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Editore Demas Srl - anno II numero 2 - TESTATA DISTRIBUITA A TITOLO GRATUITO - VIETATA LA VENDITA

PetNet Magazine

IL TESTIMONIAL Enrica Bonaccorti

AVVENTURA

Sleddog sulle “Alpi romane”

COSE DI GATTI

Come prenderci cura dei nostri amici felini


PetNet Magazine

L’editoriale

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Sommario

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sce un nuovo numero di Petnet Magazine, ricco di tutta una serie di rubriche riguardanti la vita, la salute ed il benessere dei tanti nostri amici a quattro e due zampe che popolano le nostre case. Continua la nostra avventura nel campo dell’informazione confortata dall’interesse e dal gradimento sempre crescente dei nostri affezionati lettori. Non vogliamo con questa iniziativa sostituirci al consiglio del medico veterinario, che è e deve rimanere il vostro punto costante di riferimento, ma essere un elemento di piacevole ed interessante lettura per il proprietario dei nostri piccoli amici in cerca di curiosità sul mondo animale e di semplici consigli per una migliore convivenza uomo - animale. Petnet Magazine è la nostra rivista, ma potrete ogni giorno trovarci on line su Petnet.it, dove attendiamo vostri suggerimenti e consigli per metterci in grado di fornirvi uno strumento informativo sempre aggiornato e piacevole. Petnet.it è in grado di fornirvi un’ampia informazione su prodotti ed alimenti destinati ai nostri piccoli amici. Basta un click e sarete in collegamento con noi. Vi aspettiamo. Fabrizio Foglietti, Managing Director Demas

PetNet

Il testimonial

Pensiamo alla cura dei denti del gatto

Il bagno del cane

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p.8

p.12

Quando l’alimentazione combatte lo stress p.14

Sleddog sulle “Alpi romane”

Dermarite atopica nel cane

L’angolo dell’esperto

Le filarie del cane

L’angolo della fitoterapia

I tiragraffi: utili e “vitali”

p.16

p.18

p.21

p.22

p.24

p.26

Magazine

EDITORE Demas Srl Cir.ne Orientale 4692 00178 - Roma Tel. 06.72.22.260 info@demas.it - www.demas.it ANNO 2 - NUMERO 2 BIM. APRILE Tribunale civile di Roma N.363/2009 del 02.11.2009 COMITATO DI REDAZIONE Alessandro Ciorba Fabrizio Foglietti Francesco Foglietti Paolo Selleri Cristina Foglietti

DIRETTORE RESPONSABILE Carlo Liguori GRAFICA E IMPAGINAZIONE STAMPA DSE Srl Via Antonino Pagliaro, 58 00133 Roma Tel. 06-72630409 Demas Srl è titolare esclusiva di tutti i diritti di pubblicazione e diffusione. L’utilizzo anche parziale da parte di terzi è vietata. La Direzione non si assume la responsabilità per eventuali errori presenti negli articoli pubblicati nè delle conseguenze dirette e indirette che possono causare.

Cosa fa stressare il nostro gatto?

La chirurgia veterinaria

Salute e profilassi nel furetto

Curiosità

Detrazioni fiscali per animali da compagnia

Il sito PetNet.it

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p 30

p.34

p.40

p.42


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Il Testimonial

Da sempre paladina degli

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iamo particolarmente lieti di essere riusciti a portare in questo numero la testimonianza di una donna che ha sempre lottato per i diritti degli animali e lo ha fatto in privato, ma anche pubblicamente nella conduzione di programmi televisivi. È stata definita la ‘paladina degli animali’. Se facciamo un passo indietro con la memoria, un passo non molto lontano, basta soltanto tornare alla prima metà del 2000, ritroviamo la nostra paladina a presentare una rubrica sui cani da affidare in Italia, all’interno del contenitore di Buona Domenica su Canale 5. Dalla rubrica di Buona Domenica subito dopo è protagonista di un vero e proprio programma televisivo, “Il miglior amico”, su Rete 4. Giornalista attenta, sceneggiatrice e conduttrice sopraffina, Enrica Bonaccorti ha saputo essere la penna e la voce di importanti successi. Poco più che ventenne, ha

composto alcune canzoni, tra le quali “Amara Terra Mia” e “La Lontananza”, portate al successo dall’indimenticabile Domenico Modugno. Gli anni ’80 la vedono indiscussa protagonista nella conduzione televisiva di programmi di grandissimo successo quali “Italia sera” del 1983 e “Pronto chi Gioca?” dal 1985 al 1987. Da due anni è autrice e conduttrice del programma radiofonico di grande successo “Tornando a casa”, in onda su Radio 1 Rai. Reduce di importanti consensi per il suo libro “La pecora rossa”, le chiediamo quali sono i messaggi che ha voluto trasmettere con il suo libro e cosa spinge a scrivere un libro. Sorridendo ci risponde: “Il messaggio è unico: ce la si può sempre fare, anche se si parte svantaggiati e senza avere le spalle coperte. La mia pecora ce la fa, superando tutto, e sono contenta che un paio di professori lo hanno fatto leggere in


Il Testimonial

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amici a quattro zampe classe. Non avevo un’idea precisa per scrivere un libro; scrivere per me non è mai un progetto ben definito, ma una vera esigenza, l’ho scritto per me. È la storia di una bambina che nasce in una famiglia sbagliata, dalla quale viene rifiutata perché troppo diversa: capelli rossi, tante lentiggini, in mezzo ad una famiglia nera nel cuore e nell’animo. Ma poi alla fine c’è la rivalsa, la protagonista troverà rivalsa e identità. Non nego che c’è un pò di me”. È sempre stata contenta del suo lavoro? Se tornasse indietro cambierebbe qualcosa? “Credo di aver ricevuto moltissimo dal lavoro, dalla vita in generale, ma non ho saputo cogliere tutte le opportunità. Sul lavoro cerco sempre di fare delle cose utili. Sono molto contenta del pubblico che mi segue in radio. Lì sono capita e apprezzata, come dire, alla radio ci si tocca l’anima”. Ha condotto tanti programmi di successo, quanto sono importanti per lei i media nella divulgazione di una maggiore sensibilizzazione per evitare l’abbandono degli animali? “Sono convinta che i media hanno una grande forza e al contempo anche una grande responsabilità culturale, ma anche pratica: far capire il rispetto della convivenza con tutti gli esseri viventi del pianeta. Gli animali hanno diritto a delle tutele da parte di tutti, anche da parte degli indifferenti al riguardo”. Da quanto tempo ha un animale in casa? “Direi da sempre, il mio cagnolino ha ormai più di dodici anni, si chiama Golfino. Prima di Golfino c’è stata la madre, Billa. Pensa che per un periodo ho vissuto con Billa e con i suoi cuccioli. Poi ho avuto un gatto, Minni e un canarino di nome Rosa; in realtà era un maschio, ma per me era sempre Rosa”. Ricorda un episodio particolare del suo amico a quattro zampe? “Nella mia vita sono stata sempre circondata da animali. Ho vissuto e condiviso la mia infanzia con degli animali. Ricordi preziosi e speciali, i miei primi tredici anni li ho vissuti in una caserma di polizia, della quale mio padre era comandante; lì mi sono presa cura di un cocker biondo, Diana. Spesso ero sola e Diana mi faceva compagnia, poi è scomparsa improvvisamente e ho provato una grandissimo dolore”. Ha mai partecipato a campagne di sensibilizzazione per l’abbandono degli animali?

“Sì sempre, la lotta contro l’abbandono è essenziale. Manca la vera consapevolezza dell’animale che prendi in casa. La vita cambia, penso che l’acquisto di un cane deve essere consapevole. I genitori non devono sempre assecondare i propri figli, spesso si tratta di un loro capriccio. Quando conducevo la trasmissione su Rete 4 ci fu una diminuzione del 10% di abbandoni, ma l’anno successivo fu nuovamente punto ed a capo. È evidentemente anche un fatto culturale: manca un’educazione, un senso ed una coscienza civica”. Concordiamo pienamente… “Be’, oltre a concordare pienamente, firmate una petizione per un servizio veterinario per un canile rifugio di Roma, o qualcosa di simile…” Sarà fatto! Grazie “Grazie a voi!” Lorena Magliocco

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Animali Domestici

Pensiamo alla cura dei denti del gatto

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el gatto la dentatura si compone di una prima dentizione da latte di 26 denti e di una seconda definitiva di 30; questa si suddivide in incisivi (3), canini (1), premolari (2-3) e molari simmetrici per ogni arcata. I primi denti compaiono all’età di 3 settimane e sono completi alla sesta settimana. La sostituzione di questi avviene dalla metà del 3° mese circa, per terminare con i molari che spuntano dopo il quinto-sesto mese di vita. Quotidianamente si recano dal veterinario proprietari di gatti che lamentano problemi sanitari legati ai denti. La formazione di placca dentaria e quindi di tartaro è un evento oltremodo frequente, dovuto al fatto assai semplice da comprendersi che il gatto non può lavarsi i denti dopo i suoi numerosi pasti durante la giornata. Molto spesso il proprietario se ne avvede a causa dell’alito pesante e sgradevole che proviene dalla bocca di un gatto con questo tipo di problema, per cui non risulta molto gradevole la convivenza e soprattutto lo stare particolarmente vicini. Oltre a ciò, se non si interviene esistono delle complicazioni assai più gravi legate al permanere di una situazione del genere a carico del cavo orale. Placca e tartaro possono rappresentare l’inizio di una serie di situazioni patologiche via via più gravi , come: • un’infiammazione delle gengive, le quali diventano di un colore più rosso e tendono a sanguinare; • una stomatite, un’infiammazione che si diffonde dal dente progressivamente a tutta la cavità orale, per cui l’animale non potrà più alimentarsi, comparirà febbre,

con conseguente intervento terapeutico a base di antibiotici; • una parodontite, un’infiammazione cioè di denti e gengive, con retrazione gengivale e successiva caduta dei denti. Il gatto, che vada incontro ad una infiammazione di una parte della cavità orale, cambierà necessariamente le sue abitudini alimentari, rifiuterà di mangiare alimenti solidi come la crocchetta e tenderà ad accettare solo qualcosa di morbido da mettere sotto i denti. Tale evento chiude negativamente il cerchio della situazione, perché nutrire il gatto solo con scatolette piuttosto che con cibi più consistenti, impedirà che questi ultimi esercitino quell’azione abrasiva che può contribuire durante la masticazione ad una sorta di auto pulizia dei denti. Tutto ciò porterà che più agevolmente si accumulerà in bocca una folla di germi, in grado di produrre la pericolosa placca dentaria, la quale può, inoltre , rappresentare un problema non solo a livello orale, ma anche generale in quanto i germi possono, attraverso la via sanguigna, diffondersi ad altre regioni dell’organismo provocando infezioni a distanza. Esistono oggi in commercio delle paste enzimatiche per piccoli animali da utilizzare per la pulizia dei denti, ma tale operazione non è di facile esecuzione nel gatto, per cui sarà opportuno, durante la nostra visita dal veterinario di fiducia, seguire il suo consiglio e decidere di procedere ad un eventuale trattamento di eliminazione del tartaro.


