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PANIERE RIVE - EVX GRAPH C OKUMA - ASPIRE CX SHIMANO MENSILE - ANNO 24° - NUMERO 9 SETTEMBRE 2009

IT € 5,50

Poste Italiane S.p.A. - Sped.Abb.Post.- D.L.353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB Firenze 1

Trota torrente

Trote e temoli col galleggiante

Itinerario estero

2009

Le Antille Olandesi

PESCA AL COLPO

NEL FISSERO A CA’ VECCHIA

A pesca con Fedeli A SILURI NELL’ARNO FIORENTINO


SommarioSettembre La copertina

FOTO FRANCESCO CAPOMASSI

In questo numero... SCIENZA

34

LA TROTA AUTOCTONA

SPINNING

78

E’ L’ORA DEL BANANETTO: IL “CRANK-BAIT”

di Mauro Zavaldi e Luca Ciuffardi

di Francesco Capomassi

PESCA AL COLPO

38

FEDELI AL FISSERO

PESCA A MOSCA

84

di Stefano Falciani

TRA LE PIETRE DEL TORRENTE II parte di Massimiliano Nepori

Una giornata di pesca insieme ad un campione è sempre un’esperienza molto interessante. In questa occasione, Maurizio Fedeli, eccellente agonista e disponibile come sempre, ci ha svelato qualche piccolo segreto e…

PESCA AL COLPO

44

BOLO LONG DISTANCE

PESCA IN FOCE

di Giovanni Todesco

PREDATORI A CONFRONTO

88

di Alfonso Vastano

LEDGERING

50

94

GETTING STARTED WITH LEDGERING III parte di F. Carnevale e F. Di Veronica

EDITORIALE

5

NEWS

6

A DOMANDA RISPOSTA

12

di Fernando Carnevale

POSTA MAIL

14

CATTURE DAL MONDO

18

di Roberto Ferrario

BASSFISHING WORLD

20

22

24

26

di Alfonso Vastano

PROVE TEST

PANIERE - RIVER EVX GRAPH C - OKUMA ASPIRE CX - SHIMANO 4

di Stefano Falciani

TROTA TORRENTE

62

GALLEGGIANTE D’ESTATE PER TROTE E TEMOLI di Carlo Bergamelli

TROTA LAGO

68

LA PESCA A STRISCIO CON LE ESCHE ARTIFICIALI

ITINERARIO TECNICO

94

CARPFISHING SUL LAGO DI BOLSENA

PESCA AL SILURO

72

A SILURI NELL’ARNO FIORENTINO di Luca Pagli

di Stefano Falciani

CARPFISHING NEWS

APPROFONDIMENTI TECNICO/TATTICI I parte

di Stefano Passarelli

di Stefano Passarelli

ESCHE E PASTURE

56

di Emanuele Di Sanza

di Francesco Guazzi

DRESSING ARTIFICIALI

PESCA AL COLPO

28

72

ITINERARIO ESTERO

98

BONAIRE, LA PERLA DELLE ANTILLE OLANDESI di Roberto Ferrario

AGONISMO

104

a cura della Redazione

VETRINA PESCA IN

110

a cura della Redazione

MAREE In collaborazione con Navionics

114


Editoriale Anno 24 - n. 9 settembre 2009 Direttore Responsabile: Ugo Passalacqua Direzione editoriale: Francesco Capomassi - francesco.capomassi@alice.it Alfonso Vastano - alfonso.vastano@alice.it Coordinamento editoriale: Daniela Ferrando Stefano Falciani Stefano Passarelli Hanno collaborato a questo numero: Alessandro Scarponi, Antonio Varcasia, Carlo Bergamelli, Emanuele di Sanza, Fernando Carnevale, Giovanni Todesco, Francesco Guazzi, Francesco Di Veronica, Luca Ciuffardi, Mauro Zavaldi, Massimiliano Nepori, Paola Rinaldi, Roberto Ferrario, Stefano Falciani, Stefano Passarelli, Luca Pagli. Foto in studio: Francesco Capomassi & Alfonso Vastano Pesca In Via XX Settembre, 60 - 50129 Firenze Telefono 055 485731, 055 499629 - fax 055 4626720 E-mail: info@ediservice.it - www.ediservice.it Progetto grafico e impaginazione: Aldo Raveggi Videoimpaginazione: Waika srl (grafica@waika.it). Pubblicità: T&W srl - Trends & Words Communication Sede legale: Via G. Verdi - Residenza Faggi 161 20080 - Basiglio - Milano Filiale di Bologna: Via Saliceto 22/e 40013 Castel Maggiore - BO Tel 051 6328801 - fax 051 6328809 e-mail: bologna@trends-words.it Pesca In - Mensile di pesca e natura - è una pubblicazione Ediservice srl. EDISERVICE srl - Via XX Settembre, 60 - 50129 Firenze Telefono 055 485731, 055 499629 - fax 055 4626720 e-mail: info@ediservice.it - web: www.ediservice.it Prezzo di copertina: € 5,50 Numeri arretrati: € 11,00 Per la richiesta di numeri arretrati, versamento in ccp n. 42759290 intestato a Ediservice srl Ufficio abbonamenti: Licosa S.p.A. via Duca di Calabria, 1/1 - 50125 Firenze tel. 055.6483201- fax 055.641257 e-mail: laura.mori@licosa.com Abbonamento annuo (12 numeri): Italia € 50,00 Europa e Paesi del Bacino Mediterraneo € 88,00 Americhe e restanti Paesi dell’Asia e dell’Africa € 112,00 Versamento da effettuare su ccp n. 343509 Stampa: Mediagraf Spa - Noventa Padovana (PD) Concessionaria per la distribuzione Italia: A&G Marco S.p.A. - Via De Amicis , 53 - 20123 Milano Tel. 02.25261 - Fax 02.27000823 Concessionaria per la distribuzione all'estero: Johnsons International News Italia S.p.A. Via Valparaiso, 4 20144 - Milano - Tel. 02.43982263 - Fax 02.43916430 Registrazione del tribunale di Firenze n. 3446 del 29.3.1986

E se ci provassimo anche noi?

Mi ha destato una certa curiosità la notizia che i campioni inglesi di pesca al colpo si sono messi all’asta su E-bay al fine di offrire le proprie performance per una bella giornata di pesca da passare interamente insieme al migliore offerente. Ed è un’idea della Federazione d’oltremanica che si ripete per il secondo anno consecutivo, in una tipologia d’asta che è “open”, cioè aperta a livello internazionale. La pesca al colpo inglese mobilita, dunque, l’attività agonistica, stimolando all’interesse quanti vedono nei loro campioni dei validi punti di riferimento, offrendo nel contempo un’opportunità che, seppure può apparire come molto ridotta e delimitata dalle proprie tasche, è comunque una chance nemmeno troppo striminzita: la giornata di pesca, infatti, permette a due pescatori di avere a disposizione per 5 ore un big della pesca di fama internazionale al quale è richiesto di insegnare tutti i segreti per catturare molti pesci in luoghi fissati dalla Federazione. Chissà, mi domando, se effettivamente si racconteranno fino in fondo e non lasceranno da parte qualche inedito segretuccio … Tuttavia, è un’iniziativa molto interessante, con il pescatore che potrà vedere da vicino tutta l’attività preparatoria che precede la pescata, la scelta del tipo corretto di attrezzature, le esche che sono necessarie anche in relazione del posto di pesca scelto e dei pesci presenti. Le aste (che sono già avvenute), sono in tutto tre e si sono avvicendati pezzi del calibro di Will Raison, Allan Scotthorne, Des Shipp e Sean Ashby, più altri noti nomi. Tutto il ricavato è andato in un fondo destinato a finanziare le attività agonistiche internazionali dell’Inghilterra al fine di poter vincere nuove medaglie nei vari campionati e per continuare a rimanere a lungo come una tra le nazioni più forti al mondo in fatto di pesca al colpo. Non è una cosa che tutto sommato non si possa cercare di emulare in seno alla nostra Federazione, seppure con diverse sfaccettature, idee e scopi finali: c’è da vedere solo come potrebbero rispondere i nostri pescatori, visto che spesso non danno l’impressione di adire a questo genere di cose se sono fatte in casa nostra e specie se a pagamento o comunque dal frutto di una competizione economica. Semmai è meglio andarli a vedere e basta…. chissà! Nel frattempo tutta l’attività agonistica internazionale è in pieno fermento, con la mobilitazione ai massimi livelli delle sue rappresentative in un contesto affascinante come quello dei Mondiali di pesca al colpo. Mentre andiamo in stampa, si sta svolgendo il 16° campionato femminile, con le nostre ragazze guidate dall’esperto Giampiero Barbetta nelle acque del Cavo Fiuma Mandria a Borretto e successivamente con la nazionale maschile il compito di confrontarsi in territorio olandese, cercando di ottenere bottino. A tutti il nostro migliore augurio per il podio, che diamine, forza Italia! Concludo, infine, salutando l’argento individuale che un grande Angelo Sorti (papà di Gianluigi Sorti, big del Team Ravanelli) si è guadagnato in terra inglese nel Campionato del mondo di pesca al colpo per la categoria Over 60, addirittura sfiorando l’oro per soli 40 grammi. Certamente potrà apparire come una frase fatta, ma come si dice in questi casi…. “la classe non è acqua”.

© 2009 Printed in Italy - Tutti i diritti sono riservati Finito di stampare nel mese di settembre 2009

Francesco Capomassi

Proprietà:

Elenco inserzionisti I NOSTR I N UOVI N U M E R I

Tel. 055 485731 - Tel. 055 499629 Fax 055 4626720

Acquario di Rasio pag. 19, Adinolfi pag. 3, Akua 3a cop., B.f.m. pag. 21, Carson pag. 105, Colmic pag. 9, Fishing Italia pag. 12, Leader Pesca pag. 7, Milo 4a cop., Paioli pag. 11, Passione Pesca pag. 49, Sagip pag. 67, Shimano pag. 13/15/17, Stoppioni pag. 27, Trabucco pag. 37, Tubertini 2a cop.

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NewsPesca

il pescatore

Un bass per un sorriso la prima volta quest’anno la manifestazione a scopo di P erbeneficenza “Un bass per un sorriso” si è raddoppiata. Grazie alla collaborazione tra i club Udine Bass Buster (www.udinebassbuster.net) in Friuli Venezia Giulia, ideatori dell’iniziativa, e l’IBBF-Team (www.ibbf-team.it) nel Lazio, si sono potuti contare ben due appuntamenti di pesca a spinning al black bass e una doppia raccolta di fondi destinati come sempre alla missione salesiana in Bolivia Pan Tres Mil, guidata da padre Vincenzo. La gara organizzata dall’UBB si è svolta tradizionalmente il 2 giugno sul canale Brian località Boccafossa in Veneto dalla barca e dal belly boat, mentre a Roma eccezionalmente sul lago dell’Eur, IBBF-Team ha messo in piedi una doppia competizione al piede, l’una per gli adulti e l’altra per i bambini under 13 anni. La somma raccolta in totale ammonta a poco più di 4.700,00 euro (2.730,00 in Veneto e 2.025,00 nel Lazio) e attualmente è stata già interamente consegnata a padre Vincenzo che la utilizzerà principalmente per l’asilo nido all’interno della missione. Ecco la lettera di ringraziamento di padre Vincenzo “Santa Cruz de la Sierra, 12 giugno 2009. Carissimo Sergio, durante il mio rientro in Italia purtroppo non siamo riusciti a vederci, ti chiedo scusa e ti mando adesso questo messaggio per salutarti 6

ed esprimerti ancora una volta tutta la riconoscenza mia e di tutta la comunità missionaria per la generosità con cui ci sei vicino. La signora Anna mi ha comunicato il grande risultato delle 2 pesche miracolose che avete organizzato e fra pochi giorni il denaro sarà qui. Ti posso assicurare che è

davvero una provvidenza, mi permette di intervenire oltre che come ti avevo già detto per l’asilo, anche in 4 situazioni (per un totale di una quindicina di bimbi) che mi danno tanta pena. Il caso più recente è quello di un papà che negli anni passati ha vissuto per un periodo come ammalato nella nostra casa di Santa Cruz, ha 3 figli (2,4 e 6 anni), ed è stato abbandonato dalla moglie. Per qualche tempo ha cercato di portare avanti la famiglia da solo, ma le misere entrate del suo lavoro di calzolaio l’hanno costretto a pensare di portare i tre figli all’orfanotrofio. Mi sto destreggiando per creare le condizioni affinché i bambini possano continuare a vivere col padre che li ama moltissimo e li sta educando bene. Il problema è in gran par-

te economico (affitto, spese varie per i bambini, ecc.). Con l’aiuto che ci avete mandato penso di trovare la soluzione a tutto. Gli altri casi sono ancora più dolorosi come ti avevo accennato, tanto più che si tratta di bambini che accompagno da anni come un papà e non di persone generiche. Ti prego quindi di dire ai tuoi amici che con quello che mi state inviando spero di poter realizzare molti sogni, di poter donare un po’ di gioia ad un bel gruppo di bambini e bambine della mia missione che mi stanno particolarmente a cuore. Vi terrò informati e spero di mandarti al più presto ancora qualche foto. A tutti porta il nostro saluto e ringraziamento. A te un grazie speciale e un abbraccio da tutti i nostri bambini. Con affetto, padre Vincenzo”.


La manifestazione dell’Eur dimostra semplicemente che quando si crede nella bontà di un’idea e si ha la costanza di portare avanti i propri convincimenti, anche se neofiti nel settore “organizzazione eventi”, e soprattutto se si può contare su un gruppo coeso si riescono a fare grandi cose. Su concessione dell’Eur s.p.a, per la prima volta dopo tanti anni il lago artificiale tra i grattacieli di Roma è stato riaperto agli appassionati della pesca a spinning al black bass, anche se per un solo giorno e ben 65 adulti e 38 bambini tra i due ed i tredici anni e relativi accompagnatori per oltre un centinaio di persone ne hanno approfittato facendo del bene allo stesso tempo. I ragazzi del club IBBF-Team, intervenuti in mas-

sa per dare una mano, sono riusciti, alla loro prima esperienza del genere, a “portare a pesca” in maniera ordinata, controllata e divertente, un folto numero di pescatori, soprattutto coinvolgendo i veri protagonisti dell’evento, i bimbi, sposando il principio che proprio i bambini potessero aiutare altri coetanei lontani in Bolivia. “I bambini per i bambini” rilegando gli adulti a semplici “spalle” in uno spettacolo di giovani sorrisi. Sapere che i soldi raccolti hanno letteralmente impedito ad alcuni bimbi di finire in orfanotrofio ci da la carica per ripartire adesso a riorganizzare un altro Bass per un sorriso. Alessandro Stefani PER LE VOSTRE SEGNALAZIONI A “STRISCIA IL PESCATORE”: francesco.capomassi@alice.it alfonso.vastano@alice.it


NewsPesca NOTIZIE E RECENSIONI SITI DAL WEB

Hot Spot Magazine, solo Bass Fishing “on-line” Magazine è la H otprimaSpotrivista amatoriale on line, completamente gratuita, dedicata al mondo del bass fishing e dello spinning, www.hotspotmagazine.it. Attraverso l’utilizzo di un’accat-

tivante veste grafica ed un particolare software è possibile letteralmente sfogliare il magazine direttamente sul web, oppure scaricare l’intero numero in formato pdf. Creata nel 2007 da Stefani Ales-

sandro conta oggi molti numeri all’interno dei quali è possibile informarsi in modo completo sul mondo agonistico della pesca al black bass, leggere articoli sulla tecniche di pesca, sulla pesca in ciambella, di reportage e test sulle attrezzature, senza trascurare la rubrica delle catture e l’editoriale. L’ambizioso progetto ha oggi convinto migliaia di appassionati del settore che regolarmente scaricano il nuovo numero in uscita (bimestrale) e giornalmente consultano un pratico calendario multimediale aggiornato dalla redazione su eventi e gare in programmazione, con tanto di recapiti e mappe di Google Earth. La rivista si basa su esperienze personali di esperti

ed amatori del settore, sui racconti dei lettori che possono contribuire alla stesura di articoli ed interagire con la redazione in ogni momento attraverso la e-mail, il contatto MSN Messenger hotspotmagazine@hotmail.it, Skype ed il classico telefono. Datele un click, resterete favorevolmente colpiti da questa iniziativa che ha fatto della multimedialità il suo punto di forza, creando “un nuovo modo di leggere la pesca al bass”.

AV V E N I M E N T I E M A N I F E S T A Z I O N I I N T E R N A Z I O N A L I

Nuova location per “EFTTEX 2010” l consueto appuntamento con la kermesse espositivo/commerciale delle attrezzature da pesca per l’Europa, EFTTEX, organizzata dalla European Fishing Tackle Trade Association (EFTTA), sarà tenuto a Valencia (Spagna), nel 2010. Lo show avrà luogo nella splendida cittadina capoluogo della regione sudorientale, presso il Fiera Valencia Convention and Exhibition Centre, manifestazione che inizialmente doveva essere tenuta a Bruxelles, mentre le ultime notizie annunciano il colpo di change a favore della città spagnola. Secondo EFTTA il mutamento di questa decisione è soprattutto una presa di considerazione della reazione dei suoi membri, anche se la sede della cittadina belga appariva a tutti come la migliore per collocazione geografica così centrale per i viaggiatori e i businessmen dell’Europa. Tuttavia, anche se non ci sono ancora le date esatte che comunque saranno certamente comunicate a breve, c’è soddisfazione per la scelta della sede che in definitiva ha tutte le carte necessarie per un’ottima riuscita dell’avvenimento.

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NewsPesca TURISMO & PESCA

Antico Borgo di Isola Santa: un tuffo nel passato

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sola Santa si trova in Garfagnana, nel cuore delle Alpi Apuane, in una posizione ideale per visitare e conoscere queste montagne. Sorge sulle rive dell’omonimo lago formato dal torrente Tur-

rite Secca. La valle del Turrite Secca è tra le più selvagge delle Apuane essendo racchiusa tra vette strapiombanti ed aspri contrafforti. Da Isola Santa partono sentieri che raggiungono alcune delle ci-

CURIOSITÀ DAL MONDO

CHINA FISH 2009, perde terreno? dati del recente A lcuni show cinese hanno mostrato una significativa diminuzione delle attese previste al China Show del 2009. L’evento, che si è tenuto nel febbraio scorso, dal 15 al 17 a Beijing, ha segnato un deciso decremento dei visitatori da tutto il mondo e confermato anche un certo timore in tale proposito, già avanzato lo scorso anno dalla stessa manifattura cinese. Il decremento segna il passo tra l’altro di alcuni colossi non di poco conto, quali gli USA del 45%, Russia del 43% e Korea del 37%. Prendendo come consuetudine la parola prima dell’apertura dello show, il presidente di China Fish, Mr. Li Jiang, aveva parlato con oggettiva franchezza dicendo che le pre-registrazioni dava10

no l’idea già di una significativa caduta sulle previsioni dell’anno. Russia, Korea e gli USA, sono rimasti assenti in larga parte e in buon numero. Viceversa, però, si sono affacciati nuovi visitatori da diverse regioni; di fatto 16 nuovi paesi si sono registrati, anche se alla fine non tutti sono arrivati in numero tale da riportare sufficientemente in alto le cifre che interessano maggiormente. Una delle ragioni citate per la caduta delle attese è stata causata probabilmente dalla intensa corrente economica-finanziara-svalutativa che aveva già dato motivi di attenzione prima di quest’anno e che, alla luce della situazione odierna, si è palesemente evidenziata in tutte le sue sfaccettature, investendo, come ben sappiamo, tutto il

me più importanti e conosciute: tutto il gruppo delle Panie, il monte Corchia, Freddone, Sumbra. Il borgo antico è ormai completamente disabitato da molti anni; allo spopolamento caratteristico di tutte le zone di montagna si è aggiunta nel 1949 la costruzione dello sbarramento che ha originato il lago, mettendo in pericolo negli anni ‘60 e ‘70 la stabilità del piccolo paesino. Oggi questi problemi sono stati risolti: le case e la chiesa, ora abbandonate e cadenti, sono da tempo al centro di un progetto di ristrutturazione globale del quale le tipiche abitazioni che sono già disponibili per gli ospiti rappresentano un primo esempio di eccellente recupero. Sono di-

sponibili 2 monolocali di 25 mq ciascuno, completi di bagno, doccia, angolo cottura, caminetto, divano letto matrimoniale ed ingresso indipendente; 2 bilocali da 45 mq piano terra e primo piano; 1 trilocale terra tetto disposto

settore con una crisi che ancora adesso abbraccia la quasi globalità del mondo. Tra l’altro, sembra che uno dei peggiori colpi alla circolazione monetaria corrente sia data dalla divisa del rublo russo. Vitaly Pchelnikov, managing director di Extreme Fishing, uno dei pochi russi presenti all’evento, aveva detto: il decremento valutativo del rublo russo ha sensibilmente bloccato gli esercenti russi e ci sono in effetti pochi acquirenti russi e la situazione appare piuttosto in frenata rispetto ai numeri di sempre. Ricky Teale di Preston Innovations UK aveva ribadito: è un po’ spiacevole questo China Fish di quest’anno che in definitiva

presenta il suo biglietto da visita evidenziando la migliore organizzazione e presentazione di sempre. La sede è da prima classe, ma la verità è che effettivamente gira poca gente, persino gli americani hanno cominciato ad essere più cauti. Comunque le Company locali si stanno preparando con la consueta facilità di questo popolo; semplicità, adattamenti e rapidità sono gli elementi di base per affrontare al meglio questo momentaneo rallentamento e mutamento del business mondiale. Intanto, sono state annunciate le date di China Fish 2010 che saranno nella medesima location dal 23 al 25 febbraio prossimo.


su tre livelli di 65 mq; 1 alloggio composto da 6 stanze terra tetto su tre livelli di 99 mq. Tutte le abitazioni dispongono di telefono e di TV satelli-

tare. Presso le comode sponde del lago è possibile pescare trote fario di ceppo autoctono e da ripopolamenti di razza nel periodo di apertura stagionale marzo/ottobre. Il permesso di pesca si può acquistare presso l’adiacente Ristorante da Giaccò, dov’è possibile il servizio di mezza pensione o altresì si possono degustare funghi e carni alla brace a coronamento di una buona giornata di relax, in un ambiente sano e incontaminato. Isola Santa è raggiungibile: da Lucca, attraverso Castelnuovo Garfagnana (Km 58); dalla Versilia (Km 30 dall’omonimo casello autostradale); da Massa, attraverso il Passo del Vestito (Km 28). Per info: Isola Santa - Careggine (LU) tel. 3283068779 0583 667048 (Ristorante) www.garfagnana.it/borgoisolasanta


Adomanda

Risposta *

A cura di “Nando”

Fernando Carnevale

Curiosità, notizie, tecnica e approfondimenti di ledgering con il nostro esperto

Occhio al

COLORE

Ciao, Nando, ti faccio i miei complimenti per la competenza tecnica e la qualità dei tuoi articoli che sono davvero ricchi di notizie e molto approfonditi, si vede che hai una marcia in più …. Ascolta, nelle competizioni a cui partecipo mi trovo a pescare principalmente gardon, breme, scardole e carassi. Ho notato che molti garisti usano una pastura di colore molto scuro, in genere da gardon e breme, facilmente reperibili nei negozi. Potreste spiegarmi perché alcune specie preferiscono una pastura di colore marrone piuttosto che rossa o gialla ed in quali circostanze può essere usata? Tra tutte le pasture in commercio potete indicarmi una pastura scura che possa darmi delle chance in più? Sergio, Rieti

Grazie Sergio per i complimenti. Di norma le pasture di colore scuro sono indicate per acque chiare e basse, in presenza di buona visibilità, per questo diventano tipicamente invernali, poi man mano che l’acqua si colora, dalla primavera in avanti, si può passare a colori più chiari. Si usano per eguagliare il colore del fondo, difficilmente un pesce di piccola taglia si alimenta su una macchia di colore chiaro che stacca talmente da renderlo visibile ed in quel momento preda. Nonostante queste considerazioni, le preferenze per i colori variano da fiume a fiume: ci sono posti dove i pescatori hanno sempre dato esche e pasture chiare, lì i pesci hanno imparato a riconoscere ed abbinare il giallo al cibo. La regola è sempre provare. Dallo scorso autunno ho potuto testare una pastura prodotta dalla Dynamite Baits, la Silver X Roach, nella versione Super Black. E’ una pastura a grana fine di colore nero intenso che contiene una forte componente di canapa sia tritata che cotta dalla quale i gardon sono particolarmente attratti. Il suo aroma dolce, forte e persistente è dovuto alla presenza di melassa, additivo

gradito da gardon, breme e tinche in particolare. E’ una pastura molto duttile, in grado di supportare l’aggiunta di bigattini, casters e mais all’interno, ottima in qualsiasi acqua sia lenta che medio veloce e qualsiasi profondità: ben bagnata è una super pastura da feeder. Non solo un’ottima pastura invernale: in autunno e primavera vi si può mischiare da un 30% fino ad un 50% di sfarinati chiari per attenuarne il colore e portarlo ad un marrone chiaro, rosso chiaro, soprattutto se a muoversi sono carassi e carpe. Infatti, devastante coi gardon, si è rivelata una pastura “all round”, gradita da tutti i ciprinidi. La “Silver X Super Black” è senza dubbio una delle migliori pasture da gardon esistenti, purtroppo di non facile reperibilità nei nostri negozi. Puoi provarla anche nelle varianti Original (giallo chiaro) e Super Red (rossa). Per aiutarti ti dico che si tratta di un prodotto distribuito in Italia da Best One Productions s.r.l. - www.bestone.it - Viale Europa 130 65010 Spoltore (PE) Italia. Il suo costo e di circa € 4,00 per un pacco da 1 kg. Spero di esserti stato chiaro e ti saluto.


PostaMail ITTIOLOGIA

Ibridazioni per le fario

Salve, sono Fabrizio e vi scrivo dalla provincia di Como per porvi una domanda relativa al fenomeno dell’ibridazione tra i salmonidi autoctoni e quelli alloctoni. Visto che le trote fario di ceppo autoctono italiano si

ibridano con quelle da ripopolamento di ceppo atlantico con la scomparsa delle popolazioni originarie, non si potrebbero ripopolare tutti i fiumi con trote fario sterili come già avviene in alcuni corsi d’acqua?

dividui sterili ha le sue ripercussioni positive sull’integrità delle popolazioni autoctone, anche se ripopolare con pesci non fertili ha le sue proble-

Rispondono Mauro Zavaldi e Luca Ciuffardi (www.biottica.it)

Ciao Fabrizio, è innegabile che il ripopolamento con in-

matiche. Prima tra tutte è il reperimento sul mercato di materiale sterile che, essendo reso tale da un processo artificiale di sterilità indotta di non facile attuazione e gestione, permette una produzione numerica limitata e quindi non in grado di supportare un’eventuale grande richiesta del mercato. Altro fattore sono i costi di acquisto di questo particolare materiale ittico che si attestano assai superiori rispetto alla classica fario di allevamento portando così molti enti o gestori di acque a dover fare i conti tra quantità, qualità e salvaguardia di popolazioni locali già comunque geneticamente ibridate e fortemente compromesse. In ultimo è da considerare anche il discorso concernente l’interazione ecologica ed il fattore etico. Siccome i pesci sterili tendono ad accrescersi maggiormente in peso e dimen-

sione rispetto ai restanti animali che invece sono fertili, non è da escludere che una popolazione di questo tipo sia in grado di interferire negativamente con quella naturalmente presente in un corso d’acqua, oppure direttamente con le risorse trofiche dell’ambiente dove essa è inserita. Per concludere, la produzione di animali sterili è eticamente oggetto di divergenze di opinioni tra le persone e la classe scientifica. Nonostante questi pesci siano prodotti senza una manipolazione del DNA (quindi non OGM), il loro utilizzo non è ancora seriamente considerato. Forse in futuro questo avverrà, ma rimane indubbio che il recupero dei ceppi autoctoni attraverso la ricerca genetica e gli incubatoi di vallata è sempre la migliore soluzione e quella che presenta il miglior risultato possibile sotto qualsiasi punto di vista.

PESCA AL COLPO

Campo gara di Pontecorvo Ciao, Sampei71 sono Donatello e se possibile vorrei avere informazioni sul campo gara di Pontecorvo. Innanzitutto come raggiungerlo una volta arrivati a Pontecorvo, poi volevo chiedere come affrontarlo: mi é stato detto che è ricco di alborelle, quindi la pesca da

fare in gara è quella all'alborella? Non è possibile usare la ruba per cercare di prendere in trappola qualche bel pesciotto? Se si, qual’è la lenza migliore? E soprattutto, che cosa mi consigli di fare in gara visto che io non sono tanto portato per le alborelle? Ciao e grazie.

c'è un grosso incrocio di fronte al campo sportivo, si gira a destra seguendo le indicazioni per Grotte di Pastena, arrivati in fondo alla strada c'è un bivio e si prende a destra per Melfi di sotto. Dopo circa 2,5 km girare a sinistra per una stradina secondaria con segnalazione del Santuario di S. Giovanni. Alla fine della stra-

Risponde Fernado Bernardini (www.sampei71.com)

Ciao Donatello, raggiungere il campo gara di Pontecorvo devo ammettere che non è semplice. Ci sono tantissime stradine che portano sul posto ed è facile confondersi. Appena uscito dall'autostrada A1Pontecorvo si prosegue verso tale paese. Prima di entrare 14

da sei arrivato. Come ti dicevo non è facile. Per quanto riguarda la pesca, se non sei pratico di alborelle mi dispiace perché non posso che consigliartele caldamente, in quanto la pesca è prevalentemente quella. E' un campo molto tecnico e selettivo e tutti quelli che hanno deciso di non pescare il pesciolino nella maggior parte dei casi hanno portato a casa solo brutte figure. Big s.a.s - Distributore dei marchi Balzer e Behr Cerca per potenziamento sua rete commerciale Agenti plurimandatari settore pesca Inviare proprio curriculum a: info@siipesca.com o mezzo fax al numero 039.2848598 tutti verranno ricontattati per appuntamento


PostaMail LEDGERING

Canna da Ledgering

Risponde Fernando Carnevale “Nando” (gradosa@tiscali.it)

Al mare! Marco, la canna che ti hanno regalato è una canna da barca, per l'esattezza una canna da bolentino ed è

un errore che per un regalo fatto da un non pescatore, per giunta in una città di mare, si può compiere ed accade più spesso di quanto si possa pensare. Le canne da

Ciao Nando, è da poco che mi ha colpito la passione per la pesca che cerco di apprendere attraverso le riviste e ho seguito con molto interesse il tuo articolo sui segnalatori di abboccata. Mi hanno regalato la mia prima canna da ledgering con i

vettini lunga 2,70 mt con una potenza di lancio di 150 gr. Sul manico c'è scritto multi tips 1 carbon/2 glass, si riferisce ai quivertip immagino? E cosa significa? Dove posso usare questa canna da ledgering? Grazie! Marco, Molfetta

bolentino sono molto corte e potenti, di norma ad azione di punta, in grado di sostenere piombi che stiano sul fondo anche a notevoli profondità e dal piccolo ingombro, pur mantenendo una certa sensibilità che con canne prive di quiver si perde all'aumentare di quest'ultima. Le canne da feeder di pari lunghezza sono canne da piombino o per mini pasturatori dal peso complessivo di 30 gr massimo con vettini estremamente sensibili, adatte al pesce bianco o carpe di piccola

taglia, dell'ordine di 500 gr/1 kg, da usare con finali dello 0,10 - 0,14 mm massimo ed in acque ferme. Multi tips significa che la canna è dotata di più vettini intercambiabili, tip è l'abbreviazione di quivertip, di cui uno in carbonio e due in fibra di vetro (glass): questi ultimi, ricorda, più sensibili rispetto a quello in carbonio. Non rammaricarti, avrai tempo per fare una canna da feeder per acque interne, nel frattempo puoi dilettarti con saraghi, pagelli, mormore e orate!

BOLOGNESE

Antiritorno o frizione? Buongiorno, è la prima volta che vi scrivo ma leggo la rivista già da qualche anno: ho da poco tempo iniziato a partecipare a qualche gara a livello amatoriale, prevalentemente in lago, e volevo chiedere consiglio a propo-

sito dell’uso dell’antiritorno del mulinello: molti agonisti più esperti di me mi hanno suggerito vivamente di usare tale sistema per concedere filo quando un grosso pesce lo richiede, perché dicono che è meglio che allenta-

Giovanni Todesco (giovanni.todesco@hotmail.it)

Caro lettore, l’uso della frizione piuttosto che dell’antiritorno è un fatto puramente soggettivo, posso assicurarti infatti che anche agonisti affermati e di ottimo livello sono soliti adoperare la frizione per stancare i pesci. Io personalmente adopero l’antiritorno, ma niente ti vieta di usare la frizione: d’altro canto se i produttori di mulinelli continuano a fabbricarli con la frizione un motivo ci sarà. Comunque se vuoi provare ad impratichirti con l’uso dell’antiritorno ti consiglio di sbloccarlo solo una volta ferrato il pesce e di controllare la rotazione agendo sulla manovella e non solo con le dita della mano che sorregge la canna. Solo in questo modo avrai un controllo totale sul pesce. 16

re la frizione, io ci ho provato più di una volta ma mi risulta difficile controllare la rotazione al contrario del mulinello con le dita e poi

mi viene spontaneo di allentare la frizione quando aggancio un bel pesce. Cosa mi consigli, mi devo sforzare ad imparare ad usare l’antiritorno oppure posso usare la frizione? Tommaso R.S.


