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QUADERNI DELL’ARTE ALCHEMICA N.1/2006

M H

EDITORE Pietro Negri Editore Corso Palladio,179 36100 Vicenza GRAFICA E WEB DESIGN Patrizia Peruffo art@museohermetico.com DIRETTORE RESPONSABILE Maria Elena Bonacini QUADERNI TRIMESTRALI prezzo di copertina €10 Aut. del Tribunale di Vicenza n° 1115 del 12.09.2005 ABBONAMENTI 1 anno/4 numeri Italia €30 Europa €50 Arretrati €12 Ufficio abbonamenti pietronegri@museohermetico.com tel. +039 0444 327976 Tramite bollettino postale intestato a Pietro Negri Editore C/C n° ...................... STAMPA Grafiche Corrà, S. Bonifacio (VR) REDAZIONE Corso Palladio 179, 36100 Vicenza red@museohermetico.com WEB www.museohermetico.com

E’ vietata la riproduzione totale o parziale del contenuto della rivista senza l’autorizzazione scritta di Pietro Negri Editore.


MUSEOHERMETICO E M B L E M I

D E L L A

C O N O S C E N Z A

Sommario 02. EDITORIALE 04. ARTE ALCHEMICA 06. THESES 08. PSICOLOGIA DELLA PERCEZIONE 12. ALCHIMIA DELLA PERCEZIONE CRITICA 20. FILOSOFIA DELLA CONOSCENZA 24. ALCHIMIA DELLA RAGION CRITICA 30. ALCHIMIA DELL’ESPERIENZA COGNITIVA 34. INIZIAZIONI ALL’ARTE 38. APOCALIPSE NOW E CARAVAGGIO 50. FONDAMENTI DELL’IDENTITA’ SPIRITUALE 54. COMPRENSIONE E COMPASSIONE SPIRITUALE


Un sottile filo rosso e blu

I

l drago con tre teste fiammeggianti e una lunga coda descrive i tre elementi chimici utilizzati dall’alchimia medioevale e rinascimentale per sintetizzare i processi di formazione della coscienza individuale e collettiva. La testa davanti,

metafora della percezione, è protesa verso il tempo futuro, mentre un’altra si volge al passato a ‘richiamare’ le funzioni evolutive della memoria. Al centro svetta la testa in cui avviene il processo di sintesi cognitiva di ciò che la percezione della realtà e la memoria sono state in grado di sedimentare, come sale della conoscenza, all’interno della struttura cerebrale in cui emerge il fenomeno della coscienza individuale. Gli alchimisti utilizzarono questo semplice codice basato sulla percezione-intelligenza (Mercurio), esperienzacoscienza (Solfo) e memoria-conoscenza (Sale) per dare avvio a una straordinaria epopea di immagini e di immaginazione, di intuizioni e di esperienze creative e infine di comprensione e sintesi dei principi che predominano sugli altri per formare le strutture razionali della materia e dell’antimateria. L’originalità linguistica con cui i teorici del rinascimento alchemico cercarono di descrivere il rapporto dinamico, creativo, distruttivo e infine nuovamente costruttivo tra tutti gli elementi che costituiscono il corpus alchemico del drago, metafora delle facoltà creative in grado di progettare e realizzare parti sempre più complesse di realtà (materia) e coscienza (antimateria), occulta un patrimonio di intuizioni, di comprensioni e di esperienze tuttora inaccessibili alla coscienza occidentale. 2


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Editoriale Quaderni di viaggio

Le allegorie, le metafore e i simboli rappresentano la sintassi di un linguaggio ermetico che appartiene alla dimensione umana così come le lettere, le parole e i verbi sono il fondamento logico del linguaggio quotidiano. Nel tentativo di prendere per la coda il drago, proiettata in avanti a sondare il tempo futuro, abbiamo scoperto un sottile filo rosso in grado di far dialogare l’arte di Raffaello, Durer, Michelangelo, Caravaggio, Leonardo, Bosch, Brueghel, Botticelli e di tanti altri, con il codice tramandato dall’alchimia araba, greca, egizia e orientale. La lunga coda del drago congiunge la sapienza del passato con le esperienze del tempo presente, mentre la freccia alla sua estremità descrive il potere dell’immaginazione alchemica di ricondursi a una tradizione/esperienza che procede da millenni attraverso l’intuizione sensoriale e cognitiva (emozione e percezione), la trasmissione orale delle esperienze nella memoria collettiva (mitologia e cultura) e la sintesi creativa delle emozioni, dei ricordi e della conoscenza iniziatica in un preciso schema interpretativo della coscienza in divenire (arte alchemica) . Il sottile filo rosso non ha mai smesso di operare all’interno della mente degli artisti che collegano le emozioni creative con il sistema automatico della percezione. Abbiamo così scoperto l’esistenza di un filo blu capace di ricostruire le regole del gioco elaborato dagli alchimisti. E’ un filo di ritorno che può ricondurre la mente irrequieta di Ulisse a Itaca, attraverso un viaggio periglioso, denso di scoperte, sorprese ed emozioni senza tempo. 3


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ARTE ALCHEMICA IL MAGISTERO DELLA COSCIENZA

Le scienze non svelano verità universali. Sono delle avventure e, in quanto tali, per essere comprese e apprezzate nel loro giusto valore, richiedono lo stesso tipo di spirito critico necessario in ogni altro dibattito di idee culturali, sociali o politiche. (Stengers)

IL “MAGNIFICAT”ADE Nel 1999 il sociologo Edgar Morin, una delle figure più prestigiose della cultura contemporanea, rispondendo a un invito dell’UNESCO ad esprimere delle proposte in merito al progetto transdisciplinare: “Educare per un futuro vivibile”, giunge a sintetizzare “sette temi” fondamentali in ogni tipo di insegnamento che abbia a cuore l’educazione delle nuove generazioni. Per Edgar Morin questi temi “permetteranno di integrare le discipline esistenti e di stimolare gli sviluppi di una conoscenza atta a raccogliere le sfide della nostra vita individuale, culturale e sociale”; ma di quale conoscenza ha bisogno l’umanità del nuovo millennio? Nel secolo scorso si è molto insistito nell’indicare nell’istruzione umanistica lo strumento in grado di orientare le scelte e guidare le vite umane. Tuttavia la conoscenza dei contenuti umanistici presenti nelle opere della filosofia, della letteratura e dell’arte occidentale non è sufficiente a stimolare la ‘conoscenza di sé’, da sempre considerata il fondamento della coscienza occidentale. Anche se il precetto delfico “Conosci te stesso e conoscerai te stesso e Dio” riverbera nell’etere da qualche millennio, non è facile per l’uomo comune appropriarsi degli strumenti idonei necessari per esplorare i “territori” della propria psiche, i “paesaggi” della propria anima o i molteplici “mondi” della propria immaginazione. Evolvere nella conoscenza di sè non significa avventurarsi nei percorsi letterari, filosofici e spirituali confezionati dagli esperti della cultura. La conoscenza dei caratteri umani, biologici, psicologici e spiriuali non avviene immagazzinando mentalmente teorie, principi o teoremi e nemmeno ‘proiettando’ il desiderio di conoscenza su settori specialistici della cultura o della scienza. Gli artisti e i filosofi del Rinascimento avevano compreso che la mitologia greca operava su un piano superiore al piano mentale razionale sul quale la coscienza moderna si struttura da almeno quattro secoli. L’arte rinascimentale, alla pari della mitologia greca, procede per simboli, metafore, allegorie ed emblemi per realizzare un complesso intreccio di immagini e parole, di colori e segni, di allusioni filosofiche e concetti figurati che hanno come unico fine la trasposizione logica (l’Olimpo) dei processi di trasformazione dell’intelletto razionale ( Saturno) in coscienza creativa (Zeus). La mitologia greca e l’arte rinascimentale occultano un patrimonio di ‘conoscenze spirituali’ che

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LA GRANDE OPERA I QUATTRO ATTI

Sandro Botticelli, 1481 “Madonna del Magnificat”

non possono essere assimilate dalla razionalità, ma unicamente dalle facoltà cognitive che emergono dall’anima intellettiva. Per evolvere nella conoscenza di sè è necessario ‘sperimentare’ un diverso codice di informazioni che non può essere trasmesso da programmi didattici o formativi, per quanto sofisticati possano essere. Infatti l’educazione alla comprensione dei sentimenti, indispensabile per evolvere l’anima psichica in anima intellettiva, non può essere impartita da nessun Ente civile o religioso e nemmeno accennata nei banchi di scuola, né essere trasmessa dai genitori, spesso in difficoltà a fungere persino da modelli da imitare. Dall’Illuminismo si tenta di risolvere il problema dell’educazione concentrando l’attenzione sul delicato rapporto “insegnante e allievo”, mentre invece non è la ‘statura pedagogica’ dell’insegnante che deve essere elevata, ma la “qualità dell’anima” di acquisire, senza filtri, i contenuti di coscienza che emergono dalle opere dalla creatività umana.. E’ giusto auspicare che in futuro possa nascere una scuola per la scoperta di sé “in cui l’adolescente (e non solo) può riconoscere la sua vita soggettiva attraverso quella dei personaggi protagonisti dei romanzi o dei film. Può scoprire la rivelazione delle proprie aspirazioni, problemi e verità, non solo in un libro che espone idee, ma anche, e talvolta più profondamente, in un poema o in un romanzo” (E. Morin). Occorre sviluppare i temi di un’effettiva conoscenza ‘pertinente all’uomo’ e ciò è possibile se avviene un reale confronto con il linguaggio simbolico utilizzato dagli artisti per tradurre in ‘immagini’ ciò che il “senso di sè” percepisce come verità universale. L’allegoria trasmette in codice analogico i sentimenti dell’amore o del conflitto, dell’integrazione o della lacerazione, della passione o della vacuità, dell’illuminazione o dello spaesamento. Gli affetti e i sentimenti cognitivi rappresentano il ‘cibo spirituale’ in grado di trasmutare le “funzioni” dell’anima (la melagrana) nelle facoltà della coscienza razionale in cui emerge consapevolezza, comprensione e coscienza di sè (il Bambino Gesù). Il “Magistero della coscienza” ha inizio con il “Magnificat”, l’inno composto dall’anima razionale dell’alchimista (la Madonna) in grado di percepire l’ombra del conflitto o la luce della rivelazione e di comprendere le molteplici esperienze della dualità, della separazione e dell’integrazione, che strutturano la trasformazione della coscienza individuale (Gesù) in coscienza spirituale (Cristo).

Il dipinto è l’emblema dell’Arte Alchemica. La Madonna, simbolo dell’anima creativa del Maestro, si appresta a insegnare l’arte della trasformazione della pulsione istintiva, dei sentimenti dell’anima e delle convinzioni consolidate dall’intelletto, ai tre “apprendisti” che le sono difronte. I colori delle tuniche indicano i tre stadi di ‘annerimento’ delle pulsioni corporee (la Nigredo), di ‘arrossamento’ delle motivazioni psicologiche (la Rubedo) e di ‘ingiallimento’ (lo Iosis o Citrinas) della materia cerebrale che si compiono durante il ‘Magistero della Coscienza’. Alle spalle della Madonna due angeli vestiti di bianco, colore simbolo della rinascita della coscienza spirituale (l’Albedo), posano la corona della conoscenza alchemica sul capo dell’alchimista che conclude la metamorfosi dell’anima razionale (la Vergine) nell’anima creativa (la Madonna). La coscienza di sè, rappresentato da Gesù Bambino, può iniziare così a comporre la musica del “Magnificat”, inno alla trasformazione della percezione/consapevolezza in amore, conoscenza e comprensione. Le mani del Bambino sono intrecciate con quelle della Madre, metafora del legame indissolubile che lega,da ora in poi, l’opera dell’alchimista con l’energia, l’anima, la mente,lo spiritus e l’intellectus “illuminati” dal Magistero alchemico.

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“L

a cultura è il “complesso delle conoscenze, competenze, credenze e delle manifestazioni, attività, istituzioni politiche,

religiose, artistiche, scientifiche che caratterizzano un gruppo sociale in una data epoca storica” (Ricci); si può definire anche come “un dispositivo, un magazzino e un trasmettitore dei sistemi di amplificazione e delle attrezzature rispondenti a tali sistemi” (J. Bruner)

Theses ARTE ALCHEMICA I quattro atti del Magistero 02. Il Magnificat 1. PSICOLOGIA DELLA PERCEZIONE Le chiavi della consapevolezza 08. La putrefazione dei sistemi 2. FILOSOFIA DELLA CONOSCENZA le opere della coscienza alchemica 20. Lo scudo di Perseo 3. INIZIAZIONI ALL’ARTE ALCHEMICA I codici dell’esperienza creativa 34. Caravaggio: elogio della follia 4. FONDAMENTI DELL’IDENTITA’ SPIRITUALE I simboli della trasformazione 52. Identità e coscienza alchemica

L’

insorgenza del pensiero umano è la conseguenza dell’integrazione delle facoltà cognitive presistenti con la capacità di

manipolazione, di rappresentazione dello spazio, di astrazione e con il comportamento esplorativo. La curiosità percettiva epistemica è dettata da motivazioni di carattere biologico. Non esiste una censura tra natura e cultura. (Gianfranco Ronconi)

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Hypotheses ELIXIR RUBEUM Emblemi della percezione cognitiva 13. Brueghel: Nel paese di Cuccagna

THEATRUM CHEMICUM Emblemi della conoscenza intuitiva 25. Caravaggio: Incredulità di San Tommaso 31. Il naso di S. Tommaso

ARS CHEMICA Emblemi dell’esperienza creativa 37. L’opera al nero Caravaggio e Apocalipse Now

SYMBOLA AUREA Emblemi dell’identità spirituale 51. Raffaello: la Dama e il Cristo

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PSICOLOGIA DELLA PERCEZIONE LE CHIAVI DELLA CONSAPEVOLEZZA ALCHEMICA

L’intero apparato conoscitivo è un apparato di astrazione e semplificazione - non diretto alla conoscenza delle cose, bensì al dominio delle cose. F. NIETZSCHE, Frammenti postumi estate-autunno 1884, 26 (61), pg.149

LA PUTREFAZIONE DEI SISTEMI CONOSCITIVI

“Tutto ciò che so del mondo, anche tramite la scienza, io lo so a partire da una percezione mia o da un’esperienza del mondo senza la quale gli stessi simboli della scienza non significherebbero nulla. Non dobbiamo dunque chiederci se percepiamo veramente il mondo, dobbiamo invece dire: il mondo è ciò che percepiamo” Nel 1945 M. Merleau-Ponty scrive “Fenomenologia della percezione” in un momento critico della storia occidentale. Dilaniata dalle atrocità compiute dall’uomo nelle due guerre mondiali, la cultura occidentale indaga le cause che avevano permesso l’irrompere della cultura del disprezzo, della discriminazione, dell’aggressione e dell’indottrinamento, fenomeni che avvengono ciclicamente quando viene meno l’educazione alla percezione critica della realtà e la comprensione cognitiva dei simboli, dei modelli e delle gerarchie che si impongono, anche all’improvviso, alla coscienza collettiva. Se il ‘sonno della ragione’ risveglia i mostri sopiti nella psiche umana, ancora più pericoloso è l’annebbiamento della percezione provocato dalla perdita della propria identità culturale, morale, etica e spirituale che si profila al tramonto di ogni civiltà. Quando la percezione individuale e collettiva scende sotto un livello minimo di consapevolezza (e ciò avviene anche a causa di fattori contingenti come la penuria di risorse, di informazioni o di prospettive) anche il sistema della conoscenza predisposto a superare le crisi, i conflitti e le prove, diventa cieco, vittima dell’errore e dell’illusione. Edgar Morin così riassume il primo dei saperi necessari al tempo futuro: “Ogni conoscenza comporta in sé il rischio dell’errore e dell’illusione. L’educazione deve affrontare questo problema a due facce della conoscenza. L’errore più grande sarebbe quello di sottovalutare il problema dell’errore; l’illusione più grande sarebbe quella di sottovalutare il problema dell’illusione. Il riconoscimento dell’errore e dell’illusione è tanto più difficile in quanto l’errore e l’illusione non si riconoscono affatto come tali. 8


