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jazz e non solo jazz

a Perugia e dintorni I Gruppi di Musica Leggera dagli anni ‘30 agli anni ‘60 del XX Secolo e la


Provincia di Perugia

Progetto e realizzazione editoriale Zefiro srl Viale Ciccolungo, 80 - 63023 Fermo (AP) Via Gutemberg, 229 - 06148 Perugia Progetto grafico ed impianti Fotolito Ars Color - Perugia Printed in Italy Arti Tipografiche Toscane - Cortona (AR) luglio 2003 Tutti i diritti riservati L’Editore si scusa per eventuali involontarie omissioni sulla citazione delle fonti www.ventodizefiro.it


Significativo e piacevole, questo volume dimostra come, nei decenni centrali del Novecento, la cultura musicale in Umbria abbia seguito percorsi molteplici e diversi, si sia aperta alle innovazioni del jazz pur restando legata, in altri settori, a una tradizione più aulica e figlia di molte epoche passate.

In maniera accattivante, il libro è anche un grande album di famiglia della comunità perugina e delle sue diramazioni regionali, dei gruppi e dei leader che, suonando e intrattenendo rapporti col professionismo nazionale, non hanno mai cessato di coinvolgersi in quell' intima soddisfazione del desiderio di novità e di ritmo che il jazz ha incarnato generazione dopo generazione. La storia che il libro snoda non ha praticamente sosta, perché intreccia senza confusione la "musica leggera" e il ruolo della "Perugia big band", trovando appigli di grande evocatività negli anni Trenta, ma rendendo ugualmente pieni di fascino anni e decenni a noi ben più vicini. Il "confronto" tra la realtà umbra e altri contesti musicali è costante e inesauribile, tale da svelare e ricostruire scenari inediti del "divertimento" umbro moderno che poi, forse, non sono così lontani da identiche espressioni antiche. Silvano Ricci Assessore alle Politiche Culturali della Provincia di Perugia

Giulio Cozzari Presidente della Provincia di Perugia


INDICE

Il perché di questa pubblicazione, degli Autori Prefazione

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1.1 1.2 1.3 1.4 1.5 1.6 1.7 1.8

Il clan degli assisiati La resistenza dei "muriggioni" Alla scoperta dello swing Non solo "canzonette" Dove ballare, ovunque! Cambia il modo di suonare … e di ballare Nito Vicini, una voce confidenziale I favolosi anni '60

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L'Altro Mondo Il sogno di una Big Band Miro Graziani Il debutto ufficiale con Alfio Galigani Finalmente il Festival I primi concerti fuori regione La tournée in Romania "Rapsodia Americana" L'arrivo di Giancarlo Gazzani Il Jazz di casa nostra La prima volta in TV Un intenso sodalizio artistico 1982 : tre festival jazz e un LP Ancora Umbria Jazz Il Caffè Paskowsky Nando, un Direttore "autoctono" A Canale 5 e due puntate all'estero Gli incontri : Paul Jeffry, Massimo Urbani, Tullio De Piscopo, Gabriele Mirabassi 2.19 Altre partecipazioni televisive 2.20 Tra le Comunità Umbre della Baviera 2.21 Il viaggio continua Indice dei nomi di persone, orchestre, gruppi musicali, locali di intrattenimento Ringraziamenti

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I gruppi di musica leggera dagli anni ‘30 ai ‘60

La Perugia Big Band

2.1 2.2 2.3 2.4 2.5 2.6 2.7 2.8 2.9 2.10 2.11 2.12 2.13 2.14 2.15 2.16 2.17 2.18

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Il perché di questa pubblicazione

Tutto cominciò un giorno di primavera di un paio di anni fa, a casa di Ledo Lazzerini dove alcuni dei musicisti che avevano fatto parte della Perugia Big Band si erano dati appuntamento per passare insieme un fresco assolato pomeriggio. Quella fantastica avventura musicale di cui erano stati protagonisti per più di 26 anni si era conclusa da poco. E, immancabilmente, i ricordi galoppavano. Fu Vinicio Pagliacci che ad un certo punto azzardò un’idea: perché non realizzare una piccola testimonianza scritta, che ricordi i momenti salienti di questa nostra esperienza? Pur non assumendo allora alcuna decisione, i presenti all’incontro cominciarono a ragionarci su. Passò del tempo, si rividero più volte e ne riparlarono, alla fine decisero che era giusto procedere. Chiesero a chi scrive di assumere il compito delle ricerche, dei contatti, degli approfondimenti, della redazione dei testi. A Vinicio Pagliacci di mettere a disposizione la sua esperienza di grafico. L'archivio cartaceo della Band è stato il nostro filo conduttore: corrispondenza, contratti, date e località dei concerti, appunti di viaggio, conteggi e contabilità. E poi foto, articoli di stampa, ricordi personali. Ma anche testimonianze sonore: dischi, registrazioni radiofoniche, registrazioni televisive. Mano a mano che si procedeva nel lavoro, abbiamo cominciato ad avere la consapevolezza che forse quella testimonianza scritta che i nostri musicisti avevano immaginato ad uso esclusivo di coloro che avevano direttamente vissuto i fatti, potesse invece risultare interessante anche per altri, al di fuori di quel cerchio ristretto. E così abbiamo tentato di fare una cosa più strutturata, più documentata, più dettagliata: un vero e proprio libro insomma. Anche perché, rispolverando a posteriori questo excursus durato tanti anni, ci siamo resi conto che l’avventura "Perugia Big Band" non può essere stata, per l'ambiente musicale perugino, un fatto “asettico'” e ininfluente ma, al contrario, un passaggio che, per lo spessore della proposta, ha probabilmente seminato qualcosa per ciò che è avvenuto dopo. Di certo, comunque, quell’avventura ha sicuramente veicolato con grande dignità il nome della città di Perugia sia in Italia che all'estero. Siamo partiti quindi avendo come obiettivo la storia della Perugia Big Band. Poi, però, lungo il percorso è emerso con sempre maggiore evidenza come anche questa orchestra non poté che essere il frutto di un contesto favorevole, di una situazione culturale e musicale in cui le spinte e gli stimoli utili a evidenziare la passione per quel tipo di formazione orchestrale e per quel tipo di jazz aspettavano solo di essere scoperti e concretizzati. Ed ecco, allora, che abbiamo voluto rivisitare, a ritroso, il mondo musicale perugino dei decenni precedenti, compresi tra gli anni '30 e '60 del XX secolo, che, secondo noi, per le sue peculiarità, per le sue manifestazioni, potrebbe aver originato quel terreno risultato poi così fertile da promuovere la costituzione di una grande orchestra jazz come la Perugia Big Band. Questo volume, quindi, prevede una prima parte dedicata alla attività musicale leggera di quel periodo, la seconda rivolta invece ai 26 anni della Band perugina.

Carlo Pagliacci

Gianfranco Ticchioni

Il Compact Disk allegato contiene alcuni brani musicali interpretati dalla Perugia Big Band, estratti da registrazioni amatoriali di trasmissioni radiofoniche o di concerti e dai dischi che la Band ha realizzato in periodi diversi della sua attività. Per alcuni brani, quindi, la qualità tecnica può risultare carente. L'obiettivo del CD è quello di fornire essenzialmente una testimonianza sonora riferita ad alcuni dei momenti raccontati nel libro

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PREFAZIONE

Orchestra Bruttini - anno 1933

1 Cfr. la mia postfazione (intitolata La radio al tempo della guerra) al volume di Roberto Rizzi Onde…libere. Giornalisti, emittenti, trasmissioni nell'Italia liberata 1943-1945, Era Nuova, Perugia 2002. 2 Le varie ipotesi la associano a danza afro-americana, o ne riferiscono il significato sessuale. Sembra invece certo che storicamente il termine fu reso popolare nel 1917 ad opera della Dixieland Jazz Band, orchestra di musicisti bianchi trasferitisi dalla natia New Orleans a New York. 3 Le origini africane e la connessione con la sub-cultura degli schiavi negri sono innegabili. "Ma l'ascoltatore più attendo coglierà nel jazz l'eco di influenze più europee che africane; di canti popolari inglesi, scozzesi, irlandesi, francesi, tedeschi e persino balcanici, più che l'eco della musica della jungla e delle colonie costiere da cui provenivano le navi di schiavi". (Barry Ulanov, Manuale del jazz, Feltrinelli, Milano 1960, p. 9).

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Il tempo trascorso dalla conclusione della seconda guerra mondiale, e la recente rottura dei precari equilibri geopolitici che ne seguirono - con le conseguenti implicazioni di rancori ideologici e di chiusure settarie - ci hanno, se non fatto perdere, quanto meno annebbiato una sensazione che dovrebbe invece apparirci chiara alla mente. Per coloro che, come me, sono nati alla vigilia dell'immane conflitto, e sono cresciuti durante il periodo della difficile e dolorosa ricostruzione, c'è una sorta di colonna sonora che accompagna la stagione che porta dall'infanzia all'adolescenza. Due musiche, due ritmi, due balli ne segnano infatti i termini: da un lato il boogiewoogie, dall'altro il rock and roll. Furono la radio e il cinema ad aprire, ad una generazione già vestita con le divise di "figli della lupa" e di "piccole italiane", gli orizzonti inaspettati di quel mito americano poi rimeditato sulle pagine di Pavese e di Vittorini. Del mio rapporto con la radio ho scritto di recente 1. Le note di In the Mood suonate dall'orchestra di Glenn Miller io le sentii sprigionarsi da quella scatola magica, anche se visivamente le associo ad una jeep carica di soldati americani incontrata sul greto del fiume Vomano, che si cercava di guadare dopo che i nazisti in ritirata ne avevano fatto saltare il ponte. Ricordo le parole e i gesti di saluto, l'okay fatto con l'indice ed il pollice a cerchio, il sorriso che tramutava i temuti nemici in alleati con cui si sarebbe potuto costruire un futuro di libertà. E il pegno di questa speranza erano appunto quelle note che la radio ripeteva con scandalo dei benpensanti; rese tangibili e concrete da balli scatenati che mi limitavo a guardare con invidiosa ammirazione, così diverse dalle canzoni melodiche e dai balli compassati che continuavano a dominare approcci, sentimenti ed emozioni di un popolo ancora povero, illetterato, prevalentemente contadino. Ero ancora troppo piccolo per cogliere appieno ciò che stava avvenendo attorno a me. Non conoscevo neppure ciò che significasse la parola jazz 2 , quali contrasti razziali e sociali adombrasse la sua storia, come si fosse sviluppato attraverso i canti di lavoro e di preghiera che prendevano forma nelle piantagioni di cotone (i blues), nelle chiese congregazioniste (i gospel), o nei compiacenti ammiccamenti del piano di compagnia ai fugaci incontri delle case di tolleranza (il ragtime) 3. Solo molto più tardi avrei capito che la diffidenza di cui questo genere musicale veniva circondato era una tossica eredità del passato regime: e ancor oggi provo un senso di vergogna a rileggere le missive che studenti liceali o universitari (alcuni dei quali divenuti "da grandi" punte di diamante dello schieramento progressista) inviavano ai giornali deprecando il diffondersi della musica cacofonica ebraica e negra di contro alla tra-


Orchestra Belloni - fine anni ‘40

Un nutrito campionario di sciocchezze in proposito si trova nella rubrica Questionario della rivista "La Difesa della Razza". Scriveva ad esempio Enzo Santarelli, da Macerata: "Vediamo chiari i funesti effetti della esterofilia anche nel campo della musica, specialmente leggera, da ballo, altrettanto per le canzoni. Musica sincopata, con influenza negroide e delle musiche indigene degli indios, lagne più o meno scomposti e lascivi [sic], di provenienza americana. La colpa è di tutti e di nessuno: della folla, dei direttori di concerti, della radio, dei fabbricanti di dischi. Ma il merito sarà di coloro che, senza attendere provvedimenti, cominceranno col riportare la folla alla musica, ai balli, alle canzoni tradizionali, popolari, dimenticate, e modernamente italiane" (Esterofilia, 20.2.39) E Pier Luigi Frosini da Pisa: "La verità è questa che il negro, imparate le nozioni musicali, incapace di capire la vera musica, improvvisa sugli strumenti che ha imparato a suonare, quei ritmi che conosce e che sgorgano dal suo istinto primitivo. Lo stesso negro rivestito all'europea trionfa oggi in tutte le capitali, e principalmente nell'America, dove questa sorta di dissonanze è divenuta il simbolo della vantata dinamicità americana" (Musica negra, 20.9.1939). 5 Quanto questa semplice constatazione si sia poi dovuta bilanciare con un persistente antiamericanismo ideologico è avvertibile nelle parole di uno dei protagonisti della presente opera, Alfio Galigani, il sassofonista perugino che iniziò la sua carriera con l'orchestra Belloni: "Non ho molta simpatia politica per gli americani, ma il jazz e i jazzisti lasciamoli stare. È musica loro e non nostra". Cfr. l'articolo Jazz italiano nel sito www.jazzitalia.net. 6 Il film, Blackboard Jungle, del 1955, fu intitolato in italiano Il seme della violenza: ne era regista Richard Brooks e protagonista Glenn Ford, coadiuvato da un nugolo di comprimari di tutto rispetto. Destò anch'esso scandalo per la rappresentazione cruda della vita di scuola negli slum della Grande Mela. Nella colonna sonora, sui titoli di testa, fu usato il celeberrimo Rock Around the Clock. 7 Marcel Proust, La strada di Swann, in Alla ricerca del tempo perduto, vol. I, Einaudi, Torino 1961, p. 413. 4

dizione operistica nazionale e alle vette del melodramma 4. Ed un brivido al pensare che, senza l'arrivo dei detestati yankee o dei stramaledetti inglesi, avremmo tutti - o quasi - finito per pensarla così 5. La frenesia liberatoria del boogie-woogie ispirò pittori insigni quali Mondrian o Guttuso, ed anche per via delle geometriche composizioni dell'uno e dei corpi accaldati ed eccitati dell'altro ci liberammo dagli schemi bolsi ed enfatici dell'arte littoria. Poi, a metà degli anni cinquanta, in un paese che cominciava a modernizzarsi e ad inurbarsi, piombò improvviso il rock di Bill Haley e dei Comets. Io ero studente liceale a Teramo quando un film, ancora una volta americano 6, portò una sconvolgente ventata di freschezza in un panorama dominato dal valzer e dal tango eseguiti alla fisarmonica. Lo ballammo come forse satiri e baccanti si erano abbandonati, in antiquo, al sacrificio del dio. L'età dell'innocenza finiva con quel ritmo travolgente, che sembrava introdurci in un periodo della storia dove le certezze finivano in un mucchio di cenere. E le stantie consuetudini dei nostri padri venivano soffocate da un'ulteriore promessa: nulla sarebbe stato più come prima. Ho voluto ricordare questo mio percorso intellettuale, che coincide - anche se vissuto in altri luoghi - con i capitoli introduttivi del libro. Arrivai a Perugia, da universitario, nell'invernata fra il '57 e il '58. Nel Corso Vannucci e nei suoi dintorni spazzati dalla tramontana si aprivano i caffè storici Falci e Vitalesta, il ristorante Trasimeno, negozi di cioccolata, lane d'angora, fiori e ceramiche, botteghe di ottica, di quadri e di dischi, cappellai merciai e droghieri che non esistono ormai se non nel nostro ricordo; e circolavano personaggi umili o eccentrici, strilloni e lustrascarpe, dandy e libellule, l'attrice tragica che si ispirava alle dive del muto, l'anarchico dal fiocco nero che affiggeva ogni settimana un suo originalissimo manifesto, il borghigiano di Porta Sant'Angelo vissuto di espedienti e assurto al ruolo di libero pensatore. Sono le tante figure che popolano i rimpianti di una gioventù lontana, e fanno pensare alla frase in cui Proust condensa l'incanto svanito del Bois de Boulogne e delle bellezze che lo frequentavano: "le case, le strade, i viali sono fuggitivi, ahimè, come gli anni" 7. Ai primi di novembre vi si teneva ancora (ma furono gli ultimi sprazzi) la Fiera dei Morti, le cui bancarelle si illuminavano fino a tarda notte. Il mercoledì era giorno di avanspettacolo al Turreno, e gli studenti affollavano la sala con la speranza, sempre frustrata, di qualche facile avventura con le subrettine; e andati in bianco cercavano consolazione in via del Prospetto. Si aspettava, di trimestre in trimestre, l'arrivo delle straniere a palazzo Gallenga, specie delle scandinave di cui si magnificava la spregiudicatezza (le ragazze italiane non uscivano di sera), ed era diceria diffusa che qualcuno, per stabilire quasi un diritto di prelazione, andasse loro incontro fino a Terontola. Quando la stagione si rasserenava, si scendeva al Lido Tevere, sulla cui pista ci si dondolava nel ballo della mattonella. Perugia è una città difficile per chi viene da fuori. A quei tempi lo era ancor di più:

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Orchestra Orlandi - anno 1947

8 Si tratta del film Francesco d'Assisi, del 1966, con Lou Castel; la scena in cui compaio allo scrittoio, al fianco del papa teocratico che riceve gli umili fraticelli, fu girata nella chiesa-abbazia di San Benedetto al Subasio. 9 Cfr. Luigi Bonazzi, Storia di Perugia dalle origini al 1860, Unione Arti Grafiche, Città di Castello 1960, vol. II, segnatamente il cap. XXVIII; Angelo Lupattelli, I salotti perugini del secolo XIX e L'Accademia dei Filedoni nel primo secolo di sua vita (1816-1916), Ediclio, Foligno 1976, passim. 10 Faccio in particolare riferimento a messe in scena di Giampiero Frondini e Sergio Ragni. L'opera del poeta spagnolo è L'amore di don Perlimpino con Belisa nel giardino: vedila in Federico García Lorca, Teatro, Einaudi, Torino 1961. 11 Il quale ricorda che andando a casa sua per ascoltare il testo, sovente Belloni diceva di non riceverne alcuna ispirazione; poi, la mattina dopo, si presentava con la musica già pronta, elaborata durante una impreveduta veglia notturna. Particolarmente delicate, e meritevoli di essere rieseguite e riascoltate, sono le musiche originali per "Era mio figlio", un dramma in due tempi imperniato sulla figura di Francesco d'Assisi ma del quale sono protagonisti i genitori del santo, Pietro di Bernardone e Monna Pica. Vedi Il teatro di Artemio Giovagnoni. 12 commedie in lingua italiana e in vernacolo perugino, Guerra edizioni, Perugia 1994, pp. 647 e segg. Le partiture sono alle pp. 694-705.

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sostanzialmente stretta fra le sue mura (dove oggi ci sono i palazzi dell'Elce si stendevano prati e giardini interpuntati da sparute villette liberty; e una casa colonica al posto del complesso ONAOSI) viveva ancora la vita tranquilla di una "città del silenzio", per usare la metafora dannunziana. Era la città della mezzadria, quella per secoli aveva visto i carri dei coloni portare i prodotti nei palazzi padronali, e le contadine con le ceste vendere le primizie dell'orto sulla piazza del mercato. Non s'era ancora avviata la scolarizzazione di massa, e pochi erano gli studenti del locale Ateneo, concentrati tutti - se si escludono le facoltà di Agraria, Veterinaria e Medicina - nell'antico convento degli Olivetani, oggi sede del Rettorato e degli uffici amministrativi. La Festa delle Matricole era occasione di scherzi e di lazzi, e veniva a scuotere un poco la monotonia dell'ambiente. Qualche timido accenno di industrializzazione costringeva tipografie e officine a convivere con una popolazione addensata nelle case-torri dei vecchi rioni. Le scarse automobili parcheggiavano in pieno centro; quelle degli assessori nell'atrio del palazzo comunale. Abituato alla vita di paese, cercai di trovare nuovi amici battendo strade diverse. Una fu l'impegno politico, che mi portò ad aderire al PSI nel luglio del '60, in piena crisi Tambroni; la mia sezione aveva sede al Cassero, in cima alla Lungara, e non solo vi si discuteva di politica, ma vi si ballava durante il carnevale facendo pericolosamente oscillare il pavimento delle tre sale sovrapposte. Un'altra, in qualche modo connessa, fu la rappresentanza negli organismi universitari e l'iscrizione all'UGI, ciò che mi condusse alla conoscenza di Capitini in occasione della Marcia della Pace del '61 e poi alla partecipazione domenicale al COR di via dei Filosofi. Una terza, infine, fu la frequenza di una scuola di recitazione che esisteva presso l'associazione "La Fonte Maggiore": cosa che mi fornì il destro di fare l'esperienza del Teatro in Piazza, e perfino di apparire sullo schermo, come segretario di Innocenzo III, nel primo film dedicato da Liliana Cavani a san Francesco 8. Ma la scuola entrò pure in contatto con il Piccolo Teatro della Rivista, che curava un altro settore delle arti sceniche (più tardi mi resi conto che questo fervore continuava una tradizione, quella delle filodrammatiche e delle accademie musicali, di cui si trovano ampie tracce nelle opere di Bonazzi e Lupattelli 9). Qui conobbi Belloni, che ebbi modo di rincontrare in altri luoghi: mi stupì la genialità con cui commentava d'impronta una pantomima, uno spettacolo di burattini, una trasmissione radiofonica, un dramma di Garcia Lorca 10. E l'estro con cui dava sostanza musicale alle commedie di Artemio Giovagnoni 11. E la versatilità con cui si cimentava tanto con il jazz sinfonico di Gershwin, quanto con le melodie esoteriche del Flauto magico. Quando poi, attraversato il decennio della contestazione, del femminismo e della rivoluzione culturale, arrivarono nello stesso anno - il 1973 - il festival di Umbria Jazz e l'inizio dell'esperienza che fornisce l'oggetto della presente rivisitazione, quella della Perugia Big Band, sentii (istintivamente, epidermicamente, giacché non voglio


Hot Gatto Nero - metà anni ‘50

Sarebbe interessante rievocare in parallelo le modificazioni, anche di gusto, avvenute nella canzone italiana. Quella tradizionale, sanremese, era passata già alla fine degli anni cinquanta da Ruccione a Modugno, pur se nel prosieguo dovette subire numerosi arretramenti. Nel '68 il Festival ospitò Louis Armstrong, il mitico "Satchmo". Il folk impegnato ebbe una punta alta durante il Festival di Spoleto del 1964, con lo spettacolo Bella ciao allestito dal Nuovo Canzoniere Italiano, che suscitò scandalo e polemiche fra il pubblico dei conservatori e i militari del presidio. 13 Vedi in proposito Alberto Apponi, il politico, il magistrato. Scritti e documenti, ISUC/Editoriale Umbra, 1999, p. 313 e passim. 12

fingere competenze musicali che non ho; epperò con grande e convinta partecipazione) che davvero la nostra "età dello swing" era giunta al suo meriggio 12. Con una sfasatura cronologica notevole rispetto alla omologa americana, ed anche con differenze che non vanno sottaciute: senza, ad esempio, le implicazioni culturali e razziali che avevano senso negli States fra il '20 e il '40, ma non da noi che completata la difficile ricostruzione ci stavamo appena scrollando di dosso il peso atavico della penuria, ed eravamo ancora lungi da diventare terra di immigrazione. E non è senza significato che la preistoria di questa vicenda si collochi ad Assisi, dove nella casa del magistrato Apponi - come mi confermò in un'intervista la vedova Renata - entravano libri e dischi proibiti, e la musica, a detta di Gianfranco Contini, prevaleva su ogni altro linguaggio 13. Musica illuministico-romantica, certo; ma chi potrebbe negare il tributo che ad essa deve il jazz? E come non paragonare quell'ansia di apertura alla musica che torna prepotente dopo il crollo di ogni dittatura, la fine di ogni guerra? Gli specialisti avranno modo di discettare sulle influenze esercitate dal be-bop, dal cool e dal free-jazz, sulle derivazioni riscontrabili nel pop e nel rap. Per me, e credo per tanti altri, ieri come oggi, il jazz ebbe - ed ha - un più semplice ed immediato significato: un gioioso, liberatorio grido di rifiuto verso la muffa del conformismo e dell'abitudine, dell'ipocrisia e del perbenismo. Se rievoco i concerti della Big Band perugina, sulla bella nostra platea magna, ai giardini arcadici del Frontone, o in un'area della I Circoscrizione di cui fui a lungo presidente, mi par di rivivere una stagione indimenticabile; ma poiché purtroppo le leopardiane ricordanze sono destinate a svanire, è bene che la memoria di quelle serate e di quei protagonisti (alcuni dei quali conoscevo, essendo dilettanti in musica, per i rapporti professionali con loro intrattenuti: il grafico - oltre che sassofonista - Vinicio Pagliacci, tanto per fare un nome, mi ha di frequente assistito nella composizione di manifesti o cataloghi) resti fissata sulla carta, e riprenda vita attraverso la fitta messe di dati, aneddoti, curiosità, fotografie che costituisce l'ordito del libro. Ho detto dilettanti, ed uso il termine nell'accezione più alta: di coloro che fanno le cose non per costrizione, obbligo o profitto, ma per il puro diletto di farle, per trasmettere questo diletto agli altri. E quando ritengono di avere esaurito la loro parabola sciolgono la band, dopo un quarto di secolo di vita in comune, per essere ancora, nel momento del commiato, tutti insieme, per concludere l'avventura così come la cominciarono. Salvo a risalire su un palco virtuale per un ultimo definitivo concerto: non più di suoni stavolta, ma di parole e di immagini. Questo libro è prezioso per più di un motivo. Perché ricostruisce, e questo è ovvio, una esperienza eccezionale attraverso le testimonianze dei protagonisti e le registrazioni su CD, documenti che consentiranno a lettori e ascoltatori di rinverdire la memoria (se ebbero la fortuna di essere presenti) o di capire il senso (se per disattenzione o tenera età non lo furono) di questa lunga avventura. E perché aggiunge -

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Perugia Big Band - anno 1979

e questo sembrerebbe un po' meno ovvio, ma rappresenta invece ai miei occhi l'elemento di maggior rilievo - un tassello importante per la storia complessiva della città. Dagli anni trenta e quaranta, data di avvio della ricerca, e dagli anni settanta del Novecento 14 che videro sotto varie forme l'esplosione locale del jazz, Perugia è cambiata più di quanto non abbia fatto in secoli e secoli di precedenti vicissitudini e travagli. La duplice cerchia muraria che ne costituiva la protettiva ma limitante corazza si è allargata a nuovi quartieri e nuove residenze; la campagna è divenuta parte del continuo urbano mediante il sistema dell'insediamento diffuso; la popolazione è un positivo miscuglio di etnie, una benedetta babele di accenti; le università hanno molto contribuito alla costruzione di una mentalità disincantata e cosmopolita; la mobilità umana si è enormemente accresciuta, fino a diventare frenetica. Certo, il progresso ha i suoi costi, e ci porta sovente - specie quando gli anni avanzano inesorabili - a lodare il buon tempo antico, magnificare i sapori genuini che non ci sono più, imprecare contro gli ingorghi stradali. Ma chi vorrebbe tornare indietro, alla povera, autarchica, straprovinciale Italietta? Ebbene, se il nostro paese - e qui intendo Perugia - ha percorso le sette leghe per scrollarsi di dosso la vecchiaia, ringiovanirsi nell'animo, intraprendere il cammino verso la società aperta, una parte del merito va anche alla sua Big Band. Ad essa dobbiamo non soltanto il ricordo, ma il ringraziamento per quanto ha saputo fare, attraverso un percorso musicale che si è miracolosamente trasmutato in crescita democratica e civile.

Franco Bozzi

Il secolo appena trascorso ha avuto nel jazz la sua anima: è ciò che meglio di ogni altro ha capito Alessandro Baricco, con il suo monologo Novecento, Feltrinelli, Milano 2002, da cui è stato tratto il film di Giuseppe Tornatore La leggenda del pianista sull'oceano.

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jazz e non solo jazz

a Perugia e dintorni

Cfr. A. Mazzoletti, Il jazz in Italia, Bari, 1983, p. 322 E. J. Hobsbawm, Storia sociale del jazz, Roma, 1982, p. 35 3 A. Apponi in AA.VV., Antifascimo e Resistenza nella Provincia di Perugia, Perugia, 1975, p. 46 1 2

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Il clan degli assisiati

Ricostruire la storia del jazz a Perugia e dintorni, a cavallo tra il primo e l'immediato secondo dopoguerra, è impresa assai ardua. I protagonisti principali di quella storia, infatti, sono quasi tutti scomparsi. Rimangono poche voci, rarissime tracce musicali, qualche foto sbiadita, alcuni articoli di giornale. Questo viaggio a ritroso nel tempo porta, inoltre, a scoprire inevitabili contaminazioni con altri tipi di musica: le sonorità, spesso, si confondono, ed il jazz diventa facilmente musica leggera, o qualcosa d'altro. Chi suona jazz in Umbria in quegli anni, quasi sempre suona in orchestre e gruppi musicali che si producono in spettacoli e riviste dove il jazz, a volte, entra solo di straforo… E, tuttavia, scrivere di loro era un impegno che andava onorato. La scelta di aver voluto aprire questa pubblicazione con un tentativo, certamente non esaustivo, di ricostruzione delle origini musicali del jazz in Umbria, ed in particolare nel capoluogo, è dovuta infatti a due ragioni sostanziali: la prima è che la Perugia Big Band non nasce dal nulla, ma si sviluppa invece su un terreno reso fertile da precedenti significative esperienze jazzistiche; la seconda è che alcuni personaggi, che ruotano intorno alla band perugina, provengono proprio da quelle esperienze. Ma procediamo con ordine.

