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AttivitĂ Parlamentare del Senatore Oskar Peterlini Legislature XIV e XV 2001-2008

Marzo 2008


AttivitĂ Parlamentare del Senatore Oskar Peterlini Legislature XIV e XV 2001/2008

Marzo 2008

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INDICE - Biografia - AttivitĂ Parlamentare nella XIV Legislatura Scheda riassuntiva........................................................................................................pag. 6 Disegni di legge............................................................................................................pag. 20 Interventi in Assemblea su disegni di legge.................................................................pag. 31 Presentazione di documenti: mozioni...........................................................................pag. 67 Atti di Sindacato Ispettivo: interpellanze, interrogazioni.............................................pag. 74 Relatore in Assemblea su Documenti...........................................................................pag. 105 Interventi vari in Assemblea.........................................................................................pag. 106 - AttivitĂ  Parlamentare nella XV Legislatura Scheda riassuntiva.........................................................................................................pag. 125 Disegni di legge.............................................................................................................pag. 137 Interventi in Assemblea su disegni di legge..................................................................pag. 217 Presentazione di documenti: risoluzioni, mozioni.........................................................pag. 262 Atti di Sindacato Ispettivo: interpellanze, interrogazioni..............................................pag. 267 Interventi vari in Assemblea..........................................................................................pag. 286

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Oskar Peterlini Nato a Bolzano il 19 settembre 1950. Tre figli. Risiede a Bronzolo (Bolzano). Laureato in economia aziendale. Dirigente commerciale. Consulente finanziario, pubblicista. Autore di una serie di libri e pubblicazioni sulla previdenza, sull'autonomia e le minoranze linguistiche. Già Dirigente di un'agenzia pubblicitaria turistica, Direttore radio e periodici locali, ideatore e promotore di un nuovo sistema pensionistico complementare in Trentino Alto Adige - Suedtirol (Pensplan), esperto di previdenza e fondi pensione. Ha fatto parte del movimento giovanile cattolico, della Lega per la protezione dell'ambiente Alto Adige (Dachverband fuer Natur und Umwelt), della Lega protezione animali. Lingue straniere: tedesco, inglese, giapponese. Tempo libero: lingue, storia, letteratura, fotografia, ski, sauna, nuoto, snorkelling. Incarichi di partito e attività politica: Iscritto a Suedtiroler Volkspartei. Membro del direttivo del partito e Presidente del circondario Bassa Atesina. Dal 1972 al 1979 è stato Segretario e Presidente del Movimento giovanile SVP. Incarichi ed attività negli Enti locali: dal 1978 al 1998 Consigliere regionale e provinciale a Bolzano. Dal 1988 al 1998 Presidente del Consiglio regionale del Trentino Alto Adige/Sueditorl e della Commissione finanza, bilancio ed economia della Provincia di Bolzano. Elezioni politiche 9-10 aprile 2006: eletto al Senato della Repubblica in Trentino Alto Adige/Suedtirol nel collegio n. 4, con 56.987 voti - 57,89%. Gruppo elettorale: L'Unione SVP. Precedenti consultazioni elettorali: Eletto Senatore della Repubblica nel 2001 in Trentino Alto Adige/Suedtirol nel collegio n. 1 - Bolzano Bassa Atesina, con 53,426 voti - 54,6%. Gruppo elettorale: Suedtiroler Volkspartei - L'Ulivo.

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ATTIVITA' PARLAMENTARE NELLA XIV LEGISLATURA

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SCHEDA RIASSUNTIVA

INCARICHI E UFFICI RICOPERTI Gruppo Per le Autonomie: Membro dal 30 maggio 2001 al 27 aprile 2006 Giunta delle elezioni e delle immunita' parlamentari : Membro dal 12 giugno 2001 al 26 giugno 2001 Segretario dal 27 giugno 2001 al 27 aprile 2006 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale) : Membro dal 22 giugno 2001 al 27 aprile 2006 Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa : Segretario dal 13 giugno 2001 al 27 aprile 2006 INIZIATIVA LEGISLATIVA Ha presentato come primo firmatario i disegni di legge 

S. 2156 Modifica dell' articolo 9 della Costituzione, in materia di tutela costituzionale della flora, della fauna e dell' ambiente nonche' della dignita' degli animali.

S. 2519 Ripristino degli effetti civili per le festività religiose soppresse.

S. 3308 Norme in materia di risparmio e di depositi bancari e finanziari non rivendicati giacenti presso le banche e le imprese di investimento.

S. 3392 Ratifica ed esecuzione dell' Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica d' Austria per la realizzazione di un tunnel ferroviario di base sull' asse del Brennero, fatto a Vienna il 30 aprile 2004.

Ha presentato come cofirmatario i disegni di legge S. 42 (Divieto impiego animali in combattimenti clandestini), S. 77 (Rientro discendenti casa Savoia), S. 133 (Riconoscimento capacità giuridica), S. 167 (Disciplina voli zone montagna), S. 168 (Parchi e riserve marine), S. 175 (Barriere architettoniche), S. 344 (Corte d'Appello a Bolzano), S. 363 (Elezione Parlamento europeo), S. 386 (Riliquidazione pensioni o indennità), S. 396 (Sindrome morte improvvisa del lattante), S. 467 (Parità nelle cariche elettive), S. 636 (Accesso alla psicoterapia), S. 843 (Ratifica trattato cambiamenti climatici), S. 878 (Trattamento economico giudici onorari), S. 997 (Riconoscimento festa S. Giuseppe), S. 1007 (Tutela beni demaniali), S. 1145 (Assistenza e mantenimento figli), S. 1188 (Pluralismo informatico), S. 1238 (Modifiche statuti regioni speciali), S. 1247 (Naufragio del Natale 1996), S. 1278 (Elezione luogo elettivo di nascita), S. 1345 (Reclutamento insegnanti religione cattolica), S. 1346 (Agevolazioni fiscali imprenditori), S. 1364 (Divieto pubblicità veicoli veloci), S. 1380 (Trascrizione trasferimenti mortis causa), S. 1412 (Patentino europeo per l'informatica), S. 1441 (Divieto di fumare), S. 1538 (Indennizzo beni perduti all'estero), S. 1558 (Professioni sanitarie), S. 1587 (Soppressione canone abbonamento e detrazione IVA), S. 1630 (Credito d'imposta per opere bonifica amianto), S. 1638 (Statuto Corte penale internazionale), S. 1647 (Reati di strage e terrorismo), S. 1717 (Esposizione del Crocifisso nelle scuole), S. 1783 (Norme per la protezione di animali), S. 1788 (Contributi previdenziali extracomunitari e 6


S. 1865 (Insegnamento dell'agopuntura), S. 1888 (Giudizi di costituzionalità), S. 1957 (Reinserimento S. 1980 (Depenalizzazione reati di opinione), S. 2073 (Accesso ai servizi per i disabili), S. 2171 (Etichettatura prodotti alimentari), S. 2240 (Protezione del Mar Mediterraneo dall'inquinamento), S. 2300 (Promozione musica popolare), S. 2324 (Agevolazioni contributive per le imprese commerciali), S. 2392 (Commissione inchiesta conflitto in Irak), S. 2461 (Garante nazionale per l'infanzia e l'adolescenza), S. 2464 (Sostegno e tutela di vittime dei reati), S. 2483 (Disciplina acquicoltura biologica), S. 2495 (Reati di abuso sessuale dei minori), S. 2526 (Semplificazione immatricolazione dei veicoli), S. 2531 (Lavori dei detenuti), S. 2571 (Tutela dei bei culturali e ambientali, strade antiche), S. 2597 (Sicurezza del trasporto aereo), S. 2607 (Tutela del paesaggio), S. 2630 (Inchiesta parlamentare sull'attacco terroristico a Nassiriya), S. 2645 (Depenalizzazione dei delitti di renitenza alla leva), S. 2652 (Modifica referendum abrogativo), S. 2653 (Modifica costituzionale in materia di confessioni religiose), S. 2745 (Inchiesta parlamentare guerra in Iraq), S. 2775 (Tutela sottoscrittori bond argentini), S. 2859 (Tutela vittime del lavoro), S. 2871 (Negazione di autorizzazioni di polizia, servizio civile), S. 2924 (Tutela maternità delle donne dirigenti), S. 2966 (Denominazione " gelato tradizionale italiano "), S. 2972 (Norme in materia di circolazione degli autoveicoli), S. 2973 (Indennizzo per invalidità conseguente a vaccinazioni), S. 2979 (Ratifiche dei trattati, maltrattamenti e sevizie), S. 3023 (Prevenzione rischi dell'amianto, agevolazioni fiscali), S. 3050 (Reati contro l'amministrazione pubblica, confisca dei beni), S. 3074 (Autorità europea per la sicurezza alimentare), S. 3124 (Parchi nazionali e riserve naturali), S. 3131 (Festa nazionale dei nonni), S. 3138 (Assunzioni obbligatorie, ciechi), S. 3151 (Sicurezza stradale), S. 3152 (Mine antiuomo), S. 3159 (Prodotti farmaceutici e prevenzione infortuni stradali), S. 3215 (Interessi passivi, mutui e prestiti), S. 3219 (Tutela degli anziani), S. 3240 (Marchi di identificazione bovini, caprini, ovini), S. 3251 (Corpo nazionale soccorso alpino), S. 3298 (Protezione del diritto d' autore delle opere a fumetti), S. 3300 (Tutela dei diritti umani), S. 3332 (Risparmi energetici e riduzione delle emissioni di gas serra), S. 3347 (Servizi pubblici, tutela dei consumatori e degli utenti), S. 3362 (Corte europea dei diritti dell'uomo), S. 3377 (Istituzione Fondo per i viaggi organizzati dalle scuole), S. 3391 (Riconoscimento della cittadinanza italiana ai nati e già residenti nei territori appartenenti all'Impero austro - ungarico e ai loro discendenti) S. 3413 (Discriminazioni sui luoghi di lavoro), S. 3417 (Tutela dei minorati auditivi), S. 3432 (Recupero del credito IVA), S. 3465 (Partecipazione italiana all' Anno polare internazionale), S. 3481 (Pubblicità, corrispondenza), S. 3496 (Svolgimento dei referendum abrogativi in coincidenza con le elezioni amministrative e politiche), S. 3515 (Commissione parlamentare di inchiesta sulle attivita' finanziarie a carattere speculativo), S. 3544 (Sequestro di minori), S. 3556 (Ricorsi amministrativi, INAIL), S. 3559 (Navigazione fluviale), S. 3589 (Abbandono di minore, adozione), S. 3590 (Licenziamenti discriminatori), S. 3602 (Affidamento di minori, adozione internazionale), S. 3606 (Sviluppo della cultura e della pace), S. 3632 (Età pensionabile circensi), S. 3678 (Tutela del patrimonio storico della guerra di Liberazione), S. 3683 (Protezione degli animali), S. 3700 (Tutela del paesaggio), S. 3701 (Disarmo). materia abitativa),

lavoratori espulsi),

INTERVENTI SU DISEGNI DI LEGGE In Assemblea 

S. 16 "Disposizioni per l' esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani all' estero".

in discussione congiunta con: S.217, S.863, in discussione articoli: 20 dicembre 2001 (ant), per dichiarazione di voto: 20 dicembre 2001 (ant) 

S. 112 "Norme in materia di procreazione assistita".

in discussione congiunta con: S.1264, S.1313, S.1514, S.1521, S.197, S.282, S.501, S.58, S.961, S.1715, S.1837, S.2004, in discussione articoli: 4 dicembre 2003 (ant), per dichiarazione di voto: 11 dicembre 2003 (ant) 

S. 252 "Modifica dell' articolo 67 della Costituzione".

in discussione congiunta con: S.338, S.420, S.448, S.617, S.992, S.1238, S.1350, S.1496, S.1653, S.1662, S.1678, S.1888, S.1889, S.1898, S.1914, S.1919, S.1933, S.1934, S.1998, S.2001, S.2002, S.2030, S.2117, S.2166, S.2320, S.2404, S.2449, S.2507, S.2523, S.2544, in discussione articoli: 19 febbraio 2004 (ant) 7


S. 344 "Istituzione delle corti d' appello di Sassari, Taranto e Bolzano".

in discussione congiunta con: S.385, S.456, S.1051, S.1765, S.2172, S.2806, in discussione generale: 21 settembre 2004 (pom) 

S. 351 "Integrazione alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, concernente norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio".

in discussione congiunta con: S.525, S.663, S.605, S.628, per dichiarazione di voto: 6 febbraio 2002 (pom) 

S. 357 "Norme per la tutela dei lavori atipici" per dichiarazione di voto: 25 settembre 2002 (ant)

S. 373 "Primi interventi per il rilancio dell' economia".

in discussione articoli: 25 luglio 2001 (ant) 

S. 421 "Modifiche e integrazioni all' articolo 71 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, in materia di totalizzazione dei periodi di iscrizione e contribuzione".

in discussione congiunta con: S.1393, S.2058, su questioni procedurali: 9 marzo 2004 (pom), in discussione generale: 4 maggio 2004 (pom) 

S. 472 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 giugno 2001, n. 217, recante modificazioni al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, nonche' alla legge 23 agosto 1988, n. 400, in materia di organizzazione del Governo".

per dichiarazione di voto: 2 agosto 2001 (pom) 

S. 699 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2002 )".

in discussione congiunta con: S.700, in discussione generale: 5 novembre 2001 (pom), in discussione articoli: 14 novembre 2001 (pom)  S. 848-B "Delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro". per dichiarazione di voto: 5 febbraio 2003 (pom)  S. 1033 "Modifica del comma 7 dell' articolo 80 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285". in discussione congiunta con: S.2422, S.1376, S.2127, S.2360, per dichiarazione di voto: 31 luglio 2003 (ant) 

S. 1148 "Semplificazione del procedimento relativo alla sottoscrizione delle liste e delle candidature elettorali". in discussione congiunta con: S.1177, S.1294, S.1475, S.3633, S.1, S.117, S.290, S.337, S.614, S.1489, S.1693, S.1853, S.3343, S.3378, S.3396, in discussione articoli: 7 dicembre 2005 (ant) 

S. 1157 "Ratifica ed esecuzione dei Protocolli alla Convenzione per la protezione delle Alpi, fatta a Salisburgo il 7 novembre 1991".

in discussione congiunta con: S.1842, in discussione generale: 3 ottobre 2003 (ant) 

S. 1251 "Legge - quadro in materia di riordino dei cicli dell' istruzione".

in discussione congiunta con: S.1306, in discussione articoli: 6 novembre 2002 (pom)

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S. 1738-B "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 settembre 2002, n. 210, recante disposizioni urgenti in materia di emersione del lavoro sommerso e di rapporti di lavoro a tempo parziale". in discussione generale: 19 novembre 2002 (pom), per dichiarazione di voto: 19 novembre 2002 (pom) 

S. 1753-B "Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l' integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione".

in discussione articoli: 14 ottobre 2004 (ant), per dichiarazione di voto: 14 ottobre 2004 (ant) 

S. 1941 "Disposizioni concernenti la forma di governo regionale".

in discussione congiunta con: S.2025, S.2556, S.2651, S.2544-B, in discussione articoli: 22 marzo 2005 (ant) 

S. 1986-B "Sospensione condizionata dell' esecuzione della pena detentiva nel limite massimo di due anni". per dichiarazione di voto: 31 luglio 2003 (pom) 

S. 2512 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2004 )". in discussione articoli: 11 novembre 2003 (ant), 11 novembre 2003 (pom), 12 novembre 2003 (pom)  S. 2544-D "Modifiche alla Parte II della Costituzione". in discussione generale: 15 novembre 2005 (pom) 

S. 2714 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 dicembre 2003, n. 347, recante misure urgenti per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenza".

in discussione generale: 11 febbraio 2004 (pom) 

S. 2759 "Riforma degli strumenti di controllo e vigilanza sulla trasparenza e correttezza dei mercati finanziari". in discussione congiunta con: S.3328, S.3308, S.2680, S.2760, S.2765, S.2202, in discussione generale: 14 settembre 2005 (pom), in discussione articoli: 5 ottobre 2005 (pom) 

S. 2978 "Conversione in legge del decreto-legge 28 maggio 2004, n. 136, recante disposizioni urgenti per garantire la funzionalita' di taluni settori della pubblica amministrazione". in discussione articoli: 8 luglio 2004 (ant) 

S. 3421 "Conversione in legge del decreto-legge 14 maggio 2005, n. 81, recante disposizioni urgenti in materia di partecipazioni a societa' operanti nel mercato dell' energia elettrica e del gas".

per dichiarazione di voto: 14 giugno 2005 (pom) 

S. 3616 "Conversione in legge del decreto-legge 1° ottobre 2005, n. 202, recante misure urgenti per la prevenzione dell' influenza aviaria". in discussione articoli: 19 ottobre 2005 (pom) Nella 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale) 9


S. 55 "Norme in difesa della cultura italiana e per la regolamentazione dell' immigrazione".

in discussione congiunta con: S.770, S.795, S.797, in sede consultiva: 6 dicembre 2001 (pom) 

S. 231 "Adeguamento delle norme in materia pensionistica dei ferrovieri".

in sede Deliberante: 12 maggio 2004 (pom) 

S. 357 "Norme per la tutela dei lavori atipici".

in discussione congiunta con: S.629, S.869, S.848, in sede referente: 29 gennaio 2002 (pom), 2 aprile 2002 (pom), 10 aprile 2002 (pom) 

S. 373 "Primi interventi per il rilancio dell' economia".

in sede consultiva: 12 luglio 2001 (ant) 

S. 421 "Modifiche e integrazioni all' articolo 71 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, in materia di totalizzazione dei periodi di iscrizione e contribuzione".

in discussione congiunta con: S.1393, S.2058, in sede referente: 29 ottobre 2003 (pom), in discussione congiunta con: S.1393, S.2058, Petizione n. 66, Petizione n. 84, Petizione n. 200, Petizione n. 255, Petizione n. 393, Petizione n. 574, in sede referente: 3 dicembre 2003 (pom), 16 dicembre 2003 (pom), in discussione congiunta con: S.1393, S.2058, Petizione n. 66, Petizione n. 84, Petizione n. 200, Petizione n. 255, Petizione n. 393, Petizione n. 574, Petizione n. 582, Petizione n. 583, in sede referente: 21 gennaio 2004 (pom), 22 gennaio 2004 (pom), 27 gennaio 2004 (pom), 28 gennaio 2004 (pom), 3 febbraio 2004 (pom), 10 febbraio 2004 (pom), 26 febbraio 2004 (pom), 4 marzo 2004 (pom), 9 marzo 2004 (pom), 16 marzo 2004 (pom), 18 marzo 2004 (pom), 31 marzo 2004 (pom), 6 aprile 2004 (pom), 20 aprile 2004 (pom), 21 aprile 2004 (pom), 21 aprile 2004 (nott), 27 aprile 2004 (pom) 

S. 598 "Differimento del termine per il versamento dei tributi dei soggetti colpiti dal sisma del 1990 in Sicilia". in discussione congiunta con: S.603, S.665, S.801, in sede referente: 14 novembre 2001 (pom), 20 novembre 2001 (pom) 

S. 699-B "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2002 )". in discussione congiunta con: S.700-B, in sede consultiva: 20 dicembre 2001 (pom)  S. 848-B "Delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro". in sede referente: 19 novembre 2002 (pom) 

S. 3135 "Conversione in legge del decreto-legge 5 ottobre 2004, n. 249, recante interventi urgenti in materia di politiche del lavoro e sociali".

in sede referente: 20 ottobre 2004 (pom) Nelle Commissioni riunite 1ª (Affari Costituzionali) e 11ª (Lavoro, previdenza sociale) 

S. 1471 "Apposizione obbligatoria delle impronte digitali sulle carte d' identita'".

in sede referente: 17 settembre 2002 (pom), in discussione congiunta con: S.1477, S.1692, in sede referente: 18 settembre 2002 (nott)

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Nelle Commissioni riunite 6ª (Finanze e tesoro) e 10ª (Industria, commercio, turismo) 

S. 2759 "Riforma degli strumenti di controllo e vigilanza sulla trasparenza e correttezza dei mercati finanziari". in discussione congiunta con: S.3328, S.3308, S.2680, S.2760, S.2765, S.2202, Petizione n. 808 in sede referente: 14 giugno 2005 (pom), 15 giugno 2005 (ant), 21 giugno 2005 (pom) PRESENTAZIONE DI DOCUMENTI Atti di indirizzo e rapporto di fiducia Ha presentato come primo firmatario 

Mozioni:

1. n. 1-00059 (Crisi bancaria giapponese e bancarotta dell’Argentina) 2. n. 1-00085 (Sicurezza nucleare) 3. n. 1-00086 (Violenza diffusa dai mass media) 4. n. 1-00151 (Crollo della new economy negli USA, crac della bolla immobiliare e sostegno all’economia reale) 5. n. 1-00234 (Crack della Parmalat) Ha presentato come cofirmatario 

Mozioni: 1. n. 1-00002 (Ratifica ed entrata in vigore del Protocollo di Kyoto) n. 1-00011 (Vertice di Genova del 2001 dei paesi G8 e adesione degli altri governi alle iniziative intraprese) 3. n. 1-00027 (Guerra in Afganistan) 2.

n. 1-00029 (Repressione della libertà religiosa, di opinione e di manifestare nella Repubblica Popolare Cinese) 5. n. 1-00055 (Promozione della cultura, della lingua e del patrimonio scientifico italiano all’estero) 4.

n. 1-00061 (Conferenza Mondiale a Monterrey in Messico, organizzata dall’ONU sui Finanziamenti allo Sviluppo) 7. n. 1-00064 ( Palestina: occupazione illegittima dei territori e bombardamenti dei civili) 6.

n. 1-00070 (Sfruttamento del lavoro minorile in Giappone e Corea) 9. n. 1-00082 discussa in: Discussione della mozione n. 82 sulle mine antiuomo 8.

10.

n. 1-00098 discussa in: Discussione, con procedimento abbreviato, della mozione n. 98 sul commercio equo e solidale

11.

n. 1-00122 (Quinta Conferenza Ministeriale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio a Cancun in Messico)

12.

n. 1-00125 (Conferimento ruolo costituzionale, con funzioni decisionali, alle Regioni a statuto ordinario,

differenziato nonché alle Province autonome all'interno della futura Europa) 13. n. 1-00127 (Riconoscimento del ruolo delle regioni, delle province autonome e degli altri enti locali nel processo di costruzione europea)

n. 1-00128 (Richiamo ai valori più alti, etici e umani, oltreché politici e sociali nella Convenzione europea) 15. n. 1-00132 (Razzismo e xenofobia) 14.

16.

n. 1-00134 discussa in: Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sui recenti sviluppi della crisi irachena

17.

n. 1-00148 (Lavoratori immigrati extracomunitari) 11


18.

n. 1-00168 (Sostegno dell'Italia alle iniziative della quinta Conferenza Ministeriale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio)

n. 1-00175 (Sostegno del turismo e costi dell'IVA) 20. n. 1-00177 (Dichiarazioni spiacevoli del Sottosegretario per le attività produttive sui tedeschi e conseguente tensione 19.

fra il Governo tedesco e l' Esecutivo italiano)

21.

n. 1-00192 (Sostegno alle zone di montagna)

n. 1-00196 (Poste italiane Spa e Centro operativo di Aosta) 23. n. 1-00212 (Patto di pace di Ginevra) 22.

n. 1-00216 (Sicurezza ed efficienza del trasporto aereo) 25. n. 1-00217 (Garanzia del pluralismo informatico in ambito europeo) 24.

n. 1-00218 (Sfruttamento del lavoro minorile) 27. n. 1-00243 (Sicurezza e qualità nel settore agroalimentare) 26.

n. 1-00259 (Mediazione di pace fra Israele e Palestina) 29. n. 1-00263 (Movimento per la pace e Costituzione europea) 28.

n. 1-00269 (Monito al Governo vietnamita per il rispetto della libertà religiosa) 31. n. 1-00273 (Crisi irachena e violenze ai civili) 32. n. 1-00276 discussa in: Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sui più recenti sviluppi della 30.

situazione in Iraq 33.

n. 1-00280 discussa in: Discussione della mozione 1-00280 (testo 2) sui centri temporanei di accoglienza per immigrati

34.

n. 1-00284 (Direttiva CEE del 1992 e diritto d'autore)

n. 1-00287 (Reddito minimo di inserimento e misure di contrasto della povertà) 36. n. 1-00296 (Occupazione dell'Iraq e liberazione degli ostaggi) 35.

n. 1-00300 (Guerra in Iraq e invio aiuti umanitari) 38. n. 1-00303 (Produzione e commercializzazione del pane) 37.

n. 1-00305 (Programma Erasmus a sostegno della mobilità degli studenti e dei docenti tra le università europee) 40. n. 1-00307 (Aiuti territori montani) 39.

n. 1-00308 (Cambiamento regime IVA del gas per uso domestico) 42. n. 1-00309 (Sviluppo settore panificazione e tutela dei consumatori) 41.

n. 1-00313 (Assedio di Falluja e violazioni del diritto umanitario) 44. n. 1-00317 (Brevettazione dei software) 43.

n. 1-00318 (Partecipazione al processo elettorale di tutte le componenti politiche e religiose irachene) 46. n. 1-00321 (Parlamento europeo e chiarimento del divieto di brevettare i software) 45.

n. 1-00325 (Decesso di bambini per aver contratto forme di meningite da meningococco e da pneumococco) 48. n. 1-00330 (Sviluppo e crescita del Mezzogiorno) 47.

n. 1-00333 (Posizione italiana nell’UE in materia di negoziati commerciali) 50. n. 1-00338 (Uccisione a Baghdad dall'agente del SISMI, Nicola Calipari) 49.

n. 1-00340 (Aggiornamento tariffario del Nomenclatore delle protesi e degli ausili per la riabilitazione) 52. n. 1-00341 (Disarmo nucleare) 51.

53.

n. 1-00343 (Iniziative contro l'uccisione delle foche in Canada) 12


54.

n. 1-00345 (Terremoto del 2004 nel Sud-Est Asiatico, tsunami.)

n. 1-00347 (Questione dell'occupazione nello stabilimento Fabercarta s.p.a. di Castelraimondo - Macerata) 56. n. 1-00349 (Promulgazione di un Trattato internazionale sul commercio degli armamenti) 55.

n. 1-00353 (Costituzione europea) 58. n. 1-00355 (Ratifica del Protocollo aggiuntivo alla Convenzione di Madrid 57.

sulla cooperazione transfrontaliera degli

enti territoriali)

n. 1-00362 (Reintegro dei lavoratori licenziati dall'azienda Atesina di Roma) 60. n. 1-00363 (Soccorso alle popolazioni del Kashmir pachistano e le aree confinanti di India e Afghanistan colpite 59.

dal terremoto)

n. 1-00364 (Ponte sullo Stretto di Messina) 62. n. 1-00365 (Arresto di Turi Vaccaro per danneggiamento di due caccia NATO F16) 61.

63.

n. 1-00366 (Rispetto dei diritti umani in Tunisia)

64.

n. 1-00367 (Virus dell'influenza aviaria)

65.

n. 1-00368 (Liberazione del giornalista iraniano, Akbar Ganji, imprigionato nel terribile carcere di Evin)

Atti di Sindacato Ispettivo Ha presentato come primo firmatario  Interpellanze: 1. 2-00470 pubblicata il 25 novembre 2003 (Tutela delle

minoranze linguistiche e parificazione della lingua

italiana a quella tedesca)

Interrogazioni a risposta orale:

2. 3-01043 pubblicata il 15 maggio 2003 (Comunicazione di nuovi rapporti di lavoro) 3. 3-02460 pubblicata il 7 febbraio 2006 (Principio di autodeterminazione)  Interrogazioni a risposta scritta: 4. 4-00535 pubblicata il 28 settembre 2001 (Modifiche

legislative per alleggerire l’impatto burocratico per i

cittadini)

5. 4-01083 pubblicata il 12 dicembre 2001 (Richiesta di grazia per la

nigeriana Safiya Hosseini Tungar-Tudu,

condannata a morte)

6. 4-01255 pubblicata il 24 gennaio 2002 (Introduzione di un taglio aggiuntivo per le banconote riferite ad uno o a due euro)

7.

4-01354 pubblicata il 5 febbraio 2002 (Sentenza non definitiva di condanna per reato di peculato nei confronti del Consigliere Franco Tretter)

8. 4-01621 pubblicata il 27 febbraio 2002 (Programmazione delle ferie scolastiche presso i Bundeslnder) 9. 4-04052 pubblicata il 5 marzo 2003 (Esposizione della "bandiera" della pace) 10. 4-04068 pubblicata il 6 marzo 2003 (Arresto di Tayseer Khaled, membro del comitato esecutivo dell'OLP) 11. 4-04085 pubblicata l'11 marzo 2003 (Aumento della dotazione delle risorse a disposizione dell’Istituto Nazionale di Statistica necessaria per i rinnovi del personale con contratto a tempo determinato)

12. 4-04113 pubblicata il 13 marzo 2003 (Rilancio dell'Ente nazionale per l'energia e l'ambiente) 13. 4-04114 pubblicata il 13 marzo 2003 (Agenzia parlamentare per l'informazione politica

ed economica

AgenParl)

14. 4-04115 pubblicata il 13 marzo 2003 (Limitazione della prescrizione dei farmaci) 15. 4-04192 pubblicata il 25 marzo 2003 (Tutela degli animali) 13


16. 4-04295 pubblicata il 3 aprile 2003 (Gestione e

rilancio dell'Ente nazionale per l'energia e l'ambiente)

17. 4-04943 pubblicata il 10 luglio 2003 (Esternazioni del sottosegretario Stefani sul popolo tedesco) 18. 4-05054 pubblicata il 23 luglio 2003 (Condanna di un poliziotto di Bolzano al pagamento

di una cifra

elevatissima quale risarcimento di danni)

19. 4-05273 pubblicata il 24 settembre 2003 (Patrimonio cristiano nella Costituzione europea) 20. 4-05274 pubblicata il 24 settembre 2003 (Armi di distruzione di massa in Iraq) 21. 4-05275 pubblicata il 24 settembre 2003 (Riferimento in Costituzione alla tutela delle minoranze linguistiche in tema di relazioni tra l’Unione e gli Stati membri)

22. 4-05787 pubblicata l'11 dicembre 2003 (Multe elevate ed ingiuste per automobilisti altoatesini) 23. 4-06817 pubblicata il 19 maggio 2004 (Documentazione riguardante l'attentato dell'11 settembre 2001 contro le Torri Gemelle di New York)

24. 4-06879 pubblicata il 26 maggio 2004 (Uso

obbligatorio del casco per ciclisti di minore età e promozione

campagna nelle scuole)

25. 4-07006 pubblicata il 6 luglio 2004 (Ampliamento dell'autostrada del Brennero e trasferimento dalla gomma alla rotaia per trasporto merci)

26. 4-07132 pubblicata il 22 luglio 2004 (Furti di cavalli a scopo di macellazione) 27. 4-07191 pubblicata il 3 agosto 2004 (Aiuti umanitari alle vittime della grave guerra civile in Darfur) 28. 4-07326 pubblicata il 28 settembre 2004 (Rapimento di Simona Torretta, Simona Pari e di altri

due loro

collaboratori iracheni)

29. 4-07516 pubblicata il 20 ottobre 2004 (Conti e depositi dormienti) 30. 4-07982 pubblicata il 25 gennaio 2005 (Dipendenti in servizio delle Ferrovie dello Stato e titoli di viaggio) 31. 4-08823 pubblicata il 1 giugno 2005 (Richiesta di identificazione di giovani che hanno pacificamente espresso il loro dissenso durante un comizio elettorale dell'On. Berlusconi)

32. 4-09087 pubblicata il 14 luglio 2005 (Diritto al bilinguismo nella Provincia autonoma di Bolzano) 33. 4-09429 pubblicata il 28 settembre 2005 (Cimici sul treno espresso Lecce-Bolzano) 34. 4-09612 pubblicata il 7 novembre 2005 (Propaganda politica "smisurata" del partito di Forza Italia) 35. 4-09683 pubblicata il 16 novembre 2005 (Difficoltà a procedere alla trasformazione delle IPAB) 36. 4-09684 pubblicata il 16 novembre 2005 (SISMI e dossier sulle attività di Ledeen in Italia) 37. 4-09832 pubblicata il 13 dicembre 2005 (Scuola allievi agenti di Bolzano a rischio chiusura) 38. 4-10008 pubblicata il 18 gennaio 2006 (Disciplina normativa dei depositi giacenti presso banche e imprese di investimento)

39. 4-10176 pubblicata il 9 febbraio 2006 (Già 3-02460) (Principio di autodeterminazione) Ha presentato come cofirmatario 

Interpellanze:

1. 2-00372 pubblicata il 29 aprile 2003 (Conflitto dell'area mediorientale) 2. 2-00482 pubblicata il 10 dicembre 2003 (Esclusione dalla erogazione dell’assegno di 1000 euro per il secondo figlio alle madri straniere extracomunitarie residenti in Italia)

3. 2-00539 pubblicata il 23 marzo 2004 (Responsabilità

delle imprese transnazionali e delle altre imprese

commerciali in tema di diritti umani)

4. 2-00644 pubblicata il 16 novembre 2004 (Comunità montane) 5. 2-00655 pubblicata il 14 dicembre 2004 (Memorandum d'Intesa tra la Repubblica italiana e lo Stato d’Israele per la cooperazione militare e nel settore della difesa)

14


6. 2-00664 pubblicata il 18 gennaio 2005 (Aiuti umanitari promessi dall'Italia per far fronte all'emergenza nella provincia di Aceh e in altre zone dell'Indonesia)

7. 2-00695 pubblicata il 7 aprile 2005 (Non proliferazione e disarmo nucleare) 8. 2-00761 pubblicata il 21 luglio 2005 (Promozione dei funzionari di polizia Canterini e Perugini) 9. 2-00794 pubblicata il 15 novembre 2005 (Uso delle armi chimiche durante l’attacco delle truppe americane a Fallujah, in Iraq, nell’autunno 2004)

10. 2-00799 pubblicata il 23 novembre 2005 (Impiego di fosforo bianco da parte dell'esercito americano in pieno centro di Nassiriya)

Interrogazioni a risposta orale:

11. 3-00161 pubblicata il 25 ottobre 2001 (Garanzie

sul regolare svolgimento delle rilevazioni censuarie nei

comuni del Friuli-Venezia Giulia)

12. 3-00393 pubblicata il 3 aprile 2002 (Iniziative nei rapporti con la Repubblica Eritrea) 13. 3-00743 pubblicata il 27 novembre 2002 (Concessione della grazia ad Adriano Sofri) 14. 3-00963 pubblicata il 26 marzo 2003 (Paracadutisti della 173a brigata dell’esercito USA a Vicenza) 15. 3-01357 pubblicata il 17 dicembre 2003 (Strage dei militari italiani a Nassiriya) 16. 3-01786 pubblicata il 26 ottobre 2004 (Munizioni

cluster immagazzinate negli arsenali delle forze armate

italiane)

17. 3-01857 pubblicata il 30 novembre 2004 (Rimpatrio di civili dalla Costa d'Avorio) 18. 3-01925 pubblicata il 25 gennaio 2005 (Già 4-07964) (Tsunami) 19. 3-02036 pubblicata il 21 marzo 2005 (Trattato bilaterale di cooperazione culturale tra l’Italia e il Paraguay e violazioni dei diritti umani)

20. 3-02091 pubblicata il 4 maggio 2005 (Esportazione di armi da guerra) 21. 3-02113 pubblicata il 18 maggio 2005 (Repressione della libertà e dei diritti umani dei cittadini del Togo)  Interrogazioni a risposta scritta: 22. 4-01311 pubblicata il 30 gennaio 2002 (Già 3-00161) 23. 4-03293 pubblicata il 6 novembre 2002 (Giustizia internazionale) 24. 4-05704 pubblicata il 2 dicembre 2003 (Ente per la Tutela del Lupo Italiano (E.T.L.I.) 25. 4-05715 pubblicata il 2 dicembre 2003 (Sospensione cautelare del finanziamento all’ETLI) 26. 4-06014 pubblicata il 28 gennaio 2004 (Sequestri di specie animali appartenenti alla fauna esotica) 27. 4-06401 pubblicata il 17 marzo 2004 (Rilascio del permesso di soggiorno al compimento della maggiore età per motivi di studio)

28. 4-06498 pubblicata il 31 marzo 2004 (Ratifica della firma del protocollo addizionale della Convenzione ONU contro la tortura)

29. 4-06672 pubblicata il 28 aprile 2004 (Misure

finanziarie per sostenere uno sviluppo equilibrato della

montagna)

30. 4-07670 pubblicata il 16 novembre 2004 (Acquedotti e sostegno per i Comuni, soprattutto quelli di montagna) 31. 4-07709 pubblicata il 17 novembre 2004 (Affidamento di gestioni aeroportuali) 32. 4-07964 pubblicata il 20 gennaio 2005 (Tsunami) 33. 4-08170 pubblicata il 17 febbraio 2005 (Armi

atomiche in Europa e violazione del trattato di non

proliferazione)

34. 4-08680 pubblicata il 12 maggio 2005 (Sportass - Cassa di Previdenza per l'assicurazione degli sportivi) 35. 4-08877 pubblicata il 16 giugno 2005 (Concessione dell'asilo politico al terrorista Luis Posada Carriles) 15


36. 4-09369 pubblicata il 21 settembre 2005 (Popolazione detenuta femminile in Italia) 37. 4-09860 pubblicata il 15 dicembre 2005 (Normativa sulla privacy e direttiva europea) 38. 4-10035 pubblicata il 19 gennaio 2006 (Armi nucleari) 39. 4-10302 pubblicata il 30 maggio 2001 (Testimoni di giustizia) Prerogative ed immunità Ha presentato come relatore all'Assemblea 

Doc. IV-quater n. 11 "Relazioni della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari a seguito di richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità ex articolo 68 della Costituzione, nell'ambito di un procedimento civile pendente presso il Tribunale di Roma nei confronti del senatore Nando Dalla Chiesa" il 17 gennaio 2003

Doc. IV-ter n. 6-A "Richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, trasmessa dal Tribunale Ordinario di Roma I^ Sezione civile, relativa agli atti di un procedimento civile nei confronti del senatore Lamberto Dini" il 14 dicembre 2004

INTERVENTI IN ASSEMBLEA Fiducia al Governo 

Governo Berlusconi-II il 19 giugno 2001 (seduta pom. n. 5)

Comunicazioni del governo 

Comunicazioni del Governo sull'impiego di contingenti militari italiani all'estero in relazione alla crisi internazionale in atto e conseguente discussione il 7 novembre 2001 (seduta pom. n. 63)

Comunicazioni del Governo sulle linee della politica estera italiana il 29 gennaio 2003 (seduta pom. n. 319), il 6 febbraio 2003 (seduta pom. n. 327), il 19 febbraio 2003 (seduta ant. n. 336) (per dichiarazione di voto)

Comunicazioni del Ministro dell'interno sull'immigrazione il 29 giugno 2005 (seduta ant. n. 830)

Interventi vari 

Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2002-2006 il 31 luglio 2001 (seduta ant. n. 27)

Costituzione in giudizio del Senato della Repubblica per resistere in due conflitti di attribuzione sollevati dal Tribunale di Roma il 2 agosto 2001 (seduta pom. n. 33)

Elezione contestata nella regione Toscana (Giorgio Malentacchi) il 20 novembre 2002 (seduta pom. n. 281)

Inserimento nel calendario dei lavori della discussione sulle dimissioni presentate dal senatore Magri il 5 febbraio 2003 (seduta ant. n. 324) 16


Elezione contestata nella regione Emilia-Romagna (Gianluigi Magri) il 5 febbraio 2003 (seduta ant. n. 324)

Inserimento nel calendario dei lavori della discussione sulle dimissioni presentate dal senatore Magri il 5 febbraio 2003 (seduta pom. n. 325)

Elezione contestata nella regione Emilia-Romagna (Gianluigi Magri) il 5 febbraio 2003 (seduta pom. n. 325)

Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2002 e progetto di bilancio interno per l'anno finanziario 2004 il 23 settembre 2004 (seduta ant. n. 657)

Sull'ordine dei lavori il 22 marzo 2005 (seduta ant. n. 770)

Calendario dei lavori dal 24 maggio al 14 giugno 2005 il 24 maggio 2005 (seduta pom. n. 808)

Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2003 e progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2005 il 30 giugno 2005 (seduta ant. n. 832)

Organizzaione della discussione sulla questione di fiducia il 2 febbraio 2006 (seduta ant. n. 952)

INTERVENTI IN COMMISSIONE

Interventi nella Giunta delle elezioni e delle immunita' parlamentari 

Convalida dei risultati elettorali generali della regione Calabria il 21 novembre 2001 (seduta pom. n. 9)

Convalida dei risultati elettorali generali della regione Emilia-Romagna il 20 febbraio 2002 (seduta nott. n. 16), il 20 febbraio 2002 (seduta nott. n. 16) (per dichiarazione di voto)

Convalida dei risultati elettorali generali della regione Lombardia il 25 luglio 2002 (seduta ant. n. 29)

Convalida dei risultati elettorali generali della regione Molise il 24 ottobre 2001 (seduta pom. n. 7)

Convalida dei risultati elettorali generali della regione Sicilia il 1 agosto 2001 (seduta pom. n. 4), l'8 maggio 2002 (seduta pom. n. 19), il 25 luglio 2002 (seduta ant. n. 29)

Convalida dei risultati elettorali generali della regione Toscana il 20 febbraio 2002 (seduta nott. n. 16)

Elezione contestata nella regione Toscana (Giorgio Malentacchi) il 25 luglio 2002 (seduta ant. n. 29) (per dichiarazione di voto)

Elezione contestata nella regione Emilia-Romagna (Gianluigi Magri) il 20 febbraio 2002 (seduta nott. n. 16), il 20 febbraio 2002 (seduta nott. n. 16) (per dichiarazione di voto)

Costituzione in giudizio in un conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato, in relazione ad un ricorso presentato dalla Camera dei deputati davanti alla Corte costituzionale il 4 luglio 2001 (seduta pom. n. 2) 17


Costituzione in giudizio del Senato della Repubblica per resistere in due conflitti di attribuzione sollevati dal Tribunale di Roma il 1 agosto 2001 (seduta pom. n. 4)

Costituzione in giudizio del Senato della Repubblica per resistere in due conflitti di attribuzione sollevati dal Tribunale di Milano il 1 dicembre 2004 (seduta ant. n. 72)

Costituzione in giudizio del Senato per resistere in tre conflitti di attribuzione sollevati dal Tribunale di Napoli, dalla Corte di appello di Genova e dal Tribunale di Milano il 15 dicembre 2004 (seduta ant. n. 74)

Costituzione in giudizio del Senato per resistere in un conflitto di attribuzione sollevato dal Tribunale di Treviso. Costituzione in giudizio del Senato per resistere in un conflitto di attribuzione sollevato dalla Corte d'appello di Milano il 19 gennaio 2005 (seduta ant. n. 75)

Esame della richiesta di deliberazione sull'insindacabilità delle opinioni espresse, avanzata dal senatore Piergiorgio Stiffoni, in relazione al procedimento penale n. T99/002511 RGNR pendente nei suoi confronti presso il Tribunale di Padova il 5 dicembre 2001 (seduta pom. n. 10)

Seguito e conclusione della discussione sulle comunicazioni rese dal Presidente il 7 settembre e il 23 novembre 2005 il 13 dicembre 2005 (seduta pom. n. 91)

Interventi nella 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale) Comunicazioni del governo 

Comunicazioni del Ministro del lavoro e delle politiche sociali sulle linee programmatiche del suo dicastero il 18 luglio 2001 (seduta pom. n. 7)

Sindacato ispettivo 

Svolgimento dell'interrogazione n. 3-01043, sull'intervenuta riduzione, ad opera del decreto legislativo n. 297 del 2002, del termine di comunicazione dell'assunzione dei lavoratori ai Centri per l'impiego il 4 febbraio 2004 (seduta pom. n. 220)

Interventi vari 

Indagine conoscitiva sulla condizione dei lavoratori anziani il 6 novembre 2002 (seduta pom. n. 114), il 6 luglio 2005 (seduta pom. n. 326) (per dichiarazione di voto)

Atto del Governo sottoposto a parere parlamentare n. 329 "Schema di decreto legislativo recante: "Modifiche ed integrazioni alla legge 23 luglio 1991, n. 223 in materia di licenziamenti collettivi"" il 2 marzo 2004 (seduta pom. n. 229)

Atto del Governo sottoposto a parere parlamentare n. 522 "Schema di decreto legislativo recante disciplina delle forme pensionistiche complementari" il 19 luglio 2005 (seduta pom. n. 329), il 14 settembre 2005 (seduta pom. n. 335), il 21 settembre 2005 (seduta pom. n. 337)

Atto del Governo sottoposto a parere parlamentare n. 548 "Schema di decreto legislativo recante: "Totalizzazione dei periodi assicurativi, in attuazione della delega conferita dall'articolo 1, commi 1, lettera d) e 2, lettera o), della legge 23 agosto 2004, n. 243"" il 19 ottobre 2005 (seduta ant. n. 346)

18


Atto del Governo sottoposto a parere parlamentare n. 550 "Schema di decreto legislativo recante disciplina delle forme pensionistiche complementari" il 19 ottobre 2005 (seduta pom. n. 347)

Nomina ex art. 1 legge n. 14 del 1978 n. 107 "Proposta di nomina del dott. Luigi Scimìa a Presidente della Commissione di vigilanza sui fondi pensione - COVIP" il 30 giugno 2004 (seduta pom. n. 260)

Sull'attentato terroristico di cui è rimasto vittima il prof. Marco Biagi il 20 marzo 2002 (seduta pom. n. 61)

Sui lavori della Commissione il 6 novembre 2001 (seduta pom. n. 26)

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DISEGNI DI LEGGE

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N. 2156 (Concluso l'esame da parte della Commissione)

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE d’iniziativa dei senatori PETERLINI, BAIO DOSSI, BASILE, BATTAFARANO, BATTAGLIA Giovanni, BATTISTI, BOCO, BONGIORNO, CAVALLARO, CHINCARINI, CORTIANA, COSSIGA, COVIELLO, DALLA CHIESA, DANIELI Paolo, DATO, DE PAOLI, DE PETRIS, DE ZULUETA, DENTAMARO, DETTORI, DI SIENA, D’IPPOLITO, DONATI, FILIPPELLI, FLAMMIA, FRAU, GAGLIONE, GARRAFFA, LIGUORI, MALABARBA, MARITATI, MASSUCCO, MELELEO, MUZIO, PALOMBO, RIPAMONTI, RUVOLO, SALZANO, SODANO Tommaso, TREU, TUNIS, VALLONE e ZANCAN COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 2 APRILE 2003 ———– Modifica dell’articolo 9 della Costituzione, in materia di tutela costituzionale della flora, della fauna e dell’ambiente nonché della dignità degli animali ———– Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge mira ad inserire la tutela della flora, della fauna e dell’ambiente, nonché la dignità degli animali, nella Costituzione italiana. L’articolo 9, comma 2, della Costituzione, infatti, prevede già che la Repubblica «tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione». Si tratta di ampliare proprio questa formulazione ben pensata dai padri costituzionali nel 1947, ma non più adatta ad una visione più ampia di tutela ambientale comprendente anche gli esseri viventi. Il primo firmatario del presente disegno di legge ha avuto l’opportunità di approfondire la materia della tutela degli animali avendo presentato già nel 1986 una legge della Provincia Autonoma di Bolzano, ispirata all’impostazione dei paesi più progrediti nel settore (legge 8 luglio 1986, n. 16). La citata legge provinciale è stata allora in Italia la prima legge che ha riconosciuto la tutela degli animali quali interesse pubblico, ha istituito asili per animali, promosso l’attività di tutela, supportato le associazioni protezionistiche ed infine previsto una serie di norme basilari per il rispetto degli esseri viventi. La citata legge provinciale n. 86 del 1986 ha trovato grande riconoscimento ben oltre i livelli nazionali. Il Protocollo sulla protezione ed il benessere degli animali, allegato al Trattato che istituisce la Comunità europea, approvato ad Amsterdam nel 1997, ratificato ai sensi della legge 16 giugno 1998, n. 209, già nella parte motiva riconosce gli animali come esseri senzienti ed afferma che la Comunità e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali. Vi è poi il recente esempio giunto dal Bundestag tedesco che ha approvato praticamente all’unanimità una modifica costituzionale inserendo gli animali fra i soggetti ai quali deve essere rivolta tutela. Le parole «e degli animali» sono state aggiunte, infatti, alla frase della legge fondamentale tedesca nella quale si parla dell’obbligo dello Stato a rispettare e proteggere la dignità degli esseri umani. Anche la Confederazione elvetica, all’articolo 120 della propria Costituzione, nell’ambito del capitolo sull’ingegneria genetica, afferma fra l’altro che «(...) tiene conto della dignità della creatura nonché della sicurezza dell’essere umano, degli animali e dell’ambiente e protegge la varietà genetica delle specie animali e vegetali». In Italia la legge 14 agosto 1991, n. 281, afferma fin dal primo articolo che «lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente». Manca però ogni riferimento costituzionale. 21


La consapevolezza che gli animali sono soggetti verso i quali l’umanità rivolge maggiore attenzione per un cammino comune sempre più solidale, di rispetto e di tutela della dignità, coinvolge sempre maggiori porzioni dell’opinione pubblica. Prenderne atto è un dovere che trova nella modifica costituzionale che proponiamo un punto alto e che accomuna princìpi etici e princìpi ecologici nella tutela della fauna selvatica e degli animali domestici.

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE Art. 1. 1. Il secondo comma dell’articolo 9 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Tutela la flora, la fauna, il paesaggio, l’ambiente ed il patrimonio storico ed artistico. Promuove il rispetto degli animali e la tutela della loro dignità».

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N. 2519 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa dei senatori PETERLINI, SALZANO, CARRARA, CAVALLARO, PEDRIZZI, BATTISTI, D’AMBROSIO, FORLANI, GUBERT e BAIO DOSSI COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 2 OTTOBRE 2003 ———– Ripristino degli effetti civili per le festività religiose soppresse ———– Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge prevede il ripristino degli effetti civili di alcune festività molto importanti per la tradizione e la storia stessa del nostro Paese. Si tratta di feste religiose, espressione della tradizione di fede e di cultura della comunità, tuttora festeggiate in molti paesi europei. È un omaggio alle persone credenti che possono così celebrare nuovamente le ricorrenze religiose, e un giusto riconoscimento dei valori cristiani. È però anche un omaggio per i non credenti che possono dedicare le giornate alle attività di tempo libero. Queste ricorrenze sono state festeggiate in Italia fino al 1977, anno in cui per legge i giorni della loro celebrazione – insieme a quelli di altre festività – hanno cessato di essere festivi. La ratio sottesa alla legge 5 marzo 1977, n. 54, si richiamava ad una volontà di gestire il Paese con una maggiore «austerità»: gli anni ’70, infatti, sono gli anni in cui si inizia a parlare di crisi petrolifera (ricordiamo le domeniche senza auto e quelle in cui si poteva circolare solo con i veicoli con targhe pari o solo con quelli con targhe dispari), la disoccupazione inizia a far sentire i suoi effetti e l’inflazione corrode gli stipendi. L’Italia rallenta la sua crescita economica e, improvvisamente, si trova a dover fare i conti con gli effetti di una gestione del boom degli anni ’60 quantomeno poco accorta. Tra i provvedimenti che vennero presi per cercare di ripristinare una gestione più rigorosa, possiamo annoverare anche la citata legge n. 54 del 1977, con la quale si ridusse il numero delle festività ritenendo che esse incidessero in maniera negativa sulla produttività sia delle aziende che del pubblico impiego. Negli anni successivi si è assistito ad un’inversione di tendenza, anche perchè si è compreso che l’austerità non aveva prodotto l’auspicato aumento di produttività nelle aziende e che i problemi economici andavano risolti in un’altra maniera: certamente non eliminando alcuni giorni di festività che, in ogni caso, devono poi essere pagati oppure recuperati e, quindi, aggiunti al periodo delle ferie ordinarie. Si può inoltre prevedere un aumento delle attività di svago e di turismo se le ricorrenze si abbinano ai fine settimana, il che può incidere positivamente allo sviluppo economico del Paese. Nel 1985, dunque, è stata reintrodotta la festività dell’Epifania, mentre nel 2001 una mobilitazione altrettanto forte da parte dell’opinione pubblica ha condotto al ripristino della festa nazionale della Repubblica. La reintroduzione delle festività soppresse è da considerare con favore anche alla luce del fatto che esse appartengono alla nostra cultura, al patrimonio religioso di tanti cittadini, oltre che alla nostra storia: tali ricorrenze devono poter essere celebrate anche con effetti civili da tutti gli italiani, così come avviene in molti Paesi europei, e sul loro significato intrinseco sarebbe auspicabile un’attenta riflessione. Alla luce delle considerazioni svolte, il presente disegno di legge prevede all’articolo 1 il ripristino degli effetti civili delle festività di S. Giuseppe, dell’Ascensione, del Corpus Domini e dei SS. Apostoli Pietro e Paolo su tutto il territorio nazionale.

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DISEGNO DI LEGGE Art. 1. 1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono nuovamente considerati giorni festivi agli effetti civili, su tutto il territorio nazionale, le seguenti festivitĂ religiose: S. Giuseppe; Ascensione; Corpus Domini, SS. Apostoli Pietro e Paolo.

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N. 3308 (Testo assorbito da 3328, approvato e diventato legge n. 262/2005)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa dei senatori PETERLINI, THALER AUSSERHOFER, KOFLER, ANDREOTTI, ROLLANDIN, BETTA, MICHELINI, FRAU, PEDRINI, FRANCO Paolo, MONTI, VANZO, BEDIN, IERVOLINO, MORO, MODICA, FLAMMIA, LONGHI, CORTIANA, COVIELLO, VIVIANI, IOVENE, BISCARDINI, FABRIS, DANZI, BRUNALE, MAFFIOLI, CHINCARINI e VALLONE COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 17 FEBBRAIO 2005 ———– Norme in materia di risparmio e dei depositi bancari e finanziari non rivendicati giacenti presso le banche e le imprese di investimento ———– Onorevoli Senatori. – La legislazione italiana presenta una lacuna in quanto è priva di norme che impongano agli istituti finanziari in generale, ed in particolare alle banche, di registrare le generalità degli eredi beneficiari degli intestatari di depositi di valore quali per esempio conti correnti, libretti di risparmio, titoli di credito, fondi d’investimento nonchè oggetti di valore nelle cassette di sicurezza. Si prenda ad esempio chi, dopo aver aperto un conto corrente bancario, non ne faccia più uso per un numero imprecisato di anni; in casi come questo le banche non sempre riescono o si impegnano a scoprire cosa sia accaduto a questo cliente «silenzioso». Ne consegue che si accumulano ingenti somme presso gli istituti finanziari, i cosiddetti «conti dormienti», spesso all’insaputa dei legittimi eredi. Il problema va affrontato dando una soluzione che definisca in modo chiaro come debbano procedere gli istituti finanziari per poter contattare gli eredi beneficiari dei depositi di valore nel caso in cui il contatto con il cliente si sia interrotto, onde evitare che gli averi dei depositanti rimangano in possesso degli istituti finanziari per un tempo indefinito. Il disegno di legge vuole includere tutte le imprese di investimento e banche presso le quali si possono depositare contanti, valori, fondi e beni mobili rappresentati da oggetti di valore quali i gioielli, ma anche opere d’arte ed altri beni, senza esclusione alcuna. Nel capo I viene definito il campo di applicazione della legge, che introduce l’obbligo per l’istituto finanziario di registrare pena una sanzione amministrativa il cui ammontare è indicato all’articolo 10, le generalità degli eredi dell’intestatario del deposito al momento della stipulazione del contratto. Con il capo II vengono definite le modalità della procedura di restituzione dei depositi giacenti presso le imprese di investimento o le banche. Trascorsi cinque anni durante i quali non ci siano stati contatti tra l’istituto finanziario e il cliente depositante, l’istituto finanziario è obbligato ad avviare una ricerca del cliente e dei suoi eredi beneficiari (articoli 2, 3 e 4). Gli articoli 5, 6 e 7 dispongono adeguate forme di pubblicità circa i depositi giacenti, e l’articolo 8 chiarisce a chi vadano addebitate le spese. Nel caso venga certificato il decesso dell’intestatario e non risultino eredi dello stesso si procede a devolvere il deposito al Comune di ultima residenza del de cuius (articolo 9). Le disposizioni transitorie stabiliscono che siano soggetti alla nuova disciplina che si intende introdurre anche i beni depositati presso gli istituti finanziari prima dell’entrata in vigore della legge. Stabilisce altresì che per i depositi in essere gli istituti finanziari hanno a disposizione un anno per informare i loro clienti depositanti dell’obbligo di registrazione delle generalità dei propri eredi (articolo 11).

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DISEGNO DI LEGGE Capo I PRINCIPI GENERALI Art. 1. (Finalità ed obblighi) 1. La presente legge ha lo scopo di salvaguardare i beneficiari di depositi presso imprese di investimento e banche, nel caso di decesso dei titolari dei depositi stessi, introducendo l’obbligo legale di indicare nel contratto di deposito gli eredi beneficiari. 2. A tale fine tutte le imprese di investimento e le banche, al momento della stipulazione di un contratto, sono obbligate a registrare le generalità degli eredi beneficiari degli intestatari dei depositi di ogni natura. 3. Il depositante ha l’obbligo di comunicare le generalità degli eredi beneficiari dei beni depositati e di informare l’impresa di investimento o la banca su ogni eventuale variazione, anche riguardante il domicilio o il recapito delle persone interessate. Capo II RESTITUZIONE DEI DEPOSITI GIACENTI Art. 2. (Comunicazioni all’intestatario del deposito o agli eredi beneficiari) 1. Nel caso in cui per cinque anni consecutivi decorrenti dalla data di libera disponibilità dei valori depositati non siano state compiute operazioni ad iniziativa del depositante o di terzi da questo delegati, la banca o l’impresa di investimento inviano un avviso all’intestatario del deposito stesso, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento indirizzata all’ultimo domicilio conosciuto. Art. 3. (Certificazione di esistenza in vita) 1. Qualora nei novanta giorni successivi all’invio dell’avviso di cui all’articolo 2 l’impresa di investimento o la banca non ricevano notizie dell’intestatario del deposito, esse richiedono ai competenti servizi anagrafici del comune dell’ultima residenza conosciuta una certificazione che ne attesti l’esistenza in vita e il domicilio. Art. 4. (Accertamento della successione e avviso agli aventi diritto) 1. Ove l’intestatario del deposito risulti deceduto, o non siano state ottenute le informazioni richieste, la banca o l’impresa di investimento provvedono a contattare la persona o le persone indicate come eredi beneficiari nel contratto di deposito. Qualora, sulla base delle informazioni ottenute, venga accertata la sussistenza del diritto alla successione, l’impresa di investimento o la banca provvedono a rendere effettiva la titolarità del deposito in capo agli interessati. 2. In caso di documentazione incompleta l’impresa di investimento o la banca chiedono alla cancelleria del tribunale e all’ufficio del registro territorialmente competenti di comunicare quanto risulti circa la successione dell’intestatario del deposito. Possono altresì chiedere agli uffici anagrafici del comune ove è stata aperta la successione di rilasciare un certificato relativo allo stato di famiglia del defunto. Qualora, sulla base delle informazioni acquisite, venga accertata l’esistenza di eredi, la banca o l’impresa di investimento comunicano loro l’esistenza del deposito mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento. Art. 5. (Pubblicazione del deposito) 1. Se dalle ricerche effettuate a norma dell’articolo 4 non risulti l’esistenza di eredi dell’intestatario del deposito, o qualora essi siano irreperibili, l’impresa di investimento o la banca provvedono alla pubblicazione di un avviso, recante esclusivamente il nome, la data e il luogo di 26


nascita dell’intestatario del deposito giacente, da esporre nei locali aperti al pubblico degli istituti stessi per un periodo di sessanta giorni. Art. 6. (Elenco dei depositi) 1. L’elenco dei depositi intestati a defunti, o presunti defunti, relativamente ai quali siano state inutilmente esperite le ricerche prescritte dagli articoli 2, 3 e 4 è pubblicato entro il 31 marzo di ciascun anno sulla Gazzetta Ufficiale a cura delle associazioni di categoria degli istituti finanziari, mediante avviso cumulativo. Tale avviso è altresì pubblicato su due quotidiani a diffusione nazionale, di cui uno economico, nonchè in forma elettronica secondo le modalità stabilite dalla Banca d’Italia. Art. 7. (Libretti di deposito) 1. Per i libretti di deposito al portatore, da cui non risulta l’identità del depositante, trascorso il termine indicato all’articolo 2 le banche o le imprese di investimento procedono a norma degli articoli 5 e 6. In questo caso la pubblicazione e l’avviso cumulativo contengono la sola indicazione dei dati identificativi del libretto, nonchè la data ed il luogo in cui esso è stato aperto. Art. 8. (Spese) 1. Le spese relative alle procedure di ricerca degli intestatari dei depositi e dei loro eredi beneficiari, opportunamente contabilizzate, vengono addebitate sui depositi medesimi. Art. 9. (Devoluzione dei depositi giacenti) 1. Decorso senza esiti un anno dalla pubblicazione degli avvisi previsti dagli articoli 5 e 6, il deposito giacente presso la banca o l’impresa di investimento e non rivendicato, viene devoluto al comune di ultima residenza dell’intestatario del deposito stesso. 2. Il Ministro dell’economia e delle finanze stabilisce, con proprio decreto, le modalità per l’attuazione delle disposizioni di cui al comma 1. Art. 10. (Sanzioni) 1. La violazione delle disposizioni di cui ai capi I e II sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria pari al triplo del valore del deposito risultante all’atto della sua rilevazione. Capo III NORME TRANSITORIE Art. 11. (Depositi in essere) 1. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge le imprese di investimento e le banche sono obbligate a richiedere a tutti i clienti intestatari di depositi informazioni circa le generalità dei propri eredi beneficiari. 2. Le disposizioni di cui al capo II si applicano anche ai depositi già esistenti alla data della entrata in vigore della presente legge.

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N. 3392 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa dei senatori PETERLINI, THALER AUSSERHOFER, KOFLER, CHINCARINI, PEDRAZZINI, VANZO, BRIGNONE, AGONI, PESSINA, MANZELLA, FORLANI, PEDRINI, BOREA, D’AMBROSIO, GRILLOTTI e GUBERT COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 14 APRILE 2005 ———– Ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica d’Austria per la realizzazione di un tunnel ferroviario di base sull’asse del Brennero, fatto a Vienna il 30 aprile 2004 ———– Onorevoli Senatori. – La situazione del traffico attraverso le Alpi è risultata, a partire dagli anni ottanta, sempre più difficile e il corridoio del Brennero costituisce da sempre l’asse di collegamento nord-sud maggiormente utilizzato per il trasporto di merci a lunga percorrenza. Nel 1999, 1,55 milioni di automezzi pesanti hanno trasportato, attraverso il Brennero, 25,2 milioni di tonnellate di merce con un aumento del 47 per cento rispetto al 1993. Il traffico merci totale lungo il Brennero è stato pari, nel 1999, a 33,4 milioni di tonnellate. I dati invece che si riferiscono al trasporto merci solo su rotaia sono, se paragonati a queste cifre, molto più ridotti, parliamo nel 2001 soltanto di 8,2 milioni di tonnellate circa. Le previsioni per il 2015 riguardanti il traffico merci complessivo (strada e rotaia) parlano di circa 50 milioni di tonnellate. Abbiamo voluto citare queste cifre in apertura della presente relazione di accompagnamento del disegno di legge di ratifica dell’Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica d’Austria del 2004 per la realizzazione del tunnel ferroviario di base sull’asse del Brennero, come elemento di profonda riflessione sulle problematiche inerenti il preoccupante aumento del traffico su gomma nell’arco alpino e le conseguenze ineluttabili di tale movimento sull’ecosistema delle zone interessate e sulla qualità della vita delle popolazioni residenti. Per questi motivi nel luglio del 1986 a Roma i governi della Germania, dell’Austria e dell’Italia firmarono un protocollo di intesa per avviare lo studio di fattibilità per il nuovo valico ferroviario del Brennero; infatti l’unica soluzione esistente all’aumento repentino del traffico su gomma nell’asse del Brennero è quello del potenziamento dell’asse ferroviario comprendente anche la costruzione della galleria di base del Brennero. Lunga 56 chilometri, questa costituisce il cuore dell’asse Monaco di Baviera-Verona, inserito nel collegamento ferroviario ad alta velocità per il trasporto combinato nord-sud Berlino-Napoli. Nel corso degli anni novanta sono stati portati avanti gli studi di fattibilità per la galleria ed è stato costituito un Gruppo europeo di interesse economico denominato «GEIE Galleria di base del Brennero (BBT)» composto da due soci, la Brenner Eisenbahn GmbH (Beg) e Ferrovie dello Stato Spa (FS). In Italia, ai sensi dell’articolo 55, comma 13, della legge n. 449 del 1997 la società Autostrada del Brennero Spa è stata autorizzata a costituire riserve in base a un proprio programma economicofinanziario, destinate al rinnovo della infrastruttura ferroviaria sull’asse del Brennero. Questo innovativo sistema di finanziamento delle opere è contenuto anche nel Libro bianco della Commissione europea del 12 settembre 2001 riguardante la politica europea dei trasporti fino al 2010, che pone il trasporto ferroviario al centro della futura politica europea dei trasporti. Completata la prima fase relativa al progetto, i due Governi italiano e austriaco hanno deciso di procedere con una seconda fase per il completamento e la progettazione della galleria, in un vertice che si è svolto a Vienna il 1º aprile 2003 e si è concluso con una dichiarazione congiunta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti italiano ed il Ministro federale dei trasporti, dell’innovazione e della tecnologia austriaco. Tutto ciò ha portato alla firma il 30 aprile 2004 a 28


Vienna presso l’ambasciata italiana di un Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica d’Austria per la realizzazione di un tunnel ferroviario di base sull’asse del Brennero. Il presente disegno di legge di ratifica dell’Accordo di Vienna intende essere un sollecito al Governo italiano a porre all’ordine del giorno del Parlamento il proprio disegno di legge di ratifica dell’Accordo in questione, allo stato non ancora presentato, per giungere in tempi rapidissimi all’approvazione del testo in questione, anche perché in Austria nel giugno del 2004 il Comitato trasporti del Parlamento ha già approvato una legge federale che prepara il terreno per la costruzione della galleria di base del Brennero, decisione confermata in data 22 luglio 2004 dal Bundesrat austriaco. Per quanto riguarda i contenuti specifici dell’Accordo, l’articolo 1 precisa che le Parti si impegnano a promuovere la costruzione delle opere necessarie alla realizzazione di un tunnel ferroviario finalizzato al transito misto merci/viaggiatori, la cui entrata in servizio dovrà avere luogo entro il 2015. Con l’articolo 2 si stabiliscono le definizioni in particolare di «progetto» e di «parte comune», per la quale si deve intendere l’insieme delle opere, impianti e attrezzature costruiti e da costruire nel tracciato della galleria con il relativo elenco. L’articolo 3 chiarisce quale è l’ambito di applicazione dell’Accordo che si riferisce a tutte le fasi del progetto fino alla messa in esercizio. Nell’articolo 4 vengono definiti quali devono essere, da parte del promotore (la BBT SE), gli studi e le ricognizioni da effettuare nella seconda fase, iniziata il 1º aprile 2003 e che si dovrà concludere entro tre anni. L’articolo comprende anche l’elenco delle attività propedeutiche per la realizzazione della parte comune. L’articolo 5 contiene la trasformazione della Commissione bilaterale (CB) in Commissione intergovernativa (CIG) con l’entrata in vigore del presente Accordo, che avrà il compito di formulare ai rispettivi Governi proposte in ordine alle successive fasi. Con l’articolo 6 si vuole definire la figura del Promotore. Il GEIE BBT è trasformato, con le modalità previste dalla legislazione europea e nazionale, in Società per azioni europea (SE) che avrà sede durante la fase di progettazione a Innsbruck con sede secondaria a Bolzano, mentre durante la fase di costruzione e fino alla messa in esercizio della galleria avrà sede a Bolzano con sede secondaria a Innsbruck. Dopo la messa in esercizio la Società europea o quella che ne avrà la gestione avrà la sede a Innsbruck. L’articolo 7 reca alcune disposizioni demaniali e fondiarie relative all’appartenenza delle opere, delle acque o dei minerali eventualmente ritrovati durante i lavori effettuati. L’articolo 8 dispone che per l’applicazione di leggi e di regolamenti ci si riferisce all’ordinamento giuridico in vigore nei rispettivi Stati. Nell’articolo 9 sono esposte le norme riguardanti il finanziamento. Gli studi generali della parte comune del progetto qualora non fossero finanziati dalla sovvenzione comunitaria, sono finanziati in parti uguali dai due Stati. Per il finanziamento delle fasi successive le Parti chiederanno la concessione di sovvenzioni comunitarie impegnandosi, in mancanza di queste, a fare ricorso per il residuo finanziamento a mezzi privati del modello PPP (partenariato pubblico privato). La Parti si impegnano per un finanziamento incrociato per assicurare la copertura finanziaria della costruzione della galleria di base del Brennero. Dopo la messa in esercizio della galleria i costi saranno suddivisi in parti uguali, qualora non sia stato preso altro accordo in merito. L’articolo 10 disciplina l’eventuale verificarsi di controversie, da risolvere da parte delle amministrazioni competenti degli Stati contraenti oppure in via diplomatica. L’ultimo articolo del presente Accordo disciplina l’entrata in vigore dello stesso. Ciascuna delle Parti deve notificare all’altra il completamento delle procedure costituzionali previste per l’entrata in vigore dell’Accordo che avrà validità a partire dal primo giorno del secondo mese successivo a quello della ricezione della seconda delle due notifiche. Vista l’importanza del provvedimento ne auspichiamo la rapida approvazione.

DISEGNO DI LEGGE Art. 1. 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l’Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica d’Austria per la realizzazione di un tunnel ferroviario di base sull’asse del Brennero, fatto a Vienna il 30 aprile 2004. 29


Art. 2. 1. Piena ed intera esecuzione è data all’Accordo di cui all’articolo 1 a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall’articolo 11 dell’Accordo stesso. Art. 3. 1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, valutato in 36.000 euro annui a decorrere dal 2005, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2005-2007, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2005, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri. 2. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 4. 1. Gli eventuali introiti derivanti dal contributo della Comunità europea per i progetti della rete transeuropea di infrastruttura dei trasporti sono versati allo stato di previsione dell’entrata del bilancio dello Stato per il tramite del fondo di rotazione di cui alla legge 16 aprile 1987, n. 183, e successive modificazioni, per essere riassegnati al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ai sensi dell’articolo 13, comma 1, della legge 1º agosto 2002, n. 166 Art. 5. 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

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INTERVENTI IN ASSEMBLEA SU DISEGNI DI LEGGE

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S 16 Disposizioni per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani all'estero PETERLINI (Aut). Il Gruppo nella sua interezza condivide il nobile obiettivo del disegno di legge e apprezza l'impegno del ministro Tremaglia per rendere effettivo il diritto di voto degli italiani nel mondo. Alcuni componenti del Gruppo esprimono però perplessità su talune modalità attuative, particolarmente sulla eccessiva ampiezza delle ripartizioni elettorali ritenendo preferibile il voto per corrispondenza generalizzato, che avrebbe rafforzato il legame fra gli italiani all'estero e la regione di provenienza. Pertanto alcuni senatori del Gruppo voteranno a favore mentre altri si asterranno, anche se tutti riconoscono che il disegno di legge rappresenta un passo in avantipositivo.

PETERLINI (Aut). Signor Presidente, intervengo per esprimere la nostra posizione sul disegno di legge per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all'estero. Desideriamo sottolineare - e su questo punto il Gruppo è unanime - che condividiamo il nobile obiettivo espresso nel disegno di legge al nostro esame. Vorremmo anche riconoscere al ministro Tremaglia il suo grande impegno per realizzare quanto già previsto in Costituzione e rispondere alle grandi aspettative degli italiani nel mondo, a cui in questa occasione esprimiamo la nostra solidarietà e amicizia. Nutriamo però alcune perplessità sul modo in cui viene realizzato questo nobile obiettivo. Un'elezione per così grande aree rischia di perdere il senso vero delle elezioni, cioè quello di farsi rappresentare, con un contatto diretto, da chi si conosce e da chi condivide le proprie idee politiche. A chi vive in Africa può capitare di doversi fare rappresentare da un cittadino delle Filippine, magari, o del Giappone. Per noi, e questo è un altro punto critico, sarebbe stato preferibile introdurre il voto di corrispondenza generalizzato, che avrebbe consentito di garantire in ogni caso al cittadino, in Italia e all'estero, sia la partecipazione attiva, come elettore, sia la partecipazione passiva, come candidato. In tal modo, si sarebbe realizzato un altro obiettivo che in tale disegno di legge non si ritrova, cioè il mantenimento di un legame tra il territorio, la regione di provenienza del cittadino e la sua attuale nuova residenza all'estero. Questo legame va perduto; per tale ragione sarebbe stato opportuno che ogni cittadino potesse scegliere se votare candidati della circoscrizione Estero oppure candidati, ad esempio, del Veneto o del Trentino-Alto Adige Südtirol, esprimendo così il proprio rapporto con il territorio. Riconosciamo che l'obiettivo è stato realizzato seppure con alcune difficoltà. Il voto del Gruppo Per le Autonomie sarà articolato, differenziato: gran parte dei senatori si esprimeranno a favore, altri, per le perplessità espresse, si asterranno, pur riconoscendo che è stato fatto un passo in avanti.

S. 112 Norme in materia di procreazione assistita

PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, quello che si conclude con questa dichiarazione di voto sul provvedimento in materia di procreazione assistita è stato un dibattito aperto e ha costituito sicuramente un arricchimento per questo Parlamento. I senatori delle diverse correnti politiche hanno espresso la loro posizione personale, spesso anche divergente da quella del loro Gruppo e partito di appartenenza, dando così espressione diretta e immediata al dibattito che si svolge in tutto il Paese su questo tema assai delicato. 32


Qualche organo di stampa aveva lamentato le spaccature all'interno della maggioranza e dell'opposizione. Non ritengo che possano essere definite in questo modo, sono invece espressioni di voto secondo la propria coscienza e la propria convinzione, indipendentemente dal fatto che siano state a favore o contrarie al disegno di legge: devo dire che ho rispetto di tutte le posizioni. Mi permetterei di dire che hanno vinto il Parlamento e la democrazia contro i soliti schieramenti di maggioranza e di opposizione. Lo sottolineo perché questa posizione libera e al di fuori degli schieramenti è esattamente la posizione che il Gruppo Per le Autonomie ha seguito fin dall'inizio della legislatura, decidendo cioè di giudicare i provvedimenti proposti senza pregiudizi, riservandoci di approvarli o respingerli secondo la loro qualità. Non vogliamo e ci opponiamo a che questo dibattito sia considerato come uno scontro tra maggioranza e opposizione; il disegno di legge deve risultare sostenuto non solo dalla maggioranza ma dal Parlamento secondo scelte culturali trasversali, assunte da ciascuno, all'interno dei vari Gruppi, secondo la propria coscienza. Fatte salve diverse posizioni su determinati aspetti, secondo la coscienza dei singoli membri, la posizione del Gruppo Per le Autonomie, nella sua maggioranza, è favorevole ai princìpi del disegno di legge nel suo complesso. Voteremo pertanto tutti a favore della legge, come avevamo già anticipato nel dibattito sui singoli articoli. Siamo convinti della necessità di legalizzare la procreazione assistita per offrire a tante coppie l'opportunità di generare figli e costituire una famiglia, siamo però convinti che un intervento così delicato, che coinvolge aspetti etici, morali, sociali e legali, necessiti di regole chiare, che il disegno di legge in esame intende istituire. Queste regole devono basarsi sul rispetto dei valori della vita, della famiglia e del bambino. Ha ragione naturalmente chi ha detto che il testo potrebbe essere migliorato; anche noi abbiamo lamentato qualche aspetto all'interno del nostro Gruppo, ma il nodo fondamentale è il seguente: l'embrione è o non è vita umana? La risposta non può essere politica, ma deve essere medica e morale. Se si tratta infatti di un essere umano, e di questo siamo convinti, deve essere protetto e non può essere sacrificato neanche a favore di altri fini nobili come la ricerca, la medicina o la salvaguardia di altra vita umana. È pertanto necessario definire i limiti della ricerca scientifica secondo princìpi etici e valori culturali non solo strettamente cristiani, come qualcuno ha cercato di far intendere. Il provvedimento, infatti, rappresenta un compromesso, che anche la Chiesa cattolica ha dovuto e ha voluto accettare. La Chiesa cattolica in linea di principio non gradisce la fecondazione assistita però ha accettato questo compromesso per porre limiti etici e morali ad una sperimentazione selvaggia, al fine di salvaguardare la vita del nascituro. Sono questi i valori che devono condurre il nostro operato; i valori non solo di chi si richiama al cristianesimo e al cattolicesimo ma anche di chi crede nel rispetto della vita e dell'uomo. Seppure in presenza di alcuni distinguo e posizioni differenziate sui singoli emendamenti, il Gruppo per le autonomie voterà a favore del disegno di legge per convinzione cristiana e per cultura umanistica. Siamo tutti convinti della necessità di offrire alle coppie la possibilità della fecondazione assistita, ma nei limiti dei valori etici e del rispetto della vita umana. (Applausi dai Gruppi Aut e FI). S. 252 Modifica dell' articolo 67 della Costituzione PETERLINI (Aut). Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, mi appello a lei. E' il collega Kofler, che in Commissione affari costituzionali ha seguìto il disegno di legge di riforma costituzionale, ma ritengo giunto il momento che i senatori, indipendentemente dalla propria appartenenza alla maggioranza o all'opposizione, dicano ciò che pensano del testo. 33


Non vorrei che il mio intervento fosse interpretato sulla base del rapporto tra opposizione e maggioranza; intervengo come uomo che ama la cultura, che ha frequentato il liceo classico, come tanti di noi, che ha studiato la storia, ha studiato il Senato romano, per otto anni ha tradotto i discorsi di Cicerone contro Catilina dal latino al tedesco ma anche in italiano, ricorda i discorsi di Catone contro Cartagine e l'episodio di Appio Claudio Cieco, che si fece accompagnare in Senato per ammonire contro le devastanti condizioni poste da Pirro. Tutti noi che lavoriamo in queste bellissime aule del Senato ricordiamo il pittore Maccari, che ci ha regalato preziose raffigurazioni dello storico Senato romano. Ebbene, noi rischiamo di passare alla storia come coloro che hanno abolito il Senato, come barbari che non riconoscono la dignità della cultura e la tradizione del Senato. Mi esprimo con chiarezza, senza eufemismi, e quindi non parlo di eutanasia come ha fatto il senatore Angius. Rischiamo di comportarci come quei barbari raffigurati da Maccari che, avvicinandosi a un senatore rimasto immobile nella sua dignità, vogliono toccarlo per vedere se è un uomo o una statua. Proporrei a questo punto non solo di tornare a discutere in Commissione, ma anche di invitare i senatori ad una visita guidata della sala Maccari, per ricordarci le radici storiche del Senato. Aboliamo questa Camera per un fine apparentemente molto nobile, quello di trasformarla nel cosiddetto Senato federale, espressione delle Regioni, per dare più federalismo al nostro Paese. Se fosse così, si potrebbe accettare questo sacrificio storico-culturale, anche se spontaneamente mi chiedo perché proprio il Senato debba essere trasformato in Camera delle Regioni e non debba esserlo la Camera, che ha meno storia e tradizione rispetto al Senato. Il Senato, pur nella parità di funzioni, nella Costituzione italiana riveste un ruolo superiore. Il Presidente del Senato è la seconda carica dello Stato, il vicario del Presidente della Repubblica e ogni senatore rappresenta il doppio degli elettori rispetto ai deputati: dico questo senza voler sminuire l’importanza e il ruolo della Camera. Ripeto: se potessimo realizzare un vero disegno federalista, si potrebbe accettare questo sacrificio di autoabolizione, anche se sofferta e spero che i senatori soffrano, perché nessun organo si autoelimina volentieri. Tuttavia, lo faremmo anche noi, perché siamo autonomisti convinti, con una grande storia e tradizione di autonomia e conosciamo i pregi delle autonomie funzionanti. Conosciamo il modello tedesco e quello austriaco e sappiamo che il Governo di un’autonomia è più vicino alla gente, più sensibile ai problemi concreti, e - se gestito bene - anche più efficiente. Conosciamo però anche il Bundesrat austriaco e tedesco e sappiamo che in verità esso conta pochissimo nei modelli ai quali ci stiamo avvicinando. Infatti, in Germania è già in atto una grande riforma al riguardo: il Bundesrat conta poco o niente ed è un organo che ha praticamente un diritto di veto, ma non definitivo; quindi, può ritardare la legislazione, ma non bloccarla. L’espressione di questa valenza del Bundesrat tedesco la avvertiamo quando siamo in diretto contatto con i deputati o con la popolazione tedesca. Se ognuno di noi - potete provarlo - si presenta come senatore in Germania, viene considerato dai tedeschi il rappresentante di un Land: si sente dire, cioè, che non fa parte del Bundestag, quasi a significare che fa parte "solo" del Bundesrat. Nelle esperienze che abbiamo nei nostri vari contatti, difendiamo con un certo orgoglio il nostro ruolo di senatori, sottolineando che in Italia il Senato è effettivamente equiparato all’altra Camera e legifera, non è come il Bundesrat, ma è più simile al Senato americano, è un organo che ha la stessa dignità del Bundestag, il cui Presidente addirittura - lo ripeto - è la seconda carica dello Stato. Ma in futuro non potremo più correggere i nostri interlocutori in questo senso, dovremo ammettere che il Senato l’abbiamo degradato. Se trasformassimo veramente il Senato in un’espressione vera delle Regioni, potremmo anche accettare questa riforma. Ma non è così; vi dico che questa è la brutta copia del Bundesrat degli Stati nordici. Una bella copia poteva essere una rappresentanza forte delle Regioni, un rafforzamento della già esistente Conferenza Stato-Regioni con vere rappresentanze regionali, una vera Camera delle 34


Regioni. Ma il Senato federale, come lo stiamo costruendo, non lo è: è una brutta copia, addirittura - arrivo adesso alla Lega - il contrario. Stiamo attenti a quali competenze resteranno al Senato. A parte qualche competenza di carattere nazionale, che ora il relatore D'Onofrio cerca di salvare, il cuore delle competenze del Senato è costituito dalle stesse attribuite alle Regioni nelle materie di competenza concorrente. In altre parole, il Senato della Repubblica è condannato a fare leggi quadro per delimitare queste competenze delle Regioni, per tagliarle, per fissare i princìpi direttivi e limitare con questo le autonomie regionali. Non basta. C'è un ulteriore strumento che dimostra quanto questo Senato non sia federale, ma il contrario: l'interesse nazionale. Mentre nella vecchia Costituzione leggi regionali e provinciali potevano essere impugnate (e lo sono anche secondo la nuova) davanti alla Corte costituzionale, nonostante fosse richiamato nel nostro Statuto di autonomia anche l'interesse nazionale, nessun Governo è andato davanti alle Camere usando questo strumento. Domani il Governo potrà impugnare davanti al Senato federale tutte le leggi provinciali e regionali in base all’interesse nazionale, con un termine che anche i giuristi non sanno classificare, perché non è preciso dal punto di vista della terminologia giuridica, essendo un termine politico. Cosa significa interesse nazionale? Noi, il Senato, oltre a dare la competenza di tagliare le competenze regionali con legge quadro, diamo anche la competenza di rinviare e bocciare le leggi regionali. Qui è l'equivoco. Che forma di Senato federale è questa? Per tutto questo dovremmo sacrificare una grande storia e cultura? Vorrei concludere con una battuta. Forse quando saremo nonni racconteremo ai nipoti di essere stati senatori della Repubblica; se però realizziamo un tale progetto, sarà meglio non dirglielo. Dovremmo ammettere che quel Senato che avremo fatto non è né il Senato delle Regioni, perché limita le loro competenze, né il Senato storico che una volta ci dava tanto onore. Voglio, infine, ricordare le parole del presidente Andreotti, che ha lanciato un monito in quest'Aula. Egli ricordava la Costituente, ricordava come i Padri della nostra Costituzione seppero gestire la costruzione della Costituzione italiana, trovando la mediazione sulle formule, trovando soluzioni condivise da tutti e coinvolgendo tutti, anche le università. Era una sala di pensiero, di studio. Noi stiamo procedendo, in quest'Aula, con emendamenti modificati da subemendamenti per cambiare la Costituzione italiana. Signori, ci rendiamo conto che così non può essere? Spero non debba essere un sudtirolese a dovervelo dire! (Applausi dai Gruppi Aut, Mar-DL-U e DS-U). Stiamo facendo la Costituzione di una democrazia avanzata europea, che richiede studio e approfondimento. Sono d'accordo che si torni in Commissione, ma chiedo con forza di passare ad una fase costituente, con un organo bicamerale e approfondendo i temi che trattiamo. (Vivi applausi dai Gruppi Aut, Mar-DL-U, DS-U, Verdi-U, Misto-SDI, Misto-AP-Udeur, Misto-Com e Misto-RC. Congratulazioni). S. 344 Istituzione delle corti d' appello di Sassari, Taranto e Bolzano PETERLINI (Aut). Onorevole Presidente, onorevole sottosegretario Santelli, onorevole relatore Bobbio, onorevoli colleghi, anch'io sono cofirmatario di uno dei provvedimenti in esame, essendo convinto della necessità di accrescere l'efficienza e la funzionalità della giustizia. Prendo però la parola per un particolare motivo. Il disegno di legge prevede l'istituzione di una corte d'appello a Bolzano, dove al momento è funzionante una sezione autonoma, ma, come risulta dagli atti della Commissione giustizia, proprio Bolzano è stata stralciata dalla proposta della Commissione per un evidente malinteso. Il malinteso è il seguente: da parte della Camera dei deputati è stata approvata la riforma dell'ordinamento giudiziario in cui si prevede l'istituzione di una corte d'assise d'appello per la Provincia di Bolzano. Si tratta, però, di cosa distinta; probabilmente vi è stata un po’ di confusione

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in Commissione e si è creduto che con ciò il problema di Bolzano fosse risolto, ma la corte d'assise, naturalmente, non è la corte d'appello, che tratta altri affari. Ho perciò evidenziato il problema (ho già avuto occasione di farlo, e ringrazio il senatore Bobbio e il sottosegretario Santelli) e la necessità di eliminare tale malinteso e prevedere nuovamente, con emendamenti che mi sono permesso di portare all'attenzione dell'Aula, l'istituzione della corte d'appello di Bolzano. Ciò soprattutto per il seguente motivo: oltre a tutti gli argomenti che sono stati già esposti con grande lucidità, occorre tenere presente che Bolzano presenta una situazione molto particolare (che riguarda non solo la giustizia, ma anche la giustizia). Come si sa, infatti, tale Provincia è trilingue e i suoi cittadini, in base non solo a convenzioni internazionali, ma anche allo Statuto di autonomia, hanno il diritto di usare la loro lingua davanti ai tribunali. Al momento, la corte d'appello si trova a Trento, dove questa garanzia non è data, ragione per cui attualmente esiste una sezione distaccata, autonoma, a Bolzano; essa però dipende formalmente da Trento, con un appesantimento anche dal punto di vista burocratico e finanziario. Pertanto, creare una corte d'appello indipendente a Bolzano alleggerirebbe l'apparato burocratico senza apportare ulteriori spese, perché sia per quanto riguarda i magistrati, sia per quanto riguarda il profilo amministrativo dovrebbe bastare il personale che già è a disposizione della sezione autonoma di Bolzano; non solo, ma si potrebbe addirittura immaginare che ciò dia luogo ad una diminuzione di spesa, in quanto non sarebbe più necessario il collegamento con Trento che con l'istituzione di una corte d’appello indipendente verrebbe a cadere. La situazione particolare della Provincia di Bolzano si esprime nel bilinguismo, ma anche nella cosiddetta "proporzionale linguistica" che prevede che i posti a disposizione siano giustamente divisi in misura proporzionale all’entità dei diversi gruppi linguistici presenti nella provincia. Auspico pertanto - e mi appello in tal senso ai colleghi - che gli emendamenti da me presentati, che prevedono di reinserire nel testo anche l'istituzione della corte di appello a Bolzano, siano accolti favorevolmente, e colgo l’occasione per ringraziare per la loro attenzione e disponibilità il senatore Bobbio e il sottosegretario Santelli. Spero che la Commissione bilancio dia un segnale di luce verde a questo progetto che per noi ha una grande importanza, pari a quella rivestita dall’istituzione di altre sezioni di corti di appello previste al fine di garantire un servizio più vicino ai cittadini. S. 351 Integrazione alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, concernente norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, non per motivi politici di prevenzione verso il Governo (perché diamo la nostra valutazione di volta in volta, a seconda dei progetti presentati), ma per due gravi motivi, che riguardano la difesa dell'autonomia da un lato e il merito dall'altro, il Gruppo Per le Autonomie non potrà esprimere il proprio consenso su questo disegno di legge. Per quanto riguarda l'autonomia, il comma 5 dell'articolo 1 del disegno di legge, introdotto in Commissione, prevede che il Presidente del Consiglio dei ministri possa annullare i provvedimenti di deroga. Dalla formulazione risulta che l'articolo non riguarda le regioni a statuto speciale e le province autonome che, diversamente, avrebbero dovuto essere espressamente previste. Ciò nonostante, lo strumento proposto non può non incontrare l'opposizione da parte di un Gruppo che si è prefissato la difesa dell'autonomia e la promozione di tutto lo Stato verso un nuovo assetto più federale. 36


Quanto siamo d'accordo con l'obiettivo di rispettare le norme e le direttive europee, tanto siamo contrari allo strumento proposto, che prevede l'annullamento dei provvedimenti delle regioni senza nemmeno differenziare se essi siano di natura amministrativa o legislativa. Ciò si pone in grave contrasto con il nuovo assetto dello Stato, dopo la riforma della Parte II della Costituzione, ed è espressione di una mentalità centralistica che mette il Governo in una posizione di superiorità e di controllo che il nuovo assetto costituzionale non prevede, riservando il controllo agli organi di giustizia. L'articolo 114 della Costituzione, infatti, pone sullo stesso piano i comuni, le province, le città metropolitane, le regioni, lo Stato, nei limiti delle competenze proprie di ciascun ente. E' ben vero che l'articolo 120 prevede un potere di sostituzione degli organi delle regioni nel caso di mancato rispetto di norme di trattati internazionali - non di leggi statali -, ma è anche vero che la potestà legislativa delle regioni non è più sottoposta al controllo preventivo del Governo, tramite il visto governativo, e può essere impugnata dal Governo mediante ricorso alla Corte costituzionale. Il ricorso all'atto amministrativo dell'annullamento, invece, è espressione di una mentalità centralistica che può costituire un pericoloso precedente per uno Stato e per forze politiche che si sono posti l'obiettivo di devolvere alle regioni maggiori competenze. Quanto al merito del provvedimento, premetto che le province autonome di Trento e di Bolzano e la regione Valle D'Aosta si distinguono da molte altre regioni per le loro leggi sulla caccia, ispirate ad un profondo rispetto della natura, dell'ambiente e dell'equilibrio faunistico. Premetto che, personalmente, sono protezionista e già negli anni '80 ho proposto una legge provinciale per la protezione degli animali in provincia di Bolzano, che ha suscitato grande riconoscimento anche oltre i nostri confini nazionali. Questa sensibilità protezionistica verso la natura e verso il mondo degli animali non significa però una contrarietà assoluta alla caccia, se questa si svolge nel rispetto della natura, della vita dell'animale e dei valori culturali che distinguono la nostra società. Sottolineo anzi che la caccia rispetta la vita dell'animale molto più di quanto faccia l'allevamento di massa degli animali, tenuti in condizioni miserabili per l'intera loro esistenza, per la sola produzione di carne. Un animale selvatico gode di tutte le libertà, mentre un animale di allevamento trascorre tutta la sua vita tra le sbarre tormentose di una stalla. Mi sia consentita un'osservazione in questo contesto: gli italiani, nella loro stragrande maggioranza, sono grandi amatori degli animali; tante persone se ne prendono cura e si impegnano per una loro migliore protezione. Le norme purtroppo non seguono questo rispetto: mancano leggi di protezione, strutture e asili per animali, programmi educativi per le scuole e per l'opinione pubblica. E questo disegno di legge ne è un'ulteriore dimostrazione. La disciplina comunitaria è stata dettata nel lontano 1979 e mai si è sentito in Europa il bisogno di intervenire per correggere la direttiva al fine di inserire anche la caccia tra le attività in deroga. Il disegno di legge in esame fa rientrare invece nell'ambito delle attività consentite dalle deroghe l'attività venatoria, estendendo il normale esercizio venatorio anche alle specie che ricevono protezione dall'Unione europea. Nessuna cautela viene adottata ai sensi del comma 2 dell'articolo 9 della direttiva CEE, in particolare in ordine alle circostanze di tempo e di luogo in cui le deroghe sono possibili. Nel testo originario, fortunatamente emendato in Commissione, si tentava addirittura di riproporre un regime normativo che autorizzava in maniera generale e permanente la cattura e la detenzione di tre specie protette di uccelli: passer Italiae (passero), passer montanus (passera mattugia) e sturnus volgaris (storno), in violazione degli articoli 5 e 7 della direttiva 79/409/CEE. Con sentenza del 17 maggio 2001, infatti, la Corte di giustizia ha condannato la Repubblica italiana per aver consentito la cattura con reti e la detenzione di passeri e storni, in quanto non sono stati depennati dall'elenco degli uccelli catturabili. Per concludere, non vorremmo che l'Italia si esponga nuovamente davanti all'opinione pubblica europea per ulteriori violazioni della protezione della fauna e per il mancato rispetto delle specie 37


protette. Per questo motivo, e per lo spirito centralista che ispira il presente disegno di legge, non possiamo appoggiarlo. (Applausi dai Gruppi Aut e Mar-DL-U e del senatore Malabarba). S. 357 Norme per la tutela dei lavori atipici PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Onorevole signor Presidente, onorevoli colleghi, und besonders ein herzliches Willkommen dem Bundespräsidenten der Republik Österreich. Wir fühlen uns über Ihren Besuch sehr geehrt. Il disegno di legge è stato oggetto di un approfondito studio in Commissione lavoro e di violenti scontri tra le parti sociali. Non è stato - per dirla apertamente - un felice avvio di una politica sociale e del lavoro. Gli obiettivi che il Governo si pone avrebbero meritato un confronto sereno tra le parti sociali. Gli obiettivi del disegno di legge si ispirano, infatti, a princìpi sostenibili. Il Gruppo per le Autonomie condivide - e lo abbiamo già sottolineato in Commissione - l'obiettivo di modernizzare e razionalizzare il mercato del lavoro con un convincente processo di liberalizzazione dei servizi per l'impiego con la presenza dei soggetti privati, con la promozione di nuove forme di lavoro più flessibili, destinate senza dubbio a rendere più efficiente un sistema oggi assai inefficace e rigido. Questi obiettivi sono nell’interesse della comunità intera, non solo di una parte, perché creano i presupposti per la nascita di nuovi posti di lavoro; favoriscono inoltre la partecipazione al processo produttivo, anche secondo le esigenze dei lavoratori stessi e delle lavoratrici, che, per esigenze familiari, vedono con gradimento la promozione del lavoro a tempo parziale e altre forme più elastiche di quelle finora possibili. Condividiamo inoltre l’obbiettivo di favorire con mezzi logistici ed informatici più appropriati l’incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro. Le limitazioni geografiche e i mezzi tecnici a disposizione degli uffici del lavoro sono a tutt’oggi completamente inadeguati per un mercato che, da una parte, vede un’alta quota di disoccupati e, dall’altra parte, come nelle Regioni del Nord, la spesso esasperata ricerca di forze di lavoro. La Regione del Trentino-Alto Adige-Südtirol, per esempio, si distingue per una disoccupazione che praticamente non esiste e la grande difficoltà di reperire i lavoratori necessari, soprattutto per il settore del turismo, dell’agricoltura, della sanità e, ultimamente, anche del commercio e delle attività produttive. Colgo l’occasione per indirizzare un ulteriore appello al Governo, per agevolare le procedure per l’impiego dei lavoratori extracomunitari, soprattutto di carattere stagionale. Le procedure sono lentissime e, nonostante le lunghe code presso le ambasciate della Repubblica Ceca e della Polonia e di altri Paesi, le autorizzazioni vengono col contagocce, facendoci rischiare di non potere completare la raccolta delle mele e dell’uva. Si rischia di danneggiare gravemente la nostra economia. Nonostante l’apprezzamento dei princìpi generali della legge, il Gruppo per le Autonomie deve esprimere preoccupazioni e riserve che il Governo potrebbe sciogliere almeno nella fase dell’attuazione della delega conferita. La Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome ha infatti espresso la sua perplessità circa la coerenza di questa iniziativa con i limiti per la legislazione statale previsti dal nuovo assetto costituzionale. La Conferenza ha ribadito che - cito - "Nel nuovo quadro costituzionale, lo Stato non può emanare disposizioni legislative in materie al di fuori di quelle di sua legislazione esclusiva di cui al secondo comma dell’articolo 117" ed inoltre "nelle materie oggetto di legislazione concorrente" - e di questo si tratta - "deve limitarsi all’emanazione di disposizioni legislative di principio e non può emanare alcuna disposizione diversa da quella di principio".

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Dobbiamo constatare che purtroppo il disegno di legge conferisce delle deleghe che, nella loro attuazione, potrebbero ledere il principio costituzionale, soprattutto in materia di tutela e sicurezza del lavoro. Il Governo non può rimettere in discussione, nella fase attuale e contro gli impegni assunti con l’Unione europea, i princìpi, le linee guida approvate, né tantomeno può farlo richiamandosi agli obiettivi europei in materia di occupazione, ai quali tali linee e le riforme avviate sono pienamente aderenti. Simili dubbi sorgono sul ruolo delle agenzie, poiché si afferma che le Regioni e gli enti locali se ne potranno avvalere "per il perseguimento delle finalità proprie delle politiche attive del lavoro". Nei fatti viene introdotta una missione di "ISFOL" e di "Italia lavoro" di assistenza tecnica anche alle Regioni sulle politiche del lavoro, non concordata con le Regioni medesime, che pertanto a tal fine si avvalgono di una propria struttura legittimata dalla volontà di tutte quante le Regioni e le Province autonome, e cioè "Tecnostruttura delle Regioni". Ci aspettiamo pertanto, in sede di attuazione della delega, una chiara limitazione della legislazione statale ai princìpi generali, rispettando le autonomie regionali e quelle delle Province autonome di Trento e di Bolzano, anche per non incorrere in nuovi conflitti istituzionali presso la Corte costituzionale. Quel che appare inoltre problematico, in un disegno di legge condivisibile nei suoi obbiettivi di fondo, è il tendenziale abbandono del metodo della concertazione, abbandono pericoloso per la pace sociale e suscettibile di pregiudicare lo sviluppo economico del Paese. Nella discussione sull’articolo 18, in Commissione, mi sono permesso di citare, non un comunicato, sicuramente apprezzabile, da parte sindacale, ma un comunicato del Südtiroler Wirtschaftsring e cioè delle associazioni economiche dell’Alto Adige che esprimono la loro preoccupazione proprio per il rischio di danneggiare la pace sociale. "Non ci preoccupa" - diceva il comunicato - "di non poter licenziare lavoratori, ci preoccupa invece la crescente difficoltà di reperire forze di lavoro". Le associazioni economiche esprimono la loro preoccupazione per gli scontri sociali e per i conseguenti scioperi. Devo ricordare a questo Governo che l’ultimo sciopero generale antecedente alle mobilitazioni attuali si era svolto nel 1992, seguìto poi da un periodo decennale di pace sociale che ha permesso all’Italia di crescere socialmente ed economicamente ed entrare a testa alta nell’Unione monetaria europea. Proprio un Governo che nel suo programma enfatizza lo sviluppo economico -purtroppo finora non realizzato - dovrebbe riservare la massima attenzione al confronto sereno con tutte le forze sociali, altrimenti la pace sociale non si troverà. In uno spirito sereno e disteso si potrà sicuramente discutere anche di certi aspetti della legge n. 300 del 1970, che è maturata in contesti economici e sociali estremamente diversi da quelli attuali. La revisione dello Statuto dei lavoratori, però, richiede l'accordo delle parti e tempi necessari per permettere di trovare le adeguate soluzioni, altrimenti le organizzazioni sindacali percepiscono giustamente il rischio che il taglio unilaterale di una specifica disposizione di tutela possa preludere ad un attacco generalizzato a tutto il sistema delle garanzie a favore dei lavoratori. La flessibilità e le nuove forme organizzative non devono infatti andare a scapito della qualità del lavoro e dei diritti fondamentali dei lavoratori. Il modello statunitense trova i suoi limiti in una profonda cultura europea che vuole un mercato libero da inutili interferenze e regolamentazioni, ma richiede una rete sociale che garantisca i diritti dell'uomo, la cosiddetta soziale Marktwirtschaft. In Europa, infatti, saremo un po' meno flessibili degli Stati Uniti, ma non troviamo neanche le lunghe code di poveri davanti ai refettori di carità per chiedere un piatto di minestra, né troviamo gente per strada che muore senza assistenza sanitaria. I posti di lavoro, infine, non si creano solo con flessibilità, ma anche con misure che sappiano promuovere l'economia, soprattutto le piccole e medie aziende nel loro complesso.

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Su questo aspetto purtroppo dobbiamo registrare risultati deludenti sia per quanto riguarda il taglio al deficit pubblico, sia per quanto riguarda l'inflazione e, soprattutto, per quanto concerne la crescita del prodotto interno lordo. Concludendo, il Gruppo Per le Autonomie apprezza gli sforzi del Governo e gli obiettivi fondamentali della legge, non nasconde però le sue perplessità sui punti evidenziati ed annuncia pertanto un voto di astensione. (Applausi dal Gruppo Aut e dei senatori Dettori e Battafarano). S. 373 Primi interventi per il rilancio dell' economia PETERLINI (Aut). Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole del Gruppo Per le autonomie alla proposta di stralcio presentata dal senatore Boco. Abbiamo già espresso in Commissione lavoro la nostra perplessità circa questo condono generalizzato, esteso all'ambiente e alla sua protezione. Ricordo che la regione Trentino-Alto Adige e, in particolare le due province autonome di Trento e di Bolzano hanno saputo gestire molto saggiamente la protezione dell'ambiente. Pertanto, questa norma - a nostro avviso - non solo vìola le competenze in materia delle due province autonome, ma non è opportuna neanche nel merito. Essa, infatti, fa scuola per una violazione e per un'aspettativa di condono che finora ha male educato il comportamento delle imprese. Voteremo, dunque, a favore della proposta di stralcio dell'articolo 2. S. 421 Modifiche e integrazioni all' articolo 71 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, in materia di totalizzazione dei periodi di iscrizione e contribuzione PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Peterlini. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il sistema pensionistico tradizionale si basa su una semplice formula: i giovani che lavorano sostengono le persone anziane, come accadeva una volta nei masi dove i figli, tradizionalmente numerosi, sostenevano i loro genitori. Questo sistema regge a condizione che i giovani che lavorano siano più numerosi delle persone anziane. L'Italia, una volta conosciuta oltre confine come il Paese dei bambini, ricopre insieme alla Spagna il poco entusiasmante primato della più bassa natalità di tutti i Paesi dell'Europa occidentale. Anche allargando la statistica a tutto il Vecchio continente e addirittura al mondo, non siamo lontani dal primato mondiale, che spetta ad Hong Kong con una media di un bambino per donna, seguito dalla Slovenia, dalla Bulgaria e dalla Federazione russa che hanno un tasso di natalità dell'1,1. Un paio di Paesi si allineano all'Italia attestandosi sull'1,2 bambini per donna, mentre tutti gli altri 165 Paesi del mondo hanno un tasso di natalità più alto dell'Italia. Sono proprio le donne dei Paesi più poveri ad avere il maggior numero di figli: in testa è la Nigeria con 8 figli per donna, seguita dall'Angola con 7,2, dalla Guinea con il 7,1, dal Mali con 7, dal Burundi con 6,8. Sull'altro versante registriamo fortunatamente un continuo incremento dell'aspettativa di vita, che purtroppo è limitata ai Paesi industrializzati. In media si può sperare di vivere oltre gli ottant'anni: la media è di 77 anni per gli uomini e di 83 per le donne. È un'età finora mai raggiunta dall'umanità e destinata ad innalzarsi ulteriormente grazie a continue scoperte nel campo della medicina, della chirurgia e della genetica. L'Italia è tra i Paesi con la più alta aspettativa di vita dopo il Giappone che ci batte di due anni interi per le donne e di un anno per gli uomini. 40


Un dato triste in questo contesto che deve scuotere le nostre coscienze è che i Paesi dell'Africa hanno un'aspettativa di vita tra i 40 e i 50 anni con le punte più basse in Zambia, ove si muore in media a 33 anni, e in Sierra Leone, ove la vita media è di 34 anni. Tornando ai Paesi industrializzati, dobbiamo constatare che i giovani diventano sempre meno e gli anziani sempre più numerosi. E' facile immaginare come la classica piramide, quasi capovolta, non riesca a reggere l'equilibrio del sistema pensionistico. L'invecchiamento della popolazione non mette in crisi solamente i sistemi pensionistici, ma invade tutti i campi della politica sociale. Già oggi le spese per la protezione sociale assorbono un quarto del PIL; oltre la metà delle spese sociali sono destinate alle pensioni e l'altra metà alla sanità e agli ammortizzatori sociali. Come le pensioni, anche le spese sanitarie sono destinate ad incrementarsi in base all'invecchiamento della popolazione. Aumenteranno soprattutto i casi di non autosufficienza e la necessità di misure preventive per il loro finanziamento. Lo sviluppo demografico richiede pertanto soluzioni che siano in grado di togliere una parte del peso sociale dalle spalle delle generazioni attive o almeno di limitare ulteriori aggravi. Le nuove politiche sociali dovranno pertanto scovare nuove fonti di finanziamento per un sistema che non potrà più basarsi esclusivamente sul fatto che i giovani sostengono il peso per le persone anziane. La nuova previdenza dovrà richiedere a chi lavora, oltre al contributo sociale per le persone anziane, un ulteriore contributo per finanziare e accumulare fondi previdenziali destinati a coprire le proprie spese nella vecchiaia. Il quotidiano «Il Sole 24 ORE», nel 1997, prevedeva che già nel 2025 il numero dei pensionati sorpassasse quello dei lavoratori attivi. In verità, il sorpasso si sta rapidamente avvicinando. L'ISTAT, nel recente studio "I beneficiari delle prestazioni pensionistiche", ha elaborato, provincia per provincia, il rapporto tra numero di pensionati e quello degli occupati. Da questo rapporto di dipendenza emerge che in Italia ogni 1.000 occupati ci sono 763 pensionati, ciò corrisponde ad un'incidenza percentuale del 76,3 per cento su base nazionale. Ma in molte province italiane il numero dei pensionati ha già superato quello dei lavoratori attivi, ad esempio ad Enna, Alessandria e Reggio Calabria. L'incidenza più bassa invece la registriamo a Rimini e a Bolzano con meno di 600 pensionati su 1.000 occupati. E la popolazione italiana incomincerà ben presto a diminuire. Secondo l'ISTAT, scenderemo dagli attuali livelli a 46 milioni nel 2050, con un decremento di quasi il 20 per cento. Ma i Governi italiani non sono rimasti inattivi di fronte allo sviluppo demografico. Le riforme più incisive sono state tre. In primo luogo, la riforma Amato (1992), che ha garantito finora i maggiori risparmi di spesa, intervenendo sulle pensioni di vecchiaia e sul requisito minimo di età. Vi è stata poi la riforma Dini (1995), che ha introdotto un nuovo sistema di calcolo delle pensioni, quello contributivo, che si riferisce non più agli ultimi cinque o dieci anni di retribuzione, bensì all'effettiva contribuzione durante tutta la vita lavorativa. Il tasso di sostituzione calerà per i giovani a circa la metà; per essere più chiari, i giovani dovranno vivere con circa la metà della pensione dei loro padri. Si è avuta, infine, la riforma Prodi del 1997, che ha equiparato il sistema previdenziale dei dipendenti pubblici a quello dei privati. Ulteriori interventi significativi erano: la rivalutazione delle pensioni secondo i prezzi e non più secondo i salari; la progressiva elevazione dei requisiti di età e di contribuzione; l'inasprimento delle condizioni per l'accesso al pensionamento di anzianità; criteri meno favorevoli per determinare la retribuzione pensionabile e l'abbassamento delle aliquote di rendimento. La stessa riforma Dini, cioè la legge n. 335 del 1995, prevedeva saggiamente una costante verifica dell'equilibrio finanziario del sistema previdenziale, la prima già nel 2005. È proprio questo il punto fondamentale della critica che si deve rivolgere a questo Governo: perché anticipare con forza una riforma in modo frettoloso e poco organico, con emendamenti e subemendamenti che si basano più sulle tensioni tra i partiti di Governo che sui dati effettivi dello sviluppo demografico e della spesa previdenziale, senza aspettare i dati della verifica? 41


L'incongruenza è dimostrata dal fatto che oggi, nel 2004, anticipiamo delle misure incisive senza aspettare la verifica già prevista l'anno prossimo per misure che entreranno in vigore nel 2008. Questa fretta conferma il grave sospetto che non si tratti tanto di un intervento per tenere in equilibrio il sistema previdenziale ma di misure poco approfondite per recuperare finanziamenti per altri obiettivi. Ne è dimostrazione il nuovo articolo 6 che prevede che "tutti i maggiori risparmi e tutte le maggior entrate sono destinati alla riduzione del costo del lavoro nonché a specifici incentivi per promuovere lo sviluppo delle forme pensionistiche complementari anche per i lavoratori autonomi". Per quanto riguarda l'età dobbiamo registrare due dati divergenti. Mentre l'età media dell'effettivo pensionamento in Italia risulta di 56 anni per le donne e di 58 anni per gli uomini, l'età media del ritiro dal mercato del lavoro si attesta a 59,2 anni per le donne e a 59,6 anni per gli uomini. Questa differenza tra età media del pensionamento e quella di effettivo ritiro dal mercato del lavoro, che arriva quasi a 60 anni, dimostra un fatto che nella riforma non è stato debitamente preso in considerazione: i lavoratori vanno sì in pensione appena possono, ma non concludono affatto a quel punto la loro attività lavorativa, anzi proseguono volontariamente - lo sottolineo - il lavoro in altre attività. Questa volontà di lavorare oltre una certa età è stata recentemente confermata da uno studio coordinato da Antonio Carbolini (condotto da un gruppo di ricerca presso il Dipartimento di scienze demografiche dell'università «La Sapienza» di Roma, con la collaborazione di ISFOL e Experience Research, che ha dato il seguente risultato. Non è vero che la gente vuole andare in pensione presto come pensano sia sindacati che aziende; più cresce l'età, meno tale esigenza viene avvertita. La volontà di un lavoratore di andare in pensione il più presto possibile diminuisce con il progredire dell'età, mentre cresce la volontà di andare in pensione più tardi. La prospettiva di lavorare più a lungo, anche in rapporto alla maggiore longevità e al miglioramento delle condizioni di salute, non spaventa più gli italiani. È questo un dato che, soprattutto, avrebbe dovuto essere valorizzato dalla riforma pensionistica. Invece di presentarsi con un brusco innalzamento dei requisiti anagrafici, il Governo potrebbe valorizzare questa volontà di lavorare con incentivi e la promozione di forme di lavoro più flessibili, con i contratti a tempo parziale, con i lavori socialmente utili e adatti alle persone più anziane. Questo principio ispirava la riforma nella sua versione iniziale. Era proprio il ministro Maroni che sosteneva ancora un anno fa che non servivano forme coattive, ma erano più opportune forme di incentivi per il posticipo del pensionamento. La delega prevede degli spunti, togliendo l'obbligo alla contribuzione previdenziale per chi liberamente continua a lavorare; grazie ad un nostro emendamento si agevolano i contratti a tempo parziale per i lavoratori che hanno maturato i requisiti. Queste misure avrebbero richiesto, in primo luogo di collaudare gli incentivi per verificare se effettivamente bastassero o non bastassero, prima di prevedere misure coattive sull'età pensionabile; in secondo luogo, trovare soluzioni di lavoro per gli anziani. L'Italia si annovera fra i Paesi con il più basso tasso di partecipazione al lavoro delle persone tra i 55 e i 60 anni. Infatti, risulta veramente difficile trovare lavoro dopo i 55 anni di età. Le ragioni sono variegate e fra esse spesso vi è la preferenza delle aziende per i giovani, la mancata valorizzazione dell'esperienza maturate dalle persone più anziane, l'innovazione tecnologica, con la quale spesso i più anziani non possono tenere il passo. Non si risolve perciò il problema alzando l'età pensionabile, ma intervenendo sul mercato del lavoro per migliorare le opportunità per le persone più anziane. La disperata situazione di chi cerca lavoro dai 55 ai 60 anni non può essere risolta con una norma che prevede di lavorare di più, fino a 65 anni. Il Governo, pertanto, dovrà trovare una risposta per le persone ritenute troppo vecchie per inserirsi nel mercato del lavoro e troppo giovani per andare in pensione.