LA PRIMA CHIAVE MAGGIORE PUTREFAZIONE I

Chiave VIII La putrefazione, chiave maggiore della resurrezione e della Grande Opera. Tratta dal libro “Le dodici chiavi de la filosofia” di Frate Basilio Valentino, pseudonimo di un monaco benedettino vissuto a Erfurt tra il XIV e il XV secolo

Errore e illusione parassitano la mente umana fin dalla comparsa dell’homo sapiens. Quando consideriamo il passato, anche quello recente, abbiamo la sensazione che esso abbia sùbito l’influenza di innumerevoli errori e illusioni.” Il peccato concepito dalla mente degli autori dei vangeli, alcuni scritti in greco, non è lo stesso codificato dalla cultura cattolica nei secoli seguenti. Il peccato per la cultura umanista è essenzialmente un errore di percezione per cui la ‘freccia scagliata’ dalla mente manca il bersaglio. L’errore è un fenomeno che si riduce con l’esperienza, la conoscenza, la riflessione e la meditazione, ma non per questo può essere completamente annullato, poiché ogni azione è soggetta al rischio degli imprevisti, degli ostacoli, delle resistenze o del dubbio. La psicologia della percezione elaborata dagli artisti del Rinascimento ha lo scopo di addestrare la mente a colpire il bersaglio evolvendo nelle facoltà peculiari della percezione. Il soggetto che percepisce con precisione non è l’intelletto erudito, colto o educato a sintetizzare fatti, avvenimenti o problemi alla luce di uno specifico quadro di riferimento (l’arciere di sinistra), ma è la mente che evolve nelle facoltà corporee della sensibilità psichica, emotiva e di sintesi e cioè nelle qualità cognitive dell’intuizione sensoriale peculiare della mente femminile (l’arciere di destra). Integrare le facoltà creative della percezione femminile all’interno del metabolismo cognitivo maschile, collaudato da cinque secoli di egemonia del sistema razionale scientifico, non è certo impresa facile. L’autore dell’immagine suggerisce che la chiave della trasformazione “si trova esplorando” a fondo le potenzialità evolutive della percezione (la chiave è posta dietro il bersaglio), e che ciò può avvenire sottoponendo l’egoicità dell’intelletto a processo di volontaria “putrefazione”. Frate Basilio Valentino comunica il progressivo dispiegamento della comprensione critica in sintesi estreme (Chiavi) in grado di aprire a una più profonda conoscenza dell’identità umana.

La conoscenza degli Antichi è riesumata come un cadavere mummificato. L’alchimista entra nella fossa per compiere la putrefazione di ciò che il suo intelletto razionale considera come vero,assoluto e conforme al sistema. Un contadino (simbolo della tradizione) getta il seme della conoscenza intuitiva (la mitologia, le allegorie e i proverbi), mentre un angelo con il corno fa vibrare nell’etere le parole, le immagini e le opere che testimoniano l’avvenuta “morte e resurrezione” (lo scettro del Re) dell’identità umana nell’identità spirituale. L’alchimista scende per tre volte nella fossa scavata sulla terra per risorgere infine nella mente purificata dai sistemi di pensiero, delle abitudini mentali e dal conformismo culturale.

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LA PRIMA CHIAVE MAGGIORE PUTREFAZIONE II

La “putrefazione” dei sistemi di pensiero “monocerebrali” richiede una diversa specializzazione delle facoltà critiche. Il dubbio, la coscienza critica e la diffidenza nei confronti delle certezze assolute sono prerogative della mente femminile (la Regina), mentre l’analisi, la ricerca delle prove e la concettualizzazione e categorizzazione delle scoperte sono prerogativa della mente maschile (il Re). Entrambi hanno bisogno dell’altro. Un filo sottile unisce azione e percezione, emozione e intuizione, sensazione e sentimento, informazione e conoscenza, creatività e razionalità, fantasia e immaginazione. Le immagini degli alchimisti si richiamano costantemente alla congiunzione degli opposti che sono intrinsechi alle differenze biologiche, psicologiche, mentali e spirituali che evolvono nella coppia alchemica (Adamo ed Eva, Venere e Marte, Apollo e Diana, Il Re e la Regina)

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Anche il cinema trasmette lo stesso livello di comprensione con storie decisamente più divertenti. Il film “What the woman want” descrive con molta ironia i goffi tentativi della mente maschile di “penetrare” nei pensieri, nei desideri e nelle percezioni della donna. Ovviamente i travestimenti o le tecniche di immedesimazione nel ruolo non portano a nulla. La trasformazione richiede un ‘plus’ di energia in grado di cortocircuitare gli emisferi cerebrali e mandare in putrefazione il “punto di vista” che da secoli separa, elude, inganna, inibisce, manipola, discrimina ed elimina la “mente intuitiva” dai processi di elaborazione culturale della coscienza occidentale. Mel Gibson interpreta il ruolo di un uomo che si confronta le facoltà creative della percezione intuitiva della collega Elen Hunt, art director di successo in un’agenzia di pubblicità. L’intuizione femminile dispone di sintesi superiore a quella maschile al punto di diventare elemento di conflitto, disputa e sfida professionale. In seguito a una violenta scossa elettrica, il protagonista acquista la facoltà della telepatia e cioè percepisce le parole che le donne pensano senza pronunciare. La percezioneconoscenza delle sensazioni, delle emozioni e dei desideri dell’anima femminile suscitano nel protagonista una diversa consapevolezza - elaborazione delle immagini e delle parole, dei pensieri e delle riflessioni, dei desideri e delle scelte di vita. Prototipo dell’intelletto intuitivo maschile, il protagonista dovrà aprire gli occhi sull’universo mentale delle donne in cui emotività, sentimenti e razionalità si saldano con la percezione lucida, precisa e pragmatica del tempo presente. Il semplice atto di riconoscimento del valore intrinseco dell’intuizione femminile è sufficiente per compiere la ‘putrefazione’ psicologica dei ruoli sessuali e dei pregiudizi indotti dalle abitudini sociali. Tale atto aiuta a ‘cementare’ psicologicamente l’unione delle facoltà intuitive e cognitive peculiari dei due emisferi cerebrali, depurati da ogni volontà di dominio e prevaricazione.


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ELIXIR RUBEUM EMBLEMI DELLA PERCEZIONE COGNITIVA

Elixir Rubeum


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ELIXIR RUBEUM EMBLEMI DELLA PERCEZIONE COGNITIVA

“La percezione diventa un atto consapevole nel momento in cui non si sottovaluta il problema dell’errore e dell’illusione. Il riconoscimento dell’errore e e dell’illusione è tanto più difficile in quanto la mente umana non li riconosce in quanto tali.” (Edgar Morin)

Alchimia della percezione critica

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EMBLEMA I I QUATTRO ATTI DELLA PERCEZIONE

Pieter Brueghel Nel paese di cuccagna La percezione critica L’educazione alla “percezione critica” è il primo nodo che la cultura occidentale deve sciogliere al più presto, al fine di sviluppare l’attitudine naturale della mente a situare tutte le informazioni in un contesto e in un insieme. I mezzi di comunicazione di massa hanno svolto per tutto il XX° secolo il compito di assecondare, inibire o stimolare la percezione critica dell’individuo, veicolando in forme sottili il consenso o il dissenso su soluzioni in cui veniva richiesta l’adesione o il rigetto di proposte politiche, sociali e culturali di interesse collettivo. “Si deve insegnare, e ciò fin dalla scuola elementare, che ogni percezione è una traduzione ricostruttiva, operata dal cervello e dai terminali sensoriali, e che nessuna conoscenza può fare a meno dell’interpretazione.” (Edgar Morin, 2001) Chi scrive e commenta attraverso i mezzi di comunicazione interpreta la realtà in conformità alla peculiare essenza della sua visione del mondo e della vita. La capacità dell’individuo di evolvere nella percezione critica non dipende dalla preparazione culturale, dallo status sociale e professionale o dall’orientamento filosofico, politico e religioso. In ogni momento della vita l’individuo manifesta all’esterno ciò che evolve all’interno in termini di consapevolezza di sè, coscienza discriminante e comprensione psicologica della realtà. Ciò si traduce in un particolare umore, stato d’animo, sentimento di vita, filosofia e coscienza storica che i filosofi rinascimentali definivano sinteticamente con il termine “fondo dell’anima”. La percezione critica di come il pensiero sia modellato dal “fondo dell’anima”, sintesi del retaggio educativo, delle esperienze personali e di specifiche scelte culturali, diventa di massima utilità per valutare con ragionevole distacco non solo i teoremi, le tesi e le ipotesi elaborate dagli esperti, dai consulenti e dagli specialisti del sapere occidentale, ma anche le proprie convinzioni, scelte e decisioni di carattere morale, etico, religioso, politico, ecc.

1.Edgar Morin, sociologo, è tra le figure più pretigiose della cultura contemporanea. Tra le sue opere ricordiamo

Il paradigma perduto (Milano 1974), Terra – Patria (Milano, 1994), I miei demoni (Roma 1999), Una testa ben fatta (Raffaello Cortina editore, 2000) I sette saperi necessari all’educazione del futuro (Raffaello Cortina editore, 2001) 2. Laura Boggio Gilot

Il Sé transpersonale,1992 (Edizioni Asram vidia) 3. Marco Vannini

La morte dell’anima, dalla mistica alla psicologia,2003 (Casa editrice Le Lettere) 4. Diego Frigoli

Il Corpo e l’Anima Itinerari del simbolo,1999 (Edizioni Sapere)

Nella pagina a sinistra P. Brueghel Il paese di cuccagna, 1567

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L

a visiera dell’elmo è alzata, metafora eloquente di

una precisa volontà di guardare in faccia le crudeltà, le miserie e le illusioni con il coraggio e la determinazione di un guerriero.

“Così noi possiamo mostrare che si possono avere, a partire da testimonianze contraddittorie sullo stesso evento, per esempio alla vista di un incidente d’auto, percezioni che comportano spesso delle razionalizzazioni allucinatorie. Si possono descrivere casi di percezione imperfetta, dovuti all’abitudine o un’attenzione solo accennata, a disattenzione verso un dettaglio insignificante, a una interpretazione sbrigativa di un elemento insolito e soprattutto a una scarsa visione d’insieme o un'assenza di riflessione" (E.Morin, 2001). La differenza sostanziale che esiste tra una buona percezione di tutti gli elementi in gioco da una pessima percezione della realtà, spesso riduttiva e incerta, è dovuta principalmente alla difficoltà dell’individuo di mantenere l’attenzione psichica per un tempo sufficiente affinchè il bit di informazione concluda il ‘percorso circolare’ e si depositi nella memoria, dopo che lo stimolo abbia agito sui tre diversi sistemi: percettivo-cognitivo, dell’attenzione e dell’emozione. L’attenzione è certamente una facoltà che si può migliorare con lo studio, l’esercizio mentale quotidiano e l’abitudine a soppesare i contenuti cognitivi provenienti dagli ‘imput’ sensoriali. Bisogna imaparare a decodificare non solo gli stimoli sensoriali che soddisfano la curiosità nell’immediato, ma anche analizzare le informazioni che sono spesso invisibili all’occhio fisico, ma non al sistema della percezione corporeo (le ghiandole endocrine) che si è sviluppato nel processo di adattamento all’ambiente. Brueghel descrive nell’allegoria “Il Paese di Cuccagna” le fasi preliminari della percezione, quelle che portano l’anima psichica ad uscire dal tunnel buio dell’inconsapevolezza per osservare, comodamente adagiata su un cuscino di velluto, gli attori protagonisti della storia e della vita. Una donna con la visiera dell’elmo aperta, protetta da armatura e guanti di ferro, si sporge a guardare la realtà, determinata come un guerriero che ‘deve’ aprire gli occhi sulle crudeltà, le miserie e le illusioni di cui sono piene le cronache quotidiane e le vicende umane. 14


I

l soldato è morto e

ha un braccio amputato. La percezione critica dagli orrori generati dalla libido collettiva

Guardare in faccia la realtà senza interferire anticipatamente con le facoltà del giudizio è il primo atto per evolvere soggettivo, s p e s s o e l a b o r a t o c o m e in consapevolezza morale, pregiudizio conformista o rifiuto subconscio di elaborare la diversità, l’angoscia emotiva o coscienza etica e e comprensione le proibizioni morali instillati dai tabù, comporta un atteggiamento di apertura delle cause che generano la sofferenza serena e fiduciosa a tutte le “frequenze di luce”, a tutto lo spettro di esperienze che contraddistinguono la vita dell’uomo della terra. Ignorare o fare finta di ignorare l’esistenza del male, della crudeltà, della violenza e del peccato morale, etico o ecologico, significa rimanere ciechi, stupidi ed emarginati dalla realtà e dalla conoscenza della verità per tutta la vita. Ignorare o far finta di ignorare che l’errore di valutazione dovuto ad un eccesso di razionalizzazione o di pragmatismo, anche volto apparentemente a realizzare il bene collettivo, può comportare il disastro, la distruzione e la fine di ogni speranza di conciliazione degli opposti, significa affondare nell’illusione di stare dalla parte della verità o di avere il pieno controllo della situazione. Brueghel è l’artista rinascimentale che per primo affonda impietosamente il coltello nelle piaghe della società del suo tempo. Lo fa con la lucidità distaccata del giornalista attento, del critico impietoso, privo di qualsiasi forma di compassione o di giustificazione storica o morale: ciò che guida il suo pennello è una curiosità che evolve rapidamente in percezione critica, ragione discriminante e coscienza etica. 15


“... ora se un cieco guida un altro cieco, ambedue cadranno nella fossa”. (Matteo, XV, 14)

In questa pagina P. Brueghel La parabola dei ciechi, 1568 Nella pagina a destra P. Brueghel Gli storpi, 1568

Non è privo di suggestione il fatto che a distanza di appena un anno dalla realizzazione del dipinto “il Paese di Cuccagna” Brueghel raccolga i frutti della sua ricerca: lo sguardo impietoso dell’artista alchemico spinge fino agli estremi le facoltà della percezione critica di indagare a fondo il mondo degli “storpi e dei ciechi”, allegorie straordinarie di una società malata nello spirito, incapace di determinare le proprie azioni con coscienza e di guardare in faccia la realtà in cui sono i governanti, o gli esponenti della coscienza collettiva, ad essere ciechi, incapaci di produrre scelte giuste e decisioni pertinenti ai veri bisogni della collettività, poiché “…ora se un cieco guida un altro cieco, ambedue cadranno nella fossa.” I tre dipinti hanno un comune denominatore, un unico modello compositivo, un’unica fonte di ispirazione. Brughel, è risaputo, era un alchimista, un mistico, un esoterico. Conosceva i simboli dell’astrologia, dell’alchimia e il significato occulto delle parabole contenute nei vangeli. I suoi attori si muovono in un mondo–teatro che recita la propria follia, la propria libido, la propria sacralità senza tuttavia crederci fino in fondo. La sua visione non è né morale, né etica. Non si schiera da nessuna parte poiché sceglie, o è costretto suo malgrado, di assumere la posizione del ” Testimone”, cioè di colui che non può fare a meno di osservare la realtà con consapevolezza critica. Brueghel assimila in Italia, sicuramente a Roma o Firenze, i principi della visione alchemica del mondo materiale e spirituale. La conoscenza alchemica si struttura in quattro parti definite dai quattro assi della croce, il modello primario della spiritualità e della filosofia alchemica occidentale. L’alchimia è fondamentalmente un processo di introversione dell’energia psichica (o libido) sul piano orizzontale del tempo al fine di far emergere le facoltà superiori della coscienza razionale intuitiva e trascendente che si sviluppano sul piano verticale, dal ‘fondo dell’anima’ alla Mens imago Dei di cui parla Agostino. 16


S

i può essere storpi nel corpo, nell’anima, nella mente oppure nella coscienza. L’incapacità di agire,

di sentire, di pensare e di esprimersi con coscienza si manifesta come una grave deturpazione fisica che non ammette la pietà di nessuno. Sullo sfondo una donna porta il cibo a chi smette di chiedere aiuto e inizia a incamminarsi sul sentiero della trasformazione della libido, voltando le spalle all’abbruttimento morale.

