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DRonEziNe La prima rivista italiana sui droni

numero 1 - settembre ottobre 2013

Riprese video TUTTI I SEGRETI DEL GIMBAL BRUSHLESS

 Tecnica Taranis, la radio open source

guerra

lavoro

Piaggio Hammerhead

-1 la NascitaDRonEziNe di un’industria


Il cielo non è più un limite,

ma un nuovo punto di vista.

bramor-i Autonomous Unmanned Aerial Vehicle

APPLICAZIONI TIPICHE: • SORVEGLIANZA E SICUREZZA; • ISPEZIONE DI IMPIANTI ENERGETICI; • AGRICOLTURA DI PRECISIONE; • ORTOFOTOGRAFIA; • MAPPATURA 3D; • TERMOGRAFIA DI EDIFICI; • PREVENZIONE DEGLI INCENDI; • LOTTA AL BRACCONAGGIO; • LOTTA ALL’ABUSIVISMO EDILIZIO; • RIPRESE AEREE; • RILIEVI ARCHEOLOGICI; • VULCANOLOGIA/GEOLOGIA; • MONITORAGGIO DEL TRAFFICO;

PROFESSIONALITÀ DESIGN ELEGANZA CONVENIENZA BELLEZZA PERFORMANCE

PER MAGGIORI INFORMAZIONI W W W . E U R O L I N K S Y S T E M S . C O M

DRonEziNe - 2

Da 20 anni, la giusta soluzione per qualsiasi esigenza dal mondo dei droni.


sommario Rubriche 04 Editoriale 05 Associazioni 06 I droni dei lettori 07 Mappamondo 35 Clic 36 Contro editoriale Lavoro

08

08 Nascita di un’industria Applicazioni 12 Giornalisti volanti 16 Il tuttala cartografo Recensione 19 DJI Phantom, il quadricottero per tutti 20 FrSKY Taranis, RC open source 26 Nilox Mini action cam

36

Tecnica 28 Gimbal brushless, la rivoluzione 32 Facciamo un quad: la lista della spesa Militari 36 Piaggio Hammerhead Terza Pagina

28

39 La guerra dei droni, un eBook gratuito

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editoriale

di Stefano Orsi

Prima di volare

accendiamo il cervello

p

ochi giorni fa, un drone da 8 chili, attrezzato per le riprese aeree, è caduto in Spagna sopra la folla ferendo diverse persone tra le quali anche bambini. Il multirotore stava riprendendo un evento presso la Sagrada Familia e per motivi ancora ignoti ha perso improvvisamente quota cascando rovinosamente sul pubblico. Qualche mese addietro un avvenimento simile è accaduto negli Stati Uniti durante un rodeo. Stessa dinamica: un drone che fa una bella ripresa passando sopra agli spalti gremiti di gente e improvvisamente perde il controllo e precipita sul pubblico ignaro. Diversi feriti anche in quella occasione. Non saremo certo noi a condannare l’utilizzo dei droni per riprese video fotografiche o in ambito giornalistico, ma bisogna considerare che un’elica rotta, un motore mal funzionante o un guasto elettrico possono sempre succedere. Chi non ci pensa non ha ancora l’esperienza necessaria per portare in volo autonomo o semi autonomo un drone. Cadono gli aerei civili con passeggeri a bordo, cadono gli ultraleggeri, cadono le mongolfiere e cadono anche i nostri droni. Purtroppo l’attuale tecnologia non è ancora sufficientemente matura

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e testata per poter essere usata in condizioni pericolose come per esempio il volo sopra a persone o centri abitati. Troppi operatori improvvisati, sull’onda dell’urgenza di inventarsi una professione in tempi di crisi, credono di poter svolgere attività professionali solo perché hanno comprato un drone, lo hanno pagato diverse migliaia di euro e magari lo hanno visto rimanere immobile a mezz’aria controllato dal gps. E invece, come in tutte le attività umane, non bisogna credere che la tecnologia sia infallibile. E soprattutto è necessaria una certa dose di esperienza prima di potersi considerare novelli Quentin Tarantino o il prossimo vincitore del premio Pulizer, e iniziare a produrre materiale televisivo o giornalistico. Noi crediamo che le applicazioni per

i droni civili siano in continua e inarrestabile espansione e creeranno nuovi posti di lavoro a tutti i livelli.

Ma crediamo fermamente anche che, indipendentemente dalle decisioni dell’Enac attese per fine anno (con le relative qualificazioni per i piloti e certificazioni per i mezzi), sia necessario per prima cosa rispettare la fondamentale regola di sicurezza: accendere il cervello prima di andare in volo con un drone.


associazioni

uniti

verso la regolamentazione

I

n In Italia la filiera dei droni è appena nata e già ha una sua associazione: Assorpas, l’associazione italiana dei light Rpas, Remotely Piloted Aircraft Systems, piccoli sistemi aeromobili a pilotaggio remoto. I piccoli droni tascabili sono diventati presto una realtà produttiva fatta di riprese aeree, documentari, missioni in appoggio all’agricoltura di precisione, campagne scientifiche e di monitoraggio del territorio. Un mondo dinamico, pieno di entusiasmo che cresce nonostante la crisi, ma anche in un vuoto normativo preoccupante, che potrebbe mettere a serio rischio lo sviluppo stesso del settore. «È stata l’esigenza di avere una voce unica nei confronti dell’Enac, l’ente nazionale di controllo delle attività aeronautiche, a spingerci a creare un’associazione che riunisse tutta la filiera dei droni: piloti professionisti, costruttori, progettisti, utenti» ci dice Stefano Russo, uno dei fondatori dell’associazione. «L’Enac sta in questi giorni studiando un regolamento definitivo per l’uso professionale di questi mezzi aerei, ed era letteralmente bombardata dalle domande di tanti imprenditori e professionisti, soprattutto cameraman e fotografi. Di conseguenza si è arrivati ad avere un interlocutore unico, con cui discutere della normativa che farà uscire

questo nascente settore industriale dalla semiclandestinità in cui è adesso per mancanza di regole chiare e specifiche». Regole che dovranno avere al primo posto la sicurezza, giusto? «Certo, e noi abbiamo già una serie di prescrizioni sia di comportamento sia tecniche, inoltre sono allo studio sistemi sempre più avanzati per rendere sicuro il volo e inoffensivo l’atterraggio. E non dimentichiamoci che i droni, oltre a essere sicuri, hanno anche un bassissimo impatto sull’ambiente: quando sono state realizzate le riprese per un documentario sul relitto della Costa Concordia, inizialmente i droni erano visti come marziani, poi tutti hanno apprezzato il fatto che la propulsione elettrica non inquina e che sono silenziosissimi: non solo costano infinitamente meno dell’intervento di un elicottero, ma possono avvicinarsi al soggetto della ripresa, senza creare disturbo all’ambiente e alle attività

Stefano Russo Vice presidente e tesoriere di Assorpas

umane».

«per avere una voce unica

nei confronti dell’Enac abbiamo creato un’associazione che riunisce tutta la filiera dei droni»

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i droni dei lettori Finito il volo, il quadricottero si ripiega e sta tutto nella cassettina che gli fa da frame

Un inquietante insettoide di Alessandro Li Mandri

Il concerto romano di Bruce Springsteen ripreso dal multicottero di Giuseppe Foderaro

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Mappamondo ďƒź La mappa delle startup innovative americane che sviluppano droni civili (fonte: Deloitte GovLab)

Dove colpiscono i droni militari americani (fonte: Mantas Jasinevicius su dati di Dronestream)

I Paesi che utilizzano droni militari: in giallo droni disarmati, in rosso droni armati (fonte: Congressional Budget Office, Government Accuntability Office, International Institute of Strategic Studies, Natural Earth)

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primi passi DI UN’industria Tra artigianato e modellismo, tra sperimentazione e tradizione, anche in Italia sta nascendo una filiera dedita alla produzione di droni civili

G

razie ai droni Movo, il celebre negozio milanese di modellismo, torna agli antichi fasti: non solo vendita di modelli ma consulenze, expertise e integrazione di sistemi per creare droni professionali per usi civili ritagliate sulle esigenze di chi li deve usare per lavoro. Un’attività, quella di costruire aeromobili, che è nel dna dell’azienda: non tutti sanno che Movo ha fatto anche un aereo vero, l’FM1 Passero del 1947. La crisi colpisce duro un po’ tutti, e

la Movo non fa eccezione: molto dimagrita nell’organico, da qualche anno si è trasferita dalla sede storica in via principessa Clotilde, in centro a Milano, alla periferia dalle parti di Linate: una bella sede moderna e luminosa ma un poco difficile da raggiungere per colpa dei continui cantieri sulla strada Rivoltana. Qui incontriamo Carlo Cobianchi, aeromodellista di fama e attuale titolare dell’azienda. «Magari questo non scriviamolo, ma i droni sono quello che tiene in piedi oggi la Movo» dice. Ma noi lo scriviamo eccome, oggi un’azienda che trova una nuova strada per rinnovarsi e fare innovazione ci sembra una gran bella notizia, anche se comprendiamo il pudore (e la scaramanzia) di parlare anche delle difficoltà, che in questi anni complicati toccano un po’ tutti. E quelle no, non fanno notizia.

Le mie creature Carlo Cobianchi posa tra i droni che assembla per i clienti della sua Movo

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Lavoro Full Size Movo FM1 passero, un aereo (vero) del 1947 costruito da Movo e progettato nientemeno che da Stelio Frati

Ci guardiamo intorno, e tra i tanti modelli non vediamo nemmeno un piccolo quadricottero. «Ma dove sono?» Chiedo. «Negli scaffali non li vedo». «Vieni in laboratorio» fa lui. «Piccoli multi ora non ne ho». Lo seguo nel retro e spalanco gli occhi. Come un gigantesco ragno nero e minaccioso sul tavolo di lavoro troneggia un esacottero da 82 centimetri di diametro, una bestia che mette una certa soggezione. «Motori pancake ultrapiatti, eliche di carbonio bilanciate a mano in fabbrica coppia per coppia, gimbal brushless» elenca e solleva la capottina del mostro. «E un solo cavetto connesso alla ricevente, tramite l’s-bus; a me piacciono i cablaggi puliti». E chi ha comperato? E per farne che? «Un cliente privato. E lo usa per giocare» sorride Carlo. «Ma per lo più, i miei clienti sono professionisti e li usano per riprese aeree. Uno dei lavori più particolari che mi sono stati affidati è stato assemblare un drone per cercare i resti dell’aereo di Vittorio Missoni, una missione finanziata dalla famiglia Missoni stessa. La sfida era integrare un drone di grande autonomia che potesse operare in condizioni difficili, e abbastanza piccolo da poter stare una valigetta per essere imbarcato su un’aereo di linea. Ho fatto anche il drone

Pulizia I cablaggi del drone da 82 cm di Movo

usato per le riprese aeree durante i primi comizi di Beppe Grillo agli inizi della sua avventura politica; in questo caso, la sfida era costruire un drone improntato alla massima sicurezza». Carlo previene la mia scontata domanda successiva: «Le riprese sono state fatte in piazza Duomo, e sì, l’operatore aveva chiesto al comune di Milano tutte le necessarie autorizzazioni». Alla fine alla Movo sei rimasto solo tu… Ce la fai a stare dietro agli ordini, portando avanti anche il negozio? «Grazie all’ ecommerce, tengo aperto al pubblico solo il sabato, e poi il martedì e il venerdì pomeriggio. Il problema vero è trovare collaboratori competenti: io sono nel settore da molti anni, e costruisco droni esattamente calibrati sulle esigenze di chi li dovrà usare, cercando sul mercato le componenti più adatte a ogni singolo progetto. Ogni drone è diverso dagli altri, perché diversi sono i bisogni di chi lo opera. Preferisco farne pochi, ma su misura. Perché il mercato è pieno di operatori improvvisati, che cercano di piazzare droni commerciali a utenti professionisti, e poi magari spariscono quando il cliente ha bisogno di consigli o assistenza. Io più che droni vendo consulenza, esperienza e know how. Il mercato adesso è come quello dei personal computer negli anni ’80; c’è molto fermento, novità che si susseguono ma anche tanta improvvisazione». Movo non è certo l’unico modellista evoluto che si è reinventato produttore di droni e multicotteri. Damiano Dalla Longa lavora al progetto di un multicottero professionale: «Vorrei proporre il kit pronto al volo, collaudato. Dopo la vendita ovviamente darei completa disposizione nei pezzi di ricambio, nell’assistenza software e breve tutorial nell’uso di questi droni». Un progetto modulare, dunque? «Sì,vorrei proporre il kit completo di elettronica e oppure il telaio con elettronica (motori, regolatori, centralina, eliche) personalizzabili nella configurazione. Che caratteristiche ha il suo drone? «È un esacottero è composto completamente da

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Lavoro parti in fibra di carbonio 3K, con due alternative di misure: da 820 mm oppure 1100 mm, in entrambi i casi con bracci da 25 mm». Una macchina impegnativa, dunque. Quanto costerà? Prendendo in considerazione l’esacottero da 820 mm con carrello pieghevole (per facilitare il trasporto) Il kit completo di tutto viene 3400 Euro. Per tutto intendo un telaio con tubi da 25 mm, centralina di controllo DJI WooKong-M con gps (IOS mark III per visualizzare la telemetria su display, Datalink con 50 Waypoint per il pilotaggio tramite google Maps dal Computer, Led con Bluetooth per il settaggio della centralina tramite Iphone e Ipad), 6x regolatori 40 A, 6x motori T-motor MT2814 770kv, eliche in carbonio 14”, sistema di smorzamento vibrazioni per gimbal ad O-ring, Trasmittente Graupner MX20 HoTT 10 canali, 2x LiPo 4s 5000mAh 16.8 V, Video trasmettitore 5.8 Ghz 500mW per fpv e Gimbal Brushless per la stabilizzazione di una GoPro. Il drone è personalizzabile, e può essere configurato per 4 eliche (4 o 8 motori), 6 motori, oppure 8 motori. Oltre agli hobbisti che diventano artigiani, coi sono già le prime startup che affrontano in modo strutturato la produzione di piccoli droni civili. Una di queste è Aslatech DroneForge dell’ingegner Andrea Sala, che ci racconta il suo punto di vista sull’industria nascente dei droni. Sulla quale, come sappiamo, pesa la spada di Damocle delle decisioni che prenderà l’Enac nella regolamentazione del settore. Sala, è preoccupato? Per nulla. La lettera di accompagnamento della bozza di norma uscita ad inizio anno chiarisce l’intenzione di Enac