Adriano Mazzoletti, uno tra i più qualificati studiosi della cultura jazz in Italia, sostiene che cominciarono a rivelarsi musicisti interessanti in Umbria, dal punto di vista jazzistico, già negli anni Trenta. Addirittura accenna all'esistenza di una Faina Jazz Band e di una Bartolini Jazz Band che si esibivano in varie città umbre intorno all'anno 19251. Ma è soprattutto ad Assisi, in concomitanza con l'ingresso in guerra dell'Italia di Mussolini, che si assiste ad un primo significativo momento di diffusione della musica jazz. E questo grazie all'opera di alcuni giovani,

per lo più talentuosi musicisti ma anche semplici appassionati perché, come giustamente ha scritto lo storico Eric J. Hobsbawm, "coloro che ascoltano il jazz, che scrivono di jazz, che leggono di jazz, sono il jazz"2 . Si tratta di Sergio (fisarmonicista, pianista e vibrafonista) e Franco Battistelli, Alberto M. Ciammarughi (pianista), Miro Graziani (pianista e batterista, che sarà poi il primo direttore della Perugia Big Band), Riccardo Laudenzi detto Bicicio (trombonista), Aldo Masciolini (tenorsassofonista e clarinettista), Norberto Michettoni (pianista), Maceo Angeli (contrabassista) e pochi altri. Nati e cresciuti nella città di San Francesco intorno agli anni Venti del '900, questi giovanotti sono uniti da una comune passione per la nuova musica d'oltreoceano. Laudenzi, che abbiamo rintracciato in quel di Sirolo e che è uno dei pochi testimoni ancora in vita del gruppo, così ricostruisce l'avvento del jazz in Umbria: fu un'origine quasi carbonara. Probabilmente questo nuovo genere musicale era stato importato da qualche turista americano in visita nella nostra città. Poi, alcuni amici, che frequentavano assiduamente la capitale, si erano procurati incisioni di Armstrong e dei Chocolate Dandies e ce le fecero ascoltare. Capimmo subito che si trattava di una musica rivoluzionaria, e ne rimanemmo affascinati. Ma in quel periodo il jazz doveva vedersela con il fascismo. Ecco perché parlo di origine carbonara, perché suonavamo jazz di nascosto. E già, il jazz era una musica proibita, "stupidamente inutile", "selvaggia", perché "musica negra" e marcatamente americana. Addirittura bisognava italianizzare i titoli ed i testi delle canzoni così che, ad esempio, Night and Day divenne Notte e Giorno, In the Mood si trasformò in Tristezze, Blue Moon cambiò in Pallida Luna. Persino i nomi, per lo più americani, degli autori delle musiche, venivano spesso sostituiti con nomi italiani di fantasia. Tuttavia, anche sotto questa plumbea nube proibizionista, furono tanti i musicisti conquistati dalla

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Torino riuscì ad infiltrarsi e, per dimostrare il suo antifascismo, una notte appiccò il fuoco alla porta di casa del giornalista fascista Mario Appelius. Circa un mese dopo questo incendio, militi e poliziotti, guidati dal Canonica, arrestarono una quarantina di antifascisti (tra questi: l'Avv. Franco Mercurelli con il figlio Sandro, l'Avv. Domenico Fioretti con il figlio Franco ed il maestro Battistelli con i suoi due figli) e li portarono con autocarri a Perugia"3.

Riccardo Laudenzi (trombone) Aldo Masciolini (sax)

musica jazz: segretamente - continua Laudenzi - ci scambiavamo dischi, o li ascoltavamo insieme, per assimilare lo swing e le tecniche d'improvvisazione.

Laudenzi, Michettoni, Masciolini, Ciammarughi e i fratelli Battistelli, insieme a molti altri che avevano, però, ben poco da spartire con il jazz, finiscono addirittura in carcere. Certo, loro sei non solo perché cultori di quella strana ed innovativa musica ritmata, ma soprattutto perché, in particolar modo il primo, attivi in organizzazioni clandestine antifasciste. Ne “Il Giornale dell'Umbria” del 7 giugno del 1945 si riporta un articolo dal titolo Pagine dell'antifascismo assisano, in cui viene ricostruita l'attività del gruppo antifascista Italia Libera cui Laudenzi aveva aderito da posizioni azioniste. Gli arresti, condotti nelle notti del 22 e 23 maggio 1943,

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furono resi possibili grazie all'azione delatoria di un infiltrato, un agente provocatore dell'OVRA (Opera Vigilanza e Repressione Antifascista, la Polizia politica del regime), tal Giovanni Canonica che, racconta Laudenzi, pur di accaparrarsi la fiducia del gruppo non aveva esitato a rifornirci di dischi di musica jazz e noi, inconsapevolmente, avevamo abboccato all'amo. Dopo il 25 luglio del 1943, all'indomani dell'arresto di Mussolini, verranno tutti scarcerati. L'episodio è ricordato anche dal magistrato Alberto Apponi nel libro “Antifascismo e Resistenza nella Provincia di Perugia”, edito dall'Amministrazione Provinciale perugina nel giugno 1975 in occasione del trentennale della resistenza e della liberazione: "Ad Assisi - racconta Apponi - avevo avvertito soprattutto i giovani antifascisti di stare attenti agli agenti provocatori, ma inutilmente. Un certo Canonica di

Il quartetto base - ricorda Laudenzi era costituito dal sottoscritto, da Sergio Battistelli, Ciammarughi e Masciolini. Graziani, che pure già era un grande appassionato di musica jazz, si aggiunse soltanto in seguito. Rammento perfettamente il concerto che tenemmo a Perugia nel Natale del '44 per i soldati alleati dell'Ottava Armata, così come quando suonavamo al Windsor Hotel di Assisi per i canadesi che stazionavano al campo di aviazione di Petrignano. Quando i militari scoprirono l'esistenza di una piccola band locale che interpretava alla perfezione le musiche di Benny Goodman grazie soprattutto al sassofono di Masciolini, si sentivano un po' a casa loro riuscendo a dimenticare, per qualche ora, le atrocità della guerra. Graziani, nel frattempo, risiedeva a Giano dell'Umbria e talvolta suonava come batterista con il quartetto di Armando Trovajoli, suo caro amico, dopo aver fatto parte di una grande orchestra da palcoscenico per uno spettacolo di Aldo Fabrizi4. Frugando ancora tra i ricordi, Laudenzi racconta di un concerto in "puro stile jazz" tenutosi nel locale perugino Il Giardino delle Streghe tra la fine del '46 e l'inizio del '47 cui parteciparono, oltre a lui, Graziani, Masciolini, Battistelli e Trovajoli: nell'immediato dopoguerra frequentavamo assiduamente i locali da ballo perugini (oltre al già citato Il Giardino delle Streghe anche La Capannina e Il Bosco dell'Usignolo) dove eravamo particolar-


Gillespie. Loffredo sta lavorando alla stesura di un libro sulla storia del jazz dal titolo alquanto curioso, "Billie Holiday… che palle!!!", dove ha inserito un capitolo intitolato "Umbria Viridis" in segno di riconoscimento al contributo dato alla storia del jazz italiano da parte dei tanti musicisti umbri cultori di questo genere musicale.

Alberto Orlandi - Sandro Poccioli Riccardo Laudenzi - Miro Graziani in una foto che documenta gli stretti legami fra i musicisti perugini e assisiatii

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Cfr. A.Mazzoletti, Il jazz in Italia, op. cit., p.310 e p.378

mente richiesti ed apprezzati.

Poi l'approdo, per alcuni dei jazzmen umbri, sulla piazza romana. Si aggregano a Umberto Cesari, eccellente ed eccentrico pianista: "era un vero fenomeno, suonava alla Art Tatum, ma caratterialmente risultava un tipo difficile", questo il giudizio di Laudenzi. A Roma, in quegli anni, agivano sostanzialmente due formazioni importanti: la 013, diretta da Piero Piccioni, e quella che ruotava intorno a Cesari. Poi, sarebbe arrivata la Roman New Orleans Jazz Band. Il clan degli assisiati riesce a coinvolgere, come abbiamo visto, musicisti del calibro di Armando Trovajoli, pianista e compositore di rilevanza internazionale, Piero Angela, anche lui valente pianista destinato però a diventare famoso come giornalista scientifico, Carletto Loffredo, contrabassista, chitarrista e cultore del banjo, che ha suonato con i più grandi musicisti jazz, da Louis Armstrong a Dizzy

Il gruppo si sposta, più o meno compatto, lungo tutta la penisola: da Trieste a Udine, da Palermo a Fano. Spesso si aggrega il clarinettista perugino Alfio Galigani, che sarà il secondo direttore, in ordine di tempo, della Perugia Big Band e che, a sua volta, aveva ospitato frequentemente Laudenzi e gli altri nel suo gruppo Hot Gatto Nero. Con il passare degli anni gli assisiati prendono strade diverse, alcuni cambiano città, anche se non si perdono di vista. D'estate infatti tornano alla natia Assisi e si riuniscono per improvvisate jam session al ristorante "Paradiso" di Graziani. Nell'agosto del '62, di ritorno da Roma dove avevano partecipato ad una trasmissione radio, Sergio Battistelli, Laudenzi, Masciolini e Graziani fanno tappa nella cittadina umbra e, insieme al contrabassista Ermanno Angeli, danno vita, in uno scantinato della Basilica di Santa Maria degli Angeli di Assisi, ad un improvvisato concerto che viene registrato da Italo Guerra, loro caro amico ed appassionato cultore di musica jazz. Di quel concerto, oggi, rimane una interessante testimonianza sonora grazie a Giovanni Masciolini, figlio di Aldo, che è riuscito a recuperare il vecchio nastro d'incisione e a trasferirlo su CD. Ancora nel '62 il già citato Mazzoletti invita gli autori della jam session di cui sopra, a Roma, per registrare due brani (I cried for you e These fooling things) da inserire nell'album "40 anni di jazz in Italia". Dopo gli anni Sessanta, però, ragioni familiari e professionali contribuiscono a diradare anche gli ultimi legami musicali del gruppo .

1.2

La resistenza dei "muriggioni" 13


Se all'ambiente assisiate si deve probabilmente riconoscere una priorità temporale nella scoperta e diffusione del jazz in Umbria, è a Perugia che, però, le prime vere e proprie orchestre, accanto alle classiche interpretazioni d'epoca, cominciano a suonare lo swing sulla scia delle grandi big bands americane di Goodman (definito il "Re dello Swing"), Shaw, Bradley, Miller, Basie, Hampton, Lunceford, Calloway, Krupa, Ellington per citare soltanto alcune tra le più famose. Nel capoluogo umbro infatti, che torna a vivere dopo il lungo e drammatico sonno fascista, è tutto un fiorire di iniziative culturali, sportive, musicali. È il momento d'oro della rivista: concerti e spettacoli vanno in scena al Morlacchi, al Pavone, al Turreno, all'Etrusco ed in tutti i piccoli teatri dell'Umbria, nei cinema trionfano "Le sorelle Materassi", "Amanti senza domani", "Nozze vagabonde", "Principessa nel sogno". La ritrovata voglia di divertimento è un terreno fertile anche per chi vuol ballare e suonare musica jazz. Si organizzano serate danzanti per i prigionieri reduci dalla Germania e per i circoli ufficiali dell'esercito alleato, riscuotono grande successo l'Orchestra Fancelli con il Cantachiaro e l'Orchestra A.B.C. del Maestro Belloni, così come l'Orchestra Iorio, l'Orchestra Orlandi, l'Orchestra Bruttini, l’Orchestra Faina, il gruppo del Maestro Patrizi, il cantante Pezzetta ed altri. Ma come, durante il fascismo, c'era chi non guardava di buon occhio le nuove tendenze musicali tacciate di non essere chiare espressioni di stampo patriottico e nazionalistico, così, subito dopo il fascismo, permane verso il jazz, inteso in una accezione assolutamente non pura come musica da ballo e divertimento a suon di ritmi sfrenati, un atteggiamento fortemente critico anche se con diverse motivazioni. Basti leggere quanto pubblicato su il "Corriere di Perugia", organo del Comitato Provinciale di Liberazione Nazionale, il 30 dicembre del '44, con un articolo a firma Pietro Figorilli dal titolo

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Orchestra Bruttini - anno 1933. Da sinistra: Oliviero Bruttini, Avvenire Riccini, Torquato Tavolacci, Renato Patrizi, Liborio Ticchioni, Giovanni Bazzurri

emblematico Ballare o produrre: "occorre iniziare una vigorosa campagna contro la mania del ballo che sta prendendo in Italia una piega poco edificante per i costumi del nostro paese (…). Gli spettacoli che si ostentano ogni giorno ed ogni notte nei diversi locali delle città italiane sono ripugnanti. Roma, Napoli, ecc. sono tale sudiceria… danzante e locandiera da richiedere l'intervento della polizia dei costumi, se questa esiste ancora (…). Che degno spettacolo di alta moralità per gli stranieri che oggi si trovano sul nostro suolo! Esso trova le nostre donne emancipate, intraprendenti, nauseanti. I giudizi che gli stranieri danno sulla donna Italiana sono giudizi che umiliano. Qui si tratta di patologia sessuale! Il "passo delle volpi" non è più ormai che il "passo delle scrofe" (…). Questa follia deve scomparire, la donna Italiana deve riacquistare la sua dignità e fierezza." Ed ancora

sullo stesso giornale il 24 febbraio del '45 Giuseppe Angelici, con l'articolo Signori: si balla, torna a criticare ferocemente l'imperante moda delle danze e dei divertimenti perché ancora "la guerra non è finita" e "c'è chi soffre e muore per colpa dei tedeschi." Analogo atteggiamento, anche se lievemente più soft, quello tenuto in proposito da "Il Giornale dell'Umbria". Ecco quanto viene riportato in un articolo pubblicato il 31 maggio del '45 dal titolo Cantanti e musicisti a tutte le ore : "(…) Guai però ad abusare della musica. E ci sono a Perugia molti suonatori o musicanti o strimpellatori che veramente ne abusano con una tenacia degna di assai miglior causa. Basta girare per la città per rendersi conto della gravità del fenomeno. Dalla ocarina ingenua e pastorale al barboso trombone, dal sassofono al grammofono, dalla radio al mandolino e alla fisarmonica. È tutto un fiorire di


Orchestra Faina - anno 1939

musiche, di ritmi più o meno sincopati, di bofonchiamenti di ottoni rauchi, di trilli, ecc. È una specie di mania collettiva che non conosce limiti. Si suona all'alba, si suona a mezzodì, si suona al tramonto e alla sera e per colmo, anche la notte, a finestre spalancate (…). È vero che ognuno ha il diritto di passare il tempo disponibile come meglio crede, ma non di turbare, oltre un certo limite almeno, le faccende e il riposo del prossimo (…). La serenata è vecchia quanto il mondo, ogni innamorato ama cantarla alla sua amata, ogni garzone desidera esprimere in linguaggio armonioso la sua passione. Ma non si può come ai tempi di Giulietta e Romeo, andare in giro la notte sotto i balconi a strimpellare. È così dolce scambiarsi infuocate espressioni d'amore sottovoce, è così naturalmente bello l'amore che è proprio un peccato sciuparlo con questi miagolii, queste strimpellate che

tutti sentono e che tutti odiano specie se effettuate nelle piccole ore. Ma quello che è peggio è che spesso si concludono con uno di quei famosi rovesci di acqua che un disgraziato in camicia scarica dalla finestra in un attimo di esasperazione. E finché è … acqua poco male (…)." L'anonimo corsivista torna a colpire di nuovo sulle stesse pagine l'11 luglio 1945 con un articolo intitolato Danze all'aperto in cui sviluppa una singolare riflessione che, sia pur in modo alquanto plumbeo e funereo, assolve la passione dei giovani per il ballo e per le nuove tendenze musicali: "Vi siete accorti come un po' di tempo in qua si sta verificando un allegro crescendo di danze all'aperto, nei vari dancings improvvisati alla meglio su pubbliche terrazze, su giardini privati, dovunque vi sia una piattaforma, uno spiazzo cementato o lastricato che consenta a qualche diecina di coppie di poter

girare al vivace ritmo di una musichetta sincopata, in cui la grave e lamentosa voce del sassofono si sposa allo strepitio epilettico di una batteria da jazz? Qualcuno, e sono le cosiddette persone sempre serie, melanconicamente benpensanti e timorate che san di cera e di chiuso, si scandalizza per queste modeste manifestazioni di esuberanza giovanile, di un facile divertimento vecchio come l'umanità, di muover le gambe al suono di una orchestrina rumorosa, all'aria aperta (…).«Non sta bene dicono i muriggioni (sapida parola dialettale che racchiude nel suo significato, i supercritici, gli scettici, i perenni portatori d'occhiali neri che fan sempre buia la vita) - ancora si soffre ecc. ecc.». Ma bisogna una buona volta reagire, sia pure con accorta moderazione, a questo stato di cose di funerea serietà e di lacrimose geremiadi, la gioventù ha dei bisogni, degli istinti, delle reazioni che le consentono di vedere rosa là dove altri vedon nero (…). I muriggioni hanno ragione solo quando affermano che non è giusto che per divertirsi si debba impedire agli altri di studiare, pensare, o riposare per poter compiere il giorno dopo il proprio dovere senza cascar dal sonno sul lavoro. Si balli, sì, ma con orchestre meno rumorose di quelle che attualmente si esibiscono nei vari ritrovi notturni, che fanno pensare ai clacson, ai bidoni e ai barattoli battuti a tempo d'inchiodatura delle casse da morto (…). Lasciamo ballare onestamente i nostri ragazzi; anche per loro la vita, purtroppo, non sarà facile e lieta (…). Il giovane stretto alla ragazza, quanti pochi anni in due, sognerà forse tutta una facile rosea vita, dove la musica, le stelle, l'amore siano sempre presenti e dove la felicità, femmina zingara che procede a passo di danza, lo conduce per mano nella lunga incerta martoriante strada che porta finalmente laggiù, dietro quella nera fila di cipressi, nella bianca marmorea città dell'oblio e della pace indisturbata per sempre." Un linguaggio tetro e, certo, poco confortante. Una filosofia di vita, come dire, ecces-

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sivamente realista anche se sostanzialmente inappellabile, almeno nel finale... Insomma, una posizione veramente da muriggioni! Sarebbe ingiusto però, giudicare oggi, in un tempo in cui prevalgono altri valori e sensibilità, le motivazioni addotte dai giornalisti a sostegno dei loro comunque interessanti scritti, che pur disegnano alla perfezione le contraddizioni non solo culturali dell'immediato dopoguerra. Per fortuna gli stessi musicisti perugini seppero abilmente difendersi, com'è testimoniato dalla lettera scritta dall' Orchestra A.B.C. del maestro Belloni in risposta ai muriggioni e pubblicata il 13 luglio del '45 sempre su "Il Giornale dell'Umbria": "Leggendo quanto ci riguarda sul corsivo Danze all'aperto, ci siamo fatti quattro matte risate e da spregiudicati impudenti quali siamo abbiamo fatto diverse copie del corsivo e le abbiamo spedite ai nostri amici lontani. È stata concessa dai muriggioni l'attenuante alla danza ma non alla musica moderna: per meglio dire, anzi, non alla gran cassa, claxon, bidoni di benzina, ecc. Se i ricordi non ci fallano, dai racconti dei nostri nonni avevamo appreso che le orchestre dei bei tempi andati erano formate in prevalenza di cornette, tromboni, clarini, ecc. che suonavano per ore ed ore di seguito allegri valzer, vorticose mazurke e galoppanti polche e ci si narrava anche che il tutto era accompagnato, anche allora!, dalla gran cassa con relativi piatti. Erano rinomate le cornette dalla voce squillante e si discuteva sul labbro del musicante tale o sul fiato del musicante tal'altro. I bei valzer d'allora non urtavano le orecchie dei nostri nonni solo perché erano valzer. Tale insieme di strumenti urta invece, oggi, le orecchie e la sensibilità dei nostri cari, simpatici, muriggioni. Già; perché non è la musica moderna che dà loro fastidio ma il modo come viene eseguita (…). Ci è stato chiesto di togliere, per lo meno, la grancassa e noi, ai nostri cari, simpatici muriggioni, concediamo ben più: d'ora in avanti suoneremo in complessi formati esclusivamente di cimbali, liuti, arpe e (se ce se lo permetterà dato che potrebbe sembrare troppo rumorosa) di spinetta. E promettiamo anche che toglieremo le latte di benzina, di petrolio, i claxon, etc., soprattutto

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Orchestra Belloni - Perugia, Hotel Brufani, fine anni ‘40. Da sinistra: Sandro Poccioli, Gegè Urbani, Alfio Galigani, C.A. Belloni, Memmo Bianconi, Augusto Giostrelli

perché questo ci costa poca fatica non avendo mai avuto la fortuna di possedere un'automobile al completo per tenerla sulla pedana della orchestra. Va bene così? (…) Noi non vogliamo costringervi ad amare la musica moderna ma voi siate comprensivi come lo siamo noi quando di buon grado suoniamo i bei valzer di un tempo per la felicità di quei pochi che non si decidono a sentirsi vecchi e che guardano con un sorriso di compiacimento, anche se leggermente sfottente, i giovanissimi di oggi alle prese con l'esuberante vitalità delle danze moderne. E soprattutto non ve la prendete con noi che lavoriamo e che dobbiamo accontentarci di veder ballare."


1.3

Alla scoperta dello swing

Dopo le testimonianze tratte dai giornali, ecco i ricordi personali di Gianfranco. Avevo solo 5 o 6 anni. Erano gli anni della guerra, tra il ’43 ed il ‘45. Anche noi bambini venivamo coinvolti, seppur incosciamente, dalle preoccupazioni degli adulti, dalla scarsità dei mezzi, dai momenti di paura che si materializzavano attraverso gli allarmi aerei, il coprifuoco, le strade buie, i rifugi improbabili. Ricordi vaghi ma indelebili. Tuttavia, ogni volta che la memoria rispolvera quei momenti, quelle sensazioni, ecco che prepotentemente altre immagini, altre situazioni si fanno avanti, oscurando le prime. Sono visioni di saloni raffinati, stucchi e decorazioni a pareti e soffitti affrescati, illuminazione sapientemente discreta, una nuvola odorosa di fumo di sigarette. Tanta gente elegante ai tavoli e seduta sui divani, gli uomini in divisa militare o in abito scuro, le donne profumate e fasciate da vestiti lunghi e avvolgenti.

I camerieri, deferenti, si avvicinano discreti per offrire un calice di bollicine che la mia fantasia di bambino classifica come acqua e citrato. Laggiù in fondo, tra una porta e una finestra, l’orchestra in giacca bianca propone, con discrezione, canzoni e ballabili. Al sax tenore mio padre, che ogni tanto non disdegnava, appunto, di portarmi con lui ai pomeriggi danzanti che i comandi militari di occupazione del momento organizzavano con continuità nei palazzi patrizi della città. Con il tempo, poi, capii che lo faceva perché potessi abbuffarmi di pasticcini, cioccolata, fette biscottate, marmellata, tanta bella e buona grazia di Dio che, fuori da quei locali, potevo soltanto sognare. Ero tremendamente felice, naturalmente, quando Liborio, la mia piccola mano stretta nella sua, grande e ruvida da artigiano, mi trascinava verso Le Camere (Accademia dei Filedoni) o l’ Hotel Brufani. Ma, soprattutto, ero contento perché poi, seminascosto dietro il palco dell’orchestra, avrei fantasticato di esse-

re anch’io protagonista di quell’effluvio di suoni che si sprigionavano da tutti quegli strumenti. Mi affascinava il fatto di constatare come fosse molto più bello ascoltare il prodotto di un insieme di musicisti rispetto alla esecuzione solitaria del singolo strumento. Cominciò da lì, quindi, l’amore per le grandi formazioni orchestrali che poi, tanti anni dopo, ritrovai sempre vivo ed attuale quando, nel 1973, insieme a un gruppo di appassionati, riuscimmo a costituire la Perugia Big Band.

Orchestra Orlandi - Perugia Teatro Turreno, anno 1947 Sauro Lupidi (pianoforte) Manlio Bachiorri (contrabasso) Ario Brunelli (batteria) Elio Pinelli (clarino) Liborio Ticchioni (sax tenore) Roberto Trequattrini (sax tenore) Filippo Ticchioni (sax alto) Romeo Rolli (tromba) Giovanni Bazzurri (tromba) Francesco Fabretti [la Maca] (trombone) Alberto Orlandi (direttore)

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Tornando, comunque, al periodo bellico, le orchestre di musica leggera attive a Perugia non erano poi così tante. Da un’attenta osservazione di fotografie di quegli anni, si può rilevare come molti musicisti facessero parte, contemporaneamente, di più formazioni. E questo per due ragioni sostanziali: all’epoca, nel capoluogo umbro, i musicisti non erano certo numerosi, ma la situazione era resa ancor più problematica dal fatto che una buona parte di loro era, purtroppo, affaccendata nei campi di battaglia con ben altri strumenti. La parte del leone, comunque, veniva interpretata essenzialmente dalle Orchestre Belloni ed Orlandi cui andavano le committenze più prestigiose, e che continueranno a fare il buono ed il cattivo tempo, musicalmente parlando, fino ai primi anni cinquanta. Le loro formazioni richiamavano, pur se in forma ridotta, quelle delle grandi orchestre americane, con la sezione ritmica (piano-basso-batteria) che costituiva l’impianto ritmo-armonico per il gruppo dei fiati: di solito tre sax/clarino, due trombe, un trombone. Spesso erano presenti anche violino e voce. Fu il gruppo guidato da Carlo Alberto Belloni (detto, dalle iniziali del Maestro, Orchestra A.B.C.) che, nel dopoguerra, caduto l’ostracismo verso la musica proveniente dagli Stati Uniti, cominciò a proporre con convinzione un repertorio dove brani dal cosiddetto ritmo sincopato (come veniva chiamato allora lo swing) si facevano sempre più strada tra le classiche melodie italiane. Belloni faceva parte di quel ristrettissimo gruppo di musicisti che, a Perugia e dintorni, pur in presenza nell’Italia fascista del divieto di importare musica d’oltreoceano, aveva mantenuto segretissimi contatti utili ad ottenere dischi e partiture grondanti jazz e swing. A questo proposito qualcuno ricorda ancora quando, all’ inizio degli anni ‘40, Belloni fu invitato a suonare l’organo in occasione di una celebrazione religiosa di un matrimonio. Grande fu la sorpresa di tutti nel constatare che da quelle canne sopra l’altare non usciva una nota che ricordasse pur vagamente le classi-

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Orchestra ABC - Perugia, Teatro Turreno, primi anni ‘50 Augusto Marcelli (trombone), Gegè Urbani (tromba), Pietro Franceschini (tromba), Sandro Poccioli (batteria), Giovanni Paccoi (contrabasso), Memmo Bianconi (clarino sax), Alfio Galigani (clarino sax), Orfeo Morettini (clarino sax), Luciano Ciuffini (voce), Carlo Alberto Belloni (pianoforte)

Orchestra N.A.A.F.I. (Naval Army and Air Force Istitute), anno 1944 Enzo Gori (fisarmonica), Augusto Giostrelli (tromba), Rigo Caporali (batteria), Giancarlo Rossetti (trombone), Mario Patrizi (pianoforte), Carlo Pighetti (sax alto), Orfeo Morettini (sax tenore), Cesare Curti (sax alto), S.N. (violino), Gianni Cenci (violino)


che arie eseguite in queste occasioni. Si ascoltarono invece temi che, pur dotati di innegabile bellezza, erano però assolutamente sconosciuti ed alcuni, udite udite, addirittura ritmati. E certo! Belloni aveva semplicemente deciso di sostituire i soliti Schubert e Gounod con il contemporaneo George Gershwin. Naturalmente, queste non erano le uniche band attive a Perugia. Altri gruppi animavano sale, locali, teatri, spazi all’aperto. Generalmente con un numero di componenti ridotto e con un mix di strumenti tale da meglio supportare la melodia italiana piuttosto che la musica di importazione. Alcune di queste formazioni, peraltro, erano attive ben da prima del ‘39 e continuarono ad esserlo per parecchi anni anche dopo la fine della guerra. Si possono ricordare, al riguardo, i già citati gruppi musicali facenti capo ai Maestri Bartolini, Patrizi, Iorio, Bruttini, Faina. Molte di queste band durante la loro vita artistica cambiavano nome adottando, in alcuni casi, denominazioni o sigle, come ad esempio l’Orchestra GUF (Gioventù Universitaria Fascista) o, successivamente, l’Orchestra N.A.A.F.I. (Naval Army and Air Force Institute).

Una Jazz Band del 1933 - Perugia, Accademia dei Filedoni Pugliano (sax tenore), Elio Pinelli (sax contralto),Giovanni Bazzurri (tromba), Ciro Babucci (batteria), Giuseppe Venturini (clarino), Antonio Bartolini (pianoforte), Oberdan Lupidi (violino), S.N. (violino)

1.4 Non solo “canzonette”

Fin dai primi anni ‘30 numerose testimonianze fotografiche rivelano la tendenza ad assegnare a diversi gruppi orchestrali la denominazione “jazz band”, pur in presenza, verosimilmente, di un repertorio musicale ben lontano dai ritmi e dalle melodie d’oltreoceano. L’ambiente orchestrale perugino risultava vivacizzato anche dalla presenza delle compagnie di avanspettacolo che con le loro improbabili e, spesso, raffazzonate performance facevano tappa ogni settimana in città. Di solito tali compagnie erano seguite, per ciò che riguarda la parte specificamente musicale, dal solo Maestro Direttore. I musicisti necessari a for-

Orchestra GUF (Gioventù Universitaria Fascista), anno 1939 Da sinistra:Oliviero Bruttini (pianoforte), Ferroni (chitarra), Oberdan Lupidi (violino), Adami (batteria), Castellani (sax tenore), Renato Salucci (tromba), Francesco Venturini (sax clarino), Augusto Marcelli (trombone), Elio Pinelli (sax clarino)

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Gruppo orchestrale, primi anni ‘30 - Perugia. Da sin.: Renato Patrizi (violino), Pucciarini (pianoforte), Bruni (violino), Filippo Ticchioni (clarino), Giovanni Bazzurri (tromba), Mario Meucci (batteria), Roberto Trequattrini (sax), S.N. (chitarra)

Orchestra Blanco y Nigro Rivista Sottozero - Perugia, Teatro Morlacchi, anno 1931

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mare l’orchestra per l’occasione, venivano reperiti in loco. La piazza perugina offriva un buon manipolo di orchestrali che riuscivano a soddisfare le esigenze dei vari spettacoli che si alternavano nei teatri della città, al Turreno, al Pavone, al Lilli, storici locali che dedicavano alla rivista, seguita poi dall’attesissimo film, uno dei giorni della settimana. Si diceva che il musicista di avanspettacolo dovesse essere un eccellente lettore di partiture musicali e, nell’ambiente, si commentava questa preziosa qualità con la colorita espressione: “quello legge anche le cacate delle mosche!”. Inoltre, doveva essere dotato di un particolare intuito musicale e saper improvvisare quando necessario. Questo perché le partiture risultavano, normalmente, quasi illeggibili: molte, infatti, erano le manipolazioni, le correzioni, le considerazioni, gli appunti, i richiami, i commenti ed i giudizi sulle grazie della ballerina di turno, le macchie d’inchiostro e di unto che ogni musicista, alla fine della sua prestazione nelle diverse piazze italiane lasciava in ricordo della sua esibizione. Disporre oggi di qualcuna di quelle pagine musicali sarebbe come poter leggere, con gli occhi di chi l’ha vissuto, un piccolo ma significativo tratto della storia dello spettacolo di quegli anni. Oltre alle orchestre di musica leggera, erano attive a Perugia, in particolar modo durante il periodo bellico, alcune piccole formazioni che offrivano un repertorio di musica classica e da camera, spesso spruzzato ed alleggerito da arie e melodie della tradizione italiana e partenopea. Venivano chiamati “gruppi da concertino” ed il numero dei componenti variava secondo le necessità, il repertorio ed il cachet offerto. Si andava dal duo/trio (pianoforte, violino, violoncello) fino al settetto/ottetto (pianoforte, due o tre violini, viola, violoncello, contrabasso, clarino). Tale tipo di esibizione veniva normalmente richiesta per i pomeriggi da tè nei migliori alberghi cittadini, nei circoli privati o nei palazzi patrizi.