Quando l’asse verticale dell’energia psichica generato dall’ anima evolutiva interseca l’asse orizzontale in cui ‘avviene’ l’espansione della percezione critica sul filo dell’orizzonte, avviene una progressiva ‘distillazione del mercurio’, metafora della trasmutazione dell’intelligenza sensoriale in mente razionale. 17


L

a croce suddivide il campo della percezione in quattro quadranti. L’allegoria di Brueghel rivela

una precisa indicazione della possibile evoluzione della consapevolezza attraverso la decodificazione critica delle immagini. Dalla percezione critica alla coscienza storica, sociale e morale degli avvenimenti (1) il passo è breve; così come non è difficile sviluppare la percezione psicologica delle motivazioni che spingono gli individui ad accumulare denaro e potere (2) ed illusioni di dominio (3), e non si accorgono che il “cibo della vita” è posto su un piano più elevato della coscienza (4). Al centro emerge l’albero su cui è posto un piano obliquo, metafora del primo grado evolutivo della coscienza.

I

IV

MC

4 1

AS

DS

3 2

II 18

FC

III


U

n omino con il mestolo in mano “buca” la nuvola delle illusioni ed entra nel Paese di Cuccagna.

Sullo sfondo si intravede la barca di un pescatore, metafora di un preliminare lavoro di conoscenza dei sentimenti.

La percezione critica dischiude (la visiera dell’elmo sollevata) alla conoscenza delle motivazioni, delle intenzioni e dei sentimenti egocentrici che conducono l’individuo a divenire vittima della libido altrui (il soldato morto con il braccio amputato), della propria libido materialistica (il contadino nel quadrante sottostante giace stremato per terra con la schiena spezzata dal duro lavoro) e del desiderio di evadere dalla realtà con la fantasia e la ricerca dei piaceri sensoriali (il fannullone opulento). I primi tre quadranti definiti dalla croce descrivono i tre atti di trasmutazione della percezione critica in consapevolezza critica, storica e psicologica delle dinamiche sociali, della libido individuale e collettiva e dei meccanismi subconsci e inconsci di fuga dalle responsabilità personali che conducono inevitabilmente alla distruzione, all’avidità e all’ignoranza. Il cibo è a portata di mano, posto sull’albero della conoscenza, su un piano appena più elevato della coscienza sensoriale, ma nessuno dei tre è in grado di appropriarsene. Nel quarto quadrante invece un omino “buca la nuvolaglia”, metafora del sistema delle illusioni indotte, delle autoillusioni e delle percezioni erronee, e scende a testa in giù nel “paese di Cuccagna” dove il cibo (e il denaro), gli corrono incontro e le oche, già spennate, si offrono su un piatto d’argento. L’allegoria di Brueghel si compone di quattro metafore che descrivono compiutamente il passaggio evolutivo compiuto dall'individuo che decide di sollevare la visiera e di guardare la realtà dall’Ascendente (AS), il punto in cui sorge il sole. Dal punto in cui il sole inizia ad albeggiare, l’alchimista può percepire in anticipo gli effetti devastanti prodotti dalla Libido emergente. E’ facile prevedere gli esiti prodotti dall’ascesa al potere degli individui che sono motivati dall’istinto, dal bisogno e dal desiderio di soddisfare la libido egocentrica, considerata dagli alchimisti rinascimentali il “peccato originale” che bisogna estirpare dalla natura umana. 19


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FILOSOFIA DELLA CONOSCENZA LE OPERE DELLA COSCIENZA ALCHEMICA

Solo il saggio non smette di avere sempre presente il tutto, non dimentica mai il mondo, pensa e agisce in rapporto al cosmo. (Groethuyse)

LO SCUDO DI PERSEO

I “canovacci” degli eventi storici si susseguono da secoli con le stesse modalità, schemi e strategie ben collaudati. Dalla scoperta e civilizzazione dell’America alla guerra del Golfo o alla guerra preventiva in Iraq, ogni evento di aggressione è preceduto dall’antico rituale propiziatorio praticato dagli stregoni delle tribù primitive, dai sacerdoti dell’impero o dai responsabili della comunicazione. L’invocazione degli spiriti benevoli, della protezione degli dei o del consenso delle masse richiede il medesimo mix di ingredienti in grado di suggestionare i guerrieri, esaltare i sentimenti e manipolare ad arte la percezione collettiva. I riti e le cerimonie, le parole e le immagini sacre, i documenti e le immagini televisive o satellitari contengono un potenziale enorme di energia psichica (la Medusa) in grado di innescare il fenomeno dell’eccitazione adrenalinica, dell’esaltazione politica, del fanatismo religioso e, non meno pericoloso, del consenso arrendevole della massa democratica. “L’indebolimento della percezione globale conduce all’indebolimento del senso di responsabilità, poiché ciascuno tende ad essere responsabile solo del proprio compito specializzato, così come all’indebolimento della solidarietà, poiché ciascuno percepisce solo il legame organico con la propria città, regione o nazione.” (Edgar Morin) Se l’educazione alla percezione consapevole della realtà è uno strumento indispensabile all’individuo per orientarsi nelle scelte di vita, nelle decisioni e nella definizione delle motivazioni che sostengono ogni forma di azione, riducendo al minimo la soglia dell’errore indotto dall’ambiente, permane tuttavia il rischio dell’illusione connessa all’identificazione con i modelli prodotti dalla società nel suo insieme che omologa la percezione individuale, la circuisce e la riduce a numero, forse buono per qualche sondaggio utilizzato a fini politici o commerciali. Il riconoscimento della propria identità individuale avviene gradualmente attraverso un processo di identificazione culturale, sociale e spirituale con i modelli evolutivi della coscienza. 20


MITOLOGIA IL MITO DI MEDUSA

Caravaggio, Medusa, 1598

Attualmente il processo di individuazione, rappresentato nella mitologia greca dalle avventurose peripezie di Perseo è interrotto, come se il ponte virtuale della conoscenza che conduce alla maturazione dell’identità umana e spirituale fosse crollato. Edgar Morin così commenta: “C’è un deficit democratico crescente dovuto all’appropriazione da parte degli esperti, degli specialisti, dei tecnici, di un numero crescente di problemi vitali. Il sapere è divenuto sempre più esoterico (accessibile ai soli specialisti) e anonimo ( quantitativo e formalizzato). Inoltre la conoscenza tecnica è riservata agli esperti, la cui competenza in un dominio chiuso si accompagna a una incompetenza quando questo campo è parassitato da influenze esterne o modificato da un evento nuovo. In tali condizioni il cittadino perde il diritto alla conoscenza.” Il diritto di conoscere la natura umana, e il valore evolutivo connesso al riconoscimento dei sentimenti, è circoscritto a una categoria ristretta di esperti, di guru o di specialisti dell’anima ai quali non interessa insegnare, educare o stimolare l’autoconoscenza. La frammentazione della verità in molteplici saperi, più o meno specializzati, esoterici o di massa, sposta continuamente il “bersaglio” a cui la ‘freccia’ dell’anima vorrebbe tendere. Ammaliata dall’innovazione tecnologica, accecata dai manuali che insegnano le tecniche per conquistare la felicità, eccitata dalle storie della letteratura o del cinema, l’anima occidentale vaga irrequieta tra gli scaffali delle librerie alla ricerca di un sapere olistico in grado di comprendere il “Tutto in Tutto” (Frate Basilio Valentino, Le dodici chiavi de la filosofia). Possiamo immaginare Raffaello come uno dei precursori dell’anima ondivaga occidentale, forse il primo artista libero da qualsiasi forma di pregiudizi, di istruzione filosofica o di cultura psicologica. Eppure in pochissimi anni Raffaello si appropria delle ‘chiavi simboliche’ in grado di aprire tutte le porte del “Tempio della conoscenza.” Nel 1505 Raffaello dipinge lo “Sposalizio della Vergine” in cui traduce in immagini i principi evolutivi della psicologia rinascimentale.

Perseo, aiutato da Atena, mozza la testa di Medusa che ha il potere di impietrire di terrore coloro che avessero avuto l’ardire di guardarla negli occhi. Atena dona a Perseo uno scudo lucente perchè potesse servirsene come uno specchio sul quale controllare i movimenti del mostro nel momento di affrontarlo. Anche lo scudo di Caravaggio riflette (e fa riflettere) il volto di Medusa, emblema delle pulsioni psichiche incontrollate (rabbia, ira, gelosia, vendetta, ecc.) che covano nell’animo umano, pronte ad ‘avvelenare’ come serpenti se sollecitate da eventi conflittuali. Lo scudo lucente di Atena, metafora della percezione attenta e consapevole della realtà psichica, è l’arteficio mentale utilizzato dalla coscienza alchemica perriconoscere, e quindi contenere, le pulsioni generate dal Se istintuale (il pleroma degli istinti).

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ARTE ALCHEMICA IL MATRIMONIUM DI ANIMA E MENTE “Lo sposalizio della Vergine” si configura come un trattato di filosofia della conoscenza. Le cinque donne descrivono il progressivo sviluppo delle facoltà intuitive nell’anima razionale della Vergine, emblema dell’individuo in grado di evolvere la percezione e la conoscenza dei sentimenti scrutando con attenzione i moti dell’animo, i gesti del corpo, le espressioni del volto e le vibrazioni della voce. Il “sistema della percezione”, rappresentato dall’universo femminile, si coniuga con la parte razionale della mente in cui avvengono i processi di selezione delle informazioni, di analisi delle sensazioni e di elaborazioni delle azioni da compiere. San Giuseppe è l’icona dell’alchimista che si appropria dei principi filosofici in rapporto a ciò che viene recepito, assimilato e indotto dalla percezione sensoriale, al fine di “spezzare il filo” del discorso prodotto dalla razionalizzazione speculativa, finalizzato al conseguimento di scopi che esulano dalla ricerca della felicità e della scoperta di sè.

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Raffaello, Sposalizio della Vergine, 1505

La percezione sensoriale, definita come un sistema “virginale”, puro, “immacolato”, incontaminato, incorrotto dai pensieri e incorruttibile dai sentimenti, è un sistema perfettamente autonomo nel trasferire esattamente, come uno specchio, le immagini all’interno del cervello, senza alcuna interferenza. La luce emessa dall’immagine giunge alla corteccia del mesencefalo (la mente della Vergine) specializzato nel trasformare le frequenze elettromagnetiche in stimoli neuroelettrici da inviare ai due emisferi superiori, per essere decodificati in immagini significative. Il mesencefalo non distingue la luce riflessa da una fotografia da quella proveniente da oggetti reali, ma decodifica le frequenze sulla base di specifici imput regolati dalle facoltà razionalizzatrici del cervelletto collegato al midollo spinale, da cui giungono le informazioni sensoriali connesse ai recettori corporei, come le ghiandole endocrine e gli organi vitali. L’assenza di specializzazione egocentrica, di interferenza soggettiva o di interesse speculativo nel vedere oltre alle proprie possibilità, descrive il metabolismo cognitivo celebrato nello sposalizio di ”Giuseppe e Maria”, nei quali le qualità di “umiltà e grazia” hanno la funzione di espandere il campo della percezione nella dimensione delle frequenze invisibili all’occhio comune. La percezione corporea e intuitiva dei sentimenti altrui è un’abilità intrinseca della mente femminile di conoscere le verità nascoste nel mondo fisico e materiale, ma non è sufficiente per trasformare l’intuizione istintiva in comprensione critica. San Giuseppe rappresenta invece l’individuo che si libera dalla tentazione di utilizzare il pensiero logico e razionale per confutare le intuizioni del sapere femminile. Il processo di ‘astensione’ dell’intelletto (il padre putativo) permette l’unione tra le facoltà percettive dell’anima razionale femminile con le facoltà critiche della mente maschile. Ciò genera un nuovo “anello di consapevolezza” in grado di elevare sensazioni corporee e intuizioni razionali a ‘incontaminata’ percezione della realtà, ‘pura’ consapevolezza di sé e ‘immacolata concezione’ della verità assoluta.


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THEATRUM CHEMICUM EMBLEMI DELLA CONOSCENZA INTUITIVA

Theatrum chemicum


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THEATRUM CHEMICUM EMBLEMI DELLA CONOSCENZA INTUITIVA

Il problema della conoscenza appare come il risultato di un processo che esige dapprima la purificazione dei fattori mentali perché la mente sia capace di servirsi delle proprie funzioni e di percepire l’oggetto nella sua realtà”

(Laura Boggio Gilot)

Alchimia della ragion critica

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EMBLEMA II I QUATTRO VOLTI DELLA RAGIONE

Caravaggio Incredulità di San Tommaso “Nell’educazione alla percezione si deve anche indicare che una ricerca superficiale dell’intelligibilità porta a ignorare il significato di un fatto o di un evento, così come una ricerca troppo ostinata dell’intelligibilità conduce a un errore razionalizzatore che altera questo significato. Si citeranno esempi di decisioni disastrose, prese non solo per imprevidenza, cinismo o mancanza di responsabilità, ma anche a seguito di processi psichici di assurda razionalizzazione o di occultamento inconscio, volti a preservare la nostra tranquillità personale.” Le parole di Edgar Morin, uno dei sociologi più attenti del nostro tempo, possono descrivere le motivazioni segrete che spingono Tommaso di infilare il dito nella ferita di Cristo. Che si tratti di semplice curiosità o di un eccesso di diffidenza o di intelligibilità in ciò che appare troppo o poco evidente agli occhi di tutti, resta il fatto che Tommaso è l’emblema del cercatore di verità, sempre in guardia a non cadere vittima delle facili illusioni, degli errori di valutazione o delle verità, troppo spesso esibite come dogmi o certezze assolute. L’incredulità di San Tommaso non è una semplice descrizione di un evento raccontato dal Vangelo, ma si articola come un vero e proprio trattato in cui Caravaggio si preoccupa di far emergere la conoscenza di cosa significhi ricercare la verità con la ragione. Attraverso le linee guida della composizione geometrica, i volti dei quattro protagonisti sembrano suggerire un livello superiore di comprensione della realtà, indispensabile per toccare con mano, direttamente e senza mediazioni, la fonte della verità. Dalla ferita di Cristo sgorga “l’acqua e il vino”, metafora della trasformazione dei sentimenti cognitivi in valori morali, principi etici e consapevolezze spirituali. Ecco allora che il Cristo di Caravaggio presta il volto all’alchimista che porta a compimento l’opera di trasformazione della mente individuale nella ‘mente universale’ in grado di comunicare ‘amore e conoscenza’ attraverso un razionale dispiegamento di simboli, parabole, metafore e rituali iniziatici.