3.400 euro in kit L’esacottero proposto da Dalla Longa

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di prendere in seria considerazione il settore, nella consapevolezza che le prospettive commerciali e gli utilizzi pratici saranno alquanto interessanti. Il momento è maturo per l’introduzione di una legislazione chiara e definita. Al momento le macchine in circolazione non possono garantire i requisiti minimi di sicurezza che un ente pubblico deve richiedere per consentirne l’utilizzo in aree sensibili per cui devono essere operati per forza in aree confinate nelle quali un malfunzionamento non arrechi danni apprezzabili a persone fisiche ed a oggetti. E devono essere operati da personale sufficientemente formato e certificato. Senza l’intervento dell’Enac, le regole le devono fare i singoli comuni, e la loro attuale libertà di scelta sul rilasciare o meno i permessi è molto ampia, con le immaginabili conseguenze del caso. Quanto può valere il mercato dei droni? Il fatturato a livello globale entro il 2020 si pensa possa arrivare a 20 miliardi di dollari all’anno, oggi siamo intorno ai 2 miliardi. È chiaro che in questa cifra i microdroni hanno una fetta piccola in quanto il loro valore economico è minimo rispetto ad un Predator. Il nostro fatturato al momento è attorno ai 100 mila euro e rimarrà abbastanza stabile su questa cifra per i prossimi due o tre anni. Al momento tutto il fatturato lo spendiamo in ricerca e sviluppo, in quanto il settore è molto dinamico e ciò che è nuovo oggi diventa vecchio tra un anno. Riteniamo ci potranno essere cambiamenti non appena le norme Enac entreranno in vigore, in quanto i permessi di volo richiedono una grossa mole di lavoro sia a livello documentale della tracciabilità della progettazione, che sulla costruzione e collaudo. Allora le nostre scelte tecniche e progettuali in merito al calcolo dei telai, la progettazione dei gruppi motore e delle eliche, la progettazione e programmazione dei sistemi di controllo diventeranno un punto nodale per istruire le pratiche ed ottenere i permessi. Le regole servono soprattutto per la sicurezza. Quanto sono sicuri i droni di oggi? La sicurezza assoluta non si potrà mai ottenere, sono macchine più pesanti dell’aria e come tali possono sempre cadere. Le attuali categorie aiuta-


Lavoro

no in questa direzione: le macchine di peso inferiore ai 2 kg ad esempio sono molto meno pericolose di quelle che ne pesano 20... Un primo passo quindi è il corretto dimensionamento della macchina in relazione al suo scopo. Altro aspetto che porterà grandi benefici è l’incremento del numero e del tipo di sensori che misurino l’assetto e la posizione della macchina. Al momento la ridondanza è minima e la misura della posizione assoluta non è sempre garantita. Questo è, a mio parere, uno degli ostacoli maggiori al raggiungimento di una soglia minima di sicurezza. Si sta lavorando per superare tale limite e ci sono già risultati molto confortanti. Perché nessuno ha mai pensato di equipaggiarli con un paracadute? L’uso del paracadute balistico è allo studio e ne esistono già in commercio. Ma ci sono diversi limiti operativi, per esempio il paracadute ha il limite intrinseco sull’altezza minima operativa per cui a bassa quota non garantisce un tempo di intervento sufficientemente rapido. Anche su questo aspetto di sicurezza passiva la normativa dovrà dare risposte. A proposito di limiti operativi, quali sono i limiti maggiori dei droni di oggi? Le batterie sono il punto debole al momento, il loro peso nello sviluppo della macchina è cruciale. Ne esistono già di vari tipi e peso, si prevede porteranno grossi vantaggi nell’incremento del payload o nell’incremento del tempo di volo o nella riduzione del peso complessivo della macchina. In merito alla navigazione autonoma noi puntiamo molto sui sistemi basati sulla visione 3d nel visibile e nell’infrarosso, su cui stiamo sviluppando soluzioni in collaborazione con l’Università di Bologna. Questi dispositivi aumentano la precisione e la sicurezza dei mezzi. Anche i motori possono dare grossi vantaggi ma su questi il limite oggi è solo di tipo commerciale e non tarderà ad essere colmato. Chi sono i vostri clienti, e per cosa usano i droni? Principalmente tecnici ed Università. Gli uni per fotogrammetria aerea, gli altri per laboratori di robotica. I droni sono artigianato o industria? Dal nostro punto di vista è artigianato, ci sono realtà industriali ma anche esse sottostanno al momento ai nostri stessi limiti. In futuro si vedrà.

Su quale base e come progettate i droni o telai per i droni e relativi accessori? Si parte dalle specifiche di base, ovvero peso, payload, tempo di volo, e si segue la normale prassi progettuale delle macchine automatiche e della robotica ovvero: - Definizione dei carichi - Calcolo della motorizzazione e delle eliche - Calcolo strutturale dell’airframe - Modellazione dei componenti commerciali come la macchina fotografica o il payload - Modellazione costruttiva - Produzione dei particolari custom - Montaggio e collaudo Sentite la concorrenza asiatica? Non ci mettiamo in concorrenza, quello che facciamo lo facciamo Perché non c’è sul mercato o, se c’è, non soddisfa le specifiche richieste dal cliente. Se arriva sul mercato un prodotto di qualità siamo ben felici di utilizzarlo. Poi c’è la messa a punto, il produttore asiatico non viene certo a Bologna a configurare un sistema! Ritiene che il vostro prodotto sia più indicato per l’operatore video professionista o che la vostra offerta sia adatta anche al mondo hobbystico? Per forza di cose il nostro cliente è l’operatore professionista in quanto l’hobbista si spaventa di fronte al costo di un’ora di progettazione o di messa a punto. In realtà quando andiamo dal gommista spendiamo ben di più ma non ce ne accorgiamo... 

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Giornalisti

volanti DI MATTEO CAMPINI

I reporter scoprono la potenza dei droni per fare informazione. Ma l’autorità aeronautica americana ordina: tutti a terra, non si vola più

«P

erché un giornalista dovrebbe voler usare un drone?» Si chiede Matt Waite, un vero pioniere del giornalismo volante, fondatore del Drone Journalism Lab dell'University of Nebraska già nel lontano 2011. «Innanzitutto, Perché il drone gli da la possibilità di raccontare storie sotto una nuova angolazione» dice. «Il reporter può sfruttare il drone per catturare ampie vedute aeree di una zona colpita da un disastro naturale, e trasmettere al pubblico l'impatto emotivo dell'evento. Una cosa che si può benissimo fare con un elicottero, certo, ma un drone costa infinitamente meno, è alla portata di tutti. E dal punto di vista della democrazia,

Drone Journalism Lab Matt Waite dell’Università del Nebraska. Sopra, una manifestazione di piazza a Mosca ripresa da uno street journalist DRonEziNe - 12

ciò è al tempo stesso interessante e terrificante». Già, anche terrificante. Perché non ci sono solo vantaggi nella diffusione del drone nel giornalismo, ma anche rischi per la privacy e rischi legati alla sicurezza di chi sta a terra. Come hanno scoperto a fine agosto i partecipanti al Virginia Bull racing, la prima corsa di tori stile Pamplona tenutasi vicino a Richmond: i temerari aspiranti toreri avranno magari messo in conto l'eventualità di prendersi qualche cornata, ma non quella di prendersi un drone sulla testa, come invece è successo a causa del crash sulla folla del quadricottero di una emittente locale. Secondo lo sceriffo,


il drone reporter

applicazioni

La scuola brucia L’incendio di un college nel Lancastershire ripreso da un drone amatoriale

quatto o cinque persone hanno dovuto farsi medicare al pronto soccorso. Però di solito tutto fila liscio: chi ha realizzato le riprese volanti dei primi comizi di Beppe Grillo in piazza Duomo ha fatto le cose per bene, ha chiesto i dovuti permessi di sorvolo al comune di Milano, ha fatto attenzione alla sicurezza e tutto si è svolto senza problemi, ci rivela Carlo Cobianchi di Movo, il negozio milanese che ha realizzato il drone usato per le riprese. Altre volte la leggerezza del giornalista ha creato guai, ma solo al reporter stesso, come è successo al sudafricano che ha cercato di rubare in volo immagini di Mandela in ospedale ed è finito in questura. Altre volte la polizia è andata per le spicce e ha abbattuto il drone a fucilate, come è successo a un quadricottero usato da un attivista per riprendere dall’alto gli scontri di piazza in Turchia; ma più spesso le forze dell'ordine si limitano a sequestrare mezzo e scheda di memoria, come è capitato al paparazzi che ha cercato di imbucarsi col quadricottero al matrimonio di Tina Turner sul lago di Zurigo. Un episodio, quest'ultimo, che peraltro dimostra quanto sia ancora immatura la tecnologia dei droni hobbystici prestati al giornalismo: mentre l'intraprendente reporter volante veniva costretto dalla polizia elvetica all'atterraggio e multato, un più danaroso collega su un elicottero ha ripreso impunemente la festa di Tina dall'alto, come si è sempre fatto nella storia recente del gossip. «È dura cercare di fare stalking su una diva, quando hai batterie che ti danno – se va bene – quindici minuti di au-

tonomia» scherza Waite. In America, come in Italia, usare i droni per fare giornalismo è illegale, ma Waite fa buon viso a cattivo gioco: «Sono fermamente convinto che il tempo che passa tra la nascita di una tecnologia e la regolamentazione per usarla in modo legale sia un dono» dice. «Tempo prezioso che dovrebbe essere usato per riflettere seriamente su come utilizzarla in modo eticamente corretto. Gli operatori del business dell'informazione più sensibili ai temi etici non vogliono certo alienasi il consenso del pubblico facendo stupidaggini; prima che il drone journalism sia legale e ci sia la corsa ai quadricotteri, abbiamo tutto il tempo per riflettere».

Fucilato Il drone abbattuto dalla polizia turca mentre riprendeva le manifestazioni a Istanbul

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Mi dicono che sono molto invasivi Franco Abruzzo, ex presidente dell’ordine dei giornalisti della Lombardia. In basso, il matrimonio di Tina Turner, ripreso in maniera illegittima da un paparazzo armato di multicottero.

giornalistica, che per sua natura si svolge quando succede un fatto imprevisto e imprevedibile. da noi che succede?

«In Italia non si sono ancora verificati casi eclatanti», ci dice  Franco Abruzzo, stimatissimo ex presidente – e attuale consigliere – dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia. «Ma l’uso dei droni nel giornalismo porta problemi etici e morali di ampia portata, che dovranno essere approfonditi». Ma ci vede più problemi o più opportunità? «Io sono un entusiasta di Internet, figuriamoci se sono contrario ai droni. Io sono della classe 1939, sono un giornalista vecchio stampo. Ai miei tempi non c’erano nemmeno i telefonini cellulari, ma al Giorno – il glorioso Giorno di Enrico Mattei – avevamo un potente aiuto tecnico: le auto di servizio, dove c’erano i radiotelefoni collegati con la torre Eni di San Donato Milanese. Pertanto avevamo un vantaggio strategico enorme, soprattutto di sera o di notte, quando dovevamo pubblicare un fatto di cronaca appena successo e non c’era un telefono a gettoni o una famiglia che ci lasciava usare quello di casa. I droni sono un mezzo potentissimo, ma a quanto leggo sono molto invasivi: registrano non solo immagini ma possono captare anche suoni, possono violare le proprietà private e i luoghi interdetti». Tutti a terra

Il tempo non mancherà a Waite, dal momento che a luglio la FAA, l'Ente americano di controllo del traffico aereo, ha esplicitamente messo a terra i due droni dell'Università del Nebraska. Un duro colpo che fa riflettere seriamente anche le altre scuole di giornalismo che avevano cominciato ad acquistare multicotteri, come la  Ball State University dell'Indiana e la School of Journalism and Electronic Media di Circle Park, nel Missouri, che ha cominciato con un piccolo investimento: circa mille dollari per un DJi Phantom e una telecamera GoPro. Tutte le università americane hanno ricevuto una minacciosa lettera dalla FAA, in cui gli si intimava di cease and desist, (cessare e smettere) qualsiasi attività di volo senza una specifica autorizzazione, la DOA, che di fatto mette fuorilegge ogni esperimento di giornalismo dall'alto, visto che richiede un iter di due mesi e un piano di volo, due cose assolutamente non compatibili con l'attività

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E questo non è un vantaggio per la libertà di stampa? «Dipende… ricordiamoci che i giornalisti che hanno usato un teleobiettivo per riprendere Berlusconi nella sua villa in compagnia di una signora sono stati condannati. Occorre una regolamentazione, e  l’unico organo in Italia che possa esprimersi sulla questione è il garante della privacy. Occorre che ci sia un dibattito approfondito sull’uso di questi strumenti nella nostra professione».


applicazioni Servono davvero nuove regole?

