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Editore Demas Srl - anno II numero 6 - VIETATA LA VENDITA

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Editoriale

G

razie. è passato un anno dalla prima uscita del primo numero di PetNet Magazine e desideriamo ringraziare i nostri affezionati lettori, cui ci lega il comune amore per i nostri amici animali, per l’ottima accoglienza sempre dimostrata nei confronti della nostra rivista, che con il tempo abbiamo aggiornato apportando modifiche ed inserendo nuove rubriche nella speranza di essere sempre più vicini ai vostri plurimi interessi. I vostri consigli e l’interesse dimostrato ci confortano per migliorare ulteriormente questo strumento di comunicazione, nel tentativo di soddisfare le vostre curiosità e dare una risposta ai vostri dubbi ed ai quesiti, che sempre più numerosi giungono al nostro esperto sul sito PETNET. Auguri. Siamo alla vigilia dell’inizio di un nuovo anno, il 2011, che ci auguriamo possa portare salute e benessere a tutti noi ed a tutti gli animali, a qualunque specie essi appartengono, che ci sono vicini nella nostra vita quotidiana. La nostra azienda si caratterizza da anni per un servizio puntuale e l’affidabilità, è al servizio del medico veterinario e dei proprietari degli animali di ogni specie ed è in grado di fornire un’ampia gamma di prodotti per ogni loro esigenza. In questo periodo di feste gratifichiamo anche i nostri piccoli amici con qualche ricompensa speciale senza però dimenticarci di cani e gatti abbandonati nei canili e gattili, pubblici e privati. Così, se intendiamo regalare o regalarci un animaletto per dividere con lui la nostra esistenza, pensiamo che possiamo sì acquistare un soggetto di razza in un negozio specializzato o presso un allevatore, ma anche rivolgerci ad un ricovero e scegliere qui il nostro compagno. Se poi non abbiamo troppo tempo da dedicare ad un animale o la nostra casa mal si concilia con una corretta convivenza uomo – animale possiamo sempre adottarne uno a distanza. Buon 2011! Fabrizio Foglietti Managing Director Demas

PetNet Magazine

EDITORE Demas Srl Cir.ne Orientale 4692 00178 - Roma Tel. 06.72.22.260 info@demas.it - www.demas.it ANNO 2 - NUMERO 6 Dicembre ‘10 / Gennaio ’11 Tribunale civile di Roma N.363/2009 del 02.11.2009 COMITATO DI REDAZIONE Alessandro Ciorba Fabrizio Foglietti Francesco Foglietti Antonello Castelli Cristina Foglietti DIRETTORE RESPONSABILE Carlo Liguori

GRAFICA IMPAGINAZIONE STAMPA DSE Srl Via Antonino Pagliaro, 58 00133 Roma Tel. 06-72630409 Demas Srl è titolare esclusiva di tutti i diritti di pubblicazione e diffusione. L’utilizzo anche parziale da parte di terzi è vietata. La Direzione non si assume la responsabilità per eventuali errori presenti negli articoli pubblicati nè delle conseguenze dirette e indirette che possono causare. Alcune delle foto presenti su PetNet Magazine sono state prese da Internet. Chiunque abbia legittimi diritti di copyright sulle immagini, può contattare l’indirizzo petnetmagazine@gmail.com.


Sommario

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L’anno del coniglio

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Vademecum per le feste

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Icebau, un gelato da cani

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Incontri nell’ospedale pediatrico

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Slow food - fast food?

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Omeopatia

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Il farmaco veterinario

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L’angolo dell’esperto

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Tutti i pro della sterilizzazione

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L’angolo della fitoterapia

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A me gli occhi, please!

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L’orso bruno in un bioparco

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A squame e strisce

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L’angolo delle idee regalo

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Curarsi da soli, quando?

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La Betlemme d’Occidente

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A tavola con la veterinaria

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Curiosità

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Pet Oroscopo

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Pet quiz

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Calendario

2011: Anno del coniglio per lo zodiaco cinese

L’

astrologia cinese ha origini antichissime. Era praticata molto prima della nascita della civiltà egizia. Il calendario lunare cinese rappresenta la più lunga documentazione cronologica della storia, poiché parte dal 2637 a.C. Il giorno 2 febbraio 2011 inizia l’anno cinese e precisamente dà l’inizio all’anno del coniglio che succede al 2010 anno della tigre. Il calendario cinese è legato al sole per quanto riguarda l’anno mentre nei mesi segue il ciclo lunare. Questo significa che il primo giorno di ogni mese, per i cinesi, corrisponde al giorno di luna nuova. Mentre il calendario occidentale (Gregoriano) considera il primo del mese di Gennaio l’inizio di ogni anno regolandosi

solo sul ciclo solare, il calendario cinese definisce in modo variabile l’inizio di ogni anno. Questo è in funzione di due criteri: prima di tutto i cinesi pongono il primo giorno dell’anno all’inizio della primavera e non durante l’inverno come gli occidentali. In secondo luogo è essenziale che il primo giorno dell’anno cinese coincida con il primo giorno di luna nuova del nuovo anno. Il calendario lunare cinese secondo la tradizione risale al 2637 a.C. quando l’imperatore Huang Ti introdusse il primo ciclo del suo Zodiaco. L’unità di misura del suo sistema è un ciclo composto da 60 anni, suddiviso in cinque cicli di 12 anni. Secondo la leggenda il Buddha, che presentiva la sua fine terrena, chiamò a raccolta tutti gli animali della terra, ma di questi solo 12 andarono a salutarlo. Per ricompensarli della loro fedeltà il

Buddha decise di chiamare ogni anno del ciclo lunare con il nome di ciascuno dei 12 animali accorsi. Il topo, furbo e veloce di natura, arrivò per primo. Il diligente bue arrivò secondo, seguito dall’intrepida tigre e dal pacifico coniglio. Il drago arrivò quinto, seguito subito dal suo fratello minore, ovvero il serpente. L’atletico cavallo fu settimo e l’elegante pecora ottava, subito dopo arrivò l’astuta scimmia, e poi ancora il coloratissimo gallo, il fedele cane per poi finire con il fortunato maiale che arrivò appena in tempo per salutare anch’egli il Buddha. Nella leggenda è spiegata la ragione per la quale il piccolo e furbo topo riuscì a battere il grande e onesto bue. Questi infatti arrampicandosi sul suo dorso evitò di percorrere la strada per arrivare all’Illuminato e giunto sul luogo saltò il bue e salutò il Buddha. A.C.

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Animali Domestici

Vademecum per le feste Prof. Alessandro Ciorba Università degli Studi di Perugia

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inalmente sono in arrivo le festività di Natale, di fine anno e della Epifania e possiamo pensare di trascorrere un breve periodo di tranquillità insieme ai nostri cari, tra cui non possiamo non annoverare i nostri amatissimi animali domestici, di qualsiasi specie essi siano. Una particolare attenzione va rivolta a cani e gatti, che sono potenzialmente esposti a tutta una serie di possibili rischi che possono mettere a repentaglio la loro salute od il loro benessere. È proprio in ambiente domestico che dobbiamo adottare misure di carattere pratico per impedire eventuali inconvenienti, frutto anche del rilassamento proprio di questo particolare periodo. CIOCCOLATA STOP Vogliamo gratificare i nostri pet con snack, bocconcini, ossa e quanto altro offre il mercato? Ben venga. È Natale, ma facciamo attenzione alla cioccolata. La teobromina contenuta nel cioccolato è tossica per i cani, che sono incapaci di metabolizzarla. La DL50 della teobromina, ossia la dose letale per il 50% del campione, per i cani è 330 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo, un dato simile a quello della caffeina per gli esseri umani. Un cane di circa 20 Kg di peso soffrirà qualche disturbo intestinale dopo aver mangiato circa 250 g di cioccolato al latte, aritmia cardiaca se ne mangia mezzo chilo. Cinque chili di cioccolato hanno il 50% di probabilità di ucciderlo. Col cioccolato fondente le dosi sono inferiori, essendo questo più ricco di cacao. Se non vogliamo quindi rinunciare a gratificare i nostri amici pelosi andiamo dal nostro pet shop di fiducia ed acquistiamo leccornie appositamente studiate e realizzate per loro. OSSA, FRITTI, ECC. Attenzione dobbiamo prestare alle gratificazioni della cucina, che con la tavola sempre imbandita si possono somministrare con eccessiva generosità. Stiamo in guardia con ossa, retine degli arrosti, alimenti fritti, carne di maiale cruda, ecc. Sono potenziali pericoli che possono provocare tutta una serie di situazioni patologiche, talora fatali. Non eccediamo quindi nelle elargizioni e poi ricordiamoci di tenere a portata di telefono il numero del nostro medico veterinario, informarci se eventualmente va in vacanza e provvedere ad avere a disposizione il

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numero del suo sostituto. REGALI Una certa cura richiede la scelta di un regalo da mettere sotto l’albero per il nostro amico a 4 zampe. Non sembra, ma una pallina di gomma troppo piccola acquistata per un molossoide potrebbe essere da questi facilmente ingerita dando luogo alla comparsa di fenomeni patologici a carico dell’apparato digerente. Attenzione quindi alle scelte, ma non per questo rinunciamo a provvedere ad un pacchettino per il nostro pet. Se poi ci avanza qualche euro non dimentichiamoci di cani e gatti poco fortunati. I nostri canili e gattili sono pieni di animali abbandonati ed allora, per ricordarci fattivamente di loro, offriamo un contributo concreto alle associazioni che si occupano di loro. ATTENTI ALL’ALBERO L’albero di Natale è diventato il principale simbolo del Natale, in parte soppiantando il presepe. Le sue luci scintillanti e le decorazioni di ogni tipo possono celare piccole grandi insidie per i nostri quattro zampe che, particolarmente attratti da palline colorate e da fili illuminati, rischiano di rimanere folgorati o di soffocare dall’ingestione di addobbi “indigesti”. PIANTE PERICOLOSE Veramente ampio è il numero delle piante tossiche per cani e gatti (vedi elenco). Durante le feste sono certamente un regalo particolarmente gradito e certamente fa piacere abbellire le nostre abitazioni con fiori e piante, talora tipiche di terre lontane. L’ingestione di una quantità anche piccolissima di parte di esse può causare avvelenamenti mortali. Per evitare pericoli basta prendere dei semplici accorgimenti e tenere le piante al di fuori della portata degli animali ricordandoci che, specialmente i cuccioli, mordono e giocano con qualsiasi oggetto abbiano alla loro portata • Palma da sago ( Cycas Revoluta) • Gigli, tulipani, tossici soprattutto per i gatti • Azalea/rododendro (letale) • Oleandro (letale) • Semi di ricino (letale) • Ciclamino (in alcuni casi letale), la più alta concentrazione di questo componente tossico è posizionata tipicamente nella parte della radice della pianta. 


• Kalanchoe (pianta grassa) • Tasso (letale) • Stella di natale • Dieffenbachia, specialmente tossica per i gatti • Vischio • Bacche di Agrifoglio • Lauroceraso (contiene cianuro) • Ortensia

le e rassicurante, in particolare modo se vive all’esterno; manteniamo un atteggiamento sereno e non premiamo cane o gatto con carezze di rassicurazione, che l’animale potrebbe interpretare come una legittimazione del suo stato di paura. È possibile prevenire gli stati di ansia, rivolgendosi in anticipo al medico veterinario che potrà consigliare rimedi omeopatici, fitoterapici o farmaci in grado di limitare l’ansia.

BOTTI DI FINE ANNO Arriva il 2011, che ci auguriamo che sia per tutti portatore di felicità, benessere e salute. Per festeggiarlo serenamente, attenzione ai «botti di Capodanno». I quattro zampe sono particolarmente sensibili a questi rumori improvvisi , profondamente spaventati e reagiscono con comportamenti istintivi, fuggendo in preda al panico con rischi per la loro incolumità come ad esempio fuggire per le strade, rischiando di essere investiti da automobili di passaggio, oppure provando l’impulso a scappare dall’abitazione scavalcando il balcone o la finestra. Per la serata di fine anno teniamo il nostro pet per un periodo limitato in un luogo confortevo-

CANI SMARRITI Se ci si dovesse imbattere in un cane smarrito si dovrà avere cura di avvicinarlo con attenzione, senza compiere gesti bruschi , tentare di rassicurarlo, magari offrendogli del cibo e cercare di mettersi in contatto con il servizio veterinario della Asl. Una volta raccolto e portato al canile potrà essere semplice risalire al proprietario tramite il microchip e, qualora non ne fosse in possesso, sarà c il luogo dove i proprietari potranno cercarlo ed andare a riprenderlo. Essere proprietari responsabili significa anche e soprattutto prevenire ogni possibile rischio per gli animali con i quali abbiamo scelto di condividere ogni momento della nostra vita.

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Animali Domestici

IceBau un gelato da cani… Dr. Roberto Lobrano Medico Veterinario

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el Settembre 2010 nell’ambito delle iniziative del temporary shop di Corso Garibaldi a Milano, è stato presentato al pubblico milanese IceBau, il primo e originale gelato adatto anche al palato canino. Già dal primo pomeriggio si sono viste le prime “code” davanti alla gelateria che ha messo a disposizione macchinari e personale per questo evento a 6 zampe. IceBau è risultato infatti molto apprezzato sia dal pubblico canino sia da quello bipede. Non è stato infatti possibile evitare che all’assaggio partecipassero anche gli umani. Alcuni hanno iniziato a tirare il guinzaglio e a sbavare vistosamente mentre i fortunati pelosi si gustavano i tre gusti messi a disposizione dallo staff di IceBau (Fiordiriso, Yogurt e Vaniglia gialla). Tra gli intervenuti alcune star del jet set canino.

È stata presentata per la prima volta presso la gelateria IceRock di Celle Ligure, in provincia di Savona. Il successo è stato folgorante ed il prodotto ha incontrato l’immediato favore dei cani, che sono notoriamente golosissimi di gelato, e anche dei loro padroni che giustamente lo hanno voluto assaggiare per verificarne la bontà e le caratteristiche nutrizionali particolari. Giornali e televisione hanno dato notevole risalto a questa curiosa iniziativa nata alle porte dell’estate 2005 con interviste al TG5, Studio Aperto e Rai3 ed un interesse mediatico sulle principali testate nazionali durato per tutto l’anno. Oggi, dopo diversi tentativi di emulazione italiani ed esteri, IceBau è finalmente disponibile nella sua ricetta originale anche presso altre gelaterie attente alla salute dei propri clienti a 2 e a 4 zampe…

La Storia IceBau nasce nel 2005 come idea dal maestro gelatiere ligure Roberto Lobrano che ha studiato alcune ricette esclusive che fossero compatibili con la salute del proprio cane.