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Un palese incongruenza si presenta anche con la disparità di pensionamento tra gli uomini e le donne. Mentre la riforma Dini prevedeva per il sistema contributivo un'età minima di 57 anni per entrambi i sessi, la presente riforma eleva l'età a 60 anni per le donne e a 65 per gli uomini. Sono perfettamente d'accordo a riconoscere alle donne un'effettiva riduzione dell'età pensionabile per l'importante contributo che danno alla società con la nascita dei figli, con la loro educazione, con l'impegno per la famiglia, il lavoro casalingo, per la cura delle persone anziane in famiglia: un valore aggiunto alla nostra società che non può essere apprezzato abbastanza. È però questo lavoro familiare che deve essere apprezzato e valorizzato, e non la pura differenza di sesso. Mi sono permesso, pertanto, con colleghi dell'UDC, Ciccanti ed altri, e con colleghi del Gruppo per le Autonomie, di presentare un emendamento che tenga conto di questo contributo, collegando la riduzione anagrafica per il pensionamento al numero dei figli. Chiedo l'attenzione del Governo e dei colleghi senatori su quest'emendamento, che può naturalmente essere recepito anche in forme tecniche diverse. L'obiettivo è duplice: riconoscere alla donna il suo prezioso contributo per la famiglia e contribuire nello stesso modo a valorizzare ed aumentare le nascite, campo che vede l'Italia Cenerentola nel mondo. Incentivando le nascite si può anche risolvere gran parte dei problemi sociali derivanti dall'invecchiamento della popolazione. Nel mio più recente libro «Le Nuove pensioni» (edito da Franco Angeli) ho posto sul frontespizio un'immagine del grande eroe di Troia, Enea, che fugge dalle fiamme della città: porta sulle spalle il vecchio padre Anchise e trascina il giovane figlio Ascanio. Questa drammatica situazione della mitologia illustra drasticamente la difficoltà nella quale si trova la generazione d'oggi: sostenere il peso della crescente popolazione anziana e dover costruire nello stesso tempo un nuovo sistema pensionistico per i giovani. Per mantenere il livello di vita, i giovani dovranno costruirsi una seconda pensione, una pensione complementare. Su questo versante l'Italia è in drammatico ritardo. Nonostante una serie di incentivi fiscali e contributivi, il sistema non decolla. Gli iscritti sono pochi, ammontano a circa l'11 per cento dei lavoratori, e tra questi mancano soprattutto le categorie più bisognose. I motivi spaziano dalla complicatezza della materia alla mancata conoscenza, dalle restrizioni e difficoltà organizzative alle limitazioni imposte ai fondi, dai rischi dei mercati alla mancanza di garanzie. Tra le varie ragioni spiccano quelle di carattere finanziario: si deve infatti ricordare che il peso contributivo che grava sulle aziende e sui lavoratori per la previdenza di base ammonta al 33 per cento. Risulta obiettivamente difficile - soprattutto per le fasce più deboli - decurtare ulteriormente il reddito disponibile per alimentare una pensione complementare. Sarà pertanto necessario ridurre gradualmente il peso previdenziale per la previdenza pubblica per rafforzare quella complementare (ripresenterò un emendamento in tal senso). Il ricorso al TFR potrà sicuramente contribuire al finanziamento e a un più deciso decollo del sistema. Il legislatore in questo contesto non deve però dimenticare che il TFR assolve una funzione di ammortizzatore sociale, che andrà a mancare. Quale Presidente del Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige/Südtirol, ho avuto modo di contribuire alla creazione di un innovativo modello di previdenza complementare. Il progetto si basa su esperienze concrete di politica sociale che abbiamo sviluppato in una Regione caratterizzata dalla presenza di più gruppi linguistici, dalla funzione di cerniera tra l'Europa del Nord e quella del Sud, da una speciale autonomia, che ha permesso di sviluppare e realizzare un modello di previdenza complementare apprezzato anche oltre i confini nazionali. La nostra esperienza ci insegna che l'ente pubblico non potrà limitarsi ai tagli della spesa e a qualche sparso incentivo per promuovere la previdenza complementare. Se è vero - e purtroppo lo è - che in futuro la pensione di base non potrà più garantire una vecchiaia sicura ai giovani, l'ente pubblico deve svolgere un ruolo attivo in questa situazione di travaglio da un sistema a ripartizione a quello a due, o meglio, a tre pilastri. Il nostro modello non vuole proporsi quale esclusivo, offre però diversi spunti che possono essere ripresi anche da altre Regioni.

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La nuova Costituzione prevede una competenza concorrente per le Regioni in materia di previdenza complementare. Le Regioni potranno promuovere modelli più vicini alla gente, prevedere strutture di supporto e di consulenza, reti sociali e garanzie, che finora mancano completamente. Sono fiero di aver potuto apportare diversi emendamenti migliorativi alla proposta all'esame del Senato. Abbiamo aperto le porte alle Regioni, ai fondi aziendali e quelli delle cooperative di lavoro. Abbiamo migliorato la trasparenza e la comparabilità dei costi, la trasportabilità del contributo del datore di lavoro e del TFR da un fondo all'altro. Abbiamo inserito la possibilità di proseguire con la contribuzione oltre l'età pensionabile. Abbiamo attribuito ai fondi la contitolarità per riscuotere i contributi omessi da parte delle aziende. Abbiamo inserito linee di investimento comparabili al tasso di rivalutazione del TFR, protetto le prestazioni complementari da eventuali sequestri e pignoramenti e migliorato infine gli incentivi per la previdenza complementare. Ringrazio il Governo, soprattutto nella persona del sottosegretario Brambilla, il relatore Morra e il presidente Zanoletti per l'attenzione che hanno dedicato ai nostri emendamenti, che contribuiranno a migliorare la previdenza. Chiedo ulteriore attenzione per gli altri emendamenti che abbiamo sottoposto all'Aula per stabilire ulteriori garanzie per gli investimenti, superare i limiti di deducibilità fiscale correlati al TFR, evitare il riscatto del capitale per cambio di lavoro che distoglie i mezzi dal vero fine previdenziale, prevedere che il TFR affluisca alle linee più prudenti all'interno dei fondi e una graduale riduzione degli oneri contributivi per la pensione pubblica. Mi auguro che con queste proposte possiamo ulteriormente migliorare la previdenza complementare, che finora, purtroppo, ci vede agli ultimi posti dei Paesi industrializzati. Una vera partenza potrà anche dare uno slancio all'economia, se il Governo saprà proporre modelli adeguati a far partecipare anche le piccole e medie imprese al risparmio gestito. (Applausi dai Gruppi Aut, UDC e FI). S. 472 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 giugno 2001, n. 217, recante modificazioni al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, nonche' alla legge 23 agosto 1988, n. 400, in materia di organizzazione del Governo PETERLINI (Aut). Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, intervengo per ribadire quanto già espresso in sede di Giunta delle elezioni da parte del Gruppo per le Autonomie che ho l'onore di rappresentare. Una prima considerazione in senso generale. In conseguenza dei fatti deplorevoli di Tangentopoli, l'istituto dell'articolo 68 della Costituzione è stato purtroppo ridotto all'osso. In base a fatti che noi deploriamo è stato leso un principio fondamentale della democrazia, che ha ridotto al minimo la separazione tra i poteri dello Stato: "I membri del Parlamento" - recita il primo comma dell'articolo 68 della Costituzione - "non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni". Auspichiamo che il periodo di Tangentopoli sia concluso e si possa tornare con serenità a valutare seriamente e forse anche a rafforzare un istituto che era ed è alla base della separazione dei poteri e, con ciò, anche alla base della stessa democrazia. Una seconda osservazione sul merito. Si tratta, in questo caso, esattamente di quanto recita il primo comma dell'articolo 68 della Costituzione a proposito di opinioni espresse, in particolare su articoli di stampa, da parte del senatore Pera. Pertanto, mi sembra inaccettabile che un tribunale o anche la Corte costituzionale si permetta di distinguere tra le opinioni espresse da un parlamentare in questa sede stessa tramite interrogazioni, valutazioni politiche o comunque tramite sue azioni parlamentari, e quanto lui dica al pubblico in assemblee, sui giornali, in articoli di opinione, perché questa seconda attività è connessa alla funzione parlamentare. Naturalmente ognuno di noi di 44


quanto dirà qui in Senato avrà la libertà o anche il dovere di informare la propria popolazione, i propri elettori e chi ne abbia interesse. Pertanto, mi sembra una distinzione molto discutibile, quella che la Corte costituzionale ha fatto. La terza osservazione riguarda anch'essa il merito. Il senatore Pera, le opinioni che ha scritto e detto sul giornale, per le quali è stato avviato un procedimento penale, le ha sostenute sia come presidente del gruppo giustizia del suo partito, sia in una serie di azioni della sua attività parlamentare. Pertanto, mi sembra doveroso, per rispettare la separazione dei poteri, nonché l'onore di questa Assemblea, costituirsi in giudizio e con ciò, praticamente, difendere la nostra causa. (Applausi del senatore Salzano). S. 699 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2002)

PETERLINI (Aut). Signor Vice Presidente del Consiglio, anche il Gruppo per le Autonomie che ho l'onore di rappresentare conferma l'impegno assunto dal ministro Maroni sia in Commissione lavoro che in Commissione bilancio - come mi conferma la senatrice Thaler Ausserhofer - a definire e a presentare i criteri relativi al godimento dell'integrazione della pensione fino ad un milione di lire in Senato. Mi associo, inoltre, alle critiche espresse e all'opportunità di chiarire, nell'interesse di quest'Aula e in quello dello stesso Governo, agli interessati e all'opinione pubblica chi effettivamente potrà godere dell'innalzamento della pensione. C'è molta gente che aspetta, che spera, che telefona e che viene a chiederci chiarimenti al riguardo e che fino al momento in cui la questione non sarà effettivamente definita, non avrà nessuna sicurezza. Sulla stampa, giustamente, si è fatto riferimento ad alcuni criteri relativi all'età e alla condizione economica, ma non c'è certezza che, invece, servirebbe. Colgo, con la stessa severità con cui ho espresso questo giudizio, l'occasione per esprimere il mio apprezzamento al ministro Maroni che in Commissione ha sempre mostrato grande trasparenza, senso di collaborazione e disponibilità, venendo anche incontro alle singole richieste dei senatori. E' un Ministro che ha realmente collaborato con le Commissioni e che non merita questo trattamento. Perciò chiedo che il Governo metta il ministro Maroni nelle condizioni di poter onorare le promesse e gli impegni che in buona fede ha assunto e che adesso vediamo sconfessati non da lui, ma dal Governo. Un'ultima considerazione riguarda le parti sociali. Con tutto il rispetto per queste ultime, ritengo che un impegno assunto verso il Parlamento sia più importante di un impegno preso con i sindacati. (Applausi dai Gruppi Aut e Mar-DL-U e dei senatori Marino e Monti).

S. 848-B Delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo alla seconda lettura di un disegno di legge che, nella sua prima versione, è stato oggetto di violenti scontri tra le parti sociali per le deroghe programmate all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, poi ritirate dal Governo. Essendo ora venuta a mancare questa causa del contendere, almeno in questo momento, possiamo concentrarci sugli obiettivi fondamentali del disegno di legge. 45


Per quanto riguarda il Gruppo Per le Autonomie, condividiamo gli obiettivi di modernizzare e razionalizzare il mercato del lavoro con un convincente processo di liberalizzazione dei servizi per l'impiego, coinvolgendo anche la presenza degli operatori privati. Ci pare inoltre condivisibile l'obiettivo di promuovere nuove forme più flessibili di lavoro, destinate senza dubbio a rendere più efficiente un sistema oggi assai inefficace e rigido. Se si riesce veramente a modernizzare il sistema e renderlo più efficace e competitivo, si potranno sicuramente creare nuovi posti di lavoro anche per le fasce più disagiate o svantaggiate, come ad esempio le lavoratrici madri, i giovani e gli anziani. Condividiamo l'obiettivo di promuovere nuove forme di lavoro a tempo parziale, cosiddetto part time, ad ore, occasionale, accessorio e a prestazioni ripartite che possono offrire utili opportunità alle donne, in special modo lavoratrici madri e casalinghe, per poter conciliare meglio il lavoro con gli impegni familiari. Non c'è dubbio, inoltre, che il sistema di collocamento attuale, con le sue limitazioni geografiche e le sue deficienze tecniche, si renda al momento completamente inadeguato ad un mercato che da una parte vede un'alta quota di disoccupati, soprattutto al Sud, mentre dall'altra, nelle Regioni del Nord, registra la spesso esasperata ricerca di forze di lavoro. Per quanto nobili ed apprezzabili siano questi obiettivi, tanto critica rimane la nostra posizione sul dettaglio del disegno di legge. Già la Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome ha infatti espresso la sua perplessità per i termini nei quali lo Stato interviene su materie oggetto di legislazione concorrente tra Stato e Regioni, con princìpi e criteri direttivi estremamente analitici ed invasivi delle competenze regionali. Nelle materie oggetto di legislazione concorrente lo Stato dovrebbe limitarsi all'emanazione dei princìpi fondamentali, riservando alle Regioni e alle Province autonome lo spazio costituzionalmente garantito per una regolamentazione autonoma. La nostra seconda obiezione riguarda il metodo con il quale si è affrontata tutta la materia del lavoro. I princìpi elencati avrebbero meritato un confronto sereno con le forze sociali, non solo per rispetto delle parti sindacali, ma soprattutto per garantire al Paese e all'economia di progredire insieme, senza scontri e spaccature del tessuto sociale. Devo ricordare a questo Governo che l'ultimo sciopero generale, antecedente le mobilitazioni attorno all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, si era svolto nel 1992, seguìto da un periodo decennale di pace sociale che ha permesso all'Italia di crescere socialmente ed economicamente ed entrare a testa alta nell'Unione monetaria europea. Il clima che si è creato ora, invece, ha diviso il Paese, offuscando anche gli obiettivi che sono nell'interesse di tutti. Non c'è dubbio che, dopo oltre trent'anni, si debba anche discutere di certi aspetti della legge n. 300 del 1970, nata in un contesto sociale completamente diverso da quello di oggi. Riforme di questa gravità non si fanno, però, né con i soli voti della maggioranza, né con lo scontro con i sindacati, ma in uno spirito sereno e disteso, confrontandosi con pazienza con tutte le parti sociali ed investendo sulla concertazione e sulla Sozialpartnerschaft, cioè la partnership tra le forze sociali, che ha permesso il progresso economico e sociale ai Paesi dell'Europa centrale e del Nord. La terza e ultima riflessione riguarda la qualità del lavoro e i diritti fondamentali dei lavoratori. La flessibilità e le nuove forme organizzative devono essere accompagnate da strumenti di tutela e di controllo che garantiscano la persona, la lavoratrice e il lavoratore, nonché il rispetto della sicurezza sociale. Servono, in questo contesto, anche regole chiare e più eque per la previdenza sociale che, al momento, si presenta completamente inadeguata per la forma, già esistente, della collaborazione coordinata e continuativa. Con una quota del 14 per cento di contribuzione sociale prevista per i cosiddetti Co.Co.Co. (verso un 32,7 per cento per i dipendenti) si rischia di creare una situazione drammatica per queste categorie durante la vecchiaia: creeremo un esercito di nuovi poveri, sprovvisti di un'adeguata copertura previdenziale. 46


Per quanto riguarda il nuovo testo di legge - sottolineiamo questo aspetto per non limitarci ai soli punti negativi - constatiamo con favore la riserva espressamente prevista per le competenze riconosciute alle Regioni a Statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano. Vediamo, inoltre, con favore il sostegno all'attività lavorativa femminile e giovanile, nonché il reinserimento dei lavoratori anziani. Sottolineiamo anche l'importanza della norma che vuole valorizzare l'inserimento e il reinserimento al lavoro delle donne, in modo particolare di quelle uscite dal mercato del lavoro per l'adempimento dei compiti familiari. Ciò che manca in questo contesto è la norma di copertura finanziaria di questi nobili princìpi, in mancanza della quale gli obiettivi rischiano di rimanere vuote enunciazioni politiche. In conclusione, apprezziamo gli sforzi del Governo e gli obiettivi fondamentali della legge; non nascondiamo, però, le nostre perplessità per l'invasione delle competenze regionali, la mancata concertazione con tutte le forze sociali e l'omissione di garanzie per le nuove forme di lavoro. Confermiamo pertanto il nostro voto di astensione. S. 1033 Modifica del comma 7 dell' articolo 80 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, il Gruppo per le Autonomie esprimerà un’astensione su questo disegno di legge di conversione. Condividiamo l’obiettivo di rendere più sicura la strada e la circolazione sulla stessa educando meglio gli automobilisti ad un comportamento più rigoroso, anche con pene più severe e l’introduzione della cosiddetta patente a punti. Esprimiamo, però, le nostre perplessità sulla procedura scelta, in special modo su tre punti. In primo luogo, la scelta del decreto-legge. Come sappiamo tutti, la competenza legislativa è riservata, come in ogni democrazia, al Parlamento e il Governo può, come dispone l’articolo 77 della Costituzione, emanare decreti esclusivamente in casi straordinari di necessità e di urgenza, che poi devono essere sottoposti al Parlamento per la conversione in legge. Ci sembra che un disegno di legge, che ormai da molti anni giaceva nei cassetti dei Ministeri, non aveva questa urgenza e si poteva scegliere la via del disegno di legge ordinario. Questo non si è fatto e pertanto - e così arrivo al secondo punto di critica - si è messo il Senato della Repubblica nell’impossibilità di migliorare il testo a noi sottoposto. Per l’urgenza prevista praticamente il Senato non ha potuto apportare i dovuti miglioramenti, che però sono emersi nel dibattito e con una serie di emendamenti qui presentati. Lo dimostra - come ha già rilevato prima di me il senatore Moro - il fatto che il Governo ha accettato in forma di ordini del giorno e di raccomandazioni il contenuto di questi emendamenti perché impossibilitato ad accogliere modifiche al testo. Con ciò, però, si è soffocata la possibilità di apportare miglioramenti al testo, e questo dato deve essere messo agli atti. Ci auguriamo che il Governo mantenga il suo impegno ad introdurre le sollecitazioni contenute nelle raccomandazioni e negli ordini del giorno presentati in un altro disegno di legge, meglio organizzato e pensato, che sarà proposto in seguito. Il terzo punto riguarda la responsabilità che, sempre frutto di questo anomalo procedere, è stata scaricata sugli stessi cittadini. Il decreto-legge è entrato in vigore all’improvviso ed i cittadini, male informati, o meglio, non informati dal Governo su quanto li avrebbe aspettati, non sapevano che da quel momento in poi avrebbero dovuto accendere i fari sulle strade extraurbane; non sapevano che avrebbero dovuto trasportare in automobile con un seggiolino apposito i bambini fino a dodici anni, sotto un certo peso; non conoscevano, inoltre, le nuove norme relative alla velocità. In questo modo sono stati penalizzati da una severissima applicazione della normativa che nessuno conosceva. Questo è lo scandalo che molti cittadini ci hanno invitato a far presente in Parlamento. Non è possibile, infatti, penalizzare la cittadinanza con delle sanzioni contenute in un decreto-legge 47


ulteriormente modificato dalla Camera e, quindi, sottoposto ad un nuovo esame da parte del Senato, che ora entrerà finalmente in vigore in forma puramente provvisoria, perché sarà superato se è vero che ad esso seguirà un nuovo disegno di legge. Concludo esprimendo un appello al Governo affinché, tramite i mass media, rilasci urgentemente spiegazioni ai cittadini al fine di renderli capaci di attenersi alle nuove regole. (Applausi dai Gruppi Aut, Mar-DL-U e LP). S. 1148 Semplificazione del procedimento relativo alla sottoscrizione delle liste e delle candidature elettorali PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, intervengo per una breve dichiarazione di voto sull'articolo 5, che prevede norme speciali per la Regione Trentino-Alto Adige e per la Valle d'Aosta. Dopo tante difficoltà, che si sono presentate con riferimento alla prima stesura del disegno di legge, siamo riusciti a raggiungere un compromesso accettabile, che si rispecchia proprio nelle norme che stiamo esaminando. Questa legge elettorale era partita - lo devo ricordare - prevedendo una clausola di sbarramento al 4 per cento, in forza della quale, per poter avere un seggio al Parlamento, sia alla Camera che al Senato, ogni gruppo politico, ogni partito, doveva raggiungere tale soglia. Abbiamo subito avvertito quest'Assemblea, quando è stato presentato il disegno di legge alla Camera, che ciò avrebbe significato cancellare dalla carta geografica dell'Italia le minoranze linguistiche. Non so se per intento o per dimenticanza, ma questo era il disegno di legge. Sono poi intervenuti i massimi costituzionalisti italiani; è stato chiaro anche l'avvertimento del Capo dello Stato che una norma che non prevede eccezioni per le minoranze linguistiche andrebbe a violare gravemente l'articolo 6 della Costituzione, che stabilisce esplicitamente che la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche. Dopo difficili trattative, siamo riusciti a raggiungere per la Camera dei deputati un'eccezione che trasferisce lo sbarramento dalla base nazionale a quella regionale. Cosa avrebbe significato lo sbarramento su base nazionale del 4 per cento? Avrebbe significato che un piccolo partito, rappresentante di minoranze linguistiche, non l'avrebbe mai raggiunto. Alcune cifre: la Südtiroler Volkspartei, che ho l'onore di rappresentare, raccoglieva nelle ultime elezioni politiche circa 200.000 voti (il massimo che si poteva raggiungere nella Regione), il che corrisponde, su base nazionale, allo 0,5 per cento, al di fuori, quindi, di ogni possibilità di raggiungere la soglia del 4 per cento. Abbiamo raggiunto poi per la Camera uno sbarramento trasferito su base regionale del 20 per cento (una soglia piuttosto consistente, ma raggiungibile), mentre per il Senato si è tornati per tutto l'assetto nazionale - e questa è una stranezza - ai collegi del maggioritario previsti fin ad oggi dalla legislazione. Ciò significa che noi, su base regionale, possiamo concorrere; ne prendiamo atto, con soddisfazione, e diamo atto al Governo di aver previsto queste norme speciali. Lo stesso vale per la Valle d'Aosta, che ha un solo deputato e un solo senatore, per cui non si poteva fare altro che prevedere un'elezione su base maggioritaria. Tuttavia, giacché ho la parola, vorrei ricordare anche che la differenza che c'è tra i sistemi che stiamo analizzando. La differenza sta nel fatto che con il maggioritario e con i collegi siamo giunti ad avere un sistema vicino alla gente. Ogni candidato, praticamente, rappresentava un collegio, con certi limiti territoriali, che poteva curare personalmente, in cui poteva occuparsi sia dei piccoli 48


bisogni, delle necessità della gente, che dei progetti di più alto rilievo, concentrato in un contatto diretto con il proprio elettorato. Ora si sta trasformando tutto (per noi solo alla Camera, non al Senato, dove sono rimasti i collegi) in una circoscrizione a base regionale, il che significa che tutta la Regione è il campo di battaglia se posso permettermi questo termine - e che il contatto diretto tra il parlamentare eletto e la sua cittadinanza diventa molto più lontano. Il candidato, infatti, non ha più la possibilità di muoversi facilmente da un posto all'altro perché le distanze sono molto più grandi e si torna ad un anonimato della politica che non gradiamo molto. Per questo motivo abbiamo proposto almeno un alleggerimento, una scelta da restituire all'elettore, cioè le preferenze, e, dopo che alla Camera non abbiamo avuto successo, perché era contro i piani presentare le preferenze per tutto il territorio nazionale, ci siamo limitati qui, nelle nostre proposte al Senato, a prevedere le preferenze almeno per le minoranze linguistiche. Questo sarebbe stato un punto molto importante, perché la clausola di eccezione che è stata concessa per la Camera dei deputati prevede - come dicevo - una soglia, non più a base nazionale, ma trasferita a base regionale del 20 per cento, il che significa che pochissimi partiti (probabilmente solo il nostro) potranno raggiungere tale 20 per cento e che tutti gli altri piccoli partiti che possono esistere (nostri oppositori, ma comunque, dal punto di vista democratico, ammissibili) non potranno concorrere per i seggi alla Camera dei deputati. La nostra logica era allora la seguente: ammettiamo almeno nelle Regioni a Statuto speciale, che prevedono questa norma di eccezione, questo sbarramento regionale, le preferenze, che potrebbero rappresentare l'unica possibilità di esprimere la propria linea all'interno di un grande partito di raccolta o un proprio accento, che altrimenti il cittadino non può esprimere se non aderendo ad un unico partito che ha la chance di raggiungere il 20 per cento su base regionale. Questo non si è potuto fare perchè il Governo e la maggioranza hanno deciso di non accettare emendamenti di alcun tipo. Stiamo, infatti, lavorando in modo praticamente blindato, il che è poco democratico, perché toglie al parlamentare ogni possibilità d'intervenire su un progetto così importante, così stravolgente della carta geografica politica dell'Italia. Ne prendiamo atto, però prendiamo, al tempo stesso, atto della circostanza che l'articolo 5, per la Valle d'Aosta e per il Trentino-Alto Adige, salva, per così dire, la possibilità della nostra rappresentanza e pertanto voteremo a favore. S. 1157 Ratifica ed esecuzione dei Protocolli alla Convenzione per la protezione delle Alpi, fatta a Salisburgo il 7 novembre 1991 PETERLINI (Aut). Signor Presidente, la ringrazio per la straordinaria possibilità di intervenire; non eravamo preparati al trattamento perché ieri sembrava che l'esame del provvedimento fosse rinviato. La Convenzione internazionale per la protezione delle Alpi ha una grande importanza e noi siamo favorevoli ad una rapida approvazione del relativo disegno di legge di ratifica, già approvato dalla Camera dei deputati. Vorrei esprimere però preoccupazione per il fatto che è stato sottratto all'esame della Commissione esteri il Protocollo relativo ai trasporti. Ciò è motivo di preoccupazione per la Regione autonoma Trentino-Alto Adige, coinvolta nel trasporto alpino, e in particolare per la Provincia autonoma di Bolzano, che ospita una delle Segreterie per l'attuazione di questa Convenzione. Infatti, quello dei trasporti è uno dei nodi centrali di questi Protocolli, prevedendosi, tra l'altro, il divieto di costruzione di ulteriori autostrade e collegamenti su strada. Questo era un punto di vista da tutti condiviso, importante anche sotto il profilo della programmazione. Ciò preoccupa anche perché è stato concordato il trasferimento del traffico dalla gomma alla rotaia. Sappiamo tutti che esiste il grande progetto del traforo del Brennero. Si tratterà della galleria più lunga del mondo, ancora più lunga del tunnel che, passando sotto la Manica, collega la Gran Bretagna e la Francia. Una tratta sarà di 53-54 chilometri; poi, vi saranno ulteriori

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tratte di accesso al traforo che porteranno a gallerie di oltre 100 chilometri, con tutti i connessi problemi ambientali. Pertanto, chiediamo subito - e poniamo la questione già adesso - il massimo rispetto del nostro ambiente alpino, che vive anche di turismo: parliamo infatti di bellissime zone visitate da cittadini di tutto il mondo ed anche da molti ospiti italiani. Nonostante tutto, condividiamo il progetto perché vogliamo il trasferimento del traffico dalla gomma alla rotaia. Siamo, però, fortemente contrari alla costruzione di ulteriori autostrade, come ad esempio quella conosciuta con il nome di "Alemania". Ci preoccupa che questa possa essere la ragione per cui la Commissione ha eliminato dal disegno di legge di ratifica il Protocollo nell’ambito dei trasporti, di cui alla lettera i), comma 1, dell’articolo 1. Vorremmo dunque capire, anche dallo stesso Governo, se è effettivamente così o se altre motivazioni ne hanno determinato l’eliminazione. Aggiungiamo quindi la nostra firma all’emendamento 1.100 (testo 2), presentato dalla senatrice Donati e da altri senatori: così facendo il Gruppo Per le Autonomie si associa alla richiesta di reinserire tale Protocollo nel testo, ratificandoli praticamente tutti e non soltanto quelli fino alla lettera h) del comma 1 dell’articolo 1. S. 1251 Legge - quadro in materia di riordino dei cicli dell' istruzione PETERLINI (Aut). Signor Presidente, lei sa benissimo che il nostro Gruppo cerca di seguire i lavori con attenzione e con distanza, anche politica, senza schierarsi sempre dall'una o dall'altra parte, ma vedendo oggettivamente le situazioni di volta in volta. Di fatto, abbiamo anche espresso la nostra presenza in questa votazione; vorrei sottolineare ciò anche per dare più oggettività a questa discussione. Però, non ho trovato giusto l'assalto della maggioranza all'opposizione per un paio di luci che anch'io ho visto da questa parte, mentre ho visto purtroppo anche almeno quattro luci da quell'altra parte. Questo lo dico affinché resti agli atti, perché non è giusto che si assaltino in questo modo i colleghi! Colgo l'occasione per fare una precisazione ulteriore: chiedo che questo dibattito non sfoci adesso in uno Stato di polizia con il perseguire i senatori che si recano alla toilette, perché questo non è possibile. Una cosa è votare per altri e questo non è giusto - è capitato anche alla Camera ai nostri e deve essere perseguito perché sarebbe una falsificazione di votazioni. Tuttavia, non è altrettanto giusto che un senatore che si muove in Aula e lascia un attimo il tesserino inserito o anche vada al bagno sia trattato allo stesso modo. Io credo in una certa tolleranza; non si arrivi ad uno Stato di polizia contro i senatori. (Applausi dai Gruppi Aut, DS-U e Mar-DL-U). S. 1738-B Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 settembre 2002, n. 210, recante disposizioni urgenti in materia di emersione del lavoro sommerso e di rapporti di lavoro a tempo parziale PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Gruppo per le autonomie condivide l’obiettivo del disegno di legge che intende promuovere l’emersione dei lavoro sommerso, finalizzato ad innalzare il tasso di occupazione regolare e a recuperare alla legalità le aree di comportamento illecito, nonché a garantire le migliori condizioni per una corretta tutela del lavoro e per un corretto svolgimento della concorrenza tra le imprese. Ci auguriamo che il Governo riesca in questo nobile intento e che le misure sottoposte ad approvazione rafforzino gli strumenti in questa direzione. Non possiamo nascondere, però, seri dubbi sui risultati finora raggiunti e sull’efficacia delle misure proposte. Con disciplina d’urgenza si vuole, infatti, sostituire l’organo finora proposto per 50


l’approvazione dei piani individuali di emersione, cioè il sindaco, con un nuovo soggetto denominato "Comitato per il lavoro e l’emersione del sommerso" (CLES), composto da sedici membri nominati dal prefetto, otto dei quali designati dalle amministrazioni statali territoriali e dagli enti pubblici interessati e otto designati, in maniera paritetica, dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro. I CLES sono inoltre integrati dai comitati provinciali per l’emersione, istituiti ai sensi della legge n. 448 del 1998. Per quanto riguarda il ricorso al provvedimento d’urgenza e all’emanazione di un decreto-legge, dobbiamo esprimere la nostra perplessità, visto che la misura praticamente si limita a sostituire un organo con un altro. Per quanto riguarda, invece, la nomina del comitato stesso tramite il prefetto, ci sembra una vera invasione del campo amministrativo riservato agli enti locali da parte degli organi dello Stato. Questo non corrisponde né alla lettera, né allo spirito del nuovo assetto costituzionale previsto dall’articolo 117 della Costituzione e confermato dal referendum popolare. Il ruolo del prefetto in tale contesto è stato fortemente ridimensionato, al punto di eliminare il visto governativo sulle leggi regionali e delle province autonome, fino ad allora demandato ai prefetti e ai commissari di Governo. Si riconosce in questo provvedimento il chiaro intento di rafforzare le strutture dello Stato invece di promuovere il principio della sussidiarietà e della rivalutazione degli enti locali. Per quanto riguarda le autonomie speciali del Trentino-Alto Adige-Südtirol e della Valle d’Aosta, il Gruppo per le autonomie ha presentato un ordine del giorno e si appella all’Aula e al Governo per la sua approvazione. Infatti, le norme di attuazione dello Statuto speciale per la regione TrentinoAlto Adige-Südtirol e, più precisamente, l’articolo 9-bis del decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 1974, n. 280, delegano, a decorrere dal primo gennaio 1996, alle province autonome di Trento e di Bolzano l’esercizio delle funzioni amministrative attribuite all’ufficio regionale e agli uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione di Trento e di Bolzano, nonché alle sezioni circoscrizionali per l’impiego ricadenti nei rispettivi territori, trasferendo conseguentemente gli uffici stessi alle due province e riconoscendo alle stesse la competenza di disciplinare l’organizzazione delle funzioni delegate. Analoga norma è prevista per la Valle d’Aosta. L’istituzione dei Comitati per il lavoro e l’emersione del sommerso, nonché la relativa disciplina delle procedure per l’approvazione dei piani individuali di emersione vengono ad incidere sulla competenza riconosciuta alle province di Trento e di Bolzano e alla Valle d’Aosta dalle norme di attuazione sopra indicate. Con l'ordine del giorno invitiamo pertanto il Governo a considerare che le funzioni dei comitati per il lavoro e l'emersione del sommerso (CLES) siano svolte nel rispetto dei poteri delle province autonome di Trento e Bolzano e della regione Valle d'Aosta, poteri ad esse spettanti ai sensi dei rispettivi statuti e delle relative norme di attuazione. Ringrazio il sottosegretario Sacconi, il presidente della Commissione Zanoletti e il relatore Morra per la disponibilità già dimostrata in sede di Commissione che spero sia confermata anche in sede di Assemblea. Chiedo a tutti i senatori di sostenere la nostra proposta anche per evitare ulteriori contenziosi presso la Corte costituzionale. (Applausi dal Gruppo Aut). PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, come ho avuto già occasione di sottolineare in sede di discussione generale, il Gruppo Per le Autonomie condivide l'obiettivo di fondo del disegno di legge, che intende promuovere l'emersione del lavoro sommerso, innalzare il tasso d'occupazione regolare, recuperare alla legalità aree di comportamento illecito, anche garantendo una migliore tutela del lavoro e un più corretto svolgimento della concorrenza tra le imprese.

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Ci auguriamo che il Governo riesca in questo nobile intento e che le misure sottoposte all'approvazione rafforzino gli strumenti in questa direzione. Non abbiamo però nascosto i nostri dubbi sui risultati sinora raggiunti e sull'efficacia delle misure proposte. Non crediamo che si possa risolvere il problema del sommerso sostituendo l’organo finora preposto all’approvazione dei piani individuali di emersione, e cioè il sindaco, con un nuovo soggetto denominato "Comitato per il lavoro e l'emersione del sommerso". Ci sembra inoltre eccessivo il ricorso al provvedimento d’urgenza, con l’emanazione di un decreto-legge, visto che la misura si limita praticamente a sostituire un organo con un altro. Per quanto riguarda la nomina del Comitato stesso tramite il prefetto, ci sembra che essa si ponga in controtendenza con la volontà di decentramento e di federalizzazione dello Stato spesso dichiarata anche dal Governo. L’insediamento di una Commissione in materia di lavoro non corrisponde né alla lettera, né allo spirito del nuovo assetto costituzionale. Il ruolo del prefetto in tale contesto è stato infatti ridimensionato, mentre con questo disegno di legge si riconosce chiaramente l’intento di rafforzare le strutture dello Stato invece di promuovere il principio della sussidiarietà e della rivalutazione degli enti locali. Per quanto riguarda le autonomie speciali del Trentino-Alto Adige-Südtirol e della Valle d’Aosta, avevamo presentato un ordine del giorno appellandoci all’Aula e al Governo perché fosse approvato. Le norme di attuazione dello Statuto speciale per la regione Trentino-Alto AdigeSüdtirol (analogo provvedimento è previsto per la Valle d’Aosta) prevedono infatti che le competenze amministrative degli uffici regionali e degli uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione, nonché delle sezioni circoscrizionali per l’impiego, siano trasferiti alle due Province autonome e alla regione Valle d’Aosta riconoscendo loro la competenza di disciplinare l’organizzazione delle funzioni alle stesse delegate. Ringraziamo pertanto il sottosegretario Sacconi e il relatore, onorevole Morra, per l’impegno assunto di voler rispettare le competenze regionali e provinciali e per aver accolto in Aula l’ordine del giorno presentato dal Gruppo Per le Autonomie inteso a salvaguardare i poteri delle province autonome di Trento e Bolzano e della regione Valle d’Aosta, ad esse spettanti ai sensi dello Statuto e delle relative norme di attuazione. Per questi motivi, sottolineando che condividiamo l’obiettivo fondamentale, esprimendo i dubbi già sollevati in discussione generale, il Gruppo Per le Autonomie dichiara di astenersi dal voto. S. 1753-B Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l' integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Peterlini. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'ambiente e il paesaggio naturale costituiscono per il mondo intero, e per l'Italia in special modo, un patrimonio di altissimo valore sia per la sua bellezza sia per l'eredità naturale e culturale, ma anche un valore di altissimo pregio economico, soprattutto per l'Italia, che si annovera tra i Paesi più frequentati da turisti di tutto il mondo, per la sua ricchezza naturale e per il proprio patrimonio artistico. Avremmo pertanto accolto con favore l'obiettivo del Governo di riordinare e migliorare gli strumenti legislativi per meglio proteggere l'ambiente e la natura, come elencati all'articolo 1 del disegno di legge e dall'emendamento del Governo qui presentato. Purtroppo, infatti, già troppe delicatissime parti d’Italia, delle sue coste, delle sue montagne, dei suoi paesaggi, sono state irrecuperabilmente distrutte. Sarebbe ingiusto incolpare di questo fatto solo questo Governo: devono assumersene la responsabilità tutti i Governi, locali, regionali e centrali, degli ultimi decenni. Il Paese pertanto si aspettava una legge ambientale che finalmente facesse sul serio e mettesse fine una volta per tutte alle lacune legislative, alle irregolarità ed ai condoni che inducono continuamente a nuovi abusi.

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Purtroppo con grande delusione dobbiamo constatare che dopo l’apprezzabile elencazione dei princìpi e l’altrettanto apprezzabile inasprimento delle pene, anche in questo disegno di legge si torna a ricorrere all’ennesimo condono edilizio, allargando nuovamente le maglie di un condono appena approvato dal Parlamento con grande sofferenza ed aspra critica da parte dell’opinione pubblica. Il comma 1-ter dell’articolo 36 introduce infatti una sanatoria e una depenalizzazione per talune tipologie di abuso finora escluse perché riguardanti zone sottoposte a particolare tutela. Questo ulteriore condono, che va a vantaggio di pochi personaggi probabilmente molto influenti, reca danno a tutta la comunità, alla natura e all’ambiente, ed educa ed incita nuovamente i cittadini a violare le regole ambientalistiche e le leggi urbanistiche, potendo sperare sempre in nuovi strumenti di condono. Ma va a danno anche di tutti i cittadini che con grande pazienza e senso del diritto, nonostante una burocrazia difficile, hanno finora sempre seguito le regole, limitandosi a costruire quanto e come previsto dalle norme urbanistiche; costoro si vedono ora beffati da chi invece prepotentemente ha violato le leggi e le regole. Possiamo immaginare cosa ne pensano i giovani, che noi cerchiamo di avvicinare con grande fatica e pazienza alle istituzioni (lo fa in prima linea anche il Presidente del Senato, invitandoli in Parlamento perché partecipino alla vita democratica), e che poi vedono premiate proprio quelle categorie che vìolano la legge. Sono inoltre costretto a denunciare un’ulteriore grave preoccupazione che riguarda la vita democratica del nostro Paese. Senza una evidente necessità ed urgenza il Governo ha posto la fiducia stravolgendo il testo esaminato dalle Commissioni su un provvedimento così delicato e così importante per il nostro Paese com’è la protezione dell’ambiente e la tutela del territorio. Il disegno di legge poteva essere approvato dal Senato in pochissime ore, visto che era già approdato in Aula ed i tempi sono contingentati. Dopo un iter tormentato, iniziato già nel 2001, eravamo praticamente al traguardo. Il Governo invece ha preferito svuotare nuovamente il Parlamento delle sue più importanti prerogative, della sua centrale funzione di discutere, emendare, migliorare e varare le leggi a nome di chi lo ha eletto. Questo continuo ricorso alla fiducia è deludente per i cittadini e per chi li rappresenta in Parlamento ed è devastante per il sistema democratico. Già recentemente il Governo aveva fatto ricorso alla fiducia per varare la riforma delle pensioni, di altrettanta importanza per migliaia di cittadini, che dopo un dibattito proficuo e per niente ostruzionistico svolto in Commissione lavoro è stata votata appunto con la fiducia dall’Aula del Senato. Pertanto, pur condividendo gli obiettivi del disegno di legge elencati nell’articolo 1, pur condividendo l’inasprimento delle pene, rimaniamo delusi dal rinnovato ricorso al condono edilizio, soprattutto in zone protette e delicate, e dal ricorso allo strumento della fiducia. Devo quindi preannunciare il voto contrario del Gruppo Per le Autonomie. (Applausi dai Gruppi MarDL-U, DS-U, Verdi-U e Misto-Pop-Udeur). S. 1941 Disposizioni concernenti la forma di governo regionale PETERLINI (Aut). Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Intervengo per porre una questione delicata sulla quale spero che ogni senatore rifletta un attimo. Abbiamo avuto dal ministro Calderoli l'appoggio promesso per questo ordine del giorno in cui non si fa altro che confermare le competenze delle Regioni e delle Province autonome a statuto speciale. È una cosa che ogni Parlamento ed ogni Governo hanno sempre fatto. Noi per l'interpretazione non abbiamo presentato alcun emendamento, ma chiediamo solo la conferma chiarificatrice dell'articolo 54 del disegno di legge in votazione, il quale stabilisce che, in 53


via transitoria, anche alle Regioni a statuto speciale si applica questa riforma, in attesa della riforma dello statuto speciale attraverso la procedura prevista. L'articolo però precisa che sino all'adeguamento dei rispettivi statuti le disposizioni della presente legge si applicano anche a quelle a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e Bolzano, per le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampie di quelle già attribuite. In altre parole, anche questo disegno di legge stabilisce che non bisogna toccare gli statuti speciali e se ne comprende il motivo, dal momento che ci sono tradizioni culturali e anche complicazioni internazionali su questo punto. Infatti, il Trentino-Alto Adige è protetto da un accordo internazionale del 1946 tra De Gasperi e Gruber. La nuova procedura che si introduce con l'articolo 45 del disegno di legge e che va a modificare l'articolo 127 della Costituzione introduce un ricorso alle Camere per l'annullamento delle leggi regionali e provinciali che per noi costituisce un peggioramento rispetto all'attuale statuto. Pertanto, chiediamo al Governo questo chiarimento, che doveva già essere palese. Non è possibile che si preveda che le disposizioni si applicano solo per le parti che prevedono forme di autonomia più ampia e poi si introduca un meccanismo per noi peggiorativo. Questo ci porrebbe, come minoranza linguistica, in una posizione svantaggiata all'interno del Parlamento, dal momento che siamo solo tre o quattro parlamentari e quindi saremmo disarmati. Rimane comunque, per il Trentino-Alto Adige e per le altre Regioni, la possibilità di ricorrere alla Corte costituzionale, questo nessuno lo mette in dubbio. Del resto, è l'unico strumento che ha sempre funzionato bene e noi ci siamo rimessi alle sentenze della Corte. Non c'è mai stato questo pericolo di doversi esporre al Parlamento nazionale, che a maggioranza - essendo noi soltanto tre o quattro parlamentari - potrebbe anche annullare ogni legge regionale o provinciale. Questo non è accettabile. Pertanto, ci appelliamo nuovamente al Ministro, anche perché questa è la sua opinione e lo ha confermato anche il senatore Pastore e ciò è stato molto di aiuto in questa interpretazione. Ringrazio anche i colleghi che hanno lavorato insieme a me per trovare un testo di compromesso, che vorrei sottoporre all'Aula. So che poi non ci sono stati i necessari accordi nella maggioranza, però questo non è stato un mio errore, ma ho sentito i senatori Schifani e Malan, il senatore Tofani, i colleghi della Lega, il Ministro e il senatore Pastore ed erano d'accordo su questo testo di compromesso che vorrei consegnarle, signor Presidente, chiedendo che sia sottoposto all'Aula. S. 1986-B Sospensione condizionata dell' esecuzione della pena detentiva nel limite massimo di due anni PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, annuncio il voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie. Il Santo Padre quando è venuto in visita in Parlamento - e noi tutti abbiamo seguìto con grande attenzione il suo discorso - in verità aveva chiesto di più: un atto di clemenza più forte. Tuttavia, il provvedimento oggi al nostro esame va comunque in quella direzione. Vorremmo porre all'attenzione anche la necessità di garantire l'efficienza della giustizia per snellire i processi in corso. Con questa motivazione - lo ripeto - esprimo il convinto voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie sul provvedimento in esame. (Applausi dai Gruppi Aut, Mar-DL-U e DSU). S. 2512 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2004 ) 54


PETERLINI (Aut). Signor Presidente, l’emendamento 3.600 tratta il blocco delle assunzioni del 2002, che viene reiterato. Ciò significa che, salvo piccolissime eccezioni, tutti coloro che hanno vinto un concorso pubblico attendono dal 2001 di essere assunti perché bloccati dalle finanziarie, nonostante abbiano affrontato prove difficili, siano stati selezionati tra migliaia di candidati ed esistano tutti i presupposti di legge per il loro accesso ai ruoli della pubblica amministrazione. Mi chiedo che senso abbia indire concorsi pubblici se poi li si blocca. Non abbiamo voluto essere massimalisti chiedendo lo sblocco di questa norma per fare accedere ai ruoli tutti coloro che hanno vinto i concorsi. Ci siamo limitati ai vincitori di concorso del 2002, che sono un terzo, e abbiamo cercato di ottenere la copertura finanziaria proponendo di aumentare l’imposta di consumo sulle sigarette, di cui all’articolo 28 del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 231. Sottolineo che è una norma richiesta da ampie fasce di famiglie, e il Governo punta sulla promozione della famiglia. Questi giovani, nonostante abbiano portato a termine i propri studi e siano qualificati, non potendo accedere al mondo del lavoro bloccano gli sforzi che il Governo sta intraprendendo per promuovere la famiglia. Infatti, se non lavorano non possono contrarre matrimonio, né fare figli. Si chiede pertanto un ripensamento su questa norma per porre fine almeno al blocco delle assunzioni per i vincitori dei concorsi del 2002. PETERLINI (Aut). Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, sottoscrivo l’emendamento 18.0.19 e lo ritiro con una specifica motivazione, sottintesa dal relatore. L'emendamento ripete, infatti, puntualmente le competenze già sancite dallo Statuto speciale, cioè da una normativa di rango costituzionale non modificabile con legge ordinaria. S. 2544-D Modifiche alla Parte II della Costituzione PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Peterlini. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevole signor Ministro, onorevoli colleghi, siamo arrivati alla fase finale di un disegno che intende cambiare il quadro costituzionale del nostro Paese. La domanda d'obbligo che si deve porre in questo momento è sull'opportunità di uno stravolgimento costituzionale e dell'assetto organizzativo della Repubblica. Il progetto è partito con la spinta propulsiva della Lega Nord per un grande obiettivo che il Gruppo per le Autonomie, che può vantare un'esperienza storica sul tema dell'autogoverno, condivide nei suoi princìpi. In base alla sua storia, alla sua cultura, e soprattutto in base agli accordi internazionali, l'Alto Adige/Südtirol ed il Trentino godono di un'autonomia speciale e di una tutela delle minoranze linguistiche delle quali i rappresentanti del Governo italiano a livello internazionale giustamente esaltano la qualità ed il carattere, oltre alla capacità di risolvere i problemi di territori di confine e di minoranze etnico-linguistiche. Spesso siamo invidiati per questa nostra autonomia, che ci ha offerto l'opportunità di gestire il bene pubblico con maggiore efficienza e con un impegno mirato delle risorse a favore dei cittadini della nostra terra. Ne è palese dimostrazione il fatto che recentemente un Comune del Veneto ha addirittura chiesto l'annessione alla Regione Trentino-Alto Adige. La chiave di questo successo però non sta solamente nell'autonomia, ma anche nella capacità di valorizzarla ed attuarla. Vorrei ricordare in questo contesto che le Regioni a Statuto speciale in Italia sono cinque, le due grandi Isole e le tre Regioni ai confini del Nord. La più ampia autonomia costituzionalmente garantita è quella della Sicilia, perché quest'ultima è diventata Regione a Statuto speciale prima dell'entrata in vigore della Costituzione italiana e pertanto ha potuto usufruire di una specialità assai maggiore di quella del Trentino-Alto Adige/Südtirol e della Valle d'Aosta. 55


A dispetto del fatto che non in tutte le Regioni speciali sia riuscita la valorizzazione di questa autonomia allo stesso modo, rimane il fatto comune che la gestione autonomistica ha dato al proprio territorio frutti visibili sotto gli occhi di tutti: ospedali che funzionano, scuole a livello europeo, case popolari, lavoro, promozione dell'industria e del turismo. Ho avuto l'onore per dieci anni di presiedere il consiglio regionale del Trentino- Alto Adige e come tale di partecipare alle riunioni dei Presidenti delle assemblee e dei consigli regionali del nostro Paese. In questo ambito è stato spesso posto il problema della disparità tra le varie Regioni con l'intento di portarle tutte allo stesso livello. Le strade per raggiungere questo obiettivo sono due; una è quella di togliere la specialità alle Regioni autonome riducendo il loro potere, impoverendo le loro competenze e portandole a livello delle Regioni ordinarie. Non è il momento di soffermarci sulle implicazioni internazionali di questa strada, visto che ciò violerebbe accordi internazionali ai quali l'Italia ha solennemente aderito, ma vorrei evidenziare che questa soluzione darebbe luogo ad un livellamento verso il basso. L'altra via è quella di valorizzarle tutte e di portarle, passo dopo passo, al livello delle autonomie speciali. Ed è questa la via che suggeriamo a tutti coloro che ci invidiano per il livello raggiunto dalla Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol. Ed è questo il motivo per il quale - e lo ripeto - condividiamo la volontà e i nobili princìpi di trasformare l'Italia in uno Stato federale, in cui tutte le Regioni possono godere di una propria autonomia e gestire il bene pubblico in modo efficiente e vicino alla gente. La Lega Nord di questi nobili princìpi ha fatto il proprio cavallo di battaglia ed in questo intento la sosteniamo e la ringraziamo. Tuttavia, l'impegno di trasformare l'Italia in un moderno Stato federale è stato contrastato all'interno del Governo da forze politiche che perseguono obiettivi completamente opposti. Il disegno che nel gergo popolare si chiama "devolution" prevede quattro competenze che dovrebbero passare dallo Stato alla competenza esclusiva delle Regioni: l'assistenza e l'organizzazione sanitaria, l'organizzazione scolastica e la gestione degli istituti, i programmi scolastici e formativi di interesse regionale e, infine, la polizia amministrativa regionale e locale. Sono competenze importanti, che daranno sicuramente alle Regioni la possibilità di migliorare e ampliare il proprio raggio d'azione in questi settori. Tuttavia, non comportano alcuna rivoluzione e destabilizzazione dello Stato, come qualcuno in quest'Aula ha voluto far credere. Anzi, si tratta di competenze di cui le Regioni a Statuto speciale in gran parte già godono e che sono ben delimitate e circoscritte. Sono però, soprattutto, contrappesate da una serie di misure e competenze che ampliano, in completo contrasto con l'obiettivo federalista, il potere dello Stato. A dimostrazione di ciò, basta guardare le nuove competenze, sempre all'articolo 117, che con questa riforma vengono tolte alle Regioni e riportate nella competenza degli organi centrali dello Stato, come ad esempio la tutela della salute, che viene direttamente ad incidere e limitare la competenza sull'assistenza ed organizzazione sanitaria, la sicurezza del lavoro, le grandi reti strategiche di trasporto e navigazione, l'ordinamento delle comunicazioni, delle professioni e dello sport, la produzione strategica e tante altre. C'è da pensare che la lista delle competenze ricondotte alla sfera dello Stato sia più lunga di quella delle nuove competenze regionali. Ciò che maggiormente ci preoccupa è il nuovo centralismo, richiesto dalle altre forze di Governo per controbilanciare la devolution, richiesta e ottenuta dalla Lega Nord. Ne sono palese dimostrazione, oltre alle competenze ricondotte alla sfera dello Stato, la figura centrale del cosiddetto Primo Ministro, nonché il potere del Governo di impugnare tutte le leggi regionali davanti al Parlamento in seduta comune, che può annullare le relative leggi o disposizioni. Per quanto riguarda il primo aspetto, ci preoccupa che lo strapotere affidato al Primo Ministro vada a scapito del Parlamento e della funzione di garanzia del Capo dello Stato. Nel caso di approvazione di una mozione di sfiducia del Parlamento verso il Primo Ministro (cito l'articolo 94), il Presidente della Repubblica decreta lo scioglimento della Camera dei deputati ed indìce le

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elezioni. Lo stesso si verifica nel caso in cui la mozione di sfiducia sia stata respinta, ma con il voto determinante di deputati non appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni. Questo cosa significa? Significa, in parole povere, che il Parlamento ogni qualvolta non condivida le impostazioni date dal Primo ministro debba accettare la drammatica conseguenza dello scioglimento e di nuove elezioni. Questo significa, inoltre, diminuire la libertà d'azione del Parlamento, espressione democratica del popolo e del corpo elettorale, sottoponendola alle direttive del Primo ministro. Apprezziamo, in questo disegno, lo sforzo di trasformare una delle due Camere in una Camera delle Regioni, che dia espressione al nuovo contesto federale costituito dalle Regioni. Ho però già lamentato in quest'Aula che ritengo storicamente sbagliato usare per questo obiettivo il Senato, che trova le sue radici nell'antichità classica romana. Nel rispetto della grande storia del nostro Paese, sarebbe stato molto più opportuno trasformare la Camera dei deputati nella Camera delle Regioni. Il Senato cosiddetto federale, infatti, non sarà l'espressione delle varie assemblee regionali, come succede in Germania, in Austria e in altri Stati effettivamente federali. Esso verrà eletto a suffragio universale diretto e pertanto verrà eletto in modo analogo alla Camera dei deputati. L'unica connessione con le Regioni rimane il fatto che le elezioni del Senato avverranno contestualmente con l'elezione dei Consigli regionali. Non è pertanto un Bundesrat, secondo i modelli degli Stati nordici. Una bella copia poteva essere una rappresentanza diretta delle Regioni, un rafforzamento della già esistente Conferenza Stato-Regioni, con vere rappresentanze regionali e una vera camera delle Regioni; ma il Senato federale, come lo stiamo costruendo, sarà una brutta copia di questo modello e ne sono dimostrazione soprattutto le sue competenze, il cui nucleo centrale è costituito dalle stesse competenze attribuite alle Regioni nelle materie di competenza concorrente. In altre parole, il Senato federale è condannato a fare leggi quadro per delimitare tali competenze delle Regioni, per fissare i principi direttivi e limitare così le autonomie regionali. Ci preoccupa, inoltre, uno strumento lasciato alla discrezionalità del Governo e del Parlamento, quello di impugnare e annullare le leggi delle Regioni per il cosiddetto interesse nazionale. Mentre nella Costituzione vigente le leggi regionali e provinciali possono essere impugnate giustamente davanti alla Corte costituzionale, ora si vorrebbe introdurre uno strumento politico, che offre alla maggioranza la possibilità di rinviare ogni legge e disposizione varata dalle assemblee regionali. Queste sono le nostre principali obiezioni ad una riforma costituzionale che condividiamo nei suoi obiettivi, che tuttavia non si concretizzano in questa riforma. Prendiamo però atto con soddisfazione che il Governo abbia voluto rispettare gli accordi internazionali e l'assetto speciale delle Regioni autonome. Vorrei cogliere l'occasione per ringraziare soprattutto il Ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione, l'onorevole Roberto Calderoli, che qui ci sta seguendo, per la sua sensibilità verso le rivendicazioni delle Regioni a statuto speciale e verso le nostre preoccupazioni. Prendiamo atto con soddisfazione soprattutto dell'articolo 54 del disegno di legge, che prevede che «Le disposizioni di cui al Capo V della presente legge costituzionale si applicano anche alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano, per le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a quelle già attribuite». Per togliere ogni dubbio interpretativo sull'ampiezza di questa clausola di salvaguardia prevista dalla Costituzione, abbiamo posto sia in quest'Aula, sia per iscritto al Governo la questione di applicabilità del nuovo articolo 45 del disegno di legge, che va a modificare l'articolo 127 della Costituzione e che introduce il ricorso alle Camere per l'annullamento delle leggi regionali. Il Ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione ci ha risposto con lettera datata 20 gennaio 2005 fornendo una chiarificazione importante, che cito testualmente. Chiedo, signor Presidente, se possibile, di poter allegare agli atti lo scambio di lettere con il ministro Calderoli, affinché diventi parte integrativa degli atti parlamentari.

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PETERLINI (Aut). Il Ministro, in risposta ad una mia nota del 15 dicembre 2004, precisa che «in base all'articolo 54 del disegno di legge costituzionale n. 2544, le modificazioni concernenti il Titolo V della Parte II della Costituzione si applicano in via transitoria, ovvero fino all'adeguamento dei rispettivi Statuti, anche alle Regioni speciali per le parti in cui prevedono forme di autonomia più ampie rispetto a quelle già attribuite». Il Ministro analizza poi la questione «se possa applicarsi alle Regioni speciali la modificazione dell'articolo 127 della Costituzione, introdotta dall'articolo 45 del disegno di legge costituzionale, concernente il procedimento di verifica circa il rispetto dell'interesse nazionale da parte delle leggi regionali». Conclude, pertanto, il Ministro per le riforme istituzionali: «Ritengo di dover sottolineare come una disposizione del genere - ove riferita alle Regioni speciali in modo incondizionato e senza distinzione di materia - determinerebbe una compressione dell'autonomia già attribuita, in quanto in nessuno degli Statuti di autonomia è previsto un procedimento analogo. È dunque mia opinione che la disposizione recata dell'articolo 54 del disegno di legge costituzionale porti ad escludere l'applicabilità del procedimento relativo all'interesse nazionale alle leggi delle Regioni speciali e delle Province autonome». Ringrazio il ministro Calderoli per la chiara interpretazione in fase preliminare della prima lettura al Senato, che ci ha portato - lo sottolineo - come rappresentanti delle minoranze linguistiche alla decisione di non presentare emendamenti al riguardo al disegno di legge, non ritenuti opportune e necessari alla luce di questa chiara interpretazione. Ci è, inoltre, di conforto che, durante la trattazione del relativo articolo nel dibattito nell'Aula del Senato, nonostante la difficoltà di poter accettare per motivi tecnici un nostro ordine del giorno, il presidente della Commissione affari costituzionali del Senato, senatore Andrea Pastore, abbia confermato la chiara interpretazione del Ministro che abbiamo sottoposto in forma di ordine del giorno. Cito le parole del presidente Pastore dal verbale della seduta n. 770 del 22 marzo 2005: «Credo che nessuno possa dubitare della correttezza dell'interpretazione contenuta nell'ordine del giorno. E' evidente che nessuno può sognarsi di ritenere che norme che si considerano restrittive delle autonomie regionali possano essere applicate anche al campo delle autonomie previste dagli statuti approvati con leggi costituzionali speciali e protetti da accordi internazionali, dove ci sono regimi, procedure, sistemi di controllo, di verifica e di collaborazione assolutamente diversi e fino ad oggi utilmente sperimentati. Quindi, ritengo di poter confermare che l'interpretazione data dall'ordine del giorno è corretta, ma è corretta proprio sulla base del testo della riforma costituzionale. Laddove si dice che alle Regioni a statuto speciale si riconoscono le maggiori autonomie attribuite dalla riforma costituzionale, è ovvio e lapalissiano che si voglia dire, a contrario, che le norme restrittive non si applicano alle Regioni a Statuto speciale. Quindi, interpretazione letterale, interpretazione logica e buon senso ci portano a questa soluzione». Ringrazio il presidente Pastore per questa chiara interpretazione, che sarà di ulteriore lume qualora qualcuno - nonostante la chiarezza - dovesse ricorrere ad una limitazione delle competenze delle Regioni e delle Province autonome, annullando le loro rispettive leggi. Voglio, in conclusione, ricordare le parole del presidente Giulio Andreotti, che ha lanciato un monito in quest'Aula. Egli ricordava la Costituente, ricordava come i Padri della nostra Costituzione formulavano la Costituzione italiana, trovando la mediazione sulle formule, cercando soluzioni condivise da tutti e coinvolgendo tutte le istituzioni e le università. Era una sala di pensiero e di studio. Riteniamo che una riflessione più approfondita sarebbe utile ed opportuna. Prendiamo atto con favore che sono state rispettate le nostre istanze, ma al tempo stesso ci dispiace che sia stata persa l'occasione di trasformare il nostro Paese in una vera democrazia federale secondo i modelli più avanzati a livello europeo. (Applausi dai Gruppi Aut, DS-U e delle senatrici De Petris e Soliani).

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S. 2714 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 dicembre 2003, n. 347, recante misure urgenti per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenza PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Peterlini. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, signor sottosegretario Valducci, vi chiedo attenzione perché stiamo parlando di un problema che ha afflitto la nostra economia, affligge gli imprenditori e i lavoratori, ma anche i risparmiatori. Vorrei ricordare a questo punto una mozione che abbiamo presentato in sessanta parlamentari; ciò accadeva il 27 febbraio 2002. Tra le firme, oltre al sottoscritto e al Gruppo per le autonomie che era il promotore di quella iniziativa, vi erano altri nomi, come quelli di Andreotti, Castagnetti e Consolo ed anche nomi della maggioranza; mi riferisco a Forlani, a Gubert e al senatore Magri, oggi sottosegretario. C’erano anche i nomi dei senatori Salvi, Tofani, Treu, Zanoletti e di tanti altri. Erano circa sessanta i firmatari di quella mozione che, preoccupati a partire dalla crisi dell’Argentina, avevano constatato - cito testualmente - nelle premesse: "Il crescendo delle crisi finanziarie e bancarie a partire da quelle del 1997 in Asia, Russia, America Latina, fino all’allora più recente crollo della new economy negli Stati Uniti, alla gigantesca crisi bancaria giapponese in corso e alla bancarotta dell’Argentina, non è una serie di casi isolati…" - questo è il punto - "…ma la manifestazione di una crisi dell’intero sistema finanziario caratterizzato dalla speculazione sfuggita ad ogni controllo". Quella mozione è ancora ferma e giace non so in quale cassetto del Parlamento, nonostante le sessanta firme di autorevoli esponenti di questo Senato sia della maggioranza che dell’opposizione che dettero allora il loro consenso e il loro appoggio con convinzione. In quella mozione si prevedeva quello che sta succedendo e che succede in questo momento. L’abbiamo ripresentata dopo il verificarsi delle altre crisi, un anno dopo, nel 2003, e si sono aggiunti nuovi nomi autorevoli. Oggi arriviamo alla previsione di una misura che naturalmente è necessaria ed urgente e che sarà naturalmente votata dal Senato che però è di puro salvataggio e va a ricucire o meglio cerca di ricucire un buco che è talmente grande da non poter essere ricucito. Tale misura è soprattutto tardiva in una società come quella italiana; forse non lo sanno i nostri colleghi, ma insieme al Giappone siamo il Paese con il più alto risparmio del mondo. Gli italiani risparmiano in media il 10 per cento del loro reddito familiare ed il nostro risparmio, insieme a quello accumulato in Giappone, risulta essere il più alto del mondo. Lo ripeto perché gli italiani con il risparmio hanno anche fatto fermentare la nostra economia e quindi dovranno anche investire questi mezzi. Ebbene, dove li hanno investiti? Nei tempi passati, quando l’inflazione correva e i BOT rendevano tanto, almeno nominalmente - realmente valevano poco - investivano in questi; dopo l’entrata nell’euro e il freno all’inflazione, i tempi sono cambiati e la gente è passata ad investire anche nei mercati finanziari e nelle borse. Nello stesso periodo, non solo il piccolo risparmiatore, ma anche quello da noi tutti politicamente invitato ad entrare nei fondi pensione, ha dovuto entrare in fondi che investono in borsa o in titoli obbligazionari. Questo è il popolo italiano. Che cosa succede oggi? Dopo tutti gli avvertimenti che sono stati fatti e dopo tutte le lezioni che abbiamo avuto dagli Stati Uniti, dopo il crollo mondiale della LTCM (Long-Term Capital Management), dopo il caso Enron, dopo la WorldCom, dopo l’Argentina, è arrivata, come prevedibile, anche l’Italia con la Cirio, la Parmalat e possibilmente con la Finmatica senza che ci fosse qualche misura di prevenzione e con due organi paralleli, la CONSOB e la Banca d’Italia, che controllano sì i piccoli imprenditori, ma sembra che abbiano gli occhi chiusi su quelle grandissime imprese. La situazione ci preoccupa perché i piccoli risparmiatori italiani sia con i fondi pensione che con il risparmio del 10 per cento del loro reddito familiare in tre anni hanno perso soldi nei mercati 59


mondiali. Ha perso tra il 30 e il 50 per cento chi non ha investito nella new economy, dove si è perso anche il 70 per cento; i più prudenti hanno investito in obbligazioni. Ora però partono anche le obbligazioni; sono partite quelle dell'Argentina, quelle della Cirio ed ora quelle della Parmalat. È una situazione insostenibile, cosa direte domani agli italiani, di non risparmiare più perché altrimenti buttano i soldi dalla finestra o di comprare il mattone dove tutti dicono stia crescendo un'altra forma di speculazione? Anche questo è un mercato sopravvalutato e sappiamo che è già crollato a Tokyo, a New York e, se c'è speculazione, crollerà anche in Europa. Dico questo per evidenziare che pur essendoci la necessità di una misura di salvataggio essa rimane quello che è. Noi esprimeremo un voto di astensione, nel senso di appoggiare la misura ma con le perplessità che restano perché mancano le misure vere di riassetto finanziario. Queste ultime saranno poi proposte con un altro provvedimento in base ai risultati dell’indagine conoscitiva sul caso Parmalat, che senz'altro porterà frutti e nuove idee. Il ministro Tremonti ha già annunciato che vi saranno misure più restrittive sulle aziende, che ci saranno più controlli, che si procederà ad un riassetto della CONSOB, che si taglieranno alcune competenze alla Banca d'Italia per spostarle su un altro organo. Vedremo quali frutti porteranno tali misure, ma sappiamo che ormai i soldi non sono più gestiti solo in Italia, esistono paradisi fiscali, vengono fatti trasferimenti immensi non solo di mezzi finanziari ma anche dei cosiddetti mezzi derivati. Cito in questo contesto la Banca dei regolamenti internazionali di Basilea che è preoccupata del divario tra l'economia reale e quella puramente finanziaria, che rivela una esplosione della bolla degli strumenti derivati. Cito i seguenti dati: il 12 novembre 2003 quella Banca ha reso pubblico che i valori nazionali dei derivati in miliardi di dollari sono i seguenti: giugno 2002, 127.500 miliardi di dollari; dicembre 2002, 141.700 miliardi di dollari; giugno 2003, 169.700 miliardi di dollari. C'è un aumento di 42.000 miliardi di dollari in 12 mesi. Si tratta di soldi che non esistono, che sono sulla carta perché sono derivati e non investimenti diretti. Con quella mozione firmata da quasi tutte le parti politiche, con una terza versione che ho ripresentato adesso dopo i fatti dell'Argentina ed il crollo dei mercati finanziari e di queste due ultime aziende, chiediamo che il Governo italiano non si limiti a fare dichiarazioni in quest'Aula adottando solo misure di salvataggio, ma si attivi su base internazionale - perché il mondo finanziario è internazionale - per ristabilire finalmente con i Paesi industrializzati in primo luogo ma anche con gli altri Paesi del mondo un nuovo riassetto finanziario. L'ultimo è stato fatto nel 1944 con gli Accordi di Bretton Woods dai Paesi che dopo la crisi mondiale del 1929 finalmente avevano deciso di ritrovarsi per avviare un riassetto finanziario, che si basava su due pilastri: il primo era la convertibilità del dollaro con l'oro, il secondo era la convertibilità del dollaro con altre monete. Quei pilastri sono entrambi crollati e rivolgo questo appello conoscendo un po’ il settore e tutte le preoccupazioni che ci sono tra i piccoli risparmiatori e i lavoratori ma anche nel mondo economico, che richiedono uno sforzo del nostro Governo per una nuova Bretton Woods o comunque per un incontro mondiale per un riassetto dei mercati finanziari. (Applausi dal Gruppo Aut e della senatrice Soliani). S. 2759 Riforma degli strumenti di controllo e vigilanza sulla trasparenza e correttezza dei mercati finanziari PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Peterlini. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole rappresentante del Governo, parlerò di un problema specifico di questa legge, quello dei cosiddetti conti dormienti, rifacendomi anche all'intervento del collega Renzo Michelini del Gruppo per le Autonomie che seguirà e che illuminerà altri aspetti delle legge stessa.

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Mi permettano però, signor Presidente e onorevoli colleghi, prima di passare all'argomento in discussione di rappresentare all'Aula un fatto grave, e cioè la palese incostituzionalità che emerge dalla proposta di legge elettorale presentata in Commissione alla Camera dei deputati. Tale proposta porterebbe infatti, se non vi fossero il ripensamento che auspichiamo e le trattative che invitiamo a iniziare (il termine per la presentazione degli emendamenti scade domani nelle prime ore del pomeriggio), alla totale eliminazione dalla rappresentanza parlamentare sia alla Camera che al Senato della minoranza linguistica sudtirolese da noi rappresentata. Ricordo che l'articolo 6 della Costituzione prevede che la Repubblica tuteli con apposite norme le minoranze linguistiche. La Südtiroler Volkspartei presente in Parlamento, e penso anche degnamente rappresentata, dal 1948 ha dato il suo contributo, non solo a propria tutela ma anche per la ricchezza della legiferazione dello Stato. Non credo possa essere nelle intenzioni di uno Stato democratico eliminare una rappresentanza parlamentare, di cui tanti si vantano, anche nel mondo; lo stesso Ministro degli esteri e giustamente l'intero Governo si fanno vanto della grande tutela operata attraverso lo Statuto dell'autonomia. Porto alla vostra attenzione questo problema perché, come abbiamo detto, i tempi sono molto stretti e se un tale fatto si verificasse dovremo portarlo all'attenzione della Corte costituzionale: quest'ultima si è già occupata della legge elettorale esistente che ci esclude, già da adesso, dalla ripartizione proporzionale del 25 per cento riservato alle liste proporzionali, con la clausola del 4 per cento previsto. A tale proposito, la Corte costituzionale già ci ha dato ragione, invitando il Parlamento a legiferare al riguardo per eliminare questa palese ingiustizia. Il problema, però, era almeno alleviato dal fatto che siamo rappresentati - nel territorio della Provincia di Bolzano rappresentiamo il 60 ed oltre per cento dell'elettorato - tramite i collegi. Se domani i collegi dovessero sparire e si partisse da un sistema proporzionale puro con la clausola del 4 per cento, si eliminerebbe tutto questo. Anche la Germania ha uno sbarramento simile, ma la minoranza linguistica danese presente nello SchleswigHolstein gode di una esenzione. Colgo l'occasione per invitare i colleghi a ripensare questa proposta. Siamo alla scadenza della legislatura, tutti naturalmente si sono politicamente impegnati nell'ambito del proprio collegio, come richiede la legge attuale, con il massimo della presenza, di lavoro, rispondendo praticamente alle esigenze di tutto il territorio nazionale, ma riservando particolare attenzione, come è giusto che sia, al proprio collegio che, tuttavia, all'ultimo momento, non sarebbe più quello di riferimento. Saremmo infatti eletti su una base circoscrizionale che nel nostro caso è la Regione o una parte di essa, stravolgendo all'ultimo momento la partita in gioco e azzerando il lavoro politico che tutti noi abbiamo svolto sul territorio. Dico ciò indipendentemente dalla parte politica di appartenenza: tutti noi abbiamo - penso - curato il nostro territorio. Vorrei, inoltre, ricordare che è previsto il premio di maggioranza, ma non ho capito con quale presupposto politico. Se l'attuale maggioranza di Governo introduce un premio di maggioranza che scatta per chi vince le elezioni anche con il solo 40 per cento, è chiaro che parte dal presupposto che la maggioranza esistente di centro-destra vinca. Altrimenti, a differenza di quanto il senatore Angius ha oggi lamentato, questo premio di maggioranza passerebbe alla sinistra. Vorrei solo evidenziare il rischio che si corre con questi giochetti elettorali all'ultimo momento. Si parla poi di preferenze reintrodotte, però, a metà. Questo significa lasciar decidere chi sarà in Parlamento a pochi personaggi che dirigono i partiti, che si blinderanno in liste bloccate, mentre gli altri parlamentari dovranno combattere con tanto di investimento finanziario per la loro preferenza, vedendosi poi sopravanzati da chi è nella lista bloccata. Dico ciò senza alcun pregiudizio verso maggioranza o opposizione perché la questione riguarderebbe tutti quanti. Penso che questo provvedimento, prima di approdare in quest'Aula, debba essere considerato con attenzione. Pertanto, invito i colleghi della maggioranza - e questo non lo dico soltanto nell'interesse della nostra parte politica - ad un'attenta riflessione. Ritengo infatti che almeno la parte riguardante il Senato poteva essere lasciata all'elaborazione di pensiero di quest'Aula. 61


Con riferimento al tema in argomento, ricordo che già nel 2001 l'inserto economico del quotidiano «Corriere della Sera», in un articolo di fondo, aveva evidenziato una questione molto delicata che, da un lato, ha spaventato il mondo bancario e, dall'altro, ha mobilitato tutte le associazioni dei consumatori. Mi riferisco ai cosiddetti conti dormienti. Cito un passaggio interessante di un articolo del «Corriere della Sera» del 2 aprile 2001 che così riportava: «Informandosi tra i bancari emerge l'inquietante zona d'ombra. Alcuni sostengono che potrebbe esserci un ingente tesoro non reclamato nelle sedi centrali di molte banche italiane incrementatosi soprattutto a causa dei frequenti incidenti stradali mortali. Qualcuno aggiunge che se scompare un'intera famiglia e non esiste un testamento i responsabili della filiale dove sono depositati i risparmi potrebbero perfino appropriarsene illecitamente dopo essersi accertati che gli eredi non sono in grado di sapere di quel denaro. Ma proprio questo sospetto potrebbe ora convincere ad un intervento la procura della Repubblica per fare chiarezza su questa zona d'ombra e magari imporre di rendere pubbliche le somme abbandonate nelle banche e i nomi dei rispettivi intestatari, cosa che non solo negli Stati più progrediti d'Europa ma addirittura nelle Filippine è legge dello Stato». Quest'articolo risale al 2001. Io ho seguito il tema insieme ad altri colleghi; abbiamo anche presentato un disegno di legge che è entrato a far parte del testo coordinato adottato dalla Commissione. Ho avuto anche l'onore di poter partecipare, per quanto riguarda questa parte del dibattito, ai lavori delle Commissioni riunite finanze e tesoro e industria, presiedute, con grande interessamento e sensibilità, dai senatori Pedrizzi e Pontone, che voglio ringraziare in questa sede. Una grande sensibilità è stata manifestata anche dai relatori Eufemi e Semeraro e in Commissione si è cercato di trovare una soluzione. Il tema non è in discussione solo a livello nazionale, ma interessa anche il Regno Unito. Il «Financial Times», che in proposito ha scritto vari articoli, stima addirittura che nel proprio Paese siano 15 miliardi di sterline, corrispondenti a 22 miliardi di euro circa, i depositi giacenti nelle banche che appartengono a sconosciuti e legittimi eredi che però non sanno niente della loro fortuna e di cui le banche non sempre si sforzano di determinare l'eredità. Questo problema ha e potrebbe avere una semplice soluzione, come del resto abbiamo suggerito nel testo del nostro disegno di legge, vale a dire di prevedere che ogni cittadino che apre un conto corrente, effettui un deposito bancario di valori o effettui altre forme d'investimento, magari depositando quei valori in una cassetta di sicurezza della banca in questione, sia invitato con una procedura molto semplice a dichiarare in quella circostanza, oltre ovviamente alle generalità personali, anche quelle degli eventuali aventi diritto nel caso del suo decesso. Questa semplice formula (rilevata dal «Corriere della Sera» e anche da altri giornali, quale il «Financial Time», come dicevo, ma fatta propria nel frattempo da tutte le associazioni di tutela dei consumatori) è però rimasta finora, dal 2001, una pura teoria. Neanche nelle Commissioni riunite siamo riusciti a definire il testo, nonostante lo sforzo dei relatori Eufemi e Semeraro, che ringrazio, i quali hanno mostrato la massima disponibilità. Non vorrei che sotto sotto vi fosse la lobby delle banche che lo impedisce. Spero venga trovata in questa sede la soluzione e invito a far ciò anche la rappresentante del Governo, l'onorevole Armosino, che ha seguito con grande attenzione ed impegno i lavori delle Commissioni riunite. La soluzione è semplice: la banca dev'essere obbligata non solo a richiedere i nomi, ma anche ad avvertire, nel caso di una non attività, come si diceva, di cinque anni, i possibili eredi, i quali possono poi accedere alla loro proprietà. Rimane la domanda: cosa succede con l'accumulato? Infatti, se in un Paese simile al nostro per numero di abitanti si trovano 15 miliardi di euro depositati nelle banche illegittimamente, di cui i proprietari non sanno niente, si può desumere che una cifra simile possa anche giacere nelle banche italiane. Ho presentato un'interrogazione al Governo, che finora non è stata onorata di risposta; spero che venga, ma forse il Governo non lo sa neanche, perché sono le singole banche ad avere questi mezzi.

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Ma immaginiamo il dramma familiare in cui si trovano gli eredi, perché qui si tratta normalmente non di persone anziane che provvedono con il testamento e le quali magari, una volta raggiunti i 65 o 70 anni, oltre al testamento redigono anche una lista dei loro depositi, dei conti correnti che hanno; qui normalmente succede che in un grave incidente stradale muoia l'intestatario o addirittura, in casi drammatici, tutti e due i genitori ed effettivamente poi, in casi di genitori giovani, i figli in tenera età non trovino neanche quel sostentamento che i genitori con grande sacrificio hanno cercato di accumulare. Dunque, la formula c'è. È stato presentato un emendamento da parte dei relatori, che è simile a quanto avevamo già proposto noi, come Gruppo per le Autonomie, come disegno di legge, e ci va in linea di massima bene. Rimane, come dicevo, la questione dell'accumulato: noi proponiamo una procedura sulla quale nelle Commissioni riunite non si è ancora trovato - neanche in proposito - un consenso; spero che con l'apporto del Governo e dei relatori si trovi la soluzione e si compia un'attenta valutazione di quanto noi abbiamo proposto. Noi abbiamo proposto che le banche, entro un anno, debbano attivarsi per avviare le ricerche, queste ultime rivolte, naturalmente, innanzi tutto all'intestatario stesso che non ha dato segni di vita; quindi, una volta trascorso un certo termine, che ci si rivolga ai Comuni di ultima residenza degli intestatari dei beni accumulati; tale ricerca potrebbe dare come risultato o l'attestazione di morte o una nuova residenza; proponiamo altresì che la banca vada avanti nella sua ricerca e sia obbligata, in caso ulteriore di non ritrovamento delle persone, a pubblicarne i nomi in modo molto palese nei locali della banca; e, se anche questa procedura non portasse a buon fine, ad avvertire la Banca d'Italia affinché da parte sua provveda a una pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e su quotidiani nazionali, sperando che si ritrovino i legittimi eredi. Questa è una proposta, possono esservi mille altri modi per promuovere questa ricerca. Il punto importante è che ci si sforzi e che questa legge dia una risposta, come su tante altre questioni, anche all'esigenza di ritrovare gli eredi di questi conti dormienti. Ringrazio per l'attenzione prestatami, però mi auguro che, oltre all'attenzione, effettivamente si trovi una risposta a questo problema. (Applausi dal Gruppo Aut). PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, ho compreso la proposta del Governo, ora illustrata dal Sottosegretario e condivisa dai relatori, di espungere tale delicato tema dalla discussione per riportarlo nell'ambito della discussione sulla finanziaria. Esprimo solo una preoccupazione per farmi poi tranquillizzare da chi ha le carte in mano. Il problema della regolamentazione dei cosiddetti conti dormienti, cioè dei conti che appartengono ai legittimi eredi e che però, poiché questi ultimi purtroppo non sono a conoscenza della loro esistenza, rimangono di fatto nel patrimonio delle banche, è un problema che da molto tempo si cerca di risolvere. Vi è stato un primo tentativo alla Camera dei deputati, con un disegno di legge che è stato esaminato in prima lettura. C'è poi stato un tentativo forte, condiviso da tutta la maggioranza, dai relatori e anche dalla signora Sottosegretario (anche in quel caso molto attenta al problema), i quali hanno condiviso una proposta da me presentata, la cui discussione in Commissione è stata poi rimandata. Adesso siamo arrivati finalmente in Aula e anche qui si rinvia. C'è il sospetto che una forte lobby bancaria cerchi in qualche modo di procrastinare questa regolamentazione, che è invece nell'interesse di tutti ed è al di sopra di ogni parte politica. Signor Presidente, se una persona muore e i parenti (che spesso sono bambini, quindi, in tenera età, in una delicata situazione) non sono a conoscenza delle disponibilità finanziarie della persona 63


defunta, tali patrimoni, che si stimano in circa 20 miliardi di euro - non si tratta di piccole cifre restano tranquillamente nelle banche. Ora il ministro Tremonti, che ha un'eccellente capacità nell'individuare risorse, ha proposto di utilizzare tali fondi per risanare i conti dello Stato. Finché non si scoprono i veri eredi si può discutere sulla regolamentazione da adottare, ad esempio quella condivisa dalla Lega, che proponeva di dare questi fondi al Comune che ha dovuto sostenere eventuali spese per le persone in questione, o quella che prevede che tali fondi debbano andare allo Stato. Almeno un aspetto deve però essere fatto salvo: si deve introdurre una regolamentazione che da ora in poi imponga a chi apre un conto corrente o deposita denaro o valori nelle cassette di sicurezza o che apre un fondo di investimento, nonché alle stesse banche, di indicare i nomi delle persone a cui inviare eventuali comunicazioni, in modo che non si verifichino più fatti di questo tipo. Occorrerebbe inoltre prevedere per il passato una regolamentazione che faccia almeno lo sforzo di individuare i legittimi eredi. Questo è l'intento dell'emendamento da me presentato e da tutti condiviso. Ringrazio i relatori della grande attenzione che mi hanno prestato e per essere stati veramente sensibili a questo tema. Ringrazio anche il Sottosegretario e tutti i colleghi di maggioranza e di opposizione. Il mio auspicio è che questo rinvio alla finanziaria effettivamente un giorno o l'altro sia attuato. (Applausi dai Gruppi Aut e LP). S. 2978 Conversione in legge del decreto-legge 28 maggio 2004, n. 136, recante disposizioni urgenti per garantire la funzionalita' di taluni settori della pubblica amministrazione PETERLINI (Aut). Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, intervengo per constatare che stiamo procedendo in modo non solo logorante, ma anche poco onorevole per una istituzione della Repubblica. Ritengo pertanto opportuno proporre l'adozione di qualche provvedimento, senza voler esprimere alcuna critica su chi chiede la verifica del numero legale, perché è un diritto dell'opposizione evidenziare l'obbligo della maggioranza di garantire la presenza in Aula per assicurare il numero legale. Mi rendo conto che i parlamentari qui presenti sono sempre gli stessi e il primo provvedimento che proporrei al Consiglio di Presidenza e alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi è la pubblicazione delle statistiche dei senatori presenti e di quelli assenti. MALAN (FI). Bravo Peterlini! PETERLINI (Aut). Sarebbe opportuno che la Presidenza provvedesse a comunicare dati ufficiali, anche per smentire le statistiche pubblicate dai giornali, che non corrispondono al vero. Questo per due motivi: in primo luogo, l'accesso ai dati della Presidenza è molto difficile; in secondo luogo, in base ad una norma del Regolamento, che non mi sembra giusta, certe categorie di senatori risultano comunque presenti. Non le elenco tutte, ma so che in esse rientrano i componenti del Consiglio di Presidenza, i membri del Governo e i Capigruppo, che risultano presenti anche se non lo sono. Propongo, infine, di avviare un procedimento che snellisca il lavoro con riferimento alle missioni che impegnano molti senatori. Certo, non è possibile sopprimere le missioni, che richiederebbero al contrario maggiore spazio, perché l'Italia deve essere presente agli incontri internazionali. Ai fini di un'organizzazione efficiente, si potrebbero però concentrare questi impegni extra-assembleari in un'unica settimana del mese, concentrando i lavori parlamentari nelle restanti tre settimane.

S. 3421 Conversione in legge del decreto-legge 14 maggio 2005, n. 81, recante disposizioni urgenti in materia di partecipazioni a societa' operanti nel mercato dell' energia elettrica e del gas 64


PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, il disegno di legge di conversione si presenta modesto e si basa sull'articolo della Costituzione che indica l'urgenza in caso di misure eccezionali. In verità, esso contiene un passaggio decisivo non solo per la politica energetica, ma anche per l'economia oltre a richiedere, una complicazione dal punto di vista costituzionale, una discussione in altra sede e con altro approfondimento del Parlamento rispetto quanto non si possa fare mediante un decretolegge. L'obiettivo dichiarato nella relazione di accompagnamento è molto semplice: rimuovere gli ostacoli nei confronti delle prospettive di collaborazione con Governi degli Stati membri dell'Unione Europea e delle iniziative di imprese italiane con imprese europee nel settore dell'energia elettrica e del gas, finalizzate a partecipazioni con società come Electricité de France e Gaz de France. Fin qui il disegno di legge; si devono purtroppo leggere i giornali economici per capire che cosa nasconde il provvedimento. Ciò che è nascosto dietro il provvedimento non ce lo dice il disegno di legge, non è stato apertamente discusso e proposto da parte del Governo. Un organo di stampa autorevole come «Il Sole-24Ore» riporta le parole del Ministro delle attività produttive: il provvedimento serve a rilanciare anzitutto la spinosissima questione del futuro ritorno al nucleare, anche tra le mura di casa nostra, cioè in Italia, perché - è scritto nel patto con i cugini d'oltralpe siglato ieri pomeriggio a Genova - l'opzione nucleare nel quadro del mercato unico europeo è una delle soluzioni aperte per far fronte alle sfide del cambiamento climatico e della sicurezza dell'approvvigionamento energetico. Chiedo al Governo e, trattandosi di una questione costituzionale, chiedo anche al Presidente se il referendum celebrato nel 1987, attraverso il quale il popolo italiano si è espresso a stragrande maggioranza contro l'uso del nucleare per la produzione di energia e contro le convenzioni con Stati esteri per l'importazione di energia nucleare, può essere aggirato di nascosto con un provvedimento d'urgenza. Non mi sembra degno del Parlamento ignorare l'esito molto chiaro di un referendum e passare ad una società nucleare senza informare il popolo, senza discuterne nelle sedi appropriate, nei partiti e in Parlamento. In provincia di Bolzano, una piccola provincia del Nord Italia, abbiamo concluso in questi giorni una fiera internazionale sui motori ad energia alternativa che funzionano con metano o addirittura con lo sfruttamento dell'idrogeno. È stato un grande successo; erano presenti ditte americane e di tutto il mondo che hanno dimostrato la possibilità di sfruttare meglio il metano, utilizzandolo anche per le nostre automobili, e di produrre motori ad idrogeno che non inquinano e sono capaci di generare lo stesso effetto dei motori a combustibile. Qui non vi è stato neanche un accenno a tale questione. Si affronta una discussione sull'energia e non si parla di fonti energetiche alternative. Tra l'altro le macchine a idrogeno esistono già, non sono fantascienza. All'aeroporto di Monaco per il trasporto shuttle sono impiegati mezzi alimentati ad idrogeno. La provincia di Bolzano promuove l'uso di energia alternativa, incentivando per esempio un modello di casa che sfrutta l'energia solare, l'energia del suolo, l'isolamento e quanto la tecnica offre per poter risparmiare energia. Nella discussione di questo disegno di legge che interessa il livello nazionale non ho sentito una parola sull'argomento. Signor Sottosegretario, lei potrebbe acquisire grande fama se promuovesse un'iniziativa in questo senso. Sempre a Bolzano si è tenuto recentemente un convegno, cui ha partecipato anche l'ENEL. Dopo il mio intervento, il responsabile dell'ENEL si è complimentato, obiettandomi però che le fonti di energia alternativa e rinnovabile non rendono più del 6 per cento. In quella circostanza non io ma l'assessore provinciale all'urbanistica, ambiente ed energia, Michl Laimer ha risposto che la Provincia di Bolzano ha portato la quota di energia rinnovabile al 43 per cento non solo con l'energia idroelettrica che produciamo, ma incentivando per esempio i privati ad 65


usare i pannelli solari per produrre acqua calda e riscaldamento, sfruttando tutte le possibilitĂ di energia disponibili, anche del suolo e del vento. PoichĂŠ sono qui da quattro anni, vorrei finalmente sentire un progetto del Governo in questo settore in cui si proponga quanto si sta facendo e quale quota di mercato si vuole raggiungere in questo settore. Pertanto, prima di passare al nucleare, una energia dai grandissimi rischi, in merito alla quale il popolo italiano ha detto no, mi pare sia veramente fuori posto farlo in questa sede con un decreto-legge nascosto, senza fare alcun cenno nella relazione. Ci sarĂ  pertanto un convinto voto contrario a questo decreto-legge. (Applausi dal Gruppo DS-U e del senatore Michelini).

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PRESENTAZIONE DI DOCUMENTI

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MOZIONI Atto n. 1-00059 Pubblicato il 27 febbraio 2002 Seduta n. 131 PETERLINI, THALER AUSSERHOFER, ANDREOTTI, KOFLER, BETTA, MICHELINI, ROLLANDIN, SALZANO, RUVOLO. Il Senato, premesso: che il crescendo delle crisi finanziarie e bancarie – a partire da quelle del 1997 in Asia, Russia, America Latina, fino al più recente crollo della new economy in USA, alla gigantesca crisi bancaria giapponese in corso e alla bancarotta dell’Argentina – non può che impensierire le popolazioni, le classi dirigenti, le imprese, gli investitori e i risparmiatori in quanto non è una serie di casi isolati ma la manifestazione di una crisi dell’intero sistema finanziario caratterizzato dalla speculazione sfuggita a ogni controllo; che l’intera bolla finanziaria mondiale ha raggiunto la vetta dei 400.000 miliardi di dollari (di cui 140.000 solamente negli USA) in rapporto ad un prodotto interno lordo mondiale di circa 40.000 miliardi di dollari e che questo divario è andato accentuandosi soprattutto negli ultimi anni; che la crisi finanziaria rischia di provocare una grandissima crisi per il risparmio e in special modo per i fondi pensione; che la politica monetaristica del FMI nei confronti dei cosiddetti paesi in via di sviluppo quali l’Argentina è stata negli anni passati direttamente responsabile dell’aggravamento della loro situazione fino alla bancarotta, imponendo il pagamento di alti tassi di interesse e tagli del bilancio e degli investimenti produttivi che hanno gravemente intaccato il prodotto interno reale delle nazioni; che la politica di privatizzazioni richieste dal FMI è risultata non adatta per tutte le situazioni, come dimostrano anche i ripensamenti in corso sulle privatizzazioni (per esempio quelli delle ferrovie) persino in Inghilterra, la nazione che per prima ha esaltato questo orientamento; che il continuo pagamento degli interessi sul debito imposto dal FMI ha strangolato l’economia argentina (nel 1998 il pagamento degli interessi era l’11% del bilancio nazionale, nel 2000 il 15% e nel 2001 il 18%. Questo salasso di ricchezza e di investimenti è andato sempre più ad incidere negativamente sulle entrate fiscali: nel 2001 le entrate fiscali sono crollate del 33% rispetto all’anno precedente); che l’intera America Latina negli anni passati ha già pagato più volte l’intero ammontare del suo debito estero: nel 1980 era di 259 miliardi di dollari, nel 1999 dopo aver pagato cumulativamente 628 miliardi di dollari in interesse «rimanevano» 793 miliardi di debito da pagare (dati della Banca Mondiale); che quindi la crisi argentina non è specifica a questa nazione bensì riguarda l’intero continente latino – americano, dove il Messico e il Brasile (in cui la svalutazione della moneta non ha risolto il problema del debito, al contrario, e ha creato momenti di tensione con gli altri paesi del continente), per esempio, sono stati condotti dal FMI sull’orlo di un crac come quello dell’Argentina e di altre nazioni quali la Turchia e la Polonia, in quella che è una manifestazione molto forte della crisi dell’intero sistema che si evidenzia in maniera sempre più quantificabile e tangibile anche negli USA, in Giappone e in Europa, per cui una duratura soluzione per l’Argentina può avere luogo solo nel contesto di un totale riorientamento produttivo e di una riorganizzazione del sistema economico e finanziario internazionale; 68


che il crac in Argentina non può essere imputato semplicemente alla corruzione nazionale ma al sistema «politico» del FMI che, invece di sostenere una partecipazione vera nello sviluppo della nazione, ha introdotto meccanismi monetaristici che hanno favorito varie forme di corruzione. Ad esempio, parlamentari del partito argentino ARI il 31 dicembre 2001 hanno presentato una dettagliata documentazione sulla «struttura bancaria parallela» che ha organizzato illegalmente tra ottobre e dicembre 2001 una fuga di capitali e operazioni di riciclaggio per parecchi miliardi di dollari, che non sarebbero potuti avvenire senza che il FMI ne fosse a conoscenza. Il giudice di Bueno Aires Maria Servini de Cubria ha aperto un’indagine sul caso; che la Chiesa Cattolica argentina ha preso una posizione molto chiara sulla crisi. L’arcivescovo di Rosario Mons. Eduardo Miràsha ha detto il 17 novembre 2001: «Un popolo non può morire per pagare il debito». Mons. Hector Aguer di La Plata il 20 dicembre 2001 ha diffuso una lettera aperta sul debito estero dove denuncia tra l’altro la politica (imposta dal FMI) di «deficit zero» che ha drasticamente ridotto il benessere generale allo scopo di pagare gli interessi sul debito agli «usurai»; infatti il popolo muore per debiti contratti da altri e per fini chiaramente non di interesse nazionale; che varie forze politiche, economiche, sociali e religiose dell’Argentina hanno posto al centro della discussione la proposta per un programma di ricostruzione e di sovranità nazionale che prevede i seguenti punti: 1) lo sganciamento del peso dal dollaro senza svalutazione o altre forme di dollarizzazione, di fatto una nuova moneta senza obblighi con l’attuale sistema; 2) misure di controllo sui movimenti di cambi e di capitale come quelle che negli anni Cinquanta si rivelarono capaci di proteggere le monete; 3) la creazione di una «banca nazionale» per emettere nuovi crediti a basso tasso di interesse e a lungo termine per espandere gli investimenti produttivi nell’industria e nell’agricoltura, in particolare nella media industria; 4) il congelamento di tutti i debiti con l’estero e l’apertura di un’indagine sulla legittimità del debito ancora dovuto; 5) la creazione di un coordinamento di difesa con altri paesi del continente mirante anche a creare un mercato comune latino americano; 6) la reintroduzione del principio inviolabile della sovranità nazionale contro ogni forma di interferenza da parte di strutture sovranazionali della globalizzazione, impegna il Governo: 1) per quanto riguarda direttamente l’Argentina: a sostenere in ogni modo questo processo di riacquisizione della sovranità nazionale nella formulazione di una politica economica, come sopra riportata, nell’interesse del popolo argentino; a sostenere in particolar modo la richiesta di moratoria sul debito estero; a sostenere, anche con la partecipazione diretta, i progetti di rilancio degli investimenti nell’economia produttiva; a portare questa mobilitazione anche nelle istituzioni dell’Europa così da trasformare questo sostegno italiano in sostegno europeo e rilanciare in modo concreto l’impegno già assunto dall’Europa per l’America latina con l’appoggio al progetto del Mercosur; 2) per quanto riguarda la crisi dell’intero sistema finanziario e monetario internazionale: a portare avanti in tutte le istanze la richiesta di una totale revisione del ruolo e delle politiche del FMI; a prendere in particolare l’iniziativa di proporre la convocazione di una nuova conferenza internazionale a livello di Capi di Stato e di Governo, come quella che si tenne a Bretton Woods nel 1944, allo scopo di fondare un nuovo sistema monetario internazionale e prendere quelle misure necessarie per eliminare i meccanismi che hanno condotto alla creazione della bolla speculativa e al

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crac finanziario sistemico e per mettere in moto programmi di ricostruzione dell’economia mondiale. Atto n. 1-00085 Pubblicato il 16 luglio 2002 Seduta n. 212 PETERLINI, THALER AUSSERHOFER, KOFLER, SALZANO, RUVOLO, MALABARBA, MONTICONE, MALENTACCHI, TURRONI. Il Senato, premesso: che, vista la risoluzione del 5 settembre 2001 sulla domanda di adesione della Repubblica ceca all’Unione europea e sullo stato di avanzamento dei negoziati, il Parlamento europeo ha invitato la Commissione europea a convocare una conferenza internazionale per dibattere sulle possibilità e i costi dell’abbandono dell’energia nucleare, nonché sulla possibilità di sottoporre alla Repubblica ceca una proposta di abbandono elaborata a livello internazionale, e che la Commissione europea non ha ottemperato a questo invito del Parlamento europeo che è l’unica istituzione democraticamente legittimata nell’Unione europea; che nella sua relazione annuale sull’esercizio finanziario 2000 la Corte dei conti europea ha per l’ennesima volta esortato la Commissione europea a definire standard unificati per la sicurezza nucleare; ricordando: che nell’ambito del processo di allargamento dell’Unione europea sono stati concordati dei termini vincolanti per la disattivazione delle centrali nucleari di Bohunice in Slovacchia, Ignalina in Lituania e Kosloduj in Bulgaria; che ogni centrale nucleare in meno è una speranza di sicurezza, di collaborazione in Europa e di fiducia reciproca in più; per questo motivo due terzi dei Paesi dell’Unione europea hanno rinunciato all’energia nucleare o la stanno abbandonando; considerando: che l’energia nucleare a prezzo pieno non sarebbe competitiva in una economia di mercato; che attualmente praticando il dumping ecologico e la scarsa considerazione di possibili risvolti nell’energia atomica si ostacolano soluzioni sostenibili in campo energetico, si blocca lo sviluppo tecnologico e – così come succede per tutte le grandi tecnologie – si finisce più per sopprimere posti di lavoro che per crearne (prof. Hermann Knoflacher, Technische Universität di Vienna); premesso inoltre: che le persone si aspettano che vengano al più presto adottate decisioni e misure chiare che permettano di scongiurare definitivamente il pericolo dell’energia nucleare; che il dibattito sorto attorno alla centrale nucleare di Temelin, in cui dall’inizio della sua messa in funzione in via sperimentale si sono già verificati non meno di 27 incidenti, dovrebbe portare tutti i Paesi europei ad adottare una politica comune in materia di energia nucleare; che esercitare il diritto di veto, previsto dall’Unione europea, è giudicato legittimo nelle questioni di politica agraria, finanziaria e di convergenza; si ritiene legittimo anche poter sollevare obiezioni quando ne va della sicurezza e della vita delle persone (sempre secondo il prof. Knoflacher porre il veto a Temelin non significa porlo alla Repubblica ceca, ma costituisce piuttosto un banco di prova per l’Unione europea che dovrà decidere se stare dalla parte del cittadino o delle lobby. Si tratta di un minimo ritardo per avere poi una soluzione migliore); ritenendo che dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001 il potenziale di pericolo delle centrali nucleari vada rivalutato; 70


riconoscendo che l’energia nucleare non può essere considerata un modo sostenibile e sicuro di produrre energia; considerando altresì che dal sondaggio condotto da Quadra per il «Sole 24 Ore» (pubblicato sul Rapporto Energia Ambiente del «Sole 24 Ore» del 5 giugno 2002) emerge che quattro italiani su cinque bocciano la riapertura di centrali nucleari; constatato che in Austria nell’ambito di una consultazione popolare 915.220 persone hanno firmato per condizionare l’adesione della Repubblica all’Unione europea alla chiusura della centrale nucleare di Temelin; constatato inoltre che, come Cernobyl ci ha mostrato in modo assai eloquente, gli effetti degli incidenti ai reattori non conoscono frontiere e finiscono per ripercuotersi anche su territori molto distanti, impegna il Governo: ad adottare tutte le iniziative possibili per un’Europa senza energia nucleare; a sostenere che l’Italia si dichiari favorevole ad un’Europa senza energia nucleare; ad adoperarsi presso la Commissione europea affinché non promuova più l’energia nucleare; a sostenere che il programma Euratom venga mantenuto solo limitatamente per la sicurezza nucleare e per la sicurezza del deposito finale; a far sì che in Europa si definiscano al più presto standard minimi vincolanti per le centrali nucleari; a portare a conoscenza dei contenuti della presente mozione il Presidente del Parlamento europeo, il Presidente della Commissione europea, il Presidente del Consiglio dei ministri. Atto n. 1-00086 Pubblicato il 16 luglio 2002 Seduta n. 212 PETERLINI, THALER AUSSERHOFER, KOFLER, SALZANO, RUVOLO, ROLLANDIN, MALABARBA, ANDREOTTI, MONTICONE, LIGUORI, IZZO, MALENTACCHI, TURRONI, ZANOLETTI. Il Senato, preso atto delle innumerevoli inchieste e ricerche che mettono in evidenza il rapporto causale tra televisione e violenza; visto il rapporto dell’Unesco del 1998 che sostiene che la cultura internazionale della violenza è alimentata dalla violenza diffusa dai mass media; visto in particolare lo studio compiuto alla Columbia University di New York, coordinato da Jeffrey Johnson, pubblicato sulla rivista «Science», dal quale risulta che il 60 per cento dei programmi contiene scene di violenza, e nel corso di un’ora di programmazione a caso si assiste da tre a cinque atti di violenza, e dal quale inoltre risulta che più di un’ora di televisione al giorno aumenta il tasso dei comportamenti aggressivi; considerando che la televisione produce il suo effetto sia diffondendo un modello generale di rapporti interpersonali basato sulla violenza, sia suggerendo specifici comportamenti violenti, sia determinando con la continua rappresentazione della violenza una desensibilizzazione alla violenza stessa con il pericolo di far credere che la violenza sia un fatto normale da imitare; ricordando inoltre il pericolo a cui sono sottoposti i bambini che potrebbero restare traumatizzati da scene di violenza o potrebbero assumere i loro protagonisti come modelli da imitare e l’effetto drammatico sulla loro educazione, quando è noto dalle statistiche che i giovani spettatori passano diverse ore ogni giorno davanti alla televisione, 71


impegna il Governo: a studiare tutte le misure necessarie e possibili per controllare e diminuire la diffusione di scene di violenza in televisione e predisporre una normativa adeguata; ad intensificare una campagna di sensibilizzazione ed educazione per proteggere in particolare modo i bambini dalla visione di violenza in televisione, in modo che aumenti la consapevolezza degli effetti nocivi della visione di scene violente; a valutare se non sia opportuno elaborare un programma per combattere una televisione che diffonde la violenza con film, servizi giornalistici e cartoni animati, anche attraverso la creazione di corsi di formazione per i lavoratori della televisione per sensibilizzarli al pericolo che la televisione fa correre ai bambini, agli adulti e all’insieme della nostra civiltà e promuovendo un codice che stabilisca regole precise per gli operatori. Atto n. 1-00151 Pubblicato il 13 maggio 2003 Seduta n. 393 PETERLINI, ANDREOTTI, BAIO DOSSI, BEDIN, BETTA, BOREA, CAMBURSANO, CARRARA, CAVALLARO, DALLA CHIESA, DATO, DE PAOLI, DENTAMARO, DETTORI, GAGLIONE, GUBERT, LIGUORI, LONGHI, AZZOLLINI, MALABARBA, MARINO, MICHELINI, RUVOLO, SALERNO, SALVI, SALZANO, SCALERA, TOGNI, TOIA, ZANCAN. Il Senato, premesso che: il crescendo delle crisi finanziarie e bancarie – a partire da quelle del 1997 in Asia, Russia, America Latina, fino al più recente crollo della new economy negli USA, alla gigantesca crisi bancaria giapponese in corso, alla bancarotta dell’Argentina e all’imminente crac della bolla immobiliare internazionale – non può che impensierire le popolazioni, le classi dirigenti, le imprese, gli investitori e i risparmiatori, in quanto non si tratta di una serie di casi isolati, ma costituisce piuttosto la manifestazione di una crisi dell’intero sistema finanziario caratterizzato da una bolla speculativa fuori di ogni controllo; questa bolla finanziaria (che comprende la finanza derivata, tutte le forme di debito e di titoli finanziari) ha raggiunto la vetta dei 400.000 miliardi di dollari (di cui 140.000 solamente negli USA), in rapporto ad un prodotto interno lordo mondiale di circa 40.000 miliardi di dollari, e questo divario è andato accentuandosi soprattutto negli ultimi anni; l’effetto di questa crisi per i cosiddetti paesi in via di sviluppo è già stato devastante e le prospettive sono ancora peggiori come dimostra il collasso socio-produttivo dell’Argentina che rischia di essere seguita da parecchi altri paesi del continente latino - americano, mentre l’Africa è già stata abbandonata a se stessa ed è vittima di nuove forme di colonialismo. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha pesantemente contribuito all’aggravamento della crisi in questi paesi attraverso la politica degli alti tassi di interesse e di tagli del bilancio e degli investimenti produttivi che hanno gravemente minato il prodotto interno reale di queste nazioni; nei settori industrialmente avanzati la bolla speculativa e le crisi finanziarie sono andate ad intaccare le strutture delle economie reali con gravi ripercussioni per la maggioranza della popolazione e delle famiglie. Tante famiglie hanno perso i loro risparmi mentre i fondi pensione sono esposti al rischio senza alcuna garanzia. La società si è polarizzata a forbice dove la ricchezza tende a concentrarsi sempre più in poche mani lasciando il resto in maggiore povertà. Questa tendenza è chiaramente manifesta negli USA (l’Europa sta seguendo la stessa tendenza), dove il 20% della popolazione detiene oltre il 50% del reddito a discapito del rimanente 80%. Questo processo è in fase di accelerazione con conseguenze economiche e sociali nefaste facilmente immaginabili; 72


l’intervento di semplice politica monetaria delle banche centrali, in primo luogo della Federal Reserve americana, che nei passati mesi ha ridotto di ben 13 volte il tasso di interesse, non ha sortito alcun effetto positivo sulla politica degli investimenti ma ha semplicemente rifinanziato la bolla finanziaria creando così anche le premesse per una possibile esplosione inflazionistica dei valori finanziari e immobiliari che potrebbe ora riversarsi sull’intero sistema; le conseguenze della crisi finanziaria sulle economie reali delle nazioni cosiddette avanzate sono evidenti e misurabili in termini di riduzione dell’occupazione, caduta della produzione reale, rallentamenti dei settori trainanti come quelli delle macchine utensili, nell’esaurimento fisico delle infrastrutture, nella drammatica riduzione delle entrate fiscali (la Germania per esempio ha perso 20 miliardi di Euro in entrate fiscali nel 2002), che poi genera tagli di bilancio che mettono in moto una evidente spirale negativa; le conseguenze del crac, non solo economiche ma anche politiche ed eventualmente militari, sono di una tale gravità da sollecitare le forze politiche democratiche a porre la crisi economica globale e le sue soluzioni al centro del tavolo delle discussioni strategiche anche per proporre nuove politiche di sviluppo e di cooperazione come alternativa a scontri di civiltà, guerre e tensioni internazionali, impegna il Governo: a prendere l’iniziativa di proseguire, nelle sedi internazionali competenti, l’attività di studio e di proposta per una nuova architettura finanziaria regolata, in grado di evitare le bolle speculative e di sostenere l’economia reale; a prendere, in particolare, l’iniziativa di proporre la convocazione di una nuova conferenza internazionale a livello di Capi di Stato e di Governo e di Parlamenti, simile a quella che si tenne a Bretton Woods nel 1944, allo scopo di fondare un nuovo sistema monetario internazionale e prendere quelle misure necessarie per eliminare i meccanismi che hanno condotto alla creazione della bolla speculativa e al crac finanziario sistemico e per mettere in moto programmi di ricostruzione dell’economia mondiale basati su grandi progetti infrastrutturali di portata continentale e su investimenti nell’economia reale che sappiano aumentare la produttività effettiva del sistema economico. Atto n. 1-00234 Pubblicato il 12 febbraio 2004 Seduta n. 537 PETERLINI, BETTA, BOCO, CAMBURSANO, CAVALLARO, CORTIANA, COVIELLO, DE PAOLI, DI SIENA, D'IPPOLITO, FALOMI, FORCIERI, LIGUORI, MICHELINI, MODICA, PEDRINI, SALZANO, VALLONE. Premesso che: il recente crack della Parmalat, con un buco di 14,3 miliardi di euro ancora tutto da definire, rivela certamente una mancanza di strumenti efficaci e di controlli su operazioni finanziarie e sui comportamenti dei vari attori della vita economica, come possono essere le agenzie di certificazioni di bilancio, di rating, di consulenza, di collocamento di azioni e obbligazioni, etc. ; dopo il crollo del fondo LTCM, della Enron e poi dei bond argentini, della Cirio, della Parmalat e di Finmatica - solo per menzionare i casi più eclatanti - dovrebbe essere chiaro a tutti che siamo di fronte ad una vera e propria crisi sistemica; la Commissione di indagine conoscitiva sul caso Parmalat potrà senz’altro dare molti importanti frutti e idee per approntare tutta una serie di interventi atti a garantire un miglior funzionamento dei meccanismi economici, con maggiori controlli e maggiori garanzie di correttezza e di salvaguardia degli interessi di tutti coloro che partecipano nei processi economici in modo produttivo e onesto, e al contempo con una loro maggiore responsabilità;

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data l’internazionalizzazione dei mercati finanziari una nazione da sola, o anche l’Europa da sola, non può garantire un controllo e l’applicazione di regole più forti in modo risolutivo; le crisi finanziarie e bancarie suscitano diffuse preoccupazioni non solo tra i risparmiatori e le imprese serie, ma anche tra le classi dirigenti dei vari Paesi interessati. C’è una crisi dell’intero sistema finanziario sempre più finalizzato alla pura speculazione; nel frattempo i dati più recenti riportati ufficialmente dalla Banca per i Regolamenti Internazionali di Basilea indicano non solo un aggravarsi del divario tra l’economia reale e quella puramente finanziaria, ma rivelano una vera e propria esplosione della bolla degli strumenti derivati. Infatti nel rapporto della BRI “Il mercato dei derivati OTC (Over The Counter) nella prima metà del 2003”, pubblicato il 12 novembre 2003, si ammettono i seguenti valori nozionali dei derivati OTC in miliardi di dollari: giugno 2002: 127.500; dicembre 2002: 141.700; giugno 2003: 169.700. Ne deriva un aumento di 42.000 miliardi di dollari in 12 mesi; oltre alle principali banche italiane coinvolte nel caso Cirio e Parmalat, le tre banche americane interessate nella vicenda Parmalat ("JP Morgan Chase", "Bank of America" e "Citygroup") sono da sole i massimi responsabili di questa crescita vertiginosa, come si evince anche dai report dell’istituto governativo americano "Comptroller of the Currency": sempre a giugno 2003 la "Jp Morgan" ha raggiunto il livello di 33.300 miliardi di dollari in derivati, con un aumento di 4.500 miliardi in soli 6 mesi; la "Bank of America" ha raggiunto i 14.300 miliardi di dollari e la "Citygroup" i 13.000 miliardi. Ciò costituisce una vera distorsione se si considera che il PIL degli USA si aggira intorno agli 11.000 miliardi di dollari, impegna il Governo ad attivarsi nelle competenti sedi internazionali per costruire una nuova architettura finanziaria finalizzata ad evitare futuri crack finanziari ed il ripetersi di bolle speculative, e quindi orientata al precipuo obiettivo di sostenere l’economia reale.