Orchestra Gold Star - Perugia, Casa del Fascio, anno 1935. Da sinistra: Giovanni Bazzurri (tromba), C.A.Belloni (pianoforte), Oberdan Lupidi (violino), S.N. (chitarra), C.A. Iorio (batteria), Liborio Ticchioni (sax), G. Briziarelli (clarone)

Gruppo da concertino - Perugia, Hotel Brufani, 1944. Da sinistra: Manlio Bachiorri (contrabasso), Giovanni Tinarelli (violoncello), Filippo Ticchioni (clarino), M° Fedeli (pianoforte), Pia Noce (violino), S.N.(violino), Lea Volpi (violino)

Queste formazioni si esibivano, stagione permettendo, anche in Corso Vannucci per conto del Caffè Falci che offriva alla propria clientela seduta ai tavolini, un intrattenimento musicale da caffè concerto.

1.5 Dove ballare: ovunque!

Il ballo, invece, si praticava un po’

ovunque, sia durante il periodo bellico (un modo per dimenticare temporaneamente le tristezze del momento) che, soprattutto, alla sua conclusione, quando ogni occasione era buona per far festa, cantare, divertirsi. Ovviamente anche i locali dove si ballava si classificavano a seconda del livello sociale di coloro che li frequentavano. Si possono citare gli aristocratici ed esclusivi Filedoni (Palazzo

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Complesso Grifo - Perugia, La Capannina, seconda metà anni ‘40 da sinistra: Carlo Pighetti (sax), Lea Volpi (violino), Mirella Bastianelli (voce), Nito Vicini (voce), Armando Breccolenti (fisarmonica), Gino Novelli (batteria)

Perugia, La Capannina, concorso per orchestre umbre e toscane “La LIRA D’ORO” - Anno 1951 I° classificata Orchestra Orlandi. Da sinistra si riconoscono: Gino Piobbico, Alberto Orlandi, Giovanni Bazzurri, Augusto Giostrelli, Mirella Bastianelli

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Cesaroni) e Hotel Brufani per passare poi a proposte via via più popolari: La Casa del Fascio di via Oberdan; la Terrazza Lilli, gradevolissimo pendant alla omonima sala cinematografica inaugurata in pieno periodo bellico; Il Giardino delle Streghe, terrazza panoramica naturale in via della Cupa poi sacrificata in nome di discutibili (per quella ubicazione) edifici civili; La Capannina, altro spazio aperto che si affacciava in via XIV settembre tra l’ex sede UNES (ente che erogava energia elettrica e che verrà sostituito nel 1962 dall’ENEL) e la via delle Conce, immolato anch’esso al dio mattone. Pur di ballare non si disdegnava neanche l’utilizzo di prestigiosi contenitori cittadini che hanno segnato, nei secoli, la storia della città: basti ricordare i pomeriggi danzanti al Cassero di Porta Sant’Angelo, o i veglioni ospitati nelle sale della Rocca Paolina. In estate, gli slow ed i charleston venivano ballati dai giovani sulla terrazza del Mercato Coperto, libera, allora, da qualsiasi orpello. Del resto, a quei tempi, la mobilità motorizzata diffusa era ancora tutta da inventare: pochi i motocicli in genere, pochissime le auto ed i mezzi pubblici. Pertanto gli spazi per far musica e ballare dovevano essere trovati prevalentemente nell’ambito della cinta medievale, della Perugia antica, ancora lontana dallo sviluppo edilizio che avrebbe conosciuto da lì a pochi anni. Si improvvisarono anche soluzioni “al chiuso”, lontane da qualsiasi minimo criterio di fruibilità e sicurezza, come Il Barillaro di via Muzia o I Repubblicani di via del Verzaro. Soluzioni più adeguate, invece, risultavano attivabili per la bella stagione, come quando si utilizzarono due giardini privati per ricavarne dei dancing: a Porta Sole, il giardino dello storico Palazzo Rossi Scotti divenne Il Bosco dell'Usignolo; in via Fiorenzuola, con vista in viale Roma, nacque invece il Dancing Giardino. Entrambi questi spazi, dopo alcuni anni di onorato esercizio, diventeranno arene per il cinema estivo. Si ballava comunque anche nel comprensorio.


IL LIDO TEVERE a Ponte San Giovanni

Formazione Orchestrale primi anni 50

Vinicio Pagliacci (sax), Giuseppe Bottaccioli (tromba), M. Brozzi (sax), Manfredo Segoloni (batteria), M. Talibo (fisarmonica), Ostilio Russi (chitarra)

Piattaforma Lido Tevere a Ponte San Giovanni

In alto a sinistra il Lido Tevere con le cabine per i bagnanti, al centro la piattaforma (la rotonda) per il ballo, di proprietà della A.S. Pontevecchio. Il gestore di allora, Primo Seccafieno, consentiva l'accesso alla piattaforma solo a coloro che erano in possesso di un biglietto valido per tre balli, acquistabile alla cassa. Ogni triade di motivi, l'orchestra interrompeva brevemente il suo repertorio per permettere alle coppie l'abbandono o l'accesso alla rotonda. Una sorta di Juke box vivente! In basso, fotografate con l’orchestra, miss

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Primi anni ‘50 - ballo alla terrazza del Mercato Coperto di Perugia

Complesso Hot Melody - Perugia, “l’Arlecchino” (area Fontivegge), primi anni ‘50. Da sinistra: Ostilio Russi (chitarra), M.Talibo (fisarmonica), Licio Belardi (tromba), Vinicio Pagliacci (sax), Remo Mincigrucci (batteria)

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Spettacolo teatrale alla Perugina, anno 1961. I musicisti sono: Oliviero Ciacci (sax), C.A.Belloni (pianoforte), Renzo Morettini (contrabasso)

Perugia, metà anni ‘30. Un concerto di musica classica nell’ atrio dello stabilimento Perugina a Fontivegge Pomeriggio danzante nella sala mensa dello stabilimento Perugina di Fontivegge, anno 1959

L’Orchestra Orlandi in versione campestre... - anno 1951. Da sinistra: S.N. (fisarmonica), Pietro Bietta (batteria), Memmo Bianconi (sax), Gino Piobbico (sax), Francesco Venturini (sax). Dietro in piedi: Augusto Giostrelli e Giovanni Bazzurri (trombe).Davanti: Alberto Orlandi (di spalle), Mirella Bastianelli (voce), Francesco Fabretti [la Maca] (ai legnetti).

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Foto ricordo, in corso Vannucci, di un gruppo di musicisti perugini dopo la cena di Santa Cecilia (patrona dei musicisti), metĂ anni ‘50

1-S.N., 2- Liborio Ticchioni, 3 - Orfeo Morettini, 4 - Manlio Bachiorri, 5 - Filippo Ticchioni, 6 - Castelvecchi, 7 - S.N., 8 - S.N., 9 - Notaio Oreste Trotta (musicologo), 10 - Passeri, 11 - C.A. Belloni, 12 - Curti (direttore negozio di musica Ceccherini), 13 - Ario Brunelli, 14 - Giovanni Paccoi, 15 - Giovanni Tinarelli, 16 - Oberdan Lupidi, 17 - Ciro Babucci

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Ricordiamo, in particolare, una stagione estiva, del 1946, a Castiglione del Lago, dove l’Orchestra Belloni fu scritturata per suonare tutte le sere e soddisfare la tanta voglia di divertirsi della gente che gremiva fino alle ore piccole la terrazza che si affacciava sul Trasimeno.

Il Carnevale era il periodo dell’anno in cui i gruppi orchestrali lavoravano di più. Veglioni prestigiosi e frequentatissimi venivano organizzati nei principali teatri della città (Turreno e Pavone in particolare), ed anche le maggiori aziende manifatturiere cittadine e del comprensorio coglievano l’occasione per offrire ai propri dipendenti momenti di svago e di intrattenimento. Fanno parte della storia aziendale della Perugina, le riviste musicali, le feste per i bambini, i veglioni ed i pomeriggi danzanti tenuti presso la sala mensa del vecchio stabilimento di Fontivegge. Come, del resto, sono ben vivi nei ricordi dei meno giovani gli intrattenimenti e gli spettacoli musicali che fino alla metà degli anni ’60 si organizzavano, soprattutto durante il carnevale, alla Spagnoli, ai cosiddetti Fiammiferi (Stabilimento SAFFA), all’UNES, al lanificio Guelpa di Ponte Felcino. Altri tempi, quando ancora la Tv non la faceva da padrone e lasciava spazio a ben altre forme di aggregazione. I musicisti impegnati in queste occasioni erano un po’ sempre gli stessi poiché, come prima ricordato, la cerchia su cui andare a pescare non era così abbondante a Perugia. Il culto dello studio della musica esploderà più tardi e si accompagnerà alla trasformazione, nel 1968, del Liceo Musicale Parificato intitolato a Francesco Morlacchi in Conservatorio Musicale e, soprattutto, all’aumento esponenziale degli allievi: dai circa 100 dei primi anni ’60 agli oltre 800 degli anni ’90. Comunque, pur se non numerosissimo, il gruppo dei musicisti-orchestrali perugini, nei decenni ’40 e ‘50, già presentava aspetti organizzativi interessanti, tanto che era stato creato un unico punto di riferimento per la domanda di

Orchestra Orlandi - Perugia, Accademia dei Filedoni, fine anni ‘40. Da sinistra:Francesco Venturini (sax), Francesco Fabretti (trombone), Gino Piobbico (sax), Giovanni Bazzurri (tromba), Memmo Bianconi (sax), Pietro Bietta (batteria), Marcello Scarponi (fisarmonica), Augusto Giostrelli (contrabasso), Mirella Bastianelli (voce), Mario Patrizi (pianoforte), Alberto Orlandi (lea-

Orchestra Stella D’oro - Perugia, Accademia dei Filedoni, primi anni ‘50. Da sinistra: Brando Trequattrini (batteria), Roberto Trequattrini (sax), Augusto Marcelli (trombone), Liborio Ticchioni (sax), Pietro Franceschini (tromba), Orfeo Morettini (sax), S.N. (fisarmonica), Oberdan Lupidi (violino), C.A. Iorio (pianoforte)

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musicisti sulla piazza. Per lungo tempo, infatti, il violoncellista Giovanni Tinarelli (responsabile anche della segreteria dell’allora Liceo Musicale Morlacchi) svolse la mansione di rappresentante e piazzista degli strumentisti del territorio. A lui si rivolgevano svariati soggetti ed organizzazioni: dal circolo ricreativo per il veglione danzante all’aristocratico di turno che chiedeva un “gruppo da concertino”, dalla compagnia di avanspettacolo del mercoledì al teatrino parrocchiale che offriva uno spettacolo per le Feste e Sagre di paese. Ma Tinarelli era un punto di riferimento anche, e soprattutto, per le compagnie che portavano opere liriche e concerti di musica classica nei teatri cittadini. Un approccio organizzativo interessante, quindi, in un periodo in cui forme di rappresentanza, riferite alla categoria dei musicisti, erano ancora tutte da inventare.

1.6 Cambia il modo di suonare... e di ballare

All’inizio degli anni ‘50 cominciano ad avvertirsi i primi timidi segnali di un rinnovamento musicale. Si presentano sulla piazza i musicisti nati tra gli anni ‘20 e ‘30, con proposte diverse dal solito, sia rispetto al tipo di formazione orchestrale che al repertorio musicale. Questo affrancamento dal passato diverrà sempre più evidente sino a sfociare nel terremoto musicale degli anni ‘60. La tendenza è verso la creazione di gruppi orchestrali con meno componenti rispetto al passato, sacrificando soprattutto gli strumenti a fiato: si privilegia la presenza di uno o più elementi al posto delle mini sezioni adottate fino ad allora. Inoltre il contributo della chitarra elettrica diviene indispensabile per le nuove sonorità. Una via di mezzo tra le “storiche” formazioni del periodo bellico e post-bellico (Belloni, Orlandi in primis) e le nuove tendenze degli anni '50 fu rappresentata dall'Orchestra Dixieland che, pur mantenendo un repertorio classico basato sugli

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Orchestra Dixieland - Ponte Felcino (PG), anni ‘50. Da sinistra: Sigismondo Giostrelli (batteria), Pietro Franceschini (tromba), Augusto Marcelli (trombone), Oliviero Ciacci (sax), Orfeo Morettini (clarino), Marcello Scarponi (pianoforte)

Hot Gatto Nero - Perugia, sala da ballo “I Repubblicani”, anni ‘50 da sinistra: Mario Cenci (chitarra), Sandro Poccioli (batteria), Gianni Cenci (contrabasso), Alfio Galigani (sax), Rosi (fisarmonica)


strumenti a fiato, adottò una formula comunque più ristretta (due sax, tromba, trombone, batteria, basso, pianoforte). Fecero via via parte della Dixieland molti musicisti perugini, alcuni già componenti delle vecchie formazioni come il sassofonista Orfeo Morettini e il trombonista Piponzio Marcelli. Altri, invece, iniziavano allora a far parte dei gruppi di musica da ballo, come il batterista Sigismondo Giostrelli, il trombettista Pietro Franceschini (che diverrà titolare della cattedra di tromba presso l'allora Liceo Musicale Morlacchi), il sassofonista Oliviero Ciacci per fare solo alcuni nomi.

La prima formazione che segnò negli anni '50 una vera e propria svolta rispetto ai cànoni tradizionali fu la Hot Gatto Nero, un complesso che abbandonò definitivamente le partiture e gli arrangiamenti preconfezionati (i leggendari spartiti chiamati stamponi), per dare invece spazio a strumentazioni e impianti musicali composti autonomamente, basati sull'organico a disposizione e, naturalmente, sui gusti del momento. Il fatto di predisporre orchestrazioni e arrangiamenti ad hoc sarà una costante per tutti i complessi che in quegli anni si affacceranno sul mondo dell'intrattenimento musicale. Nella Hot Gatto Nero transitarono anche musicisti di grandi potenzialità che trovarono poi il modo di farsi strada in ambito professionistico, ricavandone adeguate soddisfazioni. Ad esempio, il sassofonista Alfio Galigani, che poi entrò a far parte dell'orchestra stabile della RAI di Roma, e divenne titolare della cattedra di sax presso il Conservatorio Morlacchi di Perugia; Mario Cenci, che alla fine degli anni '50 divenne il chitarrista del complesso di Peppino di Capri e contribuì non poco, con i suoi arrangiamenti e le sue composizioni, a fare di questo gruppo uno dei fenomeni musicali degli anni '60. La Hot Gatto Nero operò con intensità fin quasi alla fine del decennio, modificando spesso la propria formazione con l'avvicendamento di parecchi musicisti. Un altro gruppo attivo nello stesso

Orchestra Mogar - Perugia, Accademia dei Filedoni, anni ‘50. Da sinistra: Ferdinando Staccioli (fisarmonica), Mario Cenci (al cembalo), Nito Vicini (alle maracas), Brando Trequattrini (batteria), Giancarlo Berardi (tromba), Giancarlo Dell’Aira

periodo fu l'orchestra Mogar dove troviamo di nuovo Mario Cenci, insieme al fratello Gianni, violinista, e al pianista assisiate Ezio Ranaldi. Quest’ultimo formerà in seguito il complesso Ezio + 5 che conobbe un buon successo nel territorio.

1.7 Nito Vicini, una voce “confidenziale”

Nel panorama musicale perugino, dal periodo bellico e fino agli anni ‘60, esaminando le varie formazioni, ascoltando le testimonianze dei protagonisti e visionando le fotografie, più o meno ingiallite, che ci è stato possibile rintracciare, è facile rilevare la presenza di un personaggio, di un artista, che con le sue interpretazioni della canzone italiana e di quella

francese, è rimasto nel ricordo di tanti perugini e non solo. Parliamo di Nito Vicini, un cantante di grande sensibilità e dotato di raffinata musicalità, che ha arricchito e ingentilito con la sua voce il repertorio di tante formazioni orchestrali. Lo troviamo infatti, giovanissimo, già nei gruppi musicali che allietavano gli spettacoli allestiti durante la guerra alla Casa del Fascio; poi, in quei pomeriggi di allegria e di musica che venivano allestiti a favore dei soldati Alleati e degli sfollati a Perugia. Successivamente, a guerra finita, canta con il complesso Grifo alla Capannina di Via XIV Settembre, poi con l’Orchestra Iorio, ma anche con le varie edizioni della Hot Gatto Nero e del gruppo Mogar. Vinse persino un concorso per cantanti alla RAI di Roma. Negli anni '50 e '60 frequente fu la sua presenza sia nella riviera adriatica, dove si esibiva con varie formazioni orchestrali, che

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Una versione più tarda dell’ Hot Gatto Nero. Da sin.: Mimmi Lucantoni (pianoforte), Nito Vicini (voce), Renzo Morettini (chitarra), Gastone Galigani (tromba), Angelo Breccolenti (fisarmonica), Andrea Saba (batteria)

Foto ricordo di alcuni musicisti perugini con il campione di pugilato Tiberio Mitri e l’attrice Fulvia Franco. Sono riconoscibili 1 - Tiberio Mitri, 2 - Gastone Motta, 3 - Giancarlo Dell’Aira, 4 - Marcello Marcelli, 5 - Sandro Poccioli, 6 - Nito Vicini, 7 Carlo Pagnotta, 8 - Alfio Galigani, 9 - Fulvia

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Orchestra Mogar - Perugia, Accademia dei Filedoni, anno 1956. Da sin.: Gianni Cenci (contrabasso), Tullio Scortecci (tromba), “Biscottino” (batteria),


in quella francese, a Nizza, dove saliva in estate accompagnato generalmente da gruppi perugini. Continuò ad essere protagonista a Perugia anche negli anni '60, perché spesso era chiamato a dar voce alle nuove band che si affacciavano sulla scena musicale. Ma la sua passione per l’ arte non si limitava soltanto alla musica: amava e praticava con successo anche la pittura, dove poteva altrettanto liberamente dar spazio alla sua spiccata sensibilità. Dipinse assiduamente, tanto che, per lungo tempo, potè allestire annualmente una sua mostra personale durante il periodo natalizio, negli atri di alcuni prestigiosi palazzi di Corso Vannucci. Mostra che divenne ben presto un appuntamento fisso per i suoi numerosi estimatori.

1.8 I favolosi anni ‘60

Gli anni ‘60 si rivelarono, per la musica da ballo, davvero rivoluzionari. Vennero abbandonati i canoni tradizionali della canzone italiana e si cominciarono ad utilizzare assetti armonici e melodici più sofisticati, assegnando contemporaneamente alla parte ritmica dell'orchestra un ruolo molto più significativo, da protagonista e, quindi, ben diverso dal compito di semplice “metronomo” avuto fino ad allora. I due gruppi che più rappresentarono sulla piazza perugina questo nuovo corso musicale furono I 5 in Swing prima, e Franchino e il suo Juke box poi. La comparsa di questi due complessi, e anche di altri, avveniva in un momento di grande entusiasmo generale, in pieno boom economico, quando la gente assaporava il nuovo benessere e, pur lavorando sodo durante la settimana, s’ inventava il week end nel quale era d'obbligo divertirsi. E' in questo clima che Perugia vide fiorire nuovi locali da ballo, non solo nell'ambito della vecchia città ma anche lungo le nuove periferie, in tumultuosa espansione, e addirittura in località vicine, finalmente raggiungibili con facilità data la forte espansione del numero di possessori di

Complesso Franchino e il suo Juke box - Perugia, Accademia dei Filedoni, anno 1959. Da sinistra: Bruno Rumori (batteria), Franchino Caligiani (pianoforte), Nito Vicini (voce), Sauro Peducci (contrabasso), Gianfranco Ticchioni (sax)

Complesso I 5 in swing + Nito Vicini - Perugia, Dancing Turrenetta, anno 1959. Da sinistra: Mimmi Lucantoni, Nito Vicini, Marcello Marcelli, Sergio Pierucci, Sandro Poccioli, Giancarlo Dell’Aira

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Franchino e il suo Juke box - Lido di Passignano sul Trasimeno, anno 1958 - Perugia, diretta RadioRai dalla Accademia dei Filedoni, anno 1960 Franchino Caligiani (pianoforte), Sauro Peducci (contrabasso), Alfonso Minelli (sax), Gianfranco Ticchioni (tromba), Mario Duili (fisarmonica), Eugenio Mantovani (batteria), Sigismondo Giostrelli (batteria)

I 5 in Swing - Perugia, Dancing Turrenetta, anno 1959. Da sinistra: Sergio Pierucci (clarino), Mimmi Lucantoni (pianoforte), Sandro Poccioli (batteria), Nito Vicini (voce), Giancarlo Dell’Aira (contrabasso)

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Sergio Pieri e il suo complesso, anno 1961 da sinistra: Giancarlo Dell’Aira, Sergio Pierucci, Andrea Saba, Angelo Breccolenti, Gianfranco Caligiani


Dancing la Turrenetta - anni ‘60

auto private. Ecco allora la conferma e il rinnovamento della Piattaforma del Lido Tevere, a Ponte San Giovanni, l'innovativa Città della Domenica, tra i primi parchi giochi in Italia, in cui addirittura si ballava contemporaneamente in tre sale distinte, il Dancing La Trinità in cima ad un colle da cui si godeva e si gode tuttora un panorama unico, la Rotonda del Lido Perugia a Passignano sul Trasimeno, Il Ristorante Trancanelli di Petrignano di Assisi, la terrazza Da Santino a Monte del Lago. Inoltre, riavvicinandoci a Perugia, c'era il Dancing Primavera nella zona del Belocchio, il Ristorante Dancing Da Italo a Montebello, il Dancing Nicolelli in Via XX Settembre, il Dancing Avellini alla Pallotta e così via. Ancora attiva in estate, in pieno centro cittadino, la Terrazza Lilli che, con la sua eleganza notturna, valorizzata da una crepuscolare illuminazione, nobilitava e

vivacizzava l’ area di Piazza Partigiani. Ma il locale veramente clou di quel periodo era in assoluto la Turrenetta. Ricavato sotto lo storico cinema Turreno, con una forma arrotondata a due livelli che ricordava vagamente la tolda di una nave, con misurate dimensioni sapientemente suddivise e con i giochi di luci ed ombre che gli davano respiro, la Turrenetta rappresentò per molti anni uno dei luoghi principe per gli intrattenimenti dei perugini. E questo anche per merito di Italo e David Goracci che ne furono gestori per lungo tempo. Alla Turrenetta l'attività era continua e frenetica perché vi si svolgevano pomeriggi danzanti, organizzati generalmente dagli istituti scolastici superiori e dalle facoltà universitarie, e la sera, veglioni e night club. A tal proposito non va dimenticata l’organizzazione denominata “Gran Baldoria”, sigla dietro la quale si celava

Gastone Capacci, fantasioso e rinomato personaggio che firmò le più importanti feste da ballo del periodo. Alla Turrenetta erano di casa I 5 in Swing e Franchino e il suo Juke Box, i due complessi che più di altri, tra la fine dei ‘50 e l’inizio dei ‘60, hanno rappresentato la colonna sonora di questo locale, anche perché vincolati dall'accorto Italo Goracci con innovativi contratti che prevedevano compensi mensili invece che a singola prestazione. Ai due gruppi venivano assegnati alternativamente i pomeriggi o le serate e, nell'ambito della clientela del locale, c'era chi tifava per l'uno e chi invece preferiva l'altro. I due repertori musicali erano assimilabili ma gli arrangiamenti adottati evidenziavano un contenuto più jezzofilo da parte degli esperti I 5 in Swing rispetto ai canoni più commerciali utilizzati da Franchino e dai suoi giovani colleghi. Era un

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periodo di grande richiesta per i complessi musicali e molto spesso si iniziava a suonare nel primo pomeriggio per “staccare” soltanto alle ore piccole della mattina successiva, con un intervallo di un'ora, un'ora e mezzo al massimo, che quasi sempre serviva per spostarsi da un locale ad un altro con strumenti e attrezzature al seguito. Oltre ai due citati gruppi, le formazioni che più ricorrevano in quegli anni erano I Discoboli, I Samurai, La Night Melody, I Transistors, I Perugini, il complesso di Sergio Pieri. Da ricordare persino un quintetto chiamato Otorinolaringojazz di evidente estrazione studentesca.

Complesso Night Melody - Perugia, Circolo dei Commercianti, anno 1958. Da sinisistra: Renato Pitarchini (batteria), Silvano Pergalani (chitarra), Aldo Chiavarini (fisarmonica), Luciano Chiurchi (clarino), Gianfranco Ticchioni (tromba)

I Discoboli - Perugia, Dancing Turrenetta, anno 1959. Da sinistra: Aldo Taticchi (chitarra), Gildo Scorzoni (batteria), Sergio Anticaglia (fisarmonica), Orio Polito (pianoforte), Renzo Papadia (voce e contrabasso)

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Il carnevale rappresentava un appuntamento annuale da cui non si poteva assolutamente prescindere. Ogni Circolo Culturale della città, ogni Associazione degna di questo nome, i Circoli Sportivi, le Categorie economiche, le Aziende Manifatturiere, addirittura alcune Istituzioni pubbliche organizzavano la propria serata, il proprio veglione danzante. Come non ricordare i Veglioni della Stampa al Teatro Turreno o al Pavone, quelli della Croce Rossa nei Palazzi più prestigiosi, quelli dei Commercianti tenuti nella sede dell'omonimo Circolo di piazza Danti al secondo piano del Palazzo Conestabile della Staffa, i veglioni dei Filedoni a Palazzo Cesaroni, quelli esclusivissimi tenuti in Prefettura, ma anche quelli dei Bancari, dei Telefonici, delle Matricole Universitarie, delle Poste. Erano momenti di svago molto attesi perché il ballo, al di fuori dei momenti carnevaleschi, era cosa ancora piuttosto rara ed occasionale. Inoltre, questi appuntamenti musicali costituivano ghiotte occasioni di mondanità locale che venivano spesso sottolineate dai servizi giornalistici che i quotidiani con cronaca cittadina dedicavano ai vari appuntamenti, pubblicando resoconti e foto sui vestiti più belli, sulle acconciature più stravaganti, sui perso-


I Samurai, anno 1961 Da sinistra: Gildo Scorzoni, Giancarlo Rotini [Kid], Luciano Saltalippi, Aldo Chiavarini I Transistors, anno 1962 Da sinistra: Enrico Santucci (tromba), Francesco Longarini (sax), Gianni Ghinelli (batteria), Marcello Gargaglia (chitarra e voce), Cesare Rol (pianoforte), Franco Rossetti (basso)

Complesso Juke Box (senza Franchino) - Perugia, Città della Domenica, anno 1963 da sinistra: Luciano Saltalippi, Sigismondo Giostrelli, Renzo Papadia, Memmo Bianconi, Sauro Peducci, Gianfranco Ticchioni, Silvano Pergalani Il complesso Juke Box “agghindato” per il veglionissimo “Pagliaro Night” alla Città della Domenica, anno 1963

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naggi piĂš in vista.

Per la storia delle orchestre e dei locali da ballo a Perugia e dintorni ci fermiamo qui, all'inizio degli anni '60. Quella che seguirĂ sarĂ  l'epoca dell'esplosione della musica leggera, con canzoni e melodie che ancora oggi scandiscono le nostre giornate. Basti pensare ai Beatles, a Bob Dylan, ai Rolling Stones. Anche a livello locale assistiamo all'imporsi di nuovi modi di divertirsi e alla nascita di altri gruppi orchestrali. Ricordiamo, per fare soltanto qualche nome, i Devils, il Living Group, i Premiers, i New Keller, gli Squali. Ma di quello che accadde in quegli anni, sul piano musicale, nel capoluogo umbro e nel circondario, vorremmo che a raccontarlo fossero altri, magari quegli stessi che, sul palco, vissero da protagonisti quello straordinario periodo. Adesso invece, facciamo un salto di una dozzina di anni per raccontare un'esperienza musicale ed umana irripetibile, almeno per chi l'ha direttamente vissuta. Un'avventura durata piĂš di 25 anni e alla quale hanno partecipato alcuni dei personaggi che abbiamo incontrato nelle pagine precedenti. Parliamo della nascita e della vita di una grande orchestra jazz a Perugia: la Perugia Big Band

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la nascita della

2.1 L’Altro Mondo

La Riviera Romagnola, da quando è riviera, è sinonimo di divertimento, soprattutto negli anni del boom economico, quando la gente accorre in massa lungo le spiagge di Rimini e Riccione per rosolarsi al sole, godere delle fresche acque dell’Adriatico e, magari, rimorchiare qualche tipica bellezza nordica. La sera, sul lungo mare, si aprono locali da ballo dal nome esotico (Florida, Cocoricò) o vagamente onirico (L’Altro Mondo, Paradiso) oltre agli storici Vallechiara e Savioli. E’ lì che s’incontrano cantanti ed artisti più o meno famosi. E’ lì che si assaporano le nuove tendenze musicali. Da Forte dei Marmi, da Capri, da Cortina piombano, come falchi in amore, playboy di caratura internazionale. La notte si accende di vita e dilagano le follie della moda pop, dal bikini ai pantaloni a zampa d’elefante, dagli occhialoni coloratissimi alla minigonna, dalle cravatte fiorite alle acconciature stile Liz Taylor. Ed è sulla Riviera che il perugino, allora quarantaquattrenne, Vinicio Pagliacci, tenorsassofonista nel gruppo Franchino and the New Brass di cui è leader il pianista Gianfranco Caligiani, scopre di voler fare il

salto di qualità, musicalmente parlando: suonare con una grande orchestra jazz è sempre stato il mio sogno, sin da quando, giovanissimo, mi esibivo con la banda del paese. Con Franchino and the New Brass io e i miei compagni avevamo maturato una discreta esperienza musicale. E tuttavia sentivo la necessità di realizzare qualcosa di più importante, qualcosa che potesse lasciare il segno. Siamo nell’estate del 1973. La Riviera è un coacervo di suoni e musica ed il jazz si fa largo grazie al leggendario batterista Gilberto Cuppini e la sua Band, a Gigi Cichellero e la non più giovane ma ancor splendida soubrette Alba Arnova (quella che, nel varietà televisivo “La piazzetta” del ’54, per un gioco di luci apparve svestita sui teleschermi, e lo scandalo nazionale che ne seguì determinò la sospensione del programma), al Maestro Paolo Ormi che accompagna una quasi debuttante Raffaella Carrà, al seducente e ruffiano contralto di Fausto Papetti, al pianista argentino Angel Pocho Gatti, compositore ed arrangiatore di Frank Sinatra, cui si affianca la squillante voce di Minnie Minoprio. Ed è proprio ascoltando a L’Altro Mondo di Rimini la Big Band di Pocho

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te, fatta di giovane incoscienza con i primi rammarichi dell’incipiente maturità. Eravamo a Rimini a cercare gloria, e forse ne trovammo anche, nella pensione modesta ma decorosa, che era quanto di meglio ci potevamo permettere. L’Altro Mondo era un sogno, il mito di quei tempi ancora ingenui, ma già consapevoli, di certo ricchi. Noi li arricchivamo, come tutte le età quando si affacciano alla musica. La musica, certo. Ed il jazz: frontiera un po’ per tutti, figurarsi in provincia. Ma noi lo amavamo d’istinto, dalla pelle al profondo. Quella sera nel luogo del “culto”, scoprimmo l’amore. Angel Pocho e i suoi ci dettero il senso della “band”. E che nomi in formazione: i migliori italiani di sempre, forse. Forse non ci rendemmo conto di essere spettatori e protagonisti di un passaggio di storia, o, forse si?