Caratteristiche nutrizionali Nato per rispondere alla richiesta di un prodotto adatto ad una clientela con determinate necessità alimentari (intolleranza al lattosio, ipocaloricità, celiachia), è risultato essere partico-

larmente adatto anche all’apparato digerente dei nostri amici a 4 zampe, che sono notoriamente più delicati e che tendono a non digerire bene alimenti complessi. Le sue caratteristiche sono le seguenti: • Fresco e di alta qualità: è un prodotto tipicamente artigianale, preparato cioè con ingredienti selezionati e di alta qualità che viene mantecato al momento e risulta cremoso e gustoso come qualsiasi altro gelato artigianale. • Altamente digeribile: preparato con proteine del latte delattosato (ad alta digeribilità), risulta digeribile anche per chi ha intolleranza al lattosio. • Ipocalorico: dolcificato solo con fruttosio che abbassa l’apporto calorico di quasi il 50%. La media delle calorie per 100 grammi di prodotto finito è di circa 140 K/Cal ogni 100 grammi, inoltre il suo carico glicemico è molto basso. • Ricco di fibre: l’aggiunta di fibre vegetali prebiotiche, estratte in modo naturale dalla radice della cicoria, aiuta la regolarizzazione dell’intestino, inoltre il suo apporto rallenta l’innalzamento del picco glicemico. • Privo di glutine: tutti gli ingredienti utilizzati sono privi di glutine all’origine. • Basso contenuto di grassi: il valore dei grassi è inferiore al 5% e non sono presenti grassi vegetali idrogenati. • Nutriente: il suo equilibrato valore proteico ne fa un prodotto nutriente, utile per integrare la propria dieta con gusto e soddisfazione. Dosi e modalità di somministrazione Mentre per il consumo umano è possibile prepararlo e servirlo in qualsiasi supporto tradizionale come bicchieri-

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ni, coppe o coni (meglio quelli preparati con la farina di mais o di riso, senza zucchero), per il servizio agli animali è suggerito l’utilizzo di coppette dalla bocca più larga. Il modo migliore per servirlo è a palline attraverso l’utilizzo di un porzionatore. La quantità giornaliera consigliata dipende dalla taglia dell’animale. Da 50 a 80 grammi per i cani di piccola taglia. Massimo 150 grammi per i cani

di taglia media o grande. Ricordate che il cane è goloso e tende a divorare il prodotto molto velocemente. Un altro metodo di somministrazione per cani delicati che non amano troppo il freddo è quello di scioglierlo leggermente rigirandolo con un cucchiaio in una ciotolina. IceBau può essere anche portato a casa per il consumo domestico in confezioni da asporto. Le regole di sommini-

strazione sono le stesse di cui sopra. Attualmente IceBau è presente in alcune gelaterie selezionate presenti nelle seguenti regioni: Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lombardia

Per ulteriori informazioni www.icebau.com icebau.wordpress.com

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Incontri con gli animali nell’ospedale pediatrico L. Vagnoli Psicologa, Servizio di Terapia del Dolore & Cure Palliative, AOU Meyer, Firenze.

F. Mugnai Professionista in programmi sociali con l’animale, Presidente Associazione Antropozoa Onlus, Referente Progetto “Incontri con gli Animali” AOU Meyer, Firenze. www.antropozoa.it

L’

interazione bambino-animale rappresenta un’esperienza significativa nell’arco dell’età evolutiva: entrando in relazione con gli animali attraverso il contatto e il gioco, principali modalità attraverso le quali imparano a conoscere se stessi e ciò che li circonda, i bambini traggono vantaggi per il proprio benessere e sviluppo psichico. In momenti estremamente stressanti e ricchi di tensione e di dolore, come quelli provocati dalla malattia e dall’ospedalizzazione, permettere ai piccoli pazienti di interagire con gli animali consente loro di introdurre emozioni positive anche in un contesto di sofferenza. La presenza di animali nelle corsie degli ospedali pediatrici può infatti generare comfort, essere gratificante ed educativa, nonché funzionare come catalizzatore sociale e alleggerire il complesso sistema relazionale tra paziente e personale ospedaliero. Presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria A. Meyer di Firenze dal 2002 è presente il progetto Incontri con gli animali, promosso, sostenuto e finanziato, inizialmente dalla Fondazione Livia Benini, e dal 2008 dalla Fondazione Meyer, in collaborazione con l’Associazione ONLUS Antropozoa, che si occupa dell’impiego degli animali in diversi contesti sociosanitari educativi e riabilitativi, e il Servizio di Te-

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rapia del Dolore & Cure Palliative, che coordina e gestisce l’attività. In un primo momento gli incontri con gli animali si sono svolti esclusivamente con bambini che potevano uscire dai reparti, un giorno a settimana per due ore, in uno spazio esterno all’ospedale dove era stato allestito un piccolo spazio gioco a misura di bambino. La partecipazione attiva dei piccoli pazienti, delle loro famiglie e anche degli operatori sanitari ha riscosso subito una grande adesione, persino da parte di coloro che potevano soltanto affacciarsi alle finestre. Il gradimento manifestato e le richieste d’intervento per i bambini in corsia da parte dello staff ospedaliero hanno permesso gradualmente l’accesso degli animali all’interno dell’ospedale: oggi quest’attività è presente in ospedale tre giorni a settimana, per un totale di nove ore, per 10 mesi l’anno in ogni reparto, ad eccezione dell’ambulatorio di allergologia. Gli animali di cui ci si avvale in questa attività sono cani, generalmente Labrador e Golden Retriver ma anche altre razze, tra cui un meticcio di Barboncino, che sono stati adeguatamente educati e preparati dal punto di vista comportamentale, nonché costantemente controllati sotto il profilo veterinario, secondo il protocollo sanitario proposto e stilato dalle Linee Guida Internazionali del Centers for Diseas Control and Prevention (CDC) di Atlanta sul controllo ambientale delle infezioni nelle strutture sanitarie: ogni tre mesi vengono consegnati al CIO (Comitato Infettivo Ospedaliero dell’Azienda Ospedaliera Uni-


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versitaria Meyer) certificati veterinari per ciascun cane a garanzia del benessere fisico e comportamentale. Il CIO, che si occupa di monitorare il profilo igienico sanitario dell’ospedale, dall’inizio del progetto Incontri con gli animali non ha mai rilevato la presenza di infezioni e di zoonosi derivanti dall’interazione con i cani. L’associazione Antropozoa Onlus sceglie gli animali idonei a questa attività in base a caratteristiche e requisiti comportamentali (socievolezza, affidabilità, docilità, prevedibilità) e al contempo, per la selezione degli operatori-conduttori, si avvale di un modello formativo che presuppone, da un lato, una solida conoscenza delle tecniche di educazione del cane e, dall’altro, una preparazione approfondita e strutturata in ambito psicosociale. Il tipo di intervento svolto all’interno dell’ospedale prende il nome di “attività assistita con l’ausilio degli animali” (AAA – animal assisted activity) e consiste in un supporto di tipo interdisciplinare nel quale gli animali vengono impiegati come elemento aggiuntivo ad altre terapie, al fine di migliorare la qualità della vita della persona a cui è rivolto. La progettazione dell’attività ha visto infatti la compartecipazione di differenti figure professionali, che hanno formato un’equipe multidisciplinare composta da medici, infermieri professionali, psicologi, infettivologi, veterinari comportamentisti, operatori di Programmi Assisti-

ti, educatori cinofili, coaudiatori. A conferma delle numerose potenzialità di questo progetto si rileva la costante partecipazione attiva, emotiva e comportamentale da parte dei pazienti ricoverati e l’elevata soddisfazione dei genitori e del personale, misurate anche attraverso questionari di valutazione, assieme alla mancanza di eventi avversi: inoltre, un’indagine condotta presso il centro prelievi ha permesso di rilevare, nei bambini che hanno interagito con i cani durante il prelievo, un livello di cortisolo nel sangue – i cui valori alti indicherebbero stress – inferiore a quello di bambini a cui veniva praticato il prelievo senza gli animali. Passeggiare portando il cane al guinzaglio, toccarlo, massaggiarlo, avvicinarlo, odorarlo, spazzolarlo, lanciargli una pallina, risultano attività gratificanti durante un periodo di cura ed aiutano il paziente e la sua famiglia a sentirsi più attivi e forti nell’affrontare la malattia, anche grazie alla capacità naturale dell’animale di restituire all’ambiente un aspetto familiare, amichevole, protettivo, accogliente e sicuro, analogo a quello domestico. La presenza degli animali negli ospedali pediatrici si inserisce dunque nel più ampio progetto nazionale di Ospedale senza dolore, che pone l’attenzione sul benessere dei piccoli pazienti, attraverso la promozione di progetti di questo tipo, che hanno una rilevanza sulla riduzione dell’ansia e della sofferenza del bambino...

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Nutrizione

Slow food fast food ? Prof. Alessandro Ciorba Università degli Studi di Perugia

è

questa una domanda che frequentemente ci facciamo quando acquistiamo o riceviamo in regalo un cane od un gatto. E ciò può derivare da una non corretta conoscenza, piuttosto diffusa, sui reali fabbisogni nutrizionali del cane e del gatto. L’urbanesimo animale ha portato con se una serie di conseguenze non solo sull’ambiente in cui viviamo, con la pressione inusuale in spazi relativamente limitati di un gran numero di animali, molti dei quali non avvezzi a vivere in tale habitat, ma anche sulle abitudini di vita dei nostri piccoli amici a quattro zampe. Rientra in questo ambito anche l’alimentazione, molto spesso legata ad abitudini personali del proprietario con il rischio di antropomorfizzare eccessivamente il cane ed il gatto, ai quali sono somministrati una serie di alimenti frutto dei nostri personali gusti alimentari. Ciò è in parte dovuto

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anche al fatto che relativamente giovane è la scienza dell’alimentazione in questo settore. Basti pensare che viene attribuito il primo tentativo di dar vita ad un cibo industriale a James Pratt, un elettricista americano, il quale si era recato a Londra nel 1860 per vendere parafulmini e, quando al suo cane offersero vecchie gallette, si mise a produrre delle crocchette realizzate con carne, barbabietole, verdura, farinaccio di frumento e che solo agli inizi del ‘900 M.P. Chappel negli Stati Uniti di America iniziò a produrre carne di cavallo in scatola per cani e gatti. Oggi il panorama è decisamente cambiato e, se una macchina del tempo potesse portare questi signori ai giorni nostri è probabile che non crederebbero ai loro occhi. È sufficiente entrare in un negozio specializzato per animali o in un supermercato per trovarsi di fronte ad un’offerta assai variegata di prodotti diversi ed attualmente non è affatto inusuale sentir parlare di superpre-

Legenda Fabbisogno nutrizionale: quantità di determinati elementi nutritivi che devono essere forniti giornalmente per un corretto metabolismo corporeo. Pet: parola inglese che significa genericamente animale da compagnia, oggi di largo uso. Vitamine: sostanze che intervengono a basi dosaggi nel metabolismo dei nutrienti. Alimenti umidi, semiumidi, secchi: suddivisione dei mangimi in funzione del loro contenuto in umidità. Alimenti secchi con contenuto di umidità inferiore al 10 – 12%. Alimenti umidi con contenuto di umidità compreso tra il 68 e il 78%. Alimenti semiumidi con contenuto di umidità tra il 15 ed il 30%.


Nutrizione

mium, alimenti dietetici, snacks, prodotti secchi, salamotti, umidi, semiumidi, pasta precotta, ecc. Negli ultimi anni la nutrizione di cani e gatti ha subito una vera e propria rivoluzione, contraddistinta dall’introduzione nelle abitudini degli italiani dell’uso di alimenti industriali, che stanno progressivamente andando a sostituire il pasto preparato in casa. Tale tendenza ha visto il nostro Paese allinearsi a quanto avvenuto da tempo in altre nazioni, in cui il mangime ha registrato una notevole diffusione. I vantaggi di una tale scelta vanno ricercati nella praticità, nella facilità di impiego e conservazione, nel costo più contenuto, nella possibilità di utilizzare alimenti formulati tenendo presenti le peculiari esigenze nutrizionali dei piccoli animali. Cani e gatti hanno particolari abitudini alimentari. Il cane andrà abituato a mangiare ad orari regolari, preferibilmente, se adulto e di taglia grande, suddividendo la quantità giornaliera in due somministrazioni, cercando di evitare di effettuare un pasto a tarda sera, dal momento che l’animale può avere bisogno di eliminare feci ed urine entro poche ore dall’assunzione del cibo. I cuccioli vanno nutriti durante lo svezzamento quattro – cinque volte al dì. Allorché il cucciolo ha raggiunto la metà del suo peso da adulto, il numero dei pasti può essere ulteriormente diminuito a due volte al giorno. I cani da lavoro e le femmine che allattano, che richiedono un’assunzione energetica da due a quattro volte superiore rispetto ad un normale cane adulto in funzione della loro taglia, trarranno beneficio da pasti più frequenti. Diverso è il comportamento dei gatti,

essi preferiscono mangiare più volte al dì dal momento che sono in grado di autoregolare la propria assunzione energetica. Nel gatto un ruolo primario nella scelta di un alimento è determinato dal gusto, dall’odore e dalla struttura dello stesso. Prediligono cibi solidi di consistenza simile alla carne degli animaletti da loro cacciati, che non siano ad una temperatura troppo bassa od alta. Non amano le verdure. Cane e gatto hanno delle peculiarità nutrizionali, che possono essere soddisfatte utilizzando un’alimentazione sia di tipo casalingo sia industriale. È importante, comunque, nutrirli in funzione dei vari momenti fisiologici della vita. Da ciò praticamente ne deriva che l’alimentazione deve essere modulata a seconda che si tratti di un cucciolo, di un animale adulto, anziano, in gravidanza, in allattamento, sterilizzato o che svolga attività di lavoro (agility, guardia, sport, ecc.). Non si deve dimenticare che il cane ed ancor più il gatto sono dei carnivori. Digeriscono meglio le proteine di origine animale, possono tollerare percentuali di grassi nella razione ben superiori a quelle accettate nella dietetica umana. Il cane utilizza l’amido quale fonte energetica solo se perfettamente cotto, il gatto ne impiega una quantità relativamente modesta. Per un corretto approccio nutrizionale, punto di riferimento per il proprietario di un pet è rappresentato dal veterinario, il quale conosce i meccanismi fisiologici della macchina animale, le manifestazioni patologiche legate a squilibri nutrizionali ed è in grado di attuare i correttivi terapeutici necessari.

