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2 0 g e n na io 20 1 2 NU M E RO 9

AN N O 6

Pharma kronos

Q U O TI D I AN O D ’ I N FO R M AZI O N E F AR M AC EU T I C A

2011, acquisizioni per 224 mld dollari Il valore delle fusioni e acquisizioni nel settore farmaceutico nel 2011 è salito a 224 miliardi di dollari, il più alto mai registrato dal 2007 secondo una nuova ricerca dello studio legale internazionale Freshfields Bruckhaus Deringer. Si tratta di una cifra in crescita del 18% rispetto al 2010, sebbene più bassa del record del 2006, quando raggiunse quota 303 miliardi a livello globale. Il 35% dei brevetti su medicinali bestseller è destinato a scadere negli Stati Uniti nei prossimi due anni e la metà è già priva di protezione commerciale. Ecco perchè le industrie puntano ad accaparrarsi piccole aziende, in molti casi proprietarie di progetti promettenti o collocate in mercati in crescita. Il settore continua infatti a mirare ai Paesi emergenti: il valore delle operazioni che nel 2011 hanno coinvolto la farmaceutica brasiliana, indiana, cinese e russa (Bric) supera quello registrato in totale negli ultimi cinque anni: ha raggiunto quota 6,4 miliardi di dollari, il 198% in più rispetto al 2006. Le fusioni e acquisizioni che coinvolgono le economie Bric rappresentano il 3% del totale globale nel settore, rispetto allo 0,8% nel 2006 e allo 0,2% nel 2000. "Il mercato 'pharmerging' - commenta Julian Long, a capo del settore Health dello studio - è la scelta di investimento più ovvia per Big Pharma".

(B.D.C.)

Liberalizzazioni, farmacisti sul piede di guerra Federfarma e Fofi contrarie a norme contenute nella bozza Le misure in materia di farmacie contenute nell'ultima bozza di Decreto sulle liberalizzazioni "scontentano i farmacisti titolari di parafarmacia, che si sentono minacciati economicamente dall’apertura di un gran numero di farmacie, i collaboratori e i titolari di farmacia che sono contrari alla vendita dei farmaci di Fascia C con ricetta negli esercizi commerciali. Non vedo come su queste basi possa proseguire la sua azione un Governo tecnico che deve mirare all'unità e alla condivisione degli obiettivi che sono la garanzia di risultati tangibili". A dirlo è Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani (Fofi), che sottolinea come nel decreto "si dice una cosa e se ne fa un'altra". Scontenta anche Federfarma, che riferendosi alla norma sui generici, afferma: "Non ha niente a che fare con la concorrenza, anzi limita fortemente la

libertà di scelta del cittadino che finirà per pagare di più. Oggi se il medico prescrive un medicinale di marca per il quale esiste il generico, senza aggiungere un'indicazione specifica di non sostituibilità, il cittadino in farmacia, grazie alle informazioni fornite dal farmacista, può scegliere se prendere il generico che costa meno e non spendere nulla ovvero se ritirare il medicinale di marca e pagare la differenza. Qualora venisse confermata la norma del decreto, se il medico scrivesse sulla ricetta solo il nome del farmaco di marca senza aggiungere la dicitura 'o farmaco equivalente se di minor prezzo', il farmacista non potrebbe proporre la sostituzione e il cittadino sarebbe costretto a ritirare il medicinale di marca e a pagare la differenza". Al via oggi, intanto, l'assemblea di Federfarma.

Barbara Di Chiara

» ALL’INTERNO Una misura inutile per cittadini e Ssn ma a forte impatto su aziende italiane

Aleotti, con generici in ricetta a rischio sistema industria ----------------------

Il nominativo segnalato, 7% nominativi risulta non conforme

Pharmasoft, falso cardiologo schedato in archivi aziende -----------------------

Presto sul mercato farmaco contro cheratosi attinica

Cionini (Leo Pharma), filiale segno valore scientifico Italia ----------------------

Indagine con gazebo in 14 città, sofferenza cronica per 7 partecipanti su 10

Cure antidolore per meno di 1 paziente su 2, l'80% inefficace » PHARMAMARKET Snami, pronti a disobbedienza civile "Specificare per iscritto nella ricetta rosa 'o farmaco equivalente se di minor prezzo' significa praticamente impedirci di prescrivere un farmaco di marca che poi il paziente avrebbe deciso liberamente di acquistare e aggiungere la differenza a suo carico rispetto al generico, secondo una logica di libero arbitrio e di libertà. Di fatto, per legge si tenta una costrizione a non prescrivere secondo scienza e coscienza ciò che si ritiene più utile ed opportuno per il proprio paziente. Che in alcuni casi potrebbe non essere il farmaco generico. Se una 'stupidaggine' del genere dovesse passare, siamo pronti alla disobbedienza civile". Ad annunciarlo è Angelo Testa, presidente nazionale dello Snami, che commenta la nuova bozza del decreto legislativo del Governo sulle liberalizzazioni.