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L’angolo del toelettatore

Il bagno del cane Oscar Ripamonti

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nizieremo questa nuova rubrica parlando del bagno del cane: perché farlo? Quando? Ed ogni quanto tempo? Innanzi tutto bisogna sfatare un luogo comune: “un cane soffre ad essere lavato”. Questo si diceva anni fa, quando il sapone era raro e costoso ed il cane non occupava nelle famiglie il posto che occupa oggi. Nelle nostre case i cani conducono una vita quasi “umana”, sedendo sui divani e dormendo nei nostri letti. Conseguenza di ciò è che QUANDO IL CANE è SPORCO BISOGNA LAVARLO! Sin da cucciolo, non appena terminato il piano vaccinale, portate il vostro amico dal toelettatore in modo tale da abituarlo sin da piccolo ad essere maneggiato da un professionista, a conoscere le attrezzature e a non averne paura. Per ogni tipo di pelo c’è la sua “manutenzione”, sicuramente i cani a pelo lungo necessitano di cure più costanti, anche da parte vostra, ma non per questo i cani a pelo corto ne necessitano di meno: una pelle e un pelo pulito sono sicuramente più sani. Nei cani a pelo lungo si formano più facilmente, se non si lavano e soprattutto se non si asciugano correttamente, dei nodi che oltre che brutti esteticamente sono ricettacolo di sporcizia e parassiti. A volte il pelo infeltrito è recuperabile ed il toelettatore è in grado di riportarlo alla sua consistenza naturale, ma quando questo non è possibile si renderà necessaria una tosatura cosiddetta IGIENICA. Bisogna considerare poi che voler a tutti i costi spazzolare i feltri per salvare il pelo sottopone il cane ad uno stress da non sottovalutare. Ma quello che nessuno si chiede è: che prodotto uso per lavare il mio cane? Oppure, che prodotto usa il mio toelettatore? A prescindere dalla razza o dal pelo, è sempre importante utilizzare dei prodotti adeguati : lo shampoo deve dichiarare il proprio PH che deve rispettare quello fisiologico del cane. Inoltre uno shampoo e un balsamo (ove necessario), formulati con ingredienti di origine naturale, garantiscono una minima percentuale di rischio di provocare reazioni allergiche. Quando il prodotto ha queste caratteristiche basilari non provoca alcun danno lavare più o meno spesso il vostro amico. Non bisogna trascurare il fatto che bagni frequenti diminuiscono notevolmente la perdita di pelo in casa, essendo questo eliminato in buona parte in toelettatura: il bagno e il phon dilatano il bulbo pilifero facendo cadere naturalmente il pelo morto che verrà raccolto con la spazzola. Ad ogni cane il suo bagno! I cani soggetti alla muta del pelo, ad esempio, tro-

vano un enorme beneficio nel bagno in quanto questo ne favorisce il ricambio. I cani con pelo liscio o con pelo e sottopelo (pastore tedesco, Labrador, golden retriever, ecc.) sebbene difficilmente presentino nodi, hanno bisogno di bagni e spazzolature proprio per eliminare il pelo morto. Per cani a pelo riccio, come il Barbone, essendo cani non soggetti a muta, ci sarà bisogno del bagno e di frequenti spazzolature per eliminare gli eventuali feltri. Stesso discorso per le altre razze a pelo lungo: shihi-tzu, maltese, york shire, terrier, etc. Quindi, cari lettori, non abbiate timore nel lavare il vostro amico a quattro zampe quando non emana un odorino piacevole...abbiate solo cura nello scegliere un prodotto di qualità specificamente studiato per le esigenze della sua pelle!


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Nutrizione

Quando l’alimentazione combatte lo stress Prof. Alessandro Ciorba

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umerosi sono gli eventi in seguito ai quali un animale può andare incontro ad un’alterazione che induce la comparsa di uno stato di carenza di micronutrienti. Sostanze cioè essenziali al funzionamento ottimale di numerosi organi ed apparati e che devono essere introdotte con l’alimentazione in quantità assai limitate in quanto l’organismo le utilizza in piccolissime dosi. A questo gruppo appartengono gli oligoelementi, le vitamine, particolari fattori protettivi come gli aminoacidi e determinati acidi grassi. Gli stress quali una più o meno intensa attività sportiva, un intervento chirurgico, una gravidanza, l’allattamento, fenomeni patologici ( diarrea, malassorbimento,ecc) a carico del tratto gastroenterico ecc. provocano un maggiore fabbisogno di micronutrienti e/o una loro aumentata perdita. Non sempre facile risulta realizzare un’adeguata integrazione che sia in grado di apportare il corretto contenuto in micronutrienti in concentrazione sufficiente al particolare fabbisogno. Prendiamo, seppur sinteticamente, in considerazione alcune sostanze essenziali, che possono giocare un particolare rilievo in situazioni di stress.

Carnitina

È contenuta in molti alimenti come le carni rosse ed i prodotti lattiero-caseari. È sintetizzata dal cane e dal gatto a livello di rene, cervello, fegato ed assorbita in sede intestinale; si riscontra ad elevate concentrazioni nei muscoli, cuore compreso, ove viene largamente utilizzata.

Vitamine idrosolubili

In particolare modo le vitamine B1 – B2 – B6 – B12 e l’acido pantotenico non possono essere immagazzinate come riserva, per cui la loro assunzione deve essere continua ed adeguata ai consumi. È da tenere presente come queste siano chimicamente fragili e la loro conservazione negli alimenti molto spesso problematica. Più che le carenze vere e proprie è possibile che si verifichino degli stati subcarenziali asintomatici, i quali, però, se non corretti portano ad una perdita delle riserve organiche con conseguente comparsa di sintomi clinici. Queste vitamine rivestono un ruolo determinante nel

metabolismo dei grassi, delle proteine, dei carboidrati e nella produzione di energia.

Vitamina C, E, Selenio

Le attività di queste sostanze si intersecano in caso di stress. Così la vitamina C è maggiormente utilizzata dal surrene, partecipa alla sintesi della carnitina ed entra prepotentemente in gioco nelle difesa immunitaria dell’animale. Selenio e vitamina E si oppongono all’azione dei radicali liberi, proteggono i grassi dal processo di irrancidimento, sono attivi nel meccanismo immunitario.


Nutrizione

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Magnesio

È presente sia nelle ossa come costituente fondamentale dello scheletro sia nei vari fluidi organici come modulatore di varie funzioni. Esso svolge un ruolo determinante in molte reazioni, che hanno particolare importanza nella produzione di energia soprattutto a livello di cellula muscolare. Una perdita di magnesio superiore al normale provoca una serie di sintomi a carico specialmente del sistema muscolo scheletrico come spasmi muscolari, tachicardia, lassità legamentosa.

Ferro, zinco, cromo

Intervengono in vario modo in diversi processi metabolici dell’organismo. Il ferro è un componente essenziale di alcuni elementi del sangue; lo zinco assicura la stabilità delle membrane cellulari intervenendo nella riparazione delle ferite, nell’assorbimento della vitamina A e D, nelle difese immunitarie; il cromo riveste un ruolo determinante nel metabolismo dei grassi e degli zuccheri.

Dimetilglicina (vitamina B15)

È presente nelle carni, nei semi dei cereali. È il precursore di vari aminoacidi coinvolti nel funzionamento del sistema nervoso ed interviene nel metabolismo di ormoni, vitamine, anticorpi ed enzimi.

Lisina, metionina, alanina, arginina

Si tratta di molecole di particolare rilievo nella gestione dello stress. Così l’arginina è l’aminoacido necessario per la sintesi della creatina, substrato energetico della contrazione muscolare ed è parte inte-

grante di particolari proteine come l’emoglobina ed i fattori della coagulazione, mentre lisina e metionina sono indispensabili per la sintesi della carnitina. Dell’acido aspartico è nota l’attività contro la fatica per il suo effetto sull’attività cardiaca, sul potassio, il magnesio e la stessa creatina.

Valina, leucina, isoleucina

Sono detti aminoacidi essenziali, in quanto devono essere apportati in quantità idonee al fabbisogno, dato che non sono sintetizzati dall’organismo. I muscoli sono il loro deposito organico di maggior rilievo. Questi aminoacidi esercitano un’attività regolatrice nei confronti di tutto il metabolismo proteico in particolare modo in presenza di uno sforzo fisico, di stress, in corso di traumi e risultano di particolare importanza per la formazione delle masse muscolari nel cucciolo. Da quanto sopra esposto emerge come molti fenomeni patologici provocano condizioni particolari di squilibrio per quanto attiene il fabbisogno di micronutrienti e, se tale situazione non viene compensata, si possono instaurare danni non sempre reversibili o con tempi di recupero assai lunghi. Difficile risulta valutare la carenza di questo o quell’elemento per cui è certamente consigliabile ricorrere ad un’integrazione mirata, capace di apportare mediamente tutti quei fattori che possono essere andati incontro ad una maggiore eliminazione o di cui l’organismo necessiti maggiormente in determinati condizioni. Da evitare in ogni caso è il ricorso a pozioni magiche od a prodotti miracolosi consigliati dall’esperto di turno, magari esportati da qualche paese in cui si millanti sia stato scoperto l’elisir di lunga vita. La somministrazione sconsiderata di “integratori “ in assenza di controllo medico veterinario può causare la comparsa di gravissime alterazioni organiche, anche pregiudizievoli per la vita dell’animale.