INTERPELLANZE Atto n. 2-00470 Pubblicato il 25 novembre 2003 Seduta n. 494 PETERLINI, THALER AUSSERHOFER, KOFLER, CAVALLARO, TONINI, CORTIANA, DONATI, VITALI, RIPAMONTI, COSSIGA, FABRIS, BOCO, DI SIENA, LABELLARTE, LIGUORI, ZANCAN, BETTONI BRANDANI, DE ZULUETA, MANZELLA, TURRONI, MALABARBA, MODICA, SCALERA, IOVENE, TOIA, BATTISTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. Premesso che: l’articolo 49 della Costituzione prevede che “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”; l’articolo 6 della Costituzione prevede che “la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”; l’articolo 99 dello Statuto di autonomia del Trentino Alto Adige/Südtirol, approvato con legge costituzionale, prevede che “nella Regione la lingua tedesca è parificata a quella italiana che è la lingua ufficiale dello Stato”; ricordato che: nei giorni scorsi tre Ministri del Governo in carica, Franco Frattini, Enrico La Loggia e Pietro Lunardi, si sono recati in Alto Adige/Südtirol e hanno rilasciato dichiarazioni preoccupanti; in particolare in questa sede il ministro Enrico La Loggia si è pubblicamente espresso contro il nome tedesco dei partiti sudtirolesi, come ampiamente riportato dalla stampa locale; 74


il Ministro avrebbe testualmente dichiarato: “Non ho mai accettato che sul territorio italiano ci sia un partito con un nome tedesco” (“Alto Adige” del 6.10.2003); la Südtiroler Volkspartei è stata fondata nel 1945 e dal 1948 si è presentata, sotto il predetto nome, alle elezioni comunali, regionali, politiche ed europee senza che vi fossero contestazioni in merito; il testo della nostra Costituzione, a seguito delle modifiche introdotte dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, all’art. 116 contiene ben due nomi non italiani: Trentino-Alto Adige/Südtirol e Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste, si chiede di sapere: se il Governo non ritenga opportuno dissociarsi dalle dichiarazioni espresse e chiarire la propria posizione riguardo alle dichiarazioni espresse da uno dei suoi Ministri; se non ritenga che i partiti devono essere liberi di scegliere il proprio nome in piena libertà, indipendentemente dalla lingua, nell’ambito dei principi costituzionali. INTERROGAZIONI A RISPOSTA ORALE Atto n. 3-01043 Pubblicato il 15 maggio 2003 Seduta n. 396 PETERLINI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Premesso che: le associazioni economiche lamentano che la nuova legislazione in tema di collocamento (decreto legislativo n. 297/2002 del 19.12.2002) abbia radicalmente ristretto i termini per la comunicazione di nuovi rapporti di lavoro. Mentre da un lato si è fortunatamente semplificata la procedura prevedendo un'unica comunicazione rivolta all'ufficio del lavoro territorialmente competente (e non più diverse comunicazioni ai vari Enti), la legge prevede una «comunicazione contestuale» a tale ufficio; la circolare nº 12 del 7 aprile 2003 interpreta la norma in modo molto restrittivo richiedendo praticamente la comunicazione entro la giornata. D'altro canto si prevedono termini molto più evasivi per le imprese fornitrici di lavoro temporaneo che possono fare la comunicazione entro il 20 del mese seguente; ad avviso delle categorie economiche e degli ordini dei professionisti, che svolgono le pratiche per le aziende, questo nuovo termine è impossibile da rispettare per operatori che devono svolgere migliaia di pratiche. Inoltre costituisce un appesantimento burocratico eccessivo e inutile a carico dei liberi professionisti abilitati, dei datori di lavoro e delle associazioni di categoria, senza portare alcun vantaggio alla pubblica amministrazione. Significa inoltre un maggiore carico di lavoro nei confronti dei collaboratori di studio, che già adesso devono rincorrere scadenze sempre più ravvicinate nel settore fiscale e del lavoro; nella realtà quotidiana, e in particolare nei settori toccati da una forte stagionalità (quali il turismo e l'agricoltura), accade che debbano essere effettuate anche migliaia di comunicazioni nello stesso giorno. Ciò significa che i datori di lavoro o, per loro, le categorie economiche o i consulenti del lavoro, i ragionieri o i commercialisti, devono raccogliere la documentazione necessaria dai lavoratori interessati e trasmetterli ai professionisti oppure alle associazioni incaricate. Questi, a loro volta, devono inserire tutti i dati nei vari programmi di elaborazione e poi effettuare le dovute comunicazioni. Anche l'introduzione della possibilità di comunicazione elettronica di tutti questi dati non è di grande ausilio; l'esperienza avuta negli ultimi anni ha insegnato che per poter effettuare con la dovuta cura le comunicazioni occorrono dieci giorni,

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si chiede al Ministro in indirizzo se non intenda estendere il termine almeno a dieci giorni e interpretare la norma legislativa citata in questo senso. Atto n. 3-02460 Pubblicato il 7 febbraio 2006 Seduta n. 953 PETERLINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri. Premesso che: nella seduta antimeridiana n. 952 del 2 febbraio 2006 il sottoscritto ha esposto la posizione della Südtiroler Volkspartei (SVP) sulla petizione firmata da 114 sindaci e vice sindaci e dagli Schützen sudtirolesi che chiedevano un ancoraggio nella nuova carta costituzionale austriaca della funzione di tutela svolta da Vienna nei confronti dei sudtirolesi e un richiamo al diritto all'autodeterminazione; il principio di autodeterminazione non è niente di nuovo. È un diritto sancito nella Carta delle Nazioni Unite, negli Atti di Helsinki e riconosciuto da tutti gli Stati, tra cui anche l'Italia, e come tale resta un principio irrinunciabile; la posizione ufficiale della Südtiroler Volkspartei, confermata di recente anche dal direttivo del partito all'unanimità, è e rimane quella a favore dell'autonomia di tutti i gruppi linguistici dell'Alto Adige/Südtirol, della convivenza, del dialogo e del reciproco rispetto; la richiesta di autodeterminazione non è presente nella agenda politica della SVP e fin dai tempi di Ammon, Ebner e Magnano si basa sull'Accordo di Parigi, stipulato tra l'Italia e l'Austria, e i suoi princìpi si ritrovano nello Statuto di autonomia e nella Costituzione italiana; si respingono con fermezza le strumentalizzazioni politiche e mediatiche e le polemiche sviluppatesi in questi giorni sull'iniziativa degli amministratori locali sudtirolesi, si chiede di sapere: se il Governo non sia dell'avviso che i fatti accaduti siano stati riportati e presentati in modo poco corretto e in parte strumentalizzati in riferimento alla reale politica adottata dalla SVP in Provincia di Bolzano, sempre coerente ai principi dello Statuto di autonomia e della Costituzione italiana; quale posizione si intenda assumere riguardo alla strumentalizzazione politica in riferimento all'iniziativa in questione; quali provvedimenti si intendano assumere per contribuire all'affermazione dei principi di autonomia, confermare la collaborazione europea e le buone relazioni tra Italia ed Austria, nonché contribuire alla distensione del dibattito a favore della buona convivenza tra i gruppi linguistici in Alto Adige/Südtirol senza farsi influenzare da richieste repressive.

INTERROGAZIONI A RISPOSTA SCRITTA Atto n. 4-00535 Pubblicato il 28 settembre 2001 Seduta n. 46 PETERLINI, KOFLER, BETTA, MICHELINI, ROLLANDIN, RUVOLO, SALZANO, THALER AUSSERHOFER. - Al Ministro della giustizia. Premesso che: gli scriventi si permettono di sottoporre all’attenzione del Ministro in indirizzo proposte di semplificazioni nell’ambito dell’amministrazione giudiziaria per alleggerire l’impatto burocratico 76


anche da punto di vista economico e migliorare il rapporto dei cittadini con la pubblica amministrazione, rendendo così un servizio all’intera collettività. Si allude in particolare all’autorizzazione del giudice tutelare al rilascio del passaporto, ai sensi dell’art. 3, lett. b), della legge 21 novembre 1967, n. 1185, ed alle modalità di autentica della firma degli eredi in calce al ricorso per il rilascio del certificato di eredità ai sensi del regio decreto 28 marzo 1929, n. 499, come modificato dalle leggi 4 dicembre 1956, n. 1376, 29 ottobre 1974, n. 594, e 8 agosto 1977, n. 574; gli scriventi precisano inoltre che queste proposte di modifiche sono state discusse anche con il Presidente del Tribunale di Bolzano, dott. Carlo Bruccoleri, ed hanno ricevuto il suo avallo, nonché con il Canceliere competente dott. Andrea Caser; per quanto concerne la prima normativa si premette che attualmente l’intero procedimento costa al cittadino in marche per atti giudiziari e diritti di cancelleria dalle 122.000 alle 142.000 Lire, a seconda del carattere d’urgenza, onere che potrebbe aumentare di molto con l’entrata in vigore della riforma in materia di contributo unificato per l’iscrizione a ruolo degli atti giudiziari, ai sensi dell’art. 9, 6º comma, della legge 23/12/1999, n. 488, e del decreto del Presidente della Repubblica 1º marzo 2001, n. 126; l’autorizzazione del giudice tutelare è necessaria per genitori separati e divorziati, famiglie di fatto se non conviventi nonché per famiglie monoparentali (es. vedovi, ragazze madri, ecc.) che abbiano figli minorenni, mentre ne sono esclusi i genitori legittimamente sposati e i genitori naturali che prestino l’assenso con dichiarazione scritta dinanzi ad un pubblico ufficiale. Si deve tener conto che la normativa è stata varata nel 1967, quando l’espatrio era un fatto eccezionale per la maggioranza degli italiani e – forse – poteva veramente costituire per il genitore l’occasione per venir meno ai suoi obblighi di mantenimento nei confronti dei figli; ma perpetuare questa discriminazione di trattamento tra genitori sposati e non, alla luce della sensibilità attuale per famiglie allargate o di fatto, sembra agli scriventi che cozzi contro il principio di ragionevolezza e contro il costume dei tempi attuali, nei quali un viaggio all’estero è ormai prassi abitudinaria. Si propone pertanto l’abrogazione dell’obbligo di richiedere l’autorizzazione per genitori vedovi e ragazze madri e la sostituzione di tale onere con una semplice dichiarazione del genitore controinteressato dinanzi ad un impiegato della pubblica amministrazione se entrambi i genitori esercitano la potestà genitoriale, pur non essendo più conviventi, o con la produzione della sentenza di separazione o divorzio che contenga la clausola del reciproco assenso al rilascio di documenti validi per l’espatrio, nel caso di genitori separati o divorziati, lasciando una competenza residuale del giudice tutelare solamente laddove non è possibile seguire le strade sopraindicate e si ravvisa pertanto un dissidio da comporre tra i genitori; l’altra vexata quaestio è quella relativa all’autentica di firma dei ricorrenti che richiedono il certificato di eredità. A questo proposito l’art. 13 del regio decreto 28/03/1929, n. 499, e successive modifiche, recita testualmente che «chiunque vanti diritti ereditari può, mediante ricorso con sottoscrizione autenticata, chiedere al Pretore del luogo in cui si è aperta la successione un certificato dal quale risultino la sua qualità di erede e la quota ereditaria, ovvero i beni che la compongono, in caso di assegnazione concreta fatta dal testatore». In passato almeno in Alto Adige/Südtirol (ma non, per esempio, in Trentino, dove pure vige il sistema tavolare) si ammetteva che tale autentica potesse essere fatta dai segretari comunali o dai cancellieri, ai sensi dell’art. 20 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, ritenendo la natura anche amministrativa del procedimento di rilascio del certificato di eredità. Con l’entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, i giudici di Bolzano hanno colto l’occasione per riesaminare la questione e concludere per la natura giurisdizionale di detto ricorso. Ne consegue quindi che l’autentica di firma deve essere apposta dal notaio o da un avvocato (quest’ultimo sulla base della delega processuale), con inevitabile aggravio di costi per il cittadino. Dal momento che si tratta di un ricorso che può essere presentato personalmente dal privato, anche senza un’assistenza qualificata, e che occorre solamente accertare l’identità dei ricorrenti (compito che qualunque 77


pubblico ufficiale può svolgere sulla base di un idoneo documento), non pare opportuno costringere il cittadino a rivolgersi ad un libero professionista solo ai fini dell’accertamento della propria identità! L’obiettivo potrebbe essere raggiunto integrando l’art. 13 sopraindicato e specificando che tra i soggetti autorizzati all’autentica vi sono anche i segretari comunali ed i cancellieri, oltre naturalmente a notai ed avvocati. Considerate le conseguenze legate all’intavolazione del certificato di eredità potrebbe essere poi opportuno, almeno in questo campo, escludere l’autocertificazione della firma autentica con le modalità di cui all’art. 38, 3º comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 445/00 (invio dell’istanza sottoscritta con copia non autenticata di un documento di identità), si chiede di sapere se il Ministro della giustizia condivida i problemi esposti e se intenda proporre le modifiche legislative suggerite per alleggerire l’impatto burocratico per i cittadini. Atto n. 4-01083 Pubblicato il 12 dicembre 2001 Seduta n. 90 PETERLINI. - Al Ministro degli affari esteri. Premesso che: da notizie stampa confermate da Amnesty International in Nigeria una donna di 35 anni dovrebbe subire la pena di morte per il solo fatto di aver concepito un bambino dopo il divorzio; secondo la legge fondamentalista islamica, che in Nigeria ha valore di legge penale, a fine dicembre dovrebbe essere eseguita la sentenza di morte in modo particolarmente crudele; la condanna a morte di Safiya Hosseini Tungar-Tudu prevede che la donna sia posta in una buca, seppellita sino al seno e poi lapidata a morte dalla gente del suo stesso villaggio; questa ennesima condanna disumana manifesta il peggioramento dei diritti umani e civili in Nigeria; è a questo punto evidente che la comunità internazionale non è capace di far rispettare i diritti umani, che sono alla base del convivere civile dei popoli e delle nazioni, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di questa grave violazione dei diritti umani; se non ritenga opportuno che la comunità internazionale mantenga, non solo una pressione sulle autorità nigeriane, ma che anche essa incoraggi gli sviluppi verso un ripristino della democrazia e di uno stato di diritto; se non intenda intervenire direttamente presso il Governo della Nigeria, affinché sia concessa la grazia alla Signora Safiya Hosseini Tungar-Tudu e protestare per questa ennesima violazione dei più elementari diritti umani e civili. Atto n. 4-01255 Pubblicato il 24 gennaio 2002 Seduta n. 105 PETERLINI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. Premesso che: l’introduzione dell’euro – nonostante piccole difficoltà organizzative all’inizio, però già superate – è stata generalmente accettata con grande favore dalla popolazione; gli italiani sono abituati all’uso di banconote piuttosto che a monete;

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visto anche che anche in Germania il taglio minimo di banconote si riferiva a 5 marchi, e cioè a circa 2,5 euro; considerato che: anche negli Stati Uniti D’America una delle banconote più utilizzate è sicuramente quella da 1 dollaro (valore circa di 1 euro), mentre è molto più rara la moneta da 1 dollaro; anche sulla stampa è stato esposto da cittadini il problema di dover circolare «con le tasche piene di ingombrante ferraglia» per la mancanza delle comodissime banconote da 1 o da 2 euro, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire presso la Banca centrale europea, e comunque a livello europeo, per chiedere l’introduzione di un taglio aggiuntivo per le banconote riferite possibilmente ad uno o almeno a due euro. Atto n. 4-01354 Pubblicato il 5 febbraio 2002 Seduta n. 113 PETERLINI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia. Premesso che: con proprio decreto in data 6 dicembre 2001, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha sospeso dalla carica di consigliere regionale del Trentino-Alto Adige/Südtirol il consigliere Franco Tretter nei cui confronti è stata pronunciata dal Tribunale di Trento una sentenza non definitiva di condanna per il reato di peculato, il provvedimento è stato adottato in ottemperanza di quanto disposto dall’articolo 15, commi 4-bis e 4-ter, della legge 19 marzo 1990, n.55, e successive modificazioni; a questo proposito appaiono più che legittimi i dubbi di costituzionalità della legge citata, in quanto essa viola sia il principio costituzionale di non colpevolezza fino a sentenza definitiva, sia quello di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge; appare evidente come la norma da cui consegue la sospensione di un pubblico amministratore, titolare di carica elettiva, possa risultare anche lesiva dello stesso mandato popolare in quanto impedisce all’interessato l’espletamento dell’incarico cui è stato chiamato dal volere degli elettori; la legge in questione, prevedendo la sospensione di una carica elettiva, conferisce, di fatto, alla Magistratura il potere di delegittimare con propria sentenza, ancorché non definitiva, un organismo istituzionale mettendone pericolosamente in discussione l’operatività tramite la sospensione di un membro eletto; deve essere ricordato al riguardo che la condanna è stata comminata al consigliere regionale del Trentino-Alto Adige/Südtirol Franco Tretter nella sua funzione di Capogruppo per avere utilizzato i finanziamenti erogati al Gruppo Consiliare per fini «non strettamente istituzionali» e che pertanto, essendo stati fatti oggetto nel frattempo di indagine giudiziaria tutti i gruppi consiliari provinciali eletti nella passata legislatura in Trentino, non è fuori luogo ipotizzare ulteriori provvedimenti che finirebbero per compromettere definitivamente la possibilità di operare dell’intera Assemblea Legislativa che sarebbe così sottoposta, in contrasto con il principio della separazione dei poteri, al potere della Magistratura cui verrebbe; in questo modo demandato il compito di stabilire, di caso in caso e di sentenza in sentenza, quale tipo di attività possa essere definita «istituzionale» e quale no, si chiede di sapere se non si ritenga opportuna la modifica urgente di una legge che deroga in maniera così evidente al principio costituzionale il quale prevede (all’articolo 27 della Costituzione), che «l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva» e che viola il divieto di un trattamento differenziato per particolari persone o categorie di cittadini e soprattutto prevede il doppio grado di giurisdizione con la duplicità di cognizione della causa 79


(civile o penale) da parte di due giudici diversi (di primo grado e d’appello), rimarcando al riguardo che la sospensione cautelativa della carica a seguito di una condanna non definitiva è prevista dalla legge per i consiglieri regionali, ma non per i componenti delle assemblee parlamentari. Atto n. 4-01621 Pubblicato il 27 febbraio 2002 Seduta n. 132 PETERLINI. - Ai Ministri delle attività produttive e dell'istruzione, dell'università e della ricerca. Premesso che: in Germania la programmazione delle ferie scolastiche varia da regione in regione, scaglionando l’inizio e la fine delle ferie estive, suddividendo in questo modo il flusso turistico; questa suddivisione differenziata delle ferie scolastiche in Germania previene l’affollamento di turisti e la concentrazione dei flussi turistici in un limitato periodo; in Italia l’inizio e la fine delle ferie scolastiche coincide in tutte le regioni provocando un sovraffollamento di turisti nelle località turistiche specialmente nel mese di luglio e agosto; purtroppo in Germania ora è in atto una controtendenza: si discute del progetto di voler far coincidere le ferie scolastiche estive in alcune regioni (Baden-Württemberg, Bayern, Hessen, Nordrhein-Westfalen) per concentrarle nel mese di agosto; in Austria il settore del turismo ha già espresso un forte disaccordo su questa concentrazione delle ferie scolastiche estive in agosto di alcune regioni tedesche esprimendo forti preoccupazioni al riguardo; il flusso turistico tedesco rappresenta per l’Italia un importante risorsa; la concentrazione delle ferie scolastiche di alcune grandi regioni della Germania nel mese di agosto provocherebbe gravissime conseguenze per il turismo in Italia, con la previsione di un sovraffollamento nel mese di agosto a scapito dei mesi di giugno, luglio e settembre, si chiede di sapere: se non si intenda intervenire presso i Bundeslnder (le regioni tedesche) in questione per un coordinamento delle ferie in modo da mantenere uno scaglionamento dell’inizio e della fine delle ferie scolastiche tedesche sia a favore dei viaggiatori e dei vacanzieri che del settore del turismo del nostro Paese e dell’Europa; se non si intenda introdurre anche in Italia una programmazione delle ferie scolastiche «a scaglioni», ovvero con uno spostamento dell’inizio e della fine delle ferie in modo da creare una differenza tra le regioni. Atto n. 4-04052 Pubblicato il 5 marzo 2003 Seduta n. 349 PETERLINI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno. Premesso che: con l'avvicinarsi del conflitto bellico di un attacco contro l'iraq crescono le grandi preoccupazioni e paure dei cittadini, delle famiglie, di donne e uomini e soprattutto dei giovani per le disastrose conseguenze che tale guerra può avere sulla pace del mondo e sulla convivenza pacifica sul nostro pianeta. Secondo le stime della televisione americana cnn oltre 110 milioni di persone in tutto il mondo hanno partecipato a molteplici manifestazioni per la pace per esprimere il loro dissenso a un attacco all'iraq. Anche l'ampia maggioranza degli italiani è contraria alla guerra e ad un coinvolgimento del nostro paese in tale conflitto; 80


deve pertanto essere non solo legittimo ma anche garantito il diritto di esprimere la propria contrarietà e la propria preoccupazione in modo pubblico senza dover temere di essere perseguitati dagli organi di polizia solamente per aver dato espressione visiva al proprio pensiero; l'articolo 21 della Costituzione italiana garantisce che "tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione"; la Costituzione italiana inoltre precisa l'articolo 11: "l'italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali"; milioni di cittadini italiani hanno dato espressione delle loro preoccupazioni per la pace nel mondo esponendo sui propri balconi i drappi arcobaleno. Ne hanno fatto seguito anche autorità a livello comunale e regionale, che hanno esposto questo "appello" alla pace anche su uffici pubblici, quali il municipio di taranto, quello di venezia, quello di mestre e sul palazzo che ospita il consiglio regionale della puglia; anche i bambini nelle scuole, che sicuramente non possono essere incolpati di intenti politici di parte, hanno voluto dare espressione alle loro paure ed alle loro preoccupazioni esponendo cartelli contro la guerra e i drappi arcobaleno per segnalare la loro volontà e il loro auspicio di pace; il Presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, invece di farsi interprete delle grandi preoccupazioni dei cittadini, delle famiglie, dirama una circolare ai prefetti, che da parte di questi ultimi viene inviata – in varie province - alle forze dell'ordine, invitandole ad intervenire contro l'esposizione della "bandiera" della pace, che in verità bandiera non è; è successo a Bolzano il grave fatto che le forze dell'ordine siano intervenute in una scuola per allontanare i vessilli della pace, mentre sono state segnalate dai carabinieri esponenti pubblici che hanno esposto il vessillo sugli edifici pubblici, si chiede di sapere se il Presidente del Consiglio e il Ministro dell'interno non ritengano: di fornire copia della circolare diramata ai prefetti contro l'esposizione dei vessilli della pace; di chiarire gli intenti che la circolare intendesse raggiungere; su quali norme giuridiche si basa tale circolare, tenendo conto della differenza tra le bandiere ufficiali dei paesi e i drappi arcobaleno che nient'altro sono che la libera manifestazione della volontà di pace; come si intenda rispondere al sospetto che il presidente del consiglio avesse voluto con questa misura limitare la libera espressione di pensiero ed oscurare la palese contrarietà dell'opinione pubblica alla guerra; come il Presidente del Consiglio intenda rispondere al sospetto di voler impedire l'espressione del libero pensiero, soffocare iniziative pacifiste e vietare ai ragazzi, agli studenti, alle famiglie di esprimere la loro contrarietà alla guerra in modo pacifico; se non ritenga di informare su quanti siano stati gli interventi delle forze dell'ordine contro l'esposizione dei drappi arcobaleno e se questi siano stati segnalati all'autorità giudiziaria; il Presidente del Consiglio non ritenga che con questi atti oppressivi si raggiunga l'esatto contrario di quanto si auspicava e cioè la ribellione dei giovani e dei cittadini, che si sentono limitati nella loro libera espressione del pensiero. Atto n. 4-04058 Pubblicato il 6 marzo 2003 Seduta n. 350 PETERLINI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno. Premesso che: con l’avvicinarsi del conflitto bellico di un attacco contro l’Iraq crescono le grandi preoccupazioni e paure dei cittadini, delle famiglie, di donne e uomini e soprattutto dei giovani per 81


le disastrose conseguenze che tale guerra può avere sulla pace del mondo e sulla convivenza pacifica sul nostro pianeta. Secondo le stime della televisione americana CNN oltre 110 milioni di persone in tutto il mondo hanno partecipato a molteplici manifestazioni per la pace per esprimere il loro dissenso a un attacco all’Iraq. Anche l’ampia maggioranza degli italiani è contraria alla guerra e ad un coinvolgimento del nostro paese in tale conflitto; deve pertanto essere non solo legittimo ma anche garantito il diritto di esprimere la propria contrarietà e la propria preoccupazione in modo pubblico senza dover temere di essere perseguitati dagli organi di polizia solamente per aver dato espressione visiva al proprio pensiero; l’articolo 21 della Costituzione italiana garantisce che «tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione»; la Costituzione italiana inoltre precisa l’articolo 11: «l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali»; milioni di cittadini italiani hanno dato espressione delle loro preoccupazioni per la pace nel mondo esponendo sui propri balconi i drappi arcobaleno. Ne hanno fatto seguito anche autorità a livello comunale e regionale, che hanno esposto questo «appello» alla pace anche su uffici pubblici, quali il municipio di Taranto, quello di Venezia, quello di Mestre e sul palazzo che ospita il consiglio regionale della Puglia; anche i bambini nelle scuole, che sicuramente non possono essere incolpati di intenti politici di parte, hanno voluto dare espressione alle loro paure ed alle loro preoccupazioni esponendo cartelli contro la guerra e i drappi arcobaleno per segnalare la loro volontà e il loro auspicio di pace; il Presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, invece di farsi interprete delle grandi preoccupazioni dei cittadini, delle famiglie, dirama una circolare ai prefetti, che da parte di questi ultimi viene inviata – in varie province – alle forze dell’ordine, invitandole ad intervenire contro l’esposizione della «bandiera» della pace, che in verità bandiera non è; è successo a Bolzano il grave fatto che le forze dell’ordine siano intervenute in scuole e asili per allontanare i vessilli della pace, mentre sono state segnalate dai carabinieri esponenti pubblici che hanno esposto il vessillo sugli edifici pubblici, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio e il Ministro dell’interno non ritengano: di fornire copia della circolare diramata ai prefetti contro l’esposizione dei vessilli della pace; di chiarire gli intenti che la circolare intendesse raggiungere; su quali norme giuridiche si basa tale circolare, tenendo conto della differenza tra le bandiere ufficiali dei paesi e i drappi arcobaleno che nient’altro sono che la libera manifestazione della volontà di pace; il procuratore capo della provincia di Bolzano ha infatti pubblicamente dichiarato di non intravedere nessun reato per l’esposizione del vessillo, annunciandone l’archiviazione; come si intenda rispondere al sospetto che il Presidente del Consiglio avesse voluto con questa misura limitare la libera espressione di pensiero ed oscurare la palese contrarietà dell’opinione pubblica alla guerra; come il Presidente del Consiglio intenda rispondere al sospetto di voler impedire l’espressione del libero pensiero, soffocare iniziative pacifiste e vietare ai ragazzi, agli studenti, alle famiglie di esprimere la loro contrarietà alla guerra in modo pacifico; se non ritenga di informare su quanti siano stati gli interventi delle forze dell’ordine contro l’esposizione dei drappi arcobaleno e se questi siano stati segnalati all’autorità giudiziaria; se il Presidente del Consiglio non ritenga che con questi atti oppressivi si raggiunga l’esatto contrario di quanto si auspicava e cioè la ribellione dei giovani e dei cittadini, che si sentono limitati nella loro libera espressione

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Atto n. 4-04068 Pubblicato il 6 marzo 2003 Seduta n. 351 PETERLINI. - Al Ministro degli affari esteri. Premesso che: Tayseer Khaled, membro del comitato esecutivo dell'OLP e dirigente di primo piano del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (FDLP), in data 16-2-03 è stato arrestato da una unità speciale israeliana ed è ora detenuto nel carcere Bethehtekva vicino a Tel Aviv; la violenta irruzione all'interno dell'edificio in cui si trovava Tayseer Khaled è avvenuta durante l'ennesima invasione israeliana della città di Nablus, città autonoma palestinese, e ha comportato, oltre all'arresto di due suoi collaboratori, l'uccisione di tre civili; secondo testimoni, l'arresto è avvenuto con i soliti modi umilianti dell'esercito israeliano: denudando, ammanettando e bendando i suoi collaboratori; l'atto è da considerarsi una estrema violazione degli accordi di Oslo siglati tra il Governo israeliano e l'autorità nazionale palestinese; la ex-consorte Premier Raffaella e i suoi figli, Nadia, Murad e Fabian Odeh, tutti cittadini italiani e residenti in Italia (a Bolzano), si trovano in una situazione di estrema angoscia e confusione data l'impossibilità di reperire notizie, ignorando inoltre quali siano le motivazioni che abbiano portato all'arresto del padre; la famiglia esprime – essendo a conoscenza delle gravi condizioni di detenzione e di violazione dei diritti umani all'interno delle carceri israeliane - la sua paura e preoccupazione puntualizzando il bisogno di assumere quotidianamente dei farmaci che non risultano in possesso del detenuto. la ex-consorte insieme ai suoi figli e a tutta la sua famiglia si è rivolta al Presidente della Repubblica, al Presidente del Governo Italiano e ai Presidenti di Camera e Senato per chiedere di intervenire per la liberazione di Tayseer Khaled (Odeh), si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo non intenda intervenire presso le autorità competenti, chiedendo anche urgenti informazioni sullo stato dell'arrestato. Atto n. 4-04085 Pubblicato il 11 marzo 2003 Seduta n. 353 PETERLINI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per la funzione pubblica e dell'economia e delle finanze. Premesso che: il recente dibattito sull’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) ha evidenziato la scarsità di risorse con cui l’Istituto deve far fronte alla domanda crescente di statistiche pubbliche; l’Italia è l’ultimo paese dell’Unione Europea sia come quota percentuale della spesa in statistica ufficiale rispetto al PNL (0,013%, meno della metà della media UE) che come numerosità del personale addetto alla produzione statistica rispetto alla popolazione (0,05 per mille, meno della metà della media UE) (documento Eurostat presentato al Comitato di Programmazione Statistica del 21/3/02, dati 2000); l’Italia risulta essere uno dei Paesi UE il cui Istituto Nazionale di Statistica ricorre in maniera sempre più massiccia all’uso di personale a tempo determinato, oramai indispensabile per la produzione statistica corrente, che in larga parte vi lavora da diversi anni (oltre il 20% del personale complessivo Istat risulta assunto con contratti a tempo determinato o con collaborazioni coordinate e continuative); 83


l’articolo 34 della legge finanziaria per il 2003 stabilisce che l’Istituto Nazionale di Statistica per l’anno in corso possa destinare al personale con contratto a tempo determinato o di collaborazione coordinata e continuativa entro il limite del 90% della spesa media annua sostenuta per la stessa finalità nel triennio 1999-2001 pregiudicando così la possibilità di mantenere all’interno dell’Istituto le professionalità finora acquisite; il Consiglio dell’Istituto Nazionale di Statistica il 24 febbraio scorso ha formalmente sottolineato come gli attuali lavoratori a tempo determinato possiedano una elevata professionalità maturata nell’ambito dell’Istituto e siano indispensabili per la produzione di molte informazioni statistiche cui l’Istituto è tenuto per legge e/o convenzioni a livello nazionale e internazionale, si chiede di sapere: se il Governo intenda accrescere, con la dovuta urgenza, la dotazione delle risorse a disposizione dell’Istituto Nazionale di Statistica necessaria per i rinnovi del personale con contratto a tempo determinato; come il Governo preveda di riassorbire e consolidare il rapporto di lavoro delle circa 500 unità di personale a tempo determinato indispensabili per le attività correnti dell’Istituto Nazionale di Statistica. Atto n. 4-04113 Pubblicato il 13 marzo 2003 Seduta n. 356 PETERLINI, FRAU, BETTA, MICHELINI, DE PAOLI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle attività produttive e dell'ambiente e della tutela del territorio. Premesso che: l'Ente nazionale per l'energia e l'ambiente si trova già da lungo tempo in una situazione di gravissima crisi; l'ente si trova sottoposto a gestione commissariale da quasi due anni; questa situazione non può perdurare ulteriormente; l'attività dell'Ente è praticamente ferma e le organizzazioni dei ricercatori e dei lavoratori sono in agitazione, si chiede di sapere se il Governo non ritenga opportuno porre sollecito rimedio nominando gli organi istituzionali cui spetta la gestione e il rilancio dell'Ente. Atto n. 4-04114 Pubblicato il 13 marzo 2003 Seduta n. 356 PETERLINI, FRAU, DE PAOLI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. Premesso che: le piccole e medie imprese, secondo notizie pubblicate dall'Agenzia parlamentare per l'informazione politica ed economica AgenParl, hanno rallentato nel 2002 gli investimenti, anche a causa delle difficoltà che incontrano nell'ottenimento del credito; la predetta Agenzia ha sottolineato, in particolare, che c'è il sospetto che la selezione del credito sia ispirata anche da criteri che, nella sostanza, limitano la libera concorrenza, in quanto le banche deciderebbero l'erogazione del credito in base a criteri non sempre corrispondenti alle regole del mercato e, soprattutto, diretti a tutelare gli interessi di alcuni loro clienti, a danno di altre aziende concorrenti; si chiede di sapere: 84


cosa il Governo intenda fare per porre rimedio a questa situazione, soprattutto al fine di tutelare questo comparto così vitale per l'economia del nostro Paese. Atto n. 4-04115 Pubblicato il 13 marzo 2003 Seduta n. 356 PETERLINI, FRAU, DE PAOLI. - Al Ministro della salute. Premesso che: secondo quanto riportato dall'Agenzia parlamentare per l'informazione politica ed economica AgenParl, i professori Carlo Casciani, preside della facoltà di Medicina della II Università di Roma, e Joseph Gonnella, direttore dell'Health Care della Jefferson University di Philadelphia, hanno sostenuto l'adozione, anche in Italia, del regime di prescrizione dei farmaci in base all'effettiva necessità di ciascun paziente e non in confezioni che spesso eccedono il reale fabbisogno; i due luminari della medicina hanno, inoltre, chiesto una maggiore responsabilizzazione dei medici, che cedono alle insistenze del paziente, per cui molti farmaci vengono presi a volte in maniera non necessaria per la salute del paziente stesso; in Italia vengono gettati via annualmente farmaci per un importo di oltre 650 milioni di euro, si chiede di sapere: cosa il Governo intenda fare per adottare anche nel nostro Paese il regime di prescrizione dei farmaci vigente in America e in alcuni paesi dell'Unione Europea, che si basa sull'effettiva necessità di pillole di ciascun paziente; se il Governo intenda adottare un sistema di monitoraggio dei medici, che devono essere maggiormente responsabilizzati allorché prescrivono medicinali ai loro pazienti. Atto n. 4-04192 Pubblicato il 25 marzo 2003 Seduta n. 364 PETERLINI. - Ai Ministri della salute e delle politiche agricole e forestali. Premesso che: il disegno di legge n. 1930, "Disposizioni a tutela degli animali", è stato approvato dalla Camera con una larghissima maggioranza; il disegno di legge è un atto di civiltà che allinea l'Italia alla legislazione di altri paesi europei e traduce in un atto politico quello che è ormai il comune sentire della stragrande maggioranza degli italiani; il testo punisce chi per crudeltà uccide, maltratta, abbandona gli animali; la quanto risulta all'interrogante, l'eurodeputato Berlato ha inviato una lettera in cui invita a bloccare la legge a Palazzo Madama e ad emendare il provvedimento per evitarne un uso distorto che secondo lui potrebbe penalizzare "categorie economiche e sociali"; l'Onorevole Berlato, con decreto n. 2240 del 27 dicembre 2002 del Ministro delle politiche agricole e forestali, è stato nominato commissario dell'ENCI, Ente Nazionale della Cinofilia Italiana, che ha nella sua stessa ragione sociale l'affetto per gli animali; l'Onorevole Berlato come assessore della regione Veneto si è fatto promotore di una legislazione sulla caccia molto permissiva, contestata perfino da larghi strati di cacciatori appartenenti ad altre organizzazioni venatorie (ad esempio delibere n. 397 e n. 409 del 1995 per la caccia ai piccoli uccelli, delibera n. 3402 dell'ottobre 1997), 85


si chiede di sapere: se si ritenga la nomina legittima, compatibile con le normative e l’opportunità etico-amministrativa, rispondente ai canoni costituzionali di buon andamento, imparzialità ed efficienza della Pubblica Amministrazione, nonché alla funzione di un deputato al Parlamento Europeo come Commissario Straordinario di un Ente controllato dal Ministero delle politiche agricole e forestali; se non si intenda proporre al Senato l'approvazione del disegno di legge per la tutela degli animali nel testo già approvato dalla Camera dei deputati. Atto n. 4-04295 Pubblicato il 3 aprile 2003 Seduta n. 374 PETERLINI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle attività produttive, dell'ambiente e della tutela del territorio e per la funzione pubblica. Premesso che: l'Ente nazionale per l'energia e l'ambiente si trova già da lungo tempo in una situazione di gravissima crisi; l'Ente si trova sottoposto a gestione commissariale da quasi due anni; questa situazione non può perdurare ulteriormente; l'attività dell'Ente è praticamente ferma e le organizzazioni dei ricercatori e dei lavoratori sono in agitazione, si chiede di sapere se il Governo non ritenga opportuno di nominare una commissione di indagine per accertare le cause di questa grave situazione dell'Ente e se non intenda porre sollecito rimedio nominando gli organi istituzionali cui spetta la gestione e il rilancio dell'Ente. Atto n. 4-04943 Pubblicato il 10 luglio 2003 Seduta n. 437 PETERLINI, THALER AUSSERHOFER, KOFLER. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. Premesso che: dopo tanti conflitti bellici che sono culminati in due devastanti guerre mondiali, l’Europa ha finalmente trovato e costruito con grandissima fatica, grazie alla saggezza degli statisti del dopoguerra, le basi per una proficua collaborazione tra i popoli e per la costituzione di una Europa unita; l’Italia, dove sono state gettate le basi per l’istituzione dell’unità europea, può sicuramente essere definita una delle forze promotrici di questa Europa che ha dato un forte impulso al fine di portare finalmente l’Unione europea a divenire un’importante istituzione politica, destinata ad assicurare pace e progresso alle popolazioni ed ai giovani; in special modo sono state anche le relazioni politiche tra l’Italia e la Germania che hanno fatto crescere l’Europa e promosso gli obiettivi finora raggiunti; l’Italia è un paese molto ospitale, che ha accolto sempre con grande amicizia e ospitalità i turisti tedeschi. I tedeschi d’altro canto amano l’Italia, la sua cultura, le sue belle arti, la sua pregiata cucina, la moda, le sue spiagge ma anche il modo di vivere. Sono questi fattori anche molto importanti per l’economia italiana e soprattutto per il turismo, per i quali il turista tedesco riveste un’importanza notevole; il Sudtirolo, la provincia di Bolzano, che gli scriventi si onorano di rappresentare, costituisce un ponte naturale tra il mondo latino e quello germanico ed è diventato sede di molte ditte del Nord86


Europa che cercano contatti commerciali in Italia e di ditte italiane che vogliono approdare verso il Nord-Europa; il Sudtirolo è però anche terra turistica e vanta il pregio che un quarto dei turisti che visitano l’Italia soggiorna in tale area; la provincia di Bolzano ha già preso ufficialmente le distanze dalle esternazioni del sottosegretario Stefani, che gli interroganti reputano offensive e inqualificabili. Nel riconfermare la grande amicizia che ci collega con il popolo tedesco, “L’Alto Adige Marketing”, cioè l’ente provinciale di promozione turistica, ha anche espresso un invito personale al cancelliere Gerhard Schroeder a trascorrere le sue ferie in Alto Adige/Südtirol; gli interroganti hanno pertanto seguito con preoccupazione le tensioni che sono sorte in Europa per il conflitto sull’Iraq e i poco felici avvenimenti all’apertura delle sessione di presidenza italiana al Parlamento Europeo; gli interroganti sono stati però soprattutto scossi dalle affermazioni del Sottosegretario per le attività produttive Stefani sui turisti tedeschi, che hanno purtroppo trovato larghissimo spazio sui giornali della Germania, fra cui la “Bildzeitung”, con una tiratura di oltre 10 milioni di copie giornaliere, che ha riportato la notizia in prima pagina, la “Frankfurter Allgemeine”, “Der Tagesspiegel”, “Die Welt”, “Die Süddeutsche Zeitung” e molti altri; tali affermazioni (che non meritano di essere ripetute in questa interrogazione) hanno offeso gravemente non solo il popolo tedesco e i turisti, che portano benessere a tantissime regioni italiane ed all’economia intera, ma hanno anche offeso i valori di collaborazione europea e di reciproco rispetto tra i popoli; i recenti avvenimenti culminati in queste parole gravemente offensive rappresentano un brusco e pericoloso peggioramento politico dei rapporti intereuropei fra i due paesi. Le espressioni del sottosegretario Stefani pesano soprattutto per il fatto che il suo autore non è un qualsiasi cittadino o anche parlamentare italiano, ma proprio il Sottosegretario per le attività produttive, che collabora con il Ministro per l’elaborazione degli indirizzi politici in materia di turismo e che dovrebbe dunque occuparsi di migliorare l’accoglienza in Italia e di curare le relazioni con i nostri più importanti ospiti; gli interroganti hanno appreso con piacere le precisazioni del Ministro degli affari esteri Frattini, che ha espresso l’amicizia nei confronti del popolo tedesco ed ha sottolineato che i tedeschi continueranno ad essere ospiti benvenuti in Italia come lo saranno gli italiani che visitano la Germania, ma il danno apportato all’immagine dell’Italia al turismo rimane, si chiede di sapere: quali misure siano state intraprese per esprimere il rammarico e le scuse del Governo italiano verso la Germania; quali misure si intenda prendere per limitare i danni all’immagine e al turismo e per migliorare le relazioni con la Germania; se il Presidente del Consiglio non ritenga opportuno invitare il sottosegretario Stefani a dare le proprie dimissioni e a ritirarsi comunque dall’incarico nel settore del turismo. Atto n. 4-05054 Pubblicato il 23 luglio 2003 Seduta n. 448 PETERLINI. - Al Ministro dell'interno. Premesso che: come risulta dalla stampa e dal sindacato autonomo di polizia, la corte dei Conti di Bolzano ha aperto l’udienza per la condanna di un poliziotto di Bolzano al pagamento di una somma di 500.000 euro circa a seguito di un incidente verificatosi nell’espletamento del suo dovere; 87


il poliziotto è responsabile di aver ferito accidentalmente in servizio un proprio collega, che a causa dell’incidente è stato lontano dal lavoro per oltre un anno. I fatti risalgono al novembre del 1997, quando nel corso di un’operazione del personale della Questura di Bolzano venne sequestrata una pistola di piccolo calibro. Nell’esaminare l’arma – destinata alla rottamazione – uno dei poliziotti esplose accidentalmente un colpo che ferì un collega. L’incidente, che inizialmente non destò troppe preoccupazioni, si rivelò in realtà grave, e costrinse il secondo agente a ricorrere a complesse cure mediche e a stare lontano dal servizio per oltre un anno. Lo Stato, nel corso del tempo, lo indennizzò di quanto gli era dovuto; l’agente venne poi reintegrato in servizio, sempre a Bolzano, dove lavora tutt’oggi. Anche il poliziotto che ha fatto partire il colpo resta in servizio a Bolzano. Per accertare le sue responsabilità si aprì anche un’indagine penale, che si concluse nel 1999 con l’archiviazione del procedimento per la totale mancanza di colpa grave. La Corte dei Conti ha aperto l’udienza nella quale lo Stato ha chiesto al poliziotto di risarcire oltre 500 mila euro, restituendo ciò che lo Stato ha calcolato aver speso per indennizzare l’agente ferito; in Italia il risarcimento di un danno occorso in servizio è una realtà cui ogni poliziotto può andare incontro svolgendo il suo lavoro quando rischia la vita per assolvere il proprio dovere e servire lo Stato; le operazioni della polizia di Stato sono esposte a rischi e incidenti con conseguenze avvolte drammatiche e dolorose, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno promuovere una riforma della normativa in vigore in materia di organi di polizia nell’esercizio delle loro funzioni, in special modo con riferimento alle richieste di risarcimento di danni non giustificabili; se e come il Ministro intenda intervenire nei casi specifici segnalati. Atto n. 4-05273 Pubblicato il 24 settembre 2003 Seduta n. 462 PETERLINI, RUVOLO, SALZANO, ROLLANDIN, FABRIS, BAIO DOSSI, BETTA, FORLANI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. Premesso che: i cittadini europei seguono con grande interesse i lavori preparativi per una nuova Costituzione europea, che dovrebbe dare un ulteriore impulso alla creazione di un’Europa sempre più unita e basata sui valori sviluppati nella lunga storia europea; il Consiglio europeo, riunito a Laeken in Belgio il 14 e 15 dicembre 2001, constatando che l’Unione europea era giunta a una svolta decisiva della sua esistenza, ha convocato la Convenzione sul futuro dell’Europa; la Convenzione, sotto la Presidenza di Valéry Giscard d’Estaing quale Presidente, e di Giuliano Amato e Jean-Luc Dehaene quali Vicepresidenti, ha proposto al Consiglio europeo riunito a Salonicco il 20 giugno 2003 un progetto di trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa; nonostante le richieste del Santo Padre e della Chiesa cattolica, la Convenzione non è riuscita a proporre un testo che faccia riferimento alla grande eredità cristiana, limitandosi invece a rievocare eredità culturali, religiose e umanistiche dell’Europa; prendendo atto che il Presidente del Consiglio e il Ministro degli affari esteri hanno più volte dichiarato pubblicamente di volersi impegnare per un inserimento del Cristianesimo nella Costituzione europea; sottolineando la necessità di un esplicito riferimento al Cristianesimo, oltre a quello giustamente previsto all’eredità umanistica; 88


ricordando le parole di Giovanni Paolo II che l’Europa è stata «ampiamente e profondamente» penetrata dal Cristianesimo, tanto che esso costituisce «nella complessa storia del continente, un elemento centrale e qualificante, che è andato consolidandosi sul fondamento dell’eredità classica e dei diversi contributi offerti dai flussi etnico-culturali succedutesi lungo i secoli», si chiede di sapere quali iniziative il Presidente del Consiglio, anche nella sua qualità di Presidente di turno del Consiglio europeo, intenda intraprendere per reinserire un riferimento al patrimonio cristiano nella Costituzione europea. Atto n. 4-05274 Pubblicato il 24 settembre 2003 Seduta n. 462 PETERLINI, CORTIANA, FABRIS, DI SIENA, GUBERT, MALABARBA, BAIO DOSSI, BETTA, BOCO, FORLANI. - Ai Ministri degli affari esteri e della difesa. Premesso che: recentemente si è sviluppato un intenso dibattito internazionale sulla veridicità di informazioni riguardanti il possesso e il possibile utilizzo imminente, da parte dell’Iraq, di armi di distruzione di massa e di materiale nucleare, che nelle settimane prima della guerra in Iraq sono stati di importanza decisiva per gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e altre nazioni nel rifiutare l’azione mediatrice dell’Onu e per giustificare l’atto di guerra contro l’Iraq; la stampa americana soprattutto, ma anche rappresentanti di istituzioni americane e di altri Paesi, stanno interrogandosi sul ruolo primario svolto dal vicepresidente americano Dick Cheney nell’utilizzo di informazioni dubbiose che hanno portato a giustificare l’entrata in guerra contro l’Iraq; Joseph C. Wilson IV, alto funzionario del Dipartimento di Stato, già ambasciatore in Niger e consulente del National Security Council, ha reso noto di essere stato inviato in Africa per verificare la cosiddetta storia «yellow cake», cioè l’acquisto di uranio dal Niger da parte dell’Iraq, e di aver riferito compiutamente come quella storia fosse infondata e di essere certo che il suo rapporto sia stato inoltrato al vicepresidente Dick Cheney; nonostante le conclusioni della «missione Wilson», nel settembre del 2002 la storia è rispuntata nel famoso dossier di Tony Blair e poi nel discorso del 28 gennaio 2003 di George Bush sullo stato dell’Unione; il dibattito politico negli Stati Uniti è diventato da settimane molto forte: così il senatore democratico Robert Byrd, intervenendo al Senato il 24 giugno 2003 sulla questione delle informazioni false, ha chiesto «un’analisi parlamentare completa» sulla guerra in Iraq; il deputato della California Henry Waxman, membro della Commissione sulla Riforma del Governo, ha mandato il 10 giugno 2003 la terza di una serie di lettere ai membri del Governo e del Congresso per sapere se Cheney avesse fatto richiesta alla CIA per poter indagare sul presunto traffico di uranio tra il Niger e l’Iraq, se un ex ambasciatore americano fosse stato inviato a condurre sul posto un’indagine e se Cheney fosse stato informato dei risultati della missione; anche in Gran Bretagna settori politici, anche vicini al partito di Tony Blair, e settori istituzionali stanno sollevando non solo dubbi, ma addirittura richieste di indagini per appurare se vi sia stata una volontà di Blair di falsificare le informazioni per giustificare l’intervento militare contro l’Iraq; Robin Cook, già Ministro degli affari esteri nel governo di Blair, ha detto in un’intervista sul «Guardian»: «Nel settembre 2002 non vi erano armi di distruzione di massa pronte all’uso in 45 minuti, non vi era uranio dal Niger, non vi erano fabbriche ricostruite per la produzione di materiale chimico, non c’era in Iraq un programma di armi nucleari»; considerato che: richieste di indagine sono state avanzate da più parti, e la situazione indicata è estremamente grave; 89


una guerra è stata combattuta a seguito di queste informazioni che molti dicono essere dubbie se non false; intorno a questi fatti si è iniziata la nuova strategia di guerre preventive e che rappresentanti del gruppo dei cosiddetti neo-conservatori legati a Cheney nell’attuale amministrazione USA, già sostenitori dell’attacco all’Iraq, hanno presentato piani per continuare altre guerre contro altri cosiddetti Stati canaglia; queste informazioni dubbiose sono state utilizzate per neutralizzare e esautorare l’ONU e il suo ruolo di mediatore internazionale in situazioni di gravi crisi, si chiede di sapere: se il Governo italiano sia informato di questi sviluppi; se abbia iniziato un’analisi di questi fatti; se intenda prendere le distanze da un simile fatto; se intenda riflettere sulle conseguenze strategiche e militari dei fatti sopra menzionati; se abbia già tratto conclusioni che possono anche portare a una riconsiderazione delle decisioni di carattere strategico-militare per l’Italia, come la partecipazione in operazioni militari o di altro tipo; se intenda proporre nelle appropriate sedi internazionali, quali l’Unione europea, la NATO e l’ONU, delle iniziative atte a portare un’urgente chiarezza sul caso; se intenda soprattutto impegnarsi per ridare il ruolo storico di mediazione e di prevenzione alle guerre proprio dell’ONU, la cui autorità è stata malamente intaccata. Atto n. 4-05275 Pubblicato il 24 settembre 2003 Seduta n. 462 PETERLINI, ANDREOTTI, THALER AUSSERHOFER, KOFLER, DE PAOLI, SALZANO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. Premesso che: il tema delle minoranze è una problematica che necessita di una attenta riflessione, soprattutto alla luce dell’imminente firma della Costituzione dell’Unione europea; l’articolo 151 dei trattati stabilisce: «L’Unione contribuisce al pieno sviluppo delle culture degli Stati membri nel rispetto delle loro diversità nazionali e regionali, evidenziando nel contempo il retaggio culturale comune»; la «Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea», documento approvato a Nizza nel dicembre 2000, contiene due richiami al riguardo: l’articolo 21 stabilisce che «è vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età, o le tendenze sessuali.» L’articolo 22 invece stabilisce che «l’Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica», e quindi riconosce al concetto di diversità il rango di diritto fondamentale; l’Italia tutela le minoranze linguistiche nell’ambito dell’articolo 6 della Costituzione; nel 1993 a Copenaghen l’Unione europea, fissando i criteri per l’adesione di nuovi Stati membri, stabilì il «rispetto per e la protezione delle minoranze» come criterio e condizione necessaria per l’adesione; il Consiglio d’Europa ha prodotto strumenti di pregevole fattura come la Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali oppure la Carta europea per le lingue regionali e/o minoritarie;

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il Parlamento europeo ha prodotto varie mozioni e rapporti concernenti la tutela e la promozione delle minoranze linguistiche; considerato che: il Consiglio di Laeken nel dicembre del 2001 ha conferito il mandato di predisporre una bozza di Costituzione, dando enfasi al rispetto delle libertà, solidarietà, diversità e quindi alla tutela delle minoranze; tra i principi fondamentali della bozza di Costituzione non è inclusa la tutela delle minoranze; pur comprendendo la difficoltà di modificare il testo redatto dalla Convenzione europea, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio, anche nella sua qualità di Presidente di turno del Consiglio europeo, ritenga auspicabile, per quanto riguarda l’art. 5 della parte I della Costituzione in tema di relazioni tra l’Unione e gli Stati membri, l’inserimento di un esplicito riferimento alla tutela delle minoranze linguistiche; se si intenda proporre alla Conferenza intergovernativa una integrazione al trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa, inserendo la tutela delle minoranze linguistiche tra gli obiettivi dell’Unione, come testo formulato, aggiungendo al primo periodo del comma 1 (dopo le parole regionali e locali) le parole: «e della tutela delle minoranze linguistiche.». Atto n. 4-05787 Pubblicato il 11 dicembre 2003 Seduta n. 506 PETERLINI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per la funzione pubblica, per gli affari regionali e dell'interno. Premesso che: da diversi anni automobilisti altoatesini si vedono recapitare multe elevate ed ingiuste, per infrazioni mai commesse, dalle Polizie municipali di altre città, prime fra tutte Roma, Napoli e Milano; una gran parte degli stessi, ingiustamente sanzionati, dichiarano di non essersi mai recati in macchina nelle città nelle quali siano state elevate le contravvenzioni; alcune sanzioni economiche vengono inoltre accompagnate da decurtazione di punti sulla patente degli automobilisti ingiustamente multati oppure dalla sospensione della patente, come previsto dalle nuove norme recanti modifiche del codice della strada; si precisa che le associazioni dei consumatori hanno già lamentato in varie circostanze questa grave e annosa disfunzione amministrativa, si chiede di conoscere quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano intraprendere affinché venga attivata presso gli organi preposti la tutela degli automobilisti e in che modo intendano porre fine a questa annosa disfunzione amministrativa. Atto n. 4-06817 Pubblicato il 19 maggio 2004 Seduta n. 609 PETERLINI, THALER AUSSERHOFER, KOFLER, MICHELINI, BETTA, CORTIANA, BEDIN, RIPAMONTI, VIVIANI, LIGUORI, DE ZULUETA, DETTORI, FORLANI, GUBERT, ZANOLETTI, MALABARBA, VITALI, PAGLIARULO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. Premesso che: 91


l’orribile attentato dell’11 settembre 2001 contro le Torri Gemelle di New York e il quartier generale del Pentagono a Washington ha significato un fondamentale cambiamento politico e strategico nella vita di tutte le nazioni. Alcuni gruppi americani, ma anche europei e internazionali, che oramai sono noti come i “neoconservatori”, con Dick Cheney, Paul Wolfowitz, Richard Perle e altri alla guida, hanno subito dopo chiamato alla mobilitazione in un contesto di “scontro di civiltà”. L’Amministrazione Bush-Cheney ha contemporaneamente dichiarato una “guerra globale al terrorismo” che avrebbe dovuto essere condotta con guerre preventive contro l’Iraq e altri “Stati canaglia”, fiancheggiatori del terrorismo. Per chiamare gli alleati a raccolta, Washington aveva inviato a tutti i governi una documentazione sui fatti dell’11 settembre, prove subito secretate da tutti i governi informati. Sulla base di questi elementi anche il Governo italiano ha aderito alla guerra globale contro il terrorismo e ha sostenuto l'invasione americana dell’Iraq. Un anno dopo l’intervento militare, la mancata pacificazione dell’Iraq e l’espansione del terrorismo internazionale hanno creato un drammatico aggravamento della sicurezza internazionale; è comprovato come la storia dell’uranio del Niger con cui Saddam Hussein avrebbe potuto costruire armi nucleari è falsa; basta, per tutte, riportare le testimonianze dell’ambasciatore americano, Joe Wilson, mandato dall’Amministrazione USA in Niger nel febbraio 2002 a verificare la cosa, in cui dichiara pubblicamente di non aver riscontrato nessun indizio a suffragio del presunto trasferimento di uranio e di aver informato le autorità di Washington, Dick Cheney in primis, che avrebbe completamente ignorato il rapporto; i dossier sulle armi di distruzione di massa non hanno trovato riscontro in quanto dopo l’intervento militare, l’eliminazione di Saddam e l’occupazione dell’Iraq non se ne è trovata traccia alcuna. Bush, Cheney e Blair avevano sostenuto questo argomento per vincere le resistenze dei governi europei e arabi alla necessità della guerra preventiva; anche il Segretario di Stato americano Colin Powell ha dichiarato il 5 maggio scorso alla rivista americana “Gentleman’s Quarterly” che, se avesse saputo che questi fatti erano infondati, non avrebbe tenuto il famoso discorso all’ONU del 5 febbraio 2003 (lo ha qualificato come “una macchia sulla sua carriera”) che ha dato il via libera finale per la mobilitazione di guerra; come risulta in questi giorni, per quasi un anno il governo americano ha taciuto sulla vastità delle torture perpetrate nelle carceri irachene contro detenuti, uomini, donne, religiosi, molti dei quali sono deceduti a seguito delle le brutali sevizie; dall’inizio di aprile 2004 ha cominciato ad operare anche una Commissione del Congresso Americano sull’11 settembre, presieduta dal repubblicano Tom Kean e dal democratico Lee Hamilton, per cercare di stabilire la verità e le responsabilità dietro l’efferrato atto terroristico e criminale, in quanto le famiglie delle vittime, gruppi di difesa dei diritti umani e civili e anche settori politici e militari non sono soddisfatti delle spiegazioni ufficialmente date. Sono già emersi gravi elementi di inattività e di negligenza, per il momento, dal comportamento di Cheney e di John Ashcroft, Ministro di giustizia americano. L’ex consigliere per l’antiterrorismo della Casa Bianca Richard Clarke nel 2001, allontanato in seguito dal suo incarico per aver più volte detto che l’Iraq non c’entrava niente con l’11 settembre, ha testimoniato come Cheney, prima dell’attentato, non abbia tenuto un singolo incontro della sua task-force dal maggio 2001 quando ricevette l’incarico di occuparsi di terrorismo e della sicurezza del territorio. Thomas Pickard, direttore ad interim dell’FBI, che nel periodo giugno-luglio 2001 aveva dato personalmente 7-8 rapporti di intelligence a Ashcroft, ha inoltre testimoniato che il Ministro di giustizia, dopo i primi due incontri, gli aveva detto di non voler più sentire rapporti concentrati sul pericolo terroristico, si chiede di sapere se non si ritenga che sia arrivato il momento di informare il Parlamento e la nazione sulla documentazione riguardante l’11 settembre fornita dall’Amministrazione americana e quindi di togliere il segreto sulle informazioni ricevute. Atto n. 4-06879 Pubblicato il 26 maggio 2004 92


Seduta n. 613 PETERLINI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e della salute. Premesso che: molteplici studi e statistiche in materia di sicurezza stradale hanno rilevato che esiste una connessione fra l'uso del casco di protezione per ciclisti e la riduzione degli infortuni più gravi; i bambini che usano la bicicletta nel tempo libero, nonché come mezzo di trasporto dei percorsi casa-scuola, rappresentano una fascia di utenti della strada più vulnerabile, che necessita di essere maggiormente protetta; la prima e vera operazione di sicurezza rimane comunque quella della creazione di percorsi protetti per le biciclette, si chiede di sapere se e quali iniziative i Ministri in indirizzo intendano intraprendere per introdurre l'uso obbligatorio del casco per ciclisti di minore età e per promuovere nelle scuole una forte campagna a favore dell'utilizzo del casco protettivo per ciclisti in età adolescenziale superiore ai sedici anni. Atto n. 4-07006 Pubblicato il 6 luglio 2004 Seduta n. 627 PETERLINI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Premesso che: la realizzazione della galleria di base del Brennero rientra negli obbiettivi delle grandi opere sia a livello nazionale che a livello europeo; oltre al tunnel di base è prevista una nuova linea di accesso Sud per rafforzare il trasporto ferroviario da Verona fino all'entrata nel tunnel a Fortezza; la costruzione del progetto principale della galleria di base dovrebbe concludersi entro il 2015 mentre rimarrebbero escluse varie parti della tratta di accesso Sud che - secondo informazioni della RFI (Rete Ferroviaria Italiana) - potrebbero protrarsi fino al 2030; questa realizzazione graduale avrebbe come conseguenza che la potenzialità della tratta principale aumenterebbe ad oltre 320 treni giornalieri, che poi dovrebbero percorrere la linea ferroviaria tradizionale, che non solo rappresenterebbe un collo di bottiglia, ma porterebbe a grandi disagi per la popolazione lungo la vecchia tratta; la Provincia autonoma di Bolzano, con deliberazione della Giunta provinciale n. 4786 del 22 dicembre 2003, ha dato il suo assenso al quadruplicamento della linea ferroviaria del Brennero Monaco-Verona apportando le necessarie modifiche ai piani urbanistici dei comuni interessati; la delibera della Giunta provinciale di Bolzano pone una serie di condizioni, basandosi in particolare sulle delibere della Commissione urbanistica provinciale del procedimento coordinato concernente la valutazione di impatto ambientale (VIA); in relazione al tracciato in Bassa Atesina a Sud di Bronzolo tutti i Comuni si oppongono a qualsiasi tracciato che attraversi la valle all'aperto, in quanto già l'inquinamento acustico delle infrastrutture esistenti supera la soglia di tollerabilità. I Comuni invece appoggiano il tracciato in sotterraneo fino a Sud di Salorno e si esprimono favorevolmente alla relativa variante documentata nello studio di impatto ambientale (SIA); il parere VIA prescrive che contemporaneamente alla presentazione del progetto definitivo per la circonvallazione di Bolzano deve essere presentato un progetto preliminare per il tracciato nella Bassa Atesina. Anche la Commissione urbanistica provinciale si è espressa a favore del tracciato in sotterraneo; 93


il progetto per il tracciato della linea di accesso nella Bassa Atesina e lo studio di impatto ambientale devono essere presentati contemporaneamente con il progetto definitivo della circonvallazione di Bolzano e devono prevedere un tracciato in sotterraneo (si veda il punto 2) della delibera della Giunta); la Giunta provinciale di Bolzano con deliberazione n. 3224 del 29 maggio 1989 aveva già espresso un parere relativo allo studio di fattibilità della galleria di base, esprimendosi favorevolmente a condizione che venga realizzata il più presto possibile tutta la nuova costruzione, poiché si potrà raggiungere la funzionalità e la capacità di progetto solamente quando sarà ultimata a 4 binari tutta la linea ferroviaria Monaco-Verona; la Giunta provinciale nel rilascio dell'autorizzazione VIA ha richiesto, tra le altre condizioni, la modifica del programma di esercizio in modo che la capacità di trasporto sulla ferrovia venga utilizzata per assorbire il trasporto merci, mentre tutti i treni passeggeri, anche quelli internazionali, devono fare fermata a Bolzano; dai risultati della VIA e dai pareri della Commissione urbanistica risultano una serie di modifiche alle strutture inserite nei piani urbanistici lungo tutto l'asse del Brennero; il punto 9) di queste condizioni prevede che il tracciato tra Ponte Gardena e Cardano venga inserito nella prossima fase di progetto, affinché venga raggiunta la piena capacità dell'infrastruttura ferroviaria sin dall'inizio, ed inoltre che per Prato Isarco il progetto definitivo presenti uno studio complessivo relativo all'inserimento architettonico-paesaggistico delle progettate infrastrutture e del richiesto incapsulamento nell'assetto del paese. In particolare i Comuni chiedono che il bypass di Bolzano venga allungato fino ad Est di Prato Isarco e lì connesso alla galleria Sciliar allo scopo di evitare ogni maggiore aggravio per l'abitato di Prato Isarco. Risulta inoltre dalle condizioni che "a Prato Isarco bisogna realizzare come intervento immediato una efficiente protezione acustica lungo la linea esistente"; il punto 10) delle condizioni della Commissione urbanistica provinciale prevede che la finestra di Cardano venga spostata di 1.000 metri verso Est e che vengano evitate interferenze di utilizzo relative all'area antistante il portale ed impatti negativi sull'abitato di Cardano e che si crei un accesso laterale unico per il bypass di Bolzano (lotto 2) e per il lotto di completamento tra Ponte Gardena e Cardano; la finestra di Laives Sud è da stralciare, come risulta dal parere VIA e dallo stesso studio di impatto ambientale; il collegamento tra il portale Bronzolo ed il parco ferroviario è da realizzare completamente in sotterraneo, si chiede di sapere: per quanto riguarda la ferrovia del Brennero: se il Governo non ritenga opportuna una realizzazione contemporanea di tutta la tratta da Verona ad Innsbruck o almeno da Trento verso Nord per evitare i colli di bottiglia e gli impatti per la popolazione lungo la vecchia tratta e corrispondere alla condizione della Provincia autonoma di Bolzano, posta dalla delibera di assenso al progetto (deliberazione della Giunta provinciale n. 4786 del 22 dicembre 2003), che richiede una realizzazione contemporanea per la tratta da Salorno a Fortezza; quali siano le fasi e le date di realizzazione della galleria di base del Brennero tra Fortezza ed Innsbruck e delle tratte di accesso Sud tra Verona e Fortezza; se si sia maturato il progetto per il tracciato nella Bassa Atesina fra Bronzolo/Ora e Salorno seguendo la condizione posta dalla Giunta provinciale e dal parere VIA di un tracciato in sotterraneo; se si provvederà in tempo alla richiesta della Provincia di Bolzano (di cui al punto 2) della su citata delibera) di presentare il progetto preliminare per la linea di accesso nella Bassa Atesina e lo studio di impatto ambientale contemporaneamente con il progetto definitivo della circonvallazione di Bolzano; 94


se a Bronzolo sia previsto uno scalo ferroviario, quali siano le sue dimensioni, e quali funzioni dovrebbe adempiere tale scalo, ed in particolare se non si ritenga che per il carico/scarico merci non potrebbe bastare lo scalo già realizzato a Gardolo di Trento; se sarà stralciata la finestra di Laives e sarà garantito il collegamento tra il portale Bronzolo ed il parco ferroviario completamente in sotterraneo; quale sia la potenzialità attuale della ferrovia del Brennero, in quale percentuale questa potenzialità al momento sia sfruttata e quanti siano i treni giornalieri che transitano su questa linea; quale sarà la potenzialità della linea del Brennero dopo la realizzazione del tunnel di base, eventualmente scaglionata dalle varie fasi di realizzazione delle tratte di accesso a Sud; quali saranno gli sviluppi del traffico ferroviario partendo dalle date attuali fino alla data di realizzazione del tunnel di base e per i decenni seguenti, distintamente tra trasporto persone e trasporto merci; quale sia la relazione del trasporto attuale tra gomma (strada e autostrada del Brennero) e rotaia; in quale misura si ritenga di poter migliorare questa relazione a favore del trasporto su rotaia; come il Governo intenda modificare il programma di esercizio, secondo la richiesta della Provincia di Bolzano, in modo da utilizzare la capacità di trasporto sulla ferrovia per assorbire il trasporto merci, e per garantire che tutti i treni passeggeri, anche quelli internazionali, facciano fermata a Bolzano; a quale punto sia la progettazione per il tracciato tra Ponte Gardena e Cardano ed il progetto definitivo per Prato Isarco, che "deve presentare nello studio complessivo relativo all'inserimento architettonico-paesaggistico delle progettate infrastrutture e del richiesto incapsulamento nell'assetto del paese" (punto 9 della delibera della Giunta). Il bypass di Bolzano sarà allungato fino ad Est di Prato Isarco, e lì connesso alla galleria Sciliar allo scopo di evitare ogni maggiore aggravio per l'abitato di Prato Isarco; se siano già in atto misure di intervento per un'efficiente protezione acustica lungo la linea già esistente a Prato Isarco; a quale punto sia lo spostamento richiesto della finestra di Cardano per evitare interferenze ed impatti sull'abitato di Cardano e la creazione di un accesso laterale unico per il bypass di Bolzano; per quanto riguarda l'autostrada del Brennero: in quale fase di attuazione si trovi l'auspicato rinnovo della concessione alla Società Autostrada del Brennero; se il Governo non ritenga di dover promuovere il trasferimento dalla gomma alla rotaia, prevedendo anche misure restrittive di trasporto merci su strada e autostrada e aumentando le tariffe autostradali; se non si ritenga in contrasto con gli obbiettivi di un trasferimento del trasporto merci e persone dalla gomma alla rotaia l'ampliamento dell'autostrada del Brennero prevista dalla società autostradale di un’ulteriore corsia o comunque per corsia cosiddetta dinamica; se questo ampliamento a tre corsie dell'autostrada del Brennero, o comunque una corsia dinamica fino al casello di uscita di Egna, corrisponda ad una libera decisione dell'autostrada stessa o risulti quale condizione dalla concessione o della Convenzione tra Società Autostrada del Brennero e ANAS; se la sopra citata Convenzione tra la società Autostrada del Brennero e l'ANAS sia completamente perfezionata e fino a quale termine; se non si ritenga di fornire all’interrogante copia della Convenzione ANAS e altri documenti utili connessi con le sopra citate domande. Atto n. 4-07132 Pubblicato il 22 luglio 2004 95


Seduta n. 643 PETERLINI, COSSIGA, CREMA, PEDRINI, DE PAOLI, CHINCARINI, FORMISANO, BOCO, ZANCAN, DE PETRIS, VALLONE, SALZANO, DONATI, BETTA, D'IPPOLITO, THALER AUSSERHOFER, CORTIANA, CARELLA, RIPAMONTI, FALOMI, LIGUORI. - Ai Ministri dell'interno e della salute. Premesso che: dall’anno 2000, dopo la crisi della “mucca pazza”, si è registrato in tutto il Paese un tragico e consistente incremento del fenomeno dei furti di cavalli a scopo di macellazione; i dati forniti dall’Osservatorio zoomafia della LAV (Lega Anti Vivisezione) indicano una cifra di circa 5.000 animali rubati ogni anno sia in maneggi e centri ippici, dove ricevono trattamenti farmacologici di vario genere, che a privati cittadini, i quali subiscono una “perdita affettiva” di inestimabile valore; è facile supporre l’esistenza di un circuito di macellazione e vendita clandestina di carne di cavallo, con tutti i rischi sanitari legati all’immissione sul mercato di carne proveniente da animali non controllati, come dimostrano anche alcune importanti operazioni condotte dalle forze dell’ordine, che hanno messo in luce il legame tra furti e criminalità organizzata; da più parti sono stati chiesti efficaci piani di intervento per prevenire detto inquietante fenomeno, quali sistemi di identificazione dei cavalli mediante microchip, istituzione di una banca dati degli animali rubati, creazione di un coordinamento tra le forze dell’ordine, sistematici controlli da effettuare in mercati del bestiame, mattatoi e macellerie atti ad individuare eventuali soggetti rubati o carne di provenienza illegale, si chiede di sapere se non si ritenga opportuno intervenire per mettere in atto immediate misure di sicurezza, anche come sopra indicate, per garantire il diritto dei proprietari di cavalli di non venire privati dei propri affetti, oltre che quello dei cittadini di consumare carne sicura dal punto di vista sanitario. Atto n. 4-07191 Pubblicato il 3 agosto 2004 Seduta n. 652 PETERLINI. - Al Ministro degli affari esteri. Premesso che: nella provincia sudanese del Darfur è in corso una guerra civile tra la popolazione africana della regione e quella araba legata al governo di Khartum; si tratta della più disperata e grave crisi umanitaria in corso sul nostro pianeta con atrocità commesse contro la popolazione locale come bombardamenti, devastazioni, saccheggi, massacri anche contro bambini e sistematici stupri di massa da parte delle milizie arabe (conosciute con il nome di Janjaweed) che sono appoggiate dal governo di Khartum; le agenzie umanitarie internazionali calcolano che questo conflitto abbia causato la morte di 50.000 persone e un milione di profughi interni e rifugiati nel vicino Ciad; nonostante le pressioni internazionali il regime di Karthum ostacola con ogni mezzo il transito di aiuti umanitari peggiorando le condizioni dei profughi e dei rifugiati, si chiede di sapere: se non si ritenga opportuno esercitare urgenti pressioni sul governo di Khartum al fine di fermare le milizie Janjaweed e di garantire pieno accesso degli aiuti umanitari alle vittime di questa grave guerra civile; se non si ritenga opportuno promuovere un intervento di pace e sicurezza tramite l'ONU e la Comunità Europea per fermare questo terribile bagno di sangue e di tragedie per la popolazione. 96


Atto n. 4-07326 Pubblicato il 28 settembre 2004 Seduta n. 659 PETERLINI. - Al Ministro degli affari esteri. Premesso che: la libertà di Simona Torretta, di Simona Pari e delle altre persone rapite, così come un futuro di pace in Iraq, possono essere conquistati solamente arrivando alla verità sia intorno al rapimento che alle ragioni della guerra; il 16 settembre 2004 il quotidiano di Londra “The Guardian”, legato a settori dell’establishment britannico contrari alla guerra preventiva di Bush-Cheney-Blair in Iraq, ha pubblicato un importante articolo sul rapimento di Simona Torretta, Simona Pari e di altri due loro collaboratori iracheni, dove si chiama in causa il ruolo di servizi segreti stranieri. Sotto il titolo “ Chi ha rapito Simona Torretta?”, il giornale britannico ha iniziato presentando il coraggioso lavoro umanitario di Simona Torretta dal 1996 tra la popolazione irachena, per poi formulare pesanti dubbi sulle ragioni del rapimento: “ …I fautori della guerra stanno usando il rapimento per dipingere i sostenitori della pace come degli ingenui che stupidamente appoggiano una resistenza che risponde alla solidarietà internazionale con rapimenti e decapitazioni. Nel frattempo, un numero crescente di leader islamici indicano che l’assalto al centro dell’associazione “Un ponte per...” non è stato il lavoro di mujaedin bensì di servizi segreti stranieri che stanno cercando di screditare la resistenza. Non c’è niente in questo rapimento che segua il modus operandi delle altre operazioni. … Mentre i mujaedin cercano sempre di non farsi riconoscere coprendosi il viso, questi rapitori erano a volto scoperto e ben rasato e alcuni in giacca e cravatta. Uno è stato chiamato dagli altri “sir” (signore). Le vittime di rapimenti erano quasi sempre state uomini, mentre adesso tre sono donne… Manhouz Bassam, una donna irachena, è stata trascinata per il suo foulard, una trasgressione religiosa scioccante per un attacco che dovrebbe essere fatto nel nome dell’Islam… Invece dei soliti tre o quattro individui, 20 uomini hanno assaltato l’edificio alla luce del sole non preoccupati di essere presi… Gli assalitori erano armati con mitragliatori AK-47 (di fabbricazione americana), fucili a pallettoni, pistole con silenziatore, mentre i mujaedin usano solitamente mitragliatori Kalashnikov…. Testimoni hanno detto che alcuni indossavano la divisa della Guardia nazionale irachena e si sono qualificati come uomini di Ayad Allawi, il primo ministro ad interim. Un portavoce del governo ha negato ogni coinvolgimento, ma Sabah Kadhim, un portavoce del Ministero degli affari interni, ha ammesso che ‘gli assalitori indossavano divise militari e corsetti antiproiettile’.”; il “The Guardian” continuava: ”Allora, è un rapimento fatto dalla resistenza oppure un’azione coperta della polizia? O qualcosa di peggio: una copia delle sparizioni operate dal Mukhabarat (il servizio segreto) di Saddam Hussein, quando agenti arrestavano oppositori del regime che poi scomparivano per sempre? Chi avrebbe potuto condurre una simile operazione coordinata? Chi può beneficiare da un attacco contro questa organizzazione non governativa che è contro la guerra ?”, si chiede di sapere: se non si ritenga che queste domande poste a Londra debbano esserlo anche a Roma; se il Governo italiano abbia già intrapreso delle indagini in questa direzione, per provare chi abbia veramente condotto un rapimento così anomalo e per investigare l’ipotesi di un coinvolgimento anche di reti legate a servizi segreti stranieri; se si intenda chiedere ufficialmente al governo iracheno di rispondere alle dichiarazioni di chi, come il quotidiano “The Guardian” di Londra, ha sollevato dei profondi dubbi sulla condotta del rapimento e su un eventuale ruolo di interessi e di reti che sembrano convergere intorno a certe responsabilità del governo o di altre istituzioni dello Stato iracheno.

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Atto n. 4-07516 Pubblicato il 20 ottobre 2004 Seduta n. 679 PETERLINI, THALER AUSSERHOFER, KOFLER, ROLLANDIN, PEDRINI, STIFFONI, SALZANO, VALLONE, CORTIANA, BASSO, D'IPPOLITO, RIPAMONTI, MODICA, DE PETRIS, CASTAGNETTI, FALOMI, BRUNALE, LONGHI, FLAMMIA. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. Premesso che: organizzazioni di tutela dei consumatori e notizie di stampa sollevano il problema dell'esistenza presso alcune banche italiane ed estere di somme di denaro, e valori in genere in cassette di sicurezza, conti, libretti di risparmio, depositi in genere e patrimoni bancari appartenuti a persone decedute o scomparse e mai reclamati dai legittimi eredi; al momento dell'apertura di un conto corrente gli istituti di credito italiani non richiedono automaticamente il nome di un beneficiario in caso di scomparsa o incapacità ad operare; è in corso un’indagine avviata dalla Procura della Repubblica dell’Aquila per un monitoraggio a livello nazionale di questo fenomeno dei cosiddetti “conti e depositi dormienti”; si può valutare in 15 miliardi di euro il controvalore di conti correnti "dimenticati" non movimentati da oltre due anni in tutta Italia; non vi è alcuna normativa che obblighi gli istituti di credito ad avvertire gli eredi delle somme depositate appartenute al defunto, come non vi è alcuna norma di legge che obblighi ad indicare, all’atto dell’apertura di un rapporto bancario, un beneficiario dell’eventuale somma in caso di decesso del titolare o dei titolari del rapporto stesso e di restituirla rapidamente; in caso di assenza di eredi reclamanti nessun obbligo specifico è attualmente previsto invece in capo agli istituti di credito; l’articolo 586 del codice civile stabilisce che “in mancanza di persone aventi diritto alla successione, l’eredità di persone defunte sia devoluta allo Stato. L’acquisto si opera di diritto senza bisogno di accettazione e non può farsi luogo a rinuncia”, si chiede di sapere: se non si ritenga opportuno, entro un'ottica di maggiore trasparenza nei rapporti tra cittadini e sistema bancario, avviare una ricognizione volta a quantificare esattamente il fenomeno e far sì che gli istituti di credito rendano pubblici tutti i depositi abbandonati; se non si ritenga opportuno quantificare gli importi che vengono trattenuti dagli istituti stessi senza essere trasferiti allo Stato; se non si ritenga indispensabile: una normativa nazionale più specifica sull’argomento che apra la strada al recupero automatico per chi ne ha diritto ed estenda tale disciplina anche ai depositi già in essere; quali siano i suoi orientamenti in ordine alla possibilità di prevedere che le eventuali eredità giacenti e non reclamate presso conti e depositi bancari delle banche, prendendo in considerazione quelli che non hanno avuto movimentazione negli ultimi 5 anni, possano essere destinate alle casse del Comune di ultima residenza del titolare deceduto. Atto n. 4-07982 Pubblicato il 25 gennaio 2005 Seduta n. 725 PETERLINI. - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e del lavoro e delle politiche sociali. Premesso che: 98


nell'ultimo rinnovo del contratto per i dipendenti in servizio delle Ferrovie dello Stato siglato a luglio 2003 tra azienda e sindacati, all'articolo 23, riguardante i titoli di viaggio (già concessioni di viaggio), si è voluto includere anche il personale già in quiescenza a quella data; il personale che alla data di valenza del contratto era già stato posto in quiescenza non è giuridicamente soggetto di contrattazione tra le parti indicate ma esclusivamente in base alla norma legislativa generale; lo stesso, che non rientra tra i soggetti interessati al contratto, oltre che a pagare 15 euro annuali, è costretto a lunghe ed estenuanti file per mettersi in regola con le nuove norme, con grave disagio anche perché trattasi di persone anziane, si chiede di sapere quali siano gli intendimenti dei Ministri in indirizzo in ordine ad un intervento nei confronti delle Ferrovie dello Stato finalizzato a ristabilire il principio che tali norme debbano valere solo per il personale in servizio e non per quello posto in quiescenza prima della data dell'accordo contrattuale. Atto n. 4-08823 Pubblicato il 1 giugno 2005 Seduta n. 815 PETERLINI , BETTA , MICHELINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno. Premesso che: durante il comizio tenuto dall'on. Silvio Berlusconi in data 29 maggio 2005 a Bolzano un nutrito gruppo di giovani ha espresso il proprio dissenso verso le tesi esposte dal Presidente del Consiglio; il gruppo è rimasto sempre fermo in fondo alla piazza, al di fuori dell’area transennata, senza ostacolare in alcun modo lo svolgimento della manifestazione. La protesta si è mantenuta sul piano della dialettica democratica prevedibile per manifestazioni di piazza di questo genere. Al dissenso del gruppo dei giovani hanno risposto – con analoghi toni – i numerosi sostenitori di Berlusconi, il tutto senza il minimo incidente e anzi, a tratti, con la reciproca ironia calcistica dell’opposto sventolio di bandiere della Juventus, dell’Inter e del Liverpool da un lato e quelle del Milan dall’altro; a manifestazione conclusa, però, alcuni funzionari delle forze dell’ordine hanno proceduto all’identificazione di molti tra i giovani dissenzienti, un gesto che ha il sapore della intimidazione verso la possibilità di esprimere liberamente e civilmente le proprie opinioni, si chiede di sapere: come si giustifichi la richiesta di identificazione di giovani che hanno pacificamente espresso il loro dissenso; se l'identificazione dei giovani sia avvenuta su specifico incarico e, se così fosse, di chi; se non si ritenga che simili atti possano essere interpretati come intimidazione verso l'espressione di una protesta democratica ; se non si ritenga che una democrazia si qualifichi proprio nel diritto di ogni individuo alla libertà di espressione e di opinione, principio fondamentale garantito dalla Costituzione italiana. Atto n. 4-09087 Pubblicato il 14 luglio 2005 Seduta n. 843 PETERLINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno. Premesso che: 99


nella Provincia Autonoma di Bolzano l'equiparazione costituzionale della lingua italiana e tedesca è sancita dagli artt. 99 e 100 dello Statuto di Autonomia; le norme di attuazione dei suddetti articoli dello statuto di autonomia garantiscono il bilinguismo; i cittadini di lingua tedesca della Provincia di Bolzano hanno facoltà di usare la loro lingua nei rapporti con gli ufficiali giudiziari e con gli organi e uffici della pubblica amministrazione situati nella provincia o aventi competenza regionale, nonché con i concessionari di servizi di pubblico interesse svolti nella provincia stessa; la facoltà di usare la lingua tedesca vale anche per atti che riguardano l'attività di polizia in genere, ovvero quando sono destinati ad avviare un'azione penale o che comunque provochino una sanzione; la parificazione delle lingue italiana e tedesca vale anche per i controlli stradali e dei documenti, nelle rilevazioni, negli interrogatori, per gli atti pubblici e notarili, nei formulari e gli atti relativi all'assicurazione obbligatoria, le confezioni medicinali e per i concessionari del servizio telefonico affinché gli elenchi telefonici degli utenti siano redatti distintamente in lingua tedesca e italiana; la carta d'identità dei comuni della Provincia di Bolzano viene redatta nelle due lingue italiana e tedesca nonché nelle tre lingue italiana, tedesca e ladina per i comuni di lingua ladina; i passaporti dei residenti della Provincia di Bolzano sono redatti in lingua italiana, inglese e francese ma non in quella tedesca, omettendo in questo modo la toponomastica storicamente autentica in lingua tedesca dei comuni, si chiede di sapere se il Governo non ritenga opportuno garantire ai residenti della Provincia autonoma di Bolzano il diritto del bilinguismo nei documenti di viaggio e di riconoscimento internazionale quale il passaporto, attivandosi affinché questi siano redatti anche nella lingua tedesca. Atto n. 4-09429 Pubblicato il 28 settembre 2005 Seduta n. 872 PETERLINI , KOFLER , THALER AUSSERHOFER - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e della salute. Premesso che: per la terza volta in meno di una settimana sul treno espresso Lecce-Bolzano si è scoperta la presenza di cinici che infestavano alcune vetture; il giorno 24 settembre 2005 il convoglio Lecce-Bolzano era stato bloccato a Bolzano dopo che alcuni passeggeri avevano lamentato prurito sul collo e sulle braccia e ispezionando le poltrone sono stati trovati insetti morti e vivi, e dopo che a Verona due passeggeri si sono recati al pronto soccorso, e a Trento un altro passeggero ha consegnato un sacchetto pieno di insetti morti agli uffici del Commissariato compartimentale di pubblica sicurezza presso le Ferrovia dello Stato. Dopo la segnalazione al Servizio igiene e sanità pubblica dell'ASL il primario dott. Simeoni ha inviato un durissimo rapporto nel quale si legge che è stata riportata la presenza di cimici dei letti e nel quale si rileva inoltre un forte degrado delle condizioni igieniche che riguardava gli scompartimenti del treno, sporchi, con resti di cibo oramai secchi, polvere e sedili imbrattati tanto da far pensare che le carrozze non vengano pulite da giorni; nonostante le rassicurazioni di Trenitalia che si era appena concluso il piano straordinario di disinfestazione il giorno 25 settembre 2005, nuovamente sul convoglio Lecce-Bolzano, alcuni passeggeri sono scesi a Roma Termini per segnalare la presenza di insetti in una delle vetture; la scandalosa nonché vergognosa vicenda delle cimici riscontrate in alcuni scompartimenti del treno Lecce-Bolzano non è un caso isolato ma si aggiunge ad altri casi analoghi come quello del convoglio Reggio Calabria-Torino infestato da zecche lo scorso 31 agosto e 1° settembre, e quello 100


del treno notturno Ventimiglia-Parigi sul quale la notte tra il 4 e il 5 settembre una carrozza infestata da pulci, cimici ed altri insetti ha costretto parecchi passeggeri a ricorrere alle cure mediche, si chiede di sapere quali immediate iniziative intendano attuare i Ministri interrogati, ciascuno per gli ambiti di propria competenza, presso Trenitalia al fine di garantire che episodi di questo genere in futuro non mettano mai più in pericolo la salute e l'incolumità degli utenti e di assicurare il diritto alla mobilità con un servizio ferroviario efficiente e di qualità. Atto n. 4-09612 Pubblicato il 7 novembre 2005 Seduta n. 889 PETERLINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia. Premesso che: giovedì 3 novembre 2005 sulla Piazza del Tribunale a Bolzano è stato eretto un manifesto gigante di dimensioni 39 metri per 13, allestito come elemento portante della scenografia per un comizio di Forza Italia, coprendo l'intera facciata di Palazzo di giustizia; trattasi di un manifesto di propaganda politica del partito di Forza Italia che oscura la facciata di un edificio pubblico quale la sede del Tribunale; in una nota indirizzata al Presidente del Tribunale Heinrich Zanon le forze sindacali del Tribunale hanno denunciato l'accaduto come inaccettabile oltraggio ad un edificio pubblico; il Presidente del Tribunale Zanon ha dichiarato alla stampa di essere stato all'oscuro di queste azioni e, conseguentemente, non ci sarebbero nemmeno stati i tempi tecnici per intervenire contro la decisione di erigere il manifesto; considerato che: hanno espresso pubblicamente le loro critiche anche i rappresentanti politici della città, nonché si sono verificate proteste spontanee davanti al Tribunale da parte di cittadini; oltre alle proteste contro il manifesto gigante propagandistico sono state sollevate forti critiche sulla scelta di svolgere il comizio in una piazza dominata da un bassorilievo che rappresenta il duce a cavallo riportante scritte fasciste, monumento offensivo per tutte le vittime delle dittature fasciste, si chiede di sapere: con quale diritto, e in base a quale autorizzazione, sia stato affisso questo manifesto politico su un palazzo pubblico che, nel suo interno, deve garantire imparzialità e giustizia a tutti i cittadini; se non si ritenga che siano maturati i tempi per eliminare finalmente le scritte e il bassorilievo del duce dalla facciata del Palazzo delle finanze, o quantomeno storicizzare queste rappresentazioni con tavole di informazione storica. Atto n. 4-09683 Pubblicato il 16 novembre 2005 Seduta n. 899 PETERLINI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. Premesso che durante la discussione al Senato del disegno di legge Atto Senato 3276 (Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, recante disposizioni urgenti per l' università e la ricerca, per i beni e le attività culturali, per il completamento di grandi opere strategiche, per la mobilità dei pubblici dipendenti, nonché per semplificare gli adempimenti relativi a imposte di bollo e tasse di concessione), poi legge 43/05 del 31 marzo 2005, è stato accolto dal Governo un ordine del giorno che "impegna il Governo a tener conto delle difficoltà di 101


alcune Regioni a procedere alla trasformazione delle IPAB secondo quanto disposto dalla legge 8 novembre 2000, n. 328, entro i termini previsti dall'articolo 4, comma 4, del decreto legislativo 4 maggio 2001, n. 207, e successive modificazioni; lo impegna pertanto a valutare l'opportunità di prorogare tali termini per poter godere delle agevolazioni fiscali previste per tale trasformazione, almeno fino al 31/12/2008" (ordine del Giorno G7.100 al disegno di legge 3276), si chiede di sapere quando il Governo intenda dare attuazione all'ordine del giorno succitato. Atto n. 4-09684 Pubblicato il 16 novembre 2005 Seduta n. 899 PETERLINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della difesa. Premesso che: il Nigergate è stato uno dei pilastri fondamentali usati dai neoconservatori di Cheney e Bush per giustificare una guerra che tutt’ora è in corso. Ormai è evidente dalle inchieste emerse che il dossier uranio è stato una frode ben orchestrata dai fautori delle guerre preventive; a seguito di questa storia, denunciata già nel 2002 dall’ambasciatore americano Joe Wilson come un falso, l’ufficio di Dick Cheney ha fatto partire una serie di calunnie e disinformazioni, conosciute oggi come Ciagate, che, a seguito delle indagini del procuratore speciale Patrick Fitzgerald, hanno portato all’incriminazione e alle dimissioni di Lewis Scooter Libby, braccio destro di Cheney e che, secondo la stampa americana e fonti ben informate, potrebbero portare all’impeachment dello stesso Cheney; il COPACO ha svolto delle audizioni con il capo del SISMI, generale Pollari, e con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, on. Letta, sul Nigergate e sul ruolo svolto dai servizi italiani in questa operazione; dalle ricostruzioni della stampa è emerso che Michael Ledeen, responsabile dell’American Enterprise Institute e uomo di punta dell’apparato neo-cons, ha svolto un ruolo importante nell’organizzazione e nella strumentalizzazione del dossier Niger; nell’articolo de “La Repubblica” del 28 novembre 2004 il generale Pollari avrebbe ammesso anche l’esistenza di un dossier sulle attività di Leeden a Roma, dove egli stesso lo ha incontrato nel dicembre 2001, occasione nella quale Ledeen avrebbe visto anche il Ministro della difesa Antonio Martino. In quello stesso periodo il SISMI organizzò degli incontri di tre giorni tra Ledeen e un gruppo di iraniani, sempre nella capitale, insieme anche ad altre persone dell’Office for Special Plans del Pentagono, Larry Franklin, Harold Rhode e a Manucher Ghorbanifar, una delle figure centrali nello scandalo Iran-Contra, si chiede di sapere se non si intenda chiedere al generale Pollari di rendere disponibile al Parlamento, nelle sedi competenti e nelle forme proprie, il dossier sulle attività di Ledeen in Italia. Atto n. 4-09832 Pubblicato il 13 dicembre 2005 Seduta n. 920 PETERLINI - Al Ministro dell'interno. Premesso che: da tempo e con maggiore insistenza il dipartimento di pubblica sicurezza avanza misure e proposte di contenimento riguardanti gli istituti di istruzione per allievi agenti;

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a causa di questa evidente razionalizzazione, dovuta ad una crescente crisi economica e gestionale, sono già state chiuse le scuole di specializzazione di Bologna, di Genova e di Duino e si parla di una prossima chiusura della scuola di allievi agenti di Vicenza; la scuola allievi agenti di Bolzano è da sempre impegnata in una evoluzione didattico-professionale indispensabile per creare un moderno ed adeguato operatore di Polizia in tempi di così grave difficoltà sociale nonché minacciati da criminalità e terrorismo; la scuola allievi agenti di Bolzano avanza da tempo interessanti proposte ed iniziative, tra le quali quella di utilizzare la scuola allievi medesima come polo di riferimento alla formazione per tutto il personale in forza nelle Province di Trento e Bolzano, quella di seminari corsi specialistici e di aggiornamento e molte altre; la scuola stessa sta mostrando una seria volontà di affrontare un clima di incertezza lavorativa elaborando strategie come collaborazioni e finanziamenti su livello europeo; la scuola allievi agenti di Bolzano ha un ruolo fondamentale perché organizza, monitora, gestisce e cura in forma di tutoraggio ogni anno quattro corsi di lingua tedesca riservati al personale della Polizia di Stato in servizio presso uffici e reparti siti in Provincia di Bolzano; è importante che le iniziative di contenimento e razionalizzazione non abbiano l'obiettivo di ricercare un immediato risanamento a breve termine, come un’eventuale chiusura della scuola allievi agenti di Bolzano, ma che si mettano in atto strategie a lungo termine, si chiede di sapere se, in ambito di contenimento e razionalizzazione, la scuola allievi agenti di Bolzano sia a rischio chiusura. Atto n. 4-10008 Pubblicato il 18 gennaio 2006 Seduta n. 939 PETERLINI - Al Ministro dell'economia e delle finanze. Premesso che: l’interrogante è primo firmatario del disegno di legge Atto Senato 3308, comunicato alla Presidenza del Senato in data 17 febbraio 2005, recante norme in materia di risparmio e dei depositi bancari e finanziari non rivendicati giacenti presso le banche e le imprese di investimento; il citato disegno di legge Atto Senato 3308 è stato esaminato congiuntamente al disegno di legge Atto Senato 3328, recante “Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari” e, a seguito dell’approvazione dello stesso, dichiarato assorbito. L’originario articolo 14 del disegno di legge Atto Senato 3328, infatti, verteva in tema di disciplina dei depositi giacenti presso le banche; nel corso dell’esame del disegno di legge di riforma del risparmio si era svolto un approfondito dibattito, cui aveva preso parte anche il sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze Armosino, sulle problematiche afferenti la disciplina dei cosiddetti “depositi dormienti” sotto i profili della possibilità di prevedere o meno l’imprescrittibilità dei diritti dei depositanti e della devoluzione finale delle somme non rivendicate. I relatori sul provvedimento, senatori Eufemi e Semeraro, avevano presentato un emendamento che in parte teneva conto anche dei contenuti del disegno di legge a firma dell’interrogante; tuttavia, il testo approvato dal Parlamento con la legge n. 262 del 2005, recante disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari, non contiene più le disposizioni di cui all’originario articolo 14 del disegno di legge Atto Senato 3328 a causa dell’approvazione, nel corso dell’esame da parte dell’Assemblea del Senato, di un emendamento dei relatori interamente soppressivo, presentato alla luce del dichiarato intento del Governo di affrontare tale problematica nel disegno di legge finanziaria per il 2006. In tale occasione il sottosegretario Armosino aveva sottolineato l’intenzione del Governo di utilizzare risorse dei depositi giacenti a ristoro dei danni 103


subiti dai risparmiatori vittime di frodi finanziarie e la disponibilità del Governo a valutare nella legge finanziaria le modifiche compatibili con detta finalità. Nella medesima occasione l’interrogante aveva commentato negativamente il procrastinarsi della individuazione di una soluzione normativa e sottolineato l’esigenza di introdurre quanto meno una regolamentazione che imponga a chi apre un conto corrente o deposita denaro, nonché alle stesse banche, di indicare i nomi delle persone a cui inviare eventuali comunicazioni; l’articolo 46 del disegno di legge finanziaria, nella sua formulazione originaria, prevedeva indennizzi per i risparmiatori vittime di frodi finanziarie: in particolare, era costituito a tal fine un apposito fondo nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, alimentato dall’importo dei conti correnti e dei rapporti bancari definiti come dormienti all’interno del sistema bancario e finanziario, definiti con regolamento governativo, che disciplinava altresì le modalità di rilevazione dei predetti conti e rapporti. L’interrogante aveva presentato in sede di esame di tale disegno di legge una proposta emendativa di portata limitata volta a prevedere che la regolamentazione attuativa della disciplina dei depositi bancari giacenti stabilisse altresì l’introduzione dell’obbligo legale di indicare gli eredi beneficiari nel contratto di deposito di ogni tipo presso imprese di investimento e banche, secondo le intenzioni preannunciate nel corso di esame del disegno di legge di riforma del risparmio. Tuttavia, tale proposta emendativa è stata respinta nel corso dell’esame in Commissione del disegno di legge finanziaria, previo parere contrario del rappresentante del Governo; il testo definitivo della legge n. 266 del 2005 (legge finanziaria per il 2006) ha conservato le medesime previsioni normative dell’originario articolo 46 all’articolo 1, commi 343, 344 e 345, salva l’estensione della disciplina anche ai conti e ai rapporti dormienti nel comparto assicurativo; al fine di salvaguardare le prerogative dei beneficiari di depositi presso imprese di investimento e banche, nel caso di decesso o irreperibilità dei titolari dei depositi medesimi, colmando una lacuna della legislazione italiana in tale materia; alla luce della disponibilità manifestata dal Governo in sede di esame del disegno di legge di riforma del risparmio a valutare le proposte di modifica normativa in tema di disciplina dei depositi bancari giacenti, ove compatibili con la finalità di utilizzo delle risorse a ristoro dei danni ingiusti subiti dai risparmiatori vittime di frodi finanziarie; visto tuttavia il tenore della regolamentazione attualmente prevista per la legge finanziaria per il 2006, che affida alla normativa secondaria di matrice governativa la disciplina dei depositi bancari giacenti senza l’esplicita indicazione con norma di rango legislativo dei criteri cui detta disciplina deve ispirarsi, si chiede di conoscere: quali siano gli orientamenti del Governo in materia di disciplina normativa dei depositi giacenti presso banche e imprese di investimento; quale sia lo stato di elaborazione del regolamento governativo da emanarsi ai sensi dell’articolo 1, comma 345, della legge n. 266 del 2005 (legge finanziaria per il 2006); se il Governo non ritenga opportuno prevedere l’introduzione dell’obbligo di indicazione nel contratto di deposito degli eredi del depositante e il correlativo obbligo della banca di ricerca circa la successione dell’intestatario del deposito in caso di inerzia prolungata nel compiere operazioni ovvero in caso di decesso. Atto n. 4-10176 Pubblicato il 9 febbraio 2006 Seduta n. 957 PETERLINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri. (Già 3-02460) 104


RELATORE IN ASSEMBLEA DI DOCUMENTI

Ha presentato come relatore all'Assemblea 1.

Doc. IV-quater n. 11 "Relazioni della Giunta delle elezioni e delle immunitĂ parlamentari a seguito di richiesta di deliberazione in materia di insindacabilitĂ  ex articolo 68 della Costituzione, nell'ambito di un procedimento civile pendente presso il Tribunale di Roma nei confronti del senatore Nando Dalla Chiesa" il 17 gennaio 2003

2.

Doc. IV-ter n. 6-A "Richiesta di deliberazione in materia di insindacabilitĂ ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, trasmessa dal Tribunale Ordinario di Roma - I^ Sezione civile, relativa agli atti di un procedimento civile nei confronti del senatore Lamberto Dini" il 14 dicembre 2004

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INTERVENTI VARI IN ASSEMBLEA

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Fiducia al Governo Berlusconi-II PETERLINI (Aut). Onorevole signor Presidente, mi permetta, prima di rivolgermi al Presidente del Consiglio, di cogliere l'occasione per complimentarmi con il Presidente del Senato per la sua elezione alla massima carica del Senato della Repubblica. Mi complimento soprattutto per il suo autorevole discorso di insediamento, di alta espressione democratica ed istituzionale, nel quale ha saputo dimostrare di voler essere interprete di tutto questo ramo del Parlamento, della maggioranza e dell'opposizione che egli, come alto garante, saprà degnamente gestire sopra ogni parte e sopra ogni sospetto. Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole cavalier Silvio Berlusconi, ho l'onore di porgerle il saluto e l'augurio della Südtiroler Volkspartei ma anche delle popolazioni di tutti i gruppi linguistici della provincia di Bolzano. E' un saluto ed un augurio sincero da parte di una forza politica che a base nazionale esprime un limitato numero di parlamentari e che nello stesso tempo però è da oltre cinquant'anni una forte e compatta espressione democratica di tutto un territorio segnato da vicende travagliate nella sua storia. La sua maggioranza, signor Presidente, ha vinto le elezioni a base nazionale. Il popolo italiano ha voluto affidare a lei il timone del Paese ed è giusto che lei ed il suo Governo se ne assumano la responsabilità per onorare le promesse e le speranze dei suoi elettori. Questo nostro augurio è fondato sul riconoscimento democratico dell'espressione popolare e della maggioranza che ne risulta, anche se la nostra parte politica, per i motivi che andrò ad esporre, non potrà esprimerle la fiducia. Questa sua maggioranza, questo suo Governo ed il suo programma che ieri ha saputo esporre con tanta enfasi e convinzione personale al Senato della Repubblica meritano il rispetto e il riconoscimento democratico che si deve al mandato conferitole dal popolo italiano. Questo stesso rispetto del voto popolare che qualifica il vero uomo di Stato e lo distingue dal politico di basso livello culturale lo rivendichiamo per noi e per il travolgente successo elettorale che ci ha conferito un mandato forte e compatto da parte delle popolazioni del Trentino-Alto Adige Südtirol. La Südtiroler Volkspartei ha vinto in provincia di Bolzano ed ha conquistato, in alleanza con le forze autonomistiche del gruppo linguistico italiano, tutti i collegi, sia della Camera che del Senato, di Bolzano e nel Trentino, insieme all'Ulivo, sei dei sette collegi uninominali; ma anche tenendo conto del correttivo proporzionale la rappresentanza di questo patto elettorale regionale ha saputo conquistare 14 su 17 parlamentari della regione, equivalenti ad una percentuale dell'82,4 per cento. È uno straordinario risultato che ci ha conferito il mandato di parlare a nome e per conto di tutto il territorio del Trentino-Alto Adige Südtirol e per nome e per conto di tutti i gruppi linguistici. In queste bellissime montagne che lei e la sua squadra non ha saputo conquistare hanno vinto la volontà di autonomia, la volontà di pace, di collaborazione fra i gruppi linguistici, i profondi valori culturali e sociali radicati nella storia e nella società. La nostra formula era molto semplice e convincente: con un patto che ha saputo superare le barriere linguistiche ed etniche abbiamo sviluppato una visione e un modello di convivenza di reciproco rispetto e di sviluppo. Invece di cavalcare e di esasperare i problemi che possono nascere nella presenza di vari gruppi linguistici abbiamo saputo valorizzare la ricchezza e il patrimonio che ne risultano, l'orgoglio di vivere in una terra plurilingue, in un grande laboratorio di dialogo interculturale, in una terra che ha saputo, nonostante i difficili passaggi storici, confermarsi, salvare la propria identità, non fermarsi nelle differenze ma guardare al futuro. È esattamente questo il motivo per il quale noi non possiamo esprimere la fiducia al vostro Governo ed è anche questo un motivo per il quale la Südtiroler Volkspartei non ha voluto e non avrebbe potuto scegliere le forze politiche da lei rappresentate per un'alleanza elettorale. Non c'era solo il pesante bagaglio storico di cui Alleanza Nazionale nel nostro territorio deve ancora liberarsi, ma il tutto è stato appesantito da due determinanti fattori. In primo luogo, nel suo primo Governo nel 1994 i suoi Ministri non hanno saputo esprimere la saggezza e la delicatezza necessarie in un 107


territorio così sensibile; lo sviluppo dell'autonomia si è sostanzialmente fermato, le commissioni paritetiche per le nuove norme di attuazione dello statuto di autonomia si sono praticamente bloccate e il risultato è stato deludente su questo versante. Il secondo motivo era ancora più grave. Gli uomini della sua maggioranza sono arrivati a Bolzano impreparati, senza rendersi conto che la gente, nella sua stragrande maggioranza, declina l'odio etnico e la contrapposizione. Ed è esattamente questo quanto hanno fatto i rappresentanti della Casa delle libertà: in Alto Adige Südtirol hanno cercato di alimentare i nazionalismi, esasperare i disagi della popolazione, gettare benzina sul fuoco, propagare la contrapposizione ed attaccare il difficile equilibrio raggiunto nelle fondamenta dell'autonomia. In trent'anni di politica, tra i quali dieci come Presidente del Consiglio regionale, non ho mai vissuto una campagna elettorale così violenta e spregiudicata negli attacchi contro l'autonomia. La partita in gioco è troppo grossa per poter rischiare. Purtroppo anche lei, signor Presidente del Consiglio, non ha fatto nessun cenno alle autonomie speciali e alle minoranze linguistiche. Ci appelliamo pertanto al suo senso e alla sua capacità quale uomo di Stato, ma anche alla sua esperienza nel mondo imprenditoriale. Dopo cinquant'anni di riparazioni di quanto le due dittature - sottolineo con convinzione «le due dittature» - hanno inflitto alla gente di questa terra, a tedeschi, italiani e ladini, dopo un difficile cammino caratterizzato da tensioni diplomatiche, ma anche da scontri violenti, dopo tanti contraccolpi si è riusciti a tessere con grande pazienza un assetto istituzionale autonomistico che dà speranza e futuro ai nostri giovani e a tutti i gruppi linguistici; esattamente la stessa speranza e volontà di pace che hanno vinto e caratterizzato il nostro grande risultato elettorale. Gli attentati verbali, come preannunciati da onorevoli esponenti del suo Governo, in questo territorio sono pericolosi, sulla nostra autonomia sarebbero catastrofici, non solo per la pace del nostro territorio, ma anche per la credibilità internazionale del Governo che lei si accinge a presiedere. Saremo pertanto vigili ed attenti a come lei, signor Presidente del Consiglio, saprà muoversi, anche se non possiamo esprimerle la fiducia. Auspichiamo che lei e i rappresentanti autorevoli del suo Governo, dei quali parecchi sono amici dell'Alto Adige Südtirol, che lo hanno visitato a livello turistico, come l'onorevole ministro Enrico La Loggia, che lei saggiamente ha scelto come ministro per gli affari regionali, sappiate rispettare gli equilibri raggiunti e l'autonomia della Regione e delle Province autonome. La nostra non sarà pertanto un'opposizione intransigente, ma sarà un'opposizione critica, di osservazione, pronta anche a condividere e votare progetti di legge che riteniamo opportuni, e che giudicherà il Governo secondo i fatti e gli atteggiamenti che assumerà nei confronti della nostra popolazione. Io personalmente sono stato eletto per la prima volta quale rappresentante della Volkspartei non solo dal gruppo linguistico tedesco e ladino, ma anche dalla popolazione di lingua italiana, della città di Bolzano e della Bassa atesina, in un collegio con stragrande maggioranza italiana. Mi dà questo il diritto di parlare a nome di tutti i gruppi linguistici, di aiutarli a sviluppare il nostro modello autonomistico per un Alto Adige Südtirol ancora più aperto, più moderno, che dia ai nostri giovani una visione duratura di pace, di sicurezza e di progresso a vantaggio di tutte le popolazioni dei vari gruppi. Abbiamo saputo gestire questa autonomia con saggezza, a vantaggio di tutti, con risultati visibili nell'economia, nella sicurezza sociale e nella politica del lavoro, con un tasso di disoccupazione che sfiora il 2 per cento. Vorremmo portare le nostre esperienze anche nelle sedi parlamentari per contribuire allo sviluppo di tutto il Paese, sia per una migliore decentralizzazione dello Stato che per una migliore previdenza, settore nel quale personalmente ho potuto sviluppare ed attuare un modello di pensione complementare riconosciuto anche a livello internazionale. Sarò lieto di poter collaborare in

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Commissione lavoro con il ministro Roberto Maroni, che già in passato ha saputo rispettare le particolarità, anche con i suoi Sottosegretari e i Ministri. Il nostro tema principale sarà la difesa dell'autonomia, ma non solo: le politiche previdenziali e sociali, già sottolineate, la politica economica e quella del traffico che richiede un forte trasferimento dalla gomma alla rotaia, quindi coraggiosi investimenti ma soprattutto soluzioni nel rispetto dell'uomo e dell'ambiente. Anche in questo settore abbiamo dato esempio con un modello innovativo: l'autostrada del Brennero investe i suoi profitti per finanziare il trasferimento dalla gomma alla rotaia. Rimane però ancora la spada di Damocle per il rinnovo della concessione, per la quale ci appelliamo subito a lei e al Ministro dei trasporti. Ci auguriamo anche che il Governo italiano con la sua politica internazionale contribuisca alla nascita di un'Europa più federale e più partecipativa, alla pace nel mondo, al disarmo e non alla corsa agli armamenti, allo sviluppo e al benessere di tutti gli uomini, alla protezione dell'ambiente e della vita, il tutto a vantaggio dei nostri figli e delle generazioni che seguiranno. Onorevole Presidente del Consiglio, auguriamo a lei e a tutto il Governo che possa onorare il suo programma facendo chiarezza sui dubbi e sulle riserve espresse in questo dibattito, già discusse e condivise da larga parte della popolazione. Comunicazioni del Governo Comunicazioni del Governo sull'impiego di contingenti militari italiani all'estero in relazione alla crisi internazionale in atto e conseguente discussione PETERLINI (Aut). Signor Presidente, siamo tutti solidali, e nessuno fa eccezione, con il popolo americano, con le vittime e le loro così gravemente colpite da un vile attentato terroristico contro l'umanità, contro la democrazia e la libertà, che mette in discussione gli ultimi cinquant'anni di pace. Ma la risposta dell'Europa deve essere superiore, sia a livello intellettuale che culturale, nella scelta dei mezzi per poter sradicare veramente e a lungo termine i fenomeni che danno adito al terrorismo, ispirandosi a valori cristiani, umanistici e alle esperienze storiche che ci insegnano come le guerre non sanno risolvere i problemi del mondo. Al contrario, anche nei Paesi i cui Governi cercano con difficoltà di appoggiare l'Occidente, la solidarietà islamica si allarga con ogni vittima civile, con ogni fotografia di bambini sterminati dalla guerra. È esattamente quanto Bin Laden voleva: una guerra tra culture che dobbiamo evitare. Ma in quale modo bisogna reagire a questa enorme sfida della violenza? Si devono capire le ragioni che stanno nella contrapposizione tra il mondo ricco e sviluppato e i paesi poveri destinati o all'emigrazione e alla rassegnazione, oppure al fanatismo e all'odio. Rispondere a quest'odio non mi sembra opportuno. Una comunità di Stati di diritto possiede ben altri strumenti di risposta (la creazione di una polizia internazionale sotto la guida delle Nazioni Unite; i servizi segreti; interventi più mirati; la politica e la diplomazia) per cercare di eliminare soprattutto le disuguaglianze, per rispondere con intelligenza, con la superiorità dello Stato di diritto e con la forza degli strumenti che questo offre, non con le bombe. Inoltre, all'Italia non è stato chiesto di intervenire; siamo addirittura stati dimenticati. Il presidente Berlusconi nel suo orgoglio ha voluto offrire, oltre alla indiscussa solidarietà politica e diplomatica, anche i nostri giovani per una guerra poco mirata, crudele e senza orizzonte che aumenterà l'odio e i conflitti nel mondo. Voterò pertanto, con profonda convinzione cristiana e cultura umanistica, contro la partecipazione dell'Italia a questa forma bellica poco convincente e poco mirata. (Applausi dal Gruppo Verdi-U e del senatore De Paoli). 109


Comunicazioni del Governo sulle linee della politica estera italiana PETERLINI (Aut). Onorevole Presidente, onorevole Ministro, onorevoli colleghi, colgo l'occasione a nome, del Gruppo per le Autonomie, per rafforzare l'appello alla pace già espresso nella sua preziosa valutazione storico-politica dal presidente Giulio Andreotti. Ringrazio il ministro Frattini per l'equilibrio politico sul quadro generale espresso in quest'Aula. Mi devo però discostare sulla questione dell'Iraq, soprattutto di fronte alla pressione degli Stati Uniti sul nostro Paese, dopo che i Paesi centrali dell'Europa continentale, la Francia e la Germania, hanno espresso la loro chiara contrarietà ad una guerra di attacco all'Iraq. L'Italia non deve prestarsi a fare da stampella ad un mancato consenso europeo in una questione internazionale che mette a grande rischio la pace nel mondo. Un autorevole commentatore, Noél Falconér, recentemente ha scritto, sulla rivista economica "Times", un drammatico avvertimento che suona così: un attacco all'Iraq ha una potenzialità maggiore di sfociare in un conflitto globale di ogni altro evento verificatosi dal 1914 ad oggi. Ed è un altro giornale di stampo economico-politico, il "Wall Street's Journal", ad aver pubblicato il 13 gennaio una lettera aperta di 500 imprenditori e dirigenti che, precisando di non essere pacifisti di principio, avendo sostenuto la guerra del Golfo e l'intervento in Afghanistan (e che accettano quindi la logica della cosiddetta "guerra giusta"), affermano: "Ma, signor Presidente, la sua guerra in Iraq non è una guerra giusta. Lei non ha esplorato ogni altra possibilità. Quanti giovani americani perderanno la vita in questa discutibile guerra? Quanti iracheni innocenti saranno uccisi, mutilati, resteranno senza tetto?". Proseguo la citazione: "Da un miliardo di musulmani in tutto il mondo si è formato un rivolo di nuovi aderenti ad Al Qaeda e lei trasformerà il rivolo in un torrente, da questa guerra emergerà un miliardo di nemici irriducibili, e dalla guerra emergerà un regime iracheno forse altrettanto brutale di quello attuale". Ancora: "Il mondo vuole" (sottolineo "vuole", e lo condividiamo anche noi) "che Saddam Hussein sia disarmato, ma Lei deve trovare un modo migliore per farlo". Ed è esattamente questo il più grande rischio di un attacco unilaterale all'Iraq: provocare un'ulteriore solidarietà islamica contro un mondo occidentale sempre più violento e sempre più arrogante che, invece di risolvere i problemi della fame e della disuguaglianza sociale, getta bombe in guerre falsamente chiamate di prevenzione, che in verità hanno l'odore di guerre di attacco, per la questione petrolifera (anche se mascherata), considerata da molti commentatori, tra i quali lo stesso Kissinger, una delle vere ragioni che spingono verso il conflitto. L'Europa, dopo due catastrofiche guerre mondiali e dopo la sua unificazione, ha saputo gestire mezzo secolo di pace, che ha dato ai nostri cittadini e ai nostri giovani una grande speranza di sicurezza e di tranquillità. Stiamo ora rischiando di minare queste basi ed esporre il nostro Paese a rappresaglie terroristiche di rivendicazione e di scivolare in un conflitto del quale oggi nessuno può dire quando troverà la sua fine. L'Europa e, quale culla culturale, in special modo l'Italia di ispirazione umanistica hanno il dovere di rivolgere al mondo intero, e in particolare agli Stati Uniti, un appello alla moderazione e alla saggezza. L'uso della forza non può scaturire dall'unilaterale giudizio del più forte. Lei, signor ministro Frattini, nella sua - mi permetta il termine - giovane carriera, per la quale le esprimo la mia ammirazione e i miei complimenti, anche da parte sudtirolese, ha due possibilità di scelta: diventare il Ministro degli affari esteri che, per falsa interpretazione della lealtà e dell'amicizia verso l'America, trascina l'Italia e i suoi giovani, passo dopo passo, in una guerra tra le civiltà; oppure, usare il suo alto incarico per la mediazione, per spingere verso soluzioni pacifiche, per percorrere fino in fondo le possibilità politiche e diplomatiche volte a rafforzare gli sforzi dell'ONU per mantenere la pace e diventare, con questo, il Ministro che ha saputo salvare un futuro

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più sicuro e sereno per i nostri giovani. Auspico che lei sappia scegliere con intelligenza e abilità che finora ha sempre dimostrato - questa seconda via della pace. L'Italia (e di questo il Governo dovrebbe essere conscio) non vuole essere trascinata in questa guerra, che minaccia il futuro della convivenza civile sul nostro pianeta, fondata sul diritto internazionale. Mi permetto anche di rimettere in discussione quanto il ministro della difesa, Antonio Martino, ha definito una presa d'atto, cioè il sorvolo degli aerei USA per le operazioni in Iraq, perché si tratta di operazioni di guerra; e cito: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali", come recita l'articolo 11 della nostra Costituzione. "E la guerra" - lo ha detto recentemente il Santo Padre - "non è una fatalità ma una sconfitta dell'umanità". (Applausi dai Gruppi Aut e DS-U. Congratulazioni). PETERLINI (Aut). Signor Presidente, la ringrazio, anche per la sua disponibilità. Signor Presidente, onorevole ministro Frattini, onorevoli colleghi, devo ammettere che è stato molto abile e anche assai diplomatico il presidente Berlusconi. Però, la sua posizione non è rassicurante, di pace, non è la posizione della Germania e della Francia: è, nel nocciolo, un chiaro appoggio alla posizione americana, saggiamente condito e offuscato da condizioni per tranquillizzare gli animi. Su tali condizioni la prenderemo in parola, signor Presidente del Consiglio, sia per quanto riguarda l’ONU che la solidarietà europea. Sotto la pressione dell’opinione pubblica e della Comunità internazionale il Presidente degli Stati Uniti e il segretario di Stato Colin Powell hanno cercato di convincere il mondo dell’esistenza di prove sugli armamenti di Saddam Hussein e sulla minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti. In verità l’America sta preparando questa guerra senza accordarsi con le Nazioni Unite ormai da mesi e ha inviato le sue truppe ben prima che gli ispettori delle Nazioni Unite avessero terminato il loro lavoro. Per quanto riguarda le prove pubblicate, con tanto di propaganda, in questi giorni, vorrei citare il commento di Charles Peña, direttore del Centro studi di difesa del Cato Institute di Washington, già consulente del Pentagono durante l’Amministrazione Reagan per la difesa antimissile. Cito, di seguito: "Il Segretario di Stato non ha detto nulla che non sia già stato detto in precedenza. Non ha fornito nuove prove, informazioni, immagini, nastri o intercettazioni. Ha solo continuato ad affermare che l’Iraq ha armi chimiche e batteriologiche, e che vuole ottenerne di tipo nucleare". Prosegue Charles Peña: "Ma la domanda a cui Powell doveva rispondere era un'altra: perché l’Iraq costituisce una diretta minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati uniti? Solo rispondendo positivamente a questo interrogativo una guerra preventiva può essere giustificata, ma il Segretario di Stato non è stato in grado di farlo"; così conclude il direttore del Centro studi di difesa del Cato Institute di Washington. Un attacco unilaterale all’Iraq rischia di essere interpretato (e questo è quanto preoccupa il mondo) negli animi della gente araba ed islamica come un attacco alla loro comunità e alla loro cultura, e ha le potenzialità di divenire un conflitto globale tra la cultura islamica e il mondo occidentale. La minaccia di una guerra preventiva contro l’Iraq è una minaccia al futuro della convivenza civile sul nostro pianeta, fondata sul diritto internazionale. Come hanno più volte affermato il Consiglio di sicurezza e la Corte internazionale di giustizia, la cosiddetta guerra preventiva, e perfino singole azioni militari intraprese contro l’astratto pericolo di un’aggressione, sono radicalmente contrari all’ordinamento delle Nazioni Unite. Oltre al pericolo di un crollo del diritto internazionale, ne deriva automaticamente (ha risposto bene il senatore Angius) una delegittimazione dell’importante ruolo delle Nazioni Unite, fino ad ora l’unica autorità mondiale che - nonostante tutte le sue debolezze - persegue l’obiettivo del mantenimento della pace, attraverso un complesso sistema di misure e di equilibri internazionali.