focus Una misura inutile per cittadini e Ssn ma a forte impatto su aziende italiane

Aleotti, con generici in ricetta a rischio sistema industria Una misura che non serve ai cittadini e al sistema sanitario nazionale, né a livello economico né per altro. Ma mette a rischio, proprio in un momento di crisi, il sistema industriale italiano, di cui la farmaceutica rappresenta un importante pilastro. E' un giudizio "fortemente preoccupato" quello di Lucia Aleotti, vicepresidente di Farmindustria con delega al settore industriale farmaceutico, sulla misura contenuta nell'ultima bozza del decreto liberalizzazioni e che obbliga il medico, salvo particolari situazioni, a precisare nella ricetta medica l'esistenza dell'eventuale farmaco equivalente. Aleotti sottolinea che già in Italia il servizio sanitario rimborsa solo il medicinale a prezzo più basso esistente in commercio. E la normativa attuale prevede la segnalazione da parte del farmacista del prodotto meno caro, che consenta al cittadino di non pagare la differenza. "In questo contesto la

norma prevista nella bozza di decreto - spiega Aleotti a Pharmakronos - non ha assolutamente impatto né per il Servizio sanitario nazionale, che paga già il prezzo più basso, né per il paziente al quale viene già proposta l'alternativa meno costosa". La preoccupazione di Farmindustria, però, è per l'impatto sulle strutture industriali italiane, penalizzate rispetto alle aziende dei generici che spesso hanno parte della produzione decentrata. Un settore che "in Italia conta appena mille addetti", aggiunge Aleotti. L'industria farmaceutica, invece,"ha in Italia 165 stabilimenti di produzione - ricorda Aleotti - 20 mila addetti diretti alla produzione e altri 30 mila addetti dedicati a queste fabbriche per i controlli di qualità, delle materie prime, del prodotto finito, alle produzione chimiche". La 'fabbrica farmaceutica', inoltre, "si avvale di personale altamente qualificato: il 30% dell'occupazione hi-tech nazionale è in questo settore". Un

sistema "a rischio", secondo Farmindustria. "Non possiamo che essere allarmati - continua Aleotti - per una norma di cui non capiamo la ragione e che mette in pericolo un patrimonio industriale e occupazionale". Anche perché " i farmaci italiani hanno tutti un prezzo estremamente contenuto rispetto al resto d'Europa. Non vi è quindi quel vantaggio che altri Paesi, dove i prodotti sono più cari, hanno nell'indicazione del generico. L'85% dei medicinali prescritti nel nostro Paese è senza brevetto, con un prezzo bassissimo, in media 5 euro", conclude Aleotti che spera che "questa indicazione venga cancellata dal decreto definitivo".

Raffaella Ammirati


Pharmasoft, falso cardiologo schedato in archivi aziende Il nominativo segnalato, 7% nomi risulta non conforme "Il falso medico cardiologo di Milano, indagato per esercizio abusivo della professione medica e falso, è stato visitato dalle aziende farmaceutiche che hanno sottoposto gli archivi medici alla verifica di conformità". Lo evidenzia in una nota pharmaSoft, ente di certificazione per l'attività di verifica della conformità degli archivi medici mediante la procedura Sgcmf, "che aveva già riscontrato e segnalato come non conforme il nominativo nei database delle aziende farmaceutiche che sottopongono al controllo annuale i propri schedari. La verifica di conformità Sgcmf - spiega la società - ha l'obiettivo dichiarato di intercettare, all'interno di un database, l'esistenza di nominativi non laureati e non abilitati alla professione e pertanto non autorizzati ex artt. 114 e 119 D.Lgs.219/06 a ricevere attività di informazione medicoscientifica da parte delle aziende farmaceutiche.

Dai riscontri interni a pharmaSoft, il sedicente cardiologo risultava sin dal 2009 presente negli schedari di alcune tra le più importanti aziende multinazionali che hanno avuto l'opportunità di regolarizzare nel tempo il contenuto dei propri database. Cosi come evidenziato dagli studi annuali di pharmaSoft relativi agli anni 2010 e 2011, alle casistiche di errate e doppie schedature, professionisti deceduti, si aggiunge una sempre più frequente e raccapricciante anomalia che, con evidenti impatti sia sociali che economici, contribuisce a definire mediamente un'incidenza del 7% di anagrafiche non conformi all'interno dei database. Questo è quanto emerge dall'analisi degli archivi per cui la verifica di conformità Sgcmf è attivata e, dunque, non lasciati alla libera e incontrollata gestione degli informatori medici-scientifici".