Catturedal

Mondo

a cura di Roberto Ferrario

* Isole Andamane

Le foto più curiose, le catture più emozionanti e i pesci più strani presi nei mari e nei fiumi di tutti i continenti.

Dalla giungla del Myanmar Una volta si chiamava Birmania, ma ora è il Myanmar. L’amico Jean Francois (fishasia@ksc.th.com), nota guida di pesca che opera in Thailandia, questa volta con un ristretto gruppo di intrepidi amici ha voluto spingesi in una zona totalmente disabitata e remota alla ricerca di nuovi pesci e luoghi selvaggi da scoprire. Dopo numerosissime ore di pick up, per fare gli ultimi 9 km hanno impiegato 2 ore, ed essersi addentrati non poco nella giungla, sono riusciti a dedicare un paio di giorni di esplorazione su un fiume di cui non hanno saputo scoprire neanche il nome. Le giornate erano

18

alquanto intese e faticose perché per raggiungere le zone migliori di pesca bisognava fare veri e propri percorsi di trekking e brevi scalate. Tutti questi sforzi sono comunque stati coronati da una buona quantità di catture come alcuni Thai mahseer, Burmese trout, alcune specie sconosciute simili a barbi ed anche un buon numero di gonk, anche conosciuto come pescegatto coccodrillo per via dei suoi grossissimi denti. Questo pescegatto può agevolmente superare i 50 kg, ma al massimo sono stati catturati pesci di 45 kg. Numerosi altri hanno spaccato lenze ed anche una canna….

Stefano Fiori, proprietario del centro di pesca The Big Blue, ci ha inviato delle immagini di catture veramente enormi fatte durante il periodo passato ad esplorare le vergini acque delle isole Andamane. Stefano ha come base del suo centro di pesca l’isola di Phuket in Thailandia, ma ogni anno, per un limitato periodo, trasferisce la sua imbarcazione a sud dell’India per poter pescare in questo arcipelago che offre una quantità di pesci pelagici e non di sicura unicità al mondo. Le ultime spedizioni effettuate erano incentrate principalmente sullo jigging e sulla pesca coi popper. Le buone condizioni del mare hanno fatto si che le catture non siano certo state avare e numerosissimi pesci di mole sono stati catturati come enormi tonni doogtooth, giant trevally, black marlin, cernie ed altri pesci di fondale. La zona più prolifica è stato l’Invisible Bank, dove in due settimane sono stati catturati più di 220 giant trevally ed oltre 100 doogtooth, con pesci oltre i 30-40 kg. Un’esperienza unica è stato pescare presso Barren Island quando il suo vulcano ha iniziato ad eruttare ed i pesci continuavano ad abboccare… Per chi volesse pescare in que-

ste meravigliose isole può contattare direttamente Stefano attraverso la sua e-mail: info@thebigblues.com, o visitare il suo sito web dove potrete trovare numerose informazioni e vedere le immagini delle sue spedizioni: www.thebigblues.com


Strane catture a mosca

La pesca a mosca quando è stata inventata si rivolgeva unicamente a trote, temoli e salmoni: al giorno d’oggi, invece, questa tecnica ha fatto passi da gigante sia come materiali che come innovazioni. Ora, con la canna da mosca si possono insidiare una quantità incredibile di pesci predatori sia marini che d’acqua dolce. Qui a fianco ecco tre catture alquanto inusuali per questa tecnica: un halibut, un pesce gatto e uno squalo. L’halibut è stato catturato in Norvegia su un bassofondo nei pressi dell’isola di Værøy da Jan Nyberg con attrezzatura da 20

lb. Sono stati necessari ben 40 minuti per averla vinta. William Nicar della Virginia, USA, invece era intento a pescare sul James River quando ha scorso un grosso pesce fermo in acqua relativamente bassa. Ha cambiato subito la sua piccola mosca sostituendola con un grosso streamer ed è riuscito ad agganciare e combattere questo bel esemplare di flathead catfish. In poco più di 24 minuti ha portato al peso questo bel esemplare di 13 kg! Intenzionato a tentare la cattura di uno squalo a mosca, Rick Gunion si è recato alle Bahamas dove la guida di pesca Brett Dudas ha organizzato tutto l’occorrente per poterlo fare. Quindi, ancorata la barca e gettato una buona quantità di pastura in mare, hanno atteso che qualche squalo arrivasse. Entrambi sorpresi, hanno visto poco dopo un enorme squalo tigre avvicinarsi. Dopo qualche tentativo il grosso pesce ha aggredito lo streamer rosso-arancio e la battaglia è iniziata. Dopo un’interminabile lotta questo gigantesco squalo di 222 kg è stato catturato. Queste immagini ci sono state fronite dall’ IGFA (www.igfa.org)


Bassfishing

Una gara particolare bella manifestaQ uesta zione che coniuga il divertimento e l’agonismo con la solidarietà, è giunta ormai alla sesta edizione. Come si sa, infatti, la manifestazione “Un Bass per un sorriso” ha lo scopo benefico e i soldi dell’incasso vengono donati a Padre Vincenzo, che ci fa' sapere che i 2.730 euro raccolti saranno usati per la maggior parte per il sostentamento dell'asilo nido che segue i bimbi più piccoli, il resto sarà utilizzato all'interno della missione. La giornata si presenta perfetta per una gara di pesca, grazie anche al bel tempo che è rimasto costante per tutta la durata della manifestazione. Al via per la prima volta oltre a 36 barche anche 20

10 belly boat in un tratto a loro destinato. Prima della partenza viene rispettato un minuto di silenzio per ricordare Francesco Sgrò scomparso prematuramente lo scorso anno. Dopo il via i concorrenti sono partiti con calma e forse per la prima volta non è sembrato di essere ad una gara di offshore; le imbarcazioni si sono quindi distribuite nella parte alta e bassa del canale e chi ha deciso di affrontare la parte alta sapeva che fino alle 12,00 non avrebbe potuto ridiscendere, gli amici della pesca al colpo infatti hanno gentilmente posticipato di mezz'ora l'inizio della loro competizione per permetterci di attraversare il loro campo gara con le barche. I migliori

World *

PRIMI CLASSIFICATI BASS BOAT

SECONDI CLASSIFICATI BASS BOAT

TERZI CLASSIFICATI BASS BOAT

a cura di Francesco Guazzi francesco.guazzi@gmail.com


Classifiche PRIMI CLASSIFICATI BASS BOAT Pos. Nome

1 2 3

Catt.

Peso lb

3 3 3

8.29 7.76 7.73

Biondi-Vanin Tagliati-Simoni Forlani-Pegoraro

Punti

Big

8.29 5.59 7.76 0 7.73 0

Pen.

0 0 0

PRIMI CLASSIFICATI BELLY BOAT Pos. Nome

1 2 3

piazzamenti tra le barche sono stati ottenuti da chi ha deciso di scendere verso il tratto basso. Ancora una volta questa parte del Brian ha rivelato le sue potenzialità regalando numerose catture ai primi classificati: il team vincente ha dichiarato di aver pescato prevalentemente con un senko 5” laminato bianco-verde che gli ha permesso di fare la differenza, altri equipaggi si sono fatti onore utilizzando jig green pumpkinseed e watermelon, usando delle creature come trailer. Tra le ciambelle il primo classificato ha catturato con un jig della Deps di colore bianco con trailer dello stesso colore. Per i belly la partenza è stata ritar-

data di circa 20 minuti rispetto alle barche per non avere problemi di sicurezza: anche il fine gara è stato anticipato di circa mezz'ora. Era stato riservato per i belly un campo gara di circa 2 km delimitato da boe arancioni poste un chilometro a monte e a valle di Boccafossa. Nella classifica riservata alle bass boat si è imposta la coppia Biondi–Vanin con una bella pesata (8,29 lb per tre pesci), mentre tra le ciambelle si è invece imposto Mattia Muser, così una volta tanto anche il nome dell'Udine Bass Buster veniva portato agli apici delle classifiche del Bass per un sorriso. La gara dei belly boat in realtà non ha regalato

Catt.

Peso lb

Punti

Big

Pen.

2 1 2

2.7 2.5 2.26

2.7 2.5 2.26

0 0 0

0 0 0

Muser M. Ciman Gozzi M.

PRIMI CLASSIFICATI BELLY BOAT

grossissime emozioni: si sono visti pochi pesci di taglia e anche le catture sono state piuttosto avare; la temperatura dell'acqua era comunque di qualche grado più fredda rispetto alla settimana precedente. Alle 15,30, dopo la fine della pesatura, è iniziata la vera sfida tra tutti i partecipanti, affrontare la grigliatona

preparata dai due mitici cuochi Andreone ed Ennio. Un grazie speciale a Carmela e a Laura che si sono prodigate fino all'ultimo per preparare e servire ai tavoli. Forte di una collaudata organizzazione e di un motivante scopo benefico “Bass per un Sorriso” vi da appuntamento al prossimo Anno numerosi!


Dressingartificiali

*

a cura di Stefano Passarelli

Montature, astuzie e innovazioni per le esche artificiali

E.P. JIG quanto mai versatiE sca le, il jig è un artificiale che, se opportunamente manovrato, si rivela estremamente catturante nei confronti dei predatori tipici delle foci come spigole e pesci serra e a maggior ragione in acqua dolce alle prese con le fauci di un grosso esocide o nei momenti più stagionali, alla caccia del black bass. Può

essere recuperato sia in modo tradizionale a mezz’acqua o in superficie, muovendolo abbastanza rapidamente, ma anche cercando di lasciargli spazio a fughe, scarti laterali e avanzamenti a zig zag, sia direttamente facendolo saltellare o salire-scendere dal fondo. La presentazione di questo mese riguarda la realizzazione di un semplice jig

utilizzando prevalentemente fibre sintetiche, morbide e sinuose, ma al tempo stesso estremamente resistenti, considerando che l’esca viene in genere recuperata stando a contatto con le asperità del fondo e dunque è soggetta ad aggrovigliamenti con le erbe o le ramaglie: inoltre, è senza dubbio necessario che l’imitazione regga bene an-

1

3

2

4

22

che il confronto con l’attacco del predatore. Una volta scelta la grandezza o la misura della testina piombata con l’amo già inse-


■ 1. Fissare il jig, quindi

portarsi avanti con il filo di montaggio sino a superare l’altezza della punta dell’amo; ■ 2. Tornare indietro di alcuni millimetri, quindi fissare l’angel hair sia anteriormente che posteriormente; ■ 3. Posizionare le fibre puglisi sia anteriormente che posteriormente e le fissarle con 3 giri di filo di montaggio; ■ 4. Ribaltare le fibre rito che si desidera montare, si procede bloccando come sempre il gambo dell’amo sul morsetto per poi iniziare la procedura di dressaggio con le varie componenti a disposizione. Naturalmente è possibile variare a proprio piaci-

all’indietro fissandole con ulteriori 3 giri di filo di montaggio; ■ 5. Ripetere l’operazione sino ad arrivare a circa 4 mm dalla testa dell’artificiale; ■ 6. Chiudere con alcuni nodi e quindi pettinare le fibre; ■ 7. Rimuovere l’artificiale e con l’ausilio di una forbice definirne la silhouette; ■ 8. Riposizionare l’artificiale, montare ad

asola del marabou arancio, avvolgerlo sul gambo dell’amo, quindi chiudere con alcuni nodi; ■ 9. L’artificiale è così realizzato e pronto. Cambiando il cromatismo e le dimensioni lo si può adattare ed utilizzare per varie specie e situazioni.

IL DRESSING Materiali da utilizzare ■ Filo di montaggio: giallo 6/0 ■ Testa piombata, (jig) ■ Pettine ■ Ep. fiber: jellow ■ E.p. sparkle: pearl ■ Marabou: orange ■ Twister per montaggio ad asola ■ Forbici molto affilate

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mento il numero di grandezza dell’amo che di volta in volta può essere utilizzato sia per predatori di una certa importanza sia per la più comune trota di torrente o di lago e cave in genere.

5

8

6

9

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Esche&pasture

*

a cura di Stefano Falciani

La pastura per i piccoli pesci

2a Parte

Le farine complementari Dopo aver accennato agli elementi base necessari alla produzione della pastura destinata ai piccoli pesci, in questa 2° parte passeremo in rassegna le farine che servono ad aromatizzare il nostro composto al fine di renderlo il più adescante possibile. il mercato N onostante metta a disposizione dei pescatori una miriade di miscele destinate ai piccoli pesci, dopo aver affrontato il tema relativo alle farine fondamentali prenderemo in considerazione le sostanze da aggiungere alle farine di pane, di biscotti, di mais e di crisalide del baco da seta per riuscire a realizzare il nostro personale sfarinato. Questi prodotti dovranno essere necessariamente freschi e potranno essere reperiti, oltre che nei negozi di pesca più forniti, anche presso i mulini specializzati nella fornitura ad aziende dolciarie. E’ bene ricordare che il termine di semplicità dovrà essere sempre il primo del nostro vocabolario e più ricca sarà la nostra ricetta più difficoltoso e complicato sarà il suo metodo d’impiego. Ricordiamoci anche che le sostanze sotto elencate hanno caratteristiche molto differenti sia da un pun24

to di vista meccanico che nutritivo. Assemblare prodotti con le stesse caratteristiche, infatti, sbilancerà in modo deciso il nostro sfarinato, rendendolo, nel migliore dei casi, non idoneo all’uso e nel peggiore addirittura sgradito ai piccoli pesci. Dosare quindi con molta parsimonia queste sostanze, oltre a semplificarci il lavoro ci consentirà di non sbagliare troppo l’approccio gustativo verso il pesce.

Farina di arachidi (tostata) La farina ottenuta mediante la tostatura per compressione a caldo del guscio e del seme della nocciolina solitamente ha un color nocciola scuro ed una granulometria abbastanza fine. Essendo un prodotto molto ricco di sostanze oleose, l’aroma si diffonde facilmente in acqua. Il basso contenuto calorico di questa farina, dovuto al processo di tostatura,

la rende idonea ad essere aggiunta in quasi tutti i tipi di pastura. Essendo una farina con doti spiccatamente leganti, il suo impiego, in percentuali fino al 15 %, è consigliato soprattutto nelle pasture da mezzo fondo e da fondo. In caso la si voglia inserire nelle pasture di superficie, la sua collosità andrà bilanciata inserendo nel mix ingredienti con caratteristiche dispersanti.

Farina di canapa (tostata) Mentre la comune farina di canapa è un elemento principe per tutte le pasture da fon-

FARINA DI ARACHIDI (TOSTATA)

do destinate ai grossi ciprinidi, quella tostata può essere inserita anche negli sfarinati destinati al pesciolame. L’alto potere nutritivo e le sue caratteristiche spiccatamente leganti vengono leggermente attenuati dal processo di tostatura. La farina si presenta di un color grigio scuro e viene inserita con successo nelle pasture da mezzo fondo e da fondo in percentuali che arrivano al 10 % e in quelle da superficie in dosi inferiori. Il notevole apporto nutritivo la fa preferire ad altre farine quando la pesca sarà rivolta alle grosse alborelle o ai triot-

FARINA DI CANAPA (TOSTATA)


ti, mentre viene praticamente esclusa dai mix per la classica pesca di velocità di superficie sulla nuvola di pesciolini.

Farina di cocco (disoleata e tostata) Dal processo di tostatura della copra disoleata (la parte bianca del cocco), effettuata a caldo per non disperdere le sostanze grasse, si ottiene questa farina di color nocciola chiaro comunemente chiamata cocco belga. La leggerezza, l’aroma e le caratteristiche spiccatamente sleganti di questo prodotto lo fanno diventare un elemento insostituibile in tutte le tecniche di superficie praticabili in acque ferme o leggermente mosse. Aggiunto in dosi che arrivano al 20%, mantiene lo sfarinato in sospensione rendendolo idoneo alla classica pesca dell’alborella in pochi cm d’acqua. L’alto potere nutritivo di questa farina la fa preferire in aggiunta a mix neutri e poveri di grassi e zuccheri, mentre è sconsigliato inserirla in composti già troppo “carichi”.

Farina di riso La farina ottenuta dalla macinatura del seme della famosa graminacea appare di colore bianco, con una granulometria particolare che la rende ottima per l’utilizzo in pasture per i piccoli pesci. Le doti spiccatamente disgreganti, unite ad un valore nutritivo abbastanza alto, la fanno preferire in aggiunta a mix da superficie in percentuali variabili dal

PAPAVERO

FARINA DI COCCO (DISOLEATA E TOSTATA)

10 al 20 %. Quando utilizzeremo questa farina la sua granulometria dovrà essere saggiamente ponderata in funzione dello specifico utilizzo.

Coriandolo Dai piccoli frutti di questa spezia, impropriamente chiamati semi, si ottiene una farina dal colore bruno scuro con proprietà dispersanti ed aromatizzanti. Ottima per tutti i tipi di pasture, la farina di coriandolo può essere aggiunta nei nostri composti in dosi elevate che possono arrivare anche al 15%. Date le sue spiccate doti digestive può essere inserita tranquillamente in mix già altamente nutritivi.

Papavero Dai semi di questa pianta della famiglia delle papaveracee si ottiene una farina molto fine di color bruno scuro. Classificabile come legante, viene aggiunta alle pasture in dosi molto contenute in quanto risulta molto ricca di sostanze grasse che sbilancerebbero in modo eccessivo il nostro sfarinato rendendolo molto saziante. In caso volessimo utilizzare questo tipo di farina lo dovremmo fare in dosi non

FARINA DI DAPHNIE

FARINA DI RISO

superiori al 10 % e cercando sempre di reperire un prodotto il più fresco possibile, in quanto l’alto contenuto di grassi tende a farlo ammuffire molto velocemente. Pare che i semi del papavero comune contengano, in minima quantità, gli stessi alcaloidi del più famoso Papaver somniferum dal quale viene estratta la morfina e che questi agiscano in maniera inibitoria nei piccoli pesci attenuando il loro naturale senso di diffidenza.

Farina di daphnie Questa farina, solitamente usata per l’alimentazione negli acquari, non è altro che il prodotto dell’essiccazione e della macinazione delle piccole pulci d’acqua e naturale alimento dei piccoli pesci del sottosponda. Ha un forte potere richiamante e non è infrequente vedere letteralmente saltare fuori dall’acqua le alborelle impazzite che si gettano fameliche sulle chiazze di pastura arricchite con tale sostanza. Trattandosi di un prodotto secco, le Daphnie potranno essere utilizzate in piccole quantità, preventivamente ammorbidite in acqua tiepida e solo successivamen-

LATTE IN POLVERE

CORIANDOLO

te aggiunte alla pastura. Questa farina ha anche un’altra particolare precauzione d’uso che non la rende sempre utilizzabile e cioè che tende sempre a galleggiare. E’ quindi sconsigliabile l’uso in presenza di corrente o di vento. Il rischio è quello di vedere allontanare la nuvola di pesci o, ancora peggio, vederli stazionare sotto le canne del concorrente vicino.

Latte in polvere L’aggiunta di farina lattea alla pastura da alborelle è un’abitudine ormai consolidata. La sua collosità e l’alto potere nutritivo vengono compensati dal vantaggio di poter disporre, utilizzandone anche solo un 5%, di un effetto visivo persistente e molto gradito ai piccoli pesci.

Cacao Di macinatura finissima e dal gusto leggermente amaro, la famosa polvere viene utilizzata sia nelle pasture da superficie che in quelle da mezzo fondo e da fondo, in percentuali fino al 10%. Molto collante, ha doti digestive e lassative e può essere inserito in sfarinati già ricchi.

CACAO

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CarpfishingNews

*

a cura di Alfonso Vastano

Notizie e consigli dal mondo del carpfishing, la tecnica di pesca più innovativa per la cattura delle grosse carpe e non solo.

2a Prova Club Azzurro T

ra non poche difficoltà si è svolta la 2° Prova di Club Azzurro di carpfishing in Arno. Abbiamo detto difficoltà e sicuramente non è esagerato: il tratto destinato alla gara, infatti, per varie motivazioni non è potuto essere quello comunemente utilizzato per questa specialità e all’ultimo momento è stato approntato, con taglio improvviso dell’erba, un altro tratto dell’Arno fiorentino, sempre in località Le Piagge, ma spostato verso il ponte dell’Indiano. Purtroppo in questo punto il fiume non presenta una situazione omogenea e anche le postazioni hanno fatto registrare notevoli differenze tra loro. In altre parole, mentre nel settore a monte qualche cattura c’è stata, in quello a valle si sono registrati ben 6 cappotti su 8 coppie partecipanti. Una situazione che si commenta da sola e che certo non aiuta nella selezione di una competizione, come quella del Club azzurro, dalla quale devono uscire le indicazioni per la formazione della nazionale. Ironia della sorte, la coppia Fannucchi - Succi, in 48 ore di pesca ha portato al guadino 26

ben 75 carpe per un peso complessivo di kg 366,460, un record assoluto sia in termini di numero di catture che di peso. Sicuramente stiamo parlando di una delle coppie oggi più forti di tutto il panorama agonistico di specialità, tuttavia un dato di questo genere male si sposa con l’alto numero di cappotti e ci deve far riflettere sulla scelta dei campi gara per tali competizioni. Purtroppo, le località idonee ad ospitare competizioni di

questo genere non sono molte: c’è bisogno di molto spazio e tanto altro, tuttavia crediamo che con l’impegno di tutti potremmo individuare situazioni favorevoli, laghi di dimensioni adeguate e con una buona presenza di pesce che possano garantire uno svolgimento accettabile di queste e altre competizioni di carpfishing. Detto questo, la Federazione si sta muovendo in modo adeguato in merito al lago di Pietrafitta in Umbria,

uno specchio d’acqua stupendo dove dovranno essere fatte immissioni massicce di carpe, anche in previsione dei Giochi della pesca del 2011 che si svolgeranno in Italia e dove, per l’appunto, dovrebbe essere ospitato il mondiale di carpfishing. A tale proposito, quindi, è prevedibile che, se l’evento in questione verrà confermato, le prove di Club azzurro del prossimo anno saranno svolte tutte su questo nuovo campo gara.

Classifica provvisoria dopo la 2 a prova 1 2 3 4 5 6 7 8 10 9 11 12 13 14 15 16

FANUCCHI R.- SUCCI M. SPAL LUCCA C&S ROI P. - FOGLI M. CARP BUSTERS FT MACERA F.- SECONDINI M. ONLY CARP PIRANI - PIRANI SPS. CAVALLETTA BRUNELLI S.-FEDRIGO A. CARP FISHING V.C. BUCCOLINI - CARINELLI ADSCRL. S. MARCO MAMMARELLA J.C. - D'ASTOLFO ONLY CARP STIVANELLO M.-PRANDIN P. CFC GOLD CARP SAMBUGARO L.-SQUARCINA L. CFC. GOLD CARP OLIVOTTO S. - VINCENZI G. SPS AZZANESI DE BORTOLI I.-CROSATO A. SPS AZZANESI MAZZARELLA G. -DI GIANDOMENICO A. ONLY CARP MILANESE A. - ZAMPIERI V. MASTER CARP FANTONE M. - DI FEBO D. ONLY CARP BONAZZA M. - FARINELLI M. CPSCODIGORO FERRARI G. - CAVALIERI D. CPS CODIGORO

LU RA PE FE VR AP PE VE PD PN PN PE VE PE LU FE

2,00 8,00 4,00 7,00 2,00 4,0 6,00 14,50 16,00 10,00 7,00 11,5 12,00 14,00 10,50 15,50

1,00 4,00 2,00 3,50 1,00 2,0 3,00 7,00 8,00 5,00 3,50 6,0 6,00 7,00 5,00 8,00

2,00 2,50 8,00 5,00 11,00 11,0 11,00 3,50 5,00 11,00 15,00 11,0 11,50 10,50 15,00 11,00

1,00 1,00 4,00 2,50 5,50 5,5 5,50 2,00 2,50 5,50 7,50 5,5 6,00 5,00 7,50 5,50


UNO SGUARDO AL MERCATO Active Ade Syrup – Best one

Halo- PLine

Tra gli innumerevoli prodotti dedicati al carp fishing commercializzati dall Best one, in questa occasione vogliamo segnalare la nuova linea Pro-Activ Particle & Pellet Syrup, una speciale miscela di sciroppi specificamente studiati per attirare il pesce nell'area pasturata e indurre una risposta positiva delle carpe, in risposta a tutto il tempo in cui viene pasturata la zona di pesca. Nello specifico, questo sciroppo liquido è stato studiato per essere più denso dell'acqua e per disperdersi una volta raggiunto il fondo rilasciando una nuvola estremamente attrattiva verso la superficie. In sostanza, un prodotto molto efficace che, una volta disperso in acqua, garantisce un’attrazione prolungata del pesce a tutti i livelli e, cosa assai importante, anche a notevole distanza. Commercializzato in confezioni da 500 ml i Pro-Activ Particle & Pellet Syrup conten¬gono "palatant" liquidi, amino e zuccheri naturali, tutti estremamente efficaci ed ottimi stimolatori di appetito.

Halo appartiene all’ultima generazione dei fili fluorocarbonio al 100% denominati Co-fluoride. A differenza dei normali fluorocarbon, un Co-fluoride è formato da una miscela di diversi cristalli puri di fluorocarbonio. Proprio questa diversità ha permesso la miscelazione degli stessi in modo tale da creare un filo con caratteristiche particolari che si dimostrano nell’alta resistenza al nodo, nella ridottissima memoria e, grazie alla sua omogeneità, nella grandissima fluidità in fase di lancio. Inoltre, essendo un fluorocarbon, Halo non assorbe acqua e ha un bassissimo coefficiente di rifrazione della luce, a tal punto da risultare praticamente invisibile in acqua. Infine ha un peso specifico più alto rispetto ai tradizionali fluorocarbon che gli consente di affondare più rapidamente. Di colore traslucido Mist Green, è perfetto per la pesca sia in mare che in fiume o lago. La prontezza di ferrata è garantita da una bassissima elasticità ed è molto resistente ai raggi UV. E’ disponibile in bobine da 100 e 225 mt e nei diametri dallo 0,12 allo 0,41 mm.


ProveTest

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PANIERI

a cura della Redazione

Il famoso marchio Rive, distribuito in Italia dalla ditta Italica S.p.A., conferma con questo paniere il livello di eccellenza che la casa francese ha raggiunto nella progettazione e nella costruzione delle famose postazioni di pesca destinate alla pesca al colpo agonistica.

Paniere RX Pack HSP

Carbone D36 - RIVE I

l paniere RX Pack Hsp Carbone D36 riassume in sé tutti i progressi tecnologici ottenuti in fatto di confort, leggerezza ed estrema modulabilità. Questa postazione si

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distacca notevolmente dagli standard realizzativi attuali per il fatto di avere solo le zampe posteriori ancorate alla capsula principale del paniere mentre le altre quattro sono fissate agli

angoli della pedana poggiapiedi che, scorrendo all’indietro, scompare completamente sotto la struttura. O per essere più precisi, il panchetto, fatto scorrere in avanti, arriva a co-

prire tutta la pedana. Nella parte superiore salta all’occhio l’elegante seduta in tessuto simil-graphite imbottita in materiale compatto e confortevole completo di conchiglia ferma-


calcio. La superficie di appoggio è di 42 x 30 cm e garantisce un comodo stazionamento anche alle persone di corporatura robusta. Sotto al cuscino trovano alloggiamento una cassettiera per le lenze, con apertura a libro, alta 30 mm ed un vassoio in plastica, estraibile lateralmente, utile per riporre le bobine di nylon e la minuteria varia. Il tutto appoggia sulle due strutture laterali, tipiche di tutti i modelli della serie RX, con l’accattivante rivestimento in fibre di carbonio. All’interno della struttura viene fornita una cassettiera estraibile a due ripiani, identici a quello posto sotto la seduta che, scorrendo, può essere svincolata dal panchetto per essere trasportata separatamente. Sulle guide di scorrimento possono essere alloggiati fino a quattro moduli da 30 mm che risultano indispensabili per il trasporto delle lenze. La pedana poggia-piedi ha una superficie di appoggio utile di 33 x 49 cm. Le zampe, in alluminio anodizzato e zigrinato, sono tutte telescopiche con sistemi di bloccaggio maneggevoli e tenaci e terminanti con piedini snodati di generose dimensioni. Il diametro dei sei sostegni è di 36 mm e assicura una stabilità eccezionale a tutta la postazione anche in presenza di rive ripide e scoscese. La dotazione base viene completata dallo spallaccio in materiale ultra-resistente e dal cappuccio di protezione in

materiale sintetico. Il peso, a vuoto, si aggira sui 17 kg per un ingombro, a riposo, di 78 x 56 x 56 cm. La particolare metodologia realizzativa di questo paniere lo fa apprezzare per l’estrema compattezza di tutto l’insieme e per la possibilità di essere personalizzato con l’aggiunta dei numerosi

optional di casa Rive. Si va dalla barra frontale alle varie pedane laterali, dai supporti per le punte della roubaisienne al carrello per il trasporto, dai piatti porta-esche agli innumerevoli ed esclusivi accessori che rendono queste postazioni inconfondibili ed uniche sul mercato.

Prova in pesca Siamo andati a testare il paniere in una sessione di prova di una gara di pesca al colpo in fiume. Una volta giunti sul picchetto, la facile regolazione delle zampe in alluminio ci ha semplificato il compito di posizionamento che è partito con la stabilizzazione della pedana per poi passare al resto. L’allestimento è proseguito applicando due pedane laterali porta-secchi, la barra frontale rivestita in neoprene antigraffio ed i vari supporti utili a sostenere la nassa, i piatti porta-esche e le basi di appoggio per le punte della roubaisienne. La postazione si è rivelata molto comoda e sicura e, dopo la pescata ai cavedani, abbiamo controllato tutti i sistemi di bloccaggio delle zampe e dei supporti. Questi ultimi, realizzati in modo da poter essere sganciati senza essere sfilati da sopra, non hanno evidenziato giochi o malfunzionamenti. Concludendo, possiamo affermare che la casa francese ha, per l’ennesima volta, fatto centro, mettendo a disposizione degli agonisti italiani un prodotto di elite ma che potrà essere apprezzato anche dal semplice appassionato.

Scheda tecnica Modello: Paniere Rive RX Pack HSP Carbone D36 (Art. 92 91 13). Azienda: Rive. Commercializzato: Italica. Materiale: alluminio anodizzato, poliammide alta resistenza, fibre di carbonio. Peso: 17 kg circa. Dotazione: spallaccio, protezione in materiale sintetico, certificato di garanzia. Prezzo indicativo: 1200,00 Euro.

Negozi consigliati LA PECHE di Casini e Matucci S.a.s. Via A. del Pollaiolo, 82/88 50142 ˆ Firenze (FI) Tel. 055711152 Alberto Cugola Green Center Via G. Romano, 10 46035 - Ostiglia (MN) Tel. 0386802818 A.S.D. L'Albatros Strada S. Vivenzio - Loc. Cinelli 01019 - Vetralla (VT) 3358054918

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ProveTest

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CANNE

a cura della Redazione

Due nuove realizzazioni per il casting dell’azienda di Taiwan, entrambe specifiche sia per la pesca del bass o anche del luccio. Ideali l’una per l’utilizzo di esche metalliche di reazione, quale ad esempio lo spinnerbait, l’altra per artificiali maggiormente di volume e più propriamente per un’azione di tipo “jerk”. ficatamente con una scelta di artificiali e target mediamente sostenuti, quali ad esempio il luccio, l’aspio, il siluro o il blackbass. Rispondono pienamente alla strategia Okuma di essere sempre più presente nei vari settori della pesca sportiva, per rafforzare il legame che la lega con il folto pubblico dei suoi estimatori e anche nella volontà di raggiungere nuovi potenziali utilizzatori tra i pescatori delle varie discipline.

la famosa casa O kuma, taiwanese produttrice di attrezzature per la pesca sportiva, anche per il 2009 ha messo in campo diversi prodotti, sia per l’acqua dolce che per il mare. In particolare queste due nuove canne da utilizzare con le esche artificiali sono indicate per la tecnica del casting, speci30

Scheda tecnica

Caratteristiche ■ Canna EVX Graph C-681MH 6’8” La serie EVX Graph, è una linea di canne che testimoniano l’attenzione di Okuma per la realizzazione di queste attrezzature da lancio. Si tratta di una canna da casting tipicamente da bass ma anche per la caccia di aspi che evidenzia un rapporto qualità e prezzo consigliato veramente molto interessante. La canna, in unico pezzo, è realizzata con grafite IM8 ed Evo Graph, ovvero con l’aggiunta di una trama in grafite rinforzata. Tutta l’anellatura è di alta qualità con i Fuji in ossido di titanio Pac Bay particolarmente resistenti e che conferiscono al fusto una buona leggerezza d’insieme. Le impugnature sono in sughero di prima qualità e la placca porta mulinello è sempre Fuji. La struttura si presta per un agevole utilizzo delle esche metalliche, quali lo spinnerbait, gli ondulanti di buona struttura o i grossi rotanti.