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Chiediamo pertanto a questo Governo, onorevole ministro Frattini, di impegnarsi fino in fondo, di sfruttare - prima di ogni avallo bellico che coinvolga il nostro Paese - tutti i mezzi democratici per una soluzione pacifica. Mi permetto di ricordarle la lettera aperta di 500 imprenditori e dirigenti americani pubblicata sul "Wall Street Journal", rivolta direttamente al presidente Bush. I firmatari precisano di accettare la logica della cosiddetta guerra giusta, se non si offrissero altre opportunità. Cito dal documento, di seguito: "Ma, signor Presidente, la sua guerra in Iraq non è tale, non è una guerra giusta, lei non ha esplorato ogni altra possibilità". E si prosegue: "Il mondo vuole che Saddam Hussein sia disarmato, ma lei deve trovare un modo migliore per farlo"; così, si chiude questo appello non di inconvertibili pacifisti europei, ma di imprenditori e dirigenti americani, preoccupati anche per l’andamento dell’economia mondiale, che vede crollare le Borse ormai da tre anni. Borse che non possono riprendersi per la paura di un conflitto mondiale. Anche gli italiani hanno perso i loro risparmi impegnati in fondi azionari e simili forme di investimento: si è dissolto il valore di quanto avevano risparmiato nella loro vita. Finché c'è questo incubo di guerra davanti a noi, non vedremo mai riprendere queste Borse e per questo motivo anche l'economia è preoccupata. Signor Presidente, l'Europa - concordo con quanto è stato detto - non ha nessuna ragione di mettersi in conflitto con un alleato quale gli Stati Uniti d'America. L'Europa però ha anche il dovere morale e politico di ammonire il suo alleato sulle conseguenze di quanto sta intraprendendo, di rivolgere al mondo intero e in special modo agli Stati Uniti un appello alla moderazione e alla saggezza. L'uso della forza non può scaturire dall'unilaterale giudizio del più forte e la vera amicizia - lo dico al presidente Berlusconi - non si basa sulla sottomissione dell'uno all'altro, ma sulla parità delle argomentazioni e anche sul coraggio di mantenere e insistere sulla propria posizione. La posizione dell'Europa ed anche dell'Italia, signor Ministro, è di parere diverso rispetto a quanto l'Amministrazione Bush sta proclamando. L'Europa ha vissuto due guerre mondiali - le bombe sono cadute qui, in Europa, non in America - di dimensioni catastrofiche con più di 50 milioni di morti e ha saputo finalmente gestire con la forza della diplomazia e della volontà di tutti i popoli mezzo secolo di pace, che ha dato ai nostri cittadini e ai nostri giovani una grande speranza di sicurezza e di tranquillità. Stiamo ora rischiando di minare queste basi e di esporre il nostro Paese a rappresaglie terroristiche di rivendicazione e di scivolare passo dopo passo - questo è il pericolo - in un conflitto del quale oggi nessuno può prevedere la fine. Stiamo inoltre minando la solidarietà stessa che con grande difficoltà si è sviluppata in Europa. La Francia, la Germania e anche la Russia, con posizioni differenziate, stanno frenando su questo conflitto mondiale, mentre la posizione italiana e quella dell'Inghilterra rischiano di affogare fin dall'inizio ogni sforzo di trovare una posizione comune nella politica estera europea. Mi appello - e apprezzo le parole del senatore Gubert, appartenente alla maggioranza - anche alla coscienza cristiana e personale di ognuno dei parlamentari presenti in quest'Aula e fuori, indipendentemente dalla loro posizione politica. Il Santo Padre si è rivolto con parole drammatiche all'opinione pubblica chiedendo di intraprendere ogni sforzo per mantenere la pace in questo mondo. I cristiani in quest'Aula non potranno mai permettere con il loro voto che siano gettate bombe su una popolazione civile, su famiglie e bambini, che non hanno nessuna colpa per il comportamento del loro dittatore Saddam Hussein. Non è alzando il livello dello scontro armato che si potranno trovare le soluzioni ai problemi del pianeta. Il nostro compito dovrebbe consistere nel ricucire e rafforzare la solidarietà internazionale, attorno all'ONU e le sue istituzioni, isolando con la massima solidarietà tutti gli Stati terroristi e i Paesi che li proteggono. L'America - nella prima fase dopo l'attacco alle Torri gemelle - aveva veramente svolto un capolavoro diplomatico, trovando solidarietà in tutto il mondo. Ma invece di rafforzare questa solidarietà, l'Amministrazione Bush ora sta rischiando non solo di perdere e di spaccare la solidarietà mondiale, ma addirittura di esporsi ad un conflitto che divide il mondo.

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L'Italia non vuole essere trascinata in questa guerra e non lo vogliono i giovani, le famiglie, le madri, i padri preoccupati per l'avvenire dei loro figli. Il Governo stia attento a questo ghiaccio sul quale si sta muovendo, perché rischia molto di più di quanto sembri al momento. Non possiamo neanche accettare un avallo indiretto di questa operazione bellica mettendo a disposizione le nostre basi e il nostro spazio aereo, perché oltre agli accordi che sono stati citati esiste anche la Costituzione italiana. Anche sulla questione afghana il Governo aveva dichiarato a questo Parlamento che si trattava solo di una missione di pace. Constatiamo ora che gli alpini, sotto il comando americano, devono svolgere azioni tipicamente belliche: siamo in guerra senza che il Parlamento in seduta comune, come vorrebbe la Costituzione, lo abbia autorizzato. Tutti ricordiamo con emozione la visita storica del Santo Padre al Parlamento; ci hanno coinvolti le dichiarazioni di un'autorità ancora credibile in un mondo spesso infangato da tante menzogne e da affermazioni meno credibili. Ricordo ancora una volta il disperato appello che il Santo Padre ha rivolto all'Italia e al mondo intero con le seguenti parole: "La guerra non è una fatalità ma una sconfitta dell'umanità". Vorrei contrapporre queste parole del Santo Padre a quanto è stato detto in latino a proposito di una nazione che ha avuto grande successo, ma è stata anche molto bellicosa. (Applausi dal Gruppo DS-U). PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, ho difficoltà ad intervenire in dissenso, ma mi vedo costretto a farlo dalla mia coscienza: comunico, inoltre, di farlo anche a nome dei senatori Betta e Michelini, che appartengono al mio stesso Gruppo. Esprimo apprezzamento per lo sforzo fatto dal presidente Andreotti nella sua dichiarazione di voto, che ha suggerito (e il presidente Contestabile ha poi raccolto) l’invito ad inserire nella proposta di risoluzione della maggioranza la preventiva autorizzazione del Parlamento per poter assumere ulteriori determinazioni. Si tratta sicuramente di un passo di notevole avanzamento rispetto al testo originale, però la questione di fondo che si determina nel caso di documenti oggetto di compromesso è sempre la stessa: vogliamo appoggiare gli Stati Uniti nella loro azione bellica o siamo contrari a farlo? Mentre è stato inserito questo passo, rimane però invariata la prima parte della proposta di risoluzione della maggioranza che approva le comunicazioni del Presidente del Consiglio e "impegna il Governo a proseguire nell’attività sin qui svolta". Proprio questa attività sin qui svolta, signor Presidente, dal Governo, dal presidente Berlusconi, dal ministro degli affari esteri Frattini e dal ministro della difesa Martino in cosa consiste? Si è dichiarato di mettere a disposizione le basi italiane e lo spazio aereo per le necessarie operazioni americane. Si è firmato un atto con altri otto Stati, senza alcuna interlocuzione del Parlamento e infine si è incoraggiato Bush, avallando la sua politica, senza autorizzazione di intervento da parte delle Nazioni Unite, indebolendo (almeno fino a quando si è ritrovata una posizione comune europea) la NATO e anche l’Unione europea stessa. Ho già avuto occasione di dirlo in quest’Aula, perciò non ripeto quanto avevo detto sulla pericolosità di questo conflitto che rischia di trascinare l’Europa, l’America e l’Occidente intero in un conflitto tra le culture, perché negli animi della gente islamica (non tanto nei Governi, che magari adesso sono su una diversa posizione) questa guerra viene interpretata come un attacco alla propria comunità e alla propria cultura. La popolazione in Europa e anche in Italia è di parere diverso da quello espresso in quest'Aula dalla maggioranza. Vorrei a tale proposito ammonire i senatori della maggioranza stessa: chi ha ascoltato con orecchio attento - e sottolineo quanto ha detto il presidente Andreotti - le piazze, ha compreso che non si trattava delle dichiarazioni dei soliti pacifisti o di qualche girotondino. C'era la gente

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comune, con i bambini, con le carrozzine. Anche a Merano vi è stata una manifestazione pacifica per chiedere il nostro intervento. Siamo molto preoccupati. Vorrei anche esprimere una preoccupazione a livello internazionale, nei confronti dell'America, che era stata molto abile dopo l'attacco alle Torri gemelle nel raccogliere una grande solidarietà in tutto il mondo: anche Paesi che erano avversari si erano trovati sullo stesso fronte. Con il comportamento recente, tuttavia, si è giocata questa grande solidarietà. I fronti sono ampi, adesso stiamo parlando di Saddam Hussein, che al momento non mi sembra neanche pericoloso: l'Iraq è un Paese povero, ridotto all'osso, sappiamo tutti che ci sono addirittura mitra arrugginiti, ci sarà qualche altra riserva di armi che gli ispettori possono trovare per disarmarlo. (Commenti dai banchi della maggioranza). C'è tuttavia la questione israeliana-palestinese aperta, sulla quale stiamo chiudendo gli occhi e la Corea del Nord, che sta aspettando il momento dell'attacco all'Iraq per aprire un fronte molto più pericoloso. Vorrei precisare che, nonostante l'apprezzamento dello sforzo compiuto dal presidente Andreotti per integrare la risoluzione della maggioranza e apprezzando anche lo sforzo del presidente Contestabile, a nome mio e dei colleghi Michelini e Betta dichiaro di non essere soddisfatto dal documento di maggioranza. Vorremmo che il presidente Berlusconi, come ha già fatto in quest'ultima fase si muovesse ulteriormente verso l'Europa, rivolgesse un ammonimento agli Stati Uniti d'America. Il presidente Berlusconi è un uomo intelligente e abbastanza attento da sapere che l'Italia e il popolo italiano non starà con lui se egli appoggerà troppo Bush in questa guerra. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DLU, Verdi-U, Misto-Udeur-PE, Misto-Com, Misto-SDI e Misto-RC e dei senatori Betta e Michelini). Comunicazioni del Ministro dell'interno sull'immigrazione PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Peterlini. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevole signor Ministro, intervengo, a dir la verità, spontaneamente, a nome del Gruppo per le Autonomie, perché ci è piaciuta l'analisi profonda, libera di emozioni e, direi, socialmente condivisibile del ministro Pisanu su una questione molto delicata; ed è - mi permetto di aggiungere - pure espressione di una cultura umanistica e cristiana sulla quale dovremo basare anche la nostra politica. Mi riferisco in particolare alla differenziazione operata tra i clandestini criminali, da una parte, e gli stranieri regolarmente presenti sul territorio nazionale che prestano il loro lavoro e che meritano come lei ha sottolineato, signor Ministro - accoglienza senza pregiudizi. Non abbiamo e non attraiamo forze di lavoro come macchine; con le forze di lavoro vengono poi persone con le loro famiglie e dobbiamo trattare come tali. Però, vedendo il quadro globale del problema, dobbiamo anche renderci conto di una situazione che non possiamo negare. Viviamo nel mondo sviluppato e siamo parte di quel 20 per cento della popolazione mondiale che consuma circa l'80 per cento delle risorse, mentre il restante 80 per cento della popolazione mondiale deve praticamente vivere con il 20 per cento delle risorse. È naturale che una tavola apparecchiata sia vista con invidia da tutto il mondo (la televisione si vede da tutte le parti) e che ci sia una pressione per venire a far parte di questa tavola apparecchiata. Di questo dobbiamo rendercene conto: possiamo barricare le frontiere, possiamo mettere le navi come qualcuno chiede - con i cannoni sul mare, ma non potremo bloccare uno sviluppo che nella storia si è sempre registrato, cioè la migrazione verso i Paesi dove si trova lavoro, dove si sta meglio; era questo lo sviluppo degli antichi romani, che hanno cercato nuovi territori per potersi sviluppare; dei popoli tedeschi e del Nord Europa venuti verso il Sud per potervi soggiornare; dell'emigrazione italiana verso la Germania e, più tardi, verso l'America. Queste migrazioni ci sono sempre state e non le potremo bloccare, se non aiutando realmente (questo non la riguarda 114


personalmente, signor Ministro, ma la riguarda come membro del Governo) lo sviluppo del Terzo mondo, dando veramente ad esso la possibilità di crescere meglio di quanto finora cresciuto. Lei giustamente ha sottolineato che quanto meglio si regola il flusso legale tanto meno si avranno problemi derivanti dal flusso clandestino. Si potrebbe paragonare questa situazione ad una pentola a pressione. Più aumenta la pressione sul coperchio - e dunque si cerca di limitare o vietare l'immigrazione regolare - più si avrà il rischio di un'esplosione del fenomeno dell'immigrazione clandestina. Con riferimento alle ambasciate, sono veramente deluso che, nonostante l'aiuto forte datomi dal sottosegretario Antonione rispetto ad alcune situazioni che mi erano state presentate, neanche il Ministero degli esteri sia in grado di snellire le procedure presso le ambasciate. È uno scandalo. Ricordo il caso di una donna, la cui figlia avrà un bambino da un italiano, che ha chiesto tre mesi prima dell'evento di poter venire per tre mesi in Italia per offrire un aiuto alla figlia. Le è stato risposto dall'ambasciata che dovrà presentare nuovamente la richiesta sei mesi dopo. Ora, il sottosegretario Antonione riesce ad ottenere un appuntamento presso l'ambasciata, che però mi viene poi negato. Chiedo una spiegazione e mi viene risposto che la legge non prevede motivazioni. Questo è uno dei tanti scandali, ma potrei citare molti altri esempi. Chiedo dunque di prestare particolare attenzione alla situazione esistente presso le ambasciate. Pur non volendo generalizzare, immaginando che siano tante le ambasciate che lavorano bene, si evidenzia in generale una situazione pessima e una forte pressione contro l'immigrazione regolare che rischia di generarne una irregolare. Anche nella Regione di mia provenienza esistono polemiche, non lo nego. Ogni giorno qualcuno mi chiede di far sparire gli stranieri perché rubano e agiscono contro la nostra sicurezza. Rispondo loro che hanno ragione, anche se non bisogna dimenticare che il sottoscritto, parlamentare a Roma in rappresentanza di una piccola provincia dell'Alto Adige, è esposto quotidianamente a pressioni incredibili da parte dell'industria, dell'agricoltura e delle associazioni degli albergatori con riferimento ai permessi stagionali, ma non solo. Il ministro Maroni, dopo una serie di tagli, alla fine ha ammesso circa 40.000 permessi stagionali. La mia Regione ne ha usufruito - è incredibile - per circa 20.000 ed è una cifra comunque insufficiente. Mi telefonano varie associazioni per chiedermi di snellire le procedure, altrimenti viene meno la possibilità di aprire gli alberghi con l'inizio della stagione turistica. Mancano persone che lavino i piatti, che facciano i camerieri o puliscano i servizi igienici e lo stesso discorso vale per coloro che raccolgono mele. Questa è la situazione reale. Di fronte a questi bisogni non bisogna nascondersi dietro le polemiche. È necessaria un'apertura sul fronte dell'immigrazione regolare, intervenendo invece sui clandestini. Ministro Pisanu, mi sono stati sottoposti tanti permessi di soggiorno che recano in calce la nota "senza autorizzazione al lavoro". Questo è avvenuto per anni. Se viene concesso ad una persona un permesso di soggiorno - comprendo che le leggi possano essere complicate, ma il senso mi sfugge davvero - questo non può contestualmente recare una dicitura che nega il diritto al lavoro perché ciò significa obbligare questi individui, nella situazione migliore, al lavoro nero e, in quella peggiore, al lavoro illegale. Sarebbe opportuno quanto meno prevedere la possibilità di indicare sul permesso di soggiorno, anche se provvisorio, che viene consentito di svolgere un lavoro provvisorio, se non stabile. Certamente le famiglie chiedono sicurezza, anche perché sia garantita la possibilità di dormire tranquillamente. L'illegalità che si manifesta in proposito, che non riguarda soltanto gli stranieri, va combattuta con molta severità anche adottando procedure di allontanamento molto dure contro i criminali. Non è accettabile che gli anziani, soprattutto in considerazione della stagione calda ormai iniziata, non possano dormire con le finestre aperte per paura di essere aggrediti durante la notte. È fondamentale un intervento forte delle forze dell'ordine, magari anche a scapito di qualche altra attività istituzionale importante in corso, ma credo che la sicurezza delle famiglie sia un obiettivo importante da perseguire. 115


Chiediamo, tra l'altro, che ci sia più tolleranza e un maggiore flusso regolare, per evitare il flusso irregolare. (Applausi dai Gruppi AUT, DS-U e dei senatori Marino, De Zulueta, De Paoli e Zancan). Interventi vari Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2002-2006 PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Peterlini. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevole sottosegretario Tanzi, ho avuto l'onore nella discussione sulla fiducia di sottolineare che il Gruppo per le Autonomie valuterà i progetti, i disegni di legge e l'operato del Governo con obiettività e senza preconcetti, riconoscendo allo stesso non solo la responsabilità ma anche l'impegno e la buona volontà di portare a buon fine le promesse e il programma elettorale. In questo spirito valuteremo, di volta in volta, se dare o non dare il nostro consenso ai progetti dell'Esecutivo, evidenziandone gli aspetti negativi e critici come quelli positivi. La valutazione economica: l'obiettivo del Governo consiste nel ridurre la pressione fiscale e contributiva, l'impatto burocratico e regolatorio, per dare nuovo spazio, nuovo ossigeno, all'iniziativa imprenditoriale e con ciò far crescere nuovi investimenti, l'attività economica e infine il prodotto interno lordo. Ebbene, questo obiettivo ci trova pienamente consenzienti. In effetti, l'imprenditoria soffre spesso il peso di impostazioni regolatorie e finanziarie che soffocano la volontà di nuove iniziative, lo spirito di intrapresa di nuove attività e l'assunzione di nuovi rischi. Però, anche in questa deregulation si deve attentamente saper distinguere tra un neoliberalismo spietato e un'apertura che dia spazio, ma sappia anche difendere le piccole e medie imprese che in Italia, ma anche in tutta l'Europa, rappresentano la spina dorsale dello sviluppo economico. Voglio essere più esplicito: la nostra economia, per esempio in Alto Adige, con un tasso di disoccupazione del 2 per cento, non è caratterizzata da grandi imprese multinazionali, ma dalla piccola e media azienda, spesso familiare, in cui collaborano e si rimboccano le maniche il padre, la madre e i figli. Una intelligente politica economica deve creare spazio (e fin qui condividiamo pienamente gli obiettivi), ma deve crearlo anche per far crescere le piccole e nuove iniziative. Mi permetto di ricorrere ad un esempio tratto dalla natura: in un fitto bosco, le piccole e nuove piante possono svilupparsi solo se si lasciano spazi soleggiati, non soffocati dai grandi alberi. Non chiediamo una politica economica di protezionismo, cura completamente sbagliata per far crescere l'imprenditoria; chiediamo invece scelte economiche intelligenti che sappiano far crescere e sviluppare la fantasia, la creatività, la voglia di intraprendere, la giusta propensione al rischio e l'impegno lavorativo delle nostre famiglie e dei nostri giovani, che hanno già dato un forte contributo allo sviluppo dell'economia nelle varie regioni e, con ciò, anche all'economia nazionale. Le garanzie sociali: per quanto condividiamo questo nuovo spirito di volontà di crescita economica, tanto richiediamo che il liberalismo non abbatta le conquiste sociali che differenziano l'Europa, con la sua stabile struttura sociale, dagli Stati Uniti. Sì ad un maggiore liberalismo, ma con una rete sociale che garantisca i diritti umani ed eviti che i soggetti più deboli non sappiano resistere nella dura competitività e debbano fare - come succede negli Stati Uniti -una lunga coda davanti ai centri di carità per ricevere un piatto di minestra. I dubbi sulle cifre sono già stati espressi in questa sede. Mi limito a citare un breve estratto della rivista "The Economist" del 21 luglio, che a pagina 24 titola «Italy's finances - rocky road ahead » cioè «le finanze italiane - una strada rocciosa davanti» ed esprime il seguente giudizio : «In any event, Mr Tremonti's own plan assumes that Italy's economy will grow by more than 3% for each of the next five years and that unemployment will fall from 10% today to less than 7% by 2006. Given that Italy has not grown that in any year during the past decade and that a world slowdown is 116


under way, his projections look worryingly optimistic». Alla luce delle esperienze, e soprattutto in vista di un rallentamento economico mondiale le proiezioni, secondo "The Economist", appaiono preoccupantemente ottimistiche. Noi vorremmo augurare al Governo e al Paese di riuscire nei suoi intenti e che l'ottimismo, preoccupante secondo la rivista inglese, trovi riscontro nella realtà. Quanto alla previdenza, apprezziamo quanto esposto nel Documento programmatico, ampiamente illustrato dal ministro Maroni in sede di Commissione, circa gli obiettivi di politica del lavoro e di previdenza. Si tratta infatti di una scelta fondata non su artificiosi strumenti di protezionismo, ma improntata ad una maggiore apertura e al riconoscimento di spazi all'economia, allo scopo di portare avanti l'obiettivo dell'occupazione. Condividiamo anche le scelte proposte per lo sviluppo della previdenza, che puntano soprattutto sul secondo pilastro, quello dei fondi pensione previdenziali. Cito nuovamente una fonte anglosassone, l'agenzia americana di rating finanziaria Moody's che recita in sintesi: «DPEF okay, but attention to the pensions», cioè attenzione alle pensioni. Lo sviluppo demografico non ci concede più alcuno spazio. L'Italia, insieme alla Spagna, ha il tasso di natalità più basso del mondo; 1,19 bambini per donna; a lungo termine, ciò significa dimezzamento della popolazione. Sull'altro versante - peraltro fortunatamente - abbiamo una crescita dell'aspettativa di vita. Nel 2025 saranno erogate tante pensioni quanti saranno i lavoratori. Giustamente si critica il carico contributivo del 32,7 per cento sui dipendenti. Tale carico, già forte, se aumenta in proporzione all'aumento del numero dei pensionati arriverà al 50 per cento ed oltre. Nessuna generazione sarà disposta a pagare più di quanto già si paga o addirittura più della metà del proprio reddito per garantire, secondo il sistema a ripartizione, il pagamento delle pensioni per le persone anziane. In considerazione di ciò, diventa fondamentale il ruolo della previdenza complementare, vale a dire la sfida che consiste nel farla decollare o meno. Nella regione Trentino-Alto Adige abbiamo sviluppato un progetto innovativo. Tale progetto si basa su una legge regionale, su stanziamenti finanziari e sulla costituzione di un Centro pensioni regionali che ci ha permesso di dar vita ad un insieme di strumenti volti a favorire la previdenza complementare. Cosa manca, secondo la nostra esperienza, nel sistema di previdenza complementare italiano? Deve essere richiesta una più alta professionalità degli organi preposti. Manca una giusta competitività, che però può essere raggiunta dando anche ai lavoratori dipendenti accesso ai fondi aperti, e mancano gli incentivi all'adesione. Infatti coloro che vi aderiscono o sono più propensi ad aderirvi, secondo un'indagine della MEFOP, sono le persone di media età, con alto livello di reddito ed una posizione sociale elevata. Mancano proprio coloro che dovrebbero aderirvi maggiormente: gli operai, gli esercenti semplici, le categorie con basso reddito, le persone giovani, quelle meno educate. Quindi, il primo obiettivo del Governo dovrebbe essere quello di realizzare un programma di incentivazione, come abbiamo fatto in regione, finalizzato a promuovere la previdenza complementare. A livello regionale abbiamo attuato un piano marketing ed informativo, fornendo inoltre un supporto rilevante per l'organizzazione e l'efficienza dei fondi. Infatti, il Centro pensioni regionali (Pens Plan) gestisce l'amministrazione e fornisce anche una qualificata consulenza finanziaria. Il "Financial Time" riferendosi al nostro modello - e sono fiero di poterlo citare - ha scritto in riguardo: «A model not just for Italy but for whole Europe», un modello non solo per l'Italia ma per tutta l'Europa. Onorevole Sottosegretario, concludo chiedendole la massima attenzione allo sviluppo demografico della nostra popolazione, rafforzando un nuovo sistema di politica sociale in cui il singolo ma anche l'ente pubblico siano invitati a dare il loro contributo durante la vita lavorativa ed investirlo in fondi speciali quali fondi pensione ma anche fondi per la cura in caso di non autosufficienza, che garantiscano la finanziabilità del sistema anche in futuro. Dobbiamo passare dal sistema di

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ripartizione, in cui i giovani pagano per gli anziani, ad un sistema finanziato tramite fondi, un founded system, come lo chiamano gli americani. Nel 1990 solo il 20 per cento della popolazione aveva un'età sopra i sessant'anni: sarà il 30 per cento nel 2020, cioè trent'anni dopo. Gran parte della popolazione avrà un'età avanzata e vivrà sempre più a lungo, mentre decrescono le nascite e, di conseguenza, il numero dei lavoratori. Una politica responsabile non potrà caricare su queste spalle tutto il peso previdenziale e sociale che deriva dall'invecchiamento della popolazione. Una politica lungimirante mirerà pertanto ad una svolta a favore di una nuova previdenza, che rimarrà l'unica via per garantire anche ai nostri giovani e alle generazioni future la sicurezza sociale. (Applausi dal Gruppo Aut. Congratulazioni). Costituzione in giudizio del Senato della Repubblica per resistere in due conflitti di attribuzione sollevati dal Tribunale di Roma PETERLINI (Aut). Signor Presidente, intervengo per ribadire quanto già espresso in sede di Giunta delle elezioni da parte del Gruppo per le Autonomie che ho l'onore di rappresentare. Una prima considerazione in senso generale. In conseguenza dei fatti deplorevoli di Tangentopoli, l'istituto dell'articolo 68 della Costituzione è stato purtroppo ridotto all'osso. In base a fatti che noi deploriamo è stato leso un principio fondamentale della democrazia, che ha ridotto al minimo la separazione tra i poteri dello Stato: "I membri del Parlamento" - recita il primo comma dell'articolo 68 della Costituzione - "non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni". Auspichiamo che il periodo di Tangentopoli sia concluso e si possa tornare con serenità a valutare seriamente e forse anche a rafforzare un istituto che era ed è alla base della separazione dei poteri e, con ciò, anche alla base della stessa democrazia. Una seconda osservazione sul merito. Si tratta, in questo caso, esattamente di quanto recita il primo comma dell'articolo 68 della Costituzione a proposito di opinioni espresse, in particolare su articoli di stampa, da parte del senatore Pera. Pertanto, mi sembra inaccettabile che un tribunale o anche la Corte costituzionale si permetta di distinguere tra le opinioni espresse da un parlamentare in questa sede stessa tramite interrogazioni, valutazioni politiche o comunque tramite sue azioni parlamentari, e quanto lui dica al pubblico in assemblee, sui giornali, in articoli di opinione, perché questa seconda attività è connessa alla funzione parlamentare. Naturalmente ognuno di noi di quanto dirà qui in Senato avrà la libertà o anche il dovere di informare la propria popolazione, i propri elettori e chi ne abbia interesse. Pertanto, mi sembra una distinzione molto discutibile, quella che la Corte costituzionale ha fatto. La terza osservazione riguarda anch'essa il merito. Il senatore Pera, le opinioni che ha scritto e detto sul giornale, per le quali è stato avviato un procedimento penale, le ha sostenute sia come presidente del gruppo giustizia del suo partito, sia in una serie di azioni della sua attività parlamentare. Pertanto, mi sembra doveroso, per rispettare la separazione dei poteri, nonché l'onore di questa Assemblea, costituirsi in giudizio e con ciò, praticamente, difendere la nostra causa. (Applausi del senatore Salzano). Elezione contestata nella regione Toscana (Giorgio Malentacchi) PETERLINI (Aut). Signor Presidente, vorrei chiedere ai colleghi di esaminare il caso un po’ fuori dai normali atteggiamenti di partito, perché quanto la Giunta ha esaminato non riguarda una decisione maggioranza contro opposizione (diciamo così); la Giunta ha cercato di trovare una soluzione dal punto di vista giuridico e in questo caso fa praticamente da tribunale per il Senato.

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Però vorrei evidenziare quanto sia difficile la situazione perché è stato dichiarato eletto, come quinto nella lista proporzionale, il senatore Malentacchi e, su ricorso della controparte, si sono andati ad esaminare collegi dallo stesso ricorrente indicati. Da ciò è risultato un piccolo scarto, mi pare di una trentina di voti, a favore del ricorrente. Però, si devono fare due notazioni. Prima di tutto, si sono esaminate naturalmente le sezioni indicate dal ricorrente, che hanno confermato la sua tesi, ma ci si è limitati a questo e non vi è la certezza che esaminandone altre non si sarebbe verificato il contrario. La Giunta delle elezioni aveva praticamente due alternative: esaminare tutte le sezioni oppure un campione. Lo scarto è stato praticamente di una manciata di voti e la Giunta ha stabilito di non controllare tutte le sezioni, perché - come è spiegato nella relazione - nel caso della Toscana si ciò avrebbe dovuto riguardare l’intera Regione; ci si è limitati quindi ad un campione del dieci per cento. Questa discussione mi ha provocato un certo malessere, perché far andare a casa un collega di questo Senato sulla base di un campione del dieci per cento, per quanto corretta (devo darne atto sia al relatore Antonio Battaglia che al presidente Crema) sia stata la verifica di questa percentuale, mi sembra ingiusto. Rimane il fatto che un senatore viene praticamente dichiarato decaduto o non eletto in base alla verifica di un campione e non del totale dei voti, che forse (non sono in grado di dirlo) avrebbe portato allo stesso risultato ma che avrebbe anche potuto portare ad un risultato diverso. Sia l’avvocato del collega Malentacchi che il senatore Malentacchi stesso hanno accettato con grande nobiltà la situazione, senza protestare più di tanto. Proprio per questo chiederei al collega Nania ed ai colleghi della maggioranza di tener conto almeno di questo rispetto, per così dire, delle prerogative personali del senatore Malentacchi, il quale comunque non insiste (cosa che, come ho ricordato poc’anzi, si potrebbe fare) nel richiedere la verifica di tutti i voti e non solo del dieci per cento di essi. Egli non fa questo, praticamente rinuncia, chiedendo però di salvare almeno quanto è possibile salvare, accogliendo le dimissioni e dichiarandolo dimissionario e non ineleggibile, con le conseguenze che sappiamo. Il senatore Nania rileva che questo comporterebbe il fatto che il successore del senatore Malentacchi sarebbe un altro candidato della lista di Rifondazione comunista. Proporrei quindi di fare lo sforzo di attendere una settimana, come ha chiesto il senatore Fassone, soprassedendo alla decisione, sfruttando il tempo per studiare una modalità (forse i tecnici e i giuristi del Senato la potranno trovare) per combinare un’esigenza con l’altra. Praticamente, si tratterebbe di accettare le dimissioni e al contempo - per venire incontro alla richiesta della maggioranza - nonostante tutti i dubbi che ho espresso sulla procedura del riesame delle schede, di salvare il risultato della Giunta delle elezioni, in modo da non far scattare il subentro del primo non eletto di Rifondazione comunista. Chiederei su questo un voto collegiale. Se in una settimana riusciremo a trovare una soluzione accettabile sul piano giuridico ben venga, diversamente si dovrà votare, rimettendosi alla decisione del Senato. Inserimento nel calendario dei lavori della discussione sulle dimissioni presentate dal Senatore Magri PETERLINI (Aut). Signor Presidente, innanzi tutto mi complimento con il senatore Magri per l'alto incarico ricevuto e, a titolo personale e a nome del Gruppo, gli rivolgo i migliori auguri. Il collega Magri sarà sicuramente un ottimo Sottosegretario per le finanze. Sono contento che ciò risolva il problema, sempre drammatico, della decadenza di un collega, che fa andare perduto il lavoro parlamentare. Devo però evidenziare chiaramente l'ingiustizia che si sta perpetrando in questo momento. Al collega Malentacchi, che era nella stessa situazione, avendo presentato le dimissioni quando era già all'ordine del giorno la relazione della Giunta delle elezioni, è stata negata l'inversione dell'ordine 119


del giorno per discutere delle dimissioni in luogo della decadenza. Ricordo quella drammatica votazione in quest’Aula, addirittura con lo scarto di una manciata di voti: praticamente, si confermò l’ordine del giorno. Nel caso del collega Magri, ci troviamo di fronte alla stessa, identica fattispecie. Anche in questo caso è stata predisposta la relazione, addirittura antecedente a quella del senatore Malentacchi; la relazione della Giunta delle elezioni è all’ordine del giorno e attende di essere trattata da mesi; adesso sono state presentate le dimissioni da parte del senatore Magri. Anch'io ero a favore dell’anticipazione della discussione delle dimissioni del senatore Malentacchi e sarei a favore di anticipare anche questa discussione, ma rimane il fatto che sarebbe una pura ingiustizia se si adottassero misure diverse di fronte alla stessa situazione. Questo mi sembra troppo evidente. Chiedo pertanto al vice presidente Salvi, che ora presiede, di investire la Presidenza dell’argomento, perché il Senato non può permettersi, a colpi di maggioranza, di decidere in modo diverso su situazioni uguali. Altrimenti, si sconfessa il minimo senso di giustizia, che deve regnare a prescindere dalle maggioranze e dalle opposizioni. Diversamente, il popolo italiano, che forse ci sta ascoltando, trarrebbe la conclusione che se uno appartiene alla maggioranza, viene salvato e promosso a Sottosegretario di Stato (glielo auguriamo e ci sta bene), e con lui viene salvato anche il periodo di attività finora svolto, mentre se appartiene all’opposizione (non faccio parte di Rifondazione comunista, con cui non ho neanche niente in comune), gli viene negato il diritto di vedere riconosciuti i due anni di lavoro svolto, con tutte le conseguenze previdenziali, nonostante sia nella stessa situazione. Chiedo formalmente che, prima di decidere, la Presidenza e i Capigruppo esaminino la questione, perché in Senato potrebbe verificarsi un’ingiustizia palese. Secondo punto. Mi sono permesso di scrivere una lettera al Presidente del Senato per esaminare la situazione previdenziale del senatore Malentacchi. Quanto è successo ha portato alla strana situazione per cui praticamente si disconoscono due anni di lavoro sul versante previdenziale. In subordine, chiedo che quella situazione venga regolamentata. (Applausi dai Gruppi DS-U, Verdi-U, Mar-DL-U, Misto-RC, Misto-Udeur-PE e dei senatori Vanzo e De Paoli). Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2002 e progetto di bilancio interno per l'anno finanziario 2004 PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli signori questori, onorevoli colleghi, l'ordine del giorno G1, di cui sono primo firmatario, è stato sottoscritto da numerosissimi colleghi della maggioranza e dell'opposizione. Esprime quindi una volontà comune a tutti i settori derivante da una reale necessità. La Presidenza e i Questori del Senato hanno avvertito questa nostra esigenza. Per affrontarla hanno realizzato una serie di iniziative lodevoli, che hanno contribuito notevolmente a diffondere l'attività che si svolge nella nostra Assemblea. Ringraziamo anche per le nuove iniziative annunciate oggi dai senatori Questori. Queste iniziative hanno ottenuto un grande successo, poiché soddisfano le esigenze conoscitive di ampi settori del mondo produttivo, direttamente interessato a sapere quali provvedimenti vengono approntati e quali sono gli orientamenti di ciascun Gruppo parlamentare riguardo ad essi. Il sito del Senato, che riporta gli atti delle Commissioni e dell'Assemblea, è visitato da un pubblico particolarmente specializzato e questo fatto consente di stimolare l'attenzione nei confronti del nostro lavoro. A questo tipo di attenzione, indubbiamente importante, purtroppo non fa seguito quello dei media a diffusione nazionale. Essi, infatti, dedicano i loro spazi ad altri tipi di cronache e di commenti, contrariamente a quanto avveniva nel passato. La grande stampa segue poco l'attività delle 120


Commissioni, che sono le fucine di tutti i provvedimenti legislativi, e gli interventi e le attività dei singoli parlamentari. L'assenza di questa attenzione per il lavoro delle Commissioni e per il lavoro parlamentare di fatto oscura gli aspetti più impegnativi della nostra attività nel Parlamento. Conseguentemente, alla stragrande maggioranza dei cittadini viene a mancare la nozione del vero lavoro del Parlamento e degli apporti di proposte provenienti dai loro rappresentanti. Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2003 e progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2005 PETERLINI (Aut). Signor Presidente, intendo, innanzitutto, esprimere apprezzamento per i servizi forniti dal Senato e dalla Presidenza, che non sono solo soddisfacenti, ma ottimali. Porto l'esempio di un nostro assistente parlamentare che, con tanta malinconia è da poco andato in pensione, il signor Natalucci, che tutti conosciamo, il quale era veramente di esempio e di scuola per gli assistenti parlamentari e penso meriti il riconoscimento che esprimo qui, anche a nome degli altri colleghi. Il mio giudizio positivo non si limita, però, agli assistenti parlamentari, ma si estende ai servizi forniti a tutti i livelli, che sono veramente ottimali. In particolare, il supporto dell'Ufficio studi è puntuale e preciso; gli uffici funzionano e le strutture sono adeguate. Ho sentito dai colleghi lamentele sulla ristrutturazione di uno dei palazzi: anch'io avrei il desiderio, per esempio, che Palazzo Cenci fosse ristrutturato o almeno tinteggiato, un po' adeguato ai tempi, ma in generale il giudizio è molto positivo. Esprimo, pertanto, il mio ringraziamento al Presidente, alla Presidenza tutta, ai signori Questori, ai collaboratori e assistenti dei vari uffici e di tutti i livelli. Per quanto soddisfacente sia il servizio amministrativo, tanto rimane nell'ombra l'attività parlamentare dei singoli membri del Senato. Questa non è una colpa della Presidenza, ma uno sviluppo del parlamentarismo e della democrazia intera. Abbiamo vissuto negli ultimi cinquant'anni uno spostamento dell'interesse dal Parlamento verso il Governo, dai singoli parlamentari ai pochi cinque o sei - Presidenti di Gruppi e i mass media si limitano sempre più a riferire quanto dice il Governo, quanto dicono uno, due o tre speakers della maggioranza e uno, due o tre speakers dell'opposizione. Non si tratta di un problema di visibilità - lo sottolineo - perché tutti noi abbiamo il nostro collegio dove è possibile attivarsi e avere la necessaria attenzione, bensì della valorizzazione di uno dei tre poteri della democrazia, quello legislativo in rapporto al potere giudiziario e al potere esecutivo. Ebbene, ho l'impressione che il valore del Parlamento stesso vada sempre più a degradarsi. La Presidenza ha avvertito questa esigenza e ha realizzato una serie di iniziative lodevoli, che hanno contribuito notevolmente a diffondere l'attività che si svolge nella nostra Assemblea. Tali iniziative hanno ottenuto un grande successo, poiché soddisfano le esigenze conoscitive di altri settori del mondo produttivo direttamente interessato a sapere quali provvedimenti vengono approntati e quali sono gli orientamenti di ciascun Gruppo parlamentare riguardo ad essi. Cito, per esempio, il sito Internet del Senato, che riporta gli atti delle Commissioni e dell'Assemblea: è visitato da un pubblico particolarmente specializzato e ciò consente di stimolare l'attenzione nei confronti del nostro lavoro. A questo tipo di attenzione, indubbiamente importante, purtroppo non fa seguito quella dei media a diffusione nazionale: essi, infatti, dedicano i loro spazi ad altri tipi di cronache e commenti, contrariamente a quanto avveniva in passato. La grande stampa segue poco l'attività delle Commissioni, che invece dovrebbe essere la fucina di tutti i provvedimenti legislativi, così come segue poco gli interventi e le attività dei singoli parlamentari. L'assenza di attenzione al lavoro delle Commissioni e, di fatto, parlamentare oscura gli aspetti più impegnativi dell'attività nostra e del Parlamento. Conseguentemente, alla stragrande

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maggioranza dei cittadini viene a mancare la nozione del vero lavoro del Parlamento e degli apporti delle proposte provenienti dai loro rappresentanti. Questo fatto è stato rimarcato dalla maggior parte dei nostri colleghi, i quali non ne fanno, come abbiamo sottolineato, una questione tanto di carenza di visibilità, quanto piuttosto di sottovalutazione del loro personale impegno. Ed è stato per questo motivo, signor Presidente, signori senatori Questori, che un anno fa, nella stessa sede di discussione del bilancio interno del Senato, avevo presentato un ordine del giorno firmato trasversalmente da oltre un centinaio di colleghi (appartenenti a tutti i Gruppi), in cui si faceva presente questo deficit non tanto e solo di informazione, quanto piuttosto di democrazia, chiedendo che la Presidenza e i senatori Questori si attivassero per realizzare o supportare un servizio che mettesse maggiormente in luce l'attività delle Commissioni, l'attività ispettiva e le proposte dei singoli parlamentari. L'ordine del giorno fu approvato con qualche ritocco, riferito al non indicare una specifica agenzia che svolga questo lavoro (senza supporto e naturalmente con mezzi finanziari molto ristretti, come l'Agenparl). Questa modifica è stata ampliata con l'invito ad individuare le modalità e a supportare agenzie che svolgano questo lavoro e l'ordine del giorno è stato approvato, con il consenso dei senatori Questori, dall'Assemblea praticamente all'unanimità. Ecco il motivo per cui intervengo sul tema. Vorrei ora chiedere cosa è successo su questo versante, quanto si è potuto fare o, almeno, quanto si intende fare nei prossimi mesi per supportare il lavoro che già viene svolto dalla Agenparl, ma che potrebbe essere supportato e migliorato con l'obiettivo di dare più democrazia a questo Paese e di valorizzare maggiormente il Senato medesimo. Organizzazione della discussione sulla questione di fiducia PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi permetta in questa sede di chiarire la posizione della Südtiroler Volkspartei sulla petizione firmata da 114 sindaci e vice sindaci e dagli Schützen sudtirolesi che chiedevano un ancoraggio nella Costituzione austriaca della funzione di tutela svolta da Vienna nei confronti dei sudtirolesi e un richiamo al diritto all'autodeterminazione. La petizione ha suscitato un grosso clamore nei media. Mi sembra pertanto opportuno chiarire la posizione ufficiale della Südtiroler Volkspartei per dissipare ogni malinteso sulle recenti polemiche e sul principio di autodeterminazione. II principio di autodeterminazione non è niente di nuovo. È un diritto sancito nella Carta delle Nazioni Unite, negli Atti di Helsinki e riconosciuto da tutti gli Stati, tra cui anche l'Italia, e come tale resta un principio irrinunciabile. La nostra scelta è e rimane, tuttavia, quella dell'autonomia che vorremmo sviluppare ed ampliare a favore di tutti i gruppi linguistici dell'Alto Adige-Südtirol. La richiesta di autodeterminazione non è presente nella nostra agenda politica. La politica seguita dalla SVP fin dai tempi di Ammon, Ebner e Magnago si basa sull'Accordo di Parigi, stipulato tra l'Italia e l'Austria, e i suoi princìpi i quali si ritrovano nello Statuto di autonomia e nella Costituzione italiana. Questa posizione, che rispecchia la politica dell'SVP dal 1946 fino ad oggi, è stata con chiarezza riconfermata dal direttivo del partito all'unanimità durante la sua ultima riunione lo scorso lunedì. Tutto il resto sono strumentalizzazioni politiche e mediatiche normali in periodi preelettorali che tuttavia non devono e non possono mettere in dubbio una chiara linea politica e la volontà di convivenza e rispetto che ci ha sempre contraddistinto. Ci appelliamo al Governo affinché contribuisca a questo obbiettivo riconfermando la collaborazione europea e le buone relazioni tra l'Italia e l'Austria, affinché contribuisca alla distensione del dibattito a favore della buona convivenza tra i gruppi linguistici in Alto AdigeSüdtirol e non si faccia influenzare da richieste di repressione. La SVP, insieme alle forze autonomistiche del gruppo linguistico italiano, ha sempre scelto la strada dell'autonomia e della convivenza per garantire a tutti, indistintamente dal gruppo di appartenenza, migliori possibilità di sviluppo economico, sociale e culturale. La nostra politica 122


vuole continuare a promuovere l'incontro, il dialogo ed il reciproco rispetto soprattutto tra i giovani per creare una vera e propria cultura europea e un modello esemplare di convivenza in Alto AdigeSĂźdtirol. La ringrazio, Signor Presidente, per l'opportunitĂ concessami.

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ATTIVITA' PARLAMENTARE NELLA XV LEGISLATURA

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SCHEDA RIASSUNTIVA INCARICHI E UFFICI RICOPERTI Gruppo Misto: Membro dal 28 aprile 2006 al 2 maggio 2006 (Aut) Vicepresidente dal 3 maggio 2006 al 17 maggio 2006 (Aut) Gruppo Per le Autonomie: Membro dal 18 maggio 2006 al 18 maggio 2006 Presidente dal 19 maggio 2006 1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali) : Membro dal 7 giugno 2006 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale) : Membro dal 6 giugno 2006 Comitato per le questioni degli italiani all'estero : Membro dal 15 giugno 2007 al 25 luglio 2007 INIZIATIVA LEGISLATIVA Ha presentato come primo firmatario i disegni di legge 

S. 136 Modifica dell' articolo 9 della Costituzione, in materia di tutela costituzionale della flora, della fauna e dell' ambiente, nonche' della dignita' degli animali.

S. 137 Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica d'Austria per la realizzazione di un tunnel ferroviario di base sull'asse del Brennero, fatto a Vienna il 30 aprile 2004.

S. 138 Norme in materia di risparmio e di depositi bancari e finanziari non rivendicati giacenti presso le banche e le imprese di investimento.

S. 648 Disposizioni concernenti la procedura per la modifica degli Statuti delle Regioni a statuto speciale.

S. 650 Ratifica ed esecuzione del Protocollo di attuazione della Convenzione per la protezione delle Alpi del 1991 nell' ambito dei trasporti, fatto a Lucerna il 31 ottobre 2000.

S. 651 Ratifica ed esecuzione dei Protocolli di attuazione della Convenzione per la protezione delle Alpi, con annessi, fatta a Salisburgo, il 7 novembre 1991.

S. 940 Riconoscimento agli effetti civili di festività religiose.

S. 1029 Ratifica ed esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992.

S. 1030 Modifiche alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, concernente l' elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all' Italia.

S. 1031 Disciplina del lavoro occasionale in agricoltura. 125


S. 1032 Modifica all'articolo 13 dello Statuto speciale della Regione Friuli Venezia Giulia, di cui alla legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, in materia di elezione del Consiglio regionale.

S. 1033 Modifica dell'articolo 52 della legge 10 febbraio 1953, n. 62, in materia di composizione della Commissione parlamentare per le questioni regionali.

S. 1034 Ratifica ed esecuzione della Convenzione n. 169 su popoli indigeni e tribali, adottata a Ginevra il 27 giugno 1989 dalla Conferenza generale dell' Organizzazione internazionale del lavoro ( OIL ).

S. 1035 Modifiche al testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, in materia di riunioni pubbliche.

S. 1036 Riduzione dell' aliquota IVA sui prodotti di prima necessita' per l' infanzia.

S. 1040 Disposizioni concernenti l' erogazione anticipata dell'assegno di mantenimento a tutela del minore.

S. 1409 Ripristino della festivita' di San Giuseppe il 19 marzo.

S. 1571 Modifiche al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, in materia di disciplina delle forme pensionistiche complementari.

S. 1572 Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, in materia di elezione della Camera dei deputati, e al testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, in materia di elezione del Senato della Repubblica, per l' introduzione del voto di preferenza e l' abolizione delle candidature plurime.

S. 1573 Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, in materia di elezione della Camera dei deputati per la regione Trentino - Alto Adige.

S. 1591 Riconoscimento della lingua italiana dei segni.

S. 1592 Disposizioni in materia di iscrizione anagrafica, per trasferimento di residenza, dei soggiornanti in istituti di ricovero o di cura nelle province autonome di Trento e Bolzano.

S. 1593 Disposizioni in materia di iscrizione anagrafica, per trasferimento di residenza, dei soggiornanti in istituti di ricovero o di cura.

S. 1604 Nuove norme per l' elezione della Camera dei deputati.

S. 1653 Disposizioni in materia di contributi alle imprese editrici di giornali e di radiodiffusione sonora e televisiva. (Approvato come emendamento alla legge Finanziaria 2008)

S. 1767 Modifiche alla legge 27 dicembre 2001, n. 459, in materia di esercizio del diritto di voto da parte dei cittadini italiani residenti all' estero.

S. 1882 Regolamentazione del trattamento di fine servizio e del trattamento di fine rapporto nella regione Trentino Alto - Adige / Sudtirol e nella regione Valle d' Aosta / Vallèe d' Aoste in relazione al personale operante nel settore pubblico.

S. 1904 Disposizioni per la tutela ed il sostegno delle madri lavoratrici. 126


S. 1905 Modifiche agli articoli 55 e 57 della Costituzione e abrogazione dell' articolo 58 della Costituzione in materia di composizione del Senato della Repubblica e di elettorato attivo e passivo.

S. 1959 Disposizioni in materia di residenza anagrafica dei figli affidati ad entrambi i genitori separati o divorziati.

Ha presentato come cofirmatario i disegni di legge S. 124 (Norme contro interventi estetici su animali d'affezione), S. 166 (Riconoscimento festa S. Giuseppe), S. 174 (Riconoscimento valori cristiani in Costituzione), S. 244 (Mine antipersona), S. 246 (Accesso ai documenti di Stato), S. 247 (Promozione e tutela dei diritti umani), S. 248 (Confisca dei beni per delitti contro la pubblica amministrazione), S. 463 (Agevolazione IVA sui combustibili biogeni), S. 465 (Riabilitazione attraverso l' utilizzo del cavallo), S. 478 (Medicine e terapie non convenzionali), S. 519 (Inchiesta sullo sport del calcio in Italia), S. 546 (Inchiesta sulla condizione degli anziani in Italia), S. 600 (Rappresentanza femminile in Parlamento), S. 627 (Donazione del cordone ombelicale), S. 668 (Ratifica cooperazione transfrontaliera), S. 672 (Divieto di maltrattamento degli animali), S. 673 (Divieto di propaganda elettorale per persone sottoposte a misure di prevenzione), S. 702 (Redazione del " Codice di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei conti "), S. 775 (Successione dei comuni), S. 799 (Tutela degli animali), S. 849 (Promozione della cultura e dei valori costituzionali nella scuola italiana), S. 879 (Valorizzazione e recupero dell'Appia antica), S. 954 (Reato di tortura), S. 1077 (Inquinamento elettromagnetico), S. 1079 (Persone scomparse), S. 1135 (Costruzione di processi di Pace), S. 1154 (Congedo parentale), S. 1155 (Abolizione della pena di morte), S. 1167 (Ratifica dei trattati, minoranze etniche), S. 1210 (Promozione del software), S. 1212 (Ratifica dei trattati, divieto armi), S. 1248 (Lavoratori dipendenti), S. 1300 (Parco Nazionale dello Stelvio), S. 1333 (Quoziente familiare), S. 1344 (Affidamento condiviso), S. 1370 (Divieto sequestro opere d'arte), S. 1402 (Ratifiche dei trattati, corruzione e concussione), S. 1424 (Trasporto dei minori sui motoveicoli), S. 1461 (Reati informatici e diritto d'autore), S. 1536 (Delitti contro l' ambiente), S. 1545 (Risarcimento danni, incidenti stradali), S. 1563 (Tutela dei diritti umani), S. 1577 (Semplificazione dell'attività dell' INPS), S. 1599 (Cooperazione e solidarietà internazionale), S. 1607 (Legislazione sulla montagna), S. 1614 (Collaboratori parlamentari), S. 1667 (Commercio equo e solidale), S. 1701 (Prevenzione degli incidenti stradali), S. 1702 (Pensione ai superstiti), S. 1703 (Lotta al traffico internazionale illecito di armi), S. 1704 (Servizi di sicurezza), S. 1706 (Sicurezza per il segreto di Stato), S. 1733 (Pubblicita' ingannevole), S. 1743 (Indennita' di genitore), S. 1758 (Lavori socialmente utili), S. 1775 (Consorzi agrari), S. 1879 (Tutela delle scelte alimentari), S. 1881 (Onorari e tariffe professionali), S. 1887 (Valorizzazione della qualità architettonica), S. 1888 (Abrogazione norme rientro Casa Savoia). INTERVENTI SU DISEGNI DI LEGGE In Assemblea 

S. 20 "Disposizioni in materia di pari opportunita' tra donne e uomini nell' accesso alle cariche elettive, in attuazione dell' articolo 51 della Costituzione". durante l'esame preliminare: 7 giugno 2007 (ant) 

S. 29 "Norme in materia di sicurezza stradale per impedire la manomissione delle centraline elettriche degli autoveicoli". in discussione congiunta con: S.1677, S.378, S.530, S.671, S.706, S.708, S.914, S.1138, S.1290, S.1388, S.1424, S.1425, S.1462, S.1611, S.1603, S.1664, in discussione generale: 18 settembre 2007 (pom), in discussione articoli: 19 settembre 2007 (ant), 19 settembre 2007 (pom), per dichiarazione di voto: 19 settembre 2007 (pom) 

S. 635 "Sospensione dell' efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario". 127


per dichiarazione di voto: 4 ottobre 2006 (pom) 

S. 741 "Conversione in legge del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, recante disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonche' interventi in materia di entrate e di contrasto all' evasione fiscale". in discussione articoli: 25 luglio 2006 (ant), per dichiarazione di voto: 25 luglio 2006 (ant) 

S. 762 "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della criminalita' organizzata mafiosa o similare". in discussione congiunta con: S.30, S.309, per dichiarazione di voto: 19 luglio 2006 (ant) 

S. 845 "Disposizioni per la partecipazione italiana alle missioni internazionali".

per dichiarazione di voto: 28 luglio 2006 (ant) 

S. 881 "Concessione di indulto".

per dichiarazione di voto: 29 luglio 2006 (ant) 

S. 923 "Disposizioni per la modifica degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore".

in discussione congiunta con: S.938, S.960, per dichiarazione di voto: 15 novembre 2006 (pom) 

S. 1048 "Conversione in legge del decreto-legge 29 settembre 2006, n. 261, recante interventi urgenti per la riduzione del disagio abitativo in favore di particolari categorie sociali".

su questioni procedurali: 25 ottobre 2006 (ant) 

S.1059 "Rendiconto generale dell' Amministrazione dello Stato per l' esercizio finanziario 2005". per dichiarazione di voto: 24 ottobre 2006 (pom) 

S. 1060 "Disposizioni per l' assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle Amministrazioni autonome per l' anno finanziario 2006". per dichiarazione di voto: 24 ottobre 2006 (pom) 

S. 1084-B "Modifica all' articolo 27 della Costituzione, concernente l' abolizione della pena di morte". per dichiarazione di voto: 25 settembre 2007 (pom) 

S. 1132 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, recante disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria". per dichiarazione di voto: 23 novembre 2006 (ant) 

S. 1183 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2007 )". in discussione articoli: 15 dicembre 2006 (pom), per dichiarazione di voto: 15 dicembre 2006 (pom) 

S. 1184 "Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2007 e bilancio pluriennale per il triennio 2007 - 2009". in discussione articoli: 13 dicembre 2006 (ant)

128


S. 1293 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 dicembre 2006, n. 300, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative". in discussione articoli: 14 febbraio 2007 (pom) 

S. 1314 "Conversione in legge del decreto-legge 8 febbraio 2007, n. 8, recante misure urgenti per la prevenzione e la repressione di fenomeni di violenza connessi a competizioni calcistiche".

per dichiarazione di voto: 7 marzo 2007 (ant) 

S. 1381 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 4, recante proroga della partecipazione italiana a missioni umanitarie e internazionali".

per dichiarazione di voto: 27 marzo 2007 (pom) 

S. 1427 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, recante misure urgenti per la tutela dei consumatori, la promozione della concorrenza, lo sviluppo di attivita' economiche e la nascita di nuove imprese". in discussione articoli: 30 marzo 2007 (ant), per dichiarazione di voto: 30 marzo 2007 (ant)  S. 1447 "Riforma dell' ordinamento giudiziario". per dichiarazione di voto: 13 luglio 2007 (pom)  S. 1486 "Testo Unico in materia di salute e sicurezza dei lavoratori sui luoghi di lavoro". in discussione articoli: 27 giugno 2007 (ant), per dichiarazione di voto: 27 giugno 2007 (pom) 

S. 1739 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 luglio 2007, n. 81, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria". in discussione articoli: 2 agosto 2007 (ant) 

S. 1817 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2008) ". in discussione articoli: 9 novembre 2007 (ant), 9 novembre 2007 (pom), 12 novembre 2007 (pom), 13 novembre 2007 (pom), per dichiarazione di voto: 15 novembre 2007 (pom) 

S. 1817-B "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2008 )". in discussione articoli: 20 dicembre 2007 (pom), per dichiarazione di voto: 21 dicembre 2007 (ant) 

S. 1819 "Conversione in legge del decreto legge 1° ottobre 2007, n. 159, recante interventi urgenti in materia economico - finanziaria, per lo sviluppo e l' equita' sociale". in discussione articoli: 24 ottobre 2007 (pom), 25 ottobre 2007 (ant) 

S. 1819-B "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, recante interventi urgenti in materia economico - finanziaria, per lo sviluppo e l' equita' sociale".

per dichiarazione di voto: 28 novembre 2007 (pom) 

S. 1903 "Norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e competitivita' per favorire l' equita' e la crescita sostenibili, nonche' ulteriori norme in materia di lavoro e previdenza sociale".

in discussione articoli: 21 dicembre 2007 (ant), per dichiarazione di voto: 21 dicembre 2007 (ant) 129


Nella 1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali) 

S. 20 "Disposizioni in materia di pari opportunita' tra donne e uomini nell' accesso alle cariche elettive, in attuazione dell' articolo 51 della Costituzione". in discussione congiunta con: S.129, S.600, S.904, S.1118, S.1391, S.1392, S.1442, S.1450, S.1474, S.1455, S.1572, S.1573, S.1583, S.1553, S.1604, S.1643, S.1673, S.1675, S.1699, S.1712, S.1710, S.1722, S.1746, Petizione n. 69, Petizione n. 189, Petizione n. 385, Petizione n. 387, Petizione n. 439, in sede referente: 25 ottobre 2007 (pom), 13 dicembre 2007 (pom), in discussione congiunta con: S.129, S.600, S.904, S.1118, S.1391, S.1392, S.1442, S.1450, S.1474, S.1455, S.1572, S.1573, S.1583, Petizione n. 69, Petizione n. 189, Petizione n. 385, Petizione n. 387, Petizione n. 439, sui lavori della Commissione: 19 giugno 2007 (pom) 

S. 226 "Eleggibilita' al terzo mandato per i sindaci e i presidenti di provincia. Modifiche al testo unico delle leggi sull' ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di competenze dei consigli comunali e provinciali e di ampliamento".

in discussione congiunta con: S.1022, S.1053, S.1100, in sede referente: 31 gennaio 2007 (pom) 

S. 1293 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 dicembre 2006, n. 300, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative".

in sede referente: 7 febbraio 2007 (pom), 14 febbraio 2007 (ant) in discussione articoli: 14 febbraio 2007 (pom) 

S. 1335-B "Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto". in sede Deliberante: 1 agosto 2007 (ant)(per dichiarazione di voto) Nelle Commissioni riunite 1ª (Affari Costituzionali) e 4ª (Difesa) 

S. 142 "Disposizioni particolari relative al personale delle Forze di polizia e delle Forze armate e delega al Governo per il riordino dei ruoli del medesimo personale". in discussione congiunta con: S.430, Petizione n. 100, in sede referente: 16 novembre 2006 (ant) 

S. 379 "Conversione in legge del decreto-legge 18 maggio 2006, n. 181, recante disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri".

S. 226 "Eleggibilita' al terzo mandato per i sindaci e i presidenti di provincia. Modifiche al testo unico delle leggi sull' ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di competenze dei consigli comunali e provinciali e di ampliamento".

Nella 8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni) 

S. 29 "Norme in materia di sicurezza stradale per impedire la manomissione delle centraline elettriche degli autoveicoli".

in discussione congiunta con: S.1677, S.378, S.530, S.671, S.706, S.708, S.914, S.1138, S.1290, S.1388, S.1424, S.1425, S.1462, S.1611, S.1603, S.1664, Petizione n. 117, Petizione n. 143, 130


Petizione n. 261, Petizione n. 482, Petizione n. 510, Petizione n. 515, Petizione n. 544, in sede referente: 11 settembre 2007 (pom)In Assemblea in discussione congiunta con: S.1677, S.378, S.530, S.671, S.706, S.708, S.914, S.1138, S.1290, S.1388, S.1424, S.1425, S.1462, S.1611, S.1603, S.1664, in discussione generale: 18 settembre 2007 (pom), in discussione articoli: 19 settembre 2007 (ant), 19 settembre 2007 (pom), per dichiarazione di voto: 19 settembre 2007 (pom)

Nella 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale) 

S. 29 "Norme in materia di sicurezza stradale per impedire la manomissione delle centraline elettriche degli autoveicoli". in discussione congiunta con: S.1677, S.378, S.530, S.671, S.706, S.708, S.914, S.1138, S.1290, S.1388, S.1424, S.1425, S.1462, S.1611, S.1603, S.1664, in discussione generale: 18 settembre 2007 (pom), in discussione articoli: 19 settembre 2007 (ant), 19 settembre 2007 (pom), per dichiarazione di voto: 19 settembre 2007 (pom), in sede consultiva: 14 giugno 2006 (pom) 

S. 1248 "Disposizioni in materia di modalita' per la risoluzione del contratto di lavoro per dimissioni volontarie del prestatore d' opera". in discussione congiunta con: S.1695, in sede referente: 1 agosto 2007 (pom) 

S. 1486 "Testo Unico in materia di salute e sicurezza dei lavoratori sui luoghi di lavoro".

in discussione congiunta con: S.1507, in sede referente: 29 maggio 2007 (ant), 31 maggio 2007 (ant)  S. 1614 "Regolamentazione del rapporto di lavoro dei collaboratori parlamentari". in discussione congiunta con: S.1626, in sede Deliberante: 17 luglio 2007 (pom)

Nella 5ª Commissione permanente (Bilancio) 

S. 1183 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2007 )". in discussione congiunta con: S.1184, in sede referente: 29 novembre 2006 (pom), 5 dicembre 2006 (pom), 6 dicembre 2006 (pom), 9 dicembre 2006 (nott), 10 dicembre 2006 (ant) PRESENTAZIONE DI DOCUMENTI

Atti di indirizzo e rapporto di fiducia Ha presentato come primo firmatario 

Risoluzioni:

1. n. 6-00023 discussa in: Governo Prodi-II il 27 febbraio 2007 (seduta pom. n. 115) 

Mozioni:

n. 1-00098 (Politiche per la famiglia e per le fasce sociali deboli) 3. n. 1-00106 (Destinazione del maggior gettito all'abbattimento del carico fiscale) 2.

Ha presentato come cofirmatario 131


Mozioni:

n. 1-00004 (Fiducia al Governo Prodi) 2. n. 1-00007 (Difesa del percorso qualitativo e del lavoro dei produttori vinicoli) 1.

n. 1-00020 (Istituzione di una Commissione speciale per la tutela e la promozione dei diritti umani) 4. n. 1-00021 (Divieto armamenti atomici e controllo radioattività) 3.

n. 1-00034 (Sicurezza della persona del Pontefice e dei luoghi di culto su tutto il territorio nazionale) 6. n. 1-00042 (Immigrazione) 5.

n. 1-00046 (Protezione della popolazione dalle esposizioni ai campi elettrici e magnetici) 8. n. 1-00051 (Tutela dei consumatori in campo agroalimentare) 7.

n. 1-00057 (Rapporti Italia-Libia) 10. n. 1-00078 (Riconoscimento in ambito europeo del diritto alla mobilità dei disabili) 9.

n. 1-00079 (Massacro in Canada delle foche e dei loro cuccioli) 12. n. 1-00085 (Violazioni dei diritti fondamentali delle popolazioni indigene colombiane) 11.

13.

n. 1-00095 (Condizione dei detenuti tibetani nelle carceri cinesi)

14.

n. 1-00109 (Programmi di cooperazione internazionale in materia di salute)

15. n. 1-00113 (Persecuzione dei cristiani nel mondo e restrizioni dell’esercizio della libertà religiosa ) 16. n. 1-00114 (Lotta all’evasione e alla frode fiscale) n. 1-00155 (Esclusione di Taiwan dall’ONU e dalle sue agenzie specializzate) 18. n. 1-00156 (Ricerca sulle cellule staminali) 17.

19.

n. 1-00160 (Eutanasia e testamento biologico)

Atti di Sindacato Ispettivo Ha presentato come primo firmatario 

Interpellanze: 1. 2-00110 pubblicata il 23 gennaio 2007 (Reclutamento nella Polizia di Stato di nuove unità bilingui o appartenenti al gruppo etnico tedesco)

Interrogazioni a risposta orale: 1. 3-00505 pubblicata il 21 marzo 2007 (Obbligo del casco per gli sciatori, eliminazione incroci di piste e pene severe per uso di alcol e droghe) 2.

3-00560 pubblicata il 4 aprile 2007 (Carenza di personale negli uffici pubblici della Provincia di Bolzano)

Interrogazioni a risposta scritta:

4-00283 pubblicata l'11 luglio 2006 (Scuola Allievi agenti di Bolzano) 2. 4-00523 pubblicata il 19 settembre 2006 (Uso obbligatorio del casco per ciclisti di minore età) 1.

3.

4-01477 pubblicata il 7 marzo 2007 (Inquinamento acustico dell'aeroporto di San Giacomo)

4.

4-01568 pubblicata il 20 marzo 2007 (Autostrada del Brennero: migliorare lo split modale, vietare il transito notturno, limitare la velocità)

5.

4-01592 pubblicata il 21 marzo 2007 (Effetti del trasporto aereo sul clima)

4-01673 pubblicata il 30 marzo 2007 (Accesso da Bolzano al vagone letto sul treno internazionale) 7. 4-01732 pubblicata l'11 aprile 2007 (Estradizione in Italia di Michael Seifert) 6.

8. 4-01887 pubblicata l'8 maggio 2007 (Deducibilità dei costi per l’acquisto e l’impiego delle autovetture aziendali) 132


9. 4-01979 pubblicata il 16 maggio 2007 (Tutela della maternità) 10. 4-02378 pubblicata il 13 luglio 2007 (Ferrovia del Brennero: realizzazione del tratto a sud di Bolzano ed oltre Salorno in galleria)

11. 4-02653 pubblicata il 18 settembre 2007 (Alterazioni ambientali e all'inquinamento acustico della Bassa Atesina: realizzazione della tratta d'accesso sud alla galleria di base del Brennero)

Ha presentato come cofirmatario  Interpellanze: 1.2-00049 pubblicata il 2 agosto 2006 (Procreazione medicalmente assistita)  Interrogazioni a risposta scritta: 1. 4-00895 pubblicata il 21 novembre 2006 (Maltrattamento degli animali) 2.4-00897 pubblicata il 21 novembre 2006 (Emanazione decreto per prevenire e contrastare i reati contro gli animali)

3.4-01025 pubblicata il 13 dicembre 2006 (Uccisione di animali nelle scuole italiane) 4.4-02421 pubblicata il 18 luglio 2007 (Riconoscimento della cefalea primaria come malattia sociale e come fattore invalidante)

5.4-02558 pubblicata il 2 agosto 2007 (Processo sul crollo della scuola "Jovine" di San Giuliano in seguito all'evento sismico)

6.4-03013 pubblicata il 9 novembre 2007 (Base militare statunitense presso l’aeroporto Dal Molin a Vicenza)

7.4-03247 pubblicata il 20 dicembre 2007 (Manifestazione violenta a Verona indetta dalla Fiamma Tricolore)

Documenti attinenti il funzionamento del Senato Ha presentato come cofirmatario 

Doc. II n. 10 "Modifica all'articolo 22, comma 1, del Regolamento del Senato" il 21 febbraio 2007

Doc. II n. 12 "Modifiche agli articoli 107 e 108 del Regolamento del Senato concernenti il computo del voto di astensione" il 5 aprile 2007

Doc. II n. 19 "Introduzione dell'articolo 23-bis, che istituisce la Giunta per gli affari delle comunità italiane residenti all'estero, e modificazioni agli articoli 34, 40 e 125-bis del Regolamento del Senato" il 26 novembre 2007 INTERVENTI IN ASSEMBLEA

Fiducia al Governo 

Governo Prodi-II il 19 maggio 2006 (seduta ant. n. 6) (per dichiarazione di voto), il 28 febbraio 2007 (seduta pom. n. 117) (per dichiarazione di voto), il 24 gennaio 2008 (seduta pom. n. 280) (per dichiarazione di voto)

133


Comunicazioni del governo 

Comunicazioni del Governo in relazione all'esame da parte del Consiglio dell'Unione Europea del 7° Programma quadro di attività comunitarie di ricerca e sviluppo tecnologico il 19 luglio 2006 (seduta pom. n. 21) (per dichiarazione di voto)

Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla vicenda Telecom il 5 ottobre 2006 (seduta ant. n. 47)

Relazione del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia il 24 gennaio 2007 (seduta pom. n. 94)

Comunicazioni del Ministro degli affari esteri sulle linee di politica estera il 21 febbraio 2007 (seduta ant. n. 112) (per dichiarazione di voto)

Informativa del Governo sulla situazione in Myanmar il 27 settembre 2007 (seduta ant. n. 223)

Interventi vari 

Discussione e approvazione delle dimissioni presentate dal senatore Luigi Malabarba l'11 ottobre 2006 (seduta ant. n. 50)

Mozioni nn. 23, 25, 26, 28 e 34 sulle vicende connesse al discorso tenuto da Papa Benedetto XVI a Ratisbona il 12 ottobre 2006 (seduta ant. n. 52) (per dichiarazione di voto)

Sulle questioni politiche connesse all'approvazione della questione pregiudiziale sul disegno di legge n. 1048 il 25 ottobre 2006 (seduta ant. n. 61)

Sulle modalità di svolgimento delle votazioni il 26 ottobre 2006 (seduta ant. n. 63)

Modificazioni all'articolo 5 del Regolamento del Senato (Doc. II, n. 5 e Doc. II, n. 6) il 30 gennaio 2007 (seduta pom. n. 96)

Votazione delle dimissioni presentate dal senatore a vita Francesco Cossiga il 31 gennaio 2007 (seduta pom. n. 98)

Discussione di mozioni e svolgimento di interpellanze e interrogazioni sull'ampliamento della base militare di Vicenza il 1 febbraio 2007 (seduta ant. n. 99) (per dichiarazione di voto)

Mozione 1-00020 per l'istituzione di una Commissione speciale sui diritti umani il 7 febbraio 2007 (seduta pom. n. 104) (per dichiarazione di voto)

Sull'ordine dei lavori il 21 febbraio 2007 (seduta pom. n. 113)

Per fatto personale il 22 febbraio 2007 (seduta ant. n. 114)

Rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per gli anni finanziari 2005 e 2006, e progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2007 il 4 aprile 2007 (seduta ant. n. 137)

Discussione di mozioni e svolgimento di interpellanze e di interrogazioni sulla vicenda vice ministro Visco - Guardia di Finanza il 6 giugno 2007 (seduta pom. n. 162) (per dichiarazione di voto)

Deliberazione sulla richiesta di dichiarazione d'urgenza, ai sensi dell'articolo 77, comma 1, del Regolamento, in ordine all'affare inerente la revisione delle leggi elettorali il 7 giugno 2007 (seduta ant. n. 163) 134


Mozioni nn. 110 (testo 2), 114 e 117 sugli studi di settore il 26 giugno 2007 (seduta pom. n. 177) (per dichiarazione di voto)

Sui lavori del Senato il 27 giugno 2007 (seduta pom. n. 179)

Convalida del senatore Luigi Bobba in sostituzione del senatore Gianni Vernetti (dimissionario) - Regione Piemonte il 4 luglio 2007 (seduta pom. n. 184)

Per lo svolgimento di un'interpellanza e di interrogazioni e per la risposta scritta ad interrogazioni il 10 luglio 2007 (seduta pom. n. 187)

Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2008-2011 il 26 luglio 2007 (seduta ant. n. 204) (per dichiarazione di voto)

Sul processo verbale della seduta n. 217 del 20 settembre 2007 il 25 settembre 2007 (seduta ant. n. 219)

Mozioni nn. 124 (testo 2), 141 e 143 sul vice ministro dell'economia e delle finanze Visco il 3 ottobre 2007 (seduta pom. n. 228) (per dichiarazione di voto)

Sulla discussione dell'emendamento 10.0.700 del disegno di legge n. 1819 il 25 ottobre 2007 (seduta ant. n. 238)

Sulla rinuncia del Sommo Pontefice ad intervenire all'inaugurazione dell'Anno accademico dell'Università «La Sapienza» di Roma il 15 gennaio 2008 (seduta pom. n. 274)

Sull'ordine dei lavori il 16 gennaio 2008 (seduta pom. n. 276)

INTERVENTI IN COMMISSIONE

Interventi nella 1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali) Comunicazioni del governo 

Comunicazioni del Ministro per i diritti e le pari opportunità sui relativi indirizzi programmatici il 5 luglio 2006 (seduta pom. n. 12)

Comunicazioni del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Ricardo Franco Levi in materia di editoria il 24 ottobre 2006 (seduta pom. n. 44)

Interventi vari 

Audizione del Presidente della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (COVIP) nell'ambito dell'indagine conoscitiva in tema di autorità amministrative indipendenti il 21 giugno 2007 (seduta pom. n. 130)

Sulla competenza della Commissione per l'esame del disegno di legge di iniziativa del governo sui diritti delle persone conviventi il 14 febbraio 2007 (seduta ant. n. 80)

Sull'esame dei disegni di legge in materia elettorale il 19 giugno 2007 (seduta pom. n. 128)

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Interventi nella 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro) 

Audizione della Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle questioni attinenti all'attuazione della legge 28 dicembre 2005, n. 262, recante "Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari" il 26 luglio 2006 (seduta pom. n. 10)

Nomina ex art. 1 legge n. 14 del 1978 n. 33 "Proposta di nomina del dottor Andrea Cardinaletti a Presidente dell'Istituto per il credito sportivo" il 19 aprile 2007 (seduta ant. n. 72) (per dichiarazione di voto)

Interventi nella 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale) 

Doc. LVII n. 2 "Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2008-2011" l'11 luglio 2007 (seduta pom. n. 79)

Doc. XXII n. 10 "Proposta di inchiesta parlamentare sull'impiego di manodopera straniera in agricoltura nel Mezzogiorno" l'11 ottobre 2006 (seduta pom. n. 23)

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DISEGNI DI LEGGE

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N. 136 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE d’iniziativa del senatore PETERLINI COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 3 MAGGIO 2006 ———– Modifica dell’articolo 9 della Costituzione, in materia di tutela costituzionale della flora, della fauna e dell’ambiente, nonché della dignità degli animali ———– Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge mira ad inserire la tutela della flora, della fauna e dell’ambiente, nonché la dignità degli animali, nella Costituzione italiana. L’articolo 9, secondo comma, della Costituzione, infatti, prevede già che la Repubblica «tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Si tratta di ampliare proprio questa formulazione ben pensata dai padri costituzionali nel 1947, ma non più adatta ad una visione più ampia di tutela ambientale comprendente anche gli esseri viventi. Il primo firmatario del presente disegno di legge ha avuto l’opportunità di approfondire la materia della tutela degli animali avendo presentato già nel 1986 una legge della provincia autonoma di Bolzano, ispirata all’impostazione dei paesi più progrediti nel settore (legge 8 luglio 1986, n. 16). La citata legge provinciale è stata allora in Italia la prima legge che ha riconosciuto la tutela degli animali quali interesse pubblico, ha istituito asili per animali, promosso l’attività di tutela, supportato le associazioni protezionistiche ed infine previsto una serie di norme basilari per il rispetto degli esseri viventi. La citata legge provinciale n. 86 del 1986 ha trovato grande riconoscimento ben oltre i livelli nazionali. Il Protocollo sulla protezione ed il benessere degli animali, allegato al Trattato che istituisce la Comunità europea, approvato ad Amsterdam nel 1997, ratificato ai sensi della legge 16 giugno 1998, n. 209, già nella parte motiva riconosce gli animali come esseri senzienti ed afferma che la Comunità e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali. Vi è poi il recente esempio giunto dal Bundestag tedesco che ha approvato praticamente all’unanimità una modifica costituzionale inserendo gli animali fra i soggetti ai quali deve essere rivolta tutela. Le parole «e degli animali» sono state aggiunte, infatti, alla frase della legge fondamentale tedesca nella quale si parla dell’obbligo dello Stato a rispettare e proteggere la dignità degli esseri umani. Anche la Confederazione elvetica, all’articolo 120 della propria Costituzione, nell’ambito del capitolo sull’ingegneria genetica, afferma fra l’altro che «(...) tiene conto della dignità della creatura nonché della sicurezza dell’essere umano, degli animali e dell’ambiente e protegge la varietà genetica delle specie animali e vegetali». In Italia la legge 14 agosto 1991, n. 281, afferma fin dal primo articolo che «lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente». Manca però ogni riferimento costituzionale. La consapevolezza che gli animali sono soggetti verso i quali l’umanità rivolge maggiore attenzione per un cammino comune sempre più solidale, di rispetto e di tutela della dignità, coinvolge sempre maggiori porzioni dell’opinione pubblica. Prenderne atto è un dovere che trova nella modifica costituzionale che proponiamo un punto alto e che accomuna princìpi etici e princìpi ecologici nella tutela della fauna selvatica e degli animali domestici.

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE Art. 1. 138


1. Il secondo comma dell’articolo 9 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Tutela la flora, la fauna, il paesaggio, l’ambiente ed il patrimonio storico ed artistico della Nazione. Promuove il rispetto degli animali e la tutela della loro dignità».

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N. 137 (Testo ritirato dal presentatore)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa del senatore PETERLINI COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 3 MAGGIO 2006 ———– Ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica d’Austria per la realizzazione di un tunnel ferroviario di base sull’asse del Brennero, fatto a Vienna il 30 aprile 2004 ———– Onorevoli Senatori. – La situazione del traffico attraverso le Alpi è risultata, a partire dagli anni ottanta, sempre più difficile e il corridoio del Brennero costituisce da sempre l’asse di collegamento nord-sud maggiormente utilizzato per il trasporto di merci a lunga percorrenza. Nel 1999, 1,55 milioni di automezzi pesanti hanno trasportato, attraverso il Brennero, 25,2 milioni di tonnellate di merce con un aumento del 47 per cento rispetto al 1993. Il traffico merci totale lungo il Brennero è stato pari, nel 1999, a 33,4 milioni di tonnellate. I dati invece che si riferiscono al trasporto merci solo su rotaia sono, se paragonati a queste cifre, molto più ridotti, parliamo nel 2001 soltanto di 8,2 milioni di tonnellate circa. Le previsioni per il 2015 riguardanti il traffico merci complessivo (strada e rotaia) parlano di circa 50 milioni di tonnellate. Abbiamo voluto citare queste cifre in apertura della presente relazione di accompagnamento del disegno di legge di ratifica dell’Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica d’Austria del 2004 per la realizzazione del tunnel ferroviario di base sull’asse del Brennero, come elemento di profonda riflessione sulle problematiche inerenti il preoccupante aumento del traffico su gomma nell’arco alpino e le conseguenze ineluttabili di tale movimento sull’ecosistema delle zone interessate e sulla qualità della vita delle popolazioni residenti. Per questi motivi nel luglio del 1986 a Roma i governi della Germania, dell’Austria e dell’Italia firmarono un protocollo di intesa per avviare lo studio di fattibilità per il nuovo valico ferroviario del Brennero; infatti l’unica soluzione esistente all’aumento repentino del traffico su gomma nell’asse del Brennero è quella del potenziamento dell’asse ferroviario comprendente anche la costruzione della galleria di base del Brennero. Lunga 56 chilometri, questa costituisce il cuore dell’asse Monaco di Baviera-Verona, inserito nel collegamento ferroviario ad alta velocità per il trasporto combinato nord-sud Berlino-Napoli. Nel corso degli anni novanta sono stati portati avanti gli studi di fattibilità per la galleria ed è stato costituito un Gruppo europeo di interesse economico denominato «GEIE Galleria di base del Brennero (BBT)» composto da due soci, la Brenner Eisenbahn GmbH (BEG) e Ferrovie dello Stato Spa (FS). In Italia, ai sensi dell’articolo 55, comma 13, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, la società Autostrada del Brennero Spa è stata autorizzata a costituire riserve in base a un proprio programma economico-finanziario, destinate al rinnovo della infrastruttura ferroviaria sull’asse del Brennero. Questo innovativo sistema di finanziamento delle opere è contenuto anche nel Libro bianco della Commissione europea del 12 settembre 2001 riguardante la politica europea dei trasporti fino al 2010, che pone il trasporto ferroviario al centro della futura politica europea dei trasporti. Completata la prima fase relativa al progetto, i due Governi italiano e austriaco hanno deciso di procedere con una seconda fase per il completamento e la progettazione della galleria, in un vertice che si è svolto a Vienna il 1º aprile 2003 e si è concluso con una dichiarazione congiunta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti italiano ed il Ministro federale dei trasporti, dell’innovazione e della tecnologia austriaco. Tutto ciò ha portato alla firma il 30 aprile 2004 a 140


Vienna presso l’ambasciata italiana di un Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica d’Austria per la realizzazione di un tunnel ferroviario di base sull’asse del Brennero. Il presente disegno di legge di ratifica dell’Accordo di Vienna intende essere un sollecito al Governo italiano a porre all’ordine del giorno del Parlamento il proprio disegno di legge di ratifica dell’Accordo in questione, allo stato non ancora presentato, per giungere in tempi rapidissimi all’approvazione del testo in questione, anche perché in Austria nel giugno del 2004 il Comitato trasporti del Parlamento ha già approvato una legge federale che prepara il terreno per la costruzione della galleria di base del Brennero, decisione confermata in data 22 luglio 2004 dal Bundesrat austriaco. Per quanto riguarda i contenuti specifici dell’Accordo, l’articolo 1 precisa che le Parti si impegnano a promuovere la costruzione delle opere necessarie alla realizzazione di un tunnel ferroviario finalizzato al transito misto merci/viaggiatori, la cui entrata in servizio dovrà avere luogo entro il 2015. Con l’articolo 2 si stabiliscono le definizioni in particolare di «progetto» e di «parte comune», per la quale si deve intendere l’insieme delle opere, impianti e attrezzature costruiti e da costruire nel tracciato della galleria con il relativo elenco. L’articolo 3 chiarisce quale è l’ambito di applicazione dell’Accordo che si riferisce a tutte le fasi del progetto fino alla messa in esercizio. Nell’articolo 4 si definisce quali devono essere, da parte del promotore (la BBT SE), gli studi e le ricognizioni da effettuare nella seconda fase, iniziata il 1º aprile 2003 e che si dovrà concludere entro tre anni. L’articolo comprende anche l’elenco delle attività propedeutiche per la realizzazione della parte comune. L’articolo 5 contiene la trasformazione della Commissione bilaterale (CB) in Commissione intergovernativa (CIG) con l’entrata in vigore del presente Accordo, che avrà il compito di formulare ai rispettivi Governi proposte in ordine alle successive fasi. Con l’articolo 6 si vuole definire la figura del Promotore. Il GEIE BBT è trasformato, con le modalità previste dalla legislazione europea e nazionale, in Società per azioni europea (SE) che avrà sede, durante la fase di progettazione, a Innsbruck con sede secondaria a Bolzano, mentre, durante la fase di costruzione e fino alla messa in esercizio della galleria, avrà sede a Bolzano con sede secondaria a Innsbruck. Dopo la messa in esercizio la Società europea o quella che ne avrà la gestione avrà la sede a Innsbruck. L’articolo 7 reca alcune disposizioni demaniali e fondiarie relative all’appartenenza delle opere, delle acque o dei minerali eventualmente ritrovati durante i lavori effettuati. L’articolo 8 dispone che per l’applicazione di leggi e di regolamenti ci si riferisce all’ordinamento giuridico in vigore nei rispettivi Stati. Nell’articolo 9 sono esposte le norme riguardanti il finanziamento. Gli studi generali della parte comune del progetto, qualora non fossero finanziati dalla sovvenzione comunitaria, sono finanziati in parti uguali dai due Stati. Per il finanziamento delle fasi successive le Parti chiederanno la concessione di sovvenzioni comunitarie impegnandosi, in mancanza di queste, a fare ricorso per il residuo finanziamento a mezzi privati del modello partenariato pubblico privato (PPP). La Parti si impegnano per un finanziamento incrociato per assicurare la copertura finanziaria della costruzione della galleria di base del Brennero. Dopo la messa in esercizio della galleria i costi saranno suddivisi in parti uguali, qualora non sia stato preso altro accordo in merito. L’articolo 10 disciplina l’eventuale verificarsi di controversie, da risolvere da parte delle amministrazioni competenti degli Stati contraenti oppure in via diplomatica. L’ultimo articolo del presente Accordo disciplina l’entrata in vigore dello stesso. Ciascuna delle Parti deve notificare all’altra il completamento delle procedure costituzionali previste per l’entrata in vigore dell’Accordo che avrà validità a partire dal primo giorno del secondo mese successivo a quello della ricezione della seconda delle due notifiche. Vista l’importanza del provvedimento ne auspichiamo la rapida approvazione.

DISEGNO DI LEGGE Art. 1. 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l’Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica d’Austria per la realizzazione di un tunnel ferroviario di base sull’asse del Brennero, fatto a Vienna il 30 aprile 2004. 141


Art. 2. 1. Piena ed intera esecuzione è data all’Accordo di cui all’articolo 1 a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall’articolo 11 dell’Accordo stesso. Art. 3. 1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, valutato in 36.000 euro annui a decorrere dal 2006, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2006-2008, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2006, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri. 2. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 4. 1. Gli eventuali introiti derivanti dal contributo della Comunità europea per i progetti della rete transeuropea di infrastruttura dei trasporti sono versati allo stato di previsione dell’entrata del bilancio dello Stato per il tramite del fondo di rotazione di cui alla legge 16 aprile 1987, n. 183, per essere riassegnati al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ai sensi dell’articolo 13, comma 1, della legge 1º agosto 2002, n. 166. Art. 5. 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

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N. 138 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa del senatore PETERLINI COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 3 MAGGIO 2006 ———– Norme in materia di risparmi e di depositi bancari e finanziari non rivendicati giacenti presso le banche e le imprese di investimento ———– Onorevoli Senatori. – La legislazione italiana presenta una lacuna in quanto è priva di norme che impongano agli istituti finanziari in generale, ed in particolare alle banche, di registrare le generalità degli eredi beneficiari degli intestatari di depositi di valore quali per esempio conti correnti, libretti di risparmio, titoli di credito, fondi d’investimento nonché oggetti di valore nelle cassette di sicurezza. Si prenda ad esempio chi, dopo aver aperto un conto corrente bancario, non ne faccia più uso per un numero imprecisato di anni; in casi come questo le banche non sempre riescono o si impegnano a scoprire cosa sia accaduto a questo cliente «silenzioso». Ne consegue che si accumulano ingenti somme presso gli istituti finanziari, i cosiddetti «conti dormienti», spesso all’insaputa dei legittimi eredi. Il problema va affrontato dando una soluzione che definisca in modo chiaro come debbano procedere gli istituti finanziari per poter contattare gli eredi beneficiari dei depositi di valore nel caso in cui il contatto con il cliente si sia interrotto, onde evitare che gli averi dei depositanti rimangano in possesso degli istituti finanziari per un tempo indefinito. Il disegno di legge vuole includere tutte le imprese di investimento e banche presso le quali si possono depositare contanti, valori, fondi e beni mobili rappresentati da oggetti di valore quali i gioielli, ma anche opere d’arte ed altri beni, senza esclusione alcuna. Nel capo I viene definito il campo di applicazione della legge, che introduce l’obbligo per l’istituto finanziario di registrare pena una sanzione amministrativa il cui ammontare è indicato all’articolo 10, le generalità degli eredi dell’intestatario del deposito al momento della stipulazione del contratto. Con il capo II vengono definite le modalità della procedura di restituzione dei depositi giacenti presso le imprese di investimento o le banche. Trascorsi cinque anni durante i quali non ci siano stati contatti tra l’istituto finanziario e il cliente depositante, l’istituto finanziario è obbligato ad avviare una ricerca del cliente e dei suoi eredi beneficiari (articoli 2, 3 e 4). Gli articoli 5, 6 e 7 dispongono adeguate forme di pubblicità circa i depositi giacenti, e l’articolo 8 chiarisce a chi vadano addebitate le spese. Nel caso venga certificato il decesso dell’intestatario e non risultino eredi dello stesso si procede a devolvere il deposito al Comune di ultima residenza del de cuius (articolo 9). Le disposizioni transitorie stabiliscono che siano soggetti alla nuova disciplina che si intende introdurre anche i beni depositati presso gli istituti finanziari prima dell’entrata in vigore della legge. Stabilisce altresì che per i depositi in essere gli istituti finanziari hanno a disposizione un anno per informare i loro clienti depositanti dell’obbligo di registrazione delle generalità dei propri eredi (articolo 11).

DISEGNO DI LEGGE Capo I PRINCÌPI GENERALI 143


Art. 1. (Finalità ed obblighi) 1. La presente legge ha lo scopo di salvaguardare i beneficiari di depositi presso imprese di investimento e banche, nel caso di decesso dei titolari dei depositi stessi, introducendo l’obbligo legale di indicare nel contratto di deposito gli eredi beneficiari. 2. A tale fine tutte le imprese di investimento e le banche, al momento della stipulazione di un contratto, sono obbligate a registrare le generalità degli eredi beneficiari degli intestatari dei depositi di ogni natura. 3. Il depositante ha l’obbligo di comunicare le generalità degli eredi beneficiari dei beni depositati e di informare l’impresa di investimento o la banca su ogni eventuale variazione, anche riguardante il domicilio o il recapito delle persone interessate. Capo II RESTITUZIONE DEI DEPOSITI GIACENTI Art. 2. (Comunicazioni all’intestatario del deposito o agli eredi beneficiari) 1. Nel caso in cui per cinque anni consecutivi decorrenti dalla data di libera disponibilità dei valori depositati non siano state compiute operazioni ad iniziativa del depositante o di terzi da questo delegati, la banca o l’impresa di investimento inviano un avviso all’intestatario del deposito stesso, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento indirizzata all’ultimo domicilio conosciuto. Art. 3. (Certificazione di esistenza in vita) 1. Qualora nei novanta giorni successivi all’invio dell’avviso di cui all’articolo 2 l’impresa di investimento o la banca non ricevano notizie dell’intestatario del deposito, esse richiedono ai competenti servizi anagrafici del comune dell’ultima residenza conosciuta una certificazione che ne attesti l’esistenza in vita e il domicilio. Art. 4. (Accertamento della successione e avviso agli aventi diritto) 1. Ove l’intestatario del deposito risulti deceduto, o non siano state ottenute le informazioni richieste, la banca o l’impresa di investimento provvedono a contattare la persona o le persone indicate come eredi beneficiari nel contratto di deposito. Qualora, sulla base delle informazioni ottenute, venga accertata la sussistenza del diritto alla successione, l’impresa di investimento o la banca provvedono a rendere effettiva la titolarità del deposito in capo agli interessati. 2. In caso di documentazione incompleta l’impresa di investimento o la banca chiedono alla cancelleria del tribunale e all’ufficio del registro territorialmente competenti di comunicare quanto risulti circa la successione dell’intestatario del deposito. Possono altresì chiedere agli uffici anagrafici del comune ove è stata aperta la successione di rilasciare un certificato relativo allo stato di famiglia del defunto. Qualora, sulla base delle informazioni acquisite, venga accertata l’esistenza di eredi, la banca o l’impresa di investimento comunicano loro l’esistenza del deposito mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento. Art. 5. (Pubblicazione del deposito) 1. Se dalle ricerche effettuate a norma dell’articolo 4 non risulti l’esistenza di eredi dell’intestatario del deposito, o qualora essi siano irreperibili, l’impresa di investimento o la banca provvedono alla pubblicazione di un avviso, recante esclusivamente il nome, la data e il luogo di

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nascita dell’intestatario del deposito giacente, da esporre nei locali aperti al pubblico degli istituti stessi per un periodo di sessanta giorni. Art. 6. (Elenco dei depositi) 1. L’elenco dei depositi intestati a defunti, o presunti defunti, relativamente ai quali siano state inutilmente esperite le ricerche prescritte dagli articoli 2, 3 e 4 è pubblicato entro il 31 marzo di ciascun anno sulla Gazzetta Ufficiale a cura delle associazioni di categoria degli istituti finanziari, mediante avviso cumulativo. Tale avviso è altresì pubblicato su due quotidiani a diffusione nazionale, di cui uno economico, nonché in forma elettronica secondo le modalità stabilite dalla Banca d’Italia. Art. 7. (Libretti di deposito) 1. Per i libretti di deposito al portatore, da cui non risulta l’identità del depositante, trascorso il termine indicato all’articolo 2 le banche o le imprese di investimento procedono a norma degli articoli 5 e 6. In questo caso la pubblicazione e l’avviso cumulativo contengono la sola indicazione dei dati identificativi del libretto, nonché la data ed il luogo in cui esso è stato aperto. Art. 8. (Spese) 1. Le spese relative alle procedure di ricerca degli intestatari dei depositi e dei loro eredi beneficiari, opportunamente contabilizzate, vengono addebitate sui depositi medesimi. Art. 9. (Devoluzione dei depositi giacenti) 1. Decorso senza esiti un anno dalla pubblicazione degli avvisi previsti dagli articoli 5 e 6, il deposito giacente presso la banca o l’impresa di investimento e non rivendicato, viene devoluto al comune di ultima residenza dell’intestatario del deposito stesso. 2. Il Ministro dell’economia e delle finanze stabilisce, con proprio decreto, le modalità per l’attuazione delle disposizioni di cui al comma 1. Art. 10. (Sanzioni) 1. La violazione delle disposizioni di cui ai capi I e II sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria pari al triplo del valore del deposito risultante all’atto della sua rilevazione. Capo III NORME TRANSITORIE Art. 11. (Depositi in essere) 1. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge le imprese di investimento e le banche sono obbligate a richiedere a tutti i clienti intestatari di depositi informazioni circa le generalità dei propri eredi beneficiari. 2. Le disposizioni di cui al capo II si applicano anche ai depositi già esistenti alla data della entrata in vigore della presente legge.

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N. 648 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE d’iniziativa dei senatori PETERLINI, FINOCCHIARO, FORMISANO, CUSUMANO, RUSSO SPENA, PALERMI, RIPAMONTI, THALER AUSSERHOFER, PINZGER, PERRIN, BOSONE, MOLINARI, MONTALBANO, NEGRI, TONINI e PEGORER COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 14 GIUGNO 2006 ——–— Disposizioni concernenti la procedura per la modifica degli Statuti delle Regioni a statuto speciale ———– Onorevoli Senatori. – La legge costituzionale 31 gennaio 2001, n. 2, recante «Disposizioni concernenti l’elezione diretta dei presidenti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano», non ha purtroppo recepito una fondamentale richiesta delle regioni ad autonomia differenziata. Ci riferiamo alla previsione, in caso di modifica degli statuti, del meccanismo dell’intesa tra Governo e consiglio regionale, o provinciale per le province autonome di Trento e di Bolzano. Il carattere pattizio che sta alla base dei rapporti tra Stato e regioni a statuto speciale si deve infatti manifestare nel principio della previa intesa per le modifiche delle carte fondamentali, quali sono gli statuti speciali. L’introduzione dell’intesa, disposta dal presente disegno di legge costituzionale, riguarda all’articolo 1 la Sicilia, all’articolo 2 la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste, all’articolo 3 la Sardegna, all’articolo 4 il Trentino Alto Adige/Su¨dtirol e infine, all’articolo 5 il Friuli-Venezia Giulia. Per la provincia autonoma di Bolzano esiste un’ulteriore ragione a sostegno della tesi: ci riferiamo all’accordo internazionale De Gasperi-Gruber che esclude modifiche unilaterali, essendo necessario sia il consenso della Repubblica d’Austria che dei rappresentanti delle minoranze linguistiche tedesca e latina, come solennemente assicurato il 30 gennaio 1992 dall’allora Presidente del Consiglio dei ministri Andreotti nella dichiarazione depositata presso le Nazioni Unite e consegnata alla Repubblica d’Austria, presupposto fondamentale per porre fine alla vertenza internazionale. L’approvazione delle disposizioni del presente disegno di legge consentirebbe di rafforzare il potere di autogoverno locale, condizionando l’approvazione di ogni modifica statutaria alla volontà del consiglio regionale e dei consigli provinciali di Trento e di Bolzano che, entro tre mesi dalla trasmissione del testo della modifica approvata dal Parlamento in prima deliberazione, possono esprimere il loro dissenso. Il diniego alla proposta di intesa deve essere deliberato da una maggioranza qualificata di componenti dell’assemblea legislativa della regione o della provincia autonoma interessata. Con questo disegno di legge si intende sostituire lo strumento del parere, attualmente previsto dagli Statuti per effetto della riforma introdotta dalla citata legge costituzionale n. 3 del 2001, con lo strumento rafforzato dell’intesa, consentendo altresì alle regioni e alle province autonome di intraprendere iniziative di modifica degli statuti attualmente inibite dal rischio dello stravolgimento del testo in sede di esame parlamentare. Un analogo meccanismo era stato previsto dall’articolo 38 della legge di riforma della Costituzione approvata nel novembre 2005 (atto Senato n. 2544-D), abrogata tuttavia per effetto del referendum svoltosi il 25 e 26 giugno del 2006. La maggioranza dei due terzi dei componenti dell’Assemblea regionale o provinciale richiesta per esprimere il veto contro l’intesa (disposizione identica a quella dell’articolo 38 del disegno di legge di riforma della parte seconda della Costituzione, rigettato con il referendum) è 146


probabilmente da ritenersi molto onerosa. In effetti anche un diniego espresso a maggioranza assoluta può essere preso in considerazione, al fine di tutelare adeguatamente l’integrità dell’autonomia speciale e il diritto di condividere le scelte che riguardano la sfera di interesse delle regioni o province autonome. Per quanto riguarda la tecnica legislativa di novellazione, il presente disegno di legge costituzionale prevede interventi precisi sugli articoli di ciascuno dei cinque statuti speciali che riguardano il procedimento di revisione dello Statuto stesso, e non un intervento sull’articolo 116 della Costituzione. Questo perchè dal punto di vista legislativo si ritiene più corretto intervenire sulle disposizioni che specificamente regolano le singole autonomie. Per i motivi esposti si auspica una tempestiva approvazione della presente proposta di legge costituzionale.

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE Art. 1. (Modifica allo Statuto speciale della Regione siciliana) 1. Il terzo comma dell’articolo 41-ter dello Statuto della Regione siciliana, approvato con regio decreto legislativo 15 maggio 1946, n. 455, e successive modificazioni, è sostituito con il seguente: «I progetti di modificazione del presente Statuto approvati dalle due Camere in prima deliberazione sono trasmessi all’Assemblea regionale per l’espressione dell’intesa. Il diniego alla proposta d’intesa può essere manifestato entro tre mesi dalla trasmissione del testo, con la deliberazione a maggioranza dei due terzi dei componenti dell’Assemblea regionale. Decorso tale termine senza che sia stato deliberato il diniego, le Camere possono adottare la legge costituzionale». Art. 2. (Modifica allo Statuto speciale per la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste) 1. Il terzo comma dell’articolo 50 dello Statuto speciale per la Valle d’Aosta, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 4, e successive modificazioni, è sostituito con il seguente: «I progetti di modificazione del presente Statuto approvati dalle due Camere in prima deliberazione sono trasmessi al Consiglio della Valle per l’espressione dell’intesa. Il diniego alla proposta d’intesa può essere manifestato entro tre mesi dalla trasmissione del testo, con la deliberazione a maggioranza dei due terzi dei componenti del Consiglio della Valle. Decorso tale termine senza che sia stato deliberato il diniego, le Camere possono adottare la legge costituzionale». Art. 3. (Modifica allo Statuto speciale per la Sardegna) 1. Il secondo comma dell’articolo 54 dello Statuto speciale per la Sardegna, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, e successive modificazioni, è sostituito con il seguente: «I progetti di modificazione del presente Statuto approvati dalle due Camere in prima deliberazione sono trasmessi al Consiglio regionale per l’espressione dell’intesa. Il diniego alla proposta d’intesa può essere manifestato entro tre mesi dalla trasmissione del testo, con la deliberazione a maggioranza dei due terzi dei componenti del Consiglio regionale. Decorso tale termine senza che sia stato deliberato il diniego, le Camere possono adottare la legge costituzionale» 2. Il terzo comma dell’articolo 54 dello statuto speciale per la Sardegna, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, e successive modificazioni, è abrogato. Art. 4. 147


(Modifica allo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol) 1. Il terzo comma del1’articolo 103 del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1972, n. 670, e successive modificazioni, è sostituito con il seguente: «I progetti di modificazione del presente Statuto approvati dalle due Camere in prima deliberazione sono trasmessi al Consiglio regionale e ai consigli provinciali per l’espressione dell’intesa. Il diniego alla proposta d’intesa può essere manifestato entro tre mesi dalla trasmissione del testo, con la deliberazione a maggioranza dei due terzi dei componenti del Consiglio regionale o di uno dei Consigli provinciali. Decorso tale termine senza che sia stato deliberato il diniego, le Camere possono adottare la legge costituzionale». Art. 5. (Modifica allo Statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia) 1. Il terzo comma dell’articolo 63 dello Statuto speciale della regione Friuli-Venezia Giulia, di cui alla legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, e successive modificazioni, è sostituito con il seguente: «I progetti di modificazione del presente Statuto approvati dalle due Camere in prima deliberazione sono trasmessi al Consiglio regionale per l’espressione dell’intesa. Il diniego alla proposta d’intesa può essere manifestato entro tre mesi dalla trasmissione del testo, con la deliberazione a maggioranza dei due terzi dei componenti del Consiglio regionale. Decorso tale termine senza che sia stato deliberato il diniego, le Camere possono adottare la legge costituzionale».