Nei paesi in cui il giornalismo aereo è più sviluppato, come abbiamo, visto il dibattito è partito da un pezzo. Il cuore della questione è se i droni pongono davvero nuovi problemi etici, o se bastano le consolidate regole di deontologia professionale che valgono, con diverse sfumature, più o meno in tutto il mondo. C’è chi dice che il drone non è altro che un’estensione della telecamera, e c’è chi dice che il drone è un oggetto del tutto nuovo, che deve essere regolamentato con regole nuove. Negli Usa l’organizzazione  Drone Journalism, che raccoglie i giornalisti che usano droni, si è data un set di regole specifiche, che si aggiungono, senza sostituirle, a quelle che regolano la professione negli Stati Uniti. «Il codice dei drone journalist può essere visto come una stratificazione di considerazioni etiche che stanno al di sopra del codice professionale dei giornalisti del 21esimo secolo» dicono i giornalisti volanti americani. «In più, queste considerazioni non esauriscono gli obblighi morali dei drone journalist: è solo una raccolta di linee guida, non certo onnicomprensiva. E il giornalista ha la piena responsabilità su come applicarle». Come diceva l’Uomo ragno, a un grande potere corrisponde una grande responsabilità. Il drone nelle mani di un giornalista è un’arma potentissima, ma proprio per questo va usata con saggezza e senso della misura.

Il codice di dronejournalism.org

Secondo l’organizzazione DroneJournalism, chi usa droni è tenuto a rispettare le stesse regole etiche di chi fa giornalismo tradizionale, con in più un set di responsabilità specifiche. Innanzitutto, sono tenuti a considerare il potenziale pericolo dei loro droni, che per peso, velocità, eliche e batterie al litio possono diventare micidiali in caso di incidente, specialmente se si riprendono concerti, manifestazioni, comizi. Quindi i piloti dei droni devono conoscere perfettamente la loro macchina, il suo inviluppo di volo, e non devono mai eccedere i limiti durante la missione. Il codice etico è a piramide e gerarchico, dove ogni gradino prevale su quello più in basso: 1. Notiziabilità: (Newsworthiness):  l’oggetto dell’inchiesta condotta col drone deve essere di pubblico interesse al punto da giustificare l’utilizzo di un mezzo aereo potenzialmente pericoloso. Non devono essere usati droni se le stesse informazioni possono essere ottenute in maniera diversa e più sicura. 2. Sicurezza (Safety): l’operatore del drone deve essere addestrato in maniera adeguata, e il drone non deve volare se le condizioni atmosferiche ne possono compromettere la sicurezza. Infine, deve volare sempre in modo da garantire la sicurezza del pubblico. 3. Rispetto della legge e dello spazio aereo (Sanctity of Law & Public Spaces): chi fa volare il drone deve conoscere le norme che regolano la navigazione aerea e le restrizioni presenti nell’area delle operazioni. Una regola che ammette un’importante eccezione: non va applicata se al giornalista viene arbitrariamente impedito di esercitare il suo diritto/dovere di cronaca e raccogliere col drone informazioni critiche di interesse pubblico.  4. Privacy: Il drone deve operare in modo da non compromettere senza necessità la privacy di persone non pubbliche. Quindi dovrebbe raccogliere solo immagini di attività di pubblico interesse e censurare le immagini di persone estranee all’inchiesta. 5. Deontologia  (Traditional Ethics): Al di sopra di ogni considerazione, il giornalista col drone deve rispettare tutte le regole imposte dal codice di comportamento della sua professione. Insomma, un set di regole di buon senso che potrebbero diventare la base per una discussione seria sul giornalismo aereo anche da noi. Perché se le regole non nascono dal basso, vengono imposte dall’alto. E di solito sono dolori. 

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cARTOGRAFIA con il

tuttala DI stefano orsi

I droni sono preziosi per fare in fretta carte geografiche dettagliate e precise. Anche in un area colpita da un disastro naturale, come Haiti

I

droni civili stanno dimostrando la loro utilità anche nel campionamento e mappatura del territorio. Quando le dimensioni delle aree da mappare sono importanti, i droni ad ala fissa battono elicotteri e multirotori grazie alla loro elevata autonomia di volo. Inoltre la loro maggior velocità consentono di scattare un maggior numero di fotografie e di conseguenza avere un risultato più attendibile e preciso in fase di ricostruzione delle mappe. Tra i contro dell’ala fissa bisogna considerare i necessari spazi per decollo e atterraggio. L’ape europea

precisione di 5 cm e una risoluzione fotografica di 3 cm/ pixel ottenuta da un sensore fotografico da 16Mpx. Le procedure di decollo e atterraggio non richiedono piloti esperti, tanto è vero che per armare il motore basta scuotere il drone e lanciarlo con un lieve inclinazione verso l'alto. Il percorso dovrà essere stato pianificato precedentemente e l'atterraggio avverrà in maniera totalmente automatica,una volta completata la missione o in caso di emergenza rilevata dal processore di bordo. Il controllo del drone, la pianificazione della missione, le aree da fotografare o più semplicemente il tipo di volo da eseguire viene programmato sul computer con un software proprietario che si chiama eMotion. L a Ground Station, cioè il computer portatile sul quale gira tale applicativo, invia le informazioni necessarie al drone tramite un radio link. Il drone a sua

Restando in un ambito europeo ci ha colpito un prodotto elvetico costruito da senseFly ora partecipata niente meno che da Parrot. Si tratta di eBee, un drone elettrico ad ala fissa e più precisaScheda tecnica eBee mente un tuttala; completamente Motore elettrico autonomo, in grado di volare per Apertura alare: 96cm, ali smontabili 45 minuti e di coprire una area Autonomia: 45m con una singola batteria sino a 10 Km quadrati con un Velocità di crociera: 36-57 Km/h, con vento fino a12 m/s

Camera onboard: 16Mpx, peso: 700 gr.; decollo e atterraggio: automatico

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applicazioni volta contestualmente risponderà alla ground station tramite telemetria, fornendo tutte le informazioni necessarie per lo svolgimento del volo pre programmato. Una volta eseguiti i voli per fotografare tutta l'area di interesse e per la quale si vuole ottenere una nuova cartografia, si scaricheranno le foto dalla memoria della fotocamera e si daranno in pasto al software, che si occuperà della ricostruzione del mosaico generato con le opportune sovrapposizioni. Emanuele Lubrano, direttore della produzione a senseFly, si occupa di tutti gli aspetti legati alla realizzazione dell'eBee e dello Swinglet Cam (produzione, industrializzazione e qualità), ha maturato una importante esperienza sul campo in una missione umanitaria di supporto ad Haiti lo scorso marzo/aprile 2013. Pensa che i droni ad ala fissa quali l'eBee o lo Swinglet Cam siano facilmente utilizzabili anche in aree colpiti da disastri come quello che ha devastato Haiti? «Si, indubbiamente. Uno dei nostri compiti era appunto quello di spiegare alle persone del posto come utilizzare gli eBee per fare delle missioni di mapping in totale autonomia. Certo è necessaria una minima padronanza dei computer, e aver letto il manuale d'uso del drone, ma in generale chiunque può utilizzarlo. Il software è molto facile da usare, su un interfaccia simile a google maps si sceglie la zona che si intende fotografare. Il software automaticamente genera la traiettoria per fare le foto alla risoluzione voluta. Una volta che si è fatto l'upload della traiettoria sul drone, basta Swinglet Cam pronto al volo nella valigetta

Terremoto Droni tuttala in missione umanitaria ad Haiti colpita dal sisma. lanciarlo e aspettare che la missione sia terminata». In fase di pianificazione del territorio da monitorare cosa bisogna considerare prima di lanciare in aria un drone autonomo? «La parte complicata secondo me è conoscere bene il territorio per evitare ostacoli che potrebbero trovarsi sul cammino del drone (ad esempio un'antenna delle comunicazioni). Altro aspetto importante è la scelta del luogo d'atterraggio. Ad Haiti è stato problematico,ci trovavamo in posti montagnosi e con molti alberi, o in zone densamente popolate». Italia l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile è pronta a normare e regolare il volo autonomo dei droni civili nell'ambito del territorio urbano e rurale, in svizzera siete soddisfatti delle regolamentazioni emesse dalla vostra autorità U.F.A.C.? «Il mio punto di vista personale, che quindi può essere diverso dal punto di vista di senseFly o Drone Adventures, è che l'unica limitazione che abbiamo in Svizzera consiste nel fatto che il drone dev'essere tenuto sempre a vista d'occhio dall'operatore o da qualcuno a lui vicino. Non sono contro questa regola, soprattutto se si pensa al numero crescente di droni DIY e al fatto che certi droni sono molto pesanti (parlo di droni che superano il chilo di peso). Mi sentirei però di "rilassare" questa regola per droni come quelli di senseFly, che sono estremamente leggeri (mezzo chilo) e che quindi risulterebbero inoffensivi anche in caso di caduta». DRonEziNe - 17


applicazioni cartografia umanitaria Sull’area del disastro

Se improvvisamente il territorio cambiasse a seguito di una terribile calamità naturale quale un terremoto, un uragano o uno tsunami, la nostra cartografia diverrebbe immediatamente obsoleta. Anche coloro che per via aerea, veicolare o pedonale volessero prestare i primi soccorsi o proseguire nel supporto logistico delle popolazioni sofferenti, si troverebbero a dover fare i conti con strade interrotte e punti di riferimento completamente cambiati o inesistenti. Ecco che i droni civili possono fornire un immediato e concreto aiuto e nella mappatura e nella creazione di una nuova carta con le mutate situazioni territoriali. Emanuele Lubrano e Adam Klaptocz, membri di Drone Adventures, hanno messo a disposizione nello scorso aprile le loro capacità e il loro tempo utilizzando diversi droni per poter contribuire a ricostruire una cartina aggiornata di alcune zone nello stato di Haiti. Questa splendida regione ha subito diverse catastrofi naturali degli ultimi anni, tra cui un terribile terremoto all'inizio del 2010; una violenta epidemia di colera alla fine del 2010 e per finire l’uragano Sandy alla fine del 2012. Oltre alla incalcolabile perdita di vittime umane, ogni disastro ha provocato mutamenti sostanziali del paesaggio: strade, edifici, ponti sono andati distrutti. Il drone eBee ad ala fissa, dal peso di appena mezzo chilo, poteva volare per diversi minuti, fotografare e al tempo stesso georeferenziare diverse aree colpite dal terremoto. «Siamo stati ad Haiti per una settimana, ed abbiamo mappato circa 40 km quadrati di territorio», ci ha detto Emanuele Lubrano. «Devo ammettere che è stato un tour de force e siamo riusciti in quest'impresa Perché avevamo a disposizione tre droni che lanciavamo molto spesso contemporaneamente. La fase di post-processing delle immagini acquisite ha preso un tempo variabile tra qualche ora e più giorni, a seconda della grandezza del territorio considerato». Come reagiva la gente? «I bambini delle bidonville adorano i droni, per loro sono come dei giocattoli. Invece gli adulti all'inizio si DRonEziNe - 18

mostravano diffidenti. Il fatto che i bambini ridessero e si divertissero a vedere i droni atterrare e decollare distendeva di molto l'atmosfera tra gli adulti». Nessun problema con i vostri droni? «Abbiamo anche avuto anche un piccolo incidente. Dopo un atterraggio, un contadino della zona ha distrutto un eBee a colpi di machete. La sua scusa è stata che credeva che fosse una faraona (un tipo di uccello), ma poi ci hanno spiegato che le persone del posto sono molto superstiziose, e probabilmente credeva che fosse una specie di maledizione venuta dal cielo. Comunque, con lo Swinglet Cam non avevamo questo problema, visto che per le sue forme squadrate la gente lo scambiava più per un aquilone. Invece l'eBee, con le sue linee più arrotondate e con il blister sul naso che ricorda un becco giallo, viene scambiato più facilmente per un uccello. Anche dagli altri uccelli». Il supporto di Drone Adventures in collaborazione con partner quali IOM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) e Open Street Map, due realtà da tempo presenti e con grande esperienza sul campo ad Haiti, ha permesso di avere una fotografia reale con mappe aggiornate a disposizione di tutti gratuitamente sul sito OpenStreetMap. Un altro importantissimo contributo è stato quello di insegnare ad altri membri di qualificate organizzazioni umanitarie e ai geografi locali, come utilizzare i droni al fine di incentivarne l'uso e favorirne l'utilizzo. 


Dji Phantom

ideale

per

cominciare Facilissimo, pratico, economico: si mette in volo in dieci minuti e sta piantato nel cielo come un chiodo

I

l Phantom è forse il più diffuso quadricottero entry level al mondo. I tempi per assemblare il Phantom sono di una decina di minuti circa, compresa la corretta installazione delle eliche, facilitata dal fatto che sui bracci dei motori ci sono adesivi che indicano il senso di rotazione, a prova di errore. Interessante la soluzione dei mozzi elica con ogive filettate contro rotanti per evitare che le eliche si possano allentare in volo, con conseguenze disastrose facilmente immaginabili. Una volta assemblato, il Phantom si deve collegare al pc con un cavo Usb per la configurazione iniziale; volendo i piloti esperti possono anche evitare il collegamento al pc, ma ciò richiede prove con i motori accesi, sconsigliabili a chi è alle prime armi. Molto probabilmente con i parametri di default il Phantom sarà già pronto al volo. Tuttavia, prima di decollare consigliamo l’attenta lettura del manuale sul cd in dotazione. In ogni caso, è necessaria la calibrazione del magnetometro attraverso una semplice procedura spiegata anche con i video tutorial sul sito ufficiale di Dji. Come qualsiasi quadricottero, per volare ha bisogno di spazi aperti lontani da cose e persone. Finita la procedura di armamento della scheda e dei motori, la procedura di decollo è semplicissima, essendo gestita e controllata dalla scheda. Il pilota deve semplicemente alzare un poco alla volta lo stick del gas. Appena arrivati alla quota desiderata, basta rilasciare dolcemente lo stick e il fantasmino bianco si fermerà immediatamente nel cielo. Grazie a barometro e gps, non solo la quota ma anche gli spostamenti laterali saranno veramente ridotti al Ci è piaciuto: Praticità e facilità d’uso Barometro e GPS integrato Non ci è piaciuto: Il radiocomando dalla scarsa portata Voto: 

a cura del laboratorio minimo. Dopo aver collezionato le dovute esperienze, si potranno provare anche le funzioni di return to home e di failsafe, con le quali il Phantom prima ritornerà verso il punto di partenza e in seguito atterrerà autonomamente. Nella dotazione standard Il Phantom può montare una videocamera GoPro senza alcun movimento o stabilizzazione, che ci permette già di muovere i primi passi nel mondo delle video riprese. Per chi ha esigenze di ripresa superiori, come optional troverà diversi gimbal, cioè i supporti mobili per le telecamere, che permettono di stabilizzare automaticamente i movimenti della videocamera. Visto che sta per arrivare il nuovo Phantom Vision, atteso per il prossimo Natale, il prezzo è stato ribassato a 419 euro presso i rivenditori autorizzati. Rispetto al Phantom attuale, il Vision avrà telemetria integrata e una telecamera full HD premontata; la buona notizia è che gli acquirenti del Phantom attuale potranno fare l’upgrade al Vision, a prezzi ancora da stabilire. Il radiocomando fin troppo semplice è forse l'unico vero vizio di questo kit, in quanto esperienze di alcuni piloti lamentano una portata di poco superiore ai 2 /300 metri. Nel complesso possiamo affermare che il Phantom è un concentrato di tecnologia e semplicità che permette anche a persone con poca esperienza di pilotaggio di portare in aria un piccolo un drone con una videocamera. 