Prodotto: Canna EVX Graph C-681MH 6’8”. Azienda: Okuma. Azione: specifica per lo spinnerbait. Materiale: grafite IM-8 e inserti delle guide in ossido di titanio Pac Bay. Placca reggi mulinello: Fuji. Impugnature anteriore e posteriore: in sughero di prima qualità. Accessori: cappuccio integrato per la base della canna in sughero compresso. Prezzo indicativo: 80,00 euro. Modelli: EVX Graph C-681MH 6'8" 10-20 lb (monopezzo) 10,6-28,35 gr EVX Graph C-761H-T 7'6" 12-25 lb (monopezzo) 7-28,35 gr


■ Guide Select GS-C-761H 7’6”

Questa serie di canne specifiche è proposta in diverse misure e capacità di lancio. Ci sono ovviamente sia le versioni da casting classiche, sia queste specifiche denominate Musky, che si presentano con una potenza di lancio molto significativa (la XH, arriva sino alle 12 once) e una lunghezza in unico pezzo mediamente contenuta, seppure con la parte terminale giustamente più lunga per sostenere agevolmente un’impugnatura da

lancio a due mani e una migliore tenuta “sotto-ascella”, durante le operazioni di lavoro con l’esca o di recupero della preda. E’ una canna rigida, abbastanza conicizzata specie nella parte terminale che va verso il manico e molto buona per il lavoro di tipo “jerk” con esche pesanti e di volu-

me e cavetto rigido. Sono realizzate in grafite IM8 con una placca porta mulinello

Fuji, impugnature in sughero di prima qualità e anelli in Alconite di Fuji.

Prova in pesca La Guide Select Musky 761H è una canna piuttosto rigida e pronta per lavorare bene con esche di volume e di peso. La misura più corta e anche quella intermedia, si presta bene per un movimento a “jerk” dalla barca o comunque da una posizione sopraelevata rispetto alla superficie liquida, ma in ogni caso è veramente potente ed utile anche per i semplici recuperi, sempre però con esche di un certo tono. Tiene con efficacia il lancio e risponde adeguatamente al lavoro impresso con il tipico andamento determinato dal lavoro braccio-polso. Ottima la fluidità dell’anellatura nella distribuzione del nylon o della treccia in uscita. Efficace il lancio con l’utilizzo dell’impugnatura terminale che aiuta molto nella fase di spinta.

Scheda tecnica Prodotto: Guide Select GS-C-761H 7’6”. Azienda: Okuma. Materiale: grafite IM-8, Evo Graph, trama in grafite rinforzata. Anelli: Fuji Hard Alconite. Struttura anelli: leggeri Fuji New Concept. Placca reggi mulinello: Fuji. Impugnature anteriore e posteriore: in sughero di prima qualità. Prezzo indicativo: 105,00 euro. Modelli: Guide Select GS-S-661ML 6'6" 6-12 lb (MONOPEZZO) 3,5-14,1 gr Guide Select GS-S-662M 6'6" 6-15 lb (2 SEZIONI) 7-21,2 gr Guide Select GS-S-702M 7'0" 8-17 lb (2 SEZIONI) 10,6-21,2 gr Guide Select GS-S-701XH 7'0" 15-40 lb (MONOPEZZO) 28,5-56,7 gr Guide Select GS-S-802MH 8" 10-20 lb (2 SEZIONI) Guide Select GS-S-802H 8" 15-30 lb (2 SEZIONI) Guide Select GS-S-902XH 9" 15-40 lb (2 SEZIONI) Guide Select GS-C-661MH 6'6" 12-25 lb (MONOPEZZO) 10,6-42,5 gr Guide Select GS-C-701M 7'0" 8-17 lb (MONOPEZZO) 10,6-21,2 gr Guide Select GS-C-701MH 7'0" 10-20 lb (MONOPEZZO) 21,2-28,35 gr Guide Select GS-C-761H 7'6" 15-30 lb (MONOPEZZO) 2 8,35-170 gr

Negozi consigliati Hobby Center Via V.Emanuele 157 57027 San Vincenzo - Li Tel. 0565 701801 www.hobbycenterpesca.it info@hobbycenterpesca.it Salario Pesca S.R.L. Piazza Filattiera 59-60-61-62 00139 Roma Tel 06 8104394 www.salariopesca.com

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ProveTest

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CANNA

a cura della Redazione

Con l’impressionante numero di 20 modelli diversi, la famiglia delle Aspire CX riesce senza dubbio a coprire ogni possibile esigenza di utilizzo. Sono canne in due pezzi di altissima qualità con una componentistica bella, efficace e robusta. ca che ne accompagna l’intera realizzazione. Il carbonio nel frattempo si è arricchito del connubio con il “non tessuto” Biofibre che, come già bene evidenziato in altre occasioni, garantisce una resistenza 4 volte superiore al normale carbonio grazie ad una distribuzione casuale di fibre mediocorte che non si incrociano come le altre, ma “galleggiano” in una resina elastometrica, rinforzando le fibre di carbonio, in tutte le direzioni.

Caratteristiche Il carbonio XT300LRC, ha un bassissimo contenuto di resina, meno del 20%. Offre al tempo stesso rigidità e leggerezza che si traducono in

sua prima usciG iàta dalla sul catalogo Shimano del 2004, Aspire aveva destato molto consenso ed interesse tra i lanciatori presentando un bel fusto particolarmente leggero in carbonio XT300LRC, con un’azione complessivamente sensibile spalmata lungo tutta la sua

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estensione e una serie di accessori di elevato livello come gli anelli Fuji Low Rider. Quest’ultimo modello da poco sul mercato segue la medesima tradizione dei precedenti, nella proposizione di una tipologia di canne che si distinguono per la sottigliezza del blank e per la componentisti-

un’efficace resistenza nel lavoro di lancio e nel recupero della preda, anche a fronte di impegni mediamente più gravosi. L’inserimento della Biofibra, inoltre, ha dato un’ulteriore capacità di rinforzo delle fibre lungo tutto il suo complesso, permettendo di raggiungere sia una sottigliezza della canna molto evidente, sia un’elevata tenuta sotto sforzo. Tutta l’anellatura è Fuji SIC; manico in Power Cork con lo speciale trattamento superficiale dato al sughero naturale per non assorbire l’umidità e resistere all’invecchiamento; porta mulinello Fossil Wood dall’aspetto del legno naturale ma generato da una compressione di materiali organici a base di carbo-


Prova in pesca

nio ad una temperatura di 1000°C con il risultato di essere 100 volte più duro del legno naturale e resistente anche in mare; una speciale bordatura con le forature di alleggerimento alla fine dell’impugnatura superiore che regola micrometricamente il blocco del mulinello; il nuovissimo Turn + Zoom, ovvero la possibilità di cambiare la lunghezza del calcio semplicemente svitando il manico. Il

calcio in questo modo si allunga o si accorcia di quel tanto che basta a soddisfare le proprie esigenze, così da ottenere un bilanciamento ottimale in ogni condizione.

Come già evidenziato, si tratta di una canna molto leggera e flessibile. La possibilità di regolare la lunghezza del manico con un aumento o una diminuzione della sua estensione terminale piuttosto significativa ne favorisce indubbiamente la bilanciatura che si può meglio caricare verso una distribuzione più centrale o avanti. La canna spinge bene l’esca e la fuoriuscita del nylon o della treccia dagli anelli è eccellente. Ottima la sensibilità trasmessa fino nell’impugnatura. Azione di piegatura del fusto “medio-parabolica”, con un interessamento prioritario della seconda sezione verso il vettino.

Scheda tecnica Modello: Aspire CX 21M. Azienda: Shimano: Lunghezza: 2,10 mt. Peso: 148 gr. Anelli: 9 Fuji SIC. Range: 10-30 gr. Sezioni: 2. Manico: Power Cork; Fossil Wood; Turn+Zoom. Materiale: Carbonio XT300LRC+Biofibre. Disponibilità di modelli con lunghezze da 2,10 a 3,30 mt e con range di lancio da 3-14 gr fino a 50-100 gr.

Distribuito da: Shimano Italy Fishing S.r.l. Via Privata maestri del Lavoro, 29 20025 - Legnano - Mi Tel. 331 742 711 - fax 331 465687 www.shimano.com

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ITTIOLOGIA

La TROTA autoctona L

e pratiche di spremitura dei riproduttori, stabulazione delle uova fecondate e svezzamento di avannotti e trotelle sono molto importanti per assicurare, anno dopo anno, un risultato di rilievo finalizzato a mantenere una buona pescosità nei corsi d’acqua a vocazione salmonicola. Tuttavia, per far sì che gli sforzi profusi nelle attività di allevamento non risultino vani o addirittura controproducenti, occorre che tutti gli operatori coinvolti nelle pratiche di gestione siano consci e consapevoli circa l’importanza delle attività di recupero e selezione in torrente dei riproduttori da destinare alle attività ittiogeniche, soprattutto quando ci si trova a intervenire su popolazioni autoctone di trota di torrente. Le popolazioni di trota fario appartenenti al cosiddetto ceppo “mediterraneo” per le quali ancora non esiste accordo circa la nomenclatura scientifica da adottare hanno subito negli ultimi decenni una notevole contrazio-

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Settembre: tempo di considerazioni sulla stagione di pesca alla trota ormai agli sgoccioli e sulle imminenti pratiche gestionali che preludono l’attività di incubatoio tipica dei mesi invernali. Testo di Luca Ciuffardi e Mauro Zavaldi Foto di Luca Ciuffardi (www.bioittica.it)

ne. Il declino dei popolamenti indigeni è stato causato soprattutto dalle generalizzate pratiche di ripopolamento effettuate con materiale alloctono di ceppo “atlantico”. Questo tipo di materiale ittico in molti casi ha finito per sostituire gli animali autoctoni a causa di evidenti fenomeni di ibridazione spinta, generando popolamenti “artificiali e temporanei” incapaci di auto sostenersi in quanto non adattati alle condizioni ecologiche tipiche dei corsi d’acqua peninsulari. Solo i salmonidi originari, infatti, presentano caratteristiche tali da assicurare la sopravvivenza di popolazioni vitali e ben strutturate nell’ambito dei torrenti di tipo “mediterraneo”, spesso ca-

ratterizzati da lunghezza e portate limitate, nonché soggetti a prolungate magre estive e a un conseguente innalzamento della temperatura.

La selezione Al fine di assicurare la migliore riuscita delle attività in incubatoio, fin dal momento della


■ I tratti più impervi dei torrenti montani possono ancora ospitare popolazioni autoctone di trota. In questi ambienti le operazioni di cattura con l'elettrostorditore si rivelano particolarmente impegnative.

cattura in torrente la selezione dovrà vertere su esemplari in possesso di requisiti di livrea ben precisi che dovranno essere presenti tutti insieme in ogni animale: macchia preopercolare o opercolare scura e ben definita; macchie “parr” grigioazzurre in più bande lungo i

fianchi presenti anche nei soggetti adulti, talvolta sdoppiate o frammentate nella parte anteriore; macchiettatura nera fine e diffusa lungo i fianchi, ma assente nella parte alta del dorso; macchiettatura rossa dei fianchi senza alonatura biancastra. Al termine del campionamento i pesci, precedentemente selezionati su base fenotipica e ritenuti interessanti

per le attività ittiogeniche, dovranno essere trasferiti presso strutture di incubatoio capaci di ospitarli.

Prelievi e marcature Dai capi trattenuti dovrà essere prelevato un campione di pinna adiposa che verrà destinato alle indagini genetiche. Prima del prelievo del tessuto, però,

ciascun esemplare dovrà essere marcato in modo da poter ottenere il riconoscimento individuale di tutti gli animali selezionati attraverso la livrea. Le operazioni di marcatura andranno condotte su pesci preventivamente anestetizzati, in modo da scongiurare ogni possibile trauma ai pesci. La caratterizzazione genetica degli esemplari, precedentemen-

■ Tipico riproduttore di fario appartenente al cosiddetto ceppo "atlantico".

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La trota autoctona

■ La trota di ceppo "mediterraneo", straordinario esempio di adattamento alle acque torrentizie della nostra penisola.

te selezionati su base fenotipica, dovrà essere eseguita mediante tecniche che permettano di studiare sia il DNA presente nel nucleo delle cellule, sia il materiale genetico contenuto in piccoli organelli cellulari detti mitocondri. Le tecniche attuali consentono di distinguere il genoma atlantico da quello mediterraneo, discriminando i due diversi ceppi, identificando il corredo genetico di appartenenza e la linea di trasmissione materna degli individui esaminati. L’analisi combinata di entrambi i mar-

catori permette quindi di identificare gli esemplari appartenenti al ceppo mediterraneo, differenziandoli dai soggetti totalmente alloctoni e dagli ibridi che possono essere addirittura suddivisi in quattro diverse classi di ibridazione. Al termine della prima fase di screening, attraverso la conoscenza dei dati provenienti dalle analisi genetiche effettuate su esemplari già selezionati in base alle caratteristiche della livrea, sarà così possibile valutare l’effettivo stato di conservazione e autoctonia

della popolazione salmonicola in esame, nonché eventualmente procedere alla selezione di un primo ristretto parco di riproduttori indigeni.

I riproduttori Una volta caratterizzata la popolazione di trote e appurate le sue caratteristiche “originarie”, la seconda fase del progetto sarà volta alla creazione di un nutrito parco riproduttori, composto esclusivamente da trote autoctone. Attraverso la “spremitura” dei riprodut-

tori tipizzati geneticamente sarà così avviata la produzione di novellame di ceppo mediterraneo; al fine di assicurare la “purezza” del materiale ittico prodotto presso l’impianto ittiogenico gli animali verranno costantemente selezionati per mezzo di ulteriori specifiche analisi fenotipiche e genetiche sulle generazioni successive, al fine di allontanare gli esemplari ibridi non identificati durante la selezione dei primi riproduttori. Una piccola percentuale di ibridi con basso livello di ibridazione può infatti non essere rilevata nella prima fase di selezione e va quindi eseguita una verifica sul materiale prodotto. Grazie alla produzione di materiale ittico selezionato, nell’arco di pochi anni sarà possibile pianificare e intraprendere un adeguato programma di reintroduzione e gestione della trota autoctona. Sulla base di approfondite considerazioni tecnico-scientifiche potranno essere individuati i torrenti più idonei in cui intraprendere le attività di ripopolamento. L’efficacia e il successo delle immissioni dovranno essere attentamente monitorati e potrà essere contestualmente elaborata un’accurata pianificazione gestionale al fine di assicurare lo svolgimento di attività di pesca sportiva appaganti e compatibili con la conservazione delle nuove popolazioni autoctone.

■ La "spremitura" costituisce un passaggio particolarmente delicato e importante nell'ambito delle attività di recupero delle popolazioni salmonicole.

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PESCA AL COLPO

FEDELI al Fissero

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Non è l’eterna promessa di andare a pescare sul famoso canale in provincia di Mantova, ma la cronaca di un’uscita a breme fatta con il campione del Team Ravanelli Trabucco di Soresina.

M

aurizio Fedeli noto agonista del Team Ravanelli e collaboratore della ditta Trabucco ci ha invitato a seguire una gara di preparazione in vista di una importante manifestazione agonistica che di li a pochi giorni sarebbe andata in scena in quel di Ca’ Vecchia. Cordiale e disponibile come sempre si è prodigato a spiegarci approfonditamente le caratteristiche di questo specchio d’acqua, i tipi di pesci presenti e le tecniche praticabili in competizione. Quando siamo giunti a ridosso del canale la frenetica attività di preparazione dei numerosi concorrenti intenti a mettere a punto l’attrezzatura ci ha dato la possibilità di scorgere, qua e là, i volti noti di parecchi agonisti di spicco del panorama nazionale. Bosi, Genovesi, Calosi, Forni e tanti altri erano infatti già all’opera intenti a maneggiare roubaisienne, lenze e secchi di terra di svariate tipologie e colori. L’approfondita analisi tecnica è iniziata con le caratteristiche di questo canale che proprio di questo tratto ha una ramificazione che forma nel punto di

Testo di Stefano Falciani - Foto di Francesco Capomassi

snodo un’isola triangolare. L’alveo del canale presenta delle comode sponde in cemento leggermente degradanti che permettono un agevole accesso ed un facile posizionamento di tutta l’attrezzatura necessaria alla gara. Le automobili disposte lungo la strada non creano intralcio alla circolazione e danno la possibilità di scaricare la solita “quintalata” di attrezzatura in un batter d’occhio.

Breme, blicche e ... acerine Maurizio ci spiega che in questo tratto le specie predominanti sono le breme, le blicche ed i gardon con sporadiche, ma a volte determinanti, apparizioni di carassi e carpe. Un’altra specie che sta proliferando nel Canale Fissero-Tartaro è l’acerina. Il piccolo percide ha invaso rapidamente tutto il corso del canale e, soprattutto nelle gare che prevedono l’utilizzo di fouilles e ver de vase, è diventato la vera e propria bestia nera dei concorrenti che si vedono costretti ad impostare la strategia di gara proprio in fun-

zione della presenza o meno del piccolo pesce. La sua proverbiale voracità non da tregua agli inneschi dei malcapitati pescatori costretti a stravolgere, in corso d’opera, le tattiche studiate durante le competizioni di prova. Anche i siluri, di diverse pezzature, sono presenti in gran numero e sovente rimangono allamati agli esili terminali dei concorrenti.

Terra e pastura Il campione del Team Ravanelli è già all’opera e nei numerosi secchi sparsi sul picchetto possiamo notare almeno cinque o sei tipi di terra diversi che serviranno o a veicolare le piccole larve di fouilles sul fondo o ad essere miscelati con le classiche pasture scure destinate alle breme. Facendomi largo fra l’attrezzatura sparpagliata a ridosso del panchetto domando ironicamente a Maurizio se lui non abbia le idee un po’ confuse al riguardo. Dopo un’occhiataccia seguita da un laconico sorriso, bonariamente mi spiega che lui è lì proprio per questo: provare il maggior

■ La cattura di numerose piccole breme nelle prime fasi della competizione ha indotto Maurizio a cambiare strategia.

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Fedeli al Fissero ■ Disponibile come sempre, Fedeli ci ha svelato dei piccoli trucchi utilizzabili in questo splendido campo di gara.

numero di mix di terre possibile per riuscire a trovare quello giusto da utilizzare poi nella competizione che conta. Al riguardo mi mostra il primo composto che ha già preparato. Il mix contiene un discreto quantitativo di terra di somma al quale sono stati aggiunti 1 kg di Team Master Pro Bremes ed 1 kg di Team Master Bremes Plus e servirà a fare il “fondo” iniziale. La preparazione del “letto di pastura” fatta nei primi minuti di gara, infatti, è fondamentale in quanto richiama gli abramidi nei paraggi del nostro galleggiante. Al riguardo è bene precisare che alle volte non è infrequente vedere pasturazioni “ad ampio raggio” fatte a mano e che vengono scambiate, dai non addetti ai lavori, come sinonimo di scarsa

Questo posto sembra fatto apposta per ospitare una manifestazione agonistica precisione nel lancio delle palle di sfarinato ma che vengono invece fatte apposta per creare un “pascolo” più ampio possibile. Fedeli mescola un’ultima volta il mix e confeziona otto bocce di terra e pastura che comprime energicamente e posiziona in fondo al secchio prima di appoggiarlo accanto al paniere. Noto che queste palle sono tutte della stessa dimensione tanto che sembrano fatte con lo stampo. La ugual pesantezza servirà per essere molto precisi nella fase di lancio quando queste dovranno essere gettate, in rapida successione, a tiro di roubaisienne.

Il “pongo” Maurizio intanto ha preso un altro secchio e mi mostra il cosiddetto pongo. Si tratta di terra di somma molto bagnata tanto da sembrare della comune melma di campo come quella che di solito si appiccica sotto gli stivali. Il preparato ha una consistenza particolare e nonostante venga amalgamato con cura lascia le mani come quelle di un bambino intento a giocare con la famosa pasta colorata. In questa terra dovrà essere immesso il quantitativo maggiore di fouilles che, data la sua collosità, rilascerà le piccole larvette un po’

alla volta costringendo i pesci a stazionare più a lungo sotto la punta della canna. La difficoltà nel maneggiare questa terra è infatti inversamente proporzionale alla facilità di trattenere le piccole larve rosse obbligando le breme a faticare non poco per liberarle dall’impasto.

La terra che... fuma Dopo aver disposto anche il secondo secchio contenente il pongo di lato al paniere Fedeli è già all’opera sul terzo recipiente. Si tratta questa volta di normale terra di somma che servirà a veicola-

■ 1. La miscelazione del mix pastura/terra di somma viene facilitata dall’uso del trapano a batteria. ■ 2. Per ottenere un uniforme grado di umidificazione la bentonite viene lavorata “a mano”. ■ 3. La giusta consistenza della bentonite viene ottenuta dopo un lungo lavoro. ■ 4. Le palle di “pongo” sono pronte per essere scodellate sotto la punta della roubaisienne. ■ 5. Le piccole larve di fouilles vengono aggiunte alle terre senza essere separate. ■ 6. La bentonite “ascendente” riesce a trattenere un consistente quantitativo di fouilles. 1

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re sul fondo una piccola quantità di larvette rosse creando nell’acqua una colonna di terra che si sgretolerà durante la discesa. L’impiego di questo tipo di pasturazione “discendente” servirà nell’ultima parte della competizione quando il pesce ormai sbrancato dovrà essere attirato sulla linea della roubaisienne con un richiamo poco sostanzioso ma molto appariscente. Dal cartoccio viene estratta una piccola quantità di fouilles e senza nemmeno separarlo viene inglobato delicatamente alla terra. E’ bene ricordare che le piccole larve di chironomo possono essere aggiunte alla terra in un’unica soluzione mentre se dovessero essere immesse nella pastura questa operazione sarebbe saggio effettuarla un po’ alla volta e poco prima del confezionamento della pallina da gettare. A contatto con gli elementi acidi della pastura, infatti, le larve tendono a morire in pochi istanti diventando nel contempo galleggianti e rendendo tutto l’agglomerato non idoneo all’uso. A completamento dell’operazione Maurizio aggiunge a questa terra anche una manciata di bigattini allungati spiegandoci che serviranno per cercare di attirare sul picchetto i rari carassi e le carpette presenti nel canale che, alle volte, si rivelano dei veri e propri jolly facendo pendere a proprio vantaggio le sorti di un picchetto disgraziato.

■ Il colore scuro dell’antenna rende molto più facile la “lettura” delle flebili tocche delle breme che solitamente si manifestano con una leggera starata del galleggiante. Sotto, il “grosso” della piombatura è riunito in un bulk che tara il 95% della lenza.

E quella che non... fuma In un altro recipiente viene ora miscelata l’ultima sostanza in preparazione. Maurizio chiarisce che si tratta di bentonite di color marrone che verrà adoprata per far giungere sul fondo una discreta quantità di fouilles. L’operazione di bagnatura di questo materiale inerte è un po’ differente da quella che solitamente svolgiamo per umidificare le altre terre e che si fa utilizzando il trapano a batteria. L’accurata vagliatura e la lenta lavorazione a mano di questa sostanza permette di ottenere un composto dalle caratteristiche meccaniche 4

particolari e che lo fa “lavorare” in maniera diametralmente opposta al precedente e cioè in maniera “ascendente”. Per chiarirci meglio il concetto il campione della Ravanelli confeziona una piccola pallina di bentonite, non prima di averla farcita con numerose larvette scodinzolanti e la getta nell’immediato sottoriva. La modesta profondità e la trasparenza dell’acqua ci permette così di osservare il particolare modo di disgregazione di questa sostanza così lavorata. Appena giunta sul fondo la pallina lentamente si disgrega rilasciando delle piccole bollicine d’aria. Questa specie di effervescenza trasporta con se il fouilles che risale così verso la superficie per una ventina di cm per poi ricadere delicatamente verso il basso disegnando sul fondo un perfetto e singolare cerchio rosso di larve. Maurizio infatti ha intenzione di prova5

re in partenza la pesca staccata dal fondo e questo tipo di pasturazione gli permetterà di tenere in sospensione i pesci.

Il segreto La pianificazione di quanto finora descritto, da parte dell’agonista del Team Ravanelli Trabucco, gli ha consentito di essere in anticipo rispetto all’orario di partenza e per questo lo sottoponiamo ad una specie di interrogatorio per riuscire a sapere più cose possibili sui tipi di pesca effettuabili in questo famoso campo gara. “Il segreto di questo canale sta tutto nel saper dosare la giusta quantità di fouilles da aggiungere alla terra”, ci dice Fedeli incalzato dal sottoscritto e da un sempre più allibito Francesco abituato ad avere a che fare con minnows ed aspi che con secchi, fouilles e terre varie. Il tipo e il numero dei pesci presenti in quel momento sul pic-

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bicchiere e basta appoggiare il bordo della coppetta sulla superficie dell’acqua per farla agevolmente staccare. La stessa operazione viene ripetuta per portare a destinazione la bentonite “ascendente” ed è ormai tutto pronto per iniziare.

Galleggianti particolari ■ I materiali utilizzati durante la prova e la nuova roubaisienne Trabucco TRT Match One.

chetto, infatti, condizionano pesantemente la strategia da adottare e le indicazioni avute partecipando ad una gara oggi potrebbero stravolgersi nel giro di 24 ore. La presenza di grosse breme a tiro di roubaisienne ci spingerà ad utilizzare una terra arricchita con molto fouilles mentre se sul picchetto ci troveremo a che fare con blicche e bremette di piccole dimensioni questa quantità dovrà essere drasticamente ridotta per non sfamare i piccoli pescetti. Dei quattro tipi di terra preparati solo il mix di terra di somma e pastura finirà sicuramente in acqua mentre l’uso degli altri sarà sapientemente valutato

alcune macchine segnalano il via della pasturazione pesante e in meno di due minuti le bocce di terra e pastura vengono lanciate una dopo l’altra nei dintorni del galleggiante. Ora tocca alle palle di pongo che dopo essere state ridotte di dimensioni vengono quasi incastrate nella coppetta. Il motivo di questa operazione è facilmente comprensibile osservando il cupping kit manovrato con destrezza da Maurizio che deposita, in una manciata di secondi, quasi tutto il contenuto del secondo secchio proprio sotto alla punta. La pallina di terra così incastrata, infatti, non ballonzola nel

“in corso d’opera” ed in base agli esperimenti fatti precedentemente.

Strategia di approccio A questo punto Maurizio è pronto e ci illustra come procederà nelle prime fasi di gara. Dopo aver fatto il “letto” di terra e pastura depositerà, prima a mano e poi con l’ausilio della coppetta, il “pongo” farcito di molto fouilles. Successivamente scodellerà la bentonite sperando di staccare i pesci ed inizierà la gara pescando a una spanna dal fondo e in funzione delle prime mangiate deciderà al momento il da farsi. I clacson di

L’ennesimo suono di clacson da il via alla pesca e la distesa d’acqua, dopo il rumoroso bombardamento, torna ad essere liscia come l’olio. La lenza con il piccolo galleggiante da 1,50 gr viene adagiata sull’acqua e delicatamente accompagnata in pesca. Tutti i segnalatori di Maurizio sono della serie Team Italy 1 Trabucco ed hanno la classica forma a “fiaschetto” con il collino e l’antenna molto fini e dipinti di nero. L’assenza di vegetazione sulla riva opposta unita al fatto di essere posizionati con il paniere molto in basso rende il riflesso dell’acqua molto chiaro ed il colore scuro dell’antenna rende molto più facile la “lettura” delle flebili

■ 1. L’uso di recipienti bianchi facilita la scelta ed il prelievo del ver de vase. ■ 2. Due scodinzolanti larve di ver de vase appuntate per la testa. ■ 3. L’aggiunta di bigattini ai vari tipi di terra viene fatta per attirare sotto la canna i carassi e le carpe. 1

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INCONTRI INASPETTATI tocche solitamente manifestate con una leggera starata del galleggiante. Le grammature vanno da 0,50 ai 2 gr con una geometria molto simile. Il bulk, composto da una catenella di pallini, tara il 95 % della lenza, viene completato da uno o due pallini del 9 disposti in 30 cm. Il finale molto corto dello 0,08 o dello 0,09 termina con un amo del 16 della nuova serie XPS Mod. TFK 40 ideale per innescare due/tre scodinzolanti fili di ver de vase.

Elastici specifici Il galleggiante appena sospinto da un’impercettibile corrente parte come un fulmine e Fedeli alza la punta della sua nuova roubaisienne Trabucco TRT Match One il tanto che basta per far uscire l’ammortizzatore dello 0,8 mm. Nonostante sia palese la presenza di un piccolo pesce attaccato all’amo, l’elastico è uscito per una quarantina di cm assecondando le flebili “puntate” di una blicca di 50 gr che agevolmente viene “volata” e messa in nassa. Il campione ci dice che i diametri giusti di elastico per questo tipo di pesca sono essenzialmente due: lo 0,9 mm da usare quando avremo sotto le breme di discreta taglia e lo 0,8 quando la pesca sarà indirizzata ai piccoli gardon ed alle blicche. Le veloci

mangiate di questi pescetti si susseguono e le molte “padelle” certificano anche l’entrata in pastura delle voraci acerine.

Alla fine della competizione parecchi commensali si avvicinano alla sponda approfittando del lauto banchetto di pesce che dopo le operazioni di pesatura viene rilasciato vivo nel sottosponda. Aironi e garzette stazionano un po’ alla larga ma i siluri, come questo esemplare di una quarantina di kg, arrivano quasi sotto i piedi e si lasciano facilmente ingannare da un’esca sapientemente innescata.

Cambio di strategia A questo punto, visto che la gara sta prendendo una piega non tanto favorevole, Maurizio decide di cambiare strategia e dopo aver rimescolato l’ultimo composto a base di terra di somma ne lancia un paio di palle sul galleggiante. Il discreto alone color nocciola, che si propaga una volta che queste toccano l’acqua, certifica il repentino sgretolamento della sostanza. Non passa nemmeno un minuto che il galleggiante si stara. La 3

■ La famelica acerina ha invaso la maggior parte dei canali di questa zona.

fulminea ferrata e la conseguente partenza dell’elastico ammortizzatore fanno pensare al peggio ma nemmeno un minuto dopo una grossa breme varca l’imboccatura del guadino. I lanci cadenzati di terra “fumante” stanno dando i frutti sperati ed in una ventina di minuti Maurizio riesce a recuperare il terreno perso in precedenza. La gara volge al termine e rimane giusto il tempo per guadinare un altro paio di breme di discrete dimensioni ed una bel-

la carpa che si è lasciata tentare da un bigattino appuntato sull’amo. Alla fine della competizione di prova il risultato non è dei migliori per Maurizio che ci ride su e ci confida: “L’importante è aver osservato, provato e sperimentato perché la vera competizione ci sarà domenica e la ricerca delle valide alternative di pesca si può scoprire solo in questo modo”. Bisogna sporcarsi le mani in prima persona... sporcarsi le mani con della terra naturalmente.

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PESCA AL COLPO

Una tra le tecniche più affascinanti della pesca al colpo e insospettabilmente più in voga di quanto si pensi tra gli agonisti delle acque interne è la bolognese, utilizzata nei fiumi di grande portata, a lunga distanza dalla riva. Tecnica, trucchi e qualche segreto sono svelati in questa uscita di pesca insieme al campione italiano in carica Roberto Orecchia. Testo e foto di Giovanni Todesco

Bolo long

DISTANCE

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L

a pesca con canna bolognese intesa in senso classico, di solito prevede l’utilizzo di lenze relativamente leggere che sfruttino le lame di corrente nelle piane dei fiumi; nel caso di corsi d’acqua dalla portata medio/piccola, un buon paio di stivali a coscia permette di avanzare per qualche metro in acqua e portare l’insidia nei pressi della sponda opposta senza dover appesantire eccessivamente la lenza, facendo viaggiare la montatura in corrente assieme ai bigattini sapientemente fiondati, una tecnica che permette di ingannare cavedani da sogno, barbi, savette e quant’altro. Le esigenze agonistiche hanno però adattato la canna bolognese ad un utilizzo più spartano e certamente meno “poetico” di quello descritto, ma sicuramente efficace e non certo privo di soddisfazioni: quello con grammature pesanti a grandi distanze. I campi gara dove esercitare la tecnica in questione sono in genere fiumi dalla grande portata, dove bisogna cercare i pesci a notevole distanza da riva e comunque ben più fuori dal raggio d’azione della

■ Il campione Italiano Roberto Orecchia mentre slama un bel barbo e a destra in azione con la bolognese.

roubaisienne: tra gli esempi più conosciuti troviamo il Mincio, l’Arno, il Tevere e il Volturno.

Montature e semplicità! Il nostro accompagnatore non ha certo bisogno di presentazioni, si tratta infatti dell’unico agonista del centro Italia ad essersi permesso il lusso di vincere un campionato italiano individuale di

pesca al colpo: Roberto Orecchia. Il campione della Blue Marlin e membro della nazionale ci guida sulle sponde del Tevere poco a valle di ponte Duca D’Aosta nel pieno centro di Roma, uno spot ideale per espletare al meglio la suddetta tecnica. Roberto ci spiega che la pesca a bolognese con grammature che vanno dai 10 agli oltre 25 gr su distanze tra i 30 e i 60 mt deve per forza di cose essere semplificata al massimo in

tutte le sue sfaccettature: pensare di proiettare una lenza costruita con innumerevoli pallini posti a scalare a distanze “siderali” è un’utopia, tantomeno si può sperare di portare a buon fine una ferrata effettuata a 50 mt di distanza adoperando un finale dello 0,08 mm con un amino del 22: magari una volta ci si può anche riuscire, ma non è certo questa la strada per il successo. E allora via libera alla semplicità,

■ Anche il carassio è una preda classica per questa tecnica: infatti, non si lascia certo intimidire da grammature un po’ “forti”.

