiti della dotazione organica delle singole carriere di cui alla allegata tabella A, è determinato il numero degli addetti all’Ispettorato centrale ed agli uffici interregionali, regionali ed interprovinciali, con la

© Laurus Robuffo


specificazione delle relative qualifiche funzionali, e sono stabilite le sedi e le circoscrizioni territoriali degli anzidetti uffici periferici (1). 4. Per l’esercizio delle funzioni previste dal presente decreto, il personale di cui ai prospetti A, B e C dell’allegata tabella A è dotato di contrassegno di Stato che lo abilita a fermare i veicoli di ogni specie. Con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali, da emanarsi di concerto con il Ministro dell’interno, saranno stabilite le caratteristiche di detto contrassegno (2). 5. Ai trasgressori degli ordini intimati dal personale di cui al comma 4 è applicata la sanzione amministrativa da L. 300.000 (euro 154) a L. 1.000.000 (euro 516). ––––––––––––– (1) Vedi il D.M. 23 ottobre 1986. (2) Vedi il D.M. 16 ottobre 1986. Art. 11. 1. Per le analisi di sua competenza l’Ispettorato centrale repressioni frodi si avvale anche degli istituti di ricerca e di sperimentazione agraria disciplinati dal decreto del Presidente della Repubblica 23 novembre 1967, n. 1318, nonché della collaborazione tecnico scientifica di istituti universitari e di altri istituti pubblici qualificati, con i quali si stipulano apposite convenzioni di durata triennale. 2. Per l’effettuazione delle analisi di revisione l’Ispettorato centrale repressione frodi si avvale di laboratori specializzati per materia, individuati con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali tra quelli funzionanti presso gli istituti di ricerca e di sperimentazione agraria di cui al comma 1 (1). 3. Con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, nei limiti della dotazione organica complessiva delle singole carriere di cui alla allegata tabella B, è determinato, e all’occorrenza variato, il numero degli addetti ai singoli istituti di ricerca e di sperimentazione agraria, con la specificazione delle relative qualifiche funzionali. 4. Gli organici delle carriere del Ministero delle politiche agricole e forestali e degli istituti di ricerca e di sperimentazione agraria sono modificati secondo le allegate tabelle A e B. 5. L’onere derivante dall’attuazione del presente articolo è valutato in lire 17.500 milioni in ragione di anno. La quota relativa all’anno 1986 è valutata in lire 9.240 milioni. ––––––––––––– (1) Vedi il D.M. 18 luglio 1986. Art. 12. 1. Per la copertura dei posti disponibili nelle qualifiche iniziali delle carriere di cui all’allegata tabella A, compresi quelli portati in aumento dal presente decreto, il Ministero delle politiche agricole e forestali può indire concorsi speciali,

anche in deroga all’articolo 27 della legge 18 marzo 1968, n. 249, ed agli articoli 2, quarto comma, e 3 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1970, n. 1077. 2. I posti disponibili nelle qualifiche di primo dirigente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto sono conferiti mediante concorso speciale per esami. Si applicano le disposizioni di cui all’articolo 2 della legge 10 luglio 1984, n. 301. 3. L’esame di concorso per l’accesso alla carriera direttiva si svolge secondo le modalità previste dell’articolo 5, secondo comma, della legge 4 agosto 1975, n. 397. 4. Lo svolgimento dei concorsi per le carriere di concetto ed esecutiva è regolato in base alle disposizioni contenute nell’articolo 6 della legge 4 agosto 1975, n. 397, intendendosi sostituito il riferimento al «Ministro per le finanze» con quello al «Ministro delle politiche agricole e forestali». 5. Il Ministro delle politiche agricole e forestali può affidare, con le modalità di cui all’articolo 15 della legge 4 giugno 1984, n. 194, ad una società a prevalente partecipazione statale anche indiretta l’incarico dell’esecuzione di quanto previsto al comma 4 relativamente all’acquisizione dei servizi specialistici e di automazione connessi con l’espletamento dei concorsi speciali. In ogni caso, la stampa dei questionari e le operazioni elettroniche relative alla valutazione degli elaborati devono essere effettuate sotto la diretta sorveglianza della commissione esaminatrice con l’ausilio del Corpo forestale dello Stato. 6. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche per la copertura dei posti vacanti nelle qualifiche iniziali dei ruoli degli istituti di ricerca e sperimentazione agraria di cui all’allegata tabella B. Art. 13. 1. Sono raddoppiati gli importi delle sanzioni pecuniarie comminate dal decreto del Presidente della Repubblica 12 febbraio 1965, n. 162, e successive modificazioni e integrazioni. Art. 14. 1. È autorizzata la spesa di lire 10.000 milioni per una campagna straordinaria di educazione alimentare e di informazione dei consumatori promossa dal Ministero della sanità e gestita tramite le strutture del Servizio sanitario nazionale, coinvolgendo anche le associazioni di produttori e consumatori presenti sul territorio nazionale. 2. È autorizzata la spesa di lire 50.000 milioni per una campagna straordinaria di informazione alimentare in materia di consumo del vino, per finanziare progetti finalizzati di penetrazione sul mercato interno ed all’estero, promossa dal Ministero delle politiche agricole e forestali ed attuata mediante convenzioni con l’Istituto nazionale per il commercio estero (ICE) e con gli organismi nazionali del settore.

© Laurus Robuffo


Art. 15. 1. Il Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, su richiesta del Ministero delle politiche agricole e forestali, rimborsa, agli Stati di appartenenza degli importatori di vino risultato alle analisi adulterato con etilico, il costo del ritiro dal mercato di tale prodotto per la sua distillazione obbligatoria, detratto il prezzo dell’alcole ricavato dalla distillazione. 2. Degli oneri sostenuti per effetto del comma 1 lo Stato italiano si rivale sui responsabili. 3. L’onere derivante dall’applicazione del presente articolo, valutato nel limite di lire 5 miliardi, fa carico alle disponibilità del conto corrente istituito presso la tesoreria centrale dello Stato, ai sensi della legge 3 ottobre 1977, n. 863 per il finanziamento dei regolamenti comunitari in relazione all’articolo 189 del trattato di Roma. Art. 16. 1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono a potenziare la dotazione strumentale dei laboratori dei servizi di igiene pubblica e dei servizi di veterinaria delle unità sanitarie locali, nonché dei laboratori degli istituti zooprofilattici sperimentali, in relazione alla popolazione, alla esistenza e consistenza di imprese di produzione e lavorazione di alimenti e bevande, alla rete di distribuzione e somministrazione degli stessi prodotti e all’entità dei fattori di inquinamento ambientale. 2. I campioni prelevati dai competenti servizi delle unità sanitarie locali sono inviati direttamente ai laboratori individuati ai sensi del comma 1, secondo le indicazioni e le modalità tecniche da questi ultimi fissate. 3. L’Istituto superiore di sanità indica ai laboratori di cui al comma 1 i criteri e le metodiche di analisi, ne coordina le attività tecniche ed esercita sugli stessi la vigilanza tecnica limitatamente ai compiti di sanità pubblica. 4. Con decreto del Ministro della sanità, su proposta dell’Istituto superiore di sanità, sono fissati i requisiti di strutturazione, dotazione strumentale e qualificazione funzionale del personale, anche in funzione dei parametri di cui al comma 1. 5. Il Ministro della sanità si avvale del Servizio ispettivo centrale e può richiedere ai laboratori già di igiene e profilassi, agli istituti zooprofilattici sperimentali ed ai servizi di igiene pubblica e veterinaria del Servizio sanitario nazionale, indagini, prelievi e analisi di speciale interesse. I laboratori forniscono altresì ogni notizia in ordine a situazioni di particolare rilievo sanitario. Delle richieste ai laboratori e servizi viene data comunicazione, per conoscenza, al presidente dell’unità sanitaria locale competente. Il maggiore onere derivante dalle esigenze di funzionamento del servizio ispettivo centrale è valutato in lire 150 milioni per l’anno 1986 ed in lire 300 milioni a decorrere dal 1987. 6. Per le esigenze di potenziamento della dotazione

strumentale prevista dal presente articolo è autorizzata, per l’anno 1986, la spesa di lire 40 miliardi. Al relativo onere si fa fronte, quanto a lire 10 miliardi, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno finanziario 1986, all’uopo parzialmente utilizzando l’accantonamento «Ristrutturazione dell’Amministrazione finanziaria» e, quanto a lire 30 miliardi, all’uopo destinando quota parte dell’autorizzazione di spesa, per il medesimo anno 1986, di cui all’articolo 27, comma 1, lettera b), della legge 28 febbraio 1986, n. 41. Art. 17. 1. Per l’espletamento delle funzioni di cui all’articolo 16, comma 5, le dotazioni organiche dei posti previsti dalla tabella XIX di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1972, n. 748, e successive modificazioni ed integrazioni, nonché le dotazioni organiche dei ruoli e delle carriere direttive, di concetto, esecutiva, ausiliaria e degli operai, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 1980, n. 614, e successive modificazioni ed integrazioni, sono aumentate secondo le allegate tabelle C e D. 2. I posti disponibili nelle qualifiche di primo dirigente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto sono conferiti nei modi previsti dall’articolo 12, comma 2. 3. Per la copertura dei posti disponibili nelle qualifiche iniziali degli organici del Ministero della sanità, il Ministero stesso bandisce concorsi speciali con le modalità di cui all’articolo 12, commi 1, 3 e 4. 4. Le nuove procedure concorsuali possono applicarsi anche ai concorsi banditi, le cui prove non sono iniziate alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. 5. Le assunzioni dei vincitori dei concorsi espletati ai sensi dei commi 3 e 4 sono disposte in deroga al divieto di cui all’articolo 6 della legge 28 febbraio 1986, n. 41. 6. L’onere derivante dall’attuazione del presente articolo e valutato in lire 1.200 milioni in ragione d’anno. Per l’anno 1986 l’onere resta determinato in lire 600 milioni. Art. 18. 1. Ai fini di quanto previsto dall’articolo 16 le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, nel rispetto dell’articolo 80 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, per quanto riguarda l’autonomia delle regioni a statuto speciale, anche a stralcio dei propri piani regionali o provinciali, provvedono altresì: a) all’adeguamento dell’organico del personale necessario alla funzionalità dei laboratori di cui all’articolo 16, anche in deroga ai divieti di cui all’articolo 6 della legge 28 febbraio 1986, n. 41, utilizzando in via prioritaria il personale di cui all’articolo 10, commi 7 e 8, della legge 23 ottobre 1985, n. 595;

© Laurus Robuffo


b) alla ricognizione della consistenza degli organici del personale preposto alla vigilanza e al controllo di cui all’articolo 14, terzo comma, lettere b), o) e p), della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e all’eventuale adeguamento degli stessi in relazione ai parametri di cui all’articolo 16, comma 1, del presente decreto; c) all’aggiornamento professionale, in via prioritaria, del personale di cui alle lettere a) e b), secondo le indicazioni di cui agli articoli 45 e 46 del decreto del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761. 2. All’onere derivante dall’applicazione del presente articolo, valutato in lire 20 miliardi per l’anno 1986 e in lire 40 miliardi per ciascuno degli anni 1987 e 1988, si provvede all’uopo destinando quota parte delle autorizzazioni di spesa, per gli anni medesimi, di cui all’articolo 27, comma 1, lettera a), della legge 28 febbraio 1986, n. 41. 3. I fondi indicati al comma 6 dell’articolo 16 ed al comma 2 del presente articolo sono ripartiti con destinazione vincolata dal CIPE alle regioni e province autonome, sulla base delle esigenze accertate per ogni regione dal Ministero della sanità entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Art. 19. 1. Il contingente dei nuclei antisofisticazioni dell’Arma dei carabinieri operanti alle dipendenze funzionali del Ministero della sanità è determinato in 800 unità. Per l’anno 1986 il contingente è determinato in 400 unità. Conseguente-mente è autorizzato un incremento dell’organico dell’Arma dei carabinieri di 400 sottufficiali e la tabella n. 3 allegata alla legge 24 luglio 1985, n. 410, è sostituita dalla tabella E allegata al presente decreto. 2. (Omissis) (1). 3. Per far fronte alle maggiori esigenze di funzionamento dei nuclei indicati al comma 1, è autorizzata la spesa di lire 2 miliardi, lire 3 miliardi e lire 4 miliardi da iscrivere nello stato di previsione del Ministero della sanità degli anni, rispettivamente, 1986, 1987 e 1988. 4. La dotazione di automezzi ai nuclei è effettuata in deroga alla limitazione di cui all’articolo 25, comma 2, della legge 28 febbraio 1986, n. 42. 5. Per la dotazione di automezzi e di carburanti al reparto carabinieri operante alle dipendenze funzionali del Ministero delle politiche agricole e forestali, è autorizzata la spesa di lire 100 milioni da iscrivere nello stato di previsione del Ministero delle politiche agricole e forestali per l’anno 1986. 6. La dotazione di automezzi al reparto di cui al comma 5 è effettuata in deroga alle limitazioni di cui all’articolo 25, comma 2, della legge 28 febbraio 1986, n. 42. ––––––––––––– (1) Sostituisce la lettera a) dell’art. 2, L. 24 luglio 1985, n. 410.

Art. 20. (Omissis) (1). ––––––––––––– (1) Sostituisce il primo comma dell’art. 6, L. 23 ottobre 1985, n. 595. Art. 21. 1. Per far fronte alle maggiori esigenze di funzionamento della Direzione generale per l’igiene degli alimenti e la nutrizione, ivi comprese prestazioni di lavoro straordinario in deroga ai normali limiti di spesa individuale, in relazione agli adempimenti che alla stessa fanno carico in forza all’ordinanza ministeriale 12 aprile 1986 e successivi aggiornamenti, nonché del presente decreto, è autorizzata la spesa di lire 60 milioni per il solo anno 1986 da iscrivere in apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero della sanità per l’anno 1986, cui si fa fronte mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto al capitolo 3031 dello stato di previsione del Ministero della sanità. Art. 22. 1. All’onere derivante dall’attuazione del presente decreto, valutato, oltre a quanto già disposto negli articoli 15, 16, comma 6, 18 e 21, in lire 73.340 milioni per l’anno 1986, in lire 24.500 milioni per l’anno 1987 e in lire 25.500 milioni per l’anno 1988, si provvede: a) quanto a lire 13.250 milioni per l’anno 1986 ed a lire 2.500 milioni per ciascuno degli anni 1987 e 1988, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1986-1988, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno finanziario 1986, all’uopo parzialmente utilizzando l’accantonamento «Ristrutturazione dell’Am- ministrazione finanziaria»; b) quanto a lire 4.600 milioni per l’anno 1986, a lire 10.500 milioni per l’anno 1987 ed a lire 17.500 milioni per l’anno 1988, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini dello stesso bilancio triennale 1986-1988, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno finanziario 1986, all’uopo parzialmente utilizzando l’accantonamento «Ristrutturazione del Ministero dell’agricoltura e delle foreste»; c) quanto a lire 7.000 milioni per l’anno 1987, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini dello stesso bilancio triennale 1986-1988, al capitolo 9001 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno finanziario 1986, all’uopo parzialmente utilizzando l’accantonamento «Piano agricolo nazionale e Piano della forestazione»; d) quanto a lire 1.000 milioni per l’anno 1986, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno finanziario medesimo, all’uopo parzialmente utilizzando l’accantonamento «Ristrutturazione dei servizi amministrativi della Avvocatura generale dello Stato»;

© Laurus Robuffo


e) quanto a lire 3.000 milioni per l’anno 1987 e a lire 4.000 milioni per l’anno 1988, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini dello stesso bilancio triennale 19861988, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno finanziario 1986, all’uopo parzialmente utilizzando l’accantonamento «Proroga e disciplina del regime agevolato per la zona di Gorizia»; f) quanto a lire 1.490 milioni per l’anno 1986 ed a lire 1.500 milioni per ciascuno degli anni 1987 e 1988, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini dello stesso bilancio triennale 1986-1988, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno finanziario 1986, all’uopo parzialmente utilizzando l’accantonamento «Potenziamento del Sistema informativo sanitario e ristrutturazione del Ministero della sanità»; f bis) quanto a lire 53.000 milioni per l’esercizio 1986 con corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui ai commi 3 e 4 dell’articolo 19 della legge 28 febbraio 1986, n. 41. 2. Il Ministro del tesoro è autorizzato ad apportare con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 23. (Omissis) (1). ––––––––––––– (1) Articolo soppresso dalla legge di conversione 7 agosto 1986, n. 462. Art. 24. 1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge. ALLEGATO 1 TABELLE (Omissis).

4. D.Lgs. 25 gennaio 1992, n. 107. Attuazione delle direttive 88/388/CEE e 91/71/CEE relative agli aromi destinati ad essere impiegati nei prodotti alimentari ed ai materiali di base per la loro preparazione (in S.O. alla G.U. 17 febbraio 1992, n. 39). ––––––––––––– Le violazioni originariamente previste come reato dal presente decreto sono state trasformate in illeciti amministrativi dall’art. 1, D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507 ; nell’art. 93 di tale decreto sono indicate le autorità competenti ad applicare le sanzioni amministrative per le violazioni depenalizzate.