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Pet & Sport

Sleddog sulle “Alpi romane” Antonio Viscardi, Presidente dell’Associazione Sportiva Dilettantistica Cani Avventura

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miamo i cani. Da quest’amore che è poi un riflesso del loro amore, ci viene la forza e il desiderio, il desiderio e l’immaginazione. La forza di immaginare qualcosa di diverso, fuori degli schemi. Il desiderio intenso di realizzarlo, contro tutti quelli che vedono solo ostacoli. Per noi e per loro, che poi siamo una cosa unica….la squadra, il team, la muta chiamatela come volete, è un sogno che corre veloce e silenzioso in mezzo ai boschi innevati e ci fa sentire forti e liberi…… lupi e uomini, uomini e cani. Questo è lo Sleddog, si, lo sleddog a 50 Km da Roma, nel Parco dei Monti Simbruini in quel di Campaegli, Cervara di Roma. A 1500 mt di altitudine finisce la strada e inizia la natura, chilometri e chilometri di montagne colline e boschi di faggio che noi percorriamo con le slitte trainate da cani felici di immergerci in questa natura incontaminata. Io, povero debole umano bipede, chiedo ai miei cani di portarmi con loro, grazie cani anche perché mi riconoscete capobranco, è una simbiosi, loro ci mettono forza, istinto, io ci metto la testa entrambi ci mettiamo il cuore! Questa è la sintesi un po’ poetica dei motivi che ci hanno portato sugli stessi luoghi con gli stessi cani, ci hanno fatto incon-

trare e ci hanno indotto a creare l’Associazione Sportiva Cani Avventura. La voglia di stare insieme e correre con i cani, diffondere la conoscenza di questo “sport”, soprattutto tra i giovani, insegnarli ad amare e soprattutto rispettare gli animali e i luoghi dove si pratica (per noi in particolare l’Appennino Centrale). Questa voglia ci ha portato ad organizzare nel febbraio 2005 la traversata del Parco dei Monti Simbruini, ( di cui potete vedere alcune foto) a cui hanno partecipato tre team, formati, da chi scrive, da Maurizio Guiducci e da Gianluca Del Piano e dai loro 18 Siberian-husky, 6 per ogni slitta, coadiuvati dalla guida Domenico Vasapollo e dalla nostra vet Angela Pecorari che ci hanno seguito con gli sci da fondo, in 3 giorni abbiamo percorso circa 70 Km nel cuore del Parco, assaporando tutte le sensazioni che una natura incontaminata ci ha saputo regalare. Anche quest’inverno torneremo ad organizzare la traversata del parco aumentando la distanza percorsa. Un altro punto centrale che inizialmente affermavamo quasi con timidezza ma che ora andando avanti con quest’avventura sta diventando per noi un punto di forza ed un vanto, è che non c’importa molto dell’agonismo, della gara né sulle piste né nel ring. I nostri cani corrono cosi veloci, perché nulla è imposto, quell’azione e solo il convergere di un unico desiderio…correre liberi! Questo senza nulla toglier agli appassionati, del ring, degli stan-


Pet & Sport

dard, o della gara ogni passione va rispettata, ma sinceramente non amiamo le “sovrastrutture” amiamo i cani! Siamo liberi nel pensiero e nell’azione! Noi amiamo i cani “a prescindere” perché: “Quella piccola cagna un po’ bruttina corre come il vento” o perché: “Quel maschio fuori taglia ha un cuore così”. A noi piacciono le gare, perché ci piace divertirci, giocare, non ci piace l’agonismo che divide, che mette gli uomini uno contro l’altro al di fuori del puro momento della prestazione, per questo nella prossima stagione cercheremo di organizzare anche una gara super-sprint a Campaegli (Cervara di Roma) nell’anello del galoppatoio (circa 500 mt) poca fatica e puro divertimento per musher, cani e spettatori). Organizziamo sempre a Campaegli anche gli “Incontri sullo sleddog” in cui tutti quelli che vogliono conoscere questo sport potranno vedere e anche provare a guidare una muta di veloci Siberianhusky. È nato poi quest’anno il Centro Outdoor AVVENTURA, gestito dall’Associazione Cani Avventura e dall’Associazione Natura Avventura, è un centro di attività nordiche ed in particolare promuove e sviluppa lo sleddog, lo skijoring, l’escursionismo invernale, lo sciescursionismo. Vuole essere un punto di riferimento per tutti gli amanti della natura ed in particolare degli sport invernali di tipo nordico, dove si possono praticare escursioni e corsi di sleddog e altre discipline invernali. Visitate i nostri siti per informarvi sul calendario degli incontri

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allo “Sleddog Park” e per ulteriori dettagli sulla traversata del Parco e sul nuovo Centro Outdoor Avventura.. Dopo quello che ho scritto chiunque vorrà aderire alla nostra associazione penso che capirà ora con chi avrà a che fare, con degli uomini che assomigliano ai cani che amano…… e viceversa! Mi piace finire questo mio scritto con una frase dell’esploratore ed appassionato di cani Knut Rasmussen, che abbiamo fatto nostro come motto dell’Associazione: “Dateci i cani, dateci l’inverno, il resto….ve lo potete tenere!” Ah, dimenticavo, dateci pure una slitta! Good Mushing!

www.centroavventura.it www.caniavventura.it E-mail: info@caniavventura.it


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Pet Care

Dermatite atopica nel cane Prof. Andrea Spaterna

Responsabile Ospedale Veterinario Didattico “Università degli Studi di Camerino”

Di cosa si tratta? Per dermatite atopica si intende una malattia allergica, altamente pruriginosa, causata da una reazione di ipersensibilità da parte dell’organismo, geneticamente predisposto, nei confronti di allergeni ambientali, quali acari della polvere di casa (Dermatophagoides farinae e Dermatophagoides pteronyssinus) e pollini in particolare di erbacee infestanti (parietaria, ambrosia, artemisia, ortica, falasco, dente di leone, margherite etc), ma anche di alcuni alberi (cipresso, olivo, quercia, nocciolo, betulla etc.) e di graminacee selvatiche (loietto, gramigna etc.); tali allergeni, date le loro piccolissime dimensioni, possono penetrare nell’organismo sia per via inalatoria che attraverso la cute.

è una malattia frequente? L’esatta incidenza della dermatite atopica è ancora controversa, in relazione al fatto che spesso la diagnosi viene formulata con iter diagnostici diversi e non sempre validi; si può comunque affermare che è una delle dermatopatie di più frequente riscontro e che nell’ambito delle forme da ipersensibilità è seconda solo alla dermatite allergica da pulci. Anche se alcune razze vengono segnalate come maggiormente predisposte (Terriers e West Highland White Terrier in particolare, Shar-pei, Shi-tzu, Dalmata, Setter inglese, Setter irlandese, Golden Retriever, Labrador, Boxer, Schnauzer nano, Springer spaniels etc.) la dermatite atopica può colpire qualsiasi soggetto, meticci compresi, senza alcuna differenza legata al sesso contrariamente a quanto si riteneva in passato.

A che età si manifesta? La malattia si manifesta nella stragrande maggioranza dei casi (70%) tra il 1° ed il 3° anno di vita, potendo comunque insorgere anche successivamente entro il 5°-7° anno. Il riscontrarla raramente in animali più giovani (al di sotto dei 6 mesi d’età) è da riferire al fatto che è necessaria una precedente fase di sensibilizzazione, mentre la sua minore incidenza in animali più anziani (>7 anni) è probabilmente correlata alla minore reattività

del sistema immunitario. A seconda delle caratteristiche dell’allergene la dermatite atopica può manifestarsi in modo stagionale (pollini) o durante tutto l’arco dell’anno (muffe, acari della polvere etc.). Tuttavia, allergeni considerati annuali possono subire variazioni quantitative stagionali (ad esempio gli acari della polvere tendono a diminuire quando le case sono maggiormente areate come in primavera-estate).

A quali sintomi può accompagnarsi la dermatite atopica? A differenza di quanto accade nell’uomo, dove la sintomatologia è prevalentemente a carico dell’apparato respiratorio (rinite, asma), nel cane gli allergeni ambientali, penetrati per via inalatoria e/o percutanea, inducono alterazioni soprattutto a carico dell’apparato tegumentario. Il sintomo principale è il prurito, che si manifesta con lambimento, mordicchiamento, grattamento o sfregamento del muso. Le lesioni cutanee sono rappresentate da arrossamento (eritema) e caduta del pelo (alopecia), anche se a seguito del grattamento e/o delle complicanze infettive secondarie (batteri e/o lieviti) possono comparire anche pustole, croste ed untuosità della cute (seborrea), mentre con la cronicizzazione del processo la cute può ispessirsi e iperpigmentarsi.. Le aree cutanee interessate sono in genere il muso, la faccia interna del padiglione auricolare (otite esterna eritematosa), le regioni ascellari ed inguinali e le parti distali degli arti anteriori e posteriori.

Cosa si deve fare se il proprio cane manifesta i sintomi di cui sopra? Sicuramente riferirsi al Medico Veterinario di fiducia che saprà porre in essere il giusto iter diagnostico per arrivare alla definizione di dermatite atopica.

Nel cane possono essere effettuate le prove allergiche? Nel cane tali prove possono essere effettuate, ricor-


Pet Care

rendovi tuttavia solo dopo avere emesso diagnosi di dermatite atopica, in quanto la loro finalità è quella di verificare a quali allergeni il soggetto in esame è ipersensibile. Peraltro, la possibilità di individuare gli allergeni responsabili della condizione atopica è importante per poterli, se possibile, eliminare dall’ambiente dove insiste l’animale o in caso contrario per sottoporre il soggetto ad un’immunoterapia. Dato che la prima condizione è difficilmente realizzabile, va subito premesso come il ricorso a tali prove ha senso solo se il proprietario è già sufficientemente orientato a considerare la possibilità dell’immunoterapia; in caso contrario, dovendo riferirsi solo alla terapia sintomatica, l’individuazione degli allergeni in causa perde di significato. Le prove allergiche possono essere effettuate sia sull’animale (test in vivo), inoculando piccole quantità dei vari allergeni per via intradermica, che su sangue (test in vitro), dosando gli anticorpi specifici nei confronti dei vari allergeni.

Che cosa è possibile fare in caso di dermatite atopica? Va subito sottolineato che si tratta di una malattia per la quale non si può mai parlare di guarigione, ma solo di gestione clinica, che può essere perseguita solo affidandosi al Medico Veterinario di fiducia. La soluzione ideale sarebbe chiaramente quella di eliminare definitivamente dall’ambiente l’allergene/i responsabile/i della condizione atopica. Quando questo non è possibile, come peraltro succede nella quasi totalità dei casi, si hanno due possibilità per gestire il paziente atopico: la terapia sintomatica o l’immunoterapia. La terapia sinto-

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matica si basa su farmaci sistemici in grado soprattutto di controllare l’infiammazione ed il prurito, quali cortisone, ciclosporina ed altri. L’immunoterapia, anche definita iposensibilizzazione o vaccinazione antiallergene, consiste nel cercare di desensibilizzare l’animale nei confronti dell’allergene/i responsabile/i e quindi di determinare un miglioramento clinico o, se possibile, una remissione sintomatologica persistente. I preparati per l’immunoterapia vengono inoculati per via sottocutanea ad intervalli regolari, in genere settimanali, per almeno 1 anno; se l’immunoterapia funziona tali intervalli possono quindi essere progressivamente distanziati fino a giungere ad iniezioni di mantenimento, ogni 3-4 settimane, per il resto della vita. Circa l’efficacia dell’iposensibilizzazione i dati sono abbastanza contrastanti; tuttavia si può affermare che questa terapia è in grado di determinare un miglioramento in almeno il 50-70% dei cani atopici. Per efficacia dell’immunoterapia non deve necessariamente intendersi un remissione completa e persistente del quadro clinico, cosa peraltro pur sempre possibile, ma piuttosto un controllo dello stesso, con riacutizzazioni significativamente più distanziate nel tempo e quindi con il ricorso ai farmaci molto meno frequente; in sostanza un cane atopico che doveva essere trattato in maniera continuativa con farmaci sintomatici per mantenere la sua condizione clinica sotto controllo, può considerarsi comunque beneficiato dall’immunoterapia se questa consente il ricorso a tali farmaci, a fronte del riacutizzarsi della condizione, solo per pochi cicli all’anno. Tale livello di aspettative deve essere ben compreso per evitare di rimanere delusi qualora non si ottenga il “miracolo”, ma piuttosto per essere in grado di apprezzare i reali benefici di una tale condotta terapeutica.