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Bolo long distance

■ A destra, i segnalatori utilizzati per pescare a centro fiume: l’antenna cava è la miglior soluzione che si possa adottare per le linee di pesca superiori ai 30 mt. In basso, la rappresentazione grafica della giusta impostazione per la pasturazione: lancio dritto e pasturazione a valle.

del galleggiante può essere a pera rovesciata o a goccia raccolta, ma la prerogativa fondamentale è che abbia l’antenna portante in plastica cava, sia per una maggiore visibilità, che per la miglior tenuta in caso di appoggio in terra di parte della piombatura. Si parte dal presupposto che il cavedano non è, se non in via del tutto eccezionale, la cattura prevalente, e che la nostra attenzione sarà

rivolta ad altre specie quali carassi, scardole, carpe, barbi, gardons, breme ecc. Il controllo della passata a distanze notevoli risulterà certamente agevolato dall’utilizzo di una 7 mt o meglio anche di una 8 mt. Dovrà trattarsi sempre di attrezzi sufficientemente potenti, ma al contempo maneggevoli e ben bilanciati per non stancare eccessivamente il braccio.

Lancio e pasturazione

adottando montature costituite da torpille o biglia di piombo, a tarare quasi tutta la portata, più una corona di 7-8 pallini del n°7 a completare la zavorra. Il finale e l’amo dovranno essere proporzionati al tipo di impiego e andranno da uno 0,110,14 mm per il filo a un n°10-12 per l’amo. La forma 46

I particolari che contano Per quanto semplice, la riuscita dell’azione di pesca prescinde da alcune regole che non vanno assolutamente trascurate e che Orecchia ci illustra sapientemente: innanzitutto il diametro del monofilo caricato nella bobina del mulinello deve essere quanto più sottile possibile, di solito uno 0,16 mm va bene un po’ per tutte le situa-


Lenze

■ In alto, l’autore con un altro bel barbo preso con montatura da 20 gr. A lato, primo piano sul muso di una breme: anche la specie d’oltralpe non si fa problemi in piena corrente di fronte a calamenti pesanti.

zioni, ma ci sono casi in cui, soprattutto su pesci di taglia non eccessiva, si arriva a caricare uno 0,12 mm per pescare anche con 20 gr di zavorra. I vantaggi del pescare sottile in bobina si apprezzano in fase di controllo della passata: quando il filo comincia a spanciare e a dragare e si deve effettuare la cosiddetta “correzione” sollevando e portando a monte la punta della canna e recuperando l’eccesso di filo, quanto più sottile esso sarà, tanto più semplici risulteranno le suddette operazioni. Una passata effettuata correttamente è sempre alla base del successo nella pesca a bolognese. Altro elemento fondamentale è il lancio: lanciare sempre dritto, o al massimo poco a monte, e, una volta entrata in acqua, trattenere per qualche secondo la lenza in modo da farla ben distendere sotto la superficie, e solo allora iniziare la passata. L’azione di pesca si deve

svolgere sempre dalla perpendicolare del pescatore rispetto alla sponda, verso valle. Conseguentemente la pasturazione andrà effettuata a valle rispetto alla nostra posizione: immaginiamo di stare in piedi al centro di un orologio a lancette e che il verso della corrente sia da destra verso sinistra: lancio a ore 12 pasturazione a ore 11. Solo così potremo esser certi di passare correttamente con la nostra lenza sopra la zona pasturata. Le prede in genere si posizioneranno sulle palle di pastura o al massimo qualche metro a valle sulla scia creata da essa. Ecco spiegato il motivo per cui in alcuni campi gara

dove si pesca in bolo, vedi Mincio a Peschiera, i garisti si posizionano non al centro ma quasi sul bordo superiore del proprio box, proprio per poter sfruttare a dovere tutto lo spazio disponibile per la passata. 47


Bolo long distance

Cosa non si deve fare Rivediamo in breve quelli che sono gli errori che più comunemente si commettono e che vanno accuratamente evitati: ■ Non utilizzare montature eccessivamente complesse e costituite da molti pallini. ■ Non forzare il lancio, la lunga leva della canna, unitamente ad una bobina ben caricata, ci agevoleranno permettendoci di raggiungere con poco sforzo distanze ragguardevoli. ■ Non pasturare a monte ma sempre leggermente a valle della nostra posizione. ■ Utilizzare pasture da fondo a grana medio/grossa che abbiano un buon potere collante e un notevole peso specifico: se necessario, appesantirle con terra di riviere. ■ Incollare i bigattini con abbondante quarzite in proporzione di almeno 2 kg di inerte per ogni chilo di larve.

Precisione a fionda Pescando a distanza potremo prendere in considerazione solamente una forma di pasturazione: quella effettuata con sfarinati e/o bigattini incollati e appesantiti

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con ghiaia, lanciati tramite l’ausilio di una fionda potente e dall’ampio scodellino. La pastura, una volta sul fondo, subisce l’azione della corrente del fiume che la disperde creando una scia e dunque, partendo da questo

presupposto, capiremo l’importanza di concentrarne il più possibile l’introduzione in acqua. In proporzione è più dannoso disperdere eccessivamente la pasturazione quando si pesca in corrente piuttosto

che in acque ferme. Pertanto è fondamentale prendere un punto di riferimento sulla riva opposta dove mirare, cercare di fare le palline sempre della stessa dimensione e dare alla fionda sempre la stessa inclinazione.


â–  Un grande pranzo! Un Grip Mesh pieno di pastura, mais, bigattini colorati e caster.

3a Parte

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Il pasturatore è l’elemento principe nella tecnica del ledgering, o meglio, del feeder fishing! La scelta di un modello sbagliato può pregiudicare il risultato di un’intera giornata di pesca: per questo è vitale conoscere le caratteristiche dei feeder da utilizzare secondo le circostanze. Questo articolo, dopo il method feeder, farà luce su un’altra delle tre principali categorie di feeder, i groundbait feeder.

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Testo e foto di Fernando Carnevale e Francesco Di Veronica

ntrando in un negozio di pesca ben fornito è possibile trovare oggi una discreta quantità di pasturatori dalle varie forme e dimensioni. Ma come scegliere arrivati davanti agli scaffali? Quali sono le caratteristiche da osservare in un feeder per capire se è quello giusto per le acque dove abbiamo intenzione di immergerlo? Troppe volte mi è capitato di vedere persone usare lo stesso pasturatore per acque, ambienti e pesci totalmente diversi e come conseguenza di ciò assistere ad un calo inspiegabile delle mangiate fino al nulla completo dopo la prima ora di pesca. I feeder non sono solo contenitori di pastura o bigattini! Possono essere raggruppati in tre categorie, i method feeder o frame feeder, i maggot feeder e i nostri groundbait feeder. Come suggerisce la parola groundbait, che in inglese significa pastura, i groundbait sono pasturatori specifici per l’uso con gli sfarinati. Possono essere distinti in due tipologie principali, gli open end, pasturatori aperti ai lati, e i cage feeder, pasturatori a gabbietta. Gli open end sono formati da un corpo cilindrico plastico con dei fori privi di chiusure alle estremità, mentre i cage feeder sono cilindri con una maglia a rete: entrambi sono dotati di un bracciolo con girella di collegamento alla lenza ■ Nando mostra madre in plastica o powergum ed un piombo. Per un carassio. I carassi e le breme ognuno di essi ne esiste un’infinita varietà con proprie amano le pasture caratteristiche costruttive che li rendono adatti a scopi dolci a grana media e sono due diversi. Osserviamoli e impariamo a riconoscerli per specie classiche da capire la dinamica di comportamento in acqua e scegroundbait feeder. gliere correttamente il feeder.

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I groundbait feeder

Le tipologie di groundbait feeder ■ 1. Un cage feeder. La struttura plastica a gabbia e l’elevato numero di fori consentono all’acqua di bagnare, sciogliere e disperdere rapidamente la pastura. I cage feeder sono ideali in acqua ferma o lenta e medio bassa, nei casi in cui il pesce risponde velocemente o si vuole creare un effetto esplosivo sulla superficie. La versione con rete metallica, per dare maggiore stabilità sul fondo, può essere usata in fiumi dal piccolo e medio corso e correnti non elevate. Nella foto un Fox Mesh. ■ 2. I Drennan Grip Mesh sono cage feeder con all’in-

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La forma e i materiali I groundbait feeder hanno una forma cilindrica e una struttura in plastica mimetica verde, marrone o nera, aperta alle estremità per l’inserimento dello sfarinato. La loro funzione è esclusivamente contenitiva per pastura, pastura mista a particles o pastura con particles all’interno: in questo senso svolgono la funzione di veicolo per trasportare sul fondo di-

screte quantità di mais, caster, pellet ecc.. Nascono come pasturatori per acque non veloci: la forma cilindrica non è idrodinamica e tendono a rotolare sul fondo spinti dalla corrente. Per adattarli alle acque veloci sono stati prima aumentati di peso, poi prodotti cage feeder in metallo, stainless cage feeder e altri dalla forma semicircolare o squadrata, questi ultimi chiamati tunnel feeder o square cage feeder, per evitare

terno dei dentini per meglio trattenere le esche aggiunte. Ottimi qualora la pastura sia il veicolo per portare sul fondo particles inerti quali caster, mais, pellet, ma anche pochissimi bigattini. ■ 3. Un long distance cage feeder. Un pasturatore a gabbia metallica studiato per le lunghe distanze. Il piombo in coda, raggruppando il peso nella parte bassa, ne stabilizza il volo dotandolo di maggiore aerodinamicità. E’ un feeder prettamente da lago o per pescare fuori nelle lanche dei fiumi in acqua bassa o

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il rotolamento sul fondo. Oltre alle caratteristiche relative alla dinamica di comportamento in acqua, la scelta di un feeder deve essere fatta tenendo conto della qualità dei materiali e delle finiture. Questo spiega perché feeder apparentemente uguali hanno costi l’uno il doppio dell’altro o anche di più. Alcuni sono prodotti con materiali plastici indeformabili di alta qualità che ne garantiscono l’integrità lancio dopo

lancio, pesce dopo pesce. Il bracciolo di collegamento in alcuni modelli è in powergum, anziché in plastica dura, utile in fase di lancio e ferrata ad assorbire la pressione esercitata sul feeder ed evitare rotture. I bordi esterni e il bracciolo devono essere levigati e non presentare asperità che in fase di combattimento possono, venendo a contatto con lenza madre e finale, ledere questi ultimi. Mai rotto il finale in fer-

Come usare un groundbait feeder per portare particles sul fondo. ■ A. Mettere il groundbait feeder verticale affondandone la base nella pastura. ■ B. Infilare un dito all’interno e pressare con decisione fino a formare un tappo che ne chiude il

A

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B

fondo. ■ C. Il tappo di pastura deve coprire di norma 1/3 o 1/4 del pasturatore, in base al numero di inerti che si vogliono portare e alla velocità di rilascio.

C


qualora si cerchi la massima precisione nel lancio. ■ 4. Uno square cage feeder. I feeder squadrati, risultando più appiattiti sul fondo, sono più adatti a tenere la corrente rispetto ai normali groundbait feeder cilindrici, aiutati in questo anche dalla loro maglia metallica. ■ 5. Un Fox Open End e un Drennan Groundbait Feeder. Seppur grandi, i pochi fori permettono un ridotto afflusso d’acqua ed un rilascio della pastura più lento che li rende adatti ad acque più profonde e più veloci. Sul

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rata o in fase di combattimento senza causa apparente? Il design di un feeder non è un vezzo, ma qualcosa di quanto mai importante!

I fori Non solo un mezzo per permettere la fuoriuscita di pastura, particles e larve, la loro numerosità, posizione e dimensione è studiata per l’uso in ambienti specifici, con determinate caratteristiche di profondità e corrente o per

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ottenere una specifica presentazione dell’esca tra la cibatura. La loro funzione principale in un groundbait feeder è di far penetrare l’acqua all’interno, bagnare la pastura e determinarne la velocità di rilascio. Più fori ci sono, più velocemente la pastura si scioglie e viene rilasciata, meno fori ci sono, meno velocemente avviene il rilascio. Utilizzando in fiume a corrente media o forte, un feeder con molti fori, come un cage feeder ad esempio, che ha

■ D. Inserire nel feeder le particles, senza riempirlo del tutto ma lasciando lo spazio per chiudere con la pastura. ■ E. Appoggiare il feeder in orizzontale nella vaschetta e formare un secondo tappo raccogliendo la

D

E

mercato ne esistono versioni di peso superiore ai 100 gr. Si può notare una particolarità dei feeder della Fox e le alette laterali che ne rendono più rettilineo il volo. ■ 6. Un Fox Solid. Il cilindro senza fori consente una bagnatura solo dalle aperture di carico, garantendo una minima dispersione in discesa ed un rilascio lento per l’uso in acque più profonde. Tra due tappi di pastura possiamo mettere anche uno strato di bigattini o vermi di terra tagliati a pezzetti. I Solid e i Mesh hanno i piombi intercambiabili.

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una struttura a rete, si avrebbe una dispersione della pastura già all’impatto con l’acqua, parte in caduta e una volta sul fondo lo svuotamento terminerebbe molto velocemente portando a valle pastura e particles. Come risultato il pesce è spinto a salire per prendere il contenuto a mezz’acqua, ed a valle della postazione al seguito della pastura trasportata dalla corrente. Un feeder completamente privo di fori avrebbe invece una dispersio-

ne minima rilasciando il contenuto solo giunto sul fondo e lentamente. In carpodromo, col pesce che risponde rapidamente, un open end invece non riuscirebbe a svuotarsi prima della mangiata ma lo farebbe durante il combattimento sparpagliando il contenuto in più punti, cosa che non farebbe un pasturatore a gabbietta. Nonostante le proprietà della pastura usata e il livello di bagnatura abbiano un ruolo notevole; in generale, i cage feeder sono pasturatori

pastura con il pollice. ■ F. Ecco il cage feeder pronto a compiere il suo lavoro, portare mais sul fondo a ridosso dell’esca.

F

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I groundbait feeder da acque basse, con essi si può creare ad esempio un effetto esplosivo all’impatto con l’acqua, una nuvola di pastura e particles; gli open end, specie quelli privi di fori, per acque più profonde e per un rilascio lento e graduale del contenuto. Alcuni feeder sono prodotti con i fori chiusi da un leggero strato di plastica, così da poter scegliere quali aprire secondo le nostre esigenze. I fori determinano anche la velocità di risalita in superficie. I pasturatori con meno o senza fori tendono a risalire velocemente in fase di recupero poiché acquisiscono una posizione obliqua: l’assenza di fori e la pressione dell’acqua sui lati li spinge verso l’alto, cosa che non accade

con i cage feeder ad esempio, dove l’acqua penetra ovunque e la superficie esposta alla pressione è minore. E’ un elemento utile se abbiamo banchi d’erba o ostacoli sottoriva.

Il piombo Nei groundbait il piombo è solitamente piatto per favorire l’adesione al fondo e non avere sporgenze in grado di creare grovigli tra terminale, feeder e lenza madre in fase di lancio e recupero. La taglia dipende generalmente dal peso: più peso devono portare, più la struttura deve essere grande, ma nel ledgering moderno, in cui le quantità contano, esistono feeder con più gram-

mature per una stessa taglia o con piombi intercambiabili. Feeder molto piccoli ma dotati di una grammatura sufficiente sono molto utili in inverno, dov’è necessario ridurre al minimo le quantità senza rinunciare a raggiungere una buona distanza con accuratezza, per le quali forma e posizione del piombo giocano un ruolo importante. Alcuni hanno il peso concentrato sull’estremità inferiore per bilanciarne la parte bassa. Altri feeder hanno ai lati del cilindro delle alette stabilizzatrici del volo utili anche ad evitarne il rotolamento in corrente. Recentemente hanno fatto la comparsa sul mercato alcuni groundbait feeder studiati per la pesca “long ran-

Un feeder non è solo uno strumento per portare pastura e particles sul fondo

ge”, per lo più gabbiette metalliche con il piombo in coda per garantire un volo rettilineo e raggiungere elevate distanze. Anche in questo caso la ricerca della qualità è d’obbligo: un piombo mal serrato può staccarsi dal telaio oppure, con l’utilizzo, causarne la rottura, infine, se troppo morbido, deformarsi o avere asperità taglienti, causa di rotture alla lenza madre o al finale con lo sfregamento. Con queste piccole regole, quando ci troveremo davanti ad uno scaffale pieno di pasturatori sapremo, osservandone i particolari tecnici e costruttivi, non solo scegliere quello adatto allo spot dove abbiamo intenzione di recarci, ma anche il migliore tra quelli utili al nostro scopo. Nel ledgering, come in tutte le altre tecniche, “ogni cosa conta”!

■ Qui sopra, Nando con una montagna di groundbait feeder da selezionare e, a lato, eccolo subito dopo con un grosso gardon ... fai la scelta giusta!

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PESCA AL COLPO

Approfondimenti

tecnico/tattici 1a Parte

L’approccio mentale 56


U

no degli aspetti che completano il bagaglio di un pescatore dedito all’attività agonistica è quello dell’approccio mentale alla competizione alla quale si accingerà a partecipare. Appare evidente che un’adeguata preparazione tecnico-tattica a queste manifestazioni risulterà basilare per il buon successo della stesse, ma alle volte apparirà evidente a tutti che gli enormi sforzi fatti per prepararsi non saranno sufficienti. Chi di noi non ricorda la vigilia delle nostre prime gare. La smaniosa ricerca dell’ultimo dettaglio dell’attrezzatura da mettere a punto, il sonno che non arrivava e il ticchettio della sveglia controllata ogni cinque minuti. A distanza di anni tutto questo ci sembrerà paradossale, ma dovrà allo stesso modo farci riflettere. La nostra mente, infatti, con il tempo si sarà semplicemente allenata, equilibrando tutte quelle incontrollate fobie tipiche di chi non sa a cosa andrà incontro. Allo stesso modo, una gara preparata troppo ci farà sparare tutte le nostre “cartucce” nella prima fase e farci deprimere alla prima difficoltà incontrata, facendoci terminare la competizione completamente frastornati ed incapaci di reagire alle mutate condizioni di pesca. Allenare la mente a questi piccoli o grandi stress ci aiuterà inoltre a sopportare con più vigore questi momenti di tensione che prima, durante e dopo la competizione incontreremo. Questo particolare aspetto, dai più considerato marginale, con il tempo ci apparirà importante al pari delle

informazioni ricevute, della preparazione sul campo e della messa a punto dell’attrezzatura. Il primo sforzo che dovremo fare è quello di focalizzare bene il nostro obbiettivo: essere convinti di quello che desideriamo e vogliamo fortemente. Dovremo immaginare come realmente a nostra disposizione quel mix di soddisfazione, contentezza ed appagamento che si provano dopo una gara vinta. Credere fortemente a questo proietterà nella nostra mente solo le positività di un evento al quale parteciperemo e metterà in secondo piano tutte le difficoltà che avremo incontrato nelle fasi di avvicinamento allo stesso.

Avvicinamento all’evento Il periodo invernale solitamente viene considerato da tutti come l’unico momento riservato a mettere a punto l’attrezzatura ed a colmare le lacune in fatto di canne, paniere, lenze e finali. Ed è proprio da quei momenti che comincerà la nostra personale strategia di approccio. Con un occhio di riguardo al calendario, cominceremo separando i singoli eventi e faremo una piccola lista scritta trascrivendo in calce tutta l’attrezzatura necessaria. Quest’operazione dovrà essere più dettagliata possibile, ma fatta anche in modo da poter essere aggiornata. Non lasciamo niente al caso e riportiamoci anche i dettagli che a prima vista potrebbero apparire insignificanti. Ora non ci rimarrà che metterci all’opera. Con pazienza certosina cominceremo con le canne,

il paniere, i rulli per la roubaisienne, i vari supporti, le borse, le bacinelle e i secchi per la pastura e tutta quell’accessoristica che abitualmente ci portiamo dietro e le trascriveremo nell’elenco. Se non avremo dimenticato nulla, la prima lista ci apparirà lunghissima. Leggendola ci sembrerà più evidente che l’insicurezza, della quale parlavamo prima, ancora una volta avrà preso il sopravvento. Un mio caro amico, noto agonista di livello mondiale, mi ha suggerito che in questi casi l’unica cosa da fare è simulare la gara a cui andremo incontro. Dopo aver disposto tutta l’attrezzatura nel picchetto, aspetteremo il simulato “Via” e a quel punto ci gireremo verso la sponda. Con meraviglia e giusto spirito critico potremo così osservare sparpagliata sulla sponda….tutta quell’attrezzatura che avremo portato in più. Tanto per sgombrare il campo da malintesi, non si tratterà del rullo o della canna, ma di tutti quei piccoli fardelli che di solito ci portiamo dietro “perché non

■ Focalizzare la nostra immagine sul podio rifletterà nella nostra mente solo le positività dell’evento.

e ad una competizione 57


L’approccio mentale ad una competizione ■ Disseminare l’attrezzatura sulla sponda: come perdersi in un bicchier d’acqua. Sotto: l’attrezzatura disposta razionalmente sulla sponda aiuta a limitare il panico da insicurezza.

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si sa mai”. La parola “funzionalità” dovrà essere, da ora in poi, la prima del nostro vocabolario. Quando parlo con i miei amici di questo aspetto faccio sempre l’esempio delle gare sotto la pioggia a cui ho partecipato. I primi tempi era una tragedia. Mille oggetti da montare e mettere al proprio posto sotto la pioggia battente che il vento spingeva fin sotto all’ombrellone, rendendo esche, pasture e minutaglia un tutt’uno con la melma che arrivava fin sopra alle ginocchia. Il momento della partenza che si avvicinava e le tante cose ancora da fare. In quei momenti mi allontanavo con la mente dal concetto stesso di competi-

zione di pesca. Era come rincorrere una perfezione impossibile in quei frangenti. Inconsapevolmente stavo commettendo l’errore più imperdonabile per un garista: avevo perso di vista il mio obbiettivo. Oggi, a distanza di anni, mi capita spesso di gareggiare sotto la pioggia. Con la razionalità e la ragione questo tipo di gare le ho fatte diventare un mio punto di forza, percependo negli altri componenti il mio settore le stesse problematiche che avevo io agli inizi, tanto da farmi pensare con un pizzico di presunzione: “Oggi quattro o cinque di loro non pescheranno”. La razionalità è diventata il mio obbiettivo primario. Quindi massima attenzione a dove posizionerò il panchetto e gli ombrelloni. Un occhio di riguardo alla pastura ed ai bigattini incollati tenuti ben al riparo dalle intemperie e sempre in cima alle mie attenzioni. In quei frangenti tutte le altre cose devono necessariamente es-

sere messe in secondo piano. Non essere considerate poco importanti, ma semplicemente messe in secondo piano. Il passo successivo riguarda la ricerca delle informazioni utili. Anche in questo caso dovremo avere le idee molto chiare. L’insicurezza ci porterà a sentire cento campane con l’unico risultato di addossarcene dell’altra. Sarà bene fare una selezione delle amicizie e delle conoscenze non certo per dire “questo vale e questo no”, ma con l’unico e semplice intento di reperire le informazioni che ci interessano da fonti il più attendibili possibile. Riprendendo il filo del discorso ci saremo intanto avvicinati a grandi passi all’evento. Sarà l’ora di analizzare con i componenti della squadra la tattica da adottare per la gara in questione. In questi frangenti l’affiatamento e la fiducia negli altri risulterà basilare. Dobbiamo in qualche modo convincerci che i nostri tre compagni possano vincere

il proprio settore. I dubbi, le incomprensioni e gli eventuali chiarimenti dovranno essere affrontati ora anche a costo di una sana litigata. Se avremo agito con chiarezza e per il bene comune loro capiranno l’intento della discussione. La totale fiducia riposta in loro, se da un lato scaricherà un po’ il nostro fardello di responsabilità, ci farà inoltre “gareggiare per la squadra”. La competizione a squadre comporta eque corresponsabilità sulla strategia da tenere. Nei tornei più importanti, infatti, i migliori punteggi premiano le squadre composte da elementi molto affiatati fra loro più che da quattro campioni del mondo individuali. Alle volte ci capiterà di riuscire a rosicchiare anche solo una misera penalità che, sommandosi agli altri punteggi, ci porterà in alto nella classifica della prova. Ma l’evento è ormai alle porte. L’attrezzatura sarà stata razionalmente scelta, l’affiatamen-

■ Una sana litigata, fatta per il bene comune, mette in chiaro i concetti.

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L’approccio mentale ad una competizione ■ “Ripasso” mentale prima del via alla ricerca della massima concentrazione.

to con i compagni affinato e la strategia di gara definita. Nella nostra testa non esisteranno più dubbi o quantomeno le certezze di gran lunga li subisseranno. Sembrerà tutto ok, ma può succedere che non sarete ancora tranquilli, tanto che la notte della vigilia si prospetterà lunga e probabilmente insonne. Dobbiamo pensare che, senza rendercene conto, staremo in quei momenti dando dei clamorosi “vantaggi” ai nostri futuri avversari. Focalizzate allora il vostro pensiero su questo o su frasi e concetti molto semplici del tipo: “domani mi divertirò a pescare”. Le prime volte troverete un po’ di difficoltà, ma siatene certi che con il tempo tutto andrà a posto.

La gara E’ giunta l’ora tanto attesa e negli istanti precedenti il raduno sarete in grado di percepire nelle facce dei vostri compagni i modi più disparati di approcciarsi all’evento tanto atteso. Potrete riflettere sulla scontrosità di alcuni e l’improbabile ilarità di altri. Starete semplicemente assistendo a tutta una “carrellata” di modi soggettivi ed ha volte curiosi di smorzare la tensione. Il numero di picchetto è già stato estratto e risulta, a detta di tutti, il peggiore del campo gara. Nessun 60

dramma per voi perché dovrete sforzarvi di credere che sia il migliore che possa esservi stato assegnato. Con calma arriverete sul posto cercando di familiarizzare con gli avversari. E’ bene rammentarci che loro condividono con voi la stessa passione e se loro non fossero lì il vostro sport preferito non avrebbe senso alcuno. Approcciatevi al “Via” con calma, ripassando mentalmente i momenti di preparazione e di prova. Ricordatevi che la sana convinzione dei propri mezzi senza arroganza è sicuramente un’arma in più che deve essere portata a nostro vantaggio. Siate sportivi in tutti i sensi e in quei momenti potrete assaporare la vera essenza di questa “sana malattia” che ci accomuna tutti.

Il post-gara La competizione è ormai finita ed il responso della bilancia ha decretato il vincitore. Se sarete voi ad aver vinto o ad aver centrato un buon piazzamento cercate di non prendervi troppo sul serio, rinunciando ai tipici e colorati gesti traboccanti di euforia. Allevierete così le disgrazie altrui ed apparrete un po’ più simpatici a tutti. I modi boriosi e villani lasciateli agli altri. La vostra umiltà in questi particolari momenti troverà frutto nelle


Schema approccio mentale

gare successive. In quei momenti potrete prodigarvi in consigli, ma solamente se verranno richiesti. Se invece la competizione avrà avuto esito negativo, abbiate il coraggio di stringere la mano a chi, in

quell’occasione, è stato più bravo di voi. In una gara andata storta è molto probabile sintetizzare il nostro stato d’animo in frasi del tipo “ho sbagliato tutto” o “non ci ho capito niente”. Prima di arri-

vare a conclusioni affrettate, lasciamo passare del tempo e ripensiamo alla gara a tempo debito. A caldo, infatti, si è soliti cadere in simili tentazioni. Spezzettate la competizione in tre parti, raffrontando la

Solo riconoscendo i meriti altrui potremo davvero definirci veri sportivi

vostra condotta di gara con quella di chi ha fatto meglio di voi. Focalizzare con moderazione e giusto spirito critico i propri errori aiuta a migliorare o quantomeno a non ricommetterli più. Non demoralizzatevi troppo e cominciate a pensare subito alla prossima sfida che vi attende. Imparare a perdere, riconoscendo i meriti altrui, vi farà crescere sia come sportivi che come uomini. Questo piccolo vademecum non vuole essere né un insegnamento né tantomeno una regola ferrea da seguire a tutti i costi, ma semplicemente un punto di vista diverso e personale di vivere l’evento agonistico. Con il tempo ognuno di voi scoprirà il proprio personale modo di rapportarsi e prendere le dovute contromisure verso le tensioni tipiche di un evento agonistico. Come nella vita ci saranno da affrontare i momenti belli e quelli brutti, quelli euforici e quelli tristi, ma sempre con la consapevolezza di aver pienamente vissuto questa nostra amata passione.

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TROTA TORRENTE

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Pescare bene vuol dire anche prendersi dei rischi: è meglio perdere qualche montatura e divertirsi piuttosto che pescare tutto l’anno con lo stesso galleggiante e non riuscire ad accarezzare nemmeno una trota decente. Attenzione dunque alla scelta del galleggiante: valutate la profondità e specialmente la velocità dell’acqua, e in base a questi dati scegliete la grammatura giusta per la migliore presentazione. Testo e foto di Carlo Bergamelli

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e dimensioni e le caratteristiche del fiume, le condizioni atmosferiche ed ambientali, molte volte impongono una pesca “sensibile”, da praticare con montature leggere per presentare l’esca nel modo più naturale possibile. In questi casi una validissima soluzione è data da un ingenuo ma efficacissimo galleggiante. Esistono numerosi modelli adatti alle varie tipologie di pesca, noi ne prendiamo in considerazione solo uno che ci serve per affrontare un fiume di media larghezza con buche e lame anche profonde. Deve avere caratteristiche tali da poter affrontare una certa corrente senza sprofondare sotto ogni onda o increspatura dell’acqua, e per fare questo presenta un corpo piuttosto tozzo ed infatti è a forma di pera con asta lunga, indicato appunto su buche o lame con acqua alta o medio alta. La canna ideale deve avere un lunghezza tra i 5 e i 6 mt, con al massimo un interblocco e un’azione non troppo rigida ma robusta per riuscire a “spingere” ad una certa distanza pesi di 3-4 gr. Per fare questo ha bisogno di un affidabile mulinello con bobina larga, caricato con del filo del diametro 0,16 mm assolutamente senza memoria e piuttosto rigido per scorrere meglio fra gli anelli raggiungendo così distanze maggiori. Quando aprite la canna fate attenzione che gli anelli siano perfettamente allineati e puliti per evitare attriti che comprometterebbero la buona riuscita del lancio.

Una buona attrezzatura Prima di continuare vorrei fare un appunto per quanto riguarda la canna da pesca, perché dire canna è facile, ma partiamo dal presupposto che pescare è un piacere, se utilizzo un attrezzo di scar-

■ Una buona canna tra i 5 e i 6 metri, dotata di un'azione non eccessivamente rigida, è l'ideale per collocare efficacemente pesi di 3-4 grammi, soprattutto a debita distanza, per riuscire a non allarmare prede piuttosto sospettose come il Temolo.

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Galleggiante d’estate per trote e temoli

■ Per insidiare bene pesci sospettosi come le trote o i diffidenti temoli, specie in situazioni di giornate assolate e nelle ore centrali, è necessario utilizzare esche piccolissime che devono essere presentate con la massima naturalezza possibile.

sa qualità di conseguenza anche il piacere sarà proporzionato, dunque, per favore non "spilorciate" troppo quando acquistate uno strumento che vi potrebbe accompagnare per anni, da una canna di basso livello ad una discreta ci sono poche decine di euro di differenza che col tempo saranno sicuramente ripagati. Stesso ragionamento vale anche per il mulinello, per il filo, per gli ami e per quello che in genere si utilizza.

Quando e perché Ritorniamo a parlare del galleggiante e lo facciamo descrivendo il perché a volte è me-

glio utilizzarlo a discapito delle più affermate montature da fiume. Come sappiamo, insidiare le nostre amate trote e i diffidenti temoli in situazioni particolari, come ad esempio durante giornate soleggiate lontano dall’alba o dal tramonto o con condizioni d’acqua scarsa o limpida, bisogna adeguarsi alle circostanze e utilizzare esche piccolissime presentandole con la massima naturalezza. Un fiume di media valle trasporta continuamente piccoli animaletti che vivono sotto i sassi o nella vegetazione

sommersa e il materiale ittico presente trova un sicuro sostentamento da questa forma di vita. Per insidiare questi pesci in questi frangenti dobbiamo adeguarci e utilizzare vermetti, meglio se d’acqua, piccole camole, porta sassi, mosche o qualsiasi abitante che

Ben tarato, in grado di assecondare il peso del piombo in abboccata ■ Esche molto fini e piuttosto delicate, se abilmente innescate, fanno certamente la differenza e lavorano in acqua con estrema naturalezza. Piccoli vermetti, camole o mosche, ricercati sotto i sassi del fiume devono però avere adeguate montature, leggere e sensibili.

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troviamo sotto i sassi nel fiume e per fare questo è necessario abbandonare piombature concentrate tipo spirale, biglie, pendolini, che in molti casi comprometterebbero la presentazione dell’esca e specialmente la sensibilità sull’abboccata, obbligando il pesce a sputare immediatamente la piccola esca a causa della controforza del piombo, della canna e della nostra mano. Il galleggiante ben tarato ci garantirà un’azione molto naturale assecondando il peso del piombo durante l’abboccata e la nostra velocità di risposta sulla ferrata sarà molto più rapida perché non avremo bisogno di utilizzare il senso del tatto ma solo quello della vista. Per questa tecnica dovremo prediligere postazioni


Quale galleggiante?

con acqua alta o medio alta di buche e lame, dove di solito stazionano la maggior parte di trote e temoli e di qualsiasi specie ittica che occupa quel tratto di fiume. Dovrà essere nostra capacità scegliere la grammatura giusta per riuscire a far scorrere l’esca il più possibile vicino al fondo. Come piombatura giusta, intendo quella più leggera che ci possa permettere un’azione concreta, è ovvio che se uso un galleggiante da 10 gr probabilmente il piombo sarà sempre perpendicolare al galleggiante e vicino al fondo, ma è anche altrettanto ovvio che la trota o chicchessia, come tocca l’esca e trova una decisa controforza, sputa immediatamente e questi predatori, la maggior parte delle volte, ti concedono una sola opportunità: se la sfrutti bene …altrimenti saluti e baci.