Gatti in cui si esibisce il meglio del jazz di quegli anni a livello italiano (Glauco Masetti al contralto, Gianni Basso al tenore, Oscar Valdambrini alla tromba, Dino Piana al trombone, un giovanissimo Tullio De Piscopo alle percussioni, tanto per citarne alcuni) che, al nostro tenorsassofonista, scatta la scintilla: un pensiero fisso cominciò ad arrovellarmi il cervello. Ma perché non fare una Big Band a Perugia?. A L’Altro Mondo Vinicio, che è un grafico affermato, è capitato quasi per caso, per ballare con mia moglie Ornella racconta, ed incontra l’amico, anche lui grafico ed amante della buona musica, Angelo Buonumori. A seguire, riportiamo un breve ma significativo contributo che Buonumori ha rilasciato per questa pubblicazione in ricordo di quella serata a L’Altro Mondo…

Formidabile quell’anno, e quell’esta-

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A mezzanotte sul palco entra in scena la Big Band di Pocho Gatti ed accade il miracolo. Folgorato dalle avvolgenti melodie jazz dell’orchestra, Vinicio s’intrattiene sino alla fine del concerto e riesce a strappare autografi a tutti i musicisti della Band. E’ in quella magica atmosfera, in un locale il cui nome è ancora sinonimo di grande musica, nei fiati e nella ritmica della Band di Pocho Gatti, che nasce l’idea della Perugia Big Band.

2.2 Il sogno di una Big Band

Nel capoluogo umbro l’ambiente jazzi è in fermento. Non a caso, proprio nel 1973 ha inizio l’incredibile avventura di Umbria Jazz, manifestazione destinata a diventare negli anni una delle più importanti rassegne jazzistiche a livello mondiale. Vinicio, appena rimesso piede a Perugia, con ancora le note di Pocho Gatti che gli risuonano in testa e l’impressione suscitata in lui dalla gran massa di gente accorsa ad ascoltare Sun Ra e la sua Intergalactic Solar Arkestra in Piazza IV Novembre per la conclusione del festival jazz, vuol subito verificare la possibilità di dar corpo al suo sogno. In


la prima SAX Ledo Lazzerini Vinicio Pagliacci Memmo Bianconi Oliviero Ciacci Orfeo Morettini TROMBE Tullio Scortecci Gianfranco Ticchioni Claudio Jacopi realtà scoprirà che quel sogno è condiviso da tanti altri musicisti, umbri e non, a cominciare dal toscano Ledo Lazzerini, uomo di grande esperienza orchestrale e direttore dello storico negozio di musica “G. Ceccherini” in Corso Vannucci. Quando ne parlai con Ledo – racconta Vinicio – lui fu subito entusiasta della proposta e immediatamente cominciò a telefonare ad alcuni amici che avevano militato nelle orchestre perugine degli anni ’50 e ’60 e con i quali era rimasto sempre in contatto. La voce si sparge e l’idea di poter suonare di nuovo in una grande orchestra stuzzica la passione di alcuni musicisti che avevano oramai deciso di appendere lo strumento al chiodo o, comunque, si erano rassegnati a brevi comparsate su formazioni di passaggio. E’ il caso, ad esempio, di Spartaco (Memmo) Bianconi, che così ricorda quella telefonata: Beh, fu senz’altro una sorpresa. All’inizio non volevo crederci ma, poi, l’entusiasmo di Ledo e la sua voglia di suonare in una grande orchestra jazz si rivelarono contagiosi, e quando ho sentito i nomi di alcuni che avevano già dato la loro disponibilità non ho potuto fare a meno di dire: ci sono anch’io!. Per Sigismondo Giostrelli accadde più o

TROMBONI Augusto Marcelli Aurelio Tacconi

PIANOFORTE Gianfranco Caligiani CONTRABASSO Sauro Peducci BATTERIA Sigismondo Giostrelli CHITARRE Nando Roselletti Silvano Pergalani

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meno la stessa cosa: Conoscevo da tempo Ledo e Vinicio. Avevamo già suonato insieme qualche volta, e non ebbi un attimo di esitazione a dichiararmi disponibile per questa nuova avventura musicale.

Il primo nucleo della Perugia Big Band (e non poteva essere diversamente) fu costituito dal complesso Franchino and the New Brass (ex Franchino e il suo Juke box, gruppo attivo a Perugia e dintorni negli anni ’60) ed era composto dal pianista Gianfranco Caligiani (Franchino) e da Aurelio Tacconi al trombone, Gianfranco Ticchioni alla tromba, Sauro Peducci al basso, Silvano Pergalani alla chitarra, Sigismondo Giostrelli (subentrato quasi immediatamente a Giuliano Borzuoli) alla batteria e, ovviamente, Vinicio Pagliacci al sax tenore. La sezione dei sassofoni venne completata da Ledo Lazzerini al contralto, Memmo Bianconi al contralto, Orfeo Morettini al baritono, Oliviero Ciacci al tenore. Fiato alle trombe furono chiamati a darlo, oltre a Ticchioni, Tullio Scortecci e

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Claudio Jacopi mentre ai tromboni Tacconi venne supportato da Augusto Marcelli (Piponzio). Infine la ritmica venne completata con l’altra chitarra della band, quella di Nando Roselletti. Pertanto la prima formazione della Perugia Big Band risultava composta da ben 15 elementi. Una volta costituito il gruppo - racconta Ledo Lazzerini - si cominciò a pensare al repertorio che non poteva non rispecchiare la cultura musicale di tutti noi che amavamo il jazz classico degli anni ’30 – ’40 in cui dominavano le grandi orchestre americane. Era la musica che ci aveva stregati quando eravamo giovani, subito dopo la guerra.

2.3 Miro Graziani

La casa di Franchino, sulle colline intorno a San Marco, ospitò la prima prova ufficiale della band. Venne usato uno stampone per orchestra. Un famoso brano di Duke Ellington, dal titolo Sophisticated Lady.

L’intervento da solista fu affidato al baritono di Orfeo Morettini. Alla band mancava però un vero e proprio leader, un direttore d’esperienza che sapesse inquadrarla, distribuire sapientemente gli equilibri timbrici e ritmici e gestire un gruppo certo non più di giovincelli ma di musicisti con anni di esperienze musicali alle spalle e, quindi, affermate personalità. In più vi era anche il problema di come procurarsi dei buoni arrangiamenti. Qualcuno, ricordandosi dell’assisiate Miro Graziani, vecchia gloria del jazz umbro come abbiamo visto, suggerì il suo nome. E Graziani, una volta interpellato, non si fece sfuggire l’occasione. Era sempre stato il suo sogno quello di dirigere una grande orchestra jazz e, finalmente, con la Perugia Big Band poteva coronarlo. Grazie alla disponibilità di Antonio, Dago, Paolo e Giovanni Bevilacqua e di Vinicio Pagliacci, titolari della Società “Cartaria Urbani”, una delle storiche tipografie perugine che aveva sede a Fontivegge proprio dietro la stazione ferroviaria (dove oggi svettano i moderni palazzi di via Sicilia), la Perugia Big Band poté disporre di un adeguato locale per le prove e la custodia degli strumenti. Graziani era un bravo musicista, generosissimo d’animo, ma anche un tipo sanguigno, focoso, che si adirava per un nonnulla e pretendeva il massimo da tutti. Dirigeva la band come un allenatore di boxe, con un asciugamano arrotolato intorno al collo, sudando e agitandosi freneticamente proprio perché viveva la musica con una fortissima partecipazione emotiva. Numerosi gli aneddoti che si potrebbero raccontare intorno alla sua figura. Ne ricordiamo alcuni: una sera, durante una sessione di prove particolarmente complesse in cui la band non riusciva a restituire, musicalmente parlando, il ritmo e la giusta sonorità ad un arrangiamento decisamente impegnativo, un cagnolino nero entrò all’improvviso nella sala mentre il Maestro spiegava animosamente alcune battute. Alla vista del quadrupede scodinzolante, con la lingua a penzoloni e pronto ad abbaiare, Graziani andò su tutte le


Miro GRAZIANI

furie ed esclamò: adesso ci si mettono pure i cani! Qui non c’è rispetto per il mio lavoro…; un’altra volta uno dei figli di Vinicio Pagliacci, l’allora quattordicenne Paolo, che aveva seguito il padre alle prove in Cartaria, si stava innocentemente, ma incautamente, divertendo a rimetter dei tappi su delle bottiglie di birra; il suo incessante e testardo battere il metallo, con un martello, sull’imboccatura delle bottiglie nell’inutile tentativo di richiuderle provocò una esasperata reazione da parte del Maestro che, dopo aver tentato inizialmente di ignorare il ritmico rumore sperando che l’incauto ragazzino si rendesse conto del fastidio che procurava, cacciò un urlo feroce all’indirizzo del povero Paolino che, da quel giorno, preferì altri passatempi serali al posto delle prove musicali del papi…; indimenticabile quella sera in cui Graziani si scagliò contro tutto e contro tutti appena si rese conto che l’urlo lacerante proveniente dall’esterno della sala prove apparteneva all’amata consorte che, molto spesso, lo seguiva nelle lunghe maratone serali dedicate alle prove. Si dette il caso che quella volta la gentile signora, complice forse la dolce brezza estiva che sempre accarezza Perugia, si addormentò di peso seduta su una seggiolina maldestramente posizionata su un pianerottolo esterno. L'ingresso nel mondo dei sogni corrispose però alla perdita di equilibrio, e sedia e signora rovinarono insieme giù per le scale. Quel grido di dolore e di paura interruppe inevitabilmente l’esecuzione di una beatlesiana Yesterday riarrangiata in versione jazz da Miro che, inveendo contro il destino vigliacco, corse giù a raddrizzare signora e quel che restava della sedia decidendo, con evidente malincuore, la fine del turno di prove ben in anticipo rispetto allo standard delle ore 1,30 o 2 di notte a cui aveva abituato l’orchestra.

La Perugia Big Band, pur non avendo ancora ufficialmente debuttato, aveva comunque agitato le tranquille acque del panorama musicale locale. Molti musicisti professionisti guardavano con un certo inte-

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Vandemiro Graziani (1912-1980), meglio conosciuto come Miro, oltre ad essere un ottimo musicista ed arrangiatore, era un personaggio davvero singolare. Se la cavava egregiamente sia al pianoforte che con fisarmonica e batteria. Per qualche anno gestì, ad Assisi, un ristorante, "Il Paradiso", meta non soltanto di amanti della buona tavola ma anche di appassionati di jazz, poiché vi si riunivano i vecchi amici musicisti per improvvisate jam session… Della sua "singolarità" ne è ulteriore prova la filastrocca intitolata "I danni della pubblicità" da lui scritta il 27 ottobre 1966 a Giano dell'Umbria e che, di seguito, riportiamo. Tra i danni creati dalla borghesia nel corso della sua briganteria c'è la pubblicità, che ha un doppio scopo: d'accrescere il profitto ancora un poco

Se un peso grava sopra il costruttore il danno grava sul consumatore che invece di pagare prezzi giusti deve impinguare tanti bellimbusti.

Si sa che la reclame costa cara e che per l'industriale è grave tara, dovendo mantener la folta schiera di quelli che non fanno altra carriera.

del libero mercato. "Concorrenza fra tutti i costruttori e all'occorrenza difesa del traguardo conquistato dal rigido controllo dello Stato!…"

e quello di formare un ceto medio di nuovi parassiti, col rimedio d'assottigliar le file proletarie e porle in condizioni più precarie.

Come potrebbe vivere un giornale con poche copie e tanto personale se non lasciasse almeno metà spazio per la pubblicità che paga dazio? Potrebbe dare simili stipendi la RAI-TI-VU coi soli dividendi dei canoni dei semplici abbonati che già di troppo sono tartassati?

resse alla possibilità di suonare con l’orchestra perugina se non, addirittura, di candidarsi a dirigerla. Tra questi il clarinettista Alfio Galigani, che aveva suonato insieme a Miro Graziani in più occasioni e che, all’epoca, era impegnato a Roma con l’orchestra della RAI. Del resto, ben poche erano le occasioni, anche a livello nazionale, di avere a disposizione una vera e propria orchestra jazz. Si trattava, pertanto, di un desiderio più che legittimo. Ma Graziani appariva saldamente in sella e non pensava certo di tirarsi indietro alle prime difficoltà. Tuttavia il suo carattere impulsivo e, soprattutto, l’idea che si era costruito intorno alla band contribuirono a frenare gli entusiasmi. Il Maestro assisiate desiderava ardentemente che la Perugia Big Band improntasse tutta la sua attività al professionismo: voleva che si acquistasse sin da subito un pullman, divise ufficiali, strumentazioni all’avanguardia e che poi si con-

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La classe dirigente è illusionista nel dir che "la reclame è una conquista del nostro insostituibile sistema", nel qual non è ammesso che si tema

Sappiamo ben le tristi conseguenze delle capitalistiche esperienze! non c'è pubblicità che va in favore del semplice e comune compratore,

per due ragioni, tutt'e due importanti: i prezzi diverranno esorbitanti; la qualità non certo a migliorare ma tenderà piuttosto a peggiorare!…

ducesse proprio la vita dei musicisti, in giro per l’Italia, a tener continuamente concerti.

Questo, però, non era possibile: ciascun componente della band aveva una propria vita professionale da cui non poteva né voleva prescindere. E fu proprio questa la chiave del nostro successo, ciò che permise all’orchestra di oltrepassare i 25 anni di vita, sottolineano, con una punta d’orgoglio, i fondatori. Un caso rarissimo, se non unico, in Italia, secondo gli addetti ai lavori. L’inesistenza di qualsiasi interesse economico legato all’attività musicale – continuano ci ha permesso di realizzare questo piccolo miracolo. La grande passione per il jazz e lo spirito di sacrificio che ci portavano ad aggiornare costantemente il repertorio, a provare ore ed ore dopo stressanti giornate di lavoro, ad autofinanziarci, ad affrontare le nostre quotidiane attività professionali reduci

da lunghe trasferte notturne, sono stati il segreto ed il collante della nostra unione: noi non suonavamo per mestiere, ma per piacere. Ci siamo sempre mossi in una dimensione in cui non esistevano obiettivi di guadagno. Da una parte, dunque, un’interpretazione dell’attività musicale, quella di Miro Graziani, quasi fideistica, che portava a considerare la band come un mondo sacro dove le note del pentagramma la facevano da padrone scandendo ritmi ed esigenze di vita. Dall’altra una visione più disincantata, più laica potremmo dire, di uomini che hanno la consapevolezza che il loro avvicinarsi al jazz è frutto non di una passione giovanile bensì di un maturo sentimento che però non può lasciare spazio ad una improvvisazione che non sia squisitamente musicale. Semplicemente, la differenza tra un lavoro ed un hobby.

E fu così che, dopo appena qualche settimana di prove, tra la band e l’ottimo musicista Miro Graziani le strade si divisero. Senza drammi, tuttavia. Tanto è vero che non fu un addio definitivo, come vedremo in seguito. Del resto, la sintonia tra i componenti dell’orchestra è sempre stata tale da riuscire a smussare con facilità qualsiasi situazione di conflittualità; c’era sempre spazio per recuperare, per tornare ad essere “uno” sul palco. Questo grazie, oltre che alla passione comune per la musica ed il jazz, anche a figure particolari come Franchino, Aurelio, Memmo, Silvano, capaci di sdrammatizzare e piazzare al momento giusto la “battuta” vincente per far letteralmente scoppiare tutti a ridere. Questo spirito armonico è testimoniato da una bella frase riportata in un articolo dell’aprile 1989 su “La Nazione” quando Paolo Occhiuto per descrivere lo stato d’animo che muove i musicisti della band scrive: “Come una grande famiglia (…) o, meglio, come una classe di ragazzi in gita scolastica.”


Alfio GALIGANI

Alfio Galigani nasce a Perugia nel 1924. A nove anni inizia a studiare musica appassionandosi ben presto al jazz. Clarinettista, sassofonista, flautista, Galigani ha all'attivo centinaia di concerti in diverse piazze e teatri italiani ed europei. L'esordio è con l'orchestra perugina "A.B.C." del Maestro Belloni. Poi, dopo varie esperienze italiane ed estere, l'ingresso nelle migliori formazioni

orchestrali del dopoguerra e la possibilità di suonare con maestri del calibro di Armando Trovajoli, Leonard Bernstein, Michel Legrand, Perez Prado, Lionel Hampton, Stephane Grappelli. Dal 1974 al 1981 è stato anche titolare della cattedra di sassofono presso il Conservatorio "F. Morlacchi" di Perugia.

2.4 Il debutto ufficiale con Alfio Galigani

Dopo l’abbandono di Graziani non ci si perse d’animo. Fu interpellato Alfio Galigani che accettò subito la direzione musicale della band. In quel periodo Galigani era impegnato a Roma nell’orchestra della RAI ma riusciva ugualmente, tanto era forte il desiderio di dirigere la band perugina, a trovarsi alle ore 21, puntuale per l’inizio delle prove, alla “Cartaria Urbani”. Galigani ha ricostruito, con un breve contributo che, di seguito, riportiamo, il suo ingresso nella band e le esperienze più significative vissute con essa. Ho trovato la Perugia Big Band già costituita e diretta con grande passione e competenza dall’amico carissimo Miro Graziani, un assisiate di razza, musicista di grande sensibilità, con il jazz nel cuore e nella mente, che aveva creato ad Assisi un bel vivaio di giovani jazzisti, alcuni dei quali affermatisi in campo nazionale: il tenorista Aldo Masciolini, il vibrafonista Sergio Battistelli ed il trombonista-bassista Riccardo Laudenzi, quest’ultimo noto anche al pubblico perugino per aver suonato con me nel mio gruppo «Hot Gatto Nero». Quando Graziani ha lasciato la direzione dell’orchestra, gli amici mi hanno rivolto l’invito ad assumerne la direzione. Cosa che, malgrado io abitassi a Roma, ho accettato con entusiasmo. Era l’autunno del 1973 e tutti i sabato sera, acqua, neve o vento, partivo per le prove che dalle ore 21 si protraevano, a volte, oltre le 2 di notte. Mi portavo un panino per cena e spesso rinunciavo agli impegni di lavoro legati alla mia attività di musicista professionista. Ricordo che, all’inizio, c’era il problema di come procurarsi un buon numero di arrangiamenti. Ho girato Roma in lungo e in largo chiedendo ai maestri Bruno Canfora, Gianni Ferrio, Enrico Simonetti, Armando Trovajoli, Piero Umiliani, Sandro Blonkstainer, Giancarlo Gazzani ed altri, quanti più arrangiamenti possibili. Riuscii a rimediare un discreto repertorio per poter cominciare. La voce sulla nuova band perugina si era spar-

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il primo

CONCERTO 1973 1974

30 Dicembre

Perugia - Sala dei Notari

20 Gennaio

Perugia -Teatro Morlacchi

17 Giugno

Perugia - Piazza della

3 Aprile

29 Giugno 28 Luglio 1 Agosto

31 Agosto

1 Settembre 8 Settembre

18 Settembre 28 Settembre 23 Novembre 29 Dicembre

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Perugia - Teatro Turreno Repubblica

Fratticiola Selvatica (PG) Todi (PG) - Umbria Jazz Perugia - Umbria Jazz Bastia Umbra (PG)

Perugia - Stadio S.Giuliana Tolentino (MC)

Terni - Parco cittadino

Ponte S. Giovanni (PG) Perugia - Dancing Billo

Perugia - Sala dei Notari

Saa dei Notari, 30 Dicembre 1973

sa a tal punto che da Milano il noto batterista Gilberto Cuppini, mi inviò quattro suoi bellissimi arrangiamenti. Avevo in mano un materiale umano ben preparato e ben disposto, da plasmare secondo i canoni del jazz moderno: un'orchestra di ben 17 elementi. Realizzammo insieme un entusiasmante programma di lavoro, fino al raggiungimento di due obiettivi fondamentali: sentire nella stessa maniera quell'indefinibile pulsione ritmica del jazz che è lo swing, e pervenire, ognuno con il proprio strumento, ad una pronuncia uniforme del linguaggio jazzistico. Volevo portare la Perugia Big Band alla sensibilità ritmica e alle pronunce dette «alla Count Basie». Devo dire che prova dopo prova si raggiunse un ammirevole affiatamento ed uscì fuori una sonorità trascinante. Ricordo l'emozione del primo concerto alla Sala dei Notari, gremitissima fino all’inverosimile e il pubblico che, pezzo dopo pezzo, andava letteralmente in visibilio. Poi venne il grande successo del concerto al Teatro

Morlacchi e anche qui un pubblico entusiasta e numeroso. La partecipazione a Umbria Jazz fu un avvenimento molto importante anche per il futuro della Big Band a cui fecero seguito tanti concerti nella nostra regione e nelle regioni limitrofe: Marche, Toscana, Lazio e Abruzzo. Venne poi l’interessante e piacevole tournée in Romania nell'ambito degli scambi culturali tra la provincia di Perugia e quella di Iasi a cui partecipò come importante ospite il nostro caro amico e bravissimo solista di trombone Marcello Rosa. Insomma, un periodo della mia vita che, con tanta nostalgia, è e sarà sempre nei miei ricordi più cari. Grazie Perugia Big Band.

Galigani, forte dell’esperienza accumulata in RAI, costruì un repertorio ricco, con nuovi arrangiamenti, e tenne a battesimo il debutto ufficiale della Perugia Big Band che, finalmente, il 30 dicembre del 1973 esordì nella splendida Sala dei Notari del capoluogo umbro, con grande risonanza in tutta la


città. Ecco come, quello stesso giorno, il giornalista Sergio Prodigo salutava sulle pagine di “Paese Sera” l’esordio dell’orchestra perugina con un articolo che abbiamo voluto riprodurre integralmente:

“Questo pomeriggio, alle ore 18.30, a cura dell’ARCI-UISP e del Comune di Perugia, si esibirà in prima assoluta alla Sala dei Notari, un complesso strumentale di recente formazione, la «Perugia Big Band», sotto la guida e la direzione di Alfio Galigani, noto jazzista ed eccezionale solista di clarinetto. I quindici componenti della «Perugia Big Band» proporranno un vario ed interessante repertorio di arrangiamenti e di jazz classico. A molti sembrerà di ritornare indietro, agli anni dell’immediato dopoguerra, quando questo genere di musica serviva a far dimenticare alla gente gli orrori e le atrocità della guerra. Ed è significativo come proprio le stesse persone, che vent’anni fa, qui a Perugia, proponevano ad un pubblico forse diverso questo tipo di jazz, abbiano avvertito il desiderio di ritrovarsi e di suonare per sé e per gli altri la stessa musica, in un periodo tanto critico e difficile. Del resto, i pezzi compresi nel programma rispecchiano una certa tradizione jazzistica tipica dell’orchestra americana degli anni quaranta. Gli stessi arrangiamenti che abbiamo ascoltato alle prove dimostrano un ritrovato gusto musicale che tende a fondere l’elemento ritmico con la contabilità strumentale, di genere virtuosistico. Oltre naturalmente ad augurare alla «Perugia Big Band» tutto il successo che merita per la bravura dei suoi solisti e per l’affiatamento di tutto il complesso strumentale (che, non dimentichiamolo è formato da musicisti non professionisti), bisogna dare atto all’Amministrazione Comunale di questa iniziativa, che noi speriamo possa avere un seguito. È necessario dare uno spazio musicale ai musicisti umbri, soprattutto alle giovani formazioni vocali e strumentali che operano nella nostra regione, in una situazione molto precaria e poco incoraggiante per

mancanza di finanziamenti e di iniziative.”

Di nuovo Prodigo, il 2 gennaio del ’74, torna a parlare su “Paese Sera” del concerto inaugurale della band definendolo “un successo senza precedenti (…), al di là di ogni più ottimistica previsione”. I brani interpretati (tra i quali pezzi famosi come «Frenesy» di Dominguez, «But not for me» di Gershwin, «Sophisticated Lady» di Ellington, «West Side Story» di Bernstein) entusiasmarono il numerosissimo e caloroso pubblico”. Anche “La Nazione” dedicò, il 3 gennaio, un lungo articolo all’avvenimento. Il giornalista Umberto Marini definì la Perugia Big Band “una formazione artistica dai notevoli mezzi interpretativi” ed “il complesso più valido della regione in fatto di jazz.” Marini, poi, intervistò Galigani. Val la pena riportare un breve stralcio di quell’intervista in cui si parla delle origini della band e della filosofia che l’anima: “Perché è nata la Big Band? Unicamente per suonare e divertire. Anche noi. In fondo i componenti (…) provvedono e hanno provveduto in proprio a tutto. Anche per la musica, le divise e i leggii. Suoneremo unicamente per gusto. Il nostro repertorio è e rimarrà quello classico. Non faremo musica d’avanguardia. (…) Ci è stato detto che avremo la possibilità di esibirci con trattenimenti musicali in diverse località della regione. Per noi è molto. Si tratta di sopravvivenza. Già siamo soddisfatti. In fondo volevamo solo questo. Suonare e suonare.” Le parole di Galigani trovarono subito una pronta conferma da parte degli enti locali, in particolare del Comune di Perugia nella persona dell’assessore Giacomo Santucci che così dichiarava a “La Nazione”, all’indomani del secondo concerto della Big Band tenutosi al Teatro Morlacchi nel pomeriggio del 20 gennaio 1974: “È un complesso nato spontaneamente per iniziativa dei singoli componenti (…), gente che sta provando da mesi e che ha dimostrato di fare le cose sul serio. Noi dell’ente locale ci siamo trovati

di fronte ad un fatto compiuto e non abbiamo potuto fare a meno di aiutarli e di appoggiarli, ora li seguiremo in una prevista tournée di sei concerti in Umbria.” Su questa seconda performance della Perugia Big Band ho un ricordo personale molto intenso. A parlare è Carlo Pagliacci, figlio di Vinicio, all’epoca un bambino di poco più di 7 anni: data la mia giovane età, era la prima volta che mettevo piede in un teatro, e mi colpì profondamente il tessuto rosso dei drappeggi e delle poltroncine, così come i tanti palchi dorati ed il fascino misterioso del palcoscenico. Tutta quella gente poi… Finalmente potevo vedere ed ascoltare mio padre esibirsi in un concerto vero, dopo i tanti mesi trascorsi a provare. E qualche brano ero già in grado di canticchiarlo per averlo sentito più volte. Quando scattarono i primi applausi, mi alzai in piedi girandomi un po’ timoroso verso il pubblico. Quelle persone stavano applaudendo anche mio padre, ed io mi sentivo orgoglioso di lui. La validità di quell’esibizione è confermata dall’entusiastico articolo pubblicato su “Paese Sera” il 21 gennaio 1974, sempre a firma di Sergio Prodigo: “Non crediamo affatto di esagerare affermando con una certa convinzione che il teatro Morlacchi ha vissuto, ieri sera, nel corso dell’eccezionale esibizione dei solisti della «Big Band», una serata «storica». Senza voler ricercare delle spiegazioni di natura critico-musicale, un solo fatto e molto evidente e significativo viene a confortare tale impressione: il pubblico – quel meraviglioso pubblico perugino – che ha risposto ancora una volta con entusiasmo e partecipazione al richiamo di una musica effettivamente popolare, gremendo in ogni ordine di posti e decretando con continui calorosi applausi il trionfo che merita la «Big Band».” La sera del 3 aprile 1974 terzo con-

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Teatro Morlacchi

di PERUGIA

20 gennaio 1974 Sax Ledo Lazzerini Memmo Bianconi Oliviero Ciacci Vinicio Pagliacci Orfeo Morettini B ra s s Tullio Scortecci Gianfranco Ticchioni Claudio Jacopi Augusto Marcelli Aurelio Tacconi Ritmica Gianfranco Caligiani Sigismondo Giostrelli Nando Roselletti Silvano Pergalani Sauro Peducci Vo c e M.Teresa Borsellini Direttore Alfio Galigani

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Art Blakey &

JAZZ MESSENGER

certo della Perugia Big Band, questa volta al Teatro Turreno. Un impegno tutt’altro che facile dal momento che si trattava di fare da apripista ad Art Blakey ed i suoi Jazz Messenger, storica formazione costituita dallo stesso Art Blakey alla batteria, Charles Jones alla tromba, Randolph Jefferson al sax tenore, Stafford James al basso, Cedric Lawon al piano. Una buona prova, a detta dei numerosi presenti, soprattutto in vista

dell’imminente seconda edizione di Umbria Jazz. Fra coloro che si complimentarono vivamente con la band perugina, vi era anche lo showman Renzo Arbore, da sempre appassionato cultore di jazz, che sarebbe divenuto uomo di punta di Umbria Jazz, per la comunicazione prima, e Presidente della Fondazione e dell’Associazione poi.