Frequenti errori nutrizionali nei pets • Integrazione di un alimento industriale specifico con un prodotto a base di vitamine e sali minerali; • Impiego di un’alimentazione casalinga senza supporto minerale vitaminico; • Sovralimentazione di un cucciolo che può portare alla comparsa di alterazioni osteo-articolari per eccessivo peso dell’animale; • Utilizzo di alimenti di scarsa qualità, eccessivamente ricchi di

carboidrati che possono indurre fermentazioni intestinali anomale con gravi ripercussioni di ordine sanitario (dilatazione gastrica, torsione dello stomaco, sindrome da supercrescita batterica intestinale,ecc.); • Somministrazione al gatto di mangimi per cani; • Eccessiva somministrazione di snack con la conseguente comparsa di possibili squilibri nutrizionali.


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“Il trauma

Dr. Daniele Corlazzoli Clinica Veterinaria Roma Sud - Roma

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cranico del Dr. Daniele Corlazzoli

I

ncidenti stradali, cadute dall’alto, ferite da morso, possono causare un trauma cranico. Il trauma cranico è una patologia gravissima che richiede un trattamento tempestivo. La prognosi è sempre riservata e la mortalità molto elevata. I sintomi che devono allertare il proprietario dopo un trauma sono: • depressione dello stato mentale, • coma, • tendenza a camminare in circolo (cosiddetta “andatura di maneggio”), • convulsioni. Il veterinario eseguirà un trattamento d’urgenza volto al mantenimento della pressione sanguigna e all’ossigenazione parallelamente agli accertamenti necessari per escludere che siano presenti lesioni toraciche o addominali, o lesioni alla colonna vertebrale e agli arti.

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Fig. 1: Pneumotorace in corso di trauma cranico.


L’ossigenazione e il mantenimento della pressione circolatoria sono il trattamento più efficace del trauma cranico. L’uso degli anti infiammatori è inefficace e probabilmente dannoso. Non appena le condizioni del paziente lo consentano si provvederà agli accertamenti più indicati per valutare la gravità della lesione cerebrale e per identificare quei pazienti che richiedono un intervento chirurgico urgente. L’indagine più indicata in questi casi è la risonanza magnetica. L’alternativa è la tomografia computerizzata che in medicina umana viene spesso usata come indagine di primo livello per identificare le emorragie cerebrali. Nei pazienti in coma la risonanza magnetica o la tomografia computerizzata possono essere effettuate senza anestesia generale (solitamente necessaria nel paziente animale cosciente). Mentre le radiografie sono pressochè inutili per valutare un trauma cranico.

Fig. 2: Tomografia computerizzata: fratture multiple del cranio.

Qualora le indagini evidenzino un ematoma o una frattura che comprima il tessuto cerebrale, è talvolta indicato un trattamento chirurgico per effettuare una decompressione. La gestione di un paziente traumatizzato cranico è estremamente complessa e comprende fluidoterapia, monitoraggio frequente dei valori ematici, ossigenazione, farmaci anti edemigeni (mannitolo, furosemide), supporto nutrizionale, fisioterapia e dovrebbe sempre essere effettuata in una clinica con un settore di terapia intensiva.

Fig. 3: Risonanza magnetica: edema cerebrale in corso di trauma cranico.

Il ricovero può protrarsi per alcuni giorni nei casi meno gravi, ma può estendersi fino a qualche settimana nei casi più gravi. La mortalità è purtroppo elevata e la probabilità di successo limitata nell’uomo come nel cane e nel gatto.

Comunicazione a cura dell’azienda

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Omeopatia

Kalì

Dott.ssa M. Cristina Stocchino Medico Veterinario - Scuola Superiore Internazionale di Medicina veterinaria omeopatica “Rita Zanchi” Cortona

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alì è un Pinscher femmina di 12 mesi che viene portato alla visita medico veterinaria per una congestione mammaria comparsa dopo il primo calore. Dopo un mese di vari tentativi terapeutici, compresi trattamenti ormonali locali, viene proposto l’intervento di sterilizzazione, al quale la proprietaria è contraria in quanto vorrebbe farla riprodurre. Dall’interrogatorio omeopatico emerge: SEGNALAMENTO: cane femmina, 1 anno d’età

pinscher

COSTITUZIONE: longilinea PROBLEMA: congestione mammaria post-estrale ANAMNESI: dall’età di 2 mesi con gli attuali proprietari. Vaccinazioni regolari, non ha avuto reazioni vaccinali. Fino a poco tempo fa mangiava solo se imboccata, ora mangia dalla ciotola, ma sempre un po’ circospetta. (quando era cucciola mentre mangiava le hanno tagliato un orecchio con le forbici). ALIMENTAZIONE: Mangia di tutto, adora la carne non tollera il cibo piccante. Beve poco, ha sempre bevuto poco. SITUAZIONE

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GENERALE:

Molto

agile: salta addosso finché non la si accarezza; se i proprietari sono seduti salta loro addosso e si addormenta in braccio. Quando si addormenta si rilassa completamente. Dorme tutta coperta, anche d’estate, le piace il caldo, il sole. Dorme molto, anche la notte. SITUAZIONE MENTALE: Se la sgridano si appiattisce e va strisciando a chiedere scusa. Lecca in continuazione i proprietari (se vede un pezzo di pelle nuda guai…) Affettuosa, socievole, giocherellona, espansiva. Su questo “caso” ci sono alcune considerazioni da fare: Per cominciare, Kalì sta bene! A parte questo problema locale, è tranquilla, socievole e non ha alcun risentimento generale. La seconda considerazione è che, comunque si affronti il caso, il rimedio al quale arriviamo, è sempre quello, grazie alla presenza di un sintomo chiave, importantissimo! La terza considerazione è che, nonostante il rimedio scaturisca da sintomi locali e generali, giustifica tutti i comportamenti il modo di essere del cane, perché questo è il rimedio: “un modo speciale di sentire e agire”, caratteristico di ogni individuo, sia che abbia un raffreddore piuttosto che una zoppia, sia una congestione mammaria come la nostra Kalì. PRESA DEL CASO: TEMI: insicurezza, mortificazione.

Desiderio di “calore” /protezione. SINTOMI DA CONSIDERARE: Generali: mancanza di calore vitale, assenza di sete. Locali gonfiore alle mammelle dopo la mestruazione. Repertorizzando Kalì, mi imbattei in un rimedio, assai simile a Pulsatilla, e che R. Morrison (Manuale guida ai sintomi chiave e di conferma) definisce come “una pulsatilla freddolosa”. Leggendo il rimedio nelle varie M.M., trovai l’immagine di Kalì, così dolce, così freddolosa, così sempre pronta a chiedere scusa anche quando non ha fatto nulla (a leccare!), lei che è stata punita e tagliuzzata senza aver fatto nulla, solo perché stava mangiando. Ma se è stata punita una ragione ci sarà, il senso di colpa atavico e innato del rimedio, che reagisce chiedendo scusa, leccando, sottomettendosi, o rinchiudendosi in una cupa malinconia, mai aggredendo. Non a caso questo rimedio ha paura dei fulmini, non dei tuoni, ma dei fulmini, scagliati da Giove per punire i mortali: la paura della punizione divina. E così Cyclamen ha risolto il problema di Kalì rapidamente e, soprattutto lasciando intatte le sue capacità riproduttive: e che brava mamma è stata!


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L’angolo del Ministero della Salute

Dr. Salvatore Macrì

UFFICIO IV della Direzione Generale della Sanità Animale e del Farmaco Veterinario

I

Il farmaco veterinario: qualità, sicurezza, efficacia

l medicinale veterinario non è una derivazione del medicinale per uso umano ma possiede una sua identità ed è studiato e sviluppato in funzione delle specie animali cui sarà destinato. Si intende per Medicinale veterinario ogni sostanza o associazione di sostanze presentata come avente proprietà curative e profilattiche delle malattie animali, che può essere usata sull’animale o somministrata all’animale allo scopo di ripristinare, correggere o modificare funzioni fisiologiche mediante un’azione farmacologica, immunologica o metabolica, oppure di stabilire una diagnosi medica. Nessun medicinale veterinario può essere commercializzato senza aver ottenuto (autorizzazione all’immissione in commercio) AIC dal Ministero della salute a norma del Dlgs 193/2006 oppure dalla Comunità europea, ai sensi del regolamento (CE) n. 726/2004. è vietato somministrare agli animali sostanze farmacologicamente attive se non in forma di medicinali veterinari autorizzati. Le aziende farmaceutiche produttrici dei farmaci veterinari hanno il compito di garantire la qualità, la sicurezza e l’efficacia clinica del farmaco. Il Ministero della salute verifica accuratamente gli studi ed autorizza l’immissione in commercio del medicinale ve-

terinario. Il medico veterinario prescrive i medicinali più appropriati e controlla il loro impiego. Il proprietario, infine, utilizza il farmaco solo come prescritto dal veterinario di fiducia. Qualsiasi farmaco ad uso veterinario deve essere utilizzato , sulla base di una visita dell’animale da parte del medico veterinario che stabilisce la diagnosi e prescrive con propria ricetta il tipo di farmaco autorizzato per quella specie animale, necessario a curare la patologia accertata. Solo eccezionalmente, per far fronte alla mancata disponibilità di un medicinale ad uso veterinario che curi una determinata patologia, il medico veterinario può prescrivere sotto la propria responsabilità un farmaco autorizzato per altra specie animale, o, in assenza di questo, un farmaco destinato ad uso umano . Il legislatore, sulla base dei rischi connessi a tale utilizzo del farmaco ha precisato l’eccezionalità di questo comportamento. Effettivamente l’impegno profuso nel tempo per approfondire le conoscenze in merito al farmaco veterinario , è stato riguardevole. Tutto ciò ha portato allo sviluppo di prodotti ad uso specifico con formulazioni adeguate all’impiego nelle diverse specie animali. Pertanto, l’utilizzo di prodotti specifici ad uso veterinario è sempre consigliabile garantendo qualità, sicurezza ed efficacia.

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L’angolo dell’esperto

L’infertilità nella gatta

Prof. Alessandro Ciorba Università degli Studi di Perugia

Gentile Prof. Ciorba, sono una grande amante dei gatti, vivo in campagna dove ho un bel giardino per farli stare liberamente. Delle tre femmine, due le ho fatte sterilizzare, ma la gatta di razza siamese, nonostante si sia accoppiata due volte con un bel micione della sua razza non ha fatto figli ed ha calori strani. Mi devo preoccupare? Aspetto un suo consiglio. Barbara B. (Siracusa) L’infertilità è una sindrome generica, che può riferirsi a qualsiasi condizione che impedisca ad una femmina di concepire e riprodursi. Le cause dell’infertilità possono essere talmente varie da richiedere un’accurata indagine anamnestica dei trascorsi non solo riproduttivi dell’animale. Il medico veterinario, prima di dedicarsi ad indagini approfondite a carico dell’apparato genitale, dovrà eseguire un esame generale dell’animale per valutare se siano presenti malattie sistemiche , in grado di interferire con la fertilità dell’animale. Ricordiamo a titolo di esempio come alcune forme di sterilità siano da ricollegare direttamente a patologie epato - renali intercorrenti. Qualsiasi sintomo od elemento anomalo meriterà un approfondimento, senza peraltro trascurare il controllo dei principali profili ematici ed ematochimici, l’esecuzione di accertamenti virologici ( leucemia felina, peritonite infettiva, immunodeficienza felina ). Sono anche da prendere in considerazione eventuali disfunzioni cardiache. E’ opportuno valutare l’effettiva fertilità del maschio soprattutto quando non si è accoppiato con successo negli ultimi 6 - 12 mesi. In ogni caso prima di iniziare complesse e sistematiche indagini di laboratorio sulla femmina potrebbe essere consigliabile tentare l’accoppiamento con un altro maschio. In corso di valutazione di episodi di infertilità sarà opportuno porre attenzione anche all’alimentazione, all’ambiente in cui l’animale vive, alla frequenza e regolarità dei trattamenti antiparassitari, vaccinali, delle visite cliniche. In caso ci si trovi in un allevamento sarà opportuno sottoporre a quarantena soggetti che provengano dall’esterno. La gatta dovrà ricevere un’adeguata nutrizione sia sotto il profilo qualitativo sia quantitativo, disporre di un ambiente confortevole e ricevere attenzioni particolari da parte dei proprietari in modo da evitare la perdita dei cicli. E’ pure da tenere presente che la gatta coperta una sola volta al giorno od una sola volta in tutto il calore sarà esposta ad uno stimolo ovulatorio molto inferiore rispetto a quella accoppiata 4 - 8 volte, al giorno. Ridotte possibilità ovulatorie ci si debbono attendere da singoli accoppiamenti troppo precoci o tardivi, sia pur nel corso

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dell’estro. Il proprietario dovrebbe sapere che per ottenere un buon livello di fertilità sarà necessario concedere almeno 4 accoppiamenti al giorno per tutto il periodo di recettività. Occorre anche prestare attenzione al momento del coito in quanto l’assenza dell’urlo e della conseguente reazione postcoitale potrà metterci sull’avviso di un possibile mancato completamento dell’atto sessuale stesso. Sarà opportuno verificare la data o le date degli accoppiamenti, a questo proposito bisognerà ricordare che la gatta è recettiva per l’accoppiamento per 7 giorni consecutivi e, quando sia stato eseguito un numero di accoppiamenti sufficiente a indurre l’ovulazione, la femmina non gravida dovrebbe accusare una condizione di riposo sessuale di 30 - 70 giorni. La gatta, che si accoppi con un maschio di accertata fertilità, ma sviluppi una pseudogravidanza, sarà ritenuta affetta da una possibile patologia uterina o disfunzione ovarica. Esami radiografici od ecografici dell’utero potranno mettere in evidenza la presenza di processi infiammatori, di feti ritenuti, parzialmente o totalmente mummificati, di gravidanze extrauterine, raccolte di fluidi intracavitari, residui di strutture scheletriche o placentari. Molte delle forme patologiche che colpiscono la sfera genitale richiedono terapie complesse, ad esempio i processi infettivi dell’utero richiedono trattamenti antibiotici di elezione per lunghi periodi, le disfunzioni ovariche interventi ormonali, la ritenzione di feti il ricorso alla chirurgia. Attenzione si dovrà prestare all’assenza di calori regolari. Questi possono subire interruzioni in soggetti esposti a condizioni stressanti gravi correlabili a carenze dietetiche o patologie intercorrenti, a sovraffollamento, ad esposizione a temperature estreme, ad insufficiente fotostimolazione, a ripetute variazioni di ambiente. Così di difficile individuazione sono i calori silenti , anche se per una valutazione obiettiva dell’estro si potrà ricorrere ad una semplice misura di laboratorio, non invasiva , né problematica per il gatto. In qualsiasi ambulatorio veterinario è, infatti, possibile eseguire un prelievo di cellule di sfaldamento della vagina, osservarle al microscopio e determinare se la gatta si trova o meno in una situazione di calore o di fase interestrale.