Art. 1. Campo di applicazione. 1. Il presente decreto disciplina la produzione, il commercio e la vendita degli "aromi" impiegati o destinati ad essere impiegati nei o sui prodotti alimentari per conferire loro odore, gusto o entrambi e dei materiali di base utilizzati per la produzione degli aromi. 2. Le norme del presente decreto non si applicano: a) alle sostanze ed ai prodotti commestibili destinati ad essere consumati come tali, con o senza ricostituzione; b) alle sostanze che hanno esclusivamente gusto dolce, acido o salato; c) alle materie di origine vegetale o animale aventi proprietà aromatizzanti intrinseche, purché non impiegate come fonti di aromi. Art. 2. Definizioni. 1. Ai fini del presente decreto si intende per: a) aromi: le sostanze aromatizzanti, le preparazioni aromatiche, gli aromatizzanti di trasformazione, gli aromatizzanti di affumicatura e loro miscele; b) sostanza aromatizzante: una determinata sostanza chimica dotata di proprietà aromatizzanti e ottenuta: 1) con procedimenti fisici, comprese la distillazione e la estrazione con solventi, oppure con procedimenti enzimatici o microbiologici a partire da una materia di origine vegetale o animale allo stato naturale o previa trasformazione per il consumo umano con procedimenti tradizionali di preparazione di prodotti alimentari, comprese l’essiccazione, la torrefazione e la fermentazione; 2) per sintesi chimica o isolata a mezzo di procedimenti chimici e chimicamente identica ad una sostanza naturalmente presente in un prodotto di origine vegetale o animale descritto al numero 1); 3) per sintesi chimica, ma non identica chimicamente ad una sostanza naturalmente presente in una materia di origine vegetale o animale descritta al numero 1); c) preparazione aromatica: un prodotto diverso dalle sostanze definite alla lettera b), numero 1), concentrato o meno, avente proprietà aromatizzanti ed ottenuto con opportuni procedimenti fisici, comprese la distillazione e l’estrazione con solventi, oppure con procedimenti enzimatici o microbiologici a partire da materie di origine vegetale o animale allo stato naturale o previa trasformazione per il consumo umano con procedimenti tradizionali per la preparazione di prodotti alimentari, comprese la essiccazione, la torrefazione e la fermentazione; d) aromatizzante di trasformazione: un prodotto ottenuto, rispettando le prassi corrette di fabbricazione, mediante riscaldamento per non più di 15 minuti a temperatura non superiore a 180 °C di una miscela di ingredienti che non hanno necessariamente di per sè proprietà aromatizzanti e di cui almeno uno contiene azoto aminico e un altro è uno zucchero riduttore;

© Laurus Robuffo


e) aromatizzante di affumicatura: un estratto di fumi impiegato nei procedimenti tradizionali di affumicatura degli alimenti. Art. 3. Additivi, diluenti e solventi degli aromi. 1. Gli aromi possono contenere prodotti alimentari e possono essere addizionati con gli additivi, i diluenti ed i solventi indicati nell’allegato I, alle condizioni e con le limitazioni stabilite nell’allegato stesso. 2. Gli additivi, i diluenti ed i solventi di cui al comma 1 devono rispondere alle caratteristiche di purezza stabilite nei decreti ministeriali emanati dal Ministero della sanità ai sensi degli articoli 5, primo comma, lettera g), e 22 della legge 30 aprile 1962, n. 283, e, ove manchino, a quelle fissate dalla Farmacopea ufficiale. Art. 4. Miscele di aromi ed additivi. 1. La produzione e la commercializzazione delle preparazioni nelle quali gli aromi sono miscelati con gli additivi alimentari sono consentite solo per l’impiego negli alimenti nei quali è autorizzato l’uso degli stessi additivi. Art. 5. Requisiti generali e specifici di purezza. 1. Gli aromi non devono contenere: a) elementi o sostanze in quantità tossicologicamente pericolosa per la salute umana; b) piombo, mercurio, arsenico e cadmio, in quantità superiori ai valori riportati nell’allegato II (1). 2. Gli aromi di cui all’art. 2, comma 1, lettera e), devono possedere i requisiti di purezza di cui all’allegato III. ––––––––––––– (1) Lettera così sostituita dall’art. 27, L. 24 aprile 1998, n. 128. Art. 6. Limitazioni. 1. L’impiego degli aromi non deve comportare la presenza, nei prodotti alimentari immessi in commercio, delle sostanze indesiderabili che figurano nell’allegato IV in quantità superiori a quelle stabilite nell’allegato stesso. 2. L’impiego degli aromi e di altri ingredienti alimentari che hanno proprietà aromatizzanti non deve comportare la presenza delle sostanze che figurano nell’allegato V in quantità superiori a quelle stabilite nell’allegato stesso. 3. L’impiego delle sostanze aromatizzanti indicate nell’allegato VI, è assoggettato alle limitazioni stabilite nell’allegato stesso. 4. Per i prodotti alimentari per i quali specifiche norme prevedono l’aromatizzazione con soli aromi naturali, è consentito l’impiego anche delle sostanze aromatizzanti di cui all’art. 2, comma 1, lettera b), numero 2), fatto salvo quanto previsto dal Regolamento CEE n. 1576/89 del Consiglio del 29 maggio 1989 che stabilisce le regole generali relative alla definizione, alla designazione e alla presentazione delle bevande spiritose nonché dal Regolamento CEE n. 1601/91 del Consiglio del 10 giugno 1991

relativo alla definizione, designazione e presentazione dei vini aromatizzati, delle bevande aromatizzate a base di vino e dei cocktail aromatizzati di prodotti vitivinicoli. Art. 7. Aromatizzanti artificiali. 1. Per l’aromatizzazione degli alimenti è consentito impiegare gli aromatizzanti artificiali riportati nell’allegato VII, alle condizioni stabilite nell’allegato stesso. 2. Gli aromatizzanti artificiali di cui al comma 1 devono rispondere ai requisiti di purezza stabiliti nell’allegato VIII. Art. 8. Etichettatura degli aromi non destinati al consumatore finale. 1. Gli aromi non destinati ad essere venduti al consumatore finale devono riportare sulla confezione o sul contenitore le seguenti indicazioni: a) il nome o la ragione sociale o il marchio depositato e la sede del fabbricante o del confezionatore o di un venditore stabilito nella Comunità europea; b) la denominazione aroma oppure una denominazione più specifica o una descrizione dell’aroma; c) la menzione per "prodotti alimentari", oppure un riferimento più specifico al prodotto alimentare cui l’aroma è destinato; d) l’enumerazione in ordine ponderale decrescente delle categorie delle sostanze aromatizzanti e delle preparazioni aromatiche presenti secondo la seguente classificazione: 1) aromatizzanti naturali, per le sostanze aromatizzanti definite all’art. 2, comma 1, lettera b), numero 1); 2) aromatizzanti identici a quelli naturali, per le sostanze aromatizzanti definite all’art. 2, comma 1, lettera b), numero 2); 3) aromatizzanti artificiali, per sostanze aromatizzanti definite all’art. 2, comma 1, lettera b), numero 3); 4) preparazioni aromatiche, per le preparazioni definite all’art. 2, comma 1, lettera c); 5) aromatizzanti di trasformazione, per gli aromi definiti all’art. 2, comma 1, lettera d); 6) aromatizzanti di affumicatura, per gli aromi definiti all’art. 2, comma 1, lettera e); e) nel caso di miscele di aromi con gli additivi, i diluenti ed i solventi di cui all’art. 3, comma 1, l’enumerazione in ordine ponderale decrescente nella miscela: 1) delle categorie degli aromi secondo la classificazione di cui alla lettera d); 2) dei nomi di ciascun additivo, diluente e solvente o il relativo numero di indentificazione "CEE"; f) l’indicazione della quantità massima di ciascun componente o gruppo di componenti, comprese le sostanze di cui all’art. 3, primo comma, oggetto di limitazione quantitativa in un prodotto alimentare o un’adeguata informazione che consenta all’utilizzatore di rispettare le limitazioni stesse;

© Laurus Robuffo


g) il lotto di fabbricazione ovvero un’indicazione che consenta di individuare la partita; h) la quantità nominale. 2. Il termine "naturale" o qualsiasi altra espressione che abbia lo stesso significato, può essere usato soltanto per gli aromi la cui componente aromatizzante contenga esclusivamente le sostanze aromatizzanti definite all’art. 2, comma 1, lettera b), numero 1) e le preparazioni aromatiche definite nell’art. 2, comma 1, lettera c), o entrambe. 3. Se la denominazione di vendita dell’aroma contiene un riferimento ad un prodotto alimentare o ad una fonte di aromi, il termine "naturale" o qualsiasi altra espressione che abbia lo stesso significato può essere usato soltanto se la componente aromatizzante sia stata ottenuta mediante procedimenti fisici o mediante procedimenti enzimatici o microbiologici o mediante procedimenti tradizionali di preparazione dei prodotti alimentari unicamente o quasi unicamente a partire dall’alimento o dalla fonte di aromi considerati. 4. In deroga al comma 1, le indicazioni di cui alle lettere d), e) ed f) dello stesso comma possono figurare soltanto su un documento relativo al prodotto, il quale deve accompagnare o precedere la consegna, a condizione che l’indicazione "per la fabbricazione di prodotti alimentari e non destinato al dettaglio" sia apposta visibilmente sull’imballaggio o sul contenitore del prodotto in questione. 5. Le miscele di aromi e di additivi di cui all’art. 4 devono altresì riportare la dizione: "da utilizzare esclusivamente", seguita dalla denominazione degli alimenti cui la miscela è destinata. 6. Le indicazioni devono essere riportate in lingua italiana a meno che l’informazione dell’acquirente non sia altrimenti garantita; dette indicazioni possono essere fornite in più lingue. 7. Le indicazioni devono essere facilmente visibili, chiaramente leggibili ed indelebili. Art. 9. Etichettatura degli aromi destinati al consumatore finale. 1. Gli aromi destinati ad essere venduti al consumatore finale devono riportare sulla confezione o sul contenitore le seguenti indicazioni: a) il termine "aroma" o una denominazione più specifica o una descrizione dell’aroma; b) la menzione "per prodotti alimentari", oppure un riferimento più specifico al prodotto alimentare cui l’aroma è destinato; c) il termine minimo di conservazione; d) le condizioni particolari di conservazione e di utilizzazione; e) le istruzioni per l’uso, qualora la loro omissione non consenta l’uso appropriato dell’aroma; f) la quantità netta; g) il nome o la ragione sociale e la sede del fabbricante o del confezionatore o di un venditore stabilito nella Comunità;

h) una indicazione che consenta di identificare il lotto; i) nel caso di una miscela di uno o più aromi con altre sostanze l’enumerazione in ordine ponderale decrescente nella miscela: 1) dell’aroma o degli aromi in questione, conformemente alla lettera a); 2) dei nomi di ciascuna sostanza o materia o del numero di identificazione CEE. 2. Il termine "naturale" o qualsiasi altra espressione che abbia un significato ragionevolmente equivalente può essere usato soltanto per gli aromi la cui componente aromatizzante contenga esclusivamente le sostanze aromatizzanti quali definite all’art. 2, comma 1, lettera b), numero 1), o le preparazioni aromatiche definite all’art. 2, comma 1, lettera c), o entrambe (1). 3. Se la denominazione di vendita dell’aroma contiene un riferimento ad un prodotto alimentare o ad una fonte di aromi, il termine "naturale" o qualsiasi altra espressione che abbia un significato sensibilmente equivalente può essere usato soltanto se la componente aromatizzante sia stata ottenuta mediante opportuni processi fisici, enzimatici o microbiologici oppure mediante processi tradizionali di preparazione dei prodotti alimentari unicamente o quasi unicamente a partire dall’alimento o dalla fonte di aromi considerati. 4. Le indicazioni devono essere riportate in lingua italiana; dette indicazioni possono essere fornite in più lingue. 5. Le indicazioni devono essere facilmente visibili, chiaramente leggibili ed indelebili. ––––––––––––– (1) Comma così corretto con avviso pubblicato nella G.U. 23 aprile 1992, n. 95. Art. 10. Aromi destinati ad altri Paesi. 1. Le norme del presente decreto non si applicano agli aromi destinati agli altri Paesi nonché a quelli impiegati per l’aromatizzazione di alimenti destinati agli altri Paesi. 2. La produzione degli aromi di cui al comma 1 è subordinata all’obbligo della comunicazione preventiva all’autorità sanitaria competente per territorio, informandone il Ministero della sanità. 3. È altresì subordinata all’obbligo della comunicazione preventiva all’autorità sanitaria competente per territorio, informandone il Ministero della sanità, la produzione di alimenti, con l’aggiunta di aromi di cui al comma 1, destinati agli altri Paesi. Art. 11. Decretazione. 1. Il Ministro della sanità, ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sentito il Consiglio superiore di sanità, adotta, con proprio regolamento, in attuazione di disposizioni comunitarie, prescrizioni riguardanti: a) le fonti di aromi composti da prodotti alimenta-

© Laurus Robuffo


ri nonché da erbe e da spezie normalmente considerate come alimenti; b) le fonti di aromi composti da materie prime vegetali o animali non considerate normalmente come alimenti; c) le sostanze aromatizzanti ottenute da materie prime vegetali o animali mediante opportuni procedimenti fisici oppure mediante procedimenti enzimatici o microbiologici; d) le sostanze aromatizzanti ottenute per sintesi chimica oppure isolate chimicamente e chimicamente identiche a sostanze aromatizzanti contenute naturalmente nei prodotti alimentari nonché nelle erbe e nelle spezie normalmente considerate come alimenti; e) le sostanze aromatizzanti ottenute per sintesi chimica oppure isolate chimicamente e chimicamente identiche a sostanze aromatizzanti contenute naturalmente nelle materie prime vegetali o animali non considerate normalmente come alimenti; f) le sostanze aromatizzanti ottenute per sintesi oppure isolate chimicamente, diverse da quelle di cui ai precedenti punti d) ed e); g) i materiali di base impiegati per la produzione di aromatizzanti di affumicatura oppure di aromatizzanti di trasformazione, nonché le condizioni di reazione impiegate per la loro preparazione; h) l’impiego ed i metodi di produzione degli aromi, compresi i procedimenti fisici, enzimatici o microbiologici per la produzione delle sostanze aromatizzanti di cui all’art. 2, comma 1, lettera b), punto 1 e lettera c); i) gli additivi necessari per il magazzinaggio e l’impiego degli aromi; l) i coadiuvanti tecnologici che possono essere impiegati nella produzione degli aromi; m) i prodotti impiegati per diluire e sciogliere gli aromi. 2. Il Ministro della sanità, ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sentito il Consiglio superiore di sanità, adotta, con proprio regolamento, in attuazione di disposizioni comunitarie, prescrizioni riguardanti: a) i metodi di analisi e le modalità per il prelievo dei campioni; b) i criteri microbiologici applicabili agli aromi; c) i criteri specifici di purezza; d) i criteri di definizione relativi alle denominazioni più specifiche di cui all’art. 8, comma 1, lettera b). Art. 12. 1. Per quanto non espressamente previsto dal presente decreto si applicano le disposizioni di cui alla legge 30 aprile 1962, n. 283 modificata dalla legge 26 febbraio 1963, n. 441 e al decreto-legge 18 giugno 1986, n. 282, convertito, con modificazioni, nella legge 7 agosto 1986, n. 462. Art. 13. 1. Gli aromi prodotti in conformità alle disposizioni del decreto ministeriale 31 marzo 1965,

modificato da ultimo con il decreto ministeriale 24 luglio 1990, n. 252, possono essere commercializzati per sei mesi a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto. 2. Qualora gli aromi di cui al comma 1 siano destinati al consumatore finale la commercializzazione è consentita fino al 31 dicembre 1993. 3. I prodotti alimentari fabbricati entro dodici mesi dalla data dell’entrata in vigore del presente decreto con gli aromi di cui al comma 1 possono essere commercializzati fino al loro completo smaltimento. Art. 14. Sanzioni. 1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, i contravventori alle disposizioni degli articoli 3, commi 1 e 2; 4; 5; 6, commi 1, 2 e 3; 7 sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.329 a euro 61.974 (1) . 2. I contravventori alle disposizioni degli articoli 8 e 9 sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 774 a euro 4.648. 3. I contravventori alle disposizioni dell’art. 10, commi 2 e 3, sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 516 a euro 2.582. ––––––––––––– (1) Le violazioni originariamente previste come reato dal presente decreto sono state trasformate in illeciti amministrativi dall’art. 1, D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507. L’importo della sanzione amministrativa è stato così determinato dall’art. 2, comma 1, lett. c), D.Lgs. n. 507/99 cit. Si omettono gli allegati.

5. D.Lgs. 4 febbraio 1993, n. 64. Attuazione della direttiva 88/344/CEE in materia di solventi da estrazione impiegati nella preparazione dei prodotti alimentari e dei loro ingredienti (in S.O. alla G.U. 18 marzo 1993, n. 64). ––––––––––––– Le violazioni originariamente previste come reato dal presente decreto sono state trasformate in illeciti amministrativi dall’art. 1, D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507; nell’art. 93 di tale decreto sono indicate le autorità competenti ad applicare le sanzioni amministrative per le violazioni depenalizzate. Art. 1. Campo d’applicazione. 1. Il presente decreto disciplina i solventi di estrazione impiegati o destinati ad essere impiegati nella preparazione dei prodotti alimentari o dei loro ingredienti. 2. Il presente decreto non si applica ai solventi di estrazione impiegati per la produzione di additivi alimentari, di vitamine e di altri additivi nutritivi, a

© Laurus Robuffo


meno che tali additivi alimentari, vitamine e altri additivi nutritivi figurino nell’allegato 1, parti II e III. 3. L’uso di additivi alimentari, di vitamine e di altri additivi nutritivi non deve comportare nei prodotti alimentari residui di solventi di estrazione in quantità pericolose per la salute umana. Art. 2. Definizioni. 1. Per solvente si intende qualsiasi sostanza idonea a dissolvere un prodotto alimentare o un qualsiasi componente di un prodotto alimentare, ivi compresi gli agenti contaminanti presenti nel prodotto alimentare. 2. Per solvente di estrazione si intende un solvente impiegato nel corso di un procedimento di estrazione durante la fase di lavorazione delle materie prime o dei prodotti alimentari, dei componenti o degli ingredienti dei prodotti alimentari medesimi il quale, anche se è rimosso, può comportare la presenza, non intenzionale ma inevitabile tecnicamente, di residui o di derivati nel prodotto alimentare o nell’ingrediente. Art. 3. Solventi di estrazione. 1. Possono essere impiegati, quali solventi di estrazione nella fabbricazione dei prodotti alimentari e dei loro ingredienti, le sostanze indicate all’allegato 1, alle condizioni precisate nell’allegato stesso. 2. Possono essere impiegati, altresì, quali solventi di estrazione nella fabbricazione dei prodotti alimentari o dei loro ingredienti, l’acqua, con eventuale aggiunta di sostanze che ne modificano l’acidità o l’alcalinità, e le altre sostanze alimentari che posseggono proprietà solventi. Art. 4. Requisiti generali di purezza. 1. I solventi di estrazione non devono contenere: a) elementi o sostanze in quantità tossicologicamente pericolose per la salute umana; b) piombo ed arsenico in quantità superiore ad 1 mg/kg. Art. 5. Etichettatura. 1. I solventi di estrazione devono riportare sull’imballaggio, sul recipiente o in etichetta, le seguenti indicazioni: a) la denominazione di vendita indicata conformemente all’allegato 1; b) una menzione chiara che indichi l’idoneità della sostanza ad essere impiegata per l’estrazione dei prodotti alimentari o dei loro ingredienti; c) una menzione che consenta di identificare il lotto; d) il nome o la ragione sociale o il marchio depositato e la sede del fabbricante o del confezionatore o di un venditore del prodotto stabilito all’interno delle Comunità europee; e) la quantità espressa in unità di volume; f) le condizioni particolari di conservazione o di impiego, qualora necessarie. 2. Le indicazioni di cui al comma 1, lettere c), d), e) ed f), possono figurare soltanto sui documenti

commerciali relativi al lotto, che devono accompagnare o precedere la spedizione. 3. Sono fatte salve le disposizioni in materia di metrologia e in materia di classificazione, di condizionamento e di etichettatura delle sostanze e dei preparati pericolosi. 4. Le indicazioni di cui al comma 1 devono essere riportate in lingua italiana; dette indicazioni possono essere fornite in più lingue. 5. Le indicazioni devono essere facilmente visibili, chiaramente leggibili ed indelebili. Art. 6. Solventi destinati ad altri Paesi. 1. Le disposizioni del presente decreto non si applicano ai solventi destinati agli altri Paesi nonché a quelli utilizzati nella produzione di alimenti destinati ad altri Paesi. 2. L’utilizzazione dei solventi di cui al comma 1 è subordinata all’obbligo della comunicazione preventiva all’autorità sanitaria competente per territorio. 3. È altresì subordinata all’obbligo della comunicazione preventiva all’autorità sanitaria competente per territorio la produzione di alimenti, mediante l’impiego di solventi di estrazione di cui al comma 1, destinati agli altri Paesi. Art. 7. Decretazione. 1. Con decreto del Ministro della sanità è data attuazione, ai sensi dell’art. 20 della legge 16 aprile 1987, n. 183, alle direttive delle Comunità europee per le parti in cui modificano le modalità esecutive e le caratteristiche di ordine tecnico relative al presente decreto. 2. Il Ministro della sanità, sentito il Consiglio superiore di sanità, determina, nei limiti delle disposizioni comunitarie, i criteri specifici di purezza dei solventi, secondo le procedure di cui al comma 1. Art. 8. Norme di rinvio. 1. Per quanto non espressamente previsto dal presente decreto si applicano le disposizioni di cui alla legge 30 aprile 1962, n. 283, modificata dalla legge 26 febbraio 1963, n. 441 e al decreto-legge 18 giugno 1986, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1986, n. 462. Art. 9. Sanzioni. 1. I contravventori alle disposizioni di cui agli articoli 1, comma 3; 3, comma 1; 4 e 7, comma 2; sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.329 a euro 61.974 (1). 2. I contravventori alle disposizioni dell’art. 5 sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 774 a euro 4.648. 3. I contravventori alle disposizioni dell’art. 6, commi 2 e 3, sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 516 a euro 2.582. –––––––––––––– (1) Le violazioni originariamente previste come reato dal presente decreto sono state trasformate in illeciti amministrativi dall’art. 1, D.Lgs. 30 dicem-

© Laurus Robuffo


bre 1999, n. 507. L’importo della sanzione amministrativa è stato così determinato dall’art. 2, comma 1, lett. b), D.Lgs. n. 507/99 cit.

ste da norme specifiche, le norme generali di igiene dei prodotti alimentari e le modalità di verifica dell’osservanza di tali norme.