2.5 Finalmente il Festival

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La

band a

6 V. Franchini e R. Capasso, Un mare di facce. Dieci anni di Umbria Jazz, Roma, 1984, p. 48 e p. 54.

48

La Perugia Big Band, dopo che da più parti era stata ventilata l’ipotesi di una sua partecipazione alla kermesse jazzistica umbra, viene ufficialmente invitata ad esibirsi sul già ambitissimo palco internazionale. È la sera del 28 luglio 1974. Siamo a Todi, in una Piazza del Popolo gremita come non mai. I giovani si contano a migliaia, “molti in un primo tempo diretti al festival pop di Misano Adriatico (…). Il primo gruppo ad esibirsi – raccontano Vittorio Franchini e Roberto Capasso, autori di Un mare di facce. Dieci anni di Umbria Jazz - è la Perugia Big Band, una formazione locale costituita da dilettanti puri, ma tutti dotati di una preparazione notevole, diretta dal Maestro Alfio Galigani. I motivi eseguiti sono quelli mainstream, con arrangiamenti, peraltro affatto semplici, su temi di Ellington, Basie, Herman.” 6 L’esordio della band ad Umbria Jazz si rivelerà tutt’altro che facile. Galigani, quello stesso giorno, era stato colpito da un dolorosissimo lutto, la morte della madre. La sua forza d’animo fu tale che riuscì a tener fede all’impegno preso. Si presentò sul palco per dirigere la band e si esibì in pregevoli assoli di sax alto, clarino e flauto. Una sorta di ultimo omaggio alla madre scomparsa cui l’orchestra partecipò con particolare sensibilità. Ma, prima del concerto, la formazione perugina incappò in una spiacevole situazione che, per fortuna, si risolse per il meglio. La Big Band era stata chiamata a fare da apripista al gruppo di Charlie Mingus e al Thad Jones Sextet, autentici mostri sacri del jazz mondiale. La piazza era stracolma di gente, e tutti erano ansiosi di ascoltare la musica e di liberare la propria energia vitale facendosi trascinare dal linguaggio visionario del contrabassista nero prima, e dalle sofisticate note del sestetto poi. Tantissimi erano i giovani, per lo più alternativi: gli hippy, detti anche “Figli dei fiori”, dai capelli lunghi, i vestiti semplici e colorati, con i sandali da francescano o, più spesso, a piedi nudi, e lo “spinello” che, durante il concerto, passava


TODI

UMBRIA JAZZ a 28 Luglio 1974

di mano in mano... Sdraiati o seduti per terra, abbarbicati alle colonne e sulle scalinate, una marea di facce che aveva occupato anche gli spazi più improbabili. Poco prima che la Perugia Big Band iniziasse a suonare, si diffuse la voce, poi rivelatasi inopinatamente vera, che dal Duomo doveva prendere il via una processione religiosa che, in tutta la sua sacralità e ritualità, avrebbe attraversato Piazza del Popolo. Una spiacevole coincidenza di orario, frutto evidentemente di un’organizzazione quanto meno approssimativa. Il concerto avrebbe potuto slittare di qualche minuto, il tempo necessario per permettere il transito dei sacerdoti e dei fedeli. Ma i “Figli dei fiori” non parevano molto incli-

ni a cedere il passo a paramenti ed immagini sacrali. S’innescarono momenti di tensione. La Curia arrivò a ventilare l’ipotesi che non avrebbe fornito gli allacci per l’energia elettrica, necessari per gli impianti di amplificazione, se non si fosse permesso il passaggio della funzione religiosa. Intanto, parte del pubblico, con urla e fischi, reclamava che i musicisti si presentassero sul palco. Alla fine, dopo vari tentativi, una soluzione venne trovata: la processione avrebbe attraversato soltanto una parte della piazza, così da non disturbare il suscettibile pubblico. Certo quell’atto di fede non fu proprio accompagnato dai soli canti religiosi! In ogni caso, sul concerto della band, registriamo di nuovo i sinte-

Charlie Mingus New Group

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Perugia Big Band

Il saluto autografo alla Perugia Big Band del Charlie Mingus New Group e del Thad Jones sextet

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tici ma significativi complimenti di Roberto Capasso in un articolo uscito il 30 luglio su “Paese Sera”: “una formazione della quale si

sentiva la necessità.”

Il Sestetto di Thad Jones

Quella edizione del festival jazz


omaggio a DUKE ELLINGTON

Perugia, Piazza IV Novembre,1 Agosto 1974

conobbe un secondo concerto della Perugia Big Band, il 1° agosto a Perugia, in piazza IV Novembre, con un omaggio al grande Duke Ellington. Ospiti dell’orchestra, per l’occasione, furono il batterista Roberto Podio e il sassofonista Tony Scott. Un concerto che venne salutato da un giudizio lodevole espresso da uno dei massimi studiosi di jazz in Italia, Arrigo Polillo, il quale, su “Musica Jazz”, scrisse: “L’orchestra ha reso un omaggio a Duke Ellington, eseguendone con molta competenza alcuni pezzi; più in generale però ha rievocato il jazz di anni lontani (…) suonando arrangiamenti scritti con indiscutibile perizia e rigore stilistico.”

Sempre nel 1974, a fine estate, la Band si esibisce a Terni. Un’esperienza importante, indimenticabile, perché quella

sera, sul palco, poco prima d’iniziare, si affacciò un curioso personaggio, piccolo di statura e con pochi capelli in testa, chiedendo ai musicisti di potersi inserire, con degli assoli al clarino, in alcuni brani del programma dell’orchestra. Improvvisò impeccabilmente, con l’appoggio armonico e ritmico della formazione perugina, in alcuni notevoli giri di blues. Quel virtuoso “piccoletto” era il grande Lucio Dalla. Un altro incontro prezioso, dal punto di vista musicale, quello con l’artista bolognese che, all’epoca, aveva già composto, o interpretato, brani quali 4/3/1943, Piazza Grande, Il gigante e la bambina, Itaca, ma che non poteva dimenticare le sue origini musicali avendo suonato giovanissimo in diverse formazioni jazz.

2.6 I primi concerti fuori regione

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1975

11 Febbraio

Todi (PG) - Teatro Comunale

12 Aprile

Ponte S. Giovanni (PG)

23 Febbraio 8 Giugno 5 Luglio

24 Agosto 30 Agosto

6 Settembre 8 Settembre

13 Settembre 3 Ottobre

8 Dicembre

18 Dicembre

Perugia - Teatro Turreno

Perugia - Giardini del Frontone Chianciano Terme (SI) Corciano (PG)

Ponte Felcino (PG) Mugnano (PG)

Umbertide (PG)

Finale Emilia (MO)

Fiera di S.Croce

Perugia - Tennis Club

Perugia - Istituto Don Bosco S.Giovanni Valdarno (AR) Teatro Bucci

I GRIFI D’ARGENTO Due importanti palcoscenici si aprono all’orchestra perugina per i primi impegni del 1975. S’inizia con il Comunale di Todi, città che aveva ospitato il difficile ma riuscito esordio della band a Umbria Jazz. Poi il complesso si esibisce al Teatro Turreno di Perugia durante la consegna dei Grifi d’Argento, ambìti riconoscimenti per importanti personaggi, con natali perugini, del mondo dello sport e dello spettacolo. Tra i premiati, quella sera, gli attori Franco Bicini,

Mariella Chiarini, Pasquale Lucertini, lo show man radiofonico Giancarlo Guardabassi, la cantante Donatella Moretti, il giornalista sportivo Danilo Conti ed il noto calciatore della Fiorentina e della Nazionale, Giancarlo Antonioni. Guardabassi, che oggi vive nelle Marche e continua ad occuparsi di radiofonia, conosceva alcuni dei componenti della Perugia Big Band, in particolare Franchino. Diamo spazio ai suoi ricordi...

Io feci parte della piccola storia dei complessi musicali che precedettero la costituzione della Perugia Big Band. Negli anni ‘60 ero stato uno dei cantanti del gruppo denominato Franchino e il suo Juke Box, il complesso di Gianfranco Caligiani che succesivamente insieme a Vinicio Pagliacci, Gianfranco Ticchioni e ad altri avrebbe dato vita alla Perugia Big Band. “Franchino e il suo Juke Box” era un complesso da ballo che si esibiva in spettacoli musicali nei teatri di Perugia e provincia. Il tutto era dovuto soprattutto alle capacità ed alla grande volontà e perseveranza di Franchino, insieme al quale negli anni ‘60, un volta che fui entrato nel mondo della canzone a livello nazionale, ebbi modo di comporre un paio di canzoni che ebbero un certo successo sul palcoscenico del Cantagiro: “Il Duca della Luna” e “Spiaggia d’argento”, entrambe cantate da Mariolino Barberis. Una parte importante e formativa della mia vita professionale, che ricordo sempre con grande nostalgia. E quella sera dei “Grifi d’Argento”, accompagnato dalle note della Perugia Big Band, ebbi l’occasione di ripercorrere un po’ della mia storia personale sentendomi fiero di aver conquistato quell’ambito riconoscimento, anche in onore della mia città d’origine: Perugia. L’orchestra inizia ad oltrepassare i

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PERUGIA BIG BAND Sound check al Teatro Turreno

confini regionali, suonando in diverse città d’Italia. Una tendenza che si consoliderà sempre più negli anni a venire, man mano che la conoscenza di questa nuova formazione orchestrale si diffonderà negli ambienti musicali e tra gli appassionati di jazz. La stagione venne chiusa a dicembre con un concerto al Teatro Bucci di San Giovanni Valdarno, organizzato dal circolo Italsider. Tra le file della Perugia Big Band una guest star d’eccellenza, il trombonista Giancarlo Becattini, uno degli ultimi componenti della leggendaria Orchestra Ferrari di Radio Firenze che, nell’immediato dopoguerra, interpretava e diffondeva il jazz dai microfoni della RAI, alternandosi all’altra grande orchestra del maestro Cinico Angelini. Anche

per quella occasione disponiamo di un resoconto significativo sotto forma di articolo di giornale. L’articolista è anonimo, l’articolo suona un po’ sgrammaticato, ma il quotidiano è importante, “La Nazione” del 21 dicembre che, così, recita: “(…) Il pubblico è stato conquistato subito da questo complesso che dà l’impressione di divertirsi suonando, tanta è la naturalezza con cui i brani, anche i più difficili, e gli interventi dei solisti vengono eseguiti, (…) di applausi se ne sono avuti tanti ed entusiastici (…) a scena aperta ad ogni solo …” Molto apprezzata risulterà anche la cantante d’allora, Maria Teresa Borsellini, in arte Terry Lee. Il 1976 si rivelerà un anno particolar-

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1976

4 Gennaio

Perugia - Teatro Morlacchi

10 Gennaio

Trevi (PG)- Hotel delle Torri

9 Gennaio

25 Gennaio 11 Febbraio

15 Febbraio 29 Febbraio

Livorno - Teatro 4 Mori

pomer. : Porto S. Elpidio (AP)

sera

: Fermo (AP)

Marsciano (PG)

Foligno - Palazzo Trinci Bastia Umbra (PG)

8 Aprile Arezzo - Teatro Petrarca 10 Aprile

23 Maggio 6 Giugno

24 Luglio 31Luglio

17 Agosto 28 Agosto

21/26 Sett.

18 Ottobre

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Ponte S. Giovanni (PG)

c/o Ditta Minuti

Ponte Valleceppi (PG) Castel del Piano (PG) Compignano (PG)

Livorno - Parco Ardenza

Urbino - Cortile di Raffaello

Todi (PG) - Piazza del Popolo Tournée in Romania Corciano (PG)

Chiesa di S.Francesco

mente ricco di soddisfazioni per la band. Cresce l’esperienza musicale dell’orchestra e gli stessi musicisti, oltre a divertirsi, cominciano a riconoscere ed apprezzare la qualità del risultato dei loro sforzi, musicalmente parlando. Ai tromboni, tra l’altro, si aggiunge il suono swingante di Giancarlo Gazzani, che diverrà, a breve, il nuovo direttore della formazione perugina. L’anno inizia con un concerto al Teatro Morlacchi di Perugia, offerto dall’Amministrazione Provinciale e presentato da Pasquale Lucertini. La voce solista è quella di Terry Lee che, a breve, lascerà il microfono ad Antonella Falteri, altra notevole vocalist. Qualche giorno dopo, è la volta della Toscana. L’orchestra si esibisce con successo al Teatro Quattro Mori di Livorno, di fronte ad un pubblico raffinato ed esigente, l’anima più aristocratica della città. Ecco come, sulle pagine del giornale locale “Il

Telegrafo” di domenica 11 gennaio, Giuseppe Isozio racconta l’evento in un articolo dal titolo significativo, Torna il buon vecchio jazz del tempo che fu: “(…) Meritano un primo elogio per essersi schierati con chi crede nel jazz come forma di civiltà musicale… I venti componenti della big band perugina hanno svolto il ruolo di autentici intermediari tra il pubblico e un linguaggio che non appartiene alle nostre tradizioni culturali ma che in anni non ancora troppo lontani ha saputo creare un universo sonoro assolutamente nuovo”.

A Livorno la band tornerà in una ventosa giornata di luglio, sulle spiagge dell’Ardenza, per un sequel apprezzatissimo dal pubblico locale, quella volta decisamente più popolare e sanguigno. A proposito di questa seconda trasferta in terra toscana si


ricorda un simpatico aneddoto che riguarda il sax-baritonista Orfeo Morettini. Come spesso accade durante i lunghi viaggi, anche il pulmann dell’orchestra perugina si fermò ad una stazione di servizio per far sgranchire le gambe e liberare qualcuno della comitiva di eventuali incombenze fisiche. Pochi minuti per un caffè, una sigaretta, la toilette... Poi, di nuovo, via, sull’autostrada. E però, dopo qualche chilometro, con un po’ di preoccupazione e senso di colpa, ci si accorse dell’assenza di Orfeo, un personaggio carissimo a tutti, dal comportamento molto signorile e dotato di un imperturbabile self-control very english. Era come andare in gita scolastica. Facevamo l’appello per vedere se c’eravamo

tutti e, quella volta, Orfeo non rispose. L’avevamo abbandonato alla stazione di servizio, solo e appiedato. A parlare è Aurelio Tacconi, altro storico componente della band, rinomato oltre che per il suo valore musicale, per il raffinato sens of humor che lo distingue e per le sue grandi doti di narratore di barzellette. Naturalmente, siamo usciti al primo casello e siamo tornati indietro. Ma raggiunta l’area di servizio, di lui non trovammo alcuna traccia. Cominciammo a preoccuparci seriamente. Poi, a qualcuno, venne l’idea di dare una sbirciatina al nastro d’asfalto che conduce all’uscita dell’area di servizio. A quattro/cinquecento metri di distanza, un puntino nero in movimento sulla corsia di emergenza ci rivelò che Orfeo, in attesa che ci accorgessimo della sua assenza, si era avviato verso casa, come, con disincanto anglosassone, disse agli amici, risalendo a bordo.

Ad aprile, un importante concerto al Palazzo Trinci di Foligno. In quella occasione un altro anonimo corsivista, sempre su “La Nazione”, individua con chiarezza uno degli elementi chiave del successo della band: “il merito (…) è stato anche quello di rievocare un’epoca che in molti dei presenti ha suscitato emozioni e tanti ricordi.” Fatta una puntata nelle Marche, a Porto Sant’Elpidio e a Fermo, tocca poi ad Arezzo, su invito dell’Associazione Amici della Musica. La Big Band viene ancora invitata ad esibirsi a Todi e poi di nuovo nelle Marche, questa volta ad Urbino, presso il Cortile di Raffaello. La soddisfazione di tenere concerti in diverse località è amplificata dal fatto che, molto spesso, i luoghi dove si suona sono contenitori prestigiosi.

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in ROMANIA per il gemellaggio tra la Provincia di Perugia e quella di Iasi

Una istantanea durante la visita a Iasi

2.7 La tournée in Romania

A settembre la Perugia Big Band compie la sua prima trasferta in terra straniera. Trasferta che assume i contorni di una vera e propria tournée, per la durata, il numero dei concerti e per il successo registrato. L’Amministrazione Provinciale perugina era gemellata con l’analogo ente territoriale rumeno di Iasi, grosso centro universitario nel nord-est del paese, ai confini con l’attuale Moldavia. Oltre a scambi di natura politica ed istituzionale, vi era spazio anche per proposte di tipo culturale, ed un valente gruppo di musici e ballerini rumeni era stato già ospitato nel capoluogo umbro. L’allora Presidente della Provincia di Perugia, Umberto Pagliacci, accolse di buon grado la proposta, che gli pervenne unanimemente dagli ambienti culturali e politici della città, di offrire al popolo gemellato una serie di concerti della Perugia Big Band. Pur con le dovute perplessità dettate dal fatto che si trattava, in definitiva, di esportare nella

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Romania di Ceaucescu, paese notoriamente chiuso alle sirene occidentali, addirittura l’espressione culturale più genuina degli Stati Uniti d’America: la musica jazz. Ma fu proprio l’eccezionalità della proposta musicale che infiammò la curiosità e la fantasia del popolo rumeno, decretando un incredibile successo per la band. Sei giorni densi di continue performances sonore, tra luoghi classici per i concerti, quali teatri e conservatori musicali, e spazi più laici e popolari quali palazzetti dello sport, università, fabbriche. Ovunque gente in fila, per ore, per assicurarsi il diritto ad entrare. Il viaggio fu anche l’occasione per incontri con le più alte cariche istituzionali del territorio, e visite a luoghi e musei di grande interesse e rilevanza culturale. Ogni pasto si consumava in ristoranti caratteristici, allietati da gruppi musicali locali di eccezionale livello artistico. Graditissimo ospite della Perugia Big Band in quella indimenticabile trasferta, fu il bravissimo jazz-man Marcello Rosa che, oltre ad arricchire con i suoi deliziosi assoli le interpretazioni dell’orchestra,


Marcello ROSA

colse l’occasione per allacciare con i componenti della formazione perugina un rapporto di amicizia e collaborazione che durerà per molti anni. Per quasi tutti i componenti della band il viaggio aereo in Romania rappresentò il battesimo del volo, con i velivoli della compagnia Rumena Tarom. Imbarcatisi a Fiumicino, direzione Bucarest, con un vecchio ma glorioso Tupolev, conclusero il resto del viaggio in autobus fino a Iasi. La Perugia Big Band portò in dono ai rappresentanti del popolo rumeno una bellissima fisarmonica offerta dalla rinomata ditta Pigini di Castelfidardo. Da ricordare la cena d’addio con il Presidente della Provincia di Iasi, Ion Iliescu che in seguito è stato presidente della Romania dopo la caduta di Ceaucescu. Di questa esperienza abbiamo un singolare resoconto, quello di Marcello Rosa, che coglie l’occasione poi per allargare il suo racconto ed esprimere un giudizio più generale sulla band: La Perugia Big Band? Un’orchestra felice! Questo è l’aggettivo più sincero che mi viene in mente, così, di getto! E sì che sono state tante le orchestre da me frequentate in anni e anni di attività, ma mai, e sottolineo mai, ho trovato tanta serenità, addirittura gioia nello stare assieme, e nel suonare ovviamente, da parte dei suoi componenti. E la gioia, si sa, è contagiosa. All’inizio però, per me, non fu proprio così. Era l’estate del ‘76 quando il mio vecchio amico Alfio Galigani, con il quale anni prima ero stato in tournée nientemeno che con Lionel Hampton, mi contattò proponendomi una serie di concerti in Romania. C’era in corso un gemellaggio fra Perugia e la città di Iasi, sede di una celebre Università, con relativi scambi artistico - culturali: la Perugia Big Band, diretta in quel periodo da Alfio, sarebbe stata uno dei fiori all’occhiello di questa operazione. Un paio di prove, una serata di rodaggio nella bellissima Todi, e via! Due ore di aereo fino a Bucarest, poi, con uno sgangherato torpedone, nove ore di viaggio per Iasi (sulle strade vigeva il divieto

di superare i 60 km all’ora!). Arrivammo a tarda notte, completamente digiuni e letteralmente tramortiti dagli scossoni, in un albergo di antica nobiltà che ci avrebbe ospitati per qualche giorno. Ah, dimenticavo: essendo solista ospite della Band, avevo diritto alla stanza singola; una grande conquista sociale si realizzava! Appena entrato nella “mia” camera, però, feci appena in tempo ad intravedere un ospite imprevisto: un bacarozzetto che, disturbato dalla luce, andava velocemente a rintanarsi sotto un armadio. Passai così tutta la notte con una scarpa in mano a cercarlo, ma il bieco kafkiano animaletto mi sfuggiva e mi sfuggì sempre. Fossimo stati in due la caccia avrebbe avuto probabilmente più successo! Alla fine, albeggiava, mi buttai esausto sul letto e, ammirando la stanza di un deprimen-

Marcello Rosa rappresenta un "pezzo" significativo della storia del jazz italiano. Nato in Istria, ad Abbazia (l'attuale cittadina croata di Opatija), nel 1935, vanta una lunghissima carriera musicale che l'ha portato a suonare, con il suo trombone, con i più grandi jazzisti. Valido compositore ed arrangiatore, ha lavorato anche in RAI occupandosi della divulgazione della musica jazz. Nel 1993 è stato nominato Presidente dell'Associazione Nazionale Musicisti Jazz. Ha ricevuto numerosi premi tra cui il Premio RAI Radio Uno "30 anni di jazz" ed il Premio "Personalità Europea '97".

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Alcuni momenti della tournée in Romania

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te spento beige al confronto della quale la cella di un frate sarebbe apparsa come una suite dell’Hotel Brufani, rimuginavo foschi pensieri: “Ma chi me lo ha fatto fare...”, “Ma questi, poi, chi li conosce?” (sono un po’ orso di natura), “Ma che me ne frega a me de sona’ ‘sti pezzi de Glenn Miller...” e così via. Alle 7.30, con due occhiaie così, scesi nella hall deserta sperando in una dolce, gratificante prima colazione. Beh, giudicate voi: per cominciare un bicchierino di grappa (questa è l’usanza), poi crudité varie, yogurt, frittata con le cipolle, tè, inquietanti affettati, altra grappa per digerire, et similia. Morale, dopo nemmeno un giorno, già volevo tornare a casa! Seconda morale: dopo una settimana, non ci volevo tornare più! Insomma, sarà stata la grappa (la “Tuica”), la bellezza della natura... che cos'è la Transilvania! Guai, però, all’epoca, a parlare di Dracula!. La cucina, che quando ti abitui è deliziosa, il pane! Ma soprattutto l’entusiasmo che suscitava l’orchestra, elegantissima e trascinante... Beh, tutte queste cose costituiscono un ricordo bellissimo e ancora vivissimo dopo tanto tempo. Grazie Perugia (Big Band). Poi, per qualche anno, altri concerti e serate qua e là. Ne ricordo una con il mitico Miro Graziani, sempre all’insegna, lo ribadisco, dello stare bene insieme, cosa fondamentale per suonare al meglio delle proprie possibilità. Ad un certo punto, nel 1982, arrivò la “botta”. Ero in tournée con Romano Mussolini e un incidente d’auto, veramente riuscito nel suo genere, mi bloccò a Modena. Gli amici della Big Band mi furono fraternamente vicini, tanto che, dopo due anni di ospedale, mi vollero ancora con loro, addirittura ad Umbria Jazz. Fu abbastanza curioso per gli spettatori vedere il sottoscritto salire faticosamente con le stampelle la scaletta del palco allestito in piazza IV Novembre (a Perugia), mentre altrettanto faticosamente, con le stampelle, scendeva il grande Arnett Cobb che aveva appena finito il suo set...


La band in Romania

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Il primo 1977

13 Febbraio 2 Marzo 31 Marzo 22 Maggio 9 Giugno

26 Giugno 22 Luglio

DISCO

Magione (PG)

c/o Ditta Baldoni Macchine Sansepolcro (AR) Cinema Iris Assisi (PG)

Teatro Pro Civitate Cristiana Ospedalicchio (PG) - Redar HI-FI

Sigillo (PG)

Pietralunga (PG)

RAI Radio Uno - Roma

Trasmissione curata da M. Rosa

29 Luglio

Perugia - Giardini del

18 Agosto

Mugnano (PG)

20 Agosto 21 Agosto 25 Agosto 27 Agosto 28 Agosto

2 Settembre 3 Settembre 18 Settembre 29 Settembre

Frontone

Cascia (PG)

S. Anatolia di Narco (PG) Torgiano (PG) Preci (PG)

Todi (PG) - Sala delle Pietre Città di Castello (PG)

Fabriano (AN) - Piazza del Comune

Deruta (PG)

Ponte S. Giovanni (PG)

7 Brano incluso nel CD allegato a questa pubblicazione

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Cose da Jazz!

2.8 “Rapsodia Americana”

Il 1977 è l’anno della prima incisione discografica per la Big Band. “Rapsodia Americana”, questo il titolo del brano, è una pregevole composizione di Miro Graziani, dalle spiccate caratteristiche ritmo-sinfoniche. L’orchestra, dunque, ritrova il suo primo direttore. Ma ancor prima del disco, che poi sarà un 45 giri, l’occasione dell’incontro fu stimolata dal fatto che ad Assisi, per fine marzo, era stata organizzata una serata musicale curata dalla Pro Civitate Cristiana. La scelta, per ciò che riguardava il repertorio da proporre al pubblico, verteva sui grandi classici della musica leggera americana e su alcuni brani inediti che dovevano essere eseguiti da una grande orchestra jazz. Miro Graziani ebbe l’incarico di stabilire il programma del concerto e, poiché l’obiettivo degli organizzatori era di presentare per lo più arrangiamenti inediti, lo stesso Graziani si assunse l’onere di scriverli. A chi affidarne l’esecuzione non ebbe dubbi: la Perugia Big Band, che lui conosceva bene.

Un compito non indifferente tra la preparazione delle partiture e le prove d’orchestra. Graziani teneva particolarmente a questo concerto perchè organizzato nella sua Assisi e perchè, tra gli altri brani, avrebbe diretto proprio la sua Rapsodia Americana, forse il brano prediletto della sua produzione. Le sale del ristorante “Paradiso”, di cui, come già ricordato, il Maestro assisiate era proprietario, ospitarono gli orchestrali prima e dopo il concerto, una doppia gustosissima cena che ancora oggi tutti i fortunati commensali ricordano con piacere. Galigani, direttore in carica della band, lasciò volentieri, per l’occasione, il podio a Miro Graziani, che offrì alla platea un insieme di adattamenti orchestrali di notevole livello, a cominciare proprio dalla Rapsodia Americana7. Quel concerto venne registrato da una troupe di radio RAI che, l’anno successivo, esattamente il 14 luglio 1978, lo trasmetterà


nell’ambito di un programma radiofonico dedicato alla band perugina ed al lavoro di composizione orchestrale di Miro Graziani. Altro avvenimento importante dell’anno è l’invito ricevuto per un concerto da tenere alla “2° Mostra Internazionale Alta Fedeltà”, organizzata dalla REDAR HI-FI di Ospedalicchio di Bastia nel mese di maggio. Il concerto rappresentò un’ottima opportunità per lanciare il primo vinile della band, quel 45 giri promozionale che riportava nelle due facciate la registrazione della “Rapsodia Americana”. Di nuovo Miro Graziani sarà chiamato a dirigere l’orchestra per l’esecuzione di quel brano.

Concerto registrazione alla READER HI_FI di Ospedalicchio di Bastia

Concerti della band si ebbero in varie città dell’Umbria e delle Marche e, spesso, ad accompagnare l’orchestra, vi era il solito Marcello Rosa. Fu proprio lui a presentare la prima uscita radiofonica a livello nazionale della Band. Radio 1 Rai infatti dedicò un programma musicale della durata di un’ora alla Perugia Big Band e Rosa ne fu il conduttore in studio. Ecco come venne riportato da “La Nazione” del 22 luglio 1977 quell’evento: “La formazione perugina ha presentato numerosi brani di jazz classico per grande orchestra (…). La conduzione della trasmissione era stata affidata al noto jazz-man italiano Marcello Rosa. La scelta, dobbiamo dire, non poteva cadere in modo migliore. A parte infatti l’indubbia competenza in campo jazzistico, il versatile Marcello Rosa, conoscendo personalmente tutti i componenti l’orchestra di cui ne è spesso gradito ospite, ha potuto evidenziare, oltre agli aspetti strettamente artistici, anche quelli di carattere umano. Ne è venuto fuori un commento simpaticamente interessante, che ha accompagnato con discrezione e misura i

8 Alcuni momenti della trasmissione RAI sono inseriti nel CD allegato

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1978

21 Gennaio

Trevi (PG) - Hotel delle Torri

3 Febbraio

Ponte Pattoli (PG)

28 Gennaio 10 Giugno 22 Giugno 23 Giugno 24 Giugno 14 Luglio 24 Luglio 25 Luglio 26 Luglio 27 Luglio 29 Luglio 5 Agosto 5 Agosto

25 Agosto 26 Agosto 27 Agosto 28 Agosto 31 Agosto

2 Settembre 3 Settembre

30 Settembre 16 Dicembre

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Ponte S.Giovanni (PG) c/o Ditta Pucciarini

Giancarlo GAZZANI

Sigillo (PG)

Perugia - CVA S.Sisto Perugia - CVA Elce

Perugia - CVA Ponte Felcino Trasmissione Radio RAI

Musiche di Miro Graziani Solomeo (PG) Deruta (PG)

Torgiano (PG)

Perugia - Giardini del Frontone

Perugia - Stadio S.Giuliana Norcia (PG) Preci (PG)

Panicale (PG) Todi (PG)

brani musicali ottimamente eseguiti.”