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N. 650 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa dei senatori PETERLINI, PINZGER, TONINI, MONTALBANO, BOSONE, NEGRI, PERRIN e MOLINARI COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 14 GIUGNO 2006 ———– Ratifica ed esecuzione del Protocollo di attuazione della Convenzione per la protezione delle Alpi del 1991 nell’ambito dei trasporti, fatto a Lucerna il 31 ottobre 2000 ——-—Onorevoli Senatori. – La Convenzione per la protezione delle Alpi, firmata a Salisburgo il 7 novembre 1991 dai Ministri dell’ambiente dei Paesi dell’arco alpino, è stata resa esecutiva ai sensi della legge 14 ottobre 1999, n. 403, e rappresenta una convenzione quadro intesa a salvaguardare l’ecosistema naturale delle Alpi e a promuovere lo sviluppo sostenibile dell’arco alpino, tutelando gli interessi economici e culturali delle popolazioni residenti nei Paesi aderenti. Al tempo stesso questa area riveste una grandissima importanza anche per le regioni extraalpine per molteplici ragioni, non ultima quella delle Alpi storicamente attraversate da grandi vie di comunicazione. La Convenzione delle Alpi ha come obiettivo quello della salvaguardia a lungo termine. Per il raggiungimento di tale obiettivo è prevista l’adozione di protocolli specifici per singoli settori da parte dei Paesi contraenti. Uno di questi protocolli riguardante la materia dei trasporti, firmato il 31 ottobre 2000 da Austria, Svizzera, Germania, Francia, Principato del Liechtenstein, Italia e Principato di Monaco, è oggetto del presente disegno di legge. Lo strumento di attuazione della Convenzione per la protezione delle Alpi in materia di trasporti nasce dalla consapevolezza che, in assenza di adeguati provvedimenti, il traffico e l’impatto ambientale dovuti ai trasporti siano destinati ad aumentare, provocando una rilevante crescita dei rischi per la salute, l’ambiente e la sicurezza. La tutela del territorio alpino, patrimonio naturale ed economico, riguarda non solo la popolazione che vi risiede ma anche quella che risiede al di fuori di tale territorio e pertanto l’obiettivo del contenimento del volume di traffico, attraverso una gestione ecocompatibile dei trasporti, deve essere perseguito con misure comuni da tutti gli Stati alpini. L’attuazione di una politica sostenibile dei trasporti è tesa a ridurre gli effetti negativi e i rischi derivanti dal traffico intra alpino e transalpino ad un livello che sia tollerabile per l’uomo, la fauna, la flora ed i loro habitat. L’articolo 11 del Protocollo in materia di trasporti recita testualmente: «Le Parti contraenti si astengono dalla costruzione di nuove strade di grande comunicazione per il trasporto transalpino». Infatti la strategia generale della politica dei trasporti delle Parti contraenti del Protocollo deve mirare ad attuare una gestione razionale e sicura dei trasporti tramite una rete di trasporti integrata, coordinata e transfrontaliera. Le infrastrutture di trasporto esistenti non sono sfruttate a sufficienza e risulta necessario incrementare i sistemi di trasporto più ecologici, quali quelli su rotaia, la navigazione e i sistemi combinati. In particolare la ferrovia risulta particolarmente adatta a soddisfare la domanda di trasporto a lunga distanza, per cui si auspica che le Parti contraenti sostengano il miglioramento dell’infrastruttura ferroviaria tramite la costruzione e lo sviluppo di grandi assi transalpini e l’ammodernamento della ferrovia in particolare per i trasporti transfrontalieri. Vista l’importanza della materia affrontata, auspichiamo una rapida approvazione del presente disegno di legge.

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DISEGNO DI LEGGE Art. 1. 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare il Protocollo di attuazione della Convenzione per la protezione delle Alpi del 1991 nell’ambito dei trasporti, fatto a Lucerna il 31 ottobre 2000. Art. 2. 1. Piena ed intera esecuzione è data al Protocollo di cui all’articolo 1 a decorrere dalla data della sua entrata in vigore in conformità a quanto disposto dall’articolo 24 del Protocollo stesso. Art. 3. 1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, valutato in 260.000 euro annui a decorrere dal 2006, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2006-2008, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2006, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri. 2. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 4. 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

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N. 651 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa dei senatori PETERLINI, PINZGER, TONINI, MONTALBANO, BOSONE, NEGRI, PERRIN, MOLINARI e THALER AUSSERHOFER COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 14 GIUGNO 2006 ———– Ratifica ed esecuzione dei Protocolli di attuazione della Convenzione per la protezione delle Alpi, con annessi, fatta a Salisburgo, il 7 novembre 1991 ———– Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge riproduce il disegno di legge presentato dal Governo il 21 febbraio 2002, di ratifica ed esecuzione dei Protocolli di attuazione della Convenzione internazionale per la protezione delle Alpi, fatta a Salisburgo il 7 novembre 1991, nella sua integralità, con tutti i Protocolli attuativi della Convenzione (si vedano l’Atto Camera n. 2381 e l’Atto Senato n. 1842 della scorsa legislatura). Attuazione dei Protocolli che appariva del tutto conseguente all’approvazione della legge di autorizzazione alla ratifica della Convenzione, legge 14 ottobre 1999, n. 403, avvenuta a larga maggioranza da parte delle Camere. Nella XIV legislatura l’iter di questo importante, essenziale, provvedimento ha subìto, sino alla sospensione dell’esame da parte delle Camere, le gravi contraddizioni dell’allora Governo di centro-destra. Il testo è giunto alla seconda lettura da parte della Camera dei deputati privo del Protocollo sui trasporti, che aveva avuto il parere favorevole di tutte le regioni dell’arco alpino (parere che era stato previsto e reso obbligatorio appunto in sede di approvazione della legge di ratifica della Convenzione), dell’Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI) e dell’Unione delle province d’Italia (UPI), con una unanimità di consensi del tutto trasversale agli schieramenti politici. Gli impegni assunti dall’Italia in sede comunitaria e nell’ambito del proprio mandato, nel biennio 2000-2002, di presidenza della Convenzione delle Alpi e delle iniziative adottate per l’Anno internazionale della montagna, nel 2002, hanno formalmente sostenuto l’obiettivo della tutela dell’ecosistema alpino attraverso l’adesione e la ratifica di tutti i Protocolli di attuazione della Convenzione, e segnatamente dei Protocolli che configurano un essenziale rapporto fra la tutela dell’ecosistema alpino, le tematiche dello sviluppo compatibile e i problemi di ammodernamento delle nostre reti infrastrutturali: foreste montane, pianificazione territoriale e sviluppo sostenibile, difesa del suolo, energia, protezione della natura e tutela del paesaggio, agricoltura di montagna, trasporti, insieme a quelli sulla composizione delle controversie e al Protocollo del turismo, di cui all’articolo 1 del presente disegno di legge. Tali impegni sono stati disattesi, o non attuati, su decisione anzitutto del Governo che ha avuto la maggioranza nella XIV legislatura e che nelle Commissioni di merito ha aderito al parere negativo del relatore di maggioranza, se non addirittura indicato in prima persona parere contrario all’attuazione di taluni o altri Protocolli (come nella Commissione trasporti della Camera dei deputati, dove il Governo è arrivato ad esprimere parere contrario al proprio disegno di legge [seduta del 18 aprile 2002]. La Commissione medesima, in sede di espressione del parere [seduta del 22 aprile 2002], ha rilevato presunti «profili problematici sotto il profilo della compatibilità con le norme costituzionali riguardanti il riparto di competenze tra Stato e regioni» determinati dalla riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione). Si tratta di scelte sbagliate che hanno reso più complessi i temi ed urgenti i tempi per le comunità dell’Arco alpino, per l’Italia e la sua collocazione europea. La XV legislatura ha dunque una prospettiva, a nostro avviso, ineludibile, affinché le ragioni di

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tutela e gli obiettivi di sviluppo si collochino in uno spettro di riferimento che non può essere separato da quello dell’Europa e dei Paesi confinanti.

DISEGNO DI LEGGE Art. 1. 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare i seguenti Protocolli di attuazione della Convenzione per la protezione delle Alpi, con annessi, fatta a Salisburgo, il 7 novembre 1991: a) «Protocollo nell’ambito delle foreste montane», fatto a Brdo, il 27 febbraio 1996; b) «Protocollo nell’ambito della pianificazione territoriale e dello sviluppo sostenibile», fatto a Chambéry, il 20 dicembre 1994; c) «Protocollo sulla composizione delle controversie», fatto a Lucerna, il 31 ottobre 2000; d) «Protocollo nell’ambito della difesa del suolo», fatto a Bled, il 16 ottobre 1998; e) «Protocollo nell’ambito dell’energia», fatto a Bled, il 16 ottobre 1998; f) «Protocollo nell’ambito della protezione della natura e della tutela del paesaggio, con allegati», fatto a Chambéry, il 20 dicembre 1994; g) «Protocollo nell’ambito dell’agricoltura di montagna, con allegato», fatto a Chambéry, il 20 dicembre 1994; h) «Protocollo nell’ambito del turismo», fatto a Bled, il 16 ottobre 1998; i) «Protocollo nell’ambito dei trasporti», fatto a Lucerna, il 31 ottobre 2000. 2. Piena ed intera esecuzione è data ai Protocolli di cui al comma 1 a decorrere dalla data della loro entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dal capitolo V dei Protocolli di cui alle lettere a), b), d), e), f), g), h) e i) e dall’articolo 16 del Protocollo di cui alla lettera c) del medesimo comma 1. 3. Lo Stato, le regioni e gli enti locali provvedono all’adozione degli atti e delle misure previsti dai Protocolli di cui al comma 1, secondo le rispettive competenze, fermo restando quanto stabilito dall’articolo 3 della legge 14 ottobre 1999, n. 403, sulle attribuzioni della Consulta Stato-regioni dell’Arco alpino, convocata e presieduta dal Ministro per gli affari regionali. Art. 2. 1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, valutato in 462.765 euro annui a decorrere dall’anno 2006, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2006-2008, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2006, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri. 2. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 3. 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

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N. 940 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa del senatore PETERLINI COMUNICATO ALLA PRESIDENZA L’8 SETTEMBRE 2006 ———– Riconoscimento agli effetti civili di festività religiose ———– Onorevoli Senatori. – La legge 5 marzo 1977, n. 54, ha abrogato il riconoscimento agli effetti civili di alcune feste religiose (l’Epifania, San Giuseppe, l’Ascensione, il Corpus Domini, i SS. Apostoli Pietro e Paolo) perché – secondo, la tesi di allora – il loro carattere infrasettimanale avrebbe avuto una negativa incidenza sulla produttività delle aziende e dei pubblici uffici. Il presente disegno di legge prevede il ripristino degli effetti civili di talune festività molto importanti per la tradizione e la storia stessa del nostro Paese. Si tratta di feste religiose, espressione della tradizione di fede e di cultura della comunità, tuttora festeggiate in molti Paesi europei. È un omaggio alle persone credenti che possono così celebrare nuovamente le ricorrenze religiose, e un giusto riconoscimento dei valori cristiani. È però anche un omaggio per i non credenti che possono dedicare le giornate alle attività di tempo libero. Queste ricorrenze sono state festeggiate in Italia fino al 1977, anno in cui per legge i giorni della loro celebrazione – insieme a quelli di altre festività – hanno cessato di essere festivi. Ci si può anche chiedere se proprio l’Italia, che tra i Paesi europei è uno di quelli nei quali la popolazione mantiene più viva la religiosità espressa secondo la tradizione cristiana, debba guadagnare in termini di produttività eliminando il disturbo di pochissime feste religiose infrasettimanali, quando le stesse sono conservate in molti altri Paesi europei. La festa dell’Ascensione è riconosciuta agli effetti civili, per esempio, in Austria, Belgio, Svizzera, Germania, Danimarca, Francia, Norvegia, Olanda, Svezia, in pratica in tutta l’Europa occidentale continentale. La festa del Corpus Domini lo è per esempio in Austria e in Germania. La festa di San Giuseppe, al di là del suo significato religioso importante per i cristiani (San Giuseppe, padre di Gesù), apre tradizionalmente la primavera. Espressioni del pensiero laico non cristiano assegnano alla Pasqua il ruolo di festa della primavera, ma il fatto che essa possa cadere anche ad aprile inoltrato toglie ad essa il sapore della natura che si risveglia dopo l’inverno. La festa dei Santi Pietro e Paolo ricorda in Pietro la specificità italiana di essere la sede del Papato, dell’esercizio del ministero del primato nella Chiesa cattolica, un fatto che in qualche modo dà all’Italia una posizione di estremo rilievo, e nello stesso tempo proclama, ricordando Paolo di Tarso, la grande vocazione all’apertura universale del messaggio cristiano. Entrambi furono uccisi a Roma dal potere imperiale di allora. Festeggiarli solo a Roma come patroni, come si fa attualmente, sembra un po’ riduttivo se si pensa al loro ruolo e al fatto che gli imperatori romani non erano per ruolo equivalenti ai contemporanei sindaci di Roma La ratio sottesa alla legge 5 marzo 1977, n. 54, si richiamava ad una volontà di gestire il Paese con una maggiore «austerità»: gli anni ’70, infatti, sono gli anni in cui si inizia a parlare di crisi petrolifera (ricordiamo le domeniche senza auto e quelle in cui si poteva circolare solo con i veicoli con targhe pari o solo con quelli con targhe dispari), la disoccupazione inizia a far sentire i suoi effetti e l’inflazione corrode gli stipendi. L’Italia rallenta la sua crescita economica e, improvvisamente, si trova a dover fare i conti con gli effetti di una gestione del boom degli anni ’60 quantomeno poco accorta. Tra i provvedimenti che vennero presi per cercare di ripristinare una gestione più rigorosa, possiamo annoverare anche la citata legge n. 54 del 1977, con la quale si ridusse il numero delle festività ritenendo che esse incidessero in maniera negativa sulla produttività sia delle aziende che del pubblico impiego. Negli anni successivi si è assistito ad un’inversione di tendenza, anche perché si è compreso che 153


l’austerità non aveva prodotto l’auspicato aumento di produttività nelle aziende e che i problemi economici andavano risolti in un’altra maniera: certamente non eliminando alcuni giorni di festività che, in ogni caso, devono poi essere pagati oppure recuperati e, quindi, aggiunti al periodo delle ferie ordinarie. Si può inoltre prevedere un aumento delle attività di svago e di turismo se le ricorrenze si abbinano ai fine settimana, il che può incidere positivamente sullo sviluppo economico del Paese. Nel 1985, dunque, è stata reintrodotta la festività dell’Epifania, mentre nel 2001 una mobilitazione forte da parte dell’opinione pubblica ha condotto al ripristino della festa nazionale della RepubblIca. La reintroduzione delle festività soppresse è da considerare con favore alla luce del fatto che esse appartengono alla nostra cultura, al patrimonio religioso di tanti cittadini, oltre che alla nostra storia: tali ricorrenze devono poter essere celebrate anche con effetti civili da tutti gli italiani, così come avviene in molti Paesi europei, e sul loro significato intrinseco sarebbe auspicabile un’attenta riflessione. Alla luce delle considerazioni svolte, il presente disegno di legge prevede, all’articolo 1, il ripristino degli effetti civili delle festività di S. Giuseppe, dell’Ascensione, del Corpus Domini e dei SS. Apostoli Pietro e Paolo su tutto il territorio nazionale. Inoltre prevede un secondo articolo che introduce il giorno di lunedì seguente la Pentecoste quale festività agli effetti civili.

DISEGNO DI LEGGE Art. 1. 1. Le ricorrenze religiose di San Giuseppe in data 19 marzo e dei SS. Apostoli Pietro e Paolo in data 29 giugno nonché, alla loro tradizionale cadenza infrasettimanale di giovedì, quelle dell’Ascensione e del Corpus Domini sono riconosciute festività agli effetti civili. 2. Il primo comma dell’articolo 1 della legge 5 marzo 1977, n. 54, è abrogato. Art. 2. 1. All’articolo 2, primo comma, della legge 27 maggio 1949, n. 260, sono aggiunte in fine le seguenti parole: «; il giorno di lunedì dopo Pentecoste». Art. 3. 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

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N. 1029 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa dei senatori PETERLINI, MOLINARI, PINZGER e THALER AUSSERHOFER COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 27 SETTEMBRE 2006 ———– Ratifica ed esecuzione della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992 ———– Onorevoli Senatori. – La Carta europea delle lingue regionali o minoritarie è stata redatta in seno al Consiglio d’Europa e aperta alla firma a Strasburgo il 5 novembre 1992. Fino ad oggi risulta firmata da 32 Stati membri del Consiglio d’Europa, con lo scopo di tutelare le lingue storiche regionali o minoritarie d’Europa che rischiano purtroppo di scomparire. Il trattato, in vigore dal 1º marzo 1998 dopo il raggiungimento delle cinque ratifiche previste, risulta ratificato solo da 20 Stati, mentre i restanti 12 non hanno ancora avviato o esaurito le procedure allo scopo previste. Il diritto ad usare una lingua regionale e minoritaria nella vita, sia pubblica che privata, rappresenta un diritto inalienabile dell’uomo, previsto nel Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici adottato e aperto alla firma a New York il 19 dicembre 1966, e reso esecutivo ai sensi della legge 25 ottobre 1977, n. 881, e in conformità anche alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, resa esecutiva dalla legge 4 agosto 1955, n. 848. L’Italia ha firmato il trattato sei anni fa, esattamente il 27 giugno 2000, ma non ha ancora approvato lo strumento di ratifica. Durante la scorsa legislatura, il Senato della Repubblica purtroppo non è riuscito a concludere l’iter legislativo. Il presente disegno di legge ripropone il testo già approvato in prima lettura dalla Camera dei deputati (atto Camera n. 1723, atto Senato n. 2545 – XIV legislatura). La Carta chiarisce quali debbano essere gli obiettivi e i princìpi ai quali gli Stati firmatari sono tenuti ad adeguare la propria politica legislativa. Prima di tutto, riconoscere le lingue regionali come espressione di ricchezza culturale; rispettare l’area geografica di ciascuna lingua regionale o minoritaria; agevolare e incoraggiare l’uso, orale e scritto, delle lingue in questione, sia nella vita privata che in quella pubblica; prevedere forme e mezzi per l’insegnamento e lo studio di queste lingue, nonché promuovere studi e ricerche nelle università o presso istituti equivalenti. Il recepimento della Carta è una delle condizioni richieste dalle istituzioni europee, segnatamente dal Consiglio d’Europa, per l’adesione di nuovi Paesi al contesto comunitario, ed è quindi opportuno che un Paese fondatore del Consiglio d’Europa, quale è l’Italia, provveda sollecitamente all’esecuzione di questo importante strumento internazionale; va dato atto peraltro che l’Italia, ancora prima di sottoscrivere la Carta nel 2000, ne aveva già dato di fatto un’attivazione sostanziale, approvando la legge 15 dicembre 1999, n. 482. Vista l’importanza del disegno di legge, ormai non più procrastinabile, auspichiamo un rapido svolgimento e la conclusione dell’iter parlamentare della presente iniziativa legislativa di ratifica.

DISEGNO DI LEGGE Art. 1. 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992, di seguito denominata «Carta». 155


Art. 2. 1. Piena ed intera esecuzione è data alla Carta, a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall’articolo 19 della Carta stessa. Art. 3. 1. Ai fini di quanto previsto dall’articolo 2, paragrafo 2, e dall’articolo 3, paragrafo 1, della Carta, e a decorrere dalla data di cui all’articolo 2 della presente legge, le disposizioni della Carta stessa si applicano su tutto il territorio nazionale alle lingue regionali o minoritarie di cui all’articolo 2 della legge 15 dicembre 1999, n. 482, nei termini indicati nell’allegato A alla presente legge. Art. 4. 1. Ai fini di quanto previsto dall’articolo 4 della Carta, sono comunque fatte salve eventuali disposizioni nazionali vigenti più favorevoli. Art. 5. 1. In attuazione dell’articolo 11, paragrafo 1, lettera a), della Carta, in occasione del prossimo rinnovo del contratto di servizio tra il Ministero delle comunicazioni e la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo sono introdotte misure dirette ad assicurare, anche attraverso l’utilizzo di frequenze dedicate, la diffusione delle lingue friulana e sarda, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. Art. 6. 1. È istituita, senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica, la Consulta Stato-minoranze linguistiche, di seguito denominata «Consulta», composta dal presidente o dall’assessore delegato di ciascuna regione o provincia in cui risiede una minoranza linguistica riconosciuta ai sensi della legge 15 dicembre 1999, n. 482, da due rappresentanti dell’Associazione nazionale dei comuni italiani e da due rappresentanti dell’Unione delle province d’Italia, scelti fra i rappresentanti degli enti che abbiano nel proprio territorio una minoranza linguistica, nonché da sei rappresentanti delle amministrazioni statali designati dal Presidente del Consiglio dei ministri, fra gli appartenenti alle amministrazioni maggiormente interessate, e da un rappresentante per ogni associazione comparativamente più rappresentativa di almeno due minoranze linguistiche riconosciute. 2. La Consulta è periodicamente convocata, almeno due volte l’anno, dal presidente della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, che la presiede. 3. La Consulta esercita la vigilanza in ambito nazionale sul rispetto dei princìpi della Carta e della legislazione nazionale in materia. La Consulta propone al Governo il rapporto di cui all’articolo 15 della Carta e trasmette al Governo apposite relazioni annuali da inviare al Parlamento e ai consigli regionali delle zone di appartenenza delle singole minoranze interessate. La Consulta esprime pareri e formula proposte al Governo e alle regioni in materia di tutela delle minoranze linguistiche. Art. 7. 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Allegato A (articolo 3) DISPOSIZIONI DELLA CARTA EUROPEA DELLE LINGUE REGIONALI O MINORITARIE Articolo 8, paragrafo 1: a(i): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo;

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b(i): lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige e slovene; b(ii): lingua delle popolazioni parlanti il francese; b(iii): lingua delle popolazioni parlanti il ladino; b(iv): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche (con esclusione di quelle dell’Alto Adige), greche, croate e di quelle parlanti il franco-provenzale, il friulano, l’occitano e il sardo; c(i): lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige e slovene; c(ii): lingua delle popolazioni parlanti il francese; c(iii): lingua delle popolazioni parlanti il ladino; c(iv): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche (con esclusione di quelle dell’Alto Adige), greche, croate e di quelle parlanti il franco-provenzale, il friulano, l’occitano e il sardo; d(i): lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige e slovene; d(ii): lingua delle popolazioni parlanti il francese; d(iii): lingua delle popolazioni parlanti il ladino; f(ii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; f(iii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; g: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; h: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; i: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo. Articolo 9, paragrafo 1: a(i): lingua delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige; a(ii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; a(iii): lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige e slovene; a(iv): lingua delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige; b(i): lingue delle popolazioni germaniche e ladine dell’Alto Adige; b(ii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; b(iii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; c(i): lingue delle popolazioni germaniche e ladine dell’Alto Adige; c(ii): lingua delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige; c(iii): lingue delle popolazioni germaniche e ladine dell’Alto Adige; d: lingue delle popolazioni germaniche e ladine dell’Alto Adige. Articolo 9, paragrafo 2: c: lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige, slovene e di quelle parlanti il francese e il ladino. Articolo 10, paragrafo 1: a(i): lingua delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige; a(ii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; a(iii): lingue delle popolazioni slovene e di quelle parlanti il ladino; a(iv): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche (con esclusione di quelle dell’Alto Adige), greche, croate e di quelle parlanti il franco-provenzale, il friulano, l’occitano e il 157


sardo; b: lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige, slovene e di quelle parlanti il francese e il ladino; c: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo. Articolo 10, paragrafo 2: a: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; b: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; c: lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige e di quelle parlanti il francese; d: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; e: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; f: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; g: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo. Articolo 10, paragrafo 3: a: lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige e di quelle parlanti il francese; b: lingue delle popolazioni slovene e di quelle parlanti il ladino. Articolo 10, paragrafo 4: a: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; b: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; c: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo. Articolo 10, paragrafo 5: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo. Articolo 11, paragrafo 1: a(i): lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige, slovene e di quelle parlanti il francese e il ladino; a(iii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche (con esclusione di quelle dell’Alto Adige), greche e di quelle parlanti il friulano e il sardo; b(ii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; c(ii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; d: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; e(i): lingue delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige e slovene e di quelle parlanti il francese e il ladino; e(ii): lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche (con esclusione di quelle dell’Alto Adige), greche, croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo. Articolo 11, paragrafo 2: 158


lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo. Articolo 11, paragrafo 3: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo. Articolo 12, paragrafo 1: a: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; b: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; c: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; d: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; e: lingua delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige; f: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; g: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; h: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo. Articolo 12, paragrafo 3: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo. Articolo 13, paragrafo 1: c: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo. Articolo 13, paragrafo 2: a: lingua delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige; b: lingua delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige; c: lingua delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige; d: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo; e: lingua delle popolazioni germaniche dell’Alto Adige. Articolo 14: a: lingue delle popolazioni slovene e croate; b: lingue delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.

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N. 1030 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa dei senatori PETERLINI, PERRIN, MOLINARI, PINZGER e THALER AUSSERHOFER COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 27 SETTEMBRE 2006 ———– Modifiche alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, concernente l’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia ———– Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge è dettato dall’esigenza di tutelare le minoranze etniche e linguistiche, fortemente penalizzate dalle disposizioni vigenti per l’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia. Nemmeno le minoranze numericamente più forti riescono infatti a raggiungere il quoziente per poter eleggere un proprio rappresentante a Strasburgo. Il quoziente è di circa 400.000 voti, mentre la popolazione tedesco-ladina a Bolzano conta circa 300.000 persone e la popolazione francofona nella Valle d’Aosta conta circa 90.000 elettori. Anche se l’articolo 12, nono comma, della legge 24 gennaio 1979, n. 18, prevede la possibilità di collegamento con altri partiti che si presentano a livello nazionale, tale possibilità non garantisce l’eguaglianza sostanziale richiesta dall’articolo 3 della Costituzione e tanto meno corrisponde al dettato dell’articolo 6 della stessa Carta, secondo il quale la Repubblica italiana deve tutelare le minoranze linguistiche con norme specifiche. Il presente disegno di legge mira proprio all’introduzione di tale meccanismo di tutela, volendo evitare cioè che il collegio elettorale di una piccola regione venga allargato, con la conseguente messa in minoranza della popolazione francofona e, rispettivamente, di quella ladino-tedesca. Da qui la necessità di istituire un proprio collegio elettorale a tutela delle specificità linguistiche delle zone interessate. In Belgio, nel 1996, è stata creata una circoscrizione a se stante per il territorio ove risiede la minoranza germanofona, al fine di favorire l’elezione di un suo rappresentante al Parlamento europeo. Sarebbe un segnale molto positivo, anche per l’immagine dell’Italia all’estero, se il Parlamento cogliesse l’occasione per assegnare un certo numero di seggi alle minoranze etniche, seguendo così l’esempio del Belgio.

DISEGNO DI LEGGE Art. 1. 1. All’articolo 2 della legge 24 gennaio 1979, n. 18, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche: a) dopo il primo comma è inserito il seguente: «La provincia autonoma di Bolzano e la regione autonoma Valle d’Aosta formano rispettivamente una circoscrizione elettorale»; b) è aggiunto, in fine, il seguente comma: «Alla provincia autonoma di Bolzano e alla regione autonoma Valle d’Aosta è assegnato rispettivamente un rappresentante». Art. 2. 1. Al nono comma dell’articolo 12 della legge 24 gennaio 1979, n. 18, le parole: «di lingua francese della Valle d’Aosta, di lingua tedesca della provincia di Bolzano e» sono soppresse. 160


Art. 3. 1. Al secondo comma dell’articolo 21 della legge 24 gennaio 1979, n. 18, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Il seggio, rispettivamente, della circoscrizione della provincia autonoma di Bolzano e della circoscrizione della regione autonoma Valle d’Aosta è attribuito alla lista che ha ottenuto la maggiore cifra elettorale circoscrizionale». Art. 4. 1. La tabella A allegata alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, e successive modificazioni, è sostituita dalla tabella A di cui all’allegato alla presente legge. Allegato (vedi articolo 5) «Tabella A CIRCOSCRIZIONI ELETTORALI

CIRCOSCRIZIONI

CAPOLUOGO DELLA CIRCOSCRIZIONE

I

Italia nord-occidentale (Piemonte, Luguria, Lombardia)

Milano

II

Italia nord-orientale (Veneto, provincia autonoma di Trento, FriuliVenezia Giulia, Emilia-Romagna)

Venezia

III

Italia centrale (Toscana, Umbria, Marche, Lazio)

Roma

IV

Italia meridionale (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria)

Napoli

V

Italia insulare (Sicilia, Sardegna)

VI

Valle d’Aosta

VII Provincia autonoma di Bolzano

Palermo Aosta Bolzano

».

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N. 1031 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa dei senatori PETERLINI, PINZGER e THALER AUSSERHOFER COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 27 SETTEMBRE 2006 ———– Disciplina del lavoro occasionale in agricoltura ———– Onorevoli Senatori. – L’agricoltura, settore fondamentale dell’economia italiana, risente purtroppo di una normativa in materia di rapporti di lavoro che non tiene in considerazione alcune peculiarità di questo comparto. Primo fra tutti, il problema della necessità di personale non omogenea nell’arco dei dodici mesi, ma concentrata solo in alcuni periodi dell’anno come quelli della vendemmia, della raccolta delle olive e della frutta, della fienagione, di alcune operazioni colturali e della gestione degli alpeggi, nel periodo estivo; quindi, una realtà con un forte carattere di stagionalità che richiede un’elevata percentuale di manodopera concentrata in brevi intervalli di tempo. Un settore di questo genere necessita di una normativa adeguata che si faccia carico di queste esigenze garantendo una flessibilità occupazionale, nonché un alleggerimento degli oneri contributivi e burocratici attualmente troppo gravosi specialmente per le piccole aziende agricole a gestione familiare. Queste ultime hanno sempre supplito a queste «emergenze agricole» chiamando a raccolta amici, parenti e conoscenti che, ben lieti di trascorrere qualche giorno in campagna, magari a vendemmiare, accettavano ottenendo in cambio solo ospitalità, una bella cena tra amici oppure un omaggio di prodotti dell’azienda. Per la normativa in vigore queste prestazioni rappresentano forme di lavoro subordinato che, se non inquadrate nelle complesse procedure previste dal nuovo registro d’impresa, rischiano di essere considerate «lavoro nero». Il presente disegno di legge mira a introdurre il rapporto di lavoro occasionale nel settore agricolo, semplificando le procedure di reperimento di manodopera. Con l’articolo 1 si definisce l’ambito di applicazione della legge, cosa si intende per lavoro occasionale, in quali periodi può svolgersi, che durata può avere e le categorie di personale che possono accedervi. L’articolo 2 stabilisce gli adempimenti ai quali si devono attenere i datori di lavoro nei casi di lavoro occasionale: comunicazione in via telematica alle sedi dell’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) territorialmente competenti, le quali poi provvedono alla trasmissione delle comunicazioni al centro dell’impiego e all’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), stipula di polizza sulla responsabilità civile per infortunio e morte, rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro e contributo del 10 per cento a favore dell’INPS. Le retribuzioni minime sono definite sulla base di criteri stabiliti a livello provinciale fra le organizzazioni di categoria. Inoltre, in questo articolo, si stabilisce che le retribuzioni per alcuni lavori occasionali non sono soggette a ritenute Irpef e non costituiscono base di calcolo relativamente all’imposta regionale sulle attività produttive, mentre si stabilisce che la ritenuta Irpef per i lavori di alpeggio è fissata al 50 per cento dell’aliquota. L’articolo 3 precisa che i redditi in oggetto sono cumulabili con i redditi derivanti da trattamenti pensionistici e che i titolari di indennità di disoccupazione o di cassa integrazione dovranno comunicare all’ente erogatore il netto mensile percepito con il lavoro occasionale, affinché dalla indennità sia detratto un terzo della retribuzione percepita ai sensi delle disposizioni della legge. Vista l’importanza del disegno di legge se ne auspica una rapida approvazione.

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DISEGNO DI LEGGE Art. 1. (Definizione di lavoro occasionale in agricoltura) 1. Ai fini della presente legge si considerano rapporti di lavoro occasionale in agricoltura i rapporti di lavoro tra un imprenditore agricolo o un coltivatore diretto e il personale assunto per: a) l’espletamento dei lavori nei periodi di raccolta dei prodotti agricoli di cui al comma 2, nonché per fare fronte a comprovate situazioni di temporanea inabilità al lavoro da parte dell’imprenditore agricolo o del coltivatore diretto; b) lavori agricoli di allevamento estensivo in alpeggio nel periodo di cui al comma 3. 2. Per periodi di raccolta dei prodotti agricoli si intendono la vendemmia, la raccolta delle olive e della frutta e le fasi di fienagione, di potatura e di dirado manuale della vite, nonché situazioni di particolari emergenze agricole. 3. Per lavori agricoli di allevamento estensivo in alpeggio si intende l’attività zootecnica che si esplica con transumanza del bestiame in montagna, oltre i 1.000 metri di altitudine, nel periodo tra il 15 maggio e il 15 ottobre di ogni anno. 4. Il rapporto di lavoro occasionale di cui alla lettera a) del comma 1 ha una durata massima di cinquanta giornate lavorative annue per dipendente. 5. Il rapporto di lavoro occasionale di cui alla lettera b) del comma 1 ha una durata massima di centoventi giornate lavorative annue per dipendente. 6. Il personale assunto ai sensi del presente articolo, ad eccezione del personale assunto per fare fronte a comprovate situazioni di temporanea inabilità da parte dell’imprenditore agricolo o del coltivatore diretto, deve essere reperito nelle seguenti categorie: studenti, casalinghe, pensionati, disoccupati, lavoratori in cassa integrazione guadagni, soggetti portatori di handicap o provenienti da centri di recupero, lavoratori impiegati in altre attività nonché lavoratori stranieri provenienti da Paesi comunitari o extracomunitari. 7. I lavoratori provenienti da Paesi extracomunitari assunti ai sensi del presente articolo non sono computati ai fini delle quote massime di stranieri da ammettere nel territorio dello Stato per lavoro subordinato stabilite annualmente ai sensi dell’articolo 3, comma 4, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni. 8. Le reciproche prestazioni tra imprenditori nonché l’utilizzo di parenti e affini fino al quinto grado sono esclusi dall’applicazione del presente articolo e non sono soggetti ad alcun obbligo di legge. Art. 2. (Adempimenti a carico del datore di lavoro) 1. Il datore di lavoro comunica l’avvenuta assunzione del personale di cui all’articolo 1 secondo le modalità previste dall’articolo 01, comma 9, del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81. 2. Per il personale assunto ai sensi dell’articolo 1 deve essere stipulata una polizza sulla responsabilità civile per infortunio e morte, con una compagnia assicurativa autorizzata all’esercizio dell’attività sul territorio nazionale, secondo i massimali annualmente determinati dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. 3. Il datore di lavoro è tenuto a osservare la normativa vigente sulla sicurezza negli ambienti di lavoro. 4. La retribuzione giornaliera minima per il lavoro occasionale in agricoltura è determinata in base ai contratti collettivi provinciali integrativi di lavoro per gli operai agricoli e florovivaisti. 5. Sulla retribuzione corrisposta al personale di cui all’articolo 1 della presente legge è dovuto un contributo nella misura del 10 per cento, riducibile ai sensi delle disposizioni di cui al comma 5 163


dell’articolo 9 della legge 11 marzo 1988, n. 67, e successive modificazioni, a favore della gestione di previdenza agricola dell’Istituto nazionale della previdenza sociale. Tale contributo è da versare in soluzione unica entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello in cui è stata effettuata la prestazione lavorativa. 6. Le retribuzioni per lavoro occasionale in agricoltura per i lavoratori di cui alla lettera a) del comma 1 dell’articolo 1 non sono soggette a ritenute ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e non costituiscono base di calcolo relativamente all’imposta regionale sulle attività produttive. 7. Le retribuzioni per lavoro occasionale in agricoltura per i lavoratori di cui alla lettera b) del comma 1 dell’articolo 1 sono soggette a ritenute ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche nella misura del 50 per cento dell’aliquota corrente per il periodo d’imposta di riferimento e non costituiscono base di calcolo relativamente all’imposta regionale sulle attività produttive. 8. Il datore di lavoro per i lavori di cui alla lettera a) del comma 1 dell’articolo 1, salvo quanto previsto dalla presente legge, è esonerato da ogni altro adempimento nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Art. 3. (Cumulabilità dei redditi) 1. I redditi da lavoro occasionale in agricoltura di cui alla presente legge sono cumulabili con i redditi derivanti da ogni altro trattamento pensionistico o di quiescenza. 2. I disoccupati iscritti nelle liste di collocamento e i lavoratori in cassa integrazione guadagni sono tenuti a comunicare l’avvenuta instaurazione del rapporto di lavoro occasionale in agricoltura e la remunerazione netta percepita all’ente che eroga l’indennità di disoccupazione o di cassa integrazione, che provvede a detrarre, il mese successivo alla comunicazione, dall’indennità un importo pari ad un terzo della retribuzione netta di lavoro occasionale percepita dall’interessato. Art. 4. (Lavoro interinale in agricoltura) 1. Le imprese di somministrazione di lavoro temporaneo possono applicare sulle retribuzioni dei lavoratori interinali occupati in agricoltura le riduzioni contributive ai sensi delle disposizioni di cui al comma 5 dell’articolo 9 della legge 11 marzo 1988, n. 67, e successive modificazioni. Art. 5. (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

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N. 1032 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE d’iniziativa dei senatori PETERLINI, PINZGER e THALER AUSSERHOFER COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 27 SETTEMBRE 2006 ———– Modifica all’articolo 13 dello Statuto speciale della Regione Friuli Venezia Giulia, di cui alla legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, in materia di elezione di Consiglio regionale ———– Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge costituzionale è dettato dalla necessità di mantenere e salvaguardare le diverse identità regionali, garantendo a ciascun ente territoriale la facoltà di determinare autonomamente il proprio sistema elettorale. In una prospettiva federale, democratica e pluralistica, la libera determinazione della propria legge elettorale è un principio fondamentale, dal quale non si può prescindere. Nel quadro della specifica realtà giuridica giuliana, la presente proposta mira poi a garantire alla minoranza slovena stanziata sul territorio del Friuli Venezia Giulia il diritto a venire comunque rappresentata a livello regionale. Molti sistemi elettorali infatti, rendono molto arduo, se non addirittura impossibile, l’elezione di candidati appartenenti alla minoranza, tenendo soprattutto conto del fatto che la stessa non è concentrata sul territorio. L’esclusione degli appartenenti alla minoranza dagli organi elettivi regionali comporta, naturalmente, un peggioramento della situazione degli sloveni in Friuli Venezia Giulia, facendo mancare loro la possibilità di un dialogo democratico nelle istituzioni. Alla luce di tali considerazioni, si propone la presente modifica dell’articolo 13 dello Statuto del Friuli Venezia Giulia.

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE Art. 1. 1. Il primo comma dell’articolo 13 dello Statuto speciale della Regione Friuli Venezia Giulia, di cui alla legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: «Il Consiglio regionale è eletto a suffragio universale diretto, libero, uguale e segreto, secondo le norme stabilite con legge regionale, che deve garantire l’elezione di almeno un rappresentante della minoranza slovena».

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N. 1033 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa dei senatori PETERLINI, THALER AUSSERHOFER e PINZGER COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 27 SETTEMBRE 2006 ———– Modifica dell’articolo 52 della legge 10 febbraio 1953, n. 62, in materia di composizione della Commissione parlamentare per le questioni regionali ———– Onorevoli Senatori. – La legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, recante modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione, all’articolo 11 disciplina la possibilità di integrare la composizione della Commissione parlamentare per le questioni regionali con i rappresentanti delle regioni, delle province autonome e degli enti locali, nell’attesa della revisione delle norme del titolo I della parte seconda della Costituzione. Con il presente disegno di legge si intende dare attuazione alla norma contenuta nel citato testo di riforma della Costituzione. La Commissione parlamentare per le questioni regionali, prevista dalla Costituzione all’articolo 126, è disciplinata dall’articolo 52 della legge 10 febbraio 1953, n. 62, e dall’articolo 32 della legge 28 ottobre 1970, n. 775, che ha aumentato a quaranta unità i componenti della Commissione (venti deputati e venti senatori, designati dalle due Camere con criteri di proporzionalità). Il testo che si propone si basa su una concezione paritaria che vede la Commissione integrata da un rappresentante per ciascuna delle regioni e delle province autonome e da diciotto rappresentanti dei comuni e delle province. Le designazioni sono effettuate liberamente da ciascuna regione e provincia autonoma tra i consiglieri e i deputati regionali in carica, mentre per quanto riguarda la nomina dei rappresentanti dei comuni e delle province viene mantenuta la formula attualmente utilizzata per la designazione dei rispettivi rappresentanti presso la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, i cui membri sono designati e revocati dall’Associazione nazionale dei comuni italiani e dall’Unione delle province d’Italia. Le cause di incompatibilità previste per la carica di deputato e di senatore vengono estese anche ai rappresentanti delle regioni, delle province autonome e degli enti locali, ad eccezione di quelle derivanti dalla carica di sindaco, di presidente della provincia, di consigliere e deputato regionale, di consigliere della provincia autonoma. Viene, inoltre, estesa ai rappresentanti delle regioni e delle province autonome l’insindacabilità delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle funzioni previste ai sensi del citato articolo 11 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. All’articolo 2 si prevede l’abrogazione dell’articolo 32 della legge 28 ottobre 1970, n. 775, mentre l’articolo 3 prevede che la composizione della Commissione parlamentare per le questioni regionali resti disciplinata dalle nuove disposizioni, sino alla modificazione dei regolamenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica ai sensi del comma 1 dell’articolo 11 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Vista l’importanza della questione si auspica una rapida approvazione della presente iniziativa legislativa.

DISEGNO DI LEGGE Art. 1.

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1. L’articolo 52 della legge 10 febbraio 1953, n. 62, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: «Art. 52. – (Commissione parlamentare per le questioni regionali). – 1. La Commissione parlamentare per le questioni regionali prevista dall’articolo 126, primo comma, della Costituzione, di seguito denominata «Commissione», è composta da venti deputati e da venti senatori designati dalle due Camere con criteri di proporzionalità. Essi rimangono in carica per la durata della legislatura. 2. La Commissione elegge nel proprio seno il presidente, due vicepresidenti e due segretari. 3. Per le funzioni stabilite dai Regolamenti parlamentari ai sensi dell’articolo 11 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, la Commissione è integrata da un rappresentante per ciascuna delle regioni e delle province autonome e da diciotto rappresentanti dei comuni e delle province. 4. Ciascuna regione e ciascuna provincia autonoma nomina e revoca il proprio rappresentante tra i consiglieri e i deputati regionali in carica. 5. Dei rappresentanti dei comuni e delle province fanno parte tredici sindaci designati e revocati dall’Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI) e cinque presidenti di provincia designati e revocati dall’Unione delle province d’Italia. Dei tredici sindaci designati dall’ANCI quattro rappresentano le città individuate dall’articolo 22, comma 1, del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e due sono designati fra i sindaci dei comuni la cui popolazione è inferiore a mille abitanti. 6. Ai rappresentanti delle regioni, delle province autonome e degli enti locali si estendono le cause di incompatibilità disposte per la carica di senatore e di deputato, ad eccezione delle cause di incompatibilità derivanti dalla carica di sindaco, di presidente della provincia, di consigliere e deputato regionale, di consigliere della provincia autonoma. Le Camere giudicano dei titoli di ammissione e delle cause sopraggiunte di incompatibilità ai sensi dell’articolo 66 della Costituzione. 7. I rappresentanti delle regioni, delle province autonome e degli enti locali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle funzioni esercitate ai sensi dell’articolo 11 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n.3. 8. Per l’espletamento dei suoi compiti la Commissione utilizza personale, comprese eventuali collaborazioni esterne, locali e strumenti operativi messi a disposizione dai Presidenti delle Camere, di intesa tra loro». Art. 2. 1. L’articolo 32 della legge 28 ottobre 1970, n. 775, è abrogato. Art. 3. 1. Sino a quando i regolamenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica non esercitino la potestà di cui all’articolo 11 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, la composizione della Commissione parlamentare per le questioni regionali è disciplinata dalla presente legge. Art. 4. 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

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N. 1034 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa dei senatori PETERLINI, PINZGER e THALER AUSSERHOFER COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 27 SETTEMBRE 2006 ———– Ratifica ed esecuzione della Convenzione n. 169 su popoli indigeni e tribali, adottata a Ginevra il 27 giugno 1989 dalla Conferenza generale dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) –——— Onorevoli Senatori. – Trecento milioni di persone, tra il 4 e il 5 per cento della popolazione mondiale, appartengono a popoli, nazioni, tribù o comunità che vivono spesso in stretto contatto con la natura in qualità di antichi abitatori delle loro terre. Spesso questi popoli sono vittime di sfruttamento, repressione, discriminazione e sottrazione delle basi della loro esistenza da parte degli Stati sul cui territorio essi abitano. Il 75 per cento di tutte le materie prime non rinnovabili si trova sulle terre dei popoli indigeni e gli Stati dell’occidente industrializzato partecipano a quasi tutti i megaprogetti di sfruttamento relativi alle terre degli indigeni. La Convenzione C 169, fatta a Ginevra il 27 giugno 1989 nell’ambito dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), organizzazione di settore delle Nazioni Unite (di cui fanno parte, accanto ai Governi, anche rappresentanti degli imprenditori e dei lavoratori) è finora l’accordo internazionale più completo riguardante la tutela dei popoli indigeni. Tale Convenzione è stata sottoscritta soltanto da diciassette dei 178 Stati membri dell’OIL. Le potenze industriali dell’Occidente, tra cui anche l’Italia e la Germania, hanno dichiarato che la Convenzione non li riguarda, in quanto sul loro territorio non vivono popoli indigeni. Attraverso progetti di cooperazione e di sviluppo con gli Stati del sud, in realtà, gli Stati europei hanno una grandissima influenza sul destino dei popoli indigeni. Ciò vale soprattutto nell’epoca della «globalizzazione». Se gli Stati dell’occidente ratificassero questa Convenzione, sarebbero costretti a conformare alle sue norme la propria politica estera. Per questo motivo i rappresentanti dei popoli indigeni chiedono nuovamente che anche l’Italia, e con essa gli altri Stati d’Europa, aderiscano al gruppo degli Stati sottoscrittori. La Convenzione OIL 169 è una rielaborazione della Convenzione OIL 107 del 1957, anch’essa dedicata alla tutela dei popoli indigeni, ratificata da 27 Stati. La sua revisione si deve alle critiche degli interessati. Secondo queste critiche, lo scopo della Convenzione OIL 107, cioè l’integrazione dei popoli indigeni nelle società maggioritarie, dovrebbe cedere il passo ad un concetto di ampia autodeterminazione. All’elaborazione della Convenzione OIL 169 hanno collaborato, seppure indirettamente, i rappresentanti di numerosi popoli indigeni. Tuttavia uno dei suoi limiti più gravi sta nella necessità di approvazione e ratifica della Convenzione medesima da parte dei Parlamenti nazionali dei singoli Stati. La Convenzione OIL 169 mette per iscritto i diritti fondamentali dei popoli indigeni e tribali e impone agli Stati sottoscrittori degli obblighi di ampia portata. In sette articoli si occupa specificamente delle questioni della proprietà fondiaria e dello sfruttamento delle materie prime; di questioni, cioè, d’importanza vitale per molti popoli indigeni. L’accordo riconosce, specificamente, agli articoli 2 e 3, la piena garanzia dei diritti umani e delle libertà fondamentali senza discriminazioni; all’articolo 4 il diritto all’identità culturale e il diritto alle strutture e alle tradizioni comunitarie; all’articolo 6 il diritto alla partecipazione dei popoli interessati alle decisioni che li riguardano e il diritto alla definizione del proprio futuro; agli articoli 7, 8 e 9 l’uguaglianza di fronte all’amministrazione e alla giustizia; agli articoli 13 e 19 il diritto alla terra e alle risorse; all’articolo 20 il diritto all’occupazione ed a condizioni di lavoro adeguate; all’articolo 21 il diritto alla formazione. 168


Fino ad oggi la Convenzione è stata ratificata dai Parlamenti dei seguenti 17 Stati: Norvegia (il 19 giugno 1990); Messico (il 5 settembre 1990); Colombia (il 7 agosto 1991); Bolivia (1’11 dicembre 1991); Costa Rica (il 2 aprile 1993); Paraguay (il 10 agosto 1993); Perù (il 2 febbraio 1994); Honduras (il 28 marzo 1995); Danimarca (il 22 febbraio 1996); Guatemala (il 5 giugno 1996); Olanda (il 2 febbraio 1998); Fiji (il 3 marzo 1998); Ecuador (il 15 maggio 1998); Argentina (il 3 luglio 2000); Repubblica Bolivariana del Venezuela (il 22 maggio 2002); Dominica (il 25 giugno 2002); Brasile (il 25 luglio 2002). Negli Stati sottoscrittori si possono constatare alcuni sviluppi positivi: lo Stato boliviano, per esempio, con una modifica costituzionale ha affermato la propria natura multietnica e multiculturale e ha riconosciuto il diritto dei popoli indigeni alla partecipazione alle decisioni che li riguardano. Il Messico ha disposto che nei processi penali siano prese in considerazione le consuetudini dei popoli indigeni. Peraltro, l’OIL ha preso atto di gravi abusi nei confronti dei lavoratori indigeni del Messico e ha fatto pressioni per un miglioramento della situazione. Risultati assolutamente positivi si registrano invece in Norvegia, ove è stato istituito il Parlamento del popolo indigeno dei Saami, che partecipa a tutte le decisioni riguardanti tale popolo. Al Parlamento dei Saami è trasmesso anche, per un giudizio, il rapporto norvegese sullo stato dell’applicazione della Convenzione. I Paesi Bassi hanno ratificato la Convenzione nel 1998. Questo Stato ha già dichiarato che si atterrà ai criteri stabiliti dalla Convenzione per quanto riguarda i voli militari a bassa quota sul Labrador in Canada ed il commercio del legname tropicale. Nel Parlamento austriaco, invece, i tentativi di adesione sono regolarmente falliti. Sebbene solo pochi Stati abbiano finora ratificato la Convenzione OIL n. 169, l’influsso di questo strumento si estende su di una più vasta cerchia di Stati. Ad esempio, la Duma russa ha chiesto all’OIL una consulenza per una possibile nuova legislazione riguardante i popoli indigeni di quel Paese. A non tacere del Cile, il cui Presidente ha fissato un termine per rivedere le politiche esistenti a tutela dei popoli indigeni. Con molta probabilità la Convenzione sarà ratificata in breve tempo. Da parte indigena, la Convenzione è stata generalmente accolta con favore. Sebbene le siano imputate anche parziali tendenze assimilatorie, la Convenzione è vista con favore, riscontrando in essa, in generale, evidenti progressi rispetto alla versione precedente. Questo trattato chiarisce che in nessun caso un trattamento particolare dei popoli indigeni in ambiti specifici deve condurre ad una sorta di apartheid. Gli appartenenti ai popoli indigeni hanno sì il diritto alla propria cultura, ma non possono in nessun caso essere costretti alla tradizionale vita tribale. L’articolo 8 garantisce loro la possibilità di scegliere il proprio modo di vita. Sotto molti aspetti la Convenzione OIL 169 è troppo generica e lascia molti spazi all’interpretazione. Ciò dipende anche dal fatto che il trattato deve valere per tutti i popoli indigeni, le cui condizioni effettive sono anche molto diverse. Agli Stati che non vogliano applicare con serietà la Convenzione si presentano pertanto molte scappatoie per eluderne le disposizioni. Un altro punto critico è il fatto che ai popoli indigeni è sì riconosciuto il diritto ad essere consultati nei processi decisionali che li riguardano, ma non quello ad una competenza di codecisione attiva o ad un diritto di veto. Le istanze statali non indigene hanno sempre l’ultima parola; gli indigeni, cioè, dipendono ancora dalla buona volontà dei governi. Anche se il trattato sottolinea che le decisioni vanno prese «di comune accordo», si configura qui una posizione giuridica piuttosto debole. Nel 1993 anche la Germania ha rifiutato la ratifica della Convenzione OIL 169, affermando che sul territorio tedesco non vivono popoli indigeni e sostenendo che l’oggetto del trattato non la riguarda. Identica posizione ha assunto l’Italia nel Consiglio europeo del giugno 2000. In Germania, in risposta a successive interrogazioni, tale brusco rifiuto è stato in parte mitigato: secondo tale posizione, per il diritto internazionale non si potrebbe escludere un’adesione della Germania alla Convenzione, ma ciò «non avrebbe senso». Inoltre, negli ultimi armi vi sono state delle campagne realizzate da parte di organizzazioni non governative e la visita della Commissione ONU per i diritti umani. Da questa prospettiva anche la Spagna si sta avvicinando all’adesione. In realtà l’adesione di numerosi Stati, soprattutto se economicamente potenti, sarebbe invece importante. Ciò risulta chiaramente considerando la duplice intenzione del trattato, destinato in 169


primo luogo a regolare i rapporti tra Stati e popoli indigeni; ma anche a contribuire alla creazione di un elenco di norme di validità universale. Un altro argomento a favore dell’adesione di Stati senza popoli indigeni è la possibilità di un controllo reciproco tra Stati. Secondo l’articolo 22 dello Statuto OIL, infatti, gli Stati aderenti alle Convenzioni possono elevare reclami all’OIL. Sebbene non sia usuale, questo tipo di sanzione permette comunque di avvalersene per presentare petizioni ed esercitare pressioni di natura politica. Inoltre le organizzazioni non governative avrebbero la possibilità di pubblicare con regolarità rapporti sullo stato di applicazione della Convenzione. Poiché la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni finora non è stata approvata, anche se l’elaborato è stato recentemente discusso dalla Sottocommissione per l’invio dello stesso al Consiglio ONU per i diritti umani, la Convenzione OIL 169 è tuttora il più ampio e completo trattato internazionale a garanzia dei diritti dei popoli indigeni. Si tratta di un importante strumento per assicurare la sopravvivenza dei popoli indigeni di questa terra. Resta da sperare che anche altri Stati europei la ratifichino, seguendo l’esempio norvegese, danese ed olandese.

DISEGNO DI LEGGE Art. 1. 1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare la Convenzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro n. 169 su popoli indigeni e tribali, adottata a Ginevra il 27 giugno 1989. Art. 2. 1. Piena ed intera esecuzione è data alla Convenzione di cui all’articolo 1 a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall’articolo 38 della Convenzione stessa. Art. 3. 1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, valutato in 50.000 euro per l’anno 2006, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2006-2008, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2006, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero. 2. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 4. 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

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N. 1035 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa dei senatori PETERLINI, PINZGER e THALER AUSSERHOFER COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 27 SETTEMBRE 2006 ———– Modifiche al testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, in materia di riunioni pubbliche ———– Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge prende spunto da due spiacevoli episodi nei quali i carabinieri hanno denunciato i parroci di due paesi sudtirolesi per omissione dell’avviso al questore dello svolgimento di una cerimonia religiosa, omissione sanzionata, ancora oggi, penalmente. Tale denuncia ha avuto ampia risonanza sulla stampa locale e nazionale. Si intende pertanto modificare e sopprimere alcuni articoli in materia di riunioni pubbliche del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, risalenti all’epoca fascista, ancora vigenti nel nostro ordinamento. Tali disposizioni, se applicate ai giorni nostri, risultano anacronistiche e fuori dal tempo. Già la Corte costituzionale, in alcune sentenze ha ampiamente ritenuto parte di queste norme costituzionalmente illegittime in riferimento all’articolo 17 della Costituzione. Vogliamo ricordarne una, in particolare, la sentenza n. 45 dell’8 marzo 1957, nella quale la Corte ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 25 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, nella parte che implica l’obbligo di avviso, almeno tre giorni prima, al questore dello svolgimento di cerimonie religiose in luoghi aperti al pubblico. Con il presente disegno di legge, si chiede la soppressione dello stesso obbligo di preavviso, in quanto si tratta di un onere burocratico che trovava la sua ragione nelle diffidenze del regime fascista nei confronti della Chiesa. Attualmente tale disposizione appare decisamente superata. Riteniamo, inoltre, assolutamente sproporzionato sanzionare penalmente l’omissione del preavviso per lo svolgimento di riunioni in luogo pubblico. Fermo restando il principio della necessità del preavviso a cui sono tenuti i promotori, si ritiene infatti di dovere abolire la sanzione penale per i contravventori, mantenendo invece la sanzione amministrativa. La sanzione in questione, come affermato dalla sentenza n. 11 del 10 maggio 1979 della Corte costituzionale, non si applica a coloro che prendono la parola durante la riunione. Vista l’importanza e l’attualità della questione si auspica una rapida approvazione del disegno di legge.

DISEGNO DI LEGGE Art. 1. 1. Al testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, sono apportate le seguenti modificazioni: a) l’articolo 18 è sostituito dal seguente: «Art. 18. – 1. I promotori di una riunione in luogo pubblico devono darne avviso, almeno un giorno prima, al questore. 2. I contravventori sono puniti con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 100 euro a 400 euro. 3. Il questore, nel caso di omesso avviso ovvero per ragioni di ordine pubblico o di sanità pubblica, può impedire che la riunione abbia luogo e può, per le stesse ragioni, prescrivere modalità 171


di tempo e di luogo per la riunione. 4. I contravventori al divieto o alle prescrizioni dell’autorità sono puniti con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 200 euro a 400 euro. 5. Non è punibile chi, prima dell’ingiunzione dell’autorità o per obbedire ad essa, si ritira dalla riunione. 6. Le disposizioni del presente articolo non si applicano alle riunioni elettorali.»; b) all’articolo 20, le parole da: «avvengono manifestazioni» fino a: «assembramenti predetti» sono soppresse; c) l’articolo 21 è abrogato; d) l’articolo 25 è abrogato.

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N. 1036 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa dei senatori PETERLINI, PINZGER e THALER AUSSERHOFER COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 27 SETTEMBRE 2006 ———– Riduzione dell’aliquota IVA sui prodotti di prima necessità per l’infanzia ———– Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge prende spunto da alcuni dati allarmanti. La popolazione italiana ha una natalità tra le più basse del mondo, da ormai quasi una generazione. Come conseguenza, l’Italia va accumulando un imponente «debito» demografico, un debito facilmente misurabile e comparabile. In Francia, nazione con una popolazione simile a quella italiana, nel 2002 sono nati 767.000 bambini, in Italia 539.000, il 42 per cento in meno. Le recentissime proiezioni dell’ONU prevedono che nel 2050 ad avere più di 60 anni sarà il 41 per cento della popolazione italiana e il 33 per cento di quella francese. Secondo l’ISTAT, nei prossimi 50 anni ci sarà un aumento di 5 milioni di persone con 80 anni e oltre e, nonostante una non trascurabile immigrazione, una diminuzione di 11 milioni della popolazione con meno di 80 anni. Le conseguenze sulla struttura sociale, sui meccanismi di solidarietà intergenerazionale, sul sistema del welfare sono notevoli e si accentueranno nei prossimi decenni. Con queste tendenze come potrà sopravvivere l’economia e la società italiana? Le ragioni della denatalità sono di varia natura. Non avere figli può essere una libera scelta della coppia oppure essere una conseguenza della diminuzione della fecondità. In più, si è affermata la tendenza di rinviare il momento procreativo, il che riduce inevitabilmente il numero dei figli. Ma la denatalità in molti casi può anche essere frutto di povertà, soprattutto per quanto riguarda la decisione di avere un secondo o un terzo figlio. In effetti, il calo complessivo della natalità è dovuto proprio alla fortissima riduzione dei figli successivi al primo. In base ai dati forniti recentemente dalla Banca d’Italia, negli ultimi dieci anni si è avuto un boom dell’indebitamento delle famiglie italiane, che in base a dati aggiornati al settembre dello scorso anno ha toccato il 30 per cento del PIL contro il 18 per cento del 1996. Il boom dell’indebitamento dei cittadini, come afferma il Codacons, si è registrato in modo particolare negli ultimi 4 anni, quando cioè si sono verificati gli aumenti più forti dei prezzi e delle tariffe e le famiglie sono ricorse sempre più al credito al consumo per arrivare a fine mese, anche per gli acquisti di media entità. Occorre mettere in campo tutte quelle misure utili a ridare potere d’acquisto ai redditi delle famiglie e a sanare la disastrosa situazione che ha portato in un solo anno al raddoppio del business del credito al consumo, passato da 40 a 80 miliardi di euro. È dovere, quindi, della politica e del legislatore predisporre misure idonee per alleviare, specie per le famiglie al di sotto della soglia di povertà e con una sola fonte di reddito, il costo di omogeneizzati, pannolini, prodotti per l’igiene e quant’altro necessita alla vita dei bambini. Tali spese, come è noto, incidono in misura rilevante (20 per cento circa) sul bilancio di una famiglia monoreddito. Con il presente disegno di legge si propone di ridurre l’imposta sul valore aggiunto su tali prodotti al 4 per cento in modo da fare scendere i costi da sostenere per i figli fino al secondo anno d’età.

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DISEGNO DI LEGGE Art. 1. 1. Alla tabella A, parte II, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente numero: «41-quinquies) pannolini, omogeneizzati, latte in polvere, prodotti per l’igiene, creme contro gli arrossamenti e le irritazioni della pelle, destinati alla infanzia». Art. 2. 1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, valutato in 8 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2006, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2006-2008, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2006, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero. 2. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 3. 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

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N. 1040 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa dei senatori PETERLINI, THALER AUSSERHOFER e PINZGER COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 27 SETTEMBRE 2006 ———– Disposizioni concernenti l’erogazione anticipata dell’assegno di mantenimento a tutela del minore ———– Onorevoli Senatori. – Con il presente disegno di legge si vuole intervenire in materia di prestazioni assistenziali a favore dei minori. La realtà sociale dell’Italia è marcata da una sempre più crescente instabilità coniugale, il modello tradizionale familiare viene sfaldato da separazioni e da divorzi progressivamente aumentati negli ultimi decenni. I dati ISTAT relativi al 1995 ci parlano di 52.323 separazioni e 27.038 divorzi. Nel 2003 le separazioni sono state 81.744 e i divorzi 43.856, con un incremento rispettivamente del 2,6 per cento e del 4,8 per cento in confronto all’anno precedente. Negli ultimi dieci anni entrambi i fenomeni sono aumentati di circa il 59 per cento. In altre parole, se nel 1994 si verificavano circa 154 separazioni e 80 divorzi ogni 1.000 matrimoni, dieci anni dopo le proporzioni sono cresciute, arrivando rispettivamente a 266 separazioni e a 139 divorzi ogni 1.000 matrimoni. La propensione a ricorrere alla separazione o al divorzio non è uniforme sul territorio nazionale: al Nord si rileva quasi il doppio delle separazioni e dei divorzi rispetto al Mezzogiorno. A livello regionale, i valori massimi si raggiungono in Valle d’Aosta, in Liguria e nel Lazio. I valori più bassi si riscontrano in Basilicata e in Calabria. Il naufragio di tanti matrimoni coinvolge direttamente i figli; nel 2003, il 69,5 per cento delle separazioni e il 60,4 per cento dei divorzi hanno riguardato coppie con figli avuti durante l’unione. I figli coinvolti nella crisi coniugale dei propri genitori sono stati, in quell’anno, 90.031 nelle separazioni e 41.431 nei divorzi. Oltre la metà delle separazioni e oltre un terzo dei divorzi hanno coinvolto almeno un figlio minore. Le separazioni e i divorzi con figli minori che nel 2003 si sono concluse prevedendo una corresponsione monetaria per il loro sostentamento economico costituiscono rispettivamente il 91,2 per cento e 1’89,7 per cento del totale. Nel 2003, l’importo medio mensile del sostentamento economico a beneficio dei figli minori è stato pari a 460,30 euro nelle separazioni e a 396,5 euro nei divorzi. Secondo l’ISTAT, l’ammontare del contributo mensile varia, ovviamente, in base al numero di figli minori, oscillando mediamente da 382,6 euro nelle separazioni con un minore affidato a 700 euro nelle separaoni con almeno tre figli minori. I numeri citati sono impressionanti e dimostrano una situazione di estrema delicatezza per quanto riguarda i minori. La contribuzione al mantenimento della prole nell’istituto dell’affidamento esclusivo viene riconosciuta al coniuge affidatario, nella maggior parte dei casi la madre, economicamente più debole, e purtroppo non sempre viene percepita come un obbligo, ma piuttosto come una mera facoltà. Anche nel mutato quadro normativo, il quale prevede l’istituto dell’affidamento condiviso come regola, il giudice può ancora disporre l’assegno periodico a favore del genitore che sostiene le spese maggiori. La disciplina proposta con la presente iniziativa legislativa quindi rimane attuale sia per quei casi di affidamento esclusivo già conclusisi prima dell’entrata in vigore della legge 8 febbraio 2006, n. 54, ove non si chiedesse l’applicazione delle nuove norme, sia per le separazioni ed i 175


divorzi che si vedono applicati le regole dell’affidamento condiviso. In quest’ultimo caso la potestà genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione e alla salute sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice. Limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria amministrazione, il giudice può stabilire che i genitori esercitino la potestà separatamente. Il giudice determina i tempi e le modalità della presenza dei figli presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli. Prende atto, se non contrari all’interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori. Con riguardo al mantenimento dei figli, la legge prevede che, salvo accordi diversi, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito; il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando sia le attuali esigenze del figlio che il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori, nonché i tempi di permanenza presso ciascun genitore e le risorse economiche di entrambi i genitori. Infine, il giudice prende in considerazione la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore. L’assegno, il quale può essere versato direttamente ai figli maggiorenni ma non ancora economicamente indipendenti, è automaticamente adeguato agli indici ISTAT in difetto di altro parametro indicato dalle parti o dal giudice. L’Italia, con la citata legge n. 54 del 2006, ha seguito l’esempio di numerosi Paesi europei che hanno modificato il proprio diritto di famiglia, riconoscendo la condivisione della potestà genitoriale come la soluzione più idonea a tutelare gli interessi dei figli minori coinvolti nella crisi del legame coniugale dei propri genitori. Purtroppo, occorre però ricordare i numerosi casi di mancata corresponsione dell’assegno di mantenimento. Pur avendo una normativa di per sé ben ponderata e molto attenta alle esigenze dei minori, molti genitori affidatari si trovano in difficoltà economiche per l’inadempimento dell’ex coniuge. Risulta, inoltre, particolarmente difficile quantificare i casi di mancata corresponsione dell’assegno di mantenimento, in quanto si tratta di un fenomeno in molti casi sommerso. In questo senso è stata disposta un’indagine dall’università La Sapienza di Roma e dall’assessorato per le pari opportunità del comune di Roma per la rilevazione del fenomeno di inadempimento economico in nuclei separati o divorziati che si sono rivolti alle diciannove municipalità cittadine. Le considerazioni conclusive della ricerca confermano la difficoltà del reperimento dei dati: «Ciò mostra come il fenomeno dell’inadempimento, nonostante sia un problema di ampia rilevanza sociale, non ha a tutt’oggi una propria specifica visibilità neppure nei servizi sociali a fronte dei vari problemi che accompagnano le separazioni e i divorzi delle famiglie italiane. Siamo dunque di fronte ad un fenomeno in larga parte sommerso che presenta, quando si tenta di metterlo in luce, un insieme di sfaccettature e interconnessioni con diverse problematiche sia individuali che relazionali e sociali. La popolazione sulla quale abbiamo focalizzato la nostra ricerca risulta appartenere ad una fascia di donne che, per diversi motivi, ha deciso di non agire legalmente i propri diritti nei confronti dell’ex coniuge inadempiente, o se li ha agiti, non ha ottenuto soddisfazione». Per tutelare i minori, la loro crescita ed educazione che deve proseguire con decoro e dignità, si è deciso di intervenire con questo disegno di legge con il quale si predispone un’erogazione anticipata al genitore affidatario (o altro soggetto affidatario) delle somme destinate al mantenimento, con un tetto massimo di 500 euro, aumentabile di 150 euro per ogni figlio dopo il primo, nel caso in cui il genitore obbligato non corrisponda le medesime. La provincia autonoma di Bolzano ha già provveduto ad emanare una legge in tal senso per fare fronte alle continue omissioni del genitore obbligato. Si tratta della legge provinciale 3 ottobre 2003, n. 15, e come si evince dalla relazione alla legge stessa: «sulla scorta di analoghe iniziative 176


assunte in Paesi stranieri (quali la Svizzera, la Germania e l’Austria) ... si propone l’intervento della provincia autonoma di Bolzano nelle situazioni in cui la violazione dell’obbligo al mantenimento possa costituire grave pregiudizio per i figli minori, mediante l’erogazione in via anticipata della prestazione dovuta e la successiva rivalsa sull’obbligato. L’intervento previsto, pur dichiaratamente volto a tutelare la dignità del minore mediante la prevenzione di situazioni di grave disagio, potrebbe al contempo costituire valido stimolo per il genitore obbligato al mantenimento, ad adempiere correttamente e tempestivamente ai propri obblighi. Se, infatti, la contribuzione al mantenimento dei figli può non essere intesa come un obbligo nei confronti dell’ex coniuge, pur essendolo ad ogni effetto – altrettanto non vale nei confronti della pubblica amministrazione, che subentrerebbe nel diritto di credito». Infatti, il meccanismo utilizzato dalla legge provinciale prevede oltre all’attività di erogazione anche quella di recupero; quindi, il legislatore ha introdotto un sistema misto: mentre l’erogazione è delegata ai comuni e da questi subdelegata alle comunità comprensoriali, l’esercizio della surroga nel diritto di credito nei confronti del genitore obbligato al mantenimento permane in capo alla provincia, la quale tramite il proprio ufficio delle entrate provvede al recupero. Per introdurre gli stessi princìpi nella normativa nazionale si è elaborato l’articolato che si sottopone ora all’esame del Senato. All’articolo 1 sono definite le finalità dell’intervento legislativo, mirante all’erogazione anticipata al genitore affidatario delle somme per il mantenimento del minore non corrisposte dal genitore obbligato. L’articolo 2 disciplina il trasferimento del diritto di credito, ai sensi dell’articolo 1201 del codice civile, in capo all’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), il quale si rivale direttamente sul genitore obbligato per la riscossione delle somme erogate e degli interessi maturati. All’articolo 3 sono stabiliti i soggetti aventi diritto alla prestazione: cittadini italiani o di uno Stato membro dell’Unione europea, con residenza in Italia da almeno un anno. All’articolo 4 si fissano i presupposti del diritto alla prestazione, rappresentati dall’esistenza di un titolo esecutivo fondato su un provvedimento dell’autorità giudiziaria. L’articolo 5 stabilisce che il reddito del richiedente al momento della richiesta di anticipazione dell’assegno di mantenimento non deve superare i 29.000 euro lordi all’anno. Con l’articolo 6 si stabiliscono le modalità per l’erogazione della somma nonché l’istituzione di una speciale gestione dell’INPS con una specifica dotazione finanziaria. L’assegno sarà concesso dai comuni ed erogato dall’INPS. Con uno o più decreti del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono adottate le disposizioni per l’attuazione della norma. L’articolo 7 fissa un tetto all’erogazione dell’assegno in misura non superiore a 500 euro mensili, aumentabile fino ad un massimo di 150 euro per ogni figlio dopo il primo. I successivi articoli 8, 9, 10 e 11 disciplinano le modalità di presentazione della domanda, la decorrenza, la durata e la perdita della prestazione. L’articolo 12 introduce una norma di salvaguardia per le competenze delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano. L’articolo 13 prevede la necessaria copertura finanziaria. La totale assenza di dati relativi al fenomeno dell’inadempimento dell’obbligo di mantenimento ha comportato delle notevoli difficoltà nell’elaborare un calcolo, anche se solo indicativo, degli oneri dell’intervento legislativo in questione. Ci siamo basati sul dato fornito dall’ISTAT sul numero delle separazioni e dei divorzi con figli minori che si concludono con l’assegno. Trasformiamo queste percentuali dell’anno 2003 in numeri assoluti. Di questi presumiamo che il 20 per cento sia il dato relativo all’inadempimento, supportati anche da alcuni studi di associazioni di genitori. Moltiplichiamo i casi di inadempimento con l’ammontare medio dell’assegno. La cifra che scaturisce verrà coperta al 50 per cento con la surrogazione legale, ovvero con il recupero delle cifre anticipate dall’INPS, e per la restante parte, relativa alla impossibilità del recupero nei confronti di soggetti disoccupati o in difficoltà economiche di vario genere, mediante 177


corrispondente riduzione del «Fondo speciale» di parte corrente dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze. Dal nostro calcolo risulta l’ammontare di euro 2.367.071. Considerato che ci basiamo su dati incerti con un sommerso presumibilmente alto e in vista del continuo aumento del numero delle separazioni e dei divorzi, prevediamo per la copertura finanziaria la somma di tre milioni di euro. La totale carenza legislativa nazionale sul tema, nonostante quanto disposto dalla raccomandazione R(82) del Consiglio d’Europa, adottata nel lontano 4 febbraio 1982, impone l’intervento del legislatore, tanto auspicato da parte dei numerosi genitori e minori purtroppo interessati e in serie difficoltà economiche. In effetti, alcuni Consigli regionali si stanno muovendo per sopperire a questa lacuna con iniziative legislative volte ad anticipare l’assegno di mantenimento con l’intervento pubblico.

DISEGNO DI LEGGE Art. 1. (Oggetto e finalità) 1. La presente legge disciplina l’erogazione anticipata, al genitore o ad altro soggetto affidatario, delle somme destinate al mantenimento del minore, qualora esse non vengano corrisposte dal genitore obbligato nei termini e alle condizioni stabiliti dall’autorità giudiziaria. Art. 2. (Surrogazione) 1. L’erogazione dell’assegno di mantenimento in via anticipata ai sensi dell’articolo 1 comporta il trasferimento, ai sensi dell’articolo 1201 del codice civile, in capo all’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), del diritto di credito nei confronti del genitore obbligato al mantenimento, in misura corrispondente agli importi erogati al beneficiario, il quale rilascia espressa dichiarazione in merito. 2. L’INPS si rivale direttamente sul genitore obbligato al mantenimento per la riscossione delle somme erogate in via anticipata e degli interessi maturati. Art. 3. (Aventi diritto) 1. Ha diritto di richiedere la prestazione di cui all’articolo 1 il genitore o altro soggetto affidatario del minore, se il minore è cittadino italiano o cittadino di uno Stato membro dell’Unione europea che risiede e ha dimora abituale da almeno un anno in Italia. 2. Non ha diritto alla prestazione di cui all’articolo 1 il genitore affidatario che convive con il genitore obbligato al mantenimento. Art. 4. (Presupposti del diritto alla prestazione) 1. Presupposti del diritto alla prestazione di cui all’articolo 1 sono: a) la dichiarazione espressa di accettazione della surrogazione resa dal beneficiario, valida per tutti i pagamenti effettuati in attuazione della presente legge; b) l’esistenza di un titolo esecutivo fondato su un provvedimento dell’autorità giudiziaria italiana, che stabilisce l’importo e le modalità di contribuzione al mantenimento da parte del genitore non affidatario; c) l’esibizione di un atto di precetto ritualmente notificato, non ottemperato nel termine di trenta giorni, o la sentenza dichiarativa del fallimento dell’obbligato al mantenimento. Art. 5. (Requisiti economici)

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1. L’anticipazione dell’assegno di mantenimento non spetta ai soggetti che, al momento della richiesta di anticipazione, posseggono redditi propri assoggettabili all’imposta sul reddito delle persone fisiche superiori a euro 29.000 annui. 2. Dal computo dei redditi di cui al comma 1 sono esclusi i trattamenti di fine rapporto, le competenze arretrate comunque denominate e il reddito derivante dalla casa di abitazione. Non concorre alla formazione dei redditi l’importo dell’assegno di mantenimento. Art. 6. (Istituzione di un fondo a tutela dei figli di genitori inadempienti degli obblighi di mantenimento) 1. Per le finalità di cui all’articolo 1, è istituito, presso l’INPS, un fondo speciale con una dotazione finanziaria complessiva di 3 milioni di euro. 2. L’assegno di mantenimento è concesso dai comuni. I comuni provvedono ad informare gli interessati invitandoli a certificare il possesso dei prescritti requisiti. 3. L’assegno di mantenimento, ferma restando la titolarità in capo ai comuni, è erogato dall’INPS sulla base dei dati forniti dai comuni medesimi, secondo modalità definite con i decreti di cui al comma 4. 4. Con uno o più decreti di natura non regolamentare del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono adottate le disposizioni per l’attuazione del presente articolo. Art. 7. (Ammontare della prestazione) 1. L’ente erogante corrisponde l’assegno di mantenimento in misura non superiore a 500 euro mensili, aumentabile fino ad un massimo di 150 euro per ogni figlio dopo il primo. Art. 8. (Domanda) 1. La domanda per la corresponsione anticipata dell’assegno di mantenimento è presentata al comune nel cui territorio risiede l’avente diritto. 2. Se la domanda di cui al comma 1 è incompleta e non è integrata dal richiedente, senza giustificati motivi, entro trenta giorni dalla data di ricevimento della richiesta di integrazione, la stessa decade. Art. 9. (Decorrenza e durata della prestazione) 1. La prestazione prevista dalla presente legge decorre dal primo giorno del mese di presentazione della relativa domanda, se questa è stata presentata entro il ventesimo giorno del mese stesso; negli altri casi, decorre dal primo giorno del mese successivo. 2. L’erogazione della prestazione ha durata semestrale, è effettuata mensilmente e può essere rinnovata su semplice richiesta corredata di autocertificazione della sussistenza dei requisiti prescritti. 3. Qualora la prima concessione della prestazione sia stata ottenuta tramite la presentazione della sentenza dichiarativa del fallimento dell’obbligato al mantenimento, per il rinnovo di cui al comma 2 deve essere presentato l’atto di precetto di cui alla lettera c) del comma 1 dell’articolo 4. 4. Il beneficiario dell’anticipazione dell’assegno di mantenimento è tenuto a comunicare all’INPS, entro e non oltre trenta giorni dal loro verificarsi, l’eventuale avvio o ripristino dei pagamenti da parte dell’obbligato al mantenimento. Art. 10. (Ricorsi) 1. Con i decreti di cui all’articolo 6, comma 4, è altresì definita la procedura tramite la quale il richiedente può presentare ricorso avverso il diniego della prestazione prevista dalla presente legge. 179


Art. 11. (Accertamento della permanenza dei requisiti e perdita del diritto) 1. Qualora, in caso di controllo, il beneficiario non risponda entro il termine di trenta giorni dalla data di ricevimento della richiesta di informazioni, il comune sospende l’erogazione della prestazione prevista dalla presente legge. 2. Il comune pronuncia la decadenza dal diritto alla prestazione qualora: a) nel termine di tre mesi dalla data della sospensione il beneficiario non dimostri di essere nuovamente in possesso di tutti i requisiti di legge; b) il beneficiario della prestazione non rispetti l’obbligo di comunicare tempestivamente all’ente erogante qualsiasi variazione, anche di carattere temporaneo, del proprio stato e della propria situazione personale, reddituale e patrimoniale, potenzialmente idonea a incidere sul perdurare dei requisiti prescritti per l’accesso alla prestazione. Art. 12. (Competenze delle regioni e delle province autonome) 1. Restano salve le competenze delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano. Art. 13. (Disposizioni finanziarie) 1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, valutato in 3 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2006, si provvede: a) per la metà dell’importo, pari a 1.500.000 euro, mediante le corrispondenti entrate esigibili per effetto della surrogazione dell’INPS, ai sensi dell’articolo 2, nel credito verso i genitori obbligati al mantenimento; b) per la restante parte, pari a 1.500.000 euro, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2006-2008, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2006, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero. 2. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Art. 14. (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

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N. 1409 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa del senatore PETERLINI COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 19 MARZO 2007 ———– Ripristino della festività di San Giuseppe il 19 marzo ———– Onorevoli Senatori. – La legge 5 marzo 1977, n. 54, ha abrogato il riconoscimento agli effetti civili di alcune feste religiose (l’Epifania, San Giuseppe, l’Ascensione, il Corpus Domini, i SS. Apostoli Pietro e Paolo) perché – secondo la tesi di allora – il loro carattere infrasettimanale avrebbe avuto una negativa incidenza sulla produttività delle aziende e dei pubblici uffici. La ratio sottesa alla legge 5 marzo 1977, n. 54, si richiamava ad una volontà di gestire il Paese con una maggiore «austerità»: gli anni ’70, infatti, sono gli anni in cui si inizia a parlare di crisi petrolifera (ricordiamo le domeniche senza auto e quelle in cui si poteva circolare solo con i veicoli con targhe pari o solo con quelli con targhe dispari), la disoccupazione inizia a far sentire i suoi effetti e l’inflazione corrode gli stipendi. L’Italia rallenta la sua crescita economica e, improvvisamente, si trova a dover fare i conti con gli effetti di una gestione del boom degli anni ’60 quantomeno poco accorta. Tra i provvedimenti che vennero presi per cercare di ripristinare una gestione più rigorosa, possiamo annoverare anche la citata legge n. 54 del 1977, con la quale si ridusse il numero delle festività ritenendo che esse incidessero in maniera negativa sulla produttività sia delle aziende che del pubblico impiego. Negli anni successivi si è assistito ad un’inversione di tendenza, anche perché si è compreso che l’austerità non aveva prodotto l’auspicato aumento di produttività nelle aziende e che i problemi economici andavano risolti in un’altra maniera: certamente non eliminando alcuni giorni di festività che, in ogni caso, devono poi essere pagati oppure recuperati e, quindi, aggiunti al periodo delle ferie ordinarie. Nel 1985, dunque, è stata reintrodotta la festività dell’Epifania, mentre nel 2001 una mobilitazione forte da parte dell’opinione pubblica ha condotto al ripristino della festa nazionale della Repubblica. Ripristinare il giorno di San Giuseppe come festivo vuole dire dare maggiore visibilità ai padri e riconoscere il loro ruolo nell’ambito della famiglia. Occorre ricordare e dare importanza al nucleo familiare per lo sviluppo del singolo individuo e dell’intera società. Considerato che varie disposizioni della Costituzione esaltano l’importanza della famiglia, sembra doveroso istituire, o nel caso del 19 marzo ripristinare, un giorno in onore di essa. Infatti, l’articolo 2 della Costituzione tutela i valori delle formazioni sociali ove si svolge la personalità del singolo e l’articolo 31 prevede che lo Stato agevoli con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia. Con il ripristino del giorno di San Giuseppe, in effetti, si darebbe un segnale forte in questa direzione. Il legislatore darebbe prova della propria consapevolezza del valore della famiglia. La festa di San Giuseppe, al di là del suo significato religioso importante per i cristiani (San Giuseppe, padre di Gesù), apre tradizionalmente la primavera. Espressioni del pensiero laico non cristiano assegnano alla Pasqua il ruolo di festa della primavera, ma il fatto che essa possa cadere anche ad aprile inoltrato toglie ad essa il sapore della natura che si risveglia dopo l’inverno. Storia e tradizioni Nella tradizione popolare, San Giuseppe, sposo della Vergine Maria, è il Santo protettore dei poveri e dei derelitti, poiché i più indifesi hanno diritto al più potente dei Santi. In questo giorno, si

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ricorda la sacra coppia di giovani sposi, in un paese straniero ed in attesa del loro Bambino, che si videro rifiutata la richiesta di un riparo per il parto. Questo atto, che vìola due sacri sentimenti: l’ospitalità e l’amore familiare, viene ricordato in molte regioni con l’allestimento di un banchetto speciale. Così in alcuni paesi della Sicilia, il 19 marzo di ogni anno, si usava invitare i poveri al banchetto di San Giuseppe. In questa occasione, un sacerdote benediva la tavola ed i poveri erano serviti dal padrone di casa. Oltre a proteggere i poveri e le ragazze, San Giuseppe, in virtù della sua professione, è anche il protettore dei falegnami, che da sempre sono i principali promotori della sua festa. La festa del 19 marzo è anche associata a due manifestazioni specifiche, che si ritrovano un po’ in tutte le regioni d’Italia: i falò e le zeppole. Poiché la celebrazione di San Giuseppe coincide con la fine dell’inverno, si è sovrapposta ai riti di purificazione agraria, effettuati nel passato pagano. In quest’occasione, infatti, si bruciano i residui del raccolto sui campi ed enormi cataste di legna vengono accese ai margini delle piazze. Quando il fuoco sta per spegnersi, alcuni lo scavalcano con grandi salti e le vecchiette, mentre filano, intonano inni per San Giuseppe. Culto La Chiesa cattolica ricorda San Giuseppe il 19 marzo e il 1º maggio col titolo di lavoratore. Inoltre il 29 dicembre si festeggia la Sacra famiglia (Giuseppe, Maria e Gesù). Il culto di San Giuseppe, padre putativo di Gesù e simbolo di umiltà e dedizione, nella Chiesa d’Oriente era praticato già attorno al IV secolo; intorno al VII secolo la Chiesa copta ricordava la sua morte il 20 luglio. In Occidente il culto ha avuto una marcata risonanza solo attorno all’anno Mille, come attestato dai martirologi, primo fra tutti quello del monastero di Richenau, ricordandolo al 19 marzo, data diventata festa universale nella Chiesa con Gregorio XV nel 1621. La prima chiesa dedicata a San Giuseppe sembra essere quella di Bologna eretta nel 1130. Nel 1621 i Carmelitani posero l’intero ordine sotto il suo protettorato. L’8 dicembre 1870 Pio IX lo proclamò patrono della Chiesa universale, dichiarando esplicitamente la sua superiorità su tutti i Santi, seconda solo a quella della Madonna. Papa Leone XIII scrisse la prima enciclica interamente riguardante il Santo: la Quamquam pluries, del 15 agosto 1889. Il 26 ottobre 1921, Benedetto XV estese la festa della Sacra famiglia a tutta la Chiesa. La festa di Giuseppe artigiano fu istituita nel 1955 da Pio XII e fissata il 1º maggio: la festa dei lavoratori fino a quel momento era appannaggio della cultura social-comunista. Nel 1962 Giovanni XXIII introdusse il suo nome nel canone della Messa, oltre ad affidargli lo svolgimento del Concilio vaticano II. Quindi, il presente disegno di legge equipara il 19 marzo (già festa nazionale ai sensi della legge 27 maggio 1949, n. 260, nel suo testo originario) alle altre festività religiose, riconosciute quali giorni festivi, ai sensi dell’articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1985, n. 792.

DISEGNO DI LEGGE Art. 1. 1. Il giorno 19 marzo, riccorrenza di San Giuseppe, è considerato giorno festivo equiparato alle festività riconosciute ai sensi dell’articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 1985, n. 792. Agli effetti retributivi, per il ripristino di detta festività, si applicano le norme vigenti per le festività nazionali.

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N. 1571 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa del senatore PETERLINI COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 16 MAGGIO 2007 ———– Modifiche al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, in materia di disciplina delle forme pensionistiche complementari ———– Onorevoli Senatori. – La funzione della previdenza complementare è quella di permettere al lavoratore di integrare, con le prestazioni pensionistiche aggiuntive, la pensione di base corrisposta dagli enti di previdenza obbligatoria. Premesse L’articolo 38 della Costituzione italiana stabilisce che i lavoratori hanno diritto che siano preveduti e assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Secondo la Corte costituzionale anche il sistema di previdenza complementare, organizzato tramite gli appositi fondi, rientra nella tutela di tale diritto. La riforma della previdenza obbligatoria operata dalla legge 8 agosto 1995, n. 335, introducendo il sistema di calcolo contributivo delle pensioni e le riforme conseguenti, hanno accentuato la necessità di affiancare al «primo pilastro» della previdenza obbligatoria il secondo e terzo «pilastro», della previdenza complementare ed integrativa. In linea di principio i giovani percepiranno, infatti, la metà della pensione dei loro padri. Pertanto, la legge 23 agosto 2004, n. 243, ha riformato il regime pensionistico introdotto dalla legge n. 335 del 1995 ed ha delegato il Governo a modificare anche il regime della previdenza complementare, con lo scopo dichiarato di aumentare il ricorso alla stessa e, conseguentemente, le fonti di finanziamento, fissando quali criteri per l’attuazione della delega: l’adozione di misure finalizzate ad incrementare l’entità dei flussi di finanziamento alle forme pensionistiche complementari; il perfezionamento dell’unitarietà e dell’omogeneità del sistema di vigilanza sull’intero settore della previdenza complementare; la ridefinizione della disciplina fiscale della previdenza complementare; la previsione, per tutte le forme pensionistiche complementari, di esposizione, nel rendiconto annuale e, in modo sintetico, nelle comunicazioni inviate all’iscritto, se e in quale misura siano presi in considerazione aspetti sociali, etici ed ambientali. Il decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, disciplina le forme pensionistiche complementari modificando, con ampliamenti e abrogazioni, il decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, che originariamente regolava dette forme di previdenza. L’entrata in vigore della riforma, che originariamente era prevista dal 2008, è stata anticipata al 10 gennaio 2007. Dal 1º gennaio 2007 i lavoratori del settore privato possono scegliere se mantenere in azienda o conferire a forme di previdenza complementare o integrativa il trattamento di fine rapporto che andrà a maturare. Obiettivi Al momento del pensionamento il montante accumulato dovrebbe essere trasformato in rendita vitalizia per integrare le pensioni. Secondo l’articolo 11 del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, l’iscritto può scegliere di percepire la prestazione pensionistica: 183


interamente in rendita, mediante l’erogazione della pensione complementare parte in capitale (fino ad un massimo del 50 per cento della posizione maturata) e parte in rendita. Nel caso in cui, convertendo in rendita almeno il 70 per cento della posizione individuale maturata, l’importo della pensione complementare sia inferiore alla metà dell’assegno sociale INPS (attualmente pari a euro 381,72 mensili), l’iscritto può scegliere di ricevere l’intera prestazione in capitale. I motivi che hanno spinto il legislatore ad adottare un sistema di «silenzio assenso» e favorire l’afflusso del TFR ad un fondo pensione complementare non può essere considerato alla stregua di un qualsiasi altro investimento: si tratta di un investimento previdenziale per il proprio futuro mirato a garantire in vecchiaia un tenore di vita non troppo discostante da quello raggiunto nel periodo lavorativo, con i sacrifici che noi tutti conosciamo. L’obbiettivo, pertanto, è di favorire il risparmio previdenziale oltre che col TFR anche con contributi da parte del datore di lavoro e da parte del lavoratore stesso e poi – al momento del pensionamento – trasformarlo in rendita vitalizia che vada ad aumentare la propria pensione. Se invece al momento del pensionamento il capitale accumulato venisse in toto o in gran parte liquidato si rinuncerebbe all’obbiettivo di una pensione integrativa con conseguenze drammatiche per tutta una generazione. Pertanto, la rinuncia ad una liquidità immediata non è da definire uno «svantaggio». Questa decisione è piuttosto da considerare come un atto di tutela nei nostri confronti, finalizzata alla fruizione vitalizia del capitale accumulato nel fondo pensione in aggiunta all’erogazione della pensione pubblica. Inoltre, il legislatore favorisce il risparmio previdenziale con grandi sgravi fiscali per i contributi ai fondi pensione, che vengono dedotti dal reddito imponibile e pertanto sono esenti dalla tassazione. Il disegno di legge, pertanto, mira a limitare le ipotesi nelle quali il risparmio previdenziale accumulato possa essere liquidato in forma una tantum, invece di essere trasformato in rendita vitalizia. La legge, infatti, prevede due ipotesi: a) che fino alla metà del montante possa essere liquidato in forma una tantum; b) che tutto il montante possa essere liquidato in forma una tantum, se la pensione che ne risultasse non raggiungesse certi limiti, e cioè, sia minore del 50 per cento dell’assegno sociale. Per quanto riguarda il primo punto, cioè la possibilità di farsi liquidare il 50 per cento in forma una tantum, il legislatore già ha penalizzato questa ipotesi prevedendo che chi prelevasse più del 30 per cento fosse penalizzato dal punto di vista fiscale. Il danno in questo caso sarebbe allora doppio: danno fiscale e inoltre, una consistente riduzione della pensione. Si propone, pertanto, di limitare la possibilità di liquidazione ad un 30 per cento in coerenza con la legge fiscale. Il secondo punto sembra a prima vista logico ed è basato sul seguente ragionamento: se gli importi accumulati risultassero così bassi da rendere poco, sarebbe meglio liquidarli in una forma una tantum. I calcoli che seguono dimostrano invece il contrario. Le somme del risparmio accumulato, al di sotto delle quali si potrebbe ricorrere alla liquidazione una tantum sono consistenti e si aggirano, a secondo dell’età e del sesso, tra i 62.000 e gli 86.000 euro. Questo significa che le persone al momento del pensionamento possono sì soddisfare, magari con questa somma, un singolo momentaneo interesse, ma si depaupererebbero dalla propria pensione integrativa. Nonostante l’esiguità di questa è comunque – negli obbiettivi della legge – da preferire alla soddisfazione di un unico momentaneo desiderio. Lo schema sotto riportato evidenzia quali sono i montanti finanziari necessari, a secondo dell’età e del sesso, per fare scaturire una rendita vitalizia del 50 per cento dell’assegno sociale.

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SESSO ETÀ

MASCHI

FEMMINE

COEFFICIENTE MONTANTE COEFFICIENTE MONTANTE CONVERSIONE FINANZIARIO CONVERSIONE FINANZIARIO PER 1000 EURO PER 1000 EURO DI MONTANTE DI MONTANTE FINANZIARIO FINANZIARIO

57

46,160

78.325,00

41,872

86.346,00

58

47,328

76.392,00

42,778

84.517,00

59

48,574

74.432,00

43,740

82.658,00

60

49,903

72.450,00

44,764

80.767,00

61

51,320

70.449,00

45,854

78.847,00

62

52,828

68.438,00

47,015

76.900,00

63

54,436

66.417,00

48,250

74.932,00

64

56,154

64.385,00

49,566

72.942,00

65

57,991

62.345,00

50,974

70.927,00

assegno sociale

e 5.061,68

50% assegno sociale

e 2.530,84 = 70% rendita vitalizia

100% rendita vitalizia

e 3.615,48 pagabile in rate annuali

Come si può constatare, le cifre del montante finanziario sono molto alte e gli importi di misure minori accumulati potrebbero essere liquidati ai lavoratori in forma una tantum. Per chi aveva già una certa età quando ha iniziato con il risparmio previdenziale, per i ritardi con i quali è entrato in vigore il sistema, ha pochi anni di risparmio e non raggiungerà mai queste cifre. Ne consegue che tutti gli iscritti degli ultimi anni saranno liquidati in forma una tantum. Questo non può essere lo scopo della legge sulla previdenza complementare. Esempio: Nel caso di un uomo di sessantacinque anni qualora avesse maturato al momento del pensionamento un montante di 62.345 euro, trasformando l’intero montante in rendita, utilizzando il coefficiente 57,991, avrebbe una rendita annuale vitalizia di 3.615,48 euro. Il 70 per cento di questo importo corrisponde a 2.530,84 euro che corrisponde al 50 per cento dell’assegno sociale.

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Ciò significa che in caso di un montante superiore ad un importo di 62.345 euro la rendita sarebbe più alta ed il 70 per cento sarebbe superiore al 50 per cento dell’assegno sociale, con la conseguenza di non potersi far erogare l’importo in forma di capitale, mentre con un importo minore potrà percepire tutto in forma una tantum. Quindi è molto importante attuare una modifica dell’articolo 11 del decreto legislativo n. 252 del 2005 perché, oltre a fare in modo che i cittadini non si pentano in futuro di una decisione presa affrettatamente, che va a restringere la pensione, consente allo Stato di mettere a frutto quelle risorse non depauperate, perché prese in anticipo, dai cittadini. Si propone pertanto come limite, al di sotto del quale può essere liquidata in forma una tantum la somma accumulata, una rendita che ne scaturirebbe inferiore a 600 euro annui.

DISEGNO DI LEGGE Art. 1. 1. All’articolo 11 del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, il comma 3 è sostituito dal seguente: «3. Le prestazioni pensionistiche in regime di contribuzione definita e di prestazione definita possono essere erogate in capitale, secondo il valore attuale, fino ad un massimo del 30 per cento del montante finale accumulato, e in rendita. Nel computo dell’importo complessivo erogabile in capitale sono detratte le somme erogate a titolo di anticipazione per le quali non si sia provveduto al reintegro. Nel caso in cui la rendita derivante dalla conversione di almeno il 70 per cento del montante finale sia inferiore a 600 euro annui, la stessa può essere erogata in capitale».

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N. 1572 (Testo in corso di esame in Commissione)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa dei senatori PETERLINI, BOSONE, FAZIO, MOLINARI, NEGRI, PERRIN, PINZGER, RUBINATO, THALER AUSSERHOFER e TONINI COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 16 MAGGIO 2007 ———– Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, in materia di elezione della Camera dei deputati, e al testo unico di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, in materia di elezione del Senato della Repubblica, per l’introduzione del voto di preferenza e l’abolizione delle candidature plurime ———– Onorevoli Senatori. – Il 21 dicembre 2005 è stata promulgata la nuova legge per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (legge 21 dicembre 2005, n. 270). Essa modifica, in più parti, sia il testo unico delle norme per l’elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, sia il testo unico delle norme per l’elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533. La normativa attualmente in vigore prevede le liste bloccate dei candidati di ogni partito e, così facendo, ha tolto la possibilità ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti, chiamandoli soltanto ad approvare elenchi decisi dai partiti. Inoltre impedisce alle donne di essere adeguatamente rappresentate poiché, in presenza di liste bloccate, non vi sono disposizioni che garantiscano una selezione interna dei candidati di ciascun partito equa o paritaria tra uomo e donna, come previsto dall’articolo 51 della Costituzione. Il presente disegno di legge ha lo scopo di correggere due norme introdotte dalla citata legge n. 270 del 2005, molto importanti per la democrazia di un Paese. La prima modifica è data dalla reintroduzione del voto di preferenza, la cui abolizione ha azzerato il rapporto tra territorio e rappresentanza. Il parlamentare, attualmente, viene letteralmente nominato da oligarchie partitiche e non è scelto dal corpo elettorale in funzione della sensibilità agli interessi reali, lì dove essi si manifestano davvero. L’articolo 49 della Costituzione, che rende i cittadini soggetti della partecipazione politica e i partiti meramente strumentali al perseguimento di questo obbiettivo, nonché gli articoli 56 e 57, per entrambi i quali l’elezione delle Camere avviene a suffragio universale e diretto, appaiono dunque clamorosamente violati. La seconda modifica è data dall’abolizione dalle cosiddette candidature plurime, ossia dalla eliminazione della possibilità che viene data al candidato di candidarsi in più di una circoscrizione per poi optare (entro otto giorni dalla data dell’ultima proclamazione) per una di esse. La ratio di tale disposizione è che servirebbe a nazionalizzare la competizione ed a rafforzare la leadership. Ma ciò non è vero, visto che molti leader europei che si presentano con candidatura unica non per questo sono carenti di leadership. L’eletto in più circoscrizioni (il «plurieletto») è infatti signore del destino di tutti gli altri candidati la cui elezione dipende dalla propria opzione. Questo fenomeno coinvolge circa un terzo dei parlamentari e l’elemento più grave è che induce inevitabilmente atteggiamenti di sudditanza e di disponibilità verso il plurieletto, atteggiamenti che danneggiano fortemente la dignità e la natura della funzione parlamentare. Il presente disegno di legge si compone di 3 articoli: gli articoli 1 e 2 due introducono il voto di preferenza per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; l’articolo 3 abroga le candidature plurime previste sia per l’elezione della Camera dei deputati sia del Senato della Repubblica.

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DISEGNO DI LEGGE Art. 1. (Introduzione del voto di preferenza per l’elezione della Camera dei deputati) 1. Al testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all’articolo 4, comma 2, dopo le parole: «in ragione proporzionale» sono inserite le seguenti: «e di un voto per indicare una preferenza» e sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «; in caso di preferenza senza indicazione della lista o di preferenza attribuita ad un candidato non appartenente alla lista contrassegnata, il voto è attribuito alla lista cui appartiene il candidato stesso.»; b) all’articolo 31, comma 2, primo periodo, dopo le parole: «su un’unica riga», sono inserite le seguenti: «, con uno spazio per l’attribuzione del voto di preferenza»; c) all’articolo 77, comma 1, numero 2), sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, nonché infine il totale delle preferenze ottenute dai candidati di ciascuna lista»; d) all’articolo 84, comma 1, le parole: «i candidati compresi nella lista medesima, secondo l’ordine di presentazione» sono sostituite dalle seguenti: «i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze». Art. 2. (Introduzione del voto di preferenza per l’elezione del Senato della Repubblica) 1. Al testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione del Senato della Repubblica, di cui al decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 533, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: a) all’articolo 11, comma 1, lettera c), numero 1), sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «e lo spazio per l’indicazione della preferenza»; b) all’articolo 14, comma 1, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «ovvero mediante l’indicazione di una preferenza, espressa scrivendo il nome del candidato appartenente alla lista stessa. Nel caso di indicazione di una preferenza senza indicazione della lista o di preferenza attribuita ad un candidato non appartenente alla lista contrassegnata, il voto è comunque assegnato alla lista cui appartiene il candidato indicato.»; c) all’articolo 17, comma 7, le parole: «i candidati compresi nella lista medesima, secondo l’ordine di presentazione» sono sostituite dalle seguenti: «i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze. In caso di parità prevale il più anziano d’età». Art. 3. (Abolizione delle candidature plurime) 1. Al testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: a) l’articolo 19 è sostituito dal seguente: «Art. 19. 1. Nessun candidato può accettare la candidatura in più di una circoscrizione. La candidatura della stessa persona in più di una circoscrizione è nulla. A pena della nullità dell’elezione, nessun candidato può accettare la candidatura contestuale alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica»; b) all’articolo 20, secondo comma, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «L’accettazione della candidatura deve essere accompagnata da apposita dichiarazione dalla quale risulti che il candidato non ha accettato candidature in altre circoscrizioni»; c) l’articolo 85 è abrogato. 188


N. 1573 (Testo in corso di esame in Commissione)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa dei senatori PETERLINI, TONINI, THALER AUSSERHOFER, PINZGER, PERRIN, BOSONE, FAZIO, MOLINARI, NEGRI e RUBINATO COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 16 MAGGIO 2007 ———– Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, in materia di elezione della Camera dei deputati per la regione Trentino-Alto Adige ———– Onorevoli Senatori. – Già nel testo unico delle leggi recanti norme per l’elezione del Senato della Repubblica sono previste disposizioni speciali per le regioni Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige/Südtirol, nelle quali vivono minoranze linguistiche, costituzionalmente riconosciute e protette. La legge elettorale prevede, infatti, per l’elezione dell’unico senatore della Valle d’Aosta e per l’elezione dei senatori della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol le elezioni in collegi uninominali, fatto salvo un seggio proporzionale nella regione Trentino-Alto Adige/Südtirol. Questa previsione di collegi uninominali corrisponde anche alla misura 111 del cosiddetto Pacchetto contenente misure a favore delle popolazioni altoatesine, concordato con l’Austria. In base all’ultimo censimento generale della popolazione e alla ripartizione dei seggi effettuata ai sensi dell’articolo 56 della Costituzione, al Trentino-Alto Adige/Südtirol spettano dieci seggi. Il presente disegno di legge prevede che anche per l’elezione della Camera dei deputati nel TrentinoAlto Adige/Südtirol i seggi siano assegnati tramite collegi uninominali, cinque alla provincia di Trento e cinque alla provincia di Bolzano. In ogni caso, il numero preciso di essi sarà stabilito con decreto del Presidente della Repubblica che terrà conto delle aree territoriali e, quindi, distribuirà i seggi in proporzione alla popolazione, definendo collegi omogenei che tengano conto anche della distribuzione territoriale dei diversi gruppi linguistici. Pertanto, lo scopo del presente provvedimento è quello di favorire la rappresentanza parlamentare dei gruppi e delle minoranze linguistiche, così come dettato dal principio costituzionale. Il disegno di legge si compone di un unico articolo che modifica il testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e in particolare il titolo VI, il quale non si intitola più «Disposizioni speciali per il Collegio “Valle d’Aosta“», ma «Disposizioni speciali per il Collegio della Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e per i Collegi del Trentino-Alto Adige/Südtirol», oltre a modificare e introdurre ulteriori disposizioni nel predetto testo unico.

DISEGNO DI LEGGE Art. 1 1. Al testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, come da ultimo modificato dalla legge 21 dicembre 2005, n. 270, sono apportate le seguenti modificazioni:

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a) all’articolo 1, comma 2, dopo le parole: «alla circoscrizione estero» sono inserite le seguenti: «, alla regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol e alla regione autonoma Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste»; b) l’articolo 2 è sostituito dal seguente: «Art. 2. – 1. L’elezione nel collegio “Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste“, che è circoscrizione elettorale, e nei collegi della regione autonoma del Trentino-Alto Adige/Südtirol, che è anche essa circoscrizione elettorale, è regolata dalla norme contenute nel titolo VI del presente testo unico»; c) dopo l’articolo 2 è inserito il seguente: «Art. 2-bis. – 1. La circoscrizione elettorale della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costituita da tanti collegi uninominali quanti risultano i deputati da eleggere a seguito della ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, effettuata ai sensi dell’articolo 56 della Costituzione. In ogni caso il numero dei collegi spettanti alla circoscrizione è proporzionalmente ripartito tra le province autonome di Trento e di Bolzano e, all’interno delle province, i collegi sono ripartiti in modo da comprendere un numero di abitanti omogeneo, tenendo conto delle aree territoriali e della distribuzione territoriale dei diversi gruppi linguistici.»; b) la rubrica del titolo VI è sostituita dalla seguente: «Disposizioni speciali per il Collegio della Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e per i Collegi del Trentino-Alto Adige/Südtirol»; e) nel titolo VI, dopo l’articolo 93, sono aggiunti i seguenti: «Art. 93-bis. – 1. L’elezione nei collegi uninominali della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è regolata dalle disposizioni del presente testo unico, in quanto applicabili, e dalle norme seguenti: a) le candidature sono presentate per ogni singolo collegio uninominale dai singoli candidati. Nessun candidato può accettare la candidatura in più di un collegio o circoscrizione. La candidatura della stessa persona in più di un collegio o circoscrizione è nulla; b) per ogni candidato nel collegio uninominale deve essere indicato il cognome, il nome, il luogo e la data di nascita, il collegio uninominale per il quale viene presentato e il contrassegno o i contrassegni tra quelli depositati presso il Ministero dell’interno con cui si intende contraddistinguerlo. Per le candidate donne può essere indicato solo il proprio cognome, o può esser aggiunto il cognome del marito; c) la dichiarazione di presentazione dei candidati nei collegi uninominali deve contenere l’indicazione dei nominativi di un delegato effettivo e di un supplente; d) la dichiarazione di presentazione dei singoli candidati nei collegi uninominali deve essere sottoscritta da non meno di 300 e da non più di 600 elettori iscritti nelle liste elettorali di comuni ricompresi nel collegio o, in caso di collegi ricompresi in un unico comune, iscritti alle sezioni elettorali di tali collegi. In caso di scioglimento della Camera dei deputati che anticipi di oltre centoventi giorni la scadenza della legislatura, il numero delle sottoscrizioni è ridotto alla metà. Le sottoscrizioni devono essere autenticate da uno dei soggetti di cui all’articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53; e) i candidati che abbiano conseguito un seggio in occasione delle ultime elezioni alla Camera dei deputati o al Senato della Repubblica sono esentati dalla raccolta delle firme per la presentazione delle loro candidature per la Camera dei deputati e per il Senato della Repubblica in uno dei collegi della regione autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol o nel collegio della Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste; f) la candidatura deve essere accettata con dichiarazione firmata ed autenticata da un sindaco, da un notaio o da uno dei soggetti di cui all’articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53. Per i cittadini residenti all’estero l’autenticazione della firma deve essere richiesta ad un ufficio diplomatico o consolare; g) l’accettazione della candidatura deve essere accompagnata da apposita dichiarazione dalla quale risulti che il candidato non ha accettato candidature in altri collegi o circoscrizioni; h) le schede sono di carta consistente, sono predisposte a cura del Ministero dell’interno con le caratteristiche essenziali che riproducono in fac-simile i contrassegni di tutte le liste regolarmente presentate nel collegio e il nome del relativo candidato. 190


Art. 93-ter. – 1. L’ufficio elettorale regionale procede, con l’assistenza del cancelliere, alle seguenti operazioni: a) effettua lo spoglio delle schede eventualmente inviate dalle sezioni; b) somma i voti ottenuti da ciascun candidato nelle singole sezioni, come risultano dai verbali. 2. Il presidente dell’ufficio elettorale regionale, in conformità ai risultati accertati, proclama eletto per ciascun collegio il candidato che ha ottenuto il maggior numero di voti validi. In caso di parità di voti, è proclamato eletto il candidato più anziano di età. Art. 93-quater. – 1. Quando, per qualsiasi causa, resti vacante un seggio di deputato in uno dei collegi uninominali del Trentino-Alto Adige/Südtirol e della Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste, il presidente della Camera dei deputati ne dà immediata comunicazione al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’interno perché si proceda ad elezione suppletiva nel collegio interessato. 2. I comizi sono convocati con decreto del Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei ministri, purché intercorra almeno un anno fra la data della vacanza e la scadenza normale della legislatura. 3. Le elezioni suppletive sono indette entro novanta giorni dalla data della vacanza dichiarata dalla Giunta delle elezioni. 4. Qualora il termine di novanta giorni di cui al comma 3 cada in un periodo compreso tra il 1º agosto e il 15 settembre, il Governo è autorizzato a prorogare tale termine di non oltre quarantacinque giorni; qualora il medesimo termine cada in un periodo compreso tra il 15 dicembre e il 15 gennaio, il Governo può disporre la proroga per non oltre trenta giorni. 5. Il deputato eletto con elezione suppletiva cessa dal mandato con la scadenza costituzionale o l’anticipato scioglimento della Camera dei deputati. 6. Nel caso in cui si proceda ad elezioni suppletive, le cause di ineleggibilità previste dall’articolo 7 del presente testo unico non hanno effetto se le funzioni esercitate siano cessate entro i sette giorni successivi alla data di pubblicazione del decreto di indizione delle elezioni».

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N. 1591 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa del senatore PETERLINI COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 23 MAGGIO 2007 ———– Riconoscimento della lingua italiana dei segni ———– Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge vuole dare pieno riconoscimento alla lingua dei segni italiana (LIS). La LIS è la lingua visivo-gestuale adoperata dalle comunità dei sordi in Italia. Essa ha una struttura assai diversa dalla lingua italiana (parlata) dato che, nel corso della storia, sordi ed udenti non sono stati molto in contatto. La LIS, come le altre lingue segnate, non è dunque una pantomima con segni prodotti a caso come molte persone pensano, bensì è una lingua vera e propria con una sua grammatica. Analogamente a quanto avviene per le lingue vocali, ogni nazione ha una propria lingua dei segni, con ulteriori varietà regionali e addirittura con qualche differenza lessicale nell’ambito della stessa città, dovuta a quanto ancora sopravvive delle diversità linguistiche un tempo esistenti tra i vari istituti per sordi. I sordi in Italia sono oltre 70.000, includendo in questa cifra sia coloro che sono nati sordi o che sono diventati sordi nei primi anni di vita (e quindi non hanno potuto acquisire il linguaggio parlato come bambini udenti, a causa della sordità), sia le persone che sono diventate sorde dopo aver appreso il linguaggio parlato. Specie per i primi, i cosiddetti «sordomuti», che possono imparare la lingua parlata solo dopo un iter di riabilitazione, nasce la necessità di uno strumento quale la LIS, con una propria specificità morfologica, sintattica e lessicale. In Europa la lingua dei segni ha avuto un riconoscimento al più alto livello con due risoluzioni del Parlamento europeo, del 17 giugno 1988 e del 18 novembre 1998, relative appunto alla lingua dei segni dei sordi e con la risoluzione dell’Unesco resa a Salamanca nel giugno 1994. I sordi utilizzano figure professionali quali l’interprete LIS e gli operatori (per esempio gli assistenti alla comunicazione) garantendo attraverso l’uso della LIS risultati ottimali per la formazione di soggetti affetti da sordità. L’Unione europea dei sordi (European Union of the Deaf), con sede in Bruxelles, creata nel 1985, e che rappresenta attualmente le associazioni di ventiquattro Stati membri dell’Unione europea (Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica ceca, Regno unito, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria) ha più volte sollecitato, con atti formali, tutti gli Stati membri dell’Unione europea ad accettare legalmente la lingua dei segni di ciascun Paese nell’ambito della struttura della Carta europea delle lingue minoritarie. La lingua dei segni rappresenta una forma di integrazione dei non udenti nella società degli udenti a condizioni per loro eque. Proprio per rafforzare la protezione e promozione dei diritti umani delle persone con disabilità e per abbattere la barriera della comunicazione quale forma di emarginazione, sembra quindi giunto il momento per l’Italia di dare alla LIS pieno riconoscimento, equiparandola ad una qualsiasi lingua di minoranza linguistica. È in questo senso che la LIS deve essere per noi considerata «lingua non territoriale» della comunità dei sordi, equiparando tale definizione a quella della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, fatta a Strasburgo il 5 novembre 1992, articolo 1, lettera c).