Dunque, attenzione alla scelta del galleggiante, valutiamo la profondità e specialmente la velocità dell’acqua e in base a questi dati scegliere la grammatura giusta. Di solito si spazia dai 2 ai 5 gr di galleggiante per pescare nella maggior parte dei posti che il fiume ci offre. Quando questo presenta condizioni di acque veloci, per la maggior parte delle postazioni di solito uso un galleggiante da 3 gr infilato sulla lenza madre dello 0,16 mm, di seguito, sempre sulla lenza madre, inserisco una torpille da 2,5 gr e chiudo il tutto con una girella del n°22. Per quanto riguarda gli ami si spazia dal n°20/18 con filo 0,08/0,10 mm per esche delicatissime, per salire di grandezza con ami n°16/14 filo 0,12 mm per piccoli vermi, piccole camole, porta sassi e via dicendo. Il finale, possibilmente “fluorocarbon”, sarà lungo dai 50 ai 70 cm. Nel caso gli appoggi siano più frequenti con corrente moderata, il galleggiante può essere più leggero e tarato con una scalata di pallini per rendere più morbido lo scorrimento dell’esca. L’azione di pesca si svolgerà lanciando a inizio lama o buca, lasciando che il galleggiante venga trasportato della corrente e gestendo lo scorrimento del filo in modo tale che resti sollevato dall’acqua; va controllata la fuoriuscita del nylon con la mano opposta a quella che

■ Ancora un bellissimo temolo preso con una montatura leggera e idonea per le piccole esche. Il galleggiante, opportunamente tarato, ha fatto lavorare l'esca all'altezza giusta e a tiro degli esemplari migliori.

regge la canna o con il dito indice di quest’ultima appoggiato alla bobina aperta del mulinello e, in caso d’abboccata, la ferrata deve essere immediata, facendo maggiore pressione con il dito sulla bobina e solo in seguito chiudendo l’archetto del mulinello e iniziando il recupero. Un fattore importantissimo sarà l’altezza del galleggiante che deve essere impostata. Difficilmente troveremo un appoggio con un fondo perfettamente livellato, perciò

tareremo il galleggiante ad un’altezza che ci permetta di fare scorrere l’esca ad una distanza più breve possibile della zona con il fondo più alto, postazione dove di solito sostano gli esemplari migliori. Per fare questo bisogna stimare la misura della profondità e riportarla dal galleggiante al piombo principale e non all’amo, l’esca è talmente leggera che fluttua sul fondo anticipando o arretrando dalla posizione del piombo a causa della velocità dell’acqua che

■ Porta sassi e mosche sono esche decisamente difficili da innescare e che richiedono esperienza e abilità tecnica per poter avere una presentazione in acqua molto naturale e adescante.

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Galleggiante d’estate per trote e temoli Montature

sul fondo non è quasi mai uguale a quella di superficie e anche da eventuali trattenute che effettueremo durante la passata. Voi dite, ma allora come il fondo si abbassa ci sarà subito l’incaglio? Se la corrente è veloce difficilmente il piombo è perpendicolare al

Assetto

galleggiante per l’effetto dello scorrimento dell’acqua che, se è più veloce in superficie, sarà il galleggiante a trascinare il piombo, se viceversa è più veloce sul fondo, sarà il piombo a trascinare il galleggiante e di conseguenza in entrambi i casi si perde pro-

Disposizione in corrente

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fondità. Detto questo, non è che una volta impostato l’altezza e magari effettuato una cattura ritengo sia la misura giusta e non la tocco più. Tutto sarà valutato in base al numero delle abboccate che se sono abbondanti è ovvio non toccherò nulla, ma se al

contrario non avrò riscontri positivi o se il galleggiante continuerà a sprofondare perché il piombo tocca sul fondo, a quel punto dovrò intervenire e continuare a modificare la distanza del galleggiante fino a quando raggiungo un buon compromesso tra abboccate e false abboccate. Una cosa vi chiedo, non tarate il galleggiante troppo basso solo per il fatto di evitare eventuali incagli e perdita di montature: se partite con questo presupposto è meglio chiudere la canna è regalarla al primo bambino che incontrate. Pescare bene vuol dire anche prendersi dei rischi: è meglio perdere qualche montatura e divertirsi piuttosto che pescare tutto l’anno con lo stesso galleggiante e non riuscire ad accarezzare nemmeno una trota decente. Una gran fortuna di questa tecnica sta anche nel fatto che il pesce è sempre allamato nell’apparato boccale, difficilmente ingoia l’esca e di conseguenza è subito liberato dall’amo senza recargli danno. A quel punto sarà nostro compito guardare negli occhi la creatura che abbiamo tra le mani e, prima di liberarla, salutarla con un “arrivederci a presto”.


TROTA LAGO

Come per lo spinning, anche nello striscio alla trota è possibile utilizzare una grande varietà di esche artificiali, seppur articolate e lavorate diversamente. In questo articolo esaminiamo le più importanti e le loro modalità d’innesco. Testo di Emanuele Di Sanza - Foto di Daniel Menegoni

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L'

utilizzo delle esche artificiali per la pesca a striscio alla trota in lago rappresenta oggi una pratica stimata da molti pescatori. La motivazione di tanto successo deriva da vari fattori. I principali sono: ■ La facile reperibilità: infatti questo tipo di esche sono ormai vendute in tutti i negozi che commercializzano articoli da pesca. ■ Il mantenimento e la disponibilità, visto che a differenza di quelle naturali le esche artificiali si conservano nel tempo e in qualsiasi momento si possono avere a disposizione senza la necessità di dovere procurare le solite camole o caimani. ■ L’estrema efficacia e la duttilità. Tutte le principali aziende del settore della pesca producono e distribuiscono questo tipo di esche, quindi sul mercato è possibile trovare una vasta gamma di prodotti e tra questi quelli che vanno per la maggiore sono senz’altro le esche siliconiche, tra cui camole, caimani in silicone e twister, da aggiungere alle pastelle e

gli zuccherini. Ovviamente la scelta della tipologia di esca da utilizzare sarà determinata dalla condizione di pesca che dovremo affrontare.

Caimani e camole artificiali Grazie ai continui progressi tecnologici, oggi è possibile trovare in commercio caimani e camole artificiali di varie colorazioni la cui forma e consistenza si avvicina tantissimo a quella naturale: inoltre, alcune aziende leader nel settore hanno aromatizzato queste esche rendendole ancora più adescanti e di conseguenza la trota è indotta ad attaccare ed ingoiare l’esca un po’ più facilmente. Per quanto riguarda la scelta del colore, personalmente per aumentarne la visibilità in acqua torbida preferisco avvalermi delle colorazioni chiare, mentre in caso di acqua limpida utilizzo anche colorazioni scure. Per effettuare l’innesco

■ Grazie alla vasta gamma di colorazioni, le camole artificiali possono essere utilizzate sia in acqua torbida che trasparente. Il “Bruco” ha la forma simile a quella del caimano: la sua rotazione in acqua è stupefacente e viene prodotto in varie colorazioni.

■ Volendo pescare in acque torbide con esche artificiali dobbiamo tener presente che sarà determinante aumentare la visibilità della nostra esca, perciò un’ottima soluzione consiste nell’utilizzo del caimano siliconico bianco o di colorazione molto chiara.

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La pesca a striscio con le esche artificiali

■ Un innesco eseguito correttamente permetterà alla nostra esca artificiale di ruotare perfettamente sul proprio asse, quindi di essere particolarmente adescante.

delle trote più sospettose: inoltre, a differenza delle camole o dei caimani naturali, non conoscono l’usura, cioè anche dopo ripetuti lanci “forzati” la qualità dell’innesco rimane inalterata.

Il twister

della camola si inserisce la punta dell’amo dalla coda e la si fa uscire poco prima della testa, viceversa per il caimano. L’amo da utilizzare sarà lo stesso del twister, cioè il Tubertini serie 20 del n°8 o il Gamakatsu serie LS-607N del n°8 o il Milo serie T 133. Questo tipo di esche, se innescate correttamente, in acqua, ruotano in maniera eccezionale e saranno in grado di attirare l’attenzione anche

Il twister o falcetto è in assoluto una delle esche artificiali più utilizzate nella pesca a striscio alla trota in lago: infatti, ogni “trotaiolo” che abbia un minimo d’esperienza nel settore conosce perfettamente questo simpatico vermetto di silicone. Grazie alla sua codina estremamente mobile, il twister in acqua ha un movimento che ricorda quello di un piccolo vortice: in effetti la coda ruota vorticosamente e questa particolare caratteristica lo rende molto adescante con le trote sia attive che apatiche. In commercio esistono twister di varie misure e colorazioni, ognuna

delle quali può essere più o meno efficace a seconda della situazione di pesca: personalmente utilizzo la misura 1 (piccola) e la scelta del colore, come ho già detto per le camole e i caimani, varierà in base alle caratteristiche dell’acqua, cioè in caso di acqua torbida utilizzeremo un’esca chiara, mentre in acqua limpida oltre alle colorazioni chiare potremo utilizzare anche quelle scure. Il corretto innesco del twister va eseguito inserendo la punta dell’amo dalla testa e facendola uscire poco prima dell’attaccatura della codina: in questo modo la rotazione dell’innesco sarà perfetta perché la coda potrà muoversi liberamente e inoltre sarà più facile ferrare con successo la trota. L’amo da utilizzare per eseguire questo innesco può essere scelto tra il Tubertini serie 20 del n°8 o la serie 4 del n°5, oppure il Gamakatsu serie LS-607N del n°8. È possibile fare anche inneschi combinati, ad esempio si può innescare la sola “falce” di un twister del n°1 con una piccola “pera” di pastella: questo tipo di innesco viene chiamato da molti “frullino”. Anche se la forma è

■ Sul mercato sono presenti twister realizzati in varie colorazioni, ognuna delle quali risulta efficace in determinate situazioni: ad ogni modo, in caso di acqua torbida, è preferibile l’utilizzo di colorazioni più chiare, mentre in acqua trasparente si possono utilizzare con successo anche quelle scure. L’amo più indicato per l’innesco delle esche siliconiche deve essere a gambo medio o lungo e avere un’apertura abbastanza pronunciata.

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abbastanza eloquente, posso garantire la sua efficacia, in particolar modo quando le trote sembrano non essere interessate a nessun tipo di esca.

La pastella La pastella, insieme al twister, rappresenta lo standard delle esche artificiali per la pesca a striscio. La maggior parte delle pastelle commercializzate sono realizzate con materiali


■ La pastella è un’esca artificiale malleabile in grado di galleggiare, quindi, una volta prelevata la quantità desiderata, deve essere poi modellata su un amo specifico, dotato di una spiralina in grado di sostenere la stessa durante la fase di lancio e di recupero.

biodegradabili, quindi dopo un certo periodo di tempo in acqua si dissolvono senza lasciare residui e di conseguenza non inquinano il lago in cui si pesca. Ovviamente, come per tutte le altre esche artificiali, anche la pastella viene prodotta in tantissime colorazioni e questo in parte è un vantaggio perché offre la possibilità di effettuare dei cambi cromatici e in parte non fa altro che confondere il pescatore che al momento dell’acquisto, trovandosi davanti una miriade di colora-

zioni, non sa mai quale scegliere. Personalmente, ho potuto sperimentare vari tipi di pastelle e sicuramente quelle che ho notato più affidabili in fatto di tenuta all’amo e più redditizie sono prodotte dalla Berkley, anche se ci sono in commercio delle ottime alternative distribuite da altre aziende, come la Nitro Bait distribuita dalla Fassa. Una caratteristica fondamentale della pastella è la sua galleggiabilità in acqua: questa peculiarità la rende un’esca micidiale quando le trote mangiano attaccate al fondale o poco staccate da questa area, poiché una volta raggiunto il fondo con la zavorra (piombino, vetrino o bombarda), la pastella comincia a sollevarsi lentamente da questo, aumentando quindi la propria visibilità: inoltre, grazie anche agli aromi che rilascia in acqua, migliora la convinzione a mangiare verso le trote più apatiche. Sicuramente gran parte delle colorazioni sono efficaci, ma basandomi sulle mie esperienze, quelle che

solitamente danno i risultati migliori sono la bianca, la verde e quella arancio: tuttavia, ciò non toglie che anche con altre colorazioni potremo avere dei buoni risultati. Per innescare correttamente la pastella abbiamo bisogno di un amo che sia munito di spiralina, come ad esempio il Gamakatsu serie LS 2020NS del n°5 o 6. La spirale consente alla nostra pastella di rimanere saldamente attaccata all’amo, sia durante la fase di lancio, sia quando la trota ”mangia e sputa” ripetutamente la nostra esca. Il corretto innesco viene effettuato prelevando una piccola pallina di pastella dal contenitore e posizionandola sull’amo all’altezza della spirale: a questo punto bisogna coprire con la pastella tutto l’amo, conferendogli la cosiddetta forma ad “L”, che, in acqua, permetterà al nostro innesco di ruotare.

Lo zuccherino Questa tipologia di esca, come la pastella, è realizzata con materiale che in acqua galleggia: infatti viene impiegata nella pesca a fondo, più

precisamente nella cosiddetta pesca a “bandiera”, una tecnica elementare ma in alcune situazioni molto proficua; ad esempio può essere utilizzata con successo nella pesca estiva nei laghi molto profondi dove le trote, a causa delle alte temperature, stazionano negli strati d’acqua più bassi. Per eseguire questa tecnica bisogna montare un piombo da 8–12 gr seguito da un paranodo e da una girella tripla: a questo punto si può montare il terminale dello 0,16 mm lungo dai 3 ai 5 mt e l’amo sarà del n°6-8. La spropositata lunghezza del terminale permetterà al nostro zuccherino killer di “svolazzare” come una bandiera e rilasciare le sostanze odorose da cui è composto. Una volta innescato lo zuccherino, si lancia nella zona interessata, si fa giungere il piombo sul fondo e si pone la canna su di un poggia canne (tipo forcella), si mette in tensione il filo e si osservano i movimenti del cimino: infatti, in caso di abboccata, quest’ultimo comincerà a sussultare e a questo punto potremo ferrare e cominciare il recupero del pesce.

■ L’utilizzo dello zuccherino “killer” è una pratica diffusa tra i pescatori neofiti che amano insidiare le trote sul fondo durante il periodo estivo con la tecnica della “pesca a bandiera”.

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PESCA DEL SILURO

La tecnica della passata applicata alla pesca del siluro. Un metodo inusuale che, oltre a rappresentare un nuovo tipo di approccio al gigante delle nostre acque, regala emozioni davvero inimmaginabili. Testo e foto di Luca Pagli

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a pesca al siluro, in questi ultimi anni, ha attratto su di se molti giudizi. Le prese di posizione positive alle volte sono state soppiantate da quelle negative e le tante polemiche sulla questione siluro si, siluro no, hanno tenuto banco sulle principali riviste del settore. Ma mentre questa dialettica a distanza infuocava, è innegabile che il fascino di questa tecnica rivolta alla cattura di veri e propri “bestioni” d’acqua dolce abbia ammaliato i pescatori abituali e conseguentemente riavvicinato le nuove leve che mai si sarebbero sognate di praticare il nostro amato sport. Il gigante alloctono venuto dall’est è riuscito in un’impresa da molti ritenuta impossibile: dopo lo squallore degli ultimi anni, rianimare le sponde dei nostri vituperati corsi d’acqua.

Una tecnica nuova Premettendo che la pratica della pesca al siluro nel medio e basso corso dell’Arno è relativamente recente e deve scontare un’inevitabile sorta di noviziato, risulta estremamente gratificante essere considerati una sorta di pionieri del glanis fiorentino. E’ normale considerare l’Arno ancora giovane e tutto da scoprire per la pesca al siluro, sia per quanto riguarda gli spot, sia per le tecniche per le quali è inevitabile prendere spunto da quelle effettuabili sul più anziano fiume Po, ma che si adattano benissimo a tutti quei corsi d’acqua popolati da questo pesce: cambiano i fiumi ma non le abitudini di questo gigante d’acqua dolce. Le tecniche utilizzabili per questo tipo di pesca sono molteplici e, anche se alcune restrizioni venatorie ne limitano la pratica, nel periodo di frega quella della passata è una delle più redditizie. Una tecnica originariamente destinata alla cattura di altre specie ittiche, ma che ho

avuto modo di utilizzare con efficacia, proporzionando l’attrezzatura alla mole delle prede, insidiando i siluri. Il periodo di frega, infatti, costringe i siluri a continui spostamenti alla ricerca del luoghi idonei alla deposizione delle uova ed alle conseguenti cure parentali. L’inevitabile abbandono degli abituali spot che fino a pochi giorni prima regalavano catture costringe il pescatore ad una logica e scontata riflessione “se Maometto non va dalla montagna la montagna va da Maometto”. La tecnica della passata fa proprio al caso nostro dandoci l’opportunità di scandagliare dei lunghi tratti di fiume per costringere all’attacco, sia per fame che per difesa territoriale, il nostro amico pescione.

Hot spot e condizioni Le lunghe distese di acqua profonde 2-3 mt con corrente modesta caratterizzano la maggior parte del corso dell’Arno nel tratto fiorentino ed è proprio in questi punti, se le sponde ce lo permettono, che dobbiamo attuare la ricerca del nostro amico. La componente essenziale per la tecnica della passata è il flusso di corrente che, anche se modesto, non deve mai mancare. L’assenza di vento influisce positivamente sull’andamento della lenza e questo di solito avviene nelle

ore del tardo pomeriggio, al tramonto e nelle prime ore del mattino. Non va tralasciata la notte, molto amata dal glanis per la ricerca di cibo e da molti pescatori per la sua cattura, ma non da tutti, me compreso, che la notte amano dormire nel proprio letto. Sono infatti rare le mie “sortite” notturne e quindi più difficili e più sudate le mie catture diurne nei periodi estivi.

L’attrezzatura e le lenze Ma “bando alle ciance”, come si dice a Firenze, è giunto il momento di illustrarvi come costruisco la lenza per questa tecnica. Cercherò di descrivervi l’attrezzatura da me usata per questo metodo di pesca sul fiume Arno con l’intento di aiutare chi fosse interessato a intraprendere l’avventura. La

parola “resistente” dovrà essere la prima del vostro vocabolario. Le semplici canne e mulinelli da pesca in mare possono risultare validi per iniziare e solo il tempo e l'esperienza vi spingerà, un domani, ad orientarvi verso attrezzi più specifici. Ricordiamoci che avremo l’opportunità di lottare anche con pesci superiori ai 2 mt di lunghezza e dovremo farci trovare pronti altrimenti sarà dura…..molto dura. La mia canna ha una potenza di lancio di 800 gr ed è lunga 4,20 mt con la quale riesco manovrare a dovere la passata e ad effettuare potenti ferrate. Il mulinello che uso abitualmente è un rotante da 30 lb a doppia velocità. La lenza base è montata su trecciato da 160 lb di facile reperibilità e che, alla bisogna, può essere usato anche per altre tecniche. Per la montatura inizio infilando sul-

■ Anche nelle brevi sessioni prima del tramonto, le abboccate non si fanno attendere, anzi, le cacciate serali potrebbero essere in definitiva quelle più interessanti.

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A siluri nell’Arno fiorentino

■ Quando si prospettano lunghe camminate alla ricerca degli spot più congeniali per la presenza del siluro è bene ridurre al minimo l’attrezzatura, anche se la sua complessità è evidente persino nella sfortunata ipotesi di una rottura che compromette inevitabilmente l’intera uscita di pesca.

schettone di buona qualità e che abbia il libraggio uguale alla lenza madre. A quest’ultima applicherò il finale di tenuta maggiore della lenza madre perché soggetto a maggiori sollecitazioni dovute ai denti del siluro ed agli urti di eventuali ostacoli sul fondo. Io solitamente lego un terminale da 245 lb, utile per non rischiare di perdere il pesce e per riuscire anche a trattenerlo prima di salparlo sulla riva. Per ami adopero quelli con occhiello nelle misure 8/0-9/0 e 10/0. Ricordiamoci che la lunghezza del finale influisce sulla vivacità e la conseguente presentazione dell’esca al siluro. Più lungo sarà il terminale e più ampio sarà il raggio d’azione del vivo che perderà però in difficoltà natatoria, facendo diminuire le sue irresistibili vibrazioni. Il consiglio è quello di utilizzare finali che vanno da 40/50 cm al metro di lunghezza.

Finalmente si pesca

la lenza madre due stopper in gomma oppure eseguo, con due pezzetti di trecciato tolti preventivamente dalla lenza madre, due nodi scorrevoli come quelli che si usano per fermare il galleggiante scorrevole nella pesca all’inglese. Il “fermo” posto più in alto mi permette di bloccare la distanza fra esca e galleggiante sul massimo fondale dello spot di pesca. Mentre il secondo, fermato più in basso, blocca l’esca alla profondità ideale dove voglio insidiare il siluro. Trattandosi di una pesca esclusivamente “di ricerca”, pesco staccato a non più di 50 cm dal fondo. Una pallina di plastica impedisce al moschettone, sempre di generose dimensioni, di stringere troppo 74

la lenza e di poter scorrere bene sulla stessa bloccandosi in corrispondenza degli stopper. Per segnalatore preferisco usare, al posto del classico galleggiante, il palloncino e le ragioni sono molteplici: prende poco posto, costa poco e posso sceglierlo nei colori più disparati. I più usati sono il bianco e il giallo, visibilissimi anche di notte, previo inserimento di una starlight luminescente per ottimizzarne la visione notturna. Successivamente inserisco sulla madre-lenza il piombo intercambiabile che ci offre l’opportunità di variare le grammature durante le fasi di pesca senza dover rifare nuovamente la lenza. Le zavorre che utilizzo vanno dai 70 ai 200 gr ed il loro impiego varia in funzio-

ne di numerosi fattori. Il diverso flusso di corrente, la presenza di vento ed il volume delle esche proiettate nell’acqua sono tutte variabili da prendere in considerazione quando ci approssimeremo alla costruzione della montatura. Per esempio, più peso applicheremo sulla lenza e più il nostro innesco vivo apparirà in difficoltà presentandosi in acqua come una facile preda per il nostro cacciatore.

I terminali Successivamente inserisco sempre sulla lenza un salvanodo in gomma e con un palomar, molto resistente e facile da realizzare, lego sotto una girella con o senza mo-

A questo punto la lenza è pronta per fare il suo dovere. Dopo aver innescato la nostra esca avremo cura di applicare sulla punta dell’amo senza ardiglione un piccolo pezzetto di gomma in modo che il vivo non si liberi dall’innesco. Nel nostro caso si tratterà di un’anguilla che è la specie più reperibile nei nostri supermercati ed anche la più adatta ad effettuare i necessari lunghi lanci. Dopo aver gettato


■ Padre e figlio! Non solo una bella foto, ma un ricordo indelebile per la vita e la passione di un pescatore che può tramandare alla futura generazione abilità e tecnica. Eccoli ripresi entrambi in acqua con il grosso predatore … tutti felici per l’incredibile momento.

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A siluri nell’Arno fiorentino ■ Nel caso che gli spot non consentano un comodo accesso all’acqua e la preda sia davvero “over size”, è più sicuro scendere a patti con la mole del bestione e prendere una collocazione più comoda e soprattutto meglio fruibile, accanto al pesce, anche se con i piedi a bagno.

l’insidia dovremo cercare di tenere sempre il multifibre dritto sul palloncino e possibilmente sollevato dalla superficie dell’acqua. Il movimento giusto per ottenere questo è di alzare la punta della canna cercando di sollevare il filo dall’acqua arrivando il più vicino possibile al nostro galleggiante. A quel punto un colpetto secco ci darà una linea retta senza allontanare più di tanto la nostra lenza dalla linea di passata. Abituiamoci al frequente e breve richiamo della lenza che, oltre a produrre altre adescanti vibrazioni, ci consentirà, in caso di attacco, una pronta e potente ferrata. Un piccolo accorgimento da mettere in atto durante la sessione di pesca è quello di riuscire a trovare la profondità giusta dove far “girellare” la nostra insidia. Faremo allora in modo che qualche volta il piombo freghi sul fondo al punto di fermare la lenza nel

suo incedere, ma che riparta con un semplice richiamo della stessa.

Le operazioni post-cattura Nella vostra attrezzatura, come nella mia, non dovranno mai mancare un paio di guanti che serviranno a salpare il siluro dopo averlo agguantato per la mascella inferiore. Un telo dove poterlo adagiare per non creargli danni, un paio di pinze per poter estrarre con cura l’amo e soprattutto una macchina fotografica. Rilasciate il siluro solo dopo una buona ossigenazione e cercate di essere sempre in compagnia. Potrete darvi una mano in caso di bisogno, condividere momenti entusiasmanti e… immortalarvi a vicenda nelle pose più fantasiose.

Quando l’esca comincia ad agitarsi sale l’adrenalina 76

■ Il terminale molto più robusto della madre lenza ci servirà nella parte finale del combattimento quando il siluro dovrà essere salpato.

Cosa non si deve fare Una cosa molto importante da non fare è sottovalutare la potenza di questo pesce affrontandolo con attrezzature e montature sottodimensionate. Oltre a rischiare di perdere la preda, si pregiudicherebbe il proseguo della sua esistenza lasciandogli in bocca ami, montature e metri di indistruttibile trecciato. Controllate sempre gli ultimi metri di multifibre. Alle volte è meglio sostituirne pochi metri, anche se modestamente deteriorato, che vedersi sfuggire all’ultimo secondo la cattura della vita.


SPINNING

In chiave autunnale, il mitico “bananetto” rappresenta una scelta opportuna e molto affine alla stagione in arrivo. Il crank-bait è senz’altro l’esca ideale sia per lavorare nelle profondità intermedie, sia soprattutto per rispondere con efficacia all’aggressività dei bass che si apprestano a cacciare prede di maggiore sostanza prima dei rigori invernali. Testo e foto di Francesco Capomassi

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S

ul finire dell’estate si potrebbe quasi dire che la sagra delle esche di gomma ha davvero raggiunto il suo massimo, anche se in definitiva non è possibile esimersi dall’asserire che non c’è mai fine all’utilizzo delle soft-bait, viste le capacità infinite di adattamento alle diverse condizioni ambientali di pesca. In linea di massima, è comunque opportuno guardare anche ad una certa diversificazione della questione “parco artificiali”, non fosse altro per il piacere di mettere in campo alcune esche molto esaltanti, anche perché legate a scelte di attrezzature specifiche e di piacere d’utilizzo: le crankin-rod. Il crank-bait è l’artificiale giusto per provare a stimolare questo predatore, ma per certi versi anche il luccio che molto spesso ne condivide l’habitat e, quando nella vena più aggressiva, rincorre dalle aree di appostamento l’insidia di passaggio. D’altronde, il crank non deve necessariamente lavorare in piena velocità e/o libertà d’azione, ma, come descritto più avanti, esso si muove sempre in maniera cadenzata e a stretto contatto con le asperità dei fondali. I “crank-bait” sono una vecchia famiglia di esche artificiali presenti sul mercato d’oltreoceano fino dagli anni ’30, fondamentalmente realizzate dagli americani per la pesca del black-bass. A differenza del pesciolino

■ Ecco una bella e sobria cattura ottenuta con il lavoro di un crank di media superficie messo a lavorare di fianco ai canneti più che sul fondo. Il bass, al passaggio del bananetto, è subito balzato fuori dalla penombra vegetativa predando l’esca manovrata con calma e con piccoli momenti di sosta.

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E’ l’ora del bananetto: il “crank-bait” ■ L’ausilio di un’imbarcazione o di un belly-boat è fondamentale per poter operare con i crank al meglio delle loro possibilità, ovvero potendone sfruttare appieno le capacità di nuoto, di discesa, di vibrazioni emesse e di collocazione massima nella curva di affondamento che equivale alla quota di lavoro prevista per l’esca scelta.

minnow che in genere viene proposto filiforme e con pattern molto similari al classico pesce foraggio a cui fare riferimento in acqua dolce, questa speciale esca si distingue subito per i due elementi esterni che meglio la caratterizzano:

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l’intaglio del corpo e il timone di profondità. La classica forma a bananetta, abbastanza panciuta, con la coda che spesso finisce ristretta e l’ampio palettone frontale che serve per l’immersione rapida, oltreché per il raggiungimento


Le diverse palette Ci sono diverse scelte di funzionalità, oltreché costruttive, che si preferiscono a seconda dello specchio d’acqua da affrontare e di quanto si desideri più o meno scendere verso il fondo, le tre più fondamentali sono: crank “shallow runner”, “medium deep diver” e “deep diver”. Con gli shallow (le “shallows” sono le acque poco profonde) è possibile lavorare bene in superficie, sforando di poco il primo strato superficiale; questo tipo di esca monta in genere una paletta estremamente ridotta come lunghezza, inserita dritta come un sottogola nel crank in una posizione praticamente verticale di quasi 90° e questo per conferirgli una discesa molto limitata, al massimo di appena 30/60 cm. E’ uno degli artificiali più utilizzati soprattutto quando si pesca da terra, dove le conformazioni delle zone limitrofe alle rive con gli anfratti o le anse che si propongono, non sono mai troppo profonde, in genere intorno al metro, e tuttavia non è propriamente richiesto in questi tratti di dover scendere a tutti i costi, anzi, in questo caso è senz’altro più producente evidenziare la presenza del crank che si dimena in poche spanne d’acqua, come un qualsiasi pesciolino, rasentando gli ammassi erbosi e nuotando proprio intorno ai corridoi e ai chiari d’acqua che si aprono qui e la. Con una paletta inserita a 90° il crank si muove praticamente quasi in superficie, ma è possibile ovviamente variare anche se di poco la sua azione sempre con altri crank-baits, ma con palette inserite a diverse angolazioni: dai 35° ai 45° (mid-range) c’è già un discreto fattore di discesa (si parla però sempre di palette molto corte…), intorno ai 60/70 cm. mantenendo la canna in posizione bassa, mentre già ad 80° d’inclinazione, l’azione dell’artificiale è più indirizzata intorno ad un range di 40 cm dal pelo dell’acqua. I “medium deep-diver” permettono di sondare tratti d’acqua sensibilmente più profondi. Sparisce la paletta corta inserita tra i 45° e i 90°, vengono utilizzati dei buoni timoni di profondità più lunghi degli shallow, ma soprattutto inseriti tra i 30° e i 35°, quasi in orizzontale. Questa diversità fa lavorare l’esca mediamente tra i 100 e i 200 cm con lievi differenziazioni dovute quasi del tutto alla lunghezza del timone e alla sua ampiezza terminale. Un Rapala Fat Rap da 5 cm, ad esempio, dotato di una paletta di lunghezza intermedia, quasi orizzontale e larga in punta, è già un’esca che può raggiungere i 7 piedi (circa 2 mt) se lavorato da una buona altezza, come quella di un’imbarcazione o di un molo; perché per poter raggiungere la massima profondità espressa dalla casa costruttrice è necessario pescare da una posizione intermedia, non troppo bassa e che consenta un lancio molto sostenuto. Sempre ritornando al Fat Rap da 5 cm come esempio, i 7 piedi di profondità sono raggiunti con un lancio di circa 70 ft (21 mt) e solo durante la fase del recupero, tra i 30 e i 12 ft, con canna mantenuta sempre bassa. I “deep-diver”, infine, servono davvero per andare molto in fondo. Con questa categoria di crank si possono raggiungere anche i 250/300 cm e qualcosa oltre … ; l’ampiezza della paletta e la sua lunghezza sono i fattori che spingono rapidamente l’esca verso il basso. Il divergente è quasi sempre montato in posizione molto orizzontale, intorno ai 30°, pur mantenendo comunque una certa inclinazione per prendere subito acqua. Ci sono modelli, in questo ultimo settore, incredibili per la spropositata estensione del timone di profondità, ma tant’è che scendono giù bene e lavorano in modo molto adeguato. Non va dimenticato, infine, che tutti i crank sono ormai provvisti delle famose sferette di metallo interne che si spostano durante il lancio e che producono inedite rumorosità in acqua, molto utili in profondità estreme e comunque in acque sporche, non del tutto bene illuminate o coperte dai grossi banks di erbe semi-affioranti. della debita profondità, hanno nel tempo rappresentato lo standard costruttivo di base per tutte le varianti che successivamente sono state prodotte, non ultimi gli “shallowrunner” o i “super deep-run-

ner”. Con il bass, si sa’, le cose non sono mai semplici e continue nei risultati. E’ un pesce fortemente caratteriale e che va preso con intelligenza, metodo e soprattutto fantasia, altrimenti non potrebbero trova-

re utile collocazione tutte quelle moltitudini di esche artificiali, anche le più impensabili che il mercato continua ad inventare, a produrre o rinnovare per stimolarne appieno le capacità d’attacco, pratica-

mente in ogni occasione di pesca. Come tutte le hard-bait, anche il crank non è esente dalla problematica dell’incaglio, a maggior ragione, considerando un’attività esclusivamente di fondo e super fondo, 81


E’ l’ora del bananetto: il “crank-bait”

Con il crank si deve rischiare più del dovuto lavorandolo a contatto del fondo con l’unica esclusione delle shallow-bait o super-shallowbait che possono operare praticamente a vista o comunque in un campo di sicurezza più elevato. Purtroppo, ad oggi il crank rimane così inalterato, con le sue ancorette e con la sua spiacevole possibilità di rimanere attaccato a qualche ramo del fondo; tuttavia, in questo senso è possibile ottenere risultati molto positivi se si ha la pazienza e l’accortezza di sostituire gli anellini, con i “luresaver” in metallo flessibile,

che si aprono quando sottoposti al tiraggio estremo e comunque tarati opportunamente sia per il carico di riferimento che per la grandezza stessa dell’esca. Oppure si può usare l’intramontabile “E-Z Lure Retriever”, una sorta di grosso peso che si aggancia al filo da pesca mantenuto in tensione verticale e che scende con velocità giù, verso l’esca, fino a colpirla violentemente per farla sganciare in senso opposto, o anche per agganciarla e poterla così manovrare, imprimendone più

■ Un paio di belle catture tutte realizzate con crank di media superficie (2-3 mt), lanciando dal natante verso gli anfratti e le rocce del sottoriva e dunque recuperando a scendere verso il digrado del fondale dove in genere i bass si mantengono in caccia.

forza che non ovviamente tirando con la canna, visto che al peso è legato un robusto cordino o anche una più capace catenella; tuttavia, l’operazione si esegue con più facilità e chance di successo se si effettua dall’alto di un’imbarcazione, altrimenti, per chi pesca da terra, può essere utile il “Telescopic Lure Retriever”, che per l’appunto è un bastone rigido allungabile (telescopico) con una sorta di serpentina metallica finale che serve per agguantare l’esca ferma sull’incaglio. Ma il crankbait

non è che si perde così all’ordine del giorno. Questa costruzione è fatta apposta per avere quasi sempre inserito un capace palettone dritto sul muso, generalmente piuttosto lungo, flessibile e arrotondato o appena smussato nelle bordature, soluzioni che sono molto utili per avvertire nell’immediato gli ostacoli sommersi e svicolare dall’ostacolo, perché il crank scende fortemente di punta con il muso rivolto quasi dritto verso il fondo ed è il palettone la prima cosa che scontra ed avver-

■ I periodi autunnali che precedono il freddo sono perfetti per l’uso di queste esche. I bass hanno una predazione più di sostanza e dunque rispondono meglio ad un solido crank che si sbatte e muove acqua nella corsa di passaggio a ridosso degli ostacoli sommersi.