1. Laura Boggio Gilot Psicologa e psicoterapeuta ha divulgato la psicologia transpersonale in Europa e negli U.S.A. dedicandosi, in particolare, allo studio della Coscienza attraverso l’accostamento tra la psicologia occidentale e la tradizione asiatica Yoga-Vedanta. E’ autrice di

Uomo moderno e nevrosi (1980), Psicosintesi e Meditazione (1983), Forma e sviluppo della coscienza (1987), il Sé transpersonale (1992). 2. Edgar Morin

I sette saperi necessari all’educazione del futuro (Raffaello Cortina editore, 2001) 3. Agnes Heller Teoria dei sentimenti (Editori Riuniti, 1980)

Nella pagina a sinistra Caravaggio Incredulità di S.Tommaso, 1600-1601

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“E’ sorprendente che l’educazione, che mira a comunicare conoscenze, sia cieca su ciò che è la conoscenza umana, sui suoi dispositivi, le sue menomazioni, le sue difficcoltà, le sue propensioni all’errore e all’illusione, e che non si preoccupi affatto di far conoscere cosa è conoscere” Caravaggio, Davide e Golia,1597-1598

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N

essun dispositivo cerebrale permette di distinguere

l’allucinazione dalla percezione, il sogno dalla veglia, il soggettivo dall’oggettivo. Per l’essere umano l’importanza dell’illusione e dell’immaginario è inaudita. Il mondo psichico, nel quale fermentano bisogni, sogni, desideri, idee, immagini, fantasmi, impregna di sè la nostra visione o concezione del mondo esterno. (Edgar Morin)

Una conoscenza non è mai pura, non è mai una comprensione fedele e autentica di ciò che la curiosità del ricercatore, la sua intuizione e infine il suo intelletto sono state in grado di indagare e infine codificare in parole e immagini, tesi e antitesi, sintesi e allegorie, teorie e metafore, numeri e simboli. “Una conoscenza non è mai uno specchio delle cose o del mondo esterno. Tutte le percezioni sono nel contempo traduzioni e ricostruzioni cerebrali a partire da stimoli o segni captati e codificati attraverso i sensi��� (Edgar Morin, 2001). Attraverso il senso più affidabile, quello della visione, arrivano al cervello gli innumerevoli errori della percezione che si accumulano e si sclerotizzano nel tempo a causa della pigrizia, dell’indolenza, dell’apatia e cioè dallo stato della mente. Ciò che determina l’acutezza della percezione è lo stato mentale soggettivo che è subordinato dalla presenza dei “tre draghi” che disturbano la percezione di sé stessi e deformano la comprensione della realtà. Il primo drago è il simbolo del potere velante che impedisce la trasmutazione della pigrizia, dell’apatia e dell’indolenza in curiosità, desiderio di conoscere la verità, di studiare e di esplorare il mondo con le facoltà dell’immaginazione creativa. Il secondo drago è un potere proiettivo che racchiude dentro di sé gli aspetti consci, subconsci e inconsci della personalità in grado di inibire il naturale flusso dell’energia psichica e mentale nel sistema della percezione sensoriale e intuitiva. Il terzo drago, infine, è il più difficile da elaborare poichè evolve con la personalità conscia ed esprime le qualità del ritmo armonico. L’identificazione con credi, pensieri, emozioni, paure, meccanismi di difesa, conflitti, complessi e fattori istintivi come avidità, orgoglio e avversione, creano una distorsione profonda nel processo di decodificazione di ciò che viene percepito e memorizzato. E’ questo il drago che Caravaggio decide di autodecapitare, come primo atto di purificazione del pensiero razionalizzatore (Golia) in cui cova, come la cenere, la volontà di dominare le cose, le idee e i sistemi di interpretazione della verità.

2. Nella psicologia Yoga-Vedanta è presente lo stesso concetto. Esistono tre fattori mentali,chiamati guna, che influiscono sul pensiero, la percezione e la qualità dell’azione. I tre guna, come i tre draghi, sono alla base del senso di identità e del comportamento e la loro purificazione è essenziale per conquistare salute, ricchezza e rettitudine.Nella parte superiore dell’incisione, tratta dal libro Splendor solis di Solomon Trismosin, appare l’immagine del Re che guida la biga trainata dal cavallo nero e bianco, metafora tratta dal Fedro di Platone. Purificando la mente dal potere dei tre draghi , l’alchimista conquista il dominio delle passioni, sia di quelle meno nobili (il cavallo nero), sia di quelle più nobili (il cavallo bianco). L’auriga è la ragione critica, è il Re a cui spetta il compito di guidare la biga (la mente), indirizzando i cavalli secondo il giusto cammino.

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“In effetti la conoscenza non può essere considerata come un attrezzo ready made, che si può utilizzare senza esaminarne la natura. Così, la conoscenza della conoscenza deve apparire come una necessità primaria, volta a preparare e ad affrontare i rischi permanenti d’errore e d’illusione, che non cessano di parassitare la mente umana. Si tratta di armare ogni mente nel combattimento vitale per l’umanità” (Edgar Morin) Caravaggio,1502 Davide con la testa di Golia,

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e teorie resistono all’aggressione delle teorie nemiche o delle

argomentazioni avverse. Sebbene le teorie scientifiche siano le sole capaci ad accettare la possibilità ad essere confutate, spesso vi resistono. Da parte loro, le dottrine - teorie chiuse su se stesse e assolutamente convinte della loro verità - sono invulnerabili a ogni critica.

(Edgar Morin)

All’errore della percezione si aggiunge l’errore intellettuale. Il sapere del Rinascimento è generato dalla sensibilità psichica dell’artista e del filosofo che sperimentano direttamente il dualismo esistente tra il sistema cognitivo intuitivo di “Davide” e il sistema cognitivo razionalizzatore di “Golia”. La conoscenza occidentale si dispiega sotto forma di parole, di idee, di teorie ‘partorite’ dalla mente razionale. Ogni sapere è il frutto di una traduzione/ricostruzione di una conoscenza che la precede. Tale traduzione è attuata attraverso i mezzi del linguaggio e del pensiero, e perciò sperimenta il rischio dell’errore. Questa conoscenza, a livello sia di traduzione delle parole che di decodificazione delle immagini, introduce il rischio dell’errore dell’interpretazione all’interno della soggettività che conosce, della sua visione del mondo e dei suoi principi di conoscenza. Caravaggio rinuncia ad esprimere un’opinione intellettuale, di manifestare un punto di vista personale o di interagire con le decisioni dei committenti nella scelta dei soggetti. Scopre così la “legge della sincronicità”, che gli offre, con tempismo stupefacente, l’opportunità di sperimentare il potere dell’intuizione creativa di sondare le verità nascoste nei soggetti di ispirazione religiosa o mitologica. La rinuncia a controllare il mondo attraverso i sistemi di idee, dottrine e ideologie equivale a un atto iniziatico ritenuto fondamentale nella filosofia rinascimentale. Ciò significa ‘decapitare’ la superbia connaturata al pensiero forte di Golia, per cui Caravaggio incide sulla spada di Davide le lettere Has o s, sintesi del motto “Humilitas occidit superbiam”. Contenere “la vanità intellettuale del pavone” all’interno del vas hermeticum della mente è un atto iniziatico che facilita l’evoluzione della percezione critica e cognitiva in intuizione consapevole dei sentimenti e delle emozioni, delle motivazioni e delle intenzioni, dei simboli e degli archetipi. Caravaggio va oltre i limiti della razionalità organizzatrice e virtualmente compie un atto di “morte e trasformazione” dell’intelletto critico e speculativo nella mente creativa di Davide, la cui fionda è il simbolo della sincronicità operativa dei due emisferi cerebrali.

Il simbolo del pavone descrive lo stato della mente al termine del processo di purificazione dei “tre draghi. L’alchimista diventa abile nel percepire,decodificare e tradurre le trame della realtà. Tuttavia la mente dell’artista o del filosofo deve essere oggetto di un’ulteriore opera di trasmutazione. “Il cangiante pensiero costruisce i segmenti del mondo percepito, e ogni essere umano crea la sua realtà attraverso il proprio modo di pensare inventando periodicamente la sua storia: attraverso la proiezione mentale si vedono solo i brandelli del proprio io coprire la realtà, come un film copre lo schermo neutro.” (Gilot). La purificazione del pavone avviene attraverso il riconoscimento del potere della proiezione di generare il mondo delle forme e delle apparenze. Sopra il vaso appare il carro della Dea della fortuna trainato da due volatili. A guidare il carro c’è la freccia scoccata dall’arco di Hermes, simbolo dell’intuizione cognitiva e creativa in grado di aprire la percezione sull’armonia del mondo.

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THEATRUM CHEMICUM ALLEGORIE DELLA CONOSCENZA INTUITIVA

Il naso di San Tommaso dalla curiosità razionale alla conoscenza critica 3 4

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iò che permette di distinguere tra

veglia e sonno, tra immaginario e reale, tra soggettivo e oggettivo, è l’attività razionale della mente. Il naso, gli occhi, la percezione condivisa e l’attività di verifica attraverso il tatto, sono gli strumenti della razionalità correttrice.

L’incredulità di san Tommaso non mette solo in scena i quattro volti della Ragione. La curiosità razionale di Tommaso, emblematicamente rappresentato dal suo naso, si dispiega come una attenta indagine che procede attraverso una specifica tecnica (il dito indice), capace di mettere in crisi fede, opinione e pratica empirica. “Come connessione di sapere e potere, la tecnica è ciò di cui la volontà ha anzitutto bisogno per potersi esprimere come volontà, e così differenziarsi dal sogno o dal desiderio senza realizzazione.” (U. Galimberti, 1999) La creatività di Caravaggio si esplicita in volontà di conoscere la verità attraverso un’azione tecnica. Per un artista l’azione tecnica scaturisce dal processo di elaborazione del soggetto all’interno di una griglia geometrica in grado di strutturare e inspirare un secondo grado di comprensione. La costruzione simbolica eleva il fare artistico da semplice pratica a vero e proprio ‘svolgimento’ di un sapere pre-ordinato, secondo uno schema che esiste già nella mente creativa e che permane occulto a chi opera nella dimensione del pensiero come tecnica di dominio. La differenza fra pratica e tecnica è sintetizzata dalle parole di Platone: “Io non chiamo tecnica, ma semplice pratica quell’attività che non sa spiegare razionalmente la natura del suo oggetto né dei suoi strumenti e , incapace di dar ragione dei fatti, non è assolutamente in grado di collegarli alla loro causa ” (Gorgia). Caravaggio dispone i personaggi all’intero del quadrato definito dalle due diagonali. La disposizione dei soggetti secondo le linee della croce alchemica non rappresentano una novità in campo pittorico. Le linee diagonali hanno un preciso significato di tensione, di rottura degli schemi, di introduzione degli elementi simbolici necessari per stabilire un collegamento significativo tra la percezione dell’osservatore e il tema della composizione. La doppia diagonale stabilisce un rapporto tra le parti che sono chiamate a comunicare sottilmente tra loro attraverso operazioni di tipo sensoriale (linea rossa) o di tipo concettuale (linea blu).

I Quattro Atti dell’esperienza cognitiva 1. Curiosità razionale 2. Percezione sensoriale 3. Conoscenza intuitiva 4. Comprensione critica

U. Galimberti Psiche e Techne (Feltrinelli Editore, 1999)

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La linea rossa tracciata da Caravaggio allinea l’occhio sinistro e il naso dei due apostoli con il dito medio di Cristo (la fede), mentre la linea blu è la direttrice da cui proviene la luce dell’intelligibilità in grado di illuminare la scena e di mettere in risalto le facoltà critiche dell’olfatto di Tommaso, le labbra di Gesù e, nella penombra, il dito indice della mano sinistra dell’apostolo, simbolo della componente psichica di cui si alimenta ogni forma di curiosità. La costruzione geometrica della composizione è un artificio utilizzato per controllare razionalmente l’ambiente, la dinamica dei gesti e la trasmissione sottile dei contenuti di coscienza, della conoscenza e della percezione critica in riferimento al sapere comune. Anche le sei sezioni del cerchio, utilizzate da Botticelli nel comporre “La Madonna della melagrana”, è una tecnica utile a immagazzinare il sapere alchemico in un “emblema”. All’interno del “Tondo” è possibile ‘comprimere’ grandi quantità di informazioni attraverso i simboli. L’emblema sostituisce il ‘verbo’ e diventa sempre più complesso man mano che il piano dei contenuti si sposta dai temi della percezione ai principi della conoscenza, della coscienza e dello spirito universale. La razionalità ha un ruolo fondamentale nel preparare adeguatamente il piano di riferimento concettuale e nel disporre sapientemente gli elementi della discussione. La razionalità è la migliore barriera contro l’errore e l’illusione, ma è indispensabile aprire la mente alla comprensione delle allegorie, delle metafore e dei simboli che costituiscono i verbi, le parole e le lettere del linguaggio translogico. La conoscenza del linguaggio dell’arte è ancora oggi l’espediente tecnico affinchè la razionalità critica possa rimanere aperta a ciò che la contesta. Gli artisti del Rinascimento avevano compreso di potersi così esprimere liberamente senza censure o inibizioni. L’allegoria è una struttura aperta disponibile a qualsiasi tipo di interpretazione. Anzi, più la struttura è complessa, più la mente è attirata dal gioco delle immagini. 32


“L’attività razionale della mente fa appello al controllo dell’ambiente (resistenza fisica dell’ambiente al desiderio e all’immaginario), al controllo della pratica (attività di verifica), al controllo della cultura (riferimento al sapere comune), al controllo altrui (vedete la stessa cosa che vedo io?), al controllo corticale (memoria, operazioni logiche)”

Privato della forza creativa ispirata dalle immagini, il pensiero razionale si richiude in dottrina e diventa razionalizzazione, quadratura forzosa di un cerchio psichico che rifiuta, a priori, di rinunciare al potere del ‘verbo’ di ispirare, insegnare, nutrire e incoraggiare la mente razionale ad avere fiducia nelle potenzialità creative dell’anima intellettiva. Caravaggio agisce su un piano diverso di Botticelli. All’artista fiorentino interessa codificare il triplice passaggio evolutivo che l’anima psichica deve compiere per evolvere dalla percezione emotiva della realtà alla coscienza di sé e del mondo. Ciò può essere fatto passando attraverso le esperienze dei sentimenti e degli affetti che hanno l’effetto di modellare la coscienza logica e razionale dell’anima intellettiva (la Madonna). Botticelli mette il frutto della melagrana nelle mani del Bambino, icona di un primo livello di consapevolezza di sè che emerge dalla conoscenza diretta dei sentimenti, delle passioni e delle pulsioni creative. Caravaggio invece evolve rapidamente la coscienza sensoriale in coscienza razionale attraverso la percezione critica della realtà in cui coglie l’eterno conflitto tra la naturale ingenuità dell’anima e la libido egocentrica che si manifesta nelle forme dell’astuzia, dell’inganno e della manipolazione psichica. Dopo aver realizzato “I bari” (1593) e “Buona Ventura” (1594) in cui pone l’accento sull’abilità percettiva della zingara intenta a sfilare l’anello dal dito del cliente durante la lettura della mano, Caravaggio conclude con il dipinto “Concerto” (1595) l’analisi psicologica della realtà e la comprensione del rapporto evolutivo che si instaura tra intuizione e sensazione, tra pensiero e sentimento. Se il presupposto artistico di Botticelli è principalmente teorico, Caravaggio concepisce ogni opera come un atto di iniziazione a un livello superiore di comprensione. Il fare artistico diventa per lui un vero e proprio lavoro di modificazione delle pulsioni creative, dei bisogni dell’anima e dei desideri della mente in volontà di capire attraverso gli strumenti della Ragion critica. 33


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INIZIAZIONI ALL’ARTE I CODICI DELL’ESPERIENZA CREATIVA

Io capii che non è solo il mondo fisico a differire in sè dall’aspetto sotto il quale lo vediamo, ma che qualunque realtà è forse tanto dissimile da quella che noi crediamo di percepire direttamente. (M. Proust, “I Guermantes”)

CARAVAGGIO: ELOGIO DELLA FOLLIA

La cifra che appare sotto la testa mozzata di Golia, a cui Caravaggio presta il volto, dichiara che il piano della morte/trasformazione (il numero otto) sperimentato dall’artista non è psichico (la cifra II^) , ma esclusivamente mentale (la cifra III^). Dalle esperienze della vita (marte in ariete) e dalle esperienze virtuali (venere in bilancia) prodotte dalla mente razionale e intuitiva (di cui Davide è il simbolo), scaturisce una simmetria di analisi e di vedute in cui è possibile rintracciare il doppio gioco prodotto dalla razionalità costruttiva ‘maschile’ (saturno in ariete) e dalla razionalità progettuale ‘femminile’ (saturno in bilancia). Decapitando per tre volte la testa di Golia, Caravaggio elimina, attraverso il fenomeno della proiezione psichica, ciò che gli alchimisti rinascimentali ritenevano fosse la causa in grado di generare l’errore della ragione. L’errore della ragione, forse il male peggiore che possa capitare sia all’individuo che alla società nel suo insieme, procede dall’identificazione del pensiero in teorie, dogmi, ideologie, dottrine, teoremi ispirati dalla razionalità costruttiva (Il Dio dei sacrifici) e in quei principi pratici, economici e conformi agli scopi che hanno origine dai processi di razionalizzazione delle risorse umane, individuali o collettive (il vitello d’oro e gli Dei pagani). Per gli alchimisti la razionalità è un’arma a doppio taglio. Da una parte è essenziale per progettare e costruire il mondo materiale, ma dall’altro porta in seno una possibilità di errore e di illusione quando si perverte in razionalizzazione. “La razionalizzazione si crede razionale perché costituisce un sistema logico perfetto, fondato sulla deduzione o sull’induzione, ma si fonda su basi mutilate o false, e si chiude alla contestazione degli elementi e alla verifica empirica” (Edgar Morin). Inoltre la logica utilizzata per formulare pensieri, sistemi e strategie è “invincibile perchè per combatterla è necessario farvi ricorso” (Boutroux).