» LEOPHARMA IN ITALIA

» GB, PILLOLA INTELLIGENTE

"La scelta della casa madre danese di aprire la filiale italiana conferma il riconoscimento scientifico e commerciale che il nostro Paese continua a conseguire, anche in ambito internazionale", nonostante la crisi. Lo sottolinea Paolo Cionini, General Manager di Leo Pharma Italia, la nuova start up della società danese specializzata nel settore dermatologico, in particolare nella ricerca e sviluppo di farmaci per la cura della psoriasi. Cionini, già direttore della Divisione Primary Care in Abbott e con oltre 20 anni di esperienza nel settore farmaceutico, aggiunge: "Abbiamo un importante antibiotico per uso topico per le infezioni della cute e, nel prossimo futuro, lanceremo sul mercato un importante farmaco indicato nel trattamento della cheratosi attinica". "Attraverso la qualità dei nostri farmaci - spiega a Pharmakronos - vogliamo poter fare la differenza per i pazienti afflitti da malattie della pelle e diventare uno tra i più importati interlocutori per i medici che li hanno in cura". Leo Pharma è presente in oltre 60 Paesi ed impiega circa 4.600 persone a livello globale. La società è totalmente controllata dalla Leo Pharma Foundation.

Una pillola 'intelligente' che dice al malato se il farmaco viene assunto correttamente e quando andrà presa la prossima dose sta per arrivare in commercio in Gran Bretagna. Basterà che il paziente mandi giù la compressa, dotata di un microchip che si attiva con i succhi gastrici, e i segnali vengono captati da un cerotto posto sulla pelle. Quest'ultimo invia direttamente sul cellulare del paziente o del medico sms con informazioni su come si sta seguendo la terapia. Il nuovo prodotto, il cui arrivo sul mercato britannico viene celebrato sulla stampa d'Oltremanica, sarà particolarmente utile per i pazienti anziani, che in oltre la metà dei casi non seguono il trattamento farmacologico nella maniera più adeguata e, dunque, non ne traggono il giusto beneficio. La nuova pillola sarà anche in grado di dire al medico se il paziente sta facendo sufficiente movimento fisico o se dorme abbastanza e di rilevare la temperatura corporea e il battito cardiaco. Lloydspharmacy, fra le principali catene di farmacie inglesi, ha firmato un accordo con l'azienda californiana Proteus Biomedical per far arrivare sui propri scaffali le pillole 'intelligenti': basterà ingerire il microchip, incastonato in una compressa 'placebo', insieme a qualsiasi pillola, e applicare il cerotto sulla spalla o sul braccio.

Barbara Di Chiara

Cure antidolore per meno di 1 paziente su 2, l'80% inefficace Meno della metà (47,7%) degli italiani che lamentano dolori cronici riceve una terapia, che in oltre 8 casi su 10 (83% circa) si rivela comunque inefficace. Più di un paziente su 2 (52,3%) non assume quindi alcun trattamento, e soltanto la metà (50,9%) viene seguito da un medico. Sono alcuni risultati di una ricerca condotta dall'Associazione vivere senza dolore, durante la campagna itinerante 'Cupido' (Cura previeni il dolore), promossa nel 2011 con il patrocinio del ministero della Salute. Il tour ha toccato 14 città della Penisola, con gazebo dove i cittadini potevano incontrare specialisti e rispondere a un questionario. Quasi 7 persone su 10 (67,3%) hanno detto di soffrire di dolore cronico, non legato a tumori in più di 9 casi su 10 (93,4%). Dall'indagine, sostenuta da Mundipharma con un grant incondizionato e presentata a Milano, risulta in generale che i pazienti italiani conoscono poco la legge 38 che dal marzo 2010 tutela il diritto a un'assistenza equa e qualificata. Sette volte su 10 hanno difficoltà a individuare sul territorio i centri specializzati, e fra chi si rivolge a un 'camice bianco' pochissimi (5,8%) fanno riferimento a un terapista del dolore. Chi soffre, inoltre, ritiene non adeguati i farmaci prescritti: perlopiù si tratta di antinfiammatori non steroidei-Fans (38,5% delle risposte) che alleviano i sintomi solo nel 17% circa degli intervistati, mentre gli oppiodi forti vengono utilizzati nel 3,1% dei casi. Si conferma, infine, il pesante impatto del dolore sulla vita quotidiana che risulta compromessa per quasi 9 pazienti su 10. Alla luce dei dati emersi da 'Cupido', l'Associazione vivere senza dolore organizzerà dal 15 febbraio al 30 giugno prossimi una nuova campagna itinerante. Il progetto si chiama 'Hub2Hub' e si propone di sondare l'applicazione della legge 38 negli ospedali sede di un centro di terapia del dolore.

Paola Olgiati


Pharmasoft, falso cardiologo schedato in archivi aziende