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Pescare a crank Per quanto paradossale possa sembrare, pescare “a crank” ed essere in pesca con il crank vuol dire lavorare a contatto con gli ostacoli, ovvero battere gli ostacoli con la paletta e dunque rischiare di urtare tutto quello che può capitare. E’ indispensabile “ascoltare” il fondale che si è raggiunto e, se ciò non dovesse avvenire, cambiare l’esca con un’altra misura più generosa come timone di profondità, sempre per scendere più giù e battere le asperità del fondo. Quello che in genere succede è la cosiddetta “deflection” (deviazione), laddove ad ogni urto della paletta, fondamentale per il richiamo del predatore, fa seguito una breve pausa legata al rila-

scio dell’esca e una nuova ripresa dell’azione di nuoto in modo da scapolare l’ostacolo e proseguire in avanti. E’ ovviamente possibile anche attendere la completa risalita dell’esca verso la superficie per poi ripartire da un’altro punto d’immersione. te del pericolo. Di fatto ogni minimo sentore di blocco nell’avanzamento dovrebbe essere il primo campanello di allarme che evidenzia una difficoltà, e l’immediato arresto del movimento di recupero è la soluzione fondamentale per lasciare che l’esca si sollevi appena verso la superficie di quel tanto che basta per riprendere a macinare filo e scavalcare così l’eventuale ostacolo. Il crank è sempre

■ Come si evince dal disegno a lato, lavorare a crank significa cercare, per quanto possibile, il contatto con le asperità del fondo. La paletta di queste esche è lo strumento indispensabile per avere l’allerta del contatto che si trasmette in canna. Meglio se una “Cranking-Rod”!

floating, in quanto la galleggiabilità è l’elemento di sicurezza che gli permette di risalire abbastanza rapidamente in superficie, non appena viene rilasciato; il tipico taglio a bananetta rovesciata con la pancia molto pronunciata e la coda che termina stretta e affusolata è una funzionalità tipica dei migliori crank-bait! Infatti, l’esca è così disegnata

per avere i pesi di bilanciamento sempre all’interno della zona pancia-testa, seppure le sferette si possono spostare verso la coda durante la fase di lancio; questo garantisce al crank un’immersione che deve avvenire sempre con la testa rivolta verso il fondo e la coda che, in fase di rilascio e dunque di risalita, deve mantenersi più alta. 83


PESCA A MOSCA

2a Parte

Tra le pietre del torrente

Componenti tecniche:

strumenti e lanci S

e da un lato la conoscenza approfondita delle correnti riveste un'importanza vitale, non possiamo certo trascurare la cura della nostra attrezzatura che dovrà perfettamente essere in sintonia con tutto l'ambiente circostante, permettendoci spostamenti pratici e assicurandoci sempre la massima affidabilità in fatto di lancio, gestione del finale e recupero del pesce. Lo scenario selvaggio offerto dal torrente di montagna ci impone, appunto, una scrupolosa ricerca dell'essenzialità e della praticità, rinvenendo nella perfetta calibratura della nostra attrezzatura una delle componenti

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tecniche più rilevanti. Prendendo in considerazione appunto la scelta dei nostri strumenti, prediligeremo l'utilizzo di canne piuttosto corte, con misure comprese tra i 6,6 piedi e i 7 piedi e mezzo, per quanto concerne la pesca con la mosca secca, mentre leggermente più lunghe, seppur di poco, per la pesca a ninfa. Quest'ultimo approccio al fiume troverà nelle lunghezze degli 8 piedi e mezzo e dei 9 piedi il giusto compromesso per situazioni caratterizzate da spazi ristretti. Se il nostro approccio al fiume troverà appunto nella pesca a ninfa il proprio lato

■ Una combattiva ed energica iridea e una maestosa trota fario, indiscussa regina del torrente.


Continuando la nostra analisi alla scoperta della tecnica di pesca a mosca in torrente, è essenziale poter analizzare nello specifico ogni azione e ogni aspetto tecnico tattico. In questa seconda parte analizzeremo le canne e i relativi lanci anti dragaggio. Testo e foto di Massimiliano Nepori

tecnico, consigliamo al pescatore la possibilità di prendere in considerazione l'utilizzo di uno strumento con caratteristiche di teleregolazione, dotato quindi della possibilità oggettiva di poter variare a seconda delle necessità sia la lunghezza che la tipologia di pesca, passando agilmente da una canna lunga adatta alla ninfa ad una canna decisamente più minuta adatta per la pesca con la mosca secca. Se da un lato questa scelta può darci dei vantaggi, non è da sottovalutare il peso che molto spesso queste attrezzature possiedono, decisamente più importanti delle canne in 2, 3 o più sezioni dedicate unicamente per tipologia ad una precisa tecnica di pesca. Andremo quindi a preferire, in base alla tecnica prescelta, una canna dotata di una sensibile azione di punta che, a differenza di quello che normalmente si possa pensare, non si traduce in un’elevata rigidità dell'attrezzo, ma bensì in una spiccata capacità di conferire nella parte più sottile, il vettino, tutta l'energia derivata dal lancio, dandoci effettivamente la possibilità di entrare in pesca con pochi lanci e con una precisione quasi chirurgica.

Il lancio e il dragaggio Se da un lato la corretta scelta dell'attrezzatura, canna, mulinello, coda, finale e mosca, è d'obbligo, non bisogna certo dimenticarsi di una delle componenti essenziali e forse di quella che maggiormente può determinare il successo della nostra battuta di pesca: il lancio. Sarebbe davvero molto riduttivo se delegassimo unicamente all’artificiale il compito di ingannare la preda. La capacità di saperlo indirizzare esatta-

mente dove vogliamo controllandone la posa, curandone i movimenti e aumentandone lo stazionamento è quanto di più tecnico e proficuo si possa mai produrre. La conformazione tipica del torrente ci impone di lanciare corto e il più possibile laterale alla sponda, presentando la nostra imitazione all'improvviso nel campo visivo della trota, godendo di un elemento sorpresa dotato di notevoli vantaggi. Analizzando le varie tipologie di lancio adottabili, va precisato quanto una dinamica angolata risolva spesso il problematico compito di presentare la mosca prima della discesa in acqua della coda, dando modo al finale di raggrupparsi, aumentando la permanenza della nostra mosca nel punto prescelto. I lanci che andremo a produrre in queste situazioni caratterizzate da acque mosse e veloci troveranno quindi nelle dinamiche angolate il fulcro della loro struttura. Supponiamo di avere dall'altra parte della sponda uno specchio d'acqua dove la corrente forma una piccola ansa: la nostra esperienza ci suggerisce che, in assenza di schiusa, una trota potrebbe stazionare in quell'ambiente più tranquillo ma ugualmente ben ossigenato, nutrendosi di piccoli insetti trasportati sotto la superficie dalla corrente: dalla nostra zona di lancio dobbiamo superare una forte corrente centrale e siamo perfettamente consci del fatto che, qualora la coda dovesse posarsi sopra di essa, questa verrebbe inevitabilmente trasportata immediatamente via e con essa il finale e la nostra mosca, creando sulla superficie una scia nociva che di sicuro invaliderebbe ogni successivo tentativo. In questa circostanza terremo la canna in posizione verticale o al massimo a 45° rispetto alla superficie dell'acqua cercando di formare, con pochissima coda fuori dal nostro cimino, un loop stretto e 85


Componenti tecniche: strumenti e lanci

■ Nella sequenza: un lento e ragionato approccio alla zona di pesca, componente fondamentale del pescatore di torrente.

mirato verso l’obiettivo, posando quindi in primis l’imitazione e successivamente la parte terminale del finale che si raggrupperà vicino ad essa, aumentandone radicalmente la permanenza. Questo lancio è detto “angolato rallentato” ed è forse uno dei più usati per fronteggiare queste situazioni dove il fattore dragaggio assume un coefficiente altissimo. Il nome stesso di questo lancio fornisce immediatamente ogni esaustiva spiegazione in merito alla sua dinamica che dovrà quindi per for-

za di cose essere rallentata in occasione dell'ultimo lancio, quello atto a direzionare la mosca nel punto prefissato. Altra tipologia di lancio è rappresentata dai cosiddetti “lanci curvi”: questi vengono plasmati direttamente in aria e, anche se spesso possono risultare lievemente meno precisi di altri, offrono una concreta risorsa per sconfiggere il dragaggio. La corretta esecuzione di un lancio curvo non prevede necessariamente una dinamica veloce: la coda posizionatasi sulla superficie for-

merà un disegno del tutto simile ad una “U” rovesciata, riducendo in questo modo la dannosa azione di trascinamento inflitta al finale dalla corrente. Ottenere un lancio curvo non riveste di per sé una complicata azione tecnica in fase di lancio, d'altro canto una padronanza radicata delle dinamiche di lancio ci daranno la possibilità di curvare in qualsiasi momento e a nostro piacimento non solo la coda ma anche il finale stesso. La capacità di poter “ribaltare” coda e finale a monte

■ Quattro stupende imitazioni di effimere realizzate al telaio dal maestro e amico Terenzio Zandri. www.terenziosilklines.com

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della nostra imitazione è alla base di un altro interessantissimo lancio detto appunto “ribaltato”. Questo lancio, permettendoci appunto di ribaltare a monte coda e finale senza coinvolgere l'artificiale, viene eseguito avendo cura di tenere sempre nella mano sinistra, per i destrorsi, alcune spire di coda che ci permetteranno appunto di avere lenza necessaria da poter rilanciare attraverso un movimento circolare compiuto col vettino della canna dal basso verso l'alto e direzionato a monte dell’artificiale. Questo lancio, anche se non rientra di diritto nella categoria dei lanci propriamente nati curvi, ci fa capire quanto a volte dei piccoli accorgimenti possano trasformare un lancio qualsiasi in un curvo a tutti gli effetti. Cercando nelle diverse dinamiche che compongono il lancio un aiuto per quanto riguarda l'esecuzione dei lanci curvi, non possiamo sottovalutare come lo Shooting, spire di coda trattenute nella mano non impegnata dalla canna e solitamente rilasciate e accompagnate verso il primo anello quando la coda in accelerazione la richiede per distendersi ulteriormente, rivesta attivamente un ruolo determinante che, se sapientemente gestito e anticipato, offre la possibilità di presentare in modo curvo la maggioranza


La mosca del mese Nome: Chernobyl Ant Amo: dritto # 8 oppure # 6 Sottocorpo: hackle di gallo rosso montato palmer Primo corpo: striscia di foam giallo Secondo corpo: striscia di foam marrone Zampe: elastici in gomma nera Indicatori: quadratini in foam arancione Indicazioni: mosca tipicamente estiva, richiama spesso ad abboccare le grandi trote che la scambiano per un insetto caduto dagli alberi.

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dei lanci. Un lancio che si presta a questa dinamica “anticipata” è senza dubbio il “sottovetta” che si ottiene alzando la punta della canna nell'ultimo lancio posizionando il loop su un piano differente e non più rettilineo, con il risultato di un finale che viaggerà sul pelo dell'acqua. Altro lancio degno di essere menzionato tra quelli destinati a combattere il dragaggio è quello a “serpentina” che trova nella sua semplicità d'esecuzione il segreto del suo diffuso utilizzo: infatti, una volta proiettata la coda in avanti, ancor prima che questa tocchi la superficie, si disegneranno col vettino delle S; queste ondulazioni, una volta depositatesi sulla superficie, limiteranno il trascinamento della coda e di conseguenza anche del nostro artificiale che scenderà lento lungo la corrente. Un proverbio recita “non tutto il mal viene per nuocere” e questo trova la sua verità anche nel dragaggio! Infatti, in occa-

sione di trote particolarmente svogliate, è possibile stuzzicarne gli appetiti facendo compiere al nostro artificiale alcuni movimenti atti ad imitare o il goffo movimento di un insetto caduto accidentalmente sulla superficie, oppure quello di un'effimera che, una volta spiegate le ali, tenta di spiccare il suo volo. Quest’azione impressa al finale e di conseguenza alla mosca è detta “pattinamento”: in pratica si tratta di far compiere al vettino alcuni movimenti circolari creando delle piccole onde che si propagheranno al finale facendolo spostare a piccoli scatti e con esso anche l’imitazione sembrerà prendere vita.

quella di contenere la coda: possiamo quindi consigliare a tale scopo uno strumento large arbori, bobina larga, che ci fornirà un supporto più ampio dove poter riavvolgere dolce-

mente la coda, eliminando gran parte dell'effetto memoria e dotato di un peso piuttosto contenuto capace, in ultimo, di bilanciare perfettamente la nostra attrezzatura.

Il mulinello, uno spettatore inattivo Il mulinello su cui avvolgeremo la nostra coda non riveste in questi scenari di pesca un particolare essenziale in quanto ad esso non è delegata nessuna azione basilare se non

■ Un mulinello Large Arbour ci permetterà di avvolgere delicatamente la coda riducendo il fastidioso effetto memoria.

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PESCA IN FOCE

PREDATORI a confronto Un luogo sempre ricco di vita, la foce ospita una grande varietĂ  di pesce, dalle piccole prede ai possenti predatori che, proprio in queste acque, stazionano periodicamente per la notevole quantitĂ  di cibo presente. Testo e foto di Alfonso Vastano

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icuramente uno dei luoghi più frequentati ed apprezzati dai pesca sportivi, la foce è un luogo sempre ricco di vita di ogni genere, dove le molte specie di pesce presente indicono molti pesca sportivi a praticare periodicamente questi luoghi dove possono dar sfogo alla loro passione e praticare al meglio la tecnica preferita. Inoltre, la foce rappresenta un ottimo hot spot sia per pescatori di mare che ovviamente per quelli di acqua dolce. Del resto, la grande varietà e abbondanza di pesce rendono le bocche dei fiumi un luogo adatto a molte tecniche, dal beach legerig alla pesca con il galleggiante, dalla pesca a fondo nelle zone limitrofe alla foce, allo spinning, una delle tecniche più affascinanti e praticate in queste zone. In altre parole, la presenza costante di prede che vanno dalle più piccole ai grandi predatori, consente ad ognuno di noi di esprimersi al meglio nella propria specialità, sostanzialmente in tutti periodi dell’anno, anche se la fine dell’estate, e nello specifico il mese di settembre e ottobre, spesso rappresenta uno dei periodi più redditizi. Alta la presenza dei fiumi su tutto il territorio nazionale, dai grandi corsi d’acqua, come il Po, l’Arno, il Tevere ecc con ampi delta e estuari che riversano in mare grandi quantità d’acqua dolce, ai piccoli fiumi, ruscelli, canali ecc, altrettanto importanti ed interessanti.

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Predatori a confronto

■ Una buona attrezzatura e la piena conoscenza degli artificiali consentono di svolgere un’azione di pesca efficace, mirata alla cattura delle singole specie.

Del resto, l’incontro delle due acque, dolce e salata, è da sempre un grosso richiamo per molte specie di pesce che in queste zone trovano le condizioni ideali per vivere. Da studi recenti, infatti, è risultato che il grado di salinità presente presso le foci dei fiumi è ideale per la vita di molte specie ed è proprio questo uno dei motivi principali che determina la grossa concentrazione di pesce in queste zone. In altre parole, un ambiente che consenta la vita e 90

garantisca il cibo a molti pesci, anche di grossa taglia, tanto che non è raro assistere alla risalita di specie tipicamente marine, come i cefali e le spigole, per molti chilometri all’interno dei fiumi, dove, con attrezzature adeguate e tecniche mirate, è possibile realizzare ottimi carnieri. In questa occasione vogliamo trattare la pesca di alcuni predatori, abituali frequentatori delle foci, ad iniziare dalle spigole e dai serra, oggi presenti in grande quantità lungo tut-

te le coste italiane. Molti i luoghi ideali per insidiare queste specie, ad iniziare dalle zone limitrofe le foci e le opere portuali dove questi due predatori si dividono il territorio “terrorizzando” la minutaglia presente in grande quantità.

La spigola Spigola, branzino o ragno come lo chiamiamo qui in toscana, tanti nomi per quella che viene a giusta ragione considerata la Regina, uno dei pe-

sci più amati e ricercati dai pesca sportivi, tanto da essere insidiato con svariate tecniche sia di fondo che di superficie, senza dimenticare lo spinning, una disciplina che proprio in questi luoghi e in questo periodo conta il maggior numero di praticanti. Insidiato spesso a fondo con attrezzature medio leggere, in alcune giornate e serate è possibile coronare il bel sogno e catturare anche esemplari di ottima taglia. Inoltre, in questa tecnica non è necessario


adottare grandi strategie né montature particolarmente sofisticate: in altre parole, il “vecchio” caro piombo scorrevole, seguito da un terminale lungo almeno 150-200 cm, garantisce sempre ottime possibilità di successo. Solo in alcuni casi, quando la direzione della corrente non è ben definita e spinge lateralmente, è necessario utilizzare una paratura composta da un piombo terminale fisso e uno short rovesciato molto lungo, con l’amo che va a cadere a pochi centimetri dalla zavorra, una soluzione che consentirà al finale di stendersi lontano dal trave diminuendo le possibilità di groviglio del terminale. Una valida alternativa è costituita dalle sfere a quattro vie, efficaci e robuste “pallottole” in plastica: una volta inserite sul trave, consentono al finale di ruotare liberamente ed offrono le massime garanzie di anti-groviglio. Per quanto riguarda le esche, la scelta è varia e possiamo utilizzare molte tipologie di anellidi; tuttavia americano, coreano e tremolina rappresentano i bocconi più efficaci nella pesca delle spigole in foce, senza sottovalutare l’impiego del vivo, una scelta spesso vincente specialmente per quanto riguarda la cattura di esemplari di grossa taglia. Per gli amanti

■ Il raglou del ledgering, poi, rappresenta una utilizzando pasturadelle esche più tori adeguati, la pe- efficaci nella pesca sca con il bigattino delle spigole. offre grandi possibiliSpesso per tà di successo, spe- lanciarlo lontano si impiega una cialmente durante le bombarda, una ore notturne. Infine, soluzione che ci non dimentichiamo consente di sondare le lo spinning, una tecschiumate più nica sempre assai ampie e gli spot produttiva ed emomigliori. zionante. Tra i vari artificiali che possiamo impiegare, oltre all’efficacissimo popper, possiamo utilizzare piccoli minnow ed esche artificiali siliconiche. Oggi il mercato mette a nostra disposizione un’ampia varietà di modelli, tutti molto validi e mirati alla cattura delle singole specie. In ogni caso, però, ricordiamoci che spesso lo spinning alle spigole impone il recupero lento delle nostre esche e in alcune situazioni un’azione di pesca sul fondo; quindi, nella scelta dell’artificiale consideriamo il tipo e l’altezza del fondale su cui andremo ad operare, per evioggi sono molti i pescatori tare di rimanere incagliati. che si dedicano specificatamente alla loro cattura, spesPassione serra so con ottimi risultati. Molte Predatori eccezionali, dotati le tecniche che si possono di una dentatura possente in praticare per insidiarlo, ad inigrado di recidere qualsiasi ny- ziare dalla pesca con il vivo lon, i serra negli ultimi anni utilizzando grossi galleggianti hanno letteralmente “inva- o bombarde, tuttavia, in so” le nostre coste, tanto che prossimità delle foci dei fiu-

mi, lo spinning rappresenta sicuramente una delle discipline che ha beneficiato maggiormente dell’arrivo di questo vorace predatore. Detto questo, se pur in grande aumento, sicuramente anche negli anni passati il serra era presente nelle nostre acqua, ma la casualità dell’incontro

■ Serra e spigola, due predatori che spesso dividono lo stesso territorio, specialmente in prossimità delle foci dei fiumi dove amano cacciare ai limiti delle due acque.

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Predatori a confronto

■ Popper e skipping lures, due tra i migliori artificiali che si possono impiegare nello spinning in foce. Entrambi vanno recuperati velocemente facendoli saltellare sull’acqua, un movimento che sembra far “impazzire” i nostri predatori. Di lato, uno slamatore a molla, adatto per togliere l’amo dalla bocca dei pesci senza correre alcun rischio.

non lasciava scampo e spesso rimanevamo con il classico “palmo di naso” davanti ad un terminale tranciato senza chiederci chi fosse stato l’autore. Ovviamente non voglio asserire che il fenomeno dell’aumento della specie non sia reale, sarebbe sciocco, voglio solamente puntualizzare che oggi una pesca mirata e specifica ne accentua le catture.

La tecnica

■ Un bel tramonto rappresenta sempre uno dei momenti migliori per tentare la sorte nella pesca dei serra a spinning. In questo caso un piccolo popper ha ingannato il nostro vorace predatore.

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Intraprendente e con un accentuato spirito di territorialità, il serra quando attacca gli artificiali lo fa con molta voracità: tuttavia, spesso non rimane allamato al primo tentativo e ciò dipende anche dal suo poderoso e tenace apparato boccale che impedisce una perfetta penetrazione dell’amo. Detto questo, non perdiamoci di coraggio, rallentiamo il recupero e ripartiamo, spesso avremo un altro attacco e…ferrando con for-


za potremmo averne ragione. In sostanza, nella pesca a spinning ai serra è necessario utilizzare canne adeguate, molto robuste ed imprimere, in caso di abboccata, colpi secchi e decisi per favorire la penetrazione delle ancorette nel duro palato del pesce. Sulla scelta degli artificiali non ci sono dubbi: due sono oggi i modelli che garantiscono più di ogni altro una costanza di catture: i popper e gli skipping lures, ovvero le mitiche “saponette”. Per quanto riguarda le modalità di recupero, è necessario trainarli velocemente in modo da farli saltellare sull’acqua suscitando nel serra un’attrazione irresistibile. Sicuramente la chiave di successo di questi particolari artificiali è proprio il modo di essere recuperati: in pratica, scivolando e saltellando sull’acqua, sia il popper che lo skipping, oltre a creare schizzi ed una scia d’acqua, provocano una sorta di rumore che, oltre ad attirare il pesce, lo infastidisce a tal punto da indurlo ad attaccare. Conoscere approfonditamente ogni singolo artificiale e saperlo manovrare rappresenta spesso la chiave di svolta delle nostre pescate, la carta vincente che ci consente di scegliere l’artificiale giusto nel momento giusto, ma, cosa più importante, ci permette di farlo lavorare al

meglio inducendo all’attacco anche il predatore più diffidente e svogliato. Detto questo, se abbiamo la fortuna di allamare un serra, una volta iniziato il recupero portarlo al guadino o al raffio è operazione tutt’altro che facile. Combattente irriducibile, spesso ci sorprende con fughe improvvise e salti fuori dell’acqua, un evento che in molti casi si conclude con la slamatura; per averne ragione, quindi, è necessario mantenere la canna bassa, i nervi saldi e non farsi prendere dall’emozione, ricordandosi di mantenere sempre la frizione ben tarata affinché il filo slitti il meno possibile. A tale proposito, per quanto riguarda il mulinello è bene affidarci ad un modello robusto, dotato di un rapporto di recupero adeguato, caricato con dell’ottimo trecciato, una soluzione assolutamente indispensabile in questa tecnica che ci consente, ferraggi efficaci, cosa che il nylon con la sua elasticità non garantisce. Infine, prestiamo attenzione alla slamatura e non prendiamoci inutili rischi: la dentatura del serra potrebbe causarci brutte ferite. Utilizziamo slamatori adeguati e, se ne siamo in possesso, il boca grip o, per i meno attrezzati, un bel paio di pinze a becco lungo.

Arrivano i barracuda Rari un tempo, oggi i barracuda iniziano ad affacciarsi con una certa frequenza lungo le nostre coste, specialmente nelle zone limitrofe dei porti e delle dighe foranee. Insieme al suo parente stretto, il luccio di mare: questo potente predatore, se insidiato con attrezzature adeguate, ci regala sempre forti emozioni e il divertimento è assicurato. Molto deciso nell’attacco ma non estremamente veloce, per svolgere un’azione di pesca efficace è necessario recuperare i nostri artificiali abbastanza lentamente, ovviamente dipende dal modello, variando spesso la velocità e provocando ripetuti scatti dell’artificiale. Generalmente la pesca del barracuda non presenta molte difficoltà e anche la scelta degli artificiali è sostanzialmente semplice: rapala da 9-12 cm e in generale tutti i minnow vanno benissimo. Per quanto riguarda la tonalità, molto dipende dal colore dell’acqua dove peschiamo, se si presenta torba o in ogni modo poco limpida è preferibile impiegare artificiali con colori accesi e sgargianti, meglio se argentati e dorati con vernice metallizzata. In alcuni casi, specialmente se utilizziamo minnow piccoli, è preferibile impiegare uno spezzone di cavetto d’acciaio da 12/20 lb per evitare di vederci spezzare il tutto durante il recupero.

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ITINERARIOTECNICO

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L’occasione del recente enduro di carpfishing che si è tenuto sul lago di Bolsena è servita anche per apprezzare le bellezze di questo splendido invaso vulcanico italiano. Un itinerario tecnico, affascinante, molto interessante e che può senz’altro regalare spunti emozionanti e giornate di pesca piacevoli, con una capacità di catture davvero notevoli. Testo e foto di Stefano Passarelli

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nche quest’anno, dopo quattro giorni dedicati alla pesca e alla ricerca dei grandi esemplari di carpa, si è conclusa nel migliore dei modi la sesta edizione dell’enduro “Big Carp Team”, tenutosi a Bolsena. Ed è cosi che le 50 coppie di carpisti provenienti da tutta Italia presenti lungo queste sponde iniziano a smontare i loro mimetici ed ordinati accampamenti con la certezza in cuor loro che prima o poi ritorneranno su questo bellissimo lago per tentare ancora una volta la cattura di una “Big Carp”, o molto più semplicemente per trascorrere alcune piacevoli giornate di pesca. Sicuramente nel panorama nazionale il lago di Bolsena riveste un ruolo di primordine per gli appassionati di questa disciplina alieutica. La possibilità di percorrere la quasi totalità delle sponde ed il facile accesso alle innumerevoli postazioni di pesca ne fanno uno dei laghi più gettonati d’Italia. Se a questo aggiungiamo uno stock di pesci adulti con una taglia media intorno ai 12/14 kg e molti esemplari intorno ai 20 kg non resta difficile comprendere il perché di tanta popolarità. Vediamo allora di conoscere meglio questo grande lago e di tracciare una mappatura dei migliori spot.

La location Ci troviamo nell’alto Lazio a pochi Km a nord del capoluogo di provincia, Viterbo, con una superficie di 114,5 kmq ed una profondità massima di 151 mt. Bolsena è da considerarsi il più esteso lago vulcani-

co d’Europa. Questo invaso di forma ellittica è circondato dalla catena dei monti Vulsini e presenta sponde estremamente verdi con boschi di querce e castagni alternati a coltivazioni di olivo, vite ed ortaggi. Prima di iniziare la descrizione del nostro itinerario è importante però soffermarci su alcune caratteristiche tipiche di questo ambiente lacustre. Il fondale, se escludiamo la zona antistante il comune di Bolsena e poche altre eccezioni, digrada molto dolcemente rendendo indispensabile l’utilizzo di una imbarcazione, meglio se provvista di motore elettrico per raggiungere, pasturare e depositare, i terminali nel migliore dei modi. Il lago è esposto ai venti provenienti dai quadranti orientali che si incanalano con prepotenza tra i monti Vulsini, rinforzando e producendo soventemente un moto ondoso molto simile a quello marino. In queste circostanze, benché le grandi carpe entrino in una fase alimentare parossistica (frenesia alimentare), è assolutamente sconsigliato avventurarci nelle acque del lago. A tal proposito è preferibile, prima di programmare una sessione di pesca sulle sponde del lago di Bolsena, consultare attentamente il meteo per non correre il rischio di passare molto del tempo programmato in attesa che le condizioni permettano di entrare correttamente in pesca. Bene, dopo queste doverose precisazioni iniziamo il nostro percorso alieutico da Montefiascone. Dal centro dell’omonimo paese una strada panoramica immersa tra i boschi di querce porta sulle rive del lago con l’isola Martana molto vicina. 95


L’immissario, la carrozza d’oro, il faro, questi sicuramente gli spot migliori in questo tratto di lago. Sia ben chiaro: ci troviamo in una zona ottima e le possibilità ed i luoghi in grado di regalarci catture importanti sono molti, però gli spot sopra citati meritano sicuramente particolare attenzione.

■ Una magnifica regina, una delle tante che popolano questo stupendo lago, sta per essere rilasciata pronta a donarci, prima o poi, un altro entusiasmante “combattimento”.

L’ immissario

La carrozza d’oro

Un tratto di sponda rettilineo con presenza di molta vegetazione palustre ed un piccolo immissario creano i presupposti ideali per pescare nel periodo antecedente la frega. Il fondale davanti a noi si presenta sabbioso ed a tratti roccioso con presenza di ostacoli naturali. La primavera inoltrata, con temperature dell’acqua prossime ai 16/18 gradi, favoriscono in questo tratto grossi assem-

Proseguendo sulla sinistra arriviamo alla carrozza d’oro: qui un panettone di roccia interrompe la monotona linearità di questo tratto di sponda. Il fondale con rocce sparse raggiunge, a circa 150 mt dalla riva, una profondità prossima ai 4 mt, mentre sulla nostra sinistra un’ansa con fondale duro ed una profondità intorno ai 2 mt viene visitata con buona frequenza da “regine” importanti. Primavera e inizio estate sono indubbiamente i periodi migliori per questo comodo spot.

■ Carpfishing vuol dire amici e non c’è nulla di più bello di una foto di gruppo con il “frutto” di una battuta di pesca organizzata nel migliore dei modi.

bramenti di “regine” insidiabili una volta tanto pescando a distanza di lancio, rendendo molto divertente e dinamica tutta l’azione di pesca.

Pasturazione Pur non volendo approfondire un argomento estremamente vasto e complesso, ecco alcuni consigli per chi si approccia per la prima volta con questo affascinante ed impegnativo lago: ■ Inizio primavera - Le acque ancora piuttosto fredde con temperature intorno ai 10° consigliano l’utilizzo di mix molto digeribili. Le pasturazioni in questo periodo dovranno essere quanto mai parsimoniose e mirate su ogni singolo innesco. ■ Tarda primavera - Le acque ormai temperate e prossime ai 15/18° regolarizzano l’attività alimentare dei ciprinidi, un bird-food mix digeribile ed al tempo stesso nutriente è quanto di meglio possiamo proporre alle nostre amiche. Con l’innalzarsi delle temperature possiamo chiaramente incrementare la pasturazione posando delle boiles, magari su di un letto di granaglie. Le combinazioni aromatiche più gettonate rimangono sino a tutto il periodo estivo quelle fruttate (banana o tutti frutti), o cremose (scopex). ■ Autunno - Sicuramente ci troviamo al culmine dell’attività alimentare delle carpe. E’ il momento di utilizzare mix con buoni valori nutrizionali, farine vegetali opportunamente miscelate con farine di pesce rendono al massimo in questa produttiva stagione.