Art. 10. Norme transitorie. 1. I prodotti alimentari fabbricati anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, conformemente alle precedenti disposizioni, possono essere commercializzati per un periodo di 24 mesi.

Art. 2. Definizioni. 1. Ai fini del presente Decreto si intende per: a) igiene dei prodotti alimentari, di seguito denominata «igiene»: tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza e la salubrità dei prodotti alimentari. Tali misure interessano tutte le fasi successive alla produzione primaria, che include tra l’altro la raccolta, la macellazione e la mungitura, e precisamente: la preparazione, la trasformazione, la fabbricazione, il confezionamento, il deposito, il trasporto, la distribuzione, la manipolazione, la vendita o la fornitura, compresa la somministrazione, al consumatore; b) industria alimentare: ogni soggetto pubblico o privato, con o senza fini di lucro, che esercita una o più delle seguenti attività: la preparazione, la trasformazione, la fabbricazione, il confezionamento, il deposito, il trasporto, la distribuzione, la manipolazione, la vendita o la fornitura, compresa la somministrazione, di prodotti alimentari; c) alimenti salubri: gli alimenti idonei al consumo umano dal punto di vista igienico; d) autorità competente: il Ministero della Sanità, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, i Comuni e le Unità sanitarie locali, secondo quanto previsto dalla l. 23 dicembre 1978, n. 833, e successive modificazioni; e) responsabile dell’industria alimentare: il titolare dell’industria alimentare ovvero il responsabile specificatamente delegato.

Si omettono gli allegati

6. D.Lgs. 26 maggio 1997, n. 155. Attuazione delle direttive 93/43/CEE e 96/3/CE concernenti l’igiene dei prodotti alimentari. IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Visti gli artt. 76 e 78 della Costituzione; Vista la l. 6 febbraio 1996, n. 52, Legge comunitaria per il 1994, ed in particolare l’art. 32; Vista la Direttiva 93/43/CEE, del Consiglio del 14 giugno 1993, sull’igiene dei prodotti alimentari; Vista la Direttiva 96/3/CE, della Commissione del 26 gennaio 1996, recante deroga a talune norme della direttiva 93/43/CEE, con riguardo al trasporto marittimo di oli e grassi liquidi sfusi; Vista la l. 30 aprile 1962, n. 283, e successive modificazioni; Vista la l. 23 dicembre 1978, n. 283, e successive modificazioni; Visto il d.lgs. 3 marzo 1993, n. 123; Visto il d.P.R. 23 agosto 1982, n. 777, e successive modificazioni; Visto il d.lgs. 25 gennaio 1992, n. 107; Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 21 febbraio 1997; Acquisire i pareri delle competenti Commissioni permanenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 16 maggio 1997; Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro della Sanità, di concerto con i Ministri dell’Industria, del commercio e dell’artigianato, degli affari esteri, di Grazia e giustizia, del Tesoro e delle risorse agricole, alimentari e forestali; IL SEGUENTE

EMANA DECRETO LEGISLATIVO

Art. 1. Campo di applicazione. 1. Il presente Decreto stabilisce, fatte salve le disposizioni previ-

Art. 3. Autocontrollo. Il responsabile dell’industria deve garantire che la preparazione, la trasformazione, la fabbricazione, il confezionamento, il deposito, il trasporto, la distribuzione, la manipolazione, la vendita o la fornitura, compresa la somministrazione, dei prodotti alimentari siano effettuati in modo igienico. 2. Il responsabile della industria alimentare deve individuare nella propria attività ogni fase che potrebbe rivelarsi critica per la sicurezza degli alimenti e deve garantire che siano individuate, applicate, mantenute ed aggiornate le adeguate procedure di sicurezza avvalendosi dei seguenti principi su cui è basato il sistema di analisi dei rischi e di controllo dei punti critici HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points): a) analisi dei potenziali rischi per gli alimenti; b) individuazione dei punti in cui possono verificarsi dei rischi per gli alimenti; c) decisioni da adottare riguardo ai punti critici individuati, cioè a quei punti che possono nuocere alla sicurezza dei prodotti; d) individuazione ed applicazione di procedure di controllo e di sorveglianza dei punti critici;

© Laurus Robuffo


e) riesame periodico, ed in occasione di variazioni di ogni processo e della tipologia d’attività, dell’analisi dei rischi, dei punti critici e delle procedure di controllo e di sorveglianza. 3. Il responsabile dell’industria alimentare che esercita attività di produzione, di trasporto, distribuzione, vendita e somministrazione diretta di prodotti alimentari al consumatore deve tenere a disposizione dell’Autorità competente preposta al controllo, anche in assenza dei manuali di cui all’art. 4, un documento contenente l’individuazione, da lui effettuata, delle fasi critiche di cui al 2° co. e delle procedure di controllo che intende adottare al riguardo, nonché le informazioni concernenti l’applicazione delle procedure di controllo e di sorveglianza dei punti critici e i relativi risultati. 4. Qualora a seguito dell’autocontrollo di cui al 2° co., il responsabile dell’industria alimentare constati che i prodotti possano presentare un rischio immediato per la salute provvede al ritiro dal commercio dei prodotti in questione e di quelli ottenuti in condizioni tecnologiche simili informando le autorità competenti sulla natura del rischio e fornendo le informazioni relative al ritiro degli stessi; il prodotto ritirato dal commercio deve rimanere sotto la sorveglianza e la responsabilità dell’Autorità sanitaria locale fino al momento in cui, previa autorizzazione della stessa, non venga distrutto o utilizzato per fini diversi dal consumo umano o trattato in modo da garantirne la sicurezza; le spese sono a carico del titolare dell’industria alimentare. 5. Le industrie alimentari devono attenersi alle disposizioni di cui all’allegato, fatte salve quelle più dettagliate o rigorose attualmente vigenti purché non costituiscano restrizione o ostacolo agli scambi; modifiche a tali disposizioni possono essere effettuate con Regolamento del Ministro della Sanità previo espletamento delle procedure comunitarie anche su richiesta motivata del responsabile dell’industria alimentare o del rappresentante di associazione dei produttori. –––––––––––––– Il 3° e il 5° co. dell’art. 3 sono stati così modificati dall’art. 10, l. 21 dicembre 1999, n. 526 «Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dalla appartenenza dell’Italia alla Comunità europea Legge Comunitaria 1999». Art. 3 bis. Procedura per il riconoscimento dei laboratori di analisi non annessi alle industrie alimentari. 1. Ove, nell’ambito della procedura di auotcontrollo di cui all’art. 3, si renda opportuno, a giudizio del responsabile dell’autocontrollo ed al fine di verificare la funzionalità e l’efficacia dello stesso, effettuare controlli analitici dei prodotti, questi possono essere affidati anche a laboratori esterni, iscritti in elenchi predisposti dalle Regioni e Province autonome. Copia degli elenchi è inviata al Ministero della Sanità.

2. Per l’inserimento nell’elenco ci cui al 1° co., il responsabile del laboratorio presenta istanza alla Regione o Provincia autonoma, diretta a dimostrare di essere in grado di svolgere controlli analitici idonei a garantire che le attività di cui al presente decreto siano effettuate in modo igienico. 3. L’istanza di cui al 2° co. deve essere corredata della indicazione sulla idoneità delle strutture, della dotazione strumentale e del personale, nonché di copia dell’autorizzazione rilasciata dall’Autorità locale ai fini dell’esercizio del laboratorio. 4. I laboratori esterni di cui al 1° co devono essere conformi ai criteri generali per il funzionamento dei laboratori di prova stabiliti dalla norma europea EN45001 ed alle procedure operative standard previste ai punti 1 e 8 dell’Allegato II del d.lgs. 27 gennaio 192, n. 120. 5. Con Decreto del Ministro della Sanità sono fissati i requisiti minimi ed i criteri generali per il riconoscimento dei laboratori di cui al 1° co., nonché di quelli disciplinati da norme specifiche che effettuano analisi ai fini dell’autocontrollo e sono disciplinate le modalità dei sopralluoghi di cui al 7° co. 6. Le spese derivanti dalla procedura di riconoscimento dei laboratori non pubblici sono a carico dei titolari dei medesimi secondo tariffe stabilite ai sensi dell’art. 5, 12°, della l. 29 dicembre 1990, n. 407. 7. Ferme restando le competenze delle Regioni e delle Province autonome di cui all’art. 115, 2° co., lettera c), del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112, il Ministero della Sanità può effettuare sopralluoghi presso i laboratori diretti a verificare la sussistenza dei requisiti di cui al 5° co. –––––––––––––– Articolo aggiunto dall’art. 10, l. 21 dicembre 1999, n. 526 già citata nella nota all’art. 3. Art. 4. Manuali di corretta prassi igienica. 1. Al fine di facilitare l’applicazione delle misure di cui all’art. 3, possono essere predisposti manuali di corretta prassi igienica tenendo conto, ove necessario, del Codice internazionale di prassi raccomandato e dei principi generali di igiene del Codex Alimentarius. 2. L’elaborazione dei manuali di cui al 1° co. è effettuata dai settori dell’industria alimentare e dai rappresentanti di altre parti interessate quali le Autorità competenti e le associazioni dei consumatori, in consultazione con i soggetti sostanzialmente interessati tenendo conto, se necessario, del Codice internazionale di prassi raccomandato e dei principi generali di igiene del Codex Alimentarius. 3. I manuali di cui al 1° e 2° co. possono essere elaborati anche dall’Ente nazionale italiano di unificazione (UNI). 4.Il Ministero della Sanità valuta la conformità dell’art. 3 dei manuali di cui al 1° e 2° co. secondo le modalità da esso stabilite e, se li ritiene conformi, li trasmette alla Commissione europea.

© Laurus Robuffo


5. Ai fini dell’attuazione delle norme generali di igiene e della predisposizione dei manuali di corretta prassi igienica, le industrie alimentari possono tenere anche conto delle norme europee della serie EN 29000 ovvero ISO 9000. Art. 5. Controlli. 1. Il controllo ufficiale per accertare che le industrie alimentari osservino le prescrizioni previste dall’art. 3, si effettua conformemente a quanto previsto dal d.lgs. 3 marzo 1993, n. 123; per tale controllo si deve tener conto dei manuali di corretta prassi igienica di cui all’art. 4. 2. Gli incaricati del controllo di cui al 1° co. effettuano una valutazione generale dei rischi potenziali concernenti la sicurezza degli alimenti, in relazione alle attività svolte dall’industria alimentare, prestando una particolare attenzione ai punti critici di controllo dalla stessa evidenziati, al fine di accertare che le operazioni di sorveglianza e di verifica siano state effettuate correttamente dal responsabile. 3. Al fine di determinare il rischio per la salubrità e la sicurezza dei prodotti alimentari si tiene conto del tipo di prodotto, del modo in cui è stato trattato e confezionato e di qualsiasi altra operazione cui esso è sottoposto prima della vendita o della fornitura, compresa la somministrazione al consumatore, nonché le condizioni in cui è esposto o in cui è immagazzinato. 4. I locali utilizzati per le attività di cui all’art. 2, 1° co., lett. b), vengono ispezionati con la frequenza ove prevista, indicata nel d.P.R. 14 luglio 1995, pubblicato nel supplemento ordinario n. 132 alla Gazzetta Ufficiale 7 novembre 1995, n. 260; tale frequenza può tuttavia essere modificata in relazione al rischio. 5. Il controllo di prodotti alimentari in importazione si effettua in conformità al d.lgs. 3 marzo 1993, n. 123. Art. 6. Educazione sanitaria in materia alimentare. 1. Il Ministero della Sanità, d’intesa con le Regioni, le Province autonome di Trento e Bolzano e le Unità sanitarie locali, promuove campagne informative dei cittadini sull’educazione sanitaria in materia di corretta alimentazione, anche, d’intesa con il Ministero della Pubblica istruzione, nelle scuole di ogni ordine e grado, con la partecipazione dei docenti di materie scientifiche e di educazione fisica, nell’ambito delle attività didattiche previste dalla programmazione annuale. Art. 7. Modifiche di talune disposizioni preesistenti. 1. All’art. 4, 1° co., della l. 30 aprile 1962, n. 283, dopo la parola «alimentazione» sono inserite le seguenti «, materiali e oggetti destinati a venire a contatto con sostanze alimentari» e, dopo la parola «campioni» le parole «delle sostanze stesse» sono sostituite dalle seguenti «di tali sostanze, materiali e oggetti». 2. All’art. 2-bis, 1° co., lett. a), del d.P.R. 23 ago-

sto 1982, n. 777, introdotto dall’art. 2 del d.lgs. 25 gennaio 1992, n. 108, sono soppresse le parole «di zinco». Art. 8. Sanzioni. 1. Salvo che il fatto costituisca reato il responsabile dell’industria alimentare è punito con: a) la sanzione amministrativa pecuniaria da lire due milioni (euro 1.032) a lire dodici milioni (euro 6.197) per l’inosservanza dell’obbligo di cui all’art. 3, 3° co.; b) la sanzione amministrativa pecuniaria da lire tre milioni (euro 1.549) a lire diciotto milioni (euro 9.296) per la mancata o non corretta attuazione del sistema di autocontrollo di cui all’art. 3, 2° co., o per l’inosservanza delle disposizioni di cui all’art. 3, 5° co; c) la sanzione amministrativa pecuniaria da lire dieci milioni (euro 5.164) a lire sessanta milioni (euro 30.987) per la violazione degli obblighi di ritiro dal commercio previsti dall’art. 3, 4° co. 2. L’Autorità incaricata del controllo deve indicare nel verbale di accertamento le carenze riscontrate e le prescrizioni di adeguamento necessarie per assicurare il rispetto delle norme contenute nel presente decreto. La stessa Autorità procede con separato provvedimento ad applicare le sanzioni di cui al 1° co. qualora risulti che il responsabile dell’industria alimentare non ha provveduto ad adeguarsi alle prescrizioni impartite a seguito del primo controllo, entro un termine prefissato, comunque non inferiore a centoventi giorni dalla data del verbale del primo accertamento. 3. Il mancato rispetto delle prescrizioni di cui al 2° co., ovvero la violazione dell’obbligo di ritiro dal commercio previsto dall’art. 3, 4° co., è punito, se ne deriva pericolo per la salubrità e la sicurezza dei prodotti alimentari, con l’arresto fino ad un anno e l’ammenda da lire seicentomila (euro 309) a lire sessanta milioni (euro 30.987). –––––––––––––– Il 2° co. dell’art. 8 è stato così sostituito dall’art. 10, l. 21 dicembre 1999, n. 526 già citata nella nota all’art. 3. Art. 9. Norme transitorie e finali. 1. Le industrie alimentari devono adeguarsi alle disposizioni del presente Decreto entro dodici mesi dalla data della sua entrata in vigore, fatta eccezione per quelle che vendono o somministrano prodotti alimentari su aree pubbliche, le quali devono adeguarsi entro diciotto mesi dalla data della sua pubblicazione. 2. Nella applicazione delle disposizioni di cui ai capitoli I e II dell’Allegato, alle lavorazioni alimentari svolte per la vendita diretta ai sensi della l. 9 febbraio 1963, n. 59 e per la somministrazione sul posto ai sensi della l. 5 dicembre 1985, n. 730, nonché per la produzione, la preparazione e il confezionamento in laboratori annessi agli esercizi di som-

© Laurus Robuffo


ministrazione e vendita al dettaglio di sostanze alimentari destinate ad essere somministrate e vendute nei predetti esercizi, l’Autorità sanitaria competente per territorio tiene conto delle effettive necessità connesse alla specifica attività. –––––––––––––– l 2° co dell’art. 9 è stato così sostituito dall’art. 10, l. 21dicembre 1999, n. 526 già citata nella nota all’art. 3. ALLEGATO ...(Omissis)...

dispongono la chiusura dello stabilimento o dell’esercizio nei casi di insussistenza dei requisiti igienico-sanitari necessari ai fini del rilascio dell’autorizzazione sanitaria. 2. Il provvedimento è immediatamente revocato se la situazione viene regolarizzata. 3. Restano ferme le disposizioni previste dall’articolo 3 del presente decreto, dall’articolo 517-bis del codice penale, dall’articolo 12-bis e dal primo comma dell’articolo 15 della legge 30 aprile 1962, n. 283.

7.

8.

D.Lgs. 30 dicembre 1999, n. 507. Depe-nalizzazione dei reati minori e riforma del sistema sanzionatorio, ai sensi dell’articolo 1 della legge 25 giugno 1999 n. 205 (stralcio).

D.Lgs. 8 luglio 2003, n. 224. Attuazione della direttiva 2001/18/CE concernente l’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati (in S.O. alla G.U. 22 agosto 2003, n. 194).

