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Andrea Jemolo I luoghi dell’arte

MOSTRA E PRESENTAZIONE DEL LIBRO “ANDREA JEMOLO. I LUOGHI DELL’ARTE”


Andrea Jemolo I luoghi dell’arte MOSTRA ANTEPRIMA CON VISITE GUIDATE SABATO 14 GIUGNO 2014 H 18.30 – 21.00 LE OPERE RIMARRANNO ESPOSTE DAL 15 GIUGNO ALL’ 8 AGOSTO 2014 H 10.00 – 18.00 (sabato e domenica previa prenotazione telefonica o via email) presso lo spazio NFC in via XX settembre 32, Rimini


ANDREA JEMOLO I LUOGHI DELL’ARTE Dopo una prima mostra nel 2010 dal titolo MAXXI by Zaha Hadid presso la sede in Via della Moscova 25, la più recente esposizione Andrea Jemolo. Casa Malaparte (2014), Photology, in collaborazione con NFC, presenta la mostra Andrea Jemolo. I luoghi dell’arte. L’esposizione è costituita da una selezione di 7 opere fotografiche realizzate da Andrea Jemolo, tutte stampate con tecnica diasec su alluminio. La mostra, che si sviluppa negli spazi NFC a Rimini, presenta alcuni estratti del lavoro fotografico dell’artista romano su alcuni dei più rilevanti progetti architettonici del Novecento; dalla meno recente Villa Malaparte, al più contemporaneo MAXXI di Zaha Hadid. Nelle fotografie di Jemolo convivono un’attenzione sensibile al progetto architettonico, alla concretezza dei materiali e al rapporto tra luci e superfici; l’artista documenta, attraverso i suoi scatti, il cambiamento di fisionomia del cantiere e l’evolversi dell’edificio dalla sua nascita alla sua immagine compiuta, che il pubblico ormai ha riconosciuto e fatto propria.


LA MOSTRA


Esempi di allestimento


ANDREA JEMOLO BIOGRAFIA Andrea Jemolo – Roma 1957 - è considerato uno dei più noti fotografi di architettura. Le sue foto fanno parte delle collezioni del MAXXI e della Fondazione Unicredit. Lavora per molti altri architetti internazionali come Richard Meier, Odil Decq, Tadao Ando, Zaha Hadid.

Prima c'era la Leica poi l'Hasselblad poi la Sinar. Il tipo di macchina definisce il periodo di un fotografo come le tecniche definiscono quelle degli artisti. Tutte macchine meccaniche, comunque, e abbastanza lente, per me la qualità dell'immagine ha sempre contato piu' della velocità. Il tempo è importantissimo, il tempo durante il quale si interiorizza una situazione, un'atmosfera, si delinea dentro di te l'immagine che vuoi rendere agli altri. C'è anche l'attimo fuggente, naturalmente, la situazione irripetibile da cogliere al volo. Le macchine sempre più grandi hanno accompagnato il definirsi dei miei interessi, oggetti sempre più grandi. Sculture, architetture, paesaggi urbani, paesaggi, skyline segnati dall'intervento architettonico, cantieri. Il cantiere è qualcosa di simile all'attimo fuggente, rivela dell'opera ciò che poi non si vedrà più. Talvolta è più affascinante dell'opera compiuta che, inserendosi nell'ordinario, diventa assuefazione a un luogo. Nel cantiere c'è la perizia, il mestiere. E c'è anche il fango, l'acqua, che è materia rilucente, specchiante. Le mie sono immagini in cui non compare mai la figura umana, eppure del cantiere si sente l'odore, la fatica, la sporcizia, gli schizzi di calce, insieme alla maestria dei carpentieri, alla genialità delle soluzioni del progetto o anche di quelle inventate in corso d'opera. La Leica fu un regalo, l'Hasselblad comprata di seconda mano, l'acquisto della Sinar fu una avventura in Svizzera, dove è prodotta. Allora c'era un limite molto basso per l'esportazione delle lire, feci un viaggio in treno con i soldi nascosti nei pantaloni, nel bagaglio, e al posto del rullino fotografico. Una macchina a lastre 10 X 12 con il cavalletto e una pompetta per scattare senza scuotere e la possibilità di una esposizione molto lunga, il corpo basculante per raddrizzare le linee che si restringono verso l'alto. Allora, primi anni Ottanta, era già definito quello che volevo fare: si era stabilizzata la passione per l'arte e l'architettura. E il tempo per lo scatto fotografico si è dilatato nello studio della scena. Quel teatro di mura e pietre, scale, sale, finestre e porte, altari, affreschi, soffitti, pinnacoli e abbaini. Luci artificiali e luci naturali. Meteo e percorso del sole per stabilire il momento giusto (…) Jolanda Bufalini su Andrea Jemolo, Invece di un’autobiografia, in Andrea Jemolo. I luoghi dell’arte, Milano 2014 Photology ha rappresentato Andrea Jemolo dal 2009 presentando sue opere fotografiche ad Artfairs ( Bologna e Torino). Ha inoltre organizzato nel 2010, nei suoi spazi di Milano, la mostra “Maxxi by Zaha Hadid”. Nel 2012 la mostra “Punta della Dogana by Tadao Ando” è stata presentata a Fabriano e nello stesso anno, presso lo studio BEP a Milano, è stata inaugurata la mostra “I luoghi dell’Arte”.