Omeopatia


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L’angolo dell’esperto

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La sordità nel cane Prof. Alessandro Ciorba Gentile Professore, ho da poco avuto una cucciolata da una cagna di razza beagle. Un maschietto però non sentiva i richiami o i suoni. L’ho portato dal veterinario, che mi ha detto che il cagnolino è sordo e che questo può verificarsi anche in questa razza. Francesca S. (Chiusi - SI) Per sordità si intende la perdita, parziale o totale, del senso dell’udito causata da un’alterazione funzionale o da un deficit anatomico, monolaterale o bilaterale, di uno o più componenti dell’apparato uditivo. L’apparato uditivo dal punto di vista anatomico si divide in una parte periferica, l’orecchio, ed una parte centrale composta dalle vie sensoriali che conducono lo stimolo uditivo al cervello. L’orecchio è formato da orecchio esterno, medio ed interno, strutture connesse tra loro e deputate alla trasformazione delle onde sonore in impulsi nervosi. Le onde sonore sono convogliate ed amplificate dal padiglione auricolare, raggiungono il timpano e lo fanno vibrare. Le vibrazioni del timpano sono poi trasmesse mediante una catena di 3 ossicini (martello, incudine, staffa) all’orecchio interno. La funzione uditiva compare nel cane a 12-14 giorni dalla nascita e dopo 5 giorni nel gatto ed è del tutto sviluppata intorno al mese di età. Nell’allevamento del cane le malattie ereditarie rivestono un’importanza sempre maggiore. La scelta dei riproduttori tende troppo spesso a tenere in considerazione principalmente gli aspetti morfologici trascurando talvolta la possibile trasmissione di caratteri ereditari patologici. La sordità congenita ( presente alla nascita ) è stata segnalata in molte razze di cani, ma non è ancora del tutto chiaro il modo di trasmissione genetica. Talora la comparsa di sordità si associa ad alte anomalie come difetti di pigmentazione, mantello bianco ed occhi di colore azzurro, sterilità. Esiste anche la possibilità che un cane divenga sordo dopo la nascita e ciò può verificarsi molto spesso in conseguenza di infiammazioni (otiti), che possono colpire l’orecchio. In questo caso la sordità è parziale, monolaterale o bilaterale. Non è semplice stabilire se un animale percepisce o meno i suoni ed il veterinario per diagnosticare uno stato di sordità deve raccogliere numerose informazioni.

Diagnosi

Razza, colore del mantello sono dati da rilevare; l’età assume particolare importanza per distinguere una forma acquisita da una congenita, dato che quest’ultima si

manifesta nei primi mesi di vita. Il sospetto di sordità, nel proprietario, nasce da alterazioni del comportamento nel cane, come la mancata risposta ai richiami vocali, la scarsa risposta a stimoli acustici ambientali, atteggiamenti di disorientamento, eccessiva reazione a stimoli tattili soprattutto durante il sonno. Altre manifestazioni come lo scuotimento frequente del capo, il grattamento delle orecchie, la presenza di irritazione del padiglione auricolare associata più o meno a presenza di uno scolo sono indicativi di problemi acquisiti, che possono essere il segnale di una sordità magari transitoria. Il veterinario dovrà quindi procedere ad un esame generale del cane e ad un approfondimento neurologico. Esiste poi tutta una serie di strumentazioni specifiche, in gran parte derivate dalla medicina umana, che possono condurre ad una diagnosi di certezza della sordità.

Principali razze in cui è stata riportata sordità ereditaria Alano Pastore dei Pirenei Beagle Pointer Barboncino nano San bernardo Bobtail Setter inglese Border collie Bull terrier Boston terrier Dogo argentino Boxer Akita Bulldog inglese Collie Dalmata Dobermann Fox terrier


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Parassiti

Le filarie del cane ovvero “quelle temerarie sulle macchine volanti” Dr. Claudio De Liberato

Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana

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ome si ricorderà, i parassiti di cui si è trattato nello scorso numero, ascaridi, ancilostomi e tricocefali, sono tutti nematodi intestinali del cane con ciclo diretto o monoxeno; non hanno cioè bisogno di un ospite intermedio. Parleremo ora sempre di nematodi parassiti del cane, ma questa volta il ciclo si complica e la localizzazione finale nell’ospite a quattro zampe non è l’intestino. Parliamo infatti di vermi (termine da non prendere assolutamente in senso dispregiativo) il cui ciclo prevede un ospite intermedio, che essendo in questo caso un insetto, è anche definito vettore, parleremo quindi di un ciclo dixeno (a due ospiti)… parliamo delle filarie, che per arrivare nel nostro cane non sono riuscite ad escogitare niente di meno pericoloso che farsi trasportare da una “macchina volante”…e pungente, una zanzara! I cani possono essere parassitati da filarie di diversi generi; qui ci occuperemo di quelle più comuni in Italia, due specie del genere Dirofilaria, D. repens, la cui localizzazione finale è sottocutanea e che ha scarsa rilevanza clinica, e D. immitis, i cui adulti si annidano nel sistema circolatorio, risultando alla lunga molto patogeni e potenzialmente letali per il cane. D. immitis è endemica in Nord Italia, in particolare lungo il corso del Po, dove si registrano prevalenze nel cane tra il 22 e l’80%, mentre è stata solo saltuariamente segnalata nel centro-sud. D. repens è invece più diffusa nelle regioni centro-meridionali. Come sempre quando si parla di parassiti, la prima cosa da definire è il ciclo e per parlare di un ciclo bisogna arbitrariamente trovare un punto da cui iniziare visto che, trattandosi di un ciclo, per definizione non ha né un inizio né una fine. Iniziamo allora da una bella femmina di D. repens che se ne sta tranquilla al caldo nel sottocute del nostro cane. Dobbiamo immaginare un verme lungo fino a 17 cm e molto sottile, tutto arrotolato su se stesso a formare una specie di gomitolo. Se ha avuto la fortuna di incontrare un maschio maturo e di accoppiarsi con lui, è pronta per portare avanti la specie… o almeno provarci. E qui c’è un’eccezione rispetto alla maggior parte dei vermi; la nostra femmina infatti non comincerà a deporre uova, bensì a dare alla luce larve già mobili, dette microfilarie, lunghe circa 350 μm (500 μm sono mezzo millimetro!). Se non viene disturbata,

la nostra protagonista può andare avanti per anni, dando alla luce migliaia di microfilarie ogni giorno. Queste ultime non possono continuare il ciclo nel cane, ma per svilupparsi hanno bisogno di passare nell’ospite intermedio, pena la morte. Perché ciò sia possibile, migrano dal sottocute ai vasi sanguigni periferici e lì rimangono in attesa di essere ingerite da una zanzara, mentre sta succhiando il sangue del cane infestato. Una volta nella zanzara le microfilarie si nutrono dei suoi liquidi interni, si accrescono per qualche tempo, diventano lunghe circa 1 mm e sono pronte per passare in un cane durante un successivo pasto di sangue. Entrate nel nuovo cane, migrano nel sottocute dove si trasformano in adulti… e il ciclo è chiuso. Il ciclo di D. immitis è pressoché identico, tranne che gli adulti risiedono nel cuore e nelle arterie polmonari del cane, dove purtroppo esercitano un’azione patogena molto più grave, con formazione di matasse di femmine lunghe fino a 30 cm…. ed è facile immaginare quale pericolo possa rappresentare per lo sfortunato ospite la presenza di simili matasse. Molte specie di zanzara di diversi generi (Culex, Anopheles, Aedes, ecc.) possono essere vettori di dirofilarie. La parte del ciclo più rischiosa per il nostro parassita è proprio quella che si svolge nel vettore, da cui il titolo di questo articolo. Le zanzare infatti non hanno un’aspettativa di vita particolarmente elevata, e solo una minoranza di fortunate vive abbastanza da effettuare 2 pasti di sangue, dando così la possibilità alla filaria di chiudere il ciclo. La maggioranza viene mangiata da pipistrelli o ragni, portata via da una botta di vento, uccisa da una bomboletta spray, affogata da una goccia di pioggia, schiacciata contro un muro da una ciabatta o finisce a 100 km/h contro il parabrezza di un’auto (in realtà è il parabrezza ad andare a quella velocità, ma l’effetto finale è lo stesso). Dunque la maggioranza dei milioni di microfilarie ingerite dalle zanzare è destinata a perire tragicamente in un incidente aereo e a non chiudere il ciclo. Vorrei sottolineare l’improbabilità di un simile ciclo. Perché la nostra filaria riesca a portare avanti la specie infatti devono verificarsi una serie di eventi obbligati: 1) il cane deve vivere abbastanza per dare il tempo ai parassiti al suo interno di maturare, accoppiarsi e cominciare a riprodursi;


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Parassiti

2) le microfilarie devono essere ingerite da una zanzara, non da un tafano, un pappatacio o una zecca, e neanche da una zanzara qualsiasi, bensì da una di quelle specie che gli sono congeniali; 3) la zanzara che le ha ingerite deve vivere abbastanza da fare un altro pasto di sangue dopo quello con cui ha assunto le microfilarie; 4) questa zanzara deve poi scegliere proprio un cane per effettuare il nuovo pasto, giacché le nostre filarie non sono capaci di svilupparsi in altri animali. Capirete perché ogni femmina di filaria ha bisogno di partorire migliaia di microfilarie ogni giorno se vuole avere la speranza che almeno qualcuna riesca a giungere alla fine del suo pericolosissimo viaggio. Qualche espediente per facilitare la chiusura del ciclo le filarie in effetti lo adottano. Sono infatti l’esempio di uno degli adattamenti più affascinanti del mondo dei parassiti e dell’evoluzione biologica in generale, e cioè il perfetto coordinamento temporale tra parassita e suo vettore. Le microfilarie infatti non passano tutto il tempo nella circolazione periferica del cane, dove le condizioni sono meno confortevoli che in localizzazioni più interne, ma si concentrano lì solo nelle ore del giorno in cui è più probabile essere ingerite da una zanzara mentre sta