Non è un fotomontaggio Grazie a barometro e gps, il Phantom sta fermo alla quota prestabilita senza bisogno di intervenire sul radiocomando. DRonEziNe - 19


frsky taranis, RC open source a cura del laboratorio

È cinese, ma con un cervello italiano e francese: debutta il rdiocomando più atteso degli ultimi dieci anni

P

ensa a una radio a 16 canali, che possono diventare 32, completamente programmabile con un software open source sviluppato dalla comunità degli aeromodellisti per gli aeromodellisti. Pensa a una telemetria che dice la quota del tuo drone, in italiano, con la precisione di 10 centimetri. Pensa a una ricevente s-bus che ti permette di usare un solo cavetto per gestire pan, tilt e comandi della telecamera di bordo connettendo un solo cavetto. Pensa a un sistema di failsafe che in caso di perdita di segnale riattiva automaticamente il retrurn to home. Pensa di avere potenziometri cuscinettati di altissima qualità, sviluppati dalla stessa azienda che produce per Futaba, ma con specifiche leggermente superiori a quelli dell’ammiraglia giapponese T14 MZ. E adesso apri gli occhi, e guarda il prezzo: meno di 200 euro. Un terzo di quello che costa una radio paragonabile. Sempre

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che se ne trovi una davvero paragonabile. Una radio cinese, ma con un cervello europeo. Anzi, italiano: gran parte del lavoro di sviluppo del software open source è stato sviluppato da un gruppo di esperti internazionali, tra cui Romolo Manfredini, appassionato aeromodellista e genio dell’elettronica. Che ha curato parte del software della radio, Opentx, e in particolare l’interfaccia col pc: il software Companion9x, l’applicazione che consente di programmare e testare un modello direttamente sul computer. Così quando tutti i movimenti simulati dei servi, le fasi, le miscelazioni eccetera eccetera ci convincono possiamo trasferirli alla radio. E possiamo fare anche l’inverso, cioè fare il backup di un modello in memoria della Taranis sul computer di casa, così possiamo farci una libreria infinita di tutti i modelli possibili e immaginabili e caricare sulla radio solo quelli che ci vogliamo portare al campo. Abbiamo incontrato Manfredini al Monte Cucco, dove raccoglieva sguardi di ammirazione e malcelata invidia dal fior fiore degli aliantisti RC richiamati dall’annuale raduno Fiam, che ascoltavano stupiti e ammirati la sua radio che pronunciava in perfetto italiano la quota del suo aliante, ogni volta che variava di dieci metri. E all’occorrenza, con un clic su uno switch, passava ai classici toni acuti/gravi del variometro, che con preci-


recensione

Il team che ha sviluppato la Taranis Bertrand Songis (opentx) Mike Bradford (hw guru) Andre Bernet (hw test) Romolo Manfredini (companion9x e opentx, nella foto) sione impressionante gli diceva se il modello saliva o scendeva a seconda dell’ondivagare di dinamiche e termiche. Romolo, sarai diventato ricco sviluppando il software di una radio che sta diventando rapidamente un oscuro oggetto del desiderio. «Vedi che non capisci?» sospira. «Il software è open source. Vuol dire che è mosso dalla passione e dal volontariato». Davvero i cinesi di FrSKY non ti hanno dato una lira? «Dei perfetti sconosciuti mi hanno mandato sovvenzioni per un migliaio di euro su PayPal. Gente abituata a riconoscere il valore dell’open source e dello shareware. Ma da FrSKY non mi aspettavo, e non ho ricevuto, nulla». Scusa, ma chi te l’ha fatto fare? «Da ragazzo ho avuto una sola radio blasonata, di una nota marca giapponese. Costava come due mesi di stipendio di mio padre, che me l’ha regalata conoscendo la mia passione per il modellismo. E per colpa di quella radio ho perso un modello

«il software è open source: significa che nasce dalla passione e dal volontariato»

a cui tenevo tantissimo, un pulsoreattore che mi era costato un anno di lavoro. La Taranis è la mia vendetta». Quindi è per questo che costa poco? Perché il software è open source e a te non viene in tasca nulla? «Costa quel che costa Perché quello è il suo valore. Il costo industriale di ogni Taranis è 90 dollari. I potenziometri, uno dei fiori all’occhiello che tutti le invidiano, sono fatti dalla stessa azienda che produce per Futaba. Solo che le specifiche di Taranis sono leggermente superiori a quelle richieste per la T14 MZ, che qualche critica l’hanno ricevuta. Provali». Romolo mi passa la radio in mano. Io preferisco molle più dure, ma non ho dubbi che si possano regolare. Preferenze personali a parte, sono impressionanti, fluidi e morbidi che piano muoversi sul velluto. «Prova a dire quanto costano a FrSKY questi potenziometri» mi sfida. Balbetto qualcosa. «Cinque dollari» sorride lui togliendomi dall’impiccio di sparare cifre a caso. «Cinque dollari» ripete, tanto per essere sicuro che io abbia capito bene. Ho capito benissimo. La Taranis non è molto sexy, ha un’estetica anonima e molto datata. Ma in mano è leggera come una piuma, ha un display retroilluminato di ottima qualità, e i potenziometri sono una bomba. Un po’ di più si poteva fare per levette, slider, interruttori e soprattutto pulsanti e pod, che sono piuttosto cheap. Ma le innovazioni stanno dentro la scatola, non certo fuori. La radio di serie ha già questa magia di raccontarti a che quota viaggia il tuo modello, se sale o se scende eccetera? Romolo scuote la testa con aria di compatimento e toglie dalla valigetta un coso grande più o meno come una chiavetta USB. «Ci vuole il sensore. Questo FrSKY costa venti euro». Certo che vi siete fatti pregare, della Taranis si parla da un anno e solo ora stano cominciando ad arrivare nei negozi. Col contagocce, oltretutto. Romolo sorride come quello che la sa lunga, e prende in mano la ricevente. Una bella ricevente nera, compatta, con lunghe antenne a 2.4 GHz. «Questa è stata la causa del ritardo» dice. La ricevente? «No, le antenne. I prototipi avevano antennine corte. Molto belle, ma impossibili da tirare fuori dalle fusoliere in carbonio. Le abbiamo volute lunghe e abbiamo anche cambiato le specifiche dei connettori, per scongiurare l’eventualità di falsi contatti. Tra rifarle e certificarle, sono passati i mesi». È stato difficile far nascere la Taranis? Qual è la cosa che ti ha fatto più disperare? «Alla fine la Taranis è un port del sistema operativo open source per radiocomandi opentx su un hardware differente (infatti equipaggia anche la “piccolina” di casa Turningy, la 9x). La cosa più difficile è stata cercare di fare un insieme di funzioni coerenti e che avessero una logica di programmazione comune. Ma lavorando insieme a persone del calibro di Frank Aguerre e cercando di ascoltare e filtrare i suggerimenti/lamentele di tutti i modellisti non è stato poi così difficile».

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recensione Cos’è che ti piace di più della Taranis? «Beh, ogni scarraffone è bello a mammate soia… comunque di opentx la cosa che mi piace di più è la programmazione a mix liberi. A un primo approccio sembra complicare la vita al modellista. Ma una volta entrati nella logica, è splendida. In pendio ho aggiunto il controllo degli alettoni a mo’ di flap e diruttori in due secondi usando solo l’interfaccia della la radio, non il pc. Per quello che riguarda l’hardware, mi piacciono tantissimo sia gli stick sia il display, sempre ben visibile anche sotto il sole del pendio e la sera al ristorante grazie ad un ottima retroilluminazione». Ci sarà pure qualcosa che non ti piace,? «Avrei voluto un rotary encoder e qualche trim in più. Ma non si può avere tutto». Dovessi definire la taranis con una sola parola? «Semplicissimo! “La radio”». la nostra prova

Se dal punto di vista estetico la Taranis non ha nulla di speciale, assomiglia molto alla JR X9503, dal punto di vista software è un altro pianeta. Non solo per le eccezionali potenzialità dell’architettura (sintesi vocale, telemetria, scheda SD micro dove tenere non solo i modelli, ma anche le loro fotografie, le voci per gli allarmi personalizzati, musica e tanto altro) ma anche e soprattutto Perché la Taranis costringe l’utente a disimparare tutto quello che sapeva sulle radio e affrontare un mondo del tutto nuovo. Addio ai menu di funzioni precostituiti da personalizzare, la Taranis si programma più come un computer che come un radiocomando. Bisogna familiarizzarsi subito con concetti come funzioni personalizzate, canali virtuali, variabili globali; in teoria, se non fosse per i modelli precaricati che danno al modellista i canovacci precostruiti per gestire le configurazioni più comuni del modellismo (tra cui il classico dei classici, il modello quattro canali che è la base di tutti i multicotteri), appena accesa la Taranis non farebbe nulla, non invierebbe alla ricevente nemmeno i quattro canali di base: bisogna dirgli di farlo, utilizzando i mix. Il concetto di mix della taranis ha ben poco a che vedere con i mix delle altre radio; siamo abituati a usare i mix per miscelare tra loro due canali diversi (per esempio i due canali che comandano gli alettoni di un aeromodello,

Altimetro Fvas-02H e ricevente telemetrica X8R.

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caratteristiche principali 9 fasi di volo 64 mix liberi attivabili su fasi multiple differenziali esponenziali o curve applicabili ad ogni mix ritardi e rallentamenti applicabili ad ogni mix. 24 dual rate exponenziali e curve associabili a fasi multiple. 32 switch logici 32 funzioni programmabili Totalmente telemetrica Sintesi vocale e variometro incorporati nel software Log dei dati telemetrici. 60 modelli in memoria, infiniti utilizzando la SD o gas + collettivo di un elicottero), mentre per la Taranis il mix è il cappello che comprende tutto quello che deve succedere quando si agisce su uno stick, un pulsante, un interruttore o un potenziometro. Se non c’è un mix che dice alla radio “quando alzo il gas, accelera i motori” la radio resterebbe muta come un pesce. Tutto ciò, paradossalmente, non deve spaventare; passato il primo momento di disorientamento, tutto diventa molto più facile e persino più intuitivo che non smanettare tra menu e sub menu. La programmazione “computer style” fa sì che tutto possa essere usato per controllare tutto: non solo pulsanti, levette e stick ma anche telemetria, per esempio per far sì che il nostro drone scatti una foto quando il gps l’ha portato in una zona ben precisa, o per scaricare automaticamente caramelle a una festicciola di bambini una volta raggiunta una quota prefissata. La programmazione si può tranquillamente fare direttamente sulla radio, come si è sempre fatto, ma è molto più pratico e facile usando il software gratuito Companion, che permette non solo di programmare le funzioni, ma anche di provarle grazie al simulatore della radio senza nemmeno avere sotto mano il trasmettitore. Per dare un’idea della potenza straordinaria del software open source, basta una sola riga di codice (CS1|d|>x Alt 1) per creare una funzione personalizzata che faccia sì che la Taranis pronunci a voce la quota ogni volta che il drone sale o scende di un metro, cosa che potrebbe essere utile per verificare se la funzione di mantenimento della quota

«Tutto può essere usato per controllare tutto: stick, pulsanti e dati dellatelemetria»


recensione splash screen si carica nella eeprom della Taranis e dunque bisogna collegare la trasmittente (spenta) al computer, utilizzando l’utility Zadig  per caricare il driver se si usa Windows. Fatto ciò, Companion ci suggerisce il firmware più aggiornato da scaricare, ci aggiungiamo lo splash screen personalizzato e in pochi istanti la radio è aggiornata. Per la prova abbiamo equipaggiato il drone con la ricevente telemetrica a 8 canali FrSKY X8R e il variometro/altimetro di precisione FVAS-02H. La cosa ci da qualche grattacapo, le istruzioni del variometro sono particolarmente complicate, il variometro stesso ha un sacco di cavetti che non avevamo idea di dove dovessero essere attaccati, e ci è voluto un po’ prima che risolvessimo il rebus: i cavetti vanno ignorati, per la 8XR basta collegare la porta dati sella ricevente, S/PORT, con uno qualsiasi dei due connettori del variometro, usando il cavetto servi femmina/femmina in dotazione. di un quadricottero funziona a dovere; alzando il parametro Alt a 10 metri, (CS1|d|>x Alt 10) la stessa funzione diventa preziosa per studiare il volo di un aliante in pendio. Hands On!