Art. 7. Affissione e pubblicazione del provvedimento che applica sanzioni amministrative. 1. Quando è applicata una sanzione amministrativa pecuniaria non inferiore a quindici milioni di lire (euro 7.746) per una violazione in materia di produzione, commercio e igiene degli alimenti e delle bevande, o di tutela della denominazione di origine dei medesimi, l’autorità amministrativa con l’ordinanza-ingiunzione o il giudice con la sentenza di condanna nel caso previsto dall’articolo 24 della legge 24 novembre 1981, n. 689 può disporre, tenuto conto della natura e della gravità del fatto, l’affissione o la pubblicazione del provvedimento che accerta la violazione a spese del soggetto cui la sanzione è applicata. 2. L’affissione ha ad oggetto un estratto del provvedimento contenente la sintetica indicazione dell’illecito commesso, del suo autore e della sanzione applicata. L’autorità amministrativa o il giudice stabilisce i luoghi, le modalità e la durata, comunque non superiore a quattro mesi, dell’affissione, in modo tale da assicurare un’agevole conoscibilità del provvedimento da parte del pubblico. 3. L’autorità che ha emesso l’ordinanza-ingiunzione cura l’esecuzione dell’affissione, avvalendosi ove occorra degli organi di polizia municipale. Se l’affissione è disposta dal giudice penale, l’esecuzione è affidata all’organo che ha accertato la violazione. 4. La pubblicazione del provvedimento è eseguita con le modalità previste dall’articolo 36 del codice penale, in quanto applicabile. Art. 8. Chiusura dello stabilimento o dell’esercizio per mancanza dei requisiti igienicosanitari. 1. Gli organi della pubblica amministrazione incaricati della vigilanza sull’osservanza delle disposizioni in materia di produzione, commercio ed igiene degli alimenti e delle bevande

TITOLO I DISPOSIZIONI GENERALI Art. 1. Campo di applicazione. 1. Il presente decreto stabilisce, nel rispetto del principio di precauzione, le misure volte a proteggere la salute umana, animale e l’ambiente relativamente alle attività di rilascio di organismi geneticamente modificati, in seguito denominati OGM, nei confronti della: a) emissione deliberata per scopi diversi dall’immissione sul mercato; b) immissione sul mercato di OGM come tali o contenuti in prodotti. 2. Ai fini del presente decreto, i riferimenti agli OGM vanno intesi in senso estensivo ricomprendente, oltre ai singoli OGM, come tali o contenuti in prodotti, anche le loro combinazioni. 3. È comunque vietata l’emissione deliberata o l’immissione sul mercato di OGM al di fuori delle ipotesi previste dal presente decreto. Art. 2. Autorità nazionale competente. 1. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, in quanto autorità nazionale competente, coordina le attività amministrative e tecnico-scientifiche relative all’attuazione delle misure contenute nel presente decreto, d’intesa, per quanto di rispettiva competenza, con i Ministri della salute, del lavoro e delle politiche sociali, delle politiche agricole e forestali, delle attività produttive e dell’istruzione, dell’università e della ricerca. 2. L’autorità di cui al comma 1, rilascia il provvedimento di autorizzazione sulla base: a) delle verifiche effettuate dalla Commissione di cui all’articolo 6 per accertare che le autorizzazioni all’emissione deliberata nell’ambiente a scopo

© Laurus Robuffo


sperimentale e alla immissione sul mercato siano conformi alle disposizioni del presente decreto; b) delle valutazioni di possibili effetti sulla salute umana, animale e sull’ambiente con particolare attenzione agli ecosistemi naturali; c) della compatibilità dell’emissione deliberata nell’ambiente o dell’immissione sul mercato con l’esigenza di tutela dell’agrobiodiversità, dei sistemi agrari e della filiera agroalimentare, con particolare riferimento ai prodotti tipici, biologici e di qualità. Art. 3. Definizioni. 1. Ai fini del presente decreto si intende per: a) organismo: un’entità biologica capace di riprodursi o di trasferire materiale genetico; b) organismo geneticamente modificato (OGM): un organismo, diverso da un essere umano, il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto si verifica in natura mediante accoppiamento o incrocio o con la ricombinazione genetica naturale. Nell’ambito di tale definizione: 1) una modificazione genetica è ottenuta almeno mediante l’impiego delle tecniche elencate nell’allegato I A, parte 1; 2) le tecniche elencate nell’allegato I A, parte 2, non sono considerate tecniche che hanno per effetto una modificazione genetica; c) emissione deliberata: qualsiasi introduzione intenzionale nell’ambiente di un OGM per la quale non vengono usate misure specifiche di confinamento al fine di limitare il contatto con la popolazione e con l’ambiente e per garantire un livello elevato di sicurezza per questi ultimi; d) immissione sul mercato: la messa a disposizione di terzi, dietro compenso o gratuitamente. Non costituiscono immissione sul mercato le seguenti operazioni: 1) la messa a disposizione di microrganismi geneticamente modificati per attività disciplinate dal decreto legislativo 12 aprile 2001, n. 206, sull’impiego confinato di microrganismi geneticamente modificati, ivi comprese le attività che comportano collezioni di colture; 2) la messa a disposizione di OGM diversi dai microrganismi di cui al punto 1) destinati ad essere impiegati unicamente in attività in cui si attuano misure rigorose e specifiche di confinamento atte a limitare il contatto di questi organismi con la popolazione e con l’ambiente e a garantire un livello elevato di sicurezza per questi ultimi; tali misure si basano sugli stessi princìpi di confinamento stabiliti dal decreto legislativo 12 aprile 2001, n. 206; 3) la messa a disposizione di OGM da utilizzarsi esclusivamente per emissioni deliberate a norma del Titolo II del presente decreto; e) notifica: la trasmissione, in quadruplice copia, con l’aggiunta di una copia per ogni regione e provincia autonoma interessata per le notifiche di cui al Titolo II, delle informazioni prescritte nel presente

decreto all’autorità nazionale competente di cui all’articolo 2 effettuata con qualsiasi mezzo che lasci, comunque, traccia scritta, ovvero la trasmissione di informazioni della stessa natura ad una autorità competente di un altro Stato membro dell’Unione europea; f) notificante: il soggetto a carico del quale incombe l’obbligo di notifica; g) prodotto: un preparato costituito da o contenente OGM, che viene immesso sul mercato; h) valutazione del rischio ambientale: la valutazione, effettuata a norma dell’articolo 5, comma 1, dei rischi per la salute umana, animale e per l’ambiente, diretti o indiretti, immediati o differiti, che possono essere connessi all’emissione deliberata o all’immissione sul mercato di OGM; i) consultazione pubblica: la possibilità offerta a qualunque persona fisica o giuridica, istituzione, organizzazione o associazione di formulare osservazioni o fornire informazioni in merito a ciascuna notifica. Art. 4. Deroghe. 1. Il presente decreto non si applica agli organismi ottenuti con le tecniche di modificazione genetica di cui all’allegato I B. 2. Il presente decreto non si applica al trasporto di OGM per ferrovia, su strada, per vie navigabili interne, per mare o per via aerea. Art. 5. Obblighi generali. 1. Prima di presentare una notifica ai sensi del Titolo II o del Titolo III, il notificante effettua una valutazione del rischio ambientale a norma dell’allegato II: tenendo conto dell’impatto ambientale in funzione del tipo di organismo introdotto e dell’ambiente ospite. I potenziali effetti negativi, sia diretti che indiretti sulla salute umana, animale e sull’ambiente, compresi quelli eventualmente provocati dal trasferimento di un gene dall’OGM ad altri organismi, sono attentamente valutati caso per caso. Le informazioni necessarie all’esecuzione di tale valutazione figurano nell’allegato III. Le valutazioni effettuate sono oggetto della notifica di cui agli articoli 8, 11, 16 e 20. Ogniqualvolta il notificante è tenuto a trasmettere informazioni all’autorità competente di cui all’articolo 2, deve inviare la documentazione in quadruplice copia, con l’aggiunta di una copia per ogni regione e provincia autonoma interessata, relativamente alle notifiche di cui al Titolo II del presente decreto. 2. L’autorità nazionale competente, ricevuta la notifica di cui agli articoli 8, 11, 16 e 20: a) effettua l’istruttoria preliminare verificando la conformità formale della notifica alle disposizioni del presente decreto ed il pagamento delle tariffe di cui all’articolo 33 e richiedendo, se del caso, il completamento della documentazione al notificante; b) dopo l’istruttoria preliminare trasmette copia della notifica ai Ministeri della salute e delle politiche agricole e forestali, all’Agenzia per la protezio-

© Laurus Robuffo


ne dell’ambiente e per i servizi tecnici, di seguito denominata APAT, e, relativamente al Titolo II, ad ogni regione e provincia autonoma interessata, e la sottopone al parere della Commissione di cui all’articolo 6; c) provvede a consultare ed informare il pubblico, senza ulteriori oneri a carico del bilancio dello Stato, ai sensi degli articoli 12 e 26; d) trasmette ai Ministeri della salute, delle politiche agricole e forestali, all’APAT e ad ogni regione e provincia autonoma interessata, copia della relazione conclusiva di cui all’articolo 13 e la sottopone al parere della Commissione interministeriale di cui all’articolo 6; e) provvede allo scambio di informazioni con la Commissione europea e le autorità competenti degli altri Stati membri in conformità alle disposizioni di cui all’articolo 14; f) informa il notificante di aver ricevuto la notifica di cui agli articoli 8 e 11 e, successivamente, invia allo stesso l’autorizzazione o la comunicazione di cui all’articolo 9, comma 3; g) informa il notificante di aver ricevuto la notifica di cui agli articoli 16 e 20 e, successivamente, invia allo stesso la relazione di valutazione di cui agli articoli 17 e 20; h) invia alla Commissione europea la relazione di valutazione di cui alla lettera g); i) rilascia l’autorizzazione scritta di cui agli articoli 9, 18 e 20; l) provvede in merito alla riservatezza dei dati, ai sensi dell’articolo 27; m) prescrive i requisiti di etichettatura e di imballaggio di cui all’articolo 24; n) adotta, per quanto di competenza, i provvedimenti di urgenza di cui all’articolo 25; o) motiva qualsiasi richiesta di documentazione o di informazioni supplementari che si renda necessaria ai fini delle valutazioni previste dal presente decreto. 3. L’autorità nazionale competente, avvalendosi della Commissione di cui all’articolo 6: a) assicura che siano adottate, nel rispetto del principio di precauzione, tutte le misure atte ad evitare effetti negativi sulla salute umana, animale e sull’ambiente che potrebbero derivare dall’emissione deliberata dall’immissione sul mercato di OGM; b) verifica che le valutazioni di cui al comma 1 siano state effettuate in conformità a quanto previsto dal presente decreto e che le conclusioni siano conformi ai risultati ottenuti; c) assicura che siano adottate misure idonee a garantire, nel rispetto dell’allegato IV, la tracciabilità in tutte le fasi dell’immissione sul mercato di OGM autorizzati a norma del Titolo III; d) al momento della valutazione dei rischi per la salute umana, animale e per l’ambiente assicura che gli OGM che contengono geni che esprimono una

resistenza agli antibiotici utilizzati per trattamenti medici o veterinari siano presi in particolare considerazione, fermo restando che l’eliminazione graduale dei marcatori di resistenza agli antibiotici deve avvenire, entro il 31 dicembre 2008, per gli OGM disciplinati al Titolo II, e, entro il 31 dicembre 2004, per gli OGM disciplinati al Titolo III (1); e) valuta ed esprime un parere in merito alla relazione conclusiva di cui all’art. 13, informandone il notificante; f) valuta le relazioni concernenti il monitoraggio di cui all’articolo 22; g) valuta le relazioni di valutazione e le informazioni trasmesse dalle autorità competenti degli altri Stati membri e dalla Commissione europea; h) presenta eventuali osservazioni alla Commissione europea all’esito delle valutazioni di cui all’articolo 6, comma 2; i) valuta tutte le nuove informazioni comunque acquisite in merito ai rischi di un OGM. 4. L’autorità nazionale competente adotta le misure necessarie per porre immediatamente termine all’emissione deliberata nell’ambiente o all’immissione sul mercato di OGM che non siano stati autorizzati ai sensi del presente decreto. Detta autorità, sentita la Commissione di cui all’art. 6, stabilisce le misure necessarie per la messa in sicurezza, il ripristino e la bonifica dei siti interessati, nonché per lo smaltimento dei rifiuti e dà immediata comunicazione alla Commissione europea, alle autorità competenti degli altri Stati membri, ai Ministeri di cui all’articolo 2, alle regioni e province autonome e al pubblico dei provvedimenti adottati ai sensi del presente comma. –––––––––––––– (1) Lettera così corretta con avviso di rettifica pubblicato nella G.U. 23 giugno 2005, n. 144. Art. 6. Commissione interministeriale di valutazione. 1. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, da adottarsi entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, è istituita una Commissione interministeriale per l’elaborazione dei pareri sulle notifiche e sulle informazioni di cui agli articoli 8, 11, 16 e 20 con il compito di: a) verificare che il contenuto di dette notifiche e informazioni sia conforme alle disposizioni del presente decreto; b) esaminare qualsiasi osservazione sulle notifiche eventualmente presentata dalle autorità competenti degli altri Stati membri e dal pubblico; c) valutare i rischi dell’emissione per la salute umana, animale e per l’ambiente; d) esaminare le informazioni del notificante di cui agli articoli 8, 11, 16 e 20 e promuovere, ove lo ritenga necessario, la richiesta di parere al Consiglio superiore di sanità e al Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie della Presidenza del Consiglio dei Ministri;

© Laurus Robuffo


e) disporre, se del caso, la consultazione delle parti sociali, del pubblico e di ogni altro soggetto interessato, ivi compresi eventuali comitati scientifici ed etici, sia nazionali che comunitari; f) redigere le proprie conclusioni e, nei casi previsti, la relazione di valutazione di cui agli articoli 17 e 20. 2. La Commissione interministeriale di cui al comma 1, esamina le relazioni di valutazione e le informazioni relative all’emissione deliberata e all’immissione sul mercato di OGM provenienti dalle autorità competenti degli altri Stati membri e dalla Commissione europea e trasmesse all’autorità competente ai sensi della direttiva 2001/18/CE del 12 marzo 2001, del Parlamento europeo e del Consiglio pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee del 17 aprile 2001, n. L 106, richiedendo, se del caso, ulteriori informazioni ed esprimendo il proprio parere sulla base della valutazione dei rischi dell’emissione. 3. La Commissione interministeriale di cui al comma 1 è presieduta da un direttore generale del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, ovvero da un suo sostituto, ed è composta da rappresentanti e da esperti di comprovata competenza scientifica designati dalle amministrazioni interessate, così ripartiti: a) un rappresentante del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio; b) un rappresentante del Ministero della salute; c) un rappresentante del Ministero delle politiche agricole e forestali; d) un rappresentante del Ministero delle attività produttive; e) un rappresentante del Ministero del lavoro e delle politiche sociali; f) tre rappresentanti della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome; g) due esperti del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio; h) due esperti del Ministero della salute; i) due esperti del Ministero delle politiche agricole e forestali; j) due esperti dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (APAT); k) un esperto dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (INRAN); l) un esperto del Ministero delle attività produttive; m) un esperto dell’Istituto superiore di sanità; n) un esperto dell’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro. 4. Per ciascuno dei componenti di cui al comma 3 è nominato un membro supplente di comprovata esperienza e competenza. 5. Le funzioni di segreteria della Commissione di cui al comma 1, sono svolte dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, presso il quale la medesima ha sede.

6. La Commissione interministeriale di valutazione, i cui componenti durano in carica quattro anni, adotta, entro sessanta giorni dalla data della sua istituzione, un regolamento di funzionamento interno. 7. All’articolo 14, comma 8, del decreto legislativo 12 aprile 2001, n. 206, le parole da “anche per l’esercizio” fino a “decreto legislativo 3 marzo 1993, n. 92”, sono soppresse. 8. Le disposizioni di cui al comma 7 si applicano a partire dall’entrata in vigore del decreto previsto al comma 1. Dalla stessa data il notificante provvede al versamento delle tariffe di cui all’articolo 33 al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio. TITOLO II EMISSIONE DELIBERATA NELL’AMBIENTE DI OGM PER QUALSIASI FINE DIVERSO DALL’IMMISSIONE SUL MERCATO Art. 7. Preparati medicinali. 1. Gli articoli da 8 a 14 non si applicano alle sostanze e ai preparati medicinali per uso umano contenenti o consistenti in un OGM purché la loro emissione deliberata a fini diversi dalla immissione sul mercato sia autorizzata da una normativa che faccia riferimento al presente decreto e che preveda: a) quantomeno una valutazione specifica del rischio ambientale ai sensi dell’allegato II, sulla base delle informazioni specificate all’allegato III; b) l’autorizzazione alla sperimentazione; c) un piano di sorveglianza conforme a quanto previsto dall’allegato III A, parte E, punti 1, 2 e 4, allo scopo di individuare gli effetti dello o degli OGM sulla salute umana, animale e sull’ambiente; d) disposizioni relative al trattamento di nuove informazioni, informazione al pubblico, informazione sui risultati delle emissioni, scambi di informazioni almeno equivalenti a quelle contenute nel presente decreto; e) la necessità del consenso esplicito da parte dei soggetti sottoposti alla sperimentazione. 2. La valutazione dei rischi per l’ambiente presentati dalle sostanze e dai preparati di cui al comma 1 è effettuata dalla Commissione di cui all’articolo 6 e comunicata al Ministero della salute per i provvedimenti di competenza. Art. 8. Notifica. 1. Fatto salvo quanto previsto all’articolo 7, chiunque intende effettuare un’emissione deliberata nell’ambiente di un OGM è tenuto a presentare preventivamente una notifica all’autorità nazionale competente. 2. La notifica comprende: a) un fascicolo tecnico, su supporto cartaceo ed informatico, contenente le informazioni di cui all’allegato III necessarie per valutare il rischio ambientale connesso all’emissione deliberata dell’OGM e in particolare:

© Laurus Robuffo


1) informazioni generali, comprese quelle relative al personale e alla sua formazione; 2) informazioni relative all’OGM; 3) informazioni relative alle condizioni di emissione e al potenziale ambiente ospite; 4) informazioni sulle interazioni tra OGM e ambiente; 5) un piano di monitoraggio conforme alle pertinenti parti dell’allegato III e diretto a individuare gli effetti dell’OGM sulla salute umana, animale e sull’ambiente; 6) informazioni relative ai piani di controllo, ai metodi di bonifica, al trattamento dei rifiuti e ai piani di intervento in caso di emergenza; 7) una sintesi delle informazioni di cui ai punti precedenti, redatta nelle lingue italiana ed inglese in conformità alle linee guida di cui alla decisione 2002/813/CE del 3 ottobre 2002, del Consiglio pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee del 18 ottobre 2002, n. L 280, che contenga anche tutte le informazioni di cui all’articolo 27, comma 4. b) la valutazione del rischio ambientale e le conclusioni prescritte dall’allegato II, parte D, con i riferimenti bibliografici e l’indicazione dei metodi utilizzati, su supporto cartaceo ed informatico; c) la valutazione del rischio per l’agrobiodiversità, i sistemi agrari e la filiera agroalimentare, in conformità alle prescrizioni stabilite dal decreto di cui al comma 6. 3. Il notificante può rinviare a dati o risultati di notifiche già presentate anche da altri notificanti o può presentare ulteriori informazioni, a suo avviso pertinenti, a condizione che tali informazioni, dati e risultati siano relativi a rilasci effettuati in siti o in ecosistemi del tutto simili a quelli oggetto della notifica. Tali informazioni, dati o risultati, se di terzi e dichiarati di carattere riservato, devono essere accompagnati da una lettera di accesso rilasciata dal titolare della relativa proprietà intellettuale. 4. L’autorità nazionale competente può accettare che le emissioni dello stesso OGM in uno stesso luogo o in luoghi diversi per lo stesso scopo e in un periodo determinato di tempo possano essere comunicate con un’unica notifica. 5. Per ogni successiva emissione dello stesso OGM, precedentemente notificato come parte dello stesso programma di ricerca, il notificante è tenuto ad inviare una nuova notifica. In questo caso, il notificante può fare riferimento ai dati forniti in notifiche precedenti o ai risultati relativi ad emissioni precedenti. 6. Con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, sono definite, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, le prescrizioni ai fini della valutazione del rischio di cui al comma 2, lettera c).