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DISEGNO DI LEGGE Art. 1. (Finalità) 1. La Repubblica riconosce la lingua dei segni italiana (LIS) come lingua non territoriale propria della comunità dei non udenti, in applicazione degli articoli 3 e 6 della Costituzione, ai sensi della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, adottata dal Consiglio d’Europa a Strasburgo il 5 novembre 1992, ed in ottemperanza alle risoluzioni del Parlamento europeo del 17 giugno 1988 e del 18 novembre 1998. 2. L’uso della LIS gode di tutte le garanzie e tutele dei provvedimenti conseguenti al riconoscimento di cui al comma 1. Art. 2. (Regolamento) 1. Nell’ambito delle finalità di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 104, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo, con regolamento da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e sentito l’Ente nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordomuti (ENS), detta le disposizioni per l’attuazione di quanto previsto dall’articolo 1. Il regolamento deve in ogni caso: a) prevedere disposizioni volte a consentire l’uso della LIS nei giudizi civili e penali, stabilendone le modalità tecniche; b) fissare le modalità atte a consentire l’uso della LIS nei rapporti con le pubbliche amministrazioni nonché con le amministrazioni regionali e degli enti locali; c) fissare le modalità dell’insegnamento della LIS nella scuola dell’obbligo al fine di rendere effettivo l’adempimento dell’obbligo scolastico per gli alunni sordomuti, ai sensi dell’articolo 323 del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado, di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297; d) fissare le modalità dell’istruzione all’interno dei corsi di laurea universitari della disciplina facoltativa dell’insegnamento della LIS; e) dettare ogni altra disposizione atta a consentire, attraverso l’uso della LIS, piena applicazione, relativamente ai non udenti, delle disposizioni di cui agli articoli 12, 13, 14, 15, 16, 17 e 18 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e successive modificazioni, anche attraverso il ricorso alle convenzioni di cui all’articolo 38 della medesima legge.

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N. 1592 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa del senatore PETERLINI COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 24 MAGGIO 2007 ———– Disposizioni in materia di iscrizione anagrafica, per trasferimento di residenza, dei soggiornanti in istituti di ricovero o di cura nelle province autonome di Trento e di Bolzano ———– Onorevoli Senatori. – Molte persone anziane e disabili, prive di nucleo familiare o la cui famiglia non sia più in grado di provvedere a cure e assistenza adeguate, si recano sovente presso strutture di accoglienza, che possono essere istituti di cura, case di riposo o residenze sanitarie assistenziali (RSA). Per tali categorie di persone si pone spesso il problema relativo al mantenimento o meno della propria residenza, qualora le strutture di accoglienza siano ubicate in altri comuni. La normativa attuale prevede che, se si tratta di istituto di cura, l’accoglienza non determina, né a richiesta dell’interessato, né d’ufficio, alcun trasferimento di residenza, se non decorsi due anni dall’allontanamento dell’abitazione ordinaria (articolo 8, lettera b), del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223), mentre se si tratta di una RSA, di una casa di riposo e simili, il trasferimento va fatto presso la struttura in cui la persona è accolta. L’iscrizione anagrafica in altro comune per trasferimento di residenza determina notevoli problemi, sia per i comuni sia per i cittadini. Per esempio la perdita della tomba o del loculo nel cimitero; la perdita, per il comune, della quota pro-capite, nonostante esso debba coprire parte delle spese per le persone che soggiornano nelle strutture citate, e così via. Pertanto, il presente disegno di legge prevede, per le province autonome di Trento e Bolzano, che tutti coloro che soggiornano in istituti di ricovero o di cura di qualsiasi natura possano mantenere la propria residenza, anche se tale soggiorno si dovesse protrarre per oltre due anni.

DISEGNO DI LEGGE Art. 1. 1. Nelle province autonome di Trento e di Bolzano, le persone soggiornanti in istituti di ricovero o di cura di qualsiasi natura, ubicati in comuni diversi da quelli di residenza, possono conservare la residenza nel comune di provenienza, anche se è decorso il termine di due anni dal giorno dell’allontanamento dal comune d’iscrizione anagrafica.

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N. 1593 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa del senatore PETERLINI COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 24 MAGGIO 2007 ———– Disposizioni in materia di iscrizione anagrafica, per trasferimento di residenza, dei soggiornanti in istituti di ricovero o di cura ———– Onorevoli Senatori. – Molte persone anziane e disabili, prive di nucleo familiare o la cui famiglia non sia più in grado di provvedere a cure e assistenza adeguate, si recano sovente presso strutture di accoglienza, che possono essere istituti di cura, case di riposo o residenze sanitarie assistenziali (RSA). Per tali categorie di persone si pone spesso il problema relativo al mantenimento o meno della propria residenza, qualora le strutture di accoglienza siano ubicate in altri comuni. La normativa attuale prevede che, se si tratta di istituto di cura, l’accoglienza non determina, né a richiesta dell’interessato, né d’ufficio, alcun trasferimento di residenza, se non decorsi due anni dall’allontanamento dell’abitazione ordinaria (articolo 8, lettera b), del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223), mentre se si tratta di una RSA, di una casa di riposo e simili, il trasferimento va fatto presso la struttura in cui la persona è accolta. L’iscrizione anagrafica in altro comune per trasferimento di residenza determina notevoli problemi, sia per i comuni sia per i cittadini. Per esempio la perdita della tomba o del loculo nel cimitero; la perdita, per il comune, della quota pro-capite, nonostante esso debba coprire parte delle spese per le persone che soggiornano nelle strutture citate, e così via. Pertanto, il presente disegno di legge prevede che tutti coloro che soggiornano in istituti di ricovero o di cura di qualsiasi natura possano mantenere la propria residenza, anche se tale soggiorno si dovesse protrarre per oltre due anni.

DISEGNO DI LEGGE Art. 1. 1. Le persone soggiornanti in istituti di ricovero o cura di qualsiasi natura, ubicati in comuni diversi da quelli di residenza, possono conservare la residenza nel comune di provenienza, anche se è decorso il termine di due anni dal giorno dell’allontanamento dal comune d’iscrizione anagrafica.

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N. 1604 (Testo in corso di esame in Commissione)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa dei senatori PETERLINI, THALER AUSSERHOFER, PINZGER, PERRIN, BOSONE, FAZIO, MOLINARI, NEGRI, RUBINATO e TONINI COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 30 MAGGIO 2007 ———– Nuove norme per l’elezione della Camera dei deputati ———– Onorevoli Senatori. – La stagione del sistema elettorale maggioritario (con una limitata quota proporzionale) in Italia è durata dodici anni. Nell’autunno del 2005, con l’approvazione della nuova legge elettorale (legge 21 dicembre 2005, n. 270), infatti, sono stati introdotti profondi cambiamenti nel sistema elettorale. Ci si è orientati per un ritorno al proporzionale nella convinzione che esso potesse garantire maggiori vantaggi in termini di rappresentatività e rispecchiasse meglio i reali rapporti di forza tra i vari partiti. Ma, purtroppo, nulla di tutto ciò si è verificato, anzi, al contrario, la legge n. 270 del 2005 ha prodotto un gravissimo distacco tra cittadini elettori ed eletti, tra corpo elettorale e rappresentanti in Parlamento, ed ha inoltre reso maggiormente instabile il Governo, che ha riportato una esile maggioranza al Senato. La legge 4 agosto 1993, n. 277 – comunemente nota, tra gli addetti ai lavori, come «Mattarellum», dal nome del deputato che la ideò (Sergio Mattarella) – aveva prodotto due indubbi vantaggi al sistema politico italiano. In primo luogo, l’impostazione prevalentemente maggioritaria aveva incentivato i partiti a unirsi in coalizioni pre-elettorali, per conquistare i seggi nei collegi uninominali, una tendenza che ha trasformato l’Italia in un sistema sostanzialmente bipolare, aprendo la strada, con decenni di ritardo rispetto al resto d’Europa, al principio dell’alternanza. In secondo luogo, con essa si è avuta una maggiore stabilità dei governi e delle legislature. Infatti, è aumentata la durata media degli Esecutivi (nella classifica di longevità, il governo guidato da Berlusconi dal 2001 è al primo posto, mentre quello guidato da Prodi nel 1996 è al terzo). Inoltre, due delle tre legislature elette con il sistema maggioritario (la XIII dal 1996 al 2001 e la XIV dal 2001 al 2006) sono giunte alla scadenza naturale. Un altro vantaggio infine era dato da un diretto legame tra eletto ed elettorato (piccoli collegi con conoscenza diretta dei candidati e disponibilità degli stessi). Il presente disegno di legge prevede l’abrogazione della legge 21 dicembre 2005, n. 270, limitatamente alla parte che regola l’elezione della Camera dei deputati, riportando in vigore le disposizioni introdotte con la legge 4 agosto 1993, n. 277, alle quali vengono apportate delle modifiche che conducono ad un sistema elettorale maggioritario ad un turno, non contaminato quindi da aggiustamenti di carattere proporzionale. In tale contesto viene infatti eliminata la previsione della quota proporzionale del 25 per cento che non può che indurre ad una valutazione negativa per una serie di ragioni, prima tra tutte quella legata all’adozione di liste bloccate; si tratta di un metodo che non risponde certo ai canoni di un auspicabile spirito democratico e che molto spesso viene «sfruttato» dalle direzioni dei partiti al fine di agevolare l’elezione di candidati che incontrerebbero sicuramente enormi difficoltà nel confronto diretto in un collegio uninominale. Alla luce di queste considerazioni appaiono evidenti le ragioni che hanno portato alla formulazione del presente disegno di legge, diretto appunto ad eliminare la quota proporzionale del 25 per cento nelle elezioni per la Camera dei deputati e a ridisegnare di conseguenza i collegi elettorali in cui dovrà dividersi il territorio nazionale, lasciando aperto il sistema per una eventuale, auspicabile, riduzione del numero dei deputati con una ulteriore proposta di riforma elettorale che ci riserviamo di presentare. 196


Anche per quanto riguarda il Senato della Repubblica, ci si riserva di intervenire con un ulteriore disegno di legge. L’abolizione della quota proporzionale del 25 per cento consente, altresì, di eliminare tutti quei complessi e perversi «meccanismi» ad essa connessi quali lo «scorporo» e i collegamenti dei candidati nei collegi uninominali maggioritari con le liste proporzionali, che sono stati spesso fattore di slealtà, con liste cosiddette «civetta» e mettendo in contrapposizione candidati nei due diversi ambiti, pur se appartenenti alla medesima formazione politica. Si propone di usare la stessa metodologia prevista dalla legge elettorale 4 agosto 1993, n. 277, per la definizione dei collegi, metodologia che l’esperienza applicativa ha dimostrato essere efficace ed equilibrata. Il disegno di legge in esame, sulla cui formulazione già nella XIII legislatura si era registrato un ampio consenso sia pure in sede informale (lo scioglimento anticipato delle Camere ha impedito l’esame di merito), è dunque finalizzato all’abolizione della quota proporzionale per l’elezione della Camera dei deputati e all’attribuzione di tutti i seggi con il sistema uninominale maggioritario a turno unico, obiettivo, questo, il cui conseguimento dovrà essere armonizzato con ulteriori interventi legislativi, primo tra tutti quello finalizzato ad estendere il sistema elettorale maggioritario uninominale anche a tutti i 315 seggi elettivi del Senato. Il disegno di legge si configura in tutta una serie di modifiche al testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, già modificato dalla legge elettorale 4 agosto 1993, n. 277, e dal conseguente decreto legislativo 20 dicembre 1993, n. 534. L’articolo 1 del presente disegno di legge abroga gli articoli 1, 2, 3 e 6 della legge n. 270 del 2005. L’articolo 2 dispone che riacquistano efficacia le disposizioni abrogate o modificate dalla legge 21 dicembre 2005, n. 270, e l’articolo 3 reca le seguenti modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, come richiamato in vigore ai sensi dell’articolo 2: la lettera a) stabilisce che tutti i seggi della Camera dei deputati, eccezion fatta per le circoscrizioni Estero e Valle d’Aosta, sono ripartiti in altrettanti collegi uninominali dove risulta eletto il candidato che riporta il maggior numero di suffragi; la lettera b) fissa le modalità di ripartizione dei seggi fra le regioni; la lettera c) stabilisce che ogni elettore ha a disposizione un solo voto da esprimersi su apposita scheda dove sono indicati i candidati nel collegio uninominale accompagnati dal rispettivo contrassegno; la lettera d) stabilisce la costituzione di un Ufficio centrale circoscrizionale in ogni capoluogo di regione. D’altra parte, non essendo più prevista la quota proporzionale, che era assegnata in sede circoscrizionale, gli Uffici centrali circoscrizionali avranno esclusivamente una funzione burocratico-organizzativa: quindi è apparso più opportuno far coincidere la loro dimensione con quella regionale; la lettera e) conferma l’obbligo, per i partiti politici o i gruppi politici o i singoli cittadini che intendono presentare candidature nei collegi uninominali, di depositare preventivamente al Ministero dell’interno i contrassegni con cui intendono caratterizzare le proprie candidature; la lettera f) disciplina la presentazione di candidature nei singoli collegi ed esclude le candidature plurime; la lettera g) abroga l’articolo 18-bis del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, che disciplinava la presentazione delle candidature con metodo proporzionale; la lettera h) abroga un’ulteriore norma relativa alla quota proporzionale del 25 per cento; la lettera i) sostituisce l’articolo 20 del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957, che nel nuovo testo disciplina l’accettazione delle candidature nei collegi uninominali; 197


la lettera l) definisce il modello di schede elettorali per l’elezione dei candidati nei collegi uninominali; la lettera m) abroga la norma che prescriveva la precedenza dello scrutinio per le candidature nei collegi uninominali rispetto a quello per la quota proporzionale del 25 per cento, di cui il disegno di legge prevede l’abolizione; la lettera n) abroga le disposizioni sullo scrutinio per l’attribuzione dei seggi in ragione proporzionale; la lettera o) detta norme di coordinamento; la lettera p) abroga la norma che stabilisce la separazione delle diverse schede; la lettera q) abroga le norme sul computo dei voti di lista della quota proporzionale ai fini dell’attribuzione dei seggi; la lettera r) abroga la norma sull’attribuzione dei seggi in sede di ufficio centrale elettorale nazionale per la quota proporzionale; la lettera s) abroga le norme sulla proclamazione dei deputati eletti con la quota proporzionale; la lettera t) abroga la norma che prevedeva l’obbligo di opzione per i deputati eletti in più circoscrizioni, non essendo più possibili candidature plurime; la lettera u) abroga la disciplina delle assegnazioni dei seggi nel caso in cui rimanga vacante un seggio attribuito con la quota proporzionale, perché il presente disegno di legge abolisce, come già sottolineato, la quota proporzionale; la lettera v) abroga la tabella relativa alle circoscrizioni elettorali, in quanto esse verranno a coincidere col territorio di ciascuna regione; la lettera z), infine, prevede la soppressione dei riferimenti alla «lista» o alle «liste», ovunque ricorrano. L’articolo 4 disciplina l’individuazione della nuova ripartizione del territorio nazionale in collegi in modo del tutto identico a quello già adottato per la definizione dei collegi uninominali ai sensi dell’articolo 7 della legge 4 agosto 1993, n. 277. Lo stesso articolo delega il Governo ad adottare entro quattro mesi un decreto legislativo che apporti tutte quelle modifiche al testo unico per l’elezione della Camera dei deputati strettamente conseguenti a quanto previsto dal presente disegno di legge. L’articolo inoltre autorizza il Governo ad adottare, sempre entro il termine di quattro mesi, il regolamento di attuazione della legge, nonché a definire la scheda di votazione per l’elezione della Camera dei deputati nei collegi uninominali. Lo stesso articolo, infine, conferma esplicitamente il meccanismo di aggiornamento permanente dei collegi elettorali in caso di mutamenti demografici. L’articolo 5 fissa il termine per l’entrata in vigore della legge nel giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

DISEGNO DI LEGGE Art. 1. (Abrogazione degli articoli 1, 2, 3 e 6 della legge 21 dicembre 2005, n. 270) 1. Gli articoli 1, 2, 3 e 6 della legge 21 dicembre 2005, n. 270, recante modifiche alle norme per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, sono abrogati. Art. 2. (Nuova vigenza delle disposizioni abrogate o modificate dalla legge 21 dicembre 2005, n. 270) 1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, riacquistano efficacia le disposizioni del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, nel testo vigente anteriormente alla data di entrata in vigore della legge 21 dicembre 2005, n. 270, e con le modificazioni di cui all’articolo 3 della presente legge. Art. 3. 198


(Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361. Abolizione della quota proporzionale per l’elezione della Camera dei deputati e attribuzione di tutti i seggi con il sistema uninominale maggioritario a un turno) 1. Al testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, nel testo risultante dalle disposizioni degli articoli 1 e 2 della presente legge, sono apportate le seguenti modificazioni: a) l’articolo 1 è sostituito dal seguente: «Art. 1. – 1. La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale, con voto diretto ed uguale, libero e segreto, espresso in un unico turno. 2. I seggi sono ripartiti tra le circoscrizioni ai sensi dell’articolo 56 della Costituzione, e sono attribuiti, fatti salvi i seggi spettanti alla Valle d’Aosta e alla circoscrizione Estero, in altrettanti collegi uninominali nei quali risulta eletto il candidato che ha riportato il maggior numero di voti; in caso di parità di voti risulta eletto il più anziano di età.»; b) all’articolo 3, le parole: «singole circoscrizioni, di cui alla tabella A allegata al presente testo unico,» sono sostituite dalle seguenti: «singole regioni»; c) l’articolo 4 è sostituito dal seguente: «Art. 4. – 1. Il voto è un diritto di tutti i cittadini, il cui libero esercizio deve essere promosso e garantito dalla Repubblica. 2. Ogni elettore dispone di un voto, da esprimere su apposita scheda recante il cognome e il nome di ciascun candidato accompagnato dal rispettivo contrassegno.»; d) l’articolo 13 è sostituito dal seguente: «Art. 13. – 1. Presso la Corte d’appello o il tribunale di ogni capoluogo di regione è costituito, entro tre giorni dalla pubblicazione del decreto di convocazione dei comizi, l’Ufficio centrale circoscrizionale, composto da tre magistrati, dei quali uno con funzioni di presidente, scelti dal presidente della Corte d’appello o del tribunale.»; e) all’articolo 14, i commi primo, secondo e terzo sono sostituiti dai seguenti: «I partiti o i gruppi politici organizzati, nonché i singoli candidati che intendono presentare candidature nei collegi uninominali, debbono depositare presso il Ministero dell’interno il contrassegno con il quale dichiarano di voler distinguere le candidature nei collegi uninominali. All’atto del deposito del contrassegno i partiti e i gruppi politici organizzati devono indicare la propria denominazione. I partiti che notoriamente fanno uso di un determinato simbolo sono tenuti a presentare le loro candidature con un contrassegno che riproduca tale simbolo. Non è ammessa la presentazione di contrassegni identici o confondibili, ovvero di quelli riproducenti simboli usati tradizionalmente da altri partiti.»; f) all’articolo 18, i commi 1 e 2 sono sostituiti dai seguenti: «1. La presentazione delle candidature nei collegi uninominali è fatta per singoli candidati. Nessun candidato può accettare la candidatura in più di un collegio. La candidatura della stessa persona in più di un collegio è nulla. 2. Per ogni candidato nei collegi uninominali deve essere indicato il cognome, il nome, il luogo e la data di nascita, il collegio uninominale per il quale viene presentata la candidatura e il contrassegno o i contrassegni, tra quelli depositati presso il Ministero dell’interno, con cui si intende contraddistinguerlo; per le candidate donne può essere indicato il solo cognome o può essere aggiunto il cognome del marito.»; g) l’articolo 18-bis è abrogato; h) l’articolo 19 è abrogato; i) l’articolo 20 è sostituito dal seguente: «Art. 20. – 1. Le candidature nei collegi uninominali devono essere presentate alla cancelleria della Corte d’appello o del tribunale dei capoluoghi di regione dalle ore 8 del trentacinquesimo giorno alle ore 20 del trentaquattresimo giorno antecedenti a quello della votazione. A tale scopo, 199


per il periodo suddetto, la cancelleria della Corte d’appello o del tribunale resta aperta quotidianamente, compresi i giorni festivi, dalle ore 8 alle ore 20. 2. Insieme alle candidature nei collegi uninominali, devono essere presentati gli atti di accettazione delle candidature, i certificati di iscrizione nelle liste elettorali dei candidati e la dichiarazione di presentazione di candidature nei collegi uninominali firmata dal prescritto numero di elettori. 3. La dichiarazione di cui al comma 2 deve essere corredata dai certificati, anche collettivi, dei sindaci dei singoli comuni ai quali appartengono i sottoscrittori che ne attestino le iscrizioni nelle liste elettorali dei comuni del collegio o, in caso di collegi ricompresi in un unico comune, di sezioni elettorali di tali collegi. I sindaci devono, nel termine improrogabile di ventiquattro ore dalla richiesta, rilasciare tali certificati. 4. La firma degli elettori deve avvenire su appositi moduli riportanti nome, cognome, data e luogo di nascita dei candidati, il contrassegno o i contrassegni della loro candidatura nonché nome, cognome, data e luogo di nascita dei sottoscrittori e deve essere autenticata da uno dei soggetti di cui all’articolo 14 della legge 21 marzo 1990, n. 53. Deve essere indicato il comune nelle cui liste l’elettore dichiara di essere iscritto. Per tale prestazione è dovuto al notaio o cancelliere l’onorario di 0,50 euro per ogni sottoscrizione autenticata. 5. Nessun elettore può sottoscrivere più di una candidatura in collegi uninominali. 6. Nella dichiarazione di presentazione della candidatura nei collegi uninominali deve essere specificato con quale contrassegno o quali contrassegni, tra quelli depositati presso il Ministero dell’interno, la stessa intenda distinguersi.»; l) l’articolo 31 è sostituito dal seguente: «Art. 31. – 1. Le schede sono di carta consistente, sono predisposte a cura del Ministero dell’interno con le caratteristiche essenziali del modello definito con regolamento adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e riproducono in fac simile i contrassegni di tutte le candidature nei collegi uninominali, regolarmente presentate. 2. Le schede per l’elezione dei candidati nei collegi uninominali riportano accanto al cognome e al nome di ogni candidato il rispettivo contrassegno. 3. Le schede devono pervenire agli uffici elettorali debitamente piegate.»; m) all’articolo 45, l’ottavo comma è abrogato; n) all’articolo 68, i commi 3 e 3-bis sono abrogati e l’ultimo periodo del comma 7 è soppresso; o) all’articolo 71: 1) al primo comma, numero 2), le parole: «dei voti di lista e» sono soppresse; 2) al secondo comma, le parole: «o per le singole liste per l’attribuzione dei seggi in ragione proporzionale» sono soppresse; p) all’articolo 72, il secondo comma è abrogato; q) all’articolo 77, comma 1, i numeri 2), 3), 4) e 5) sono abrogati; r) l’articolo 83 è abrogato; s) all’articolo 84, il comma 1 è abrogato; t) l’articolo 85 è abrogato; u) all’articolo 86, i commi 4 e 5 sono abrogati; v) la tabella A è abrogata; z) le parole: «di lista», «di liste», «della lista» e «delle liste», ovunque ricorrano, sono soppresse. Art. 4. (Disposizioni attuative) 1. Il Governo è delegato ad adottare, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dell’articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400, un decreto legislativo per la determinazione, nell’ambito di ciascuna circoscrizione elettorale regionale, dei collegi

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uninominali previsti dalla presente legge, sulla base dei princìpi e criteri direttivi previsti dalle lettere a) e b) del comma 1 dell’articolo 7 della legge 4 agosto 1993, n. 277. 2. Nell’esercizio della delega di cui al comma 1, il Governo si attiene alle medesime procedure e modalità previste dai commi 2, 3 e 4 dell’articolo 7 della legge 4 agosto 1993, n. 277. 3. Il Governo è delegato ad adottare, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo con cui sono apportate al citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, come modificato dalla presente legge, le modificazioni e le abrogazioni strettamente conseguenti a quanto previsto dalla presente legge. 4. Entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo adotta il relativo regolamento di attuazione ai sensi dell’articolo 17, comma 1, lettera b), della legge 23 agosto 1988, n. 400; con il predetto regolamento, è definito il modello della scheda di votazione per l’elezione della Camera dei deputati nei collegi uninominali. 5. Resta fermo quanto previsto al comma 6 dell’articolo 7 della legge 4 agosto 1993, n. 277. Art. 5. (Entrata in vigore) 1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

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N. 1653 (Testo modificato, trasformato in emendamento alla legge finanziaria 2008 e accolto)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa del senatore PETERLINI COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 20 GIUGNO 2007 ———– Disposizioni in materia di contributi alle imprese editrici di giornali e di radiodiffusione sonora e televisiva ———– Onorevoli Senatori. – Il presente disegno di legge è volto a modificare il comma 2-ter dell’articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 250. La suddetta normativa sull’editoria, con la legge 23 dicembre 2006, n.—296 (legge finanziaria 2007), ha subìto consistenti modifiche che incidono sui procedimenti di concessione dei contributi. Il comma 717 dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 2006, n. 296, ha esteso i contributi di cui all’articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 250, anche alle emittenti radiotelevisive, comunque costituite, che trasmettono programmi in lingua francese, ladina, slovena e tedesca nelle regioni autonome Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. Originariamente, la legge n. 250 del 1990 era stata varata nell’ambito della legislazione generale relativa alla stampa, ed era rivolta alla salvaguardia delle testate giornalistiche più deboli, tra le quali figurano anche quelle delle minoranze linguistiche. Obiettivo della legge era, quindi, quello di sostenere le cooperative giornalistiche e i giornali delle minoranze linguistiche. Il citato comma 717 della legge finanziaria per il 2007 ha esteso i contributi anche alle emittenti radiotelevisive senza, però, tener conto che il procedimento di concessione dei contributi, sia in ordine ai criteri di calcolo sia alle fasi procedimento, deve essere differenziato per testate giornalistiche ed emittenti radiotelevisive: la natura e l’entità delle produzioni e dei prodotti sono, infatti, differenti. Il presente disegno di legge prevede, pertanto, alcune modifiche, in particolare al comma 2-ter dell’articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 250, volte a differenziare la procedura di concessione dei contributi tra testate giornalistiche ed emittenti radiotelevisive.

DISEGNO DI LEGGE Art. 1. (Modifiche all’articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 250) 1. All’articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 250, e successive modificazioni, il comma 2-ter è sostituito dal seguente: «2-ter. I contributi previsti dalla presente legge, con esclusione di quelli previsti dal comma 11, e in misura, comunque, non superiore al 50 per cento dei costi complessivi, compresi gli ammortamenti, risultanti dal bilancio dell’impresa stessa, sono concessi alle imprese editrici comunque costituite che editino giornali quotidiani e alle emittenti radiotelevisive comunque costituite che trasmettano giornalmente tra le ore 06.00 e le ore 22.00 e per oltre la metà del tempo di trasmissione, programmi in lingua francese, ladina, slovena e tedesca nelle regioni autonome Valle d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige, almeno in parte prodotti dalle stesse emittenti radiotelevisive o da terzi per loro conto. I contributi sono erogati a condizione che le imprese beneficiarie non editino altri giornali quotidiani o che non possiedano altre emittenti radiotelevisive e, per quanto concerne le imprese editrici, possiedano i requisiti di cui alle lettere b), c), d), e) e g) del comma 2 del presente articolo; per quanto concerne le emittenti radiotelevisive, la condizione è che esse possiedano i requisiti previsti dall’articolo 1, commi 2-bis, 2-ter e 2-quater, 202


del decreto-legge 23 gennaio 2001, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 marzo 2001, n. 66. Alle emittenti radiotelevisive di cui al secondo periodo del presente comma, i contributi sono concessi nel limite complessivo di 2.000.000 di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 ripartendo tale importo, anno per anno, in base al numero delle domande inoltrate, tra le emittenti radiofoniche e le emittenti televisive. La quota spettante alle emittenti radiofoniche è suddivisa, tra le emittenti radiofoniche stesse, ai sensi e per gli effetti del decreto del Ministro delle comunicazioni, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previsto dall’articolo 52, comma 18, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, mentre è suddivisa tra le emittenti televisive stesse, ai sensi della presente legge. A decorrere dal 1º gennaio 2002 i contributi di cui ai commi 8 e 11 del presente articolo e in misura, comunque, non superiore al 50 per cento dei costi complessivi, compresi gli ammortamenti, risultanti dal bilancio dell’impresa stessa, sono concessi ai giornali quotidiani italiani editi e diffusi all’estero a condizione che le imprese editrici beneficiarie possiedano i requisiti di cui alle lettere b), c), d) e g) del comma 2 del presente articolo. Tali imprese devono allegare alla domanda i bilanci corredati da una relazione di certificazione da parte di società abilitate secondo la normativa dello Stato in cui ha sede l’impresa.» Art. 2. (Norme transitorie) 1. Le domande delle imprese di radiodiffusione sonora per l’accesso al contributi previsti dall’articolo 11 della legge 25 febbraio 1987, n. 67, e successive modificazioni, sono spedite entro la data del 31 novembre 2007, per le provvidenze relative all’anno 2006, ed entro la data del 31 marzo di ciascun anno successivo a quello di riferimento dei contributi per gli anni successivi. 2. Le domande delle imprese di radiodiffusione televisiva in possesso dei requisiti previsti dalle disposizioni di cui all’articolo 7 del decreto-legge 27 agosto 1993, n. 323, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 1993, n. 422, sono inoltrate entro il 30 novembre 2007, per le provvidenze relative all’anno 2006, ed entro il 31 marzo di ciascun anno successivo a quello di riferimento dei contributi per gli anni successivi. Art. 3. (Copertura finanziaria) 1. Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge, valutati in 2 milioni di euro annui, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2007-2009, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2007, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero delle comunicazioni. 2. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

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N. 1767 (Testo in corso di esame in Commissione)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa del senatore PETERLINI COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 2 AGOSTO 2007 ———– Modifiche alla legge 27 dicembre 2001, n. 459, in materia di esercizio del diritto di voto da parte dei cittadini italiani residenti all’estero ———– Onorevoli Senatori. – Con l’approvazione della legge 27 dicembre 2001, n. 459 per l’esercizio di voto dei cittadini italiani residenti all’estero, a seguito delle modifiche costituzionali votate nella XIII legislatura, il Parlamento italiano ha voluto favorire i nostri connazionali residenti all’estero. Tuttavia il provvedimento presenta alcune anomalie, confermate dai risultati delle elezioni politiche del 2006, tanto che oggi è messa in discussione la rappresentatività democratica del nostro Parlamento. Inoltre sono evidenti alcune discriminazioni tra gli elettori italiani e gli elettori italiani residenti all’estero. La legge n. 459 del 2001 dà ai cittadini italiani residenti all’estero la possibilità di votare nella circoscrizione Estero, salvo la possibilità di optare per l’esercizio di voto nella circoscrizione del territorio nazionale relativa alla sezione elettorale in cui sono iscritti (comma 3, articolo 1). A prima vista, questa libertà di scelta per i cittadini residenti all’estero e la corrispondente restrizione per i cittadini residenti in Italia, sembrerebbe non comportare particolari conseguenze. Tenendo però conto del sistema elettorale adottato, la questione appare ben più complessa. Peculiarità del sistema elettorale maggioritario, infatti, è che mentre alcuni collegi vengono assegnati per minime differenze di voti, per altri collegi il risultato è già noto in partenza (i cosiddetti collegi sicuri). Al cittadino residente all’estero è data quindi la possibilità di scegliere dove far fruttare meglio il proprio voto. Si vota in Italia nel caso in cui il proprio voto possa risultare determinante; si sceglie la circoscrizione Estero in tutti quei casi nei quali il differenziale tra i candidati è così ampio che un voto in più o in meno non farebbe alcuna differenza. Il tutto in contrasto con il secondo comma dell’articolo 48 della Costituzione: «Il voto è personale ed eguale, libero e segreto.» È sin troppo evidente, infatti, come la possibilità di scelta per l’esercizio del proprio voto, riservato ad una specifica e ben individuata porzione di elettorato, mini alla base il principio del voto eguale. Per rafforzare il legame con il territorio di provenienza e per far sì che le prossime elezioni politiche avvengano in presenza di norme che garantiscano il corretto esercizio del voto all’estero, il presente disegno di legge prevede una inversione del diritto di opzione che, anzitutto, deve essere esercitato entro un termine e con modalità definite e consiste nella facoltà concessa al cittadino residente all’estero di esprimere la preferenza per il voto nella circoscrizione Estero. La sua mancanza comporta che l’esercizio del diritto di voto avvenga in Italia, in una delle circoscrizioni nazionali. Il presente disegno di legge si compone di tre articoli: gli articoli 1 e 2 sostituiscono rispettivamente gli articoli 1 e 4 della legge 27 dicembre 2001, n. 459, allo scopo di evitare una lettura poco chiara, mentre l’articolo 3 prevede delle modifiche consequenziali alla medesima legge n. 459 del 2001.

DISEGNO DI LEGGE Art. 1. 1. L’articolo 1 della legge 27 dicembre 2001, n. 459, è sostituito dal seguente: 204


«Art. 1. – 1. I cittadini italiani residenti all’estero, iscritti nelle liste elettorali di cui all’articolo 5, comma 1, votano nella circoscrizione Estero, di cui all’articolo 48 della Costituzione, per l’elezione delle Camere e per i referendum previsti dagli articoli 75 e 138 della Costituzione, nei limiti e nelle forme previsti dalla presente legge, previa opzione da esercitare per ogni votazione e valida limitatamente ad essa. 2. Gli elettori di cui al comma 1 votano per corrispondenza. 3. Gli elettori di cui al comma 1 votano in Italia, e in tale caso votano nella circoscrizione del territorio nazionale relativa alla sezione elettorale in cui sono iscritti, salvo che abbiano esercitato l’opzione di cui al comma 1». Art. 2. 1. L’articolo 4 della legge 27 dicembre 2001, n. 459, è sostituito dal seguente: «Art. 4. – 1. In occasione di ogni consultazione elettorale l’elettore può esercitare l’opzione per il voto nella circoscrizione Estero di cui all’articolo 1, comma 1, dandone comunicazione scritta alla rappresentanza diplomatica o consolare operante nella circoscrizione consolare di residenza entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello previsto per la scadenza naturale della legislatura. 2. In caso di scioglimento anticipato delle Camere o di indizione di referendum popolare, l’elettore può esercitare l’opzione per il voto entro il decimo giorno successivo alla indizione delle votazioni. 3. Il Ministero degli affari esteri comunica, senza ritardo, al Ministero dell’interno i nominativi degli elettori che hanno esercitato il diritto di opzione per il voto, ai sensi dei commi l e 2. Almeno trenta giorni prima della data stabilita per le votazioni in Italia il Ministero dell’interno comunica i nominativi degli elettori che non hanno esercitato l’opzione ai comuni di ultima residenza in Italia. I comuni adottano le conseguenti misure necessarie per l’esercizio del voto in Italia. 4. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge le rappresentanze diplomatiche e consolari, sulla base delle istruzioni impartite a tale fine dal Ministero degli affari esteri, informano, con apposita comunicazione, l’elettore della possibilità di esercitare l’opzione specificando in particolare che l’eventuale opzione è valida esclusivamente per una consultazione elettorale o referendaria e che deve essere esercitata nuovamente in occasione della successiva consultazione. 5. L’elettore che intenda esercitare l’opzione per il voto in Italia per la prima consultazione elettorale o referendaria successiva alla data di entrata in vigore della presente legge lo comunica, entro il sessantesimo giorno dalla ricezione della comunicazione, alla rappresentanza diplomatica o consolare operante nella circoscrizione consolare di residenza e comunque entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello previsto per la scadenza naturale della legislatura». Art. 3. 1. Alla legge 27 dicembre 2001, n. 459, sono apportate le seguenti modifiche: a) all’articolo 5, al comma 2, dopo le parole: «residenti all’estero che» è inserita la seguente: «non»; b) all’articolo 8, al comma 4, le parole: «comma 3, non possono essere candidati» sono sostituite dalle seguenti: «comma 1, possono essere candidati»; c) all’articolo 12, al comma 3, le parole: «non hanno esercitato» sono sostituite dalle seguenti: «hanno esercitato» e le parole: «comma 3» sono sostituite dalle seguenti: «comma 1»; d) all’articolo 12, al comma 7, le parole: «non hanno esercitato» sono sostituite dalle seguenti: «hanno esercitato» e le parole: «comma 3» sono sostituite dalle seguenti: «comma 1»; e) all’articolo 13, al comma 1, le parole: «non abbiano esercitato» sono sostituite dalle seguenti: «abbiano esercitato» e le parole: «comma 3» sono sostituite dalle seguenti: «comma 1»; f) all’articolo 20, il comma 1 è abrogato.

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N. 1882 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa dei senatori PETERLINI, PERRIN e MOLINARI COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 14 NOVEMBRE 2007 ———– Regolamentazione del trattamento di fine servizio e del trattamento di fine rapporto nella regione Trentino-Alto Adige/Südtirol e nella regione Valle d’Aosta/Vallèe d’Aoste in relazione al personale operante nel settore pubblico ———– Onorevoli Senatori. – L’articolo 2, commi 5 e 8, della legge 8 agosto 1995, n. 335, ha previsto che, per il personale dipendente delle pubbliche amministrazioni, assunto a partire dal 1º gennaio 1996, il trattamento di fine servizio fosse regolato in base a quanto stabilito dall’articolo 2120 del codice civile in materia di trattamento di fine rapporto. Lo stesso articolo 2, al comma 7, demanda alla contrattazione collettiva nazionale il compito di definire le modalità di applicazione della disciplina in materia di trattamento di fine rapporto nei confronti dei lavoratori già occupati alla data del 31 dicembre 1995. Il processo di attuazione, molto complesso per gli aspetti giuridici e di carattere finanziario che comportano il passaggio dal trattamento di fine servizio di natura previdenziale vigente nel pubblico impiego al trattamento di fine rapporto di natura retributiva vigente nel lavoro privato, ha richiesto un tempo molto lungo, caratterizzato da interventi normativi che hanno limitato al solo personale a tempo determinato ovvero a tempo indeterminato, assunto, quest’ultimo, dopo la data del 31 dicembre 2000, l’applicazione obbligatoria del trattamento di fine rapporto. I contenuti dell’accordo collettivo, relativo sia al personale nuovo assunto che a quello già in servizio alla data del 31 dicembre 2000, sono stati poi recepiti, così come disposto dal citato articolo 2, comma 6, della legge n. 335 del 1995, nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 dicembre 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 111 del 15 maggio 2000, che, a sua volta, è stato oggetto di modifiche ed integrazioni operate sia indirettamente, con la disciplina introdotta dall’articolo 74 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, sia testualmente, con le novelle di cui al successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 2 marzo 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 118 del 23 maggio 2001. Le province autonome di Trento e di Bolzano, in virtù della competenza legislativa primaria ad esse riservata in materia di ordinamento del personale pubblico dipendente degli enti locali, prima dell’entrata in vigore del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 dicembre 1999, hanno dato attuazione alle disposizioni contenute nell’articolo 2 della legge n. 335 del 1995. La conseguente regolamentazione del trattamento di fine rapporto è contenuta, rispettivamente, nella legge della provincia di Trento 3 febbraio 1997, n. 2 (articolo 9), e nella legge della provincia di Bolzano 3 maggio 1999, n. 1 (articolo 22). Questo passaggio è stato regolato nello spirito e con le cautele previste dal comma 5 dell’articolo 2 della citata legge n. 335 del 1995, che non ha esteso ai lavoratori dipendenti delle amministrazioni pubbliche il trattamento di fine rapporto «ai sensi e per gli effetti» dell’articolo 2120 del codice civile ma solamente «in base» a quanto previsto in tale articolo, proprio nel rispetto delle peculiarità giuridiche e delle compatibilità di gestione del trattamento di fine servizio. Le citate leggi provinciali, pertanto, non essendo la materia previdenziale di competenza della legislazione provinciale, hanno dovuto tener conto del mantenimento della contribuzione previdenziale dovuta all’INPDAP, al quale i lavoratori (e le amministrazioni) restano obbligatoriamente iscritti. L’obbligo di iscrizione permarrà sino alla concreta attuazione delle disposizioni integrative dell’articolo 2, comma 8, della legge n. 335 del 1995, introdotte 206


dall’articolo 74 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, con cui si riconduce alla gestione diretta delle amministrazioni la corresponsione del trattamento di fine rapporto, facendo venir meno la contribuzione all’Istituto previdenziale. Per l’effetto delle richiamate disposizioni, è stato istituito il cosiddetto «TFR provinciale», che si configura come un trattamento ibrido in quanto, per un verso, riveste alcune delle caratteristiche tipiche del trattamento di fine rapporto (è calcolato come il TFR ed è erogato dal datore di lavoro che, per questo, è anche sostituto d’imposta) mentre per l’altro verso, non essendo venuto meno l’obbligo contributivo all’INPDAP, quest’ultimo rimane obbligato a liquidare una quota della prestazione (corrispondente all’indennità premio di servizio) in base alla normativa vigente per tutti gli iscritti prima dell’entrata in vigore delle leggi provinciali. Per quanto attiene alla previdenza complementare, con il nuovo trattamento di fine rapporto sono state create le condizioni che hanno permesso a numerosi dipendenti delle amministrazioni pubbliche del Trentino-Alto Adige di aderire al fondo pensione regionale, denominato «Laborfonds», impegnando il datore di lavoro a versare, in aggiunta al contributo previsto dal contratto, anche una parte del «TFR provinciale», nei limiti di quella integrazione dell’indennità premio di servizio erogata dall’INPDAP già prevista dalle norme previgenti. Permanendo l’attuale disciplina del «TFR provinciale», se per il personale in servizio alla data di introduzione del TFR era possibile da parte del datore di lavoro sostenere il peso della quota da versare al fondo pensione, perché nei limiti della integrazione del trattamento di fine servizio erogata dall’INPDAP, diventa insostenibile per le amministrazioni interessate l’impegno al versamento dell’intera quota del TFR per i nuovi assunti, così come previsto dal decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, in aggiunta al contributo che esse stesse sono tenute a versare all’INPDAP. La situazione presente nella regione Valle d’Aosta/Vallèe d’Aoste è differente da quella rappresentata per la regione Trentino-Alto Adige/Südtirol e le province autonome di Trento e di Bolzano poiché, in assenza di legislazioni locali in materia, sono state applicate le disposizioni contenute nel citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 dicembre 1999, e successive modificazioni. Per tutte le considerazioni esposte, nel rispetto delle esigenze di equilibrio dei conti pubblici non solo nel breve ma anche nel medio e nel lungo periodo, con il presente disegno di legge si intende dare attuazione alla disposizione introdotta all’articolo 2, comma 8, della legge n. 335 del 1995 dall’articolo 74, comma 4, della legge n. 388 del 2000, che prevede la cessazione della contribuzione previdenziale in materia di trattamento di fine servizio, comunque denominato, in favore delle competenti gestioni dell’INPDAP e, nell’attesa, confermare gli effetti della legislazione provinciale nel frattempo intervenuta. Il riferimento all’equilibrio finanziario di medio e lungo periodo permette, infatti, di rappresentare la situazione che vede nel tempo l’INPDAP, in particolare per quanto riguarda la gestione ex INADEL, assumere impegni di gran lunga superiori a quelli che possono garantire le attuali aliquote contributive e che verrebbero invece ripartiti con le amministrazioni datrici di lavoro in caso di approvazione del presente provvedimento. A fronte di un contributo complessivo dovuto dalle amministrazioni, pari al 6,10 per cento da computare sull’80 per cento della retribuzione, l’INPDAP è tenuto a contabilizzare, come TFR da corrispondere al lavoratore alla cessazione dal servizio, il 6,91 per cento da computare sul 100 per cento della retribuzione e a rivalutare il montante con il 75 per cento della variazione dell’indice ISTAT, maggiorato di 1 punto e mezzo su base annua. Si acclude, di seguito, una scheda tecnica che evidenzia gli effetti finanziari e economici di quanto proposto e nella quale si riportano, in sintesi, i seguenti valori finanziari, in migliaia di euro, elaborati sulla base di un tasso di inflazione programmata pari all’1,7 per cento annuo. Dipendenti interessati presenti nella regione Trentino-Alto Adige/Südtirol. Ammontare della contribuzione dovuta all’INPDAP, in moneta corrente: anno 2008: euro 17.279;

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anno 2009: euro 19.775; anno 2010: euro 22.199. Per un totale nel decennio di euro 331.314. Dipendenti interessati presenti nella regione Valle d’Aosta. Ammontare della contribuzione dovuta all’INPDAP, in moneta corrente: anno 2008: euro 2.487; anno 2009: euro 2.908; anno 2010: euro 3.247. Per un totale nel decennio di euro 47.930.

DISEGNO DI LEGGE Art. 1. 1. Per il personale degli enti della regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, delle province autonome di Trento e di Bolzano nonché della regione Valle d’Aosta/Vallèe d’Aoste, di cui all’articolo 2, comma 8, terzo e quarto periodo, della legge 8 agosto 1995, n. 335, assunto in data successiva al 31 dicembre 2000, la contribuzione previdenziale in materia di trattamento di fine servizio comunque denominato in favore delle competenti gestioni dell’Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell’amministrazione pubblica (INPDAP) cessa con decorrenza 1º gennaio 2008. 2. Per assicurare la invarianza della retribuzione netta complessiva e di quella utile ai fini previdenziali dei dipendenti nei confronti dei quali si applica quanto disposto dal comma 1, la retribuzione lorda è ridotta in misura pari al contributo previdenziale obbligatorio soppresso a carico del lavoratore; contestualmente, al recupero della predetta riduzione si provvede mediante un corrispondente incremento figurativo ai fini previdenziali e del trattamento di fine rapporto. 3. Alla data di cessazione dal servizio, gli enti di cui al comma 1 provvedono a corrispondere al personale di cui al medesimo comma l’intero trattamento di fine rapporto, compresa la quota spettante a titolo di trattamento di fine servizio o di fine rapporto maturata presso l’INPDAP e determinata secondo le modalità indicate nel comma 4. Alla quota maturata presso l’INPDAP, derivante dal trattamento di fine servizio spettante al 31 dicembre 2007, si applicano gli stessi abbattimenti di imponibile previsti dalla normativa fiscale in materia di indennità di fine servizio. 4. Al personale di cui al comma 1, già titolare del rapporto previdenziale con l’INPDAP, sono valutati i servizi e i periodi utili ai fini del trattamento di fine servizio ovvero del trattamento di fine rapporto. Il computo di quanto maturato alla data del 31 dicembre 2007 per il personale in regime di trattamento di fine servizio è effettuato secondo la normativa previgente alla data di entrata in vigore della presente legge. La somma così calcolata è rivalutata in base alle disposizioni di cui all’articolo 2120 del codice civile. Alla cessazione del rapporto di lavoro l’INPDAP trasferisce all’ente datore di lavoro il montante maturato entro i termini previsti dall’articolo 3 del decretolegge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, della legge 28 maggio 1997, n. 140. 5. Per il personale di cui al comma 1, che ha aderito ai fondi di previdenza complementare prima del 1º gennaio 2008 e per il quale trova applicazione il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 20 dicembre 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 111 del 15 maggio 2000, e successive modificazioni, il montante maturato al 31 dicembre 2007, costituito dagli accantonamenti figurativi delle quote del trattamento di fine rapporto nonché da quelli relativi all’aliquota dell’1,5 per cento di cui all’articolo 2, comma 4, del citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, continua ad essere rivalutato dall’INPDAP ai sensi dell’articolo 2, comma 5, dello stesso decreto del Presidente del Consiglio dei ministri ed è conferito al fondo pensione di riferimento alla cessazione del rapporto di lavoro. 6. All’articolo 2, comma 8, della legge 8 agosto 1995, n. 335, il quinto periodo è soppresso.

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N. 1904 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa dei senatori PETERLINI, TREU, PINZGER, PERRIN, FAZIO, RUBINATO, TONINI, BENVENUTO, BINETTI, CICCANTI, SELVA, ROSSI, RIA e RANDAZZO COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 29 NOVEMBRE 2007 ———– Disposizioni per la tutela ed il sostegno delle madri lavoratrici ———– Onorevoli Senatori. – In Italia il tasso di natalità è molto basso, è sceso rapidamente negli ultimi decenni e si è confermato negli anni recenti tra l’1,2 e l’1,3 figli per donna. L’Italia, pertanto, si annovera tra i Paesi con la più bassa natalità del mondo. Dall’altra parte sale l’aspettativa di vita, che ha raggiunto una media di oltre ottanta anni. La popolazione registra pertanto un costante invecchiamento. Uno dei motivi di questa situazione è che nel nostro Paese permane la carenza di misure a sostegno della famiglia, nello specifico di misure che favoriscano la maternità e le donne lavoratrici con figli. Occorre rendere compatibile il lavoro delle donne, spesso indispensabile per la sopravvivenza della famiglia, con l’educazione dei figli. I Paesi nordici e la vicina Francia, con le loro politiche familiari, sono riusciti ad avere tassi di crescita più alti. Tale basso tasso di natalità ha risvolti catastrofici sulla sostenibilità e finanziabilità del sistema pensionistico, delle spese per la sanità e per le persone non autosufficienti, in quanto sempre meno giovani lavoratori devono sostenere una spesa sociale in costante crescita. Il presente disegno di legge ha lo scopo di porre al centro degli interessi primari la famiglia ed il sostegno per i figli, attraverso alcune modifiche previdenziali. Normativa attuale L’articolo 1, comma 40, della legge 8 agosto 1995, n. 335, concernente la riforma del sistema pensionistico prevede un riconoscimento dei figli agli effetti dell’età pensionabile, per i trattamenti pensionistici determinati esclusivamente secondo il sistema contributivo nei confronti dei lavoratori neoassunti dal 1º gennaio 1996, privi di contribuzione precedente, oppure per coloro che esercitano dal 1º gennaio 2001 in poi, la facoltà di opzione per la liquidazione della pensione con il sistema di calcolo contributivo. Quando si verifica l’evento maternità, indipendentemente dall’assenza o meno dal lavoro al momento del verificarsi di tale evento, viene riconosciuto alla lavoratrice un anticipo di età rispetto ai cinquantasette anni previsti per la pensione di vecchiaia pari a quattro mesi per ogni figlio e nel limite massimo di dodici mesi (età destinata ad essere aumentata in base a quanto previsto nel disegno di legge, atto Camera n. 3178 «Norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e competitività per favorire l’equità e la crescita sostenibili, nonché ulteriori norme in materia di lavoro e previdenza sociale», approvato dalla Camera dei deputati. In alternativa a tale beneficio, attualmente, la lavoratrice può optare per la determinazione della pensione con applicazione del coefficiente di trasformazione indicato nella tabella A, allegata alla legge n. 335 del 1995, relativo all’età di accesso al trattamento pensionistico, maggiorato, e pertanto più favorevole, di un anno in caso di uno o due figli e di due anni nell’ipotesi di tre o più figli. Nei confronti delle dipendenti statali, regionali, provinciali, comunali e di altri enti pubblici e dei soggetti iscritti ai fondi sostitutivi nei casi di corresponsione di retribuzione ridotta o di nessuna retribuzione nei periodi di astensione facoltativa dal lavoro (articolo 32 del testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151) scatta il diritto, per la differenza di retribuzione mancante alla misura intera o per l’intera retribuzione mancante, alla contribuzione figurativa da 209


accreditare secondo l’articolo 8 della legge 23 aprile 1981, n. 155. Di tale situazione il datore di lavoro è tenuto a darne comunicazione in sede di denuncia mensile dei contributi. I relativi oneri vanno addossati alla gestione previdenziale assicurazione generale obbligatoria di iscrizione del soggetto durante i periodi oggetto dell’accreditamento figurativo. L’articolo 34 del citato testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, affronta l’argomento del trattamento economico dei congedi parentali e prevede per le lavoratrici e per i lavoratori un’indennità pari al 30 per cento della retribuzione, per un periodo massimo complessivo tra i genitori di sei mesi, fino al terzo anno di vita del bambino. Per i periodi ulteriori prevede una indennità pari al 30 per cento della retribuzione purchè si abbia un reddito inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione. Modifiche proposte Il presente disegno di legge intende modificare le disposizioni di legge citate, prevedendo: 1) una riduzione dell’età pensionabile per la donna di un anno per ogni figlio, con un limite massimo di cinque anni, oppure l’applicazione di un coefficiente – più favorevole – di trasformazione, riferito ad un fittizio aumento del pensionamento, aumentato di un anno per ogni figlio (articolo 1); 2) l’estensione del periodo di congedo parentale – che attualmente è di sei mesi – a dodici mesi (articolo 2, lettera a) e lettera c); 3) un nuovo trattamento economico dei periodi di congedo parentale, come già proposto dalla 11ª Commissione permanente (Lavoro e previdenza sociale) del Senato della Repubblica durante l’esame del disegno di legge finanziaria 2008. In particolare viene aumentata la percentuale di retribuzione dal 30 al 70 per cento per le famiglie bisognose (articolo 2, lettera c); 4) nei confronti delle dipendenti del settore privato (assicurati INPS, ENPALS, eccetera) per l’accredito per periodi di astensione facoltativa l’applicazione delle stesse disposizioni operanti nel settore pubblico (dipendenti statali, regionali, comunali, eccetera) integrando con copertura figurativa la differenza della percepita retribuzione (30 per cento della retribuzione ordinaria) all’intera retribuzione percepita dal soggetto prima dell’astensione facoltativa (articolo 3).

DISEGNO DI LEGGE Art. 1. 1. All’articolo 1, comma 40, della legge 8 agosto 1995, n. 335, la lettera c) è sostituita dalla seguente: «c) a prescindere dall’assenza o meno dal lavoro al momento del verificarsi dell’evento maternità, è riconosciuto alla lavoratrice un anticipo di età rispetto al requisito di accesso alla pensione di vecchiaia di cui al comma 19 pari a dodici mesi per ogni figlio e nel limite massimo di cinque anni. In alternativa al detto principio dell’anticipo la lavoratrice può optare per la determinazione del trattamento pensionistico con l’applicazione del moltiplicatore di cui all’allegata tabella A, relativo all’età di accesso al trattamento pensionistico, maggiorato di un anno per ogni figlio, fino a un massimo di cinque anni». Art. 2. 1. Al testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, sono apportate le seguenti modifiche: a) all’articolo 32, comma 1: 1) nell’alinea, le parole: «il limite di dieci mesi,» sono sostituite dalle seguenti: «il limite di dodici mesi,»;

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2) alla lettera a) le parole: «non superiore a sei mesi» sono sostituite dalle seguenti: «non superiore a dodici mesi;»; 3) le lettere b) e c) sono abrogate; b) all’articolo 32, il comma 2 è abrogato; c) l’articolo 34 è sostituito dal seguente: «Art. 34. - (Nuove norme in materia di trattamento economico e normativo dei periodi di congedo parentale). – 1. Per i periodi di congedo parentale di cui all’articolo 32, alle lavoratrici e ai lavoratori è dovuta fino al terzo anno di vita del bambino un’indennità pari al 30 per cento della retribuzione, per un periodo massimo complessivo tra i genitori di dodici mesi. L’indennità è calcolata secondo quanto previsto all’articolo 23, ad esclusione del comma 2 dello stesso. 2. Nel caso in cui le risorse economiche del nucleo familiare di appartenenza del bambino risultino pari o inferiori ai valori dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), di cui al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, tabella 1, e successive modificazioni, come risultanti assumendo il valore 30.000 euro annui con riferimento a nuclei monoreddito con tre componenti, l’indennità di cui al comma 1 è pari al 70 per cento della retribuzione. Per nuclei familiari con diversa composizione, il requisito economico è riparametrato sulla base della scala di equivalenza di cui alla tabella 2 del medesimo decreto legislativo n. 109 del 1998, e successive modificazioni, tenendo conto delle maggiorazioni ivi previste. 3. L’indennità di cui ai commi 1 e 2 è corrisposta per tutto il periodo di prolungamento del congedo per la cura di minori con handicap in situazione di gravità, ai sensi dell’articolo 33. 4. Per i periodi di congedo parentale di cui all’articolo 32 ulteriori rispetto a quanto previsto ai commi 1 e 3 è dovuta un’indennità pari al 50 per cento della retribuzione, a condizione che ricorrano le condizioni di reddito di cui al comma 2. 5. L’indennità per congedo parentale è corrisposta con le modalità di cui di cui all’articolo 1 del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33, e successive modificazioni, e con gli stessi criteri previsti per l’erogazione delle prestazioni dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie. 6. I periodi di congedo parentale sono computati nell’anzianità di servizio a tutti gli effetti. 7. Nel caso in cui ricorrano le condizioni di reddito di cui al comma 2, i periodi di congedo parentale sono considerati, ai fini della progressione nella carriera, come attività lavorativa, quando i contratti collettivi non richiedano a tale scopo particolari requisiti. 8. Ai congedi parentali si applica quanto previsto all’articolo 22, commi 4, 6 e 7». Art. 3. 1. All’articolo 8 della legge 23 aprile 1981, n. 155, è aggiunto, in fine, il seguente comma: «Nei confronti delle dipendenti del settore privato per l’accredito per periodi di astensione facoltativa si applicano le stesse disposizioni operanti nel settore pubblico, integrando con copertura figurativa la differenza della percepita retribuzione all’intera retribuzione percepita dal soggetto prima dell’astensione facoltativa».

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N. 1905 (Testo assegnato alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE d’iniziativa del senatore PETERLINI COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 29 NOVEMBRE 2007 ———– Modifiche agli articoli 55 e 57 della Costituzione e abrogazione dell’articolo 58 della Costituzione in materia di composizione del Senato della Repubblica e di elettorato attivo e passivo ———– Onorevoli Senatori. – Dall’inizio degli anni novanta in Italia si svolge un ampio dibattito sulla riforma della Costituzione. Il Parlamento aveva investito ben due Commissioni bicamerali per dare al nostro Paese un assetto più partecipato in senso federale. Nel 2001 fu approvato definitivamente dalle Camere e confermato dal referendum una importante parte di questo progetto, cioè la riforma del titolo V della parte II della Costituzione. Le altre parti, in special modo il titolo II, della seconda parte della Costituzione, sono rimasti invariati. Nella XIV legislatura fu avviata un’ulteriore riforma della parte seconda della Costituzione, approvata e mai promulgata a causa dell’esito negativo del referendum costituzionale del giugno 2006. Si ritiene importante, pertanto, proseguire nel cammino delle riforme della parte seconda della Costituzione, dal titolo «Ordinamento della Repubblica» per quanto riguarda la forma di governo, la forma di Stato, il superamento del bicameralismo perfetto. Il presente disegno di legge si limita a creare un importante presupposto in senso federale, trasformando una delle due Camere in Camera rappresentativa dalle regioni, in forma di un Senato federale. Il disegno di legge si prefigge di perseguire questo obiettivo senza rinunciare all’elezione diretta del Senato federale della Repubblica, garantendo però tramite di esso una partecipazione diretta delle regioni alla formazione della volontà democratica e legislativa, anche a livello nazionale. I paesi centrali d’Europa come la Svizzera, la Germania e l’Austria offrono tre diversi modelli di Camera delle regioni. In Germania e in Austria i membri del Bundesrat sono eletti in forma indiretta, rispettivamente dai governi regionali e in Austria dai Landtage, cioè dai consigli regionali. La Svizzera invece, insieme al Tirolo, una delle più vecchie democrazie d’Europa, con un articolato legame tra gli organi democratici e la popolazione, ha scelto la via dell’elezione diretta di ambedue le Camere, da parte dei cittadini. Sia il Consiglio nazionale (la Camera) che il Consiglio degli stati (la Camera delle regioni) sono eletti dal popolo a suffragio diretto. La Svizzera è pertanto riuscita a coniugare l’esigenza di una rappresentanza regionale con il più diretto sistema elettorale senza rincorrere ad un secondo livello. Ed è questo il modello che il presentatore del disegno di legge vuole suggerire anche per il contesto italiano. Il primo presupposto è che i senatori facciano parte del Consiglio regionale, dei Consigli provinciali di Trento e di Bolzano e dell’Assemblea siciliana, con diritto di intervento e obbligo di relazione. Il disegno di legge invece rinuncia di dare a loro anche il diritto di voto. Per evitare l’obbligo di presenza in due Parlamenti a livello nazionale e regionale, o viceversa, mettere in difficoltà il raggiungimento del numero legale in uno dei due organi. Nessun senatore o delegato regionale potrà infatti sedersi contemporaneamente in ambedue le assise parlamentari. Per rafforzare ulteriormente questo diretto collegamento con le regioni, si conferma naturalmente il principio che il Senato è eletto a base regionale e, rispettivamente, a base provinciale nelle province autonome di Trento e Bolzano. I senatori sono consiglieri regionali, eletti in addizione al numero già prefissato dalle leggi regionali, però nelle stesse consultazioni. Un ulteriore elemento per rafforzare il collegamento è che i senatori federali siano eletti – secondo i principi fondamentali 212


definiti dalla legge dello Stato – con i sistemi regionali, le cui leggi sono approvate in piena autonomia dai consigli regionali stessi. Questo è un ulteriore elemento ricavato dal modello svizzero. L’articolo 150 della Costituzione della Federazione svizzera prevede infatti che la procedura per l’elezione del Consiglio degli stati (la camera delle regioni) «è determinata dal Cantone». È bene ricordare in questo contesto che – a differenza della Germania e dell’Austria, in cui le Camere delle regioni, i Bundesdite, hanno una competenza di minore rilevanza, che alla fine si riduce in un diritto di veto, superabile dalla Camera con maggioranza qualificata – la Confederazione elvetica ha evitato di ridurre la Camera della regione nel suo raggio di competenze. Definisce infatti l’articolo 156 della Costituzione Svizzera, che «le decisioni dell’Assemblea federale (cioè il Parlamento) richiedono l’accordo delle due Camere». Anche se questo disegno di legge non entra nel merito della ripartizione delle competenze, sembra importante sottolineare che non si può creare, dopo decenni di aspettative finalmente evase, una Camera delle regioni per poi conferire ad essa un ruolo completamente secondario. Il bicameralismo perfetto non deve, pertanto, essere superato, visto anche che l’iter delle leggi non è molto lungo in Italia e garantisce una legislazione più equilibrata di quanto succede in altri Stati con una Camera sola. Può essere raggiunto, invece, lo snellimento degli organi e anche una riduzione dei costi della politica riducendo il numero dei componenti del Parlamento. Per il Senato federale si propone una riduzione di un quarto per portare il numero dei senatori a 240, allineandosi agli standard internazionali. Ogni regione avrà garantito un minimo di senatori non inferiore a cinque, il Trentino-Alto Adige/Suedtirol ne avrà tre per ciascuna provincia autonoma, il Molise ne avrà due, la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste ne avrà uno. Per concentrare e realizzare veramente una nuova rappresentanza parlamentare delle regioni, si propone inoltre di limitare la rappresentanza dei parlamentari eletti all’estero alla Camera dei deputati. La ripartizione dei seggi tra le regioni avviene in proporzione alla loro popolazione, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti, dopo avere riservato i numeri minimi di senatori già previsti per le regioni.

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE Art. 1. 1. Al primo comma dell’articolo 55 della Costituzione, le parole: «Senato della Repubblica» sono sostituite dalle seguenti: «Senato federale della Repubblica». Art. 2. 1. L’articolo 57 della Costituzione è sostituito dal seguente: «Art. 57. – Il Senato federale della Repubblica rappresenta le Regioni al fine di favorire e rafforzare la partecipazione delle stesse alla politica ed alla legislazione nazionale del Paese. I senatori sono eletti in ciascuna Regione contestualmente all’elezione per il rinnovo del rispettivo Consiglio regionale o Assemblea regionale e, per la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, dei Consigli delle Province autonome di cui fanno parte. Partecipano alla loro attività con diritto di intervento, obbligo di relazione e senza diritto di voto, secondo le modalità previste dai regolamenti regionali. L’elezione dei Senatori è a suffragio universale e diretto ed è disciplinata con legge propria di ciascuna regione, nel rispetto dei principi stabiliti da una legge dello Stato. Ciascuna Regione è costituita da tanti collegi uninominali quanti risultano i Senatori da eleggere dalla ripartizione dei seggi di cui al settimo comma. Il Senato federale della Repubblica è composto da duecentoquaranta senatori. Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a cinque; in Trentino-Alto Adige/Südtirol le Province autonome di Trento e di Bolzano ne hanno tre per ciascuna provincia; il 213


Molise ne ha due; la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste ne ha uno. La ripartizione dei seggi tra le Regioni, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti». Art. 3. 1. L’articolo 58 della Costituzione è abrogato. Art. 4. 1. Fino alla data di entrata in vigore delle leggi elettorali regionali di cui al terzo comma dell’articolo 57 della Costituzione, come sostituito dalla presente legge, si applica la legge elettorale dello Stato.

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N. 1959 (Testo da assegnare alla Commissione competente)

DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa del senatore PETERLINI COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 22 GENNAIO 2008 ———– Disposizioni in materia di residenza anagrafica dei figli affidati ad entrambi i genitori separati o divorziati ———– Onorevoli Senatori. – Con la legge 8 febbraio 2006, n. 54, viene capovolto il sistema in materia di affidamento in base al quale i figli venivano affidati, come regola, o all’uno o all’altro dei genitori, secondo il prudente apprezzamento del presidente del tribunale o del giudice o secondo le intese raggiunte dai coniugi, e soltanto come eccezione ad entrambi i genitori. In caso di separazione o divorzio dei genitori, i figli saranno affidati, come regola, ad entrambi i genitori e, soltanto come eccezione, ad uno di essi quando in tal senso spinga l’interesse del minore e l’affidamento condiviso determini una situazione di pregiudizio per il minore stesso. Le nuove norme attuano il principio della bigenitorialità, principio affermatosi da tempo negli ordinamenti europei e presente altresì nella Convenzione sui diritti del fanciullo sottoscritta a New York il 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva in Italia con la legge 27 maggio 1991, n. 176. Con l’introduzione dell’istituto dell’affidamento condiviso si realizza sempre più di frequente e comunemente una suddivisione su base paritaria del cosiddetto «regime delle visite» (per esempio a settimane alterne o previsioni similari): ciò fa sì che i figli si trovino ad avere due dimore abituali e quindi due residenze (articolo 43 del codice civile), che coincidono con le abitazioni dei genitori presso le quali trascorrono tempi uguali, senza una prevalenza dell’una sull’altra. Il fatto che l’ordinamento italiano non consenta la possibilità di avere due indirizzi di residenza – benché non vi sia alcuna norma che lo vieti espressamente, né nel codice civile né nella normativa vigente in materia anagrafica (legge 24 dicembre 1954, n. 1228 e regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223) – obbliga ad una «forzatura giuridica» imponendo, appunto, al soggetto (figlio minore di genitori separati o divorziati) un unico indirizzo di residenza anagrafica, situazione che sempre più spesso non coincide con quella reale laddove, trascorrendo tempi uguali presso l’abitazione di ciascun genitore, i figli hanno di fatto non un’unica dimora abituale bensì due. La questione, ovviamente, non ha rilevanza solo formale ma sostanziale ed ha ripercussioni giuridiche da un lato e pratiche dall’altro, importanti. Alcuni degli aspetti significativi ed esplicativi possono essere i seguenti: 1. l’indirizzo di residenza è importante perché a tale indirizzo sono inviate tutte le notificazioni e le comunicazioni «ufficiali» inerenti la persona: stante che non sempre e non necessariamente la comunicazione tra i genitori è puntuale ed efficace, il fatto che il figlio sia residente presso l’uno o presso l’altro può avere ripercussioni pratiche, concrete, importanti sull’esercizio quotidiano della potestà e dell’affidamento; 2. l’entità e lo stesso accesso ad ogni forma di agevolazione, contributo, sovvenzione pubblica (compresi, ad esempio, quelli inerenti all’istruzione scolastica, ma non solo) è ancorata dalla normativa alla composizione anagrafica della famiglia (cosiddetta «stato di famiglia»), vuoi direttamente, vuoi – nella maggior parte dei casi – tramite il parametro dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), nel calcolo del quale la composizione anagrafica della famiglia (e quindi la residenza) ha un’incidenza importante di cui, allo stato, può beneficiare solo il genitore con il quale i figli anagraficamente risiedono. Il presente disegno di legge, pertanto, prevede la doppia residenza anagrafica presso l’indirizzo 215


di entrambi i genitori (e, conseguentemente, l’iscrizione sia nello stato di famiglia anagrafico paterno sia in quello materno) per i figli che, essendo affidati ad entrambi i genitori, con suddivisione paritaria delle «visite» e trascorrendo tempi uguali presso l’abitazione della madre e del padre, hanno di fatto due dimore abituali (articolo 43 del codice civile) coincidenti, appunto, con le abitazioni dei genitori. Parliamo, dunque, di doppia residenza e non di doppio domicilio poiché il doppio domicilio non dà alcuna garanzia circa l’invio all’indirizzo di entrambi i genitori delle comunicazioni e notificazioni (sia da parte dei privati sia da parte degli enti e uffici pubblici i quali, ovviamente, fanno riferimento ai registri anagrafici comunali della popolazione residente per le comunicazioni e notificazioni) né consente l’accesso alle agevolazioni ancorate, appunto, allo stato di famiglia anagrafico. L’approvazione del presente disegno di legge consentirebbe di adeguare la legislazione italiana all’evoluzione della società e della famiglia e concorrerebbe a realizzare una politica di reale sostegno alla famiglia stessa, sulla base di criteri di equità e giustizia e dando, nel contempo, riconoscimento giuridico ad una realtà sempre più diffusa come, peraltro, risulta già avvenga in altri Paesi europei, come per esempio in Francia, dove l’affidamento congiunto come forma privilegiata venne istituito nel 1993. Sei anni dopo il governo incaricò una commissione qualificatissima di verificare gli esiti della nuova normativa. Constatato che l’applicazione dell’affidamento congiunto superava felicemente il 90 per cento, il Parlamento francese accolse anche il suggerimento di cancellare le ultime tracce di residua monogenitorialità, stabilendo la possibilità di una doppia residenza per il minorenne. Ciò avvenne con la legge n. 2002-305 del 4 marzo 2002. In tal modo si eliminerebbe, all’origine, un motivo di potenziale «attrito», quando non di conflitto, tra gli ex-coniugi e un’occasione di eventuali possibili strumentalizzazioni da parte dell’uno o dell’altro genitore, con evidente vantaggio di tutte le parti in gioco, in primo luogo, ovviamente, dei figli.

DISEGNO DI LEGGE Art. 1. 1. In caso di separazione personale o di scioglimento del matrimonio, i figli affidati ad entrambi i genitori e che trascorrono periodi di uguale durata presso l’abitazione della madre e del padre hanno la doppia residenza anagrafica e, conseguentemente, l’iscrizione sia nello stato di famiglia anagrafico materno sia in quello paterno. Entrambi gli indirizzi di residenza sono indicati nelle certificazioni e nei documenti d’identità del minore.

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INTERVENTI IN ASSEMBLEA SU DISEGNI DI LEGGE

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S. 20 Disposizioni in materia di pari opportunita' tra donne e uomini nell' accesso alle cariche elettive, in attuazione dell' articolo 51 della Costituzione PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero esprimere innanzi tutto i nostri apprezzamenti per gli sforzi compiuti sia dal Governo, in particolar modo dal ministro Chiti, che dall'opposizione, nella persona del senatore Calderoli, per riformare urgentemente il sistema elettorale in vigore. Il Gruppo Per le Autonomie ha partecipato ad ambedue le consultazioni, quella del Governo e quella del tavolo dei volenterosi convocato dal senatore Calderoli. Abbiamo anche presentato propri disegni di legge che perseguono l'obiettivo di eliminare le distorsioni evidenti, nonché questo è il punto principale sul quale chiedo attenzione - riavvicinare l'elettorato agli eletti. L'obiettivo principale, infatti, che ha animato la discussione del nostro Gruppo - e che reputo condivisibile da tutti - è quello di riportare la politica nel suo insieme ad un legame più stretto con la popolazione e con l'elettorato, che sempre più palesemente evidenzaun forte distacco da tutta la politica, non solo da quella della maggioranza, anche da quella dell'opposizione. Uno dei motivi principali che ha causato tale distacco risiede nell'attuale legge elettorale. Sono stati, infatti, aboliti i collegi uninominali che garantivano un diretto collegamento tra i candidati eletti nei collegi e gli stessi elettori. Si è tornati al proporzionale nella convinzione che esso potesse garantire maggiori vantaggi in termini di rappresentatività e che potesse rispecchiare meglio i reali rapporti tra i vari partiti e le forze politiche. Purtroppo nulla di ciò si è verificato, anzi, al contrario, la legge ha prodotto un gravissimo distacco tra cittadini elettori, da una parte, ed eletti, dall'altra, tra corpo elettorale e rappresentanti in Parlamento ed ha, inoltre, reso maggiormente instabile il Governo, avendo riportato una esile maggioranza al Senato. La più grave limitazione del diritto dell'elettore è stata quella - sottolineo quanto detto dal senatore Cutrufo poco fa - di toglierli la possibilità di esprimere le preferenze. La normativa attualmente in vigore prevede liste bloccate dei candidati di ogni partito e, così facendo, ha tolto la possibilità ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti, chiamandoli solo ad approvare elenchi decisi dai partiti. Il nostro partito, nel suo modesto ambito, ha cercato di colmare tale lacuna con il metodo delle primarie tenutesi nei vari paesi. La soluzione, però, deve naturalmente spingersi oltre. La seconda forte critica riguarda le candidature plurime, ossia la possibilità data al candidato di presentarsi in più di una circoscrizione per poi optare per una di esse. Il cosiddetto eletto plurimo è signore del destino di tutti gli altri candidati la cui elezione dipende dalla sua opzione. Questo fenomeno coinvolge un terzo dei parlamentari. Il problema istituzionale causato dalla legge elettorale (oltre queste lacune) è la ulteriore frammentazione delle forze politiche e una situazione di non governabilità del Paese. Il Gruppo Per le Autonomie, nel raffronto dei vari sistemi elettorali di cui si è occupato in varie sedute e grazie alle esperienze degli anni passati, ha deciso di proporre in questa sede il sistema uninominale, prevedendo, per la Camera dei deputati, un sistema uninominale secco a turno unico, dividendo il territorio nazionale in tanti collegi quanti sono i deputati da eleggere. In subordine, almeno auspichiamo - secondo quanto proposto in Senato dal senatore Casson e da altri - il ritorno al Mattarellum, vale a dire ad un sistema che preveda l'elezione di tre quarti dei senatori in collegi uninominali e di un quarto dei senatori in collegi di recupero proporzionale. I grandi vantaggi di questa soluzione sono nell'impostazione prevalentemente maggioritaria, che incentiva i partiti ad unirsi in coalizioni preelettorali per conquistare i seggi nei collegi stessi. In secondo luogo, si realizza una maggiore stabilità di Governo, come è dimostrato dall'aumentata durata media degli Esecutivi. Nella classifica di longevità, infatti, il Governo guidato da Berlusconi dal 2001 è al primo posto mentre quello di Prodi del 2006 è al terzo posto. Inoltre, due delle tre legislature elette con il sistema maggioritario, la XIII e la XIV, sono giunte alla loro scadenza naturale. Un ulteriore vantaggio è dato da un diretto legame tra l'eletto e l'elettorato. I piccoli 218


collegi garantiscono la conoscenza diretta dei candidati e la disponibilità degli stessi verso le istanze locali e le preoccupazioni della gente, superando proprio quel distacco e quel divario che si lamenta oggi nella politica. Il Gruppo Per le Autonomie si augura, pertanto, un sistema più vicino alla gente, un legame più diretto tra eletti ed elettori con un sistema maggioritario in collegi, se non esclusivamente almeno maggiormente uninominale. Si auspicano poi anche riforme costituzionali che diano la possibilità a noi tutti di mantenere la promessa di ridurre i costi della politica e gli organi elettivi, che in Italia risultano essere al primo posto se confrontati a livello europeo. Il ritorno al Mattarellum in Senato e la riserva di un quarto di seggi per il sistema proporzionale renderebbe concretamente possibile una riduzione secca al momento di una riforma costituzionale, grazie proprio ad un'effettiva restrizione di un quarto della quota proporzionale del Senato e ad uno snellimento delle procedure. Anche la legge, che noi presenteremo presso la Camera dei deputati, si presta all'eventuale riduzione dei seggi stessi ma, indipendentemente dal sistema elettorale che si voglia scegliere, si chiede di tornare almeno a rispettare i princìpi fondamentali democratici della scelta dei candidati e della vicinanza tra candidati ed elettori. Se, pertanto, la maggioranza del Parlamento - e non parlo di maggioranza politica - dovesse decidere di conservare il sistema proporzionale con premio di maggioranza, si insiste su due punti che la nostra parte politica considera essenziali: da un lato, reintrodurre il voto di preferenza per ridare all'elettore la possibilità di scegliere i propri candidati, pur essendo consapevole del fatto che le segreterie dei partiti sono contrarie. Ciò non toglie che tutti i parlamentari devono difendere coralmente e trasversalmente questo diritto. (Applausi del senatore Buttiglione). Dall'altro, si chiede fortemente l'abolizione totale delle cosiddette candidature plurime. Ringrazio in questa sede sia il Governo che il senatore Calderoli per l'attenzione che ha dimostrato anche per le istanze delle minoranze linguistiche. È chiaro che l'applicazione di soglie elettorali senza distinzione verrebbe a ledere l'articolo 6 della Costituzione, che prevede espressamente la tutela delle minoranze linguistiche, ma su questo aspetto sono state date da tutti rassicurazioni. Riguardo poi al quesito dell'abbreviazione della procedura e dell'applicazione della procedura d'urgenza, intendo invece sottolineare che capisco e condivido pienamente l'urgenza di legiferare in materia elettorale, anche per prevenire il referendum. Non nascondo, tuttavia, una certa perplessità per quanto riguarda la riduzione dei tempi. Non vorrei che ciò si traducesse in una rinuncia ad un vero dibattito e ad un approfondimento, di cui una legge di tale importanza ha assolutamente bisogno. Non ci si può permettere un'altra volta di predisporre in fretta e furia una legge che poi delude le tante aspettative della popolazione. Pertanto, insisto sul fatto che, indipendentemente dalla procedura che si vorrà applicare, il Parlamento abbia sia in sede di Commissione che in Aula il tempo necessario per approfondire la materia proprio al fine di scegliere la soluzione migliore per il Paese. La procedura d'urgenza dovrebbe pertanto essere intesa, secondo quanto richiesto dal senatore Calderoli, come stimolo per mettere al primo posto la discussione sulla legge elettorale e la sua approvazione in tempi brevi. L'ultima osservazione importante che vorrei fare è che una vera riforma elettorale ha anche bisogno di riforme costituzionali. Ho parlato della riduzione dei costi della politica; aggiungo di dare il diritto elettorale ai diciottenni anche qui al Senato al fine di equiparare il corpo elettorale. Si propone pertanto l'equiparazione del diritto di voto e, come già evidenziato, di ridurre i costi della politica, a cominciare da una riduzione anche degli organi legislativi. Condividendo l'intento espresso dal senatore Calderoli, per il quale dichiariamo un voto favorevole, aggiungo però il nostro desidero di dare spazio, nonostante tutto, alla discussione sia in Commissione sia in Aula per potere veramente approfondire il tema. (Applausi dal Gruppo Aut). S. 29 Norme in materia di sicurezza stradale per impedire la manomissione delle centraline elettriche degli autoveicoli 219


PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, vorrei anzitutto esprimere la rassicurazione che il Gruppo Per Le Autonomie condivide pienamente l'obiettivo a cui mirano il Governo e il Parlamento con questo disegno di legge, vale a dire limitare gli incidenti stradali e dare più sicurezza ai cittadini sulle strade. Vorrei inoltre evidenziare un particolare problema che si presenta soprattutto d'estate sulle strade di montagna che sono tormentate sempre di più dai rumori delle motociclette di coloro che provengono da tutte le parti d'Europa per godersi le montagne e le strade delle Alpi e tuttavia recano un grandissimo disturbo, soprattutto nei centri abitati. A questo riguardo, già in Commissione è stata data risposta alla nostra richiesta di controllare meglio sia i veicoli stessi, spesso truccati, che la velocità e il rumore nei paesi. Detto questo e condividendo l'obiettivo del provvedimento al nostro esame, devo esprimere una fortissima perplessità per quanto riguarda i mezzi con cui si desidera raggiungere il fine della maggior sicurezza sulle strade. Riteniamo infatti che se i controlli fossero effettuati in modo equo su tutto il territorio nazionale, la legge esistente, che è già draconiana, molto severa (soprattutto per quanto concerne le sanzioni, la patente a punti e anche le norme penali previste), dovrebbe bastare. Cosa è successo? Mentre sul territorio nazionale sembra che tali controlli siano svolti solo in parte (non mi permetto di esprimere un giudizio e forse il Ministro ci può fornire un quadro più completo), in provincia di Bolzano c'è una rete molto fitta e una severità incredibile nel controllo, nella sanzione e nella sua applicazione. Adesso, annunciando misure di ulteriore gravità, ci troviamo di fronte al problema di un'opinione pubblica che in Italia urla per avere misure più draconiane, più forti, mentre a Bolzano la situazione è tale che ci viene detto: attenzione, non siamo disposti ad accettare ulteriori penalizzazioni. Forse ciò dipende dalla mentalità, dalla cultura, dall'applicazione delle leggi che da noi è eseguita più severamente che in altre parti d'Italia, o forse è veramente come dicevo io, cioè dipende dal controllo. Signor Ministro, pochi minuti fa in Commissione affari costituzionali, alla domanda di un commissario, ha risposto che quest'anno sono diminuiti gli incidenti e ha detto che il motivo principale di tale riduzione è il calo registrato sulle autostrade, soprattutto per la presenza del cosiddetto tutor, il Sistema informativo per il controllo della velocità: se i cittadini sanno che l'osservanza della legge viene controllata la rispettano più facilmente. Perché però noi esprimiamo un giudizio così preoccupato sulle sanzioni? Perché stiamo progettando una legge che aumenta drasticamente le multe a migliaia di euro, che prevede non solo il ritiro delle patenti per mesi, ma sanzioni penali che prevedono il carcere; naturalmente non saranno applicate la prima volta, ma sono comunque misure molto draconiane. Soffermandomi soprattutto sull'aspetto sanzionatorio che prevede multe molto aspre, devo porre una domanda: può darsi che per un parlamentare o per qualcuno che può permetterselo una multa di mille, duemila, tremila euro non faccia tanto male; farà male al portafoglio, ma non lo rovina; ma una famiglia che guadagna 1.300-1.400 euro rischiamo di mandarla in rovina. Questa è la nostra grande preoccupazione. In Commissione, più per provocazione che per possibilità di realizzarlo, per evidenziare questo problema senza poter seriamente proporlo (perché naturalmente tutti avrebbero detto che in Italia non è applicabile), ho ricordato il modello svizzero. In Svizzera, infatti, le multe sono scaglionate secondo la capacità di reddito del contribuente. Tutti mi direte: come si fa ad adottare questo sistema in Italia? Non è possibile perchè le dichiarazioni dei redditi non sono affidabili e così via. Con questo voglio solo rendere l'idea che mille euro per uno che guadagna bene e mille euro per una famiglia, invece, bisognosa fanno una grande differenza: sono, da una parte, un dolore al portafoglio e, dall'altra, una strage completa.

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Per questo chiedo - abbiamo avuto anche un'interlocuzione con il ministro Bianchi che ringrazio molto per il suo interessamento - una forte correzione, magari in Aula, innanzi tutto per quanto riguarda le lievi trasgressioni, sia con riferimento alla velocità sia per ciò che concerne l'alcol. Quanto alla velocità, sappiamo che le trasgressioni sono praticamente scaglionate per eccessi fino a più 10 chilometri orari, con il salto successivo ad oltre 40. Questo significa che un guidatore che viaggi a più 11 o a più 39 chilometri orari si ritroverà nella stessa situazione. Riteniamo che una lieve trasgressione possa essere considerata con più tolleranza, con meno severità, perché sappiamo tutti che può succedere, anche se non è naturalmente lodevole e meritevole di plauso. Lo stesso vale per l'alcool. La Commissione ha già saggiamente introdotto questo scaglionamento, che finora non c'era, prevedendo praticamente una soglia - quella dello 0,8 - tra lo 0,5 e l'1,5, finora le uniche due misure che contavano: stare oltre l'1,5 voleva dire essere ubriachi e stare sopra lo 0,5 voleva dire essere in stato di ebbrezza; però, di fatto, c'è una differenza tra l'essere a 0,6 o 0,8 e ad 1,3 o 1,4. Pertanto, abbiamo chiesto anche a questo riguardo al Ministro di ripensare all'intervento soprattutto sulla fascia più bassa - lo ringrazio nuovamente per l'interessamento - affinchè si prevedano sanzioni meno severe per queste piccole trasgressioni. Un altro punto riguarda i neopatentati. La Camera aveva previsto e la Commissione trasporti del Senato ha ripreso nel testo al nostro esame una limitazione per i giovani neopatentati a 50 KW per tonnellata. Questo significa che i giovani possono viaggiare solo su piccolissime auto e ciò provoca in me grandissime perplessità, perché costringere i nostri figli a guidare automobili che possono essere schiacciate come le scatolette delle sardine mi fa veramente paura. Oltre a questa obiezione di pericolosità, che mi permetto di avanzare, vi è poi un'obiezione di nuovo fortemente sociale: se costringiamo i giovani ad usare questi piccoli mezzi, se lo potranno permettere solo le famiglie abbienti, che dispongono di una seconda automobile, e metteremo in difficoltà tutti i giovani o le loro famiglie cha hanno una sola auto, usata dalla madre o dal padre e che per qualche serata può essere usata anche dal figlio o dalla figlia neopatentati: infatti, se l'auto avrà potenza maggiore della misura massima - troppo bassa - identificata di KW, non andrà bene e la famiglia meno abbiente non avrà questa possibilità. Mi sembra ingiusto dal punto di vista sociale e - ripeto - mi sembra anche molto pericoloso costringere i nostri giovani in queste scatolette. Adesso non dico che i giovani dovrebbero essere autorizzati a guidare le Maserati o le Ferrari. Se questo era l'obiettivo da raggiungere, signor Ministro, alziamo allora il limite previsto in questa misura oppure, come proponiamo noi, eliminiamo tale limitazione. Riteniamo che le misure più efficaci dovrebbero essere quelle preventive, le misure sociali e soprattutto le misure educative nelle scuole. A tal fine, abbiamo presentato l'ordine del giorno G103 (testo 2), che illustro molto brevemente. In esso praticamente si chiede che un articolo già vigente nel codice della strada, cioè il 230, trovi effettiva applicazione, al fine di svolgere un'attività obbligatoria nelle scuole di ogni ordine e grado per far conoscere meglio i princìpi della sicurezza stradale, le relative segnaletiche, le norme generali per la condotta dei veicoli, con particolare riferimento - naturalmente per quanto riguarda i giovani - all'uso delle motociclette e delle biciclette, alle regole di comportamento degli utenti e naturalmente ai pericoli e alle conseguenze dell'assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope o di bevande alcoliche. In questo campo penso ci sia molto spazio per lavorare. Il secondo punto che abbiamo inserito nell'ordine del giorno riguarda la necessità di sfruttare meglio i mezzi a disposizione del Fondo nazionale per la sicurezza, che potrebbero essere messi a disposizione, come chiediamo con questo ordine del giorno, anche dei Comuni e degli enti locali che si attivano al fine di porre in essere misure per prevenire l'uso degli autoveicoli dopo l'assunzione di bevande alcoliche o altre misure di sicurezza. Ad esempio, i Comuni della mia Regione si sono attivati ponendo in essere un servizio taxibus cumulativo multiuso per i giovani dopo la chiusura delle discoteche o anche un servizio di trasporto tra i paesi, al fine di evitare che la gente usi la propria macchina magari dopo aver bevuto troppo. 221


Un altro ordine del giorno che abbiamo presentato, il G104 (sul quale ugualmente penso che possiamo trovare consenso), riguarda l'uso delle carrozzelle per i portatori di handicap. Siamo stati avvertiti dalle associazioni di portatori di handicap che il codice della strada, così come si presenta, non tanto per la legge in sé ma per i regolamenti che ne sono derivati, rischia di far classificare tutte le carrozzelle (alcune ormai dotate di motore e della moderna possibilità di circolare sulle strade) come veicoli ordinari. Pertanto, si chiede con l'ordine del giorno G104 che il regolamento che disciplina l'uso di tali carrozzelle si adegui al progresso tecnico. In esso abbiamo indicato alcune misure che ci sono state proposte dalle associazioni di portatori di handicap. Arrivo alla conclusione ricordando in questa sede anche una deliberazione del Consiglio provinciale di Bolzano, che recentemente è stata assunta a larghissima maggioranza e trasmessa, secondo l'iter previsto dalla Costituzione, anche al Parlamento. In pratica, in essa si chiede quanto da me esposto: si chiedono misure preventive; si chiede di incidere sulle scuole, di elaborare programmi educativi; si chiede di controllare su tutto il territorio nazionale, ma non di prevedere queste sanzioni draconiane, soprattutto per le piccole trasgressioni. La ringrazio intanto per l'attenzione, signor Ministro, e spero che prima del voto degli articoli e degli emendamenti si trovi un compromesso che possa soddisfare tutto il territorio nazionale. Infine, vorrei dire che condividiamo in pieno l'ordine del giorno della Commissione, il G100, in cui si dice di aumentare i controlli «sul territorio nazionale»; vorremmo sottolineare la parola "nazionale", perché vedrete che estendere i controlli su tutto il territorio nazionale basterà per limitare gli incidenti. (Applausi dal Gruppo Aut). PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, signor Ministro, avevamo sottolineato la differenza del lieve superamento del valore pari a 0,5 aderendo alla proposta della Commissione, che spacca praticamente la fascia precedente dallo 0,5 all'1,5 del superamento del tasso di alcol con un valore intermedio pari allo 0,8 e chiedendo che per questa prima fascia di lieve superamento vi fosse una misura meno tagliente anche dal punto di vista delle sanzioni. Questo è stato fatto. Adesso però, con l'emendamento 16.800 (testo 3) del Governo avete messo nello stesso sacco della lettera a) l'ubriaco fradicio, il cui tasso però non può essere misurato perché non vi è l'apparecchio per misurare l'alcol, insieme a coloro che abbiano un tasso pari a 0,6 o 0,7. Questo non corrisponde a quanto ci eravamo detti. Noi volevamo intendere che l'ubriaco fradicio fosse trattato da una norma specifica come quelle delle lettere b) o c) (vedete voi), ma che vi fosse un visibile alleggerimento per chi leggermente supera il valore dello 0,5. Abbiamo poi trattato sulla misura della sanzione amministrativa: avevo proposto la somma di 250 euro che voi adesso avete stabilito in 370 euro. Con una certa sofferenza potrei anche accettare, ma è rimasta una certa mentalità, nella lettera a), che comprende anche l'ubriaco fradicio, la sospensione della patente da tre a sei mesi, nonché - su questo chiedo un chiarimento - la sanzione penale. Quanto chiedevamo negli emendamenti da noi presentati era di dividere la fattispecie prevedendo una sanzione ammenda minore (ma pazienza su questo, perché dai 500 iniziali siamo scesi a 370), ma anche alleviando la sanzione penale e quella amministrativa. Chiedo al Ministro se vuole riflettere su questo aspetto nell'auspicio di trovare una soluzione. I funzionari del Senato, ad esempio, mi spiegavano che l'articolo è stato così emendato perché non era più previsto, nella nuova formulazione della Commissione, il fatto che uno sia magari ubriaco fradicio ma il controllante, cioè le forze dell'ordine, non abbiano l'apparecchio a disposizione. Questo caso, però, non lo si può equiparare ad una piccola trasgressione del tasso consentito. È possibile una sospensione o un ripensamento a questo riguardo? 222


S. 635 Sospensione dell' efficacia di disposizioni in tema di ordinamento giudiziario PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevole Ministro, onorevoli colleghi, desideriamo svolgere una nostra dichiarazione perché come Gruppo per le autonomie, e in special modo come Volkspartei, non siamo nell'Unione, ma la sosteniamo e sosteniamo il Governo, anche se non ne facciamo parte. Nella scorsa legislatura abbiamo - in quest'Aula - discusso molto di giustizia e molte leggi sono state emanate al riguardo. È vero, questo Paese ha urgente necessità di una riforma che renda il sistema giustizia più efficiente. La lentezza della nostra macchina giudiziaria non può essere disconosciuta. La possibilità di ottenere giustizia in tempi accettabili appartiene ancora, nel vissuto dei cittadini, a una mera ipotesi non suscettibile di concrete verifiche nella realtà. Tuttavia, nessuno dei provvedimenti varati nel corso della scorsa legislatura è riuscito a rendere la giustizia più rapida ed efficiente per le generalità dei cittadini. Al contrario... (Brusìo). PRESIDENTE. Mi scusi,senatore Peterlini. Vi prego, colleghi, capisco che siamo alla conclusione, ma non si può stare in piedi e conversare: accomodatevi. Un momento di attenzione. Mi scusi ancora, senatore Peterlini, continui pure. PETERLINI (Aut). Grazie, Signor Presidente. Al contrario, sono state fatte varie leggi ad personam che hanno stravolto il funzionamento della giustizia. Un'assai controversa riforma varata nella XIV legislatura è stata proprio la riforma Castelli sull'ordinamento giudiziario. L'iter parlamentare di questa legge - come noi tutti sicuramente ricordiamo - è stato assai lungo e travagliato: dopo la sua prima approvazione definitiva nel dicembre del 2004, la «riforma» è stata rinviata alle Camere dall'allora presidente della Repubblica Ciampi per motivi di incostituzionalità. Nel giugno del 2005 la legge è stata riapprovata con modificazioni dal Senato e nel luglio 2006 definitivamente dalla Camera. Pur ringraziando - in questo caso come SVP - la maggioranza di allora per la sensibilità dimostrata nei confronti dei problemi della giustizia nella Provincia autonoma di Bolzano, in special modo riguardo alla corte d'assise d'appello e al rispetto dell'impianto autonomistico, abbiamo sempre sostenuto che questa legge non soddisfa le esigenze di una giustizia equa e condivisa. Ma non intendo qui entrare nel merito della riforma Castelli e dei suoi effetti - a mio avviso - squilibranti dell'organizzazione giudiziaria. Intendo, tuttavia, evidenziare che la proposta del Governo in discussione, così come era stata approvata dal Consiglio dei Ministri ad inizio giugno, perseguiva lo scopo di evitare che al danno si aggiungesse la beffa. Perché, come illustrato nella relazione del disegno di legge governativo, la concreta operatività di alcune disposizioni della riforma Castelli comporta la tempestiva riorganizzazione di interi settori dell'apparato giudiziario. Per evitare un collasso del sistema giustizia che si sarebbe ripercosso, in definitiva, sui cittadini, il Gruppo Per le Autonomie aveva accolto con favore questo intervento del Governo che non intendeva abrogare la legge Castelli nel suo complesso, ma si limitava a disporre la sospensione di alcuni decreti legislativi attuativi della legge delega. Il provvedimento del Governo non si è mai ispirato a interessi di parte - un'accusa, lasciatemelo dire, strumentale e infondata - ma a esigenze di funzionalità della giustizia. Esso non va affatto visto come un colpo di mano, soprattutto perché è stato preannunciato a chiare lettere dall'Unione nel suo programma elettorale. Il centro-sinistra, infatti, aveva promesso che si sarebbe impegnato a 223


rimuovere tutti gli aspetti del nuovo ordinamento in stridente contrasto con i princìpi costituzionali ed a intervenire con provvedimenti di sospensione dell'efficacia di quelle norme che potrebbero ledere il principio di unità, uguaglianza e parità di trattamento dei cittadini o le garanzie dell'indipendenza e autonomia della magistratura o rendere impossibile, successivamente, un nuovo e diverso riordino della magistratura. In ragione dei tempi richiesti per l'approvazione di un disegno di legge, sarebbe stata tuttavia più coerente da parte del Governo l'adozione di un decreto-legge di sospensione che avrebbe raggiunto lo scopo primario di questo provvedimento, ovvero impedire che i decreti legislativi attuativi della riforma Castelli divenissero efficaci alle scadenze per ciascuno di essi previste. Esprimiamo, tuttavia, soddisfazione per il fatto che si siano create successivamente le condizioni per un confronto costruttivo tra maggioranza e opposizione sul disegno di legge in esame. A tal riguardo, uno speciale ringraziamento va soprattutto al ministro della giustizia Mastella, che in queste settimane si è fortemente impegnato per creare le basi per l'avvenuto dialogo tra i due poli. (Brusìo). PRESIDENTE. Mi scusi per l'interruzione, senatore Peterlini, ma non riesco a capire come mai, pur essendosi largamente svuotata l'Aula, non diminuisca il brusìo. È probabile che, man mano che i colleghi escono dall'Aula, i presenti alzino il tono della voce. Vi prego di ascoltare con maggiore attenzione il collega, che altrimenti fa fatica a parlare. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, effettivamente era difficile parlare, ma è ben vero che sono state giornate lunghe, piene di interruzioni e di difficili trattative. Mi rendo conto che adesso, giunti ormai al termine, l'attenzione stia diminuendo. Grazie a questo dialogo costruttivo è stato possibile, in ordine alle disposizioni relative all'organizzazione delle procure, formulare un emendamento che tiene conto dei diversi orientamenti emersi al riguardo. Più complesso è stato invece trovare un'intesa sul decreto legislativo relativo ai procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati. Anche su questo punto si è trovata, tuttavia, una soluzione ragionevole. Lo stesso discorso vale per la questione delle carriere e della distinzione delle funzioni. Per trovare a tal riguardo un testo condiviso servono sicuramente tempi più lunghi. Per concludere, signor Presidente, onorevoli colleghi, il Gruppo Per le Autonomie voterà a favore del provvedimento in esame per i succitati motivi e perché ritiene che l'approvazione di tale provvedimento ponga le giuste condizioni per continuare sulla strada già intrapresa di un riformismo serio. Serve, possibilmente in tempi brevi, una riforma il più condivisa possibile, che dia efficienza al sistema giustizia e insieme garantisca l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. Tutto ciò non a servizio supino della magistratura, ma esclusivamente per attuare una giustizia davvero giusta per tutti i cittadini. (Applausi dal Gruppo Aut e della senatrice Brisca Menapace). S. 741 Conversione in legge del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, recante disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonche' interventi in materia di entrate e di contrasto all' evasione fiscale PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, innanzitutto tengo a sottolineare in questa sede l'urgente necessità di intervenire per fronteggiare in modo risolutivo l'attuale, drammatica situazione economica dell'Italia. 224


Secondo i dati ISTAT dello scorso 5 luglio, il rapporto tra deficit e PIL continua a restare alto. Nel primo trimestre dell'anno in corso raggiunge il 5,8 per cento. Senza interventi più rigorosi di controllo della spesa corrente, l'agenzia Standard and Poor's prevede la permanenza del deficit oltre la soglia consentita dal Patto di stabilità, cioè del 3 per cento del PIL, fino almeno al 2008 e forse ben oltre. Tengo anche a sottolineare la necessità di avviare nel nostro Paese dei processi di liberalizzazione del mercato. Questa la condicio sine qua non per aumentare la competitività, favorire l'iniziativa privata, stimolare il commercio e la concorrenza, anche perché la liberalizzazione è espressione evocativa di bassi costi ed alta qualità e tutto ciò a vantaggio dei consumatori. Inoltre, è ora di porre fine a fenomeni inaccettabili di evasione ed elusione fiscale per garantire finalmente equità sociale. Il Gruppo Per le Autonomie, dunque, condivide le finalità perseguite dal Governo con il provvedimento in esame, soprattutto perché mette mano dove finora poco si era osato. Infatti, questo provvedimento ottiene applausi e critiche altrettanto convinti. Da apprezzare maggiormente sono proprio le prime misure di liberalizzazione che mi auguro segnino soltanto l'inizio di un lungo cammino per la modernizzazione del sistema di questo Paese. Infatti, non è tollerabile che oggi, all'interno di un'economia sempre più aperta e globalizzata, il nostro Paese sia ancora dominato da un sistema corporativo che noi tutti rileviamo come del tutto anacronistico. Lo stesso governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, ha apprezzato la scorsa settimana, davanti alle Commissioni bilancio di Camera e Senato, questa manovra di liberalizzazione. Draghi ha soprattutto sottolineato quanto sia essenziale una maggiore concorrenza per il rilancio produttivo. Mi auguro pertanto che gli oppositori abbandonino la loro attuale postazione di difesa degli interessi corporativi, che bloccano la crescita del nostro Paese, per contribuire a promuovere questo processo di modernizzazione e liberalizzazione. Una critica che dobbiamo tuttavia avanzare al Governo è il metodo seguito, ossia la mancata consultazione con le categorie interessate e la scelta di ricorrere a un provvedimento d'urgenza. Con il cosiddetto metodo del dialogo preventivo, si sarebbero potute evitare le reazioni, talvolta anche eccessive, delle categorie direttamente interessate dalle norme di liberalizzazione. Entrando nel merito del contenuto del decreto stesso, devo rilevare in questa sede che il punto centrale della nostra critica riguardava la retroattività delle norme sull'IVA delle transazioni immobiliari, che avrebbe ingiustamente penalizzato il settore. Il mondo imprenditoriale, che aspetta da tempo misure che spronino l'economia italiana, ha parlato addirittura di un grosso danno, esortando il Governo a modificare in particolar modo quelle norme che non colpiscono l'evasione fiscale, ma si traducono di fatto in un consistente aumento degli adempimenti burocratici a carico delle aziende e, soprattutto, delle piccole e medie. Per alleggerire il provvedimento da tutte le norme che ritenevamo penalizzanti, in primo luogo per le piccole e medie imprese e per il settore immobiliare, il Gruppo Per le Autonomie, come la maggior parte dei Gruppi parlamentari, ha presentato diversi emendamenti per contribuire in modo costruttivo al miglioramento del testo e, di conseguenza, mitigare i contrasti nati tra il Governo e talune categorie interessate. Fortunatamente il Governo ha tenuto conto di una serie, non di tutte, le critiche. Infatti, proprio riguardo al succitato problema della retroattività dell'IVA sugli immobili, il testo - appoggiandosi al modello tedesco - prevede ora un'opzione per gli operatori. A questi ultimi, infatti, sarà data la possibilità di scegliere tra una nuova tassa di registro e il proseguire con il sistema di impostazione sul valore aggiunto, salvando così anche la possibilità di detrarre l'IVA già pagata. Ringrazio, poi, il Governo per aver dato parere favorevole anche ad una serie di ulteriori suggerimenti presentati dal nostro Gruppo nelle Commissioni competenti. Ringrazio, soprattutto, per aver accolto il nostro emendamento centrale che prevede la salvaguardia delle autonomie speciali e dei relativi Statuti, nonché del bilinguismo nella Provincia di Bolzano.