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effettuando il pasto di sangue. Le microfilarie saranno pertanto più concentrate nel sangue periferico di sera, nelle regioni in cui i vettori sono soprattutto crepuscolari (Culex sp.), di giorno, in quelle in cui le zanzare vettrici sono per lo più diurne (Aedes sp.). Lo sanno bene i veterinari, che dovendo fare un prelievo di sangue per la ricerca di microfilarie, lo fanno nelle ore in cui è prevista la massima microfilariemia (concentrazione di microfilarie nel sangue periferico), di sera qui nel nostro Paese. Come facciano le microfilarie, rinchiuse nel buio dei vasi sanguigni, a sapere che ora sia e quale preferenza di orario abbiano le zanzare della zona … non me lo chiedete… so solo che è una cosa meravigliosa! Come difendere il vostro amico dalla dirofilariosi? Esistono cure e trattamenti preventivi. Ma si può anche provare a difenderlo dalle punture di zanzara o quantomeno a ridurne l’esposizione. Sicuramente è anche utile sapere se la zona in cui si abita o in cui si vanno a trascorrere le vacanze estive è a rischio e se si ha a che fare con vettori notturni o diurni. In generale, in Italia si tratta per lo più di specie crepuscolari e notturne. Ricordate però che il pericolo di contagio è assolutamente stagionale, se non ci sono in giro le zanzare non c’è possibilità di trasmissione della malattia.

IL CICLO DELLA FILARIA LE FILARIE FEMMINA FERTILI RILASCIANO LE MICROFILARIE NEL SANGUE

LE LARVE DIVENTANO ADULTE E SI LOCALIZZANO NEL CUORE E NEI POLMONI

LA LARVA INFESTANTE SI INTRODUCE NEL CANE SANO CON LA PUNTURA DELLA ZANZARA

LE ZANZARE PUNGENDO IL CANE ASSUMONO E TRASMETTONO LE MICROFILARIE LE MICROFILARIE SI TRASFORMANO IN LARVE INFESTANTI NELLA ZANZARA


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Camomilla Nome scientifico: Matricaria chamomilla L. Il nome generico di “Matricaria” deriva dal latino “matrix”= utero, perché era utilizzata per la proprietà di facilitare il flusso mestruale, mentre quello generico di “chamomilla” deriva dal greco “chamáimelon” = melo terrestre, così chiamata per l’odore dei fiori di camomilla simile a quello delle mele. La camomilla è indicata anche con i nomi volgari di matricaria, amarella, erba Maria, camomilla comune, camomilla tedesca. Descrizione: è una pianta erbacea, molto profumata, con radice affusolata, alta 20-50 centimetri; il fusto eretto, sottile, di colore verde-cupo e ramoso; le foglie alterne, frastagliate, sottili e verdi; il picciolo breve; i fiori gialli e bianchi. Habitat: è una pianta d’origine mediterranea; è diffusa nei campi e terreni incolti. La specie è diffusa in Europa ed in Asia ed è naturalizzata anche in altri continenti. È una specie rustica, si adatta anche a terreni poveri, moderatamente salini, acidi. Il ciclo di vegetazione è primaverile - estivo, con fioritura in tarda primavera e nel corso dell’estate. Fiorisce in maggio - agosto a 5-800 metri di altezza. Principi attivi: la camomilla è una pianta ad azione antispasmodica, antinevralgica, sedativa, digestiva, stomachica, diuretica, emmenagoga (provoca e facilita il flusso mestruale), antinfiammatori), cicatrizzante. Curiosità: le virtù terapeutiche di questa pianta erano conosciute già nell’antichità. Gli archeologi hanno rinvenuto nell’imbottitura della mummia del faraone Ramsete II alcune tracce di polline di “camomilla”. L’ipotesi è che la sostanza sia stata posta nella tomba con lo scopo di infondere la forza necessaria per affrontare il viaggio verso l’altra vita. Sembra che Dioscoride, medico dell’imperatore Nerone e farmacologo greco , abbia intuito per primo talune proprietà della camomilla. Virtù che sono state confermate dall’odierna ricerca farmacologia. Attualmente la camomilla rientra nella preparazione di numerosi fitofarmaci. A.C.

L’angolo della fitoterapia


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Cose di gatti

I tiragraffi: utili e “vitali” Chiara De Paolis

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ell’ampio elenco di oggetti che il gattino deve avere nel suo corredo, dopo ciotole, lettiere, cucce e giochini vari, uno degli articoli più gettonati per gli amanti dei felini sono le strutture ad albero, i cosiddetti tiragraffi: un regalo sicuro a cui difficilmente i nostri curiosi gatti resteranno indifferenti. È ormai abbastanza noto il primo motivo per cui un proprietario sente il bisogno di acquistare un qualsiasi tiragraffi: tentare di salvare i mobili e la tappezzeria dal proprio compagno desideroso di farsi le unghie. È importante lasciare che i gatti curino le unghie affilandole contro una superficie, poiché, a differenza dei cani, hanno le unghie retrattili che non si consumano sul suolo camminando. È altrettanto necessario fornire al gatto una ‘palestra’ di svago e per svolgere attività fisica, soprattutto per quei gatti che vivono in appartamento senza poter uscire: nessun gatto resiste a rapidi sali-scendi lungo la struttura, tra piani morbidi, tubi, cunicoli e topini legati ad essi. La varietà di alberi disponibile in commercio sia per dimensione sia per tipologia è davvero infinita. Importante è che la struttura sia stabile, per evitare la pericolosa caduta del tiragraffi, e che possa essere facilmente pulibile ed igienizzabile.Ma quello che forse molti ignorano è che l’acquisto di un albero per gatti (soprattutto se se ne possiede più di uno), opportunamente realizzato con piani posizionati a diverse altezze, potrebbe rivelarsi davvero utile per il loro spazio vitale. Nelle nostre case, spesso di dimensioni un po’ ristrette per una convivenza pacifica tra più felini, procurare spazi vitali adeguati per un animale d’istinto territoriale come il gatto domestico è davvero indispensabile. Ciò fornisce sicurezza e riparo ai gatti, riducendo problematiche e stress da convivenza oltre a comportamenti aggressivi. Il gatto in natura coprirebbe un territorio molto ampio, fattore influenzato dalla presenza di altri gatti, da comportamenti sociali mutevoli tra di essi e dalla disponibilità di cibo. Pertanto il bisogno di territorialità può restringersi od ampliarsi nel momento in cui ognuna di queste variabili subisca un cambiamento. Cosa possiamo fare quindi

noi nel nostro piccolo? Quello che non va trascurato è che i gatti non concepiscono il loro spazio vitale solamente sul piano orizzontale, ma anche su quello verticale. Motivo per cui i gatti tendono a salire e saltare spesso su piani più alti rispetto al suolo, sia in casa sia all’aperto. Pertanto potrebbe essere essenziale il posizionare vari alberi in punti della casa dove possano occupare una modesta fetta del nostro spazio vitale e rendere invece quello dei nostri compagni assolutamente migliore.


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Cose di gatti

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Cosa fa stressare il nostro gatto? Marta Picciurro

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volte, naturalmente senza volerlo, sottoponiamo il gatto di casa a degli stress che si potrebbero di certo evitare. Se imparassimo cosa può nuocere all’equilibrio psico-fisico del nostro amico, renderemmo la sua vita, e di conseguenza anche la nostra, più felice. Facciamo alcuni esempi di situazioni in cui il felino domestico non si trova a proprio agio. Uno degli eventi che più lo sottopone a stress è di sicuro il cambiamento di ambiente. Quando traslochiamo, o facciamo una vacanza lunga e portiamo con noi il nostro amico, l’animale subisce sempre un piccolo trauma, sia durante il trasporto sia una volta arrivati a destinazione. Il gatto è notoriamente un abitudinario, e rompere la monotonia delle sue giornate – in cui segue vari rituali fatti di riposini sulle varie postazioni (di solito le più strane) che ha accuratamente selezionato fin dall’inizio, e di incontri con l’amico umano in certe zone della casa – lo mette a dura prova. Per alleviare le sue inquietudini si possono adottare dei piccoli espedienti. Mettiamo il nostro amico in un trasportino confortevole, non troppo angusto e con il fondo coperto da un cuscino. Se si viaggia in macchina, cerchiamo di guidare dolcemente, evitando di dare scosso-

ni e rallentando molto nelle curve. Portate con voi la sua cuccia preferita, dove, riconoscendo i propri amati odori, il gatto riuscirà a ricrearsi un piccolo ambiente familiare nella nuova casa. Naturalmente anche il vostro affetto e la vostra vicinanza contribuiranno a dare sicurezza al felino. Un altro evento che sottopone a stress il nostro amico è la solitudine prolungata. Al contrario di ciò che molti affermano, il gatto non è un animale solitario; non ha le stesse manifestazioni plateali del cane, ma anch’esso ha bisogno del contatto continuo con l’essere umano che si prende cura di lui, o almeno della compagnia di un altro animale. Se si sta fuori di casa per la maggior parte della giornata per cause di forza maggiore, sarà importante non lasciare da solo il nostro gatto. Un altro gatto, o anche un altro pet, renderà le sue giornate più liete, e al vostro ritorno a casa non troverete un animale stressato e apparentemente scontento di vedervi. In ogni caso, tutti i nostri amici felini hanno delle idiosincrasie non riconducibili a leggi generali. Quando si condivide la propria vita con un gatto, si dovrebbe imparare a conoscerlo profondamente, per evitare di creare situazioni in cui si senta troppo a disagio.