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CARAVAGGIO DECAPITAZIONE I, II, III La decapitazione di Golia è un atto iniziatico. La mente intuitiva di Davide, aperta come una fionda al confronto simmetrico tra le due culture, quella umanista e quella scientifica, ha il potere di rimuovere la ‘vanità’ dell’intelletto dal corpo di Golia, simbolo dei processi di razionalizzazione che inibiscono l’evoluzione dell’individuo nelle facoltà creative dell’anima. Alla decapitazione simbolica dei sistemi e dei modelli di coscienza modellati dagli istinti, dalla cultura e dalla dottrina ideologica o spirituale indotta dalla fede di riferimento, l’alchimista della nigredo sperimenta la ‘follia’ generata dalla liberazione delle pulsioni dai fattori coercitivi, ma anche la consapevolezza di essere libero di trasformare la libido sessuale in energia creativa, emozione e volontà di autodeterminazione. (il sigillo formato dalle due dita ritorte).

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discendente (Bilancia)

Caravaggio rintraccia la soluzione del problema nella vicenda biblica del “Sacrificio di Isacco”, in cui l’angelo fa segno ad Abramo di guardare dalla parte del Dio della giustizia che si trova sul discendente (Saturno in Bilancia). L’asse orizzontale indicato dall’angelo, in grado di collegare la razionalità chiusa, peculiare del Dio dei limiti, degli obblighi e dei doveri verso la collettività, con la razionalità aperta del Dio dell’amore, del riconoscimento dei sacrifici e della percezione spirituale in grado di “vedere e provvedere”, diventa il percorso mentale che l’alchimista deve concludere per giungere sulla soglia delle iniziazione all’arte. La vicenda del sacrificio è riletta da Caravaggio alla luce del buon senso, della logica intuitiva, della ragion critica e della razionalità solare in cui si riflette la filosofia dei greci, le esperienze spirituali dei mistici e le religioni che si fondano sulla conoscenza della natura umana. Il figlio di Abramo ‘incarna’ la libido creativa che la società civile chiede al singolo individuo di sacrificare come atto di obbedienza e osservanza delle regole, delle leggi e dei principi ispirati dalla razionalità costruttiva. L’angelo, simbolo della percezione discriminante, giunge a fermare appena in tempo il coltello, simbolo della razionalizzazione univoca, assoluta, spesso orientata a recidere, tagliare e semplificare. Vicino alla testa di Isacco emerge la testa di un ariete, che , al contrario del Dio dei dogmi e delle leggi morali che si esprimono attraverso i comandamenti e i sacramenti della fede, è il simbolo della razionalità naturale, aperta, mansueta, produttiva, disponibile al dialogo e alla condivisione delle esperienze. Caravaggio interpreta le vicende della Bibbia e del Vangelo alla luce della conoscenza dei simboli dell’astrologia alchemica, diffusissimi ovunque e più volte raffigurati nei trattati della filosofia naturale rinascimentale, fondata sulla percezione del giusto equilibrio delle forze, la ricerca dell’armonia e l’esaltazione dell’analogia creativa. 36


M H

ARS CHEMICA EMBLEMI DELL’ESPERIENZA CREATIVA

Ars Chemica


M H

ARS CHEMICA EMBLEMI DELL’ DELL’ESPERIENZA CREATIVA

Apocalipse NOW

E CARAVAGGIO

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L’ OPERA AL NERO ATTO PRIMO LA NIGREDO DELLE PULSIONI

L’esperienza

della

Nigredo

la

mentale affinchè possa emergere la

condizione esistenziale di chi, uomo o

comprensione che le pulsioni sono il

donna, prova difficoltà ad elaborare la

potenziale creativo che ogni individuo ha

pulsione psichica in sentimento, affetto e

a propria disposizione per progettare e

conoscenza di sè. Molto spesso la

realizzare la propria felicità. Nel film “Iris”,

difficoltà a provare ed esprimere i

storia vera degli ultimi anni di vita di una

sentimenti è connessa a rapporti

scrittrice

problematici con i genitori, i fratelli e la

intuisce che solo la mente ha il potere di

dimensione

liberare

emotiva

è

dell’esistenza.

irlandese, la le

La Nigredo delle pulsioni è il primo atto dell’Opera al nero. L’alchimista avverte il potere coercitivo della prima materia, cioè del sistema degli istinti, delle pulsioni e dei desideri, di imprigionare la coscienza individuale e collettiva nel mondo sensoriale e materiale. Il riconoscimento del Chaos generato dall’energia psichica e dalla libido egocentrica stimola la riflessione razionale e induce interruzione dell’azione, discontinuità nel pensiero di un progresso illimitato, e quindi dubbio, tensione critica e consapevolezza di sé in rapporto alla storia.

protagonista

potenzialità

creative

Complessi paterni o materni inibiscono il

dell’individuo. “Non è l’amore a renderci

naturale flusso di energia psichica che

felici e nemmeno l’istruzione. I libri non ci

rimane allo “stato grezzo”, in uno stadio

insegnano

infantile di elaborazione. L’obiettivo

l’istruzione ci fornisce gli strumenti per

dell’alchimista è di trasformare la “pietra

riconoscere quali siano gli elementi

grezza”,

nel

indispensabili per raggiungerla”. Istruire,

“Mercurio dei Filosofi”, distillato fino alla

educare, controllare, veicolare, incanalare

realizzazione dell’Elixir della conoscenza.

e indirizzare sono termini che hanno

In pratica l’esperienza dell’alchimista è di

come denominatore l’intenzione di

3. Edward O. Wilson

riuscire a elaborare l’energia psichica che

operare con l’energia psichica e cioè

scaturisce dagli istinti primari in energia

l’incontrollato flusso di emozioni, parole,

L’armonia meravigliosa (Oscar saggi Mondadori, 1999)

chiamata

“Pleroma”,

a

diventare

felici,

ma

1. M. Hester Harding

L’energia psichica, la sua fonte e le sue trasformazioni (Astrolabio, 1947) 2. Agnes Heller,

Teoria dei sentimenti (Editori Riuniti, 1980)

4. Joseph Conrad

“Cuore di tenebra”

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La Madonna, Maddalena e la donna che è alle spalle di tutte e due, dipinte da Caravaggio nella “Deposizione di Cristo dalla croce”, descrivono il triplice processo di metamorfosi dell’anima nella Nigredo delle pulsioni istintive. L’anima psichica, incapace di fare a meno di disperarsi e di alzare le braccia al cielo, evolve nell’anima emotiva della Maddalena piangente e infine nell’anima razionale della Madonna che assiste quasi impassibile alla deposizione del corpo del figlio.

azioni e gesti impulsivi che rappresentano una reazione istintiva dell’organismo alle sollecitazioni esterne. L’energia psichica si manifesta come paura, rabbia, rancore, invidia, gelosia, odio, avidità, attaccamento e la sua manifestazione fisica sono le lacrime, le grida, gli “attacchi di bile”, i “bruciori di stomaco”, le secrezioni delle ghiandole endocrine che cambiano il colore della pelle e irrigidiscono le labbra. L’energia psichica è, nella maggior parte dei casi, un evidente avvertimento dell’esistenza di un conflitto che “lacera” il corpo nelle sue “pieghe” interiori. La dimensione conflittuale dei sentimenti è stata estesamente analizzata dalla psicologia occidentale che ha individuato nei miti, nelle fiabe e nelle leggende gli strumenti educativi con cui le società del passato si proponevano, attraverso lo strumento della metafora, di istruire l’individuo al controllo consapevole delle emozioni. “Il grande cervello umano, con la sua capacità di esperienze impreviste e di pensieri nuovi, e la lunga infanzia umana, che è più lunga di qualsiasi altra specie, ha dotato l’umanità di una possibilità di apprendere superiore a qualsiasi altra creatura, con un pericolo quindi di disorientamento. Uno degli scopi principali dei riti dei primitivi e degli uomini più sviluppati è stato perciò quello di guidare il bambino fino allo stadio adulto. La dipendenza infantile deve essere trasformata in responsabilità, nei termini prescritti dall’ordine sociale. Il figlio deve diventare padre e la figlia madre, passando dalla sfera dell’infanzia, che è dappertutto praticamente la stessa, a quella dei ruoli sociali, che sono molto variati. Gli istinti devono essere governati e maturati nell’interesse sia del gruppo che dell’individuo, e tradizionalmente la prima funzione della mitologia è stata quella di servire questo scopo sociale e psicologico. L’individuo è adattato al suo gruppo ed il gruppo al suo ambiente, con un senso di gratitudine per il miracolo della vita. E questa, io direi, è la funzione della mitologia del villaggio: il controllo degli istinti e l’indirizzo dei sentimenti.” (E.O.Wilson) 40


S

ant’Orsola è un modello di sacrificio del

singolo a favore del bene collettivo. Il rifiuto di aderire al materialismo barbaro e l’accettazione della morte fisica, scuote la coscienza delle “11.000 compagne” di Orsola che finiranno trucidate pur di rimanere fedeli agli ideali cristiani

L’istruzione attraverso i miti, le fiabe e le leggende assume un peso determinante nel convogliare l’energia individuale all’interno di un codice di comportamento convenzionale del gruppo di appartenenza. Nella comunità del “villaggio” l’esperienza della “Nigredo individuale” assume un significato di esplorazione degli istinti in ambiente “controllato”. Le emozioni negative vengono assoggettate ad un ordine etico e morale che è strutturato dalle Leggi religiose e civili. Ogni individuo fa esperienza della Nigredo con forme e contenuti che appartengono al gruppo sociale in cui avviene il passaggio dall’adolescenza alla maturità. Il senso di appartenenza permette così alla personalità di aderire a modelli di comportamento che sono funzionali agli scopi e agli obiettivi della collettività. L’educazione convenzionale ha insistito sulla repressione e sul controllo cosciente delle emozioni negative con l’intento di inibire le reazioni violente. Nei paesi civilizzati si insegna ai bambini a controllare tanto le loro azioni che le loro emozioni. Di fatto molte persone diventano talmente esperte nel nascondere o mimetizzare le loro reazioni istintive, non soltanto agli altri ma anche a se stessi, che questa forza estrema di autocontrollo le rende vulnerabili a pericoli d’altro tipo. Infatti, se le barriere interiori cedono anche minimamente, per un abbassamento della soglia di coscienza, oppure se un mutamento delle condizioni esteriori elimina certe restrizioni interne, le reazioni represse possono esplodere in maniera inarrestabile, e dimostrarsi doppiamente distruttive proprio perché la persona in cui si manifestano è sempre stata inconsapevole della loro presenza. L’irrompere degli istinti e delle pulsioni è quindi latente in ogni individuo e può manifestarsi in particolari momenti della vita in cui la

Caravaggio,1509 Martirio di sant’Orsola

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Caravaggio,1500 Martirio di San Matteo

stanchezza, la depressione, lo stress e soprattutto la frustrazione hanno un effetto di innesco dell’energia sessuale e creativa che è rimasta inerte e implosa per molto tempo. La “nigredo dell’anima” ha invece un effetto dirompente sulle convenzioni sociali e cioè sulla morale religiosa e l’etica della società. L’alchimista percepisce che esiste una seconda verità che trascende l’impegno del “gruppo” per cui ogni conquista richiede il sacrificio del singolo per l’interesse comune. “Questa non è che l’espressione della norma fondamentale che regola la vita sociale in tutto il regno animale. Sorge nel momento in cui la perdita di un tornaconto personale, determinata dalla sottomissione alle regole del gruppo, viene largamente compensata dal profitto derivante dal successo del gruppo. Corollario di tutto ciò, per gli esseri umani, è che alle popolazioni ricche ed egoiste, che professano religioni e ideologie perdenti, subentrano i seguaci poveri ed altruisti di fedi religiose in ascesa. La promessa di una vita futura migliore, sia essa un paradiso terrestre o la resurrezione nei cieli, è la ricompensa che le culture inventano per giustificare l’imperativo di sottomissione sul quale si fonda l’esistenza sociale. Rivissuta di generazione in generazione, la sottomissione al gruppo e ai suoi codici morali si stabilizza nella dottrina ufficiale e nella fede individuale. Eppure non è decretata da Dio, né scende dal cielo in forma di verità inoppugnabile. Si evolve come indispensabile procedura di sopravvivenza degli organismi sociali.” (E.O.Wilson) L’alchimista è invece un empirico “per cui i precetti e la fede religiosa sono prodotti assolutamente materiali della mente. Per più di mille generazioni hanno contribuito ad aumentare le possibilità di sopravvivenza e il successo riproduttivo di coloro che si conformavano alle fedi tribali. Le regole epigenetiche, tendenze ereditarie dello sviluppo mentale, ebbero tutto il tempo necessario per evolversi e generare sentimenti morali e religiosi. La possibilità di indottrinare divenne un istinto” (E.O.Wilson). 42


U

n angelo scende dalla nuvola per porgere al santo la palma,

simbolo dell’esperienza/conoscenza delle cause che provocano il sacrificio e la morte dell’anima. Ciò può avvenire in forme indolori se l’alchimista assume, come Caravaggio, lo sguardo del “testimone”. L’osservazione attenta delle dinamiche che vedono l’anima contrapposta ai principi di realtà, è condizione sufficiente per comprendere le ragioni”naturali” del martirio, dell’ingiustizia e della sopraffazione.

Consapevole delle regole di comunicazione del Villaggio globale e della necessità di condividere la cultura di ‘massa’, l’occhio dell’alchimista, quello di Caravaggio così come quello di Coppola, si rivolge all’interno, alla ricerca di un nucleo vitale che costituisce la vera ricchezza della natura umana: l’individualità psichica e l’inesauribile trasformazione e manifestazione dell’energia emotiva, creativa e spirituale che vi è connessa. Gli argomenti filosofici dell’alchimista-empirista sono tutt’altro che recenti, dal momento che le loro origini affondano nell’Etica Nicomachea di Aristotele. Le esperienze alchemiche invece affondano nella notte dei tempi, cioè da quando Caino uccise il fratello Abele; l’essere umano iniziava percepire il sottilissimo filo che separa il bene dal male, e che ciò che rappresentava il bene della società non corrispondeva quasi mai alla felicità dell’individuo. Il cinema contemporaneo ha più volte “messo il dito nelle ferite” ancora sanguinanti di coloro che hanno avuto il compito di difendere con le armi l’American way life, il modello di società in cui la libertà dell’individuo si misura dal suo status economico e sociale. In nome del benessere collettivo o del prestigio politico, economico e finanziario della nazione, i sentimenti d’amore per la patria o la famiglia hanno funzionato come schermo in cui proiettare illusioni e falsità. I sentimenti morali hanno un potente effetto di manipolazione poiché l’istinto di difendere il gruppo viene vissuto dall’individuo sotto l’etichetta di coscienza, rispetto di sé, rimorso, simpatia, vergogna, umiltà e oltraggio morale. La nigredo “controllata” spinge l’evoluzione culturale verso le convenzioni che esprimono i codici morali universali dell’onore, del patriottismo, dell’altruismo, della giustizia, della compassione, della pietà e della redenzione in grado di modellare, nei momenti di crisi, la tipologia del “capro espiatorio”. Da sempre la lealtà al gruppo viene cementata ricorrendo a simboli e investiture sacre. Le mitologie occidentali pullulano di epiche vittorie di Crociati su nemici minacciosi.