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Sono state poi accolte proposte migliorative nel settore farmaceutico, garantendo, tra l'altro, il bilinguismo nelle etichette e negli stampati illustrativi dei medicinali posti o mantenuti in commercio nella Provincia di Bolzano. Sono inoltre state accolte misure a salvaguardia delle autonomie locali e dei Comuni; garanzie per la responsabilità dell'appaltatore verso il subappaltatore, prevedendo la documentazione attestante l'accoglimento degli adempimenti fiscali; una serie di importanti misure a favore delle piccole e medie imprese; nonché la salvaguardia degli atti e dei contratti pubblici e privati emanati e stipulati il giorno stesso della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. In conclusione, siamo convinti, nonostante le critiche espresse e qui deposte, che la strada intrapresa dal presidente del Consiglio, Prodi, e dal ministro Bersani sia quella giusta e, pertanto, preannuncio fin da ora il voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie al provvedimento e al Governo. (Applausi dai Gruppi Aut, Ulivo, RC-SE e IU-Verdi-Com. Congratulazioni). S. 762 Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della criminalita' organizzata mafiosa o similare PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Onorevole signor Presidente, onorevoli colleghi, con massima convinzione esprimo, a nome del Gruppo Per le Autonomie, il voto favorevole al disegno di legge che istituisce la Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa e - ci tengo a sottolinearlo, a questo punto - similare. Colgo l'occasione per ringraziare le forze dell'ordine, che sostengono l'impegno dello Stato contro le organizzazioni mafiose e contro tutta la malavita organizzata, esponendosi, spesso anche con sacrificio della propria vita, per mantenere fede a questo loro grande impegno. Vorrei ringraziare, nella presente occasione, anche la giustizia ed i giudici che seguono i processi più delicati, assicurando loro il sostegno del popolo italiano, che abbiamo l'onore di rappresentare e che, nelle sue diversità linguistiche e culturali - che vorrei qui ricordare - è sicuramente dalla parte dello Stato democratico. Desidero, inoltre, formulare un ringraziamento anche nei confronti di tutti coloro che collaborano con la giustizia e le forze dell'ordine, i quali, con la loro testimonianza, si espongono spesso ad altissimi rischi (come quello della propria stessa vita), contribuendo a rafforzare lo Stato democratico, che spero guadagni sempre maggior terreno a svantaggio della malavita. Il fenomeno della mafia, infatti, flagella tutto il nostro Paese, ma soprattutto, com'è naturale, alcune Regioni d'Italia in particolare. È già stato sottolineato, in questa occasione, che - con forme molto più raffinate di quelle tradizionali, come inserimenti negli appalti o anche richieste verso gli imprenditori - il fenomeno si sta allargando sempre più. Siamo tutti d'accordo, pertanto, con gli obiettivi espressi nel disegno di legge al nostro esame, che vuole non solo ricostituire la Commissione antimafia, ma anche: accertare la congruità della normativa vigente (per controllare e perseguire ancor meglio la malavita); valutare la natura e le caratteristiche dei mutamenti e delle trasformazioni del fenomeno mafioso e di tutte le sue connessioni (comprese quelle istituzionali); accertare la modalità di difesa del sistema degli appalti e delle opere pubbliche dai condizionamenti mafiosi; verificare la congruità della normativa vigente (per la prevenzione e il contrasto delle varie forme di accumulazione dei patrimoni illeciti). Mi compiaccio anche del fatto che dal testo del disegno di legge in titolo sia stato stralciato l'articolo 4, che avrebbe previsto intromissioni da parte di alcune forze dello Stato (in particolare il Parlamento, che ha il compito importantissimo di legiferare e controllare l'Esecutivo e, per quanto

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riguarda le altre forze, di estendere la propria sorveglianza anche sulla magistratura, senza però intromettersi direttamente nelle competenze ad essa esclusivamente spettanti). Apprezziamo, pertanto, soprattutto dal punto di vista politico, di essere riusciti, in questo caso (e spero che sia di esempio anche per altri disegni di legge che condividiamo tutti), ad incontrare l'unanimità praticamente di tutte le forze politiche su un impegno molto, molto importante per il Paese e la sua popolazione. Auguro, quindi, alla nuova Commissione antimafia di svolgere un proficuo lavoro, sperando che possa compiere ulteriori passi contro la malavita e le organizzazioni criminali, che continuano a reprimere la vitalità di diverse parti del nostro Paese, ma non solo, poiché si stanno estendendo. Con ciò, rimaniamo anche in attesa di eventuali proposte per migliorare l'assetto normativo nel settore della lotta contro la criminalità. (Applausi dal Gruppo Aut). S. 845 Disposizioni per la partecipazione italiana alle missioni internazionali PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Onorevole signor Presidente, onorevole Ministro, onorevoli colleghi, oggi più di ieri la strada che dobbiamo percorrere, che il nostro Paese deve promuovere, è quella di una comunità internazionale che abbia fondamenta sullo sviluppo, la solidarietà tra i popoli e il rispetto del diritto internazionale, nonché dei principi dell'uguaglianza di diritti dei popoli e del loro diritto all'autodeterminazione sul proprio territorio. A chiedercelo, ad imporcelo, è quell'articolo 11 della Costituzione che i Padri fondatori della nostra Repubblica vollero scrivere a dimostrazione della vocazione di pace del nostro popolo. Ed è tenendo presenti questi valori che l'Italia, di fronte alle gravi sfide che la comunità internazionale ha davanti, deve farsi promotrice della creazione di un ambiente di sicurezza globale, valorizzando i mezzi preventivi di risoluzione delle controversie. Tengo a sottolineare in tal senso che il Gruppo Per le Autonomie è fermamente e convintamente contrario all'uso della forza come strumento per la risoluzione dei conflitti internazionali. Anche per la lotta al terrorismo, una comunità di Stati di diritto possiede ben altri strumenti di risposta: la creazione di una polizia internazionale sotto la guida delle Nazioni Unite, i servizi segreti, interventi più mirati, la politica e la diplomazia. Lo affermo oggi come lo feci da questi banchi il 7 novembre 2001, quando, pur esprimendo profonda solidarietà nei confronti degli Stati Uniti per l'attentato alle Torri gemelle, ribadii il mio forte dissenso e il mio categorico no al ricorso alle armi per la risoluzione dei conflitti internazionali. La storia ci ha dato ragione: è cresciuto l'odio tra le culture ed è cresciuta la solidarietà fondamentalista nel mondo islamico. Per poter sradicare veramente e a lungo termine fenomeni che danno adito al terrorismo, infatti, si devono capire le ragioni che stanno nella contrapposizione tra il mondo ricco e sviluppato ed i Paesi poveri, destinati o all'immigrazione o alla rassegnazione, oppure al fanatismo e all'odio. Anche e soprattutto le religioni devono saper convivere pacificamente tra loro, senza rivolgere al loro interno l'attitudine inquisitoria e persecutoria. La cosiddetta guerra giusta o preventiva è e si è rivelata una strategia fallimentare e lo dimostra l'escalation di violenza che infiamma quotidianamente l'Iraq, l'Afghanistan e che in queste ultime settimane ha ridato fuoco alla polveriera del Medio Oriente. Oggi più di ieri è necessario il rafforzamento delle grandi organizzazioni internazionali, a partire dalle Nazioni Unite, ed un ruolo nuovo e rafforzato dell'Unione europea, perché solo un'Europa che parla a voce unisona può essere attore principale e determinante nello scacchiere delle crisi internazionali. 227


È questa, assieme alla strada del multilateralismo, la vera ed efficace lotta contro il terrorismo e l'unico strumento per realizzare un equilibrato assetto multipolare, di equità e di giustizia sul piano internazionale. Onorevole signor Presidente, oggi in quest'Aula del Senato siamo chiamati a pronunciarci sul rifinanziamento delle missioni italiane all'estero; a titolo personale e da convinto cristiano mi permetto di ricordare che ho sempre votato contro il provvedimento che impegna le nostre truppe in scenari di guerra. Accolgo, e insieme a me tutti i membri del mio Gruppo, quindi, con favore la decisione presa dal Governo di ritirare il nostro contingente dall'Iraq, come peraltro previsto dal programma dell'Unione. La missione «Antica Babilonia», infatti, era nata in conseguenza di un intervento militare deciso in violazione delle norme di diritto internazionale. Pertanto, riconosciamo la diversità delle condizioni della presenza in Afghanistan, in coerenza con gli impegni multilaterali presi nell'ambito dell'ONU. Tuttavia, e lo dico con tutta apertura, ma anche come avvertimento per il futuro, ci auguriamo che quantomeno si realizzino le condizioni affinché il nostro Paese, d'intesa con il Governo sovrano di Kabul e con l'ONU, possa disporre il rientro delle nostre truppe anche dal territorio afgano. Positive sono in tal senso le verifiche, previste negli ordini del giorno, sulla missione internazionale e sugli obiettivi che il Governo italiano vuole portare avanti, assieme alla promozione di una nuova conferenza internazionale che favorisca il dialogo a livello regionale e sia volta alla ricostruzione economica e civile del Paese. Ritengo personalmente, e come Presidente del Gruppo Per le Autonomie, che questi aspetti rappresentino di fatto segnali di discontinuità della politica estera italiana rispetto al Governo Berlusconi. Accogliamo con favore che l'impegno militare dell'Italia in territorio afgano, nell'ambito della missione Enduring Freedom, sia stato limitato alla presenza di unità navali nel Golfo arabico. Tuttavia, richiediamo con fermezza al Governo Prodi la totale cancellazione della partecipazione italiana dalla succitata missione e che si impegni al suo superamento a livello internazionale, così come richiesto nell'ordine del giorno presentato da tutti i Capigruppo di maggioranza e da me stesso. La politica estera del Governo, a nostro avviso, deve prioritariamente valorizzare gli strumenti di prevenzione dei conflitti, di mediazione e di accompagnamento dei processi di pace. L'Italia deve svolgere, ora più che mai, un'azione determinata per il rilancio dell'Unione europea e per un suo protagonismo sulla scena internazionale. Il nostro Paese - reduce da due guerre mondiali tremende e come tale anche testimone e protagonista per la pace - deve far sì che l'Unione europea sia forza di pace, di libertà, di democrazia e di sviluppo per far rispettare la legalità ed il diritto internazionale. Per concludere, onorevole Presidente, intendo preannunciare il voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie al Governo e, di conseguenza, al provvedimento. Il nostro, però, è un sì sofferto e per me, personalmente, è un sì condizionato all'appello di pace e di ripensamento sulla condizione afgana. È un sì che chiede il ritiro dalle azioni belliche e un sì fortemente condizionato dalla fiducia posta dal Governo. (Applausi dai Gruppi Aut, IU-Verdi-Com e Ulivo e del senatore Sodano). S. 881 Concessione di indulto PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo di fronte a un provvedimento sostenuto da gran parte delle forze politiche. Anche noi del Gruppo per le autonomie, sensibili alle istanze di clemenza, riteniamo che i tempi per approvare un provvedimento d'indulto - vista anche la tragica situazione delle nostre carceri - siano maturi. 228


Vogliamo, anche e soprattutto, dare seguito a una richiesta che il 14 novembre del 2002 nell'Aula di Montecitorio fu rivolta all'Italia dal sommo pontefice Giovanni Paolo II. Concedere un atto di clemenza per i detenuti, senza tuttavia compromettere la necessaria tutela della sicurezza dei cittadini: questo fu, in sintesi, l'appello di Papa Wojtyla sempre attento alla tragica situazione delle carceri italiane, nelle quali i detenuti vivono spesso in condizioni di penoso sovraffollamento. Il Papa ci chiese un segno di clemenza verso di loro. Un segno di clemenza mediante una riduzione - non abolizione! - della pena, come chiara manifestazione di sensibilità, nonché per stimolare l'impegno di personale recupero in vista di un positivo reinserimento nella società. Mi permetta, onorevole Presidente, di richiedere che a questo atto di clemenza segua anche un atto di grazia da parte del Capo dello Stato che comprenda quei reati politici compiuti in Alto AdigeSüdtirol in una fase di massima tensione per la mancata attuazione delle misure a tutela delle minoranze (prevista dagli accordi internazionali) e che risalgono agli anni '60, ossia un periodo che fortunatamente ormai appartiene alla storia essendo passato quasi mezzo secolo. Tornando a parlare del provvedimento in esame, ribadisco che il Gruppo per le Autonomie è favorevole all'approvazione di questo segno di clemenza. Occorre tuttavia mettere in chiaro una cosa: con l'approvazione di questo provvedimento non si può e non si deve considerare risolto il problema dell'umanizzazione delle carceri. Il problema, infatti, va risolto alla radice. In tal senso tengo a sottolineare che purtroppo l'impronta risocializzativa dell'ordinamento giuridico e il principio di umanizzazione della pena in pratica trovano spesso delle limitazioni. Il terzo comma, dell'articolo 27 della Costituzione prevede che «le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Occorre pertanto aprire un serio dibattito attorno alle politiche sociali per il sistema penale e penitenziario e promuovere un progetto di integrazione dei detenuti. Entro ora nel merito del provvedimento posto all'attenzione di quest'Aula. L'indulto non si applica ai reati gravi come terrorismo, mafia, strage, pedofilia, prostituzione minorile, violenza sessuale, tratta di esseri umani, riciclaggio, sequestro di persona a scopo di estorsione e banda armata. Tuttavia, pur accogliendo con favore che il testo trasmessoci preveda l'esclusione delle pene accessorie definitive e temporanee, critichiamo fortemente che l'indulto si applichi per i reati finanziari, fiscali e contro la pubblica amministrazione. Di questo indulto potrebbero beneficiare, in caso di condanna, i responsabili dei più grandi scandali finanziari che ha conosciuto l'Italia: alludo ovviamente ai crack finanziari di Parmalat e Cirio. Ci trova pienamente d'accordo, invece, che non potranno usufruire dei benefici di questo provvedimento i colpevoli di reati di usura. Onorevole signor Presidente, usufruiranno di questo provvedimento soprattutto coloro che hanno commesso cosiddetti reati minori. Il ministro della giustizia, Clemente Mastella, ha affermato che l'indulto riguarderà circa 12.000 detenuti che verranno man mano rilasciati. In tal senso, richiediamo con fermezza che, con il loro rilascio, non venga messa in pericolo la sicurezza dei cittadini; esigiamo che gli scippatori, i borseggiatori, i rapinatori, colpevoli non solo del furto commesso, ma soprattutto di aver fatto passare alla propria vittima dei minuti o addirittura intere ore di puro terrore vengano, dopo il loro rilascio, rigorosamente sorvegliati. (Commenti del senatore Stiffoni). Il cittadino ha diritto di pretendere... CASTELLI (LNP). Il cittadino non può essere sorvegliato! (Richiami del Presidente). PRESIDENTE. Senatore Peterlini, vada avanti, prego, non raccolga interruzioni. PETERLINI (Aut). (Rivolgendosi al senatore Castelli). Parliamo dei detenuti la cui pena non è andata... PRESIDENTE. Senatore Peterlini, si rivolga alla Presidenza, prego. 229


PETERLINI (Aut). Il cittadino ha diritto di pretendere che, in concomitanza con questo atto di clemenza, vengano rafforzate dal Ministero dell'interno le misure di sicurezza e noi intendiamo farci promotori della messa in pratica di questa richiesta. Richiediamo inoltre seri piani di reinserimento sociale, affinché chi uscirà domani dal carcere non si ritrovi a delinquere nuovamente. Con tutte le riserve espresse, preannuncio il voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie a questo atto di clemenza, in quanto convinti che questo provvedimento sia necessario per fronteggiare l'emergenza delle carceri, ma al tempo stesso richiediamo che il Governo, ossia il Ministro dell'interno, intraprenda tutte le misure necessarie affinché la sicurezza dei cittadini non venga messa a repentaglio. (Applausi dal Gruppo Aut). S. 923 Disposizioni per la modifica degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, il Gruppo Per le Autonomie condivide gli obiettivi della riforma degli esami per la scuola secondaria superiore. Con questa riforma, infatti, si risponde a un'esigenza sociale, sentita non solo dai docenti, dalle imprese e dall'università, ma soprattutto dagli stessi ragazzi, che rappresentano il futuro del nostro Paese. L'esame di Stato - la «maturità» - riacquista di serietà, facendo emergereil profilo di una scuola solida nelle basi culturali, aperta, che riconosce il merito, valorizza i talenti ed è sensibile ai risultati. Tutto ciò va a vantaggio degli studenti e rende la nostra scuola più europea, con l'obiettivo di rafforzare l'impegno dell'Italia verso sé stessa e verso il proprio domani. Questa è la terza legislatura in cui il Parlamento si occupa e cerca di affrontare la questione degli esami di Stato. Il testo su cui siamo chiamati a votare, predisposto dal Governo e modificato, vorrei anche dire migliorato, in 7a Commissione, è stato arricchito da numerose audizioni ed è anche il risultato di un confronto costruttivo tra maggioranza ed opposizione. Devo dire che questo clima, di cui mi è stato riferito, della 7a Commissione purtroppo poi non si è risentito in Aula, ovviamente per motivi politici palesi. L'esame di Stato segna, per ciascun adolescente, il passaggio all'età adulta, ad una nuova fase di studio e di lavoro. È per questo che la riforma degli esami di Stato è un atto doveroso, per migliorare e qualificare al massimo la prova di maturità. Gli studenti, infatti, hanno diritto di veder valorizzata la propria esperienza scolastica e di veder riconosciuti i risultati acquisiti. Come evidenziato dalla relatrice, senatrice Albertina Soliani, che ringrazio per il suo lavoro, tre sono i punti qualificanti il provvedimento in questione. In primo luogo, la natura pubblica dell'esame, il contrasto delle cosiddette fabbriche dei diplomi (che troppo facilmente, anche su pagamento, fornivano questi diplomi), la serietà delle prove di maturità e dell'impianto ed il valore del titolo di studio, che con questo sarà valorizzato. In secondo luogo, la responsabilizzazione degli studenti e delle istituzioni scolastiche, anche in ordine alla verifica dei risultati, nella valorizzazione delle autonomie scolastiche. Infine, l'orientamento e il raccordo con l'università, gli istituti tecnici e musicali, le professioni del lavoro. Per contribuire al miglioramento del testo, anche il Gruppo per le Autonomie, che ho l'onore di presiedere, aveva presentato una serie di emendamenti. Salutiamo pertanto con favore l'accoglimento del nostro emendamento teso a salvaguardare lo svolgimento dell'esame di maturità nella Valle d'Aosta, in merito ad una quarta prova scritta in lingua francese. Ribadiamo anche la specialità dell'esame di Stato nella Provincia autonomia di Bolzano; è già previsto dalla legge 230


costituzionale e da quella ordinaria che l'insegnamento e l'esame si svolgano nella lingua dell'alunno e, per la scuola tedesca, si svolgano appunto in lingua tedesca. Il disegno di legge correttamente prevede, inoltre, che la prima prova scritta, intesa ad accertare la padronanza della lingua, si svolga in lingua italiana o nella lingua in cui è stato svolto l'insegnamento, tenendo conto praticamente della protezione delle minoranze linguistiche; di questo prendiamo atto con soddisfazione. Restano comunque dei punti aperti, su cui, come Gruppo per le Autonomie, avevamo chiesto un intervento correttivo. Nello specifico, avevamo chiesto di aggiungere all'articolo 1 che, nei confronti degli alunni i quali, al termine dell'ultimo anno di corso, presentino un'insufficienza non grave in non più di due discipline, comunque non tale da determinare una carenza grave nella preparazione complessiva, si applichi una procedura più approfondita. Il consiglio di classe dovrebbe procedere, ai fini della valutazione positiva o negativa complessiva degli stessi, in sede di scrutinio finale, sulla base di parametri valutativi stabiliti preventivamente, ad una valutazione che tenga conto della possibilità o meno dell'alunno di superare l'esame di Stato. Inoltre, era nostro intento far inserire, sempre all'articolo 1, che, ai fini dell'ammissione all'esame di Stato, la promozione degli alunni all'ultimo anno di corso equivale al saldo di tutti i debiti formativi contratti negli anni scolastici precedenti, ad eccezione del penultimo anno in corso. Riguardo ai presidenti delle commissioni d'esame, avevamo chiesto che questo ruolo potesse essere svolto anche dai dirigenti scolastici in servizio preposti ad istituti di istruzione secondaria superiore paritari. Lo sottolineiamo perché per noi le scuole paritarie sono essenziali e forniscono una perfetta educazione, spesso anche migliore o per lo meno equivalente a quelle statali. Ma so anche che questo non succede dappertutto; abbiamo capito le problematiche. In ultimo, il Gruppo Per le Autonomie aveva proposto che, qualora il colloquio della prova di esame riguardi argomenti attinenti alle lingue straniere, lo stesso può essere svolto nella lingua straniera. Questo, con la versione della legge la quale dice che l'esame si svolge nella lingua dell'alunno, potrebbe essere precluso; ciò mi sembra ovvio, però spero che nelle direttive sia chiarito. Abbiamo deciso di ritirare questi ultimi emendamenti dopo le assicurazioni forniteci dalla relatrice Albertina Soliani e dalla vice ministro Mariangela Bastico, che ringraziamo, che ci hanno confermato la piena disponibilità del Governo a riprendere le nostre proposte e a concordare, per quanto riguarda le nostre specialità, con il nostro Gruppo le direttive che verranno emanate alle scuole per l'applicazione della futura legge. Grazie per questo. Ci auguriamo pertanto che il Ministro provveda a recepire la sostanza delle nostre proposte ai fini della piena valorizzazione dell'autonomia delle Regioni e Province a Statuto speciale. Egregio signor Presidente, onorevoli colleghi, concludo annunciando il voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie. (Applausi dal Gruppo Aut. Congratulazioni). S. 1048 Conversione in legge del decreto-legge 29 settembre 2006, n. 261, recante interventi urgenti per la riduzione del disagio abitativo in favore di particolari categorie sociali PETERLINI (Aut). Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, senza voler gettare ulteriore benzina sul fuoco, desidero però evidenziare un fatto che deve stare a cuore a tutti e che finora non ha trovato soluzione, pur essendo stato posto anche in sede di Conferenza dei Capigruppo. L'Italia è rappresentata, con delegazioni composte da colleghi di maggioranza e di opposizione, in vari organi internazionali, ad esempio in Consiglio d'Europa, dove ci onoriamo di avere un nostro rappresentante. 231


Ora, questo non è un caso singolare che si presenta oggi, ma avviene continuamente, e quindi svolgo tale rilievo a prescindere dalla giornata odierna e dalle assenze che abbiamo sentito essere determinanti per garantire il numero legale in Aula. Dobbiamo decidere se partecipare attivamente all'attività di questi organi o non parteciparvi più. Perché se vi partecipiamo dobbiamo trovare una regola che consenta alla maggioranza e all'opposizione di essere equamente presenti, senza mettere ogni volta in difficoltà i lavori dell'Aula. Non è più possibile che accada quanto avvenuto l'ultima volta alla seduta inaugurale dell'Assemblea del Consiglio d'Europa in cui il nostro collega Pinzger, membro della delegazione italiana, è rimasto solo proprio nel momento ufficiale della riunione, quando bisognava procedere all'insediamento delle commissioni; di tutta la delegazione non c'era più nessun italiano. Mi chiedo che figura stiamo facendo in Europa e in tutti gli altri organi internazionali. Non siamo più capaci di garantire la presenza degli italiani negli organi internazionali. Non può accadere questo. (Commenti dal Gruppo AN. Brusìo). Questa osservazione va oltre quanto accaduto in questo momento. Sottopongo pertanto nuovamente alla Presidenza il problema, che è di fondo e che dovrebbe stare a cuore a tutti, non solo alla maggioranza. Dovrebbe interessare tutti noi che rappresentiamo il Senato, il Parlamento intero e il popolo italiano. STORACE (AN). Ma che pretende dall'opposizione? PETERLINI (Aut). Non è possibile fare queste figure in sede europea, perché l'alternativa per la maggioranza è dire - come è accaduto anche oggi che si tiene l'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa a Parigi - state tutti qui perché altrimenti non possiamo garantire il numero legale. Questa non può essere la soluzione. Pertanto, il mio è un appello che rivolgo a tutti, indipendentemente dal colore politico, e chiedo nuovamente che la questione sia sottoposta ai Capigruppo. S. 1059 Rendiconto generale dell' Amministrazione dello Stato per l' esercizio finanziario 2005 PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, la votazione sui disegni di legge in esame sembra un atto dovuto, burocratico, ma in verità merita più attenzione di quanta gliene stiamo dedicando, poiché il Rendiconto per l'anno 2005 e l'assestamento per il 2006 recano dati economici, presentati con tanta accuratezza dal Governo e in modo esemplare dalla Commissione (di ciò ringrazio in particolare la relatrice, senatrice Rubinato), che esprimono un giudizio e una chiara visione dello stato economico in cui si trova attualmente l'Italia. Tale giudizio non può che essere quello riferito dalle cifre, che sono piuttosto allarmanti. Vediamo per esempio il prodotto interno lordo che, con altre parole per chi ci segue, dimostra quanto sia cresciuta l'Italia: purtroppo, il reddito del nostro Paese, nell'anno 2005, è cresciuto a tasso zero. Ciò vuol dire che l'Italia, l'anno scorso, è rimasta ferma, nonostante i sacrifici, il lavoro e l'impegno della gente e delle nostre aziende. Siamo rimasti fermi e non possiamo neanche ricorrere alla scusa della situazione congiunturale, come spesso si fa, perché, mentre noi siamo stati fermi, l'Europa già l'anno scorso ha ripreso a camminare. Un altro dato incontestabile è l'indebitamento netto della pubblica amministrazione nel 2005, che è stato pari al 4,1 per cento ed è cresciuto dello 0,7 per cento rispetto al 2004. I numeri indicano inoltre che il debito pubblico è salito al 106,4 per cento del prodotto interno lordo. Siamo abituati a sentire cifre, però è allarmante apprendere che il debito dell'Italia è più 232


grande del valore relativo alla somma di tutti i prodotti e i servizi che in un anno sono stati prodotti in Italia. Per avere una migliore visione dello sviluppo economico, non mi fermo alla considerazione del 2005, che è un brevissimo lasso di tempo e potrebbe quindi costituire una valutazione parziale, ma vorrei allargare l'analisi a tutto il periodo che va dal 2001 al 2005. In questo arco di tempo, la spesa pubblica è drammaticamente cresciuta. Ricordiamo che negli anni Novanta, grazie ai tanti sacrifici compiuti dal popolo e dalle aziende in Italia, il debito pubblico è sceso - eravamo molto fieri di questo fatto - e così siamo riusciti ad entrare a testa alta nella zona dell'euro, rispettando i criteri imposti dall'Accordo europeo di Maastricht e limitando il deficit sotto il 3 per cento rispetto al PIL, anzi portandolo addirittura nel 2000 allo 0,6 per cento, cioè quasi allo zero. Purtroppo poi, negli anni 2000, iniziando con l'ultimo passato Governo Berlusconi, il disavanzo dell'amministrazione pubblica ha perforato il limite che avevamo già sottopassato del 3,2 per cento, previsto dagli accordi di Maastricht. Il disavanzo è cresciuto fino al 2005 del 2,6 per cento del PIL. Per quest'anno si prevede un disavanzo pubblico del 4,6 per cento del PIL. Il debito complessivo dell'amministrazione pubblica ha raggiunto il massimo storico del 100,6 percento del Prodotto interno lordo. Anche questa cifra dice poco. Cerco di esemplificare: immaginiamoci una famiglia, il cui debito è talmente grande che quello che si guadagna deve essere investito per pagare le rate e gli interessi alle banche. Quanti sono gli interessi che l'Italia paga ogni anno? Gli interessi che l'ultimo anno abbiamo pagato sul bilancio sono 64, 5 miliardi di euro. L'indebitamento netto dello Stato, cioè ulteriori debiti, erano pari al 58, 2 miliardi; non bastava neanche a pagare gli interessi di questa cifra che avevamo superato. Le agenzie di rating hanno declassato l'affidabilità creditizia dell'Italia pochi giorni fa di un quarto di punto. Questo comporta che i crediti diventano sempre più onerosi. Ho fatto questo quadro per far emergere le cifre e la situazione dell'Italia per un semplice motivo che riguarda la finanziaria futura. In tutta la discussione su questa finanziaria presentata dal Governo, si sentono solo interessi di parte. E soprattutto da certe categorie economiche sembra quasi che quel che conti per fare una finanziaria sia la somma degli interessi particolari di certe categorie. Invece siamo di fronte ad un debito pubblico talmente forte che deve essere nell'interesse di noi tutti e, soprattutto delle aziende e dell'economia tutta insieme, far crescere e far riprendere nuovamente questo Paese. Solo da queste cifre capiamo come, su una finanziaria di circa 40 miliardi, sarà prevista la manovra finanziaria prossima: quasi la metà sarà dedicata allo sdebitamento di questo peso, che si è accumulato soprattutto negli ultimi anni. In questi ultimi anni, infatti, sul lato delle entrate, i continui e reiterati condoni fiscali, la legittimazione morale dell'evasione fiscale ha portato ad una economia sommersa di circa 200 miliardi di euro, che mancano e che devono essere pagati dai contribuenti che, invece, pagano onestamente le loro tasse. Per questo l'obiettivo di combattere questa evasione fiscale è più che plaudibile; non solo, è necessario per poter ridurre anche a lungo termine questo peso che sta gravando sulle spalle di chi lavora, sia come autonomo che come lavoratore per la nostra economia. Inoltre, Sono salite anche le spese correnti, nonostante i ripetuti vincoli formali posti per contenerle nelle leggi finanziarie che si sono succedute dal 2001 al 2005. Il dramma di questa situazione è che tale aumento delle spese correnti non è servito né a rilanciare l'economia né tantomeno a migliorare il livello dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazioni ai cittadini. (Commenti del senatore Boccia Antonio). PRESIDENTE. Senatore Boccia, lasci tranquillo il senatore Peterlini che sta parlando!

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PETERLINI (Aut). Non è che usufruiamo troppo, Presidente - e la ringrazio - del tempo che normalmente abbiamo a disposizione, ma questo momento ci sembra importante. Comunque, signor Presidente, sto per concludere. Dunque, siamo in un momento molto delicato per la nostra economia, per la situazione del Paese e per tutti noi. In questo delicato momento dovremmo far capire che serve una manovra finanziaria che abbatta il grandissimo deficit, un indebitamento dello Stato che non è più sopportabile. Ripeto l'esempio di una famiglia che, pagando tutto quello che guadagna esclusivamente per gli interessi, non ha più spazio per coprire le spese necessarie, così come il Paese non ha più spazio per il proprio sviluppo. Pertanto, ringraziamo per la chiara esposizione delle cifre svolta dal Governo e dalla Commissione ed, augurandoci che la prossima finanziaria renda possibile la ripresa per l'intero Paese, annunciamo il voto favorevole del Gruppo per le autonomie sui provvedimenti in esame. (Applausi dal Gruppo Aut). S. 1084-B Modifica all' articolo 27 della Costituzione, concernente l' abolizione della pena di morte PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, intervengo per annunciare il convinto voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie, che voterà questa riforma costituzionale importante, finalizzata ad abolire l'ultimo residuo di una penalizzazione che contrasta con i principi del nostro ordinamento e con il valore della vita. Sottolineiamo anche noi, come qualche oratore ha già fatto, il valore della vita evocato nel corso della discussione, che deve essere rispettato in tutte le circostanze. Facendo appello al Governo, sottolineiamo la necessità di un impegno internazionale verso la comunità mondiale che miri al superamento della pena di morte anche in quei Paesi dove questo strumento giuridico viene ancora praticato. (Applausi dal Gruppo Aut e dei senatori Stefani e Galli). S. 1132 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, recante disposizioni urgenti in materia tributaria e finanziaria PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, la ringrazio anche per aver difeso i nostri tempi che cerchiamo di risparmiare al massimo, a differenza di tanti altri e, scusate il termine, di tante chiacchiere. In questo dibattito, che prende insieme la finanziaria ed il collegato fiscale, si è discusso molto su singole misure, su presunti o effettivi aggravi fiscali, ma poco, pochissimo delle vere ragioni degli obiettivi della manovra finanziaria, di cui il provvedimento in esame è parte integrante. Nutriamo, infatti, la speranza che il Paese, l'economia possano ripartire dopo anni di stallo. Nell'anno corrente ci aspettiamo una crescita, dopo anni di essere stati fermi sullo zero per cento della crescita del PIL. Speriamo di arrivare all'1,7 o al 2 per cento a fine anno, ma non dimentichiamoci che il resto d'Europa è già partito e ci supera di gran lunga; la Grecia: più 4, 3; la Spagna: più 3, 8; la Germania: più 2, 8 e potrei proseguire, ma la faccio breve: la media dell'Unione Europea è al 2, 8 per cento. Pesano, infatti, sulla nostra economia due grandi problemi strutturali 234


che frenano la crescita: il primo è l'indebitamento dello Stato, il secondo la relativa bassa produttività delle imprese. Il Governo intende fronteggiare entrambi i problemi con risolutezza, con una graduale riduzione del debito pubblico e tramite misure di liberalizzazione. Vorrei fare un brevissimo flash sul passato: abbiamo avuto negli anni novanta un disavanzo pubblico annuale che andava oltre il 10 per cento annuo; abbiamo poi stupito l'Europa a metà degli anni novanta con il risanamento dei conti pubblici che abbiamo portato sotto la misura di Maastricht del 3 per cento, addirittura nel 2000 allo 0,6 per cento. Purtroppo, dal 2001 in poi, il debito ha cominciato a crescere e così l'indebitamento netto dello Stato annualmente per sforare per la prima volta già nel 2001, con il nuovo Governo Berlusconi, il 3 per cento, arrivando adesso probabilmente al 4, 6 per cento di quest'anno. Ed il debito pubblico complessivo - di cui si sta parlando - ha raggiunto la cifra astronomica di 1.400 miliardi di euro. Stiamo parlando di un bilancio di 40 miliardi di fronte ad un debito pubblico di 1.400, che costano ai contribuenti 65 miliardi di interessi annui: 65 miliardi è ben oltre di quanto è questa misura finanziaria! Difatti, siamo stati declassificati dalle aziende internazionali di rating Fitch e Standard & Poor's. La conseguenza è che si rincarano i crediti e questo rende più difficile l'economia delle singole imprese. Pertanto, per tutte le critiche piovute su questo Governo, devo chiedervi: l'economia, le imprese devono essere le prime interessate a far crescere e ricrescere nuovamente questo Paese fermo o vogliamo indebitarci ancora di più e fare come una famiglia che spende tutti soldi per pagare gli interessi alla banca? Pertanto, l'obiettivo centrale di questa manovra è la ripresa del Paese ed il rilancio dell'economia. L'obiettivo è quello di liberare risorse per favorire la crescita e lo sviluppo. Difatti, è stata approvata con lode la manovra dalla Commissione di Bruxelles, dalla Banca centrale di Francoforte e dal Fondo monetario internazionale che hanno approvato l'obiettivo di scendere con il deficit pubblico sotto il 3 per cento, allineandoci a quanto prescrive l'Unione Europea. Prima di passare ai fatti positivi e a tutto ciò che è stato migliorato nel corso dell'iter di questo disegno di legge, una critica il Governo purtroppo la deve sentire, ed è la seguente. All'inizio del dibattito sulla finanziaria il Governo avrebbe dovuto dire al Paese a chiare e tonde lettere in quale situazione catastrofica ci troviamo evidenziando le due possibili scelte che abbiamo dinanzi a noi: o andare avanti in questo modo, lasciando affondare la barca, lasciando andare i conti pubblici «finché la barca va», come cantava Orietta Berti, oppure, assumere misure che costano anche dei sacrifici ai cittadini. Questo aspetto è stato forse nascosto troppo, ma è giusto che sia evidenziato perché questa era la scelta dovuta da fare che forse avrebbe portato il Paese a capire meglio, in particolare i settori economici che hanno lamentato gli aggravi. Dovevamo inoltre dire che, grazie all'impegno delle forze di maggioranza, in particolare dei Capigruppo che si sono continuamente riuniti, e anche all'impegno dei colleghi della Camera, il testo originario è stato migliorato molto. Anche su questo aspetto piovevano critiche. Si chiedeva come mai il Governo aveva presentato delle misure e poi il Parlamento le aveva cambiate. Ma per fortuna che c'è ancora tale possibilità in questo Parlamento italiano; questo è forse l'unico pregio, considerando che i numeri sono risicati, soprattutto qui al Senato: contribuire alle misure, non solo accettare e ratificare quanto il Governo presenta. Il testo originario è stato migliorato di molto. Pensiamo alla tassa di successione e donazione, e alle promesse fatte durante la campagna elettorale (dopodiché era stata avanzata una proposta veramente spaventosa) e che ora colpisce esclusivamente i grandi patrimoni ed è caratterizzato da una franchigia per i parenti in linea retta, figli, genitori, consorti, che ora, come abbiamo deliberato ieri qui in Senato, prevederà anche i parenti in secondo grado. Ci sono poi agevolazioni per le successioni di impresa ed anche in questo caso ieri il Senato ha deliberato di migliorare la normativa soprattutto per il settore agricolo. Ricordiamo che sono state anche risolte le questioni

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dello scontrino fiscale e dell'ammortamento degli immobili strumentali (sono modifiche importanti) e dell'esonero del settore agricolo per quanto riguarda il sistema IVA. Questo per quanto riguarda il decreto al nostro esame, ma poi, riferendoci ai provvedimenti fiscali contenuti nella legge finanziaria, ci sarebbe da proseguire l'elenco. Come Gruppo Per le Autonomie, d'accordo con la maggioranza, abbiamo ritirato i nostri emendamenti, anche perché essi sono stati ripresi da alcuni ordini del giorno come punti qualificanti di una serie di impegni del Governo nel presentare gli emendamenti alla finanziaria qui in Senato. Ricordo il patto tra fisco e contribuente e il rispetto dello Statuto del contribuente, l'impegno di rivedere il regime fiscale degli autoveicoli e l'impegno di destinare le maggiori entrate derivanti dalla lotta all'evasione fiscale alla riduzione della pressione fiscale nei prossimi anni; avevo già sottolineato l'estensione della franchigia per le successioni e donazioni anche ai fratelli e le agevolazioni per i trasferimenti di aziende, che abbiamo previsto ieri in alcuni ordini del giorno, ma mi sembra importante evidenziarle nuovamente. Ci auguriamo fortemente che le restanti proposte migliorative che come Gruppo Per le Autonomie avevamo presentato al presidente del Consiglio Prodi e al ministro Padoa-Schioppa al vertice della maggioranza tenutosi lo scorso 28 ottobre vengano anch'esse recepite nella manovra finanziaria. Mi permetto solo di ricordare, e arrivo alla conclusione, le misure IRPEF già entrate in vigore a sostegno delle famiglie, l'abolizione della tassa di soggiorno, il 5 per mille a favore delle ONLUS, la parificazione dei liberi professionisti per quanto riguarda la deduzione degli immobili e così via. Rimangono aspetti aperti, che evidenzieremo in discussione sulla finanziaria stessa. Rimane soprattutto, onorevole Presidente, l'obbligo di far seguire riforme strutturali, che coinvolgano tutto il settore dell'apparato burocratico, della pubblica amministrazione (dove i risparmi sono ancora possibili), dell'energia e della previdenza. Invitiamo a spingere soprattutto sul fronte delle liberalizzazioni e, come obiettivo più ampio, auspichiamo... PRESIDENTE. Concluda, senatore Peterlini; il tempo a sua disposizione è terminato. PETERLINI (Aut). Auspichiamo - dicevo - lo sviluppo del federalismo fiscale, al fine di trasferire alle Regioni e alle Province la responsabilità non solo per le uscite, ma anche per le entrate. Le stesse verrebbero così responsabilizzate maggiormente e ciò favorirebbe la lotta all'evasione fiscale. Riassumendo: condividiamo l'obiettivo di ridurre il debito pubblico per rilanciare il Paese, fermo da ormai troppi anni; accogliamo con favore le modifiche finora apportate e, fiduciosi che il Governo vorrà recepire nella legge finanziaria per l'anno 2007 le proposte migliorative che presenteremo come Gruppo Per le Autonomie, annuncio il voto favorevole del nostro Gruppo su questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo Aut. Congratulazioni). S. 1183 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2007 ) PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo consapevoli che questa legge finanziaria, forse come mai finora, ha avuto puntati addosso i riflettori del Paese, facendo discutere, polemizzare e scendere in piazza milioni di cittadine e cittadini e non solo di destra. Non c'è dubbio: sulla finanziaria abbiamo un problema di consenso. Dobbiamo prendere atto del malcontento di queste ultime settimane, rifletterci e sforzarci di capirne le ragioni. Ciò non toglie che restiamo fermamente convinti della bontà degli obiettivi di questa manovra; ed insieme al presidente del Consiglio Romano Prodi e al ministro dell'economia Padoa-Schioppa siamo anche 236


noi certi che i cittadini cambieranno opinione non appena il Paese comincerà nuovamente a crescere. Ho già detto in sede di votazione del decreto fiscale - e lo ripeto - che il Governo avrebbe dovuto illustrare ai cittadini, senza mezzi termini, l'eredità pesante lasciataci dal Governo di centro-destra. Sin dalla campagna elettorale avrebbe dovuto denunciare la catastrofica situazione economica del Paese: il debito pubblico italiano ha superato la cifra astronomica, che probabilmente nessuno può capire, di 1.600 miliardi di euro (mentre questa finanziaria ammonta a 36 o 37 miliardi). Lo Stato su questo debito paga ogni anno 65 miliardi di euro di interessi: ciò equivale a circa 1.000 euro a testa per ogni abitante di questo Paese. Questo debito pesa soprattutto sull'economia, sul mondo imprenditoriale, perché mancano le risorse in conto capitale per i grandi investimenti e per migliorare i fattori di produttività. L'Italia non può permettersi di essere e di rimanere il fanalino di coda dell'Europa. Anche la gestione di questa finanziaria e del bilancio è stata criticata dai cittadini e dai colleghi in quest'Aula, in quanto troppo confusa. Ma, a differenza del passato, questa finanziaria nel suo iter parlamentare - ed è bene che così sia stato rivalutato il Parlamento - ha avuto come linea guida la ricerca di consenso e di concertazione, prima con le parti sociali, poi con il Parlamento stesso. La bozza iniziale, in parte criticata giustamente, in parte criticata per motivi strumentali, ha mantenuto fermi i suoi obbiettivi, ma - va detto a chiare lettere - è stata profondamente migliorata, specialmente in Commissione bilancio. Cari colleghi, dobbiamo riconoscere lo straordinario lavoro di confronto tra maggioranza e Governo nella «cabina di regia» e poi nella Commissione competente anche tra maggioranza ed opposizione. Ringraziamo il presidente Morando e il relatore Morgando per il grandissimo sforzo che hanno compiuto. Questo lavoro, parso ahimè confuso agli occhi dei cittadini, alla fine ha contribuito, ripeto, specialmente qui in Senato, a migliorare il testo senza stravolgere gli obiettivi di equità sociale e di crescita. Questa, infatti, è una finanziaria che vuole far ripartire il motore della ripresa e del rilancio dell'economia. Una finanziaria che punta a liberare risorse per favorire la crescita, superando anni di stallo. Una finanziaria che promuove lo sviluppo per riconquistare la fiducia degli altri Paesi europei e dei mercati internazionali; e ci sta pian piano riuscendo: la manovra ha già ottenuto l'approvazione dalla Commissione europea, dalla Banca centrale europea e persino dal severissimo Fondo monetario internazionale. Questa manovra riuscirà a riportare il deficit sotto il 3 per cento del PIL, rispettando pertanto gli impegni presi con l'Unione Europea. È partita finalmente una strategia di bilancio in favore della crescita, dopo anni di perdita di competitività e politiche che non sono riuscite a spingere lo sviluppo. Questa è una finanziaria con cui l'Italia incomincia a risanare i conti pubblici e a lavorare sulla crescita; ripeto: sulla crescita. L'opposizione ha sostenuto che sarebbe bastata la metà dei mezzi per risanare i conti pubblici e ciò è giusto: per risanare i conti pubblici sarebbe bastata la metà. Ma non ci si può fermare solo al pagamento dei debiti: servono anche risorse per la ricerca, l'equità sociale e lo sviluppo economico. Questo fa la finanziaria con l'altra metà delle risorse. A dispetto di chi punta l'indice su una regia della sinistra massimalista e dei sindacati, questa finanziaria punta sulla produttività, che mai è stata così centrale negli obiettivi dei Governi degli ultimi decenni. È infatti una manovra che, con i miglioramenti apportati alla Camera e al Senato, ha introdotto importanti misure a favore delle piccole e medie imprese. Ricordo la riduzione dell'IRAP, che abbasserà i costi del lavoro. Ricordo i trasferimenti di azienda, che fino al terzo grado saranno esenti da tasse di successione e donazione; anche il nostro Gruppo si è impegnato fortemente su questo, ed è un grande appoggio per la piccola e media impresa. Ricordo che il trasferimento del TFR all'INPS è limitato alle imprese con oltre 50 dipendenti. Ricordo anche che l'aliquota dei contributi previdenziali per gli apprendisti artigiani è stata ridotta per i primi due anni. Ricordo, infine, gli studi di settore e le società di comodo resi meno pesanti. 237


E tutto ciò non a scapito delle famiglie e del settore sociale. Si pensi al forte impegno del Governo a rimodulare la curva IRPEF a favore delle famiglie, soprattutto di quelle numerose; all'estensione degli assegni familiari ai nuclei numerosi; alle franchigie per successioni e donazioni per coniugi ed eredi in linea diretta, fratelli e sorelle e soggetti portatori di handicap. Ricordo, poi, l'importantissimo impegno del Governo, preso qui al Senato, ripreso nell'articolo 1 di questa finanziaria, condiviso da tutta l'opposizione, ossia di usare le maggiori entrate, derivanti dalla lotta all'evasione fiscale - dopo gli obiettivi di risanamento - alla riduzione della pressione fiscale a favore di chi paga le tasse, dando priorità a misure di sostegno del reddito dei soggetti incapienti. Sempre al Senato, grazie alla nostra proposta come Gruppo Per le Autonomie, abbiamo dato un ulteriore input ad un tema importante, quale quello dell'avvio delle pensioni integrative. (Brusìo). PRESIDENTE. Per favore, colleghi, un po' di attenzione e di silenzio. PETERLINI (Aut). Grazie, Presidente. Abbiamo sostenuto fortemente l'avvio delle pensioni integrative e anche l'anticipazione della riforma del TFR al 2007 e, con l'inizio del prossimo anno, ritengo sia opportuno, nonché doveroso nei confronti delle nuove generazioni, dei giovani, che Parlamento e Governo mettano mano alla stagione delle riforme, partendo proprio da quella del sistema pensionistico. Credo che l'allungamento dell'età pensionabile non debba essere obbligatorio, ma possa benissimo essere promosso da un sistema di incentivi che premi chi vuole rimanere al lavoro. Devono poi seguire ulteriori riforme strutturali che coinvolgano tutti i settori, iniziando dalla pubblica amministrazione. Invitiamo a spingere soprattutto sul fronte delle liberalizzazioni ed auspichiamo - lo sottolineo - lo sviluppo del federalismo fiscale per trasferire alle Regioni e alle Province la responsabilità non solo per le uscite, ma anche per le entrate. Le stesse verrebbero così responsabilizzate maggiormente. PRESIDENTE. Senatore Peterlini, ha ancora un minuto per concludere il suo intervento. PETERLINI (Aut). Sto finendo, Presidente. Riassumendo, la bozza originale della manovra andava fortemente modificata e lo abbiamo fatto. Abbiamo apportato modifiche importanti per promuovere le piccole e medie imprese, le famiglie, la ricerca e la cultura. Siamo anche soddisfatti - e vorrei ringraziare il Governo - per l'accoglimento di un serie di modifiche migliorative promosse dal nostro Gruppo. Pertanto, annuncio che il Gruppo Per le Autonomie esprimerà la fiducia a questo provvedimento e a questo Governo. (Applausi dal Gruppo Aut, Ulivo e IU-Verdi-Com). S. 1184 Bilancio di previsione dello Stato per l' anno finanziario 2007 e bilancio pluriennale per il triennio 2007 - 2009 PETERLINI (Aut). Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, colleghi, il Gruppo Per le Autonomie non vuole entrare nel merito della questione, però sottolinea quanto già evidenziato dai colleghi. Mi sembra un atto dovuto, un atto di rispetto nei confronti del senatore Cossiga, oltre che un atto dovuto verso il Parlamento intero, che il Ministro dell'interno si faccia carico di una risposta chiara e veloce al Parlamento sulla questione e che il Presidente del Senato prenda i necessari contatti in tal senso. 238


S. 1293 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 dicembre 2006, n. 300, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, vorrei intervenire in sede di dichiarazione di voto per tranquillizzare anche chi credeva che qui si sarebbe verificato un colpo di Stato. Vorrei ringraziare soprattutto i colleghi che hanno aggiunto la firma all'emendamento 6.44 e, oltre ai senatori Molinari e Tonini, soprattutto il collega Divina, che, come ex collega del consiglio regionale, ha vissuto insieme con noi le travagliate vicende che ha dovuto passare tutta la storia dell'autonomia (che, come sapete, vede le sue ragioni storiche ed anche internazionali ancorate nel patto del 1946 tra l'Austria e l'Italia), le travagliate storie dopo il 1946 fino al 1972, le lotte per un nuovo Statuto di autonomia e, dal 1972, in poi le lotte per l'attuazione dello stesso Statuto di rango costituzionale. Naturalmente, con quest'ultimo si è creata una situazione di forte distensione che garantisce una pacifica convivenza in questo territorio la cui specialità è proprio frutto della storia dei patti internazionali, non può essere diversamente. È inutile che poi, ogniqualvolta si parla di tali diversità, si afferma che tutto il territorio dev'essere uguale; siamo molto d'accordo su questo aspetto, non però nel senso inverso di ridurre quanto con grande fatica siamo riusciti a raggiungere. Semmai, e qui ci troviamo d'accordo con l'obiettivo di tutti coloro che vogliono portare avanti le autonomie... (Vivaci commenti del senatore Franco Paolo) ...una differenziazione ci serve, l'obiettivo è quello... (Vivaci commenti del senatore Franco Paolo). Mi faccia parlare, per favore. L'obiettivo è quello di portare... (Commenti del senatore Franco Paolo). PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia. Concluda, senatore Peterlini; considerato il parere favorevole cogliamo l'attimo favorevole. PETERLINI (Aut). Volevo fare questa premessa politica per aggiungere quanto, come presidente del consiglio regionale, ho potuto per molti anni affermare in sede di Regione. Siamo d'accordo, possiamo anche fare da battistrada per portare tutti a un livello più vicino alla gente, perché l'autonomia, in fin dei conti, non è altro che gestire la politica più vicino alla gente. Fatta questa premessa politica, e ringrazio soprattutto per questo sostegno venuto dal collega Divina, che ha compreso e vissuto tutto ciò, vorrei solo ricordare la situazione giuridica che si basa sulle norme di attuazione. La prima è il decreto del Presidente della Repubblica n. 235 del 1977, che già recita: «Sono trasferite, ai sensi e nei limiti di cui agli articoli 8, 9, e 16 dello statuto, alle province autonome di Trento e di Bolzano, per il rispettivo territorio, le funzioni in materia di energia esercitate sia direttamente dagli organi centrali e periferici dello Stato sia per il tramite di enti e istituti pubblici a carattere nazionale (...)». È poi sopravvenuta recentemente un'altra norma di attuazione, sempre dello Statuto speciale, il decreto legislativo n. 289 del 2006, che specifica: «Spetta alle Province autonome di Trento e di Bolzano, per il rispettivo territorio (...) l'esercizio delle funzioni già esercitate dallo Stato in materia di grandi derivazioni a scopo idroelettrico». Poi dice che con legge provinciale... PRESIDENTE. Senatore Peterlini, è nota la situazione giuridica a quest'Assemblea.

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PETERLINI (Aut). Poi, in esecuzione di ciò, la legge provinciale, nel rispetto degli obblighi derivanti dall'ordinamento comunitario e degli accordi internazionali, ha previsto una procedura speciale. Ma cosa è accaduto su base nazionale? Il decreto Bersani del 1999 stabiliva che, proprio in attuazione di quanto detto, le norme di attuazione degli Statuti potevano prevedere termini differenziati per le Regioni autonome. In considerazione di ciò, il decreto legislativo n. 463 del 1999 ha poi previsto per le Province autonome di Trento e Bolzano la scadenza dei termini al 31 dicembre 2010 e non nel 2030, come previsto per il resto d'Italia. In base a questo la Provincia ha disciplinato la materia con legge provinciale e ha bandito la gara secondo le norme europee, che sono state mantenute tutte. Alla gara del 2005 hanno presentato domanda tutti i soggetti interessati, anche l'ENEL, l'Edison e altri concorrenti (e questa era in corso). Dopo la gara, a fine dicembre 2005, la legge finanziaria per il 2006 (la n. 266 del 2005) ha poi stabilito, al comma 485 dell'articolo 1, che tutte le grandi concessioni di derivazione elettrica sono prorogate per dieci anni. Ma questo non poteva naturalmente invadere né il campo autonomistico né le gare già in atto. Perciò la legge provinciale n. 7 del 2005 si adegua alla materia, però «salvi gli effetti di cui alle procedure di rilascio, proroga e rinnovo delle concessioni (...)». E questa legge provinciale è in vigore perché il Governo non l'ha mai impugnata. Pertanto, dal punto di vista giuridico si potrebbe già essere tranquilli. Visto che però, naturalmente, l'ENEL continua a sollevare contenziosi, ci sembra giusto che sia chiarezza sulla questione. Questo è il motivo per cui abbiamo presentato l'emendamento in esame. PRESIDENTE. Alla luce di queste nuove informazioni giuridiche, il Governo mantiene la sua posizione favorevole? D'ANDREA, sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali. Sì, signor Presidente: il parere del Governo è favorevole. (Applausi dal Gruppo Ulivo). S. 1314 Conversione in legge del decreto-legge 8 febbraio 2007, n. 8, recante misure urgenti per la prevenzione e la repressione di fenomeni di violenza connessi a competizioni calcistiche PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, i fatti che hanno portato a questo decreto-legge e alla nostra discussione parlamentare sono gravissimi: mai avrebbero dovuto accadere. Esprimiamo pertanto la nostra solidarietà alla famiglia, gravemente colpita dall'omicidio dell'ispettore Raciti, e anche a tutti i rappresentanti delle forze dell'ordine. La popolazione tutta, tutta l'Italia, ha reagito con ribrezzo a questo culmine in cui è sfociata la violenza, purtroppo da anni presente negli stadi. Siamo pertanto felici che dopo questi violentissimi scontri il Governo, la maggioranza, l'opposizione, tutto il Parlamento abbiano trovato una risposta forte e condivisa per emarginare queste violenti aggressioni. Una risposta che è stata discussa ampiamente nelle Commissioni competenti, in cui si è trovato lo spirito comune di porre in essere un'attività di prevenzione, con misure anche repressive, che veramente dia tranquillità a chi voglia andare allo stadio per divertirsi. Il sabato e la domenica sportivi devono tornare a essere ciò che devono essere, un incontro piacevole e veramente sportivo, per i giovani, per gli entusiasti dello sport e del calcio, per le famiglie. Un incontro disteso che dia spazio al vero spirito sportivo e tolga spazio a chi lo ha usato per porre in essere le proprie aggressioni. Ringraziamo pertanto il Governo, i Ministri, la maggioranza, ma anche l'opposizione (e vorrei che quello al nostro esame fosse d'esempio anche per altri provvedimenti) per aver portato avanti 240


insieme un pacchetto di misure che diano nuovo spirito sportivo ai nostri stadi, tutti coinvolti nello sport. Annuncio pertanto il voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie. (Applausi dal Gruppo Aut).

S. 1381 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 4, recante proroga della partecipazione italiana a missioni umanitarie e internazionali PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di tutto tengo a esprimere personalmente tutta la mia gioia e il profondo sollievo per l'avvenuta liberazione del giornalista Daniele Mastrogiacomo. Ringrazio sia il Governo, sia l'associazione umanitaria Emergency. Al tempo stesso, tengo a esprimere il nostro cordoglio alla famiglia del giovane autista afgano che, purtroppo, è stato barbaramente ucciso. Oggi quest'Aula è chiamata a votare sul decreto che rinnova i finanziamenti per le missioni internazionali all'estero, dunque anche quella che riguarda la controversa missione italiana in Afghanistan. A tale riguardo, intendo ribadire che il Gruppo per le Autonomie si è sempre e fermamente dichiarato contrario all'uso della forza per la risoluzione dei conflitti. Le guerre non solo non contribuiscono in alcun modo alla pacificazione e stabilizzazione delle zone di conflitto, ma sono fortemente dannose; basti pensare all'attuale escalation di violenza in Iraq. Anche chi era a favore, a suo tempo, adesso deve ammettere che si è generato un disastro con l'attacco militare degli Stati Uniti appoggiato da parecchi Stati europei. Soprattutto nelle province meridionali e orientali dell'Afghanistan, la pressione militare dei talebani è infatti in netta ripresa. Prova ne è che la forza internazionale ISAF, sotto comando NATO, è passata da 9.000 a 31.000 uomini circa. Con l'intento di anticipare la preannunciata offensiva di primavera dei talebani, la NATO ha dato inizio, lo scorso 6 marzo, alla più massiccia operazione militare (l'operazione Achille) in terra afgana dal 2001. Signor Presidente, ne siamo consapevoli tutti: lo scontro sta diventando sempre più feroce e si sta estendendo anche a quelle province ritenute fino a qualche mese fa «tranquille», come Herat, dove è situata la base occidentale del contingente italiano. Il rischio di attentati continua a essere molto elevato. Nelle prossime settimane sarà guerra a tutto campo, specialmente nel tormentato Afghanistan del sud. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna chiedono agli alleati della NATO di aumentare il proprio contingente. Reagire al divampare di questo scontro con una risposta militare ancora più dura sarebbe, tuttavia, un tragico errore che non solo non risolverebbe nulla, ma sarebbe controproducente e causerebbe sempre più vittime. Tengo a ricordare che il conflitto in Afghanistan ha già ucciso un paio di migliaia di persone. Secondo lo Human Rights Watch oltre mille civili sono morti nel solo 2006 per gli effetti collaterali della guerra tra le forze ISAF e i talebani. E la morte di questi civili non fa altro che fornire un'ulteriore base di odio alle tensioni già esistenti. Questa escalation di violenza ci obbliga, pertanto, a investire in un cambio radicale di strategia. Dobbiamo imprimere una svolta in questa terra martoriata da anni dalla guerra. Deve finalmente cambiare l'intervento diplomatico. Dobbiamo aumentare la cooperazione civile e le risorse, affinché l'Afghanistan possa affrontare le grandi difficoltà economiche e sociali. Soltanto in questo modo si può arrivare a una stabilizzazione politica duratura. 241


Prendiamo atto con soddisfazione che il Governo italiano si è detto fin da subito contrario a un impegno maggiore di truppe. Il ministro degli affari esteri Massimo D'Alema ha confermato la scorsa settimana in sede ONU che la presenza militare italiana resta limitata alle province del Nord-Ovest e che 2.000 soldati è il massimo che il nostro Governo possa permettersi. Come ho già detto, per superare la crisi afghana dobbiamo trovare vie alternative alla guerra. Siamo fieri che l'Italia, tramite il nostro Governo, si sia fatta promotrice di una Conferenza internazionale di pace. Ringraziamo il ministro degli affari esteri D'Alema e tutto il Governo per averla richiesta con fermezza al Consiglio di sicurezza. Essa è l'unica realistica strada per tentare di stabilizzare e pacificare questo tormentato Paese. Per riuscire in questo intento, tuttavia, è necessario coinvolgere tutte le parti in causa, disposte, naturalmente, a collaborare per trovare una soluzione duratura e pacifica al conflitto afghano. Soltanto un confronto leale con tutte le parti interessante, che non deve escludere la durezza, può, a nostro avviso, fornire uno spiraglio per la democratizzazione del Paese. Per concludere, signor Presidente, preannuncio il voto favorevole del Gruppo Per le Autonomie al disegno di legge in esame, perché il multilateralismo è al centro della politica estera di questo Esecutivo, ma soprattutto perché esso si è fatto promotore di una conferenza internazionale di pace. Infatti, il decreto legge autorizza la spesa di 500.000 euro per l'anno 2007 per l'organizzazione nell'ambito delle Nazioni Unite della Conferenza internazionale di pace per l'Afghanistan proposta dal nostro Esecutivo. Inoltre il provvedimento prevede un aumento di risorse finanziarie da destinare in aiuti umanitari. Degna di nota è soprattutto l'autorizzazione di spesa di 50.000 euro per l'anno 2007 per l'organizzazione a Roma di una Conferenza per le pari opportunità a difesa dei diritti umani delle donne e dei bambini nei territori in cui si svolgono le missioni oggetto del presente decreto-legge. Al tempo stesso ribadisco, però, la necessità di una politica estera, la quale deve prioritariamente valorizzare gli strumenti di prevenzione dei conflitti, di mediazione e di accompagnamento dei processi di pace. L'Italia - e mi pare che i segnali vi siano - deve svolgere ora più che mai un'azione determinata per il rilancio dell'Unione Europea e per un suo protagonismo sulla scena internazionale. Il nostro Paese deve far sì che l'Unione europea sia forza di pace, di libertà, di democrazia e di sviluppo per far rispettare la legalità ed il diritto internazionale. (Applausi dai Gruppi Aut e IU-Verdi-Com).

S. 1427 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, recante misure urgenti per la tutela dei consumatori, la promozione della concorrenza, lo sviluppo di attivita' economiche e la nascita di nuove imprese PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Senatore Peterlini, le ricordo che il 40 per cento del suo Gruppo ha chiesto di votare in anticipo, la invito pertanto a tenerne conto. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, cercherò di fare del mio meglio. Rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, la prima domanda che ci poniamo è se l'Italia ha bisogno o meno di un'apertura del mercato. Se affrontiamo positivamente tale questione, in che modo dobbiamo governare i problemi connessi al passaggio da un sistema protetto ad uno di libera concorrenza? Per quanto riguarda la prima domanda, i problemi che pesano sull'economia italiana sono gravissimi, sintetizzabili in due grandi questioni: la bassa competitività delle imprese nel raffronto europeo e il crescente debito pubblico. Entrambi i problemi frenano lo sviluppo della nostra 242


economia. Basti pensare che il debito dello Stato è cresciuto a quasi 1.600 miliardi di euro, per i quali tutti quanti, a danno della comunità, spendiamo all'anno oltre 65 miliardi di euro di soli interessi passivi. Questi soldi potrebbero essere investiti per lo sviluppo economico e sociale del Paese. Con la finanziaria, tanto criticata, questo Governo è riuscito ad affrontare il problema della continua espansione del deficit che ancora nel 2006 ha sforato il tetto del 3 per cento, raggiungendo una quota oltre il 4 per cento del PIL. Fortunatamente, allo stato, la situazione dei conti pubblici italiani sta gradualmente migliorando: nel 2007, infatti, il deficit potrà essere contenuto entri i limiti previsti dall'Europa, tanto sotto il 3 per cento; la fase di emergenza é stata superata e, come ha stimato il ministro del tesoro Padoa-Schioppa nella sua ultima audizione al Senato, è ipotizzabile addirittura una crescita del prodotto interno lordo superiore al 2 per cento. Il problema del debito, però, deve rimanere sotto controllo per liberare risorse e favorire tutta la comunità. Per quanto riguarda invece il secondo problema di cui soffre l'Italia, cioè la mancata competitività delle imprese, servono ulteriori ed importanti riforme soprattutto aprendo e liberalizzando il mercato. Questa è la condizione propedeutica all'aumento della competitività: soltanto liberalizzando il mercato si favorisce l'iniziativa privata, si stimola il commercio e la concorrenza, anche perché la liberalizzazione è espressione evocativa dei bassi costi e dell'alta qualità e tutto ciò va a vantaggio dei cittadini in quanto consumatori. Questo Governo, già pochi mesi dopo il suo insediamento, ha dato con il primo decreto Bersani, in materia di liberalizzazione, un primo importante segnale perché ha messo mano dove finora nessuno ha osato. Con questo secondo decreto Bersani ritengo si aggiungano nuovi ed importanti passi al lungo cammino per la modernizzazione del nostro Paese. Le reazioni giustamente preoccupate delle categorie direttamente interessate dalle norme di liberalizzazione sono comprensibili, ma non devono scoraggiarci; infatti, non è più tollerabile che oggi, all'interno di un'economia sempre più aperta e globalizzata, l'Italia sia ancora dominata da un sistema corporativo che noi tutti rileviamo come del tutto anacronistico. Mi auguro intanto che gli oppositori abbandonino la loro attuale postazione di difesa di questi interessi corporativi che bloccano la crescita del nostro Paese. Loro stessi, invece, dovrebbero accettare le sfide che comunque il mercato globale ci pone davanti e contribuire a promuovere questo processo di modernizzazione e liberalizzazione. Solo anticipando i tempi di maturazione di questo processo e non subendo passivamente questo irreversibile processo, potranno attrezzarsi al meglio per fronteggiare una sempre più spietata concorrenza mondiale. Riteniamo che le misure contenute in questo decreto e nel disegno di legge che seguirà diano risposte concrete a questo bisogno. Tutto questo riguarda le imprese, ma liberalizzare significa anche creare più concorrenza, una maggiore e più qualificata offerta, più competitività e prezzi più accessibili, e tutto ciò va a vantaggio dei consumatori. Abbiamo già potuto constatare - i colleghi lo hanno già fatto - i vantaggi di questo decreto per i consumatori: il divieto per le banche di far pagare la penale per l'estinzione dei mutui, la più semplice portabilità dei mutui da un istituto ad un altro, l'abolizione dei costi fissi per le ricariche dei telefonini (soprattutto i giovani ne saranno grati), costi fissi per le carte prepagate, per Internet e i programmi tv. Ricordiamo, inoltre, la modifica dei criteri d'attribuzione delle classi di merito per le assicurazioni RC Auto e la maggior trasparenza nel settore assicurativo. Prima, anche il mio collega Santini ricordava la maggiore visibilità della data di scadenza dei prodotti alimentari e via dicendo. Sul fronte delle imprese c'è una grande semplificazione: d'ora in poi un'unica comunicazione sostituisce una serie di adempimenti burocratici per l'avvio di un'impresa. Questo è un grande passo avanti. Lo snellimento delle procedure è un indubbio vantaggio e uno stimolo per favorire nuove iniziative soprattutto da parte dei giovani che vogliono intraprendere un'attività. Oltre a ciò sono state eliminate per molti esercizi commerciali le limitazioni di orario ed i vincoli dettati dalle distanze minime tra negozi dello stesso tipo. Le imprese italiane, ne sono profondamente convinto, hanno bisogno di queste liberalizzazioni per aprirsi al mercato ed essere maggiormente concorrenziali e competitivi. É una sfida importante ma 243


soprattutto necessaria per far sì che le nostre imprese riescano a tenere il passo delle imprese europee e mondiali, una sfida in un mercato globale che, se affrontata nella giusta maniera, darà all'intero Paese nuovo slancio e maggior benessere per tutti. Certo, e adesso vengo al secondo problema, il passaggio è molto delicato. Come dicevo all'inizio, si pone pertanto un'ulteriore domanda, come affrontare e governare le difficoltà che nascono da questo passaggio. Difatti, si passa da un sistema protetto e di mercato limitato ad una completa apertura, e non c'è dubbio che le nostre imprese sono nate e cresciute in un sistema basato su licenze, su concessioni, su protezioni: il sistema che nel passato limitava il loro raggio d'azione, li proteggeva da nuove concorrenze e li tutelava in ambito locale. Con le liberalizzazioni le stesse imprese si trovano davanti a uno scenario ed a coordinate completamente cambiati; pensiamo, ad esempio, ad un piccolo negozio, ad una farmacia, ad un benzinaio, ad una pensione o ad un artigiano di un piccolo centro. Secondo il sistema tradizionale questi dovevano investire, a suo tempo, ingenti somme non solo per l'avvio dell'attività ma spesso anche per l'acquisto di una licenza o di una concessione. Potevano però contare anche sul fatto che il piano commerciale, le licenze e così via gli garantivano una certa clientela. Domani lo stesso piccolo imprenditore si troverà di fronte ad un mercato aperto ed esposto alla forte concorrenza delle multinazionali. Servono pertanto, e questa è la mia conclusione, misure che promuovano le piccole e medie imprese per metterle in grado di affrontare queste sfide; bisogna aiutarle a crescere, ad aggregarsi, a sfruttare sinergie comuni, a specializzarsi per poter affrontare il mercato globale con nuovi strumenti più adatti. Quello che serve, inoltre, è uno stimolo al marketing, promuovendo le vendite oltre i confini tradizionali e favorendo soprattutto le esportazioni. È vero che nel passaggio cadono le garanzie e le tutele, ma è anche vero che per le imprese produttrici e commerciali di servizi si possono aprire nuovi mercati se riescono ad attrezzarsi adeguatamente. L'Italia deve essere più competitiva sul mercato internazionale. Le piccole e medie imprese rappresentano infatti la spina dorsale della nostra economia e inoltre nel settore commerciale garantiscono anche la distribuzione che è funzione sociale nei piccoli centri, un servizio di vicinato che deve essere garantito anche in futuro, soprattutto a favore delle persone anziane. Siamo convinti che la strada intrapresa sia quella giusta. Auspichiamo però che il Governo tenga conto delle difficoltà di questo delicato passaggio, sviluppando un programma per le piccole e medie imprese. Condividendo le linee ed i princìpi, dichiaro il voto favorevole del Gruppo per le autonomie a questo provvedimento e la nostra fiducia al Governo. (Applausi dai Gruppi Aut e IUVerdi-Com e della senatrice Brisca Menapace). S. 1447 Riforma dell' ordinamento giudiziario PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, sarò brevissimo, ma alcune parole devono essere spese anche perché come Gruppo per le Autonomie ci siamo subiti un dibattito - lo sottolineo con forza - poco degno dell'Aula. Sono state avanzate accuse pesanti dagli uni e dagli altri che, in gran parte, avevano pochissimo a che fare con un dibattito democratico, finendo per non dare una bella immagine al Paese. La maggior parte del dibattito si è svolta in modo corporativo. La gente si aspetta una giustizia più veloce, più efficiente, più trasparente e soprattutto che si accorcino i tempi del processo. Questo è anche l'intento con cui il ministro Mastella, con grande professionalità, ha preparato il disegno di legge.

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E di cosa abbiamo discusso noi? Degli interessi degli avvocati, dei magistrati, con tutto il rispetto che abbiamo per queste categorie. Era necessario difendere anche gli interessi dei magistrati che, nell'ultima legislatura, con leggi atroci sono stati calpestati; la destra - che oggi ha alzato i toni in modo scandaloso - ha approvato una legge la cui costituzionalità è stata messa in dubbio dal Capo dello Stato che l'ha dovuta rinviare in quest'Aula, proprio perché incostituzionale. E noi adesso ci apprestiamo a correggerla, a dare più fiducia alla magistratura che se l'aspetta così come se la aspettano i cittadini e gli stessi avvocati. Con l'articolo 4 abbiamo discusso, con le parole che con grande professionalità il senatore Salvi ha detto in Aula, se nei Consigli giudiziari devono esserci gli avvocati o se è sufficiente il parere vincolante dell'Ordine degli avvocati. Si può esser dell'uno o dell'altro parere, lo ammetto, per entrambe le posizioni vi sono argomentazioni; non accetto, però, le critiche se ci atteniamo a quanto deliberato dalla Commissione, certo più competente di noi che in Aula seguiamo tutti i temi e non conosciamo i particolari. Sono i membri della Commissione che devono decidere nel merito ed essa ha deciso che è sufficiente il parere dell'Ordine, che poi diventa tra l'altro vincolante per il Consiglio giudiziario il quale, se lo vuole superare, lo deve motivare. Mi sembra che sia più che democratico attenerci a queste indicazioni. Respingo quindi le gravi accuse formulate, ad esempio, dall'ex presidente della Commissione giustizia senatore Caruso, che rispetto molto, il quale ha detto che i senatori non sono liberi di parlare e di decidere, poiché, in piena libertà, il Gruppo per le Autonomie ha seguito il dibattito sia in Commissione che in Aula. Pertanto, concludo il mio intervento, ringraziando per la possibilità che ho di dire, io che non sono né magistrato né avvocato, che la gente si aspetta altre riforme: una giustizia efficiente e una giustizia che abbrevia i tempi. Auguro al nostro ministro Mastella che riesca, appoggiato da questa legge, a realizzare tutto ciò. (Applausi dai Gruppi Aut, Ulivo, Misto-Pop-Udeur e Misto-IdV). S. 1486 Testo Unico in materia di salute e sicurezza dei lavoratori sui luoghi di lavoro PETERLINI (Aut). Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, il Gruppo Per le Autonomie aveva presentato questo emendamento in Commissione in quanto aveva rilevato la necessità di operare una differenziazione tra la sicurezza sul lavoro per i lavoratori dipendenti e quella per gli autonomi, soprattutto in presenza di piccole imprese o di microimprese dove spesso il lavoratore autonomo lavora con le proprie forze o con l'ausilio della famiglia: ci sembrava infatti esagerato applicare tout court le misure di protezione previste per tutti i dipendenti anche a queste realtà. L'obiettivo, però, è stato ugualmente raggiunto. La Commissione, infatti, pur non accogliendo il testo proposto, ha condiviso il merito del nostro emendamento - come tra l'altro evidenziato anche dal senatore Sacconi e da altri - riprendendo il concetto al comma 2 della lettera c) del comma due dell'articolo 1 del disegno di legge e differenziando le situazioni, in quanto saranno previste «adeguate e specifiche misure di tutela per i lavoratori autonomi, in relazione ai rischi propri delle attività svolte». Ritenendo dunque che l'emendamento sia stato recepito, ritiro la proposta modificativa 1.7. PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Ferrara, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico. (La richiesta risulta appoggiata). PETERLINI (Aut). Domando di parlare. 245


PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, prima di convocare il Governo in questa sede su una questione che è prevista costituzionalmente e che ha un iter specifico, ritengo vada evidenziato quanto strumentale sia stato l'intervento della collega senatrice Bonfrisco. Stiamo discutendo di sicurezza sul lavoro, tema che niente ha a che fare con le questioni riguardanti i confini delle Regioni. Per i cambiamenti dei confini delle Regioni sono previsti appositi referendum, le delibere dei rispettivi Consigli regionali, l'intervento della Corte di cassazione che ha già dato in proposito «luce verde» e poi c'è una discussione da fare nel merito che non può risolversi nel fatto che il Governo venga a relazionare al Senato. Su questo mi oppongo. PRESIDENTE. Abbiamo inteso che c'è in atto una sorta di conflitto tra la Regione Veneto e la Regione Trentino-Alto Adige. Il Governo vedrà di contribuire a dirimerla. PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà ma la prego di essere breve. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, per prima cosa vorrei evidenziare che noi abbiamo lavorato duramente in Commissione, ed è stato un lavoro molto proficuo, costruttivo, che ha coinvolto il contributo dell'opposizione, del Governo e naturalmente della maggioranza. Un lavoro che, purtroppo, non si è rispecchiato in quest'Aula in cui ha prevalso la posizione politica, lo scontro politico, che su una materia così importante e che tutti condividono non era decisamente appropriato. Stiamo approvando un importante disegno di legge che delega al Governo il riordino della materia della salute e sicurezza sul lavoro. È un provvedimento importante perché mira a migliorare la salute e la sicurezza dei lavoratori, quelli autonomi e quelli dipendenti, prevenendo gli infortuni, puntando sull'educazione e su misure di precauzione per ridurre gli incidenti e le morti bianche purtroppo troppo frequenti anche nel nostro Paese. Noi, in Commissione, come dicevo, abbiamo dato un contributo forte, l'ha dato anche l'opposizione e c'erano tanti emendamenti del Gruppo Per le Autonomie che coincidevano con quelli della maggioranza ma anche con quelli dell'opposizione, del senatore Sacconi e altri, della qual cosa prendo atto positivamente. Abbiamo raggiunto parecchi miglioramenti e ne ricordo uno, per esempio: si è deciso di puntare soprattutto sulla prevenzione e sulla semplificazione delle procedure. C'era un grande dibattito sulla parola semplificazione in Commissione, se doveva essere solo formale o sostanziale. Il punto essenziale è che il messaggio che viene fuori è che si deve semplificare senza ridurre la protezione né la sicurezza per i lavoratori. Questo è anche l'appello che faccio al Governo qui presente perché ne tenga conto. Abbiamo anche tenuto conto delle differenti situazioni, gli artigiani avevano proposto di togliere gli autonomi da questa legge, giustamente si è detto che anche all'autonomo serve una certa protezione, era però giusto differenziare tra situazioni di micro-economia e di micro-aziende, in cui l'artigiano lavora da solo, magari con sua moglie e i suoi figli, e un grande cantiere - com'è stato rilevato poc'anzi dal senatore che mi ha preceduto - che ha naturalmente più pericoli intrinseci all'operato. Abbiamo previsto incentivi per percorsi formativi, non è vero che in quest'Aula sono stati ridotti i mezzi: sono stati aumentati, e sono stato grato al senatore Barbato di aver proposto una mozione che era espressione dell'anima di quanto è successo in Commissione stessa, per aumentare i mezzi di 20 milioni per incentivi alle aziende, percorsi formativi, forme di credito d'imposta. Ricordo un ulteriore emendamento proposto dal mio Gruppo che ha potenziato il ruolo del medico competente, oltre a quello del rappresentante dei lavoratori. 246


È previsto che nella commissione di prevenzione e monitoraggio sui luoghi di lavoro ci sia una presenza tripartita, paritetica, con un terzo rispettivo di datori di lavoro, di lavoratori e della pubblica amministrazione. Abbiamo introdotto un nuovo concetto, anch'esso con emendamento del Gruppo per le autonomie: il riconoscimento giuridico degli accordi aziendali e dei codici di condotta etici, abbiamo lottato per questa introduzione, perché abbiamo detto che non era necessario fissare tutto nei decreti legislativi che dovranno seguire, è stato poi accolto anche questo nostro emendamento. Siamo pertanto soddisfatti che il Senato rafforzi la prevenzione per la sicurezza, auspicando di diminuire con ciò gli infortuni e le tragedie sul posto di lavoro. Siamo anche soddisfatti che in sede di Commissione sia stato possibile coniugare, con questo principio, l'obiettivo di semplificare la materia e di tenere conto delle esigenze delle piccole e medie imprese e di non appesantire troppo gli oneri burocratici. Ringrazio in questo senso il presidente Treu, che ha con grande pazienza e professionalità condotto i lavori, il relatore Roilo, i rappresentanti del Governo Patta e Montagnino. Ho già detto che sono contento che siano stati aumentati anche i mezzi, ho già citato quelli in forma di credito d'imposta per le aziende e ci sono altri 20 milioni in più per le assunzioni degli ispettori che avevano già vinto il concorso e pertanto anche qui c'è un aumento e non una diminuzione. Abbiamo apprezzato l'ordine del giorno che sollecita il Governo, mi appello al Governo nell'attuazione della delega di cercare di essere semplice, di non appesantire troppo per le piccole e medie imprese gli oneri, naturalmente sempre con l'obiettivo da una parte di evitare inutili burocrazie, dall'altra parte di prevenire bene gli infortuni. Annuncio con ciò il voto favorevole e convinto del Gruppo per le autonomie. (Applausi dal Gruppo Aut). S. 1739 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 2 luglio 2007, n. 81, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria Intervento del senatore Peterlini nella discussione sulla questione di fiducia posta sull'approvazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 1739 Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo una manovra finanziaria assai pesante, sono presenti i presupposti per il rilancio del Paese. L'obiettivo rimane invariato: coniugare equità sociale e crescita, tuttavia, senza dimenticare l'equilibrio dei conti pubblici così faticosamente raggiunto negli ultimi mesi. Il provvedimento in esame trova origine proprio nel miglioramento del quadro generale della finanza pubblica e nelle positive previsioni di crescita: il PIL sta crescendo del 2 per cento l'anno; al tempo stesso scende l'indebitamento netto dal 4,4 per cento del 2006 al 2,5 per cento. È sceso di molto anche il tasso di disoccupazione (dal 6,8 per cento al 6,4 per cento), ed anche l'inflazione si è contratta (passando dal 2,1 per cento del 2006 all'attuale 1,7 per cento). Questo Paese sta, inoltre, compiendo uno sforzo di risanamento. Ho già ricordato, in questa sede, che quest'anno il debito pubblico ammonta a 1.617 miliardi di euro per i quali tutti quanti spendiamo, all'anno, oltre 74 miliardi di euro di soli interessi passivi. Riguardo all'utilizzo dell'extragettito fiscale, l'Europa, infatti, ci aveva chiesto con forza di destinare tutto il cosiddetto tesoretto per il risanamento dei conti pubblici. Ribadendo l'importanza di tenere sotto controllo il debito, il Gruppo Per le Autonomie condivide la scelta operata dal Governo di utilizzare le risorse aggiuntive provenienti dall'extragettito soprattutto per la redistribuzione e lo sviluppo. Riteniamo, infatti, che sia giusto e doveroso che dei frutti di una politica economica rigorosa possano ora usufruire tutti i cittadini e le aziende che con il loro sacrificio hanno contribuito al risanamento, sopportando un aumento della pressione fiscale. Come Gruppo Per le Autonomie vogliamo comunque ribadire che in nessun caso deve far seguito una manovra finanziaria correttiva nell'anno in corso e per il bilancio del 2008.

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Detto questo, accogliamo con favore che con l'extragettito di 4,1 miliardi per il 2007 e di 1,5 miliardi per il 2008 si varino misure positive per i ceti deboli, per le famiglie, per i giovani, per lo sviluppo e l'occupazione, e che si attuino anche le prime misure sul tema delle pensioni minime. Per quanto concerne il sostegno alla famiglia è positivo il rifinanziamento del bonus bebè. Si tratta di un primo passo ma altri interventi sono doverosi e devono seguire i tempi rapidi. A tal proposito, come Gruppo Per le Autonomie abbiamo presentato un pacchetto di proposte per favorire la maternità con incentivi economici; prolungando per la donna lavoratrice il periodo di astensione retribuita, agevolando i genitori che vogliono proseguire l'astensione dal lavoro o prendere il congedo parentale ed aumentando la percentuale di stipendio. Riteniamo necessario promuovere l'offerta di orari flessibili di lavoro nelle aziende e negli enti pubblici nonché promuovere forme di lavoro part-time ed anche sostenere la prosecuzione volontaria nell'INPS o la contribuzione in fondi pensione delle madri lavoratrici per garantire una pensione anche a chi si dedica alla famiglia. Desideriamo inoltre promuovere forme pensionistiche a favore delle casalinghe. Oltre a ciò, è necessario incentivare, tramite le Regioni e le Province autonome, la presenza su tutto il territorio nazionale di asili nido, promuovendo in particolar modo quelli aziendali. Chiediamo, altresì, di istituire un fondo previdenziale per la nonautosufficienza (con uno sguardo ai modelli europei, la cosiddetta "Pflegeversicherung"), per la cura e l'assistenza delle persone non autosufficienti in continuo aumento per l'allungamento dell'età. Infine, per quel che concerne l'ambito della tassazione familiare, richiediamo agevolazioni per le famiglie meno abbienti che tengano conto del numero dei componenti la famiglia, a cominciare dai redditi più bassi. Riteniamo positivo l'aver destinato delle risorse per aumentare fin da subito le pensioni minime di cui beneficeranno oltre 3 milioni di anziani. Sul tema della previdenza mi permetta, signor Presidente, di soffermarmi sulla discussa riforma che sarà nell'agenda di questo Parlamento alla ripresa autunnale. Mi preme sottolineare che la riforma delle pensioni deve essere affrontata con coraggio per evitare soprattutto che il peso della previdenza gravi sempre più sulle giovani generazioni, in considerazione della bassa natalità e dell'allungamento dell'aspettativa di vita. La riforma non deve solo difendere dei diritti, ma è necessario che garantisca che il sistema previdenziale regga nel tempo per garantire ai giovani - già penalizzati dal sistema contributivo - una adeguata pensione. L'innalzamento dell'età pensionabile, che ritengo non più derogabile alla luce dell'allungamento dell'aspettativa di vita, dev'essere reso più "attrattivo" attraverso un sistema di incentivi. Riguardo agli aiuti alle imprese, reputiamo positivo l'aumento delle risorse disponibili e la semplificazione delle procedure per la loro erogazione. Rimane ferma la nostra proposta che, al posto di contributi, si lavori per l'abbattimento della pressione fiscale troppo alta nel raffronto internazionale. Positiva è anche la modifica riguardante gli studi di settore richiesta con forza dal nostro Gruppo e l'uso in via sperimentale degli indicatori di normalità economica. È rilevante la somma di 166 milioni di euro che lo Stato deve ulteriormente mettere a disposizione delle Ferrovie dello Stato. Chiediamo con insistenza che le Ferrovie investano in un reale miglioramento dei servizi che purtroppo sono assai carenti: risultano, ad esempio, difficoltà nell'acquistare biglietti on line, la presenza nelle stazioni di macchine automatiche spesso non funzionanti e la scarsa offerta di convogli nonché la carente organizzazione sia per il trasporto merci sia per il trasporto delle persone. Faccio un esempio a titolo personale ma sintomatico della situazione generale: per Bolzano la sera verso le ore 22 partono da Roma tre treni a distanza di pochi minuti l'uno dall'altro mentre per molti altri rami non è previsto alcun collegamento. Per non parlare poi delle indecenti condizioni igieniche e dei servizi nei vagoni dei treni. Anche il finanziamento di 41 milioni di euro in più alle Poste merita alcune osservazioni critiche. Non si può non riscontrare il disservizio, la chiusura di uffici postali e il ritardo nella consegna della corrispondenza. Situazioni che ad esempio in Alto Adige hanno raggiunto punte di criticità tanto che la Provincia autonoma di Bolzano ha chiesto al Governo il trasferimento delle competenze al fine di poter migliorare la situazione. 248


Infine, da pacifista convinto, mi trova contrario raggiungere nuovi fondi a missioni internazionali come quella in Afghanistan che, visto l'innalzamento del livello del conflitto, dovrebbe spingerci all'individuazione di una risposta di segno diametralmente opposto allo scontro militare, che punti alla definitiva pacificazione dell'area e al coinvolgimento diretto delle parti interessate. In tal senso, ritengo che il Governo debba prevedere un piano graduale per il ritiro del contingente italiano. Augurandoci che deficit riscontrati trovino una soddisfacente soluzione, condividiamo l'impalcatura del provvedimento. Ci sono forti segnali di ripresa, le misure proposte si avvicinano al raggiungimento degli obiettivi. Ed è per questo che annuncio che il Gruppo Per le Autonomie voterà la fiducia al provvedimento ed al Governo. S. 1817 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2008 ) PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, intervengo per esprimere il nostro gradimento a questa norma, auspicando che il Governo e la maggioranza possano anticipare un ulteriore sforzo rispetto a quanto previsto dal testo della Commissione. A tal proposito, faccio presente questo sforzo ci consentirebbe di allinearci ai Paesi più moderni d'Europa in termini di numero dei componenti degli Esecutivi, molto più ridotti - di circa la metà - rispetto all'Italia. Pertanto, esprimiamo il nostro apprezzamento con l'auspicio - ripeto - che si compia qualche sforzo in anticipo e si proceda sulla strada della riforma della legge elettorale e della Costituzione, per dare allo Stato italiano un Governo più agile e un Parlamento più snello. (Applausi dal Gruppo Aut). PETERLINI (Aut). Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Presidente, parlerò una volta sola e non interverrò un'altra volta sullo stralcio. Condividiamo la necessità di una migliore tutela dei simboli, di una migliore tutela e regolamentazione della presentazione delle liste, che è strettamente connessa all'attività politica, alla quale bisogna garantire la massima libertà di espressione democratica. Ci sembra però che questo tema debba essere approfondito bene, in una sede che ha già ha messo in cantiere i lavori su questo tema; mi riferisco alla Commissione affari costituzionali, che sta cercando, con grande impegno, sia pure con difficoltà, di mettere a punto una nuova legge elettorale. Quella è la sede giusta per parlare della protezione dei simboli, delle modalità con cui si riconoscono i Gruppi parlamentari e della protezione della libera espressione delle forze democratiche. In questo momento, debbo riconoscere che anche noi abbiamo difficoltà a capire quali conseguenze abbia la formulazione al nostro esame. Do ragione al presidente della Commissione bilancio, Morando, il quale afferma che la disposizione è attinente alla manovra finanziaria, perché c'è un introito di 5.000 euro per ogni lista che presenta il simbolo e i simboli sono migliaia, per cui c'è un risvolto finanziario. Tuttavia, mi sembra sia un passeggero nascosto in questa finanziaria. Il tema è veramente degno di approfondimento. Pur condividendo completamente le considerazioni svolte dagli esponenti del Gruppo dei Verdi a favore della regolamentazione di questa materia, ritengo che non sia questa la sede più appropriata.

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PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, siamo molto lieti della presentazione di questo ordine del giorno, lo sosteniamo e chiedo di apporre la firma dei senatori del Gruppo Per le Autonomie. Come Gruppo, abbiamo lavorato molto per la famiglia, proponendo emendamenti che sono stati recepiti solo in parte. L'attenzione che con questo ordine del giorno si dà al problema delle famiglie e delle donne che lavorano e danno un forte contributo ad una società, come la nostra, che ha una delle più bassa natalità del mondo, mi pare vada rafforzata. In questo caso ci si riferisce alle lavoratrici autonome, ma ci auguriamo che forse già alla Camera o con un passo ulteriore in questo senso del Governo si possa fare qualcosa per ampliare i tempi di congedo parentale anche per le lavoratrici dipendenti. PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, volevo solo rimarcare, in primo luogo, che siamo a favore dell'ordine del giorno G84.101, al quale personalmente intendo aggiungere la mia firma. Circa l'ordine del giorno G84.100, chi ha seguito ha capito che il relatore si è rimesso all'Aula, mentre il Governo ha precisato che è disposto ad accettarlo come raccomandazione. Presidente, a questo punto, le chiedo formalmente che si voti anche tale ordine del giorno, per evitare di obbligare il Governo, anche solo con una raccomandazione, ad un comportamento che magari non rispecchia la volontà dell'Aula. Per quanto riguarda noi, non la rispecchia: noi siamo per un parere contrario a questo ordine del giorno, perché vorremmo che la ripartizione dei fondi dell'8 per mille rimanesse quella che è. Ho seguito attentamente l'intervento del senatore Angius, il quale in sostanza ha affermato che solo una parte dei cittadini dichiara a quale confessione o a quale chiesa dovrebbe essere dedicato il contributo; il resto dovrebbe essere assegnato per motivi sociali. A tali affermazioni contrappongo che già c'è la possibilità di scegliere la casella non solo per la Chiesa cattolica o per la confessione a cui si appartiene, ma anche per lo Stato, che può dedicare l'8 per mille a fini sociali. Assumere poi, come giustamente finora si è fatto, di ripartire l'equivalente delle dichiarazioni non fatte a tutti in proporzione alle dichiarazioni fatte mi sembra molto più giusto rispetto all'adottare una regola in virtù della quale si dice: «Il resto me lo prendo io». Per absurdum si potrebbe anche dire: «Il resto, quello che non è optato, va tutto alla Chiesa cattolica» e sarebbe ugualmente ingiusto. Allo stesso modo, però, è ingiusto prevedere una scelta tassativa tra varie opzioni tra cui c'è anche quella dello Stato e poi attribuire, se è giusta l'informazione che ha fornito la senatrice Brisca Menapace, il 60 per cento allo Stato. Sarebbe un esproprio della Chiesa cattolica contro cui noi ci opponiamo con fermezza. PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevole Ministro, onorevoli colleghi, questa finanziaria ha l'indiscutibile pregio di non togliere, bensì di restituire e ridistribuire risorse; ma non dobbiamo neanche dimenticare che lo spazio di manovra era ed è molto ridotto: rigidi paletti, quali i vincoli europei, il Patto di stabilità e, soprattutto, il peso del debito pubblico con i suoi interessi. 250


Il debito pubblico dell'Italia - mi pregio di ricordarlo perché è importante che anche gli italiani lo sappiano - è il più alto di tutti i Paesi europei. È un fardello di oltre 1.600 miliardi di debito che ogni anno costa allo Stato, e a noi tutti come comunità, una cifra di oltre 70 miliardi di euro in interessi. È un gap pesante, che ha reso un esercizio molto difficile la congiunzione del risanamento dei conti pubblici con concrete misure di impulso allo sviluppo, di riduzione della pressione fiscale ed interventi per ridurre le diseguaglianze sociali. Alla fine di un lungo, ma proficuo lavoro, signor Presidente, ritengo che si sia riusciti a trovare un punto di equilibrio soddisfacente che, certamente ancora perfettibile, mette in campo misure redistributive di equità e competitività. Sul campo sociale penso che lo sconto sull'ICI per la casa (al quale è stato opportunamente tolto il tetto del reddito, che avrebbe portato a complicazioni gravissime anche organizzative ed aggravi costosi per i Comuni) sia stato una cosa positiva anche se, come Gruppo Per le Autonomie, dobbiamo esprimere una critica di fondo su questo. Avevamo salutato con favore, naturalmente, il fatto che si cominci a tagliare tasse, però, si è cominciato da una tassa che, a dir la verità, non era dello Stato, ma dei Comuni e, anche se il taglio è risarcito dallo Stato, si è intaccato un sistema che si vuole rafforzare, quel sistema che ci dovrebbe portare passo per passo ad un vero federalismo che dia maggiori competenze anche in materia fiscale. Per quanto concerne il capitolo sanità, è poi apprezzabile lo sforzo che ha portato all'abolizione del ticket sulla diagnostica. Anche qui però invitiamo il Governo a ragionare affinché si possano trovare forme di esenzione non generali: chi può se li paghi questi dieci euro, non deve caricare il proprio peso sulla comunità, sugli altri contribuenti; si trovano criteri di esenzione in base ad un effettivo bisogno, con il che si potrebbe ridurre di tanto anche la spesa pubblica che abbiamo dovuto affrontare e che ci ha limitato fortemente negli interventi che avremmo voluto e avremmo salutato con favore. Vorrei, quindi, evidenziare le misure sociali a favore, oltre che dei non capienti, che abbiamo favorito almeno in parte nel decreto fiscale, dei giovani, degli studenti che vanno a vivere da soli e per le famiglie dei meno abbienti che pagano l'affitto e hanno un basso reddito. Salutiamo con favore anche le misure e sottolineiamo l'importanza di un primo forte taglio dei cosiddetti costi della politica. Vorrei evidenziare in questo caso che il tetto massimo che abbiamo posto ai super manager dello Stato o comunque di enti dello Stato è di 274.000 euro. Evidenzio in questo contesto, solo per sincerità e anche per trasparenza rispetto alla popolazione, che quello dei parlamentari stessi, che avrebbe potuto anche essere un livello di reddito da adottare, come aveva proposto la Lega, è pari a circa la metà: per i parlamentari il reddito massimo è di 145.000 euro. Ma a questi tagli dovrebbero seguire ulteriori tagli strutturali. Abbiamo, con la riforma del 2001, trasferito importanti competenze alle Regioni, però i Ministeri hanno lo stesso apparato burocratico e lo stesso personale, nonostante che le competenze non le abbiano più. Penso che sia necessaria più efficienza per evitare doppioni ed ulteriori spese, altrimenti è vero quello che Sartori ha scritto su il «Corriere della Sera», se non erro, in cui dice che il federalismo ci costa; esso ci costa solo se effettivamente non si persegue il principio dell'efficienza. Invece è proprio questo principio di riduzione dei costi che, a nostro avviso, deve guidare la legittima richiesta delle Regioni, anche quelle a Statuto ordinario, di maggiori competenze. Una richiesta in base all'articolo 116, comma terzo, della Costituzione, che come Gruppo Per le Autonomie appoggeremo e sosterremo. Se da una parte chiediamo attenzione e rispetto per le autonomie speciali, sottolineando che è sbagliato considerare privilegi quelli che sono diritti costituzionalmente e per noi anche internazionalmente sanciti, dall'altra, siamo convinti che questo modello, esempio di buon Governo del territorio (e tutti ce lo testimoniano, anche quelli che ci criticano; il buon governo nessuno lo mette in dubbio sulle Province autonome e le Regioni a Statuto speciale), non debba essere oggetto di invidie ma, al contrario, rappresentare un sistema da allargare, nell'ottica di uno Stato federale che veda sempre più le comunità vicine ai cittadini ed impegnate nella gestione del territorio. 251


Quindi, ben venga la richiesta di più autonomia, come di recente ha fatto la Lombardia e come penso possano fare altre Regioni, come il Veneto, il Piemonte, l'Emilia-Romagna o altre, che abbiano non solo l'ambizione e la volontà ma anche i presupposti per gestire con maggiore efficienza - questa è la parola chiave - le competenze alle quali aspirano. L'obiettivo deve essere più autonomia per una politica più vicina alla gente, con migliori risultati e meno sperperi. Tornando alla legge finanziaria, devo svelare, non posso nascondere un'ombra pesante che, come Gruppo Per le Autonomie, ci preoccupa. Abbiamo cercato di dissipare con emendamenti questa ombra, li abbiamo però dovuti ritirare, data l'esiguità delle risorse a disposizione. Mi riferisco all'assenza del pacchetto di misure che volevamo proporre per la famiglia, in modo specifico per la maternità e le donne lavoratrici con bambini. Servono misure che favoriscano le nascite in Italia, è una questione veramente molto importante per mantenere in piedi tutto il sistema pensionistico, il sistema sociale, il pagamento della sanità e dei non autosufficienti. Abbiamo il tasso di nascite più basso di tutta Europa: eravamo all'1,1 e adesso siamo all'1,3, ma non grazie alle famiglie italiane, grazie agli immigrati. Ciò significa che sempre meno giovani che entrano nel processo di lavoro dovranno sopportare, grazie ad un altro pregio dell'Italia, la longevità, un sempre più ampio peso di persone anziane. Tutto il sistema non regge se non facciamo qualcosa in questo settore. Chiediamo che nel corso dell'esame alla Camera di questa legge finanziaria si preveda, almeno in misura parziale, una misura strutturale, anche a medio termine, ripensando un po' altre misure, per favorire proprio le famiglie con bambini e le donne che devono per forza, per necessità economica coniugare il loro lavoro con la famiglia. Per quanto riguarda le piccole e medie imprese, spesso siamo quasi soli, come Gruppo Per le Autonomie, ad evidenziare la sofferenza che queste hanno espresso, cosa che dovrebbe costituire un segnale rosso, un segnale di allarme per il Governo e tutte le forze politiche. Non si tratta di demagogia, ma di un segnale che la pressione fiscale che pesa sulle piccole e medie aziende è grande e forte, e spesso schiaccia troppo. C'è anche il raffronto con l'estero in cui ci indicano continuamente che proprio da noi, come zona di confine, le aziende possono anche scegliere altre vie. Pertanto, salutiamo le misure dell'abbassamento dell'IRES e dell'IRAP, anche se, lo diciamo sinceramente, queste sono finanziate, in gran parte, da un allargamento della base imponibile. PRESIDENTE. Deve concludere, senatore Peterlini. PETERLINI (Aut). Ometterò allora qualche parte del mio intervento che le vorrei chiedere di poter depositare agli atti. PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. PETERLINI (Aut). Anche per quanto riguarda il fisco, è importante perseguire la lotta all'evasione, con una finanza, lo avevo già detto una volta in Aula, più consultiva e non punitiva. Signor Presidente, vorrei in conclusione sottolineare, nonostante le critiche che ho avanzato, soprattutto viste come proposte per alleviare l'imposizione sulle famiglie e sulle piccole e medie imprese, il nostro gradimento per le misure innovative nel settore sociale. Per queste ragioni, daremo il nostro consenso e, come Gruppo Per le Autonomie, approviamo con un convinto sì queste misure finanziarie. (Applausi dai Gruppi Aut, IU-Verdi-Com e Ulivo).

S. 1817-B Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato ( legge finanziaria 2008 ) 252


PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sembrava proprio di sentire le campane funebri per questo Governo, ma mi sembra anche un po' troppo facile dire che noi avremmo chiesto, noi avremmo visto, noi avremmo preferito che la spesa pubblica fosse più ristretta, mentre altri chiedevano che certi ceti fossero avvantaggiati e fosse aumentata la spesa. Tutte e due le cose, naturalmente, non si possono fare nello stesso momento e si deve anche dire all'Italia che la botte piena e la moglie ubriaca non si possono avere contemporaneamente. Non ne sono io qui l'avvocato difensore, ma mi pare che il Governo si sia messo al lavoro seriamente con un debito e un peso grandissimo di cui nessuno si rende conto: sono 1.600 miliardi, non di vecchie lire, ma di euro, il debito più alto di tutti i Paesi europei; siamo, come al solito, la punta massima con un debito così ingente. Il Governo potrebbe non interessarsene e andare avanti, spendendo come hanno fatto quelli precedenti (non parlo solo di Berlusconi ma anche dei Governi egli anni passati, degli anni Settanta e Ottanta e anche prima), vivendo bene e con grandissimo consenso. Il Governo ha deciso di dire, con serietà, che affronta questo problema, cerca di ridurre il debito pubblico, cerca di ridurre il deficit e seriamente si mette al lavoro. Con la finanziaria dello scorso anno in Italia si è levato un urlo, una rivoluzione dai piccoli ai grandi che si chiedevano cosa stesse succedendo. Il Paese era in agitazione e non è stato gratificato. Dunque, quest'anno, tutti insieme, abbiamo preso la decisione, che mi sembra anche giusta, di mantenere l'obiettivo sott'occhio, cioè di perseguire con serietà l'obiettivo di ridurre il debito pubblico. Pagare 70 miliardi di euro all'anno solo di interessi è troppo per una comunità: è come se una famiglia, invece di comperare vestiti e libri di scuola per i bambini, dovesse portare tutto lo stipendio in banca. È troppo: questo obiettivo deve rimanere, ma è anche giusto equilibrarlo rispondendo alle esigenze sociali che ci sono nel Paese. Pertanto, condividiamo l'impostazione di questa finanziaria, che ci sembra equilibrata e migliore delle altre. Siamo contenti che ci siano anche agevolazioni per le famiglie più deboli e che si tenga sott'occhio il problema dei mutui sulla prima casa, perché le famiglie che hanno contratto mutui stanno soffrendo per l'aumento degli interessi che si sta vedendo anche su base europea e il peso diventa grave. Sono contento che nella finanziaria si tenga conto di questo problema. Per quanto riguarda l'ICI, è giusto tagliare le tasse, ma a noi del Gruppo per le autonomie sembrava sbagliato cominciare da quelle degli enti locali, perché questa è una dalle tasse che vanno a vantaggio dei Comuni e non era proprio la scelta migliore che si poteva fare. Condividiamo gli aiuti in favore dei giovani e degli studenti con i più bassi redditi, nonché quelli a favore degli incapienti. Per questi ultimi, il collega Rossi diceva che sarebbe stato meglio dare loro il doppio, ma qui ognuno doveva cercare di muoversi con le misure e con i soldi che ci sono. La rincorsa ad aumentare reciprocamente le spese avrebbe portato ad un voto contrario di altri, che, giustamente, in questa Aula e nella maggioranza, dicono che non avrebbero permesso che queste, e anche le tasse, a danno dei cittadini, aumentassero. Sul tema della sanità abbiamo salutato con piacere l'abolizione del ticket sulla diagnostica, però, a dirlo sinceramente, ci costa più di 800 milioni di euro. Mi sembra si potesse limitarla, lo dico come indicazione per il futuro, a chi ne ha veramente bisogno, perché chi può pagare dieci euro per la sua diagnostica li paga e così risparmiamo soldi per altre esigenze che ci sembrano più importanti. Molto bene, un voto di eccellenza, le misure a favore dell'ambiente. Ci sono le proroghe delle disposizioni previste dalla scorsa manovra e sono state ulteriormente promosse le energie rinnovabili. È un segnale positivo. Penso, ad esempio, agli incentivi per la riqualificazione delle abitazioni, per i pannelli solari e per il risparmio energetico in generale. In questo contesto 253


giudichiamo positivamente l'attenzione dedicata ai territori di confine, alle accise per il gasolio da riscaldamento e al teleriscaldamento con biomassa. Importante anche l'autorità di garanzia per la sorveglianza dei prezzi, però la si sarebbe dovuta prevedere nel 2001, quando è scattato l'euro. (Commenti del senatore Eufemi). In Italia si dice sempre che l'euro ha la colpa di aver fatto esplodere i prezzi. Ma questo è accaduto solo in Italia. Non è accaduto né in Austria né in Germania. Questo perché in Italia ci sono stati i furbi che il caffè, invece di farlo pagare l'equivalente di mille lire, lo hanno fatto pagare un euro. (Commenti dei senatori Eufemi, Baldassarri e Ciccanti). Questo è successo in Italia, dove mancava un'autorità di sorveglianza. E nel 2001 non c'era certo questo Governo, ma un altro. Sui costi della politica condividiamo i segnali che sono stati dati. Condividiamo le restrizioni della spesa per i Ministeri, anzi facciamone di più forti. Abbiamo bloccato le indennità dei parlamentari. Non penso che ci facciano un monumento, ma lo abbiamo fatto. Il professor Sartori sul «Corriere della Sera» ha criticato il federalismo dicendo che si raddoppiano le spese. Certo che si raddoppiano le spese se la nuova Costituzione prevede che le competenze di una serie di settori debbano passare alle Regioni; l'apparato ministeriale rimane uguale e le regioni assumono nuovo personale. Con questo dettato costituzionale sarebbe il tempo di fare un esame dei vari Ministeri e dei diversi funzionari e vedere quali competenze sono rimaste. Le altre forzatamente dovranno essere trasferite alle Regioni, altrimenti ci saranno doppioni che dovranno essere pagati dal contribuente. In questo contesto, sull'autonomia, ci sono invidie e discussioni. Rispondiamo semplicemente con un invito a venire a vedere il buon governo. E per favore, invece di dire di togliere a loro, perché sono privilegiati, si rispettino i patti internazionali e i dettati di Stati costituzionali, ma soprattutto si prenda esempio. Se in certe zone del Paese si lavora bene, perché dovremmo schiacciarle e portarle verso il basso? Cerchiamo, siamo i primi promotori, se possiamo, di mettere a disposizione le nostre esperienze, di promuovere tutto il Paese in questa direzione, dandogli un assetto molto più democratico, più vicino alla gente, con un federalismo vero che possa orientarsi ai bisogni della gente stessa e non ad un Governo centralizzato, tra l'altro rafforzato da una serie di sentenze della Corte costituzionale che non ho capito come e in che modo possa in ogni decisione restringere, invece di promuovere, le competenze delle Regioni a favore dello Stato. Noi saremo in prima fila, se solo lo vorrete, insieme a tutte le altre forze politiche per tentare di applicare un modello di sviluppo più moderno, più agevole per il Paese. Così non si può più governare. Non può rimanere tutto incentrato nella città di Roma in un apparato burocratico enorme incapace persino di gestire un emendamento in Aula, come è successo per esempio sul pacchetto relativo alla sicurezza. Ci vuole un Governo più vicino alla gente. A tale riguardo, mi auguro che la riforma costituzionale avviata alla Camera dei deputati, con i giusti modi e senza prendere la questione alla leggera proponendo l'abolizione del Senato in questa forma, possa giungere anche all'esame della nostra Camera. Ciò che manca in questa finanziaria è la promozione della famiglia. Ricordo - e non smetterò mai di farlo - che l'Italia si annovera tra i Paesi con il tasso di natalità fra i più bassi d'Europa e, addirittura, del mondo. Ciò deve farci riflettere perché comporta risvolti nel settore pensionistico, in quello previdenziale e, in generale, in quello assistenziale. Dobbiamo svolgere un lavoro serio e sciogliere il nodo della compatibilità del lavoro delle donne con l'educazione dei figli. In proposito, invito il Governo a tener conto delle proposte contenute in un disegno di legge presentato dal Gruppo per le autonomie. Ringraziando per l'attenzione rivoltami e sottolineando la necessità di proseguire rafforzando il rilancio dell'economia, tenendo in particolare considerazione le piccole e medie imprese e il risanamento del debito pubblico, come anche il sostegno alle famiglie e alle donne che lavorano, preannuncio il voto favorevole e la fiducia al Governo da parte del Gruppo per le autonomie. (Applausi dai Gruppi Aut, PD-Ulivo, RC-SE e IU-Verdi-Com. Congratulazioni).

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PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor presidente Prodi, stiamo affrontando una riforma dello Stato sociale molto importante, soprattutto per gli strati più deboli, ma dobbiamo dedicare una particolare attenzione ai giovani. Sottolineo la parola "giovani", perché sarà al centro di questo intervento del Gruppo Per le Autonomie. Il Senato sta definendo il Protocollo sul welfare, approvando praticamente un compromesso trovato tra le parti sociali dei lavoratori e delle imprese con il Governo, promosso tra l'altro anche da un referendum tra i lavoratori. Desidero evidenziare e lodare questo modo di procedere del Governo, cioè il metodo della concertazione, fondamentale strumento per un Paese avanzato. Abbiamo trovato un compromesso che contempla le ragioni dei lavoratori e quelle delle imprese, avendo come obiettivo condiviso, da una parte, la salvaguardia sociale e, dall'altra parte, la crescita, cioè due elementi che non è facile far convergere. Tra le misure troviamo la trasformazione dello scalone in tanti piccoli scalini (questa era la discussione centrale nella pubblica opinione), con l'esenzione per i lavori usuranti, la riforma degli ammortizzatori sociali, l'aumento dell'indennità di disoccupazione, che ci sembra importante, gli sgravi contributivi per la contrattazione di secondo livello, la durata massima di 36 mesi per i contratti a termine, con l'eventuale unica proroga, previsti dagli avvisi comuni delle parti sociali. Quest'ultima è una misura che intende trovare una prima soluzione ad un grande problema del nostro Paese, quello del precariato, che colpisce soprattutto i giovani, vera risorsa del nostro Paese. Un aspetto che in tutta questa discussione tra le parti sociali è stato un po' trascurato è proprio il problema della previdenza a lungo termine e delle conseguenze che ne derivano per i giovani. Sappiamo - e non cesserò di ricordarlo in quest'Aula - che l'Italia si annovera tra i Paesi con la più bassa natalità del mondo e al contempo ha la fortuna di essere tra quelli con la maggiore aspettativa di vita. Abbiamo, infatti, 1,2-1,3 bambini per donna (dato accresciuto con il contributo degli stranieri) ed un'aspettativa di vita che supera gli 80 anni. È una bellissima visione per quanto riguarda la vecchiaia, però, questo ha anche risvolti sul sistema previdenziale perché significa che i giovani, in numero sempre più esiguo, dovranno sostenere sulle proprie spalle il peso sempre maggiore di un numero crescente di persone anziane. Questo sistema previdenziale, così come è imposto, non regge, se non abbiamo il coraggio di affrontare il problema dell'età pensionabile, qui modestamente - lo sottolineo - affrontato. Su questo tema, tutti gli esempi che ci sono in Europa sono più avanti rispetto a noi. E invece noi abbiamo discusso per un anno su due o tre classi di età (in cui peraltro rientro anch'io), quelle del 1951, del 1952 e 1953, senza accorgerci che, privilegiando i nostri stessi interessi, scarichiamo il problema sui giovani, e costoro saranno sempre meno a pagare questa spesa. E non dimentichiamo il problema del debito pubblico. Ieri, intervenendo sulla finanziaria, ho ricordato questo aspetto molto importante: rischiamo di scaricare sulle prossime generazioni, oltre al debito pubblico con i relativi interessi, anche la spesa previdenziale e il pagamento dei nostri privilegi, a cui i giovani non potranno mai partecipare, in questa forma. È giusto che il Governo abbia promosso in questo contesto la previdenza complementare, anche se un numero troppo esiguo di lavoratori ha scelto di dedicare il TFR ad un fondo pensione. È un numero ancora troppo basso, lo sa il Ministro del lavoro, qui presente, e lo sanno i membri del Governo: anche se raggiungessimo il 60-70 per cento di lavoratori che opta per questa scelta, coloro che rimangono fuori dalla previdenza complementare sono proprio quelli che più ne hanno bisogno, gli strati più deboli, quelli che non hanno i soldi per pagare questo ulteriore contributo. Pertanto, questo tema lo si deve riaffrontare rafforzando le misure già intraprese dal Governo e dalla COVIP per promuovere la previdenza complementare, ma anche affrontando il tema 255


"basteranno queste misure per sopperire alla riduzione della pensione che i giovani dovranno sopportare". Per quanto riguarda il tasso di natalità, abbiamo esempi in Francia e nei Paesi nordici di come con specifiche misure per la famiglia si sia veramente riusciti a promuovere le nascite e ad innalzarle visibilmente. Non si può andare avanti in questo modo perché non crolla solo il sistema previdenziale, ma anche quello relativo alla sanità e alle misure sociali. Sono sempre gli stessi giovani, più esigui, che devono sopportare tale onere sociale. Pertanto, il nostro richiamo, presentato dal GruppoPer le Autonomie sia in forma di emendamento alla finanziaria sia in forma di disegno di legge nella Commissione lavoro presieduta dal presidente Treu, è volto ad impostare a partire dal prossimo anno il bilancio nel senso di accentuare la gravità del problema della famiglia e soprattutto della compatibilità della donna che lavora con il suo compito di educare i figli. Ormai nelle famiglie devono lavorare entrambi i partner perché spesso il reddito non basta. Ciò non toglie però che si debba cercare con misure previdenziali e di promozione di alleggerire questo peso. Noi avevamo promosso, ad esempio, il discorso di aumentare il periodo di aspettativa dopo la nascita dei figli incrementando anche la copertura previdenziale. Ci si è detto che i costi erano eccessivi e che per raddoppiare la cifra prevista sarebbero stati necessari 450 milioni di euro. Ieri avevo ricordato in sede di finanziaria che si sono spesi oltre 800 milioni di euro per i ticket, per scaricare dieci euro. È una misura che va bene per gli strati sociali più bassi, ma credo che la maggior parte dei cittadini sarebbe disposta a pagare con fierezza dieci euro per le diagnostiche strumentali. Se si avesse avuto disponibilità di tale cifra sarebbe stato possibile coprire quell'esigenza. Rivolgo comunque un appello al Governo a tener sotto controllo la situazione. Si sottolinea poi l'importanza del provvedimento relativo al lavoro su chiamata. Qualcuno temeva che lo strumento del lavoro su chiamata potesse essere usato male. Noi crediamo che così non sia. La tipologia occupazionale nei settori del turismo e dello spettacolo, pur con tutte le cautele, necessita di questo strumento. Il mantenimento del contratto a chiamata non favorisce certo la precarietà perché si tratta per lo più di studenti, pensionati, lavoratori che operano in altri comparti, spesso anche casalinghe che da ciò traggono l'opportunità di guadagnare qualche soldo in più. Chiedo poi l'attenzione su un altro provvedimento attuato con queste misure che dovrebbe consentire alle aziende agricole di impiegare con maggiore facilità i lavoratori stagionali. Si dia attuazione a quelle misure che prevedono per la prestazione di lavoro agricolo i buoni acquistati presso le rivendite autorizzate il cui valore nominale è fissato con decreto del Ministro del lavoro. Tutto ciò consentirà di sopperire in modo legale e semplificato, nei termini di legge, alla carenza di manodopera nel settore agricolo agevolando in modo particolare il lavoro nelle campagne e anche quello dei pensionati che volentieri offrono il loro contributo in tal senso. L'utilizzo di tali buoni nel settore dell'agricoltura consentirebbe di agevolare l'adempimento degli obblighi di legge, assicurativi e previdenziali, in forma semplificata da parte di imprese e lavoratori, con ciò favorendo anche la lotta al lavoro nero. Signor Presidente, con il forte auspicio che il Governo mantenga le promesse fatte a sostegno delle famiglie e ritenendo un buon punto di partenza il compromesso raggiunto sul welfare, preannuncio che il Gruppo Per le Autonomie voterà la fiducia a questo Governo e a questo provvedimento. (Applausi dai Gruppi Aut, PD-Ulivo e RC-SE. Congratulazioni). S. 1819 Conversione in legge del decreto legge 1° ottobre 2007, n. 159, recante interventi urgenti in materia economico - finanziaria, per lo sviluppo e l' equita' sociale PETERLINI (Aut). Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

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PETERLINI (Aut). Signor Presidente, vorrei chiarire in tutta serenità un aspetto politico che non può essere archiviato senza averlo opportunamente chiarito. Si tratta del grave attacco avvenuto ieri sera in quest'Aula contro le minoranze linguistiche, in occasione della discussione e della votazione dell'emendamento 10.0.700. Non si tratta di entrare nel merito della questione che - vorrei qui sottolinearlo - fortunatamente è stata risolta. Nella discussione del testo avevo pensato di mettere una "o" al posto della "e" per introdurre un elemento di maggiore chiarezza. Nel merito ho però ricevuto le rassicurazioni da parte del Governo, del presidente della Commissione bilancio e del relatore sul fatto che il testo così come era scritto andava bene, in quanto riprendeva la dizione originale della legge in vigore. Tale legge, la n. 250 del 1990, è stata sempre applicata nel senso da me esposto, vale a dire che le radio fanno informazione nella lingua della minoranza linguistica che rispettivamente rappresentano. Con questo emendamento non si voleva porre in essere alcun colpo di mano ed anzi non si prevedevano né spese né innovazioni della legge: si intendeva praticamente aggiungere dei criteri per evitare dei soprusi. Lo affermo anche per motivi interpretativi, affinché rimanga agli atti: l'obiettivo rimane naturalmente di far sì che ogni radio parli nella lingua propria della minoranza linguistica. Signor Presidente, nel ringraziarla per aver avuto la parola, rilevo che quello che invece deve essere respinto con forza è l'attacco qui espresso contro le minoranze linguistiche. Non faccio nomi per non sollevare altre polemiche. PRESIDENTE. Per questo la ringrazio. PETERLINI (Aut). Al contrario di quanto è stato detto, ieri sera in quest'Aula non si è trattato (e non si tratta) di una istanza localistica, ma della tutela delle minoranze linguistiche, la quale - mi permetto di ricordarlo in quest'Aula, signor Presidente - è prevista dall'articolo 6 della Costituzione. Ritengo che sia un fatto grave e offensivo della nostra Carta che una prerogativa prevista nei princìpi basilari sia delegata ad una istanza, come è stato detto, localistica e campanilistica. Ringrazio, pertanto, i colleghi di maggioranza e anche di opposizione che al riguardo hanno espresso tutta la loro solidarietà rispetto a questo strumentale attacco, che respingo con fermezza. (Applausi dal Gruppo Aut).

S. 1819-B Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, recante interventi urgenti in materia economico - finanziaria, per lo sviluppo e l' equita' sociale PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Senato si accinge a licenziare in terza e definitiva stesura il decreto fiscale collegato alla finanziaria 2008. L'obiettivo perseguito da questo Governo e con tale decreto, così come fu anche con il decretolegge dello scorso luglio (entrambi non per caso chiamati "tesoretto"), è di restituire e redistribuire risorse al Paese, specialmente alle fasce più deboli. Nella valutazione del provvedimento in esame, infatti, non si può non ricordare che la prima finanziaria varata da questo Esecutivo è stata prima di tutto una finanziaria del rigore, la quale ha perseguito soprattutto l'obiettivo del risanamento, visto e considerato che il bilancio dello Stato era gravato da un pesante debito pubblico ereditato da decenni del passato.