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Chirurgia Veterinaria

La chirurgia mini-invasiva nella sterilizzazione dell’orso bruno (Ursus arctos) Dr. Klaus G. Friedrich

Medico Veterinario - Direttore Sanitario Bioparco di Roma

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partire dall’anno 2006, sei femmine di orso bruno europeo (Ursus arctos) sono state sottoposte a sterilizzazione chirurgica a mezzo di ovariectomia mini-invasiva (asportazione delle sole ovaie) per il controllo della riproduzione. In due casi è stato necessario effettuare una ovario-isterectomia (asportazione di ovaie e utero) in quanto gli animali presentavano delle patologie uterine. L’intervento è stato svolto nell’ambito delle attività del Gruppo di studio per la laparoscopia della SivasZoo (www.sivaszoo.it), utilizzando la tecnica di chirurgia laparoscopica, in alternativa al metodo della sterilizzazione tradizionale. Poiché gli animali dovevano essere rilasciati nell’area faunistica immediatamente dopo l’intervento e quindi le cure post operatorie sarebbero state di difficile attuazione, la laparoscopia risultava la tecnica ideale. I noti vantaggi della laparoscopia per la sterilizzazione sono la invasività minima (solo tre fori di 5 -8 mm), il re-

cupero post-operatorio rapido, il dolore post-operatorio minimo e la mancanza assoluta di cure post-operatorie, rendendo superflua una degenza. La microtelecamera collegata ad un monitor e degli speciali strumenti chirurgici, sono stati introdotti attraverso i trocar, inseriti nella parete addominale, permettendoci di eseguire la sterilizzazione in tempi brevi e riducendo il taglio chirurgico a tre forellini di 5 fino a 8 mm ciascuno. Speciali strumenti endoscopici in miniatura hanno permesso la manipolazione delicata e precisa degli organi addominali, l’individuazione mirata delle ovaie e la conseguente asportazione per ottenere una sterilizzazione completa e senza il rischio di effetti collaterali come noti nel caso di utilizzo di ormoni. La chirurgia laparoscopica è una tecnica d’intervento chirurgico per la quale non è necessario praticare la laparotomia tradizionale; in un orso il taglio chirurgico per la laparotomia sarebbe di almeno 30 cm. Per fare


Chirurgia Veterinaria

un confronto, nel cane il taglio addominale può arrivare anche fino a 10 cm. Utilizzando invece la tecnica laparoscopica, una microtelecamera collegata ad un monitor e speciali strumenti chirurgici sono introdotti attraverso portali d’accesso (trocar), inseriti nella parete addominale permettendo al chirurgo di eseguire la sterilizzazione in tempi brevi e riducendo il taglio chirurgico a tre forellini da 5 fino a 8 mm. Considerando i grandi vantaggi della tecnica laparoscopica, rispetto alla tecnica tradizionale, nel caso della sterilizzazione degli animali selvatici, la prima è senz’altro da preferire alla seconda poiché garantisce maggiormente il benessere dell’animale sia da un punto di vista fisico sia psicologico. Non devono essere sottovalutati il rischio di infezioni postoperatorie e lo stress a cui un animale è sottoposto nel caso di un lungo periodo di degenza, a causa di una ferita estesa. L’impossibilità di usare un collare Elisabettiano nell’orso per evitare di far leccare la ferita, è un’altra ragione per la scelta della laparoscopia. La tecnica utilizzata apre inoltre nuove prospettive nella chirurgia addominale dell’apparato riproduttivo, gastro-enterico ed urinario non solo degli animali selvatici. Gli orsi bruni sottoposti a sterilizzazione chirurgica sono stati rilasciati nell’area faunistica immediatamente dopo il recupero dall’anestesia e non hanno mostrato alcun segno di fastidio, come prurito o segni di dolore

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durante il periodo di osservazione post-operatorio. Per precauzione, prima del rilascio è stato somministrato un analgesico ed un antibiotico ad azione protratta.


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Animali Esotici

Salute e profilassi nel furetto

Alessandro Melillo Medico Veterinario

Il rapporto con il veterinario Ogni animale ha bisogno di regolari controlli medici e il furetto non fa eccezione; però non tutti i veterinari che si occupano di cani e gatti possiedono la competenza e l’esperienza necessaria per curare i furetti. Prima di acquistare un furetto sarà bene cercare nella propria zona un veterinario che si occupa di animali “esotici” e presentargli il vostro nuovo amico il giorno stesso dell’acquisto, anche se sembra stare benissimo. Il veterinario lo visiterà , si accerterà del suo stato di salute, eseguirà un esame delle feci per escludere la presenza di parassiti (i coccidi sono abbastanza frequenti) e se tutto sarà nella norma praticherà la prima vaccinazione. A seconda della zona dove vi trovate, potrà suggerire la profilassi per la filariasi cardiopolmonare, un parassita che si localizza nel cuore e crea seri danni. Un buon veterinario perderà anche un po’ di tempo per indagare le vostre conoscenze sulla gestione e l’alimentazione, vi spiegherà le basi del comportamento del vostro animaletto e come andare rapidamente d’accordo con lui. Questa prima visita è molto importante non solo per iniziare la vostra avventura col furetto nel migliore dei modi, ma anche per impostare con il vostro veterinario un duraturo rapporto di fiducia. I furetti giovani andrebbero controllati una volta l’anno, in occasione del richiamo della vaccinazione. Dopo i 4-5 anni di età è consigliabile farli visitare due volte l’anno.

Le vaccinazioni Il vaccino è uno strumento indispensabile per prevenire le malattie infettive, per molte delle quali non esistono terapie efficaci. Il cimurro è una di queste malattie e, se contratta dal furetto, può essere mortale. Per questo motivo è importante vaccinare il furetto contro il cimurro, che può contrarre anche rimanendo sempre in casa, ad esempio tramite contatto con cani o con virus veicolati passivamente da scarpe o mani. La prima dose di vac-

cino va inoculata sottocute al compimento dell’ottava settimana di età, e poi richiamata dopo 3-4 settimane. Secondo alcune scuole di pensiero un terzo richiamo dopo un altro mese è necessario per conseguire un’immunità completa. In seguito, il vaccino è richiamato annualmente. A questo proposito è bene specificare che il vaccino è un atto medico e come tale solo il veterinario è autorizzato ad eseguirlo. La pratica di vaccinare da soli i propri animali o peggio di consentire a negozianti o altre persone di farlo è illegale e rischiosa. Infatti non tutti i vaccini prodotti per il cane (a tutt’oggi vaccini specifici per furetti non sono commercializzati in Italia) possono essere usati sul furetto, alcuni possono indurre la malattia invece di proteggere da essa, mentre altri non sono efficaci; inoltre somministrare il vaccino ad animali non in perfetto stato di salute può portare alla luce patologie fino a quel momento non evidenti oppure far sviluppare la malattia contro cui si intendeva vaccinare. In alcune occasioni si rende necessario vaccinare il furetto contro la rabbia e più raramente contro la leptospirosi.


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Animali Esotici

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lizzati e molte persone trovano vantaggioso non doversi porre il problema acquistando direttamente un “prodotto finito”. In realtà è probabile che la sterilizzazione precoce abbia un ruolo importante nello sviluppo della frequentissima “malattia del surrene” per cui è consigliabile acquistare cuccioli di allevamento familiare e aspettare il raggiungimento della maturità sessuale prima di sottoporli all’intervento. La femmina può essere operata anche se in calore, ma se l’estro persiste da oltre 4 settimane il veterinario eseguirà un esame del sangue per escludere l’anemia da iperestrogenismo.

La sacculectomia

La sterilizzazione del maschio e della femmina È necessario sterilizzare i furetti che non si intende impiegare in riproduzione, per ridurne l’odore, limitare la marcatura del territorio e la possibile aggressività durante il calore, ma soprattutto per prevenire la sindrome mortale da iperestrogenismo nelle femmine. La sterilizzazione è un atto chirurgico e richiede un’anestesia generale. Sebbene sia vero che ogni anestesia e chirurgia comportino un certo margine di rischio, questo è molto basso se l’operazione è eseguita da un veterinario competente ed esperto. La sterilizzazione non altera la personalità o l’intelligenza dell’animale, porta a una diminuzione dell’aggressività del maschio verso altri furetti dello stesso sesso. Si ricordi che per gran parte dell’anno le gonadi sono silenti e la sterilizzazione non fa che prolungare questa fase di riposo. Alcuni ritengono che la sterilizzazione sia un atto “contro natura” ed eticamente inaccettabile; sebbene sia difficile contestare che gli animali in natura non subiscono tale pratica, è bene tenere presente che il furetto è un animale ormai domestico che deve inserirsi in un ambiente artificiale e la sterilizzazione facilita il suo adattamento a tale ambiente. Molti furetti maschi di cui i proprietari rifiutano la sterilizzazione, quando cominciano ad emanare il tipico odore e a marcare il territorio sono isolati in gabbie poste sul balcone o in cantina, maneggiati molto meno e non ammessi più a giocare liberi per casa: siamo sicuri che l’isolamento, la noia e l’incuria siano un accettabile prezzo da pagare per mantenere delle gonadi che in molti casi non vengono neanche utilizzate? Per non parlare del prezzo pagato dalle femmine che, se non accoppiate, rischiano addirittura la vita. Dopo l’operazione in entrambi i sessi la maggioranza dei veterinari prescriverà degli antibiotici per prevenire infezioni e in alcuni casi degli analgesici, anche se normalmente i furetti non dimostrano particolare dolore. I furetti di allevamento intensivo sono venduti già steri-

Tutti i furetti di allevamento intensivo sono privati delle sacche anali contestualmente alla sterilizzazione prima di essere spediti e fino a pochi anni fa questa operazione (detta sacculectomia o popolarmente “sghiandolatura”) era considerata indispensabile per ridurre l’odore del furetto. In realtà, sebbene il secreto delle sacche anali abbia un odore intenso e sgradevole, non influisce sull’odore corporeo del furetto ma è liberato raramente, in caso di forte eccitazione o spavento. L’effetto di queste “sfurettate” dura pochi minuti e sparisce rapidamente ventilando la stanza, per cui l’operazione non è più raccomandata come intervento di routine, anche in considerazione dei rischi che comporta. Infatti se eseguita maldestramente può determinare prolasso del retto, incontinenza e priva il furetto di uno dei suoi mezzi di difesa. La sacculectomia può rendersi necessaria per motivi di natura sanitaria.

Il furetto anziano I furetti non sono animali particolarmente longevi (anche se alcuni superano i 10 anni di età) e già verso i 5 anni sono da considerarsi anziani. Col passare del tempo il furetto perde un po’ della sua vivacità e diventa più coccolone, accettando più volentieri di stare in braccio: tenderà a dormire di più e potrà avere qualche problema di salute. Per questo motivo è consigliabile un controllo veterinario due volte l’anno. Il veterinario proporrà di eseguire alcune analisi di controllo, come il monitoraggio della glicemia. L’alimentazione deve essere nutriente, ben assimilabile e divisa in piccoli pasti frequenti. Con l’età i furetti possono avere problemi renali. Per rallentarne la progressione sarà utile un’alimentazione ad hoc e la possibilità di bere molto. A volte i furetti anziani hanno minore agilità per problemi alla schiena o alle zampe posteriori: Sarà bene accertarsi che possano entrare e uscire facilmente dalla gabbia e dalla cassetta igienica e predisporre nelle aree di gioco stuoie o tappeti su cui le zampine facciano presa senza scivolare. Se ben seguito da un proprietario affettuoso e da un veterinario competente, un furetto conserva allegria e benessere fino a tarda età.