Abbiamo ricevuto a fine agosto la nostra Taranis, e la prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di aggiornare il firmware della radio. Ricordiamo che il software è sviluppato da una comunità di modellisti, quindi sono molto attenti alle esigenze che nascono dal basso, e che la Taranis è appena nata, quindi le necessità di aggiornamento sono parecchie. Anche se Manfredini ha promesso che non seccheranno i possessori con continui aggiornamenti ma saranno rilasciate release a cadenze regolari. Già che c’ eravano, abbiamo anche sostituito lo splash screen, cioè lo schermo di benvenuto che campeggia sul display all’accensione della radio; chiunque può creare il suo, basta fare un disegno in formato BMP da 212x64 e fino a 16 livelli di grigio. Già che ci siamo, abbiamo anche fatto il ritratto del muletto di redazione, il quadricottero Ifly-4 che usiamo come piattaforma di test: bitmap  in scala di grigi, 64x32, 4-bit. Il ritratto del modello si salva sulla scheda SD Card ed è utilissimo per essere ben certi che si sta volando col modello giusto in memoria (anche se la Taranis collega ogni modello alla sua ricevente, si può sempre sbagliare se si passa la stessa rx da un modello a un altro), mentre lo

BINDING

Bindiamo la radio, procedura veloce e semplicissima (basta coi soliti ponticelli, basta accendere la ricevente tenendo premuto il tasto per il binding), ma scomoda Perché il tasto è microscopico e dobbiamo tenerlo premuto con uno stuzzicadenti: ci vorrebbero tre mani, una per tenere lo stuzzicadenti, una per tener ferma la ricevente e una per accenderla, ma con qualche contorsione ce la facciamo. Il led lampeggia immediatamente, segno che il binding è riuscito. Il binding della Taranis ha diverse opzioni, a causa dell’estrema flessibilità dell’architettura; modello per modello, si può decidere se usare il modulo interno o quello esterno, o entrambi contemporaneamente, per espandere il numero di canali disponibili. Il modulo esterno può essere un modulo di terze parti (noi abbiamo provato con ottimi risultati il modulo Spektrum, sia quello originale sia quello compatibile Orange: l’unico fastidio, col modulo ori-

Prima provo poi volo Il simulatore del modello di Companion. DRonEziNe - 23


recensione ginale. È stato quello che abbiamo dovuto svitare la maniglia della Taranis per farci passare l’antenna), per poter usare con la Taranis anche tutte le riceventi non FrSKY che abbiamo già in casa. Al limite si potrebbe usare anche un modulo esterno in megahertz, ma occorre qualche modifica per risolvere il problema dell’antenna telescopica, che manca alla Taranis essendo una radio in gigahertz nativa. In ogni caso, occhio a non tenere la ricevente troppo vicina alla trasmittente durante il binding, è facile che l’eccessiva potenza mandi in saturazione la rx impedendo il binding. Se succede poco male, basta allontanarle di un metro ed è fatta.

Bindare una ricevente DSM2 (Spektrum) Per fare il bindig con un modulo esterno Spektrum bisogna spegnere la radio, rimuovere la copertura del porta moduli posteriore e inserire il modulo DSM2. Dopo di che si riaccende, si va nella seconda pagina del menu di configurazione della radio, si mette su OFF il modulo interno, si setta quello esterno su PPM, CH1-8, 22.5 ms, 300u, - (segno meno) e a questo punto si binda come al solito la ricevente Spektrum.

Ora che ce l’hai, dimmi che ci fai

Una volta bindata, abbiamo creato la nostra prima funzione personalizzata: poche istruzioni per farci leggere la quota dalla voce sintetizzata alla pressione di un tasto. E già che ci siamo, in sequenza ci facciamo leggere il valore dell’RSSI, cioè la potenza del segnale ricevuto dalla RX: se per la quota è necessario il sensore, il per avere la potenza del segnale basta la ricevente, non serve altro. La telemetria interna della 8XR ci potrebbe anche dare il voltaggio della batteria che la alimenta, ma essendo la nostra alimentata attraverso un BEC non avrebbe alcun senso, visto che il BEC da sempre 5 volt stabilizzati; per leggere la tensione del pacco di volo servirebbe una sonda. Scarichiamo e installiamo le voci in italiano (sono diverse, tutte gradevoli voci femminili) e ci imbattiamo nella prima pecca della Taranis: l’audio è disturbato da un leggero ronzio di sottofondo, che è a malapena avvertibile attraverso l’altoparlante, ma può diventare fastidioso in cuffia. Dipende dai disturbi dell’elettronica interna e c’è poco da fare. Passiamo poi a una funzione specifica per multicotteri,

scrivendo la sequenza che ci permette di armare e disarmare il quad usando un interruttore a tre posizioni invece che dover usare il comando del timone: in su armato, in mezzo volo, in basso disarmato, rimandiamo al box per le spiegazioni e i dettagli. Fatto ciò andiamo al campo. In volo, la prima cosa che si apprezza della taranis è la fluidità e la qualità dei potenziometri, superiori a quelle di radio che costano due o tre volte tanto, la sicurezza che ci da ila voce sintetizzata che ci ragguaglia su quote e affidabilità del link (senza bisogno di programmare nulla, la Taranis di default avvisa sei il segnale diventa troppo debole) senza bisogno di staccare lo sguardo dal modello, la disposizione razionale di tutti i controlli, i beep e gli avvisi vocali che di dicono quando stick e trim sono centrati. Come ci aspettavamo, la Taranis e le sue voci hanno conquistato i modellisti presenti, che si sono incuriositi, affascinati… e ci prendevano per matti quando gli dicevamo cosa può fare e quanto costa. Così raccogliamo qualche parere al volo: «Penso che sono talmente tante le possibilità di configurazione offerte dalla Taranis e da OpenTx, che è anche difficile riuscire a pensare cosa ci puoi fare” ci dice un modellista. «Per i multi, trovo molto utile il fatto di poter

Come il mitico Thor Taranis per i Celti era il dio del tuono. Ci è piaciuto: Potenza e flessibilità del software Qualità dei materiali, specialmente dei potenziometri prezzo straordinario per una radio così potente Non ci è piaciuto: Il ronzio di sottofondo dell’audio Incongruenze nel nome di funzioni tra interfaccia e companion L’estetica anonima e datata Voto: 

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recensione armare il quad con un pulsante In molti casi, per ragioni di sicurezza prima di decollare occorre armare i motori dei multicotteri tenendo il motore a zero e usando il comando del timone di direzione a fondo corsa, verso destra o verso sinistra a seconda della scheda; usualmente, il timone nel senso opposto disarmerà il multicottero. Grazie alla flessibilità della Taranis, questa operazione può essere assegnata a un interruttore a tre posizioni: in alto arma, al centro si vola, in basso disarma. Non sarà una funzione fondamentale, ma è comoda e utile per imparare la logica di programmazione della Taranis. Ci sono molti modi per realizzarla. Con Companion, abbiamo creato quattro interruttori virtuali:

Gli interruttori virtuali CS1, CS2 e CS3 si attivano quando è vera la condizione a~x, (a circa x), dove a è thr (lo stick del gas) e x è il valore -100, cioè quando lo stick del gas è completamente abbassato e contemporaneamente (AND) il pulsante fisico a tre posizioni SA (la levetta sull’angolo superiore sinistro della Taranis) è verso l’alto. In altre parole, CS1, CS2 e CS3 si attivano se il gas è a zero le la levetta è in posizione di armamento. Quello che cambia tra CS1, CS2 e CS3 è il tempo di attivazione: immediata per CS1, ritardata di 2 secondi CS2,

Così per S.Port

La porta di comunicazione dati S.Port di FrSky permette di collegare un numero infinito di sensori telemetrici. armare/disarmare i motori con un clic, oppure l’uso del variometro o del gps, per fare in modo che se la quota va fuori da una certa soglia, il modello da solo raggiunga la quota prefissata impostata sulla radio...Per quanto riguarda la telemetria, uno dei punti forti di questa radio, attendendo con ansia l’uscita dei nuovi sensori s-port, cosi fa

ritardata di 2,5 secondi CS3. L’interruttore virtuale CS4 invece si attiva solo se si cerca di armare il quad alzando la levetta SA senza avere il gas a zero.

A questo punto, gli interruttori virtuali vanno usati in una finzione personalizzata. Usiamo cinque funzioni, da CFN1 a CFN5. Se la levetta SA è alzata e il gas a zero, il pulsante virtuale CS1 attiva CFN1, che avvisa con un suono che il quad si sta armando; due secondi dopo il pulsante virtuale CS2 attiva CFN2, che porta a fondo corsa il canale del timone (nell’esempio assumiamo che il canale sia 4 e il verso per armare sia tutto timone a sinistra). Mezzo secondo dopo, il pulsante virtuale CS3 attiva due funzioni contemporaneamente, CFN3 e CFN4; la prima riporta a zero il timone, la seconda fa un suono che ci avvisa che il quad è armato e pronto al decollo. Se invece avessimo tentato di armare il quad con il gas non a zero, le funzioni CFN1...CFN4 non si sarebbero attivate, mentre il pulsante virtuale CS4 avrebbe attivato la funzione CFN5, che con un suono ci avrebbe avvisato che il quad non si può armate. Da notare che CFN5 si attiva anche se, una volta armato il quad, decolliamo senza curarci di rimettere al centro l’interruttore fisico di armamento; il warning ci ricorda di farlo, anche se in realtà non succede nulla, tanto il timone è tornato comunque al centro una volta armato il nostro drone. Complicato? Forse la prima volta sì. Ma una volta presa la mano, la programmazione della Taranis si rivela facile e molto interessante. fare un acquisto unico, quando avrò i sensori scatenerò la fantasia, e chissà cosa salterà fuori». Un altro “multirotorista” mette l’accento sulle possibilità che la Taranis offre a chi vola in FPV: «Volando con gli occhiali da FPV, Il mio limite era proprio non poter sapere e vedere l’altitudine e il voltaggio delle celle se non con la telemetria o con l’osd a bordo che avevo installato a parte, che però fornisce solamente “beep” di allarmi prefissati. La sintesi vocale della Taranis è fantastica per questo scopo, attivando lo switch parla dicendomi il voltaggio (in futuro con i nuovi sensori anche quello delle singole celle) e la quota, lasciandomi più tranquillo non potendo vedere il display della radio direttamente. Inoltre ho in mente impostazioni tipo “al raggiungimento della quota predefinita attiva la modalità di mantenimento della quota automatica”. In sostanza per l’FPV secondo me è fantastica». 

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nilox Mini ACtion cam low cost

a cura del laboratorio

Assomiglia alla GoPro, ma costa molto meno. E va bene, anche se ha limiti evidenti

A

bbiamo provato per voi la Nilox Mini: esteticamente ricorda la GoPro, ma costa meno della metà della GoPro più economica, e si comporta bene. Prima dell’estate la si trovava in offerta nei supermercati Coop a 79 euro: davvero un affare, peccato che la promozione sia finita insieme alla bella stagione. Non ha il WiFi ma ha un ottimo schermo posteriore dove studiare inquadrature e rivedere i filmati, non scende a 60 metri sott’acqua ma arriva comunque a 10, ottimo per fare snorkeling, non è FullHD ma si accontenta dell’HD Ready, non scatta foto a 11 megapixel ma fa dignitosissimi scatti a 5. Peccato che non possa fare foto temporizzate, il che è forse il suo limite più serio nell’uso con i piccoli droni. Pesa 165 grammi, compreso l’hardware di montaggio, la batteria e lo scafandro stagno; non una piuma, ma abbastanza leggera per essere usata facilmente anche con un piccolo quadricottero. La Nilox Mini è un buon entry level per fare riprese aeree senza pretese. La macchina è sempliDRonEziNe - 26

cissima da usare: non ha alcuna regolazione, si monta, si accende e si registra. Noi l’abbiamo montata su un quadricottero IFLY-4 di Ideafly; anch’esso un entry level, la macchina giusta per muovere i primi passi nelle riprese aeree, molto facile da gestire, pronto al volo, molto stabile e con il barometro integrato per mantenere la quota automaticamente. Tolta dalla scatola, apprezziamo la dotazione relativamente completa: cavo USB mini, fascia per tenerla in testa, staffa di montaggio dritta e curva per montarla sul casco (o sulla fusoliera di un aeromodello). Il manuale in italiano è semplice e chiaro, anche se serve poco Perché la piccola action cam non ha segreti: solo quattro tasti, che servono per accenderla/ spegnerla, passare da foto a video, formattare la schedina (micro SD). Comandi che diventano solo due quando si monta lo scafandro: accensione e foto/video. Due parole sullo scafandro: robusto, semplice da aprire e chiudere, esteticamente gradevole con l’oblò stile sottomarino e la gomma arancione che lo sigilla, l’abbiamo provato in ferie nel mare di Sicilia e come


recensione ci aspettavamo non è entrata una goccia d’acqua. E ci mancherebbe altro, visto che Nilox lo garantisce stagno fino a 10 metri e noi da semplici bagnanti non andiamo oltre un paio di metri. Contrariamente alle action cam di fascia superiore, la Nilox Mini non ha un collegamento wifi col cellulare, ma in compenso ha un pratico monitor a colori da 2 pollici sul retro, che permette non solo di verificare l’inquadratura ma anche di rivedere immediatamente la ripresa una volta a terra. Video e foto La Nilox fa filmati in formato 4:3, HD Ready, cioè 720p, alla risoluzione effettiva di 1 Megapixel; ottimi per il web e per video senza troppe pretese. Le fotografie invece sono a 5 megapixel (1920×2560), e a noi questa funzione non serve a molto, dal momento che non possono essere temporizzate per scattarle durante il volo. Il formato è AVI, formato molto pratico da montare, mentre le foto sono JPG. L’obiettivo è un F2, con una lunghezza focale 1,8: in altre parole, un grandangolo con circa 120 gradi di apertura, non modificabile in alcun modo. Una volta fatta partire la registrazione, segnalata dal monitor e dal lampeggiare di un led blu sul lato della Nilox, la registrazione non si interrompe finchè non si preme nuovamente il pulsante oppure finché il file non raggiunge la dimensione massima, 4 GB; oppure naturalmente finché non si esaurisce lo spazio sulla scheda. INSTALLAZIONE Per il primo utilizzo basta caricarla collegando il cavo usb in dotazione a un computer o a un caricabatterie Usb e inserire la SD micro (non in dotazione). Per montarla sul quadricottero invece bisogna arrangiarsi; la staffa di montaggio ha un piedistallo con un robustissimo adesivo 3M, che noi abbiamo sfruttato per incollare il piede a un DVD mini che abbiamo imbullonato con viti di nylon al nostro IFLY-4.,. Non abbiamo usato un gimbal per mettere alla prova la telecamerina nel-