Il faro Alle nostre spalle l’omonimo ristorante e davanti a noi un fondale sabbioso scende dolcemente sino a raggiungere, a circa 300 mt dalla riva, una profondità prossima di 7 mt. I fitti erbai crescono e prolifera-

no con il progressivo innalzamento delle temperature. Siamo in una zona di pascolo d’importanza rilevante, i margini delle praterie sommerse rappresentano delle vere autostrade per i grandi branchi di carpe che qui trovano cibo e protezione. Anche questo è

Cosa non si deve fare Uscire con l’imbarcazione per posizionare gli inneschi o per combattere il pesce in condizioni di vento forte e lago mosso è assolutamente da evitare. Ricordiamoci che in condizioni critiche il giubbotto salvagente può non essere sufficiente a garantire la nostra incolumità. Massima attenzione dunque alle condizioni meteo che spesso sono mutevoli e bisognose di attenta valutazione. 96


Notizie utili e viabilità uno spot tipicamente primaverile e nel momento giusto può regalare pescate memorabili. Continuiamo il nostro percorso in senso orario costeggiando un lungo spiaggione di sabbia sino ad arrivare a Marta, il principale porto del lago; da qui nasce l’omonimo fiume, unico emissario del lago. Il fondale molto basso e detritico non presenta particolare interesse alieutico ed e consigliabile proseguire e concentrare le attenzioni su una delle zone migliori di tutto il contesto lacustre: la riva sud occidentale, una piccola penisola dalla quale si staglia netto il promontorio di Capodimonte e sulla destra la Mergonara, una punta rocciosa che si protende sul lago dove grossi massi formano una franata estremamente interessante. Ci troviamo in una zona di stazionamento: qui vivono e si nutrono da sempre intere generazioni di carpe. La notevole quantità di cibo naturale sotto forma di gamberi ed invertebrati e la presenza di grossi massi sparsi sul fondale rendono possibile la pesca dei grandi ciprinidi per tutto l’arco dell’anno, dando tuttavia il massimo nei periodi di inizio stagione con temperature acqua intorno agli 8/10 gradi e nel tardo autunno, con temperature che oscillano tra i 12 e gli 8 gradi. Sul lato destro del promontorio troviamo il piccolo porto di Capodimonte; anche qui manufatti in cemento e massicciate poste a protezione della struttura portuale creano un habitat ideale per lo stazionamento ed il pascolo delle carpe. Dalla sinistra del porto si apre una vasta spiaggia che si estende

per diversi chilometri interrotta solo da un altro promontorio, quello di monte Bisenzio. La zona delle spiagge è il regno incontrastato della pesca a lunga distanza: qui gli amanti del long range trovano veramente pane per i loro denti perché il fondale sabbioso scende molto lentamente raggiungendo gli 8/9 metri a circa 500 mt dalla costa. Trovare zone pulite che attraversano gli estesi erbai significa verosimilmente aver identificato le rotte di pascolo tenendo conto che, soprattutto nel periodo autunnale, in queste aree una buona pasturazione a base di granaglie può regalare pesci che superano i 20 kg. Proseguendo arriviamo sul versante settentrionale e precisamente a Gradoli. Questo comune sorge su uno sperone di tufo e presenta lungo il litorale zone fangose caratterizzate dalla presenza di estesi canneti con fondale medio-basso. Siamo nella zona delle piazzole. Qui il comune di appartenenza da alcuni anni ha riservato e delimitato un’area dedicata agli appassionati di questa disciplina alieutica; al suo interno sono state realizzate 22 piazzole di cui due riservate ai residenti (gratuite), mentre le rimanenti sono a pagamento. Le norme che regolamentano la pesca in questo contesto sono molte e a tale proposito è consigliabile consultare preventivamente i seguenti siti: www.lagodibolsena.org, carpfishing@lagodibolsena.net. I bassi fondali e l’estesa presenza di canna palustre fanno di Gradoli una delle aree di maggior interesse du-

Il lago di Bolsena è raggiungibile dall’autostrada del Sole A1, dalla statale Aurelia SS1 e dalla Cassia SS2. Per chi proviene dall’A1: uscire a Orvieto, dirigersi a Viterbo e dopo circa 10 km sulla destra seguire le indicazione per Bolsena. Per chi viene da Roma: prendere la SS2 Cassia in direzione Nord, dopo 100 km si incontra il primo paese sul lago, Montefiascone. Provenendo da Nord: lungo la Cassia, dopo 100 km da Siena si entra in San Lorenzo Nuovo, piccolo belvedere sul lago. Percorrendo la via Aurelia sia provenendo da Sud che da Nord l’uscita consigliata è Montalto di Castro, seguendo le indicazioni per Canino e Valentano.

Attrezzatura La pesca esercitata a distanze spesso impegnative e la taglia media dei pesci piuttosto elevata consigliano l’utilizzo di canne di potenza compresa tra le 3 e le 3.5 lb, meglio se dotate di buona progressione: molti recuperi, infatti, vengono effettuati con l’ausilio di un’imbarcazione e pertanto le 12 piedi risultano sicuramente più maneggevoli. I mulinelli andranno anch’essi scelti tra i modelli più robusti ed in grado di contenere comodamente 300 mt di monofilo da 0,35 mm, oppure 400 mt di treccia da 30 lb. La vastità dell’ambiente e la forte intensità del vento impongono l’utilizzo di rodpod scelti tra i modelli più robusti e versatili. rante il periodo di frega. Chiaramente la continua presenza di pescatori mantiene il luogo costantemente pasturato e quindi attivo per tutto l’arco dell’anno. Arriviamo così nella zona meno sfruttata sotto il profilo della pesca con tecniche di carpfishing, stiamo parlando di Bolsena, il

comune che impose il nome al lago stesso. Le sponde in questo tratto si presentano mediamente rocciose con fondali importanti e rive a tratti scoscese, purtroppo, però, gli accessi alle sponde sono veramente pochi, limitando piuttosto drasticamente l’esercizio stesso della pesca.

■ Spesso per ottenere catture di rilievo è necessario pescare a lunga distanza. In questo caso è importante utilizzare attrezzature adeguate, canne robuste e potenti da 3/3,5 lb.

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ITINERARIO ESTERO

L’ultima frontiera per la pesca al bonefish e per il big game nei Caraibi. Testo e foto di Roberto Ferrario

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B

onaire è una piccolissima isola tropicale posizionata a poco più di 100 miglia dalla costa del Sud America, per la precisione a meno di 80 miglia dalle famose isole venezuelane di Los Roques. E’ lunga solo 39 km e larga 5, per un totale di 290 km quadrati. Uno sparuto puntino roccioso in un gigantesco Oceano Atlantico. L’atmosfera che si respira qui è un po’ strana per alcuni versi è caraibica, ma essendo un protettorato olandese si respira anche un po’ di atmosfera europea. Qui si parla olandese, si mangia all’olandese e pure la birra è olandese. L’attrazione principale dell’isola è il mare e la sua barriera corallina, sicuramente in tutto l’oceano Atlantico può rivaleggiare solo con la famosa barriera di Roatan in Honduras come numero di pesci presenti, bellezza dei fondali e trasparenza dell’acque. Nelle ultime due decadi Bonaire è stata considerata una delle migliori destinazioni dei caraibi dove poter fare immersioni con bombole e fare snorkeling ad altissimi livelli. Vista la sensibile attenzione del governo di quest’isola all’unica vera risorsa che hanno, nel 1979 tutte le acque che circondano l’isola sono state dichiarate parco naturale e protette dalla pesca commerciale. L’isola di Bonaire è sempre rimasta in sordina rispetto alle altre isole che compongono le Antille Olandesi come le più famose Aruba e Curacao. Qui a Bonaire non esistono spiagge bianche chilometriche e mega alberghi da 1000 stanze, tutto è molto più a dimensione umana, con una manciata di hotel e zero turismo di massa sull’isola. Il 90% dei turisti qui sono subacquei che passano la maggior parte del loro tempo in acqua; per le strade di Bonaire, infatti, c’è sempre pochissima gente. Bonaire offre quindi chilometri di costa totalmente inesplorati e a sud dell’isola possiamo trovare anche diverse miglia quadrate di flats, i cui pesci hanno visto fino ad oggi veramente pochi pescatori. Durante la mia permanenza non ho incontrato un solo pescatore in tutta l’isola!

Una scelta azzeccata L’intento principale di questo mio viaggio era trovare una destinazione caraibica dove fosse possibile fare un po’ di pesca in solitario sia da riva che nelle flats alla ricerca di bonefish. Questo perché praticamente nella maggior parte delle destinazioni per poter pescare nelle flats è necessario l’utilizzo di una guida di pesca ed anche di una barca. Il che non è assolutamente male in termini di resa, ma per il portafoglio sono dei veri e propri salassi. Quindi, dopo una prolungata ricerca infruttuosa, sono riuscito a reperire finalmente alcune informazioni frammentarie che indicavano che in questa piccola isola caraibica si poteva raggiungere comodamente in macchina le flats che si trovavano al sud dell’isola e qui poter incontrare un buon numero di bonefish. Le coste semi rocciose dell’isola, inoltre, ospitavano un discreto numero di predatori marini come tarpon, snook, barracuda e carangidi. La ciliegina sulla torta fu scoprire che la compagnia di bandiera olandese KLM aveva appena istituito, come località di scalo tecnico per rifornimento carburate per gli aerei con destinazione Sud America, proprio quest’isola. Era quindi possibile raggiungerla molto comodamente. Qui poi sia il vitto che l’alloggio sono veramente a buon prezzo: ecco quindi trovata la prima destinazione Caraibica per la pesca al bonefish, fly & drive. Dunque, per recarsi a pescare i bonefish a Bonaire è piuttosto semplice, si prende la strada che costeggia la costa e ci si dirige verso il sud dell’isola. Lasciata la capitale, dopo circa 15 minuti si arriva nei pressi delle saline dove vi è una azienda, la Cargil, che con giganteschi macchinari estrae il sale destinato poi ad essere venduto negli

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Bonaire, la perla delle Antille Olandesi

■ Bonaire è probabilmente l'unica isola caraibica dove al posto delle palme ci sono i cactus; infatti è alquanto brulla e con una vegetazione molto scarsa.

USA. Appena dopo quest’azienda si trovano alla nostra sinistra miglia e miglia di flats. Per trovare le zone migliori conviene proseguire ancora per alcuni chilometri fino ad arrivare al faro dell’isola, qui si parcheggia e sempre alla nostra sinistra si trovano le zone che secondo la mia esperienza hanno dato i risultati maggiori. Ad ogni modo c’è solo l’imbarazzo nella scelta dei posti. Qui l’altezza dell’acqua è di circa 30-40 cm ed il fondo è molto duro, quindi ci si può spostare tranquillamente da una flats all’altra. Non ci sono alghe, ricci di mare o pic-

coli squali che possono dare noia come in altri hot spot. Il momento migliore per pescare in queste flats è il mattino dalle otto fino a circa l’una, questo perché al mattino sia la posizione del sole che la direzione del vento, presente tutto l’anno, sono ottimali per il lancio e per riuscire a scorgere i bonefish. Nelle flats di Bonaire non ci sono bonefish giganteschi, la taglia media va dal chilo al chilo e mezzo, ma la pesca è molto soddisfacente. Si possono trovare anche un buon numero di permit, piccoli snapper e barracuda. Il pomeriggio può essere dedicato

per farsi un bel bagno in mare, non dimenticatevi la maschera, e lustrarsi gli occhi con la miriade di pesci predatori e non che si trovano lungo la barriera corallina. Verso le sei di sera è buio, quindi solitamente dalle quattro e mezza alle sette mi recavo a fare dello spinning in mare sia nella parte sud, sud est dell’isola, molto battuta dai venti, ma con una elevata profondità vicino a riva, oppure nella parte ovest molto più riparata. Uno spot decisamente produttivo è il lungo pontile dove la Cargil carica il sale sulle navi che attraccano. Qui vi consiglio an-

■ Una buona popolazione di bonefish si può trovare praticamente tutto l'anno, specie nelle flats situate nella parte sud dell'isola.

che di immergervi con pinne e maschera: io ho nuotato insieme a barracuda da oltre 10 kg, snook fino a 8-9 kg e una buona quantità di tarpon tra i 10 ed 130 kg, il tutto circondato da nuvole di milioni di piccoli google eye, pesci simili ai nostri sugarelli. Non è facile catturare questi predatori in quanto sono praticamente satolli giorno e notte, basta che aprano la bocca e possono ingoiare uno dei piccoli pesci che li circondano. Una buona dose di jack trevally si avvicinano ai piloni al calar del sole ed i tarpon si fanno molto mono sospettosi. Io sono riuscito ad


Notizie utili ■ Come raggiungerla: Esistono due voli giornalieri diretti dalla capitale olandese Amsterdam. Da qui il volo è di circa 9 ore. ■ Documenti: I turisti italiani in viaggio all'isola di Bonaire, per un soggiorno massimo di 90 giorni necessitano del passaporto valido, del biglietto di ritorno o comunque di proseguimento del viaggio e della prenotazione alberghiera. Per una permanenza più lunga sull'isola occorre richiedere il visto. ■ Formalità doganali: Al momento della partenza bisogna pagare una tassa aerea di 36 Naf (Euro 18 a persona). ■ Valuta: La valuta ufficiale dell'isola di Bonaire è il gulden o fiorino delle Antille olandesi suddiviso in 100 cents

(nelle banche è abbreviato Naf, mentre nei negozi Fls). Un Euro equivale a 1,55 fiorini delle Antille olandesi. I migliori alberghi, ristoranti e negozi accettano le carte di credito più diffuse (Visa, MasterCard, American Express, Diners Club). ■ Lingua: la lingua ufficiale è il Papiamentu, ma è ampiamente parlato l’inglese e lo spagnolo oltre ovviamente all’olandese. ■ Fuso orario: Rispetto all’ora italiana quella di Bonaire è indietro di 5 ore. ■ Elettricità: La corrente è a 127 Volt; in alcuni hotel è possibile trovare la corrente a 220 Volt. come in Italia; le prese sono bipolari e tripolari lamellari, quindi conviene portare un adattatore. ■ Vaccinazioni: Non esistono particolari obblighi per quanto riguarda le vaccinazioni. ■ Chiamate telefoniche: Chiamate Italia - Bonaire: comporre il prefisso internazionale 00599, l’indicativo urbano, quindi il numero desiderato. Chiamate Bonaire - Italia: comporre il consueto prefisso internazionale 0039, l’indicativo urbano con lo zero, quindi il numero desiderato. I cellulari prendono un po’ su tutta l’isola. Per accedere a Internet esiste un cybercafé a Kralendijk e per usufruire del servizio e-mail vi è un chiosco internet pubblico che funziona a gettoni a Harborside Mall (Kralendijk). ■ Hotels & co: A Bonaire ci sono diversi tipi di scelte dove si può soggiornare. Puoi state in piccoli o medi hotel, oppure affittare una stanza in uno dei numerosi centri diving che si trovano sull’isola, oppure puoi affittare un piccolo appartamento. Durante il mio soggiorno mi sono appoggiato al Wannadive Hut, un centro diving a meno di 5 minuti dalla capitale Kralendijk, piuttosto rustico ma molto ben pulito e con un costo abbordabile (Euro 38 al giorno). ■ Ristoranti: Nella capitale dell’isola esistono un buon numero di ristoranti, si mangia decisamente bene e in alcuni con prezzi veramente bassi. Personalmente ho mangiato al City Café, Kontoiki Beach Club, The Beefeater, Donna&Giorgio restaurant. ■ Noleggio: Per girare Bonaire o semplicemente per recarsi a pescare è essenziale affittare un’ autovettura. All’aeroporto si possono noleggiare auto dalle più rinomate marche come: Avis, Hertz, Budget, ma ci sono anche degli operatori locali che offrono prezzi migliori. ■ Contatti a Bonaire L’ufficio del turismo delle Antille Olandesi e quindi di Bonaire qui in Europa è:

Basis Communicatie B.V. Mariettahof 25-29 P.O. Box 472 NL-2000 AL Haarlem The Netherlands Fax: 31 (0)23 5430 730 email: europe@tourismbonaire.com ■ Per informazioni a carattere generale e che vi possono essere utili nell’organizzare una vacanza in questa isola vi consiglio di visitare i siti web: www.infobonaire.com - www.bonaire-travelguide.com - www.bonairepros.com - www.bonairefishing.com. Se volete dedicarvi sia alla pesca del bonefish sia alla pesca in mare, la migliore guida qui è, come detto, Capt. Chris Morkos e puo’ essere contattato tramite la sua e-mail: info@piscatur.com oppure tramite il suo sito web: www.piscatur.com

agganciarne una dozzina, ma li ho persi tutti in quanto o si slamavano dopo i primi salti, oppure si infilavano in mezzo ai numerosi piloni del pontile. Ci voleva sicuramente un’attrezzatura più pesante per po-

terli forzare subito. Gli soonk sono alquanto “bastardi” e smaliziati, ne ho agganciato solo uno con uno Skitter Pop della Rapala molto grosso, sui 6-7 kg, che poi si è slamato vicino a riva.

Un ricco oceano Bonaire offre quindi due tipi principali di pesca: si può pescare a spinning da riva sia dalle coste rocciose che nelle sabbiose flats, ma si può anche af-

fittare un’imbarcazione e tentare la fortuna in acque più profonde per i predatori pelagici e non. Infatti, da novembre a circa metà aprile un gran numero di pesci predatori si avvicinano a quest’isola. Possia101


Bonaire, la perla delle Antille Olandesi mo trovare marlin blue e bianchi, pesci vela, tonni yellowfin, lampughe, wahoo e molto altro ancora. Bonaire si trova a soli 53 miglia dal famosissimo banco di La Guaira in Venezuela, hot spot molto conosciuto nel mondo degli appassionati e che in questo ultimo decennio ha prodotto un altissimo numero di record del mondo sia in termini di quantità che qualità. Quindi anche l’isola di Bonaire ha delle potenzialità che sono veramente enormi. La sola differenza è che non si devono fare 30-40 miglia prima di raggiungere le migliori zone, ma a solo un miglio dalla costa si può incappare in un bel marlin. Qui non esiste una gigantesca flotta di barche charter, ma solo tre. La migliore operazione charter è gestita da Chirs Morkos che si dedica a questa

attività da più di 30 anni, una vera e propria leggenda qui. Fu il primo a catturare marlin ed atri pesci pelagici con canna e mulinello in modo sportivo e fu il primo a scoprire la presenza di bonefish e permit nelle flats. Attualmente detiene tutti i record per il pesci più grossi catturati a Bonaire. Oltre quindi alla traina d’altura propone pesca a bolentino, pesca agli squali di notte, pesca nel sottocosta e può anche fare da guida e da istruttore per pescare i bonefish nelle flats. Per chi volesse recarsi qui per pescare nelle flats e non avesse nessuna esperienza precedente vi consiglio di prendere Chris come guida almeno per un mattino, così potrà spiegarvi la tecnica di pesca e di approccio e potrete vedere dove esattamente trovare i bonefish.

■ Il mar dei Caraibi che circonda l'isola ospita stagionalmente un gran numero di predatori pelagici come marlin, pesci vela e tonni. Sottoriva si possono trovare gli onnipresenti barracuda e i jack trevally.

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Le flats ed i suoi pesci Lo spinning effettuato nei mari tropicali è sempre molto appassionante e fare questa pesca in acque trasparenti e non più profonde di un metro dà sicuramente un fascino maggiore. Queste zone sono le famose flats che non sono altro che enormi distese piane con fondale sabbioso e melmoso di varia natura, intervallate da formazioni algacee di varia specie. Spesso sono perimetrate da mangrovieti più o meno fitti, luoghi ideali per il rifugio e la riproduzione dei vari pesci e dei suoi predatori. Questi due ambienti sono il perfetto habitat per numerose specie di predatori molto apprezzati per le loro caratteristiche di tenaci combattenti. Abbiamo quindi bonefish, barracuda, tarpon, mangrove snapper, snook, squali limone e numerosi appartenenti alla famiglia dei carangidi come il permit ed il jack trevally. Le flats, se da una parte ospitano un elevato numero di specie, presentano anche notevoli difficoltà per il pescatore, poiché la sua presenza, data la scarsa profondità dell’acqua, è facilmente individuabile dal pesce. Un’altra penalizzazione e rappresentata dal mangrovieto che diventa un labirinto entro il quale il predatore allamato trova spesso scampo imbrigliando il filo nelle radici stesse di questa foresta acquatica. Nelle varie riviste si è soliti leggere di pesca nelle flats con la tecnica della mosca e quasi sempre non si prende in considerazione la possibilità di pescare questi pesci con l’attrezzatura da spinning. Questa tecnica risulta meno elaborata e forse più catturante rispetto alla mosca. Infatti, con la mosca vi è l’incombenza di effettuare lanci perfetti, anche con forte vento, e un falso lancio pregiudica tutta l’azione di pesca facendo fuggire a velocità supersonica la preda. Con lo spinning almeno il lancio non è un problema e l’unica difficoltà del caso sarà individuare il pesce nell’acqua bassa ed indurlo ad abboccare. La pesca può essere effettuata in due distinti modi: con l’aiuto della barca o camminando nei bassi fondali. In tutti e due i casi è quasi d’obbligo, per i meno avvezzi a questa pesca, la presenza di una guida che aiuti il pescatore nell’individuazione della preda. Una volta individuato il soggetto o il branco si procede all’avvicinamento; la guida indica via via al pescatore in che posizione si trova il pesce rispetto a lui; pensando, ad esempio, che egli si trovi con il viso rivolto a mezzogiorno, “pesce a ore nove” significa che la preda si trova a 90° a sinistra del pescatore. Una volta a tiro si lancia l’artificiale nella direzione della preda. Prendiamo ora in considerazione alcuni dei più apprezzati ed insidiati pesci presenti nelle flats: il fulmineo bonefish, il tarpon, il


barracuda e i vari carangidi. Il bonefish è un pesce molto nevrastenico e talvolta il suo nuotare a zig-zag sembra isterico: è sicuramente uno dei predatori più veloci in assoluto. Una volta agganciato, in una manciata di secondi è in grado di sbobinare più di 50 mt di lenza. Il lancio deve essere effettuato in modo tale che recuperando l’esca passi esattamente davanti al muso del bonefish: in ogni altro caso il pesce fugge. Una volta che l’esca è giunta davanti al pesce è meglio tenerla immobile per un paio di secondi, quindi muoverla lentamente a piccoli saltelli. In tal modo l’attacco è immediato e violentissimo, tanto che il pesce si ferra da sé. Il bonefish ha un peso medio che raramente supera i 2-3 kg, anche se il record del mondo è di ben 8,6 kg. L’attrezzatura deve essere conseguentemente proporzionata e potremo utilizzare una comune canna da spinning usata nelle nostre acque per i persici trota abbinata ad mulinello caricato con almeno 200 mt di 0,18-0,20 mm. Come artificiali si possono utilizzare piccoli jig di materiale vinilico del tipo di quelli utilizzati per le trote, montati su di un amo piombato; i colori più catturanti sono solitamente il bianco, il rosa, il giallo e l’arancione. Il tarpon è un pesce che può raggiungere notevoli dimensioni, ben oltre il quintale, tuttavia gli esemplari che frequentano le flats generalmente sono di piccole e medie dimensioni. Ad ogni modo anche un piccolo tarpon è sempre un avversario di tutto rispetto; ama gli spazi aperti di queste immense lagune, ma può essere spesso trovato ai bordi degli intricati mangrovieti. Una volta allamato compirà decine di salti fuori dalla superficie, molto spesso riuscendo a liberarsi. E’ un pesce piuttosto difficile da pescare con la tecnica dello spinning, non perché sia un problema farlo abboccare, ma perché l’interno della sua bocca è ricoperta da placche ossee in cui l’amo si ferra con grande difficoltà. Per affrontare prede di media taglia come attrezzatura conviene scegliere canne capaci di lanciare esche dai 40 agli 80 gr abbinate a robusti mulinelli caricati con 200 mt di nylon dello 0,30-0,35 mm o trecciato da 20-30 lb. Tra i migliori artificiali abbiamo Rapala dai 9 agli 11 cm, meglio se galleggianti, ed altre imitazione di pesciolini del tipo Strom, Yo-Zuri, Rebel. Solitamente le colorazioni più chiare sono le più catturanti. I popper sono altrettanto produttivi. Abbiamo poi il barracuda, un pesce solitamente un po’ snobbato, ma che se combattuto con attrezzature proporzionate, è anch’egli un valido e tenace com-

battente. Nelle flats la taglia media solitamente si aggira intorno ai 5-8 kg, ma non è raro incontrare esemplari di maggiore mole. La sua difesa è caratterizzata da fughe sotto la superficie e da qualche salto fuor d’acqua. La dentatura del barracuda è così potente da riuscire a tagliare qualsiasi sezione di nylon: diventa praticamente d’obbligo l’utilizzo del cavetto d’acciaio, meglio se dalle 30 lb in su. Per quanto riguarda l’attrezzatura, conviene orientarsi su di una canna con capacità di lancio che va dai 40 ai 60 gr; il mulinello deve contenere almeno 150 mt di trecciato da 20 lb. Minnows di varie colorazioni e cucchiaini ondulanti argentati sono tra le esche artificiali più utilizzate e funzionali. Il barracuda è possibile trovarlo praticamente in ogni flats e mangrovieto tropicale; è un predatore solitario e solo di rado può essere trovato in branco. Spesso è possibile individuarlo fermo a mezz’acqua, quasi dormisse, ma appena individuata la preda parte all’attacco in una frazione di secondo. Altri combattivissimi pesci che frequentano le acque basse sono le varie specie di carangidi. Tra i carangidi più interessanti da insidiare abbiamo l’elusivo permit e il jack trevally, quest’ultimo ama sostare solitamente nei canaloni vicino alle flats; tutte le specie di carangidi sono possenti combattenti ed una volta allamati effettuano lunghissime ed interminabili fughe; sono dei veri e propri treni del mare. Il permit ama nutrirsi di molluschi, granchi e piccoli pesci ed è normalmente insidiato con piccoli jig simili a quelli utilizzati per il bonefish. E’ molto diffidente ed al più piccolo rumore o sospetto sparirà in una frazione di secondo non lasciando il tempo al pescatore di effettuare neanche un lancio. I jack trevally aggrediscono regolarmente minnows, cucchiaini e popper di superficie. Molto funzionali per questi pesci sono i popper da 7 e 11 cm che, con il loro movimento scoordinato a pelo d’acqua, attirano i predatori anche da grande distanza. Per questi pesci il segreto sta nel recuperare l’artificiale in modo molto veloce, così da indurli ad abboccare senza nessun sospetto. Infatti, molto spesso si vede seguire l’artificiale da uno o più pesci, ma senza che si verifichi la tanto sospirata abboccata. Personalmente, in condizioni di acqua molto trasparente, preferisco utilizzare ondulanti argentati tra i 7 e gli 11 cm, invece con acqua torbida o con acqua trasparente ma molto mossa la mia scelta ricade sempre sui popper di superficie, o al massimo minnows galleggianti.

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Agonismogare LA PAROLA ALLA FEDERAZIONE

Attività giovanile

di Massa L ' Associazione Carrara nel corso degli anni ha sviluppato programmi rivolti in particolare all’attività giovanile. Nel 1997, visto il calo di pescatori nella provincia, si era intravista la necessità di formare delle scuole di pesca. Da allora si è passati da 3 istruttori a 16 e dai primi 12 bambini del 1999 a oltre 700 l’anno, grazie anche all’inserimento di attività didattiche nelle scuole. Ci avvaliamo della collaborazione di ittiologi ed esperti pescatori, nonché di molti campioni. Tra gli strumenti didattici c’è anche un complesso di acquari dove i ragazzi possono osservare la fauna marina con l’ausilio di centinaia di diapositive, questo grazie alla associazione Centro Sub Alto Tirreno di 104

Marina di Massa. Dal 2007 veniamo richiesti da più Istituti per effettuare i nostri corsi che ormai vengono riconosciuti da più parti come un ottimo riferimento non solo come insegnamento della pesca , ma, ancor più importante, come un ottimo ausilio per la trattazione delle tematiche ambientali, con particolare riferimento alla biologia animale ed all’inquinamento sia atmosferico che idrico. Come al solito ai ragazzi, al termine dei corsi, viene consegnato del materiale didattico concernente l’ambiente e la pesca e vengono tutti portati al Parco dei

Frignoli a Fivizzano dove viene mostrato l’allevamento della trota fario per il ripopolamento dei corsi d’acqua e vengono anche portati ai laghetti F.I.P.S.A.S. dove possono pescare con esperti per mettere in pratica quanto loro trasmesso nelle lezioni in aula. Oggi la nostra associazione può contare su tante manifestazioni rivolte ai giovani e giovanissimi e nel futuro dell’Associazione c’è la creazione di un campus estivo rivolto ai ragazzi nel periodo estivo seguito da ittiologi, biologi, e istruttori, un obiettivo che si pensa vedrà la luce già nel 2010 e che rimane l’unico percorso per un se-

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a cura della redazione

rio coinvolgimento dei giovani all’attività alieutica. Ed è proprio per questi motivi che l’Associazione Provinciale, grazie alla sede centrale, ha acquisito il lago Alice nel comune di Filattiera che si rivela strategico nello sviluppo delle attività didattiche, di pesca e naturalistiche. Mi preme ringraziare alcune persone che hanno reso possibile questa percorso. in primis il Presidente Nazionale Ugo Claudio Matteoli che ha sempre creduto e crede fortemente nel settore giovanile; le Commissioni Federali Didattica e Giovanile, di cui mi onoro farne parte e gli amici Paolo Tardito e Michele Martinasso. Un ringraziamento va al Presidente Regionale Toscano Vinicio Berti che ha sempre sostenuto il progetto prodigandosi nel trovare risorse indispensabili per un fine così grande ed importante. Un ringraziamento particolare alla Provincia di Massa Carrara e ai comuni che a oggi hanno collaborato attivamente, in particolare il Comune di Carrara e quello di Massa, con l’augurio che presto altri vogliano partecipare a questo importante progetto. Un grazie particolare va a Nando Ancillotti che ha coordinato gli istruttori, seguito ed aggiornato costantemente i supporti didattici e tutti gli istruttori, e le società che in questo ultimo anno hanno creduto molto nella didattica e nella formazione giovanile, in particolare Gianfranco Musetti che ha curato alcune scuole di Aulla e Terrarossa ed ha seguito tutte le uscite pratiche presso il lago di Terrarossa e Marco Magnolia che ha raggiunto a Pontremoli risultati insperati con oltre 170 ragazzi. Stefano Sarti Presidente Provinciale FIPSAS Massa Carrara


CALENDARIO AGONISMO SETTEMBRE Date e campi di gara possono essere suscettibili di cambiamenti, verificare sempre il sito on line della FIPSAS.