Art. 9. Istruttoria della notifica. 1. Ricevuta la notifica di cui all’articolo 8 ed effettuata l’istruttoria preliminare di cui all’articolo 5, comma 2, lettera a), l’autorità nazionale competente, non appena possibile e, comunque, non oltre quindici giorni dal ricevimento della stessa: a) trasmette copia della notifica come previsto dall’articolo 5, comma 2, lettera b); b) avvia, ai sensi dell’articolo 5, la consultazione pubblica di cui all’articolo 12. 2. La Commissione di cui all’articolo 6, entro sessanta giorni dalla conclusione della consultazione pubblica di cui all’articolo 12, effettua la valutazione della notifica e, tenuto conto delle osservazioni eventualmente pervenute nel corso della consultazione stessa, nonché delle specifiche esigenze di prevenzione ambientale e di tutela della salute umana, individuate rispettivamente dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e dal Ministero della salute, e delle condizioni per la protezione dei sistemi agrari proposte dal Ministero delle politiche agricole e forestali, redige e trasmette all’autorità nazionale competente le proprie conclusioni. 3. Entro quindici giorni dalla scadenza di cui al comma 2, sentiti, per quanto di rispettiva competenza, i Ministeri della salute e delle politiche agricole e forestali, l’autorità nazionale competente: a) rilascia al notificante una autorizzazione scritta all’emissione, precisandone le condizioni che, comunque, non possono essere meno restrittive di quelle contenute nelle conclusioni di cui al comma 2, provvedendo contestualmente a darne comunicazione alle regioni e alle province autonome interessate; ovvero b) comunica per iscritto al notificante i motivi del diniego. 4. Nel calcolo dei termini di cui ai commi 1 e 2 non è computato il periodo di tempo durante il quale l’autorità nazionale competente o la Commissione di cui all’articolo 6 sono in attesa di ulteriori informazioni eventualmente richieste al notificante. 5. Nel calcolo dei termini di cui ai commi 1 e 2 non è, altresì, computato il periodo di tempo necessario all’autorità nazionale competente o alla Commissione di cui all’articolo 6, per l’esame delle nuove informazioni trasmesse dal notificante, o comunque acquisite, che prevedono una nuova valutazione. Tale periodo non può superare la durata di trenta giorni. 6. Il notificante può procedere all’emissione solamente dopo il rilascio del provvedimento di autorizzazione dell’autorità nazionale competente, rispettando tutte le condizioni in essa precisate. Art. 10. Procedure differenziate e semplificate. 1. L’autorità nazionale competente, ove siano disponibili sufficienti evidenze scientifiche riguardo alle emissioni di taluni OGM in determinati ecosistemi e se gli OGM in questione soddisfano i criteri enun-

© Laurus Robuffo


ciati nell’allegato V, acquisito il parere della Commissione di cui all’articolo 6 e dei Ministeri di cui all’articolo 2, per quanto di rispettiva competenza, può presentare alla Commissione europea una proposta motivata al fine di ottenere un’autorizzazione alla applicazione di procedure differenziate o semplificate per tali tipi di OGM. Art. 11. Modifiche e nuove informazioni sulle notifiche. 1. Il notificante, prima di adottare qualsiasi modifica dell’emissione deliberata di un OGM già autorizzata oppure nel caso di una variazione non intenzionale della stessa, con possibili conseguenze sui rischi per la salute umana, animale e per l’ambiente, ovvero nel caso in cui si rendono disponibili nuove informazioni su detti rischi mentre è in corso l’esame della notifica o dopo che sia stata rilasciata l’autorizzazione, provvede immediatamente a: a) effettuare una nuova valutazione del rischio, in conformità ai principi indicati nell’allegato II, basata sui nuovi od ulteriori elementi acquisiti; b) riesaminare le misure specificate nella notifica, ovvero, nel caso sia già stata rilasciata l’autorizzazione all’emissione deliberata, quelle eventualmente specificate in quest’ultima al fine di adeguarla alle nuove esigenze; c) adottare comunque le misure di carattere urgente necessarie per la tutela della salute umana, animale e dell’ambiente; d) informare l’autorità nazionale competente e le regioni e province autonome interessate mediante apposita comunicazione che contempli le nuove informazioni e le valutazioni di cui ai punti a) e b), nonché le eventuali misure adottate di cui al punto c); la comunicazione deve essere inviata prima di adottare qualsiasi modifica di carattere non urgente o non appena la variazione non intenzionale sia nota o le nuove informazioni siano disponibili. 2. Se l’autorità nazionale competente viene a conoscenza, direttamente o tramite i Ministeri di cui all’articolo 2 o da altra fonte, di nuove informazioni ritenute rilevanti ai fini dell’esistenza di nuovi o maggiori rischi per la salute umana, animale e per l’ambiente o delle circostanze di cui al comma 1, le valuta, avvalendosi della Commissione di cui all’articolo 6, le comunica alle regioni e alle province autonome interessate, le rende accessibili al pubblico e impone al notificante, ove necessario, di modificare le modalità dell’emissione deliberata, di sospenderla o di interromperla definitivamente, informandone il pubblico. Art. 12. Consultazione e informazione pubblica. 1. Fatte salve le disposizioni di cui all’articolo 27, l’autorità nazionale competente provvede, secondo le modalità indicate nell’allegato VIII, ad effettuare la consultazione pubblica e a garantire l’accesso alle informazioni in merito alle notifiche e

alle emissioni deliberate nell’ambiente di OGM contemplate nel Titolo II. 2. Sono oggetto di consultazione pubblica, ai sensi del comma 1, i seguenti documenti ed informazioni forniti dal notificante: a) la sintesi del fascicolo di cui all’articolo 8, comma 2, lettera a), punto 7; b) la valutazione del rischio ambientale di cui all’articolo 8, comma 2, lettera b); c) ogni nuova informazione di cui all’articolo 11, comma 2. 3. I documenti e le informazioni di cui al comma 2 restano disponibili per la consultazione pubblica secondo le modalità dell’allegato VIII per un periodo di trenta giorni. 4. L’autorità nazionale competente, al termine del periodo di cui al comma 3 raccoglie e trasmette alla Commissione di cui all’articolo 6, tutte le osservazioni eventualmente pervenute nel corso della consultazione; 5. L’autorità nazionale competente rende pubbliche, secondo le modalità dell’allegato VIII, le informazioni concernenti: a) i provvedimenti adottati ai sensi dell’articolo 5, comma 4; b) gli esiti dei controlli del piano di monitoraggio di cui all’articolo 8, comma 2, lettera a), punto 5); c) le conclusioni della valutazione di cui all’articolo 9, comma 2; d) il provvedimento di autorizzazione o di diniego di cui all’articolo 9, comma 3; e) le proposte di cui all’articolo 10, ove non già rese pubbliche dalla Commissione europea; f) la relazione conclusiva ed il parere sull’emissione di cui all’articolo 13. 6. Chiunque coltiva piante geneticamente modificate appone adeguati cartelli di segnalazione che indicano chiaramente la presenza di OGM. Art. 13. Relazione conclusiva sull’emissione. 1. All’esito di ciascuna emissione e alle scadenze eventualmente fissate nel provvedimento di autorizzazione, il notificante invia all’autorità nazionale competente una relazione conclusiva sull’emissione stessa nella quale sono riportati i risultati della verifica sperimentale sui possibili rischi ed impatti per la salute umana, animale e per l’ambiente. 2. L’autorità nazionale competente trasmette copia della relazione di cui al comma 1 ai Ministeri della salute, delle politiche agricole e forestali, all’APAT ed alle regioni e province autonome interessate. 3. L’autorità nazionale competente, avvalendosi della Commissione di cui all’articolo 6, effettua una valutazione della relazione di cui al comma 1, elaborando sulla stessa un parere che deve essere comunicato al notificante ed alle regioni e province autonome interessate.

© Laurus Robuffo


Art. 14. Scambio di informazioni con le autorità competenti degli altri Stati membri e con la Commissione europea. 1. L’autorità nazionale competente invia alla Commissione europea, entro trenta giorni dal ricevimento, una sintesi di ogni notifica ricevuta a norma dell’articolo 8. 2. Fatto salvo quanto previsto dal comma 3, l’autorit�� nazionale competente informa le autorità competenti degli altri Stati membri e la Commissione europea delle decisioni definitive adottate a norma dell’articolo 9, comma 3, comprese eventualmente le ragioni per le quali una notifica è stata respinta, nonché dei risultati delle emissioni pervenuti a norma dell’articolo 13, comma 1. 3. L’autorità nazionale competente, ricevuta dalla Commissione europea comunicazione in merito ad una decisione che ammette una procedura differenziata o semplificata per taluni OGM, sentita la Commissione di cui all’articolo 6, comunica alla Commissione europea medesima se intende o meno avvalersi di tale procedura. 4. L’autorità nazionale competente una volta all’anno trasmette alla Commissione europea un elenco degli OGM il cui rilascio è stato autorizzato mediante le procedure differenziate e semplificate autorizzate dalla Commissione europea, nonché un elenco degli OGM i cui rilasci non sono stati autorizzati. TITOLO III IMMISSIONE SUL MERCATO DI OGM COME TALI O CONTENUTI IN PRODOTTI Art. 15. Normativa settoriale. 1. Gli articoli da 16 a 26 non si applicano agli OGM autorizzati in base ad atti comunitari adottati successivamente alla direttiva 2001/18/CE che contengono esplicito riferimento alla stessa e che prescrivono, salvi gli altri obblighi previsti dai suddetti atti: a) una valutazione del rischio ambientale specifico effettuata secondo i principi stabiliti nell’allegato II e sulla base delle informazioni di cui all’allegato III; b) obblighi in materia di gestione del rischio, di etichettatura, di monitoraggio, di informazione del pubblico e di clausole di salvaguardia almeno equivalenti a quelli previsti dal presente decreto. 2. Gli articoli da 16 a 26 non si applicano agli OGM autorizzati dal regolamento (CEE) n. 2309/93 del Consiglio, a condizione che la valutazione specifica di rischio ambientale sia compiuta secondo i principi di cui all’allegato II e sulla base del tipo di informazioni indicate nell’allegato III, fatti salvi altri obblighi pertinenti in materia di valutazione del rischio, di gestione del rischio, di etichettatura, di monitoraggio, di informazione del pubblico e di clausola di salvaguardia previsti dalla normativa

comunitaria relativa ai medicinali per uso umano e veterinario. Art. 16. Procedura di notifica. 1. Chiunque intenda immettere sul mercato comunitario, per la prima volta in Italia, un OGM, è tenuto a darne preventiva notifica all’autorità nazionale competente, informandone gli altri ministeri indicati all’articolo 2, comma 1. 2. L’autorità nazionale competente: a) invia immediatamente alla Commissione europea e alle autorità competenti degli altri Stati membri, nonché alle regioni e province autonome, la sintesi di cui al comma 3, lettera i); b) trasmette alla Commissione europea copia della notifica, se la stessa rispetta i requisiti previsti dal comma 3, e, contestualmente, la relazione di valutazione, a norma dell’articolo 17, comma 3. 3. La notifica comprende: a) la copia della valutazione della relazione finale relativa all’emissione deliberata nell’ambiente dell’OGM oggetto della notifica, di cui all’articolo 13, comma 3; b) le informazioni di cui agli allegati III e IV che tengono conto della diversità dei luoghi di impiego dell’OGM e riportano dati e risultati relativi agli effetti sulla salute umana, animale e sull’ambiente delle emissioni effettuate per fini diversi dall’immissione sul mercato; c) la valutazione dei rischi ambientali e le conclusioni di cui all’allegato II, parte D con particolare attenzione ai rischi per la diversità degli ecosistemi naturali, l’agrobiodiversità, i sistemi agrari e la filiera agroalimentare; d) le condizioni di immissione sul mercato, incluse particolari condizioni di uso e di manipolazione; e) la proposta concernente la durata dell’autorizzazione, comunque non superiore a 10 anni, ai sensi dell’articolo 18, comma 5; f) il piano di monitoraggio, nel rispetto dell’allegato VII, che preveda una proposta di durata che può essere diversa da quella dell’autorizzazione; g) l’etichetta proposta, che deve essere conforme ai requisiti di cui all’allegato IV e che deve riportare, in ogni caso, la dicitura "questo prodotto contiene organismi geneticamente modificati". h) la proposta di imballaggio di cui all’allegato IV; i) la sintesi delle informazioni di cui ai punti precedenti, redatta nelle lingue italiana ed inglese in conformità alle linee guida di cui alla, decisione 2002/812/CE del 3 ottobre 2002, del Consiglio pubblicata nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee del 18 ottobre 2002, n. L 280, su supporto cartaceo e informatico, che contenga anche tutte le informazioni di cui all’articolo 27, comma 4. 4. Qualora, in base ai risultati di un’emissione notificata a norma del Titolo II o in base ad altri fon-

© Laurus Robuffo


dati motivi scientifici, un notificante ritenga che l’immissione sul mercato e l’uso di un OGM non comportino rischi per la salute umana, animale e per l’ambiente, può chiedere all’autorità nazionale competente di autorizzarlo a non fornire, in tutto o in parte, le informazioni di cui all’allegato IV, parte B, fermi restando gli obblighi previsti dal decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 212, e dal decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 2001, n. 322. 5. Il notificante include nella notifica le informazioni disponibili sui dati o sui risultati delle emissioni dello stesso OGM già notificate o in corso di notifica o effettuate dal notificante nella Comunità o fuori di essa relative a rilasci effettuati in siti ed ecosistemi del tutto simili a quelli oggetto della notifica. 6. Il notificante può anche rinviare a dati o risultati di notifiche già presentate da altri notificanti o presentare ulteriori informazioni a suo avviso pertinenti a condizione che tali informazioni, dati e risultati non siano riservati o che tali notificanti abbiano dato il loro accordo scritto. 7. Per utilizzare un OGM a fini diversi da quelli già indicati in una notifica occorre presentare una nuova notifica. 8. Il notificante può effettuare per la prima volta in Italia l’immissione sul mercato solo dopo aver ricevuto comunicazione del provvedimento di autorizzazione dell’autorità nazionale competente ai sensi dell’articolo 21, comma 2, e nel rispetto delle condizioni ivi previste. 9. Qualora, prima del rilascio dell’autorizzazione scritta, si rendano disponibili nuove informazioni sui rischi dell’OGM per la salute umana, animale e per l’ambiente, valgono le disposizioni di cui all’articolo 23, commi 2 e 3. Art. 17. Relazione di valutazione. 1. Ricevuta la notifica di cui all’articolo 16, comma 3, ed effettuata l’istruttoria preliminare di cui all’articolo 5, comma 2, lettera a), l’autorità nazionale competente la sottopone, non appena possibile, e, comunque, non oltre quindici giorni dal ricevimento della stessa, alla Commissione di cui all’articolo 6. 2. Entro i settantacinque giorni dalla data di ricevimento della notifica, la Commissione di cui all’articolo 6 elabora e trasmette all’autorità nazionale competente una proposta di relazione di valutazione in base agli orientamenti di cui all’allegato VI, nella quale sono riportate le esigenze di misure di prevenzione ambientale e di misure di tutela della salute umana, indicate rispettivamente dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e dal Ministero della salute, nonché quelle di tutela dell’agrobiodiversità, dei sistemi agrari e della filiera agroalimentare proposte dal Ministero delle politiche agricole e forestali. 3. Ricevuta la proposta di relazione di cui al comma 2 e sentiti, per quanto di rispettiva competenza, i

Ministeri della salute e delle politiche agricole e forestali, l’autorità nazionale competente elabora la relazione di valutazione che indica se l’OGM può essere immesso o meno sul mercato e, se del caso, a quali condizioni. 4. Per il calcolo dei termini di cui ai commi 1 e 2 non sono computati i periodi di tempo durante i quali l’autorità nazionale competente è in attesa di ulteriori informazioni eventualmente richieste al notificante. 5. L’autorità nazionale competente: a) nel caso in cui la relazione di valutazione di cui al comma 3, indica che l’OGM può essere immesso sul mercato, invia detta relazione, unitamente alle informazioni di cui al comma 4 ed alle eventuali altre informazioni su cui si basa la relazione stessa, alla Commissione europea e al notificante; b) nel caso in cui la relazione di valutazione di cui al comma 3 indica che l’OGM non può essere immesso sul mercato: 1) la trasmette immediatamente al notificante; 2) trascorsi almeno quindici giorni dalla trasmissione al notificante e, comunque, non oltre centocinque giorni dalla data di ricevimento della notifica, trasmette la relazione di cui alla lettera b), unitamente alle informazioni di cui al comma 4 ed alle eventuali altre informazioni su cui essa si basa, alla Commissione europea. 6. Un successivo ritiro della notifica da parte del notificante non pregiudica la presentazione di detta notifica all’autorità competente di un altro Stato membro. Art. 18. Adempimenti successivi alla relazione di valutazione. 1. L’autorità nazionale competente, qualora la relazione di valutazione di cui all’articolo 17 riporti un parere favorevole all’immissione sul mercato dell’OGM oggetto della notifica, concede autorizzazione scritta: a) trascorsi sessanta giorni dalla data di invio della documentazione di cui all’articolo 17, comma 5, lettera a), in mancanza di obiezioni motivate da parte dell’autorità competente di uno Stato membro o della Commissione europea; b) trascorsi centocinque giorni dalla data di invio della documentazione di cui all’articolo 17, comma 5, lettera a), nei casi in cui siano state sollevate obiezioni motivate e positivamente risolti gli aspetti controversi da parte dell’autorità competente di uno Stato membro o della Commissione europea. 2. Il provvedimento di autorizzazione è trasmesso al notificante ed alle regioni e province autonome e di esso è data informazione alle autorità competenti degli altri Stati membri e alla Commissione europea entro trenta giorni. 3. Nei casi in cui l’autorità competente di un altro Stato membro o la Commissione europea sollevano obiezioni motivate, entro sessanta giorni dalla data

© Laurus Robuffo


di invio della documentazione di cui all’articolo 17, comma 5, lettera a), e non viene raggiunto l’accordo di cui al comma 1, lettera b), l’autorità nazionale competente assume le proprie determinazioni in merito alla notifica oggetto delle obiezioni in conformità alla decisione, adottata dalla Commissione europea. La decisione adottata dall’autorità nazionale competente è comunicata alle autorità competenti degli altri Stati membri e alla Commissione europea entro trenta giorni. 4. Il termine di quarantacinque giorni previsto per il raggiungimento dell’accordo di cui al comma 1, lettera b), è sospeso per il tempo necessario all’autorità nazionale competente per acquisire eventuali ulteriori informazioni dal notificante. 5. L’autorizzazione è valida per un periodo massimo di dieci anni a partire dalla data di rilascio. 6. In tutti i casi in cui l’autorità nazionale competente rigetta la richiesta di autorizzazione all’immissione sul mercato di un OGM ne dà comunicazione al notificante, specificandone i motivi. 7. Nel caso in cui l’autorizzazione per un OGM o un derivato di un OGM viene richiesta al semplice scopo di commercializzarne i prodotti sementieri, il periodo della prima autorizzazione è stabilito conformemente alle norme contenute nel decreto legislativo 24 aprile 2001, n. 212, e nel decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 2001, n. 322, e non può comunque essere superiore a dieci anni a partire dalla data dell’iscrizione della prima varietà vegetale contenente tale OGM nel catalogo nazionale delle varietà vegetali. 8. Per i materiali riproduttivi forestali, la validità della prima autorizzazione è di 10 anni a partire dalla data della prima inclusione del materiale di base contenente l’OGM nel catalogo nazionale dei materiali di base. 9. Entro sessanta giorni dal ricevimento di una relazione di valutazione elaborata dall’autorità competente di un altro Stato membro, l’autorità nazionale competente provvede, sentita la Commissione di cui all’articolo 6, a trasmettere alla Commissione europea le proprie osservazioni, compresa l’eventuale richiesta di ulteriori informazioni ovvero, se del caso, una obiezione motivata all’immissione sul mercato dell’OGM oggetto della relazione di valutazione. Art. 19. Criteri e informazione per determinati OGM. 1. Fatte salve le disposizioni di cui all’articolo 16, commi 5, 6, 7 e 9, nonché le disposizioni degli articoli 17 e 18, l’autorità nazionale competente, sentita la Commissione di cui all’articolo 6, nonché i Ministeri della salute e delle politiche agricole e forestali, può proporre alla Commissione europea criteri e requisiti delle informazioni che devono essere contenute nelle notifiche, in deroga all’articolo 16, comma 3, per l’immissione sul mercato di taluni tipi di OGM.