la condizione è più difficile, con tutte le vibrazioni e i movimenti non smorzati da nulla, nemmeno da semplici gommini. Per il fissaggio al drone abbiamo riciclato il dvd con il software di installazione del quadricottero medesimo, allegato nella confezione, naturalmente copiando prima i file sul pc sennò sarebbe stato un discreto autogol. L’adesivo 3M è solidissimo, riteniamo sia più facile che saltino le viti di nylon che non il nastro. Il problema di questo tipo di montaggio è che la Nilox sta appesa a testa in giù, e quindi la registrazione viene capovolta; in mancanza di strumenti interni alla Nilox per girarlo, abbiamo usato una utility gratuita da scaricare sul web che si chiama Free video flip and rotate; ma naturalmente, tutti i programmi seri di editing video possono ruotare il file e rimetterlo a testa in su. IN VOLO Il piccolo IFLY-4 non ha avuto nessun problema a far volare la Nilox, scafandro compreso. I motori elettrici danno qualche piccola interferenza, i classici ondeggiamenti che si notano in questi casi, ma non particolarmente fastidiosi. Discreti i passaggi di luminosità chiaro/scuro, mentre molto deludenti sono le riprese con poca luce; decisamente la Nilox non è la telecamera adatta per il volo notturno. Ottima l’ampiezza del campo visivo, che non è modificabile in nessun modo.  Ci è piaciuto: Prezzo Qualità del video e dei materiali praticità prestazioni subacquee Non ci è piaciuto: Mancanza del wifi Poche funzioni Foto non temporizzabili Display pocoleggibile al sole Niente uscita video, niente FPV Voto: 

il nostro video di prova: www.youtube.com/watch?v=4lApYA_V5r4 DRonEziNe - 27


Gimbal brushless la rivoluzione di fabrizio seri e Giuseppe d’angelo

Basta con servi e pulegge: la nuova generazione di supporti dinamici per telecamere usa solo motori elettrici

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er fare riprese video stabili, senza vibrazioni e annullando i movimenti di beccheggio e rollio dei droni, è necessario il gimbal: in sostanza un supporto mobile che permette la rotazione della telecamera su ogni asse, controllato da una scheda digitale che reagisce e annulla ogni movimento del drone per tenere sempre perfettamente fermo l’obiettivo. Chi usa i droni civili per effettuare riprese aeree si sarà subito reso conto della necessità di poter variare l'angolo di ripresa e il movimento della telecamera rispetto alla direzione assunta dal velivolo. E dal canto loro, i registi hanno necessità di inquadrature particolari; due problemi risolti dal gimbal. I movimenti principali sono tre; quello che permette alla telecamera di ruotare sull’asse verticale (Yaw o Pan), il beccheggio (pitch o tilt) e il rollio (roll), anche se spesso se ne usano solo due, pitch e roll, che agiscono sui movimenti più ampi e frequenti dei piccoli dro-

«grazie ai brusless, il quad diventa una vera steadycam volante» DRonEziNe - 28

ni, lasciando al timone il controllo del Yaw. Fino ad oggi sono stati utilizzati con successo gimbal tradizionali che utilizzano servi più o meno grossi per il movimento; i servocomandi utilizzati sono per lo più quelli che chi fa modelli dinamici di barche a vela usa per le vele, verricelli che permettono una rotazione di 360 gradi con coppia elevata. Al fine di rendere più precisa e fluida la rotazione, vengono spesso usati sistemi di cinghie e pulegge per demoltiplicare il movimento. Nell'ultimo anno stato introdotto un nuovo tipo di meccanismo per il movimento del gimbal utilizzando motori brushless al posto dei servi. Ma è una moda o una tecnologia vincente che porta a vantaggi reali? Il gimbal brushless ha anche svantaggi, a cominciare dal Tre assi o due? I tre assi controllabili con un gimbal. Per ragioni di peso e costo, spesso si usano solo roll e pitch


tecnica peso, visto che i motori brushless sono molto più pesanti rispetto al tradizionale servo comando. Inoltre richiedono attenzione anche alla posizionamento della telecamera, i motori brushless a riposo e non alimentati non oppongono alcuna resistenza meccanica, pertanto la telecamera è libera di basculare senza alcun vincolo; e quindi può sbattere a terra, se il gimbal non è posizionato correttamente. Inoltre, mentre normalmente le centraline dei multirotori sono già predisposte per muovere un gimbal tradizionale, quelli brushless hanno bisogno di un’apposita scheda di stabilizzazione e di controllo dei motori senza spazzole. Insomma ci sono vantaggi e svantaggi, ma di fatto il gimbal brushless è stato dirompente, ha definitivamente suggellato l’accoppiata “droni” e “videofotografia”, sia amatoriale che professionale. Fin da quando i camera mount erano nella classica configurazione a servi, difficilmente era possibile utilizzarli per riprese dal sapore cinematografico, a meno di andare su configurazioni gimbal costose e pesanti, per esempio i gimbal Cinestar, con meccanismi, cinghie e pulegge e soprattutto con costosi controller dedicati tipo “Radian” che ne consentono un funzionamento ottimale. Con l’introduzione dei controller a due assi e relativi motori brushless, anche nel piccolo formato videofotografico, si è fatto il grosso passo in avanti. Possiamo avere, a un costo contenuto, vere e proprie steadycam volanti che non perdono l’orizzonte neanche se scosse violentemente da imbardate, giri di timone e raffiche di vento. Proprio questo è l’indiscusso vantaggio dei moderni camera mount brushless: la capacità di eseguire

video riprese in volo anche con un piccolo quadricottero, con una stabilità e mantenimento dell’orizzonte davvero impressionante (da non confondere la stabilità citata con assenza di vibrazioni). Con questo non si vuole dire che ad oggi un economico gimbal due assi con GoPro o videocamera palmare può competere nel campo della video produzione professionale, ma più semplicemente che il settore che ne ha guadagnato di più è proprio quello amatoriale o semi professionale, magari con una semplice Action Cam. Filosofie a confronto Oggi sul mercato due nomi si contendono la leadership: AlexMos e Martinez. Il primo, AlexMos, chiuso come i prodotti Apple, costoso, maledettamente stabile, ha sempre funzionato bene sin dalle prime versioni firmware ed ancora inseguito da tutti. Il secondo, Martinez, aperto nella migliore tradizione Open Source-Arduino, economico, ha avuto un inizio in salita con un firmware poco stabile, ma si è successivamente messo all’inseguimento del suo diretto concorrente, riuscendo a guadagnarsi la giusta fetta di mercato, diventando sempre più stabile ed efficiente, versione dopo versione. E anche l’Italia dice la sua, con il controller brushless VR gimbal di Virtual Robotix, ancora molto giovane nello sviluppo (non è ancora in vendita) ma con caratteristiche hardware e potenza di calcolo da far sembrare obsolete le blasonate concorrenti; cito ad esempio la possibilità dell’integrazione di controller infrarossi o wired tipo Lanc, per la gestione completa (zoom, rec, start, stop, pause eccetera) delle videocamere utilizzate sui camera mount. La scelta non è facile, ma per fortuna tutti i prodotti citati funzionano egregiamente, come testimoniano i numerosissimi video online. Questione di motori Oltre ai controller, sono importantissimi i motori, che poi sono quelli a cui è affidato il gravoso compito del movimento e che hanno sostituito i rumorosi servocomandi. Si tratta di motori brushless modificati nel diametro del filo di rame utilizzato negli avvolgimenti. All’inizio era necessario riavvolgere motori per uso aeromodellistico, ma oggi il mercato è pieno di moDRonEziNe - 29


tecnica tori già adatti, in tutte le versioni e per tutte le categorie di peso. A proposito di peso, i motori brushless sono molto più pesanti dei servocomandi, quindi la scelta tra un gimbal brushless e uno tradizionale non dipende solo dal tipo di risultato video che si vuole ottenere, ma anche e forse soprattutto dal tipo di drone che è possibile utilizzare: inutile cercare di mettere un gimbal brushless grande e pesante su un piccolo drone come il Phantom, si rischierebbe solo di sovraccaricarlo, rendendo il volo pericoloso; ma per fortuna, ci sono gimbal brushless dimensionati anche per i quadricotteri leggeri, come sempre è una questione di compromesso. Apparentemente sembrerebbe che gli svantaggi siano numericamente superiori ai vantaggi, ma i video che girano in rete sono veramente spettacolari e dimostrano che le difficoltà sono ampiamente ricompensate dai risultati. Per capire se si tratta di vera rivoluzione o no, abbiamo intervistato alcuni utilizzatori evoluti. I nostri esperti sono due cineoperatori professionisti, Fabrizio Seri e Giuseppe D’Angelo. Seri si affida ai gimbal servoassistiti pilotati da Radian, accoppiati a camere con una buona stabilizzazione integrata; a suo dire, le Case stanno investendo così tanto nella stabilizzazione che in futuro potrebbero rendere obsoleti i gimbal. Invece D’Angelo si dichiara soddisfattissimo del controller AlexMos.

Che benefici hai avuto usando un gimbal brushless rispetto ad uno realizzato con servi standard? Fabrizio Seri: «Oggi non ci sono solo benefici in tutti gli impieghi che si fanno di un gimbal. La vera domanda è: a cosa serve un gimbal? Che uso ne facciamo di questo strumento? Ho trovato diversi limiti con i sistemi brushless, guai di gioventù della tecnologia e limiti nella versatilità di impiego sul campo di lavoro. Soprattutto quando devi portare in volo camere diverse e devi rispondere a richieste ben precise dei clienti; lo strumento che utilizzi deve limitarti il meno possibile. Come tutte le cose, anche il gimbal brushless ti costringe a dei compromessi, e oggi come oggi non sostituisce completamente sistemi con servi standard. Un gimbal brushless deve essere perfettamente tarato sulla camera impiegata e solo con quella, pesa di più, consuma più energia sopra tutto se non ottimizzato al 100%, serve a poco; nel video per apprezzare la differenza con uno standard ci devi lavorare e fare ore e ore di prove alla ricerca della sua ottimizzazione». Se Seri vede luci e ombre nel gimbal brushless, Giuseppe D’Angelo è entusiasta: «La prima cosa che si nota è l’assoluta silenziosità. E poi la straordinaria capacità di mantenere la “bolla” anche nel caso di forti scuotimenti dovuti a forti imbardate ovvero raffiche di vento.»

Anche per i piccoli Arris CM2000, un gimbal brushless per GoPro adatta anche al Phantom.

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tecnica Ritieni che sia necessario il terzo asse? Fabrizio Seri: «A mio avviso il girato su due assi ha notevole lacune... Anzi, diciamo che è inutilizzabile. Chi opera alla camera deve essere libero di lavorare sui due assi, e non meno importante è il fatto che sei hai due assi perfettamente stabilizzati il terzo se non è stabilizzato lo noti molto che si muove. Al punto di disturbare l'osservatore. Certo, se ne facciamo un uso ludico tutto bene, ma se parliamo di video come linguaggio non ci siamo proprio. Un gimbal, brushless o non brushless, su due assi è inutilizzabile se ci si vuole esprimere senza arrecare disturbo a chi osserva». Giuseppe D’Angelo: Il terzo asse è per produzioni video professionali, in cui diventa obbligatorio separare il pilotaggio del drone dalla ripresa video. In sostanza dove si richiedono almeno due persone per la gestione del volo e della ripresa. La peculiarità del terzo asse è che di fatto disallinea la direzione della telecamera dalla direzione effettiva del drone. Impensabile che un solo operatore possa pilotare e contemporaneamente gestire la ripresa video su tre assi.

Fai da te Uno dei tanti progetti di meccaniche per gimbal brushless artigianali che girano su Internet: basta stamparle con una stampate 3D.