MOSTRE PRINCIPALI - 2014 I luoghi dell’arte. Agenzia NFC, Rimini - 2014 Casa Malaparte. Photology, Milano - 2012 I luoghi dell’Arte. Studio BEP, Milano - 2012 Punta della Dogana by Tadao Ando. Festival Poiesis, Fabriano - 2011 MAXXI by Zaha Hadid. Studio Geddes, Roma - 2010 MAXXI by Zaha Hadid. Photology, Milano - 2010 Le Città di Roma. Museo Ara Pacis, Roma - 2006 Architetture a Roma, oggi. Casa dell'Architettura, Roma - 2004 Il segno di Roma. V Biennale della fotografia di Mosca - 2004 Sguardi Contemporanei, 50 anni di architettura italiana - Biennale di architettura, Venezia - 2003 Cantiere d’autore – Il cantiere del MAXXI - Biennale di architettura, Venezia


IL LIBRO ANDREA JEMOLO I LUOGHI DELL’ARTE CATALOGO: 30 x 36 cm -144 pagine con 80 immagini COPERTINA: Hard Cover 4 mm con sovraccoperta TESTI: Italiano GRAFICA: Photology e NFC CARTA: Patinata 200 gr. EDIZIONE: Photology 2014 PREZZO: 65,00 € ISBN: 978-88-88359-37-3

Le grandi opere concepite dai maestri dell’architettura del XX secolo come Adalberto Libera, Richard Meier, Tadao Ando e Zaha Hadid ci vengono mostrate da un occhio sensibile sia nei loro aspetti più eclatanti che in quelli meno conosciuti. Le opere fotografiche di Jemolo ci raccontano di edifici che nascono, crescono, e infine si presentano nella loro immagine compiuta, che il pubblico ormai ha riconosciuto e fatto propria. Lo spettatore si trova immerso nel grande cantiere che è l’edificio nel suo divenire, nel quale ogni pietra assume una sua importanza compositiva nell’immagine d’insieme, persino l’aria ha una sua matericità e lo scheletro strutturale ci parla di una firmitas orgogliosa e desiderosa di lasciare il suo segno nel tempo.

(…) L’immagine diventa sempre più soggettiva, la tecnica sempre più duttile, l’autonomia espressiva sempre più marcata, fino a che l’autore si sente forte abbastanza da staccarsi dall’architettura e muoversi liberamente nel territorio dell’espressione artistica. Jemolo cerca la sua autonomia nella direzione opposta, nel solco di una fedeltà quasi calvinista al progetto, verso una rappresentazione talmente esatta da diventare astratta. (…) Pippo Ciorra su Andrea Jemolo

(…) In Meier la geometria è prima di tutto un principio organizzatore che affida al numero come simbolo, come ordine e come misura il compito di cristallizzare la sua forma . Le inquadrature di Jemolo trascrivono questo ordito spaziale, rendono tangibile il rimando numerico fra le parti e l’invisibile intelaiatura geometrica che tiene insieme la sequenza esatta degli spazi. Ma al tempo stesso sovrappongono un proprio ordine compositivo, anche questo di stampo classico e geometrico, individuabile negli assi di simmetria, nelle misure specchiate, negli stacchi preordinati, nelle vedute frontali, infine nelle sequenze dei livelli successivi tenuti tutti a fuoco. (…) Carmen Andriani su Andrea Jemolo

Le fotografie di Andrea Jemolo colpiscono dritte l’osservatore per la perfezione tecnica, che va dall’equilibrio dei volumi alla vividezza dell’immagine, e sono perciò molto appetibili e appetite dalle grandi riviste di architettura, dai cataloghi, e dai collezionisti. (…) Luca Del Fra su Andrea Jemolo



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