2. I criteri e i requisiti delle informazioni di cui al comma 1, devono, comunque, garantire la sicurezza per la salute umana, animale e per l’ambiente e devono basarsi su riscontri scientifici e sull’esperienza maturata in casi analoghi. Art. 20. Rinnovo dell’autorizzazione. 1. In deroga agli articoli 16, 17 e 18, si applica la procedura di rinnovo di cui al presente articolo: a) alle autorizzazioni rilasciate a norma del Titolo III; b) alle autorizzazioni all’immissione sul mercato di OGM rilasciate prima dell’entrata in vigore del presente decreto. 2. Al più tardi nove mesi prima della scadenza dell’autorizzazione di cui al comma 1, il notificante presenta all’autorità nazionale competente una notifica che contiene: a) una copia dell’autorizzazione all’immissione sul mercato dell’OGM di cui si chiede il rinnovo; b) una relazione sui risultati del monitoraggio effettuato a norma dell’articolo 22 ovvero, per le autorizzazioni di cui al comma 1, lettera b), ogni informazione relativa al monitoraggio eventualmente effettuato; c) qualsiasi altra nuova informazione resasi disponibile concernente i rischi per la salute umana, animale e per l’ambiente connessi al prodotto e, se del caso, una proposta recante modifica o integrazione delle condizioni dell’autorizzazione originaria, tra cui quelle attinenti al futuro monitoraggio e alla durata di validità dell’autorizzazione. 3. Ricevuta la notifica di cui ai comma 2 ed effettuata l’istruttoria preliminare di cui all’articolo 5, comma 2, lettera a), l’autorità nazionale competente la sottopone, non appena possibile e, comunque, non oltre quindici giorni dal ricevimento della stessa alla Commissione di cui all’articolo 6. 4. Entro i sessanta giorni successivi alla data di ricevimento della notifica, la Commissione di cui all’articolo 6 elabora e trasmette all’autorità nazionale competente una proposta di relazione di valutazione che, alla luce dei dati del monitoraggio effettuato o delle ulteriori informazioni disponibili, nonché delle valutazioni effettuate, per i settori di propria competenza, dai Ministeri dell’ambiente e della tutela del territorio, della salute, delle politiche agricole e forestali e dalle regioni e province autonome, indichi la possibilità o meno di concedere il rinnovo dell’autorizzazione e le eventuali modifiche o integrazioni alle condizioni in essa previste. 5. Ricevuta la proposta di cui al comma 4, l’autorità nazionale competente, sentiti, per quanto di rispettiva competenza, i Ministeri della salute e delle politiche agricole e forestali, elabora la relazione di valutazione e la trasmette immediatamente alla Commissione europea ed al notificante. 6. In assenza di obiezioni motivate presentate da parte delle autorità competenti degli altri Stati mem-

© Laurus Robuffo


bri e della Commissione europea entro sessanta giorni dalla trasmissione della relazione di cui al comma 5, l’autorità nazionale competente trasmette per iscritto al notificante la decisione finale e informa le autorità competenti degli altri Stati membri, la Commissione europea e le regioni e province autonome entro i successivi trenta giorni. 7. Nel caso in cui l’autorità competente di un altro Stato membro o la Commissione europea chiedono ulteriori informazioni, formulano osservazioni o presentano obiezioni motivate, entro sessanta giorni dalla data di trasmissione della relazione di cui al comma 5, e non viene raggiunto un accordo, entro settantacinque giorni dalla data di invio di detta relazione, l’autorità nazionale competente provvede sulla notifica in conformità alla decisione adottata in sede comunitaria a norma dell’articolo 18 della direttiva 2001/18/CE. Nel caso in cui si raggiunge l’accordo, entro il termine di settantacinque giorni, l’autorità nazionale competente provvede sulla notifica in conformità all’accordo raggiunto. L’autorità nazionale competente trasmette per iscritto al notificante la decisione definitiva e ne informa le autorità competenti degli altri Stati membri e la Commissione europea nei successivi trenta giorni. 8. Ogni rinnovo dell’autorizzazione all’immissione sul mercato non deve superare i dieci anni e può essere, se del caso, limitato o prorogato per motivi specifici. 9. Dopo aver presentato una notifica per il rinnovo di un’autorizzazione, a norma del comma 2, il notificante può continuare a immettere sul mercato l’OGM, alle condizioni indicate nell’autorizzazione per la quale ha chiesto il rinnovo, fino alla comunicazione della autorità nazionale competente di cui ai commi 6 e 7. 10. Per il rinnovo di una autorizzazione sulla base della relazione di valutazione elaborata da un altro Stato membro, entro sessanta giorni dal ricevimento della medesima, l’autorità nazionale competente provvede, sentita la Commissione di cui all’articolo 6, a trasmettere alla Commissione europea le proprie osservazioni, compresa l’eventuale richiesta di ulteriori informazioni ovvero, se del caso, una obiezione motivata al rinnovo dell’autorizzazione relativa all’immissione sul mercato dell’OGM. Art. 21. Provvedimento di autorizzazione. 1. Salvo ulteriori obblighi derivanti da norme contenute in atti diversi dal presente decreto, un OGM può essere utilizzato se nei suoi confronti è stato rilasciato un provvedimento di autorizzazione alla immissione sul mercato da parte dell’autorità competente di un altro Stato membro, purché siano rispettate scrupolosamente le specifiche condizioni di impiego e le relative restrizioni circa ambienti e aree geografiche. 2. Ove non ricorrano le condizioni di cui al comma 1, il notificante può procedere all’immissione sul

mercato di un OGM solo dopo aver ottenuto dall’autorità nazionale competente il relativo provvedimento di autorizzazione di cui agli articoli 18 e 20 del presente decreto, e purché siano rispettate tutte le condizioni in esso prescritte. 3. Il provvedimento di autorizzazione di cui al comma 2 deve sempre indicare: a) l’esatto oggetto dell’autorizzazione; b) l’identità dell’OGM da immettere sul mercato, nonché l’identificatore unico; c) il periodo di validità dell’autorizzazione; d) le condizioni per l’immissione sul mercato del prodotto, incluse le specifiche condizioni di impiego di manipolazione e di imballaggio dell’OGM, e le misure di tutela per particolari ecosistemi, ambienti o aree geografiche; e) l’obbligo per il notificante di mettere a disposizione dell’autorità nazionale competente, su richiesta, campioni per il controllo, fatte salve le disposizioni di cui all’articolo 27; f) gli obblighi in materia di etichettatura di cui all’articolo 16, comma 3, lettera g); g) gli obblighi in materia di monitoraggio di cui all’articolo 22, l’obbligo di riferire alla Commissione europea e alle autorità competenti degli altri Stati membri la durata dello stesso, nonché, se del caso, gli eventuali obblighi per chiunque venda o usi il prodotto, incluso, per gli OGM destinati alla coltivazione, quello di fornire informazioni adeguate in merito alla localizzazione delle coltivazioni. 4. L’autorità nazionale competente adotta le misure necessarie a garantire l’accesso del pubblico all’autorizzazione di cui agli articoli 18, comma 1 e 20, comma 6, e alle decisioni della Commissione europea di cui agli articoli 18, comma 3 e 20, comma 7, nonché ai documenti equipollenti rilasciati dalle autorità competenti degli altri Stati membri. Art. 22. Monitoraggio e ricerca. 1. Dopo l’immissione sul mercato di un OGM, il notificante provvede affinché il monitoraggio e la relativa relazione siano effettuati alle condizioni indicate nel provvedimento di autorizzazione. Per i provvedimenti di autorizzazione rilasciati dall’autorità nazionale competente, le relazioni concernenti il monitoraggio sono trasmesse alla stessa ed inviate in copia, a cura del notificante, alla Commissione europea e alle autorità competenti degli altri Stati membri. 2. L’autorità nazionale competente, sentita la Commissione di cui all’articolo 6, adegua, ove opportuno, il piano di monitoraggio sulla base dei risultati delle relazioni di cui al comma 1, tenuto conto delle nuove informazioni di cui all’articolo 23. 3. I risultati del monitoraggio sono resi pubblici in modo da garantirne la trasparenza. 4. I Ministeri dell’ambiente e della tutela del territorio, della salute, delle politiche agricole e forestali, dell’istruzione, dell’università e della ricerca assi-

© Laurus Robuffo


curano la realizzazione di attività di ricerca sistematica ed indipendente sui rischi potenziali inerenti l’emissione deliberata nell’ambiente e l’immissione sul mercato di OGM, garantendo ai ricercatori libero accesso a tutto il materiale pertinente, salvo quanto disposto dall’articolo 27. Art. 23. Gestione delle nuove informazioni. 1. Il notificante, qualora acquisisca nuove informazioni in merito ai rischi di un OGM, è tenuto a: a) adottare immediatamente tutte le misure necessarie al fine di tutelare la salute umana, animale e l’ambiente; b) comunicare le predette informazioni e le misure adottate all’autorità nazionale competente che ne dà informazione alle regioni e province autonome. 2. Tutte le nuove informazioni in merito ai rischi di un OGM, comunque acquisite dall’autorità nazionale competente, sono considerate ai fini della elaborazione della relazione di valutazione di cui agli articoli 17, comma 2, e 20, comma 4. I termini di cui all’articolo 17, comma 2, se del caso, possono essere estesi per un periodo non superiore a trenta giorni, informandone la Commissione europea e il notificante. 3. Qualora la relazione di cui al comma 2 sia già stata trasmessa alla Commissione europea e il provvedimento di autorizzazione non ancora concesso, l’autorità nazionale competente trasmette immediatamente le informazioni di cui al comma 2 alla Commissione europea medesima, alle autorità competenti degli altri Stati membri e, se del caso, al notificante e, contestualmente, può stabilire di avvalersi di quanto previsto dall’articolo 18, comma 1, ai fini del ripristino dei tempi previsti per il rilascio del provvedimento di autorizzazione. 4. Qualora dopo il rilascio dell’autorizzazione all’immissione sul mercato di un OGM, l’autorità nazionale competente venga a conoscenza delle informazioni di cui al comma 2, sentiti la Commissione di cui all’articolo 6 ed i Ministri della salute e delle politiche agricole e forestali, le trasmette immediatamente alla Commissione europea unitamente ad una relazione di valutazione integrativa comprendente, se del caso, una proposta di modifica delle condizioni imposte nel provvedimento di autorizzazione ovvero una proposta di revoca dell’autorizzazione stessa. 5. Trascorsi sessanta giorni dalla data in cui la Commissione europea ha trasmesso alle autorità competenti degli Stati membri la documentazione di cui al comma 4, se non vengono sollevate obiezioni motivate da parte dell’autorità competente di altro Stato membro o della Commissione europea, l’autorità nazionale competente modifica l’autorizzazione originaria sulla base della proposta di cui al comma 4, ne trasmette immediatamente copia al notificante e ne dà notizia alle autorità competenti degli altri

Stati membri e alla Commissione europea nei successivi trenta giorni. 6. Nei casi in cui le autorità competenti di un altro Stato membro o la Commissione europea sollevano obiezioni motivate, entro sessanta giorni dalla trasmissione da parte della Commissione europea alle autorità competenti degli altri Stati membri della documentazione integrativa di cui al comma 4, e non viene raggiunto un accordo entro settantacinque giorni dalla suddetta data di trasmissione, l’autorità nazionale competente assume le proprie determinazioni in merito alla proposta di modifica del provvedimento di autorizzazione originario in conformità alla decisione adottata dalla Commissione europea a norma dell’articolo 18 della direttiva 2001/18/CE. Nel caso in cui è raggiunto l’accordo entro il termine di settantacinque giorni, l’autorità nazionale competente provvede sulla notifica in conformità all’accordo raggiunto. L’autorità nazionale competente trasmette per iscritto al notificante la decisione definitiva e ne informa le autorità competenti degli altri Stati membri e la Commissione europea nei successivi trenta giorni. 7. I termini di cui ai commi 5 e 6 sono sospesi per il tempo necessario all’autorità nazionale competente per acquisire eventuali ulteriori informazioni dal notificante. Art. 24. Etichettatura. 1. Gli organi di vigilanza di cui all’articolo 32 verificano che, in tutte le fasi dell’immissione sul mercato, l’etichettatura e l’imballaggio degli OGM immessi sul mercato siano conformi alle specifiche indicate nelle relative autorizzazioni. 2. Per i prodotti per i quali non possono essere escluse tracce non intenzionali e tecnicamente inevitabili di OGM autorizzati può essere fissata, in conformità alla normativa comunitaria, una soglia minima al di sotto della quale tali prodotti non devono essere etichettati a norma del comma 1, fatta salva la disciplina in materia di sementi. In ogni caso, la prova della non intenzionalità e dell’inevitabilità tecnica di tale presenza deve essere dimostrata dal produttore. Art. 25. Clausola di salvaguardia. 1. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, il Ministro della salute e il Ministro delle politiche agricole e forestali, per quanto di rispettiva competenza, possono, con provvedimento d’urgenza, limitare o vietare temporaneamente l’immissione sul mercato, l’uso o la vendita sul territorio nazionale di un OGM, come tale o contenuto in un prodotto, qualora, dopo la data di autorizzazione, sulla base di nuove o ulteriori informazioni che riguardano la valutazione dei rischi ambientali o a seguito di una nuova valutazione delle informazioni esistenti basata su nuove o supplementari conoscenze scientifiche, hanno fondati motivi di ritenere che detto OGM

© Laurus Robuffo


possa costituire un rischio per la salute umana, animale e per l’ambiente. Il provvedimento può indicare le misure ritenute necessarie per ridurre al minimo il rischio ipotizzato ed è immediatamente comunicato dai Ministeri della salute e delle politiche agricole all’autorità nazionale competente. 2. L’autorità nazionale competente dà immediata comunicazione alla Commissione europea e alle autorità competenti degli altri Stati membri dei provvedimenti adottati ai sensi del comma 1, fornendo le relative motivazioni basate su una nuova valutazione dei rischi e indicando se e come le condizioni poste dall’autorizzazione devono essere modificate o l’autorizzazione stessa deve essere revocata. Dei predetti provvedimenti l’autorità nazionale competente dà idonea informazione al pubblico. Art. 26. Informazione pubblica. 1. Fatto salvo l’articolo 27, l’autorità nazionale competente mette a disposizione del pubblico, non appena ne entra in possesso, e secondo le modalità indicate nell’allegato VIII, le relazioni di valutazione di cui agli articoli 17, comma 2, e 20, comma 4, nonché quelle elaborate dalle autorità competenti degli altri Stati membri e trasmesse dalla Commissione dell’Unione europea. 2. Per tutti gli OGM sono messi a disposizione del pubblico: a) una sintesi del fascicolo di cui all’articolo 16, comma 3, lettera i), o la sintesi del fascicolo trasmesso dalla Commissione europea; b) le relazioni di valutazione di cui al comma 1; c) i pareri dei comitati scientifici consultati; d) i risultati del monitoraggio di cui all’articolo 22; e) i provvedimenti adottati ai sensi dell’articolo 5, comma 4; f) i provvedimenti di cui all’articolo 18, commi 1 e 3, e all’articolo 20, commi 6 e 7, ovvero i documenti equipollenti rilasciati dalle autorità competenti degli altri Stati membri; g) l’elenco aggiornato annualmente degli organismi geneticamente modificati di cui all’articolo 14, comma 4; h) ogni nuova informazione disponibile di cui all’articolo 23; i) i provvedimenti adottati ai sensi dell’articolo 25; TITOLO IV DISPOSIZIONI FINALI Art. 27. Riservatezza. 1. I dati e le informazioni, comunque acquisiti dall’autorità nazionale competente, relativi alle notifiche, possono essere utilizzati solo per gli scopi per i quali sono forniti. Fatto salvo il disposto del comma 4, chiunque, per motivi di

ufficio, abbia accesso agli atti di notifica o a quelli ad essa inerenti, è tenuto a non divulgare le informazioni di cui viene a conoscenza. 2. Il notificante può comunicare per iscritto all’autorità nazionale competente, fornendo giustificazioni verificabili, le informazioni contenute nella notifica per le quali richiede la riservatezza, in quanto la loro divulgazione potrebbe pregiudicare la sua posizione concorrenziale. 3. L’autorità nazionale competente accoglie le richieste di cui al comma 2 ovvero, previa consultazione del notificante, stabilisce quali informazioni tenere riservate, dandogliene comunicazione. 4. In nessun caso sono considerate riservate le seguenti informazioni, se presentate a norma degli articoli 8, 9, 10, 11, 16, 20, 22, 23 e 25: a) descrizione generale del o degli OGM; b) nome e indirizzo del notificante; c) scopo dell’emissione; d) località dell’emissione; e) usi previsti; f) metodi e piani di monitoraggio del o degli OGM; g) piani per gli interventi di emergenza; h) valutazione del rischio ambientale. 5. La riservatezza delle informazioni fornite permane anche in caso di ritiro della notifica da parte del notificante per qualsiasi motivo. 6. Le informazioni riservate ai sensi del comma 3, possono essere comunicate solo alla Commissione europea nonché, in caso di procedure amministrative o giudiziarie, alle pubbliche autorità che ne fanno richiesta e che sono responsabili dei relativi procedimenti, segnalandone il carattere di riservatezza. Art. 28. Etichettatura degli OGM, diversi dai microrganismi geneticamente modificati, destinati ad impieghi in ambiente confinato. 1. Agli OGM da utilizzare per le operazioni di cui all’articolo 3, comma 1, lettera d), punto 2, si applicano i pertinenti requisiti in materia di etichettatura di cui all’allegato IV. Art. 29. Adeguamento degli allegati al progresso tecnico. 1. Gli allegati al presente decreto sono modificati, in conformità alle variazioni apportate in sede comunitaria, con apposito regolamento a norma dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, adottato dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, previa comunicazione ai Ministri della salute e delle politiche agricole e forestali e delle attività produttive; ogni qualvolta la nuova direttiva prevede poteri discrezionali per il proprio recepimento, il regolamento è adottato di concerto con i Ministri della salute, delle politiche agricole e forestali e delle attività produttive, a seconda dei rispettivi ambiti di competenza. Art. 30. Pubblici registri. 1. Presso l’autorità nazionale competente è istituito, senza oneri aggiun-