Hai riavvolto i motori personalmente? Fabrizio Seri: «Non ne ho mai sentito l'esigenza. Miro più al risultato, Il buon girato video. Quello che mi domando è il perché i produttori non cerchino di rendere i brushless per gimbal più leggeri possibile?» Su questo punto concorda anche Giuseppe D’Angelo: «Da buon aeromodellista avrei dovuto, ma visto che già passo nottate insonni a studiare documentazioni wiki, a fare calcoli di pesi autonomie e payload, a leggere e documentarmi su tutto ciò che avviene nel mondo dei droni, non me ne vogliano i miei colleghi multirotoristi, ma ho preferito comprare motori già riavvolti per categoria di peso». Il maggior peso del gimbal ti porta qualche fastidio aggiuntivo? Fabrizio Seri: «Certo che si... più peso equivale a meno tempo in volo, se si fa volare. Meno pesa meglio è, i gimbal brushless ancora ne devono fare di strada anche su questo aspetto». Giuseppe D’Angelo concorda, pur con qualche distinguo: «Questo secondo me è il più grande problema che affligge i piloti / costruttori di droni: la gestione del payload. La mia esperienza in questo campo mi ha portato a scegliere i gimbal brushless per piccole camere, come GoPro e in generale le Action Cam, dove gli straordinari risultati che si ottengono nella registrazione video valgono sicuramente lo sforzo di aggiungere qualche centinaio di grammi in più di payload. Discorso diverso per le videocamere/reflex pesanti, dove la gestione del gimbal brushless, a mio avviso diventa tutt’altro che semplice e con l’utilizzo di motori brushless necessariamente più grandi, i pesi di gestione totale aumentano in maniera inaspettata. Inoltre non dimentichiamo che il buon funzionamento del gimbal brushless dipende assolutamente dal bilanciamento perfetto della telecamere sul gimbal, e se questo appare assai semplice in configurazioni GoPro, può diventare assai più complicato con le camere pesanti, dove i baricentri sono più difficili da individuare e gestire. Tutto ciò non avviene con i gimbal a servi dove la forza motore dello stesso servocomando fa muovere la telecamere, indipendentemente dal modo come questa sia posizionata sulle piastre».  DRonEziNe - 31


Cosa serve per fare un QUAD

Passo dopo passo, facciamo la lista della spesa di quel che occorre per mettere in volo un quadricottero adatto a fare FPV

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uando si decide di costruire un multirotore, spesso ci si rende conto che le idee chiare che si avevano scompaiono di fronte alle infinite combinazioni di configurazioni che si hanno a disposizione. Ma niente paura, basta partire con il piede giusto per scoprire che le tesserine del puzzle andranno a posto da sole fino a formare la nostra "lista della spesa". Immaginiamo di voler fare un multirotore semplice e compatto per il volo in prima persona (FPV, cioè lo piloteremo attraverso una telecamera, come se fossimo a bordo). Diciamo che vogliamo usare una GoPro, visto che filma con una qualità eccelsa e permette di trasmettere a terra il video in diretta. Visto che il nostro obiettivo è volare in FPV, uno dei vantaggi della GoPro è che possiamo fare a meno di un

di silvio di domenico sistema di stabilizzazione della telecamera sul rollio e beccheggio (niente gimbal, in altre parole). Il gimbal annulla nella ripresa i movimenti del drone e quindi è importante per riprendere un video che non faccia venire il mal di mare allo spettatore, ma se il video ci serve per pilotare il modello è decisamente più utile vedere le inclinazioni, è un campanello d’allarme che ci dice se le nostre virate sono troppo strette e il drone si inclina eccessivamente. La GoPro ha un grandangolare molto aperto, cosa che ci evita il rischio di inquadrare l'erba mentre avanziamo e anzi ci assicura di avere sempre l'orizzonte nell'inquadratura, cosa assolutamente fondamentale per la sicurezza del volo. Se poi la ripresa la vogliamo comunque usare per creare dei video, basta pilotare con movimenti leggeri e un poco di stabilizzazione in post produzione. Avremmo così video puliti senza dover imbarcare un gimbal che oltre a raddoppiare (se non triplicare) il nostro payload rischierebbe di farci perdere la percezione dei movimenti del nostro modello. Quindi prevediamo una GoPro senza la sua custodia per motivi di peso, e sono i primi 100 grammi che imbarcheremo. La telecamera da sola non basta, dobbiamo aggiungerci un trasmettitore video. Per restare nei limiti di legge, dovrà essere nella banda dei 5.8 Ghz e 25 mW di potenza. Aggiun-

Come se fossi a bordo FPV sta per First Person View: significa pilotare un drone attraverso le immagini riprese da una telecamera. DRonEziNe - 32


tecnica Potenza Andiamo avanti, sicuramente il mezzo che stiamo allestendo avrà bisogno di una certa spinta per sostenersi. Per avere la potenza che ci serve, meglio salire in voltaggio che non in amperaggio; quindi scartiamo le lipo 3S e andiamo direttamente alle 4S. Per ora ipotizziamo un pacco di quattro celle da 3000 mAh che pesa 465 grammi. In seguito controlleremo se la batteria è adeguata.

diamo che dovremmo prevedere dove montare la GoPro, il Tx video con la sua antenna e avere la possibilità di montare eliche da 10" almeno. Il telaio in questione, ori- ginale, copiato o rifatto in casa pesa con sui 450 grammi. Per i regolatori possiamo ipotizzare altri 100 grammi, e altri 200 grammi dobbiamo prevederli per i quattro motori. Tirando le somme, siamo più o meno a un chilo e mezzo.

Frame La scelta è amplissima, e possiamo anche fare da soli; potremo tagliare due pianetti in compensato ed avvitare a X dei quadrelli 10x10 di alluminio presi dal Brico, per esempio. Un ottimo telaio, leggero e facile da smontare per ripararlo o cambiare configurazione. Oppure potremmo andare su qualcosa di commerciale. Personalmente mi sento di consigliare almeno la disposizione dei componenti del telaio Discovery di Team Black Sheep (foto in alto a destra), anche se mi sento di sconsigliare fortemente di emulare le loro discutibilissime "imprese". Restiamo sul piano tecnico, il loro telaio ha delle soluzioni veramente intelligenti. Col telaio Discovery La GoPro non inquadra le eliche, cosa veramente difficile da ottenere con l'ottica grandangolare che ha, la batteria in coda bilancia il peso della GoPro e permette, spostandola, di ottimizzare la posizione del baricentro. I bracci non perfettamente ad X aiutano a bilanciare il quadricottero al centro, mentre la posizione dei motori non perfettamente equidistante dal centro non crea problemi alla scheda di volo. Di negativo c'è che è un po’ pesantino, e anche il costo non è da sottovalutare. Il telaio originale Balck Sheep ha un costo elevato che non dipende solo dal nome (o nomea) che il team Black Sheep si è guadagnato, ma anche dal fatto che offre soluzioni come la predisposizione all'alimentazione del TX video e alle connessioni tra centralina di volo e ricevente, cose comodissime ma che ne aumentano il costo. Basso KV Esistono anche copie più ecoUn motore Axi nomiche, fatte più o adatto meno bene, ma ai quad personalmente me lo taglierei in vetronite o in carbonio. Qualunque soluzione decideremo di adottare, ricor-

Volerà? Ora che abbiamo stabilito che motori, regolatori e batterie dovranno stare attorno a 750 grammi, dobbiamo capire quale combinazione tra eliche, batterie, regolatori e motori ci garantisce i risultati migliori. Un buon punto di partenza è il simulatore di multirotori di ecalc, che si trova su www. ecalc.ch, prezioso per simulare le varie configurazioni e avere una previsione di come si comporterà in volo il nostro quad. Consiglio di cercare di avere l'hovering non molto oltre il 50% di gas e tempi di hovering di almeno 10 minuti come obbiettivo. Detta in maniera un poco rustica, significa che partiamo dal presupposto che per volare bene dovremmo avere a disposizione una spinta doppia rispetto al nostro peso. La catena batteria-esc-motori-eliche dovranno generare quindi una spinta massima di 3Kg, che divisa per 4 motori sono 750 grammi di spinta lavorando a 4S. Altro punto fermo è scegliere i motori che permettono di avere quella spinta con l'elica più grande disponibile per mantenere bassi i giri e alta l'efficienza, quindi sceglieremo motori con il KV (cioè i giri per volt) più basso possibile. A questo punto cataloghi alla mano si opera la scelta. Alcuni esempi? AXI2212/34 da 710KV, Roxy 2827-34 da 760Kv. Possiamo testare in ecalc qualsiasi motore tra i 700Kv e gli 850Kv che gestiscano potenze intorno a 150W, ossia che alimentati 4S e con montata una 10x4.5 spingano attorno a 750 grammi senza bruciarsi. Eliche con 10" di diametro e poco passo, visto che la velocità non ci serve assolutamente a nulla ma ci serve efficienza e spinta. Quindi le 10"x4.5" o 4.7". Lasciate perdere il carbonio ma prendete eliche di buona marca già ben bilanciate e che non si rompano in volo, un quad senza un elica ha la capacità di volo di un ferro da stiro. Vanno bene le APC Slow oppure le GWS. Ovvio serve una coppia destra ed una sinistra, ma in fase di acquisto prevedete qualche set di scorta, in FPV è facile prendere alberi. Per i regolatori vanno bene quelli da 20A, l'importante è che supportino i 400 aggiornamenti al secondo (400hz) che le schede di volo inviano ai motori. Volendo possiamo pren-

gendoci l’antenna, sono altri 30 grammi da imbarcare. Tra cavi e accessori siamo così arrivati a 150 grammi.

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tecnica dere uno dei regolatori cinesi compatibili e sovrascrivere il firmware con il Simmok che si trova in internet, ottimizzato per i multirotori, oppure prenderne di già compatibili per multirotori spendendo poco di più. Dalla lista della spesa manca la scheda di controllo. Può andare anche la semplice KK2.0, ma io consiglio una scheda che abbia almeno il mantenimento automatico della quota visto che è piuttosto complesso i primi tempi capire se si sta salendo o scendendo. Personalmente consiglio la Naza, facile da settare e con ottimi risultati. Il gps apparentemente non serve a molto facendo volo in prima persona, ma lo consiglio Perché, specie le prime volte, può essere di grande aiuto tenere il quad fermo nel cielo mentre ci orientiamo. Ora che abbiamo una lista ben dettagliata, prima di iniziare a comprare, non resta simularla sul Ecalc, e scopriamo che ci avvisa che il motore è leggermente oltre alla potenza massima sopportata. Ma non dovrebbe essere un problema, visto che lo sforamento non è eccessivo e non lavorerà quasi mai al 100% della potenza. L'hovering lo abbiamo con il 54% del gas, ottimo; il software stima quasi 15 minuti di hovering oppure 7 minuti di volato veloce. E ci dice anche quanto ci verrà a pesare il nostro gruppo di potenza: 845 grammi. Sommando frame, GoPro e ammennicoli vari, dovremmo rientrare nel chilo e mezzo che avevamo ipotizzato all’inizio. 

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trucchi e trabocchetti • Attenzione al peso, non esagerate con le viti, specie per telai fatti in casa. Per bloccaggi non strutturali usiamo viti in plastica che pesano poco. • Tutte, ma tutte le viti in metallo vanno bloccate con frena filetti medio. • Io elimino i connettori sui cavi dei motori e tra spinotto batteria e regolatori. Sono 16 maschi e 16 femmine risparmiati che pesano parecchio. Occhio alle saldature, se un motore si ferma la capacità di volo è la stessa di un ferro da stiro. • Proteggete la lente della GoPro, almeno a terra, con un tappo in gomma. Meglio se anche in volo con un telaietto. • Bilanciate sempre le eliche prima di montarle. E se colpite qualcosa in volo, esaminatele bene prima di volare di nuovo. E sostituitele in presenza di segni o crepe. • Volate in FPV sempre con un assistente. Con un multirotore è facile arretrare su un albero! • Occhio all'autonomia, un multirotore con batteria scarica scende inesorabilmente e senza preavviso. Montate un Lipo monitor a bordo e usate un timer sulla radio testando l'autonomia e tenendovi con un buon margine. • L'antenna del TX video sarà ostacolata dal telaio, la soluzione migliore è orientarla verticalmente ma puntata in basso: è più probabile che il quad voli sopra di noi che sotto.


clic 

Angela e il drone Più il divertita che preoccupata, il cancelliere tedesco Angela Merkel osserva un drone che si è avvicinato per fotografarla durante un comizio. Il drone è un leggerissimo e inoffensivo Parrot, ma la sicurezza ha rischiato di fare un pasticcio: preoccupatissimi del terribile attentato, gli uomini della security hanno obbligato all’atterraggio il pilota, in modo talmente brusco che ha perso il controllo facendo precipitare il Parrot proprio davanti al naso della Merkel. Più tardi si è scoperto che il Parrot disturbatore era del Partito Pirata tedesco. Il buffo della faccenda è che il partito pirata, che si batte per una maggior trasparenza in politica, ha usato un drone per… protestare contro i droni: i Piraten ce l’hanno sia contro i droni militari europei che funzionano (il nEUROn francese e il Piaggio Hammerhead italiano) sia contro quelli tedeschi che invece sono finiti con un clamoroso buco nell’acqua. Insomma, passi usare un drone per protestare contro i droni, la politica a volte segue ragionamenti tortuosi, ma spiaccicarlo miserevolmente a terra di fronte alle telecamere di tutto il mondo… si capisce Perché la Merkel se la ride.

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Piaggio HAMMERHEAD

IL DRONE ITALIANO di lUCA mASALI

Piaggio Aero e Selex hanno sviluppato un ricognitore senza pilota derivato dal biturboelica civile Avanti II

E

ssere spiati dagli Stati Uniti è stato uno schiaffo all’amor proprio europeo. E il vecchio continente ha deciso di correre ai ripari: «Lo scandalo Edward Snowden ha dimostrato che l’Europa ha bisogno di crearsi capacità di intelligence e sicurezza autonome»ha dichiarato un alto ufficiale europeo al Daily Telegraph. «Ma ci sono grandi gap da colmare, per esempio nel campo degli aerei senza pilota da ricognizione». Già, i droni. L’Europa è almeno dieci anni indietro rispetto agli USA nello sviluppo di aerei militari senza pilota, che ormai è sempre più chiaro che saranno il futuro dell’aviazione militare. E finora in questo campo ha collezionato anche figuracce.

Come l’Euro Hawk, il clone tedesco del Global Hawk americano, ricognitore robot in grado di controllare 100 mila chilometri quadrati di territorio al giorno. Un programma costato ai contribuenti tedeschi più di mezzo miliardo di euro ma abortito Perché dopo quattro anni di sviluppo (dal 2009 al 2013) i giornali tedeschi hanno scoperto che la Luftwaffe non aveva risolto i problemi relativi al sistema di navigazione autonomo che avrebbe dovuto prevenire le collisioni in volo, e dunque l’euro-Hawk non può essere certificato per volare nei cieli europei. Il sistema anti collisione la Grumman, produttrice dell’Hawk americano, ovviamente ce l’ha, ma non ha nessuna intenzione di condividere con l’alleato europeo, e progettarne uno da zero richiederebbe anni e almeno altri 600 milioni di euro. Uno scandalo che ha rischiato di costare il posto al ministro della difesa tedesco Thomas de Maizière. Non miglior fortuna ha avuto il progetto Talarion di Cassidians, un progetto mori-

Fallimentare Il drone tedesco Euro Hawk: costato mezzo miliardo, il progetto è stato abbandonato per l’impossibilità di certificarlo.