L’ OPERA AL NERO ATTO SECONDO LA NIGREDO DELL’ANIMA Il sacrificio dell’anima compiuto nel nome di ideali religiosi, politici o morali diventa, nei casi più estremi, un vero e proprio martirio. La decisione di accettare di essere vittime della violenza, dell’ingiustizia e della libido altrui non è considerato dall’alchimia un atto di santità. La storia dei santi e dei martiri cristiani è costellata di decisioni irrazionali, di resistenze eroiche e di un incomprensibile rigetto della volontà di vivere. “L’annerimento” dell’anima corrisponde a una fase di regressione delle facoltà razionali, per cui possono subentrare emozioni mistiche, interessi per l’esoterismo e ricerca di trascendenza. In questa delicata fase del Magistero l’alchimista deve sviluppare le qualità dell’osservazione, del distacco e della consapevolezza delle motivazioni psicologiche che innescano fenomeni di abnegazione e di autosacrificio immotivate.

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Caravaggio,1599 Narciso

Il rapporto che si insatura tra i due protagonisti di “Apocalipse Now”, Willard (Martin Sheen) e Kurtz (Marlon Brando), rappresenta il punto culminante della crisi che caratterizza l’esperienza esistenziale in occidente da cinque secoli. Esiste nella società moderna una profonda frattura fra “ esperienza e conoscenza”, per cui la cultura di base è ancora priva degli strumenti cognitivi in grado di esplorare il “Cuore di tenebra” della psiche umana. Tuttora l’esplorazione psicologica, etica, biologica dei sentimenti morali che traggono una potente energia dagli istinti ha compiuto pochi progressi. Duemila anni di “Nigredo collettiva” hanno partorito orrore e distruzione, poiché il controllo dell’energia psichica è nelle mani di poteri che operano sottilmente attraverso la diffusione di codici di gruppo conformi agli scopi prefissati da una “oligarchia” istituzionale apparente democratica. La coscienza di gruppo è superiore a qualsiasi forma di educazione etica e morale, superata dai modelli proposti dalle sette religiose che incitano al fanatismo, dal clan che persegue il potere sul territorio, dal partito che difende modelli di sviluppo favorevoli alle classi emergenti, o dai modelli indotti dal conformismo di massa. La coscienza occidentale rimane costantemente in bilico tra l’etica fondata sulla razionalizzazione morale dei costumi (Dio) e l’etica fondata sulla razionalizzazione tecnica della pulsione (Scienza) e dei comportamenti sociali (Leggi). 44


N

L’ OPERA AL NERO

arciso osserva il proprio volto riflesso nell’acqua come in uno ATTO TERZO

specchio, nella speranza di scorgere l’identità dell’anima intellettiva in grado di ricevere sensazioni e intuizioni in forma di pensiero. Aristotele afferma: “Alcuni dicono a ragione che l’anima è la sede delle forme del pensiero; in realtà, essa non lo è nella sua totalità, ma solo come anima intellettiva, e solo nel senso che essa possiede la capacità di ricevere le forme.”

Il punto di vista dell’alchimista ha come presupposto il principio che la purificazione dai comportamenti subconsci indotti dai codici di gruppo può avvenire attraverso un processo di trasformazione della libido in amore, creatività e conoscenza della natura umana. Tale conoscenza è strettamente connessa allo studio della pulsione psichica e istintiva e al funzionamento materiale del cervello. C’è un vuoto profondo di conoscenza che impedisce, per ora, lo studio dal punto di vista biologico di un ramo fondamentale dell’etica: i sentimenti morali. I sentimenti morali sono il punto cruciale in cui convergono tutte le speranze di trasformazione in positivo della società e degli individui che la compongono. Il sentimento morale attinge direttamente alla sfera degli istinti che sono la materia grezza che è necessaria cuocere lentamente, perché l’energia psichica e la libido non si disperda e si trasformi in amore, amicizia e spirito di collaborazione. La nigredo concepita dagli alchimisti rinascimentali era un procedimento empirico che veicolava l’energia psichica in un ‘vas hermeticum’ posto all’interno della fornace, metafora del corpo psichico, per essere elaborata con l’immaginazione, trasformata in desiderio mentale, volontà creativa e infine ‘coscienza solare’ Il vaso ermetico contemporaneo è oggi rappresentato dalle istituzioni che si occupano dell’istruzione degli adolescenti e dei giovani. Nelle scuole viene insegnata la “mitologia del villaggio”, mentre dovrebbe essere compito dei libri, dei film e delle mostre d’arte trasmettere la “mitologia della foresta”, della ricerca interiore e della possibile trascendenza della pulsione creativa in coscienza. La mitologia della foresta sta lentamente scomparendo poiché i miti del passato non possono durare. In precedenza, per generazioni, la vita si atteneva a forme così rigide che l’esistenza di una divinità poteva durare millenni. Oggi tutte le regole sono fluide, cosicchè l’individuo è rigettato, volente o nolente, a se stesso, nella sua sfera interiore, nella sua foresta senza vie, per trovare unicamente nei libri, nelle leggende metropolitane e nelle immagini della modernità, le esigue tracce del Grall. E, a questo fine, i miti-guida non possono più fornire norme etiche. Essi non vengono più tramandati, sono fuori moda e fuori luogo, spazzati via dagli eroi del

LA NIGREDO DELLA MENTE Nel terzo atto della Nigredo le facoltà mentali sono in grado di sintetizzare le sensazioni e intuizioni in percezione critica. Il passaggio dalla percezione alla comprensione critica della realtà è costellato di eventi, di decisioni e scelte che impegnano l’alchimista a identificarsi con il flusso dei pensieri, delle riflessioni e delle analisi che scaturiscono dallo studio delle opere dei filosofi e degli artisti. Il questa fase l’anima, intesa dagli alchimisti come una funzioni dell’essere, è impegnata a decodificare l’origine, la natura e il nome dei sentimenti per comprendere più a fondo l’origine biologica della consapevolezza di sè. Nel momento in cui si affacciano alla mente le forme del pensiero intuitivo, l’anima intellettiva di Narciso si rispecchia, si confronta e si identifica con i modelli di coscienza, di pensiero o di costume che si impongono nella cultura e nella vita sociale.

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Caravaggio,1502 Deposizione

cinema, dei fumetti e dei videogame. Oggi non c’è nessun orizzonte, nessuna zona mitogenetica. Solo il cinema sembra possedere ancora il potere di interpretare la realtà dell’inconscio individuale e collettivo e forgiare i nuovi miti attorno a cui convergere il desiderio dell’anima alchemica di conoscere le verità nascoste.. Filtrando le esperienze dei personaggi delle trame dei film con la conoscenza degli artisti rinascimentali è ancora possibile riscoprire il collegamento logico tra il “cuore, gli occhi e il cervello” sperimentato dai registi contemporanei. Apocalipse Now è una pietra angolare della fornace in cui cuocere la materia grezza degli istinti, così come è angolare la pietra su cui Caravaggio colloca la scena madre della “Deposizione del corpo di Cristo”. Entrambe le opere esibiscono il “corpo simbolico del Cristo deposto”, ovvero mostrano le conseguenze mostruose provocate dalla follia umana, dalla libido collettiva, dall’egopatia individuale all’interno del “vaso della storia”. Kurtz, così come Caravaggio, giunge fino al punto estremo di ritualizzazione di cui ha bisogno l’energia psichica per espandere il potere della mente di controllare la follia, di sottomerla ai rituali, ai simboli, ai codici di iniziazione alla percezione del sangue. 46


L

L’ OPERA AL NERO a deposizione del corpo di Cristo annuncia un cambiamento di

prospettiva, di ampliamento della percezione e di trasformazione della coscienza sensoriale nella coscienza razionale di cui si fanno ‘portatori’ Nicodemo e Giuseppe D’Arimatea. I due uomini depongono il corpo di Cristo lungo un asse orizzontale che incrocia l’angolo, metafora di una nuova visione della realtà osservata con gli occhi della coscienza. Il dito anulare di Cristo sporge dallo spigolo della pietra per ‘dare’ simbolicamente inizio alla “Nigredo della coscienza”.

Come uno sciamano canalizza l’energia del sangue e dell’adrenalina verso una consapevole discesa nell’inferno della psiche in cui domina incontrastato il Se istintuale, il Pleroma degli istinti, il ‘Cuore di tenebra’ che manovra occultamente attraverso le risposte chimiche generate nel sangue dalla tensione, dallo stress psicofisico, dalla rabbia repressa, dalla paura della morte e dall’istinto di sopravvivenza. Eccitazione psichica, orrore, paura, sangue, rito e simbolo sono gli ingredienti alchemici che disintegrano le resistenze della coscienza morale indotta nei soldati dall’istruzione militare/politica/ideologica. Liberi di manifestare la Nigredo assoluta, leggiadramente la biologia si rivela attraverso la crudezza delle immagini. Nelle parti oscure del cervello l’istinto di sopravvivenza attinge alla corteccia primordiale, alla parte più antica connessa alle secrezioni delle ghiandole e agli stimoli dell’adrenalina. Le risposte neuronali alle sollecitazioni ambientali sono collegate alle endorfine che producono uno stato di piacere nel compiere, e nel dipingere, atti sanguinari. L’alchimia creativa di Caravaggio stimola l’adrenalina a innervare il sistema della percezione in grado di plasmare, nelle espressioni degli attori, i sentimenti del dolore, l’emotività incontrollata o l’impulso psichico. L’alchimia di Coppola consiste invece nel contrapporre la razionalità solare di Willard alla follia lunare di Kurtz. Risalendo il fiume alla ricerca di Kurtz, a un certo punto Coppola fa emergere la testa di Willard dall’acqua in mezzo a luci totalmente innaturali. In una mano imbraccia un mitra, mentre con l’altra sostiene un libro. Come in Caravaggio, anche Willard dimostra di disporre di due importanti alleati per poter sperare di giungere fino in fondo alla propria missione, fino alla conclusione della Nigredo della Coscienza, fino al centro del ‘Cuore di tenebra.’ Coraggio e conoscenza si devono contrapporre all’irrompere dell’energia psichica nella parte di cervello connessa alla logica emotiva e ai sentimenti morali, abilmente

ATTO QUARTO LA NIGREDO DELLA COSCIENZA L’introversione della libido conduce Caravaggio ad evolvere in pochi anni la percezione critica (nigredo dell’anima) in conoscenza intuitiva (nigredo della mente) e, infine, in coscienza discriminante. Il lavoro quotidiano, l’impegno a rispettare i contratti, le scadenze e le volontà del committente contibuiscono a far emergere nella mente di Caravaggio una comprensione più profonda dei rapporti che l’Anima instaura con il mondo della materia, del denaro, del potere e dello scambio simbolico che avviene tra gli uomini di diverso ceto, cultura e status economico. La nigredo della coscienza descrive una fase in cui l’alchimista apprende sulla propria pelle le lezioni dalla vita. Insuccessi, incidenti, ostacoli e impedimenti di vario genere, spesso provocati dall’orgoglio o dalla presunzione, hanno l’effetto di “far deporre” anche l’ego della mente intuitiva dalla croce delle esperienze alchemiche.

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Francis Ford Coppola,1979 Apocalipse Now Willard esce dalla acque nere del Mekong

manipolati dai sistemi di informazione o dal Kurtz del momento. ‘Coraggio e Conoscenza’ sono le uniche armi che la coscienza occidentale può contrapporre con risolutezza all’irrompere del terrorismo indotto dall’estremismo islamico nelle città simbolo della coscienza occidentale. La Nigredo della Coscienza collettiva occidentale è iniziata l’11 Settembre 2002 con la distruzione delle Twin Tower, simbolo dell’elevazione dell’intelletto occidentale al di sopra di ogni altro modello di comprensione alternativo. La coscienza morale occidentale, modellata dalla società cattolica ed ebraica, è da sempre colpevole di procedere ciecamente generando laceranti separazioni e discriminazioni, differenti pesi e giustizie. Anche questa volta sembra che storia voglia ripetersi attraverso il medesimo dispiegamento dei simboli. Un David mussulmano armato di una piccola spada ha decapitato la testa di Golia. Anche Willard compie lo stesso gesto simbolico. “Quando Willard uccide Kurtz, il viaggio all’interno della psiche è giunto al superamento dell’ultima barriera. Il padre che si era vieppiù ampliato dal momento della sua nominazione (lungo il corso del fiume Willard mitizza Kurtz) è distrutto. Ora egli sa. Conosce che al di là della ragione c’è la follia, il puro istinto di piacere che il padre (Dio) castrava con la sua legge. Ora è lui il padre: il fuoco purificatore cancellerà tutto e se il fuoco darà un’apparente chiarezza, nasconderà con il suo bagliore ciò che lo alimenta. Willard e Kurtz hanno entrambi salito i gradini di una scala verso la conoscenza (orrore/evidenza): anche noi li seguiamo in questo. Anche il film acquista coscienza. Come nell’iniziazione di Don Juan a Castaneda, Willard-Kurtz-Coppola capisce che dopo aver sconfitto la paura e il potere indotto dal terrore, dal sangue e dal disprezzo per la vita, si trova ad avere a che fare con la saggezza, con una lucidità che è già 48


L’ OPERA AL NERO FILIUS NOSTER

esperienza spirituale”. (L.Barisone, dalla rivista di cinema “Duell”). L’esperienza degli alchimisti era concentrata nell’interpretare le vicende umane alla luce delle Leggi di equilibrio, di armonia e di necessità definite dal Se universale (il Dio degli alchimisti) capace di indurre la ragione tramite il conflitto, la pace attraverso le guerre e la solidarietà alla fine di ogni distruzione. Questi rari momenti di lucidità, conquistati attraverso la percezione cognitiva delle immagini e la conoscenza intuitiva della natura umana, sono però sufficienti all’ alchimista occidentale per comprendere di possedere la forza, coraggio e fiducia indispensabili all’anima per uscire dalla “palude” dei sentimenti irrazionali, delle decisioni immotivate e delle scelte che non hanno niente a che vedere con la ricerca della verità e della felicità. Alla fine della Nigredo l’anima dell’alchimista trasmuta nella Mente alchemica di Hermes e diviene il “Filius Noster”, figlio della Coscienza alchemica universale. Hermes come Willard esce dalle acque della palude. Non porta con sè un libro, ma il simbolo della conoscenza alchemica: il caduceo. Nell’altra mano non imbraccia un mitra, ma sostiene sul palmo della mano il globo sormontato dalla croce, simbolo della coscienza omnicomprensiva che emerge nella mente dell’alchimista al termine del processo di riconoscimento degli errori, degli orrori e delle atrocità compiute in nome di ideali o obiettivi che non sono conformi ai bisogni dell’anima, uguali all’interno di ogni individuo, a qualunque razza o religione esso appartenga. Non occorre dispiegare le armi per opporsi all’orrore, ma proiettare la luce dello Spiritus Mercurius sopra le macerie e i simboli generati dalla coscienza occidentale. Caravaggio è stato un precursore istintivo di questo metodo. Le sue opere suscitano emozione, accecano l’anima, stordiscono la mente e illuminano la coscienza di chi evolve nella conoscenza del linguaggio ermetico.

Concepita dagli artisti del Rinascimento come “esperienza della percezione”, il Magistero della coscienza trasmette il necessario “plus” di energia mentale (il mercurio da aggiungere al mercurio) affinchè la consapevolezza individuale possa emergere a una personale prospettiva sui tre mondi. L’Opera al Nero stimola la percezione critica e intuitiva della realtà materiale, l’Opera al Rosso concentra l’attenzione sul mondo dei sentimenti, dei valori e dei principi spirituali, mentre l’Opera al Bianco orienta la coscienza creativa nello studio dell’arte, della filosofia e dell cultura in generale. Al termine dell’opera al Nero l’alchimista esce dalle acque paludose dotato degli strumenti necessari all’evoluzione spirituale: il caduceo, simbolo della volontà di continuare ad evolvere in amore, conoscenza e coscienza, e la sfera crociata in cui sono racchiusi le iniziazioni, le tecniche e i simboli che inducono la trasformazione dell’identità individuale nell’identità dell’anima di Hermes: il Filius Noster.