Roccaporena di Cascia (PG)

Nel 1978 Alfio Galigani lascia la direzione dell’orchestra. Gravosi impegni professionali gli impongono una scelta dolorosa ma inevitabile. E’ un colpo duro per i musicisti della band: non possono più contare su una guida dall’indiscutibile preparazione professionale ma, soprattutto, sulla costante presenza di un vero amico. Alfio, tuttavia, ha un asso nella manica. Già da qualche tempo, per completare la sezione dei tromboni, portava con sé, nei suoi viaggi verso Perugia, per le prove, o verso i luoghi dei concerti, un validissimo musicista che suonava con lui nell’orchestra della RAI, il romano Giancarlo Gazzani. La simpatia del trombonista capito-

Cerreto di Spoleto (PG) Acquasparta (TR)

Sesto Fiorentino (FI) Tavernelle (PG) Assisi

Teatro Pro Civitate Cristiana Ponte Felcino (PG)

2.9 L’arrivo di Giancarlo Gazzani 8

lino, la sua indiscussa preparazione e la modestia che ne contraddistingueva il carattere, avevano subito fatto breccia. Giancarlo, pur di non mancare alle chiamate della Big Band, non esitava a rinunciare a vantaggiosi impegni professionali. Un feeling vero e proprio, sia sul piano artistico che umano. Alfio, al momento di lasciare l’orchestra, propose proprio il musicista romano come suo sostituto, ottenendo un generale e caloroso consenso. Chi meglio di lui, in considerazione anche del fatto che nel frattempo si era specializzato in direzione d’orchestra e composizione? Nacque un sodalizio che si protrarrà nel tempo e che si cristallizzerà in un grande rapporto di stima e di amicizia. Ne è chiara testimonianza il contributo che segue, un breve intervento dove Gazzani racconta


della sua esperienza con la Perugia Big Band :

Sala prove in Piazza Mariotti a Perugia

L’amico e collega Alfio Galigani, tra un turno e l’altro di prove in RAI, mentre riponeva nell’astuccio il suo sax mi chiese: perché non vieni a Perugia a darmi una mano nella Big Band che dirigo? Non me lo feci ripetere due volte. Fu così che iniziò per me un’esperienza dai risvolti professionali e, soprattutto, umani, indimenticabile. Mi ritrovai a suonare nella sezione dei tromboni di un’orchestra formata da una ventina di personaggi che, di mestiere, facevano tutto tranne i musicisti di professione. E, però, garantivano un livello artistico eccellente grazie agli studi che ciascuno di loro aveva dedicato nella propria giovinezza all’arte della musa Euterpe. Fui totalmente coinvolto da quella atmosfera, fatta, oltre che di passione musicale, di sincera amicizia, di risate infinite, di scherzi

feroci, di cenette e bevute consumate nella sala prove, di trasferte in pulman dove lazzi, battute, storielle e barzellette non ti davano scampo, di tanti concerti prestigiosi. Ma anche di situazioni paradossali, in cui la gente ti chiedeva perché mai non avevamo in repertorio un valzerotto o una mazurca. E poi, quelle tournée all’estero! Manciate di giorni vissuti assieme, e la sera le guance indolenzite per il troppo ridere! Quando nel 1978 Alfio Galigani dovette purtroppo abbandonare la direzione dell’orchestra, gli amici perugini mi chiesero di sostituirlo. Ne fui entusiasta, naturalmente. Oltre a dirigere la band, cominciai anche a scrivere gli arrangiamenti musicali. Del resto, non era difficile per me confezionare le parti strumentali per ogni singolo componente, poiché ne conoscevo carattere, gusti stilistici, potenzialità. Il sodalizio con la Perugia Big Band continuò per 4 anni, durante i quali collezionammo un alto numero di concerti in tutto il territorio italiano, ed anche all’estero. Indimenticabile, poi, quell’esperienza che portò nel 1982, per alcuni giorni, tutto il gruppo a Roma dove, negli studi della Forum, registrammo il nostro primo LP. Quanti amici e colleghi dell’ambiente professionistico musicale mi manifestarono schiettamente la loro invidia per la mia collaborazione con l’orchestra perugina! E questo perché intuivano, al di là dei buoni risultati artistici conseguibili, quanto risultava stimolante e simpatico convivere, anche per poche ore, con quel gruppo di musicisti che, assieme alla passione e all’entusiasmo, non difettavano certo della consapevolezza di quali fossero gli aspetti e gli atteggiamenti che rendono le giornate degne di essere vissute. Poi, le esigenze della mia vita professionale mi costrinsero ad allontanarmi dalla Perugia Big Band che continuò comunque il suo cammino, per tanti anni ancora. Unico caso in Italia, per quanto ne sappia io, di una orchestra jazz stabile per così tanto tempo. Grazie

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Perugia Big Band! Sono felice di aver suonato insieme a tutti voi!

2.10 Il Jazz di “casa nostra”

Litografia dei Giardini del Frontone a Perugia

Siamo negli anni delle contestazioni al Festival derivanti essenzialmente dal comportamento poco ortodosso di alcune frange del popolo hippy che lo segue.Successivamente, con il cambio della formula organizzativa, Umbria Jazz volerà verso il noto successo internazionale. 10 Tre di questi brani sono ascoltabili dal CD allegato 9

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Tornando ai concerti, il gruppo perugino si esibisce quell’anno prevalentemente in giro per l’Umbria, sperimentando i nuovi arrangiamenti ed il nuovo repertorio impostato da Gazzani. Il 29 luglio a Perugia, nello storico stadio comunale di Santa Giuliana, la Big Band è sul palcoscenico che, a seguire, ospiterà un grande del jazz italiano, il pianista, compositore e direttore d’orchestra Giorgio Gaslini: occasione unica per i tanti spettatori presenti, di ascoltare programmi musicali davvero agli antipodi. Qualche giorno prima l’orchestra aveva suonato, sempre nel capoluogo, ai giardini del Frontone. Quel concerto costituì l’occasione, per il giornalista Stefano Ragni, di aprire un dibattito sul “Jazz di casa nostra” e sulla necessità di valorizzare le tante risorse artistiche e professionali locali, dando loro visibilità all’interno delle grandi manifestazioni regionali, a cominciare da Umbria Jazz. Val la pena riportare ampi stralci dell’articolo che venne pubblicato su “La Nazione” del 1 agosto: “(…) Tra le cose più genuine che Perugia ha saputo esprimere negli ultimi anni è quel bel complesso della Big Band che anima le nostre serate estive con interessanti esibizioni, rivelando ad ogni nuovo appuntamento un mestiere musicale sempre più affinato e una preparazione globale efficiente, funzionale. Non è certo facile catalogare questa Big Band fra le voci culturali locali: alcuni anni fa, nella prima serata pubblica del complesso, fu l’amico Frondini (ndr: attore di teatro molto noto a Perugia) a individuarne le radici cittadine, quasi virtù medievali, in una attività semiclandestina, pressoché di sotterranea contestazione, che interessò questi musicisti durante gli anni dell’anteguerra. Non sono giovanissimi, infatti, i componenti della Big Band; anzi la loro mezza età li vuole affabili, posati, estremamente dignitosi: giovanile e trascinante è invece la passione che li anima e li vede uniti in una testimonianza musicale

dalle caratteristiche così spiccate come il jazz. Ora, di jazz, qui a Perugia, ne abbiamo ormai fin sopra i capelli, per le arcinote, recenti e non sopite polemiche che hanno interessato ancora una volta lo svolgimento del Festival Jazz9. Non ci siamo espressi sulla statura musicale di questa manifestazione, e non lo faremo certo in questo contesto: le nostre critiche (…) riguardano l’inopportuna destinazione di cospicui contributi finanziari, e la inutilità di uno sforzo economico ed organizzativo che non promuove la crescita di nuclei culturali regionali. (…) Perché, tra i contributi del cartellone, è stato ignorato quello della Big Band, unico intervento di carattere locale che l’Umbria poteva proporre al Festival? (…) Eppure nell’inaugurale edizione della rassegna la Big Band fu presente e fece un’ottima figura (ndr: in realtà l’edizione inaugurale di Umbria Jazz fu nel 1973; la Perugia Big Band partecipò alla seconda edizione, nel 1974).” Poi il giornalista torna a parlare del concerto del Frontone: “Grandi festeggiamenti per i musicisti perugini, tributati dal pubblico di questo Teatro in piazza, sempre più numeroso e caloroso, con la consapevolezza di aver fatto le ore piccole per qualcosa di visceralmente perugino: al di là delle tante parole è questa una soddisfazione che possiamo costruirci da soli.” Andando ancora a ritroso in quell’anno, il 14 luglio la prima rete radiofonica della RAI mandò in onda uno special dedicato alla Perugia Big Band ed alle musiche di Miro Graziani. Vennero eseguiti brani inediti del maestro assisiate ed altri invece ben conosciuti, appositamente arrangiati dallo stesso Miro con il suo inconfondibile stile che sapeva miscelare con gusto e raffinatezza l'aspetto squisitamente artistico del jazz, fatto di estemporaneità ed improvvisazione, con partiture intense e corpose che bene evidenziavano le possibilità sinfoniche dell'orchestra10. Per l’occasione, Miro, sempre eclettico ed imprevedibile, affittò addirittura un piccolo aereo che decollato da S. Egidio, sorvolò Assisi e fece scendere a terra migliaia di


1979

31 Marzo

Ponte S. Giovanni (PG) -

26 Maggio

Monteleone di Orvieto (TR)

10 Giugno 16 Giugno 17 Giugno 22 Giugno 24 Giugno 30 Giugno 7 Luglio

15 Luglio 2 Agosto 3 Agosto 4 Agosto 5 Agosto 26 Agosto

1 Settembre 2 Settembre 3 Settembre 26 Ottobre

29 Novembre

Park Hotel

Pianello (PG)

S. Egidio (PG)

pomer. : Orvieto (TR)

Piazza Duomo

sera : Cerreto di Spoleto (PG) S. Sisto (PG)

Ponte S. Giovanni (PG)

S. Martino in Campo (PG) Ponte Felcino (PG) Passignano (PG) Deruta (PG) Brufa (PG)

Perugia - Piazza della Repubblica

pomer. : Norcia (PG)

sera : Scheggino (PG) Panicale (PG)

pomer. : Città della Pieve (PG) sera : Tavernelle (PG)

Montecastello Vibio (PG) Magione (PG)

Gualdo Tadino (PG) Discoteca Papillon

Registrazione RAI -TV 3

volantini per pubblicizzare la trasmissione RAI.

2.11 La prima volta in TV

Il 1979 fece registrare ben 23 concerti, la maggior parte dei quali tenuti nei centri e nei borghi del territorio umbro. Una new entry nell’organico orchestrale: la fresca voce di Adriana Regali. Sempre più richiesta era la presenza dell'orchestra nei programmi culturali che le Amministrazioni locali, la Regione e le Aziende Comprensoriali del Turismo predisponevano per i residenti e i turisti delle varie località. Nell'ambito di questa programmazione di spettacoli e concerti, i nostri musicisti hanno l'occasione di vivere esperienze diverse e, spesso, contraddittorie, in alcuni casi addirittura imbarazzanti. Passano infatti da accoglienze entusiastiche e perfette dal punto di vista organizzativo, tipiche normalmente dei centri maggiori e più vocati ai flussi turistici, a situazioni che hanno dell’incredibile, al limite del grottesco, riferibili per lo più a piccole realtà dove, evidentemente, "il decentramento della musica nel territorio", come titolava pomposamente il programma, si concretizza solo nell'indicare, su sparute locandine, luogo e data del concerto, infischiandosene di qualsiasi pur minimo onere organizzativo.

Succede così che il gruppo orchestrale, in un caldo pomeriggio di giugno, arrivato con le solite due o tre ore di anticipo nel piccolo borgo del Perugino, trovi la piazza assolutamente deserta e priva di qualunque segno che faccia supporre lo svolgersi, di lì a poco, di uno spettacolo. Vane le ricerche degli organizzatori o solo semplicemente di qualcuno informato dell’evento. Soltanto un’anziana e timorosa signora, col tipico fazzoletto a quadri sui capelli, è seduta nell'ombra di una grande quercia. Interpellata gentilmente dai musicisti, la donna risponde, un po’ infastidita, con chiaro accento dialettale: "sicuramente ete sbagliato paese, perché tuquì la festa se fa a settembre!". La tentazione di tornarsene a casa è grande ma, alla fine, prevale il buon senso e la gran voglia di suonare comunque. Ci si dividono i compiti coinvolgendo gli abitanti del paese: chi cerca tavole e pedane per predisporre un accenno di palco, chi sposta più in là i cassonetti dell'immondizia, chi chiede di poter allacciare al contatore del bar l'impianto di amplificazione, chi raccoglie di casa in casa le sedie per l'orchestra e per gli spettatori, chi riceve in prestito dai vari salotti domestici lampade a stelo, dagli stili più improbabili, per illuminare i leggii. Alla fine il concerto si tiene. Non molti, comprensibil-

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Jazz a confronto

mente, gli spettatori, seduti però comodamente in una platea che fa convivere molto dignitosamente la sedia della camera da letto di fine anni '40 con lo sgabello scrostato del giardinetto sotto casa, o la poltroncina di finto stile Luigi XVI con il banchetto originale del ciabattino del paese. Ciliegina sulla torta: un gruppo di persone ascolta il concerto in modo defilato, ai margini della piazza, eppure sembra seguire il programma con grande attenzione. All'invito dell'orchestra di avvicinarsi ed accomodarsi tranquillamente “in platea”, visto anche il clima familiare dell’esibizione, il gruppo rimane ben piantato nella vecchia posizione ma, discretamente, manda a ringraziare e a dire: "semo 'n bel po’ appassionati de 'sto tipo de musica, ma dovete sapè che quilli che v'honno mandato quaggiù son de n'antro colore, 'n ce potemo

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LA PERUGIA BIG BAND IN TV3 RAI

esporre tanto!". Incontri ed esperienze inusuali, ma sempre ricche e coinvolgenti sotto il profilo umano.

Nel mese di novembre, con l'avvio delle trasmissioni della terza rete TV, la RAI realizza la registrazione presso la “storica” discoteca Etoile 54, di una trasmissione televisiva dal titolo "Jazz a confronto", che andrà poi in onda in due puntate il 20 e il 27 dicembre, nell’ambito di un programma di presentazione delle principali istituzioni musicali e teatrali umbre. Normale, quindi, la partecipazione della Perugia Big Band, diretta da Giancarlo Gazzani e con la nuova vocalist Adriana Regali. Oltre all’orchestra si esibisce il quintetto Charlie Parker tra i cui componenti figurano Alfio Galigani al sax/clarino, Cicci Santucci alla tromba, Giampaolo

Ascolese al basso. È l’occasione, per i musicisti perugini, di ritrovare sul loro cammino artistico l'amico ed ex direttore Alfio Galigani. Ecco come il quotidiano “La Nazione” testimonia l’evento: “la Perugia Big Band sarà ospite di due trasmissioni televisive curate dalla terza rete, (...).Si avrà modo di riapprezzare gli aspetti più interessanti dell’ orchestra perugina: una sempre vigile distribuzione sonora, una ottima fusione dei vari timbri delle sezioni orchestrali, una inteligente alternanza tra interventi d’ insieme e assoli, un sound trascinante.” Poi, di nuovo, il riferimento campanilistico in difesa del jazz di casa nostra: “Sarebbe veramente auspicabile che il nascituro terzo canale riuscisse a valorizzare certe risorse artistiche locali che, come appunto la Perugia Big Band, offrono livelli qualitativi di


1980

4 Marzo

Mugnano (PG)

22 Marzo

Ponte Felcino (PG)

5 Marzo 5 Aprile

9 Maggio 5 Giugno

24 Giugno 28 Giugno 6 Luglio

13 Luglio 14 Luglio 31 luglio

3 Agosto

10 Agosto 17 Agosto 22 Agosto 23 Agosto 24 Agosto 30 Agosto

2 Settembre

Ponte Pattoli (PG)

Riva del Garda (TN)

Terranova Bracciolini (AR ) Perugia - Rocca Paolina Agello (PG )

Ciggiano di Monte San Savino (AR)

Rieti - Festival di Primavera Deruta (PG)

Perugia - Giardini del Frontone Todi (PG)

Città di Castello (PG) Massa Martana (PG)

Montecastello Vibio (PG) Norcia (PG)

Panicale (PG)

Pieve Santo Stefano (AR) Sesto Fiorentino (FI)

Castel Franco di Sopra (AR)

tutto rispetto e che niente hanno da invidiare a formazioni «professionistiche» più note.” I primi concerti dell'anno si tengono in alcune frazioni del Perugino e costituiscono un interessante esperimento didattico nel campo della musica jazz in quanto tali spettacoli sono parte integrante di laboratori musicali gestiti da esperti docenti che si avvalgono dei musicisti dell'orchestra per far ascoltare in modo “live” stili, improvvisazioni, pronunce, ritmiche riconducibili ai diversi periodi del jazz. Una iniziativa seguita con grande interesse specialmente da un pubblico giovane. Arriva, poi, il gradito invito da

parte dell'Associazione Amici della Musica di Riva del Garda per un concerto al Palazzo dei Congressi della deliziosa località turistica trentina. Una serata contrassegnata da una calorosissima accoglienza da parte del pubblico locale e dei tantissimi turisti presenti. È il sabato di Pasqua, e si prospetta una trasferta impegnativa. Il programma prevede la partenza alle sei di mattina, con l’attraversamento di tutta l'Italia centro-settentrionale, alcune brevi soste e, finalmente, il concerto alle 21. A seguire, una cena a dir poco luculliana ed una memorabile gara di barzellette fra il “nostro” specialista Memmo Bianconi ed un distinto signore che aveva fatto, più volte, da “spalla” al grande Gino Bramieri. Si riparte subito dopo, a stomaco pieno e col sorriso sulle labbra. Memmo, esaurite le risorse in termini di barzellette, lascia il testimone ad altri due campioni della risata: Aurelio Tacconi e Franchino Caligiani. Quasi senza accorgersene si scivola nel sonno e si torna a casa giusto in tempo per sedersi a tavola con la propria famiglia che aspetta ansiosa di dar corso al rito tradizionale della colazione pasquale perugina, fatta di torta al formaggio, uova sode benedette, capocollo, coratella al sugo e robusto vino bianco. Tanto per stare leggeri dopo molto girovagare. Si snocciolano poi, lungo l'arco dell'anno, altri numerosi concerti che interessano il territorio regionale ma anche località toscane e laziali. Interessante l'esperimento del 31 luglio a Todi dove, in quel magnifico contenitore che è Piazza del Popolo, viene proposto un concerto doppio, ossia tenuto contemporaneamente dalla Perugia Big Band e da una Big Band francese che si scambiano il testimone ad ogni brano. Per alcuni dei concerti di quest’anno il batterista titolare Renato Peppoloni, impegnato con il servizio militare, viene sostituito dal senese Daniele Fusi di cui avremo modo di parlare più avanti quando si installerà sul podio dell'orchestra per sostituire, per un breve periodo, Giancarlo Gazzani quando questi si trasferirà al Conservatorio di

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1981

22 Maggio

Ponte Felcino (PG)

7 Giugno

Agello (PG)

31 Maggio 12 Giugno 21 Giugno 28 Giugno 3 Luglio 4 Luglio

10 Luglio 31 Luglio

6 Settembre

28 Novembre 8 Dicembre

Bagnaia (PG)

Sesto Fiorentino (FI)

Perugia - Piazza IV novembre

Lalla MORINI

Colle Val d'Elsa (SI) Torgiano (PG) Deruta (PG)

Perugia - Piazzale Giotto Norcia (PG) Chiusi (SI)

Firenze - Piazza della Signoria Registrazione TV RAI3

Genova.

2.12 Un intenso sodalizio artistico

L'anno è contrassegnato da due novitĂ

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importanti riguardo all'organico dell'orchestra: entra nella sezione dei sax, fresco di diploma, il perugino Francesco Santucci, un giovane dotato di grande talento e tecnica strumentale. Innamorato del jazz, diventa


subito uno dei solisti di punta dell'orchestra di cui continua a far parte fino a quando approderà alla RAI vincendo il concorso per l'orchestra stabile di musica leggera.

L'altro fatto che costituisce una delle tappe fondamentali della storia dell'orchestra è l'incontro con la pianista aretina Lalla Morini che, quasi per gioco, una sera a Perugia, s’improvvisa cantante, accompagnata da un trio di eccellenti musicisti aretini. Per alcuni dei componenti della Perugia Big Band, presenti alla serata, è amore a prima vista. L'offerta per diventare la vocalist dell'orchestra è immediata, altrettanto rapida la positiva risposta. Nasce così un sodalizio artistico ed umano, intenso e proficuo, che durerà fino al 1995 e che porterà il nome di Lalla Morini ad essere annoverato, da parte della stampa specializzata, tra quelli delle pochissime “signore del jazz” del panorama musicale italiano. Di seguito riportiamo una breve testimonianza di Lalla Morini:

Fino al 1981 ero stata pianista dilettante appassionata di jazz, poi con il gruppo "storico" dei jazzisti aretini mi improvvisai cantante per un concerto a Perugia. E quella sera, con esperienza zero e una bella dose di coraggio, accettai la proposta di diventare la cantante ufficiale della Perugia Big Band. Le cose andarono subito bene, nacque tra noi un feeling rimasto immutato negli anni, e nacqui io come cantante. Erano gli anni '80 e le voci femminili nel jazz erano davvero poche per cui, grazie soprattutto alla maturazione musicale da me ottenuta nella grande scuola della Big Band, ho avuto l'occasione di esibirmi poi con le formazioni e gli artisti più disparati e più prestigiosi. Cosa ricordo dei 15 anni passati con la Perugia Big Band? Tante esperienze

Concerto ALL THAT JAZZ

interessanti, tante emozioni, tante amicizie preziose e …tante risate fatte con quei mattacchioni dei perugini!” I concerti dell’anno toccano varie località umbre e toscane. Per alcune esibizioni suona anche il baritonista Francesco Badaloni, proveniente dalla Scuola di Musica Popolare di Testaccio. Nel mese di giugno la Big Band partecipa, insieme al quartetto di Guido Mazzon ed al quintetto di Patrizia Scascitelli, alla manifestazione “All that jazz” organizzata dall’ARCI e dal Comune di Sesto Fiorentino. A tal proposito vogliamo riportare

un intervento del critico musicale Mauro Conti comparso sul mensile “Musica Jazz” dell'ottobre '81. “Il (…) concerto tenuto dalla Perugia Big Band si è svolto all’insegna della musica americana a cavallo delle due guerre.

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Grande entusiasmo, manifestazioni di simpatia nei riguardi dei musicisti, tutti bravi e diligenti nell’eseguire gli arrangiamenti di Giancarlo Gazzani. (…) È più facile che un ascoltatore, disponibile ma impreparato, decida di approfondire la conoscenza di quanto altro è il jazz, dopo un concerto della Perugia Big Band che non dopo una lunga performance di Sam Rivers (senza naturalmente fare paragoni né confusione di ruoli).”

Firenze, scorcio di Piazza della Signoria

Il 28 novembre l’orchestra è a Firenze, in Piazza della Signoria: uno spettacolo nello spettacolo, organizzato in occasione di una grande manifestazione sindacale di CGIL, CISL e UIL, con la platea più vasta ed eterogenea che la band abbia mai cono-

sciuto nella sua storia. Anche qui vogliamo ricordare un episodio davvero singolare, ma significativo del fatto che sul palco (ed in questo caso particolare, sotto il palco...) può veramente accadere di tutto. Ma andiamo con i fatti. La Piazza è gremita di gente ed i musicisti si stanno posizionando: chi prova qualche scala, chi allestisce il leggìo, un accenno di piatti e grancassa, accordature di chitarra, qualche strombata per ammorbidire lo strumento... Non tutti però sono impegnati nei preparativi. Qualcuno ha ben altri problemi: un improvviso e feroce mal di pancia che pretende di trovare rapidamente una soluzione: il bagno. Un qualsiasi bagno. L’uomo comincia a sudare freddo, a dare evidenti segnali di nervosismo, addirittura a boccheggiare. Un compagno se ne accorge e si rende conto della gravità della situazione: crisi del genere possono avere una sola soluzione. Ma dove andare a liberarsi? L’unica cosa è tentare in un bar… Ma tutti i bar della Piazza sono strapieni di gente, ed anche i bagni risultano inaccessibili: file su file per entrare, e non ci stiamo con i tempi. Suonare in qualche casa? Ma siamo in Piazza della Signoria, a Firenze! Chi vuoi che aprirebbe...

Mancavano pochi minuti all’inizio del concerto e soltanto io mi ero accorto del dramma che stava vivendo il nostro amico – racconta, sorridendo ancora al ricordo, il collega orchestrale. - Era dolorante e spaventato. Dovevamo assolutamente trovare una scappatoia perché non potevamo suonare senza di lui. L’unica idea che mi venne fu quella di convincerlo ad infilarsi sotto il palco, che era circondato da un enorme striscione. Nessuno avrebbe visto niente. Detto fatto: l’uomo s’infilò furtivamente sotto il palco e ne riuscì trasformato, pronto per dare il meglio di sé musicalmente parlando. In effetti – conclude l’amico - sul vedere niente da ridire. Nessuno, dal pubblico, si accorse di nulla. E, se non fosse stato per quel refolo olezzoso

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Daniele FUSI

che imperversò sul palco per qualche minuto, neanche gli altri musicisti della band si sarebbero accorti di nulla.... Per alcuni concerti la direzione della band viene assunta dal senese Daniele Fusi. Ecco come Fusi commenta la sua collaborazione, prima come batterista e poi come direttore, con la Perugia Big Band:

Difficilmente può capitare a un batterista che ama il jazz orchestrale e vorrebbe fare anche l'arrangiatore, di avere l'occasione di suonare in una Big Band e di poter cominciare a studiare arrangiamento e composizione. A

me questa fortuna è capitata. Grazie alla Perugia Big Band e al suo direttore di allora: Giancarlo Gazzani. Questi, forse il più grande direttore di Jazz Orchestra che il nostro Paese vanti, mi è stato prima Maestro e poi amico; ancor oggi il più caro. Accadde alla fine del 1979. Andando a trovare al Conservatorio di Perugia il Maestro Vincenzo Restuccia che là insegnava e col quale studiavo privatamente batteria, questi mi presentò un suo allievo, un biondino dai capelli lisci. Il maestro mi spiegò che Renato - così si chiamava il ragazzo -doveva partire per il militare, che suonava in Big Band (la Perugia Big Band! la cui fama era già andata ben oltre i confini dell'Umbria!) e che cercava qualcuno che lo sostituisse per quel periodo. Secondo Restuccia io ce l'avrei potuta fare. Figuratevi l'eccitazione! Accettai con entusiasmo pur essendo ben cosciente della mia inesperienza. Ma la sapienza, l'entusiasmo, il clima amichevole e soprattutto la pazienza del M° Giancarlo Gazzani e di tutti i musicisti dell'orchestra dei quali ricordo con affetto i 'compagni' della sezione ritmica Franchino (al piano) e Sauro (al contrabbasso) - mi resero in quel felice anno 'esperto' nel drumming per big band. Dopo il rientro di Renato, con Ledo (il capo orchestra), Franco, Tullio e gli altri, ci perdemmo di vista per qualche mese, finché, nell'81 Giancarlo Gazzani, con il quale avevo cominciato a studiare arrangiamento, composizione e direzione, mi chiamò per dirmi sì dei miei esercizi come facevamo telefonicamente ogni settimana, stando lui a Genova e io a Siena, ma soprattutto per comunicarmi che doveva lasciare la direzione della Perugia Big Band, che aveva consigliato ai componenti dell'orchestra che fossi io a sostituirlo e che loro erano d'accordo. Altra 'botta' di ... felicità. E un altro meraviglioso anno di prove, concerti, pranzi e cene, barzellette e discorsi seri in compagnia di Lalla Morini, la bravissima vocalist, di suo marito Daniele e degli amici

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1982 16 Febbraio 26 Febbraio 18 Marzo

15 Maggio 6 Giugno 3 Luglio

23 Luglio 24 Luglio 25 Luglio 31 Luglio

11 Settembre

15 Settembre 17 Settembre 12 Novembre 11/13 Novem.

L’anno dei FESTIVAL Perugia -Teatro Morlacchi Tolentino (MC)- Teatro Politeama Piceno

Arezzo - Teatro Bucci

Terranova Bracciolini (AR) Pierantonio (PG)

Ospedalicchio(PG) - Redar HI-FI Perugia - Umbria Jazz

Soriano del Cimino (VT)

Castiglione del lago (PG) Borgovelino (RI) Cannara (PG)

Padova - Festival Jazz Italiano Pistrino (PG)

Roma - Festival jazz c/o

Mississippi club

Roma - registr. disco LP

musicisti della grande Perugia Big Band! A tutti loro, grazie di cuore!

2.13 1982: tre festival jazz e un LP

Il 1982 è, in assoluto, l’anno dei festival per la Big Band. A far da prezioso corollario al nutrito calendario di concerti distribuiti tra Umbria, Lazio, Marche e Toscana, dobbiamo segnalare infatti la partecipazione a ben tre festival jazz: per la seconda volta la Perugia Big Band è ospite a Umbria Jazz; poi l’invito a Padova per la rassegna del Jazz italiano. A questo proposito scriverà il noto critico musicale Franco Fayenz su “Il Giornale Nuovo”: “La Perugia Big Band è il frutto prezioso dell’entusiasmo, dello spirito di collaborazione di un ambiente jazzy come quello umbro. Le difficoltà di mantenere unita un’orchestra di questo tipo sono enormi per-

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fino negli Stati Uniti. Eppure il miracolo continua da qualche anno, e anzi progredisce in modo vistoso. Il repertorio anni Trenta e Quaranta è eccellente, messo a punto con cura e interpretato con viva partecipazione. Sulla sua strada, la band ha poi avuto la fortuna d’incontrare un direttore di polso come il newyorchese John Richmond e la voce inedita di Lalla Morini. Nell’assieme è stato il fatto più interessante della rassegna padovana. Lalla Morini ha sicurezza scenica, feeling, senso del ritrmo, e una voce fresca, bella e moderna che sa essere insieme forte e dolce. Abbiamo dunque una nuova signora del jazz italiano.” A novembre altra grande soddisfazione: la Big Band inaugura il festival organizzato dallo storico Mississippi Jazz Club di Roma. Da non dimenticare, infine, la serata


Dal Messaggero del 12 Novembre 1982

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Il primo Long Playing

Il fonico Sergio Marcotulli con Giancalo Gazzani

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del 3 luglio a Ospedalicchio di Bastia, in occasione di una Mostra Internazionale sulla High Fidelity organizzata dalla Redar Hi-Fi: insieme alla band si esibisce il quintetto Basso – Valdambrini, con i preziosi interventi al trombone del bravissimo Dino Piana. La trasferta romana al Mississippi Jazz Club, in novembre, coincide con l’avverarsi di quello che è "il sogno", per antonomasia, di qualsiasi musicista e cantante: la registrazione, in studio, del primo LP. Un evento che, naturalmente, richiedeva una consistente capacità di programmazione e di organizzazione. Se ne occupa come al solito il trombettista Gianfranco che sin dall’inizio si è assunto il compito, per niente leggero, di seguire, insieme al sassofonista Ledo, gli aspetti amministrativi ed organizzativi della band. Ai primi di settembre - racconta – iniziammo a contattare diversi studi di registrazione, tra Roma e Milano. Seguirono numerose telefonate, richieste di preventivi, trasferte in loco, verifiche delle disponibilità di ogni componente della band, e così via. Un lavoro complesso ed articolato. Come sempre dovevamo stare attenti alla lira. Ma, a fine ottobre, era tutto definito. Il progetto grafico della copertina viene affidato al sassofonista Vinicio che, avvalendosi delle indiscutibili capacità artistiche del figlio Paolo, confeziona un contenitore di tutto rispetto, caratterizzato dal ritratto a penna dei musicisti, direttore e cantante compresi, della band. Dall'11 al 13 novembre l'orchestra al completo si trasferisce a Roma dove, presso lo Studio di registrazione “Forum”, esegue e registra i brani del 33 giri sotto l’attenta direzione di Giancarlo Gazzani. L'esperienza fu esaltante, dal punto di vista artistico e professionale. Ognuno di noi ebbe modo di spe-

Lalla Morini e Giancarlo Gazzani


rimentare tecniche e metodologie di cui fino ad allora avevamo soltanto sentito parlare, come le registrazioni separate per sezione, l'utilizzo di più piste magnetiche, la possibilità di ripetere spezzoni di brani o di registrare più di un assolo per poi scegliere il migliore – ricorda Franchino.11 Ma la trasferta romana rimarrà indelebile nei ricordi dei protagonisti anche perché vissuta intensamente dal punto di vista umano, poiché per tre giorni il gruppo, ospitato in un piccolo albergo "tutto compreso", vivrà, tra musica, risate, bevute, scherzi e passeggiate turistiche, un’atmosfera quasi da gita sco-

Il CD allegato contiene quattro brani estratti dall’ LP 11

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John RICHMOND

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lastica... Il 1982 è anche l'anno di un pizzico di internazionalità per l'orchestra perché per un lasso di tempo di 7/8 mesi è diretta da un validissimo musicista statunitense, il newyorchese John Richmond che sostituisce il temporaneamente indisponibile Giancarlo Gazzani. Richmond si era trasferito a Perugia per completare gli studi universitari in Medicina e fu entusiasta di avere l’opportunità, in occasione di questo suo lungo soggiorno in Italia, di collaborare con la Big

John Richmond: sassofonista statunitense che ha suonato un po’ in tutt’Europa e nei più importanti Festival e Jazz Club; ha iniziato a suonare all’età di 9 anni il clarinetto e si è diplomato alla Manhattan School of Music di New York. Il suo sound s’ispira a Charlie Parker. Si trasferì a Perugia per completare gli studi in Medicina e nel 1983 si è esibito con un suo quartetto a Umbria Jazz. Ma già nel 1982 John collabora con la Big Band sostituendo per un breve periodo Giancarlo Gazzani alla direzione dell’orchestra. Ha infatti preparato e diretto la Band per la Rassegna del Jazz italiano 1982 di Padova. Ha pubblicato un LP dal titolo “Round Once” con Buster Williams, Mike Longo e Al Harewood.