© Laurus Robuffo


tivi a carico del bilancio dello Stato, un pubblico registro informatico dove sono annotate le localizzazioni degli OGM emessi in virtù del Titolo II. Sono, altresì, istituiti presso le regioni e le province autonome registri informatici su cui sono annotate le localizzazioni degli OGM coltivati in virtù del Titolo III, per consentire, in particolare, il controllo del monitoraggio degli eventuali effetti di tali OGM sull’ambiente, ai sensi dell’articolo 21, comma 3, lettera g), e dell’articolo 22, comma 1. Le informazioni annotate su tali registri sono immediatamente rese pubbliche e l’accesso ai registri deve essere facilmente garantito al pubblico. 2. Chiunque coltiva OGM comunica alle regioni e province autonome competenti per territorio, entro quindici giorni dalla messa in coltura, la localizzazione delle coltivazioni e conserva per dieci anni le informazioni relative agli OGM coltivati ed alla loro localizzazione. Art. 31. Informazione alla Commissione europea. 1. Ogni tre anni l’autorità nazionale competente invia alla Commissione europea, una relazione sulle misure adottate per l’attuazione del presente decreto. Tale relazione include una illustrazione circostanziata delle esperienze acquisite in materia di OGM immessi sul mercato. Art. 32. Attività di vigilanza. 1. Ferme restando le attribuzioni delle amministrazioni dello Stato, delle regioni e degli enti locali, l’attività di vigilanza sull’applicazione del presente decreto è esercitata dall’autorità nazionale competente, dalle regioni e province autonome e dagli enti locali, secondo le rispettive attribuzioni, sulla base di un piano generale, da adottarsi con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, di concerto con i Ministri della salute e delle politiche agricole e forestali, sentita la conferenza unificata, entro sei mesi dall’entrata in vigore del presente decreto. Detto piano definisce, in particolare, il numero minimo di ispezioni da effettuare, le forme di coordinamento tra le amministrazioni competenti, nonché i criteri e le modalità per l’aggiornamento del piano stesso, da effettuarsi con cadenza annuale. 2. Per l’esercizio dell’attività di vigilanza le amministrazioni di cui al comma 1 si avvalgono di ispettori iscritti in apposito registro nazionale, designati dalle amministrazioni di appartenenza fra personale con adeguato profilo tecnico-scientifico e nominati con provvedimento dell’autorità nazionale competente. Detti ispettori nell’esercizio dell’attività di vigilanza svolgono funzioni di polizia giudiziaria e sono tenuti agli obblighi di riservatezza di cui all’articolo 27. 3. L’attività di vigilanza è svolta su incarico delle amministrazioni di cui al comma 1 e, nel caso di incarico da parte dell’autorità nazionale competente, sentita la Commissione cui all’articolo 6.

Art. 33. Spese. 1. Le spese relative alle ispezioni ed ai controlli di cui all’articolo 32, nonché quelle relative al funzionamento della Commissione di cui all’articolo 6 e all’espletamento dell’istruttoria per la verifica delle notifiche di cui agli articoli 5, commi 2, 9, 10, 11, 16, 20, 21 e 23 sono a carico del notificante. 2. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabilite le tariffe, determinate sulla base del costo effettivo del servizio reso, nonché le modalità per il loro versamento. Le tariffe di cui al presente comma sono aggiornate ogni tre anni. 3. Le spese per l’esercizio delle funzioni ispettive e di controllo di cui all’articolo 32 sono calcolate in base alle disposizioni sulla indennità di missione e sul rimborso delle spese di viaggio previste per il personale statale. 4. I notificanti provvedono al versamento degli importi corrispondenti alle tariffe di cui al comma 1, all’entrata del bilancio dello Stato per la successiva riassegnazione ad apposita unità previsionale di base dello stato di previsione del Ministero e della tutela del territorio per il finanziamento delle attività di cui agli articoli 5, commi 2, 6, 9, 10, 11, 16, 20, 21, 23 e 32. 5. Il Ministero dell’economia e delle finanze provvede con propri decreti alle occorrenti variazioni di bilancio. 6. Con disposizioni regionali sono determinate, sulla base del costo del servizio, le tariffe corrispondenti relative alle attività di competenza e le modalità di versamento delle stesse tariffe. Art. 34. Sanzioni relative al Titolo II. 1. Chiunque effettua un’emissione deliberata di un OGM per scopi diversi dall’immissione sul mercato senza averne dato preventiva notifica all’autorità nazionale competente è punito con l’arresto da sei mesi a tre anni o con l’ammenda sino ad euro 51.700. 2. Se l’emissione è effettuata dopo la notifica, ma prima del rilascio del provvedimento di autorizzazione ovvero dopo che l’autorizzazione sia stata rifiutata o revocata ovvero in violazione dei provvedimenti che dispongono la sospensione o l’interruzione definitiva dell’emissione o prescrivono modifiche alle modalità dell’emissione, si applica l’arresto da sei mesi a due anni o l’ammenda sino ad euro 51.700. 3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano per ogni successiva emissione dello stesso OGM nell’ipotesi prevista dall’articolo 8, comma 5. 4. Chiunque effettua una emissione deliberata di un OGM per scopi diversi dall’immissione sul mercato senza osservare le prescrizioni stabilite nel provvedimento di autorizzazione è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 7.800 ad euro 46.500.

© Laurus Robuffo


5. Chiunque, nei casi previsti dall’articolo 11, comma 1, non comunica immediatamente all’autorità nazionale competente le informazioni prescritte ovvero non adotta, nello stesso tempo, le misure necessarie per la tutela della salute umana, animale e dell’ambiente ivi previste, è punito, nel primo caso, con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 7.800 ad euro 46.500, nel secondo, con l’arresto sino a due anni o l’ammenda sino ad euro 51.700. 6. Chiunque, all’esito di ciascuna emissione e, successivamente, alle scadenze fissate nell’autorizzazione, non invia all’autorità nazionale competente la relazione conclusiva sull’emissione di cui all’articolo 13, comma 1, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 7.800 ad euro 25.900. 7. Chiunque, nell’ipotesi prevista dall’articolo 12, comma 6, non appone adeguati cartelli di segnalazione che indicano chiaramente la presenza di OGM, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 4.000 ad euro 10.000. Art. 35. Sanzioni relative al Titolo III. 1. Chiunque immette sul mercato un OGM senza aver provveduto alla preventiva notifica all’autorità nazionale competente o all’autorità competente di altro Stato membro della Comunità europea nel quale l’immissione sul mercato comunitario è avvenuta per la prima volta, è punito con l’arresto da sei mesi a tre anni o con l’ammenda sino ad euro 51.700. 2. Se l’immissione sul mercato avviene dopo la notifica, ma prima del rilascio dell’autorizzazione ovvero dopo che l’autorizzazione sia stata rifiutata o revocata, si applica l’arresto sino a due anni o l’ammenda sino ad euro 51.700. 3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano anche nella fattispecie di cui all’articolo 16, comma 7. 4. Chiunque, dopo essere stato autorizzato dall’autorità nazionale competente o dall’autorità competente di altro Stato membro della Comunità europea all’immissione sul mercato di un OGM senza aver provveduto, nei termini previsti, alla notifica per il rinnovo del provvedimento di autorizzazione, continua, dopo la scadenza di quest’ultimo, ad immettere sul mercato l’OGM, ovvero, continua a immettere sul mercato l’OGM dopo che il rinnovo del provvedimento di autorizzazione sia stato rifiutato o revocato, è punito, nel primo caso, con le pene di cui al comma 1, nel secondo caso, con le pene di cui al comma 2. 5. Chiunque effettua l’immissione sul mercato di un OGM, senza osservare le prescrizioni stabilite nel provvedimento di autorizzazione o nel provvedimento di rinnovo dell’autorizzazione rilasciati dall’autorità competente nazionale o dalla autorità competente di altro Stato membro della Comunità europea, ivi comprese quelle sull’etichettatura e sull’imballaggio, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 7.800 ad euro 46.500.

6. Chiunque, dopo la notifica all’autorità nazionale competente o dopo avere ottenuto dalla stessa o dalla autorità competente di altro Stato membro della Comunità europea l’autorizzazione all’immissione sul mercato di un OGM disponendo di nuove informazioni sui rischi dell’OGM per la salute umana, animale e per l’ambiente, non adotta immediatamente tutte le misure necessarie per tutelare la salute umana, animale e l’ambiente o non comunica all’autorità nazionale competente le informazioni predette e le misure adottate è punito, nel primo caso, con l’arresto sino a due anni o con l’ammenda sino ad euro 51.700, nel secondo, con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 7.800 ad euro 46.500. 7. Gli utenti di un OGM immesso sul mercato a seguito del provvedimento di autorizzazione o del rinnovo dello stesso rilasciati dall’autorità nazionale competente o dall’autorità competente di altro Stato membro della Comunità europea, che non rispettano le condizioni specifiche di impiego o le relative restrizioni in ordine agli ambienti ed alle aree geografiche, previste nel provvedimento di autorizzazione o di rinnovo dell’autorizzazione, sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 1.100 ad euro 6.200. 8. Chiunque, dopo l’immissione sul mercato di un OGM, non effettua il monitoraggio e la relativa relazione alle condizioni indicate nel provvedimento di autorizzazione rilasciato dall’autorità nazionale competente o dalla autorità competente di altro Stato membro della Comunità europea ovvero non invia all’autorità nazionale competente la relazione concernente il monitoraggio, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 7.800 ad euro 25.900. 9. Chiunque non osserva i provvedimenti, adottati ai sensi dell’articolo 25, che limitano o vietano temporaneamente l’immissione sul mercato, l’uso o la vendita sul territorio nazionale di un OGM, è punito con l’arresto sino a due anni o con l’ammenda sino ad euro 51.700. 10. Chiunque, nell’ipotesi prevista dall’articolo 30, comma 2, non comunica alle regioni e alle province autonome competenti per territorio, entro quindici giorni dalla messa in coltura, la localizzazione delle coltivazioni degli OGM o non conserva per dieci anni le informazioni relative agli OGM coltivati ed alla localizzazione delle coltivazioni, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 6.000 a euro 12.000. Art. 36. Sanzioni per danni provocati alla salute umana e all’ambiente, bonifica e ripristino ambientale e risarcimento del danno ambientale. 1. Fatte salve le disposizioni previste negli articoli 34 e 35 e sempre che il fatto non costituisca più grave reato, chi, nell’effettuazione di un’emissione deliberata nell’ambiente di un OGM ovvero nel-

© Laurus Robuffo


l’immissione sul mercato di un OGM, cagiona pericolo per la salute pubblica ovvero pericolo di degradazione rilevante e persistente delle risorse naturali biotiche o abiotiche è punito con l’arresto sino a tre anni o con l’ammenda sino ad euro 51.700. 2. Chiunque, con il proprio comportamento omissivo o commissivo, in violazione delle disposizioni del presente decreto, provoca un danno alle acque, al suolo, al sottosuolo od alle altre risorse ambientali, ovvero determina un pericolo concreto ed attuale di inquinamento ambientale, è tenuto a procedere a proprie spese agli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale delle aree inquinate: e degli impianti dai quali è derivato il danno ovvero deriva il pericolo di inquinamento, ai sensi e secondo il procedimento di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22. 3. Ai sensi dell’articolo 18 della legge 8 luglio 1986, n. 349, è fatto salvo il diritto ad ottenere il risarcimento del danno non eliminabile con la bonifica ed il ripristino ambientale di cui al comma 2. 4. Nel caso in cui non sia possibile una precisa quantificazione del danno di cui al comma 3, lo stesso si presume, salvo prova contraria, di ammontare non inferiore alla somma corrispondente alla sanzione pecuniaria amministrativa ovvero alla sanzione penale, in concreto applicata. Nel caso in cui sia stata irrogata una pena detentiva, solo al fine della quantificazione del danno di cui al presente comma, il ragguaglio fra la stessa e la pena pecuniaria ha luogo calcolando duecentosei euro per un giorno di pena detentiva. 5. In caso di condanna penale o di emanazione del provvedimento di cui all’articolo 444 del codice di procedura penale, la cancelleria del giudice che ha emanato il provvedimento trasmette copia dello stesso al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio. Gli enti di cui al comma 1 dell’articolo 56 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, come modificato dall’articolo 22 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 258, danno prontamente notizia dell’avvenuta erogazione delle sanzioni amministrative al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, al fine del recupero del danno ambientale. 6. Chiunque non ottempera alle prescrizioni di cui al comma 2 è punito con l’arresto da sei mesi ad un anno e con l’ammenda da euro 2.600 ad euro 25.900. Art. 37. Disposizioni finanziarie. 1. Dall’attuazione del presente decreto non possono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Art. 38. Disposizioni transitorie e finali. 1. Le autorizzazioni all’immissione sul mercato di OGM rilasciati a norma del decreto legislativo 3 marzo 1993, n. 92, prima dell’entrata in vigore del presente decreto, ove non rinnovate ai sensi dell’articolo

20, si intendono scadute alla data del 17 ottobre 2006. 2. Fino all’adozione del decreto di cui all’articolo 33, comma 2, si applicano le tariffe in materia di OGM adottate in attuazione del citato decreto legislativo n. 92 del 1993. 3. È abrogato il decreto legislativo 3 marzo 1993, n. 92. Si omettono gli allegati.

9. D.L. 22 novembre 2004, n. 279 (G.U. 29 novembre 2004, n. 280) conv., con modif., dalla L. 28 gennaio 2005, n. 5 (G.U. 28 gennaio 2005, n. 5). Disposizioni urgenti per assicurare la coesistenza tra le forme di agricoltura transgenica, convenzionale e biologica (Stralcio). Art. 1. Finalità. 1. Il presente decreto, in attuazione della Raccomandazione della Commissione 2003/556/CE, del 23 luglio 2003, definisce il quadro normativo minimo per la coesistenza tra le colture transgeniche, escluse quelle per fini di ricerca e sperimentazione autorizzate ai sensi del decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali adottato, d’intesa con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, in base all’articolo 8, comma 6, del decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 224, e quelle convenzionali e biologiche, al fine di non compromettere la biodiversità dell’ambiente naturale e di garantire la libertà di iniziativa economica, il diritto di scelta dei consumatori e la qualità e la tipicità della produzione agroalimentare nazionale. 2. Ai fini dell’attuazione del presente decreto si intendono per: a) colture transgeniche: le coltivazioni che fanno uso di organismi geneticamente modificati, secondo la definizione di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 224; b) colture biologiche: le coltivazioni che adottano metodi di produzione di cui al regolamento (CEE) n. 2092/91 del Consiglio, del 24 giugno 1991; c) colture convenzionali: le coltivazioni che non rientrano in quelle definite alle lettere a) e b). Art. 2. Salvaguardia del principio di coesistenza. 1. Le colture di cui all’articolo 1 sono praticate senza che l’esercizio di una di esse possa compromettere lo svolgimento delle altre. 2. La coesistenza tra le colture di cui all’articolo 1 è realizzata in modo da tutelarne le peculiarità e le specificità produttive e, per quanto riguarda le caratteristiche delle relative tipologie di sementi, in modo da evitare ogni forma di commistione tra le sementi transgeniche e quelle convenzionali e biologiche.

© Laurus Robuffo


2-bis. Nel rispetto del principio di cui al comma 1, l’introduzione di colture transgeniche avviene senza alcun pregiudizio per le attività agricole preesistenti e senza comportare per esse l’obbligo di modificare o adeguare le normali tecniche di coltivazione e allevamento. È fatta salva ogni disposizione concernente le aree protette. 3. L’attuazione delle regole di coesistenza deve assicurare agli agricoltori, agli operatori della filiera ed ai consumatori la reale possibilità di scelta tra prodotti convenzionali, biologici e transgenici e, pertanto, le coltivazioni transgeniche sono praticate all’interno di filiere di produzione separate rispetto a quelle convenzionali e biologiche.

3-bis. Le regioni e le province autonome, al fine di prevedere un equo risarcimento per gli eventuali danni causati dalla inosservanza del piano di coesione, ferme restando le previsione dell’articolo 5, comma 1-bis, possono istituire un apposito fondo, finalizzato a consentire il rispristino delle condizioni agronomiche preesistenti all’evento dannoso, il cui funzionamento è determinato con le modalità stabilite dal decreto di cui all’articolo 3, comma 1. ––––––––––– La Corte Costituzionale, con sentenza 8 - 17 marzo 2006, n. 116, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo.

Art. 3. Applicazione delle misure di coesistenza. 1. Al fine di prevenire il potenziale pregiudizio economico e l’impatto della commistione tra colture transgeniche, biologiche e convenzionali, con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, emanato previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, sono definite le norme quadro per la coesistenza, anche con riferimento alle aree di confine tra regioni, sulla base delle linee guida predisposte dal Comitato di cui all’articolo 7. Il suddetto decreto è notificato alla Commissione europea nell’ambito della procedura prevista dalla direttiva 98/34/CE del Consiglio, del 22 giugno 1998. 2. Nell’ambito dei piani regionali di coesistenza le regioni e le province autonome, in coerenza con la Raccomandazione della Commissione 2003/556/CE, del 23 luglio 2003, possono individuare nel loro territorio una o più aree omogenee. ––––––––––– La Corte Costituzionale, con sentenza 8 - 17 marzo 2006, n. 116, ha dichiarato l’illegittimità del presente articolo.