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Comunicazione a cura dell’azienda

LEISHMANIOSI: UN COLLARE PER LA VITA L’avvicinarsi della stagione calda fa ritornare di attualità alcune problematiche sanitarie e in particolare, la leishmaniosi, una malattia che colpisce preferibilmente il cane ma che in alcuni casi può interessare anche l’uomo. Con la bella stagione arriva quindi il momento di “prendere per il collo” il nemico numero uno dei nostri cani, il flebotomo o pappatacio, un piccolo insetto che con la sua puntura può trasmettere al cane e all’uomo un parassita, Leishmania infantum responsabile della comparsa di una grave malattia chiamata leishmaniosi, un tempo considerata malattia tropicale. I flebotomi o pappataci (così chiamati perché “pappano in silenzio”) sono minuscoli insetti notturni che per riprodursi hanno bisogno di sangue che prelevano dal cane o dall’uomo. In pratica un pappatacio che punge un cane affetto da leishmaniosi preleva insieme al sangue il parassita che si moltiplica all’interno del suo intestino infettandosi; con la puntura il pappatacio è successivamente in grado di trasmettere ad altri cani e uomini il parassita infettandoli. Anche il cane infetto a sua volta diventa “fonte di infezione” per altri pappataci. Ma nessun allarmismo !! Non c’è contagio diretto né fra cane e cane né fra uomo e cane in quanto sia il cane che l’uomo contraggono la malattia solo esclusivamente attraverso la puntura del pappatacio. Attualmente nel nostro paese la leishmaniosi, è presente non solo nelle regioni centro meridionali e insulari a clima tipicamente mediterraneo, ma anche nelle regioni pre-appenniniche e addirittura in quelle prealpine a clima continentale delle regioni del nord Italia, tradizionalmente indenni. All’origine dell’attuale situazione epidemiologica sembra ci sia il cosiddetto “turismo con cane al seguito” oltre all’adattamento dei pappataci a nuovi habitat, a seguito dei cambiamenti climatici. Il fenomeno desta preoccupazione non solo per la necessità di proteggere il cane dalla malattia ma anche per garantire una adeguata protezione sul fronte umano. Fortunatamente l’uomo è molto resistente alla malattia e il rischio che si ammali riguarda soprattutto persone affette da gravi malattie che compromettono il sistema immunitario come l’AIDS o gli organo- trapiantati. Oggi in assenza di un vaccino efficace l’unico rimedio contro la leishmaniosi è la protezione del cane contro la puntura del pappatacio. Pertanto nelle aree a rischio leishmaniosi è consigliabile: • evitare di portare a spasso il cane la sera; • far dormire il cane in casa durante le ore notturne e applicare alle finestre apposite zanzariere a maglie strette; • utilizzare prodotti a base di piretroidi di sintesi, come il collare a base di deltametrina, una sostanza che si distribuisce sulla cute del cane attraverso il film lipidico e impedisce la puntura del pericoloso insetto in grado di trasmettere l’infezione. Il collare a base di deltametrina ha un efficacia di 5 mesi ed è un utile presidio sia nei cani sani, al fine di evitare l’infezione, nei cani già infetti “serbatoio del parassita per evitare di amplificare l’infezione, nei cani viaggiatori che se condotti in una zona endemica e qui infettati potrebbero portare la leishmaniosi anche in zone che sono attualmente indenni.

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Insetti pericolosi? Non rischiare, proteggi il tuo cane con Scalibor®.

Non utilizzare nei cuccioli di età inferiore a 7 settimane.

NON USARE NEI GATTI

SCALIBOR® è un collare che repelle i pappataci, insetti simili a una piccola zanzara, che con la loro puntura possono trasmettere una grave malattia: la leishmaniosi. I pappataci sono attivi soprattutto durante la stagione calda.

SCALIBOR® protegge il cane dalla puntura dei pericolosi pappataci per 5 mesi. SCALIBOR® può essere utilizzato anche su cagne in gravidanza o in allattamento.

SCALIBOR® Protector Band, un’estate di protezione. Protegge dai flebotomi

Protegge dalle zecche

Protegge dalle zanzare

È un medicinale veterinario. Leggere attentamente il foglio illustrativo. 23 Tenere fuori dalla portata dei bambini. Chiedi consiglio al tuo Veterinario. L’uso scorretto può essere nocivo. Aut. n. 15/VET/2010


Cose di gatti

Tutti i pro della sterilizzazione S

pesso quando si adotta o si acquista un gatto, molti sono i proprietari che sono convinti che sterilizzare il gatto sia ‘crudele’. Dal mio punto di vista preferisco sempre consigliare la sterilizzazione sia di maschi sia di femmine se questi sono destinati alla vita da compagnia. Qui di seguito cercherò di sintetizzare i motivi per cui non solo sterilizzare il gatto non è crudele, ma bensì utile alla convivenza in gruppo, con l’essere umano e anche utile alla sua salute. Immaginare il gatto nello sconforto per non possedere più la sua sessualità è un atteggiamento sbagliato, compreso solo dalla nostra condizione umana e non dalla loro. La sessualità nel gatto è puro istinto, quando questo istinto viene meno l’animale non soffre per la sua assenza. I gatti hanno una sessualità molto forte e dirompente, sicuramente molto più di quella del cane, cosa che può rendere la loro vita più stressata e la nostra convivenza con un gatto intero (non sterilizzato) non proprio facile da gestire. I maschi interi tendono a sviluppare la propria sessualità in una età di maturazione –che coincide con la capacità di fecondazione della femmina- compresa tra i 7 mesi e l’anno e mezzo d’età: questo dipende sia dalla razza sia dagli stimoli esterni. Il maschio non ha periodi di estro, ma risponde ai richiami del calore delle femmine, motivo per cui un maschio sessualmente attivo potrebbe coprire continuamente una quantità molto ampia di femmine durante l’anno. A seconda di determinati fattori di stimoli e di razza, i maschi nella maggior parte dei casi possono iniziare a marcare il territorio -che potrebbe essere ovviamente anche la casa in cui vivono con noi-e/o richiamare continuamente le femmine. Questo non sempre accade all’inizio della maturità sessuale: questi comportamenti possono subentrare in un momento qualsiasi della loro vita, quindi non è vero che un maschio che non marca ad un anno non lo farà mai. I meccanismi sessuali del maschio sono molto variabili il che lo rende sempre borderline ad assumere atteggiamenti di marcatura e/o di richiamo (ovviamente l’una non esclude l’altra). Quando un maschio marca il territorio ‘spruzza’ letteralmente urina e ormoni dichiarando in questo modo il suo diritto alla proprietà del territorio e delle femmine al suo interno, la disponibilità del maschio all’accoppiamento e la sua dominanza. Questa urina ha un odore sgradevole molto for-

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Chiara De Paolis

te all’olfatto umano, capace di persistere anche dopo un accurato lavaggio della parte marcata e percepibile anche ad una certa distanza. Il richiamo vocale invece può essere prolungato o stagionale, con tono sottomesso ed acuto. Ovviamente entrambi questi due comportamenti sessuali possono rendere la vita in appartamento con un maschio intero davvero difficile se non impossibile. Il primo estro delle femmine può presentarsi invece dal sesto mese all’anno e mezzo d’età. Da qui in poi la frequenza dei calori potrà essere piuttosto variabile: non si può affermare con certezza quanti estri può avere una femmina in un anno, poiché anche la sua sessualità dipende da diversi fattori quali stimoli dell’ambiente, razza, ereditarietà , variazioni climatiche. I calori si possono presentare in diversi periodi dell’anno, anche più di uno al mese ed hanno una durata che va dai 7 ai 15 giorni. In primavera generalmente si registra un’intensità dei periodi di estro e della loro acutezza. La femmina durante il calore assume comportamenti che possano attirare i maschi, quello più comune è il richiamo vocale che cambia d’intensità da soggetto a soggetto: alcune femmine possono pertanto presentare un calore silenzioso (senza richiami vocali o sottomessi) o essere davvero rumorose e continuative nel loro richiamo. Non di rado strofinano la testa e il collo contro gli oggetti e assumono poi la posizione di monta detta anche a sfinge schiacciando il ventre verso terra e tenendo il posteriori sollevato con la coda tenuta di traverso e muovendo le zampe posteriori in una sorta di marcia su posto. Alcune femmine possono perdere appetito ed essere molto stressate dal calore tanto da perdere peso anche in modo consistente. Una femmina può partorire diverse cucciolate in un anno, la gestazione ha una durata media che va dai 64 ai 72 giorni. Il periodo di lattazione ideale dei cuccioli è di 3 mesi, ma non di rado la femmina può avere un nuovo estro durante il periodo di lattazione, perdendo interesse per i cuccioli. E’ ovvio che per ottenere un buon recupero psico-fisico della gatta dallo stress di gravidanza, parto e allattamento, le monte successive ad una gravidanza andrebbero posticipate dai 6 mesi all’anno. Chi non ha bene in programma di dove troveranno sistemazione i cuccioli, farebbe bene a tenere a mente che evitare di far cuccioli incoscientemente è sempre la migliore cosa per


Cose di gatti

non favorire il randagismo e l’abbandono. Avere un maschio intero in casa certamente è più difficile che gestire una femmina intera. Ma va tenuto presente che un gatto intero a cui è proibito di riprodursi non vive bene, e anzi può addirittura avere problemi di salute anche gravi. I più comuni sintomi di malessere sono perdita di peso durante i periodi di estro sia nelle femmine sia nei maschi, la qualità del pelo può variare spesso durante l’anno, sarà possibile che si presenti un abbassamento delle difese immunitarie dovuto allo stress delle variazioni ormonali. Le femmine in particolar modo possono essere colpite da patologie a carico dell’utero (piometra, iperplasia endometriale, infezioni batteriche), in relazione anche con una predisposizione individuale e non di rado in seguito all’utilizzo di farmaci anticoncezionali e abortivi. La piometra può insorgere sia in gatte giovani al primo calore che più avanti nell’età riproduttiva. Ciò premesso è ovvio che tenere una femmina intera in casa senza darle mai la possibilità di riprodursi è pericoloso, pertanto la sterilizzazione in questo caso è consigliabile anche per migliorare la sua condizione di vita ed evitare inutili rischi. Per i maschi è consigliato ricorrere alla sterilizzazione prima che intraprendano qualsiasi atteggiamento sessuale sgradevole, come marcature e richiami, poiché non è detto che una sterilizzazione postuma all’insorgere di questi atteggiamenti possa inibire il gatto ad intraprenderli anche in seguito. I maschi e le femmine interi, tra l’altro, potranno

avere un temperamento molto scostante: durante i periodi di calore possono divenire nervosi ed ansiosi, soprattutto se relegati nell’impossibilità di accoppiarsi; i maschi sono quelli più soggetti a variazioni d’umore soprattutto se in presenza di altri gatti interi nei paraggi. Non di rado poi le fughe sono dovute proprio ai richiami della natura, al bisogno atavico di accoppiarsi, ed i gatti interi sono quelli che tendono ad allontanarsi di molto per potersi accoppiare, andando incontro ai pericoli della strada. I gatti interi liberi di uscire in ambiente esterno potranno essere a rischio di contrarre malattie infettive legate al contatto con gatti di dubbia provenienza o trasmissibili per via sessuale o tramite saliva e sangue, durante le lotte territoriali tra maschi, e tra maschi e femmine nei rituali d’accoppiamento. I gatti sterilizzati manifestano calma e tranquillità. Non sono soggetti a stress legati alla sessualità , il loro temperamento è più equilibrato ed adatto ad una vita tranquilla d’appartamento. La loro forma è ottimale in quasi tutto l’arco dell’anno, con un pelo visibilmente più bello. L’accortezza che va tenuta presente nei confronti dei mici sterilizzati è quella di controllarne il peso, che tende ad aumentare dopo la sterilizzazione, per impedire l’insorgenza di obesità. Pertanto chiunque non desideri realizzare una riproduzione cosciente sarà opportuno che provveda a far sterilizzare il proprio gatto con lo scopo di curare la loro salute, provvedere alla loro tranquillità e realizzare una buona convivenza uomo - animale.

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L’angolo della fitoterapia

Habitat: noto anche con il nome di carciofo selvatico, originario e comune nei paesi del bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente, dal livello del mare alle aree submontane, particolarmente nei luoghi incolti ed assolati. Descrizione: pianta a fusto eretto e vigoroso. Le foglie grandi, lobate, hanno un colore verde intenso, lucenti con striature biancastre e bordo spinoso e ciliato. I fiori di un bel color violetto sono circondati da brattee spinose riunite in grandi capolini. La fioritura avviene in estate. La pianta può raggiungere il metro e mezzo d’altezza. Parte usata: le sommità fiorite ed i semi. Preparazioni farmaceutiche consigliate: estratto secco nebulizzato e titolato in silimarina Composizione chimica: i componenti principali sono dei flavonolignani, isolati sotto forma di una miscela di prodotti di condensazione chiamata silimarina, che rappresenta dall’1,5 al 3% dell’estratto della pianta. Inoltre contiene forti quantità di lipidi prevalentemente polinsaturi e discrete quantità di beta-sitosterolo. Proprietà terapeutiche: Azione epatoprotettiva: Il cardo mariano è conosciuto per la sua efficace azione protettiva nei confronti del fegato, da mettere in relazione con la presenza della silimarina. È Infatti in grado di proteggere le cellule del fegato dai danni loro causati da sostanze tossiche. La silimarina viene assorbita per via orale ed escreta attraverso la bile. I principi attivi contenuti nella pianta in questione sono capaci di stimolare la rigenerazione di nuove cellule epatiche. La silimarina ha un effetto di stabilizzazione sulla membrana delle cellule del fegato, dovuta in buona parte alla sua azione inibitoria nei confronti delle alterazioni causate alle cellule del fegato dall’attacco dei radicali liberi. In medicina umana studi clinici hanno messo in evidenza come l’estratto di cardo mariano possa indurre una diminuzione di alcuni parametri ematochimici, indici di funzionalità epatica come le transaminasi, la gamma GT, la lattico deidrogenasi (LDH) e la bilirubina in pazienti con danno epatico provocato da infezioni virali o sostanze tossiche. L’estratto di Cardo mariano sarebbe in grado di modulare la permeabilità della membrana cellulare delle cellule del fegato, di esercitare un’ azione antiossidante / antiradicali liberi e di inibire l’azione di sostanze che provocano danni a carattere infiammatorio a carico del fegato. Indicazioni principali: epatopatie di qualsiasi natura. A.C.