Comunicazione a cura dell’azienda

RINFORZA le difese naturali del tuo cane con I FERMENTI LATTICI PROBIOTICI degli alimenti AlfaPro Al giorno d’oggi gli animali da compagnia stanno acquisendo sempre più stili di vita e fattori a rischio simili a quelli dei loro padroni: la loro età media aumenta e le condizioni di stress psicofisico sono sempre più evidenti. Per questo motivo una corretta gestione dell’alimentazione quotidiana dell’animale è essenziale per garantirgli un ottimale benessere. Se però fino ad oggi lo scopo fondamentale della dieta è stato solo quello di fornire tutti i nutrienti necessari a soddisfare i fabbisogni nutrizionali dell’organismo, oggi la moderna scienza dell’alimentazione animale ha identificato alcuni componenti alimentari biologicamente attivi, che sono potenzialmente in grado di ottimizzare il benessere sia fisico che mentale dell’animale. Gli alimenti che hanno effetti positivi su funzioni specifiche dell’organismo, oltre i normali effetti nutrizionali, al fine di migliorare lo stato di salute e di ridurre il rischio di malattia vengono definiti alimenti funzionali. Animal Society, in seguito alla lunga esperienza e ai propri studi nel campo della nutrizione animale, ha formulato un’intera linea di alimenti funzionali superpremium per cani assolutamente innovativa: AlfaPro. L’aspetto innovativo ed esclusivo di tutti i prodotti della linea è la presenza di probiotici, cioè specifici fermenti lattici caratteristici dell’intestino del cane che esercitano diversi e scientificamente provati effetti benefici all’organismo. Per sapere qualcosa di più sui probiotici, lo chiediamo al Prof. Alessandro GRAMENZI, docente di Alimentazione animale presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Teramo. COSA VUOL DIRE “PROBIOTICO”? “Probiotico” è una parola che deriva dal greco e vuol dire “a favore della vita”. Facile intuire quindi come l’utilizzo dei probiotici nell’alimentazione animale possa avere innumerevoli risultati benefici sull’organismo. In primo luogo l’impiego di questi preziosi alleati della salute regolarizza le funzioni intestinali, con un conseguente benessere generalizzato. Inoltre ha un ruolo attivo nel risolvere una serie di problemi legati all’apparato digerente: un’alimentazione a base di probiotici risolve, anche nel giro di pochi giorni, molti problemi intestinali. PERCHè I PROBIOTICI? L’intestino del cane riceve le sostanze assunte con l’alimentazione e le elabora per renderle disponibili a tutte le cellule dell’organismo. L’intestino non è un ambiente sterile, ma ospita miliardi di microrganismi, soprattutto batteri; si forma, così, un ecosistema il cui obiettivo è quello di creare un rapporto mutualistico tra il cane ed i microbi ospitati. Questi microrganismi producono molte sostanze che si rivelano utilissime per le cellule intestinali nonchè per le cellule del sistema immunitario. I batteri intestinali, infatti, producono vitamine, acidi organici, enzimi, sostanze immunostimolanti ed antinfettive che il cane può utilizzare per il perfetto funzionamento di tutto l’organismo. Inoltre impediscono che altri batteri pericolosi (E. coli, Clostridi, Salmonella, ecc) o virus si possano insediare a livello intestinale, riducendo così il rischio di contrarre pericolose infezioni enteriche. Quindi l’utilizzo dei fermenti lattici nell’alimentazione del cane rinforza le sue difese naturali rendendolo più sano e vitale. QUALI SONO LE CONDIZIONI PER UTILIZZARE I FERMENTI LATTICI? L’alimentazione non equilibrata, le condizioni di stress psico-fisico, l’utilizzo di farmaci di tipo antibiotico possono creare condizioni di dismicrobismo a favore di microrganismi poco utili o addirittura nocivi per la salute dell’animale. L’assunzione alimentare di probiotici, termine evita queste spiacevoli situazioni e rifornisce continuamente l’intestino di tali batteri utili. QUALI SONO I VANTAGGI DI UN ALIMENTO INTEGRATO CON I FERMENTI LATTICI? La possibilità di assumere i probiotici attraverso l’alimento che il cane consuma tutti i giorni, garantisce, oltre alla praticità e alla comodità d’uso, la costante e quotidiana assunzione della dose ottimale per mantenere il corretto equilibrio della microflora intestinale. Il probiotico utilizzato in questo prodotto è l’Enterococcus faecium un microrganismo probiotico presente normalmente nell’intestino del cane e autorizzato dall’Unione Europea per l’utilizzo nell’alimentazione del cane. La particolare tecnica di sprayzzazione, utilizzata per integrarlo nel mangime, riesce a conservarlo vivo e vitale così da poter raggiungere l’intestino del cane ed esplicare le sue innumerevoli funzioni benefiche. Inoltre insieme con i probiotici è presente anche il substrato nutritivo preferenziale per la loro crescita, i fruttoligosaccaridi (FOS). In questo modo viene assicurata la crescita solamente ai batteri utili, evitando la proliferazione di quelli potenzialmente pericolosi. L’associazione del probiotico con i FOS (simbiotico) consente, quindi, di rendere l’alimento del cane un vero e proprio alimento funzionale che, oltre a garantire la corretta nutrizione dell’animale, fornisce un valore funzionale aggiunto che migliora la salute ed il benessere del cane. Gli alimenti per cani della Linea AlfaPro contengono 1 miliardo di fermenti lattici vivi ogni 100 grammi di crocchette e quindi garantiscono il corretto apporto quotidiano di questi batteri che rinforzano le difese immunitarie naturali del cane.

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Hachiko: un cane indimenticabile

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l recente film che ha visto come protagonisti il famoso attore statunitense Richard Gere ed un cane è un remake di una pellicola giapponese di successo, soprattutto in questo paese del lontano Oriente. Su questa storia sono anche stati scritti vari libri. Hachikō (10 novembre 1923 – 8 marzo 1935) era un cane di razza Akita. Dopo la morte del suo padrone, Hidesaburō Ueno, si recò ogni giorno, per quasi dieci anni, ad attenderlo, invano, alla stazione in cui l’uomo prendeva il treno. La vicenda ebbe un enorme riscontro nell’opinione pubblica dell’epoca e ben presto Hachikō divenne, in Giappone, un emblema di affetto e lealtà. Nel 1934, al fedele animale fu dedicata una statua e, negli anni, la sua storia divenne il soggetto di film e di alcuni libri. Conosciuto anche come Chūken Hachikō, letteralmente cane fedele Hachikō, il suo vero nome era Hachi (il suffisso “kō” è usato come vezzeggiativo). Hachikō nacque in una fattoria di Odate, nella Prefettura di Akita. Era un esemplare maschio di Akita bianco. All’età di due mesi, fu adottato da Hidesaburō Ueno, un professore universitario di Tokyo, che lo portò con sé nella sua abitazione a Shibuya. Ogni mattina, il professor Ueno, pendolare per esigenze di lavoro, si recava alla stazione di Shibuya per andare all’università. Il suo fedele cane lo accompagnava sempre e ritornava alla stazione quando il suo padrone rientrava dalla giornata lavorativa. Il 21 maggio 1925, Ueno morì per un ictus mentre era all’università. Hachikō, come ogni giorno, si presentò alla stazione alle 3 del pomeriggio (l’orario in cui il suo padrone solitamente arrivava), ma il professor Ueno non era ancora tornato. Il cane attese invano il suo arrivo. Ciononostante, tornò alla stazione il giorno seguente e fece così anche nei giorni successivi. Con il passare del tempo, il capostazione e le persone che prendevano quotidianamente il treno iniziarono ad accorgersi di lui e cercarono di accudirlo, offrendogli cibo e riparo. Con il tempo, tutto il popolo giapponese venne a conoscenza della storia di Hachikō; molte persone cominciarono ad andare a Shibuya solo per vederlo e per poterlo accarezzare. Nonostante il passare degli anni ed il progressivo invecchiamento, il cane continuò comunque a recarsi alla stazione, esclusivamente la sera, quando il suo padrone sarebbe dovuto arrivare. Nel 1934, fu realizzata, ad opera dello scultore una statua in bronzo con le sue sembianze, e posta nella stazione di Shibuya; un’altra simile fu eretta ad Odate la sua città natale; lo stesso cane fu presente all’inaugurazione.

L’8 marzo 1935 Hachikō morì di filariasi all’età di 12 anni, dopo aver atteso, ininterrottamente, per ben 10 anni, il ritorno del suo padrone. La sua morte impietosì la comunità nipponica; la notizia fu riportata da tutte le prime pagine dei giornali giapponesi e fu indetto un giorno di lutto per ricordare il suo gesto di fedeltà. Durante la Seconda guerra mondiale, il governo giapponese, necessitando quantità ingenti di metalli per costruire le armi, ordinò di usare anche quello della statua di Hachikō. Nel 1948, tre anni dopo la fine del conflitto fu scolpita una nuova statua raffigurante il cane, sempre nello stesso posto di quella precedente. Il corpo di Hachikō è stato imbalsamato ed è esposto al Museo Nazionale di Scienze Naturali di Shibuya,sito accanto al cimitero dove riposa il professor Ueno. L’8 aprile di ogni anno, in Giappone è organizzata una cerimonia per ricordare Hachikō. A.C.


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In Inghilterra è scoppiata la moda dei cimiteri misti

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egli ultimi anni in Gran Bretagna si è diffuso il desiderio di numerosi cittadini di essere sepolti accanto ai propri animali domestici. Nel mese di Gennaio 2010 la contea britannica del Lincolnshire ha approvato la realizzazione di cimiteri misti per accogliere le spoglie di cittadini e non solo amici a 4 zampe, ma anche cavalli od altri animali con cui hanno condiviso la loro esistenza terrena. Come ha scritto un noto quotidiano britannico la pratica delle sepolture miste si perde nella notte dei tempi. Lo dimostrano ad esempio le tombe dei faraoni d’Egitto e delle antiche popolazioni celtiche. Iniziò a perdersi solo con l’affermarsi del Cristianesimo. In Cornovaglia la Signora Penny Lally gestisce il Woodland Burial Place, cimitero di Penwith, che inizialmente ospitava solo animali, ma dal 2003 più di 30 persone sono state seppellite a fianco

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dei propri pet. Secondo quanto afferma la proprietaria almeno altre 120 persone hanno già prenotato nel cimitero un piccolo appezzamento di terra da dividere in futuro con il proprio animale domestico. La signora ha anche creato un sito web per pubblicizzare il suo cimitero misto. Ad esempio la Signora Carole Mundy è un’affezionata cliente del cimitero di Penwith. Per 3.500 sterline ha acquistato nel cimitero un appezzamento di terra, dove intende essere sepolta insieme a suo marito Robert. Qui ha già sepolto Dylan, un golden retriever morto a 17 anni nel febbraio del 2008, ma poi intende seppellire nello stesso appezzamento di terra anche gli altri suoi animali, i cani Sir Lancelot, Queen Guinevere e Sir Galahad, due graziosi gatti e il cavallo Merlin, un mezzosangue irlandese. A.C.