Art. 6. Sanzioni. 1. Fatte salve le disposizioni previste negli articoli 35, comma 10, e 36 del decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 224, chiunque non rispetti le misure previste dai provvedimenti di cui all’articolo 4, comma 1, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 2.500 a euro 25.000. 2. Chiunque non rispetti le disposizioni di cui all’articolo 8, è punito con l’arresto da uno a due anni o con l’ammenda da euro 5.000 a euro 50.000. ––––––––––– La Corte Costituzionale, con sentenza 8 - 17 marzo 2006, n. 116, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dei commi 1 e 2 del presente articolo.

Art. 4. Piani di coesistenza. 1. Le regioni e le province autonome adottano, con proprio provvedimento, il piano di coesistenza in coerenza con il decreto di cui all’articolo 3; tale piano contiene le regole tecniche per realizzare, la coesistenza, prevedendo strumenti che garantiscono la collaborazione degli enti territoriali locali, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza. 2. Le regioni e le province autonome, nello svolgimento delle procedure di cui al comma 1, assicurano la partecipazione di organizzazioni, associazioni, organismi ed altri soggetti portatori di interessi in materia. 3. Le regioni e le province autonome promuovono il raggiungimento, su base volontaria, di accordi tra conduttori agricoli, al fine di adottare le misure di gestione previste dal piano di coesistenza di cui al comma 1 per assicurare la coesistenza tra colture transgeniche, convenzionali e biologiche.

Art. 5. Omissis.

Art. 7. Omissis. Art. 8. Norme transitorie. 1. Per il conseguimento delle finalità di cui all’articolo 1, fino all’adozione dei singoli provvedimenti di cui all’articolo 4, le colture transgeniche, ad eccezione di quelle autorizzate per fini di ricerca e di sperimentazione, non sono consentite. ––––––––––– La Corte Costituzionale, con sentenza 8 - 17 marzo 2006, n. 116, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo. Art. 9. Omissis. Art. 10. Entrata in vigore. 1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

10. D.Lgs. 21 marzo 2005, n. 70. Disposizioni sanzionatorie per le violazioni del regolamento (CE) n. 1829/2003 e del regolamento (CE) n. 1830/2003, relativi agli alimenti ed ai mangimi geneticamente modificati (G.U. 29 aprile 2005, n. 98).

© Laurus Robuffo


TITOLO I DISCIPLINA SANZIONATORIA PER LE VIOLAZIONI DEL REGOLAMENTO (CE) N. 1829 DEL 22 SETTEMBRE 2003 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO CAPO I DISPOSIZIONE GENERALE Art. 1. Oggetto e finalità. 1. Le disposizioni del presente titolo dettano la disciplina sanzionatoria per le violazioni del regolamento (CE) n. 1829/2003 del 22 settembre 2003, del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati, di seguito denominato: “regolamento”. CAPO II DISCIPLINA SANZIONATORIA PER LE VIOLAZIONI RELATIVE AGLI ALIMENTI GENETICAMENTE MODIFICATI Sezione I Disciplina sanzionatoria per le violazioni relative all’autorizzazione ed alla vigilanza Art. 2. Disciplina sanzionatoria per le violazioni previste agli articoli 4, 7, 9, 10 e 11 del regolamento. 1. Chiunque immette in commercio un OGM destinato all’alimentazione umana o un alimento di cui all’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento, senza che per esso sia stata rilasciata l’autorizzazione ai sensi della sezione I del capo II del regolamento medesimo, è punito con l’arresto da sei mesi a tre anni o con l’ammenda fino ad euro cinquantunomilasettecento. 2. Se l’immissione in commercio avviene dopo che l’autorizzazione è stata rifiutata, revocata o sospesa, si applica l’arresto da uno a tre anni o l’ammenda fino ad euro sessantamila. 3. Chiunque, dopo il rilascio dell’autorizzazione all’immissione in commercio di un OGM destinato all’alimentazione umana o di un alimento di cui all’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento, senza che sia stata presentata, ai sensi dell’articolo 11 del regolamento, la domanda di rinnovo dell’autorizzazione, continua, dopo la scadenza della stessa, ad immettere sul mercato l’OGM o l’alimento, ovvero continua ad immettere sul mercato l’OGM o l’alimento dopo che il rinnovo dell’autorizzazione è stato rifiutato, revocato o sospeso, è punito, nel primo caso, con le pene di cui al comma 1, nel secondo caso, con le pene di cui al comma 2. 4. Chiunque immette in commercio un OGM destinato all’alimentazione umana o un alimento di cui all’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento, sen-

za rispettare le condizioni o le restrizioni stabilite nell’autorizzazione o nel rinnovo dell’autorizzazione, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro settemilaottocento ad euro quarantaseimilacinquecento. 5. Chi, dopo l’immissione in commercio di un OGM destinato all’alimentazione umana o di un alimento di cui all’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento, non effettua il monitoraggio eventualmente imposto dall’autorizzazione, o non presenta alla Commissione le relative relazioni, alle condizioni indicate nell’autorizzazione medesima, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro settemilaottocento ad euro venticinquemilanovecento. 6. Chi, dopo l’ottenimento della autorizzazione all’immissione in commercio di un OGM destinato all’alimentazione umana o di un alimento di cui all’articolo 3, paragrafo 1, del regolamento e l’immissione in commercio degli stessi, disponendo di nuove informazioni scientifiche o tecniche suscettibili di influire sulla valutazione della sicurezza nell’uso dei medesimi, non informa immediatamente la Commissione, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro settemilaottocento ad euro quarantaseimilacinquecento. Art. 3. Disciplina sanzionatoria per le violazioni previste all’articolo 8 del regolamento. 1. Chiunque non ottempera al provvedimento adottato dalla Commissione ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 6, del regolamento, che dispone il ritiro dal mercato di un prodotto e dei suoi eventuali derivati, è punito con l’arresto da sei mesi a tre anni o con l’ammenda fino ad euro cinquantunomilasettecento. 2. Chiunque mantiene sul mercato un alimento geneticamente modificato rientrante nel campo di applicazione della sezione I del capo II del regolamento, dopo che la domanda presentata ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 4, del regolamento medesimo, è stata rigettata, è punito con l’arresto da uno a tre anni o con l’ammenda fino ad euro sessantamila. Sezione II Disciplina sanzionatoria per le violazioni relative all’etichettatura Art. 4. Disciplina sanzionatoria per le violazioni previste all’articolo 13 del regolamento. 1. Fatte salve le altre disposizioni del diritto comunitario e del diritto interno in materia di etichettatura dei prodotti alimentari, chiunque immette in commercio un alimento di cui all’articolo 12, paragrafo 1, del regolamento, destinato in quanto tale al consumatore finale od ai fornitori di alimenti per collettività, senza rispettare i requisiti in materia di etichettatura di cui all’articolo 13 del regolamento, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro settemilaottocento ad euro quarantaseimilacinquecento. 2. La disposizione di cui al comma 1 non si appli-

© Laurus Robuffo


ca agli alimenti che contengono materiale che contiene OGM, o è costituito da OGM o è prodotto a partire da OGM presenti in proporzione non superiore allo 0,9 per cento degli ingredienti alimentari considerati individualmente o degli alimenti costituiti da un unico ingrediente, o in proporzione non superiore alla minor soglia eventualmente stabilita ai sensi dell’articolo 12, paragrafo 4, del regolamento, purché tale presenza sia accidentale o tecnicamente inevitabile. Al fine di stabilire se la presenza di tale materiale sia accidentale o tecnicamente inevitabile, gli operatori devono essere in grado di dimostrare di avere preso tutte le misure appropriate per evitarne la presenza. CAPO III DISCIPLINA SANZIONATORIA PER LE VIOLAZIONI RELATIVE AI MANGIMI GENETICAMENTE MODIFICATI Sezione I Disciplina sanzionatoria per le violazioni relative all’autorizzazione ed alla vigilanza Art. 5. Disciplina sanzionatoria per le violazioni previste agli articoli 6, 19, 21, 22 e 23 del regolamento. 1. Chiunque immette in commercio, usa o modifica un OGM destinato all’alimentazione degli animali o un mangime di cui all’articolo 15, paragrafo 1, del regolamento, senza che per esso sia stata rilasciata l’autorizzazione ai sensi della sezione I del capo III del regolamento medesimo, è punito con l’arresto da sei mesi a tre anni o con l’ammenda fino ad euro cinquantunomilasettecento. 2. Se l’immissione in commercio avviene dopo che l’autorizzazione è stata rifiutata, revocata o sospesa, si applica l’arresto da uno a tre anni o l’ammenda fino ad euro sessantamila. 3. Chiunque, dopo il rilascio dell’autorizzazione all’immissione in commercio di un OGM destinato all’alimentazione degli animali o di un mangime di cui all’articolo 15, paragrafo 1, del regolamento, senza che sia stata presentata, ai sensi dell’articolo 11 del regolamento, la domanda di rinnovo dell’autorizzazione, continua, dopo la scadenza della stessa, ad immettere sul mercato, ad usare o modificare l’OGM o il mangime, ovvero continua ad immettere sul mercato, ad usare o a modificare l’OGM o il mangime dopo che il rinnovo dell’autorizzazione è stato rifiutato, revocato o sospeso, è punito, nel primo caso, con le pene di cui al comma 1, nel secondo caso, con le pene di cui al comma 2. 4. Chiunque immette in commercio, usa o modifica un OGM destinato all’alimentazione degli animali o un mangime di cui all’articolo 15, para-

grafo 1, del regolamento, senza rispettare le condizioni o le restrizioni stabilite nell’autorizzazione o nel rinnovo dell’autorizzazione, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro settemilaottocento ad euro quarantaseimilacinquecento. 5. Chi, dopo l’immissione in commercio di un OGM destinato all’alimentazione degli animali o di un mangime di cui all’articolo 15, paragrafo 1, del regolamento, non effettua il monitoraggio eventualmente imposto dall’autorizzazione, o non presenta alla Commissione le relative relazioni, alle condizioni indicate nell’autorizzazione medesima, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro settemilaottocento ad euro venticinquemilanovecento. 6. Chi, dopo l’ottenimento dell’autorizzazione all’immissione in commercio di un OGM destinato all’alimentazione degli animali o di un mangime di cui all’articolo 15, paragrafo 1, del regolamento e l’immissione in commercio degli stessi, disponendo di nuove informazioni scientifiche o tecniche suscettibili di influire sulla valutazione della sicurezza nell’uso dei medesimi, non informa immediatamente la Commissione, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro settemilaottocento ad euro quarantaseimilacinquecento. Art. 6. Disciplina sanzionatoria per le violazioni previste all’articolo 20 del regolamento. 1. Chiunque non ottempera al provvedimento adottato dalla Commissione ai sensi dell’articolo 20, paragrafo 6, del regolamento, che dispone il ritiro dal mercato di un prodotto e dei suoi eventuali derivati, è punito con l’arresto da sei mesi a tre anni o con l’ammenda fino ad euro cinquantunomilasettecento. 2. Chiunque mantiene sul mercato un mangime geneticamente modificato rientrante nel campo di applicazione della sezione 1 del capo III del regolamento, dopo che la domanda presentata ai sensi dell’articolo 20, paragrafo 4, del regolamento medesimo, è stata rigettata, è punito con l’arresto da uno a tre anni o con l’ammenda fino ad euro sessantamila. Sezione II Disciplina sanzionatoria per le violazioni relative all’etichettatura Art. 7. Disciplina sanzionatoria per le violazioni previste all’articolo 25 del regolamento. 1. Fatte salve le altre disposizioni del diritto comunitario e del diritto interno in materia di etichettatura dei mangimi, chiunque immette sul mercato un mangime di cui all’articolo 24, paragrafo 1, del regolamento, senza rispettare i requisiti in materia di etichettatura di cui all’articolo 25 del regolamento, è

© Laurus Robuffo


punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro settemilaottocento ad euro quarantaseimilacinquecento. 2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica ai mangimi che contengono materiale che contiene OGM, o è costituito da OGM o è prodotto a partire da OGM presenti in proporzione non superiore allo 0,9 per cento per mangime e per ciascun mangime di cui esso è composto o in proporzione non superiore alla minor soglia eventualmente stabilita ai sensi dell’articolo 24, paragrafo 4, del regolamento, purché tale presenza sia accidentale o tecnicamente inevitabile. Al fine di stabilire se la presenza di tale materiale sia accidentale o tecnicamente inevitabile, gli operatori devono essere in grado di dimostrare di avere preso tutte le misure appropriate per evitarne la presenza. CAPO IV RELAZIONE CON IL DECRETO LEGISLATIVO 8 LUGLIO 2003, N. 224 Art. 8. Relazione con gli articoli 30, comma 2 e 35, comma 10 e con l’articolo 36 del decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 224. 1. Le disposizioni degli articoli 30, comma 2 e 35, comma 10, del decreto legislativo n. 224 del 2003, si applicano anche nel caso di coltivazione di OGM autorizzati ai sensi del regolamento. 2. Fatte salve le disposizioni previste negli articoli 2, 3, 5 e 6, le disposizioni dell’articolo 36 del decreto legislativo n. 224 del 2003 si applicano anche nel caso di danni provocati dalla immissione in commercio di OGM destinati all’alimentazione umana o degli animali o di alimenti o mangimi che contengono o sono costituiti da OGM, rientranti nel campo di applicazione del regolamento. CAPO V DISPOSIZIONE TRANSITORIA Art. 9. Disposizione transitoria in caso di presenza accidentale o tecnicamente inevitabile di materiale geneticamente modificato che è stato oggetto di una valutazione del rischio favorevole. 1. Per un periodo di tre anni dalla data di applicazione del regolamento, e sempre che ricorrano le condizioni di cui all’articolo 47, paragrafi 1 e 2 dello stesso, la presenza negli alimenti o nei mangimi di materiale che contiene OGM od è costituito o derivato da OGM in proporzione non superiore allo 0,5 per cento, o in proporzione non superiore alla minor soglia eventualmente stabilita ai sensi dell’articolo 47, paragrafo 3, del regolamento, non costituisce violazione degli articoli 2 e 5.

TITOLO II DISCIPLINA SANZIONATORIA PER LE VIOLAZIONI DEL REGOLAMENTO (CE) N. 1830 DEL 22 SETTEMBRE 2003 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO CAPO I DISPOSIZIONE GENERALE Art. 10. Oggetto e finalità. 1. Le disposizioni del presente titolo dettano la disciplina sanzionatoria per le violazioni del regolamento (CE) n. 1830/2003 del 22 settembre 2003, del Parlamento europeo e del Consiglio, concernente la tracciabilità e l’etichettatura di organismi geneticamente modificati e la tracciabilità di alimenti e mangimi ottenuti da organismi geneticamente modificati, nonché recante modifica della direttiva 2001/18/CE, di seguito denominato: “regolamento”. CAPO II DISCIPLINA SANZIONATORIA PER LE VIOLAZIONI RELATIVE ALLA TRACCIABILITÀ ED ETICHETTATURA DEI PRODOTTI CONTENENTI OGM O DA ESSI COSTITUITI E PER LE VIOLAZIONI RELATIVE ALLA TRACCIABILITÀ DEI PRODOTTI PER ALIMENTI O MANGIMI OTTENUTI DA OGM Art. 11. Disciplina sanzionatoria per le violazioni previste all’articolo 4 del regolamento. 1. Chiunque, nella prima fase di immissione in commercio di un prodotto contenente OGM o da essi costituito, comprese le merci sfuse, o nelle fasi successive dell’immissione in commercio di tali prodotti, non assicura la trasmissione per iscritto all’operatore che riceve il prodotto delle informazioni di cui all’articolo 4, paragrafo 1, lettere a) e b), del regolamento, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro diecimila ad euro sessantamila. Nel caso dei prodotti contenenti miscele di OGM o da esse costituiti, destinati all’uso diretto ed esclusivo come alimento o mangime, o destinati alla trasformazione, le informazioni di cui all’articolo 4, paragrafo 1, lettera b), del regolamento, possono essere sostituite dalla dichiarazione, corredata dall’elenco, prevista dall’articolo 4, paragrafo 3, del regolamento medesimo. 2. Chiunque, operando in qualunque fase della catena di produzione e di distribuzione dei prodotti contenenti OGM o da essi costituiti, in qualità di soggetto che immette in commercio o riceve gli stessi prodotti, ad esclusione del consumatore finale, non predispone i sistemi e le procedure standar-

© Laurus Robuffo


dizzate di cui all’articolo 4, paragrafo 4, del regolamento, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro ottomila ad euro cinquantamila. La disposizione non si applica nelle ipotesi ed alle condizioni di cui all’articolo 6 del regolamento. 3. Chiunque viola le disposizioni in materia di etichettatura dei prodotti contenenti OGM o da essi costituiti, di cui all’articolo 4, paragrafo 6, del regolamento, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro settemilaottocento ad euro quarantaseimilacinquecento. 4. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 non si applicano nelle ipotesi di presenza accidentale o tecnicamente inevitabile di tracce di OGM indicate all’articolo 4, paragrafi 7 e 8, del regolamento.

strativa pecuniaria da euro ottomila ad euro cinquantamila. La disposizione non si applica nelle ipotesi ed alle condizioni di cui all’articolo 6 del regolamento. 3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano nelle ipotesi di presenza accidentale o tecnicamente inevitabile di tracce di OGM in prodotti per alimenti o mangimi ottenuti da OGM indicate all’articolo 5, paragrafo 4, del regolamento.

Art. 12. Disciplina sanzionatoria per le violazioni previste all’articolo 5 del regolamento. 1. Chiunque immette in commercio un prodotto per alimenti o mangimi ottenuto da OGM, senza assicurare la trasmissione per iscritto all’operatore che lo riceve delle informazioni di cui all’articolo 5, paragrafo 1, del regolamento, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro diecimila ad euro sessantamila. 2. Chiunque, operando in qualunque fase della catena di produzione e di distribuzione dei prodotti per alimenti o mangimi ottenuti da OGM, in qualità di soggetto che immette in commercio o riceve gli stessi prodotti o mangimi, ad esclusione del consumatore finale, non predispone i sistemi e le procedure standardizzate di cui all’articolo 5, paragrafo 2, del regolamento, è punito con la sanzione ammini-

Art. 13. Autorità competente. 1. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio provvede, nell’ambito delle attività previste dalle norme vigenti, all’irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dagli articoli 2, 3, 5 e 6 nei casi di violazioni relative alle fattispecie di cui all’articolo 3, paragrafo 1, lettere a) e b), ed all’articolo 15, paragrafo 1, lettere a) e b), del regolamento (CE) n. 1829 del 2003. Provvede, altresì, all’irrogazione delle sanzioni previste dall’articolo 11, commi 1 e 2. 2. Le regioni e le province autonome provvedono all’irrogazione delle altre sanzioni amministrative pecuniarie previste dal presente decreto legislativo nei casi di violazioni relative ad alimenti e mangimi immessi in commercio, così come definiti dalla vigente legislazione comunitaria.

TITOLO III APPLICAZIONE DELLE SANZIONI AMMINISTRATIVE PECUNIARIE

© Laurus Robuffo


03 ALIMENTI