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Parassiti

A me gli occhi Please!

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roprio di occhi si parlerà in questo articolo e di vermi parassiti che si sono adattati a vivere negli occhi di molti mammiferi domestici e selvatici. Si tratta dei nematodi (vermi cilindrici, di cui abbiamo abbondantemente trattato nei numeri scorsi) del genere Thelazia. Numerose sono le specie di questo genere, ma il nostro discorso sarà riferito in particolare a T. callipaeda, presente nel nostro paese e che ha come ospite definitivo preferenziale il cane (ma sono segnalati anche rarissimi casi umani). Altre specie (T. lacrymalis, T. scrjabini, ecc.) possono infestare il bestiame domestico in Italia, ma esulano dagli interessi di questa rivista… a meno che qualcuno non consideri le vacche dei pet. Rispetto ai parassiti trattati nei numeri precedenti (intestinali, cutanei, polmonari, ecc.) siamo quindi in presenza di una nuova ed inusuale localizzazione, l’occhio, con i suoi annessi e connessi. In questo caso è addirittura arduo definire se si tratti di endoparassiti od ectoparassiti. Diciamo subito che si tratta di parassiti molto meno comuni di quelli di cui abbiamo parlato negli scorsi numeri, rarissimi al centro nord, un po’ più diffusi al sud. Per dare un’idea, in 10 anni di diagnostica parassitologia all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Roma ci è capitato di imbatterci in questi vermi solo 2 volte. Si tratta però di parassiti molto interessanti a causa dell’inusuale localizzazione e del

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Dr. Claudio De Liberato

Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana

loro ciclo biologico complesso, che oltre al cane come ospite definitivo (in cui si esplica cioè la riproduzione sessuata), prevede una mosca come vettore. è un ciclo molto simile a quello già visto per le filarie del cane- (Dirofilaria repens ed immitis), solo che in quel caso il vettore erano le zanzare, in questo caso sono le mosche; lo sviluppo del parassita nell’insetto è praticamente identico. La differenza fondamentale è che le filarie erano adattate ad un vettore “pungente”, mentre la Thelazia si è adattata ad un vettore “lambente”, le cui parti boccali sono cioè adattate ad assumere sempre cibo liquido, ma non sono in grado di andarselo a “succhiare” da dentro l’ospite. Maschi e femmine adulti del parassita vivono sotto le palpebre, sotto la membrana nittitante, nei dotti naso-lacrimali, nei sacchi congiuntivali e nelle ghiandole lacrimali del cane. In alcuni casi è possibile trovare decine di questi vermi lunghi fino ad un centimetro e mezzo (ma molto sottili) in un solo occhio, con la presenza contemporanea di femmine gravide, maschi adulti, larve… una vera e propria comunità numerosa ed attiva. Le femmine, dopo l’accoppiamento, non depongono uova, ma partoriscono larve di primo stadio (come le filarie!), che si muovono sotto le palpebre e sulla superficie dell’occhio e possono essere rinvenute in gran numero nelle secrezioni lacrimali dei cani infestati. Queste secrezioni lacrimali, rese più abbondanti dalla presenza dei parassiti, attirano mosche


Parassiti

di varie specie che vanno a suggerli con i loro pezzi boccali. Nel fare questo la mosca ingerisce le larve ed assume così il parassita. Nell’insetto le larve si nutrono in diverse localizzazioni del corpo, si accrescono e mutano 2 volte, divenendo di terzo stadio….lo stadio in grado di reinfestare un nuovo cane! Quando le larve sono mature infatti si spostano in prossimità della bocca del vettore e lì rimangono, pronte ed uscire attivamente qualora l’insetto si nutra nuovamente sugli occhi di un potenziale ospite definitivo (cane). In questo modo le larve si trovano nella localizzazione finale (l’occhio del nuovo cane), mutano ad adulti ed il ciclo è chiuso. Il ciclo della Thelazia è veramente peculiare nel panorama della parassitologia, poiché coinvolge un artropode vettore che non punge l’ospite. Il parassita è dunque prelevato dalle secrezioni lacrimali di un ospite e poi ridepositato sulla superficie dell’occhio di un altro ospite senza alcun

“atto di violenza”. I vermi adulti possono essere reperiti negli occhi dell’ospite definitivo durante tutto l’anno. Le larve invece (quelle che devono passare al vettore) sono più abbondanti nei mesi caldi, in concomitanza con la maggiore abbondanza dei potenziali vettori (meraviglie della selezione naturale...). La presenza di questi parassiti, in particolare di femmine gravide e larve, provoca nel cane sintomi di entità variabile: lacrimazione eccessiva, congiuntivite, cheratite e, nei casi più gravi, opacità corneale ed ulcere. Come detto precedentemente, è proprio questa lacrimazione eccessiva ad attirare le mosche, favorendo la chiusura del ciclo. Solo nel caso di infestazione massiccia, con la presenza di molti vermi, si ha una sintomatologia evidente. Rimedi sono il trattamento topico e la rimozione meccanica dei parassiti, ben visibili ad occhio nudo all’ispezione dell’occhio del cane.

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Sos Animali

Dr. Klaus Gunther Friedrich

Medicina veterinaria e gestione sanitaria dell’orso bruno in un bioparco moderno Presidente SivasZoo, Vice Presidente SICEV, Medico Veterinario, Direttore Sanitario Bioparco di Roma

Parte seconda

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e specie di orso, generalmente allevate e ancora oggi riprodotte in strutture zoologiche in tutto il mondo sono l’Orso bruno, il Baribal, l’Orso polare l’Orso dal collare, l’Orso dagli occhiali, l’Orso malese ed il più raro Orso labiato. Si differenziano per adattamenti evolutivi al loro habitat e presentano, oltre a differenze morfologiche marcate, anche alcuni tipici adattamenti e preferenze alimentari. Un esempio esplicativo è il colore bianco dell’orso polare, legato all’ambiente in cui vive e le unghie lunghissime dell’orso malese, abile arrampicatore e “ladro” di miele. Nel suo habitat naturale l’Orso bruno si può trovare in Scandinavia, Europa orientale, Pirenei e nell’Appennino centrale nell’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. In cattività, in genere, l’orso, abituato a questa situazione, si comporta in modo mansueto verso l’uomo e comunque l’approccio medico veterinario deve essere gestito sempre, come in natura, con la massima cautela. Infatti gli orsi mostrano pochi segni premonitori di un attacco e posseggono arti ed unghie possenti in grado di provocare gravi ferite. L’Orso bruno, comunemente presente negli zoo e bioparchi, lontano dal periodo dell’accoppiamento e dall’allevamento dei cuccioli -in media due per parto-, vive solitario. Questo sicuramente è uno dei punti critici dell’allevamento in cattività, che porta a lotte stagionali e rende talora difficile la gestione di gruppi di animali. La gestione dell’orso in cattività richiede, oltre alla disponibilità di uno spazio adeguato, specifici programmi di “arricchimento ambientale” e

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“arricchimento comportamentale”, che si ottiene tramite l’utilizzo specie specifico di alimenti e sostanze odorose nascoste nel recinto, con la varietà più ampia possibili di “arredi” come rocce, corsi d’acqua ed alberi, diversi substrati per offrire una varietà di pavimentazione più ampia possibile, presenza di più tane/giacigli/pedane e nascondigli secondo il numero di individui ospitati ecc. L’alimentazione deve essere varia e bilanciata considerando sempre che l’Orso bruno si nutre principalmente di sostanze vegetali, tra cui verdure, frutta, bacche, radici, ma anche di una limitata quantità di proteine di origine animale. A secondo della stagione e momento fisiologico, integratori vitaminici e minerali fanno parte della dieta dell’orso in uno zoo moderno, tenendo sempre in mente la possibilità limitata di consumo calorico per evitare l’obesità, quale condizione predisponenti per patologie cardiovascolari gravi e problemi osteo-articolari. Sedazione ed anestesia dell’Orso bruno Un intenso lavoro di ricerca è stato fatto negli ultimi decenni anche a livello nazionale ed in modo particolare nel Bioparco di Roma e nel Parco Nazionale d’Abruzzo, per sviluppare un protocollo anestetico, che permetta l’avvicinamento sicuro per l’operatore e un’anestesia ideale per l’Orso bruno. La visita veterinaria “in campo”, l’applicazione di radiocollari satellitari ed i trasferimenti nell’ambito della gestione della popolazione in natura, richiedono direttamente il coinvolgimento del medico veterinario. La difficoltà di stimare il peso a distanza, il pelo folto, i depositi di grasso sottocutaneo, le par-


Sos Animali

ticolarità metaboliche durante i periodi freddi dell’anno e letargo, sono solo alcuni punti che rendono l’anestesia di questa specie particolarmente complessa. Ciononostante la disponibilità di protocolli anestetici ormai molto sicuri. Le malattie più comuni dell’orso bruno nelle strutture zoologiche Dai controlli che regolarmente si eseguono, risulta come comuni siano le infestioni parassitarie. Oltre l’applicazione di misure di igiene rigide, l’odierna disponibilità di antiparassitari ha ridotto molto questo problema degli orsi negli zoo. Comunque la necessaria tendenza di offrire agli animali aree con terreno naturale e vaste zone esterne difficilmente disinfettabili e contaminabili da animali della fauna urbana, ha di nuovo aumentato il rischio di contaminazioni e richiede un continuo monitoraggio della carica parassitaria degli animali. In modo particolare la toxoplasmosi può essere introdotta nel recinto con carne cruda, uova, roditori o gatti. Anche i nematodi spesso sono il problema più grande nelle strutture zoologiche e solamente il regolare controllo parassitologico delle feci e trattamento specifico riducono la carica parassitaria. La supervisione dell’igiene assoluta delle strutture ed il controllo della qualità e stoccaggio delle derrate alimentari sono alla base della riduzione del rischio parassitario e sono compito e responsabilità del medico veterinario in una struttura zoologica. Il regolare controllo batteriologico delle feci per la presenza di salmonelle ed altri enterobatteri patogeni ed il rispetto di procedure di quarantena in caso di introduzione di nuovi animali, riducono il rischio anche per queste patologie. Per la profilassi immunitaria della specie è da considerare in certe situazioni la vaccinazione per la leptospirosi. Altri vaccini sono addirittura controindicati in quanto possono indurre una malattia virale nell’orso. Tecniche di controllo e di riproduzione assistita e possibile contributo a programmi di conservazione Per l’Orso bruno ed il Baribal non si hanno generalmente problemi di riproduzione nelle strut-

ture zoologiche, se non legate a patologie individuali dell’apparato riproduttivo. Negli anni abbiamo riscontrato casi di criptorchidismo nei maschi e patologie dell’ovaio e dell’utero nelle femmine. Queste patologie possono essere oggi affrontate con la chirurgia endoscopica, la quale previene problemi nel periodo postoperatorio e riduce molto il fastidio per l’animale. Tecniche come l’inseminazione artificiale ed ovum-pick up, permettono oggi di mettere in atto anche la fecondazione assistita o il trasferimento di embrioni, senza dover spostare gli animali tra diversi zoo ed evitando stress di trasporto e rischi sanitari. Tali tecniche potrebbero risultare utili in futuro non solo per ridurre il tasso di consanguineità nella popolazione che è mantenuta negli zoo del mondo, ma anche per quanto riguarda i programmi di conservazione di animali nel loro habitat naturale o per lo stoccaggio di materiale genetico di individui appartenenti a popolazioni limitate ed isolate geograficamente. Negli orsi bruni tuttavia risulta generalmente più importante la gestione della riproduzione tramite utilizzo di metodi contraccettivi adattati alla specie. Per evitare la riproduzione spesso si sceglie l’intervento di sterilizzazione utilizzando tecnologie innovative e poco invasive per evitare la degenza postoperatoria. Le esperienze medico veterinarie, approfondite negli ultimi decenni nelle strutture zoologiche gestite da professionisti sanitari del settore, potranno permettere di trasferire in natura, con le dovute cautele, una serie di dati e procedure d’intervento standardizzate con lo scopo di offrire un contributo fonfamentale nella gestione di patologie di popolazioni a rischio di estinzione. Il contributo del medico veterinario è sicuramente di particolare rilievo nella gestione sanitaria del territorio, delle anestesie a scopo di cattura, del prelievo di materiale diagnostico e bioptico a scopo di ricerca, nella diagnosi di patologie organiche ed in modo particolare dell’apparato riproduttivo. Il medico veterinario diventa responsabile in primis della possibilità di riproduzione di animali appartenenti a popolazioni già a rischio per fenomeni ambientali avversi, frammentazione del territorio e presenza umana massiva nel loro habitat naturale.