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Una tigre in giardino

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n supergatto in giardino. Una proposta indecente? Ormai siamo abituati alle stranezze di noi umani e non ci sarebbe nulla di particolare se in giardino facesse bella mostra di sé un felino di casa nostra e non dovessimo pagare ben centomila dollari. Il fatto strano è che non si parla di micioni bensì della tigre di Sumatra, una specie a rischio di estinzione. Il governo dell’Indonesia ha prospettato ai suoi cittadini facoltosi la possibilità di accogliere nei propri giardini questi bellissimi, ma non certo domestici felini. Un responsabile del Ministero dell’Agricoltura ha precisato che per l’adozione è necessario disporre di uno spazio di almeno 60 metri quadrati, anche se è preferibile avere un terreno di ampie dimensioni e che le tigri non sono

smerciati a prezzi molto elevati. Sono solo 400 circa le tigri di Sumatra che il Wwf stima sopravvivano ancora allo stato selvatico. Negli anni Ottanta erano stimati circa 1000 esemplari. Il rischio di questa proposta è che, una volta passata l’infatuazione della tigre in giardino, tante persone, prima entusiaste dell’idea di avere una tigre tutta per loro, si stanchino e, nella migliore delle ipotesi, la rispediscano al mittente. A.C.

vendute, ma messe a disposizione dei privati a precise condizioni. Questa iniziativa ha suscitato molte perplessità, soprattutto tra le associazioni per la difesa della fauna, che hanno chiesto al governo di Giakarta un forte impegno per salvaguardare dalla deforestazione l’ambiente ove le tigri vivono in libertà. Un ulteriore minaccia incombe su questi felini: il 14 febbraio 2010, secondo l’astrologia cinese, è iniziato l’anno della tigre e questo potrebbe fare incrementare in maniera esponenziale gli episodi di bracconaggio. Sul mercato nero pelli, denti e teste di tigre imbalsamate, monili ricavati dalle unghie o dalle ossa potrebbero quest’anno essere


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Il gatto e le fusa

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l particolare suono profondo che il gatto è capace di emettere per ore e ore, anche con la bocca chiusa o mentre succhia il latte, è un suono gutturale doppio, risultato sia dell’inspirazione sia dell’espirazione dell’aria. Le fusa sono un modo di comunicare e nella fattispecie un segnale con il quale il gattino segnala alla madre che l’evento allattamento sta procedendo per il meglio. Di solito sono emesse quando il gatto è contento, per esprimere una sensazione di amicizia, ma possono anche rappresentare un messaggio di tutt’ altro tipo cioè segnalare un disagio profondo quale quello che si verifica nel corso di una malattia. Anche in questi casi l’animale vuole infatti inviare un messaggio. Nel rapporto con l’essere umano, che prende in parte il posto della loro madre naturale, probabilmente se ne servono per comunicare il loro bisogno di attenzione. A. C.

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Curiosità

Il cane supera il gatto al fotofinish

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ra cane e gatto qual è il migliore? È questa una domanda cui sarà difficile dare una risposta definitiva nonostante ricerche e questionari vari. Ci ha provato anche un settimanale inglese, il New Scientist. La sfida era basata su una serie di undici “prove” in cui tentare di dare una risposta risolutiva. Il responso finale è di stretta misura favorevole al cane. Sei a cinque, su un totale di 11 sfide dirette: undici categorie, dal numero di neuroni all’«impronta ecologica», misurabili in laboratorio (e per ciascuna, la rivista riporta i risultati delle ricerche più recenti in merito), per stabilire quale dei due amici dell’uomo sia da ritenere «superiore». È inizialmente preso in considerazione il cervello. Non contano le dimensioni. Non è questo un dato discriminante circa una maggiore o minore capacità intellettiva. Si è cercato di valutare il numero di neuroni. E sorpresa delle sorprese: i neuroni della corteccia cerebrale felina sono ben 300 milioni contro 160 milioni del cane. Primo tempo a favore dei gatti. I parametri da considerare sono stati 11

per cui: la storia di addomesticamento degli amici cani è più lunga di quella dei mici (1-1), il legame tra animale e padrone sembra più saldo e naturale nel cane (1-2), che sembra essere dotato di una maggiore capacità di comprendere parole e sguardi (1-3). I gatti, però, paiono godere di maggiore popolarità (2-3) ed hanno un’abilità superiore nella comunicazione sonora (3-3). I cani hanno capacità superiori nel risolvere piccoli ostacoli quotidiani come aprire le porte (3-4) e sul fronte possibilità di addestramento (3-5). I gatti tornano a primeggiare in quanto a capacità sensoriali (4-5) ed a parsimonia, dato che sono consumatori di modeste proporzioni (5-5). Alla fine chi vince la disfida è il signor cane dato che in quanto a servizi di utilità il gatto non è in grado di superarlo. Caccia, guardia, ricerca di droghe esplosivi, persone scomparse sotto la neve o nelle macerie, ecc, sono prerogative tipiche ed uniche del nostro amico Fido. A. C.


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Gli animali si drogano?

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questo un interrogativo che sorge spontaneo quando si prendono in considerazione particolari sostanze che sono assunte dagli animali in natura. L’effetto droga è un “evento” collaterale in quanto fondamentalmente i vari principi attivi contenuti nelle piante hanno altri effetti. Ai gatti, ad esempio, piace particolarmente l’erba gatta, che contiene il nepetalattone, che ha una composizione assai simile ai feromoni sessuali e quindi esplica in qualche modo un’azione eccitante, ma ha anche una funzione antimicrobica. Così, i giaguari dell’Amazzonia si cibano di una corteccia di una vite selvatica, che contiene un agente allucinogeno, ma la stessa molecola ha anche un effetto purgante e antiparassitario. I lemuri del Madagascar invece mangiano alcuni millepiedi che secernono un narcotico, sempre ad effetto antiparassitario. I cani antidroga sono addestrati per trovare una serie di sostanze ad azione stupefacente, ma non sono drogati. Per loro è un gioco nel quale è sfruttata la notevole capacità del loro olfatto per localizzare una droga. L’addestramento consiste nell’abituarli a percepire l’odore della droga, ad individuarla in cambio di una ricompensa / gioco. Una indagine, pubblicata negli Stati Uniti di America, ha svelato quale sia l’animale più bevitore sulla nostra terra. Lo ptilocerco della Malesia (Ptilocercus lowii) assomiglia molto a un topolino od a un piccolo scoiattolo e si nutre soprattutto del nettare fermentato dei fiori di una palma, ingurgitando ogni giorno l’equivalente in alcol di 9 bicchieri di birra. Certamente un quantitativo fuori dalla norma se si considerano le sue piccole dimensioni. In ogni caso non manifesta segni di ebbrezza. Presumibilmente il suo organismo è in grado di metabolizzare l’alcol molto rapidamente. Amano l’alcol anche i cercopitechi che vivono sulle isole di Saint Kitts (Caraibi), con effetti del tutto opposti tanto che, assuefatti all’alcol, tendono ad avvicinarsi addirittura ai pub locali, in cerca di rum. Alcuni animali sembra che assumano alcol proprio con l’obiettivo di sbronzarsi. È il caso degli elefanti, che data la mole, da ubriachi sono pericolosissimi. In India sono frequenti le incursioni di elefanti nelle regioni di Assam e Meghalaya, dove sono concentrati i produttori di birra di riso. Dopo aver

vuotato le giare di birra, questi pachidermi distruggono tutto ciò che incontrano sul loro cammino! Gli elefanti africani invece vanno su di giri quando mangiano i frutti fermentati, quindi alcolici, della marula (Sclerocarya birrea) con cui gli uomini producono il buganu, il vino della savana. Un elefante quando è alticcio agita le orecchie, scuote la testa, barrisce a più non posso, barcolla e dimena la proboscide. Alla fine gli arti non lo reggono più e cade a terra con un grande tonfo. Secondo uno psicologo dell’Università del Minnesota (Usa), gli elefanti si ubriacano volutamente e più spesso quando sono sottoposti a stress, come nei casi di sovraffollamento. A.C.


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Informazioni Utili

DETRAZIONI FISCALI

per gli animali da compagnia

L’

attuale normativa fiscale prevede una serie di agevolazioni per i proprietari di animali da compagnia. Tali misure sono soprattutto volte ad incentivare la cura del proprio amico a quattro zampe tramite detrazioni sulle spese veterinarie. In sede di dichiarazione dei redditi è possibile detrarre il 19% delle spese veterinarie sostenute sulla parte che eccede l’importo di euro 129.11 e nel limite massimo di 387.34. Ad esempio nel caso che un proprietario di un gatto sostenga spese veterinarie per una cifra totale di 464.81 euro, la detrazione spettante va calcolata sul 19% di 335.70 (la cifra totale di 464.81 cui è detratta la franchigia di 129.11 euro). L’importo pertanto detraibile è pari a 63.70 euro. Per essere portate in detrazione le spese devono essere state sostenute nel corso dell’anno per il quale è presentata la dichiarazione dei redditi. Per giustificare tali spese è necessario conservare il documento fiscale che ne prova l’avvenuto pagamento. Anche lo scontrino fiscale che comprova l’acquisto di un farmaco implica il

diritto alla detrazione. Sullo scontrino deve comparire il codice fiscale dell’acquirente. Le agevolazioni spettano al proprietario di animali da compagnia o per attività sportiva. La detrazione di imposta non compete per spese veterinarie sostenute per la terapia di animali di allevamenti, destinati al consumo alimentare. Gli oneri relativi alle spese veterinarie devono essere riportati nel quadro RP – sezione I del modello unico 2009, ai righi RP15, RP16,RP17, indicando il codice di riferimento 25 in colonna 1 ed il relativo importo in colonna 2, oppure nel quadro E – sezione I del modello 730/2009, in uno dei righi E15,16,17 indicando il codice di riferimento 25 in colonna 1 ed il relativo importo in colonna 2. È interamente detraibile dalla dichiarazione dei redditi anche l’acquisto di un cane guida per non vedenti. La detrazione compete per un solo cane. È inoltre detraibile una detrazione forfetaria di 516.46 euro per il mantenimento dell’animale. A.C.


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