1983 16 Febbraio

Perugia - Teatro Onaosi

1 Maggio

Perugia - Piazza IV Novembre

23 Aprile

22 Maggio 13 Luglio 16 Luglio 17 Luglio 18 Luglio 24 Luglio

15 Agosto 20 Agosto 21 Agosto 23 Agosto

11 Settembre

18 Settembre 26 Dicembre

Gualdo Tadino (PG)

Ponte San Giovanni (PG)

Fano (PS)- Corte Malatestiana Perugia - Umbria Jazz Agello (PG) Arezzo

Castiglione del Lago (PG) Cascia (PG)

Scoppieto (TR)

Avigliano Umbro (TR) Magione (PG)

Umbertide (PG) Cannara (PG)

Orvieto (TR) - Teatro Mancinelli

Band.

2.14 Ancora Umbria Jazz

Di nuovo Umbria Jazz. È il 16 luglio e quella sera l'emozione, per i musicisti perugini, è alle stelle perché dopo di loro, nella piazza cuore di Perugia, Piazza IV Novembre, saliranno sul palco delle vere leggende del jazz. Ora sono tutti lì, insieme, ad ascoltare la nostra band. Nomi che hanno fatto la storia del jazz: tra questi il tenorista

Arnett Cobb che già nel '42 suonava con Lionel Hampton; il trombonista Al Grey e il sassofonista George Holmes Tate che hanno militato nelle Big Bands di Count Basie e di Lionel Hampton; il pianista John Lewis mitico componente del Modern Jazz Quartet. L'esibizione riscuote il successo del pubblico e gli stessi “grandi” sopra ricordati non possono far a meno di applaudire l’orchestra perugina. L'orchestra, ad agosto, si arricchisce di un nuovo elemento. Un musicista professionista (nel senso di scelta lavorativa di vita) siede per la prima volta tra i componenti delle sezioni orchestrali. Debutta il giorno di Ferragosto, a Cascia, nella fila dei sax, Sergio Pierucci, che torna nella sua regione dopo un buon numero di anni dedicati alla musica come componente e solista di svariate formazioni orchestrali da intrattenimento e da ballo. Da giovane, dopo aver fatto parte dei gruppi perugini Hot Gatto Nero e I 5 in Swing, lascia la sua città e per qualche lustro suonerà ininterrottamente in numerose località nazionali ed estere, con particolare predilezione per la Francia. Negli ultimi anni della sua professione fece parte dell'orchestra diretta dal Maestro Pippo Caruso. Ma lui ci tiene a ricordare in particolare, con un pizzico di commozione e un po’ di vanità, quando giovanissimo ebbe l'opportunità di far parte del gruppo di musicisti italiani che accompagnò Chet Baker in un mini-tour di concerti in Toscana. Tra le esibizioni dell’anno, da ricordare il concerto di Santo Stefano al Teatro Mancinelli di Orvieto per il quale viene presentato un programma musicale ricco di brani di ispirazione natalizia riarrangiati in

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1984 13 Agosto

Avigliano Umbro (TR)

18 Agosto

Preci (PG)

17 Agosto 19 Agosto 25 Agosto

2 Settembre 9 Settembre

22 Settembre 30 Settembre

Norcia (PG)

Premio Nazionale

ARTISTI DELLO SPETTACOLO

Cascia (PG)

Borgo Velino (RI)

Monte S.Savino (AR) Umbertide (PG)

Fabriano (AN) - Teatro Gentile

Perugia - Città della Domenica

chiave jazz. La performance più prestigiosa per il 1984 è senz'altro quella che si tenne a Fabriano il 22 settembre, in occasione della 26° edizione del Premio Nazionale Artisti dello Spettacolo. La Perugia Big Band è chiamata a far da collante ai vari momenti della manifestazione

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Fabriano

offrendo al pubblico, a più riprese, saggi del suo nutrito repertorio. Riceverà, alla fine, apprezzamenti e complimenti anche da parte dei numerosi artisti premiati durante la serata, come Carlo Dapporto, Anna Proclemer, Gian Maria Volonté, Pasquale Festa Campanile, Franco Migliacci, Riz Ortolani,


1985 28 Aprile

Cerqueto (PG)

31 Maggio

Sesto Fiorentino (FI)

19 Maggio 15 Giugno 29 Giugno 11 Luglio

13 Luglio 4 Agosto 8 Agosto

13 Agosto 14 Agosto 15 Agosto 17 Agosto 25 Agosto 31 Agosto

1 Settembre 7 Settembre Severini

Le Macchie (PG)

Firenze - Caffè Paskowsky

Firenze - Palazzo dello Sport Terranova Bracciolini (Ar) Riccione (FO)

Ospedaletto di S.Venanzo (TR) Norcia (PG) Stia (AR)

Perugia - Area S.Erminio Cascia (PG)

Gubbio (PG)

Pieve S.Stefano (AR) S.Sepolcro (AR)

Firenze - Le Cascine

Perugia - Centro Studi

8 Settembre

Cortona (AR)

18 Settembre

Ponte S.Giovanni (PG)

15 Settembre 21 Settembre 5 Ottobre

9 Novembre

Fontignano (PG)

Monte S.Savino (AR)

Montecatini (PT) - Hotel La Pace Arezzo - Centro Affari

Katina Ranieri.

2.15 Il Caffè Paskowsky

Abbastanza sorprendente il fatto che nel giro di poco più di tre mesi del 1985, l'orchestra perugina venga chiamata ad esibirsi per ben tre volte nella città di Firenze. Le occasioni sono naturalmente di tipo diverso; il primo concerto si tiene al Paskoswsky, celebre Caffè fiorentino che vuol offrire una

serata di musica jazz alla propria clientela seduta ai tavoli che occupano parte della prestigiosa Piazza della Repubblica; la seconda esibizione costituisce invece la colonna sonora di una serata dedicata alla moda per bambini, nell’ambito di Pitti Moda; il concerto del 1° settembre si tiene invece al Parco delle Cascine, nell’ambito della Festa dell’Unità: nel programma musicale la Perugia Big Band è affiancata ad artisti del calibro di Fiorella Mannoia, Lucio Dalla, Enrico Ruggeri, Zucchero, Roberto Vecchioni, Peppino di Capri, etc. Il 13 luglio l'orchestra è a Riccione. Una platea numerosissima tifa appassionatamente per la band perugina, sostenuta in particolar modo dai tanti villeggianti umbri presenti nei lidi romagnoli. Due ore di spettacolo intenso e il tentativo riuscito, da parte degli spettatori, di ottenere il prolungamento del concerto con bis a ripetizione. In ottobre un grande albergo di Montecatini scrittura l'orchestra per una serata di intrattenimento musicale per una comitiva di statunitensi. Sembra che siano stati gli stessi americani a chiedere, in fase di progettazione della loro vacanza in Italia, la presenza di una grossa orchestra jazz che proponesse il genere swing degli anni ‘30/’40. Subito, all'inizio della cena servita nel salone dell'hotel, la Big Band, in attesa di offrire il vero e proprio concerto alla fine del banchetto, esegue un piccolo antipasto musicale. Con grande sorpresa dell'orchestra, tutti gli americani in blocco si alzano dai propri tavoli e si lasciano avvolgere dal vortice delle danze. Pretenderanno di andare avanti così, senza interruzioni, tra veloci assaggi delle portate previste dal menù e solleciti ritorni in pista per muoversi ai ritmi di swing, slow e bougy bougy, con la disperazione dei camerieri e dei capi sala che si vedono costretti a rincorrere i loro ospiti instancabili, vocianti e sudaticci, ma incredibilmente contenti e sod-

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1986 8 Maggio Domenica'

Canale 5 - Partecipazione alla trasmissione TV 'Buona

29 Maggio

Grosseto

28 Giugno

Marciano (PG)

22 Giugno 25 Luglio 26 Luglio 27 Luglio 4 Agosto 9 Agosto

10 Agosto

10 Settembre 11 Settembre 4 Ottobre

30/10-3/11 11-15/12

Nando ROSELLETTI

Perugia - Piazza IV Novembre Prato

Taverne di Corciano (PG) Tuoro (PG)

Ellera (PG)

Borgo Velino (RI)

Gualdo Tadino (PG)

Tavarnelle Val di Pesa (FI) Camucìa (AR)

Montepulciano (SI)

Bratislava (Cecoslovacchia)

Festival Internazionale Jazz Tubingen (Germania occ.)

disfatti.

2.16 Nando, un Direttore “autoctono”

Il 26 gennaio 1986, la band si riunisce al gran completo a casa di Gianfranco Ticchioni per prendere una decisione impor-

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tante. Tutti, raccolti intorno al focolare, ascoltano e dicono la loro, come consuetudine, sull’attività, sulle problematiche e sulle prospettive dell’orchestra. Ma, soprattutto, si deve affrontare una questione cruciale: come assicurare una direzione artistica più costante e, perché no, se possibile, anche più


nostrana, visto il turn over di musicisti che si sono succeduti, negli anni, nel ruolo di direttori della Perugia Big Band. Nel bel mezzo della discussione, mentre si tenta di arrivare ad individuare una figura adatta al delicato compito di conduzione musicale di una orchestra jazz, il trombettista Tullio Scortecci propone, a sorpresa, il nome di Nando Roselletti, chitarrista della band, di cui tutti riconoscono la preparazione musicale e la grande passione per il jazz. “Trovai un consenso unanime alla mia idea – ricorda Scortecci - perché ognuno di noi stimava la professionalità e la profonda dedizione alla musica di Nando. E, col senno di poi, possiamo dire che fu un’ottima soluzione”. Roselletti, dopo alcuni momenti di comprensibile tentennamento, accettò il nuovo ruolo. Rimarrà Direttore artistico dell'orchestra fino allo scioglimento della band. Ma leggiamo le sue parole per scoprire cosa ha significato, per lui, far parte della Perugia Big Band. Sembra ancora impossibile che, nel lontano 1973, un timido progetto di alcuni musicisti perugini, animati da una semplice ed antica passione per il jazz, abbia potuto generare un'entusiastica e irripetibile spinta associativa protrattasi per quasi un trentennio. Ma ancora più incredibile è il fatto che quel primo fervore goliardico e sognante sia stato in grado di raggiungere via via traguardi davvero impensabili. Non riesco a nascondere un bel po' di tristezza e nostalgia, se penso che questo periodo è passato con una velocità impressionante, stingendo, mescolando, bruciando splendidi ricordi di tante esperienze vissute insieme, giorno dopo giorno, prove dopo prove, concerti dopo concerti, emozioni dopo emozioni, tra gli applausi dei teatri e delle piazze, tra le malcelate intime gioie per così tanti, mai sperati riconoscimenti. È passato con minore fretta questo periodo, quando un giorno grigio e indelebile ha segnato nel profondo gli amici increduli, pri-

vandoli della gioia di suonare, chissà per quanti anni ancora, a fianco degli indimenticabili Orfeo, Oliviero, del mitico Piponzio, di Miro... Sono tutti qui, vivi nel mio cuore e nella mia mente che li ricorda con immutato affetto. Eppure, se sfoglio con altro spirito il nostro album, mi accorgo con un sorriso compiaciuto che quegli stessi venticinque e più anni, trascorsi tra le armonie americane, il blues, lo swing e quant'altro i "ragazzi" hanno "soffiato" nei propri strumenti, non sono poi stati così fuggevoli e impalpabili se si sommano per quantità e spessore tutti i momenti di appagamento e di esaltazione collettiva e individuale, capaci di creare all'interno della Band rapporti di rara amicizia. Perché non si pensi subito alla peggiore retorica, parlo dell'amicizia che resiste alle asperità, anzi si rafforza davanti agli ostacoli oggettivi e soggettivi, che va ben oltre le ineluttabili, animate dispute sul che cosa fare e come farlo. Parlo di quella amicizia maturata nelle interminabili, estenuanti sedute di prove presso la saletta di piazza Mariotti, nelle notti delle calde estati di Umbria Jazz così come in quelle degli inverni perugini più rigidi. Ed eravamo tutti lì. Alfio, Gíancarlo, Sergio, Sesto, Franchino, Tullio, Franco, Vinicio, Augusto, Sandro, Sauro, Galliano, Renato, Raffaele... Insieme eravamo nei lunghi viaggi di trasferimento, nell'ansia dei momenti che precedono il concerto, tra una nuova elegante barzelletta di Memmo, inesauribile, e quella, sbellicante, rivisitata per l'occasione da Aurelio, sempre in agguato. Lungo il cammino abbiamo conosciuto e accolto i più giovani (Silvia, "il talento", Emanuele, Stefano e tanti altri) che per l'esuberanza e la genialità propria hanno ridato entusiasmo e slancio alle ultime formazioni e, cosa di non poco conto, hanno ridotto di molto, come si dice scherzando, la veneranda età media dei Seniores. Battute a parte, c'era disciplina nella Perugia Big Band, c'era

il rispetto che l'uomo deve alle cose serie, quelle apparentemente irraggiungibili e proibite che chiedono prima e chiedono tanto senza nulla promettere, ma che immancabilmente prima o poi non sanno deludere le aspettative, anche le più esigenti, di chi ha saputo prodigarsi e soffrire. Oggi, al termine di questa stupenda avventura, in questo prezioso libro che mi piace interpretare come l'ultimo dei nostri concerti, con l'emozione forte di chi saluta "li fratelli" ancor più che "li vecchi amici", partecipo a tutti la mia profonda gratitudine per avermi onorato di guidare per così lungo tempo la storica "Perugia Big Band ". E, alla fine di ogni buon concerto, come c'è l'occhiolino complice tra il maestro e il primo violino - nel nostro caso l'indomito, impareggiabile condottiero Ledo Lazzerini - così giunge il momento dell'omaggio floreale, con dedica, da porgere a colei che merita una menzione speciale, non solo per le sue eccezionali qualità artistiche, ma anche e soprattutto per la coerenza e quel certo stile, davvero invidiabili, con cui ha sempre saputo esibirle: "Grazie, Lalla". Un tempo lontano la Musa ci ha scelti e incoraggiati ma, se ci ha anche gratificati con generosità, è certamente e solo per il fatto di essersi sentita amata e servita senza inte-

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Trasmissione televisiva

BUONA DOMENICA

ressi, vanità o capricci di altro genere. E, non è stato un miracolo questo?

2.17 A Canale 5 e due puntate all’ estero

Il debutto di Nando sul podio avviene in un contesto davvero speciale. Il primo impegno dell'anno, infatti, vede l'orchestra invitata a presentare alcuni suoi brani nella trasmissione "Buona Domenica", condotta da Maurizio Costanzo su Canale 5. Si svolge tutto nell'arco di una sola giornata. Partenza in pullman, all’alba, con direzione Roma, Studio Palatino. L’inizio delle prove della trasmissione è previsto alle ore 9 in punto. Prima, però, la band ha una mezz'ora di riunione con il regista e con il baffuto condut-

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tore per definire i dettagli della partecipazione. Poi alcune prove di inquadratura e di ricerca del giusto mix di luci portano direttamente verso la fine della mattinata. A mezzogiorno, con una organizzazione senza sbavature, tutti al ristorante aziendale. Alle 13, i camerini “trucco” ospitano i nostri musicisti: ne usciranno con improbabili facce colorate che danno sull'arancione. Alle 14 si va finalmente in onda. L’esibizione dell'orchestra, tutta impettita ed orgogliosa dentro gli smoking freschi di fattura, si concretizza nell'esecuzione di alcuni brani musicali con l’accompagnamento vocale di Lalla Morini, e in una intervista di Costanzo al neo direttore che sintetizza la storia di questo gruppo nato e cresciuto in una provincia ricca di fervori

musicali.

L'anno vede poi l'orchestra suonare in varie località nell'ambito e al di fuori del territorio regionale. Il 28 maggio la Big Band tocca per la prima volta la Maremma toscana, invitata a Grosseto dalla locale Associazione Commercianti che vuol offrire alla città, nella centralissima piazza Dante, davanti alla splendida Cattedrale, una indimenticabile serata musicale. L’altra trasferta toscana, quella del 25 luglio a Prato, verrà invece sempre ricordata dai musicisti perugini con grande ilarità, per il particolare contesto in cui il loro concerto si svolse. Anche qui una grande Festa dell’Unità organizzata in un immenso spazio verde, dove contemporaneamente si aprivano diverse opportunità di spettacolo e di intrattenimento. Il palco era stato “magistralmente” allestito tra una postazione di lancio di una mongolfiera e uno stand dove si teneva una lotteria con numerosi premi in palio. Le due strutture continuarono imperterrite, per tutta la durata del concerto, nelle loro attività, ignorando completamente sia le richieste dell'orchestra di una maggior discrezione in termini di rumori e voci microfonate, che le legittime rimostranze di coloro che, assistendo al concerto, volevano semplicemente ascoltare un po’ di musica. Certo, non fu proprio esaltante quella serata. Ma oggi viene ricordata, con il sorriso sulle labbra, l'immagine quasi romantica del sassofonista Sergio Pierucci, che si staglia davanti all'orchestra e che interpreta, profondamente ispirato, ad occhi chiusi, la celeberrima “Stardust”. Peccato che le sue note, soffiate e leggere come piume, non siano state accompagnate soltanto dai piacevoli sottofondi orchestrali, ma siano risultate puntualmente coperte dal ripetuto sibilo di accensione del fuoco per gonfiare la mongolfiera, o dall'urlo dell'imbonitore della lotteria che prometteva motorini e batterie da cucina. Come abbiamo visto, può succedere di tutto in un concerto. L’importante è non perdersi mai d’animo. E, neanche quella


volta, la Perugia Big Band tradì questa indubitabile verità del palcoscenico. Il 1986 è anche l’anno di due nuove importanti tournée estere, esattamente dieci anni dopo l’avventura in Romania. A fine ottobre l'orchestra viene invitata in Cecoslovacchia, al Festival Internazionale del Jazz di Bratislava, città che oggi è capitale della Slovacchia, nell’ambito degli scambi culturali tra città gemelle: Bratislava, infatti, da oltre 40 anni è gemellata con Perugia. A dicembre è la volta di Tubingen, altra deliziosa cittadina del Baden-Wurtenberg, nel sud della Germania, famosa soprattutto per l’Università, tanto da esser nomata “la città dei dotti”. Anch’essa, gemellata con il capoluogo umbro, ospiterà negli stanzoni del vecchio ostello per la gioventù, lungo le rive del fiume Neckar, i musicisti perugini. Il “Corriere dell’Umbria”, forse un po’ enfaticamente, titolava il 7 novembre a proposito della trasferta in terra ceca: “La Big Band travolge Bratislava”. Ripercorriamo le parole dell’anonimo giornalista: “La Perugia Big Band ha fatto di nuovo centro, questa volta a Bratislava, dove il 1° novembre si è esibita con grande successo nell’ambito della 15° edizione dell’importante Festival Internazionale di Jazz che si è svolto nella città gemellata. La band perugina è comparsa in programma accanto a complessi assai famosi provenienti dagli USA, dal Brasile, dalla Polonia, dalla stessa Cecoslovacchia, dall’Ungheria e da altri Paesi europei ed extra europei. L’accoglienza del pubblico è stata splendida, tanto che i circa quattromila spettatori, in grandissima parte giovani, che gremivano la grande Sala Concerti sede del Festival, hanno applaudito entusiasticamente i pezzi di Count Basie, di Ellington (…), che la Big Band ha eseguito con perizia, chiedendo bis in continuazione. Va considerato che il complesso perugino

La BigBand a Bratislava...

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...e a Tübingen

costituiva una presenza originalissima nell’ambito di un Festival Jazz nel cui programma predominavano i piccoli complessi strumentali. Si trattava quindi di un pubblico non abituato all’ascolto di una grande orchestra, e che forse, anche per questo, ha accolto come novità assai piacevole le composizioni strumentali di una Big Band tradizionale che s’avvaleva, oltre tutto, dell’apporto raffinato di Lalla Morini, la nostra più affermata cantante di questo genere musicale, che da lungo tempo ormai lega il suo nome a quello della formazione perugina, definita dalla stampa specializzata la “signora del jazz italiano. Grande è quindi la soddisfazione dei componenti dell’orchestra per l’accoglienza del pubblico e per quella, non meno cordiale, riservata loro dalle autorità della città gemella. Il complesso, oltre che essere ospitato confortevolmente in un grande albergo di Bratislava ed essere assistito per tutto il soggiorno (dal 31 ottobre al 4 novembre) dalla preziosa collaborazione di una interprete (…), è stato anche ricevuto in municipio dal sindaco (…)”. Importanti questi scambi culturali, spesso di carattere musicale, proprio per il ruolo di intermediari tra le Amministrazioni e tra le cittadinanze, affidato ad interlocutori quali la Perugia Big Band, per rinsaldare i legami tra comunità diverse e valorizzare e far conoscere le rispettive specificità e tradizioni.

Grande successo anche a Tübingen dove la Municipalità, in collaborazione con il Jazz Club locale, ha in programma due concerti per la Perugia Big Band. Il primo in un complesso scolastico della cittadina di Reutlingen, destinato quasi esclusivamente ad un pubblico giovanile. L'altro sarà invece ospitato nel prestigioso Teatro per Concerti del Conservatorio musicale della città. Due spettacoli ben riusciti che appassionarono il folto pubblico presente. Alcune belle litografie di Vinicio Pagliacci, a tema jazzistico, furono offerte in dono alla città, e tuttora sono esposte negli Uffici Culturali del municipio tedesco e nella sede

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1987 6 Aprile

Arezzo - Teatro Petrarca

16 Maggio

Parlesca (PG)

3 Maggio

9 Giugno

28 Giugno 4 Luglio

14/15 Luglio 12 Agosto 13 Agosto 22 Agosto 28 Agosto

5 Settembre 6 Settembre

20 Settembre 27 Dicembre

Spina (PG)

Perugia - Giardini del Frontone Agello (PG)

Monte S.Savino (AR)

Perugia (Umbria Jazz) Cascia (PG) Norcia (PG)

Carrara (MS)

Mugnano (PG)

Fontignano (PG)

Villa La Colombella (PG) Ponte S.Giovanni (PG) Pratovecchio (AR)

La band, con Lalla Morini e Paul Jeffrey, nel concerto del 14 luglio

del locale Jazz Club.

2.18 Gli incontri: Paul Jeffrey, Massimo Urbani, Tullio De Piscopo, Gabriele Mirabassi

Il 1987 vede di nuovo la Perugia Big Band a Umbria Jazz. La novità di carattere artistico è che, per l'occasione, il gruppo è diretto dal musicista statunitense Paul Jeffrey, più volte ospite di precedenti edizioni del Festival in qualità sia di sassofonista (ha suonato con i più grandi, a cominciare da Lionel Hampton) che di direttore ed insegnante delle clinics. A lui Carlo Pagnotta, patron di Umbria Jazz, aveva chiesto di preparare una serie di brani ad hoc per la formazione perugina. Paul arrivò a Perugia con alcuni arrangiamenti caratterizzati da un notevole livello di difficoltà. Tuttavia, sottoponendo l'orchestra a intense ed impegnative sedute di prove, riuscì ad ottenere il livello qualitativo desiderato. I due concerti prevedevano naturalmente l’apprezzatissima vocalist aretina Lalla Morini, ma anche la partecipazione, in qualità di guest star, del tenorsassofonista perugino Francesco Santucci, che nel frattempo aveva lasciato la Perugia Big Band per approdare nelle formazioni orchestrali della RAI, e del clarinettista Gabriele Mirabassi, perugino anche lui,

altro astro nascente del jazz italiano. Ecco come, sulle pagine nazionali de “Il Resto del Carlino”, Giorgio Martinelli salutava l’esibizione della formazione perugina: “Molto divertente la Perugia Big Band, che si esibisce in Piazza della Repubblica sotto la direzione dell’americano Paul Jeffrey: arrangiamenti stringati, esecuzioni più che accettabili, assoli calorosi. E, insieme, la swingante e graffiante voce di una bella aretina, Lalla Morini, una delle poche cantanti che sanno esprimere lo swing.” Ancor prima di luglio, comunque, il gruppo perugino aveva avuto occasione di incontrare un altro protagonista del jazz italiano, purtroppo prematuramente scomparso: il sassofonista Massimo Urbani, definito da molti il Charlie Parker nostrano. La band era stata invitata per un concerto serale ad Agello, nelle immediate vicinanze di Perugia. Urbani, avendolo saputo, si rese disponibile ad interpretare, insieme all'orchestra, alcuni brani lasciando la sua indelebile impronta musicale su ogni singolo pezzo. Anche l'ultimo concerto dell'anno, che si tenne il 27 dicembre a Pratovecchio, in provincia di Arezzo, vide la collaborazione di un altro funambolico jazz-man italiano, il percussionista Tullio De Piscopo. Anch’egli, invitato ad esibirsi nella cittadina toscana, espresse il desiderio, una volta saputo della presenza della Big Band, di presentarsi come motore

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1988 4 Giugno

Perugia - Castello dell'Oscano

10 Settembre

Perugia - Giardini Carducci

8 Settembre

20 Settembre 23 Settembre 9 Ottobre

1989

Perugia - Castello dell'Oscano San Sisto (PG)

Perugia - Castello dell'Oscano San Sepolcro (AR)

27 Maggio

Lamezia Terme (CZ)

13 Agosto

Spoleto (PG)

23 Luglio

17 Agosto

1 Settembre 3 Settembre

10 Settembre 24 Settembre 13 Ottobre

12 Dicembre 19 Dicembre 31 Dicembre

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Perugia - Piazza IV Novembre Gualdo Tadino (PG) Anghiari (AR)

Perugia - Sala dei Notari

S.Martino in Campo (PG) Camucia (AR)

Perugia - Teatro Pavone

Arezzo - Teatro Petrarca

Perugia - Teatro Morlacchi trasmissione TV 'Piacere RAI UNO’

Perugia - Castello dell'Oscano

ritmico della formazione perugina. Desiderio subito esaudito dagli organizzatori. Il 1988 evidenzia, rispetto agli anni trascorsi, una notevole contrazione dell'attività. Fenomeno che risulta fisiologico per qualsiasi gruppo artistico. Possono, infatti, presentarsi momenti di minor appeal, in generale, per il tipo di proposta musicale o influire, sulla disponibilità a fare concerti, gli impegni dei musicisti che, ricordiamolo, di mestiere fanno ben altro. Comincia poi a farsi sentire anche il fattore età per il gruppo fondatore. In ogni caso la Big Band viene più volte richiesta al Castello dell'Oscano, nelle campagne intorno a Perugia, come momento ricreativo nell'ambito di meeting e congressi di livello nazionale e internazionale che si svolgono nello splendido maniero.