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M H

FONDAMENTI DELL’IDENTITÀ SPIRITUALE I SIMBOLI DELLA TRASFORMAZIONE SPIRITUALE

Per la prima volta l’uomo ha realmente compreso di essere un abitante del pianeta e forse deve pensare o agire in una nuova prospettiva, non solo nella prospettiva di individuo, di famiglia o di genere, di Stato o di gruppo di Stati, ma anche nella prospettiva planetaria. (Vernadsk)i

IDENTITA’ E COSCIENZA ALCHEMICA

L’identità umana si riconosce nei sentimenti cognitivi della compassione, della comprensione e della condivisione. Millenni di storia evolutiva degli istinti primari, e di conflittuale integrazione della cultura emergente nelle società egemoni, hanno prodotto esperienze religiose e artistiche uniche ed irrepetibili di queste tre qualità spirituali che definiscono in chiave moderna le virtù teologali della fede, della speranza e della carità. Insegnare una conoscenza ‘pertinente l’uomo’ significa anzitutto aderire alla conoscenza che la condizione umana è identica in qualsiasi individuo, indipendentemente dalla razza, dalla religione o dalla cultura alla quale appartiene e che la coscienza di sé evolve allo stesso modo in ogni essere umano attraverso l’apprendimento dei sentimenti. Agnes Heller stabilisce un punto di partenza comune per tutti: “E’ necessario prima di tutto imparare a distinguere cosa sentiamo, altrimenti, dato che non siamo esseri guidati dagli istinti, non siamo in grado di aiutare noi stessi.” Il riconoscimento dei sentimenti particolari, egocentrici e infine individuali può divenire il “campo” di indagine, di riflessione e di integrazione delle esperienze personali con le esperienze intuitive delle donne, degli artisti e dei filosofi. “L’essere umano è nel contempo fisico, biologico, psichico, culturale, sociale, storico. Questa unità complessa della natura è completamente disintegrata nell’insegnamento, attraverso e discipline. Oggi è impossibile apprendere ciò che significa diventare un essere umano, mentre ciascuno, ovunque sia, dovrebbe prendere coscienza sia del carattere complesso della propria identità sia dell’identità che ha in comune con gli altri uomini”. L’apprendimento della ‘conoscenza pertinente’ diventa accessibile a tutti gli individui, di qualsiasi condizione sociale e cultura, se la frammentazione del sapere umanistico viene ricondotta a una forma di linguaggio più semplice e accessibile, il più antico e sintetico: l’arte del segno, del simbolo e 50


SIMBOLI SACRI IL PELLICANOLI

dell’immagine. In ogni immagine è contenuta un concentrato sintetico di informazioni di carattere psicologico, filosofico, storico e sociale che permettono di operare una lettura unificata e intuitiva della realtà, così come si presenta agli occhi di chi ha prodotto il “documento” e di chi lo analizza. Michael Foucault ha avvertito per primo il pericoloso incedere della razionalità scientifica all’interno del documento storico, concepito dagli studiosi come materiale da sezionare in più parti, per poi essere organizzato, distribuito, ordinato e suddiviso in livelli, al fine di stabilire nuove unità e rinnovare incessantemente la fondazione o l’espansione del sapere condiviso. L’alchimia della conoscenza che può facilitare il riconoscimento dell’identità umana, terrestre, e spirituale deve riprendere i discorsi da dove sono stati interrotti. Agostino, Dante, Meister Eckhart e Albrecht Durer rappresentano i punti cardinali di un sapere che origina dalla trasformazione della volontà di conoscere (Agostino) nell’anima del ricercatore (Dante), nella mente del mistico (Meister Eckart) e nella percezione creativa dell’artista (Durer). E’ evidente che l’istruzione psicologica, filosofica, letteraria e artistica diventa indispensabile per selezionare, contestualizzare e globalizzare non solo le conoscenze pertinenti ai bisogni dell’anima, ma soprattutto gli strumenti necessari all’Arte per estrarre dalle immagini la ‘quintessenza’ etica, morale e spirituale che gli artisti del Rinascimento chiamavano “spiritus mercurius”, sinonimo di intuizione, comprensione e giudizio discriminante. La trasformazione dell’identità umana, rappresentata dalle vicende terrene di “Gesù”, nell’identità creativa che gli studiosi delle scritture riconoscevano nella figura del “Nazareno”, e infine spirituale, descritta nelle speranze suscitate del “Re dei Giudei”, si compie attraverso un processo di evoluzione della percezione, della conoscenza e della coscienza dei tre mondi.

In “Storie della passione”, J. Bosch dipinge il pellicano intento a nutrire i piccoli con il suo stesso sangue. Il pellicano è al centro della pupilla dell’occhio, metafora eloquente di ciò che l’alchimista deve realizzare all’inizio della Grande Opera. Il sacrificio del pellicano, rappresentato nel gesto di ferirsi il petto, non è il simbolo di Cristo che si immola sulla croce per redimere i peccati del mondo. Il sacrificio del sangue non è connesso alla dimensione dell’anima, ma alla dimensione iniziatica. La decisione di sacrificare una parte di sè rappresenta l’atto decisivo per iniziare a trasformare la coscienza razionale in senso di responsabilità, il primo grado di evoluzione della coscienza razionale in spiritus, ovvero comprensione umana. Il sacrificio di sè si manifesta come rinuncia all’ego, abbandono delle pretese di dominare e introversione della libido. Tuttavia l’arte alchemica suggerisce di compiere, come valida alternativa, atti simbolici: la “putrefazione dei sistemi”, la “decapitazione dell’intelletto”, “la cancellazione del punto di vista personale”, la “macerazione dei sensi”, rappresentano alcune delle tecniche di proiezione dell’atto sacrificale su livelli superiori di comprensione.

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SIMBOLI PROFANI MADRE MATRICE La Madre Matrice è il simbolo della coscienza alchemica in grado di nutrire e sostenere i propri “figli” in ogni momento della loro opera di trasformazione. Un piccolo putto mercuriale, metafora di un primo stadi di consapevolezza di sè maturato dopo i primi due atti della Nigredo, attizza il fuoco del desiderio di conoscere la verità. Nelle mani stringe una lunga lancia biforcuta che rappresenta simbolicamente l’arte di percepire la realtà con entrambi gli occhi e i due emisferi. Attraverso tre stadi di conoscenza del “mondo minerale” (l’opera al nero), del “mondo vegetale” (l’opera al rosso) e del “mondo mitologico” (l’opera al bianco) l’alchimista realizza un duplice obiettivo: maturare l’identità del “leone rosso” e risvegliare la coscienza del “leone verde”, metafora che rimanda all’identità spirituale e alla coscienza omnicomprensiva del Cristo. Entrambi sono nutriti dai molteplici seni della Madre che assume di volta in volta il volto della vera madre, del maestro, della guida, della donna e infine della propria anima.

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Hierne, Actorum chymicorum holmensium, 1712

Il mondo materiale soggettivo (minerale), il mondo della cultura e dei sentimenti collettivi (vegetale) e il mondo della coscienza e della spiritualità universale (gli animali mitologici) racchiudono opportunità di crescita e di liberazione dai vincoli dettati dal sistema delle abitudini sociali. “L’uomo nasce con tendenze particolari e il suo punto di vista più particolare non si può trascendere. Nell’uomo la funzione della guida istintuale viene assunta in primo luogo dal sistema di abitudini sociali. Si potrebbe perciò asserire che dei due comportamenti, quello particolare e quello individuale, il primo è quello più naturale. Quello individuale è invece una ‘seconda uscita’ dalla natura” (A.Heller, Teoria dei sentimenti). Decidere di scalare la vetta significa dunque scegliere la via più faticosa, la più difficile, più ripida. Il superamento dell’egoicità naturale apre a una dimensione superiore di coscienza in cui il punto di vista individuale è trasceso e l’identità spirituale instaura un rapporto diretto e privilegiato con la “Grande Madre” che, di volta in volta, è Natura, Realtà, Esistenza, Coscienza, Beatitudine. L’icona della “Madre Matrice” dei tre mondi, presente in molte chiese cattoliche dedicate al culto della Madonna, non è un priva di concretezza materiale. L’alchimista che giunge a manifestare l’identità della madre interiore, metafora dell’energia biopsicosomatica in grado di generare la vita e i contenuti materiali, culturali e spirituali dei tre mondi, diventa il “leone rosso”, punto di partenza (la Realtà) per evolvere nei livelli superiori di “Esistenza, Coscienza e Beatitudine”. La coscienza occidentale si arresta allo stato di Natura. L’indifferenza verso la cultura, la religione, l’arte e la consueta ‘apatia mentale’ si traducono in carenza di informazione, di conoscenza e di comprensione di sintesi. Eppure il “latte dell’anima” generato dall’alchimia rinascimentale può ancora nutrire, a distanza di cinque secoli, la coscienza occidentale a ‘crescere’ attraverso le “cinque dita” della Madre, dipinta da Leonardo nel gesto di”illuminare” la mente di San Giovannino.


M H

SYMBOLA AUREA EMBLEMI DELL’IDENTITA’ SPIRITUALE

Symbola Aurea


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SYMBOLA AUREA EMBLEMI DELL’IDENTITA’ SPIRITUALE

“Se l’analogia permette alla mente di costruire un gioco di rimandi continui di significati, mettendo in relazione immagini fra loro non immediate sul piano della comprensione, il simbolo permette alle energie dell’inconscio e alle immagini corrispondenti di accedere alla coscienza senza che questa venga inflazionata dalla forza espressiva dei contenuti inconsci. Simbolo e analogia costituiscono i vettori fondamentali per permettere alla psiche di accedere in modo ordinato ai fenomeni inconsci e per allargamento di senso anche ai fenomeni complessi della Natura e dell’uomo.” (Diego Frigoli)

Comprensione e compassione spirituale

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EMBLEMA III LO SGUARDO DELLA COMPRENSIONE

Raffaello La Dama e il Cristo Lo Spiritus Mercurius C’è un legame segreto tra i due protagonisti dell’immaginario artistico e filosofico di Raffaello. Un filo sottile unisce lo ‘sguardo orizzontale’ della Dama con lo ‘sguardo obliquo’ del Cristo Benedicente, al di là dell’evidente e impressionante presenza di un unico “spirito” che costringe le palpebre a socchiudersi leggermente. In entrambi la fissità dello sguardo accentua uno strabismo denso di relazioni significative tra la dimensione mentale interiore, in cui domina la consapevolezza di sé e del mondo (l’occhio destro fissa la realtà), e la dimensione ‘spirituale’ prodotta dalla ‘proiezione’ della coscienza sui diversi piani della conoscenza (l’occhio sinistro guarda oltre i limiti del tempo e dello spazio). Nel volto della Dama e del Cristo agisce la forza vivificante dello “spiritus mercurius”, chiamato anche “aria calda, vapore, quintessenza, argentum vivum”, considerato dagli alchimisti più dotati di intuizione psicologica la vera meta dei loro sforzi. La ‘distillazione del mercurio’ in ‘quintessenza’ non si può produrre artificiosamente attraverso tecniche di visualizzazione, di immaginazione o di proiezione dell’energia mentale, ma avviene attraversando le ‘acque nere’ della Nigredo. La Dama, dipinta da Raffaello con il glifo dello scorpione sulla fronte, sintezza la realizzazione di uno stadio superiore alla coscienza sensoriale che caratterizza l’uomo comune. “La coscienza sensoriale, o primaria, è lo stato di consapevolezza delle cose del mondo in cui si hanno immagini mentali del presente; ma non si accompagna affatto alla sensazione di essere una persona con un passato e un futuro” (G. Ronconi, 2005). Al termine della “notte dell’anima” l’alchimista emerge dall’esperienza della vita in una più chiara conoscenza e memoria dei processi di trasformazione della libido negli affetti, nei sentimenti morali e nei principi etici che costituiscono le basi della ‘coscienza razionale’. Alle spalle della Dama sta per sorgere l’alba, metafora della ‘comprensione razionale’ delle vicende umane, personali o collettive che si manifesta attraverso i sentimenti dell’amore/compassione.

Diego Frigoli,

Il Corpo e l’Anima, itinerari del simbolo. Psichiatra e psicoterapeuta, Il suo contributo scientifico si è orientato allo studio dei disturbi psicosomatici così come dei miti, dei simboli e delle grandi produzioni artistiche dell’umanità, per evidenziare i tratti archetipi specifici presenti nell’essere umano. 2. Gianfranco Ronconi

Dal cervello alla mente (Ed. il Poligrafo,2005)

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EMBLEMA IV IL FIGLIO DEI FILOSOFI Nella cavità dell’occhio destro, metafora della memoria emotiva, l’alchimista raccoglie l’acqua generata dai sentimenti all’interno del vaso in cui avviene la sintesi dell’esperienza emotiva (i panni lavati) filtrata tramite le facoltà della percezione critica. Nella cavità dell’occhio sinistro, metafora della memoria cognitiva e ablativa, avviene la distillazione dell’intelligenza emotiva in coscienza razionale, la ‘materia prima’ necessaria per generare il ‘figlio dei filosofi’ nel grembo dell’angelo, metafora del sistema automatico della percezione sensoriale intuitiva (il sole e la luna). Il ‘figlio dei filosofi’ è il simbolo del desiderio dell’anima di conoscere le verità nascoste. Il desiderio di Dio ha il potere di accendere il fuoco della passione per l’arte e di far emergere, sulla sommità della testa, il ‘fumo sacro’ dello Spiritus, metafora della comprensione razionale trascendente che ha origine dalle esperienze dell’amore, dalla conoscenza dei sentimenti e dalla coscienza spirituale condivisa (hinc sapientia).

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Matthaeus Merian, incisione su foglio singolo.

Lo ‘spiritus mercurius’ ha origine dalla volontà di evolvere la curiosità scettica (San Tommaso) fino alla piena comprensione dei diversi piani di realtà che strutturano il mondo delle forme, delle idee e dei giochi di coscienza (La Dama indossa un vestito ricamato con un motivo geometrico di cinque elementi). L’abilità della mente di intrecciare ‘percezione critica e analisi razionale’ non è tuttavia sufficiente per ‘generare’ un grado più elevato di coscenza, anche se lo studio degli eventi storici, economici e sociali può produrre la formazione di una coscienza morale, civile ed ecologica in grado di riflettere sui ‘vizi e le virtù’ del genere umano. L’emblema IV descrive in quattro metafore il processo di trasformazione della volontà dell’anima (il bambino nel grembo dell’angelo) nei ‘vapori’ dello spiritus mercurius, simbolo della comprensione razionale e intuitiva dei fenomeni. Gli alchimisti del Rinascimento sperimentavano in laboratorio (immagine a destra) l’arte di trasmutare il mercurio nell’argentum vivum allo scopo di osservare la proprietà delle goccioline di mettere le ali e di volare via, di proiettarsi all’esterno, sul vetro o sul metallo di base, conferendo, per ricaduta, il proprio colore argenteo. Dal punto di vista psicologico l’osservazione dei fenomeni chimici aveva l’effetto di stabilire un rapporto analogico (Arte/Natura) con ciò che accadeva all’interno del corpo umano. Accendere il ‘fuoco segreto’, metafora del desiderio corporeo’ di conoscere la verità, significava ‘riscaldare’, anche a livello fisiologico, il ‘Mercurio interiore’ fino alla completa distillazione del mercurius vulgaris (l’intelligenza di sintesi), nell’intelligenza acuta, percettiva e proiettiva peculiare dell’argentum vivum (intelligenza intuitiva). Gli artisti ottenevano la stessa temperatura di fusione, e in tempi più brevi, coniugando l’amore per l’arte con la passione per le donne, la percezione emotiva della bellezza con l’immaginazione erotica, ludica e creativa. Ciò significava evolvere attraverso le esperienze degli affetti, dei sentimenti generati nell’acqua delle emozioni (immagine a sinistra).


A

ll’interno del cervello avviene il fenomeno neurologico per cui la percezione selezionata

dall’occhio destro è collegata alle funzioni logiche, razionali e sintetiche dell’emisfero sinistro, mentre le frequenze visive assimilate dall’occhio sinistro vengono decodificate dalla memoria evolutiva e interpretate dalle facoltà intuitive, creative e trascendenti connesse all’emisfero destro.