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Un drone tutto italiano

militari

Al salone Il drone Piaggio a Le Bourget

bondo sviluppato dal consorzio europeo EADS in collaborazione con l’industria aerospaziale turca, che langue in mancanza di fondi e di ordini. Francia e Italia all’avanguardia A tenere vive le ambizioni europee nel campo dei velivoli militari senza pilota resta il delta stealth francese nEUROn, una macchina da 25 milioni di euro il cui sviluppo è guidato da Dassault (l’azienda che fa il Mirage) e un pool di aziende europee tra cui la nostra Alenia Aermacchi, che è il secondo partner per importanza, avendo investito nel progetto 90 milioni di euro. nEUROn sarà un drone armato piuttosto grande (5 tonnellate e 10 metri di apertura alare). E molto ha da dire la nostra Piaggio Aero, che in collaborazione con Selex (gruppo Finmeccanica) sta sviluppando un drone molto interessante, il P1HH HammerHead (pesce martello) derivato dal biturboelica d’affari Piaggio P.180 Avanti II a nove posti. «Il P 180 è uno dei pochi turboelica d’affari di grande successo

mondiale» ci dice un portavoce di Piaggio Aero. Ne sono stati consegnati 200 al dicembre 2010, più una cinquantina del modello migliorato Avanti II da cui deriva direttamente l’HammerHead. Essendo nato da una costola di un ben collaudato aeroplano civile, lo sviluppo è stato rapidissimo: in meno di un anno Piaggio è passata dal progetto a un dimostratore tecnologico completo, che ha già effettuato test di rullaggio a terra. «L’Avanti II ha accumulato più di 800 mila ore di volo senza problemi, è una piattaforma collaudata e affidabile. Invece i nostri concorrenti, come l’euro drone, nascono dalla carta, sono tutti da scoprire; invece noi lo certificheremo entro l’anno, e già sta facendo i test in una base della nostra aeronautica militare» ci dicono in Piaggio. Possiamo sapere quale? «No, non posso rivelarlo» ci dice la fonte, abbottonatissima come sempre quando si tratta di importanti programmi militari. Il Piaggio senza pilota è un MALE (Medium Altitude, Long Endurance) paragonabile per prestazioni e dimensioni al Reaper di General Atomics, ma secondo le prime indiscrezioni dovrebbe costare molto meno del concorrente americano. Anche la nostra aeronautica ha dei Reaper, che dovranno essere sostituiti entro la fine del decennio, cosa che almeno sulla carta apre interessanti possibilità commerciali al drone Piaggio. L’Hammerhead prende il nome del pesce martello a causa della particolarissima configurazione aerodinamica, brevetto esclusivo Piaggio, che prevede un pianetto frontale pro-

Avanti II Il biturboelica d’affari P180 Avanti II da cui deriva l’HammerHead. Si noti il particolarissimo pianetto sul muso, caratteristica unica degli aerei Piaggio. DRonEziNe - 37


militari prio sul muso; il P-180 Avanti è l’unico aereo prodotto in serie che integra la rete di sensori con il software per la gestione della al mondo ad averlo, ed è stato mantenuto anche sul drone deri- missione. Un sistema scalare, che consente di attivare livelli via via crescenti di autonomia decisionale da parte del drone stesvato dall’aereo commerciale. so, ed è frutto di 15 anni di esperienza dell’azienda del gruppo Finmeccanica nello sviluppo di avionica per aerei senza pilota. 15 metri di ala Rispetto al P 180, il drone ha un’ala maggiorata di un metro e SkyISTAR è un sistema modulare, che può essere utilizzato su mezzo e rinforzata, per dare la portanza e l’autonomia necessa- qualsiasi aereo senza pilota, non solo sull’HammerHead, e anria a missioni lunghe (16 ore) ad alta quota (45 mila piedi, 15 che su aerei con pilota a bordo, per automatizzare il più possimila metri; veramente tanti per un turboelica, ben superiore bile le lunghe missioni di ricognizione e sorveglianza. I motori sono canadesi, due turboelica Pratt & Whitney PT6anche alla quota di crociera dei jet commerciali). L’apertura alare è stata dunque portata a 15,5 metri, e l’ala stes- 66B da 850 cavalli, gli stessi che equipaggiano l’Avanti civile, sa è parzialmente smontabile per facilitare il trasporto a terra muniti di eliche a cinque pale a bassa rumorosità, caratteristica (e, azzardiamo noi, magari anche per lo stoccaggio in piccole fondamentale per un aereo spia che si rispetti. portaerei come la nostra Garibaldi, anche se Piaggio non dice Piaggio non rivela nulla su eventuali ordini o opzioni, ma una nulla circa la possibilità dell’HammerHead di operare come ae- fonte normalmente bene informata, Aviation Week, suggerisce che il progetto sia finanziato in segreto dal governo italiareo imbarcato). L’ala è lunga ma non lunghissima come quella “da aliante” di un no attraverso un mix di partecipazioni, e avrebbe intenzione altro progetto di drone Piaggio, l’MPA, che ha ben 70 piedi (cir- di acquistare fino a dieci droni, e si sa che la macchina inteca 23 metri) di apertura; così non penalizza la velocità massima ressa molto gli Emirati Arabi. A supporto della tesi, la rivista dell’HammerHead rispetto al P180 civile, che per entrambi è di americana cita il generale dell’Aeronautica Claudio Debertolis, Segretario generale della difesa e Direttore Nazionale degli Ar395 nodi, e circa 320 quella di crociera. Il portavoce di Piaggio non ci rivela nulla sull’eventualità che il mamenti. Che tra l’altro, avrebbe ammesso la possibilità di ardrone possa essere armato, si limita a ricordare che «il profilo mare il Piaggio, anche se la questione armi – riportano i media di missione è IR», che sta per Intelligence, surveillance and re- – secondo il generale «sarà affrontata per ultima».  connaissance, quindi almeno sulla carta nasce come aereo spia puro non armato. scheda tecnica Ma si sa che spesso anche gli addestratori militari vengono venduti come aerei disarmati, ma non è poi così difficile ag- Apertura alare 15,600 m [51.18 ft] giungerci pod subalari per montare bombe e missili. Circo- Lunghezza 14,408 m [47.27 ft] stanza che alcune fonti giornalistiche danno per certa, e anche Altezza 3,980 m [13.05 ft] noi non abbiamo molti dubbi in proposito. Le indiscrezioni Peso al decollo 6.146 Kg [13,550 lbs] comunque dicono che l’armamento in ogni caso non potrebbe Motori 2 × Pratt & Whitney Canada PT6A-66B superare i 500 kg, quindi armamento leggero, adatto alle classi- 850 SHP (ISA, sea level) che operazioni segrete degli aerei spia. Velocità massima 395 nodi Il Piaggio viene pilotato in remoto da una stazione a terra che Velocità di crociera 320 nodi invia i segnali radio attraverso una costellazione di satelliti artificiali che mantengono il controllo dell’aeroplano anche sotto Durata missione 16 ore (max) la linea dell’orizzonte. L’elettronica che gli permette di volare Raggio d’azione 4.400 miglia nautiche senza pilota è anch’essa italiana, il sistema SkyISTAR di Selex, tangenza di servizio 45.000 piedi

Concorrente Il drone americano Reaper, molto simile per prestazioni al Piaggio

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terza pagina Tutti i segreti dei droni militari in un ebook gratuito

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n collettivo di quattro ragazzi, tutti con meno di trent'anni. Ricercatori rigorosi, appassionati di America ma capaci anche di criticarla quando è il caso. Questa è la carta d'identità di iMerica, l’autore di un ebook fondamentale per capire la realtà dei droni militari. Un ebook che racconta l’affascinante, crudele e inquietante storia delle guerre segrete degli aerei robot. Un ebook che si legge come un romanzo, che comincia con l’agghiacciante storia di Daraz Kahn, la prima vittima (innocente) della guerra digitale, ucciso insieme a due altri malcapitati da un missile sparato da un drone in Afghanistan nel 2002. Morto per la sola colpa di essere troppo alto di statura: così alto che un Predator lo ha scambiato nientemeno che per Bin Laden in persona. iMerica ci racconta come sono nati i droni, dagli esperimenti durante la seconda guerra mondiale ai bombardieri automatici di oggi. E ci spiega le ragioni per cui Obama, il presidente pacifista, eletto per porre fine alle guerre arroganti dei Bush passerà invece alla storia come il presidente dei droni e del ritorno al killeraggio di avversari politici, pratica che gli Usa avevano abbandonato ufficialmente ai tempi di Gerald Ford e che Obama ha riscoperto e affidato agli aerei senza pilota. Una storia di uomini e aeroplani, di droni incatenati a una montagna per i primi test di fuoco, per essere sicuri che le fragili ali di titanio e carbonio reggessero alla tremenda potenza dei missili anticarro con cui sono stati armati in fretta e furia per le missioni segrete e micidiali in Yemen, Afghanistan, Libia, Somalia. iMerica ci racconta chi decide della vita e della morte, i segreti della catena di comando che stabilisce se e quando lanciare il missile, quel Joint Special Operation Command che è più potente della Cia: «una macchina per uccidere quasi su scala industriale», come lo definiscono gli stessi esperti della sicurezza americana. E iMerica mette anche il naso su quello che succede nella base di Amendola, sede del 32° stormo della nostra aeronautica militare. Perché i droni non riguardano solo gli americani: anche l’Italia li ha. E li usa.  «Caro Obama, quando un tuo drone uccide un bambino in Yemen, il padre ti farà guerra, garantito. Niente a che vedere con al Qaida» (tweet di un avvocato yemenita)

http://laguerradeidroni.it L’ebook è disponibile in vari formati. Quello per iPad è il più completo, interattivo e multimediale; ma abbiamo apprezzato parecchio anche la versione light, che ci ha permesso di leggerlo in metropolitana con un semplice smartphone Android. Il testo, di circa 200 pagine, è molto scorrevole alla lettura e documentatissimo. Il volume è corredato da infografiche chiare e professionali, che aiutano non poco la comprensione degli argomenti trattati. Un opera fondamentale, che consigliamo a tutti coloro che vogliono capire le ragioni della preoccupante escalation dell’uso bellico degli aerei robot.

gli Autori Giovanni Collot — @giovacollot Giornalista pubblicista Nicolas Lozito — @nicolaslozito Studente e data-analyst Federico Petroni — @federicopetroni Analista per Limes Patricia Ventimiglia — @20miles91 Studentessa di Scienze Internazionali e Diplomatiche DRonEziNe - 39


ortnoC - editoriale

di luca masali

più dell’enac temo il sindaco

P

rima o poi, la nostra autorità aeronautica dovrà stilare un regolamento per la disciplina dei droni civili. La cosa non mi turba più di tanto; che ci debba essere un quadro normativo è evidente, i droni usati male sono pericolosissimi, sia per l’incolumità delle persone sia per la privacy. Ma d’altronde sono una opportunità irrinunciabile per un Paese in perenne crisi economica e devastato da tassi di disoccupazione senza pari in Europa; negli Usa si stima che in dieci anni i droni civili varranno 100 mila posti di lavoro, per un mercato da oltre 60 miliardi di dollari. Fatte le debite proporzioni significa che da noi daranno lavoro a decine di migliaia di persone e porteranno miliardi all’erario. L’Enac senza dubbio si adeguerà alle linee guida delle altre authority europee, che a loro volta non potranno che seguire la strada maestra segnata da quella americana, che al momento fa da apripista nel mondo, e ha già aperto i bandi per costruire sei poligoni di test in altrettanti Stati Usa. Il problema è quando alla legislazione generale si aggiunge quella degli Enti locali. Già in America sta scoppiando un discreto caos: scavalcando la FAA, il Texas decide autonomamente di mettere a terra tutti i droni salvo quelli della polizia, la Virginia è già pronta con una legge simile, anche se ancora non la applica. Idaho, Illinois, Florida, Montana e Tennessee sono pronti anche loro a fare proi-

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bizionismo, seguiti da altri 31 Stati che ci stanno seriamente pensando. E nel West c’è il caso del paesino di Deer Trail, il cui sindaco ha persino immaginato di concedere licenze di caccia per sparare impunemente ai droni. Cosa può succedere da noi, con il nostro caotico federalismo all’italiana, dove anche per una cosa semplice come le domeniche a piedi ogni comune fa di testa sua, stabilendo calendari, orari e modalità diverse da quelli vicini, così da rendere semplicemente impossibile tracciare una rotta che ci metta al riparo dalle multe? In un Paese che ha bisogno di un giudice per capire come ripartire le competenze tra i vari enti locali (il famigerato titolo V della Costituzione), cosa succederà quando si tratterà di disciplinare la normativa dei droni tra comuni, province, regioni, comunità montane, bacini imbriferi, città metropolitane? Quanto ci vorrà prima che comincino a fiorire i “comuni dedronizzati”, sulla falsariga dei “comuni denuclearizzati”? Quale Authority potrà dare uno straccio di certezza normativa nella giungla di leggi, leggine e regolamenti di qualsiasi ente locale? L’autorizzazione del sindaco di Scardinate di Sopra varrà anche nel territorio comunale di Scardinate di Sotto? La burocrazia locale è un incubo ben peggiore di qualsiasi decisione presa dall’alto. Quella sì che potrebbe mettere definitivamente a terra tutti: aziende, fotografi e semplici hobbisti. 

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anno I numero 1 Settembre/Ottobre 2013  Direttore responsabile Luca Masali Direttore scientifico Stefano Orsi  Hanno collaborato Silvio Di Domenico Luciano Zanchi Matteo Campini Fabrizio Seri Giuseppe D’Angelo Silvio Di Domenico  Grafica e redazione L’Aeroplanino Editore  Contatti 3478486728 info@dronezine.it www.dronezine.it www.facebook.com/Dronezine @Dronezine


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