2.19 Altre partecipazioni televisive

Il 1989 si apre, a maggio, con un bel concerto all’Auditorium Magistrale di Lamezia Terme, commissionato dall’Amministrazione Provinciale di Catanzaro grazie all’intervento di un musicista calabrese che aveva assistito ad una esibizione della Big Band rimanendone entusiasta. Di nuovo una lunga trasferta in pullman che, come sempre, non risulterà noiosa perché occasione di scherzi, lazzi, battute, barzellette, discussioni. Non tutti però decisero, in quella occasione, di prender la corriera… I sassofonisti Ledo Lazzerini e Vinicio Pagliacci, il trombonista Raffaele Monni, il pianista Franco Caligiani e la vocalist Lalla Morini decisero infatti di partire in aereo da Fiumicino. Al momento del decollo i cinque transfughi ebbero qualche serio patema d'animo, perché la partenza venne interrotta per ben due volte per problemi di sicurezza. Fu un viaggio un po’ avventuroso – ricorda Vinicio – perché l’aereo fu fermato una prima volta per far salire un ritardatario che ci stava inseguendo sulla pista, ed una seconda volta, subito dopo, per consentire l’ingresso a bordo della Polizia intervenuta per controllare proprio quel tizio. Sembrava di stare in un film,


Trasmissione televisiva

PIACERE RAI UNO

Un momento della trasmissione con Simona Marchini e Piero Badaloni

anche se soltanto oggi riesco a cogliere l’aspetto grottesco della situazione. Allora avemmo tutti un po’ di timore fino a che non mettemmo i piedi per terra. Il 23 luglio l'orchestra apre il nutritissimo calendario di "Estate in levare", manifestazione organizzata dal Comune di Perugia che presenta nell'arco di due mesi qualcosa come oltre 130 occasioni di spettacolo. A dicembre la trasmissione televisiva itinerante "Piacere RAI Uno" approda al Teatro Morlacchi di Perugia dove, per tre giorni, offre uno spaccato della realtà umbra sotto diversi punti di vista, da quello culturale a quello sociale, dal turismo all'impreditoria, dal costume al folklore. E la Perugia Big

Band viene invitata come tipica espressione di una iniziativa culturale spontanea che ben rappresenta la città di Perugia, ormai nota in tutto il mondo per il suo protagonismo nel campo della musica jazz grazie al Festival Umbria Jazz. Per l'occasione Bruno Biriaco, noto jazzista italiano e uno dei fondatori del famoso gruppo 'Sax Machine', avviatosi da qualche anno verso la specializzazione di arrangiatore e direttore d'orchestra (è stato allievo di Giancarlo Gazzani, già direttore della Perugia Big Band), prepara per la formazione perugina una speciale strumentazione del celeberrimo brano 'Mack the knife' di Kurt Weil appositamente costruito per la voce di Lalla Morini. Biriaco, cui Nando Roselletti cede volentieri la bacchetta di

direttore, guida l'orchestra durante la trasmissione televisiva. Il 1989 rappresenta però, per la Perugia Big Band, anche un anno di profonda tristezza. Il 5 marzo scompare uno dei fondatori dell'orchestra, il tenorsassofonista Oliviero Ciacci che già da qualche tempo aveva dovuto abbandonare gli amici per ingaggiare la battaglia contro la malattia. Immediata e corale, per gli attoniti colleghi, la volontà di dedicare al carissimo Oliviero un saluto attraverso il linguaggio che per anni ed anni li aveva accomunati: quello della musica. La cerimonia funebre, nella chiesa dell'Elce di Perugia, vede schierata, sicuramente per la prima volta, una intera Big Band che accompagna l'ultimo viaggio dell'amico con la poesia di alcuni brani che lui aveva tante volte interpretato. Un primo serio momento di riflessione, dunque, dopo sedici anni di attività della band.

Ai 16 anni di vita della band il giornalista Paolo Occhiuto dedicherà un interessante articolo pubblicato su “La Nazione” del 25 aprile: “Sedici anni di carriera sono un bel biglietto da visita per una big band, specialmente oggi che le difficoltà economiche e di gestione hanno ridotto all’osso il numero delle grandi formazioni di jazz in attività. La Perugia Big Band compie sedici anni ed è tuttora l’unica grande orchestra jazz stabile in Italia: vide la luce infatti nel ’73, lo stesso anno di nascita di Umbria Jazz. Un caso? In questi sedici anni molte cose sono cambiate; di invariato c’è la passione per la musica – il jazz dei bei tempi andati – e la costanza, la tenacia nel voler rimanere insieme.” Sempre Occhiuto, in un’altra occasione, avrà modo di scrivere che “i componenti della band sono diventati il simbolo della Perugia jazz. Quel certo jazz, magari old fashioned, dal gusto antico ma eterno, che risale al grande romantico periodo delle big band quando il jazz era una musica facile da capire e da ballare: un jazz che non è più di attualità ma che

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Note di

SUCCESSO 1990 3 Gennaio 28 Aprile

7 Settembre 27 Ottobre

8 Dicembre

1991 17 Dicembre

1992 8 Maggio

6 Settembre

28 Settembre 16 Dicembre 22 Dicembre

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pomer. Perugia - Sala Convegni Capitini sera Perugia - Discoteca Quasar

Fabriano (AN) - Teatro Gentile Capolona (AR)

Perugia - Castello dell'Oscano Città di Castello (PG)

Prato

Siena - Trasm. TV locale

Perugia - Palasport Evangelisti Siena - Piazza del Duomo

Perugia - Club "Il Contrappunto" Perugia - Teatro Morlacchi

è indispensabile non dimenticare perché è alla radice di tutto quel che si suona oggi.” Il 3 gennaio 1990 per la prima volta l'orchestra viene ingaggiata per essere inserita in un contesto quantomeno poco usuale in Italia per una formazione jazz. Si tratta di una convention di una grande multinazionale, la Nestlé, che tiene a Perugia un incontro delle sue Reti di vendita cui partecipano più di cinquecento funzionari e venditori. La direzione generale dell'azienda decide per l'occasione che i vari momenti della convention dedicati alla presentazione dei nuovi prodotti, all'illustrazione delle iniziative commerciali, alla visione delle campagne pubblicitarie, siano intervallati da brani musicali eseguiti da una grande orchestra. Il risultato fu uno straordinario successo, una accettazione entusiastica da parte di tutti gli addetti

Alla Convention Nestlè del 3 gennaio ‘90

ai lavori che, poi, ebbero a dichiarare che mai una riunione di lavoro così importante era risultata così leggera e partecipata. Continua il feeling con la Toscana: il 1992 è l’anno di Siena. La prima occasione è data da una lunga diretta di musica e spettacolo sulla maggiore emittente televisiva toscana, condotta da Mara Venier. La seconda esibizione avviene in occasione dei festeggiamenti per la conquista del Palio da parte della Contrada dell’Aquila: l'orchestra viene invitata a suonare alla cena della Vittoria, in presenza del famoso fantino


1993 24 Giugno

Passignano sul Trasimeno (PG)

29 Luglio

Arezzo

26 Settembre

1994

Auditorium Urbani

Chiusi (SI)

10 Marzo

Perugia - Sala dei Notari

23 Luglio

Atri (Te)

13 Maggio 18 Agosto

1 Settembre

30 Settembre 20 Novembre

1995

Perugia - Teatro Pavone Gualdo Tadino (PG) Umbertide (PG) Orvieto (TR)

Solfagnano (PG)

Peruia, Sala dei Notari

9 Giugno

Pretola (PG)

2 Luglio

Perugia - Circolo del Golf

25 Giugno 26 Agosto

29/9 - 3/10

10 Dicembre

Marsciano (PG)

S.Maria degli Angeli (PG) Augsburg e Monaco Germania

Gubbio (PG) - Teatro Comunale

Aceto e del suo cavallo nella splendida cornice di Piazza del Duomo. È l'Auditorium Urbani di Passignano sul Trasimeno che ospita il primo concerto del 1993 commissionato dai Lions Clubs locali. Poi il Parco Sandro Pertini di Arezzo sarà il contenitore di una bella serata musicale che darà così modo ai numerosi aretini convenuti di apprezzare "live" le doti vocali e musicali della loro bravissima concittadina Lalla Morini, vocalist dell'orchestra. A settembre, nel Teatro Pietro Mascagni di Chiusi, la formazione perugina fa da cornice sonora ad uno spettacolo per la premiazione del "6°

Premio Giornalistico Porsenna e Canopo d'Oro". Purtroppo anche il 1993 segna un altro appuntamento doloroso per i componenti dell'orchestra. Il 27 ottobre viene a mancare il sassofonista Orfeo Morettini, anche lui, come l'amico Oliviero scomparso nel 1989, uno dei fondatori del gruppo. Orfeo aveva sempre goduto di una stima incondizionata e di un apprezzamento totale da parte di tutti i suoi amici musicisti che, al di là delle notevoli doti artistiche, ne apprezzavano la signorilità, il senso della misura, la capacità di sdrammatizzare e di suggerire sempre le soluzioni migliori. Insomma, un

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Di nuovo in Germania

vero punto di riferimento per saggezza e comportamento. Il 1994 si apre con il ritorno alla Sala dei Notari di Perugia, sicuramente uno dei luoghi più rappresentativi della città. A luglio l'orchestra tocca la città abruzzese di Atri. Per l'occasione, l'equipe perugina porta con sé una special guest: il sassofonista Francesco Santucci che non può dimenticare i suoi trascorsi nella sezione sax della Big Band. A Gualdo Tadino, il 18 agosto, si realizza un altro simpatico incontro: quello della band con il pianista Renato Sellani che si trova lì perché attratto da nostalgia e vecchie amicizie risalenti agli anni della sua infanzia trascorsi appunto nella bella cittadina umbra. L’occasione è ghiotta per entrambi per suonare insieme alcuni standard jazz. Sellani successivamente avrà occasione di ricordare l'incontro con la Perugia Big Band come una delle più belle emozioni del mio itinerario musicale. Non posso dimenticare nessuno

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dei bravissimi componenti della band e, soprattutto, non dimenticherò il loro entusiasmo. Spenderà anche lodevoli parole per Miro Graziani, il primo direttore della Perugia Big Band, suo grande amico. Un’amicizia che gli consentì di conoscere e frequentare a Roma un altro grande del jazz italiano, il pianista Umberto Cesari. Il 25 giugno 1995 a Marsciano si tiene un concerto che offre l'occasione alla formazione perugina di suonare di nuovo, dopo tanti anni, insieme all’amico Marcello Rosa, invitato anche lui nella stessa serata musicale perché si inserisca ed intervenga con il suo magico trombone nei brani che scandiscono il programma della band. Un amarcord di musica e sentimenti, durante il concerto. Ma, poi, nel corso della cena, tornano i ricordi dei tanti concerti fatti insieme, della tournée in Romania. Anni che sembrano appena vissuti ed invece ne sono già trascorsi quasi venti.

2.20 Tra le comunità umbre della Baviera

Dal 29 settembre al 3 ottobre la band varca di nuovo i confini nazionali. Insieme all'Associazione "Umbri nel Mondo" visita due città storiche della Germania meridionale, Augsburg e Monaco di Baviera, dove vivono e lavorano importanti comunità di provenienza umbra. Una trasferta, anche questa, densa di emozioni e di soddisfazioni. Due città affascinanti, per la loro storia antica, per il loro profilo culturale, per le loro caratteristiche moderne. L'incontro caldo e sincero con le comunità emigrate e con il popolo tedesco così bene amalgamati. E la possibilità per la Band di offrire loro quel dono che in definitiva riesce sempre a confezionare con una


Una pagina del programma del Festival di Monaco

certa classe: la musica. Ecco come il “Corriere d’Italia”, un settimanale italiano edito in Germania, saluta il ritorno della Perugia Big Band in terra germanica: “Con l’affollato concerto tenuto nella Pasinger Fabrik di Monaco, inserito come evento culturale del mese nel cartellone del Consolato Generale d’Italia di Monaco di Baviera, si è conclusa la breve ma intensa tournée tedesca della Perugia Big Band che ha visto la formazione umbra (…) tenere tre concerti in tre giorni nell’ambito della manifestazione “Incontro con l’Umbria”, organizzata per la 15° volta dall’Associazione “Umbri nel Mondo” che è riuscita, in collaborazione con il Consolato generale d’Italia e con l’Istituto di Cultura, entrambi di Monaco, ad accaparrarsi questa prestigiosa formazione jazz, sottraendola ai tanti impegni (…). E che la band fosse qualcosa di diverso dalle solite si è capito già dal primo concerto, quello di apertura, tenutosi ad Augsburg, sede dell’Associazione “Umbri nel Mondo –

Germania” (…). L’incasso della serata (…)sarà devoluto alla casa di riposo per anziani indigenti “Fontenovo” di Perugia, e questa vena sociale della band si è confermata il giorno dopo quando, sempre ad Augsburg, i musicisti perugini si sono esibiti gratuitamente per gli ospiti del “Sander Stift”, un complesso che ospita anziani e malati.” Per il terzo concerto ci si sposta nella cosmopolita Monaco dove, nell'ambito di un grosso festival di teatro, musica, arti visive che copre tutto il mese di ottobre, la Band si trova davanti ad un pubblico giovane che si lascia affascinare dagli standard del grande jazz. Dopo la tournée in Germania, per motivi familiari, la accattivante voce della Band, Lalla Morini, deve lasciare con enorme dispiacere il gruppo orchestrale perugino con cui ha condiviso 15 anni di esaltanti esperienze artistiche. E' stato un sodalizio meraviglioso, fatto di risultati artistici di tutto rispet-

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Silvia PIERUCCI

1996 21 Giugno 30 Giugno 7 Agosto 19 Ottobre

Marsciano (PG) Perugia - Circolo del Golf Tuoro (PG) Perugia - Teatro Pavone

4 Gennaio 9 Agosto 31 Agosto 6 Settembre

Perugia - Hotel Plaza Tuoro (PG) Gualdo Tadino (PG) Umbertide (PG)

1997

to, ma anche di amicizie cristalline e di tanta stima reciproca, quel tipo di rapporto che arricchisce la vita. I musicisti perugini cominciano a guardarsi intorno per trovare una valida alternativa a Lalla. Non è facile trovare una vocalist che ami il jazz, che abbia già iniziato questo percorso di vocalizzazione e che abbia anche le caratteristiche tecniche necessarie. Sembrava un obiettivo difficile. Invece la soluzione è proprio dietro l'angolo, addirittura in casa. A qualcuno torna in mente di aver sentito cantare con dei piccoli gruppi una giovanissima ragazza ricca di musicalità, dotata di una gran voce e che oltretutto, cosa veramente rara per i ragazzi di quell'età, ha molto marcato il senso dello swing. Si chiama Silvia ed è la figlia del sassofonista solista della Band Sergio Pierucci. Insomma, certi cromosomi non si disperdono! Silvia, dopo un po’ di studio individuale delle partiture e dopo alcuni turni di prove con l'orchestra, debutta, naturalmente emozionatissima ma incredibilmente brava, nel concerto del 10

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dicembre 1995 al Teatro Comunale di Gubbio.

2.21 Il viaggio continua

Sono gli ultimi due anni di attività della Perugia Big Band. I componenti non lo sanno ancora, naturalmente, e seguitano a tenere i loro concerti, anche se in misura ridotta rispetto agli anni precedenti, in varie manifestazioni. Comincia comunque a farsi strada la sensazione che questa loro incredibile avventura debba necessariamente incamminarsi con gradualità verso la sua conclusione. L'entusiasmo non è più naturalmente quello dei lustri precedenti, sono aumentate le difficoltà di ottenere scritture perché nel tempo il 'mercato' di riferimento ha subito consistenti modifiche che hanno prodotto sensibili contrazioni alla domanda, l'età degli orchestrali, tra cui il nucleo fondatore è ancora in gran parte rappresentato, registra ovviamente un più 25/26 anni, la comparsa nel territorio regionale di molte giovani e validissime formazioni jazz chiedono legittimamente spazio ed attenzione. Tutto questo ed altro ancora, ma, soprattutto, la volontà dei nostri di voler chiudere ancora tutti insieme questa entusiasmante parentesi di vita, iniziata oramai tanti anni addietro, porta a rifiutare l'ipotesi di rinnovare l'organico orchestrale per continuare con l'ingresso di nuovi protagonisti, perdendo però per strada quel sano spirito di gruppo, fatto di amicizia e di complicità, che ha rappresentato per tanto tempo il collante miracoloso. Nel ’98 se ne andrà anche Augusto Marcelli (Piponzio)… Ed allora, il 23/05/99, gli amici musicisti si danno appuntamento in un appartato Agriturismo dove concordano che la soluzione migliore è chiudere così, semplicemente, senza sovvertimenti. Con dignità ed eleganza. Un modo per non alterare i ricordi, una saggia decisione per cristallizza-


I MUSICISTI CHE SI SONO ALTERNATI NELLA PERUGIA BIG BAND DAL 1973 AL 1996 1

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SAX: 1 Ledo Lazzerini. 2 Vinicio Pagliacci. 3 Alfio Galigani. 4 Sergio Pierucci. 5 Francesco Santucci. 6 Orfeo Morettini. 7 Oliviero Ciacci. 8 Carlo Orazi. 9 Spartaco”Memmo” TROMBE: 12 Tullio Scortecci. 13 Gianfranco Ticchioni. 14 Sesto Temperelli. 15 Alessandro Bulletta. 16 Augusto Bianconi. 10 Alberto Sabatini. 11 Andrea Cavallucci.T TROMBONI: 20 Giancarlo Gazzani. 21 Marcello Rosa. 22 Aurelio Tacconi. 23 Raffaele Monni. 24 Giostrelli.17 Augusto Mencarelli.18 Claudio Jacopi. 19 Alberto Antonini.T Galliano Cerrini. 25 Augusto Marcelli.26 Aurelio Bruni. 27 Antonino Ticchioni. 28 Mario Sambuchi. 29 Flavio Polegri. 30 Emanuele Ragni. 31 Roberto Biscarini. BASSO: 32 Sauro Peducci. 33 Stefano Mora. 34 Stefano De Simone. BATTERIA: 35 Sigismondo Giostrelli. 36 Renato Peppoloni. 37 Daniele Fusi. PIANOFORTE: 38 Gianfranco Caligiani. CHITARRA: 39 Nando Roselletti. 40 Silvano Pergalani. VOCE: 41 Maria Teresa Borsellini. 42 Antonella Falteri. 43 Adriana Regali. 44 Lalla Morini. 45 Silvia Pierucci.

MUSICISTI OSPITI DELLA PERUGIA BIG BAND

GIANCARLO BECATTINI - BRUNO BIRIACO - FRANCESCO CIARFUGLIA - LUCIO DALLA - TULLIO DE PISCOPO - PAUL JEFFREY - GABRIELE MIRABASSI - ROBERTO PODIO - MARIO RAIA - JOHN RICHMOND - MARCELLO ROSA - TONY SCOTT - RENATO SELLANI - MASSIMO URBANI

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Indice dei nomi di persone, orchestre, gruppi musicali, locali di intrattenimento (con numeri di pagina di riferimento) Adami 19 Angela Piero 13 Angeli Ermanno 13 Angeli Maceo 11 Anticaglia Sergio 34 Antonini Alberto 93 Arbore Renzo 47 Ascolese Giampaolo 66 Babucci Ciro 19, 26 Bachiorri Manlio 21, 26 Baker Chet 77 Bartolini Antonio 19 Basso Gianni 38, 74 Bastianelli Mirella 22, 25, 27 Battistelli Franco 11, 12 Battistelli Sergio 11, 12, 13, 43 Bazzurri Giovanni 14, 17, 19, 20, 21, 22, 25 27 Becattini Giancarlo 53 Belloni Carlo Alberto 7, 8, 14, 16, 18, 19 21, 25, 26, 27, 28, 43 Bellucci "Geppo" 30 Belardi Licio 24 Berardi Giancarlo 29 Bianconi Memmo 16, 18, 25, 27, 35, 39, 40 46, 67, 93 Bietta Pietro 25, 27 Biriaco Bruno 87 Biscarini Roberto 93 Biscottino (soprannome) 30 Blonkstainer Sandro 43 Borsellini Maria Teresa (Terry Lee) 46, 53, 93 Borzuoli Giuliano 40 Bottaccioli Giuseppe 23 Breccolenti Angelo 30, 32 Breccolenti Armando 22 Briziarelli G. 21 Brozzi M. 23 Brufani Hotel 16, 17, 21, 58 Brunelli Ario 17, 26 Bruni 20 Bruni Aurelio 93 Bruttini Oliviero 6, 14, 19 Bulletta Alessandro 93 Caffè Falci 7, 21 Caffé Vitalesta 7 Caligiani Gianfranco (Franchino) 31, 32, 37 39, 40, 46, 52, 67, 86, 93 Canfora Bruno 43

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Canonica Giovanni 12 Capacci Gastone 33 Caporali Rigo 18 Caruso Pippo 77 Cassero di Porta S.Angelo 8, 22 Castellani 19 Castelvecchi 26 Cavallucci Andrea 93 Cenci Gianni 18, 28, 30 Cenci Mario 28, 29, 30 Cerrini Galliano 93 Cesari Umberto 13, 90 Chiavarini Aldo 34, 35 Chiurchi Luciano 34 Ciacci Oliviero 25, 28, 29, 39, 40, 46, 87 93, 96 Ciammarughi Alberto 11, 12 Ciarfuglia Francesco 93 Cinema Etrusco 14 Circolo dei Commercianti 34 Città della Domenica 33, 35, 78 Ciuffini Luciano 18 Cuppini Gilberto 44 Curti 26 Curti Cesare 18 Dalla Lucio 51, 79, 93 Dancing Avellini 33 Dancing Da Italo 33 Dancing Giardino 22 Dancing La Trinità 33 Dancing Nicolelli 33 Dancing Primavera 33 De Piscopo Tullio 38, 85, 93 De Simone Stefano 93 Dell'Aira Giancarlo 29, 30, 31, 32 Duili Mario 32 Fabretti Francesco (La Maca) 17, 25, 27 Falteri Antonella 54, 93 Fedeli M° 21 Ferrio Gianni 43 Ferroni 19 Fiammiferi (Stabilimento Saffa) 27 Franceschini Pietro 18, 27, 28, 29 Franco Fulvia 30 Frondini Giampiero 8, 64 Fusi Daniele 67, 71, 93 Galigani Alfio 7, 13, 16, 18, 28, 29, 30, 42 43, 44, 45, 46, 48, 57, 60, 62, 36, 66, 93

Galigani Gastone Gargaglia Marcello Gaslini Giorgio Gazzani Giancarlo

30 35 64 43, 54, 62, 64, 66, 67 69, 71, 74, 76, 87, 93 Ghinelli Gianni 35 Giostrelli Augusto 16, 18, 22, 25, 27, 93 Giostrelli Sigismondo 28, 29, 32, 35, 39 40, 46 Gori Enzo 18 Graziani Miro 11, 12, 13, 40, 41, 42, 43, 58 60, 61, 64, 90, 93, 96 Guardabassi Giancarlo 52 Guelpa (azienda manifatturiera) 27 I Repubblicani (locale da ballo) 22, 28 Il Barillaro (locale da ballo) 22 Il Bosco dell'Usignolo (dancing) 13, 22 Il Giardino delle Streghe (dancing) 12, 22 Iorio Carlo Alberto 14, 19, 21, 27, 29 Italo Guerra 13 Jacopi Claudio 39, 40, 46, 93 Jeffrey Paul 85, 93 La Capannina (dancing) 12, 22, 29 La Casa del Fascio 21, 22, 29 La Fonte Maggiore (ass. cult.) 8 La Perugina (az.da manifatturiera) 25, 27 Laudenzi Riccardo 11, 12, 13, 43 Lazzerini Ledo 5, 39, 40, 44, 46, 81, 86, 93 Le Camere (Accademia dei Filedoni) 17 Lido Perugia di Passignano 32, 33 Lido Tevere di Ponte S.Giovanni 7, 23, 33 Lina 30 Loffredo Carletto 13 Longarini Francesco 35 Lucantoni Mimmi 30, 31, 32 Lucertini Pasquale 54 Lupidi Oberdan 19, 21, 26, 27 Lupidi Sauro 17 Mantovani Eugenio 32 Marcelli Augusto (Piponzio) 18, 19, 27, 28 39, 40, 46, 92, 93, 96 Marcelli Marcello Marcotulli Sergio Masciolini Aldo Masciolini Giovanni Masetti Glauco Mencarelli Augusto Meucci Mario

30, 31 74 11, 12, 13, 43 13 38 93 20


Michettoni Norberto 11, 12 Mincigrucci Remo 24 Minelli Alfonso 32 Mirabassi Gabriele 85, 93 Mitri Tiberio 30 Monni Raffaele 86, 93 Mora Stefano 93 Morettini Orfeo 18, 26, 27, 28, 39, 40, 46 55, 89, 93, 96 Morettini Renzo 25, 30 Morini Lalla 68, 71, 72, 74, 82, 84, 85, 86 87, 89, 91, 93 Motta Gastone 30 Mussolini Romano 58 Noce Pia 21 Novelli Gino 22 Orazi Carlo 93 Orchestra A.B.C. 14, 16, 18, 43 Orchestra Bartolini Jazz Band 11 Orchestra Blanco y Nigro 20 Orchestra Bruttini 6, 14 Orchestra Dixieland 28, 29 Orchestra Ezio + 5 29 Orchestra Faina 14, 15 Orchestra Faina Jazz Band 11 Orchestra Fancelli 14 Orch. Franchino and the New Brass 37, 40 Orch. Franchino e il suo Juke box 31, 32 35, 40 Orchestra Gli Squali 36 Orchestra Gold Star 21 Orchestra Grifo 22, 29 Orchestra GUF 19 Orchestra Hot Gatto Nero 9, 13, 28, 29, 30, 43, 77 Orchestra Hot Melody 24 Orchestra I 5 in Swing 31, 32, 33, 77 Orchestra I Devils 36 Orchestra I Discoboli 34 Orchestra I New Keller 36 Orchestra I Perugini 34 Orchestra I Premiers 36 Orchestra I Samurai 34, 35 Orchestra I Transistors 34, 35 Orchestra Iorio 14, 29 Orchestra Living Group 36 Orchestra Mogar 29, 30 Orchestra N.A.A.F.I. 18, 19 Orchestra Night Melody 34 Orchestra Orlandi 8, 14, 17, 18, 22, 25, 27 28

Orchestra Otorinolaringojazz 34 Orchestra Sergio Pieri 32 Orchestra Stella D'Oro 27 Orlandi Alberto 13, 17, 22, 25, 27 Paccoi Giovanni 18, 26 Pagliacci Umberto 56 Pagliacci Vinicio 5, 9, 23, 24, 37, 38, 39, 40 41, 45, 46, 52, 74, 81, 84, 86, 93 Pagnotta Carlo 30, 85 Papadia Renzo 34, 35

Passeri 26 Patrizi Mario 14, 18, 19, 27 Patrizi Renato 14, 20 Peducci Sauro 31, 32, 35, 39, 40, 46, 93 Peppoloni Renato 67, 93 Pergalani Silvano 34, 35, 39, 40, 46, 93 Piana Dino 38, 74 Pierucci Sergio 31, 32, 77, 82, 92, 93 Pierucci Silvia 92, 93 Pighetti Carlo 18, 22 Pinelli Elio 17, 19 Piobbico Gino 22, 25, 27 Pitarchini Renato 34 Poccioli Sandro 13, 16, 18, 28, 30, 31, 32 Podio Roberto 51, 93 Polegri Flavio 93 Polito Orio 34 Pucciarini 20 Pugliano 19 Ragni Emanuele 93 Raia Mario 93 Ranaldi Ezio 29, 30 Regali Adriana 65, 66, 93 Riccini Avvenire 14 Richmond John 72, 76, 93 Rist. Trancanelli di Petrignano d'Assisi 33 Ristorante Trasimeno 7 Rocca Paolina 22, 67 Rol Cesare 35 Rolli Romeo 17 Roselletti Nando 39, 40, 46, 80, 87, 93 Rosi 28 Rossetti Franco 35 Rossetti Giancarlo 18 Rotini Giancarlo (Kid) 35 Rumori Bruno 31 Russi Ostilio 23, 24 Saba Andrea 30, 32 Sabatini Alberto 93 Saltalippi Luciano 35

Salucci Renato 19 Sambuchi Mario 93 Santino di Monte del Lago 33 Santucci Cicci 66 Santucci Enrico 35 Santucci Francesco 68, 85, 90, 93 Santucci Giacomo 45 Scarponi Marcello 27, 28 Scortecci Tullio 30, 39, 40, 46, 81, 93 Scorzoni Gildo 34, 35 Scott Tony 51, 93 Segoloni Manfredo 23 Sellani Renato 90, 93 Simonetti Enrico 43 Spagnoli (azienda manifatturiera) 27 Staccioli Ferdinando 29 Tacconi Aurelio 39, 40, 46, 55, 67, 93 Talibo M. 23, 24 Taticchi Aldo 34 Tavolacci Torquato 14 Teatro Lilli 20 Teatro Morlacchi 14, 20, 44, 45, 46, 54, 72 86, 88 Teatro Pavone 14, 20, 27, 34, 86, 89, 92 Teatro Turreno 7, 14, 17, 18, 20, 27, 33, 34 44, 47, 52, 53 Temperelli Sesto 93 Terrazza Lilli 22, 33 Terrazza Mercato Coperto 22, 24 Ticchioni Antonino 93 Ticchioni Filippo 17, 20, 21, 26 Ticchioni Gianfranco 17, 31, 32, 34, 35, 39 40, 46, 52, 74, 80, 93 Ticchioni Liborio 14, 17, 21, 26, 27 Tinarelli Giovanni 20, 26, 28 Trequattrini Brando 27, 29 Trequattrini Roberto 17, 20, 27 Trotta Oreste 26 Trovajoli Armando 12, 13, 43 Turrenetta (dancing) 31, 32, 33, 34 Umiliani Piero 43 UNES 22, 27 Urbani GegĂŠ 16, 18 Urbani Massimo 85, 93 Valdambrini Oscar 38, 74 Venturini Francesco 19, 25, 27 Venturini Giuseppe 19 Vicini Nito 22, 29, 30, 31, 32 Volpi Lea 21, 22 Windsor Hotel - Assisi 12

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Un grazie sincero a coloro che hanno collaborato, con notizie materiale - foto - azioni, alla realizzazione di questo volume Assoc. Sportiva Ponte Vecchio Bastianelli Mirella Belloni Aldo Belloni Patani Anna Bianconi Memmo Breccolenti Angelo Brunelli Ario Buonumori Angelo Caligiani Gianfranco Faina Rosabruna Franceschini Pietro Fusi Daniele Galassi Carlo Galigani Alfio Gargaglia Marcello Gazzani Giancarlo Giostrelli Augusto Giostrelli Sigismondo Girasole Ciacci Rina Goracci Davide Goracci Italo Guardabassi Giancarlo Laudenzi Riccardo Lemmi Guido Lupidi Oberdan Masciolini Giovanni Morini Lalla NestlĂŠ Perugina - Archivio Storico Occhiuto Paolo Pagnotta Carlo Peducci Sauro Pierucci Sergio Rosa Marcello Roselletti Nando Sabatini Pierpaolo

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Scortecci Tullio Scorzoni Gildo Ticchioni Antonino Ticchioni Gaetano Vicini Marisa Vignaroli Paolo

In ricordo di ...

Oliviero Ciacci

Miro Graziani

Augusto Marcelli

Orfeo Morettini ... cari amici d’avventura


Profile for Perugia BigBand

Jazz e non solo jazz a Perugia e dintorni (storia della Perugia BigBand)  

I gruppi di musica leggera dagli anni '30 agli anni '60 del XX secolo e la PERUGIA BIG BAND

Jazz e non solo jazz a Perugia e dintorni (storia della Perugia BigBand)  

I gruppi di musica leggera dagli anni '30 agli anni '60 del XX secolo e la PERUGIA BIG BAND

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