PESCA AL COLPO Trofeo di eccellenza nord ■ 20 settembre canale nav. Spinadesco- CR Trofeo eccellenza centro ■ 12 - 13 settembre canale Fissero Ca’ Vecchia - MN Trofeo eccellenza sud Girone “A” ■ 13 - 14 settembre invaso del Lucone - FG Girone “B” ■ 19 - 20 settembre diga S. Giuliano - MT Campionato italiano di pesca al colpo per circoli aziendali ■ 20 settembre f. Arno - AR Campionato italiano individuale di pesca “ledgering” ■ 06 - 07 settembre f. Tevere Umbertide - PG Campionato italiano individuale under 14 di pesca al colpo ■ 05 - 06 settembre cavo Lama - MO Campionato italiano individuale under 16 di pesca al colpo ■ 05 - 06 settembre c. Fiuma - RE Campionato italiano individuale under 18 di pesca al colpo ■ 05 - 06 settembre c. Fiuma - RE Campionato italiano individuale under 22 di pesca al colpo ■ 05 - 06 settembre c. Fiuma - RE Club azzurro seniores di pesca al colpo 26 - 27 settembre c. Garolda - MN Trofeo di serie per squadre di società di pesca al colpo Trofeo A/1 ■ 13 settembre f. PO Tanaro Bormida - TO-AL Trofeo A/2 ■ 13 settembre c. circondariale Ostellato - FE Trofeo A/3 ■ 13 settembre c. Fiuma - RE Trofeo A/4 ■ 13 settembre l. Corbara - TR Trofeo A/5 ■ 12 - 13 settembre b. Bomba - CH

CARP FISHING E PESCA AL SILURO Campionato italiano a coppie di carpfishing ■ 11 - 12 - 13 settembre Idroscalo - MI Club azzurro di carpfishing a coppie ■ 11 - 12 - 13 settembre l. Villetta Barrea - AQ Campionato italiano a coppie di pesca al siluro ■ 12 - 13 settembre da definire PESCA ALLA TROTA CON ESCHE NATURALI Coppa Italia per squadre di società’ di pesca alla trota in torrente ■ 13 settembre t. Cimoliana - PN Campionato italiano ind. under 22-18-14 di pesca alla trota con esche naturali in lago ■ 05 - 06 settembre l. Smeraldo Langhirano - PR Campionato italiano a coppie di pesca alla trota in lago ■ 20 settembre l. Fipsas - GO - Zona A/2 PESCA CON LAMOSCA Campionato italiano individuale di pesca con la mosca in lago da belly boat ■ 20 settembre l. Sirio - TO Campionato italiano a coppie di pesca con la mosca ■ 05 - 06 settembre t. Orco - TO Campionato italiano individuale under 18 - 22 di pesca con la mosca ■ 05 - 06 settembre t. Chiusella - TO PESCA CON ESCHE ARTIFICIALI - SPINNING - BASS FISHING Club azzurro di pesca con le esche artificiali da riva 12 - 13 settembre t. Talvera - BZ Prove di selezione interregionali per il campionato Italiano a coppie di bass fishing da natante 2009 ■ 13 settembre l. di Iseo - BS ■ 13 settembre f. Bacchiglione - PD ■ 13 settembre da definire - Emilia Romagna ■ 13 settembre f. Arno Ponte a Buriano - AR ■ 13 settembre da definire - Umbria ATTIVITÀ INTERNAZIONALI ACQUE INTERNE Campionato del Mondo di Pesca al colpo seniores ■ 05 - 06 settembre Almere - Olanda Campionato del mondo di pesca alla trota in torrente ■ 19 - 20 settembre Andorra Campionato europeo di pesca con la mosca ■ 26 - 27 settembre Killarney - Irlanda


Agonismogare TROTA TORRENTE

Fabrizio Carrara: bis da Campione!

anno sfidato le acque

H del Mallero i 140 “migliori d’Italia” che a Chiesa in Valmalenco si sono affrontati nel XXXV Campionato italiano individuale seniores di pesca alla trota con esche naturali in torrente. Ripopolato con trote fario, nel pieno rispetto delle leggi regionali di competenza, il Mallero ha incoronato vincitore Fabrizio Carrara, unico rappresentante del Cannisti Club Bergamo (Fly), salito sul podio insieme a Marino Poloniato (A.S.D. Pescatori Montello), secondo classificato e Renato Longoni (A.S.D. Garisti Artico Asso - Jessica Team), terzo classificato. “Un’enorme soddisfazione - ha commentato Carrara - arrivata dopo due giornate splendide dominate dal sole e dal tempo clemente. Gli unici problemi si sono verificati nella mattinata di sabato per via di un temporale che ha compromesso in parte le condizioni di gara”. Le piogge del venerdì notte, infatti, hanno ingrossato notevolmente il fiu-

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me che il mattino seguente si è presentato ai partecipanti molto velato e ha indotto l’utilizzo di vermi con corone tra gli 8 e i 10 gr. Cercate prima nel sottosponda e poi via via nella parte opposta del torrente, le trote sono risultate lente e apatiche nei sette settori interessati dalla gara. A testimoniarlo è il bilancio finale delle catture: 1060 trote complessive, il 61% di quelle seminate il venerdì, con una taglia media di 230 gr. L’acqua fredda e ingrossata non ha comunque impedito di emergere ad alcuni dei candidati alla vittoria finale: Renato Longoni, primo della giornata, si è aggiudicato il settore con 20 catture precedendo in classifica Gianluca Silvani (A.S.D. Quintana S.M. Colmic); al secondo posto Carlo Bergamelli, che ha strappato il piazzamento a Nando Pagliarulo (A.P. Caloresi - Sarfix); al terzo posto Fabrizio Carrara, con 5 trote di distacco da Stefano Fioravanzo (SPS G.A.P.S. Artico); al quarto posto Stefa-

no Boschiazzo (A.P.S.D. Garisti 93), trionfatore su Marino Poloniato in uno dei settori più difficili della prima giornata; al quinto posto Claudio Selmi (A.S.D. I Piranha) che ha battuto Andrea Corradini (A.P.S.D. Garisti 93). Pari merito negli altri due settori, dove i vincitori Adriano Rosso (A.S.D. Garisti Artico Asso - Jessica Team) su Marino Oliveri e Nicola Biondo (Garisti 98 Brescia) su Massimo Laini (G.P.S. Giorgio Galimberti - Sarfix) si sono esclusi dalla vittoria del titolo. La classifica del sabato e l’esperienza maturata nelle scorse edizioni ha delineato che il Campione d’Italia 2009 era già scritto nella rosa dei primi cinque classificati della giornata. Decisamente migliori le condizioni che il campo gara ha offerto ai concorrenti la domenica mattina: acqua limpida, portata notevolmente ridotta. Forse solo la temperatura ha influito sul comportamento delle trote che sono risultate ancora pigre e lente. Rispetto al giorno pre-

cedente, comunque, la resa è stata nettamente superiore: 1140 catture, con una percentuale del pescato che è salita quasi al 68% e una taglia media simile a quella della prima giornata. L’acqua trasparente ha incoraggiato i concorrenti ad adottare un’ampia varietà di esche, oltre al verme del sabato sono comparsi caimani bianchi e camole, mentre la scelta delle montature è rimasta invariata, confermando le corone tra gli 8 e i 10 gr. La composizione dei settori effettuata dal giudice di gara Alessandro Giavazzi ha condotto ad uno scontro tra titani nella zona “D” tra Marino Poloniato, Stefano Boschiazzo e Carlo Bergamelli, con Poloniato in testa sin dall’inizio e Bergamelli a inseguire; Longoni, primo assoluto del sabato, si è trovato a combattere contro la tecnica messa in campo da Francesco Faberi (S.P.S. Sa’ Fario Sarfix) e Angelo Della Marianna (Club Pesca Valle San Martino - Sarfix). Negli altri settori


in cui si era in lizza per il titolo, Fabrizio Carrara ha lottato testa a testa con Paolo Pontello (Gr. Garisti Pedemontana) e Adriano Rosso, mentre Claudio Selmi ha dovuto contrastare la bellissima partenza di Andrea Arici (S.P.S. Sa’ Fario - Sarfix). Al fischio finale Bergamelli, Boschiazzo, Longoni e Selmi non sono riusciti a confermare il successo della prima giornata. E’ riuscito invece a ripetersi Carrara che, oltre a battere con due pesci di distacco Pontello, si è aggiudicato per il secondo anno consecutivo il Campionato italiano. Ora i primi 30 classificati andranno a comporre il Club Azzurro 2010, ma per sapere chi formerà la rosa completa dei 40 componenti bisognerà aspettare le finali dell’edizione 2009. Nel corso della premiazione finale, avvenuta alla presenza del Sindaco di Chiesa in Valmalenco Miriam Longhini, i complimenti all’organizzazio-

ne, tutta a carico dell’intraprendente A.S.D.P. Mallero Valmalenco, sono arrivati dal Presidente provinciale FIPSAS Gianfranco Cerri e dal Responsabile Nazionale Settore Trota Torrente, Francesco Antonio che si è detto “orgoglioso di poter contare su dirigenti capaci, onesti e bravi come Bruno Lenatti”. Un Lenatti

stanco ma contento dei risultati, che ha espresso tutta la propria soddisfazione a margine della manifestazione di consegna dei premi: “Tutto è andato per il meglio. Abbiamo dato il massimo e abbiamo messo a disposizione un ottimo torrente che si presta a tutte le azioni di pesca”. Nessuno dei 140 concorrenti pro-

venienti dai quattro angoli d’Italia, da Udine ad Avellino, è tornato a casa a mani vuote, omaggiato dai prodotti tipici che l’A.S.D.P. Mallero Valmalenco ha messo a disposizione insieme all’invito a fare presto ritorno in quelle valli, un piccolo angolo di paradiso tutto da scoprire. Paola Rinaldi

Al via finalmente, la seconda prova di eccellenza centro

è svolta in data 11 e 12 S iluglio la seconda prova del trofeo eccellenza centro nella bellissima cornice del lago di Fiastra. Il bacino del maceratese ha offerto una buona pescosità ed una soddisfacente regolarità negli otto settori dislocati nelle zone del camping e dell’erbaio. Come al solito la pesca prevalente è stata quella sugli smaliziati cavedani, con qualche comparsa di grosse e combattive savette, di

qualche carassio e perfino carpe. A prevalere con 8 penalità nette è stata la S.P.S. Goldenfish Tubertini che, con i primi di settore di Pistoia e Costarelli, il secondo di Fontana ed il quarto di Lucantoni, ha regolato tutte le altre compagini. Un ottimo secondo posto per la A.D.S. Cormorano Colmic. Ultimo gradino del podio per la Tolentino Milo che in classifica generale agguanta il vertice a pari punti con la squadra

B della Blue River Colmic di Terni, seguono la stessa Golden Fish, il Cormorano e P.C. Bastia, sesta e settima posizione per Blue Marlin e Lenza Dannunziana mentre appaiono in ritardo il P.C. Teramo, la Blue River A e lo Svasso Colmic. Mancano però ancora 4 prove alla fine del campionato e con l’effetto degli scarti tutto è ancora possibile. A livello individuale il primo assoluto è andato a Giovanni Todesco

della Blue Marlin Tubertini che con 7,5 kg di pescato ha fatto segnare il maggior peso di giornata, mentre la classifica progressiva vede in testa il giovane e bravo Alberto Italiani del P.C. Teramo seguito da Costarelli, Campili, Luneia e lo stesso Todesco. Ora il bacino di Bomba aspetta gli 80 agonisti del T.E. centro, in data 30 agosto. Da lì si comincerà a delineare l’andazzo della stagione 2009. 107


Agonismogare TROTA TORRENTE: GIOVANI SPERANZE!

Grinta e lealtà tra le promesse della pesca italiana

argo ai giovani, è il caso di dirlo. Soprattutto adesso che gli occhi sono ancora pieni del Campionato italiano individuale di pesca alla trota con esche naturali in torrente 2009 categorie Under 14, Under 18 e Under 22. Le nuove leve si sono date appuntamento il 4 e 5 luglio scorso sulle sponde del fiume Brembo e del torrente Serina per una sfida appassionante organizzata dalla Scuola di pesca dilettantistica Valle Imagna. Sull’esperienza maturata lo scorso anno, quando erano presenti solo le due categorie Under 18 e Under 22, la FIPSAS ha deciso di colmare una lacuna importante, riconoscendo la differenza tecnica tra i ragazzi di 13 e 18 anni e istituendo la categoria Under 14. Un cambiamento apprezzato, almeno quanto la scelta di portare le categorie Under 14 e Under 18 sul torrente Serina, più stretto e maggiormente adatto ai giovanissimi, e gli Under 22 sul fiume Brembo, riconoscendo in loro la preparazione giusta per gareggiare in qualunque situazione. Piacevole la sfida del sabato, con numerose catture in entrambi i campi gara. L’esca più usata è stato il verme che ha permesso grandi numeri in tutti i settori mal-

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grado le trote non si siano dimostrate molto voraci. Meno tecnica la gara della domenica, a causa di un forte temporale che si è abbattuto nella notte sulla vallata. I concorrenti hanno gareggiato in acque torbide e, a causa dei pesci più lenti, la resa è stata inferiore rispetto al giorno precedente. In ogni caso, i primi di settore hanno ottenuto un buon risultato servendosi soprattutto del caimano bianco. Il bilancio conclusivo ha visto nella giornata di sabato una resa del pescato pari al 45% per la categoria Under 14 con 164 pesci catturati; 51% per gli Under 18 con 366 pesci e 65% per gli Under 22 con 450 catture. Domenica, invece, la resa degli Under 14 è scesa al 33% con 113 pesci; 57% per gli Under 18 con 312 catture e 45% per gli Under 22 con 294 pesci. Al momento delle premiazioni per la categoria Under 22 sono saliti sul podio tre delle più forti promesse della pesca italiana, ormai presenti da alcuni anni anche in competizioni di categoria superiore: Rudy Todeschini (Club Pesca Valle San Martino - Sarfix), Paolo Bonzi (Cannisti Club Bergamo - Fly) e Riccardo Gandiglio (Garisti Rivarolo - Veret Sa.Gi.P). Per la categoria Under 18 si è ag-

giudicato il titolo Bruno Spino (Associazione Pescatori Alto Aniene), che il 2009 ha già incoronato vincitore del Campionato italiano a squadre di serie A4, seguito da Manuel Corsetti (Carpeneda - Sarfix) e Christian Rosolen (A.S.D. Pescatori Montello). Grande sorpresa per la categoria Under 14, per la quale si sono confrontati ragazzi che, nonostante l’età, hanno dimostrato grande tenacia e abilità tecnica, nonché un’estrema correttezza nel corso dell’intera gara. Ha avuto la meglio Gabriele Fumagalli (Pe-

scasportiva V.A.P.A. - Daiwa) su Fiorenzo Cavagnera (Scuola Pesca Valle Imagna), secondo classificato, e Federico Scanzi (Alta Val Serina) terzo. Paola Rinaldi

Classifiche Campionato Italiano T.T. -Under 14 (4-5 luglio 2009) 1. Fumagalli Gabriele - Pescasportiva V.A.P.A. 2. Cavagnera Fiorenzo - Scuola Pesca Valle Imagna 3. Scanzi Federico - Alta Val Serina 4. Girotti Cesare - P.D. Real Val Grande S.M. 5. Ambrosio Luca - S.P.S.D. Margarita Campionato Italiano T.T. -Under 18 (4-5 luglio 2009) 1. Spino Bruno - Ass. Pesc. Alto Aniene (Sarfixj) 2. Corsetti Manuel - Carpeneda (Sarfix) 3. Rosolen Christian - A.S.D. Pescatori Montello 4. Bregoli Anthony - A.S.D. S.P.S. Pezzaze 5. Bontacchio Antonio - A.S.D. S.P.S. Pezzaze Campionato Italiano T.T. -Under 22 (4-5 luglio 2009) 1. Todeschini Rudy - Club Pesca Valle San Martino (Sarfix) 2. Bonzi Paolo - Cannisti Club Bergamo (Fly) 3. Gandiglio Riccardo - Garisti Rivarolo (Veret Sa.Gi.P.) 4. Gozzini Luca - Cannisti Club Bergamo (Fly) 5. Carminati Daniele - Scuola Pesca Valle Imagna


DENTRO L’AGONISMO Si scrive Fissero, si legge Oltrarno di Alessandro Scarponi

www.matchfishingitaly.blogspot.com

LUCA PISCAGLIA

della pesca L ' agonismo al colpo ha visto il girone nord dell’Eccellenza svolgere il 5 luglio 2009 la quinta prova sul canale Fissero nei tratti di Garolda e Cà Vecchia. Una gara difficile da interpretare perché il canale mantovano arrivava da alcune domeniche di scarsa pescosità. E’ anche vero che l’aumento della pressione agonistica ha probabilmente attirato sulle zone di pesca quei pesci che stazionavano al largo e la possibilità concessa sull’uso di tutte le esche ha aumentato la capacità di realizzare catture. In ogni caso, l’elemento strategico per far girare la gara a favore è stato l’uso delle terre utilizzate per la pasturazione e l’alimentazione del posto di pesca. La breme che popola numerosa i fondali di questo canale, come tutti sanno, è attirata dalla fumata che la terra rilascia durante la

discesa e si sofferma sulla zona di pesca anche quando gli si presentano palle dure di terra farcite con fouillis. Oltre alle breme, sul fondo del canale vi sono milioni di acerine, piccoli pesci famelici di pochissimi grammi che disturbano non poco l’azione di pesca. In ogni caso le prove dei giorni precedenti facevano capire che la pescosità andava aumentando soprattutto se si innescava all’amo il bigattino al posto del ver de vase, anche se rimaneva marcata una certa disomogeneità con tratti del canale più pescosi alternati a tratti inspiegabilmente avari di catture. Un Fissero che non ha avuto segreti per i ragazzi dell’Oltrarno Colmic Firenze, capaci di dominare questa prova con una prestazione maiuscola realizzando 5 e 9 penalità. Falsini e company hanno dato spettacolo e addirittura il campione tosca-

no è riuscito a realizzare il peso maggiore di giornata portando alla pesa ben kg. 10,550 di pesce. Ma sentiamo dalla voce dell’amico Amadori Gilberto dell’Oltrarno Colmic la sua gara: "Ho

pescato in Garolda. Sono partito a tredici metri e li ho pescato per circa un ora per poi finire la gara a ridosso delle alghe nel sotto riva. Ho preso bene a tredici metri pescando le piccole breme sulla terra di fiume che avevamo preparato. Ho usato la nuova pastura della Colmic per le breme di colore bruno chiaro e ho pescato sempre con i bigattini. Passata la prima ora sono poi venuto corto e lì ho avuto la fortuna di trovare qualche carassio, una carpetta e qualche bella breme che mi hanno portato a fare circa 7 kg di pesce. Mi sono molto divertito". Anche la Squadra della lenza Emiliana è andata bene, ma ha dovuto scontare un posto sicuramente non felice di Umberto Ballabeni che, vista la difficoltà, ha deciso di cercare un pesce grosso che non è mai arrivato facendo l’unico buco della squadra. La classifica progressiva vede ai primi posti le seguenti formazioni: Ravanelli con 3, Oltrarno con 2, Emiliana con 2, Longobardi con 1, ovvero l’Elite dell’agonismo italiano.

DANIELE MARCHI

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Pinze per split rings – Stonfo Pinze di alta qualità studiate appositamente per aprire gli anelli spaccati ed inserire o togliere agevolmente ami, girelle, etc. Sono disponibili in due misure. Misura 1: per anelli anche piccolissimi di media potenza (Ø min, interno anello 2,5 mm). La pinza apre l'anello di max 1 mm. Misura 2: per anelli di grande potenza (Ø min, interno anello 4,5 mm). La pinza apre l'anello di max 2 mm. Impugnatura anatomica in resina resistentissima; punte in acciaio temprato; dimensioni compatte, lunghezza 13 cm; peso ridotto.

Stoppioni s.n.c. Via dei Bassi 42 50013 - Campi Bisenzio - FI Tel. 055 8739615 / 055 8739648 stonfo@stonfo.com www.stonfo.com

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VetrinaPescaIn Concept PF Professional Concept SP Specimen – Tubertini

Questa serie di canne bolognesi è stata sviluppata con un concetto unico ed innovativo: la cima ad innesto (PutIn concept). I vantaggi che ne derivano sono: eliminazione di tutti gli anelli scorrevoli, riduzione delle rotture, ridu-

zione del peso della canna ed ottimizzazione della curva sotto sforzo. Molto interessanti sono gli accorgimenti adottati, come l'impugnatura Shrink Rubber per una sicura e confortevole presa, il Woven Spotlight per mettere

in risalto il marchio Tubertini e l'elegante salva anelli in tessuto. Misure montate: Concept PF - 6,00 mt (5+1 sect.); 7,00 mt (6+1 sect.). Concept SP – 6,00 mt (5+1 sect.); 7,00 mt (6+1 sect.); 8,00 mt (7+1 sect.).

Tubertini S.r.l. Via Muzza Spadetta 28 40053 Bazzano - BO tel. 051832335/20 - 051 833156 Fax 051 832138 www.tubertini.it info@tubertini.it

Artificiali Yo-Zuri & Duel – Akua Altro marchio di assoluto livello tecnico e qualitativo è Nories. Si tratta di una linea di artificiali giapponesi molto in uso nei tournament professionistici che si evidenziano per la particolare fattura, l’attenzione riposta nelle componentistiche e gli speciali pattern sia olografici che opacizzati, ben eseguiti anche con sottili sfumature. Alcune esche hanno occhi incassati con rilievi di colore; ancorine molto affilate, rattles interne e modelli con propeller di coda. Nuova serie di esche Sashimi di Yo Zuri, finemente realizzate e con evidenze tecniche molto rilevanti. Si tratta di artificiali che hanno la caratteristica peculiare di emettere riflettenze che modificano la risposta cro112

matica in acqua a seconda del lato di visione; sul corpo, di fatto, si sono realizzate sfumature che s’intersecano con la speciale tramatura in rilievo impressa in ogni lato, Il risultato è quello di avere un’esca che si

avverte meglio da un punto di vista visivo all’interno dell’elemento liquido, con ombre e riflessi che non appaiono sempre i medesimi. Le finiture sono di rilievo, a partire dalle ancorine, occhi 3D, rattles interne.

Akua s.r.l Via Como 14 20020 - Lainate - MI tel. 02 93570390 Fax 02 93570884/5 www.akuasrl.com info@akuasrl.com


Artificiali SPRO - Outdoor International

SPRO Sport Professional è una prestigiosa società a livello mondiale in grado di offrire più di 10.000 articoli differenti per la pesca sportiva. Spiccano senz’altro nomi di grosso calibro, con esperienze nel campo della pesca sportiva al bass di elevato livello, sicuramente campioni che conoscono bene il loro mestiere e hanno messo il proprio bagaglio di cono-

scenze a disposizione di Spro per la realizzazione di artificiali che portano la loro firma. Aruku Shad 75 è una lipless crank bait disegnata dal leggendario bassman professionista americano Roland Martin. E’ un’esca dotata di rattlers interne, con un nuoto molto frenetico e che ben si adatta ad una pesca di ricerca in velocità. Shake & Bake Chatterbait è stato ideato

dal pro americano Gary Klein per Spro. E’ lungo circa 10 cm con un peso di 10 gr. Si tratta di un jig con paletta metallica anteriore che conferisce all’artificiale un movimento tipo “side to side”. Little John 50 è un piccolo crank bait di assetto galleggiante che nuota fino ad un metro e mezzo; è stato progettato dall’americano John Crews, bassman pro, specializ-

zato nella pesca con gli “shallow crank”. Particolare importante è quello di essere silenzioso, con all’interno un solo peso mobile in tungsteno per il lancio. Bronzeye Frog 65 è la classica rana per il top water, modello questo ideato dal famosissimo Dean Rojas ritenuto il “guru” della pesca con le frog bait tanto da meritarsi l’appellativo di “Kermit the frog”: inoltre, questo artificiale è stato vincitore del premio “Best New Lure Product” all’ICAST 2005 di Las Vegas. Tutte le esche sono armate con ancorine Gamakatsu.

Outdoor International s.r.l. Via Palareti snc 47039 Savignano sul Rubicone - FC Tel. 0541 944456 Fax. 0541 944456 www.outdoorinternational.net info@outdoorinternational.net

Inglese Trabucco Sygnum MRX-V è una serie di canne veramente completa in grado di coprire tutte le esigenze di questa disciplina, quali la pesca in laghetto, nei fiumi a cavedani fino ai lanci lunghissima distanza con pesanti waggler. Il carbonio utilizzato è SHM, in grado di combinare perfettamente la rigidità necessaria per lanci lunghi e precisi con la morbidezza indispensabile per il recupero di prede quali breme o gardon o per il combattimento con pesci importanti e fili sottili. Le finiture

sono di primissima qualità: manico in sughero naturale, portamulinello Fuji e montaggio con anelli Sic Ultra Light. Power Plus è una canna leggera ed affidabile costruita con il nuovissimo carbonio Sun Screen Finish. Possiede un’azione di punta, veloce per lanci precisi e rapidi ma progressiva al tempo stesso, su tutta la sua lunghezza, una prerogativa che permette di affrontare prede di grossa taglia, anche con finali sottili e di ridurre la possibilità di perdita della preda. Nuove

colorazioni per i galleggianti da inglese della serie XD che permangono con le caratteristiche espresse nel catalogo, più alcuni inediti inserti per la miglioria della visibilità e a seconda delle prede da insidiare. Materiali di

ottima qualità, molto resistenti e dotati di bulbi regolabili in ottone che non inquinano e che non si ossidano.

Trabucco Fishing Diffusion CO. Srl Via Atene 7 43010 Bianconese (PR) Tel. 0521 618000 Fax 0521 617032

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Maree

Le tabelle sono realizzate in collaborazione con Navionics

Settembre 2009 ■ I valori riportati nelle tabelle si riferiscono alle ore del culmine di alta marea in alcune località italiane. Essendo, però, estrapolati esclusiva-

mente da componenti astronomici, possono essere soggetti a piccole variazioni dovute a fenomeni meteorologici, e in particolare alla pressio-

ne atmosferica ed al vento. A tale proposito, quindi, è possibile rilevare sul luogo piccole differenze rispetto ai valori riportati. Le maree di seguito

GIORNO

IMPERIA

GENOVA

LA SPEZIA

LIVORNO

1/M 2/M 3/G 4/V 5/S 6/D 7/L 8/M 9/M 10/G 11/V 12/S 13/D 14/L 15/M 16/M 17/G 18/V 19/S 20/D 21/L 22/M 23/M 24/G 25/V 26/S 27/D 28/L 29/M 30/M

07:01 - 20:01 07:41 - 20:24 08:10 - 20:53 08:45 - 21:21 09:15 - 21:50 09:44 - 22:12 10:20 - 22:44 10:59 - 23:13 11:46 - 23:48 12:42 - ----00:16 - 13:50 01:12 - 15:28 02:16 - 17:03 04:39 - 18:03 05:55 - 18:55 07:05 - 19:39 07:41 - 20:21 08:23 - 20:54 09:07 - 21:32 09:47 - 22:06 10:36 - 22:38 11:11 - 23:10 12:00 - 23:44 12:44 - 23:52 14:00 - ----00:14 - 15:33 02:44 - 16:53 04:57 - 17:55 05:55 - 18:34 06:43 - 19:14

06:21 - 19:13 07:01 - 19:49 07:35 - 20:20 08:15 - 20:50 08:45 - 21:16 09:15 - 21:48 09:46 - 22:14 10:28 - 22:46 11:18 - 23:24 12:14 - 23:56 13:26 - ----00:53 - 14:57 02:16 - 16:31 04:04 - 17:27 05:27 - 18:20 06:19 - 19:08 07:11 - 19:47 07:49 - 20:25 08:37 - 21:02 09:19 - 21:34 09:59 - 22:06 10:44 - 22:47 11:20 - 23:08 12:28 - 23:52 13:36 - ----00:18 - 15:00 02:13 - 16:16 04:13 - 17:13 05:17 - 17:57 06:01 - 18:41

06:13 - 19:05 06:53 - 19:43 07:35 - 20:06 08:06 - 20:33 08:35 - 21:04 09:11 - 21:26 09:44 - 22:02 10:24 - 22:34 11:06 - 23:01 12:02 - 23:52 13:10 - ----00:28 - 14:36 02:04 - 15:59 03:47 - 17:11 05:07 - 18:03 06:15 - 18:51 07:05 - 19:33 07:45 - 20:09 08:31 - 20:49 09:15 - 21:22 09:51 - 21:50 10:36 - 22:26 11:20 - 23:00 12:16 - 23:48 13:08 - ----00:16 - 14:44 01:36 - 15:53 03:57 - 16:57 05:05 - 17:49 05:53 - 18:18

06:53 - 19:30 07:41 - 20:01 08:01 - 20:33 08:35 - 21:04 09:06 - 21:33 09:40 - 22:00 10:16 - 22:36 10:51 - 22:54 11:30 - 23:30 12:34 - ----00:16 - 13:42 01:12 - 15:08 02:56 - 16:35 04:39 - 17:42 05:51 - 18:41 06:45 - 19:29 07:37 - 20:03 08:15 - 20:41 09:03 - 21:19 09:39 - 21:58 10:20 - 22:34 10:56 - 23:10 11:52 - 23:44 12:44 - ----00:16 - 13:48 01:16 - 15:13 03:05 - 16:39 04:49 - 17:25 05:51 - 18:11 06:39 - 18:49

GIORNO

Porto EMPEDOCLE

MESSINA

TARANTO

1/M 2/M 3/G 4/V 5/S 6/D 7/L 8/M 9/M 10/G 11/V 12/S 13/D 14/L 15/M 16/M 17/G 18/V 19/S 20/D 21/L 22/M 23/M 24/G 25/V 26/S 27/D 28/L 29/M 30/M

01:53 - 14:27 02:19 - 14:50 02:49 - 15:11 03:15 - 15:34 03:36 - 15:54 04:06 - 16:12 04:34 - 16:40 05:06 - 16:48 05:30 - 17:14 06:20 - 17:46 08:00 - 17:30 11:15 - 21:52 12:19 - ----00:05 - 13:04 00:57 - 13:39 01:47 - 14:13 02:20 - 14:43 02:55 - 15:13 03:29 - 15:38 04:02 - 16:11 04:37 - 16:35 05:14 - 16:57 05:50 - 17:06 06:32 - 16:30 07:54 - 12:47 11:30 - 23:31 00:42 - 12:31 00:39 - 13:04 01:09 - 13:27 01:35 - 13:44

00:01 - 12:15 00:19 - 12:40 00:40 - 13:03 01:05 - 13:28 01:31 - 13:51 01:53 - 14:16 02:22 - 14:38 02:50 - 15:04 03:16 - 15:26 03:52 - 15:54 04:14 - 16:34 05:06 - 17:04 08:21 - 21:19 10:22 - 22:37 11:35 - 23:31 12:02 - ----00:01 - 12:37 00:41 - 13:07 01:11 - 13:41 01:45 - 14:06 02:16 - 14:38 02:49 - 15:10 03:20 - 15:16 03:34 - 15:48 04:24 - 16:12 04:50 - 17:40 09:15 - 22:21 10:29 - 22:49 11:27 - 23:23 12:05 - 23:43

02:15 - 14:08 02:23 - 14:27 02:46 - 14:55 03:15 - 15:19 03:38 - 15:46 04:02 - 16:08 04:30 - 16:36 04:58 - 16:48 05:28 - 17:30 06:12 - 17:58 07:00 - 17:30 09:35 - 23:23 11:36 - ----00:19 - 12:37 01:07 - 13:21 01:47 - 13:56 02:14 - 14:31 02:49 - 14:59 03:21 - 15:34 03:54 - 16:07 04:25 - 16:35 05:02 - 17:05 05:24 - 17:33 06:14 - 17:42 06:36 - 17:12 10:03 - ----01:11 - 11:35 01:09 - 12:35 01:07 - 13:04 01:31 - 13:27

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CIVITAVECCHIA

trascritte sono ad esclusivo utilizzo per la pesca sportiva. Le ore di previsione sono espresse tenendo conto dell’ora solare del nostro fuso orario, quindi durante i mesi estivi, quando è in vigore l’ora legale, è necessario aggiungere un’ora ai dati della tabella.

NAPOLI

CAGLIARI

PALERMO

07:17 - 19:59 07:53 - 20:24 08:23 - 20:49 08:57 - 21:21 09:28 - 21:50 09:54 - 22:18 10:32 - 22:50 11:08 - 23:21 11:50 - 23:56 12:38 - ----00:28 - 13:42 01:24 - 15:08 03:12 - 16:47 04:59 - 18:03 06:15 - 18:51 07:07 - 19:39 07:57 - 20:21 08:37 - 20:59 09:19 - 21:36 09:55 - 22:10 10:36 - 22:46 11:15 - 23:22 12:00 - 23:56 12:44 - ----00:28 - 13:48 01:18 - 15:16 03:17 - 16:45 05:01 - 17:53 06:01 - 18:31 06:53 - 19:11

07:09 - 19:59 07:45 - 20:20 08:19 - 20:49 08:49 - 21:21 09:19 - 21:46 09:54 - 22:12 10:24 - 22:48 10:59 - 23:17 11:30 - 23:56 12:34 - ----00:28 - 13:38 01:24 - 15:08 03:08 - 16:43 04:51 - 18:03 06:15 - 18:51 07:05 - 19:39 07:57 - 20:21 08:33 - 20:54 09:11 - 21:32 09:51 - 22:10 10:28 - 22:42 11:11 - 23:18 11:56 - 23:56 12:44 - ----00:18 - 13:48 01:16 - 15:17 03:09 - 16:45 04:53 - 17:53 05:57 - 18:34 06:43 - 19:05

07:09 - 19:59 07:45 - 20:18 08:19 - 20:49 08:45 - 21:21 09:15 - 21:50 09:48 - 22:12 10:20 - 22:48 10:55 - 23:17 11:30 - 23:52 12:30 - ----00:16 - 13:38 01:12 - 15:04 02:56 - 16:39 04:47 - 18:01 06:15 - 18:51 07:07 - 19:33 07:45 - 20:21 08:27 - 20:54 09:07 - 21:36 09:45 - 22:10 10:26 - 22:42 10:56 - 23:18 11:52 - 23:52 12:40 - ----00:16 - 13:44 00:18 - 15:12 02:44 - 16:41 04:55 - 17:53 06:05 - 18:27 06:47 - 19:05

07:01 - 19:38 07:41 - 20:09 08:08 - 20:37 08:43 - 21:08 09:15 - 21:38 09:44 - 22:04 10:16 - 22:36 10:51 - 22:54 11:30 - 23:30 12:14 - ----00:16 - 13:30 01:12 - 14:56 02:56 - 16:31 04:39 - 17:46 05:55 - 18:41 06:49 - 19:29 07:37 - 20:08 08:23 - 20:41 09:03 - 21:23 09:43 - 21:58 10:20 - 22:34 10:56 - 23:10 11:44 - 23:44 12:36 - ----00:16 - 13:36 01:16 - 15:00 02:44 - 16:41 04:45 - 17:36 05:51 - 18:21 06:39 - 18:57

BRINDISI

ORTONA

ANCONA

TRIESTE

VENEZIA

02:15 - 14:12 02:39 - 14:35 03:02 - 15:07 03:27 - 15:23 03:54 - 15:50 04:18 - 16:12 04:49 - 16:36 05:18 - 16:48 05:56 - 17:26 06:20 - 17:54 07:06 - 17:30 09:34 - 21:40 01:28 - 11:28 00:19 - 12:39 01:22 - 13:23 01:59 - 13:56 02:41 - 14:31 03:05 - 14:59 03:41 - 15:38 04:13 - 16:07 04:46 - 16:35 05:14 - 17:05 05:53 - 17:12 06:34 - 17:50 06:50 - 17:14 09:27 - ----01:42 - 11:23 01:11 - 12:27 01:27 - 13:00 01:50 - 13:27

02:15 - 14:27 02:23 - 14:27 02:46 - 14:55 03:15 - 15:11 03:34 - 15:34 04:02 - 15:41 04:34 - 16:00 05:06 - 16:16 05:48 - 16:22 06:28 - 16:06 06:59 - ----10:50 - ----12:07 - ----00:23 - 12:47 01:11 - 13:23 01:47 - 13:56 02:25 - 14:23 02:53 - 14:47 03:25 - 15:16 03:58 - 15:36 04:33 - 15:52 05:10 - 16:01 05:50 - 15:54 06:34 - 14:30 07:34 - 12:51 10:39 - ----11:56 - ----02:58 - 12:35 02:06 - 12:52 02:06 - 13:27

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PescaIn Settembre 2009