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Animali Esotici

A squame e strisce

N

ell’immaginario collettivo hanno sempre avuto un ruolo negativo. Ritenuti “esseri viscidi” dalla maggior parte delle persone, i serpenti sono rettili affascinanti, caratterizzati dall’avere un’anatomia “allungata”, che si sono adattati alle più diverse condizioni climatiche. Per i principianti che vogliano allevare questi animali, la specie che forse più si addice è l’Elaphe guttata, detto anche serpente del grano. Originario delle zone temperate del Nord America, è piuttosto longevo (può arrivare ai 25 anni di età), non raggiunge lunghezze impegnative (150-200 cm) e non è particolarmente esigente per quanto riguarda terrario, temperatura e umidità. Oggi, grazie all’allevamento molto diffuso, ne esistono di moltissimi colori. Terrario Se avete la passione del bricolage, potrete cimentarvi nella costruzione del terrario destinato ad alloggiare il vostro nuovo “amico”. Essendo animali prevalentemente terricoli, il terrario potrà svilupparsi più in larghezza (70-80 cm per un animale adulto) che in altezza (circa 40-50 cm), anche se ovviamente viene lasciato tutto alla

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di Gianluca Deli Medico Veterinario

fantasia del “progettista”. L’importante è che sia sempre in proporzione alle dimensioni dell’inquilino e che nella realizzazione prevediate la presenza di prese d’aria ai due lati del terrario, ad altezze differenti, per garantire un ricircolo d’aria adeguato; attenzione però ad eventuali vie di fuga: i serpenti sono abilissimi evasori!!! Quando si acquista un serpente baby, sarà consigliabile non metterlo subito in un terrario troppo grande, ma soluzione migliore sarà un “fauna box” (di facile reperibilità presso i negozi di animali), che gli offrirà un ambiente più sicuro e circoscritto evitandogli inutili stress. Dato che l’igiene e la pulizia del terrario influenzano direttamente la salute del nostro animale, nell’allestimento di questo si dovrà cercare il giusto compromesso tra funzionalità ed estetica, in considerazione anche del fatto che i rettili non hanno l’abitudine a defecare in un punto ben preciso “contaminando” tutto ciò con cui vengono in contatto. La ridotta presenza di complementi d’arredo, come tronchi o sassi, e l’utilizzo di semplici fogli di giornale come fondo semplificheranno le operazioni di pulizia e faciliteranno l’individuazione di eventuali parassiti (ad esempio acari) o lo sviluppo di funghi e muffe; questo ci permetterà


Animali Esotici

anche di monitorare eventuali alterazioni nelle deiezioni dell’animale. Un habitat fedelmente ricostruito sarà scenograficamente più accattivante (con l’utilizzo di piante, muschi, tronchi, cortecce, ecc.), ma porrà non pochi problemi nel momento in cui lo si dovrà pulire...Non dovranno mai mancare nascondigli (che potranno essere rappresentati anche da delle semplici scatole capovolte) e una ciotola dell’acqua. Temperatura ed umidità I serpenti sono animali eterotermi, che non sono cioè in grado di produrre calore corporeo e che quindi sfruttano fonti di calore esterne per poter raggiungere la temperatura ottimale per lo svolgimento delle funzioni organiche. A tale scopo ci si potrà avvalere dei più disparati sistemi di riscaldamento (tappetini o cavetti riscaldanti, faretti o lampade in ceramica), che dovranno essere protetti in modo che l’animale non possa venirvi in contatto, preservandolo da ustioni anche gravi. A questi assoceremo un termostato per il controllo costante della temperatura. Cosa importante è che il terrario venga riscaldato uniformemente, ma dovremo fare in modo di avere una zona più calda con una temperatura di circa 27-30°C ed una più “fredda” non inferiore ai 23-24°C. Questo gradiente termico permetterà all’animale di scegliere la zona con la temperatura che più gli aggrada; per questo motivo nascondigli dovranno essere posizionati in diverse zone climatiche. La notte la temperatura non dovrà scendere al di sotto della minima diurna. Dovrà essere sempre presente una ciotola d’acqua pulita di dimensioni tali da garantire all’animale di potervisi immergere, ad esempio quando dovrà effettuare la muta; si potrà in questo periodo inoltre nebulizzare il terrario per facilitare tale operazione. Alimentazione Questa è essenzialmente in dipendenza delle dimensioni del serpente. Molto in generale possiamo affermare che ai piccoli possono essere somministrati pinkies (topini di pochi giorni di vita) ogni 4-5 giorni, mentre agli adulti topi o piccoli ratti ogni 7-14 giorni. Gli animali dovranno essere alimentati con regolarità e preferibilmente con prede appena uccise o congelate: questo per evitare che la preda

possa ferire il serpente e, attraverso il congelamento, per eliminare eventuali parassiti che la preda potrebbe veicolare. Se si riesce ad abituare fin da piccolo il serpente a mangiare prede morte, non si dovrà ricorrere, nell’eventuale cambio del tipo di alimentazione, all’escamotage di dover muovere con una pinza la preda davanti ai serpenti più diffidenti. Brumazione (letargo) Per rispettare il susseguirsi delle stagioni in cattività e quindi i ritmi annuali di questi animali, a partire da ottobre, trascorse un paio di settimane dall’ultimo pasto per favorire il completo svuotamento dell’intestino, si inizierà il graduale abbassamento della temperatura fino ad arrivare, nell’arco di 2-3 settimane, a circa 1012°C. Trascorse 6-8 settimane, si effettuerà il procedimento inverso. Questo avrà un’importante funzione nella stimolazione del sistema immunitario e nell’attivazione dei meccanismi riproduttivi. Convivenza e riproduzione Come detto, le elaphi sono serpenti dalla facile gestione, e solitamente la convivenza tra più individui può realizzarsi senza troppi problemi. Ovviamente bisognerà prestare particolare attenzione nel porre più individui maschi insieme, mentre le femmine sono solitamente più tranquille. Anche la riproduzione di questi animali non presenta particolari difficoltà, dando discrete soddisfazioni a chi si cimenta per la prima volta nell’allevamento di serpenti. Quarantena e Medico Veterinario Ogni volta che si decida di acquistare un animale, o di aggiungerne di nuovi a quelli già posseduti, si dovrà sempre effettuare un periodo di quarantena (della durata di 90 giorni) e sottoporre gli animali ad una visita da parte di un Medico Veterinario specializzato; questi valuterà lo stato di salute dell’animale, l’eventuale presenza di parassiti esterni e, attraverso un esame delle feci, di quelli intestinali. Questo per evitare l’eventuale trasmissione agli altri esemplari o all’uomo stesso. Sempre al Medico Veterinario specialista in animali non convenzionali sarà possibile chiedere maggiori chiarimenti riguardo la gestione e l’allevamento di questi rettili.

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I consigli del medico di famiglia

Curarsi da soli Quando?

è

un dato di fatto che l’attenzione per la cura della propria salute sia, giustamente, sempre in cima nell’agenda delle preoccupazioni del cittadino moderno. Ci sarebbe da osservare che, probabilmente, maggiori risorse anche emotive dovrebbero essere spese da parte di ognuno in una adeguata ricerca e mantenimento di stili di vita sani (astensione dal fumo, alimentazione corretta, attività fisica regolare), capaci di evita-

re o ritardare l’insorgere delle malattie prevenibili (bronchite cronica, tumori del polmone e di altri organi, infarto miocardico), piuttosto che nell’esigere miracoli taumaturgici da parte dei professionisti della salute quando ormai i danni si sono verificati. Ma questo è un discorso complesso che riguarda la cultura sanitaria di un intero paese e che non voglio affrontare in questo articolo. Concentriamo la nostra attenzione invece su un’altra questione: in quali situazioni è oppor-

di Aldo Mozzone Medico di Famiglia - Scuola Nazionale Formazione Quadri FIMMG

tuno curarsi da soli prima di ricorrere alla consultazione del proprio medico di famiglia? Tutti possono trovarsi a dover combattere la febbre, il mal di testa, la tosse, disturbi gastrointestinali. È sempre necessario ricorrere immediatamente alle cure del proprio medico? Naturalmente no, almeno quando questi sintomi sono all’esordio e non presentano segnali di allarme. Ci sono regole di buon senso però a cui attenersi e che sono riassunte.

Box1.

LE REGOLE GENERALI PER L’AUTOCURA

In presenza di altre malattie come diabete, cardiopatia ischemica, asma, bronchite cronica, tumori maligni, anche sintomi comuni come febbre o tosse debbono essere gestiti con prudenza e sotto controllo medico. L’autocontrollo della glicemia, della pressione arteriosa, del colesterolo nel sangue, devono avvenire secondo tempi e modalità consigliati dal medico: monitoraggi ossessivi sono controproducenti!

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I consigli del medico di famiglia

Quali sono i farmaci da tenere in casa, a disposizione per l’insorgere di quei malanni per cui in prima battuta è ragionevole autosomministrarsi le prime cure? Dovendo consigliare un set molto contenuto, ad esempio 5 specialità, di medicinali che non dovrebbero mai mancare nella piccola farmacia di ogni famiglia direi (tralasciando i nomi commerciali, facilmente reperibili): • Paracetamolo, innanzitutto, attivo oltre che nella febbre anche nel dolore di ogni tipo e nella cefalea: è un farmaco maneggevole e con pochissimi effetti collaterali • Idrossido di magnesio come antiacido e coadiuvante nella digestione • Loperamide per frenare la diarrea • Cloperastina in forma di sciroppo utile per combattere una tosse stizzosa • Butilbromuro di scopolamina come antispastico, attivo anche nelle coliche renali. Questi farmaci non sostituiscono il consulto con il medico quando i disturbi assumono caratteristiche di allarme (innanzitutto intensità e durata). Quando infatti insorge qualche dubbio il nostro servizio sanitario consen-

te di avere la possibilità di ottenere 24 ore su 24 (medico di famiglia di giorno e Continuità Assistenziale di notte e nei giorni prefestivi e festivi) un consulto e. se necessario, una visita da parte di un professionista esperto e di fiducia. È sempre facile ottenere una pronta risposta? È di questi giorni la notizia che in Francia si è messo a punto un servizio prestato dai medici generali attraverso l’utilizzo di Internet. Il cittadino che ha bisogno di consultare il proprio medico lo potrà fare inviando un messaggio di posta elettronica al quale riceverà risposta. Questo servizio è pensato soprattutto per le aree rurali o montane dove la distanza dall’ambulatorio medico può creare degli ostacoli ad una agevole consultazione. E in Italia è proponibile questa soluzione? La questione merita attente riflessioni. Intanto possiamo dire che nel nostro paese gli studi dei medici di famiglia sono diffusi in modo talmente capillare che anche nei paesi più piccoli e isolati esiste un ambulatorio dove il medico di famiglia si reca almeno una

o due volte alla settimana. Certamente però l’utilizzo di internet potrebbe consentire un costante monitoraggio di situazioni cliniche delicate, di controllare che le terapie assegnate siano assunte con regolarità, di cogliere precocemente segnali di allarme. È anche vero però che: • le zone disagiate sono anche quelle dove è più difficile il collegamento telematico e le persone che vivono più isolate sono spesso quelle che utilizzano di meno la telematica; • esiste il rischio che i prevalenti utilizzatori di questa opportunità siano le persone più ipocondriache, alle quali non parrebbe vero la possibilità di avere un costante collegamento di domande-risposte con un medico. Il rischio di un abuso del servizio potrebbe ostacolarne un corretto funzionamento, cosa che sappiamo già avvenire spesso nei Pronto Soccorso; • una consultazione con il medico si compone oltre che di parole, molto spesso anche di messaggi comunicativi non verbali come gesti, modi di muoversi, tono della voce, espressioni del viso di indubbia utilità per consentire diagnosi accorte. Tutto ciò, come del resto e ovviamente la visita, il web non lo consente. Almeno per ora.

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La Betlemme d’Occidente Tra poco saremo di nuovo immersi nella magica atmosfera delle festività natalizie e di fine anno. Un periodo del tutto particolare pieno di momenti trascorsi con la famiglia, di feste e di regali e che porta con sé un mondo variegato di tradizioni, anche diverse le une dalle altre, perché differenti sono le nostre abitudini da paese a paese. Una delle usanze più diffuse ed antiche del nostro Paese è rappresentata dal presepe. Alcune città come Napoli o Lecce hanno legato il loro nome alla realizzazione di vere e proprie piccole opere d’arte, rappresentate dagli addobbi del presepe. In questo periodo però vale la pena di recarsi nel luogo in cui, narra la tradizione, sia stata rappresentata per la prima

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volta la natività di Cristo. È certamente interessante organizzare una gita nella cosiddetta “Valle Santa”, quella splendida parte di Sabina formata dalla valle di Rieti e dalle alture che la circondano e che ospita ben quattro santuari francescani. Il convento interessato dalla tradizione del presepe è quello di Greccio. La leggenda racconta che il Santo poverello affidò ad un tizzone acceso lanciato da un fanciullo grecciano l’arduo compito di stabilire dove sarebbe sorto il convento. Il tizzone colpì la parete del monte sulla quale si trova oggi il santuario, abbarbicato tra la roccia, all’interno di un folto querceto. Dalla terrazza antistante il convento si gode un panorama mozzafiato su tutta la

conca reatina. Una volta entrati, attraverso uno stretto corridoio si raggiunge la Cappella di Santa Lucia, ricavata nella grotta nella quale, nella notte di Natale del 1223, San Francesco rievocò il divino mistero della natività del Redentore, istituendo così la sacra rappresentazione del Presepe. In prossimità del Natale Francesco chiama Giovanni Velita, suo grande amico, e gli dice che vuole celebrare l’imminente festività in modo nuovo. Chiede all’amico di procurargli un bue, un asinello e un bambino di terra cotta. Il pio uomo si mette subito all’opera e in mezzo al bosco, nei pressi dell’eremo dove il Poverello passa le sue giornate, appronta anche una mangiatoia. La notte del 24 Dicembre


Viaggiando

vengono convocati i frati dai conventi vicini, i pastori, i contadini e tutto il popolo del piccolo castello di Greccio. Francesco posa la statuetta di terracotta sulla mangiatoia, tra il bue e l’asino, il bosco è illuminato da centinaia di fiaccole e quasi interamente ricoperto di neve. È nato così il Primo Presepe della storia voluto da San Francesco con l’aiuto del Signore di Greccio, Giovanni Velita. Se si desidera cercare di rivivere le mistiche sensazioni di San Francesco, si può salire al monte San Francesco. Qui si recava spesso il santo per meditare e pregare, nel luogo in cui oggi sorge una piccola cappella. Dopo quella prima storica rappresentazione, la tradizione del presepe si diffuse successivamente in tutta Italia e poi nell’Europa centrale. Attualmente trai mesi di dicembre e gennaio si svolgono a Greccio suggestive rappresentazioni notturne del presepe vivente Greccio sorge nella parte occidentale della Provincia di Rieti, a 705 mt. s.l.m., alla sinistra del fiume Velino e domina dall’alto la vasta e lussureggiante pianura reatina. È situato a mezza costa della boscosa catena dei Monti

Sabini, edificato su speroni di roccia, in un luogo davvero unico. È una stazione climatica, frequentato centro di villeggiatura estiva che vanta una sorgente di acqua salutare “Fonte Lupetta”. Greccio fu fondato, secondo la tradizione, da una colonia o famiglia greca, fuggita o esiliata dalla patria in seguito a guerre e distruzioni e che, innamoratasi della amenità del luogo e della comodità di difesa naturale che offriva, vi si stabilì. Da qui il nome Grecia, Grece, Grecce ed infine Greccio. Le prime notizie certe risalgono al X - XI sec. quando i frammentari possedimenti dell’Abbazia di Farfa vennero riuniti e si procedette all’incastellamento delle curtis. Dai resti degli antichi fabbricati si rileva che Greccio divenne un castello medievale fortificato circondato da muraglie e protetto da sei torri fortilizie. Ebbe a sostenere fiere lotte coi paesi confinanti e subì la distruzione ad opera delle soldatesche di Federico II nel 1242. Nel XIV° sec. è più volte ricordato nello statuto municipale di Rieti e nelle carte dell’archivio della cattedrale, come sede di podestà. Subì alterne vicende fino al 1799 quando fu di nuovo distrutto e saccheggiato ad opera dell’esercito napoleonico. Il borgo è circondato da stupendi boschi di querce ed elci che offrono al visitatore l’opportunità di lunghe passeggiate su sentieri sicuri e suggestivi, fino alla cima del Monte Lacerone a 1204 mt. s.l.m.. Qui San Francesco d’Assisi, era solito ritirarsi in preghiera e meditazione in una capanna protetta da due piante di carpino. In questo stesso luogo, nel

1792, per volontà popolare, fu costruita una piccola cappella commemorativa a lui dedicata, “la Cappelletta”. L’antico Borgo Medievale che gode di un ottimo panorama, conserva parte della pavimentazione del vecchio castello ( XI sec. circa ) e tre delle sei torri di cui la maggiore trasformata nel XVII sec. in Torre Campanaria. La chiesa parrocchiale dedicata a San Michele Arcangelo sorge a fianco della torre campanaria sulla sommità di una scenografica scalinata e risale al XIV sec. Nella piazza si trova la Chiesa di S. Maria del Giglio del 1400 con stucchi di scuola romana; l’altare maggiore conserva un affresco del primo quattrocento, che rappresenta la Vergine col Bambino e Angeli. Altri luoghi interessanti sono: la chiesa di Santa Maria, restaurata e destinata a Museo Internazionale del Presepio, i resti delle antiche torri, la Cappellina dedicata a San Francesco, con il sasso sul quale era solito salire per predicare e il luogo da cui, secondo la tradizione, fu lanciato il tizzone ardente che rese pubblico il luogo designato per la costruzione dell’attuale Santuario.