L’Arte di coniugare la percezione intuitiva degli artisti con la percezione razionale degli scienziati alchimisti è alla base dei processi creativi che caratterizzano le opere del Rinascimento. Raffaello, in particolare, elabora in pochissimi anni i temi cardine della trasformazione psicologica degli istinti in amore e creatività. “Aspirando il proprio fumo”, ovvero i vapori sulfurei prodotti dal surriscaldamento della libido erotica, l’artista rinascimentale trasforma la pulsione sessuale in furore creativo e libera lo spiritus emotivo contenuto nella materia informe delle emozioni e dei moti d’animo. Allo stesso tempo Raffaello indirizza la “‘libido cognitiva’” verso lo studio delle sacre scritture in cui rintraccia i fondamenti della filosofia alchemica. L’approccio razionale ai testi della filosofia greca e cristiana diventa la “fucina alchemica” in cui può avvenire il processo di trasmutazione dei fattori psichici, emotivi e mentali (Gesù, Nazareno, Re dei Giudei) in percezione creativa (la Trasfigurazione) e infine di “morte e resurrezione” della coscienza individuale (il Cristo risorto) nella coscienza omnicomprensiva (Il Cristo Benedicente), modello dell’incarnazione dello “Spirito Santo” all’interno del corpo umano. L’azione combinata che si instaura tra il sistema della percezione e i due emisferi cerebrali ha come effetto l’evoluzione dell’individuo attraverso le facoltà della percezione critica, conoscenza intuitiva e coscienza cristica, le tre qualità della mente creativa che emergono al termine del Magistero alchemico. Lo spiritus mercurius è una quintessenza di tutto ciò e non può che essere definito come una superiore comprensione del “Tutto”; è la coscienza che opera all’interno degli individui che realizzano le qualità dell’autodominio, della fermezza morale e della trasformazione dei sentimenti in coscienza; è lo sguardo dell’amore/compassione che si dispiega in comprensione razionale (la “rossa tintura“ dell’Elixir Rubeum), e comprensione razionale trascendente, (la “bianca tintura“ dell’Elixir Album) indispensabili entrambi per realizzare la Pietra Filosofale.

www.museohermetico.com La leggenda medioevale dell’unicorno, simbolo della coscienza razionale intuitiva, descrive il processo di ricerca della pietra filosofale all’interno del “cranio”. nella versione del mito del Grall di Wolfram von Eschenbach, una stanza famosa dice: “Abbiamo catturato la bestia chiamata unicorno, che conosce e ama di sommo grado una vergine. E cade addormentato sul suo seno. Abbiamo preso sotto il suo corno lo splendido carbonchio maschio che brilla di fronte all’osso bianco del cranio.

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Il senso di responsabilità è il fondamento della coscienza spirituale (il pollice). Amor proprio e ‘dedizione alla vita nel tempo presente’ sono congiunti (l’indice e il medio) per affermare la ‘fiducia trascendente’ nelle parole di Crsito: “Ama il prossimo tuo come te stesso”.

* La ridotta dimensione del dipinto ( cm 52,9x37,4) porta ad escludere che l’opera sia stata eseguita su commissione.

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Elixir Rubeum: responsabilità, amor proprio e fiducia trascendente E’ significativo che Raffaello stigmatizzi nel ritratto di Elisabetta Gonzaga, e quindi in una donna, la trasformazione delle naturali facoltà critiche e intuitive (i due emisferi dell’anima) in coscienza razionale. L’immagine non è stata concepita per esprimere i consueti valori di fermezza morale o per esaltare in Elisabetta le qualità di ‘colta e raffinata cultrice delle arti’,* ma per ‘agire’ su un piano superiore di coscienza. Il piccolo gioiello a forma di scorpione che Elisabetta porta sulla fronte ‘annuncia’ la trasformazione delle ‘velenose’ facoltà critiche in comprensione profonda delle motivazioni psicologiche che modellano i comportamenti individuali e collettivi. La naturale percezione critica delle donne (il bacio dello scorpione/la dea Kali dell’alchimia orientale) può tradursi in elemento di separazione degli elementi estranei al “corpo sociale o alla coppia” , e diventare quindi fonte di discriminazione e conflitto. Lo sguardo di Elisabetta dispone invece di una diversa percezione della realtà e di una più ampia comprensione dei fenomeni. L’occhio destro collegato all’emisfero cerebrale sinistro, sede della logica razionale che emana dall’evoluzione dei sentimenti particolari (umore) nei sentimenti individuali (carattere) e infine nei valori etici e morali (personalità cosciente), fissa con attenzione nella memoria le azioni, i comportamenti e le motivazioni subconscie di chi è incapace di evolvere gli affetti, le passioni e i rapporti umani in senso di responsabilità, amore e consapevolezza delle proprie azioni. La facoltà dello ‘scorpione’ di camminare a ritroso (introversione emotiva), permette a Elisabetta/Raffaello di ricondurre gli argomenti e i conflitti generati dalla passione nelle “acque” dei desideri emotivi, dei sentimenti cognitivi e delle decisioni morali, al fine di instaurare una diversa percezione dei rapporti umani. L’occhio sinistro della dama diverge dal centro focale, quasi a simulare un collegamento analogico delle “ragioni del cuore” con la memoria


S

EMBLEMA V e infatti ci riferiamo alla memoria interiore con cui lo spirito si

ricorda di sè (Il pollice: la responsabilità), e all’intelligenza interiore con cui

LA DAMA:

LA MENTE DELL’ANIMA III

comprende se stesso (l’indice: l’amor proprio), e alla volontà interiore con cui si ama (medio: fiducia trascendente), là dove queste tre sono sempre insieme, sono sempre state insieme dal momento in cui hanno cominciato ad esistere, sia che fossere pensate, sia che non lo fossero, appare invero che l’immagine di questa trinità appartiene alla memoria. Agostino, De

Trinitate (Le parole tra parentesi sono dell’autore)

emotiva in cui sono riposte le esperienze, sia quelle personali che quelle filtrate attraverso le immagini dell’arte alchemica. Il collegamento della memoria con le facoltà cognitive dell’emisfero destro, specializzato nell’elaborazione e decodificazione del linguaggio poetico, artistico e psicologico, innesca una precisa abilità e sensibilità dell’intelligenza emotiva, (rintracciabile nelle opere di Proust ad esempio) di andare oltre le funzioni logiche e linguistiche associate al pensiero razionale e alle necessità del tempo presente. Il ricordo delle sensazioni, dei sentimenti e degli affetti elaborati dalla memoria emotiva possono evolvere la coscienza primaria nella coscienza razionale in cui è possibile rinunciare ad esercitare le facoltà organizzatrici dell’intelletto razionale (Saturno) per accedere invece alla facoltà creative della “Mens intuitiva” (Hermes), considerata da Agostino il principio (il sè soggettivo e oggettivo) delle attività spirituali. “Esiste un sè soggettivo, nel quale l’attenzione si rivolge al di fuori di noi, e un sè oggettivo o autocoscienza oggettiva (me), quando l’attenzione si rivolge all’interno e mettiamo a fuoco noi stessi, rendendoci oggetto della nostra coscienza” (G. Ronconi, 2005). Questa duplice facoltà di guardare “fuori “ e di riflettere “dentro” stabilisce un rapporto significativo con l’interiorità con cui si impara a dialogare attraverso la “voce della coscienza”. La consapevolezza degli episodi mentali che si susseguono sotto forma di pensieri, riflessioni, analisi, dubbi, perplessità e immagini, segna l’inizio dell’esperienza della trasmutazione della mente attraverso le “potenze” della “triade umana” (consapevolezza, conoscenza e coscienza di sè) in grado di strutturare “la mente dell’anima”, principio ordinatore artefice del riconoscimento dei propri atti e sentimenti (responsabilità), di costruzione di un modello dell’identità personale del passato e del futuro (amor proprio) e della dedizione totale alle richieste, ai bisogni e alle necessità dell’anima (propria e altrui) nel tempo presente (fiducia trascendente).

Gli artisti rinascimentali avevano compreso che la visione razionale della realtà, la costruzione di una prospettiva in cui collocare gli oggetti di riflessione nello spazio e nel tempo e infine la percezione emotiva, intuitiva e cognitiva dei sentimenti, avevano il pregio di ‘strutturare’ ciò che Agostino chiama Mens. Mens non è la mente irrequieta con cui siamo soliti confrontarci, spesso agitata dalla necessità di risolvere problemi concreti, ma è il principio delle attività spirituali. Agostino distingue due campi distinti in cui la mens può operare: quello temporale e quello eterno. Per quanto concerne il primo la Mens è mens rationalis, il giudice supremo. Nella dimensione delle verità immutabili ed eterne la Mens diventa lo sguardo dell’anima intellettiva, l’occhio in grado di percepire le realtà invisibili dei sentimenti, dei valori e degli stati di coscienza. La Dama di Raffaello incarna perfettamente la Mens proiettata sia nella dimensione materiale e temporale, sia nella dimensione eterna in cui opera attraverso la potenza volontaria, la voluntas, e le tre potenze intelligenti rappresentate dallo spiritus, memoria e intellectus.

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Dalla ferita di Cristo esce sangue (Elixir rubeum) e acqua (Elixir album). Il sangue è la quintessenza della razionalità dell’Anima (il pelllicano), mentre l’acqua è la quintessenza dell’intuizione che emerge nella Mens alla fine dei processi alchemici associati alle funzioni biopsicomentali e spirituali.

MC

DS

AS FC Il sangue e l’acqua che fuoriescono dalla ferita di Cristo sono raccolti dall’alchimista all’interno del Santo Grall, la coppa che Giuseppe D’Arimatea porta in Europa. La ricerca del Santo Grall descrive allegoricamente il processo di apprendimento, assorbimento e contenimento dell’ Elixir della coscienza alchemica all’interno del “cuore spirituale”, luogo mistico in cui l’alchimia colloca il Fondo (il Calice) dell’anima.

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Elixir album : esperienza, conoscenza e coscienza dell’anima La percezione psicologica generata dalla Mens dell’anima è pura intuizione; difficilmente cade in errore, spesso invece coglie aspetti nascosti della psiche, rivela stati mentali imperfetti e illumina la coscienza altrui con parole che non si dimenticano. Le informazioni emergono dalla memoria evolutiva attraverso “canali psichici” che traducono sensazioni, emozioni e sentimenti in parole, immagini, simboli o metafore, spesso spontanee ed immediate. E’ indubbio che l’occhio destro del Cristo, anch’esso fisso ad osservare ciò che gli sta di fronte, ha la stessa qualità intuitiva dello sguardo della Dama. Non è possibile infatti ignorare la natura psichica dei sentimenti individuali e collettivi quando ci si appresta a studiare, analizzare e infine comprendere i fenomeni storici, sociali e culturali. Anche nello studio delle idee non disponiamo ancora di una storia dei sentimenti. Disponiamo di una storia delle produzioni mentali che culminano nella filosofia, ma non “degli sfondi da cui certe produzioni traggono la loro origine, in maniera così radicale che le variazioni epocali non sono mai registrate a livello di idee, ma sempre a livello di sfondi simbolici, di cui la dimensione sentimentale è gelosa custode e fedele interprete.” (U. Galimberti, 1999). Il disagio si accentua quando si avverte che in “questa lacuna c’è la persuasione che il sentimento appartenga alla ‘natura’ dell’uomo, quindi all’elemento ‘non storico’


L’

EMBLEMA VI energia spirituale (pollice) è concentrata nel cuore.

Il corpo (indice), l’anima (medio) e la mente (anulare) sono concepiti come funzioni biopsicologiche che devono essere sottoposte alle prove del sacrificio, del coraggio e della fede che caratterizzano lo ‘spiritus mercurius’ del “leone rosso” (mignolo). La linea orizzontale collega il riconoscimento dei modelli spirituali (As) con la coscienza razionale in grado di evolvere attraverso le esperienze della consapevolezza/percezione (Ds). La linea verticale collega il Fondo dell’anima (F. Cielo-subconscio) con il vertice della Mens intuitiva (M.Cielo-Intelletto) in cui possono evolvere le potenze intelligenti dello Spiritus, Memoria e Intellectus.

della sua storia, anche se poi siamo tutti persuasi che il nostro modo di ‘sentire’ non assomiglia più al modo di sentire degli antichi Greci o più semplicemente al modo di sentire dei nostri padri.” Eppure la verità è sempre stata di fronte ai nostri occhi, da sempre. Lo sguardo intuitivo delle donne, degli artisti e dei filosofi ci descrivono con precisione disarmante le fasi critiche del passaggio da uno scenario e l’altro, da uno sfondo sociale a uno più complesso ed evoluto. La trasformazione delle pulsioni istintive in ‘amore, consapevolezza, comprensione e coscienza’ avviene in ogni epoca con modalità, tecniche, allegorie, metafore, parabole, simboli e parole diverse, ma permangono inalterati sullo sfondo i principi unificatori della “croce alchemica”. L’evoluzione dell’energia interiore dell’individuo nell’amore del corpo (As), nella consapevolezza dell’anima (FC), nella comprensione delle immagini (DS) e infine nella coscienza razionale intuitiva (MC), avviene in quattro atti, come quattro sono gli angoli formati dalle due linee che si intersecano al centro del dito medio, punto di gravità permanente in cui la spiritualità rinascimentale colloca l’anima alchemica del Cristo. Dipinto da Raffaello nell’atto di mostrare la ferita, metafora della morte dell’ anima psichica, il Cristo è modello dell’alchimista che ha compreso la verità attraverso l’evoluzione della “triade umana” nella coscienza del Padre (l’Alchimia), nell’esperienza del Figlio (Il Magistero) e infine nella conoscenza dello Spirito Santo (Arte alchemica). La percezione critica, intuitiva e cognitiva degli errori e degli orrori prodotti dalla libido individuale e collettiva apre a una diversa elaborazione del pensiero cosciente. Nel centro del ‘cuore spirituale’, nel cervelletto in cui sono riposte la codificazione degli istinti, l’alchimista può riprogrammare le risposte agli stimoli e concepire una reazione creativa alle sollecitazioni esterne. La purificazione dell’ego genera nell’individuo la nascita di una seconda “Natura” in cui è possibile esercitare il libero arbitro, la compassione razionale, la comprensione delle esperienze e infine la coscienza creativa, rappresentata da Raffaello nel Cristo della “Trasfigurazione ”.

IL CRISTO BENEDICENTE :

L’INTELLETTO DELL’ANIMA Per i filosofi dal ‘fondo dell’anima’ (il subconscio) emergono gli archetipi, i simboli e le virtù della “fede, della speranza e della carità/compassione”. Per Agostino le potenze spirituali dell’anima risiedono in questo fondo oscuro che coincide, al termine del Magistero della coscienza, con la Memoria evolutiva (F.C.). Il vertice dell’anima (M.C.) sta nelle manifestazioni coscienti del pensiero (cogitatio), del quale lo spiritus mercurius è il principio. Possiamo dire perciò che la cima dell’anima, con la quale essa va oltre se stessa per raggiungere Dio, si eleva a partire dal fondo dell’anima stessa. Per Raffaello, come per Agostino, il fondo dell’anima (il mignolo) coincide con la memoria evolutiva e la memoria evolutiva si trova nel “Cuore spirituale” (il tronco encefalico e cervelletto) da dove partono gli imput istintivi, psichici, sensoriali e razionalizzatori attivati dalla ‘croce degli istinti primari’. Il Cristo Benedicente è l’emblema dell’intelletto intuitivo che emerge dal collegamento tra il subconscio depurato dall’Ombra e la Mens. Al termine della Passione (L’opera al rosso) l’alchimista diventa “puro nel cuore” (Elixir album) e sedimenta nell’intelletto il sale dell’esperienza, conoscenza e coscienza dell’anima cristica, in grado trasmettere creativamente i simboli della trasformazione spirituale.

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Quaderni dell'Arte Alchemica n. 1