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Purtroppo, l'obiettivo perseguito con la scorsa finanziaria è stato molto poco e mal comunicato al Paese, con la conseguenza che i sacrifici che sono stati chiesti ai cittadini e alle imprese non sono stati capiti ma subiti come delle ingiustizie. Condividiamo, dunque, la scelta adottata ora dal Governo di utilizzare le risorse aggiuntive a disposizione e provenienti dall'extragettito soprattutto per la redistribuzione e lo sviluppo. È infatti giusto e doveroso che dei frutti di una politica economica rigorosa possano usufruire quei cittadini e quelle imprese che, con il loro sacrificio, hanno contribuito al risanamento, sopportando un aumento della pressione fiscale. Accogliamo - ribadisco - l'aver scelto la redistribuzione, ma chiediamo allo stesso tempo al Governo di non dimenticare che lo spazio di manovra è molto ridotto e che il Paese non può assolutamente permettersi un aumento della spesa corrente, la quale comporterebbe altre ed ulteriori tasse. Non penso solo ai rigidi paletti, quali i vincoli europei; penso soprattutto - e non mi stancherò di ripeterlo e di ripeterlo ancora - al debito pubblico e ai suoi interessi. Il fardello che l'Italia si porta dietro ormai da vari anni è di oltre 1.600 miliardi di debito, il più alto dei Paesi europei, che ogni anno costano allo Stato, ossia a noi tutti, una cifra di oltre 70 miliardi di interessi passivi. Quanto più pesante resterà questo fardello, tanto più difficile resterà coniugare il risanamento dei conti pubblici con concrete misure di impulso allo sviluppo, di riduzione della pressione fiscale e con interventi per ridurre le disuguaglianze sociali. Signor Presidente, il Gruppo Per le Autonomie voterà a favore di questo provvedimento perché ritiene che, specialmente al Senato in prima lettura, sia stato compiuto un buon lavoro, sia in Commissione che in Aula. Ricordo che al Senato, anche in prima lettura, il testo è stato approvato senza voto di fiducia. Entrando nel merito del provvedimento, accogliamo con favore che il decreto interviene a favore dei cosiddetti incapienti, ossia a favore di quelle persone che non possono mai beneficiare delle detrazioni fiscali perché il loro reddito è talmente basso che non possono pagare le tasse. Accogliamo con favore anche le misure agevolative sulle fonti rinnovabili, quelle di sostegno alle vittime del terrorismo ed un primo, anche se assai modesto (e giustamente è stato criticato), aiuto agli emotrasfusi. Salutiamo con favore anche l'incremento del Fondo per le politiche sociali e la scelta di rendere disponibili risorse per la scuola dell'obbligo. Quello che manca - e lo abbiamo lamentato come Gruppo in occasione dell'approvazione del disegno di legge di conversione in prima lettura e durante l'esame del disegno di legge finanziaria è una serie di interventi a favore delle famiglie. Il Gruppo Per le Autonomie aveva chiesto con fermezza politiche familiari strutturali, nello specifico a sostegno della maternità e delle donne lavoratrici con bambini. Bisogna, infatti, rendere compatibile il lavoro delle donne, spesso indispensabile per la sopravvivenza della famiglia, con l'educazione dei figli, l'altro obiettivo da garantire. Avevamo richiesto l'aumento dei mesi di congedo parentale per dare un primo segnale forte a sostegno di quella natalità che vede quello dell'Italia uno dei tassi più bassi del mondo, con tutti i problemi e i risvolti conseguenti di sostenibilità del sistema pensionistico, sociale in generale, della sanità e dei casi di non autosufficienza. Al riguardo presenteremo a breve un disegno di legge e chiedo fin d'ora, sia alla maggioranza che all'opposizione, di sostenere questo obiettivo affinché tornino ad aumentare le nascite anche in questo Paese. Ricordo che la Francia e i Paesi nordici, per esempio, sono stati capaci di promuovere proprio le politiche sociali attraverso il sostegno alla famiglia. Oltre a ciò, incentiviamo l'obiettivo di rafforzare le strutture ferroviarie per favorire il trasferimento del traffico merci e delle persone dalla gomma alla rotaia. Al tempo stesso, però, ci troviamo d'accordo con le dichiarazioni rilasciate recentemente dal Ministro delle infrastrutture, onorevole Di Pietro, che non intende più concedere risorse al buio. Pur con il sostegno fornito in questi anni, le Ferrovie continuano ad annunciare nuovi rincari dei biglietti. Occorre pertanto trasparenza su dove finiscono questi soldi e, soprattutto, devono essere visibili ai cittadini viaggiatori e alle imprese i frutti di questi finanziamenti. I tanti pendolari, che fortunatamente scelgono di muoversi in treno piuttosto che in macchina, vivono quotidianamente disagi che non sono più tollerabili. Si aggiunga il fatto che anche le potenzialità delle ferrovie per il trasporto merci non sono sfruttate e, se lo sono, 258


sono sfruttate molto male. Chiediamo dunque con insistenza che le Ferrovie utilizzino questi finanziamenti per migliorare le strutture e i servizi, allo stato assai carenti, e per porre rimedio alle indecenti condizioni igieniche nei vagoni dei treni. Concludo, signor Presidente, annunciando che il Gruppo Per le Autonomie esprimerà un voto favorevole al provvedimento in esame, con la richiesta, tuttavia, di perseguire sempre lo scopo di raggiungere un equilibrato bilanciamento tra le esigenze di risanamento, una più equa distribuzione della ricchezza, soprattutto con riferimento alle categorie più deboli ed alle famiglie, e una riduzione del peso fiscale anche per le imprese. (Applausi dal Gruppo Aut e della senatrice Brisca Menapace). S. 1903 Norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e competitivita' per favorire l' equita' e la crescita sostenibili, nonche' ulteriori norme in materia di lavoro e previdenza sociale PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor presidente Prodi, stiamo affrontando una riforma dello Stato sociale molto importante, soprattutto per gli strati più deboli, ma dobbiamo dedicare una particolare attenzione ai giovani. Sottolineo la parola "giovani", perché sarà al centro di questo intervento del Gruppo Per le Autonomie. Il Senato sta definendo il Protocollo sul welfare, approvando praticamente un compromesso trovato tra le parti sociali dei lavoratori e delle imprese con il Governo, promosso tra l'altro anche da un referendum tra i lavoratori. Desidero evidenziare e lodare questo modo di procedere del Governo, cioè il metodo della concertazione, fondamentale strumento per un Paese avanzato. Abbiamo trovato un compromesso che contempla le ragioni dei lavoratori e quelle delle imprese, avendo come obiettivo condiviso, da una parte, la salvaguardia sociale e, dall'altra parte, la crescita, cioè due elementi che non è facile far convergere. Tra le misure troviamo la trasformazione dello scalone in tanti piccoli scalini (questa era la discussione centrale nella pubblica opinione), con l'esenzione per i lavori usuranti, la riforma degli ammortizzatori sociali, l'aumento dell'indennità di disoccupazione, che ci sembra importante, gli sgravi contributivi per la contrattazione di secondo livello, la durata massima di 36 mesi per i contratti a termine, con l'eventuale unica proroga, previsti dagli avvisi comuni delle parti sociali. Quest'ultima è una misura che intende trovare una prima soluzione ad un grande problema del nostro Paese, quello del precariato, che colpisce soprattutto i giovani, vera risorsa del nostro Paese. Un aspetto che in tutta questa discussione tra le parti sociali è stato un po' trascurato è proprio il problema della previdenza a lungo termine e delle conseguenze che ne derivano per i giovani. Sappiamo - e non cesserò di ricordarlo in quest'Aula - che l'Italia si annovera tra i Paesi con la più bassa natalità del mondo e al contempo ha la fortuna di essere tra quelli con la maggiore aspettativa di vita. Abbiamo, infatti, 1,2-1,3 bambini per donna (dato accresciuto con il contributo degli stranieri) ed un'aspettativa di vita che supera gli 80 anni. È una bellissima visione per quanto riguarda la vecchiaia, però, questo ha anche risvolti sul sistema previdenziale perché significa che i giovani, in numero sempre più esiguo, dovranno sostenere sulle proprie spalle il peso sempre maggiore di un numero crescente di persone anziane. Questo sistema previdenziale, così come è imposto, non regge, se non abbiamo il coraggio di affrontare il problema dell'età pensionabile, qui modestamente - lo sottolineo - affrontato. Su questo tema, tutti gli esempi che ci sono in Europa sono più avanti rispetto a noi. E invece noi abbiamo discusso per un anno su due o tre classi di età (in cui peraltro rientro anch'io), quelle del 1951, del 259


1952 e 1953, senza accorgerci che, privilegiando i nostri stessi interessi, scarichiamo il problema sui giovani, e costoro saranno sempre meno a pagare questa spesa. E non dimentichiamo il problema del debito pubblico. Ieri, intervenendo sulla finanziaria, ho ricordato questo aspetto molto importante: rischiamo di scaricare sulle prossime generazioni, oltre al debito pubblico con i relativi interessi, anche la spesa previdenziale e il pagamento dei nostri privilegi, a cui i giovani non potranno mai partecipare, in questa forma. È giusto che il Governo abbia promosso in questo contesto la previdenza complementare, anche se un numero troppo esiguo di lavoratori ha scelto di dedicare il TFR ad un fondo pensione. È un numero ancora troppo basso, lo sa il Ministro del lavoro, qui presente, e lo sanno i membri del Governo: anche se raggiungessimo il 60-70 per cento di lavoratori che opta per questa scelta, coloro che rimangono fuori dalla previdenza complementare sono proprio quelli che più ne hanno bisogno, gli strati più deboli, quelli che non hanno i soldi per pagare questo ulteriore contributo. Pertanto, questo tema lo si deve riaffrontare rafforzando le misure già intraprese dal Governo e dalla COVIP per promuovere la previdenza complementare, ma anche affrontando il tema "basteranno queste misure per sopperire alla riduzione della pensione che i giovani dovranno sopportare". Per quanto riguarda il tasso di natalità, abbiamo esempi in Francia e nei Paesi nordici di come con specifiche misure per la famiglia si sia veramente riusciti a promuovere le nascite e ad innalzarle visibilmente. Non si può andare avanti in questo modo perché non crolla solo il sistema previdenziale, ma anche quello relativo alla sanità e alle misure sociali. Sono sempre gli stessi giovani, più esigui, che devono sopportare tale onere sociale. Pertanto, il nostro richiamo, presentato dal Gruppo Per le Autonomie sia in forma di emendamento alla finanziaria sia in forma di disegno di legge nella Commissione lavoro presieduta dal presidente Treu, è volto ad impostare a partire dal prossimo anno il bilancio nel senso di accentuare la gravità del problema della famiglia e soprattutto della compatibilità della donna che lavora con il suo compito di educare i figli. Ormai nelle famiglie devono lavorare entrambi i partner perché spesso il reddito non basta. Ciò non toglie però che si debba cercare con misure previdenziali e di promozione di alleggerire questo peso. Noi avevamo promosso, ad esempio, il discorso di aumentare il periodo di aspettativa dopo la nascita dei figli incrementando anche la copertura previdenziale. Ci si è detto che i costi erano eccessivi e che per raddoppiare la cifra prevista sarebbero stati necessari 450 milioni di euro. Ieri avevo ricordato in sede di finanziaria che si sono spesi oltre 800 milioni di euro per i ticket, per scaricare dieci euro. È una misura che va bene per gli strati sociali più bassi, ma credo che la maggior parte dei cittadini sarebbe disposta a pagare con fierezza dieci euro per le diagnostiche strumentali. Se si avesse avuto disponibilità di tale cifra sarebbe stato possibile coprire quell'esigenza. Rivolgo comunque un appello al Governo a tener sotto controllo la situazione. Si sottolinea poi l'importanza del provvedimento relativo al lavoro su chiamata. Qualcuno temeva che lo strumento del lavoro su chiamata potesse essere usato male. Noi crediamo che così non sia. La tipologia occupazionale nei settori del turismo e dello spettacolo, pur con tutte le cautele, necessita di questo strumento. Il mantenimento del contratto a chiamata non favorisce certo la precarietà perché si tratta per lo più di studenti, pensionati, lavoratori che operano in altri comparti, spesso anche casalinghe che da ciò traggono l'opportunità di guadagnare qualche soldo in più. Chiedo poi l'attenzione su un altro provvedimento attuato con queste misure che dovrebbe consentire alle aziende agricole di impiegare con maggiore facilità i lavoratori stagionali. Si dia attuazione a quelle misure che prevedono per la prestazione di lavoro agricolo i buoni acquistati presso le rivendite autorizzate il cui valore nominale è fissato con decreto del Ministro del lavoro. Tutto ciò consentirà di sopperire in modo legale e semplificato, nei termini di legge, alla carenza di manodopera nel settore agricolo agevolando in modo particolare il lavoro nelle campagne e anche quello dei pensionati che volentieri offrono il loro contributo in tal senso. L'utilizzo di tali buoni nel settore dell'agricoltura consentirebbe di agevolare l'adempimento degli obblighi di legge, 260


assicurativi e previdenziali, in forma semplificata da parte di imprese e lavoratori, con ciò favorendo anche la lotta al lavoro nero. Signor Presidente, con il forte auspicio che il Governo mantenga le promesse fatte a sostegno delle famiglie e ritenendo un buon punto di partenza il compromesso raggiunto sul welfare, preannuncio che il Gruppo Per le Autonomie voterà la fiducia a questo Governo e a questo provvedimento. (Applausi dai Gruppi Aut, PD-Ulivo e RC-SE. Congratulazioni).

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PRESENTAZIONE DI DOCUMENTI

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RISOLUZIONI

Risoluzione in Assemblea 6-00023 presentata da ANNA FINOCCHIARO martedì 27 febbraio 2007 nella seduta n.115

II Senato, udite le comunicazioni del Governo, le approva e passa all'ordine del giorno. (6-00023). FINOCCHIARO, PETERLINI, RUSSO SPENA, FORMISANO, PALERMI, RIPAMONTI, BARBATO.

MOZIONI

Atto n. 1-00098 (Iter concluso) Pubblicato il 3 maggio 2007 Seduta n. 147 PETERLINI , THALER AUSSERHOFER , PERRIN , PINZGER , BOSONE , MOLINARI , MONTALBANO , NEGRI , RUBINATO , TONINI Il Senato, premesso che: la famiglia si è sempre più qualificata nel suo ruolo di mattone fondamentale della società ma, purtroppo, fino agli anni ’90 l'interesse per le politiche familiari è stato piuttosto scarso, la programmazione politica si è orientata verso un modello di welfare rivolto all'assistenza delle persone in stato di difficoltà piuttosto che alla valorizzazione e al sostegno della famiglia nel suo complesso; proprio in ragione di questo vuoto di attenzione nei confronti delle famiglie e del notevole cambiamento culturale, negli ultimi 30 anni, è iniziato un lento ed inesorabile processo di denatalità (nel 1970 il numero medio di figli per donna era di 2,2; nel 2004 il tasso di fecondità è sceso a 1,3 figli per donna, uno dei più bassi del mondo), che è stato affiancato, positivamente, dall’allungamento della vita e dal progressivo aumento di bisogno assistenziale rappresentato dai disabili e dagli anziani non autosufficienti cui la famiglia, da sola, è stata chiamata a rispondere; accanto a questi fenomeni si è assistito alla modificazione della composizione familiare: maggiore diffusione delle convivenze more uxorio, delle famiglie monogenitoriali e delle famiglie ricostituite e quindi allargate, all’aumento delle patologie familiari e al radicarsi delle famiglie povere; anche sul fronte fiscale, nel passato, la famiglia non è stata oggetto della necessaria attenzione, non sono stati individuati gli interventi più opportuni, non sono state investite le risorse necessarie. Tale percorso è iniziato con il decreto-legge 28 febbraio 1983, n. 55, convertito dalla legge 26 aprile 1983, n. 131, sulla finanza locale che ha imposto la partecipazione al costo dei servizi a domanda individuale: asili nido, case di riposo, soggiorni di vacanza, eccetera, ed è proseguito nel corso degli anni ’80 con l'imposizione di ticket sanitari, la progressiva riduzione del valore degli assegni al nucleo familiare, eccetera; 263


analogo discorso viene fatto per il problema dell’abitazione, che risulta oggi centrale per le famiglie italiane, basti pensare che esse spendono buona parte del loro reddito per il pagamento dei canoni di locazione e delle rate dei mutui. È preoccupante, a tal proposito, il fenomeno della continua erosione del potere d’acquisto delle famiglie, in particolare di quelle dei pensionati; la condizione di crisi colpisce maggiormente le famiglie composte da lavoratori flessibili e da quelli monoreddito, le donne sole con figli e i pensionati; le istituzioni non possono intervenire soltanto quando la famiglia non è più in grado di rispondere ai propri bisogni e quindi non è in grado di fronteggiare i problemi. Lo Stato, nelle sue articolazioni, deve valorizzare le responsabilità assunte dalla famiglia rispetto allo svolgimento dell’attività di cura nei confronti dei componenti deboli, deve sostenere l’importanza del suo ruolo di mediazione tra generazioni e considerare attentamente che lo sviluppo e la stessa economia italiana può crescere solo se si investe sul potenziale sociale espresso dalle famiglie; negli ultimi anni, la responsabilità della famiglia è accompagnata nelle nuove generazioni da forti fragilità, che sono determinate dalla mancanza di un supporto sociale organizzato nelle fasi di crescita delle nuove generazioni, dall’infanzia, all'adolescenza, all'età adulta. Un indicatore sensibile, quale quello delle risorse economiche investite dal sistema pubblico per le voci “famiglia e figli”, attesta la scarsità dell’impegno in questo senso. Mentre l'Italia investe appena l’1% del Pil ed il 4% dell’intera spesa per la protezione sociale, gli altri paesi europei impegnano il doppio della loro spesa sociale, con punte in Germania, Svezia e Francia che si aggirano intorno al 10%; la disoccupazione, soprattutto tra i giovani, e la precarietà del lavoro, anche tra i meno giovani, registrano dati poco confortanti. L'Italia, infatti, si caratterizza come un Paese ad elevata disoccupazione giovanile. Il tasso di disoccupazione riferito all'intera popolazione di 15-24 anni è pari al 27,1% (contro una media UE del 17,4%) ed è lievemente superiore rispetto al dato calcolato solo sui ragazzi che hanno lasciato il sistema dell'istruzione e della formazione, pari al 26% (contro la media UE del 20,1%); dare centralità alla famiglia in un Paese come il nostro - dove essa è costretta ad un sovraccarico funzionale dovuto alle profonde trasformazioni sociali ed economiche degli ultimi decenni significa porla al centro delle politiche pubbliche, perché produce funzioni di grande valore sociale. Le famiglie vanno sostenute e aiutate nello svolgimento dei loro compiti di riproduzione, permettendo alla donna di esercitare il diritto al lavoro e alla realizzazione professionale. Con la legge 8 marzo 2000, n. 53, relativa ai congedi parentali, si è consolidato il riconoscimento del valore sociale della maternità e della paternità, ma anche in questo caso permangono limiti legati alla necessità di ampliare i diritti per i rapporti flessibili, di rendere esigibili i diritti scarsamente utilizzati ed infine di agevolare le imprese che ne favoriscono l’applicazione e l’utilizzo; altra vera e propria emergenza per le famiglie italiane è rappresentata dai carichi assistenziali delle persone non autosufficienti, spesso anziane (nel 2004, secondo dati elaborati dal Censis e dall’Agenzia dei Servizi sanitari regionali, gli anziani non autosufficienti erano pari a 2.272.768). È evidente che la famiglia rappresenta attualmente il punto di riferimento, spesso l’unico, per rispondere a questa tipologia di bisogni; il ruolo della famiglia è contemplato dagli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione, che riconoscono la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio e, con la modifica del Titolo V della stessa Costituzione, la famiglia rientra pienamente nel concetto della sussidiarietà orizzontale ossia, il primo livello ed espressione della società civile nel suo rapporto con le istituzioni; la legge finanziaria per il 2007 ha previsto un primo accantonamento di risorse economiche, serve ora prevedere gli ulteriori strumenti economico-finanziari adeguati a perseguirne le finalità. Pertanto, in considerazione di quanto sopra esposto e con l'approssimarsi della presentazione del Documento di programmazione economica e finanziaria 2008-2011, impegna il Governo: a valutare la reale consistenza del maggior gettito e dedicarlo all'abbattimento del carico fiscale a favore delle fasce sociali meno abbienti e della famiglia; 264


a varare provvedimenti a favore dell'occupazione, soprattutto per i giovani, potenziando le scelte già avviate con la legge finanziaria per il 2007 per rendere più attrattiva per le imprese l'assunzione a tempo indeterminato, anche con incentivi fiscali e previdenziali. Di contro, aumentare il prelievo fiscale e previdenziale nei confronti di quelle imprese che prescelgono forme occupazionali di tipo precario; a prevedere, come avviene già in Europa, un sistema di risparmio per l'acquisto della prima casa, coinvolgendo, per quanto competenti, anche le Regioni. Per esempio, in Germania i giovani cominciano molto presto a depositare parte dei risparmi in banca, così da ritrovarsi, quando decidono di formare una famiglia, già un congruo budget (Bausparen); a favorire la maternità con incentivi economici. Si potrebbe pensare ad un aumento della percentuale dello stipendio che viene erogato alla donna lavoratrice che, dopo il periodo di astensione obbligatoria retribuita, di 5 mesi, voglia proseguire l'astensione dal lavoro, usufruendo del congedo parentale (per esempio, per gli 11 mesi, successivi ai 5, potrebbe percepire il 60% dello stipendio). Inoltre si potrebbero prevedere la flessibilizzazione degli orari di lavoro e la promozione di forme di lavoro part-time. Da non trascurare sarebbe anche la promozione della contribuzione volontaria delle madri lavoratrici, per garantire una pensione anche a chi si dedica alla famiglia ed in questo contesto prevedere forme pensionistiche a favore delle casalinghe; ad incentivare, tramite le Regioni e le Province autonome, la presenza su tutto il territorio nazionale di asili nido, promuovendo, in particolar modo, quelli aziendali; ad istituire un fondo, sulla base dei modelli europei, tramite l'introduzione di una contribuzione obbligatoria da parte dei cittadini, per incrementare le disponibilità per le non autosufficienze (Pflegeversicherung); a prevedere una riduzione della pressione fiscale a carico delle famiglie, al fine di sostenere quelle meno abbienti, tenendo conto del numero dei componenti la famiglia, a cominciare dai redditi più bassi. Atto n. 1-00106 (Iter in corso) Pubblicato il 30 maggio 2007 Seduta n. 158 PETERLINI , THALER AUSSERHOFER , PERRIN , PINZGER , BOSONE , FAZIO , MOLINARI , RUBINATO , SAPORITO , SANTINI , IZZO Il Senato, premesso che: la famiglia si è sempre più qualificata nel suo ruolo di "mattone fondamentale" della società ma, purtroppo, fino agli anni ’90 l'interesse per le politiche familiari è stato piuttosto scarso, la programmazione politica si è orientata verso un modello di welfare rivolto all'assistenza delle persone in stato di difficoltà piuttosto che alla valorizzazione e al sostegno della famiglia nel suo complesso; proprio in ragione di questo vuoto di attenzione nei confronti delle famiglie e del notevole cambiamento culturale, negli ultimi 30 anni, è iniziato un lento e inesorabile processo di denatalità: nel 1970 il numero medio di figli per donna era di 2,2; il tasso di fecondità è gradualmente sceso e si aggira ora intorno ai 1,3 figli per donna, uno dei più bassi del mondo. Dall'altro lato si registra un allungamento della vita ed un progressivo aumento di bisogno assistenziale rappresentato dai disabili e dagli anziani non autosufficienti cui la famiglia, da sola, è stata chiamata a rispondere; accanto a questi fenomeni si è assistito alla modificazione della composizione familiare: maggiore diffusione delle convivenze more uxorio, delle famiglie monogenitoriali e delle famiglie ricostituite e quindi allargate, all’aumento delle patologie familiari e al radicarsi delle famiglie povere;

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anche sul fronte fiscale, nel passato, la famiglia non è stata oggetto della necessaria attenzione, non sono stati individuati gli interventi più opportuni, non sono state investite le risorse necessarie. Tale percorso è iniziato con il decreto-legge 28 febbraio 1983, n. 55, convertito dalla legge 26 aprile 1983, n. 131, sulla finanza locale che ha imposto la partecipazione al costo dei servizi a domanda individuale: asili nido, case di riposo, soggiorni di vacanza, eccetera ed è proseguito nel corso degli anni ’80 con l'imposizione di ticket sanitari, la progressiva riduzione del valore degli assegni al nucleo familiare, eccetera; analogo discorso viene fatto per il problema dell’abitazione, che risulta oggi centrale per le famiglie italiane, basti pensare che esse spendono buona parte del loro reddito per il pagamento dei canoni di locazione e delle rate dei mutui. È preoccupante, a tal proposito, il fenomeno della continua erosione del potere d’acquisto delle famiglie ed in particolare di quelle dei pensionati e le condizioni di crisi colpiscono maggiormente le famiglie composte da lavoratori flessibili e da quelli monoreddito, le donne sole con figli e i pensionati; le Istituzioni non possono intervenire soltanto quando la famiglia non è più in grado di affrontare i bisogni e quindi non è in grado di fronteggiare i problemi. Lo Stato, nelle sue articolazioni, deve valorizzare le responsabilità assunte dalla famiglia rispetto allo svolgimento dell’attività di cura nei confronti dei componenti deboli, deve sostenere l’importanza del suo ruolo di mediazione tra generazioni e considerare attentamente che lo sviluppo e la stessa economia del Paese può crescere solo se si investe sul potenziale sociale espresso dalle famiglie; negli ultimi anni, la responsabilità della famiglia sulle nuove generazioni è accompagnata da gravi fragilità, che sono determinate dalla mancanza di un supporto sociale organizzato nelle fasi di crescita delle nuove generazioni, dall’infanzia, all'adolescenza, all'età adulta. Un indicatore sensibile, quale quello delle risorse economiche investite dal sistema pubblico per le voci “famiglia e figli”, attesta la scarsità dell’impegno in questo senso. Mentre il nostro Paese investe appena l’1% del Pil ed il 4% dell’intera spesa per la protezione sociale, gli altri Paesi europei impegnano il doppio della loro spesa sociale con punte in Germania, Svezia e Francia che si aggirano intorno al 10%; la disoccupazione, soprattutto tra i giovani, e la precarietà del lavoro, anche tra i meno giovani, registrano dati poco confortanti. L'Italia, infatti, si caratterizza come un paese ad elevata disoccupazione giovanile. Il tasso di disoccupazione riferito all'intera popolazione di 15-24 anni è pari al 27,1% (contro una media Ue del 17,4%) ed è lievemente superiore rispetto al dato calcolato solo sui ragazzi che hanno lasciato il sistema dell'istruzione e della formazione, pari al 26% (contro la media Ue del 20,1%); dare centralità alla famiglia in un Paese come il nostro - dove è costretta ad un sovraccarico funzionale dovuto alle profonde trasformazioni sociali ed economiche degli ultimi decenni significa porla al centro delle politiche pubbliche, perché produce funzioni di grande valore sociale. Le famiglie vanno sostenute e aiutate nello svolgimento dei loro compiti di riproduzione, permettendo alla donna di esercitare il diritto al lavoro e alla realizzazione professionale. Con la legge 8 marzo 2000, n. 53, relativa ai congedi parentali, si è consolidato il riconoscimento del valore sociale della maternità e paternità, ma anche in questo caso permangono limiti legati alla necessità di ampliare i diritti per i rapporti flessibili, di rendere esigibili i diritti scarsamente utilizzati ed infine di agevolare le imprese che ne favoriscono l’applicazione e l’utilizzo; altra vera e propria emergenza per le famiglie italiane è rappresentata dai carichi assistenziali delle persone non autosufficienti, spesso anziane (nel 2004, secondo dati elaborati dal Censis e dall’Agenzia dei Servizi sanitari regionali, gli anziani non autosufficienti erano pari a 2.272.768). È evidente che la famiglia rappresenta attualmente il punto di riferimento, spesso l’unico, per rispondere a questa tipologia di bisogni; il ruolo della famiglia è contemplato non solo dagli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione, che riconoscono la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio ma, con la modifica del Titolo V, la famiglia rientra pienamente nel concetto della sussidiarietà orizzontale, ossia il primo livello ed espressione della società civile nel suo rapporto con le istituzioni; 266


la legge finanziaria per il 2007 ha previsto un primo accantonamento di risorse economiche, serve ora prevedere gli ulteriori strumenti economico-finanziari adeguati a perseguirne le finalità. Pertanto, in considerazione di quanto sopra sposto e con l'approssimarsi della presentazione del Documento di programmazione economico-finanziaria 2008-2011, impegna il Governo: a valutare la reale consistenza del maggior gettito e dedicarlo all'abbattimento del carico fiscale a favore delle fasce sociali meno abbienti e al sostegno della famiglia; a varare provvedimenti a favore dell'occupazione, soprattutto per i giovani, potenziando le scelte già avviate con la legge finanziaria per il 2007 per rendere più attrattiva per le imprese l'assunzione a tempo indeterminato, anche con incentivi fiscali e previdenziali; di contro, ad aumentare il prelievo fiscale e previdenziale nei confronti di quelle imprese che prescelgono forme occupazionali di tipo precario; a prevedere, come già avviene in tanti paesi europei, un sistema di risparmio agevolato per l'acquisto della prima casa (Bausparen), coinvolgendo, per loro competenza, anche le Regioni; ad incentivare i giovani (come in Germania, in Austria ed in altri Paesi) a cominciare molto presto a seguire un piano di risparmio sistematico per la casa, per ritrovarsi, quando decidono di formare la famiglia, già un congruo budget per l'acquisto e per poter proseguire il piano con un debito minore; a favorire la maternità con incentivi economici, a prolungare per la donna lavoratrice il periodo di astensione retribuita, finora di cinque mesi, agevolando per le madri che vogliono proseguire l'astensione dal lavoro il congedo parentale e aumentando la percentuale di stipendio; a promuovere l'offerta di orari flessibili di lavoro nelle aziende e negli enti pubblici e forme di lavoro part-time; a sostenere la prosecuzione volontaria nell'INPS o la contribuzione in fondi pensione delle madri lavoratrici per garantire una pensione anche a chi si dedica alla famiglia e promuovendo forme pensionistiche a favore delle casalinghe; ad incentivare, tramite le Regioni e le Province autonome, la presenza su tutto il territorio nazionale di asili nido, promuovendo in particolar modo quelli aziendali; ad istituire un fondo previdenziale per la non-autosufficienza (con uno sguardo ai modelli europei, la cosiddetta Pflegeversicherung), alimentato anche da una contribuzione obbligatoria da parte dei cittadini per assicurare la disponibilità di fondi per la cura e l'assistenza delle persone non autosufficienti in continuo aumento per l'allungamento dell'età; ad agevolare, nell' ambito della tassazione familiare, le famiglie meno abbienti e tener conto del numero dei componenti la famiglia, a cominciare dai redditi più bassi. INTERPELLANZE Atto n. 2-00110 (Iter in corso) Pubblicato il 23 gennaio 2007 Seduta n. 92 PETERLINI , THALER AUSSERHOFER , PINZGER - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'interno e per gli affari regionali e le autonomie locali. Premesso che: gli articoli 99 e 100 dello Statuto speciale di Autonomia della Regione Trentino-Alto Adige hanno parificato la lingua tedesca alla lingua italiana, creando, in questo modo, nella sola Regione, due lingue ufficiali di pari valore e regolamentandone l'uso; dopo lunghe ed intense trattative, soltanto nel 1989 fu emanato il decreto del Presidente della Repubblica 574/1988, attuativo della speciale protezione costituzionale delle minoranze linguistiche prevista, in generale, dall'articolo 6 della Costituzione e, in particolare, dall'articolo 100

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del decreto del Presidente della Repubblica 670/1972, sulla parificazione della lingua tedesca a quella italiana e sull'uso della lingua tedesca nella pubblica amministrazione; lo Statuto sancisce che la lingua italiana deve utilizzarsi solo nei rapporti interni, fra organi superiori, e di conseguenza nei contatti con il cittadino si applicano, senza eccezioni, le norme dello Statuto che parificano le due lingue; le nuove norme di attuazione prescrivono che durante il reclutamento di nuovo personale nell'ambito della pubblica amministrazione, una quota sia riservata a quello in possesso di buona conoscenza delle due lingue, attestato con il cosiddetto “patentino” e, qualora i posti restino vacanti, lo Stato si faccia carico di preparare il personale già in servizio, tramite corsi, finalizzati al sostenimento dell’esame di bilinguismo; la maggior parte del personale dela Polizia di Stato, che presta servizio nella Provincia autonoma di Bolzano, non ha un'adeguata conoscenza della lingua tedesca; nella provincia di Bolzano operano circa 900 uomini della Polizia di Stato e circa 600 di loro sono in possesso del “patentino” di bilinguismo, ma la maggior parte di livello ausiliario ed esecutivo, e pochissimi sono in possesso di un'adeguata conoscenza di livello A e B, cioè di livello universitario o di maturità. Tali conoscenze possedute dal personale non sono sempre utilizzabili per le necessità che si possono presentare durante l'espletamento del servizio. È poi palese il fatto che una cosa è possedere il patentino ed altra cosa è lavorare, verbalizzare, interagire con una popolazione che per due terzi è di lingua tedesca, si chiede di sapere: se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno ed urgente intervenire, nell'ambito delle proprie competenze, al fine di promuovere sul territorio il reclutamento di nuove unità effettivamente bilingui o appartenenti al gruppo etnico tedesco, ovvero di trasferire nella provincia di Bolzano gli appartenenti alla Polizia di Stato che abbiano un'adeguata conoscenza della lingua tedesca, che prestino servizio in altre regioni; se non ritengano opportuno, in particolare, come sollecitato anche dal SILP (Sindacato Italiano Lavoratori di Polizia per la CGIL/AGB di Bolzano), reperire, con una promozione sul territorio o con concorsi riservati, personale che conosca in modo adeguato le due lingue e promuovere, insieme alla Provincia che si è già dichiarata disponibile, corsi di aggiornamento linguistico per gli agenti già in servizio. INTERROGAZIONI A RISPOSTA ORALE

Atto n. 3-00505 (Iter in corso) Pubblicato il 21 marzo 2007 Seduta n. 129 PETERLINI - Ai Ministri dell'interno, per gli affari regionali e le autonomie locali e per le politiche giovanili e le attività sportive. Premesso che: gli incidenti che ogni anno si verificano sulle piste da sci italiane sono circa 35.000 e, purtroppo, oltre ad un alto numero di feriti, si registrano anche molti decessi; le cause di un così alto numero di incidenti, anche mortali (dovuti ai malori associabili all'alta quota ed all'età dello sciatore) sono la scarsa preparazione atletica, l'alta velocità e la non obbligatorietà dell'uso del casco; da non trascurare, inoltre, sono gli scarsi controlli sulle piste ed un sistema sanzionatorio inesistente,

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si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno ed urgente varare dei provvedimenti volti a: rendere obbligatorio l'uso del casco per tutti gli sciatori. L'obbligatorietà del casco per tutti e non solo per i ragazzi fino ai 14 anni, come avviene adesso, contribuirebbe, in maniera notevole, a ridurre i gravi traumi al cranio, come evidenziano i dati del Sistema di sorveglianza degli incidenti in montagna dell'Istituto superiore di sanità e del Corpo di addestramento alpino di Polizia e Carabinieri. Infatti, grazie al casco, i traumi al cranio sono diminuiti tra i ragazzi del 20%; creare un Corpo di volontari che, coadiuvando le Forze dell'ordine, svolga un servizio di sorveglianza lungo le piste, con poteri sanzionatori. Tale Corpo potrebbe essere istituito mediante un coordinamento tra le associazioni di volontariato (sportive, di montagna e di soccorso), i gestori degli impianti e gli stessi enti locali; introdurre pene più severe, prevedendo anche il ritiro dello skipass, per chi va troppo veloce sulle piste e per chi fa uso di sostanze stupefacenti o abuso di alcol; eliminare gli incroci di piste, per evitare gli scontri frontali. Atto n. 3-00560 (in Commissione) (Iter in corso) Pubblicato il 4 aprile 2007 Seduta n. 137 PETERLINI - Al Ministro del lavoro e della previdenza sociale. Premesso che: vari uffici pubblici della Provincia di Bolzano sono afflitti da una grave carenza di personale, come gli uffici dell'archivio notarile, gli uffici giudiziari, la Corte dei conti, di Pubblica Sicurezza, le Commissioni tributarie, il Centro di servizio sociale per adulti nonché la sede di Bolzano dell'INPS; le criticità determinate in particolare dalla carenza di personale nella sede di Bolzano dell'INPS sono state più volte rappresentate dal Presidente del Comitato provinciale e dall'assessore Gnecchi, richiedendo una soluzione in tempi rapidi che tenga conto dei principi di autonomia disciplinati dal decreto del Presidente della Repubblica n. 752/1976, tutelati costituzionalmente; la particolare situazione dell'autonomia speciale della Provincia di Bolzano stabilisce l'obbligo del bilinguismo nell'impiego pubblico come requisito indispensabile per l'assunzione; i cittadini di lingua tedesca della Provincia di Bolzano hanno facoltà di usare la loro lingua nei rapporti con gli uffici giudiziari e con gli organi e uffici della pubblica amministrazione situati nella Provincia o aventi competenza regionale, nonché con i concessionari di servizi di pubblico interesse svolti nella provincia stessa; per garantire un percorso privilegiato alle richieste di assunzione per la sede di Bolzano dell'INPS, svincolato da quello previsto per il complesso delle assunzioni sul territorio nazionale, in data 24 novembre 2006 è stata presentata da parte dell' on. Bressa al Dipartimento della funzione pubblica la seguente proposta legislativa, da inserire in uno dei provvedimenti collegati alla legge finanziaria per il 2007: "in deroga alle vigenti disposizioni in tema di assunzioni di personale per l'anno 2007, l'INPS è autorizzato a bandire, nei limiti delle vacanze di organico, concorsi pubblici per i ruoli locali di Bolzano, riservando una quota non superiore al 30% al personale che ha svolto per almeno 3 anni, anche non consecutivi, attività lavorativa a tempo determinato"; il mancato inserimento del suddetto emendamento determina il perdurare delle criticità derivanti dalle carenze organiche presso la sede dell'INPS di Bolzano; la situazione di carenza di personale pubblico, in generale, nella Provincia di Bolzano, in attesa di nuove assunzioni viene fronteggiata con il massimo impegno da tutto il personale, ma ciò non consente di offrire servizi adeguati alle aspettative di un'utenza sempre più esigente; sono 75 le unità di personale degli uffici pubblici che dopo aver superato e vinto il concorso attualmente sono in attesa di assunzione; 269


il ritardo nelle nomine comporta il rischio di perdere alcune di queste unità che, nel frattempo, trovano migliori offerte di lavoro sul mercato, si chiede di sapere quali inziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per fronteggiare la carenza di personale degli uffici pubblici della Provincia di Bolzano al fine di offrire un servizio adeguato ai cittadini nel rispetto dell'obbligo del bilinguismo sancito costituzionalmente. INTERROGAZIONI A RISPOSTA SCRITTA Atto n. 4-00283 (Iter concluso) Pubblicato il 11 luglio 2006 Seduta n. 15 PETERLINI - Al Ministro dell'interno. Premesso che, per quanto risulta all'interrogante: da tempo e con maggiore insistenza il Dipartimento di pubblica sicurezza avanza misure e proposte di contenimento riguardanti gli Istituti di istruzione per allievi agenti; a causa di questa evidente razionalizzazione, dovuta ad una crescente crisi economica e gestionale, sono già state chiuse le Scuole di specializzazione di Bologna, di Genova e di Duino e si parla di una prossima chiusura della Scuola di Allievi agenti di Vicenza; la legge finanziaria 2006 ha previsto la vendita di beni demaniali a società private, e tra questi beni è compresa la Scuola di Polizia di Bolzano; tale operazione risulta incomprensibile, in quanto si è realizzata violando palesemente le normative che regolano i beni statali nel territorio delle Province di Bolzano e Trento (legge 662/96, art. 3,comma 114, legge finanziaria 1997) e decreto legislativo 495/98 - in materia di trasferimento alle province autonome di Trento e di Bolzano dei beni demaniali e patrimoniali dello Stato e della regione; la Scuola Allievi agenti di Bolzano è da sempre impegnata in una evoluzione didatticoprofessionale indispensabile per creare un moderno ed adeguato operatore di polizia in tempi di così grave difficoltà sociale, nonché minacciati da criminalità e terrorismo; l'Istituto è sicuramente adeguato a soddisfare le esigenze in ambito interprovinciale delle materie inerenti l'aggiornamento professionale tecnico-operativo-normativo attraverso personale formatore della Scuola di provata ed indubbia capacità ed esperienza; la Scuola Allievi agenti di Bolzano avanza da tempo interessanti proposte ed iniziative, tra le quali quella di divenire polo di riferimento per la formazione per tutto il personale in forza nelle Province di Trento e Bolzano, e quella di organizzare seminari, corsi specialistici e di aggiornamento e molte altre; la Scuola Allievi Agenti di Bolzano dimostra una seria volontà di affrontare un clima di incertezza lavorativa, elaborando strategie come collaborazioni e finanziamenti a livello europeo; la Scuola Allievi agenti di Bolzano attenta e sensibile alle esigenze della realtà locale, organizza e cura da sempre senza soluzione di continuità corsi di lingua tedesca per principianti e progrediti riservato agli appartenenti della Polizia di Stato in servizio in Alto-Adige. Promuove con la scuola di formazione provinciale di Bolzano seminari-studio, considerati all'avanguardia, su tematiche sociali rivolti agli operatori di Polizia con la finalità d'individuare adeguate e risolutive soluzioni operative-psicologiche nei casi in cui ci si possa trovare con persone che minacciano il suicidio, aggressioni, crisi d'astinenza, scompensi psichici; l'Istituto dispone di un poligono di tiro di recente realizzazione e all'avanguardia dal punto di vista tecnologico-operativo (utilizzato da personale in servizio in tutta la Regione Trentino Alto-Adige); è inconfutabile che cosa accadrebbe con la dismissione della struttura - Scuola: regressione istituzionale e formativa e dispersione improduttiva delle risorse umane, considerato che la 270


Questura è priva di spazi e personale per svolgere un'adeguata ed efficace attività didatticaformativa-operativa; presso la Scuola è istituita una sezione F.S.E. (Fondo Sociale Europeo), finalizzata alla trasformazione della scuola in “Sede” di iniziative didattiche-formative con il fondo sociale europeo, aprendo così alla Scuola altoatesina un nuovo universo fatto di opportunità mai considerate fin d'ora; i corsi F.S.E. dovranno prevedere corsi di formazione ed interscambio con i Paesi appartenenti all'area germanofona ed a tutti quelli della Comunità europea. Viene naturale pensare alle concrete opportunità professionali che l'attività di collaborazione didattica internazionale rappresenta in confronto ai consueti compiti istituzionali; è in corso la stipula di una convenzione con la Federazione Nuoto, con l'intervento del Comune e della Provincia di Bolzano, per la costituzione di un centro federale nuoto, per organizzare e realizzare corsi di salvamento per gli operatori della Polizia di Stato e della Protezione civile, avvalendosi del personale istruttore della scuola altamente qualificato e specializzato, si chiede di sapere: se, nell'ambito del programma di contenimento e razionalizzazione della spesa, la Scuola Allievi agenti di Bolzano sia a rischio chiusura; in caso affermativo, se il Ministro in indirizzo non intenda assumere iniziative volte a garantire e sostenere l'attività della Scuola. Risposta scritta Risposta. L'esigenza di procedere all'adeguamento della capacità ricettiva di alcuni istituti di istruzione, attualmente superiore alle effettive necessità anche a causa della recente riforma in materia di leva obbligatoria, impone un complessivo riassetto degli istituti di formazione. In questa ottica, è in fase avanzata lo studio di un progetto di razionalizzazione di tali strutture che porterà alla dismissione di alcuni istituti, con concessione del relativo patrimonio immobiliare ad altro impiego. In tale caso sarà valutata, prioritariamente, la possibilità di trasferire negli edifici demaniali da dismettere le sedi di altri uffici di questo dicastero attualmente ubicati in immobili locati. Tali edifici potrebbero anche essere utilizzati come alloggi dagli agenti che non trovano sistemazione per carenza di spazi nelle caserme e che sono ospitati in strutture ricettive a pagamento. Per quanto riguarda la Scuola di Polizia di Bolzano citata, da tempo è stata formalizzata una convenzione, per il tramite del Comune di Bolzano, con la Federazione provinciale Nuoto, per l'organizzazione, presso gli impianti della Scuola, di corsi di nuoto di tipo specialistico. A quanto sopra va aggiunto che la struttura viene utilizzata anche dalla vicina Questura per quelle esigenze non altrimenti assolvibili proprio per carenza di spazi: è il caso del poligono da tiro, dell'aula per l'aggiornamento e della mensa. Anche la Polizia stradale ha di fatto già da tempo indicato la Scuola Allievi quale sede per lo svolgimento degli esami per l'abilitazione all'esercizio dell'attività di scorta tecnica. Concludendo, anche in caso di dismissione della sede della Scuola Allievi Agenti di Bolzano, il Ministero dell'interno garantirà la piena riutilizzazione della struttura. Il Vice Ministro dell'interno Minniti

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Atto n. 4-00523 (Iter in corso) Pubblicato il 19 settembre 2006 Seduta n. 33 PETERLINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dei trasporti e della salute. Premesso che: molteplici studi e statistiche in materia di sicurezza stradale hanno rilevato che esiste una connessione fra l'uso del casco di protezione per ciclisti e la riduzione degli infortuni più gravi; i bambini che usano la bicicletta nel tempo libero, nonché come mezzo di trasporto nei percorsi casa-scuola, rappresentano una fascia di utenti della strada più vulnerabile, che necessita di essere maggiormente protetta; la prima e vera operazione di sicurezza rimane comunque quella della creazione di percorsi protetti per le biciclette, si chiede di sapere se e quali iniziative si intendano intraprendere per introdurre l'uso obbligatorio del casco per ciclisti di minore età e per promuovere nelle scuole una forte campagna a favore dell'utilizzo del casco protettivo per ciclisti in età adolescenziale superiore ai sedici anni. Atto n. 4-01477 (Iter in corso) Pubblicato il 7 marzo 2007 Seduta n. 121 PETERLINI - Ai Ministri della difesa, dell'economia e delle finanze, della salute e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Premesso che: l'aeroporto di Bolzano (Bolzano Dolomiti) è un impianto situato nella zona sud del capoluogo altoatesino, nella zona di San Giacomo (per questo è comunemente indicato anche come Aeroporto di San Giacomo), distante solo 6 chilometri dal centro della città e comunque nel centro abitato di San Giacomo; al di là del rumore e dell'inquinamento provocato dagli aerei civili, che è oggetto di mediazione in sede provinciale, rimane il problema della forte rumorosità indotta dagli elicotteri dell' Esercito, dei Carabinieri e della Guardia di finanza; tale rumorosità, molto superiore a quella dell'aviazione civile, è cresciuta particolarmente negli ultimi anni a causa dell'intensificazione degli addestramenti militari; tali addestramenti determinano un alto tasso di inquinamento acustico ed atmosferico, dovuto ai rumori ed ai gas emessi nelle fasi di decollo e di atterraggio; in San Giacomo, a ridosso della ferrovia e dell'aeroporto sono presenti strutture sociali estremamente sensibili quali asili, scuole materne, scuole elementari, campi gioco per i bambini e biblioteca; si esige il rispetto del silenzio negli orari notturni e il rispetto agli orari scolastici, che rappresentano i momenti più preziosi per un buon apprendimento da parte dei bambini; la rumorosità assordante dei velivoli, oltre a distrarre dalle abituali occupazioni i cittadini, fa molto male alla salute, si chiede di sapere: anzitutto, se esista una normativa che regoli i tempi degli addestramenti militari; se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno ed urgente attivarsi al fine di limitare gli addestramenti militari nell'aeroporto San Giacomo, non solo per favorire lo svolgimento delle

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attività lavorative e scolastiche in tutte le strutture attigue all'aeroporto, ma anche e soprattutto per salvaguardare la salute dei cittadini dall'inquinamento acustico ed ambientale. Atto n. 4-01568 (Iter concluso) Pubblicato il 20 marzo 2007 Seduta n. 127 PETERLINI - Ai Ministri dei trasporti, delle infrastrutture e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Premesso che: per le proprie caratteristiche orografiche, le Alpi determinano un aumento del traffico negli stretti fondovalle, dove si incontra la maggior parte delle abitazioni e si svolge gran parte dell’attività economica. La A12 nella valle dell’Inn, la A13 e la A22, (Autostrada del Brennero) sono le arterie stradali della rete di grande comunicazione del Tirolo e rappresentano i principali vettori di trasporto per il traffico regionale, trasfrontaliero e transalpino; soprattutto a partire dalla metà degli anni ’90, il traffico stradale lungo i valichi alpini è fortemente aumentato, il che è riconducibile a diversi fattori. Da una parte, infatti, l’economia europea e a livello globale si sviluppano in modo sempre più interdipendente, dall’altra la specializzazione e la differenziazione dei processi produttivi e dell’offerta di servizi diventano sempre più marcati; il passo del Brennero (1.370 metri) è il punto di collegamento più basso fra la parte a nord e a sud dell’arco Alpino. Oggi il Brennero è il valico alpino con il maggior volume di traffico merci su strada e la percentuale più alta di traffico transalpino. Nel 2004 lungo il Brennero sono state trasportate su strada 31,5 milioni di tonnellate di merci, di cui 27,9 milioni solo tramite il trasporto di merci su strada; l’entrata dell’Austria nell’Unione europea nel 1995 ha comportato l’abbattimento delle barriere doganali e ha influenzato sensibilmente la mobilità e il volume del traffico lungo il Brennero. Inoltre le politiche nazionali dei trasporti degli stati membri dell’UE e la relativa introduzione del pedaggio sulle autostrade sono a favore dello sfruttamento prioritario del tratto del Brennero. Soprattutto alla fine del 2003, l’eliminazione del sistema degli ecopunti in Austria ha causato un ulteriore incremento del numero di veicoli in transito lungo il Brennero; la tendenza a prediligere il Brennero si mostra inoltre analizzando il bacino di utenza dei viaggi degli autocarri e la percentuale del numero delle deviazioni, ovvero dei viaggi che risultano molto più lunghi attraverso il Brennero, ma che vengono preferiti per risparmiare costi supplementari; il bacino di utenza dei viaggi di transito lungo il Brennero sta aumentando: nel 1994 la distanza media percorsa dagli autocarri in transito lungo il Brennero era di 950 chilometri, nel 2004 di 1.160 chilometri (confronto: Gottardo 1994: 710 chilometri, 2004: 720 chilometri). Dal confronto delle deviazioni risulta che nel 55% dei casi, per i viaggi lungo il Brennero sarebbe esistito un percorso analogo o una tratta alternativa molto più breve, il che non si verifica invece quasi mai nel caso del Gottardo; l'alta densità di traffico di mezzi pesanti produce rumori e provoca inquinamento e ciò non è accettabile per chi vive lungo l’asse del Brennero. Le conseguenze negative di questo aumento di TIR ha da tempo superato il livello di guardia ed è in gioco la salute della popolazione: infatti, studi affermati dimostrano che chi ha passato l’infanzia nel raggio di 500 metri da una strada trafficata, da adulto avrà quasi sicuramente malattie respiratorie; non sono più procrastinabili interventi volti a ridurre il traffico pesante e il primo passo opportuno sarebbe quello di fissare uguali condizioni di pagamento del pedaggio lungo l’intero arco alpino, in modo che i TIR scelgano la via più breve e non quella meno cara (il Brennero), si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno ed urgente intervenire mediante l'adozione di provvedimenti volti a: 273


limitare al massimo il trasporto di merci su strada lungo il corridoio del Brennero, aumentando le tariffe autostradali. Infatti, il sistema di tariffazione della rete autostradale, in base ai chilometri percorsi, prevede importi troppo bassi per la tratta del Brennero per poter competere con le basse tasse imposte agli autocarri che percorrono lunghe distanze attraverso la Germania e l’Italia e giustificare quindi l’utilizzazione degli altri tratti stradali. Con l'aumento dei costi (oggi un TIR in Italia viaggia a 14,7 centesimi, mentre in Svizzera a 57 e in Austria a 66) non sarà più conveniente passare dal Brennero il cui tragitto, rispetto ad altre strade, è più lungo di 60 chilometri. Se le tariffe fossero uguali, il 31 per cento del traffico al Brennero, che è traffico deviato grazie ai prezzi più bassi, scomparirebbe; vietare il transito ai mezzi di trasporto, specialmente inquinanti (euro 0 ed euro 1); migliorare lo split modale (ripartizione del volume di traffico tra i singoli vettori di trasporto) a favore della ferrovia, la cui potenzialità non è ancora sfruttata e accelerare, quindi, i lavori di costruzione della stessa, soluzione ecologicamente più efficace per assorbire il traffico delle merci di transito; introdurre il divieto di transito notturno sull’autostrada, come avviene in Svizzera e Austria; prevedere un limite di velocità inferiore a quello attuale; prevedere maggiori controlli per i mezzi pesanti sui tempi di guida, le condizioni del mezzo, eccetera. Intervenire in tal senso significherebbe ottenere vantaggi economici, sociali e ambientali e tutelare, quindi, la qualità della vita degli abitanti. Risposta scritta Risposta. - L'attraversamento da parte di veicoli commerciali del valico del Brennero rappresenta da sempre uno degli aspetti più problematici dell'attività di trasporto di merci su strada nell'arco alpino. La posizione geografica del valico, come terminale di un sistema autostradale che serve l'intero Paese, consente di collegare direttamente con i mercati del nord dell'Europa non solo le regioni più industrializzate della pianura Padana ma anche le regioni dell'Italia centrale e meridionale, che necessitano di ottimizzare i tempi di trasporto, stante la tipologia di prodotti esportati. Nell'atto ispettivo si fa riferimento al fatto che la direttrice del Brennero viene scelta, anche nei casi in cui il tragitto risulta più lungo rispetto a quello di altra possibile direttrice, per la sua maggiore economicità in termini di pedaggio. Tale circostanza, va sottolineato, costituisce, in ogni caso, un notevole vantaggio per le merci italiane in termini di competitività. Se vi è un indubbio aumento del traffico stradale di veicoli pesanti, con il conseguente incremento dell'inquinamento ambientali e ed acustico, appare, però, doveroso sottolineare che esso non deriva esclusivamente da tale fonte, ma vi contribuiscono anche altri fattori, quali il traffico dei veicoli privati, il riscaldamento, le emissioni industriali e le molteplici attività antropiche che si svolgono nella valle dell'Adige. L'ipotizzato aumento delle tariffe autostradali, con il fine di scoraggiare l'utilizzo del corridoio del Brennero da parte dei veicoli pesanti, equiparandone i costi a quelli di altre direttrici, non è di semplice attuazione dal momento che qualsiasi modifica non può che svolgersi nell'ambito dei limiti fissati a livello comunitario con la cosiddetta direttiva «Eurovignette», il cui scopo precipuo è quello di dettare criteri per la fissazione dei pedaggi a livello comunitario. In particolare, è da rappresentare che la recente Direttiva 2006/38, che modifica la precedente direttiva in materia, da attuare entro il 2008, prevede, per le infrastrutture situate in zone montane, la possibilità di applicare al pedaggio base un mark up pari, al massimo, al 274


25%, nonché, nei casi di particolare congestione del traffico, di prendere iniziative, in maniera non discriminatoria (cosiddetti «diritti regolatori») . Va, inoltre, evidenziato che la scelta del tragitto da parte degli operatori del trasporto internazionale non viene effettuata soltanto in termini di convenienza economica e del pedaggio, ma tiene in considerazione anche altri aspetti quali i tempi necessari per l'assolvimento di obblighi di natura amministrativa, le pratiche doganali e le limitazioni alla circolazione come, ad esempio, l'applicazione del cosiddetto sistema del contagocce del San Gottardo. Nella prospettiva di una diminuzione dell'inquinamento, non solo nella zona del Brennero, appare maggiormente praticabile la soluzione di agevolare, con provvedimenti di natura economico-finanziaria, la sostituzione di veicoli fortemente inquinanti con veicoli di nuova generazione, a basso impatto sull'ambiente. A tale riguardo; va ricordato che, anche in sede comunitaria, la scelta è stata quella di calendarizzare in modo deciso l'introduzione di veicoli pesanti a ridotto impatto ambientale (come, ad esempio, i veicoli di categoria EURO 5). L'incentivazione alla sostituzione di veicoli vecchi con altri più ecologici, del resto, trae spunto dal precedente «sistema ecopunti», nel quale per ottimizzare i punti disponibili, era necessario utilizzare, da parte delle imprese di trasporto, veicoli a bassa emissione di NOx, cui corrispondeva un più basso numero di ecopunti necessario per l'attraversamento del territorio austriaco. Questa linea comportamentale ha fatto sì che le imprese, negli anni, per una migliore gestione dell'attività, abbiano provveduto al rinnovamento del parco veicolare, riducendo il numero dei veicoli di categoria EURO 0 ed EURO 1. Inoltre, con direttiva del Ministero dei trasporti del 30 novembre 2006, sulla base dell'Accordo di Programma stipulato dalle Province Autonome di Trento e Bolzano con il Land austriaco del Tirolo, è stato introdotto un divieto di circolazione, riguardante i veicoli pesanti delle categorie sopra citate, sull'autostrada A22 del Brennero e sulla strada statale 12 dell'Abetone e del Brennero, nel periodo dallo gennaio al 30 aprile 2007, proprio con l'intento di diminuire la concentrazione degli agenti inquinanti nella zona. Tale direttiva affida ai Prefetti competenti per territorio l'incarico di emanare concretamente gli appositi provvedimenti applicativi. Relativamente alla possibilità di ripartire in maniera migliore il volume del traffico di merci tra le diverse modalità di trasporto, in particolare verso la ferrovia, si rileva che l'attuale infrastruttura ferroviaria Verona - Monaco non presenta, attualmente, margini che consentano un incremento del traffico, essendo sostanzialmente satura, certamente fino ad almeno il 2010. L'eventuale modesto margine di incremento sul territorio italiano sarebbe vanificato dall'esistenza di una «strozzatura» in territorio austriaco. Si ritiene, inoltre, che i lavori relativi a nuove infrastrutture avendo dei tempi molto lunghi, non possano garantire, a breve, una valida alternativa al trasporto stradale, anche se il loro completamento costituisce, indubbiamente, un'alternativa auspicabile, sebbene praticabile a lungo termine. D'altronde, l'alternativa ferroviaria deve essere concorrenziale con quella stradale, sia in termini economici sia in termini pratici. Per quanto attiene il divieto di transito notturno sul tratto italiano dell'autostrada del Brennero, analogamente a quanto avviene già sulle autostrade svizzere ed austriache, va sottolineato che l'introduzione di un tale tipo di provvedimento non sarebbe risolutivo rispetto alla denunciata concentrazione dell'inquinamento nella zona del Brennero, in quanto non si tradurrebbe in una diminuzione del traffico stradale, ma avrebbe come unico effetto quello di determinarne un incremento nelle ore diurne, con il conseguente aumento della concentrazione degli elementi inquinanti, senza reali certezze sui presunti benefici effetti per le popolazioni del posto e per l'ambiente in generale. 275


Relativamente alla problematica del controllo dei tempi di guida e di riposo dei mezzi pesanti che circolano in Italia, questa Amministrazione ha avviato, di concerto con il Ministero dell'Interno, una vasta attività di controllo su strada dell'autotrasporto su tutto il territorio nazionale, avvalendosi dei Centri Mobili di Revisione. In tal modo viene contemporaneamente assicurato un efficace controllo dei conducenti (tempi di guida e di riposo, regolarità del rapporto di lavoro, ecc.), delle condizioni tecniche dell'automezzo (sicurezza stradale) e del rispetto delle condizioni in cui viene svolto il trasporto (contrasto all'abusivismo). Sin dall'inizio di tale modalità di controllo, il corridoio costituito dalla A22 è stato individuato come una delle aree strategiche del territorio e ivi viene continuamente svolta un'intensa attività, a cui si aggiungono periodicamente operazioni congiunte di polizia stradale italo-austriache. Il Ministro dei trasporti Bianchi Atto n. 4-01592 (Iter in corso) Pubblicato il 21 marzo 2007 Seduta n. 129 PETERLINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e degli affari esteri. Premesso che i cambiamenti climatici rappresentano una delle principali sfide del nostro secolo, visto che le conseguenze ambientali, economiche e sociali che essi comportano sono potenzialmente catastrofiche e che i danni economici dovuti a catastrofi naturali sono aumentati di sei volte rispetto al livello degli anni '60; secondo i calcoli del California institute of technology la navigazione aerea è responsabile del 10 % dell'effetto serra mondiale, e considerando il notevole trend di crescita registrato dal settore dei voli, destinato a triplicare entro il 2050, l'impatto ambientale degli aeromobili è tra le minacce più gravi per l'ambiente; gli aerei commerciali generano 600 milioni di tonnellate di CO2 l'anno, rilasciano ossidi di azoto direttamente nella troposfera (la parte inferiore dell'atmosfera, sede dei fenomeni atmosferici) dove si ossidano nell'ozono troposferico che funziona come potente gas serra; in questi ultimi anni i viaggi low cost hanno fatto crescere drasticamente il traffico aereo e l'inquinamento correlato, i velivoli vanno a cherosene, un carburante di origine fossile che finora rimane esonerato dalla tassazione, provocando una concorrenza sleale rispetto ad altri modi di trasporto ben più sostenibili, come ad esempio il treno. A causa dell'assenza di una tassa sul carburante aereo, le compagnie aeree possono tenere i prezzi artificialmente bassi, facendo gravare il costo dell'inquinamento sull'intera società anziché sul solo passeggero; il trasporto aereo internazionale non è soggetto agli impegni derivanti dal Protocollo di Kyoto sulle riduzioni obbligatorie dei gas serra, né ad altri impegni internazionali in materia di cambiamenti climatici; il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione 2005/2249(INI) che mira a ridurre l'impatto del trasporto aereo sui cambiamenti climatici mediante un sistema di scambi delle quote di emissione su tutti voli in partenza dal territorio dell'Unione Europea, un limite oltre il quale le compagnie aeree saranno costrette ad acquistare i diritti delle emissioni; 276


in occasione del recente vertice dell'Unione europea sul clima, anche la cancelliera tedesca Angela Merkel ha chiesto la tassazione del cherosene come provvedimento concreto a favore della tutela del clima e della salvaguardia ambientale, si chiede di sapere: quali misure si intendano intraprendere per affrontare tutti gli effetti del trasporto aereo sul clima; quali misure si intendano intraprendere combattere gli squilibri di concorrenza prodotti dalle esenzioni fiscali relative al trasporto aereo in confronto ad altri modi di trasporto meno inquinanti; se non si ritenga doveroso elaborare proposte concrete a riguardo, come l'applicazione del principio "chi inquina paga" attraverso la tassazione del cherosene e di conseguenza, attraverso la rinegoziazione degli accordi sul servizio aereo, come anche attraverso l'introduzione di un sistema globale di "cap and trade", tetto per le emissioni e scambio di quote. Atto n. 4-01673 (Iter in corso) Pubblicato il 30 marzo 2007 Seduta n. 134 PETERLINI - Al Ministro dei trasporti. Premesso che: al Consiglio provinciale di Bolzano sono state presentate interrogazioni in merito ai disagevoli orari dei treni che da Bolzano portano a Roma e, soprattutto, alle esigue possibilità di viaggiare di notte in vagone letto; anni fa esisteva un comodissimo treno con vagone letto che viaggiava di notte e, con partenza da Bolzano verso le ore 23.00 ed arrivo a Roma la mattina successiva, portava uomini d’affari, politici e funzionari provinciali direttamente al centro di Roma, dove arrivavano in tempo utile per poter sbrigare i loro affari; attualmente esiste un treno che parte da Bolzano intorno alle ore 21.00 (troppo presto per chi ha impegni serali) e arriva a Roma all'alba, quindi molto presto al mattino; esiste un altro treno, proveniente da Monaco, che a Bolzano passa verso le ore 1.30 di notte (molto tardi) ma almeno, una volta, offriva la possibilità di viaggiare in vagone letto dal Nord verso la Capitale. Oggi, nei vagoni letto del treno EN 287, proveniente dalla Germania, sono ammessi solo viaggiatori in traffico internazionale e, pertanto, da Bolzano si possono acquistare solo posti a sedere; l'impossibilità di prendere il treno, per i motivi sopra esposti, obbliga a viaggiare più frequentemente in aereo e, nell'obiettivo di ridurre le emissioni nocive ed alterative del clima, anche l'Italia è chiamata a contribuire al trasferimento del traffico alle rotaie, con più efficienza e con servizi più adatti alle esigenze dei passeggeri; è difficilmente comprensibile il motivo per cui la collaborazione internazionale all’interno della UE, nell’era informatica, sia diventata più difficile, si chiede di sapere: se vi siano possibilità concrete di poter posticipare la partenza del treno Bolzano-Roma dalle ore 21.00 alle ore 23.00 (o 24.00) circa; quali siano le difficoltà tecniche insuperabili che attualmente impediscono l’accesso, anche da Bolzano, al vagone letto sul treno internazionale con destinazione Roma, come invece avveniva in passato; se vi sia da parte del Ministro in indirizzo l’interesse a mantenere un’offerta ottimale di trasporto ferroviario con destinazione Roma;

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se non ritenga opportuno intraprendere iniziative volte a superare gli ostacoli frapposti alla possibilità di prenotare un posto in wagon-lit o una cuccetta da Bolzano a Roma o posticipare la partenza del treno da Bolzano a Roma alle ore 23.00 o 24.00; se non ritenga che una simile offerta possa favorire l'interesse superiore alla tutela del clima e dell'ambiente, certamente non resi migliori dall'aumento del traffico aereo ed automobilistico. Atto n. 4-01732 (Iter in corso) Pubblicato il 11 aprile 2007 Seduta n. 138 PETERLINI - Al Ministro degli affari esteri. Premesso che: Michael Seifert, nato a Landau (Ucraina) il 16 marzo 1924 e attualmente residente a Vancouver (Canada), durante la guerra tra l’Italia e la Germania, ha prestato servizio nelle forze armate tedesche, nemiche dello Stato italiano, con il grado di Gefreiter (o Rottenfuhrer) delle SS, equivalente a quello di caporale ed ha svolto, in particolare, le funzioni di addetto alla vigilanza del campo di concentramento di transito (Polizeiliches Durchgangslager) istituito dalle autorità militari tedesche in Bolzano, nel periodo compreso tra dicembre 1944 e aprile 1945; agendo da solo e talvolta in concorso con altri militari appartenenti alle SS, in particolare con un altro ucraino-russo, identificato solo con le generalità di Otto Sein, con più azioni esecrabili e senza giustificato motivo, ha cagionato la morte di numerose persone (almeno diciotto) che si trovavano prigioniere nel campo di concentramento di Bolzano, praticando nei loro confronti sevizie e atrocità ed agendo con crudeltà efferata e con premeditazione; Michael Seifert, nella notte fra il 31 marzo (Sabato santo) ed il 1° aprile (Pasqua) del 1945, in concorso con Otto Sein, nelle celle d’isolamento del lager di Bolzano, dopo avere inflitto violente bastonate al giovane prigioniero Bortolo Pezzutti, lo uccideva squarciandogli il ventre con un oggetto tagliente; il Tribunale militare di Verona, con sentenza emessa in data 24 novembre 2000, ha condannato alla pena dell’ergastolo Michael Seifert, per i reati ascrittigli, tra i quali l’omicidio di Bortolo Pezzutti ed altri, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda avviare contatti con il Governo canadese affinché acconsenta all’estradizione in Italia di Michael Seifert, al fine dell'esecuzione della pena dell’ergastolo, alla quale è stato condannato, confermata anche dalle successive sentenze in appello e in Cassazione, per gli efferati delitti commessi nei confronti di Bortolo Pezzutti e di altre persone nel campo di concentramento di Bolzano. Atto n. 4-01887 (Iter in corso) Pubblicato il 8 maggio 2007 Seduta n. 148 PETERLINI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico. Premesso che: le recenti disposizioni fiscali introdotte con la legge finanziaria per il 2007 ed il decreto collegato penalizzano pesantemente le imprese, soprattutto per quanto riguarda le restrizioni relative alla deducibilità dei costi per l’acquisto e l’impiego delle autovetture aziendali, che comportano un notevole incremento delle imposte dovute dalle aziende. Infatti, con il decreto-legge n. 262 del 3 ottobre 2006, convertito dalla legge 24 novembre 2006, n. 286 (articolo 7, commi 25-26) viene

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rivista e fortemente ridimensionata la disciplina relativa alla deducibilità delle auto aziendali, ai fini delle imposte dirette e dell’IRAP, e con effetto retroattivo dal 2006; le auto date in uso promiscuo ai dipendenti (prima integralmente deducibili) diventano deducibili limitatamente al costo corrispondente al valore tassato come benefit al dipendente (cioè il 50% prima il 30% - dell’importo corrispondente ad una percorrenza di 15.000 chilometri calcolato sulla base delle tariffe ACI) e le altre auto utilizzate nell’esercizio d’impresa (prima deducibili come quota di ammortamento nella misura del 50% nel limite di costo di 18.000 euro) non sono più, di fatto, deducibili, salvo i pochi casi in cui senza auto non è possibile esercitare l’attività, come per i concessionari auto ed il settore dell’autonoleggio; il fatto più preoccupante è che la norma ha effetto retroattivo, gravando a posteriori scelte imprenditoriali già operate in buona fede e nel rispetto della legalità; queste disposizioni, che contrastano con i principi della tutela e della buona fede, minano alla radice il rapporto di lealtà che deve sussistere tra le istituzioni e i cittadini. La misura diretta a compensare l’erario della perdita di gettito conseguente la recente sentenza della Corte di giustizia europea sull’illegittimità del regime dell’indetraibilità IVA per gli autoveicoli in realtà porterà ad un consistente aggravio della tassazione, in quanto è impensabile prevedere una detraibilità dell’IVA al 100%; sono state punite le imprese già ingiustamente penalizzate rispetto agli altri Paesi europei. Inoltre, la volontà di penalizzare la concessione in uso promiscuo di autovetture aziendali crea ulteriori notevoli costi alle imprese, oltre alla ridotta deducibilità. L’aumento, infatti, della quota imponibile in capo al dipendente produce automaticamente un aumento del costo contributivo ed un aumento del costo per il TFR in capo all’azienda, oltre che un aumento fiscale e previdenziale in capo al dipendente; le disposizioni che regolano il rimborso dell’IVA sono gravemente inique e violano il divieto di onerosità delle procedure di rimborso di un’imposta dichiarata illegittima dalla Corte di giustizia dell'Unione europea. La norma prevede infatti che i contribuenti che volessero procedere con la richiesta di rimborso analitico sono costretti, dal decreto direttoriale, a produrre documentazione amministrativo-contabile “atta ad individuare la percorrenza e l'utilizzo del veicolo in orari e su percorsi coerenti con l'esercizio dell'attività esercitata”, documenti che nessuna norma, antecedente all'attuale decreto direttoriale, obbligava a redigere e conservare. Coloro, poi, che avessero ceduto l'auto per la quale chiedono il rimborso, sono chiamati a restituire l'IVA sull'intero imponibile di vendita, in spregio al principio di correlazione con l'imposta rimborsata dall'erario calcolata, invece, in percentuale forfetaria. Inoltre non viene fissato alcun termine entro il quale l'Amministrazione è tenuta ad operare i predetti rimborsi, né alcuna forma di interesse compensativo; entro il mese di maggio 2007 è prevista la decisione della Commissione UE che, con molta probabilità, accetterà la richiesta dello Stato italiano di limitare la detraibilità dell’IVA sulle autovetture aziendali al 40 o 50 per cento, si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno ed urgente, anche alla luce delle promesse già fatte in merito dal Governo: rivedere la normativa sulla deducibilità delle spese per la autovetture ai fini delle imposte dirette; correggere il decreto direttoriale per la restituzione dell’IVA non detratta negli anni passati; prevedere l’abolizione della retroattività per il 2006 della norma che vieta la deducibilità dei costi sostenuti per le autovetture. Atto n. 4-01979 (Iter in corso) Pubblicato il 16 maggio 2007 Seduta n. 154 PETERLINI , PINZGER , BOSONE , BINETTI , BAIO , BOBBA , SANTINI , BETTAMIO , 279


MANTOVANO , ASCIUTTI , BURANI PROCACCINI , BRISCA MENAPACE , SAPORITO , MARCONI , SELVA , BUTTIGLIONE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della salute e per le politiche per la famiglia. Premesso che: la vicenda del piccolo Tommaso, il bimbo sopravvissuto per sei giorni presso la Divisione di Rianimazione pediatrica dell’Ospedale Meyer di Firenze, a seguito di un aborto "terapeutico", praticato alla ventiduesima settimana (oltre cinque mesi) di gestazione presso l'Ospedale Carreggi di Firenze, per sospetta atresia dell'esofago e morto l'8 marzo 2007 per emorragia cerebrale e conseguente arresto cardiaco, ha destato scalpore e soprattutto sconcerto; il bimbo era infatti sanissimo e la diagnosi si è rivelata sbagliata. Ma il dubbio che avesse una malformazione ha indotto i genitori ad autorizzare l’aborto; il piccolo Tommaso non era un insieme di cellule, ma un bambino che avrebbe potuto vivere se la gravidanza fosse proseguita. Il triste episodio, più che essere classificato come un caso di “malasanità”, è da annoverare tra i casi di violazione della legge 22 maggio 1978, n. 194 sulla tutela della maternità e sulla interruzione volontaria della gravidanza, la stessa che tutti, a parole, difendono. Facendo leva sulle comprensibili ansie materne, sul desiderio umanissimo di avere un figlio in buona salute, vengono ormai eliminati feti con difetti minimi, che si potrebbero tranquillamente operare o curare. I test prenatali si basano su una concezione probabilistica, che difficilmente offre certezze. Ma questo non viene detto in modo chiaro alle donne e, nel caso del bimbo Tommaso, se i medici avessero indotto la madre alla riflessione non ci sarebbe stato l'ennesimo caso di negazione del diritto alla vita; la legge 194/78, all'art. 6 afferma che “L'interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, può essere praticata: a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna”. Inoltre all'art. 7 si sostiene che “Quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l'interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di cui alla lettera a) dell'articolo 6 e il medico che esegue l'intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto”; a circa trenta anni dell’approvazione della legge 194/78, i propositi proclamati al primo comma dell'articolo 1 della legge ("Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio") non sembrano aver trovato concreta realizzazione: gli aborti clandestini non solo non sono diminuiti, ma sono aumentati. La cifra degli aborti praticati in Italia da quando è in vigore la legge 194 è impressionante: 4.350.000; nel 1986 il 27,2 per cento delle gestanti che hanno abortito aveva già fatto ricorso all'aborto in precedenza almeno una volta, nel 1990 il 28,9 per cento: una recidività così diffusa conferma il carattere meramente propagandistico proprio del compito dichiarato di rendere “cosciente” e “responsabile” la procreazione; si registra una pratica abortiva capillare che non è spiegata da situazioni eccezionali, da pericoli seri o reali per la salute o da difficoltà economiche familiari: dalla relazione ministeriale del 1990 si deduce che le donne che abortiscono sono in gran parte coniugate (62,5 per cento), in età compresa fra i 20 e i 39 anni (63,9 per cento), con sufficiente livello di istruzione (75,3 per cento), e con non più di due figli (81,3 per cento). L'aborto è diventato una scelta di cultura; in tutti questi anni è mancata una vera tutela per le “maternità difficili”: infatti i consultori pubblici si limitano, nella maggior parte dei casi, a rilasciare la certificazione per abortire e ad indirizzare le donne verso i centri a ciò abilitati; la legge n. 194 del 1978 ha contribuito ad incrementare il terribile calo della natalità e ad aggravare, quindi, i problemi ad esso connessi, si chiede di sapere: 280


se il Presidente del Consiglio dei ministri ed i Ministri in indirizzo non ritengano che la vicenda del bimbo Tommaso ed i dati citati debbano essere anzitutto oggetto di riflessione. L’aborto è comunque una realtà dolorosa, per la donna e per la società, al di là di ogni confessione religiosa. È una realtà che deve essere rivista non in chiave emotiva, non con posizioni a priori ideologiche, non in base ad analisi statistiche, ma sulla base del più semplice e vero principio di ordine scientifico. Tommaso non è stato solo un caso di malasanità ma rappresenta anche l’apice di una cultura dominante, dove sembra prevalere il principio della "eliminazione" piuttosto che del curare. È pertanto urgente pensare ad una legge basata sul principio dell’accoglienza e della cura e non che autorizzi al rifiuto ed all’indifferenza; se non ritengano la denatalità, con tutte le sue implicazioni di carattere etico, economico, culturale e sociale, un tema al quale non si può continuare ad accostarsi attraverso articoli di stampa o tavole rotonde, ma un tema degno della più profonda ed accurata analisi da parte di uno Stato; se non ritengano, pertanto, doveroso ed urgente modificare la legge 22 maggio 1978, n. 194 sulla tutela della maternità e sulla interruzione volontaria della gravidanza, al fine di ristabilire con fermezza e senza ambiguità il principio che è indispensabile prevenire l'aborto con tutti i mezzi, creando strutture di sostegno alla famiglia, alla donna ed incoraggiando la maternità. Per questo è improcrastinabile una applicazione tempestiva dei primi articoli della legge, con l'attivazione in tempi rapidi dei consultori, facilitando la presenza di volontari, ai sensi dell'articolo 2, comma 2 della legge 194. Atto n. 4-02378 (Iter concluso) Pubblicato il 13 luglio 2007 Seduta n. 192 PETERLINI - Al Ministro delle infrastrutture. Premesso che: la popolazione dell'Alto Adige-Sudtirol apprezza molto l'attenzione che il Ministro in indirizzo dedica al tema della nuova ferrovia del Brennero e specialmente alle rassicurazioni di volerla realizzare in accordo con i rappresentanti della popolazione; i cittadini, in special modo quelli del sud di Bolzano, durante una delle recenti missioni del Ministro in provincia di Bolzano, hanno gradito molto la visita a Egna, in Bassa Atesina, alla sede della Comunità di valle e l'incontro con i rappresentanti delle amministrazioni locali e con l'interrogante al fine di rendersi conto della delicata situazione ambientale, sicuramente la più sensibile di tutto il tratto della nuova ferrovia del Brennero e delle tratte di accesso alla galleria; già in quella occasione, è stata rappresentata l'assoluta necessità di realizzare il tratto della nuova ferrovia a sud di Bolzano, da Bronzolo ad oltre Salorno, in galleria e in contemporanea con la realizzazione della circonvallazione di Bolzano stessa, rassicurando sull'intento di voler progredire nella realizzazione del progetto, tenendo conto delle istanze della popolazione locale; la Giunta provinciale di Bolzano, nel dare il proprio assenso previsto dallo Statuto di autonomia alla nuova linea del Brennero, ha condizionato lo stesso alla realizzazione contemporanea, sotto terra, di questo tratto delicato della nuova ferrovia; nel Documento di programmazione economica e finanziaria 2008-2011 sono definite le tratte prioritarie del raddoppio Fortezza-Verona e, tra l'altro, "le circonvallazioni di Bolzano e Rovereto e le tratte di congiunzione". Questo significa che il Governo nel DPEF 2008-2011 ha tenuto conto delle istanze della Bassa Atesina volte ad includere le tratte di congiunzione a sud di Bolzano tra le priorità assolute delle tratte di accesso alla galleria del Brennero; al question time svoltosi presso la Camera dei deputati lo scorso 11 luglio 2007, il Ministro, nel rispondere all'on. Siegfried Brugger, ha invece limitato la rassicurazione alla realizzazione contemporanea della circonvallazione di Bolzano, senza menzionare (a differenza di quanto 281


contenuto nel DPEF 2008-2011) le tratte di congiunzione. Infatti l'on. Brugger, nella sua replica, ha chiesto garanzie che "nel lotto della circonvallazione Bolzano sia compresa anche (ciò oggi non è chiaro) la tratta sotterranea che riguarda la Bassa Atesina, area molto sensibile e problematica", si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno dare rassicurazioni al riguardo e tranquillizzare così la popolazione della zona della Bassa Atesina, già molto esposta alle alterazioni ed inquinamenti acustici ed ambientali causati dalla presenza in questa zona dalla ferrovia, dell'autostrada e degli impianti ecologici di smaltimento rifiuti, tenendo conto della proposta di realizzare il tratto a sud di Bolzano ed oltre Salorno in galleria, contemporaneamente alla circonvallazione di Bolzano.

Risposta scritta Risposta. - Il progetto relativo al «Nuovo collegamento Innsbruck-Verona: Quadruplicamento Fortezza-Verona» è stato suddiviso in quattro lotti funzionali prioritari e in tre lotti di completamento. I lotti funzionali prioritari individuati sono: tratta Fortezza-Ponte Gardena, per ridurre la pendenza massima dall'attuale 22 per cento all'11 per cento; circonvallazione di Bolzano, per separare i flussi merci da quelli viaggiatori regionali e a lunga percorrenza; circonvallazione di Trento, per separare i flussi merci da quelli viaggiatori regionali e a lunga percorrenza; razionalizzazione dell'accesso al nodo di Verona, per rendere compatibile la nuova infrastruttura con la linea AV/AC Milano-Venezia e con i terminali merci del nodo. Il tratto della futura linea di accesso sud al tunnel di base del Brennero, che si svilupperà nella cosiddetta Bassa Atesina e cioè fra l'interconnessione di Bronzolo (a nord) ed il confine fra le due Province previsti nel Progetto. Le attività progettuali dei lotti di completamento si sono limitate finora all'acquisizione delle informazioni dallo studio di fattibilità del '93 ed ai necessari adeguamenti progettuali in corrispondenza delle connessioni con i lotti funzionali. Pertanto non risulta stabilito alcun tracciato per quel che riguarda i lotti di completamento, sia in Alto Adige, sia in Trentino, sia nella Provincia di Verona. Inoltre, mente per i lotti funzionali prioritari la data di attivazione è prevista contemporanea a quella del Tunnel di Base del Brennero e cioè nel 2020/2022, l'attivazione dette tratte di completamento è posta all'orizzonte 2030. Il Progetto Preliminare dei quattro lotti funzionali prioritari è stato trasmesso nel giugno 2003 al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l'inoltro al CIPE secondo l'iter autorizzativo previsto dalla legge 443/2001 (Legge Obiettivo). Ad oggi il Progetto non è stato ancora approvato. Nel Contratto di Programma 2007-2011, attualmente in corso di approvazione, sono stati individuati i progetti ammissibili al finanziamento e fra questi è compreso il PP1, limitatamente a: accesso al Brennero Fortezza-Verona: 3 lotti prioritari; accesso al Brennero Fortezza-Verona: ulteriore fase prioritaria, circonvallazione di Trento.

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Ultimamente, con Accordo sottoscritto il 26 febbraio 2007 fra la Provincia Autonoma di Trento ed R.F.I., tra le altre cose, è stato deciso di provvedere allo studio di fattibilità delle tratte di completamento ricadenti nel territorio della provincia di Trento a cura e con il Coordinamento di un gruppo misto, costituito da tecnici di R.F.I. e della provincia di Trento. La stessa Provincia contribuisce finanziariamente allo sviluppo di detto studio. Sono stati avviati contatti per analoghe iniziative con la Regione Venero, la Provincia di Verona e la Provincia Autonoma di Bolzano. Le tratte di congiunzione citate nell'interrogazione sono quelle nel territorio della Provincia Autonoma di Trento e pertanto non riguardano il territorio limitrofo della Provincia Autonoma di Bolzano, la cosiddetta Bassa Atesina, che però potrà essere analogamente coinvolta nell'iniziativa di sviluppare lo studio di fattibilità se aderirà all'invito di definire un accordo simile a quello citato. Il Ministro delle infrastrutture Di Pietro Atto n. 4-02653 (Iter concluso) Pubblicato il 18 settembre 2007 Seduta n. 214 PETERLINI - Al Ministro delle infrastrutture. Premesso che: il Comitato interministeriale di programmazione economica (CIPE), nell'ambito del progetto preliminare di quadruplicamento della tratta Verona-Fortezza, ha dato parere positivo alla realizzazione della tratta d'accesso sud alla galleria di base del Brennero, tra Fortezza e Ponte Gardena, e alla circonvallazione ferroviaria di Bolzano; per la realizzazione dell'intera opera è prevista una spesa superiore ai 2 miliardi e mezzo di euro, buona parte dei quali saranno destinati ai due lotti altoatesini. Il primo, quello riguardante appunto la tratta d'accesso sud al tunnel di base del Brennero, prevede un collegamento in galleria tra Fortezza e Ponte Gardena, e costerà 1.456 milioni di euro. Il secondo lotto, invece, è relativo alla circonvallazione ferroviaria di Bolzano, per la cui realizzazione è prevista una spesa pari a 795 milioni di euro. Assieme al parere positivo alla realizzazione delle due opere, il CIPE ha anche stanziato un primo contributo di 59 milioni di euro, che verranno destinati alla progettazione definitiva dei lavori; le altre tratte, previste come prioritarie, riguardano il Trentino (circonvallazione di Trento e circonvallazione di Rovereto) ed il Veneto (accesso di Verona) e dovranno essere deliberate prossimamente; non è prevista alcuna traccia della tratta di accesso nella Bassa Atesina, tratta più delicata prospettata in galleria, più volte segnalata al Ministro, anche nei suoi sopraluoghi a Egna e Bolzano, e inclusa come tratta di connessione nel DPEF. Non è di fatto accettabile che gli abitanti della Bassa Atesina debbano aspettarsi che, dopo la realizzazione della galleria di base, saranno più di 300 i treni che transiteranno giornalmente a cielo aperto e sulla vecchia tratta; è stata rappresentata l'assoluta necessità di realizzare il tratto della nuova ferrovia a sud di Bolzano, da Bronzolo ad oltre Salorno, in galleria e in contemporanea con la realizzazione della circonvallazione di Bolzano stessa, rassicurando sull'intento di voler progredire nella realizzazione del progetto, tenendo conto delle istanze della popolazione locale, si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno dare rassicurazioni riguardo alla realizzazione del tratte d'accesso a sud di Bolzano ed oltre Salorno in galleria, contemporaneamente 283


alla circonvallazione di Bolzano, e tranquillizzare così la popolazione in agitazione della zona della Bassa Atesina, già molto esposta alle alterazioni ambientali e all'inquinamento acustico causati dalla presenza in questa zona dalla ferrovia, dell'autostrada e degli impianti ecologici di smaltimento rifiuti. Risposta scritta Risposta. - In occasione di un incontro tra il Ministero delle infrastrutture e gli enti locali interessati nel novembre 2006 è stato esaminato il progetto d'investimento relativo alla nuova linea di accesso sud al tunnel di base del Brennero. Tale linea prevede la realizzazione nella provincia di Bolzano di due lotti prioritari quelli di cui il CIPE nella seduta del 30 agosto 2007 ha approvato la progettazione preliminare rappresentata da Ferrovie dello Stato SpA nel giugno 2003 - il 1º Portezza-Ponte Gardena e il 2º Cardano-Bronzolo (circonvallazione di Bolzano), la cui attivazione è prevista nel 2020 in concomitanza con l'attivazione del tunnel. I restanti due tratti di linea non compresi nei lotti prioritari della provincia di Bolzano, Ponte Gardena-Cardano e Bronzolo-Salorno fanno parte dei lotti di completamento, di cui non è prevista per il momento alcuna fase progettuale e che comunque traguardano l'attivazione nel 2030. Da ultimo, il Ministero ha intensificato i propri sforzi per giungere ad una fattiva definizione della fase progettuale e, in data 6 novembre, si è quindi tenuto presso il Dicastero, un incontro con le parti interessate nel quale è stato convenuto di dare avvio alla progettazione preliminare di un quinto lotto della tratta di accesso alla galleria del Brennero tra Fortezza e Verona relativo al tratto Bolzano Sud-Salorno. A tal fine il Ministero ha espresso la propria disponibilità a sottoscrivere entro la fine dell'anno in corso l'atto integrativo all'Accordo di programma quadro già sottoscritto con la provincia autonoma di Bolzano. Il Ministro delle infrastrutture Di Pietro Atto n. 4-03446 (Iter in corso) Pubblicato il 26 febbraio 2008 Seduta n. 281 PETERLINI - Al Ministro dell'interno. Premesso che: l'interrogante è membro del Gruppo parlamentare "Per le Autonomie" del Senato della Repubblica a far data dal 18 maggio 2006, nonché Presidente del Gruppo stesso dal 19 maggio 2006; fa parte del partito Südtiroler-Volkspartei (SVP); alle elezioni politiche del 9-10 aprile 2006 è stato eletto al Senato della Repubblica in Trentino-Alto Adige/Südtirol nel collegio n. 4 di Bolzano, con il Gruppo elettorale L'Unione-SVP (in base ad un accordo tra la coalizione ed il partito); nel simbolo sotto il quale è stato eletto è contenuta la dicitura SVP-L'Unione, inoltre due cerchi racchiudono uno la Stella Alpina con la sigla SVP e l'altro un arcobaleno con la scritta L'Unione Prodi;

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il Gruppo parlamentare "Per le Autonomie" è composto da due senatori eletti sotto il simbolo dalla SVP, tre senatori SVP-L'Unione, incluso l'interrogante, tutti eletti in Trentino-Alto Adige, un senatore della Valle d'Aosta e altri quattro senatori di altre regioni eletti con altro simbolo; alla Camera dei deputati la SVP ha quattro deputati; il partito SVP ha deciso di riconfermare la candidatura dell'interrogante con un nuovo simbolo che non conterrà solamente la Stella Alpina e la sigla SVP, ma anche altra grafica, diversa dalla precedente, si chiede di sapere: se il partito sia esonerato o meno dalla raccolta delle firme, presentandosi con un nuovo simbolo alle prossime elezioni politiche che si svolgeranno il 13 e 14 aprile 2008; se il partito della SVP possa presentare un ulteriore diverso simbolo in altra regione.

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INTERVENTI VARI IN ASSEMBLEA

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Fiducia al Governo Prodi-II 19 maggio 2006 PRESIDENTE. È iscritto a parlare per dichiarazione di voto il senatore Peterlini. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevole Presidente del Consiglio onorevoli colleghi, l'obiettivo principale del ricostituito Gruppo per le Autonomie è la difesa e lo sviluppo del modello di autonomia e di convivenza delle pluralità linguistiche e culturali del nostro Paese, che ha dato visibili frutti per lo sviluppo economico e sociale delle nostre comunità. Il nucleo del Gruppo è composto da senatori eletti nelle Regioni autonome del Trentino-Alto Adige Südtirol, della Valle d'Aosta, della Sicilia e degli amici delle Autonomie della Lombardia, del Veneto e del Piemonte. Il nostro lavoro vuole essere una testimonianza viva di un modello di successo di autogoverno del territorio e di una politica vicina alla gente e alle esigenze delle comunità locali, a difesa delle minoranze linguistiche, delle autonomie speciali, ma anche di un vero federalismo e di una maggiore autonomia finanziaria di tutte le Regioni e di tutti gli enti locali. Signor Presidente, la situazione del Paese per il quale assume la responsabilità di Governo non è affatto rosea. E per l'Italia la ripresa economica è ancora lontana mentre il resto dei Paesi europei ha saputo reagire alla crisi economica grave. Il PIL non ha potuto crescere; sono cresciuti invece il deficit e il debito pubblico. La competitività delle nostre aziende si è indebolita; le esportazioni hanno difficoltà di controbilanciare la pressione dell'offerta globale sul mercato. Gli stipendi non hanno tenuto il passo con l'inflazione; le famiglie hanno grandi difficoltà ad arrivare a fine mese; le aziende preferiscono, come lei ha sottolineato, contratti di lavoro precario e i giovani hanno difficoltà a trovare un posto di lavoro stabile e a crearsi una famiglia. Il Paese, le aziende e le famiglie hanno bisogno di una forte ripresa economica e per raggiungere questo fine abbiamo bisogno di un Governo autorevole, coraggioso e sostenuto dal Parlamento. I primi, forti segnali li abbiamo avvertiti: il suo programma, signor Presidente, e la tempestività con la quale lei è riuscito a presentare il nuovo Governo. Apprezziamo anche la scelta dei Ministri, nonché l'equilibrio raggiunto tra le forze politiche che compongono la maggioranza e che si devono fare carico di questa responsabilità per la stabilità e della necessità di convergere sulle grandi scelte ponendo in secondo ordine gli obiettivi divergenti e i particolarismi. Un secondo presupposto è quello di allargare il consenso sulle questioni importanti oltre la maggioranza di Governo: lo ha riconfermato lei, signor Presidente, in questa sede e spero che l'invito sia accolto anche dall'opposizione. Abbiamo la responsabilità, tutti insieme, di allargare questa stretta maggioranza numerica in una più larga convergenza tematica, ove è possibile trovarla, oltre che per le regole anche per i temi di grande rilevanza economica e sociale. Le riforme che dobbiamo intraprendere sono di grande spessore: la riduzione del costo del lavoro, prevista dal programma, ed il risanamento dei conti pubblici richiederanno anche dei sacrifici che necessitano di un largo consenso in Parlamento e con le forze sociali. Ne hanno bisogno le famiglie, le aziende, i giovani, le donne, i lavoratori tutti e i pensionati. Non possono essere i continui tagli alle pensioni a ridare stabilità al sistema pensionistico: serve una nuova politica per la famiglia, per dare nuova fiducia alle giovani coppie. Con l'1,2 nascite per donna, lo ha sottolineato lei, presidente Prodi, l'Italia si annovera tra i Paesi con la più bassa natalità del mondo: un popolo dunque destinato a diminuire drasticamente, il cui sistema sociale e sanitario, e non solo quello pensionistico, sono ad alto rischio. Confidiamo, inoltre, in una nuova politica ecologica, nel rispetto della natura, nella promozione di energie alternative.

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Confidiamo nella sua esperienza per una ripresa dell'immagine dell'Europa ed una collaborazione transfrontaliera; confidiamo in una politica di pace e ci aspettiamo il ritiro delle truppe da tutti i Paesi dove la nostra non sia una presenza umanitaria, ma di fatto una partecipazione bellica. Confidiamo in una ripresa dei valori umani e sociali e nel rispetto di quelli religiosi. Mi permetto di suggerire, anche come segno di apertura verso la Chiesa, la reintroduzione di qualche festività religiosa che le comunità cattoliche chiedono da anni con insistenza. Particolarmente a cuore ci stanno le autonomie, che rappresentano una ricchezza culturale e linguistica ed un modello di autonomia apprezzato internazionalmente come un modello di pace e di convivenza. Ringraziamo il presidente incaricato Romano Prodi che, prima delle elezioni, ma anche subito dopo e nella sua replica oggi, ha confermato la sua volontà di contribuire allo sviluppo di queste pluralità e delle minoranze linguistiche, in un dialogo aperto e costruttivo. Dovremo affrontare in questa legislatura la riforma degli Statuti speciali per adeguarli alle riforme costituzionali, per sviluppare queste autonomie a favore di tutti i gruppi linguistici ed allargare il pensiero autonomistico anche alle altre Regioni. Ringraziamo per l'assicurazione che queste modifiche saranno fatte in consenso e che i nuovi Statuti dovranno prevedere una clausola d'intesa, affinché non possano unilateralmente essere modificati. Siamo molti fiduciosi che il Governo ben presto risolverà le questioni rimaste aperte: favorire la nostra politica energetica autonoma e renderci partecipi delle fonti energetiche idriche, delle quali finora abbiamo subito gli impatti ambientali; ratificare con urgenza il Protocollo dei trasporti nell'ambito della Convenzione delle Alpi e la Convenzione di Madrid, per una effettiva collaborazione transfrontaliera. La ringraziamo e ci auguriamo che questo nuovo Governo prima di impugnare le leggi delle Province e delle Regioni di fronte alla Corte voglia sentire i rispettivi Presidenti per affrontare insieme possibili soluzioni. In merito al grande progetto della nuova linea ferroviaria del Brennero auspichiamo che insieme al tunnel vengano contemporaneamente realizzate le tratte di accesso e che queste siano scelte in accordo con le comunità locali, per ridurre al minimo l'impatto acustico ed ambientale, scegliendo ove possibile tratti in galleria, soprattutto per quanto riguarda la tratta a sud di Bolzano. Ci aspettiamo poi la sua attenzione ai problemi della montagna, che sarebbe opportuno rappresentare nel Governo perché finora ciò non è avvenuto. Signor presidente Prodi, le porto il saluto delle nostre speciali comunità, tedesche, italiane e ladine (che guardano con fiducia alla sua persona quale loro garante), di quella francese e di tutte le altre minoranze ed autonomie, nonché degli amici delle autonomie delle altre Regioni, dalle Alpi alla Sicilia, di cui vogliamo farci interpreti come Gruppo. Con la fiducia che lei, signor Presidente, ha saputo dare a noi, le facciamo i migliori auguri per un Governo stabile, coraggioso ed efficiente, esprimendole la fiducia di tutto il Gruppo per le Autonomie. (Applausi dai Gruppi Aut, Ulivo, IU-Verdi-Com e RC-SE). 28 febbraio 2007 PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Egregio signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, la decisione del Capo dello Stato di non sciogliere le Camere e di rinviare il Governo al Parlamento rappresenta un grande sforzo di dare stabilità al Paese, una stabilità richiesta da tutti i cittadini e non solo dagli elettori del centro-sinistra. Il Paese, le imprese, le famiglie, i giovani, i lavoratori e i pensionati hanno bisogno di riforme e di una forte ripresa economica. La stabilità richiesta dal 288


presidente Napolitano è un appello al senso di responsabilità di tutto il Parlamento e ad una più forte coesione del Governo e della maggioranza. Il passaggio che stiamo affrontando è delicato. Siamo fiduciosi che il Governo e la stessa maggioranza abbiano tratto da questa crisi la giusta lezione per proseguire il cammino dello sviluppo e delle riforme con maggiore vigore e coesione. I segni di ripresa economica, i risultati raggiunti, i giudizi positivi dell'Unione Europea confermano che la strada intrapresa è quella giusta. Mi consenta di sottolineare però la necessità che rispetto al passato vi sia un maggiore dialogo tra il Governo ed il Parlamento stesso. Il Governo, e lo dico con tutta franchezza, non può presentare progetti preconfezionati senza cercare preventivamente il largo consenso nella maggioranza, come purtroppo successo sull'Afghanistan o come potrebbe succedere su temi di coscienza. Questo dialogo deve essere esteso anche alle forze di opposizione nell'intento di trovare con esse scelte condivise su tematiche importanti. Il responso delle urne ha visto maggioranze risicate anche in Austria e Germania. Non chiedo al momento un Governo di larghe intese ma uno sforzo maggiore da entrambe le parti per ricercare soluzioni condivise. Riguardo la politica estera, su cui ben si conoscono le divergenze di opinioni e di sensibilità anche all'interno della maggioranza, apprezziamo lo sforzo del Governo a favore del dialogo e delle diplomazie che devono sostituire l'uso della forza. Pur comprendendo l'obiettivo di fare chiarezza non ci è sembrato però opportuno, me lo conceda signor Ministro degli affari esteri, di condividere al cento per cento le sue scelte. Esistono sensibilità diverse da quelle del Governo, ed esso ne deve tener conto. Il nostro Paese, anche alla luce delle sue radici cristiane e della sua grande tradizione umanistica, deve proseguire sulla strada di questo impegno per la pace che ha visto crescere la sua immagine internazionale, non da ultimo grazie al suo impegno nella missione di pace in Libano. È positivo, signor Presidente, il nuovo slancio a favore della famiglia e dei giovani e ci trova pienamente concordi che un intervento in questa direzione metta al centro la famiglia. Dobbiamo dare rinnovata fiducia alle giovani coppie per incoraggiarle a creare una famiglia e ad avere figli. Non dimentichiamo che siamo agli ultimi posti in Europa e nel mondo per natalità e che ciò ha creato una profonda crisi del sistema pensionistico, in quanto sempre meno giovani devono mantenere una popolazione anziana in continua crescita. Pertanto, ritengo importante l'impegno a mettere mano alla riforma previdenziale e ad aumentare le pensioni minime. Pur nel rispetto della concertazione con le forze politiche e le parti sociali, non possiamo non considerare la necessità che anche alle nuove generazioni sia assicurata una pensione dignitosa. Ci vuole coraggio su questo punto! Non possiamo permetterci di introdurre agevolazioni per chi sta andando in pensione scaricando tutto il peso sui giovani, che dovranno lavorare più a lungo e con la metà della pensione dei loro padri. Sul versante delle fonti rinnovabili, l'Italia è il fanalino di coda in Europa. Apprezziamo, pertanto, il programma che punta a promuovere le energie offerte dalla natura per adeguarci agli standard degli altri Paesi. Mi permetto di citare l'esempio dell'Alto Adige/Südtirol, che ha già una quota del 43 per cento di energia prodotta da fonti rinnovabili e punta ad una quota del 55 per cento. Apprezziamo particolarmente il passaggio della sua relazione sulle minoranze linguistiche e sulle autonomie speciali, che rappresentano una ricchezza culturale e linguistica nonché un modello di autonomia riconosciuto internazionalmente come esempio di pace e di convivenza. Tale modello di successo, basato sulla sussidarietà, deve allargarsi anche ad altre Regioni disposte ad assumersi gradualmente più responsabilità per promuovere maggiore equità ed efficienza attuando il federalismo fiscale. Tale processo, però, non deve intaccare i diritti delle autonomie speciali sanciti dalla Costituzione. Come Gruppo Per le Autonomie, vogliamo porre l'attenzione sulla importanza dell'autogoverno del territorio, con particolare riguardo alla montagna, oltre che di una politica vicina alla gente. Occorre, pertanto, promuovere le autonomie locali perché nei Comuni, nelle Province, nelle Regioni si declina l'appartenenza politica dei cittadini. Sembra, pertanto, opportuno attuare una 289


concertazione per i disegni di legge riguardanti tali enti, onde evitare l'insorgenza di centralismi o di oligopoli. Abbiamo appreso con interesse, signor Presidente, del suo intento di ricercare il consenso delle popolazioni locali per le grandi infrastrutture. Questo è importante anche per il progetto della nuova linea ferroviaria del Brennero per la quale auspichiamo che, insieme al tunnel, vengano contemporaneamente realizzate le tratte di accesso. Onorevoli colleghi, la votazione sulla proposta di risoluzione sulle linee di politica estera ha dato il seguente risultato: 158 sì, 136 no e 24 astensioni. In ogni altro sistema democratico la risoluzione sarebbe stata accolta: al Senato no, per un Regolamento che conta le astensioni come voti contrari. Signor Presidente, la crisi che si è aperta oltre che di natura politica, a mio avviso, trova le sue radici in un sistema che non garantisce in Senato maggioranze stabili. È quindi urgente varare, come ha detto lei, con il più ampio consenso delle forze presenti in Parlamento, una riforma elettorale che dia maggiore stabilità al Paese e a tutto il sistema politico. Concludendo, signor presidente Prodi, il Gruppo Per le Autonomie, che mi onoro di presiedere, le rinnova la fiducia e le augura che il suo Governo possa continuare la sua azione con più stabilità, coraggio ed efficienza, uscendo rafforzato da questo voto. (Applausi dai Gruppi Aut, Ulivo, RC-SE, IU-Verdi-Com, Misto-IdV e Misto-Pop-Udeur). 24 gennaio 2008 PRESIDENTE. È iscritto a parlare per dichiarazione di voto il senatore Peterlini. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, il Gruppo Per le Autonomie esprime apprezzamento per il richiamo del Capo dello Stato, che ieri ha esortato ogni forza politica a mettere da parte personalismi o scelte ideologiche affinché si possa trovare un consenso ampio in Parlamento per varare quelle riforme di cui il Paese ha palesemente bisogno. Siamo pertanto chiamati ad evitare, in primis, elezioni anticipate perché queste, oltre a frenare il processo di riforme, rappresenterebbero una iattura per il Paese, in quanto si andrebbe a votare con la stessa legge elettorale, che inevitabilmente riproporrebbe la stessa instabilità che sta gravemente danneggiando il Paese. Questo sistema elettorale viene ritenuto nocivo e dannoso persino da molti esperti internazionali, che guardano con grande preoccupazione all'attuale situazione in Italia. Ieri il quotidiano britannico «Financial Times» giustamente osservava che, in caso di elezioni anticipate, l'Italia, oltre a trovarsi senza un Governo nel pieno delle sue funzioni durante un periodo di gravi e preoccupanti turbolenze economiche andrebbe a votare con una legge elettorale la quale produrrebbe un altro caleidoscopio di litigiosi partiti politici. Servirebbe invece un'urgente riforma per dar vita a più coerenti schieramenti di Governo e di opposizione. Auspichiamo quindi che il Governo abbia nuovamente la fiducia del Parlamento. Ma andiamo anche oltre: in caso contrario, riteniamo fondamentale che tutte le forze politiche, seguendo l'appello del Capo dello Stato, facciano un passo indietro nell'interesse generale del Paese e trovino una soluzione anche attraverso la nascita di un Governo di solidarietà nazionale, che porti a compimento la riforma elettorale, le modifiche strutturali e dei Regolamenti parlamentari, nonché il risanamento economico. Soprattutto, in questa difficile fase economica e politica, il Paese, le imprese, le famiglie hanno bisogno di un periodo di tranquillità e di riforme. Non parlo di pochi mesi per varare frettolosamente una legge elettorale, ma è necessario un adeguato lasso di tempo, al fine di dare risposte alle famiglie che non arrivano a fine mese, difendere i salari in questa fase di recessione e trovare nuove strategie per rilanciare l'economia, dando spazio e fiato alle imprese, soprattutto a quelle piccole e medie. Mi rivolgo a lei, signor Presidente del Consiglio, per esprimerle la nostra stima e il nostro apprezzamento per l'operato che in questi venti mesi lei ha svolto. Nonostante le grandi difficoltà 290


che tutti noi conosciamo e la consapevolezza che, per realizzare riforme organiche, servono più di venti mesi, serve almeno una legislatura intera, le va dato atto di aver intrapreso un grosso sforzo di risanamento del Paese. Circa 75 miliardi di euro è la spesa che ogni anno lo Stato, noi tutti insieme dobbiamo sostenere per pagare gli interessi sul debito pubblico, il quale ammonta a 1.600 miliardi di euro: vorrei ripetere e ricordare che è il più alto debito pubblico di tutti i Paesi europei, una palla di piombo al piede di un'economia che vuole crescere ma viene fermata da questo debito. Il suo Governo, a tal riguardo, ha conseguito risultati importantissimi ed a confermare ciò sono i numeri certificati dall'Unione Europea e dalle più importanti agenzie di rating. Standard and Poor's ha infatti definito, recentemente, estremamente positivo il dato sul rapporto deficit/PIL italiano, sceso nei primi nove mesi del 2007 all'1,3 per cento. Le agenzie di rating sostengono che sia il risultato migliore dal 1999 e che si tratti di una performance impressionante. Fortemente lodevoli sono inoltre gli sforzi compiuti da questo Esecutivo nella lotta contro l'evasione fiscale. La pressione fiscale va abbassata a favore delle famiglie e delle imprese, ma siamo consci del fatto che questo sarà possibile solo se abbassiamo il debito pubblico, abbassiamo con questo gli interessi e facciamo pagare tutti, per pagare tutti insieme di meno. Abbiamo apprezzato, inoltre, le misure a sostegno delle fasce più deboli, dall'aumento delle pensioni minime al sostegno agli incapienti, nonché la promozione delle energie rinnovabili. Queste misure per l'ecologia sono veramente un segnale forte di svolta che apprezziamo molto. Le sfide che abbiamo davanti sono ancora tante: pensiamo alle famiglie, soprattutto a quelle numerose, e ai giovani, che vanno maggiormente incoraggiati a crearsi una famiglia e ad avere figli, visto che l'Italia si annovera tra i Paesi con la più bassa natalità, non solo in Europa, ma nel mondo e che con questo andranno in crisi, in pochi anni, sia tutto il sistema pensionistico, sia e perfino il sistema sociale, perché sempre meno giovani si troveranno a sostenere una spesa sociale in continuo aumento. Il Gruppo Per le Autonomie ha più volte sottoposto all'attenzione del Governo e del Parlamento proposte per consentire alla donna di conciliare meglio il lavoro con i suoi impegni familiari. Abbiamo salutato con favore che questo Esecutivo abbia ricercato il dialogo e il consenso delle popolazioni per la realizzazione delle grandi opere: penso soprattutto, tra gli altri, al progetto della nuova linea ferroviaria del Brennero. A tal riguardo, mi preme ringraziare il ministro per le infrastrutture Antonio Di Pietro per il suo impegno. Il Gruppo Per le Autonomie, proprio in questo momento di crisi della politica, sottolinea la necessità di una riforma strutturale: dobbiamo dare al Paese un assetto e un modello con una più forte partecipazione delle Regioni e delle autonomie locali, per poter tenere passo con i più avanzati Paesi europei. Il Gruppo Per le Autonomie ha poi particolarmente apprezzato l'intento di questo Governo di attuare il federalismo fiscale, altra esperienza che attende la sua realizzazione. Ringraziamo particolarmente il presidente Romano Prodi per la sua attenzione alle minoranze linguistiche e alle autonomie speciali: queste rappresentano non solo una ricchezza culturale e linguistica, ma - posso dirlo con orgoglio - un modello di autonomia riconosciuto internazionalmente come esempio di pace e di convivenza. Penso che abbiamo potuto dare esempio di buon governo e di successo economico e sociale nelle nostre Regioni. Il nostro Gruppo, pertanto, auspica fortemente che tale modello di successo, basato sulla sussidiarietà, si possa allargare anche ad altre Regioni disposte ad assumersi gradualmente più responsabilità, per promuovere maggiore equità ed efficienza in tutto il Paese. Ribadiamo la necessità di porre maggiore attenzione all'importanza dell'autogoverno del territorio per una politica più vicina alla gente. Occorre pertanto promuovere le autonomie locali e dare piena attuazione alla riforma del Titolo V della Costituzione perché nei Comuni, nelle Province, nelle Regioni si declini la partecipazione democratica dei cittadini.

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Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, ribadisco che, in questa situazione così delicata, sarebbe da irresponsabili precipitare il Paese ad elezioni anticipate, perché significherebbe consegnarlo ad un'ulteriore instabilità. In questa fase turbolenta le famiglie e le imprese non possono essere lasciate sole. Con l'auspicio che ogni forza politica si renda conto di ciò, assumendosi le responsabilità di eventuali scelte sbagliate, preannuncio che il Gruppo Per le Autonomie rinnova la fiducia a questo Governo e a lei, signor presidente del Consiglio Romano Prodi, nella speranza che si trovi la soluzione giusta per il bene del Paese. (Applausi dai Gruppi Aut e PD-Ulivo). Comunicazioni del Governo Comunicazioni del Governo in relazione all'esame da parte del Consiglio dell'Unione Europea del 7° Programma quadro di attività comunitarie di ricerca e sviluppo tecnologico PETERLINI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, come Gruppo Per le Autonomie riteniamo che questo sia un tema troppo delicato per esporlo allo scontro tra maggioranza e opposizione. È in questo spirito che abbiamo presentato una nostra proposta al fine di trovare una soluzione eticamente sostenibile che rispetti la vita umana e, nello stesso tempo, non precluda a priori la scienza e la ricerca a favore dell'umanità. Cosa è eticamente sostenibile? Dal punto di vista etico, la vita umana incomincia con la fecondazione dell'ovulo e la generazione dell'embrione. L'embrione umano è pertanto vita umana, che deve godere della protezione e deve porre limiti alla scienza. Nell'affermare questo principio si deve però anche promuovere la ricerca per agevolare il progresso della scienza medica a tutto favore della vita umana stessa, dell'umanità e della sua salute. Riconosco che questi obiettivi sono presenti in tutte e quattro le mozioni, anche se naturalmente con particolarità differenziate ed esposte in modo diverso. Auspicherei, questo è il nostro obiettivo politico, che tali mozioni convergessero in un unico documento. Per quanto riguarda la mozione dell'Unione, devo esprimere subito il nostro apprezzamento per essere riusciti a far convergere in un documento della maggioranza, pur tormentata da diversità di vedute e di opinioni di campo diverse, la salvaguardia del principio del rispetto dell'embrione umano. Questo deve essere riconosciuto ed esprimo la mia riconoscenza alla presidente Finocchiaro per il suo lavoro di tessitura tra le varie componenti della maggioranza. Perciò, diciamo subito che il Gruppo per le Autonomie voterà questo testo. Con la mozione dell'Unione è stato raggiunto l'obiettivo principale di salvaguardare la vita dell'embrione sostenendo finanziariamente la ricerca e concentrandola sulle cellule staminali adulte, comprese le cordonali che hanno già dato promettenti esiti terapeutici sull'uomo, e sulle cellule staminali totipotenti non derivate da embrioni. È fondamentale e auspicabile che siano molti i progetti di ricerca che abbiano come obiettivo centrale le nuove possibilità di cura rispetto alla vita umana. Per quanto riguarda gli altri Gruppi e le altre mozioni, devo riconoscere che l'obiettivo rimane quella di non fare ricerca che distrugga gli embrioni umani. Ho il massimo rispetto per la mozione presentata dal senatore Eufemi e per quella espressa dal Gruppo del senatore Buttiglione. Esse limitano, però, la discussione alla sola questione dell'uso da fare degli embrioni, senza accennare alla promozione di una ricerca più ampia e approfondita sulle alternative a disposizione. Inoltre, 292


l'Unione di Centro, che invitiamo a convergere in una risoluzione più ampia, non dice nulla in merito agli embrioni non più impiantabili. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, cari colleghi, su questo aspetto vorrei soffermarmi e nello spirito di questa riflessione, come Gruppo delle Autonomie abbiamo ritenuto opportuno presentare una nostra risoluzione che impegni il Governo, in sede di Consiglio europeo, a votare contro ogni tipo di ricerca che distrugga gli embrioni umani, sia quelli crioconservati, sia quelli ancora impiantabili. Mi è stato chiesto in discussione dai colleghi come intenderei la limitazione del termine impiantabili. Vorrei essere molto esplicito su questo: fino a quando per questi embrioni non sia scientificamente comprovata la cessazione dell'autonoma capacità di sviluppo. Questo è l'intento della formulazione. Questo significa che prima di buttare via e di fare morire gli embrioni nella vita naturale, prima che non servano a nessuno, abbiamo anche l'obbligo morale di usarli per la ricerca umana. Mi sembra una posizione interessante. Vorrei invitare i colleghi Eufemi e Buttiglione, che hanno presentato le mozioni, a riflettere su questa nostra posizione di convergenza. (Applausi dal Gruppo Aut). Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla vicenda Telecom PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Peterlini. Ne ha facoltà. PETERLINI (Aut). Signor Presidente, onorevoli colleg