Dove alloggiare con il tuo amico cane o gatto A testimonianza dell’amore e del rispetto per gli animali e della tradizione francescana è possibile soggiornare a Greccio con i nostri amici a quattro zampe. Su Internet potete facilmente trovare gli indirizzi utili. Buon Week end da Alessandro Ciorba

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A tavola con la veterinaria

Gamberoni al rum

di Barbara Becheroni Medico veterinario

Ingredienti • 700 g. di gamberoni di ottima qualità, freschi o surgelati. Il peso si intende sul prodotto già pulito, cioè privo di teste e guscio. • 4 spicchi di aglio • 2 limoni (oppure 2 lime) • 150 ml. di rum bianco 3 cucchiai colmi di prezzemolo già tagliato finemente • 80 gr. di burro • Un cucchiaino di cumino • Un pizzico di Tabasco • Olio extravergine di oliva in quantità sufficiente a cuocere il tutto • Un pizzico di pepe bianco • Sale.

Preparazione

S

iamo di fronte a un piatto della tradizione cubana, seppure rivisitato secondo i gusti mediterranei grazie alla presenza dell’olio extravergine. Può stupire l’accostamento col burro, ma i sapori si fondono e si completano in maniera perfetta. Può servire come secondo piatto, oppure, moderando le quantità, anche come antipasto. In ogni caso, nonostante il minimo di lavoro necessario per la preparazione, il risultato sarà apprezzato da ogni tipo di palato. Spremere i limoni, eventualmente filtrare il succo. Aggiungere il Tabasco, il rum, il cumino, un pizzico di sale e uno di pepe bianco.

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Mescolare con la marinata sui gamberoriposare per un’ora

cura e versare così ottenuta ni, lasciandoli coperti.

Versare l’olio extravergine in una padella e fare scaldare a sufficienza per friggere i gamberoni, avendo cura di non far loro superare la cottura di un minuto per parte. Quindi toglierli dalla padella e porli su carta apposita per i cibi. Se necessario aggiungere altro olio nella padella e friggere gli spicchi di aglio tagliuzzati in precedenza e il prezzemolo. Unire il burro e gli altri aromi (eventualmente anche il residuo di marinata) e continuare la cottura

per qualche minuto, cioè finché il sugo acquista la densità desiderata. Passare velocemente i gamberoni nel sugo, quindi disporli con cura nel piatto di portata insieme al loro sugo. Il segreto per la migliore riuscita di questa ricetta sta sia nella marinata, che non deve essere troppo forte, quindi non bisogna oltrepassare l’ora di marinatura, sia nella cottura, che deve essere veloce, per non fare indurire i gamberoni. Ideale per le feste, accompagnata con del buon prosecco farà fare un’ottima figura alla cuoca.


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Addio al mal d’auto del tuo cane!

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Curiosità

Sicilia: la più amata dai nostri uccelli 60

mila persone in ben 33 differenti nazioni europee. È questa una iniziativa che in Italia ha dato vita a più di mille eventi, che hanno coinvolto volontari e appassionati di osservazione di volatili e che ha consentito di realizzare una sorta di mappa delle rotte migratorie nei vari Paesi. In Italia la regione Sicilia si è confermata l’area più interessante per l’osservazione della migrazione autunnale di uccelli appartenenti a specie rare come: fenicottero, sterna maggiore, pollo sultano, spatola e moretta tabaccata. Insieme a tre aree umide siciliane, la riserva naturale Saline di Priolo, gestita dalla Lipu in provincia di Siracusa, la riserva di Vendicari (SR) e il Pantano Longarini (RG), ai primi posti della classifica Lipu del birdwatching si sono classificate pure il lago di Varese, la foce del Serchio (in provincia di Lucca) e l’Oasi Lipu Torrile, a poca distanza da Parma. Nella Riserva di Vendicari le guide della Lipu hanno individuato e consentito a numerosi visitatori di gioire della presenza di sei esemplari di sterna maggiore, specie molto rara, 51 fenicotteri ed altre importanti specie per un totale di oltre 1.500 uccelli in due soli giorni di osservazioni. Al Pantano Longarini, area umida di particolare rilevanza in provincia di Ragusa sono state osservate delle vere e proprie rarità come 10 esemplari di albastrello, un limicolo, 200 combattenti, 330 fenicotteri e quattro esemplari di moretta tabaccata, un’anatra rara minacciata di estinzione. Oltre a questi esemplari sono caduti sotto l’osservazione dei binocoli dei presenti cinque esemplari di pollo sultano, una specie reintrodotta recentemente in Sicilia dopo

l’estinzione avvenuta nel 1957, 20 di spatola, in ritardo sulla migrazione o che hanno deciso di svernare nel sito e due upupe, che durante l’inverno sono difficili da vedere. La riserva naturale Saline di Priolo ha offerto lo spettacolo di varie specie di gabbiani, alcuni combattenti, 16 sterne maggiore e uno smeriglio, raro da vedere in Sicilia. Alla foce del fiume Serchio sono stati avvistati due esemplari di orchetto marino (un’anatra marina rara lungo il Mar Tirreno), mentre al lago di Varese ben 43 esemplari di moretta tabaccata. Il numero più alto di specie (61) e il maggior numero di uccelli (5.500, di cui 3mila di germano reale) sono stati visti all’Oasi Lipu di Torrile, in pianura padana, che si conferma una delle aree più rilevanti in Italia per il birdwatching. In Europa nel corso di queste giornate si sono potuti osservare oltre 2,7 milioni di volatili (27mila in Italia), mentre le specie più avvistate in termini numerici sono state: lo storno, seguito dal germano reale e dalla folaga. Un risultato pressoché sovrapponibile si è registrato in Italia (in pole position il germano reale, seguito da storno e folaga). Il paese del continente europeo in cui si è avuto il più alto numero di eventi e di partecipanti all’Eurobirdwatch 2010 è stato la Spagna (131 eventi con 31mila partecipanti). D’altra parte il più elevato numero di uccelli osservati si è stato registrato in Svezia (circa 700 mila esemplari). Tra le specie rare segnalate in Europa si annovera il falco pellegrino in Bielorussia, la calandra siberiana osservata in Svezia, l’avvoltoio degli agnelli in Armenia, il piovanello pettorale avvistato in Ungheria e Finlandia e l’averla maggiore in Ucraina. A.C.

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Curiosità

L’Antico Egitto e gli animali L

a religione egizia ha suscitato l’interesse degli studiosi occidentali molto prima che fossero decifrati i geroglifici. Secondo la cultura religiosa egizia gli dei si manifestavano in parte od in toto con aspetto umano o con figure della fauna e della flora o sotto forma di simboli. Molto spesso ad ognuno degli Dei egiziani era associata l’immagine di un animale. Il corpo nel quale aveva deciso di abitare per vivere con gli uomini era considerato l’immagine vivente della divinità. Sin dall’età più remota gli egiziani adoravano alcuni animali come immagine sacra come lo sciacallo, lo sparviero, l’ibis, il coccodrillo. È difficile per un osservatore occidentale moderno cogliere il legame esistente tra forma animale e corrispondente divinità. Se abbinamenti come leone = forza o ariete = fertilità risultano evidenti, i concetti di Dio primitivo attribuiti al serpente o di capacità rigeneratrice associata allo scarabeo sono di non facile interpretazione.La così detta triade dinastica era costituita da Amon, Ra e Ptah. Il più celebre era Amon, Dio del cielo e dei poteri occulti della generazione, della fertilità maschile e della virilità. Come Dio dell’impero era apportatore di vittorie per i faraoni. Poteva essere raffigurato come un essere umano o un ariete od un’oca. L’ariete aveva il sole tra le corna ricurve. L’oca, secondo la tradizione, avrebbe deposto un uovo che avrebbe dato vita all’umanità. Ra era rappresentato da un uomo con la testa di falco ed il sole sul capo. Era il Dio del sole e della luce. Ogni sera scendeva nel mondo pericoloso dell’oltretomba. Il serpente Apofi era il suo peggior nemico.

Ptah si presentava antropomorfo, ma era associato al toro Apis. Era il dio della terra e patrono dei matrimoni reali. Sua moglie era una feroce donna – leonessa. Il dio Horus era un potente falco. In esso si manifestava la figura del faraone che esercitava il dominio sui popoli e sul mondo. Dopo la morte, gli organi interni del faraone, estratti durante la mummificazione, erano deposti in contenitori con sostanze che inibivano i processi putrefattivi. Secondo la tradizione religiosa erano vigilati da quattro divinità, rappresentate da un babbuino, un falco, uno sciacallo e da un uomo. l leone era l’immagine della forza e del potere ed era considerato tra gli animali più sacri. Figure leonine erano poste agli ingressi di molti templi. Khepri, rappresentato da uno scarabeo, era il dio della rinascita quotidiana del sole e del rinnovamento ciclico. Ogni mattina spingeva il sole sino all’orizzonte dei deserti egiziani per dare luce e calore dopo il buio ed il freddo della notte. Il calore del sole era rappresentato dalla dea Bastet, raffigurata come una gatta. La dea avvoltoio Nekhebet era la patrona dell’alto Egitto e proteggeva ed allattava il figlio del faraone, erede al trono. Sobeck, raffigurato con la testa di coccodrillo, era il dio dell’acqua e delle inondazioni del Nilo. Iside, dea della fertilità e della maternità, era rappresentata come una vacca con il sole tra le corna. Gli animali, considerati sacri in quanto incarnazione delle divinità, quando morivano, potevano essere imbalsamati e ricevevano un sarcofago od una stele funeraria con un corredo di gioielli. A.C.

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Curiosità

L’asilo degli elefanti

I

n Kenia nei pressi di Nairobi, non lontano dal clamore della capitale, è situata la David Sheldrick Wildlife Trust. È questa una fondazione intitolata al naturalista, che nel 1976 andò a vivere in Kenya con lo scopo di contribuire alla difesa di un ecosistema, che iniziava ad essere minacciato da una congerie di situazioni negative per l’ambiente, legate allo sfruttamento del territorio da parte dell’uomo. Il ricercatore iniziò la sua opera Tzavo Park, ma non riuscì a portare a termine i suoi progetti poiché ben presto venne a morte. Per onorare la sua memoria e cercare di portare avanti la sua opera, la vedova diede vita ad una sorta di orfanotrofio in primo luogo destinato agli elefanti, ma che ospita anche i rinoceronti. Un’elefantessa allatta il suo piccolo per ben tre anni e lo svezzamento è quindi particolarmente lungo. In questa struttura ci si prende cura dei soggetti orfani, si svezzano e si rimettono in libertà nel parco Nazionale dello Tzavo, i piccoli rimasti senza la mamma. Questi super cuccioli necessitano di molto tempo per rendersi autonomi e non possono essere liberati prima di una certa età e di una raggiunta maturità, perché ciò li metterebbe a rischio di soccombere. Il nemico numero è l’uomo, il grande predatore, pronto ad uccidere per impossessarsi dell’avorio delle zanne. È una pratica illegale, ma purtroppo sempre attuale ed

all’ordine del giorno ed a cui scampa solo qualche esemplare molto giovane. Sono stati già salvati un’ottantina di elefanti e una ventina di rinoceronti. La vedova di David Sheldrick ha impiegato lunghi lustri per mettere a punto un prodotto capace di sostituire il latte materno. Terminata l’opera di svezzamento gli elefanti sono di nuovo introdotti nel parco dello Tzavo, pronti ad affrontare una nuova esistenza. Nell’orfanotrofio gli elefanti sono accuditi da signori in tuta verde che li allattano con grandi biberon, che qualche elefantino sostiene con la sua proboscide, che li accudiscono e provvedono a presentarli ai visitatori del parco. Questi ultimi svolgono talora una importante funzione segnalando ai ranger del parco la presenza di animali orfani. I problemi per gli animali del parco sono purtroppo aumentati a motivo della recente costruzione dell’autostrada della Tanzania, un’opera imponente e certamente utile per l’economia dei paesi da essa attraversati, ma che anche rischia di spezzare la catena alimentare della savana. Non solo elefanti o rinoceronti sono coinvolti da questa situazione, ma un po’ tutti gli animali a partire ad esempio da grandi felini,come i leoni che potrebbero avere difficoltà a procurarsi il cibo se gli gnu, loro preda preferita, non potessero più migrare a motivo degli impedimenti provocati dall’arteria di asfalto. A.C.

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Curiosità

2011 l’anno del pipistrello L’

Onu ha decretato il 2011 anno del pipistrello. Indubbiamente uno dei mammiferi più perseguitati del Pianeta, per via di false credenze. Nella realtà i pipistrelli sono innocui, non si attaccano ai capelli e non sono portatori di malattie. Al contrario svolgono un ruolo ben preciso in natura in quanto grandi predatori di insetti e pertanto esplicano un’attività utile nel settore agricolo, che ogni anno grazie a questi animali risparmia milioni di euro. Come non ricordare come nell’estate 2010 ci sia stato in Italia un vero e proprio boom di vendite di piccole gabbie per pipistrelli, da posizionare fuori dalle nostre case per dare un rifugio a questi animali e sperare che facessero strage delle famigerate zanzare tigre. Sembra infatti che in una notte siano in grado di far fuori ben 3000 zanzare! Nelle foreste tropicali dal pipistrello dipende la diffusione dei semi e l’impollinazione della frutta. La convenzione Onu per la conservazione delle specie migratorie degli animali selvatici ha nel corso di questo anno dato l’avvio alla promozione di progetti di tutela, ricerca e campagne di informazione ed all’accordo per la conservazione delle popolazioni dei pipistrelli europei (Eurobat). Eurobat ha incentrato la sua attenzione sulle 1.100 specie di pipistrelli, che esistono sul pianeta terra, di cui circa la metà a rischio di estinzione, e non solo sulle tre specie che si nutrono del sangue di animali domestici. È anche da sottolineare come queste specie in una città statunitense come Austin, nel Texas, costituiscano una delle più spettacolari attrazioni turistiche, legata al volo di milioni di esemplari messicani nel periodo che va da metà marzo a novembre, e che portano milioni di dollari di profitti. Durante le loro migrazioni i pipi-

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strelli possono viaggiare sino a 4mila chilometri in un anno. La più grande migrazione in Africa coinvolge 8 milioni di pipistrelli della frutta, che volano in Zambia attraverso il continente ogni anno. Si tratta di uno spettacolo impressionante che gli scienziati stanno ancora studiando. Fatta eccezione per poche regioni della Terra come l’Artico e l’Antartico ed aree isolate oceaniche, i pipistrelli sono ubiquitari sul nostro pianeta. Essi rappresentano quasi un quarto della popolazione mondiale dei mammiferi e si pensi che hanno abitato la Terra negli ultimi 50 milioni di anni. Allo stato attuale sono state censite oltre 1.100 specie documentate, però si hanno sempre nuove segnalazioni in paesi come il Madagascar, Gran Bretagna, Filippine e isole Comore. Nonostante il loro ampio numero, sono animali che negli ultimi decenni hanno registrato un calo allarmante. L’Unione mondiale per la conservazione della natura ha decretato minacciate od a rischio oltre la metà delle specie di pipistrelli. I pericoli per la loro sopravvivenza sono la perdita e la distruzione degli habitat, il disturbo da parte degli esseri umani nei siti di ibernazione, la crescente urbanizzazione, i pesticidi che li intossicano e malattie come la «sindrome del naso bianco», che ha ucciso milioni di animali in Usa dal 2006. Di qui emerge la necessità di protezione, per non perdere quelle funzioni essenziali a livello ecologico svolte dai pipistrelli come nello specifico la predazione degli insetti notturni, la cui attività può costare miliardi di dollari agli agricoltori in perdite di colture. Venendo meno o attenuandosi l’opera di questi mammiferi è necessario incrementare l’uso dei pesticidi in colture fondamentali per l’alimentazione e non solo come riso, mais e cotone. A.C.


Curiosità

Il cane aiutante di Babbo Natale

I

cani passati alla storia, immortalati da serial televisivi o film soprattutto di disneiana memoria sono certamente numerosi. Tutti sono cari alla nostra memoria indipendentemente dalla nostra età, perché sempre attuali sono le loro storie tali da fare breccia in generazioni diverse. Merita in questo periodo di feste di essere citato un cane attore famoso. Non è certamente il protagonista del programma, ma è in ogni caso uno dei punti di riferimento del cartoon. Stiamo parlando di un levriero, il suo nome è piccolo aiutante di Babbo Natale. È il cane di casa Simpson e possiede tutte le caratteristiche che possono connotare un cane decisamente sfortunato. Correva in un cinodromo e lo hanno messo di mezzo in un giro di scommesse, poi è stato abbandonato dal suo padrone perché gli ha fatto perdere dei soldi. In una puntata diventa padre di 25 cuccioli, che vengono rapiti dal signor Burns che voleva fare degli abiti con il loro pelo. Bart e Lisa riescono a convincerlo a non uccidere i cuccioli, i quali in seguito diventeranno tutti dei campioni delle corse, arricchendo ulteriormente il già miliardario magnate. Piccolo aiutante di Babbo Natale non è solamente sfortunato, dal

momento che ha avuto prima di tutto la fortuna di essere stato adottato dalla famiglia Simpson e di essere sopravvissuto alla convivenza con ben quattro gatti, tutti di nome Palla di Neve. Piccolo aiutante di Babbo Natale vive in una famiglia tollerante, che gli lascia prendere il cibo dalla dispensa e dal tavolo. Non sembra proprio il prototipo del cane intelligente, mastica tutto quanto gli capita a tiro e non si lascia scappare le avventure sentimentali avendo avuto due belle cagnette, che sono divenute le sue compagne preferite. Punto da sottolineare, poi, è che ha un grande amico su cui appoggiarsi, il suo padroncino Bart che, nonostante il suo aspetto pestifero, con il suo cagnolino modifica radicalmente il suo carattere riconoscendo in lui un vero amico. A.C.

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Pet Oroscopo

Oroscopo 2011

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Capricorno

Acquario

Pesci

PER GLI AMICI A QUATTRO ZAMPE… La sera uscire diventa sempre più difficile? Colpa della luna che in queste settimane spaventa in maniera incredibile chi è nato nella 14° casa. Passeggiate in strade illuminate. …E PER GLI AMICI UMANI Ecco che arriva, con il nuovo anno, il desiderio di prestare attenzione a qualcosa di diverso dal solito. Non vorrete stare più solo nell’aspetto razionale che tutto controlla e tutto passa al setaccio, avrete voglia di attivare le qualità del cuore che invece sente solo l’esigenza di aprirsi affinchè possa integrarsi nel vostro modo di vivere le cose.

PER GLI AMICI A QUATTRO ZAMPE… Il micio di vostro figlio stravede per la sua ragazza e non per voi? Se è nato sotto questo segno non vi preoccupate, è un’infatuazione passeggera. Continuate con le coccole. …E PER GLI AMICI UMANI Bello questo momento che vi vedrà alle prese con qualcosa di assolutamente creativo! L’importante sarà non disperdere le energie che invece dovranno essere ben canalizzate per produrre tanto e nel modo giusto. Avrete delle ottime risorse nel settore professionale e pratico, potrete anche veder realizzarsi un certo sistema ormai fermo da un po’.

PER GLI AMICI A QUATTRO ZAMPE… L’attesa sta per finire. Soprattutto per i gatti si aprirà un periodo di profondo benessere segnato da nuovi tiragraffi e poltrone sfoderabili. Da non deludere. …E PER GLI AMICI UMANI Questo anno sarà per intero dedicato all’amore e ai sentimenti! Ora come non mai sentirete forte in voi il desiderio di dedicare tutta la vostra attenzione alla realtà del cuore che non vuole sentire ragioni ma desidera solo vivere! Non avvaletevi quindi di strategie e non trattenete in voi pensieri e sensazioni che hanno creato conflitti e disagi: lasciate andare tutto ciò che non vi appartiene più!

Ariete

Toro

Gemelli

PER GLI AMICI A QUATTRO ZAMPE… Giocare, correre e tante coccole. L’anno del vostro amico nato sotto il segno dell’ariete si apre sotto questa triade. Assolutamente da assecondare! …E PER GLI AMICI UMANI Questo sarà un anno veramente importante per dar vita a nuovi progetti e attivare comunque qualcosa di nuovo nel vostro sistema di vita! Non solo ne avrete la possibilità, ne sentirete anche l’esigenza; la vostra energia creativa si manifesterà in tutte le cose che vi appresterete a svolgere. I vostri intenti e i vostri scopi saranno facilmente raggiungibili perchè avrete l’obiettività e la chiarezza di ciò che volete realizzare..

PER GLI AMICI A QUATTRO ZAMPE… Li vedrete svogliati e poco attenti ai vostri ordini. L’unico modo per riportarli alla realtà è quello di preparargli una pappa da grande chef. Fatelo per loro! …E PER GLI AMICI UMANI Periodo assolutamente interessante dal punto di vista astrale; sentirete muoversi in voi un’energia completamente diversa dal solito, qualcosa che oscilla tra un senso di tensione che può generare fenomeni ansiosi e, al contrario, quella voglia di agire che entusiasma tanto. Non vi sarà difficile dar vita ai sogni più belli, ai progetti più sentiti.

PER GLI AMICI A QUATTRO ZAMPE… Che sia cane o gatto sappiate che l’influsso dei pianeti giocherà molto sullo stato d’animo del vostro amico a 4 zampe. Da tenere in casa la notte di Capodanno. …E PER GLI AMICI UMANI Avrete l’esigenza di riprendere in mano la vostra realtà di vita con la grinta che vi rappresenta e che vi spinge a vivere con passione tutte le cose: i piccoli limiti incontrati finora servivano a frenare un po’ il vostro passo affinchè una maggiore dose di tolleranza, pazienza e obiettività, fosse più attiva in voi: ora potete riprendere il vostro percorso riattivando i vostri originali talenti come l’intuizione, la maestria nel vostro essere streatega, la passione che accende il vostro animo.

Cancro

Leone

Vergine

PER GLI AMICI A QUATTRO ZAMPE… Se il vostro amico del cuore è un coniglio o un furetto sappiate che in questo mese vi darà delle dimostrazioni d’affetto indimenticabili. Da filmare per rivedere e commuovervi. …E PER GLI AMICI UMANI Finalmente per voi un anno di grande ripresa sia dal punto di vista psicofisico che di sistema di vita! Cercate il modo di trovare spazio e tempo per rispolverare le idee e i piani più creativi che possano rappresentare per voi i “punti di arrivo e di nuova partenza”! Sarà dunque un anno dedicato a ciò che deve essere riconosciuto. Spesso avete bisogno di essere “visti” e apprezzati per ciò che siete e fate; tutto questo si tradurrà in “riconoscimento”.

PER GLI AMICI A QUATTRO ZAMPE… Vi sembrerà strano, ma il vostro pet sarà stranamente obbediente. Non fatevi trarre in inganno però! E solo in attesa della migliore occasione per combinarne una delle sue. Da non crederci! …E PER GLI AMICI UMANI Dinamismo, voglia di intraprendere nuovi percorsi, di dar vita a nuove prospettive, saranno i presupposti di questo nuovo anno! I vostri passi dovranno seguire un sistema di spontanea apertura verso le esperienze che incontrerete sul vostro cammino! è il momento di guardare oltre: i vostri piani indicano nuovi orizzonti da raggiungere e nuove realtà da esplorare con entusiasmo ed energia.

PER GLI AMICI A QUATTRO ZAMPE… Non ve lo potrà dire a parole, ma voi che siete in comunione con il vostro cane glielo leggete negli occhi: ha voglia di innamorarsi! Date il via alla missione cupido! …E PER GLI AMICI UMANI Qualcosa che attendevate da tempo ecco che improvvisamente si riattiva per chiudere e definire qualcosa che era rimasto insoluto nel passato ai fini di poter vivere con più affermazione la realtà del momento presente. Che cos’è? Un vecchio sistema pratico? Un vecchio progetto? Un desiderio? O lo scioglimento di un nodo dentro di voi?... Non vi mancheranno le possibilità per affermare le vostre scelte in ogni settore di vita. Cosa sarà mai?....

Bilancia

Scorpione

PER GLI AMICI A QUATTRO ZAMPE… Non è stato un anno facile per il vostro pet. Ma le condizioni stanno migliorando e avete compreso che non tutte le specie si adattano bene al vostro ambiente. Urge nuovo confidente! …E PER GLI AMICI UMANI Con il nuovo anno rinnoverete ogni cosa esattamente come si rinnova un vecchio guardaroba! Siate dunque aperti ai cambiamenti che vi porteranno tanto bene e vi permetteranno di trasformare tutte quelle situazioni che non vi rappresentano più. è proprio il caso di dire che tra avere ed essere bisogna scegliere la possibilità di affermare se stessi con tutto il cuore, senza calcolare mosse o cercare strategie per evitare errori. “Andare là dove ti porta il cuore “ sarà la frase chiave che vi permetterà di dar vita ai sogni più belli e più sentiti. Ottime chance anche nell’ambito professionale e pratico.

PER GLI AMICI A QUATTRO ZAMPE… Basta panettoni e pandori! Fanno male al vostro amico, sempre! E se poi è nato sotto questo segno gli rendono la vita ancora più difficile. Da provare almeno i dolcetti studiati per i pet. …E PER GLI AMICI UMANI Il 2011 vi offrirà la possibilità di valutare meglio ogni cosa e di affermare con più determinazione i vostri intenti per raggiungere gli scopi relativi ai progetti più importanti per voi, per la vostra vita! Non vi mancherà il modo di seguire la direzione che vi permetterà avviare un sistema di vita più consono alle vostre esigenze personali e questo può voler dire “ascoltare di più quella vocetta interiore” la sola che conosce la straa affinchè voi possiate veramente percorrere il vostro sentiero per rendere più autentica la vostra realtà di vita.

Sagittario PER GLI AMICI A QUATTRO ZAMPE… Non gradisce la museruola ma in questo periodo dell’anno la sua aggressività vi obbliga quanto meno a portarla sempre con voi. Da prendere in considerazione una visita dal comportamen-

tista. …E PER GLI AMICI UMANI Il 2011 vi porta bene! Azione e dinamismo entreranno nella vostra vita e non potrete bloccare la vostra straordinaria energia che vi porterà ad affermare le vostre naturali qualità un po’ in tutti i settori della vostra vita! Vi andrà di fare cose che prima immaginavate soltanto ed il risultato sarà eccellente! Lasciate che le cose seguano la via più naturale: non dovrete solo guidare e canalizzare le vostre energie più belle entrando semplicemente in gioco!


Pet Quiz

Pet Quiz ,

Il cuore e suddiviso in:

a

2

c

la sera

,

,

b

2 mesi

c

21 giorni

70 giorni

b

fegato

c

milza

apparato digerente

,

b

tumori

,

leishmania

c

rabbia

c

canarino

,

La displasia dell anca puo colpire:

,

cane

b

furetto

,

L alopecia e:

a

8

,

piu volte al di

Il pappatacio nel cane e vettore di:

a

7

,

b

al mattino

Gli ascaridi nel gatto si localizzano allo stadio adulto nel:

a

6

,

4 cavita

,

a

5

c

2 cavita

La prima vermifugazione nel cane e nel gatto e consigliabile farla all eta di:

a

4

,

b

Il gatto preferisce mangiare:

a

3

,

1 cavita

b

una zona priva di pelo

una malattia virale

c

una parassitosi

,

Il diabete e una malattia del:

a

fegato

b

pancreas

c

rene

Le risposte corrette:

1)c 2)b 3)b 4)c 5)b 6)a 7)a 8)b

1

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Anno 2 Numero 6  

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